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28 Settembre 1992 Castellammare del Golfo (TP).

Ucciso Paolo Ficalora


Articolo del 28 Settembre 2010 da gliitaliani.it 18 ANNI FA, LOMICIDIO DI PAOLO FICALORA di Sebastiano Gulisano Avete mai visto la lama della falce della Morte sfiorarvi e tagliare la vita della persona che pi amate? Io s, io lho vista. Vita DAngelo Ficalora 1. Un morto di serie B La serata afosa, sebbene sia quasi mezzanotte e la piacevole brezza che spira dal mare attenui la calura estiva. La Peugeot 205 procede stancamente seguendo la luce dei fari mentre illuminano il viottolo che porta al Villaggio del Capitano, un complesso turistico in contrada Ciauli, nel comune di Castellammare del Golfo, alle porte della riserva naturale dello Zingaro. Alla guida dellauto c il capitano della marina mercantile Paolo Ficalora, accanto a lui la moglie, Vita DAngelo. Tornano da uninsolita cena, frutto dun invito inatteso, a casa del loro commercialista. Ecco, siamo di nuovo al ranch, sei contenta?, chiede luomo fermando lauto davanti allingresso del villaggio. Lei lo guarda, gli sorride, poi apre lo sportello e scende per aprire il cancello. E scoppia linferno: uno due tre spari Infine, il colpo di grazia. Poi la notte inghiotte i sicari. Mentre la donna si dispera. luned 28 settembre 1992. Voglio solo che mio marito sia riconosciuto vittima innocente della mafia. Non mi interessano i risarcimenti economici, ma pretendo che lo Stato certifichi la sua completa estraneit alla mafia. Le ci sono voluti pi di dieci anni, ma alla fine c riuscita, la signora DAngelo Ficalora, a restituire lonore al marito assassinato. Almeno lonore. La vita se la sono presa due killer di Cosa nostra, quella notte di fine settembre. Morto nella guerra tra clan rivali, scrivono i giornali del giorno dopo. Morto nella guerra tra clan rivali, annunciano i Tg delle tv locali. Morto nella guerra tra clan rivali, sintestardiscono gli investigatori. Prima ti ammazzano, poi ti diffamano. Una tecnica pi che collaudata. Tutto perch stato ucciso con la stessa pistola che qualche tempo prima aveva ammazzato un mafioso ad Alcamo, ricorda la signora. E aggiunge, volutamente provocatoria: Perch nessuno hai mai detto che il generale dalla Chiesa era mafioso? Non lo hanno forse assassinato con lo stesso kalashnikov col quale avevano ammazzato il boss Alfio Ferlito?!. Gi, perch? Forse perch ci sono morti di seria A e morti di serie B. E il capitano Ficalora rientrerebbe in questa seconda categoria. 2. Una tranquilla famigliola Quattro anni prima, proprio sul finire del 1988, un conoscente aveva chiesto ai Ficalora se fossero disposti ad affittare una villetta del ranch a una famiglia di suoi amici marito, moglie e due bambini che aveva lesigenza di venire ad abitare in zona: stavano finendo di costruire la casa dove sarebbero andati ad abitare, su un terreno di loro propriet, nei pressi di Calatafimi, a una ventina di chilometri di distanza. Il capitano quelle dieci villette le ha costruite in altrettanti anni, proprio per affittarle e, dunque, felice di avere degli inquilini anche in inverno. Sebbene la cosa sia insolita, quella coppia sembra gradevole, e i due bambini un ragazzino e una ragazzina li rendono anche rassicuranti: lui, Agostino DAgati, 33 anni, un imprenditore agricolo di Villabate, nel Palermitano; lei, Gioacchina Mancarella, 29 anni, figlia di un costruttore edile, Pietro, la cui impresa sta edificando la casa in cui dovrebbero trasferirsi. Cos gli dicono. La famiglia DAgati pur abitando a un centinaio di chilometri di distanza, vuole seguire personalmente i lavori e restare unit, perci intende abitare vicino. Come di consueto, i Ficalora segnalano al commissariato di polizia di Castellammare la presenza della

