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La buona notizia Mensile di riflessione libera su vari temi ANNO I, N.2 FEBBRAIO -
La buona notizia
Mensile di riflessione libera su vari temi
ANNO I, N.2 FEBBRAIO - MARZO 2012
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Indice

Prima Parte

La buona notizia del mese.

Editoriale

A cura di: Mascolo Emanuele

pag. 5

La buona notizia per eccellenza: il Vangelo delle domeniche del mese

di febbraio 2012

A cura della redazione

pag . 6

Seconda Parte

La buona notizia del cammi-

no di fede : il cammino di fe-

de

A cura di: Mastropasqua Grazia

La buona notizia della testi- monianza:Santa Gianna Be- retta Molla .

pag. 14

pag. 15

A cura della redazione

La buona notizia del Santo Padre pag. 7

A cura di Don Di Maio Ferdinando

La buona notizia del prega-

re insieme: le preghiere del

mese di febbraio.

A cura della redazione

pag. 20

La buona notizia della Vergine Maria pag . 1 1

A cura di: Mascolo Emanuele

La buona notizia della preghiera:

l’importanza della preghiera nella

vita

pag. 12

A cura di: Conte Angela

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Parte prima

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La buona notizia del mese. Editoriale La preghiera come mezzo necessario per la crescita nella

La buona notizia del mese. Editoriale La preghiera come mezzo necessario per la crescita nella vita di ogni uomo.

Nel mese di febbraio la Chiesa celebra il mese della vita. La buona notizia filo conduttore di tutti gli articoli di questo numero è la vita,per essere più precisi, la preghiera come mezzo necessario per la crescita nella vita di ogni uomo. Sarebbe bene e anche bello, se ogni famiglia pregasse insieme, ma tante volte questo non è possi- bile, allora invochiamo lo Spirito Santo, gli Angeli, i Santi, la Madonna affinchè si uniscano alle nostre preghiere. Sarebbe bene e anche bello, se sin da piccoli i bambini imparassero, insegnati dai loro genitori, a pregare, a nutrirsi di quella forza necessaria per andare avanti. Sarebbe bello se, i n ogin casa, in ogni famiglia si trovasse ogni giorno un momento di silenzio, per far risuonare la Parola di Dio, poiché abche il silenzio è preghiera. Riporto un sermone di R. A. Torrey “ La potenza della preghiera” seppur evangelico, ma rende l’idea. “ Vi porto un messaggio da Dio contenuto in cinque brevi parole. Eppure c'è così tanto in queste poche, semplici parole, da trasformare molte vite e trasformare operai inefficienti in strumenti po- tenti per il Signore.

Pronunciai queste cinque parole alcuni anni fa a una conferenza biblica a New York. Alcuni mesi dopo la conferenza, ricevei una lettera dall'uomo che aveva presieduto alla conferenza, uno dei mi- nistri del vangelo più noti in America. Egli mi scrisse: "Non ho potuto allontanarmi dalle cinque parole di cui parlaste, esse sono state con me giorno e notte. Hanno trasformato le mie idee, tra- sformato i miei metodi, trasformato il mio ministero". Quest'uomo da allora è stato quello che pro- babilmente è il pastore più noto tra tutte le chiese evangeliche del mondo. Confido che quelle pa- role possano discendere nel cuore di qualcuno di voi oggi come accadde per lui, e che nei futuri mesi e anni possano dire: "Non ho potuto allontanarmi da quelle cinque parole, esse sono state con me giorno e notte. Hanno trasformato le mie idee, i miei metodi, la mia vita, e il mio servizio per Dio".

Troverete queste cinque parole in Giacomo 4:2, le ultime parole che concludono il verso: "Non avete, perché non domandate".

Mascolo Emanuele

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La buona notizia per eccellenza: il Vangelo delle domeniche del mese di gennaio

eccellenza: il Vangelo delle domeniche del mese di gennaio Domenica 5 febbraio 2012 + Dal Vangelo

Domenica 5 febbraio 2012

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, Gesù, uscito dalla sinagoga, subito andò nella casa di Simone e Andrea, in compagnia di Giacomo e Giovanni. La suocera di Simone era a let-

to con la febbre e subito gli parlarono di lei. Egli si avvicinò e la fece alzare prendendola per ma-

no; la febbre la lasciò ed ella li serviva. Venuta la sera, dopo il tramonto del sole, gli portavano tutti i malati e gli indemoniati. Tutta la cit-

tà era riunita davanti alla porta. Guarì molti che erano affetti da varie malattie e scacciò molti de-

mòni; ma non permetteva ai demòni di parlare, perché lo conoscevano. Al mattino presto si alzò quando ancora era buio e, uscito, si ritirò in un luogo deserto, e là prega- va. Ma Simone e quelli che erano con lui si misero sulle sue tracce. Lo trovarono e gli dissero:

«Tutti ti cercano!». Egli disse loro: «Andiamocene altrove, nei villaggi vicini, perché io predichi anche là; per questo infatti sono venuto!».

E andò per tutta la Galilea, predicando nelle loro sinagoghe e scacciando i demòni.

Parola del Signore

Domenica 12 febbraio 2012

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, venne da Gesù un lebbroso, che lo supplicava in ginocchio e gli diceva: «Se vuoi, puoi purificarmi!». Ne ebbe compassione, tese la mano, lo toccò e gli disse: «Lo voglio, sii purifi- cato!». E subito la lebbra scomparve da lui ed egli fu purificato. E, ammonendolo severamente, lo cacciò via subito e gli disse: «Guarda di non dire niente a nessu- no; va’, invece, a mostrarti al sacerdote e offri per la tua purificazione quello che Mosè ha prescrit- to, come testimonianza per loro». Ma quello si allontanò e si mise a proclamare e a divulgare il fatto, tanto che Gesù non poteva più entrare pubblicamente in una città, ma rimaneva fuori, in luoghi deserti; e venivano a lui da ogni parte.

Parola del Signore

Domenica 19 febbraio 2012

+ Dal Vangelo secondo Marco

Gesù entrò di nuovo a Cafàrnao, dopo alcuni giorni. Si seppe che era in casa e si radunarono tante persone che non vi era più posto neanche davanti alla porta; ed egli annunciava loro la Parola. Si recarono da lui portando un paralitico, sorretto da quattro persone. Non potendo però portarglie-

lo innanzi, a causa della folla, scoperchiarono il tetto nel punto dove egli si trovava e, fatta

un’apertura, calarono la barella su cui era adagiato il paralitico. Gesù, vedendo la loro fede, disse

al paralitico: «Figlio, ti sono perdonati i peccati».

Erano seduti là alcuni scribi e pensavano in cuor loro: «Perché costui parla così? Bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non Dio solo?». E subito Gesù, conoscendo nel suo spirito che così

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pensavano tra sé, disse loro: «Perché pensate queste cose nel vostro cuore? Che cosa è più facile:

dire al paralitico “Ti sono perdonati i peccati”, oppure dire “Àlzati, prendi la tua barella e cammi- na”? Ora, perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, di- co a te – disse al paralitico –: àlzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua». Quello si alzò e subito prese la sua barella e sotto gli occhi di tutti se ne andò, e tutti si meraviglia- rono e lodavano Dio, dicendo: «Non abbiamo mai visto nulla di simile!».

