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Capitolo 3

Il capitolo descrive gli interventi di assistenza economica per persone in difficoltà, evidenziando la varietà di contributi disponibili, come il Reddito di Inclusione e il Reddito di Cittadinanza. Viene spiegato il processo di accesso a tali aiuti, che include la valutazione della situazione economica tramite l'ISEE e la collaborazione con assistenti sociali. Inoltre, si menzionano i servizi di accoglienza e supporto per le persone senza fissa dimora e le modalità per ottenere case popolari in caso di emergenze abitative.

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Capitolo 3

Il capitolo descrive gli interventi di assistenza economica per persone in difficoltà, evidenziando la varietà di contributi disponibili, come il Reddito di Inclusione e il Reddito di Cittadinanza. Viene spiegato il processo di accesso a tali aiuti, che include la valutazione della situazione economica tramite l'ISEE e la collaborazione con assistenti sociali. Inoltre, si menzionano i servizi di accoglienza e supporto per le persone senza fissa dimora e le modalità per ottenere case popolari in caso di emergenze abitative.

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CAPITOLO 3.

INTERVENTI RIVOLTI A PERSONE CON DIFFICOLTA' DI REDDITO E DI ALLOGGIO

L'intervento di assistenza economica aiuta le persone in difficoltà economica attraverso con-


tributi in denaro, sia regolari che straordinari, per combattere povertà ed esclusione sociale.

Secondo la Legge 328/2000, esiste il "reddito minimo di inserimento", ma non è stato attuato in
modo uniforme in Italia, quindi l'assistenza varia da regione a regione.

Oltre ai soldi, gli assistenti sociali offrono anche supporto pratico, come:

1. Collegare le persone a progetti di aiuto per migliorare la loro situazione.


2. Fornire informazioni su come cercare lavoro.
3. Aiutare a identificare i bisogni prioritari per gestire meglio le spese.

A seconda delle situazioni, ci sono diverse forme di aiuto economico disponibili:


1. Contributi continuativi: Questi aiuti sono destinati a chi vive in una situazione di diffi-
coltà economica costante. Ad esempio, le persone con una pensione di invalidità civile,
un assegno sociale o un reddito molto basso possono ricevere un supporto economico
per assicurarsi di avere almeno il minimo necessario per vivere.
2. Contributi per famiglie in difficoltà: Questo tipo di aiuto è rivolto a famiglie che si
trovano in situazioni economiche precarie. Le famiglie con minori, quelle numerose,
quelle con persone con disabilità gravi o anziani in condizioni di povertà hanno la prece-
denza nel ricevere supporto.
3. Contributi straordinari: Questi aiuti sono pensati per affrontare problemi specifici e
temporanei. Ad esempio, se una persona sta uscendo da una comunità di accoglienza e
ha bisogno di aiuto per pagare l'affitto, può ricevere un contributo straordinario. Questi
aiuti fanno parte di un progetto personalizzato, mirato a rendere la persona autonoma e
a ridurre la dipendenza dai servizi di assistenza.
L'erogazione dei contributi economici è regolata da norme comunali o di enti specifici, che sta-
biliscono chi può accedere ai finanziamenti e il reddito minimo richiesto. Il processo si articola
in diverse fasi:
1. Un assistente sociale incontra il richiedente per valutare la sua situazione.
2. Si raccolgono dettagli della situazione, talvolta anche con una visita a casa.
3. Il richiedente deve presentare prove del proprio reddito.
4. Si controlla se il richiedente soddisfa i criteri per il contributo.
5. Si stabilisce l'uso specifico del contributo.
6. Si decide se sarà una somma una tantum o un sostegno continuativo.
7. Si programmano controlli periodici sulla situazione del beneficiario.
8. L'assistente sociale redige una proposta che specifica il tipo e l'importo del contributo e
il suo utilizzo (es. affitti, pasti, integrazioni al reddito).

