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BOMBE SU MILANO
Qualcuno dice che siamo tra i decani del
giornalismo musicale on-line in Italia. Qualcun altro
aggiunge che è vero. Qualcun altro invece non dice
nulla, ma ci segue in silenzio, lasciando un segno del proprio
passaggio sul contatore dell’home-page. Noi, per quanto ci
riguarda, non diciamo di essere bravi, ma appassionati sì, e pure tanto.
Da dieci anni, ogni giorno o quasi, recensioni, interviste, live report, monografie
e quant’altro. Due compilation dedicate rispettivamente a Beatles e Velvet
Underground con il meglio dell’indie italiano. Un sacco di altra musica e video in
download gratuito. E una linea editoriale dall’obbiettivo tanto utopico quanto
stimolante: recensire tutto, ma proprio tutto, senza alcuna distinzione di
genere o moda, e soprattutto in maniera indipendente e seria. Questo è ciò che
MusicbOOm prova ad essere da dieci anni a questa parte. Una guida nel mare
magnum della musica leggera, un servizio per chi la ama e per chi la vuole
scoprire, un calderone di pensieri sempre pronto ad esplodere nelle bombe
“sganciate” a chiosa di ogni recensione. Le stesse che “sganciamo” oggi su
Milano e sulla terza edizione del MI AMI, il festival della musica indie e dei baci
organizzato da Rockit, in questo free-press speciale contenente le recensioni
degli ultimi lavori di quasi tutti i nomi presenti al festival e una mini guida ai più
importanti appuntamenti musicali dell’estate europea.
Un sacco di bombe sorridenti al festival dei baci.

musicbOOm magazine è un progetto di impaginazione e grafiche musicbOOm


musicbOOm.it - beat concrete - webzine di magazine: mattia puntogif bergamini
musica a 360° mattia.bergamini@email.it

caporedattori: carlo crudele e luca d'alessandro redattori: diego ox4 ballani, luca barachetti,
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benedetti, tommaso tommy benzi, mattia
resp. collaboratori esterni: luca barachetti puntogif bergamini, alex bert, paolo the
luca.barachetti@musicboom.it punisher bianco, riccardo mist bidoia, marco bos
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marina pierri, gaetano scippa, gabriele squillace,
m a concorsi: stefano barto bartolotta daniele suardi, manuel big zotti
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tiratura: 3000 copie
date live: mattia puntogif bergamini
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santa trinità: j mascis, quentin tarantino &
webmaster: luigi faragalli lfaraga@tin.it edwige fenech
mi ami fest

VENERDÌ 08.06.07

Perturbazione, Carpacho!, A Toys Orchestra,


Micecars, Marta Sui Tubi, Virginiana Miller, News
For Lulu, Ex-Otago, Paolo Cattaneo, The Gumo,
Vanessa Van Basten, Lele Battista, Bachi
Da Pietra, Grimoon, Franklin Delano,
Hogwash, Marti, Home, Numero 6 +
Enrico Brizzi, Crookers.

le illustrazioni in queste pagine sono tratte dal sito ufficiale


del mi ami festival, a cura di rockit e domenicamattina.it
SABATO 09.06.07

Offlaga Disco Pax, Julie's Haircut,


Jennifer Gentle, Giorgio Canali,
Settlefish, Teatro Degli Orrori,
The Magicake, Late Guest At
The Party, Ministri, Isobel,
Velvet Score, Pink Rays,
Ten Thousand Bees,
Pay, Canadians,
Alessandro Raina,
Artemoltobuffa, The Banshee,
My Awesome Mixtape, Dente,
Le Man Avec Les Lunettes, Fitness
Pump, Beatrice Antolini, Giuliano
Dottori, Fabio De Luca + Luca De
Gennaro, Adriano Canzian.

DOMENICA 10.06.07

Polaroid Blog, Enver, Giacomo Spazio,


Dj Fuco, Spellbound, Sangue Disken,
Just Flow, dj U.D.A., Charming Djs,
Allo (e la sua Valigetta).
News For Lulu, Ten Little White Monsters
(Zahr/Audioglobe, 2006)

News For Lulu sono sei ragazzi pavesi, e, a loro dire, nel
momento in cui hanno dovuto decidere che direzione
artistica prendere, hanno pensato “che era molto meglio
concentrarci principalmente sulla forma canzone e sui suoi
infiniti arrangiamenti”. Il che significa, all’atto pratico, che il
loro esordio Ten Little White Monsters cerca da un lato di
avere delle buone melodie, e dall’altro di riprodurle in modo
sempre diverso. E ci riesce.
Paolo Cattaneo, L'equilibrio Non Basta (V2 - Quello che impressiona di questa band è la quantità di cose
Shinseiki/Edel, 2007) che sono già capaci di fare alla prima fatica sulla lunga
distanza. Sanno infatti rivoltare una canzone come un guanto
Paolo Cattaneo, da Brescia, mette in atto quella che sembra da un momento all’altro (Late Night Commercial, Tic-Toc
essere una delle vie più promettenti per rinnovare Clock), così come aumentare l’intensità del suono in modo
l’iperaffolato e saturo mondo della canzone d’autore graduale ed armonico (Christmas Monkey); sanno strizzare
nostrana: rinverdire la tradizione, fino quasi a snaturarla, l’occhio al post rock con brani dallo sviluppo più essenziale (A
con input esteri dal forte valore espressivo. “L’equilibrio non Gun Is Not The Solution, la title-track) o più articolato
basta” gioca tra richiami italiani di nuova generazione e (Charlotte With Robots) ed anche essere più eterei ed
contaminazioni post-ambientali comunque trattenute in solida intimisti (Left Hand Writers). Con le loro chitarre sanno sia
forma-canzone. Chimenti e Tiromancino presenze certe, Mum graffiare che lavorare di cesello, ma sanno anche quando
e Sigur Rós a drenare scariche di emozione per atmosfere mettere più in primo piano la tastiera, per assicurare una
lunari e attutite. Più indietro, per quanto riguarda il fronte varietà ancora maggiore (Scarecrows At The Window, I’ve
casalingo, non si va. E forse è un bene, perché le nove Been So Clever). La sezione ritmica sa sempre quali tempi
composizioni del disco puntano tutto a rinnovare pur con tenere per non risultare né piatta e nemmeno slegata dal
divieto di stravolgimenti, all’insegna di un’autorialità che si suono che va a sostenere, la voce sa alternare una presenza
chiude elegantemente in sé senza risultare nè poco più che discreta ad una molto più invadente. Sia il
autoreferenziale nè superba. L’apertura di Incastri è quanto di songwriting che gli infiniti arrangiamenti di cui sopra sono
meglio ci si possa aspettare viste le premesse: andatura riconducibili ad uno stile coerente, ma altrettanto distinguibili
d’alta scuola con elettronica, piano e clarino a spartirsi la tra una canzone e l’altra.
scena e testo notevole («L’astronave stasera si chiama Le ultime parole cantate sul disco da Umberto Provenzani
“speranza”» punta ad essere il vincitore di un’ipotetica e sono “It’s amazing, I’m still here”. E non ne servono altre per
assai feticistica classifica del miglior primo verso di un disco descrivere cosa può dare questo disco perché semplicemente,
anno duemilasette). L’eco che stona e Neurovegetali alla fine del viaggio, si resta quasi sorpresi di trovarsi in
mostrano invece tutte le altre carte, e che carte: pianoforte, questo mondo, e non in un altro. STEFANO BARTOLOTTA
contrabbasso, elettronica, voce semialienata e altro testo da
segnare la prima (alla chiamata numero due giusto citare
l’autore delle liriche: il poeta Giovanni Peli); ombrosità David
Sylvian e ritornello placentare Sigur Rós la seconda, con
finale di contrabbasso che riprende avventure ambient- Micecars, I'M The Creature (Homesleep/Audioglobe,
jazzistiche confermate dalla biografia (Cattaneo ha all’attivo 2006)
dodici anni fa anche un disco in zona new-age). Il resto
qualitativamente segue i brani citati, con una leggera Siamo appena all’inizio dell’anno, ma che questo “I’m the
flessione prima delle ultime due tracce, ma siamo noi pignoli, creature”, dei romani Micecars (album uscito in verità
in realtà non è nulla di grave. Anzi: poco prima Cattaneo già nel novembre del 2006), resterà a lungo un punto di
scrive quella canzone d’amore che a Zampaglione e soci da riferimento per la scena dell’indie-rock nostrano, ci
un po’ di tempo non viene più (Col mio ritmo); e poco dopo sentiamo di dirlo già da ora. Non par vero poter recensire un
con la doppia chiusura de Il passo che giustifica il tempo (fiati disco indie italiano senza dover per forza fare il nome dei
e scura ipnosi elettronica Radiohead) e Infinito (nuovo Pavement. O meglio, la lezione di Malkmus e soci sembra
albeggio Sigur con sfrigolii kraut e clarino maestoso a essere stata appresa, assorbita, e dimenticata (o perlomeno
immobilizzare il tempo) rilascia due gioiellini atmosferici che abbondantemente diluita) abbastanza in fretta. Riferimenti
allungano ancora di più l’importante lista di influenze. abbastanza costanti sembrano essere piuttosto Pixies, dEUS
Insomma: Paolo Cattaneo sorpresa d’inizio anno. Da iscrivere e Blur, qualche reminescenza pumpkinsiana (ascoltare il riff di
alla voce “possibili salvatori della canzone d’autore italiana”. chitarra di Watch over your gun per credere) un pochino di
LUCA BARACHETTI Beck forse. I Broken Social Scene. Non mancano, seppur
moderati, richiami all’odierno revival new wave – cassa,
rullante e giro di basso sagace, che pompa e piace –
fortunatamente senza mai appesantire con le banalità del
e caso il sound complessivo dei pezzi. Tronco qui l’inutile e