famiglia DAgati in una delle villette di loro propriet; gli agenti annotano la locazione nellapposito registro. I Ficalora durante linverno abitano a Palermo, dove la signora DAngelo direttrice didattica in una scuola elementare; per la domenica, specie se il tempo bello, vanno volentieri al ranch. Vuoi perch hanno subto vari danneggiamenti, vuoi perch c quella famigliola. Tre o quattro volte, tra gennaio e marzo dell89, trovano un paio di persone che i DAgati gli presentarono come parenti, tali Gaetano e Salvatore. Gaetano, tra laltro, fissato con la caccia e il capitano, condividendone la passione, si ritrova a chiacchierare amabilmente con lui. A met maggio i DAgati completano la casa, dicono, e lasciano il ranch. Non li rivedranno pi. Non di persona, almeno. 3. Il Trapanese un buco nero Castellammare del Golfo in provincia di Trapani, terra di mafia, di massoneria, di logge coperte, di servizi segreti. A due passi da Castellammare, nell85, stata scoperta la pi grande raffineria deroina mai individuata in Europa; poco pi in l operava la cellula siciliana della Gladio; da quelle parti c la pista datterraggio servita per i pi loschi traffici internazionali. La stessa pista che compare nellinchiesta sullomicidio di Mauro Rostagno, la cui scoperta potrebbe essergli costata la vita. Trapani la provincia dei misteri, della loggia segreta Iside 2, inaugurata da Licio Gelli. Trapani un buco nero sul quale le indagini sono sempre rimaste in superficie; la patria di un pezzo di Cosa Nostra ancora pi potente di quella palermitana, un luogo dove la mafia ha in tutti i sensi un controllo capillare del territorio, sosteneva il giudice Giovanni Falcone. Da Castellammare partono pi telefonate per gli Stati Uniti che per il resto dItalia, mi confid anni fa un investigatore che aveva fatto parte della Mobile della questura di Palermo al tempo di Beppe Montana e Ninni Cassar. E per essere certo che avessi colto la vera essenza di quel particolare le telefonate mi ricord i consolidati, secolari legami tra le famiglie mafiose del luogo e quelle degli States. Nel 2003 il pentito Nino Giuffr ha messo a verbale una storia che ha dellincredibile. I picciotti di New York, negli anni Ottanta, erano diventati delle vere pappamolle, indegni della tradizione di Cosa Nostra. I vecchi boss newyorchesi decisero allora che, affinch diventassero veri uomini donore, cera bisogno di mandarli a scuola di mafia. Dove? A Castellammare del Golfo. Roba da film. I magistrati palermitani che hanno interrogato il pentito forse hanno pensato la stessa cosa: roba da film. Ma con lo scrupolo che li contraddistingue, decidono di verificare. E dagli Usa arriva la conferma. Fonte: Fbi. 4. I consigli del capitano dellArma Dopo una trentina danni trascorsi a bordo di navi di ogni stazza, dopo avere solcato buona parte dei mari del pianeta, il capitano Paolo Ficalora, a 52 anni, nel 1987, decide che giunto il momento di restare coi piedi allasciutto. Smette di navigare, vende i due appartamenti che aveva acquistato a Messina e si dedica al ranch. un uomo tutto dun pezzo, il capitano, uno che non sopporta le prepotenze, uno dei tanti senza padroni e senza padrini. Un cane sciolto. Ha faticato tutta la vita, ha tirato su le villette mattone dopo mattone: i terreni trentacinquemila metri quadri a due passi dal mare li aveva ereditati la signora DAngelo, i soldi li hanno raggranellati piano piano, anno dopo anno, un imbarco dopo laltro, uno stipendio dopo laltro, un prestito dopo laltro. Anche con laiuto dei due figli. Ficalora, da anni, riceve pressioni affinch venda il suo ranch; ha subto incendi, danneggiamenti, furti, ma non ha ceduto. Gli hanno persino ucciso il fedele pastore tedesco. Ha resistito. Quellarea fa gola a tanti. in una zona incantevole dal punto di vista paesaggistico: alle spalle la riserva dello Zingaro, di fronte il mare Tirreno. A Castellammare il piano regolatore generale di l da venire e con una piccola variante quei terreni possono diventare unautentica miniera, se intendi edificare. Altro che le dieci villette monofamiliari immerse tra i pini e gli ulivi. ci che pensa, probabilmente, chi vuole mettere le mani su quellarea. Negli ultimi tempi mio marito era preoccupato; lui che era sempre allegro, dalla battuta facile, sarcastico, pungente, reag con stizza quella volta che gli chiesi cosa lo angustiava. Tu non sai le

