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Universit

`
a degli Studi di Napoli
Federico II
Facolt` a di Scienze MM.FF.NN.
Corso di Laurea in Matematica
Tesi di Laurea in Algebra
Strutture lineari-ordinate nel
reticolo delle partizioni di un
insieme nito e B
(1)
-gruppi di
Butler.
Candidato: Relatore:
Biagio Beatrice Chiar.ma Prof.ssa Clorinda De Vivo
matr. 006/15868
Anno Accademico 2006/2007
.
Indice
Introduzione 3
1 Lo spazio vettoriale delle bipartizioni 8
1 Lo spazio vettoriale B(m) e sue rappresentazioni lineari . . . . 9
2 Sottospazi di B(m) . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 12
3 Il dominio di un automorsmo di B(m) . . . . . . . . . . . . 14
2 Le Tende 21
1 Fattorizzazione in scambi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 23
2 Propriet`a del dominio di un automorsmo di B(m) . . . . . . 29
3 I cambi-base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 33
4 T -morsmi . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 40
3 Esempi, applicazioni del software e Problemi aperti 49
1 Esempi notevoli e applicazione del software . . . . . . . . . . . 50
2 Una condizione per lammissibilit`a . . . . . . . . . . . . . . . . 62
3 Una condizione per lindecomponibilit` a . . . . . . . . . . . . . 67
4 B
(1)
-gruppi 81
1 Premesse . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 82
2 Il typeset di un B
(1)
-gruppo . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 85
3 I cambi-base . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . . 88
4 Gruppi completamente decomponibili . . . . . . . . . . . . . . 90
5 La propriet` a quasi-distributiva . . . . . . . . . . . . . . . . . 93
Bibliograa 96
Introduzione
Dream is destiny
- Waking life -
Largomento di questa tesi `e lo studio comparato della struttura lineare-
ordinata del reticolo delle partizioni di un insieme nito e di una classe di
gruppi abeliani senza torsione di rango nito ( B
(1)
-gruppi di Butler).
Gli stretti legami tra questi due tipi di strutture matematiche conducono
spesso alla possibilit` a di realizzare algoritmi che consentono di rispondere
in maniera costruttiva a vari e numerosi problemi riguardanti sia il reticolo
delle partizioni, il che non `e inusuale, sia i B
(1)
-gruppi di Butler, cosa questa
abbastanza rara nellambito della teoria dei gruppi abeliani senza torsione e
anche nellambito pi` u ristretto della teoria generale dei gruppi di Butler.
Allo scopo di rendere pi` u agile lesposizione, in tutta la trattazione si user` a
il termine gruppo in luogo di gruppo abeliano senza torsione di rango
nito. Quando ci si riferir`a a un gruppo nel suo signicato generale, si
scriver` a gruppo in corsivo.
I gruppi di rango 1 erano ben noti n dai primi del 900, essi sono, a meno
di isomorsmi, i sottogruppi del gruppo additivo razionale Q. Nel 1937 R.
Baer ([4]) classicava i gruppi completamente decomponibili (c.d.), cio`e le
somme dirette di un numero nito di gruppi di rango 1. Successivamente
sono stati presi in considerazione i gruppi che sono somme (non necessari-
amente dirette) di un numero nito di sottogruppi di rango 1; tali gruppi
costituiscono la classe dei gruppi di Butler, cos` chiamati perch`e Michael
Butler in un suo articolo del 1965 ([7] M.R.C. Butler, A class of torsion
free abelian groups of nite rank (1965) ) forniva per essi varie e interessanti
Introduzione 4
caratterizzazioni, aprendo cos` la strada a promettenti sviluppi della teoria e
a una vasta letteratura.
A tuttoggi lo studio dei gruppi di Butler `e in pieno svolgimento da parte di
molti studiosi e con vari e diversi approcci. Una storia dei risultati ottenuti
no alla ne del secolo scorso `e contenuta nel testo [1] di D.M. Arnold.
Allo stato attuale ci sono, tuttavia, ben pochi teoremi di struttura per i
gruppi di Butler riferiti a ranghi arbitrari (cfr., ad esempio, [18],[28],[29],[30]),
mentre negli ultimi decenni sono stati ottenuti notevoli risultati relativi ai
B
(1)
-gruppi; la maggior parte di essi sono contenuti negli articoli seguenti,
citati nella bibliograa: [2],[8][15],[17],[20][26],[5].
Un gruppo di Butler pu` o essere denito mediante una sua rappresentazione:
G `e un gruppo di Butler se `e somma di (un numero nito) di suoi sottogruppi
puri di rango 1, cio`e G `e isomorfo a un quoziente X/K di un gruppo c.d. X
rispetto a un suo sottogruppo puro K. Se n `e il rango di K (rankK=n) G `e
detto un B
(n)
-gruppo e il rango di G `e mn, dove m=rankX. Ovviamente i
B
(0)
-gruppi sono i gruppi completamente decomponibili. Si noti che, se X

`e
isomorfo a X e KX

, allora X/K e X

/K non sono necessariamente isomor,


bens` quasi-isomor, cio`e ciascuno di essi `e isomorfo a un sottogruppo di in-
dice nito dellaltro (cfr. [20]), Lemma 1.3). Per tale motivo lequivalenza di
base che si usa nella classe dei gruppi di Butler `e il quasi-isomorsmo invece
dellisomorsmo; pertanto si suole scrivere isomorfo, indecomponibile, som-
mando diretto, etc. in luogo di quasi-isomorfo,fortemente indecomponibile,
quasi-sommando diretto etc. .
Tornando allargomento della tesi, la classe dei B
(1)
-gruppi ha mostrato
ben presto di essere molto pi` u complessa di quanto ci si potesse aspettare
a un primo approccio; ci` o `e dovuto alle intricate relazioni che intercorrono
tra strutture lineari, ordinate e combinatoriche, che si presentano in maniera
naturale quando si aronta lesame delle propriet` a strutturali dei B
(1)
-gruppi
regolari (detti anche bracket groups), i cui sviluppi hanno mostrato un
forte trend verso la computabilit` a, alquanto insolito per i gruppi abeliani
senza torsione.
Lo studio dei B
(1)
-gruppi comincia con due diverse classicazioni di quelli
indecomponibili e prosegue con linvestigazione da parte di vari autori delle
decomposizioni dirette dei B
(1)
-gruppi. Lampia produzione posteriore al 1991
Introduzione 5
- di cui diamo un estratto nella bibliograa - ha messo sempre pi` u in eviden-
za le connessioni tra i B
(1)
-gruppi e varie strutture matematiche di natura
diversa, prime tra tutte il reticolo delle partizioni di un insieme nito e le rap-
presentazioni su uno spazio vettoriale di dimensione nita. Le interazioni tra
i B
(1)
-gruppi e tali strutture hanno anche originato risultati e problematiche
di autonomo interesse in diversi ambiti (cfr. , ad esempio, [16],[5],[10],[27]).
Ci` o che collega tra loro le tematiche n qui esposte `e la nozione di base
ridondante, che in certe situazioni `e pi` u naturale di quanto sarebbe quella
di base vera (indipendente). Un insieme di m generatori di un gruppo o di
uno spazio vettoriale si dice base ridondante se non `e indipendente ma i suoi
elementi sono a m-1 a m-1 indipendenti. Attraverso una serie di elaborazioni
questa nozione d` a luogo a una (0,1)-tabella (matrice) detta tenda, le cui
colonne si interpretano come partizioni di un insieme nito e le righe come
parti di un insieme nito o viceversa (scambiando i ruoli delle righe e delle
colonne). Lo strumento tenda ha una interpretazione sia nei gruppi che
nelle rappresentazioni su uno spazio vettoriale. Le speciche trasformazioni
di queste strutture (gruppi, rappresentazioni, tende) si esprimono a loro vol-
ta con matrici quadrate a somma per riga costante, che, interpretate come
m-uple di partizioni, operano in un ambito contemporaneamente lineare, reti-
colare e combinatorio, in modi originali rispetto alla ricca letteratura esistente
in questi campi.
I risultati ottenuto per mezzo delle tende sono tutti di natura costrutti-
va e hanno dato luogo a soluzioni algoritmiche di problemi sia di natura
classica (decomposizione di un automorsmo in trasvezioni ([16]), esistenza
di isomorsmi tra rappresentazioni ([5]), sia di natura pi` u specialistica (de-
composizioni dirette dei B(1)-gruppi [14],[10]), realizzazione di tutte le tende
aventi una ssata matrice come cambio-base ([15]), determinazione di tutti
i B
(1)
-gruppi con tenda assegnata ([17]). Nellambito dei B
(1)
-gruppi ci sono
ancora vari problemi aperti. Menzioniamo ,tra gli altri, i tre seguenti.
Problema 1. Individuazione delle (0,1)-matrici quadrate (delle m-uple Z
2
-
ammissibili di bipartizioni di I=1, 2, .., m) , che siano cambi-base solo dei
B(1)-gruppi omogenei, cio`e dei B
(1)
-gruppi rappresentati dalla tenda (triv-
iale) costituita da due sole colonne, una nulla (tutti 0) e laltra piena (tutti
1).
Introduzione 6
Problema 2. Decidere se siano o no indecomponibili quei B
(1)
-gruppi rap-
presentati da una tenda che sia il dominio di una m-upla Z
2
-ammissibile di
bipartizioni, la quale verichi una condizione lineare-ordinata necessaria per
lindecomponibilit` a.
Lo sviluppo dello strumento tenda ha aperto varie problematiche anche nel-
lambito della struttura lineare-ordinata del reticolo delle partizioni. Alcune
di esse sono state arontate e risolte in [10]. Restano invece aperti alcuni pro-
blemi riguardanti lindividuazione di certe condizioni di natura reticolare che
siano sucienti a garantire che una m-upla di bipartizioni sia Z
2
-ammissibile.
in particolare `e un problema aperto il seguente :
Problema 3 . Se c e T sono m-uple di bipartizioni, che verichino la
condizione c T (p
1
, p
2
,....,p
m
), si pu`o aermare oppure no che c `e Z
2
-
ammissibile ( e quindi che tale `e anche T e che c e T sono luna linversa
dellaltra)?
Alla soluzione dei problemi aperti menzionati sopra ha dato parecchi in-
teressanti contributi Immacolata Caruso nella sua tesi di dottorato ([27]).
Nello svolgimento di questa tesi ci si muove essenzialmente lungo tre di-
rezioni.
1. Si introducono le strutture matematiche oggetto della trattazione (B
(1)
-
gruppi di Butler, reticolo delle partizioni, tende), se ne descrivono le propriet` a
e si espongono alcuni tra i risultati ottenuti nella letteratura citata, con
particolare attenzione a quelli che forniscono algoritmi per la soluzione dei
problemi.
2. Si fornisce un ulteriore contributo al Problema 2.
3. Si realizzano dei programmi, utilizzando il linguaggio di programmazione
Java, sia per gli algoritmi che risolvono alcuni dei problemi trattati in prece-
denza sia per testare alcune congetture nellambito di problemi aperti.
Il programma (battezzato OSB 1.0 acronimo di Operazioni sullo Spazio
delle Bipartizioni) permetter`a di stabilire se una m-upla `e ammissibile ,
fornir` a gli strumenti per il calcolo dellinversa, permetter` a di calcolare il
prodotto c T, dove c e T sono due m-uple di bipartizioni dellinsieme I,
calcoler` a il dominio di un automorsmo e inne fattorizzer`a in scambi un au-
tomorsmo di uno spazio vettoriale di dimensione m2 su mathbbZ
2
. E stato
Introduzione 7
utilizzato il linguaggio Java per aumentare la portabilit`a del programma e
per favorire la riusabilit` a del codice scritto.
Per uidit` a di esposizione lorganizzazione del materiale oggetto della tesi
non `e rigidamente dettata dalle tre direzioni di cui sopra.
Capitolo 1
Lo spazio vettoriale delle
bipartizioni
Introducendo i concetti iniziali evidenzieremo come linsieme B(m) delle bi-
partizioni di un insieme nito I=1, 2, ....m (partizioni di I costituite da due
sottoinsiemi (blocchi), insieme alla partizione nulla , I ) sia strutturabile
come Z
2
-spazio vettoriale, e come il reticolo delle partizioni di I sia iden-
ticabile con un sotto--reticolo del reticolo dei sottospazi di B(m) (spazio
proiettivo su Z
2
di dimensione m-2).
Sia I=1,. . .,m (un insieme di ordine m). {(m) denoter`a l insieme delle
parti di I. Per un sottoinsieme C di I si indicher`a, in alcuni casi, con C
1
il
complemento di C rispetto a I.
{(m)(, ) `e unalgebra di Boole e {(m)(+, ), ove + `e la somma Booleana
dinsiemi, `e uno Z
2
spazio vettoriale di dimensione m.
Denotata con
A
la funzione caratteristica dell insieme A, lapplicazione
: A {(m)
A
= (
A
(1), . . . ,
A
(m)) Z
m
2
`e un isomorsmo lineare tra {(m) e Z
m
2
. Un sottoinsieme A di I corrispon-
der` a ad un vettore
A
=(
A
(1), . . . ,
A
(m)) , essendo
A
(i) = 1 se i A,
A
(i)
= 0 se i A.
Un sottoinsieme di I si dir` a regolare se ha cardinalit` a diversa da m-1. Lin-
sieme dei sottoinsiemi regolari di I verr` a denotato con {
R
(m).
P(m) denoter`a l insieme delle partizioni di I.
Gli elementi di una partizione di I saranno chiamati blocchi e co-blocchi i
1.1 Lo spazio vettoriale B(m) e sue rappresentazioni lineari 9
loro complementi rispetto ad I . Una partizione con 2,3,4 blocchi sar` a det-
ta rispettivamente bi-, tri-, quadri- partizione. Ordinando P(m) rispetto alla
relazione d ordine maggiore=meno ne si ottiene un reticolo (non dis-
tributivo ne modulare se m3).
Per ogni E I e iI, si pone:
- p
E
=I`E, i [ i E, la partizione puntata su E;
- b
E
=b
I \E
=I`E , E, la bipartizione su E (o I`E);
- p
i
=p
{i}
=b
{i}
=b
I \{i}
=i, I`i, la bipartizione puntata su i.
Le seguenti propriet`a sono di dimostrazione immediata:
Lemma 1.0.1 [27] Per ogni EI e per ogni partizione ( = C
1
, . . . , C
k

di I si ha:
- p
E
=

iE
p
i
;
- b
E
= p
E
p
I \E
;
- ( = b
C
1
b
C
k
=

i=j
b
C
i
per ogni j 1, ..., k;
- ( = p
I \C
1
p
I\C
k
.
1 Lo spazio vettoriale B(m) e sue rappresen-
tazioni lineari
Denizione 1.1.1 Sia V uno spazio vettoriale su un campo K di dimensione
nita. Una famiglia B=b
i
[i I di elementi di V si dice base ridondante
di V se se ogni sua parte propria `e linearmente indipendente e la somma di
tutti i suoi elementi `e 0.
Denoteremo con B(m) linsieme delle bipartizioni di I. Ponendo b
E
+ b
F
=
b
E+F
per ogni b
E
, b
F
B(m), B(m)(+, ) `e uno Z
2
-spazio vettoriale di dimen-
sione m-1 e la famiglia 1=p
1
, ..., p
m
delle bipartizioni puntate di I `e una
base ridondante di B(m).
L applicazione
1.1 Lo spazio vettoriale B(m) e sue rappresentazioni lineari 10
:
E
Z
m
2
b
E
B(m)
`e un epimorsmo lineare ed ha come nucleo =

,
I
. Pertanto, `e pos-
sibile identicare ogni bipartizione b
E
con il laterale
E
+ =
E
,
I\E
,
ovvero con il vettore
E
identicato a meno dello scambio degli 0 con gli 1.
Lemma 1.1.1 [15] Se b
E
i
[i J `e una famiglia di elementi di B(m) allora

iJ
b
E
i

iJ
b
E
i
Proposizione 1.1.1 [15] Un endomorsmo c di B(m) `e rappresentato rispet-
to alla base ridondante 1 da una m-upla b
E
1
, ..., b
E
m
di bipartizioni con
somma 0 ed in tal caso si ha c(b
F
)=

iF
b
E
i
=

iI\F
b
E
i
per ogni b
F
B(m).
Quindi un endomorsmo di B(m) `e rappresentabile mediante una matrice
mm su Z
2
, in cui la somma degli elementi di una riga ssata `e uguale alla
somma degli elementi di ogni altra riga e le cui colonne sono individuate a
meno di scambi tra 0 e 1.
Denizione 1.1.2 Una m-upla di bipartizioni (b
E
1
, . . . , b
E
m
) si dice ammis-
sibile se `e una base ridondante di B(m).
Rappresenteremo quindi le trasformazioni lineari di B(m) con 0,1-matrici
quadrate di dimensione m a somma costante delle colonne e un endomorsmo
c di B(m) sar` a univocamente rappresentato da una m-upla di bipartizioni
avente somma 0.
E semplice vericare che valgono le proposizioni seguenti:
Lemma 1.1.2 [27] Se c=(b
E
1
, . . . b
E
m
) e T=(b
F
1
, . . . b
F
m
) sono endomorsmi
di B(m), allora:
i. c T = (

iF
1
b
E
i
, . . . ,

iF
m
b
E
i
);
ii. c `e un automorsmo di B(m) se e solo se (b
E
1
, . . . b
E
m
) `e
ammissibile.
1.1 Lo spazio vettoriale B(m) e sue rappresentazioni lineari 11
iii. Se c `e un automorsmo allora T `e l inverso di c se e solo se

iF
j
b
E
i
=
p
j
per ogni j I.
Lemma 1.1.3 [27] Se (b
E
1
, . . . , b
E
m
) `e una m-upla ammissibile di bipartizioni
allora

i=j
b
E
i
= 1, . . . , m = minP(m) per ogni j I.
Il software prodotto (OSB 1.0) si compone di tre principali funzioni. La prima
di queste (Ammissibilit`a) verica se una m-upla c `e ammissibile oppure no.
Il programma ne calcola anche linversa, nel caso che sia ammissibile, e tutte
le somme parziali delle parti di c. Tramite linterfaccia lutente inserisce l
m-upla da esaminare. Essa viene trasformata in una matrice mm composta
da 0 e 1. Con un algoritmo si calcolano tutte le combinazioni senza ripetizioni
di m elementi su n posti con n che varia tra 1 e m .
Figura 1.1: Ammissibilit`a : Flusso dati
1.2 Sottospazi di B(m) 12
Una volta trovate le combinazioni si sommano le colonne nella posizione
indicata dalla combinazione. In questo modo si ottengono tutte le somme
possibili tra le colonne. Considerando quelle che hanno come risultato le
partizioni puntate ( p
i
), linversa sar` a composta, nella posizione i dalla par-
tizione avente come elementi i numeri delle posizioni delle colonne compo-
nenti la base. Nel diagramma riportato `e illustrato il usso dati del software.
Esempio 1.1.1 Sia m=5, consideriamo la 5-upla c = (b
15
, b
25
, b
35
, b
45
, p
5
); c
`e ammissibile perch`e nessuna sottosomma `e uguale a 0 e

iI
b
E
i
= 0 .
Linversa `e c stessa infatti: p
1
= colonna1+colonna5 quindi b
F
1
= 1, 5 =
b
F
1
e cos via.
2 Sottospazi di B(m)
Denizione 1.2.1 Sia ( = C
1
, . . . , C
k
una partizione di I . Il sottoinsieme
V (() e denito come segue
V (() = b
E
B(m) [ b
E
(.
Lemma 1.2.1 [27] Per ogni ( = C
1
, . . . , C
k
, T = D
1
, . . . , D
s
P(m)
si ha:
- V (() = 'b
C
1
, . . . b
C
k
`;
- V (() ha dimensione k 1;
- V (() V (T) = V (( T);
- se ( D allora V (D) V (().
- V (() + V (T) V (( T).
Da questo segue che V(C) `e un sottospazio di B(m).
Sia L(B(m)) il reticolo dei sottospazi di B(m). Lapplicazione
V : ( P(m) V (() L(B(m))
1.2 Sottospazi di B(m) 13
`e un -monomorsmo duale e non `e suriettiva. In particolare, si ha:
Proposizione 1.2.1 [15] Sia W un sottospazio di B(m) e sia b
C
1
,..., b
C
h

una sua base. Allora W Im(V ) se e solo se la partizione ( = b


C
1
b
C
h
ha
h+1 blocchi ed in tal caso si ha W = V (().
Rilevanza particolare, tra i sottospazi V (() di B(m), assumono quelli cor-
rispondenti alle partizioni puntate.
Denizione 1.2.2 Sia A I. Il sottospazio V
A
si denisce come segue
V
A
= V (p
A
) = 'p
i
[ i A`.
Quindi per ogni iI si ha che V
p
I\{i}
='p
j
[ j = i` = B(m)
Lapplicazione
A V
A
= 'p
i
[ i A`.
diviene biettiva se ristretta ai sottoinsiemi regolari di I. Dal lemma 1.0.3
segue che
V
A
= V (p
A
) = b
E
B(m) [ b
E
p
A
.
Lemma 1.2.2 [15] Se A, B sono sottoinsiemi regolari di I, allora:
- V
A
+ V
B
= V
AB
;
- V
A
V
B
= V
AB
se A B I, altrimenti V
A
V
B
= V
AB
+ 'b
A
` =
V
AB
+'b
B
`
Sia V uno spazio vettoriale di dimensione m-1 su un campo K.
Se B = b
i
[ i I `e una base ridondante di V, `e semplice vericare che la
partizione di I che si ottiene a partire dallespressione di un elemento v di V
come combinazione lineare degli elementi di B, mettendo in uno stesso blocco
indici per i quali i coecienti sono uguali, non dipende dalla particolare
combinazione scelta.
Denotata, allora, tale partizione con part
B
(v), e posto per ogni ( = C
1
, . . . , C
h

P(m)
1.3 Il dominio di un automorsmo di B(m) 14
V (() = v V [ part
B
(v) (,
e per ogni A {
R
(m)
V
A
= 'b
i
[ i A` = V (p
A
)
sussistono per V gli analoghi dei lemmi 1.2.1 e 1.2.2 (chiaramente sostituendo

iE
b
i
a b
E
).
Sia V

uno spazio vettoriale di dimensione m-1 su K e B

=b

i
[ iI una
sua base ridondante. Se c = (b
E
1
, . . . , b
E
m
) `e un endomorsmo di B(m), 1o-
momorsmo c

: V V

denito da c

(b
i
) =

jE
i
b

j
`e rappresentato rispetto
a B e B

da tutte e sole le Z
2
-matrici che rappresentano la m-upla di bi-
partizioni (b
E
1
, . . . , b
E
m
). E semplice osservare che gli c

