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MARCO VALENTI

La Toscana rurale del V secolo


La Toscana nel quadro storico della Diocesi Italiciana
La Toscana rurale tardoantica mostra vicende insediative e territoriali
che, nel loro complesso, hanno punti di contatto e differenze sostanziali
con le altre aree dellItalia Suburbicaria e Annonaria.
Completamente estranea al cosiddetto sistema tardo antico meridio-
nale, non sono attestate le grandi propriet fiscali e senatorie che trovava-
no espressione archeologica nelle ville lussuose, n al momento attuale
della ricerca riconoscibile una marcata riviviscenza dellorganizzazione
paganico-viciana, con centri connotati di funzioni amministrative, reli-
giose e fiscali.
Non si riscontrano neppure, pur trovando maggiori punti di contatto,
le trasformazioni del sistema agrario di IV e V secolo del settentrione,
dove si osservano modifiche strutturali e funzionali di fattorie e ville
ridotte soprattutto ad impianti produttivi, coincidenti con la contempo-
ranea monumentalizzazione di altre ville. Cambiamenti che si collocano
in una tendenza di accentramento della propriet rurale, da leggere ini-
zialmente nellabbandono di alcune ville in favore di poche residenze lus-
suose, mentre nel V e VI secolo in rapporto al trasferimento delle aristo-
crazie nelle citt e nei castra: con un allentamento, dunque, della presen-
za aristocratica nelle campagne
:
.
La tendenza generale dellintera Diocesi Italiciana sottolinea, tra IV e V
secolo, che i villaggi e le ville mutarono aspetto e ruolo economico rap-
portandosi alle conseguenze delle riforme economico-fiscali ed in conco-
mitanza alla concentrazione della propriet fondiaria; tra met V e VI
:
Si veda al riguardo ancora G.P. Brogiolo, Le campagne italiane tra tardo antico e alto-
medioevo, inoltre la sintesi G.P. Brogiolo, A.Chavarra Arnau, Aristocrazie e campagna
nellOccidente da Costantino a Carlo Magno, Firenze, :cc, (Metodi e temi
dellArcheologia Medievale :).
secolo, in parallelo alla crisi delle citt e al declino delle aristocrazie, si
osserva comunque uniniziale cristianizzazione delle campagne e la mili-
tarizzazione di alcuni territori, oltre allinsediamento di gruppi alloctoni
in crescita esponenziale
:
.
La Toscana vide invece realt insediative ed economiche pi semplifica-
te, delle quali abbiamo riscontri sia da ricognizione di superficie sia da
scavo. Rimase fuori da quel processo di ascesa economica, seppur elitaria
e ristretta, legato alla fiscalit ed al potenziamento della moneta aurea
insiti nelle politiche socio-economiche di Costantino e Diocleziano. In
questa regione non assistiamo al trasferimento pi o meno massiccio degli
esponenti del ceto equestre e senatorio nelle loro propriet rurali, ritirati-
si dalla citt soprattutto per evitare la forte pressione fiscale ed il mante-
nimento degli apparati pubblici cittadini, dando inizio ad un enorme flus-
so di capitali ed investimenti per ristrutturare le residenze extraurbane e
gestire direttamente la terra
,
.
Contrariamente al settentrione non ospitava citt come Milano o
Ravenna susseguitesi nel ruolo di capitale, le conseguenti ed attive aristo-
crazie e di lite, di un vasto sistema economico e di mercato che si attiva-
va ed una rete di fortificazioni dispiegata a loro protezione. Contrariamente
al meridione, con la costituzione dellItalia Suburbicaria e la relativa fun-
zione di assicurare gli approvvigionamenti a Roma, inoltre, grazie anche
al ruolo trainante della Sicilia che dal IV secolo costituiva il nodo fonda-
mentale per limportazione di grano dallAfrica proconsolare e dalla
Tripolitania, non ebbe inizio quel periodo di prosperit di cui beneficia-
rono gli insediamenti commerciali ed i villaggi agricoli.
Nel complesso, i limiti esistenti per completare il quadro socio-econo-
mico toscano sono legati ad un studio della cristianizzazione delle campa-
gne al momento solo agli inizi e che forse stenta ancora a decollare dietro
la spinta di progetti di ricerca finalizzati. Diverso invece il panorama delle
ricerche legate alla natura ed alla qualit dei contesti fortificati; in gene-
rale, i pochi casi scavati, datati soprattutto nel corso del VI secolo, non
sembrano porsi oltre vere e proprie caserme e le attestazioni di contesti che
potrebbero fornire informazioni pi chiare sono estremamente esigue. In
:
Per una sintesi recente si veda ancora G.P. Brogiolo, A.Chavarra Arnau, Aristocrazie
e campagna nellOccidente. Inoltre, da ultimo, G.P. Brogiolo, A.Chavarra Arnau,
Chiese, territorio e dinamiche del popolamento nelle campagne tra tardoantico e
altomedioevo, Hortus Artium Medievalium, : (:cc), pp.;-:.
,
Sintesi aggiornata in C. Sfameni, Ville residenziali nellItalia Tardoantica, Bari, :cco.
La Toscana rurale del V secolo
,c:
altre parole, i castra non rappresentano, allo stato attuale della conoscen-
za, una componente importante dellinsediamento; tantomeno ed a mag-
gior ragione per il V secolo, quando la maggior parte della regione ben
lungi da una militarizzazione della societ, con la guerra greco-gotica
ancora lontana

.
La Toscana si propone quindi come unarea di passaggio tra i diversi
sistemi di popolamento e produzione italiani; area nella quale lappiatti-
mento progressivo delleconomia rurale si coniugava con una chiara crisi
urbana verificatasi nellintera zona centro-meridionale e con lesistenza di
poche citt che, per motivi particolari, avevano un rapporto pi attivo con
il proprio entroterra. Credo si possa parlare di due ambiti sub regionali
differenziati nelle modalit, nelle manifestazioni di recessione e nei tempi,
sebbene con il VI secolo convergeranno verso un unico scenario di crisi.
Se, come ad esempio sottolineano Ripoll e Arce, le trasformazioni che
interessarono il sistema delle ville dipesero in particolare da due fattori (in
sostanza dal modo in cui la terra venne occupata e sfruttata e da quanto la
villa riflettesse lo status del dominus
,
), allora la Toscana, nel suo comples-
so, si rivela una regione di lites tendenzialmente di basso profilo; un feno-
meno molto accentuato al centro e nelle aree meridionali della regione e

Come ho ricordato pi volte, pur con le parziali eccezioni di Cosa e Roselle (dove
le fortificazione sono comunque ridotte e limitate ad una sola parte del centro; si veda
M. G. Celuzza, E. Fentress, La Toscana centro meridionale: i casi di Cosa-Ansedonia
e Roselle, in La storia dellaltomedioevo italiano (VI-X secolo) alla luce dellarcheologia,
(Convegno internazionale Siena :-o dicembre :,,:), R. Francovich, G. Noy (a cura
di), Firenze, :,,, p.oc:-o:,) lunico contesto realmente indagato in Toscana corri-
sponde a Filattiera, ricostruibile come una fortificazione in pietra presso
Montecastello ed in un campo trincerato presso Castelvecchio, anche se gli scavi qui
condotti non hanno interessato unarea particolarmente estesa (si E. Giannichedda (a
cura di), Filattiera - Sorano: linsediamento di et romana e tardo antica. Scavi :,o-:,,,
(Archeologia nellantica diocesi di Luni :), Firenze, :,,; inoltre e E. Giannichedda,
R. Lanza (a cura di), Le ricerche archeologiche in provincia di Massa Carrara, Firenze,
:cc,). In definitiva ci troviamo di fronte a quella che sembra essere stata una linea di
avamposti dai quali sembra difficile organizzare ed amministrare organicamente un
territorio. Il loro peso sulle vicende della rete insediativa, in attesa di ipotetici ed
auspicabili dati futuri su centri di maggior successo come Montepulciano, deve esse-
re al momento minimizzato.
,
Si veda G. Ripoll, J. Arce, The trasformation and end of Roman Villae in the West
(fourth-seventh): problems and perspectives, in Towns and their territories between late
antiquity and the early middle ages, G.P. Brogiolo, N. Gauthier, N. Christie (a cura di),
Leiden, :ccc, pp.o,-:: (The transformations of the Roman World, ,).
Marco Valenti
,c,
con una fascia settentrionale, in particolare il Valdarno tra Pisa, Lucca e
Firenze, dove invece si godevano migliori condizioni economiche, seppur
non generalizzate, grazie al ruolo ancora in parte trainante delle citt.
Queste sono le linee sulle quali mi muover nel presente contributo,
dalle quali si evince come, allo stato attuale della ricerca, la Toscana costi-
tuisce un esempio forse ottimale del progressivo stato di crisi economi-
ca e di popolamento che porter alla rottura del VI secolo ed alla forma-
zione dei paesaggi post classici. Una crisi forse in parte anticipata dal resto
dellItalia, per questo pi grave e con conseguenze maggiormente cata-
strofiche.
Le forme insediative
In generale le forme insediative attestate nel V secolo corrispondono
soprattutto a medie e piccole ville in parte ancora attive ed in parte tra-
sformate radicalmente (trasformazioni da leggere come riusi degradati e
talvolta di tipo produttivo), ad abitazioni quasi sempre in terra o legno
raccolte in forme di piccolo agglomerato, a case sparse e ad insediamenti
La Toscana rurale del V secolo
,c
Fig. :. Toscana; stato della conoscenza archeologica per il V secolo
(dati di scavo e di ricognizione territoriale).
in grotta. Elementi che nel complesso sembrano suggerire limmagine di
una societ rurale in caduta.
Possiamo suddividere comunque tutte le forme insediative identificate
essenzialmente in cinque categorie:
A - insediamenti agglomerati (pagi e vici);
B - insediamenti sparsi (singole abitazioni e ripari in grotta);
C - insediamenti economici (ville);
D - insediamenti legati alla viabilit (stationes, mutationes);
E - insediamenti legati al commercio con le citt dellarea setten-
trionale (porti e market place).
A - Insediamenti agglomerati. Comunit e singole case si profilano come
nuclei abbastanza poveri e livellati verso il basso. Non disponiamo di casi-
stiche articolate come i contesti lombardi di Idro (BS), di Angera (Va) e
di Calvatone (Cr), o come quelli meridionali di Campanaio (AG)
o
e
Vagnari (BA): poli di aggregazione abitativa e manifatturiera, talvolta
anche in funzione di rifornimento di attrezzature, prodotti e lavoro per
lintera propriet di cui linsediamento poteva far parte
;
.
o
Sintesi e bibliografia in G.P. Brogiolo, Le campagne italiane tra tardo antico e altome-
dioevo; inoltre G.P. Brogiolo, A.Chavarra Arnau, Aristocrazie e campagna nellOccidente.