preoccupazioni che ho, mi disse. E poi silenzio. Io pensai che fosse preoccupato per le spese che avevamo affrontato, perch avevamo chiesto dei prestiti ai nostri figli per completare le ultime tre villette. Non potevo immaginare Cos come non capii quando mi chiese: Se dovessi morire, tu che faresti? Io lo guardai incredula e gli rigirai la domanda: e tu cosa faresti, se morissi io? Io resterei, fu la sua risposta. Mastica amaro la vedova Ficalora. Ma non smette di raccontare. Racconta di quellufficiale dei carabinieri che un giorno va a trovarla e le dice che se suo marito non ancora stato riconosciuto vittima innocente della mafia era perch loro sono dappertutto. Loro chi? Ma non ho avuto la prontezza di spirito per chiederglielo, ammette la signora. Insieme a me cerano mia figlia e suo marito. Viene a trovarmi questo capitano dei carabinieri per spiegarmi che io devo dare il giusto peso alle cose, devo scegliere: o le cose o la vita. Io gli ho risposto che le cose non mi interessano, ma che qui c il sangue di mio marito e io ho il dovere di restarci. E lui: S, lei dice cos, per quando toccheranno i suoi figli lei si caler anche le mutande. Questo, un capitano dei carabinieri, mi viene a dire. Io sono andata a fare la mia bella denuncia al magistrato. Ma il capitano rimasto al suo posto. Sono trascorsi dieci anni dalla prima volta che ci ho parlato, con la signora DAngelo. Era presente anche la figlia, 32 anni, funzionaria in un ente pubblico. Sono andato a rileggermi gli articoli che ho scritto. Nel primo gennaio 1995 annoto: Parlano anche di quello strano inquilino, uno che i magistrati conoscono bene, che ha abitato in una delle loro villette, durante i primi mesi del 1989. Non sapevano chi fosse, lo hanno scoperto dopo, vedendolo sui giornali, spiegano madre e figlia. Non dicono di pi. I magistrati non vogliono. Ci ho messo cinque mesi a capire chi fosse quelluno che i magistrati conoscono bene. 5. Buscetta: Gli chiesero di tornare La sera del 26 maggio del 1989 tutti i telegiornali aprono con la crisi di governo; a seguire, una clamorosa notizia: Arrestato il pentito Contorno. E i giornali dellindomani non sono da meno. Quelli siciliani, puntano direttamente sul Pentito con licenza di uccidere. Ai magistrati che lo interrogano dopo larresto, Totuccio racconta di essere stato in Sicilia, a Palermo, una prima volta, per una decina di giorni, durante il mese di marzo e una seconda a met maggio (fino alla cattura). Di fronte alla Commissione antimafia cambia versione e colloca il primo viaggio nel mese di aprile. In entrambi i casi Coriolano ha mentito. E probabilmente ha mentito anche su altro. Sul perch del ritorno in Italia. Gli americani mi hanno tagliato lassegno e sono dovuto tornare, ha sempre sostenuto lui. Ma c chi sostiene il contrario. Don Masino Buscetta, ad esempio, anche lui negli States, anche lui sotto protezione (mai revocata). Tenete presente che, nel 1984, prima di iniziare la sua collaborazione con la giustizia, Contorno chiede e ottiene di incontrare il grande pentito. Solo dopo avere ottenuto la sua benedizione comincia a cantare. dunque plausibile per non dire certo che prima di decidere di tornare in Italia, Coriolano abbia voluto consultare Buscetta. Lo pensano anche i giudici di Palermo. E vanno a interrogarlo. Ecco un breve resoconto processuale, pubblicato dalla Gazzetta del Sud il 29 luglio 1989, a firma del cronista di giudiziaria Folorido Borzicchi: Nei giorni scorsi, si ricorder, vi venne letta la dichiarazione di Buscetta, raccolta in Usa dal presidente della corte dAppello, Palmegiano, con la quale don Masino rivelava che Contorno era stato fatto tornare dagli italiani. Ieri mattina, alle 11, questa dichiarazione viene non pi letta ma ascoltata cos si sente il pugno sul tavolo di don Masino. Ho detto che fu fatto tornare! e gi il pugno. Buio completo, invece, su chi lo avrebbe fatto tornare. E, soprattutto, sul perch. 6. Le battaglie della vedova La signora Vita DAngelo, da quella sera del 28 settembre del 1992, ha un solo obiettivo: restituire lonore al marito ammazzato da due killer e infamato nel pi classico stile mafioso (marito infedele, infame prezzolato, corriere di armi per conto di Cosa Nostra), vedergli riconosciuto che stato solo una vittima innocente della mafia. Ma come fare? Da dove cominciare, quando le indagini non vanno oltre il regolamento di conti tra clan rivali? Impiegher mesi e mesi, la vedova del capitano della marina mercantile Paolo Ficalora, per ricostruire

