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RELAZIONE

In questa mia prima esperienza nel confrontarmi con questo tipo di disabilit non nascondo alcune mie difficolt trovate soprattutto all inizio del corso. Inizialmente ho cercato soprattutto di focalizzare la mia attenzione nell osservare il suo approccio sociale, cercando di capire quali fossero le sue difficolt. Ho subito notato che una delle caratteristiche principali di un bambino autistico, nel mio caso Z, quella di evitare lo sguardo, ogni forma di contatto fisico e di interazione sociale. Inoltre mi sono subito reso conto che presentava anche qualche difficolt ad usare il linguaggio per comunicare. Proprio questi diversi motivi, inizialmente, mi hanno fatto molto riflettere sulle mie capacit nello svolgere questo tipo di attivit. In particolare avevo qualche problema nell approccio, nel comunicare e nel cercare di attirare la sua attenzione. Un aiuto fondamentale mi stato dato da alcuni istruttori che inizialmente ha cercato di mostrami e farmi capire il modo in cui poter stabilire un rapporto con Z, poich ero alla mia prima esperienza. Nei primi incontri ho cercato e superato la paura che avevo di sbagliare, di credere che qualsiasi cosa facessi non sarebbe stata quella giusta. Z, nei primi incontri, credo che a suo modo abbia capito la mia insicurezza, ed in un certo senso ne abbia approfittato in quanto aveva dei comportamenti di rifiuto nei miei confronti, allontanandomi fisicamente. Successivamente, ho iniziato a capire la strada da seguire. Ho capito che con Z bisognava essere un po pi severi (cio fargli capire che doveva seguire le mie indicazioni), non dargliela sempre vinta e magari gestire io la situazione. Finalmente, dopo questa prima fase ho cercato e riuscito a stabilire un rapporto con lui in modo da portarlo ad effettuare anche qualche esercizio natatorio molto semplice. Dal punto di vista

comportamentale col passare del tempo ho notato molti cambiamenti secondo me, positivi,proprio perch oggi a differenza di ieri noto da parte di Z una considerazione maggiore. Ho notato dei progressi nella comunicazione fra noi, come se stesse nascendo un rapporto di fiducia, in quanto oggi riesco a capire il momento in cui Z vuole lavorare o magari scherzare con me. E stato fondamentale utilizzare immagini, foto e disegni che raffigurassero tutte le attivit da svolgere. Mi sono reso conto che Z pi spronato a svolgere lattivit specifica, se gli viene anticipato (sempre attraverso i supporti visivi) che, a lavoro finito, ricever un ricompensa. Importanti, sono anche le fasi di rilassamento, nelle quali Z, dopo aver lavorato, pu dedicarsi alle sue attivit preferite(es: bollicine sott acqua). Pian piano, col passare del tempo, si creato un rapporto, basato sull idea che lo stare insieme deve essere un esperienza piacevole caratterizzata dall alternarsi di lavoro e gioco. Uno degli aspetti che tengo a precisare, e che inizialmente non riuscivo a gestire, quello caratterizzato da alcune fasi in cui Z perde l autocontrollo, ovvero ci sono momenti in cui urlando effettua numerosi salti in acqua( a volte pericolosi in quanto si trova ai bordi della piscina). In questi casi per poter controllare queste situazione, mi stato utile il contatto fisico per poter ripristinare la sua attenzione. Non nascondo ,invece, che dal punto di vista natatorio i progressi non sono stati molto soddisfacenti,in quanto Z presenta delle difficolt nella coordinazione e nell effettuare un esercizio in maniera autonoma. Nonostante ci stato possibile raggiungere lievi miglioramenti (li definisco miglioramenti in quanto all inizio del corso Z rifiutava qualsiasi tipo di esercizio/gioco) in alcuni esercizi fisici in acqua con l aiuto del mio supporto.

Questi esercizi sono stati basati in piccoli e semplici movimenti degli arti inferiori in posizione supina, durante i quali il mio compito stato quello di sostenitore per permettergli di eseguire l esercizio in piena fiducia. Oltre questo tipo di esercizio, Z, a qualsiasi tentativo fatto per poter svolgere un diverso esercizio ha sempre ostentato rifiuto. Questo mi ha portato a riflettere sulla situazione, infatti prima di chiedermi cosa non in grado di fare il bambino bene chiedermi cosa non sto facendo io per poter cercare di ottenere la sua fiducia, poich quando ci si a stretto contatto fisico, secondo me, necessario essere in grado di capire cosa scaturisce in lui il tipo di esperienza che gli stiamo offrendo. Proprio per questo spero che al pi presto sia in grado di poter gestire al meglio queste situazioni, in quanto credo che in questi casi un aiuto fondamentale dato sicuramente dai pi esperti nel campo, con i loro suggerimenti e consigli. Concludo questa mia relazione con un pensiero personale in quanto questa esperienza mi ha coinvolto a 360. Ringrazio tutti voi che mi state dando l opportunit di poter vivere un esperienza del genere che non solo mi sta insegnando molto sotto il punto di vista formativo in ambito di questa disabilit, ma soprattutto mi sta segnando dal punto di vista umano. Spero che con il vostro aiuto possa essere in grado di poter dare un contributo a questi bambini/ragazzi proprio perche da parte mia c tutta la volont possibile.