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( l } Ogni paese ha delle costumanze speciali che attribuiscoa certi segnali il concrlto di una minaccia di morte. Cosi in aIcuni Iiioghi della Germania inviare la efigle di un C:rllo iii color rosso significa ariaacciure morte od iricendii : A I b e 1.t i j t r s prrndeetnrtra? Eib. 47, ( i l . 11, pag. 810 T es t o r ]~ru.ri.s a d i c i a r i n 1)rri.s 2, cc;p. 11, H. 8s. j (2) Nel delitto di minaccia difiicilrnente possono rintrriuciarci criterii che secoido i l lin~uaggionostro aurileulino 1.1 yrtl?rr:ilti poldlerc clel nialefizio senza aumentarne 18 qtbcztrtitb tactttci-ale. ti la ragione per cui S cos, e deve essere cos, i? 13ci!e a riconoscersi. La quantili ?zritz4rale di un maIcfizio ha per sua uorrna il danno bi~nedirrto.Lo sua qunuiiib polilicc1 si completa rnerc il clanno ?nedialo; liioode qudririo avviene che in un delitto una circoetanze senza nccrescore la perniciositu dirella n carico del17ofi'eso, condrica ad un aumento della forza nlor;ile oggettiva clel mnl~fizio perch: sc ne aocrcsce 1 allarme od il malo esoolpio, cotest~r : circostanza uoii pnb dirsi che coslituisca un criterio de1l;i quantit tifilurale del reato, pcrch! non ne modifira la forz:i i h c o o~getliva. Essa dunque deve essere riferiti1 ai crilerii iiiisurniori dclia qunntith politica, percbk la r'agioric di fiirne un crilerio Iniearalore sta nel riguardo al danno medratu, clie k tu110 politico e rapprcsenlalo de una opinione; e iioii nel rigu,irdo al daatio irnrnediilto o diretto, clie deriva d:iI iicsSl> nntriralc. e iicceussrio delle cose. La cluantilh p ~ l i t l ~ a pertanto b ~ b i s c o1' irinusso sua proprio da quelle cii>cactarize che a$i*coda eull' auinio dei consocinti, e cos le circosinnz. che 1' riiimenbnuo ci rnnnodono tutie atl un:) forni2 d'inipre.rs i u ~ e)o?*olc. 0r.a siccoine nel delitto di minaccia anche il danno fswcdiitlo si estrinsccn 111 unii impressiotie ntot.trlv, ci05 riel timore pii1 o meno iucusso al sog$ctto passivc) dial innlefizicl, casi i! evidente clie le due impressioni niorali ci corriperielrrino uelle loro cagioni; e che perci, quclle circostanze CIIC aunientiiilo il daniiu inediato devo110 avere per necessiti1 iiumentata anche il d m n o irneiecliato, rendendo piii gr:iw e vccrnciik i l llriiorc dell' olTeso, clie in rIilesto dt-littci

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ne rappresenta la forza fisica oggettiv,~. l<: cbiaro pcrianln clre in (pesto ed iii qualche altro uislefizio cansinille non pub separarci la serie dei criterii misuratori Jcfla sua qi.iantil:~ poiiticn, dalla serie dei criterii misuratori clolla sua quaw tlth 9alititrnle. Q~ieatoi: un rlsultnio pressocbb costante di tutti quei reati nei quali i) danno i~rracdicrto( o diretto, o fisico, come allri lo chi,lioano j non si estrluseca in uria srn~plice sensazione fisica (udito o vista) nia i11 una comrnoziotie morale che nell'ariitno dell'oflesu consegue alla sousazlone fisica.

Giri sappia:no (S. 337 e 378 ) che la ii~inaccia verbale non ammette tentativo. La scritta puO zlirimetterlo quando la lettera rriinacciosn sia smarrita per via. 3Isl. q ~ i d jz'ilriri8 se la loltei*:~minacciosa fr1 scritta e non lo fu dato corso? 11 C: a r p z o v l o (ju$*iq~r*zcd. 4, eonst. 4, def. -1; cl pr7n/:t, 91r67*s csmirrth. pars il, qzr,ncst. 37, n. 18 1 sern\)rn opinare per In prinibiliti di qrlasto fatto quantunque la consumazione (Icl iIclillo mediante la emissioiie della 1ettcr:t non fosse poi sasseguitzt. Certamente se si suppone consumnto cla altri il delitto con la emissiune della lettera, colui che sciontenlente la scrisse duvrh tenersi come complico; rua cluando la emissione no11 sili a~veriuta pub seriamente dubitarsi che lo scrivere IL, lettera non costituisca che un atto prepr"torjo e 1.mrcib non possa punirsi neppure come tentativo. Tale a mio parere in questa ipotesi ci di(J trovcrt!n~o essersi adottato come regola in tema (1' ingiririn scritta. La intellzio~le criminosa (la quale coiisiste ii~lladcternii1i:iziune elneitere lo scritto n ~nirlae~~icrso o diffam:4toi?io) puB dii2si i~nstaritctaciilu zo2ivoca, bastaxzternente assodata fIizdlC

resta nella semplico sfera della preparazione della lettera, la qaa1e in sostanza non .3 altro che 1 arrlie ' clne in seguito vorrtl lanciarsi contro il nemico. &fa questo vorrd B sempre una ipotesi avvenire: k la previsione di una determinazione futura tutta diversa dalla determinazione attuale. Il momento jn quella non B ancor giunto: clnests in se noli estrinseca ancora la violazione del diritto al quale s' indirizza la offesa. Dunque anche condotta a terrainr! iu tutta la sua linea la determinazione di scrivere una lettera minacciosa ( per darle poi corso ) questa determinazione non B che la determinazione di preparare gli stromenti per aggredire un diritto: ma il diritto non ancora aggredito nD con la determinazione interna, ne con la osecnzione di ci0 che si fatto.

S.

1585,

Piit disputabile Q la soluzione del qnesito uitoriors relativo a discernere in questo reato il tentativo dal ctolilto wzancccto. Facilissima 6 l' applicazio110 della nostra formula generalo (5.393 o xegg. ) sulla ilistinzione fra conato reruloto, c conato prossimo. Tenuto fe~*mo lo scrivere la lettera minacciosa che non sia che un" atto prepuratorio, i1 conato comincia con Ia emissione. FinchD la lettera viaggia si lia un conato vemoto: quando giunge in mano di colui al quale E destinata ad incatero timore il conato prossimo: finquli tatto piano. Ma la figura del delitto mancato b dessa possibile sella minaccia scritta? E se lo S (lavo la troveremo? L' uomo , che lia ricevuto In lettera l'ha in mano, e sta per? leggerla. Arrestato ogni progresso ulteriore dei

- 454 io si dir5 egli che il delitto B ~uancato? Per noi no, perdt8 i1 delitto mnncato deve essere un delitto consumato soggettivniizeittc. Dnnrlne tutti gli atti occorrenti alla lesione del diritto dehi.iono essere matcrialinente eseguiti, e solo per nn fortuito deve esser runucnta la consuruaziunc oggettira; cioe la reale offesa clet diritto. La laltera in alano di colui che vuolsi intirn~riro (anche sporta, anche gih sotto gli occhi suoi) Iion rtrppresenta l' nllimo atto consnniativo, come non lo rapprosentn la minestra al7vetenata che sta innanzi alla vittitaa. Questa potrcbbe starle ilinanzi per tutta In vita, come per tutta la vita potrebbe stare inrianxi al minacciato la lettera minacciosa; senza clio per tale presenza avvenisse mai conseguenza lotale nel prirno, n& conseguenza di paura nel secoilrio. Perchi: io rnuoja di veleno bisogna che ingoi ciuelIa minestra ; perche, io mi ~puventi bisogna cho legga quella Iettoni. Queste idee sono chiarissime tostocl~si ricordi che in inoltissirni reati il tsrzo, o la vittima stessa, sono strumenti necessari alla consumazione del reato, strumenti che agiscono per conto e volonlO clel colpevole a campire sccoil~lo1' impulso suo la oporca scellerata. Laonde come a tutta ragione 1' atto consumativo beneli& eseguito ila un torxo o dalla stassa vittima si coasi;lora come fatto del colpevolo e si pone a tutta sua responsabiliti., cos vuole giustizia che ci6 che dalla vittima o dal terzo non fa ancor fatto si sottragga dalla forza flsica soggettiva del malofizio per rninorarne la recponsabilitri, per ilitriitiva ragione che i1 c1olitl;o non fu ancora soFgettivamente consrimato.

- 435 Nel q ucsi to proposto bisogna d uny ue decider6 In questione .ce Z !a,?ztijizZ~Ia~ion a ef6ldica de2 .~tz'nucchto sia o 220 coizdizioize essc~zziule della co!i~llsr<);?azione[!e2 delz'lto di nshzacciu. Noi pensiamo chtl non lo sia; e percib crediaino che il dolitto mancato non tll~biaipotesi possibile in qncxto malefiziu. Na se si pensasse diversamente allora la genuitia e netta figura clel ilelitto mancato si avrebbe qtiando il minacciato ndi per intero, o per intero lesse il concetto minaccioso, e pur non ostante niente se iie intimor. Allora (ed allora soltanto) potrebbe con verit8 dirsi che il delitto fu consumato soggettivamente, ma oggettivamente rnancQ, perchb la intrepida impassibilitA del minncciato fu il fortuito irnprevisto clallo agente, e iildipendenta dal sao modci di agire, per cui la lesiune del diritto (perturliazione della tranqnillitii dell' animo) non avvenne qnantailqne tutte le materialita dirette a produrIri, ed abili a produrla fossero esaurite.

In proposito della cornplicith poi, nascere la importante questione relativa a definire il reparto della imputazione nel caso che una abbia scritto la lettera minacciosa, ed un altro 1' al~biaporlata al destino: pnb cercarsi ciob se l' aatore del delitto sia colai che scrisse, o colui che clette corso allo scritto. Per i principii della scienza questo delitto non si colzsv,~~aa solo fatto del10 scrivere; laonde lo col scrittore non sarebbe che un cornplicc. Tale. opinione sembra accolta senza contrasto anche nelh pratica (1). E Antantockk si studia qncsto problorna soltu

- 430 il vero punto di vista della contemplazione della fo~~,-a fisica, io credo che verarricnte contro I' autore

tlello scritto non possa dirigersi una imputazione rhe vada oltre a quella dell' ausilio: chi prepara 10 scritto iii tutto analogo a cbi prepara il veleno. I,aonde nozionczlmente cosi 1' uno come 1 altro non ' possono dirsi (almeno nel lilipuaggio nostro) n& autori, n& coaatori del malefizio. Xa quando alla ~nntemplazionedella forza fisica si aggiunge la conteinplazionc della forza morale, aliora (rispettata la esattezza antologica in quanto ai nomi) si paO semljr's aruiuottere clie la imputazione contro chi scrisse 1:t lettera si elevi in grado pari a qnella di chi la por6ij, qua[ido nel primo si trovi la prima causa morale del delitto (nzoloine, manc!u~zte) senza del qunlo il riulitto non s ~ i r e l ~ per modo alcuno avvenuto. l~e
'1) Tale almeno era la puntualo disposizione delle Co-litiiziOne elettorale sassonicii pars i;.trrtzovir> ibi, dcf: 4 et 6.

