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LARBITRATO COMMERCIALE INTERNAZIONALE del Dott. Massimiliano Nisati Il Dott.

Massimiliano Nisati si laureato con lode in Diritto Internazionale Privato e Processuale presso la Facolt di Giurisprudenza dell'Universit degli Studi di Roma "La Sapienza" con una tesi dal titolo: "L'arbitrabilit delle controversie commerciali internazionali". E' da anni collaboratore dello Studio Legale Roni di Roma E-mail: nisati@interfree.it Lespressione arbitrato internazionale sembra ormai generalmente entrata nel linguaggio legislativo di molti Paesi e nella terminologia giuridica utilizzata dai cultori dellarbitrato, siano essi processualisti o internazionalisti1. Tradizionalmente, tale espressione identificava solamente larbitrato internazionale interstatuale, cio larbitrato intercorrente tra i soggetti di diritto internazionale, mentre per larbitrato tra privati ci si riferiva semplicemente alla distinzione tra arbitrato interno ( nazionale ) e arbitrato estero ( straniero ). Con il trascorrere degli anni, sorta la tendenza a riconoscere, allarbitrato interprivato avente carattere di internazionalit, una autonomia di disciplina rispetto allarbitrato di diritto comune, sia esso interno o estero2. questa, peraltro, laccezione, usata nel presente articolo, per indicare larbitrato quale strumento idoneo alla soluzione delle controversie commerciali internazionali: linternazionalit, qui, rileva ai fini della disciplina applicabile allinterno dellordinamento della sede dellarbitrato, laddove tale ordinamento preveda lapplicabilit, al procedimento di arbitrato cos qualificato, di norme diverse dalle norme che lo stesso ordinamento detta per larbitrato domestico.Ma quando un arbitrato pu dirsi internazionale?3. A tale proposito, stabilisce la Convenzione di Ginevra del 19614, allart. I, Scope of the Convention , par. 1, che la disciplina, da essa prevista, si applicher a) to arbitration agreements concluded for the purpose of settling disputes arising from international trade between physical or legal persons having, when concluding the agreement, their habitual place of residence or their seat in different Contracting States; b) to arbitral procedures and awards based on agreements referred to in paragraph 1 a) above . La Convenzione di Ginevra del 1961, quindi, nel delimitare il campo della sua applicazione, dispone la sua applicazione sia alle convenzioni darbitrato concluse per risolvere le controversie sorte o che potrebbero sorgere da operazioni di commercio internazionale, tra persone fisiche o giuridiche aventi, al momento della conclusione del testo convenzionale, la loro residenza abituale oppure la sede in Stati contraenti diversi; sia alle procedure e alle sentenze arbitrali basate sulle suddette convenzioni. Quindi, larbitrato commerciale internazionale retto dalla Convenzione di Ginevra del 1961 si identifica nellarbitrato traente origine, cumulativamente, dai criteri della residenza o della sede delle parti della convenzione arbitrale in Stati Contraenti diversi, e della provenienza della controversia da operazioni del commercio internazionale5. Secondo una parte della dottrina6 e della giurisprudenza7, la Convenzione di Ginevra del 1961, disciplinando la convenzione arbitrale e lorganizzazione degli arbitrati, e rendendo valide convenzioni arbitrali che non lo sarebbero state secondo la disciplina interna, produce allora un duplice effetto: in primo luogo, ove le parti abbiano dato vita ad un arbitrato svoltosi allestero, integrando, cos, la Convenzione di New York del 1958, ne facilita il riconoscimento in ciascuno Stato contraente; in secondo luogo, modifica la disciplina nazionale interna di tale categoria di arbitrati in ciascuno Stato contraente8. Contro tale orientamento, stato affermato che la stipulazione della Convenzione di Ginevra del 1961 tra gli Stati cui appartengono i contraenti della convenzione arbitrale, non comporta, n un automatico inserimento della stessa in ogni relativa convenzione arbitrale, n, tantomeno, una presunzione di intenzione delle parti di adottarla9. Anzi, il suo mancato richiamo nella convenzione arbitrale pu giustificare una presunzione di segno contrario; daltro canto, essa non applicabile agli arbitrati sottoposti alla legge di uno Stato non contraente10. In tale contesto, interessante analizzare quanto disposto dalla Legge Modello dellUNCITRAL del 198511, oltre che per la autorevolezza della fonte e degli studi che lhanno preceduta, anche per la sua avvenuta incorporazione negli ordinamenti di diversi Stati 12. In particolare, il riferimento al n. 3 dellart. I, Scope of application : (3) An arbitration is international if: a) the parties to an arbitration agreement have, at the time of the conclusion of that agreement, their places of business in different States; or b) one of the following places is situated outside the State in which the parties have their place of business: ( i ) the place of the arbitration if determined in, or pursuant to, the arbitration agreement; ( ii ) any place where a substantial part of the obligations of the commercial relationship is to be performed or the place with which the subject matter of the dispute is most closely connected; or c) the parties have expressly agreed that the subject matter of the arbitration agreement relates to more than one country 13. Bisogna evidenziare due punti della definizione adottata nella Legge Modello dellUNCITRAL del 1985: laspetto soggettivo della internazionalit, che pu essere determinato

