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Giaxiuca Soiiciiii*
Assegnazioni graccane e Libri coloniarum: il caso di Cornium e Sulmo.

Tra le molteplici di colt da superare per giungere ad una corretta valutazione
delle dimensioni dellintervento agrario graccano, non secondaria appare quella di stimare
la dabilit, a tale riguardo, dei Libri coloniarum che in diverse localit ricordano assegnazioni
avvenute lege Sempronia o limitibus Graccanis, indicando di esse anche il modus delle centurie
e, in alcuni casi, la distanza dei cippi. Lelenco che se ne pu ricavare decisamente pi ampio
1

di quello che risulta dallanalisi della tradizione letteraria e delle testimonianze epigrache;
tuttavia, sullutilizzo in questo senso dei Libri coloniarum pesa il giudizio negativo della critica
moderna che, con poche eccezioni, ha teso, a partire dal Mommsen, a considerarli nel loro
complesso scarsamente a dabili
2
.
Per valutare questo particolare aspetto pu risultare utile lesame delle indicazioni che
i due Libri orono per il territorio dellantica Cornium e, in particolare, per lassegnazione
avvenuta secondo una lex Sempronia. In relazione, infatti, a tale operazione agraria sono
indicate sia la morfologia della divisione, in tetragonon, che le distanze intercorrenti tra i cippi,
pari a 720 (6 actus) e 860 piedi (7 actus e 1/6).
Secondo il Liber I: Ager Cornius lege Sempronia est assignatus. iter populo debetur ped.
LXXX. Cuius agri mensura in tetragonon variis locis est collecta, et termini silicei sunt appositi,
quorum distantia est in p. DCCXX, in p. DCCCLX. Hoc in locis montuosis: in quibus alii iuxta
naturam loci spissiores sunt, id est sine mensura sunt appositi. Et interiectis locis muros, macherias,
lacos convallium, aras, canabulis, quod tegulis construitur
3
. Tali indicazioni, in forma ridotta,
sono ripetute nella sezione delle civitates Piceni del Liber II: Cornius ager lege Sempronia est
assignatus. iter populo debetur ped. LXXX. Ager eius in tetragonon est assignatus, et silicei termini
sunt appositi, qui distant a se in ped. a DCXX usque in ped. DCCCLX. et alia signa secundum
* Dipartimento di Scienze umane, storiche e sociali, Universit del Molise.
1
Elenco in Pais 1923, pp. 333-336; cfr. De Martino 1988; da ultimo Peyras 2006.
2
Sulla struttura e la genesi dei cd. Libri coloniarum vd. Grelle 1992, pp. 67-85; Del Lungo 2004, 299-487 e, da ultimo,
Gonzales 2006. Circa la loro scarsa a dabilit vd. Mommsen 1852; 1909; in tempi pi recenti Brunt 1971, pp. 280, 307,
359; Harris 1971, pp. 152, 205 (cfr. anche De Martino 1988, pp. 166-168 ove si osserva che il giudizio del Mommsen era
meno severo di quanto accreditato); Mouritsen 1998, pp. 146 s. In senso favorevole Pais 1923 e, da ultimi Gonzales 2006,
p. 19; Peyras, 2006, pp. 47-48.
3
Lib. col. I 228,18-25 Lach. Cfr. Brunet - Conso - Gonzales - Guard - Guillaumin - Sensal 2008, pp. 7, I IX 1 e 34, n. 147
(con la proposta di correggere aras in arcas.
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auctorum doctrinam
4
.
Tuttavia, secondo il Mommsen tra le parti pi critiche dei Libri coloniarum, oltre al
Liber II nel suo complesso, sarebbe da considerare anche la sezione dedicata alla Valeria nel
Liber I, comprendente appunto la rubrica relativa allager Cornius. Anzi, lina dabilit dei
dati ivi contenuti sarebbe dimostrata proprio da tale rubrica che riprende quasi verbatim
quella relativa a Tarquinii e che da questultima considerata derivare
5
: Colonia Tarquinios
lege Sempronia est adsignata. cuius agri mensura in tetragonon variis locis est collecta, et termini
silicei sunt adpositi. quorum mensura est deun. [SZZ G, XI]
6
per longum, et distant a se in pedibus
DCCXX. alii per longum trien., III, distant a se in ped. DCCCXXX, DCCCLX. hoc in locis
montanis: in quibus alii iuxta loci natura spissiores sunt siti, id est sine mensure suae numero
podismati sunt, inter ped. CXX, inter ped. CLX, in ped. CLXXX, in ped. CC et CCXL. nam circa
regionem maritimam limites rectos censuerunt et lapidibus his conpactis cursum demonstraverunt,
aliis vero locis aggeres convallium ordinari disposuerunt
7
. Tale derivazione sarebbe confermata
anche dalla presenza nel Liber II di una dierente versione di interventi agrimensori realizzati
nel territorio di Cornium: nel paragrafo delle civitates Piceni si ricorda, infatti, che Cornius
ager limitibus maritimis et montanis in iugera CC sunt assignati, lege Augustea sunt censiti, et
termini Augustei ibidem nuncupatu
8
e, ancora, nel paragrafo delle civitates Samnii si ricorda
che Cornius ager limitibus maritimis et montanis. In centuriis singulis iugera CC. nitur
terminis Tiburtinis et rivis, arboribus peregrinis vel ante missis, monumentis viis nymphis. Ager
eius in praecisuris est assignatus
9
.
Lopinione del Mommsen stata, in seguito, accettata dal Tomsen che, pur non
concordando con lo studioso tedesco circa il valore complessivo da attribuire al paragrafo
relativo alla Valeria - che non sarebbe derivato dai manoscritti della seconda classe
10
, come
voleva il Mommsen -, ugualmente riteneva che la rubrica dellager Cornius nel Liber I fosse
una duplicazione di quella di Tarquinii. Il Tomsen riteneva improbabile, infatti, che i
Gracchi avessero potuto distribuire il territorio di una citt che almeno no alla guerra sociale
non aveva avuto contrasti tali con Roma da giusticare la consca di una porzione del suo
territorio
11
e, daltra parte, come gi aveva notato il Mommsen, il Liber II restituisce anche una
dierente versione, ritenuta pi a dabile, di interventi agrimensori avvenuti nel territorio di
Cornium. certo strano che la rubrica di Tarquinii possa essere stata riprodotta per Cornium,
tuttavia ci poteva essere dipeso, secondo il Tomsen, dalle somiglianze paleograche tra i
4
Lib. col. II 255,12-16 Lach. Cfr. Brunet - Conso - Gonzales - Guard - Guillaumin - Sensal 2008, p. 15, II I 25.
5
Lib. col. I 219,1-12 Lach. Cfr. Brunet - Conso - Gonzales - Guard - Guillaumin - Sensal 2008, p. 4, I VI 18.
6
Per la resa graca delle frazioni di piede si seguito Del Lungo 2004, 325.
7
Mommsen 1852, pp. 166-167; 1895, p. 281.
8
Lib. col. II 255,3-5 Lach. Cfr. Brunet - Conso - Gonzales - Guard - Guillaumin - Sensal 2008, p. 14, II I 22.
9
Lib. col. II 260,3-6 Lach. Cfr. Brunet - Conso - Gonzales - Guard - Guillaumin - Sensal 2008, pp. 17, II II 5 e 44, n. 290
(per la correzione di nymphis in nympheis).
10
Tomsen 1947, p. 280.
11
Resta, tuttavia, la notizia controversa di Diod. 20,90,3 da cui parrebbe trarsi che i Romani, nel 305 a.C., avrebbero scon-
tto i Paeligni e conscato una parte del loro territorio (per poi concedere lanno successivo un foedus, Diod. 20,101,5; Liv.
9,45,18); sul luogo diodoreo e le diverse soluzioni prospettate cfr. van Wonterghem 1984, pp. 24-26.