Per promuovere un cambiamento positivo e duraturo, viene attuato un progetto di aiuto che
stabilisce un accordo tra un'assistente sociale e una persona in difficoltà. Questo percorso
definisce chiaramente le modalità di assistenza. Ad esempio, se una persona ha problemi nella
gestione del denaro, l'assistente sociale può decidere di versarlo direttamente a un'azienda. In
situazioni di abuso di sostanze, la gestione del denaro è ancora più delicata; in tal caso,
potrebbe essere consigliato che un familiare o un volontario si occupi delle finanze per garan-
tire un uso responsabile delle risorse, in linea con gli obiettivi del progetto.

Le famiglie possono trovarsi in due situazioni principali:


1. In difficoltà economica perché uno o più membri non hanno un lavoro.
2. Oltre alla mancanza di lavoro, ci sono anche altre difficoltà, come problemi familiari o di
salute.
Nel 2017, il governo italiano ha introdotto il Reddito di Inclusione (REI) per supportare le per-
sone in difficoltà economica e combattere la povertà. Chi è idoneo può ricevere un pagamento
mensile per un massimo di 18 mesi, rinnovabile dopo una pausa di 6 mesi. Il pagamento viene
erogato tramite una carta elettronica, chiamata Carta REI.

Per ottenere il REI è necessario avere:


1. ISEE sotto 6.000 euro.
2. ISRE sotto 3.000 euro.
3. Patrimonio immobiliare (esclusa la prima casa) sotto 20.000 euro.
4. Patrimonio mobiliare sotto 6.000 euro per singoli, 8.000 euro per coppie, 10.000 euro
per famiglie più numerose.
5. Nessuna auto o moto acquistata nei 24 mesi precedenti.
6. Nessuna imbarcazione.
7. Non ricevere altri aiuti al reddito, come la NASpI.

Inoltre è necessario seguire questi passaggi:


1. Recarsi presso un Centro di Assistenza Fiscale (CAF) per ottenere l'ISEE e verificare i req-
uisiti.
2. Presentare la domanda per il REI al Comune o agli ambiti territoriali.
3. Dopo la presentazione della domanda, si riceverà un appuntamento con il servizio so-
ciale entro 25 giorni per la definizione di un progetto personalizzato.
4. L'assistente sociale valuta le necessità e può indirizzare al Centro per l'Impiego o attivare
un progetto con un'équipe multidisciplinare.
5. Il progetto deve essere firmato e inviato all'INPS entro 20 giorni.
6. Si riceverà una comunicazione a casa riguardante l'accettazione o il rifiuto della do-
manda.
7. Se la domanda viene accettata, ci si dovrà recare presso un ufficio postale per ottenere
la carta REI e ricevere il beneficio economico.
Nel 2019, il governo italiano ha introdotto il Reddito di cittadinanza per garantire un minimo di
reddito a chi ne ha bisogno e coprire le spese quotidiane, come affitto, cibo e bollette. Chi è ido-
neo può ricevere fino a 780 euro al mese per un massimo di 18 mesi.

Il richiedente deve:
1. Essere un cittadino italiano o avere un permesso di soggiorno valido.
2. Avere un ISEE inferiore a 9.360 euro.
3. Avere un patrimonio immobiliare sotto i 30.000 euro.
4. Non avere auto immatricolate nei 6 mesi precedenti alla richiesta.
5. Non avere moto immatricolate nei 2 anni precedenti alla richiesta.
6. Non possedere navi o imbarcazioni.

La domanda può essere presentata online, presso i CAF o negli uffici postali. La carta può essere
utilizzata per prelevare fino a 100 euro; se non si spende l'intero importo in un mese, il mese
successivo si perde il 20% della cifra non utilizzata. Dopo 30 giorni dall'approvazione del sus-
sidio, il beneficiario deve recarsi presso il centro per l'impiego per firmare il patto per il lavoro:
un accordo che aiuta le persone disoccupate a trovare lavoro. È importante accettare almeno
una delle tre offerte di lavoro proposte. Ovviamente, le proposte devono essere in linea con le
abilità della persona e la posizione del lavoro deve essere ragionevole rispetto al luogo in cui si
vive.

Per valutare la situazione economica delle famiglie e richiedere aiuti e prestazioni sociali, in
Italia è stato introdotto uno strumento chiamato ISEE, ovvero l'Indicatore della Situazione Eco-
nomica Equivalente. Questo strumento permette di analizzare in modo dettagliato le condizioni
economiche delle famiglie, semplificando l'accesso a sussidi e servizi sociali.

