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cora matura

inolto meno

per dare un possiamo

sicuro giudizio sii questa ipotesi,

noi

i11 grado di crnetlere

uiiii

essere

opinione. Si vedono su qoesto importante argoirienla li sti~di

di

C Ii a r p i gn o n nel libro intitolalo Rtil~portsdli ~~rtr!l~re-

tisme avcc In jicrisplgde~zce.

So

non che in

proposito dellf cTu*a e del1;i ilor.-

'rr6i~12teoccorrono due osservaziot~i. 1.O Che il sonno o 18 obrieth ilella drinrin rlriil csciariscono di per loro soli il niatoriale rlolln vi(.)-

Isilza, la qualo esige sempre una volontu contraria Iier y ualsivoglia morlo di forza soggiogatn. Il sctaiit +

e la ebrictit non costituiscono della violenza c-lic una mcra presrinzione, la quale al flne di riffgiii- vaye lo stupro ha bisogno di essere corupletnln cc~i~ Ix prova diretta (li quella coi~trnritlvolontti. 1,aotirle I' abuso commesso sulla ebra o sulla dorraicnte al- lora soltanto potrh costituire stupro violanto qirailllo si diinostri, o merce la prova positiva dello .1~~1.,ulsr p*eccùcnti (l) della donna o ~nercble &e posti?- i.iori afreq*masioni @arate, che se essa Ibsse stata iiella pienezza cleI suo intendimento litiera padrona di s4 non avrebbe per modo alcuno acconsentito. Cosicchb se la donna venga francaninnto n dichi:t- rare che wnchc nella pienezza dei sensi avreLt)t. {.tibuona voglia aderito, la violenza dcvc uecessn- ilamerite sparire. Sia puro che 1' uomo creilesse di agire contro 1u volonli dclla femmina, Ci6 pu0 presnllpoi8ro una violenza puramente soggettiva. Ma ma mcrne completa la esscnzu giuridica le manca

In esistenza oggetti~a.Un pcccato può essere ptr-

tntiro perchb il peccato pn6 esaurire tutte le sue

i? ut1

condizioni nell' animo; ma un delitto ~~tttuti~'~

impossibile giuridico (2).

(1) quanto allo stupro del17 ebra e della dormieale il li o b c ril e ro (ad Cnrpzo~1.qctaest. 09, 04s. 2) dialingue st. innanzi allo assalto praticato nel momento della stupefazione Aveva o no preceduto qualche teetallvo a ciri la donna aves- se resistito. Dato la resistenza precedente ammetle che ca- testo oaso debba dirsi ~iolento:ina se mauca ogni prcce- dente manifestazione di volonià contraria per parto della rloiina sostiene traattarci di stupro insidioso, e non di vio-

lerito : a tale distinzione aderì il C re art. 2, p~y.521.

m n n i

Zib.

2, cap. C ,;

(9) P o r l a n i (illustre Professore alla

Universith d' Inspruck)

rieila dissertazione intilolaln Va?@ircaionisullo stztpro, ri-

prodotta nell' Eco dei Tribt~l2iilial n. 2355 ha preso a cun- fiitare questa mia opinione dicendo che questo n~eccunini~u di proua relalivo al dissenso vero dell' ebra e della dot'- iniente B arbitrat.io. Egli sostiene che la mia tesi uoa puL :iccettarsi in faccia al codice Austibi9co, e qui niente bo da osservare perchè non mi occupo nelle questioni scienlifi-

clro dei diritti

costituiti.

Ma

egli soggiunge ciie la mia

tt?si

;i falsa in radice,

accusandola di doppio errore: e qui ditol-

ini di non essere stato compreso,

ed ho bisogno di uloslrart.

In insussistenza di tali Rccuse. I1 mio concetto semplicissimo queslo. Quandu consti in un processo che la donna coiil- Pressa mcntro trovavasi in stalo di ebrietà o di sonno avrebbe

consentito anche se si fosse

trovata ncl libero eseroizio del

SUO intelletto e della sua volonia, noti

vi ir delitto puiiibile.

1.: cih afirrno perchè tale è la doduzlone logica dclla nosime

~lell@uiolcn~a e degli elementi

i>ual' i: la condizione essanziaie

costitutivi della medesima. della violenza P QUI sta il

cilrdlne della questione. Psr me non vi è violenza tranne li

dove fu una uolonld contraria sop&iogata dalla forza fisica

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297

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il nxoralr. La essenza della vlolenzn non F: soggcifivu soltau- lo; essa k rndicnlmcnte oggettiva. L)uso della forza la co- etitaisce soggetlivnmence; ma per essere violenza ha bisobno dell' oggettivo di itua volontà contraria. Ponete che due co-

njugi prendano vaghezza di fare uno ecperimcuto. lo voglio (dice il ruarito) sojgiogarti por forza; non ti riuscir0 risponde In moglie: facciamo la prova. Ed ecco una lolta riclla quale it marito adopera tulte le sile forze fisiche per giungere allo

inlento suo e la donna si divincola, e

opporie la più energicti

resistenza. Se la femmina dopo lun,oo combattere rimane ~o~giogi~t~, trowrete voi qui le condizioni siliridiche della violonzn carnale? Gli elementi soggettivi della violerizn vi sono tutti nel loro completo. Ma pure non vi B violenza car-

nale perchi: vi manca lo elemento oggeltivo, cioh una volont8 che aborrisse dal Pnc, e che restasse vinta dalla forza altrui. Quando anche quella ipotesi si verificasse non fra due co-

rijugi, ma fra

diie amanti sarebbe sempre nntigiuridico Il

coticetto della violenza carnale. Orii supponete che la donna cqmpressa in stato di sotino o di k?bilietU francamerile venga

il dirvi, io amava colui, e desiderava che rompecsc gl' indugi troppo prolungati dalla sua tfiniditi; perci8 trovandomi solit

con esso ini diedi al

sonno o alla ehhi*ezxn poneridomi in

sulsa da generare in lui quell' audacia che ia desiderava; egli Iii aadnce, cd io ne fui moltissimo soddisfnlta. Suppouete queslo che P or I a n i chiarna meccuilibmo dr' prozitr: e poi ditcini se in buotia coscienza. potrete mandare i11 galera colui sullr~afferiuazione ridicola che soggiogb con la forza una vo- lonli contraria? il buon censo risponde. I'o r l a 11 i gratiritti- mcnte mi accusa di avere aryomentato dal giurr cicilc. applicando In regola che lo rati~bizioiiesi equipara al lniiir- dato. Chimera ij questa; o nulla b tanto alieno dai rriiei priti-

cipii cIuatito argonlentnre in penale dalle resole civili. Tutto avrei creiluto fuorclib meritare siratto riuiprovero. Por lani