ga zin fastidiosa lista dei riferimenti e delle influenze. Inutile e


fastidiosa perché potrebbe sterilmente durare all’infinito,
m a infatti i Micecars fanno proprio di questo pastiche sonoro di
generi e influenze un segnale di stile personale. Da questo
ammasso consapevolmente disordinato di strofe, ritornelli,
bridge, code, intro e quant’altro, ne escono le voci, un po’
sghembe, rigorosamente lo-fi, sempre come sullo sfondo a
dare coerenza e identità ai pezzi – e i momenti felici davvero
Venerdì 8

non mancano. Introducing your liquid pets per esempio: - e non disdegnando qualche delicatezza acustica, pur non
bellissimo crescendo finale costruito su un’intuizione melodica rinunciando alle divagazioni arrangiamentali, ai cambi di
tanto semplice quanto trascinante. Da ricordare certamente passo, alla stratificazione di tanti elementi abilmente
la ballata atipica Fritz is Alive, la pirotecnica Battle against combinati tra loro, tra i quali ritroviamo anche qualche
nimesulide, o la già citata Watch over your gun, traccia di balocco superstite (un esempio su tutti: Ease Off The Bit).
apertura dell’album. Sfido chiunque a resistere alla Un processo di sfrondamento, dicevamo, che porta anche a
tentazione perlomeno dell’accenno di head-banging sul prosciugare i riferimenti e quindi, messi da parte Blonde
ritornello di Hulk Hogan. Redhead e compagnia, si arriva dritti al midollo di essi, e cioè
Il lavoro esce per la Homesleep e la produzione è del duo a quei Beatles che i cinque campani mettono in lavatrice e
Matteo Agostinelli (Yuppie Flu) e Francesco Donadello mescolano alle loro alchimie, facendo bene attenzione a non
(Giardini di Mirò); lavoro talmente curato dai due decani del lavarne via la semplicità, l'immediatezza e la purezza
post, che sembra poter rappresentare perfettamente il melodica, veri e propri binari su cui far viaggiare sicuro
paradosso tipicamente italiano di un indie ultraprodotto e questo disco.
patinato. A volte infatti questa presenza costante pare Tredici tracce con cui rivendicare un posto d'onore nel
appesantire e soffocare un pochino la genuinità di certe panorama indie italiano e per affacciarsi con dignità al di fuori
trovate e di certi spunti. Comunque, con quest’album, i dello stivale. Sarà pur vero che i ragazzi hanno da poco
Micecars dimostrano di saper dominare un mondo musicale e messo i giocattoli in ripostiglio e che ancora vanno in giro con
di poter fare ciò che vogliono al suo interno. Riescono un libro di favole sotto braccio ma è altresì evidente, limpido
nell’impresa di rinnovare in modo originale il sound di un e cristallino che Enzo, Ilaria, Raffaele, Fausto ed Andrea
genere che sembra ormai definitivamente essersi consolidato sono diventati grandi. LUCA D'ALESSANDRO
in una maniera. Dunque peccato se le canzoni sembrino
durare solo un istante di più del loro ascolto. Peccato se da
questa giostra impazzita di suoni e stili forse si rimanga un
pochino frastornati, perdendo alla lunga l’occasione di un
incontro più sincero. Ma forse questo è anche il fascino di Virginiana Miller, Fuochi Fatui D'Artificio
album come questi, colonna sonora per giornate con poche (RadioFandango/Edel, 2006)
pretese, da ascoltare camminando per strada in una giornata
di sole senza pensieri: “it’s only rock’n’roll but…”. DANIELE Molto più chiuso rispetto a “La verità sul tennis” e
SUARDI fottutamente autoreferenziale, questo “Fuochi fatui
d’artificio” è un disco dei Virginiana Miller. Nel senso che non
potrebbe essere di nessun altro, se non loro. Una sorta di
piccolo bignami che racchiude e richiama sfacciatamente dieci
anni di musica e di parole, di storie, di racconti visionari e di
A Toys Orchestra, Techicolor Dreams ricordi, dai tempi del debutto con il capolavoro “Gelaterie
(Urtovox/Audioglobe, 2007) sconsacrate”.
Chi ha scoperto i Virginiana Miller con “La verità sul tennis”,
Inutile negarlo: il terzo album degli A Toys Orchestra destava probabilmente resterà deluso da questo nuovo album. Forse
un po' di preoccupazione. Almeno al sottoscritto, che aveva perché si sarebbe aspettato un disco ancora più abbordabile,
amato il precedente Cuckoo Boohoo e che si era, in un certo più alla mano, più aperto. Chi li conosce dagli albori, invece,
senso, affezionato al progetto musicale della band campana. da quando lo zio più forte “ha vinto una gara di tiro al
Destava preoccupazione perchè tanti elementi - in primis le piattello ed una di ballo liscio”, sfodererà un ghigno
alte aspettative che si erano venute a creare nei loro compiaciuto. Lo stesso ghigno di chi la sa lunga, ritrovando in
confronti - non avrebbero aiutato a perdonare un eventuale queste nuove canzoni le cose vecchie e un po’ polverose a cui
passo falso; ed in questa ottica, il rischio di vedere gli A Toys era affezionato, in particolare per quanto riguarda i testi. I
Orchestra stritolati dai critici modaioli di turno o bollati dal suoni, invece, seguono la falsa riga dell’album precedente,
brutto epiteto di promessa non mantenuta, mi spaventava decisamente accattivanti, moderni, con massicce dosi di
non poco. tastiere e ritmiche spesso sostenute e quadrate, che
Per fortuna a questo Technicolor Dreams di giri nel lettore ne ricordano i Baustelle e, ancora di più, i Perturbazione.
sono bastati appena un paio per fugare ogni dubbio ed, al Nonostante questo approccio al passo con i tempi, in realtà
contempo, allontanare ogni fantasma: i Toys sono, infatti, alcuni di questi fuochi fatui d’artificio se ne stanno sulle loro e
tornati con un disco splendido.Tanto per cominciare, gli A si concedono poco, almeno in principio. Le prime volte ci si
Toys Orchestra hanno messo da parte i giocattoli per guarda di sbieco, il tempo di incrociare lo sguardo ed
dedicarsi a tempo pieno ai libri di favole. Sensazione, questa, abbassare gli occhi, oppure facendo finta di non vedersi. Poi,
dovuta non solo al bel packaging ed al booklet in chiaro stile invece, poco alla volta, si finisce per entrare sempre più in
fiabesco, ma anche e soprattutto ad un piglio compositivo più sintonia con un disco che non si brucia come un fiammifero,
asciutto e maturo, alla scelta di suoni e strumenti più caldi, a ma che ha vita lunga. Il disco. L’amore, ahinoi, meno. Molto
quella disillusione di fondo che a tratti si fa drammaticità - in meno.
questo senso appare spiegarsi il motivo per cui a questo Questa è la chiave di volta, l’argomento spinoso su cui i
giro il cantato maschile predomina nettamente su quello livornesi hanno messo il loro marchio di fabbrica. Perché
femminile - alla stesura di testi, bellissimi anch'essi e ancora per loro è tutto facile. Tirano fuori dal cilindro un ritornello
una volta in inglese, che spaziano da amore a morte, da che neanche i Perturbazione di “Se mi scrivi” e scattano due
politica a religione. o tre fotografie alla litoranea laziale, da Ostia a Ladispoli, su
Così come è evidente una maggiore ricchezza di elementi, cui passano i pischelli in bicicletta, i cocomerai, Pasolini, la
per altri versi Technicolor Dreams appare essere un processo pipa di Pertini e dove passa anche l’amore: “tutte le stelle
di sfrondamento con il quale gli A Toys Orchestra - con al sono splendenti, eppure speri in quelle cadenti; e l’amore
timone della produzione Dustin O'Holloran - hanno posto passa, lascialo passare; se l’amore passa, restano queste
attenzione fondamentale alla melodia, portando il pianoforte palazzine al mare”. Due o tre pennellate di colore, un punto
in prima linea - probabilmente anche in fase di composizione grande come un cocomero e il gioco è fatto. Oppure: “c’ho
provato anch’io, ma tante tante volte, a chiuderti le porte col sfondano il cuore meglio di una imperiosa ariete, non
pensiero e dirti addio, davvero”, così come Uri Geller, che potevano mancare. E sorridiamo commossi nel ritrovare tutto
riusciva a piegare i cucchiaini con la sola forza del pensiero. questo di nuovo. Ancora. Ora. Inutile dilungarsi ad elencare i
Certo sarebbe facile, ma non sempre ci si riesce e così a volte brani o a sprecare paragoni con i dischi precedenti. Faremo
si finisce col diventare il Commodore 64 di se stessi, stanchi, solo accademia e ciò non è volontà di chi avrebbe anche
lenti e disconnessi, in una canzone che sembra rubata dal potuto limitare questa recensione al primo paragrafo. O,
cassetto dei Reflue, mentre qualcuno, invece, si sente più addirittura, alla seguente frase: "Pianissimo Fortissimo è un
libero e non basta “il canto delle sirene” per ritrovarsi. Vero, disco dei Perturbazione". E questo basta. LUCA
diceva bene De Gregori. E quanti ricordi: il giardino, il Ciao D'ALESSANDRO
con le ruote sgonfie, la crema da spalmare sulle spalle, le
formiche sulle gambe e i grilli nella testa. Un po’ la “Vita
illusa” di tre anni fa. “Tommyhilfiger multivitaminivideocam
nikepump” come “Italtubi megamobil tecnocasa”. Come un
cane che si morde la coda o come un gruppo che in fondo si Marta Sui Tubi, C'è Gente Che Deve Dormire (Eclectic
diverte ad autocelebrarsi. E poi lo scambio culturale Italia – Circus/V2, 2005)
DDR, “oltre cortine d’oblio, oltre il confine di silenzio e di
spine” e ‘fanculo ai saluti socialisti. Con il ticchettio della Dare un seguito ad album che, da soli e all'improvviso,
lancetta dei secondi che la notte, a letto, quando si cerca di riescono non soltanto a testimoniare talento e genialità
prender sonno, rimbomba nella testa come un plotone in fuori dal comune, ma anche a diventare di diritto ed in tempi
marcia. Si chiama “Insonnia”. Insonnia di te, perché sei brevi dei piccoli classici di un intero panorama, non è mai
venuta a trovarmi stasera. Perché non ti fermi fino al dolce cosa facile. E non è cosa facile soprattutto se l'opera in
domani, tu ed io “A luce spenta”, come Tommaso e Rachele? questione detiene, oltre alle caratteristiche di cui sopra, il
Buffe coincidenze in un viaggio nei meandri e nelle pieghe di merito di essere un concentrato di originalità, condito da
un amore finito. Un viaggio di quarantacinque minuti scarsi ingredienti decisamente sui generis e da una cifra stilistica
che, in realtà, richiede molto, molto più tempo. che è riduttivo definire considerevole. E' il caso, per farla
Dite quello che vi pare. Forse troppo autoreferenziali, troppo breve, di dischi come Muscoli e Dei, cui oggi i Marta Sui Tubi
autocompiaciuti, troppo innamorati di sé stessi e delle proprie affiancano la nuova fatica discografica, affibiandole il titolo di
canzoni. Tutto vero, ma loro se lo possono permettere. C'è Gente Che Deve Dormire ed il compito di confermare il
THOMAS PAULO ODRY successo di critica e pubblico riscosso meritatamente con
l'album di debutto. E, quasi a voler confermare quanto detto
fino ad ora, se all'esordio ci erano apparsi stellari,
inevitabilmente si ripresentano oggi maggiormente terrestri.
Un ritorno sulla terra, dunque, ma senza il tonfo, visto e
Perturbazione, Pianissimo Fortissimo (Capitol considerato che C'è Gente Che Deve Dormire è comunque un
Records/Emi, 2007) album validissimo. Seppure incapace di ricalcare la
strafottenza, l'esplosività e la capacità di spiazzare del suo
Non hanno inventato nulla, eppure le loro peculiarità sono predecessore, C'è Gente Che Deve Dormire è un lavoro che
perfettamente riconoscibili anche a diverse miglia di distanza. piace e di cui si apprezzano gli arrangiamenti maggiormenti
Non cambiano - se non di poche virgole - da un disco pettinati e i particolari più minuziosamente curati, nonostante
all'altro, eppure esplorare, scoprire, sezionare, amare e ciò vada a discapito di una buona dose di quella stravaganza
mandare a memoria le loro canzoni è cosa quantomai caratterizzante della band, da oggi ufficialmente un trio dopo
emozionante. Non servirebbe aggiungere altro a questa l'ingresso in pianta stabile del batterista Ivan Paolini. Tutto
recensione, eppure qualcosa su questo Pianissimo Fortissimo ciò porta a composizioni funzionali - brani che reggano il
dei Perturbazione, voglio pur dirvela. Posso aggiungere, ad confronto con Stitichezza Cronica o Post non ce ne sono ma,
esempio, che chi temeva che il passaggio alla major potesse si sa, chi si accontenta gode - che guardano anche volentieri
incidere sullo stile della band - magari intaccandone le alla forma canzone, la qual cosa trova in L'abbandono - in cui
sonorità o lasciandone evaporare la poetica - può si segnalano anche gli ottimi intrecci vocali che sul finale
tranquillizzarsi: il piacere delle piccole scoperte e delle "gioie coinvolgono Moltheni - e nella bella 31 Lune - ospite la
minime" è immutato, così come si ritrovano intatte la sorprendente Sara Piolanti - gli esempi più rappresentativi.
semplicità - sempre costantemente coniugata a freschezza e Pollice alzato anche per l'iniziale Via Dante - ancora ospiti:
schiettezza - delle liriche ed un approccio scevro da Paolo Benvegnù che recita uno stralcio dell'Inferno dantesco e
barocchismi. Pianissimo Fortissimo, nemmeno a dirlo, è un un azzeccatissimo Bobby Solo - e per la filastrocca Perchè
disco che canta l'amore in maniera sussurata, rifuggendo Non Pesi Niente, forse il brano che meglio di ogni altro lega il
stilemi e rime baciate, esaltando ed emozionando in maniera passato irruente alla acquisita moderazione e maturità
tenue e gentile. E poi, ovviamente, quegli intrecci senza attuale. Notevole il lavoro sugli arrangiamenti, con il tentativo
distorsioni, quelle circolarità malinconiche, quelle andature di arricchire la formula di partenza - in aiuto sono corsi, tra
felpate, quegli arrangiamenti gli altri, Enrico Gabrielli, geniale polistrumentista dei
che in punta di piedi Mariposa, presente in tre brani - che può dirsi ampiamente
riuscito.
e E, se il giudizio è ormai chiarissimo - soffermarsi sul lirismo di