, al variare di c in
End(B(m)), sono tutti e soli gli omomorsmi da V in V

rappresentati rispet-
to a B e B

da Z
2
-matrici. Chiaramente, c `e un automorsmo se e solo se c

`e un isomorsmo.
3 Il dominio di un automorsmo di B(m)
Per ogni sottoinsieme regolare A di I e per ogni partizione (=C
1
, . . . , C
k

di I, si pone
((A) = (

iI\C
1

A
(i))...(

iI\C
k

A
(i)).
E immediato osservare che
Lemma 1.3.1 Per ogni A {(m) e (, T P(m), si ha:
- ((A) = 1 se e solo se A contiene un co-blocco di ( ossia se e solo se
p
A
(;
- se ( T allora ((A) T(A).
Di conseguenza si ha:
Lemma 1.3.2 Siano b
E
una bipartizione e A un sottoinsieme regolare di
I. Le seguenti aermazioni sono equivalenti :
1.3 Il dominio di un automorsmo di B(m) 15
i. b
E
(A) = 1;
ii. E
1
A o E A;
iii. b
E
p
A
;
iv. b
E
V
A
.
Per ogni m-upla di partizioni ((
1
,...,(
m
) di I e per ogni sottoinsieme regolare
A di I, si pone
((
1
, . . . , (
m
)(A) = i I [ (
i
(A) = 1.
Sia c = (b
E
1
,...,b
E
m
) un automorsmo di B(m). E semplice vericare che l
applicazione
c : A {
R
(m) c(A) {
R
(m)
`e ben denita e che c() = e c(I) = I. Inoltre, dal lemma 1.3.2(iv) segue
che c(A) = i I [ b
E
i
V
A
e di conseguenza 'b
E
i
[ i c(A)` V
A
. Ne
deriva:
Proposizione 1.3.3 [15] Per ogni sottoinsieme regolare A di I, si ha:
[c(A)[ [A[;
[c(A)[ = [A[ se e solo se c(V
E(A)
) = 'b
E
i
[ i c(A)` = V
A
.
L insieme dei sottoinsiemi regolari A di I tali che [c(A)[ = [A[ sar`a chiam-
ato dominio di E e verr`a denotato con D(c).
In altri termini, il dominio di un automorsmo c `e linsieme dei sottospazi
coordinati che sono trasformati in sottospazi coordinati dallautomorsmo
inverso c
1
.
Siano (b
E
1
, . . . , b
E
m
) e (b
F
1
, . . . , b
F
m
) m-uple di bipartizioni.
Posto, per ogni i 1, . . . , m,
/
i
=

jF
i
b
E
j
e (
i
=

jI\F
i
b
E
j
,
la m-upla di partizioni (/
1
(
1
, . . . , /
m
(
m
) si denota con
1.3 Il dominio di un automorsmo di B(m) 16
(b
E
1
, . . . , b
E
m
) (b
F
1
, . . . , b
F
m
).
Siano c = (b
E
1
, . . . , b
E
m
) e T = (b
F
1
, . . . , b
F
m
) automorsmi di B(m).
Vale il seguente:
Lemma 1.3.4 [15] Se A `e un sottoinsieme regolare di I allora
T(c(A)) = i I [ /
i
(A) (
i
(A) = 1.
Dim. Per denizione i T(c(A)) se e solo se b
F
i
(c(A)) = 1 ossia se e solo
se c(A) contiene o F
i
o F
1
i
. Ora, F
i
c(A) se e solo se per ogni j F
i
si
ha b
E
j
p
A
ossia

jF
i
b
E
j
p
A
e dunque /
i
(A) = 1. Analogamente si prova
che F
1
i
c(A) equivale a (
i
(A) = 1. Si ha allora che i T(c(A)) se e solo
se /
i
(A) (
i
(A) = 1.
Pertanto, da c T = (/
1
(
1
, . . . , /
m
(
m
) (

iF
i
b
E
i
, . . . ,

iF
m
b
E
i
) = c T
segue:
Proposizione 1.3.5 [15] Se A `e un sottoinsieme regolare di I allora
T(c(A)) (c T)(A) (c T)(A).
Corollario 1.3.6 [15] Se T `e linverso di c e A `e un sottoinsieme regolare
di I allora valgono le seguenti propriet`a:
i. T(c(A)) (c T)(A) A;
ii. T(c(A)) = (c T)(A) = A se e solo se A D(c).
Dim. (i) Segue immediatamente dalla proposizione precedente tenuto conto
che
(

iF
1
b
E
i
, . . . ,

iF
m
b
E
i
) = (p
1
, . . . , p
m
).
(ii) Se T(c(A)) = A, da [T(c(A))[ [(c(A))[ [A[ segue immediatamente
che A D(c). Viceversa, se A D(c) allora V
A
= 'b
E
i
[ i c(A)` e di
1.3 Il dominio di un automorsmo di B(m) 17
conseguenza se iA allora o F
i
o F
1
i
`e incluso in c(A). Se F
i
c(A) allora
b
E
j
p
A
per ogni j F
i
ossia,

jF
i
b
E
j
p
A
e di conseguenza /
i
(A) = 1.
Analogamente se F
1
i
c(A) allora (
i
(A) = 1. Pertanto, /
i
(A) (
i
(A) = 1
per ogni i A ossia A T(c(A)). Dalla validit` a generale di T(c(A))
(c T)(A) A segue allora T(c(A)) = (c T)(A) = A.
Dalla (ii) della proposizione precedente segue che A D(c) se e solo se
/
i
(A) (
i
(A) = 1 per ogni i /
i
; esplicitando ci`o si perviene alla seguente
caratterizzazione degli elementi del dominio di c:
Corollario 1.3.6 Sia A un sottoinsieme regolare di I. A D(c) se e so-
lo se A
1
`e incluso in un blocco di /
i
o in un blocco di (
i
per ogni iA.
Proposizione 1.3.7 Sia c = (b
E
1
, ...., b
E
m
) una m-upla Z
2
-ammissibile di
bipartizioni di I =1,...,m . Allora la condizione c c
1
=(p
1
, ..., p
m
) `e
equivalente alle condizioni seguenti :
i. [/
i
[+[(
i
[ = m+2, iI ;
ii. V(/
i
) =

jF
i
'b
E
j
` e V((
i
) =

jF
1
i
'b
E
j
` , iI ;
iii. [/
i
[ = [F
i
[ + 1 e [(
i
[ = m [F
i
[ + 1;
dove c
1
= (b
F
1
, ...., b
F
m
).
Dim. si osservi che c c
1
= (p
1
, ..., p
m
) equivale allessere
V(/
i
)V((
i
) = 'p
i
`, iI. D altro canto

jF
i
'b
E
j
` V(

jF
i
b
E
j
) = V(/
i
)
e

jF
1
i
'b
E
j
` V(

jF
1
i
b
E
j
) = V((
i
) .
Ne segue :
1.3 Il dominio di un automorsmo di B(m) 18
[/
i
[ = dimV(/
i
)+1 [F
i
[ + 1
e
[(
i
[ = dimV((
i
)+1 [F
1
i
[ = m [F
i
[ + 1
e
V(/
i
)+V((
i
) = B(m)
Si ha pertanto (in ogni caso)
[/
i
[ +[(
i
[ m+2, iI
e
m1 = dimB(m) = dimV(/
i
) + dimV((
i
) dim(V(/
i
)V((
i
)) =
[/
i
[ +[(
i
[ 2 dim(V(/
i
)V((
i
))
cio`e
[/
i
[ +[(
i
[ = m+1+dim(V(/
i
)V((
i
)).
Da quanto sopra lasserto si ottiene in maniera ovvia.
La proposizione 1.3.7 comporta che si pu` o evitare sempre di eseguire gli
/
i
(
i
, sia per controllare se c c
1
= (p
1
, ..., p
m
) sia per costruire D(c) o
D(c
1
). Per costruire D(c) servono solo gli /
i
e i (
i
; una volta costruita D(c)
[D(c
1
)] laltra D(c
1
) [D(c)] si ottiene trasformando mediante c [c
1
].
La seconda funzione del package (Prodotto) sfrutta i risultati visti nora;
date due basi, calcola gli /
i
e i (
i
che, per quanto appena visto, saranno
necessari per il calcolo del prodotto star e del dominio di un automorsmo.
Dopo aver ricevuto in input le due basi, come nel programma precedente,
allo stesso modo vengono trasformate in Z
2
-matrici. Per ogni i=1,...,m si
ssa la colonna i-esima della seconda base inserita e, per ricavare /
i
, fa
linf delle colonne della prima matrice (quella corrispondente alla prima base
inserita) corrispondenti alle posizioni degli 1 presenti nella i-esima colonna
ssata prima. Analogamente procede per i (
i
solo che linf viene fatto nella
posizione in cui ci sono gli 0.
La terza parte del software (Dominio) calcola il dominio di un automors-
mo. Dopo che la funzione Prodotto del package ha calcolato il prodotto star
1.3 Il dominio di un automorsmo di B(m) 19
Figura 1.2: Prodotto Star : Flusso dati
tra un automorsmo c e il suo inverso, la funzione Dominio accetta in input
gli /
i
e i (
i
, li formatta opportunamente e scorre le colonne della matrice
(/
i
e (
i
). Nelle colonne vengono presi solo i blocchi di lunghezza maggiore o
uguale a due e, nel caso di lunghezza maggiore di due, calcola tutte le possibili
combinazioni degli elementi (ad es. nel caso si incontri (2,3,4) si considerano
(2,3),(2,4),(3,4) e (2,3,4)). Per ogni sottoblocco ottenuto si crea una colonna
di 0 di lunghezza m e si controlla se lo stesso `e contenuto in qualche /
i
o
(
i
; nel caso sia contenuto si mette 1 nella posizione i della colonna prece-
1.3 Il dominio di un automorsmo di B(m) 20
Figura 1.3: Dominio : Flusso dati
dentemente creata. Una volta terminati gli /
i
o (
i
la colonna viene scartata
nel caso composta di 0, nel caso gi` a presente o nel caso che non coincida
con la colonna che ha 0 sugli elementi del sottoblocco in esame e 1 altrove,
1.3 Il dominio di un automorsmo di B(m) 21
altrimenti tale colonna viene aggiunta al dominio.
Capitolo 2
Le Tende
In questo capitolo si introdurranno i concetti di tenda e di automorsmo
scambio e si esporr`a un algoritmo per la fattorizzazione in scambi di un au-
tomorsmo di B(m). L algoritmo `e interessante perch`e risolve, in uno spazio
vettoriale su Z
2
, il problema classico della decomposizione in trasvezioni di un
automorsmo ed ha il notevole vantaggio di essere molto pi` u veloce di quello
tradizionale. Verr` a inoltre approfondito lo studio delle propriet`a del dominio
di un automorsmo e si mostrer` a come assegnare una tenda equivalga ad
assegnare un T morsmo (particolare morsmo da P(m) al reticolo dei
tipi) .
Denizione 2.0.1 Un insieme di sottoinsiemi regolari di non vuoti I , con-
tenente I, si dice m-tenda (tenda se m `e sottinteso) e si indica con T.
Per quanto detto nel Capitolo 1, `e possibile rappresentare una m-tenda dor-
dine k con una matrice (m k) su Z
2
senza ripetizioni di colonne, con una
colonna formata da tutti 1 (linsieme I) e priva di colonne con un unico 0
(insiemi regolari) o formate da tutti 0 (insieme vuoto). Chiaramente tale
matrice `e identicata a meno di permutazioni delle colonne.
Sia c un automorsmo di B(m). Per quanto osservato in precedenza, lap-
plicazione
T c(T)=c(A) [ A T
23
`e una trasformazione nell insieme delle m-tende.
Denizione 2.0.2 Si dice che c `e un cambio-base per la tenda T se lazione
di c su T `e invertibile, ossia se denotato con T linverso di c, si ha
T(c((T))=T,
equivalentemente se T(c(A))=A per ogni AT.
Quindi, si dice che c `e un cambio-base fra due tende T
1
e T
2
se c `e un
cambio-base di T
1
e c(T
1
)=T
2
. Chiaramente, c `e un cambio-base fra T
1
e
T
2
se e solo se T `e un cambio base fra T
2
e T
1
. Dal corollario 1.3.1 segue
allora che
Proposizione 2.0.3 c `e un cambio-base per la tenda T se e solo se T
D(c).
Corollario 2.0.4 Siano c e T automorsmi di B(m) e T
1
,T
2
,T
3
tende.
Allora:
i. se c T `e un cambio-base per T allora (c T)(T)=T(c(T));
ii. se T `e un cambio-base fra T
1
e T
2
e c `e un cambio-base fra T
2
e T
3
allora T c `e un cambio-base fra T
1
e T
3
;
iii. se c `e un cambio-base per T e T `e l inverso di c, allora (c T)(A)=A
per ogni AT.
Ad ogni m-tenda `e possibile associare una m-upla di partizioni di I come
si descrive poi di seguito.
Denizione 2.0.5 Sia T una m-tenda. Posto, per ogni iI:
part
T
(t
i
)=p
A
[ A T e i A,
2.1 Fattorizzazione in scambi 24
La m-upla di partizioni
(part
T
(t
1
), . . .,part
T
(t
m
))
si dice base di partizioni della tenda T.
Lemma 2.0.6 Se T `e una m-tenda allora
(part
T
(t
1
), . . .,part
T
(t
m
))(p
1
, . . . , p
m
).
Siano T
1
e T
2
tende. T
2
si dice una sotto-tenda di T
1
se T
2
T
1
.
Lemma 2.0.7 Se T
2
`e una sotto-tenda di una tenda T
1
allora
(part
T
2
(t
1
),. . . ,part
T
2
(t
m
)) (part
T
1
(t
1
),. . . ,part
T
1
(t
m
)).
Denizione 2.0.8 Una tenda si dice indecomponibile se la sua base di par-
tizioni `e (p
1
, . . . , p
m
).
Una tenda T `e decomponibile se almeno per un indice i I si ha part
T
(t
i
)<
p
i
.
Una m-upla ammissibile di bipartizioni c si dice indecomponibile se `e inde-
componibile la tenda D(c).
Corollario 2.0.9 Ogni tenda che contiene una tenda indecomponibile `e in-
decomponibile. Pertanto, se c `e un cambio-base di una tenda indecomponibile
allora c `e indecomponibile.
1 Fattorizzazione in scambi
Denizione 2.1.1 Un automorsmo di B(m) si dice scambio quando ssa
m-2 vettori della base canonica (p
1
, ..., p
m
).
In altri termini, uno scambio `e una trasvezione di B(m), il cui iperpiano
sso `e un sottospazio coordinato. Se o `e uno scambio allora
2.1 Fattorizzazione in scambi 25
o =(p
1
, . . . , p
i1
, b
iX
, p
i+1
, . . . , p
j1
, b
jX
, p
j+1
, . . . , p
m
)
per opportuni i = j I e X I`i, j e si user`a la notazione o(i, j, X) per
indicarlo. Per ogni i, j I o(i, j, ) `e lidentit`a di B(m) e o
i,j
=o(i, j, I`i, j)
`e lautomorsmo trasposizione di B(m) che scambia p
i
e p
j
.
Proposizione 2.1.2 [16] Sia o = o(i, j, X) uno scambio. Denotato con X

linsieme (I`i, j)`X, valgono le seguenti proposizioni:


i. Un sottoinsieme regolare A di I appartiene al dominio di o se e solo se
si verica una delle seguenti eventualit`a:
- A I `i , j ,
- X A,
- X

A.
ii. Il dominio di o coincide con il dominio di o

= o(i,j,X

) e o o

=
o

o = o(i , j , I `i , j ).
iii. Se AD(o) allora :
- o(A) = i (Aj) se j X

A e i A,
- o(A) = j (Ai) se i X

A e j A,
- o(A) = A nei restanti casi.
Dim. (i) Non e dicile controllare che, se per un insieme A ha luogo una
delle tre eventualit` a, allora A appartiene al dominio di o. Daltra parte, se
AD(o) e iA, (risp. jA), allora E
i
=iX A (risp. E
j
=jXA) o
E
1
j
=iX

A (risp. E
1
i
=jX

A).
(ii) Segue immediatamente dalla (i).
(iii) Sia Ai,j=E = , se iXA e jA oppure jXA e iA,
allora o(A)=A. Se jX

A e iA allora E
i
A, avendosi p
h
(A)=1 per
ogni hA-j, si ha o(A)=i(Aj). Il caso iX

A e jA `e analogo.
Inne, se i,jA allora A include o E
i
e E
j
, o E
1
i
e E
1
j
ed `e pertanto semplice
osservare che o(A)=A. Ancora `e facile osservare che, se Ai, j = , allora
o(A)=A
2.1 Fattorizzazione in scambi 26
La (i) della proposizione precedente ha come conseguenza che, posto

A=
A`i,j e denotata con p

A
la partizione puntata su

A dell insieme I`i,j, si
ha:
Corollario 2.1.3 Sia o(i ,j,X) uno scambio e T una tenda. o `e un cambio-
base per T se e solo se p

A
[ A i,j = e A T X,X

.
Lemma 2.1.4 [16] Sia c=(b
E
1
, . . . , b
E
m
) una m-upla ammissibile di bipar-
tizioni e sia j I . Se per ogni i=j, b
E
i
b
E
j
una tripartizione allora b
E
j
`e una
bipartizione puntata.
Dim. Per ipotesi, non lede la generalit`a supporre che, per ogni i = j, o
E
i
E
j
o E
i
E
1
j
. Posto S = i I [ E
i
E
j
e T = i I [ E
i
E
1
j
,
si ha 0=

iI
b
E
i
= b
E
j
+

iS
b
E
i
+

iT
b
E
i
= b
E
j
+b
C
+b
D
dove C E
j
e D E
1
j
.
Allora, dallammissibilit` a di c segue che o S=I`j o T=I`j. Se S=I`j
allora E
j
contiene un co-blocco di

i=j
b
E
i
e di conseguenza per il lemma 1.1.3
b
E
j
`e una partizione puntata. Il caso T=I`j `e analogo.
Proposizione 2.1.5 [16] Sia c=(b
E
1
, . . . , b
E
m
) un automorsmo di B(m).
Se b
E
i
b
E
j
`e una quadripartizione allora esiste un sottoinsieme proprio e non
vuoto X di I`i,j, tale che
b
E
i
E
j
=

hX
b
E
h
oppure
b
E
i
E
1
j
=

hX
b
E
h
Denotato, allora, con o lo scambio o(i,j, X), posto E

h
=E
h
per ogni h=i,j,
E

i
=E
i
E
1
j
,
E

j
=E
1
i
E
j
,
nel primo caso,
2.1 Fattorizzazione in scambi 27
E

i
=E
i
E
j
,
E

j
=E
1
i
E
1
j
,
nel secondo, si ha:
i. c

= (b
E

1
, . . . , b
E

m
) `e un automorsmo di B(m),
ii. c

o = c,
iii. D(c)D(c

),
iv. [ (i,j) [ [ b
E

i
b
E

j
[ = 4 [ < [ (i,j) [ [ b
E
i
b
E
j
[ = 4[.
Dim. Non lede la generalit` a supporre di trovarsi nel primo caso. La (i) e la
(ii) si vericano molto facilmente.
(iii) Sia HD(c). Se c(H)i,j = o i,j c(H) allora `e semplice veri-
care che c(H) = c

(H). Se i c(H) e j c(H) allora o E


i
H e quindi c

(H)
= c(H), o E
1
i
H e di conseguenza c

(H) = j(c(H) i). Ad una


conclusione analoga si perviene nel caso in cui j c(H) e i c(H). Pertanto,
in ogni caso, si ha [c

(H)[ = [c(H)[ = [H[ e dunque H D(c

).
(iv) E immediato osservare che b
E

i
b
E

j
`e una tripartizione. Pertanto `e
suciente provare che, se h=i,j e o b
E
h
b
E
j
o b
E
h
b
E
i
`e una tripartizione,
allora almeno una fra b
E

h
b
E

j
e b
E

h
b
E

l
lo `e, e che nel caso in cui lo sono
entrambe allora anche b
E

h
b
E

e b
E

i
b
E

i
lo sono.
Se b
E
h
b
E
i
`e una tripartizione allora non lede la generalit` a supporre che
o E
h
E
i
o E
h
E
1
i
. Se E
h
E
i
allora dal fatto cheE
i
I`E

j
segue
che b
E

h
b
E

j
`e una tripartizione; se, invece, E
h
E
1
i
allora E
h
I`E

j
e
di conseguenza b
E

h
b
E

i
`e una tripartizione. Il caso in cui b
E
h
b
E
j
`e una
tripartizione `e analogo.
Inne, non `e dicile vericare che se b
E
h
b
E
j
e b
E
h
b
E
i
sono entrambe
tripartizioni allora un blocco di b
E
h
`e incluso in un blocco di b
E
j
b
E
i
e pertanto
b
E

h
b
E

j
e b
E
h
b
E

i
sono entrambe tripartizioni.
Quanto detto nora ci suggerisce il seguente algoritmo.
2.1.6 Algoritmo per la fattorizzazione in scambi.
Sia c=(b
E
1
, ...., b
E
m
)un automorsmo di B(m). Sia Q(c) = (i, j)[ [b
E
i
b
E
j
[
= 4. Se Q(c) non `e vuoto allora esistono (i,j)I ed uno scambio o
1
tali che
2.1 Fattorizzazione in scambi 28
c=c
1
o
1
e [Q(c
1
)[ < [Q(c)[ . Se anche Q(c
1
) `e non vuoto allora analoga-
mente esiste o
2
tale che c
1
= c
2
o
2
e [Q(c
2
)[ < [Q(c
1
)[ . Procedendo cos`
arriveremo a trovare un c
q
tale che Q(c
q
)= , quindi c=c
q
o
q
o
q1
...o
1
.
Per il lemma 2.1.4 c
q
`e costituito da sole bipartizioni puntate e quindi
c
q
=o
k
o
k1
...o
q+1
dove o
k
,o
k1
,o
q+1
sono scambi trasposizioni. Cos, in
denitiva, c=o
k
o
k1
...o
1
.
Il software realizzato per la fattorizzazione in scambi applica lalgoritmo
appena citato. Riutilizzando parti del codice gi` a scritto per le altre funzioni
del pacchetto. La prima cosa che il software fa `e di trovare le prime due bipar-
tizioni della m-upla il cui inf da luogo ad una quadripartizione, per questo usa
una funzione della funzione Prodotto. Una volta ottenuta la quadripartizione
accoppia i quattro blocchi in base alla somma degli stessi, somma ottenuta
usando un metodo della funzione Ammissibilit` a. Di seguito usera tutta la fun-
zione Ammissibilit` a per testare le due coppie ottenute e per scegliere quella
da sostituire nella vecchia m-upla. Dopo aver scelto la coppia giusta, sempre
usando la somma della funzione Ammissibilit` a, stabilisce la corretta posizione
dei due blocchi componenti la coppia scelta. Tutto questo procedimento viene
reiterato nch`e si avranno bipartizioni, componenti lautomorsmo dato, il
cui inf `e una quadripartizione. Alla ne vengono visualizzati a video i risultati.
Ne deriva la seguente:
Proposizione 2.1.7 [16] Sia c un automorsmo di B(m). c possiede una
fattorizzazione in scambi
c = o
k
o
k1
o
1
con la propriet`a che, se c un cambio-base per una tenda T, allora c
i
=o
k
o
i
`e un cambio-base per T per ogni i=1, . . ., k.
Corollario 2.1.8 Esiste un cambio base fra due tende T e T
1
se e solo
se
T
1
= o
1
(o
2
(. . . (o
k1
(o
k
(T))
dove o
1
, . . . , o
k
sono scambi tali che
TD (o
k
), o
k
(T)D (o
k1
), . . . , o
2
(...(o
k
(T))D (o
1
).
2.1 Fattorizzazione in scambi 29
Figura 2.1: Fattorizzazione : Flusso dati
2.2 Propriet`a del dominio di un automorsmo di B(m) 30
2.1.9 Osservazione Quest ultimo corollario fornisce un procedimento per
calcolare tutte le tende che si ottengono a partire da una tenda T attraverso
un cambio-base. Basta considerare tutti gli scambi che sono cambi-base per
T e trasformare T con ciascuno di essi. Alle tende cos` ottenute si riapplica
lo stesso procedimento avendo laccortezza di scartare le tende gi` a presenti.
A ciascuna di tali tende corrisponde un cambio-base di T; precisamente se
T