  • iiii accusa di iin secondo errore, ci05 di aver voluto costruire

un dclitto noti

su cib che fir

conconlitunlc

ali' asione mu

sopra c~ndizio)&i

postcrior0i, IO non suppongo il peladono o

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398 -

In ratifica susseyiceozte al fatto. Qai sta

lo abbaglio. Io SUI)-

pongo invece la mancan;n

di tiissenso aittecedenie e coli-

coniifnnle al fallo, Altro è dire

che il consenso manifestato

nel marzo distrugga il delitto coriinicsco in febbrajo: altro i. dire che nel marzo si atlenga la prova dello esser 7)rcrncati iri febbrajo, e nel mornenlo in cui consumavasi il preteso delitto, gli cle~~le)lti indispensabII1 a costituire un clclillo. In tutli i processi la prova occorrente a dimostrare il concorso e ali estrcini necessarii a costituire il delillo obiettato offre un ~r~cccai~lsmo posteriore. Ma tale meccanismo i! inevitabile per ebiurique voglia condannare il cittadino secondo In W- rilfi delle cosa, e non secondo le presunaiolzi dimostrate

contrarie alla veritiì reale. PIs. F o r l a n i soggiunp che colui profittb del souno o della ebbrezza crcdelidn dissenziewle la donna: che dunque ebbe in aninio di usarle violenza coulrci Sua volorith: clio dunque tialle coinmettere uua violenza car-

nale, e

per

questo tilolo deve essere punito.

Ed

punto

dove

Forl ani

cade

alla

sua volto

in

simo errore:

e

lo

errore

1: quello

di

adeguare

qui

sta

il

un

il

gravis-

delilli]

pulotiuo al delitto vero:

lo che non conceder8 mai. I1 pec-

(lato pulatiuo, esistc perchb il peccato si corripleta auctle

col

solo

elemento

interiio:

delitto pt4tniivo

è

un

mostro

iniliossibile, perchk

Bditto non

pu8 esistere senza la viokr-

;ione

del

diritto. Se io creilotti violentare ohi era consen-

ziento fui reo nella sola intc)uione; rii:t

non esisteildo 3'0-

lontu cuulrario vinta

dalla mia

forza non z'ioltii diritlo 81-

cubo, e non commisi deliitu, quantunque erroneanrente rf'c- dessi contmetterlo, od avessi la più delerrilinata volonli di

violare la legge. Questa è la vera regola, nou già speciale alla materia presente, ma universale o costante riel giure Pu'

nitivo. Ed io conforto

suli' argomento dalla

1. 46, S. 8, fi

f~rli8,ove U I p i a n o fa prccisaincntc di chi sottragga la cosa flll~uicrcdendo dissenaiente il padrjrie rnentre poi viene

a conoscersi che il padrone coasentivn; e decide obe non vi

è furto. Vi

6 delitto

putativo in ohi ferisce un cadavere,

in

chi

giace

con

la

propria clonria, in chi contrelta

la

c0.W

propria, in chi spcnde la moneta vera suppo1ic~10olafdIs:i,

in clii credendo di usare resistenza alla forza respiiige lentemente i ladri clie travestiti da gendurmi so$iono

io-

cn-

trnre nei domicilio.

Sono mille

i

casi

di

delitti

putativi;

ti;.

mai si puniscono come veri, sebbene a dimostrare chr il

delitto fil pntativo e non vero occorra un susseguente t1if.r.-

canismo di prova.

Del resto la questione che io qui sollevo

i: tagliata alla radice du quelle Icgislazioui che anche all:, persecuzione della vtolenza carnale esigono la cloglianza della

parte offesa. Dove cib non e!, i~n'accusa di violenza clic pretenda sosteiiersi n fronte della parte pretess paziente che dichiara di non avere crvztto volontà contraria (cliec-.

che! 51 dica

In opposto) non arrlverit mai a trionfare prati-

cnmenle in faccia a gludici giusti ed illurninotl. È iin sog~lct

supporre che io abbia detto distruggersi la cleliuqucnza ilcrtrr

dnteriorn~euto mcrch la

va tifica sl&ssegicc?Lte: ho deffo C*

dico che

la

sztssegzrelzte prova

del difetto degli csscnzinli

iiel riiomento del fatto mostra che la delinquenza non 2 alrri

ilala. h un sogiio aplforrni che io

cerclii gli estrerni (lcl

reato nel giorno dcl processo auziclii! nel trlOl)ie?zto del ?Vc-

ioso

delitto:

io apprendo

d:iI processo posteriore che nel

1llfJi)letlto del clelilto vi fu difetto dei suoi estremi, e c~it,?iid~~

dietro clb concludo che non vi

fu delitto

io

lo giudico s(%-

condo le coudizioni cbe ebbe o clie non ebbe ~iclmorneritu

del fdlto

che

devosi giudicare.

facile criticare un aUl0ifb

idccnilogii dlre ciò che

non ha inai nb pensato

nb

dctt0: e

il

quezlo giuoco sembra che siasi divertito P or l a n i verso di 1ne in tutto quelli articolo. Del resto lo osservo in general~

che ne1 tema della violenz:i

cnrn:ile

gli scrittori

odierni (r

tropl~ospcsso ailoho i giudici ed i giurati) subiscono quell;~ *~dorszioncdcl sesso femminile che i: In tendenza dal pre-

sunto secolo;

c

che

io

voglio

rispcttarc in tiit.to fuorchi-

ilelle severe disputo dei giudizi criminali, perchi: B cagione di una fatua credi111t3 proteltrico dello calunnia a discnpilo

della

innocenza. Non così i padri

nostri. Da

Ca r p z O v i o

L e y s or venendo fino ogli ultirrii scrittori dcl sccol0 passato

tuiti

i pratici

furono concordi a consigliare

di

non essere

tanlo corrivi nel credere ad una

donna che per vendetta di

tiri abbandono, o per cuoprire le siic vo!ontarie

lascivie, o

per una sordida speculazione viene a cantare 1;i solita nenia

delle violenze patite. Vcrum

( così

i<a s t e n

de stupro vio-

lerito, lri'ilte?ilbergn 1756, pay. 4) si modo judex in indv-

yanda vcritnle diligerilictrra ndhibct, ea centltm itttii~smodi

rrccusatio~zibzis aliquando unanz, raro birzns, ueriainzilc8 re11eric.t; celerac tana nl~ertefalsae suat,ut calurnniri mt~nzc

fangi possit. nIodernarnente il C a C p or nella sua nlidecine

IFgale (001. 1, pny. SO et suiuJ ha

con sana critica rincarato

1' antica dottrina niostraiido la futilila di certi indizi che anche .gli antichi accettarono come segni della paiiln violenza. Ed molto saggio il provvedimento del codice Russo del 1838 il quale per quesli reati stabili la eccezionale prescrizione di Ire giorni alla querela di stupro, presuniendo che tre giorni di succrssivo silenzio dopo l' ollraggio che si asserisce p- lilo bastino a far ritcizere il co?isen,-o clelln donna. Dunque ( direbbe !?o r l a n i ) anche il legislatore Riisso desume gli cxlrenzi clel delillo da uri naccranisam successivo di prova !!!

