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P.

COLAGROSSI

'

>

L'AMTEATEO FLAVIO
NEI SUOI VENTI SECOLI DI STORIA

(CON

It

ILLUSTRAZIONI E

TAVOLE)

FIRENZE
LiBKEKiA Editrice Fiorentina

ROMA
Libreria " Propaganda
1913
,,

Quirioo Castello

fvif

PROPRIET LETTERARIA
Stabilimento Tipografico S. Giuseppe

Via Pandolfini 26, Firenze.

AL

R.MO P.

PACIFICO MONZA

MINISTRO GENERALE DEI FRATI MINORI

QUEST'UMILE LAVORO

INTOKNO AL GRANDE ANFITEATRO


IN CUI L'ILLUSTRE

APOSTOLO MINORIT

LEONARDO DA PORTO MAURIZIO


MEDIT SOVENTE

ED INSEGN A MEDITARE
LA PASSIONE DI CRISTO

INDICE GENERALE.

Prefazione
Inivoditzione

Storia generale degli antiteatri

.....
I.

l'ng.

P.\RTE

Dalle origini al secolo VI dell' era

volgare.

Capitolo Primo.

Edificazione

Dedicazione

comraeiiiorative

Spese approssimative

Feste inaugurali Epigrafi


.
.

Medaglie
.

l^'f(l-

31

Capitolo Secondo.

mensioni
Clipei

Descrizione della parte esterna

dell'

Anfiteatro Flavio

Di-

Architettura

Materiali usati nella costruzione

Perni e spranghe
Descrizione
Portici

Sezione.

(aptoln Terzo.
Ipogei

dell'interno

dell'Anfiteatro

.....
Flavio
Velario
,

Statue

/'ai/.

41

sotterranei

Cavea

Arena Anemoscopio
.
.

Architetto
<

Pacj.

53
103 125

'apitolo

Quarto.
al secolo

Spettacoli celebi-ati nell' Anfiteatro

Capitolo Quinto.

VI, ed abolizione dei medesimi L'anfiteatro Flavio danneggiato

.....
e restaurato
.

Flavio dall' inaugurazione


^ ffl

Parte

II.

Dal Secolo VI al Medio Evo

Capitolo Primo.

Capitolo Secondo.
feudale
'

Il
Il

Colosseo

Origine di questa voce

l^'Jff-

135
147

Il

Colosseo nel suo abbandono e poscia convertito in fortezza

Pag.

apitolo Terzo.

Colosseo nelle mani del Senato


.

Romano
.

.
.

Giostre in esso
. .

celebrate.

Capitolo Quarto.

Il
'

Colosseo danneggiato dal terremoto


S.

(a.

1349)
.

^'j7-

158
163

L'arcicon,
P'iO-

fraternit di

Sanctorum

,,

nel Colosseo

Parte
Dal secolo

III. tempi presenti.

XV

ai

<

apitolo Primo.

Varie vicende del Colosseo nei secoli


I

asportati

S.

XV e XVI

Travertini

Papi

il

Colosseo

Drammi

sacri

Chiesa della Piet

171

Chiesa di

Giacomo

Ospedale

darono

il

(colosseo

Sisto V.

......

Altre Chiese ed oratori che circon.

Pag.

vili

INDICE GENERALE

Capitolo Secondo. Capitolo Terzo.

Il

11

Colosseo nel secolo

XVII

213 217

Colosseo nel secolo

XVIII

Capitolo Quarto (secolo

avvenuti.
Capitolo Quinto.

...........
XIX).
Il

Colosseo restaurato e fatti contemporanei ivi

PagPag.

223
2jl

Scavi eseguiti nell' Anli teatro Fiaviu dal 1810 sino ai nostri

tempi

Parte

IV.

Controversie sull'Anfiteatro Flavio.

Capitolo Primo. Quest.

J".

lebrarono

le

naumachie

Capitolo Secondo. Quest. 2^.

?..,.....
Nella dedicazione
dell'
i

Anfiteatro Flavio, ove

si

ce-

Pag.

245 257

Quali soggetti erano rappresentati nei clipei?

Come erano

questi disposti?

Capitolo Terzo. Quest. 3^.

Capitolo Quarto. Quest.


falsa?

4'^.

Quanti erano? L' Anfiteatro Flavio e Martiri L' iscrizione " Sic premia servas
Appendici.

.... ...

Fag.

2G5

genuina o

Pag.

285

I.

II.

La

flora del

Colosseo

Iscrizioni e

frammenti epigrafici

......... .......

Pag.

337 347

PREFAZIONE.

L
viglioso

grandezza e magnificenza dell'antica


;

Citti

dei Cesari ri-

splendono tuttora nei suoi maestosi ruderi

e gli avanzi del

marane

ANFITEATRO FLAVIO,
i

di cui

m'accingo a

trattare, ce

sono una fulgida prova.


Gli incendi,
terremoti,
i

saccheggi,

le

fazioni

medioevali, le
gli

prepotenze dei baroni, la lontananza del Papa dalla sua sede,


sconvolgimenti
politici,

fecero disgraziatamente sparire


;

un gran
e

nu-.

mero
altre

di

monumenti romani

ma

la venerabile

mole dei Flavi


;

resist,

almeno

in parte, alle ingiurie dei


il

tempi e degli uomini

come

in

epoche

Colosseo fu l'oggetto nobile di profondi studi, cos


si

stimo debba esserlo ai giorni nostri in cui

nota tanto risveglio

per

le

cose antiche.
di
e,

La prima lezione FITEATRO FLAVIO,

archeologia pratica, io la ricevei nell'ANa dire


il

vero, rimasi tanto

ammirato della
in

sua storia e grandiosit, che


desiderio di farlo oggetto di

fin

da quel momento sorse

me

il

un mio studio

speciale, e di rendere

un contributo a quella mondiale maraviglia.

quel desiderio vago,

concepito anni or sono, divenuto oggi una realt.

Onde

evitare fi-equenti e forse inutili annotazioni nel corso del-

l'opera (specialmente

quando

si

tratter delle varie parti che costi-

tuiscono l'Anfiteatro Flavio e dei ludi ivi dati dagli Imperatori), m'

sembrato conveniente far precedere


ria

allo studio sul

Colosseo una

sto-

sommaria degli

anfiteatri in

genere e dei giuochi venator e gla-

diatori in ispecie.

INTRODUZIONE

Relativamente
stro
le

alle

memorie

cristiane che sono connesse col no-

monumento,

io le tratter

con franchezza e lealt

ed esporr

mie opinioni senza curarmi ne della congiura

del silenzio

della taccia
tra sono

d'ignorante ed ostinato

perch tanto l'una che


i

l'al-

armi ormai notissime di coloro

quali

tanto pi dan

vanto di sapiente

ad uno

scrittore,

quanto pi

(questi) si

mostra

audace nel distrug-gcre

l'antico, nel rigettare la tradizione, ecc.

(1).

Onde poi
razione, e

la

discussione delle principali controversie srte in


il

pi epoche sull'Anfiteatro Flavio, non interrompa

filo

della nar-

non distragga soverchiamente


piante, finalmente, o la

il

lettore,

ho creduto cosa

utile trattarle

separatamente nella IV parte

di questo studio.

Le numerose
nonch
i

famosa

flora del Colosseo;


for-

frammenti epigrafici rinvenuti nel nostro Anfiteatro,


il

meranno

soggetto di due rspettive appendici.

(1)

Fmc. Pascendi.

INTRODUZIONE.
STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI.

I
J_L mondo
i

vinto, scrisse Giovenale,

si

vendicato dando a

Roma

tutti

vizi .

Triste

ma

incontestabile verit!
i

Prima

infatti

che

la

romana Repubblica
;

soggiogasse l'Oriente,

costumi del suo popolo erano semplicissimi

la

guerra

e l'agricoltura formavano la sua precipua occupazione, e spesse volte gli stessi


magistrati,
i

consoli,

dittatori, ecc., spirato


i

il

tempo

della loro carica, depo-

nevano

la toga e

tornavano a coltivare
alle
;

loro poderetti.

Ma

eccoci alle guerre

Puniche! Eccoci
le

guerre Macedoniche!
e,

Roma

conquista progressivamente

province orientali

a misura che essa s'avanza nelle conquiste, di pari

passo degenera la semplicit dei costumi del suo popolo. Colle nuove genti

vengono

in

Roma
ed
il

le

ricchezze

colle ricchezze

vizi.

Ma

l'oro

lusso

erano un privilegio dei

soli

nobili

di

quei nobili,

che, inviati a governare le conquistate regioni, tornavano in patria carichi di

ricchezze e sfoggiando un eccessivo lusso orientale.


rito,

Il

basso popolo, immise-

cencioso, ozioso, a causa dei grandi latifondi, addivenne la piaga di quel


i

tempo. Alle oneste occupazioni preferi tosto


l'agricoltura la sjhaeromachia
(1),

divertimenti ed
scacchi
(3),

passatempi
;

al-

la

mora

(2), gli

ecc.

e principi

(1)

Attento a non fare oltrepassare


all'

il

prefisso

termine

al

trigon,

alla pila

velox,

alla

pila pagatiica.
(2)
(3)

harpashim

ecc.

Dal greco nmpv, idest stultrum lusus (Micare digitis). Latrunculorum hidus. Dal tedesco Scach ; latro. Cf. Antiquitatimi Rom. 1. V, p. 306. lohanns Rosini, ciin notis doctisnimis et locupleiitssimis ThOmab Demsteui I. C. ecc. PyrrhuK Epirota sfrafagematum peritisshmis, primus, quemadmodum ea disciplina traderetur per calculos ostendit in tabula. (Donatus Gkammaticus in P. Terentii Eunuchi, act. 4,

se. 7,

adillud: Idem hoc iam Pyrrhus factitavit).

Ammian., Marc.

(1.

XXIV)

{De

ira, e.

XIV) attribuirono l'invenzione

del giuoco dei scacchi a Chilone.

e L. Seneca, Giovanni Sare-

SBERiENSE {PoUgraf., 1. VI) ad Attico Asiatico. Ma pi probabilmente ne fu l'inventore Palamede, figlio di Nauplo, ncH'as.sedio di Troia, come dimostra l'autore Antiq. Noni, gi citato.

4 a maggiormente bramare
ritenendoli

INTRODUZIONE
gli spettacoli pubblici,

ed a reclamarli con esigenza,


importanza.
I

come

istituzione

sacra e di
i

somma
i

governanti ac-

condiscesero alla

brama popolare, ed
di questa

nobili ambiziosi

approfittarono, molto

bene ed a loro pr,

congiuntura:
i

primi

si

servirono degli spettacoli


il

come macchina

della lor politica, ed

secondi per cattivarsi

favor popo-

lare, carpire magistrature, ricche

province ed autorit sul popolo.


agli spettacoli circensi, pei

Turbe immense accorrevano entusiaste


nutrivano special predilezione
;

quali

e gli stessi giovanetti prossimi alla pubert (i)

abbandonavano
Giano in un

volentieri

il

loro

turbo (trottola) ed

il

trochus, o smettevano
la' testa

di gettare in aria la
di
la
lato,

moneta

sulla quale

eravi effigiata, per lo pi,


(2),

ed una nave nell'altro

per recarsi al circo ad aprire

pompa.
Giovenale
ci

descrive

costumi dei suoi tempi

nota in peculiar

modo
le

questo sfrenato gusto del popolo romano, e dice che quelle stesse masse
quali

un

di affidavano

il

comando,

fasci, le legioni, restrinsero poi


(3).
il

loro de-

sideri al

pane ed
se
i

agli spettacoli circensi

Ma
le

romani trovarono nel circo


le

loro

preferito

diletto,

non trascumeno,

rarono per

gare atletiche,

il

teatro, gli.

spettacoli gladiatori, n, molto

venationes, le quali,
il

come
il

in

breve vedremo, diedero origine agli


(oggetto,

anfiteatri.

Di questi

pi famoso
cui

FLAVIO

come dicemmo

nella prefazione,

di questo lavoro), le

memorie

storiche e monumentali, dalle origini ai

tempi presenti, prenderemo ad esporre, dopo aver data una nozione storica
e

sommaria

sugli anfiteatri in genere, sullo scopo della loro invenzione e sui


si

pubblici spettacoli che in essi

solevano dare.
* * *

Fra
di

gii ediflz destinati ai


l'

pubblici spettacoli, l'anfiteatro

fu,

per ragione
i

tempo,
i

ultimo.

La voce

anfiteatro di origine greca, sebbene non


g'

Greci

ma

Romani ne

siano stati

inventori. Gli antichi

si

servirono dell'anfitea-

(1) (2) (3)

Dionisio d'Alicarnasso,

1.

VII,

e.

LXXII.
exclamabant
:

Mentre

la

moneta era
V.

in aria, pueri

" Capita!

,,

aut " Navim!

,,.

Giov., Sat. X,

81 et seg.

Imperium,

Nani qui dabat olim omnia, nunc se Continet atque dnas tantum res anxhis optai :
fasces, legiones,

PANEM ET
Era tanta
la passione del

CIRCENSES.
i

popolo romano per

pubblici spettacoli, che,


i

fin

dalla mezza-

notte precedente ai giuochi, incominciava ad occupare

posti gratuiti (Suetonio, in Calg. 26).

STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI


per
la

tro

giuochi gladiatori e per le venationes

ma

queste e non quelli


i

fu-

rono

causa della sua invenzione. Prima che


i

gli anfiteatri esistessero,

gla-

diatori dav.ano gi

loro spettacoli

e la costruzione del

pi
i

celebre

degli
(1).

ANFITEATRI
Ninno pens a

fu intrapresa

da un imperatore che non amava


sorta di
edilzi,

gladiatori

Roma

tal

fino

a che

la

conquista di remoti
il

paesi, la potenza e le ricchezze

non eccitarono nell'animo dei Romani

de-

siderio di possedere incognite belve e di vederle ferocemente combattere.

L'anno 502

d. R., L. Cecilio

Metello, Pi'oconsole e Pontefice, riportava


il

una
nella

clamorosa vittoria sui Cartaginesi. Palermo fu


disfatta,
il

teatro della battaglia


i

e,

vincitore

s'

impadroni

di

142 elefanti,

quali

furono condotti in
edifizio, tra
i

Roma ed

introdotti nel Circo

Massimo, a quei tempi unico

desti-

nati agli spettacoli,

men

disadatto degli altri per quella pericolosa e gigante;

sca rappresentazione. Gli elefanti furono uccisi a colpi di strale


pot attrarre l'attenzione pubblica, altro non
delia cosa. Quello spettacolo, infatti,
I

e se

il

fatto

fu,

a mio parere, che per la novit

non

fu

una caccia, venatio,


di

ma un
il

macello.

Romani, d'altra parte, volevano sbarazzarsi

tanto peso:

nutrimento e

la

custodia di quelle bestie colossali gravavano non lievemente l'erario pub;

blico

e vollero, inoltre, abituare la plebe a vedere quelle moli, che sovente


fu

doveano combattere a campo aperto. Questa circostanza


di

nondimeno capace
;

muovere nell'animo

del popolo

il

trasporto per le venationes


(2),

e pi tardi,

nell'edilit di

Claudio Pulcher, secondo Plinio


(3)

o ai tempi di

Pompeo,

se-

condo Seneca

ed Asconio

(4),

principiarono le cacce elefantine.

La caccia
Tito Livio
(6)

di altre bestie fu introdotta


ci

dopo

la

seconda guerra Punica

(5).

dice

che

lo

spettacolo degli atleti e la caccia dei leoni e


la

delle pantere si videro in


cio, dati

Roma, per

prima

volta, nell'anno 568

nei giuochi,

da M. Fulvio Nobiliore per un voto da questo

fatto nella guerra

contro

gli Etol.

Da

allora in poi s'importarono dall'Africa innumerevoli belve


si

le quali,

senza distinzione di specie,

dissero africanae

(7).

Lo

stesso sto-

rico (8) ci narra le solenni feste celebrate nel 686 d. R. dagli edili curuli Na-

sica e Lentulo.

(1)
(2)
(3)

Dio., 66, 25.

Plinio,

1.

Vili,

e.

VII.
e.

Seneca, De
Dio.,

brev. vitae,

XIII.

(4)

AscoN., In Pisonan.
1.

(5)
(6)

XXXXIII.
1.

Tito Livio,

XXXIX,

e.

XXII. Athlefarum quoque certamen tum primo liomanix

specfaculo fuit, et venatio data eonum et paitherarum.


(7) Id.,
(8)
1.

Loc.

cit.

XLIV, e. XVIII. Et iam magnfieentia


et

crescente

notatimi

est

tudis circeiisibus,

L.

Cornelii

Scipi.onis

Nasicae

P. Lenttdi edilhim

curuUum

sexoffinta tres a/ricanas et quinquaginta ur-

SOS et elephantos liisisse.

INTRODUZIONE
Frattanto erasi introdotto presso

Romani

1'

uso cartaginese di

esporre

alle

belve

disertori stranieri. Scipione Africano minore, imitando Emilio Paolo,


(1)
;

suo padre, die giuochi, nei quali espose alle belve disertori e fuggiaschi
e questo fatto ci viene confermato da Valerio

Massimo

(2).

Questa pena fu

poscia estesa, nelle province, anche ai cittadini romani

(3).

La magnificenza

delle venatinnes

and progressivamente crescendo. Quegli

che dava uno spettacolo, ambiva sorpassare nella sontuosit chi avealo dato
precedentemente. Seevola, nella sua
molti leoni
(4),
i

edilit,

celebr per primo la caccia di


;

quali furono esposti nel circo, legati

perch, essendo questo

per sua natura indifeso, la ferocia di quelle belve poteva produrre funesti accidenti. Il

primo che die mostra

di leoni sciolti fu' Siila nell'anno


si

660

d. R. (5).

da credersi nondimeno che a tutela degli spettatori

costruissero provvila dedica-

sori ripari,

dacch sappiamo che quando Pompeo, per festeggiare

zione del suo teatro, die un combattimento con elefanti, questi furono esposti
nel circo racchiusi entro cancelli di ferro
Gli elefanti inaspriti per l'uccisione di
:

e guai se cosi non


loro,
il

si

fosse fatto

uno di

tentarono di erompere in

massa con grande sgomento e spavento

di tutto

popolo

(6).

Talch Cesare,

dieci anni dopo, nell' inaugurazione del suo Foro, volendo dare venationes ed

un combattimento
Nel 695

cogli elefanti, a
(7).

maggior difesa degli spettatori fece scavare

attorno al circo un euripo


d. R.

Scauro mostr per la prima volta un ippopotamo e cinque

coccodrilli, pei quali fece scavare

un canale a bella posta

(8).

Nel 6d8

il

sud-

detto
leoni,

Pompeo, a
i

fine di festeggiare la

dedicazione del suo teatro, espose 500

quali tutti rimasero uccisi.


la

Essendo giunta tant'oltre


ogni di pi comuni
teatri,
;

magnificenza di questi spettacoli, e divenendo

poich

gli edifci destinati ai giuochi,

come

circhi ed

non presentavano per

le

cacce l'opportuna comodit, e d'altronde non


(9);

offrivano la sicurezza necessaria agli spettatori

fu

d'uopo immaginare un

(1)

Epist. di Liv.,

1.

XXI.
a Cic,
e.

(2)

L. II,

e.

VII, 13-14.
a.

(3) Lett. di Pollion.


(4)
(6)

710
20.

d.

R.

XXXII,

1.

delle famigliari.

Plinio,
Sbn.,

1.

Vili,

XVI,

De

hrev. vitae, e. XIII.

Primus L. Sulla

in circo edidit soluios,

quum

alio-

quin alligata darentur,


ludis. Cf. Dio., c.
(6) (7)
(8)
(9)

ad, coiftciendos eos

missis a rege Bacco iaculaioribus.

De Pompeii

XXXVIII-XXXIX.
1.

Plin., Hist. Nat. Vili, 23.

Plin., Hist. Nat.,

Vili,

e.

VII.

SuET., In Caes.,
Plinio, Ioc.

e.

XXXIX,
XVII,

Plinio,
24.

Ioc. cit.

cit., e.

Nel circo

gata,

ma

la visuale era impedita non solo dalla sua forma eccessivamente prolunanche dalle mte, dagli obelischi e da tutto ci che sorgeva sulla spina, ingom-

brando buona parte del circo

stesso.

STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI

imovo

edifizio

che unisse la sicurezza e

la

comodit del teatro per


gli

gli spet-

tatori all'ampiezza

ed alla vastit del circo per

spettacoli

vastit che do-

veasi anch' essa ridurre in

modo che

pi circoscritta ne fosse l'arena.

Fu

al-

lora che Cesare, ispiratosi alla novit di Curione, assai per fermo adatta allo

scopo, uno ne costrusse di legno

(1),

l'anno 708 d. R. allorch f celebrare vari

giuochi onde solennizzare la dedicazione del suo Foro e del tempio di Venere
genitrice
(2).

Volendo Curione

(3)

sorpassare Scauro

nell'artifizio,

giacch non poteva


(4),

sorpassarlo nella sontuosit dei giuochi di recente celebrati

costrusse due

grandi teatri lignei,

1'

uno vicino

all'altro

(5).

Terminate

le

rappresentazioni

drammatiche e mimiche, e
con
tutti gli spettatori,

tolte le scene, questi


i

due
:

teatri si

facevano girare

sopra

rispettivi cardini (6)

chiudevansi insieme, ed
circolare,
la

unendosi ambedue

gli emicicli,

formavano un teatro

cui arena

presentava un vasto campo, attissimo a celebrarvi

gli spettacoli gladiatori.

Meccanismo maravigiioso!
zione

Plinio

(7),

non lontano da quell'epoca, oltremodo

meravigliato ed attonito, confessa di non sapere se meritasse pi


il

ammira;

genio

dell'

inventore o
l'

il

ritrovato

l'

artista

chi

lo

esegui
il

il

coraggio di chi l'ordin o

imperturbabilit del popolo Romano,


(8).

quale

si

sottomise ad un tanto azzardato esperimento

inutile ricordare
si

che questa

macchina agi per


e,

soli

due giorni

il

terzo di

non

os farla di nuovo girare;

lasciati

due emicicli congiunti,

si

costruirono in mezzo ad essi le scene

(1)

Dio., 43-22.
43-2;!.

(2) Id.

(3)

A. d. R. 701
teatro di Scauro, per qu.into fosse provvisorio, pure pareva (dice Plinio) dovesse

(4) Il

sfidare

.secoli.
il

Aveva 360 colonne


dorato
;

in tre ordini soprapposti


la

il

primo

di

marmo,
"

il

secondo

di vetro, roti

terzo di legno
II, voi.

sua capacit fu
Anfit.
e.

di 80.000 spettatori. (Cf.

Il

Buonar-

Serie
(5)
(6)

V, Marzo 1870.
1.

Flavio per l'architetto L. Tocco).

Plinio,- //s^ Nat.,

XXXVI,

XV.

CoU'aiuto, forse, di ruote, rulli e palle metalliche. Ecco le parole di Plinio {Hist.

Nat.,

1.

XXXVI,

e.

XXIV)

C.

Curio, qui bello civili in Cae.sariani.t partibus obiit, funebri patris munere,

cum

opi-

bus aparatuqtie non posset superare

Scaurum .... Ingenio

tium
in

est scire

quid invenerit,
fecif

et

gaudere moribus noscris,


e

utendum fuit, operae preac nostro modo nos vacare maiorea.


ergo
se aversis,

Theatra duo iuxta

amplissima

Ugno, cardinum singuloruni versatili suspensa libramento, ne invicem obcontra starent, postremo

quibus utrisque antemeridiano ludoi'um spectaculo edito inter se


iit

streperent seenne; repente circumactis

iam

die discetidentibiis ta-

bulis et cornibns in se coeunfibus faciebat

amphithbathum,
circumferens.

et

gladiatonim spectacula edbat

ipsum magis auctoratum populum


(7) (8)

Romanum

Loc.

cit.

Questa maraviglia oggi a noi sarebbe incredibile

se, oltre

ad

altri autori,

non

l'acceril

tasse Cicerone, che forse

fu nel ninner degli spettatori; in quel

teatro, dice Plinio, tutto

popolo

Romano fu
,,

esposto a poter perire


loc. cit.).

come dentro una gran nave in mare. (Dal Period.

"

Il

Buonarroti

INTRODUZIONE
le quali poi si disfecero,

temporanee,

restando fermi

gli spettatori.

Questa no-

vit di Curione, cui s'ispir Cesare, questo ligneo edificio die l'idea primiera
del Teatro venatario
(1)

Romano ANFITEATRO.

Il

nome

e la cosa ebbero origine ad un tempo. Calpurnio lo disse


lo

ovum

(2);
;

Strabene e Dionisio, ambedue dell'epoca augustea,


e di questa stessa voce
....

chiamarono anfiteatro
(4) scrisse
:

si

servi Vitruvio

(3).

Ovidio

structoque utrimque theatro

Ut matutina cervus periturus arena.

Amphitheatrum dietimi ed ex eo quod sedes undiqite in orbem habeat sine ulta scena (5). E Cassiodoro Cum theatrum quod est hemisphaerium, grecae dicatur Amphitheatrum, quasi in unum juncta duo visoria, rect constai esse nominatum. Ed altrove: Ovi speciem eius
Dione
:

Theatrum venatorium quod

et

arena concludens
Tauro

*
....

All'anfiteatro ligneo eretto T. Statilio


(6)

da Cesare, ne segui uno di pietra edificato da


Marzio;
e

nel

Campo

successivamente ne vennero

edi-

ficati altri in
l'

Roma, nei municipi,


Statilio

nelle colonie italiche ed in altre citt delil

Impero
il

(7).

Tauro eresse

suo anfiteatro per suggerimento di Au-

gusto,

quale avea progettato l'edificazione di uno che fosse degno della


(8)
:

metropoli del mondo, e pensato di erigerlo media urbe


eifettuato
di Statilio

progetto pi tardi
il

da

FI.

Vespasiano. In Roma, per molto tempo, vi fu


(9).

solo anfiteatro

Tauro

Caligola principi a costruirne


edific

un

altro,

ma

non

lo

port

a compimento

(10).

Nerone ne

uno

di legno (11).

(1)

Dio., XLIII, 22. Fino agli ultimi tempi della Eepubblica in

Koma

gli anfiteatri

erano

di legno. (ViTR., 10, pref. 3; Dio., 37, 88. Innalzati nel Foro,

Cic, Pro
II, etc.

Ses<. 58.

Livio, 23, 30; 31, 50.


(2)

Prof., 4, 8, 76;
Due teatri

Vitr.,

5, 1

Plut., C. Grac,

1.

In Bticolico de venat. Carini. Et geminis

medium

se

molibus alligat oviim.

uniti insieme
(3)

danno appunto
e.

la figura di

un uovo.

L.

I,

7,

(4)
(5)
(6)

In m^t. 11, 25.


Loc.
cit.

Dio., 51, 23; SuET., Aug. 29.

(7) I (8)
(9)

pi famosi, dopo
e.

il

Flavio, furono quelli di Verona, Capua, Nimes, etc.

SuET., in Vesp.,

IX.
p. 32.

V. GuARiNi., Fasti duunivir.,

(10)

SuBT., Calig., 21.

(11)

Tac, Ann.

XIII, 31. Suet., Ner., 12.

STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI


L'anfiteatro fu

adunque

un' invenzione

del

tutto

romana

(1)

e lo scopo
gli

principale e piimario di questo edificio fu la venatio


tacoli gladiatori
(2).

; il

secondario,

spet-

Ed

ora,

prima

di

dare un cenno sommario


ai lettori

di questi spettacoli,

crediamo

opportuno presentare

un quadro generale

delle parti costituenti

un

anfiteatro, riservandoci di parlarne


dell' ANFITEATRO FLAVIO.

pi minutamente allorquando tratteremo

* *

Le

parti esterne
i

di

un anfiteatro consistevano nelle arcuazioni che


per la comoda comunicazione tra

for-

mavano
I

portici; questi poi servivano

le

gradinate dei diversi piani, e per riparo agli spettatori in caso di pioggia.
portici

constavano
;

di corridoi,

ambulacra

2"

di

accessi in piano alle

scale, itinera

3" di scale, scalae.


:

Le principali parti interne erano


ovale, ed
alle estremit dell'asse

l'arena e la cavea.

La prima avea forma


l'in-

maggiore s'aprivano grandi porte per


il

troduzione delle fiere nella 'mostra precedente


lenne ingresso della

periodo dei giuochi, pel so-

pompa gladiatoria
per
le

e per l'estrazione dei caduti nella lotta.

L'arena degli anfiteatri era generalmente pensile, e nei sotterranei, hypogaea, v'erano
le celle

belve, e vi
(3).

si

facevano monovrare

le

macchine,

pegmatd,, per gli improvvisi spettacoli


(1)

Nel Dizionario epigrafico del

De

RufioiERi leggesi
si

Nella

Campania
.

gli anfiteatri

esistettero

prima che in Roma. In Pompei


e

costrusse nel 684 d. R.

(IMi. A.

Roma

1895).

Allude senza dubbio agli anfiteatri


tona sugli anfiteatri etruschi

stabili. Il

Guazzesi, in una dissertazione tenuta


anfiteatri. (Cf.

in Cori

particolarmente su quello di Arezzo, cerc dimostrare che


l'idea ed
il

Ro-

mani appresero dagli etruschi


incontr molte critiche^
anfiteatri toscani ecc.
p. 427). Il alle

modello per fabbricare


Cortona.

Saggi di disil

sertazioni accademiche lette nell'accademia di

Roma

1738, p. 9).

Ma

suo lavoro

quali

egli
(Cf.

rispose con

un Supplemento
II, p.

alla dissertazione degli

Venezia 1739.

Raccolta di

opu.<coli .scientifici e filologici.

GuATTANi (Roma

descritta ed illustrata.
la

Tom.

2)

crede che

Tom. XX, Romani ap-

prendessero dagli Etruschi l'uso e

forma tanto dei


di ritenere

teatri

quanto degli

anfiteatri.

Si-

milmente e pi recentemente, a

il

Ni.spi-Landi (Storia dell'ani, citt di Sidri, p. 527,

Roma

1887),

seguendo l'opinione del Dennis, scrisse

come woZto

]oro66fe che gli anfiteatri sorti


piit

Roma

si

modellassero massimamente

fni

quello di Sutri,

come

vicino.

Noi siamo

inti-

mamente persuasi di quanto affermiamo nel testo. (2) Le naumachie si diedero nell'anfiteatro rarissimamente
nari.

come

spettacoli straordi-

A
(3)

suo luogo parleremo diffusamente di questi navali combattimenti.


Talvolta
il

volgo chiam l'anfiteatro arena, ed anche, come vedremo, cavea. Tacito

scrisse: Spectacula gladiatorum

idem

ille

anmis

haniit,

pari magni ficentia ac priora

sed fae-

minarum Senatorumque

illustrium plures per


.
. .

arenam

faedati sunt.

Giovenale

et

inunicipalis

ahenab

Perpetui comites.

In Suetonio leggiamo
cedit. In Capitolino
:

Eqiiestrem ordinem ut scenae akenabque devotum assidue proMultus qui secum in arena pugnassent, se Praefores videre. E nell'editto
:

10

INTRODUZIONE

La cavea era
cava
ad imbuto
(2)

la parte
(1).

ove sedevano

gli spettatori.

La sua forma era


in

con-

Nei maggiori anfiteatri la cavea dividevasi in podium,


:

gradatio

e porticus

in questi la

gradatio era divisa


;

pi ordini dalle

praecinclioies, secondo l'altezza dell'edificio


tio

nei minorj, in

podium

e gr^ada-

indivisa.
Il

podium era

il

terrazzo che circoscriveva immediatamente l'arena

ed

essendo la parte pi prossima allo spettacolo, era altres la parte pi distinta.


Elevavasi dall'arena tra
i

12 piedi
di reti

era fornito di parapetto, e difeso

dagli assalti delle fiere per

mezzo

metalliche e di altri artificiosi ordigni.


i

L' Imperatore, la famiglia imperiale,


stali,
il

principali magistrati, le vergini

Ve

pretore e l'editore dei giuochi prendevan posto nel


il

podium

(specta-

bant ad podium),

quale era elegantemente ornato.

arbmam depugnandi caussa ad bestias intrcmiissus fiierit. E qui ci domandiamo Perch l'anfiteatro si disse pur anche arena ? Non v'erano per avventura strati d'arena anche sul suolo degli stadi, ecc.? Una sagace risposta ce l'offre Lipsio {De Amph. lib. Ili): Strafa : sed non admissa, cave credali, quotiensque damnari in arenam, arena mitti, taliaque
degli Edili: Quive in
:

in lurisconsultis sive historicis legis f caute accipian de ferro tantum, aut cuUro, idest, gladiatoribus
:

aut vbnationb,

et

magia pr
:

ista.

Imperator quidem dare discriminai ecce a

circo.

(Lege Vili, Gap. de repudiis)


vel theatralibus, vel

Nec ulto modo uxorem


Maffei,

expellet nisi adulteram, vel circensibus,

arbnarum
(v.

spectacnlis se prohibente gaudenteni


loc. cit., p. 98).

Anche

il

circo,

bench pi

raramente,
(1)

si

disse ai-eia
la

Eziandio
:

voce cavea fu usata

leggesi

Alter

i?i

amphitheairali cavea,
:

(Contra Marcion.)

tes circi furentis et

Quid? non in oaveab saevientis,


parabularii,
et

in luogo di anfiteatro. In Ammiano (1. XXIX) cum adfuturus spectaculis introiref. In Tertulliano omnem lbidinem ebullis? non frequentas solemnes volupta:

et

scenae lascivientis ? Salviano scrive


:

Quidquid
feris

irti-

moderationis in circo, quidquid furoris in caveis. G. Firmico


venatores,
arenarii,
:

Nati subsidere caniculae, erunt

qui sub conspectu populi in caveis

cum

pugnent.

E Prudenzio

Quid pulvis CAVBAB scmpcr funebris


Amphitheatralis spectacula
Alle Vestali poi, che
si

et illa

tristia ai

pompae

portavano ad assistere

gladiatori spettacoli,

rivolge queste

parole

Inde ad consessum cavbab pudor almus


Sanguinis
et pietas.
et

et

expers

Apuleio dice

Dies ecce muneri destinatus oderai,

ad conseptum caveae, proseguente


:

populo, pompatico favore deducor. Tertulliano finalmente


cit.,
e.

.si

lectio recia est (dice

Lipsio, loc.
ce-

II)

CAiiLAM eiiam in
illa

libello

Db Spbctaculis
vidit,

dixit,

nove magis

quam

improprie:
et

ierum qualia
gratiora.
(2)

sunt quae nec oculus

nec aiiris audivit f credo circo


sit

omni stadio
teatro

Ubi ea voce includit eiiam Theatnini nisi

legendum cavea.
di

L'uso della voce gradatio per indicare


di Vitruvio,
et
il

il

complesso dei gradi


(1.

un
al

non
e.

mio

ma

quale, parlando del teatro


copiis

V,

e.

Ili), dice
fieri

Insuper fundamenta

lapideis

mannoreis

gradationes ab

stibstractione

debent.

1.

V,

VI:

Tectum porticus quod futurum est in summa gradationr cum scenae altitudine libramentum perficiatur. Ora essendo il complesso dei gradi di un teatro e di un anfiteatro della stessa
natura, ho creduto di poter rettamente adoperare quella parola.

STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI

11

Le praecinctiones, zone
iter
(1),

verticali,

a pie delle quali girava un


diversi,
distinti,
i

viottolo,
s'al-

dividevano la g-adatio

in ordini

quali

a misura che

lontanavano dal

podhim divenivano meno

ed erano occupati con un

certo ordine gerarchico.

Prima della legge Rosela

tutti gli spettatori

sedevano alla rinfusa

(2).

Plu-

tarco dice che ai tempi di Siila anche le

donne sedettero miste

cogli uomini,
(3),

ma

che poi Ottaviano

le

separ, e volle che sedessero nel luogo pi elevato

e quindi pi appartato dall'arena.

Vomitoria erano
i

le

aperture o porte per

le quali

il

popolo sboccava su

gradus o

sedili.
i

Scalarla venivano detti


quali gli spettatori
sui rispettivi sedili
:

piccoli gradini corrispondenti ai vomitoria, pei


salire

poteano comodamente
e poich
i

o scendere, onde collocarsi


lo

vomitoria erano disposti a scacco, e


si

spazio

fra tre scalaria costituiva

un cuneus, perci

design col

nome

di

cuneus

ciascuna delle grandi sezioni della cavea.


I posti si

distinguevano fra loro per una linea che trovavasi nei sedili

stessi,

ed

il

luogo assegnato dicevasi locus. Per evitare ogni possibile confu-

sione, ciascuno spettatore

dovea premunirsi
:

di

una tessera d'ingresso,


cio,

la

quale

presentavasi ai designatores

a quegli

ufficiali,
il
.

che
il

si

trovavano
il

in cia-

scun vomitorium. Nella tessera indicavasi


i

cuneus,

gradus, ed
.

posto o

posti

da occuparsi

cosi, p. e.,

CVN

IH

GRAD

IV

LOG

I falliti

e coloro che
(4).

aveano disperse

le loro

facolt,

venivano confinati

in luogo separato
I

sedili

spettavano a coloro
ordine gerarchico
;

quali

li

occupavano, purch appartenessero

al rispettivo

ma

lasciati,

anche per breve tempo, perdeca-

vansi. Gi

si

deduce chiaramente dalle parole che Augusto diresse ad un

valiere romano. Io, disse questo Imperatore,

quando voglio desinare,


perch
noti

me ne
venga

vado a casa.

Il

cavaliere rispose
il

Tu puoi

farlo,

temi

ti

da

altri occupato

posto

(5).

Era severamente proibito

ai

graduati assistere agli spettacoli senza


(6).

in-

dossare l'abito che noi diremmo di etichetta

semplici cittadini doveano


il

indossare la toga. Si riteneva per cosa indecente

bere mentre celebravansi

(1)

ViTRUV.,

1.

V,

c.

Ili,

{Praecinctiones) ncque altiores guani quanta pkabcinctionis

iTiNERis
(2)
(3)

sit latitudo.

Val. Max., V,
SuET., in Aug.,

51.
e.

XLIV.

(4)
(5) (6)

Cic, Phil.
QuiNT.,
Cf.
1.

2.

VI,

e.

III.
I,

Martial., IV, 2: Cic, in Pison. Ap. Lips. Sat.

13.

12

INTRODUZIONE
Lampridio dice
di

spettacoli anfiteatrali (1); e

Commodo
stesi

esser questo

stato

uno spudorato, precisamente perch soleva bere


Gli spettatori

nell'anfiteatro.
sui gradi di pietra.

sedevano su appositi
i

assi

lignei,

Ai tempi di Caligola
tavola
(2).

Senatori usarono cuscini, onde non sedere sulla nuda


Senatori sederono sulle seggiole, e
di
1

Pi tardi

loro cuscini pas:

sarono agli Equites. Augusto sed sa

una sedia curule


molte medaglie
,

(3)

Tiberio e Sciano

usarono sedie dorate (4). La forma di queste sellae


dica Orazio
(5),
il

si

vede

in

la

materia ce

l'

in-

quale

le

dice

curule ebur

d'avorio; esse

competevano

a varie dignit

(6).

Seneca
alla

(7)

rammenta che
odorosi,
i

dal fondo deiranfteatro

si

facevano salire fino

cima

liquidi

quali schizzando in aria, spargevansi a guisa di


si

minutissima pioggia. Queste effusioni


presso l'altro Seneca
(8),

dissero sparsiones,

o,

come

leggesi

pioggia profumata.

Gli spettatori venivano riparati dai raggi del sole


ste costituirono poi
il

da tende, vela

e que-

famoso velariuni,
*
* *

di cui

ben presto parleremo.

Gli spettacoli che

si

celebravano nell'anfiteatro facevano parte, come

tutti
(9),

gli spettacoli, della religione

pagana

ed erano sacri

la

caccia a Diana

(1)
(2)
(3)

QUINT.,
Dio.,
1.

1.

VI,

e.

II.

LIX.
XLIII.

SuBT.,

e.

Commiasione

ludorum

quibiis

Theatrum Marcelli dedicami

evenit

ut laxatis SELLAE cuRULis compagibus (Augustus) caderet supinus.


(4)
(5) (6)

Dio.,

1.

IILX.
6.

L.

I,

Ep.

Leggesi in Dione che fra

gli

onori decretati a Giulio Cesare v'era

Deinde ut

semper curuli

sella sederet, esceptis ludis

(Dio.,

e.

XLIIII).
si

quei tempi era dunque proi-

bito agli spettatori l'uso di dette sellae.

Pi tardi per

collocarono queste nei luoghi dei


la

pubblici spettacoli
(v.

anche per onorare personaggi assenti, nonch


lib., e.

memoria

dei defunti

LiPS.,

De Amph.

XI). Tacito
decreti....

(2, 83)

narrando del

S. C. per le

onoranze funebri a
locis, su-

Germanico dice:
(e.
I.

honores

ut sedes curules sacerdotum aug-ustalium


.

perque eas querceae coronae statuerentur


1.

V. etiam

il

framm.

epigr.

VTIQVE

e(c.

VI, 912).

(7) (8) (9)

Nat. Quint.,
Contr.,
1.

1.

II, e.

IX, ep.

90.

V.

Marziale usa la voce Diana per Venatio: Inter Caesareae discrimina saeva Dianab.

La

caccia era pur dedicata a Giove, tanto Laziale quanto Stygio o Infernale.
:

Del primo ce
qui-

ne parla Tertulliano (Apolog.)

Ecce in

illa religiosissima

Aeneadnnim urbe

est lupiter

dam, quem ludis suis hum,ano sanguine proluunt. Sed bestiariorum, inquitis, opinor hoc miEd altrove {Adv. Gnosi.) dice Sed enim Scytharum Dianam, Galnus quam, homimim. lorum Mercurium, Afrorum Saturnum, victima humana placari apud saeculnni licuit. Et

STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI combattimenti gladiatori a Marte Prudenzio chiama

13

(1).

ludi gladiatori triste

sacrum.
Negli spettacoli venatorl
quegli che
I
i

combattenti dicevansi venatores e bestiarii, e


o niunerator.

dava
i

giuochi

appellavasi editor o munerarius

questori,

pretori, e specialmente gli edili, nell'epoca della Repubblica,


la

onde

cattivarsi,

come dicemmo,

benevolenza del popolo e quindi poter ascen-

dere pi agevolmente a pi alte cariche, furono coloro che pi particolar-

mente davano
ratori e

tali spettacoli.

Durante l'Impero furono celebrati dagli Impe


al

da quei che venivano promossi

consolato. I magistrati
alle

tanto al

tempo della Repubblica che dell'Impero imponevano tasse


affrontare le spese dei giuochi che
si

province per

celebravano in Roma. Cicerone esim

Latio ad hodiernum lovi media in urbe


lupiter

cum Hammon

dicitur, habet cornila

humanus sanguis itigustakir. F. Minuzie aggiunge : et cum Capitolinus, tunc gerii fidmina, et cnm
:

Latiaris cruore perfunditur.

Di Giove Stygio

o infernale ce

ne parla Prudenzio

Quid pnlvis Caveae semper funebris


Amphitheatralis spectanda tristia

f et illa

pompaef
in
istis

Hae stmt

deliciae

lOVIS INFERNALI S,

Arbiter obscuri placdus requescii Averni.

Il

suUodato Minuzie dice pur anche


est,
e.

htur,
et

quod Saturili filio dignum noxii uomini il Lipsio (Ice. cit.,


et,

mali

Hodieque a Romanis Latiaris lupiter homicidio coet noxii hominis sanguine saginatur. Per mali
i

IV) intende
si

bestiari,

appoggiato

in

Tertulliano,

il

quale,

come

si

detto, opina che

bestiari

debbano considerare minus quam honmies.


alla tutela degli anflteatrali spet:

Per quanto sembra, anche a Saturno facevasi prender parte


tacoli.

Lattanzio

lo afferma,

adduceiido la sentenza di Sinuio Capitone


:

venationes

et

quae

vocantur munera Saturno attributa sunt


(1)

Indi scenici Libero

circenses Neptuno.

Mautkm.

et

Dianam

utriusqiie ludi pi-aesides


di

novimus (Tbrt., Despect.). Lo conferma


:

Claudiano nel panegirico scritto pel consolato

Manlio Teodoro

Amphitheatrali faveat Latonia pompae:

Audaces

legai ipsa viros qui colla

AHe
Il

ligent, certoque

ferarum premant venabula nisu.

Lipsio (De Amphith.,

e.

IV) crede che, oltre agli spettacoli, anche l'anfiteatrale edi:

ficio

fosse dedicato a

Diana

e dai versi del poeta cristiano

Funditur humanus Lattari


Confessusque
ille

in

spectaniem

solvit

munere sanguis ad ARAM

Plutoni.s fera vota sui; quid sanctius

ARA

Qua Mbit egestum per


deduce che negli
e fra essi
il

mistica tela cruorem f

anfiteatri eravi eziandio Vara. Dello stesso

parere sono molti archeologi,


il

Antich.

Guattani {Roma Gind., 1. XIX, e. II);

descritta ed
il

Tom. II, p. Venuti {Roma ant., part.


ili.,

IX),
I,

quale cita Giuseppfj Fl.,


il

p. 28);

Morcblli

(de Stilo

inscript, lat. p. 101); ecc.

14

INTRODUZIONE
da questa tassa

l'Asia

(1).

Non

di

rado

ricchi lasciarono in testamento legati

per la celebrazione di cotesti spettacoli


goria di quelli che dicevansi

e questi legati entravano nella catecivitatis


(2),

ad honorem

Tra
di

le occasioni in cui
;

davansi questi giuochi, alcune erano ordinarie


altre.

data certa

straordinarie o di data incerta


(3)

Le prime erano
(4).

il

natale dei Cesari

e l'anniversario di qualsiasi fausto avvenimento


all'

Le

seconde

l'assunzione
(5);

Impero od

al Consolato
(6); le
il

la dedicazione

di

un pubpartenza

blico edifizio

p^o salute Caesaris

nozze di questo
trionfo,
i

(7); la

dell'Imperatore per la guerra; la vittoria,

funerali di

un perso-

naggio ragguardevole, ecc. Opportuni


polo l'ordine dei giuochi,
il

AVVISI
il

o EDITTI, notificavano al po(8).

motivo ed

giorno della loro celebrazione

(1)

Epist.

ad Quint. fratrem,
Tacito,

I,

9.

(2)
(3)

Paolo Giukic. De
Dio., 54, 34
;

legatis, I, 122.
Ilist. II, 95.

(4) (5)

Mors Sciani ut quotatmis venationibua celebi-aretur decrevit Senatus (Dio., 52, 12). Cf. De foro Caesaris (Dio., 43, 22); De tempio Qrini ab Augtisto dedicato, Dio., 5J, 19;
7.

Augusti a Calig. Dio., 59,

Huic pertinet

inscriptio in thermis reperta pubblici iuris facta in


e. I,
1.

Mus. Borb.
(6)

Tom.
6.

II, relaz.

degli scavi. Cf.


Caligiilae

IV, 1180.
se

Dio., 44,

Pro salute
8).

Atanius secundus eques tamquam gladiatorem

pugnaturum

voverat (Subt., Cai. 27); Claudius proetoribus gladiatores

dare vetuit nisi pr

ipsius salute (Dio., 69,

Clr.

Inscript.

n\mA Murat.,
p. 172, 7;

612, 3; 614, i;
dell' Istit.

Pro salute doniits

Augustae, Guarini, Pasti decemvirali, cet.

Bull,

archeol. 1831, p. 12;

Grutbr.,
(7)
(8)

p. 475, 3, e. I,
7.

1.

IV, 1180.

Subt., Nero

Abbiamo alcune

iscrizioni

pompeiane che

ci

rendono

certi di questi editti.

A
AEDILIS
. .

SVETTI
.

CERTI
.
.

FAMILIA GLADIATORIA PUGNABIT POMPEIS F K IVNIAS VENATIO ET VLA ERUNT OMNIBUS NERO ERIBVS FELICITER
.
. . . . .

(e.

I,

1.

IV, n.o 1190).

PRO SALVTE
CAESARIS
.

AVGV
.

LIB
.

RVMQV
.
.

DEDICATIONEM ARAE CN EI NIGIDI MA FLAMI .... CAESARIS AVGVSTI PVG POMPEIS SINE VLLA DILATATIONE VELA ERVNT mi NON IVL VENATIO
. . .

(e.

I,

1.

IV, n. 1180).

V. anche

numeri 1183, 1186,


coi quali

1187,

1189 ecc., voi. IV, dello stesso C.


il

I.

L.

Oltre ai pubblici editti fissati sui muri, Veditor,


circolare dei
libelli,

che precedeva
il

lo spettacolo,
i

faceva

rendeva

di

pubblica notizia

numero ed

nomi

dei gladiato:

res e venatores. Quest'atto dicevasi

populo pronuntiavit in

filiae

pronuntiare muntts. Suetonio (In hilio) scrive Munis memoriam. Dicevasi pur anche ostendere munus. Cicerone Elsi
:

STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI

15

Le belve per
dell'

gli anfiteatrali spettacoli

romani provenivano dalle province


si

Impero, ed anche da paesi stranieri. Gli orsi


;

traevano dai boschi della


dall' Africa (1), e special-

Caledonia e della Pannonia

leoni e le

pantere

mente dalla Numidia:

la

quale regione, al dire di Plinio, non rendeva altra


il

cosa di qualche importanza che

marmo numidico
(Kf/oxojt)

e le belve

(2).

Le

tigri
;

provenivano dalla Persia;


dall'Egitto
i

crocota

ed

il

rinoceronte dall' India

coccodrilli e gli ippopotami.


delle belve facevala quei che
gli

La caccia
tacoli
le
i
;

aveva

in

animo

di

dare

gli spet-

ma

poich erano

Imperatori coloro che soventemente celebravano

venationes, questi stipendiavano a tal uopo un gran


quali

numero

di

venatores,

dovevano curare

di

prendere
ai

le

belve senza danneggiarle. Prese che


i

fossero,
le

venivan consegnate
le

mansuetarii,

quali le

conducevano

in

Roma,

domavano,

custodivano ed ammaestravano.

Una

classica testimonianza

di questi

ammaestramenti l'abbiamo
Pcto

in Marziale (3):

qnod tuga delicata collo Pardus sustinet, imprbaeque


Indulgent patientiam flagello Mordent aurea, quod lupaia
:

tigres

cervi,

Quod

frenis libyci

domantur ursi

Et qiiantum Calydon tallisse fertur Turpes esseda, quod trahnnt bisontes. Et molles dare iussa, quod choreas Nigro bellua nil negai niagislro : Quis spectacula non pulet deorum f Haec iransit tamen, ut minora quisqtiis Venatns humiles videi leonum, Quos velox leporum timor fatigai, Dimittuni, repetunt, amantque captos Et securio' est in ora. praeda ; Laxos cui dare perviosque rictus
Gaudeit
Siratis
et litnidos tenere

dentes

;
:

Mollem frangere dum pudet rapinam

cum modo

venerint iuvencis.
arte,

Haec clementia non paraiur

Sed noriint, cui serviant leones.

Da
ai

questi versi
di

vediamo chiaramente quale accurata diligenza

ponesse

tempi

Domiziano nella celebrazione dei giuochi

anfiteatrali; ed inoltre

munus flagitar<>,, quamvis quis ostenderit, ne populus quidem sol et nisi concitatus {CfT.LiPS., De Saf., 1. II, e. XVIII). Se fra gladiatori clie doveano esibirsi alla pugna v' era qualcuno famoso, il suo nome veniva accompagnato da una towdafoj-ia (Trbbon. Pollio, Claudio,
i

V.

p. 361); e

presentavasi eziandio

il

suo ritratto in atteggiamento di pugnare coll'avversario,


7, 95).

dipinto o lineato con carbone (Horat., Sat. 11,


(1)

Plinio,
Loc.

1.

Vili.

(2) (3)

cit. Nec praeter marmoris numidici ferarumque proventum aliud insigne. Epigram, CV, 1. I.

16

INTRODUZIONE
(il

vediamo

che

si

legge in

altri

epigrammi

di Marziale)

che non sempre, nei

gli anfiteatri, si

rappresentarono scene sanguinose.


altri

certo per che


far

custodi,

mansuetarii, sapevano, con


le fiere in

modi e quando faceva d'uopo,

montare

furore
si

(1).

Le belve
dazio del 40
I

facevano pervenire in

Roma

in carri ed in barche, legate o


(2);

racchiuse in gabbie, secondo la loro fierezza


"/

e per pedaggio v'era un

(3).
;

Senatori erano esenti da questo dazio


dazio dovrebbe gravare
graffiti scoperti
il
i

Simmaco

(4)

reclama e dice

che

il

soli

negozianti e speculatori.

Nei

1874 nell' Anfiteatro Flavio,

come pure

nel basso-

rilievo Torlonia (5)

ed in un musaico del Museo Gregoriano e negli stucchi


di

del sepolcro

Pompeiano

Scauro, nonch in diversi altri monumenti,

le

belve

sono rappresentate avvinte da una lunga e forte corda, od attaccate ad un


anello fissato in terra, o strette

da una duplice

fascia,

che cinge

alle

mede-

sime

il

petto e la parte anteriore del ventre.

II

trasporto delle fiere

si

faceva in carri pubblici


(6).

e,

se questi

non erano

sufficienti,
Il

s'usavano pur anche carri privati

gi citato Claudiano ci riferisce la difficolt che incontravasi nell' imle


fiere
;

barcare
suetarii.

difficolt, per,

che abilmente superavasi dagli

agili

man-

(1)

(2)

Mart., De spect., Epig. XIX, 1. XXII Claudiano, Secund. Cons. Stilichonis,

S. Cipr.,

Ep. CHI, ed
:

altri.

v. 322 e segg.

Haec laqueis nnexa gemunt haec


llgnis domibus.

clatisa

feruntur

Fabri nec tigna polire


et

Sufflciunt: rudibus fagis texuntur

ornis

Froidentes caveae. Eatibus pars ibat ontistis

Per

Remigis,

fluvios. Exanguis dextera to-pet propriam metubat navita mercem. Per terram pars ducta rotis, longeque morantur Ordine plaustro vias, montani piena triuniphi :

freta,

per

et

Et fera

sollicitis

vehitur captiva iuvens,

Explebat quibtis ante famem; quotiesque reflexi


Conspexere boves, pavidi temone recedunt.

(3)

SiMM. a Paterno, Lett.

LXV
....

Quadragesimae portorium
Qtiaeso igitur
tit

sive vectigal

non

recte p-

scitur a senatoribus candidatis

hunanitatem

....

nostri ordinis edi-

toribus dignanter impertias, et tirsorum transvectionem cupiditati mancipium, snbtrahas.


(4)

Loc.

cit.

(5)
(6)

Monum.
SiMM
,

dell'Isl. di corrisp. archeol.

1842.

Epist.

XIX,

1.

Plures de Dalmatia ursos in apparatum


:

domus

nosfrae

proxime

venturos fides asserii

mmcioruni

quorum

sidrvectionem dispositis vehiculis etiam pri-

vatim debemus insiruere.

STORIA (JENERALE DEGLI ANFITEATRI


Gli elefmti ed
leoni

17

si
il

spav^entavano con

le

fiaccole
i

anzi

primi

ri-

manevano
Giunte

atterriti

udendo

gi'ugnito del porco, ed

secondi riconducevansi
(1).

nella cavea facendo velocemente voltar direzione alle ruote di un curricolo


le fiere alla loro

destinazione, l'editor era in dovere di depositarle


(2).

in luogo sicuro,

od anche in casa sua


si

In

Roma
celle

s'era costruito un recinto

a questo scopo, e
vive. Il

disse

vivarimn

(3),

perch conteneva o racchiudeva belve

vivarium era un ampio


il

recinto,

con

per

le bestie feroci,

e con
delle

campi e selve per


lepri ecc.
(4),

nutrimento

(pascolo)

dei
Il

cervi,

delle

damme,

che doveano esibirsi nei giuochi.


la porta

famoso e grande vivarium

romano era presso

Prenestina

(5),

ed era custodito dai militi delle

coorti pretorie ed urbane. Ci lo rileviamo

da un'epigrafe scoperta

in

Roma

l'anno 1710, che porta la data consolare dell'anno 241 dell'et nostra

(6).

Le belve
il

si

trasportavano dal vivarium all'anfiteatro racchiuse in gabbie:


si

di

antecedente allo spettacolo

esponevano

alia pubblica vista,


;

perch

il

popolo traesse idea della fierezza, rarit e numero di esse


dei giuochi,

e, al

principiare

venivano introdotte colle stesse gabbie nei sotterranei.


punti molto
variati
:

Gli spettacoli venatorl rappresentavano

voli,
;

scene

mitologiche, Orfeo attraente le belve. Prometeo al Caucaso, ecc.

e talvolta

Varena cangiavasi repentinamente


donde uscivano
fatto
il

in selva o sprofondavas in
siciliano,
il

una voragine,

fiere.

Htrabone parla di un ladro


dell'Etna, fu posto su di
tratto la

quale, essendosi

chiamare

figlio

un'alta

macchina raffigurante
il

monte Etna. Caduta ad un


gabbie delle
fiei-e,

macchina {pegma),

reo precipit fra


fu
la-

le

le quali

pareva covassero in quel monte, e ne

cerato.

(1)
(2) (3)
(4)

HoRUS.,

1.

XII; Sen., de
1.

ira.

Apuleio, Met.
Gellio, Noci,

IV.

attic.

MuRAT.,

p. G54, I; Voi'., Prob.


1.

19.

(5) (6)

Pkocop., Guerra Gotica,

I,

e.

XXII.

La

lapide dice:

IMF M ANTONII GORDIANI PII AVG ET TRANQVILLINAE SABI NAE AVG VENATORES IMMVNES CVM CV STODE VIVARI PONT VERVS MIL COH VI PRAE CAMPANIVS VERAX MIL COH VI PR. FVSCIVS CRESCENTIO ORD CVSTOS VIVARI COHH PRAETT ET VRBB DIANA -AVG D S EX V P DEDICATA XII KAL NOV IMP D N GORDIANO AVG ET PONPEIANO

PRO

FELICIS

COS
1.

(e.

I,

VI, 130).

18

INTRODUZIONE

Le venationes non sempre, come


innocue,

gi

si

disse,

erano cruente. Spesso bestie


;

come

lepri, cervi,

damme

ecc.,

lottavano tra di loro

talvolta met-

tevansi insieme bestie di questa natura con quelle di un istinto pi fiero, come:
leoni, tori, ecc. (1);

ma

cosi

ammaestrati a non nuocere, che recava vera ma(2)

raviglia agli spettatori. Marziale

pi volte ricorda

il

giuoco di una lepre

che, inseguita da cani, rifugiavasi nell'aperta gola di un leone, senza che questo le recasse

danno

(?).
i

I leoni

s'avvezzavano a sostenere delicati gioghi sul

collo

le feroci tigri,

cervi e gli orsi della Libia s'assuefacevano al freno ed


;

al flagello, quasi fossero cavalli al collo

cignali della Caledonia

si

lasciavano legare

ed alla bocca;

bisonti traevan carri,

e l'elefante ballava ai cenni


di

del suo nero maestro


fece venire

(3).

Nerone, nei giuochi che diede in onore

sua madre,

un

elefante funambolo,
;

che s'innalz fino al portico superiore


tese,

del suo ligneo anfiteatro


e

cio

a 25

camminando

in cadenza sulla corda,

recando un uomo sulle spalle

(4).

Ma

se questi spettacoli erano alle volte incruenti,


le
i

non

di i-ado

divenivano
si

pur anche sanguinosi. Spesso, mentre

belve lottavano fra loro,


venatores, ben armati ed
(5),

facevano
dal
si-

attaccare dagli uomini. In questo caso,

istruiti

loro magister, a piedi od a cavallo, vestiti di sola tunica


nistro difeso

col
;

braccio
e

da un panno che l'avvolgeva, inseguivano

la

belva

con aste
(6).

o spade, o scoccando strali,

davan mostra

della loro arte e del loro coraggio

Mart. in Amphith. 17. rhinoceros et tauros, 9; et ursus 19. XV, XXIII, XLII, et LXXXVI. (3) Makt., Epig., XV, XXIII: XLII et LXXXVI. (4) Elephas introductus in theatrum, in sunimum eius fornicem conscendit, atque inde vehens hominem in fune ambidavit. Xiph. e Dione, p. 511. Basileae apud loannem, Oporinnm. Cf. L'Italia descritta e dipinta. Tomo III, p. 6.^. Roma. (5) Talvolta venatores indossavano galea, scudo e lorica. Cf. Sante Babtoli, Piti. ant. delle grotte di Roma, 11, 21,29. Cf. la moneta in cui rappresentata la veiiatio e col nome di L. Regolo, ecc.
(1)

Elephanti
L.
I,

et tauri,

(2)

epig.

(6)

Mart.,

loc. cit., VII.

Cassiodoro tratta diffusamente di queste lotte: ecco

le

sue

parole

Primus

fragili

Ugno

conflsus currit ad ora bclluarum, et illud,

quod cupit evadere

magno impetu

videtur appetere. Pari in se cursu festinat et praedator et praeda, nec alter

tutus esse potest, nisi huic,

quem

evitare cupit, occurrerit.

vato quasi vestes levissimae supinata

membra
facit,

iaciuntur, et

Tunc in aere saltu corporis elequidam arcus corporeus supra


mundi

belluam libratus,

dum moras

descendi

sub ipso velocitas ferina descendit. Sic accidit

ut JUe magis possit mitior videri, qui probatur illudi. Alter angulis in quadrifaria
diatributione compositis rotabili facilitate
;

praesumens non discedendo fugit, non se longius faciendo discedit sequitur insequentem, poplitibus se reddens proximum, ut ora vitet ursorum. Ille in tenuem regulam ventre suspensus irritat exitialem fcram. Alter se gestibili muro cannarum contra saevissimum animai ericii esemplo receptatus includit sic iste consutili crate

praecinctus munitior redditur fragilitate cannarum. Alter labcnti rota feris offeralter erigi tur, ut periculis auferatur. Alii tribus. ut ita dixerim, dispositis ostialis,

tur

eadem

paratam in se rabiem provocare praesumunt, in patenti area cancellonis se fortibus occulentes,

modo

facies,

modo

terga monstrantes, ut
volitare
.

mirum

sit

evadere, quos ita respicis per

leonum ungues dentesque

Cass., Variar., 42.

STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI

19

La
i

venatio era ordinariamente un'intrapesa libera e volontaria


i

ma

spesso

padroni punivano

servi colpevoli, e la pubblica autorit


;

delinquenti, fa-

cendoli discendere sull'arena e pugnare colle fiere


litti

e se essi erano rei di de-

gravissimi e capitali, venivano esposti alle stesse fiere legati ed inermi.

Cos uno di essi fu, sotto le sembianze di Laureolo,^ esposto ad essere sbranato

da un orso; ed un altro sotto quelle di Prometeo, fu esposto

alla rapacit di

un avvoltoio.

La caccia
teatrali: quindi

delle belve precedeva in ordine tutti gli

altri

spettacoli
la
:

anfi-

davasi ordinariamente
l'

il

mattino

(1).

Durante
sull'

pugna, teneri
(2)

garzoncelli rimovevano

insanguinata sabbia sparsa


di questi fanciulli

arena e Marziale

racconta che un giorno due

vennero divorati da un leone,

dimentico degli ammaestramenti ricevuti!

Nam duo de tenera puerilia corpora turba, Sanguineam rastris, quae renovabat hiimum,
Saevtis et infelix furiali dente pei-emit
:

Mattia non

vidit

maius arena nefas

cadaveri dei venatores e dei gladiatori venivano condotti allo spoliarum,


(/Osi si
si
si

facendoli uscire dalla porta libitinaria.


all'epoca costantiniana
;

celebravano

le

venationes fino

dopo qusl tempo


:

moderarono

in guisa

da bandire

quanto sapesse
e ad

di crudelt

gli spettacoli

ridussero a semplici apparenze

una caccia
(3).

sicura, e seguitarono a celebrarsi in questo

modo

fino al se-

colo VI

* * *

Abbiamo
pur anche

detto che

Romani

si

servirono degli anfiteatri per celebrarvi

gli spettacoli

gladiatori.

Diamo adunque pur

di

questi

un cenno

sommario e generale.
L' uso dei sanguinosi e barbari

combattimenti gladiatori venne in


di

Italia
i

dalla Lidia (Asia Minore).


prigionieri sulle

Ebbero origine dal crudele costume,


eroi.

scannare

tombe dei defunti


(4);

Nei funerali di Pati'oclo furono uccisi


le

dodici adolescenti troiani

ed a placare

^nime degli Etruschi, quei


(5).

di

Tarquinia immolarono 307 soldati romani caduti prigionieri


(1) Cf.

SuET., Clau. 34; Ovid., Metani., XI, 26; Sen., ad Ludi. 8; Cf. etiam Bulbncirci.

GER, De venat
(2)
(3)

Lib.

II,

Epig.

LXXV.

Cassiodoro fa menzione delle cacce dato nell'anfiteatro Flavio l'anno 519 e 623 del-

l'era volgare, gli ultimi che siano ricordati nella storia. ant., p. 389.
(4)

V. Nibby,

Roma

nel 1839,

parte

(5)

Omero, Iliad. 23, 175, 176. Tito Livio, VII, 15. Cf. Aen.,

1.

XI,

v. 81 et

segg.

20

INTRODUZIONE
Per temperare l'orrenda inumanit
di quest'atto, si

permise poscia che


fino

prigionieri combattessero fra loro presso la suddetta


di essa
il

tomba

ad esalare su
i

loro spirito. Ritenevasi ci per


si

un dovere dei vivi verso

morti

perci questa lotta


est

disse

munus, e

1'

editore

munerarius

munus dictum
se

ab

officio

....
(1).

offlchim

autem moriuis hoc spectaculo facere


popoli

veteres
(2)
;

arbitrbantur

L'asserzione di Tertulliano vien confermata da Servio


i

ed perci indiscutibile che presso


soltanto agli dei,

s'

immolassero

gli

uomini, non

ma
i

eziandio ai defunti.
fratelli Bruti,

Nel 496
diedero, nei

d. R.

due

per onorare la memoria del loro padre,


(.3).

funerali di questo, siffatti spettacoli

Seguendo l'esempio dei

Bruti, simili ludi cruenti si celebrarono poscia per onoi'are la


illustri

memoria

di altri

personaggi, e

man mano

si

estesero anche ai funerali di persone pri-

vate

e vi fu chi giunse a tal estremo da lasciar per testamento agli eredi

l'obbligo di dare questi ludi.


I

giuochi gladiatori
di

si

celebrarono anche per rappresentare l'uso dell'ar-

meggiare e
si

pugnare

di altre nazioni o di

un corpo militare;

ma

finalmente
celebra-

ridussero anch'essi a spettacoli di semplice divertimento.


:

La

loro

zione fu allora affidata ai magistrati, cio


dell'

ai Pretori, agli Edili, e, all'epoca


(4).

Impero, ai Questori. Anche

privati davanli sovente a proprie spese


si

Anche
a
tal

gladiatori
(5),
;

come
g'

venato^es, spesso

dedicavano volontariamente
il

mestiere

mediante
e chi

patti particolari concernenti


in

tempo

del servizio

e la retribuzione

ingaggiava era

dovere di alimentarli con cibo


necessarie all'arte loro, dabani

abbondante, onde potessero cicquistare


tur in saginam
(6).

le forze

Appositi maestri insegnavano ad essi

diversi generi di

(1) (2)

Tbrt., de

spect. XII.

Serv., ad Virg. Aen. X, 519: Sane mos erat in sepulchris virortim forthim captwos

necari,

quod postquam crudele visum

est,

placuit gladiatores ante sepnlchra dimicare, q%n a

bustis busfuarii dicti stint.


(3)

coss.
e.

Gladiatorum immus primum Momae datum est in Foro Boario Ap. Claudio, M. Fulvio - Dederunt M. et D. Bruti fiuiehrii memoria patris cineres honorando (Val. Mass., 1. II, T. Livio, Ep. 1. XVI.
In origine,

(4)

come

noto, gli spettacoli gladiatori erano privati

Divenuti pubblici,
i

si
si

eseguirono nei

fori,

nei circhi, nei teatri, ecc.: e finalmente negli anfiteatri,

quali

come

disse, sono, per ragion di et, gli ultimi edificati pei pubblici spettacoli.

(5) Invaghiti, senza dubbio, dalla gloria passeggiera di vedersi applauditi dagli innumerevoli spettatori. Questa gloria effimera, non poche volte, chiam nel numero dei gladiatori anche, come dicemmo, uomini liberi, senatori, patrizi, magistrati, e finanche qualche

donna;

e,

finalmente, pure qualche imperatore, come, per es.,


gladiatori volontari venivano sottoposti
al loro

Commodo.

(6) I

bligavano di obbedire

col quale s'obpadrone, ancorch questi ordinasse la loro uccisione. Una for

ad un giuramento speciale,

mola

di

questo giuramento la trovo nel Satyrcon (cap. CXVII) di Petronio. Eccola:

Uri,

vinciri, verberarari, ferroque necari, et

quidquid aliud Eumolpus mssisset, tamquam legitimi


religiosissime,

gladiatores,

domino corpora, animisque

addicimus

'

STOKIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI


conibaltimenti, luibebaiit doctores et magislros,
diatori emeriti, e venivan detti lanistue
(1)
(8),
:

21

quali erano per

lo

pi gla(2).

discepoli dicevansi bustuarii


il

Oltre al lanista, in ogni collegio, ludus

v'era

procurator ed

il

medicus.
i

Fra
quali,
cipi,

gladiatori s'iscrisseio eziandio persone


il

libere e primari

cittadini,

per aver dilapidato

loro patrimonio, o per fare cosa grata ai prin-

abbracciavano quella barbara professione. Ricevevano essi

un determi-

nato salario, detto aucto-amvntiwi, laonde fui'ono soprannominati auclorati.

Ma non

tutti

gladiatori, ripeto, erano volontari. Talvolta


;

erano disgraagli

ziati pi'igionieri,

vilmente venduti a maestri di scherma


siffatti

oppure dati

Imcon-

peratori allo scopo di esibirli in

spettacoli

o,

finalmente, servi

dannati alla pena di morte.


I

collegi {ndi)

ove dimoravano

gladiatori erano edifici rettangolari, con

camere

o celle separate e coli' ingresso

verso l'interno.

Un

peristilio
sedili.

della

stessa forma

avea nel mezzo descritta un'area ovale circondata da


i

Erano

insomma
per

edificati a foggia di piccoli anfiteatri,

quali servivano evidentemente

gli esercizi dei bustuarii.

Negli ultimi tempi della Repubblica


scrisse

ludi erano cosi vasti,

che Cicerone
sol

(4)

ad Attico

Cesare a Capua

avere

raccolto
.

in

un

ludo 5000

di

quella classe di gladiatori appellati secutores

Donde appare

quali ingenti
si

spese incontrassero

potenti per stipendiare e mantenere una turba

enorme;

e qual pericolo corresse la Repubblica, allorch Spartaco, insieme con Crisso,

Enomao ed alti'i trenta; rotto il ludo gladiatorio di Lentulo, in Capua, ed inman mano la turba di altri gladiatori, schiavi fuggiaschi e scellel'ati di ogni sorta, pose a soqquadro l'Italia, scorrendola da Capua a Modena, da Modena a Reggio, e minacciando seriamente Roma colla disfatta subita dagli
grossando
eserciti pretori e consolari.

Alloi'quando

gladiatori erano per esibii'si in

un pubblico combattimento,

scrivevan

essi

il

loro

nome

su tavolette,

le

quali venivano poscia esposte alla

pubblica vista
diatorio

(5).

Nel primo giorno della pugna l'editore dello spettacolo glacoppie


(6)
:

formava

le

destinava, cio, a ciascun gladiatore

il

suo

ri-

(1)

SuBT., lui. 26; Cic,


i

lro

Hoscio Amer. 40: luv., VI, 16; XI,

8.

lanistae facevano

esercitare

loro discepoli (familiae di gladiatori. Suet., Aiig. 42) con

spade lignee (nides).

SuBT., Calig. 32, 64.


(2)

Sbrv., ad Virg. Aen. X, 519.


si

L'

Henzen

dice che tutti

gladiatori che

pugnavano
il

ad sepulchra
(3)

chiamarono huntuarii
i

loc. cit., p.

II.
:

In

Roma

principali collegi gladiatori erano


si

il

Matutimis,

il

Gallicus,

Daciciis,
di

ed

il

Mufftus. Di quest' ultimo ludix

conserva

il

disegno nella pianta marmorea

Roma,

che trovasi in Campidoglio. V. Canina, Ardi. Rom., Tav.


(4) (5)

CXXXIV.

L. VII, F.pist. XIV.


Quest'atto,

come

noto,
(6)

latini

lo

denotavano colla frase proponere, pronunciare,

ostendere munn.H.

Componebat, comparabat, committehat gladiatores.

22
vale

INTRODUZIONE
particolare avversario. Ci fatto, prima che
la cosi detta praelusio
(1),

gladiatori venissero alla

vera pugna, eseguivano

vale a dire, schermivano

nell'arena con spade lignee, rudibus batuebant


i

(2).

Ad un segno
ed avendo
lo

determinato

gladiatori
;

impugnavano l'arma vera, remotis


prendeva ciascuno

lusoriis armis, e

ad decretoria
sguardo
fisso

veniebant
alle

la propria posizione,

mosse dell'avversario, s'assalivano a vicenda, alter alterum petens,


di scansare possibilmente
il

cer-

cando

colpo vibrato, apta corporis declinatione


(3),

ictus exibat. Lottando pi coppie insieme


ferisse l'avversario attraverso
il

non

di

rado accadeva che uno


Allora gridava
:

fianco di un altro.
il

habet

oppure hoc habet

ferito

questo punto

vinto deponeva le armi, ed

al-

zava

le dita della
il

mano
il

destra chiedendo cosi al principe ed al popolo la mis-

sio, ossia

favore di tornare a combattere dopo un giorno di riposo. Per lo


ferito,
il

pi avveniva che

abbassando

le

armi, portavasi

all'

estremit dello vo-

l'arena e scongiurava

popolo a volergli concedere la


;

vita.

Se questo

leva salvo, premebat pollicem

al contrario,

alzava

il

pollice se volealo morto.


il

Dietro una crudele negativa del popolo o del Principe,


tore ferito, dovea, ad ogni costo, riprendere le
la lotta.

disgraziato gladia-

armi e proseguire intrepidamente

Combattendo
il

in tal guisa

due gladiatori Prisco e Vero, con sorte

eguale,

popolo, a grandi clamori, chiese per essi la missio.


la legge
:

Ma

l'Imperatore

non volle infrangere


giacch

invi agli spettatori vari doni, onde attendes;

sero con pazienza l'esito del certame


i

e questo procede e fini con ugual sorte


:

due gladiatori pugnarono pari, e pari soccombettero

caddero, cio,

ambedue gravemente feriti. Cesare mand loro le palme e le come in breve vedremo, solevasi dare ai gladiatori emeriti
I

rudi, premio che,


(4).

combattenti distinguevansi fra loro dalle armi e dalla maniera di

lot-

tare. I secutores

avean per armi


Il

la

galea (elmetto),

il

clypeus (scudo) ed una


(6),

spada (gladius

(5).

secutor veniva accoppiato al reziario


(7).

sicch ciascun
il

secutore battevasi con un reziario


Cic, De

Questi portava in testa

galerum

(1)

(2) (3) (4)

orai. 11, 78, 80; Ovid., ARS. Am. Ili, 515. Sbn., Ep. 117. Di qui, a quanto pare, nacque la voce battaglia.

Ed

allora

gladiatori

si

dicevano Catervarii. Subt., Cai. 30.


quelli

Ulpiano fa distinzione fra

nati

ad hidum.

Nam,
;

dice,

i gladiatori condannati ad gladium, e fra ad gladium dannati, confestim connunitmiur,

condan-

vel certe intra

anniini debent consumi


pilleari et

enimvero qui in ludum daninantur, noti utique consumunttir, sed etiam.

rudem

accipere possimi post intervalluni. Siquidem post

quinquennium
i

pilleari

post TKiBNNiUM auteni

rudem induere
armi

iis

permittere

Rudiarii (ossia

gladiatori che ave-

vano riacquistato
soliti di
(5)
si

la libert)
le loro

non tornavano a pugnare


(e talvolta

nisi pretio

ani spoite inducti ; ed eran

consacrare
XiPHiL.,

anche

premi) a Ercole gymnasiorum dea.

LXXII,
il

19.

i
;

questa classe di gladiatori apparteneva Artemid. Oneicr.

vantava di essere
(6) (7)

primo

fra

secutores, e di aver ucciso molti reziari (Lampr., in


Cf.
II, 33.

Commodo, il quale Comm. XV).

IsiD.,

Orig. XVIII, 52

luv., VIII, 210; Subt., Calig. 30.

STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI


sue armi erano: una lancia a tre denti {tridens o fuscinn) ed una rete
gli riusciva di

23

le

fi).

Se

avviluppare nella rete


(2),

il

suo avversario, correva tosto a

tra-

figgerlo col tridente

mentre

l'infelice secutor, cosi

miseramente avvilup-

pato,
I di

procurava liberarsi e difendersi.


Mijrmillones aveano in capo un elmetto gallico,
e,

per cimiero,

l'effigie

un pesce. Per tirmi usavano uno scudo ed una spada


I

gallica, cio,
(3).

senza

punta.

loro rivali erano

Thraeces,

Trhexes o Traces

Ebbero questo
cio,

nome perch usavano la sica e la patema. La


acuta
;

le stesse

armi ed arnesi dei nativi della Tracia,

sica era

un

coltello a

lama un

po'

curva ed a punta

la

parma

era

il

piccolo scudo tracio, quadrato nel contorno

ma

con-

vesso nella superfcie


rio
(5),
il

(4).

Talvolta

il

Mirmillone era contrapposto


:

al

rezia-

quale, durante la pugna, non cessava di ripetere cantando

Non

te

peto, piscera peto; cur


I I

me

fugis,

Galle?

.
i

Samnites
si

(6)

aveano per avversari

Provocatores, detti anche Velites.


forse perch, giusta
(8);
1'

primi

dissero eziandio

Hoplomachi

(7),

uso dei

sol-

dati sanniti,

eveano

il

petto difeso da

una spugna

ed erano intieramente

(1)

Is.,

Or.

XVin,

57.

(1.

Probabilmente l'uso della rete ebbe origine dal


I)

fatto di Pittaco,

del quale parlano Laerzio

e Strabene

(1.

XXIII). Essendo Pittaco capitano dei Mitilenei


di

combatt col capitano dogli Ateniesi in figura


sario nella rete che seco

pescatore

e,

dopo aver avvolto l'avver-

avea portata nascosta,

lo feri col fridente e col coltello. In


si

un me-

daglione di Gordiano Pio, illustrato dal Bonarroti,


il

ha

l'effigie di

un

reziario che lira a s

competitore,

il

quale ha

il

capo avvolto in una


di Cecilia Metella.

rete.

Questo stesso s'osserva in un basso-

rilievo affisso presso la


(2)

tomba

Terribile era
:

il

gladiatore Ermete, ricordato da Marziale. Costui

versi

modi

all'

uso,

cio, dei Sanniti, dei Reziari, degli

Andabati

pugnava in tre dinon avea bisogno di

suppositizi, ossia di gladiatori che supplissero a lui stanco o ferito (Mart. lib. V, Epig. LII).
II

tridente era

trettanti secutori,

un'arme micidialissma. Una volta cinque reziari restarono soccombenti ad alma al momento di esser trafitti, uno di essi, ripreso il tridente, uccise con
la fierezza di quell'atto (Subt., Cai. 30).

questo

tutti vincitori. Lo stesso Caligola deplor Ad Arnobio, quando vedeva l'immagine di Nettuno
i

col tridente in

mano, sembrava

di

vedere

un gladiatore
(3)
(4)

(1.

6). 1.

Sen., Q. N. IV,

Un

esempio l'abbiamo
antiqiiities.
1'

Roman and Greek


(5)

in una lampada figulina London 1860, v. Thrax.).

illustrata

dal RiCH. {Dictionary of

Retiarii, dice

Henzen, committehantur cum omnibus

gladiatoribus, praeter Thre-

cem, de cnius certamine contra

eum

certe

mihi notuni non

est.

Cf. Explicatio

Musivi in

villa

Burgh.
(6) (7) (8)

asserv..

Parte

II.

Cic, Sent. 64. Mart., Vili, 24.

Tertulliano
et
cit.,
;

ci

parla di questa spugna

poterit et de misericordia moveri defxus


lib.
e.

in

morsus ursorum
il

spongias retiariorum
pag. 147)
. . . .

{De Specf.,

X, De munere). Questo passo,

dice

offesa,

arme da non da difesa leggo moneri e non moveri, com' hanno le stampe perch non fa senso. Ora una coperta del petto non sarebbe tanto a piet opposta ne ben corrisponderebbe al morso degli orsi. I reziari inoltre combatteano senza armatura, ed in

Maffei (loc.

indica, che ne' reziari cosi chiamavasi qua'che

24

INTKODUZIONE
di

armati quasi come legionari


intagliato, ed

Roma. Avean per armi


destro,

uno scudo d'argento

una spada. Nel braccio


(1).

che trovavasi indifeso, avevano

un bracciale {manica)

Un gambale

(ocrea) custodiva e difendeva loro la


orjiato
il

gamba

sinistra (2): oltre a ci

usavano un cimiero
(3),

di

pennacchi, od

un elmo chiuso, con


vasi P'nnirapiis
I
(4).

ale (pinnae) ai lati

per

cui

loro avvei'sario dice-

gladiatori che, a guisa


(5),

dei

Brettoni,

combattevano

sui

cocc^h,

ex

es-

sedis

si

dissero essedarii; quelli che cavalcavano bianchi cavalli, ed ave-

tunica, e senza ascondere in celata la fronte

come

si

legge in Giovenale {Sat.

8).
il

l'otea darsi

per certa

sonii<>'lianza alla rote, e

poteva alla corta spada ancora, forse perch


Aiaceni suiim in spongiam

suo manico

traforato fosse e lavorato a jjuisa di spugna. Inclino a credere questo per (^uel motto d'Au-

gusto

riferito

da Suetonio

(e.

26)

incubuisse.

Era questa una

tragedia da

lui

cominciata, che non riuscendogli a suo modo, l'annull cancellandola, al quale


la

uflzio serviva presso gli antichi


sto,

spugna.

Ma

fredda facezia sarebbe stata quella d'Augututti gli altri

intendendo semplicemente, come Casaubono e


della letteratura latina, G.

hanno

fatto (fra

moderni

V.

Manuale

Vitelli e G. Mazzoni,

p. 301.

Editore Barbera, 1907)

senza che doppio sewso potesse avere quella voce, l'istrumento da cancellare, per cui dovesse
acquistar grazia
tal detto.

Farmi per potersene ricavar con certezza ch'anco alcune armi da


spugna, per
si

punta portasse
simil fine
(1)

il

nome

di

lo

che

si

venisse ad intendere, aver la tragedia avuto

ad Aiace stesso che

diede la morte abbandonandosi sopra una spada


si

Giov., VI, 256. Queste particolarit

riscontrano anche in un bassorilievo di stucco,

rinvenuto in Pompei ed illustrato dal Mazois.


(2)
(3)

Tito Livio, IX,

40.

VABnoNB

L.,

1.

V, 142.
etc. Tip. della

(4)

Ecco quanto I'Hbnzbn, (Expl. Musivi


:

Rev. Cam. Apost., 1852,

p. II)

scrive relativamente ai velifes o provocatores

De

velitibus ac provocatoribus Maffei

sen-

tentiam scquendam esse putaverim, quippe qui pr iisdem fere eos habeat. Velitum pugna
erat ut ultro citoque tela obiectarent (Isid., Orig. XIII, 54): et

proelia incipienda adhiberentur,

cundem

dimicandi ratione optimc congruit

quum in re militari velites ad usum fuissc probabile est, qua cum provocatorum nomen. Quod praeterea Artemidorus (Oneiin

arena eorum

cron, II 33), ubi emendatio vocabuli Tcpopaxttop in Kpo^oKdxmp certissima est, dicit significavi

somnio de provocatore, coniugem


(Isid., Orig.

sDuopcpov

(lv

xa /apisacav, Xajiupccv 6

y.ai ptotixi^v,

ad eandem
reliquae

certaminis rationem spectare videtnr, quae varia erat, spectantihus vero gratior

quam

XVIII,

54).

Levem

certe

armaturam provocatorum quoque

fuisse

iam Ciceronis

loco apparet, qui Clodium narrat servos ex ergastulis emptos, sortito alios samnites, alios

provocatores fecisse,

ita puto,

ac levitatem eo severius perstringeret.


tur ceterae inseriptiones

duo genera maxime diversa indicans, ut hominis neglgentiam Nomine provocatoris loco, quod apud Ciceronem leginihil nisi

omnes

PROVOK

(Orell.

2508) vel

PROV

(Orell. 2566,

ex

Marin
p. 39:

inscript. Alb. p. 12) exhibent. Velites Inter gladiatores, fuisse negavit Fabr. inscript. 203,

navales (Lamp.

velarli ipsi non erant gladiatores scd milites plerunque ncque eos inter gladiatores recenseri credere possum. Praeterea habemus Isidori testimonium haud dubium, et si recte emendavert Rigaltius (in notis ad Artemid. Oneicr. II, 3;i} ibi quoque pr vocabulo ppi^Xos, quod nullum est, oifjXy]? legimus .

Vel. velarios interpretatus sed

Comm.

15),

(5)

Giov., lorn.
8.

e.

II

Cic, ad Georg.

1.

III.

In un'iscrizione

si

legge: assidarium.

V. Muratori, 613,

STOKIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI


Vcano gli occhi bendati,

25

andabalae

(1);

se

armati di due spade,

si

dicevano

dijmachaeri

(2)

quelli finalmente

che con un laccio accalappiavano, rovescia-

vano ed uccidevano l'avversario, chiamavansi laquearii.


I

gladiatori

mantenuti dagli Imperatori


stanchi od
i

si

dissero fiscales (3); coloro che


: i

rimpiazzavano
tori e
i

gli

vinti,

supposititn

meridiani erano
i

gladia-

venalores superstiti dopo un combattimento,


difesa,

quali, suU'oi-a del


(4)
;

mezcubi-

zod,

senza usare arte o

doveano trucidarsi a vicenda


i

ed

cularii eran quelli che lottavano durante


I

banchetti

(5).

cadaveri dei gladiatori

si

trasportavano allo spoliarum, trascinandoli


i

agganciati con adunchi uncini. Ivi stesso erano condotti


di battersi
;

feriti

omai incapaci
alle

quali, se si

vedeva che non avrebbero potuto sopravvivere

mortali ferite, venivano irremissibilmente uccisi.


I

premi dei vincitori consistevano, per


multicolori,

lo pi, in
;

palme, od in corone di

palma con nastri

palma

lenniscata

alle volte poi


riidis.

erano premiati

con danaro od anche con una bacchetta di legno,

(,1) Un esempio degli Andahafac l'abbiamo nel monumento di Scauro. Cf. Hpinzex, Ice. cit. L'Andabata usava Vhasta e \a. pnrma rotitnda. Portava un elmo dorato (Isid., Orig. XVIII, 50), senza apertura nella visiera (Hieuon., ad lov. I. 36). (2) Se ne fa menzione da Artemidoro (Oneic. II, 33) e nell'iscrizione 603, 3 riportata dal Muratori. Dymachaeri sono quelte duo statue del Museo Borbonico rappresentanti due uomini morenti, che impugnano una spada ])er mano.

(3)

gladiatores fiscales

si

chiamarono anche Caesariani


1.

poich eran essi

eximii

virihis,
il

arte,

ornafn

(Lip.s., ,S'^,

II, p. 959)

e spesso

il

popolo domandava agli Imperatori

favore di vederli combattere nell'arena, furon detti eziandio Postvlaticii.


:

scrisse

gli

Seneca (Epist. VII) Hos pleriqne ordinariis et posfidaficiis paribus pracferunt cf. 96 Teut., Apol. 15. Dione Cassio biasima que(4) Seneca, Epist. ad Ludi. 8 inumani spettatori, 1 quali mentre pranzavano, sitmmo studio, assistevano a quella or
;
;

renda carneficina. Dio., 60; Suet., 34.


Clini
(5) V'era pur anche una classe di gladiatori detta C'atervarii, a modo pugnae, scilicet non singidi cimi singulis, ut moris, sed confusi mixtiqie pugnant per catervas (Lus., Sa-

tiirn.
e

Serm.

1.

II, p. 960).

In Giuseppe Flavio {De Antiq.

l.

VII) leggiamo: che Tito

Miiltis

captivis illic constimpti, aliis bestiis obiecti, alti catervaiim, et piures,

more hostium, depu-

gnare Inter
I

se iussii y>. Questo spettacolo fu dato da Tito in Cesarea. Pegmares iPegmatici o Pegmatarii, come pi piace chiamarli) erano quei gladiatori quali pegmafis impositi depugnabant (Lip.s., loc. cit.) Suetonio dice Gladiatorio munere rediictis interdum flagrantissimo Sole velis, emitti quenquam retabat, remotoque ordinario api :

paratu, rapidis feris mlissimos setiioqne confectos, gladiatores quoque pegmake.s, patreffamlliarutn notos, sed insignes debilitate aliqua corporis subiiciebat

(Suet., in Calig. XVI).

Il
:

LiPSio

(loc. cit.)

crede doversi leggere


viles,

gladiatoribus qtwqiie pegmares


:

in questo senso

Rabidis feris bestiarios

invnlidosque

et

gladiatoribus operas pegmares fabrosque su-

Iniciebat

Secondo altri avrebbero preso questo nome da pegma, specie di twre, che veniva mezzo dell'Anfiteatro. La sommit della torre sarebbe stata ricoperta di scudi, elmi ed armi, da darsi in premio ai vincitori. I gladiatori, divisi in due schiere, dovevano chi attaccare e chi difendere la torre. Sarebbe stata una rappresentazione dell'assalto ad una foreretta nel

tezza.

26

INTRODUZIONE
I

monumenti che
i

ci

mostrano

gladiatori, quali sono gli stucchi


I),
i

pompe-

iani,

mosaici delle ville Albani e Borghese (oggi Umberto

bassorilievi

vaticani, quelli della villa Pamphili, ecc.;


riet delle

mentre

ci

fanno conoscere la va-

armature e

la

ricchezza dei costumi, ci addimostrano altres la


e,

splendidezza di simili spettacoli,

per un

momento almeno,

ci

distraggono

dalla crudelt e barbarie delle descritte istituzioni.

Questi

cruenti

spettacoli

continuarono a celebrarsi legalmente fino

al-

l'anno 325 dell'era volgare, allorch Costantino, da Beirout (Berito), diresse a

Massimo, prefetto del Pretorio, una legge con data del


proibiva
i

1"

Ottobre, per la quale


la

giuochi gladiatori
(1).

ed

ai delinquenti

commutava

pena della pugna

con quella delle miniere

Ma

questa legge fu ben tosto violata; anzi nelle province orientali forse
:

non fu mai osservata

giacch

la

legge seconda, dello stesso

titolo,

diretta

da

Costanzo e Giuliano ad

Orfito, prefetto di

Roma,

in

data del 16 Ottobre, mo;

stra che nel 357 quei giuochi erano ancora in vigore

e la terza legge sullo


solo ci

stesso

oggetto, emanata da Arcadio ad Onorio nel 397, non

rend certi
l'esi-

che

gli spettacoli gladiatori


ludi.

continuavano,

ma
S.

ci

addimostra ben anche


(2)

stenza dei

Ci stesso l'apprendiamo da
Respice
terrifici scelerata

Agostino
:

da Prudenzio

(3)

sacraria Ditis

Cui cada infausta fusus gladiator areia.

,
!

Heu, male lustratae phlegetoniia victima Romae

Nam

quid vesani

sibi vult ars

impia ludi
et illa

f ?

Quid morten iuvenum, quid sanguine pasta voluptas


Quid pulvis caveae seniper funebris
Amphitheatralis spectactda tristia

pompae ?
fine a quei cruenti

sul finire del

poema, Prudenzio esorta Onorio a por


:

spettacoli con queste parole

Tu

mortes miserorum

hominum
sit

prohibeto

litari,
:

NuUu.s in urbe cadat cuius

poena voluptas

Nec sua

virginitas oblectet caedibus ora,

lam

solis

contenta feria infamis arena,

Fulla cruentatis homieidia ludat in armis.

E non

tard pi guari

una propizia occasione per abolire onninamente


(4),

quei giuochi. Narra Teodoreto

che regnando Onorio

(6)

un monaco

di

nome

(1) Cod. Teodos., Lib. XV. Tit. XII; 1. 1; Quapropter, qui oinnino gladiatores esse prohibemus ; eos qui forte delictorum canssa hanc conditionem, atque sententiam mereri cdnsueverant, metallo magis facies inservire, ut sine sanguine suorum scelerum paenas agnoscant. (2)

Conf, Vili.
Cantra Symm.,
Lib. V, cap.
I.

(3}

I,

v.

379 e segg.

(4)
(6)

XXVI.
altri.

A. 403, secondo Tillemont, 404 secondo

STORIA GENERALE DEGLI ANFITEATRI

27

Telemaco
armi

parti dall'Oriente alla volta d'Italia, col fine di far cessare gli spetta-

coli gladiatori.

Giunto in Roma, discese

nell'

arena e tent di

fai'

deporre

le
ri-

ai gladiatori.

Ma

gli spettatori,

che erano pagani e che tanto diletto


lui,

traevano da simili combattimenti, insorsero contro di

e l'uccisero

(1).

Allora Onorio abol per sempre gli spettacoli gladiatori.

(1)

V. nota quasi alla fine del Capitolo IV, Parte


di

I,

di

questo lavoro.

V'ha

chi crede
(v. I

che questo monaco

nome Telemaco
:

sia quello stesso

che dal Martirologio

Romano
dit

lan.

colle note del Baronie) vien detto


fa

Almachio. Tillemont {Enipereurs, Honor,

art. 20, p.

533 sgg.)

queste osservazioni
est

Il

est difficile

de ne pas reconnaitre que tout ce qu' ou


'

de

s.