=o
k
(... (o
1
(T)) allora il cambio-base corrispondente `e o
1
. . . o
k
.
2.1.10 Osservazione. Se V `e uno spazio vettoriale di dimensione m-l su
Z
2
, `e lecito assumere V=B(m) (a meno disomorsmi). Se o `e uno scambio
di B(m) allora o `e una trasvezione di V che ssa un iperpiano coordinato.
Ne deriva che lalgoritmo per la fattorizzazione in scambi di un automors-
mo di B(m) `e un algoritmo pi` u veloce di quello classico per ottenere una
decomposizione in trasvezioni di un automorsmo di V.
2 Propriet`a del dominio di un automorsmo
di B(m)
In questo paragrafo e nel successivo si espongono alcuni interessanti risul-
tati ottenuti da I. Caruso ([27]), i quali si collocano nellambito della teoria
delle rappresentazioni di spazi vettoriali. Utilizzando lo strumento tenda,
I. Caruso prova lesistenza di un isomorsmo tra rappresentazioni di Z
2
-spazi
vettoriali, sotto opportune condizioni, migliorando risultati analoghi ottenuti
precedentemente da F. Barioli, C. De Vivo, e C. Metelli ([5],[17]).
Sia c = (b
E
1
, . . . , b
E
m
) un automorsmo di B(m) e T = (b
F
1
, . . . , b
F
m
) il
suo inverso. Come `e stato osservato se A,B D(c) allora c(A), c(B) D(T)
e [c(A)[ = [A[ e [c(B)[ = [B[. Le prossime osservazioni descrivono il mutuo
comportamento di c(A) e c(B) in funzione di quello di A e B . E necessario
fare alcune premesse.
Lemma 2.2.1 Siano A e B due sottoinsiemi regolari di I, valgono le seguenti:
i. se AB allora c(A) c(B);
2.2 Propriet`a del dominio di un automorsmo di B(m) 31
ii. se AB I (equivalentemente A
1
B
1
= ) allora c(A) c(B) =
c(AB);
iii. se A B = I ( equivalentemente A
1
B
1
= ) allora c(A) c(B)
= c(A B) i I [ 1, 1 t.c. (A`B) c

i
e (B`A) c

i
;
iv. se A D(c) allora c(A) D(T);
v. se c(A) D (T) allora esiste un C D (c) tale che C A e c(C)=c(A);
vi. se A,BD(c) allora [c(A)c(B)[ [c(A)
1
c(E)
1
[=[AB[[A
1

B
1
[.
Dim. La (i) `e banale. La (ii) e la (iii) seguono immediatamente una volta
osservato che se i c(A)c(B) allora E

i
A e E

i
B con , 1,-1 e
che se = allora AB=I, (A`B) E

i
e (B`A) E

i
.
(iv) Dal fatto che T(c(A))=A segue che [T(c(A))[ = [c(A)[ e di con-
seguenza c(A) D (T).
(v) Se c(A)D(T) allora T(c(A))D(c) e T(c(A)) A.
(vi) Segue immediatamente dal fatto che [c(A)[ = [A[ e [c(B)[ = [B[.
Lemma 2.2.2 Siano A,B D(c). Se [A
1
B
1
[ 2 allora AB D(c) e
AB D(c).
Dim. Se per assurdo AB D(c) allora esiste un i AB tale che F
i

c(A) e F
1
i
c(B). Ma allora, c(A) c(B) = I e di conseguenza si ha

jI
b
E
j
p
A
p
E
= p
(AB)
il che `e falso. Il fatto che ABD(c) segue in
maniera ovvia.
Corollario 2.2.3 [27] Se A,BD(c) allora [A
1
B
1
[ = n con n 2
se e solo se [c(A)
1
c(B)
1
[=n.
Dim. Dai lemmi 2.2.1 (ii) e 2.2.2 segue che [c(AB)[ = [AB[ e quindi
per il lemma 2.2.2(iv) si ha [A
1
B
1
[ = [c(A)
1
c(B)
1
[. L imp1icazione
inversa `e analoga.
2.2 Propriet`a del dominio di un automorsmo di B(m) 32
Se [A
1
B
1
[ =1 allora o [c(A)
1
c(B)
1
[ = 1 o c(A)
1
c(B)
1
= .
Per le osservazioni fatte, `e immediato vericare che il primo caso si presenta
se e solo se AB D(c) e che in tal caso c(A) c(B) D(T). Nel secondo,
allora AB D(c) ed `e facile provare che c(A) c(B) D(T) se e solo esiste
un C D(c) tale che C AB e [C[ = [AB[1.
Se A
1
B
1
= allora o c(A)
1
c(B)
1
= o [c(A)
1
c(B)
1
[ = 1. Denotato
con S = i I [ 1, 1 t.c. A`B E

e B`A E

i
, allora
c(A) c(B) = c(AB) S. Quindi, AB D(c) nel primo caso se e solo se
S = e di conseguenza c(A) c(B) D(T); nel secondo se e solo se [S[ = 1
e di conseguenza c(A) c(B) D(T). Se, invece, AB D(c) allora S = .
Pertanto, o [c(A) c(B)[ = [AB[ (equiv. 'b
E
i
[ i c(A) c(B)` < 'p
i
, b
A
[
i AB`) e quindi c(A)
1
c(B)
1
= , o [c(A)c(B)[ = [AB[ +1 (equiv.
b
E
i
[i c(A) c(B)` = 'p
i
, b
A
[i A B`) e quindi [E(A)
1
c(B)
1
[ =1.
In entrambi i casi `e semplice vericare che c(A) c(B) D(T).
Quanto osservato, consente di aermare che, per due elementi A,B di D(c),
si presentano le seguenti eventualit`a:
(1) [A
1
B
1
[ 2;
(2) [A
1
B
1
[ = 1 , A B D(c);
(3) [A
1
B
1
[ = 1, A B D(c),
esiste C D(c) tale che C A B e [C[ = [A B[ 1;
(4) [A
1
B
1
[ = 1, AB D(c), non esiste C D(c) tale che C AB
e [C[ = [A B[ 1;
(5) A
1
B
1
= , A B D(c),
i I [ 1, 1 t.c. (A`B) E

i
e (B`A) E

i
= ;
(6) A
1
B
1
= , A B D(c),
[ i I [ 1, 1 t.c. (A`B) E

i
e (B`A) E

i
[ = 1;
(7) A
1
B
1
= , A B D(c),
2.2 Propriet`a del dominio di un automorsmo di B(m) 33
'b
E
i
[ i c(A) c(B)` < 'p
i
, b
A
[ i A B`;
(8) A
1
B
1
= , A B D(c),
'b
E
i
[i c(A) c(B)` = 'p
i
, b
A
[i A B`;
e che, di conseguenza vale la seguente:
Proposizione 2.2.4 [27] Se (1)

, . . .,(8)

sono le relazioni analoghe alle (1), . . .,(8),


ottenute sostituendo A con B, c(A) con c(B) e c con T allora sussistono
le seguenti equivalenze: (1) (1)

; (2) (2)

; (3) (6)

; (4) (8)

;
(5) (5)

; (6) (3)

; (7) (7)

; (8) (4)

.
Denizione 2.2.5 [27] Sia T una tenda. Un sottoinsieme C di T si dice
una catena di T se esiste una permutazione C
1
, . . . , C
r
degli elementi di C
tale che:
- C
1
i
C
1
j
= per ogni i 2, . . . r 1 e per ogni j = i 1, i, i + 1;
- C
1
1
C
1
j
= per ogni j = 1, 2, r ;
- C
1
r
C
1
j
= per ogni j = 1, r 1, r ;
- X
i
= C
1
i
C
1
i+1
= per ogni i = 1, . . . , r1. C
1
e C
r
si dicono estremi
della catena C.
Se X
r
= C
1
1
C
1
r
= allora la catena C si dice chiusa. E evidente che,
per denizione, i sottoinsiemi X
i
sono a due a due disgiunti.
Proposizione 2.2.6 [27] Se C=C
1
, . . . , C
r
`e una catena chiusa di D(c)
allora valgono le seguenti propriet`a:
(1) C
1
C
r
D(c) ;
(2) c(C
1
), . . . , c(C
r
) `e una catena chiusa di D(c
1
).
Dim. E semplice vericare che, poiche C
i
C
j
D(c) se [C
1
i
C
1
j
[
2, non lede la generalit` a supporre che C
1
1
C
1
2
= j
1
, C
1
2
C
1
3
=
j
2
, . . . , C
1
r1
C
1
r
= j
r1
, C
1
r
C
1
1
= j
r
.
2.3 I cambi-base 34
(i) Sia X = C
1
C
r
. Se X = allora X D(c). Sia X = per assurdo
X D(c). Dal corollario 1.3.2 segue allora che esiste un j X tale che X
1
non `e incluso ne in un blocco di /
j
ne in un blocco di (
j
e quindi che esiste
un indice s 1, . . . r tale che C
1
s
`e incluso in un blocco di /
j
e C
1
s+1
`e
incluso in un blocco di (
j
.
Senza ledere la generalit` a, sia s = 1. Dal fatto che B(m) = V(/
j
) + V((
j
),
segue che esistono b
{j
1
}A
V (/
j
) e b
{j
1
}D
V ((
j
) tali che p
1
= b
{j
1
}A
+
b
{j
1
}D
. Pertanto, si ha: AD= , A D j
1
= I, /
j
j
1
A, De
(
j
j
1
D, A e di conseguenza C
1
1
A e C
1
2
D. Ora, j
2
C
1
2
D
e quindi appartenendo j
2
a C
1
3
ed essendo C
1
3
incluso o in un blocco di /
j
o in un blocco di (
j
, necessariamente deve aversi che C
1
3
`e incluso in D.
Procedendo analogamente per j
4
, . . . j
r1
si prova che C
1
r
`e incluso in D e
questo `e assurdo in quanto comporterebbe che C
1
r
e C
1
1
sono inclusi in
insiemi disgiunti.
(ii) Sia B
j
= c(C
j
) per ogni j = 1, . . . , r. Dalla (i) segue che B
1
B
r
=
c(X) D(T) e di conseguenza [B
1
... B
r
[ = [X[. Non contenendo, per
la (i), linsieme B
1
, ..., B
r
propriamente alcuna catena chiusa di D(T), ed
essendo, per il corollario 2.2.3, [B
1
i
B
1
j
[ 1 per ogni i, j 1, . . . , r, `e
semplice vericare che B
1
, ..., B
r
deve essere una catena chiusa di D(T).
3 I cambi-base
Quanto esposto nel paragrafo precedente consente di enunciare la seguente:
Proposizione 2.3.1 [27] Se T =A
1
,. . . , A
k
`e una tenda e c `e un cambio-
base per T allora, posto B
i
= c(A
i
) per ogni i = 1, . . . , k, e denotata con T

la tenda B
1
, ..., B
k
valgono le seguenti propriet`a:
(1) [A
i
[ = [B
i
[ per ogni i 1, . . . , k;
(2) A
i
1
, . . . , A
i
r
`e una catena chiusa di T se e solo se B
i
1
, ..., B
i
r
`e una
catena chiusa di T

;
(3) [A
1
i
A
1
j
[= s 2 se e solo se [B
1
i
B
1
j
[=s.
2.3 I cambi-base 35
Dunque, `e naturale domandarsi se il vericarsi per due tende T= A
1
, . . . , A
k

e T

= B
1
, ..., B
k
delle condizioni (1), (2), (3) assicuri o meno lesistenza
di un cambio base c fra di esse tale che c(A
i
)=B
i
per ogni i 1, . . . , k. I
prossimi risultati mostrano che la risposta e aermativa.
Se T `e una tenda e C e C

sono catene di T allora C

si dice sottocatena
di C se C

C.
E semplice vericare che
Lemma 2.3.2 [27] Siano T= A
1
, . . . , A
k
e T

= B
1
, ..., B
k
due tende che
vericano le propriet`a (1),(2),(3). Se C
1
= A
i
[ i J
1
e C
2
= A
i
[ i J
2

sono due catene chiuse di T allora una catena C


3
= A
i
[ i J
3
`e una
sottocatena di C
1
e di C
2
se e solo se C

3
= B
i
[ i J
3
`e una sottocatena
di C

1
= B
i
[ i J
1
e C

2
= B
i
[ i J
2
.
Lemma 2.3.3 [27] Siano T= A
1
, . . . , A
k
e T

= B
1
, ..., B
k
due tende che
vericano le propriet`a (1),(2),(3). Se C= A
i
[ i J `e una catena chiusa
di T allora esiste un cambio-base c di T con la propriet`a che [c(A
j
)
1

c(A
h
)
1
[ = [B
1
j
B
1
h
[ per ogni j,hJ.
Dim. Sfruttando il lemma precedente e componendo opportuni scambi, non
`e dicile vericare che si ottiene un cambio-base di T con tale propriet`a.
Proposizione 2.3.4 [27] Siano T= A
1
,. . . ,A
k
e T

= B
1
, ..., B
k
due
tende tali che [A
1
i
A
1
j
[ 1 e [B
1
i
B
1
j
[ 1 per ogni i,j 1
1
. . . , k. Se
valgono le seguenti propriet`a:
(1) [A
i
[ = [B
i
[ per ogni i 1, . . . , k;
(2) A
i
1
, . . . , A
i
s
`e una catena chiusa di T se e solo se B
i
1
, . . . , B
i
s
`e
una catena chiusa di T

;
allora, per ogni j 1, . . . , k, esiste un cambio-base c
j
di T tale che c
j
(A
i
) =
B
i
per ogni= 1, . . . , j.
2.3 I cambi-base 36
Dim. Dal lemma precedente segue che non lede la generalit` a supporre che
se A
i
1
, . . . , A
i
s
`e una catena chiusa di T allora [A
1
q
A
1
h
[ = 1 se e solo se
[B
1
q
B
1
h
[ = 1 per ogni h, q i
1
, . . . i
s
. Si procede per induzione su j. Se
j = 1 allora A
1
e B
1
hanno lo stesso ordine; pertanto, componendo opportuni
scambi banali, si ottiene un cambio-base c
1
di T tale che c
1
(A
1
) = B
1
. Sia
2 j < k e lasserto vero per j. Si vuole provare che esiste un cambio- base
c
j+1
di T tale che c
j+1
(A
i
) = B
i
per ogni i = 1, . . . , j +1. Lipotesi induttiva
assicura che esiste un cambio-base c
j
che trasforma la tenda T nella tenda
T
j
= B
1
,. . .,B
j
, A

j+1
, . . . , A

k
. Pertanto, `e suciente osservare che esiste un
cambio-base c della tenda T
j
tale che c(B
i
) = B
i
per ogni i = 1, . . . , j + 1.
Sia p
B
i
[i 1, . . . , j = C
1
, . . . , C
p
(chiaramente alcuni C
i
potrebbero
essere dei singleton). Se C `e una catena di T
j
, per indicare che linsieme
A
1
[A C `e incluso in un blocco C
i
si dir` a brevemente che la catena C
a inclusa in C
i
. Sia i 1, . . . , p; posto A = A

j+1
e B = B
j+1
, iniziamo ad
esaminare i seguenti casi:
(1) [A
1
C
i
[ 2 ;
(2) [A
1
C
i
[ = 1 ed esiste una catena chiusa di T
j
contenente A, una cui
sotto-catena `e inclusa in C
i
;
(3) [A
1
C
i
[ = 1, B
1
C
i
= non esiste una catena chiusa di T
j
contenente A, una cui sotto-catena `e inclusa in C
i
.
1. Se [A
1
C
i
[ 2 allora [A
1
C
i
[ = [B
1
C
i
[ ed esiste un cambio-base
c della tenda T
j
tale che c(A)
1
C
i
= B
1
C
i
e c(B
h
) = B
h
per ogni
h = 1, . . . , j. Proveremo ci`o per il caso [A
1
C
i
[ = 2 la dimostrazione nei
restanti casi `e analoga. Sia [A
1
C
i
[ = i
1
, i
2
. E evidente che esiste una
catena C di T
j
inclusa in C
i
i cui estremi B
h
e B
q
sono tali che i
1
B
1
h
e
i
2
B
1
q
. Pertanto , C A `e una catena chiusa di T
j
; ma allora, C B
`e una catena chiusa di T

e dunque necessariamente B
1
h
e B
1
q
intersecano
B
1
rispettivamente in due punti j
1
e j
2
.
Ora, B
1
C
i
= j
1
, j
2
. Infatti se j
3
B
1
C
i
e j
3
= j
1
, j
2
allora
esisterebbe una catena C

di T

inclusa in C
i
di estremi B
h
e B
r
con r = h, q
tale che B
1
B
1
r
= j
3
e di conseguenza C

B sarebbe una catena


chiusa di T

. Ma allora, C

A sarebbe una catena chiusa di T


j
e di
2.3 I cambi-base 37
conseguenza i
2
dovrebbe appartenere a B
1
r
il che `e assurdo in quanto si
avrebbe che B, B
r
, B
h
`e una catena chiusa di T

mentre A, B
r
, B
h
non lo
`e di T
j
. Se i
1
= j
1
allora gli insiemi S = B
1
r
[ B
1
r
C
i
, i
1
, j
1
B
1
r
=
e r = h, q`i
1
, j
1
e B
1
r
[B
1
r
C
i
`(S i
1
, j
1
) sono inclusi in due
blocchi disgiunti di H = Vp

D
[D T
j
e i
1
, j
1
D = . Infatti se
cos` non fosse, esisterebbe almeno o una catena chiusa di T
j
contenente un
B
r
, con i
1
B
1
r
C
i
, contenente A e non contenente B
h
, o una di T

contenente un B
r
, con j
1
B
1
r
C
i
, contenente B e non contenente B
h
.
Ma allora, nel primo caso, ci`o comporterebbe lesistenza di una catena chiusa
di T

non contenente B
h
e contenente B e B
r
con B
1
r
B
1
= questo `e
assurdo in quanto da ci`o seguirebbe che B, B
r
, B
h
`e una catena chiusa di
T

mentre A, B
r
, B
h
non lo `e di T
j
. Ad unanaloga contraddizione si giunge
nel secondo caso.
Denotato, allora, con H il blocco di Hcontenente S, non `e dicile vericare
che lo scambio o = S(i
1
, j
1
, H
1
`i
1
, j
1
) `e un cambio-base per la tenda T
j
ed inoltre che applicando prima tale scambio e poi lo scambio banale che
trasforma i
1
in j
1
la tenda T
j
`e trasformata nella tenda T

= A

1
. . . , A

ove (I`A

j+1
) C
i
= (I`B
j+1
) C
i
e A

i
= B
i
per ogni i = 1, . . . , j.
2. Se A
1
C
i
= i
1
ed esiste almeno una catena chiusa di T
j
contenente
A una cui sotto-catena `e inclusa in C
i
allora esiste una catena chiusa di T
j
contenente A e un B
h
tale che B
1
h
C
i
e B
1
h
A
1
= i
1
. Pertanto esiste
una catena chiusa di T

contenente B e B
h
tale che [B
1
h
B
1
[ = 1. Posto
B
1
h
B
1
= j
1
con ragionamenti analoghi a quelli fatti nel caso precedente
non `e dicile vericare che B
1
C
i
= j
1
e che se j
1
= i
1
allora esiste un
cambio base della tenda T
j
che la trasforma nella tenda T

= A

1
, . . . , A

ove (I`A

j+1
) C
i
= (I`B
j+1
) C
i
e A

i
= B
i
per ogni i = 1, . . . , j.
3. Se A
1
C
i
= i
1
e non esistono catene chiuse contenenti A una cui
sotto-catena `e inclusa in C
i
allora `e evidente che [B
1
C
i
[ 1. Se B
1

C
i
= allora posto B
1
C
i
= j
1
, se i
1
= j
1
la non esistenza di catene
chiuse contenenti A una cui sotto-catena a inclusa in C
i
assicura che A
1
`i
1

`e incluso in un blocco H di H = p

D
[ D T
j
e i
1
, i
2
D = E
tale che H C
i
= . Pertanto, `e semplice osservare che lo scambio o =
S(i
1
, j
1
, H
1
`i
1
, j
1
) `e un cambio-base per la tenda T
j
che viene trasformata
attraverso di esso nella tenda T

= A

1
, . . . , A

k
ove (I`A

j+1
) C
i
= (I`
2.3 I cambi-base 38
B
j+1
) C
i
e A

i
= B
i
per ogni i = 1, . . . , j. Quanto sinora osservato, ci
consente di aermare che linsieme 1,. . . , p `e unione disgiunta dei seguenti
insiemi:
- T
1
= i 1, . . . , p[ [A
1
j+1
C
i
[ = [B
1
j+1
C
i
[,
- T
2
= i 1, . . . , p[ [A
1
j+1
C
i
[ =1 e B
1
j+1
C
i
= ,
- T
3
= i 1, . . . , p[A
1
j+1
C
i
= e [E
1
j+1
C
t
[ = 1;
e che componendo opportuni scambi `e possibile ottenere un cambio-base c

della tenda T
j
= B
1
, . . . , B
j
, A
j+1
, . . . , A
k
tale che c(E
i
) = E
i
per ogni
i = 1
j
. . . , j, e (c[(A
j+1
))
1
C
i
= E
1
j+1
C
i
per ogni i T
1
. Per i nostri
scopi, allora, non lede la generalit`a, supporre che sia la tenda T
j
a vericare
tali propriet` a. Il fatto che [E
j+1
[ = [A
j+1
[ assicura che esiste una biezione tra
T
2
e T
3
. Se i T
2
allora A
1
j+1
interseca C
i
in un punto i
1
e B
1
j+1
interseca C
f(i)
in un punto j
1
. La non esistenza di catene chiuse di T
j
una cui sotto-catena
`e inclusa in C
i
assicura che, per ogni q C
i
, A
1
j+1
`e incluso in un blocco H
di H = Vp

D
[ D T
j
e i
1
, q D = che ha intersezione vuota con
C
i
. Pertanto, non `e dicile vericare che componendo un numero nito di
scambi opportuni si ottiene un cambio-base che trasforma la tenda T
j
nella
tenda T

= B
1
, ..., B
j,
A

j+1
, . . . , A

k
dove (I`A

j+1
) C
q
= (I B
j+1
) C
f(i)
per ogni q T
1
, (I`A

j+1
) C
i
= e (I`A

j+1
) C
f(i)
= (I`B
j+1
) C
f(i)
.
Reiterando tale procedimento per ogni i T
2
, si perviene alla ne ad un
cambio-base c
j+1
della tenda T
j
che la trasforma nella tenda c
j+1
(T
j
) =
B
1
, ..., B
j+1,
A

j+2
, . . . , A

k
.
Da tale risultato segue immediatamente che
Corollario 2.3.5 [27] Nelle ipotesi della proposizione precedente esiste un
cambio-base fra le tende T e T

.
Seguendo le linee della dimostrazione precedente, con qualche complicazione
formale, sfruttando lipotesi (3), si ottiene il risultato seguente:
Teorema 2.3.6 [27] Esiste un cambio-base c fra due tende T = A
1
, . . . , A
k

2.3 I cambi-base 39
e T

= B
1
, . . . , B
k
tale che c(A
i
) = B
i
per ogni i 1, . . . , k, se e solo se
valgono le seguenti:
(1) [A
i
[ = [B
i
[ per ogni i 1, . . . , k;
(2) A
i
1
, . . . , A
i
r
`e una catena chiusa di T se e solo se B
i
1
, . . . , B
i
r
`e
una catena chiusa di T

;
(3) [A
1
i
A
1
j
[ = s 2 se e solo se [B
1
i
B
1
j
[ = s.
E semplice vericare che le (1), (2), (3) possono essere riformulate come
segue:
(1) (1)

[p
A
i
[ = [p
B
i
[ per ogni i 1, . . . , k;
(2) (2)

[ p
A
i
[i J[ = [ p
B
i
[j J[ se A
i
[i J `e una
catena chiusa di T.
(3) (3)