Parola del Signore

Domenica 26 febbraio 2012

+ Dal Vangelo secondo Marco

In quel tempo, lo Spirito sospinse Gesù nel deserto e nel deserto rimase quaranta giorni, tentato da Satana. Stava con le bestie selvatiche e gli angeli lo servivano. Dopo che Giovanni fu arrestato, Gesù andò nella Galilea, proclamando il vangelo di Dio, e diceva:

«Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino; convertitevi e credete nel Vangelo».

Parola del Signore

convertitevi e credete nel Vangelo». Parola del Signore La buona notizia del Santo Padre BENEDETTO XVI

La buona notizia del Santo Padre

BENEDETTO XVI UDIENZA GENERALE Aula Paolo VI Mercoledì, 11 gennaio 2012

La preghiera di Gesù nell'Ultima Cena Cari fratelli e sorelle, nel nostro cammino di riflessione sulla preghiera di Gesù, presentata nei Vangeli, vorrei meditare oggi sul momento, particolarmente solenne, della sua preghiera nell'Ultima Cena. Lo sfondo temporale ed emozionale del convito in cui Gesù si congeda dagli a- mici, è l'imminenza della sua morte che Egli sente ormai vicina. Da lungo tempo Gesù aveva iniziato a parlare della sua passione, cercando anche di coinvolgere sempre più i suoi discepoli in questa prospettiva. Il Vangelo secondo Marco racconta che fin dalla partenza del viaggio verso Gerusalemme, nei villaggi della lontana Cesarea di Filippo, Gesù aveva iniziato «a insegnare loro che il Figlio dell’uomo doveva soffrire molto ed essere rifiutato dagli anziani, dai capi dei sacerdoti e dagli scribi, venire ucciso e, dopo tre giorni, risorgere» (Mc 8,31). Inoltre, proprio nei giorni in cui si preparava a dare l’addio ai discepoli, la vita del popolo era segnata dall'avvicinarsi della Pasqua, ossia del memoriale della liberazione di Israele dall’Egitto. Questa liberazione, sperimentata nel passato e attesa di nuovo nel presente e per il futuro, tornava viva nelle celebrazioni familiari della Pasqua. L’Ultima Cena si inserisce in questo contesto, ma con una novità di fondo. Gesù guarda alla sua Passione, Morte e Risurrezione, essendone pienamente consapevole. Egli vuole vivere questa Cena con i suoi discepoli, con un carattere del tutto speciale e diverso dagli altri conviti; è la sua Cena, nella quale dona Qualcosa di totalmente nuovo: Se stesso. In questo modo, Gesù celebra la sua Pasqua, anticipa la sua Croce e la sua Risurrezione.

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Questa novità ci viene evidenziata dalla cronologia dell’Ultima Cena nel Vangelo di Giovanni, il quale non la descrive come la cena pasquale, proprio perché Gesù intende inaugurare qualcosa di nuovo, celebrare la sua Pasqua, legata certo agli eventi dell’Esodo. E per Giovanni Gesù morì sulla croce proprio nel momento in cui, nel tem- pio di Gerusalemme, venivano immolati gli agnelli pasquali. Qual è allora il nucleo di questa Cena? Sono i gesti dello spezzare il pane, del distri- buirlo ai suoi e del condividere il calice del vino con le parole che li accompagnano e nel contesto di preghiera in cui si collocano: è l’istituzione dell’Eucaristia, è la grande preghiera di Gesù e della Chiesa. Ma guardiamo più da vicino questo momento.

Anzitutto, le tradizioni neotestamentarie dell'istituzione dell'Eucaristia (cfr 1 Cor 11,23- 25; Lc 22, 14-20; Mc 14,22-25; Mt 26,26-29), indicando la preghiera che introduce i ge- sti e le parole di Gesù sul pane e sul vino, usano due verbi paralleli e complementari. Paolo e Luca parlano dieucaristia/ringraziamento: «prese il pane, rese grazie, lo spezzò

e lo diede loro» (Lc 22,19). Marco e Matteo, invece, sottolineano l’aspetto di eulogia/ benedizione: «prese il pane e recitò la benedizione, lo spezzò e lo diede lo- ro» (Mc 14,22). Ambedue i termini greci eucaristeìn eeulogeìn rimandano al-

la berakha ebraica, cioè alla grande preghiera di ringraziamento e di benedizione della

tradizione d’Israele che inaugurava i grandi conviti. Le due diverse parole greche indi- cano le due direzioni intrinseche e complementari di questa preghiera. La berakha, in- fatti, è anzitutto ringraziamento e lode che sale a Dio per il dono ricevuto: nell’Ultima Cena di Gesù, si tratta del pane – lavorato dal frumento che Dio fa germogliare e cre- scere dalla terra – e del vino prodotto dal frutto maturato sulle viti. Questa preghiera di lode e ringraziamento, che si innalza verso Dio, ritorna come benedizione, che scende

da Dio sul dono e lo arricchisce. Il ringraziare, lodare Dio diventa così benedizione, e l’offerta donata a Dio ritorna all’uomo benedetta dall’Onnipotente. Le parole dell’istituzione dell’Eucaristia si collocano in questo contesto di preghiera; in esse la lode e la benedizione della berakha diventano benedizione e trasformazione del pane e del vino nel Corpo e nel Sangue di Gesù.

Prima delle parole dell’istituzione vengono i gesti: quello dello spezzare il pane e quel-

lo dell’offrire il vino. Chi spezza il pane e passa il calice è anzitutto il capofamiglia, che

accoglie alla sua mensa i familiari, ma questi gesti sono anche quelli dell’ospitalità, dell’accoglienza alla comunione conviviale dello straniero, che non fa parte della casa. Questi stessi gesti, nella cena con la quale Gesù si congeda dai suoi, acquistano una profondità del tutto nuova: Egli dà un segno visibile dell’accoglienza alla mensa in cui

Dio si dona. Gesù nel pane e nel vino offre e comunica Se stesso.Ma come può realiz- zarsi tutto questo? Come può Gesù dare, in quel momento, Se stesso? Gesù sa che la vita sta per essergli tolta attraverso il supplizio della croce, la pena capitale degli uomi-

ni non liberi, quella che Cicerone definiva la mors turpissima crucis. Con il dono del

pane e del vino che offre nell'Ultima Cena, Gesù anticipa la sua morte e la sua risurre-

zione realizzando ciò che aveva detto nel discorso del Buon Pastore: «Io do la mia vita, per poi riprenderla di nuovo. Nessuno me la toglie: io la do da me stesso. Ho il potere

di darla e il potere di riprenderla di nuovo. Questo è il comando che ho ricevuto dal Pa-

dre mio» (Gv 10,17-18). Egli quindi offre in anticipo la vita che gli sarà tolta e in que-

sto modo trasforma la sua morte violenta in un atto libero di donazione di sé per gli altri

e agli altri. La violenza subita si trasforma in un sacrificio attivo, libero e redentivo.