Al-

maque

ou faux ou

trs altere .

L'ANFITEATRO FLAVIO
NEI SUOI VENTI SECOLI DI STORIA.

PARTE
DALLE ORIGINI AL SECOLO
VI

I.

DELL'ERA VOLGARE.

CAPITOLO PRIMO.
Edificazione - Dedicazione - Feste inaugurali

Medaglie commemorative

Spese approssimative

- Epigrafi.

D.
il

'UE furono
(1).

gli anfiteatri stabili in

Roma
di

quello di Statilio Tauro


(2),

ed
dai

FLAVIO

L'anfiteatro Taurense fu

piccole dimensioni
(3); la

e,

fin

primi tempi della sua costruzione, di pochissimo uso


breve, giacche sotto l'Impero di Nerone, s'incendi

sua durata poi fu

(4).
il

Gli avanzi di esso e

il

nome a

questi rimasto, dice

Maffei

(5),

ne avranno
edifzi

fatta far

menzione a Vittore, non dovendosi gi credere che

gli

e le
.

cose da lui nominate fossero a suo tempo ancora tutte in essere e in uso

Augusto ide di edificare un anfiteatro nel centro di samente


fra
i

Roma

(6),

e preci-

monti Palatino, Celio ed Esquilino

ma

il

suo progetto non fu

effettuato. L'attuazione di

queir idea era riservata a


(7),

FI.

Vespasiano

il

quale,

nell'anno ottavo del suo consolato

essendo gi terminata la guerra giu-

daica

(8),

pose

mano

alla grandiosa opera. Scelse allo

scopo

il

sito

prescelto

(1)

Nel Cataloghi s'aggiunge

il

Castrense,

ma

questo,

come vedremo

nella

PARTE

IV,

Quest. 3*, fu
(2)

un

anfiteatro privato,

non

destinato, cio, ai pubblici spettacoli.

Parvum

lapidentn condidit. IsiD.


IV. Quest.

(3) Cf.
(4)

PARTE

3\
1.

Dio., p. 709. Ed. Uunel.

(5)

Verona iUust., Parte IV,


SuET., in Vesp.
e.

I,

p. 60.

Verona

MDCCXXXI.
:

(6)
(7)

IX.
idest, vix biennio,
d. C.

" Struxit autem Vespasianus in eonsulato suo octavo


(Lips.,

ante vitae

finem

,,

De Amphith.,
della

e.

VI).

Vespasiano mori l'anno 79


V,
XLII).

(8) I trionfi

Guerra Giudaica furono celebrati


Variar.
1.

colla dedicazione del vicino

Arco

di

Tito, sulla Via Sacra (Cass.,

epist.

32

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


(1),

VI DELL'ERA

VOLGARE

da Augusto, urbe media


a foggia
vasi
di lago o golfo,

sito detto Cerolense (2),

che Nerone avea ridotto


e che perci dice-

circondato da grandi

edifizt (3),

stagnum Neronis.
Marziale
(4)

ne conserv

la

memoria
venercdrlia

in

quel distico

Hic ubi conspicHt


Erigihir moles

Amphifheairi
erant. (5)

STAGNA NEEONIS
che
il

Pietro Rossino

(6) scrisse

Colosseo fu compiuto in quattro mesi

(//),

e che vi lavorarono 12,000 Ebrei condotti schiavi

da

Tito.

Nessuno storico
(il

ci

ha ti'amandato quanto Rossino afferma. Anzi Giuseppe Flavio


dosi di
di segnalarlo nelle sue opere)

quale trattan-

un tanto lavoro eseguito dai suoi connazionali, non avrebbe mancato

non ne

fa motto. Soltanto ci dice

(7)

che Tito

trasport in Italia, pel suo trionfo in

Roma,
che

oltre

capi Simone e Giovanni,

700 uomini e non pi. Narra


erano
stati o venduti, o fatti

altres (8)

le altre

migliaia di Ebrei prigionieri

morir d'inedia o trucidati o condannati alle miniere


per esser consumati dal ferro e dalle bestie
era giunto al terzo gradus;
la
(9).

d'Egitto

distribuiti nelle province,


(10) l'edifizio

Dopo due anni


non ebbe

ma

Vespasiano

la sorte. di vederlo

compiuto, perch

morte

lo sorprese.

Suo

figlio

Tito gli successe e nell'

Impero

e nel proseguimento del lavoro del colossale

Anfiteatro. Questi aggiunse altri


e,

due gradus

ai tre gi costruiti

da suo padre

(11);

nell'anno 80 dell'era nostra, "ne fece la solenne dedicazione.

Eutropio e

cronologi Eusebio, Di

S.

Prospero e Cassiodoro, attribuirono


(12).

a Tito

la

maggior parte dell'opera del Flavio Anfiteatro

(1)

SuET., in Vesp.

e.

IX.
1.

(2)

Varr., de L. Lat.,
Epig.

IV,

e.

Vili.

V. Guattani,

Tom.

II, p. 3.

(3) (4)
(5)

SuET., in Ner. 31. Stagnum maris


2.

instai- circumstepttim aedificiis

ad urhiiim speciem.

Facevan capo a questo centralissimo luogo,


:

oltre al Vico

Sandalario. le tre celebri

e frequentate vie

la Saburra, la Salaria e la Trionfale detta

anche Nuova perch rinnovata

da Caracalla, allorch
(6)

edific le
p.

Terme.

Mercurio volante,

153.
e.

(7) (8) (9)

De

Bello lud.,
cit.,
1.

1.

VII,
e.

XXIV
vi

(Coloniac Alobrog.

MDCXI. Ex Typ.

lacobi Stoer).

Loc.

VII,

XVI.
lavorassero, attesa la grandiosit dell'opera ed
;

Non

per

improbabile che

il

tempo, relativamente breve, in cui fu portata a compimento, molte migliaia di schiavi


possibile assicurarne,
essi fossero tutti Ebrei.
(10)

ma non

come

fa

il

Rossino,

il

numerp

preciso e, molto meno, accertare che

Vix biennio. Cf. Lips


Chronicon A. 33f.
I,

loc. cit.

(11)

tribus gradibus patris sui duos adiecit. (Cf. Frick., Chronica mi-

nora, Lips. 1892. Voi.

p. 116).

(12) Lips., (loc. cit.) dice

a questo proposito:

non male

S.

Rufus ambigue
:

inscripsit,

Flavii Amphitheatrum, ets fama et vulgus Tito magis adiudicavit


illum, sive potius ex

sve favore qtiodam in


.

romano

rifu,

quo receptum opera censeri a dedicante

CAPITOLO

r.

EDIFICAZIONE

DEDICAZIONE

FESTE INAUGUKALI ECC.

33

Neppur Tito comp


di lui,

del tutto l'opera: fu Domiziano, fratello e successore


ci

quegli

che,

come

dice

il

cronografo

dell'anno 334
si

(1),

condusse

l'opera dell'Anfiteatro m^que


dt/pea, lo
fessor

ad

clypea.

Che cosa

debba qui intendere per


il

vedremo

nel prossimo capitolo.


(2)

Gli atti arvalici, dice

eh. Pro-

R. Lanciani

sono un

documento insigne per riconoscere a quale


condotta la fabbrica dell'Anfiteatro circa la

punto

di perfezione fosse stata

met dell'anno

80.

Questi

atti

parlano di

tre

meniani, che sono:

il

MAE-

MIANVM PRIMUM con un minimo di otto gradini marmorei, diviso in ctnei; MEAMIANUM 8ECUNDUM anch' esso diviso in cunei, nella parte pi alta del ministri inferiori del Collegio, avequale (M. II. SVMMVM) gli Arvali, cio MAENIANVM SVMMVM vano ottenuto posto in quattro gradini marmorei:
i

il

IN LIGNEIS, diviso in tante tabulazioni, quanti erano


tico (e gli archi

gli

intercolunni del por-

da basso) con un minimo di undici

sedili di tavole.

Siccome

a queste tre zone principali di sedili marmorei o lignei

dobbiamo aggiungere

per altre ragioni


nare imperiale,

il

podio dei senatori (per non parlare dell'arena, del pulvie siccome la divisione del terzo meniano in tabulazioni

ecc.),

suppone

la esistenza del portico; se

ne deduce

la

conseguenza che, nell'anno

80,

quando

fu

solennemente dedicata

la

fabbrica, essa era stata recata a compii

mento, salvo forse nei particolari dell'ornamentazione,


perfezionati da Domiziano
.

quali saranno stati

Giustissima deduzione, che a

me sembra confermata
fin

dai

fatti.

L'ordine

Composito, combinazione dell'Ionico col Corintio, fu invenzione dei Romani.

Esso fu usato, bench vagamente,

dagli ultimi tempi della Repubblica

(3);

(1) Fric:k,

loc.

cit.

p.

117:
arch.

DomUiamis Imp
ai fratelli

Amphifheatriim tisque ad clypea.

(2) Bull, della

Comm.

comun. di Roma,

p. 272 e agg.

Anno

VILI, serie seconda, 1880.

Sui loca adsignata in amphitheatro


fatta

Arvali, nella prima assegnazione dell'anno 80


atti del

da Tito, abbiamo uno si)lendido documento negli


3,

Collegio dell'anno medesimo.


;

V. Marini, Arvali p. 224; Canina, Edif.


Insf. 1859, 125;

26

HCbner. Ann.
;

Insi. 1856, 62 sg.

Mommsbn, Ann.

Hbnzen, Arv.,

p. 106 et sg.

C.

I.

L. VI, p. 506.
idiota o

Ecco l'importantissimo

documento,

inciso, disgraziatamente,

da uno scalpellino
Xll
.

poco meno:

FRATRIBVS

ARVALIBUS

MAENIANO T CVN
.

GRAD
II

Vili

PEDV= LI
.

F.
.

PED. XXXXIl S
.
.

GRADV
.

CVN. Vi
.

GRADIR
.

SVMMO

IN

LIGNEIS
XI
.

MARM IV GRADV TAB LUI GRADIBVS XI GRADV TPED PED V S a a HH D F PED. LXIIIS H K SUMMA PED GXXIX a S '-i L
.

GRADIB MARM VHI GRADVI P. V. VNO PEO. XX li SET MAENIANO SUMMO VNO P. XXIIS ET MAENIANO
. .
. .

H K
L

GRAD

"-i

(3)

ViTRUV., De arch.,

1.

IV,

e.

V, 12: Siait antem, quae iisdem eolumnis imponuntur


sed

capitulornm genera, varlis vocabtdi.s nominata: quorum nec proprietates symmetriarum, nec

rolumnarum genus aliud nominare posnumus,


ea Corinthiifi et pidvinatin et Doriciit

ipsorum vocabnla traducta

et

commulafa

videmus, qtiornm aymmetriae nunt in novarum ncalptu-

rarum

translafae xubtilitatetn.
3.

34

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
si

ma
e

dall'esempio pi antico che possediamo

(1),

pu fondatamente dedurre
ai

che questa combinazione fu ridotta ad ordine architettonico


precisamente sotto
il

tempi dei Flavi,


in

regno di

Domiziano, allorquando

il

Senato eresse

onore del Divo Tito, l'arco trionfale.

Ora se Domiziano avesse aggiunto


noi

all'Anfiteatro Flavio l'ultimo piano, forse

non
il

vi

vedremmo

ripetuto

l'ordine

Corintio,

ma

vi

ti'overemmo adopeio

rato

Composito; ordine, direi quasi, Domizianeo. Anzi

congetturo che la

costituzione del

nuovo ordine architettonico

sia

nata appunto dalla ripetizione

del Corintio fatta negli ultimi due piani dell'Anfiteatro regnando Tito; e che questa l'ipetizione abbia fatto pensare a

Domiziano, o meglio

ai suoi architetti,

ad un

quarto ordine propriamente detto, da adoperarsi in avvenire ed in casi analoghi.

N sembra

far ostacolo a questo ragionamento

l'

ordine Composito adope-

rato nel colonnato del portico del

sommo meniano

in ligneis: giacch convien

riflettere che, se dall' iscrizione degli

Arvali dobbiamo necessariamente dedurre

l'esistenza dell'ultimo piano dell'Anfiteatro e del colonnato del

meniano sommo;
le co-

non possiamo per da quella parimenti dedurre


lonne di quel
porticale
al

di qual

materia fossero
dell'Anfiteatro.

momento dell'inaugurazione

Pare

quindi potersi ragionevolmente opinare, che, portata sostanzialmente a com-

pimento la gigantesca mole colla costruzione del muraglione esterno


timo piano,
Tito,

dell' ul"

onde non protrarre pi

oltre

la

bramata

solennit,

abbia

fatto eostruire

provvisoriamente in legno quel colonnato.

quest'ipotesi vien

confermata dalla stessa lapide dei Fratelli Arvali, nella quale, come dicemmo,
si

legge che

gradi del meniano

sommo erano

di legno e divisi in

cunei da
fratello

lignei tavolati.

Morto

Tito,

Domiziano avrebbe compito l'opera del

sostituendo alle colonne lignee, forse di ordine Corintio, le colonne di


di ordine

marmo

Composito

(2),

e perfezionandone
in

l'

ornamentazione. Se cos
il

fosse, la
coli' iscri-

mia supposizione metterebbe


zione degli Arvali
(3).

concordanza

cronografo del 334

(1) (2)

L'Arco trioufaU^

di

Tito sulla Via Sacra. V. Niuiv,


si

Roma

Ant. Part.

I,

p. 295.

Nell'interno Bell'Anfiteatro

veg-gono tuttora

'.'t

capitelli di quest'ordine. Essi

sono
se al-

semplici, senza intagli,

ma

di discreta

proporzione e di una ben intesa esecuzione.

cune parti secondarie

di questi capitelli
si

furono lasciate in abbozzo, fu senza dubbio in consi-

derazione della grande altezza in cui


sento al lettore la riproduzione di
fare. (Vedi Fig. i*),
(3)

dovean collocare, e della vastit

dell'edificio.

Prefatto

un

capitello tratta dalla fotografa che io stesso

ho

qui sorg'e una

difficolt.

niano ricavato da un blocco


tale.

di

Uno dei capitelli marmorei del colonnato del sommo memarmo che ha incisi residui di un'iscrizione monumeni

Come

spiegare questo
nell'

fatto ?

restauri

ingenti

fatti

da Eliogabalo e da Severo
internamente rive-

Alessandro
stita di

ultimo piano dell'Anfiteatro (ove la parete


laterizia dell'

di travertini

una cortina

epoca

di

quei Cesari) mi pare possano far dileguare que(i-esa

sta difficolt. In quella vasta

riparazione

necessaria dai

danni causati dall'incendio


parte,

del 217), alcuni dei capitelli

furono certamente rinnovati.

D'altra

l'uso

comune

in

CAPITOLO

I.

EDIFICAZIONE

DEDICAZIONE
Flavio

FESTE INAUGURALI ECC.


vero

:.')

Nella dedicazione dell'Anfiteatro


;i'aiidezza, e del

(1),

portento della romana

quale Marziale

(2)

dice enfaticamente:

Omiiis caesareo cedaf labor attiphitheatro

Unuvi prae rvncfin fama

loqiiatur opus,

Fig. r.

quell'epoca, di adoperare pietre appartenute ad

altri edifizi, e

a tutti noto; e

il

timpano, a D' altronde

mo' d'esempio, del Portico d'Ottavia, nonch alcuni punti della muraglia
l'

di travertini del-

ultimo piano dello stesso Anfiteatro Flavio ce

ne sono una prova patente.

quel capitello, coi residui della monumentale iscrizione, potrebbe anch' essere dell' epoca Do-

mizianea; giacch una parte dei materiali

appartenuti ai distrutti edifici neroniani furono

senza dubbio adoperati nell'edificazione dell'Anfiteatro.


sulla faccia superiore del capitello,

Il

frammento d'iscrizione rimasto


tre lettere
:

ha

(tra le

poche parole tronche) queste

NER
1.

(Nero?).

Generalmente

si

supplisce
si

NER

{vaef), V.

Lanc,

loc.

cit.,

p.

217;

e.

I,

VI,

pari. 4', n. 32255.

Ma

del resto

presta pur anche al supplemento da

me

proposto. Vicino

a questo capitello ve n'


(1)

Nell'anno 80

d.

un altro con quattro testine rappresentanti Medusa. C, Tito occupava il consolato per l'ottava volta, insieme
la settima volta.
I.

a Domi-

ziano,

il

quale era console per

(2)

De

Specf., Epig.

36

PARTE

1.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


e

VI

DELL'ERA VOLGARE

Tito f celebrare straordinarie

sontuosissime feste; alle quali, se vogliamo

prestar fede alle parole dello stesso poeta, concorse gente da ogni parte della
terra
(1).

Suetonio, nella vita di Tito, ci dice che in quella solenne circostanza,


e

oltre agli sceltissimi

ricchi

spettacoli

gladiatori e
(2)

alle venationes,
Il

ebbero

luogo pur anche

combattimenti navali

in veteri naumachia.
si

passo di

Suet<mio, che noi riportiamo in nota,


facile

come

legge un po' oscuro; e non

compi'endere ci che quegli voglia intendere per quell'

in veteri nau-

machia

(3),

e con queir

uno die quinque millia ferarum,


al

Cassiodoro

(4)

conviene con Suetonio relativamente

numero
(5).

delle fiere, e

a G. B. NoUi non

parve improbabile
Pi chiara
e

il

racconto di Suetonio

la

particolareggiata

descrizione che
(6),

di quelle sontuose

feste inaugurali ci fa Dione.

Le

gru, Egli dice

tra di loro
;

pugnarono
le quali

(7),

e quattro elefanti e novemila tra fiere e pecore, furono uccise


le

anche

donne, non per nobili, insieme cogli uomini

si

diedero a ferire. Molti uo-

mini pugnarono altres alla foggia dei gladiatori; molti ancora riuniti pedesti-i
e navali combattimenti eseguirono.
lo anfiteatro, in esso introdotti

Perciocch riempiuto d'acqua di repente


altri

furono cavalli e tori ed


usi

animali mp.nsueti,

che addestrati erano a fare tutto quello che ancora introdusse Tito nelle navi,
i

erano a fare in terra. Uomini


Corintii,

quali divisi in Corciresi e

col

pugnarono

in

costume navale.
(8)^

Altri

ancora, fuori della

citt,

pugnarono nel
fatto scavare.

bosco di Caio e Lucio


Conciossiacch col
e l'uccisione di
il

che Augusto per quella cagione avea

primo giorno un combattimento


fiere,

di gladiatori si esegu,
il

molte

coperto essendosi con

tavole

lago dalla parte

(1) (2)

Loc.

cit.

Epig.

III.
e.

SuBT., in Tifo
edidit

VII:

Amphitheatro dedicato, thermisque. iuxta cderiter eximcfis,


et

munus
ibidem
(3)
(4)

apparatissimum, largissimumque.. Dedit

navale praelium in veteri naumachia;

et

gladiatores: atque uno die quinque millia

omne genus ferarwm.


I.

Noi tratteremo questa questione nella Parta IV, Quesf.


Chron.

(5)

Ecco come ragiona NoUi


sito

L' arena, nel

suo maggior diametro, era lunga palmi

architettonici 450 per 305. Tutta l'area dell'arena sarebbe 107, 795 palmi quadrati; e sulla

supposizione che

il

occupato da un orso o leone o tigre ben grande sia

di

palmi qua-

drati 16, l'arena risulterebbe

capace di

(5737

fiere.

Ma

poich non tutte

le fiere

hanno

la

stessa grandezza, cosi, calcolando a ciascuna fiera 10 palmi quadr., l'arena sarebbe capace
Il numero dunque di 5000 esposte da Tito, e di 9000 esposte da Probo, non esagerato. Ma, s' intenda, non per farle giuocare tutte mio die nell'Anfiteatro, ma per mostrarle tutte uno die al popolo . (Cf. Marangoni, Anf. FI. p. 50). (6) Dio., 1. XVI, 25, Trad. del Bossi, Milano 1823. sostituendo alle gru, rspocvotc , i ger(7) Il Casaubono corresse il testo di Sifilino, rspnavoj . mani, Il Eeimaro si oppose a questa correzione. Il GoRi (Memorie storifavoloso il combattimento delle gru coi che ecc., Roma 1875), ed altri dicono che, come

di 10,779 fiere.

pigmei, cosi inconcepibile che quelle combattessero fra di loro.


(8)

Detto

Nemus Caesarum.

CAPITOLO
che risguarda
lato. Il di

I.

EDIFICAZIONE

DEDICAZIONE

FESTE INAUGURALI ECC.

37

le statue, e al di

l'iioii
i

tutto circondato

ugualmente
il

di

un tavosi

seguente celebrati furono

giuochi Circensi;

terzo giorno
fu

diede

un combattimento navale di tremila uomini, che susseguito


di fanti.

da una pugna

Perciocch

gli

Ateniesi,

supei'ato

avendo

Siracusani (giacch sotto

nome pugnato avevano), scesero nell'isola, ed assalito avendo certo unno che intorno al moniraento di quel luogo era condotto, lo presero. Per
questo

cento giorni
ri usci

(1)

durarono quegli

spettaiioli

atti

a pascere la vista.
di

Ma

utile

ancor questo alla plebe, perch Tito piccioli globi


i

legno da luogo
indicazione di
di cavalli, di

eminente nel teatro gettava,

quali

tessere
in

contenevano

coli'

qualche vivanda, di una veste, e di

vaso d'argento o d'oro,

giumenti, di bestiami e di servi. Chiunque, alcuno di quei globetti coglieva,

portavalo al dispensatore de' donativi, e la cosa che dentro era scritta, con-

seguiva

Tito dedic l'Anfiteatro in

nome

proprio e non in quello del padre; ed a


feste e giuochi in

questa

dedicazione, nonch

alle

sontuose

quell'occasione

celebrati, alludono

due medaglie, portanti nella parte dritta

la figura di Tito,
e,

assisa sopra trofei ed in atto di


vescio, l'Anfiteatro con la

presentare un ramoscello d'olivo;


sinistra
(2),

sul ro-

Mta Sudante a

ed un portico a doppio

ordine di colonne a destra: prospetto che corrisponde alla parte dell'edificio

che guarda
portava
il

il

Celio,

il

cui arco, prossimo al centrale del primo ordine esterno,

numero

I (3).

Che

il

cono che osservasi a sinistra dell'Anfiteatro rapil

presenti la
biti.

Mta Sudante, checch ne dica

Maffei

(4),

non v'ha ormai chi ducoloime che


(5) e col
si

Ma

che cosa sia quel portico a doppio ordine

di

scorge
(6)
si

a destra, ancora molto disputabile. Se col Guattani


volesse
ritenere che quel

Nibby

portico abbia comunicato col

palazzo

di Tito

sul-

(1) iy'
(2)

xaxv rjnpas syvsxo.

La Mta Sudante
(Ntbby, Del Foro
et

era

una

fontana celebre, esistente in

Roma prima

dell'Anfiteatro

Flavio
et

Ii'om. p.

245). In Seneca lejjgiamo: Esuedan /ransciirrentes pono,

fabrum inquiUmim,

serrariiim

ncinum,

aiit

hunc, qui ad

Metam Sudanteni
il

tubas expe(loc. cit.)

rikir et tibias; nec cantai sed exclamat (Ep. LVII).


la ristabili, forse
l)ella

Domiziano, prcsegue

Nibby

perch Nerone l'aveva distrutta, e questa seconda Mta Sudante fu assai

e decorata
(3) Cf.

NiBBV,

loc.

cit.,

p. 402.

(4) (5)
(6)

Loc,

cit., p.

43.

Roma desmtta

ed illustrata,
p. 239:

Del Foro Romano,


ivi

Tom. < Tra

II,
il

p. 5.

imperiale, quindi l'arco

pi grande degli
si

numero XXXVIII e XXXVIIII l'ingresso altri (?) e non lia numero.... Questo luogo,
separato dal resto, e forse quest'ingresso
l

riservato alla famiglia imperiale,

trova

affatto

ora pi decorato degli altri, e v'ha chi suppone che di


che

cominciasse

un

portico di colmine

andara a
frigio,

finire al palazzo di
si

Tito
in

suW Esquilie; ma

di ci

non pu darsi altra prova, se


di

non che negli ultimi scavi

sono
si

questo luogo trovati frammenti

colonne scanalate

di
gli

marmo

che

ivi

ancora

vegg'ono, e sopra l'arco

manca

il

cornicione

con

tutti

ornati, e ielle medaglie si vede indicato

un

tal portico

38

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO VI DELL' EKA VOLGARE


ci

l'Esquilino, noi

non

sapremmo spiegare come


Il si

esso

si

potesse vedere dal

lato opposto dell'Anfiteatro.

prospetto dell'edificio rappi'esentato nella me-

daglia corrisponde,
di chi

come

detto, alla parte che


al

guarda

il

Celio.

Ma
il

a destra
I,

guarda l'arco centrale, prossimo

fornice che portava

numero

non v' certamente l'Esquilino. Che cosa adunque potrebbe rappresentare quel
portico? Forse un luocjo ove
s'

inh-attenevano

le

persone di riguardo, cdlor

che

raggi del sole eran troppo ardenti, facendovi combattere qualche cop(1)

pia di gladiatori?
voleva sollevarsi

Forse un luogo coperto destinato


dall'

al ritiro

di chi

un poco

incomodo di stare nell'Anfiteatro molto tempo


giacch nell'Anfiteatro

per tornarvi

tosto, o

per ristorarsi,

era proibito
(3).

il

bere, ecc.? (2)

Forse un apoditerio, o finalmente un propilo?

Fra tante

opinioni, anch'io

mi permetto esprimere
Flavi:
lo

la mia.
lo

Sappiamo che
piamo
rata

l'Anfiteatro opera dei

Vespasiano

incominci,

Tito prosegu l'edificio e lo dedic,

Domiziano

port a compimento. Sap-

inoltre che Tito costrusse presso l'Anfiteatro le sue Tei-me, e che, finalla

mente, Domiziano ristabil


(4).

Mta

Sudaite,

facendola

assai

bella e deco-

Non potremmo adunque congetturare che in quelle medaglie si siano volute commemorare simultaneamente le tre famose opere dei Flavi, vale a dire, l'Anfiteatro, le Terme e la Mta Sudante? E questa congettura non si
rende ancor pi verosimile se
Flavi vediamo effigiato
il
il

si

rifietta

che

solamente nelle medaglie dei


colonne? Se cosi
fosse,

portico a doppio ordine di

portico di cui parliamo sarebbe

una parte

delle

Thermae Titianae
di Tito
(6).

<J)).

Le

ragioni poi che ci

spingono

ritenere le

Terme

verso

il

Laterano

piuttosto che sull'Esquilie, le

esporremo a suo luogo

La prima

di

queste medaglie ha l'iscrizione:


.

IMP

CAES

VESP

AVG

TR

PPP

COS. Vili
883/80

S. C. (7)

Anno
Tito fu console per l'ottava volta l'anno 80;
di
i

titoli

corrispondono a quelli

un Imperatore vivente. L'altra medaglia d


il

ci

mostra Tito gi morto, poidi


sia stato

gli si

in essa

il

titolo di

DIVO.

(8) Il

Nibby opina che Domiziano

colui

quale fece coniare queste due medaglie; e che, per conservare queMaffbi,
Ioc.

(1)

cit.,

1.

I,

p. 45.

(2) Id., ibid., p. 45. (3) Id., (4)

mm.,

p. 45.
p.

NiBBv, Del Foro Romano,


I,

245.

(5) Cf. CiiAHisit'K,

73:

<t

Titus ut lupus. Thermas Titinas, ut pelles lupinas non dici-

mus, sed TUianas,


(6)

V. la nota verso la fine del Capitolo

I,

Parte

II, di

questo lavoro.

(7)

Cohen,

II ediz.,

Titus, Voi.

I,

p.

461, n. 400.

(8) Id.,

Ibid., n. 399.

NUMMI COMMEMORATIVI RIPRODOTTI DAGLI

ORlGlTsALI

CHE

SI

CONSERVANO NEL

GABI-

NETTO NUMISMATICO DELLA BIBLIOTECA NAZIONALE

DI PARIGI.

CAPITOLO

I.

EDIFICAZIONE
della
lui

DEDICAZIONE

FESTE INAUGURALI ECC.


dal
fratello,
e,

o'.t

st'Impei'atore la data

dedicazione fatta

abbia unito alla

prima medaglia

titoli di
il

l'apoteosi, dandogli

titolo

come ancor vivente; di DIVO: (1)


.

sull'altra,

ne abbi fatta

DIVO
Il

AVG
(2)

DIVI VESP

VESPA8IAN

H.C.
medaglia, con
il

Donaldson

la riproduzione

litografica di

questa

r annotazione delle varianti. Egli ritiene non essere ingiustificabile

supporre

che

l'Anfiteatro fosse eretto in origine coli' attico rappresentato in questa

me-

daglia,
in

ma

che dopo

le contagrazioni e dilapidazioni alle quali

and soggetto

tre secoli, si fosse ridotto

l'attico
si

ad

un
fatto

altezza

maggiore; non potendo

persuadersi che nella medaglia

fosse

un attico tanto basso per rapvediamo, perch


questo supere-

presentare un

attico tanto alto quale noi lo


si

rebbe la convenzionale licenza che

osserva comunemente nelle medaglie.


tesi prin-

L'Eckel

(3)

opina che la suddetta medaglia sia falsa, e basa la sua

cipalmente sull'esecuzione, la quale, dice, non d'arte

moderna.
che
il

questa obiezione
di cui

il

Donaldson non risponde.


sia d'arte

romana ma d'arte Ma anche ammesso


noi

nummo

parliamo non

moderna ma romana,
l'Anfiteatro

non

potremmo mai dedurne che originariamente


ordini quanti al presente se ne ravvisano
(4)

non avesse quattro

e quanti se ne riscontrano pur

anche
al

in

una forma

di stucco di

epoca posteriore, rinvenuta da A. Pellegrini


mostrata in un'adunanza

miglio della Via Portuense e


(5).

AeW Istituto

di

Corrispondxtiza Archeologica
del

Io ho esaminata la riproduzione litografica

Donaldson

(6);

ho pur studiate altre medaglie ed ho dovuto convincermi


tutte, olt-e ai tre

che esse presentan

ordini di arcate,

il

quarto piano con


di

pilastri, finestre e dischi (7);

ad eccezione delle medaglie

Severo Alessandi pilal'attico

dro, le quali,
stri:

pur avendo finestre e dischi nel quarto piano, mancano


le

ed ho inoltre osservato che in tutte

medaglie d'et posteriore,

rappresentato nella stessa proporzione relativamente agli ordini arcuati, ben-

ch a quell'epoca fosse tan t'aito quanto al presente


(1)
(2)

lo

vediamo

(8).

Roma
Archit.

antica

I,

403.
or,

Numism

arciitectural

models of classic

antiquifi/,

London

1859 u. 79,

pag. 294.
(3)

Voi. Ili, pag-. 340.

(4)
(5)

F. Goni,

Mem.

storiche,
,,

giuochi ecc.

Roma

1875.

" Bull, della

Ist.

1861, p. 33.

(() La medaglia Museo Britannico.

illustrata dal

Donaldson e da

lui

detta grande bronzo, conservasi

nei

(7)

V. Maffei,

loc. cit.,

Tav.

I.

(8)

Nell'anno 80 di C. furono battute altre medaglie, come ad


l'

es.,
:

quella in cui rap.

presentato Vespasiano in quadriga e recante (nel dritto)

iscrizione

DIVO AVG

VESP

(Cf.

Cohen,

loc. cit.);

ma

poich non certo che siano commemorative,

tra-

lascio di riportarle.

40

PARTE
Cassiodoro

I.

DALLE OUIGINI AL SECOLO

VI DELL'

EKA VOLGARE

(1)

attribuisce a Tito le ingenti spese e tutta la gloria del no-

stro edificio, dicendoci

che vi vers un fiume

di ricchezze, e

che colla

somma

spesa

si

sarebbe potuto fabbricare una citt capitale.


il
i

Barthelemy ed
delle spese (secondo

P.

Jacquier

(2),

formando un calcolo approssimativo


il

prezzi in vigore verso l'anno 1756) valutarono

solo

muro

esterno

dell'Anfiteatro

2,218,065 scudi, ossia L. 11,825,349,37.


cifre esposte,

Noi non

giudicheremo sull'esattezza delle


larsi giusta
i

giacch queste sono da calco-

prezzi della

mano d'opera
ai di nostri si

in

vigoi-e al

tempo dei

citati

scrit-

tori: prezzi, del resto,

che

sarebbero quasi

triplicati.

L'erezione e la dedicazione dell'Anfiteatro Flavio, dice, e giustamente,


(.3),

il

Ch." R. Lanciani

debbono essere
(4),

state ricordate

da grandi

iscrizioni

mo-

numentali contemporanee. Hiibner


note nel 1856, trascrive
ti-e

illustrando le iscrizioni dell' Anfiteatro


di

frammenti

un

epistilio di pietra tiburtina: infixa

muro

exteriori Utteris aevo Tifi vel Domitiani

non

indignis.

ESA

CAPITOLO SECONDO.
Descrizione della parte esterna dell'Anfiteatro Flavio Materiali usati nella costruzione Dimensioni Architettura Clipei Perni e spranghe Sezione. Statue

L.
ovale,
dell'

forma dell'Anfiteatro Flavio ovale, come ovali sono generalmente

tutti gli anfiteatrali edifici (1).

La lunghezza La

dell'asse

maggiore

di

questo grande

compreso

il

primo gradino che circonda


di

la mole, di

m. 191, 20; quella


sul ciglio del

asse

minore

m. 158, 50.

periferia,

presa sempre

detto gradino, d m. 546. L' altezza, dal livello stradale alla sommit,

di

metri 50

(2).

Un'area
condandone

lastricata di travertini, larga


la curva.

m. 17,60, attornia l'Anfiteatro,

se-

quella terminata da grossi cippi di travertino, tagliati


alti

superiormente a semicerchio,
distano
dell'
1'

m.

1,

75, larghi

m.

0,

76 e grossi m. 0, 60

(-3);

uno

dall' altro

m. 3, 40, e nella loro faccia interna


sbarre metalliche,

rimangon tracce
1'

impernatura,
altro.

forse delle

che collegavano

un cippo

con r

L' intiera

mole sorge esternamente sopra due gradini,


0,

il

primo dei quali


18
di alzata, e,

ha m.

0,

425 di pedata e m.
GuATTANi
le ragioni.

20 di alzata;

il

secondo m.
II,

0,

(1) Il

{lioma'descritta ed illnsfrata.

Tom.

pag.

3)

si

domanda:

Perch
egli,

non dare
ne furono

agli anfiteatri

una forma perfettamente,


la trovo nel
1'

sferica?

Due, a mio credere, prosegue


tutto,

Una

vantaggio di accorciare la visuale degli spettatori, in

guisa che, o empiendosi

anfiteatro la

maggior parte, o non empiendosi


;

il

popolo

vedeva pi comodamente
coprirsi, restando
la
all'

lo

spettacolo

tanto pi

che essendovi

la necessit di

coprirlo,

illauguidivasi necessariamente la luce. Inoltre la forma elittica riesce appunto

pi facile a
dalla lnea

lunghezza del maggior numero


esteriore pi corta
e.

delle

tele e delle

gomene

circolare interiore
(2)

Amm.,

1.

XVI,

XVI,

scrisse: Atnphitheatri

page, ad cuitis summitatem aegre viaio


rabile

humana conscendU.

mole dei Flavi, veduta da vicino e dal

molem solidatam lapidis tiburtini comNon v' ha dubbio che la venepiano antico, sia sommamente imponente.

(3)

Cinque

di questi cippi

furono scoperti nel 1895


(" Bull.

all'

Est dell'Anfiteatro, di contro alle

arcate XXIII, XXIIII e

XXV

Comm.

,,

1895, n. 3, p. 117 e segg.).

42

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO VI DELL'ERA VOLGARE

dal ciglio al plinto della base della colonna, una pedata di m. 1,02, la quale
si

unisce nel vuoto degli archi col pavimento del portico.

Consta r

edificio di quattro piani. I

pi'imi tre

sono arcuati ed ornati con

colonne di mezzo rilievo, d'ordine rispettivamente Dorico, Jonico e Corintio;


il

quarto piano non ha archi,


i

ma

finestre rettangolari

ed anzich da colonne,
il

come

tre sottoposti, decoi-ato


architetti,

da

pilastri

con capitelli Corinti:

che, se-

condo alcuni

meglio asseconda l'occhio in tanta altezza.


le

Nei due primi piani

colonne sporgono dai pilastri degli archi per due


piano per
la sola
i

terzi del diametro, e nel terzo

met. Esse hanno tutte egual


pilastri dell'ultimo piano.
:

diametro, e di eguale larghezza sono eziandio

L'ordine del piano terreno un Dorico non legittimo


fregio;
il

non ha

triglifi

nel

capitello

in luogo

dei tre

listellini

ha una gola, ed
differente
gli

al fusto della

colonna sottoposta una base, di un carattere


suete. L'altezza di

dalle quattro con-

quest'ordine di m. 10,

.50:

archi

hanno m. 4,30

di

larghezza e m.

7,

10 di altezza.
alto (compreso
il

L'ordine del secondo piano Jonico, ed

piedistallo)
di larghezza

m.

11,85.

La colonna ha

la

base
il

attica. Gli archi

hanno m. 4,30

e m. 6,50 di altezza.
vello della

Essendo

pavimento

del portico
si

di questo

piano a

li-

cimasa del piedistallo della colonna, vi

dovette fare un para-

petto dell' altezza di un metro.

L'ordine del terzo

piano Corintio,

ed

alto

(compreso

il

piedistallo)

m.

11,60.

La base

della colonna toscana: nella cornice di quest'ordine

da

notarsi che essa non ha gocciolatoio,


il

ma

modiglioni reggono immediatamente

listello

sottoposto alla

gola finale.

Gli archi

sono larghi
,

m. 4,30 ed

alti

m.

6,40.

Anche

qui,

come

nel sottoposto piano, v'

per la stessa ragione, un

parapetto alto un metro.


I

pilastri del

quarto piano
il

sono Corinti, ed un

hanno

la

base

attica, e

tutto

r ordine, compreso
alto

piedistallo

dado che

sottoposto

alla base,

m.

13,90. Il cornicione di quest' ultimo ordine classico,


le altezze dell'
l'

perch (mentre
proporzionate

mantiene

architrave, del fregio e della cornice

al pilastro), per

introduzione di robuste mensole nel fregio e per la sempli-

ficazione della

cornice (che,

decorata a guisa di architrave da tre fasce ed

una cimasa, forma nel suo assieme, senza esser pesante, un grandioso gocciolatoio),

corona stupendamente
si

l'

intiera mole.

Questo piano, come gi


le quali

disse,

invece di archi ha finestre rettangolari,


si

sono

di

due dimensioni, e

trovano disposte negli

intervalli fra

pilastri

alternativamente. Le maggiorisi trovano nella parte superiore; hanno


di

una dimensione

m. 1,72

X 2,57

le

minori di m. 1,30

X 0^90;

trovansi

nel dado del basamento.

CAPITOLO
Mattei

n.

DESCUIZIONE DELL'ESTERNO DKLL'ANFITKATUO ECC.


piano,
i

i'->

Il

(1)

parlando dell'ordine di questo


questi, nonostante

dice che,

essendo

il

fregio ornato

da modiglioni,

che

capitelli dei pilastri siano

Corinti, fanno divenire l'ordine

Romano
;

o Composito.

Anche

il

Serlio

chiama
di

quest' ordine

cosi,

ma non
il

a ragione

giacch la caratteristica principale

un ordine architettonico

capitello: e

bene a proposito

il

Dcsgodetz

scrisse:
il

La somiglianza che hanno


il

gli ordini affini,

come sono
1'

il

Romano ed

Co-

rintio,

Dorico ed
farli

il

Toscano, e qualche licenza che


.

architetto si prenda,

non deve
Il

confondere fra loro


edificio

nostro

non ha

intagli,

giustamente;

perch, a

parer mio,
al-

r intagliar foglie, volute

e cornici

che doveano essere collocate a tanta

tezza ed in fabbrica cotanto gigantesca, sarebbe stato, pi che superfluo, scon-

venevole

come, viceversa, sarebbe sconvenevole non decorar con intagli

or-

dini destinati a decorar

una

sala.
dell' edifcio in

D'altronde
trascurata

1'

esecuzione

genere, e dei particolari in ispecie,

assai.

Una

trascuratezza

siffatta,

per non aver riscontro nelle

fabbriche contemporanee, ci attesta la fretta con cui fu eseguita la grandiosa

opera dell'Antiteatro Flavio.


In ciascuno dei tre piani arcuati v'erano 80 fornici: quelli del piano ter-

reno erano numerati, ad eccezione di quei quattro che

si

trovavano
i

all'estrein-

mit

dell' asse

maggioi-e e minore,
i

dei quali

primi due erano

grandi

gressi all'arena, e

due secondi

gli ingressi

imperatori; sicch ogni quadrante

della periferia conteneva 19 fornici intieri e

due dimezzati.

Gli archi caduti sono 47;


cisi al di

superstiti 33, portanti dalla parte esterna ini

sopra degli archivolti,

seguenti numeri:

XXV xxvi XXVII XXVIII XXVIIII XXX XXXI XXXII XXXIII XXXV XXXVI XXXVII XXXVIII (segue un arco non numerato, all'estremit orientale dell'asse minore) XXXVIIII XL XLI XLII XLIII XLIIII XLV XLVI XLVII XLVIIII L LI LII LUI LIIII.
XXIII XXIIII

XXXIIII

(C. I,

I.

VI, Parte 4, 32263).

numeri servivano indubbiamente ad indicare a coloro che doveano


l'

as-

sistere agli spettacoli, qual fosse


sito della scalinata

ingresso a loro pi

comodo per

portarsi al

assegnato alla rispettiva condizione sociale.

L'Agostini,

nel quarto dei suoi dialoghi sulle medaglie, osserv che ad ogni quattro archi

corrispondeva una scalinata interiore, la quale sboccava ad


ossia uscita
alla

un vomitorio,
sugli

grande scalinata della cavea: e che anche

archi di

questi vomitorl erano scolpiti numeri onde evitare confusione.

(1)

Verona Must.

p. 18().

44

PARTE
Il

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE

numero
il

trova vasi a destra di chi guarda l'Anfiteatro dalla parte del

Celio;

numero
fra
i

LXXVI

sinistra.

Al lato opposto, l'arco senza numero


;

lo

vediamo

numeri XXXVIII e XXXVIIII


la

e questo fornice

si

fa

rimarcare

non solo per


decorazione.
di

mancanza del numero,


lungi da esso
si

ma

pure per le tracce di una speciale


si

Non

rinvennero, e

veggon

tuttora,

due pezzi

colonna di

marmo

frigio e residui di trabeazione di

marmo

bianco. I grainterotti,

dini che circondano

esternamente l'Anfiteatro, sono

in quel

punto

ed

massi di travertino formano, nella parte centrale


Il

dell' arco,

un

rientra-

mento.
l'

Marangoni pensa che


degli Imperatori,

gli

archi senza

numero
dice, nel

fossero destinati al-

ingresso

della loro

corte e di

tutti coloro

che doveano
passati
i

sedere al podio. Ci troverebbe una conferma,

fatto che,

due

portici, e

dove principiano

gli

archi che sostenevano le gradinate verso

r arena, v' ha

come una spaziosa

sala, illuminata

da qualche apertura

corri-

spondente alla gradinata stessa.


e figure di stucco, le quali,

Quest' ambiente vedesi adornato con lavori


dall' aria e dal

bench danneggiate

tempo, appa-

riscono di squisito lavoro

(1).

poich

sull'

arco mancante di numero


si

manca
iscri-

eziandio l'intera cornice, sino al piano dell'ordine superiore;

pu pensare

che esso fosse adornato da qualche gruppo o bassorilievo od anche con


zioni
Il
(2).

Nibby

(3)

ed

altri

argomentano

dalle medaglie

che

dinanzi al para-

petto di ciascun arco vi

dovea essere esteriormente un piedestallo con una


Io stesso ho
le
1'

statua pedestre: fatto, aggiunge egli, confermato dagli ultimi scavi, e che ap-

parisce da qualche

traccia supersiste

veduto coi miei occhi

queste tracce patentissirae, e specialmente


trovasi nel fornice del terzo piano e sopia

ho osservate nel parapetto che


il

arco che porta


;

numero XXXIII,
l'

ove rimane

il

posto gi occupato dal piedistallo

ed ho osservato

interru-

zione della cornice che serve di finimento al parapetto stesso, perch coperto
dalla parte posteriore del piedistallo (V. Fig.
2).

(1)

Questi stucchi furono disegnati

da Giovanni
3,
(j.

da Udine ed
2).

incisi nella Raccolta di

De-Crosat. (Vasari, Vita de' Pittori p. 30, part.


(2)

Dalle medaglie apparisce che su


Il

gli archi

che trovavansi nei grandi ingressi v'erano


5),

delle quadrighe.

Guattani
il

(Ice. cit.

Tom.

II, p.

invece scrive:

Nella parte setten-

trionale verso l'Esquilino, fra gli archi corrispondenti al

non ha numero

fra

XXXV

il

manca

tutto

il

cornicione sino al

mezzo dell' ovale, ve n' uno che XXXVIII (?). Ivi da un capitello all' altro delle coibnne, piano del portico superiore. Tal mancanza indica a marail

viglia l'attacco di

un ponte che dava


.

passaggio
{nota)
il

all'

Imperatore dal suo palazzo e terme


di

suir Esquilie all'Anfiteatro

p.

Iti

Guattani principia a dubitare


si

questa

sua asserzione, e scrive:

Questa quadriga non


vece di ponte
le

vede

affatto

(?)

in

nessuna medaglia a

mia notizia; bens impresso


l'attacco del ponte, seppure,

in tutte, e chiarissimamente visibile in quella di Gordiano, sta


in,

non

fosse tin vestibolo dell' Anfiteatro .


di

evi-

dente che
(3)

al

Guattani non eran note


cit.

medaglie

Domiziano, ecc.

Loc.

pag. 424.

CAPITOLO
Guazzesi

li.

DESCRIZIONE DELL'ESTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.


le statue

45

Il

(1)

opina che

che

si

veggono

incise nelle medaglie

ornassero effettivamente l'Anfiteatro Flavio;


bili

ma

dice che esse non furono sta-

e di

marmo,

bens

d' altra

materia

e mobili,

da esporsi

in

mezzo

agli

archi giusta

le circostanze e

qualit degli

spettacoli
fatto
(?)

da rappresentarsi nel
del non

nostro Anfiteatro.

E basa

la

sua opinione sul

trovarsi nel

mezzo
Si

di essi archi

alcun segno o vestigio di base o di piedistalli, che rive-

lino la cessata esistenza di statue stabili e di

marmo.
l'edificio!

vede che

il

Guazzesi esamin molto superficialmente

In ogni modo, le statue fossero o mobili od immobili, di


di terracotta o lignee;

marmo

o di gesso,
ai fatti,

se

non vogliamo negar fede

alle

medaglie ed

l'Anfiteatro Flavio fu indiscutibilmente decorato

con statue.

Gli archi aperti


nell'

del secondo

e terzo piano,

dice

il

eh. H. Grisar (2)


.

erano

ampio giro

animati di statue di

marmo

e di bronzo

^Ciascuno dei tre ordini arcuati,


nici; le finestre

come ho
v'

detto poc' anzi, consta di 80 for-

maggiori per
ogni

del 4"

piano non sono che 40, perch s'alter-

nano

in

modo che per

due

f\,rchi

una
tra

finestra.

Esaminando
l'

le

medaglie, vediamo che


fu scolpito

in ogni

spazio libero,

un flnestrone e

altro, vi

un disco. Sar stato questo

un capriccio

dello scultore, o vera-

mente

in quegli spazi vi fu qualche


i

cosa? Vediamolo.

Alcuni archeologi, tra


ci

quali

il

Nibby
(4),

(3),

ritennero che

clipei dei quali

parla

il

cronografo

dell'

anno 334

non furono

altro che quegli

ornamenti

rotondi che sormonlavano di merlatura. Rispetto


il

la cornice

dell' Anfiteah-o,

formando una specie

parere di

tali scrittori;

ma
io

siccome quella specie di


dubito non sia altro che
di

merlatura che

si

vede accennata nelle medaglie,

la serie delle grossi travi del velario, rivestite

probabilmente

bronzo e co-

ronate alla testata da un ornamento finale, cosi ho voluto intraprendere uno


studio speciale intorno a questo punto.

Ecco

il

risultato delle

mie ricerche.
ad

Per clypeus, clypeum


edifici,

e clupeus tutti gli scrittori antichi, in relazione

han voluto sempre


od a
(5):

significare quello scudo rotondo, per lo pi di bronzo,


rilievo,

coir effigie scolpita

di
si

una divinit o

di

un eroe o

di

qualche

personaggio illustre

scudo che
(7).

soleva collocare sulle pareti esterne dei

tempi

(6),

ed in luoghi pubblici

(1)
(2)

Opusc. De Amphith.

Roma

alla fine del


I,

mondo
p. 426.

antico, p. 174.

(3)
(4)

Romxi ant. Tom,.

36,

Domitiamus Imp.... Amphtheatrum, tisqiie ad clypea. Trebell., Cland. Gofh.S; Liv.,25,39; (5) Tac, 4?w.2, 83; Subt., Calig.\&; Doni. 23. 10; e. I, 1. Xiy, 2794. e. I, 1. XIV, 2410. (6) C. I, 1. XI, G481 Ih., XIV, 2215. (7) C, I, 1. V, 1829 .... e. I, 1. IX, 5177

46

PARTK

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


il

VI

DELL'ERA VOLGARE
port l'Anfiteatro
clipei

Ora, dicendoci

cronografo

suddetto che Domiziano


noi congetturare

usquc ad elypea,
quegli ornamenti

non potremmo
rotondi che
di

che

non fossero

bens veri scudi

bronzo,

sormontammo la cornice dell' Anfiteatro, ma quali, come si rileva dalle medaglie, sfolgorapiano?
(1).

vano fra
Il

pilastri esterni del quarto


(2),

Maffei

non potendo non prestar fede

alle

medaglie, dov conchiu-

dere

nel quarto piano del Coliseo

veggiam

finestre

quadrate alternatamente,

nelle medaglie
brica,

veggiamo

gii

spazi

intermedi, non nudi

come son

nella fab-

ma
il

occupati da certi tondi, che paion clipei, ed altro non possono rap(?),

presentare, che ornamenti posticci

quali

si

ponessero e levassero
si

osser-

vando

monumento, m' avvidi che nel mezzo degli spazi che


del quarto

alternano
fori,

colle grandi fnesti-e

ordine
i

dell'Anfiteatro, vi

sono dei

nei

quali evidentemente furono fissati

perni degli scudi stessi.


fatti,

Questi

fori

da

me

veduti, e da non confondersi con quei buchi


i

come

vedremo, ne' bassi tempi per estrarre


superstiti

perni metallici,
i

li

troviamo negli spazi

che sono a piombo degli archi portanti

numeri: XIII
2).

XXV XXXI

XXXIII
forma

XXXV XXXX
oggetto

XLII
fatti

XLVlil

(Vedi Fig.

L'ordine con cui furono


dell'

questi fori ci d chiaramente a vedere la

ad

essi

raccomandato. Quattro sono disposti in modo da


si

poter per essi condurre una circonferenza, e due altri


pi basso, formando con questo una linea orizzontale.

trovano laterali

al

Pertanto l'oggetto raccomandato a quei

fori fu

senza dubbio uno scudo

rotondo circondato da una corona


piata nel basso.

di lauro

con

la tenia di

legamento accapil

Da

questi fori

si

pu anche dedurre approssimativamente


fori pei quali si

diametro del clipeo, perch due dei quattro


circonferenza
si

pu condurre una

trovano,

come

gli spigoli

degli stipiti delle finestre maggiori,


i

a piombo del mezzo dei due spazi interposti fra

tre mensoloni.

Che
una

nell'Anfiteatro Flavio vi

siano stati

clipei indiscutibile. Il cronostati posti fra

grafo ce lo dice chiaramente: che questi scudi o clipei siano


finestra e l'altra
le vestigia

del quarto ordine, ce

lo

dimostrano evidentemente

le

medaglie e

che ne rimangono nel monumento.


?

Ma

chi

si

rap-

present in quegli scudi


liberi?

Perch non
e
si

li

collocarono in tutti e singoli


s

gli spazi

Perch procedono

alternano in una maniera

strana?

La

risposta a questi quesiti non certamente facile. Io, nondimeno, nella

IV parte

Questione 2.

di questo scritto

pi'esenter
ai quesiti

il

mio umile giudi-

zio; e sarei lietissimo se altri potessero

dare

proposti soluzione pi

plausibile.

(1)

V. P. Grisar,

Roma

aliti

fine del

mondo

(intico,

p.

174,

Roma

lf)08.

(2) Loc. cit., p. 222.

CAPITOLO

II

DESCRIZIONE DELL ESTERNO DELL ANFITEATRO ECC.

47

Negli interpilastri, al piano degli architravi delle finestre, sporgono dalla


parete grandi modiglioni di travertino, aventi ciascuno

un incavo;

e,

corri-

spondenti a questi,
fori.

nella cornice

di

coronamento, vi sono altrettanti


il

vaili o

AUoich

l'Anfiteatro Flavio era ancoia intiero,

numero

dei modiglioni

ascendeva a 240.

48

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
insieme dei
altro.
(1),
il

di

piramidette rappresentate nelle medaglie altro non fu che


il

l'

finimenti delle antenne che sorreggevano

velario.

Passiamo perci ad

In tutto

il

recinto

esterno dell'Anfiteatro, ed anche internamente


il

materiale usato nella costruzione


l'opera quadrata, sono

travertino.

massi,

commessi senza malta; o

al pi

come proprio delcome dice il Gori (2),

furono assestati con una leggera clla di calce, ed erano collegati fra loro con

spranghe e perni
drati, profondi

di ferro,

quali

rimangono tuttora entro alcuni buchetti qua-

un

dito circa. Tal


(3),

modo
il

di costruzione antichissimo; e

ce

lo

dimostra un passo di Tucidide

quale afferma che nelle grosse mura, fab-

bricate per consiglio di Temistocle dagli Ateniesi intorno al Pireo, non v'era

n ghiaia, n malta;
duo dov essere
Colosseo!

ma

grosse pietre com,messe insieme e tagliate in qua

dro, le esteriori delle quali erano collegate fra loro con ferro e piombo.
il

Ar-

lavoro di chi, in et
il

men

rimota, smantell una parte del

esclama

Fontana.
assicura d'aver visto grosse spranghe di ferro in una

L'Eschinardi

(4) ci

colonna fra

gli

archi LII e LUI, e nell'arco

XLVIII;

e che

il
i

12 Agosto 1689,
materiali molte

giorno in cui cadde un arco interno dell'Anfiteatro, vide fra


altre spranghe.

Anche

il

Ficoron
\in'

(5) ci

narra che allorquando, nel 1703, a cai

gione del terremoto, cadde


tini

ala dello stesso Anfiteatro, trov fra


le

traver-

due spranghe, una di metallo ed una di ferro,

quali commettevano

l'una coU'altra pietra.

Eccettuati alcuni rari casi in cui a collegare


s'us
il

massi di pietra quadrata


si

legno, fin da antichissimi tempi s'us,


il

come

detto,

il

metallo e
di

specialmente

ferro. Vitruvio (6) prescrive

che nei monumenti composti

un
si

nucleo di muratura rivestito di un paramento di pietra quadrata, questo


colleghi con
di ferro e fu

una controparete interna


di

di tufi squadrati,

per mezzo di spranghe


le

piombo. L'uso

concatenare in questa guisa

antiche fabbriche

causa che col tempo nascessero nei monumenti quei tanti buchi che anche

oggi vediamo, e che cos orribilmente deturpano eziandio l'Anfiteatro Flavio.

Vi fu chi cred che quello sfregio fosse opera delle mani dei barbari;
poi l'attribuirono ai mercanti,
i
i

altri

quali avrebbero fatto quei fori per introdurvi


fiere, ecc. (7).

pali

onde sostenere

le

tende in occasione di

Oggi per nessuno

(1)
(2)

Almeno
Memorie
L.
I.

in

gran parte.

storiche del Colosseo, p. 124,

Boma

1875.

(3)
(4)
(5)

Agro Romano,
II, e.

p. 152.

Vestigia e rarit di
1.

Roma,

p. 39.

(6) Arc.h.

Vili.

(7)

Altre opinioni .sull'origine di questi buchi, non credo nece.ssario riportarle perch>

del tutto inammissbili.

CAPITOLO

II.

DESCRIZIONE DELL'ESTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

49

dubita che la maj2:gior parte di quei fori siano stati praticati collo scopo di
estrarre
i

perni metallici che stringevano le pietre fra di loro. In ogni parte

dell'Anfiteatro o furono asportate le chiavarde o fu tentato estrarle. Nell'et


di

mezzo

il

ferro

addivenne un articolo un po' raro, e quindi crebbe


si

di prezzo;

l'abbandono, d'altra parte, della citt fece


i

che

custodi degli armenti ed

pastori frequentassero quel rione

e questi poi, chi per povert, chi per spe-

culazione e chi per passatempo, intrapresero quella pessima occupazione.

Alcuni opinano che quel latrocinio abbia avuto principio

fin

dai tempi di

Teodorico
il

(1),

giacch questi riprese aspramente coloro che rubavano dai muri


il

metallo ed

piombo. Altri invece, e con pi ragione, sostengono che Cas-

siodoro non

parli dell'Anfiteatro Flavio,

ma

bensi delle rovine del teatro di

Pompeo e d'altre fabbriche. Laonde, dicono, presero equivoco Flavio Biondo (2), Lucio Fauno (3), ed il Martinelli (4), che dissero l'Anfiteatro gi in rovina ai
tempi di Teodorico, la cui lettera (sulla quale questi scrittori fondano la loro
opinione) non pai-la delle rovine dell'Anfiteatro Flavio, in cui a quell'epoca
si

rappresentavano ancora
Catania.

giuochi,

ma

bensi delle rovine dell'Anfiteatro di

Dobbiamo confessare
ciso in cui

esser cosa ben difficile potere stabilire


Il

il

tempo

pre-

ebbe principio questa deturpazione dei monumenti.


i

Nibby

(5) ri-

tiene che quei buchi siano stati fatti ai tempi in cui


il

Frangipani abitarono

Colosseo.

Il

Fea

(6) dice, invece, che,

osservando bene la fabbrica del Codovettero fare in tempi molto


i

losseo,

ha notato che alcuni

di quei buchi si

remoti, prima, cio, che (come

vedremo a suo luogo)


compire per un

Frangipani ne prendess

sero possesso: perche, dice, innanzi tutto inverosimile che quei signori,
ricchi e potenti, abbiano potuto far
vile
il

guadagno quell'atto
Colosseo, in balia di

vandalico; e neppure credibile che abbiano lasciato


miserabili guastatori di

monumenti,

quali

facevano professione di cercar

piombo, ferro e metallo, per trarne utile colla vendita: e secondariamente,

perch

buchi suddetti

si

trovano anche in quei luoghi, su de' quali


fatti

Fran-

gipani fabbricarono o appoggiarono muri da loro


chi poi, soggiunge, furono certamente fatti

per abitarvi. Altri budi

dopo che quella famiglia lasci


i

possedere l'Anfiteatro Flavio

nell'epoca, cio, in cui

Papi trovavansi

in Aviin-

gnone, e dopo la caduta di una gran parte del portico esteriore. Si vedono
fatti

buchi praticati nei

siti

delle rovine, ove

mai

si

sarebbero potuti fare, se

(1)

Cassiod., Variar.

1.

Ili, 31.

(2) (3) (4) (5)

Rom.

istii.,

1.

III, e.
1.

V, p. 261.
XII.

Antiq. Rom.,

III, e.

Roma
Loc.

ricerc. iel
p. 412.

suo

aito.

cit.,

(6)

Ap. WlNCKELMANN,
4.

p.

496 e sgg.

50

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE

l'edifizio fosse stato nel

suo essere: buchi, che negli stessi luoghi e nella parte

conservata non

si

osservano davvero; vale a dire, nelle piante dei pilastri che

corrispondono alle vlte rovinate.

passe
i

un

fatto incontestato

che

fin

dai tempi degli Imperatori, ed anche prima,

vi fosse gente iniqua, che, per capriccio o per far dispetto

a qualcuno, detur-

monumenti
(1);

sepolcrali, e

rompesse

le

statue poste in pubblico, o le ini

sudiciasse

che

vi fossero oziosi e

mal

viventi,

quali rubassero

metalli

di cui gli edifizi

erano esteriormente adorni, o fracassassero statue di metallo


(2),

gi dedicate o esposte al pubblico


cri (3), di coloro
i

o che

mandassero
(4)
si

in

rovina

sepol-

quali (contravvenendo alle leggi)


(5).

facevano tumulare

con

gioie, oro,

argento e vesti preziose

Stabilitisi gli

Imperatori in Costantinopoli, crebbero in

Roma
si

le

miserie

e gli oziosi; e tosto si sospesero le relazioni

commerciali con quelle nazioni

estere,

donde s'importavano
il

metalli. Allora
i

non manc chi

dedicasse a

raccogliere

piombo,

il

ferro ed

bronzi dalle fabbriche fatiscenti, ora con

permesso ed ora colla semplice tolleranza dei magistrati.


lino (6) ce lo dice chiaramente, allorquando ci riferisce che

Ammiano

Marcel-

dovendo Lampain-

dio

(7),

per suo

ufficio,

restaurare varie fabbriche, ed ergerne delle nuove,


raccoglitori dei
li

viava apparitori
comprarli
;

in

traccia dei

metalli, sotto

il

pretesto

di

che

gli inviati, trovatili,

toglievan loro senza pagamento, cor-

rendo

in tal
(8)

guisa serio rischio d'essere uccisi dai defraudati. Dal codice Teoi

dosiano

poi apprendiamo che non solo

privati,

ma

pur anche
gli

Pretetti

ed

altri Magistrati, o

per avarizia o per risparmio, tolsero

ornamenti me-

tallici

dagli antichi monumenti,

sebb^e

fossero in bonissimo stato.

La legge
nel-

contro questo abuso fu


l'anno 398. In seguito
i

emanata dagli imperatori Arcadio ed


barbari, non paghi di spogliare

Onorio

Roma

del suo oro, del


tor-

suo argento e

di qualsiasi

opera artistica di metallo, giunsero perfino a


i

mentare

il

suo popolo, onde obbligarlo a manifestare

supposti tesori

(9).

Al-

lora crebbe pi che


e la

mai

il

bisogno dei metalli, e principalmente del bronzo,

mania

di estrarlo dai pubblici

monumenti. Teodorico permise, o piuttosto

(1)

Cicerone,

Ani. Philip. 9 ed in Pison.


2,
ff.

e.

38, n. 93:

Paolo, L

Si statua, 27,

ff.

De

iniur ; Ulpiano, L Si sepulchrum,


(2)

De

sepulcri viol.
ff.

ScEVOLA,

1.

trahit, 5;
(3)
(4)

Venuleio,

Cuiusque 4 Hoc 1. Qui statuas, 6.


ait.

criineii,

ad

leg.

J%d. Maiest ; Masciano,

1.

Non

con-

Ulpiano, L Eaetor.
V.
11

ff.

De

sep. viol.
lib.

Paolo,

I.

tilt.

cod.

Kirchmann, De funer. Rom.


1.

3, e. 14.

(5)
(6) (7)
(8)

ScEVOLA,
L.

Medico
e.

40. Cf.

Mulier

2,

ff.

De

auro, arg. etc.

XXVII,

III.

Prefetto di

Roma
I,

nell'anno 367.

L.
S.

XV,

tit.

leg. 37.
1-7,

(9)

Girolamo, Epist.

ad Principam

virg. op.

Tom.

I,

col. 954, n. 13.

CAPITOLO
conferm

II.

DESCRIZIONE DELL'ESTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

51

l'uso di appropriarsi

qualunque pezzo

di

metallo che fosse caduto

dagli edifzi, vietando, in pari tempo, di

toglierlo

da monumenti, se ancora

trovavasi al posto per ornamento

(1).

Malgrado queste
smisuratamente:
i

disposizioni, la strage del bronzo e del


si

piombo cresceva
si

metalli

toglievano dovunque

si

trovavano; e di notte
citt.

rompevano anche
Coitiitiva

le statue
si

che ancora

in

gran numero ornavano la

Fu

allora che Teodorico

vide nella necessit di deputare un magistrato, detto

Romana

(2), al

quale diede l'incombenza speciale d'invigilare sopra

coloro che approfittavano delle tenebre notturne onde perpetrare pi impune-

mente quel vandalismo.


Nelle calamit sopravvenute a

Roma

sul

cadere del secolo VI, e nella

quasi totale indipendenza dai magistrati, dagli Imperatori e dai


tefici,

Sommi Pon-

della quale

cominciavano a godere
le

suoi cittadini, accrebbe la noncu-

ranza dei monumenti; e

statue ed altri lavori artistici, che erano sfuggiti

alla rapacit dell'Imperatore Costantino III, 'perirono quasi tutti

prima del

se-

colo X. Secoli di miseria universale, di barbarie nelle arti, nelle lettere e nei

costumi; secoli,

in cui la

metropoli del
stessa!

mondo ad

altro

non pensava che a a mio pa-

consumare e a divorare se
rere,

A quei disgraziati
fori, simili
il

secoli perci,
si

dobbiamo riportare

la maggie-

parte di quei buchi che

orribilmente

deturpano l'Anfiteatro Flavio.


Nell'arco di Susa
fiteatro.
(3)

s'osservano vari

a quelli
:

fatti

nel nostro An-

Ecco quanto a questo proposito scrive


congiungimento

Maflfei

(4)

Richiesto,
osservai-e

quando

fui sul luogo,

che significassero (quei buchi dell'arco),


al

feci

come

buchi soprastanno sempre


oltre

di
si

due

pietre, e

non

si

veggono

ad una certa altezza.

Ma

perch ognuno

rendea

diffcile

a crederlo,

mandato
tocco,

in cerca di scalpelli, e fatto fare


la chiave, qual levata,

un simil buco

in

sito

non ancor
fra le cose

apparve

e portata

meco conservo

antiche da

me

raccolte.

Il ferro,

cosi

perch pi tenacemente legasse, come

perch fosse da ruggine difeso, tutto circonvestito di piombo, onde appare


il

riscontro e la verit dei passi di Tucidide e di Vitruvio

(5).

(1) (2)

Cassiod.,

1.

II, epist.

7.

Dico deputare e non creare, perch pare dalla formola che gi vi fosse prima. La
tal

formola d'investitura, che a


siodoro, lib. 7, forni. 13.
(3)

uopo fu spedita a quel magistrato, ce


Nmcs,

l'ha conservata Cas-

Come pure
Loc.
cit.,
1.

nell'anfiteatro d Verona, in quello di Pola,

etc.

(4)

U,

p. 195.

(5) I

perni di solo ferro,

come

noto,

non sono
li

di

lunga durata,

ma

presa questa preot-

cauzione, rivestendoli cio di piombo, questo

preserva dalla ruggine, e cosi danno un


l'altra,
il

timo risultato. Prima di mettere una pietra sopra


di sotto

lasciavano abilmente nella pietra


il

un

piccolo canale, per potervi infondere

piombo e saldare

perno.

52

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
dell' Anfiteatro

Ma
furono
forma,
il

non

tutti

buchi che s'osservano nelle pareti


i

Flavio,

fatti allo

scopo di asportarne

perni metallici. Esaminando infatti la


essi,
si

luogo e la disposizione simmetrica di alcuni di


il

scorge ad

evidenza, dice

Fea

(1),

che furono

fatti

per appoggiarvi
solito
le

legni,

onde sbar-

rare

le

arcate, o

per difendersi, come era


le

farsi in tempi di guerre


(2);

civili, in cui si

sbarravano anche
o

case e

strade per combattervi

per farvi divisioni di camere,

per uso di qualche arte;

e alcuni forse

per

uso antico di giuochi, in occasione di essi: come pub congetturarsi da altri


simili nell'Anfiteatro di Fola, che

non pu

dirsi

mai

stato abitato nei bassi

tempi, come

il

Colosseo.

Osservando attentamente
fiteatro Flavio, si

il

profilo o sezione delle pareti esterne dell'An-

vedr che

la

grossezza

di esse

pareti diminuisce gradatapiedistallo delle colonne

mente verso

l'interno, in guisa

che

il

basamento del

del secondo piano cade a

piombo del diametro superiore


(3).

delle colonne

del

primo piano; e cosi via dicendo


di

Questo non
il

lo

riscontriamo nell'anfiteatro

Verona.

Il

Serlio dice, e con ragione, che


all'edificio.
i

ritrarsi delle pareti

verso

l'in-

terno

d maggior fortezza

Al Palladio piaceva opinare che


l'una e dall'altra parte;

muri diminuissero piramidalmente


le

dal-

ma

dato che da una sola parte

pareti dovessero

diminuire, questa dovea essere l'esterna, giacch l'interna era resa solida dalle
travature.

questa forse la ragione per cui tuttora rimane una buona parte

dei portici esterni del nostro Anfiteatro,

mentre del Veronese rimane

si

poca cosa!

Quanto

alla tinta di color di calcina, la

quale sembra passata su molti


di

travertini, essa

un

effetto del
(4).

vento freddissimo

tramontana dominante

nell'inverno in

Roma

L'aspetto esterno del monumento, bench deformato dalle ingiurie degli

uomini e degli elementi, imponentissimo. Basta vederlo, per non dimenticarlo

mai

pi.

La

sveltezza di una mole cosi colossale dovuta alla sua forma curlo spettatore. Il pittoresco

vilinea,

che sfugge ed inganna l'occhio, e sorprende


il

che v'ha insensibilmente introdotto


l'ha reso si

tempo

colla sua opera di distruzione,


rie-

vago ed interessante, che molti giunsero a non desiderare la

dificazione della parte diruta.

Ma
(1)
(2)

gi

tempo

di descrivere la parte interna del nostro Anfiteatro.


p. 494.

Ap. WiNCKELMANN, Tom. XI,


V. A. Musato,

Prato
\.

MDCCCXXXII.
8, rubr. 4, col.

De

gest.
il

Henr. VII Imp.

455; la vita di

Cola d

Uienzo

1.

II, e.

XIV. Presso

Murat., Ant. med.


II, col.

aeri,

Tom.
il

II, col.

1867; Vlnfessura delIli,

l'anno 1404; presso I'Eccardo, 'Tom.


part. 2, col. 1116.
(3)

1867; e presso

suddetto Murat., Tom.

Vedi Tav.
GoRi,

II.

(4)

loc. cit., p.

125

CAPITOLO TERZO
Descrizione dell'interno dell'Anfiteatro Flavio Arena - Ipogei - Portici sotterranei - Cavea - Velario

Anemoscopio

Architetto.

ARENA

dell'Anfiteatro Flavio era lunga metri 79 e larga 46.

Non

tutto lo spazio dell'arena era libero ai giuochi,


di

ma

attorno al'podio

girava un'area, larga quanto l'altezza


tatori. Nell'anfiteatro di

questo toglieva di visuale agli spet-

Pozzuoli questa zona larga m. 1,12 circa, ed limi-

tata

da un

solco,

nel quale vi sono

due

fori

a distanza uguale, che trapassano

la vlta dell'ipogeo.

Lo Schedilo opina che


la rete di

in questi fori stessero fissate le aste

verticali

che sostenevano

bronzo. Nel nostro Anfiteatro questa zona


ra.

(diremo morta) sarebbe stata proporzionalmente larga

2,50 circa:

ed ap-

punto a questa distanza dal muro del podio vediamo ricorrere nell'ipogeo una
serie di pilastri di massi tufacei, disposti

regolarmente attorno attorno e a

di-

stanze uguali; ai quali massi furono verosimilmente raccomandate le travi


della grande rete, fin

da quando (dopo

il

regno di Domiziano)

fu modificata

l'arena

(1).

Io congetturo che precisamente in quest'epoca, a fine di


(il

dare un

po' di luce all'ipogeo

quale ne avea certamente bisogno),

si

lasciassero delle
(2).

aperture munite d'inferriate nel pavimento della zona moria

Per comodit dei combattenti

il

suolo
di

si

ricopriva con strati di arena co(3).

mune, donde quell'area


vario colore,

si

ebbe

il

nome

arena

Si f'

pur uso

di polveri di

ma

ci

pot accadere soltanto in occasione di solenni rappre-

sentazioni. Plinio

(4) ci dice

che nel Circo Massimo s'adoper a

tal

uso la ra-

schiatura di pietra speculare. Caligola e Nerone, in occasione di giuochi straor-

(1)

Cf.

Parte

III, e.

V.
l'

(2)

luce in
(3)
(4)

Prima che l'arena venisse trasformata, altro modo.


Cf. Lips.,

ipogeo,

come

in

breve vedremo, riceveva

De

Aniph.,
1.

e. III. et

XXXVI: Inveiiere quoque Circum Maximum ludis eircensibus


Plinio. H. N.

aliam usum (spbcularis lapidis) in ramentis

sternendi, ut sit in

commendatione candor.

54

PARTE

1.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


il

VI DELL'

EKA VOLGARE

dinari, vi sparsero

minio e

la crisocolla (1); e
il

da Larapridio apprendiamo

che Eliogabalo
di

f'

cospargere

portico di limatura di oro e d'argento, dolente

non avervi potuto spargere

la

limatura di
il

elettilo (2).

Questo per non pot

avvenire nel nostro Anfiteatro, perch

restauro di questa mole, grandemente

danneggiata dal fainoso incendio, non


gabalo;

fu,

come vedremo, compiuto


si

sotto Elio-

ma

se ai tempi di quest'Imperatore

fossero potuti dare degli spet-

tacoli nell'Anfiteatro Flavio,

anche l'arena

di questo

sarebbe stata certamente


ri-

coperta di un tanto prezioso tappeto: sappiamo infatti che quel Principe


pet una tal pazzia spesso e dovunque:
inter pedibus usque

Idque frequenter quocumque fecit


fit

ad equimi

nel carpenturn ut
il

hodie de aurosa arena

(3).

L'arena dell'Anfiteatro Flavio vide


ziale (4)

pietoso spettacolo narratoci da Mar-

e del quale noi gi parlammo

nell'

Introduzione.
il

Due

fanciulli

mentre

rimovevano col rastro

la sabbia per coprire

sangue di cui era inzuppata,

furono sbranati da un leone.


Nelle estremit dell'asse maggiore
(5)

v'erano due ingressi, pei quali s'acceli-

deva

fill'arena. L'ingresso rivolto a

Sud-Est dov essere la porta chiamata


la

bitinense, giacch

appunto da quella parte estendevasi


la Notitia
i

regione II celiraon-

tana, ove

il
i

Curiosum e

pongono

lo

spoliarium, o luogo dove venivano


feriti,

strascinati

gladiatori uccisi ed

mortalmente

per essere

finiti

a colpi

di maglio, se boccheggianti, e poi tutti, spogliati delle loro

armi e vesti non

appena divenuti cadaveri. Per


di

questa porta fu
i

messo

fuori

due volte l'elmo


(7);

Coramodo

(6);

per essa

si

traevano via

caduti e le belve uccise

per

l'I)

SuET., in

C'alig.

XVIII: Edidii

et circenses.... et
1.

quosdam praecipuos, minio


Vitiumque iam
est

et

chry-

socolla constrato circo. Plinio (Hint. Nat.


cipis spectaculis

XXXIII)

scrive:

Neronis prin-

arenam

Circi chrysocolla sterni,

cum

ipse concolori

panno

aiirigaturtts esset.

noto che per chrysocolla intendevasi la borrace, quel nitro fossile cio che proveniva dal-

l'Armenia, dalla Macedonia e da Cipro.


(2)

Lamprid., in Heliog.: Scobe auri porticum stravit


argento.

et

argenti, dolens

quod non posset

et electri:

L'electrum non era se non quella qualit di oro naturale che conteneva una quinta

parte

d'

Omni

auro, dice Plinio {Hist. Nat.,


est,

vario pondere
(loc. cit.) ci

Ubicumque quinta argenti portio


si

1. XXXIII, e. IV) inest argentum blbctrum vocatur. Lo stesso Plinio

assicura che l'electrum


i

componeva anche

artificialmente, facendo che

il

com-

posto contenesse
turale.
(3)

due metalli
ib.

in quella stessa iiroporzione in cui trovavansi nell'elettro na-

Lamprid.,
Epig.
1.

(4)

II,
I,

ep.
lett.

LXXV.
A-Y.
quali,

() (6)
(7)

V. Tav.

Lamprid., in Comm. 16; Dio., cap. XXI.


Queste
si

si

regalavano quasi intieramente


le

ai bestiari,

dopo averle trasportate

al Ca.strense, di

dividevano fra loro

carni mangiabili, le pelli di lor pertinenza (quelle cio

minor conto), e
traffico.

le ossa, delle quali, fattele


ivi eseguiti nella

seccare nei sotterranei dell'edificio, ne face(V.

vano

Negli scavi

prima met del secolo XVIII

Ficoroni, Le

Vestigia di

Roma

antica, p. 121) se

ne trovarono una gran quantit.

CAPITOLO

III.

DESCRIZIONE DELL'INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

55

essa erano introdotti gli elefanti, gli ippopotami,

rinoceronti e tutti gli ani-

mali

clie

per la loro grossa corporatura non capivano nei pozzi; da quella


i

porta finalmente entravano, a mio parere, eziandio


per

gladiatori

ed
la

bestiari

combattere nell'arena.

Quest'ingresso

civa

in

una parola

porta di

servizio.

L'altro ingresso a Nord-Ovest, rivolto cio alla parte pi ragguardevole


della Citta (vale a dire
il

Palatino ed

Fori); fu la porta principale,

che po-

trebbe chiamarsi pompae,


sull'arena

per la

pompa
ai

gladiatoria, che
ludi.

da quella usciva

prima che

si

desse principio

I gladiatori, vestiti di toga,

muniti delle loro armi, e dopo studiate evose presiedeva, ov-

luzioni,

due per due andavano a presentarsi all'Imperatore,


magistrato da
le

vero

al

lui

delegato a presiedere in sua vece, se assente, ac-

ciocch esaminasse

armi. Ora per potersi eseguire quest'esame dall'Imperatore


i

dal magistrato, faceva d'uopo che


suggesti: era

gladiatori salissero fino al parapetto dei


scala.
in luce

dunque necessaria una


Pozzuoli venne

Nell'anfiteatro di

una piccola scala addossata


Il

al
il-

muro
alla

del podio, dinanzi al pulvinare imperiale.

can. Giovanni Scheriflo,


fosse costruita

lustratore di quel

monumento, opina che quella scala

appunto

scopo indicato. La ragionevolezza della cosa e la scoperta avvenuta nel-

l'Anfiteatro Puteolano ci autorizzano ad

argomentare che anche nell'Anfiteatro

Flavio vi fosse

il

mezzo
i

di salire dall'arena ai suggesti.

V' questione fra

dotti se l'arena primitiva dell'Anfiteatro Flavio fosse


le

no sostrutta. Le ragioni dell'una e dell'altra opinione


parler degli scavi praticati nell'Anfiteatro
struita,
(1).

esporr quando

si

Noi vediamo oggi l'arena

so-

come

sostrutla la

vediamo negli
racchiudevano

anfiteatri d

Capua, Pozzuoli e Sira-

cusa. I sotterranei [hypogaea) servirono per poter dare improvvisi spettacoli.

Nelle celle (cubilia)


le quali,

(2) si

le

belve destinate per lo spettacolo,


(3),

per mezzo di elevatori meccanici

si

facevano

(al

momento

op-

(1)

Parte

III, e.

V.

(2)
(3)

Vedi Tavola IV. Nel giornale " L'Osservatore Romano

,,

(11

Settembre 1909) leggo:

<

Gli Antichi

Ascensori Romani. Neppure l'ascensore, entrato da non molto tempo negli usi della vita moderna, una novit. Fin dai tempi di Giulio Cesare i Romani avevano costruito dei solidi

e forti elevatori verticali per uso degli spettacoli. Questa scoperta dovuta al prof. Boni,

direttore degli scavi del Foro, importantissima. Dodici erano gli ascensori in
l'ultirao

aziono nol-

periodo della Repubblica. Essi servivano per elevare dai sotterranei alla superficie
i

del foro

gladiatori e le belve.

Una

galleria longitudinale sotterranea

moveva

dai rostri di

Cesare in direzione del tempio dedicato a questo dittatore, e aveva nel suo percorso (come

anche oggi dato vedere) quattro minori gallerie traversali,


tre

in ciascuna

delle quali erano

camere per

gli

argani e altrettante camerette di comando per la manovra degli ascensi

sori.

In ciascuna delle dodici camere

vedono
si

dadi di travertino su cui erano inftto le


la direzione del tiro di

aste, e dal

logoramento della buca circolare

conosce

ogni argano.

56

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO VI DELL'ERA VOLGARE


io asserisco ci stato tra-

portano) sbucare dal pavimento dell'arena. Quanto

mandato dagli antichi


sicurezza
si

scrittori (1); e d'altronde cos

doveva
Il

essere, perch

con

potessero introdurre nell'arena le belve.

pavimento dov essere


di

formato
tal fatta

di

un tavolato appoggiato su grosse travi; soltanto immaginandolo

potremo darci ragione dei repentini cangiamenti

di scena, facendosi
fiere,

comparire sull'arena, come vedremo nel seguente capitolo,


artificiali, ecc.

monti, boschi

10 congetturo che per introdurre le fiere nelle cellette

si

facesse cosi:

si

accostava la gabbia alla porticina della


della gabbia, la bestia

cella, e sollevato

il

cancello scorritore
si

sbucava nella

celletta, dove,

appena entrata,
tal

rac-

chiudeva, facendo calare la saracinesca di ferro; in

guisa la belva re-

stava stretta in
di legno,
il

modo da non

potersi muovere, posando sul


in

pavimento mobile

quale,

messo a suo tempo

movimento,

la

sollevava quasi fino al

piano dell'arena: tanto, cio, quanto bastava alla belva per uscirne fuori di

un

salto.

Questa particolarit

me

la

persuade tanto

il

maggior
il

effetto

che

avrebbe prodotto l'impetuoso uscir delle


l'orso, che,
11

fiere dal suolo,

quanto

fatto di quel-

destinato a sbranare Saturo legato sul ponte de cavea prodire noluit.

sollevamento ed abbassamento dei cancelli delle gabbie e delle saracicellette, si

nesche delle

facevano comodamente dal ballatoio, del quale in breve

parleremo, che ricorreva in alto innanzi alle celle.

Qui necessario determinare che cosa s'intendesse dagli antichi del basso Impero per posticum e portae posticiae, allorquando essi parlavano di anfiteatri.
Il

passo di

Ammiano

ut saepe faciunt amphitheatrales ferae, diffractis

tandem solutae
tendevano

posticis , ci fa conoscere

chiaramente che per postica


fiere,

s'in-

luoghi dove erano racchiuse le

donde queste sbucavano

per dare spettacolo di s nell'arena. Ci fa pur conoscere che questi luoghi


erano chiusi alla bocca da sportelli che
Si calcola che sopra ogni elevatore
si

disserravano: diffractis posticis; frase

potessero stare comodamente cinque o sei persone, in

modo

che, essendo dodici gli elevatori, oltre settanta persone venivano innalzate in

un tempo
,, ,

solo alla superficie del Foro.

Di quanto

si

conosce, prosegue

1'

" Osservatore

Romano

l'in-

venzione dei Romani della Repubblica non ebbe seguito sotto l'Impero (?).... I primi tentativi dei Romani contemporanei di Cesare rimasero sepolti per venti secoli nel sottosuolo del
Foro, e per singolare coincidenza vengono in luce oggi che l'ascensore alla sua pi perfetta applicazione . Cosi La Casa. Ci rallegriamo di cuore coll'illustre direttore degli scavi

ma facciamo osservare al eh." scrittore dell'articolo, che gli elevatori s'usarono costantemente negli anfiteatri per elevare dagli ipogei dell'arena belve, gladiatori e quant'altro era opportuno a render variato lo spettacolo. Non esatto perci asserire che quest'invenzione,
del Foro,

r Impero non ebbe seguito. Oltre all'attestarci questo fatto gli antichi scrittori, ne rimangono tuttora chiarissime tracce nell'Anfiteatro Flavio e negli anfiteatri di Capua, Pozzuoli
sotto

e Siracusa.
(1)

Petronio, Satyr,

e.

IX. Galpurnio, Ecloff. VII,

e. 69.

CAPITOLO

III.

DESCKIZIONE DELL'INTERNO DELL'ANFITEATKO ECC.

57

che noi troviamo pur usata in una lapide Veliterna dei tempi di Valentiniano

(1):

Amphitiieatrum cum poktis posticiis et ommem


lai)ide

kabr....

Arene

(sic).

Questa

mi sembra possa diradare


ci fa

la

nebbia addensatasi attorno alle parole


le

portis posticiis, e

conoscere che tra

riparazioni fatte in quell'anfi-

DD NN VALENTINIANO ET VALENTE SEMPER AV LOLCYRIVS PRINC CVR ET ERITOR DVODENA DE PROPRIO / V / VETVSTATEM CONLAPSVM AT STATUM PRISTINUM REI) //// AMPHITHEATRVM CVM PORTIS POSTICIIS ET HOMNEM FABR //// ARENE NEPVS LOLCYRI PRINC CVR ET ANTE ERETORIS FILIVS CLAVDI PRIC ET PATRONI CURIAE PRONEPOS MESSIGOR PRINC FELICITER
(1)

L'epigrafe da noi riportata trovasi nel Museo comunale di Velletri mia citt natale.

Fu
ri-

gi trascritta dal Fabbretti, dal Fea, ecc.,


pubblicata dal

ma

poco correttamente. Con pi diligenza fu


del

Mommsen,

trovasi inserita

nel voi. X, 6565,

Corpus. Io l'ho copiata

sull'originale, e la presento

senza correzioni e supplementi.


(Iiiffres.io

Nel vestibolo dcU'Aufiteatro Flavio


iscrizione:

Ocest) vi sono

frammenti della seguente

SAL\ ....

RvF
UA
P
. . . .
,

<i {0 THEODOSIO ET PLACIDO oAECiNA Felix Lampadivs Te \AM AMPHITEATRI A NOVO VNACVM PC

ICIS

SED ET REPARATIS SPECTACVLi GRADIBU"^


(C.
I,

L. VI, 1763).

Nel capitolo V, Parte


ed
il

I,

di questo lavoro riporteremo

l'

illustrazione di quest'epigrafe,

supplemento che generalmente ne danno


Io leggerei le ultime due linee cosi:

gli archeologi.

HA(re)NAM AMPHITEATRI A NOVO


P[o.<<]ICIS

UNA CUM

PO{rtis, instauratis)
{rentitiiit).

SED ET REPARATIS SPECTACULI GRADIBUS

QueV are7iam a novo


cora
vi

reatituit non pu intendersi della noatruzione dell'arena, perch anvediamo tracce delle primitive, restauri dell'epoca (ti Eliogabalo e Severo Alessandro,
si

ed alcune riparazioni dei secoli posteriori. Opino quindi che quell'arcHam a 'novo
al

riferisca

pavimento ligneo con

gli sportelli

dei postica,

ai

quali postica furono fatte delle ripara-

zioni:

sarebbe insomma una seconda edizione dell'epigrafe Veliterna: Amphitheatrum ad

statum pristinum
erano

cum

portis posticiis et

omnem

fabriicam) arene

(sic).... I

pavimenti

di

legno

infatti quelli

che pi d'ogni altra cosa doveano andare in deperimento.


il

Nella riparazione poi fatta spectaculis gradibus potrebbe esser compreso

rinnova-

mento

del parapetto a transenna del podio, abbattuto forse dalla caduta di statue o d'altro,
il

e fatto precipitare gi per la cavea dal terremoto del 422. Dico ammissibile che
il

solo parapetto, perch

non

terremoto avesse fatto cadere

il

muro

di fronte del

podio

muro

situato

nella parte infima dell'Anfiteatro,


dello spessore di

non pi

alto di metri 3,50,

di

forma curvilinea concava,

un metro

circa, collegato col

muro

interno per mezzo di

un

soffitto sosteal.

nuto da robuste travi; e credo che nessuno possa coscenziosamente applicare

muro

del

podio che fronteggia l'arena la frase a novo dell'epigrafe di R. Cecina Felice Lampadio. Le
altre osservazioni

su

di

questa lapide

le

faremo

al

capo quinto, Parte

I,

di

questo lavoro.

58

PAKTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI DELL'

EKA VOLGARE

teatro furono

rinnovati eziandio gli sportelli lignei alle bocche dei postica.


il

Questi sportelli avevano non poca importanza, sia per

meccanismo necesil

sario a disserrarli e richiuderli con prestezza, sia, e molto pi, per

risalto

e gradito effetto che acquistava per essi lo spettacolo della venatio.

Di questo

gradito effetto ce

n'

prova un testo di Vopisco

(1),

il

quale deplora l'immise la loro insipida

sione nell'arena di cento leoni, fatta da Probo

una missione,

uccisione per

il

mancato

effetto del fui'ioso slancio delle fiere,

che soleva av-

(1)

Plavii Vopisci Siracus. in Probo.


qui omnes

Vitae Coen.

Basileae

MDXLVI,

p. 303.

Additit

alia die in amphitheatro

ima missione centum

iuhatos leonex, qui nigitibus suis tonitrua exci-

tabant

confificiis interempti sunt, noti,


ille,

maguim praebentes spectaculum cum


qui esse ab
eis egredientibiis

occi-

debantur. Ncque enim erat bestiarum impefus

solet.

Decisi

sunt praeterea multi, qni diripere volehant,

sagittis. Editi

deinde centum leopardi Libyci, cen-

tum deinde

Syriaci,

centum

laenae, et irsi simul trecenti :

quorum omnium ferarum magnum


ecc.

magis constai spectacidmn fuisse quam gratum,. La maggioranza dei dotti del rinascimento, come Erasmo, Egnazio, Casaubono,
lesse e j>osticis.

lessero contificiis e contiflgiis. Salmasio fu l'unico clie, appoggiandosi al manoscritto Palatino,

La grave

autorit di quegli scrittori

imporrebbe

la loro lezione,

ed in
si

tal

caso

il

passo di Vopisco non avrebbe influenza sulla nostra questione. Se poi


la variante del

volesse

ammettere
sull'arena,

Salmasio, allora

il

passo favorirebbe
le cellette

la

mia opinione, perch consi

fermerebbe che nella decadenza dell'Impero


si

dalle quali

facevano sbucare

le fiere

Aicnx uno postica

omnis

e posticis interemjti sunt....

Ncque

e.nim erat bestiarurii

impetus

ille

qui esse ab eis egredieitibus sole*; vale a dire: qui esse


L'uccisione di cento leoni, in tale ipotesi,
cellette,
i

solet bestiis egredientibus

ab

eis posticis.

si

sarebbe voluta effettuare per

mezzo mente
8i

di

uomini nascosti nelle


i

fessura lasciata fra


sulla postica.

quali, con venaboli o lance spinte fuori per una dovevano trafiggere le fiere allorch passavano incautaEd invero, quelle povere bestie non avrebbero trovato scampo, giacch

due

sportelli,

aggiravano in un campo

irto di

settantadue lance, quante cio erano

le

cellette nell'ipogeo

dell'Anfiteatro Flavio. Questo spiegherebbe


saette,

come
(loc.

molti dei leoni fossero stati uccisi con le

perch per uscir fuori da quel terribile agguato tentarono di aprirsi un varco, forse
il

nelle reti che difendevano

podio.

Il

Maffei

cit.

pag. 244) sul citato testo di Vopisco

osserva quanto segue:


il

La

falsa prevenzione intorno alla struttura degli anfiteatri, fece che

ranei uscivan nell'arena

le porte da cui da' lor sotteremendar un oscuro passo dell'autor suo riponendovi tal voce nell'istesso senso. Della medesima opinione fu il Valesio sopra Ammiano.... per Postice non altro si pu intendere, se non le porte delle lor gabbie, quali alcuna volta riusciva alle bestie di rompere. Forse i dicean Postice per usarsi di farle non nella fronte ma nella parte posteriore Ma la lapide Veliterna getta gi di un tratto l'opinione del

Salmasio sopra Vopisco disse significarsi con questa voce


le bestie,

e pretese di

Mafifei,

il

quale

si

vide nella necessit di ricorrere ad altro, e scrisse:


etc.

AMPHITHEATRVM
il

CVM PORTIS POSTICIIS


mente Amphitheati-um,
le

Par

(!)

si

parli di restaurazioni;

e se

marmo

dice vera

porte posticae non possono qui intendersi di quelle delle gabbie

conchiude: la voce pesticcio in lingua volgare esprime ci che non fisso.... dubitamente da jMsticus, che avr per avuto anche tal significato in latino. Credibil da ci
si

e viene in-

rende, che cosi

si

chiamassero nell'anfiteatro

le

porte che tenean serrati gli archi esteriori

d'ingresso, le quali....

ad esser
pide
.

posticcie

(!).

non eran fisse, ma si levavano i giorni di spettacolo, onde venivano Queste adunque pu credersi fosser rifatte da colui di cui parla la laci

L'opinione del Maffei non

soddisfa affatto.

Ci che

si

detto nel

Testo e nelle

Note, e ci che slam per dire ci sembra

che sia per annullare qualsiasi altra congettura.

CAPITOLO

III.

DESCKIZIONE DELL'INTERNO DELL' ANFITExVTKO ECC.

.51

venire quando (diremo con

Ammiano)

diffractis

tandem solutae

posticis, balsiffatti

zavano sull'arena: ed
telli
li

io

opino che questa sia la ragione per cui

spor-

troviamo ricordati nelle lapidi commemorative di restauri eseguiti negli

Anfiteatri

dopo

il

loro

deperimento nella decadenza dell'Impero, gloriandosi

restauratori di avere con ci l'imessa l'arena nel suo perfetto essere.

E
chiare
:

qui b(>ne notare che le aperture dalle quali nei giuochi


si

si

facevano

uscire le belve,

dissei-o in

ogni tempo portae.