[p
A
1
p
A
j
[ = [p
B
i
p
B
j
[ per ogni i, j 1, . . . , k.
Tenuto conto che `e immediato vericare che lesistenza di un cambio-base
c fra due tende A
1
, . . . , A
k
e B
i
1
, . . . , B
i
k
tale che c(A
i
) = B
i
per ogni
i 1, . . . , k comporta che
[ p
A
i
[ i J [ = [ p
B
i
[ i J [
si ritrova il seguente risultato:
Teorema 2.3.7 [27] Esiste un cambio base c fra due tende T =A
1
, . . . , A
k

e T

=B
1
, . . . , B
k
tale che c(A
i
) = B
i
, per ogni i 1, . . . , k, se e solo se
[ p
A
i
[ i J [ = [ p
B
i
[ i J [
per ogni J 1, . . . , k.
Quanto provato chiarisce in che senso tali condizioni sono sovrabbondanti.
Siano V e V

due spazi vettoriali di dimensione m1 su un campo K e siano


B e B

rispettivamente due loro basi ridondanti. Un 1-isomorsmo fra una


rappresentazione (V

1
, . . . , V

k
) di V

e una rappresentazione (V
1
, . . . , V
k
) di V
2.3 I cambi-base 40
`e un isomorsmo : V

V tale che (V

i
) = V
i
per ogni i = 1, . . . , k.
`
E
immediato osservare che se esiste un 1-isomorsmo fra due rappresentazioni
allora
(#) (dim(V
i
[i J) = dim(V

i
[i J) per ogni J 1, . . . , k).
Tale condizione, in generale, non `e per` o suciente a garantire lesistenza di
un 1-isomorsmo. Lo `e se le rappresentazioni sono coordinate rispetto alle
basi ridondanti.
Lemma 2.3.8 c `e un cambio base fra le tende T = A
1
, . . . , A
k
e T

=
B
1
, . . . , B
k
tale che c(A
i
) = B
i
per ogni i 1, . . . , k se e solo se c

`e un
1-isomorsmo fra le rappresentazioni (V

B
1
, . . . , V

B
k
) e (V
A
1
, . . . , V
A
k
).
Dim. Se c `e un cambio-base fra T e T

tale che B
i
= c(A
i
) per ogni i
1, . . . , k, allora c

(V

B
i
) = '

hE
j
b
h
[ j c(A
i
)` = '

hE
j
b
h
[ b
E
j
p
A
i
` V
A
i
e pertanto c

(V

B
i
) = V
A
i
.
Viceversa, sia c

un 1-isomorsmo fra le rappresentazioni (V

B
1
, . . . , V

B
k
)
e (V
A
1
,...,V
A
k
). Ora j B
i
se e solo se b

j
V

B
i
ossia se c

(b

j
) =

hE
j
b
h

c

(V

B
i
) = V
A
i
e dunque b
E
j
V
A
i
ossia j c(A
i
). Pertanto, c(A
i
) = B
i
e di
conseguenza, avendo A
i
e c(A
i
) la stessa cardinalit` a, c `e un cambio-base tra
le tende T e T

.
Valendo lanalogo del lemma 1.2.2, `e semplice osservare che due rappresen-
tazioni (V

B
1
, . . . , V

B
k
) e (V
A
1
, . . . , V
A
k
) vericano la condizione (#) se e solo
se
[ p
A
i
[ i J [ = [ p
B
i
[ i J [
per ogni J 1, . . . , k. Pertanto si ha:
Corollario 2.3.9 [5] Se (V

B
1
, . . . , V

B
k
) e (V
A
1
, . . . , V
A
k
) sono due rappre-
sentazioni di V

e V coordinate rispetto a due basi ridondanti allora esiste


un 1isomorsmo fra di esse se e solo se
(#)(dim(V
i
[i J) = dim(V

i
[i J) per ogni J 1,. . . , k).
2.4 T -morsmi 41
4 T -morsmi
Con T(, ) si denota il reticolo (distributivo) di tutti i tipi (classi disomor-
smo a gruppi abeliani senza torsione di rango 1) a cui si aggiunge il simbolo
per denotare il tipo del gruppo 0.
Denizione 2.4.1 Unapplicazione t : P(m) T `e un T -morsmo se
verica le seguenti propriet`a:
(1) t(I, ) = ;
(2) t `e un -morsmo;
(3) t(b
E
) = t(p
E
p
I\E
) = t(p
E
) t(p
I\E
) per ogni E I.
Per ogni i I e per ogni E I, posto:
- t
i
= t(p
i
);
-
E
=

iE
t
i
;
- t
E
= t
I\E
=
E

I\E
;
e ricordato che una m-upla (t
1
, . . . , t
m
) di elementi di un reticolo si dice re-
golare se t
j

i=j
t
i
per ogni j I, si ha:
Lemma 2.4.2 [12] La m-upla (t
1
, . . . , t
m
) `e regolare. Inoltre, per ogni E I
e per ogni ( = C
1
, . . . , C
k
P(m), si ha.
(1) t(p
E
) =
E
(2) t(b
E
) = t
E;
(3) t(() = t
C
1
t
C
k
, dove ogni t
C
i
pu`o essere omesso senza alterare
il risultato;
(4) t(() =
I\C
1

I\C
k
.
Dim. Le (i) e (ii) sono immediate. La (iii) segue dal lemma 1.0.1. Per la
(iv) `e suciente osservare che t
C
1
t
C
k
=
I\C
1

I\C
k
. Dalla
distributivit` a di T segue che t
C
1
t
C
k
= (
C
1

I\C
1
) (
C
h

2.4 T -morsmi 42

I\C
k
) =

S
(
C
(1)
1

C
(k)
1
) ove S = 0, 1
{1,...,k}
; pertanto, essendo

C
1

C
k
= t
1
t
k
e,
I\C
i

I\C
j
= t
1
t
m
e
C
i

I\C
j
per og-
ni coppia di indici i e j distinti, in denitiva si ottiene luguaglianza cercata.
Appare evidente che t `e univocamente determinato dalla m-upla (t
1
, . . . , t
m
),
tale m-upla si dice base di t. Dalla prossima proposizione segue che le m-uple
regolari di tipi e i T -morsmi sono in corrispondenza biunivoca.
Proposizione 2.4.3 [12] Se (t
1
, . . . , t
m
) `e una m-upla regolare di tipi allora
lapplicazione
t : / P(m) t(/) =

t
A
1
t
A
k
se / =I,
se /=I,.
`e un T -morsmo ed ha (t
1
, . . . , t
m
) come base.
Dim. Lasserto `e immediato osservato che t(b
E
) t(b
F
) = t(b
E
b
F
). Per
denizione: t(b
E
) t(b
F
) = (
E

I\E
) (
F

I\F
) = (
E

F
) (
E

I\F
)
(
I\E

F
) (
I\E

F
) =
(E
1
F
1
)
1
(EF
1
)
1
(E
1
F)
1
(EF)
1 =
t(b
E
b
F
).
Le propriet` a di t assicurano che Im(t) `e un -semireticolo nito di T dotato
di massimo; di conseguenza, posto, per ogni , Im(t),
= Im(t) [ , ,
Im(t)(, ) `e un reticolo nito. Il minimo di Im(t) verr` a denotato con .
Un T -morsmo non `e, in genera1e, unapplicazione iniettiva; la pi` u piccola
partizione per la quale un elemento Im(t) si ottiene (partizione minima
di rispetto a t) si denota con part
t
(). E evidente che t(part
t
()) = e
part
t
(t(()) (; inoltre si ha:
Proposizione 2.4.4 [14] LappIicazione
part
t
: Im(t)() part
t
() P(m)(V)
2.4 T -morsmi 43
`e un -morsmo.
Dim. Siano , due elementi di Im(t) e siano / e B le rispettive par-
tizioni minime. Se allora = t(/) = t(/) t(B) = t(/ B) ma
/ `e la partizione minima di e pertanto / = / B ossia / B. Di
conseguenza da , segue che / B part
t
(). Viceversa, da
t(/), t(B) t(/B) segue t(/B) e quindi part
t
() /B.
Un elemento di Im(t) si dice -irriducibile se non esistono , Im(t)
tali che , < e = . E semplice osservare che
Lemma 2.4.5 Se `e un elemento -irriducibile di Im(t) allora part
t
() =
p
A
ove A =i I [ t
i
.
Un sottoinsieme A di I, si dice un primo di t se `e linsieme sul quale `e punta-
ta la partizione minima di un elemento -irriducibile di Im(t). Linsieme dei
primi di t si denota con P(t).
Essendo -irriducibile, `e evidente che I F(t); inoltre, dalla regolarit`a
della base di t segue che gli elementi di P(t) sono regolari. Pertanto P(t) `e
una m-tenda.
Lemma 2.4.6 Se t `e un T -morsmo allora
A
[ A P(t)`e linsieme
degli elementi irriducibili di Im(t).
Procedendo per induzione sulla lunghezza minima di una catena di Im(t)
contenente e un elemento di Im(t), `e semplice osservare che
A
[ A P(t)
`e il pi` u piccolo insieme di -generatori di Im(t). Ne deriva che a partire da
P(t) `e possibile calcolare tutte le partizioni minime degli elementi di Im(t).
Precisamente, dalla proposizione 2.4.4, segue:
Proposizione 2.4.7 [14] Per ogni Im(t),
part
t
() = p
A
[ A P(t) e
A
.
In particolare allora, per ogni i I,
2.4 T -morsmi 44
part
t
(t
i
) = p
A
[ A P(t) e
A
t
i
= p
A
[ A P(t) e i A
e di conseguenza si ha
Corollario 2.4.8 La m-upla delle partizioni minime degli elementi della base
di t coincide con la base di partizioni della tenda P(t).
Pertanto, la base di partizioni di una tenda T coincide con la m-upla
(part
t
(t
1
), . . . , part
t
(t
m
))
dove t `e un qualsiasi T -morsmo che ha T come insieme dei primi ( cfr.
2.4.10 per un esempio di T -morsmo siatto). Si vedr`a, ora, in che modo `e
possibile assegnata una tenda calcolare tutti i T -morsmo che la hanno come
insieme dei primi. Se T `e una tenda e t `e un T -morsmo tale che P(t)=T
allora lapplicazione
: A T (A) =
A
T,
verica le seguenti propriet`a:
(1) (A) > (D) [ A D e D T,
(2) (A) (B) = (D) [ A B D e D T;
inoltre per ogni i I, si ha:
t
i
= (D) [ i D e D T.
Viceversa, vale la seguente:
Proposizione 2.4.9 [17] Se : T T `e un applicazione che verica le
propriet`a (1) e (2) allora posto, per ogni i I
t
i
= (D) [ i D e D T,
la m-upla (t
1
, . . . , t
m
) `e regolare e P(t)=T ove t `e il T -morsmo di base
(t
1
, . . . , t
m
).
Dim. Si premette la seguente osservazione:
2.4 T -morsmi 45
se J I allora

iJ
t
i
= (D) [ J D e D T.
Esuciente osservare che t
i
t
j
= (D) [ i, j D e D T per ogni
i = j I. Chiaramente t
i
t
j
(D) [ i, j D e D T, la disug-
uaglianza opposta segue dal fatto che t
i
t
j
= (A) (B) [ i A, j B
e A, B T dove (A)(B) = (D) [ AB D e A, B T (D)
[ i, j D e D T. Ora, `e semplice vericare che, per ogni jI,

i=j
t
i
= e
dunque che la m-upla (t
1
, . . . , t
m
) `e regolare. Inoltre, (D) [ D T `e lin-
sieme degli elementi -irriducibili di Im(t) . Infatti dallosservazione iniziale
segue che tale insieme e un insieme di -generatori di Im(t) e dalla propri-
et` a (1) che ogni (D) `e -irriducibile. Pertanto essendo per ogni elemento
-irriducibile di Im(t), part
t
() = p
D
ove D = i I [ t
i
, dalla
denizione dei t
i
segue che P(t) = T.
Corollario 2.4.10 Se T = A
1
, . . . , A
k
`e una tenda allora posto, per ogni
i I,
t
i
= (

A
1
(i), . . . ,

A
k
(i), 0, . . . , 0),
dove, per ogni j 1, . . . , k,

A
j
(i) = se i A
j
e

A
j
(i) = 0 se i A
j
;
la m-upla (t
1
, . . . , t
m
) `e regolare e P(t)=T ove t `e il T -morsmo di base
(t
1
, . . . , t
m
).
A questo punto, `e naturale domandarsi in che relazione sono due T -morsmi
se hanno lo stesso insieme di primi. E semplice vericare che vale la seguente:
Proposizione 2.4.11 [12] Se t,u sono due T -morsmi allora P(t)=P(u) se
e solo se esiste un isomorsmo di reticoli f :Im(t)Im(u) tale che f t = u.
Corollario 2.4.12 Se t e u sono T -morsmi con lo stesso insieme di primi
allora Im(t) e Im(u) sono reticoli isomor.
Dalla proposizione 2.4.11 segue che, come preannunciato, assegnare una
tenda equivale ad assegnare una classe disomorsmo nella categoria nella
2.4 T -morsmi 46
quale gli oggetti sono i T -morsmi e i morsmi fra due oggetti t e u sono
i morsmi di reticoli fra Im(t) e Im(u) che rendono commutativi i triangoli
formati. Dal corollario 2.4.10 segue:
Corollario 2.4.13 Studiando propriet`a che dipendono dallinsieme dei primi
di un T -morsmo non lede la generalit`a limitarsi al caso di T -morsmi i cui
tipi della base siano costituiti da tutti 0 fatta eccezione che per un numero
nito di .
E utile tenere presente che, se t e un T -morsmo siatto allora la matrice
che rappresenta P(t) si pu` o ottenere facilmente scrivendo i tipi come righe,
sostituendo 1 ad ogni , aggiungendo una colonna formata da tutti 1, ed
eliminando le colonne formate da tutti 0 e le ripetizioni di colonne. Per le
applicazioni future torner`a utile il seguente lemma:
Lemma 2.4.14 Sia t il T -morsmo di base (t
1
, . . . , t
m
). Se (
1
, . . . , (
s
sono
partizioni di I e t

`e il T -morsmo di base (t((


1
),. . . ,t((
s
)), allora P(t

) =
P(A) = [ A P(t) ove P(A) =j1,. . . , s [ (
j
(A) = 1.
Dim. Siano
1
,...,
k
gli elementi -irriducibili di Im(t). Se
1
,. . . ,
q
sono
gli elementi -irriducibili di Im(t

) `e semplice osservare che esistono q sot-


toinsiemi S
1
,. . . ,S
q
a due a due disgiunti di I tali che
i
=

hS
i

h
per ogni
i = 1,. . . ,q. Se p
D
i
= part
t
(
i
) allora
i
=

hD
i
t((
h
) e
i
t((
h
) per ogni
h C
i
, pertanto, D
i
= j 1, . . . , s [ C
j
(A
r
) = 1 per ogni r S
i
. Inoltre,
se i S
1
S
q
allora
i
t((
h
) e di conseguenza (
h
(A
i
) = 0 per ogni
h=1,. . . , q. Ne deriva lasserto.
Se la tenda A
1
, . . . , A
k
`e linsieme dei primi del T -morsmo t di base
(t
1
, . . . , t
m
) allora linsieme dei primi del T -morsmo di base (t((
1
), . . . , t((
s
))
`e rappresentato dalla matrice:
(
1
(A
1
) (
1
(A
2
). . .(
1
(A
i
) . . .(
1
(A
k
)
(
2
(A
1
) (
2
(A
2
). . .(
2
(A
i
). . .(
2
(A
k
)
. . . . . . . . . . . . .
2.4 T -morsmi 47
(
s
(A
1
) (
s
(A
2
). . .(
s
(A
i
). . .(
s
(A
k
)
(chiaramente, eliminando le colonne formate da tutti zeri e le ripetizioni di
colonne)
Dal lemma 2.4.14 segue immediatamente che
Corollario 2.4.15 Se c=(b
E
1
, ..., b
E
m
) `e un automorsmo di B(m) e t

`e
il T -morsmo di base (t
E
1
, ..., t
E
m
) allora P(t

) = c(A) = [ A P(t).
Per ogni partizione ( = C
1
, ..., C
k
di I, si pone: ([A]=i 1, ..., k [
b
C
i
(A) = 1.
Corollario 2.4.16 [14] Se (=C
1
, ..., C
k
P(m) e t

`e il T -morsmo di
base (t
C
1
, ..., t
C
k
) allora P(t)=([A] = [ A P(t). Inoltre, part
t
(t
C
i
) =
((part
t
(t
C
i
))

(ove con * sintende che tale partizione `e riguardata come


partizione di ()
Dim. La prima parte segue immediatamente dalla proposizione 2.4.14. Ne
deriva che part
t
(t
C
i
) =p
C[A]
[ A P(t) e b
C
i
(A) = 1 = p
C[A]
[ A P(t)
e p
A
b
C
i
= p
C[A]
[ A P(t) e
A
t
C
i
= ((part
t
(t
C
i
))

.
2.4 T -morsmi 48
Algoritmo per testare lindecomponibilit`a di una tenda
In base alla denizione 2.0.3 una tenda T `e indecomponibile se la sua base
di partizioni `e quella banale, cioe se part
T
(t
i
) = p
i
per ogni iI .
I risultati nora esposti hanno permesso di ricavare un algoritmo per il
calcolo di part
T
(t
i
). Alluopo viene usato il diagramma ottenuto dalla tenda
(qui di seguito la tenda del dominio dellautomorsmo
c=(b
{1,2,3,9}
, b
{2,3,9}
, b
{1,7,8}
, b
{3,4}
, b
{5,6,9}
, b
{1,2,8,9}
, b
{6,7}
, b
{6,7,8}
, p
9
)
Volendo calcolare part
T
(t
i
) si ssano le colonne che hanno uno sulla riga
i-esima, nella matrice cos ottenuta (contenuta nella tenda data) si con-
giungono verticalmente e orizzontalmente gli zeri e si tira; in questo modo
si formano dei blocchi che costituiscono part
T
(t
i
). Nella gura sotto si vede
come viene calcolato part
T
(t
2
) per la tenda di D(c)
2.4 T -morsmi 49
In questo caso part
T
(t
2
) = 2,9,1,3,4,5,6,7,8 .
Capitolo 3
Esempi, applicazioni del
software e Problemi aperti
In questo capitolo si user` a il software sviluppato nello studio delle caratter-
istiche di alcune m-uple, applicandolo a algoritmi e propriet` a nora esposte.
Si tester` a se una m-upla `e ammissibile, si calcoleranno gli /
i
e (
i
necessari
per il calcolo del prodotto star, si trover`a il dominio della m-upla nel caso
che sia ammissibile (cio`e sia un automorsmo), si tester`a lindecomponibilit` a
e inne si fattorizzer` a la m-upla in scambi (i calcoli sono stati tutti fatti
con il software). Inoltre verranno esposti tre problemi aperti . Nel primo
si esamina una condizione anch`e una m-upla di bipartizioni sia ammis-
sibile; i risultati ottenuti non risolvono il problema ma, come vedremo, lo
restringono a condizioni che semplicano la ricerca di un controesempio o di
una contraddizione. Nel secondo si cerca di stabilire una condizione per lin-
decomponibilit` a del dominio di un automorsmo di B(m); anche in questo
caso il problema non viene risolto ma ristretto. Lultimo problema aperto
consiste nel caratterizzare quegli automorsmi di B(m) il cui dominio `e cos-
tituito dalla tenda triviale; in questo caso viene solo esposto un esempio (cfr.
esempio 3.1.4).
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 51
1 Esempi notevoli e applicazione del software
Esempio 3.1.1 m=9
c=(b
{1,2,3,9}
, b
{2,3,9}
, b
{1,7,8}
, b
{3,4}
, b
{5,6,9}
, b
{1,2,8,9}
, b
{6,7}
, b
{6,7,8}
, p
9
)
tramite la funzione Amissibilit`a del programma ci ricaviamo che la m-upla `e
ammissibile e linversa `e
c
1
=(b
{1,2}
, b
{3,4,5}
, b
{1,6,7,8}
, b
{2,3,5,9}
, b
{4,6,7}
, b
{1,2,3,8}
, b
{4,5,6,9}
, b
{7,8}
, p
9
).
Tramite la funzione prodotto ricaviamo gli /
i
e i (
i
:
/
1
=(1);(2,3,9,);(4,5,6,7,8,);
(
1
=(1);(2);(5);(6);(7);(8);(9);(3,4,);
/
2
=(2);(1,7,8,);(3,4,);(5,6,9,);
(
2
=(2);(1);(3);(8);(9);(6,7,);(4,5,);
/
3
=(3);(8);(1,2,9,);(6,7,);(4,5,);
(
3
=(3);(2);(4);(9);(1,7,8,);(5,6,);
/
4
=(4);(9);(2,3,);(1,7,8,);(5,6,);
(
4
=(4);(3);(5);(8);(1,2,9,);(6,7,);
/
5
=(5);(3,4,);(1,2,8,9,);(6,7,);
(
5
=(5);(1);(4);(6);(9);(2,3,);(7,8,);
/
6
=(6);(1);(2,3,9,);(7,8,);(4,5,);
(
6
=(6);(5);(7);(9);(3,4,);(1,2,8,);
/
7
=(7);(9);(3,4,);(5,6,);(1,2,8,);
(
7
=(7);(1);(6);(8);(2,3,9,);(4,5,);
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 52
/
8
=(8);(6,7,);(1,2,3,4,5,9,);
(
8
=(8);(1);(2);(3);(4);(7);(9);(5,6,);
/
9
=(9);(1);(2);(3);(4);(5);(6);(7);(8);
(
9
=(9);(1,2,3,4,5,6,7,8,);
c * c
1
= (p
1
, . . . , p
m
) perch`e [/
i
[ + [(
i
[ = 11 i 1, . . . , m.
Ricaviamo anche il dominio
A
1
A
2
A
3
A
4
A
5
A
6
A
7
A
8
A
9
A
10
t
1
1 1 1 1 1 1 0 1 0 0
t
2
0 0 1 1 1 1 1 1 0 0
t
3
0 1 1 1 1 1 1 0 1 0
t
4
1 1 0 1 1 1 1 0 1 0
t
5
1 1 0 0 1 1 1 1 1 0
t
6
1 1 1 0 0 1 1 1 1 0
t
7
1 1 1 1 0 0 1 1 1 0
t
8
1 1 1 1 1 0 0 1 1 0
t
9
1 0 1 1 1 1 1 1 1 1
A questo possiamo applicare lalgoritmo per testare se la tenda dominio `e
indecomponibile o no.
Ricordiamo la condizione per lindecomponibilit` a: la base di partizioni del-
la tende deve coincidere con la m-upla banale, cio`e (part
T
(t
1
), . . .,part
T
(t
m
))
deve coincidere con (p
1
, . . . , p
m
). Per applicare lalgoritmo [16], che ci con-
sente il calcolo dei singoli (part
T
(t
i
), ci serviamo della struttura tabulare che
abbiamo usato per rappresentare la tenda. La tenda risulta decomponibile
perch`e part
T
(t
2
) = 2,9,1,3,4,5,6,7,8 .
Fattoriziamo ora c in scambi.
c=(b
{1,2,3,9}
, b
{2,3,9}
, b
{1,7,8}
, b
{3,4}
, b
{5,6,9}
, b
{1,2,8,9}
, b
{6,7}
, b
{6,7,8}
, p
9
)
Le prime due bipartizioni tali che [ b
E
i
b
E
j
[ = 4 sono b
E
1
e b
E
3
infatti:
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 53
b
{1,2,3,9}
b
{1,7,8}
=1,7,8,2,3,9,4,5,6.
A questo punto dobbiamo scegliere i sostituti di b
E
1
e b
E
3
, dato che
b
E
1
+ b
E
3
=b
{1,2,3,9}
+ b
{1,7,8}
= b
{2,3,7,8,9}
le coppie candidate sono:
p
1
, b
{4,5,6}
e
b
{7,8}
, b
{2,3,9}
;
usando la seconda coppia otteniamo una m-upla non ammissibile, quindi
b
E