S. 15i7.

2." La seconda osservazione B che dovrebbe seni- prc distinguersi nella imputazione e nella pena il caso in cui la ekbrczza oil il sonno della vittima fosse stata procacciata maliziosamente dalI'uomo a1 turpe flne; dal caso in cui egli avesse profittato di ma occasione merarnentc accidentale, onde in lui si destò per impeto istantaneo la r+a tentazione. Fiel primo caso vi 6 soprabbondanza di dolo per la l~remeditatainsidia; vi O maggior difXicoltii, di di- fesa privata per parte della vittima. Io non veggo

l)lsrclib se la premeditazione e la insidia si debbono

Per buone e gagliarde ragioni vaIutarc come ag-

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301 -

gravanti in corti reati, non del~hnnopure valutarsi negli altri dove la, discriminazione dei casi e ugunl- mento possibile, e dove ricorroiio la identiche ra- gioni. 11 primo delinquente agi per frecldo calcolo, e trasse 11tille sue reti la rittinin; il seconcto ce- dette ad un impulso momentaneo, e profitti!) di cori- dizioni noli preparata da lui, ma figlie talvolta del- In imprudenza della vittima stessa, la quale abriu- cossi o si diede al sonno in luogo iiccessibile. Ri- 2eterb qui ci0 che altre volte ho rtctto, ma clie paro per quanto so e posso mi piace inculcare. Ciob la sentenza di qucl grande criminalista francese - piir

Itc Zcgge psnalc distivhprc, piis sinnto certi sa&

a%&-

~~zi?aist?*ata

gtt cstiria. Io non vorrei per certo s' imi-

tasse il legislatore russo portando il codice pcnnlc? a sopra duemila articoli; ma noppure posso pro- fessare simpatia verso certi codici, clie per la esa-

gerazione di una ideale seìnplicitti, agglomerano i11

un fascio sotto la medesima imputazione dispzrratis- simc deliriquenze. Si e dotto che un codice analitico

è I~uonopci giudici giureconsulti non pei giurati, i quali nori giuiigono t?. comprendere la differenza dci casi nell' applicazioile delle diverse nozioni. Ove talv avvertenze?, rlipctuta oggidi da parecclii criminaIisti tlella scuola politica, fosse veritiera, io non esiterei

a pronunciaro I' anatema contro la giuria, poiclib

una istituzione la qtinlu avyverss la doverosa distri- fiuzione delle pene noil pat essere buono strumento di giustizia. fifa io non credo vero tale obietto : poi- chS la esperienza chc mi ebbi dei giudici cittadini mi convinse essere eglino adattatissiini a, tener dietro anche alle piu suttili linee etie separano i diversi gradi d' iiuputazinnc, e la diversa quantit:~

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302 -

dei delitti. Certamente siffatte distinzioiii non sono proporzioni algebriche. Possono essere astrusi clel

yiure penale i sommi

principii,

ma le ragioni e i

caratteri distintivi dei diversi reati non sono pui

tmto clificili, che

uon possano farsene chiare le

coildizioni anche tigli nomini inesperti cli legge; ~rurchble quastioni siano loro distintamente e net- tamente proposte, e pnrchè 1' accusa e la difosz lscilmexile concorrano ad istruirli sugli speciali rc- quisiti di una o di altra confignrazionc giuridica. O~rneil giurato comprende In distinzione fra autore ~'"ncipnle e complice, fra tentato e concnmato cle- litko, fra delitto d' impoto e delitto premeditato ; cosi VU~bene comprendere tnizte altre differeilzitili che si appoggi:iuo ad una rnaterialitd od a consideru- zioni di moralith e di poricolo clia sono si portata (li tutti. La ragiono pennle fu prima nel senso mo-

rale doi

popoli,

e di

1A pass8 nella legge. Cotesto

obietto pertanto con cui vuole scusarsi la negl~it-

tc.isitB di alcuni legisl:ituri, io no no1 credo fonilato

ari1 vero

(1).

(1) La idea clic (lui acccnrio svnlgcsi ancora 3d osservi1 .. xiuiii ulteriori, ed una di qiieste io voglio notare. Anchc In libidine hii uiin foriun sopytlitla cd ilno forlua 1.1 libidine sogyrilivct tpella che acccride per guien dn rippcIii'f1 1:i Vencrr coti c~ualuaquopersona, e spinge I' iiorno a ~ett:lrPi S~~II:\Prime donna clie iticontra. k libidiria ogyattioa queltJ 1:lia accende :il desiderio di uiia deterininiila persona, III! trovi' in altra il suo sfogo. k, cvirlcntc che clii trnscenclc a violeti?:i

~prlibidine

soggettiva

più

bcstinlc del]' altro, ed

b

pii1

prricrilnsn desta allarme rriaggi~re. Laonde la così dctt'l ~lrriniir eroticn, qiiando non giunge ad 0ttenpbr;irc le iritcl- I~qcii~tl ad a spetlgcre Ie coscienza p la libcrtù cìi rlezionc,

ilere sotto il rispetto della quanti6 politica

rlel delitto fe-

riersi iin' oggravoute anzichi: una miuorantc.

Debbo per6 avvertire che nelle correzioni recate

al codice Sarilo merce la legge del

17 fo1~I)ruio1861,

con

la

quale fu quel codice esteso alle provincie

iiapuletnne, ben Iungi dal10 abbandonare il concet,to comune clclla cosi detta violeia~ccint2i~ltiuct, il me-

clesimo si vide considcrevolrnento allargato. I sti- pienti giuristi napoletani che furono chiamati a qnella revisiono, reverenti alle tradizioni del lon) codice del ISID pii^ clie agli amrnnestrarnonti del F i l a n g i e r i (I), vollcro cile la dottrina delIa vio- lenza presunta si applicasse non solo alla demente ecl all'in~pubere,come nel vcccliio art. 490; rntz la rollero estcun eziandio acl altre due configurazioni :

1.0 a11' istitntoro o tutore che senza violenza con- duca alle sue voglie la persona minore ili sedici anni alla sua tutela od alla sna dirozione affidata:

2.Q al. pubblico ufficiale chc nl~usisienza

violenza

ilclla prigioniera a lui cunsegn:rtn

(2)- Con ci6 lo

errore si rendette piì~sensibile in cntrambo i suoi cispetti: e ci& tanto pcr la co~zti*adlzionealla ve-

shitk ~deale,cjuanto per In spi*opurzionenella eco-

ilomia dello pme. Nota il C o s e n t i n o in calce

  • di qnell' articolo cllc la giurisprudenza ha stabilito

r4icorrerelc condiziani rfsllw violenza presunta anche rjaanilo nt!lle circostanze ax-izidette senza violenza vera sinsi abrisato di una meretrice. CosicchB 1' im-

jiriro cliu incontri

nel

Illpiillc7I'~ una

ragazza non

ancora giunta ai dodici anni, c il carccricre PIIC

si presti alle trrrpi voglie (li urla mossslina conse- gnata alla sua custodia, vengono posti alla pari nella nozione e nella pena con i piu lirutuli violenta- tori di femmine. %la dove sar& la rer riti^ delle cose, quando il giudice seriamente prrununzi la solenne formula uoi fost~uiolcntata; applicandola allri. tolle- rata che dalla finestra chiamava i passeggieri, ed d1a prostituta che in tribunale lia afferninto e giu- rato avere esca meilesiua con ogni allettamento

condotto il

carceriere a giacersi con lei? Io nolì

nego che il carccriere cib facendo cumxuetta delit- to: ei lo commette, o grave; ma il delitto di :~bnsr) di ufficio. Sotto qnesto titolo prrnitelo con quel ri- gore cho piu vi aggradn; ma non costriagete i

magistrati a vergare una sentenza iperbolica, die fari riclere il pulhlico. La clonria per essere costrett:% nelle forze della ragione non lierile nella sua cell:~ la. litiertb dal volere e 1' arbitrio del corpo suo. 3-i

quando vollo, lilieritiricntc volle, ed eflcaccnleatt' volle; B un assurdo asserire che fu violentata. Pu- xiitc? il curcericre che abusa dcll' nfficio suo per co- ilesla violazione di dovere; ma mantenete noa ra- gioncvolo clistinzioilc fra il caso del carcericre che si approfittb della donna lubrica consenzientc, e il caso del careariere che brntalrnento coritaxuinò la vergine por altro delitto a lui consegnata. hde- griando codesti dtie casi nella penaliti, come vuole

1' art.

490,

si va

a ritroso del senso

morde; e

si

diminuisce la protezione delle carcerate non corrotte.

(1)

F i l an gi e r i

(scirtizn

dctlu

legistozione

lib.

5,

cap. 50) procodelkc sulla questiotie di presunbi violenza cori

ritiri distiuzio~~c- ivi - CI~Cai puni~.calo sttrpro con riìolc

rouirilesso, ntn clie la pem di qrresto sin irlferiorc a gtielltt

tleilo slupro violento; elle si ~otisidsri conle violento lo

tupr pro

di t(1111

fiiurfa e come

ft7ziciz~lZu clie 11011 L' aticora I~SC~ICG~lttll'in-

Fc4tuooLexTo qilello clellu da?arellit che ~iuu

hu a?tcorcc oll~epctssrntoil DODICESI~IQ azltao dcil1~sua t*ii(~.

E se gli odierni legislalori avessero puramente accettato la

doltrina di Fi l a n g i eri, noi non avrenitiio diretto contro

(li loro

calda

censura,

poichS

l' infante può

con

minore

iperbole considerarsi come priva eziandio di volonth aniu~ale intorno a serli atti, ed incapace ancora ad ogni modo di re-

sistenza. 31n tra la infante e. la irnpubcre aorre oggidi troppa ~liffercnza: c pih grande assai intercede fra la infante, e lir donna matura ristrc.Lta iu oarcere e la menlccatlo. GIi i? d3 avvertirsi sul proposito di questa che In social2 e la hmislin sono in colpa per non aror provveduto alla sua custodi;c sc

la demenza B completa. E se qiresta ii iiicompleta vi k allorii nell7 uomo una rngionc di dubitare clolln colpcrolczza clel fatto. E se poi trattasi (li qiiolia derncnza parziale clio si sstrinseca 'nei limiti di una n~aniaerotica così frequente nelll~ femmine, egli è evidente che l' uomo sarà stato facilnierilc. incitoto da lei stessa ; 'onde danissi luogo ild 1111 processIb scsridalo~o( come parecchi ne vidi ~iellninia pratica) il quale, sebbene i testiuioni depongano clie la donna era it14lccilie. t3 sebbene i medici In giuclichiuo ~iil'ettit da una n~niii~ì par-

ziale in

codesto

gencrc,

fiiiirh con

uno

sssoluzione, perclii.

In cofcienza dei giudici in Ficci:i alla cccessivit~della pcri:i ripugnerk dallo :iffeerrriare la violenza sopra una fi~l~i~n~ sitrentita dalla pt~lpiibile realtil dchi fdti. Laddov~se la leqy

dichiarasse cotesta ipotesi essere criiniiinsa in ragione dell:~ sediiziono per l\al)uso che I' uomo ha fatto di una i~lellipenzi~ pervertita, potrh più fiicilnsei~io ottviiersi In repressione. Arl

ogni

modo

ripeto

parificare

ncllil pena

I' nbiiso

de1l:r

1ncuteo;itta e cl~Ilairnpiibore annuente, e n101lo pib della pii- bere consonzicntc, ~111-abii?;o drlla resislcntc chc si ottcrlne n.iezzo di forza brutalc, 5 uud noil $iiistiilcaf-iilc vlu-

1:izinae dc1l:i giu~ti~ia,

VOL,1 1.

"Q

U

La distinzione fra lo stupro della infante o quello della in~pubereo della inentecatta o ubriaca, si insepa in termini clallo Strgkl o usc4s 1j101i~'r)~ids p<t~tdect. lib. 48, tit. 5, S. 17; ove ugualmente si stabilisce la distlnzione fra lo stupro della ubriaca accideotalmente clivenuta tale, e quello della donna maliziosamente al preso intento ubriacata dalla stupratore. E vuole riserbata la pena dello stupro vloi~nto soltanto all' uilirno caso t3 allo stupro dell'iinfante, scenilendo negli altri cosi ad una pena straordinaria. E tali distinzioni

ebbero plauso anche dai pratici Italiani, come può vedersi in

C a t a l a n o

tracla tus crir)ii?aalis yny. 27b, n. 109, et 111.

KB vuolsi su questo argomento tacere che i codici odierni in questa materia della violenza presunta sono cnduti io iin draconismo inescusabilo e rcpucilarilc alla huoria giustiziat e sono andati molto a). di 19 del piti rigorosi ira gli alitichi ciuristi. Iniatti auche i pralici più sereri che arnniettevano la violenza presunta nello stupro della irnpubere riconoscevano nell' aocusato il dirilto di vincere Iri presunzione di violenzi~ mediante la prosa della precoce malizia della stuprata: e que- sta prova esclusiva della crirninosltk dd17atto insegnavaucb potorsi raggiungere dalP accusato anche nicdiantc congelture ed indizi che largamente si enumerano dal T o r r e de stiC~IT0

tr~gtcntenluln15, n, 31, e dai dottori

ivi

citati.

h18

i codici

odierni con i loro imperativi dettati vorrebbero costringere i giudici a dichiarare colpevole di violenza ciiruale aliche clii ah-

hia acoeduto ad una giovinetta esercente 11ubFlico meretricio.

l'arimerite iu ordine alla meatecatta era comune fra i pratici lo insegnamento che si dovesse eccludcre il reato quando si era usato della dernenle i11 uno ctiito di lucido inle~vollo!