Le parole
ludis

di Plauto (1) son

Citiiis

a foro fugiunt, quam ex porta


le fiere, e

cum

emissus ut lepus
le

parola con cui dopo l'invenzione degli ani teatri furono chiamate anche

boc-

che delle cellette dalle quali uscivano


le

quindi anche

gli sportelli
il

che

chiudevano; come accade anche adesso,

c.he si

dice porta tanto

vano che

r imposta che lo chiude.

Conosciuto ci che fossero negli anfiteatri

postica e le portae posticiae,

vediamo dove

quelli e queste fossero.

Le bocche
vano
le fiere.

dei postica

doveano comunicare coU'arena,

se

da

essi

sbuca-

Negli anfiteatri non v'erano che due porte che immettessero

nell'arena, e queste
gioi-e:

due grandi porte

si

trovavano
dirla

alle estremit dell'asse

magtibiti-

una era

la principale, e

potremmo

pompae ;

l'altra era la

nensis.
fiere
il

nessuno potr cadere in mente che da queste porte sbucassero

le

propriamente dette. Nella parete poi che attorniava l'arena e sosteneva


fine,

terrazzo del podio, non v'erano n potevano esservi porte a quel

perch

dietro di quella parete girava

un corridoio, il quale era destinato, come in breve vedremo, ad uso delle persone ragguardevoli che occupavano il ripiano
del podio.

Ma

anche dato e non concesso che nella parete attorno all'arena


porte allo scopo suddetto,
davanti?!...
il

vi fossero state

come queste
luogo per
il

si

sarebbero potute

chiamare posticae se stavano

Ma
stretti,

dove adunque dovremo noi ricercare


nell'

quale
:

le fiere

sbuca-

vano neir arena ? Non altrove che


oscuri e

ipogeo dell'arena stessa in quei pozzi


si

necessariamente coperti da sportelli di legno. Se poi mi

domandasse

la ragione pei- cui quei pozzi si fossero potuti


poi,

chiamare postica

(almeno dal sec. IV in


Il

epoca degli esempi che possediamo), risponderei:


1"

sostantivo neutro posticum ha due significati:


2 bottino degli

uscio di dietro della


g'

casa;
i

agiamenti

(2).

In questo secondo senso

interpreti ed

lessicografi spiegano quell'

appositum posticum

di Lucilio (3): Pistrino aple cellette in cui si

positum posticum

sella, culina.

Ed invero

racchiu-

devano

le fiere,

per poi da esse farle sbucare


disse

sull'

arena, aveano la forma di


scrisse

veri bottini;
li) (2) (3)

cosicch non

male Ammiano allorch

che Massi-

Pers. 3, 3, 30.

cessi.

Sat. lib. Vili.

60

PAKTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
quando uscivano

mino era furibondo come erano spesso


finalmente libere dai disserrati bottini.
del

le fiere

anflteatrali,

qui

si

noti che nella lapide Veliterna


si

IV secolo cadente, che noi gi riportammo, non

legge portis posiicis,


d'

porte, cio, della parte

posteriore dell' anfiteatro (espressione,


il

altronde,
(1),

da
re-

non potersi intendere, come saggiamente osserva


lativamente a quegli anfiteatri
i

eh. Lanciani

che

quali stanno sul limite estremo di


soli
i,

una

citt,

ovvero

in quelli

che avevano o uno o due o quattro

ingressi,

ovvero a

met

incassati sotterra),

ma

portis posticiU, con due

ossia gli sportelli dei


of-

bottini.

Una
i

porta appunto posticia era quella che una leonessa (per non

fendere

ss.

Taraco e compagni, tornatasene

al bottino

donde era

uscita, e

trovatane chiusa la bocca) tent di rompere coi denti.


Nell'Anfiteatro Flavio le
corsie parallele
all'

celle

per
(2).

le fiere

erano

72, disposte

in quattro

asse maggiore

Cinque ambulacri,
che contenevano

tre rettilinei e

due

mistilinei,
ai

fiancheggiavano

le corsie

le celle.

Parallelamente
altri due,

lati curvilinei

degli ultimi dei


fra
loro.

cinque ambulacri ne correvano

comunicanti
le

tutti

Negli

ambulacri venivano all'occorrenza disposte


fatte uscire dalle

macchine [pegmata),

le quali,

aperture del pavimento

dell'

arena, andavano crescendo, e

talora
di

si

elevavano ad altezza considerevole


si

(3).

Queste macchine, dal regno

Vespasiano a quello di Adriano,

costruirono sulla
(4)

summa Sacra
:

Via,

neir officina

summum

choragiimi. In Marziale

leggiamo

Inde sacro veneranda petes Palatia

clivo,

Plurima qua summi fulget imago ducis.

Nec te detineat miri radiata Colossi. Quae Rhodium moles sincere gaudet opus,
Flecte vias hac

nel libro Spectaculorum, Epig.

II,

dice:

Hic ubi sidereus proprius videt astra Colossus Et crescunt media pegmata celsa via.

Lo deduciamo pur anche


fece ad Adriano:

dalle osservazioni
illud
(il

che

1'

architetto

ApoUodoro
et va-

quod sublime

tempio di Venere e Roma)

(1)
(le

Lanciani,

loc. cit., p. 222.

Non

s'

intende che cosa abbiano a fare col Colosseo


il

partae

jyosticae), cio

con un monumento
il

quale non aveva n fronte n schiena,


quali

ma

che invece era uniforme in tutto


posticae
si

perimetro, e contava 80 archi d'ingresso.... Leporine


in quegli anfiteatri
i

possono immaginare facilmente

stanno sul

limite

estremo

di

una

citt,

come

il

pompeiano; ovvero a met incassati


il

sotterra,

come

il

tusco-

lano; ovvero in quelli che,


tro soli ingressi.

come

tuscolano ed

Le
si Il

sigle dell' iscrizione

Felice Lampadio)

prestano

del resto,

il pompeiano avevano o uno o due o quatromana (che parla dei restauri fatti da R. Cecina ad altri supplementi come sarebbe, per esempio

PublICIS
(2)

etc.

parere del eh." Huelsen lo riporteremo al


61.
(3)

e.

V, parte
(4)

I.

Seneca, Epist.

V. la Tavola

IV fuori

testo.

Epig.

LXXI,

1.

I.

CAPITOLO

IH.

DESCRIZIONE DELL'INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.


ut ex
loco superiori

61

cuum cuum

fieri oportebat,

in

Sacram Viam magis


(1).

conspi-

esset et in concavitatc machiias exciperet, ita ut latenter in eo

com-

pingi et ex occulto in theatrum duci possent

Dopo
secolo IV;
Neil'

r edificazione del tempio di Venere

Roma, queir

officina fu trai

slatata nella regione d' Iside e Serapide, e l ce la ricordano

lagionarl del

ma anche

cosi distava

poco dall'Anfiteatro.
laterali v'erano,

ambulacro centrale e nei due


di scale,

addossate alle pareti,


ballatoio,

delle

branche

per

le quali

s'

ascendeva ad un

che ricor-

reva in alto dinanzi


I

alle celle delle fiere.


dell'

muri di sostruzione

arena sono composti di grandi massi di


(2).

tra-

vertino, di tufo e di costruzione laterizia


l'

m. 6,08 circa dal piano


oltre al

del-

arena

v'

un pavimento ad opus spicatum, nel quale,


si

canale per

lo

scolo delle acque,

veggono massi quadrati

di pietra

tiburtina,

con una

bocchetta incavata nel mezzo.


Dalla parte settentrionale
strada sotterranea
s'

apre suU' andamento


larga

dell'

asse
si

minore una
dirige verso
di

o cripto-portico,

m.

2,95, la

quale

r Esquilo.

Un

altro cripto-portico, con

un accesso della larghezza


sull'

m. 2,17
asse

che poteva chiudersi con una saracinesca, trovasi


maggiore, in direzione
elevato sopra
del Laterano.
dell'
Il

andamento

dell'

pavimento
ra.

di

questo

sotterraneo,

quello dell' ipogeo

arena

1,50 circa,

a cagione di uno
la direzione.

speco, che corre sotto al

pavimento del corridoio, seguendone


;

Ai

lati

del cripto-portico vi sono otto celle


di scale
s

con queste e con quello co25, larghe


dell'

municano per mezzo


il

due grandi stanze, lunghe m.


trova allo

m. 3,20

pavimento delle quali


basso del

stesso livello di quello

arena, e
di
si-

quindi pi

pavimento del cripto-portico e delle


sei

celle

laterali

m. 1,50 circa. Si conservano tuttora


mili a quelli
dell'

massi quadrilateri di travertino,

ambulacro curvilineo,

ma
il

aventi

le

bocchette
le

munite di

boccolari metallici.

Altre
le

bocchette,

ma

senza metallo,

vediamo nel suolo


idea di assi
del-

di cinque delle otto celle

che fiancheggiano

cripto-portico. Questi massi e


l'

queste bocchette,
verticali giranti,
l'

la cui

forma circolare suscita naturalmente


tracce
del grande

sono

movimento dei meccanismi


si

ipogeo

dell'

arena.

Da

questo corridoio, per mezzo di due scale,

ascende

al

piano del vestibolo ad esso soprapposto. Le due scalette sboccano nel detto

vestibolo in prossimit della porta libitinense.


II

cripto-portico spurgato

per la lunghezza
le pareti

di

m. 83,90; esso,

fino al

portico esterno dell'Anfiteatro,

ha

composte

di grandi massi di tra-

vertino, dalle quali sporgono a distanze pressoch uguali cinque pilastri, con(1)

Dio., in Adr.

(2)

Le
e.

varie opinioni degli archeologi suU' epoca di queste costruzioni le esporremo alla

parte III,

V.

62

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE

giunti nella parte superiore da piattabande formate di grossi cunei di travertino. Il tratto interno del cripto-poriico

fu

probabilmente coperto da

soffitto

di

legname. Questa strada sotterranea, uscita fuori dal perimetro dell'Anfitea-

tro,

ha

le pareti e la volta di

mattoni; e a m. 12 circa dal perimetro stesso,

lascia a destra

un altro corridoio con piano inclinato; cosicch dopo un lungo


il

percorso doveva sboccare sopratterra. Quest' ultimo corridoio,

cui
si

andamento
dirama dal

seconda la curva dell'Anfiteatro, a m. 6 circa dal punto ove


cripto-portico traversato
soglia di travertino.

da una

porta, la quale

ha un arco

laterizio e la

Un

terzo cripto-portico,

uguale a quello ora descritto,


1'

si

apriva

dalla

parte opposta, seguendo sempre

andamento

dell'

asse maggiore. Gi fu esso

scoperto in gran parte negli scavi praticati dal Governo Francese nei primi

anni del secolo

XIX

(1);

ora rimane interrato,

come per
dell'

la

met

pur in-

terrato r ipogeo dell' arena.

Di un quarto cripto-portico, suU' andamento


quello che
si

asse minore, incontro a


in

dirige

ali'

Esquilino, se ne ha

un

indizio

un pozzo scoperto

a Sud-Ovest dell'Anfitefvtro, e precisamente dinanzi all'arco mediano esterno,

che dava accesso

al

pulvinare imperiale.

Oltre a questi quattro cripto-portici, disposti simmetricamente sull'anda-

mento dei due


una

assi

maggiore e minore, ve
il

n'

un quinto,

il

quale, partendo

dal sottopodio presso

pulvinare imperiale (dal quale vi


il

si

discendeva per

scala), ricorre sotto

cuneo V, giusta

la

numerazione degli archi, ed a

pochi metri dal perimetro dell'Anfiteatro rivolge, ad angolo quasi retto, dalla
parte del Laterano.
Il

pavimento

di questo

corridoio era a mosaico; la volta era adorna di


di tanto in tanto, ora a destra
;

stucchi, dei quali

rimangon tracce; ed aveva

ora a sinistra, degli abbaini, dai quali prendeva luce

le pareti

erano dipinte,
in-

ma

nel basso

avevano uno zoccolo

di

marmo. Sembra andasse con piano


da dove sboccava
il

clinato a riuscire sopratterra poco lungi


st descritto.
Si ritiene

corridoio

(2) te-

Fu sgombrato
comunemente,

dalle terre e macerie per circa 37 metri.


e credo a ragione,
(3),

che questo cripto-portico fosse


il

queir andito angusto ricordato da Dione

dove

congiurato Claudio Pomsi

peiano tent di uccidere Commodo, allorch questi per quell'andito


all'Anfiteatro. Io ritengo

recava

con alcuni archeologi che questo cripto-portico fosse

senz'altro opera di

Commodo.

(1) Cf.

Supplemento all'opera del Desgodefz, Part.

I,

e.

XXI.

L,'

Anfiteatro Flavio,

p.

60

(2) (3)

Tav. VI.

Similmente a piano inclinato.


L. LXXII,
e.

IV.

CAPITOLO

IH.

DESCRIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.


di descrivere la cavea.
il

G3

Ma
Il

gi

tempo

La cavea

del nostro Anfiteatro


il

era divisa in cinque parti:

podio, tre ordini di gradi ed

portico

(I).

podio (determinato da una praecinctio e dal rispettivo iter)


(2) ai

era com-

posto di un ordine di sette gradi


aperti nella praecinctio, e di
disposti
i

quali

si

accedeva per dodici vomitorl

un ripiano largo circa due metri (dove venivan

snhsellia),

il

quale, girando a pie della piccola gradinata,


di

dava im-

mediatamente suir arena. Esso era munito

un parapetto a transenna, ed
gi'a-

aveva
dinata.

otto vomitor propri, pei quali

s'

accedeva indipendentemente dalla

La larghezza

dello spazio occupato dall' iter della praecinctio dalla gra-

dinata e dal

ripiano (presa

orizzontalmente)

di
5,

m. 8 circa.

Il
il

muro

del

podio, che faceva fronte

suU' arena, era alto

m.

compreso

parapetto a

transenna.

Che

il

podio fosse formato


(3),

come

1'

ho descritto, risulta dalle espressioni

degli antichi scrittori

confermate

dall'

esame

dei suoi ruderi.

Sotto

il

ripiano dei subsellia v' era un ambulacro, al quale s'accedeva dal

corridoio che girava a pie delle scale dei vomitort del detto ripiano. L'am-

bulacro aveva m. 1,80 circa di larghezza; e nella parete opposta a quella che
fronteggiava
lari,
1'

arena, aveva,, in ogni

quarto

dell'ovale, sei nicchie

rettango-

quattro delle quali della larghezza di m. 2: le altre due erano di minor


tutte per
alte

larghezza;

avevano una profondit uguale


circa.

di

un metro, e tutte
il

ugualmente eran
scrive:

m. 2

A proposito di questo
il
i

corridoio,

Nibby

(4)

di

marmo

era inoltre fasciato

corridore sotto di esso (ripiano del


riquadri allorch vennero scostucchi analoghi per lo

podio) che oggi parte dell' arena, nel quale


perti
stile

conservavano

tracce di
d'

essere stati

ornati di

a quelli della sala

ingresso

degl' Imperatori .
i

Io congetturo
il

che

ivi fossero gli

agiamenti o cessi per

personaggi che occupavano

ripiano

del podio. Si vedono tuttora nel basso delle nicchie le cloache coperte a ca-

(1)

V. Tav. II fuori testo.


I

(2)
i

gradi doveau essere talmente larghi da potervisi assidere una persona, e posarvi

pienamente

da Vitriivio soddisfa palmopede ne plus pede et digitis sex: latitudines eorum ne plus pedes duo semis ne minus pedes duo constituantur In misura metrica equivarrebbe, poco pi poco meno, a dire i gradi siano non meno alti di m. 0,37, n pi di m. 0,41; e larghi non pi di m. 0,75, n meno di m. 0,60. Le mipiedi l'altro

che sedeva nel grado

superiore.
i

La misura

prescritta

allo scopo. Egli

vuole che

gradus ne minus

alti sint

sure dei gradi dell'Anfiteatro Flavio, prese su quei pochi residui che sfuggirono alla devastazione, sono le seguenti: altezza
'

m. 0,40

larghezza 0,72.
i

(.3)

"Nel podio vi dovette

essere Vordo

subselUorum per

Senatori,

giusta la legge di

Augusto (SuET.,Jirt Atig. XLIV); e vi fu anche una gradinata, giacch Suetonio dice che Domiziano quingenas tesseras in singulos cuneos equestres et senatokii ordini.s pronuncicmt
(SuET., in
(4)

Dom.

IV).
p. I,

Roma

ant.,

pag. 427.

64

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


n'

VI DELL*

ERA VOLGARE
I'

panna, e qualcuna ve
del pavimento.

anche nei

piloni tra

una nicchia e

altra, al

piano

Eran

essi

indispensabili, e specialmente in quei luoghi

ove

le

persone

si

trattenevano per lunghe ore e talvolta per una intiera giornata.

Suetonio scrisse di Augusto che nel circo


et

spectabat interdum e pulvinari,


;

quidem cum coniuge ac

liberis,

sedens spectaculo plurimas horas


tutti

aliquando

totos dies aderat

(1).

Tal comodo dovette esservi per


i

gli ordini della

gradatio, e probabilmente furono ridotti a tal uso

vuoti dei sottoscala.

ma

Lo

studiato sistema di chiaviche nel substrato dell'Anfiteatro servi a smaltire


le

parimente

acque piovane e

le

immondezze

degli agiamentl.
il

La forma
i

del podio era ovale, e secondava


di

perimetro

dell'

arena;

due grandi ingressi

questa

lo

interrompevano, facendogli formare due


i

bracci. Nel centro di ciascuno di essi v' erano

due suggesti; dei quali quello

a sud-ovest era
il

il

pulvinare imperiale; ce

lo

indicano e la sua posizione ed


il

passaggio chiamato giustamente di Commodo,

quale termina precisamente

a quel suggesto.
nobile

Ho

detto

la

sua posizione,

perch trovasi nella parte pi


sulle

dell'Anfiteatro:
altre,
li

parte che fu

sempre rappresentata
la regia

medaglie a

preferenza delle

e che rivolta veiso

Palatina. Ivi sedeva

Imperatore, e di

presiedeva agli spettacoli.


era di
fronte al
dall'

L'altro suggesto

pulvinare, ed era

destinato principalai
al

mente

al

magistrato delegato

Imperatore a presedere in sua vece


i

giuochi. Si

accedeva

ai suggesti
(2);

per
si

due ingressi principali,

rivolti

1'

uno

Celio e l'altro all'Esquilino


diciotto pilastri

passava per due

saloni, divisi ciascuno

da

di travertino,

con arcate e volte ornate di stucchi.


il

Prima

del terremoto

del 422, scrive

eh. Lanciani
i

(3),

lungo

1'

orlo del

suggesto

pi basso della cavea (dove sedevano

personaggi clarissimi) al disopra del


atti-

podio correva una cornice marmorea, modinata a somiglianza delle basi

che

(4),

e questa cornice reggeva

il

parapetto o pluteo che forse era di bronzo,

forse di

marmo. Lo scuotimento
le

della terra
i

avendo rovesciato gi nell'arena


massi marmorei della cornice

cornice e parapetto, colui che condusse


o

risarcimenti nell'Anfiteatro non volle


I

non pot riporre


fatti

cose al luogo loro.

fu-

rono
dei
di

girare di 90, di
si

modoch

la cornice
il

che prima stava sulla fronte


piano di sotto, cio
il

medesimi

trov sul piano di sopra, ed


la fronte.

piano

posatura primitivo, divenne

Su

di

essa furono incise una o pi

lunghissime leggende a lettere assai grandi,


fare
il

le quali

leggende vennero cos a

giro di tutto
SuBT., in Aug.,

il

suggesto o di tutto

il

podio

(1)

XLV.
V-X.
del " Bull.

(2)
(3)
(4)

V. Tav.
Loc.
cit.

II, lett.

pag. 423-424.
flg.

V. Tav. 21-22,

2.

Comm.

ann. VIII, serie

2.

1880.

CAPITOLO

III.

DESCRIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

(i

Nel podio, come


stri,

si

disse,

avevano

il

loro
il

posto

personaggi pi

illu-

e da prima

Senatori, ai quali (secondo


in vigore in ogni

decreto emanato da Auguil

sto (1) e

che a mio parere fu


:

tempo) era riservato

primo ordine
et

dei sibsellia
Hticts,

ordine che nell'Anfiteatro Flavio fu probabilmente primus

e situato

senza dubbio

nel ripiano del podio

immediatamente

pros-

simo

all'

arena. Dissi

primus

et

nnicus, perch

lo

spazio di due metri non

pot essere capace che di un solo ordine di subsellia, attesoch dietro di essi

dovea rimanere

lo

spazio sufficiente per

il

passaggio.

Oltre ai Senatori, sedevano nei gradi del podio le persone investite delle

pi alte dignit

sacerdotali,

darissimi delle famiglie dei


gli

Senatori,

viri

consulares,

magistrati curuli e

ambasciatori
le

esteri.

Prudenzio

ci attesta

che avean posto nel podio eziandio


furono sempre
esse aveano

Vestali, le
(2).

quali nei pubblici giuochi

tenute in

considerazione

Cicerone accenna al
virgo
vestalis,

posto che
(L.
(3).

nei giuochi gladiatori:

nec

si

huius

Nattae)

propinqua
sto,

et necessaria,

locum suum gladiatoi'ium concessa huic


data per

Augu-

facendo eccezione

alla disposizione

le

donne, assegn alle Vevestalibus locum

stali

un posto ragguardevole nel teatro:

Solis virginibus
*;

in theatro

separatim

et

contra praetoris tnbiinal dedit

e Prudenzio,

come

ora dicevamo, ce le indica sedute nel podio del nostro Anfiteatro, anzi nella

miglior parte di esso:


Ai

quoniam podii

melim'<'.

in parte sedentes

(4).

Ora
Vestali?

ci

domandiamo: qual

fu

la

miglior parte del podio assegnata alle

Non possiamo
coi Senatori,

ritenere che esse sedessero nell'orde subselliorum insieme

perch,

come osserva
Vestali

lo

Hubner

(5),

non noto
ai

che anche

nell'anfiteatro e nel circo le

avessero partecipato

posti dei Sena-

(1)

SuET., in Aug.

XLIV

Facto igitur decreto patrum ut quoties quid spectcmdi usquam

publice ederetur primiiH subselliorum orda vacant senatoribus.


(2) Alle Vestali non era lecito di assistere a tutti i giuochi. Esse entrarono manifestamente nel divieto imposto alle donne di assistere ai giuochi atletici. Le parole che Suetonio fa immediatamente seguire al racconto della disposizione data da Augusto circa il posto che doveano occupare le donne uell' assistere ai ludi, ed il luogo speciale concesso alle Vestali, non lasciano dubbio di sorta. Athletarum vero spectaculo (dice) muliebrem sexum omnbm

adeo summovit.... edixeritque mulieres ante horam quintam venire


Suetonio (come bene osserva
egli invitate
il

in

theatrum non piacere

eh. Lanciani) ricorda


et

come una

singolarit di

Nerone

l'aver

ad athletarum spectaculwn

virgines vestales,

quia Olynipiae quoque Cereris

sacerdotibus spedare conceditur (cap. XII).


(3)

(4) (5)

CiC, pr Mur. 35, 73. Prud., Contr. Synim. II,


HtJBKER, Ann. delle
Ist.

v.

1109.

p. 59.

66

l'ARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI DELL'

EKA VOLGARE
:

tori

poi, se

vogliamo accettare come precisa

l'

espressione di Prudenzio

Podii MELiORE IN
i

PARTE sedentes

noi

non dovremo ricercare

le Vestali

fra

Senatori, per la ragione che nel podio v' era qualcosa di meglio dell' or-

dine dei subsellia.


suggesti.

La miglior parte

del podio erano


le Vestali

indiscutibilmente

due

Non mi sembra ammissibile che

sedessero nel pulvina)%


il

perch questo suggesto era riservato all'Imperatore; ed ebbe

nome

di pulil

vinar (nome proprio della sedes o lectisternium deot^um)


Morcelli) in quel

quasi che (dice


sedes esset
lo

suggesto imperatoris

tamquam numinis

Che

ivi sedesse eziandio la

famiglia imperiale
il

masculini sexus,

possiamo de-

durre dalle parole di Svetonio,

quale narra che Augusto


(l)

spectabat intervi sedessero

dum

e pulvinari, et

quidem cum coniuge

ac liberis : che

talvolta

anche

le

persone estranee alla famiglia imperiale invitatevi dall'Imil

peratore, ce ne fanno fede e

fatto di Tito,

che invit

due patricii generis

convictos in affectatione imperii ad assistere al suo fianco ai giuochi gladiatori,

ed

ai quali patrizi oblata sibi

ornamenta pugnantium inspicienda poril

rexit

(2);

e l'altro fatto di Domiziano,


il

quale per tutto

il

tempo

dello spet-

tacolo gladiatorio aveva con s

fanciullo portentoso
(3)
:

parvoque

capite,

cum

quo plurimimi fdbulabatur, ionnunquam serio


le Vestali, lo

ma

che vi sedessero anche

ignoriamo. Anzi dai due decreti emanati nel regno di Augusto,


1."

e che sono di questo tenore:

Faeminis ne gladiatores quidem, quos proconcessit.

miscue spectari solemne olim erat, nisi ex superiore loco spedare


Solis vi-ginibus vestalibus

locum in theatro separatim,

et

cantra praetoris

tribunal dedit

(4). 2." (5)

Quoties Augusta theatrum introisset, ut sedes inter vepotersi dedurre che le


inoltre opino

stalium consideret

(6),

mi pare

Vestali

non sedessero
primo decreto

insieme all'Imperatore nel pulvinare. Io

che

il

destasse non poco malumore nel popolo, giacch gladiatores promiscue spectari SOLEMNE olim erat; ed in tal caso Augusto dov non disprezzare il pericoloso

fermento, e cercare un mezzo opportuno onde calmare


tatosi; e forse fu

il

malcontento suscicol

questa la

ragione per cui

eman un secondo decreto

quale stabiliva che neppure all'Imperatrice fosse lecito di assistere agli spettacoli

promiscue

ossia, nel caso suo, coli'

Imperatore nel pulvinare; ed essa

era in obbligo, andando in teatro, assidersi fra le Vestali, mostrando cosi che
la legge
(1)

era uguale per


tardi,

tutti

il).

Di qui apparisce chiaramente che


l'

le Vestali

Pi

come vedremo,

anclie
(3)

Imperatrice fu esclusa dal pulvinare.

(2)

SuBT., in Tito, IX.


in Aug.

Subt., in Domit. IV.

(4) Id.
(5)

XLIV.
nell'

Questo decreto fu emanato


Tacit., Annal. IV, 16.

anno 776
la

d.

R.

(6)
(7)

Tra breve procurer dimostrare che


donne.

legge Augustea non colp soltanto le plebee, ecc.;

ma

tutte indistintamente le

CAPltOLO m.

DESCRIZIONE DELL'INTEKNO DELL'ANFITEATRO ECC.

67

non sedevano nel suggesto imperiale; e poich occupavano


del podio, non ci rimane che assegnar loro
il

la

miglior parte
il

luogo pi distinto dopo

sugIvi,

gesto imperiale, vale a dire

il

suggesto che era di fronte al pulvinare.

come dicemmo, sedeva


ai
le sei

il

personaggio delegato dall'Imperatore a presedere

giuochi in sua vece; alla sua destra, in separato scompartimento (aeparaiim),


Vestali (1); alla sinistra,
si
i

consoli insieme al munerator, editor o doi

minus, alle cui spese


le

davano

giuochi, e che in quella circostanza


ci

aveva

insegne e l'autorit di un magistrato. Severino Boezio


i

mostra l'editor

nel circo, assiso appunto tra

due consoli:

Cum

in circo

duorum medius
sa-

consulum circumfusae midtitudinis expectationern triunphali largitione


nasti?

(2).

N mi sembra
soli la

di

avere esagerato, assegnando

alle Vestali
si

anzich

ai

Con-

parte destra; poich sappiamo che questi, qualora


sacerdotesse di Vesta, dovean ceder loro
d. R,
il il

fossero imbattuti
il

con

le

passo; e che, secondo

decreto del 776

tra le Vestali

dovea avere

suo seggio l'Augusta.

Per completare

la descrizione del podio, ci resta di parlare dell'apparec-

chio di cui questo era munito onde gli spettatori


delle fiere.
tizia,
fili

fossero sicuri

dagli assalti

Di quest'indispensabile apparecchio se ne avea gi una vaga no-

e sapevasi che consisteva in

una

serie continua di reti tessute di grossi

metallici (3):

ma

non
il

ci

sarebbe stato certamente possibile farne una deai

scrizione esatta, se
riano,

poeta Calpurnio, vissuto

tempi di Carino e Nume-

non avesse nei suoi versi cosi particolareggiatamente parlato della sua
che
al

struttura e magnificenza. Egli dice

termine dell'arena dell'Anfiteatro

Flavio, verso

il

muro marmoreo

del podio, era distesa tutt' attorno un'ammi-

rabile serie di rulli d'avorio, che, girando intorno ad assi,


sibile alle fiere l'appigliarvisi

rendevano impossi

con

le

unghie, facendole, se vi

fossero prodi

vate, ricadere subito al basso.

Aggiunge che v'era una rete tessuta

aurei

(1)

Il rito

fu ordinato noi primi anni di

Roma

con quattro sole sacerdotesse. Tarquiil numero delle Vestali IV dell'era volgare. Nell'ultimo

nio Prisco

(v.

Dionisio, III, 67) o Servio Tullio (Plut. 10) accrebbero

fino a sei, e

questa cifra

si

mantenne costante

fino al secolo
(Cf.

periodo del paganesimo

si

ha notizia di sette Vestali


;

Ambrosii, epp.

ed. l'arei
tal

p. 477

Moller, Geog.
Vergini
(2)

gr. min. II, 525)

ma

incerto quando e

perch sia stata in


-J/b^iaJe degli

guisa camI,

biata la consuetudine antica del


Ve.stali,

numero senario. Lanciani,


lib.

Scavi, C.

Delle

pag. 436.
,

BoBTius, De consolatione .philosophiae


Plinio, Hist. Nat.
littus

II,

prosa

III.

(3)

noniae abest

M. passuum a Carnunto PanGermaniae ex quo invehitur (succinum) percognitum nuper. Vidit enim

XXXVII,

e.

III,

43

C. fere

eques Ilomanus missus ad


principis, qui haec
feris

id

comparandum
et littora

a Juliano curante gladiatorium


invecta, ut

munus Neronis
retia

commercia

peragravit, tanta copia

arcendis

podium protcgentia succinis nodarentur

(pe^'

ornamento)

68

PAKTE

1.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


di

VI

DELL'ERA VOLGARE
sull'arena, tutti d'egual

fili,

insieme a molti denti

elefante

sporgenti in
(1).

grandezza e lunghi pi ancor d'un aratro

Da

questa descrizione mi sembra

potei'

dedurre come fosse nell'Anfiteatro

Flavio disposta quest'opera di difesa.

breve distanza dal muro del podio

del nostro Anfiteatro, al termine della zona che noi gi

dicemmo morta,

sor-

gevano ad eguali

intervalli delle* travi foderate di

bronzo,^n

tutto o in parte

dorate, collegate a

due a due da una trave orizzontale, formando cosi un dolce


il

poligono inscritto nell'ovale: poligono necessario per


il

movimento
intorno

dei

rulli,

quale sarebbe stato impossibile ottenere su di una curva;


solidamente
fssati
i

sull'alto
ai

delle

travi poi erano

robusti

assi

rettilinei,

quali

giravano

rulli

d'avorio. Negli specchi fra

una trave e
i

l'altra

erano tessute

le reti, e dalle fronti

delle travi sporgevano

denti verso l'arena.

Al podio seguiva immediatamente un ordine di dodici gradi, determinato

da una praecinctio, col suo


dell'iter

iter largo m. 3,60.

Questa straordinaria larghezza


esso per illuminare
il

dovuta

ai

quaranta abbaini,

fatti in

sotto-

posto ambulacro.

La gradinata ha

quattordici vomitor aperti nella praecindei


cavalieri, e costituiva
la

ctio, era destinata ai quattordici ordini

prima

cavea.

Segue quindi un terzo ordine

di

diciannove gradi, determinato esso pure

da una praecinctio

col suo

iter.

Quest'ordine ha trentadue vomitor, sedici

dei quali sboccano alla

met

della gradinata e sedici dalla praecinctio. Questa


le
il

era straordinariamente alta, ed in essa, oltre


ventotto finestre, dalle quali prendeva luce
delle finestre era

porte dei vomitor, v'erano


posteriore.

corridoio

La

serie

frammezzata con simmetria da trentasei nicchie con

statue.

V'ha chi opin che quei


riore per

tripodi marmorei, con faccia piana nella parte poste*

addossarsi

al

mui'o, rinvenutisi negli scavi dell'Anfiteatro (la

loro
fos-

non poca quantit


cando

ci fa

argomentare ve ne siano

stati

in

buon numero),

sero collocati in quelle nicchie


i

per bruciarvi sostanze aromatiche.

Ma
si

collo-

tripodi in quegli incavi ed in quella sola precinzione,


al fine cui essi
stati

mal

sarebbe

provveduto
i

erano destinati.

A me

sembra pi ragionevole che


pareti
di

tripodi fossero

addossati

esternamente

alle

ciascuna delle

(1)

Calpurn., Eclog. VII.

Nec non ubi

finis areuae,

Proscina marmoreo peragit spectacula muro


Sternitur adiunctis ebur admirabile truncis,

Et

coit in

rutulum, texti qua lubricus axo


"

Impositos subita vertigine falleret ungues,

Excuteretque feras. Auro quoque torta refulgent


Retia quae
totis in

arenam dentibus extant,


et erat (milii crede Lycota,

Dentibus aequatis,
Si

qua

fides) nostro

dans longior omnis aratro

CAPITOLO

IH.

DESCRIZIONE DELL'INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.


essenze
odorifere

09

precinctiones, ove le
effetto, e tutto

avrebbero prodotto

il

loro

completo

l'ambiente anfiteatrale sarebbe rimasto egualmente profumato.


poi invece di tripodi contenessero statue, ce lo fa ar-

Che quelle nicchie


gomentare ci che
si

legge nelle

Memorie Knciclopediche Roviane

(1),

Si

sono trovate negli scorsi giorni sull'alto del

Colosseo fra scarichi antichi di


si

macerie, due torsi di donne panneggiate assai bene, una delle quali

vede

aver avuta

la testa incassata, cosa

non rara nelle statue antiche; mancano


dovettero probabilmente ornare quel giro

ambedue
di nicchie

di testa, braccia e piedi;

ancora esistenti che


.

al di

sopra della seconda precinzione facevan

prospetto all'Anfiteatro

Questa praecinctio straordinaria, che, a guisa di grandiosa fascia,

cin-

geva l'immensa cavea,

io

congetturo che sia

il

balteus di Calpurnio, decorato

probabilmente da intarsi di fine pietra e forse anche da mosaici di smalto.

La parola

balteus, che vuol dire propriamente cingolo

(2), s'

adoper dagli

oratori (3) e dai poeti

come sinonimo
indicare

di
le

praecinctio,

bench questa e non

quella sia la voce tecnica per

zone verticali che dividevano in

diversi ordini la gradatio dei teatri, degli anfiteatii e dei circhi. Questo terzo

ordine costituiva la media cavea.

A
qui

quest'ordine ne

seguiva un

quarto,

sunima cavea, composto


basamento del
ed
ivi

di

sette

gradi, la cui
l'iter

praecinctio formava
al

zoccolo al

portico.

Anche
vo-

girava

basso

della

gradinata

sboccavano dodici

mitorl.

La cavea era coronata da un portico di ottanta colonne di ordine composito. La gradinata del portico, costruita da legname, si componeva di undici
gradi, ed era divisa

da tavolati (tbulationes)

(4).

La
cavea),
la

parte della cavea dalla praecinctio della gradinata assegnata ai quat-

tordici ordini dei cavalieri a tutta la

summa

cavea (ossia

la

media

e la

summa

nonch ima buona parte del portico, era destinata

ai cittadini, plebs, le trib.

quale plebs con ogni verosimiglianza, era divisa secondo


I

vari ordini di

cittadini

che vi avevano cunei propri, e dei quali abi

biamo particolar

notizia,

sono

seguenti:

a) I Tribuni.
lio

Leggiamo
ut

in

Dione

(5)

che fra

gii

onori decretati a Giu-

Cesare v'era

semper

sella curuli sederet,

excepto per ludos.

Tum enim

sessio ei in tribunicio subsellio Inter eos qui

quoque anno Tribuni essent con-

(1)

Tom.

I,

pag-. 4.
4, 24.

(2) (3)

Varr., De L. L.
Tert.,
(De.

Quod cngulum

e cario

habebant bvllatum baUeiim dictum.


i

Spect. 3)

chiam cardines balteorum

vomitor aperti nelle praecin-

cfiones.
(4) (5)

La numerazione Lib. XLIV.

delle tabulationex

doveva seguire quella delle arcate terrene,

70

l'AHTE

I.

DALLE OKIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE

cedobatur

similmente fra quelli decretati ad Augusto:

ut in subselliis

Tribonorum plebis sederet

(1).

In Calpurnio leggiamo:

Nivei loca densavere Tribuni

Presso

Tribuni ebbero luogo speciale

loro vitores. Tacito

(2)

scrive:

li-

berto et accusatori praeraiura operae, locus in theatro inter vitores tribunicios datur
b) I
.

COLLEGI SACERDOTALI

eccettuate le persone costituite nei gradi pi


si

alti del

sacerdozio, le quali,

come gi
otto:

disse,

sedevano nel podio. Arnobio


.
l

scrive:

Sedent in spectaculis publicis sacerdotum omnium collegia


erano
Ponti/ces,

col-

legi sacerdotali officiali

VII viri epulones,

XV

viri

sacris faciundis, augures, fetiales,


semi-officiali

arvales,

sodales Titii, Salii.

I collegi

erano cinque: Collegium Lupercorum, Collegium Mercurialium,

Collegium Capitolinorum, Collegium Veneris Genetricis, Collegium Minervae.

V erano
diales, ecc.
I posti

poi

le

Sodalitates

sodales Matris

magnae, Augustales, Clauricorda con esattezza la

assegnati al collegio degli Arvali ce


(3),

li

nota lapide

la chiara notizia

che

questa

ci

porge

ci

potr servire di

guida per investigare dove avessero avuto posto


e) I

gli

altri collegi sacerdotali.


>

Patres familias.
dice:

Maritis e plebe proprios ordines assignavit

(4)

Marziale

(5)

Sedere in equitum liceat an


licet

tibi

scamnis,
.

Videbo Didyme: non

maritorum

d) I

Praetextati. Pueri nobiliores


l'

et honestiores,

e vicini
et

a questi

pedagogi. Ce

attesta Svetonio

Praetextatis cuneum suum

proximum
in

PEDA60GIS

Di questi due cunei rimangon tracce nell'Anfiteatro Flavio,


le lettere:

due gradi, nella fronte dei quali leggiamo

ETEXT
VIIIS
(C. I,
I.

VI, parte

4, 32098'=).

nella fronte dell'altro:

{paedagogis)

(p)

VERO

(rum)
(C. I,
1.

VI, parte

4,

32098 d)

(1) (2)

Dio.,

1.
1.

XLIX.
XVI,
e.

Ann.

12.

(3)

V. p. 33.

(4) SrjET., in
(5)

Augusto.

V. XLII.

CAPITOLO
e)

III.

DESCRIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.


Militem secrevit a popiilo

71

La

Milizia.

.Svet.

Alla classe meschina della cittadinanza fu assegnata la maggior parte del


portico. Suotonio ci dice

che Augusto
la

sanxitque ne quis puUatorum media

cavea sederet

e noi

per

testimonianza di

Calpurnio dobbiam dire che

nell'Anfiteatro Flavio

non solo quella classe non sedette nella media


il

ma

nep-

pur nella stimma cavea, e che ebbe

suo posto unicamente nel portico:

Venimus ad sedes ubi puUa sordida veste


libera coelo

Inter f'emineas spectabat turba cathodras.

Nam quocumquo patcnt sub aperto Aut eques aut nivei loca densavere
Nel portico ebbero parimenti posto
turba cathedras
.

tribuni

le

donne:

Inter femineas spectabat


le

La

legge augustea relativa al posto che


spt^ttacoli

donne doveano
io

occupare nei pubblici

rimase sempre in vigore, ed

opino (come
si

gi accennai) che riguardasse le

donne

tutte, di

qualunque grado

fossero,
*

eccettuate

le

Vestali e

l'

Imperatrice. Le parole usate da Suetonio

feminis
)

(termine generico) e

solis

Vestalibus

(contrapposto a
legge. Al

feminis

bastano

da s

sole a provare

l'universalit

della

passo di Suetonio s'agsatirico, e quindi

giunga l'autorit di Calpurnio.


frasi e nelle

Questo poeta non

nelle

parole di quel

pastorale
lecito

componimento

in

cui egli

ci

descrive

l'Antiteatro Flavio,

non

ci

sospettare

nascosti sali mordaci.

Ora

di-

cendoci

il

poeta che la
la

turba pulla

sedeva m^er femineas cathed-as ;

sn-

pendo che
nio
di

cathedra non era sedia per donne volgari, mi pare che Calpurla legge colpi le

venga a confermarci che


grado elevato.

donne

tutte,

non escluse quelle

Sennonch qual sar stata


portico? Se questo

la

ragione per cui fu assegnato alle donne


soli

il

provvedimento fosse stato determinato da

motivi di

moralit, bastava che Augusto le avesse raccolte in cunei separati, mantenen-

dole nell'ordine corrispondente alla rispettiva casta!...

La ragione che mosse


di poterla scorgere

Augusto ad assegnare

alle

donne

il

portico, a

me sembra

nella confusione grandissima che


interrotto lo spettacolo
quali,

dovea nascere allorquando una pioggia avesse


gli

costretti
(1), si

spettatori a

ricoverarsi nei portici,

come

dice Vitruvio

facevano appositamente a questo scopo:


uti

Post

scenam porticus sunt constituendae,


laverint, habeat populus

cum imbres
la

repentini ludos interpel.

quo se recipiat ex theatro


sotto

La
forse

ressa per uscire dai vomitor

sferza di

una pioggia dirotta


donne posto

dov essere stato qualche cosa


il

di serio.

Questo gravissimo inconveniente fu


alle

motivo precipuo che spinse Augusto ad assegnare

(1)

De

arch.,

I.

V,

e.

IX.

72

PARTE

r.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE

nel portico. In caso di pioggia esse

non sarebbero state costrette a muoversi;


trovava in
il

e su dai loro posti avrebbero potuto tranquillamente godersi la fuga di quel-

l'immensa moltitudine. Spettacolo invero esilarante per chi non

si

mezzo a quel parapiglia!

Senza questa provvida disposizione

confusis-

simum atque
mente
tempi

solutissimuni moreni spectandi non sarebbe stato

sufficiente-

corretto.
di

La legge
di

Augusto rimase
(1)

in vigore
le

per tutto

il

periodo imperiale. Ai

Carino e Numeriano

donne sedevano ancora nella parte pi

alta dell'Anfiteatro, vale a dire nel portico.


la
i

N poteva
;

essere altrimenti, perch


e
i

causa determinante della legge era sempre viva


circhi rimasero in tutto
il

teatri, gli anfiteatri

ed

periodo imperiale quali erano ai tempi di Augusto.


alle

Occorreva per un temperamenturn che rendesse


patriziato e alle doviziose

donne

nobili

del

della

plebe

meno dura

l'impressione di

trovarsi

(sebbene del tutto separate) sotto


cittadinanza. Questo

lo stesso tetto colla parte pi

meschina della

temperamenturn

fu

opportunissimo; e nella nota lapide

degli Avvali ve ne troviamo sicure ti-acce. In essa leggiamo che ai detti fratelli,

oltre agli Vili gradi del

meniano

ed

ai

IV nel

II

sommo, furono

asse-

gnati

XI

gradi nel

mentano summo

in ligneis alla

tbulatio LUI.

Dunque
;

nel portico, tra la tu'ha piilla, oltre le donne ebbero luogo anche gli Arvali

come ve l'ebbero
espongo
la

gli Arvali, vi

poterono aver luogo

gli

altri collegi sacer-

dotali. Posto* ci, io

credo di

non essere troppo

ardito, se, basato su

questi

dati,

mia opinione circa

la disposizione degli spettatori nel portico.


alle estremit dell'asse

Nei quattro punti del portico, corrispondenti


giore e minore,
si

magdue

destinarono alcuni intercolonni per le donne; e riterrei rai

gionevole, che alle estremit dell'asse minore (sulle quali eranvi anche
nobilissimi suggesti) sedessero
dell'asse
escluse,
Il

le

donne del

patriziato; e che alle

estremit

maggiore fossero destinati alcuni intercolonni per quelle della plebe,


ben
inteso, le pullatae.

delle

numero degl'intercolonni dovette essere proporzionato alla quantit donne dell'una e dell'altra classe; e poich il numero delle plebee supatrizie, le

perava indiscutibilmente quello delle


portico un

prime dovettero avere nel

numero maggiore

d'intercolonni.
agli
altri

La

tabuatio assegnata

Ai'vali

la

LUI. Da quest'intercolonnio a

quello di

mezzo ve ne sono
il

quattro; sicch, prendendone pure quattro


alle

dalla parte opposta ed

mediano,

donne plebee sarebbero

stati assegnati

nove intercolonni
vuole poi che la

in ciascuna delle

due estremit dell'asse maggiore. Ragion


quella
degli Arvali (ossia la LXII)

tabuatio simmetrica a

fosse stata assegnata

ad un

altro collegio sacerdotale.

(1)

-Calpuknio,

loc. cit.

CAPITOLO
Il

III.

DESCRIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

78

provvedimento

fu,

come
fin

si

disse,

opportiinissimo, perch

le

donne

si

videro onorate di potersi assidero fra la classe dei cittadini pi veneranda; e


la plebe misera,
ludi,

che (gi

dai primi decreti di separazione nell'assistere ai

emanati, per testimonianza di Livio, da Scipione Africano) aveva dimosi

strato forte risentimento,


in

ti-ov fra la nobilt, l'agiatezza

ed

il

sacerdozio

una parola,

il

provvedimento

fu tale,

che lasci

tutti

contenti e

gabbati.

Alle donne della plebe misera furono verosimilmente assegnate nel


della turba pidla

mezzo

due tabtdationes nei quattro centri dei quadranti dell'ovale

fra le estremit degli assi


dell'alta plebe sedettero

maggiore e minore. Le donne del patriziato e quelle


si

(come
le

deduce da Calpurnio)

in cattedre pi o

meno

ricche secondo
fila;

il

grado;

claHssimae forse ebbero cattedre mobili nella prima


fsse

le altre l'ebbero

probabilmente

nei gradi, nei quali ciascun dei posti

fu guarnito di
I

una spalliera concava.

quattro gruppi d'intercolonni destinati alle donne del patriziato e del-

l'alta

plebe dovettero esser decorati pi che

gli altri del

restante del portico,


di

ed arricchiti di dorature.
(Orell. 3279)

Ne abbiamo un cenno

in

una lapide

Terni

che dice:

OPVS THEATRI PERFECIT AERAMENTIS ADORNA VERE


. . .

IN
.

MVLIEBR

Poste

le

cose in questa guisa,

versi di Calpurnio acquistano

una chia-

rezza che forse prima, almeno per me, non avevano.


Venimus ad sedcs ubi puUa sordida veste Inter fbminbas spectabat turba oathedras

Balteus en gemmis en illita porticus

auro

Ccrtatim radiant

Sulle iscrizioni dei sedili e sulla distribuzione dei loca,


dio interessante del eh." R. Lanciani
(1),
il

abbiamo uno
stesse sue

stu-

quale mi pregio prendere per mio


io usi,

duce e maestro; ed
parole.

egli

permetter che

qui,

delle

dotte

La

divisio)ie dei posti,

discrimina ordinuni

(2),

nell'Anfiteatro, a tenore

delle leggi gi promulgate, dell'etichetta e delle precedenze di corte, dei pri-

(1)

" Bull, della Commissione Archeol. Com.


i

di

Koma

,,

1880, p. 236 e sgg.

Auno

Vili,

serie seconda. Tutti

frammenti epigrafici rinvenuti nei


1()02)

diversi scavi fatti nell' Anfiteatro

Flavio sono stati pi recentemente (anno


Inscriptioncs Urbis lioiiae Latinac.

pubblicati e con molta cura dall'


fasciculus
posterior.

Huelsbn,
alla

Partis quartae,

Additamenta,

pp.
II

3199 e sgg. Berolini, apud Georgium Reimerum, MCMII.

Noi

li

riporteremo

Appendice.
(2)

questo volume del Corpus quello che citiamo in quest'opera,


13, 54.

Tacito, Ann.

74

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
vari ordini dei
cit-

vilegi, dei diritti acquisiti, delle

costumanze invalse fra

tadini, fu fatta nell'anno stesso della solenne

dedicazione dell'Anfiteatro, e nasuffetti


atti

turalmente prima che questa avesse luogo, imperando Tito, consoli


L. Elio Plauzio Lamia, Q. Pattumeio Frontone. Se ne

ha memoria negli
menzione

arvalici dell'anno stesso

(1),

dei quali sar fatta pi speciale

fra poco.

Non

so spiegare per quale ragione lo Hilbner sia stato indotto a credere tale
di posti posteriore di

assegnamento

un anno
e

alla dedicazione dell'Anfiteatro (2)

poich la testimonianza di quegli

atti

specialmente della frase loca adsiQ.

gnata {fratribus arvalibus) in amphit{h)eatro L. Aelio Plautio Lamia,


ctumeio Fr(o)ntone cos non ammette discussione.

Pa-

L'ufiHcio di distribuire

posti, in

questa solennissima contingenza, fu


sotto Vespasiano
(5),

af(3),

fidata a

Manio Laberio Massimo, procuratore della Giudea


(4),
il

prefetto dell'annona nell'anno 80

quale stimato dal Cardinali


col

conle-

senziente

il

Borghesi

(6),

la

medesima persona
Torre,

Manio Liberio Massimo,

gato della Mesia e console per la seconda volta nell'anno 104.


Il

Marini,

il

Guasco,

il

il

Morcelli, lo Hiibner
dell'

hanno interpretato
nella
distri-

in vario senso cotesta ingerenza di

Laberio prefetto

annona

buzione dei

sedili anfiteatrali.

La

frase loca adsignata


l.

ah Laberio

Maximo
non

procuratore praef. annonae

curatore Thyrso

certamente oscura, e

trova riscontro nell'epigrafia contemporanea.

Una

sola cosa certa, ed che

quei due individui ebbero la direzione nel gravissimo affare.

Rimangono documenti intorno

ai posti assegnati ai senatori, ai cavalieri,


ospiti, ai pretestati, ai pe-

a vari collegi sacerdotali, agli ambasciatori ed agii

dagoghi dei

fanciulli, agli apparitori dei magistrati, alla plebe, ai

gregai-

di

stanza in Roma.

Per

gli altri ordini, collegi, sacerdozi,

corporazioni ecc.,

si

pu supplire

alla

mancanza

di

documenti speciali con

le notizie

che

si

hanno indirettamente
essi.

intorno le precedenze gerarchico-amministrative di ciascuno di

Prima

di

ragionare minutamente dei posti assegnati ai singoli gruppi e delle memorie

che ne rimangono, incise sui marmi del Colosseo, mi d'uopo

stabilire

due ca-

noni fondamentali. In primo luogo, bench le notizie relative ai singoli gruppi,

che trarr dagli

scrittori e dai

marmi, non

si

riferiscano tutte

all'

Anfiteatro,

ma

talora ai teatri, talora al foro, scena antichissima di giuochi gladiatori, ta-

lora al circo, pure

hanno uguale valore, uguale

significato

anche per

1'

Anfi-

(1)
(2)

Ap. Henzbn, Arv.

p.

CVI.

Ann.

Inst. 1856, p. 62.


7, 7. 8.

(3) (4) (5)


(6)

losEPH., lud.

Henzbn, Arv. CVI,


Diplomi
153.

Oeuvres, 3, 69,

CAPITOLO

III.

UESCRIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

75

teatro: in quanto che Tito e


dili,

Domiziano inaugurandolo e distribuendone


alle leggi

se-

non poterono

in

modo alcuno derogare


ijivalsc.

promulgate sugli spettacoli,

ed alle costumanze gi
testimonianza nei

Intorno a questo canone abbiamo splendida

marmi

stessi dell'Anfiteatro, e sopratutto in quel sedile

lungo

m.

1,50, alto

m. 0,39 e largo m.

0,45, sulla cui fronte

leggermente ricurva sta

scritto a caratteri del secol d'oro:

/i B INTHEATR LEGE PL X I I \^CET P


.
. .

VEi

VRIA

R
I,
1.

(C.

IV, part.

4, 32098).

sigle

che

lo

Hilbner interpreta e supplisce


sedere
la
1]

[collegio

orum
la

qu]ib. in theatr.

lege pl[ebis] ve [scito


Il

icet p.

XII
stia qui

Fea crede che

voce theatrum
tutt'

a far

vece

di

amphithea-

trum: mentre chiaro che


tenore delle

intera la leggenda esprime questo senso:

leggi, dei plebisciti, dei

senatus consulti vigenti,

si

assegna al

collegio dei tali e tali quel dato


diritto nel teatro.

numero
di

di piedi, quel dato posto, cui hanno

Del resto
ad

il

senatus consulto di Augusto, cui accenna Suespettacoli, e noi


sedili
(2).

tonio

si

riferiva (1)

ogni genere
le

vedremo

fra

poco

con quanta mirabile precisione

epigrafi dei

del Colosseo corrispon-

dano

ai singoli paragrafi di
Il

quel senatusconsulto

secondo canone

si riferisce alla cronologia delle iscrizioni dei sedili.


il

.1

partire dall'amio 80, fino a tutto


i titoli

secolo terzo si incisero sui sedili sol-

tanto
il

dei vari ordini, corpi morali, gruppi ecc. con cifre indicanti
ecc.

numero dei piedi cui ciascun ordine mai si incisero nomi di individui.

avea diritto di occupare: giam-

Nel secolo quarto incominciano ad apparire nomi senatori, individuali,


il

predominando per

caso plurale,
il

il

che significa che coteste prime iscilzioni

furono graffite per indicare

posto non di un individuo


successivi,

ma

di

una famiglia.
il

Nel secolo quarto scadente


proprio

e nei

ogni senatore volle graffito


il

nome

nel sito

ove

la propria sedia e

proprio cuscino eran collocati

in occasione di spettacoli.

siccome quest'uso ha durato per parecchie gene-

razioni, cosi quelle pietre sono state incise e scalpellate sin quattro volte.

(1) (2)

Otc. 44.

Lo Hubner nega che

il

senatusconsulto di Augusto
fra le alire cose
il

si

riferisca

ad ogni genere
che

di
di-

spettacoli, perch in quello si

nomina

cuneiis praetextatorum,

visione

non ammissibile nel circo privo di cunei. Questo fatto egli dice pu servire per nuova prova, i regolamenti di Augusto non essere stati generali per tutti e tre i generi di spettacoli . Ora se Augusto giudic utile, opportuno, morale dividere i pretestati dalla restante folla nel teatro, identiche considerazioni di moralit, di opportunit, di convenienza

avranno

fatto adottare

uguale misura pel

circo.

Sarebbe stato puerile rinunciarvi per

la sola

ragione che nel circo non c'era divisione per cunei,

7G

PARTE
1.

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI DELL'

EKA VOLGARE

Senatokes

Spectandi conficsissimum ac soluiissimum

morem

{Au-

gustus) correxit, motus iniuria senatoris, queni Puteolis per celeberrimos lu-

dos consessu frequenti,


ties

quid spectaculi
(1).

nemo receperdt. Facto igittir decselo patrum, ut, quousquam publice ede^etur primus subselliorum ordo vacaret
origine anticliissima della confusione deve riconoscersi nel
trionfo di L.

senatoribus
fatto

La

che

prima del

Miimmio

cio

prima dell'introduzione

dei sedili di legno, tutti stavano in piedi nel circo o nel foro, pochissimi se-

devano
di la

in terra o sugli scanni recati

espressamente dai servi. Un' assemblea

gente in piedi non pu non essere disordinata; pur tuttavia, la modestia e


riverenza del popolo verso
i i

padri coscritti era spontanea e profonda ab-

bastanza da lasciar loro


fondazione di

posti migliori.

Narra Val. Massimo

(4, 5, 1),

che dalla

Roma

tino all'anno 560,

promiscus senatui

et

populo spectan-

dorum ludorum
verecundia
fuit.

locus erat;

nunquam tamen quisquam ex

plebe ante patres

conscriptos in theatro spedare sustinuit; adeo circumspecta nostrae civitatis

In quell'anno 560, nel quale la supremazia del governo senai

torio sul plebeo fu definitivamente costituita,

senatori fui'ono separati dalla

plebe negli spettacoli. Per quingentos auteni et quinquaginta octo (560) annos

senatus populo mixtus spectaculo ludorum interfuit. Sed hunc


lius

morem

Ati-

Serranua

et L.

Scribonius aediles, ludos niatri

deum
populi

facientes, superiolocis

ris Africani sententiani secuti, discretis senatus et

solverunt

(2);

e Livio conferma: Censores Sex. Aelius Paetus et C. Cornelius Cethegus

gratiam quoque ingentem apud (senatores) pepererunt, quod ludis ronianis,


aedilibus curulibus imperrunt, ut loca senatoria secernerent a populo,

nam

antea in promiscuo spectabant


Il

(3).

Becker

(4),

crede che Augusto abbia semplicemente separato senatori

e cavalieri dalla plebe, senz' altra divisione fra le classi pi nobili: a

me

sem-

bra poter dedurre dal passo

di

Suetonio che

senatori fossero
il

separati dai

cavalieri, ed ai primi fosse attribuito (nel circo)

primus subselliorum ordo,


;c to

che quanto dire


lativo all'anno
Xoi:ro5

TtXiijGooi;

il

posto d'onore. Ci confermato dal passo di Dione, rei:r7ro8po[j,ta?


'/tpi?
[i.v

5,

t?

oi

pouXeotai, /oplc 8 oi

ii:;rs?

stSov.

xa vv YiYvstat (5).

Claudio fece qualche cosa di pi: circo vero maxima. ... propria sena-

toribus constituit loca, promiscue


sta notizia sta teoria
il

spedare

solitis (6). Il

Becker interpreta quevSi

come ima separazione

dei senatori dai cavalieri.

oppone a que(7)

passo parallelo di Dione, dell'anno 41, cosi tradotto dallo Jordan

(1)
(3)

SuBT., Octav. 44.

(2)

Val. Max.,

2, 4, 3.

Rom.

Alterth. 2

1.,

282.

(4) 33, 44.

(5) 55,

22, 4.

(6)
(7)

SuET., Claud. 21.


Dio., 60, 3 e Jordan,

Forma

p. 18.

CAPITOLO

III.

DESCRIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

77

anlea in circo spectbant senatores, equites, plebes urbana, privatim suo

QUiSQUE loco, nimirum ex quo tempore hic spectandi mos lege

(rascia, gi-

Ha
(a.

teatrale etc.) sanctus est: ncque vero certa loca attributa erant, sed
41) Claudius senatoribus cani

tum

quam nunc
tre

tenent sedem concessit. Questo

racconto di Dione pu interpretarsi in


1

maniere:

che prima di Claudio, purch senatori e cavalieri e plebe stessero


divisi,

vicendevolmente

potevano occupare quel posto che loro talentava: e


assegnato un posto
ai
fisso.

che Claudio abbia


sibile,

alle tre classi

Ci non ammis-

perch molto tempo prima di Claudio


fisso

due ordini senatorio ed eque-

stre,

quel posto
2"

era stato assegnato:

che

le leggi anteriori

a Claudio abbiano voluto soltanto separare la

massa dei senatori e dei cavalieri della plebe, e che Claudio abbia suddiviso
il

gruppo dei senatori per cariche, vale a dire

in consolari, pretori, edilici etc.

Di una suddivisione generale per cariche e per dignit al tempo dell'impero


si

ha indizio nel passo di Erodiano, ove narra di un affronto


;rXT;,oti)6svTo?

fatto a
t
v

Commodo
v

nel teatro

Ss to tstpou [ist

Trar]?

sxoajj-ia?,

twv

^iwoscsiv

jaiproi? iSpac?

xai

u>c

sxaToi?

SiEttaxTo

ipujj,vtov

etc. (1).
il

Della separazione

dei consolari dal restante ceto,

abbiamo due documenti:


senatus,

primo nel passo

di

Arnobio sedent in spectaculis publicis

consulato puncti pa-

tres

etc. (2)

il

secondo nel seguente brano di iscrizione scoperto negli scavi

del 1874(3):

vIRl COSS

NIS
3

LOCA C X

che Claudio abbia assegnato a ciascun senatore e sua famiglia un

posto determinato lungo tanti piedi nel tale o tal altro cuneo del

primus
posti se-

subselliorum ordo

conciossiach sappiamo da Suetonio che anche

natori eran divisi per cunei. Nel secondo giorno delle feste settimonziali, Do-

miziano

omne genus rerum


(4).

missilia spmsit, et quia pars

maior inter popu-

laria decderai, quinquagenas tesseras in singulos cuneos equestris ac senatorii

ordinis pronunciava

Questo assegnamento di posti personali,


(5),

il

quale mi sembra confermato


subselliis

dal passo di Sparziano in Didio

occupatis,

omnium

populus ge-

minavit convicia in Julianum,

non

deve credersi una novit assoluta. Se


alla

ne hanno esempt anche ne' tempi della repubblica (bench come eccezione
regola) tanto nel foro per le

monomachie, quanto nel circo per

le

ippodro-

(1)

1, 9.

(2) 4,

35, p. 151 Hild.


I,
1.

(3)
(4)

C.

p,
4,

860 n.
cf.

78.

Domit.

Dione,
31
;

66, 25.
p.

(5) Cf.

Livio,

2,

Pesto,

344 Muell.

78

PAETE
(1):
.

I.

DALLE OKIGINl AL SECOLO


.

VI"

DELL' ERA VOLGARE

mie

CIAI
erant,

SELLAE CVEVLIS LOCVS IPSl POSTERiSQUE AD MURSPECTANDI CAVSSA DATVS EST. Sedecim eodem tempore Aelii quibus una domuncula et^at...... inqiie maximo et Flaminio spectaculo
.
. . .
.

locus: quae

quidem loca oh virtutem publice donata possidehant. Assai imil

portante, fra tutti,

passo di Cicerone senatui piacere Sergio Sulpicio


:

stali-

tuam
m.

in rostris statui, circumque

eam statuam locum


si

ludis glad^atoribus
(2)

beros posterosque eius quoquoversus quinque pedes habere


q. 2,187.

equivalente a

Che

nelle assegnazioni di posti personali

tenesse conto, in gedagli atti arvalici del-

rale, perfino delle

semiuncie e dei

sicilici,

lo

sapevamo
si

l'anno 80; che poi di tal rigorosa parsimonia


rissimi

facesse uso anche verso chiadi

personaggi

di

rango senatorio, confermato dal seguente brano

Cicerone

(3): {Clodius) quaerit

ex me,

num

consuessem

siculis
(?)

locum gladia-

toribus dare? Negavi; at ego, inquit, 'SOYVS

fatbonvs

instituam sed soror


dat.
(4)

quae tantum habet consularis

loci,

unum mihi solum pedem


il

Come
(6)

nel teatro
l'

senatori ebbero
(5),

posto migliore nell'orchestra


loro

nella
il

quale sedeva anche

imperatore
il

cosi nell' anfiteatro fu

assegnato
(7).

podio

nel quale fu anco

palco del sovrano, protetto da gelosie


(8),

Dalle dotte disquisizioni dello Hiibner,


il

provato quanto sia diffcile

ritrovare nel Colosseo

sito esatto nel

quale sedevano senatori e cavalieri;

quanto sia

difficile

riconoscere la forma e la disposizione del podio, e quanto

sia oscura la stessa divisione in raeniani.

Ma

elle

senatori sedessero sul ripiano infimo che


di sedili

dominava immediadue o
tre file di seg-

tamente l'arena, privi


giole,

marmorei,

ma

capace

di

credo poterlo dimostrare cosi:


I

massi marmorei scorniciati sui quali incisa

la

grande iscrizione

di

Placido Valentiniano, mentre servivano di coronamento al murello del podio,

servivano pure di base e sostegno alla ringhiera forse

di

marmo, ma
tutti

assai pi

probabilmente

di bronzo, la

quale formava parapetto. Infatti

quei massi

scorniciati conservano la incassatura del parapetto a questo

modo:

u
i

r
di due, di tre, di

Ora

le

pi antiche e perfette iscrizioni recanti

nomi

quattro clarissimi viri, sono incise precisamente su quella lista che corrisponde
(1) Cf.

l'elogio di

Manio Valerio Massimo dittatore ap^

e.

I,

1.

I,

p. 284.

(2) Phil., 9, 7, 16, cf.


(3)
(4)

Marquahdt,

Stoatsiv, 3, 471.

Ad

Alt. 2, 1, 4.
oct. 36,

Sdbt.,

GiovENAL.,

2, 178.

(5) Id.

Caes 76. Claud. 26, 76. Nero 12; Joseph, Jud. 19,
3,

13.

(6)
(7)

Plin., H. N. 37,
Cf.
il

11, 2;

Giovbn.,

2,

144.
(8)

parvis foraminbus spedare, Suet., Nero 12.

Loc.

cit.

p. 63.

CAPITOLO

III.

DESCRIZIONE DELL* INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.


la

79

al di fuori della ringhiera

qual cosa dimosti'a che


di

chiarissimi personaggi
questi stessero

sedevano precisamente su quei massi


li

marmo. Che poi

dove

ho collocati, cio sul ciglio dell'infimo suggesto o podio, dimostrato dalla

regolarit

somma con

la quale sono caduti in fondo all'arena. I massi scoperti

nel 1878 contenenti le

prime parole

dell'iscrizione di Valentiniano
testo.

III, si se-

guivano con regolarit e senza gravi lacune nel

Ora

ci

non potrebbe

essere avvenuto se fossero precipitati dai baltei superiori.

Del resto cosa


spettano

nota che
al

nove decimi dei marmi


Dei cavalieri

di ogni specie trovati nell'arena


.
si

suggesto senatorio siccome quello che le stava pi vicino


2.

Equites.

si

pu ripetere quello che

detto dei se-

natori. Assisterono

promiscuamente
si

agli spettacoli, misti alla folla,


riuniti in

prima
fra
i

delse-

l'introduzione dei sedili: poi

saranno

gruppo tenendosi
di

natori e la plebe: e col

tempo avranno acquistato una specie

diritto

e di

privilegio a preceder questa in tutte le rappresentazioni circensi, teatrali, gladiatorie. Nell'anno 687/87 L. Roselo Otone, tribuno della plebe,
la

conferm con

sua lex rascia theatralis

gli

antichi privilegi
L. Otho,

dell' ordine,

aggiungendone
eque-

forse dei nuovi e pi speciali


stri ordini
lex,

(1).

vii- fortis,

meus necessarius

restituit non solum dignitatem sed etiam voluptatem. Itaque haec


est

quae ad ludos pertinet,

omnium

gratissima, quod honestissimo ordini

cum

splendore fructus quoque iucunditatis est restitutus

(2).

Furono

desti-

nati ai cavalieri in theatro

quatuordecim gradus proximi

(3)

e che facevan

giro attorno l'orchestra dei senatori. Questa misura sollev l'indignazione

d^
sua

popolo al punto, che Cicerone dovette far ricorso a tutto

l'artificio della

eloquenza per calmare


fatto dei

gli spiriti

esacerbati

(4):

esacerbati non tanto dal


si,

mero

XIV

ordines, quanto dal riconoscimento indiretto

ma

solenne del

ceto equestre (cio del ceto capitalista)


stato
(5).

come seconda

autorit politica dello

Del resto queste

lotte fra le varie classi dei cittadini pei posti negli

spettacoli

non erano cosa nuova.

"EiisXXsv S'^fto? Os^at [j,ovojj,xoD? v fop^ xai

xm

p-;(vT(ov 01

xXsarot Osw'f TjtTjp'.a xxXtp xataaxsuaavts? iCiJ.ia6oDv.


o;c(o?
o'i

Tatarwi; xXsosv
(6).

auTOc xaaipstv,

TrvTjtss

ex twv t^iwv ixstvwv

[j.ta6l

SsaaoOai Svwvrat

Dalla legge rosela ebbero origine

le frasi:

sedere in quatuordecim or-

dinibus

in equite spedare

in equestribus, in pulvino equestri sedere,

assai frequente

pr^so

gli scrittori (7).

Quura autem plerique equitum,

attrito

(1)

Cf.

RiTSCHL, Parerga,
19.

v. I, p. 227.

(2)
(3) (4)

Cic, pr Mur.
Liv., Epist.

XCIX.
13; Plinio,

Plut.,

Cic.

H. N.

7, 31.

(5) Cf.
(6)

MoMMSEN, Rom.
2,

gesch. 3, 97.
3.

Plut., C. Gracch. 12,

(7)

Cic, Phil.

18; GioVENAL., 3, 153;

Orazio, Epod.

4,

16.

80

PARTE

1.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE

bellis civilibua

patrimonio spedare ludos E quatuordecim non auderent, metu


:

poenae theatralis
equester census

pronunciava,
fidsset

non teneri

ea,

quibus ipsis parentibusve

unquam

(1).

Non

questa la sola alterazione

che

le

vicende dei tempi avevano recato alla regolare osservanza della leggeroscia.

Quum
lato,

spectaculo

Indorimi gregarium militem, in quatuordecim ordinibus


iussisset,

sedentem, excitari per apparitorem


quasi

rumore ab ohrectatoribus

di-

eundem mox discruciatum


et

necnsset,

minimum
(2).

abfuit qxnn pe-

rirei concursu

indignafione
e.

turbae militaris

Bench Suetonio, nel


ordinamenti speciali
si

notissimo paragrafo del

44,

non faccia menzione

di

riguardo al ceto equestre, non v'ha dubbio che Augusto


di loro,

sia

occupato anche
e.

come, del

resto,

dimostrano e

il

paragrafo poco anzi citato dal

40,

ed

testi gi recati

a proposito dei senatori.


cavalieri,
e

Nerone adott pei

soltanto nel circo,


e Plinio. Il

un' altra misura,

la 15,

quale non ben chiara.

Ne parlano Tacito

primo nel

libro

capo 32 degli annali

riferisce,

che nell'anno 65 l'imperatore equitum romano-

rum
Il

locos sedilibus plebeis

anteposuit apud circurn. Namque ad eam diern

indiscreti inibant, quia lex Roscia nihil nisi de quatuordecim ordinibus sanxit.

secondo poi aggiunge

avei-

Nerone soppresso
il

gli euripi

che circondavano la
di-

lizza attribuendo ai cavalieri

maggiore spazio cos guadagnato. (Caesar

ctator) euripis

harenani circumdedit, quos Nero princeps


due

sustutit, equiti loca

addens

(3).

Dal Confronto

di

testi

sembra apparire che


(dove
i

la legge roscia sia stata

rispettata nel solo teatro: e che nel circo

14 ordini sarebbero stati

esuberanti, eccessivi)
selli

cavalieri avessero preso posto, non appresso ai sub-

senatori,

ma

forse nelle gradinate pi alte, che erano


lo

veramente

le

mi-

gliori

per godere tutto

insieme delle cose, e pi lontane da quei nembi di


li

polvere dei quali parla Ovidio. Nerone


basso, e per

avr

fatti

discendere nell'ordine pi
i

non togliere troppo posto

alla plebe, euripi,


i

avr spinto in fuori

posti
lo

dei senatori, nell'area gi occupata dagli

attribuendo ai cavalieri
dotti

spazio lasciato libero dai senatori. Si veggano

commenti

dello

Hubdi-

ner

(4)

e dello Jordan
i

(5).

Tito,

ed

il

suo agente Manio Laberio Massimo,

videndo

sedili del Colosseo, attribuirono ai cavalieri gli

ordini pi bassi e

pi vicini ai senatori, uniformandosi se non alla lettera,


della legge roscia.

^Uo

spirito

almeno
re-

Domiziano con

editto

promulgato forse quando ebbe

cata a compimento la fabbrica dell'Anfiteatro licentiam theatralem promiscue


spectandi

equite inhibuit. Marziale

lo

chiama

edictum quo subsellia cer-

tiora fiunt
(1)

(6).

Cf. SUET.,

Od.

40.

(4)
.r()

Loc.

cit.

(2) Id.

ibid. 14.
8, 21.

Forma

p.

18,
6, 8.

(3)

H. N.

(6) Cf.

Marziale,

CAPITOLO
<

HI.

DESCRIZIONE DELL'INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

81

Intorno ai posti dei cavalieri nel Colosseo, alle

scamna equitum

di

Mar-

ziale (6, 41),

abbiamo un documento contemporaneo


1,17, alto

alla

sua prima dedicazione.

un

gradino marmoreo lungo m.

m.

0,72, largo m. 0,40 sulla fronte

del quale scritto a lettere auree:

EQVITI

(bus)
(C. I, L. VI,

Pars.

4,

32098).

Questi posti erano divisi per cunei,


(1)

come

risulta dalla testimonianza di


(2)

Suetonio

gi

allegato di sopra.

Uno

dei cunei

era chiamato IVNIO-

/?FA/(3). Equestev ordo cuneum Germanici appellava, qui


tur.

ivmowju

diceba-

Questo

passo dimostra che


distinti fra loro,

cavalieri, senza avere forse posti personali,

sedevano per

per cariche e per dignit. Le divisioni, delle

quali ho contezza, sono queste:


a) iuniores, forse quelli

che attualmente prestavano servizio nelle turme

equestri.
b)

Sedevano

in

un cuneo separato.

decoctores, cavalieri decaduti nel censo.

Sedevano nei due ordini pi


censo eque-

alti

e pi lontani dall'orchestra e dall'arena.


e)

coloro che, di origine libertina, avevano raggranellato


e. s. (4).

il

stre.

Sedevano
d)
i

tribuni militari ed in genere gli ufficiali superiori delle milizie stan(5).

ziate in
e)

Roma
i

^
litibus iudicandis
(6).

decemviri

f) Tribuni plebis. Forse a questa classe va riferita la glossa di Poririo ad Horat. Epod. 4: ex quattuor (decim) autem ordinibus, quos lege Roscius

Otho
bant.

tv. pi.

in theatro equestri ordini dedit, duo primi


riferisce

tribuniciis

vaca-

Le

si

senza dubbio

il

passo di Dione 44,4 nel quale fra gli onori


si

decretati in favore di Cesare nell'anno 710/44


pxixoD Si'ppou Travia/'^
[56pou
y.at

registra: xal /a6sCa6at


tts 7p
irt

s;ii

xo

tcXtjv

v tac

^ravYjfpsatv

ts to t^ff.'y.^yp.ob

jist

twv sl

^STfj[j.apxovTwv

0o6at

'^a^sv.

tutte queste classi di magistratus ordinis equestris allude Calpurnio

nei

ben noti versi della settima ecloga: Venimus ad sedes ubi putta sordida

veste,

Inter fo(imineas spectabat turba cathedras

]Sam quocumque pa-

tent sub aperto libera coelo.

Aut eques aut nivei

loca densavere tribuni.

(1)
(2)

Domit.
Dei
Cf.

4.

XIV

ordini.
2, 82. 4, 381.

(3)

Tao. Ann.
HiiBNEH
/.

(4) Cf.
(.5)

Ovidio, Fanti
l.

Cf.

e.

p. 5G a.

(6) Id.
8.

r.

p. 56, 2.

82

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
il

I cavalieri,

a differenza dei senatori, non graffiarono

nome

nel proprio

loco,

personali.
valieri:

nemmeno Una

in

tempi

di

decadenza

assoluta, forse perch

non ebbero posti

sola leggenda conosco che possa applicarsi agii ordini dei calet-

ed incisa in un gradino di marmo, spettante ad uno scalare, a

tere di

forma esilarante. Dice:

ABINSTEIF

(1)

(C. I, L. VI, part. 4, n. 32098).

e lo attribuisco ai gradini equestri, perch

senatori non sedettero

mai nel

marmo.
3.

Sacerdotum omnium collegia.


il

Il

testo principe intorno

ai posti

sacerdotali

lamento

di

Arnobio

4,

35

p.

151 Hild.

Sedent in spectaculis

publicis sacerdotum
a)
h)
e)

omnium poitifices maximi et maximi curiones

collegia:

sedent quindecim viri laureati.

d) et Diales
e) f)

cum

acipibus ffamines.
et voluntatis. et

sedent interpretes augures divinae mentis

nec non et castae virgines perj)etui nutrices

conservatrices ignis.
d'

chiaro che Arnobio non parla rigorosamente, e che

uopo tener

conto la sua enfasi rettorica. Nondimeno tengo per certo che, nel periodo di

Augusto a<,Claudio, questi sacerdoti abbiano indistintamente seduto in senatu


e che, dopo Claudio, abbiano ciascuno avuto la propria sede distinta e deter-

minata

di tanti piedi nel tale o tal altro cuneo, dell'ordine cui

appartenevano.
sacerdotali che

certo parimenti che Arnobio non


diritto

mentova

tutti

collegi

avevano

a sedere sul podio. Abbiamo memoi-ia e documenti per ci che


b) alle

spetta a) agii arvali,


stali,
e,

vestali, e) al flamine diale, d) ai sacerdoti


fluviali.

augu-

particolarmente ai soldati

a) Fratelli
b)
e)

Arvali

(2).
(3).
,

Vergini vestali

Flamine

diale.

Di costui fanno parola Arnobio, nel passo soprari(4)

ferito, e,

indirettamente, Suetonio

narrando aver l'imperatore presieduto


sacerdote cet.
.

al

certamen quinquennale assidentibus Diale

(1)

HiiBNER

l.

e.

p. 68, n. 8.

(2) Cf. cap. I,

pag.

33.

Solamente far qui notare

eolio

stesso eh.

Lanciani

che

tutti

posti accennati nell'iscrizione arvalica spettavano ai ministri inferiori del collegio, e

non
il

agli arvali stessi, ai quali, Biccorae, al

pi

hel flore, della nobilt (Marini, 153),

competeva

posto senatorio
(3) Cf.
(4)

pag. 65 di questo capitolo.


4.

Domit.

CAPITOLO

ni.

DESCKIZIONE DELL'INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

83

d) Sacerdoti Augustali.

Dei posti riservati


le

agli

augustali

fa

menzione
superque

Tacito

(1)

narrando del senatus consulto per


ztt

onoranze funebri a Germanico:


locis,

honores decreti

sedes curiiles sacerdotiim augustaliam

eas querceac coronae statuereniur.

nel senatus consulto per le onoranze a

Druso

si

ripete: (2)

VTIQUE OMNIBVS theATRIS sellae curules habentes drusi CAESARIS NOMINA Inscripta locis augustalium ponerentur.
.

Del collegio dei sodali


(3).

fluviali,

abbiamo indirettamente notizia da Sue voluto


(6)

tonio

Paecmisti

(?)

Ai loca del collegio dei peanisti

(4) si

rife-

rire (5)

questo brano d'iscrizione trovata circa dieci anni or sono


s.

nel cimi-

tero di

Agnese, sulla via Nomentana:

KYPOIOI
NAi- iiAP

na/a

NICTAi

(?) iv.-ij''l

vl>

YMwN

locie- cniTpe-tc HNei

cierACAi TA eniKGLweNA Tlo oik SeVTRVS PAEANISTIS POTESTIS SICVT IN ll/>('//o PRA a^NEOS PENESTRARVM EXTRVX islts so PEDVAl Q>!ATTVOR- SCRIPSI VIDV/ s
cel.cet

\ll

Ed

infatti quella cifra dei

quattro piedi e la menzione dei cunei fenerescritto di concessioni di posti dell'an-

strarum non disconverrebbero ad un


fiteatro.

Ma

prescindendo

dalla difficolt di spiegare


il

come

peanisti abbiano poil

tuto extruere cosa alcuna nell'anfiteatro,


rescritto di Severo,

confronto del libello greco con

bench ambedue

mutili,

mi induce a credere

trattarsi piut-

tosto di

qualche contravvenzione alle leggi promulgate da Severo e Caracalla


(7)

circa gli edifici e le insulae della citt

per

es.

la

sporgenza abusiva di
ri-

un meniano

in

area pubblica:

contravvenzione per la quale sar stata

chiesta e concessa la condonazione.

(1)
(2)

Ann.
C.
I.

2, 83-4, 9.

L. VI. 912.
4.
I,

(3)

Dom.

(4)
(.5)

SuET. Nero, 20; C.


GoRi, Colosseo
C.
p.

Gr. 5898; Ignarra,

De

palesfr. neap. 23.

131.

(U) Il
(7)

Lanciani scriveva queste parole nel 1880.


I.

L. VI, 1682;

Dk

Rossi, l^anle 63.

84

PARTE
4.

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
delle

Legati-Hospites.

La maggior parte

memorie

lasciate dagli
si ri-

scrittori sui posti propri degli

ambasciatori e rappresentanti diplomatici

ferisce

al teatro.

orchestica
disset

Romae legatos liberarum sociarumque gentium vetuit in considere, quum quondam etiani liberimi generis mitti deprehen
si

(1).

questa legge

fecero eccezioni continue. Claudio permise ai legati dei

Parti, degli

Armeni

e dei

Germani

di sedere in

senatu cio nell'orchestra

(2).
i

Sotto

Nerone avvenne qualche cosa


frisi

di simile, se

pure Tacito non confonda

suoi due ambasciatori


di Suetonio (3)
PouXsuttxtj)

Verrito e Malorige con gli ambasciatori germani


::afj

Traiano

to? Tcps^psDi? to;

tmv paotXwv

'f

txv&(.voD?

Tij)

6Eaaa6at

Troisi (4).

Anche

nei giuochi gladiatori ebbero

ab antico sede onorevolissima. Agli


l'incendio gallico locus spedal'istesso essere

ambasciatori marsigliesi, venuti in

Roma dopo

culo^m in senatu datus


nuto nel circo
missos,

(est) (5).

Finalmente sappiamo

avve-

quodam autem muneris die Parthorum obsides, lune primum per arenam mediam ad spectaculum induxit, superque se subsellio
(6).

secundo collocavit
sedili del Colosseo.

questa classe di persone riferisco due epigrafi dei


al

La prima, appartenente

primo secolo, dice:

hos]PlTlB[us
(C. I, L. VI, parte 4,

32098

(e))

La seconda

ripetuta su due gradini, grezzi nella superficie, con lettere

dei tempi Severiani:

GADITANORVM
GADlTAiorum
(C. I, L. ib.).

Ambedue
della

questi sedili sono degni di osservazione, perch conservano la

famosa linea
sinistra,

di divisione.

Nel primo segnata 4 centimetri


nel secondo

all'in fuori,

cio a

lettera

2 centimetri

all'

infuori della stessa

lettera.
5.

Pretextati.

Il

senatus consulto augusteo rileg

pretestati in

un
sia

cuneo del teatro: praetextatis cuneum suum assignavit. Chi sa che non

(1)

SuET. Octav,
SuBT. aaud;

44. 25.
13, 54
.

(2)
(3)

Tacito, Ann.

(4)

Dione, fragm. 68, 15.


JuSTiN. 43,
6, 10.

(6) Cf.

(6)

SuBT. Octav.

43.

CAPITOLO
questo

III.

DESCRIZIONE DELL'INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.


di sopra. Di questo

85

il

CKHCHS inioron del quale abbiamo parlato

gruppo
scritto

rimasto

documento epigrafico

nel Colosseo. Sulla fronte di

un sedile

con lettere della buona epoca

(1):

ETEXT
VIIIS
C.
I,

L. VI, p. 4, 32098

e).

6.

Paedagogi.

Questi due marmi, prosegue

il

ch.o Lanciani,

conferi

mano egregiamente

la sentenza,

aver Tito o Domiziano seguito alla lettera

regolamenti augustei nella divisione dei posti anfiteatrali.

paedagogis

p VERO um
(C. I. L, part. 4, 32098, d).

7.

Appakitores magistratuum publicorum populi romani.


(2) riferibile

Dalla nar-

razione di Tacito
Galli eq.
r.)

all'anno 819/66

liberto et accusatori (Publii

locus in
si

theatro inter viatores tribunicios datur


gli

con molta

probabilit
gli scribae,

pu argomentare che

apparitores dei diversi magistrati, cio

Uctores, viatores, praecones,


fissi

secondo

le

loro

rispettive

decurie

avessero posti
8.

nel teatro
(loca).

(3).

POPULARIA

La plebe

fu divisa per trib e


si

per istato
fino

civile.

DeJla divisione per trib negli spettacoli


chissimi tempi di

hanno memorie

dagli anti-

Roma. Essa

fu fomentata dall'abuso

^qW ambitus

tribuarius

e degli spectacula tribtdim data per parte di chi cercava, acquistare sul pubblico influenza all'approssimarsi delle elezioni: in circo totas tabernas
liiim

tribu-

Mur. 34, 72; autem (plebem) tributim divisa loca occupasse tempore Ciceronis et Dionysii, ipsorum verba sat certo testantur: ad Severi usque tempom, an idem mos manserit, incerttim est (4). Io credo che il coVatin. 15, 37;
Creili, Ind. leg. p. 286; liane

causa comparare. Si consultino Cicerone,

stume fosse serbato anche nei tempi imperiali:

in

primo luogo perch non

v'era ragione di rinunciare ad una misura cosi semplice e cosi opportuna a


disciplinare quelle folle tremende: in secondo luogo,

perch, della continua-

zione del costume,

mi sembra trovare documento

nella basis

magna marmo-

rea

litteris

magnis scoperta

sulla fine del quattrocento

in angulo circi ma-

il) Cf. (2)

pag. 70 di questo lavoro.


16, 12.
loc, cit. 61.

Ann.

(3)
(4)

HiiBNBR,

Jordan, Forma

19.

86

PAKTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI DELL'

EUA VOLGARE
et

ximi versus templum Herculis


a Traiano, nell'anno 103, dalle

victoris in foro

Boario

Tiberim dedicata

QVOD

TRIBVS XXXV LIBERALITATE PPTIMi PRINCIPIS


. .
.

COMMODA EARVM ETIAM LOCORUM ADIECTIONE


. .
.

AMPLIATA

HINT
(. I. L. VI, 905).

Si sa in qual

modo avvenisse

cotesta locorum adiectio dal

e.

5 del pa-

negirico di Plinio. Poco prima dell'anno 100 Traiano fece demolire la tribuna
imperiale, cedendone l'area al popolo. Quest'area era capace di cinquemila
posti, dal

che risulta che

il

cubiculum pnncipis era vasto due volte pi dei

nostri teatri della Scala, di S. Carlo, ecc.

La plebe

di ciascuna trib fu sudi

divisa per istato civile;


dall'altra.

coniugati da una banda, le donne (e forse

celibi)

a)

Maritis a plebe proprios ordines assignavit

(1),

la

quale misura sem-

bra allo HUbner essere conseguenza delle leggi iulia de adidteriis dell'anno IbljA,
e

papia poppea dell'anno 762/9


Azio
(2).

e degli editti contro

il

celibato, emessi

dopo

la vittoria di

Ho

gi notato che cotesta separazione degli ammogliati

dagli scapoli, ebbe vigore soltanto inter popidaria non

mai per

gii ordini se-

natori ed equestri. Gli ammogliati delle trentacinque trib sedettero fra l'ul-

tima

fila

dei cavalieri ed

il

maenianum summum
sole

in ligneis,

ubi pulla sor-

dida veste
b)

inter foemineas sedebat turba cathedras.


le

Anticamente

donne

non erano escluse dal consorzio comune:

antiquitus solebant mulieres

cum

viris

omnibus interesse spectaculis


(3).

indiffedi

renter come dice


Siila
(4),

lo scoliaste di

Giovenale
(6),

Il

costume durava
frasi del

al

tempo

di Cicerone (5) e di Ovidio

bench da alcune

poeta possa
il

dedursi che le donne scompagnate occupavano gi per abitudine

portico in

cima

ai sedili: Sic

ego

marmorei respexi summa

theatri.

il

Eligis e multis
loro isolamento
:

unde dolere

velis (7).

Augusto rese obbligatorio e legittimo

(1)
(2)

SuET. Octav.
Cf.

44.

Scamna maritorum

di

Marziale

5, 41.

(3)
(4)
(5)

Sat. 11, 202.

Plut. Siila 24.

De

har. resp. 12, 24.


1.

(6)

Amores

3, el. 2, v.

40;

De

art. ani. 1,

135 sg.

(7)

Am.

2,

7,

3 sg.

CAPITOLO

III.

DESCRIZIONE DELL'INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

87

Foeniinis ne gladialores quidem, quos promiscue spectari solemne olim erat,


nisi

ex superiore

loco

spedare concessa

Athletarum vero spectaculo;

pro-

segue kSuetonio: nmliebre sexus

omne adeo

stimmovit, ut pontifcalibus ludis

pugilum par postulatum


xeritque

distuleril in sequentis dici

matutinum lempus,
non

edi-

mulieres ante

horam quintam venire


generale, almeno

in theainmi

piacere.,

L'usanza di

Roma divenne
.

nelle regioni italiche: e gli


Cf.
.

altissimi sedili dei teatri furono

chiamati muliebri.
.

l'iscrizione

di
.

Terni

ap. Ordii 3279:

OPVS

THEATRI

PERFECT

IN

MVLIEBRIB

AERA-

MENTIS
e)

ADORNA VER.
Dai
citati versi di

Calpurnio, sulla sordida turba pulla veste, ar;

guisco che anche gli scapoli debbono essere stati rilegati lass

mi sembra

che a questa speciale classe accennino


Stazio, silv.
1,

gli

scrittori,

usando

la

voce pidlali.

6, 4.3,

parlando delle largizioni di Domiziano, conferma indiret-

tamente questa

triplice divisione:

una vescitur omnis ordo mensa: parvi,


credere che
i

fe-

niina, plebes, eques, senatiis.


9.

Militari.

ragionevole
i

il

gregari dei corpi di mii

lizia stanziati in
i

Roma,

pretoriani, gli urbani,

peregrini,

vigili,

misenati,

ravennati, ecc. avessero posto fsso nell'anfiteatro,


altri

come

lo

avevano senza
re-

dubbio negli

luoghi di spettacolo. Cf.


I

il

militem secrevit a populo del

golamento

di

Augusto.

corporis custodes,

gli equites

singulares avranno forse

avuto una distinzione speciale.

Le

epigrafi dei sedili fin qui citate sono quelle che possono con probadi spettatori,

bilit

con certezza attribuirsi ad un dato ordine o gruppo


.

ma

non sono tutte

Fin qui

l'illustre

Lanciani.

Le

sigle

ed

numeri, d'epoca buona, che


li

si

leggono sulla fronte di

altri

gradini marmorei,

riporteremo nell'Appendice IL

Il

Curiosimi urbis

ci

assicura che nell' Anfiteatro Flavio v' erano 87,000

posti, loca:

Regio

III.

Isis et Serapis.

Continet Monetam, Amphitheatrum qui


il

continet loca
ili

LXXXVII.

Questo stesso leggesi nel De Regionihus,

quale
il

altro

non

differisce dal Curiosimi se


cifi'e,

non

in questo:

che nel primo


s'

nu-

mero
Regio

dei posti vien indicato in


III. Isis et

mentre nel secondo

indica in lettere.
se-

Serapis. Cent. Monetam. Anphit.

qui capii octoginta


la stessa
cifra.

ptem
gli

millia.

Pomponio Leto nel suo Vittore


n'

ritiene

Fra

scrittori

moderni poi ve

chi diminuisce d'assai la capacit dell'An-

fiteatro,

88

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


il

VI DELL'

ERA VOLGARE
Topographie

Fra questi noto Leon Home,

quale nel suo Lexique de

Romine
trs

(1)

scrive:

L'ensemble de la cavea qui pouvait contener de 50,000

a 55,000 personnes. Le chiffre des Regionaires

87,000

est

evidemment
(la

exagr

L'Huelsen, prendendo occasione dalla scoperta del Vaglieri,


le

quale consiste in aver questi riconosciuto che in alcuni luoghi, ove


degli Arvali sono intiere ed
intiero

tavole

hanno

il

margine antico,

il

testo

finora creduto
di un' altra ta-

non

lo ,

perch la scrittura
il

fu continuata sul

margine

vola attigua), conchiude che

Colosseo non poteva contenere pi di quaranta


gli spet-

quarantacinque mila spettatori seduti; e dice che, calcolando che


tatori pullati (2) fossero altri

cinque mila, non

si

oltrepasserebbe

in

nessun

modo
non

il

numero

di 50,000 persone.

Per osserva che, almeno nell'epoca buona,

fu

assegnato nell'Anfiteatro un posto ad hominem,

ma

che

si

assegn alle
di piedi
il

corporazioni, ai sodalizi, ai collegi sacerdotali, un certo

numero

di

spazio rispettivamente, lasciandosi ai singoli

membri

dei collegi stessi

diritto
Vi6>

di accordarsi fra loro sulla distribuzione di detto spazio.

Sicch se su piedi 5

che erano degli Arvali


pure starvi tre alla

(3),

si

fossero voluti adagiare

due

soli

sacerdoti,

op-

stretta, ci
(4).

non riguardava

affatto l'officiale incaricato della

distribuzione dei posti

Ammessa

l'opinione del eh." Huelsen apparisce chiaro che se (specialmente

in caso di spettacoli straordinari) la curiosit

avesse fatto occupare disagiasi

tamente a due persone

il

posto designato per una,

sarebbe raddoppiato

il

numero

degli spettatori; ossia l'Anfiteatro sarebbe stato materialmente capace

di circa 100,000 persone.

La

cifra pertanto indicata


si

dai Regionari non as-

solutamente esagerata, molto pi se


del Curiosum, invece di loca

rifletta

che

il

Codice Vaticano

n.

3227

LXXXVII

ha: capei loca LXXVII.

Dai

portici del piano terreno dell'Anfiteatro


(5).

si

accedeva

ai vari ordini di
se-

gradi per passaggi e scale diverse

In

ogni quadrante dell'ovale dal


[3]

condo giro
cro
[6]

[2]

del portico esterno

tre

passaggi

immettevano nell'ambula-

sottoposto aX'iter della praecinctio della gradinata dei cavalieri: da


[8],

quest'ambulacro, per quattro scale


per mezzo
di

si

saliva alla gradinata del podio, e


all'

dodici

passaggi

si

giungeva

ambulacro

[9],

dal

quale

si

ascendeva

al ripiano dei subsellia.