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Ancora una volta nella preghiera, iniziata secondo le forme rituali della tradizione bibli- ca, Gesù mostra la sua identità e la determinazione a compiere fino in fondo la sua mis- sione di amore totale, di offerta in obbedienza alla volontà del Padre. La profonda origi- nalità del dono di Sé ai suoi, attraverso il memoriale eucaristico, è il culmine della pre- ghiera che contrassegna la cena di addio con i suoi. Contemplando i gesti e le parole di Gesù in quella notte, vediamo chiaramente che il rapporto intimo e costante con il Pa-

dre è il luogo in cui Egli realizza il gesto di lasciare ai suoi, e a ciascuno di noi, il Sacra- mento dell'amore, il «Sacramentum caritatis». Per due volte nel cenacolo risuonano le parole: «Fate questo in memoria di me» (1Cor 11,24.25). Con il dono di Sé Egli celebra

la sua Pasqua, diventando il vero Agnello che porta a compimento tutto il culto antico.

Per questo san Paolo parlando ai cristiani di Corinto afferma: «Cristo, nostra Pasqua [il nostro Agnello pasquale!], è stato immolato! Celebriamo dunque la festa … con azzimi

di sincerità e di verità» (1 Cor 5,7-8).

L’evangelista Luca ha conservato un ulteriore elemento prezioso degli eventi dell'Ulti- ma Cena, che ci permette di vedere la profondità commovente della preghiera di Gesù per i suoi in quella notte, l’attenzione per ciascuno. Partendo dalla preghiera di ringra- ziamento e di benedizione, Gesù giunge al dono eucaristico, al dono di Se stesso, e,

mentre dona la realtà sacramentale decisiva, si rivolge a Pietro. Sul finire della cena, gli dice: «Simone, Simone, ecco: Satana vi ha cercati per vagliarvi come il grano; ma io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,31-32). La preghiera di Gesù, quando si avvicina la prova anche per i suoi discepoli, sorregge la loro debolezza, la loro fatica di comprendere che la via

di Dio passa attraverso il Mistero pasquale di morte e risurrezione, anticipato

nell’offerta del pane e del vino. L’Eucaristia è cibo dei pellegrini che diventa forza an- che per chi è stanco, sfinito e disorientato. E la preghiera è particolarmente per Pietro, perché, una volta convertito, confermi i fratelli nella fede. L'evangelista Luca ricorda che fu proprio lo sguardo di Gesù a cercare il volto di Pietro nel momento in cui questi aveva appena consumato il suo triplice rinnegamento, per dargli la forza di riprendere il cammino dietro a Lui: «In quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore si voltò e fissò lo sguardo su Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Si- gnore gli aveva detto» (Lc 22,60-61).

Cari fratelli e sorelle, partecipando all'Eucaristia, viviamo in modo straordinario la pre- ghiera che Gesù ha fatto e continuamente fa per ciascuno affinché il male, che tutti in- contriamo nella vita, non abbia a vincere e agisca in noi la forza trasformante della mor-

te e risurrezione di Cristo. Nell’Eucaristia la Chiesa risponde al comando di Gesù:

«Fate questo in memoria di me» (Lc 22,19; cfr 1Cor 11, 24-26); ripete la preghiera di ringraziamento e di benedizione e, con essa, le parole della transustanziazione del pane

e del vino nel Corpo e Sangue del Signore. Le nostre Eucaristie sono un essere attirati

in quel momento di preghiera, un unirci sempre di nuovo alla preghiera di Gesù. Fin

dall’inizio, la Chiesa ha compreso le parole di consacrazione come parte del- la preghiera fatta insieme a Gesù; come parte centrale della lode colma di gratitudine, attraverso la quale il frutto della terra e del lavoro dell’uomo ci viene nuovamente dona-

to da Dio come corpo e sangue di Gesù, come auto-donazione di Dio stesso nell'amore

accogliente del Figlio (cfr Gesù di Nazaret, II, pag. 146). Partecipando all’Eucaristia, nutrendoci della Carne e del Sangue del Figlio di Dio, noi uniamo la nostra preghiera a

quella dell’Agnello pasquale nella sua notte suprema, perché la nostra vita non vada

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perduta, nonostante la nostra debolezza e le nostre infedeltà, ma venga trasformata. Cari amici, chiediamo al Signore che, dopo esserci debitamente preparati, anche con il Sacramento della Penitenza, la nostra partecipazione alla sua Eucaristia, indispensabile per la vita cristiana, sia sempre il punto più alto di tutta la nostra preghiera. Domandiamo che, uniti profondamente nella sua stessa offerta al Padre, possiamo anche noi trasformare le nostre croci in sacrificio, libero e responsabile, di amore a Dio e ai fratelli. Grazie

COMMENTO I DON DI MAIO FRDINANDO Pace e bene fratello, sorella. Abbiamo una Buona Notizia che ci è pervenuta dal Santo Padre Benedetto XVI nell'udienza gene- rale del mercoledi 11 gennaio scorso. Prima di comunicartela, voglio farti ricordare una bellissima canzone che ancora ascolto di Paolo Vallesi di diversi anni fa. E' intitolata la Forza della vita. Solo dopo un pò di tempo ho realizzato che questa forza è la Santa Eucaristia. Ebbene della "Forza della vita" ha parlato Papa Benedetto nella catechesi dell'11 gennaio. La stessa è stata incentrata sulla sua istituzione la sera del Giovedi Santo, alla vigilia della sua Passione. Ad un certo punto del suo intervento, il Pontefice ha fatto notare che "l'Eucaristia è cibo dei pellegrini che diventa forza an- che per chi è stanco, sfinito e disorientato". Benedetto XVI aveva accennato al tradimento di Pietro che avrebbe ricevuto forza, una volta ravveduto, di confermare nella fede tutti gli altri discepoli. Questa fortezza, che riceviamo nella Santa Eucaristia, partecipando alla Santa Messa, oppure ado- randola nel tabernacolo, dove è conservata per noi, ci aiuta nel cammino della vita. Ecco: con Essa puoi superare tutte le prove, senza cadere nello scoraggiamento o nella disperazione. Quando sei, come ha detto il nostro caro Papa, sfiduciato e ti viene quasi di "farti cadere le braccia", corri in Chiesa davanti a Gesù Eucaristia e, se sei impossibilitato, dove ti trovi recita la famosa "Comunione spirituale": <<Gesù, io credo che sei realmente presente nel Santissimo Sacramento dell'Eucaristia. Ti amo sopra ogni cosa e ti desidero nell'anima mia. Poichè ora non posso riceverti sacramentalmente, ti chiedo di venire almeno spiritualmente nel mio cuore(Pausa di silenzio). Co- me già venuto, io ti abbraccio e mi unisco a Te. Non permettere che mi abbia mai a separare da Te. Amen>>. Ti auguro ogni gioia e pace, così anche di avere uno straordinario desiderio di accostarti a Gesù Eucaristia, continuamente. Ti benedico+e ti affido al Cuore Immacolato di Maria, nostra dolcissima Madre.