prima nella propria memoria e poi a verbale gli avvenimenti degli ultimi anni. E, ovviamente, nella ricostruzione della donna c posto anche per quella famigliola che prese in affitto una villetta del ranch alla fine del 1988 e per quei due parenti che, la sera del 26 maggio, lei e il marito, vedendo i Tg (e lindomani sui giornali), riconobbero in Salvatore Contorno e Gaetano Grado. Nessuno le crede. Dopotutto, sul ritorno in Sicilia di Contorno hanno indagato lAntimafia e tanti magistrati. Ci sono relazioni parlamentari, sentenze passate in giudicato. Dunque, la signora si sbaglia: non potevano essere Contorno e Grado, quei due. Punto. Voi come vi sentireste? Lei non si perde danimo e continua la sua battaglia per la verit. Anche se intanto additata come rompiscatole, visionaria, pazza. E forse rischia dimpazzire davvero, la vedova Ficalora, di fronte al muro di gomma che le si parato davanti da quando ha messo a verbale quel nome: Salvatore Contorno. Una sera di primavera del 1995 la signora rompe la consegna del silenzio impostale dai magistrati. Da Palermo va in onda Tempo reale, condotto da Michele Santoro. In una piazza del capoluogo siciliano ci sono linviato Sandro Ruotolo e diversi ospiti, tra i quali la direttrice Vita DAngelo, 55 anni, da tre vedova di Paolo Ficalora. Ed l, davanti alle telecamere Rai, che la donna rende pubblico quel nome che rappresenta il vero e proprio tappo dellinchiesta per laccertamento della verit sullomicidio del marito. Ora tutti sanno. Ma non succede nulla. Anche se, per la prima volta, in Procura c un pm, Gabriele Paci, che le crede. 7. Parlano i nuovi pentiti Il 23 agosto del 1997, un quotidiano, riportando la notizia della collaborazione di Giovanni Brusca, scrive che il boia di Capaci sta svelando i retroscena dei delitti eccellenti e delle stragi Brusca rivela la Repubblica ha chiarito anche un altro mistero, quello relativo alluccisione del capitano di lungo corso in pensione Paolo Ficalora, assassinato perch avrebbe dato ospitalit al pentito Totuccio Contorno. Secondo Gioacchino La Barbera, un altro degli stragisti di Capaci poi pentito, il delitto sarebbe stato commesso da (o per conto di) Gioacchino Calabr; sarebbe stato lo stesso Calabr a dirlo, in sua presenza, ma senza specificare il movente. Calabr: il custode della raffineria scoperta ad Alcamo dal giudice Carlo Palermo; luomo prima condannato poi assolto per la strage di Pizzolungo; il mafioso in contatto con Giovanni Grimaudo, Maestro Venerabile della loggia massonica coperta Iside 2, una piccola P2 trapanese che affratellava mafiosi, politici, funzionari di polizia e burocrati comunali. 8. Ucciso perch ostacolava i boss Due processi e altrettante condanne: la prima, a 12 anni di carcere, nei confronti di Giovanni Brusca, reo confesso di essere il mandante dellomicidio del capitano Paolo Ficalora; la seconda, nei confronti di Gioacchino Calabr, boss trapanese, condannato allergastolo in quanto esecutore materiale del delitto. Di certo scrive il giudice Giacomo Montalbano, nella sentenza che condanna Brusca, depositata il 3 gennaio 2003 al capitano Ficalora si , per oscuri motivi, voluto infliggere un supplizio ben pi grave di quello estremo dallo stesso subto, tormento che, travalicando i limiti della esistenza umana, avrebbe coinvolto quanto di pi nobile ed elevato un uomo pu avere: la dignit e lorgoglio della propria onest morale. A mettere i Corleonesi sulla pista di Ficalora sarebbe stato un boss locale, Leonardo Cassar (ucciso nel 1998): nell89, avrebbe avvertito il clan di Riina della presenza di Contorno e Grado nel villaggio turistico. La effettiva causale dellefferata eliminazione del Ficalora scrive il giudice Montalbano risiede nellessere costui entrato in rotta di collisione con gli interessi del Cassar, riuscendo con la sua determinata azione di contrasto ad impedire che i poco chiari ed illeciti affari di un esponente di rilievo di Cosa nostra (lo stesso Cassar, ndr) andassero in porto. Il nome di Cassar tra quelli messi a verbale dalla vedova. Era lui che voleva mettere le mani sul ranch. lui, secondo la ricostruzione processuale, ad avvertire i Corleonesi della presenza di Contorno e Grado a Castellammare del Golfo. E Cassar sa bene che, cos, ha decretato la condanna a morte del capitano.