Il calcolo dell'ISEE tiene conto di diversi fattori, tra cui il reddito familiare, il patrimonio immobil-
iare, la presenza di disabili gravi, eventuali mutui in corso e le caratteristiche familiari, come il
numero di membri del nucleo familiare.
Questo approccio mira a garantire un'equità nel trattamento di situazioni economiche simili.
Esistono vari tipi di ISEE, tra cui:
1. ISEE standard: per la maggior parte delle prestazioni sociali.
2. ISEE socio-sanitario: per accedere a servizi come l'assistenza domiciliare per persone
con disabilità e non autosufficienti.
3. ISEE socio-sanitario per residenze: per l'accesso a prestazioni come i ricoveri in RSA .
4. ISEE minorenni: per facilitare l'accesso a agevolazioni per minori con genitori non con-
viventi.
5. ISEE corrente: che riflette il reddito degli ultimi 12 mesi, utile per situazioni di cambia-
mento economico.
6. ISEE universitario: specificamente destinato a prestazioni per studenti universitari.

A volte, invece di offrire servizi diretti, alcuni comuni decidono di fornire aiuti economici alle
persone in difficoltà, come denaro o buoni sociali. Questo consente agli individui di scegliere
come utilizzare al meglio queste forme di sostegno in base alle loro esigenze.

Inoltre, anche le regioni italiane offrono supporto a chi si trova in difficoltà economiche, con-
tribuendo al pagamento dell'affitto attraverso il contributo regionale per l'affitto.
Per richiedere questo sostegno, è necessario partecipare a un bando che ogni comune pubblica
annualmente. Per poter fare domanda, ci sono alcuni requisiti da soddisfare:
1. Risiedere nel comune in cui fai richiesta.
2. Possedere un contratto di affitto regolare.
3. Rientrare in una specifica fascia di reddito stabilita dalle normative.

Per contrastare la grave emarginazione degli adulti, sono stati attivati servizi per la risposta
immediata ai bisogni primari. Questi servizi sono progettati per aiutare le persone in situazione
di vulnerabilità, come i cittadini senza dimora e coloro che, pur avendo un'abitazione, vivono in
condizioni di povertà estrema.
Tra le principali iniziative ci sono:
1. Distribuzione di viveri, indumenti e farmaci.
2. Accesso a mense convenzionate e buoni pasto.
3. Servizi per l'igiene personale.

Inoltre, possiamo distinguere i seguenti tipi di servizi:


1. Servizi di accoglienza notturna: Questi servizi forniscono alloggi collettivi temporanei,
come i dormitori, disponibili principalmente durante i mesi invernali. Possono essere
gratuiti, spesso gestiti da organizzazioni religiose o di volontariato, oppure a pagamento.
2. Servizi di accoglienza diurna: Comprendono centri diurni e strutture residenziali o
semiresidenziali che offrono supporto a persone senza dimora. Queste strutture for-
niscono pasti, docce e attività ricreative, creando opportunità per la socializzazione e
l'inserimento lavorativo.
3. Servizi di segretariato sociale: Questi servizi aiutano le persone a orientarsi e accedere
alle risorse disponibili, come mense e dormitori. Un aspetto cruciale è l'assistenza per
ottenere la residenza anagrafica fittizia, che è fondamentale per le persone senza fissa
dimora, in quanto consente l'accesso a diverse forme di aiuto e servizi.
4. Servizi di presa in carico e accompagnamento: Offrono consulenza psicologica ed ed-
ucativa, con l'obiettivo di favorire l'inclusione sociale e sostenere il percorso di reinte-
grazione delle persone senza dimora.