Don Di Maio Ferdinando

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La buona notizia della Vergine Maria Maria Donna della Vita “Angelus Domini nuntiavit Mariæ, et

La buona notizia della Vergine Maria Maria Donna della Vita

“Angelus Domini nuntiavit Mariæ, et concepit de Spiritu Sancto.”

In questo modo esemplare, con l’annunciazione, Maria pur restando Vergine, diviene Madre di

Dio e perciò, grazie al suo si al volere di Dio, possiamo considerarla la Donna della vita.

"E questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura senza soste ronamento di tutti gli eletti".

E"

"vita soprannaturale delle anime", Maria entrava in modo del tutto personale nell'unica mediazione "fra Dio e gli uomini", che è la mediazione dell'uomo Cristo Gesù. Se ella stessa per prima ha spe-

rimentato su di sé gli effetti soprannaturali di questa unica mediazione - già all'annunciazione era stata salutata come "piena di grazia", - allora bisogna dire che per tale pienezza di grazia e di vita soprannaturale era particolarmente predisposta alla cooperazione con Cristo, unico mediatore dell'umana salvezza. E tale cooperazione è appunto questa mediazione subordinata alla mediazione

di Cristo

la dipartita del Figlio, la sua maternità permane nella Chiesa come mediazione

materna: intercedendo per tutti i suoi figli, la Madre coopera all'azione salvifica del Figlio-

Redentore del mondo

la morte redentrice del suo Figlio, la materna mediazione della serva

del Signore ha raggiunto una dimensione universale, perché l'opera della redenzione comprende

tutti gli uomini".

tale "ardente carità", intesa a operare in unione con Cristo la restaurazione della

al perpetuo co-

fino

Mediante

Dopo

Con

Papa Giovanni Paolo II nella "Declaratio" conclusiva del Sinodo sull'Europa il 14 dicembre 1991 disse "Maria Madre del Signore e causa della nostra speranza, ci insegna ad essere aperti agli im- pulsi di Dio e ad attendere umilmente la salvezza. Ci insegna ad accogliere in noi la Parola di Dio e a metterla in pratica con tutto il cuore: "E sua madre serbava tutte queste parole nel suo cuo- re" (Luca 2,51). Così ella ha accompagnato, a fianco di suo Figlio, l'inizio dell'evangelizzazione. Anche oggi dimora "concorde nella preghiera", come prima della Pentecoste (Atti 1,14), nel cuore della Chiesa , e invoca insieme a noi lo Spirito Santo. "Possa ella rifulgere come Stella dell'evan- gelizzazione da rinnovare sempre", indicandoci la via per giungere a Cristo e alla piena unità tra i suoi discepoli, "affinchè il mondo creda" (Giovanni 17,21). Così ella, anche in questi giorni, ci prenderà per mano come madre dolcissima e ci condurrà al Bambino nella mangiatoia, a Colui che è insieme il Signore e il Redentore del mondo".

Mascolo Emanuele

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La buona notizia della preghiera. L'importanza della preghiera nella vita. L'importanza della preghiera nella vita

La buona notizia della preghiera. L'importanza della preghiera nella vita.

L'importanza della preghiera nella vita e il primo passo in assoluto per accostarci in modo sempli- ce a Dio avere un dialogo privato con Lui Se solo tutti conoscessimo quanti sono i doni che Dio costantemente ci offre ogni momento noi non smetteremmo MAI di pregare ! Matteo nel vangelo ci racconta che Gesù disse : quando prega-

te non siate simili agli ipocriti che amano stare ritti nelle sinagoghe o negli angoli delle piazze , ma

quando preghi entra nella tua camera chiudi la porta e prega il Padre tuo nel segreto

tuo nel segreto ti ricompenserà . Pregare è VITA ci viene rivelato quando il Verbo si e fatto carne ed e venuto ad abitare in mezzo a noi. Ha pregato anche Gesù sul Golgota e questo perchè??? Perche la preghiera nella vita è l' ARMA che il Signore ci dona per sconfiggere il male e allo stes-

so tempo ci dona losie ,invidie

e il Padre

forza

ecco

,coraggio serenità , amore verso gli altri , non c'è odio , rancore,rabbia ge- perchè è fondamentale dire SI a Dio senza alcuna riserva !!!

Angela Conte

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Parte seconda

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La buona notizia del cammino di fede:

Il cammino di fede

La buona notizia del cammino di fede: Il cammino di fede Il cammino di fede: come

Il cammino di fede: come ogni cammino richiede, una volta intrapreso, costanza e impegno se si vuole arrivare alla meta. Il cammino di fede senza l’incontro con Gesù Cristo che ci aspetta alla messa domenicale è incompleto. L’esperienza ci insegna che per convertirsi a Cristo non è suffi- ciente vivere in un contesto sociale cristiano e nemmeno conoscere nel dettaglio i contenuti del catechismo. La cosa fondamentale è sentire la vera conversione in Dio. Diventare cristiani richiede un cammino con diverse tappe, composto da elementi importanti co- me; l’accoglienza del vangelo che porta alla conversione, la professione di fede, il battesimo, l’effusione dello Spirito Santo e l’accostarsi alla comunione eucaristica. Vi posso assicurare che il percorso di queste tappe scandiscono un cammino che riempie il cuore pieno di gioie.

Grazia Mastropasqua

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La buona notizia della testimonianza: Santa Gianna Beretta Molla. Gianna Beretta Molla nacque a Magenta

La buona notizia della testimonianza:

Santa Gianna Beretta Molla.

Gianna Beretta Molla nacque a Magenta (Milano), nella casa di campagna dei nonni paterni, da genitori profondamente cristiani, entrambi Terziari francescani, il 4 otto- bre 1922, festa di San Francesco d’Assisi, e l’11 ottobre, nella Basilica di San Mar- tino, ricevette il S. Battesimo con il nome di Giovanna Francesca. Era la decima di tredici figli, cinque dei quali morirono in tenera età e tre si consacrarono a Dio:

Enrico, medico missionario cappuccino a Grajaù, in Brasile, col nome di padre Alberto; Giuseppe, sacerdote ingegnere nella diocesi di Bergamo; Virginia, medico religiosa canossiana missionaria in India. La famiglia Beretta visse sino al 1925 a Milano, in Piazza Risorgimento n.10; durante i 18 anni della sua residenza milanese, frequentò assiduamente la Chiesa dei Padri Cappuccini in Corso

Monforte. Nel 1925, dopo che l’influenza spagnola si era portata via tre dei cinque figli che morirono in tene-

ra età, e a seguito di un principio di tubercolosi della sorella maggiore Amalia, di sedici anni, la famiglia si trasferì a Bergamo in Borgo Canale n.1, dove l’aria di collina era più salubre.