;
Il villaggio di Vagnari, per esempio, rappresentava il principale insediamento allin-
terno di un ampio saltus, costituito da foreste e pascoli naturali, di una propriet impe-
riale. Verosimilmente nel corso del II secolo si colloca una nuova fase insediativa
rispecchiando un consolidamento sino al V secolo ed una sua caratterizzazione quale
polo di aggregazione abitativa, seppure strettamente legato al suo ruolo produttivo
(sfruttamento delle risorse agro-pastorali del comprensorio fondiario murgiano) e
manifatturiero (fornaci da laterizi e da calce, metallurgia) in funzione di rifornimento
di attrezzature, prodotti e lavoro per lintera propriet di cui linsediamento faceva
parte. ll sito fu investito in et tardoantica da un processo di profonda modifica nella
sua articolazione, nelle forme e nellorganizzazione del lavoro e delle diverse attivit,
nel ruolo e nelle mansioni della popolazione. Le costruzioni del villaggio tardoantico
mantengono un certo ordine nell articolazione urbanistica, seppure in un contesto
insediativo non privo di larghi spazi vuoti ed aperti. In questa nuova fase di frequen-
tazione dunque pare superata la divisione topografica fra spazi abitativi, impianti arti-
gianali, luoghi funzionali, ancora in parte operante nelle fasi precedenti. In queste
riconversioni funzionali possibile individuare una netta cesura nelle modalit inse-
diative sinch nel corso del VI secolo si realizza la dissoluzione della forma vicanica e
declina la funzione artigianale e produttiva; pare di fatto configurarsi come una forma
demica minore e marginale. Sulla ricerca a Vagnari si veda lottima sintesi al seguen-
te indirizzo web:http://www.archeologia.unifg.it/ric/scavi/vagn.asp.
Marco Valenti
,c,
Gli esempi toscani costituiscono quasi rigorosamente delle forme demi-
che minori e marginali, articolate in piccoli insediamenti molto spesso
privi di fortificazioni, con abitazioni sotto forma di capanne o pi raramen-
te di case in terra con fondazione di pietra. Nella maggior parte dei casi,
lattivit economica svolta pare legarsi soprattutto alle pratiche allevatizie.
Gronda di Luscignano (MC) si collocava lungo una direttrice viaria
secondaria che da Luni, attraverso le appendici settentrionali delle Alpi
Apuane, collegava alle strade per Parma, Piacenza e Reggio Emilia. Le
prime notizie storiche risalgono al II secolo quando un fundus Lucilianus
viene citato nella Tavola ipotecaria di Velleia. emerso un insediamento
abitativo aperto, costituito da capanne ascrivibili tra IV e VI secolo, carat-
terizzato da un paleosuolo di terra fortemente organica, riconosciuto in
tutti i saggi effettuati su pi punti del ripiano; si sono identificati anche
un focolare a fossa delimitato da pietre, resti di basamenti in pietra relati-
vi a capanne e un muro a secco di contenimento collocato nel punto in cui
il ripiano degrada verso valle. Le evidenze sono interpretabili alla stregua
di un sito rurale minore

e trovano confronti con gli abitati tardoantichi


posti alle spalle di Genova come il villaggio di Savignone e San Cipriano
,
.
A Filattiera, presso la Pieve di Sorano (MC), scavi esterni alla chiesa,
hanno portato in luce i resti di una fattoria in uso tra I e III secolo, forse
posta lungo la via Luni-Lucca-Piacenza; una casa a due vani, in tecnica
mista ad armatura di pali e basamento in murature a secco, rimase in vita
per un lungo periodo; dopo il suo crollo, nel V secolo, larea fu risistema-
ta attraverso la realizzazione di un tratto viario in acciottolato e di capan-
ne con elevati ad intreccio intonacati in argilla e copertura in tegole. Dopo
un temporaneo semi abbandono, quindi, il sito fu rioccupato fra V e VII
secolo, quando si configur come un villaggio di capanne, esteso sino ai
limiti dellattuale cimitero, delimitato a monte dal terrazzamento della
fase precedente, presso il quale si sono individuati i resti di un muro di
cinta in filari irregolari di pietre
:c
.

Si veda C. Davite, Scavi e ricognizioni nel sito rurale tardo antichi di Gronda
(Luscignano, Massa Carrara), Archeologia Medievale, XV (:,), pp.,,;-c,.
,
Il contesto di Savignone, per esempio, era un villaggio di capanne basate su piccoli
muri a secco, fornite di focolari scavati nel piano di calpestio e di fosse esterne per il
drenaggio ed i rifiuti. Non si hanno tracce di fortificazione ed il villaggio posto su
un ripiano parzialmente adattato, rivolto a mezzogiorno. La datazione oscilla tra V e
VII secolo. Si veda: Gruppo Ricerche di Genova, Campagna di scavo nel villaggio alto-
medievale abbandonato di Savignone, Notiziario di Archeologia Medievale, ,c/:/:,;.
La Toscana rurale del V secolo
,co
A Volcascio (Castelnuovo di Garfagnana-LU), ricognizioni di superficie
supportate da alcuni saggi di scavo hanno permesso lidentificazione di
livelli di vita con carboni e strutture pavimentali in acciottolato, pertinen-
ti ad abitazioni realizzate in materiale deperibile. I reperti duso presenta-
no un orizzonte cronologico molto omogeneo, databile a fine IV- inizi V
secolo, e sono ampiamente confrontabili con i coevi contesti lucchesi,
rispetto ai quali non si notano discrasie nella composizione. stata ipotiz-
zata la presenza di una sorta di villaggio, un agglomerato di capanne
disposte su pi terrazzamenti artificiali ricavati nel versante.
Linsediamento, che ha avuto una vita molto breve, doveva abbinare allo
sfruttamento dei pendii boscosi (taglio di legname poi fluitabile nel
Serchio) quello agricolo dei terrazzi posti a quota :oc-:;c m slm
::
.
Nel Casentino, a Poggio Castagnola (AR), scavi condotti nel :, hanno
permesso di stabilire che loccupazione inizialmente datata al I secolo si
potrasse per almeno cinque secoli. Furono cos portati alla luce i resti di
un piccolo villaggio composto da abitazioni di limitata grandezza, mono-
vano, con capanno degli attrezzi attiguo, databili tra V e VI secolo. Le abi-
tazioni presentavano pavimentazione in parte composta da lastre di arena-
ria locale accostate a secco e in parte da terra battuta. La limitata altezza
delle mura non fornisce indicazione certa sulla struttura in elevato; tutta-
via la presenza nelle stratigrafie di abbondante argilla concotta, con
impronte evidenti di legname, fa supporre resti di un incannucciato. La
parte iniziale in muratura doveva quindi sorreggere un elevato in pali e
frasche intrecciate, intonacato di argilla, mentre la copertura era in lateri-
zi. Alcuni frammenti informi in piombo, numerosi chiodi, una chiave e
alcuni attrezzi agricoli in ferro, tra questi una vanga, delle sgorbie per la
lavorazione del legno, un paio di forbici per la tosa delle pecore, nonch
moltissimi frammenti ossei di animali (equini, bovini ed ovini) attestano
uneconomia di sussistenza basata prevalentemente su allevamento e
pastorizia, integrata dalla pratica agricola, scarsamente redditizia a queste
:c
Si vedano T. Cannoni, G. Murialdo, Insediamenti fortificati tardoromani e alto-
medievali nellarco alpino. Lesperienza ligure, Archeologia Medievale, XVII (:,,c),
pp.,-:,; A. Cagnana, Considerazioni sulle strutture abitative liguri fra VI e XIII
secolo, in Edilizia residenziale tra V e VII secolo, G.P. Brogiolo (a cura di), Mantova,
:,,, pp.:o,-:;; (IV seminario sul tardoantico e sullaltomedioevo in Italia centro-
settentrionale).
::
Si veda G. Ciampoltrini, P.Notini, P. Rendini, Materiali tardoantichi ed altome-
dievali dalla Valle del Serchio, Archeologia Medievale, XVIII (:,,:), pp.o,,-;:,..
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,c;
quote, e da un uso sporadico della caccia, evidenziata da pochi resti di cin-
ghiali, piccoli volatili e lepre o coniglio
::
.
A Quota :c nella Valle dellOsa (nei pressi di Talamonaccio, GR), un
esteso insediamento tardo repubblicano, frequentato sino agli inizi del IV
secolo, inquadrabile nel sistema di ville e fattorie che costituivano la rete
insediativa dellarea in questo periodo. Dopo alcuni decenni di abbando-
no, al margine dellabitato la vita riprese per lintero V secolo, sebbene
radicalmente mutata: linsediamento non aveva pi strutture in materiale
duraturo mentre lannerimento del suolo, dovuto alla massiccia antropiz-
zazione o allaccumulo incontrollato di residui organici con frequenza di
ossa animali, segnala una situazione precaria. Si installarono quindi
delle capanne in legno o paglia, utilizzate da una comunit, impegnata
nellallevamento di pecore e porci, in maniera stabile o durante sposta-
menti stagionali
:,
.
Le tracce dellinsediamento pi antico sulla collina di Poggio Imperiale
a Poggibonsi (SI), in vita tra met V e VI secolo, sono costituite dai resti
di abitazioni a pianta rettangolare, con muri in terra fondati su zoccoli in
pietra e tetto in laterizi ad uno spiovente. Le case avevano dimensioni di
circa ,c mq, si dislocavano intorno ad una profonda e larga calcara, erano
affiancate da alcune infrastrutture (un deposito per acqua in mattoni, una
zona per la macellazione di animali) e da un tratto di campo arato od un
ampio orto fossilizzato. Linsediamento di Poggio Imperiale, del quale
sinora sono state individuate sei unit abitative, sembra caratterizzarsi per
un tenore di vita omogeneo; le famiglie vivevano in case uguali per
dimensioni e tecnica costruttiva e dovevano contare in alcuni casi su
unarea ortiva. Questo complesso di evidenze suggerisce, allo stato attua-
le della ricerca, due interpretazioni: pertinenze di una pi ampia azienda
o villa di et gota, di cui non ancora stata individuata la parte centrale
oppure, come sembra pi probabile, un generico complesso rurale tipo
piccolo villaggio di contadini-pastori
:
.
B - Insediamenti sparsi. Le case in terra descritte per i contesti tipo villag-
gio trovano confronto in analoghe strutture scavate nel Chianti senese (V-
met VI secolo) ed a Siena nella piazza del Duomo (met VI secolo); occu-
pavano circa :c mq, anchesse con pianta rettangolare, elevati in terra con
::
Si vedano P. Albertoni, Nuovi contributi per una Carta Archeologica del Casentino,
Arezzo, :,, e AA.VV., Profilo di una valle attraverso larcheologia. Il Casentino dalla
Preistoria al Medioevo, Arezzo, :,,,.
La Toscana rurale del V secolo
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fondazione in pezzame di pietra legata da grumi di calce e sabbia, tetto ad
uno spiovente in paglia o in laterizi e focolare circoscritto da pietre
:,
.
Non molto diverso sembra il caso Podere San Mario (Pisa) nella Val di
Cecina dove una fattoria, identificata durante ricognizioni sistematiche,
stata oggetto di indagini stratigrafiche in quanto rappresentativa della
tipologia insediativa prevalente in questarea. Si tratta di unoriginaria
casa con cortile ed ambienti seminterrati, situata su una delle terrazze flu-
viali prospicienti il Cecina, caratterizzata da una lunga continuit di vita:
:,
G. Ciampoltrini, P. Rendini, Un insediamento tardoantico nella valle dellOsa
(Orbetello, GR). Indagini di superficie, Archeologia Medievale, XVI (:,,), pp. ,:,-,::.
:
Si veda per ultimo R. Francovich, M. Valenti, Poggio Imperiale a Poggibonsi. Il
Territorio Lo Scavo Il Parco, Milano :cc; (Quaderni Archeologici, o, Fondazione Musei
Senesi).