Dopo dieci anni di calunnie, finalmente chiaro che mio marito una vittima innocente della mafia. Restano, per, lamarezza e il dolore per questo assassinio inutile. La professoressa Vita DAngelo non riesce a non piangere ogni volta che parla del marito, Paolo Ficalora, ucciso la sera del 28 settembre 1992, proprio davanti ai suoi occhi. Mio marito era orgoglioso della sua indipendenza politica e sociale, ed morto senza sapere perch. Se ha fatto qualcosa che secondo i canoni della mafia non doveva, lo ha fatto inconsapevolmente. Ci sono voluti dieci anni perch la verit emergesse in tutta la sua evidenza, dieci anni di calunnie nei confronti del marito (un supplizio ben pi grave di quello estremo dallo stesso subto, secondo il giudice Montalbano), di resistenze dogni tipo, di isolamento, di solitudine. Dieci anni in cui la signora ha persino rischiato di passare per visionaria, a causa dun nome messo a verbale, quello dellex collaboratore di giustizia Totuccio Contorno. 9. Le bugie di Grado e Contorno Anche Grado che nel frattempo ha cominciato a collaborare con la giustizia e Contorno vengono interrogati. Ecco le dichiarazioni di Gaetano Grado, del 29 dicembre del 2000: Avevo conosciuto il Ficalora in quanto costui aveva affittato un villino a DAgati Agostino, persona di Villabate a me molto vicina che avevo in precedenza affiliato (). Il DAgati nei primi anni 80 era proprietario di un terreno ubicato nella zona di Calatafimi, coltivato a vigneto, ed aveva deciso di cercare un appartamento da affittare per avere un punto di appoggio allorch si recava in zona. Fu proprio il Ficalora ad affittargli lappartamento nella zona di Castellammare del Golfo, appartamento allinterno del quale io stesso sono stato a dormire alcune volte verso il finire degli anni 80, non ricordo allo stato esattamente in quale periodo. Il Ficalora, per quanto a mia conoscenza, era persona assolutamente estranea a Cosa nostra. () Io stesso ho parlato alcune volte con il Ficalora e ricordo di aver conosciuto anche la moglie di questi. () Escludo, per quanto a mia conoscenza che mio cugino Contorno Salvatore, una volta iniziato il suo rapporto di collaborazione con la giustizia, abbia mai trovato rifugio in Castellammare del Golfo ovvero in altre zone della provincia di Trapani. Il 15 gennaio del 2001 anche Coriolano viene sentito dal giudice Montalbano. Ecco alcuni stralci della sua testimonianza: Seppi della morte del Ficalora attraverso la lettura dei giornali. Tengo a precisare che non ho mai conosciuto il Ficalora ed escludo decisamente che quanto riportato dai giornali a proposito dellassistenza datami dal Ficalora nell89, corrisponda a verit. Escludo che Ficalora sia mai stato vicino al nostro gruppo o che ci abbia mai dato assistenza o aiuto. Preciso che io fui arrestato nel maggio 89 e che nel corso di tale anno non mi sono mai recato in provincia di Trapani. Ho conosciuto invece DAgati Agostino, un ragazzo molto vicino al nostro gruppo. Appare in realt inspiegabile scrive il giudice, nella sentenza che condanna Giovanni Brusca come mandante del delitto il perch sia il Grado che il Contorno, nel loro percorso collaborativo, abbiano negato la circostanza relativa alla presenza del Contorno in Castellammare del Golfo a fronte delle lucide dichiarazioni della DAngelo. E alla conferma proveniente da numerosi pentiti. Un mistero sul quale la Procura di Palermo ha avviato uninchiesta che non ancora approdata a nulla.

Articolo del 24 Giugno 2011 da avalledeitempli.net Morire dentro, di Giustizia Intervista a Tiziana Ficalora di Gian J. Morici Questa la storia di un uomo, di una famiglia, di una figlia che dopo ventanni dalla scomparsa del padre, sente ancora dentro tutto il dolore che prov quel maledetto giorno, che cambi la sua vita. Una storia come ce ne sono altre. Ma anche una storia damore e dolore, di chi, tra disperazione e rabbia, si ritrova a riviverla in ogni minuto della propria esistenza, come non sarebbe giusto che accadesse.