ga zin Cenere, sulla peculiarità di La Tua Argenteria e sulla ben


compiuta cover beatlesiana posta in coda appare quasi
m a superfluo - l'unico dubbio rimane legato al rischio che si
potrebbe correre iterando ancora questa formula in futuro.
Ma, visto che di dubbi e di futuro si sta parlando, nel
frattempo tanto vale godersi i due ottimi dischi che i Marta
Sui Tubi ci hanno fino ad ora regalato. LUCA D'ALESSANDRO
Venerdì 8

tratti l’affinità con Andrea Chimenti) non trova però le


prerogative ideali per far decollare le canzoni, che appaiono
da subito come parenti un po’ stinte di questo o quell’altro
artista. Il Battiato di “Gommalacca” in La voglia di stare con
te, o i Cure ammorbiditi di Amore folle o ancora i Bluvertigo
AND

romantici di Tutto strappato – e successivamente gli stessi


RE
A ZO

nomi ancora, che si alternano in un gioco di rimandi un


LI

po’ sonnolento – ci spingono fino alla traccia dieci per


segnalare l’unico momento estraneo al semi-anonimato
dell’intero album. E’ quel piccolo capolavoro da chansonnier
postmoderno intitolato Trieste: lì probabilmente c’è
Home, Home Is Where The Heart Is il miglior LeLe Battista, ma il resto è davvero una mezza
(Manzanilla/Goodfellas, 2007) delusione. LUCA BARACHETTI