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due poleonimi
12
. Non diversa appare la posizione, espressa in anni pi recenti, dallo Hinrichs,
che intende ugualmente le indicazioni sullager Cornius e le assegnazione lege Sempronia
duplicazione della rubrica relativa a Tarquinii
13
, e dal Firpo, che pure avanza seri dubbi
sullattendibilit della notizia
14
.
Diverso avviso stato invece espresso dal Pais nel quadro di una pi ampia rivalutazione
del valore dei Libri coloniarum. Lo studioso notava la coincidenza delle rubriche di Tarquinii
e Cornium, ma piuttosto che considerarle luna duplicazione dellaltra, sembrava ritenere che
i rispettivi dati agrimensori fossero stati tratti da documenti u ciali
15
; inoltre, dal confronto
con le altre occorrenze di Cornium nel Liber II, ricavava che la menzione dei CC iugera
fosse da riferire alle assegnazioni graccane. Pur concludendo con losservazione che non vi
sarebbero elementi per confermare o negare un intervento agrimensorio dei Gracchi nella citt
peligna
16
, al termine della sua analisi comprendeva Cornium tra le citt italiche interessate
dalle assegnazioni graccane
17
.
da rilevare, a questo proposito, che per quanto esistano evidenti coincidenze tra le
rubriche di Tarquinii e Cornium, pure sono ravvisabili elementi che ne potrebbero dimostrare
la sostanziale indipendenza. Gi il Tomsen aveva osservato come per Cornium fosse data
indicazione delliter, assente invece nella rubrica di Tarquinii, ricavando da ci una prova della
derivazione del paragrafo della Valeria da una sezione, perduta, dei manoscritti della prima
e non della seconda classe
18
. A ci si pu aggiungere la sostanziale dierenza nel sistema di
terminazione dei loca montuosa, che a Tarquinii risulterebbe realizzata con lutilizzo esclusivo
di cippi disposti a distanze variabili tra i 120 ed i 240 piedi, a Cornium mediante lutilizzo di
cippi intervallati ad altre opere muri, macheriae, lacus convallium, arae (o arcae), canabulae.
Pu essere rilevante che tra queste ultime siano ricordate canabulae e lacus convallium
19
, che
ben si comprendono in un paesaggio ricco di acque quale quello della conca peligna, ci
contribuendo a raorzare lipotesi che la rubrica di Cornium possa essere autentica e non
mera duplicazione della rubrica di Tarquinii. Se cos, i Libri coloniarum farebbero fede di
assegnazioni mediante una lex Sempronia nellagro di Cornium; tuttavia di cile che tali
assegnazioni possano essere identicate, come vuole il Pais, con la divisione agraria realizzata
limitibus maritimis et montanis
20
ricordata nel Liber II, considerato che non sembrerebbero
coincidere gli elementi utilizzati per la terminazione. Ci troveremmo dinanzi, piuttosto, a
12
Tomsen 1947, pp. 279-281.
13
Hinrichs 1974, pp. 32 s., nn. 57 e 62, 59.
14
Cfr. Firpo 1991, pp. 213-215.
15
Pais 1923, p. 304, n. 1.
16
Pais 1923, pp. 277 s.
17
Pais 1923, p. 334. La possibilit di assegnazioni graccane in area peligna era accettata anche dal Carcopino (1929), che in
esse vedeva la causa sociale della rivolta italica del 91 a.C. (considerato il sovrapporsi tra larea delle assegnazioni graccane
secondo i Libri coloniarum e quella degli insorti italici) seguito, ancora di recente, da altri studiosi (cfr. van Wonterghem
1984, p. 50 e Chouquer - Clavel Levque - Favory - Vallat 1987, pp. 134-136).
18
Tomsen 1947, p. 280.
19
Sulle canabulae e i lacus cfr. nellordine Guillaumin 2004, pp. 105 s.; 2007, p. 91.
20
Sui limites maritimi et montani cfr. ora Guillaumin 2007, pp. 137-155.
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seguire i testi, ad almeno due dierenti operazioni catastali.
Ad una tale soluzione giungono, per altra via, G. Chouquer e Fr. Favory, secondo
cui il paesaggio della conca peligna ancora conserverebbe tracce di due divisioni agrarie di
et romana (g. 1): Cornium-Sulmo I, una centuriazione del modulo di 15 x 15 actus,
orientata 3845 W, e Cornium-Sulmo II, del modulo di 20 x 20 actus, orientata 3930 E
21
.
Combinando i dati desunti dallo studio del paesaggio con le indicazioni dei Libri coloniarum,
i due ricercatori identicano lintervento agrimensorio lege Sempronia con il primo dei due
sistemi centuriali da loro individuati
22
.
Tale identicazione si fonda essenzialmente sullassunto che lespressione in tetragonon
utilizzata nei Libri coloniarum sia lequivalente di ager tetragonus e che questultima indichi
una ben determinata supercie agraria. Negli scritti gromatici lespressione ager tetragonus
presente nellindice dei nomina agrorum e, ancora, in un luogo del de iugeribus metiundis.
proprio partendo da questo luogo che i ricercatori francesi risalgono al suo supposto valore
di supercie: si ergo fuerit ager tetragonus isopleurus, habens per latus unum perticas L, ita eum
metiri oportet ut sciamus quot iugera habeat intra se. Duco unum latus per aliud: unt perticae
II(milia)D, quae faciunt iugera VIII, tabulas II, perticas LII
23
.
Sulla base di queste indicazioni e attribuendo alla pertica una misura di 12 piedi, calcolano
che un quadrato di 2500 perticae quadrate debba misurare 12,5 iugeri e non 8 iugeri come
indicato nel testo; per tale motivo ipotizzano errori commessi dai copisti dei due manoscritti
che riportano il de iugeribus e concludono ritenendo che lager tetragonus si caratterizzi come
frazione, delle dimensioni di 5 x 5 actus - pari a 12,5 iugeri - di una centuria quadrata.
Osservano, anzi, come proprio la gura che accompagna il testo nelledizione del Lachmann
confermerebbe che ci si trova dinanzi ad una centuriazione per maglie quadrate
24
.
Allinterno di questo schema non ovviamente possibile alcuna corrispondenza tra
la dimensione delle unit in cui viene ad essere frazionata la centuria e la distanza dei cippi
indicata dai Libri coloniarum per lager Cornius: nessuna di esse, infatti, pari esattamente a
5 actus o alla frazione di un suo multiplo. Di conseguenza, o simmagina che la distanza dei
cippi fosse svincolata dalla morfologia della maglia centuriale, e che, ad esempio, marcasse la
divisione dei lotti assegnati
25
, oppure che le cifre tramandate siano del tutto inattendibili.
Diversi motivi, tuttavia, rendono non del tutto soddisfacenti tali conclusioni. Innanzi
tutto da osservare che non vi alcun motivo per credere che ager tetragonus abbia avuto il
valore di supercie quadrata delle dimensioni di 12,5 iugeri n vi alcun motivo di sospettare
21
Chouquer - Clavel Levque - Favory - Vallat 1987, pp. 134-136 e g. 28.
22
In questo senso anche Van Wonterghem 1989-1990, pp. 45-48 e Schubert 1996, pp. 56 s. Diversamente Tuteri 1999, pp.
368-370, che pur non escludendo la possibilit che una centuriazione possa essere stata realizzata in et graccana, riferisce le
tracce visibili alla sistemazione agraria della prima et imperiale.
23
De iug. met. 354,5-9 Lach. (Guillaumin 1996, pp. 200 s.; cfr. Martin - Grlois 1991, p. 272, 2).
24
Chouquer - Clavel Levque - Favory - Vallat 1987, p. 135; Blume - Lachmann - Rudor 1848, g. 333.
25
Il problema non arontato da Chouquer - Clavel Levque - Favory - Vallat 1987, anche perch, nella loro ricostruzio-
ne, non viene esclusa leventualit che i lotti assegnati potessero coincidere con lager tetragonus e dunque misurare 12,5
iugera.