1
=p
1
e b
E

3
=b
{4,5,6}
,
perch`e:
p
1
= b
{1,2,3,9}
+ b
{2,3,9}
= b
E
1
+ b
E
2
(questo risultato lo otteniamo con il
software, che restituisce tutte le combinazioni delle somme tra le bipartizioni
della m-upla nella funzione Ammissibilit`a) ,
essendo X
1
I` 1,2 avremo X
1
=2
c
1
=(p
1
, b
{2,3,9}
, b
{4,5,6}
, b
{3,4}
, b
{5,6,9}
, b
{1,2,8,9}
, b
{6,7}
, b
{6,7,8}
, p
9
);
o
1
=(1,3,2).
Continuiamo con lalgoritmo no a che non ci sono due bipartizioni il cui
inf dia una quadripartizione. Analogamente a quanto precedentemente fatto:
b
{2,3,9}
b
{3,4}
=3,4,2,9,1,5,6,7,8,
b
{2,3,9}
+ b
{3,4}
= b
{2,4,9}
p
3
=b
E
1
+ b
E
2
+ b
E
6
+ b
E
7
+ b
E
8
quindi :
b
E

2
=p
3
e b
E

4
=b
{4,5,6}
,
c
2
=(p
1
, p
3
, b
{4,5,6}
, b
{1,5,6,7,8}
, b
{5,6,9}
, b
{1,2,8,9}
, b
{6,7}
, b
{6,7,8}
, p
9
);
o
2
=(2,4,1,6,7,8)
Mettiamo a posto p
3
tramite o
3
=(2,3,1,4,5,6,7,8,9) = (p
1
,p
3
,p
2
,p
4
,p
5
,p
6
,p
7
,p
8
,p
9
).
c
3
=(p
1
, b
{4,5,6}
, p
3
, b
{1,5,6,7,8}
, b
{5,6,9}
, b
{1,2,8,9}
, b
{6,7}
, b
{6,7,8}
, p
9
);
b
{4,5,6}
b
{1,5,6,7,8}
=5,6,1,7,8,4,2,3,9,
b
{4,5,6}
+ b
{1,5,6,7,8}
= b
{1,4,7,8}
b
{1,7,8}
= b
E
4
+ b
E
5
+ b
E
9
quindi:
b
E

4
=b
{1,7,8}
e b
E

2
=p
4
,
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 54
c
4
=(p
1
, p
4
, p
3
, b
{1,7,8}
, b
{5,6,9}
, b
{1,2,8,9}
, b
{6,7}
, b
{6,7,8}
, p
9
);
o
4
=(2,4,5,9)
Mettiamo a posto p
4
tramite o
5
=(2,4,1,3,5,6,7,8,9)
c
5
=(p
1
, b
{1,7,8}
, p
3
, p
4
, b
{5,6,9}
, b
{1,2,8,9}
, b
{6,7}
, b
{6,7,8}
, p
9
);
b
{1,7,8}
b
{1,2,8,9}
=1,8,2,9,7,3,4,5,6,
b
{1,7,8}
+ b
{1,2,8,9}
= b
{2,7,9}
p
7
= b
E
1
+ b
E
2
+ b
E
7
+ b
E
8
quindi :
b
E

2
=p
7
e b
E

6
=b
{2,9}
,
c
6
=(p
1
, p
7
, p
3
, p
4
, b
{5,6,9}
, b
{2,9}
, b
{6,7}
, b
{6,7,8}
, p
9
);
o
6
=(2,6,1,7,8).
Mettiamo a posto p
7
tramite o
7
=(2,7,1,3,4,5,6,8,9)
c
7
=(p
1
, b
{6,7}
, p
3
, p
4
, b
{5,6,9}
, b
{2,9}
, p
7
, b
{6,7,8}
, p
9
);
b
{6,7}
b
{5,6,9}
=6,5,9,7,1,2,3,4,8,
b
{6,7}
+ b
{5,6,9}
= b
{5,7,9}
p
6
= b
E
2
+ b
E
7
quindi:
b
E

2
=p
6
e b
E

6
=b
{1,2,3,4,8}
,
c
8
=(p
1
, p
6
, p
3
, p
4
, b
{1,2,3,4,8}
, b
{2,9}
, p
7
, b
{6,7,8}
, p
9
);
o
8
=(2,5,7).
Mettiamo a posto p
6
tramite o
9
=(2,6,1,3,4,5,7,8,9)
c
9
=(p
1
, b
{2,9}
, p
3
, p
4
, b
{1,2,3,4,8}
, p
6
, p
7
, b
{6,7,8}
, p
9
);
b
{2,9}
b
{1,2,3,4,8}
=2,1,3,4,8,9,5,6,7,
b
{2,9}
+ b
{1,2,3,4,8}
= b
{1,3,4,8,9}
p
2
= b
E
1
+ b
E
3
+ b
E
4
+ b
E
5
+ b
E
6
+ b
E
7
+ b
E
8
= b
E
2
+ b
E
9
quindi:
b
E

2
=p
2
e b
E

5
=b
{5,6,7}
,
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 55
c
10
=(p
1
, p
2
, p
3
, p
4
, b
{5,6,7}
, p
6
, p
7
, b
{6,7,8}
, p
9
);
o
10
=(2,5,9).
Ma c
10
`e la trasposizione o
10
=(5,8,6,7) quindi:
c=o
1
o
2
o
3
o
4
o
5
o
6
o
7
o
8
o
9
o
10
.
Esempio 3.1.2
m=9
c=(b
{1,2,8}
, b
{3,5,7,9}
, b
{3,4,5,9}
, b
{7,8,9}
, b
{1,4,5,6}
, b
{2,8}
, b
{2,3,8,9}
, b
{3,5}
, b
{2,6}
);
`e ammissibile e linversa `e
c
1
=(b
{1,6}
, b
{2,4,6,8}
, b
{2,5,6,8}
, b
{2,3,5,7}
, b
{2,5,6}
, b
{1,3,5,7}
, b
{5,7}
, b
{2,4,8}
, b
{2,5,7,8}
);
c * c
1
non coincide con (p
1
, . . . , p
m
) in quanto (ad es.) [/
1
[ + [ (
1
[ =
12 > m + 2 = 11
/
1
=(1);(2,8);(3,4,5,6,7,9);
(
1
=(1);(2);(3);(4);(5);(6);(7);(8);(9) = min;
/
2
=(2);(8);(7,9);(3,5);(1,4,6);
(
2
=(2);(1);(6);(7);(8);(4,5);(3,9);
/
3
=(3);(5);(7,9);(1,4,6);(2,8);
(
3
=(3);(1);(2);(6);(7);(8);(9);(4,5);
/
4
=(4);(5);(7);(3,9);(1,6);(2,8);
(
4
=(4);(1);(2);(6);(8);(7,9);(3,5);
/
5
=(5);(3,7,9);(1,4,6);(2,8);
(
5
=(5);(1);(2);(3);(4);(6);(7);(8);(9) = min;
/
6
=(6);(1);(7);(2,8);(4,5);(3,9);
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 56
(
6
=(6);(2);(8);(7,9);(3,5);(1,4);
/
7
=(7);(1,4,5,6);(2,3,8,9);
(
7
=(7);(1);(2);(4);(6);(8);(9);(3,5);
/
8
=(8);(7,9);(3,5);(1,2,4,6);
(
8
=(8);(1);(2);(6);(7);(4,5);(3,9);
/
9
=(9);(3);(5);(7);(1,4,6);(2,8);
(
9
=(9);(1);(2);(6);(7);(8);(3,4,5);
Dominio di c :
A
1
A
2
A
3
A
4
A
5
A
6
A
7
A
8
A
9
t
1
1 1 1 1 1 1 0 0 0
t
2
0 1 1 1 1 1 1 1 1
t
3
1 0 0 1 1 1 1 1 1
t
4
1 1 1 0 0 1 0 0 1
t
5
1 0 1 0 1 1 1 1 1
t
6
1 1 1 1 0 1 0 1 0
t
7
1 1 1 1 1 0 1 1 1
t
8
0 1 1 1 1 1 1 1 1
t
9
1 1 0 1 1 0 1 1 1
La tenda `e decomponibile perch`e part
T
(t
1
) /
1
(
1
= 1,2,8,3,4,5,6,7,9.
Fattorizzando in scambi otteniamo :
c
1
=(p
8
, b
{3,5,7,9}
, b
{3,4,5,9}
, b
{3,4,5,6}
, b
{1,4,5,6}
, b
{2,8}
, b
{2,3,8,9}
, b
{3,5}
, b
{2,6}
)
o
1
=(1,4,3,5,6,7,9).
c
2
=(p
8
, b
{3,5,9}
, b
{1,2,6,8}
, b
{3,4,5,6}
, b
{1,4,5,6}
, b
{2,8}
, b
{2,3,8,9}
, b
{3,5}
, b
{2,6}
)
o
2
=(2,3,5,7).
c
3
=(p
8
, b
{4,6}
, b
{1,2,6,8}
, p
9
, b
{1,4,5,6}
, b
{2,8}
, b
{2,3,8,9}
, b
{3,5}
, b
{2,6}
)
o
3
=(2,4,1,3,5,6,7,9).
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 57
c
4
=(p
8
, b
{1,2,8}
, p
4
, p
9
, b
{1,4,5,6}
, b
{2,8}
, b
{2,3,8,9}
, b
{3,5}
, b
{2,6}
)
o
4
=(2,3,4,5,7,8).
c
5
=(p
8
, b
{3,7,9}
, p
4
, p
9
, p
1
, b
{2,8}
, b
{2,3,8,9}
, b
{3,5}
, b
{2,6}
)
o
5
=(2,5,1,3,4,7,8,9).
c
6
=(p
8
, b
{1,4,5,6}
, p
4
, p
9
, p
1
, b
{2,8}
, b
{3,9}
, b
{3,5}
, b
{2,6}
)
o
6
=(2,7,6).
c
7
=(p
8
, b
{2,7,8,9}
, p
4
, p
9
, p
1
, b
{2,8}
, b
{3,9}
, p
5
, b
{2,6}
)
o
7
=(2,8,4,7).
c
8
=(p
8
, b
{2,7,8}
, p
4
, p
9
, p
1
, b
{2,8}
, p
3
, p
5
, b
{2,6}
)
o
8
=(2,7,4).
c
9
=(p
8
, b
{7,8}
, p
4
, p
9
, p
1
, b
{2,8}
, p
3
, p
5
, p
6
)
o
9
=(2,9,1,6).
c
10
=(p
8
, p
7
, p
4
, p
9
, p
1
, p
2
, p
3
, p
5
, p
6
)
o
10
=(2,7,1).
Ma c
10
`e una permutazione e si puo facilmente fattorizzare in trasposizioni

1 2 3 4 5 6 7 8 9
8 7 4 9 1 2 3 5 6

=
=(1,8,5)(2,7,3,4,9,6) = (1,5) (1,8) (2,6) (2,9) (2,4) (2,3) (2,7)
ponendo:
o
11
=(1,5,2,3,4,6,7,8,9) , o
12
=(1,8,2,3,4,5,6,7,9) ,
o
13
=(2,6,1,3,4,5,7,8,9) , o
14
=(2,9,1,3,4,5,6,7,8) ,
o
15
=(2,4,1,3,5,6,7,8,9) , o
16
=(2,3,1,4,5,6,7,8,9) ,
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 58
o
17
=(2,7,1,3,4,5,6,8,9)
In denitiva
c=o
1
. . . o
17
.
Esempio 3.1.3
m=9
c=(p
1
, b
{3,7,9}
, b
{2,6,8}
, b
{1,4,8,9}
, b
{2,6}
, b
{3,7}
, b
{1,5,6,7}
, b
{2,4,8}
, b
{3,4,9}
);
c
1
=(p
1
, b
{3,5,7,9}
, b
{2,6,7,8}
, b
{7,8,9}
, b
{4,5,6}
, b
{3,7,9}
, b
{2,7,8}
, b
{3,5}
, b
{2,6}
);
c*c
1
=(p
1
, . . . , p
m
), perch`e [/
i
[ +[(
i
[ =11 (=m + 2) per ogni i = 1, . . . , 9.
/
1
=(1);(2);(3);(4);(5);(6);(7);(8);(9);
(
1
=(1);(2,3,4,5,6,7,8,9,);
/
2
=(2);(6);(8);(1,5,7,);(3,4,9,);
(
2
=(2);(1);(9);(3,7,);(4,8,);(5,6,);
/
3
=(3);(7);(9);(1,5,6,);(2,4,8,);
(
3
=(3);(1);(8);(2,6,);(4,9,);(5,7,);
/
4
=(4);(1,5,6,7,);(2,8,);(3,9,);
(
4
=(4);(1);(5);(8);(9);(3,7,);(2,6,);
/
5
=(5);(1,4,8,9,);(2,6,);(3,7,);
(
5
=(5);(1);(4);(6);(7);(3,9,);(2,8,);
/
6
=(6);(2,8,);(1,5,7,);(3,4,9,);
(
6
=(6);(1);(2);(5);(9);(3,7,);(4,8,);
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 59
/
7
=(7);(3,9,);(1,5,6,);(2,4,8,);
(
7
=(7);(1);(3);(5);(8);(2,6,);(4,9,);
/
8
=(8);(2,6,);(1,3,4,5,7,9,);
(
8
=(8);(1);(2);(3);(4);(7);(9);(5,6,);
/
9
=(9);(3,7,);(1,2,4,5,6,8,);
(
9
=(9);(1);(2);(3);(4);(6);(8);(5,7,);
Dominio di c :
A
1
A
2
A
3
A
4
A
5
A
6
A
7
A
8
A
9
A
10
t
1
0 1 1 1 1 1 1 1 1 1
t
2
1 1 1 1 1 0 1 0 1 0
t
3
1 1 0 1 1 1 1 1 0 0
t
4
1 1 1 0 1 1 0 1 1 0
t
5
0 0 1 1 0 1 1 1 1 0
t
6
1 1 1 1 0 1 1 0 1 0
t
7
1 0 1 1 1 1 1 1 0 0
t
8
1 1 1 1 1 0 0 1 1 0
t
9
1 1 0 0 1 1 1 1 1 0
La tenda `e decomponibile perch`e part
T
(t
5
= 1,5,2,3,4,6,7,8,9
Fattorizzando in scambi otteniamo:
c
1
=(p
1
, p
9
, b
{2,6,8}
, b
{2,5,6}
, b
{2,6}
, b
{3,7}
, b
{1,5,6,7}
, b
{2,4,8}
, b
{3,4,9}
)
o
1
=(2,4,6).
c
2
=(p
1
, p
9
, p
5
, p
8
, b
{2,6}
, b
{3,7}
, b
{1,5,6,7}
, b
{2,4,8}
, b
{3,4,9}
)
o
2
=(3,4,1,2,6,7,8,9).
c
3
=(p
1
, p
9
, p
5
, p
8
, p
2
, b
{3,7}
, b
{1,5,7}
, b
{2,4,8}
, b
{3,4,9}
)
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 60
o
3
=(5,6,1,2,3,7,8).
c
4
=(p
1
, p
9
, p
5
, p
8
, p
2
, p
7
, b
{2,4,6,8,9}
, b
{2,4,8}
, b
{3,4,9}
)
o
4
=(6,7,2,4,5,8,9).
c
5
=(p
1
, p
9
, p
5
, p
8
, p
2
, p
7
, b
{2,6,8}
, b
{2,4,8}
, p
3
)
o
5
=(7,9,2,4,5,8).
c
6
=(p
1
, p
9
, p
5
, p
8
, p
2
, p
7
, p
6
, p
4
, p
3
)
o
6
=(7,8,4,5).
Ma c
6
`e una permutazione e si pu o facilmente fattorizzare in trasposizioni

1 2 3 4 5 6 7 8 9
1 9 5 8 2 7 6 4 3

=
=(1)(2,9,3,5) (4,8) (7,6) = (1) (2,5) (2,3) (2,9) (4,8) (7,6)
ponendo
o
7
=(2,5,1,3,4,6,7,8,9) , o
8
=(2,3,1,4,5,6,7,8,9) ,
o
9
=(2,9,1,3,4,5,6,7,8) , o
10
=(4,8,1,2,3,5,6,7,9) ,
o
11
=(7,6,1,2,3,4,5,8,9)
In denitiva
c
6
=o
7
o
8
o
9
o
10
o
11
.
e
c=o
1
o
2
o
3
o
4
o
5
o
6
o
7
o
8
o
9
o
10
o
11
.
Esempio 3.1.4
m=8
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 61
c=(b
{1,2,3,8}
, b
{1,5,6}
, b
{1,2,7,8}
, b
{2,4,6}
, b
{2,3,6,7}
, b
{1,2,4,7}
, b
{6,7,8}
, b
{2,5,8}
);
`e ammissibile e linversa `e :
c
1
=(b
{1,5,7}
, b
{1,2,6}
, b
{2,4,7}
, b
{2,6,7,8}
, b
{2,4,5,8}
, b
{2,3,5,6}
, b
{5,6,8}
, b
{2,3,7,8}
);
/
1
=(1);(8);(2,3,);(6,7,);(4,5,);
(
1
=(1);(2);(3);(4);(5);(6);(7);(8) = min
/
2
=(2);(1);(3,8,);(5,6,);(4,7,);
(
2
=(2);(1);(3);(4);(5);(6);(7);(8) = min
/
3
=(3);(6);(1,5,);(2,4,);(7,8,);
(
3
=(3);(1);(2);(4);(5);(6);(7);(8) = min
/
4
=(4);(1);(2);(3);(5);(6);(7);(8);
(
4
=(4);(2);(3);(5);(6);(7);(1,8,);
/
5
=(5);(1);(2);(4);(6);(8);(3,7,);
(
5
=(5);(3);(4);(6);(7);(8);(1,2,);
/
6
=(6);(1);(3);(4);(5);(8);(2,7,);
(
6
=(6);(2);(4);(5);(7);(8);(1,3,);
/
7
=(7);(2);(3,6,);(1,4,);(5,8,);
(
7
=(7);(1);(2);(3);(4);(5);(6);(8) = min
/
8
=(8);(1);(2);(5);(6);(7);(3,4,);
(
8
=(8);(1);(2);(3);(4);(5);(6);(7) = min
Il dominio di questautomorsmo `e la tenda banale ,I.
Uno dei problemi aperti `e proprio quello di caratterizzare questo tipo di
automorsmi di B(m), cio`e quelli aventi dominio banale ( D=,I ).
Fattorizzando in scambi otteniamo:
3.1 Esempi notevoli e applicazione del software 62
c
1
=(b
{4,7}
, p
1
, b
{1,2,7,8}
, b
{2,4,6}
, b
{2,3,6,7}
, b
{1,2,4,7}
, b
{6,7,8}
, b
{2,5,8}
)
o
1
=(1,2,3,4,6,8).
c
2
=(b
{1,2,8}
, p
1
, p
4
, b
{2,4,6}
, b
{2,3,6,7}
, b
{1,2,4,7}
, b
{6,7,8}
, b
{2,5,8}
)
o
2
=(1,3,2,4,7).
c
3
=(b
{4,6}
, p
1
, p
4
, b
{1,8}
, b
{2,3,6,7}
, b
{1,2,4,7}
, b
{6,7,8}
, b
{2,5,8}
)
o
3
=(1,4,6,7).
c
4
=(p
6
, p
1
, p
4
, b
{1,8}
, b
{1,5,8}
, b
{1,2,4,7}
, b
{6,7,8}
, b
{2,5,8}
)
o
4
=(1,5,3).
c
5
=(p
6
, p
1
, p
4
, b
{2,4,7}
, b
{1,5,8}
, p
8
, b
{6,7,8}
, b
{2,5,8}
)
o
5
=(4,6,1,3,5,7,8).
c
6
=(p
6
, p
1
, p
4
, p
7
, b
{1,5,8}
, p
8
, b
{1,3,5}
, b
{2,5,8}
)
o
6
=(4,7,2,3,5,8).
c
7
=(p
6
, p
1
, p
4
, p
7
, b
{1,5}
, p
8
, b
{2,4,6,7}
, b
{2,5,8}
)
o
7
=(5,7,6).
c
8
=(p
6
, p
1
, p
4
, p
7
, p
5
, p
8
, b
{2,4,6,7}
, b
{3,4,6,7}
)
o
8
=(5,9,2).
c
9
=(p
6
, p
1
, p
4
, p
7
, p
5
, p
8
, p
2
, p
3
)
o
9
=(7,8,1,3,4).
Ma c
9
`e una permutazione e si pu o facilmente fattorizzare in trasposizioni

1 2 3 4 5 6 7 8
6 1 4 7 5 8 2 3

=
=(1,6,8,3,4,7,2) (5) = (5) (1,2) (1,7) (1,4) (1,3) (1,8) (1,6)
3.2 Una condizione per lammissibilit`a 63
ponendo
o
10
=(1,2,3,4,5,6,7,8) , o
11
=(1,7,2,3,4,5,6,8) ,
o
12
=(1,4,2,3,5,6,7,8) , o
13
=(1,3,2,4,5,6,7,8) ,
o
14
=(1,8,2,3,4,5,6,7) ,
o
15
=(1,6,2,3,4,5,7,8)
In denitiva
c
9
=o
10
o
11
o
12
o
13
o
14
o
15
.
e
c=o
1
o
15
2 Una condizione per lammissibilit`a
Siano c = (b
E
1
, . . . , b
E
m
) un automorsmo di B(m) e T = (b
F
1
,. . . , b
F
m
) una
m-upla di bipartizioni. E stato osservato che se T `e linverso di c allora
c T (p
1
, . . . , p
m
);
che se c T = (p
1
, . . . , p
m
) allora T `e linverso di c. Resta ancora aperto il
problema inverso, cio`e se lesistenza di due m-uple c ed T di bipartizioni di
I tali che c T=(p
1
, . . . , p
m
) implichi che c `e un automorsmo e quindi che
T sia il suo inverso.
I prossimi risultati (cfr. [27]) permettono di fornire delle ulteriori condizioni
che consentono di restringere il problema. Si `e visto come tutto viene ricon-
dotto allesistenza di una k-upla (b
E

1
, . . . , b
E

k
) di bipartizioni di 1, . . . , m
con k<nm, tale che
(1)

(b
E

1
, . . ., b
E

k
) `e linearmente indipendente,
(2)

ogni b
E

i
non `e una bipartizione puntata,
(3)

esiste una n-upla (b


F

1
, . . . , b
F

n
) di bipartizioni di 1, . . . , k tale che
3.2 Una condizione per lammissibilit`a 64
(b
E

1
, . . . , b
E

k
) * (b
F

1
, . . . , b
F

n
) = (p
1
, . . . , p
n
).
Questa restrizione indica la possibilit` a di individuare un procedimento indut-
tivo che consenta di diminuire k, n o entrambi, in modo da pervenire a negare
lesistenza di (b
E

1
, . . . , b
E

k
) e (b
F

1
, . . . , b
F

n
) che verichino (1)

, (2)

, (3)