Qualche tempo fa mi è capitato di assistere ad un concerto di


questi tre ragazzi di Verona. Quello che più mi ha colpito nella
loro impeccabile performance, oltre alla grande carica che
riuscivano a trasmettere dal palco e al perfetto abbigliamento Grimoon, La Lanterne Magique (Macaco
stile Kinks '65, è stata la precisione dei cori, le soffici armonie Records/Audioglobe, 2006)
delle voci, che non perdevano compattezza neanche quando
si appoggiavano sulle basi tempestose di un garage rock di Ci hanno messo più tempo rispetto a quanto avrebbero
matrice Who-iana. Un connubio di potenza e melodia (e stile meritato, i Grimoon, per attirare su di sé l’attenzione degli
aggiungerei) difficilmente registrabile alle nostre latitudini. appassionati: il loro nome, infatti, ha iniziato a circolare
Tutti elementi che naturalmente stanno alla base di questo diversi mesi dopo la pubblicazione del loro ep Demoduff#1,
Home Is Where The Heart Is. Il dischetto in questione consta uscito nel 2004 (e da noi recensito qui circa un anno fa), e
di appena 8 tracce dalla durata media abbastanza elevata per comunque in tempo per creare una certa attesa nei confronti
un album che si dovrebbe attenere alla ferrea regola del del loro debutto sulla lunga distanza, che la Macaco Records
verse-chorus-verse tipica del power pop. Eppure non c'è un ha dato alla luce lo scorso novembre. Attesa pienamente
secondo, fra questi solchi, che si sarebbe disposti a ripagata da un lavoro di grande spessore, che rende più
sacrificare. Non la coda noise che chiude Request e che porta compiuta la rappresentazione dell’immaginario della band, e
la band dalle parti di un moderno brit pop; tanto meno quella più forti le sensazioni da esso espresse. Questo anche grazie
psichedelica che suggella la conclusiva Dom Perignon 1982 e al DVD allegato, non certo un inutile orpello, ma parte
che si piazza stabilmente sulle tracce dei Beatles più languidi integrante dell’espressione artistica del mondo Grimoon, con
e accattivanti. Merito degli eleganti intrecci canori che sono il il film della durata di oltre un’ora e la manciata di
vero marchio di fabbrica della band e che fanno bella mostra cortometraggi realizzati per accompagnare le canzoni, e
di sè perfino sul riff blues del'iniziale Perfect Born Actress, il proiettati sempre alle spalle del gruppo durante i concerti.
brano più atipico dell'album che apre le danze con il groove Il motore compositivo, alimentato principalmente dai due
dei Cream. E' un piacere perdersi nelle atmosfere sognanti di cantanti Solenn Le Marchand e Alberto Stevanato, porta tutti
I Know That You Know o nel ritornello glam di Sunday i musicisti ad esplorare paesaggi a tinte fosche ma
Morning, reiterato fino alla completa assuefazione. Un affascinanti, un noir d’altri tempi, evocato con strumenti
continuo gioco di citazioni che potrebbe continuare all'infinito, d’altri tempi, utilizzati in modo molto personale ed innovativo.
fino a scomodare il nome dei Big Star (People Like You) e A chi, infatti, verrebbe in mente di fare in modo che il
quello dei T-Rex. Forse è proprio questo il punto di forza degli mandolino, l’organo e la fisarmonica diano un contributo
Home, quello di saper interpretare influenze disparate con determinante per creare atmosfere varie ed avvolgenti,
gusto, personalità e, soprattutto, senza il minimo complesso rivolte ora ad un sognante intimismo, ora ad un’eterea
nei confronti dei nobili modelli di riferimento. Per chi scrive nostalgia, ora a frenetiche marcette, ora ad armonie piene e
un'autentica rivelazione. DIEGO OX4 BALLANI rotonde con rari slanci di spensieratezza pop? Tutto questo
succede, in questi tredici episodi, distinguibili l’uno dall’altro
in ogni aspetto: l’interazione tra le due voci; il timbro vocale
della Le Marchand, a volte caldo e rilassato, a volte
pungente; le canzoni al cui interno si registra l’unione di
Lele Battista, Le Ombre (Mescal/Sony, 2006) impostazioni diverse tra loro, in modo ogni volta diverso e
sempre magistrale, affiancate ad altre più uniformi, ma
Sciolti i La Sintesi dopo due dischi (uno interessante, l’altro parimenti intense; il diverso bilanciamento tra la parte
decisamente meno) e una partecipazione a Sanremo, LeLe vintage del suono e quella più attuale. Anche le melodie si
Battista torna con il suo primo disco solista affiancato da dimostrano sempre all’altezza della qualità dell’impianto
Giorgio Mastrocola, coautore sia dei brani passati che delle sonoro ed emotivo globale, che siano più piene o più
nuove canzoni. “Le Ombre” rivisita in chiave cantautorale sfuggenti. La parte “cinematografica” del lavoro è basata sul
quelle che furono le coordinate della precedente avventura surrealismo di un mondo parallelo fatto di maschere,
limando le attitudini più leggere e mantenendone invece giocattoli, oggetti animati e gioco degli scacchi, ed è
intatti i toni scuri, che danno alle undici canzoni del disco bellissimo come la musica veicoli la compenetrazione di
gradazioni invernali, quasi da (moderno) film in bianco e questo surrealismo con la quotidianità con cui ogni giorno
nero. Intimista ma allo stesso tempo sontuoso – grazie conviviamo, ma che talvolta ci sembra di dover affrontare.
soprattutto alla mano ispirata di Celso Valli, suoi gli Il mondo Grimoon ha quindi un fascino oscuro ma altrettanto
arrangiamenti di tre brani – “Le Ombre” vive della buona irresistibile, e l’opera che lo esprime ha una maturità ed uno
scrittura di Battista, scrittura che nonostante un discreto charme che oggi sono merce rara ovunque, non solo in Italia.
numero di testi rilevanti (Le Ombre, Intese) cantati con una STEFANO BARTOLOTTA
voce a suo agio nelle atmosfere di tutti i brani (ingannevole a

bunnybuster è di andrea zoli andrea-zoli@libero.it


Franklin Delano, Come Home (Ghost rivisitato opportunamente. Chitarra acustica, tastiere minime
Records/Audioglobe, 2006) e seconde voci ispirate illuminano la tracklist con ballate
spensierate e malinconiche insieme – Red heart shaped petal
To the USA and back. Ed i segni del viaggio ai Franklin Delano e Holes in my maps su tutte. L’elettronica al contrario è
sono rimasti tutti addosso. Segnati sulla pelle e su un sound sostanzialmente rinnegata in nome di una fedeltà al rock
che di stelle e di strisce ne annoverava già parecchie - in tal “suonato” da sempre componente fondamentale dell’identità
senso la tournee consumatasi negli Stati Uniti è stata del gruppo bergamasco. D’altra parte, sbuca anche un
nient'altro che un perfetto coronamento - ma che qui, mandolino in Thomas Ross jr. – la canzone più fresca e
nell'ultimo Come Home, coniuga particolari ed interseca immediata dell’album – a ricordare, se fosse necessario,
percorsi non soltanto ideali. quanto il passato sia “passato”. L’alchimia strumentale degli
E se per il precedente Like A Smoking Gun In Front Of Me si Hogwash è ormai matura e consapevole delle proprie
erano sprecati termini quali desert-rock, appare evidente potenzialità. Tecnica e abilità compositive vanno di pari
come in quest'ultima fatica di studio si sia affiancata alle passo: basti notare le raffinatezze armoniche, gli stacchi e i
precedenti peculiarità - che pure resistono come cambi di tempo disseminati lungo tutto l’album (per esempio
indispensabile marchio di fabbrica - una matrice più l’ambiguità ritmica della strofa e il finale corale di Me and the
prettamente rock. Ed è per questo che il "ritorno a casa" del half untruths part I & II). La scelta di cantare in inglese – che
titolo è anche percepibile in ritmiche più robuste, in certo può aprire orizzonti commerciali e di visibilità più ampi
progressioni più accentuate, in passaggi e soluzioni più al gruppo – tradisce a tratti, però, una certa mancanza di
dirette e contenute. Il risultato fa volgere il pollice verso l'alto personalità, anche perchè i testi non sono sempre all’altezza
per l'immediatezza con cui Come Home raggiunge della controparte musicale: puro pretesto melodico, a volte
l'ascoltatore ma anche per i dettagli ed i deliziosi particolari un po’ troppo naif pure per un gruppo indie. In sostanza, gli
che si scoprono con il tempo e che regalano convincente Hogwash si muovono su un terreno arduo, infinitamente
longevità al disco. Autunnale come i precedenti, ma meno percorso negli ultimi anni; lo fanno con grazia e maestria
umbratili le sue atmosfere - alcune aperture di fiati sembrano rare, almeno per gli standard italiani. Certo questa solidità
lasciar trasparire una serenità di fondo maggiormente tecnica e formale collaudata sembra chiudersi intorno al
spiccata e presente rispetto ai lavori precedenti - a tratti gruppo in un guscio che rende difficile cogliere una presenza
altrettanto malinconico ma meno disilluso e più pronto a chiara, definita in maniera personale e originale. Comunque
ripartenze ritmate che a circolarità reiterate. “Half Untruths” rimane un disco che forse non cambierà le
Tutto ciò detto, è lecito pensare che il ritorno a casa sia solo sorti della musica nostrana ma su cui si potrà fare
un passaggio di un cammino ben più lungo. Alcuni viandanti affidamento a lungo in futuro. DANIELE SUARDI
amano il focolare, ma l'appeal ed il richiamo di certe strade
polverose è impossibile da ignorare. LUCA D'ALESSANDRO

Bachi Da Pietra, Non Io (Wallace-Die


Schachtel/Audioglobe, 2007)
Hogwash, Half Untruths (Urtovox/Audioglobe, 2006)
«Scendi all’automatico col bancomat, dieci litri di benzina in
È un bell’album questo degli Hogwash. Secondo le parole di una tanica, saluti un conoscente sali in macchina, sorridi alla
presentazione che trovo sul sito ufficiale, in queste tredici tua soluzione drastica […] Questa casa di legno che osservi
tracce si realizza la «perfetta sintesi» di un lavoro ormai più bruciare apre altre strade». Prendere il largo dal fuoco, senza
che decennale. La scelta stilistica – la produzione è stata risorgere. Buttarsi dentro, sotto, nell’anima moderna del
affidata ad Alberto Ferrari (Verdena) – sembra essere stata mondo. Il secondo disco dei Bachi da Pietra vi si butta a
quella di trasportare e riadattare la storia musicale del capofitto, con sguardo lucido e implacabile ne squadra la
gruppo al campo dell’indie pop-rock nostrano. Si sente condizione sociale, individuale, disperata. Dal commiato
l’esperienza degli Yuppie Flu che ormai fa scuola (Red heart solitario e sepolcrale di Casa di legno verso l’epifania blues-
shaped petal, As a day) e nella loro scia riaffiora l’eco dei industrial in trance Einstürzende Neubauten di Altri Guasti, e
Pavement (Crude). poi oltre. Un viaggio che è un guardarsi intorno e dire, con i
Il passato rock e psichedelico dei lavori precedenti rimane versi più veri e più giusti, e per questo impossibili da lasciare
comunque ben riconoscibile caratterizzando il sound presente scorrere senza crollare almeno un po’. Un viaggio che sulle
della band. Si avverte l’ombra lunga dei Motorpsycho in parole-corde di Giovanni Succi (chi scrive meglio di lui, oggi,
Bikeride, Goodbye letters e anche in My dear december, dove in Italia?) e sui ritmi-timbri sempre più variamente oscuri di
le chitarre esplodono in una rincorsa reciproca fragorosa, Bruno Dorella sconta tutta la sua lucida forza, il suo humus
trascinante, e la melodia vocale è orecchiabile senza essere brulicante metallo, terra e sangue. “Non Io” è titolo che
banale. L’ottava traccia, I see you, è quasi un dialogo tra sintetizza tutto perfettamente, mantra accumulativo che nella
Thurstone Moore & co. e la Seattle degli Alice In Chains, il title-track («fiato al pensiero tanfo di fogna ieri domani la
tutto, naturalmente, cloaca la storia») irrora un cuore pulsante vuoto e
decontestualizzato e alienazione. Fisica elementare a seguire si innalza mostrando
i gomiti di una trama doom densa e quadrata; Lunedì
e risponde coi suoi vuoti-suoni profondissimi e penetranti: dalla

ga zin terra – verso la quale, comunque anche qui, prima o poi si


torna – al buio che nega e chiarifica («per vedere devi
m a perdere gli occhi») se un senso c’è è quello vergato nelle
poche splendide immagini di Farfallazza, che «testardamente:
indifferente» sbatte le ali «imperterrita sulla boccia dura del
lampione», anche se «non avrebbe senso: non c’è nessuno
dentro: insisti d’istinto finchè sarà spento». Dunque prima di
tutto «assicuratevi di essere vivi: Check life», che all’arrivo di
Venerdì 8