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errori redazionali nel luogo del de iugeribus metiundis. Le dimensioni indicate nel testo,
infatti, sono perfettamente coerenti con lutilizzo di una pertica di 10 piedi e se si considera
la tabula pari a di iugero
26
. Ancora, da osservare che, almeno per lautore del luogo in
questione, lespressione ager tetragonus non doveva necessariamente indicare una supercie di
forma quadrata poich se cos fosse stato, costui non avrebbe ritenuto necessario specicare
che lager tetragonus di cui si voleva calcolare la supercie era isopleurus. Tale puntualizzazione,
infatti, sarebbe stata evidentemente superua se con tetragonus si fosse voluto sempre e soltanto
intendere un quadrato, necessaria invece se il termine fosse stato usato per indicare anche un
pi generico quadrilatero. anche discutibile che la vignetta che accompagna il testo ra guri
una centuriazione per maglie quadrate: le cifre indicate ai lati del reticolo consentono infatti
di ricostruire un rettangolo di 18 x 16 la cui area pari a 288: si tratta, evidentemente,
della resa graca dello iugero castrense, che lautore del de iugeribus tratta immediatamente
prima dellager tetragonus isopleurus e che specica misurare appunto 288 perticae quadrate
27
;
se cos, la divisione in quattro settori, piuttosto che alludere ad una maglia centuriale con
lindicazione dei due assi principali mostrer pi semplicemente la divisione dello iugero
castrense in quattro tabulae di 72 perticae quadrate (come precisato nel testo
28
).
Vi peraltro anche un ulteriore elemento che induce a riutare un valore di unit di
supercie allager tetragonus e cio la sua posizione nellindice dei nomina agrorum. Allinterno
di questo indice, infatti, i nomina agrorum sono organizzati per categorie omogenee e lager
tetragonus apre lelencazione di una serie di agri il cui nomen sembra dipendere dallarticolazione
sul terreno (cos come per quelli del gruppo immediatamente precedente era determinato
dalla posizione rispetto agli assi principali del sistema centuriato); lindice cita anche agri che
presentano una specica della dimensione, ma essi sono collocati in coda allelenco, dopo una
serie di altri agri che traggono la loro denominazione dai personaggi a cui risale loperazione
agrimensoria
29
.
da escludere, dunque, che con la locuzione ager tetragonus si sia indicata una
determinata unit di supercie e, del resto, non neppure detto che ager tetragonus e in
tetragonon vogliano denire necessariamente la stessa realt. Questultima espressione
potrebbe essere stata utilizzata per indicare semplicemente la forma delle divisioni centuriali,
26
Guillaumin 1996, pp. 201 s., nn. 134 e 136.
27
De iug. met. 354,2-5 Lach.: Kastrensis iugerus quadratus habet perticas CCLXXXVIII pedes autem quadratos XXVIII(milia)
DCCC, id est per latus unum perticas XVIII quae in quattuor latera faciunt perticas LXXII habet itaque tabula una quadratas per-
ticas LXXII. Cfr. anche, con diversa ricostruzione del testo, Martin - Grlois 1991, pp. 269, 272, 1 (che ritengono tutta la
frase id est per latus unum perticas XVIII quae in quattruor latera faciunt LXXII una glossa da espungere dal testo); Guillaumin
1996, pp. 198 s. Sul rapporto tra questo testo e la g. 333 Lach. concordano ora anche Chouquer - Favory 2001, p. 271.
28
Si vd., riguardo la g. 333 Lach., le osservazioni di Martin - Grlois 1991, p. 269 circa le alterazioni subite dalla gura
primitiva nei diversi passaggi e, ancora, Guillaumin 1996, p. 199, n. 133, che intendendo lo iugero castrense come quadrato,
osserva come il suo lato dovrebbe misurare non 18 bens 17 perticae: lerrore sarebbe da imputare allautore che, tratto in
inganno dalla coincidenza del perimetro dello iugero di 240 x 120 piedi (72 perticae) con il perimetro di un quadrato di
18 perticae, non si sarebbe accorto che la supercie di un quadrato di 18 perticae di lato pari a 324 e non a 288 perticae
quadrate.
29
Nom. agr., 246-247 Lach.
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per unit non quadrate ma quadrangolari o, meglio, rettangolari
30
e, se cos fosse, le distanze
dei cippi potrebbero restituire le dimensioni delle unit-base della divisione centuriale oppure
larticolazione interna delle singole centurie. Resta da vedere, naturalmente, se tali cifre si
possano o meno considerare a dabili: a tale riguardo da osservare che mentre intervalli di
720 piedi tra i cippi sono ricordati nel Liber I anche per altre localit della Tuscia
31
, non sono
invece menzionati intervalli di 860 piedi
32
.
Un ulteriore problema, nella ricostruzione dei ricercatori francesi, rappresentato
dallidenticazione del secondo catasto da loro individuato sul terreno, Cornium-Sulmo
II, con loperazione catastale che il Liber II, nel paragrafo delle civitates Piceni (255,3-5
Lach.), aerma essere stata realizzata limitibus maritimis et montanis. Secondo costoro, infatti,
il riferimento nel testo ad una lex Augustea e allimpiego di termini Augustei permetterebbe
di datare tale intervento appunto in et augustea
33
. possibile, tuttavia, che questa rubrica
rechi il ricordo di due distinti interventi - una divisione limitibus maritimis et montanis con
centurie di 200 iugera ed unoperazione agraria lege Augustea) - e non di un unico intervento
deliberato in et augustea. Ci, infatti, quanto potrebbe ricavarsi dal confronto con la rubrica
inserita nellelenco delle civitates Samnii (260,3-6 Lach.) che pur risultando pi completa
nella descrizione delle caratteristiche morfologiche e dei sistemi di terminazione utilizzati
per la divisione limitibus montanis et maritimis pure non fa alcun accenno allintervento lege
Augustea; un altro elemento che induce a prospettare due diversi interventi agrari oerto dal
lessico impiegato nella rubrica delle civitates Piceni, considerato che per loperazione agraria
realizzata limitibus montanis et maritimis si parla di agri assignati, mentre in relazione alla lex
Augustea si utilizza il verbo censire.
Per quanto riguarda laltra citt della conca peligna, Sulmo, i dati gromatici che orono i
Libri coloniarum sono assai scarni. Nel Liber I il lemma relativo alla citt, denita erroneamente
colonia
34
, viene a chiudere lelenco delle civitates della Valeria e si limita a ricordare che
assegnazioni avevano avuto luogo ea lege qua et Cornius, eventualmente sottintendendo
la realizzazione di assegnazioni graccane come nella succitata rubrica corniese
35
. Nuovi
interventi, secondo il Liber II, avrebbero interessato ancora Sulmo al pi tardi in et augustea;
anche in questo caso non abbiamo una descrizione puntuale del dispositivo adottato ma un
semplice rimando alla rubrica relativa ad Aeserniae
36
. Le ricerche condotte G. Chouquer e Fr.
Favory mostrano, dal canto loro, che il suo territorio venne strutturato da entrambe le divisioni
30
In questo senso anche Trotta 2004, pp. 252 s.
31
Lib. col. I 214,6 Lach. (Fida Tuder); 218,12 Lach. (Campi Tiberiani); cfr. anche 243,8 Lach.
32
Brunet - Conso - Gonzales - Guard - Guillaumin - Sensal 2008, p. 34, n. 146 ritengono la cifra corrotta e da correggere
in 840 piedi (pari a 7 actus) o 960 (pari a 8 actus).
33
Chouquer - Clavel Levque - Favory - Vallat 1987, p. 136.
34
Cfr. infra n. 70.
35
Lib. col. I 229,8-9 Lach.: Colonia Solomontina ea lege est assignata qua et Cornius. Sul luogo vd. Firpo 1991, p. 286.
36
Lib. col. II 260,16 Lach.: Solmona ea lege est assignata qua et ager Eserniae; Lib. col. II 260,7-9 Lach.: Esernia, oppidum mu-
rum ductum. Iussu Neronis est deductum. Iter populo debetur ped L in centuriis et Augusteis terminis est assignatus. Sul luogo vd.