.
E necessario premettere alcuni lemmi.
Lemma 3.1.1 Sia kn e siano (b
E
1
, . . . , b
E
k
) e (b
F
1
, . . . , b
F
n
) rispettiva-
mente una k-upla di bipartizioni di 1, . . . , n e una n-upla di bipartizioni
di 1, . . . , k tali che
(b
E
1
, . . . , b
E
k
) (b
F
1
, . . . , b
F
n
) = (p
1
, . . . , p
n
).
Se esistono un j 1, . . . , k ed un h 1, . . . , n tali che b
E
j
= p
h
, posto:
b
E

i
= E
i
h, E
1
i
h per ogni i 1, . . . , j 1, j + 1, . . . , k
e
b
F

i
= F
i
j, F
1
i
j per ogni i 1, . . . , h 1, h + 1, . . . , n,
si ha
(b
E

1
, . . . , b
E

j1
, b
E

j+1
, . . . , b
E

k
) (b
F

1
,. . ., b
F

h1
, b
F

h+1
, . . . , b
F

n
) = (p

1
, . . . , p

n
)
ove p

i
`e la bipartizione puntata su i dellinsieme 1, . . . , h 1, h + 1, . . . , n.
Dim. Per semplicare le notazioni, sia b
E
k
= p
n
. Se k F
i
, con i=n al-
lora /
i
= i, n, A
2
, . . . , A
s
e (
i
= i, n, q, . . ., B
2
, . . . , B
r
, infatti,
se n (
i
si avrebbe che n A
i
C
i
= p
i
il che `e falso. Posto b
E

i
=
E
i
`n, E
1
i
`n, per ogni i 1, . . . , k 1 , e, b
F

i
= F
i
`k, F
1
i
`k
per ogni i 1, . . . , n 1, si ha /

i
= (

jF

l
b
E

j
) = i, A
2
, . . . , A
s
e
(

i
= (

jI\F

l
b
E

j
) = i, q, . . ., B
2
, . . . , B
r
per ogni i 1, . . . , n 1.
Dunque, dal fatto che /
i
(
i
= p
i
segue che/
i
(
i
= p

i
.
Lemma 3.1.2 Sia k n. Se (b
E
1
, . . . , b
E
k
) e (b
F
1
, . . . , b
F
n
) sono equivalen-
temente ma k-upla di bipartizioni di 1, . . . , n `e una n-upla di bipartizioni
di 1, . . . , k tali che
3.2 Una condizione per lammissibilit`a 65
(b
E
1
, . . . , b
E
k
) (b
F
1
, . . . , b
F
n
) = (p
1
, . . . , p
n
),
allora valgono le seguenti proposizioni:
(1)

i=j
b
E
i
= 1, . . . , n per ogni j 1, . . . , k;
(2) se J 1, . . . , k e b
E
i
[ i J `e una dipendenza lineare minimale di
(b
E
1
,. . . ,b
E
k
) allora se j I, o p
j
'b
E
i
[i J`, o esiste un 1, 1
tale che J F

j
.
Dim. (i) Sia j 1, . . . , k. Se F

i
`e il blocco di b
F
i
che non contiene j allora
p
i
V (/

i
), dove /
1
i
= (
i
. Ne deriva 'p
1
, . . . , p
n
` V (

i=j
b
E
i
).
(ii) Sia j I. Se linsieme J non `e incluso ne in F
j
ne in F
1
j
allora, posto
J

= J F
j
e J

= J F
1
j
, si ha

iJ

b
E
i
V (/
j
) e

iJ

b
E
i
V ((
j
). Dal
fatto che b
E
i
[ i J `e una dipendenza lineare minimale segue che 0 =

iJ

b
E
i
=

iJ

b
E
i
V (/
j
) V ((
j
) = V (/
j
(
j
) = 'p
j
` e dunque p
j
'b
E
i
[
i J`.
Lemma 3.1.3 Siano (b
A
1
, . . . , b
A
k
) e (b
C
1
, . . . , b
C
q
) due famiglie di bipar-
tizioni dellinsieme 1, . . . , m. Se 'b
A
1
, . . . , b
A
k
` = 'b
C
1
, . . . , b
C
q
` allora
b
A
1
b
A
k
= b
C
1
b
C
q
.
Dim. Dal fatto che b
A
i
'b
C
1
, . . . , b
C
q
` V (b
C
1
b
C
q
) per ogni i
1, . . . , k, segue che b
A
1
b
A
k
b
C
1
b
C
q
. La disuguaglianza
opposta `e analoga.
Lemma 3.1.4 Se (b
E
1
, . . . , b
E
m
) e (b
F
1
, . . . , b
F
m
) sono due m-uple di bipar-
tizioni di I, tali che
- (b
E
1
, . . . , b
E
m
) non e ammissibile,
- (b
E
1
, . . . , b
E
m
) (b
F
1
, . . . , b
F
m
) = (p
1
, . . . , p
m
);
allora esiste una s-upla (b
E

1
, . . . , b
E

s
) di bipartizioni linearmente indipendente
di 1, . . . , n, con 0< s < n m, tale che
3.2 Una condizione per lammissibilit`a 66
(*) esiste una n-upla (b
F

1
, . . . , b
F

n
) di bipartizioni di 1, . . . , s, tale che
(b
E

1
, . . . , b
E
l
s
) (b
F

1
, . . . , b
F

n
) = (p
1
, . . . , p
n
).
Dim. La m-upla (b
E
1
, . . . , b
E
m
) non `e ammissibile, pertanto, contiene una
dipendenza lineare minimale il cui numero di elementi k `e strettamente mi-
nore di m. E evidente che non lede la generalita supporre che si tratti delle
ultime k bipartizioni. Posto r=mk, si ha allora che b
E
r+1
+ . . . + b
E
m
=
0 e che nessuna sottosomma di tali bipartizioni `e nulla. Se k = 1 allo-
ra b
E
m
= , I e pertanto, b
E
m
non da alcun contributo alla formazione
delle /
i
e delle (
i
. Dunque, posto b
E

i
= b
E
i
per ogni i 1, . . . , m 1 e
b
F
= F
i
m, F
1
i
m per ogni i 1, . . . , m, si ha:
(b
E

1
, . . . , b
E

m1
) (b
F

1
, . . . , b
F

m
) = (p
1
, . . . , p
m
).
Sia k 2. Se nessuna bipartizione puntata appartiene al sottospazio 'b
E
+1
,. . .,b
E
m
` allora, per la (ii) del lemma 3.2.1, linsieme J = r + 1, . . . , m
`e incluso o in F
j
o in F
1
j
per ogni j I. Ora, dal fatto che b
E
m
dipende
linearmente da b
E
r+1
, . . . , b
E
m1
segue che b
E
r+1
b
E
m
= b
E
r+1
b
E
m1
e pertanto essendo r + 1, . . . , m incluso o in F
j
o in F
1
j
, b
E
m
non d` a
nessun contributo alla formazione delle partizioni /
j
e (
j
. Dunque, posto
b
E

i
= b
E
i
per ogni i 1, . . . , m 1 e b
F

i
= F
i
m, F
1
i
m per
ogni i 1, . . . , m, si ha:
(b
E

1
, . . . , b
E

m1
) (b
F

1
, . . . , b
F

m
) = (p
1
, . . . , p
m
).
Se, invece, il sottospazio 'b
E
r+1
,. . .,b
E
m
` contiene bipartizioni puntate, de-
notate con p
i
1
, . . . , p
i
h
tali bipartizioni, e evidente che b
E
r+1
b
E
m
=
i
1
, . . . , i
h
, A
1
, . . . , A
d
e 1 h < k.
Posto C
i
= E
i
`i
1
, . . . , i
h
per ogni i r +1, . . . , m, `e semplice osservare
che b
C
r+1
b
C
m
= i
1
, . . . , i
h
,A
1
, . . . , A
d
e che lo spazio vettoriale gene-
rato da b
C
r+1
, . . . , b
C
m
ha dimensione (kh)1. Sia b
C
j
1
, . . . , b
C
j
s
un sot-
toinsieme linearmente indipendente dordine s = (kh)1 di b
C
r+1
, . . . , b
C
m
.
Per la (ii) del lemma 3.1.2, b
C
j
1
b
C
j
s
= i
1
, . . . , i
h
, A
1
, . . . , A
d
e di
conseguenza p
i
1
p
i
h
b
C
j
1
b
C
j
s
= b
Er+1
b
Em
. Posto:
- b
E

t
= b
E
t
per ogni t 1, . . . , r,
- b
E

r+t
= p
i
t
per ogni t 1, . . . , h,
3.2 Una condizione per lammissibilit`a 67
- b
E

r+h+t
= b
C
j
t
per ogni t 1, . . . , s,
- b
E

m
= b
{i
1
i
h
}
,
- b
F

t
= b
F
t
per ogni t i
1
, . . . , i
h
, - b
F

i
t
= p
r+t
per ogni t 1, . . . , h si ha:
(b
E

1
, . . . , b
E

m
) (b
F

1
, . . . , b
F

m
) = (p
1
, . . . , p
m
).
Infatti, se t 1, . . . , h allora /

i
t
= p
i
t
e (

i
t
=

i=j
b
E

i
p
i
t
poich`e p
i
t
=

j=t
p
i
j
+b
E

m
, e dunque /

i
t
(

i
t
= p
i
t
. Se, invece, i i
1
, . . . , i
h
allora, per
la (ii) del lemma 3.1.2, r +1, . . . , m `e incluso o in F
i
o in F
1
i
. Per ssare le
idee sia r +1, . . . , m F
i
. Si ha allora che, posto H
i
= F
i
`r +1, . . . , m,
/

i
=

jF

i
b
E

j
=

jF
i
b
E

j
= (b
E

r+1
b
E

m
)(

jH
i
b
E

j
) = (p
i
1
p
i
h
bc
j
i

b
C
j
s
b
{i
1
,...,i
h
}
)(

jH
i
b
E
j
) = b
E
r+1
b
E
m
(

jH
i
b
E
j
) =

jF
i
b
E
j
= /
i
e (

i
=

jI\F

i
b
E

j
=

jI\F
i
b
E
j
= (

i
e di conseguenza /

i
(

i
= p
i
. Ora, essendo
b
E

r+1
, . . . , b
E

r+h
bipartizioni puntate, applicando alle m-uple (b
E

1
, . . . , b
E

m
)
e (b
F

1
, . . . , b
F

m
) h volte il procedimento esposto nel lemma 3.1.1, posto q =
mh, si ottengono due q-uple di bipartizioni (b
E

1
, . . . , b
E

q
) e (b
F

1
, . . . , b
F

q
) di
1, . . . , q tali che (b
E

1
, . . . , b
E

q
) (b
F

1
, . . . , b
F

q
) = (p
1
, . . . , p
q
). Ma, b
E

q
= 0
e pertanto, si pu` o agire su tale q-uple come nel primo caso esaminato. In
denitiva, si ottengono allora q 1 bipartizioni di 1, . . . , q che vericano la
propriet` a (*). Se tali bipartizioni non sono linearmente indipendenti, si reitera
il procedimento esposto no a quando si ottiene una famiglia di bipartizioni
linearmente indipendente che verica la (*), infatti, ad ogni passo, si ottiene
sempre una nuova famiglia di bipartizioni con la propriet` a (*) alla quale `e
riapplicabile il procedimento esposto.
Quanto provato consente, allora, di aermare quanto segue
Proposizione 3.1.5 Esistono due m-uple (b
E
1
, . . . , b
E
m
) e (b
F
1
, . . . , b
F
m
) di
bipartizioni di I, tali che
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 68
(1) (b
E
1
, . . . , b
E
m
) non `e ammissibile,
(2) (b
E
1
, . . . , b
E
m
) (b
F
1
, . . . , b
F
m
) = (p
1
, . . . , p
m
).
se e solo se esiste una k-upla di bipartizioni e (b
E

1
, . . . , b
E

k
) di 1, . . . , n,
con k < n m, e una n-upla di bipartizioni (b
F

1
, . . . , b
F

n
) di 1, . . . , k, tali
che
(1)

(b
E

1
, . . . , b
E

k
) * (b
F

1
, . . . , b
F

n
) = (p
1
, . . . , p
n
),
(2)

(b
E

1
, . . . , b
E

h
) `e linearmente indipendente,
(3)

nessuna b
E

t
`e una bipartizione puntata.
Dim. Applicando il procedimento esposto nel lemma 3.1.5 si ottengono a par-
tire da (b
E
1
, . . . , b
E
m
) e (b
F
1
, . . . , b
F
m
) una k-upla (b
E

1
, . . . , b
E

k
) di bipartizioni
di 1, . . . , n e una n-upla (b
F

1
, . . . , b
F

n
) di bipartizioni di 1, . . . , k, con k <
n m, tali che (b
E

1
, . . . , b
E

k
) (b
F

1
, . . . , b
F

n
) = (p
1
, . . . , p
m
) e (b
E

1
, . . . , b
E

k
)
`e linearmente indipendente. Se una delle b
E

i
`e una bipartizione puntata ap-
plicando il procedimento esposto nel lemma 3.1.1 e denominando opportu-
namente gli indici si ottengono k 1 bipartizioni di 1, . . . , n 1 e n 1 di
1, . . . , k1 vericanti le propriet` a (1)

e (2)

. Se una delle nuove bipartizioni


`e puntata, allora si riapplica il procedimento. Reiterando tale procedimen-
to, ad un certo punto, sindividua una famiglia che non contiene bipartizioni
puntate che verica le proprieta (1)

e (2)

. Limplicazione inversa `e immedi-


ata, infatti, `e suciente porre b
E
t
= 0 per ogni i = k + 1, . . . , n e modicare
le b
F
i
in modo opportuno.
3 Una condizione per lindecomponibilit`a
Il problema aperto trattato in questo paragrafo riguarda la ricerca di con-
dizioni per lindecomponibilit` a del dominio di un automorsmo di B(m).
Sia c = (b
E
1
, . . . , b
E
m
) un automorsmo di B(m) e T = (b
F
1
, . . . , b
F
m
) il
suo inverso. Dal corollario 1.1.4 segue immediatamente la seguente:
Proposizione 3.2.1 [14] Se c `e indecomponibile allora c T = (p
1
,. . . , p
m
).
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 69
Non vale pero linversa, come mostra lesempio 3.1.1. Per un altro esempio
cfr. (sec.9 [15]). In entrambi gli esempi accade per` o che T c < (p
1
, . . . , p
m
);
pertanto, il vericarsi di entrambe le condizioni potrebbe avere ancora come
conseguenza lindecomponibilit` a di c. Sarebbe interessante individuare delle
condizioni che permettano il vericarsi anche della condizione necessaria.
I risultati ottenuti da I. Caruso sulle catene (cfr.[27]) , la Proposizione
3.2.10 e il Corollario 3.2.11 restringono ulteriormente il problema, indicando
la strada da percorrere per individuare tali condizioni.
Le prossime proposizioni mostrano come sono fatti gli elementi del dominio
di un automorsmo c di B(m) minimale sotto le ipotesi:
(i) c T = (A
1
C
1
, . . . , A
m
C
m
) = (p
1
, . . . , p
m
),
(ii) T c = (A

1
C

1
, . . . , A

m
C

m
) = (p
1
, . . . , p
m
),
(iii) c `e decomponibile.
Lemma 3.2.3 Sia c un automorsmo di B(m). Se A D(c) e k A allora
k appartiene ad un blocco di /
i
o di C
i
costituito solo da elementi di A, per
ogni i I.
Dim. Dal fatto che V
A
= 'b
E
j
[ j c(A)` segue immediatamente che esiste
almeno un j I tale che k E

j
A con 1, 1.
Proposizione 3.2.4 Sia c = (b
E
1
, . . . , b
E
m
) un automorsmo di B(m) e
T = (b
F
1
, . . . , b
F
m
) il suo inverso. Se A D(c) allora non lede la generalit`a
supporre che c(A) = A. Posto:
- E

i
= E
i
A e E
1
i
= E
1
i
A,
- F

i
= F
i
A e F
1
i
= F
1
i
A,
- c

= (b
E

i
[ i I A),
- F

= (b
F

i
[ i I A),
- /

j
= (

iF

j
b
E

i
) e (

j
=(

iI\F

j
b
E

i
) per ogni j I A,
- /

j
= (

iE

j
b
E

i
) e (

j
=(

iI\E

j
b
E

i
) per ogni j I A;
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 70
valgono le seguenti aermazioni:
(i) c

= (b
E

i
[ i I A) `e una famiglia ammissibile di bipartizioni di
I A,
(ii) T

= (b
F

i
[ i I A) `e linverso di c

,
(iii) se j I A e /
j
(
j
= p
j
allora /

j
(

j
= p
j
,
(iv) se j I A e /

j
(

j
= p
j
allora /

j
(

j
= p
j
,
(v) D(c

) = B A
1
[B D(c) e A B.
Dim. Per semplicare le notazioni, senza ledere la generalit` a, supponiamo:
- A = c(A) = s + 1, . . . , m,
- E
i
s +1, . . . , m e F
i
s +1, . . . , m per ogni i s +1, . . . , m.
(i) Da b
E
s+1
+ + b
E
m
= b
A
(con A

A) segue che b
E

1
+ + b
E

s
= 0.
Inoltre, se per assurdo esiste un H 1, . . . , s tale che

iH
b
E

i
= 0 allora

iH
b
E
i
= b
D
con D s + 1, . . . , m. Dal fatto che b
D
'b
E
i
[ i c(A)`
segue allora che esiste un S

s + 1, . . . , m tale che

iHS

b
E
= 0 il che `e
assurdo per lammissibilita di c.
(ii) Sia j 1, . . . , s. Se

iF

j
b
E

i
= b
C
(C 1, . . . , s) allora

iF

j
b
E
i
=
b
CA
, con A

s+1, . . . , m e di conseguenza p
j
=

iF
j
\A
b
E
i
+

iF
j
A
b
E
i
=
b
CA
+b
A
, con A

s + 1, . . . , m. Ma, allora, lunica possibilit` a `e che o


C = j o C = 1, . . . , j 1, j + 1, . . . , s.
(iii) Sia j 1, . . . , s e b
C
/

j
(

j
con = C 1, . . . , j1, j+1, . . . , s.
Siano D
1
e D
2
rispettivamente lunione dei blocchi di /
j
(
j
che contengono
gli elementi di C. Per come sono stati deniti i b
E

i
, si ha D
1
= C A
1
e
D
2
= C A
2
dove A
1
e A
2
sono due sottoinsiemi disgiunti di s +1, . . . , m.
Infatti, se, per assurdo, k A
1
A
2
si avrebbe che k `e un elemento di A
che appartiene ad un blocco di /
j
e ad un blocco di (
j
contenenti entrambi
elementi di C e questo non `e possibile per il lemma 3.2.3.
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 71
Ora, b
CA
1
V (/
j
) e b
CA
2
V ((
j
). Proviamo, a partire da ci` o, che esiste
un D A tale che b
CD
V (/
j
) V ((
j
). Se A
1
= A
2
= allora D = . Se
A
1
e A
2
non sono entrambi vuoti allora non lede la generalit` a supporre che A
1
sia non vuoto. Sia h A
1
. Dal fatto che A
1
A D(c) segue che F
h
A.
E evidente che F
h
non `e incluso in F
j
. Infatti, se cos` fosse, si avrebbe che
h /
j
contro lipotesi che A
1
C sia lunione dei blocchi di /
j
contenente
gli elementi di C. Si hanno allora due eventualit` a.
- F
h
F
1
j
,
- S

= F
j
F
h
= e S

= F
1
j
F
h
= .
Se F
h
F
1
j
allora p
h
V ((
j
) e di conseguenza:
b
C
+ b
A
1
V (/
j
) e b
C
+ b
A
2
+ p
h
V ((
j
).
Se, invece, S

= e S

= allora b
A
, b
A

{h}
=

iS

b
E
i
,

iS

b
E
i
dove
h A

A e, in particolare, appartenendo h ad un blocco di /


j
contenente
elementi di C deve aversi b
A
=

iS

b
E
i
V (/
j
) e b
A

{h}
=

iS

b
E
i
V ((
j
).
Pertanto,si ha:
bc + b
A
1
+ b
A
V (/
j
) e b
C
+ b
A
2
+ p
h
+ b
A
V ((
j
).
Dunque, tenuto conto dei due casi possibili, si ha che esiste un sottoinsieme
A

di A (eventualmente vuoto) tale che b


C
+b
A
1
+b
A
V (/
j
) e b
C
+b
A
2
+
p
h
+ b
A
V ((
j
). Reiterando tale procedimento, per ogni h A
1
, si ottiene
allora che
b
C
+ b
A
1
+ b
A
V (/
j
) e b
C
+ b
A
2
+ b
A
1
+ b
A
V ((
j
)
dove A

A. Ora, se A
2
= si ha
b
C
+ b
A
1
+ b
A
V (/
j
) e b
C
+ b
A
1
+ b
A
V ((
j
).
Altrimenti, operando in modo del tutto analogo per ogni h A
2
si ottiene
che
b
C
+ b
A
2
+ b
A
1
+ b
A
V (/
j
) e b
C
+ b
A
2
+ b
A
1
+ b
A
V ((
j
)
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 72
dove A

A. Quindi, in denitiva, si ottiene che esiste un sottoinsieme D


di A tale che
b
C
+ b
D
V (/
j
)V ((
j
) = p
j
Ma, allora, C = 1, . . . , j 1, j + 1, . . . , s e di conseguenza /

j
(

j
= p
j
.
(iv) Si verica in maniera del tutto analogo a quanto fatto per la (iii). (v) E
immediata.
Da tale proposizione segue immediatamente che
Proposizione 3.2.5 Sia c `e un automorsmo di B(m) tale che denotato
con T l inverso di c si ha:
- c T = (p
1
, . . . , p
m
),
- T c = (p
1
, . . . , p
m
).
Se A D(c) allora, posto A
1
= i
1
, . . . , i
s
, cancellando A si ottiene
una s-upla di bipartizioni ammissibile c

di A
1
tale che, denotato con T

linverso di c

, si ha :
- c

*T

= (p
i
1
,. . . ,p
i
s
),
- T

= (p
i
1
,. . . ,p
i
s
),
- D(c

) = B i
1
, . . . , i
s
[ B D(c) e A B.
Sintroduce ora la seguente:
Denizione 3.2.6 [27] Un elemento A di una tenda T si dice generato da
una catena chiusa se A = A
1
A
q
dove A
1
, . . . , A
q
`e una catena
chiusa di T.
E necessario ssare lattenzione sugli elementi della tenda D(c)` generati
da particolari catene chiuse. Per induzione, si d`a la denizione di catena
chiusa di livello n.
Denizione 3.2.7 [27] Sia C = A
1
, . . . , A
q
una catena chiusa di D(c)`,
ossia, senza ledere la generalit` a:
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 73
- X
q
= A
1
1
A
1
q
= e X
j
= A
1
j
A
1
j+1
= per ogni j = 1, . . . , q 1,
- A
1
i
A
1
j
= nei restanti casi.
Si dice che C `e una catena chiusa di livello 0 se q = 1 e [A
1
[ = m 2. Se
n>0, si dice che C `e una catena chiusa di livello n se
- [X
j
[ = 1 per ogni j = 1, . . . , q;
- ogni A
j
`e generato da una catena chiusa;
- n `e strettamente maggiore dei livelli delle catene chiuse che generano
ogni A
i
;
- esiste almeno un A
i
che `e generato da una catena chiusa di livello n1.
Dunque, le catene chiuse di livello 0 sono tutti e soli gli elementi di D(c)
che hanno ordine m 2. Chiaramente, C `e una catena chiusa di livello 1
se e solo se A
1
1
= i
1
, i
2
, A
1
2
= i
2
, i
3
, . . . , A
1
q
= i
1
, i
q
. Si osservi che
se un elemento A di D(c) `e generato da una catena chiusa di un certo liv-
ello allora in generale non `e vero che tale catena `e univocamente determinata.
Esempio 3.2.8 [27]
Sia c = (b
{1,2,3,9}
, b
{2,3,9}
, b
{1,3,9}
, b
{1,5,6}
, b
{2,4,7}
, b
{6,7,8,9}
, b
{7,8}
, b
{6,8}
, p
9
) si `e
visto che D(c) = , I, 9, A, B, 3, 9
1
, 1, 3
1
, 1, 5
1
, 5, 6
1
, 6, 8
1
, 7, 8
1
, 4, 7
1
, 4, 5
1
, 2, 4
1
, 2, 3
1
. Posto A = 1, 2, 3, 9 e B =
6, 7, 8, 9, si ha che A `e generato dalla catena chiusa.
- C
1
= 4, 7
1
, 7, 8
1
, 6, 8
1
, 5, 6
1
, 4, 5
1
,
e B `e generato dalla catena chiusa:
- C
2
= 4, 5
1
, 1, 5
1
, 1, 3
1
, 2, 3
1
, 2, 4
1
.
C
1
e C
2
sono catene chiuse di livello 1, pertanto, le catene chiuse:
- C
3
= A, 4, 7
1
, 7, 8
1
, 6, 8
1
, 5, 6
1
,
- C
4
= B, 1, 5
1
, 1, 3
1
, 2, 3
1
, 2, 4
1
,
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 74
hanno livello 2. E evidente che 9 `e generato sia da C
3
che da C
4
, inoltre
9 `e generato anche dalla catena chiusa
C
5
= 1, 3
1
, 1, 5
1
, 5, 6
1
, 6, 8
1
, 7, 8
1
, 4, 7
1
, 2, 4
1
, 2, 3
1

che ha livello 1.
Proposizione 3.2.9 [27] Sia c = (b
E
1
, . . . , b
E
m
) un automorsmo di B(m) e
sia T il suo inverso. Se c `e minimale sotto le ipotesi:
(i) c `e decomponibile,
(ii) (c T) = (p
1
, . . . , p
m
),
(iii) (T c) = (p
1
, . . . , p
m
),
allora ogni A D(c) `e generato da una catena chiusa (di un certo livello).
Dim. Sia A D(c). Si procede per induzione sullordine di A
1
. Se [A
1
[ = 2
allora per denizione A `e generato da una catena chiusa di livello 0. Sia
[A
1
[ = n > 2 e lasserto vero per ogni elemento di D(c) che ha ordine stret-
tamente maggiore di mn. Dunque, in particolare, lasserto `e vero per ogni
B D(c) tale che A B. Dalla proposizione 3.2.5 e dalla minimalit`a di c
segue che la n-upla c

deve essere indecomponibile, e di conseguenza per ogni


i A
1
deve aversi
p
B
[ B D(c), A B e i B = p
{i}A
.
Sia j A
1
. Tenuto conto che per il lemma 2.2.2 se B
1
, B
2
D(c) e [B
1
1