Luomo si chiamava Paolo Ficalora. Ucciso a Castellammare del Golfo, il 28 settembre 1992. La donna che abbiamo intervistato, si chiama Tiziana Ficalora. sua figlia. Ficalora, capitano di lungo corso, venne ucciso dalla mafia nel 1992 e per lungo tempo la sua morte, rimasta senza colpevoli e movente, lasci spazio a supposizioni e illazioni. A raccontare i veri motivi del suo assassinio stato, nel corso del processo, lex boss di San Giuseppe Jato, Giovanni Brusca, collaboratore di giustizia. Ficalora fu vittima innocente di un agguato mafioso, concepito per punirlo per avere ospitato nel residence che gestiva, il superpentito di Cosa Nostra Totuccio Contorno, e per aver osato tenere testa alla mafia, non piegandosi dinanzi larroganza di chi, sentendosi Dio in terra, si fa padrone della vita e della morte di Uomini i cui valori e coraggio, possono essere annullati solo annegandoli nel sangue. Paolo Ficalora, del suo ospite ignorava lidentit che scopr solo successivamente. Mor, assassinato vigliaccamente dal mafioso Gioacchino Calabr. Nel 2002, la vedova Ficalora, che per anni si era battuta per ottenere giustizia per la morte del marito subisce anche unintimidazione: su un tavolo della sua abitazione trova un mazzo di fiori e alcuni proiettili. La Corte dAssise dAppello di Palermo ha confermato la sentenza di condanna allergastolo per Calabr, emessa in primo grado e condannato a dodici anni di reclusione con il rito abbreviato Giovanni Brusca. La sentenza ha trovato conferma definitiva in Cassazione nel 2004. Al capitano Paolo Ficalora sono state intitolate quattro borse di studio. Il comune di Castellammare del Golfo, nel 2004, gli ha intitolato una strada. A parlare di Paolo Ficalora, la figlia Tiziana: D: Tiziana, ci parli un po di suo padre. Chi era Paolo Ficalora? R: Paolo Ficalora, era un capitano di lungo corso, che fin da giovane si distinse per le sue capacit. stato il pi giovane comandante della Marina Mercantile Italiana. Gi allet di 28 anni, era comandante di una nave petroliera Un uomo tutto dun pezzo. Ligio al dovere, coraggioso, ma sempre disponibile verso gli altri. In particolare verso i pi deboli. E questo, anche quando andava contro i propri interessi. D: Ricorda qualcosa in particolare? R: Potrei citare un episodio. Era comandante di una nave traghetto, quando da sindacalista della Cgil, cur le trattative contrattuali per la categoria. Un contratto che venne firmato, ma che a lui cost il licenziamento. Nonostante fosse un ufficiale, si era schierato in favore delle fasce pi deboli della categoria, senza far prevalere linteresse degli ufficiali come lui. Unimparzialit ed elevato senso di giustizia, che fin da allora inizi a pagare sulla propria pelle. D: Come fin quella vicenda? R: Vinse il ricorso che aveva presentato e torn a navigare D: Questo suo torn a navigare, pi che ad un uomo che riottenne giustamente il proprio lavoro, mi lascia pensare ad un uomo che amava il suo lavoro R: Mio padre era un uomo di mare. Il suo lavoro, era, insieme alla famiglia, la sua vita. Purtroppo, i suoi lunghi viaggi erano per noi familiari causa di sofferenza. Abbiamo sempre sentito la sua mancanza. Fu anche per questo, che quando mia madre da dirigente scolastico ebbe assegnata la sede di Castellammare, mio padre pens di smettere di lavorare e di godersi quella famiglia che per tanti

anni aveva dovuto lasciare spessoA volte, anche in momenti importanti per la vita di un uomo, come quando nacque mio fratello e lui non cera Io ebbi la fortuna che alla mia nascita si trov a casaanche se poi non lo vidi per parecchio tempo. E poi..poi quando tutto poteva essere diverso La voce di Tiziana si incrina. Limpida allinizio della nostra conversazione, diventa improvvisamente roca. Lo sforzo per trattenere le lacrime, le impedisce a tratti di parlare. D: Castellammare del Golfo. Cosa facevate a Castellammare del Golfo? R: Come le dicevo, mamma nella qualit di dirigente scolastico ebbe assegnata la sede di Castellammare. Pap, che aveva anche un grande intuito, in attesa della pensione, pens di realizzare un residence su terreni di nostra propriet. Un lavoro che, nel farlo sentire vivo, gli avrebbe permesso di godersi la famiglia. Inizi dunque con entusiasmo questa nuova attivit. D: Dopo il delitto, la sua morte rimasta senza colpevoli e movente, lasci spazio a supposizioni e illazioni. Suo padre, ospit in quel residence il superpentito di Cosa Nostra Totuccio Contorno R: Le indagini, non imboccarono subito la strada