Bastiano sarà tormenta elettrica sferragliante corde e girlfriend”, delicata e commovente, oppure come la iniziale
incudini: istantanea come non mai nel suo minuto e mezzo e “God’s thick gold wrist watch”, che apre le porte di questo
poco più, calca ancora di più l’attuale orizzonte umano mondo parallelo. Senza dimenticare la pop-song perfetta e
(«color supplica di cane»), e allarga quello musicale alla raffinata “September in the rain” o l’accattivante “They’re so
germinazione post maltrattata e troncata alla meglio di small”, che, con la sua ritmica in quattro/quarti, non
Giorno perso nonché alla conclusiva “pop-song” (virgolette da sfigurerebbe in una serata ballerina ultra-modaiola.
aggiungere ad abundantiam) Ofelia: ninna-nanna “da pietra” Unmade Beds” non è un disco immediato. Per iniziare a
che sigilla un disco definitivo, fondamentale e – per potenza capire qualcosa di questo album, bisogna mettere in conto
espressiva – inarrivabile con l’unica cosa che resta da dire: una manciata abbondante di ascolti. Solo allora si riuscirà ad
«vivere ancora per morire ancora come amare ancora come apprezzarlo nella sua complessità, nelle sue sfumature e
bere ancora per fumare ancora come alzarsi ancora e soprattutto nella sua ricchezza. Ricchezza di suoni, di
ricadere sola». LUCA BARACHETTI suggestioni e di spunti. THOMAS PAULO ODRY

Marti, Unmade Beds (Wildside Media/Green Fog Numero 6, Dovessi Mai Svegliarmi (Eclectic Circus/V2,
Records/Venus, 2006) 2006)

Marti è il progetto musicale di un signore genovese che si Hai voglia a scriverne di canzoni così, come fanno i Numero6.
chiama Andrea Bruschi, più conosciuto forse come attore che Dodici, e tutte perlomeno gradevoli, quelle contenute in
non come musicista, avendo partecipato qualche anno fa a “Il “Dovessi mai svegliarmi”, forti di un spirito che al di là di
partigiano Johnny” e più di recente a “Lavorare con lentezza”, referenze e ammiccamenti più o meno dichiarati ha imparato
film entrambi di Guido Chiesa. Anche se poi, in realtà, la bene la lezione del pop, proprio in quanto a sostanza
carriera di Bruschi era iniziata proprio come musicista alla comunicativa. Ai tempi dell’esordio con “Iononsono”, il duo
fine degli anni ’80, avendo fondato il gruppo rock Broncobilly, genovese formato da Michele Bitossi e Stefano Piccardo riuscì
con cui ha realizzato un paio di album tra il 1989 e il 1992, di a portare un proprio brano addirittura in quel non-luogo
cui ne sono state vendute circa diecimila copie in Giappone, musical-giovanilista che è Mtv. Non ce ne stupiamo, perché
mica briciole. Poi una lunga parentesi dedicata al cinema, e qui siamo di fronte ad una musica che, discografia e
quindi, nel 2003, i Marti. E ora il debutto con questo attenzione del pubblico permettendo, potrebbe mettere
“Unmade Beds”, con la produzione artistica di Paolo d’accordo tutti o quasi: canzoni rotonde ed accoglienti che
Benvegnù – ormai, di riffa o di raffa, onnipresente nella metà cullano le orecchie senza rassicurarle grazie ad una scrittura
dei dischi italiani – e di Andrea Franchi, e quella esecutiva dalla rara forza melodica; artigianato pop – definizione
della casa svizzera Wildside Media, passando per la abusatissima, ma qui necessaria – che gestisce con
distribuzione della etichetta genovese Green Fog Records dei sorprendente omogeneità timbri e sfumature tra loro molto
Meganoidi, che già ha prodotto e distribuito l’ultimo lavoro diversi (gentilezze chitarristiche, ragionamenti elettronici
degli En Roco. semplici ma fondamentali, robuste code rockeggianti);
Che dire di questo disco? Che è bello, che ha classe, che è leggerezza meditativa che illumina l'ascolto e lo rende
elegante nelle sue note scure, che ha un gusto retrò pur tutt'altro che noioso ma anzi durevole nel tempo. I bei testi di
essendo estremamente attuale nei suoni, suoni che risultano Michele Bitossi trovano una formula personale tra
abbondanti, curati e cesellati. Un disco che sprigiona cantautorato intimista e puro racconto, e la sua voce –
ricchezza, ma soprattutto intensità ed ispirazione da tutti i dolceamara alla Ivan Graziani – è quella perfetta per
pori. Merito di Andrea Bruschi, che si è inventato da solo l’angolatura ironica e a tratti naif da cui avviene la
questi dodici pezzi, in inglese, e gli ha dato forma compiuta narrazione. Provate a non farvi attrarre da un gioiellino come
con l’aiuto di Paolo Benvegnù e Andrea Franchi, il batterista Al cuore della storia o dall’ibrido guitar-electro Verso casa
della band, coinvolgendo altri musicisti in un tripudio di (che potrebbe benissimo piacere perfino ai Kraftwerk): sulle
strumenti, dal contrabbasso ai fiati, dalle chitarre agli archi, strade del pop italico i Numero6 stanno mettendo la freccia
dalle percussioni alle tastiere. Un tripudio in cui ogni suono è per lasciare sul posto i Perturbazione (Un finale
al proprio posto, senza eccessi e senza fronzoli. Un miracolo rocambolesco), e già il Max Gazzè post-Adamo ed Eva lì
di equilibrismo. guarda da lontano (E’ arrivato il freddo). Conviene seguirli,
L’impronta è quella di un pop moderno dalle venature dark, poiché inseguirli, se continueranno di questo passo, non sarà
new wave, richiamando sonorità anni ’80, così come le tanto facile. LUCA BARACHETTI
orchestrazioni più raffinate dei musical, al pari dei passaggi
più riflessivi tipici dei cantautori un po’ demodé. In queste
dodici canzoni ci sono le atmosfere posate e raffinate dei
Cousteau, le tinte cupe di Nick Cave, la classe di Elvis
Costello, la personalità di David Bowie, i Depeche Mode degli
inizi e tutto il technopop anni ‘80. C’è anche una chitarra che
nella conclusiva, splendida “If you could see me now” ricorda
tanto quella dei Massimo Volume ne “Il primo Dio”. Una
pugnalata al cuore. Ci sono i suoni notturni di una grande
metropoli, dei suoi locali, così come delle sue strade buie,
quelle dai cui tombini esce fuori il vapore, ad ogni angolo,
come a New York. Ci sono i velluti rossi e le sottovesti di
seta, nere. Divani e letti sfatti. Un disco che sarebbe la
perfetta trasposizione di un ipotetico film, con la sua forte
impronta cinematografica. Perfetta colonna sonora da far
partire al momento opportuno. Come la bellissima “Sad
alla media della scena.
I Ministri sono giovani, si sente, ma si sente pure il talento e
la personalità. Si sente l’ambizione di chi vuole provare a
puntare in alto (a dispetto di ciò che cantano nella prima
traccia dell’album). Senza abbandonarsi a quel trionfalismo
che declama a cadenza settimanale l’ennesimo “gruppo
rivelazione dell’anno”, i Ministri sono una scommessa sulla
quale mi sentirei di puntare.Forse è solo che ce n’era
bisogno. DANIELE SUARDI

Ministri, I Soldi Sono Finiti (Oto-Venus, 2007)