:,
In particolare si veda M. Valenti, Linsediamento altomedievale nelle campagne toscane.
Paesaggi, popolamento e villaggi tra VI e X secolo, Firenze :cc (Biblioteca del
Dipartimento di Archeologia e Storia delle Arti - Sezione Archeologia - Universit
di Siena :c).
Marco Valenti
,c,
Fig. :. Poggio Imperiale a Poggibonsi (SI): ricostruzione insediamento tardoantico
(Studio INKLINK Firenze Universit di Siena).
dal IV secolo a.C. a tutto il V secolo d.C. Labitazione di epoca tardo anti-
ca era una capanna realizzata ricostruendo i resti crollati dei muri nellarea
che costituiva il cortile della vecchia fattoria; i due ambienti seminterrati
furono riempiti e vennero costruiti muri con una tecnica molto approssi-
mativa in ciottoli, pietre non squadrate e frammenti di laterizi disposti
irregolarmente e senza legante. Ad ovest fu posto un focolare domestico
delimitato da ciottoli di fiume a semicerchio intorno ad una piccola buca,
nella quale si sono rinvenuti frammenti di un fornello in terracotta. La
pavimentazione era in terra battuta, mentre gli elevati risultavano di
modesta entit data la ridotta consistenza dei crolli; tegole di recupero
formavano la copertura. I livelli di vita non sono databili, mentre i crolli
contengono materiali riferibili alla fine del V-inizi VI secolo, quando
venne edificata una nuova capanna. Numerose fossette subcircolari di
modesta profondit sono riferibili ad attivit artigianali connesse con il
fuoco e forse ad attivit di spoliazione degli edifici precedenti. La presen-
za di un impianto metallurgico confermata dal rinvenimento di un pic-
colo crogiolo e molti grumi di piombo fuso; una delle fosse ha restituito
numerosissimi vinaccioli
:o
.
Sullo stesso tenore di basso livello, se non precariet, si pongono altri
casi databili tra III-IV secolo e V secolo. A Colle Carletti a Orentano
(Castelfranco di sotto-PI) sono state messe in luce due strutture. La prima,
pi estesa, era una capanna in materiali deperibili misti con predominan-
za del legno e planimetria di ;x, m circa; la parete occidentale si compo-
neva di travi o tavole disposte orizzontalmente, assicurate a pali infissi nel
terreno; le altre pareti invece erano state realizzate attraverso strutture
meno solide (terra, arbusti?) oppure la capanna veniva coperta da una sorta
di tettoia poggiata e assicurata ad ovest sullelevato ligneo, ad est al suolo
con inclinazione di ,. La porta, aperta sul lato nord ovest, lascia traccia
in una serie di piccole buche riferite appunto al sistema di chiusura.
Evidenze di palificazioni poste in parallelo alla stessa parete occidentale
mostrano pareti divisorie interne che potevano anche fungere da elemen-
ti sussidiari di sostegno. Il battuto poggiava su un vespaio di macerie, spo-
:o
Si vedano L. Motta, I paesaggi di Volterra nel tardoantico, Archeologia Medievale,
XXIV (:,,;), pp. :,-:o;; E. Regoli, N. Terrenato (a cura di), Guida al Museo archeo-
logico di Rosignano Marittima. Paesaggi e insediamenti in val di Cecina, Siena, :ccc; infi-
ne A. Augenti, Fonti archeologiche per luso del legno nelledilizia medievale in
Italia, in Civilt del legno. Per una storia del legno come materia per costruire dallantichi-
t ad oggi, Paola Galetti (a cura di), Bologna, :cc, pp.,;,,.
La Toscana rurale del V secolo
,:c
liate da una vicina abitazione frequentata nel II secolo, realizzato per livel-
lare il terreno vergine; era tagliato e delimitato sul lato sud da una cana-
letta perpendicolare al divisorio e destinata a garantire soprattutto il
deflusso delle acque e degli scarichi. La seconda struttura era anchessa una
capanna costruita su un livellamento di pietre e pianta subrettangolare,
con dimensioni di m ed apertura a sud. Il riparo non sembra realizzato
attraverso limpiego di legno o terra; le piccole buche individuate, poco
profonde ed in alcuni punti disposte in serie, inducono piuttosto a sospet-
tare limpiego di fasci di vimini o rami semplicemente intrecciati e lega-
ti gli uni agli altri. Una sorta di tenda servita allesterno, a distanza di
quasi : m, da una fossa terragna con funzione di smaltitoio. Le ridotte
dimensioni della capanna ed il materiale impiegato rimandano ai model-
li rappresentati sul sarcofago pastorale di Villa Doria Pamphilj
:;
.
Allo stesso modo, nei casi Comana e Ascialla, ancora nel medesimo
ambito territoriale, furono livellate le macerie di edifici rurali datati alla
prima et imperiale e si riorganizzarono alcune piccole capanne
:
.
Il ricorso alle grotte inizia ad essere un fenomeno che si rivela di pi
ampia portata di quanto si possa pensare. Viene ampiamente attestato
nella lucchesia settentrionale, nel territorio grossetano meridionale, nel
senese e non si tratta sempre di scelte occasionali. Si riconoscono due
diversi tipi e due diverse durate del loro sfruttamento. Nella Toscana
meridionale interna il fenomeno rupestre riscontrabile in modo signifi-
cativo sui comprensori comunali di Sorano e Pitigliano (GR) collegando-
si a realt abitative e funerario-religiose con una complessa gamma tipo-
logica e lunghe frequentazioni
:,
. Si tratta invece di una scelta occasionale
nellAlta Valle del Serchio e nelle alture della Garfagnana (LU), con fre-
quentazioni isolate di cavit rocciose naturali sparse sui rilievi costeggia-
:;
C. Andreotti, G. Ciampoltrini, Linsediamento tradoantico di Colle Carletti a
Orentano (Castelfranco di Sotto, Pisa). Notizia preliminare , Rassegna di Archeologia,
VIII (:,,), pp.:c-:;.
:
G. Ciampoltrini, E. Abela, Castelfranco di Sotto. Archeologia delle origini, Lucca, :cc,,
pp.o-,:.
:,
Si vedano E. Boldrini, Problematiche di studi e di documentazione del fenomeno rupestre
nel territorio di Sorano (GR). Lesempio di Vitozza, tesi di laurea discussa nellanno acca-
demico :,o-:,; (Relatore Prof. Riccardo Francovich) presso lUniversit degli
Studi di Siena; E. Boldrini, D. De Luca, Progetto Vitozza, Catalogo della mostra,
Pitigliano, :,,; R. Parenti, Vitozza: un insediamento rupestre nel territorio di Sorano,
Firenze, :,c.
Marco Valenti
,::
ti dal fiume. Grotte abitate limitatamente al periodo tardoantico sono
state rintracciate sulla Pania di Corfino (Grotta del Cinghiale), a Soraggio
(Caverna delle Fate), a Fabbriche di Vallico (Buca di Castelvenere), a Tana
di Maggiano e forse Buca delle Campore
:c
. Erano scelte come ripari tem-
poranei o stagionali nello sfruttamento dei boschi per la produzione di
legname. Pi che nella spelonca vera e propria, occupata solo occasional-
mente, la frequentazione si svolgeva allinterno del riparo che ad essa
introduce; qui sono stati rinvenuti i nuclei maggiormente cospicui di
materiale ceramico indizio duso. Anche nellalta valle dellAlbegna
attestato un riparo in grotta in localit Montemerano nei pressi di una
villa abbandonata
::
, al quale si aggiungono i recenti contesti attestati sui
Monti dellUccellina
::
. Il caso senese deve essere ancora investigato; in
linea di massima propone similitudini con larea lucchese nella scelta della
grotta (vengono sfruttate cavit naturali) e la vicinanza dei rilievi amiati-
ni potrebbe fare sospettare la medesima finalit
:,
.
C - Insediamenti economici. La grande maggioranza delle ville indagate,
quando mostrano caratteri di lusso (concentrate soprattutto sulla costa
livornese e nelle isole dellarcipelago), sono attribuibili alle fasi di fonda-
zione o a ristrutturazioni avvenute tra II e III secolo; molto rare risultano
invece opere di monumentalizzazione avviate nel corso del IV e del V
secolo.
Le ville indagate quindi non si rivelano mai complessi ricchi ed elegan-
ti con segni di un chiaro investimento di risorse e sono scarsissimi i com-
plessi di maggior tenore. Quella di San Vincenzino (CecinaLI), oggetto
di una notevole ristrutturazione dal IV secolo, prima del definitivo abban-
dono verso la fine del secolo seguente, costituisce senza dubbio un caso a
:c
Quadro dinsieme in G. Ciampoltrini, P.Notini, P. Rendini, Materiali tardoantichi
ed altomedievali.
::
A. Carandini, F. Cambi (a cura di), Paesaggi dEtruria. Valle dellAlbegna, Valle dOro,
Valle del Chiarone, Valle del Tafone, Roma, :cc:, p.:o:.
::
E. Vaccaro, Loccupazione tardoantica delle grotte di Scoglietto e Spaccasasso nei
Monti dellUccellina (GR), in La preistoria nelle grotte del Parco Naturale della
Maremma, C. Capanna (a cura di), Atti del Museo di Storia Naturale della Maremma,
suppl.n::, Grosseto, :cc;, pp.::;-::.
:,
E. Galiberti et alii, Primi risultati delle ricerche al Riparo Cervini (Vivo dOrcia
prov. di Siena): scoperta di unindustria mesolitica, Rassegna di Archeologia, XIII
(:,,o), pp.:,,-:o.
La Toscana rurale del V secolo
,::
s stante. Identificata da antica tradizione come la villa di Decio Albino
Caecina, prefectus urbi nel : d.C., ricordata nel De Reditu da Rutilio
Namaziano, che vi era stato ospite durante il suo viaggio, la villa aveva
diversi ambienti residenziali dislocati intorno ad un atrio e a un peristilio,
un impianto termale, un giardino, un triclinio con ninfeo ed un quartie-
re deputato agli impianti produttivi e allo stoccaggio dei prodotti. Era
dotata di una monumentale cisterna sotterranea, che garantiva, attraverso
una grande camera rettangolare coperta da volta a botte, lapprovvigiona-
mento idrico dellintero complesso
:
.
:
Si vedano F. Donati et alii, Lo scavo della villa romana di S.Vincenzino presso
Cecina (Livorno). Rapporto :,o, :,;, :,, Rassegna di Archeologia, VIII (:,,),
pp.:o,-,,,; AA.VV., Guida Archeologica della Provincia di Livorno e dellArcipelago
Toscano, Provincia di Livorno-Nardini editore, :cc,, pp.,-:c: con bibliografia.
Marco Valenti
,:,
Fig. ,. Ricostruzione delle strutture indagate in Liguria a Luscignano e Savignone (1),
al Podere San Quirico (SI - 2), ad Orentano (LU - 3) (Elaborazione 3D Mirko
Peripimeno LIAAM Universit di Siena).