Firpo 1991, pp. 286-288; secondo Chouquer - Clavel Levque - Favory - Vallat 1987, p. 143, g. 34) il territorio di Aeserniae
conserverebbe tracce di una centuriazione, di et augustea, di 16 x 16 actus (cfr. a riguardo le obiezioni di Firpo 1991).
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agrarie riconosciute nella conca peligna e che, dunque, sul piano gromatico questultima era
considerata come un insieme unitario.
In assenza di altri dati utili oerti dalla tradizione letteraria o ricavabili dalla
documentazione epigraca, la sola via, al momento, per vericare la dabilit dei dati
gromatici oerti per Cornium dai Libri coloniarum resta lapproccio utilizzato dai ricercatori
francesi. A riguardo da osservare che lanalisi del parcellare rurale odierno potrebbe consentire
di ricostruire un quadro degli interventi fondiari di et romana pi articolato di quanto
supposto precedentemente. In aggiunta, infatti, alle due divisioni agrarie gi riconosciute,
se ne pu aggiungere una terza, ancora piuttosto bene impressa nel paesaggio odierno (g.
2). Anchessa sembra strutturare lintera conca peligna, risultando ancora relativamente ben
marcata nellarea circostante Sulmona, alquanto pi degradata nei dintorni di Cornium.
Uno degli assi principali N-S di questo sistema - in seguito indicato come Cornio-Sulmona
A - costituito da un lungo troncone dellattuale Statale 17, tra Sulmona e Pratola Peligna,
il cui tracciato coincide sostanzialmente con quello della Via Regia dAbruzzo, progettata
negli anni 80 del XVIII secolo e realizzata riutilizzando e ponendo in collegamento tra loro
vie cavalcabili e tratturi gi in uso. Il troncone che univa Sulmona con Popoli via Pratola
Peligna, rilevato nel 1808 nellAtlante del Rizzi Zannoni (g. 3)
37
, sembra essere stato appunto
una di queste vie gi precedentemente in uso e integrate nellarteria senza la realizzazione
di interventi strutturali al tracciato, cos come ricorda il Colletta, responsabile del Corpo
Reale di Ponti e Strade negli anni del governo murattiano, in una relazione del 1813
38
. Tale
via potrebbe identicarsi con la via Salara (o Salaria), che la documentazione archivistica
permette di seguire nel suo uso a partire almeno dagli ultimi anni del XIII secolo
39
. Che
37
Rizzi Zannoni - Guerra 1788-1812, foglio 4. Limmagine stata riprodotta dal foglio conservato presso il Gabinetto dei
Disegni del Museo di San Martino (n. inv. 5262/4); ringrazio il soprintendente, prof. Nicola Spinosa, per aver concesso le au-
torizzazioni necessarie e le dott.sse Ileana Creazzo (responsabile dellu cio) ed Emma Gavotti per aver facilitato laccesso.
38
Scrive il Colletta che il tratto tra Sulmona e Popoli sarebbe stato non costruito giammai perch supplito da antica traccia,
or degradata no al segno di interrompere il passaggio in alcuni giorni dinverno e da renderlo incommodo in tutti i tempi
dellanno (cit. in Bulgarelli Lucaks 1979, p. 330). Osservazioni analoghe erano state svolte dal Camilli (1790, p. 77), quan-
do nel pianicare la via Regia dAbruzzo si era posto il problema se potenziare il tratto Sulmona-Popoli oppure il tratto
Sulmona-Raiano; il Camilli, che riteneva preferibile far passare la strada per Raiano, osservava infatti come il tratto Sulmona-
Popoli fosse soggetto a fenomeni di impaludamento.
39
Faraglia 1888, pp. 81-83, nr. LXV (1273) e pp. 87 s., nr. LXIX (1275); Pansa - Piccirilli 1891, p. 2, fasc. 2, nr. 13 (1292)
e fasc. 2, nr. 17 (1297). Del tracciato della via Salara sono state proposte dierenti ricostruzioni, pur riconoscendosi la sua
sostanziale coincidenza con il tracciato della Statale 17. Secondo il De Nino (1897, p. 67), che si fondava sul persistere del
toponimo, la via Salara da riconoscere nella strada (di cui allepoca restavano scarse tracce ma che comunque risulta ancora
leggibile nella cartograa odierna), che si stacca dalla Statale 17 allaltezza della chiesa di S. Brigida (3 km circa a nord di Sul-
mona) e prosegue verso Sulmona con un tracciato grosso modo parallelo alla Statale; il van Wonterghem (1984, g. 306 e tav.
II), riprendendo il De Nino, ipotizza che la via superasse il Vella poco prima della sua conuenza nel Gizio e quindi risalisse
verso la citt entrando per la Porta di S. Panlo ed in questi termini si esprime anche la Tuteri (1999, p. 365); diversamente,
il Mattiocco (1994, pp. 157, g. 19, e 169 s.) propone un tracciato pressoch coincidente con la Statale 17. In particolare,
da osservare come si parli, in documenti del XIII secolo, di una Ecclesia Sancti Catalli de via Salara che, per quanto ormai
scomparsa, sulla base di altri documenti seriorI stata localizzata sul sito dellattuale chiesa della Madonna delle Grazie, sulla
riva destra del Vella, nei pressi del ponte di S. Panlo, immediatamente a nord-est della citt (Mattiocco 1994, pp. 169-170).
Se tale localizzazione corretta, da ritenere che la via Salara raggiungesse Sulmona mantenendosi sulla riva destra del Vella
ed entrasse in citt attraverso il ponte di S. Panlo seguendo un tracciato che sostanzialmente deve coincidere con lasse
viario rilevato nellAtlante del Rizzi Zannoni.
488
tale tracciato possa comunque risalire ad et romana suggerito dai rapporti geometrici che
intercorrono tra questo e le due divisioni agrarie gi note, rapporti che anzi parrebbero
indicare lanteriorit del primo sulle seconde. In ogni caso, lesistenza, in et romana, di un
parcellare cos orientato, almeno nellimmediato suburbio di Cornium, parrebbe testimoniato
dal mausoleo rinvenuto nei pressi della chiesa della Madonna delle Grazie, tipologicamente
databile agli inizi del I d.C., parallelo al quale, a giudicare dalle planimetrie degli scavi Di
Nino, a est correva una strada basolata mentre a ovest vi erano altre strutture, e di un secondo
mausoleo, rinvenuto un centinaio di metri pi a sud, che trova i suoi confronti nella seconda
met del I a.C.
40

Per quanto riguarda il modulo di questo reticolo catastale, gli assi N-S, che risultano
essere quelli meglio conservati, sembrano rispettare un intervallo di ca. 18 actus mentre gli
assi E-W, per quanto risultino ben pi degradati, sembrerebbero rispettare un intervallo di
21,5 actus. Si tratta di valori decisamente inusuali, come del resto poco usuale sembrerebbe la
morfologia della maglia con centurie rettangolari, ma che ben si adattano alle cifre che i Libri
coloniarum tramandano per lager Cornius, considerato che 18 e 21,5 actus sono multipli,
rispettivamente, di 720 e di 860 piedi. da osservare, a tale riguardo, che soprattutto intorno
a Sulmona sembra possibile riconoscere una divisione in terzi delle centurie: se cos, i dati
cifrati dei Libri potrebbero riferirsi alla partizione interna delle centurie (gg. 4-5).
La circostanza che le tracce di questo sistema siano ben conservate soprattutto nel
territorio di Sulmo piuttosto che in quello di Cornium non sembra costituire un ostacolo
poich, come si detto, secondo le indicazioni del Liber I, il territorio di Sulmo sarebbe stato
assegnato mediante la stessa lex con cui era stato assegnato lager Cornius. Piuttosto, se questa
loperazione agrimensoria realizzata lege Sempronia, resta da provare che sia stata eettivamente
realizzata in et graccana poich, come notava il Mommsen, il riferimento alla lex Sempronia
potrebbe voler dire che lintervento agrimensorio stato compiuto secondo le norme di tale
legge ma ci pu essere avvenuto anche in et posteriore e non necessariamente nel breve
periodo graccano
41
. Si tratta dunque di vedere se e come questo intervento agrimensorio pu
essere datato.
necessario, a tal ne, riconsiderare le ricostruzioni proposte per le due divisioni
agrarie gi note, per le quali paiono opportune alcune modiche relativamente ai moduli.