Il papà di Gianna, Alberto, nato come lei a Magenta, era impiegato al Cotonificio Cantoni, e fece

enormi sacrifici perché tutti i figli potessero studiare sino alla laurea, riducendo tutte quelle spese che riteneva essere spese inutili, come quando, di punto in bianco, smise di fumare il suo sigaro. Uomo dalla fede profonda, dalla pietà sincera, convinta e gioiosa, fu loro di grande esempio cri-

stiano: ogni giorno si alzava alle 5 per recarsi alla S. Messa ed iniziare così, davanti al Signore e nel Suo nome, la sua giornata di lavoro. Anche la mamma, Maria De Micheli, nata a Milano, era donna dalla fede profonda, dall’ardente spirito di carità, dal carattere umile e al tempo stesso forte, fermo e deciso. Si recava anch’ella ogni giorno alla S. Messa, insieme ai suoi figlioli, dopo che il marito era partito per raggiungere con il treno, a Milano, il suo posto di lavoro. Mamma Maria si occupò di ciascun figlio come se ne avesse avuto uno solo; correggeva i suoi figlioli aiutandoli a capire i loro sbagli e talvolta bastava il solo sguardo. Fu loro sempre vicina: imparò persino il lati- no e il greco per seguirli meglio negli studi.La giovinezza Gianna, sin dalla prima giovinezza, accolse con piena adesione il dono della fede e l’educazione limpidamente cristiana che ricevette dai suoi ottimi genitori, che con vigile sapienza la accompa- gnarono nella crescita umana e cristiana e la portarono a considerare la vita come un dono meravi- glioso di Dio, ad avere una fiducia illimitata nella Divina Provvidenza, ad essere certa della neces-

sità e dell’efficacia della preghiera. Fu da loro educata all’essenziale, alla sensibilità verso i poveri

e le missioni, secondo lo stile francescano.

Immersa in questa atmosfera familiare di grande fede e amore per il Signore, Gianna ricevette la sua Prima Comunione a soli cinque anni e mezzo, il 4 aprile 1928, nella Parrocchia Prepositurale

di Santa Grata a Bergamo Alta. Da quel giorno andò con la mamma tutte le mattine alla Messa: la

S. Comunione divenne “il suo cibo indispensabile di ogni giorno”, sostegno e luce della sua fan- ciullezza, adolescenza e giovinezza. Il 9 giugno 1930 ricevette la S. Cresima nel Duomo di Berga- mo. Crebbe serena, prodigandosi per i fratelli e le sorelle, senza mai stare in ozio: amava tutte le cose belle, la musica, la pittura, le gite in montagna.

In quegli anni non le mancarono prove, sofferenze e difficoltà, che però non produssero traumi o

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squilibri in Gianna, data la ricchezza e la profondità della sua vita spirituale, ma anzi ne affinarono

la sensibilità e ne potenziarono la virtù.

Nel gennaio 1937 morì la sua carissima sorella Amalia, all’età di 26 anni, e la famiglia si trasferì a Genova Quinto al Mare, città che era anche sede universitaria e favoriva, così, lo stare tutti insie- me, come era sempre stato desiderio di papà Alberto. Qui Gianna si iscrisse alla 5ª ginnasio presso l’Istituto delle Suore Dorotee. Negli anni della residenza genovese, Gianna maturò profondamente la sua vita spirituale. Durante un corso di S. Esercizi Spirituali, predicato per le alunne della scuola delle Suore Dorotee dal Padre Gesuita Michele Avedano nei giorni 16-18 marzo 1938, Gianna, a soli quindici anni e mezzo, fece l’esperienza fondamentale e decisiva della sua vita. Di questi Esercizi è rimasto il qua- dernetto, di trenta paginette, di Ricordi e Preghiere di Gianna, tra i cui propositi si legge: “Voglio temere il peccato mortale come se fosse un serpente; e ripeto di nuovo: mille volte morire piuttosto che offendere il Signore”. E tra le sue preghiere: “O Gesù ti prometto di sottomettermi a tutto ciò che permetterai mi accada, fammi solo conoscere la tua Volontà…”. Contribuì in modo determinante a far maturare in pienezza il cammino spirituale di Gianna anche

l’azione pastorale dell’ottimo Parroco di Quinto al Mare, il noto liturgista Mons. Mario Righetti:

egli, che divenne suo direttore spirituale, l’ebbe attiva collaboratrice nell’Azione Cattolica come delegata delle Piccolissime, e le inculcò l’amore alla liturgia, che fu per lei una fonte di vita spiri- tuale; proprio a Genova ella acquistò il messale quotidiano del Caronti, che usò ogni giorno. Finita la quinta ginnasiale, i genitori di Gianna credettero bene farle sospendere le scuole per un anno affinchè rinforzasse la sua delicata costituzione, e lei si sottomise docilmente, passando così un anno in dolce compagnia dei genitori, contenta di avere l’occasione di conoscerli maggiormente per poter poi imitare sempre più le loro virtù. Nell’ottobre 1939 riprese gli studi, frequentando il liceo classico nell’Istituto delle Suore Dorotee

di Lido d’Albaro.

I bombardamenti su Genova provarono molto mamma Maria, già debole di cuore, e così la fami- glia, nell’ottobre 1941, ritornò a Bergamo, nella casa dei nonni materni a San Vigilio.

Fu qui che Gianna, proprio nell’anno della maturità classica, perse entrambi i genitori, a poco più

di quattro mesi di distanza l’una dall’altro, prima la mamma, il 29 aprile 1942, all’età di 55 anni, e

poi il papà, il 10 settembre, all’età di 60 anni.

La maturità Dopo la morte dei genitori, nell’ottobre 1942 Gianna ritornò, con tutti i fratelli e le sorelle, a Ma- genta, nella casa dove era nata. Nel novembre dello stesso anno si iscrisse e frequentò la Facoltà di Medicina e Chirurgia, prima a Milano e poi a Pavia, dove si laureò il 30 novembre 1949. Negli anni dell’università fu giovane dolce, volitiva e riservata, e andò sempre più affinando la sua spiritualità: quotidianamente ella partecipava alla S. Messa e alla S. Comunione, nel Santuario dell’Assunta nei giorni feriali, faceva la Visita al SS. Sacramento e la meditazione, recitava il S. Rosario. Furono questi gli anni in cui, insieme alle sorelle Zita e Virginia, Gianna si inserì nella vita della comunità parrocchiale di San Martino, offrendo la propria collaborazione al Parroco, Mons. Luigi Crespi, e lavorando intensamente nell’educazione della gioventù nell’Oratorio delle Madri Canos- siane, che divenne la sua seconda casa. Mentre si dedicava con diligenza agli studi di medicina, tradusse la sua grande fede in un impegno generoso di apostolato tra le giovani nell’Azione Cattolica e di carità verso i vecchi e i bisognosi nelle Conferenze delle Dame di San Vincenzo, sapendo che “a Dio piace chi dona con entusia- smo” (2 Cor. 9,7): amava Dio e desiderava e voleva che molti lo amassero. L’impressione che lasciava è riassunta da una sua compagna di liceo: “Gianna donava il suo sorri-

so aperto, pieno di dolcezza e di calma, riflesso della gioia serena e profonda dell’anima in pace”. Dopo la laurea in Medicina, il 1 luglio 1950 Gianna aprì un ambulatorio medico INAM a Mesero, mentre a Magenta continuò a sostituire, al bisogno, il fratello medico Ferdinando.