Un ulteriore caso che sembra particolare quello di Massarosa. Gli
interventi pi recenti hanno consentito di riconoscere nel nucleo di
ambienti visibili sulla collina della Pieve, alcuni spazi di una ricca villa
residenziale, sorta sulle sponde del lago in et augustea e successivamente
ristrutturata pi volte nel corso dei primi due secoli dellimpero. La resi-
denza appartenne alla famiglia senatoria dei Venulei, proprietari di terre-
ni e fabbriche di ceramica nel territorio pisano; ai suoi piedi, negli anni
Trenta del secolo scorso stato indagato un altro edificio, tradizionalmen-
te denominato La Villa, recentemente riconosciuto come probabile man-
sio. possibile che ledificio costituisse una mansio privata voluta dagli
stessi Venulei, per rendere preferibile il tracciato pedecollinare rispetto
alla viabilit costiera e celebrare contemporaneamente il prestigio della
famiglia. Nel corso del V secolo lintero complesso decade
:,
.
La tendenza generale riconosciuta dai casi scavati vede invece questi
complessi cambiare destinazione duso e talvolta funzionalit nelle crono-
logie pi tarde, attestando sia riusi a scopo insediativi-produttivo sia
destinazioni ad aree sepolcrali.
Nel caso della villa marittima di Torre Tagliata (Orbetello-GR) i rima-
neggiamenti del complesso hanno inizio sul finire dellet tardo antica.
Un edificio principale composto di tre ambienti con copertura a volta e
piano pavimentale in calce sub primi interventi tramite la creazione di
quattro vasche utilizzate nella lavorazione del pesce e di una canaletta. Si
tratta di attivit legate alla vita effettiva della villa marittima mentre la
ristrutturazione drastica del complesso ed un suo ridimensionamento si
verificarono a partire dai primi decenni del V secolo. Tre vasche forse gi
in disuso e larea circostante vennero livellate con spessi riempimenti di
terra e detriti edilizi (blocchetti lapidei, frammenti laterizi e decorazioni
marmoree). Restavano ancora funzionali la canaletta ed una vasca che,
attraverso unampia apertura praticata nella parte orientale, era messa in
comunicazione con lambiente voltato. Nellinsieme i tre ambienti coper-
ti si trasformarono quindi in una sorta di rifugio, con piani di calpestio in
battuto, allinterno del grande complesso in declino. Nella prima met del
V secolo inoltre lo spazio sfruttato si restrinse progressivamente e pochi
decenni dopo fu anchesso dismesso. La villa ospitava in questo periodo
:,
Si vedano G. Ciampoltrini, P. Notini, Massaciuccoli (Com.Massarosa, Lucca):
ricerche sullinsediamento post-classico nella villa romana, Archeologia Medievale,
XX (:,,,), pp.,,,-c;; G. Ciampoltrini, La villa di Massaciuccoli. Una proposta
di lettura, Rassegna di Archeologia, XV (:,,), pp.:c;-::.
La Toscana rurale del V secolo
,:
una piccola comunit insediatavisi per servizio di appoggio al cabotaggio
tirrenico e per sfruttare, pur in modo ridotto in confronto allet medio
imperiale, le risorse alieutiche della laguna
:o
.
La villa di Poggio del Molino (Piombino-LI) venne costruita agli inizi
del I secolo. Del lussuoso complesso, posto sul lato settentrionale del
Golfo di Baratti ed affacciato sul lago di Rimigliano dove forse si trovava
un approdo nota solo una porzione limitata, costituita dagli ambienti
che si sviluppano intorno ad un grande cortile centrale (quartiere di rap-
presentanza, quartiere destinato agli ospiti, settore termale, belvedere con
vasche e fontane, area scoperta a sud destinata ad attivit artigianali).
Negli anni intorno al :c il complesso sub una prima distruzione. Gli
ambienti, sebbene fatiscenti, vennero poi rioccupati, ma la vita si svolge-
va ora in piccoli vani poveramente edificati sui crolli del quartiere terma-
le o addirittura tra le rovine del quartiere di rappresentanza non pi rico-
struiti. Ci sono tracce di produzione di manufatti in ferro, probabilmente
destinato ad autoconsumo. Loccupazione prosegu sino alla fine del IV
secolo prima del parziale abbandono. Ancora alla met del V secolo una
sepoltura a fossa venne scavata nel crollo degli ambienti degli hospitalia,
tagliando i mosaici, mentre nel VII secolo le rovine della villa offrirono
rifugio occasionale a isolati gruppi umani (pastori o profughi durante la
conquista longobarda)
:;
.
La villa di Torraccia di Chiusi (S.Gimignano SI) ricevette un impian-
to monumentale delle strutture nella matura et imperiale; dalla met del
V secolo si osserva invece un periodo doccupazione parcellizzata del sito,
con defunzionalizzazione dei vani e destinazione probabile come ricovero
provvisorio per persone o animali (ne sono indizio i numerosi punti di
fuoco sparsi caoticamente per gli ambienti)
:
.
Sempre nel senese, a La Befa (Buonconvento), lo scavo della villa ha rive-
lato un contesto in uso tra met I-V secolo, che vide essenzialmente tre
:o
G. Ciampoltrini, P. Rendini, Linsediamento tardo antico nella villa Marittima di
Torre Tagliata (Orbetello, GR). Scavi :,-:,,, Archeologia Medievale, XVII (:,,c),
pp.o:,-o,:.
:;
Si vedano G.D. De Tommaso (a cura di), La villa romana di Poggio del Molino
(Piombino LI). Lo scavo e i materiali, Rassegna di Archeologia, XV (:,,), pp.::;-
,; AA.VV., Guida Archeologica della Provincia di Livorno pp.:,o-:,;.
:
M. Cavalieri et alii, San Gimignano (SI). Un progetto di studio per Torraccia di
Chiusi, localit Aiano. I nuovi dati parziali della II campagna di scavo, :cco,
Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, II (:cco), pp.:-,c.
Marco Valenti
,:,
fasi. Nella fase II, ascrivibile tra II e III secolo fu aggiunto a sinistra dei
vani del settore nord-orientale un ambiente absidato, con pavimento in
lastre fittili e con un basamento semicircolare sul lato breve contrapposto
allabside, sul quale forse poggiava una vasca. Lambiente conserva tracce
dintonaco dipinto di rosso e alla base delle pareti restano frammenti di
lastre di marmo policromo applicate sullintonaco per mezzo di tasselli.
Lambiente costituiva probabilmente il frigidarium di un impianto terma-
le, organizzato nellambiente nord-orientale della villa. Nella fase III (tra
fine del IV o inizi del V secolo) si realizzarono alcune ristrutturazioni di
scarsa entit, ma che sembrano indicare la dismissione dellimpianto ter-
male di poco precedenti allabbandono. Sia materiali pubblicati, sia la
ricognizione sul sito, evidenziano forme di riuso dopo labbandono, pro-
seguite sino al VI secolo sugli spazi nord-orientali
:,
.
Il complesso della villa romana Giglio Porto (Isola del Giglio-GR) col-
legata allapprodo portuale, passaggio obbligato sulle rotte di collegamen-
to del Mediterraneo occidentale, connotato anche da quartiere residenzia-
le e peschiera, fu ristrutturata nel II secolo e dopo un periodo di abbando-
no non meglio precisabile nella media et imperiale fu occupata in tutta
la sua estensione da una necropoli. A partire dal V fino al VII secolo i
ruderi e le macerie furono utilizzati per addossarvi tombe a fossa, alla cap-
puccina e dentro anfore, secondo la consueta associazione accertata nei
cimiteri costieri
,c
.
La villa di Giannutri (Isola del Giglio-GR) alla fine del I secolo fu sot-
toposta ad una totale ristrutturazione documentata da una serie di bolli su
mattone provenienti da Roma e zone limitrofe. Era una delle grandi ville
imperiali di otium, frequentata sino al IV secolo, quando fu abbandonata.
Numerose opere di riadattamento e recupero edilizio, di natura sommaria
ed imprecisa, mostrano una rioccupazione povera del sito dal V secolo,
accompagnata dalla destinazione di alcuni ambienti a necropoli attraver-
so tombe entro anforoni addossati alle pareti, negli ambienti pi meridio-
nali della villa in corrispondenza dellingresso
,:
.
Anche la villa posta lungo il fosso Cortigiano (GR), di fondazione tardo
repubblicana, si sviluppava su unarea di mezzo ettaro ed era dotata di
mosaici pavimentali. Fu abbandonata entro i primi decenni del V secolo e
:,
J.J. Dobbins, The Excavation of the Roman Villa at La Befa, Italy, (British
Archaeological Reports (BAR)), :,,.
,c
M.G. Celuzza (a cura di), Guida alla Maremma Antica, Siena, :,,,, pp.:,-:,.
,:
M.G. Celuzza (a cura di), Guida, pp. pp.:,:-:,,.
La Toscana rurale del V secolo
,:o
successivamente il sito venne riutilizzato a scopo funerario genericamente
tra V e inizio VII secolo, periodo durante il quale questarea rivela ancora
evidenze insediative a cui possa riferirsi il piccolo sepolcreto sulla villa
,:
.
Come anche nel caso della villa delle Grotte (PortoferraioLI) dove la
vita si concluse precocemente, alla fine del I secolo; pi di tre secoli dopo
una piccola comunit, occup le strutture in abbandono, riadattando le
parti in miglior stato di conservazione, seppellendo i propri morti in una
zona dei ruderi e ricevendo merci dai traffici mediterranei ancora attivi nel
V secolo
,,
.
D - Insediamenti legati alla viabilit. I grandi complessi tipo mansiones
mostrano anchessi una chiara decadenza nel corso del V secolo, perdendo
la loro vocazione economica e funzione originaria. Il caso di Torretta
Vecchia (Collesalvetti - LI) risulta abbastanza esemplificativo in tal senso.
Era un esteso complesso identificabile nella mansio Turrita lungo la Via
Aemilia Scauri segnalata dalla Tabula Peutingeriana. Ledificio fu caratte-
rizzato da almeno cinque fasi edilizie e frequentato fra il I secolo a.C. e la
met del VI secolo. Una serie di ristrutturazioni portarono ad una sua
monumentalizzazione in et severiana; un ulteriore ampliamento struttu-
rale ed una ristrutturazione di alcuni ambienti si collocano in et costan-
tiniana con dimensioni che raggiunsero i ,.ccc mq. Tra la fine del IV e
gli inizi del V secolo una parte delledificio principale sembra essere stata
in condizioni rovinose; nella parte occidentale ledificio termale con pavi-
menti mosaicati venne destinato ad attivit di fabbro che sfruttava i forni
dei calidari per fondere anche parti metalliche recuperate dalla dismissio-
ne delledificio; nella zona orientale, prossima alla strada, furono invece
impiantate delle abitazioni ed anche qui sono presenti tracce di attivit
produttive. Lintero abitato decadde definitivamente intorno alla met del
VI secolo
,
.
,:
Si veda E. Vaccaro, Dinamiche insediative e gestione del territorio tra tarda et repubbli-
cana e tarda antichit nella Toscana meridionale: il campione di quattro valli fluviali (valle
dellAlma, media e bassa valle del Bruna, bassa valle dellOmbrone, valle dellOsa),
Universit degli Studi di Siena. Dottorato di ricerca in storia e archeologia del
medioevo, Istituzioni e Archivi, Sezione di Archeologia Medievale, XIX ciclo,
a.a.:cc;-:cc.
,,
S. Casaburo, Elba romana: la villa delle Grotte, Torino, :,,;.
,
L. Palermo, La Villa mansio di Turrita. Larea archeologica di Collesalvetti, Livorno
:cc;.