giusta. E poi, se si muore uccisi a Castellammare, si diventa automaticamente mafiosi Intorno l87/88, ospitammo una giovane coppia con due bambini. La famiglia, ci era stata presentata da un conoscente di mio padre, il quale disse che avendo quei signori comprato una propriet da ristrutturare, avevano necessit di un alloggio temporaneo. Mio padre affitt loro la casa e, come previsto dalla legge, effettu la comunicazione agli organi competenti. Fu durante quel periodo, che la coppia alla quale avevamo affittato casa, ospit Contorno. Chi fosse quelluomo, mio padre lo apprese soltanto dopo il suo arresto, quando ne vide le foto Ne rimase sconvolto Inizi a chiedersi perchcosa ci facesse quelluomo in casa nostra D: Torniamo alluccisione di suo padre R: Il residence, fece subito gola alla mafia castellammarese. Incendiarono la pineta. Uccisero i cani. Pap, che era un uomo forte e non si sarebbe lasciato intimorire da nulla, continu a portare avanti quel suo progetto. Alle intimidazioni, si aggiungevano le difficolt burocratiche. Un ostruzionismo apparentemente immotivato, ma del quale mio padre comprese subito il movente. 12 anni dopo, componenti dellUfficio Tecnico comunale vennero arrestati per mafia. Mio padre, aveva inoltre avuto dei contrasti in merito ad una discarica sita nelle vicinanze della nostra propriet. Laver voluto realizzare unattivit senza aver prima chiesto il permesso alla mafia locale e a quella istituzionalizzata, poneva un problema: si pu permettere ad un uomo di dimostrare che si pu far qualcosa senza la benedizione dei padrini locali? La risposta fu quel no detto a colpi darma da fuoco Fu poi Brusca, dopo il suo arresto, a chiarire la vicenda. Mio padre, era stato ucciso per dare un esempio. Era morto perch fosse chiaro a tutti, che non si pu fare unattivit senza dar conto alla mafia e ai mafiosi che stanno allinterno delle istituzioni D: Parliamo degli aspetti processuali R: No! Di pentiti, dichiarazioni e quanto altro, non intendo pi parlare. Esistono pagine e pagine di verbali Sono stanca Non ne posso pi Voglio solo iniziare a vivere una vita pi tranquilla. Vorrei poter resettare il mio cervello dimenticare tutto. Se solo ci fosse lo Stato, oggi forse non starei neppure qui a parlare con lei La voce di Tiziana adesso rotta dal pianto. Parla piano, eppure quello suo un urlo di dolore, di disperazione, di rabbia, che ti penetra dentro. Mentre ascolto le sue parole, interrotte dal pianto, come se qualcosa dentro mi si rompesse. Un dolore tanto palpabile che finisce con il prenderti, con lavvolgerti. proprio mentre sta piangendo che entra la figlia. Una giovane ragazza, della quale non ho neppure il coraggio di chiedere il nome. Una ragazza, che vede ancora una volta la mamma piangere per un dolore che non sembra aver mai fine D: Cosa centra lo Stato in tutto questo?

R: Se lo Stato fosse presente, non potrebbero accadere certe cose. Ma anche dopoanche adesso Dov lo Stato? Perch non mi aiuta? Perche devono esistere familiari di vittime di mafia di serie A e altri di serie B? Prendiamo per esempio il caso di Paolo Giaccone, medico, direttore dellIstituto di Medicina Legale del Policlinico Universitario di Palermo, ucciso da Cosa Nostra per non aver accettato di falsificare una perizia che avrebbe incastrato un killer della mafia. Lei lo sa che lInpdap e la prefettura di Palermo hanno comunicato alla figlia Milly la sospensione del vitalizio per i parenti delle vittime della criminalit organizzata e del terrorismo mafioso, perch il padre non sarebbe vittima del terrorismo mafioso? Cosa significa non essere vittima del terrorismo mafioso, quando si viene uccisi per non aver accettato di sottostare alle richieste di Cosa Nostra e si viene assassinati per mano di Cosa Nostra? Perch lo Stato adotta due pesi e due misure? D: Cosa significa vittime di serie A? R: Basta vedere quali e in quanti casi lo Stato agisce in maniera o in tempi diversi, nel riconoscere lo status di vittime di mafia. Perch ci sono casi in cui, oltre al riconoscimento dello status, viene anche riconosciuto in tempi ragionevoli il risarcimento danni; e altri in cui gli anni trascorrono invano prima che si arrivi ad una sentenza? Oltre quello che sono gli aspetti economici nel dover affrontare le spese processuali cosa che non avviene per le vittime del terrorismo mafioso, mentre la famiglia di Tiziana ha anche dovuto vendere una propriet per far fronte alle spese. Ndr -,ci sono anche gli aspetti legati al travaglio interiore; al