In Italia, per garantire che tutti abbiano un posto dove vivere, esistono le case popolari, cioè ap-
partamenti a prezzi accessibili. Le persone che hanno bisogno di una casa popolare possono
fare richiesta in due modi:
1. Assegnazione ordinaria: chi è interessato deve presentare una domanda all'Istituto per
l'edilizia popolare.
2. Assegnazione straordinaria: in situazioni di emergenza abitativa, il servizio sociale può
segnalare il problema al comune.
Le emergenze abitative possono verificarsi per vari motivi, tra cui:
1. Quando una persona non riesce a pagare l'affitto a causa di eventi imprevisti, come la
perdita del lavoro o una malattia.
2. Quando il contratto di affitto scade e la persona ha difficoltà a trovare un nuovo appar-
tamento sul mercato libero.
3. Quando ex pazienti psichiatrici o tossicodipendenti che hanno completato un percorso
in una comunità terapeutica cercano di vivere in modo indipendente.

In alternativa, le strutture residenziali comunitarie offrono un rifugio a persone adulte e anziane


prive di supporto familiare, garantendo assistenza 24 ore su 24 attraverso diverse forme di ac-
coglienza, come comunità alloggio e alloggi protetti. Queste strutture mirano a migliorare la
situazione degli ospiti attraverso progetti educativi personalizzati, che richiedono il coinvolgi-
mento attivo delle persone per favorire la loro autonomia.

Per accedere a tali strutture, è necessario seguire un processo gestito dal servizio sociale che in-
clude la segnalazione da parte di un assistente sociale, un incontro per discutere il progetto di
aiuto, la redazione di un documento informativo e l'approvazione dei fondi necessari.

Ognuno di noi deve possedere la residenza anagrafica, che indica il luogo in cui una persona
vive stabilmente. Anche le persone senza fissa dimora devono registrarsi all'anagrafe comuni-
cando un punto di riferimento, necessario per accedere a servizi sociali, sanitari e scolastici.
Successivamente, riceveranno una carta d'identità con "via della Casa Comunale" come indi-
rizzo e un numero speciale per identificarsi.

Secondo la Legge 94 del 2009, chi desidera registrarsi deve dimostrare di avere un domicilio ef-
fettivo. In assenza di tale prova, sarà considerato residente nel comune di nascita.
Inoltre, tale legge stabilisce che i cittadini stranieri possono ottenere un documento che indica
dove vivono e ricevere una tessera STP (Stranieri Temporaneamente Presenti), che consente di
accedere a tutte le prestazioni del servizio sanitario.
Accompagnare gli adulti in difficoltà a ricevere aiuto è un processo importante che li aiuta a ot-
tenere il supporto di cui hanno bisogno.
1. Prima di tutto, si parla con la persona o la sua famiglia per capire quali problemi o
bisogni hanno.
2. È importante che la persona sia d'accordo con il percorso e si senta a suo agio nel rice-
vere aiuto.
3. Se la persona decide di procedere, verrà accompagnata a un servizio di salute mentale o
ad altri servizi specializzati, dove potrà ricevere l'assistenza di cui ha bisogno.

Se ci sono dubbi su eventuali problemi di salute mentale, è fondamentale collaborare con il


Servizio di salute mentale dell'ASL della zona in cui vive la persona. In questo contesto:
1. L'assistente sociale può decidere di parlare con uno specialista, rispettando sempre la
privacy della persona.
2. È importante dare spazio alla persona per esprimere le proprie preoccupazioni e coin-
volgere anche i familiari.L'assistente sociale invia informazioni importanti al Servizio di
salute mentale riguardo alla situazione della persona, come il suo ambiente di vita e le
difficoltà che sta affrontando.

Dopo questi passaggi, la persona avrà un primo colloquio con un operatore del Servizio di salute
mentale. L'assistente sociale continuerà a fare controlli regolari per assicurarsi che la persona
riceva il supporto necessario. In situazioni gravi, come quando la persona ha pensieri suicidi o ri-
fiuta di cercare aiuto, l'assistente sociale può contattare direttamente il Servizio di salute men -
tale anche senza il consenso della persona, per garantire la sua sicurezza.

Tuttavia, esistono ulteriori servizi e supporti dedicati alle donne che si recano presso un Consul-
torio Familiare con l'intento di:
1. Interrompere la gravidanza;
2. Essere monitorate durante il percorso di assistenza;
3. Ricevere informazioni su contraccezione, salute femminile e sessualità.
Questi servizi offrono un sostegno ampliato, che include:
1. Supporto psicologico: per affrontare crisi personali o familiari;
2. Mediazione: per gestire conflitti in caso di separazione o divorzio;
3. Consulenza sociale: relativa ai diritti di famiglia e alle questioni di separazione.