B
1
2
[ 2 allora B
1
B
2
D(c), dal fatto che p
{j}A
= p
B
[ B D(c), A
B e j B segue che esistono r elementi A
1
, A
2
, . . . , A
r
del dominio di c,
tali che:
- [A
1
i
A
1
i+1
[ = 1 per ogni i 1, . . . , r 1;
- A
1
i
A
1
h
= per ogni i, h 1, . . . , r tali che h = i + 1, i 1,
- A A
i
per ogni i 1, . . . , r;
inoltre, per lipotesi induttiva
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 75
- A
i
`e generato da una catena chiusa di D(c) per ogni i 1, . . . , r.
Ora, il fatto che p
B
[ B D(c), A B e i B = pi A per ogni
i A
1
`j assicura che esistono D, H D(c) tali cheA D, H; j D, H;
e D
1
A
1
1
= e H
1
A
1
r
= . Inoltre, essendo per lipotesi induttiva D
e H generati da catene chiuse di un certo livello necessariamente deve aversi
che esistono un i
1
A
1
1
e un i
r
A
1
r
tali che j, i
1

1
, j, i
r

1
D(c).
Pertanto, denotato con n
i
il massimo livello di una catena chiusa che gen-
era A
i
e con q il massimo di n
i
[ i 1, . . . , re posto A
r+1
= j, i
1

1
e A
r+2
= j, i
r

1
, `e immediato osservare che A
1
, . . . , A
r+2
`e una catena
chiusa di D(c) di livello q+1 che genera A.
I seguenti risultati forniscono ulteriori condizioni necessarie per il dominio di
un automorsmo c di B(m) minimale sotto le ipotesi c* c
1
=c
1
* c=(p
1
, . . . , p
m
)
e D(c) decomponibile.
Proposizione 3.2.10 Sia m minimo sotto le condizioni che esista un m-upla
ammissibile c=(b
E
1
, . . . , b
E
m
) tale che
(1) c*c
1
=c
1
* c=(p
1
, . . . , p
m
)
(2) D(c) decomponibile.
Allora, a meno di permutazioni di I=1, 2, . . . , m (e quindi senza ledere la
generalit`a) D(c)=t ha la congurazione seguente :
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 76
dove 1,E,F `e una tripartizione di I. In altri termini ogni insieme A
D(c) contiene E oppure F.
Dim. Poich`e D(c)=t `e decomponibile, si pu`o assumere (a meno di permu-
tazioni di I, senza ledere la generalit` a) che t
1
non sia unicamente ottenuto,
cio`e part
t
(t
1
) 1,E,F (tripartizione di I). Allora ogni A D(c), tale
che 1A, contiene E oppure F. Si supponga ora che esista un B D(c) tale
che 1B e B
1
E = e B
1
F = . La proposizione 3.2.5 assicura
che,cancellando B e le [B[ bipartizioni b
E
j
maggiori o uguali di p
B
, si ot-
tiene una s-upla c

=(b
E

j
[ j B
1
) ammissibile su B
1
(s=[ B
1
[ < m), il
cui dominio t

= D(c

) si ottiene da t = D(c) sopprimendo B (i t


i
con iB)
e gli eventuali insiemi C D(c) tali che BC, e tale che c

*c
1
= c
1
*c

= (p
i
[ j B
1
). La minimalit`a di m assicura che D(c

) `e indecomponibile.
Daltro canto per la maniera in cui D(c

) `e ottenuta da D(c) si ha che D(c

)
ha la congurazione seguente
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 77
e quindi part
t
(t

i
) (1)(B
1
E)(B
1
F), sicch`e t

1
non `e unicamente
ottenuto in D(c

). Si arriva cos` alla contraddizione che D(c

) `e decomponi-
bile.
Corollario 3.2.11 Nelle stesse ipotesi della Proposizione 3.2.10 e con le
stesse notazioni, si ha che anche D(c
1
) ha una congurazione della forma
della Figura 1.1 (a meno di permutazioni di I e quindi senza ledere la gen-
eralit`a). Esiste cio`e una tripartizione 1, E

, F

di I tale che ogni insieme


A

di D(c
1
) contiene E

oppure F

.
Dim. Segue subito dalla Proposizione 3.2.10, ove si tenga presente che D(c)
`e decomponibile se e solo se D(c
1
) `e decomponibile (cfr. [15], theorem 9.8).
Visualizzando, D(c) e D(c
1
) hanno le congurazioni come in Figura 3.1.
Si osservi che uno o due degli insiemi E E

, E F

, F E

, F F

potreb-
bero essere vuoti, come pure potrebbero mancare una o piu colonne delle
due tende.
Utilizzando i risultati n qui esposti si `e tentato di costruire vari esempi
di automorsmi c con D(c) decomponibile e c c
1
=c
1
c=(p
1
, . . . , p
m
).
Tuttavia applicando ad essi il software si `e sempre pervenuti a risposte neg-
ative. Il problema con cui ci si scontra `e il seguente: non appena si cerca di
imporre la condizione part
T
(t
i
)=/
i
(
i
, ci si imbatte nella dicolt`a di com-
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 78
pattare opportunamente le bipartizioni di c (c
1
) in modo che non diano
/
i
e (
i
con troppi blocchi; in altri termini `e abbastanza dicile ottenere
[/
i
[ + [(
i
[ = m+2 (per ogni i I) e contemporaneamente imporre che gli
elementi di D(c) siano generati da catene chiuse.
Ne riportiamo due esempi.
Esempio 3.3.1 m=9
Partendo dalla condizione che [2, 3[
1
, [4, 5[
1
, [6, 7[
1
, [8, 9[
1
D(c) (catene
chiuse banali (di livello 0)), si `e costruito lautomorsmo
c=(b
{2,3,4,6,7}
, b
{2,3,5}
, b
{2,3,6}
, b
{2,3,7}
, b
{4,5,9}
, b
{4,5,8}
, b
{1,6,7}
, b
{1,3,8,9}
, b
{1,2,8,9}
).
Linverso `e :
c
1
=(b
{3,4,7}
, b
{1,2,8}
, b
{1,2,9}
, b
{2,5,6,7}
, b
{2,8,9}
, b
{3,8,9}
, b
{4,8,9}
, b
{5,7,8,9}
, b
{6,7,8,9}
).
/
1
=(1);(6);(7);(2,3,);(4,5,8,9,);
(
1
=(1);(2);(3);(4);(5);(8);(9);(6,7,);
/
2
=(2);(3);(5);(4,6,7,);(1,8,9,);
(
2
=(2);(1);(3);(6);(7);(8);(9);(4,5,);
/
3
=(3);(2);(5);(4,6,7,);(1,8,9,);
(
3
=(3);(1);(2);(6);(7);(8);(9);(4,5,);
/
4
=(4);(5);(8);(9);(2,3,);(1,6,7,);
(
4
=(4);(2);(3);(5);(6);(7);(1,8,9,);
/
5
=(5);(2);(3);(1,8,9,);(4,6,7,);
(
5
=(5);(1);(4);(6);(7);(8);(9);(2,3,);
/
6
=(6);(2);(3);(1,8,9,);(4,5,7,);
(
6
=(6);(1);(4);(5);(7);(8);(9);(2,3,);
/
7
=(7);(2);(3);(1,8,9,);(4,5,6,);
(
7
=(7);(1);(4);(5);(6);(8);(9);(2,3,);
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 79
/
8
=(8);(1);(2);(3);(9);(4,5,);(6,7,);
(
8
=(8);(4);(5);(6);(7);(2,3,);(1,9,);
/
9
=(9);(1);(2);(3);(8);(4,5,);(6,7,);
(
9
=(9);(4);(5);(6);(7);(2,3,);(1,8,);
Il Dominio `e :
A
1
A
2
A
3
A
4
A
5
A
6
A
7
t
1
1 1 1 1 0 0 0
t
2
0 1 1 1 1 1 1
t
3
0 1 1 1 1 1 1
t
4
1 0 1 1 1 1 1
t
5
1 0 1 1 1 1 1
t
6
1 1 1 0 1 1 1
t
7
1 1 1 0 1 1 1
t
8
1 1 0 1 0 0 1
t
9
1 1 0 1 0 1 0
part
T
(t
1
) = 1,2,3,4,5,6,7,8,9 .
Il dominio `e decomponibile perch`e /
i
(
i
non `e mai uguale a p
i
.
Esempio 3.3.2 m=9
Partendo dalla condizione che 3, 5
1
/ D(c) si `e costruito lautomorsmo:
c=(p
1
, b
{3,5,7}
, b
{2,3,6,7,8}
, b
{7,8,9}
, b
{4,5,6}
, b
{3,7}
, b
{2,3,7,8}
, b
{3,5}
, b
{2,6}
).
Linverso `e :
c
1
=(p
1
, b
{3,7,9}
, b
{2,6,8}
, b
{1,4,8,9}
, b
{2,6}
, b
{3,7}
, b
{2,8}
, b
{3,6,9}
, b
{1,5,7}
).
/
1
=(1);(2);(3);(4);(5);(6);(7);(8);(9);
(
1
=(1);(2,3,4,5,6,7,8,9,);
/
2
=(2);(6);(3,7,8,);(1,4,5,9,);
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 80
(
2
=(2);(1);(3);(5);(7);(8,9,);(4,6,);
/
3
=(3);(5);(7);(1,2,4,6,8,9,);
(
3
=(3);(1);(2);(6);(9);(7,8,);(4,5,);
/
4
=(4);(1);(7,8,9,);(3,5,);(2,6,);
(
4
=(4);(5);(6);(3,7,);(2,8,);(1,9,);
/
5
=(5);(3,7,);(1,2,4,6,8,9,);
(
5
=(5);(1);(2);(3);(4);(6);(9);(7,8,);
/
6
=(6);(2,3,7,8,);(1,4,5,9,);
(
6
=(6);(1);(2);(3);(4);(5);(7);(8,9,);
/
7
=(7);(3,5,);(1,2,4,6,8,9,);
(
7
=(7);(1);(2);(3);(6);(8);(9);(4,5,);
/
8
=(8);(3,7,);(2,6,);(1,4,5,9,);
(
8
=(8);(1);(2);(3);(5);(7);(9);(4,6,);
/
9
=(9);(1);(4,5,6,);(2,3,7,8,);
(
9
=(9);(3);(5);(7);(8);(2,6,);(1,4,);
Il Dominio `e :
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 81
A
1
A
2
A
3
A
4
A
5
A
6
A
7
A
8
A
9
A
10
A
11
A
12
A
13
t
1
1 1 0 0 0 1 1 0 1 1 1 1 1
t
2
1 1 1 1 1 1 1 0 0 0 0 1 1
t
3
0 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
t
4
1 1 0 0 1 0 0 0 0 1 1 0 1
t
5
1 1 1 1 1 0 1 1 1 1 1 1 1
t
6
1 1 1 1 1 1 1 0 0 0 1 0 1
t
7
0 0 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1 1
t
8
1 0 1 1 1 1 1 0 0 1 0 1 0
t
9
1 1 0 1 0 1 0 0 0 1 1 1 0
Anche qui /
8
(
8
`e diverso da p
8
e pertanto il dominio `e decomponibile
(perch`e part
T
(t
8
) < p
8
). Inoltre poich`e 3, 5
1
/ D(c) si ha: part
T
(t
4
) <
p
4
=/
4
(
4
e part
T
(t
7
) < p
7
=/
7
(
7
.
Dopodich`e, purtroppo, tutti i test eettuati non hanno dato lesito desider-
ato, ma sembrano suggerire una qualche strada induttiva per provare che la
condizione c c
1
=c
1
c=(p
1
, . . . , p
m
) `e suciente per lindecomponibilit` a
di D(c) ( equivalentemente di D(c
1
) ).
Il problema resta quindi aperto.
3.3 Una condizione per lindecomponibilit` a 82
Figura 3.1: congurazione
Capitolo 4
B
(1)
-gruppi
In tutta lesposizione faremo riferimento a gruppi abeliani senza torsione, e
quindi con il termine gruppo si intender`a indicare un gruppo abeliano senza
torsione.
Un gruppo si dice completamente decomponibile se `e somma diretta di
gruppi di rango 1.
Denizione 4.0.1 Un gruppo di rango nito si dice un gruppo di Butler
se `e sottogruppo puro di un gruppo completamente decomponibile di rango
nito o, equivalentemente, se `e una sua immagine omomorfa.
I gruppi completamente decomponibili sono stati classicati prima da R.
Baer negli anni trenta del secolo scorso e successivamente da F. Richman.
Lo studio dei gruppi di Butler, introdoti negli anni sessanta da M.C.R. But-
ler, `e stata ed `e attualmente al centro dellinteresse e in pieno svolgimento
da parte di molti studiosi e con vari e dierenti approcci. Allo stato ci sono
tuttavia ben pochi teoremi di struttura per i B
(n)
-gruppi di Butler, con n arbi-
trario (cfr., ad esempio, [1],[2],[3],[4]), mentre negli ultimi decenni sono stati
ottenuti notevoli risultati sui B
(1)
-gruppi ([2],[8][15],[17],[20][26],[5]). In
particolare lapproccio elaborato da C. De Vivo e C. Metelli per lo studio dei
B
(1)
-gruppi ha messo in luce lo strumento combinatorio-lineare tenda, che
ha permesso varie caratterizzazioni dei B
(1)
-gruppi e ha facilitato la ricerca di
esempi e controesempi e la loro computabilit` a tramite strumenti informatici.
In tutto il seguito si indicher`a con B
(n)
la classe dei gruppi di Butler immagini
4.1 Premesse 84
omomorfe di gruppi completamente decomponibili di rango nito rispetto a
sottogruppi puri di rango n.
In questo capitolo verranno trattati i B
(1)
-gruppi di Butler, cio`e le immagini
omomorfe di gruppi completamente decomponibili di rango nito rispetto a
sottogruppi puri di rango 1. Si vedr` a come i risultati e gli algoritmi, di cui ci
siamo occupati nei capitoli precedenti, si applicano allo studio dei B
(1)
-gruppi.
1 Premesse
Se G `e un gruppo e g un suo elemento con 'g`

si indicher` a il sottogruppo
puro generato da 'g` in G.
La caratteristica di un elemento g G ( char
G
(g)) `e la caratteristica del
sottogruppo R di Q contenente Z tale che 'g`

=Rg.
Il tipo t
G
(g) di un elemento g G `e la classe di isomorsmo di 'g`

, che
coincide con la classe di isomorsmo t(R) delle sue caratteristiche.
In tutto il seguito, con abuso di notazione, un sottogruppo di R di Q, con
Z R, sar`a identicato con la sua caratteristica.
E semplice osservare che un gruppo G di rango m-1 `e un B
(1)
-gruppo di
Butler se e solo se `e somma di m sottogruppi puri di rango 1 legati da unu-
nica relazione, ossia se esistono m elementi g
1
, ..., g
m
di G tali che 'g
1
`

+... +
'g
m
`

=G con g
i
=0 i I = 1, ..., m e, con char
G
(g
i
) = R
i
, gli elementi
g
i
soddisfano ununica relazione lineare non triviale

iI
r
i
g
i
=0 (r
i
R
i
), nel
caso che questa relazione sia

iI
g
i
=0 allora G si dice regolare e la m-upla
(g
1
, . . . , g
m
) si dice una base di G.
La regolarit`a di G assicura che, denotata con R
i
la caratteristica e con t
i
il
tipo di ogni g
i
in G, le m-uple (R
1
, . . . , R
m
) e (t
1
, . . . , t
m
) sono regolari. Tali
m-uple si dicono rispettivamente base di caratteristiche e base di tipi (della
base (g
1
, . . . , g
m
) ) di G. E semplice osservare che ogni m-upla regolare di
caratteristiche (risp. tipi) `e la base di caratteristiche (risp. di tipi) di un B
(1)
-
gruppo regolare. Linsieme dei tipi degli elementi di G `e detto typeset di G e si
denota con T(G). Il typeset di G `e un sotto--semireticolo nito del reticolo
4.1 Premesse 85
dei tipi ed `e quindi un reticolo (cfr. 4.1). I prossimi risultati mostrano che
ogni B
(1)
-gruppo non regolare `e somma diretta di due B
(1)
-gruppi regolari,
per questo ci limiteremo allo studio di quelli regolari .
Proposizione 4.0.1 [20] Un gruppo completamente decomponibile di rango
nito `e un B
(1)
-gruppo regolare. Inoltre, un B
(1)
-gruppo regolare `e completa-
mente decomponibile se e solo se ha una base di caratteristiche che contiene
un elemento che `e l estremo inferiore dei rimanenti.
Dim. Sia G = 'h
1
`

'h
m1
`

completamente decomponibile. Pos-


to h
m
= (h
1
+ + h
m1
), si ha: G = 'h
1
`

+ + 'h
m
`

e
m

i=1
h
i
= 0.
Pertanto, G `e un B
(1)
-gruppo regolare e (h
1
, . . . , h
m
) `e una sua base. De-
notata con (R
1
, . . . , R
m
) la base di caratteristiche di tale base `e immediato
osservare che R
m
= R
i
i= m.
Viceversa, se G e un B
(1)
-gruppo regolare e (g
1
, . . . , g
m
) `e una base di G con
base di caratteristiche (R
1
, . . . , R
m
) dove R
m
= R
i
i= m, allora `e semplice
vericare che G = 'g
1
`

'g
m1
`

.
Proposizione 4.0.2 [20] Ogni B
(1)
-gruppo non regolare `e somma diretta
di un B
(1)
-gruppo regolare e di un gruppo completamente decomponibile.
Dim. Sia G = 'h
1
`

+ + 'h
m
`

un B
(1)
-gruppo non regolare di rango
m 1. Se
m

i=1
r
i
h
i
= 0 `e la relazione lineare fra gli h
i
, posto E = i I [
r
i
= 0 e g
i
= r
i
h
i
per ogni i E, `e semplice osservare che
+
iE
'g
i
`

`e un
B
(1)
-gruppo regolare. Essendo G non regolare allora E I e di conseguenza
si ha
G = (
+
iE
'g
i
`

) (

iE
1
'h
i
`

).
Denizione 4.0.2 Due gruppi si dicono quasi-isomor se sono luno iso-
morfo ad un sottogruppo dindice nito dellaltro.
B
(1)
-gruppi che hanno una stessa base di caratteristiche sono isomor [20],
non lo sono invece, in generale, B
(1)
-gruppi con una stessa base di tipi, in tal
4.1 Premesse 86
caso i gruppi sono quasi-isomor.
Teorema 4.0.3 [20] B
(1)
-gruppi con una stessa base di tipi sono quasi-
isomor.
Dim. Siano G
1
e G
2
due B
(1)
-gruppi. Se (g
1
, . . . , g
m
), (risp. ( h
1
, . . . , h
m
)),
`e una base di G
1
, (risp. di G
2
), con base di tipi (t
1
, . . . , t
m
), si ha: G
1
= R
1
g
1
+ + R
m
g
m
e G
2
= S
1
h
1
+ + S
m
h
m
dove R
i
,S
i
t
i
per ogni i I.
Avendosi, dunque, che R
i
= (m
i
/n)S
i
per opportuni interi m
1
, . . . , m
m
, n,
posto K
i
= (1/n)S
i
e y
i
= nh
i
per ogni i I, si ha: G
2
= K
1
y
1
+ +K
m
y
m
e y
1
+ + y
m
= 0. Dal fatto cheR
i
= m
i
K
i
K
i
, segue che lapplicazione
: g = r
1
g
1
+ + r
m
g
m
G
1
(g) = (r
1
/n)y
1
+ + (r
m
/n)y
m
G
2
`e ben posta ed `e un monomorsmo. Di conseguenza, si ottiene lasserto una
volta osservato che lindice di
(G
1
) = R
1
y
1
+ + R
m
y
m
= (m
1
K
1
)y
1
+ + (m
m
K
m
)y
m
in G
2
`e n.
Quanto verr` a esposto in seguito mostrer`a che le propriet` a di struttura di un
B
(1)
-gruppo sono invarianti per quasi-isomorsmi. Per questo si `e scelto di
studiarli a partire dalle loro basi di tipi, cio`e a meno di quasi-isomorsmi. Do-
ra in poi, a meno che non sia specicato, con uguale si intender` a quasi-uguale,
con isomorfo si intender` a quasi-isomorfo, con completamente decomponi-
bile si intender` a quasi completamente decomponibile e con indecomponibile
si intender` a fortemente indecomponibile.
Molto utile, nel prosieguo, sar` a anche il teorema di Krull-Schmidt che assi-
cura che una decomposizione diretta di un gruppo in in addendi diretti forte-
mente indecomponibili `e unica a meno di isomorsmi. Una base di tipi di un
B
(1)
-gruppo `e una m-upla regolare di tipi. Pertanto, per quanto osservato nel
paragrafo 2.4, `e la base di un T -morsmo.
Si danno le seguenti denizioni:
Denizione 4.0.4 Un T -morsmo rappresenta un B
(1)
-gruppo se la sua base
4.2 Il typeset di un B
(1)
-gruppo 87
`e una base di tipi del gruppo.
Denizione 4.0.5 Una tenda rappresenta un B
(1)
-gruppo se `e linsieme dei
primi di un T -morsmo che rappresenta il gruppo.
Denizione 4.0.6 Una m-upla di partizioni `e la base di partizioni di un
B
(1)
-gruppo se `e la base di partizioni di una tenda che lo rappresenta.
Quanto verr` a provato nel corso del paragrafo 4.2 consente di aermare che
Proposizione 4.0.7 Due tende rappresentano lo stesso B
(1)
-gruppo se e solo
se esiste un cambio-base fra di esse.
Quindi B
(1)
-gruppi rappresentati dallo stesso T -morsmo sono isomor. In
generale questo non `e valido per B
(1)
-gruppi rappresentati dalla stessa tenda.
Per` o si far` a vedere che se G
1
e G
2
sono B
(1)
-gruppi rappresentati dalla stessa
tenda allora valgono le seguenti propriet` a:
- I typeset di G
1
e G
2
sono reticoli isomor ,
- G
1
e G
2
hanno gli stessi cambi-base ,
- G
1
e G
2
hanno le stesse decomposizioni dirette .
Per il lemma 2.4.14, non lede la generalit` a limitarsi a considerare tipi cos-
tituiti da tutti 0 fatta eccezione che per un numero nito di . Dora in
avanti, se G denoter` a un B
(1)
-gruppo rappresentato da un T -morsmo t di
base (t
1
, . . . , t
m
) allora con (g
1
, . . . , g
m
) si denoter`a una base di G con base
di tipi (t
1
, . . . , t
m
). Per ogni E I, lelemento

iE
g
i
verr` a denotato con g
E
.
2 Il typeset di un B
(1)
-gruppo
Sia G un B
(1)
-gruppo, rappresentato da un T -morsmo t di base (t
1
, . . . , t
m
),
e g un suo elemento g =
m

i=1
r
i
g
i
; la partizione dellinsieme I=1, ..., m
composta dai sottoinsiemi C
i
costituiti dagli indici n tali che gli r
n
sono uguali
4.2 Il typeset di un B
(1)
-gruppo 88
a r
i
si indica con part
t
(g) ed `e unica per g non dipendendo dalla particolare
combinazione degli r
i
g
i
. Posto, per ogni ( = C
1
, . . . , C
k
P(m),
G(() = g G [ part
t
(g) (,
`e semplice osservare che G(() `e un sottogruppo puro di G. In alcuni casi, per
un sottoinsieme E di I, verr`a usata la notazione G
E
in luogo di G(p
E
).
Lemma 4.1.1 Valgono le seguenti:
(1) G(() = 'gc
1
`