4, constit. 1 4 : vodnsi

Xcl airitto comune le minacce semplici orano li c4;ioizt li?qivutcc: scopelisrno sempre di azione lo pitbblicc&.1 codice penale Toscano ha ciichiarnio in1 cIistintamente persoguitnbile a pubblica azione tutte lo minacce, e le ha .punito con la carcere fino ad un anilo all' art. 362; collocando con tutta esattezza sciczitiflca qrresto reato nella classe dei dditti contro la Zille)'ti~ j.e~-sor~ale 1a pt$untn 11-nnqz6Z2Iild. e

T1 codice Toscano non ha accettato la opinione di altri legislatori antichi e moderni ai quali parve non conveilire 1' esercizio del magistero di repressione contro le minacce verbali, e doversi invece rilasciare ai provvedimenti (1) economici, quali possono essere l' obbligo di una canzione, e la vigilanza della polizia, Ma il nostro codice non e tanto severo quanto sembra 11 dove implicitaniente ri2 solve una importante cluestione; poiclie la distinzione tra do10 ( ' impeto e dolo di proposito non ha 1 valutato soltanto coirie criterio misuratore della yuantit8 politica di questo malefizio ; ma del dolo di proposito ha fatto un requisito essenz.kle della sua politica imputabilith. Gih notai di sopra (nota a g. 1.578) come P u c c i o n i e GiiiIiarii insegnassero non essere politicamente imputabili le minacce proferite nel19impeto della collera, doversi considerare queste come mere jattanze che possono dar luogo soltanto a misure di polizia ma non pnnirsi come delitti, perchb incapaci a turbare la qnieto di un uomo ragionevole; e come la Corte di Cassazione col decreto degli 1 2 febbraio 1854 adottasse questa teoria, proclamando la impunibilitil deIla minaccia nell' impeto. Ecl obbesi a ci buona ragione in faccia. ni principii della scienza: c si ebbe hnonissinia in faccia alle speciali disposizioni del nostro codice; il quale se si fosse diversamente interpetrato avrobbe segnato 1' assurdo che chi aveva xriinucckto di darc un pugno si punisse pii1 severamonte di chi lo aveva di fatto ammoriato; e clle

mentre quello s' inviava alla giurisdizione del pretoro, il fatto di questo fosse riservato alla superiore competenza. Della minaccia anonii'i~n scopelismo) (o il codice Toscano non Iia fatto particolare previsione, abbandouanclo per tal guisa le tradizioni di venti scoli. SpettcrA alla prudenza do1 magistrato in Pdccia alla unificazione legislativa ilelle due specie, usare dell' arbitrio suo tenendo calcolo di cotostc~ criterio nella irroguzione del carcere da un giorno a un anno che gli Iia posto in mano 1 art. 362. d : Lo che porta alla conseguenza che il massimo di quella pena non dovrebbe mai infljggarsi per uila rninaccia alla quale mancasse la circostanza aggravante dell' anoni~no,e molto meno contro una rninnccia nella quale mancasse la circostanza rlelIn scrittura.
(1) Un provvedlnienlo singolarissimo C quello clie l e g ~ e s i null' art. 37'6 della Carolinn ; dove imponendosi n chi ~ l i h i ; ~ tiiinaccinto altri di patire in carcere fino s che non abbi.? dato cauzione di non offendere il rninnccirito, si dioliiara cbe durante tale carcertizlone sin a carico del riiiiiircciato di p r w vedere agli alinienli del niinaccinnte. i3 pure ern cosi ! h!;) vero perb che lo stesso articolo prevedendo clie l9 ~ I C C U siitorc potesse essere miserabifa non ruono dell: accusalo, ordinava che qucsto in simil caso si alimentasse a spese pubbliche.

S.

1589.

Il codice Sardo non ha neppur esso tenuto conta c2ella distinzione fra minaccia palese e xxiinaccia agto~zima, abbandonato affatto cotcsto criterio dele la vecchia scuola, ha preso ad ixnprestito dal codice Francese la distinzione di minaccia senz'a ol'difeee

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di minaccia cox o ~ d i ~ z che per noi altro noli c, traline una forma di violenza p~ivata ed Ixa te~iutr~ : pnil conto della distinzione fra minaccia .l;e$*finkge mii~accia scrltia. Combinat~do insieme gli articoli 431 e 432 di qad codice se ne deduce - 1.O clie la minaccia velnale e scorupagriata da oj8dl~ze & menon nomamente punita, alrueno come miilaccia - 2." clie 1a minaccia verbale coi2 ordbze (od ariche senza ordine ma con (1) c ~ m i ) punita col carcere da tre mesi a due anni e con multa Bno a cinquecento l i r ~ 3.0 che con la istessa pena S pnnftu la minaccia scritta; sia dessa anonima oppure firmata con proprio o con flnto noiiie -1." che In ininaccia sc~ittcce con oiuT:lze i punita del carcere non minore di tre anni, oltre ad una 111uIia este~isibile a lire mille, ancorcllb firraata col vero nome del colpevole. Per tal guisa la distinzione fra minaccia a9zon.ia2a (sfinbo8ica od espr.es$cb) e iilinaccia 2~nless, che negli antichi tempi esercito un inflnxso capitale su clriesto reato, e che quantanquo mitigala nella sua importanza perseveri, fi11o ai di nostri ad essere valntata nelle scuole e ne1 foro, si b gencralrnentc derelitta dai codici contemporanei per far luogo alle altre differenziali (2) che siamo venuti segnalando.

(1) Una singolare ed Inaltese questione vidi sorgermi innanzi il 5 deccmbre 1865 alla Corte di Assise dj Massa. A difesa di un omicicla confesso io proponeva ai giurnti la questione ce constasse che egli avesse agito al seguito di provocasicine deriurcnle da nzi~aucciaa auno araflta; negandosi di accettare la questione proposta dalla difesa,

elevai iiicidente. La Corte emise decreto chc dichiar iiori

- 460 propoiiibile la niin questione, perchi, domandare ai giurati se constava di provocazione per minrzccin a mano urvzata era una QUESFIOXE DI DIRITTO cile la legge vieta di proporre ai qiurati, e propose invece la soia questiono se ~ O t l ~ ~ ( 4 5di6 8 f~roirocavione;la quale per conse2uenza venne a dichiararsi qttesliorle di f86io. (2) Non S di alcuna importanza, n6 per gii odierni codici rib per i principii della scienza, che la minaccia verbale sia stala emessa direttamente in presenza del minacciato, o coiiiunicando con altri fuori della suil presenza: come pure niente si modifica per la circostanza che il male anzichb minacciarsi a noi si minacci n persone a noi care. Cose ovvie sono queste, e clie neppur meritario di essere notate. La differetizisle invece che nel mutamento delfa dottrina B venuta wquistniido importanza pratica 1: qtleila fra minaccia verbale e min:iccia scritta. E per une siugolare cornbinozioiie si i: ~endutainsignificante la nozione distinta della mliiaccia reale; la quale fluttua oggidi fra la minaccia vcrhale e la minoccia scrilta. Qui nascc il bisogno di stabilire un criterio per sapere quando l? minacciil realu dehba equipararsi alla verbale e quaildo nila scritta; n& io saprei trovare aItrove coteslo criterio troinc nella presenza o non presenza del minaccialo. 11 segno materiale esprimente il pensiero se E posto in essere alla presenza del minacciato equivale evidentemente alla rola: se posto in essere nell' assenza del rninncciato equivale aHa scrittura, La pnrola It destinata a comunicare il pensiero ai presenti; la scritto 6 destinato CI comunicarlo agli assenti: un segno materiale scello per comunicare il pensiero bisogna naturalmeste che ci coordini ad una od nll' altra di colest@ rondizioni.

Quando la istigazione C& cTtll?2qt{r?i+e sussegriita fa per parte dell' istigato dalli1 runsuuiazione del delitto al quale la istigazioue tendeva, o da un principio di esecuzione del rnedesinio, si sviluppa ncllrt istigatore la figura giuridica di un paw-tecipe ncl delitto principale, o nel suo tentativo ; e sulla noiJma di tale risultamcnto si inisuxla la inipriCazionc! dello istigatore o in ragiono di mandato o in ragione di consiglio: e sempre sul criterio proporzionale della influenza, secondo quello che fu giit esposto antecsdeiltemente (S. 460 e segg.) e nalla .teor*ic~ della. cot~zplicith p u ~ 16'4 e segg. ). In que( . sta ipotesi non pnG dunque trovarsi una figura speciale di crinzinosizi, dipendendo sempre il titolo del delitto dal fatto principale eseguito o incominciato ad esegnire. Ma la malvagia istigazione, quanluuqtic accolta dal10 istigato, pnU non avere ottenuto ancora per parte di questo il suo principio di esecuzione; ed alIora tutto si stringe in una consociazione particolare a delinquere, della quale, per mancanza, delle condizioni ontologichc del tetllrttiuc, (quarido si voglia punire) e necessario che facciasi un titolo di reato di per si3 stante. Pu irioltro accadere che 1' istigato o per onestk o per timore non accetti I' ordine, o non aderisca al consiglio delittuoso; ed allora tutta In crirninositti che restrin-

gesi nello istigatore senza ~iclrtecipnzione clell' istigato, si estrinsecn in quella fornia speciale di maIefizio che i crirninalisti c11iamarono p ~ o ~ o c c t ~ i u s ~ t ~ t,! dcliny2ct.r~(l) o pii1 esattamerite istiynaio~ie no12 nccoltcc. Prtt ancora avveniro che la istigazione sia stata accolta dallo istigato, ma questi sirisi inmetliutamente pentito prirrla c2i cominciare alcun atto di esecuzione; ed allora il. titolo fluttua fra la istign3io)ze accoZtcc, e la istigazione non nccollcc alla qualo pii1 wwnente si assimila, parclib la spontanea mutazione dell' istigato d rngionc di presumero clie il suo assenso nori fosse serio e deturminato; laonilc il titolo di rcssociccsiotze cir.ir,zi.lzosa viene a rendersi assai prol~lematicu.
Sclin~ilerc: si cIiiam;i ancora rl:~ ed anzi trov~sinejrli scrittori e nei codici prediletta pi spesso questa secorida forrriul aila prirna. hla come esattamente osserva 1' esimio iilio coliegn professar T O l o m e i f d i ~ i l t o penale, I-'udovn 9 86% p(($. 191 ) 1~ forniula provlrcaziotre rt dclinyuere serve riel1' tiso coinuue ad itidicare eziaiidio qut?l19 eocilairiento al delitto che provieue dal fatto i~igiustr,della stessa viltinia. Percib ?. da preferirsi come piU esalta c pi speciale la formula istigazione a deliuquerc, sc. iion si vuol 'Ilre tenlcrtrr srdll:icitie a1 deliito,
TL

(Il La dsliyrisio,ac

iiiolti p7-oeocnsionr rl deli?aqttere:

S.

lSO*l.