Marco Valenti
,:;
Allo stesso modo, seppur con esiti ancor pi poveri, lo scavo effettuato
a Torrita (SI) ha evidenziato in localit Pantani-Le Gore un grande com-
plesso fondato negli ultimi decenni del I secolo a.C. Era costituito da un
grande edificio con porticato interno e due piani. La struttura venne risi-
stemata, senza alterare la planimetria originaria, nel I secolo d.C. e rima-
ne in uso fino agli inizi del II secolo. Si tratta di una mansio, con un edi-
ficio simile ad un caravanserraglio in cui i viaggiatori e gli animali da tra-
sporto potevano trovare accoglienza. Nel corso del I secolo d.C. il primo
edificio fu affiancato, ad est, da un abitato in cui sono presenti molti punti
di fuoco, forse officine per il raffinamento del minerale ferroso e forge. Un
abbandono si verific tra la fine del II secolo e gli inizi del III secolo,
periodo in cui la frequentazione del villaggio pu essere stata soltanto epi-
sodica. Nei secoli III e IV le strutture sembrano abbandonate; la presenza
di monete suggerisce la possibilit che il luogo abbia mantenuto una sua
funzione commerciale con mercati stagionali o fiere in cui si svolgeva un
piccolo commercio locale di prodotti artigianali e agricoli. Nel V secolo si
registra la rioccupazione di parte delle strutture; vennero riedificate le abi-
tazioni esterne, due delle quali pavimentate con tegole di recupero.
Ledificio principale fu rioccupato solo in parte; agli ambienti nellangolo
nord ovest si aggiunsero altri vani ricavati negli spazi porticati ora chiusi
e parcellizzati, operazione che sembra iniziata gi precedentemente, fra la
fine II e linizio del III secolo. Le strutture abbandonate vennero utilizza-
te come cava di materiale da costruzione. Con la costituzione del villaggio
venne allestito anche un piazzale formato da una massicciata composta da
materiale edilizio e domestico di recupero, sul quale vi traccia di deboli
strutture lignee, forse tettoie, ipoteticamente destinate ad un commercio
nuovamente stabile. Il tenore degli scambi appare sempre pi legato a
mercati locali o regionali
,,
.
Il caso di Vignale (LI), pur solo inizialmente indagato, rivela forse una
mansio molto estesa, caratterizzata da edifici di grandi dimensioni ed unarea
produttiva con fornaci per laterizi e anfore. Pur nellincertezza sullevoluzio-
ne e sulle trasformazioni cui fu soggetto, Vignale tra V e VI secolo divenne
un villaggio costituito da abitazioni che riusavano le strutture antiche e da
capanne. A epoca tardoantica o altomedievale sembra anche risalire unarea
cimiteriale, che insisteva in parte sulle strutture della fase romana
,o
.
,,
C. Mascione, Alle origini di Torrita di Siena. Un villaggio romano e tardoantico. Guida
breve alla mostra archeologica, Torrita di Siena, : giugno : settembre :ccc,
Sinalunga
La Toscana rurale del V secolo
,:
E - Strutture commerciali. Si tratta di grosse realt insediativo-commercia-
li ed in collegamento con i centri urbani ancora vivaci presenti nella parte
settentrionale della regione. Sono quindi attestati degli scali portuali emi-
nentemente legati a Pisa, il cui successo si deve soprattutto al legame con
le citt dellentroterra e alleconomia bizantina, che gli attribuiva un
importante ruolo di centro di distribuzione statale; ed ancora luoghi di
mercato, posti su viabilit ancora ben frequentate, che in particolare nel
Valdarno, dovevano fungere da centri intermedi di smercio.
Alla prima categoria si riconnettono una pluralit di porti e di approdi
localizzati lungo la costa e le sue principali vie dacqua. Due sono in corso
di scavo: Vada Volterrana ed il Portus Pisanus.
Vada Volterrana (San Gaetano di Vada-LI), posto in una zona di grande
popolamento nella valle del Cecina, fu edificato alla fine del I secolo. I dati
stratigrafici e la cronologia dei materiali rinvenuti documentano ristrut-
turazioni (ampliamenti, cambio duso di ambienti, ripavimentazioni)
effettuate sia nella media et imperiale, sia nel tardoantico, dopo una fase
di decadenza e parziale abbandono dellarea, durante la quale numerose
sepolture di adulti e bambini in anfore occuparono parte delle strutture.
Il complesso mostra una ripresa e ristrutturazioni nel corso del IV secolo
ed ancora nel V secolo era ben inserito nelle dinamiche commerciali medi-
terranee, confluendovi anche i prodotti locali destinati alla commercializ-
zazione transmarina, gestendo impianti per la produzione del sale.
Entr in crisi nel corso del VI secolo; parte degli edifici subirono in que-
sta fase di destrutturazione dei rifacimenti e dei cambi duso. Attivit
metallurgiche sono attestate in una cella degli horrea ed in un vano della
schola; nel portico di questo edificio sono state identificate anche buche di
palo per capanne. Nellarea delle piccole terme e degli horrea, a partire dal
VI secolo venne impiantata anche una necropoli; le attivit commerciali
sembrano continuare almeno sino questi decenni, ma il complesso insedia-
tivo non pare proponibile come un eventuale centro con funzioni direzio-
nali sul territorio
,;
.
,o
E. Giorgi et alii, Piombino (LI). Linsediamento romano e tardoantico del
Vignale: la campagna di scavo :cco, Notiziario della Soprintendenza per i Beni
Archeologici della Toscana, II (:cco), pp.:o-:oo.
,;
Su Vada si veda per ultimo (con bibliografia), M. Pasquinucci, S. Menchelli,
Rosignano Marittimo (LI). Localit S. Gaetano di Vada: scavi e ricerche a Vada
Volaterrana, Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, II
(:cco), pp.,,-,,.
Marco Valenti
,:,
Le campagne di scavo condotte dal :cc al :cco a Portus Pisanus hanno
permesso di verificare luso dellarea a partire dal V secolo a.C.; in et
repubblicana furono costruite palificazioni e pietre sbozzate, destinate
forse allormeggio delle imbarcazioni nellarea antistante la spiaggia,
mentre tra IV e prima met V secolo si data una necropoli posta sopra alla
Gronda dei Lupi, pertinente allinsediamento portuale. Le indagini del
:cco hanno infine permesso di portare alla luce strutture murarie perti-
nenti agli edifici che facevano parte dellabitato adiacente al porto roma-
no; i materiali rinvenuti mostrano il suo inserimento nelle principali rotte
mediterranee, gestendo le importanti attivit di import ed export di Pisa
e del suo retroterra per produzione agricole e manifatturiere
,
.
Alla seconda categoria appartengo i contesti riconosciuti ad Empoli e
San Genesio, collocati in una zona, come la valle dellArno tra Pisa e
Firenze, caratterizzata da importanti direttrici stradali: la via Aurelia sulla
costa, lEmilia Scauri che collegava Roma a Luni sino alla Gallia, la Luca
Pisas e la Quinctia, la via Cassia in collegamento tra Roma, Firenze e
lEmilia. Arterie per le quali la Tabula Peutingeriana indica almeno tre
mansiones e che videro nascere una serie di centri economici e di scambio.
Empoli ebbe il suo sviluppo in polo commerciale grazie alla sua collo-
cazione su viabilit terrestre e fluviale cio la via Quinctia e lArno.
Larcheologia rivela un abitato che ebbe continuit di vita almeno fino al
V secolo. Gli scavi attestano un marcato sviluppo edilizio dellinsedia-
mento verso il I secolo d.C., articolandosi in edifici in pietra spesso mosai-
cati ed una lunga frequentazione soprattutto per quelle aree a connotazio-
ne manifatturiera collegate alla fabbricazione delle cosiddette anfore di
Empoli. Con la fine del IV ed il V secolo linsediamento ebbe una crisi
repentina
,,
.
San Genesio sembra anchesso inserirsi sulla scia di Empoli. Gli scavi
rivelano che nella media et imperiale era inserito in una vasta rete di traf-
fici marittimi collegata alla Spagna, alla Gallia, allAfrica e dal V secolo
anche alla parte orientale dellImpero. DallAfrica arrivano anche anfore
,
Su Portus Pisanus si veda per ultimo (con bibliografia), M. Pasquinucci et alii,
Livorno. Ricerche archeologiche a Portus Pisanus: la campagna :cco, Notiziario
della Soprintendenza per i Beni Archeologici della Toscana, II (:cco), pp.:-:;.
,,
Si vedano A. Rastrelli Lo scavo nella Piazza della Propositura di Empoli,
Milliarium, : (:cc:), pp. :-;;W. Maiuri, La citt, il territorio, il porto: Empoli in
et romana, Milliarium, o (:cco), pp. ,;-,,; A. Papanti, Uno studio sulla mone-
tazione dello scavo Pratesi di Empoli, Milliarium, o (:cco), pp. c-,.
La Toscana rurale del V secolo
,:c
per il trasporto dellolio e della conserva di pesce, fino ai pi tardi spathe-
ia. Le anfore africane affiancarono e sostituirono, nel corso dellet impe-
riale, quelle galliche e spagnole, oltre che i contenitori vinari di produzio-
ne regionale, le cosiddette anfore di Empoli. Con la tarda antichit il qua-
dro delle stoviglie da mensa si arricchisce poi di prodotti di origine regio-
nale, ingobbiati di rosso e con colature rosse, mentre in cucina si utilizza-
vano stoviglie di produzione locale, oltre ad alcune casseruole e tegami
importati dallarea tunisina. Proprio a partire dal V secolo abbiamo atte-
stati anche alcuni esemplari di scodelle (sigillata focese) e anfore di area
orientale, che, insieme a qualche esemplare di produzione narbonese
(sigillata arancione-grigia), timidamente arricchiscono il quadro delle
importazioni dai paesi che si affacciano sul Mediterraneo.
Particolarmente cospicuo poi il numero di monete rinvenute che si
datano dalla fine dellet repubblicana fino al VII secolo. Ma se i reperti
non sembrano indicare una cesura nella frequentazione delle strutture
romane, lo scavo ha mostrato come a partire dal V secolo una parte del
nucleo insediativo romano inizi ad essere abbandonato per far posto ad
una grande necropoli di tombe a cappuccina
c
.
Le trasformazioni
Il quadro generale mostra segni di contrazione demografica costanti
durante la tarda antichit, in contrasto con gli elevati livelli di densit
insediativa raggiunti nella prima et imperiale. Le campagne andarono
soggette ad una progressiva crisi di popolamento, con notevoli cambia-
menti nelle trame degli insediamenti e nelle economie seppur, come ho
gi anticipato, con differenze subregionali.
La tendenza predominante dal III secolo a tutto il V secolo la rarefa-
zione progressiva degli insediamenti, un generale impoverimento delle
strutture e unaltrettanto progressiva riduzione degli scambi commerciali
con andamento differenziato da zona a zona. Una decisa selezione, accen-
tuatasi proprio nel V secolo, alla quale consegu un grande allargamento
degli spazi territoriali disabitati
:
.
c
Su S.Genesio, per ultimo (con bibliografia) F. Cantini (a cura di), Con gli occhi del
pellegrino. Il borgo di San Genesio: archeologia lungo la via Francigena, Firenze :cc;.
:
Sino al III secolo, ben evidenziati da una presenza media di :,:; siti per kmq; tra
la met e la fine del V secolo mediamente : sito per kmq. Si veda al riguardo M.
Valenti, Linsediamento altomedievale.