+ +'gc
k
`

;
(2) G(() `e un B
(1)
-gruppo di rango [([ 1;
(3) (t
C
1
,.., t
C
k
) `e una base di tipi di G.
Lemma 4.1.2 Per ogni (, T P(m), si ha:
(1) G(() G(T) se e solo se T (;
(2) G(() + G(T) G(( T);
(3) G(( T) = G(() G(T).
Inoltre, se ( = C
1
,. . . ,C
k
e T = D
1
,. . . ,D
s
sono partizioni di I tali
che ( T, allora, essendo ogni blocco di T unione di blocchi di (, T pu` o
essere riguardata come una partizione di (. Posto, per ogni j 1,. . . ,s,
D

j
= i1,. . . , k [ C
i
D
j
e D

= D

j
[ j 1,. . . ,s, si ha:
Lemma 4.1.3 [10] Siano (, T P(m). Se ( T allora G(()(T

) = G(().
Dim. Per denizione si ha:
G(()(T

) = '

iD

1
gc
i
`

+ +'

iD

s
gc
i
`

= 'g
D
1
`

+ +'g
D
S
`

= G(T).
Il prossimo risultato ha come conseguenza che il typeset di un B
(1)
-gruppo
coincide con linsieme delle immagini di ogni T -morsmo che lo rappresenta.
Teorema 4.1.4 [20] Se G `e un B
(1)
-gruppo rappresentato da un T -morsmo
4.2 Il typeset di un B
(1)
-gruppo 89
t allora t
G
(g) = t(part
t
(g)) per ogni g G.
Dim. Sia (R
1
, . . . , R
m
) la base di caratteristiche della base (g
1
, . . . , g
m
) di G.
Sia g G. Se g = 0 allora t
G
(0) = t(, I). Sia E un sottoinsieme proprio di
I. Se una potenza p

di un primo p divide g
E
allora per opportuni r
i
R si ha
g
E
= p

(
m

i=1
r
i
g
i
) e di conseguenza

iE
(1+p

r
i
)g
i
+

iE
1
(p

r
i
)g
i
= 0. Doven-
do i coecienti di tale relazione coincidere, si ha: r = r
i

jE
R
j
per ogni
i E, s = r
i

jE
1
R
j
per ogni i E
1
e 1+p

r = p

s. Ne deriva che sr =
1/p

jE
R
j
) + (

jE
1
R
j
) e quindi char
G
(g
E
) (

jE
R
j
) + (

jE
1
R
j
).
Dal fatto che g
E
= g
I\E
segue allora char
G
(g
E
) = (

jE
R
j
) + (

jE
1
R
j
) e
di conseguenza t(g
E
) = t
E
. Se part
t
(g) = ( = C
1
, . . . , C
k
allora g =
c
1
g
C
1
+ + c
k
g
C
k
e quindi char
G
(g) char
G
(g
C
1
) char
G
(g
C
k
). Ora,
tali caratteristiche hanno lo stesso tipo. Per provarlo `e suciente osservare
che leventualit`a che per un primo p esista un N tale che p

divida g
con maggiore strettamente del pi` u grande N tale che p

divide ogni
g
C
i
, ha luogo per un numero nito di primi e che per tali primi `e limi-
tato. Se p

divide g allora per opportuni razionali r


i
si ha p

(
m

i=1
r
i
g
i
) = g
e di conseguenza r
i
= r

j
per ogni i C
j
e p

j
c
j
= p

h
c
h
per og-
ni j, h 1, . . . , k. Allora, p

(r

h
r

j
) = (c
j
c
h
) ed essendo (r

h
r

j
)
divisibile al pi` u per p

, necessariamente p

deve dividere (c
j
c
h
) ed `e
quindi evidente che ci`o pu`o accadere solo per un numero nito di primi e
che non pu` o essere arbitrariamente grande. In denitiva, si ha allora che
t
G
(g) = t
G
(g
C
1
) t
G
(g
C
k
) = t
C
1
t
C
k
= t(() = t(part
t
(g)).
Corollario 4.1.5 T(G) = Im(t) = t(() [ ( P(m).
Inne, la proposizione 4.1.3 consente di fornire una importante caratteriz-
zazione dei classici sottogruppi puri e pienamente invarianti
G() = g G [ t
G
(g)
4.3 I cambi-base 90
al variare di in T(G).
Corollario 4.1.6 [14] Per ogni T(G), G() = G(part
t
()).
Dim. Se t
G
(g) allora part
t
() part
t
(t
G
(g)) part
t
(g); viceversa,
se part
t
() part
t
(g) allora t(part
t
(g)) = t
G
(g).
3 I cambi-base
Finora abbiamo visto come una base di tipi rappresenti un B
(1)
-gruppo e come
essa permetta di evidenziare propriet` a strutturali del gruppo; cio`e propriet` a
invarianti per quasi-isomorsmi quali, ad esempio, il typeset del gruppo e i
sottogruppi puri G(). Vedremo ora che un B
(1)
-gruppo puo essere rappre-
sentato da basi di tipi diversi e cio`e da diversi T -morsmi. Quindi `e naturale
porsi il problema di trovare tutte le possibili rappresentazioni. Lo facciamo
ricorrendo ai risultati esposti nel secondo capitolo. Tramite i cambi-base di
un T -morsmo riusciamo a trovare tutte le rappresentazioni possibili.
Questo `e un primo esempio di come, con strumenti propri della teoria dei
reticoli delle partizioni di un insieme nito, si riesca ad ottenere un risultato
nella complessa caratterizzazione di un B
(1)
-gruppo .
Sia Gun B
(1)
-gruppo rappresentato da un T -morsmo t di base (t
1
, . . . , t
m
).Vale
il seguente:
Teorema 4.2.1 [17] Le basi di tipi di G sono le m-uple (t
E
1
,...,t
E
m
) ove
c = (b
E
1
,...,b
E
m
) `e un cambio-base della tenda P(t).
Dim. Sia (u
1
, . . . , u
m
) una base di tipi di G e sia u il T -morsmo che la
ha come base. Siano
1
, . . . ,
k
gli elementi -irriducibili di T(G). Dal corol-
lario 4.1.5 segue che Im(u)=Im(t)=T(G). Pertanto, posto part
t
(
i
) = p
A
i
e
part
t
(
i
) = p
B
i
per ogni i = 1, . . . , k, si ha: P(u)= B
1
, . . . , B
k
e P(t)=
A
1
, . . . , A
k
. Se J 1, . . . , k, denotato con =

iJ

i
, dal corollario
4.1.6 segue che G() = G(part
t
()) = G(

iJ
p
A
i
) e G() = G(part
u
()) =
4.3 I cambi-base 91
G(

iJ
p
B
i
) e dunque che le partizioni

iJ
p
A
i
e

iJ
p
B
i
hanno lo stesso ordine.
Allora, per il teorema 2.3.7 esiste un cambio-base c = (b
E
1
,...,b
E
m
) fra le
tende A
1
, . . . , A
k
e B
1
, . . . , B
k
tale che c(A
i
) = B
i
per ogni i = 1, . . . , k.
Per vericare che u
i
= t
E
i
, per ogni i I, `e suciente controllare che tali
elementi sono generati dagli stessi
j
. Ora,
j
= v
Bj
u
i
se e solo se
i B
j
= c(A
j
) ossia se e solo se b
Ei
p
A
j
= part
t
(
j
) il che equivale a
t
E
i

j
. Viceversa, sia c un cambio base della tenda P(t). Lammissibilit` a
di c assicura che gli elementi g
E
1
,...,g
E
m
di G sono a m 1 a m 1 in-
dipendenti; inoltre, per il rango di G, esistono m coecienti a
1
, . . . , a
m
, tali
che

iI
a
i
g
Ei
= 0. Posto y
i
= a
i
g
E
i
per ogni i I, Y = 'y
1
`

+ + 'y
m
`

`e un B
(1)
-gruppo con base di tipi (t
E
1
,...,t
E
m
). Sia T = (b
F
1
, . . . , b
F
m
) lin-
verso di c. Gli elementi y
F
1
, . . . , y
F
m
di Y sono a m 1 a m 1 indipen-
denti e inoltre, per il rango di Y , esistono m coecienti b
1
, . . . , b
m
tali che

iI
b
i
y
F
i
= 0. Posto h
i
= b
i
y
F
i
, H = 'h
1
`

+ + 'h
m
`

Y G `e un
B
(1)
-gruppo con base di tipi (u
F
1
,...,u
F
m
). Ora t
i
= u
F
i
per ogni i I. Infatti,
u
Fi
= (

hF
t
E
h
) (

hF
1
t
E
h
) t((

hF
i
b
E
h
) (

hF
1
i
b
E
h
)) t
i
; inoltre, se

j
t
i
allora i A
j
= T(B
j
) ossia b
F
i
p
B
j
e pertanto
j
u
F
i
. Da ci` o
segue che H `e isomorfo ad un sottogruppo dindice nito di G e quindi, in tale
contesto, H `e uguale a G. Ne deriva che Y=G e dunque che il T -morsmo di
base (u
1
, . . . , u
m
) = (t
E
1
, . . . , t
E
m
) rappresenta G.
Dunque tramite i T -morsmi si riesce ad avere una rappresentazione com-
pleta di un B
(1)
-gruppo. Infatti (dal cor. 2.4.8) a partire dallinsieme dei primi
P(t) e tramite cambi base si ottengono tutte le tende che rappresentano G.
Inne, si osservi che per ottenere una base di G con base di tipi (t
E
1
,...,t
E
m
)
`e suciente considerare una combinazione lineare di g
E
1
,...,g
E
m
a coecienti
non tutti nulli che dia 0, infatti, se a
1
g
E
1
+ +a
m
g
E
m
= 0 e a
1
, . . . , a
m
non
sono tutti nulli allora (a
1
g
E
1
, . . . , a
m
g
E
m
) `e una base di G la cui base di tipi
`e (t
E
1
, . . . , t
E
m
).
4.4 Gruppi completamente decomponibili 92
4 Gruppi completamente decomponibili
In questo ultimo paragrafo si riporta una caratterizzazione dei gruppi com-
pletamente decomponibili dovuta a I. Caruso; in particolare si vede come `e
possibile capire se un B
(1)
-gruppo sia o no completamente decomponibile. Si
espone poi un algoritmo per la decomposizione di un B
(1)
-gruppo in addendi
diretti indecomponibili.
Proposizione 4.3.1 Per un T -morsmo t di base (t
1
,. . . ,t
m
) sono equivalenti
le seguenti condizioni:
(1) esiste un j I tale che t
j
=

i=j
t
i
;
(2) se AP(t) e A=I allora j A
1
.
Dim. Denotati con
1
, . . . ,
k
, gli elementi irriducibili di Im(t), lasserto
segue immediatamente dal fatto che P(t)= A
1
, . . . , A
k
ove
A
j
= i I [
j
t
i

per ogni j 1, . . . , k.
Dalla denizione di catena chiusa di una tenda segue immediatamente che
Lemma 4.3.2[27] Se T `e una tenda tale che A
1
[ A T e A = I =
allora T `e priva di catene chiuse.
Dunque, in denitiva, vale il seguente:
Teorema 4.3.3[27] Se G un B
(1)
-gruppo rappresentato da una tenda T al-
lora G `e completamente decomponibile se e solo se T `e priva di catene chiuse.
Dim. Se G `e completamente decomponibile allora per i lemmi precedenti
esiste una tenda T

che rappresenta G priva di catene chiuse. Dalla propo-


sizione 4.0.7 segue che T = c(T

) dove c `e un cambio-base di T

. Dal lemma
2.3.1 segue allora che anche T `e priva di catene chiuse. Viceversa, sia T priva
di catene chiuse. Sia T= A
1
, . . . , A
k
e senza ledere la generalit` a sia A
1
= I.
4.4 Gruppi completamente decomponibili 93
Se k = 1 allora lasserto `e banale. Sia k 2 e j A
1
2
. Posto B
1
= I, B
2
= A
2
e per ogni i 3, . . . , k:
- B
i
= A
i
se j A
i
,
- B
i
= (A
i
`j) h dove h A
1
i
se j A
i
e A
1
2
A
1
i
= ,
- B
i
= (A
i
`j) h dove h A
1
2
A
1
i
se j A
i
e A
1
2
A
1
i
= ;
`e semplice vericare che la tenda T

= B
1
, . . . , B
k
verica le propriet`a:
- [B
i
[ = [A
i
[ per ogni i 1, . . . , k,
- [B
1
i
B
1
J
[ = s 2 se e solo se [B
1
i
B
1
j
[ = s per ogni i, j
1, . . . , k,
- B
1
, . . . , B
k
`e priva di catene chiuse.
Pertanto, dal teorema 2.3.6 segue che esiste un cambio-base tra la tenda T
e la tenda T

e di conseguenza anche la tenda T

rappresenta G. Osservato
che j B
1
i
per ogni i 2,. . . ,k, dalla proposizione 4.3.1 segue che G `e
completamente decomponibile.
Ora da una base di un B
(1)
-gruppo vedremo come si calcola una decompo-
sizione in addendi diretti indecomponibili. Le varie decomposizione saranno
isomorfe tra loro.
Osserviamo che per stabilire semplicemente se un gruppo `e completamente
decomponibile o no non `e necessario scomporlo ma basta servirci del teorema
4.3.3 .
Sia G un B
(1)
gruppo rappresentato da un T -morsmo t di base (t
1
, . . . , t
m
).
Proposizione 4.3.4 [14] Se part
t
(t
j
) = j, C
2
, . . . , C
k
< p
j
allora G =
G(p
C
2
) G(p
C
k
).
Dim. Posto H = G(p
C
2
) G(p
C
k
), `e ovvio che g
1
, . . . , g
m
H G
e che t
H
(g
i
) = t
G
(g
i
) per ogni i = j; inoltre, dal fatto che g
j
= g
C
2
g
C
k
4.4 Gruppi completamente decomponibili 94
segue che t
H
(g
j
) = t
H
(g
C
2
) t
H
(g
c
k
) = t
C
2
t
C
k
= t
G
(g
j
) e quindi
che G = H.
Proposizione 4.3.5 [20] Se G `e decomponibile allora esiste almeno un in-
dice j I per il quale part
t
(t
j
) < p
j
.
Dim. Sia G = A B con A,B=0 . Se part
t
(t
i
) = p
i
per ogni i I, allora
G(p
i
) = G(t
i
) = A(t
i
) +B(t
i
) ha rango uno e di conseguenza o A(t
i
) o B(t
i
)
`e nullo. Allora, ogni g
i
appartiene o ad A o a B. Se gli insiemi E = i I
[ g
i
A e F = i I [ g
i
B fossero entrambi non vuoti si avrebbe
che 0 = g
E
= g
F
A B il che `e falso. Pertanto, o g
1
, . . . , g
m
A o
g
1
, . . . , g
m
B. Se g
1
, . . . , g
m
A allora dal fatto che t
A
(g
i
) = t
i
per
ogni i I segue che G = A. Il caso g
1
, . . . , g
m
B `e analogo.
Da tali proposizioni segue immediatamente:
Teorema 4.3.6 [14] G `e indecomponibile se e solo se part
t
(t
i
) = p
i
per
ogni i I.
In accordo con ci` o, i t
i
per i quali part
t
(t
i
) < p
i
si dicono tipi di decom-
posizione.
4.3.7 [14] Algoritmo per la decomposizione di un B
(1)
-gruppo in
addendi diretti indecomponibili.
Sia S = i I [ part
t
(t
i
) < p
i
= i
1
, . . . , i
q
. Se q = 0 (equiv. S = )
allora G `e indecomponibile. Sia q 1. Se part
t
(t
i
1
) = ( = i
1
, C
2
, . . . , C
s

dalla proposizione 4.3.5 segue che


G = G(p
C
2
) G(p
C
s
)
dove, ogni G(p
C
j
) `e un B
(1)
-gruppo ed `e rappresenato dal T morsmo di base
(t
i
, t
C
j
[ i C
j
). Per il corollario 2.4.16 allora part
t
(t
i
) = (p
C
j
part
t
(t
i
))

e
part
t
(t
C
j
) = (p
C
j
part
t
(t
C
j
))

= (p
C
j
(p
A
[ p
A
b
C
j
e A P(t)))


(p
C
j
(p
A
[ i
1
A e A P(t)))

= b

C
J
( ove con sintende che tali
partizioni sono riguardate come partizioni di p
C
j
). Pertanto, linsieme dei tipi
di decomposizione di ogni G(p
C
j
) `e incluso in t
i
2
, . . . , t
i
q
. Si passa allora
4.5 La propriet` a quasi-distributiva 95
a considerare t
i
2
. Chiaramente, esiste un j 2, . . . , s tale che i
2
C
j
.
Se part
t
(t
i
2
) = p
j
2
si passa allora a considerare i
3
. Se, invece, part
t
(i
2
) =
i
2
, D
2
, . . . , D
r
dalla proposizione 4.4.1 segue che G(p
C
j
) = G(p
C
j
)(p
D
2
)
G(p
C
j
)(p
D
r
). Senza ledere la generalit` a, sia D
r
il blocco di part
t
(i
2
)
che contiene C
1
j
. E semplice vericare che G(p
C
j
)(p
D
h
) = G(p
D
h
) per ogni
h = 2, . . . , r 1 e G(p
C
j
)(p
D
f
) = G(p
C
j
p
D
r
). Pertanto, si ha:
G = (
j1

i=2
G(p
C
i
)) (
r1

i=2
G(p
D
i
)) G(p
C
j
p
D
r
) (
s

i=j+1
G(p
C
i
));
inoltre, analogamente a quanto osservato prima, linsieme dei tipi di decomp-
sizione di ciascuno di tali addendi `e incluso in t
i
3
, . . . , t
i
q
. Appare evidente
che, reiterando tale procedimento, in un numero nito di passi, si ottiene la
decomposizione diretta di G in addendi indecomponibili.
Corollario 4.3.8 [14] Se H `e un addendo diretto di G allora esiste una
partizione ( di I tale che H

=G(().
5 La propriet`a quasi-distributiva
Le prossime proposizioni consentono di caratterizzare le m-uple di partizioni
che sono basi di partizioni di tende.
Denizione 4.5.1 [27] Una m-upla di partizioni ((
1
, . . . , (
m
) di I si dice
quasi-distributiva se
- (
i
p
i
per ogni i I;
- per ogni i = j, (#) un blocco di (
i
non contenente j `e o uguale ad un
blocco di (
j
o `e incluso nel blocco di (
j
contenente i.
Visualizzando:
(
i
= i, C
j
, Y
1
, . . . , Y
s
, Z
1
, . . . , Z
r

(
j
= j, C
i
, H
1
, .., H
q
, Z
1
, . . . , Z
r

4.5 La propriet` a quasi-distributiva 96


dove C
j
j H
1
H
q
e C
i
i Y
1
Y
s
.
Costruire manualmente una m-upla di partizioni quasi-distributiva diventa
molto complicato, a meno che molte di esse non siano bipartizioni puntate.
La prossima proposizione mostra che questa propriet` a `e necessaria anch`e
una m-upla di partizioni sia la base di partizioni di una tenda.
Proposizione 4.5.2 [27]Se T `e una tenda allora la m-upla
(part
T
(t
1
), . . . , part
T
(t
m
))
`e quasi-distributiva.
Dim. E ovvio che part
T
(t
i
) p
i
per ogni i I. Per denizione part
T
(t
i
) =
p
A
[ A T e i A. Se i = j, posto:
- H = A T [ i A e j A,
- K = A T [ j A e i A;
si ha:
- p
H
= p
A
[ A T, i A e j A,
- p
K
= p
A
[ A T, j A e i A.
Pertanto, denotata con ( la partizione p
A
[ A T e i, j A si ha:
- part
T
(t
i
) = ( p
H
,
- part
T
(t
j
) = ( p
K
.
Dunque ogni blocco di part
T
(t
i
) non contenente j `e un blocco di ( e di
conseguenza o `e uguale ad un blocco di part
T
(t
j
) o `e incluso nel blocco di
part
T
(t
j
) contenente I`K. Ma i I`K, e quindi vale la condizione (#).
Teorema 4.5.3 [27] La propriet`a quasi-distributiva `e necessaria e suciente
anch`e una m-upla di partizioni sia la base di partizioni di una tenda.
Dim. Resta da provare solo la sucienza. Sia ((
1
, . . . , (
1
) una m-upla di
partizioni quasi-distributiva di I e sia T= A I [ p
A
(
i
per ogni
4.5 La propriet` a quasi-distributiva 97
i A. ((
1
, . . . , (
m
) `e la base di partizioni di T. La denizione di T as-
sicura che part
T
(t
i
) (
i
per ogni i I. Siano C
i
1
,...,C
i
s
i blocchi di (
i
diversi da i. Poich`e ((
1
, . . . , (
m
) `e quasi-distributiva, `e facile provare che
C
1
i
1
, . . ., C
1
i
s
appartengono a T. Pertanto, part
T
(t
i
) = p
A
[ A T e
i A p
I\C
i
1
p
I\C
i
s
= (
i
e dunque, in denitiva, part
T
(t
i
) = C
i
.
Se ((
1
, . . . , (
m
) `e una m-upla di partizioni quasi-distributiva la tenda:
A I [ p
A
C
i
per ogni i A
prende il nome di dominio di ((
1
, . . . , (
m
) e si denota con dom(((
1
, . . . , (
m
)).
Se (T
1
, . . . , T
1
) ((
1
, . . . , (
m
) `e una base di partizioni di un B
(1)
-gruppo H
allora H `e rappresentato da una sotto-tenda di dom(((
1
, . . . , (
m
)).
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