Si specializzò in Pediatria a Milano il 7 luglio 1952, e predilesse, tra i suoi assistiti, poveri, mam-

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mamme, bambini e vecchi. Mentre compiva la sua opera di medico, che sentiva e praticava come una missione, premurosa di aggiornare la sua competenza e di giovare al corpo e all’anima della sua gente, accrebbe il suo im- pegno generoso nell’Azione Cattolica, prodigandosi per le “giovanissime”, e, al tempo stesso, con- tinuò a sfogare con la musica, la pittura, lo sci e l’alpinismo la sua grande gioia di vivere e di go- dersi l’incanto del creato. Si interrogava, pregando e facendo pregare, sulla sua vocazione, che considerava anch’essa un do- no di Dio, perché: “Dal seguire bene la nostra vocazione dipende la nostra felicità terrena ed eter- na.” Le lettere del fratello padre Alberto, che parlavano del lavoro cui doveva far fronte da solo ogni giorno, maturarono in lei la specifica vocazione missionaria e la decisione di raggiungerlo a Gra- jaù per aiutarlo. Ma la sua costituzione fisica non era robusta, e il suo direttore spirituale riuscì a convincerla che questa non era la sua strada. Gianna si rasserenò e attese che il Signore le desse un segno. L’8 dicembre 1954, in occasione della celebrazione della Prima Messa di padre Lino Garavaglia da Mesero, Gianna ebbe il suo primo incontro ufficiale con l’uomo della sua vita, l’ingegner Pietro Molla, dirigente della S.A.F.F.A., la famosa fabbrica di fiammiferi di Magenta, appartenente egli pure all’Azione Cattolica e laico impegnato nella sua parrocchia di Mesero; Gianna e Pietro erano stati entrambi invitati da padre Lino Garavaglia. Il fidanzamento e il matrimonio Il fidanzamento ufficiale si tenne l’11 aprile 1955, lunedì di Pasqua, con la S. Messa celebrata da Don Giuseppe, fratello di Gianna, nella Cappella delle Madri Canossiane a Magenta. Gianna e Pietro vissero il loro amore alla luce della fede. “Carissimo Pietro…”, gli scrisse Gianna nella sua prima lettera, il 21 febbraio 1955, “ora ci sei tu, a cui già voglio bene ed intendo donarmi per formare una famiglia veramente cristiana.” “Ti amo tanto tanto, Pietro, - gli scrisse il 10 giu- gno 1955 - e mi sei sempre presente, cominciando dal mattino quando, durante la S. Messa, all’Offertorio, offro, con il mio, il tuo lavoro, le tue gioie, le tue sofferenze, e poi durante tutta la giornata fino alla sera”. Gianna godette il periodo del fidanzamento, radiosa nella gioia e nel sorriso. Ringraziava e prega- va il Signore. Era chiarissima nei suoi propositi e nelle progettazioni della nuova famiglia, e, al tempo stesso, era meravigliosa nel trasmettere a Pietro la sua grande gioia di vivere, nel chiedergli come doveva essere e ciò che doveva fare per renderlo felice, nell’invitarlo a ringraziare con lei il Signore per il dono della vita e di tutte le cose belle. Si preparò spiritualmente a ricevere il “Sacramento dell’Amore” con un triduo, S. Messa e S. Co- munione, che propose anche al futuro marito: Pietro nella Chiesetta della Madonna del Buon Con- siglio a Ponte Nuovo, lei nel Santuario dell’Assunta a Magenta. Pietro ringraziò Gianna del santo pensiero del Triduo, e lo accolse con tutto l’entusiasmo. Gianna e Pietro si unirono in matrimonio il 24 settembre 1955, nella Basilica di San Martino a Ma- genta. Si stabilirono a Ponte Nuovo, nell’accogliente villetta riservata alla famiglia del Direttore degli Stabilimenti S.A.F.F.A., a pochi metri di distanza dalla Chiesetta della Madonna del Buon Consiglio, dove Gianna si recò quotidianamente a pregare e a partecipare alla S. Messa. Nella piccola frazione di Ponte Nuovo Gianna, dal 1956, svolse con dedizione il compito di re- sponsabile del Consultorio delle mamme e dell’Asilo nido facenti capo all’Opera Nazionale Ma- ternità e Infanzia (O.N.M.I.), e prestò assistenza medica volontaria nelle Scuole Materna ed Ele- mentare di Stato. Fu moglie felice, e il Signore presto esaudì il suo grande desiderio di diventare mamma più che felice di tanti bambini: il 19 novembre 1956 nacque Pierluigi, l’11 dicembre 1957 Maria Zita (Mariolina) e il 15 luglio 1959 Laura, tutti e tre nati nella casa di Ponte Nuovo. Gianna seppe armonizzare, con semplicità ed equilibrio, i suoi doveri di madre, di moglie, di me- dico a Mesero e a Ponte Nuovo, e la sua grande gioia di vivere. In questa armonia, continuò a vivere la sua grande fede, conformando ad essa il suo operare e ogni sua decisione, con coerenza e gioia.

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Nella comunione di vita e d’amore della famiglia, che la nascita dei figli aveva reso ancora più ampia ed impegnativa, Gianna si sentì sempre pienamente appagata.

Il mistero del dolore e la fiducia nella Provvidenza Nel settembre 1961, verso il termine del secondo mese di una nuova gravidanza, Gianna fu rag- giunta dalla sofferenza e dal mistero del dolore: si presentò un voluminoso fibroma, tumore beni- gno, all’utero. Prima dell’intervento operatorio di asportazione del fibroma, eseguito nell’Ospedale San Gerardo di Monza, pur ben sapendo il rischio che avrebbe comportato il continuare la gravi- danza, supplicò il chirurgo di salvare la vita che portava in grembo e si affidò alla preghiera e alla Provvidenza. La vita fu salva. Gianna ringraziò il Signore e trascorse i sette mesi che la separava- no dal parto con impareggiabile forza d’animo e con immutato impegno di madre e di medico. Trepidava e temeva anche che la creatura che portava in grembo potesse nascere sofferente e pre- gava Dio che così non fosse. Alcuni giorni prima del parto, pur confidando sempre nella Provvidenza, era pronta a donare la sua vita per salvare quella della sua creatura. “Mi disse esplicitamente” - ricorda il marito Pietro - “con tono fermo e al tempo stesso sereno, con uno sguardo profondo che non dimenticherò mai: Se do- vete decidere fra me e il bimbo, nessuna esitazione: scegliete - e lo esigo - il bimbo. Salvate lui”. Pietro, che conosceva benissimo la generosità di Gianna, il suo spirito di sacrificio, la ponderatez- za e la forza delle sue scelte e delle sue decisioni, si sentì nell’obbligo di coscienza di doverle ri- spettare, anche se potevano avere conseguenze estremamente dolorose per lui e per i loro figli. Per Gianna la creaturina che portava in grembo aveva gli stessi diritti alla vita di Pierluigi, Mario- lina e Laura, e lei sola, in quel momento, rappresentava, per la creaturina stessa, lo strumento della Provvidenza per poter venire al mondo; per gli altri figli, la loro educazione e la loro crescita, ella faceva pieno affidamento sulla Provvidenza attraverso i congiunti. La scelta di Gianna fu dettata dalla sua coscienza di madre e di medico e può essere ben compresa solo alla luce della sua grande fede, della sua ferma convinzione del diritto sacro alla vita, dell’eroismo dell’amore materno e della piena fiducia nella Provvidenza. Il sacrificio e il dono della vita Nel pomeriggio del 20 aprile 1962, Venerdì Santo, Gianna fu nuovamente ricoverata nell’Ospedale S. Gerardo di Monza, dove le fu provocato il parto, per espletarlo per vie naturali, ritenuta la via meno rischiosa, senza esito favorevole.