L'assistente sociale può facilitare l'accesso al consultorio, fornendo informazioni pratiche come
orari e contatti. Inoltre, ha la possibilità di contattare direttamente il consultorio per prenotare
appuntamenti e garantire un adeguato follow-up. In questo modo, le donne possono ricevere il
supporto di cui hanno bisogno in modo più semplice e diretto.

Nel caso dei minori viene attivato un servizio di tutela minorile, richiedibile in diverse cir-
costanze:
1. Quando un genitore o un familiare si trova in difficoltà e cerca supporto per il proprio
figlio, l'assistente sociale può fornire orientamento e collaborare per individuare il
servizio più adatto.
2. Quando un assistente sociale, nell'ambito del suo intervento per sostenere un genitore
con problemi lavorativi o abitativi, si accorge di eventuali difficoltà che riguardano anche
il bambino.
3. Nel caso in cui la situazione del minore appaia preoccupante o a rischio, l'assistente so-
ciale ha l'obbligo di segnalare il caso alla Procura del Tribunale per i minorenni.

Inoltre, quando gli operatori sociali devono intervenire in situazioni di emergenza, è


fondamentale collaborare con le forze dell'ordine, soprattutto quando sono coinvolti minori o
persone vulnerabili. Le forze dell'ordine possono intervenire nei seguenti casi:
1. Quando è necessario garantire la sicurezza delle persone che rifiutano aiuto e consentire
l'accesso all'abitazione.
2. Se un operatore sociale si sente minacciato durante il suo intervento e ha bisogno di
supporto e protezione.
3. Nel caso in cui sia necessario accompagnare donne vittime di violenza domestica per
presentare denuncia, assicurando un ambiente sicuro e un adeguato supporto.
4. Quando ci sono segnalazioni di minori in pericolo, al fine di valutare la situazione e
intervenire tempestivamente.
5. In situazioni in cui esiste un concreto pericolo di vita per un minore, per garantire la sua
sicurezza.

Nel contesto del supporto a persone che stanno uscendo dal carcere o che stanno seguendo
misure alternative alla detenzione, è fondamentale instaurare una collaborazione attiva con
l'Ufficio di Esecuzione Penale Esterna (UEPE), presente su tutto il territorio nazionale. Questo
ente gioca un ruolo cruciale nel facilitare il reinserimento sociale di queste persone, offrendo
servizi e risorse specifiche.

Per massimizzare l'efficacia di tale intervento, i servizi sociali devono acquisire una
comprensione approfondita della storia di vita dell'ex detenuto e delle risorse disponibili nella
comunità. Questa conoscenza consente di elaborare un progetto di aiuto personalizzato, mirato
a rispondere alle esigenze specifiche dell’individuo.

In aggiunta, è opportuno raccogliere informazioni psicologiche e sociali, che possono fornire un


quadro più chiaro delle sfide e delle opportunità che la persona affronta. Un approccio
integrato e multidisciplinare non solo aumenta le probabilità di successo nel reinserimento, ma
contribuisce anche a costruire un percorso di vita più stabile e soddisfacente per l'ex detenuto.
INTERVENTI RIVOLTI A ROM E SINTI
A partire dal 1984, l'Italia ha introdotto leggi destinate a proteggere e sostenere le comunità
rom e sinti. Queste misure includono:
1. L'obbligo per i comuni di istituire aree sicure dove i rom e i sinti possano sostare senza
timori.
2. L'organizzazione di attività da parte dei comuni per facilitare l'inserimento lavorativo
delle comunità rom e sinti, insieme a corsi di formazione mirati a potenziare le loro com-
petenze.
3. La promozione di iniziative che garantiscano un accesso facilitato all'istruzione per i mi-
nori appartenenti a queste comunità.
È fondamentale che queste misure siano accompagnate da:
1. Un supporto economico mirato e assistenza nella gestione delle finanze familiari, inclusi
i rapporti con le banche.
2. Un accesso garantito ai servizi sanitari, affinché possano usufruire delle cure e delle
prestazioni offerte dal sistema sanitario pubblico.

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