Per quanto riguarda la prima, Cornium-Sulmo I, la distanza tra gli assi N-S sembra
calcolabile in 25 e non in 15 actus (gg. 6-7). Utilizzando tale misura si ottiene una migliore
coincidenza tra gli elementi superstiti del sistema, soprattutto nelle immediate vicinanze di
Sulmona; inoltre, allinterno di tale maglia possibile integrare anche lasse principale della
40
Van Wonterghem 1984, pp. 137-141, nrr. 28 e 31, gg. 139, 144, 155.
41
Mommsen 1852, p. 189, n. 55 (Rudor 1852, p. 333, sembra limitare ci ai soli limites, centuriae e termini); cfr. anche Ti-
biletti 1978, p. 318. Firpo 1991, p. 215 ritiene che, volendo mantenere il parallelo tra la testimonianza dei Libri coloniarum
e quanto stato osservato sul terreno da Chouquer e Favory, sarebbe preferibile porre lintervento lege Sempronia in rapporto
con la fase di municipalizzazione delle comunit italiche allindomani della guerra sociale piuttosto che con la legislazione
graccana; in questi termini anche Mouritsen 1998, p. 147, n. 54.
489
trama urbana della Sulmo romana, pressoch coincidente con lattuale corso Ovidio
42
. , anzi,
interessante notare che proprio il limes teorico a cui si sovrappone corso Ovidio potrebbe
aver costituito lasse principale N-S dellintero sistema: materializzato al suolo anche da altri
elementi della viabilit secondaria, sia a sud che a nord di Sulmona, esso coincide esattamente
con la linea ideale che unisce il centro di Sulmo con il centro di Cornium. La distanza tra gli
assi E-W, di cui quello meglio conservato visibile immediatamente a sud-est di Sulmona
43
,
sembra invece calcolabile in 16 actus ed forse possibile ricostruire due centurie di 16 x 25
actus immediatamente a nord-est di Sulmona
44
. Lutilizzo di un modulo di 16 x 25 actus
potrebbe essere confermato dai rapporti geometrici che sembrano sussistere tra Cornium-
Sulmo I ed il limes teorico di Cornio-Sulmona A a cui si sovrappone la Statale 17. Se,
come sembra, lasse principale di Cornium-Sulmo I stato progettato in modo da unire i
due centri urbani, necessario che il punto da cui lo si traguardato e da cui possono avere
avuto inizio le operazioni di misurazione (ed in cui sar da riconoscere il locus gromae) sia stato
scelto a sud di Sulmo, in una posizione rilevata che permettesse di mirare dallalto la piana
sottostante e le due citt. Questo punto potrebbe essere posizionato ca. 2 km a sud di Sulmo,
allintersezione con il succitato limes teorico di Cornio-Sulmona A, qui materializzato al
suolo da un sentiero che perennizza un tracciato viario di et romana
45
. Questo punto di
intersezione costituisce anche il vertice di una centuria di Cornium-Sulmo I a partire dal
quale il limes di Cornio-Sulmona A viene a costituire la diagonale di una serie di rettangoli
di 1 x 10 centurie (= 25 x 160 actus) di Cornium-Sulmo I (g. 8). La relazione geometrica
che sussiste tra le due matrici sembra indicare in Cornio-Sulmona A il sistema pi antico,
in rapporto al quale (o meglio, in rapporto ad un limes del quale) stato successivamente
realizzato Cornium-Sulmo I
46
.
Anche per la maglia di Cornium-Sulmo II, forse ipotizzabile limpiego di un
modulo diverso da quello (20 x 20 actus) suggerito dai ricercatori francesi, considerato che
agli elementi superstiti del sistema si adatta ugualmente bene una maglia di 15 x 15 actus (g.
9). Sembra inoltre sussistere una relazione geometrica tra questa maglia e lasse principale N-S
di Cornium-Sulmo I che, difatti, viene a costituire la diagonale di una serie di rettangoli
di 1 x 5 centurie (15 x 75 actus) di Cornium-Sulmo II e, ancora, con lasse principale di
Cornio-Sulmona A che viene a costituire la diagonale di rettangoli di 4 x 11 centurie (60 x
165 actus) (g. 10). Lattenzione posta nella pianicazione del progetto agrimensorio (e nella
scelta dello scarto angolare tra i due sistemi) resa evidente dagli ulteriori rapporti geometrici
che legano Cornium-Sulmo I e Cornium-Sulmo II: ogni due limites a partire dallasse
42
Cfr. Tuteri 1999, p. 373.
43
Questo asse E-W lattuale via dei Cappuccini, documentata come via Alta a partire almeno dal X secolo, vd. Mattiocco
1994, pp. 149 e 247.
44
Tale modulo esplicitamente indicato per Velia (Lib. col. I 209,10 Lach.), Vibo Valentia (Lib. col. I 209,19-20 Lach.) e
Benevento (Lib. col. I 210,1-2 Lach.; Sic. Flacc. de cond. agr., 159,20-25 Lach.).
45
De Nino 1886; cfr. Van Wonterghem 1984, pp. 54, g. 16, itin. F e 281, n. 198.
46
Sulla costruzione di maglie centuriali a partire da un limes di una precedente divisione agraria o da un troncone stradale
preesistente vd. Perez 1995, pp. 51-65 e Roth-Congs 1996, pp. 332-345.
490
principale N-S di Cornium-Sulmo I, si osserva la medesima relazione geometrica (il limes
costituisce la diagonale di una successione di rettangoli di 1 x 5 centurie di Cornium-Sulmo
II) e lo stesso vale per gli assi orientati E-W; i punti cos deniti vengono a costituire i vertici
opposti di rettangoli di 2 x 3 o 1 x 2 centurie di Cornium-Sulmo II. A giudicare da tali
relazioni, da ritenere che Cornium-Sulmo II sia posteriore a Cornium-Sulmo I e
costruito a partire da questultimo.
Se dunque possibile postulare la successione Cornium-Sulmo A / Cornium-
Sulmo I / Cornium-Sulmo II, in termini di cronologia assoluta un preciso terminus
ante/post quem pu essere costituito dalla realizzazione di Cornium-Sulmo I, collocabile
agli inizi del I secolo a.C. Come si detto, lorientamento e la maglia della divisione agraria
sembrano guidare anche lo sviluppo urbanistico di Sulmo, il cui kardo maximus coincide con
lasse principale del sistema centuriale. I rinvenimenti archeologici n qui eettuati sembrano
indicare che la maglia urbana di Sulmo venne realizzata nella prima met del I secolo a.C.,
probabilmente in et post-sillana
47
se la Sulmo distrutta da Silla identicabile con la citt
peligna
48
. Di conseguenza, non pi tardi della ne del II secolo a.C. andr collocata la
realizzazione di Cornium-Sulmo A, mentre quella di Cornium-Sulmo II andr posta
tra la seconda met del I a.C. e la prima met del I sec. d.C., costituendone il terminus
ante quem la costruzione della via Claudia Valeria, negli anni 48-49 d.C., un cui troncone si
sovrappone ad un limes del sistema centuriale.
Stando cos le cose, allora possibile non solo identicare Cornium-Sulmona A
con loperazione agrimensoria che i Libri coloniarum dichiarano essere stata realizzata lege
Sempronia ma anche ritenere che essa risalga eettivamente ad et graccana e, soprattutto, che
la notizia ad essa relativa registrata nel Liber I sia autentica e non duplicazione della rubrica
di Tarquinii. Per quanto riguarda, invece, Cornium-Sulmo I, essa potr essere identicata
con loperazione agrimensoria che il Liber II dichiara realizzata mediante limites maritimi et
montani tenuto conto che il modulo impiegato - 16 x 25 actus - coinciderebbe perfettamente
con le dimensioni che il Liber attribuisce alla sua centuria (200 iugera). Cornium-Sulmo
II, inne, potr identicarsi con lintervento augusteo qualora la ricognizione fondiaria a
cui allude la rubrica del Liber II abbia comportato anche una riorganizzazione agrimensoria
dei suoli.