La isti~razjonc,accolta o non accolta, si volle da taluna considerare coine tentativo, e pariiimrsi al irio~lch-imo. questo fu un errore gravissimo cen31a surato cOint3 tale da tritti i buoni criininalisti, poiclli. dcI tciit~tivornanca in cotesto caso 1' elemento maturi:,llo; mai potcndo in veritn ssseverarsi che chi

provoca altri ad offendere la legge, o por utile di Ini o per vantaggio proprio, ponga in essere un comincia??ze?zEo di eseczcxione della offesa che vorrebbe vedcre compita, per quanto le circostanze sieno tali che costringano a riconoscere in lui una siffatta intenzione. Col proporre ad altri di uccidere un nostro nemico, ed anche promettergli un prernio, non si e ancora posto in essere verun atto che ii~corninci e nepprire prepari In desiderata uccisione. Ci non pub dirsi neppure c?llorqna;ndo 1' istigato aderisca al progetto se atti ulteriori non foce, e molto meno quando non si abbia che una mera proposizione respinta clalla istigato (1). & un vero assartio supporre cominciata Is esecuzione di un delitto quando in chi doveva esserne 1 esecutore non 12 nata ancora la ' volontzl di commetterlo. Non potendo dunque persegaitarsi senza assurdo la istigazione non accolta o quella accolta ~rianoil susseguita da principio di esecuzione n& come tentativo, n& come complicit$ 6. evidente che della medesima in quei casi nei quali la si creda meritevole di criminale persecuzione bisogna farne un titolo speciale di malefizio.
(1) ii o s s i f trotti d~ d ~ o i tpP,znl, Bricaellcs, lib. Z, chap. 27, pag. 520 et 5411 ) sostenne in modo rissaiulo In non punibilith dclla istigazione a dolinquere, ma con ragioni poco concludenti, Onde riusci facile a C h n v e a u e t B e l i e (thdorie code pe'l~trl 801. 1 , chap. 17, 9. i , p i i g . 266, rc 207) di farne In confutazione. J O n g o f dc delicls'b conL1.a revt]~ublicnnzvol. 3,pag. 574) spinse 1' aberilai~icnto fino i{ ravvisarvi un delilto rnanceto, peroM I* isllgatoio nvcvcc fittto tutto ptl~llo che dipeurtlcun da lili per ottenere In consulilezione del delitlo; c di fatto se questa fosse la definizione da darci a1 delitto fiiaticnlo bisognerebbe venire il

colesla singolare cc?ase&uenza. L' illustre l3 e r n e r nella sila tcsirica criminale, al lilolo della complicil (S. 110 nola 2, come gib nel suo Tratiato della coniplicitd pay. 292, e 508, e nei p/-inclpj fl~ndntaentrrli p. 30) Iia ~iovellamentcdato il suggello della sua autoritu alla dottrina che gi da lungo tenipo si b accettata seilxa contrasto dalla scuola napolctann e toscana, concludendo che punire come tentativo la istigazione a delinquere nou accolta, iuvolve oonlradjzione. Identica opinione si sostiene da G e y e r in l'alt,-endorjr's Ilu,ldhuch Zib. 2, put.te 10,s. 11,poy. 544 e segg. e nella Enciclopedin d i )I o l t z e n d o r f f Las Sircrfrechts I , p. gen. pog. 681, dove ridocc sinteticamenle !P ragioni che la sostengono allo formula che uiza seazplice cslri?zseca~iowe dolo non del e' ancora UNA AZIONE. E gi per la opinioue stessa si erano in soslaiiza prnnuriziati O e ri 9 l e r Vcrgiflung I l , p. 580, n. -59 B r i ed e n b a c li. COTILVZ. lib. 2, S r s . p. 565 e s e g . I, P. R o c s h i r t f . A. 1852,p. 578- B r e n i e r N. A . 1858 V 11. 55 - T e m m e P~ezcfis, slroj'r, p. 541 e sey. - G o 1t d a a ni e r Jfotcr. I, p. 609. Ailck. III p. 580 1 J o li ri Ealzourf lizit J1otioe?b ec. 1868, p. 248 S e h u t z e Lehrb. p. l ti2 S c h \va r z e Comrlz. p. 189 e segg. Devesi per avverlire irilorno a ciO che la questione presenta diverso aspetto quando s i propoiiga nel teiua di istigazione ad uri delitlo sz(tturnle (omicidio, furto, stupro) nei quali termini la idea del tentulivo tocca il ridicolo: ed Iia diverso aspetto quando si proponga nel tema cli certi delitti sociali. Nella congiura pu dirsi che clii iuvfta altri a cospirare incomincia la esecilzione; e nel tunrulto quando la istigriziotie sia fatta in pubblico o ad una riiinionc di persone, pub dirci che: Provocnlore gih incomincia quntlto a sh a trimultonre. Ci;) noudirneno anchc in questa seconda ipolesi & pi esatto riivvisarvi iin delilio 8 u i gencris nnzich punirlo cofue teolalivo; S ~ Y O furrie unti figura specialb per assegiliirle pii1 qffll'c a pena nei casi pii1 prominenti di islignzionc n delilto sociale, conle ha prnlieato il codice Toscano in ordlile u diveree fiittis1)rcie che trovercffia (S. 2782 o segg,) alla debila sede.

AIa dove si porr& egli la oggettivitii di cotesto reato? Da cib dipende la doterminwzione della sua classe, e da ci ancora la ilcfinizione clei suoi caratteri. Certamente In giuridica oggettivita di questo rrlaleffzio non p l B trovarsi no1 diritto a ledere il quale s7 indirizzava la istigazione : questo metodo porterebbe a fare altrettanti titoli di,istigazione cluan.ti sono i titoli speciali di malcilzio, e sarebbe d' altronde repngnante ai principii, perclib il diritto ,ai1 offcsa del quale dirigevasi la istigazione non b stato ancora Icso. Alcuni scrittori ed alcuni codici contemporanei collocarono questa forma crirniilosa fra i reati contro lapztb82ica trnnqzcillttci (1): ma ripstep6 n cluesto luogo cirS che ho detto di sopra ( S. i574 ) in proposito clelle minacce; la tranrlnilIit, pribbIica o@csa in tutti quanti i delitti per virt~del danno mediato, e sotto questo punto di vista tutti i reati non formerebbero che una sola fa~uiglia ma la dassazioiie dei malefizi dovendo : coslrriirsi sul criterio do1 danno imincdiato, non h coiicepibilc che possa dirsi di~ettamenteattaccata la t~*a~zqe~ilEGtti lizcfilica per una istigazione diretta n far coiimettere un furto, od altro siinile, a danno di perPorin, privata. Furono esatti nella collocazione in i:otusta classe quei 1cgisl;ltori i quali, rejetta 1a scvera opinione della punibiliL4 (li ogni e qunltinrlrie istigazione n ilelinqnere, In vollero uriictirncnie colpita in quei casi nei quali Ia mcdcsirrin si rlirigava ad un delitto politico, lasciandone la cogiliziono alla potest economica negli altri casi. Pot in tale conToi,. 1 . 1 30

ceitr3 trovarsi logico che la prorocanione alla resistenza, alla sedizione, alla perduellione, si contemplassero comc delitto contro la pnbblica trmqnjllita, come le pubbliclie violenze. Ma dove indistintariiente si voglia punita la istigazione a delinquere, benchi? diretta alla offesa di privato, la provocazione a dolitto politico costituisce nna specialit nella specie; t: quella ha bisogno di altrettante distinte nozioni quante sono le sne forme particolari che si raggr'uppano intorno alle respettive finare principali; perchi: in siaatte ipotesi il diritto universale attaccato col delitto principale pucj dirsi gi8 leso col solo incitamento o con la sola consociazione, i11 cui nei conprui termini gih in certo modo si estri~seca un principio di esecuzione del principale reato, siccome meglio verremo spiegando al suo debito luogo.
(1) Sta hene cbo questo reato pongasi ilella classe dei dclitli contro la pubblica tranquilli& quando si conlenipla soltanto sotto certo siie forme che altaccano un diritto universale: come per esempio nel codice Austriaco ($. 66) quando si prevedono discorsi fatti in pubblico o scrilii diriilgati contro In persona dell' Imperalore: oppure (%. 279) tlccitanienti a resistere 811' autOri18; o simili. Tale 6! pure il concetto del Codice Penalc Francese. Questa non contempla come delitto sotto un punto di vista generale la istigazione a tlelinquere : comc vedrenio a S. 1596. E ]Imitatane lo punih l i l ai soli casi ili cccitanientu a reati politici poteva senaa errore ravvisarsi nella tnedesiinn un fatto ucceseo~~io delitto ai principale, ossia rino forma speciale di reato politico. Ma in grave errore caddero i S U C C ~ S J ~ V ~ scriLl0i.i Francesi quando generalizzatido qiiella specintith pretesero corno dottrina scientifica insegllare il concetto assiirdo C ridicolo che In istjgaziono non accolta f ~ s s cun fii;illo di cotttpiicilri. h parimenlo una

specialita la le-,$e Fraucese dcl 27 c 15 maggio 1819 ciio colitempla In provocazione a i delilli cscgriila con certe forme solenni di pubbiioitli per eccitare non ;ilctini determinati ind~vicluisoltento, ma la moszti del popolo iid atti contr;ii-i aila legge. Secondo il metodo nosfro Inli fatli riPntrerebbero nello violenze pubbliche, e potrebbero anche dirsi tenialivi di pubblica violenza: rna niente hanuo che fare con la figura che :il presente luogo descrivesi, nB con la categoria dei delitti lialurali. E queslo mi sembra essere il coaceito al quale 5 ispini ' il Codice dello Impero Tcdcsco ai $5, 85, 110, 111 dove all.~ ~unibilitdella istigazione richiede come estremo la pubhlicile, In proposito delle specialiih delle icligaziar~i n dclirrquere contro la re~wbblicn k da vedersi J o n q e de tlc/ii>t;s contra Re1)lf~tcbllcc61n 2, p a ~ 568. vol. .