dolore che si rinnova di giorno in giorno, quando ci si ritrova in unaula di tribunale a rivivere il proprio dramma; quando le udienze vengono rinviate anche di parecchi mesi, senza che si arrivi mai ad una conclusione. Mio padre, stato ucciso ventanni fa. La prossima udienza, per vederci riconosciuto il risarcimento, si terr nel 2012 Mia madre, dopo lultimo rinvio di udienza, s sentita male Ha dovuto rivivere momenti che, se anche fosse possibile, non le viene permesso di dimenticare D: Avete usufruito di agevolazioni, quali quelle di natura occupazionale? R: Noi, intendo la mia famiglia, non abbiamo avuto bisogno di avvalerci del nostro status di familiari di vittime di mafia per potere ottenere un lavoro. Io sono un funzionario direttivo della Corte dei Conti e lavoro fin da quando avevo 22 anni (prima dellomicidio del padre ndr). Mio fratello, entrato in Accademia da quando ne aveva 18. D: Cosa chiede oggi allo Stato? R: Allo Stato, chiedo che mi aiutiChe si chiuda definitivamente questa vicenda. Che si concludano i processi Io amo il mio lavoro, ma se ne avessi la possibilit, vorrei andar via da qui Trasferirmi, poter dimenticare Abbiamo troppo sofferto. Chiediamo soltanto un po di tranquillit; e cos come noi, altrettanto chiedono tante altre vittime della stessa violenza Persone stanche di un passato di disperazione per quellorrore che ha fatto irruzione nelle nostre vite sconvolgendole per sempre . Io piango ancora pap. Quel pap che prima era spesso lontano da casa per lavoro, e che poi mi hanno portato via in quel modo. Ma oltre lui, quel giorno, mi ha portato via anche il mio matrimonio. Ero sposata da poco. La mia bambina aveva solo due anni. Mio marito una persona encomiabile, ma come si fa a reggere quando tua moglie alle 4 del mattino si reca laddove le hanno ucciso il padre? E io, come potevo trovare un momento di pace, quando vedevo mia madre disperata; quando mia figlia, che aveva due anni ed era legatissima a suo nonno, mi chiedeva: mamma, dov nonno? Come glielo spieghi che lhanno ucciso? Le figlie di mio fratello, il loro nonno non lhanno neppure conosciuto Nessuno potr restituirmi mio padre. Quelluomo che non ha voluto accettare limposizione della mafia. Vorrei che lo avesse fatto Oggi lo avrei ancora qui Se solo mi sentisse, sarebbe in collera con me per quello che sto dicendo Ma mi mancae nulla potr restituirmelo Dopo ventanni, ancora aspetto che lo Stato mi aiutiche mi aiuti ad andar via da qui Il pianto chiude la conversazione. Non ho pi il coraggio di porre altre domande. Perch ci sono vittime di serie A e vittime di serie B? Ma prima ancora, perch ci sono vittime? Dov lo Stato? Si pu morir

dentro di Giustizia? Qualcuno riesce a non morirne. Ci riescono coloro che hanno modo e volont di intraprendere carriere politiche, giornalistiche o quanto altro risulti utile ad accendere i riflettori sul loro caso. E tutti gli altri? Le vittime meno celebri di mafia? Su di loro, solo il silenzio. Da una parte il silenzio e dallaltra, a volte troppe parole. Da un estremo allaltro. Ci sono casi che non fanno notizia perch noi amiamo dimenticare. Vogliamo non ricordare le loro storie. Non vogliamo ricordare la storia di una giovane mamma ma anche quella del resto della sua famiglia -, che un giorno di settembre di quasi ventanni fa, ha perso il pap ed ha visto sconvolta la propria vita, per mano di uomini che si son potuti sedere ad un tavolo e arrogarsi il diritto di decretarne la morte, solo perch lo Stato era latitante. Quello Stato, che ancora adesso continua ad essere latitante. A non sentire il grido di dolore di questa donna che chiede aiuto. Ma a chi chiede aiuto? Ad un muro di gomma, sul quale rimbalza leco dei suoi pianti? Guardo lorizzonte di questo mare africano. Ripenso ad una voce roca di pianto; ad un grido silente di disperazione; mi chiedo: Chi ha avuto la sventura di nascere in questa terra, tanto bella quanto crudele, che cosa pu fare? Possiamo anche dire che andare via un atto di codardia. Ma quando un sistema corrotto, e tutti tacciono per evitare di essere ingoiati da questo mostro, qual la linea di confine? I codardi siamo noi. Tutti quelli che con il nostro silenzio permettiamo che tutto questo accada; quelli che stiamo a guardare; quelli che non abbiamo il coraggio di urlare che la mafia una cancrena, che lo Stato assente; quelli che permettiamo che esistano vittime di serie A e vittime di serie B. No Tiziana, suo padre non sarebbe in collera con lei. Lui capirebbe