Sembrerebbe dunque possibile aggiungere con relativa sicurezza anche la conca peligna
a quelle aree dellItalia centro-meridionale che furono interessate dalla legislazione graccana.
A tale riguardo da rilevare lampiezza e la densit delle tracce del catasto, soprattutto
nellimmediato suburbio di Sulmo, elemento che induce a postulare un intervento radicale di
riorganizzazione fondiaria. Ci sembrato incompatibile con le vicende politiche delle due
citt peligne che, almeno no allo scoppio della guerra sociale, non avrebbero avuto conitti
47
Tuteri 1999, pp. 367 e 371.
48
Flor. 2,9,28. Circa lidenticazione della Sulmo citata da Floro con la Sulmo peligna vd. Gabba 1973 e cfr. Firpo 1991, pp.
281 s. Diversamente, il Mommsen (1882, p. 45), seguito da altri, la identicava con la Sulmo volsca (cfr. Van Wonterghem
1984, p. 224, n. 12).
491
con Roma tali da giusticare la consca e la trasformazione in ager publicus di una cos ampia
porzione di territorio
49
. I Libri coloniarum, tuttavia, ricordano lintervento graccano anche
in territori di altre citt federate, a Tarquinii, a Verulae e a Ferentium
50
. Per spiegare tali
provvedimenti stato ipotizzato che essi abbiano interessato aree disabitate o ancora incolte
al ne di ripopolarle
51
. Sebbene sia stato osservato che un tale intervento avr in ogni caso
interessato solo parti dei territori alleati, laddove nel caso di Cornium e Sulmo sembrano
essere stati oggetto di intervento i rispettivi agri nel loro complesso o, quanto meno, le loro
parti pianeggianti e pi fertili
52
, forse possibile spiegare proprio in questa chiave lintervento
nella valle peligna.
innanzitutto da ricordare che un intenso fenomeno migratorio sembrerebbe avere
interessato larea peligna nella prima parte del II secolo a.C.: nel 177 a.C. Sanniti e Peligni
lamentavano la partenza di 4.000 famiglie trasferitesi a Fregellae
53
. Lepisodio non deve essere
stato isolato e, sia pure in forme meno eclatanti, verosimile immaginare ulteriori migrazioni
dallarea peligna in altre citt dellItalia centrale
54
, determinando un vuoto demograco che
di cilmente sar stato colmato nei decenni successivi
55
.
49
In questo senso Tomsen 1947, p. 279; cfr. Humbert 1978, pp. 226 s.; Van Wonterghem 1984, pp. 23-26; Firpo 1991,
p. 214.
50
Tarquinii: vd. supra e n. 5; Verulae (Lib. col. I 239,11-13 Lach.): Verulae, oppidum murum ductum. ager eius limitibus Grac-
chanis in nominibus est adsignatus, ab imp. Nerva colonis est redditus; Ferentium: vd. infra, n. 69. Il foedus tra Roma e Tarquinii
variamente collocato, nel 281 o nel 268 a.C., cfr. Sordi 1986, p. 168, e dovette comportare per la citt etrusca la perdita di
una larga parte del suo territorio, utilizzata - tutta o in parte - per la deduzione della colonia latina di Graviscae, nel 181 a.C.
(Liv. 40,29,1) e di Forum Cassii, cfr. Torelli 1997, p. 262. Il foedus con Verulae risale al 306 a.C., quando la citt ernica, in-
sieme ad Aletrium e Ferentinum, scelse di non seguire Anagnia nella guerra contro Roma, vd. Humbert 1978, p. 212. Pesanti
consche territoriali avevano colpito qualche decennio prima gli Ernici, nel 358 a.C., consche che avevano reso possibile,
in quello stesso anno, la creazione di una nuova trib, la Poblilia (Taylor 1960, pp. 50-53; cfr. Humbert 1978, p. 212, n. 21);
Chouquer - Clavel Levque - Favory - Vallat 1987, p. 121 ipotizzano un possibile legame di Flor. 1,5,19-20 (secondo cui de
Verulis et Bovillis pudet, sed triumphavimus) con una attiva partecipazione di Verulae agli avvenimenti del 361-358 a.C., dalla
quale sarebbero potute derivare consche nel suo territorio; in ogni caso Verulae dopo la guerra sociale verr iscritta nella
trib Cornelia, diversamente da Alatrium e Ferentinum, iscritte come Anagnia nella trib Poblilia.
51
Humbert 1978, pp. 306 s., n. 76 (cfr. anche p. 213, n. 22 a proposito di Verulae). Almeno per Verulae, tuttavia, lipotesi di
una crisi demograca che si rietterebbe in una contrazione della cinta muraria nel I secolo a.C., formulata da Coarelli 1982,
pp. 201 s., seguito da Chouquer - Clavel Levque - Favory - Vallat 1987, p. 121, n. 114, sembra da respingere, vd. Quilici
- Quilici Gigli 1998, pp. 194 e 222. Tracce di due divisioni agrarie, la seconda delle quali posta in relazione con la notizia del
Lib. col. I sono state riconosciute nel territorio di Veroli da Chouquer - Clavel Levque - Favory - Vallat 1987, pp. 119-123
(assai cauti, a tale riguardo, si mostrano Quilici - Quilici Gigli 1998, p. 223, n. 222, che suggeriscono la possibilit di un
invio di coloni in et sillana).
52
Cfr. Firpo 1991, pp. 214 s. (ma con riferimento alla sistemazione di et sillana).
53
Liv. 41,8,6-8; vd. Coarelli 1991.
54
Cfr. a riguardo Coarelli 1991 a proposito dei Samnites inquolae di Aesernia nei quali riconosce un gruppo di Sanniti
emigrati nella colonia latina (contro lipotesi tradizionale che nei Samnites esernini riconosce loriginale popolazione sannita
trasformata in incolae allatto della deduzione della colonia latina; in questo senso, ad es., Buonocore 2003, nr. 8 con altri
riferimenti)
55
Il trend demograco della penisola tra la ne del III e la ne del I secolo a.C. materia controversa: contro lipotesi di una
sensibile diminuzione del numero dei liberi, sostenuta dal Brunt (1971) e, in ultimo, dallo Hopkins (1984, cfr. in part. la ta-
bella alle pp. 77 s.), si avanza ora lipotesi di una popolazione libera in crescita (ad es., Lo Cascio - Malanima 2005), con una
conseguente pressione sulle risorse ed un correlato impoverimento dei ceti rurali (da cui dipenderebbe il calo sensibile che si
osserva nelle cifre dei censimenti nei decenni centrali del II secolo, vd. de Ligt 2004; 2007, pp. 168-170). Per quanto riguarda
larea peligna e lepisodio ricordato da Livio, lesodo verso Fregellae, quali fossero stati i motivi a determinarlo, avrebbe posto
in seria di colt la comunit, a suo dire incapace di far fronte agli obblighi militari cui era tenuta nei confronti di Roma.
492
Ancora, la toponomastica medievale e moderna suggerisce la presenza diusa nella
piana di zone acquitrinose e di palude formatesi verosimilmente in et alto-medievale, quando
dovette venire meno la regolare manutenzione delle opere di terrazzamento e del sistema di
canalizzazioni che regimavano il usso delle acque
56
; interventi di bonica furono intrapresi
in et normanno-sveva e, ancora, nel XIX secolo, riattivando e ampliando il sistema di
canalizzazioni che permetteva il deusso delle acque e, soprattutto, assicurandone la continua
manutenzione
57
.