Tti r re

loc.

cit.

Arguna.

12, n, !l; Arpcm. 15, n. 24 ; et Ar-

gum. 46, n.

4. Cose tutte che dimenticate dal Legislatore si

dinienticsno

troppo spesso

dai

giiidici

processanti e

dagli

aCflUS:lIOri; tila

non

dovrebbero

dinicnticarsi

dagli

zclniili

difc.ii~o1.i.E di vero se anche oggi &i accelta la regola clie

11

i)"zO

possa

delini~uere nello

stato

di

lucido iiitervollo;

st! si am111~tteclie I'in~puhercpossa essere caliate di disccr-

nimento ed incorrere la pena; ed anche in tema di violenza carnale si trova insegnato doversi mitigare lo pena quando IP autore della violenza carnale era impubere f Resl~orrstc

Ttcbingcusia

vol. 9, resy. 25): conie può

senza

ribrezzo

accettarsi conln buona per ossequio al1 un improvvido det- tato legislativo una teorica che sanziona la contraclizione, ri- tenendo nello stesso momento un individuo come cnprice t:

coiue i?zcnpcrce di volonta! P. Quanti innocenti sono stati irri- molati alla reverenza fatale delle regole generali ! (2) I1 caso del carceriere venne comunemente considerato

urrcl-ie dagli antichi pratici: P a po n i o Eib. 22, tit. 8,

nr7.e-

at.

'l - Claro S. fonriccclio, n. 24 - Carpzovio qune-

st. 69, n. 24 -

Ce b a l l o

Rainaldo

obseruat.

cctp.

rcsol. critn,

cns. 285,

n.

8 -

5, S. t;, n. (3,

7 - Berlichio

 

purs

Q, cunclits. 56, per

tot.

-

G o m e z

in

l. SO T0217~i,

12.

26 -

T or re

de

stztpro arg.

45, n. d, ct

Seqq.;

e

fra

i

moderni

\V a e C h t e r

de lege snxon. pag. 55. Andarono

i

pratici

in disparate

opinioni

sulla

pena

da infliggersi n1

carceriere, e reciprocamente si coiubatterono sul pih O sul

iiieno del castigo; e in Francia si andò fino alla pena di morte.

L

ep e y r e r e dccis. Lit. G, 11. 22. lla generulniente nori

presero per norma del medesin~oil concelto della prcsunta violenza per punire il carceriere. 11 più vero concetto della

riiancanza di ufficio in GUSO di copula non violenta, e

della

i!unli8ca

nel

caso di

copula

reirlniente

violenta, fu adottatu

atiche negli antichi

teuipi

elect.

dai più

esatti fra i lesislatori e cri-

sctzoa corist. 25 -

C a r p zo

v i o

minalisti: Cunstit.

jmi'ispritdenlia foretl. pors 4, constit. 26, def. 5, 4 - 11s-

11 oc h i o

do

trrbilr. lib, 21, eenl. 5, cns.

292, n. 4 ;

cd altri

~iiolti,i quali consideranu ancora come ragiotie della pena il pericolo della fuga. Idea che i! agli antipodi col concelto del1;t

rioleozn:

per 10 stupro conlmasso dal

ed auzi

tale

idea si volle qualificato ezieridio

carcerato

sulla

rnioglie o flglia

dtxl

carceriere; &I e n o C h i o loc. cit.: contrn o or i o quaest. 517,

10. Altro

r? (come

in

:in:iloga

occasione giU sopra notai )

clie la condizione

pcrsoii~ledel delinc~uento costituisca t1li;i

circostanza che aggrrtvi un'

minosa e come tale già dalla

azione sià di

per

E :

$tessa cri-

legge repressa; altro C ohe tale

condizioue si faccia costitutiva della cssenzialifh oriminosd

per modo da rendere delitto un7 azione che in nltri non 10 sarebbe, Quando ci dice clic il ileliito del carceriere com- iiiesso a danno del carcerato B più grave, si pronunzia iina formula che il senso morale clirnostr:i senza bisogno di nr- gonientazione; ma cotesta for~nulak ben Iiingi dal dio1ostrdi.e la tesi, Per (tiiliustrare cotesta occorre una proposizione di cran lunga diEorrne: noti basta dire che il rlclillo acl ftlr- ~riere$ piir groue, perchè cib presuppoiie che l;ih il (le- lilla vi sia. Bisoguii poter dire che nel carceriere d dola'llo ciil che in altri non lo d; ed n In1 fìnc è necessario che la c~ui~lil:t della persona faccia sorccre una qgeltiviib lesa, che leso

non sarebbe se il delitto procedesse da diversa persona. Ori3 colestu oggettivitb non pub riconoscersi che nel dovere (li ufficio, perchi! nel diritto Individuale o gil~vi era nel falto, O se nel fallo non era, la qiialita dell' a8cnte non la prodilce. Relritivatnente poi ni rapporti del tutore con la pupilla ripelo la idenlica osservaziotie, richiamando ~luellochc ho delto di sopra al S. 1502 nota 1. Il codice Toscnriu lin coutcili[ilrito nel tulore come circostanza costituenlc la criniinositi del[' :ib~o della pupilla evidentemente l' trflcin violnto; dal clic nasco la crirniuosifU nnciie indipcnde~itrmcnted;i oyni Iesiotlr dcllil lilierlN ilella donnn; iiia il nome di yurisirlccsto clie t'oil~

darsi a siffotta coufigurazione

i..

utin parol:~ vnnn che noli

corrispondo u1 vero pensiero del Iegislatorc. Avvcgnociiì? se

il

conirnercio carnale

fra

tutore

o

pupilla, e

padre

adottivo

e

fiqlin

adottal:~, ci fossc voluto punii9c per "11' unalogin

concelto giuridico dcll' incesto, G intiiilivo clie sarelihesi doa

vuto punire la fetiiriiina Insicnrc con l'uomo.

ta violcliza vera si ha.