Il mattino del 21 aprile, Sabato Santo, diede alla luce Gianna Emanuela, per via cesarea, e per

Gianna iniziò il calvario della sua passione, che si accompagnò a quella del suo Gesù sul Monte Calvario. Già dopo qualche ora dal parto le condizioni generali di Gianna si aggravarono: febbre, sempre più elevata, e sofferenze addominali atroci per il subentrare di una peritonite settica. “Gianna”, ricorda la sorella Madre Virginia, che, rientrata inspiegabilmente e provvidenzialmente

dall’India potè assisterla nella sua agonia, “solo raramente svelava le sue sofferenze. Ha rifiutato ogni calmante per essere sempre consapevole di quanto avveniva e presente a se stessa. Non solo, ma per essere lucida nel suo rapporto con il suo Gesù, che costantemente invocava”. “Sapessi qua-

le

conforto ho ricevuto baciando il tuo Crocifisso!”, le disse Gianna, “Oh, se non ci fosse Gesù che

ci

consola in certi momenti!…”.

“Attingeva la forza del suo saper soffrire”, ricorda ancora Madre Virginia, “dalla preghiera intima manifestata in brevi espressioni di amore e di offerta: “Gesù ti amo” – “Gesù ti adoro” – “Gesù aiutami” – “Mamma aiutami” – “Maria…”, seguite da silenziose riflessioni”. Nonostante tutte le cure praticate, le sue condizioni peggiorarono di giorno in giorno. Desiderò ricevere Gesù Eucaristico anche giovedì e venerdì: causa l’incoercibile vomito, con suo grande rincrescimento, per non mancare di rispetto al Signore, si accontentò di ricevere sulle lab- bra una minima parte dell’Ostia.

Il fratello Ferdinando aveva accettato da Gianna l’incarico di avvisarla quando fosse giunto il mo-

mento della sua morte con una frase stabilita. Ferdinando non ebbe il coraggio di eseguirlo: ne incaricò Madre Virginia, che, al momento oppor- tuno, disse a Gianna:“Coraggio, Gianna, Papà e Mamma sono in Cielo che ti aspettano: sei conten-

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ta di andarvi?” “Nel movimento del suo ciglio”, ricorda Madre Virginia, “si potè leggere la sua completa e amorevole adesione alla Volontà Divina, anche se velata dalla pena di dover lasciare i suoi amati figli ancor tanto piccoli. Gianna, come il suo Gesù, si consegnò al Padre”. All’alba del 28 aprile, Sabato in Albis, venne riportata, come da suo desiderio precedentemente espresso al marito Pietro, nella sua casa di Ponte Nuovo, dove morì alle ore 8 del mattino. Aveva solo 39 anni. I suoi funerali, celebrati nella Chiesetta di Ponte Nuovo, furono una grande manifestazione unani- me di profonda commozione, di fede e di preghiera. Fu sepolta nel Cimitero di Mesero, dove riposa tuttora nella Cappella di famiglia, mentre rapida- mente si diffuse la fama di santità per la sua vita e per il gesto di amore grande, incommensurabile, che l’aveva coronata.

Fonte: www.giannaberettamolla.org

La redazione

e per il gesto di amore grande, incommensurabile, che l’aveva coronata. Fonte: www.giannaberettamolla.org La redazione

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La buona notizia del pregare insieme Le preghiere del mese di febbraio

Iniziativa di preghiera per la vita

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è urgente una grande preghiera per la vita, che attraversi il mondo intero.” (Giovanni Paolo II, Evangelium Vitae, n. 100)

Salve, Regina, madre di misericordia,

vita, dolcezza e speranza nostra, salve.

A te ricorriamo, esuli figli di Eva;

a te sospiriamo, gementi e piangenti in questa valle di lacrime.

Orsù dunque, avvocata nostra, rivolgi a noi gli occhi tuoi misericordiosi.

E

mostraci, dopo questo esilio, Gesù, il frutto benedetto del tuo seno.

O

clemente, o pia, o dolce Vergine Maria.

***

O Maria, aurora del mondo nuovo, Madre dei viventi,

affidiamo a Te la causa della vita:

guarda, o Madre, al numero sconfinato

di

bimbi cui viene impedito di nascere,

di

poveri cui è reso difficile vivere,

di

uomini e donne vittime di disumana violenza,

di

anziani e malati uccisi dall'indifferenza

o

da una presunta pietà.

Fà che quanti credono nel tuo Figlio

sappiano annunciare con franchezza e amore agli uomini del nostro tempo

il Vangelo della vita.

Ottieni loro la grazia di accoglierlo come dono sempre nuovo,

la

gioia di celebrarlo con gratitudine

in

tutta la loro esistenza

e il coraggio di testimoniarlo

con tenacia operosa, per costruire, insieme con tutti gli uomini di buona volontà,

la civiltà della verità e dell'amore

a lode e gloria di Dio creatore e amante della vita.

Giovanni Paolo II, Lettera Enciclica Evangelium Vitae sul valore e l'inviolabilità della vita umana,

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BattesimoBattesimoBattesimoBattesimo deideideidei bambinibambinibambinibambini nonnonnonnon nati.nati.nati.nati. Prega per

BattesimoBattesimoBattesimoBattesimo deideideidei bambinibambinibambinibambini nonnonnonnon nati.nati.nati.nati.

Prega per prima il Credo! Poi prendi dell'acqua Santa, spargila in tutte le direzioni e di queste parole:

"A voi tutti che siete nati morti di giorno e nella notte. Voi tutti che siete stati uccisi nel corpo della madre nel giorno o nella notte e che ancora verrete uccisi, affinché raggiungiate attra- verso Gesù Cristo la vita eterna ( e qui da collettivamente il nome di battesimo, Maria, Giu- seppe, Giovanni e il Santo del giorno), io vi battezzo nel nome del Padre del Figlio e dello Spi- rito Santo". Infine dì un Padre nostro, un'Ave Maria, un Gloria al Padre. PREGHIAMO

O Dio, nostro Padre, che nel tuo infinito amore per noi, vuoi che tutti gli uomini siano sal-

vi,con la fede e l'amore della Chiesa che porta nel suo cuore di Madre il "Desiderio del batte- simo" per tutti i bambini del mondo, desidero esprimere questa sua carità, battezzando nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo tutti i bambini che oggi saranno uccisi nel grembo delle loro madri con l'aborto. Con questo atto di fede e di carità intendo con tutta la Chiesa:

1.- Offrire, per le mani immacolate di Maria SS.ma, con il sangue di Gesù e quello di tutti i bambini uccisi con l'aborto, implorando per il sacrificio delle loro vite, pietà e misericordia per l'umanità. 2.- Riparare il grave delitto dell'aborto che, mentre sopprime la vita del concepito lo priva della grazia del Battesimo.