Se, dunque, la presenza di opere idrauliche per il deusso delle acque o, pi in generale,
di opere di sistemazione dei suoli che permette la bonica delle aree occupate da paludi e
acquitrini, nonch una pi razionale distribuzione delle acque medesime, verosimile che
in et repubblicana, prima delle opere di sistemazione agrimensoria dei suoli, il paesaggio
della valle non fosse molto dissimile da quello di et alto-medievale e che i terreni della piana,
potenzialmente fertili ma soggetti a impaludamento, fossero solo parzialmente coltivati. Se
cos fosse, gli agrimensori graccani potrebbero avere operato, recuperandoli e valorizzandoli,
su terreni se non marginali, quanto meno sottoutilizzati e le dimensioni dellintervento, esteso
a tutta la piana, si giusticherebbero con la necessit di regolare il deusso e la distribuzione
delle acque lungo lintero asse vallivo. da osservare, a tale riguardo, lo stretto legame
che sembrerebbe sussistere tra la maglia centuriale graccana e parte delle opere idrauliche
ancora oggi in funzione: ad esempio, il tracciato della Forma Grande, canale di irrigazione
documentato dal tardo medioevo ma che si ipotizzato possa ricalcare un sistema irriguo
di et romana, risulta per alcuni suoi tratti isocline alla griglia centuriale mentre elementi
delle derivazioni secondarie paiono coincidere con il tracciato dei limites teorici. Ci sembra
valere anche per alcuni tratti dei corsi uviali del Gizio e del Sagittario, che o risulterebbero
isoclini alla griglia centuriale, oppure verrebbero a coincidere con il tracciato teorico dei
limites principali o con quello degli intercisivi a un terzo di centuria (cfr. g. 5). Se nel primo
caso il coincidere degli orientamenti potrebbe eventualmente dipendere dalla scelta operata
dagli agrimensori di allineare il reticolo centuriale rispetto al corso uviale e a quelle che
erano le linee di deusso naturale delle acque della valle, nel secondo la coincidenza tra corso
uviale e tracciato teorico dei limites principale e degli intercisivi potrebbe piuttosto suggerire
una regolarizzazione del primo in funzione dei secondi
58
.
altres da sottolineare lo stretto rapporto che sussisterebbe tra la maglia centuriale e
La documentazione archeologica nota, da parte sua, non consente di avanzare ipotesi riguardo allevolversi del popolamento
nellarea peligna tra III e I secolo a.C., se cio vi sia stata una regressione o, al contrario, una crescita demograca (cfr. van
Wonterghem 1984, pp. 41-44 ove comunque si nota la crescente importanza, anche demica, dei due centri urbani), anche
se segni di crescita nel territorio sembrerebbero cogliersi soprattutto a partire dal I secolo a.C.
56
Cfr. Mattiocco - Van Wonterghem 1995.
57
Mattiocco - Van Wonterghem 1995, pp. 197-199.
58
Sullo stretto legame esistente tra centuriazione e organizzazione idraulica di un territorio vd. Quilici Gigli 1997, con altra
bibl. Per ulteriori esempi cfr. Manconi - Camerieri - Cruciani 1997, pp. 417 s.; Manconi 1998 ove si riscontrano a nord delle
Fonti del Clitumno i resti di una maglia centuriale (di 10 x 10 actus), al cui interno sono integrati il torrente Marroggia, dal
corso perfettamente rettilineo e isocline alla pertica ed il ume Clitumno, parallelo al Marroggia e da esso distante circa 10
actus.
493
la viabilit che serviva la conca. Il coincidere dellasse principale del sistema con un troncone
della strada che attraversava da nord a sud la valle, suggerisce che tra gli obiettivi dellintervento
agrimensorio vi sia stato anche il miglioramento della viabilit principale di questarea. Un tale
obiettivo, in termini pi generali, stato certamente perseguito dai Gracchi e in particolare da
Gaio che, secondo Appiano e Plutarco, avrebbe curato la realizzazione di strade o attraverso
unapposita lex Sempronia viaria (del 123-122 a.C.) o mediante disposizioni contenute nella
legge agraria fatta da lui approvare nella prima met del 123 a.C.
59
Lo stretto legame tra
assegnazioni graccane e viabilit sembra dimostrato dalla strada fatta costruire dal console
del 126 a.C. M. Emilio Lepido a partire dal forum graccano di Fioccaglia di Flumeri, in area
irpina
60
o ancora dallattivit svolta dal console graccano del 125 a.C., M. Fulvio Flacco, che
nel 124 a.C. avrebbe curato la realizzazione della via Fulvia e di una serie di insediamenti,
tra i quali un Forum Fulvi
61
. E, daltra parte, una certa attenzione verso la razionalizzazione
ed il potenziamento della rete stradale tradito, per gli anni che immediatamente precedono
lattivit dei Gracchi, dalle parole che Scipione Emiliano pronuncia, probabilmente nel 140
a.C., contro Tiberio Claudio Asello, accusandolo di aver alterato preesistenti sistemazioni
agrarie per regolarizzare il tracciato delle vie e descrivendo, sia pur rapidamente, la procedura
tecnica seguita dal suo avversario, che da loco excelsissimo traguardava la piana sottostante
62

per scegliere evidentemente il tracciato pi idoneo allambiente naturale e agli scopi che si
preggeva.
La ricostruzione proposta, se coglie nel vero, rende possibili alcune altre considerazioni.
Innanzi tutto, il modulo utilizzato per la griglia centuriale, 18 x 21,5 actus, per quanto possa
sembrare inusuale, richiama un luogo degli Excerpta ex demonstratione artis geometricae ove
sono indicate, espresse in piedi, le distanze a cui potevano essere collocati i limites di una
divisione agraria; non tutte tali distanze corrispondono ad un numero intero di actus
63
.
La rubrica del Liber I relativa allager Atteiatis ore un ulteriore esempio in tal senso, con
lindicazione di limites distanti 1400 (11,66 actus), 1600 (13,33 actus), 2200 (18,33 actus),
2400 e 2500 (20,83 actus) piedi
64
.
59
Plut. Gr. 27,3 e 28; App. civ. 1,23,98. Cfr. Gabba 1958, p. 78; Camodeca 1997, pp. 265 s.
60
Camodeca 1997.
61
Fraccaro 1953. Contro tale ipotesi largamente accolta Radke 1981, p. 268 che attribuisce la realizzazione della via e del
forum al console del 159 a.C., M. Fulvio Nobiliore impegnato contro i Ligures Eleates.
62
Gell., NA, 2,20,6 (= ORF 129, frg. 20) : Verba ex oratione eius contra Claudium Asellum quinta haec sunt: Ubi agros
optime cultos atque villas expolitissimas vidisset, in his regionibus excelsissimo loco grumam statuere aiebat; inde corrigere viam,
aliis per vineas medias, aliis per roborarium atque piscinam, aliis per villam. Il luogo stato posto in relazione con il processo
intentato da Claudio Asello a Scipione Emiliano nel 140 a.C., vd. Astin 1967, pp. 175-177, 257-258 n. 27.
63
Boeth. demon. 397,7-14 Lach.: Plerumque sunt agri quam multi assignati. Quorum mensura limitum licet diversa sit, tamen
distant a se alius ad alio in pedes C, in pedes CL, in pedes CCXL, in pedes CCC, in pedes CCCXC, in pedes CCCCXX, in pedes
CCCCLXXX, in pedes DC, in pedes DCC, in pedes DCCCXL, in pedes DCCCCLXII et in pedes I(mille)XX, in pedes I(mille)CC,
in pedes I(mille)CCCCXL, in pedes mille DC, in pedes I(mille)DCC, in pedes I(mille)DCCC, in pedes II(milia)CC; se alcune
delle distanze indicate possono essere riferibili alla suddivisione interna di una centuria, le altre devono fare riferimento ai
limites principali.