[2]

Inoltre dallo stesso secondo giro

del portico esterno, quattro scale


i

[5]

ad una branca conducevano all'ambulacro, nel quale s'aprivano


Paris 1900, pag. 15.
quali,

vomitor della

(1)

(2) I
(3)

come dicemmo, guardavano

gli spettacoli dall'alto del portico.

Sui gradini del meniano primo.


V. Bull, di Arch. Coni.

(4)

Anno XXII,

p. 312-334,

(5) Cf.

Tav.

I,

CAPITOLO

III.

DESCRIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

89

giadiluita dei cavalieri; ed altre cinque scale piani superiori, vale a dire alla
tal

[4]

a due branche menavano

ai

media cavea,

alla

stimma ed

al portico.

Con

sistema l'immensa folla degli spettatori era ripartita in modo, che questa

poteva discendere ed uscire dall'Anfiteatro senza confusione e disordine.

Ora, a compire la descrizione dell'interno dell'Anfiteatro Flavio, mi resta

a parlare del velario.

Lo scopo
di

del velario gi l'enunciammo

(1):

esso serviva a riparare gli

spettatori dagli ardenti raggi solari. Plinio

(2),

dopo aver narrato delle vele

vario colore adoperate nelle fiotte di Alessandro

Magno, e

di quelle

pur-

puree che avea la nave con cui M. Antonio and ad Azio con Cleopatra, dice: Postea in theatris tantum umbram facere ; le quali parole c'insegnano
che,

abbandonato nelle navi l'uso


ai teatri.

di

vele colorate, passai-ono queste a far


di siffatto lusso nei velari:

ombra

Anche Lucrezio

fa

menzione

Et vulgo faciunt id lutea intenta theatris Per malos vulgata tralpesque trementia flutant

(3).

II

primo che introdusse


di Plinio
(4),
Q..

la tela

da navi colorata nei


il

teatri

fu,

per

testi-

monianza
tela
il

Catulo, allorquando dedic

Campidoglio. Questa

parve troppo rozza a Lentulo Spinter, e nei giuochi apollinari, come scrive

citato autore, us per

primo nel teatro vele

di finissimo lino:

Carbasina

deinde vela primus in theatro duocisse ti-aditm- Lentulus Spinter apollinaribus ludis

(5).

Ed

infine lo stesso Plinio ci attesta

che Nerone adorn

le

vele

con ricami d'oro: Vela nuper colore caeli stellata per rudentes, tet-ra etiani
in amphitheatris principis Neronis rubente

(6).

Sembra che
rossi, nel

velari ordinariamente s'incominciassero a stendere in priscritti in caratteri

mavera. L'apprendiamo da due avvisi, scoperti in Pompei,

primo dei quali Numerio Popidio Rufo notificava

al

pubblico che
il

egli

il

29 d'Ottobre avrebbe dato in quella citt una caccia, e che

29 di

Aprile l'anfiteatro sarebbe stato coperto con velario. L'altro avviso fu scoperto sulla Via degli Augustali
(7).

Relativamente alla struttura del velario, non s'ha a credere che questa
sia

una cosa tanto


(1) Cf. (2)

facile

ad immaginarsi come comunemente

si

ritiene.

Fino

Introd., p. 12.
1.

Hist. Nat.,

XIX,

e.

I.

(3)
(4)

Lib. IV, V. 73.

Loc.
Loc. Loc.

cit. cit. cit.

(5) (6)
(7)

Romanelli, Viaggio a Pompei,

ecc. Napoli 1811,

p.

47. Cf. lo epigr.

da

me

ripor-

tate neir Introd., p. 14).

90

PAKTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE

a pensare che vi dov essere un'armatura, probabilmente di corde, costituita

da duecento quaranta

raggi,

che partendo dalle travi verticali andassero a

rannodarsi ad un ovale centrale pi o

meno ampio, non


fatto
il

vi

si

trova

difficolt.

Ma

se

si

rifletta

che

il

peso dei canapi, delle carrucole, delle tende e delle


tirarle,

corde che servivano per

avrebbe

necessariamente calare, e non

poco, l'ovale centrale, e fatto rimanere

velario pendente in basso, produ-

cendo un pessimo

effetto

ed una disgustosa soffocazione negli spettatori del


il

portico; siamo costretti a ricercar cato di evitare quello sconcio.

modo con
si

cui

avranno

gli antichi cer-

Per ottenere

lo scopo, si

dovea

far

che

l'ovale, e quindi
tesi:

raggi fossero,
le

per quanto era fisicamente possibile, orizzontalmente

in

questo caso

tende, attaccate per un capo all'ovale e fissato per l'altro al disopra dell'attico del porticato,

avrebbero formato un dolce padiglione


effetto.

dall'alto

in

basso,

producendo un gradevole

Questa tensione (che dovea essere fortissima, a cagione del non intercedere tra
il

piano delle testate delle travi e quello dell'attico del colonnato


si

spazio maggiore di tre metri) non


di verricelli,
Il
i

sarebbe potuta ottenere che per mezzo

quali agissero su ciascuno dei duecento quaranta raggi.


alle

Canina saggiamente opin che

travi

esterne ne corrispondessero

altre all'interno dell'edificio,

onde ottenere maggiore resistenza. Erano esse

necessariamente collegate insieme per mezzo di traverse, formando tutto un


sistema.

Ce

l'assicura Calpurnio:

Vidimus

in

coelum trabibus spectacula

TEXTIS

Coronato
Vidi
il

di travi in in conteste al cielo


. .

superbo Anfiteatro

Surgere

traduce

il

Biondi.
fin di

Alle testate delle travi interne erano fissate robuste carrucole, a

mandare verticalmente

le funi

ad arrotolarsi

ai verricelli orizzontali,

sostegni
ar-

dei quali poggiavano sul

pavimento del portico, ed erano assicurati con


che sostenevano

pioni alla parete di perimetro dell'Anfiteatro.

muro
di

bene qui notare che


il

le testate delle travi

il

soffitto del

portico e

soprapposto pavimento, oltre ad essere incassate nella cortina del

di perimetro,

poggiavano sopra

solidi

mensoloni; e questo dimostra che

quelle testate dovevano sopportare un peso maggiore di quello d'un soffitto e

un pavimento.
Sorge una
difficolt,

ed che qualora

si

volesse supporre l'ovale centrale


difficile fargli

non

di altra

materia che di canapo, sarebbe stata cosa ben

pren-

dere e mantenere la sua forma regolare.

CAPITOLO

III.

DESCKIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECO.

91

rimediare a quest'inconveniente,

si

potrebbe immaginare l'ovale cen-

trale formato di

una zona orizzontale

di piastra metallica, di

una

sufficiente

consistenza e del minor peso possibile; immaginandone inoltre la periferia


esterna non maggiore di quanto era necessario per attaccarvi le duecento qua-

ranta funi, e (perch la sua massa fosse relativamente minima) composta di

due fasce riunite a

traliccio.

questa zona metallica

si

sarebbero

fissati

due-

cento quaranta anelli, onde attaccarvi gli uncini legati ai capi dei canapi. Agli
anelli

avrebbero

fatto

capo altre duecento quaranta corde che, discendendo


l'attico del portico,

in dolce

curva

fin

sopra

avrebbero servito

di

guida

al di-

stendimento e raccoglimento delle vele.

Una corona
nate
di

di

metallo dorato, dalla quale scendessero vele cerulee orpadiglione degno dell'imponente cavea ove tutto era

auree

stelle;

splendore:

sic

undique fulgor perciissit


si

(1),

sarebbe, non v'ha dubbio, una.

brillante idea!
il

Ma

sarebbe potuta attuare?... La risposta la dovrebbe dare

calcolo, al quale n io ho

tempo

di consacrare, n, credo,

varrebbe la pena
delle ipotesi.

di consacrarvelo, restando la cosa in ogni

modo

nel

campo

L'operazione di tendere

il

velario

si

eseguiva sul terrazzo soprapposto al

portico, ed era affidata a' soldati di marina.

Lampridio

(2)

scrive:

Sane

qiiuni

UH

saepe pugnanti, ut deo, populus


militibus classariis
>

favisset, irrisimi se

credens,

populum romanum a
avevano
il

qui
fu-

vela ducebant in amphitheatro interimi praeceperat

e questi

marinai

rono certamente

Misenati, perch essi

loro quartiere nella stessa


:

regione dell'Anfiteatro. Nel Curiosimi e nel


gio....

De Eegionibus leggiamo

III Re-

Castra Misenatium. Preziosa indicazione topografica, la quale, mentre

ci

rende certi della vicinanza del quartiere dei Misenati all'Anfiteatro, d pur
valoi;p alla scoperta di

anche

un frammento

d' iscrizione, in

cui

si

fa

menzione

dei Castra Misenatium, rinvenuto dall' Henzen


quali
delle
si

tra le

schede del Fea, nelle

attesta che

il

frammento fu scoperto fuori


ossia

della parte semicircolare

terme di Tito

(3),

poco lungi dal nostro Anfiteatro.

La

situazione del quartiere dei marinai della flotta di

Ravenna

(in

Tra-

stevere, presso la

naumachia

di

Augusto,

al servizio della

quale erano desti-

nati quei militi) rafforza l'argomento desunto dalla vicinanza del quartiere dei

Misenati all'Anfiteatro Flavio, e prova che essi appunto erano


stinati

classarli de-

a tendere

il

velario.
dell'

Nel 1776, alle radici

Esquilino verso

il

Colosseo,

rinvenne un raro
si

anemoscopio
(1)
(2)

di

marmo,

il

quale fu trasportato al Museo Vaticano, e tuttora

Calp.,

loc. cit.

In Coim. Di Traiano. Ann. deWIslit. 1862,


p. 64.

(3)

92

PAKTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'EKA VOLGARE
un prisma dodecagonale,
gli

ammira

sulla Loggia del Belvedere. Esso consiste in

largo (da faccia a faccia) m. 0,555,

alto

m. 0,30:

spigoli,

formati dalle

facce laterali, sono adorni di un risalto cilindrico di m. 0,03 di diametro; e


sulla faccia superiore (orizzontale), ai

quattro punti cardinali, sono incisi in

bella paleografia le seguenti parole:

MERIDIES

SEPTENTRIO

ORIENS

OCCIDENS

(V. Fig.

.9).

Rapporto 1

iO

Fig. 8.'

Nel centro

v'

un

foro circolare del diametro di m. 0,045


si

in esso fu inla
fis-

trodotta l'asta della banderuola, e tuttora

vede l'impiombatura. che


foro,

sava. Dal residuo dell'asta che rimane incassato nel

sappiamo che

la

grossezza di detta asta era di m. 0,025. (V. Fig.

4").

Sulle facce laterali vi sono incisi in caratteri molto spontanei, ed


belli,
i

anche

nomi dei venti

(in

greco ed in latino) in questo modo:

ZE4>I

POS

FAVO
NIVS
Questo raro istrumento trovato presso
dei Biavi?
il

(V. Fig. 5)

Colosseo, appartenne alla Mole

CAPITOLO

IH.

DESCRIZIONE DELL* INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

93

Non sarebbe
fosse stato

certo irragionevole opinare, che, sull'alto dell'Anfiteatro, vi

un indice esatto dei venti per norma del comandante dei Misenati;
o di tendere le vele soltanto da quella parte in se gi distese, ordinare di
ritirare quelle

affinch questi, conosciuta con certezza la direzione del vento, potesse (qualora impetuoso) dar ordine

cui

rimanevano a
si

riparo, ovvero,

che

trovavano nella direzione del vento. La forma del velario richiedeva

senza dubbio una sorveglianza diligente: poich la grande apertura centrale

ZE9
PC $

hi

WS

Mmmmmmmmmmmmmm^m^^^^m',
Fg. 4.^

lasciava libero adito ai venti; e questi, se

si

fossero introdotti sotto

il

velario

ed avessero invaso la parte che trovavasi di fronte, avrebbero fatto sollevare

violentemente

le vele, le quali,

agitandosi soverchiamente, avrebbero recato

non poca molestia


danneggiare

agli spettatori e causato gravi danni.

Che

il

vento potesse

gli edifici destinati ai pubblici spettacoli, si pu ragionevolmente argomentare dalla stessa loro struttura a cielo aperto : e che talora il vento l'abbia realmente danneggiati, lo possiamo dedurre da Plauto, il quale nella

sua commedia

Curcullio

(1),

fa narrare alla

giovane Planesium, ci che

siaci,

a questa accadde allorquando, ancor fanciulletta, assist agli spettacoli dioniove aveala condotta Archestrata sua nutrice. Non appena questa avea

(1)

5, 2, 47.

94

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE

adagiato la fanciulletta nel teatro, levossi un vento tanto turbinoso, che pose a soqquadro l'intiero edificio (1).

La forma
ottenere
il

&&\\' anemoscopio

rinvenuto presso

il

Colosseo adattissima per

fine

sopra indicato. Occorreva

infatti

che

\\
'

comandante avesse
prisma dode-

sott'occhio e quasi direi, stando

a tavolino, la Rosa dei venti, e vedesse la


il

direzione dei medesimi. Pertanto sarebbe stato necessario che

Fig

."

cagonale marmoreo stasse sul terrazzo dell'Anfiteatro, nel senso del meridiano

astronomico locale, e sopra un piedistallo alto 90 centimetri circa: vale a


collocato in modo, che,

dire,

una persona
dell'

in piedi,

volendo, avesse potuto vedere


i

comodamente
dei

il

piano superiore

istrumento e leggere agevolmente


(2).

nomi

venti incisi sulle facce laterali

perch, guardando la faccia supe-

(1)

Questo

fatto fu inventato

da Plauto,

ma

verisimile

n pu

dirsi

cosa che non pot

accadere, o che non fosse mai accaduta.


(2)

Cosa peraltro non necessaria ad un nocchiero, cui


lati

(posti

quattro punti cardinali)

bastava vedere Vindice fermato in uno qualsiasi dei

della faccia dodecag'og'ana superiora

CAPITOLO

IH.

DESCRIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

95

riore dell' istrumento, si potesse vedere la precisa direzione del vento, io con-

getturo che la banderuola fosse fissata ad un cannello metallico lungo quanto


l'asta;

che

il

cannello fosse appoggiato liberamente sulla punta dell'asta, ed


di

in basso

munito

un indice orizzontale,

il

quale, secondando

il

movimento

della banderuola, avrebbe mostrato sul piano, la direzione del vento.

La ban-

deruola

poi,

avrebbe dovuto superare

l'altezza dell'attico
la

dell'Anfiteatro, af-

finch potesse esser tale,

mossa liberamente da ogni vento; e


solidit
fin

grossezza dell'asta

da potersi innalzare con ogni


del

oltre a

due metri; altezza

che, aggiunta a quella

piedestallo e del

prisma soprappostogli, avrebbe un metro e mezzo almeno.


i

permesso
Liv

alla

banderuola di superare

l'attico di

cura

di evitare la

violenza molesta del vento e


gli antichi.

danni dei quali spesso

causa,

non cosa nuova presso

Vitruvio prescrive che nell'edi-

ficazione di

una nuova

citt,

s'abbia riguardo alla direzione dei venti; e vuole,

che, costruita

la cinta, nel centro dell'area

da questa racchiusa,

si

descriva,

sopra

tin

levigato piano di

marmo
e db,

(da lui chiamato

marmoreum amus-

sium), orizsontalmente disposto {ovvero sul suolo stesso spianato a perfezione


e livellato), la e delle

Rosa dei venti;

fin di stabili'e la direzione delle vie otto venti principali; e


(l).

piazze tra l'una e l'altra regione degli


i

per

liberare da molestia

cittadini e
tutti gli

da malanni

la loro salute

In conclusione: se in

antichi teatri ed anfiteatri

era cosa pru-

dente prevenire

pericolosi effetti del vento, nell'Anfiteatro Flavio era di nesi

cessit assoluta. Se quell'immenso velario, a tant'altezza,

fosse lasciato senza


ivi veri-

sorveglianza e a discrezione dei venti,


ficare
ibi
il

si

sarebbe facilmente potuto

fatto
.

immaginato da Plauto:

Exoritur ventus: turbo: spectacula


special-

ruunt

Questa necessit evidente, e la prudenza degli antichi,

mente

nelle cose pubbliche,

mi hanno indotto a congetturare che

(\v\e\Vane-

moscopio rinvenuto in prossimit del Colosseo, sia appartenuto alle Mole Vespasianea per la sorveglianza del velario.

la

mia congettura trova appoggio


sulla faccia superiore del-

nella bella paleografia delle quattro parole

incise

V anemoscopio

paleografia che, per la forma e

regolarit delle lettere,

pu

convenire benissimo all'et dei Flavi. Anche

le lettere dei

nomi dei

venti, si

potrebbero forse riportare a quei tempi; perch, quantunque siano state eseguite con minor cura e con

una paleografia che tende

al corsivo,

pur nondi-

oW'anemoacopio, per sapere quale dei dodici venti soffiasse; e neppure gli era necessaria
per raggiungere lo

scopo suddetto, giacch bastava die egli conoscesse


si

la

direzione del

vento (qualunque esso


(1)

fosse) per dare gli ordini opportuni.


lib.
I,

ViTRuv. De arch.
et

cap. VI, 55. Tim per anyulos inter duas ventorum regiones,
et

et

platearum

angiportoruni videntur debere dirigi descriptiones. His enim rationihus

ea

divisione exclusa erit ex habitationibus et vicis


directos ventos erunt conformatae,

ventorum

vis molesta.

Oum enim plateae cantra

ex aperto

coeli spatio impettis

ac flatus frequens conclnsus

in faucibus angiportoruni veiementioribus viribns pervayabitur.

96

PAKTE
di

1.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI DELL' ERA

VOLGARE

meno sono

buona forma. Che

se taluno volesse ritenere quei caratteri per

un'opera posteriore all'et dei Flavi,

non credo che potrebbe


si

farli

discendere

pi gi degli inizi del secolo terzo; ed in questo caso


dere, che
i

dovrebbe conchiufatti

nomi dei venti furono

incisi ai

tempi dei grandi restauri

da

Eliogabalo e Severo Alessandro nel nostro Anfiteatro.

* * *

Dopo d'aver contemplato


spontaneo
il

cosi

minutamente questa stupenda mole, sorge

desiderio di sapere chi ne fosse l'architetto.

Vana speranza:
Il

il

nome
ziale,

di questo

grande giace sepolto


scrittori

in

un oblio inesplicabile.

silenzio dei

classici e degli antichi

reca veramente maraviglia! Lo stesso Maral

che tanti epigrammi dedic

Flavio Anfiteatro, non ne fa parola.

Chi mai fu quell'ingegno sublime che diresse questa grandiosa e sontuosa

opera?

questa la

domanda che
dotti;

in tutti

tempi, e sempre indarno,

si

fatta

costantemente dai
dispute infruttuose.

questo l'oggetto perenne di congetture, questioni e


certo; e finch questo

Non possediamo documento

non ap-

parisca, l'architetto del

Colosseo ci sar sempre ignoto. Nondimeno, per ra-

gione di storia, riporteremo qui le differenti opinioni, lasciando a ciascheduno


la piena libert di accettare quella

che creder pi verisimile.


scrive:

Giuseppe Antonio Guattani


censurare

(1)

Gli intendenti

non lasciano

di

le parti di quest'edificio (del

Colosseo), trovandovi profili inesatti,

modinature cangianti
Serlio piacquei'o
si

di altezza, di

misure e distanze non corrispondenti. Al


che
le

poco tutte

le cornici,

chiam tedesche
.

(!),

deducen-

In nota poi aggiunge: done che l'AROHiTETTO fu Sicuramente un tedesco Marziale, ne fa autore un certo Rabirio, architetto della casa di Domiziano, perch di tutta la fabbrica vorrebbe
di cui

darne l'onore a quell'Augusto,

il

pane mangiava.
fa

Ma

a tutti noto

il

dolce stomachevole di quel suo

epigramma. Se ne
vigore di
altro, e

generalmente autore un certo Gaudenzio cristiano, in


trovasi) nel sotterraneo di S. Martina
;

una iscrizione (che


.

oscura per

che poco persuade

Dalle parole del Guattani rileviamo chiaramente che


dell'Anfiteatro o fu

il

preteso architetto

un tedesco, o

fu Rabirio,

o,

finalmente, un cristiano di

nome
un
te-

Gaudenzio.

La prima opinione

del Serlio,

Che Vespasiano

si

fosse servito di

desco, non sarebbe cosa da recar maraviglia.

Le province Germaniche erano

gi soggette all'Impero, ed uno schiavo di quelle regioni, reso libero, pot be-

(1)

Loc.

cit.,

Tom.

II,

p. 7.

CAPITOLO

III.

DESCRIZIONE DELL,' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

97

nissimo servire l'Imperatore in qualit di architetto. L'opera di artisti liberti


l)restata
ai

reggitori

dell'Impero non una novit per


la

gli

archeologi.

Ma
un

dedurre assolutamente
po' troppo
!

nazionalit dell' architetto dalle modinature


i

Molto pi che la fretta con cui furono eseguiti


il

lavori dell' Anfiil

teatro, tradi

pensiero dell'architetto. Forse un anacronismo trasse


le goffe

Serlio a

quella conclusione, credendo di vedervi rispecchiate


degli edifici settentrionali dell'epoca,

cornici

gotiche

come

si

suol dire, antico-moderna.

La seconda opinione ne poggiano al LV epigramma

fa architetto Rabirio. I sostenitori di

questa s'ap-

del

lib.

VII

di Marziale,

il

quale dice:

Astra polumque tua cepisti mente, Rablri,

Parrhasiam mira qui struis ante


Phidiaco
si

donmm;

dig-na Jovi dare

tempia parabit

Has

petat a nostro Pisa

Tonante manus

Ma

chi

non vede che qui Marziale non parla

dell'Anfiteatro, bensi della

costruzione di una

domum

diretta da Rabirio,

il

quale era architetto non di

Vespasiano

ma

di

Domiziano'^

chi ignora che

quando nell'anno 80

fu so-

lennemente dedicato

(l'Anfiteatro) esso

era stato recato a compimento, salvo


i

forse nei particolari dell'ornamentazione,

quali saranno stati perfezionati dal

Domiziano

? (1).

La

terza opinione, finalmente, sostenuta dal Marangoni e da altri scrittori,

attribuisce la direzione del nostro augusto

monumento ad un

cristiano di

nome

Gaudenzio.
Il

Nibby

(2)
.

dice che ai suoi tempi


I

pi s'inclinavano ad

accettare

quest'opinione

moderni per

la rigettano

unanimemente.
tutti
i

Ci che fece credere al Marangoni e a

seguaci di quest'opinione
iscri-

che fosse Gaudenzio l'architetto dell'Anfiteatro Flavio, fu una lapide con


zione cristiana rinvenuta nel cimitero di
S.

Agnese

(3).

Riporto qui

le

parole

del Bellori contemporaneo della scoperta:

Non

pigeat hic inscriptionem ve-

terem advertere quae Amphitheatri Flavii architecto adscribitur, elapsis annis


reperta erutaque in coemeterio divae Agnetis via Nomentana.... ncque spuria

reque recens, sed orthographia et caractheres longe sequiorem Vespasiano Augusto aetatem indicant

(4).

La

paleografia di questa lapide, la quale,

come

dice

il

Muratori, gi

esi-

steva presso Pietro

da Cortoia
loc.

e schedis Ptolomaeis, ci riporterebbe (secondo

(1) Cfr.
(2) (3)

Lanciani,
cit., p.

cit.,

p. 274,

Loc.

400.

V. Aringhi, Rom. Soft.

Tom.

IV,

p.

1878, n.

4.

Marangoni, Memorie

storiche

dell'Anf. Flavio, p. 27.


(4)

Venuti,

ecc.

Bellori, Vestigia Vet. Rom. Tav. XXVIII.

98

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


il
il

VI

DELL'ERA VOLGARE
secolo

Nibby)

(1) al

dell'orca

volgare; ed

Nibby stesso aggiunge che

l'iscrizione

non

dichiara che Gaudenzio fosse l'architetto,

ma
la-

che solo

si

pu dedurre aver Gaudenzio

vorato in quest'Anfiteatro. Detta epigrafe non


stata mai pubblicata conforme all'originale.
Il

Marangoni,

il

Visconti,

il

Marucchi,

ecc.,

ce la presentano in caratteri comuni di stampa;


e

bench l'abbianoripi'odotta esattamente


alla disposizione

ri-

guardo

delle

parole,
i

sono

stati inesatti

riguardo

ai

segni,

quali' dal

Marangoni e dal Marucchi furono espressi


tondi, e dal Visconti in

forma

di lunghi apici.
il

L'Aringhi,

il

Venuti,

il

Nibby,

P. Scaglia

ed

recenti Bollandisti la riproducono altri

in caratteri
il

comuni
i

di

stampa (come

il

Nibby,

Venuti ed

Bollandisti), altri in
il

un facsimile
P.

arbitrario

(come l'Aringhi ed

Scaglia);

ma
glia

tutti

inesattamente in quanto alla dispoil

sizione delle parole. Solo l'Aringhi ed

P. Scaaltri la

esprimono con pi verit degli


apici.
io

forma degli

Ora avendo

fortunatamente saputo

es-

sersene test fatto un calco dal Sig. Attilio Menazzi (una copia del quale
si

conserva nel-

l'Accademia di

S.

Luca) ed avendone potuto


l'iscri0").

avere una fotografia, posso presentare

zione nella sua reale genuit. (Vedi Fig.

Nel Gori

(2)

leggo

Una

lapide
S.

marmoAgnese
di

rea, rinvenuta nelle

catacombe di

lungo la via Nomentana, parlando in

nome

un Gaudenzio costruttore
miato dalla citt da

di

un teatro del cru-

dele Vespasiano, e che in luogo di essere prelui nobilitata col detto

moreli-

numento,

fu

condannato a morte pella sua

gione cristiana, indusse nel Marangoni

l'opi-

nione che fosse costui l'architetto del Colosseo.

Ma

in
(1)
(2)

primo luogo
Loc.
cit.
cit.,

la paleografia

irregolare

Loc.

p. 11.

CAPITOLO

ni.

DESCRIZIONE DELL'INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

99

e scorretta di quest'iscrizione che ho


S.

nuovamente copiata nel sotterraneo

di

Martina, indica chiaramente che non dell'epoca di Vespasiano o de' suoi

figli,

ma

sibbene del

secolo riproduzione forse di qualche leggenda popolare


(sic);

contraria alla verit storica


loro ribellione,

giacch Vespasiano pun


i

giudei per la

non perseguit mai

cristiani,

nemici naturali degli ebrei. In

secondo luogo in detta iscrizione

si
(?)

parla non dell'Anfiteatro Flavio,

ma

di

un teatro costrutto da Vespasiano


Il

non

si

sa in quale citt

Marangoni

(1),

dal canto suo, ragiona cos:

Ella cosa di riflessione,

come, essendo l'opera di questo Anfiteatro cosi eccellente per l'architettura, e


di

ammirabil lavoro, e giudicata da Marziale molto pi pregevole di tutte

le

pi celebrate maraviglie del mondo, n egli n altri scrittori di quel secolo


e de' susseguenti
ziale stesso,

abbiano fatta memoria del suo ingegnosissimo architetto. Mardi

che visse nei tempi

Vespasiano, di Tito e di Domiziano, ce-

lebra con elogio ben singolare quella di Rabirio, architetto di Domiziano, per
la fabbrica di

un palagio

sul Palatino,

dicendo che avendola eretta emulatrice

del cielo conveniva dirsi che la di lui

mente avesse penetrato

il

cielo e

com-

presa la nobilt e bellezza degli


migliantissima
('2).

astri,

avendo fabbricata una casa ad


e con tutta giustizia,

essi so-

Or quanto pi degnamente,
il

avrebbe

dovuto immortalare

nome

e la

memoria

dell' architetto di

questa grande ed

ammirabile opera dell'Anfiteatro, uomo senza dubbio a quei giorni celebratissirao,

ed anche da s conosciuto. Siami pertanto lecito di attribuire questo


scrittori
si

si-

lenzio all'odio di questo ed altri

Gentili di que' secoli,

che alla

cri-

stiana

religione

portavano, invidiando

bella

gloria

al

grande architetto
ancora martire
di

dell'Anfiteatro, per essere egli Cristiano, e per tal cagione

Ges

Cristo.

La congettura (prosegue) sembrami non mal fondata sopra un' iscrizione in marmo, delia lunghezza di sette palmi e poco pi di uno
che serbasi nella Confessione della chiesa di santa Martina
pidoglio....

antica
largo,

alle radici del

Cam-

Le
in

lettere di questa lapide

non sono

di

eccellente scultura, bench fatte

tempo

di Vespasiano, in cui fiorivano in

Roma

le

buone

arti;

e molte pa-

role di essa

non sono staccate:


i.

ma

ci

non dee recar maraviglia, posciach


scolpire questa iscrizione
tutti
i

non poterono

fedeli, fra le loro angustie, fare

da

qualche eccellente maestro gentile; e perci anche quasi


cimiteriali sono per lo pi di cattivi o

monumenti
quantunque

non ben formati

caratteri,

siano de' tempi migliori. Di questa iscrizione non fece


rato, ecc.... .

memoria

Marsilio Ono-

(1) (2)

Loc.

ct.,

p. 25.

Epig. gi citato.

100

PARTE
Il

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
la

tenore dell'epigrafe gi noi l'abbiamo veduto. Qui baster riportarne


(1) fa

traduzione, che lo stesso Marangoni

nella nostra italiana favella:

Cosi dunque tu premi, o Vespasiano crudele? Premiato sei colla morte, o Gaudenzio.
Gioisci,

Roma, ove
queg'li,

all'autore di tua gloria

Promise

ma
ti

Che

altro teatro

ogni premio ti d Cristo prepar nel cielo

Quivi (continua

lo stesso

Marangoni)

(2), si

pone

la

parola theatrum per

contrapposto all'Anfiteatro, poich

ne' teatri si

rappresentavano cose gioconde

e dilettevoli, e negli Anfiteatri spettacoli funesti e sanguinosi. Quindi che

questo Gaudenzio potrebbe dirsi che, essendo cristiano, fosse in premio di aver
eretta questa gran fabbrica, con tanta gloria di
fatto morire. Potrebbesi

Roma, da Vespasiano

stesso
i

per opporre che Vespasiano non incrudeli contro


sotto di lui

Cristiani;
tiri;

ma

a ci

pu rispondersi che anche

non mancarono mar-

poich, sebbene non rinnov editti contro di essi,

nuUadimeno continuava

la

persecuzione di Nerone: imperciocch, per testimonianza del Martirologio


si

Romano,

ha

di S.

Apollinare vescovo di Ravenna:

22
.

Julii.

Qui sub Ve-

spasiano Caesare gloriosum martyrium consumava

Inoltre

certo ch'ei
(3),

fece ricercare ed uccidere tutti quelli ch'erano della stirpe di


si

David
(4);

e che

eccit

una grande strage

e persecuzione contro gli Ebrei


il

non v'ha
i

dubbio che a quei tempi sotto


stiani di

nome

di Ebrei compresi erano


Gentili; e

anche

Cri-

Roma, come

si

ha dagli

stessi scrittori

specialmente Do-

miziano, figliuolo di Vespasiano medesimo, fece morire diversi, qui in mores

Judeorum transierant

(5),

cio che abbracciata aveano la cristiana fede: quindi

che, stante l'addotta iscrizione, potrebbe argomentarsi che Gaudenzio, perfetto cristiano, fosse stato l'eccellente architetto dell'Anfiteatro Flavio.... .

Questa opinione del Marangoni piacque

al Marini,

e la disse elegans

(6).

Ma

moderni, ripeto, la rigettano unanimemente; ritengono la lapide per

falsa,

e molti attribuiscono la falsificazione a Pirro Ligorio.

dire
di

il

vero,

quando

comparve
espresse

la lapide, Pirro Ligorio era gi

morto da pi

un mezzo secolo:

sarebbe stato meglio l'avessero questi attribuita ad un redivivo Ligono, come


si

De Rossi a riguardo delle poche lapidi cristiane falsificate. Nunquam in christianis epitaphiis acclaraatio ad impera torem apparet
il il

scrive
(1) (2)
(3)

P. Sisto 0. C. R.
cit.
cit.,

(7),

nelle sue Notiones Archaeologiae Christianae.

Loc.
Loc.

p. 28.
1.

EuSEB., Hist. Eccl.,


Bar.,
Dio.,

3,

e.

15.

(4)

Ad
1.

Ann., 74.

(5)
(6)
(7)

67.
vet.

Marini, Aptid Mai, Script,


Voi.
I,

nov.

coli.

Tom. V,

p, 380.

pars prior,

p. 418.

CAPITOLO

III.

DESCRIZIONE DELL' INTERNO DELL'ANFITEATRO ECC.

101

La

foi'ina delle lettere,

aggiunge

il

Marucchi,
(di

segni d'interpunzione, l'intiero

testo,

rivelano la falsit dell'iscrizione

Gaudenzio)

(1).

non
il

certo che la paleografia di quest'epigrafe,


affatto ordinaria; e

come pure

la

sua dicitura,

nessuno potr senza dubitarne asserire, come fece

Marangoni, che quella lapide sia dei tempi dei Flavi.

Ma

chi ne sar stato

l'autore?

quale scopo questa falsificazione?

Non

forse per speculazione,


i

come

fanno

gli

odierni spacciatori di andclrit?

Ovvero per ingannare


il

posteri?...

Nell'uno e nell'altro caso dobbiam dire che

falsificatore noli

si

sarebbe mala lapide sia


i

nifestato molto atto ed esperto nel suo vile officio. Difatti, o

che

stata falsificata a scopo


falsificatore

di

lucro, o a fine d'ingannare; in


po'

ambedue
S.

casi

il

avrebbe dovuto imitare un

meglio la paleografia e

lo stile del-

l'epoca. Oltre a questo

perch nasconderla e sotterrarla nel cimitero di

Agnese?

suo luogo

(2)
il

esamineremo particolareggiatamente
loro valore. Fin d'ora per
(3);

tutte e singole le opi-

nioni, e

vedremo

dobbiamo dichiarare arbitraria


Sic premia servas

l'osservazione del Gori


essere
storica

giacch la lapide
di qualche
la

non pu

una riproduzione
e non

leggenda popolare contraria alla verit

pu essere per

semplicissima ragione che la


tutti.

wWM storica
etc.

circa l'architetto del Colosseo finora ignota a

(1)

Elevi, d'archol. chrtienne, voi.


t.

I,

p.

20 Cf. Deleuaye, L' amphithtrc Flavien,

ap. Aialecta Bollandiana,


(2) (3)

XVI,
4.

1897, p. 216.

Parte
Loc.

IV, Quesiione

cit.

CAPITOLO QUARTO.
Spettacoli celebrati nell'Anfiteatro Flavio dall'inaugurazione al secolo VI, ed abolizione dei medesimi.

K
Roma,
durante
i

EL capo primo gi descrvemmo

le

sontuosissime feste celebrate in

in occasione dell'inaugurazione dell'Anfiteatro fatta

da Tito nell'anno 80
i

dell'era nostra.

Ora passiamo a incordare

gli spettacoli

che vi diedero

suoi

successori, fino al secolo VI.

Domiziano
il

(81-96),

figlio di

Vespasiano e

fratello di

Tito,

fece celebrare

suo impero, sontuosi spettacoli in quell'Anfiteatro, che egli avea por-

tato a perfetto

compimento. Di questi giuochi ce ne parla Suetonio(l);

e fra

vari spettacoli vi fu pur data una


si

pugna navale. Ma avvedutosi Domiziano


f

che l'Anfiteatro non


presso
al
il

prestava ai grandi combattimenti navali,


il

costruire

Tevere una naumachia,

cui materiale fu poscia impiegato da Traiano


(2).

risarcimento dei due fianchi del Circo Massimo, che s'erano incendiati

In questa

naumachia

si

potevano azzuffare delle vere


la

flotte (3);

ma

tali

giuochi

non son da confondersi con


tro Flavio.

pugna navale che Domiziano

die nell'Anfitea-

Domiziano am assai
uomini

le

venationes e

gli spettacoli gladiatori; e talvolta,

perfin di notte, alla luce delle faci, assisteva ai certami esibiti

non

solo dagli

ma

pur dalle donne

e per tutto

il

tempo

degli spettacoli intrattenegli

vasi, talor seriamente,

con un fanciullo, puerulus, che

stava
la

ai

piedi ve-

stito di scarlatto, coccinatus, e

che era una maraviglia per

sua portentosa

sebben piccola testa

(4).

(1)

In Domit.,
SuKT.,

e.

IV.
e.

(2)
(3)

SuET. in Dom.
loc.
cit.;

V.
spect. ep. IV,

Marx. De
4.

XXII.

(4)

SuBT.

in

Domit.

Spectacula assiduo magnifica et sumptuosa edidit non in


;

Am-

phitheatro modo,

verum

et in circo

ubi practer solemnes bigarum quadrigarumque cursus

praelium etiam duplex, equestre ac pedestre commisit; at in Ampltheatro navali quoque.

104

PAKTE

I.

DALLE OKIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
capite,

Io penso che questo fanciullo portentoso

parvoque
serio,

prediletto
1'

da

Domiziano e

col quale fahulabatur

nonnumquani

possa essere
in

undi-

cenne Q. Sulpicio Massimo coronato dallo stesso Domiziano

Campidoglio,

per avere, nel concorso poetico indetto nel terzo lustro o certame dell'agone
capitolino, riportato l'onore del primato sopra cinquantadue competitori, gre-

camente poetando:

il

cui sepolcro
(1).

venne

in luce nel 1871 nel

demolire la torre

destra della Porta Salaria

Un
glia,
il

d,

seduto sulle gradinate dell'Anfiteatro, trovavasi un padre di fami

quale, parlando, asser che

un Trece o Mirmillone, non poteva paal

ragonarsi a quel gladiatore che allora dava uno spettacolo


putolo

popolo

Risa-

Domiziano ordin che dai gradus quegli passasse

tosto nell' arena, e

divenisse preda dei cani. Dietro le spalle gli mise la scritta:

Empiamente

ha parlato questo parmulario

ossia fautore dei Traci,

quali,

come

si

disse

nell'introduzione, erano armati di

parma

(2).

Marziale

(3) scrisse l'ultimo

epigramma dopo

la

morte

di

Domiziano;
il

poi-

ch dice di
avere avuto

lui
i

che pi giovevole cosa sarebbe stata alla gente Flavia

non

due degnissimi Imperatori Vespasiano e uno dei pi bravi arcieri

Tito,

che l'aver

sortito

questo terzo Cesare, malvagio e scelleratissimo.

Domiziano

fu
di

(4);

talvolta

prendeva

di

mira

la

palma destra
geva
le

un
con

fanciullo,
tant' arte

che,

in

lontananza,

teneva stesa, e vi
fra
gli

diri-

frecce
(5).

da

farle

passare innocue

intervalli

delle dita

Nam
et

venationes gladiatoresque et noctibus ad lychnuchos; nec virorum

modo pugnas

sed

feminarum

Ac per

oiniie gladiatorutn spectaculuui ante

pedes eius stabat puerulus coc-

cinatus portentoso parvoque capite, cxim quo plurimum fahulabatur,

nonnumquam

serio....

Edidit uavales pugnas paene iustarum classiuin, effosso et circumstructo iuxta Tiberini lacu,

atque inter maximos imbres perspectavit


(1) Cf.

Visconti C. Ludovico.

Il sepolcro del fanciullo Q. Sulpicio


,,

Massimo. - G. Hbn-

ZEN, Sepolcri antichi rinvenuti alla Porta Salaria. " Bull. dell'Ist.
Inscrpt. Lai. et Graec. cutn

1871, p. 98.

L.

Ciofi,

Carmine graeco extemporali Q. Sulpicii Maximi, Roma 1871. Lanciani, Pagan and ChriE. Parker, Tombs in and near Rome, Oxford, 1877, p. X.

stian

Rome.
(2)

SUET.

ibid., 10.

Patrem

famlias,

quod Threcem Myrmilloni parem munerario

imparem
(3)

dixerat, detractum spectaculis in arenam, canibus obiecit,

cum hoc

titulo

Impie

locutus parmularius

Se pure fu egli che


SuET.,
Ice. cit.

lo scrisse.

(4) (B)

SuBT., in

Dom,
ita

19:

Armonim

nullo,

sagittarum vel praeeipuo studio tenebatur.


;

Centenas varii generis feras saepe in


etiam ex industria

Albano socessu conflcientem spectavere plerique atque quarumdam capita figcntem ut duobus ictibus quasi cornua efflceret.

Nonnumquam
palmam,

in

pueri procul stantis, praebentisque pr scopo dispensam dextrae

manus

sagittas tanta arte direxit, ut

omnes per

intervalla digitorum innocue evaderent ,

CAPITOLO

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

105

NoU'anfitoiitro della sua villa

Albana

te'

conibattei'c co^^li strali,

da vicino
il

e senza armatura, contro gli orsi della Numidia, Acilio Ghibrione,

quale fu

console nell'anno 91 dell'era volgare:


Profuit ergo nihil misero qiiod cominiis timon Figebat numidait albana ntidus arena
(1).

Lo

stesso Imperatore uccideva a centinaia le belve di vario genere, e tra


(2).

queste uccise un enorme leone africano

Se giuochi tanto magnifici faceva celebrare in Albano, quanto pi sontuosi

non

li

avr dati nell'Anfiteatro Flavio? Marziale, che


i

fu

il

descrittore
ci

ufficiale degli spettacoli celebrati sotto

Flavi nel nostro Anfiteatro,

d una
al

chiara idea della singolarit e magnificenza dei suddetti spettacoli esibiti


popolo.

Una

donna, dice

il

poeta, vinse ed

uccise un

leone.

Uno

dei pi

grandi facinorosi venne

affisso

ad una croce, ed esposto non ad un


il

falso orso,

come
dalo,

nella

commedia

di

Nevio

mimo ed
sbran
(3).

attore Laureole, sibbene ad

un

vero orso della Caledonia, che

lo

Un

condannato, che, come Deorso,

dovea volare per isfuggire


(4).
il

agli artigli di

un

cadde a

terra,

e fu

lacerato dalla belva


leone, che

Un

rinoceronte col corno palleggi un toro


lo

(5).

Un

avea

ferito

suo maestro o mansuetario mentre


(6).

percuoteva, fu

per ordine dell'Imperatore, ucciso colle frecce


la testa dai colpi del bestiario, se la la ruota,

Un

orso, che,

per difendere
e,

copriva colle zampe anteriori,

facendo

fuggiva per la sanguinosa arena; fu costretto a fermarsi, rimasto

preso al vischio

come un

uccello

(7).

Il

bestiario Carpoforo merit di

essere

anteposto a Meleagro e ad Ercole, perch, nello stesso giorno e nello stesso


spettacolo, uccise venti fiere: tra le quali
sonte,

due giovenche, un
arena un

bufalo,

un

bi(8).

un orso ed un leone

di

gran mole, insieme ad un velocissimo pardo


dell'

Una macchina
si

elev in alto nel mezzo

toro, sul cui dorso


(9).

era

stata imposta l'effgie di

Domiziano camuffato da Ercole

Simili

macchine

lavoravano, come abbiam detto, nell'officina

summum
si

choragium ; ed erano

composte con tanta maestria, che da s medesime


alto
i

elevavano, mandando in

vari piani in esse occultamente contenuti; variavano inoltre di forma,

(1) lev., Sat.


(2)

IV, V. 99, et sgg.


Vili, cp.

Secondo

Dione

(I.

LVII,

14) Acilio trafiggeva

leoni.

Maut., Marx.,

1. 1.

LUI.

(3)
(4)

Vili, ep. VI.

Epig. VII.
Epig. Vili. Epig. IX.
ep.

(5)
(6)

(7) Ibid.,

(8) Ibid., ep.

(9) Ibid., ep.

X. XIV, XXII XV.

et

XXV.

106

PAKTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO VI DELL'ERA VOLGARE


dispie-

o svolgendosi le parti che erano unite, o riunendosi per s stesse le


gate, od abbassandosi lentamente le elevate
i
;

e su di esse apparivano talvolta

gladiatori, fuochi dilettevoli ed altre sorprese di questo genere.


toro,

Un

elefante,
tigre
toro,

dopo aver ucciso un


riusci

s'inginocchi innanzi a Domiziano

(1);

una

a lacerare un leone (cosa nuova e non mai prima avvenuta) e un

che, stimolato colle

fiamme per

tutta l'arena,
in-

aveva

colie corna alzato in aria


il

molti fantocci, pilae, e che rimase

ultimo ucciso da un elefante,


(2) .

quale

lo

palleggi alla sua volta colla proboscide


Sotto lo stesso
in

Domiziano venne accomodata l'arena del nostro Anfiteatro


nella cui sottoposta

modo da rappresentare Rodope,

pianura,

come

in

un

teatro, Orfeo cantava, e intorno a lui ballavano scogli e selve

con ogni ge-

nere di uccelli e di animali mansueti e feroci. Orfeo era rappresentato da un


reo,
il

quale rimase lacerato da un ingrato orso


alle
tela,

(3).

fanciulli

si

aggrappa-

vano
vano

corna dei

tori;

o,

correndo essi sulle groppe dei medesimi, agita-

venabuU ed

aste,

senza ricevere nocumento di sorta


stesso Marziale:

(4).

Altri spettacoli somiglianti ci ricorda lo


gnifici e straordinari,

spettacoli

ma-

che

noi,

per brevit, tralasciamo di

riferire.

Traiano

am

moltissimo

gli spettacoli

venator e gladiatori

(.5)

e ne fece

dare in gran copia e di magnifici. L'Henzen(6) scrisse: Ipse vero Traianiis,


ut vir bellicosus ac fortis, valde
iis

laetatus est, triumphos suos venationibus

ac gladiatorum muneribus magnificentissimis ornavi t. Pel suo trionfo Dacico


(a.

108) fece combattere nell'Anfiteatro 11,000 belve feroci e 10,000 gla(7).

diatori

Questi spettacoli, dice

il

Gori

(8),

ebbero luogo non solo nell'Aninfatti scrive,

fiteatro Flavio,

ma

anche in quello edificato da Traiano. Pausania


(9),

che questo Imperatore costrusse un gran teatro rotondo


tro, (?) posto,

ossia

un

anfitea-

secondo Sparziano, nel


il

Campo Marzio

e distrutto in seguito
fosse

da

Adriano contro

voto di

tutti (10),

non gi perch Adriano

nemico degli

spettacoli anfiteatrali,

ma

perch

si

era dichiarato rivale di Apollodoro, cele

bre architetto di cui servivasi Traiano

(1) Ibid., ep.


(2) Ibid.,
(3)

XVI.

ep. XVIII.

Ibid., ep.
1.

XX.
XXXII.

(4) Ibid.,
(5)
(6)

V., ep.

Plinio, Paneg. 33, 34; Dio., 68, 10.


Dissert. della Pont. Acc. iVArcheol.

Tom. XI,

p. 80.

(7)
(8)

Dio.,

1.

LXVIII,
p. 25.

16.

Loc.

cit.

(9)

Pausania, Descriz. della Grecia,

lb.

V,

e.

XII

-<ai

OaTpov iisya y.yxXoxspss ixa'jxaxSeu.

(10)

Spart., Script. Hst. Aug. Edit. lord. Beroliui 1864, in Hadriano, 9:

m Campo Marfio

posueraf, contra

omnium

vota destruxit.

CAPITOLO

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

107

Qual

fosse lo scopo prefissosi dal Gori, nel creare nuovi anfiteatri, lo ve-

dremo

nella

IV parte

(quest. terza) di questo lavoro.

Ora mi

limito a dire che

Sparziano non usa la

voce amphitheatrum,

ma

theatrum: se uno scrittore

greco usasse la parola datpov per denotare un anfiteatro, non recherebbe maraviglia, giacch

sappiamo che

ai

Greci poco piacque usare la voce anfiteaanfi.teatro, incredi-

tro;

ma

che uno scrittore romano chiamasse teatro un


Lanciani(l) dice:

bile. Il

Pausania registra

fra le

grandi opere di Traiano


cio l'Anfiteatro Flavio.

in

Roma

theatrum

magnum undequaque rotundum,

una inesatta asserzione del

geografo.... . Il teatro perci fatto edificare

da

Traiano nel

Campo Marzio non possiamo


come vuole
gladiatori;
il
i

dirlo anfiteatro; e se quest'Imperaal pi

tore avesse dato,

Gori, spettacoli nel suo teatro, questi


le venationes, le

sarebbero

stati

non mai

quali

erano, direi im
l'

possibili in edifici di tal natura, e che,

come

gi

si

disse,

dopo
si

invenzione

degli anfiteatri

si

celebrarono constantemente in questi e

bandirono financo

dai circhi

(2).

Anche Adriano
egli stesso

si

dilett di

dar giuochi nel nostro Anfiteatro. Alle volte


riusci

scendeva sull'arena; e una volta


gli spettacoli,

ad uccidere

di propria

mano

un leone. Durante
zione

imitando Tito nei 100 giorni della jdedica-

dell' Anfiteatro,

gettava (separatamente agli uomini e alle donne) globoli


In Atene esibi nello stadio la caccia di
fiere,

palle con entro diversi donativi.

1000

fiere; in

Koma

uccidere molte

100 leoni ed altrettante leonesse

e nell'anniversario del suo natale, per 6 giorni continui, die lo


ludi gladiatori e la caccia di 1000 fiere
(3).

spettacolo di

Adriano ordin

Decoctores

honorum suorum,

si

suae auctoritatis essent,

catomidiari in amphitheatro,
scritto

et dimitti iussit (4);

questo castigo fu ben de-

da Prudenzio

(5),

Solenni spettacoli f celebrare


str tigri, elefanti, crocute
(6),

Antonino Pio
(7),

nell'

Anfiteatro Flavio. Mo-

strepsiceroti

coccodrilli,

ippopotami ed

altri

animali, ricercati in ogni parte del


leoni:

mondo:

in
et

una sola giornata mostr cento

Edita mimer in quibus elephantos

crocutas et strepsicerotas et cro-

(1)

Loc,

cit.

p. 217.

Salvo in qualche caso eccezionale, come ad es. mentre l'Anfiteatro veniva restaurato per danni subiti e causati da incendi, fulmini, terremoti, ecc.
(2)
(3)
(4)

Spart., in Hadr. VII et XIX; Dio., Spart., ibid. XVIII.


10, 696.

1.

LXIX,

8.

(5) iteptaTS(j.,
(6)

Hyaena

crocuta, la iena macchiata dei naturalisti, pi picco la della iycna striata


lira.

(7)

Sorta di gazzelle avente le corna in forma di

108

PAKTE

I.

DALLE OKIGINI AL SECOLO

VI DELL'

EKA VOLGARE

codilos etiam hippopotamos, et

exhibuit.

Centum etiam

leones

omnia ex foto orbe una missione edidit

terrarii/m
(1).

cum

tigridibus

Nella guerra contro


diatori
in
;

Marcomanni
f'

(2)

Marc' Aurelio arruol moltissimi glafurono tanto splendidi che


strali

e gli spettacoli che

dare

nell' Anfiteatro

una sola missione present insieme e fece uccidere cogli

100 leoni

(3).

Ma

ludi pi suberbi e pi magnifici ebbere ivi luogo

imperando Commodo.
egli particolar

Pi crudele di Domiziano e pi impuro di


diletto negli spettacoli sanguinari.

Nerone, provava

Se

tal feroce inclinazione fosse in lui per-

ch nato

di adulterio

condo alcuni; o

commesso da Faustina sua madre con un gladiatore, seperch concepito, come altri vogliono, dopo che Faustina si
s'

era lavata col sangue di un gladiatore svenato, del quale


lo ignoriamo: certo,
il

era invaghita

(4),

fatto

ci

mostra che

Commodo

si

manifest piuttosto

quale

figlio di

un gladiatore, che principe generato dal


la schola dei gladiatori, e

filosofo

M. Aurelio.
altri,

Frequent

sovente al par degli

nudo o

velate le spalle con un semplice panno purpureo, entrava all'arena, brandiva


il

ferro, e

comandava che
si

gladiatori pugnassero con


;

lui.

Questi alla pi leg-

giera ferita

dichiaravano vinti
tal

e,

prostrati ai suoi piedi, qual trionfante lo


;

veneravano. In
tia fece

guisa vinse mille gladiatori

per celebrare la sua valen-

troncare la testa al colosso del Sole, del quale a suo luogo parleremo,

e in luogo di quella ne f porre un' altra che presentava le sue sembianze;


poi nella base della statua appose la scritta:

MILLE GLADIATORVM VICTOR


(Lampridio)

Ordin che
lebrassero
i

si

registrassero

nomi

di

tutti

gladiatori
s'

da

lui vinti

si

ce-

suoi trionfi nelle pubbliche memorie, e

aggiungesse che pugn

635 volte. Nel nostro Anfiteatro uccise di propria mano, con saette, molte
fiere;

scoccava l'arco con


si

somma

destrezza, e

sempre

colpiva.

F fabbricare
di cervi,
il

una macchina, che

disse

irsptSpo[ios,

intorno alla quale egli girava per non

essere offeso dalle bestie: e fu cos che pot uccidere


daini, tori, leoni, pantere,
ecc.,

una quantit

senza essere obbligato a replicare

colpo.
il

Una

volta una pantera

si

scagli contro di
si

un uomo. Commodo tende

suo

arco, e le assesta

una

frecciata

opportuna, che la fiera cade ai piedi del

malcapitato. Lampridio racconta anche che una volta


l'Anfiteatro Flavio vestito in

modo

strano.

Commodo apparve Ecco come: egli amava una

nel-

sua

(1)
(2)
(3)

In Anton. Pio. A.
d. C. 170.

e.

X
XVII.

In Marco Aur.

1.

(4) Ibid., e.

XIX,

CAPITOLO

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.


suo ritratto ov' era dipinta in forma di Amazzone.
si

109

donna, ed aveva
giorno dunque
si

il

Un

bel
fa

veste anche egli da amazzone,

porta all'Anfiteatro e

si

acclamare col

titolo di

Amazzonio.
anfiteati-ali

Spesso assisteva agli spettacoli


quali, e contro le leggi,
tatori,
i

vestito

da donna: durante

beveva; ed una volta, credendosi schernito dagli


che uccidessero

spet-

quali invece l'acclamavano qual dio, ordin ai soldati della marina,


il

destinati a tendere

velario,

tutti gli accorsi

all'

Anfiteatro.

Dicevasi Ercole, e die ordine d'incendiare Roma,

come

colonia sua;

ma
i

ci

non avvenne perch


assunti da
gladiatori
i

fu dissuaso

da Leto, prefetto del Pretorio. Fra

nomi
Pa-

Commodo
quali,

vi fu quello di

Capo dei secutori

(1):

capo, cio, di quei


i

come vedemmo
la

nell'introduzione, inseguivano

reziari,

LUS primus Secutorum per

secentesima volta.
si

Dal palazzo, o casa Commodiana Palatina,


sul Celio,

trasferi alla

casa Vectiliana
i

adducendo a pretesto che

in quello gli spettri

turbavano

suoi sonni.

Contro ogni consuetudine, ordin che

gli spettatori assistessero agli spettacoli

non

togati,

ma

vestiti del

gabbano {paenul) come nei

funerali; ed egli stesso


gli

talvolta presiedeva ai giuochi in veste di color bruno.

Per due volte

cadde

l'elmo alla porta Libitinensis, che era quella porta per la quale negli anfiteatri
si

estraevauo fuori dell'arena

cadaveri dei gladiatori


morisse, gi

(2).

Poco prima che

Commodo

da s stesso erasi procacciati

auguri funesti. Erodiano narra che Lucilla, sorella di

Commodo, tram
di

la fa-

mosa congiura contro

la vita del fratello.

Quinziano faceva parte

questa

congiura: apparteneva all'ordine senatorio, ed era di animo pronto ed audace.

Un

giorno questi
e,

si

nascose in quell'oscuro andito che noi gi descrivemmo


il

nel cap. terzo;

veduto comparire l'Imperatore, snud improvvisamente


il

pugnale, e ad alta voce esclam:

Senato
il

ti

manda

questo!

Ma mentre

cosi parlava e stoltamente ostentava

nudo pugnale, venne arrestato dalle


(3).

guardie, e condannato a morte insieme cogli altri congiurati

(1)

Lamprid. in Comm. XV. Spectator gladiatoria sumpsit arma :

paitto

purpureo nudos

hunieros advelans.... Sane


dens,

cum

illi

saepe pugnanti, ut Deo, populus favisset, irrisum se cre-

praeceperaf.

populum romanum a Urbem incendi

militibus classiariis, qui vela ducebant, in amphitheatro interimi


iusserat nipote coloniam

suam: quod factum

esset nisi

Laetus prae-

fectus praetorio

Commodum
in

deteruiaset. Appellatus est sane, inter celer triumphalia

nomina,

etiam sexcenties vices Palus primus Secutorum.


(2)

Lamprid.

Comm. XVI: De

palatio

ip.ie

migravit, negans se in palatio posse dormire

Ipse

ad Coelium montem in Vectilianas aedes autem prodigium non leve sibi fedi: nam
sibi detersit: et

cum nem

in gladiatoris occisi vulnus

manu^

misisset,

ad caput

contra consuetudisolebat:

penulatos iussit spectafores, non togato, ad

munus
bis

convenire,

quod funeb'ibus

ipse in pullis vestimeitis praesidens.


(3) Hist.,

Galea eius

per portam Libitinensem elata

est.

delle storie

\. I, e. VIIL Ed. Bekker Lips. 1855, p. 15. Dione Cassio (L LXXII c. IV, romane compendiate da G. Sifllino) dice, che il congiurato chiamavasi Claudio

Pompeiano.

110

PARTE
Mai

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


n

VI

DELL'ERA VOLGARE
che un Imperatore sfidasse
tante fiere. Sicch da

s'era visto

udito, dice lo stesso storico,

pi rinomati gladiatori, ed uccidesse di propria

mano

ogni angolo d'Italia e dalle regioni finitime accorrevano le genti in Roma, per
assistere a quegli straordinari spettacoli.

Nel giorno

stabilito,

il

nostro Anfiteatro rigurgitava di gente. Comraodo

scendeva sull'arena, e
(i

in destrezza

superava

pi eccellenti tiratori di arco


(i

Parti) ed

pi bravi lanciatori di giavelotti

Numidi). Dione, anch' esso

ascritto all'ordine senatorio, racconta le prodezze

ed

combattimenti

di

Comlimi-

modo

(1).

Alle sue StoHe

Romane rimettiamo
Noi, per

coloro che bramassero averne


prolissi,
ci
all'

una contezza particolareggiata.


teatro, soleva indossare
oro.

non essere troppo

tiamo a ricordare sommariamente che Commodo, prima di portarsi

Anfidi

una tunica serica con maniche, bianca


portava innanzi ad esso
ei

trinata

Dione e

tutti
all'

senatori lo salutavano ornato di quell'abito.


si

Lungo
uccise

la via

che conduceva
e la clava.
leoni,

Anfiteatro,

la pelle di

un leone
cento

Nel primo giorno (dice Dione)

solo.
il

Commodo,

girando intorno alla banchina posta sotto

podio. Tutto l'Anfiteatro era


(2),
i

stato diviso

da diametri connessi, con

tetto e

peridromo

quali tagliavano

l'Anfiteatro in doppia direzione (3)

per potere con dardi pi facilmente trafig-

gere

le

belve

Racconta

lo stesso storico

che

Commodo

scese dal luogo pi elevato al


lui

piano

dell'

Anfiteatro; e qualunque bestia da macello che a

s'avvicinava,

tosto l'uccideva; e
elefante.

che inoltre fece cadere una

tigre,

un ippopotamo ed un

Dopo

il

pranzo entrava nella pugna gladiatoria

Con esso pugnanon

vano

maestri dei giuochi, ed anche

altri gladiatori..,, dai quali in altro

differiva
tre

che in questo:
si

essi

discendevano nell'arena per poche monete, men(4)

Commodo

contentava ogni giorno di venticinque miriadi!


;

Simili spet-

tacoli
tori

durarono quattordici giorni

e mentre

Commodo combatteva,
talvolta

noi Sena-

(prosegue Dione) ci raccoglievamo col coi cavalieri

Prorompevamo con

altissime grida, nelle solite acclamazioni; e


sei tu,

esclamavamo;

Signore

primo, felicissimo; vinci, a memoria di uomini, Amazonio!

Molti del popolo neppure entravano nell'Anfiteatro: alcuni poi

si

diparti-

vano dopo
gogna

essersi arrestati

un momento a guardare: chi indotto dalla ver-

delle cose che ivi si facevano, e chi

per timore. Erasi

infatti

sparsa

(1) (2)

Gap. XVII e segg.


Sotto
il

nome
il

di diametro vogliono indicarsi linee, o piuttosto

corridoi diagonali co-

perti ed accessibili:
e

che in questo luogo significa la parola

peridromo, foi'mata da intorno

da CORSO,
(3)

mal

intesa talvolta dagli architetti. Bossi.

Cio s'incrocicchiavano ad angolo retto, tagliando in quattro parti l'anfiteatro a

modo

d croce. Gobi.
(4) Il

Bulanger stima che questa somma equivalga a 3000 zecchini

incirca.

CAPITOLO
la

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.


stabilito di trafiggere
Stinfalidi.
Il

11

voce che l'Imperatore avea

con saette

gli spettatori:

di fare, cio, ci

che fece Ercole cogli

popolo, d'altra parte, avea


;

ben donde di ritenere per vera quella voce che circolava

giacch non igno-

lava che quel mostro una volta riun


ed avendo loro circondato
delle spugne perch
giganti,

li

in

un luogo

tutti gli storpi, gli zoppi, ecc.;

le

ginocchia con figure di serpenti, e date ad essi


quasi fossero pietre, e considerandoli quali

le lanciassero,
li

percosse e

uccise.

Questo timore

(1),

era a

tutti

comune, n pi
tal

agli altri

che a noi

stessi

appartenenti; perciocch anche a noi senatori

giuoco fece che per quella

cagione certissimo eccidio avessimo ad aspettarci. Conciossiach ucciso avendo


egli

uno struzzo

(STpooS?), e tagliato

ad esso

il

capo,

si

accost al luogo ove


la

sedevamo; e quel capo stendendo a noi


sanguinosa, nulla disse in vero;
il

colla sinistra, colla destra


croll,

spada

capo suo soltanto

sogghignando colla

bocca, a fine di mostrare che la stessa cosa avrebbe a noi fatta. Per la qual

cosa movendosi molti


in noi eccitato,
io

al riso,

perch quell'atto invece di timore

il

riso

aveva

sarebbero

stati essi

con quella spada medesima trucidati, se

masticate non avessi le foglie del lauro che nella corona aveva ;*e persuaso
agli altri tutti di fare lo stesso; affinch

non avessi

con un movimento contiNeil' ultimo giorno

nuato della bocca, celare potessimo


de' giuochi
il
i

gli indizi del riso

di lui

elmo

fu altrove recato

per

la porta

per la quale sogliono

fare uscire

defunti.

E da

queste cose nacque in


.

tutti l'opinione

che la di

lui

morte fosse assolutamente vicina


Sotto l'impero di

Commodo,

la professione d gladiatore,
si

che prima era


collegio

infame per legge, addivenne


Aureliano,
il

tanto nobile, che

form

il

Silvano

quale era composto di quattro decurie, ed aveva a sua disposi(2).

zione un tempio dedicato a Silvano

Alla stessa epoca probabilmente


fa

ri-

monta pur anche

il

collegio degli
(3).

Arenari o Bestiari, del quale

menzione

una lapide modenese

Settimio Severo, per celebrare

il

proprio ritorno,

il

decennio del suo im-

pero e

le vittorie
(4)

da

lui riportate, die nell'Anfiteatro

Flavio vart spettacoli.


(5),

Dione

ce

li

descrive cosi: In quell'occasione


fatta, tra di essi

sessanta cignali Plauziani

per disposizione
stie,

pugnarono, ed uccise furono molte altre be(6).

e principalmente un elefante ed un corocota

Questo un animale

in-

(1) (2)

Dio.,

e.

XXI.

Trad. del Bossi.

loSEPHi ScuTiLLi. De CoUeg. Gladiat. seu in geminas inscriptiones gladiatorax nu-

perrime effossas commentar his.


(3)

Romae

1756.
3.
(4)

V. Muratori, Thes. Inscript. p. DXI,

LXXVI,

1.

(5)

Traduzione dello stesso Bossi.


Bossi crede che questa bestia fosse

(6) Il

una rarissima specie indiana

di cignale.

112

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI DELL'

ERA VOLGARE
Il

diano; e allora per la prima volta che io sappia, fu portato in Roma.

suo

colore quello della lionessa, mescolato con quello della tigre; la sua figura

partecipa degli animali medesimi, ed anche di quella del cane e della volpe

per singolare radunamento.


l'Anfiteatro a foggia di

E
;

formato essendo
cosi

il

ricettacolo

delle fiere

nel(1)

una nave,

che 400

fiere

racchiuder potesse

mandare

fuori in

una volta
di

sciolta essendosi quella

nave

all'

improvviso, ne

scapparono fuori
i

orsi, lionesse,

pantere, lioni, struzzi, asini selvatici, bisonti,


all'

quali sono
fiere

una specie

buoi barbara per natura ed

aspetto.

Adunque
;

700

in tutto e bestie da macello furono vedute scorrere, a vicenda


il

quindi rimanere uccise. Imperciocch secondo

numero

dei giorni delle feste,

che sette furono, sette centinaia di bestie furono ammazzate

Caracalla
tiones
(2).

si

dilett

grandemente dei
f'

giuochi gladiatori e delle vena;

Parecchi spettacoli
elefante,

celebrare nel nostro Anfiteatro

colle proprie
il

mani uccise un
ed uno dopo
del terzo.

una

tigre ed

un ippotigre

(3).

Costrinse

famoso

gladiatore Batone, da tutti stimato invincibile, a battersi nello stesso giorno,


l'altro,

con

altri tre gladiatori

Batone, gi

sfinito,

rimase vittima

Antonino Caracalla onor


esequie
(4)
;

il

cadavere

di

Batone con pompose e magnifiche


gli

e,

per compensare in qualche maniera quel suo atto crudele,

fece edificare

un magnifico sepolcro.
il

Il

Fabbretti

(.5),

presso la Via Aurelia,


6,

nella villa Doria-Pamphili, ritrasse

disegno del cippo, alto piedi

once

6,

dedicato a questo famoso gladiatore:

BA
Sotto
il

TO
si

NI

nome

cosi punteggiato,

scorge una figura scolpita, barbata, rapal

presentante Batone con fasce legate intorno

petto,

avente sui lombi una

larga cintura, ed al collo una doppia catena, o collana, adornata con due pallottole rotonde (torques). Colla destra stringe

un

coltello; la sinistra difesa


(6)

dallo scudo, ed egli

ha

la testa nuda. Il

Winckelmann

pubblic di nuovo
:

questo bassorilievo, e su di esso fece le seguenti osservazioni Mafpbi {Verona


p. 35) scrive:

Egli non ha

(1)

Il

illust.

1.

I,

Credo doversi leggere quaranta

in Si-

filino,

perch segue che se n'uccisero in tutto cento


rappresenta quella nave in una medaglia di
si
1.

solo. Si

onde non quattrocento in un Severo riferita dal Mezzabarba . In queal giorno,

sta

medaglia
(2)
(3) (4)

legge:

LAETITIA TEMPORVM.
6.

Dio.,

LXXVII,

Questo cavallo-tigre a noi incognito.


Dio, 1. LXXVII, 6. De Columna Traiani, Komae 1683, Mommi, ined. Roma 1821, tom. II,
e.

(5)
(6)

8, p. 258.

p.

IV,

2, p.

260 e n. 199.

CAPlTOIlO

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

che un gambale alla con


di

gamba

sinistra,

formato da una lastra, e legatovi dietro

delle fasce

Questa gamba, che mirasi cosi armata nelle figure

Castore e Polluce, tanto rinomati pei giuochi ginnici, dipinte in un vaso

di terra cotta....; si in

due gladiatori impressi

in

una lucerna anch' essa

di

terra cotta

(1),

fanno vedere quest'uso essere stato proprio di coloro che com-

battevano nei giuochi pubblici. L'andar poi eglino cosi armati ne fa supporre

che

gladiatori, mettessero avanti


la destra
il

il

piede sinistro, e ritirassero

il

destro

seb-

bene
sotto

gamba

di fiatone

non rimane senza difesa; vedendovisi legato


li

ginocchio un riparo per


.

colpi,

che

1'

avversario avesse cercato di

dargli in quella parte

Regnando Macrino, un fulmine, come vedremo, appicc


teatro,
si

il

fuoco

all'

Anfi-

che rimase perci mutilo per qualche tempo; ed


(2).

giuochi gladiatori

diedero nello Stadio

Eliogabalo ne intraprese
fezione.

il

restauro, e Severo Alessandro lo port a per-

timento

Una medaglia di quest'Imperatore (dell'a. 223) rappresenta il combatdi un uomo con una belva (3) nell'arena dell'Anfiteatro Flavio. Fuori
un
piedistallo,

di questo si scorge, su di

un frammento

di colonna, e

l'

impe-

ratore in atto di entrare nell'Anfiteatro, seguito da una guardia: dall'altra

parte apparisce una specie di portichetto con frontone

(4).

La medaglia ha

questa scritta:

IMP
e,

CAES

AVR

SEV

ALEXANDER AVG

nel rovescio:

PONTIF

MAX

TR

II

COS
si

(6).

Solennissimi furono
sotto l'impero di
Il

gli spettacoli

che

celebrarono nell'Anfiteatro Flavio

Gordiano

III

(6).

Lanciani

(7) dice:

notissima la passione della famiglia di Gordiano


le

Giuniore e di

lui

stesso per

venationes, e la loro

munificenza nel cele-

(1)
(2)

Bellori, Lucern.
Dio.,
Ilb.

p. I, tav. 21,

(3) (4)

LXXVIII, 25. Forse un ippototamo od un Donaldson, Arch. numismat.

rinoceronte.
n. 79;

Maffei, Tav.

I, n.

Ili;

Cohen, Alex.

Sev. IV,

pag. 447, n. 468 Ediz. II

Cf. pag. 38 di

questo lavoro. Quelle medaglie sono state riproDirettore del

dotte dai calchi gentilmente inviatimi dal Sig. E. Babelon,

Gabinetto Numi-

smatico della Biblioteca Nazionale di Parigi, cui porgo


(5)

miei pi sinceri ringraziamenti.


spettacoli
si

L'iscrizione

PONT

MAX

etc, prova che

gli

fecero effettivamente

l'anno 223; quando, cio, cadde la seconda potest tribunizia, marcata in queHta moneta.
(6)

V. Capit. in Gord.

(7)
8.

Loc.

cit.

114

Parte
.

i.

dalle origini al secolo


per festeggiare
il

vi

dell'era volgare
avea preparati

brarle
in

Gordiano

III,

suo trionfo Persico

(1),

Roma

1000 paia di gladiatori


tigri,

fiscali o di

propriet governativa; 22 elefanti,

10 alci,

10

60 leoni mansuefatti, 10 belbi ossia iene, un ippopotamo, un

rinoceronte, 10 arcoleonti o leoni di prim' ordine, 10 camelo-pardali, 20 onagri,

40 cavalli indomiti ed altre innumerevoli belve

feroci.

Ma

queste bestie

fu-

rono esposte dal suo successore ed assassino, Filippo, nei ludi secolari, quando,
cio, nel consolato suo e di suo figlio, celebr
1'

anno millesimo della fonda-

zione di
nel Circo

Roma

(2).

Pomponio Leto
teatro di

di parere che questi ludi siano stati fatti

Massimo e nel

Pompeo.

Il

Muratori

(.3)

dimostra che
il

si

die-

dero nell'Anfiteatro. Nondimeno, come giustamente osserva

Salmasio, essendo

probabile che la distribuzione dei donativi, solita a farsi dagli Imperatori al


popolo, avesse luogo nell'Anfiteatro Flavio; ed da credersi che, oltre ai ludi
celebrati nel Circo Massimo, se ne celebrassero anche altri nell' Anfiteatro
:

molto pi che Giulio Capitolino pare che distingua


dai doni che
si

giuochi

fatti

nel Circo

distribuirono nell'Anfiteatro: et

muneribus atque circensibus.

Anche Probo diede


celebr
il

nell'Anfiteatro
(4)

sontuose cacce nell'anno 281, in cui

suo trionfo. Vopisco

riferisce

che in questa circostanza Probo

fece uscire dagli ipogei del nostro Anfiteatro 100 leoni di prim'ordine, iubati,
colle loro giubbe sciolte,
i

quali coi loro ruggiti facevano

rimbombare

la ca?5e-

vea a guisa

di tuoni; e furono tutti uccisi dai cacciatori. Si die poscia la


;

natio di 100 leopardi africani e di 100 siriaci

di

100 leonesse, e 300 orsi

in-

sieme;

il

quale spettacolo, dice

il

biografo, riusc pi grandioso

che gradito:

Magnum

magis constai spectaculum fuisse quam gratum.


f'

Alla venatio
nieri condotti in

seguito un ludo gladiatorio, nel quale lottarono


pel trionfo
:

prigio-

Roma

questi erano quasi tutti africani, della trib

dei BlemI; e ad essi furono aggiunti alcuni Germani, Sarmati e ladroni Isauri.

In tutto, paia 300.

Quando, nel 274, Aureliano condusse

sul Campidoglio, dietro al suo carro


i

ed avvinta con catene d'oro, la superba regina dei Palmireni, Zenobia, e


Tetrici
site,
;

due

l'immensa processione fu preceduta da 20

elefanti,

200 belve ammanalci,

della Libia e Palestina,


(5).

da diversi camelo-pardali, da

da

altre
i

simili bestie forastiere

Succedevano a queste 800 paia

di gladiatori e

pri-

(1)
(2)

In Gordiano,

III, 33.

Secondo
il

il

Baronie sarebbe accaduto l'anno 249 di Cristo.

Il

Nibby crede esser

avvenuto
(3)
(4)

248.

Ann.
Gap. XIX.
Vop., in Anrelan. XXXIII.

(5)

CAPITOLO

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

115

gionieri delle varie barbare nazioni soggiogate, cio: gli Alani, gli Arabi, gli

Assomiti,

Battriani,
i

BlemniI,

Persiani,

Goti,

Sarmati,

Franciii, gli
gli Egiziani.

Svevi,
I

Germani,

Vandali, gl'Iberi, gli Eudemoni,

Palmireni e

seguenti giorni furono impiegati in combattimenti gladiatori, in cacce di fiere


(1):

ed in naumachie

segno evidente che in quei pubblici sollazzi


i

si

fecero

massacrare

1600 gladiatori ed

prigionieri.

Imponentissimi spettacoli ebbero luogo nell'Anfiteatro Flavio


Caro, Carino e Numeriano (283). Calpurnio ce
li

ai

tempi di

descrive particolareggiata-

mente; e

la

sua Ecloga tanto pi interessante, in quanto che fu egli teste


(2)

oculare di ci che narra. Calpurnio


(1) (2)

induce

il

pastore Coridone a descrivere

Vop.,

loc. cit.

Calpurnio, Eclog. VII {Poetae Latini Minores.

Ed. W^ernsdorf,

toni.

2,

p.

1G6,

V.

33 et seqq).

Vidimus

in

coelum trabibus spectacula

textis

Surgere, Tarpejum prope despectantia culnien,

Immensosque gradus et clivos lene jacentes Venmus ad sedes ubi pulla sordida veste
Inter femineas spectabat turba cathedras.

Nam quaecumque
Aut eques ant

patent sub aperto libera coelo

nivei loca densa vere tribuni.

Qualiter haec patulum contendit vallis in

orbem

Et situata latus resupinis undique sylvis


Inter continuos curvatur concava montes
:

Sic tibi planiticm curvae sinus ambit arenae.

Quid

medium se molibus alligat ovum. nuc referam, quae vix suffecimus ipsi Per partes spectare suas? sic undique fulgor Percussit. Stabam defixus et ore patenti,
Et gemmis
tibi

Cunctaque mirabar, nec


Balteus'ex gemmis, en

dum bona
illita'

singula norani.

porticus auro
tinis

Certatim radiant. Nec non ubi

arenae

Proxima marmoreo peragit spectacula muro,


Sternitur adjunctis ebur admirabile truncis,

Et

coit in

rotundum,
feras.

tereti

qua lubricus axe.

Impositos subita vertigine fallerei ungues,

Excuteretque

Retis quae totis in

Auro quoque torta refulgent arenam dentibns extant,


et erat (mihi crede, Lycota,

Dentibus aequatis,
Si

qua

fides)

nostro deus longior omnis aratro.


? vidi

Ordine quid referam

genus omne feraruni

Hic niveos lepores et non sine cornibus apros,

Manticorum, sylvis etiam quibus editur alcen


Vidimus,
et tauros

quibus aut cervice levata

Deformis scapulis torus emiuet, aut quibus hirtae

116

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


gli spettacoli

VI

DELL'ERA VOLGARE
nostro Anfiteatro ai suoi

ad un altro pastore, Licota,


giorni
il
;

dati nel

ed in pari tempo descrive l'anfiteatrale edificio. Noi riportiamo in nota

testo,

dando qui l'elegante traduzione del march. Luigi Biondi pubblicata


nel 1841.
Coronato di travi in un conteste. superbo Anfiteatro al cielo Surgere, quasi del Tarpeio colle Sovrastando alla vetta; e vidi immenso Ordin di gradi dolcemente acclivi. Pervenni l dove la sozza plebe In abbrunati vesti, avea suo loco Infra le logge ove sedean le donne; Perch lo spazio, che non chiuso giace Sotto l'aperto elei, riempivan densi

in

Roma

Vidi

il

cavalieri e

candidi tribuni.
valle in giro

Appunto come questa

Spazioso dilatasi, ed i suoi Fianchi inarcando, concava si curva Per entro una catena di montagne Incoronate di pendenti selve; Cosi pur ivi flessuoso cerchio

Cinge lo spazio della curva arena: E due gran moli torte in egual arco

Forman conesse insieme egual Come ridir potr le cose tutte,


Io

figura.

Se tutte contemplarle a parte a parte medesimo non valsi? fulgor tanto D'ogn' intorno la vista mi percosse!
Coverto d'auro il portico, di gemme Ricoverta del portico la fascia. Splendevano a vicenda: e col dove Ha termine l'arena, e il vasto circo Chiudesi di marmorea muraglia,

Eran d'avorio levigate ruote,


Il

cui volubil perno delle fere,

Col volger pronto, l'adugnar fu vano,

(Coni, nota vedi pagina jn'ecedente)

Jactatur per colla jubae, qubus aspera mento

Barba

jacet, tremulisque rigant palearia setis.

Non solum

nobis sylvestria cernere monstra

Contigit: aequoreos ligo

cum

certantibus ursis

Spectavi vitulos, et equorum nomine

dignum

Sed deforme pecus quod in

ilio

nascitur amni.

Qui sata riparum venientibus

irrigat undis.

Ah!

trepidi quoties
in partes,
et

nos descendentis arenae


ruptaque voragine terrae

Vidimus

Emersisse feras:

eisdem saepe latebris


libro .

Aurea cum croceo crevenint arbuta

CAPITOLO

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.


E
Le
si

117

avventali, le rovescia a terra.

fin auro attorte die sporg^eano inver l'arena Per pi denti disposti a ugual distanza: Ed era (s'io pur nierto fede alcuna. La mi porgi, o Licota) era ogni dente Assai pi lungo d'un de' nostri aratri. Che mai per ordiii potrei dirti ? Io vidi

Splendeva!! anco di
reti

Ogni sorta
I

di belve:
;

bianchi lepri;
e la nianticora
;

cinghiali col corno

persin

1'

alce trasport'ota insieme

Cogli alberi del bosco ov' ella nacque.


Vidi pur tauri moltiformi
:

alcuni
altri

Squassau le giubbe per lo collo, e ad Aspra la barba gi dal monto scende,

setolosa la giocala trema,


io vidi le silvestre fere;

N' solo

Ma

pur gli equorei vitelli Affrontati con orsi: anco la belva Vidi del nome del cavallo degna, Se ben deforme, che in un fiume nasce.... Quel fiume che trabocca e i colli irriga. Oh quante volte trepidando scrsi
vidi

Spalancarsi

1'

arena, e dall' aperta


!

Voragin della terra emerger belve E spesso fuor de le latebre istesse Crebber piante che avean d'auro le fronde,

E
Contro
il

le cortecce del color del croco

(1).

costume dei suoi antecessori, sembra che Diocleziano non abbia

dato nell'Anfiteatro Flavio solenni giuochi, neppure allorch venne in

Roma

per celebrarvi

vicennali.

Il

Muratori

(2)

d di questo

fatto,

quasi singolare,

la spiegazione seguente:

Parla ancora (Lattanzio) di sontuosi conviti dati in questa occasione da

Diocleziano,

ma

non gi dei solenni giuochi, siccome costumarono


egli,

precedenti

Augusti, perch

studiando

il

pi che potea
lui

il

risparmio,
il

si

rideva di Caro

e d'altri suoi predecessori,

che secondo

scialacquavano

danaro nella va-

nit di quegli spettacoli. Uscirono perci contro di lui varie pasquinate in

Roma;

(1)

Circa gli animali descritti da Calpurnio, da notarsi quanto segue:


Plinio (H. N.
i
1.

candidi lepri
scrive

sono
(1.

rari.

VIII, 55) riferisce che

si

erano

visti sulle Alpi. Il

medesimo

VIII, 32) che

cinghiali cornuti trovansi nell'India.


1.

La Manticora
21),

o Mantichora fu descritta

da Aristotele (Dell'Anima,
.SANiA (Boet. e. 21),
il

II, e.

11),

da Plinio (Vili,

da Eliano (IV, 21) e da PauGali. VI, 27),

quale sostiene che era una specie di tigre, e che molte cose le quali

narravansi

di

essa erano favolose. L'alce venne descritta da


15) e

Cesare
i
i

(Bell.

da

Plinio (Vili,

da Pausania

(loc. cit.). I tori

multiformi sono
1.5)

tori siriaci e carici, dei

quali parla Plinio (Vili, 45), che descrive ancora (Vili,


telli

bisonti colle folte giubbe, l vi-

marini sono

le

foche (Plinio, IX, 13; Aelian. IX, 9 et

50).'

Il

cavallo marino l'iploc, cit.

popotamo del Nilo (Plinio, Vili, 25; Solnus e. 31 et 36). Dal GORi, (2) Ann. d'Italia, Tom. II, part. I, Roma 1786, p. 297.

p. 52.

118

PABTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI DELL'

EKA VOLGARE
ri-

non potendo

egli soffrire cotanta libert

ed insolenza, giudic meglio di


il

tirarsi

da Roma e
il

di

andarsene a Ravenna verso

fine dell'anno,

senza voler

aspettare
la

primo
.

dell'

anno seguente,

in cui egli

doveva entrar Console per

nona volta

Ed ora

eccoci ai Cesari cristiani. Costantino, nell'anno


(1),

.325,

che l'anno
(2),

del Concilio Niceno

diresse

da Berito

(Beirut) a

Massimo una legge


li

colla

quale proibiva universalmente

gli spettacoli gladiatori, e


(3),

viet non soltanto


il

per aver letto

libri

di.

Lattanzio Firmiano

ma

molto pi perch
d'

cri-

stianesimo fu mai sempre nemico acerrimo della barbarie e

ogni crudelt.

Sono notissime, dice

il

eh.

Lanciani

(4),

le fasi della lotta

lunga e pertinace

sostenuta dalla nascente civilt cristiana e dal mitigarsi della fierezza degli antichi

costumi contro

giuochi gladiatori

.
(il

Gi nel 315 Costantino ordinava ad Eumelio


diveniva vicario dell'Africa) di togliere
rovente
i

quale nell'anno seguente

1'

uso di marcare in fronte con ferro


e
ci,

gladiatori
si

condannati a morte

per non disonorare

il

vallo
Dalla.

umano, in cui
stessa Berito
dici di

traluce sempre qualche vestigio della belt celeste

().

emana Costantino
i

un' altra legge, vietando assolutamente ai giu-

condannare

rei alla

condizione gladiatoria

comanda che questa

pena
di

sia

commutata
il

co'lavori forzati alle miniere, affinch, senza spargimento

sangue,

reo subisca la pena dei suoi delitti: nell'ozio civile, e nella dogli spettacoli
i

mestica quiete jion piacciono

sanguinosi
!

(6).

Ma

il

popolo

amava troppo

vietati divertimenti

Non era prudente


(7), il

ur-

tare soverchiamente la sua passione; e quindi fu mestieri tollerare ancora gli


spettacoli iieir Anfiteatro Flavio.

Ce

n' testimonio S. Agostino


Alipio,
il

quale narra

che circa

l'

anno 390 venne

in

Roma

quale fu talmente violentato dai

suoi amici a portarsi al nostro Anfiteatro, onde assistere ai ludi gladiatori, che

finalmente s'arrese. Alipio era cristiano; l'avea battezzato


lano;
e,

S.

Ambrogio

in Mi-

neir accondiscendere ai suoi amici, f proposito di assistere ai giuochi

(1)
(2)

Db

Rossi, B. A. C. 1867, pag. 86.


1.
e.

Cod. Theod. 15, 12,


Divini.
cit.
1.

(3) Istit.
(4)
(5)

VI,

20.

Loc.

p. 220.

GoRi,

loc. cit. p. 74.


l.

(6)

Cod. Theod.

XV,

t.

XII,

De Glad.

1.

I.

Imperator Costantinus A.

MAXIMO

P. E. P.

Cruenta spectacula

in

otio

civili

et

domestica quiete non placent. Quapropter, qui omnino gladiatorcs esse prohibemus, eos qui
forte deliatorum

causa hanc condicionem adque sententiani inereri consueverant, metallo ma-

gis facis inservire, ut sine sanguine,

suorum scelerum pocnas agnoscant. P.P. Beryto, Ka-

lend. Octobr. Paulino et Juliano Coss. ,


(7)

Conf.

e.

8.

1.

VI.

CAPITOLO

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

1 15)

cogli occhi chiusi. Resist per molto


fine dello spettacolo,
in
il

tempo

in

questa posizione;

ma

verso la

popolo, per una singolare presa di gladiatori, proruppe


;

una grande acclamazione

il

povero Alipio non

pot pi a lungo

resiri-

stere: fu vinto dalla curiosit, apri gli occhi, e alla vista dello spettacolo

mase

ferito nel cuore: spectavit,

damavit, exarsit, bstulil secum insaniam,

qua stiindaretur

rcd'c et alias ti-ahens.

Anche

fuori di

Roma
(i)

si

prosegui a dare

qualche

spettacolo

gladiatorio.

Labanio Antiocheno
il

afferma che, solo quattr'anni dopo la legge suddetta,

suo zio materno diede in Antiochia uria meravigliosa giostra di gladiatori.


Nell'anno 357 l'Imperatore Costanzo ordin ai munerarii, sotto multa di

6 libbre

d' oro, di

non adescare

col

danaro

soldati; e proib, in pari

tempo,

A coloro che avessero una dignit palatina, di ascrversi

al detestabile ceto

gladiatorio. Stabili inoltre di rimettere ai maestri dei cavalieri e dei pedoni,

nonch

ai

governatori di palazzo,

militi e palatini

che spontaneamente
(2).

si

pre-

sentassero al detto

munerario per divenire

gladiatori

Nel Lanciani

(3) leg-

giamo:

Costanzo e Giuliano

ai 16 di ottobre del

357 indirizzarono ad Orfito

pr. urb. altra costituzione sullo stesso

argomento

(4),

confermata da Arcadio e
di tutti quegli editti .

da Onorio nel

3t)7.

La mala usanza prevalse ad onta


(a.

Gl'Imperatori Valentiniano e Valente


fetto di

364) ordinarono a

Simmaco, Pre-

Roma, che nessun

cristiano, per qualsivoglia delitto, venisse pi con-

dannato

ai ludi gladiatori (5). ai

Nell'anno 397 Arcadio ed Onorio proibirono


diatori al loro servizio; ed ordinarono
si

Senatori di ricevere

gla-

che presentandosi
(6).
1'

essi a questo scopo,

trasportassero nelle pi remote solitudini

Apprendiamo da Prudenzio
ancora spettacoli gladiatori.
bari ludi:
Il

(7)

che sotto
ci

impero

di

Onorio

si

davano

poeta

descrive gli spettatori d quei bar-

liespice ferriferi scellerata sacrarla ditis,

Cui cedlt infausta fusus gladiator harena;

detesta quel crudele piacere:


Quid mortes juvenumf quid sanguine pasta votuptas? Quid pnlvis caveae semper funebris,
et illa

Antphitheatralis speelacula tristia potnpaeP

(1)
(2)
(3)

Nella sua vita, p.

3.
t.

Codex Theod.
Loc.
cit.

I.

XV,

XII,

De

Gladiat. 1-2.

p. 220.

(4) (5)

Allude
Ibid.
1.

all.a

costituzione costantiniana del 325.


1, 8. et 11.

IX, De poenis

Di qui

si

deduce

ciie

prima

di

quell'epoca

cri3.

stiani

si

condannavano
Cod. Theod.,

agli spettacoli anfitcatrali.


1.

Ma

di

questo tratteremo alla parte IV, quest.

(6)
(7)

XV,

Prud.,

1.

II,

cantra

De Symmach.
t.

XII,

Gladiat.

Edit. Dressel. Lipsiae 1860 v. 1109 e seg.

120

PAKTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


all'

VI DELL'

EUA VOLGARE

e rivolgendo la parola

Imperatore,

lo

scongiura perch voglia una buona

volta abolire quelle scelleratezze:


Quid genus, ut

sceleris,

iam

nesciat aurea

Roma,

Te precor, Ausonii (lux atigiistissimi regni,

Et iam

triste

sacrum jubeas, ut caetera


tuo

tolti.

Onorio

prosegue Prudenzio,
idoli, e

padre (Teodosio
tu

il
t'

grande) viet di

sacrifi-

care agli
il

fece bene
i

ma

maggior gloria
permettendo

acquisteresti se vietassi

massacro umano, o

ludi gladiatori,

le sole

venationes:

JUe urhem vetuit taurorum sanguine tingi


Tti

mortes miserorum

hominum
sit

prohiheto

litari.

Nullus in urbe cadat, cujus

poena

vultiptas,

Nec

stia virginitas oblectet

coedibu^ ora.

Jam

solis contenta feris infamis harenae, Nulla cruentatis homicidia ludat in armis

(1).

Nel 403 o 404,


della

in seguito alla

ben nota uccisione del monaco Telemaco


Introduzione,

(2),

quale noi gi trattammo


(3).

nell'

ebbero

fine

giuochi gla-

diatori

(1)

Non

certo perch a Prudenzio piacessero le venationes, nelle quali v' era

sempre pe-

ricolo di spargere
in quel
(2)
(3)

sangue umano,

ma

perch egli comprese che sarebbe stato inutile esigere

tempo 1' abolizione di tutti gli spettacoli anfteatrali. Tbodorbto, 5, 26. Cf. TiLLEMONT, Hist. des Emp. 5,533, seg.; il Nibby, Roma

ant,

I,

88;

il

Db

Rossi,

Bull. Arch. crisi. 1868, p. 84.

V ha
i

chi dice (Gori loc.


di

cit.
;

p. 78) essere

molto

difficile

che

Onorio
verit

si
il

facesse convincere dagli

argomenti

Prudenzio
(sic)

racconto del monaco Telemaco, inventato

non ha ombra di storica da Teodoreto. Per potere asserire


e che

ci, fa di mestieri

provare che

ludi gladiatori non ebbero fine sotto

quel principe relio

giosissimo
tore del

e l'assoluta insussistenza dell'uccisione di Telemaco; e che Teodoreto, scrit-

secolo, e quindi coevo al fatto da lui narrato, fosse o


le

un ignorante

un

falsario,

ambedue

cose insieme. In ogni

modo
i

le

ragioni addotte dai contradittori non mi persua-

dono. Qualche argomento negativo,


vettiva, se sono
sufficienti

punti esclamativi, le ironiche espressioni e qualche in-

per far prorompere in applausi coloro che non vissero in tempi


affatto invalidi

DI eccessiva credulit, sono argomenti

per una mente sana e non preoc-

cupata, bench pensante in tempi di eccessiva incredulit.


Il eh. P. H. Grisar {Roma alla fine del mando antico, p. 33, Roma 19C8) dello stesso mio parere. Ecco le sue testuali parole: Tuttavia si barbaro sollazzo doveva sotto Onorio

essere l'ultimo in

Roma. Un

pio

monaco messosi per entro

la calca del

popolo era penetrato

nel Colosseo. Gli spettatori, intenti ai certami, avran fatto poca

attenzione ad

un semplice

asceta, forestiero, ignoto e comparso l in quelle sue grosse e povere vesti.


la

Or mentre ferve
sul parapetto, e
solo,

pugna ed

il

corre difilato a separare

sangue comincia a scorrere, lanciasi d' improvviso il monaco i combattenti. Tutti collo sguardo si rivolgono a lui
il

che a gran

voce in nome di Ges Cristo ingiunge di desistere ed appella ai vuole bandita tanta crudelt. Era da prevedersi che subito dopo
degli animi accesi
glio al furore
si

diritti della religione,

che

primo stupore

la

vampa

sarebbe rivolta contra di

lui.

Il

magnanimo

diviene incontanente bersa-

non meno degli

spettatori che dei lottatori. Egli cade trafitto in

mezzo a coloro

CAPITOLO

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.


celebrarsi
al secolo VI.

121

Le venatonen proseguirono a
lotici

tiio

Quantunque
i

la

degli uomini colle belve fosse pur essa sanguinosa,

nondimeno

principi

e gli scrittori
pere,

non

la

riguardarono molto dal lato umanitario. Due, a mio pa1.,

ne furono

le ragioni:

perch era quasi impossibile

l'intiera, simulta-

nea e repentina abolizione degli spettacoli gladiatori e venatort, pei


noto,
i

quali,

come

popoli nutrivano taut'

siffetto

2.",

perch

bestiari od areniiri erano

quasi tutti rei di delitti capitali, e quindi doveansi sottoporre all'estremo supplizio;

perci

si

cred pi opportuno ed

umano che morissero


il

uccisi dalle belve,

piuttosto che per

mano

de' loro simili.