Marco Valenti
,::
La Toscana rurale del V secolo
,::
Fig. . Territori provinciali di Siena e Grosseto: rinvenimenti
di I-III secolo.
Fig. ,. Territori provinciali di Siena e Grosseto: rinvenimenti di
IV-V secolo.
La diminuzione delle componenti insediative non corrispose alla con-
centrazione di propriet pi o meno estese, collegate ad un numero ristret-
to di contesti produttivi ed amministrativi caratterizzati da un alto teno-
re di vita. Ovvero, non pare riconoscersi il vantaggio economico che una
ristretta cerchia di proprietari trassero dal naufragio finanziario di una
vasta fascia di piccoli imprenditori proletarizzatisi in pochi decenni. Si
documentano pochissime tracce di aristocrazie arricchitesi, che investiro-
no nello sfruttamento delle propriet fondiarie ed elargirono donazioni ad
istituzioni religiose come manifestazione di potere e ricchezza; sembrano
poi del tutto assenti imprese di ampliamento e monumentalizzazione
delle proprie abitazioni.
Ed anche quando sono rintracciabili, osserviamo che il V secolo segna
generalmente la crisi di queste strutture. Due casi livornesi in particolare
sottolineano con chiarezza il fenomeno. La villa di San Vincenzino
(CecinaLI), forse lunica eccezione certa nel quadro di un investimento
assente per quanto riguarda le residenze; fu cos oggetto di una notevole
ristrutturazione dal IV secolo pur non raggiungendo i livelli di altri esem-
pi italiani, prima del definitivo abbandono nel V secolo. Ad essa si pu
forse affiancare laltro caso gi descritto di Torretta Vecchia
Marco Valenti
,:,
Fig. o. Territori provinciali di Siena e Grosseto: rinvenimenti
di VI secolo.
(CollesalvettiLI) dove tra la fine del IV e gli inizi del V secolo una parte
delledificio principale versava per gi in condizioni rovinose.
Larcheologia non rivela infatti la presenza di organismi come, citando
casualmente alcuni tra i pi noti, le ville meridionali di S.Giovanni di
Ruoti (PZ), di Faragola (Ascoli Satriano FG), del Casale (CL), di Patti
(ME) e di Noto (SR), oppure quelle settentrionali di Palazzo Pignano
(CR), Sirmione - Grotte di Catullo (BS) o del Varignano alle Grazie (SP)
:
.
La recessione del popolamento iniziata intorno al III secolo ed acuitasi a
partire dal IV secolo, di proporzioni sensibili, rappresent quindi una
decisa cesura nella rete insediativa e nella distribuzione della propriet.
Sopravvivessero in particolare un numero limitato di insediamenti forse
interpretabili come villaggi e soprattutto come medio-grandi aziende
spesso trasformate nei loro caratteri originari.
Interessante ricorrere a numeri per capire il processo realizzatosi. Per
esempio, le ville rintracciate nei territori provinciali di Siena e Grosseto,
su :.,;, kmq campionati nelle ricognizioni, ammontano in totale a :;,
mentre quelle con tracce di frequentazione (ma in che forma? La ricogni-
zione di superficie infatti non lo rivela) sino alla fine del V-inizi VI seco-
lo sono solo :. Proiettando tali cifre sui ::.,,c kmq della regione possia-
mo ipotizzare un potenziale ideale di .,oc ville (che si dividevano in
media e potenzialmente poco pi di ,, kmq) diminuite sino a raggiun-
gere un numero pari a ; complessi, in media : per ; kmq circa, nelle
cronologie pi tarde.
Il dato archeologico regionale rivela poi per il V secolo che su un totale
di circa :c: contesti riconosciuti come ville solo il o% rimase in uso (;
casi), il c% fu abbandonato (: casi), il :% (: casi) fu chiaro oggetto di
riusi. Riguardo questultimo punto credo ci sia una considerazione impor-
tante, cio valutare bene lentit dei riusi e quindi domandarsi quante
strutture identificate durante le ricognizioni, se scavate, mostrino in real-
t contesti gi modificati come, del resto, attestano quasi tutti i casi inda-
gati stratigraficamente. Il mio sospetto pi che motivato verso una tra-
sformazione dei complessi che, in attesa di verifiche dirette, non pu esse-
re appurato nella sua portata, ma probabilmente di dimensioni molto
maggiori di quanto si possa supporre.
Il riequilibrio delle aziende si dovette infatti coniugare a strategie pro-
duttive incentrate sullo sfruttamento pi intenso di un minor numero di
propriet, talvolta ingrandite (ma di quanto non dato sapere), su orga-
:
Faccio ancora riferimento per descrizioni e bibliografia alla sintesi C. Sfameni, Ville
residenziali.
La Toscana rurale del V secolo
,:
nismi produttivi che avevano cambiato la loro connotazione strutturale ed
economica di base (cio trasformazioni di tipo produttivo di ville e fat-
torie; si pensi ai casi del nord Italia come esempio), alla crescita delle aree
incolte e vegetazionali.
possibile pensare a zone di pi intenso sfruttamento nelle diverse
forme elencate, contrapposte a zone incolte o riconquistate dalla vegeta-
zione. Tentando ancora il ricorso ai numeri, per avere unidea generale sul
significato delloccupazione del suolo, osserviamo una media regionale,
seppur falsata, di : villa per circa , kmq; si tratta di distanze enormi ed
il tentativo di immaginare un territorio agrario ripartito in cos ampi
poligoni di propriet sarebbe senza dubbio alcuno fasullo e marchiana-
mente fuorviante. Bisogna allora pensare, come del resto materializzano i
dati distributivi disponibili, a zone connotate dalla presenza pi concentra-
ta di organismi produttivi (essenzialmente le fasce costiere ed i loro entro-
terra del livornese, del pisano e del grossetano) divise da ampie fasce terri-
toriali prive di popolamento se non in forme marginali ed occasionali.
Sono inoltre le stesse caratteristiche ed estensione mostrati dai contesti
scavati che inducono a scartare senza dubbio lipotesi della formazione, nel
V secolo, di sconfinati latifondi e di ville monumentali sintomo di ricchez-
za e potere. Anche le ville vissute sino al III-IV secolo, non mostrano nella
loro quasi totalit, di aver mai avuto tali caratteristiche od ergersi al ruolo
di central place di un vasto agro. Sia nei casi di complessi rurali sia nei casi
di complessi costieri e marittimi con destinazione anche a villa di otium.
Prendiamo il caso di Settefinestre, contesto produttivo vissuto sino agli
inizi del III secolo. La villa era articolata in edifici estesi per pi di pi di
: ettari di superficie, al centro di una propriet della dimensione presumi-
bile di ::, ettari di terra coltivata e altrettanti di bosco e pascolo; quindi
poteva contare, se le ipotesi degli scavatori sono giuste, su un territorio
produttivo di circa :,, kmq. Aveva una lussuosa parte abitativa dotata di
portici e giardini, adiacente agli impianti per la produzione dellolio e del
vino; i forni di anfore trovati nel territorio e i relitti navali nel
Mediterraneo, testimoniano come il vino di queste zone fosse largamente
esportato. Nel periodo dal :cc al :cc d.C. la villa fu riconvertita alla col-
tivazione dei cereali integrata dallallevamento di maiali
,
.
Contemporaneamente si sviluppano sulla costa ricche ville, spesso di
propriet imperiale, munite di approdo privato (come nel caso della villa
in localit Santa Francesca di Talamone), o che riutilizzavano precedenti
,
A. Carandini (a cura), Settefinestre: una villa schiavistica nellEtruria romana, Modena
Marco Valenti
,:,
strutture portuali, come nel caso della grande villa in localit la Tagliata
che si sovrappone ai resti del Portus Cosanus. Oppure la villa di Giannutri
di propriet dei Domizi Enobarbi, cos come una serie di altre ville marit-
time disposte lungo la costa Toscana tra lArgentario e lAlbegna, ivi com-
presa lisola del Giglio; ville che si trovavano lungo la rotta seguita dalle
navi di questa gens senatoria legata al mondo delle imprese marittime, per
lesportazione in Gallia dei propri prodotti, soprattutto vino. Gi alla fine
del I secolo d.C., la villa di Giannutri fu sottoposta ad una totale ristrut-
turazione e pur rappresentando una delle grandi ville imperiali di otium,
fu abbandonata nel IV secolo.
Nel complesso la ricollocazione dei centri gestionali, se in alcune zone
italiane produsse dei segni di ripresa, in Toscana fu in realt di basso pro-
filo, con una criticit significativa alla fine del V secolo e un deteriora-
mento economico in accelerazione gi da prima. Deterioramento che si
osserva anche in quelle aree dove, nel complesso, essendo presenti ancora
centri di scambio e di mercato in rapporto con le citt, dei quali parler
pi avanti, la crisi pare essere stata di minor portata.
Cos, focalizzando la nostra attenzione su alcune zone ben indagate, nel
senese (Chianti, Val dElsa e Val di Merse, Valdorcia), fra grossetano e
livornese (nelle valli fluviali dellAlma, del Bruna, la bassa valle
dellOmbrone, lAger Cosanus-Valle dellAlbegna), in gran parte della
lucchesia (Versilia e bassa Valle del Serchio) attestata una prima crisi
delle strutture rurali intorno al III-IV secolo, alla quale consegu una sta-
bilizzazione delle aziende superstiti, talvolta una loro trasformazione, nei
due secoli successivi. Lintera organizzazione produttiva entr in collasso a
partire dalla fine del V secolo, decenni che segnano unulteriore e radica-
le selezione della rete insediativa rurale, con il sistema delle ville entrato
in fase terminale

.
Alla stessa maniera nella valle dellOsa e nella bassa valle dellOmbrone
dal V secolo si rileva una crescente diminuzione del numero di ville in
grado di garantire una gestione organica ed efficace degli spazi agrari e
delle risorse del territorio, affiancata alla costituzione di poveri villaggi e
di alcuni insediamenti in grotta che, sotto il profilo dellincidenza demi-
ca, non bilanciavano il numero anche qui elevato di siti abbandonati nel
corso del medio impero. La maggior parte delle ville identificate in que-
sta zona si qualifica per il carattere rustico piuttosto che per quello resi-
denziale Anche alcune delle ville pi grandi riconosciute nellagro rosel-

In particolare si veda al riguardo M. Valenti, Linsediamento altomedievale.


La Toscana rurale del V secolo
,:o
lano nelle localit di San Martino presso Sterpeto e di Casette di Mota,
rispettivamente estese su superfici di : ettari e di mezzo ettaro, furono
probabilmente fondate in et tardorepubblicana e pur avendo una lunga
continuit di vita, non sembrano rivelare fasi di ampliamento tra la media
e la tarda et imperiale
,
.