1 titolo d' istigazione (1) accolta o non ncculki, 1 vuoi essere dunque collocato nella classe dei ru:iti contro la tvu~~ytfiillitci, privata, ossia contro la lili~~~bir 62diviiclzcab; lo cho nel nostro modo di vcdere toiAn:t dl' istesso finchi: trattasi di coazinne interna, perclih noil si pub esser tranquilli se non si sente di ssserc liberi, nb ci possianio dir liberi se non u1)liiamo In qaiote dell' animo. L uomo cho vicnc a sapere coilio ' un suo nornlco abbia cercato, quantunque invano, dei sicarii par farlo assassii~i?ro, agita inovitsbilsi mente in uno stato di maggiore o minore ttrepidnzione, psnsando che la pmva tentata invano la ~ii+ima volta possa riuscire fruttaosa ad un secontln esperimento, e trovarsi un infamo che accetti il prezzo del sangue. In qucsto stato di animo noti si confignra soltanto la previsiolie di un rinnuvamelilo do1 fatto criiiiinoso, lo clie resterebbe nelIa sfera clcl

danno mediato: nel so10 fatto gii c0nsnu1,2t~s i realmente un danno iiumediato prosente e coiupiuto pel turbamento di animo della vittima designata la quale per cagione di cotesto si porr8 srille difese, se ne star&in un prudente sospetto, ne i sonni interrotti, si asterri per cautela dal7uscire notturnamente, dallo andare solo o per luoghi solitari: e cosi ne sai*&avvenuta direttamente nna restrizione non solo alP intorna, ma ben anco alla esterna sria liberth. Fnori [li questo punto di vista io non saprei trovare in altro la oggettivitii giuridica della istigazione non accolta che valssse a farne un genere cli malefizi. Uguali osservazioni ricorrono nello analogo caso della istigazione clie sia stata accolta dal1' istigato, ma non susseguita da alcun atto di esecuzione, o perclik l' istigalo siasi pontito, o perciib la trama sia stata lenipostisramerite scoperta. A i che (lui mauca 1' elemento materiale por riconoscervi un tentativo prinibile; anche qui non puO trovarsi la oggotlivittl della istigazione nel diritto che il malefizic, voluto avrebbe violato, mano qouilila trattisi di certi speciali reati, come ( a inodo cli esempio) la corigiura, la esecuzione della quale consi6i)r. nul solo accordo dei volcri accompagnato clw cer'le condizioni, ed aItri simili casi eccezionali.
(1) l)iu~rn(:nrr;l~ Al o r t i n i praxis c l b i ) ~ tpay. 26 . G o m e z u~r'iur.re,s(~lz{t. 5 , cnp. 5, ?t, 41 li6. Natte cons. 422, 7r. 8 G r a ni m a t i G o decis. 58, n. 8 Beis i 0 liC. cde dclict. n. 48 B a j i i r d o iid C l a r u m lib. 5, S. pii. qiiaest. 89, n. 7 La l i t e r b : o h di.qliut. 13'3, i Ihes. 9, n. 4 C a I' p z O v i O prlixis crint, ~ I I P S1, ~ I C ( ~ C 6t. 4, n. 28 F a r i n a c c i o qltacat, 129, I r . 88 Care-

r i o prctcticcc crinz. png. I 4 8 C a r a v i t a fnslit. c r i l ~ t . vol. 2, lib. 4 , cap. 14 i w priuc. - B l p li a n i jtrr. criru. lib. 2, paF 466 C r e m :i n i IEe jure crit~z. 2, cap. 5, lib, cirt. 4 , $. 8 R e n a z z i elem. jz4r. crB)a, Ilb. l , cap. I), S. 5 N a n i pritrc. d i ijiicrisprttd. c ~ i i S. 139 C a r~ ~ . m i g n a n i S. 252 G i u l i a u i istitztriotli d i dir. c ~ i i l r , vol. 1 , png. 204 e 209 O r t i z d e Z u ti l g a prnclicu yeneral forcrlse ton. 2, pccg. 458 P a a h e c o cl codigo pttinl co7aeorditdo y conrewtctdo lo~tzo 1 , png. 99.

L3 flgura che spontanen sorge in questa seconda ipotesi & quella dell' ccssoci~c~io~~e crbn.inosa, la clanle se non si vuole punita per wiunra generale, m 1 2 soltanto quando dirctta a certi specidi delitti, dovrA considerarsi come una particolare forma di pr.eor&i~~c~zw.ile delitto. E questa (appunto per la al mancanza di principio d i esecuzione esteriore) non potendo tenersi come colpita dalle disposizioni pcnerali sul conato, dovr5 dal legislatore elile la volle punita designarsi cyecislinento, puasi coneiderandoln come un t~ntatz'uo a?qx1oprio. sotto questo punto E di vista che la maggior parte dei codici conterrtpurauei rettamente collocano nalla classe dei delitti co7zh.o la proprietli le associazioni di malfattori dirette a commettere furti, perchb appunto specialiezato casi il fine che deve avere 1' associazione ozide sia colpita dalla pena, ne viene per conseguenza clic essa possa considerarsi come un atto prepaP3cl;lo~$oeccezionalmente pnriito, cile B quanto dire come un $e?$lcctivoivajlroprio 'oli rluel delitto. Ma quando, a qualsisia delitto essa tenda, si vuole contom-

plarc la istigazione (accoItn o non accolta) sotto un punto di vista generale, non puCi per modo alcnrio definirsene la oggettivith ( e per conseguenza la classe) snboz'diiiatarnente al delitto volato, quaritulirlue debba misuzarsene la repressione secondo la generica. cuiilernplwzione della ponn che a quello questo titolo sui gesarebbe inflitta. Allora clo~~endo ne?-is riferirsi ad una classe, non pud trovarla a1trove che in quella dei delitti contro la tranquiIIitA privata. E infatti il diritto che si sarebbe leso col delitto principale non 13 anche attaccato: il diritto che si B leso con l' istigare o con lo associarsi non B n& la vita, n la integritd persoriale, nB la pndicizia, o simili: B unicamente la libert. o trtlnclnillit8 dell'individuo; la quale realmente viene a menomarsi nella istigazione accolta per le identiche ragioni per le quali si menoma nella rion accolta. Sapere che altri non solo nutre nell' animo i1 desiderio di ucciderci, ma che inoltre ha gi;\ tentato prezzolare un sicario, ci fa tretilare, e pi ci f.d tremare i1 sapere clie g 1 Iia prezzolato il sicario. i C Ma quando la esecuzione dell' orrriicidio non 6 ancora incominciata, i1 diritto leso non quello alla vita; soltanto qriello alla tranquillit&, La perso~ialit$esteriore non si B ancora cominciata ad offendere: la offesa alIa personalil8 interiore 8 compiuta. un delitto consumato contro la liberl8 individuale (1).
(1) Una speciale ipolo~i,%i& configurata da Gl a S e r, si prende in essme da G e y e r in Holtwondorff's Ha?idbutIl, lib. 2, pchrle 10, 5. 15, p. 549 e seg, B ii caso dei cos cletti agenti ~ P o u o c a t u r i .L1rcgertte provncnlurc: colui che istiga

allri a coinniellere us delitto non perche egli abbia interesse nclla consui~iazioncdi quel delitto, o nirnislh contrc 1;i viltiina designala ; nia perchh invece ba interesse che i l delitto o si coitznaclla o si tenti al fine che n e avvenga male allo gesso isligalo. E cib pub procedere da due diversi impulsi. O Il provocatore trova lo inleresse nel prenlio che spera dal governo col dedunziarc il delillo da commelbersi e far sorprendere in flagrante lo attentatore: o trova il suo interesse nel far cadere colto una pena lo istisato, sia con Io amrriiriiSErare i suoi beni o goderseue la moglie durante la carcerazione di lui, sia col lucrarne la successione se istig, \in congiunto a reato punito di morte. Nella specialiti di tali inipulsi (che in fin dei conti si riassume nel concetto che l' isligatoro non ha interesse diretto nella consumazione del delitto) trovano gli alemanni una anomalia sufficiente per meritare se ne faccia una figura distinta di malefizio. Se la esecuzione o il tentalivo avvennero, io peraltro non veggo in simile ipotesi Bastante ragione per dellettere dalle regole generali della coinplicitl ;come non ne vegco per defletlere dalle regole generali della istigazione a delinquere, quando (sia dessa aocettata o no) verun atto di esecuzione le tenne dietro. Sollanto vedrei que stionahiie fino a qual punto possa essere responsabile 1' agente provcrcatore quando un iniquo governo ne abbia fatlb struinento ai suoi fini. E qui si rientra nella teorica cenernle del coniando. La ragiono di dubitare dagli alemanni si trov nella speciolita del doltcs, perchi? non volendosi dallo agente provocatore la consumazione del delitto niciteriale (che io fossi derubato) ma soltanto la consumaziotie del dolilto formalo (cht! colui tentasse di rubarmi) ricoiioscono in cib una differenziale del dolo. Vedasi T o l o r e i Dirillo penale 2.* ed&, 1866 n p q . 282, e 1' Eco dei Tribtmnli n, 718, e n. 755.

Fra le dificoltA di questo collocwmcnto trovassi irnpawirtto anche il dotto compilatore del cadice

Toscano : ed esitando sul!a scelta si appigli8 a1 p:wtito che era forse il peggiore di tutti; e pose il reato di istigaztotae a delinquere (accoIta o non accolta) e la sua penalita nella parte generale del codice, al titolo del copzcorso di $di!. pnrifec@n1ztiallo s$esso ciLili6to O cki fhzttori del delitto altrui. Cid Su un vero spostamento sotto tutti gli aspetti 2 . O la isligazione noa accolta non un caso di concorso, mentre i1 delinquente uno solo - 2."1' istigatore non & un Butore del delitto altrui, cluanda 1' istigato non commette delitto ma fa opera virtuosa respingendo la proposta 3.O molto meno poteva darsi a siRatto collocamento il legislatore toscano quando non voleva- in modo alcuno punire iiell' istigato l' accettazione c1eIla proposta : ci9 vale8 1' istcsso che novorara f ~ le compiicit un caso di non a complicit - 4 0b repugnnnte ad un buon metodo . che la definizione di un delitto speciale e la determinazione della sua penaljth si ponga nella parte generale. Che se al compiIatore del nostro codicc piaceva cli contemplare questo caso nella parto generale come previsione referibile a tutti i malefizi iriiliatintamente, la sua sede non era per certo quelIn della cornplicitt\ e del concorso quando voleva I',ii.sene nn caso di non concorso. Meglio valeva afe Ikontare Ia questione nella sua radice, e definire il fitto soconilo il sommo principio al qtiale risaliva il concetto ilella punibilit9. Ci6 avrebbe portato alla sode clol lentadivo, poiclib niente altro la istigazioize accolta o non accolta se non un tentativo 2~12~~l'ojlrio.Per i principii generali della scienza le prea~dina8'ionial delitto e gli atti preparntor ii non costitriiscono tentktivo punibile per rnancanzw (li

- 473 unirociti e di snniciente elemento materiale. Per i l~rincipii generali Ilella scienza la rnanilbstazioiie cli sinistre intenzioni rion costituisce per rcgola gcnerale delitto. ;\la la uianifestazioqe consisteritc nello eccitare altri a delinquerWe nello accordarsi, presenta o qualche cosa di pii1 che un mero atto lireparatorio per la univocit5 del pravo fine. Si mole per qucsto ragioni punito? Ebbene si vada direttamente alla espressione del concetto. E una forma impropria di trrritativo, o niente altro. 3f.a questa idea del tentati1.o improprio era nuova : non se ne tro-rrirano antecedenti in nessun coilice alemanno, n& in altri: e i1 legislatore toscano poich alla materia dei parztecipi avea parlato dell' istigatore vi innestir il caso del delitto non accaduto, ossia ileI delbzqziente scnza ~ ~ u ~ t c cA rne sembra pero che senza far (da@e. r'og11e alla teorica del conato, e senza offendere il metodo col tassare pene nella parte generale, si potesse collocare qnes1;o fatto eome un delitto szci gefzeris nella classe dei reati contro la 1iLertS indi.iliduale, Lo che ora tanto p i ~ facilc a hrsi nel codice Toscano dove la maggior parte delle istigazioni (lirette a delitti sociali forulavano oggctto di pnrticobii provvcdimcnti