Nel 399, per celebrare e solennizzare


doro,
si

consolato di Flavio Manlio Teo;

diedero nell'Anfiteatro

delle

cacce

e Claudiano, nel panegirico che


(1),

pronunzi di quel console ed in quella occasione

pass in rassegna le fiere

che in quella venatio dovean irrigare di sangue l'arena.

Essendo Imperatore Teodosio e Placido Valentiniano


erano ancora in vigore, giacch sappiamo che
il

(a. 442),

le

venationes

Prefetto Rufo Cecina Felice


il

Lampadio,

restitu,

come vedremo
le lapidi

nel seguente capitolo, l'arena,

podio, ecc.

A
in

suo luogo riporteremo

che ricordano questi restauri.


figlia di

Nel 519 Eutarico

Cillica,

sposo di Amalasunta,

Teodorico,

port

Roma
si

per celebrare, con elargizioni e sontuose

feste,

il

suo consolato. Al-

l'uopo

fecero venire dall'Africa belve feroci e peregrine, le quali, per le loro


(2).

strane forme, eccitarono gran maraviglia negli spettatori


Neil'

anno 523 finalmente, assumendo


gli ultimi

il

consolato Anicio Massimo,


dei quali

si

die-

dero nell'Anfiteatro Flavio


Calati in Italia
i

spettacoli,
(a.

rimanga memoria.

Goti col loro

Re Witige

537), assediarono

Roma.

Belisario

venne

in soccorso dei

Romani

(3),

e alla prigionia

di S.

Silverio

seguirono

che voleva

salvi. Il sacrifcio della

sua vita suggella in

tal

guisa

suoi ammonimenti.

Non

sappiamo, prosegue, se

lo spettacolo finisse tosto al delirio della


si

che

il

cadavere fu trascinato fuori dell'arena;

ma

possiamo credere, che quando


scopr che

passione, onde era stata invasa la radunanza,

successe la tranquillit e la riflessione,


indagine,
si

cominci a sentire piet dell'animoso pellegrino. Fatta

bandonata
tro
i

la

il monaco trucidato, il quale, a quanto pare, chiamavasi Telemaco, absua patria in Oriente, avea pellegrinato a Roma, guidato dall'idea di levarsi con-

aboliti nel resto del

tolti in Roma, sarebbero senza dubbio mondo cristiano. Il suo scopo fu raggiunto: l'imperatore, tutto commosso per un atto s eroico, eman severissima legge che proibiva per sempre tali giuochi in Roma . In nota poi aggiunge La narrazione presso lo storico Teodoreto il quale scrisse
:

giuochi de' gladiatori, sperando che, ove fossero

e. 26, ed. L. Schultze, p. 1067 Acta SS. Boll. I Jan. 1.31 Analecta Boll. 1897 p. 252, ove senza fondamento viene messa in dubbio V identit dello oxctJiov di Teodoreto col Colosseo .

circa r a. 450. Ilist. eccl. 5.

(1) (2)

De

Consul. Manlii Theod.

1. V. Epist. 142: Muneribus Amphtheatralibus diversi generis feras, quas praesens aetas pr novtate miraretur exhibuit, ciiius spectaculi voluptatea etiam exquisitas Africa sub devotione transmisit.

Cassiod. Variar.

(3)

Babonio, ad. ann, 538,

122

PAKTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE
e

altre calamit.

cessarono

Roma ebbe allora ben altro a pensare; onninamente. E molto meno si pens ad essi
Magno
(sec. Vili).
I

giuochi anfiteatrali

in appresso, nel

tempo

che la capitale del mondo fu oppressa dal duro giogo dei Goti e dei Longobardi, sino ai tempi di Carlo
.

Ed

ora,
il

prima
testo di
il

di chiudere questo capitolo mi^sia lecito presentare in nota

ai lettori

una

lettera che Teodorico invi al console

Massimo
lauti

(1).

In

questa lettera
i

re gotico

raccomanda a Massimo

di

rimunerare con
i

premi
i

venatores, e di premiarli pi generosamente che

lottatoli,

sonatori ed

cantanti; perch quelli (dice), ond'essere applauditi,


l'Anfiteatro

si

espongono nell'arena

del-

Flavio a divenire preda certa delle feroci belve, ed a provare


le

(prima che lo spirito abbandoni


testa

lacere

membra)

pi crudeli tormenti. Dela

un

tale spettacolo, inventato per

onorare la Scitica Diana,

quale

dilet-

(1)

Cassiod., Variar.

1.

V. epist. 42.

Maximo Viro
:

Illustri,

Consuli Theodoricus rcs.

si

Consularem munificenti am provocant qui peruncta corporum flexibilitatc luctantur, organo canentibus redditur vicissitudo praemiorum si venit ad prctium delectabilis canSi

quo munere venator explendus est, qui ut spectantibus placeat, suis mortibus elaborai? Voluptatem praestat sanguine suo, et infelici sorte constrictus festinat populo piacere
tilena;

qui

eum non

optat evadere. Actus detestabilis, certamen infelix


in fallendo

cum

feris

vel contendere

quas fortiores se non dubitat invenire. Sola est ergo


ceptione solatium. Qui
venire.
si

praesumptio, unicum in dein-

feram non mereatur

eft'ugcre,
;

interdum nec sepulturam poterit

Adhuc

superstite
fit

homine

perit

corpus

et

antequam cadaver

efficiatur, truculenter

absumitur. Captus esca


spirat.

hosti suo et illum (proh dolor!) satiat


fabricis clarum, sed actione

quem

se perimere posse su-

Spectaculum tantum

deterrimum, in honore Scythicae Dia-

nae repertum quae sanguinis effusione gaudebat.... Hoc Ti ti potentia principalis divitiarum profuso flumine cogitavit aediftcium fieri, unde caput urbium potuisset. Cum theatrum quod
est

hemisphaerium, grecae dicatur Aniphitheat'rum, quasi

stai esse

nominatum

ovi specie eius

in uno juncta duo visoria, recte conarenam concludens, ut coucurrentibus actum daretur

spatium

collegerat. Itur ergo ad talia


currit
;

omnia facilius viderent, dum quaedam prolixa rutunditas universa quae refugere deberet humanitas. Primus fragili Ugno confisus ad ora belluarum et illud quod cupit evadere, magno impetu videtur appetere. Pari
;

et spectantes

in re cursu festinat et praedator et

praeda

nec

aliter tutus esse potest, nisi buie

quem

vi-

tare cupit, occurrerit.

Tunc

in aere saltu corporis elevato quasi vestes

levissimae supinata

quidam arcus corporeus supra belluam libratus, dum moras discedenti ille magis possit mirior videri qui probatur illudi alter angulis in quadrifaria mundi distributione compositis, rotabili facilitate praesumens, non discedendo fugit, non se longius faciendo discedit, sequitur insequentem, poplitibus se reddens proximum ut ora videt ursorum; ille in tenuem regulam ventre suspensus alter se invitat exitiabilem feram et nisi periclitatus fuerit, nil unde vivere possit acquirit gestabili muro cannarum centra saevissimum animai, ericii exemplo, receptatus includit, qui

membra
facit,

iaciuntur, et

sub ipso velocitas ferina discedit. Sic accidit ut


:

subito in tergus
rit,

suum

rcfugiens, intra se coUectus absconditur

et

cum nusquam

discesse-

eius corpusculum

non

videtur.
:

Nam

sicut ille

veniente contrario revolutus in sphaeram

naturalibus defensatur aculeis


tate

sic iste consutili

crate praecinctus, munitior redditur fragili-

cannarum:

alii

tribus, ut ita dixerim, dispositis ostiolis

paratam

in se
facies,

rabiem provocare

modo terga monpraesumunt: in patenti area cancellosis se postibus occulentes, leonum ungues dentesque volitare: alter strantes, ut mirum sit evadere quos ita respicis per
modo
labenti rota feris ofifertur;

eadem

alter erigi tur ut periculis auferatur .

CAPITOLO

IV.

SPETTACOLI CELEBRATI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.


I

123

tavasi dell'effusione del sangue.


vio,
di

Dopo una breve

descrizione dell'Anfiteatro Flaludi;

Teodorico passa a narrare la maniera degli inumani


al

quindi raccomanda

nuovo
il

console di mostrarsi liberale verso quegli uomini, che, per festeg

giare

suo consolato, sono invitati alla morte; e conchiude:


!

Ahi deplorevole

errore degli uomini


di

Se un lieve lume splendesse

di ci

che richiede giustizia,

tante licchezze

si

userebbe a favore della vita dei mortali, piuttosto che


la

gittarle per

procurarne

morte

.
(1), il

singolare, conchiudcr col Gori


l'atto detestabile;

modo
al

di ragionare di Teodorico.

Giudica

ma, per non opporsi


di

fanatismo popolare, non solo


.

ordina di tollerarlo,
(1)

ma

anche

ricompensarlo con molta liberalit!

Loc.

cit.,

p. 85.

CAPITOLO QUINTO.
L'Anfiteatro Flavio danneggiato e restaurato.

G
st'

'APITOLINO, nella vita di Antonino Pio, ricorda un restauro fatto da quesi

Imperatore. Talt? restauro

crede comunemente occasionato dal grande


stesso imperatore, fondandosi sul passo
(2)

incendio avvenuto in
di queir autore (1):

Roma

sotto lo

Adversa eius temporibus

haec provenerunt.... Rornae


absumpsit.,..

incendium quod trecentas quadraginta insulas vel domos


eius haec extant:

opera

Romae Graecostadium
se
al Ch.

post incendium. restitutum, instau(3)

ratum amphitheatricm. Ma
cendio dell'Anfiteatro Flavio,

Lanciani

sembr un mistero V
(il

in-

prodotto

da un fulmine
si

che peraltro pot

avvenire a cagione delle molte parti lignee, che


sulla

trovavano internamente

sommit

dell' Anfiteatro),

me

sembra, pi che un mistero, un' impos-

sibilit fisica

che un incendio avvenuto nelle vicinanze del Grecostadio, Graecofin

stadium post incendium restitutum, ed estesosi


potuto colle

presso l'Anfiteatro, avesse


lo

sue

vampe

traversare

un'area libera che


;

circondava: area

che nel punto pi stretto era di circa 25 metri


il

ed abbia potuto danneggiare

colossale recinto esterno di travertino,


se facciamo

il

quale, del resto, noi

vediamo

tut-

tora illeso,
che,

eccezione di
il

tre o quattro archi del

piano terreno,

come

noto, soffrirono

fuoco nel medio evo.


lo

Del restauro di Antonino Pio non se ne hanno documenti epigrafici, che indica essere stata cosa di lieve momento.
delle medaglie,
Il

Mezzabarba, nel suo volume


di

assicura

trovarsene una

coli' effigie

Faustina,

moglie di

Antonino Pio, coniata dal Senato, colla scritta:

PVELLAE FAVSTINIANAE S.C.


Cap. Vili.
Ant. Pii.

(1)

(2) (3)

Ancient

Rome

p. 219.

126

PARTE

1.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI DELL'ERA

VOLGARE

e portante sul rovescio la figura di un edificio non dissimile dal nostro Anfiteatro.

Questa medaglia, prosegue


e,

il

Mezzabarba,

fu

conservata nel Museo

Bassetti;

secondo

la descrizione trasmessagli dal Noris, giudica


il

che

siffatto

edificio rappresenti

restauro di quest' Anfiteatro, eseguito da Antonino Pio

in

onore e memoria della sua moglie Faustina.


il

Di qual sorta per

fosse,

dice

Marangoni

(1),

non ne troviamo memoria

Sotto

il

brevissimo impero di Macrino


parla
(4)
:

(2),
Il

l'Anfiteatro Flavio arse.


(5),

Dione

(3),

che fu teste oculare, cosi


fulmine nello stesso giorno
incendiati tutti
i

teatro venatorio
fu 6osi

percosso

dal

dei Vulcanali,
il

incendiato, che
il

rimasero

gradini ed

recinto superiore; e tutto

resto fu dal fuoco

danneggiato.
tutta r

N
di

giov
;

1'

aiuto

umano, quantunque
acqua che
si

vi scorresse, per cosi dire

acqua

Roma n

pot arrestarlo la pioggia, che in grande copia e


1'

veemenza cadeva; quasi che

vi

cadeva da ambo

le parti

venisse
lo spet-

assorbita dalla forza dei lampi: e vi


tacolo dei gladiatori per molti anni

aggiunse che per questo motivo


diede nel circo
.

si

Ma come mai

il

fulmine pot far ardere l'Anfiteatro?


:

11

Ch. Lanciani

(6)

dice a tal proposito

per

me

un mistero che
d'

il

Colosseo possa essere stato


di

da un fulmine ridotto a cos mal termine,


di sei anni per ripararlo. D' altronde
il

aver avuto bisogno

non men

fatto

provato dalla testimonianza di


.

Dione, dalle monete di Severo Alessandro e dai grandi restauri di quell'et

Ma

se si rifletta

che

la

parte superiore dell'Anfiteatro era circondata da una


;

grande quantit di legname


torno arrotolate
le

che sul terrazzo del portico

v'

erano attorno
l'

at-

voluminose tende di ciascun settore del velario e


distenderle;

imi

menso cordame per

che v'erano inoltre 240 verricelli

lignei,

quali erano necessari per la giusta tensione dei canapi, e che, verosimilmente

erano incatramati e formavano

1'

ossatura del velario stesso

non

si

rimarr

pi tanto dubbiosi in ammettere che un fulmine, investendo le travi esterne


verticali foderate
di bronzo,

abbia potuto produrre una tanto disastrosa ca-

(1)
(2)
(3)

Loc.

cit.

pag. 56.
dell'

Ai 23 d'Agosto
Lib.

anno
;

217.

LXXVIII
xs

XXV

Cronicon. ann. 334.


iv
a.ix%

(4)

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xs xa ayoJpoxdxrj
x(5v novojicc-

5uvccp.ea)s vrjXtaxsxo.

v |ipst xa ux zoxo Tispisf^vexo, 66sv ^ 6s

XtBv iv

xij)

axaSnj) nl koXX, xrj xEXotr).

(5)

Traduzione del Nibby;


" Ancient

Roma

nell'anno

MDCCCXXXVIII.

Parte

I,

Antica

p. 405.

Roma, Tipografia
(6)

delle Belli arti, 1838.

Rome

p. 219.

CAPITOLO
tastiofe, e

V.

L'ANFITEATRO FLAVIO DANNEGGIATO E RESTAURATO


la

127

danneggiare

parte

marmorea

del
il

monumento. Sembra che


poi del

in

queir occasione and in fiamme pur anche


l'

pavimento o suolo ligneo

del-

arena, del

quale

il

Lanciani

(1) scrive:

L'arsione

pavimento o

suolo dell' arena, dimostrer a coloro che

non

la vogliono intendere, che, al-

meno

fino dal principio del terzo secolo,


.

1'

arena lignea era pensile sulle pro-

prie costruzioni
Neil'

anno atesso
aboliti
i

dell' incendio,

avea gi
iv

giuochi

ma prima che questo avvenisse, Macrino volcanali; ma la rovina dell'Anfiteatro, avvenuta


cio nel giorno stesso nel quale avrebbero dovuto

uf^ Twv 'HfpatoTstwv


i

fjfjipof,

aver luogo

ludi aboliti,
il

dest nel

popolo
(2).

tal terrore

superstizioso, che ne

domand

e ne ottenne

ripristinamento

Sotto l'impero di Eliogabalo,

s'iniziarono

restauri
(3);

del nostro edificio:

Et Amphitheatri instauratio post exustionem


Alessandro
li

e nell' anno 223 Severo


dalle

prosegui

(4),

ordinando

che

le

tasse sborsate

donne

di

male affare

si

destinassero ai restauri dell'Anfiteatro, del teatro di Marcello,

del circo e dell' erario:

Lenonum

vecMgal, et yneretricum, et exoletorum in

sacrum aerarium inferri


theatin, circi,

vetuit, sed
et aerarii

sumptibus publicis ad instawationem


deputavit
(5).

amphitheatri
il

Severo Alessandro con-

dusse a termine

restauro

e di questo risarcimento fa fede quel

nummo

gi
del-

da noi riportato
l'

al capitolo quarto, e
coli'

che nel diritto presenta

la

protome

Imperatore paludata,

epigrafe

IMP

CAES

AVR

SEV

ALEXANDER AVG

e nel rovescio, l'Anfiteatro con combattenti, e fuori di esso persone togate, ed

intorno la scritta:

PONT

MAX
1'

TR. P.

II

COS

(6)
,

(a.

976/223).

Il

Maffei crede che


;

ultima

mano

al restauro

1'

abbia data Gordiano Pio


egli riporta nella tav. I

(a.

238)

e lo

deduce da
Com.
ii

quell' insigne

medaglione che

(1)

" Bull.

loc. cit., p. 218,

(2) Cf.

Dio.,

loc. cit.;

Hieron. in Chron. ad

a.

218; C.

I.

L.

I, p.

400.

(3)
(4)

Lamprid.,
Lamp.,

Beliog. e. 17.
e.

Lamprid., in Alex. Sev.


ili

23.

(5)

Alex. Sev.

e.

4.

Anche

nel nostro Anfiteatro v' erano luoghi d'infamia.


e dice:

Larapridio descrive l'immoralit di Caracalla,


Theatri
et

Fertur una

die,

ad mnnest

Circi et

Amphitheatri

et

mnnium
p.

urbis locorum meretrices tectus cucullione mullonico, ne

agnosceretur, ingressus.
(6)

Cohen, Alex. Sev. IV,

147, n. 468-469, ediz. II.

V. la riproduzione n.

2, p.

38

di quest'opera.

128

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI DELL*

ERA VOLGARE
offre nel dritto la pro-

della sua opera sull' anfiteatro di Verona.

La medaglia

tome

di

Gordiano

III, coli'

epigrafe

IMP
e,

GORDIANVS PIVS FELIX AVG


Mta ed

(1)

nel rovescio, l'Anfiteatro avente a sinistra la


di portichetto arcuato, sostenuto

il

Colosso, a destra
di

una specie
il

da colonne ed ornato

timpano

quale copre una statua stante; in mezzo all'arena poi presenta un toro alle

prese con un elefante, e nel dintorno l'iscrizione:

MVNIFICENTIA GORDIANI AVG


In basso
si

scorge

l'

Imperatore a cavallo, munito


il

di scettro e

preceduto

da una

Vittoria; e dietro

cavallo,

un

soldato.

Questa medaglia o monumento


certo appartiene al periodo
il

numismatico non presenta una data positiva,


fra
.

ma

r anno 238

dell'

ra volgare

(in cui

Gordiano ebbe

titolo

d'Augusto) e
(2).

r anno 244, quando Gordiano rimase estinto pel nero tradimento di Filippo

Anche

il

Canina

(3)
il

di parere che Gordiano


(4)

abbia aggiunte altre opere algratuita


;

l'Anfiteatro.

Ma
di

Ch. Lanciani

dice che questa asserzione

imperocch

Gordiano Giuniore
balneas
(5).

opera....

Romae

nulla extant praeter quae-

dam nymfia

(sic) et

Circa l'anno 259 o 260 l'Anfiteatro Flavio torn a subire un nuovo incendio

ma

il

danno
(6).

fu lieve, e
di

Decio

Se

monumento venne tosto restaurato dall' Imperatore questo restauro ne fu lasciata memoria in marmo, questa perita.
il

Una
vuta

legge

(7)

emanata da Costantino
del 321,
si rifei-isce

in Sardica

il

17 Dicembre,

e rice-

gli otto

marzo

alla consulta degli

aruspici, in caso

che un fulmine colpisse un pubblico


anfiteatro, e molti
il

edifcio.

In questa

legge parlasi di un

pensano che

si

alluda all'Anfiteatro

Flavio. Se cosi fosse,

danno prodotto dal fulmine dov essere


gli storici

di piccolissimo

momento, giacch
ricorda

cronografi ne fanno menzione.

Nel 357 l'Anfiteatro era nella sua piena integrit.


la nostra

Ammiano

(8)

grandiosa mole

con maraviglia: Inter


p. 37, n. 165-166.

alia,

Amphitheatri molem

(1)

Cohen, Gord. Pio, V,


NiBBY,
Loc.

Ed.

II,

V. n. 3, p. 38, di quest'opera.

(2)

loc. cit. p. 420.

(3) Edifizii 3, 24. (4) (5)


(6)
cit.

p. 220.

Capit., Gordian. 32.

HiBRON. Chion,
Cod. Theod.
L. XVI,
e.
1.

edit.

Roncalle, p. 475.
tt.

(7)
(8)

XVI,

Vili,

1.

I.

X.

CAPITOLO V

l'anfiteatro FLAVIO DANNEGGIATO RESTAURATO

129

solidafani lapidix tiburtini

compage, ad cuius summitatem aegre


epoca

visio

humana

conscendil.

Paolo Diacono
Tracia e

iiai

ra che circa

l'

dell' irruzione

degli

Unni nella
il

nell' Illiria (1),


f'e'

Roma

fu

scossa da un violento terremoto,


edifici:

quale
terri-

danneggi e
bili

crollare

molti insigni
est,

Sub

his fere diebus

tam

terraemotii Roiia concussa


(2).

ut pluriniae aedes eius et aedificia cor-

ruerunt

Fra
giacch,

gli edifici

danneggiati vi fu probabilmente anche l'Anfiteatro Flavio,


III,

regnando Valentiniano

negli anni cio 425-455, ebbero luogo in


:

esso importantissimi restauri. Ci porge questa notizia la epigrafe seguente

SAL\

RvF
HA
. .

THEODOSIO ET pLACIDO <N vAECiNA Felix Lampadivs ve


.

VAM AMPHITeATRI A NOVO VNA CVM PC


Fea
e riprodotta dal Parker
e in-

"... ICIS SED ET REPARATIS SPECTACvLl GRADIBV


Quest'epigrafe, pubblicata dal
cisa in un
(3)
(4),

masso

di

marmo

pantelico....

quadrato

di circa

20 palmi in lun7....

ghezza.... rotto,

cadendo

dall' alto,

e di altezza 5 palmi,

once

Ha
vi

servito

prima questo masso a due

altri usi. In principio forse

per pilastro o spalla a

qualche edifizio grandioso, come quelli dell'Arco


nella faccia sotto mali, di assai
l'

di Tito:

perch

si

vede,

isci'izione

per lungo, un festone simile di frondi e di animaniera....

buona e grandiosa
in

Dove

1'

attuale iscrizione

prima
rileva

ve ne eia un' altra


dagli incavi

caratteri assai

pi grandi

di bronzo, di

come

si

delle lettere ancora

esistenti
le lettere

in molti punti

tutte le linee:

malgrado che siano state rasate


bile
il

per incidervi

le nuove....

notadi
sel-

luogo ove

si

trovato
1'

il

marmo. Questo
ai

nel

grande portico
sopra una

mezzo....

poco avanti verso

arena

due piloni

di travertini,

ciata grande salita, fattavi nei bassi tempi....


si

questa la terza selciata che

discoperta
Il

(5).
il

marmoreo ricordo conservasi presso

luogo della scoperta. Le lacune

dell'iscrizione sono state cosi supplite:

nn Theodosio et Placido V[alentiniano augg.] Ruf[us] Caecina Felix Lampadius v. e. {et ini. praef. urbi] ha[re]nam amphitheatri a novo una cum po[dio et portis]
Salvis
[dd]
p[ost]icis,

sed et repardtis spectaculi gradibus [restituii]

(1) Il

Muratori, nei suoi Annali, fssa quest' irruzione nell' anno 442.
gestis.

(2)

De

Longoh.

4, 47. Cf.
fi.

De

Rossi, Ann. List. 1849, 338.


5;
e.
I.
I.

(3) Notizie degli .fcavi anf.


(4)

R. 1813, p

6,

17G3.

Nella tav. fotogr. n. 1337.

(5)

Fea,
9.

loc. cit.

p. 3, segg.

130

PARTE
Noi gi

1.

DALLE ORIGINI AL SECOLO


il

VI

DELL'ERA VOLGARE

dammo

nostro giudizio nel supplemento di quest'epigrafe e sulla


in

frase

Portae Posticae usata

questa lapide

(1).

V ha

un frammento epigrafico che dice

SALV( TASIV

d. n.

ve ET

VM
(C.
I.

L. VI, p. 860, n. 83 Addii. 32093).

Questo frammento pi oscuro


n. 95,
il

dell'altro

che troviamo nel C.

I.

L. p. 860,

quale bench

si

riferisca

certamente ad un restauro, nondimeno per

essere troppo meschina cosa non possiamo giudicare della qualit dei restauri
stessi.

Ecco

il

frammento

nn theodosio et placiDO \Alentiniano augg. aniciVS Animus Glabrio Faustus


salvia
.

DD

(?) (?)

et ini

praef urbi
. .
.

restituii

Negli anni 467-472, un Messius Phoeb

.
,

probabilmente prefetto della


brcini di epi-

citt,

condusse nuovi restauri nell'Anfiteatro. Ne fan fede quattro


:

grafe scoperti negli ultimi scavi


(a)

(b)

EONE ET A YpaTric^co
A

THEMIO
T^c-GF^T

P^P^

AVCC

MESSIVS PHOEB

nam amp hit he atri Longi tem


EX TlNC TVM PRO BEATiTVDIN
(d)
(e)

.r ,rrT.r.T

EONE ET a

MESSIVS PH

ORDIN
(1) Cf.

TiTvTAM
quali
eh.

Part.

I,

e.

III. Altri

archeologi, fra

il

Huelsen

(Inscript. Urb. Boviae,

Part. quartae fase. post, add., pag. 32214, n. 32089), basandosi sul passo di Vopisco, in Probo,

da noi gi riportato, sostengono (contro

il

Lanciani)
i

che nell'Anfiteatro Flavio


il

vi
;

furono
e a

portae posticae. Sotto un aspetto hanno ragione

primi, sotto l'altro

Lanciani

me

sembra che
certamente:

la
\e

mia opinione

concilii le

due opposte sentenze. Le porte

dei postica, v'erano

portae posticae, nel senso di portae postertdae, no; tanto per la ragione ad-

dotta dal eh. Lanciani, quanto, perch (come ho gi fatto notare)


posticae (jposterulae) quelle porte che sono davanti.

non

si

possono chiamare

Nella

sezione dell'Anfiteatro Flavio pubblicata da vari archeologi e riprodotta nel-

Babucke (Geschichte des Kolos.feums, Konigsberg. Ostpr.), si vede disegnata (nel muro del podio) una porta coll'indicazione Portae posticae. una loro supposizione. Che cosa vi fosse sotto il ripiano del podio, gi lo dicemmo a pag. 63.
l'anno 1899 dal Dr. Heinrich
:

CAPITOLO

V.

l'anfiteatro FLAVIO DANNEGGIATO E RESTAURATO


editi nel C.
T. I.

131

frammenti a h sono
il

L. VI, p. 860, 100

il

frammento

inedito:

frammento d
due versioni

sta pure nel C.

L. p. 860, n. 86.

Mi sembra evidente
che non
si

trattarsi di

dell'istessa iscrizione, la quale ricorda restauri


Il

6 possibile

determinare con precisione.


sedili. I

nome

dell'autore dei restauri


riferiti

ritro

vera nell'iscrizione dei

frammenti sopra

sembrano chiamarlo
ordinarius cet.
di

{vir
(1).

clarissimus et inlust-is praefectus u{rbi) patricius

co(w.s)

Un

altro terremoto

danneggi l'Anfiteatro Flavio, essendo Prefetto


lo

Roma

Decio Mario Venanzio Basilio; e questi

restaur

sumptu proprio,

forseiiel-

l'anno 508. Tre iscrizioni rinvenute nell'Anfiteatro ce ne fanno fede.

La prima

dice

VENANTI ve
cs

DECIVS MARIVS VE NANTIVS BASILIVS ve ET INL PRAEFEeTVS


VRBI PATRieiVS CONS
a 508

ORDINARIVS ARENAM ET PODTVM QVAE ABOMI NANDI TERRAE MOTVS

RVINA PROSTRA
VIT

SVMPTV PROPRIO RESTITviT

(2)

Nel 1810, nella prima arcata in fuori della parte Nord, a sinistra delsepolta da calcinacci
:

l'

ingi-esso,
si

(3) si

trov una lapide opistografa. Nella

fronte

legge

n
.

tNVICTISSIMO
.

m awRELIO
caRINO
fel
.

PIO

NVICTO

c/ireSIMVS

AVO TABVL
.

a.
.

284/85

smMMARVM raTionvm
culi

PROXIMiS Et ADIVtoriB

nwMINI EIVS DIOA TlSSIMI


(1)

Dal Lanciani, " Bull. comm.


era inedito,
I.

,,

loc. cit., p. 229.


i

Quando scriveva
frammenti

11

Lanciani

il

fram-

mento
dall'

ma

nell'anno 1902 questo e tutti


4,

inediti furono

pubblicati

HuELSEN, C.
(2)

L. pars.

Addif amenta, pag. 3203.


;

PiGHio, cod. Beri. 121. Nel Coliseo, LiooRio


n.

cod.

Nap.

I,

34, p. 156

L.

I.

L. VI, 1716;

Addit.,
(3)

32094

Fea, Fasti,

LXV;

C.

I.

L. VI, 1716

r,

1115.

13-2

PARTE

I.

DALLE ORIGINI AL SECOLO

VI

DELL'ERA VOLGARE

Nel lato opposto

DECIVS MARIUS VENAN


TIVS BASILIVS ve ET INL PRAE

FECTVS VRB PATRICIVS CONSVL ORDINARIVS ARE

NAM ET PODIVM QVAE TER ABONTINANDI RAE MOTVS RVIN PROS


TRAVIT

SVMPTV

PROPRIO RESTITVIT
Il

23 agosto 1813 fu trovata questa iscrizione iu pessimi caratteri nel-

l'Anfiteatro Flavio, benissimo conservata. Stava in origine sul podio dalla parte

settentrionale verso

il

tempio di

Roma

e Venere, poi caduta gi nell'Arena

>

(1).

DECIVS MARIVS VEN A NTIVS (sic)


BASILIVS V C ET INL PRAEF

VRB PATRICIVS CONSVL oRDlNARIVS ARENAM ET

PODIVM qVAE ABoMI NANDI TERRAE Mo TVS RVINA PROS


TRAViT SVMPTV PRO

PRIO

RESTITVIT(2)
ai

Decio Marco Venanzio Basilio visse

tempi di Teodorico
I

(3),

ed alcuni

cronografi fissano la prefettura di Basilio all'anno 508.


del podio
si

restauri dell'arena e

praticarono probabilmente dal Prefetto della

Citt

poco prima

dei giuochi venator esibiti da Cillica.

Nel Marangoni
scritto

(4)

si

legge

Il

sig.

cav. Maffei

(5)

dice essere

stato

che mons. Ciampini possedesse un' iscrizione,


Fba, FafiH,
C.
I.

in cui facevasi

memoria

(1)
(2)

L., V. 2,

XLV; ve

0.
;

I.

L. VI, 1716

b.

V.
;

5
il

ABO
:

v. 6

MO

^
31

v. 9
;

RE.
Rossi, Ann. Insf., 1849, 340 etc.

(3)

Marini, Difesa, 157


Loc.
Lib.
cit.,
I,

cf.

Fea Ammonizioni,

il

De

(4) (5)

p. 44, n.

XLV.

e.

V.

CAPITOLO
di

V.

l'anfiteatro FLAVIO UANNEGGIATO E KESTAUKATO


fatto

i;}3

un risarcimento del Colosseo

da

Teodorico
si

ina

clic

avendo
(1).

egli

pregato mons. Bianchini .... questa iscrizione non


L'iscrizione era verosimilmente

potuta trovare
figulini
:

uno dei

soliti sigilli

^ REG

D N THEODERICO FELIX ROMA


.

ovvero

BONO ROME
.

(2)

(1) Il eh.

Grisah (lioma

alla fine del


il

mondo

antico,

Roma

1908, pag. 466) scrive: Nel.

l'auiio

508 Tcoderico fa riparare


Cf. la Silloge

Colosseo, che da un terremoto avevta patito dei guasti


149 e seg.

(2)

nmriniana,

n.

PARTE
DAL SECOLO
VJ

II.

AL MEDIO EVO.

CAPITOLO PRIMO.
li

Colosseo

Origine

di

questa voce.

7 S.:RTE

le ostilit fra

Goti e

l'

per venti e pi anni a gravissimi mali.

Impero d'Oriente, Roma and soggetta Non pare perci probabile che in quel
venerabile mole

tempo

il

popolo romano pensasse

ai

giuochi ed ai pubblici divertimenti. Svani

pian piano l'uso degli spettacoli anfiteatrali; e la grande e

dei Flavi rimase inutile e quasi abbandonata: cosi principi a sofltrire gli insulti degli

uomini e dei tempi.


nell'

Quando
fiteatro

anno 663

l'

Imperatore Costantino

III

venne

in
i

Roma,

l'An-

Flavio conservavasi

ancora

intatto. Costantino

depred

bronzi dei

romani monumenti:

XII dies

in ci vitate

Romana perseverans

(Costantinus),

omnia quae erant


urbe

in

aere ad ornatum civitatis deposuit; sed et ecclesiae san-

ctae Mariae ad Martyres quae de tigulis aereis erant discoperuit et in regia

cum
si

alia diversa

quas deposuerat direxit

(1).

Costantino III fu

dunque causa
quasi tutti
ai
gli

della

mancanza

degli oggetti di bronzo

che

verificata in
fu

scavi praticati nel nostro Anfiteatro; e


i

probabilmente
di

pure

tempi

di

queir Imperatore che scomparvero

clipei

bronzo e

le

coperture delle travi esterne del velario: anzi, con ogni veroil

simiglianza, fu egli stesso

rapitore della famosa statua colossale ricordata


sulle

da Marziale, e che noi scorgiamo raffigurata

medaglie

di

Gordiano

III,
li

posta sopra un basamento, quasi di contro alla Mta Sudante.


presso,

vero che

come

scrive Flaminio

Vacca

(2),

fu rinvenuta

una

testa

colossale di

(1) (2)

Lib. Pont. edit.

Duchbsnb, in

Vitaliano, p. 343.

Quella testa
il

di

bronzo, d'Augusto, e la gran


la

mano che
.

tiene la palla, mi fu detto


n. 71.

essersi trovata avanti

Colosseo appresso

Mta Sudante

Vacca, Memorie

136

PARTE

II.

DAL SECOLO
il

VI

AL MEDIO EVO
di alcuni,

bronzo

(1),

rappresentante,

secondo

parere

Commodo; ma
nel Venuti
(2),

quel

rinvenimento non pu fare ostacolo alla supposizione accennata, perch quella


testa,

secondo

il

giudizio degli

scultori, e

come

leggesi

non

corrisponde alle misure del Colosso lasciateci dagli scrittori antichi.

Se

la

famosa profezia attribuita


che ne danno alcuni

al

Ven. Bada fosse autentica, e se


fosse giusta,
si

l'

in-

terpretazione

storici antico -modemi

noi

potremmo

ritenere che nel secolo Vili l'Anfiteatro Flavio

conservasse an(3),

cora integro.

Ma
l'

poich oggi

si

dubita

dell' autenticit

di quel passo

ed

ben diversa
esso;

interpretazione

che vari storici contemporanei

ci offrono di

non potr sentenziarsi sull'integrit dell'Anfiteatro nel secolo Vili,


di

fino

a che sulla profezia che in quel secolo

Beda non

si

sparga nuova luce. Sappiamo nondimeno

la

celeberrima mole dei Flavi incominci ad esser chiaseri,

mata, anche da scrittori


'Nell'Itinerario

indifferentemente

Amphitheatrum

e Colosseum.

di Einsiedeln (4)

leggiamo

infatti:
(5)

Palatilo traiani. Amphi^

theatrum

nel Libro Pontificale invece


i

troviamo:

Colosseum
il

Si disputa fra

dotti se

l'Anfiteatro Flavio abbia avuto

nome

di Co-

losseo per la grandiosit della sua mole,

ovvero se questa voce abbia tratto


o se finalmente
tal

origine dal vicino Colosso di

Nerone
quale

(6);

denominazione
dire,

abbia avuto principio dalla posizione topografica del monumento: vale a


se r etimologia del Colosseo,
il

trovavasi nella regione d'Iside e SeCollis

rapide

provenga dalla corruzione della voce


le ragioni

Isaeum

(7).

Riportiamo
tenze.
Il

dei singoli

scrittori,

ed esaminiamo

le loro sen-

Donati,

il

Nardini,

il

Ficoroni,

il

Venuti e generalmente

tutti

topo-

grafi di

Roma

fino al

Nibby,

opinarono che

Colosseo

derivi

dal Colosso

di Nerone, che sorgeva prossimo all'Anfiteatro Flavio, e che quel


stato usato per la

nome

sia

prima volta nei

secoli barbari.

(1)

Si

conserva nel Campidoglio. Nel 1440, per testimonianza di Biondo da Forl,

tro-

vavasi nel Laterano.


(2)

Deseriz. topog. delle antichit di

Roma,

part.

I,

e.

1,

p. 4B.

(3) DuCHESNE, Lib. Pont. tom. I, in vita Stephani III, nota 23, p. 482: Colosseo La primire mention du Colise sous ce nora, si toutefois, le biographc a voulu parler de l'amphithtre, lui-mme et non pas du colosse voisin, d'o il tire son nom. L'ouvragc de Bda, d'o l'on cite (Nibby, Roma antica part. I, p. 410) une prophtie sur la dure du Colise, de Rome et du monde, est manifestement apocryphe: Quandiu stat CoUsaens, stat et Roma ; Quando cadet Colisaeus, cadet et Roma : Qtiaiido cadet Roma, cadet et mnndtts,

(MiGNB, P. L. tom. XCIV, p. 543) . (4) Urliohs, Codex Urbis Romae, topog. p 74. (5) In vita Steph, III, Edit. Duchbsnb, p. 472.
(6) Cf.
(7) Cf.

Jordan, Topogr.

2, p.

510.
e

Parisotti, Del culto d'Iside


serie l, voi. V,

Serapide in Roma,
p.

Tip. Vat. 1888; Corvisibui,

ap.

Il

Buonarroti

Marzo 1870,

68 e segg.).

CAPITOLO

I.

IL

COLOSSEO

ORIGINE DI QUESTA VOCE

137

Questi archeologi vedevano tanto limpida detta derivazione, da credciiie


inutile un'

opportuna dimostrazione.
l'attesta
il

Che

il

Colosso di
di

Nerone

fosse celebre

nell'antichit, ce

ricordo che,
i

con segni

vera ammirazione, ce

ne trasmisero

gli storici

ed

poeti;

e pi ancora lo
in suo

deduciamo dalla
ci

festa

annua che
fu

ai 6 di

Giugno celebravasi

onore e che

stata tramanfesta

data dal Calendai'io Filocaliano colla frase: Colossus coronattts. Questa

probabilmente

istituita

in

memoiia
daninatis

della dedicazione di

quel Colosso al

Sole,

allorquando Vespasiano,
lo

sceleribus illius
(1).

principis, cio di
credibile che
il

Nerone,

coron con sette raggi colossali

Ma non sembra
(o

quei dotti abbiano i)otuto opinare


di

che l'Anfiteatro Flavio assumesse

nome

Colosseo nei secoli barbari. Essi infatti dovean sapere


il

almeno dubitarne)

che a quei tempi

Colosso non

pi esisteva, lo

mi permetterei piuttosto conAdriano, e precisamente

getturare che quegli scrittori pensassero invece che quella voce fosse un' eco
di

un modo volgare antico, venuto

in uso ai

tempi

di

allorquando quel celeberrimo Colosso Neroniano venne collocato a pochi passi


dall'Antiteatro.

Di questo trasporto,

fatto

dal suddetto

Imperatore, ce
dell'

ne trasmise la
la

memoria Sparziano
sione,
la

(2)

la

somma

difficolt

impresa e

sua felice

attuazione dovettero senza dubbio lasciai'e nel volgo una profonda impres-

quale

pot

in

seguito influir tanto da far sostituire nel discorso


la

volgare alla parola Atnphitheatrum

voce Colossus.

ci pot

facilmente

avvenire cambiando

la frase

ire

ad amphitheatrum,

in: ire

ad colossum;

cangiamento
po' strana,

il

quale avrebbe dato, in questo caso, origine alla frase (ora un


forse allora semplicissima):

ma

per una naturale eufonia, pot divenire


tro Flavio si
di

ad Colossum eo; espressione che, AD Coloss'eo; e poich nell' Anfiteafrequente


il

davano continui

spettacoli, e v' era quindi occasione

usare

quella frase,

pian piano l'Anfiteatro

Flavio divenne addirittura

Colosseo.

Un

caso non simile

ma

uguale avvenuto

ai

tempi

nostri. Il teatro prin-

cipale di

Roma, detto
si

di Apollo,

sorse presso la Torre

di

Nona;
fu

e sebbene

questa torre non

possa affatto paragonere al famoso Colosso di Nerone, pur


il

nondimeno essa die


tutti

nome

al

teatro; e detta

denominazione

usata .da

indistintamente, anche dalle persone di pi alto ceto, in modo,


un' unica voce,

che

for-

matasi dalle due parole

ognuno per

dire:

vado

al

teatro di

Apollo, diceva: vado a Tordinona.

Non pare adunque

impossibile che anche

(1)

Ciascuno

di quei raggi era

lungo 12 piedi e mezzo.


per Decianum
(altri

(2)

Transtulit (Adrianus) et colossum stantem atque suspeiisum

leggono Detriamim o Demetrianum) architectum de eo loco in quo nunc templum Urbis


ingenti molimine, ita ut operi etjam elephantes vigint. quatuor exhiberet
,

est,

138

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO
eo, dicessero:

gli antichi

invece di dire: ad amphitheatrum

ad colossum eo

poscia, per eufonia,

ad

Coloss'eo

(1).

Se poi

si

volesse

ricercare

nell' antichit

un'origine

pi conforme alla
si

gravit di quei dotti,

potremmo opinare che quel vocabolo


il

principiasse ad
passi dell'Anfiecc.; cosi

usare subito dopo effettuato


teatro; e che,

trasporto

del Colosso a pochi

come da

Isis

nacque Isaeum, da Adriano Adrianeum,


voce Colosseum.
sia stato

anche dal Colosso

sia nata la

In ogni modo, che l'Anfiteatro Flavio


losseo
stessi

chiamato dal volgo Cola

prima del secolo Vili un

fatto certo; e

una prova

troviamo negli

documenti del secolo Vili, nei quali


proprio dell'Anfiteatro a tutti cognito.

la parola Colosseo usata

come

nome

Il MaflFei, il

Mazzocchi,
il

il

Nibby ed

altri
il

ritengono che l'Anfiteatro Flavio

non abbia preso

nome

di Colosseo
(2).

per

Colosso,

ma

per

la

sua colossale

mole. Ecco le p^^role del Mafifei

il

Questa mirabil mole chiamasi


in latino
si

in

Roma

per tradizione immemorabile


o Colosseum.
Il

il

Coliseo;

trova scritto Coliseum

comune
si
il

con-

senso dei moderni scrittori ha gi fissato da gran tempo, che cosi

denomiColosso

nasse l'Anfiteatro dal popolo, perch in poca distanza da esso stesse


di

Nerone

ma

alcune considerazioni
Il

io

proporr, perch altri giudichi se cosi


(3) alto

debba continuarsi a credere.

Colosso di Nerone

120 piedi, opera

di

Zenodoro, fu collocato nel vestibolo della sua Casa aurea. Abbiamo un epi-

gramma

di

Marziale

(4)

per cui

si

trova Tito

d'

aver

restituita

all'uso pub-

blico, e convertita in benefizio

comune

quella grande parte di

Roma

che Ne-

rone aveva occupata con la sua casa. Vediamo in esso, come ov' era prima

atrio, Tito fece strada, in

poca distanza dalla quale era


dell' Anfiteati-o

il

Colosso, e ve-

diamo come

la venerabil

mole

non

fu alzata nel sito dell'atrio,

sia del vestibolo,

ma

in quello delle peschiere {stagna

Neronis erant), che


all'Anfiteatro,

dovean certamente essere dal vestibolo assai lontane. Presso


ov' eran

prima

orti e passeggi, fece la

Terme chiamate da Marziale

veloci doni

(velocia

munera);

ragione appar da Suetonio, che dice furono edificate in

fretta {celeriter extructis),

Altre osservazioni ancora par che persuadano rimanesse in non piccola


il

distanza dall'Anfiteatro
e fatto trasportare

Colosso di Nerone.

Fu

esso poi mosso dal suo luogo,


fu allora

da Adriano: secondo Sparziano

dedicato al Sole;

(1)

Tralascio di riportare le leggende ridicole del medio evo sull'origine della parola
Il

Colosseo.

lettore le potr trovare nell'opuscolo

Geschichte des Kolosseums

pag. 41. del

Dr. Heinrich
(2)

Babuckb; Konigsberg
Illusi, voi.

Ostpr. 1899.

Verona
Epig.

V, p. 29.
1.

(3)
(4)

SuET., Nero. cap. 13; Plin.


2.

34, cap. 7.

CAPITOLO

I.

IL

COLOSSEO

ORIGINE DI QUESTA VOCE


principis,

139

ma
il

sappiam da Plinio

(1),

damnatis sceleribus

illius

che ci era

fatto fin dai suoi tempi, in odio alle scelleraggini di

Nerone, e per
poi
lo

quando
tramut

fece ristorar Vespasiano, di che parla Suetonio.

Commodo
Tempio

di

nuovo, fattagli levar la testa con riporvi

la sua.
il

Ora dice Sparziano che


della

nel sito ov' era

prima

il

Colosso, fu

poi fatto
est),

Dea Roma
men-

(De eo loco in quo nunc templum Urbis

quale non sar certamente stato


il

a ridosso dell'Anfiteatro; anzi convien dire ne fosse assai lontano, s'


tovato da Vittore in regon diversa

{Templum

urbis Roma). L' istesso autore


gli altri,
si

mette pure in region diversa dall'Anfiteatro un Colosso, distinto tra


e di consimil grandezza, che per quello
lesi

appunto

di cui
lo

si

parla, par

paal

dall'aver avuto sette raggi intorno al capo, che

denotavano sacro
che non
gli

Sole.

Non pot adunque denominarsi


dell'

l'Anfiteatro
.

da

statua,

era

prossima, n attinente per nessun conto

La prima parte
un

argomentazione del
crede che
il

Maff"ei si

basa chiaramente sopra

falso supposto. Egli infatti

Colosso di Nerone fosse assai lonil

tano dall'Anfiteatro, mentre ormai nessuno dubita che

tempio di Venere e

Roma,

ossia

il

templum Urbis

di

Sparziano,
di certo

trovavasi
il

immediatamente

di

fronte al Colosseo; e quindi


il

sappiamo

posto

ove Adriano colloc

Colosso.

Sicch cosa positiva l'opposto di quanto opinava


ronese; e
tro, e
il

l'

illustre

storico Ve-

Colosso di Nerone, dedicato al Sole, fu sempre vicino all'Anfiteail

dopo

suo

traslocamento

trovavasi tanto

prossimo ad esso,

che se

avesse avute aperte le braccia, avrebbe


travertini del Colosseo.

potuto quasi toccare colla

mano

Ma

prosegue

il

Maffei

che se prossimo ancora fosse stato un colosso a

cos vasto e

dominante
n'

edifizio, anzi
1'

che dato

il

nome

assai pi credibile
(2):

l'avesse preso: e

abbiam chiaro

esempio, ove riferisce Plinio

vocatur

Ponipeianus a vicinitate theatri, che un colosso di Giove, grande come una


torre, fatto

porre nel
il

Pompeo, acquist
Il

Campo Marzio da Claudio, per nome di Pompeiano .

esser vicino al teatro di

Colosso di Nerone sorse pur troppo vicinissimo


il

all'Anfiteatro,

eppure
ce

non prese
lo

nome

di Flavius o

Flavianus! Nessuno degli

scrittori antichi

ricorda infatti con questo appellativo.


Gli ultimi

due argomenti del Maffei sono


altri

seguenti:
io

Che se
dir
altri,

mi richiede, donde adunque originata


nuli' altro,

pensi tal denomiedifizio

nazione,
tutti gli

che da

se

non dal comparir questo


statue un
colosso,

tra

quel che era

tra le

dall'

uso

antico di

(1)

Lib.
Lib,

(2)

XXXIV, XXXIV,

e.

VII.
VII.

e.

140

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO

chiamar

cosi tutto ci ciie eccedesse in grandezza.


fa nel

gran tempo
culo per

leggere in

Vennemi questo pensiero Suetonio, come a tempo di Caligola Esio Prodeve scriversi: ob egregiam
(1).

r insigne

ampiezza e beila forma del suo corpo veniva chiamato

Colassero o Colosseo;

come

forse in quel luogo

corporis amplitudinem et speciem Colosserus dictus

Aggiunti

l'

altri

esemp consimili, cosi prosegue;


l'Istoria

Mi accertai del tutto scorrendo poi


di

d'Erchemperto Monaco

del-

edizione

Camillo Pellegrini, replicata ora nel tomo

secondo delle Cose

Italiche; perch due volte in essa chiamasi colosso (forse da legger Colosseo)

V anfiteatro

di

Capua,

dove non era certamente


si

il

Colosso

di

Nerone.

Appar per manifestamente, come


per la loro maravigliosa altezza
Tralascio
gli
.

dava

tal

nome

agli anfiteatri dal popolo,

esemp

tolti

dalla straordinaria grandezza dei


si

corpi umani,

perch appunto da questi esemp

fa

manifesto che

il

nome

colosso fu sem-

pre proprio delle statue gigantesche, e che da queste pass a significar coso
di

grande mole; e vengo


Il

all'

ultimo argomento.
colosso e forse Colosseo
l'Anfiteatro di
lo

monaco Erchemperto chiam


il

Capua, ove non era certamente

Colosso di

Nerone;

ma

chiam
il

cosi

quando

l'Anfiteatro Flavio gi

da tempo dicevasi Colosseo;


l'Anfiteatro
io

e se

suddetto

monaco chiam con questo nome come appunto un contadino (che


poligoni di lava basaltina
Il

di

Capua, dov cos chiamarlo

conobbi mentre egli era al servizio di un


lastricata di

mio amico) soleva chiamare Via Appia qualunque antica via


(2).

Mazzocchi

non aggiunge
gli

agli

argomenti del

Mafifei

che

l'autorit di

Esichio.
dallo

E vero che

etimologisti greci

fanno derivare la parola xoXoao?

sfono che
le

fa la vista

per giungere ad una grande altezza;


e dai Latini fu

ma

pur certo

che questo vocabolo xoXoao? e dai Greci

costantemente usato

ad indicare
Il

statue di straordinaria grandezza.


di

Nibby finalmente dice


il

non poter ammettere che

l'Anfiteatro Flavio

abbia preso
(1)
(2)

nome
e.

dal Colosso di Nerone, perch nei tempi barbari questo

SuBT., Calig.

XXXV.
io asserisco,

Un

esempio recente e che corrisponde a capello a quanto

lo

trovo in

un

articolo scritto dal eh. Gualtiero Castellini nel periodico

Il

Secolo

XX

>

(Giugno 1910,
(gi appar

pag. 478). Questo scrittore narra che vedendo in Tunisia l'anfiteatro d'El

Giem
di

tenente all'antica citt di Thysclrus),


losseo

esclam:

Il

Colosseo!

E prosegue:

Questo Coconte-

maestoso,

di

grandezza poco inferiore a quella dell'Anfiteatro Flavio


lecito
1'

Roma,

neva circa settantamila spettatori: doveva avere,


secoli
l'

dedurre da questa cifra l'importanza che Thysdrus


negli ultimi

importanza che tutta


Il

Africa romana doveva aver conseguito


i

dell'impero....

sole

brillava su

grandi
il

archi maestosi, che

luccicavano per una

tinta

.rata superba.

la pietra africana,
i

sole che

d a questo Colosseo un aspetto aureo


dell'interno del suddetto anfi-

cosi glorioso?

pag. 48

poi, a pie della riproduzione

teatro

romano, leggesi

Interno del Colosseo d'Kl

Giem

CAPITOLO

I.

IL

COLOSSEO

ORIGINE DI QUESTA VOCE

141

non pi esisteva. L'opinione del Nibby trova una risposta nella spiegazione
gi da

me

enunciata, e che io
gli

immaginai per poterci rendere ragione del


sopra
citati

come

il

Donati e

altri dotti di
il

abbiano potuto ritenere che Nerone.

l'Anfiteatro Flavio prendesse

nome
Collis

di Colosseo dal Colosso di


il

Rimane ad esaminare
perdere
suo

l'opinione del Corvisieri,

quale crede che la voce


le

Coliseo abbia tratto origine


il

da

Isaeum. Ecco

sue parole:

....

Nel

nome una
nome

contrada, quello talvolta non dispariva del tutto

ma

rimaneva appiccato ad un monumento vicino; come avvenne dell'Anfiteatro


Flavio che prese
sulle falde

di Colliseo

da una vicina contrada cosi detta


d'

dcill'Iseo

de colle

Esquilino....
le

avvertirsi
Collis

che

si

1'

una che

1'

altra le-

zione
tito

(1)

conservano chiare

forme del
il

Ysaeum, vocabolo poi convers suona,

per eufonia in ColHsaeum,


origine

quale,

come da per

non pot mai

appartenere in

all' Anfileatro

Flavio;

ma

bens

ad un tempio della

Dea

Iside, detto dal colle

per la sua giacitura, ed anche per distinguerlo da


dello
il

qualsifosse

altro
1'

tempio
Vili e
di

stesso
secolo,

titolo.

L'anonimo Einsidlense, che


di

si

vuol vissuto tra

IX

ebbe occasione

nominare nel suo

schema topografico
SS. Martiri,

Roma
n

l'Anfiteatro Flavio,

ma

lo disse

Amphitheatrum
le

e non gi Collosaeurn,

Colisaeum.

Ho esaminato
topografia
di

inoltre

leggende dei

utilissime a

rischiarare la

Roma
si

nel

medio evo,

come

quelle che in buona parte, secondo la sana critica,


della letteratura

reputano eserci-

tazioni rettoiiche

monastica di quel tempo; e non ho mai


il

trovato abbiano detto altrimenti che Anfiteatro quel luogo,


stato destinato alla
il

quale, per essere

morte

di tanti

campioni del cristianesimo, ebbero spesso

bisogno di nominare.

La

terza regione di

Roma

fu

appunto detta
vi

di Iside

dal tempio di questa Dea, che

come

principal

monumento

dovea figurare

primo

dell'

impero

di Tito e di

gistrata nelle Mirabilia

Nerone. La memoria di questo tempio fu reRomae: Coloseum fuit templum Solis, mire magnidiversis

tudinis et pulchritudinis,

camerulis adaptatum, quod totum erat


tonittta, fulgura,
et

cohopertum ereo
fiebant, et

celo et

deaurato, ubi

coruscationes
ibi

per

subtiles fstulas pluvie mittebantur.

Erant preterea

siyna

supercelestia et planete Sol et

Luna que
s'

quadrigiis propriis ducebantur. In


il

medio vero Phebus


bilia pi

etc.

Ben

intende che

Coloseo nell' et delle Mirafu; e

non esisteva, poich se ne parla come d'un monumento che


si

quindi la descrizione che se ne fa cosi impropria

deve credere basata sulla

volgare tradizione del popolo,


facilmente esser
tratto

il

quale, lontano dai tempi dell' idolatria, pot


del tempio del Sole qualche

a credere come indizio

avanzo della sua decorazione che accennava


Isiaco tra' quali

ai misteriosi
altri

simboli del culto

avean pur luogo

il

Sole, la

Luna ed

segni celesti. Dob-

(1) Si riferisce al

passo di Beda ed

al

brano del lAber Pont, gi da noi

citati.

142

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO
si

biarao aver sempre presente che nel medio evo


delle nostre antichit. Rari sono que'

giudic assai grossamente


rarissimi,

monumenti, anzi

che restarono

immuni da un travisamento.
scrivesse
Flavio,
crollato
il

Rispetto al
il

Coloseo, poco ci caglia che

non

si

giusto:

ma

basti

vederlo indicato ben diverso dall'Anfiteatro

com'
il

altres questo del Coloseo.

Forse

fin

dai tempi di
dall'
s'

Beda era gi
una

Coliseo,

secondo mi par di raccogliere


;

oscurissimo contesto

delle riferite parole

nelle quali con troppa seriet

detto racchiudersi

giocosa predizione di quel pio scrittore.

Il

Beda parla

in quel

punto della vana presunzione che ha l'uomo di non

errare, della facilit che ne ha, e della

vergogna che gliene deriva se ne venga


si

convinto.

A
Il

rafforzare la qual sentenza pare

valesse di quel vaticinio, che,


a'

dato come infallibile e come tale creduto, egli vedeva


dal fatto.

suoi tempi smentito

nome

di Coliseo

rimase per lungo tempo attribuito alla contrada,

e scomparsi gli avanzi di quel

menumento, pass quindi a distinguere unicail

mente

il

vicino Anfiteatro; e fu la colossale figura di questo, per cui


lo

popolo,

ignaro della vera origine del vocabolo,

ammodo

in Colosseo.

suggellare

ci che ho detto, adduco la gravissima testimonianza di Benedetto, canonico

di S. Pietro (sec. XII), dalla quale si conosce

come a suo tempo

fosse

ancora

distinto l'Anfiteatro della contrada, che,


lisseo.

Descrivendo

egli l'itinerario del

come ho detto, prese il nome di CoPapa nel tornare il lunedi santo dalla
et

Basilica Vaticana al Laterano, dice che, giunto all'arco trionfale di Costantino,

divertiva a sinistra ante


seuni
(1);

Amphitheatrum

per sanctam vim juxta

Colli-

e queste parole c'indicano eziandio chiaramente la postura del Col-

liseo sulle

pendici dell' Esquilino

(2).

L'argomentazione del Corvisieri


teatro v'

si

riduce a questo:
il

levante dell'Anfi-

una

lacinia dell'Esquilino, sulla quale (secondo

eh. autore) esisteva

un tempio
detto

Isiaco, creduto

nel medio evo del Sole.

Questo tempio dalla sua

elevata posizione, per distinguerlo dagli altri d'Iside che erano in Roma, fu

Isaeum

Collis,

dal che Collis Isaeum e finalmente Colliseum e Coliseum;


poi, dal

termine per lungo tempo attribuito alla contrada, e che


della vera
lo

popolo ignaro

origine di quel vocabolo, fu applicato all'Anfiteatro Flavio, perch


!

vedeva un colosso

La poca sodezza

di

questa argomentazione palpabile

con tutto ci bene dimostrarla.


Ritenere che su quella parte dell'Oppio la quale guarda l'Anfiteatro Flavio,
sia esistito

un tempio
fu

Isiaco,

un vero abbaglio. Non v'ha


sacra via

infatti chi ignori

che quel

sito

occupato primieramente dalla

quale estendevasi dalla

somma

fin

Domus aurea oltre le Terme di

di Nerone,

la

Traiano, con

(1) Cf.
(2)

Mabillon. Mus. Hai., Tom. II, p. Dal Periodico " Il Buonarroti ,, Serie

144.
II,

voi.

V, Marzo 1870, p.

fi8-69.

CAPITOLO

I.

IL

COLOSSEO ORIGINE DI QUESTA VOCE

143

tutte le sue parti sontuose,

non esclusa

la termale e la magnifica piscina detta

oggi le Sette Sale: posizione determinata con chiarezza da Marziale e da Suetonio, e resa certa dalle escavazioni fatte in quella zona. Poscia sorse su quel-

l'altura la

casa

di Tito;

ed

il

rinvenimento del Laocoonte ricordato da Plinio,


ce l'ha dimostrato fino all'evidenza. Questa casa

in Tifi Imperatoris

domo

(1),

per non fu che la parte pi nobile della

Domus awea, assegnata da Vespauna gran parte della


conservano ancora

siano a Tito, ed estendevasi sull'Oppio. Finalmente sopra

domus

Titi furono erette le

Terme

di Traiano, le quali si

in parte,

ma

che nel secolo

XVI

si

trovavano
i

in tanto eccellente stato di con(2).

servazione, che Palladio pot lasciarcene


Hist. Nat.,

disegni

Sappiamo

inoltre che

(l)

XXXVI,

37.
ri-

(4)

Fra
le

gli edifici

che sorsero sull^ parte dell'Oppio che guarda l'Anfiteatro, non ho

mio umile modo di vedere, credo si debbano queste ricercare, giusta l'opinione del Piale, non sul colle ma nel basso, nell'area occupata dai giardini di Nerone. E per verit, se ben si legge l'epigramma 2" di Marziale (De Spect.), apparir chiara la situazione di quelle Terme. Marziale esordisce in quell'epigramma, indicordato
di Tito, perch,

Terme

secondo

il

candoci

l'atrio della

Domus

aurea,

il

sito

appunto ove sorgeva


(Cf.

il

Colosso Neroniano, vale a


librimi); e descritta

dire sull'altipiano della

sumnia sacra via

anche

l'ep.

LXXI ad

con

enfatico fraseggiamento l'immensit dell'edificio:

Unaque iam

tota stabat in urbe dotmis,


le

ne d nel penultimo distico

il

termine, dicendo:
le

che l, ove al tramonto si distendevano

ombre allungate del Claudio portico, erano

id-

time lacinie incompiute dello sterminato edificio:

Claudia di/fusas ubi portictis explicat umbras,

Ultima pars aulae

deficientis erat.

Determinata cos

la

posizione dell'immenso fabbricato, passa

ad insegnarci

il

luogo

dello Staggio di Nerone:

Hic ubi conspcui venerabilis amphitheatri


Erigitur moles, stagna Neronis erant.

E segue immediatamente:
Hic ubi miram,ur velocia munera thermos, Abstiilerat miseris tecta superbus ager.

Le Terme
leriter extructis

di Tito,

prossime all'Aiifiteatro, Amphitheatro dedicato, thermisque iuxta ce(Subt. in Tito), noi dobbiam dunque ricercarle non sul colle, ove positivadella

mente sorgeva il vasto fabbricato, ma nel basso ove dispiegavasi il superbus ager. Sennonch si presenta una difficolt: la mancanza, cio, di ruderi in quel tratto
pianura che
reale. Nella
si

distende a levante del Colosseo.


,,

Ma

questa

difficolt

pi apparente che
del

" Cronachetta

dell'Armellini (Fase. II, an. 1885) leggo


fatti

una comunicazione

Lugari intorno ad alcuni ritrovamenti


e della

all'angolo della
in

Via Ostilia

mentre innalzavasi

quel sito

Giovanni in Laterano una fabbrica dal sig. Gioacchino Costa.

Via di

S.

Ecco

le

parole del Lugari:


alcuni anni indietro

Sotto

il

piccolo fabbricato che esisteva nella localit suddetta,

io vidi

resti di

una fabbrica antica tuttora ben conservati,

fra

quali

144

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO

il

tempio d'Iside e Serapide della IIP regione fu ben lungi da questa cima

dell'Oppio; e sebbene ad alcuni sembr vederlo sull'estremo

lembo orientale
dove
ogni

del colle, pur tuttavia la grande maggioranza degli archeologi lo ritiene sorto

nella valle Merulana, presso la chiesa dei SS. Pietro e Marcellino,

in

una pccola stanza, la cui parete orientale correva parallela alla via di S. Giovanni. In questa s'apriva un vano interrato fino all'imposta dell'arco, che ricordo essere di bella costruzione. Ora cavandosi i fondamenti del nuovo fabbricato si rinvennero altri muri contemporanei ai gi descritti, con restauri di et pi tarda.... In un cavo apparve una parte di fascia di un pavimento a mosaico semplice bianco e nero. Tra le terre venne fuori un frammento d'iscrizione in caratteri dell'et degli Antonini. La lastra grossa 0,06. Questo frammento di lapide, che
il

Sig. Costa mise


:

gentilmente a mia disposizione perch ne potessi prendere

il

calco, dice cosi

CI

COMI
.

NINI
.

AVG
.
.

SEI

VLANVS ET SOD LENDIDISSIMAM

Lugari giudic qui muri dell'et degli Antonini; con tutto ci, ritenendo col Piale che ivi fossero le Terme di Tito, pens che la splendidissima donazione fatta ad un Sodalizio da uno degli Antonini, non fosse altro che la donazione delle Terme stesse, rese ormai
Il

inutili e per la lor piccolezza e

Terme di Traiano, e forse ancfte per l'erezione delle Commodiane; facendovi, il donatore, delle nuove opere onde ridurle ad uso di quel Sodalizio. Non v'ha dubbio che la scoperta di un ampio piazzale avanti all'Anfiteatro, dalla
per
le

vicine

parte del Laterano, analogo a quello del lato opposto ove avea origine la Via Sacra (Gatti,
Bull. Arch.

Com.

1895, p. 117), ci fa

ragionevolmente opinare ehe in quella parte sorgesse

un importante contenere una fabbrica eguale a quella


edificio.

Lo

spazio poi che v' fra le vie Maior e Merulana tale,


detta oggi

da poter

comunemente

le

Terme di

Tito.

Non

in-

tendo con

ci dire

che

le

terme disegnate dal Palladio, e da

lui dette di

Vespasiano, siano

da adattarsi qui: no;


dubitabilmente sul

la scala

monumentale espressa

in quel disegno, per la quale si ascen-

deva dalla pianura alla spianata che aprivasi dinanzi alla


colle.
lo spazio sufficiente per

Terma,

stabilisce quell'edificio in-

Soltanto mi limito ad asserire che nell'area da

me

indicata, v'era

una Terma

di

limitate

proporzioni, eguale a quella detta dal Palil

ladio

di Vespasiano
il

Se poi fosse certo che

sito

dei Castra

Misenatium fu ove

li

ha

collocati

eh. Lanciani nella


sic.

Forma

Urbis,

dovremmo, per l'indicazione IIAPA TA2 TITIANAS

(Kaibbl, Inscript. Ch\


posto.

956, B. 15), ritenere le

Terme

di Tito

sorte senz'altro in quel

appunto ce

lo

indicherebbero e la medaglia di Domiziano e quella fatta coniare


portico a doppio ordine di colonne rappresentato
velocia

da

lui stesso in

onore di Tito e di Vespasiano, se fosse plausibile la mia idea di sopra acil

cennata, e che consiste in credere che

monumenti numismatici visare in quel portico le Terme


in quei

raffiguri le
di

munera. Pi ragioni m'inducono a rav:

Tito.

queste ragioni sono

1.

Perch in quello non

posso riconoscere col Donaldson un passaggio che congiungeva

il

Palatino coll'Anfiteatro,

poich quel portico trovasi in tutt'altra posizione; dalla parte, cio, del Laterano. 2." Perch non si pu ammettere col Guattani e col Nibby che fosse quello un porticato che salisse alla
casa di Tito suU' Esquilie; giacch l'Anfiteatro, veduto com' inciso sulle medaglie, giarda Celio, e quindi, avrebbe esso impedito assolutamente la veduta di quel portico. 3." Perch

il

nessuno degli antichi scrittori ricorda ivi alcun edificio non termale, la cui esistenza escluderebbe senz'altro da quel posto le Terme di Tito. Oltre a ci, l'essere stato preferito nelle medaglie il prospetto dell'Anfiteatro che guarda il Celio, ci dice che quella scelta dov aver

CAPITOLO

I.

IL

COLOSSEO

ORIGINE DI QUESTA VOCE

145

tempo vennero

in luce copiosi

monumenti
con essa

Isiaci.

Cade

cos la

maggiore della

argomentazione del

Corvisiei'i, e

la

conseguenza.

Tuttavia, se piacesse considerare per poco alcune prove addotte da quell'autore a sostegno della sua tesi,
si

troverebbero vacillanti assai.

Ed

invero,
riferiti

che dire del vaticinio cosi detto


dal Corvisieri al tempio d'Iside?

di

Beda, e del passo delle Mirabilia


ci che riguarda
il

Per

primo, converrebbe

immaginarci

il

tempio d'Iside della

III

regione qualcosa di assai pi celebre


il

e grandioso del tempio di

Giove Capitolino o del Pantheon, se


le sorti di

profeta, chiun-

que

si

fosse, fece

dipendere da quel tempio

Roma

e del

mondo! Re-

lativamente poi al passo delle Mirabilia, fa di mestieri osservare che questo


preso dalle Mirabilia breviata et Interpolata (1) e che nella
della Mirabilia (2) e nella
e

prima edizione
Solis,

Graphia

(3)

scritto

ante Coleseum templum


colle

non Coleseum fuit templum,

Solis.
si

Leggendo adunque,
il

prime

edizioni,

ante Coloseum templum Solis,


il

rende chiaro che

templum

Solis (che per


il

Corvisieri sarebbe lo stesso che Isaeum) non era u poteva essere


il

Colo-

seum. Se inoltre

passo delle Mirabilia breviata et interpolata fosse stato


si

riportato per intero,

sarebbe veduto a colpo d'occhio che


il

le stesse

Mirabilia

interpolate distinguono

Colosseo dal tempio.

Il

passo infatti

chiude con

queste parole: Ante vero Coliseum fuit

templum

in quo fiebant cerimoniae


il

praedicto simulacro

(al

Colosso del Sole). Del

resto,

rozzo

molto

su-

anito uno scopo. Ecco


morativi
si

la

ragione per cui

io

accennai l'opinione che in quei bronzi comme-

siano volute esprimere, nella loro reale positura, le tre opere dei Flavi: la Mta
la venerabil

Sudante, riedificata sontuosamente da Domiziano,

mole

di

Vespasiano e

le velocia

munera

non vedersi pi quel portico nelle medaglie di Severo Alessandro e di Gordiano, dimostra che a questi Imperatori non pi interessava quell'edificio, il quale, per aggiunta, fu ridotto ad altro uso (come v' fondamento di credere) fin dai tempi
di Tito.

Finalmente

11

di

Commodo.

Ma

che sono adunque

le

terme designate dal Palladio e che positivamente

si

trovano
Tifi

sul colle? Io opino che siano la parte termale della

Domus

aurea, divenuta poi


(1

domus

Imperatoris. Difatti la parete


abside
ai
si

esterna dell' abside della sala maggiore


la

ruderi della quale

vedono tuttora dietro


un'epoca anteriore

caserma

delle

Guardie di Pubblica Sicurezza) parallela


cortina prosenta ca-

muri della Domus aurea, scoperti sotto


ai Flavi,

ratteri di

le Terme di Traiano, e la sua come pure a questa stessa epoca ci

riportano gli avanzi

del portico a pie' della scala.

Giustamente nota
cazione dei Cataloghi:
fosse stato unito alle

il

Lanciani che, a fine di dare significato pratico

materiale all'indi-

thbrmae Titianae et Tkaianae, convien supporre che quell'edificio Terme di Traiano con qualche braccio di porticato o almeno di passaggi

sotterranei (Lanciani, Ihdl. Arch.

Com. anno 1895, p. 112). Ma, a parer mio, con quel Thennae Terme private della Domus Titi, forse allora rese pubbliche, facendole divenire con quel congiungimento un'appendice delle Traiane; e non gi si volle alludere alle velocia munera, che verosimilmente nel IV secolo non pi esistevano.
Titianae
si

alluse dai Regionari alle

(1)

Urlichs, Codex Urb. Rom. Topogr.


Loc.
cit., p.

p. 13G.

(2)

110.

(3) Ibid: p.
10.

121.

146

PARTE

li.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO

perficialmente erudito scrittore ci d senz'altro la descrizione dell'Anfiteatro

Flavio attinta dai classici. In quel coopertum aereo celo et deaurato vi


l'esametro di Calpurnio
radiant....;
:

si

scorge

Balteus en gemmis, en

illita

porticus auro. Certatim


fiebant,

neWubi
:

tonitrua, fulgura et coruscationes

apparisce

il

passo di Dione

Il

teatro venatorio percosso dal fulmine.... quasi che l'acqua


le

che vi cadeva da ambo


in quel

parti venisse assoibita dalla

forza

dei

lampi

per

suhtilis fistulas

pluviae mittebantur

si

rileggono le parole di Se-

neca:

Numquid
aquae
fiat.

dubitas,

quin sparsio

illa,

quae ex fundamentis mediae

arenae crescens in
tione

summam

amphitheatri altitudinem pervenit, cum intenbasa su di un

Ma
falso

perch andar pi oltre colle osservazioni, se l'autore

si

supposto?
l'Adinolfi giudic l'opinione del Corvisieri
il
:

Ecco come
dito

Vi qualche erul'Anfiteatro

che vorrebbe distinguere

Coliseo

da Anfiteatro, dicendo che ha della


il

fosse vicino al Colle Iseo, opinione che

sofisticheria

(1).

Di fronte a queste disparate opinioni,


glier quella che gli parr pi verosimile.
Adinolfi,

sagace e prudente lettore sce-

(1)

Roma

nell'et di mezzo.

Tom.

I,

p. 356,

nota

4."

CAPITOLO SECONDO.
li

Colosseo nel suo abbandono


in

e poscia convertito

fortezza feudale.

'alla D. met

circa del secolo

VI

al

secolo

XI

il

Colosseo, a quanto

pare, rimase abbandonato. Nessuno scrittore di quel corso di secoli fa

men-

zione di esso; e perci qui ci impossibile colmare tant'ampia lacuna.

Sennonch questa lacuna non soltanto propria

dell'

Anfiteatro

Flavio,

ma
pio,

il

comune a

tutti

grandiosi

mo aumenti
un

pubblici di

Circo Massimo, le

Terme

di Caracalla, quelle
tal fatto, se

Roma; come, ad esemdi Diocleziano, ecc. N


col

noi possiamo renderci ragione di


questi

non opinando
allo

Nibby che

monumenti

non ostante che pi non servissero

scopo a cui erano

destinati, e
di propriet

per questo lasciati dallo Stato in abbandono, tuttavia rimanendo


pubblica non fosse stato permesso ai potenti privati di quei tempi

di occuparli;

trovando cos

il

perch della mancanza per tre secoli e mezzo


relativi a

di

documenti pubblici e privati


ci

monumenti

di questo

genere sicch
:

non

resta che contemplarne lo stato di completo


.
il

abbandono

in

cui

si

tro-

varono in questo periodo Per quanto riguarda


fin

Colosseo, possiamo ragionevolmente supporre che

dalla cessazione dei ludi gladiatori la custodia dell'Anfiteatro cominciasse

ad essere trascurata, e che sempre pi proseguisse col rarefarsi degli spettacoli venator.

questa trascuranza,

d'

altronde legittima conseguenza delle


citt, attribu

calamitose vicende di quei tempi, e dello spopolarsi della


dorico, sul finir del secolo V, la ruina dei

Teo-

monumenti romani, come

egli stesso

dice per bocca di Cassiodoro: Facilis est aedificiorum ruina incolarum subtract custodia, et cito vetustatis decoctione resolvitur quod
sentia

hominum

prae-

non

tuetur.

La

reale ruina per ebbe principio


Il

dopo l'ultimo spettacolo


popolo romano chiese

dato da Anicio Massimo.

Cancellieri (1) scrisse

Il

licenza a Teodor-ico di ristorare le

mura

della citt colle pietre dei gradini

(1) Possessi,

p.

97, nota 4.

148

PARTE n,
che
si

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO
fatto,
il

(del Colosseo)

trovavano smosse

Questo

quale trova un fondadi cui parla

mento nei danni arrecati


degli abitanti di
nati)

all'Anfiteatro dall'

abominando terremoto

Venanzio, e nella giusta deduzione che quel magistrato (per

lo scarso

numero

Roma

a quel tempo, e per la mancanza di mezzi proporzioil

abbia restaurato quanto era allora necessario, vale a dire l'arena ed


{\);

podio

questo

fatto, dico,
il

non pu esser avvenuto che nell'ultimo triennio


523 ed
il

della vita di quel re, fra

526,

dopo

la

lettera di sopra riferita,


i

nella quale Teodorico mostra la sua ripugnanza per


il

giuochi sanguinari ed

desiderio di abolirli.

La quale
il

lettera, e

specialmente la sua chiusa, dov


re.

persuadere abbastanza

popolo romano del volere del

Del completo abbandono dell'Anfiteatro a quel tempo, ce ne

fa

testimose-

nianza un cimitero cristiano sviluppatosi appunto nei primi decenni del


colo

VI a pochi

passi
(2).

del

Colosseo,

di

fronte

all'

ingresso

imperatorio che
coli' altro,

guarda l'Esquilino

Questo cimitero, da non confondersi

pi re-

cente, di S. Giacomo, situato a contatto del Colosseo dalla parte del Laterano,
e che

ha salvato dalla distruzione

cinque cippi terminali


Esso
si

dell'

area esterna

dell'Anfiteatro,

venne

in luce negli scavi del 1895.

trovava allo stesso


di bolli

livello dell'Anfiteatro,

ed avea
si

le

tombe coperte con tegole improntate


dell'

antichi, in

nove

delle quali

leggevano marchi
si

et di Teodorico.
si

Una
rin-

delle tombe,

che dall'iscrizione

pot giudicare del secolo VII circa,

venne

all'altezza di

due metri

dall'antico piano dell'Anfiteatro, davanti all'ulcolle.

timo pilastro orientale del portico, scoperto a pie del


storico

Questo cimitero,
sotto
il

documento, dopo tredici secoli

di esistenza
il

scomparve

piccone

che sistemava

l'attuale via, la quale rasenta

Colosseo.
il

Lasciato l'Anfiteatro a discrezione del tempo,


i

primo che dov risentirne


il

danni fu senza dubbio

il

soffitto

ligneo del portico superiore,


le
l'

quale pian
lo soste-

piano dov corrompersi, lasciando libere a s stesse

colonne che
Italia

nevano

e queste, nel violento terremoto

che colpi
i

nell' aprile

del-

l'anno 801, e rec a


di
!S.

Roma

danni gravissimi (tra

quali la ruina della basilica

Paolo), dovettero precipitare gi per la cavea, e sprofondare nell'ipogeo


(3).

dell'arena

Dopo questa

catastrofe pi che

mai trovarono alimento


vivacemente
il

alla ve:

getazione piante ed arbusti, che,

come

scrisse

Tournon pian-

tant leurs racines dans les interstices des pierres, avaient pris, sur les
ruines, la place des spectateurs
del Colosseo!
:

rampes
fiora

fu questo senza dubbio

il

colmo della

(1) Cf. (2)

Grisak, Histoire de
Corti,

Rome
i

et

des Papes,

1.

II, e. Il, p. 23.

Bull.

arch.

Comun. An. XXIII,

p. 121.

(3) I

tronchi di colonne ed

capitelli di quel portico, rinvenuti nel

basso dell'Anfiteatro,

ne sono una chiarissima prova.

CAPITOLO

II.

IL

COLOSSEO NEL SUO ABBANDONO ECC.

149

Quelle caverne e quelle boscaglie dovettero dare, con ogni verosimiglianza,

comodo
gesi in

ricetto

ad animali d'ogni
di

sorta,

non esclusi

lupi,
s'

quali,

come

leg-

una bolla

Paolo

II,

fin

all'anno 1466, ancor

aggira van di notte

presso la basilica Vaticana in cerca di preda. Corpora fidelium quae

huma-

bantur in coemeterio dicti campi (Teutonico) saepe numero reperla fuissent a lupis exhumata.
Finalmente l'Anfiteatro usc da questo stato
trando in una nuova fase.
Sul finire del secolo
di

squallido abbandono, en-

XI

l'Anfiteatro Flavio sub le

medesime

vicissitudini

che subirono
la

gli altri

grandiosi edifici di
nel 985
(1),

Roma
il

antica. Gli Orsini

occuparono

Mole Adriana

gi

stata occupata

da Crescenzio Noraentano
I

per molestare Papa Giovanni XVI; ed

Teatro di Marcello.

Colonnesi

presero possesso del Mausoleo d'Augusto e delle


rinale; ed
il

Terme

di Costantino sul Qui-

Settizonio di Severo e l'Anfiteatro Flavio vennero occupati dai

Frangipani, discendenti della nobile famiglia Anicia, secondo alcuni, od originari di Cori e discendenti dai de Imperio, de Imperatore, de Imperato, Im-

pera, secondo

altri (2).

E
miglie

qui cade in acconcio rivolgerci


gli antichi
?

una domanda:

fu

un

utile,

ovvero fu
nobili
fa-

un danno per

monumenti,
i

l'esser passati nelle

mani

di

romane
di

Se consideriamo

pubblici

monumenti come cosa che dovea

rimanere

pubblico dominio (dei quali, d'altronde, l'autorit legittima in

nome

e ad utilit del popolo potea disporre); e se osserviamo la cosa sotto l'aspetto

che

monumenti, caduti nelle mani dei

privati, facilmente

possono venir detali

turpati, modificati,
atti

ed anche parzialmente distrutti; non possiamo lodare

d'impadronimento.

Ma

se

si

rifletta

che soltanto

monumenti posseduti
distrutti,

dai
tra-

nobili;

che soltanto

materiali e le decorazioni dei

monumenti

sferiti nei

musei o adoperati in pubblici

usi, nelle chiese, ecc., si

sono potuti

sottrarre ai colpi del piccone demolitore, o agli insulti della barbarie, o alla

cieca cupidigia di chi tutto sacrifica al guadagno; se


questo,

si

rifletta, dico,

a tutto

dovremo riconoscere che per


un bene

monumenti non

fu

un vero danno,

ma
Che

piuttosto

l'esser passati in possesso privato delle nobili famiglie.

rimarrebbe oggi della tomba di Cecilia Metella, del teatro di Marcello, del
Pantheon,
tezze
ecc., se nella

barbara et di mezzo non fossero

stati ridotti in for-

in case feudali, e l'ultimo in


altri

tempio cristiano? La fine di tante statue


tanti magnifici edifizi,

colonne ed

marmi, che ornarono

non sarebbe stata

in

una fornace?

Mi

si

perdoni questa digressione, e torniamo all'argomento.

(1)

Baronio, Ann.
Pasquali,
S.

(2) Cf.

Maria in

Portico.

Roma

1902. Introd. p. 35.

150

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO
es-

Noi abbiamo notizia di un Benedetto Frangipane, che nel secolo V,

sendo Patriarca d'Occidente, ebbe la sua dimora

in

Trastevere

(1),

ove posse-

deva

palazzi, case ed
il

il

ponte senatorio: e nella bandiera del rione Trastevere

campeggia ancora

leone degli Anict. Sulla pianta del NoUi poi, pubblicata


si

nel 1748, la via che tuttora

chiama ANICIA, viene denominata VIA FRAN-

GIPANE.
I

discendenti di questa famiglia emigrarono successivamente in vari luo-

ghi; e quei che rimasero in


tino, l

Roma

ebbero

il

loro centro
i

principale sul Palanel secolo

proprio dove un tempo dimostrarono

Papi, e dove

IX

sorse l'episcopio di Giovanni Vili. Quest'edificio era a poca distanza dell'Arco


di Tito;
torre,

ed appunto fra l'Arco e l'episcopio


i

Frangipani innalzarono una

che

cronisti ricordano

come

il

luogo pi sicuro della curia e della

cancelleria ecclesiastica:

locus tutissimus curiae. Questa torre, detta perci


i

Chrtulat-ia, fu innalzata su
di chi dal Colosseo

resti di

un antico

edifizio, e
(2).

trovavasi a sinistra

s'avanza verso l'Arco di Tito


i

Oltre alla torre Chartulana,

Frangipani adoperarono a loro fortezze


la fortezza

gli

archi d Tito e di Costantino.

Ma
fin

principale dei Frangipani era


il

presso

il

Colosseo

anzi era una parte stessa di questo Anfiteatro,

quale fu

posseduto da questa famiglia


rione due corpi di case.
Il

dall'anno 1130; e possedevamo inoltre in quel


di S. II

primo era sulla piazza


Il

Giacomo,
a
fine di

il

secondo
ripararsi

trovavasi presso l'Arco di Tito.

Papa Innocenzo

(3),

dalla fiera persecuzione dell'antipapa Anacleto II


dei Frangipani presso
tefice, scrisse
:

(4),

si

rifugi nelle fortezze

il

Colosseo.

Il

card. d'Aragona, nella vita di quel Ponet

Ad

tutas
et

domos Frangipanum de Laterano descendit,


(5).

apud

S.

Mariani novam

Chartulariam atque Colossaeum

Tolomeo Lucchese
F. Tolo-

dice: Recollegit in

domibus Frangepaniorum quae in Coliseo erant.

meo, vescovo di Torcello, contemporaneo, nella storia del suo tempo

(6)

scrive

che nell'anno 1133 Innocenzo

II se recollegit

in domibus Frngipanensium,
I

quae erant infra Colisaeum, quia dieta munitio fuit tota eorum.

Frangipani

(1)

Panv. De Gente Frang.,

1.

I,

e.

IV; Gaetani, Vita di Gelasio


7.

II, p.

XI; Massimo,
in

Mem.
di

stor. della
(2)

Chiesa di S. Benedetto in Piscinula,


si

Vi fu chi cred che questa torre


in

elevasse sopra l'Arco di Tito;

ma

Marco Sadeler, pubblicata

Praga nel
il

1606, osserviamo detta torre diroccata,

una stampa bench an-

cor visibile per poterne precisare

posto.

La

torre Chartularia era sul pendio del colle Pa-

latino (ms. della Bibl. Angelica, segn. D. V, 13), e riunita all'Arco di Tito per

muro. L'Arco era


(3) I fratelli
(4)

fortificato

anch'esso e congiunto con altro


i

muro
di

alla

Chiesa

di S.

mezzo di un M. Nuova.

del

Papa erano
figlio di

Guidoni Papareschi, nobili

Trastevere.
;

Di nome Pietro,

Pier Leone e discendente d'Ebrei

il

quale, dopo la morte

di Callisto II,
(5)
(6)

avea rialzata

la testa.

Apud MuRAT., De Tomo n,

script.

Rerum

Ital.

Tom.

3,

CAPITOLO
ebbero presso
si

II.

IL

COLOSSEO NEL SUO ABBANDONO ECC.


il

151

il

Colosseo due case. In quale di esse


si

Pontefice Innocenzo

II

ricover? Qualche moderno scrittore opina che

ricoverasse in quella del

Colosseo, basando la sua opinione sulle riferite parole di


e dalla frase infra Colisaetim, usata

Tolomeo Lucchese,
di parere

da

altri scrittori. L'Adinolfi

che

la

parola
il

infra

possa interpretarsi abbasso od innansi al Colosseo;


il

sicch(>

loro detto poco varrebbe a sciogliere

nodo della questione. Le pala casa che corrisponcol

role del Lucchese sono pi chiare, e

sembra indicare
che

deva alla piazza di


ostante, conchiude,

S.

Giacomo

comunicava

Colosseo.

Ci non
pi,

non

da stimare per certissima, non essendo

case

di essi addossate al Colosseo,

ma una

solamente.
si

Dalle parole del vescovo di Torcello

deduce che

il

Colosseo era stato


soldati,

cangiato in vera fortezza (munitio), difesa da genti

armate e

che

apparteneva alla famiglia dei Frangipani, quia dieta munitio fuit tota eorum.

La mole
il

resistette agli attacchi della fazione parteggi ante per l'antipapa,

quale, furente ed acceso di collera,


il

and a saccheggiare
ed altre chiese di
i

la Basilica Vati-

cana,

Patriarchio di

S.

Maria Maggiore
corrompere

Roma, servendosi
da questi
so-

delle usurpate ricchezze per

Romani, onde

farsi

stenere.

Innocenzo

II

pass in Francia, e vi
(il

si

trattenne fino alla morte dell' ex

ebreo Anacleto IL Al suo ritorno

quale avvenne nel 1142), dov con

suo dispiacere, assistere alla cerimonia della ripristinazione del


e della Repubblica, la quale

sommo Senato Romano


for-

occup

il

Colosseo e tutte le altre torri e

tezze dei Frangipani, nonch quelle tenute dagli altri baroni creduti avversi
al

governo popolare

(1).

Spenta la persecuzione fetta da Pietro di Pier Leone (antipapa Anacleto II), si accese nel popolo romano la brama di ridurre nel proprio dominio Tivoli ed altre citt del Lazio. In sulle prime rimasero vincitori
lesi,
i

Tivoal

ma

poi ebbero la vittoria

Romani, sicch

quelli
ai

domandarono merc
Romani;
e,

Pontefice, e l'ottennero. Dispiacque la concessione

indignatisi

contro Innocenzo, posero in vigore l'antico Senato.

La

famiglia

Frangipani,

che avea accolto nelle sue fortezze


nemica, e la torre Chartularia ed

il

Pontefice, fu

tenuta dal popolo

come

il

Colosseo caddero in sue

mani

(2).

Ma

la

Repubblica e

partiti
i

popolari sono non di rado

violente bufere

che duran poco. Quando


stiere dei suoi corifei,

popoli s'avveggono dell'inganno e del lucroso mee tornano alla calma, tanto loro
III,

danno un passo indietro


(3)

proficua e necessai-ia. Pochi anni dopo


V.

Alessandro

veduta in fiamme
1.

(1)
e. 9,

168; Vendettini,
(2)
(3)

V.

Agnello Anast., Ist. degli ani. Tom. II, p. 35; Couti, De Sen. Rotti., De Sen Rom., 1. II, e. 1, n. 2, p. 120. F. Sabatini, La fam. e le torri dei Frang. in Roma 1907, p. 24, Roma
il

VII,

1907.

Nel 1L65, secondo

Gobi,

(loc. cit.),

o nel 1166 secondo

il

Bahonio ed

altri.

152

PAKTE
Maria

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO

la chiesa di 8.

in Torre, e la Basilica di S. Pietro nelle

mani

di

Fede-

rico I;

e,

per

le tante insidie tesegli dall'esercito di

quest'Imperatore, trovan-

dosi nella dura necessit di

abbandonare

il

palazzo Lateranense; insieme ai

cardinali ed ai vescovi discese alle sicure case dei Frangipani presso S. Maria

Nuova,
le

la

Torre Chartularia ed
si

il

Colosseo
si

e quivi ogni giorno s'aduna-

vano

Congregazioni,

trattavano cause e
il

davano risposte

(1).

In quell'epoca, dice

Gori

(2)

il

Colosseo divenne la fortezza tutelare

della libert (sic) pontifcia


il

e dal Panvinio (3)

apprendiamo che
di

in quell'epoca
i

Colosseo comunic
i

il

suo
i

nome ad una regione

Roma

della quale

Fran-

gipani erano

capitani, ed
.

cui bandonarii precedevano colle insegne

il

Papa
parti

nel di dell'incoronazione

Alessandro III scomunic Federico

I,

e,

forse nell'Agosto del 1167,


battelli

da Roma, per maggior sicurezza, nelle due galere o


gl

armati che avea-

mandato
Verso

sul

Tevere

il

re di Sicilia, Guglielmo

(4).

la fine del pontificato

d'Innocenzo

III (1216), Pietro


(5),

Annibaldi, nivolle edificare


i

pote per parte di donna del suddetto papa Innocenzo III

una torre
far loro

nelle vicinanze dell'Anfiteatro,


il

onde poter attaccare

Frangipani e

abbandonare

Colosseo.

Le

torri degli

Annibaldi erano sulla costru-

zione del tempio di Venere e Roma, e se ne trova una traccia nella pianta
di

Leonardo Bufalino.

Ma
sti

Frangipani non rimasero

inerti, e dalla torre di


il

Naione

(6)

e dallo

stesso Colosseo procurarono

mandare a vuoto
il

disegno degli Annibaldi. Queil

per non

si

scoraggirono, ed

desiderio d'occupare

Colosseo era
propizia.

il

loro

sogno dorato
(1)

(7);

ed ecco che

si

presenta loro
I.
1.

un' occasione

Fede-

Ott. Frisigbnzb, De gestis Frid.


Corrado, ove dice:

I,

e.

28

<al

brano della lettera

scritta dal Se-

nato

Romano a

nam pacem

et

juntitiam.
I,

Questo

fatto di

guerresca oc-

cupazione, osserva l'Adinolfl {Roma, nella et di tnezzo


vien presupposto

esser stata la cagione per cui nella vita di Alessandro III,


p. 459)
il

comech ingiustissimo, pare (Muratori, R. I. S., t. Ili, part. I,


365),
si

Colosseo in dominio dei Frangipani, dicendovisi che Alessandro,


il

presso S. Maria Nuova, la torre Chartularia ed


(2)

Colosseo

fosse rifugiato alla sicura

Loc.

cit.,

p. 88.

(3)
(4)

De Gent Frang. Agnello Anast., Tom.


Il

II, p.

73 e 74.
JI/urat.,
t.

(5)

Vita d'inn. Ili, raccolta da

Stefano Baluzio, Apud.

III, p. 566, n. 140.

Marangoni crede che una parte di questa torre fosse quella che ai suoi tempi ve(6) dovasi nella prima vigna, passato il Colosseo, per andare ai ss. Quattro, alla quale potevano
giungere
(7)
i

sassi e le saette scoccate dall'Anfiteatro.


et

Petrus Annibaldi, sororius D. Papae, pontes omnes juxta Colisaeum

turrim ex

opposito caepit construere, prohibontibus Jacobo Frajapane, et Relieta Najonis, Frajapanis

impedientibus ut poteraut, per Colisaeum

et

turrim Najonis, lapidibus et sagittis omissis

sed

(Annibaldi) per dictas oppositiones ab aedificio non cessabat.


cencio

Cf.

Baluzio, Vita d' Inno-

Uh

Murat., R.

I,

S., part. I, p. 459.

Olivieri, Sen. Kom., p. 206.

CAPITOLO
lieo II
le
si portii

II.

IL

COLOSSEO NEL SUO ABBANDONO ECC.


si

153

in

Acquapendente:

manifesta persecutore della Chiesa; rompe


in iscompiglio la citt di
gli

relazioni con

papa Gregorio IX, e mette


il

Roma.
Fran-

L'Imperatore ebbe per un momento

sopravvento; e

Annibaldeschi api

profittarono di questa congiuntura per ottenere che Federico II forzasse


gipani, Enrico e

Giacomo, a ceder loro

la

met

del
(1).