in tritti qtiei casi ilci rlrinli

la volontit contraria della paziento o l't1 rosa, iriipu-

-

309 -

tente dalla forza fisica, o fu soggiogata da una forza morale consistente nella minaccia di grave male, Non vi e ragione per distinguere nella nozione e nella penalità tra la violenza fisicch, e la violenza ~izol~ale(1). Ma bisogna perb che la resistenza clella donna assertasi violentata siasi manifestata con gri- da o con atti di forza, che veramente dimostrino in lei una volontà opposta a quella del suo assalitore. Non basta che la donna siasi limit2,ta a dire. non voglio, lasciando poi che l' uomo facesse il suo pia- cimento senza resistenza di lei (2). Ciò non basta per doppia ragione. In primo luogo perchb il giudice rimarrA sempre in dubbio se veramente quella don- na la quale opponendosi con la voce si prestava col corpo, volesse o davvero non volesse 1' osceno fatto. Oncle difficilmente potrii affermare in sentenza, con quella certezza che B necessaria, 1 ' elemento ogget- tivo della violenza. In secondo luogo 1 ' imputato in faccia a quel contegno contradittorio usato dalla femmina rispetto ai suoi tentativi, potrà bene alle- gare che non credette di usare violenza, ma sibbene di fare cosa gratissima; sapendosi per antichissima sentenza confermata dalla crescente esperienza di tutti i secoli, clie in tali casi sotto la larva di un esteriore renitente celasi spesso vivissimo desiderio contrario. La dormi che davvero non vuole ha modi ben positivi per fare certa e palese la sua contra- rietii, così all' uomo che la richiede come poi al magistrato; ed in tal guisa rendere indubitato il dolo del primo, e far tranquilla la coscienza del secondo.

(1) La violenza morale equivale senza dubbio alla fisica:

Ca rp zo vi o pars

4, co~tstit.30, def. G. Ma essa (cliecchb

tnluho opinasse per

una

disadatta

S. pers~rtttiet~afl: de serco corrilpto)

a~ililicrizione della I. 5, non pub trovare i suoi

tcrniini nelle sole hlaadizie: S t r y k i o de jure blnntlit.

cn1.7. f, et cap. 0,& neppure ogni e qualunque minaccia di i.in male basta a coslituirqe la essenza di fatto. k necessario clie il male minacciato sia grnvc, preselile, ed irreprtrabile. Onde Cr e ni ;i n i ( e clopo Iui 31 e I I i o 2Tislit. jzu. crillz. I~c- sitalii tit. 4, S. 10) insegnò che il solo tener chiusa la donna con minaccia. di prolungare la indebila carcerazione finch8 non ceda, non costituisce violenza. Bene peraltro soggiunge,

sulle orme di

no e 11 ni e ro,

che delle condizioni del timore

non possono dettarsi regole assolute; e molto dipende dalla

considerazione del carattere della donua scelta dal colpevole

come so.sgetto passivo del rnalefizio. La indole timida C la natura gracilc di coslei possono facilmente conrlurre la pru- denza del giudice a trovare i requisiti della violeoza coattivn aucbe nelle sole minacce verbali, che siano riuscite ad al-

1 Lerrire i,? ftinciulla.

Questa

sanissima

regola

S

una

riprova

ulleriore della vei-itk di quanto sostenni iu proposito della

coazione e del

motlerame: cioì: che la va1ut:izione della ape-

' rosila del timore deva sempre farsi per via di ~iiidiziocou-

cretD, stando sotto qusluiiquc dei suoi aspetti la

efficacia

giuridica nell' azione esercitata sull' animo contro

il quale

venne diretta. Ripelentlo il concetlo comuneiiiente accolto che la riolellza si costituisca ancora daila minaccia di un male,

alln quale per

intimidazione cedette la

donna senzn patire

abuso di forza fisica, lo S C li u t z o f LCJITUI~CIL $. 75, pag. 536,

nota 10) osserva che a questo effetto non occorre si mi- nacci il male alla donna che viiolsi comprimero nla basta

clic si minacci nnco n qualche

persoiia a lei onra : e adatta

questa dottrina alla iriterpetraziono del $. 177 del nuovo c0-

dlca pennlo Gcrmanico, Cih noli

pub formare argomento di

controversia. Vedi la nota a 5. 1522.

(9)li a eli iiie r i

disaertntio

zioienli

no?$ fieri

irijz~ri(~

puy. 25 - eliar~isipaullulu?n consetisil, dc srupT.0 uialenlo

quaeri

lluasd pulesl -

h1 e is I, e r

principia

juris

crifii.

-

311 -

S. 351 - r»ulier qtwe priniir)n furtiter reluctnfa t(ttiilei~l conselisa't oi stitprfrlrc 7zon ost - E n ,o a u clenietil. jrtr-.

crhwin. 8. 22J - sìttpri uialeilli Te?&$non eut qui conrìre-

titdi~~ettaIiabztit cctm ecr. quae in piacipio aeriter reluclafrc

t«?zdn)t in coitli~rz cn?iaensil, Nel conflitlo fra le asserzioni della donna che sostiene In violenza, e quelle dell' uoiiio che

pertinacemente la nega, dove sia difetto di provc

dirette, B

iiecessità per il giudice ricorrere ulle corigetliire. Laonde i

pratici hanno largametite esorneto queslo argomento con la enumerazione di tali congelture prevalenti nell' uno o riel- l' altro senso. Le piu ordinarie e frequeiiti sono nel senso aflerermativo della violenza, le grida coritomporanee, le vesti scornpisliate, i crini disciolti, Io couqucstioni Immediate; per tacere dei segni di lesione, i quali costituiscolio piultosto una prova diretta che non coagctlurale. I1 luogo nou solitnrio, iI silenzio, la compostezza de~liabiti, e soprattullo la serotina oonquostione s' indicano come corigotture esclusive della vio-

lenza: vednsi Ca r pzo v

io pruais crim, pars 2, O, 75,

n.

87 -

K r e s s

.il$ noE. nd

ccrt. 119 -

C rame r oòscru.

vol. 4, olscrv. 1025 -C

r e m a n i lib. 2, cap. 0, ccrl. 2, S. $1,

p".

WG' - G e r s l l a C li e r

loc. clt. pity. 57 - ?+es6~le1lli(r.

pftt*ua pre pro

ui412cr.

E tanto

certa questa veritu cliu i pratici lianno

configurato il. caso (li una dontln la quale in prin-

cipio abbia verainente rcsist>itc+e poscia abbia con-

corso volonterosa al clisonosto congresso : ed hanno insegnato che in siffi~ttitoranini non ricorro il de-

litto cli violenza carnale. Laonds la formula cornrl-

noniente insegnata dai dottori si C? questa che per avore la violcnxa carnalr3 deve la rcsistcnea della donna essere seria e cosfcrntc. L%rvia,che B quanto dire non alrettata per simulare onesth, ma rml-

ittente espressiva di un volere decisnmsnte contra- rio. Costante, che O quanto diro ma~iteriutafino nl- l' ultimo momento ; non incominciata dapprililr? t?

poscia aLbaridonata por far luogo ad un concorsci

nel inutuo godimciito (1).

(1)

L e ys e r

meditationes

itg

pcctideclns,

spec.