Detto ci6 per dare ragione (1611' ordine mio, dallo stesse osservazioni cbe ho fatto nasce spontanea la ciomaricla se veramente sia coerente ai buoni principii lasciare affatto irnputiito lo istigato che accettfi la proposta crirninosa. Ci6 non offre diflicolti quando l' isligato stesso siasi pelitilo, o volontariamento

abbia tralasciato di fare atti di esecuzione. I dubbio 1 nasce quando egli sia staio impedito dallo eseguire il delitto pereh8 siasi scoperta la trama; nel qual caso indipendentemente da verun merito proprio Iricrerebbe la mercede che avesse ricevuto, senza incontrare molestia. I1 codice Francese del 1810 iion colpiva per misura generale la istigazione a delinquere, eccettuato il solo caso in cui essa fosse diretta (art. 90) a certi delitti contro lo stato, o ad nn complotto relativo a tali delitti. R o g r o 1 1 ed altri commeritatori francesi sull' art. 90, dicono che qualora la proposizione fosse stata accettata ma non fossero ancora concertati e concordati i mezzi della esecuzione, lo che k nocessario alla consnmazione ( art. 89 ) del delitto di congiecrn (~mnpiot), .in tal. caso il proponente cadrebbe sotto le pene delli art. 90, e l' accettante dovrebbe punirsi a forma dell' art. 59 come complice. Questa osservazione cll: io faccio non pronile di mira una specialitii del codice di Francia; ma mi apre In via alla questiona generale, sulla amrnissibilit8 o non ammissibilitk nel delitto di istigazione dei griucipii generali sulla re? sponsabilitA dei partecipi. To non so come i cornmentatori francesi abbiano potuto trarre sotto un articolo cile prevede la proposition faite ot ~ 0 % agrEe una proposizione accettata. 31a ci6 non mi

riguarda.

3.

1597,

Cepto mi pare che uguale teorica non potrebl)~ adattarsi al nostro art. 53. 30 vero che al hi o r i (teorica pag. 82) piacque n& piU. n& meno di spingere cosi oltre Ia opinione francem da ccgswiro che

- 475 in faccia al codice Toscano I' istigato clie ave? aderito a lasciarsi istigare doveva considerarsi corire couzctozae,e come tale punirsi a senso dell' art. 51 : ed vero che in punto astratto di scienza piacque a1 C a r m i g n a n i (teorica delle leggi socinlg Zifi. 2, cap. 15, S. 2) di sostenere che ra~visato riria rolta nal mandato a delisquore un delitto sui g s ~ z ~ r tla logica imponeva che si considerassero s come correi di questo malefizio tanto i1 mandante quanto il mandatario. Ma alb opinione clel C, a rm ig n a n i si contrapone lo insegnamento positivamente contrario del C r e m a n i (& jur. cri~"~zi?z. 88.2,cap. 5, art. 4,"r2. O) del D e S i m o n i (delitti di mero @etto puy-t. h, cap. 5 ) del R o b e r t i (co~*so di diritlo c~~i?~zi?zale e, ${t. 2, cap. 5, pwt. sex. 2 ) e di altri pul~blicisti,e delle concordi osservanze giurlicidi toscane : e contro la opinione del M o P i sta quella dell' insigiie P u c c i o n (conz~~ze~z$ario 2, pug. i 4 2 ) che solidamente vol. confrit6 tale errore. Ma guarilnta la questione in f'accia al codice Toscano a me pare che l' errore (le1 jll o r i e la non punibilit dello istigato, si diiwiostrino mche con un argomento speciale di eriueneutica desunto (falla lettera stessa di quello statuto penale. Infatti qrresto articolo non contempla .i.lg~el*ss~~ccZ~ne/ntc~ d' istigazione, ma t&$il delitto sativa.ilze~ztapunisce 1' istigatore, a diffwenza del1 art. 5.1 ove si guarda con locuzione irn21wsonak ' il fatto della istigazione non accolta; lo che mostra cbinro al17inteilpetre che il legislatore non volle mai punire l'istigato tranne quando aveva dato al delitto un cominciamento di esecuzione che fosse abile a costituire tentativo. Questa speciale locuzibns

dell' art. 53 e la discretiva npertissima fra 1 art. 53 ' e 1' art. 54, avrebbero a parer mio conclotto alla riostra opinione anche lo stesso C a r m i g n a n i quantunque sostenitore di diversa in teoria; perche 1' interpetre deve sempre porre da banda Ie sue particolari opinioni quando trovasi in faccia ad una legge ciio apertamente le contradice; e li stessi interpetri francesi che accettarono la tesi della compliciti in faccia all' articolo del loro codice cha inipersonalmente colpiva il faflo, avrebber~divorsamente opiaato se anche il loro codice avesse usato una, locuzione personale tassativamente diretta al1' istigatore, riel modo stesso che obhedirono a cluesto canone infallibile di ermencutica in materia di aborto ed in altri casi di arialogcz specialiti1 di locuzione.

g. 1598.
E bene vi fu ragione nel codice Toscailo di coltivare colesto pensiero, poichb assai si ora corso col punire inclistintarnentc ( 1) ogni istigazione anche a delitto lievissimo. Io penso che sotto il punto di vista della scienza concorrono curisiilornzioni giuridiche e cuilsidcrazioni politiche convergenti a fare respingore la tesi che della istigazione accolta abbia n punirsi come complice lo istigato. L' istigato che altro, in ultima alialisi, non fece tranne passivainonte accettare la proposta (sia pure chc prendesse denaro) non ha ancora mtlnifostnto la intenrione di delinquere in un modo cos prono&iato (la costituire un atto preparatorio eccezionalmente punibilr,. Pud essere dubbio se 1' accettazione fu seria, se la emiso per deferenza, o por guadagnare

la iiiercede, o per non disgustare il proponente, o per salvare la vittirria, insomma senza intenzione di dare opera al runlefizio : di guisa che col punirlo si corserel_ibero due rischi; rjnello di s1iingei810al uialefizio per i1 pensiero delh pena gii incorsa, e quello di punire talvolta un uomo che mai non ebbe intenzione di commettere delitti. Ragioni erano queste pi che bastevoli perclib se si era voluto fare il primo passo non si facesse almeno il secondo (2).
(1) fi uolevole una singolariti incorsa SU qiiesto proposilo nel coclice Toscano: ed chc trovasi un caso in cui In ietigazione accolta pu essere punita nleno dalla non accolta. La pirnleria io certe condizioni pu cssere punita (art. 595 ultiniii alinea) di rilorte. Ora lo istigalore a questo delitto se la sua propocizioae non f u accolta non pu dal giudice punirsi con meiio (art. 54) di un anno di carcere: se invece fri accolta tt In societ crirninosa fu costituita pu essere punito (art. 421) con soli tre mesi. (2) P a o l e t t i flib. 8, lit. 10, p c ~ g ,172 et 178) senzri punto discutere la questione insegna clie se il mandatario sirnulh di accettare il mandato per lucrare l o mercede con iotendimento di non eseguirlo debbono solloporsi a pena straordinaria cos il i ~ i ~ ~ n d a ncoiiie il finto mandatario. tc Gotesto pensiero fu censurato da W o l tti a r s f de nzrctoriG O C ~ ~et f i ~ t t t o r i b zrlelict. pcly, 110) ed a buon diritto. S ~~ Rimpelto al delilto per cui si prezzolava il sicario certo cbe la simulata accetlazionc lo ~ m p c d l invece di facilitarlo; pcrcli la sila ricusa avrebbe forse colidotto a cercare altri che davvero accettasse, e sarebbe repugnante che la oggcitlvill crinitriosa di uii fallo ei trovasse nella lesione di un diritto che riiiiase invulrierdto pcr consegueiiza del fatto stesso. Rimpetto allo stesso inaadanlo vi S ccrbmento un inganno, ti carpin~ento di danaro ed uti illecito lucro. Ma in ogni )otcsi s e la simulala accettaziotie si guardasse sotto cotesto

piinto di visia non potrebbe iinputarsi che come delilio contro la propriele. La protezione della l e ~ e tale concetto si la slecderebbe a favore dello eoelleraio mandante clie reati) burlalo del suo danaro e deluso nella sperata vcudetta. Sarebbe cib conveniente e mornle? La negativa slul3 generalmente abbracciata nel caso analogo della vendita di fumo; c vi sarebbe perfetta idenlit cli ragione nel caso presente. Non saprei dunque su qtiale lesione di diritto potes8e npj ? y y i a r s i la dottrina della pena siraordiaaria irrogliis nella fatta ipotesi al falso mandatario.

I criterio essenziale di questo reato che vnol 1 essere puntualmente notata, oltre gli clumenti die suggerisce spontanea la natura del fatto (parola scritta o detta, direzione a l l a esccuzionc di un delitto) B la s&~isiic proposizione. l questo ano della ? , dei reati nei quali (coinc vedremo nella ingiriria) 1' animo ileli' agente attiene al corpus c?*i??$i~is, O$sia ai criterii essenziali del malefizio. Le parole scritte o dette non hanno Tzna vita loro propria ed assoltita. La vita loro si rnodiflca secondo In intenzione di chi le proferisce. Un discorso cho esteriorinente suoni come provoeazions ad an delitto pui) non esaurire le condizioni della criniinositi, rlnai'ldo sia profarsito con intenzione o buona, o innocente. Sarebbe, a modo di esempio, proferito con intenzione buona un consiglio a delinquerc che 1' amico desse Al' amico, il padrone al domestico, o simili, SOIO flno di indagarne la onest e persnall'er.si se merita o no la sua fiducia, pronto a ritirargliela so ailorisccl alla scellerata proposta, e pronto a dargliela intera se invece questi reapiriga disdegnoso

gatto al proprio desiderio, La maggiore gravit8 del delitto voluto accresce la qnantitj nalura7e della istigazione, percl-ib il danno immediato cli questo malefizio riscontrandosi nel timore che eccita nella vittima designata, facile comprendere che il rniu timore sarii pii1 intenso se si cwca (Li c7ssassi1lar~lli, di quello che se si cerca soltanto di dernbtlrmi, o cli spargere urla satira contro di me. E1 criterio dcsunto dai tttessi pub invece riferirsi alla rlaczntitk politica, perch certi niczzi adoperati n sedurre (per esempio la promessa di grossa merlcede) mostrnnr-, un animo pii1 fermamente determinato, e farilio crescere i1 danno mediato, perchi-! si provcclc nel caso (li iTilitiovanientodi cansimili fatti Inorio ~iroLabileIn r e sistonza di altila persona a cui si dir@ la istigazione.