dalla sola volont espressa delle parti; laspetto oggettivo dellinternazionalit, che la Legge Modello dellUNCITRAL del 1985 individua nella fissazione della sede arbitrale in un Paese diverso dal Paese dove le parti hanno la loro sede daffari. in tale quadro che si inserisce la legge 5 gennaio 1994 n. 25, la quale, nellinnovare profondamente il codice di procedura civile nel capo relativo allarbitrato, ha introdotto listituto dellarbitrato internazionale. Lart. 832 cod. proc. civ., Arbitrato internazionale , dispone: Qualora alla data della sottoscrizione della clausola compromissoria o del compromesso almeno una delle parti risieda o abbia la propria sede effettiva allestero oppure qualora debba essere eseguita allestero una parte rilevante delle prestazioni nascenti dal rapporto al quale la controversia si riferisce, le disposizioni dei capi da I a V del presente titolo si applicano allarbitrato in quanto non derogate dal presente capo. Sono in ogni caso salve le norme stabilite in convenzioni internazionali 14. Secondo la normativa italiana, internazionale larbitrato traente origine alternativamente da uno dei seguenti due requisiti: la residenza o la sede di almeno una parte allestero alla data della sottoscrizione della clausola compromissoria o del compromesso; lesecuzione allestero di una parte rilevante delle prestazioni nascenti dal rapporto al quale la controversia si riferisce15. Il nuovo art. 832 cod. proc. civ., pur essendo fortemente ispirato dalle precedenti convenzioni internazionali e dalla Legge Modello dellUNCITRAL del 1985, adotta per delle soluzioni parzialmente diverse tendenti a privilegiare la internazionalit obbiettiva dellarbitrato. Tali differenze sembrano da valutare positivamente in unottica che riconosce le esigenze proprie dellarbitrato internazionale, ma che vuole che le esigenze stesse siano riscontrabili obbiettivamente e non lasciate al solo apprezzamento, o desiderio, delle parti 16. In definitiva, la nuova normativa amplia la definizione contenuta nella Convenzione di Ginevra del 1961, ampliamento del resto gi effettuato in sede UNCITRAL, che focalizzava la sua attenzione sulla sede o residenza abituale delle parti in due diversi Stati contraenti. La nuova normativa ingloba, nella definizione di arbitrato internazionale, lesecuzione allestero di una parte rilevante delle prestazioni contrattuali17. La tecnica legislativa adottata nel nuovo art. 832 cod. proc. civ. consiste nella applicabilit della disciplina dellarbitrato rituale domestico, fatte salve le disposizioni derogatorie o integrative dettate dagli artt. 833 838 del codice di rito, concernenti la forma dellaccordo compromissorio, la determinazione del diritto sostanziale applicabile, la lingua dellarbitrato, la ricusazione degli arbitri, la fase di deliberazione del lodo, la impugnabilit del medesimo18. Restano salve, logicamente, le norme stabilite in convenzioni internazionali19: oltre che alle convenzioni bilaterali in materia di arbitrato, il riferimento alla Convenzione di New York del 1958 e, principalmente, alla Convenzione di Ginevra del 196120. Il problema stabilire se la salvezza delle norme delle convenzioni internazionali implichi una deroga alle norme del codice di procedura civile, ovvero se le norme della Convenzione di Ginevra del 1961 si pongano accanto a quelle, potendo le parti e gli arbitri scegliere fra le une e le altre. A favore della soluzione pi liberale si pone la maggiore duttilit dellarbitrato rispetto al processo di cognizione davanti allautorit giudiziaria, mentre esigenze di certezza militano per laltra tesi. Secondo unautorevole orientamento, la salvezza delle norme stabilite nelle convenzioni internazionali permette di affrontare e risolvere i problemi di concorrenza fra norme nazionali e norme di convenzioni internazionali allinterno dellordinamento dello Stato non effettuando una scelta circa lapplicazione delluno o dellaltro tipo di norme a seconda del campo di applicazione delle norme stesse, ma attribuendo una sorta di contemporanea vigenza sia alle norme interne che alle norme internazionali 21. Di conseguenza, alle parti e ai giudici sono offerte due vie: avvalersi del diritto comune interno, ovvero avvalersi delle norme delle convenzioni internazionali. La scelta verr effettuata a seconda del risultato che, dati gli scopi concreti che le parti intendono perseguire in un caso concreto, i due gruppi di norme assicurano. In questo contesto, sembra esserci, quindi, la possibilit di scelta tra due gruppi di norme ugualmente vigenti nellordinamento dello Stato, e non una esclusiva applicazione delle norme delle convenzioni internazionali che possano esercitare una qualche prevalenza sulle norme interne22.