3.- Pregare per la conversione di tutti gli operatori e collaboratori dell'aborto, orribile delitto "che, sottoscrive la condanna dell'uomo della donna, del medico, dello Stato" (Giovanni Pao-

lo II).

3.- Pregare per la conversione di quanti, con i potenti mezzi della comunicazioni sociale, so- stengono, giustificano e difendono questo gravissimo peccato, disconoscendo il Magistero del-

la Chiesa e di Cristo.

5.- E infine, per invocare misericordia su quanti ingannati e sedotti da questi mezzi potenti si allontanano dall'amore di Dio Padre Recitare il Credo, il Padre nostro e un Ave Maria.

da questi mezzi potenti si allontanano dall'amore di Dio Padre Recitare il Credo, il Padre nostro

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O Vergine Immacolata, Madre di Misericordia, salute degli infermi, consolatrice degli afflitti, Tu conosci i

O Vergine Immacolata, Madre di Misericordia, salute degli infermi, consolatrice degli afflitti, Tu conosci i miei bisogni, le sofferenze; degnati di volgere su di me uno sguardo a mio sollievo e confor- to. Con l'apparire nella grotta di Lourdes, hai voluto ch'essa divenisse un luogo privilegiato, da dove diffondere le tue grazie, Anch'io vengo pieno di fiducia ad implorare i tuoi materni favo- ri; esaudisci, o tenera Madre, la mia umile preghiera, e colmato dei tuoi benefici, mi sforzerò d'imitare le tue virtù, per partecipare un giorno alla tua gloria in Paradiso. Così sia.

un giorno alla tua gloria in Paradiso. Così sia . IL SANTO ROSARIO. GAUDIOSI: (lunedì e

IL SANTO ROSARIO.

GAUDIOSI: (lunedì e sabato) L’ANNUNCIO DELL’ANGELO A MARIA LA VISITA DI MARIA AD ELISABETTA LA NASCITA DI GESU’ LA PRESENTAZIONE AL TEMPIO DI GESU’ IL RITROVAMENTO DI GESU’

Signore, pietà

Cristo, pietà

Signore, pietà.

DOLOROSI: (martedì e venerdì) L’AGONIA DI GESU’ LA FLAGELLAZIONE DI GESU’ LA CORONAZIONE DI SPINE DI GESU’ GESU’ PORTA LA CROCE GESU’ MUORE IN CROCE

Cristo, ascoltaci.

Cristo, esaudiscici.

Padre del Cielo, che sei Dio; Abbi pietà di noi

Figlio, Redentore del mondo, che sei Dio; Abbi pietà di noi

GLORIOSI: (mercoledì) LA RISURREZIONE DI GESU’ L’ASSUNZIONE IN CIELO DI GESU’ L’EFFUSIONE DELLO SPIRITO SANTO L’ASSUNZIONE IN CIELO DI MARIA L’INCORONAZIONE DI MARIA

LUMINOSI: (giovedì) IL BATTESIMO DI GESU’ LE NOZZE DI CANA L’ANNUNCIO DEL REGNO DI DIO LA TRASFIGURAZIONE DI GESU’ L’ISTITUZIONE DELL’EUCARISTIA

Spirito Santo, che sei Dio; Abbi pietà di noi,

Santa Trinità, unico Dio; Abbi pietà di noi,

Santa Maria, prega per noi

Santa Madre di Dio, prega per noi

Santa Vergine delle vergini, prega per noi

Madre di Cristo, prega per noi

Madre della Chiesa, prega per noi

Madre della divina grazia, prega per noi

Madre purissima, prega per noi

Madre castissima, prega per noi Madre sempre vergine, prega per noi

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Madre immacolata, prega per noi

Madre degna d'amore, prega per noi

Madre ammirabile, prega per noi

Madre del buon consiglio, prega per noi

Madre del Creatore, prega per noi

Madre del Salvatore, prega per noi

Madre di misericordia, prega per noi

Vergine prudentissima, prega per noi

Vergine degna di onore, prega per noi

Vergine degna di lode, prega per noi

Vergine potente, prega per noi

Vergine clemente, prega per noi

Vergine fedele, prega per noi

Specchio della santità divina, prega per noi

Sede della Sapienza, prega per noi

Causa della nostra letizia, prega per noi

Tempio dello Spirito Santo, prega per noi

Tabernacolo dell'eterna gloria, prega per noi

Dimora tutta consacrata a Dio, prega per noi

Rosa mistica, prega per noi

Torre di Davide, prega per noi

Torre d'avorio, prega per noi

Casa d'oro, prega per noi

Arca dell'alleanza, prega per noi

Porta del cielo, prega per noi

Stella del mattino, prega per noi

Salute degli infermi, prega per noi

Rifugio dei peccatori, prega per noi

Consolatrice degli afflitti, prega per noi

Aiuto dei cristiani, prega per noi

Regina degli Angeli, prega per noi

Regina dei Patriarchi, prega per noi

Regina dei Profeti, prega per noi

Regina degli Apostoli, prega per noi

Regina dei Martiri, prega per noi

Regina dei veri cristiani, prega per noi

Regina delle Vergini, prega per noi

Regina di tutti i Santi, prega per noi

Regina concepita senza peccato originale, prega per noi

Regina assunta in cielo, prega per noi

Regina del santo Rosario, prega per noi

Regina della famiglia, prega per noi Regina della pace, prega per noi.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, perdonaci, o Si- gnore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, esaudiscici, o Signore.

Agnello di Dio che togli i peccati del mondo, abbi pietà di noi.

Prega per noi, Santa Madre di Dio. E saremo degni delle pro- messe di Cristo.

Preghiamo. Concedi ai tuoi fedeli, Signore Dio nostro, di go- dere sempre la salute del corpo e dello spirito, per la gloriosa intercessione di Maria santissima, sempre vergine, salvaci dai mali che ora ci rattristano e guidaci alla gioia senza fine. Per Cristo nostro Signore.

Amen.

sempre vergine, salvaci dai mali che ora ci rattristano e guidaci alla gioia senza fine. Per

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La buona notizia è un mensile esclusivamente online del gruppo facebook la comu- nità della buona notizia.

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Responsabili: de Martino Ornella, Mascolo Emanuele

Responsabile online e progettazione grafica: Mascolo Emanuele

Hanno collaborato:

Don Di Maio Ferdinando: Rubrica la buona notizia del Santo Padre Conte Angela : Rubrica la buona notizia della preghiera. Mastropasqua Grazia: Rubrica la buona notizia del cammino di fede.

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