UIa qui sorgo iinn qualche cliMcoItIi. sul punto rli decidere se la gl-auitci clcrl dolitto a cui si istiga costituisca un criterio soltanto misz~mctss-8, piritci tosto tin criterio ssse4zz&nle del malofizio: cosicchb la istigazione non possa elevarsi a clelitto e corlle tale punirsi quaildo il rcatn a crii si istigb era leggoro; e soltanto possa politicamerite iaiputarsi provocazione non accolta quando sia diretta ad un crimine di grave importanza. L'antica pratica ptevn dirsi concorde riullo insegnare CIIE In istigazionc! non dovesse elcvsrsi a dolitto sl~eciale tranne in atrociol-ibws ( I ) , Ma rnodernairicnte alcuni cocliai Alomanni, e ad irriitnzionc (li loro il codice Toscano (art. 53 e 51) vol1ero ilare una regola geiierale della relativa punibilit8, seizza distingriere o limitare ilC1)-

pure nei delitti leggerissimi ; solo riducendo la pena i11 proporzione del diverso delitto voluto. n'oi gi facemmo pubblica prof'essione della nostra opinione su tal proposito ; e sebbene ad altri piacesse risponderci con amara censura, noi persistiamo nelle nostre convinzioni. Generalizzare senza limite alcuno la pnnibilitd della istigazione ( e cosi estenderla anche alla istigazione ad ingiuria, a danno rurale, a minaccia, e ad altre piccolissime delinquenze) B agli occhi nostri una esorbitanza di rigore sofistica; 8 un pensiero nel quale lo impulso del moralista trapela, e vuole farsi dominatore del crinlinaIista. Si scende con cib in certi minimi dei quali il pretore sapiente non deve prendere cognizioile; non vi 13 elemento bastevole perchh se ne concepisca serio timore, che valga a giustificare 1 inter' vento del magistero punitivo. Quando il danno o la ingiuria dove fosse consnrnata non incontrerebbe forse che venti lire di multa o nn giorno di carcere, qual pponn darete allo istigatore che inutilalente si accinse a persuadere altri a simili fatti ! Rischiate di dargliene a delitto non accaduto una maggiore di quella a cui lo porterebbe il rinfaccicl di ansilio al delitto accacluto. Come sarh tollerabile che ogni parala di eccitamento ad adulterio proferita (sia pure seriamente) da un giovine scostamato verso donna altrui formi ai'gon-iento della solennita d i un pubblico giudizio? Come tollerare die mentre P adulterio o lo stupro eonsurnato si rilascia ad azione privata, la istigazione al medesimo si perseguiti ad azione pubblica? A siffntti sconci ai quali condurrebbe la senocratica rigiditli, del codice penale Toscano ripara fortunatamente in pratica il setinn VOL.1 , 1 31

e la prudenza dei nostri regi procuratori, i quali non hanno mai sognato di provocare 1' applicazione dell'art. 51 tranne in casi che accennavano a delinquenze veramente allarmanti. Rfa se una legge si rende tollerabile soltanto col non essere eseguita questa una cattiva difesa e tutt' altro che un elogio della legge.
(1) L a u t e r b a C h disputnt. 139, lltes. 9, n. 5 Soc i o o cons. 188, vol. 2 L u d w e1 l exercit. 15, llies. 5, 1. G - H a h n ad Vesembec. i n pnndect. tit. ntattdati ve1 contra, n. 7 - E e n o C h i o de arbitr. lib. 2, cas. 352 i F a r i n a c c i o quaest. 135,n. 186 - D e c i a n o trnct. critli. tam. 2, lib. 9, cap. 52,n. 6 C a r e r i o praclicn criminalis png. 148, 11. 27 C a r a v i t a institzct. critiiin. vol. 2, 11~19.350, 4 n. C a r u i i g n a n i fS.257, nottc 5,

NB parmi solida la risposta che volle darmisi come perentoria confutazione degli obiet,ti miei, dicendo che io aveva dimenticato di distinguere fra istigazione efiicace e non eflicace: e che I' art. 54 del codice Toscano vuol punita soltanto quella istigazione che secondo i precetti della scuola riconoscesi come efficace. In verit8 io non trovo come possa nell' art. 54 leggersi cotesta limitazione : nb sono mai arrivato a comprenderlo. L' articolo non distingue; vuole si punisca qualunque istiga,zio'one non accolta, e per incorre.re nei termini della legge hasta che si abbia una istigazione, siano quali si vogliono le condizioni pi o meno prementi dalle quali fu accompagnata. Certamente io concordo senza esitazione che la prudenza del giudice non tra-

- 483 ver i caratteri di una istigazione in un discorso fugace non emesso al fine di ottenere l' intento. &laquando 1' allettamento, o 1' incitamento, o la preghiera, o i1 comando furono posti in essere con l'intendimento che fossero accolti, chi b che possa clefinirne n priori in astratto i caratteri di eficacb od f~zeflcacta!Se si suppone che la istigazione non fosse accolta dall' istigato B una vera contradizione in termini supporre che fosse accompagnata d ~ i una emcacia concreta. In fatto fu i?zcfjicace poichi. fu reietta. E chi dar dunque la definizione delltr efficacia astratta? Chi dopo avere supplito nella. legge la distinzione che non vi 8, vi innesterh ancora la definizione di questa eficacia astvntta della quale la legge non porge vestigio? C.he la istigazione debba avere in se la potengn di persuadere & cosa tanto intuitiva che nessuno pu muoverne dubbio. Ma clie mi si rimproveri cli avere dimenticato la clistinzione classica fra consiglio eflicace e semplice eso?*tatiuo,B nn' accusa che non ha senso nell' argomento presente. Questa distinzione si insegna da tutti i pratici, cjuando il delitto fu commesso, pela decidere l'arduo problorna se 1' nutoro del medesimo si fermasse nella determiriazionc crirninosa per I'influsso del consiglio ricevuto o senza di quella; e ciil pcl fine di dichiarare o non dichiarare partecipe il consigliero della resp~nsabilithpenale clel delitto consumato. Ma compronde ciascuno che quando la determinazione criminosa dell' autore voluto non nacque mai perclie respinse tosto il consiglio, liisogna dir sempre che qnesto fu ineflicace poichit non ebbe forza bnstevole a far nascere non solo l' azione delittuosa, ma noppnre 1 prava deterrnis

- 484 nnziono. Cosicch questa distinzione nei termini della istigazione non accolta B paroin vnota di ogni signiflcauz:i giuridica. L art. 54 punisce precisa' metite ( e sempre) i1 consiglio inefficace, rjuello cioS: che noii fece nascere la risoluzione di ilelinqaere; e lo prinisce uppauto in questa sola ipotesi, perchib ce fece nascere la deter~linazione eriminosa incoiltra le pene deli' art. 53 come istigcczio?ze accoltrt, e se fece nascere inoltre I' azione bualrsgia incolitra ben altra pena sotto la forma di coi'~?pIicilt~. IAn rlnestione uiiicn pertanto che si p u t porre nel titolo presente : quella :ippunto se la istigazione incflcctce (qriek cio cbe non fu abile a persuadeite 1' istigato) d e l ~ l ~ a essere serupre argoriietito di criminale processo anclic quaildo dirigevasi a dclitti minimi e di mosctiine proporzioni politiche : ci1 in tale questione io tcngo pcr buorirr la dottrina
dei pratici ( ) j.
(i) 11 codice Spapuolo dcl 1848 alla art. 4 :lirevastabiliin per massima che la proposizione a deliuquere ed il semplic<' accordo criminoso rioii fossero punitrili treuno fu qfiei essi eccezionali (specialmenle delitti polilici) iiei qiiali Iu l e ~ c r avesse diversamente disposto. Piacque a l Bl a r c h t?s e d C G e r o n a o a D o n M n n u e l O r t i z (le Z u n i g a di [tisargero contro colesla rnussirna; e per la iiifluenza loro nelia rifor~iache I'onno 1850 fu recata arI aicunc parti di q ~ 1 ~ 1 codice, 1' art. 4 veline i~iodificato; e rovescidndolo iiellri orposta ijenlcriza, si sanziono per regola ass0Ilifa e cost:iote I:i punil!ilit di qualsisia proposiziono criiiiinosa. L' illustre D o n G i o v :I c c ii i n o P ti c h e c o compilatoie~ del pritlio progelto (teslb rapilo alla scicnza doll' infauslrl cholora con universale corripianlo degli sniici e (lei dotti) ricl siio cuv~nrmei~lnrio fvul. 1 prig. 102 n 110) protectb sol~rl-

- 483 ncrilenle e torob ad insistere contro l' esorbialite risore di quella riforriia: tubstrb che la mossima delta noli punibiliti era conforme alla opinlone pi comuuemenre ricevuta d;ii uligliori codici contemporanei : ci fece forte della sutoi*ilh del collegio giuridico di Madrid che consultato in pro[iosilo si era pronunzisto per la non puuibllil della parola : e conclusc che ~ l i i n a v a la fronte, ma protestava, e credeva clie IJiIn nuova riforma noia avrebbe tardato a correggere la iiovella diqposiziose e restituire 1' articolo allo obbcdienzn rli cib clie iosegria (sano sue parole; il Daon senso e l a $ciclisa. Cib che v i B di ~iti,nolarea notarsi in questa polemica Hcrenlelile cotlibiill~la fra i dlie critrrinalisli spagnuuIi, si c' che Q r t i z t l e Z u n i g a fp~~cictiatco m , 2, r m t ~ 4532) insil , stuw perch8 si dichiarasse che i l concerto c In prciposizionc dbliiiquere doaesscro riunirsi non solo nci delitti polllici riin cziandio nei pizl atroci f de cicrtil g ~ n v i d n r 9 alar?clu l &a i ciolib~i coniuni; i l risultalo fu che traboccando 13 rifornio nellhcc~essocontrario il nuovo articolo dichiari, indistiiltau~ente puniilile la ictlgazione aiiclie ,ce diretta a deljtto Ilevissiruo~ Anclie i l oodtce delle Cortea del 1822 all'art. 6

s.inzioiiava il principio clie lii proposizione $1 deli~qtiere~ioii accelkata riou [fisse punihile. Vedasi in qriesto senso I1 dulw articolo del I3 I, u ri e o gli i inserito iiel tiuni. 21, ctiixa 2, del $orunlo In Legge. bei recto la massima della noli puriibililh dellii is&lgazi~rie ctcco1fa i? saozioilaia iurplicitamente doInon lu maggior parte clei codici cotitcinporanei ; ed csplicitamenre pruol:iuinta dal codice del Biaslle, B dal codice clel Valain art. 05 - l' AblCpilsirr 11' {crl dc'lit li' est pioli gite ) i o ! i ~ 11. dt:lii cor~tiristi sun ilirti!lcition.

I cjuestiunc clie io 1iones7a,o cile non si vulle Ai : iritendere, ha in voiitre tnrito 1s ipotesi della efficacia quanto la ipotesi della iiieffio~cia.Io poneva e

pongo la qnestioile 1.0se sia conveniente fare un processo ed un giudizio criminale contro chi abbia istigato un giovine a vonire a cogliere quattro pomi nel mio campo 2." se sia conveniente fare nn processo ad auiolze pubblica contro chi abbia fatto una proposizione amorosa a donna maritata, Cotesti dubbi io li pongo tanto nella ipotesi che il. giovine o la donna abbiano risposto di no (istigazione hteflcuce (i) perchh non accettata) quanto nella ipotesi che il girivine o la donna abbiano risposto di s (istigazione efllcace per&$ nccettata). Ad ambedue siffatte questioni il codice Toscano risponde affermativamente. Ma io penso invece che questa sia una non giustificabile eccessiviti di rigore.