Ci volevano i Ministri a scuotere questa indolenza fatta di Giorgio Canali & Rossofuoco, Tutti Contro Tutti (La
giornate umide di sole. Ci volevano i Ministri a riportarmi nel Tempesta/Universal, 2007)
mio Nord - provincia o periferia è la stessa cosa – dove il
cielo è ampio, i giorni e le notti sempre troppo uguali. A settanta metri al secondo e non fermarsi ancora: l’uomo
Arrivano a ricordarmi che «chi si traveste lo tradisce che cantando e suonando precipita, indomabile. Chiamarlo
l’accento», a regalarmi stati d’animo oscuri descritti con la rock’n’roll ma crederci poco, perché se anche tutto il resto è
forza e la semplicità di un bambino capriccioso: «Se mi va mi rock’n’roll, allora Giorgio Canali chissà chi è. Uno stile, ma di
scordo tutti / e lascio siate voi a ricordarmi / ma non fare lo vita prima di tutto. Che le chitarre e i tamburi non
stesso anche tu». E immagini vivide e livide, basterebbero se non ci fosse l’Uomo. Colui che nudo e
cinematografiche: «Ti ho scoperto fumare in bagno con un inarrestabile si infrange addosso a chi ascolta. Carne di
rossetto», o ragionamenti lapidari, lucidi e spietati, per rabbia e respiro di disincanto. Uno solitario contro tutti nel
esempio quando raccontano in Abituarsi alla fine di una “Tutti contro tutti” della realtà: in fondo, un modo magnifico
precarietà divenuta ormai prima che problema sociale, per non sentire il vuoto. Anche quando magari qualcosa non
condizione esistenziale peculiare di una generazione «io sono si presenta al meglio; oppure solo perché bisogna sempre
nato da qualche mese / conto di vivere per qualche mese / fare i conti con il passato ed il passato per “Tutti contro tutti”
c’è solo un modo per andare oltre / è pianificare la propria è anno duemilaquattro, un capolavoro senza titolo, freccia in
morte / è fare debiti / è fare debiti...». giù e basta. Se non ci fosse stato quel disco forse saremmo
Era da un po’ che sentivo parlare del terzetto milanese e del qui a oggi gridare al miracolo. Al contrario il quarto capitolo di
loro album "I Soldi Sono Finiti". “Quello con l’euro nella Canali col carrarmato sonoro Rossofuoco sconta la grandezza
copertina!”. Ne sentivo parlare troppo, per non insospettirmi del suo predecessore e rimane un passo indietro, ma uno
almeno un poco. E invece ecco che mi trovo ad ascoltare un solo. Gli ingredienti non cambiano: rock e punk a scambiarsi
power–trio affiatato: basso, chitarra e batteria a macinare e confondersi nel ruolo di protagonista. Stooges e Gun Club,
riffettoni su basi ritmiche granitiche, voce urlante e roca. a tratti Afghan Whigs, per un songwriting che rispetto al
Oltre all’influenza della tradizione rock americana degli anni passato è meno rotondo e viene lasciato più libero di
'90, virate melodiche provenienti dall’oltremanica new-wave e distendersi o fulminare. I testi anch’essi immutati nell’idea di
post-punk dei primi anni '80. In controluce tutto il repertorio base: stupendi macramé di rime e assonanze conditi da un
dell’internazionale indie-rock contemporaneo più grezzo e citazionismo ossessivo ma salutare (da Gaber a Jobim: a voi
selvatico. I tre suonano con una buona dose di incoscienza, scoprirne altri). A definirli in una parola viene da dire incisivi
che è spesso ciò che ci vuole per dire qualcosa anche solo di – proprio come i denti che incidono – ma di fondo sono
lontanamente simile ad una verità. I temi affrontati sono letterari, con tutto ciò che comporta il termine in quanto a
molti e ambiziosi. Si parla di Centri di permanenza consapevolezza d’approccio, affinità con la realtà e suo
temporanea (I muri di cinta), di crisi dell’industria disvelamento.
discografica (I soldi sono finiti), di libertà e società del Quello che manca in pratica non sono le belle canzoni, ma le
controllo (I nostri uomini ti vedono), di chiesa e religione (Il canzoni tanto belle da eguagliare le altre. E allora via con
camino de Santiago), di... amore (Il sangue dal naso). Di quelle belle ma non così belle: l’iniziale decollo chitarristico di
questo e di tanto altro. Verità, la verità; la falcata amara e intransigente di Falso
L’incoscienza di cui sopra a volte pare faccia il paio con bolero; l’intimismo del tutto politico di Non dormi; la rilettura
l’inesperienza di chi si lascia affascinare dalla tentazione dello in italiano di “Septembre en attendant” (Settembre
stereotipo, in alcune soluzioni sonore un po’ telefonate e in aspettando) dell’amico Bertrand Cantat con l’armonica di
un certo nichilismo prêt–à-porter senza prospettive o Bugo a rinvigorire gli spettri blues di una guerra infame come
sfondamenti particolari. Ma, detto questo, se si parla di quella jugoslava. E poi l’accoppiata centrale di Swiss Hyde e
inesperienza è soprattutto in contrasto con i momenti in cui i Canzone della tolleranza e dell’amore universale, tipiche
Ministri sfoderano una voce, una profondità e una sensibilità elencazioni a mitraglia di cui Canali è maestro, dove niente e
decisamente superiore nessuno viene risparmiato e la freccia precipita giù più che
mai, senza scampo. A trascinare proprio al centro del
presente più ripugnante e mortifero un lavoro che, anche solo
e per l’urgenza immutata e il calore – rabbiosamente umano –

ga zin di ciò che dice, rimane comunque importante e necessario.


Qualcuno ogni tanto si lascia scappare un Giorgio-Canali-
m a unico-vero-rocker-in-Italia. Con qualche dubbio sull’unicità,
ma certissimi in quanto a spirito e slancio, approviamo e
confermiamo convinti. LUCA BARACHETTI
Sabato 9

Late Guest At The Party, Sit On The Fence While The Il Teatro Degli Orrori, Dell'impero Delle Tenebre (La
Other Leave In A Hurry Tempesta/Venus, 2007)

Terzo EP per i riminesi LGATP ormai pronti per il salto di Di quando il buffone afferra il microfono e ce li canta a tutti.
qualità. Togliamoci subito il pensiero delle influenze (cosa che Gli orrori. I deliri razional-irrazionali del nuovo secolo. I delitti
odio, ma è giusto per contesualizzare il sound): Gang of Four dell’impero. I dolori delle tenebre. Di quando il buffone ce li
e Sonic Youth, fino ad arrivare a Bloc Party e Rapture. canta a tutti e non è bagaglino, ma teatro di sangue burlesco
L’attacco di Carl Lewis Versus The Party è energico, e sudore tragicomico, urla rabbiose e fendenti all’intimo di
immediato e la voce di Diglio si staglia imperiosa ognuno. “Il Teatro degli Orrori” “Dell’Impero Delle Tenebre”:
sull’incalzante scansione ritmica di un brano che trasuda messi uno dietro l’altro ragione sociale e titolo del disco
vitalità. The Monkeys Grab The Phone aleggia su martellanti lasciano una sensazione di tracotanza, di eccesso smanioso e
atmosfere industrial che sfociano in un vibrante botta e roboante. Tutte percezioni esatte, perché è tale questo
risposta incupito dalle schegge della sei corde. Le idee ci progetto avviato da Pierpaolo Capovilla e Francesco Valente
sono, certo c’è da sgrezzare un po’ il suono, ma la colpa è degli One Dimensional Man insieme a Gionata Mira dei Super
imputabile soprattutto alla qualità della registrazione. Il punto Elastic Bubble Plastic e Giulio Favero. Pretenzioso a tal punto
è questo: se questi quattro ragazzi fosse nati a Londra, da voler unire certo rock massiccio alla Melvins e Jesus Lizard
avrebbero già dato alle stampe un Lp. Triste ma vero. Il fatto con i toni grotteschi di Artaud e Carmeno Bene (e di fondo un
di cantare in inglese, comunque, non può che giocare a loro approccio ai testi piuttosto cantautorale) ma forte di una
favore. Bisogna solo trovare un produttore disposto a comunicatività vulcanica e irriverente, tutto sommato nuova
scommettere su questa band e in grado di rendere il sound nelle periferie rock del suolo italico, e di un’urgenza che
un po’ più personale e incisivo. Facile? Per niente. Ma la rende attendibili anche i passaggi più volutamente esagerati.
costanza premia. TOMMASO BENZI Le quadrature di scuola ODM al servizio di testi sempre e
comunque politici, in cui politica è prima di tutto sentimento:
disincanto e disperazione affrontati a viso aperto e corpo
nudo. Un grido contro il cielo e la città, un’affermazione di
sconfitta e mancanza d’amore («ma quanto sei bella Teresa
Settlefish, The Plural Of The Choir (Deep Elm-Unhip lo sai, con te muore ciascuno di noi» da Compagna Teresa) in
Records/Wide, 2005) brani destabilizzati nelle forme e urticanti nei riff chitarristici,
a cui non mancano contenuti ragionamenti prog e
Gunti al secondo lavoro - rilasciato dall'americana Deep Elm, determinanti iniezioni melodiche. Il buffone-Capovilla che
come del resto già avvenuto per il debutto Dance A While, ammonisce e deride, il resto della banda che imbastisce
Upset - i Settlefish sembrano rivendicare a gran voce un duramente la scena. C’è ancora sicuramente da lavorare,
ruolo di spicco nell'affollato panorama indie nazionale. Un perché la rotta è ambiziosa e le tematiche sempre in bilico tra
risultato che il quintetto appare in grado di raggiungere didascalia e retorica. Ma comunque ci salveremo. Se non
agilmente non solo grazie alla lunga scia lasciata dall'esordio altro rifugiandoci nel lirismo commuovente di Lezione di
discografico - e le conseguenti date in Italia, Europa ed Musica (vuoto-pieno di rumore e crescendo chitarristici: cose
America - ma soprattutto grazie a The Plural of the Choir, non nuove ma efficaci) o nell’impatto d’emozione ficcante de
album che prepotentemente si piazza tra le migliori uscite di La canzone di Tom. Oppure allargando l’orizzonte ai cori
questo primo scorcio di 2005 e che arriva in Italia ed Europa sepolcrali e archi in climax drammatico di Maria Maddalena.
grazie alla Unhip Records ed alla distribuzione Wide. Per intanto comunque disco e progetto assai credibili, che
Quindici brani per un totale di quaranta minuti scarsi di aspettano di maturare ancora più di quanto già non siano
musica, in cui l'incontro-scontro tra l'emo più viscerale e maturi. LUCA BARACHETTI
l'indie rock più sfumato partorisce momenti tesi e
coinvolgenti senza disdegnare dissonanze e stridii e
nemmeno passaggi maggiormente melodici e "pensati" vicini,
per certi versi, al miglior pop-rock che fa proseliti oltre
confine. Offlaga Disco Pax, Socialismo Tascabile (Prove
Un approccio monolitico, dunque, che - più di quanto mi era Tecniche Di Trasmissione) (Santeria/Audioglobe,
parso in veste live - cede il passo spesso e volentieri ad 2005)
enfatiche oasi in cui rifiatare, come ad attimi di pura
schizofrenia sonica.E se etichettare con un solo genere Ok, cerco di stare calmo e di recuperare il mio aplomb
questo disco - cosa che al sottoscritto non risulta mai naturale. Mi riassetto i capelli, mi risistemo la camicia nei
particolarmente gradita - appare più difficile che in altre pantaloni e, pur avendo il fiatone, mi accendo una sigaretta:
circostanze, allora è preferibile abbandonarsi alla danza di dopo aver ballato come un coglione per mezz'ora adesso
frammenti dell'iniziale Kissing is Chaos, lasciarsi provo a scrivere cosa penso di questo disco d'esordio. Ci
sconquassare dalla muscolarità di Oh, Well, di It was bliss! e provo, per lo meno, visto che, a memoria, per trovare
Two Cities, Two Growths, perdere il fiato dietro a The qualcosa che mi abbia scosso nella stessa maniera dovrei
Barnacle Beach o fermarsi a rimirare l'eccentricità di Blinded andare indietro nel tempo di parecchio.
by Noise e il fascino inquieto di The Marriage Funeral Man e Ok, gli Offlaga Disco Pax: sono emiliani (della provincia di
della conclusiva, disarmante, We please the night, drama. Reggio per l'esattezza, nati in un quartiere dove il Pci aveva il
Un album, in definitiva, che non mancherà di deliziare le 74%), lo scorso anno si sono portati a casa un contratto con
orecchie più attente ed i palati più fini, reso ancora più Santeria dopo aver vinto il Rock Contest (festival dedicato
intenso dalla produzione eccellente di Brian Deck e da un agli emergenti realizzato da Controradio Popolare Network di
approccio sincero e viscerale che è il vero e proprio fulcro di Firenze). Se chiedete in giro vi diranno che sono i nuovi CCCP
una proposta concreta e dal futuro radioso. LUCA - Fedeli Alla Linea, che ricordano i Massimo Volume (ma
D'ALESSANDRO giusto nel recitato), e che grazie al passaparola sul web sono
diventati già delle piccole star dell'universo alternative
italiano. Detto ciò, vi dico quello che penso io degli Offlaga:
una bomba pronta a detonare e a spazzare via molto di
quello che si è suonato fino a questo momento nel nostro
depresso paese. La loro proposta si dimostra una delle poche
(pochissime) credibili e sensate perché capace di creare un
linguaggio proprio, riconoscibile, una vera via italiana al rock