Colosseo

coli'

annesso

palazzo, e a sanzionare la cessione con giuramento

Forse suU' altra met

aveva

diritto

il

Senato
;

Romano

fin

dai tempi di Corrado, allorquando fu vio-

lentemente presa
dell'

e ci per porre nelle

mani dei suoi favoreggiatori met

ampio

edificio.
fatti

per giungere a tale determinazione, debbon esser sopraggiunti dei


II,

che noi ignoriamo; poich Federico


in possesso di quella fortezza, fu
I

all'epoca di Gregorio IX,

quando era
trattato.

da Pietro Frangipane molto ben

Frangipani, alla lor volta, reclamarono presso Innocenzo IV, domandanIl

dogli l'annullamento di quel trattato.

papa annui,

e con breve del 18

marzo 1244

dichiar nulla la cessione del Colosseo, per non essere stata opportunamente
chiesta dai Frangipani l'indispensabile facolt di poter cedere un luogo del

quale essi non eran padroni,

ma

semplici feudatari del sovrano Pontefice;

dichiar pur nulla la permuta degli altri beni, perch fatta non con libert,

ma sotto la violenza e le minacce di Federico Quum sicut lecta coram nobis vestra petitio
timore perterriti, medietatem Colisei
et

II.

Ecco

il

tenore della bolla

continebat, nuper apud Aqua-

pendentera in presentia Principis constituti, eidem ad suam instantiam ipsius

cum palatio exteeioee


dilecto

sibi

adiacente

omnibus iuribus ad ipsam medietatem pertinentibus

Alio

Anibaldo

civi

romano

titulo pignoris obligata,

quae ab Ecclesia Romana

tenetis in feu-

dum

de facto

cum de

iure nequiveretis, duxeritis concedenda, praestitis nihilicet

lominus iuramentis vos contra concessionem huiusmodi non venturos,

ex

hoc essetis non immerito puniendi, attendentes tamen, quod coacti quodam-

modo
tatem

terrore tanti principis id fecistis, concessionem huiusmodi

nullam esse
ius et proprie-

penitus nuntiantes praedicta ad vestrum et Ecclesiae


auctoritate praedicta

Romanae

revocamus: iuramentis praedictis nihilominus


excomunicationis
vinculo,

relaxatis,

eadem

auctoritate

ac poenae quinque

milliura

marcharum

argenti

omnes qui contravenire praesumserit suppoColosseo andasse a cadere nelle

nentes
II

(2).

Sommo

Pontefice (per impedire che


II,

il

mani

di Federico

con grave danno di Roma) dichiar formalmente esser


di

(1)

Giacomo Frangipane era partigiano

Giovanni Capocci. Nel 1228 Giovanni Fran-

gipane die in enfiteusi vitalizia cryptam positam sub Amphitheatro Colisei a Pietro Salincontra iStrum. in atti di
(2)

Lacopo Scrivano). V. Adinolpi,

loc. cit.

Panv., De Gente Fraiigep-, Rainax,d., Ann. aa. 1244, n.

19,

154

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO

l'Anfiteatro di diretto

dominio della Santa Sede; e per questa pontificia dichiafar


il

razione

si

vennero a

manifeste

le differenti opinioni dei vari partiti

poich
rite-

alcuni credevano che

Colosseo appartenesse alla Chiesa, mentre altri

nevano appartenesse
Annullato
seo,
il

all'

Imperatore.

contratto, gli Annibaldeschi dovettero

abbandonare

il

Colos-

ove

in

quel frattempo avevano abitato:

Annibaldenses quoque Romani

Proceres se munierunt, in Colossaeo, in eoque habitarunt,

quemadmodum
Colosseo,
gli
si

antea Frangipanes

(l);

Frangipani tornarono nel loro primitivo possesso.


Frangipani entro
il

quanto

alle abitazioni fatte dai

ri-

conoscono

fino al presente le

muraglie che occupano e dividono fra

archi
il

esteriori e gli interiori sopra l'antiche scalinate, al

numero

di 13 verso

La-

terano, onde

il

circuito era molto considerevole, ed a credersi, che fossero


in ef-

anche similmente chiusi quelli dell'ordine inferiore corrispondenti; ed


fetto nel

pavimento dei superiori

si
;

scorgono aperture fatte per poter discen-

dere con scale alle parti inferiori


periore chiusi
i

ed anche

si

veggono nella stessa parte

su-

pilastri dei
si

due portici nel mezzo, e formano due ambulacri,

sino ove tagliato

vede

tutto l'ordine dell'elevazione esteriore

(2).

Sul declinare del secolo XIII e sugli esordi del XIV, gli Annibaldi, mal-

grado

la bolla pontificia, approfittando dei torbidi


(3),

che agitarono Roma, torna-

rono in possesso del Colosseo. Per nel 1312


tenuto in

dopo

il

solenne banchetto

Roma

dall'Imperatore Enrico VII,

il

quale era venuto nell'alma Citt

per ricevere la coron?. imperiale dai legati spediti da Avignone dal Papa Cle-

mente V,
i

lo stesso

Imperatore costrinse

gli

Annibaldi a rendere alla


la torre di S.

S.

Sede
il

palazzi e le fortezze delle Milizie,


:

come pure

Marco ed
S.

Co-

losseo ^n^6aMwmgMe Militiarum palatia, munitionesque, ac turrim


et

Marci

CoLiSAEUM,

quorum
(4),

possessor

erat reddere coegit.

Non

a credere,

dice l'Adinolfi

che tutto

l'edifizio anfiteatrale fosse

da questi abitato, bensecondo

ch molte sue parti fossero state o chiuse o afforzate da loro per guarentirlo
dalle parti contrarie all'una od all'altra famiglia.

Occuparono

fino al

piano dell'edifizio

(5).

(1)
(2)

SuARBZ, in Diatriba.
1311. Cf.

Marangoni, loc. cit., p. 78. Il GoRi (loc. cit.) vuole nell'anno Apud Muratori R. I. S. Tomo X, 454.
(3)

Albertino Mussato,

Hist.

Aug.

\.

V.

(4)
(5)

Loc.

cit.,

p. 356 e segg.

Nel medio evo vedevasi nell'arena dell'Anfiteatro un solio termale, il quale fu, con ogni verosimiglianza, l collocato dai Frangipani o dagli Annibaldi per uso domestico pi che per semplice ornamento. In seguito per donazione inter vivos fatta da Nicol Valentini
del Rione Monti (V. Archiv. di Stato di
n. 19 ),
il

Roma, posizione

Areiconf. del Salv. Catast. del 1419,

suddetto solio appartenne all'ospedale di Sancta Sanctorum.

CAPITOLO
Verso
la

II.

IL

COLOSSEO NEL SUO ABBANDONO ECC.

155

met del secolo XIV


il

Frangipani possedevano ancora un pa(1)

lazzo presso

Colosseo. >feirarchivio Lateranense


il

v' un istrumento in data

22 Ottobre 1238, per


sini

quale Pietro Riccardo Frangipane vend ad Orso Oret

quartam parteni Palata magni


I

domorum junctorum

Coliseo et

prope

Coliseum.

Legati Pontifici posero sotto la giurisdizione del Senato e del Popolo


il

Romano

Colosseo,

il

quale,

come vedremo

nel prossimo capitolo, fu nuova-

mente destinato
(1) III, n. 2.

ai pubblici spettacoli.

CAPITOLO TERZO.
Il

Colosseo

nelle

mani del Senato Ronriano


esso celebrate.

Giostre

in

JoTTO s.
gliate

il

pontificato di
dissensioni.

Clemente
Il

V Roma

e_

l'

Italia trovavansi
tali

travail

da gravi

Papa, per riparare a

mali e per
i

buon

governo dell'una e

dell'altra, invi

da Avignone

tre Cardinali (1)

quali,

come

abbiam detto nel passato


del Popolo

capitolo, posero sotto la giurisdizione del Senato e

Romano

il

Colosseo.

Ludovico Bonconte Monaldeschi, nei suoi Frammenti delle cose accadute


dall'anno 1328 sino all'anno 1340, riferisce che
l'anno 1332
(2)
il il

giorno 3 Settembre delil

Senato Romano, in occasione della venuta di Ludovico


tori.

Bavaro, volle celebrare nell'Anfiteatro Flavio una caccia di


conto fu criticato e messo in dubbio da Leone Allacci,

Questo rac-

ma

ritenuto

come

sto-

rico dal Muratori, dal Manzi, dal Nibby, dal Visconti, dall' Adinolfi, dal Lanciani, ecc.

ed anche dal Gregorovius,

il

quale nelle due prime edizioni della


fatto,

sua Storia non dubita punto della storicit del


quarta edizione, bench narri
di esso
il

ma

poi nella terza e

racconto, nondimeno fa notare che la sorgente

porta

tutti

caratteri della

non

autenticit.

Non v'ha dubbio che


ci

la Historia

Monaldesca contiene parecchie cose che

autorizzano a dichiararla qual lavoro di un falsario e probabilmente del

noto Ceccarelli condannato a morte da Gregorio XIII per aver falsificato,

come

dice la sentenza, parecchi documenti precipuamente della famiglia Anguillara,

ac etiam diversa Imperatorimi privilegia, genealogias

et

historias.

Ma

il

Fumi

(3)

(sostenitore della falsit della


il

Cronaca
(il

e dell'opinione che le assegna

per autore

Ceccarelli) scrive

Egli

Ceccarelli) rozzol lungamente negli

archivi di Orvieto.... ed ebbe agio di consultare cronache e carte di casa

Mo-

naldeschi per comporre la sua Historia Monaldesca, dove seppe cosi bene me(1) (2)
(3)

Rainaldo,

d.

Ann.
cit.)

L' Adinolfi, (loc.

vuole che sia ci accaduto nel 1328.


citt d Orvieto.

Fumi, Codice dplamatco della

Firenze 1884, pagg. V-VII.

158

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO
di leggieri

scolare cose
sia nascosto

VERE

a cose

false,

da non poter scorger


il

dove

l'

inganno

Ora, ammettendo quanto


il

Fumi
?

dichiara, non potremo noi opi-

nare coi succitati autori, che

fatto delle giostre dei tori entri fra le

cose

VERE
ha

inserite nel zibaldone

Monaldeschiano

Ed

invero, quel racconto nulla

in s che lo

renda sospetto, anzi trovasi


;

in esso qualcosa

che

ci

autorizza

a ritenerlo autentico

ed

che

nomi propri dei


mentre
lo

giostratori son tutti conve-

nienti all'epoca assegnata al fatto,

in altri racconti della

Cronaca Mo-

naldesca leggiamo, come osserva

stesso

Fumi, nomi

classici inusitati fino

a tutto

il

secolo XIV.
dire essere impossibile che

ci lecito

una giostra di

tori sia avve-

nuta circa la met del secolo XIV, perch non possiamo asserire con certezza

che quel giuoco non


quanto

sia stato

assolutamente in uso prima del secolo

XV;

e
:

io affermo, si

deduce pur anche da queste parole dello stesso Fumi


assai verosimilmente introdotta non

(la

giostra del

toro)

prima del

se-

colo

XV

Sicch, seguendo io l'esempio


spettabili,

dei

suddetti autori, sotto ogni aspetto

ri-

m'accingo a narrare

il

fatto.

Anzi reputandolo interessantissimo tanto

per la storia degli spettacoli celebrati nell'Anfiteatro, quanto per la storia di

Roma

e delle sue famiglie celebri, lo riproduco letteralmente.


il

Ma

siccome

il

codice donde
scriviamo,
il

Muratori ne estrasse la descrizione poco corretto, noi tra-

racconto da un codice appartenente al barone P. E. Visconti e


pubblicato nel Giornale Arcadico
(1).

da

lui stesso

Anche

le

annotazioni sono

dello stesso eh. Visconti.

Nello detto anno (1332)

si

fece

il

giuoco del toro al coloso


tavoloni
(2).

che ave-

vano raccomodato tutto con ordine


tutto
il

di

Fu

gettato

il

bando per

contorno, acci ogni barone ci venisse. Racconter


(3).

quelli giovani ci

furono e chi ci morio

Questa
le

festa,

primieramente

fu fatta alli tre di


li

Settembre del detto anno.

Tutte

matrone

di

Roma

stavano sopra

balconi foderati di panno rosso.

Ci era la bella Savella Orsina con due altre sue parenti. Ci erano le donne

Colonnesi

ma

la

giovane non

ci

pot venire, perch

era rotto un piede al

giardino della torre di Nerone

(4).

Ci era la bella Jacopa di Vico, alias Rodi

vere

e tutte

menarono

le belle

donne

Roma. Perch a quella Rovere

toc-

(1) (2)

Tom. CXLVIII. La stampa ha:

che avevano raccomandato tutto con ordine di tavolini

(3)

Ed

io racconter quali

giovani giocorno

quali morirmio,

si

legge nella stampa

(4) Il

Visconti opina che la torre di Nerone fosse quella sovrastante al monastero delle
in via

Domenicane

Magnanapoli.

Il

Gor per, nel tomo CLVIII, p. 35 del Giornale Arcadico,

sostiene che per

t(/rre

di Nerone era detta l'antica Torre Mesa, gi esistente nel Giardino Co-

lonna, e disegnata dallo Scamozzi prima che fosse distrutta nel secolo

XVI.

CAPITOLO
caroiio le
S.

III.

IL

COLOSSEO NELLE MANI DEL SENATO ROMANO ECC.


di

159

donne
;

di

Trastevere; all'Orsina tutte quelle


le altre

piazza

Navona

e di

Pietro

alla

Colounese tutte

che restavano, che arrivavano


al

fino alli

Monti e alla piazza Montanara, e a San Girolamo vicino


Finalmente, tutte
Li nobili
le

palazzo Savello.
(1).

femmine

nobili

da una banda e

le

artigiane dall'altra
dall'altra, e
li

uomini da una banda:

l'altri di

mezza mano
fu

com-

battenti dall'altra.

furono cavati a sorte dal vecchio Pietro Jacopo Rosso da


Il

Sant'Angelo alla pescheria.

primo cavato

un forastiere da Rimini, chiain

mato Galeotto Malatesta

(2),

che comparse vestito di verde, collo spiedo


di ferro scritto:

mano, e portava alla cappelletta

And incontro

al toro, e lo feri nell'occhio


;

SOLO IO COME ORAZIO. manco ma il toro diede a fuggire.


;

Allora esso ci dette una botta alla natica


chio, e casc; e

il

il

toro tirava

un calcio

al ginoc-

toro iva correndo

ma non
al

lo trov.

Usci allora tutto carrucciato Cecco della Valle, ch'era vestito mezzo
Il

bianco e mezzo nero.

motto che portava


lo fece

cimiero era: IO
si

SONO ENEA
mes-

PER LAVINIA. E

questo

perch Lavinia

chiamava

la figlia di

ser lunevale, eh' esso ne


usci l'altro toro, e cosi
gli

ardeva

(3).

Combatteva valorosamente
(4),
il

col toro,

quando
port

Meco

Stallo

forzuto giovane, vestito di negro, che


:

era morta la mogliera, e diceva


toro.

motto

SCONSOLATO VIVO
il

si

bene col

Usci Caffarello, giovane sbarbato, che portava

colore del pelo del lione,

e diceva suo motto:

CHI LO PI FORTE DI ME?


figlio di

Usci un forastiero di Ravenna,

messer Lodovico della Polenta,

vestito di rosso e nero, e suo

motto diceva: SE

MORO ANNEGATO NE LO
il

SANGUE DOLCE MORTE.

Usci Savello di Anagni, vestito di giallo, e diceva

suo motto

OGNUNO
Giovanni

SI

GUARDI DALLA PAZZIA D'AMORE.

Usci vestito di cenerino Giovanni Iacopo Capoccio,


(5),

figlio

di

di

Marzio

il

motto suo diceva cosi:

SOTTO LA CENERE ARDO.


il

Poi usc Cecco Conti, con un vestito di colore d'argento, e

motto

diceva:

COS BIANCA

HO LA FEDE

(6).

(1)

E
E
>.

le

altre di

minor sfera

dell'altra, sta nella

stampa, nella quale omesso quel

che segue distinto di carattere corsivo


(2)
(3)

Questo nome non nel manoscritto del Visconti.

lui n'era fieramente innamorato,

ha

la

stampa

(4)

Cio Domenico Astalli, di famiglia illustre romana, oggi estinta. Mezzo Stallo ha

la

stampa
(5) (6)

La stampa ha
COSI'

figlio

di Giovanni Mario
si

il

BIANCA LA FEDE,

legge nella stampa, togliendo

concetto dalla
al

persona, end' particolare, per recarlo alla cosa, di che perde tutto quell'acume che

cer-

cava

in questi motti e nelle allusioni di essi all'indole e ai pensieri di chi

voleva pi o

meno

chiusamente dimostrarli con

essi .

160

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO
suo motto diceva

Usci Pietro Capoccio, vestito

d' incarnato, e

IO DI
lo

LUCREZIA ROMANA SONO LO SCHIAVO. E


schiavo della pudicizia di Lucrezia romana.

voleva denotare, ch'era

Usc messer Agapito della Colonna, con un vestito di colore di ferro e

certe fiamme di foco, e portava allaca ppelletta una colonna. intorno


:

V era
dire,
il

scritto

SE CASCO CASCATE VOI CHE VEDETE


il

(1).

Voleva

che

la

casa Colonna era


del Papa.

sostegno del Campidoglio, e che le altre erano

sostegno

Usci poi Alderano della Colonna, vestito bianco e verde, e portava una
al
(2).

colonna

capo, col motto che diceva

QUANTO PI GRANDE TANTO


Stefano senatore
;

PI

FORTE

Usci un altro sbarbatello,

figlio di

si

chiamava Cola

della Colonna, vestito color pardiglio, e con

un motto: MALINCONICO,

MA
PER

FORTE.

Usci un Paparese, vestito a scacchi bianchi e negri, col motto:

UNA DONNA MATTO.

Usci Annibale degli Anniballi, giovanetto di prima barba, con un ve-

stito di color

marino e

giallo, e

suo motto era

CHI NAVIGA PER

AMORE
:

S'AMMATTISCE.

Quel giovanotto
il

di Stalli

andava
:

al

cimiero

pennacchio col motto

ma co' legami rossi SONO MEZZO PLACATO. E il vicino suo,


vestito di bianco
:

cio Iacopo Altieri, era vestito di celeste colle stelle gialle

il

motto diceva

TANTO ALTO

SI

PUOTE.
(.3)

Il

motto

lo fece

uno

zio suo letterato,


stelle, e

donde
la

co-

minci la grandezza di questa casa che aspirava alle


a Santa Maria de' Stalli

compr

casa

si

chiamava Piazza d'Altieri.


di color celeste, e por-

Usci Evangelista d'Evangelista de' Corsi, vestito


al

tava

cimiere un cane legato, e

il

motto diceva:

LA FEDE MI TIENE E
il

MANTIENE.

Usci Iacopo Cencio, con un vestito bianco e lionato, e

motto diceva

BONO COLLI BONI CATTIVO COLLI CATTIVI.


(1)

Ad Agapito Colonna
il

la

stampa Mutata

fa

portare

una colonna
del copista

di cera al cappello.
si

Oh

diamine! direbbe
nel testo
:

Cesari, e

come questo? L'orrore


la

conosce facilmente, fu
col-

una colonna
era divenne

c'era, ecc.

colonna scritta forse da taluno collonna in

lana

il

e'

cera.^ il

di parve necessario, e la collana di cera fu fatta .


>

(2)
(3)

Qui pure

il

testo
si

stampato ha collana

Nella stampa

legge a san Marcello

de' Stalli,

chiesa che non ha riscontro alcuno

con quelle esistenti o esistente gi in Roma. Ben l'ha santa Mariella, come nel testo a penna del sig. Visconti. La ricord Fioravante Martinelli nel trattare de templis sanciorum mncta Maria, sive obsoletis al capo XII della sua Roma ex ethnica nacra, in queste parole
:

de strada, nunc domni Jesus. Quella piccola Chiesa fu In fatto compresa nel grande edificio
della Chiesa del Ges, e notissimo quivi
lo

splendido palazzo Altieri

GoRi,

loc. cit.,

pag. 95 n.

1.

CAPITOLO

ni.

IL

COLOSSEO NELLE MANI DEL SENATO ROMANO ECC.


Fusco, con un vestito verde e brache bianche
le

161

Usci

il

figlio di

(1): al

cimiero v' era una colomba con

fronde d'oliva, e

il

motto

era

SEMPRE

PORTO VITTORIA.
<

Usci Franciotto de' Mareri


:

(2)

vestito di verde

come

la

donna smorta,

il

motto era

EBBI vSPERANZA VIVA


altri,

QUA MI MUORE.
di

molti

che

io

mi stracco
nove

raccontarli. Tutti

assaltarono

il

toro, e

ne rimasero
si

morti diciotto, e

feriti.

Delli tori

ne rimasero morti

undici. Alli morti


ria

fece grande onore, e

ri

portarono a seppellire a santa Ma-

Maggiore

e a

Santo Giovanni Laterano.


il

Camillo Cencio, perch


il

nipote ch'era un Piccolino, nella folla era cadel conte dell' Anguillara,
il

scato, e fattolo cadere

figlio della sorella

Cen-

cio gli diede in capo

una

stortata,

che

il

povero giovane morse subito.


i

La

folla fu

a santo Giovanni per vedere seppellire

morti al giuoco

(3).

colo

Da questo racconto si deduce che il XIV era luogo pubblico, ma gi in

Colosseo, nei primi decenni del

se-

parte rovinato e mancante di

sedili,

essondovisi dovuti fare per la descritta circostanza palchi d legno onde far

sedere le gentildonne.

Dopo queste
lo stesso

feste e deplorabili spettacoli dati nell'Anfiteatro Flavio,


stati

non
;

troviamo nella storia che ve ne siano

posteriormente celebrati

altri

e
di

monumento non
:

si

nomina pi n come fortezza n come luogo


di Rienzo, in cui fatta

spettacoli

neppure nell'anno del tribunato


contrade di Roma.

menzione

di tante altre

(1)

li

calzoni a brache bianche, sta nella

stampa

.
si

(2)

Franciotto Mareri personaggio di potente famiglia intorno alla quale

dice stesso manoscritto dogli annali del Monaldeschi


tato nella
(3)

un
I

bel consenso di memorie, venne

ha nel comu-

stampa

in Franciotto di
cit.

Mansini

L'Adinolfl (loc.
(?)

p.

360 o segg.) scrive:

personaggi che diedero

gli spettacoli

nel 1328
sti di

sembra indossassero

farsetto e brache dello stesso colore.

Ma

il

colore delle ve-

deva uno spiedo, ed

uno era diverso da quello delle vesti dell'altro. Avevano una cintura dalla quale penin testa un cappello di ferro o cimiero con pennacchio.... Vi furono

18 morti e 9 feriti. Uccisero 11 tori.

tanta fu la strage
si

umana che

si

vide nel Colosseo

come

si

vorrebbe far credere. Molto sangue nondimeno

sparse, e questa fu la ragione per

cui nell'et, di

mezzo

si

tralasciarono simili spettacoli

n.

CAPITOLO QUARTO.
Il

Colosseo danneggiato dal terrennoto


di " S.

(a.

1349)

L* Arciconfraternita

Sanctorum

nel

Colosseo.

'ALLA D.

fondazione

dell'Anfiteatro Flavio
i

alla

cessazione dei giuochi,

Roma and

soggetta a parecchi terremoti, fra

quali quello
tutti

ABOMINANDO,
edifici,

ricordato nella lapide di Basilio. L'Anfiteatro,


risenti gli effetti;

come

gli altri

ne

ma

la

sua solida struttura, la forma curvilinea e

gli

oppor-

tuni restauri lo tennero saldo.

Nel. lungo periodo di

abbandono, dal secolo VI

al 1349, oltre alle insidie

latenti del lavorio demolitore delle piante e degli arbusti, o,

come

dice

il

chia-

rissimo Lanciani

(1),

le

radici delle piante arborescenti, le quali agivano a

maniera

di

cuneo e

di leva sull'uno e sull'altro orlo della frattura....

il

Co-

losseo ebbe a subire la violenza di altri


di quelli
di

non pochi terremoti, e principalmente

avvenuti nei pontificati di Deodato (614-617), di Leone III (795-816),


(847-8.55), di
si

Leone IV

Benedetto IX (1044-1073), di Gregorio VII (1073-1085);

ed anche, se

voglia, della brusca impressione dell' incendio di Roberto Guiil

scardo. Tuttavia fino al 1349

nostro

monumento, sebbene sconquassato,


mostra
la notissima

ri-

maneva
Bada; e

integro. Cosi nel


se,

secolo Vili ce lo
(2),

p-ofezia di
(il

come

alcuni vogliono

quella profezia fosse apocrifa


ci

che vuol

dire scritta in
fiteatro in

epoca posteriore), essa

renderebbe certi dell'integrit dell'An-^

tempi ancor posteriori al secolo Vili.


dei Frangipani e degli Annibaldi
ci
(i

Le contese

quali fino al 1312

si

dispuil

tavano quella colossale fortezza)


losseo era integro, giacch se la
stata atterrata,

dicono pur esse che a quei tempi


della

Co-

met circa

muraglia esterna fosse gi


principotti.

non avrebbe certamente

fatto gola a quei potenti

La prima breccia
ce l'assicura
il

nel recinto dell'Anfiteatro fu aperta dal terremoto del 1349:


al

Petrarca nella lettera che egli scrisse

suo Socrate

(8),

in cui

(1)
(2)
(3)

Notzie inedite ecc. Rend. della R. Accad. dei Lincei, 1896.


V.

Duchesse, L. Pont. tom.

I.

p. 482, not. 23. Ili,


1.

Ecce

Db Sade, Mm. pour la vie de Frangois Petrarche, Tom. Roma ipsa insolito tremore concussa est: tam graviter ut

4, p. 3,5 e segg'.

ab eadem Urbe condita su-

164

PARTE
i

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO

descrisse

gravissimi danni causati da quello scotimento tellurico. Compreso


il

dall'enormit di quel flagello,

Petrarca scrive che dalla fondazione

di

Roma

per

il

corso di
di ci

duemila anni non era mai avvenuto un egual cataclisma: ed a

prova

soggiunge immediatamente e con slancio oratorio:

Cecidit aeil

di ficioruni veteruni neglecta civibus stupenda jperegrinis moles; cadde


losseo, quella mole,

Co

che sembrava dovesse vedere l'ultimo giorno del mondo


storici)

Di qui

si

deduce (ed comune deduzione degli


del 1349,

che

il

Colosseo, rima-

sto integro fino al terremoto

allora per la

prima volta cominci a

rovinare.

Che con
se ne pu

la parola

moles

il

Petrarca abbia voluto indicare

il

Colosseo, non

dubitare; ce lo persuade l'espressione enfatica:


gli antichi edifici la

moles aedificiorum

veterum, tra

mole per eccellenza. Espressione che farebbe


il

cadere nel ridicolo, come vi cadde

Gori

(1),

colui

il

quale volesse intendere


parla nel periodo che

per quella parola moles la torre dei Conti, di cui

si

segue. All' epoca del Petrarca la torre dei Conti contava dalla sua fondazione

485 anni, e 135 circa


fu resa tato

dall'

ampliamento

fattovi

da Innocenzo

III,

per

il

quale

urbe unica. Ora chi

di noi potrebbe, dico, II circa

appellare la basilica

di S. Pietro (riedificata

da Giulio

405 anni

fa)

moles aedificio;um ve-

terum, ?

Ciascuno dei due

edifici

ha

inoltre

il

suo proprio verbo che ne aff"erma la

subita azione: la moles aedificiorum veterum,

CECIDIT;

la turris

quae Co-

mituni dicebatur, ingentibus rimis laxata, DIFFLVIT.

Finalmente l'avverbio Denique, col quale

il

Petrarca incomincia

il

periodo
il

seguente, decide senz' altro la questione. Denique, pu ben dirsi dopo

rac-

conto della catastrofe di due o pi monumenti;


della catastrofe di

ma

non mai dopo

il

racconto

un

solo

monumento.
il

La caduta
moto

di

una parte del recinto del Colosseo, avvenuta per

terre-

del 1349, confermata,

come giustamente opina


Il

il

Nibby

(2),

da due

do-

cumenti della seconda met del secolo XIV.

primo
di

di questi

documenti

una

lettera colla data del 1362, scritta dal

Vescovo
il

Orvieto (allora Legato


si

Pontificio in

Roma) a papa Urbano V. In essa


altri

Vescovo

rammarica
lui

di

non

aver trovato
dita,

compratori delle pietre del Colosseo, da


i

messe

in ven-

che

Frangipani,

quali ne volevano usare per la fabbrica di un loro


veterum neglecta civibus, stu-

pra duo annorum millia penda peregrinis moles.


rimis laxata
spicit.

tale nihil acciderit. Cecidit aedificiorum

Turris

illa toto

orbe unica, quae comitum dicebatur, ingentibus

in

diffluit, et nunc velut trunca caput superbi verticis horrorem solo effusum doDenique ut irae coelestis argumenta non desint, multorum 8))ecies teniplorum, atqne primis Paulo Apostolo dicatae aedis bona pars humi coUapsa, et Lateranensis ecclesiae

deiectus apex, Jubilaei ardorem gelido horrore contristant


(1)
(2)

Le mem..

storiche dell' Anf. Flavio p. 96.


I,

Roma

antica, Part.

p. 417.

CAPITOLO
palazzo

IV.

IL

COLOSSEO DANNEGGIATO DAL TEKKEMOTO ECC.

165

(1).

Il

secondo documento conteniponiiieo alla lettera del suddetto


i

Legato Pontificio; e vi troviamo che

capi delle fazioni che allora laceravano


i

Roma, trattarono
Colosseo.
esset

di

dividere fra loro


si

travertini che

si

sarebbero scavati dal

Et praeterea
id

omnes concordarent de faciendo tiburtinam, quod


(2) .

commuue

quod foderetur
documento

In questo secondo

vicii

confermata pi esplicitamente che nel

primo, la caduta di una parte del recinto dell'Anfiteatro, gi avvenuta agl'inizi


della

seconda met del secolo XIV. Leggiamo


il

infatti

che

vari partiti

si

sa-

rebbero divisi

prodotto di un' escavazione e non di una demolizione: quod


si

FODERETUK

Hon qiiod demoliretur;

trattava adunque di un cumulo di

massi caduti, della famosa cosa Colisei.


Il

Lanciani

(3)

erede che per cosa (espressione che troviamo

in

un docu-

mento del
due
e al
sia

liber

brevium
s'

Mai'tini V, Eugenii
lo

IV

et aliorum

e che a suo

luogo riporteremo)

intenda la scarpata,

sperone prodotto dalla rovina dei


il Celio.

battei esteriori dalla

parte che guarda

In quanto poi alle cause

tempo

di

questa rovina, cosi parla:


difficile

ignoto quando o

avvenuta, anzi

trovarne una ragione soddisfaciente.

come la rovina La mano del-

l'uomo nulla ha che


il

fare, in sul principio,


dell'

con queste contingenze. Guardando


mosti-a
intatto e di robustezza a

Colosseo dalla parte


si

Oppio,
il

dove

si

tutta prova,

escluder anche

caso di caduta spontanea. Forse la prima


crollare
gli

origine dei danni

rimonta

al

terremoto del 442, che fece


il

plurimas

aedes ed aedificia, e nel Colosseo stesso I'Harena,

Podium,

spectaculi

GRADUS, ecc.
cielo a terra,

Supponendo, prosegue,

si

sia

manifestata

una fendidura da

come

quella che trovasi al dorso del Pantheon dalla parte della


si

via della Palombella, soltanto con maggiore soluzione di continuit perch


tratta di fabbrica a grossi cubi di travertino e troforata
chi, e

da

tre ordini di ar-

da un giro

di finestre,

il

resto facilmente spiegabile.

Una

volta rotto

l'equilibrio della fabbrica e aperta la via alla

caduta dei massi, la rovina dopiante arborescenti

veva fatalmente proseguire, tanto pi che


Questo processo
sgretolamento, lento

le radici delle

agivano a maniera di cuneo e di leva sull'uno e


di

sull'altro orlo della frattura.

ma

continuo, illustrato graficamente


di Pio VII,

da tutte
di

le

vedute e vignette del Colosseo anteriori agli speroni


le quali

Gregorio XVI, e Pio IX,


ed
in

mostrano

lembi

del

balteo

anteriore

fuori di equilibrio

pericolo imminente di caduta. Basta poi osservare lo


S.

stato della

parte costruita da Pio VII vei-so lo stradone di


il

Giovanni per

riconoscere che
tre

pi lieve scuotimento del suolo ne avrebbe fatto precipitare


in-

quattro arcate se non le avessero rette in piedi, a tempo, con potenti


(1)

V. Rainaldo, an. 1365 n.

(2)

Meni, sur
Loc.
cit.

leu

anciens

9. toni. XXVI, p. 114. monum. de Rome, Acad. des


4.

Inscript.

Tom. XXVIII,

p. 585.

{3)

Noi. ined. p.

166

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO
essere tolte di posto,
il

castellature.

Le

incastellature non poterono

ma

furono
I do-

investite dallo sperone di

muro: tanto grave sovrastava

pericolo.

cumenti che ho raccolto su questo capitolo della Storia della rovina di


provano, che allo sfasciamento, masso per masso, del Colosseo
si

Roma

dov aggiun-

.gere la caduta istantanea di gran parte dei portici australi, la quale produsse

una montagna o coscia


per
il

di

pietrame, vera miniera di materiale da costruzione

giro di quattro secoli.

il

La data
S.

di quest'

avvenimento stata
pu rinchiudere

ristretta fra

il

secolo Vili ("quando

Beda parla

ecc.)

e l'anno 1386, quando furono

dipinti gli

stemmi della CompaL'anno 1332


legato ponti-

gnia di
il

Sanctorum.

Ma
si

si

fra limiti pi angusti.


i

3 Settembre fu celebrata la giostra; l'anno 1362,


i

romani,

il

ficio,

Frangipani gi

bisticciavano de faciendo tiburtinam, con le pietre del

Colosseo.

La

rovina dovr adunque attribuirsi al terremoto del Petrarca, av-

venuto

al principio del
il

settembre dell'anno 1349


fin

Bench

Colosseo

dal 1311 non fosse pi fortezza, e fosse venuto in


(1),

possesso del Popolo

Romano

libero allora di s
s'

stesso per

1'

assenza dei

Papi dimoranti

in

Avignone; nondimeno non


il

ha notizia

di asportazioni di

travertini del recinto del Colosseo che dopo

1349.

J^eW intervallo corso

tra

il

1311 ed

il

1349

al

pi furono liberamente asportati parte dei gradini


alle case della Citt (2).
vicini,

del Colosseo

per adattarli
il

Essendo dunque

terremoto del 1349 stretto da limiti cosi

mi sem-

bra non potersi negare aver esso aperto la piima breccia nel recinto del Colosseo.

Durante
losseo ed
i

il

tristissimo periodo

dell'

assenza dei Pontefici da Roma,

il

CoIl

suoi dintorni addivennero nido di ladri e


il

dimora di malviventi.
il

Senato ed

Popolo Romano, tristemente impensieriti, cercavano

modo

di

far tornare l'antica quiete e libert in quella parte di

Roma. Ma quanto era


ad

lodevole

il

pensiero, altrettanto ne era difficile


la

1'

attuazione.

Nondimeno

Compagnia
l'

dei nobili romani, detta del Ss.mo Salvatore

Sancta Sanctoi^um, ne prese

impegno

e,

merc

la diligente vigilanza dei

suoi guardiani, pot snidare dal Colosseo e da' suoi dintorni quelle

bande

di

malviventi.

In riconoscenza ed in premio di un' opera tanto vantaggiosa per


blico bene,
il

il

puballa

Senato ed

il

Popolo Romano,

neW anno 1381 concedevano


l'

Confraternita suddetta ed ai suoi Guardiani

ius del vero e misto

dominio

(Ij (2)

V. Albertinus Mussatus, Hist. Aug. ap.

Mukat. Ber.

Ital. script.

Tom. X,

e.

454,

V. Cancellieri, Stor, dei solenni promessi p. 311, not.

2,'

CAPITOLO

IV.

IL

COLOSSEO DANNEGGIATO DAL TERREMOTO ECC.

167

sugli abitanti dell'Arco situato dietro la cappella del

Sancia Sanctorum e sui

dimoranti nella piazza Lateranense, via


losseo;

S.

Clemente e dell'intiero rione Coparte dell'Anfiteatro. Vi fu per

donando ad essa in propnet

la terza

una

restrizione, e questa riguardava qualche causa di

morte

la quale

era di

esclusiva pertinenza e diritto del Senato


Il

Bonet ritiene invece che

il

Romano (1). Senato di Roma prese

questa risoluzione,
il

di cedere cio
di S.

una terza parte del Colosseo e

farvi un ospedale sotto


il

nome
ri-

Giacomo ad Colosseum,

del quale parleremo in breve, per


i

fatto fune-

sto

avvenuto nelle giostre del 1332; e perch

Romani aveano finalmente

conosciuto che quel luogo doveva venerarsi e rispettare perch santificato dal

sangue

di tanti martiri cristiani (2)

Se l'arena del Flavio Anfiteatro

sia stata
di que-

o no bagnata dal sangue cristiano, noi lo


sto lavoro.
Il ch.

vedremo
la

nella

PARTE IV

Adinolfi finalmente dice


il

(3)

Compagnia

del Salvatore fino

dal 1366, stando ancora

Papa

in

Avignone, incominci ad acquistare quella

casa che

gli

Annibaldensi possedevano al Colosseo. Leggendosi in uno stru-

mento

anno che questa Compagnia compr una casa che fu di Cola Cecco di Giovanni (degli Annibaldi) nel Coliseo pel prezzo di ducati 30, e che
di queir
.

poco prima del trasferimento della Sedia Apostolica da Avignone


nel 1369, Giovanni ed

in

Roma, cio

Andrea

degli Annibaldi

venderono alla medesima Com-

pagnia l'intera met della


Coliseo, unita

stessa casa, che

conteneva sale e camere, posta nel

con la met dello spedale della prefata Compagnia ed a cui era


S.

innanzi la piazza di
fizio del Coliseo pel

Giacomo, e negli altri


fiorini d'oro

lati
(4).

era attorneata

dall' edi-

prezzo di 30

Dal quale istromento

co-

noscesi eziandio la forma di questa casa degli Annibaldensi riguardante colla


facciata quella piazza e che per tre lati internavasi nello stesso

monumento,

non potendosi concepire diversamente

la

sua positura.

Dagli acquisti di questa casa e dagli acquisti che avea fatto di altre

lungo la via Maggiore che conduce al Colosseo, la stessa Societ incominci

ad avere delle ragioni tanto sulla via medesima che su questo orrevole edifizio; e

da

ci ne discorse

che volgendo

il

1386, nell'antico diploma del Se-

nato, trattandosi di quella strada, fosse attribuita alli guardiani della

Compa-

gnia del Salvatore la giurisdizione sopra gli abitanti di questa via.


vendite fatte dagli Annibaldi anche
il

con quelle

diritto sulla loro

casa

si

aggiungesse con

(1)

V. Marangoni, loc.

clt. I,

il

quale assicura aver desunte queste notizie dall'Archivio


III, n. 15).

di

Sancta Sanctorum (Armad.


(2)
(3)
(4)

mazzo

V. ap. MoRONi, Diz. ecc. voce Colosseo.

Adinolfi,

Roma

nelV et di mezzo Tom.


-

I,

p. 374 e sg-g.

Roma

1881.

V. Archivio di Stato (Roma)

Posiz. Ardconf. del Salvat,

168

PARTE

II.

DAL SECOLO

VI

AL MEDIO EVO

quello sulla via Maggiore; diritto che venne esaminato meglio nel 1418,
li

quando

guardiani della Compagnia medesima interpretarono, riordinarono ed amplia-

rono quell'anzidetto diploma del 1386, e determinato pi apertamente da una patente spedita molti anni dopo, cio ai 29 di aprile del 1511, dalla quale senza

alcuna dubbiezza sappiamo che


alla

il

Colosseo per due terze parti appartenesse

Camera Apostolica

in forza di

una bolla

di

Pio P.P.

II,

e per l'altra terza

parte allo spedale del Sancta Sanciorum. Determinazione presa non solamente

padronanza della Compagnia sulla casa degli Annibaldi, ma eziandio perch godeva altri diritti, siccome quello del dominio di un solio termale o conca esistente dentro il Colosseo lasciatale per donazione fra viventi da Nicdietro la

col Valentini
S.

del Rione Monti

(1),

ma

anche

di

una chiesetta nominata


della

di

Salvatore de Rota Colisei, perch edificata, per quanto ne dato risapere,

nell'interno circuito dell'Anfiteatro....


oltre alla predetta in pari

Fo poco conto
S.

padronanza che ebbe,


custodia
di

conca e chiesa di

Salvatore anche di una grotta detta

tempo casa,

sulla quale stavano alcuni luoghi

acconci

alla

dello strame che la prefata Societ

aveva dato ad

(2).

affitto

ad un cotal Paolo

Stefano, correndo gli anni del Signore 1485

Dal 1386
anno

al 1510, quei capitoli,

ordinazioni e privilegi furono

costante-

mente confermati dai Conservatori del Popolo Romano. Dopo


il

quest' ultimo

Pontefice avoc a s tutti


ufficiali speciali,

privilegi di vero e misto governo, e

com-

miseli ad

investendoli

della stessa giurisdizione

fino allora
la terza
(3).

.avuta dai guardiani della Confraternita. Lasci

nondimeno ad essa

parte del Colosseo; e

il

resto rimase in domnio del Senato

Romano

Donata che ebbe

il

Senato alla Confraternita la terza parte del Colosseo,

fu fatto dipingere sull' ingresso

che verso

S.

Giovanni

lo

stemma

del Senato

Romano

e quello della Confraternita. Quest'ultimo


di

stemma

consiste in un'im-

magine del Salvatore, su


verso la Mta sudante
della terza arcata,
si

un
si

altare, fra

due candelabri ardenti. Altri stemmi,


S.

e in pittura e in iscultura,
:

posero nel prospetto che guarda


gli

Gregorio, cio

poich

stemmi suddetti

si

trovano sulle volte


le

ritiene

generalmente che a quell'epoca

due arcate dei

portici anteriori fossero state gi demolite.

Che due

parti del Colosseo appartenessero

in

quei tempi al Senato Roalla suddetta Confrater-

mano
nita

e alla

Camera

Capitolina, ed
si

una terza parte

Arcispedale,

rileva

non

solo

come

si

disse,

da una bolla

di Pio II, in occa-

ma

anche da scritture autentiche,

esibite dai

guardiani della stessa


;

sione della vendita di alcune pietre dell'Anfiteatro


(1)

nella

qual

vendita

due

V. Archivio di Stato (Roma), Poslz. Arciconf. del Salvai, catasto del 1419, n. 69,

(3) Ibid., cat. de' beni del 1435, p. 59, (3)

V, Marangoni, loc.

cit.

CAPITOLO
parti della

IV.

IL,

COLOSSEO DANNEGGIATO DAL TEKKEMOTO ECC.

169

somma

ritratta fu presa dal Senato,

ed una parte dall'Arciconfra-

ternita
Il

(1).

28 Giugno 1604 la stessa Confraternita donava


nella
i

al

Popolo Romano

il

prezzo delle pietre impiegate


lino .

fabbricazione del nuovo

palazzo Capitodichiararono nodell'

Per quest'atto

di generosit,

Conservatori di
era
di

Roma

vamente che
ternita
(2).

la terza parte

del Colosseo

propriet

Arciconfra-

(1)
(2)

Pergamena datata
Dai documenti
al eh.

ai

29 Aprile 1531.

dell'

Archivio

di

Sanata Sanclorum, comunicati dal Sig. Ab. CoLO-

MANNO Hambrani

Marangoni.

PARTE

HI.

DAL SECOLO XV AI TEMPI PRESENTI.


CAPITOLO PRIMO.
Varie vicende del Colosseo nei secoli XV e XVI Travertini asportati Papi e il Colosseo - Drammi sacri Chiesa della Piet - Chiesa di S. Giacomo - Ospedale Altre Chiese ed oratori che circondarono il Colosseo Sisto V.
I

E
mani
:

RA

il

1431 ed

il

1447 Poggio Fiorentino scriveva


il

il

suo trattato

De

va-

rietate Fortunae. Si narra in esso che a quei tempi

Colosseo vedevasi nella

sua maggior parte distrutto; e

ci,

Ei dice, a motivo della stoltezza dei Ro

Atque ob stultitiam Romanofum malori ex parte ad calcem deletum


all'epoca di quello scrittore (anzi da molto
(1),

Che

tempo prima)

l'Anfiteatro

Flavio fosse maiori ex parte ad calcem deletum


la

non ne dubito;

ma

che

causa di questa parziale distruzione sia stata la stoltezza dei Romani, non

posso ammetterlo.

La cessazione

dei ludi, causa originale dello sfacelo, av-

venne

forse per la stoltezza dei

Romani?

barbari vennero a travagliare ed

a impoverire l'Eterna Citt per la stoltezza dei

Romani? E

dei continui ter-

remoti (specialmente di quello del 1349, descritto dal Petrarca) che conquas-

sarono quella mole, ne fu causa la stoltezza dei Romani?

Riteniamo pertanto come positivo


dell'Anfiteatro al periodo suddetto,

il

fatto della rovina della

maggior parte

ma
i

rigettiamo assolutamente l'accusa lan-

ciata ai

Romani da Poggio

Fiorentino.

indubitato nondimeno che

(come avrebbero
loro contrade; e

fatto e forse fecero

Fiorentini degli antichi

Romani monumenti delle


i

come

facevasi da tutti

popoli di quell'epoca),

si

servirono

(1)

Ad
il

calcem deletum, distrutto fino a terra, e non distrutto per far calce, come Gori {Memorie
stoi'iche

tradusse

del

Colosseo, p. 98). Altri,

come H. Babuckb
;

(Geschichte
avvertito
t

des Kolosseums, p. 32),


l'errore,

han voluto dare a queste parole

lo stesso significato
il

ma

cosa han fatto?

Hanno cambiato arbitrariamente

testo originale, e la frase

ad

calcem deletum- divenuta

ad calcem redactum!

172

PARTE

III.

DAL SECOLO XV
Il

AI

TEMPI PRESENTI
di

dei massi (caduti) del Colosseo.

fatto

provato da un breve

Eugenio IV,

datum Florentiae,
tino:

e forse motivato dalle lagnanze dello stesso Poggio Fioren-

lagnanze che riteniamo giuste

ma

soltanto nel senso dell'asportazione che

da parecchi anni andavasi facendo dei massi caduti.


Ridotto l'Anfiteatro Flavio in

uno stato tanto deplorevole,


il

le

sue rovine

addivennero ben presto ricetto

di malviventi. Scrive
il

Vacca

(1)

che nel 1431

Eugenio IV fece con muri congiungere

Colosseo al monastero di S. Maria

Nuova, onde togliere l'occasione del gran male che in quello facevasi.
I
il

monaci Olivetani ne godettero

il

possesso per molti anni;


il

ma

finalmente

Popolo Romano atterr quei muri, e divise

monumento

dal monastero col

pretesto che

una

tale antichit
i

non dovea stare chiusa e nascosta,


Questo
fatto

ma

aperta
il

e alla vista di tutti

forestieri (2).

dovette avvenire circa


(il

1485,

come

si

deduce tanto dalle parole del Vacca


la

quale dice che


lo

gli

Olivetani

dopo
>),

morte

di

Eugenio

ossia

dopo

il

1446,

godettero

per molti

anni
la

quanto perch nel 1490(3) s'incominci a rappresentare nell'Anfiteatro

passione del Ges Cristo; e quindi era tornato in possesso del Popolo Roi

mano. Dopo
si

primi

crolli della

parete esterna del Colosseo, avvenuti (come


le

disse)

con tutta verosimiglianza nel terremoto del Settembre del 1349,

parti adiacenti,

come succede sempre

negli edifici semidiruti

non opportu-

namente

restaurati, principiarono
il

a sfasciarsi e a gradatamente cadere. Esi

sendo quasi impossibile


vertino andrebbero a
si
(a.

ripristinamento, e prevedendosi che

massi di

tra-

finire,

come per
i

il

passato, in qualche fornace di calcina;

cred cosa pi utile usare


1614-1471)
f'

caduti materiali per altre fabbriche. Paolo II

trasportare una parte di quei travertini, e gli impieg nella


il

fabbrica del palazzo detto di Venezia,


Papi. L'Adinolfi
(4)

quale poi addivenne l'abitazione dei


il

dice che in quell'occasione

Pontefice

die' licenza

ad

alcuni suoi architetti di poter demolire alquanti archi del Colosseo nella por-

zione spettante alla Camera,

il

che

die'

motivo
:

alla principale e pi

grande

rovina della fabbrica.


(1)

Ed

in

nota aggiunge

Dico pi grande rovina, perch

Vacca, Memorie di varie antichit trovate in diversi luoghi della Citt di Boma, N. 72. (2) Ecco le parole del Vacca: Mi ricordo aver sentito dire da certi frati di S. Maria Nova (ora S. Francesca Romana) che Papa Eugenio IV (a. d. 1431) aveva tirati due muri che
racchiudevano
il

Coliseo nel loro monastero; e che non ad altro fine era stato concesso al

detto monastero, se

non per levare l'occasione del gran male che

in
il

quel luogo

si

faceva;
i

e che dopo la morte di Eugenio, avendolo goduto per molti anni

monastero, finalmente

Romani

fecero

risentimento che cosi degna memoria non doveva restare occulta, e a

di-

spetto de' frati andarono a furor di popolo a gettar le

mura che

lo

chiudevano, facendolo

comune, come al presente si vede. Ma i detti frati dicono aver tutte le ragioni in carta pergamena; e mi dissero che se veniva un Papa della loro, si farebbero confermare il donativo,
e vivono con questa speranza
(3) (4)
.

Adinolfi,

loc. cit., p. 379.

Roma

nell'et di mezzo, p. 376.

Tom.

I,

Roma,

Fratelli

Bocca e C. 1881.

CAPITOLO
all'et di

I -

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.

173

Niccol PP.

alcuni

travertini del Colosseo furono adoperati per

la fabbrica del

palazzo apostolico al Vaticano

Ci che l'Adinolfi afterraa non

pare del tutto accettabile. Vari autori, come

il

Nibby

ecc.,

assicurano che
alII,

Paolo II approfitt dei travertini caduti; nulla dicono nella demolizione di

quanti archi del Colosseo. Gi un secolo circa avanti


e molti anni

il

pontificato di Paolo

prima del governo

di

Nicol V, l'Anfiteatro Flavio trovavasi privo


il

della parte che

guarda

il

Palatino ed

Celio

(1).

Il

eh. Laneiani, tanto

com-

petente in questa materia, sembra essere dello stesso parere, giacch nel suo

pregevole lavoro sulle Iscrizioni dell'Anfiteatro Flavio


le

(2)

riporta letteralmente

parole del Marangoni

(3), le

quali sono del seguente tenore:

S. P. q. R.

Confermasi ancora che circa

la

rovina di questi due portici australi del

Colosseo, fossero pi anticamente di Paolo II atterrati, dal vedersi negli avanzi


interiori rimasti in piedi dipinte le

armi o stemmi del senato romano e della


di rozzissima

compagnia nobilissima del SS. Salvatore ad sanata Sanctortmi,


maniera, e con lettere gotiche espresso
questi,
il

titolo

S.

P.

Q. R. nella targa, e
il

senza dubbio, furono

fatti

formare circa l'anno 1836, allorch

Se-

nato medesimo don la terza parte del Colosseo alla stessa Compagnia.... Che
se a quel

tempo

vi fossero stati

due

portici, queste

armi sarebbero state


si

di-

pinte in fronte agli archi esteriori dei medesimi

L'Adinolfi

oppose,

come

abbiam veduto

(4),

all'opinione del

Marangoni, e ritiene che

gli

stemmi non

siano stati dipinti su gli archi interiori prima del 1418. Io non intendo farmi
arbitro di questa questione,
resto,

ma

far osservare che l'opinione dell'Adinolfi, del


gli

non intacca

la

deduzione del Marangoni; essendoch, dato pure che

stemmi fossero
i

stati dipinti nel

1418 anzich nel 1386, resta sempre vero che


II,

due portici australi del Colosseo erano gi rovinati anteriormente a Paolo

e positivamente
tefice, la

non meno

di quarantasei anni avanti l'elezione di quel

Ponaf-

quale avvenne nel 1464.


io

se

anche
:

fosse certo

quanto l'Adinolfi

ferma

(5),
il

con

lui stesso (6),


II,

concluderei

Se molti scrittori incolpano del

misfatto

solo Paolo

io

noi discolper: imperocch, segue, eglino non avli

vertono che ninno dei parecchi architetti che

servivano os distorlo,

sic-

(1) (2)

Nibby,
Loc. Loc.
Part.

loc. cit., p. 417. p. 235.

cit.
cit.

(3)
(4) (5)

p. 60, n.
e.

XLVIIL

II

Lanciaii infatti

non

fa osservazioni contrarie.

II,

4.

Aver
Loc.

cio Paolo II

dato licenza ad alcuni suoi architetti di poter demolire alquanti

archi del Colosseo .


(6)
cit.,

p. 376.

174

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

come era

dovere, di commettere lo sconcio, quando colle loro magistrali ra-

gioni agevolmente avrebbero potuto persuaderlo a desistere di


assai riprovevole, trattandosi di un bellissimo

una faccenda

monumento

costruito per giuochi


.

e spettacoli delli quali Paolo era oltremisura compiacente

Mi permetto

inoltre
li-

aggiungere che se Paolo

II

avesse realmente data ai suoi architetti quella

cenza, pot anche averlo fatto per impedire

una rovina maggiore, permettendo


breve

di demolire le arenazioni pericolanti, e lasciando con quel taglio la parete a

sperone. Questo pensiero


si

me

lo

suggerisce

il

di

Eugenio IV

(1),

col quale

proibisce assolutamente

ut et minimus dicti Colisei lapis seu aliorum aedi;

flciorum antiquorura deiiciatur

non potendomi persuadere che un Papa

il

quale govern un trentennio appena dopo quella saggia disposizione, l'abbia


potuto derogare senza un ragionevole e plausibile motivo.
Il

Cancellieri

(p.

311) dice che lo stesso

Pontefice Paolo II

f'

abbellire

coi travertini del Colosseo


Il

anche la chiesa

di S.
(2),

Marco, contigua

al

palazzo.

Vasari, nella vita di Giuliano di Majano

aggiunge che una gran quan-

tit di travertini fu

scavata da

lui stesso

in certe vigne vicine all'Arco di Co-

stantino, le quali venivano

ad

essere contrafforti ai fondamenti del Colosseo.


stessi

Nel 1480

il

card. Riario approfitt degli

caduti travertini per la


i

costru/iione della Cancelleria Apostolica; e nel seguente secolo


il

Farnesi con

materiale dell'Anfiteatro e di
loro palazzo.

altri antichi edifici

romani, edificarono pur essi


fra
il

il

Contemporaneamente, nel periodo che corre


altri

1480 ed

il

1550, s'abbellirono con quei materiali molti

edifici

romani, non esclusi


di

come

si

legge nel Ricci

(3),

palazzi Senotorio e dei


i

Conservatori
tre
(4).

Roma. Pi
(caduti
fatti

tardi (sec. XVII), furono asportati

travertini di

archi e

mezzo

nel 1644) per l'edificazione del palazzo Barberini

V'ha chi da questi


si

prende pretesto per censurare

Papi;

e,

travisando la storia,

sforza d'in-

(1)

Dilectis

filiis

etc.

ab

aliis nostris offltialibus

Non potuimus non turbar! audientes sive ab altero vestrum sive concessum fuisse ut quidam Colisei pars que Cosa vulgariter nondomorum
deiiciatur.

cupatur pr restauratione quorundam


niiiil

Nam

demoliri Urbis

monumenta
si

aliud est
serie

quam

ipsius Urbis et totius orbis excellentiam

diminuere. Itaque vobis ha-

rum

iniungimus et sub indignationis nostre pena precipiendo mandamus, ut


aliis

quid

huiusmodi sive a nobis sive a quibus

concessum

extitit

penitus revocetis nec quovis

modo

permittatis ut et

minimus
ille

dicti Colisei lapis

ciatur: super quibus detis talem

seu aliorum ediflciorum antiquorum deiiordinem ut huiusmodi mandatum inviolabiliter observetur,

contenti tamen

sumus ut

cui forsan talis concessio facta extitit, de locis subterraneis a

Coliseo distantibus lapides evellere possit.

Datum

Florentiae etc.

(Lih.

brevium Martini V,

Eugenii

IV

et

aliorum. Archiv. Vatic. Arm.

XXXIX,

tom. VII,

e.

341, n. 319. Cf. Lanciani,

Storia degli Scavi di


(2)

Roma,

voi. I, p. 61).

Architetto del palazzo di S. Marco o di Venezia, forse in compagnia di

Giacomo da

Pietrasanta.
(3) (4)

Notizie della Famiglia Boccapaduli, p. 132.

Col permesso di Urbano VIII.

CAPITOLO
gannare

I. -

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.


e gli ignoranti, dando loro ad intendere che essi,

175

gli incauti

come

tali,

fecero abbattere la parte

mancante del Colosseo per fabbricar

palazzi, ecc.

Ci assolutamente falso.

Nel capo quarto della Parte II dimostrammo che

il

Colosseo, sebbene
al

gravemente intronato, rimase sostanzialmente integro


l'anno 1349. I Papi cominciarono ad adoperare
altre fabbriche nel principio della
i

fino

terremoto delColosseo per

travertini del

seconda met del secolo XV, quando una

buona parte del recinto era da quasi un centinaio d'anni precipitata; talch
sarebbe stoltezza
il

pensare che essi sperperassero

somme

considerevoli in

demolire, quando una gran parte dei travertini caduti, che avean formato la

famosa coxa o cosa


dell'Anfiteatro, dice

Colisei, era
il

ancora a loro disposizione.


(1),

La

cosa o coscia

Lanciani

continu a fornire travertini per opere


.

pubbliche fino al principio del secolo deciniottavo

Aggiunge che

docu-

menti da vano che


la

lui raccolti nel

capitolo della Storia della rovina di

Roma, pro-

allo sfasciamento,

masso per masso, del Colosseo

si

deve aggiungere

caduta istantanea di gran parte di portici australi, la quale produsse una


o coscia di

montagna
il

pietrame, vera miniera di materiali da costruzione per


,

giro di quattro secoli

finalmente:

Nei registri di conti di quei tempi non ho trovato alcun


si

accenno a demolizioni permesse od eseguite:


di spese

parla soltanto di concessioni


.

per cattar asproni o teuertini a Culixeo


Papi
s'

Anzi
il

interessaron sempre di quell'insigne monumento. Trascorso

primo periodo

di dieci lustri

appena, dopo

il

ritorno di Gregorio
i

XI da Avi-

gnone, periodo di scissioni e di turbolenze, nel quale

Papi avean ben altro

a pensare che al Colosseo; trascorso, dico, quel periodo, essi rivolsero tosto
le loro
il

cure alla gigantesca opera dei Flavi. Ed ecco che vediamo Eugenio IV,

quale nel suo Pontificato (1431-1447) proibisce con un breve


dicti Colisei lapis
la

ut et mini

mus

seu aliorum aedificiorum antiquorum deiiciatur

arre-

candone

ragione:

Nam
Paolo

demolir! Urbis

monumenta
'>.

nihil aliud est

quam
pens

ipsius Urbis et totius Orbis excellentiam dirainuere

Dal Pontificato

di

II (1464)

a quello di Giulio III (1550)

si

al Colosseo, e si disse: o si riedifichi, o l'informe

cumulo

dei suoi traverti)ii


li

caduti risorga in
ministra.

monumenti

novelli,
si

che siano degni della mole che

som-

Come

pi ragionevole,

scelse la seconda parte del dilemma, e sor-

sero

palazzi di Venezia, della Cancelleria e Farnese, ai quali non pu ceri

tamente dolersi l'Anfiteatro Flavio d'aver ceduto

suoi massi.

La prima

parte (riedificazione del Colosseo) che allora parve del tutto

inattuabile e certamente inutile

non sembr

tale

a Sisto V. Quel Pontefice dalle

(1)

Not. ined.,

loc. cit.

176

PARTE

in.

DAL SECOLO XV

AI TEMPI PRESENTI

idee gigantesche ordin al Fontana la ricostruzione del Colosseo; e se


vissuto ancora un anno, noi
fiteatro:

fosse

vedremmo
il

oggi intero

il

grande recinto dell'An-

Vixisset, scrisse

Mabillon, Sixtus V, et

Amphitheatrum stupensarebbe stato


il

dum

illud opus integratum

nunc haberemus

E buon davvero

se egli fosse vissuto; giacch l'immenso vantaggio di veder risorto

maestoso

recinto del nostro Anfiteatro avrebbe largamente compensato le interne alterazioni allora ideate; tanto pi che

non sarebbe stata impresa

difficile

il

pur-

gare poi la cavea da quelle recenti costruzioni.

Dopo
circa. Io

la

morte

di Sisto

il

Colosseo rimase abbondonato per due secoli


el'etto

non saprei spiegare quest'abbandono, se non come un

del gi-

gantesco progetto di Sisto V. I successori di questo

gran Pontefice ne rimasi

sero sbalorditi: eseguirlo era un'impresa enorme: dato pure che

volesse,

li

ratteneva
tiscenti

l'

idea di deturpare la cavea dell'Anfiteatro

assicurarne

le parti fa:

con speroni era un troncare per sempre l'attuazione di quel progetto


si

per circa un secolo

rimase

in

questa continua incertezza.

La mole

intanto

deperiva gradatamente, richiamando a s l'attenzione dei Papi; ed ecco che


nel 1675 Clemente

ridesta la venerazione dei fedeli per quel luogo consa-

crato dal sangue dei Martiri, mostrando con tal fatto l'animo di arrestare la

rovina di quel monumento.

vi invitava

fedeli

a concorrere numerosi; ed
i

avremmo

veduti certamente
li

gli effetti di

quel desiderio se

provvidi disegni di

quel Pontefice non

avesse troncati la morte avvenuta in quello stesso anno.


il

Trascorsi cinque lustri appena dal Pontificato di Clemente X,

gravissimo
si

terremoto del 1703 fece cadere un'altra parte ancora del Colosseo; e

co-

minci a sentire
la totale

il

bisogno di decidersi a qualche cosa, per impedire almeno

rovina dell'Anfiteatro.
si

Ne sono prova

progetti, pi o

meno

lodevoli

dal lato archeologico, che

venivano elaborando, quale quello dell'architetto

Carlo Fontana

e poscia la sistemazione dell'arena e la costruzione delle edi-

cole della Via Crucis, fatta da Benedetto

XIV: cose
il

tutte che

dovean neces-

sariamente portare, onde evitare gravi disgrazie,


fatiscenti dell'Anfiteatro.

consolidamento delle parti


tal

Ma

nulla

si

decideva ancora a
la

riguardo, sino a
il

che, minacciando

imminente rovina

parte del recinto verso

Laterano,

Pio VII non frappose pi indugio; e non attendendo, saggiamente, all'ostacolo


(attuazione del progetto di Sisto V), fece costruire
il

colossale sperone, opera

arditissima ed ammirabile.
D'allora in poi
i

lavori di consolidamento
il
il

si

proseguirono continuamente.
;

Leone XII consolid


arcate interne verso

recinto dal canto del Foro

Gregorio

XVI

ricostru le

Celio

e finalmente Pio

IX

rafforz la parte che

guarda

l'Esquilino. Cosi per la cura dei

Romani

Pontefici rester ai posteri

almeno

un imponente reliquia

di quello

stupendo monumento.

Capitolo

r.

vakik vicende del colosseo nei secoli xv e xvi ecc.


dominio
per
la

l'it

Ora

Papi, da (luaiant'aiini, non hanno pi

il

dj

Roma,

e quindi
del-

non han potuto pi manifestare


l'Anfiteatro Flavio.

la loro sollecitudine

conservazione

Se ancora avessero dominato, noi forse avremmo veduto

l'opera di qualche altro Pontefice spiegarsi a pi'o di ([uel

monumento, conso-

lidandone l'ultima ala del recinto verso

il

tempio di Venere a

Roma

(la

quale

essendo rimasta troppo


tellurica), e
riore,

isolata, difficilmente
i

potr resisteie ad una forte scossa


fino al

ricostruendone
gi fece Pio

muri della cavea


alla parte

piano del portico supe-

come

IX quanto

che guarda l'Esquilino.


o sul principio del secolo
ci

Troviamo che
nel Colosseo
in vari libri,
si

sulla fine del secolo

XV

(1)

XVI,

rappresentavano drammi sacri; e questi


il

vengono ricordati
antiche scalinate

stampati prima e dopo

cinquecento.
delle

In uno spazio piano, che trovasi sopra gli archi


ristretto

con un' ala

di

muro

di

forma circolare,

si

costru

una tribuna a guisa

di teatro;

ed in essa ogni anno, nel giorno del Venerd Santo, rappresenta-

vasi la Passione di Cristo.


Scelti
i

personaggi

atti all'uopo, tanti di

numero quanti ne ricorda

il

Van-

gelo,

rappresentavano

essi ci

che in questo

si

legge relativamente alla passione


i

e resurrezione del Salvatore. Sulle scene v'erano effigiati

vari luoghi

della
le

Palestina,

come Gerusalemme, Befania,


il

il

Cenacolo,
di

1'

orto di Getsemani,

case di Anna, di Caifa e di Erode,

tempio

Gerusalemme, ecc. Le vette


il

dei monti Olivete e Calvario, l'albero al quale s'impicc Giuda, e forse

pin-

naculum templi erano rappresentati


Pilato eravi
il

al naturale.

Nella scena del pretorio di

tribunale, ed

un seggio che cost 40 ducati.

Nella parte superiore della tribuna eravi una galleria, la quale, dice l'Adinolfi (2)

facea mostra all'occorrenza delle nuvole con angeli


.

(3),

quali nubi

venivano ad oscurai-e nella morte del Redentore


In quella stessa galleria v'era la musica,
Sibille,
il

coro dei Profeti, quello delle

nonch dei pastori

e dei re

(4).

fratelli della

Compagnia
i

del Gonfa-

lone offrivano volentieri la loro opera, onde costruire


il

palchi e provvedere

necessario per

il

buon

esito della rappresentazione; e poich fra loro v'erano

abili pittori, architetti, letterati e

mimi, ciascun di

essi

concorreva col suo

la-

voro personale cosi uno dirigeva


:

la costruzione dei palchi,

un

altro

dipingeva

(1)

V. Adinolfi, Ioc.

cit.,

p. 379.

(2)

Adinolfi,

Ioc.

cit.

p. .371.

(3)

Probabilmente erano fanciulli che rappresentavano


recitato nel 1531 si leg-ge:
il

la

scena al vero; giacch nel


il

dramma

Spirato

il

Redentore s'apre

cielo

con folgori e tuoni

e risuscitamento di morti; s'apre

velo del tempio e gli Angeli vengono alla Croce e di-

cono in musica
(4) Arcfi.

Ecce Agnus Dei

dei Gunf.

mazzo XII. Oggi nell'Arch.

di Stato

(Roma).

12.

178
le scene; chi

PARTE ni

DAL SECOLO XV
drammi,
e chi
li

AI

TEMPI PRESENTI

componeva

recitava.

Fra

pittori si

ricordano:

lacobeilo di Antonazzo, Havo, Antonio da Tivoli e Maestro Francesc^o.

Uno

dei

pi valenti compositori di

drammi

fu Giuliano Dai, fiorentino; e fra


i

gli attori

o coloro che nel 1500 recitarono nel Colosseo

suddetti drammi,

si

conserva
(1),

memoria
linaiuolo,

di

Gregorio orefice, Mazzagattone, Mercurio,

Tommaso cartaro
S.

Pietro cartaro,
il

Tommaso
il

libravo. Marcantonio

Caravaggio, Michelangelo
Pantaleo, Nar-

fattore della

Compagnia

.sgr

Agnolo, Mariotto a

dino e Marcello,

quale fece la parte di Erode.


di popolo
il

Turba immensa

accorreva in quella circostanza


sci'ittori ci

al Colosseo;

Pietro Felino Martire,


tit di

Panciroli ed altri

asseriscono che la quansi

gente uguagliava la quantit degli spettatori dei ludi profani che vi

celebrarono ai tempi degli Imperatori.


Nella biblioteca domestica del marchese

Alessandro Capponi
quale aveva per
si

il

Maran-

goni

(2)

vide due esemplari di un opuscolo

il

titolo

Rappreil

sentasiotie della Passione del N. S. Jesu Christo, la quale

rappresenta

Venerd Santo nel Coliseo di Roma, nuovamente colle figure ristampata.


sto opuscolo consisteva in

Que
stile

un componimento poetico

in ottava

rima;

lo

ne era rozzo e volgare;

gli atti

erano intermezzati da arie, che certamente


esemplari, posseduti dal marchese Capponi,

venivano cantate. In ambedue

gli

manca
pati.

l'indicazione del luogo, dell'anno e della tipografia in cui vennero stamnoi, dai tipi, dal frontespizio e dalla figura di

Nondimeno,

un angelo che
stati

in questo effigiato, pati a Firenze verso

possiamo ragionevolmente dedurre che siano


il

stam-

1550.

drammi furono scritti dal lodato Giuliano Dati, da Bernardo di maestro Antonio Romano e da Mariano Particoppe. Nell'archivio della Compagnia del Gonfalone se ne conservano tuttora due copie. La prima incomincia: ConAltri

templa

la passion del Salvator, ecc. ; e

termina con

q}\es,i'

avveiienza:

<

Se-

guita poi la Madonna, colla deposizione della croce, la musica di Joseph e Ni-

codemo, e

la

musica delle Marie

La seconda copia
dell'Impero, e
ci

del 1531, e principia:


i

Quel glorioso Iddio,

ecc. .

Poich descrivemmo

vari ludi celebrati nell'Anfiteatro Flavio ai


stesso

tempi

parlammo

della caccia dei tori ivi

eseguita nel 1332;


attrici,

sia

pur lecito di dare una notizia sommaria degli attori e delle


di fare

nonch

un sunto del pi antico


;

dramma
al

sacro, conservato nell' ar-

chivio del Gonfalone

dramma che dar


si

lettore,

ne

son certo, un' idea

chiara del
secoli

modo con
e

cui

rappresentava nel Colosseo

la Passione di Cristo nei

XV

XVI.

(1)
(2j

Questi era solito fare la parte di Cristo. Loc.


cit., p.

87.

CAPITOLO
I

I.

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.

179

principali attori di questo storico


1.

dramma

erano:
3.
il

Il

Redentore;

2.

la Verf-ine

sua Madre;

S.

Giuseppe;
7.

4.

ss.

Pa-

dri; 5. gli Apostoli; 6.


8.

Simone che invita a cena


Veronica;
10.

Messia;

la

Maddalena;
12.

le tre

Marie;
(1);

9. la

Giuda;

11.

il

Capo
If).

de' Farisei;
i

Caifa;
16.

13.

Erode

14.

un Cavaliere con elmo e corazza;

due Ladroni;

Lu-

cifero e Satana.

Gli attori secondari erano:


1.

La Vedova

di

Naim
3.
i

col suo figliuolo difunto;

2.

lo Spiritato (sic)
4.

con-

dotto da alcuni Pontefici;

Farisei coi loro ministri;


6.

un uomo portante

un vaso con acqua;


7.

5. gli

Angeli;
la
8.

le

due ancillae che tentarono Pietro;


al-

un individuo rappresentante

Morte, la quale dovr poi avvicinarsi


lo storpio; 9. l'adultera;
10.

l'albero
11.
li").

donde pender Giuda;


12. la

varie Vedove:
;

il

Cieco nato;

Canenea;

13.

Nicodemo;

14.

Giuseppe, amico di Cristo

Beniamino, nemico del Messia;


il

16. Dottoi-i Ebrei; 17. Farfariello (sic); 18. vari


il

Discepoli; 19. Barabba; 20.

Centurione; 21.

Cirineo; 22. Longino; 23. Giu-

seppe d'Arimatea.

Non appena
tirava
II
il

gli attori

eran pronti per l'esecuzione del dramma, un addetto


fisi

tendone, e migliaia di occhi erano

allo scenario.

dramma che siamo


il

per brevemente riportare, trovasi,

come dicemmo,
atti.

nell'archivio del Gonfalone: esso intiero, in versi, e consta di sette

Esce per primo

solito

nunzio,

il

quale esordisce ricoi'dando compendio-

samente
mortale.

le principali

gesta di Cristo, durante gli ultimi tre anni della sua vita
il

Dopo

il

prologo incomincia

ATTO PRIMO
Apparisce l'anima
(!)

di S.
si

Giuseppe, la quale esorta


per dire nel

gli

spettatori

ad

ascoltare attentamente quanto

dramma;

e conchiude dicendo
ss.

che ella in quello stesso momento discende al limbo, onde annunziare ai


dii la

Pa-

venuta del Messia e quindi l'imminente loro redenzione.

Ci detto,

muta

scena.

Appare

il

limbo:

ss.

Padri se ne stanno tranquili

lamente aspett^ando Ges. Dopo un momento questi viene; ed appena


dri lo

ss.

Pa-

veggono,

festosi e giulivi

intonano ad alta voce

il

Te Deum.
canto di quell'inno,

Lucifero, Satana ed altri spiriti infernali, all'udire

il

escono precipitosamente dall'inferno


fra loro, e discutono sul

primi (Satana e Lucifero) ragionano

modo

migliore d'impedire l'opera redentrice


Vergine indossava quegli

La

(1)

Il

coi

quali,

Redentore vestiva tunica e mantello; anche ai tempi nostri, la sogliono i

la

stessi indumenti, attori

pittori rafiSgurare. Gli altri

poi vestila
|)arte

vano

alla foggia antica,

ed avevano

abiti di

costume orientale o romano, secondo

che rappresentavano.

18

PARTE

Ili.

DAL SECOLO XV
*

Al

TEMPI PRESENTI

discussione breve, e tosto credono d'avere trovato

il

mezzo
e,

Risolvono di

seguir Cristo al deserto


10 tentano, gli offronp

Vi

si

portano eifettivamente,

trovatolo orando,
Coli' infe-

pane e

lo

menano

sulla

sommit del tempio.


il

lice esito di tutti gli inutili sforzi infernali, finisce

primo atto

(1).

ATTO SECONDO
In quell'atto
11
il

Redentore richiama a vita


il

il

figlio della
si
fti

vedova

di

Naim.

miracolo giunge a cognizione di Simone,

quale
i

un

dovere d'invitar

Cristo alla sua mensa. Quivi la

Maddalena unge
il

piedi del Messia: e


I

Giuda
ri-

vien preso da ira e sdegno per

balsamo che quella adopera.

Farisei

sanno, a lor volta, la guarigione dell'ossesso fatta da Cristo, e lo tentano colla

famosa domanda relativa

al tributo di

Cesare:

il

Redentore

li

confonde con
ai suoi disce-

sagge risposte: torna poi dalla sua Madre; e coll'ordine che d


poli di

preparare l'ultima cena

si

fine all'atto

secondo.

ATTO TERZO
Torna
in

in iscena Giuda,
il

il

quale spiega

il

suo odio contro Cristo

mette
il

esecuzione

suo tradimento: va alla casa di Caifa, onde accusare

suo

Maestro presso quel Pontefice: un servo ne porge avviso a Caifa. Giuda entra
nell'appartamento del Pontefice, e dice:

Padri

coscritti, Scribi e Signori,

So ben che tutti siate di buona mente; Aver seguito Cristo assai mi duole,
Prestando troppa fede
a'

sue parole

tUi detto,

il

traditore contratta col

Capo

dei Farisei la

somma da
i

sbor-

sarsi per la

consegna della persona


il

di Cristo: stabilisce la

maniera onde portrenta

tare ad esecuzione

suo tradimento, e col mettersi che egli fa in tasca

danari,

si

chiude

il

terzo atto.

ATTO QUARTO
Giuda, seguito dai Farisei, va in traccia di Cristo. Partiti questi, apparisce

nuovamente

il

Redentore coi suoi discepoli;

e,

dopo un

istante, hi

sua

madre Maria.

Gesii

domanda ad Essa
l'altro v'era

la benedizione, e le

soggiunge che

da

(1)

Fra un atto e

sempre

il

canto di due

cori.

CAPITOLO
Lei convieii

I. -

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.

181

si

parta.

A
il

queste parole, la

Madonna tramortisce

dal dolore;

e le tre Marie intonano

canto

flebile

che incomincia:

Alta Rfg-inu del celeste reg-iio

(1).

Finito questo canto,

Maria ricupera

sensi

torna a parlare col Figlio,


di

il

quale la benedice e se ne parte; e


In questo punto l'atto
8i

le tre

Marie intonan

nuovo

l'inno.

cambia scena.
Poscia lava

presenta la sala del Cenacolo: v'entra Cristo coi suoi discepoli: celebra

l'utima cena, dirigendo la sua paiola ora a Pietro ora a Giuda.


i

piedi agli Apostoli:

torna alla

mensa: comunica

discepoli;

e,

dopo aver

rese le dovute grazie all'Eterno Padre per la


Pietro,

Pasqua celebrata, prende seco


Getsemani. Ivi
si

Giacomo

e Giovanni, e

si

dirige all'orto di

svolge

quanto leggesi nel Vangelo, e


<t

l'atto

termina colle parole del Maestro:


il

Pietro, nella vagina riponi

coltello;

Che

chi di quel ferisce a Do rubello .

ATTO QUINTO
Cristo trovasi nella casa del Pontefice Anna,

il

quale

si

fa a parlai'e:

Rispondi un poco a me, predicatore:


al

Con qual dottrina


Cristo risponde:

popol hai insegnato?

Predicato ho in palese, e
lor
ti

ognun ha udito
fallito
.

sapran dir

s'io

t'

ho

Non appena pronunziate queste


schiaffo al predicatore della

parole,
dottrina.

un ministro del Pontefice d uno

nuova

Frattanto Pietro, interrogato dalle ancillae, nega e rinnega di conoscere


il

suo Maestro:

il

gallo canta: finalmente Pietro

si

ravvede, e principia un

soliloquio.

Un momento dopo
si

ricambia la scena. Cristo vien condotto da


;

Caifii, dalla

casa

di Caifa, al Pretorio di Pilato

dal pretorio vien presentato

ad Erode, nella cui abitazione

d principio

al

ATTO SESTO
Cristo vien ora accusato e considerato
la

qual seduttore.
adira
;

Il

Re
di

gli

dirige

parola,

ma

quegli tace. Allora Erode

s'

lo fa vestire
gli

bianco, e
ul-

trattandolo da pazzo, lo rinvia a Pilato.

Vedendo

Ebrei che quest'

(l)

L'autore tralascia

il

resto, forse

perch notissimo,

182

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI TEMPI PRESENTI.

timo rimaneva perplesso e non avea coraggio di condannarlo, schiamazzando


dicono:

Exaudi Pontio Pilato nostre


merla pi
di mille

voci,

Cile costui

croci.

queste parole Pilato

si

determina di interrogare
I

il

popolo se prima della


la

Pasqua vogliono liberare Cristo o Barabba.


quest'ultimo. Pilato

Farisei

domandano
Cristo,

vita

di
Il

chiama
dopo

il

Camliere, e

gli

ordina di flagellare Ges.


e gli

cavaliere c,om\)\Q

il

mandato; poi s'inginocchia innanzi a


:

dice:
l'af-

re dei Giudei

ci

il

capo di Ges vien coronato di spine, e

flitto

Signore esclama:

Popolo che

di spine

m'hai coronato, ecc.

Dopo

ci viene

nuovamente menato innanzi a

I
Pilato,
il

quale, vedendolo

cosi maltrattato, lo presenta ai Farisei, dice loro:


il

Perch volete crucifiggere


la

vostro re?

I Farisei,

maggiormente sdegnati, domandano


gli

morte

di Cri-

sto. Pilato si

lava

le

mani, e

Ebrei gridando dicono:

Veng-a, Signor, su' sangue ed aspri doli


di noi

Sopra

ed

nostri figliuoli!

Giuda, dal suo canto, se ne sta triste tra

Farisei: prevede la
i

condanna
i

dell'innocente: proferisce parole di pentimento: restituisce

trenta danari,

quali vengono riposti in

corbonam: narra

le

gesta della sua vita fino a che

di-

venne discepolo
vece
la

di Cristo:

chiama

la

Morte: questa non viene: apparisce


1'

in-

Vita, la quale gli favella.


la

Ma Giuda non
si

ascolta, dispera e torna a


fra essa e

chiamar

Morte. Questa viene, e


si

d principio un dialogo

Giuda:
i

dialogo che
sei

prosegue fino all'impiccagione del traditore. Dopo questo

Fari-

dicono a Pilato che se non condanna Ges sovverte la giustizia. Allora

Pilato; vinto dal timore, fa pubblicare la seguente

SENTENZA:

Noi Pontio Pilato per volont

delli

immortali

idii

e delli

romani princostituito,

cipi e della senatoria autorit, presidente generale di tutta la

Judea

desiderando noi la predicta provincia sotto nostra fede et diligentia assegnata,


quella di mali e perversi homin purgare:
se conviene
et
:

come

allo

dovere
al

di

un grave judice
:

et

con ogni forza et industria servendo

suddetto popol romano

volendo alla perpetua quiete e pace provvedere: essendo menato dinanzi

(1)

(1)

L'autografo dice

dinanti.

CAPITOLO
al

I. -

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XV ECC.

183

nostro cospetto Jesu Nazareno e trovandolo


(1) fino
il

uomo

seditioso e seduttore,

il

quale

al

presente confidandosi nella sua temerit: habbia havuto arle

dire contro

dovere e

imperiali

(2)

leggi attribuirsi

il

regnio de' Judei con

denegare

il

tributo al

grande imperatore Cesare Augusto: sedendo adunque

per tribunale per questa nostra sententia Jesu Nazareno qui presente

come

uomo

seduttore, factioso (3) et delli buoni (4) costumi et vita e pace insidiatore,
(5) et

giudichiamo

sententiamo esser degno


(6)

di

morte; et acciocch per suo


far

esempio

li

altri

per avvenire

non ardiscano n presumano

contra

le

imperiali leggi, et considerando


seditioni et factioni

que

(9)

(7) che quelli che vergognosamente (8) et con vergognosamente debbano essere puniti: pertanto adunse ne commette ad voi cavalier di nostra corte che detto Jesu Nazareno

come uomo quasi


dello

di ladroni et factiosi (10)

auctore et principe allo loco solito


li

monte calvario menar dobbiate


fin

(11) et

tanto in la croce affiso in


si

mezzo
ad

a doi ladroni tanto star debba in

che l'anima dal suo corpo

separi,

esempio
imperiali

di ogni et

qualunque altro seditioso e malfattore contra

alle (12) leggi

Pubblicata la sentenza,

Farisei ne

domandano

al

Cavaliere l'immediata
il

esecuzione. Cristo vien caricato della croce: intraprende


s'imbatte nella Veronica, la quale gli poi'ge un j)anno e
nel

doloroso viaggio:

gli

domanda perdono:
al popolo, dice essi

panno resta impressa una


Padre, e

figura,

che essa mostrandola


il

sere la figura del volto di Cristo. Giunto al Calvario,


al
lo
si

Redentore
:

rivolge

prega ad accettare
chiude
il

il

sacrifizio della

sua vita

si

distende sulla

croce, e cosi

sesto atto.

ATTO SETTIMO
Apparisce l'evangelista Giovanni,
del maestro, esclama:
il

quale, afflitto per la prossima

morte

Ohim, che

g'ii

occhi suoi hanno velato, ecc.

>

(1) (2)

L'autgg'rafo ha: quale e non

il

quale.

L'autografo ha: Imperialo legge.

(B)
(41 (5)
(6)

L'autografo ha: factionoso.


L'autografo ha: boni.

L'autografo ha: iudicamo.


L'autografo ha: advenire.

(7)
(*} (9)

L'autografo ha: considerato.


L'autografo ha: vergogniosamcnte.

L'autografo ha: adonque. L'autografo ha: factionosi. L'autografo ha: dobiate.


L'autografo ha: alle
legie

(10) (11)

(12)

imperiale

184

PARTE

III.

DAL SECOLO XV
di fronte
;

AI

TEMPI PRESENTI
sviene.

Sopravviene la Madonna, e
valiere ordina di alzare la croce

a quello spettacolo
nell'

si

Il

Ca:

ed

il

popolo riunito
:

Anfiteatro grida
il

Misericordia ecc.
:

Il

Capo

de' Farisei dice

il

Eccovi crocifisso
Crocifisso prega

malfati

tore

le vesti di Cristo

vengono sorteggiate:
pone
il

per

suoi

crocifissori. Sulla

croce

si

titolo:

Farisei ripetono a Pilato che

il

loro re Cesare Augusto,

non Cristo:
ll

Pilato risponde:

Ci che scrissi voglio che sia scritto,


vo' tornare indietro
il

Ne

(col)

mio

ditto .

Torna

la

Madonna,

la quale dice al Cavaliere:

saggio cavalier, in cortesia, ecc.

ma

questo, adirato, risponde:

Donna, se vuoi onor, non

ti

accostare, ecc. ;

il

Cavaliere se ne parte, e Maria rimane

a'
i

pie della Croce.

Incomincia allora
Marie intonano
il

il

noto colloquio fra

due ladroni;

finito

il

quale

le

flebile canto:

Maestro caro, vedove

ci lasci,

ecc.

La Madonna

dice al Figlio:

Ad un

ladron non hai prima parlato, ecc.

Egli risponde:

Donna, veggiomi gi condotto a morte,

ecc.

S.

Giovanni segue:

Signor, far quanto m'hai comandato, ecc.

II

Crocifisso dice:

Sitio

Pater

Il

Cavaliere

gli

nega

la

bevanda: poi
:

muta
I

consiglio e gli porge aceto e


est .

fiele.

Cristo lo saporeggia e dice

Consu-

matum

Farisei lo dileggiano, lo dicono falso e rio, ecc.

La Madonna

si

lagna
Fa-

colle turbe: Ci'isto

ad alta voce esclama:

Eloi eloi

lagma sabactani

. I

CAPITOLO
risei
il

I.

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.


Elia, e

185

credono che Ei chiami

seguono a dileggiarlo. Finalmente, gimito


a dire:

momento

di morire, Cristo si fa

Altissimo mio Padre, onnipossente, ecc.

Compariscono

gli

Angeli,

quali dicono reverentemente:

Ecco Agnus Dei

Longino canta:

cieca gente, o popolo perverso, ecc.

Misericordia, o

sommo

Creatore

Segue

la

deposizione di Cristo dalla croce

con la nusica di Giuseppe

di Ariraatea, di

Nicodemo

e delle Marie

Fin qui
cose

il

dramma. Non nostro compito esaminarlo criticamente. Molte


osservare. Solamente coU'Adinolfi
di biasimo,
(1)

dovremmo

diremo:

Il

dramma non
in

tutto

da lodare o degno

ma

ben poco da mettere

paragone

delle antiche, semplici e maestose rappresentazioni anfiteatrali alle quali ser-

viva tutta quanta

la natui-a della

costruzione dell'edificio, e che secondo la

(osturaanza discesa dal greco teatro


pieno, e

aveano
sia

nell'

arenario

le

scene

fisse

ed

in

non dipinte

sulla tela, e ci

detto rispetto

alla

forma esteriore
la

della tragedia o rappresentazione, che

non recava noia alcuna con

lunga

partizione degli

atti,

compatibile solamente nella storica tragedia, contenente


.

talvolta l'intiera vita di un personaggio

Le spese che importavano

simili rappresentazioni,

variavano secondo

la

maggiore o minore grandiosit degli scenari, palchi


nell'esecuzione.

ecc., e la

magnificenza

N mancarono persone

pie le quali offrissero talvolta denaro


(2),

a questo scopo; e nel libro Decretorum

leggiamo:

che

si

faccia

la

de-

vozione della Passione nel Colosseo, essendo persona che per esse offerisce

60 ducati, acci non


Il

si

perda

la detta

devozione

dramma da

noi compendiato e gi esposto, fu


Il 2,S

recitato

nell'Antiteatro

Flavio fino al 1522.

Marzo dello stesso anno


il

fratelli

della

Compagnia

ne sospesero l'esecuzione, pubblicando

seguente decreto:
la

Non

si

faccia,

conforme era

solito,

rappresentazione della Passione

nel Colosseo, attento periculo ob delationem

armoimm, cum

esset difficile sine

scandalo transire posse


(t)
(2) (3)

(.3).

Loc Ex.

ct.

pag. 388.

Arch. del Gonf. A, foglio 138, anno 1519, 6 Febbraio. (Arch. di Stato, Roma).
lib.

Decr. A. foglio 161.

186

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

in

A me sembra di vedere la causa di questo decreto nello stato turbolento furti cui trovavasi Roma in quell'anno; giorni orribili, in cui la brutalit,
i

e gli omicidi dei soldati Crsi,


cito dei Fiorentini e dei Sanesi,
in armi.

come pure

la lotta di
i

Renzo

di Ceri coU'eser-

obbligavano

Romani a

star

continuamente

(In questo stesso


ferire,

tempo accadde un

fatto,

che non posso tralasciar di


le

ri-

perch avvenuto nel Colosseo. Un

tal

Demetrio greco percorse


egli diceva,
il

vie

della citt con

un toro da

lui

ammansito, come

con

arti

magiche;
a fine

e lo condusse al Colosseo per ivi sacrificarlo secondo


di placare
i

rito

ai^tico e

demoni avversi!)
il

(1).

Nell'anno 1525

surriferito decreto fu annullato, e si


(2):

ordin che
fare la

si

ri-

pristinassero le rappresentazioni

Fu

proposto che per


vi

rappresendi

tazione del Colosseo, secondo

il

disegno

fatto,

sarebbero occorsi
si

spesa

almeno 250 ducati; e


ogni onorificenza
Il
.

fu

risoluto che per

essere l'Anno Santo

faccia con

30 Luglio dell'anno 1525

fu stabilito

che

le

sopraddette

rappresenta (3).

zioni avessero luogo di quattro in quattro anni,

onde evitare spese gravi

Nel 1531

si

pens a restaurare
e
si

il

palco, rimasto danneggiato nel sacco di


si

Roma

(a.

1527);

stabil

che annualmente

spendessero 20 ducati allo

scopo di

conservarlo e risarcirlo

(4).

Nel 1539 nel Colosseo ebbe nuovamente luogo


Passione
scrittori
(5);

la

rappresentazione della
quell'uso. Gli

ma

nel seguente
il

anno (1540) cess probabilmente


quale, malgrado tutte le
il

medioevali ed

Panciroli ci dicono infatti che quei


III, il

drammi furono

aboliti dal Pontefice

Paolo

pratiche fatte dal


(6).

popolo onde perpetuare quella devozione, ne neg

permesso

Leggiamo nel libro Decreiorum


che
si

della

Compagnia
si

del Gonfalone:
.30

Anno
di
di

1517,

faccia la cappella nel Colosseo e vi

spendano
il

ducati

oro di
Raffaele
Il

Camera

(7).

Questa deliberazione

fu

presa dietro

consenso

De' Casali e di Luigi De' Mattuzzi, guardiani dell'Ospedale del Salvatore.

(1)
(2)

V. Lanciani, Storia degli Scavi, voi.

I,

p. 214.

Ex

lib.

Decret. A, 182, 25 Marzo.

(3)

Ibid. A, 185.

(4) Ibid. (5) (6)

A, foglio

32.

V.

il

Rubricellone dell' Archivio, p. 70.


si

In quella circostanza

form una

specie, di comitato,
i

dal quale,

per ottenere pi

facilmente la licenza, furono inviati al


teus, d. Vicentius Pacetius, d.

Papa

seguenti rappresentanti:

D. Antonius Pu-

de Attavantis,
d. Pirrus, d.

Antonius de Jacobatiis, d. Michael de Valeriis, d. Petrus Paulus Gaspar de Scappucciis, d. Stephanus Medieus, d. Antonius Albertinus, Jwdanus Buccabella, R. d. Bartholomaeus Citillus, d. Franciscus Pallavicinus x
d.

(V. Lib. Decret.. foglio 126).


(7)

A, foglio 126.

CAPITOLO
profietto per
legije:

I. -

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.


si

187

non
(5

esegui

c-lie

nel 1519. Nello stesso libro

Decrelorum
.

(1) si

1519,

Febbr. Che

si

facca la cappella nel Colosseo


il

Allora

guar-

diani dell'Ospedale del Salvatore rinnovarono

loro consenso, e permisero alla

Compagnia
della Piet.

del Salvatore di poter cavare qualche pietra di travertino per fare


il

alcuni vne\ e porte della stessa cappella, e questo fu

sacello detto di S.

Maria

Come
losseo
si

risulta dalle date, la cappella


le
fu,

venne

fatta

quando ancora nel Coe non cessarono che

eseguivano

raprescntazioni della Passione del Salvatore; poi(;h

una

di

queste ve ne

come

gi dicemmo, nel 1519

(2),

nel 1540.

Cessati i sacri drammi nell'Anfiteatro, come pure abbandonato dov rimanere

il

palco scenico rimase abbandonato,


giacch, non molti
di

l'intero edificio;

anni dopo,
turne; ed
sistette.
il

si

giunse a

tal

eccesso da farlo divenire

campo

stregonerie not-

Cellini racconta nella

sua vita che una notte egli stesso vi as-

La cappella

della Piet cadde pur essa in oblio, e vi rimase per settanta


ri-

anni circa: fino a che, nel 1622, l'Arciconfraternita del Gonfalone risolv

pararla e ridonarla al culto. Vi aggiunse essa alcune stanze per un custode,


e nell'alto del piccolo edificio colloc

una campana. La chiesuola


(3).

fu

consacrata
del re-

da Mons. Giulio Sansedonio, gi vescovo di Grosseto


stauro,
si

A memoria

pose

la

seguente iscrizione:

ARCHI CO NFRATERNITAS GONFALONI


SACELLVM
.

HOC
.
.

IN

COLISEO
. . .

POSITVM
.

SVB
.

BEATAE MARIAE PIETATIS DIRVTVM ET COLLABENS NE TANTA PIETAS OBLIVIONI TRADERETVR IN


INVOCATIONE VETVSTATE
. . . . .

MELIOREM FORMAM RESTITVI ATQVE ORNARI MANDAVIT A D MDCXXII PET DONATO CAESIO CVRTIO SERGARDIO MARIO Q AVRELII MATTAEI MAXIMO Q, HORATII MAXIMI CVSTODIBVS ET M ANT PORTA CAMERARIO
. .