(1) 2 intuilivo che sotto il titolo d' istigasiocrne ~ o t zaccolla cade qaalla eziandio che fosse stata accolta dal]' istigato se poscia questi se ne peno e non persovcr nella esternata determinazione. Vuol essere per notato che anche ~i senso dei pi rigidi onde sia puoiblle la istigazione bisogna che sia diretta ad un delitto determinato; non p,i ad una criniinosil indefinita,e neppure ad una speciale criminosit cantcrnplsta in genere, come sarcbbe in colui che cercasse di persuadere uti giovinetto ohe il mestiere piU utile b quello del ladro. Questa proposizione mostra evidente olie la vera oggetlivith del maleflzio (quando come tale si voglia tenere la istigazione non seguita da cIiel.lo) non B gi8 nella corruzioae della persona istigata, ma nella quiete e libert di colui a danno del quala si volova dirigere i1 delitto che si provocava.

Rla o vogliasi la istigazione criminosa tenere co me punibile in tutti i casi, o soltanto nei casi in cui tende a gravi misfatti, io credo che per giustizia bisogni pur sempre distinguere tra la istigaziorie elle per la vecchia noaioue scientifica svolge la configurazione del riiza.?z&to e quella che svolge i] ccnsiglio, secondo 'l infallibile criterio della ntilitb respettiva (2). Gi ho detto altra volta (conq3Zicitit yug. 164) come i moderni ai quali giacque agglomerare in un fascio sotto il nominatore comune di isfiigaaione le distintissime forme del consiglio e del mandato, iloii obbedissero alla verit antologica nS facessero un buon servigio alla scienza ed alla giustizia. Qui cade notare adesso uno svolgimento e nel tempo stesso una ullcriore dimostrazione di tale vorit8. Per noi Ia istigazione diretta ad nn crimine che torni a vantaggi6 del solo istigatore B un mari&$o; la istigazione ad un delitto che rechi vanlagbio al solo istigato b un co?zsiglio. Or Bene: vi B egli sufficiente ragiono di parificare i due casi sotto la comune rubrica di istigazione non accolta? La sola ragione politica di elevare a delitto la istigazione non accolta sta nel timore che eccittt in me il conoscere per cotesta falto di avere un nemico, il qnnle a sfogo dell' odio sno cerca di farsi strumento le altrui braccia per nuocerini; ed apprendere che cgli possa all' odio srto ed al suo malvagio proposito dare esecuzione o col braccio proprio o cori In opera di altro men renitente esocutoie: in ci:) corisiste il costringiiiriento della mia libertA indivi-

daule ed il disturl~odella tranquillit2t clell' abiiuc) mio. Xa ogliuno comprende che quando il delitto era ad esclusivo vantaggio del consigliato, ho cla un Iato ragione di credere clie il consigliere non torner o tornerii senza frutto alla ripetizione del colisiplio; e dall' altro lato la circcist~inzn che il nemico il qnde avrebbe avuto heuefzio sensibile nel reato non scese alla determinazione di compierlo malgrado le altrui scellerate insinuazioni, nic Io ba reso per cotesta prova meno torniaile che prin~ano1 fosse. Chi pu6 seriamente afformario clie il timore rlel venelcio accrescinto perchb colai al quale fu suggerito di avvelenare il ricco cungiunto respinse In proposieioue scellerata con renzione sdegnosa ! Eppure con la formula generaIe di isligaziolze non aocolta si sono parificate le due ipotesi ncllu nozions, o quello che 6 peggio nella psnalita.
(1j V oli. g l a n s f l e Icgyi nel loro ordi~re, i r ~ l i w n l elili. 1, 2, 5, ccrt. 2 ) D e S i nr o n i fdelitbi d i Inero n f e f t o ~~~~te 1, top, 5 , S. 1) e in g(?ner<iletuiti i lirntlci iiccettanu cliiesto criterio clio risale al lesto roinaoo. fila a (:a r lu i g n ai i i felenz. $. 264; c t8ot1in lib. 2, cap. 18, $. 11) ullimaniente non piacque cotesto crilerio, censiirandolo per In raione dellrr sua ii~~possibiIif& nello materie penali, non p$senrdo a sitpporsi c l ~ e cdcuno senza ucclirin di proprio vantaggio vuglia coilsiylinve altri n dclitiquere. 1\IaIgrado perb In revorenz:\ al grande maestro noi ve(1ianio in querto sila ai'gomciito urlo slnncio generoso del cuore piu~tosto~Il~: i' efhto della riflessione e della tiiiitura osservszioric dei folti. Ripeter qui cib che diksi ( 5 , 1201) co~nbattendouti' allaIoga idea del Cn r m i g n :I n i irt proposito dell' omicidio per libidine di siinyuo. I1 professore pisano neKb ia possibiliti dell' omicidio scnzn causa corne rie& Ia possihilifh del. contdf.

s i ~ l i oecnza interesse, per 1' idenlico SUO modo elevato di sentire delle natura umana clie a lui facevu parere irnpossibile una determinazione crimiuosn non eccitata dall' irnpuico di una c~ualcbeutilit8 personale. Rla od onta dello sua opinione la esperienza moslra nel mondo non rari gli omicidi senza causa, e mostra frequeritissiuii i rnalvngi consigli senza personale iiileresse. Polra dirsi che questo caso pi raro; olio pii1 frequente S il caso deli' interesse colnune ciio del1' irileresse esclusivo deI1' isiigator~, e cib porterb alla conseguetiza che ia configurazione della societ o del mandato snraiino piii spesso occorrenti clie non quella del puro consiglio. i\Ia quando questa ci verifichi, se Irovasi che la ragione di distinguere sia conforme a giustizin 5 deliilo della scietizn di proclamare la distinzione.

In ordine al grado nella forza morale del delitto


ci! da notarsi che in questa maleflzio l'inipeto degli affetti c la ribriachozza non sempre si limiteranno in pratica ad operare il solo cflctto di minorare la imputazione; ma pii1 spesso agiranno come causo

dirinlenti, perclh toglieranno Ia serietd alla proposta c~irninosa. Per ci CIIO riguarda il grado nella forza fisica da osservarsi che difficilrnente neila istigazione vcroak: potri conflgrirarsi la tosi del tcritativo per ragioni che ognuno comprende : solt:into sarA disputabile se le condizioni giuridiche (li un tetztatiuo d' isEigazione a deli.rryr(c~le accoJ!cr. non possano riconoscersi nel caso s~jecialedi una conimissione data per l e t t e ~ ala quale iiitercet,tata o smarrita non sia giunta al suo destino. La istigazione 6 sicuramente Pzon accolta, pcrchb neppure B saputa dall' istigato che noli ha ricevuto la lettora ;

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ma dovyii il delitto dirsi cousumuto, o iexltato, o mancata S La consumazione di questo reato (.l) parmi di non vederla se non al nmomento in cui la istigazione si fa cognita all' istigato ; sicchC? affermerei senza esitanza, chc istigazione consnmata nel proposto caso non possa trovarsi. Alla nello scrivere la lettera e nello inviarla si duvrb egli ravvisaiTe soli atti prepatlatorii? 3 1 0 crederei. Si iiovrk invece riconoscervi quanto la scienza, e la legge nostra esige al delitto mancalo ? Negherei anche questo, perche l' atto consumativo consistente nella comunicazione del pensiero non ebbe luogo; sicclib il reato non puO dirsi consumato neppure suliiettivamente; e perchb quaurlo anco lo fosso, il non ottenuto effetto sarebbe dipendente rlal nlodo clz' agke scelto dal colpevole. Non avrei peraltro dinicoltR a riconoscervi uii tentativo punibile.
( l j Si avverta nriche qui quanto sia potente la influenza dei NOMI nel giure penale, e meditino i giovani stiidlosi su questa verilh che stimo mio debito ricordare sovellte anche a costo di ripetermi, Se il codice penale che deve applicarsi chiama il presente maleflzio istigaaiorre a deli?lyicere, la soluzione che ho data nel testo B incontras~nbile: il delillo noli consumato fiiicbb In parola isligalrice non : pervenufa alle orecchie dcll' istigto. Illa se invece la questione sorga in faccia ad uno di quei codici ohe cl~iarnanoquesto reato tciitatn seduzione al delitto, In soluzione dovrehhe essere diversnj perchb il delillo facondosi cousistcre nel lentare, 18 sua consuinazione si avrebbe nei priniordi do1 teotativ0, ne potrebbe la sanzione della legge liniitarsi aI solo tcrilativo perfello.

Finalmente per cid che attiene alla compliciti put: farsi luogo a delle speciose combinazioni in quostf reato. Se Tizio ha istigato Cajo a delinquere senzi giungere a persuaderlo, Tizio B colpevole d' istiga* zione non accolta. Ma se egli agiva alla sua voltl per istigazio~ie Sempronio ;potr$ dirsi che Sem di pronio colpevole di istigazione accolta da Tizio i complice di istigazione non accolta rispetto a Cajo'l Sicuramente non parmi che sia repagnarite lo ammettere la ricorrenza giuridica dei termini gene. rali della complicitlc in questo maleffzio. 6 per( singolare il contrasto che sorge in questa situazione, perchb Sempronio viene a subire la eventualiti della pena maggiore; ora nella pena che ha incorsc come autore d' instigazioae accolta assorbendosi a suo riguardo quella inflitta contro la sua compliciti nella instigazione non accolta; ed ora procedondc secondo i casi 1' opposto, subordinatamente alla nota teorica della prevalenza (1).
(1) La questione releliva al mandato di dar mandato si tratt nci pi larghi termini di delitto eseguito dal Ca r e r i c practioa crtnin~Eis pag. 145; dove sulla scorta di B a r t o l o, B a l d o , A n g e l o , 3 I a r t a e B o l o g n e t t o stabili la dotlrina della complicith nel mandalo. La quale specialith m piace l notare perch: gcneralrnente udii ripetero come regola senza eccexione, non arumettersi c0~1pIicit di complicit. Siffatta regola merita di essere pi in largo discussa ma non questa il luogo. Analoga Ia quastlone che sorge in proposito delle islruzio?ai a delinquere comunicate per interposta persona, e che pur essa risolvesi nel senso della comune solidariel:

soUo codesla fornin la csnaiieb E l ;I n a h c f Ettdcs sitr cudc pirlrtl t o i ~ i 2, pag. 177, 178) e l a risolvettc la Corlc? .

di Casslizioiic di Francia col decreto del 23 raajgio 1844.