5Y I,

med. 8, 12 - P u t t ni a n n S. 691. Le circostauze clic por- tano ad escludere la violenza malgrado 1e assovernzioni della donna, si enuinerano Iarpnienie dal D oe h m ero dc~cisiolics tom. 3, pars 5, decis. 840 per 60t. E Ira questi special-

mente rileva la ~nalnqualila della donna; la

locaiith popo-

losa; la mancanza di

rida ; le varianti dichiarazioni dcllrr do-

lente ; ed allre simili. i!: celebre la formula di O v id i o cis

gratn pzrellis. ()\lesta formula del poeta di amore ha fatto passaggio nella giurisprudenza germanica, e 1b si dcslgna In

ipotesi della uls grata coine un caso non

mcritcvole di pu-

iiizion~,intendendosi per vis grntr& quella che si costitiiisce

dalla insistenza dell'

uomo per ottenere i favori desiderali :

I4 e r n e r Lehrbuch S. 180, pag, 405, e png. 466. In sostanza pare a me che la z'is grttta dci tedeschi altro noti sia che la nostra seduzione ordinaria.

Che anzi tant' oltre andarono le diffidenze e dif- AcoltA dei pratici nel mer.iare buono (jriesto luogo comune della violcilzn patita, che ad escluderlo fti spesso valutato conic di grandissimo peso il contegno yasteriore della femmina. Questo argomento del con- tegno posteriore si valuM a tal fine quando In donna dopo avere, a detto srio, ceduto per mera violenza avesse poscia continuata Ia tresca amorosa con 1' as- serto violentatore : E n g a u decis. 24, pa?-s 3.

-

313 -

Si rcilu$b pnrirnente il contegno posteriore nel senso clie difficilmente si ascoltasse la donna la qua- le non aveva portato immediata querela contro la pretesa ~iolenza,ma aveva atteso a querelarsene soltanto dopo essersi accorta della incorsa feconda- zione. L e y s e r (spec. 584, nìeclz't. J, 26.) allega molti giudicati nei cjaali da questa sola circostanza si credette rilevare argomento bastevole per respin- gere la querela (1).

(1) Singolare su questo proposito è la disputa che si ricorda

dal F O r t i nelle sue conclusioni fpng. l11 ) sollevata da

alcuni i quali

pretesero

che

il

solo

fatto dell' avvenuta fe-

condazione bastasse ad escludere la violenza.

Finalmente intorno a ciò che costituisce la essenza di fatto della violenza rimane ad avvertire che la medesima deve essere esercitata sopra la pes-sona, e precisamente sopra la persona stessa di cui si vuole abusare. Non sarebbe violenza carnale xiel caso in cui si fossero riolentate le cose, per esein- pio atterrati usci e ripari per giungere alla donna, se questa era annuente : S o r g e jztrlisprzcd. fo~.

2021~. 9, CC~.48, ?a. 19 - V o u g l a n s tinstitut.

tit. 3, ci~a,~. 7, pug. 407. E neppure

lo sarebbe sc

si fosse usata violenza contro persone divcrse (i),

per

esempio sopra il servo che voleva impedire

1 ' accesso alla donna d' altronde annuente ai desi-

derii dell' amatore.

(l)Altro k il caso del malc gid rccccto al terzo (quan- tunque carissimo alla donna) comc mezzo per giungere ma-

terialmente a

lei :

altro S il caso

del

male che

di

recare

al

terzo per

inli~~iorirela donua;

si nli?ioccirt

oppure

sii\

recalo al lerzo come testimonianza di ciò che si farebbe copra

di lei se ulteriormcntc continuasse n resistere. In questa seconda ipotesi si Iin la violenza triorale, che agendo direl- tn)nnhte sopra la donna costilulsce la qualifica e rende vio-

lciito lo stupro, come ho detto

di sopra, Nella prima ipotesi

al conlrurio la forza adoperala sui terzi non ha azione ues-

cliriit sopra la donna; n& azione fisico azione ntorulc; e dove questa abbia poi liberamente consentito sarebbe errore ~raviscirno [jarlnre di violenza carnale.

Date 1c coiidizioni essenziali della violenza csr- nale, i criterii misuratori della sua ipnntita poliliccr, izasccranno dalle circostanze del fatto, e dalle con- dizioni dclie persone ; qui si ter8rh respettivamente conto dell' autorltk abrisata , della fiducia tradita, dei mezzi (1) piu insidiosi adoperati, e della mag- giore incapacitk s difendersi nella persona violente- mente compressa. A cotesto elemento della mino- rata potenza della difesa privata si ridiismano in generale lo qualifiche clesunte iti questo rcato dallo condizioni personali dell' agente : per coteste talvolta si valuta una autoritk abusata, come nelle antiche ordinanze portogtiesi (o17d.Zih. 5, tiE. 20) che pre- cedevano la qualifica del giudice stilpratore della donna che avesse uua lite dinanzi a lui: talvolta si valuta l' abuso non di una autorith, ma (r; una fida- cin necessaria, come nel caso del servo violentatore tloh padrotiil previsto dallo art. 333 del codica lJrancose. E talvolta si valuta congiuntamente tanto 1' autorith abusata quanto In fiducia tradita; coine

- 315 - ~iclgii citato caso del tutore, che

Q n i n t i l i a n o

(declcci~int. 28-i) paragonb al traditore della pa-

tria; in quello dell' institutore o ascendente (2); e

nel

caso

del. padrone o figlio del padrone (3) vio-

lentatore della seri-n, che contempla i1 sopxla dette+ codice Francese alP art. 353.

(1) Nota P essi n a fpny. 59) come possa la quantiti di quesfo rcalo aurueiilarsi ancora in ragione dei mezzi plù odiosi che vcnnero adoperati, alla qual causa referisce l' uso

di armi e la riunione di pib persone; circostanze

che si

trovano spesso notate come aggravanti anche negli auticbi prtitici, ed opportunomentc accolle in parecclii codici moderni. Non possono pewltro noverarsi fra le aggravanli desunte dai 112eszi le gravi lesioni e ddnnegqiatnenti personali Clie vcn- nero in conseguenzri. clegli alti violenti; pcr~hèsollo il punlo di vista ciuridic? non se ne numelila la sola quantilh polilicn, ina ec iie aumeutn berisi notabilniente la quantità naturalc:

onde, come dirò ira poco, tali risultamenti vogliono essere guardati piuttosto couie cfftti del malcfizio per giudicare piIi sevcr:imcntc il reato solto il rnpporto obiettivo della 6Ua forza fisica, yuanturique nel disegno del]' agente non avessero alcii- na coiidizioue subletliva. Blale d'allroiido saprebbe coritern- plarsi couie nze3so di un delilio uir:i efi'cttivith posfpriore, ~OITI~In durata oltre i trenta giorni della rnalnltia, O la morte conseguita del1.i trriscrn violcntiita forse dopo non brcvc in- tcrvnllo. Che se li\ ucoisiune dclln donna sia stata commessa per sfogare 10 iibidloe sul suo cadavere, si avrh un oniicidio qualincato dal fiae e non uno stupro aggravato. Co~icch5si affcrliia iin vero impossibile giuridico dicendo clie la ucci- sio~ierlclln stuprata abbia a valutarsi come mezzo usato per