Nell'opera del Fontana

(4) sul

Colosseo vi una veduta dell'interno delsi

l'Anfiteatro qual'era agl'inizi del secolo XVIII. In essa

vede

la cappella sud-

(1)
(2)

A, foglio 138.
Lib. Decret., A.
f.

138.

(3)
(4)

Sotto lo stesso titolo di S. Maria della Piet.

L' Anfiteatro Flavio,

1.

I,

p. 49.

188

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI TEMPI PRESENTI

detta col suo pccolo campanile e l'abitazione del custode; dinanzi alla porta
si

scorge eretta una croce.

Questa interessante veduta


cappella di
S.

ci

fa

conoscere

il

sito preciso

ove sorgeva

la

Maria della Piet: essa sorgeva presso la porta


la

libitinenne, riil

cavata nei vani sotto

gradinata del podio, ed ove

si

dispiegava

palco

delle rappresentazioni della Passione, della quale si distinguono gli avanzi.

Ma

poich la cappella rappresentata in quella veduta supera


scenico, e non potendosi
delle rappresentazioni,

il

piano del palco

ammettere che quello sconcio


le

sia stato fatto all'epoca


si

dovr dedursi che

stanze (delle quali

veggono due

finestre sulla porta del sacello) siano state aggiunte nel restauro del 1622, e

che prima del restauro


presentazioni.
Il

la cappella fosse intieramente sotto

il

palco delle rap-

eh. Armellini dice

che

la

cappella di

S.

Maria della Piet serv antedi

riormente da guardaroba della Compagnia che rappresentava la passione


N. S.

Ges

Cristo. L'Adinolf opina

che

il

sacello della Piet fosse la chiesuola

di S. Salvatore de. e

Rola

Colisaei.

A me

sembra che ambedue abbiano ragione,

che un'opinione non escluda

l'altra.

L'Adinolf fa derivare la denominazione

Rota Colisatei dall'arena dell'Anfiteatro; l'Armellini dalla vasca rotonda della

Mta Sudante. Pi giusta tuttavia sembra essere l'opinione


denominazione che
de Meta

dell' Adinolfi,

poich

presso la Mta Sudante v'era una chiesa dedicata a Maria SS. detta
lo .stesso

De Mehno:

Armellini giudica

una corruttela della parola


la Jlta

Laonde farebbe mestieri ammettere che

Sudante fosse chia-

mata contemporaneamente con due nomi: cosa non


che
legge nel Catasto dei beiti della

facile a dimostrarsi.

Che

per Rola Colisaei s'intendesse invece l'arena, mi pare potersi dedurre da quel
si

Compagnia

del Salvatore

(1).

Troviamo

infatti

che nella Ruota del Coliseo, poco lungi dalla chiesa

di S. Salvatore,

era vi una grotta, detta anche casa, forno e luogo da coiservare erbe secche.
Ora, attorno all'arena
si

pu assai bene trovare

il

posto per questa grotta;

ma

attorno alla vasca della

Mta Sudante no davvero!


si

Che
tatto

poi su questa chiesina

fosse potuto stendere


si

il

palco scenico, e far

divenire essa stessa la guardaroba della Compagnia,

pu argomentare dal
il

dell'abbandono in cui cadde

il

detto sacello nel periodo che crse fra

pontificato di Pio II e quello d'Innocenzo Vili;

abbandono

reso manifesto dal


S.

decreto di Pio

II,

col quale egli toglieva le rendite alla chiesuola di


le

Sal-

vatore de Rota Colisei e

donava a

S.

Eustachio.

fa ostacolo la diversit del titolo della cappella, detta


S.

prima

di S. Sal-

vatore e poi di

Maria della Piet, giacch questa diversit pi apparente

che reale.

(1)

Anno

1435, p. 69.

CAPITOLO

I. -

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.

189

La cappella
sima
fisso

fu

sempre dedicata

al

Salvatore: probabilmente nella sua pri-

mitiva erezione (perch pi conveniente all'epoca

che

io
il

ritengo antichis-

con

come ora procurer di dimostrare) vi


la

si

dipinse

Salvatore croci-

Vergine a pie della croce.


il

Questa pietosa scena pot benissimo essere rappresentata tra


VII secolo, e a quei tempi faccio
io
i-isalire

VI ed

il

l'origine di quella cappella.

N
sca-

mancano

eseinpr,

ed uno ne abbiamo d'epoca pi antica ancora, nella

tola d'avorio, ciot


il

che

si

custodisce nel Museo britannico, e che,

come

dice

Kaufmann, ragionevolmente possiamo dire opera del secolo V. Nei restauri posteriori vi si pot esprimere la morte del Salvatore ed il tenero dolore della
Vergine pi pietosamente ancora, dipingendovi,
cio,
il

corpo del Salvatore


:

deposto dalla croce e giacente sulle ginocchia della sua SS. Madre

gruppo
due de-

chiamato per antonomasia la piet. Poste queste considerazioni,


nominazioni
si

le

fondono
il

in una.

Non mi pare

fuor di proposito ricordare qui

quanto scrisse

Martinelli nella sua

Roma ex

etnica sacra
S.

(1):

S.

Salva-

toris de Pietat^in

Campo

Martio intra monasterium

Mariae. Antiqua Urbis mi.

rabilia referunt hic fuisse

imaginem Salvatoris quae dicebatur Pietas


si

Alcuni vogliono che detta cappella

fosse appellata

pur anche

S.

Maria

de Stara. Basano

il

loro asserto sul Registro dei possedimenti della Basilica

Laterananse

(2),

nel quale menzionata la chiesuola con questo nome. Io con-

getturo che questa denominazione non sia altro che una piccola variante del
titolo della cappella,

chiamandola, cio,

S.

Maria de Salvatore;

e che tro

vandosi questo secondo

nome

scritto abbreviato
il

S.

Maria de Stre
<S'.

(e

forse

malamente

scritto),

abbia potuto originarsi

titolo di

Maria de Stara.
eretto
nell'

Comunque

sia certo che l'origine di questo sacello

interno

dell'Anfiteatro Flavio

dov essere antichissima. Prima che

il

papa Giovanni XXII


(a.

istituisse l'Arciconfraternita del Salvatore, detta di

Sanata Sanctorim

1332),

quella cappella gi esisteva

ricordata durante

il

pontificato di Bonifacio VIII


;

(1294-1303) nel registro dei possedimenti della Basilica Lateranense

ed un
di

se-

colo innanzi (1192) la troviamo nominata nel libro

De Censibus

Cencio

Camerario:
Io

N.

Salvatori de Rota Colisei VI den

non conosco dati pi antichi: forse ricerche accurate potrebbero somche l'arena dell'Anfiteatro Flavio, fu bagnata
e lo esistere un cimitero cristiano addossato all'Anin

ministrarli. Tuttavia, l'esser certo

dal sangue dei Martiri


fiteatro fra
il

(3),

VI

il

VII secolo, appunto


il

quella parte ove internamente


in

sorgeva
(1)
(2)

la

cappella del Salvatore: ed

veder questa cappella ricavata

uno

Pag. 391.

Questo registro fu

scritto

da Niccol Frangipane

ai

tempi

di Bonifacio Vili. V.

Cre-

sciMBENE. Storia di S. Giovanni avanti porta Latina,


(15)

p. 212.

V. Parte IV. Questione III.

190

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

dei fornici dei piano terreno presso l'arena, e quindi allo stesso livello del ci-

mitero suddetto,
dosi,

(livello

che

nell'alto

medio evo and gradatamente sollevanil

come

risult dagli scavi del


dell' Arcibasilica
i

1895) (1); ed

trovarla finalmente registrata

tra

possedimenti

Papale, tutto ci mi fa ragionevolmente opiil

nare che, cessati del tutto

ludi fra

VI ed

il

VII secolo, presso l'arena del

Flavio Anfiteatro, in prossimit della porta libitinense, donde uscirono trionfanti le spoglie insanguinate dei Martiri, si dedicasse
tiri.

un sacello
la cui

al

Re

dei Maresi-

questo fu probabilmente

il

nucleo del cimitero,


(2).

necessaria

stenza fu giustamente accennata dal eh. P. Grisar

Nella sua primitiva origine, probabilmente s'accedeva alla cappella dalla

parte del cimitero e non dell'arena, perch a quei tempi

il

muro

del podio
in-

non poteva essere ancora

distrutto;

pi tardi vi
il

si

accedette dalla parte

terna: e questo fino a he rimase in essere

palco delle rappresentazioni della

Passione, sotto

il

quale trovavasi la cappella. La porta perci, che vediamo

nella tavola del Fontana, e che


ci vien

sull'arena, fu aperta nel restauro del 1622; e


dell' Arciconfraternita

confermato nel permesso, dato dai guardiani

del Salvatore, di poter cavare qualche travertino

per far cunei

per

le

porte.

Lo
mata

studio di questa cappella, che pu dirsi

il

centro della sacra zona for-

dalle chiese che attorniarono l'Anfiteatro Flavio, ci

ha condotto a

rico-

noscere, con grandissima probabilit, la

massima

antichit possibile della ve-

nerazione verso quel luogo consacrato dal sangue dei martiri; venerazione che
i

moderni

ipercritici (3)

vorrebbero far credere un parto del pietoso zelo di


(4):

Clemente
secoli
il

e di

Benedetto XIV. Almeno dicessero col Grisar


(?)

Furono

decimo settimo e decimo ottavo che per primi

cercarono

di

avvivare

ricordo dei martiri della fede cristiana fra queste solenni ruine!

Fuori dell'Anfiteatro, dalla parte che guarda verso la via dei Santi Quattro, vi

era una

piazza chiamata

di S.

Giacomo, a causa

di
.

una chiesa

ivi

prossima dedicata a questo santo:


colle quali
il

S.

Giacomo de Coloseo
:

Ecco

le

parole
si

Mellini (5) tratta di questo sacello


S.

Vicino al Colosseo

vede
pro-

un

fenile

il

quale era prima la chiesa di

Giacomo detta de Colosseo


s'

fanata quasi ai nostri giorni.

questa chiesa la vigilia dell'Assunta


ufficiali

inconsi

travano solveva

il il

clero lateranense e gli

del popolo

romano, e quivi
del Salvatore....

ri-

modo

di fare la processione dell'

immagine

Era

(1)

B. A. e.
F. GoRi,

a. 1895, u. 122.

Gatti.

(2) (3)

Histoire de

Rome

et

<Us Papes
storiche,
II, p.

ami Moyen
i

ge,

1.

IV,

e.

IV, p. 232.
i

Le memorie

giuochi

e gli

scavi dell'Anfiteatro Flavio ed

pi'etes,

martiri Cristiani del Colosseo, C.


1897, p. 209 e segg.
(4)

54 e segg.

P.

Delehaye, Analecta

Boll. T.

XVIi

Roma

(5)

alla fine del mondo antico, p. 175. Benedetto Mellini, Delle Antichit di Roma.

CAPITOLO
adorna
tani.

1.

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.

191

di pitture,

che furono copiate da Ferdinando Baudard e poi dal Guatera una figura
nelle
la

Fra quelle

v'

colossale di S.
(1).

Giacomo apostolo sedente,


in do(Joliseo,

col

bordone e un
Ivi

lib-o

mani

sorgeva eziandio
Annibaldi.
S.

casa dei

Frangipani, la quale poi venne

minio degli
(ho dalla

Relativamente alle case degli Annibaldi de

piazza di
le

Giacomo corrispondevano entro


Ss.rao Salvatore

l'Anfiteatro Flavio, ci

rimangono

seguenti notizie:
l'ospedale del

Nel 1365

comper per trenta ducati


^

la

met

di

una casa appartenente a Cola di Cecco di Giovanni Annibaldi.


(2),

Que-

sta casa, dice l'Adinolfi

era o per se sola congiunta all'Anfiteatro Flavio,


perfin

o con altri

suoi

membri entrava
Compagnia
del

nel medesimo,
di

giacch

contenendo

delle sale e delle camere, allorquando

Giovanni

Branca e Mario Sebastiani,


ottenuto
il

guardiani

della

CJonfalone

ebbero

da Innocenzo
la

Papa Vili

la licenza

di poter

rappresentare entro

Colosseo

sacra ed

istorica tragedia della passione di nostro Signore,


alli

addimandarono questa casa

guardiani dello spedale suddetto Ludovico de' Margani ed Alto de Nigris,

e assentendo

anche

conservatori
/

di

Roma

per questo unico e devoto fine

glie la concedettero

Nel 1462
diruta;

la parte della

casa che guardava la piazza


internavasi
nel Colosseo,

di S.

Giacomo, era
in

la parte

invece che
(3).

era ancora

buono

stato di conservazione

(1)
(2)

V. Armellini, Ae Chiese di Roma,

2. ediz. p.

140-41.

Luterano
Il

Via Maggiore, p. 120.

Roma

1857.

(3) Cf.

Catasto del 1462.


:

Le
e

surriferite notizie sono state tratte dall'archivio di

Sancta
di

Sanctorum, dal citato catasto

da uno strumento in dominum, estratto dai protocolli

Ciorgio di Albino di Castiglione, notaio, datato ai 17

Marzo 1490,

il

quale del tenore se-

guente

Recognitio facta per Guardianos Confalonis domoruni de Coliseo.


Indictione Vili. mens. martii die 17. 1490. Eisdem indictione mense et die quibus supra.
In praesentia nostrorum notariorum etc. Discreti viri Mariani Scalibastri et mei Georg'ii

Albini et cuiuslibet nostrorum in solidum.


Societatis Sanctissimi

Cum

hoc fuerit et

sit,

quod Venerabile hospitale

Salvatoris ad

Sancta Sanctorum de Urbe, cum spatio 120 annorum


Colisei,

vel circa tenuerit et possiderit pacifice et quiete,

casamenta positas
instrumento;

et posita

in

Amphitheatro
Guardianis

nemine contradicente, certas demos, et acquae fuerunt quondam nobilium de


vendidernnt ut constat pubblico
de Nigris Guardiani
et
dicti

Anniballis de Coliseo, qui

illas

dicti hospitalis

et nuiic nobiles viri

Ludovicus de Marganis

et Altus

hospitalis Salvatoris teneant

et possideant;

et nobiles viri

Joannes de Branca

Marcus

quondam

Pauli

Columne Sebastiani Guardiani


Guardianis hospitalis

Societatis

exposuerint eisdem

Salvatoris per

confalonis de Urbe dixerint et Sanctissimum Dominum nostrum

Papam Innocentium
dietis

fuisse et esse eis concessum, posse in dicto Coliseo facere representa-

tiones et devotiones Christi, et

Sanctorum suorum;
ipsis, ipsi

et

quod

ips

Guardiani Confalonis egent


edifi-

domibus

et

accasamentis et dieta parte Amphitheatri, ubi dictae domus apparent


;

catae et constructae

et

quod sine

Guardiani non poasent dictas representationes

192

PARTE

in.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

La suddetta chiesa di S. Giacomo de Coliseo profanata e ridotta a fienile, come dice il Mellini e come pur si ricava dal Martinelli (1), il quale scrive: S. lacobi apud Colosseum erat ibi ubi est foenile cum imagine B. Mariae V. in eius angiilo; habebatque hospitale, quod ad Lateranum traslatum est,
et

nunc dicitur ad Sancta Santorum, venne finalmente abbattuta


Il

nel 1815.

Marangoni

(2)

aggiunge che
1'

1'

amministrazione e la cura di questa chiesa

e di questo ospedale

ebbe l'Arciconfraternita de' Raccomandati del 8smu


fino all'

Salt-atore

ad Sancta Sanctorum

anno 1470. Lo deduce dagli


151.3, nei

statuti
dell' Ar-

rinnovati in queir anno e confermati nel


ciconfraternita
s'

quali

guardiani

obbligavano, sub juramento, di visitare una o due volte alla


(3)

settimana queir ospedale. Lo stesso autore


ricorda dove,

assicura di aver letto,

ma

non

che

l'

ospedale trovavasi negli archi superiori dell'Anfiteatro,

facere, et pr aptitudine loci et conservatione

rerum ad dieta

festa necessaria. Conservatodictis

res requisiverint prefatos

Guardianos Salvatoris, ut velint consentire, ut


pr
dictis representationibus et festis

accasamentis ut valeant

et possint

tantum,

domibus et et non ad

alium usum. Hinc est quod


prefati tiospitalis Salvatoris,

prefati

Ludovicus de Marganis

et

Altus

de Nigris Guardiani

sponte et ex certa eorum

scientia, et

non per errorem quoad


Notariis,

suprascripta et nfrascripta, dederunt et concesserunt eisdem Guardianis Confalonis, presentibus, recipientibus

vice et

nomine

diete

Societatis Confalonis,

et nobis

plenam

licentiam et

omnimodam

facultatem, et potestateni, posse


illud reparare

in dicto palatio dictas devotiones


et non aliter, citra qua (sic) iiabent, et

et representationes

facere, et

ad dictum usum tantum,


utriusque partis
si

tamen prejudicium aliorum jurium

et privileg-iorum

cum

licentia et auctoritate

dictorum couservatorum alme urbis


;

et Lelii

de Fabris, Francisci
et ita

Teuli, et Simeonis

de Cecchinis

et

convenerunt Guardiani Confalonis


et

promiserunt

eisdem Guardianis Salvatoris, quod dato quod tractu temporis


diani et Societas hospitalis Salvatoris vellent rehabere dictas

quandocumque dicti Guardomos et accasamenta et illis


illieo

egerent pr eorum usu, quod tunc

dicti

Guardiani et Societas Confalonis teneantur


et illius

dictum palatium seu domos dicto hospitali

Guardianis libere dimittere


et

et relaxare,

absque aliqua exceptione: quas domos


tenere et possidere nomine dicti
dicti hospitalis et Societatis
illius

et

accasamenta costituerunt

recognoverunt sese
et liceat

hospitalis et

Guardianorum eiusdem,

Guardianis

eiusdem hospitalis Salvatoris dictam Societatem Confalonis et Guardianos inde expellere, promittentes plenarie partes una alteri et altera alteri cum
te-

juramento, predicta omnia et singula inviolabili ter perpetuo observare, et rata et grata
nere et habere contra non facere, dicere vel venire, aliqua ratione, jure, modo,
causa pr quibus omnibus
inde singula singulis
spitalium et societatis
et
et singulis

titulo, sive

observandis et plenarie adimplendis, diete partes hinc


et

congrue referendo, obligarunt omnia


(sic) et

singula bona dictorum hoetc.

voluerunt pr prefatis posse cogi

et

rcnuntiaverunt

etc.

juraverunt

etc.

Actum

libus viris

in Palatio Conservatorum alme Urbis presentibus etc. iis testibus etc. nobiJoanne de Palonibus regionis Arenule et Dominico quondam Joannis de Maldosso
et rogatis.

Regionis Trivii ad premissa vocatis habitis

Ex

protocollo Instrumentorum Georgii Albini de Castiglione Notarli

pubblici et Ve-

nerabilis hospitalis Sanctissime Imaginis Salvatoris


(1)
(2) (3)

Roma
Loc.
Ibid.

ex ethn.
p. 83.

sac. C. 12, p. 361.

cit.

Capitolo

i.

varie vicende del colosseo nei secoli xv e xvi ecc.

193

s^ik.

chiusi dai Frangipani.

In

ett'etto,

dice, tutti

sei archi chiusi


i

della ele-

vazione esteriore, sono anche mutati al di dentro fra


portico, sicch
sei archi,
Il

pilastri

del secondo

formansi e

si

dividono due lunghi corridoi


>.

quanti

portano

luogo attissimo per l'ospedale


letterato

celebre

Francesco Valesio, senza per accennale

alle fonti, vi

comunic ad alcuni suoi amici che nei suddetti archi chiusi del Colosseo era anticamente un monastero di monache (1).
Questo stesso asserisce
sequio alla eh.
verit di essa.
il

Bonet. Noi riportiamo la notizia soltanto in

os-

memoria

del suddetto Valesio,

ma

siamo

atfatto

incerti della

L'Adinolfi

(2)

combatte enei'gicamente queste opinioni.


1'

veramente

triviale (dice), e

non pertanto meno curiosa


era ammesso fra

opinione del Marangoni, che la

Societ del Salvatore avesse governo non pur di questo tempietto


dello spedale

ma

eziandio
il

che

li

gli

archi stessi del Colosseo,

quale

spedale dopo molti anni fusse trasportato al Laterano ove esiste; e

dell' istessa

natura quella di Francesco Valesio quando pretende nell'Anfiteatro Flavio

anticamente venisse aperto


volgermi
ch
si

un monastero

di

monache. Rincrescendomi

d' in-

in certe quistioni

tra perch la brevit del lavoro le rifiuta, e perdi

concerta con scrittori

molto credito, non posso nondimeno tralasciarle


l'ispetto all' altrui

per la loro necessit e pel superchio

sentenza, sapendo

i)er

prova che

tutti gli

uomini qualche
in

fiata

rimangono
1'

in

inganno.

A me
coli'

dunque, che posi

disamina

archivio della detta compagnia


la

anche

intendimento di veder meglio questa materia, pare per due ragioni. La prima che
nell'

cosa assai

diversa e massime

archivio suddetto

non trovi menzionato alcun luogo dell'Antiteatro rivolto


uso.

all'

uno e

all'

altro

La seconda che
ben

questi pai'eri discendono dalia falsa congiunzione di due

idee, tra loro


s'

distinte.

Nel trovar scritto spedale e monistero del Colisseo

intesero due fabbriche

non gi vicine

ma

entro quella orrevole dell'Anfiteastabile e certo dir

tro Flavio.

Ora partendo da un principio


il

che avanti e
cosi al

alquanto dopo
pari
il

mille

come

sconosciuta la
1'

chiesa di

S.

Giacomo,

suo spedale di donne,

ediflcamento del quale non sembra pi antico


assoggettato

di quello di S.

Angelo,

ma

piuttosto da esso originato, ed a lui

e dipendente

{?>).

Per avventui'a venne ai)erto dai lidccomandali per maggior

(1)

Ap. Marani.
iMleraiw
e

Inc. cit.

(2) (3)

va Maggiore, p. IK.
,

Ij'asserto dell' Adinolfi


Jlospiiali S. Jacobi

ba.sato

sulla liulla

Unioiix Ecclesiariim Ss.

Quadraghifa
ai

et S.

Mariae

prope Colisaeum, emanata dal Papa Eugenio IV,

18 gen-

naio del 1433,


ltrb(^

nella quale

leggiamo:

....

hospital!

S.

Jacobi prope Coliseuin etiam de

ab eodem hospital! S. Angeli depend(>ns


.

et per illius

Onardlanos

et confratres huius-

inodi gubernari soliiuni etc.

]94

PARI'E

III.

UAL SKCOLO XV

Al

TEMPI PRESENTI

comodo

degli infermi

(1),

come meno lontana


assai pi
tre

dalla parte pi popolata di

Roma,

e prova ne
fu chiuso

sia fra le altre quella, che, ingrandito lo spedale al

Laterano non
e Marcellino

n quello,

n l'altro

picciolo di S. Pietro
gli

chiamato

lo spedaletto,

ma

tutti e

correndo
(2j....

anni di Cristo 1383, a belo spedale.... fu

nefzio del

comune ricettavano malati


(3),

Ma

siccome

aperto

principalmente per donne


sei'vite

che ebbero bisogno nelle loro malattie

di essere
offerte, e

da

altre

femmine, queste incominciarono prima a nominarsi


in quel luogo,

costrette

da necessit a dimorare e convivere


di

tennero vita a
ivi

seconda

qualche regola;

da queste dunque
e dalle

da altre povere donne

raccolte, o
di quelle

come par meglio,

una

e dalle altre,

venne a formarsi una

devote unioni ne' secoli di mezzo appellate case sante.


abitazioni di cotali donne, conchiude l'Adinolf, erano contigue alla
S.

Le

chiesa di

Giacomo che
da questo

col suo spedale dispiccato dal Colosseo erano sepa-

rate affatto

edifzio.

Conciossiacch venendo ampliamente dai guar-

diani Bernardo de' Ricci e Paluzzo di Giovanni Mattei negli anni cristiani 1472,

costoro chiesero

licenza ai

maestri delle strade

di

chiudere un luogo intra(4),

posto a quella chiesa e ad alcune possessioni dello spedale

ed

in questa

concessione per verun

modo

si

fa

ricordanza di
il

queir edilzio del Colosseo,

nel quale secondo Valesio, era contenuto

loio

monastero

I
* *

Oltre alla chiesa di S.


fiteatro

Giacomo de

Coliseo, erano molto prossime all'An-

Flavio altre chiese, delle quali oggi non rimane alcun vestigio.

Neil'

andar direttamente per

la via

Maggiore seguitava, dopo

il

titolo

Clementine, la favolosa casa di Giovanni Papa VII; e verso l'Anfiteatro Flavio pei- lo
Il

meno quattro
(6)

altre chiesette

(5).
l'

Lanciani
(7),

opina, e saggiamente, malgrado

ipercritica dei

moderni

Bollandisti

che nelle vicinanze del Colosseo,


Bulla.

oltre

a varie cappelle vi

(1)
(2)

Ex eadem

Giiardianis, custodibus et offlcialibiis antepositis societatis

Racconiandatorum ima-

ginis Salvatoris ad Sancta

Sanctorum ac pauperum

hospitalis S. Angeli et hospitalis S. Ja-

cob! et hospitalis Ss. Petri et Marccllini.


(ii)

Il

lodato Mellini dello stesso parere

{Da una Pergamena dell'Arch. S. Sanclorum). Contiguo alla chiesa di S. Giacomo (dice)
:

un ospedale per le donne, come viene scritto nel catalogo 2" della medesima compagnia sotto r anno 146H da Niccol Signorili, bench questo dica che 1' ospedale fosse cov'

era

strutto pr milUibus. (Arch.


(4)

Val. Man. dell' a7itichit di

Roma

arni. VI, n.

ii8.

Questa notizia
<S.s.

l'attinse l'autore

da una Lieenta Magtrmiim Stratarum


112.

Guardia-

nis Societatis
(5)
(6)

Salvatorin concessa.
e

Adinolpi, Lat.

Via Maggiore

p.

Pagan and

(7)

Rome, p. Kil. Analecta Bolland. Tom. XVI, p. 248 e segg.


Christian,

CAPITOLO
fossero pur'

1. -

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.


L' opinione dell' illustre
le

195

anche sette chiese.

archeologo vien con-

fermata dalle scoperte

e dai documenti;

prime

ci

hanno rivelato
i

la esici

stenza di alcuni oratori o cappelle nelle vicinanze del Colosseo;

secondi

hanno conservato memoria


Fra
gli

di

almeno

otto chiese in quel dintoi-no.


il

oratori

che circondavano

Colosseo,

merita
figli.

il

posto

d'onore

quello sacro a S. Felicita, martire romana, ed ai suoi

Quest'oratorio fu

scoperto nel 1812.


11
il

primo a parlarne

fu

il

Morcelli nel 1812, poi

il

Piale nel 1817; anche


e poscia
il
il

Mai

pi volte nei suoi scritti parla di quest'oratorio;


il

Canova,
ecc.

il

Nibby,

Garrucci,

il

De

Rossi, l'Armellini,

il

Marucchi,

(frisai-,

Non

questo pi che
blicate

il

luogo di descrivere ed illustrare queir antichissimo oratorio: tanto


sue pitture e le scoperte ivi fatte sono state gi illustrate e pubscrittori.

le

da molti

Solo

mi

sia

permesso intrattenermi alquanto


S. Felicita,

sul

motivo della erezione

di

un oratorio sacro a

celeberrima martire

romana,
Il

in

questo luogo; motivo che ha dato occasione a varie congetture.


(1)

De

Rossi
di

propose la congettura che qui fosse la casa del marito di


l'ignoto

Felicita,

nome Alessandro; argomentando


figli,

nome

del
lo

marito da

quello di

uno dei

chiamato appunto Alessandro: e ci

ricava dalla

greca iscrizione a graffito in una parete laterale della stanza, dove, nonostante
r incertezza della lettura, quello che al eh. archeologo sembra certo
vi si legga:
Il

che

Alexandre olmi domus erat


(2)^

Grisar

bench dica che in mancanza

di sorgenti
1'

non

ci

permesso

sciogliere la questione, pure a lui


glio la

sembra che
del muro.

affermativa spiegherebbe me-

venerazione

delle

dame Romane
graffito

per questo santuario: venerazione,

che viene

espiessa in

un

Questa congettura per, a mio


tralasciatane

modo

di

vedere, incontra
certo che

non poche

difficolt; e

per brevit

ogni altra,

qui non pot essere

la

casa di una nobile matrona,

quale fu Felicita, n del suo marito, nobile anch'esso; perch non pu dubitai'si

essere quest' oratorio parte dei sotterranei delle

Terme

di Traiano,
(3).

che

altro

non sono se non


Altri congetturano

gli

avanzi della casa aurea di Nerone


il

che questo sia


esser

luogo immediato ove la Santa ed


al

tgli

fui'ono

trattenuti per

da quello condotti

martirio.

Ma

anche

quest' opinione incontra difficolt. Se la sepoltura di Felicita e dei figli fosse

stata fatta sulla via

Labicana o sulla Latina, non


scrittori.

si

avrebbe tanta

difficolt

ad accettare

il

parere di quegli

Ma

certo che la sepoltura di Fe-

licita e di sei dei suoi figli fu sulla

via Salaria, e quella di Gennaro sull'Appia.

Sembra adunque troppo lontano


(1;
(^2)

il

luogo della esecuzione della sentenza ca-

Bull. A. C. Ser. IV, an. Ili, p. 157 e scjig.

(3)

Roma e dei Papi nel medio evo, 1. I, e. V, ediz. francene, Canina, hidicazione antiquaria di Roma Antica, p. 102.
Storia di

p.

177.

19H

PARTE
1'

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

pitale (che

esperienza insegna prossiino al luogo della sepoltura) da quello


stati

ove quei Santi sarebbero


Altri
la .Santa

detenuti

pei-

esser condotti al martirio.


la custodia privata,

opinano finalmente che questo luogo fosse


ed
i

ove

figli

furono trattenuti nel tempo del processo.


il

Ma
il

gli

atti c'in-

dicano

il

luogo preciso ove

processo

si

svolse, e questo

Foro

di Marte: et iussit

Poster namque die, dicono gli atti, Publius sedit in Foro Martis figli. La distanza del eam adduci , e dopo essa ad uno ad uno
i

luogo di

cui

si

parla dal Foro di Marte fa abbandonar la proposta congettura,

senza

notare che,

come ogni Foro ebbe


di Marte.

la

sua privata custodia, cosi

1'

ebbe pur

anche

il

Foro

In questo stato di cose, sia lecito anche a

me

proporre una congettui'a,

che ricavo dalle circostanze di luogo,

di

tempo

e di costumi.
1

certo che

all'

Anfiteatro Flavio
i

furono non poche volte condotti

rei

per esser puniti, e che anche

cristiani (1) furono l condotti, e

non

di rado,

pi per provare la loro costanza nella

Fede ed
'

indurli a rinnegarla, che per

ultimo supplicio

(2).

stesso.

certo eziandio che prossimo all'Anfiteatro vi dov essere un luogo di

custodia

per

rei destinati

a subire

il

supplicio
all'

nell'

arena dell'Anfiteatro
sotterranei delle

Ora queir oratorio


sulla sti'ada

cosi prossimo

Anfiteatro, nei
(3),

Terme,

che menava all'Anfiteatro


porta Libitinense,

e precisamente
s'

da quella
i

parte ove

trovasi la

per la quale

introducevano

rei

neir arena, non pu negarsi essere stato luogo molto adatto allo scopo.

questo fosse veramente


Rossi
(4),

un luogo

di

custodia, lo dimostra,

come nota

E che il De
>
fi-

la pittura stessa della Martire,

ove

le

due figure

effigiate in propor-

zioni piccole per rispetto ai Santi, sono di carcerieri

Clavicularius carceris
S.

Posto ci, non sarebbe, credo, azzardato


gli

il

supporre che

Felicita e

fossero ivi condotti per esser poi presentati alle belve nell' Anfiteatro, al-

meno a provare ancora una


principio dell' impero di
slianos

volta la loro costanza. S. Felicita fu martire nel


cio, la plebe gridava:
le

Marco Aurelio, quando,


la

Chri-

ad leones!

Dopo
il

morte

di

Antonino

incursioni barbariche mi-

nacciavano l'Impero;

Tevere usci dal suo

letto, e

rec gravissimi danni;

Roma
Era
il

era in preda alla fame; la peste poco dopo devast regioni: conveniva

cercar vittime

a placar

l'

ira degli di

e queste vittime furono

Cristiani.
i

grido del momento:


le

Christianm ad leones!

(5).

Felicita ed

figli

furono tra

vittime designate.

(1)

V. Questione III, Parte IV.


Ibid.

(2) (3)

Piale, Memorie Enciclopediclie, 1S17,


Loc.
cit.

p.

154.

(4)
(5)

p.

169.
I,

Tbrtul Ad. Naf.

9; Apol. 40.

CAPITOLO

I.

VAKIE \aCENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.


uiccijiiio su ci;

107

E
atti

vero che

gli (illi

ina conviene csscrviire


ci

che questi

sono brevissimi e semplicissimi. Essi altro non

ricordano che l'esame


lo ricoidano, fu

e la

morte dei Santi; e se questo episodio dell'Anfiteatro non


non
ebbe seguito. Dico
foi-sc

forse perch

non ebbe

seguito,

giacch

le

Ma-

trone

Romane perorarono

presso l'Imperatore per la loro compagna, matrona

anch'essa
di

Inlnstria
(2)

e l'Imperatore
(.'5),

M. Aurelio che,

al dire di
i

Dione

(1),

Capitolino

e di

Erodiano

aveva orrore per


i

ludi

cruenti

del-

l'Antiteatro, accolse la

domanda;

e Felicita ed
di

figli

furono liberati da questa


nostro ora-

prova.
torio:

La

scritta

che leggesi sul capo

B^elicita nel dipinto del


,

Felicitas cultrix

Romanarum {matronarian)
cultrix,
si

come

tutti
si

convengono,

ce ne una confernui. Quel


alle

numero

fatto;

singolare, non

pu
in

l'iferire

matrone, come senza badarvi


Il

perch queste sono

numero
ro-

plurale.

Garrucci vide la

difficolt, e riferi

quel cultrix ad una qualunque


<

Felicitas,
tu)

devota della Santa omonima; costretto per ad aggiungervi: che non


gli

solvit ,

appartiene,

come anche not


la

il

De

Rossi.

Secondo

la

mia opinione, quel cultrix esprime


Sennonch, come nota l'AUard

gratitudine di S.

Felicita verso le

Matrone Romane.
(4),

l'Imperatore,

di

fronte

alla

grande
i

agitazione poj)olare causata dal terrore superstizioso, liberando Felicita ed


figli

dalle
il

zanne dei

leoni,

non pot a meno


l'

di

rassicurar la plebe, ordinando

che

sangue destinato a placare

ira degli di, invece

che nell'Anfiteatro
scrisse l'Allard
(5)

fosse sparso in punti diversi di

Roma.

Leur immolaiion,

parlando

dell' iscrizione

trovata nel 1732 nel cimitero di Processo e Martiniano,


eut quelque chose d'exceptionnel:
ils

POSTER DIE MARTVRORVM,


Ics

furent

mnrt/s proprement

dits,

c'esta-dire les victimes choisies entre


le

tous les

chrtiens pour tre sacriflcs k la colere des dieux, un jour o


la superstition; la peur, voului'ent

faiiatisme,
illustre di-

tout prix arroser

d'

un sang

vers points de la ville de


Il

Rome
il

De

Rossi

(t)

scrive che

graffito greco, ricordante

un Alexandri
;

8[j,oc,

era scritto suU' intonaco primitivo anteriormente alle pitture cristiane


nel
tri

che
al-

medesimo intonaco
nomi, come:

si

leggevano pure in

graffito:

Achillis invas

ed
il

Cassidi, Maxi..., Saeculari.... ; e sotto:

in de , che

De
in-

Rossi lesse:

in

Deo

Da

questo Egli dedusse che nei

graffiti del

primo

tonaco

si

ha indizio del culto del luogo, anteriore

alle pitture cristiane.

giu-

(1) (2)

LXXI,
V.
2.

29.
4,

Ant. Phil.

11,

12,

15,

r.

(3)
(4)

Histoire des peraecutions, tom.

I,

p.

355 e seg.

(5)
;6)

Loc.

cit.

357.
,,

" Bull. A. C,

loc.

eit., p.

165.

198

PARTE
poich

in.

DAL SECOLO XV
la

AI

TEMPI PRESENTI

stamente

tutti

sanno che

parola

domus

nel linguaggio

cristiano
cri-

ordinariamente
stiane.

significa

oralnrio, e le

acclamazioni Vivus in Deo sono

Conchiudo

Fra
il

gli oratori

che circondavano
assai

il

Colosseo, quello sacro a S. Felicita

pi antico; e se (come

bene

lo
i

dimostr
suoi

il

De

Rossi) le pitture crialla

stiane, roppresentanti la nostra

Santa e

figli,

non sono posteriori

met del secolo


ra volgare.

(44.3),
1'

ed

il

culto di quel luogo anteriore alle pitture, dobfigli

biam conchiudere che


l'

oratorio di S. Felicita e

risale al

IV secolo

del-

E bene
la custodia
l)lizio

a ragione fu esso

il

primo; giacch quel luogo era, come

si

disse,

per coloro che dovean essere esposti alle fiere nell'Anfiteatro: supcristiani.

che subirono non pochi


il

Difatti noi

troviamo qui una domus


gli atti

Alexandri ; ed

vescovo Alessandro, sepolto ad Baccanas, fu (secondo

interpolati bens
tro
;

ma

in sostanza
i

veritieri) (1) esposto

alle

fiere

nell'Anfitea-

e cosi, chi sa che anche

nomi

di Achille, Cassidio,

Massimo e Secolare,
nomi
di Cristiani

uniti a quelle cristiane acclamazioni,

non siano anch'

essi,

damnati ad

bestias nel Colosseo

V....

Un

altro oratorio fu scoperto negli scavi del 1895, fra residui di fabbriche

antiche, presso la

nuova via

dei Serpenti. Riporter le parole del eh. Gatti, che

allora descrisse la scoperta

(2).

Sopra un muro curvilineo che trovasi

alla di-

stanza di m. 44

del Colosseo in

corrispondenza delle arcate


si

XXXXIIII e XXXXV,
della composizione

e costituiva l'abside di una piccola chiesa,

conserva la parte destra di una

pittura a tresco, onde quella parte era decorata. Nel

mezzo

era rappresentatata una figura seduta su


la

l'icco

trono

marmoreo, certamente

Vergine Maria col

Bambino Ges nel seno. Non ne rimane che una piccola


il

parte della veste, e la fiancata sinistra del trono;


musaici, secondo lo stile
cos detto

quale apparisce adorno di

cosmatesco. Genuflessa al lato del trono


sollevate
in atto di preghiera.

medesimo una piccola

figura

colle braccia

Ha

il

capo tonsurato, e veste una casula

di color rosso puro.

il

ritratto di

colui che fece eseguii-e la pittura ad

ornamento

dell'oratorio.

Segue l'imagine
di color ce-

poco minore del vero, di un santo barbato, in piedi,


nere, stretta alla vita con
sastro. L' abito
S.

con tunica

una correggia
;

di cuoio, e

con corto mantello

ros-

monastico
essa

ed probabile che in questa figura sia

effigiato

Benedetto.

Ad

doveva corrispondere un'altra simile


la

figura dal lato de-

stro del trono,

ove siede

Vergine.

dipinto contornato da riquadrature

(1)
(2)

V.

Db

Rossi, " Bull. A. C. serie

li,

an. IV, p. 147 e segg.

"

Bull. A.

Com. Ann. XXIII, pp.

124-125.

CAPITOLO
in

I.

VAKIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.


int'eriort'
si

19'.

rosso: sulla fascia

veggono tracce

di scrittuia,

con iettere

di

color bianco.

La composizione
XIV.

e lo stile del

dipinto

sembrano doversi

attri-

buire al secolo XIII o

Nel campo della pittura

si

leggono

seguenti nomi di visitatori graffiti

con una punta:

liic

Fiiil

Ina/cs liollon

FROUi: fta

kzlot

kz-lol

kzlot

Il

Lanciani, pur dubitando, opina che questi avanzi di oratorio

si

debbano

attribuire alla chiesa di S.

Maria de Ferrariis

(1);

ma

questa chiesa, come veal-

dremo quando
trove.

di essa si parler,
la

per documenti certi conviene collocarla


lo stile del dipinto del secolo

poi,

essendo

composizione e

XIII o

XIV, e non esistendo


(come

altri

documenti che dimostrino


l'ofiinante

la preesistenza della chiesa


di quella con-

tale) alle pitture suddette,

ben fece a dubitare

gettura.
al

dunque

per

me

un incerto oratorio. La

i)ittura stata trasportata

Museo Nazionale.
Le chiese poi pi vicine
all'Anfiteatro Flavio, delle quali
si

ha memoria,

sono:
1."

88. Quadraginta Colisaei.


S.
8. 8. S.

2." 8."

Maria de Ferrariis.
Giacomo.
Salvatore de Insula.

4." 5." 6."


7."

Salvatore de Arcu

Ti-asi.

8.
8.

Maria de Metriis.
Nicol de Colosso e Colisaeo.

8."
I

88.

Abdon

Sennen.
(2)

moderni Bollandisti

saltano a pi

pai'i

la questione intorno a queste

chiese, che,

come vedremo, sono certamente

esistite nelle

vicinanze del Codi sopra,

losseo;

come pure tacciono

degli oratoli, dei quali

parlammo
le loro

bench
S. Sal-

quando

essi scrissero fossero gi scoperti.


e,

Rivolgono
.S'.

armi contro

vatore in Ludo od in Tellure,

contro

Maria de

utai aureo,

che nulla

hanno a vedere

col Colosseo; e,

costretti a parlare della chiesa dei Ss.

Abdon

(1)
(2)

Laxciani, Forma Urbis.


Analecta Bolland. Tom. XVI,
p.

248 e scg.

200
e Sennen, e

l'ARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

non potendone negare


la lettura degli atti

l'esistenza,

conchiudono con un
l'

il

a^l ftro-

bable

che

abbia suggerito

idea di erigere una chiesa

in loro

onore in questo luogo.


resto, la esistenza di

Del
al

queste otto chiese e di questi

oratoi-

attorno

Colosseo serve a dimostrare la venerazione che, da secoli e secoli, prima


fissata dai Bollandisti

dell'epoca
colo

per

il

culto

di
le

questo

monumento
gli oratori

se-

XVII

era prestata all'Anfiteatro,

bench

chiese e

niuna

relazione diretta avessero coi martiri che in esso patirono:

giacch appunto
il

attorno a centri indubitabili di grande venerazione noi vediamo verificarsi


fatto dell'

aggruppamento

di chiese

ed oratori

di vario titolo

come, ad esem-

pio, attorno alle basiliche Lateranense e Vaticana, ed a quella Apostolorum

sulla

Via Appia. Anzi questo

fatto

non solo

si

verificato attorno a luoghi sa-

cri fin dalla loro origine,

ma

eziandio attorno a monumenti destinati per loro


i

natui-a ad uso profano, e divenuti poscia venerabili, presso

cristiani,

per qual-

che motivo speciale. Cosi attorno

al

grandioso edifizio delle

Terme

di Diocle-

ziano, sorsero le chiese di S. Salvatore in Thermis, dei Ss.


l'oratorio cristiano scoperto nel 1876 sul

Papia e Mauro, e
ora la
stati

Monte della Giustizia (ove


di quella

dogana); e

ci,

perch

gli altissimi

muri

immensa mole erano

cementati, dir cosi, dal venerando sudore di migliaia di confessori della fede.

I.

Chiesa dei

Xs.

Quadraginta Colisaei
le

(1).

Cinque furono
Presso la chiesa di
pella che
il

in
S.

Roma

chiese

sacre ai Quaianta Martiri di Sebaste.


a'

Maria Antiqua, scoperta


Neil' abside
di

nostri giorni, v'ha

una capesi

Wilpert considera come faciente parte della chiesa stessa, per


assai vicina
;

sere a questa
Ss.

(2).

questa

cappella sono dipinti


(3)

Quaranta Martiri

e la pittura giudicata dallo stesso eh." autore

non

posteriore al secolo VII. Nella stessa cappella Adriano I fece dipingere nel secolo seguente gli stessi Santi in gloria.

Altra chiesa dedicata a questi Martiri fu suU'Esquilino, e propriamente al

Castro Pretorio.
la chiesa delle
Leis.

Una
fu,

terza ve n' era a breve distanza dal luogo ove ora


si

Stimmate, e

disse Ss.

Quadraginta de Calcarario, e poi de

Un' altra ve ne

e v' tuttora, nel Trastevere, e finalmente viene la

nostra.

Da

quest' elenco

mi sembra

potersi ricavare

1'

origine e la posizione

della nostra chiesa.


(1)

Prima
il

di parlare di (juelle chiese elio pi

direttamente

in ani te stano la

venerazione dei

fedeli verso

Colosseo (venerazione che fu causa dell'aggruppamento delle stesse in quella

zona), ho creduto conveniente occuparmi della chiesa dei Ss. Quadraginfa Colisaei; sia per-

ch anch'essa in qualche modo


Misenati,
(2)
ifl)

fa parte di detto

aggruppamento,

sia

perch fu eretta per

come noto, erano al V. Wilpert, S. Maria Antiqua,


i

quali,

servizio dell'Anfiteatro,
p.
14,

Loc.

cit.

p, 18,

CAPITOLO
I

I.

VAKIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.


soldati, e noi

201

Quaranta Martiri furono


le

troviamo che
di S.
i

le

chiese ricordate
fu eretta per

sono presso
la

caserme
la

militari.

La cappella

Maria antiqua

Coorte Palatina;

chiesa dell'Esquilino, per

soldati Pretoriani; quella di


i

Trastevere, nella celebre Urbs Ravennatium, per

marinai di Ravenna, quella


i

situata a pochi passi dal luogo ove ora sorge la chiesa delle Stimmate, per
militi dei

Castra dedicati da Aureliano in


le oiiiiioii
(li'jj-li

Campo Agrippae

(1).

La

nostra dunAyripi

(1)
l>iw
II

Varie sono

archcolof;! circa la situazione precsa del


i

Campun

Nardini, ad es., fra gli antichi, ed


il

Coni pilaf ori del Corpus Inscriptionum fra


lo

mo-

derni, ritengono che

Comptis Agrippae occupasse

s|)azio

compreso

fra

1'

attuale Corso

Umberto e
ia

le

dall' altro. II
\

Thermae Af/rippiaiiae, da un lato, e la Via del Seminario e la Pinz/.a S. Marco Lanciani e V Huelscn lo collocano invece altrove, e precisamente ad Est della
il

Flaminia, tra

suddetto Corso Umberto e


nell' altro.

la

Via della Stamperia,

in

un senso, e

le

Vie

Miiig-hetti e del

Pozzetto

Per giudicare quale delle due opinioni sia pi probabile,


nare
i

il

miglior partito di esami-

passi di quegli autori antichi

che

parlano del Cavvpus Agrippae, e vedere se vi sia

([ualche

monumento che possa


1.

gittar luce sulla questione.

Gli antichi scrittori che parlano del

Gelilo (Nocfes Afficae

Aulo Gelilo ed

il

sono: Dione Cassio (Lib. LV), Aulo Cronografo del 354 (Urlk:hs, Codex Top., p. 191 25). Cronografo nominano il Campus Agrippae; ma dalle loro parole nuli' altro

Campus Agrippae,

XIIII

e.

V), ed

il

pu dedursi che
forf
d.

la

sua esistenza.

Il

primo

.scrive:

Defessus ego

quondam ex

diutina comibi

mentatione, laxandi lerandiqiie animi grafia, in

Aguu-par Campo deambulaham, atque


si

dnos
IIII.

grammaticos conspicatus, XX congiarium dedif XD.

etc. .

N# .secondo

legge:

Aurelianus Imp. ann. V. m.


Solis ef castra in

Hic muro urbem

cinxif,

templum

Campo

.VcRippAE dedicavit, etc.

anche
la

Dal passo di Dione per, oltre all'esistenza, se ne deduce pur molto fondatamente). la situazione. Lo storico greco ci dice infatti che Augusto, dopo morte di Agrippa, dedic il di lui Campo, eccettuato il portico (il quale, da quanto si dice
(e

appresso, fu quello incominciato ad erigere nel

Campo da Vipsania

Pola, sorella di Agrippa),

nonch
bre

il

Diribitorio, lasciato incompleto

dicazione, rendendo egli ogni cosa di

da Agrippa e terminato da Augusto prima della depubblico diritto. In quella circostanza si die un fune(dice Dione)

munus
Ora
il

gladiaforium, in Septis, sia


edifici

per rendere onore ad Agrippa, sia per

l'avvenuto incendio di molti


sito del

attorno al foro.

tutti riconosciuto ad Ovest del primo Via Flaminia chiamato Via Lata. Posto questo caposaldo, l'essersi dato il nmnvH gladiatoritim per onorare la memoria di Agrippa in Septis, anzich nel Foro od altrove, e l'esser ci avvenuto nel giorno della dedicazione del Campo dello stesso Agrippa, son due cose

Porticus Septorum e dei Septa da

tratto della

che

ci

spingono a ritenere che quelli

si

trovassero in questo
al

quel luogo per fare, quasi direi, prender possesso


dal giorno della sua dedicazione.
L'

Campo; e che si fosse scelto Popolo Romano del Campo suddetto, fin

esame

poi dei

monumenti che Dione


il

e'

indica esistenti nel

sono
sito

il

Diribitorium e

portico di Pola,

e'

induce anch' esso a ritenere


il

Campo d'Agrippa, quali il Campus Agrippae

dal Nardini

ad Ovest della Via Lata. Su ci invito (Roma Antica 1. IV, e. X).


Oltre a questo, nell'anno 159
>,

lettore a leggere la dotta discussione fattane

costruendosi

il

palazzo Serlupi-Crescenzi (Via del Semimetri circa, sul quale era scritto
:

nario), fu ritrovato

un cippo enorme

di travertino, alto tre

ID
.
.

REDENTVM

CIPPOS AD CAMP SOLI EST CAESAR


.
.

QVOD
.

INTRA VERSVS AVGVST


. .
.

PRIVATO

PVBLICAVIT

(C. I. L.

VI, 874)

202
que, per
poi,
il

PARTE
i

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

marinai di Miseno. Questo quanto all'origine: quanto alla posizione


il

quartiere dei marinai di Miseno fu tra S. Clemente ed


la chiesa.

Colosseo; ivi

dunque dovremmo collocare

cos di fatto.

Gli editori del Corpux opinano che questi cippi augustei di Via del Seminario apparten-

gano

al

Campo
di

di

Agrippa; e giustamente, poich, come appunto noi siamo


al

certi (per la te-

stimonianza
])08siamo
della
il

Dione) che Augusto don

Popolo

Romano
,,

il

Campo

di

Agrippa, cosi non


ed a cui
e,

esser certi
il

che
Pincio

il

Cmnpo
ed,
il

detto dai Cataloijhi Marzio, con

denominazione generale
2, p.
11),

piamira fra
al

Tevere (" Bull. Coni.


sia

ann. XI, Sez.

Lanciani opina

s'

alluda nei cippi,

stato

mai a privato redemptum da Augusto


certi,

do-

nato

Popolo Romano.
riferiscono al

E non possiamo

esserne

perch nessun documento


gli Editori del
il

ci

per-

venuto

finora, e finche esso


si

non apparisca, dovremo ritenere con


e che ne costituivano

Corpus, che

quei cippi
si obietti

Campus Agrippae,
tale,

limite del lato Nord.


i

N
li-

che quei cippi

si

trovano in piena regione Villi,

perch noi non conosciamo

miti delle

due regioni con precisione

da non poter supporre che nella regione VII

vi

una zona di terreno ad Ovest della Via Lata. Cosa anzi che possiamo con grande fondamento ritener vera per 1' eponimo stesso della regione (Via Lata): via detta appunto Lata, perch il suo margine occidentale era cop(u-to dal l'or/iciis Septorum in modo da formare una larga via, in parte coperta ed in parte scoperta. E questo portico, formando un tutto con
fosse
i

Septa, dovette con ogni ragione appartenere, insieme a quell'area contigua, alla regione VII

(Via JM,ta), e non alla Villi. Qui inoltre necessario notare che nella divisione di
quattordici regioni (la quale avvenne,

Roma

in

per testimonianza di Dione dopo la dedicazione del

di

Campus Agrippae, e probabilmente dopo la erezionerdel tempio d'Iside e Serapide), il nome Campus Agrippae rimase alla parte non fabbricata del Campo stesso, ossia all'area contial

gua

Porticus Septorum; la quale area, per

la

ragione anzidetta, dov nella divisione en-

trare nella regione VII.

conferma

di

quanto

si

detto fin qui,

bene osservare che

il

posto

assegnato dal

Laudani

e dall'Huelsen al Cam,pus Agrippae, inaccettabile per pi ragioni. Primieramente


si

quella localit

trova del tutto separata dalla zona dove Agrippa svilu))p


il

il

suo grandioso
diffi-

piano edilizio: cosa riconosciuta dallo stesso Lanciani,


colt, escogit
.

quale,

per attenuare questa

tico (di

due aree, supponendo che il grandioso porcui rimangono non pochi avanzi ad Est della Via Flaminia, nel sottosuolo dello stertra le

un qualche modo d'attacco

rato di Piazza Colonna,

e che da lui ritenuto per

il

Portictis Vipsaniae) fosse stato eretto

da Agrippa quasi a

far sguito al Porticus

Septorum, che sorgeva dalla banda opposta della


Ignazio e terminando a Piazza Venezia
;

Via Flaminia, incominciando dalla Via

di S.

con-

giungendo cos (il Lanciani) la zona dei grandiosi lavori agrippiuiani col Campus Agrippae da lui supposto, per il vertice di un angolo Secondariamente poi perch come asserisce lo stesso eh." autore (V. " Bull. Coni. ,, ann. XX, serie 4." p. 277, quell' area priva affatto di ruderi monumentali dei tempi augustei). Ecco
!

le

sue parole:
il

La zona confinante

col portico e l'acquedotto, cio la


io

zona fra
tali

S.

Claudio

Trivio affatto priva di ruderi monumentali, n, per quanto

sappia,

ruderi sono

stati visti o descritti nei

tempi andati

Eppure

residui della vastissima sala del Diriil

bitorio, che,
di

con ogni verosimiglianza (come osserva


edifcio sia stato

Nardini, interpretando le espressioni

Dione Cassio), dove sorgere nel Campo


Perch, finalmente, quest' area
si

in questione vi
fin

dovrebbero essere!
!

difScile poter

supporre che queir

abraso

dal piano dei fondamenti


1'

trova in quella zona che

unico
il

sito della

limita-

tissima regione VII, in cui

si

possono collocare (come bene scrisse

Nibby)

gli Orti

Lar-

giani: orti appartenuti probabilmente al celebre Caio Cecina Largo,

console ordinario nel-

l'anno 795 d. R., ed autore del Senatus Considtum

Largianum

sulla successione dei liberti.


orti suddetti.

Ed appunto

in quella localit a

me sembra

che vi siano tracce degli

Quel muro.

CAPITOLO
Lonigo

I.

VAKIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.


posta

203

11

la dice

li

attorno al Colosseo
di

fra la chiesa di 8. Gia(1),

como

e quella di S.
1'

Clemente. Dalla bolla

Eugenio IV
all'

per la quale queS.

sta chiesa e

altra di S. Maria furono

unite

ospedale di

Giacomo,

ri-

della lunghezza di
liauco della

m.

Gii,

tornato in luco negli ultimi mesi del 1890 nella Via Poli (lungo
in Trivio,
V^. il

il

chiesa di S. Maria
gli altri residui di
la

" Bull. Com. ann.

XX,
un

,,

serie 4., p. 278),


ITrbis),

come pure
fra

muri

a quello

coordinati (Lanciani, Forvia


i

rinvenuti

riazza Poli e

Via del Bufalo, non potrebbero essere


Largiani (osserva

resti di

edificio edificato nel

III secolo in quella lacinia degli

antichi orti Largiani, ridotto poi, da Belisario, o tutto o in


il

parte, a

Xenodochio? Gli

orti

NiVjbv) dovettero essere in istato di


altri,

flori-

dezza

fin

quasi al IV secolo; giacche essi sono ricordati, a preferenza di tanti

nei ca-

taloghi di quei temji.

Un
il

altro indizio di (juesti orti per

me

la

grande pmcina

alle falde del Quirinale, presso

cos detto Lavatore del


Il

Papa.
il

portico poi che decorava

lato Est del largo della

Via Flaminia (ove pi tardi fu

eretta la colonna coclide), e che dov, al pari del largo che adornava, far parte, per ragione
di

concomitanza, della regione Villi e non della VII


al portico, e

(il

limite delle quali, in quel tratto, era

segnato dalla via che correva dietro


crederei
il

che

lo

separava dagli

orti

Largiani i, io
la

lo

Porticus Argonuntarum ; perch,

oltre

ad essere un vero porficux,

sua costruperch

zione molto simile a (juella del Porticus Septorim, e quindi pi propria dei tempi di Agrippa.

Non
i

cosi possiam dire invece


tali caratteri,

del

tempio

di

Piazza di Pietra, e del suo recinto,


il

essi
oltre

presentano

da non potersi (come pur anche ritenne

Nibby), portar pi
di

tempi di M. Aurelio Antonino. Tutto ci poi che rappresentato nel basamento

quell'edificio nulla ha che vedere con

Nettuno; ed aggiunger che, per


posto occupato dal

la

sua forma spic-

cata di tempio, non pot essere da un autore antico (quale fu Sparziano) chiamato liasilica.

Veduto come l'opinione pi plausibile circa


tracciare
sito dei

il

Campus Agrippae
Io opino (e

sia

quella proposta dal N!irdini ed accettata dai compilatori del Corpus,


il

cerchiamo

ora di rin-

Castra dedicati da Aureliano in

Campo Agrippae.
il

non credo

di esser lungi dal vero)

che Aureliano riducesse a caserma


1."

Porticus Sepformn.
di

E
il

ci lo

ri-

tengo per due ragioni:

perch non

si

trova pi

memoria

quel portico dopo

regno

di

Severo Alessandro
u nella VII:
secolo III,

2."

perch quantunque esso fosse celebre quanto

gli altri portici e forse

anche pi, non fu notato negli elenchi dei Regionari del IV secolo, n nella regione Villi
fatti, che manifestano una trasformazione venuta in. quel portico al cadere del rimanendo notato per negli elenchi, sotto il nuovo nome venutogli da quella, nella regione VII. Ammettere la riduzione di un portico della forma del Porticus Septorum,

a caserma,

non cosa che possa recar maraviglia, se


per

si

rifletta

che quella forma

si

prestava
si

molto a tale riduzione, e che questa veniva sug'gerita anche


faceva
di

dall'

uso che costantemente


nell' eccidio di

simili portici

\'

attendamento provvisorio delle milizie, allorch queste eran chia-

mate

in citt per

qualche fatto straordinario. Cos avvenne,

ad

es.,

Galba.
(Tac.

Chi non sa che in quel frangente la legione Illirica trovavasi attendata nel Porticus Vipsa-

nia? Missiis
Ilist.
1.

et

Celsus Maritts

ad

electos Illyrici exercitus, Vipsanii in Porticu tendentes

I,

e.

31).
<

La chiesa pertanto
Del resto,
far
i

SS. Qtuxdraginta de Calcarario

si

trovava a breve distanza dai

Castra Urbana di Aureliano.


il

fatto dell' esistenza di quattro chiese

dedicate

ai

Quaranta Martiri

di Se-

baste, situate indiscutibilmente presso alloggiamenti militari,

sarebbe

bastato da s solo a

congetturare che, in prossimit della chiesa dei SS. Quadraginta de Calcarario, stessero

Castra Urbana.
(1)

Bulla, Intenta igitur, 1433

Pont. Eug. anno HI.

204

PARTE

HI.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PKESENTl

siilta

che era prossima a questo ospedale:

Sanctorum Quadragli! ta.... nec non


.

S.

Mariae prope dictura hospitale consistentes

Nel Catasto dei beni deiros[)e

dale di Sancfa

Sanctorum
et

del 1462 (1)

si

legge:

Itera ecclesia

Sanctormn

Quadraginta prope dictara ecclesiam


tali

(di S.

Giacomo) que remansit unita hospi.

post

cessum

recessum domi Johannis de Cancellariis


S.

Ora

il

f'abbi'i-

cato della chiesa e dell' ospedale di


della via di

Giacomo

si

estendeva

fino al principio

San Giovanni. Qui dunque

fu la chiesa dei Ss.

Quaranta: vale a

dire, di fronte al quartiere dei Misenati.

Questa chiesa alla nn't del secolo


e lo ricavo dalla citata bolla d'Eugenio

XV
IV

era in istato di totale depeiimento,


(1433), nella quale, parlandosi delle

due chiese,

di S.

Maria de Ferrariis

e dei Ss.

Quadraginta, leggiamo:
.

Etiam

ruine deformitati supposite et fere prorsus destructa


di Pio

Per sotto

il

Pontificato

IV

(1559-1565) esisteva ancora perch ricordatata nel catalogo delle

chiese, redatto sotto questo Pontefice. L'Adinolt (2) opina

che

vivo Sisto IV

fosse fatto titolo di Cardinale ed avesselo Pietro Foscari

e Pontefice Alessan-

dro VI
fra
li

il

Cardinale Domenico Grimano e mantennesi tale trapassata anche l'et


.

due

Che questa chiesa

esistesse, trapassata

anche l'et fra

li

due,

cei'to; perch,

come ho

detto, si trova ricordata nel catalogo di Pio IV;


ai Cardinali

ma
che

che fosse elevata a Titolo ed assegnata

Foscari prima e poi Gri:

mano, non
i

so

come

l'Adinolfi l'abbia potuto attrmare


titolo S.
(3).

sappiamo

infatti

due Cardinali suddetti ebbero a


che
si

Nicol de Colosso o Collsaei, che

lo stesso

&

Nicolo itiler imagines

Dalla seconda met del secolo


(4).

XVI

in poi,

non

ha pi memoria

di questa chiesa

II.

Chiesa

di S. Jlaria

de Ferrariis.

Parlando
i

dell' oratorio

scoperto negli scavi del 1895, dissi esservi alcuni


.S.

quali opinano, pur dubitando, che la chiesa di


di quel

Maria de Ferrariis

fosse
loi-o

situata nel luogo

rinvenimento. Non

ci

possibile accettare la

(1)

Pag. 160

b.

(2)
(3)

Roma
V.

nell'et di mezzo,

Tom.
in

I,

p. 320.

Caudblla, Memorie

Storiche dei Cardinali.

Tom.

Ili, p.

208 e 264.
edificate
tradizio-

(4)

Le cinque chiese dedicate

Roma

presso cinque alloggiamenti

di soldati,

Quaranta Martiri di Sebaste, tutte dimostrano quanto sia vera la testimonianza


ai
al

nale dei Padri di Cappadocia

(contemporanei
;

tatto

con S. Basilio
si

Magno

alla testai,

che

ce
il

li

mostra aoldati

in senso proprio

e quanto

male

apponga

il

eh.

Franco

dei Cavalieri,
(rite-

quale, dubitando di quella testimonianza, e basandosi invece sul famoso testamento


ipercritici) asserisce,

nuto autentico dai moderni


che in senso figurato.
di tutti;
Il

che quei martiri non


il

si

possono dire soldati


in esso

testamento fu scritto (secondo


per dichiararlo
apocrifo.

documento) da Melazio a nome


parlano
i

ma

basta leggerlo
il

Fra

le altre bellezze,

tempo predetto da S. Paolo: Erit enim tempus cum sanam doctrinam non sustinebunt, sed ad sua desiderio coacervabunt sibi magistros prurientes auribus;et a ventate quidem auditnm avertent, ad fabulas autem convertentur. (Epist. II ad Timoth. 3-4),
morti!
proprio giunto

CAPITOLO

I.

VAKIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.

205

opinione, giacch la posizione di questa chiesa viene esattamente indicata dal-

VOrdo Romanus
licordata. Nel

di

Cencio Camerario
si

(1),

e dalla bolla di Eugenio IV, pi volte


S.

primo

legge:

Et dehinc usque ad
VII....

Nicolauni de Colosseo,....

deinde usque ad Clementis


.

domum

Johannis Papae
gi

deinde usque ad angulum Sancti


scritto:

Nella seconda, come


S.

vedemmo,
.

Nec non

S.

Marie

prope dictum hospitale


rariis era

Jacobi consistentis

La chiesa

di S. Mai-ia
il

de Per-

dunque

situata presso l'ospedale di S. Giacomo,

quale terminava
fa-

al principio della vita attuale di S.

Giovanni; era prima della casa della


al Laterano,

volosa Papessa Giovanna


S.

(2),

che trovavasi, per chi va

prima

di

Clemente

era a sinistra della via suddetta, perch ricordata con fabbriche


la

che sono da questa parte: in conclusione


era situata al principio della

chiesa di

S.

Maria de Ferrariis
a sinistra di chi

moderna via
Giacomo

di S. Giovanni, e

va

al
Il

Laterano.

Lonigo

la

pone

fra S.

e S. Clemente.

La chiesa
Codice
di

di cui

parliamo ricordata nel Catalogo


;

del Camerario,

nel

Torino e nel Catalogo del Signorili

poi scompai'isce.

III.

Chiesa di

S.

Giacomo.
s'

Di questa chiesa gi

parlato abbastanza
il

solamente qui aggiunger

che negli scavi del 1895 venne a luce

cimitero dipendente da questa chiesa.

Ecco

le

parole che scrisse

il

eh."

Lanciani all'epoca della scoperta:


S.

Sembra
del

che questo sepolcreto dipendente dalla chiesa ed ospedale di


Colosseo
S.
si

Giacomo
n.

estendesse per considorevole spazio, almeno sino al


il

2 in via di

Giovanni, dinanzi al quale,

giorno 5 aprile,

si

trovarono

altri avelli ad-

dossati a

muri

di bella cortina
:

(3).

Stavano a

soli

due metri

di profondit .
S.

In nota poi aggiunge

Una

parte delle fondamenta della chiesa di

Gia-

como
ed
al

stata troncata dagli odierni scavi: e corrisponde nei particolari archi-

tettonici al prezioso disegno dell'

anonimo

di Stuttgart

f.

88, n.

237

(4).

Ad
il

essa

camposanto

si

deve

la

conservazione dei cippi che chiudevano


.

mar-

ciapiede e balteo del Colosseo, largo ben diecisette metri e mezzo

IV. Chiesa di S. Salvatore de naula.

Questa chiesa ricordata dal Camerario col nome


l't

di

Salvatoris Insule

Colosei

nel Codice di Torino detta:


;

*S'.

Salvatoris de Insula, hahet

1.

sacerdotem

e cos pure vien chiamata nel Catalogo del Signorili.

(1) (2)

V. Mabillon,

Musamm

Ital.

Tom.

II,

p.

190.
il

Sulla favola della Papessa Giovanna vedasi


Storia della Papessa Giovanna

dotto lavoro del Ch." Prof. Toma.s,,

SETTi,

Tm

" Bull. Ardi. Coni.

nn. XXXV,

p.

82 e segg.

(3)
(4)

Muri probabilmente delle Tiziane.


Pag. 19 nella descrizione del Fabrizi.

206
L'Armellini

PARTE
(1)

III.

DAL SECOLO XV
si

AI

TEMPI PRESENTI

dice che non

trova altra menzione di essa, e la crede


costruzione del medio

addossata all'Anfiteatro:

Tracce

infatti (egli scrive) di

evo restano ancora presso uno degli archi del medesimo, dal canto della via
che conduce alla basilica Lateranense
eh. scrittore: l'aggiunto

Io

per

non posso convenire col


il

Insule

>

del Camerario, e

de Insula

del Co-

dice di Torino esclude

l'

idea di un addossamento della chiesa ad un edifizio.


])er

fu

dunque
;

la chiesa

medesima

se

isolata, e quindi

Insule

de

Insula

ovvero fu inchiusa in uno

di quei

fabbricati,
nell'

che,
di

per essere

affit-

tato a pi famiglie nell' antichit, e forse

anche

et

mezzo, eian detti

Insulae.

V. Chiesa di S. Salvatore de

Arcu

Trasi.
il

Con

tal titolo

ricordata questa chiesa nel Codice di Torino;

Signorili

poi la dice:
sta chiesa
sata.
:

ad Arcum

Trasi

Non pu cader dubbio


dice:

sulla posizione di que-

essa fu presso l'Arco di Costantino, se non forse a questo addos(2)

L'anonimo Magliabecchiano

Arcus triumphalis marmoreus qui


itur

dicitur de Trasi
fuit factus

coram colosso

in via

per

quam
legge:

ad sanctum Gregorium,

Costantino

et dicitur

de Trasi quia in transitu viae est


(.3)

Nella

Mesticanza

di Paolo Liello

Petnene
si

si

Voglio scrivere la vita di


arco
trionfale,

alcuno vostro Romano, a quali


fatto a Costantino
il

vorria fare un simil

che

fu
.

quale

si

chiama Arco de Trasi appresso a Coliseo

Poggio Bracciolini, nella sua


dicitur de

silloge, scrive:

De arcu

Costantini, qui hodie

Traxo

L'Armellini, piuttosto che dal transito sotto ai fornici dell'Arco, opina


si

debba derivare

il

vocabolo Trasi dalle statue dei Traci che ne adornano

l'attico (4).

La memoria

di

questa chiesa scomparse dopo

il

secolo

XV.

VI. Chiesa di S. Nicol de Coliseo.

La chiesa

di S. Nicol,

scrive

l'Adinolf

(5),

dicesi

da qualche moderno

esser stata demolita ed essere stata

nell' aia sulla

quale un locale, forse


lasciando sospesa la cu-

fabbrica dell' Arciconfraternita di

Banda Sanctorum,

riosit del ricercatore di essa se questo locale stesse

a -destra o a sinistra della


i

via Maggiore
gli

^.

Per Cencio Camerario, nel ricordare


il

luoghi ove

si

facevano
e' in-

archi sotto ai quali passava

Papa

nella solennit del p-esbiterio,

(1) (2)

Le
V.

Chiese di

Roma

2.

Ediz. p. 621.
p. 163.

Urlichs, Codex Topographicun

(3)
(4) (5)

Muratori

Scriptt.

XXIV,

col.

1113 (an. 1438).


ediz. 2." p. 521.
p. 320.
,

V. Armbll., Le Chiese di
Roiiu iieW et di

Roma, Mezzo, Tom. I,

CAPITOLO
dica
S.

I.

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEL SECOLO XV E XVI ECC.


infatti
S.

207

il

sito

ove sorgeva questa chiesa. Dice


Colisaeo....

Et

deliiiic

usque ad
deinde

Nicolaum de

deinde usque ad

Mariam de

Ferrariis....

usque ad
nientis

domum
(1).

Joliaunis

Papae

VII....

deinde usque ad anguluni Sancti Cie-

La chiesa

di S. Nicol stava
si

dunque prima

di quella di S.
il

Maria

de Ferrariis; ed essendo, per quel che


st'ultima chiesa,

detto sopra, noto


il

posto di queS. Nicol.

potremo con

facilit stabilire

sito della

chiesa di

Questa

fu

certamente vicina

al Colosseo,

da cui

tolse

il

nome;

e perci la colil

locherei a sinistra

della via attuale

del Colosseo,
infatti, negli

dove verso

Lateiano ha
si

termine

l'edificio dell'Anfiteatro.

Qui

scavi del 1895,


il

rinvenne

un lungo tratto di strada medievale, la quale, come nota


per cui
si

Gatti, eia la .via


si

passava nelle solenni

processioni

iiapali, e

dove appunto

face-

vano

gli archi ricordati

dal Camerario.
si

In questo luogo stesso e negli stessi scavi praticati nel 1895

rinvenne

un grande masso rettangolare di travertino, sul quale era in parte conservato


r intonaco primitivo
dipinto.

Lo

stile

dell' affresco, scrive

il

Gatti

(2)

con-

viene

al

secolo VIII in circa. Vi sono rappresentati due

santi,

in piedi col

mimbo

circolare attorno al capo, vestiti di lunga tunica adorna di croci qua-

drilatere, e coperti col pallio.


l'altezza del
|.p^oe

Ambedue tengono
la

la

mano

destra sollevata

al-

petto

mentre

figura a dritta sostiene


scritto
:

una corona,

1'

altro

un libro aperto, sul quale

INITIV SAPIENTI
Si volle ripetere la sentenza: Initiuni sapienfiae,

timor Domini; man-

cato pero lo spazio per le ultime parole, queste furono rappresentate con piccole linee ondulate.
laterali della pietra

La pittura molto deperita e manca quasi la met delle due


;

verso

ambedue
a rose
>.

margini

figure. In

mezzo a queste

dipinta, nascente dal terreno,

una pianta con


sia

fiori simili

Questa scoperta mi sembra

una conferma
de Colisaeo.

della

mia supposizione che


:

qui, cio, fosse la chiesa di S. Nicol

Fu

chiesa titolare; ed
titolo)

due

Cai'dinali Foscari e

Grimano

(i

quali furono

insigniti di questo

ce ne

sono la prova.
L'Armellini
(.3)

afferma che questa chiesa era ancora

in piedi sotto S.

Pio V.

VII. Chiesa di S. Maria de Metri o.


Il

Camerario,

il

Codice
in poi

di

Torino ed

il

Signorili ricordano questa chiesa;


Il

ma

dal secolo
(1)

XVI

non se ne ha pi memoria.

Codice

di

Torino

la

Mabili.on,

loc. cit.

p. 190.
p.

(2) (3)

" BulL A. Com. an. XXIII,


Chiese, ecc., loc. cit., p. 139.

124.

208

PARTE

III.

DAL SECOLO XV
;

AI

TEMPI PRESENTI

chiama
Metrio

Sellarla de Metrio
I

in

una bolla

di

Urbano
il

V
;

detta S. Maria de

(1).

topografi non

hanno saputo

indicai'e

luogo preciso di questa


il

chiesa, e vi fu chi la colloc

lontanissimo dal Colosseo


fi-a S.

Codice

di

Torino

per ce ne d

l'

indicazione precisa, e la pone

Salvatore de Arcu Trasi


sito preciso della

e la chiesa dei Ss.

Abdon
fu

e Sennen. Ora, conoscendosi e dell'ultima

il

prima

S.

Arco di Costantino
Maria de Metrio

Colosso di Nerone,
li

chiaro che

alla Mta Sudante o

presso; e la voce Metrio (cor-

ruzione evidente di Mta) ce ne la conferma.

Vili. Chiesa de' Ss.

Abdon

e Sennen.

Questa chiesa fu eretta


salme

sul luogo

ove furono gettate, dopo


a
dire, aite
il

il

martirio, le
Solis, ossia

dei gloriosi Martiri Persiani: vale

simulacrum

davanti al famoso Colosso Neroniano. Difatti, tra


il

basamento del Colosso ed


si

tempio

di

Venere e Roma,

al

cadere

del secolo scorso,

trov una gran


ci-

quantit di ossa umane, le quali vengono a dimostrarci la presenza di un

mitero

svoltosi attorno a questa chiesa. Essa ricordata dal Camerario, dal


di

Codice
i-ia

Torino

(il

quale,

come dicemmo,

la

nomina dopo

la chiesa di S.

Ma-

de Metrio), dal catalogo del Signorili e da quello


negli

di Pio V, ritrovato dal-

l'Armellini

archivi secreti del Vaticano.

Da

questo catalogo egli argoil

menta, e giustamente, che la nostra chiesa durante


solo era intatta,

pontificato di Pio

non

ma

vi si

compievano ancora
nota

gli atti di culto;


lo stato

poich l'esten-

sore del suddetto

catalogo

esattamente
e

materiale di ciascuna
(2).

chiesa, e di quella dei Ss.

Abdon

Sennen nulla osserva

Lo

stesso chia-

rissimo scrittore la suppone disti'utta alla fine del secolo

XVI

o sugli inizi del

XVII

secolo.

Ed

ora, chiusa questa

lunga parentesi,

alla quale

mi hanno condotto

le

questioni sulle chiese di S. Salvatore de Rota e S. Giacomo, torniamo all'ar-

gomento.
I

Pontefici, nel

prender possesso della loro suprema dignit colla famosa


il

e solenne cavalcata alla basilica Lateranense, solevano ascendere


glio
;

Campido-

poscia,

attraversato

il

Foi'o,

passavano innanzi

il

Colosseo, e prosegui-

vano per
i

la via

che conduce

al Laterano. Gli

Ebrei erano in dovere di preparare


S.

soliti

apparati e di ornare la strada dall'Arco di Tito fino all'Anfiteatro.


il

Pio V,

nel possesso che prese

23 Gennaio 1566, volle, con tutta la cavalcata, pas-

sare per entro lo stesso Colosseo,

come pure

fece nella sua presa di possesso

Gregorio XIII
(1)

(-3).

Archiv. secr. S.S. Reg. Urh. V,

Tom.

VITI, fol. IGO.

(2) (3)

Armbll.,

loc.

cit.'

p. r)23.
p. 121.

Cancellieri, Possexsi,

CAPITOLO
Nel

I.

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.


si

209

lilyi-0

dei decreti del 1574


(f.

trova

il

seguente decreto del Consiglio

secreto del 15 Ottobre

548):
tutte le

Giovanni Battista Cecchini primo Conservatore propose: Perch


il

opere cominciate deuono hauere

suo debito

fine,

per ce par necessario che

mancando ancora molta quantit

di

Trauertini per finire la restaurazione del

Ponte Santa Maria, et per idesso non se ne possono far venire et per questo
essendone detto che nel Coliseo u ne gran quantit sotto
cascati et
le

ruine d sonno

non sono

in

opera quali

si

potrebbero far cauare per questo biso-

gno. Per l'habbiamo uoluto esporre alle S.S. V.V. acci possino sopra di ci
fare quelle risoluzioni che gli parr

Deci'etum

extitit

omnium Patrum astantium assensu quod capiantur


omnes
il

et

fodiantur expensis Po. Ro.

lapides morraorei et Tiburtini existentes in


Coliseo, diruti et nullo pacto eoeftbdi possint in

ruinis amphitheatri Domitiani vulgo detto

niuncti

et applicati dicto

Amphitheatro, sed etiam

omnibus

aliis locis

publicis pr supplemento operis Pontis Sauctae Mariae sine

tamen
de-

praeiudicio aedificiorum antiquorum pr quibus exequendis

curam habere

beat magister Mathaeus architectus.


in dictis locis

Quoque omnes statuae


.

et antiquitates

quae

reperiantur sint ipsius Populi i-omani

Il

Sommo

il

Pontefice Sisto V, fu uno

dei Papi che

pi ricordi lasci nel-

l'alma Citt.

Costru pi Egli solo in cinque anni di pontificato, dice giusta-

mente
cessori

prof. R. Corsetti (1),

che
1'

in

pi secoli la maggior parte dei suoi sucSisto

Poteva dunque

operosissimo

trascurare

l'

Anfiteatro
lavori,
utilit;

Flavio? Non era possibile: egli pens ben

tosto di
in pari

far ivi grandiosi

onde conservarlo e renderlo nuovamente,

tempo, di pubblica

bench con non lieve danno


tali

dell' integiit

archeologica di quelle

monumen-

reliquie, se tali lavori fossero stati eseguitL)

Ai tempi di Sisto
loro fatiche:
il

molti poveri di

Roma non avean modo


il

di vivere colle

lavoro scarseggiava; ed

provvido Pontefice escogit la ma-

niera di sovvenire agli indigenti ed evitare che andassero mendicando per la


Citt. Sul finire del secolo

XVI,

Sisto

dava incarico a Domenico Fontana,

per-

ch riducesse

il

Colosseo ad abitazione e lanificio; giacch l'arte di lavorare la

lana era allora in

Roma

molto negletta.

Il

suddetto architetto fece

il

disegno

dell' edificio restituito

nella sua

originaria circonferenza: quattro porte od


al

ingressi con altrettante scale


tica

immettevano

monumento. Nel mezzo


dovean servire per
i

dell'an-

arena dovea sorgere una fonte: altre


si

fonti

il

lavoro;
cia-

e per le abitazioni degli operai

destinavano

portici esterni,

dando a

scuno di

quelli,

gratuitamente, due

stanze. Gli altri portici

dovean adattarsi

(l)

//
14.

passato topografico

e storico dell' Istit.

Massimo

olle

Terme,

p.

43

Roma

1898.

210

PARTE

IH.

DAL SECOLO XV

Al

TEMPI PRESENTI
lavoro:
15,

a stanze e a laboratori. Gi erasi intrapreso

il

commercianti
la

di lana

avevano gi ricevuto da

Sisto

la

somma

di
;

000 scudi per


la

provvista

della materia da lavorarsi nel

nuovo

lanificio

quando

morte del Pontefice


solo,

venne a troncare l'attuazione


dice
il

di

queir opera

(1).

Se vivea un altr'anno

Fontana,

il

progetto sarebbe stato una realt, con


.

immensa

utilit

pub-

blica e specialmente dei poveri


et araphitheatrum,

il

Mabillon

(2)

aggiunge:

Vixisset Syxtus

stupendum

illud opus,

integratum nunc haberemus!


(3):

V Ma

ascoltiamo

le

parole dello stesso Fontana

Acci, iui

si

facesse l'arte della


la parte di denle

lana, per utile delia citt di


tro al

Roma, volendo che a torno per

piano

di terra vi fossero le loggie couerte, et


li

disopra scouerte, con

botteghe, e stanze per abitatione per

lavoratori di detta arte, e che ogn'vno

dovesse hauer vna bottegha con due camere e loggia scouerta avanti torno
tutto
il

teatro,

hauendo gi dato ad alcuni mercatanti scudi quindicimila acci


di

cominciassero ad introdur detta arte, volendoci


far fontane

pi far condurre l'acqua per

per comodit di detta arte et per vso degli habitatori, e di gi haueua


ni

cominciato a far leuare tutta la terra che

stana torno et a spianar la strada


acci fosse tutta piana,
si

che viene da torre de Conti,


di si

et

va

al Coliseo,

come hoggi

vedono

li

vestigj di detto

cauamento, et vi
di

lauoraua con sessanta carrette

di caualli, et
il

con cento huomini,

Coliseo saria stato ridotto in


S.

modo che se il Pontefice uiueva anco un anno, habitatione. La qual opera si faceva principalmente

da N.

acci tutti

li

poveri di
le

Roma

hauessero hauuto da trauagliare, et da


pi-

viuere senza andare per

strade mendicando; poi che non aueriano pagato


il

gione alcuna di casa qual voleva fosse franca,

saria stato di grand' vtile alla

pouert, et anco ai mercatanti di lana, che haueriano smaltita la loro mercatantia in

Roma, senza hauerla da mandar


citt fosse tutta

fuori della citt,

con animo di fare

che detta
.

piena di artegiani di tutte


(4),

le sorti .

Nell'archivio Capitolino

negli atti di

Girolamo Arconio, notaro dei Con-

servatori, troviamo:

di 21 di

marzo 1594

hauendo

Conservatori)

in-

teso che certi di questi che lavorano di

carniccia per fare la colla ceruona

haueuano occupato alcuni archi


Clemente
Guardiani
fittato
li

di sopra del teatro del Colosseo uerso Santo

mandarono a

farli

mettere imprigioni, quali mostrarono che


loro data licentia et

li

della

compagnia del Gonfalone l'aueuano


1'

af-

per una libbra di cera

anno

il

Termineremo questo capitolo


Colosseo verso
1'

col riferire alcune scoperte fatte presso


ci

anno 1594, delle quali


di

d notizia

il

Vacca

(5):

Accanto

(1)
1.

V. Bellori, Vita
18.
Iter. If al. p.

D. Fontana,

o.

lo

stesso

Fontana DeV

Obelisco Vaticano

II, p.
(2) (3)

76, n. 29.

Di alcune

fabh. fatte in
f.

Roma
11.

ed

iti

Napoli,

lib. II,
(6)

Roma
Loc.

1590, p. 18
22.

tav. 19.

(4)

Credeuz. IV, voi. 104,

cit.

CAPITOLO

r.

VARIE VICENDE DEL COLOSSEO NEI SECOLI XV E XVI ECC.

211

11

Coliseo, dice quest'autore, verso SS. Gio. e Paolo vi

una vigna, mi ricordo


quadri di tra-

(circa l'anno 1594) vi fu trovata


vertini, e

una gran platea


quando Pio IV
le

di grossissimi

due

capitelli Corintii; e

Terme

Diocletiane restaur,

e dedicoUe alla
cipale,

Madonna

degli Angeli, mancandogli un capitello nella


:

nave

prin-

che per antichit vi mancava, vi mise uno di quelli


di

e vi tu trovata
di

una barca

marmo da 40 palmi

longa, et

una Fontana molto adorna


et

marmi,

e credetemi, che
di

aueua hauto pi fuoco che ac(iua;

ancora molti condotti

piombo

CAPITOLO SECONDO.
II

Colosseo nel secolo XVII.

N.ell'akchivio
da' ss.

capitolino

(1)

troviamo che

il

5 Agosto del 1639

fu data

Conservatori licenza a Bramante Bassi di poter far cavare e ricercare


edifizi",

nel circuito del Colosseo ed altri antichi

colla condizione ivi


. Il

apposta,

sopra la porzione tangente di quello che vi


indagini fatte dal

si

fosse trovato

risultato delle
(2)

Bramante
(la

noi

l'

ignoriamo: sappiamo invece

che circa

cinque anni dopo


e

notte seguente al 21

Maggio

dell'

anno 1644) crollarono

caddero tre archi e mezzo


fei;e

dell' Anfiteatro, e

che coi materiali caduti Ur-

bano Vili

edificare
si

il

famoso palazzo Barberini.

Nell'anno 1671

torn all'idea di nuovamente servirsi dell'Anfiteatro per

darvi spettacoli pubblici, e specialmente la cccia di tori.

Ad

ottenere lo scopo,

faceva d'uopo
I

il

permesso del Card.

Altieri

ed

il

consenso del Senato Romano.


si

signori

Giuseppe Guicciardi e Giambattista Galante


si

rivolsero offlcialmente

a quegli e a questo, e l'ottennero. Ecco quanto


l'archivio Capitolino
(3):

legge in un Memoriale del-

Anno

1671. Giugno. Registro di

memoriale per

la

concessione della facolt richiesta da Giuseppe Guicciardi e Gio. Battista Galante, di potere fare la caccia del toro dentro
il

Colosseo.

Fu dato da
la

questi
ri-

due

il

memoriale all'Eminentissimo Cardinale

Altieri

padrone, da cui fu

messa l'informazione a Monsignor Governatore


gui,
ss.

di

Roma, dopo

quale ne se

che

il

Cardinale concedette la facolt; indi esposero altro memoriale ai

Conservatori del Popolo

Romano
quando

per l'esecuzione della grazia di far giuo-

chi di tori ed altri animali nell'Anfiteatro,

promettendo

di farvi

risarcimento
il

notabile e di grande spesa,

i-

detti

signori avessero prestato

loro

consenso. Quindi l'Eccellenze loro, in conformit dell'esposta concessione impetrata, e


(1)

non

altrimenti, concedettero agli oratori, che potessero valersi per

Arni. VI,

Tom.

i2,

p. 65.

(2) (3)

Questa notizia ce

la

porge

il

diarista Gigli. Ci.

Moroni, Diz. di erud.

voc. Colosseo

Armadio XI, tom.

22, p. 222.

214

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI TEMPI PRESENTI

sei
i

anni delle parti del Colosseo spettanti al Popolo Romano, per potervi fare
il

giuochi espressi, con condizione per, che non fosse impedito


il

transito, ec-

cettuandone solo

tempo de'giuochi:

che per l'Eccellentissimo, sig. Senatore,

Conservatori, Priore ed Ufficiali di Campidoglio, restasse palco e luogo capace


di

20 persone, del quale potessero valersi senza pagamento alcuno; qual dea'

creto fu fatto e sottoscritto

23 di Giugno del medesimo mese ed anno


esecuzione
il

Era gi per mettersi

in

decreto,

quando Clemente X, ad
Ecco
in

istanza del P. D. Carlo Tornassi, cred bene annullarlo.


Il

qual modo.
Anfiteatro

lodato Tomassi pubblic successivamente due opuscoli

sull'

Flavio. In essi l'autore cerc di dimostrare la santit del

luogo, la

venera-

zione in cui dovea tenersi, ed

il

rispetto che

fedeli

dovean nutrire per quel-

r Arena, gi santificata dal sangue cristiano. Gli opuscoli del Tomassi produssero
il

loro effetto: l'Anfiteatro fu tosto recinto


si

da muri; s'allontanarono
si

le
gli

profanazioni;

mise nella maggior devozione possibile, e


in

principiarono

opportuni preparativi per solennizzai'e

esso

la

prossima ricorrenza del-

l'Anno Santo (1675). In quella circostanza Clemente


seo vari quadri rappresentanti
il

f'

dipingere nel Colos-

mai'tirio di alcuni eroi della


il

Chiesa nascente.

Terminate

le feste giubilai^,
:

suUodato Tomassi pubblic un altro opucol

scoletto col titolo

Breve relazione dell'Anfiteatro, consacrato


Martiri,
serrato
e

sangue pre-

zioso d' innumerabili

dedicato

ad onore

de'

medesimi

l'anno del giubileo 1675. In questo opuscolo, l'autore, dopo aver trattato dell'uso

che eras
si

fatto dell'Anfiteatro nei passati tempi, riferisce

quanto
le

si

pro-

gett e

fece nel Colosseo durante

VAnno Santo

(1675).

Ecco

sue testuali
vi
si

parole:

E
III.

stato poi questo luogo in grandissima venerazione,


la

rap-

presentava ogni anno


di

passione del Signore: qual uso dur sino al tempo

Paolo

Ed

il

b.

Pio

soleva dire, che chi voleva reliquie andasse a


ai
si-

prendere la terra del Colosseo, ch'era impastata col sangue de' Martiri. Ed
tempi nostri, sono
io

testimonio, che ogni qualvolta sono ivi passato col

gnor cardinale Ulderico Carpegna, questo piissimo signore ha sempre

fatto fer-

mare

la carrozza

con fare

la

commemorazione

de'

ss.

Martiri, che ivi


di

glorio-

samente trionfarono: e perci sono stato sempre divotissimo


quale ancora persuadevo
si

questo santo

luogo: e gli anni addietro con certa occasione feci una scrittura simile a questa, colla
i

devoti volerlo serrare, per togliere molti


a' ss.

abusi che vi

facevano, e sacrarlo totalmente


il

Martiri.

Ebbe

allora la

scrittura per divina misericordia

suq primario inteso effetto: ed ora ultima-

mente
esibito

il

secondo, con

modo

affatto totale della


il

Divina Provvidenza, essendosi


(fu

a fare ci spontaneamente

signor principe Panfilio

questo

il

prin-

cipe D. Gio. Battista Panfilio, signore pissimo e libralissimo in fare elemosine

ed opere

di piet)

cosa da

me non
di

aspettata, sapendo che questo signore

te-

neva

tanti impieghi ed

impegni

elemosine giornaliere

Consultatone dun-

CAPITOLO
que
negozio col
sig.

II.

IL

COLOSSEO NEL SECOLO XVII

215
perizia e pari

il

cavalier Bernino, egli, colla sua

somma

piet, la

stimando che questa era un' opera degnissima e necessaria, non solo per
a' ss.

devozione

Martiri,
la

ma anche
di

per la conservazione di una macchina,

che come mostrava

grandezza

Roma,

cosi era

anche

l'idea dell'architet-

tura di questa; e che perci non solo bisognava non toccare niente del vecchio,

ma neanche

nasconderlo, deliber che

si

serrassero solamente

gli

Archi

con alcuni muri


per renderlo a
giore verso

forati,

per potersi godere anco. di fuori la parte interiore: e


si

tutti

venerabile e santo
tre arcate, le

accomodassero due facciate,


tre inferiori

la

magtre

Roma

di

prime

per

l'

ingresso con

ferrate, e sopra (juella di

mezzo

un' iscrizione, e ne' tre archi superiori


ss.

si ei'-

gesse una gran croce, vessillo e trofeo de'


si

Martiri; e che

una

sirail

facciata

facesse anco d'una sola arcata, verso

s.

Giov. in Laterano, designando pal'ara,

rimenti nel centro del Colosseo, ove prima era

o altare ove

si

sacrifi-

cava a Giove, un piccolo tempio, per non impedire


dei
ss.

la

gran macchina,
Altieri,
il

in

onore

Martiri. Si diede conto di tutto al sig. Cardinale

quale ne

ricev contento grandissimo; e per la buona spedizione dell'opera, assegn al


sig.

Giacinto del Bufalo, signore per la gran piet e prudenza ragguardevole


citt, e

a tutta la
al

con

effetto

ed

affetto

grandissimo ha ridotta l'opera quasi

fine

con applauso e devozione

di tutta

Roma;

e molti

non han

lasciato,

lasciano di trascrivere le iscrisaoni che sono le seguenti:

Nella facciata verso Occidente

ET

AMPHITIIEATRVM FLAVIVM NON TAM 0PERI8 MOLE ET ARTIFICIO AC VETERVM SPECTACVLORVM MEMORIA QVAM SACRO INNVMERABILIVM MARTYRVM CRVORE ILLUSTRE VENERABVNDVS HOSPES INGREDERE AVGVSTO MAGNITVDINIS ROMANAE MONVMENTO IN EXECRATA CAESARVM SAEVITIA HEROES FORTITVDINIS CHRISTIANAE SVSCIPE ANNO JVBILARI ET EXORA MDCLXXV.
.

Nella facciala verso san Gio. in Laterano:

AMPHITEATRVM
. . . .

VVLGO
.

COLOSSAEVM
. .

OB NERONIS COLOSSVM ILLI APPOSITVM VERIVS OB INNVMERABILIVM SS. MARTYRVM CRVCIATORVM MEMORIAM IN EO
-

CRVCIS TROPHEVM ANNO JVBILARI MDCLXXV.


.
. .

Fin qui

il

devoto Tornassi.