Questa tendenza generale investe anche le zone settentrionali della
regione che, sappiamo, godere di condizioni economiche migliori e carat-
terizzate da citt ancora vitali. Nellalta valle dellArno, tra Pisa e Firenze,
le fattorie e le ville attestate fino a oggi, mostrano una flessione del popo-
lamento nel corso della seconda met del II-III secolo; crisi meno eviden-
te mano a mano che ci si avvicina alla costa e alla citt di Pisa, dove i siti
sopravvissero perlomeno fino al V secolo. La grande propriet di et tardo
antica sembra quasi del tutto assente, se si esclude lunico caso della villa
di Capraia e Limite forse appartenuta allaristocratico Vettio Agorio
Pretestato, vissuto nel IV secolo e frequentata, secondo i materiali rinve-
nuti tra III-V secolo
o
. Si nota comunque una decisa tendenza allo spopo-
lamento; la zona di Coltano nel pisano meridionale e di Vecchiano in quel-
lo settentrionale, dopo lesplosione del popolamento tra I-II secolo videro
una significativa e sensibile diminuzione di aziende nel V secolo
;
; nel-
,
Si veda E. Vaccaro, Dinamiche insediative e gestione del territorio.
o
Come mi ha illustrato Cantini (che ringrazio), questo contesto non fu oggetto di
uno scavo stratigrafico, bens di una ripulitura effettuata nel :,, dopo che dei lavo-
ri per la realizzazione di un frutteto, avevano fatto emergere i resti di un di una gran-
de villa. La ripulitura mostr due ambienti paralleli, una piccola struttura absidata
che aveva chiaramente la funzione di vasca (forse il laconicum della villa), un pavimen-
to a mosaico policromo e tubuli da riscaldamento. Allinterno della vasca, unepigra-
fe di tipo celebrativo era posta a fermare la parte terminale di una fistula di piombo.
Il personaggio a cui si riferisce lepigrafe potrebbe essere quel Vettio Agorio
Pretestato che prima del ,o: fu governatore provinciale in Tuscia et Umbria. Fu lea-
der pagano e uno dei grandi protagonisti della vita culturale e politica del IV secolo.
Mor come consul disignatus verso la fine del , d.C., ricevette straordinari onori
postumi, pubblici e privati. Il senato gli decret la costruzione ed esposizione pub-
blica di statue. Se lidentificazione giusta, il reimpiego dellepigrafe potrebbe esse-
re di V secolo inoltrato. Si veda comunque F. Berti, G. Cecconi, Vettio Agorio pre-
testato in unepigrafe inedita del Valdarno, Ostraka, o.: (:,,;), pp.::-::.
;
Per Coltano si veda R. Mazzanti et alii, Terre e Paludi. Reperti documenti immagini per
la storia di Coltano, Pontedera, :,o. Per Vecchiano si veda O. Banti et alii (a cura di),
Il fiume, la campagna, il mare. Reperti, documenti, immagini per la storia di Vecchiano,
Pontedera :,,:.
Marco Valenti
,:;
larea di Pontedera, soggetta al medesimo incremento, dopo la met del
III secolo la rete insediativa risulta in grande crisi e solo pochi contesti
sopravvivono in terreni ormai impaludati

; nel bientinese, dopo una


espansione seppur limitata bench in controtendenza, tra III e IV secolo,
ogni forma insediativa decader con il V secolo
,
.
La Toscana era quindi un territorio in stato di recessione, con zone anco-
ra produttive sebbene differenziate tra loro nelle modalit di gestione e
nel tipo di economia e ampie estensioni di territorio nelle quali non esi-
steva traccia di popolamento oppure dove si ponevano quelle che
Ciampoltrini ha definito aree di vita
,c
, cio insediamenti molto livella-
ti verso il basso: quei complessi di insediamento agglomerato, talvolta in
riuso e sovrapposizione di strutture dimesse, composti di capanne o case
in terra oppure abitati in grotta. Le fonti archeologiche concordano senza
dubbio con quelle documentarie
,:
.
Due diverse Toscane
Ho gi osservato in precedenza, parlando della distribuzione delle ville
e delle vicende ad esse relative (abbandoni, riusi o continuit), della con-
centrazione di tali organismi soprattutto nella fascia settentrionale e, pur
limitatamente, nella parte meridionale intorno a Roselle (GR).

M. Pasquinucci et alii, Il territorio circostante Pontedera nellantichit, in


Pontedera. Archeologia, Storia ed Arte, P. Morelli (a cura di) Pisa, :,,, pp. :,-,:.
,
M. Pasquinucci, Il popolamento dallet del ferro al tardo antico, in, La pianu-
ra di Pisa e i rilievi contermini. La natura e la storia, R. Mazzanti (a cura di), Citt di
Castello, :cc,, pp.:,-:c.
,c
G. Ciampoltrini, E. Abela, Castelfranco di Sotto. Archeologia delle origini, Lucca, :cc,,
pp. o-,:.
,:
Ho gi ricordato altre volte come la Toscana dalla met del IV secolo venne pi
volte esonerata dalla corresponsione degli oneri fiscali e nel o; Sidonio Apollinare
descriveva allamico Heronius la pestilens regio Tuscorum spiriti aeris venenatis fla-
tibus inebriato et modo calores alternante, modo frigora priva dacqua potabile e
infestata dalla malaria; ancora dalla met del V secolo fu a pi riprese ricordata insie-
me alla Aemilia come una delle provincie desolate e spopolate. Le stesse lettere papa-
li descrivevano un periodo molto problematico. Gelasio I sottolineava la scarsa demo-
grafia, lesiguit numerica e linsicurezza delle fondazioni ecclesiatiche dipendenti
dai vescovi; Gregorio Magno poneva invece laccento sullassenza di vescovi, preti e
chierici, sul basso numero di chiese battesimali, sulla vacanza delle sedi vescovili,
sulle numerose chiese in rovina, crollate o incendiate.
Sullincidenza delle malattie, in ottica di una loro valutazione tra le diverse cause di
La Toscana rurale del V secolo
,:
Il rosellano rivela ancora i segnali di una minima complessit. Sui terre-
ni prossimi alla citt dovettero sopravvivere quelle che sembrano essere
state tre estese ville per il V secolo (Aiali, San Martino di Sterpeto e
Casette di Mota), pur non disponendo di dati di scavo utili a identificar-
ne la forma e la scala delloccupazione; sono poi attestati piccoli villaggi e
installazioni su edifici precedentemente abbandonati; inoltre le sponde
del lago Prile (con la sopravvivenza di alcune piccole fattorie), la viabilit
(via Aurelia Vetus) e la foce dellOmbrone forse continuavano in parte a
caratterizzare la circolazione e gli scambi di merci.
Non dobbiamo pensare a situazioni insediative e market places come per
larea di influenza pisana; siamo di fronte in realt ad una situazione di ben
pi basso tenore ed abbastanza critica; qui si riconoscono infatti una serie
di nuclei insediativi, per esempio la mansio di Hasta, con continuit di vita
fino allintero V secolo sebbene accompagnati da evidenti segni di destrut-
turazione; oppure nei Monti dellUccellina dove forme di abitato in grotta
fecero fronte allabbandono di contesti della prima et imperiale sia com-
merciali sia rurali. Lo scalo portuale di Scoglietto era uno di questi; ormai
decaduto, dal V secolo avanzato vide sopravvivere alcune attivit in una
grotta a ,cc m di distanza, forse finalizzata alla pesca e in appoggio per il
cabotaggio tirrenico
,:
. Sono comunque fattibili anche altre interpretazioni
come la non lontana grotta di Spaccasasso, frequentata stabilmente per lo
sfruttamento delle risorse del bosco, lascia intravedere
,,
.
un calo demografico che di fatto investe lintera Diocesi Italiciana, riporto alcune
stime, ancora inedite, di Frank Salvadori sulle restituzioni archeozoologiche di V e
VI secolo; il ricercatore nota la presenza di indicatori animali che attestano lesisten-
za di epidemie come la peste. La capillare presenza di ratti (ospite del parassita
Xenopsylla cheopis, al quale si deve la diffusione dellepidemia) nei depositi archeo-
logici di et tardoantica, sia rurali che urbani, italiani ed europei, sembrerebbe impu-
tabile proprio alla propagazione della malattia, la quale deve quindi essere valutata
con maggior attenzione ai fini della ricostruzione dei processi di trasformazione del
mondo antico in quello medievale; soprattutto se investe una societ in termini di
crollo demografico, di cui la rarefazione dellinsediamento appare una delle tante
manifestazioni, e se lascia tracce materiali come la presenza di tali roditori.
,:
E. Vaccaro, Loccupazione tardoantica delle grotte di Scoglietto e Spaccasasso.
,,
La caverna di Scoglietto, sulla linea di costa di et romana, restituisce merci dim-
portazione (sigillate ed anfore africane) sia ceramiche locali sia un gruzzolo di oo
monete inquadrabili tra met III ed inizio V secolo accompagnato a due pesi mone-
tali in bronzo equivalenti rispettivamente al valore ponderale del solidus aureus e
forse a quello del tremissis. Apparentemente, quindi, come ricorda Vaccaro, la pre-
Marco Valenti
,:,
Una forma quindi di semplificazione della societ e delleconomia rura-
le, apparentemente ancora intorno ad un nucleo di riferimento che mante-
neva caratteri urbani, seppur con difficolt, bench nel complesso non riu-
scisse ad avere un rapporto organico e di completa interazione con le pro-
prie campagne. Se da un lato Vetulonia perse progressivamente le funzioni
urbane nella media et imperiale, dallaltro Roselle, per quanto interessata
durante la tarda antichit da un processo di trasformazione e disgregazione
del tessuto urbanistico, pare aver conservato un qualche ruolo tipo central
place tra la valle dellAlma e quella dellOmbrone e di sede dellautorit
vescovile. Non da escludersi che Roselle possa aver rappresentato la resi-
denza di unlite locale inurbata che affidava le proprie terre a piccole fat-
torie e coloni ed affittuari residenti nei villaggi; lite di cui per si ha chia-
ra traccia solo con la met VII secolo, quando una necropoli con inumati
provvisti di corredo si installa a fianco della chiesa cattedrale.
In pratica la situazione rosellana pu essere letta come una sorta di esito
intermedio tra le citt fortemente in crisi e la conseguente destrutturazio-
ne progressiva dei loro territori e quelle citt toscane settentrionali anco-
ra in un ruolo maggiormente integrato con gli entroterra ed in particola-
re con la fascia costiera.
Solo nella Valle dellArno, pur con momenti di crisi pi accentuata nelle
campagne piuttosto che nelle citt e con manifestazioni differenti nelle aree
pi vicine ai centri urbani e alle vie di comunicazione, si intravede una vita-
lit maggiore fino al V secolo. Pur essendo quasi del tutto assente la gran-
de propriet di et tardo antica, con pochissime eccezioni quasi trascurabi-
li, questa vitalit si manifest comunque in modi diversi. Nelle campagne
ebbero maggiori aspettative alcuni siti che si collocavano lungo le arterie
senza rilevante di ceramiche di importazione transmarina, lattestazione di circolan-
te bronzeo tardoromano e quella dei due pesi monetali sembrerebbero convergere nel
definire non solo un contesto legato ai flussi commerciali marittimi, ma forse un cen-
tro secondario, in relazione al vicino approdo di Scoglietto, funzionale allo smista-
mento e alla redistribuzione verso lentroterra delle merci transmarine che giungeva-
no in questarea ancora tra tardo V e met VI secolo d.C.. In realt, viste le caratte-
ristiche della cavit, constatata anche la tendenza al ricorso alle grotte a fronte di
desertazione delle superfici precedentemente occupate e alla fin fine leterogeneit dei
materiali, si trae lidea di un rifugio o un nascondiglio in un momento di emergen-
za se non addirittura di bottino trafugato. Per il sito si veda anche M. De Benetti, I
reperti numismatici dalla grotta dello Scoglietto (Alberese-Grosseto), in La preisto-
ria nelle grotte del Parco Naturale della Maremma, C. Capanna (a cura di), Atti del
Museo di Storia Naturale della Maremma, suppl.n::, Grosseto, :cc;, pp.,,-::o.