AND
indipendente per unicità della proposta.

RE
A ZO
Ironici e nostalgici, sonici e danzerecci, gli Offlaga infilano nel

LI
loro frullatore chitarre disturbate, moog, beat disco, Lcd
Suondsystem e Skiantos, Suicide e Prodigy, un po' di kraut e
un po' di punk anche se a colpire anzitutto è la componente
letteraria. Max Collini dimostra di avere la statura del
narratore: storie dalla provincia sovietica, abbozzi lisergici di Le Man Avec Les Lunettes, ? (Zahr/My Honey, 2007)
'come eravamo', tondelliani per poetica, situazionisti e naif
come una tavola di Pazienza. Ma anche colti, comunicativi, Eleganti fin dal moniker i Le Man Avec Les Lunettes.
corrosivi, istrionici e moderni. E a fare il resto ci pensa una Un'eleganza che pervade tutte le dodici tracce di questo
voce da oratore di quartiere che ostenta una improbabile primo full length, giunto puntualmente a mettere ordine nella
dizione emiliana ma che è capace di risultare credibile e frammentaria discografia della band. Figli di quella
coerente, quando tutt'intorno c'è solo emulazione e psichedelia tenue, di quel romanticismo onirico che attraversa
scimmiottamento, pose da star e antiberlusconismo di epoche e oceani, incarnandosi di volta in volta in meravigliosi
facciata. gruppi come Beatles e Flaming Lips, Grandaddy e Belle And
Non un brano riempitivo, non un concetto fuoriposto, Sebastian, il duo rappresenta una vera e propria mosca
Socialismo Tascabile è un lucidissimo breviario per chi 'siede bianca nel panorama indie pop italico.
dalla parte del torto', senza aver bisogno di tirar fuori slogan Racchiudere in un pugno di citazioni autentiche esplosioni di
vetusti, senza dover ricalcare pedissequamente modelli del colore come Tennis System & Its Stars o Give Her Some
passato. Il loro è uno squisito punto di vista sulla vita, lucido Flowers può suonare perfino ingiusto; certo è che, all'attacco
nel descrivere la contemporaneità di una razza che è di Sybil Vane, si viene assaliti da una bordata psycho-pop
minoranza, ma che si concede sovente salti in un passato come solo le band del collettivo Elephant 6 riuscivano a
nemmeno tanto remoto in un'Italia che non c'è più, quella di generare. Organo, vocoder, melodica e una miriade di effetti
Berlinguer alla tv, quella della scuola 'gentiliana e borghese', analogici fanno parte dell'armamentario lo-tech con cui i Le
quella di Orietta Berti e dei busti di Lenin in piazza, del Man Avec Les Lunettes mettono in scena i loro sogni
chewingum alla cannella e di Zora, la vampira porno. retrofuturisti. Brani che se fossero prodotti in mega-studi di
Ogni singolo pezzo è più o meno un miracolo di equilibrio e registrazione, attingendo ai fondi di qualche major, avrebbero
ironia: dalla storia dell'ultracinquantenne e ultraconservatore il fascino e la sensualità dei migliori Air. Ma la grandeur non
professore di agraria soprannominato Kappler, al maestoso e abita da queste parti.
irresistibile affresco da 'piccolo mondo antico' di Robespierre Sono quattro anni che i ragazzi sono sulla scena; anni in cui
(la maestra non ritenne di fare altre domande...), dal tipo la band si è data da fare pubblicando una pletora di CD-R,
alternativo che 'Mark Lanegan... non credo che tu lo singoli, split e partecipazioni a compilation: Fabio B. e Ale P.,
conosca...' di Tono Metallico Standard all'improbabile amore titolari del progetto, avevano un ampio campionario di brani
adolescenziale di Khmer Rossa, non c'è nulla che stoni. E' fra cui scegliere, e hanno deciso di mettere in fila i dodici
tutto perfetto in questo quadretto in cui l'Emilia Paranoica è il frutti più succosi e lucenti della loro discografia. La poesia
giusto contesto di queste storie dal retrogusto dolceamaro, lunare di Venice e For A Lover rappresenta l'anima più
politiche nell'essenza, spigolose e prive di pudori... e la romantica della band, laddove il mersey-beat distorto di
risata che naturalmente scaturisce magari non seppellirà Aging Again ne sintetizza il lato più chiassoso e scanzonato.
nessuno ma ha una capacità liberatoria che non avete idea. Colpisce il gusto poliedrico degli arrangiamenti, la misura con
Poi probabilmente l'infatuazione mi passerà: tra una cui gli elementi più disparati si fondono per dare vita ad
settimana magari mi sembrerà tutto diverso, ma per una atmosfere suggestive e impalpabili, che si librano fino a
volta mi interessa l'ora e il qui. E ora e qui è cinque bombe. prendere le sembianze di splendide canzoni. DIEGO OX4
Tutto il resto è desistenza. ILARIO GALATI BALLANI

Fitness Pump, Riviera (Tafuzzy Records, 2006)

Cosa? Dovrei sbattere le mani davanti a un DJ che mette


techno e house in una discoteca di Rimini? C’è sempre un
buon motivo?
Suvvia, sarà più facile vedere un asino volare. Anche perché
se proprio dovessi battere le mani a qualcuno, allora le
e batterei di gusto ai Fitness Pump, che non è il nome di una

ga zin catena di palestre, ma gli autori di questo “Riviera”. Uno dei


dischi dell’estate, ma di quella bella. Si, anche quella di
m a Rimini, ma dando le spalle al lungomare, alle discoteche
patinate e ai fighetti con i muscoli di plastica e le magliette
attillate. Con lo sguardo rivolto verso le luci del luna park,
verso quei neon intrisi di malinconia, proprio come le insegne
del circo, oppure passando in macchina su quelle strade in
collina che non danno altro che polvere, ascoltando alla radio
Sabato 9