consumare lo stupro. Se la morte avvoiine

dipoi non B più

ineezo allo stiipro clio la precedette; so la morte precedclte 1' abiiso carnnlc ~iouvi b più titolo di stupro, perchl! lo stupro non pub comiiictlcrsi sopra un cadavcrc. La unica ipolcsi

tiella quale la gra\it5 della lesione possa considcriii.~i cW- iuluente conie ~nezzoaggravante si h quella della pcrlurl*i- zione transitoria delle fiicoltii iutellettunli c:ision~ta alla donna pel fine di aliusarne. In tale ipotesi la gravilb dellii Ieslono fu veramente mezzo allo stupro: non lo fu altretlaiito la grnvith,risulfailtc da una mabtiia protraila oltro i trenta piorni, e simili; perchè a cotesta coridizione di gravi15 lutla posteriore al rnalefizio non piiò adallursi il concetto di mezzo,

nè in faccia alla verità onlologica, n6 in faccia

al clissgnu

del colpevole; a cui niente interessava

che 1u vitlim stesse

inferma più o meno rompo, niente ~gognandoil danneggia- inento della di lei salute rno srilianto lo sfogo della sua in]- uiinente libi'rline.

(2) Quando si considera

la qualiti di ascendente dellii

violentata come circostanza aggravante il reato, 51 intende clie lo ascendente debba avere abusato della sua autoritu per sodisfare le propric libidini sulla discendente. Se contro ogni dovere di natura 17asceudente abbia obiisato della sua auto-

rilti per ajutare la violenza di cin estrnnco, il reato di via- lenza non si qiialifica: così decise la Cassnzione di Francia

ii 2 otlobre 186G. Intorno aIla qualifica desunfa

dalla cori-

tlizionc di padre trovasi riprodotta nella Ctissazionc di Froaciii I:\ solita oscillazione di doltrina che perpetuarliente ruoatr2 la fatuitii di coloro che credono essere uri:i unica Cassaaionr niezzo sicuro a produrre la unità di giurispr~idetiza.Co~eettu

a~itigiuridicoin si? perohò spoclia il tribunale di Cassazione della qualili di Rlagislratura, invcstendolo della autoriti1 le-

gislativa, conie acutarnente ha

dlmoslrato C a r o n n o nel SUO

scritto intitolato la Cussazione e lo Slutwlo, ilfilano 1872:

ma di più concetto falsissimo e srrientito dalla si ori:^. Ancilc nell' arsomenlo attuale B I a n c1i e f einyrri6nie elude n+115,

p@$. 120) riferisce giudicati contradiltoriI di rluclla corte suprema. Di un rigore assiil spinto ci sembra il giudicato cbe riferisce M or i n frr~t.8885) ovo si ferma ricorrere li1 p- lilica anche in colui che albio violerìtato la Irinciu1l:i cori la madre della quale egli vlveva in concubinato. Evvi (si disse)

autorith di fictfo se Iion di dirilfo, e basta. Vedasi anclic

Blori n

nrt. 9032.

Pub dirsi in generale

che la giurispru-

denza di Franci:i

abbia in questa materia usalo spessissimo

dell'argomento della

analogia. Così

pure arl interpetrazio!~~

di quell' arl. 055 si è deciso che sotto la parola islilutori

cadano ancora i profes~ovi: Il o r i n art. 8655.

(5) L' essere la vittima della violenza

una serva

del

rio-

lentatore o del padre del violentatore, B per l' art. 333 del codice Francese una circostanza agqravarite. Rla perclih nella

seconda ipotesi suddetta la circostanza aggravanle ricorra 6

necessario che il figlio

del

padrone della

violentata coabiti

nella stessa casa col padre: Corte di Cassazione di Parigi 6 ottobre 1864: vedi &Ior i n art. 6000, 6052, CiiiDJ, 7067

ct 7690.

singolare che questa aggravante fosse per la pratirri

una diminuente: RI e n o cli i o de arlritr. cns. 295, n. 1, 2,

Na ho già altrove notalo che il giurc Romano intorno a quc-

sta specialità procedeva da principii del tutto cliffornii d-i quelli ai quali si ispirano le leggi odierne, come emerge dalli1 ley. firiut. S;. qui ntanz~wu'itere C. de t~irtnutnissionilrus - Bulhenticc~quocl izcs C. de nattlraliDus Zilreris. Nel senw

rigoroso procedette ugualnicnte 1a Classazione di Francia nel decreto del 16 niarzo 1854 (affare Dclui~tnisJ ove stabilì

concorrere la qiialifica, e

co4

la

pcna dcllii galera

a

vitti

nello stupro coniniesso dal servitore non solo siilla padroric~

O figlia o sorella del pdrlronc, ma anche su di una servii. Ugualmentc l'art. 553 del codice penale Francese consider;~

conie c~ualith agfiravante dello

pena fino

alla galera

:I

vita, la

slupro violento, e spinge la circostanza che il colpevolr

si.1

un

[>ubblico funzionario. C)ueslo rigore potrebbe avere

una ragione se si applicasse

ad

alti

funzionarii soltanto, od

al ciiso in ciii lo stupro si fosse consun~ato mediante l7abii5ci

della

pubblica

funzione. RIa la giurisprudenia

Francesc llii

stabilito ( vedi

Bl a 11 CI) e ciwquiètne etude n. 154 e6 155 i

cire la pena dei lavori pubblici a vita debba irrogarsi nn-

corchè si tratti di ~iiiizion:irii ilcl17 infimo grndo,ed

ancorcliix

non

vi

siil

st;ilo

abuso

di

ititizione. La ragione

di

qiicsi;~

severila si trova

nelle parole di

fif o n C ei g n a t

che

51' irn-

piegati del governo devono dare al pubblico lo esempio di

houiia inoralità. Di tal guisa la violenza di un impiegato fuori ddI' esercizio di sue funzioni si equipara alla violenza del

padre a danno della figlia.

Considerano i pratici come circostanza aggravante

dello stupro violento la pnbblicitd del luogo in cui

venne

commesso :

L e y s e r

specirnen. 584, t,zc-

tiid. IG. Parrebbe probleniatica cotesta aggravctrittt

tr

chi considci'asse che nel luogo pubblico

B piii

sperabile 1 ' ajuto. I1 L e y s e r argomenta clulla 1.323,

fj: g. 1 ad Zeg. ktZ. dc