64
Lib. col. I 240,10-15 Lach.: ager Atteiatis. oppidum. populo iter non debetur. nam agri eorum intercisivis limitibus sunt assi-
gnati et in centuriis. per quorum limitum sunt ped. XCCCC DC II(milia)CC II(milia)CCCC II(milia)D. eorum cursus est per
494
La coincidenza tra le distanze a cui erano disposti i cippi, cos come indicate dai
Libri coloniarum, e quanto deducibile dallanalisi della cartograa odierna stata peraltro
recentemente rilevata per lager Spellatinus,
65
ove sono ricordate assegnazioni in modum
iugerationis, con termini distanti 1200 (10 actus), 1920 (16 actus), 2100 (17,5 actus) e 2400
(20 actus) piedi; tali indicazioni verrebbero confermate dalla persistenza, nel tessuto agrario
attuale di resti di divisioni agrarie basate su tali moduli, tra cui anche 17,5 actus
66
. Ancora,
limpiego di un modulo decisamente inusuale, 1020 (8 actus e 1/2) x 1400 (11 actus e 2/3)
piedi stato suggerito per la divisione agraria che organizzava, in area picena, il territorio tra
Sarnano e Amandola. A supporto della ricostruzione che di essa stata proposta vi anche il
rinvenimento di un cippo gromatico le cui coordinate bene si concilierebbero con le tracce
centuriali ancora visibili sul terreno
67
.
La genuinit dei dati tramandati dai Libri coloniarum per Cornium, pone il problema
di valutarne la validit anche in relazione a Tarquinii. Se, infatti, derivazione o confusione tra
i dati gromatici delle due citt vi fosse stata, potrebbe adesso essere la rubrica di Tarquinii a
derivare da quella di Cornium e non viceversa. Ora, lanalisi (sia pure preliminare) del tessuto
rurale attuale parrebbe restituire anche nel territorio di Tarquinii, ed in particolare nellarea a
sud-ovest della citt antica, i resti di una divisione agraria basata su un modulo di 18 x 21,5
actus, confermando i dati riportati dal Liber I; come nel caso di Cornium, sembrerebbe
rilevabile una divisione in terzi delle centurie, suddivise in unit di 720 x 860 piedi
68
. Se tale
dato dovesse essere confermato, si potrebbe concludere che i Libri coloniarum, almeno in
relazione a Cornium e Tarquinii conservino un nucleo autentico di dati gromatici relativi ad
assegnazioni realizzate in et graccana nei loro territori. A questi due centri potrebbe essere
aggiunta anche Ferentium, unaltra delle civitates foederatae che, secondo il Liber I, sarebbe stata
oggetto di assegnazioni lege Sempronia. Per Ferentium sono ugualmente indicate le distanze dei
cippi, posti a 1440 (= 12 actus), 480 (= 4 actus) e 600 (5 actus) piedi
69
. Appare signicativo,
in questo contesto, il primo valore (1440 piedi), multiplo dei 720 piedi a cui erano disposti
i cippi di Cornium e Tarquinii
70
.
Le distanze dei cippi, cos come indicate per Cornium e Tarquinii nei Libri coloniarum,
potrebbero forse restituire le dimensioni dei lotti assegnati ai beneciari della distribuzione
rationem arcarum riparum canabularum vel novercarum. et variis locis terminos Augusteos.
65
Lib. col. I 224,6-10 Lach.
66
Manconi - Camerieri - Cruciani 1997; Manconi 1998.
67
Moscatelli 1991; 1995, p. 303.
68
Su tale argomento si torner in altra sede.
69
Lib. col. I 216, 3-10 Lach.: Colonia Ferentinensis lege Sempronia est adsignata. Sed quod ante limitibus centuriatis fuit adsi-
gnata, postea decientibus veteranis iuxta dem possessionis est recensita, sed numeris uncialibus termini sunt constituti. Id est alii
siliceI crassi p. IZ, ZZ longI qui distant a se in pd. CCCCXL. Alii albi, ZZ [IIII] longI distant a se pd. CCCCLXXX. Alii longi
dodrant. distant a se pd. DC. Ceteros prout natura locorum invenit, positi sunt.
70
Va rilevato che sia Tarquinii che Ferentium sono indicate nel Liber I come coloniae. Tale errore rietterebbe la perdita della
distinzione tra deduzione di colonia e assegnazioni viritane, vd. Grelle 1992, p. 81; cfr. anche Mommsen 1852, p. 185; Pais
1923, pp. 327-331. La deduzione eettiva di una colonia, sia a Tarquinii che a Ferentium, sostenuta, sulla base delle testimo-
nianze del Liber coloniarum I, da P g 1966, pp. 43 e 58 (ripreso da Sordi 1986, p. 168 per quanto riguarda Tarquinii).
495
agraria
71
. Com noto, le fonti non indicano le dimensioni dei lotti concessi agli assegnatari
graccani e ci perch, probabilmente, tali dimensioni dovettero variare secondo le aree
geograche e/o le caratteristiche pedologiche dei terreni assegnati
72
. Secondo il Mommsen,
i lotti sarebbero stati di 30 iugera e ci sulla base di una clausola contenuta nella lex agraria
epigraca che ssa appunto in tale estensione la terra posseduta che poteva diventare privata
73
.
Tuttavia, com stato osservato, tale clausola - quandanche dovesse riferirsi alle assegnazioni
graccane
74
- sserebbe solo un limite ed anzi da essa potrebbe ricavarsi che vi potevano essere
possessi ex lege Sempronia superiori ai 30 iugera
75
. Quale che sia, almeno a giudicare dai
dati oerti dai Libri coloniarum, gli agrimensori graccani avrebbero privilegiato maglie con
centurie quadrate di 20 x 20 actus. Viene dunque da chiedersi perch avrebbero compiuto
uneccezione per i territori di Cornium e di Tarquinii scegliendo una maglia rettangolare di
18 x 21,5 actus. Se si esclude che ci possa essere dipeso dalle caratteristiche geomorfologiche
di queste aree, non tali da escludere anche limpiego di un modulo di 20 x 20 actus, allora
possibile che ci sia dipeso dal risultato nale che si intendeva ottenere sul terreno, e cio che
le dimensioni della centuria siano state denite in funzione delle dimensioni dei lotti che si
intendeva distribuire. Se cos fosse, le distanze dei cippi potrebbero restituire le dimensioni del
singolo lotto e dunque larticolazione interna della centuria, suddivisa in nove unit fondiarie;
in questo caso, nella conca peligna gli assegnatari avrebbero ottenuto lotti di 21,5 iugera
mentre a Tarquinii, dove secondo il Liber I avremmo avuto cippi collocati alle distanze di
830 e 860 piedi, vi sarebbero state due tipologie di lotti, da 20,75 e da 21,5 iugera. Due serie
di lotti, inne, da 24 (1440 x 480 piedi) e 30 iugera (1440 x 600 piedi), potrebbero essere
stati distribuiti a Ferentium, se si dovesse accertare anche per questo centro lautenticit dei
dati gromatici. La dierente dimensione dei lotti potrebbe dipendere, qui come altrove, dalla
diversa qualit o posizione dei suoli assegnati
76
.
71
Lopinione prevalente vuole che solo i cittadini romani abbiano partecipato alle assegnazioni; non mancano, tuttavia,
studiosi secondo cuI vista la vivace partecipazione di latini e alleati allintero episodio graccano e la loro divisione tra ric-
chi e poveri, cos come risulta dalla versione appianea, anche i proletari italici siano stati ammessi al programma agrario
nellambito delle loro comunit, cfr. Gabba 1990, pp. 675-676, n. 9 con altri riferimenti; tuttavia, Mouritsen 1998, pp. 15-
18 considera il tono italico del racconto appianeo come una costruzione letteraria priva di fondamento.
72
Cfr. Lintott 1992, p. 217.
73
CIL I, 585 (= Crawford 1996, nr. 2), ll. 13-14. Su questo testo vd. Lintott 1992, Crawford 1996, pp. 113-180 e, da
ultimo, Sacchi 2006. Sulla legislazione graccana vd. anche de Ligt 2001.
74
Cfr. Lintott 1992, pp. 216 s.; Crawford 1996, p. 161.
75
De Martino 1988, pp. 184 s.
76
Le ricostruzioni qui presentate migliorano e rendono superate quelle edite in Soricelli 2006.
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Fig. 2
Fig. 3
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Fig. 5
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Fig. 7
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Fig. 8
Fig. 9
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Fig. 10