canzoni che fanno pum pim pam. Questa è la Rimini dei proiettato nel futuro prossimo. Giuseppe Peveri, in arte
Fitness Pump. La Rimini delle colline, dell’entroterra, quella Dente, è riuscito a trovare un miracoloso equilibrio
che guarda sorniona e divertita il baraccone estivo della camminando con scioltezza lungo quella linea sottile che
Riviera. Quella da cui, intorno alle sei, vedi il cielo iniziare a unisce Lucio Battisti a Babalot, passando per Ivan Graziani e
cambiare lentamente di colore, diventando viola. Questa è la Lucio Dalla. Quattro nomi e, perché no, per voler giocare,
Rimini che i Fitness Pump ci raccontano in soli trentuno quattro canzoni: “Stella” (capolavoro), “Dxg”, “Scanto di
minuti, in italiano, divertendosi a giocare con il passato e con sirene” e “La presunta cecità di Irene”. Il passato e il
il presente, con leggerezza, freschezza e tanto disincanto. presente, o, appunto, il futuro prossimo, quando (e se)
Giocando anche e soprattutto con i suoni, con il pop e Babalot smetterà di giocare a nascondino e si metterà in
l’elettronica, con le chitarre, con il basso, con le tastiere e il testa di fare un disco da par suo, da fuoriclasse della parola
computer. Fitness Pump che sembrano gli Amari passati sotto qual è.
radice quadrata, con suoni ed effetti sempre attuali e In tutta la disarmante – e illusoria – semplicità di questo
ricercati, ma più semplici e meno “leccati”. “Non c’è Due senza Te”, Dente è riuscito a compiere due
Sul sito della Tafuzzy Records, l’etichetta benemerita che ha piccoli prodigi: da una parte è riuscito a sfoderare dei testi
dato alle stampe questo loro disco e tutti i precedenti, e cioè intelligenti e arguti come non capita spesso di ascoltare,
il loro primo EP omonimo uscito nel 2004 e l'album dall’altra è riuscito a dare un’impronta decisamente moderna
"Superficie" datato 2005, si legge: “Come dei Notwist che si al suo approccio lo-fi, accompagnando la sua chitarra
rilassano in spiaggia giocando a frisbee con i Subsonica e acustica con suoni e rumori sparsi qua e là (ma mai fuori
provandoci con la cantante dei Garbage”. Beh, ci può stare. posto), nonché con batteria, pianoforte, sintetizzatori, e un
No, non la cantante dei Garbage, ma gli accostamenti. Fermo violoncello che fa capolino da qualche parte. Quindi una
restando che al confronto con la freschezza e l’originalità dei bassa fedeltà in realtà molto curata, attuale, inzeppata di
Fitness Pump, i Subsonica e i Notwist sembrano davvero due idee e fantasia. Insomma, una bassa fedeltà intelligente, non
dinosauri. Roba da preistoria. quella di tanti ragazzetti che pensano che faccia fico
Questo “Riviera” è un disco da ascoltare tutto d’un fiato, in registrare mettendo il microfono in una stanza e
loop, una, due, tre volte e tante altre ancora. E lascia andandosene a cantare in quella di fianco.
addosso tanta voglia di andare a fare una scampagnata La forza di questo piccolo grande disco è il suo saper
proprio lì, su quelle colline che si affacciano sulla Riviera. commuovere ed emozionare, ma al tempo stesso riuscire a
Perché se il panorama non dà risposte, questo disco forse si. fuggire dalle emozioni, facendosi beffa della tristezza. Un
THOMAS PAULO ODRY disco che lo ascolti una volta e ti viene un groppo in gola. Lo
ascolti un’altra volta e ancora lo stesso groppo in gola, ma
questa volta ti ruba un sorriso. Poi lo riascolti e ti ritrovi a far
ciondolare la testa a destra e a sinistra. E lo riascolti ancora,
e ti ritrovi appeso alle sue parole, alle sue storie. Le sue, che
Canadians, The North Side Of Summer [EP] (Hoboken poi sono quelle di tutti: tanti ricordi e un amore che spesso si
Records, 2005) tramuta in non-amore. “Canzone di non amore”. Questo fa
Dente: canta il “dopo”, racconta di tante delusioni amorose,
Freschi, vivaci, spigliati. Si presentano così i Canadians in The ma viste sempre con sguardo disincantato e
North Side Of Summer, ep di sei tracce uscito per la Hoboken meravigliosamente (auto)ironico. Quante volte vi è capitato
Records. Nati dalla costola ritmica - Massimo Fiorio al basso, di mordervi le mani per non averle detto mille volte quello
Francesco Baldo alla batteria - dei disciolti Slumber, il che provavate, per non averle dato un bacio in più? E quante
quartetto offre una miscela frizzante di buon pop che, tra altre, invece, vi siete accorti che i vostri sogni non erano i
coretti leggeri, spensieratezza trendy ed una attitudine indie suoi, e lei che vi diceva di amarvi con la testa girata di là?
percepibile fin dalla copertina, ricalca le esperienze - oltre che “Dieci parole in fila, è un attimo inciampare nella malinconia”.
degli stessi Slumber - degli Yuppie Flu, se vogliamo restare in Si, ma Dente la malinconia riesce a prenderla per mano e
Italia, e di band quali Teenage Fanclub, Grandaddy e Weezer, scherzarci fino a diventare buoni amici, schiacciando
se vogliamo spingere i riferimenti al di fuori dello stivale. l’amarezza sotto massicce dosi di disincanto.
The North Side Of Summer è un lavoro riuscito che presenta Beh, non c’è che dire, questo “Non c’è Due senza Te” è un
notevoli spunti di interesse per il prosieguo dell'avventura disco davvero bello, attaccato ai ricordi, ma con un piede nel
targata Canadians e che stuzzica le orecchie come ogni buon futuro, che conferma Dente come uno dei portabandiera del
disco pop dovrebbe saper fare. E se da un lato la breve nuovo cantautorato italiano. Attenzione ai falsi d’autore e al
durata dell'intero pacchetto non deve lasciarci scivolare in ciarpame che c’è in giro: la differenza la fanno sempre le
facili entusiasmi, è pur vero che è giusto riservare menzione canzoni, le belle canzoni. E Dente di belle canzoni in questo
positiva quando i brani sprigionano energia positiva (Find Out disco ne ha infilate tutte quelle che poteva. Tanto di cappello.
Your 60's ne è esempio lampante) e spingono al divertimento “Dicono dei sentimenti che siano simili ai fiori: infatti quelli
collettivo (Get Wise). finti non diventano grandi mai”. THOMAS PAULO ODRY
Se il buongiorno si vede dal mattino, è lecito aspettarsi un
gran bel pomeriggio. LUCA D'ALESSANDRO

Dente, Non C'è Due Senza Te (Jestrai Records, 2007)

Già dal titolo, “Non c’è Due senza Te”, si capisce tutto: da un
lato tanta malinconia, dall’altro ironia e qualche sorriso da
farsi strappare. Questo disco di Dente, cantautore a bassa
fedeltà ed alta intelligenza, suona così, sospeso tra
sentimenti e spunti geniali, datato e allo stesso tempo
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la mappa dei festival
DATA 09. 17.
CITTÀ - FESTIVAL: 3 NOMI 11-14/07 16-18/08
TORINO - TRAFFIC FREE HASSELT-KIEWIT (B) -
01. FESTIVAL: LCD PUKKELPOP: DINOSAUR JR.,
14-16/06 SOUNDSYSTEM, ARCTIC ARCADE FIRE, BASEMENT
BARCELLONA (E) - SONAR: MONKEYS, ANTONY & THE JAXX
BEASTIE BOYS, JAMES JOHNSONS
HOLDEN, DEVO 18.
10. 16-18/08
02. 17-22/07 CAPACCIO-PAESTUM - TODAY
14-17/06 FIRENZE - ITALIA WAVE: THE I'M ROCK: GRUPPI
MESTRE - HEINEKEN JAMMIN' GOOD THE BAD AND THE EMERGENTI IN GARA +
FESTIVAL: PEARL JAM, THE QUEEN, CARMEN CONSOLI, OSPITI DI ALTO PROFILO
KILLERS, SMASHING TUNNG
PUMPKINS 19.
11. 17-19/08
03. 19-22/07 BIDDINGHUIZEN (NL) -
22-24/06 BENICÀSSIM (E) - FESTIVAL LOWLANDS: RODRIGO Y
PILTON PARK (GB) - INTERNACIONAL DE GABRIELA, INTERPOL,
GLASTONBURY FESTIVAL: BENICÀSSIM: ANIMAL DAMIEN RICE
BLOC PARTY + THE COLLECTIVE, THE B-52'S,
FRATELLIS + THE PIPETTES MUSE 20.
24-26/08
04. 12. SAINT-CLOUD (F) - ROCK EN
30/06 24-29/07 SEINE: BJORK, THE JESUS
MILANO - GODS OF METAL: GUARDIA SANFRAMONDI - AND MARY CHAIN, MOGWAI
OZZY OSBOURNE, KORN, SIX DAY SONIC MADNESS: A
MEGADETH TOYS ORCHESTRA, GIARDINI 21.
DI MIRÒ, TRE ALLEGRI 31/08-02/09
05. RAGAZZI MORTI STRADBALLY (IRL) -
5-8/07 ELECTRIC PICNIC: PRIMAL
ROSKILDE (DK) - ROSKILDE 13. SCREAM, CLAP YOUR HANDS
FESTIVAL: FLAMING LIPS, 27-29/07 SAY YEAH, IGGY & THE
AKRON/FAMILY, QUEENS OF NAPOLI - NEAPOLIS STOOGES
STONE AGE FESTIVAL: VERDENA, WHITE
ROSE MOVEMENT, DISCO 22.
06. DRIVE 31/08-02/09
05-08/07 + 15-18/07 INVERARAY CASTLE (GB) -
TORINO - SPAZIALE 14. CONNECT MUSIC: ECHO &
FESTIVAL: SONIC YOUTH, 03-11/08 THE BUNNYMEN, SUPER
MUDHONEY, WILCO CARPINO - CARPINO FOLK FURRY ANIMALS, FOUR TET &
FESTIVAL: TBA STEVE REID
07.
6-15/07 15. 23.
PERUGIA - UMBRIA JAZZ: 08-15/08 02/09
ENRICO RAVA 5ET, ORNETTE BUDAPEST (H) - SZIGET BOLOGNA - INDIPENDENT
COLEMAN 4ET, BRAD FESTIVAL: CHEMICAL DAY: NINE INCH NAILS,
MEHLDAU & PAT METHENY BROTHERS, !!!, GOGOL TOOL, MAXIMO PARK
BORDELLO
08. 24.
07-08/07 16. SETTEMBRE
NAAS TOWN (IRL) - OXEGEN: 11/08 FOGGIA - SPAZIO GIOVANI:
WU TANG CLAN, BABY PLAYA DE VILLARICOS (E) - GRUPPI EMERGENTI
SHAMBLES, KLAXONS CREAMFIELDS: PRODIGY,
MISS KITTIN, NATHAN FAKE