La Toscana rurale del V secolo
,,c
stradali e fluviali in collegamento dei due poli urbani, siano stati essi fatto-
rie, mansiones o vici. Nelle aree pi lontane da Pisa, Firenze e dai nodi della
viabilit e lungo gli affluenti dellArno, il quadro del popolamento sembra
invece essere gi in crisi tra fine II e III secolo, con zone di insediamento che
divennero, nel IV e nel V secolo, rarefatte e poco palpabili.
I centri vincenti, o che ressero allimpatto della crisi, si ponevano dun-
que in un rapporto ancora vivo con Fiesole-Firenze, Pisa e per certi aspet-
ti anche con Lucca. Queste citt, pur investite dai generalizzati processi di
destrutturazione urbana, continuavano comunque a rappresentare centri-
consumatori e detenere relazioni con una parte del territorio, forse e
soprattutto per il loro ruolo di centri militari strategici.
Marco Valenti
,,:
Fig. ;. Toscana; citt (evidenziati i centri urbani vincenti).
I casi di Empoli, San Genesio, Vada Volaterrana e Porto Pisanus sembra-
no individuare tra V e VI secolo dei market places inseriti in un itinerario
commerciale ancora vivace, con segni di decadenza graduale; anche i dati
archeologici indicano che gli scali costieri maggiori dellager Pisanus, in
primo luogo Isola di Migliarino
,
e S. Piero a Grado
,,
, erano ancora attivi
e vitali in et tardoantica. Quasi nulla ipotizzabile sulle loro caratteristi-
che demografiche, sul reale spessore economico e su eventuali funzioni
direzionali in relazione con le aree limitrofe, per le quali comunque, come
nel caso degli entroterra urbani, le indagini di superficie non hanno rico-
nosciuto forme di popolamento se non episodiche e marginali. Molti sono
gli esempi ed in particolare dal territorio lucchese e pisano come ho gi
descritto precedentemente.
In generale, landamento dei rinvenimenti databili tra alto e basso
Impero mostra quindi lesistenza di un popolamento regionale ben radi-
cato ed organizzato sul territorio che, nello spazio di circa ,cc anni, disce-
se verso valori mai toccati. Nelle campagne, pi o meno dallet dioclezia-
nea, i contadini erano gravitati soprattutto intorno a ville e complessi
medio-grandi, oltre che in piccoli villaggi e singole abitazioni monofami-
liari di agricoltori e dipendenti delle aziende maggiori. Dopo una selezio-
ne dei centri economici, venne a maturazione una nuova rete insediativa,
pi diradata e semplificata, nella quale alcuni possessores ancora attivi, in
basso numero secondo le caratteristiche dei rinvenimenti di superficie,
tentarono di riorganizzare i loro fondi con relativo successo. Si tratt,
come mostra la qualit delle strutture e dei complessi indagati, di impren-
ditori tendenzialmente di medio e basso livello; in generale bisogna pen-
sare ad lites che detenevano veramente poca forza economica: basti pen-
sare agli aspetti quantitativi del prodotto annualmente ottenuto da centri
rurali strutturalmente molto semplici e scarsi in numero.
Visti gli indicatori archeologici, mi chiedo se veramente possibile par-
lare per questi decenni di un ceto sociale toscano riconoscibile come emi-
nente, se non e soprattutto per la fascia settentrionale della regione. Qui
era proprio il carattere di centri militari e strategici delle citt (Pisa,
Firenze e Lucca) che vivacizzava leconomia e che vedeva gli imprendito-
ri, attivi nelle fasce territoriali pi vicine, beneficiare dellimput di mer-
cato dato dalla presenza di truppe stanziate allinterno dei centri urbani.
,
O. Banti (a cura di), Il fiume, la campagna, il mare. Reperti, documenti, immagini per la
storia di Vecchiano, Pontedera, :,,:, pp. -:,:.
,,
S. Sodi, La basilica di San Piero a Grado, Pisa, :,,o.
La Toscana rurale del V secolo
,,:
quindi il fattore difesa veicolo della tenuta delleconomia in alcune
zone della regione e, in parallelo, a mantenere unarticolazione sociale
maggiormente scandita.
Un fenomeno riconoscibile allinterno di queste stesse citt, come dimo-
stra Cantini nel suo contributo sulle citt in questo stesso volume, ed
anche dalle trasformazioni degli usi funerari.
Nel Valdarno, sino a tutto il III secolo, riconoscibile una precisa arti-
colazione sociale nelle manifestazioni di status, con un diffuso impiego
dellepigrafia e dei monumenti funebri. Dal IV secolo, in coincidenza di
una divaricazione sociale effetto dei quadri economici descritti, si assiste
poi ad un generale livellamento verso il basso della societ, del quale
anche segno la scomparsa pressoch totale dellepigrafia stessa. Una socie-
t caratterizzata da una vasta massa di popolazione impoverita, nella quale
si riconosce per la presenza di gruppi dominanti pi ristretti, che erano
ancora tesi ad autorappresentarsi in morte; come mostrano le necropoli,
sempre composte da tombe a cappuccina, dove dal IV al VI secolo si inse-
rirono alcuni mausolei (per esempio nei casi di S. Ippolito di Anniano
,o
e
S. Genesio
,;
), spesso allorigine delle prime chiese rurali del medio
Valdarno un cinquantennio dopo e contemporaneamente ai primi edifici
di culto fondati sulla costa, per esempio San Piero a Grado
,
.
La situazione economica e sociale descritta a livello regionale trova con-
ferme anche nelle caratteristiche della cristianizzazione delle campagne
toscane. Si percepisce infatti una scarsa diffusione di tale processo, con una
rete di insediamenti religiosi di basso profilo e disarticolata, affatto influen-
te sullinquadramento e sul contesto economico del popolamento rurale.
,o
A S. Ippolito di Anniano, nella seconda met del IV secolo, sui resti del monumen-
to funebre di inizio secolo, viene costruita unaula basilicale a navata unica con
dimensioni di :,,,c x:;,;,m in fase con tombe a cappuccina. Tra pieno V e inizi VI
secolo venne edificato un nuovo e pi grande impianto basilicale a tre navate con
dimensioni di :,, x :m, forse dotato di portico e fonte battesimale. Si veda G.
Ciampoltrini, R. Manfredini, SantIppolito di Anniano a Santa Maria a Monte.
Preistoria e storia di una pieve sullArno, Pontedera, :cc,.
,;
A San Genesio un mausoleo di pianta quadrangolare fu costruito nella prima met
del VI secolo allinterno di una vasta necropoli di fosse terragne e cappuccine, che si
estende nel V secolo sui ruderi di una struttura di et imperiale. F. Cantini (a cura
di), Con gli occhi del pellegrino.
,
A San Piero a Grado verso la fine del IV secolo, fu riutilizzata una struttura roma-
na per edificare una chiesa, forse martiriale dedicata a S. Pietro. La strutturata aveva
sepolture ad sanctos aderenti allabside. S. Sodi, La basilica.
Marco Valenti
,,,
Si ha limpressione che la conversione del territorio toscano sia stata
disarticolata e di scarso spessore per lo meno sino alla fine della tarda anti-
chit; sono cos facilmente comprensibili i recenti riconoscimenti di alcu-
ne comunit cristiane, attive tra IV e VI secolo, non casualmente colloca-
te nelle isole dellarcipelago (Pianosa con i suo eccezionale complesso cata-
combale e Capraia)
,,
.
La cura danime fra V e VI secolo era rada e lontana da unorganica strut-
turazione, parallelamente ad una rete insediativa demograficamente
impoverita. In questa direzione, la presenza di alcune chiese in coinciden-
za di ville o grandi complessi, quasi sempre abbandonati o degradati, non
pu essere collegata ad un ruolo ancora attivo di grandi e medi proprieta-
ri nel controllo della popolazione e della produzione; n ad un ruolo vesco-
vile accentuato, che in questa regione, a differenza di altre, pare molto
poco incisivo. invece traducibile in unevidenza di debolezza delle ari-
stocrazie laiche ed ecclesiatiche, nonch dellimprenditoria.
Non si assiste in questo periodo, come in molte parti dItalia, alla pro-
gressiva istituzione di chiese parrocchiali e di quelle martiriali e/o cimite-
riali, articolando il quadro di una completa cristianizzazione dello spazio
urbano e suburbano, in cui lazione vescovile fu determinante: fenomeno
che ebbe un consolidamento tra V e VI secolo, rappresentando la fase di
affermazione del vescovo tra le figure eminenti nella vita delle citt e delle
campagne con la creazione delle diocesi rurali.
E, al contrario del Piemonte, della Lombardia, del Friuli e del Trentino,
non viene evidenziato dal V secolo un processo capillare di cristianizzazio-
ne, svoltosi sia attraverso chiese rurali edificate anchesse sfruttando i resti
delle ville abbandonate sia in presenza di ville ancora in uso o su nuovi
spazi. In Toscana infatti non si conoscono esempi di diocesi rurali come
nel meridione dItalia (non mai esistito un vescovo Sabino
oc
) o di conte-
,,
A Pianosa, nel complesso catacombale, trovarono sepoltura oltre ;cc salme; dove-
vano essere i membri di una comunit probabilmente vissuta sui ruderi di una lus-
suosa villa di I secolo che recenti scavi mostrano in parte riutilizzata. Per Capraia lat-
testazione di una comunit monastica dal IV secolo portata dalle fonti scritte (Paolo
Orosio, Agostino, Rutilio Namaziano, Gregorio Magno) e da recenti riconoscimenti
di riutilizzo di una villa tra III e V secolo. Si veda al riguardo G. Bianchi (a cura di),
Guida allarcheologia medievale dellarcheologia di Livorno, Livorno :cc.
oc
Si veda G. Volpe, Il ruolo dei vescovi nei processi di trasformazione del paesag-
gio urbano e rurale, in Archeologia e societ tra Tardo Antico e Alto Medioevo, G. P.
Brogiolo, A. Chavarra Arnau (a cura di), Mantova :cc;, pp. ,-:co (Atti del ::
Seminario sul Tardo Antico e lAlto Medioevo, Padova :, settembre-: ottobre :cc,).
La Toscana rurale del V secolo
,,
sti come quelli settentrionali di Desana e Dorzano (VC), Sizzano (NO), S.
Massimo ad quintum (Collegno TO), Palazzo Pignano (CR), Padenghe
(BS), Quingentole (MA), Ticineto (AL), Villa di Garlate (LC) o Bedizzole,
pieve di Pontenove (BS) ecc
o:
.
Non sembra quindi casuale, al riguardo, il caso valdarnese, dove si osser-
va invece una maggiore cristianizzazione in coincidenza di unarea in cui
le lites avevano avuto, pur diminuite di numero, maggior consistenza e
tenuta che nel resto della Toscana. In parole povere, dove esisteva ancora
unaristocrazia di buon livello sono attestate iniziative di fondazioni di
chiese; e tale ceto esisteva dove la citt, nel nostro caso per ragioni emi-
nentemente strategico-millitari, continu ad avere un ruolo centrale nella
gestione del territorio ed in rapporto al territorio.
o:
Si veda G.P. Brogiolo, A.Chavarra Arnau, Chiese, territorio e dinamiche del popolamen-
to nelle campagne tra tardoantico e altomedioevo.
Marco Valenti
,,,