216

PARTE
Il

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

progetto di erigere nel Colosseo un tempietto


il

(1)

non venne

attuato, sia

per non ingombrare

centro dell'arena, sia perch la chiesuola, detta della

Piet

(e della

quale gi parlammo), trovavasi ancora in istato di discreta con-

servazione.
I

cancelli di ferro, che


;

dovean chiudere
i

due

ingressi, furono suppliti


i

con

porte di legno

e sopra le iscrizioni ed
'gli

dipinti esterni, raffiguranti

Martiri,

furono erette due grandi croci. Tutti


rati,

archi del primo ordine vennero


si

mul'in-

lasciando in essi piccole feritoie, onde dai portici

potesse vedere

terno dell'edificio; e questa chiusura, attesa la grandezza dell'Anfiteatro, im-

port una spesa non lieve. Sulla sommit

dell'

Anfiteatro

venne eretta una

grande croce

di legno, la

quale varie volte fu atterrata dall'impeto dei venti

e successivamente rinnovata.

Con questi progetti


nel secolo XVII.
disegno
di (questo

e con questi lavori finirono le

vicende del Colosseo

(1) Il

tempietto era stato

g'i fatto

dal cav. C. Fontana.

CAPITOLO TERZO.
Il

Colosseo nel secolo

XVIil.

-BBiAM A,

visto nel precedente capitolo che in occasione dell'

Anno Santo
ad essere
Cle-

(167I furono murati tutti gli archi interni dell'ordine inferiore dell'Antiteatro

Flavio. Gli archi esterni per rimasero aperti, ed


il

portici seguivano

ricettacolo dei
(1)
li

malviventi.

Onde impedire un
i

tanto

male,

il

Papa

mente XI

f'
il

chiudere:

portici furono ridotti a deposito di letame, collo

scopo di trarne

salnitro per la vicina fabbrica di polvere; ed a questo igno-

bile uso servirono fino all'anno 1811.


Il

3 Febbraio del 1703


(3)
;

per effetto del terremoto

(2)

cadde un arco

dell'Anfiteatro

e coi materiali caduti e con quelli


si

rinvenuti nella fondaRipetta.


Il

menta
Valesio

delle case dei Serlwpi,


(4),
il

costru la scalinata del porto di


(6)

Fea

(5),

ed

il

Cancellieri

descrivono la caduta di quest'arco;

anzi quest'ultimo scrive che, essendo caduti tre archi del secondo recinto del
lato del
il

monte

Celio, e trattandosi di

mettere in vendita
la scalinata

caduti travertini,
di detto prrto.
Il

Papa cred pi espediente assegnarli per

eh. Lanciani (7) dice che


lica (8) esiste un'

nei rogiti originali dei notar! della

Camera Aposto-

apoca

di

appalto pel risarcimento della strada carrozzabile

che

dall'

arco di Settimio saliva alle stalle del Senatore ed alla piazza del
si

Campidoglio; nel qual contratto

permette a mastro Domenico Pontiano che


cadute del Colosseo
.

debba

valei-si delti

massicci o

mura

(1)
(-2)

Nell'anno 1700.
R. Lanciani, Noi. inedite dclVAnf. Flaoio. Rcnd. della H. Acc. dei Lincei 196. Se-

rie

V, voi. V.
(B)

Uno

degli archi ciie guardano Oveat

(4)

Diarii.
Dissert. apud.

(5)
(6)

Winck.

p. 399, voi.

III.

Mercato, p. 163.
Notizie inedite, loc.
cit.

(7)

(8)

Anno

1689-1700, foglio 756.

218

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

L'anno 1714 l'erudito mons. Bianchini domandava ed otteneva dal papa

Clemente XI

il

permesso
il

di

praticare uno scavo nell' arena dell' Anfiteatro,


Il
1'

onde rinvenire

piano o livello primitivo di essa arena.

lavoro non fu in
antico pavimento

gente, giacch alla profondit di 25

palmi torn

in

luce

formato

di

grosse ed ampie lastre di travertino.


la

Nonostante

chiusura degli archi, fatta nel 1675, e la diligenza spiegata


del nostro insigne

onde conservare
rie;

le reliquie

monumento
la

e delle sue

memo-

pur nondimeno, e per l'ingiuria dei tempi e per


di

malizia degli uomini,

pochi anni dopo, gran parte di quei muri


stit dell'edificio

chiusura erano a terra. La vail

ed

suoi nascondigli

furono nuovamente

richiamo della

gente immorale e ladra; e non v'ha chi ignori quanti e quanto gravi disordini,

specialmente

di notte, vi si

tornassero a perpetrare.

Non
ed

lungi dal Colosseo eravi un ospizio eretto dal ven. P. Angelo Paoli,
fin

carmelitano. Questi,
i

dalla sua celletta, osservava attentamente gli eccessi


nell'Anfiteatro, ed escogitava ogni

disordini che si

commettevano

mezzo
partiri-

onde eliminare tanto scandalo.

Si decise finalmente di

darne relazione

colareggiata al Pontefice Clemente XI, nella speranza che questi volesse

mediarvi.

Il

desiderio del P. Paoli venne soddisfatto; verso l'anno 1714 ottenne


;

un sussidio pontificio; raggranell anche altre elemosine


f'

e con questo danaro


i

riparare

muri che chiudevano

gli

archi esterni; rinnov

cancelli degli

ingressi secondari, e ai

due ingressi principali fece mettere


i

solidi

portoni di
i

legno

(1).

Restaur parimenti

muri

di

chiusura degli archi interni,

quali

erano

stati

danneggiati dalla caduta

di alcuni archi.

Circa quest' epoca nella

parte interna del primo arco, presso l'ingresso occidentale dell' Anfiteatro, fu
dipinto

un rozzo quadro della

citt di

Gerusalemme

della

crocifissione di

Cristo; ed intorno all'arena, in vari punti del podio,


lette,

vennero erette 14 edicoi

sormontate da croci e con pitture rappresentanti


(2).
i

notissimi misteri della

Via-Crucis
Il

detestabile abuso che

malviventi facevano di un santo venerando


(3)

edi-

ficio,

stimol l'architetto Carlo Fontana

ad elaborare un progetto

il

quale

tendeva a rendere l'Anfiteatro un luogo assolutamente sacro, edificandovi un


tempio dedicato
ai SS. Martiri. Il progetto fu pubblicato all'Aia nel 1725,

ma

non

fu

messo

in attuazione.

Fra

le

tavole dimostrative dell'opera del Fontana,

Girolamo Conuovo recinto fatto nel Colosseo. Crelonna, in sopraintendente e custode delle chiavi del denz. 1, Tom. 39, p. 14. Ma susseguentemente a' 10 di Gennaio del 1715 ritrovasi la rela(1)

Anno

1714, 10 Dicembre. Decreto sopra la deputazione del sig. D.

zione della non inclinante volontiV del Pontefice Clemente


le chiavi del

XI

di

concedere

al

Popolo Romano
loc. cit.,

suddetto nuovo recinto. Cred.

1.

Tom.

39, pag. 14. V.

Marangoni,

pag. 105.
(fi)

Marangoni,

loc. cit.

pag. 98.

(3)

Visse ai tempi di Benedetto XIII.

CAPITOLO
ve n' una
(la

III.

IL

COLOSSEO NEL SECOLO XVIII


in

219

V) che rappresenta l'interno del Colosseo nello stato


il

cui

trovavasi a quei tempi. Nel fondo dell'arena, verso

Laterano,

si

vede una

rozza chiesuola innanzi alla quale sorge una croce

(1).

Nel 1741 la custodia della piccola chiesa della Piet era affidata a Francesco Boufort
setta. I
(di

Parigi),

il

quale se ne vivea traquillamente nell'attigua cai

dediti alla
il

malavita ed

ladri
;

non vedevano n potevano vedere


a
far pertugi sui

di

buon animo
di chiusura.

Colosseo ben chiuso


notte dell'I
1

e presto tornarono
il

muri

La

Febbraio dell'anno 1742

disgraziato Boufort, fu

vittima degli audac?i malfattori. Vari di questi penetrarono nella sua abitazione:
gli

assestarono sette pugnalate, e

gli

rubarono

suoi

modesti risparmi. Lo

sventurato romito sopravvisse miracolosamente alle


nella

ferite,

ma rimase

impedito

mano destra. Onde evitare la continuazione

di

simili

eccessi,

il

generoso papa Bene-

detto

XIV

sbors nell'anno 1743 una vistosa

somma;
gli

e con questa furono rearchi,

staurati (ancora

una

volta)

muri che chiudevano


si

fortificati

gli

ingressi principali e secondari; e

restaur inoltre

il

piano superiore, sopra

ed intorno alla chiesuola.


Il

sullodato Pontefice ordin in pari

tempo a Mons. Simonetti, Governa-

tore di

Roma,

la pubblicazione del seguente

EDITTO.
RANIERO SIMONETTI ARCIVESCOVO DI NICOSIA, DI ROMA E SUO DISTRETTO GENE-

RALE GOVERNATORE, E VICE-CAMERLENGO.


Invigilando sempre pi con pia sollecitudine la Santit di N. S. Bene-

"

detto

XIV

felicemente regnante a fare, che da quest'alma citt di Roma, che


di

con

il

buon esempio deve servire


cristiano,

norma

e di regola a tutte le altre del


di offesa di

mondo
e di

venga rimossa ogni occasione

Sua Divina Maest


l'an-

pubblico grave scandalo, ha considerato essere molto indecente, che

tico Anfiteatro,

volgarmente detto

il

Colosseo, luogo degno di tutta la vene-

razione per la

memoria

di tanti ss. Martiri,

che in difesa della fede cattolica,

spargendo
martirio,

il

proprio sangue, vi hanno gloriosamente riportata la palma del


taluni
figli

venga profanato da

d'iniquit,

che prevalendosi

dell' op-

(1)

Anno

1723, 10 Luglio.

Memoriale presentato airEccellentissima Congregazione dal322. V. Marangoni,


loc.

l'Eremita del Colosseo, e rescritto grazioso facultativo di poter fare una muraglia di clau-

sura dietro la cappella di detto ercmitorio. Credcnz.


cit.

I.

t.

45, p.

p.

105.

Anno

1727.

12

Novembre. Istromento

di

concessione d'un arco chiuso con-

tiguo e dietro alla suddetta chiesuola o cappcUucca, posta dentro al circuito del

medesimo

Colosseo, Pietro

Doye eremita

dello stesso Anfiteatro. Credenz. 4, tora.

101,

p.

291, Ibid,

220

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI TEMPI PRESENTI

portano comodo che a ktr presentano e


scondigli che in esso sono, vi

la solitudine del

luogo e

molti na-

commettono gravi
di

eccessi.
il

Quindi che, con


presente Editto, da
cui,

ordine datoci a bocca,

ci

ha comandato

pubblicare

durare a beneplacito suo e della Santa Sede Apostolica, con


pie pontificie e

inerendo alle
in av-

supreme determinazioni, ordiniamo

comandiamo, che

venire ninna persona di qualsivoglia stato, condizione, grado e sesso, bench


Ecclesiastica, Claustrale e Regolare, abbia ardire di trattenersi,
si

di

giorno
tre

che

di notte, di

a mal fine in detto Colosseo, stto pena, se sar uomo, di


in

tratti

corda da darglisi

pubblico: e se sar donna, della pubblica frusta,


all'altra

oltre le

pene pecuniarie da imporsi all'uno ed


tali

a nostro arbitrio;

di-

chiarando, che per l'incorso di


tal

pene, sar sufficiente

che siansi portati

in

luogo a mal

fine,

e cosi possa legalmente presumersi da altre congetture,

e dall'escludersi, che vi siano portati per altra causa.


Ma se poi questo mal commesso qualche eccesso e

fine

avr avuto

il

suo pieno
le

effetto, e vi

avranno

delitto,

vogliamo che

suddette pene possano

estendersi a nostro arbitrio; rispetto agli

uomini, alla galera ad tempus, o

perpetua, ed in quanto alle donne, alla rilegazione a tempo, o perpetua, ed

anche

agli uni

ed

alle altre a quella della

vita,

secondo

la

qualit e circo-

stanze de' casi e dei delitti che avranno commessi.


,

E siccome

per ovviare
di

a simili
li

inconvenienti, la San.

Mem.

di

Cledi

mente XI fece cinger


cancelli, quelli,
vi portano
il

muri

primi archi

di detto Anfiteatro, e

munir

che servir doveano per l'ingresso delle carrette e bestiami che


salnitri, cos la Santit di

letame per servizio della fabbrica de'

Nostro Signore, dopo aver fatto riattare detti muri

in quelle parti,

ove o per
erano

r ingiuria dei tempi o per colpa


devastati, ci ha ordinato
Editto,
di

di chi

ha desiderato avervi

l'ingresso,
il

dover proibire, come facciamo con


stato,

presente

che

in

avvenire niuna persona di qualsivoglia

grado, condizione

e sesso,

come

sopra, abbia ardire di rompere, disfare, anche in piccola parte,


li

per qualunque causa e fine detti muri, e che


tori

carrettieri, stabiaroli, condut-

di

bestie, o

qualunque altra persona, a cui

spetti l'aprire e
s

richiudere

cancelli

che vi sono, non possano in alcun tempo,

di giorno

come

di notte,
li

tanto nell'entrare che nell'uscire, lasciarli aperti, sotto pena in


di tre tratti di corda,

ambedue

casi

da darglisi

in

pubblico irremissibilmente, ed altre pene,


arbitrio,

anche corporali pi gravi a nostro


de' casi

secondo la qualit e (jircostanze


li

che potessero darsi, o per causa delle rotture di detti muri, o per

cancelli suddetti lasciati aperti.

Avverta pertanto

di

prontamente ubbidire ciascuno a quanto


li

si

dispone

nel presente Editto, mentre contro


alle imposizioni delle pene,

trasgressori

si

proceder irremisibilmente

ancorch non fossero presi


officio,

m fragranti dalla coite,


il

ma

per inquisitionem, ex

ed in ogni altro modo; volendo, che

pre-

CAPITOLO

III.

IL

COLOSSEO NEL. SECOLO XVIII


soliti,

221

sente Editto, pubblicato ed affisso ne' luoghi

obblighi subito ciascuno,

come

se gli fosse stato personalmente intimato.


solita

Dato dal Palazzo della nostra

residenza questo di 8 Febbraio

744.

R. SiMONETTi, Arciv. di Nicosia


Governatore e Vice-Caniarlengo.

Bernardino Rossetti
Notaro per la
C.irit.

Il

1750 non era gi lontano; e

fedeli,

volendo solennizzare con qualche

novit l'Anno Santo, stabilirono di fondare nel Colosseo una Congregazione o

Compagnia

laicale,

composta

di soggetti civili.

Progettarono quindi
di

di erigere
le

sul piaup l'estaurato

da Benedetto XIV un grandioso tempio,

rinnovare

14 edicole della Via Crucis, e restaurare le parti fatiscenti dei portici e delle
scalinate dell'Anfiteatro.

Non

tutti questi progetti

si

attuarono,

ma

la

devo-

zione verso quel luogo andava nondimeno ogni di pi crescendo. Nell'anno 1749
il

Papa Benedetto XIV consacr

l'arena anfiteatrale alla

memoria

della

Pasf' in-

sione di Cristo e dei suoi martri.

perenne ricordo dell'anno Santo,


il

cidere su

marmo

quell'iscrizione che gi
(1),

papa Clemente

aveva

fatta im-

primere sul bianco intonaco

e che dice:

FLAVIVM TRIVJIPHIS SPECTACVLISQVE INSIGNE DIIS GENTIVM IMPIO CVLTV DICATVM MARTYRVM CRVORE AB IMPVRA SVPERSTITIONE EXPIATVM NE FORTITVDINIS EORVM EXCIDERET MEMORIA
.

ANPHITHEATRVM
.
.

MONVMENTVM A CLEMENTE X P M ANNO IVB MDCLXXV


.

PARIETINIS

DEALBATIS
.

DEPICTVM
.

TEMPORVM

INIVRIA
.

BENEDICTVS
.

XIV

DELETVM P M
.
.

MARMOREVM REDDI ANNO IVB M DCCL


.
.

CVRAVIT
PONT.
i

(2).

Rinnovate
nese;
il

le

14 edicole della Via-Crucis su

disegni di Paolo Posi, seil

Vicegerente mons. Ferdinando M.


V. pag-. 215.

De

Rossi,

27 Dicembre del 1749,

(1)
(2)
si

Una

copia di questa epigrafe trovasi

attissii

sul

muro

del grandioso contrafforte che

erge dal lato Nord.

222

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI
eresse una croce.

fece la benedizione dei quadri, e nel centro dell'arena


S.

si

Leonardo da Porto Maurizio, dell'Ordine dei Minori, dimorante nel convento


Bonaventura
al Palatino, die tosto principio all'esercizio della Via-Crucis.
S.

di S.
Il

popolo accorse numeroso al pio appello di


al

Leonardo, e Benedetto XIV,

con chirografo del d 8 Gennaio 1752, don


e Maria, le edicole suddette.

Sodalizio degli

Amanti

di Ges

In certi giorni

stabiliti,

l'Arciconfraternita recavasi processionalmente al

Colosseo per praticare l'esercizio della Via-Crucia : la processione era prece-

duta dalla croce, la quale veniva portata dal direttore del Sodalizio, che era

sempre un Cardinale.
Il

19 Settembre dell'anno 1766

il

card. Guadagni, Vicario di

Sua

Santit,
straor:

celebr la messa con comunione generale nell'Anfiteatro.


dinario di sodali d'
tutti si die

Un numero

ambo

sessi e di altri fedeli si accost ai

sacramenti

una medaglia benedetta.


cosi dette generali, si seguirono

Le comunioni
detto

a fare nel Colosseo (ed ani

che con maggior solennit) negli anni seguenti; e

Sommi

Pontefici

Bene-

XIV

Clemente XIII annessero a quella pratica l'indulgenza plenaria.

Ridotto
fatto
si

il

Colosseo a luogo sacro, pot meglio conservarsi; e a questo


si

deve se
che

salvarono dalla completa distruzione almeno

le reliquie di

un

edifizio

fu

mai sempre

1'

oggetto

dell'

ammirazione universale, ed un

soggetto fecondo di profondi studi e ricerche di famosi archeologi ed architetti,


i

quali,

come

noto, ci lasciarono interessanti lavori e saggi commenti.

CAPITOLO QUARTO.
(Secolo XIX).

Il

Colosseo restaurato e

fatti

contemporanei

ivi

avvenuti.

N.ell'anno
vi pot essere pi

1805,

il

eh. Guattani

(1)

scriveva:

Qual'altra mole teatrale

machinosa dell'Anfiteatro Flavio?

qual vi ora pi supi. Il pit-

perba ed imponente rovina? Basta vederla per non iscordarla mai


toresco che
il

tempo nel distruggerlo

vi
si

ha insensibilmente introdotto, l'ha


il

resa poi
restauro.

si

vaga ed interessante, che

giunge da molti a non desiderarne


di

Potrebbero contentarsi l'et future


lo sfacelo si

vederlo nello stato presecolo se

sente;

ma

avanza a gran passi:


tessitura, e far

di

qua ad un
ai

ne an-

der

il

resto

dell'interior

d'uopo

curiosi di
al

ricorrere al
al

Serlio, al Desgodetz, al

Fontana, al Overbek, al Piranesi,

Marangoni,

Maifei, al Morcelli, al Carli, ecc. .

Le previsioni
colo

del Guattani sarebbero oggi

una

triste realt, se

il

Colosseo
se-

non fosse stato diligentemente ed opportunamente restaurato dai Papi del

XIX. Ai tempi

infatti in

cui egli scriveva

(a.

1805), la venerabile

mole

dei Flavi trovavasi in uno stato lamentevole.


la

Non v'era

chi non prevedesse

sua prossima rovina. La caduta poi dell'intera fascia estema dell'angolo


il

verso

Laterano era inevitabile ed imminente.

Pio VII, amante qual fu degli antichi monumenti, non pot trascurare la
pi grandiosa reliquia della grandezza

romana
il

e sollecitamente ordin l'edifi-

cazione del solido e grandioso contrafforte,


riamo.
Il

quale, fino ad oggi, noi

ammiin-

portentoso ed opportuno lavoro reca giusta maraviglia ad

cerni

telligente visitatore, sia

per la sua solidezza, sia per l'indiscutibile


contrafforte, tutto in

difficolt

dell'impresa.
struito

Il

colossale
le pietre

opera

laterizia, fu infatti

co-

quando
Il

ed

massi dell'edificio eran gi slegati e prossimi a

cadere.

lavoro riusc, ripeto, solidissimo,

ma

l'urgenza

impedi

all'illustre

(1)

Roma

descritta ed illustr. tom. II, p. 2,

Roma

Stanip. Pagliariui.

224

PARTE

HI.

DAL SECOLO XV
si

AI

TEMPI PRESENTI

architetto di dargli (come pi tardi


la

fece in un altro conlraffoy~te o sperone)

forma primitiva

dell'edificio.

Poco dopo
l'anno 1815,
il

il

ritorno di

Pio

VII dal

triste

esilio, e
i

precisamente
il

nel-

pacifico Pontefice rivolse di

nuovo

suoi sguardi verso

Codal-

losseo, ed ordin

che

si

restaurasse la sua parte interna.


superstiti del

Le cure avute

l'operoso Pontefice per le parti

nostro Anfiteatro, ci

vengono

ricordate dalla seguente iscrizione

marmorea:
P.
(1)

PIUS VII
ANNO
L'esempio generoso
nell'anno 1828
f'

M.

VII

di

Pio

VII fu imitato dal suo


la

successore,

il

quale

edificare

un contrafforte ^evso
lavoro
in

Mta Sudante. Leone XII

affid la direzione di questo

all'illustre

architetto

romano Giuseppe

Veladier,
i

il

quale fece ricostruire

opera laterizia la met dell'arco

LV

ed

due archi seguenti, dando ad

essi, in

pari tempo, la foi-ma e lo stile origidi

nale del

monumento

(V. Fig. 7").

perpetua memoria
dice:

questo grandioso ed

utile lavoro, fu affissa l'epigrafe

marmorea che

LEO XII PO^T


ANN
Anche
mento
ed
il il
.

MAX

ITI

Sommo

Pontefice

dei Flavi.

questo

XVI ebbe cura dell'insigne monuPapa deve Roma la ricostruzione di sette arcate
Gregorio

restauro del terzo portico (originariamente interno ed oggi esterno; del(2).

l'Anfiteatro

Il

ricordo di quest'opera l'abbiamo nella seguente iscrizione:

GREGORIUS XVI
PONT
.

MAX

ANNO XIV
(1)

Oltre a questo ricordo marmoreo, abbiamo

una

pittura fatta dal Veith nell' alto del-

l'ultima lunetta (a destra) del

XXX

riquadro del Museo Chiaramonti al Vaticano.


fatto innalzare dal

La

pittura
la con-

indica

il

colossale e magnifico perone

Pontefice Pio

VII per
la

servazione della parte meridionale dell'Anfiteatro Flavio o Colosseo, sotto


l'architetto Veladier. Nel

direzione del-

mezzo

figurata

la

Religione che sostiene la palma e la croce


. :

simboli del martirio, e dinanzi

compendiosa dei Musei


(2)

nel palazzo Vaticano.

Questo restauro fu

un pellegrino genuflesso Cav. E. G. Massi Descrizione Roma, 1887, p. 157, terza edizione. fatto in quella parte del Colosseo che guarda Ovest, tra l'Arco

di Costantino e la

Via Claudia.

CAPITOT.O

IV.

IL

COLOSSEO RESTAURATO ECC.

225

pag. 22

dell' ojprotta intitolatu

L'ArcicotraU'iiiila

di

S.

Maria

del-

l'Orazione e Morte e le sue

rappresentanze sacre

(1),

scritta

dal sig.

Au-

gusto Bevignani, leggo:


e degno

Un

caratteristico progetto ventilato allora (nel 1832)


fu

di essere ricordato
Il

d'adibire

nientemeno
di

il

Colosseo a cimitero

provvisorio!

caid. Bernetti, segretario

Stato,

con lettera particolare e


Consulta no caldeggi
la

riservata in data

22 Aprile

18.32,

al

segretario di

Fig. 7."

proposta perch molto economica la sepoltura in quell'arena ed adiacenti ambulacri per essere
il

monumento appartato

e sacro alla religione

(2).

Ma

la sacra

Consulta prescindendo da tutte


gio

le viste in linea d'a'le rispose in

data 2 Mag-

non potersi adibire quel monumento a


dalle

tale

scopo per

sotterranei conti-

nuamente inondati

acque disperse o
dei

fluenti dai

colli circostanti,

perci
di

d'ostacolo alla pronta decomposizione

cadaveri, e
i

per la mancanza

ventilazione essendo circondato da cinque colli


dissipazione degli effluvi che
si .

quali avrebbero impedito la


i

sarebbero riversati sulla citt attesi

venti

meridionali che vi dominano

(1)

(2)
16.

Roma. A cura della H. Cf. dommento XXXII.

Societ

Romana

di storia patria, 1910.

226

PARTE

ni.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

*
* *

Fortificata e resa sicura la parte superstite del vetusto edificio,

Romani
confra-

ed

visitatori nazionali e stranieri poterono tranquilli aggirarsi


;

a lor agio tra


i

quegli imponenti avanzi


telli

ed

fedeli accorsero pi copiosi

a seguire
quali

del Sodalizio dei devoti di


il

Ges Cristo

al Calvario,

praticavano

ancora

pio esercizio della Via Crucis nell'interno del Colosseo. Questa comci fu

movente funzione

elegantemente descritta dal marchese Luigi Biondi

(1),

Presidente della Pontificia

Accademia Romana

di archeologia.

Incomincia

cosi:

<t

Ne

l'arena del Flavio Anfiteatro,


ai feri spettacoli

Ove

frequente

Correva un tempo il popolo idolatro, Adunata vid' io turba dolente D'entrambi i sessi e di ciascuna etade, La verde, la matura e la cadente .

chiude:

Santa Religioni

gli aspri

costumi

Tu

raddolcisci, e fai stille di pianto

Versar, dove correan di sangue fiumi.

Ed

or, vestita in

bianchissimo ammanto,
custode,

Del sacro loco

sei fatta

mite siedi alla gran croce accanto.

par che

il

Le smosse

pietre, e la

guardo tuo quasi rannode gran mole 1 danni


gli anni,

Sprezza Sei tempo, ch'ogni cosa rode.

Da

l'alta

cima sua s'affaccian

in lustri uniti, e in pi secoli accolti


le pietre co' lor ferrei

Batton

vanni.
volti,

Ma
Fino

son da la tua voce in fuga


questi accenti

Che imperiosa
Ite,

move:

ai vostri odi,

che gi furon molti.


il

ch'or sacro

loco, itene altrove .

Merc questi grandiosi


i

restauri, poterono pei lor fini servirsi del Colosseo

demagoghi della rivoluzione romana. L'Anfiteatro Flavio, che nel corso


avea vedute
d'

di

tanti secoli n'

ogni sorta entro

il

suo recinto

lotte feroci e san-

guinarie, vittime innocenti immolate, assalti guerreschi, dolenti e devote rap-

presentazioni, infami gesta di malviventi;


duta....

una sola cosa non avea ancor ve-

una scena comica... e

la vide.

(1)

Poesie di autori Italiani del sec.

XIX, Roma

1845.

CAPITOLO
Il

IV.

IL

COLOSSEO RESTAURATO ECC.

227

23 di Marzo dell'anno 1848


la

il

Colosseo fu teatro di una frenetica adu(4).

nanza popolare; ed ecco come


(il

descrive Alfonso Balleydier

Avvertito

Popolo Romano) sino dal giorno innanzi che avrebbe luogo al Coliseo una
la

grande riunione popolare onde deliberare sui mezzi di salvare


pericolo,
si

patria in
il

reca in massa nell'arena dei gladiatori e dei martiri. Era

23

di

Marzo. Sul cielo di

Roma

rischiarato

da bellissimo

sole

di

primavera, non

appariva un

sol

nuvolo; sul volto dei


i

Romani

brillante d'entusiasmo
i

non

si

vedeva segno

di mestizia;
i

soldati della guardia civica,


i

membri

dei circoli,
tutti in

la nobilt, la borghesia,

principi, gli artigiani e

proletari,

erano col

un gruppo disposto
veste bianca e
il

coli' istinto artistico

degli Italiani: qui


li il

il

domenicano

colla
rin-

lungo mantello nero;

cappuccino colla barba lunga

chiusa nel cappuccio di lana scura; di qua l'abate col piccolo manto corto ed
elegante; di l
gli

alunni dei

collegi

colle

sottane

turchine, rosse,
il

violetta,

scarlatto e bianche,

formavano un mosaico umano, e accanto


facea contrasto col

militare, la
abbiglia-

cui splendente uniforme

semplice e

pittoresco
il

mento Trasteverino,
gliante ad
il

e le

donne

di ogni ceto

completavano

quadro somiinfatti

una decorazione o comparsa

teatrale. Teatro magnifico era

Coliseo con le sue ruine, le grandi sue

rimembranze
avanza tra
il

e folto uditorio ritto

sotto alle bandiere.

Superbo spettacolo, momento solenne! Allora un uomo di


si

alta statura,

un prete vestito da Barnabita

la folla

che

gli

apre

libero

il

passo, e in atto

drammatico
gente del
il

si

dirige verso
S.
i

jmlpito sacro, ove due

volte per settimana un povero frate di

Bonaventura viene a narrare con


patimenti
dell'

lagrime e singulti alla

volgo

Uomo-Dio. Questo
si

prete, di andatura fiera

principale

personaggio del

dramma che
l'

pre-

para, un frate ambizioso, una meschina copia di Pietro


vazzi.

Eremita,

il

P. Gal'il-

La parte che ha da

fare gli addice e l'abito che indossa accresce


si

lusione della scena.


artistico, gli

Un

lungo manto nero, in cui

avvolge in atteggiamento

copre la toga nera, stretta alla vita da una larga cintura dello

stesso colore.

Una

croce verde, rossa e bianca

gli

appare sul petto; l'ampia


maschile e
ro-

fronte scoperta;

ha sul viso

tutti

segni di
gli

un'espressione

busta;

lunghi capelli neri disciolti

scendono sul collo; ha uno sguardo


la

da

ispirato, gesto

armonioso, voce sonora. Eccolo a predicare

crociata del-

l'indipendenza italiana

Terminata l'entusiastica arringa del


venuto tribuna
il

P.

Gavazzi, sale

il

sacro pulpito,
il

di-

politica,

un contadino
di

di

nome
di

Rosi; dopo

quale parlarono
il
il

Masi, segretario del principe

Canino, poi un

giovane prete,

general
general
colpi di

Durando, un frate Conventuale francese,


Ferrari e finalmente lo Sterbini.

nome Stefano Dumaine,


il

Non

qui

luogo di narrare

tutti

(1)

Storia della rivoltizione di

Roma

1848-1850, Livorno 1861.

228

PARTE

IH.

DAL SECOLO XV

AI TEMPI PRESENTI

scena che in quella giornata vide svolgersi nella sua arena l'Anfiteatro Flavio.

Bastami aver accennato

il

fatto.
il

Dopo

il

proprio consolidamento,

Colosseo incominci ad

offrire

grato

spettacolo ai

Romani ed

ai

forestieri colla

fantastica illuminazione delle sue

rovine a fuochi di bengala.


allorch
il

La prima

volta, per

quanto

io sappia, fu nel 1849,


il

21 di Aprile, la Repubblica

Romana, per festeggiare


i

Natale di
al

Roma,
losseo

fece illuminare
(1).

a
fu

bengala

tutti

monumenti, dal Campidoglio

Co

Questa festa

descritta dal cav. Pompili-Olivieri nell'opera

Il

Senato
in

Romano

nelle sette

epoche di svariato governo, da Romolo


il

fino

a noi

(2),

questa guisa:

Il

governo fece illuminare


tutti gli

Foro Romano,

gli

archi trion-

fali

che vi esistono e
il

avanzi della basilica di Costantino (creduta da

alcuni

tempio della Pace) e dell'Anfiteatro Flavio. Vi fui-ono ancora copiosi

fuochi di bengala, che ne' magnifici archi, specialmente del Colosseo, facevano

un

effetto

veramente magnifico. Nel mezzo dell'arena del Colosseo


i

rallegra-

vano

la moltitudine

concerti musicali, ed
partito

il

canto degli inni patri riscaldava


il

mirabilmente

lo spirito del

liberale,

cui grido di

Viva la Repubpopolo
.

blica eccheggiava sonoro nelle grandiose vlte dell'immensa mole. Non man-

carono fra

gli

applausi oratori estemporanei che

rammentavano

al

le

vetuste glorie di

Roma

ed infervoravano
del

al

suo governo repubblicano

La fantasmagorica scena
pinta, piacque tanto, che

Colosseo, rischiarato da
l'uso, e
si

quella luce vario-

da allora invalse

conserva tuttavia, di

ripeterla in fauste circostanze, come, ad

esempio, per la venuta in

Roma

di

Principi esteri o per una

straordinaria affluenza di
il

forestieri nell'alma Citt:

talch pu dirsi

non passi anno che

Colosseo non venga illuminato a ben-

gala. L'effetto dell'illuminazione,

contemplata specialmente dalla cavea, mi-

rabile:

sembra

di assistere all'accensione di
il

un cratere vulcanico. Molti per

a questa viva luce, preferiscono

pallido chiaror della luna, alternato dalle

nere ombre delle rotte vlte e degli sfondi delle grandi arcate.

Nel 1852 Pio IX ripar l'ingresso (imperatorio) verso l'Esquilino


il

(.3),

davanti
di

quale vi fu in origine un portichetto sorretto da colonne scanalate


frigio; e restaur in
(4),

marmo

quella stessa

parte

varie arcate del portico

interno

spingendo

lavori fino al piano del perticale alla


il

sommit della
direttore, nella
7

cavea. Di questi grandi restauri parl


tornata della Pontificia

Canina, che ne fu
di

il il

Accademia Romana

Archeologia,

Aprile 1853;

(1)

Spada, Storia

della rivohizione di

Roma,

voi. Ili, p. 896.

(2) (3)

Voi. II, p. 260.

Nella costruzione degli


gli ultimi

speroni di Pio VII, Gregorio

XVI

e Pio

in

opera

massi

dei caduti materiali o travertini. Cf. Notizie e inedite del Ch.

IX furono messi Lan-

ciANi. Rendiconto della R. Accad. dei Lincei, 1896, serie V, Voi. quinto.
(4)

V. Gobi. loc.it., p. 112.

CAPITOLO
ed
in

IV.

IL (H)L()SSE()

KESTAUUATO

ECC.

229

questa occasione, scrve


l'invito di

il

Segretario P. E. Visconti,

il

Canina

rinsic-

nov all'Accademia

voler

accedere sul luogo per osservarli,

come

fu in effetto deliberato
ci

che seguisse

(1).

Anche questo lavoro

viene ricordato da una lapide, che dice:

PIVS IX PONT

MAX

ANN
e dalla seguente epigrafe (2):

VII

PIVS

IX

PONT
. . .

MAX

QVVM

PARTEM MEDIAM AD ESQVILIAS CONVERSAM VETVSTATE FATISCENTEM RESTITVENDVAM ET MVNIENDAM CVRASSET MEMORIAM RENOVAVIT ANNO MDCCCLII PONT VII
. . .

Dopo

la breccia di

Porta Pia (20 Settembre 1870) nell'interno del Colossi

seo ebbe luogo un meeting, nel quale

scelsero

rappresentanti della Giunta

provvisoria di governo.

Venuti

monumenti
il

scavi delle Antichit,


del Colosseo

il

Roma nelle mani della /?. Sopraintendenza agli Comm. Pietro Rosa (a. 1871) f' togliere dalle mura
di
(?)

pittoresco

ammanto
e

di verdura,

con 420 specie di piante,


soggetto della

che da secoli

lo

ricopriva

(3),

che

former

il

prima Ap-

pendice di questo nostro lavoro.


Nel carnevale del 1874 una societ meglio parodiare nel Colosseo
di

tjuontemponi ide di rappresentare

gli antichi giuochi.


il

Ma

il

Senatore Scialoja,

Ministro di Pubblica Istruzione, non ne die

permesso.
il

Dopo
di

restauii fatti

dall'immortale Pio IX,

Colosseo non stato pi

riparato. Eppui'e la parte alta della muraglia esterna (4) molto

meno

sicura

quanto
Atti

si

creda!....

(1)

(Mia Font. Acc. Kom. di Arch. Tom. XV,


(jiiella

p.

XXXI.
p. 221.

(2) (3) (4)

Quest'iscrizione trovasi a pi di

di cui

parlammo a

GoRi,

loc.

cit.

p. 113.

Fra

due restauri

di

Leone XII

e di Pio IX.

CAPITOLO QUINTO.
Scavi eseguiti nell'Anfiteatro Fiavio
dal 1810 sino ai nostri tempi.

RIMA

d'

incominciare

la

narrazione degli scavi regolarmente eseguiti

nell'Anfiteatro Flavio a fin di studiarlo e conoscerlo in tutte e singole le sue


parti,

mi

si

permetta

di ricordare

un

tentativo, quasi direi preistorico, fatto nel

secolo

XV.

Excerpta a Pomponio, duni inter anibulandum cidani domino loltra montano reliqiiias ac ruinas urbis ostenderet , il cui testo genuino fu
Neil'

rinvenuto dal
e

De

Rossi nel codice Marciano latino


e Diritto (2); al
le
il
f.

(1),

e divulgato negli Studi

Documenti di Storia

25"

si

accenna

a scavi, nel corso


il

dei quali furono scoperte


dell'Anfiteatro,

cloache che
largo

solcano in vario senso

substrato

come pure

marciapiede che

lo attorniava,

scoperto

nuovamente nel 1895


barone Daru,

(3).

Gli scavi intrapresi nel Colosseo dal

Governo Francese, rappresentato dal

Intendente della Corona, fuiono fecondi di buoni successi. Si

lavor indefessamente per lo spazio di quattro anni circa: la direzione degli


scavi fu affidata al famoso architetto
si

romano V^ladier,

e lo sterro dell'alena

esegui con inappuntabile regolarit.

Fu

allora che

si

rinvenne

il

podio,

il

passaggio di
in

Commodo,
di

gli

ipogei dell' arena, ecc. Questi ultimi consistevano


podio, delle

tre pareti

concentriche al

quali la

pi vicina a
fra loro; in

questo era

formata da una serie


lacri racchiusi
i-ettilinei

pilastri

egualmente distanti
in altri

due ambu-

dalle dette
mistilinei,
i

pareti, ed

cinque ambulacri centrali, tre


di

due

quali

fiancheggiavano quattro serie


la

bottini o
indi-

pozzi,

come

pi piace chiamarli, che, per


stati fatti

loro uniforme regolarit,


8").

cavano d'essere
(1)

per uno scopo, determinato (V. Fig.

n. 195.
III, 1882, p.

(2)

Anno

49 e segg.
scavi, voi. II, p. 83.
.

(3) Cf.

Lanciani Storia degli

Anche

nel 1639 furono

fatte

alcune

ricerche

nel circuito del Colosseo

{Arch. Capii. Cred. VI.

Tom.

52, p. 65).

Fig.

8.'

CAPITOLO

V.

SCAVI ESEGUITI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

233

La

costiuzioiie

di questi

muri appartiene evidentemente ad epoche


presentano

di-

verse; giacch mentre alcune parti sono A' opera quadrata di massi regolari
di travertino

e tufo,

nell'

insieme

quella

costruzione

irregolare

(formata di pietre e laterizio), che apparisce sovente negli


della decadenza. La variet di costruzione e
in
la

edifici dei

tempi

promiscuit di materiali usati

una stessa opera, furono


i

l'origine di vivaci dispute e di disparate opinioni


di storia

fra

dotti, le quali noi

per ragion

riporteremo in succinto, ed espor-

remo
tempo

in fine

il

nostro parere.

Vi fu chi opin
di Tito, e
dell'

che quelle costruzioni fossero coeve all'Anfiteatro o del


le giudi-

che poscia fossero state risarcite da Basilio. Altri


Altri finalmente

carono

epoca dei Frangipani.


all'

opinano n esser quelle

contemporanee
fine

edificazione dell' anfiteatro n dell' et di mezzo,

ma

della

del secolo II o degl' inizi del IH.

La prima opinione

fu difesa dal Biani

chi,

coadiuvato nella
la
1"

parte archeologica dal Prof. Lorenzo Re,

quali basa-

rono

loro tesi:

Sulle regolarit
le belve.
il

dei pozzi,

donde, dissero, uscivano

le

gabbie che

racchiudevano
2"

Sul fatto che

podio era munito di

macchine

versatili, reti e denti

lunghissimi sporgenti sull'arena


3"
tei-e,

(1).

Sul passo di Erodiano


lacere).
1'

(2),

nel quale leggesi:

ya(j(ji::ziy

(swsuni mit-

sursum

Il

Bianchi prevenne
le nauiflachie

obiezione che

gli si

potea facilmente rivolgere,


e,

ri-

cordandogli

narrateci da Suetonio e da Dione';


la

disprezzando
asser
si

soverchiamente e con poca equit

fama storica del secondo,


che, anche

che
die

una sola naumachia ebbe luogo nell'Anfiteatro Flavio; quella cio che
ai

tempi di Domiziano;

ed aggiunse

ammettendo

altri

combattidice,

menti navali, questi non osterebbero alla sua opinione,


quattro
piedi d'acqua possono
sostenere

imperocch,

qualunque barca; e con ripari

provviso-i si
portici.
Il

pot

impedire che l'acqua penetrasse negli ambulacri e nei


avv. Fea

difensore della seconda opinione fu


fu

1'

(3), il

quale asser

osti-

natamente che l'arena del Colosseo non

giammai

sostruita, e che le sostru-

sioni che noi vediamo son opera dei bassi tempi, e precisamente dell'epoca
dei Frangipani. Il

Fea procur provare

il

suo asserto coi seguenti argomenti

(1)

Calp. Eclog.

7,

V.

48 e segg.

Cf.

Osservazioni sull'Arena e sul Podio dell' Anf.


di ardi. ecc....
nella sessione del-

Flavio fatte dal Sig. Pietro


l'

Bianchi, di Lugano, Prof,

Accad. di Arch.
(2)
(3)

li

17 Dicembre 1812.
e sul

In vita Commodi.
Osservazioni sull'Arena

Podio dell'Anfiteatro Flavio.

Notizie

degli

scavi.

Roma

1813.

234
1"

PARTE
Il

III.

DAL SECOLO XV
1'

AI TEMPI PRESENTI

podio,

ammessa

arena sostrutta, sarebbe stato alto appena dieci


denti e le reti, la sua altezza era
insuffi-

piedi.

Malgrado dunque

le rotule, i
i

ciente a salvare gl'Imperatori,

Pretori, ecc.

dai salti delle tigri e dalla

proboscite degli elefanti.


2" 3

Un' arena sostrutta affatto inadatta per

le

naumachie.
il

Finalmente
dell'

il

piano rinvenuto,

disse,

non pu essere
ricercare
in

vero e pri

mitivo
fondit.
Il

livello

arena;

ma

questo

devesi

maggiore pro-

Masdeu

(1)

tent di conciliare le due opposte opinioni:

scrisse a quedall'

sto scopo 21 lettere,

ma

ricev

ai suoi

scritti

un' acre

risposta

avvo-

cato

Fea
Il

(2).
(.3),

Nibby, nelle Aggiunte al Nardini


nella

propend per l'opinione difesa dal

Fea;

ma

sua pregievolissima opera


scrisse:
di Suetonio e di
si

Roma

nell'Anno

MDCCCXXXVIIJ

cambi d'opinione, e

Le testimonianze
Flavio vi

Dione apertamente dichiarano che

nell'Anfiteatro

diedero

combattimenti navali sotto Tito e sotto

Domiziano. Stando....
degli antichi scrittori,

ai fatti riconosciuti, e

dando

il

peso dovuto all'autorit

parmi doversi
si

stabilire,

che da principio, sotto Tito e

Domiziano, quando vi

diedero giuochi navali, l'arena era di livello pi basso


nell'Anfiteatro

e non sostrutta; che Traiano nel restauro fatto

comprese an-

cora

il

lavoro di alzare l'arena al piano attuale, per mezzo di sostruzioni recrollate


pe' terremoti

golari essendo

avvenuti

sotto Teodosio II

e Valenti-

niano

III nel

quinto secolo, e sotto Teodorico sul principio del sesto furono


lo stile di

risarcite

secondo
si

quei tempi da Lampadio e da Basilio prefetti di


cosi

Roma;
prende

cosi

d ragione della diversit delle costruzioni,

pure

si

com-

HARENAM AMPHITHEATRI .... restituit, e quella della lapide di Basilio: ARENAM ET PODIVM QVAE ABOMINANDI TERRAEMOTVS RVINA
PROSTRA VIT .... RESTITVIT:
Petronio, Erodiano e Calpurnio.
Il

cosi

chiaramente s'intendono
e.

passi di

primo nel Satyric.

IX

dice:

non

taces

gladiator obscoene
le

quem de RVINA ARENA DIMISIT. Erodiano raccontando cacce date da Oommodo appunto in quest'Anfiteatro, cosi si esprime: Xeovcoav JiOTs s4 itoYatwv xatov avapp' t'fSevTcov, taaptSjj-oi? axovtiot? Tiavra? aTrsxtstvsv: ed una
stati lanciati

volta essendo
strali tutti
li

su dai sotterranei cento leoni

con altrettanti

uccise: finalmente Calpurnio, ecl. VII, v, 69, esclama:

Ah

trepidi quoties nos Dbscendbntis abenab Vidimus in parfen ruptaque voragine terrae

Emergisse

feras!

(1) Riflessioni, paciflcie ecc.,


(2)

Roma
I,

1813.
varii scrittori del giorno.

Ammonizioni critico-antiquarie a

Roma

181,3.

(3)

Roma

Ant.

Tomo

I,

app.

p. 233.

Roma

1819.

CAPITOLO
Il

V.

SCAVI ESEGUITI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

235

Lanciani,

come

altrove dicemmo, opina che, almeno fino dal principio

del secolo III, l'arena lignea fosse pensile sulle

propHe

sostruzioni; ed ag4,

giunge
grandi

(1)

che

Pausania nel cap. 12 delle HA1AK5N


in

registra

fra le
(2),

opere

di Traiano

Roma,

xal Watpov [t^a xDxXotspc

xaviayGev

cio l'Anfiteatro Flavio.

Dalla quale

inesatta asserzione del

geografo alcuni
dell'
I,

hanno voluto trarre


Principe, dei

indizio
si

di restauri

avvenuti sotto
notizia.
Il

l'

impero

ottimo

quali non

ha altrimenti
gli

Nibby R. A.

421, sup-

pone che Traiano abbia costruito


zione gratuita
(3).

ipogei dell' arena,

ma
le

questa supposi-

Sul piano dell'abaco di un capitello a foglie d'acqua, caduto

dal vertice dell'Anfiteatro in fondo all'arena,

rimangono

casse di nove

let-

tere di metallo, alte m. 0,37 spettanti ad iscrizioni

monumentali:

NER^'ae
tr
t

traiano
.

aug.?

IBVmc

potest

Il

capitello, prosegue, dei

tempi bassi: e non reca maraviglia

il

ve-

derlo scolpito con masso di

marmo appartenente a

pi antico edifizio, forse

all'arcws divi Traiani della region prima, le spoglie del quale

servirono ad

abbellire
Il

il

vicino

Arco di Costantino

(4).

Canina, finalmente, congettura che la costruzione dei muri degli ipogei

suddetti sia dell' epoca di Severo Alessandro.

Alle varie opinioni gi esposte mi sia lecito aggiunger la mia.

La sostruzione
Immaginare
lo stesso

dell'arena talmente necessaria ad un anfiteatro, che se


caratteristica.

questo ne fosse privo, perderebbe, quasi direi, la sua speciale


infatti

un

edificio anfiteatrale

senza

g'

ipogei dell' arena, sarebbe

che immaginar un corpo animato senza


si

gli
si

organi interni.

La

vita,

dir cos, dell'anfiteatro

svolgeva negl'ipogei, e

manifestava sull'arena;

e non

mi sembra

plausibile
il

l'opinione o la supposizione

che Vespasiano ab-

bia voluto erigere

suo

celeberrimo Anfiteatro

senza l'arena sostrutta. Po-

teva per avventura mancare nell'Anfiteatro per eccellenza, costruito in pietra,


e,

giusta r idea d'Augusto,

media urbe,
scrittore dei

ci

che ebbero

fino

temporanei che

lo

precedettero?

Petronio,

tempi Neroniani,
dimisit?

dice:

non

tac.es

gladiator obscoene,

quem de ruina arena

e poco dopo:

ergo

(1)

Loc.

cit.

p. 217.

(2)

(3) Cf.

(4)

magnum undequaque rotundum. Jordan: Forma 17 b. La mia opinione su questo capitello la manifestai a pag.
Theatrum

35.

236

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI TEMPI PRESENTI

me non
imposui

ruina terra potuit haurire

aufugi iudicium, arenae

(1).

10 opino

adunque che

l'

arena fosse sostrutta

fin

dal

principio,

e che

avesse un livello pi basso di quello a cui fu poi elevata.

Sennonch, a cagione delle naumachie


sentarono due volte nel nostro Anfiteatro),

(le
1'

quali positivamente
fu

si

rapprestaal-

arena

da prima sostrutta

bilmente con muri, oppure con un' armatura lignea da potersi rimuovere
l'occoi-renza?

La seconda

ipotesi inammissibile per molte ragioni, che credo

qui inutile addurre perch gii scavi decisero la questione.

Nei muri degl' ipogei


regolari di

si

sono rinvenuti avanzi tuttora al posto di massi

travertino e tufo, che sono la materia adoperata in grandissima


dell'Antiteatro, e

copia nella costruzione


vasi maggior solidit.
tina,
I

specialmente nei

siti

ove richiede-

due

portici esterni sono stati costruiti di pietra tiburi

ed

muri che nel piano terreno formano

cunei delle scale e dei pas-

saggi, sono composti d' intelaiatui'e di massi di travertino, racchiudenti specchi


in parallelepipedi di tufo. Di questo

parere fu eziandio Lorenzo Re,

il

quale,

nello sua Illustrazione e difesa delle Osservazioni dell'architetto Pietro Bian-

chi sull'arena e sul podio dell'Anfiteatro Flavio, dice:

Fig.

8,

9,

10.

Porzioni

delle sostruzioni dell' arena in bellissima costruzione di grandi

pietre rettan

golari uniforme perfettamento alia generale costruzione dell'Anfiteatro

(2).

Se

le

sostruzioni

dell'

arena avessero

potuto
si

no

impedire

l'

esecu-

zione delle naumachie, lo

vedremo allorquando
hanno

parler di queste.

Gli scavi, oltre all'averci indicato negli avanzi dei muri

primitivi l'ori1'

ginaria sostruzione stabile dell'arena,


tico suo livello.
11

ci

i)ur

anche manifestato

an-

muro

di

perimetro

dell'

ipogeo ha in ogni quadrante dell'ovale una

seol-

rie di otto glandi nicchie arcuate, a


tre

fondo piano, larghe m. 3 e profonde

un metro

(3).

Dalla fronte di ciascuno dei trentasei piloni che sostengono

gli archi,

sporgono due
il

mensoloni

di
:

travertino,
tra

quali

si
l'

trovano 3 metri
altra, nella fronte

circa sotto

livello attuale dell'

arena

una mensola e

del pilone, v' un' incavatura verticale, a pie della quale


di travertino,

murato un masso

lungo quanto grosso


9").

il

pilone

l'

incavatura poi sarebbe atta

a ri(;evere una trave (V. Fig.

Dall' imposta degli archi in su, per tutto

il

giro dell'ovale, vedesi un ta-

glio praticato nella fronte delle nicchie: taglio,

che riduce alla met circa la

(1)
(2)

Cf. Pbtii.

Satyric. cap. IX.


il

Per brevit tralasciamo quanto


aver riferito
le

Re

dice

nella

sua dissertazione,
8,

sembrandoci

suflfi<;iente

parole che egli applica alle igure

9 e 10 della sua tavola illu-

strativa di alcune parti della sostruzione in opera quadrata.


(3)

Di materia solida e

stabile.

CAPITOLO

V.

SCAVI ESEGUITI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

237

profondit delle vlte, la sommit delle quali ripresa (dove pi dove meno,

secondo che occorreva) con ardii

di mattoni.

Nel fondo

di

ciascuna nicchia,

Fig. 9."

dal

piano superiore

delle mensole

in gi,

v'

un'apertura rettangolare, a
ni.

guisa di piccola finestra, addossata al pilone, larga

0,70 circa, la quale ha

un grosso architrave di pietra tiburtina.

238

PARTE

in.

DAL SECOLO XV
si

Al

TEMPI PRESENTI
ai piloni

Nella parte inferiore delle nicchie

vedono addossate

per tutta

la loro profondit due piccole spalle, sulle quali son gettate volticelle a sesto

scemo, terminate in fronte da archi. Le vlte,


ora al piano inferiore
delle mensole,

1'

estradosso delle quali trovasi

otturano, per la

met

circa,

l'

altezza

delle aperture ora descritte nel fondo delle nicchie.

La

costruzione laterizia

dei piloni e del fondo delle nicchie

dell'

epoca
;

di

Vespasiano, e quindi conla costruzione degli archi

temporanea
scemi, delle

all'

edificazione del
spalle e

monumento

mentre

piccole

della ripresa delle vlte disci-eta anch' essa,

ma

d'

epoca posteriore a quella dei Flavi.


il

Sarei di parere che


ticelle

taglio nella parte superiore delle nicchie e le vol-

sceme con

le loro

spalle riportate, sia

un lavoro eseguito contempoper formare dietro di


essi

raneamente

ai pilastri di

opera quadrata

di tufo,

un passaggio.

Che

le

trentadue nicchie appartengano alla primitiva disposizione della


dell'Anfiteatro,
di pilastri

parte infima
quella serie
fra loro

oltre alla costruzione dei muri,


di

ce

lo

manifesta

che noi vediamo costruiti


i

massi di

tufo, collegati

con architravi della stessa materia,


si

quali, a

breve distanza dalle

mensole,

ergono

fin

quasi al piano attuale


alle

dell'

arena, disposti con regolaai

rit fra loro,

ma

con nessuna rispetto

mensole stesse ed

piloni retro-

stanti; dichiarandoci quei pilastri, col complesso di tutte le circostanze con-

comitanti, che essi furono costruiti posteriormente ai piloni, e che questi e le

mensole avevano a quel tempo perduto


Io congetturo

il

loro scopo.
di

pertanto che,

ai

tempi

Vespasiano,

sopra

mensoloni

fossero collocate orizzontalmente attorno attorno delle grosse travi, sulle quali
e sui muri
di

opera quadrata degli ipogei riposassero altre travi che sostedisli-

nevano

il

tavolato dell' arena. Posta la mia supposizione, detratte dal


tra
il

vello che v'


il

piano delle mensole e quello


le

dell'

arena attuale (che

medesimo
il

dell'antica rialzata)
livello dell'arena

grossezze delle travi e del tavolato, ne


di quello
dell'

segue che

primitiva era pi basso

arena

posteriormente rialzata,

di circa

due metri, e che


(1).

l'

ipogeo ebbe
il

in origine

un' altezza di circa tre metri

mezzo

siccome

podio nella sua pri-

mitiva costruzione non fu pi basso di quello che ora

lo

vediamo (poich

muri che sostengono

la

gradinata del podio suddetto e le scale che conduce-

vano

al ripiano dei senatori,


il

sono di assoluta costruzione Vaspasianea); cosi


del parapetto del podio
all'

dovr concludersi che

ciglio superiore

epoca

dei Flavi distava dal piano dell' arena di circa sette metri.

Disposte
piloni

le

cose in

tal

maniera, risulta pure che

gli

archi impostati su
io

rimanevano quasi del

tutto fuori del livello dell'

arena; ed

credo che

(1) Il

pavimento dell'ipogeo in opus spicatum

si

trova a m.

f),08

dal piano attuale dell'arena.

CAPITOLO

V.

SCAVI ESEGUITI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

239

questi, muniti di grate, servissero

verosimilmente a doppio scopo: tanto, cio,

per dar luce

all'

ipogeo, quanto, e piincipalmente, nell' esecuzione delle nau-

machie come a suo luogo vedremo.

Le incavature
dovettero servire,

poi,

che appariscono nella fronte dei piloni fra


il

le

mensole

come giustamente osserv


rete.

Gori, a ricevere le travi che

sostenevano

la

grande

dal

Un rozzo graffito antico (V. Fig. 10") rinvenuto Comm. Rosa negl' ipogei dell' arena, ha tutto

negli scavi eseguiti nel 1874

1'

aspetto di una rappresenta-

Fig.

10.'

zione della fronte primitiva del podio. Cosi anche parve al Gori

(1),

e corri-

sponde, quasi direi, a capello col risultato dei miei ragionamenti.

questo un
l'altra,
;

frammento

di lastra

marmorea

su cui

si

veggono

in graffito,

una presso

cinque arcate di un sesto poco inferiore al semicircolo, munite

d' inferriate

sopra queste vi sono pure in graffito linee che formano una transenna enorme
relativamente agli
presentare, in
di sotto delle

archi sottoposti;

sembra che
la

in essa

si

sia voluto rap-

modo rozzamente convenzionale,


bestiari.

grande rete del podio. Al


le quali ci

arcate poi rimane la parte superiore di due figure,


i

ricordano probabilmente
tratta dall'

La riproduzione che presento a

Fig. 10"^

opera del Gori.

(1)

Loc.

cit.

240

PARTE

IH.

DAL SECOLO XV
il

AI TEMPI PRESENTI

Per ci che riguarda

piano
1'

dell'
;

arena, esso fu evidentemente rialzato.

Noi non sapremmo precisare

epoca

ma

possiamo con ogni cortezza


nell'

affer-

mare che

ci

avvenne dopo

il

regno

di

Domiziano. Pausania,

elenco delle
,

opere fatte da Traiano, dice:

theatrum magnura

undequaque rotundum

ossia l'Anfiteatro Flavio. Vari scrittori, basandosi su questo passo, opinarono

che r arena fosse stata rialzata da queir Imperatore. Ed invero,


pilastri di

la serie di

opera quadrata

di

pietra tufacea,

che noi vediamo disposti regodell'

larmente a brevissima distanza dal primitivo muro di perimetro


(la

ipogeo

cui costruzione ben


la

s'

addice ai tempi Traianei), e la riflessione che, abdi

bandonata dopo
si

morte

Domiziano
godere

l'

idea della naumachia nell'Anfiteatro,

fosse

ben

presto pensato a sollevai'e


spettatori

il

piano

dell'

arena, troppo
le

profondo,

affinch gli

potessero

completamente
1'

rappresentazioni

gladiatorie e venatorie,
L' espressione di

sembrano favorire

opinione di quei dotti.

Pausania per troppo ampia, e fuor di questa, come

osserva

il

Lanciani, non se ne ha altrimenti notizia.

Comunque

sia,

dal com-

plesso delle cose a

me

pare che l'arena prima


rialzata.
dell'

dell'

incendio avvenuto nel re-

gno

di

Macrino gi fosse

Molte parti dei muri

ipogeo

si

vedono

risarcite in

opera laterizia di
furono
fatti
si

un carattere conveniente

agi' inizi del secolo ITI. Questi restauri

probabilmente da Eliogabalo e da Severo


ravvisano poi evidentemente
sio II e
le
i

Alessandro,

dopo

l'

incendio. Vi

riparazioni eseguite nel secolo


restauri
fatti

da Teodo-

Valentiniano

III,

ed

da Teodorico

sul

principio del

secolo VI.
L' idea finalmente

proposta da

alcuni,

quali vorrebbero

che anche

Frangipani abbiano fatto dei lavori


fondamento. AH' epoca dei Frangipani

nell' ipogeo,
1'

non mi pare possa avere


la

arena era

piazza del

castello

ora

perch questa piazza fosse


g' ipogei!...

ben livellata non occorreva altro che interrar

Scoperta

l'

arena,

si

volle

ricercare

1'

antica cloaca che

dall'Anfiteatro
Il

portava

le

acque

al Tevere,

passando per la valle del Circo Massimo.


essere, dice,

lo-

dato Fea

(1)

oppugn questo progetto per

in esecuzione

diffi-

cilissimo e costosissimo per tanto tratto

di strada . Ide

invece di

ripristi-

nare la Mta Sudante, e rendere con

queir acqua e

relativa costruzione di
spesa, secondo
i

fontane un vantaggio ai cittadini di quel rione.


del

La

calcoli

Fea

e del

muratore Lezzani, sarebbero state tenuissime; grande invece

utilit pubblica.

(1)

Nuove osservazioni intorno allArena

dell' Auf.

Flavio

all'acqua che ora la ricopre.

Roma

1814.

CAPITOLO Nessuno
verno ordin

V.

SCAVI ESEGUITI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

241

di questi progetti

fu

messo

in esecuzione; anzi nel


il

1814

il

Go-

di ricoprire g' ipogei,

eccettuandone
si

j)assaggio di

Commodo.

Nel 1874, ad istanza del Comni. Rosa,


losseo
(1).

ripristinarono gli scavi nel Co-

settenti'ione, sotto

il

podio, tornarono in luce

tre

ambulacri

circolari,
il

gi scoperti

dal Valadier;

ed

il

Gori

(2) s'affrett

anch' egli a
dice,

dare
si

suo

giudizio suir ei)oca di quei muri.

Questa costruzione,

che poco

adatta
gli

colla regolarit usata nelle fabbriche del

primo impero, dimostra che


(?),

am-

bulacri vennero edificati dopo


in
arti

il

terremoto del VI secolo

in un'

epoca cio
le

cui
r.

erano

in

decadenza, per la irruzione dei barbari,

tutte

belle

(V. Fig. 8).

Da

quel che sopra

si

detto

giudicher

il

lettore

quanto sia giusto

il

parere del Gori!...


Alla profondit di circa tre metri apparvero 32 delle 72 mensole di travertino, sporgenti dai piloni delle nicchie poc' anzi descritte (V. Fig. 9").

In questo stesso scavo tornarono in luce

cripto-portici,

il

pavimento,
Parte
I,

le
i

bocchette

(3), le scale, ecc., di cui

gi

parlammo

nel capit. Ili,

ed

residui seguenti:
1

Vari rocchi marmorei, due dei quali di giallo antico.


colonne, basi e capitelli.
d' iscrizione,
i

2 Fusti di

3"

Frammenti
Lucerne

quali

riporteremo

all'App. Il di

questo

lavoro

(4).

fittili,

tra le quali

una

cristiana. L'Armellini (5) cosi la dedell'

scrive

Fra

la

varia suppellettile tornata alla luce degli sterri

arena

nell'Anfiteatro Flavio,

merita particolar

attenzione

una lucernina cristiana


lucerna,
di cui
il

adorna di storiche e pregevoli

rappresentanze.

La

io parlo,

manca
quale

di circa
si

una met rimanendone abbastanza conservato


effigiati
i

disco

sul

vedono

tre giovani ebrei in atto di


Il

negare l'adorazione alla

statua aurea di Nabucco.

concetto artistico identico a quello che trovasi

ripetuto frequentemente nei sarcofagi cristiani ed anche in taluna delle pitture delle romani catacombe. Pi raro a trovarsi un tal soggetto
nelle lu-

cerne cristiane, ed per questo che propongo

all'

attenzione dei dotti cotesto

(1)

scavi antecedentemente fatti avean gi messo al


(2)

La stampa universale disapprov queste nuove mido ogni


cit.

escavazioni,
cosa.

affermando che

gli

Loc.
In

p. 114.

(3)

una

di

queste

hiicfie si

veggono tuttora residui


anfiteatrali.

di

legno carbonizzato; delle

travi,

cio, elle facevau parte delle


(4)
1.

famose macelline

Settantasette di questi frammenti furono editi ed illustrati dal eh. Henzen, (V.

e. I,

VI, p. 85G e segg.).


(5)
16.

Cronach. mens. serie

II,

Tom.

I,

p.

46.

242

PARTE

III.

DAL SECOLO XV

AI

TEMPI PRESENTI

non dispregevole cimelio,

il

quale pu aggiungere alcun lustro bench assai


.

tenue alle grandiose memorie cristiane del Colosseo


5 Sei basi di statue

ed un bassorilievo rappresentante un coniglio ag-

guantato da una
6

zampa

di leone scherzante.

Nove
si

teste di statue e sette lastre di


i

marmo

(1),

le quali

ultime hanno

uno speciale interesse per


queste lastre

graffiti
le

che

in

esse scorgiamo. Nella prima di


arcate, le inferriate e la
tran-

vedono a

graffito

cinque

senna, ecc., di cui sopra

parlammo
armato

(V. Fig. 10").


1'
;

Nel secondo graffito vi sono tracciati due gladiatori


scudo quadrilatero,
1'

uno munito

di

altro

di coltello e rete, ed

ambedue sono
il

galeati.

In questa scena forse rappresentata la lotta fra un Trace od un Mirmillone

con un Reziario, giacch


teus
(2).

si

scorgono assai chiaramente

tridente ed
in
il

il

hal-

poi

una lepre inseguita da un cane; e pi


di sella:

basso

un toro

avente sul dorso una specie

scena che

ci ricorda

sarcofago rinve-

nuto nel palazzo Fiano, negli scavi eseguiti nel 1874-75.


In un terzo
graffito

delineata la

figura di

un

bestiario,

avente nella

mano
Il

destra

il

venabulo e nella sinistra la mappa.


(3)

quarto graffito

rappresenta

1'

arena divisa in due


e lottante

parti. Nella
orsi.

prima
Nella

parte scorgesi un

bestiario

armato

di lancia

con due

seconda, una fiera che trascina una corda, porta un palo al petto e s'azzuffa

con un' altra belva sciolta


sul dorso di
Il
il

mentre l'arenario, appoggiando

il

piede

destro

una

fiera,

per colpire con la lancia un'altra belva fuggente.

quinto graffito, fatto in un masso di cipollino, rappresenta un atleta,


(4),

quale colla destra stringe una palma, simbolo della vittoria

e sul petto

gli

scende una doppia collana


(6)

(6),

torques gladatoria, da cui pende un cion-

dolo

simile a quello che vedesi nel cippo di Batone. Al

sommo
il

della pietra
i

scritto
zari,

[FELICI] TER. L'atleta del tutto nudo, tranne

subligaculum,

cal-

ed alcune fasce alle ginocchia.

La

figura

fu

incisa con grosso chiodo:

(1)

(2) Cf.
(3)
(4)

Qualcuna di queste lastre di un bel cipollino. Mbier, De Gladiat. Rom. quaest. selectae Bonnae 1881 In un masso di cipollino.
V. SuKT., Calig. 32. Cic, Pro Roseto Amer.
1.51.

p. 14 e segg.

6.

Fabretti, R. De columna Traiana.

Roma
p. 46.

1863, p.

Sabatier, Description Generale des Medaillons contm-niates. Paris 1860, In quest'opera il Sabatier pubblica la medaglia di un VRSE, e nella palma vuol ri-

conoscere un flabellum.
(5)
(6)

A me

sembra una palma.


scelti lorghesiani,

Gap. in

Peri., Vili.

E. Q. Visconti,

Monum.

Toni.

I,

Tav.

II,

opina che

il

cion-

una tessera gladiatoria. Ma queste non erano rotonde, sibbene quadrilatere. Il Prof. Correr (B. C. A. Com. di Roma, Anno XXIII, Serie 4, Fase. 3) crede quel ciondolo una medaglia; ed aggiunge non poter essere una bulla., perch trattasi di un atleta.
dolo rotondo sia qui

CAPITOLO
ricordando

V.

SCAVI ESEGUITI NELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

243

il

PINGIT 7JZ7J
le altre v'

della Donius Gelatiana, direi, col Prof. Correr (1)

che questa figura e


Nel sesto

sono scariphatae.
la testa di

marmo
mano.

disegnata

Diana, adorna

di

diadema e
una

con frecce
I

in

diversi sterri ci restituirono finalmente

una

pietra, in cui incisa

grossa palma,

ed altrove, fra alcune palme, leggonsi dei nomi

di gladiatori
si

od

atleti

come: HONORVS, QVINTIVS, sormontati dal


{^

busto, e vi

scorge

l'avanzo di una cartella ansata con le sigle

che potrebbesi leggere


(2).

PALMA
armi, le

VICTORI FELICITER; e finalmente il nome di VINDICOMVS Il Comm. Rosa, onde meglio far vedere le vesti, calzari,
i

le

fisonomie dei gladiatori, ecc., dipinse a nero

l'

incavo dei singoli

rilievi

(3).

Pi tardi

si

scavarono le cavee delle fiere, e vennero scoperti gli ambulacri


si

della parte meridionale degl'ipogei dell'Anfiteatro; e


zioni laterizie e di tufo,

misero a nudo

le costru-

nonch

le

mensole di travertino, simile a quelle del lato


altri capitelli e

opposto. Oltre a ci

si

rinvennero

rocchi di colonne; nello stanin

zone poi che trovasi a destra del cripto-portico orientale, e


dell'arena furono trovate varie tavole di legno, le quali

due ambulacri

o sono residui di

mac-

chine o vi furono poste per togliere l'umidit del pavimento

(4).

Nell'ambulacro centrale, finalmente,


rafforzate

si

rinvennero grosse e lunghe travi,

da

travicelli messi

a traverso, ora del tutto scomparse.

'SeW Iconografia del suddetto Gori vediamo disegnate alcune costruzioni che
attualmente non esistono. Questa mancanza
il

si

deve

al direttore di quegli scavi,


;

quale

tronc quei muri, credendoli pi recenti


li

spezz

massi di tufo che

trov rovesciati al suolo, e

asport dall'Anfiteatro
il

(5).

Essendo Ministro della Pubblica Istruzione


presero, di concerto coli' amministrazione
di sterro
(6),

Prof.
di

Guido Baccelli,

s'intra-

comunale

Roma, grandiosi lavori

onde

la parte esterna e pi

conservata dell'Anfiteatro Flavio possa

essere ammirata in tutta la grandezza delle sue pi-oporzioni e nella magnificenza


della sua architettura.
Gli scavi s'incominciarono sulla piazza che

guarda la via

di S.

Giovanni in

Laterano, e precisamente dal punto corrispondente all'estremit dell'asse magLoc.

(1) (2)

cit.

CORRKRA,
Gori,
Gori,

loc. cit.

p. 201.

(3) (4)
(5)

loc. cit.

F. Gori, loc. cit. p. 122.


ib.

Fu anche

in questo sterro diretto

dal

Rosa che

si

rimosse

la

croce

dal

centro del Colosseo e furono

abbattute
al

le

edicole

della

Via-Crucis. Vari giornali stimatizdel Gori, loc.


cit.

zarono quel fatto; e nessuno arrise

progetto ridicolo

p. h,

il

quale

consisteva in voler sostituire alla croce


(6) Cf.

la statila della Libert.


4,

B. della Conimis. Arch. Com. serie

fase. p. 118 e seg.

ann. 1895.

244

PARTE

in.

DAL SECOLO XV

Al

TEMPI PRESENTI

giore dell'Anfiteatro; e furono continuati, per una zona larga circa trenta metri,
tutt'attorno al

monumento. Questi
nella

lavori diedero risultati di

non lieve impor-

tanza; giacch tornarono in luce cinque degli antichi cippi terminali, dei quali
gi

parlammo
nonch

PARTE

I,

cap. HI;

il

lastricato di pietra tiburtina, che

girava intorno all'Anfiteatro e che costituiva una zona annessa al lastricato


stesso;
il

primitivo pavimento

stradale, formato di

poligoni di lava

basaltina.

Nord

dello

stesso Anfiteatro,

sul

declivio

dell'Oppio,

avvenne poi
allo stesso
al Celio,

un' altra importante scoperta. Alla distanza di


livello di questo, torn in luce la strada

m. 18 dal Colosseo e

che dalle Carine dirigevasi

seguendo

il

corso

della

moderna via Labicana.


buon
di travertino.

Nord della strada rimane


poggiano sopra un

una

serie di pilastri, costruiti in

laterizio, le cui basi

grande masso rettangolare

Sono decorati da

mezze colonne, pa-

rimenti costruite con cortina laterizia; ed in origine erano collegati da arenazioni delle cui imposte restano tuttora alcuni avanzi. Cotesto porticato, la cui

costruzione presenta

caratteri propri delle fabbriche della seconda


all'asse
all'

met

del

primo secolo, trovasi sopra una linea parallela


tro,

maggiore

dell'Anfitea-

ed

il

suo punto medio corrisponde {quasi)

(1).

ingresso dall' estremit set-

tentrionale dell'asse minore

Dopo

gli

scavi

test descritti,

nessuna importante esplorazione, che mi

sappia, stata intrapresa nel Colosseo.

(1)

G. Gatti, Cf.

il

eit.

liull.

Con. p. 118.

PARTE

IV.

CONTROVERSIE SULL'ANFITEATRO FLAVIO.


CAPITOLO PRIMO.
Quest. i."

Nella dedicazione delP Anfiteatro Flavio,


si

ove

celebrarono

le

naumachie?

RIMA

di rispondere

a questo quesito e

di presentare al lettore le varie

opinioni su questa scabrosa questione, mi sia lecito premettere che ai tempi


di

Domiziano, fratello e successore di Tito, l'Anfiteatro Flavio fu positivamente


si

inondato, vi

fecero giuochi nell'acqua, e vi

si

diedero indiscutibilmente bate

taglie navali. Gli

epigrammi XXIV, XXV,

XXVI

XXVIII

del libro

Spedadi

culorum
sorta
(2).

di Marziale, e le parole di Suetonio (1)

non ammettono obiezioni

Ci premesso, diciamo:

Nelle solenni feste augurali date da Tito in occasione della dedicazione della

venerbile mole dei Flavi, l'arena anfiteatrale fu inondata, e vi

si

eseguirono

naumachie.

Il

fatto lo
il

deduco dalla narrazione


il

di

Dione
il

(3)

il

quale scrisse:

E dedicando
truppa

teatro venatorie ed

bagno che porta

suo nome, die (Tito)

molti spettacoli e straordinari


in
in battaglie terrestri e

molti gladiatori pugnarono a duello, molti

navali: conciossiach avendo fatto riempire


tori,

all'improvviso quello stesso teatro di acqua, v'introdusse cavalli e

ed

altri

animali mansueti ammaestrati a fare entro l'acqua tutto ci che erano assuefatti
a fare sulla terra e v' introdusse sopra barche anche uomini, e questi ivi com-

batterono divisi in Corinti e Corciresi

(4).

La testimonianza
ziale
(5).

di

Dione trova un'eco nell'epigramma XXVIII

di

Mar-

Qui

il

poeta cesareo esalta enfaticamente V Anfiteatro-naumachia dei

(1)
(2)

In Dom.

4.

Spectacula assidue magnifica


at in amphitheatro
e.

et

sumptuosa
quoque.

edidit

non

in amphitheatro

modo, verum

et in circo....
(3)

NAVALE

Lib. 67,

25.

(4
(5)

Trad. del Nibby,

Boma
lib,

ant. pag. 401-402.

De

JsTaumachia

Spect,

246

PARTE

IV.

CONTROVERSIE SULL'ANFITEATRO FLAVIO Mole


si

Flavi, dicendoci che in questa

fecero tali giuochi in acqua che n nella


si

naumachia d'Augusto n nel Fucino n negli stagni neroniani


tuti eseguire. Oltre

sarebbero po-

alla corsa di carri e alle battaglie navali, egli


1'

novera

il

manovrar dei quadrupedi entro


e Galatea

acqua, ed aggiunge che

le

dee marine Teti

avean veduto

fra le

onde della Flavia naumachia, bestie a loro

ignote

vidit in

widis

Et Thetis ignotas

et

Galatea feras ;

le quali altre

non furono che

cavalli e tori ed altri animali mansueti,

am

maestrati a fare entro l'acqua tutto ci che erano assuefatti a fare sulla terra

come

appunto ci dice Dione.


i

Sebbene

citati autori siano

sufficientemente chiari nei loro


il

scritti,

non-

dimeno

alcuni,

ad

es.,

il

Marangoni ed

Gori, basandosi sul silenzio di Sue-

tonio relativamente ai giuochi. navali dati

da Tito neW Anfiteatro

in

occasione

delle feste inaugurali di quel


Il

monumento, han dubitato

dell'asserzione di Dione.

primo

(1)

sostiene che la battaglia navale rappresentata in

Roma

nella dedi-

cazione del Colosseo ebbe luogo

unicamente nella vecchia naumachia; che


i

l'inondamento dell'Anfiteatro ed

giuochi, ivi dati nell'acqua e narrati da


;

Dione, furono eseguiti in altro tempo

e termina

(vedremo con quanta poca

saggezza) rinnegando

1'

autorit del

greco

storico.

facile

comprendere
(2) all'An-

come

egli

(il

Marangoni) abbia potuto


lo stesso

riferire {'ibidem di

Suetonio

fiteatro,

quando

Dione

ci attesta

che, per dar nella vecchia


(3)

nauma-

chia ludi gladiatori e cacce, una parte del lago


circoscritta
Il

fu coperta con tavolato e

da steccati
(4)
s'
i

di legno. al passo di

Gori

oppone parimenti

Dione,

ed asserisce che Tito

non

eseguire

giuochi navali nell'Anfiteatro, sibbene e solamente nella vec-

chia naumachia. Impressionatosi egli della piccolezza dell'arena inondata; pen-

sando non esser possibile che in essa vi

si

potesse rappresentare
il

il

famoso

combattimento navale descritto da Tucidide,

quale ebbe luogo nel golfo di

Ambracia

tra le flotte dei Corinti e dei Corciresi; e


si

credendo che nel nostro

Anfiteatro vi

fosse

dovuta non imitare

ma

rappresentare assolutamente al

vero la summenzionata battaglia, viene a questa conclusione:


pi probabile
il

dunque

assai
i

racconto di Suetonio: che, cio, Tito facesse eseguire

tutti

(1)
(2)

Marano.
Dedit
et

Delle

memorie sacre

profane

dell' Anfiteatro
:

Flavio, p. 52.
et

navale praelium, in veteri naumachia

ibidem

gladiatores etc.

(Subt. in

Tito, cap. VII).


(3)
(4)

Indica perfino qual parte: quella, cio, che riguarda

le

statue.

Memorie

storiche del Colosseo, p. 141.

CAPITOLO

I.

NELLA DEDICAZIONE DELL'ANFITEATRO FLAVIO

ECC.

247

combattimenti navali nella vecchia naumachia alimentata dall'acqua alsitina


nella valle di S.
Il

Cosimato

in

Trastevere

dubbio mosso dai


il

citati scrittoli

non mi pare fondato; primieramente,


non ha valore; secondariamente
a

perch
poi,

loro

argomento negativo,

e quindi

perch nel passo

di tuetonio quell'aggettivo applicato

munus

in

grado
i

superlativo

largissiniumque

ha

tale

estensione da poter abbracciare

ludi gladiatori, navali e molto pi.

Che

poi Tito

abbia data in quella solen-

nit
ckia,

una battaglia navale nel Nemus Caesarum,, ossia nella vecchia naumanon esclude che quel Cesare
1'

abbia pur data

nell'

Anfiteatro

anzi

da

quell'ET (etiam) navale

praelium in veteri naumachia potremmo


appunto quella

forse dedurre

che

la

mente

di Suetonio sia stata

di volerci indicare che, ol-

tre alla

battaglia

navale eseguitasi nella vecchia naumachia, ne fosse stata


la-

data un'altra nell'Anfiteatro Flavio, bench in proporzioni tanto piccole da


sciarla sottintesa.

Ed

invero: le lotte gladiatorie e le cacce di belve, date nella

suddetta naumachia di Augusto, adattate all'uopo in quella circostanza, esclu-

dono

forse

il

munus apparatissimum (almeno


si

gladiatorio e venatorie), che, per

testimonianza dello stesso Suetonio,


Il

die nell'Anfiteatro?
la

parere del Nibby

(1)

conferma

mia opinione. Ecco quanto

egli scrive
fa

a questo riguardo:

Dione serve

di chiosa e

dilucidamento a Suetonio, e

conoscere che questo scrittore non tenendo conto del combattimento navale
dato nell'Anfiteatro alluse a quello dato nel ISemus
veteri naumachia, giacch ivi

come
al

notossi fu la

Caesarum colla frase in naumachia scavata primiefu

ramente da Augusto

Quanto poi

combattimento navale dell'Anfiteatro

una vera parodia di quella de'Corintii e Corciresi, descritta da Tucidide

(2).

In conclusione: l'esplicita testimonianza di Dione, l'allusione di Marziale


e lo stesso silenzio di Suetonio,
il

(3)

quale con ogni verlsimiglianza pu conte-

nere un velato accenno,


zione date

ci

costringono a ritenere che nelle feste d'inaugurasi

da

Tito,

l'Anfiteatro Flavio fu inondato e vi

celebrarono nau-

machie.

Che

nella

naumachia

di

Augusto

si

eseguissero in quella stessa circostanza

battaglie navali, non v' ha dubbio. Gli storici antichi ce l'attestano concorde-

mente. Nella dedicazione dell'Anfiteatro, dunque,


tanto nella vecchia

si

celebrarono giuochi in acqua

naumachia quanto
di

nell'Anfiteatro; anzi quelli celebrati in

quest'ultimo superarono, se non nella grandiosit nella singolarit, quelli eseguiti nella

naumachia

Augusto

tanto che Marziale pot esclamare dell'An.

fiteatro Flavio:

hanc unam norint saecula Naumachiam

(1)
(2)

Loc.
Lib.

cit.
I,

p. 402.

cap.

XXIX.

(3)

Epigramma

XXVIII

del

lib.

Spect.

248

PABTE

IV.

CONTKOVERSIE SULL'ANFITEATRO FLAVIO


la

Sennonch, se vera
ziale,

narrazione di Dione e quanto

si

deduce da Mar-

r Anfiteatro dovette fin dall' origine essere stato

costruito in
il

modo da

potervi dare all'occorrenza giuochi in acqua!.... Interroghiamo


e la sua risposta o smentir Dione o lo sosterr.

monumento,

Abbiam veduto
pi basso, fu poscia

nella Parte III, cap. V,


fin

come

l'arena dell'Anfiteatro Flail

vio fu stabilmente costrutta


(1)

da

principio, e che

suo
il

livello, in origine

sollevato.

Abbiam veduto che


il

tavolato

dell'arena

primitiva con la sua armatura in legname poggiava sulle mensole di travertino che sporgono dai piloni, dei quali fornito

muro

di

perimetro dell'ipo-

geo,

rimanendo perci
dell'

il

suo piano ad un livello pi basso di circa due metri


;

da quello

arena

l'ialzata

deducemmo, per legittima conseguenza, che


vi dovette

dalla soglia delle due porte

(2)

essere un piano inclinato

per

di-

scendere neir arena.

Abbiam veduto che

gli

archi

(3)

impostati su quei piloni rimanevano fuori

del piano dell' arena poco

meno

della lunghezza del raggio.

Osservammo che

nella parete di fondo di ciascuna di quelle nicchie, dal piano superiore delle

mensole

in gi, v'era
le

un'apertura rettangolare a guisa di piccola finestra. Ri-

scontrammo che
piano

volticene a sesto ribassato, le quali tagliano a met le nic-

chie, furono costruite posteriormente, e che, in origine,


dell'

eran queste vuote dal

ipogeo alla loro cima (V. Fig.

9").

Nello studio del sotterraneo dell'arena


il

osservammo uno speco {Y.


vide che
si

Fig. ii")(4),
K), e
si

quale situato sotto

il

pavimento del cripto-portico (Tav. V,


si
il

lett.

eleva al di
lo

sopra del piano dell'ipogeo;

sistema di cloache per


il

smaltimento delle acque e delle immondezze


;

trova sotto

piano dello
di

stesso ipogeo

e che tutte quelle cloache

vanno a
(5).

far

capo ad una

maggiori

dimensioni, la quale gira attorno all'Anfiteatro

Da questa cloaca
le

dovette cercol-

tamente partire un braccio che andava a scaricare


lettore

acque nel grandioso

emulo

della cloaca Massima,

il

quale corre a pie del Palatino, lungo la


(6).

via che dall'Arco di Costantino conduce a S. Gregorio

La semplice
cio, costruire la

esposizione della struttura della parte infima dell'Anfiteatro


il

mi sembra renda pi che manifesto


sua mole in
speco anzidetto,

pensiero di Vespasiano: d'aver voluto,


si

modo che
la

potesse a piacimento inondare.

Lo
ri-

come

lo

persuade

sua orientazione e la sua elevazione

(1)
(2)

Dopo il regno di Domiziano. Pompae e Libitinensis.


Muniti d' inferriate.
Si trova dalla parte del Laterano. Nella

(3)
(4)

Tav. V,

le

cloache sono segnate in colore bleu,


1874.

(5)

Un
1,95.

tratto di questa cloaca fu scoperto negli scavi del

larga m. 0,63 ed

alta

m.
(6)

Si dice che pel restauro di questa cloaca furono spese lire 200,000.

V. Lanciani, Ancient

Some

p. 55,

CAPITOLO

r.

NELLA DEDICAZIONE DELL'ANFITEATRO FLAVIO

ECC.

249

spetto al piano degl' ipogei, fu con tutta probabilit destinato ad introdurre in questi

un grosso volume d'acqua, a

tale scopo

derivando dal castello. di

divi-

Fig.

11.''

sione, situato sulla piazza della Navicella (per intero

od in parte), la quantit

della Claudia condotta dal


alto

ramo celimontano,

il

cui speco largo m. 0, 716,


di freccia (1).

m. 1,633

fino all'imposta della volticella,

che ha m. 0,445

(1)

Lanciani, Commentari di Frontino

p. 153.

260

PARTE

IV.

CONTROVERSIE SULL'ANFITEATRO FLAVIO


il

Sul sito preciso di questo castello non pu cader dubbio, avendolo


sio

Cas-

individuato matematicamente con due coordinate

90

passi dal portone


dotto scrittore

di S. Stefano Rotondo, e

30

dall'arco di Dolabella.

- Questo

ragiona diffusamente del castello suddetto nella sua opera Corso delle acque
antiche
(1).

Ecco

le

parole con cui intitola

il

capitolo:

Degli archi, sui quali


rivo allo stagno delsi

condusse Nerone

la

Claudia sul Celio diramandone

un

l'aurea sua casa. Questi non furono opra di Claudio. Belli bassi;
Castello non osservato

mostra

il

da moderni antiquari
che pi
e'

Di questo lungo capitolo

re-

cher

in

NOTA
II,

tratti

interessano

(2).

(!)
(2)

Parte

cap. VII.
archi

V. Cassio p. 73, ove parlando degli

neroniani
in

scrive

10
solo,

(!

canto alla
di-

strada, continuavano, e ancora

ben

si

distingue essere

piedi

un

in

qualche

stanza

altri

XIII dei quali nel piegar della strada essendone alcuni rovinati, e perci inter-

rotta la loro concatenazione, la

riassumono Vili intersecata a sinistra


di S.

la

stessa

via termi-

nando

il

loro

filo

al

portone esteriore del vestibolo


8'2

Stefano (Rotondo)

distante dalla

porta ed atrio del tempio


pi volte
si

passi

andanti.

qui conviene

positivamente avvertire, come

da

me

osservato, che

degli Vili archi gli ultimi


si

IV pi

vicini al vestibolo o
1'

portone, avevano archi sopr'archi, o dir


tro

voglia sesto col quale grado grado


retta linea verso

un dopo

l'al-

andavano dolcemente abbassandosi per


1'

un grosso

pilastro isolato, lon(e

tano dal gi detto portone e ultimo arco 90 simili passi. Egli per sicuro

sarebbe di gran
il

vantaggio

opposto, perch gioverebbe al nostro intento senza ulteriori ispezioni) che


di costruzioni, o

nufac-

merato spazio di distanza, o per nuove aggiunte


cia del luogo

per

la

mutazione della

cambiata

in orto e

vigneto con recinto di nuovi muri cosi deformato, che non

lascia segni sensibili d' inclinazione degli archi sino al castello, che stava e sta al lato set-

dove non da porsi in dubbio che avessero li descritti arbench nella met del gi detto recinto vi si vegga altro pilastro verso al quale forse continuavano gli archi la lor dirittura; ma per essere sformato e senza segni di
tentrionale
chi
il

dell' isolato pilastro,

lor termine;

appoggio o incastro
verosimile.
Il

d' archi,

non mi permette farne certa assertiva, bench


eminente nel
fine della piazza tra
di
il

io la stimi assai

pilastro isolato che sta

circondario di S. Ste-

fano e di S. Maria in Domnica, o modernamente Navicella,

larghezza 14 palmi nel fianco

settentrionale, nell'altezza eguaglia la torre che dicessimo delli Consoli, alla quale corrisponde
lo

speco che sulla cima di questo e di quello

si

scopre, a livello d'altro dei VII archi posteorti o vigneti dei Ss. Gio. e

riormente piantati oltre alla torre sul limite degli


duti dal Pontefice Clemente

Paolo, conce-

PP. Missionari. Nella met dello stesso pilastro appariscono ad oriente vernale, e a ponente g' incastri degli archi rovinati. A settentrione, siccome sopra accennammo, v' un sito riquadrato di larghezza uniforme al pilastro, nel quale senza dubbio era alzato il ricettacolo o fosse castello, in cui separatamente calavano le acque poralli

XI

tate dagli archi provenienti dal vestibolo di S. Stefano, e si distribuivano

con tubi in diverse

parti del quadrivio di quella piazza (de' quali tra poco)

perch

vi sta

il

chiusino a volta con

tolaro di bianco

marmo

per sostenere la quadrata consimile pietra: indizio che nella chiavica


li

interiore vi

si

custodissero

tubi e fistole o di

piombo

o di creta

A
oppur

p. 68 scrive:

Scorsi 43 anni, cio nel 762 corrispondente al 9 dell'

e. v. eletti

consoli

P. Dolabella e C. Junio Silano trovati fatti gli acquedotti di queste


risarciti,

due acque da M. Agrippa


(o forse dal

per risoluzione del Senato condussero dall'antica porta Esquilina


la

sito in cui si

vede oggi
Marcia e
tuttora

Taurina ossia
;

di S.

Lorenzo)
alli

al

monte

Celio, e di col all'Aven-

tino l'acqua castello (che

al Palatino
si

per farne

nominati

colli la divisione, in

distanza del

vede

sul

quadrivio della piazza della Navicella non pi di 30 passi

CAPITOLO
Se

I.

NELLA DEDICAZIONE DELL'ANFITEATRO FLAVIO ECC.

251

il

Cassio avesse potuto vedere quello che fortunatamente abbiam veall'

duto noi, lo sbocco, cio, di quel sotterraneo condotto

estremit

dell'

asse

maggiore dell'Anfiteatro dalla


piano dell'ipogeo dell'arena; cerca di pozzi e conserve
si

pai'te del

Laterano, ad un livello

superiore al
ri-

sarebbe risparmiato l'improbo lavoro della


dell' orto dei

nell' altipiano artificiale


l'

religiosi del

convento de'

Ss.

Giovanni e Paolo, per

inondazione dell'Anfiteatro Flavio; ed


il

avrebbe senza dubbio ritenuto con noi che Vespasiano,


il

quale risarc appunto

condotto della Claudia,

servi dello speco neroniano, che


l'

prima conduceva
(come
cred

queir acqua allo stagno, per


Il

inondazione della sua magnifica mole.


fosse
si

Lanciani

(1)

giustamente nega che questo speco

quando apparve negli scavi del 1874) l'emissario dei sotterranei dell'arena;
ed
io

convengo pienamente con


dal Celio verso
il

lui,

ed ammetto che
.

le

acque vi dovettero

cor-

rere

bacino del Colosseo

Convengo eziandio

col eh. ar;

cheologo che quello speco abbia servito per uso dello stagno neroniano

ma

credo

in pari

tempo che servisse ancora

alla condotta delle

acque per

l'inon-

dazione dell'Anfiteatro; imperocch nell'edificazione della Mole Vespasianea


lo

speco non venne distrutto: ci che


il

si

sarebbe

fatto, se

pi non serviva, a
il

fine di evitare

considerevole ed incomodo dslivello tra


delle

piano del criptodegli

portico e
ipogei.

quello

due lunghe

stanze

adiacenti e

del rimanente

Quel che pi poi mi conferma

in

questa opinione,

si

l'orientamento simci

metrico di questo speco rispetto all'Anfiteatro; la qual cosa


tenere

costringe a

ri-

che Vespasiano orientasse l'Anfiteatro relativamente


di

allo speco, o che,

con un nuovo braccio, torcesse l'antico andamento

questo per farlo riuscire

come ora
speco per

lo

vediamo, vale a dire all'estremit orientale dell'asse maggiore;


si

restando sempre comprovato da quel fatto che Vespasiano


1'

servi dell'antico
lo

inondazione dell'Anfiteatro. Anzi sarei di parere che appunto


si

speco che conduceva la Claudia allo stagno di Nerone, dove

design d'eri-

aiidanti) piantarono
lo vi

un arco composto

d tivertini (sic)

accanto

al sito in cui fu

poscia cretto

spedale e chiesa di S.

Tommaso apostolo, denominato per

le

molte forme o condotti che

passavano, S. Tommaso in Fonni.s

A
tempo

p.

76 14 prosegue

Pi ancora

si

assicura

1'

esistenza di questo castello sin dal


al fianco orientale dell'aurea

di

Nerone, che per formar l'ampio stagno o piscina

sua

vi condusse ed atterrato da Vespasiano per erigervi l'ammirabile Anfiteatro un grosso rivo dell' acqua Claudia, della quale si vede tuttavia il gran condotto sotterraneo che scende sotto al chiusino per retta linea nella strada per cui si va al lato orientale del-

casa, seccato

l'Anfiteatro, nella di cui vicinanza

dove ha principio

lo

stradone che guida a S. Gio. Late-

rano apparisce la superficie della volta dello

stesso condotto,

che poco pi oltre andava a


quadrivio del Ce-

sboccare nello stagno. Tal condotto fu pure ammirato dal nuovissimo autore delle memorie
del
lio

medesimo Anfiteatro (Marangoni), ma non


a vederne
(1)
1'

capito, perch

non

sali sul

origine e

il

suo progresso
p.

Commentari di Frontbio,

158,

252
gere

PARTE

IV.

CONTROVERSIE SULL'ANFITEATRO FLAVIO

l'

immensa mole,

sia stato

il

movente nella mente

di Vespasiano di

un

teatro -naumachia.
Il