La pena inflitta nel codice Toscano (art. 54) contro I'istigatore yuaiido la proposiziunc non fu accoIta it la carcere da u i i ~ tre anni se Ia istigazione a fu diretta a delitto minacciato di morte: Ia carcere da nn mese ad un anno se fa diretta a delitto colpito da ergastolo o casa di forza: la carcere Bxio ad nn mese o la multa ano a ciriquantw lire se fu dii1etta a delitto colpito da pana inferiore: le quali pene proporzionalmente si accrescono (art. 53) contro I'istigatore se la proposta fa accolta. 1 codice 1 Sardo serba presso a poco 1' istesso online di penuiit ali' art. 466 C $69 : ma la nozione di questo delitto nel cutlice Sardo 1 &$saidiversa da quella del ' codice Toscano; percliB mentre questo vuole punita, carne si B detto, clualsivoglia jbama di istigazione, quello la punisce solianto qrircndo b stata posta in essere mediante discorsi t;enuti in luogo pubblico o pubbliche adunanze, o madiailte stampe o scritti affissi o sparsi o distribuiti al pubblico; lo che evidentemente deultrra il reato (la quei caratteri scmplici che esso 11a nel codice Toscano, e nella f01'ma coi1 cui lo abbiamo ilcscritto; e pud arzche f a ~ l o cnngiare di classc.

C A P I T O L O V.

Coalizione industriale.

Ai clelitti contro la pubblica tranquillita richianiasi generalmente un fatto clie non iii tutti i tenqii n6 da tutte le legislazioni fu considerato deguo d i politica imputatsiliti~,ma che qualora voglia elevarsi al grado di delitto non pu trovare gli elementi giuridici della sua sanzioue iri altro criterio tranne quello dello influsso &e esercita o vuole euorcitarc sullii 2ibc?~tci umana. Questo B il delitto cos detto di sciopef?o, o coaZizio~2c(1) di persone ascritte a l una industria, ad una lavorazione, o ad nn traffico, le quali si accordino a cessarne, nella veduta di procurarsi un lucro inag~ioredel!' usuale. Ma poiche l' azione di questo ronto sulla liberlci di un zztirraero indele?*lr~ai~~nlo tli cittnilitii rielle cont.ingenzo prrrticho piut&)stu una acciilantalitci che non una condizione essenziale dei riinlcfizio; cosi meglio ctitk serbarne la trattazione alki c1:lsso delle violenze puli* hli~hs,ho creduto aliticiparla al pi3ascnte luogo per la riigione che ancha qur~ntlo por cotesto fatto 1;i tranqnillitit pribblicn non siasi comniossn, ma sultanto ne abl~iaavuto ali impaccio Iu liliertk di qunlclie deteriuinalo inllitriduo, rimane pur sc1nl-rr.e il bisogiio di studiare la forma giritbidicadi siiiiilc fatto, clelinoanie la aozioric ed i cnrnttei'i, ed csi~iliinare se al xneiiusitrio cotlvcnpn o no in tutti i casi di applicare rina repressione liuiiale. Il collocamento di

questo fatto nella classe dei reati contro la pztbblicn tranquilliti puO essero esatto in un codice penale che gi abbia risoluto il problema nel senso che non si debba il fatto stesso punire tranne quando per il medesimo siasi ( o in ragione dei mezzi o delle risultanzc) compromessa la pubblica tranrluillitd. Na in una trattazione scientifica sarebbe a mio parere prepostero supporre gi&risoluto cotesto problema (2).
(I) Bio~rocnr~ir D e c i a n o Irnctatns c r i / ~ i ~ ~ u l i s7 , lib. 18. 13 J o o s s o j~cstice criniiticllc to~rl. 8, G e r p i l l o n code crilel~ielvol. 1, pay. 158 S o u l a g e s ~ r i t i i i d c s c r i i n e s t o n i , 1 , p a y27- P r i i h w a l c l . mantcnlc pag. 154 e 290 D e s t r i v P, a u x essuis de droit penai p"$. 95 ad IO0 J. J. H U u s obserurttic~iis nrr le projet d e reuisio?~dic code pt~nl part, 3, pcrg. 110 C O q u e l i n diction~iftire eco7loniic pulitiqua, m a l C [ J ( I ~ ~ d' lions IVol o ~ vk i iwulle de Legislabion lola. 10, pny. 3G7, s el 1861 tom, 2, pag. 97 l\l o1 i n i c r tyciil de droii coniiriereicil png, 592 C o n f o r t i inturno n1 d i r i l l o t i pifE ~rirepag. 77 e segg. E l oy de la codi~ccltion pctyl. 161 - J u l e s S i i i i o n laluidcscoalitions - I I a u s B d o u a r d des coalilio~isirtdicstriclles ct cornr~~erciaes O l i Y i e r rnpport du 22 nvril1864 C h a u v o a u t/~c'os'ic(le cudc pinril n. 56'56 W u e l b r o e c li de In liberte' dps conlirio?is err BelgQac, Bnixclles 18G7 B a t b i e la 10i sllj' les coitliliolls; neli:\ Revue Critiqire toni. 25, pccy. 599 K i C c i D e s P e r r e s le c o t r l i z i o i ~ idci pndrolii e degli Q P C ?'{~i, 1870. Sono ancora a vederci Ic discussioni che Il'c~rino ebbero Ii1o;o su qiicsto proposito alla quarta sessione del [:uiigrcsso inlernazionale teriiitn nel 18(16:ilniznles de 1' hrocinliun Inlcr~~i~lianrrla, QuatriJrnc S c ~ s j o i i ,pug. 225. (2) Sernbra elio nell' Inipero Tetlesco questo delitto non ricbianii npposlle sanzioni nei codici pcri~liperchi! sollol~os(Q

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a speciali proivcdimenti nella legge intitolala ordinamento (lei nicstieri ctE i)ldrlstr-ie della Confederazione Germanica del 21 giugno 1869.

Gli est~enlidi questo delitto secondo la dottrina di culoro che lo vollero indistintamente punibile (1) Sono - 1.O il cotwerto - 2."il fine di procurarsi rin lucro maggiore - 3.O la sssczcsione, alrneno cominciata, del concerto. 1 co?zcerfo 13 i1 primo elemento indiaperisabile : 1 avvegnrichk P autorit& politica non possa neppnr sognare di stenclere le sue provviaioni penali sopra il fatto di un individuo che ad un dato giorno risolva di non piii lavorare se iion ai1 una mercede elevata; di non piiz venclnre la sua merce se non ad un prezzo superiore; di non continuare il suo laboratorio se gli operai non accettano una rilercede pi tenne; e simili. Ogni individuo B libero dispositore cosi delle sue 11raccia e della sua intelligenza, come delle sue merci e dalle cose sue. Sarebbe evidente tirannia ed aberrerebbe dal sacro principio della liberta del commercio e dalla odierna civiltb .una legge chc (non limitandosi a semplice misure di polizia, od a provvedirnenii di economia politica) osasse brandire Ia spada della giuslizla penale conIro un opergo, o contro un capo di officina, perch8 il primo non trova il suo tortiaconto nel lavorare pcr poco, o non lo trova i1 secondo nel tenere gente al lavoro che coi loro salari assorbiscano tulto il guadagno. Prrr troppo la storia dei secoli passati ricorda disposizioni legislative che evidentementa conculca-

vano anche in codesto argomento i priucipii ilr.11~ libertb iiidividuale. 313 siffatte disposizioni emanavano da uno spirito generale di dispotismo che spingeva i legislatori ti credersi autccrati nel magistero penale. Onde ne avveniva che per una considerazioao ( o vera o falsa) di utile pubblico, essi credevano legittimo ogni rigore punitivo contro atti che non pr.escntava~o vera lesione del diritto. Prescindendo sncora da ogni considerazicine del18 pii1 sane regole sulla libe~.ta commercio accolte oggi nella scierizii del economica, chi ha rejetto i falsi principii sui quali troppo a lungo si volle adagiare il magistero pnnitivo, cd ha purgato la sua mente dai prestigi delle false dottrine dell' titifc o della aritocrazia del legisl:itore, non pub accogliere neppure un istante il pensiero chc simili tirniinie fossero buone e lcgittimo, o che siano oggi da riprodursi nei popoli colti*
Frunait~le co:ilizioni furono previste e severiinienLi3 represse in tri:itei.ie di xiinnjfat1ui.e dalla ordinanza d i Prtitlceaco I dcll'anoo 1641, e dal rescritto do1 2 gennaio 3 7 4 8 , riprodotlo nel 1781. Poscin con misure pi ~ o n c r a l ivi provvide la cosliluerite coi decreti ( 14-16 giugno 1701. ) rclntib i agli operai di citt5; e con gli altri (28 s ~ t t e m h r e ,e G OtV-3bro 1791) relativi agli operai di cairipiigirn. Nuove di+po?iziooi adottb la legge del % germile aiino 11. Vi provvide 5 il codice pcoale del 1820 (art. 414 e segg.); poi 1s rifornie del 1832, e la loago del 27 ao\ranibre. 1840. Pinnlrnnrite fli ordinatii cotesta rnalcria sovra basi :;cticrr~ii tulte nuovc rlell:i leq%e del 2g r n a p ~ i o3864, ad occasione Jella quale i fitosofi ed i giuristi di Francia vivaincnio ~i oe~uparonodi q ~ 4 ' 4 L f i importnntiscirrio tema. Cib che trovo di singolare si b c l i r 1' 118 U S fcoalilinns pag. 309) r i @ ~ rche le coalizioni indird~ ~Lriali erano Sevcrariiaeto punite dalla ordinanza di Viller.:
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49% Cotteret (agosto 1559) ali' art. 101; e ne riporta anche il testo uei sesuenti termini Dfc?zdo~zs toits les ~~zciilres, ci e?isenzlle aux comnpag~~ons serviteurs dc tous ?n&ticrs, et de faire auczcne congrkgatiola ozc ttsscnbbE4e grande ov patite, n i pour quelgue cnuse ou occasion qzie Ce soit, nl fiire uucuns nzonopoles et n'naoiv ou prenJrc aucu?lrs intelliyelaces Ies tazs aveo les nutrss dzc fnft de leur rne'lier, s o z ~peine cle corzfiscatiotz de cottps et de Iiien. E gik V o u g l a n s flegyinel loro ordine natztrak ool.4,pug. 190) aveva nolalo che la ordinanza d i Francesco I era stata li1 prima a dettare alla Francia provvedimenti contro i concerti degli operai. Ma ci parrebbe una visione se dovesse prestarsi fede a C o q u e l i n f diciionnaire cle 1 ccononiie politiqlte, ' wot coalitionsj il quale afferma che in Francia questo delitto iion ere mai stato n& preveduto nh prid[to fino alla legce del 22 germinale anno 11. Ora fidatevi dei dizionari !

Ma quando 1' individuo non limitandosi ad emettere una determinazione relativa all' esercizio delle proprie forze o alla disposiaioi~e delle cose sue, oltre a citi esercita una influenza sulle rolont8 altrui e sulle altrui cose, inclncendo anche altri che si trovano in pari sua condizione ad accettare anche in quanto alle forze loro ed alie loro cose la determinazione da lui presa, pone in essere un conc~rto: il quale venendo a costit;uire nella civil societh un7associazione privata diretta ad un flne contrario al pubblico bene, pu presentare termini assai diversi da yiielli che presenta il mero esercizio della individnale libert, e far nascere il dubbio della sua punibilitk.