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La storia di Pinu – I favolosi anni ‘60

Rientrato in Valle d’Aosta, dopo una vacanza in Sicilia, Pinu riprende a lavorare come pasticcere nell’industria locale. Le

migliorate condizioni economiche permettono a Pinu di acquistare

la prima automobile, una Fiat 600.

Gli anni di lavoro e di vita nel profondo nord italiano danno a Pinu conoscenze informate per un confronto con il Meridione. Il

risultato è impietoso e spinge Pinu a convincere genitori e fratelli

a trasferirsi in Valle d’Aosta. L’operazione non ha successo: le

condizioni di vita sono talmente differenti che, dopo pochi mesi, i parenti rientrano in Sicilia. Questo periodo permette a Pinu di conoscere meglio il fratello che corre su una Vespa “potenziata”;

con la Fiat 600 Pinu e Mario fanno un viaggio avventuroso, andata

e ritorno, Aosta/ Polizzi Generosa.

Pinu e i suoi amici frequentano sistematicamente la città di Torino, già capitale dei Savoia e capitale d'Italia, nel suo massimo splendore come capitale dell'Industria.

lavoro come capo pasticcere,

responsabile del laboratorio, di una prestigiosa pasticceria di

Courmayeur.

come

stazione di turismo invernale ed estivo di elite.

Le migliorate condizioni economiche e il successo professionale danno a Pinu la possibilità di riprendere con più impegno la pittura. Conosce il Maestro Martino Martini, ne diventa allievo e amico fino alla scomparsa del pittore piacentino nel 1975.

I favolosi

Nel

1965

Pinu

accetta

il

anni

sessanta

avevano

lanciato

Courmayeur

Immagine di Copertina: Guerra fredda e corsa allo spazio Fonte: space-image.co.cc

Tag: favolosi anni 60, storia di pinu, courmayeur, primo pasticciere, torino, martino martini, fiat 600, vespa potenziata,

ii

Principali eventi dei favolosi anni sessanta

1960: JFK e la Guerra Fredda

Fine dell'era Eisenhower, Francis Gary Powers e l'U-2, Summit USA/ Unione Sovietica, esecuzione di Carl Chessman e nascita del movimento contro la pena capitale, il razzismo in America, nuove nazioni africane, la principessa Margaret e Lord Snowdon, stelle del cinema, la Pop Art, le proteste anti-nucleare, inizi del movimento per la pace, elezione di JFK.

1961: La corsa allo spazio

Brigitte Bardot, la corsa allo spazio, Yuri Gagarin e Alan Shepard, viaggio di JFK in Europa e in Canada, Richard Burton e Elizabeth Taylor in Cleopatra, vertice JFK e Krusciov, il Muro di Berlino, Eichmann viene impiccato, i diritti civili Freedom Riders, Castro visita il Stati Uniti, Che Guevara, la Baia dei Porci, muore Dag Hammerskjold segretario generale delle Nazioni Unite.

1962: La Pillola

Strippers, Winston Churchill compie 88 anni, JFK contro United States Steel Corporation, Jackie Kennedy in Asia, indipendenza della Giamaica, razzismo in Inghilterra, Malcolm X, le chiese drive-in, la Pillola, bambini Talidomide, rifugi antiatomici, la Crisi dei missili a Cuba, Esposizione Mondiale di Seattle, John Glenn il primo americano in orbita, muore Marilyn Monroe.

1963: la Pop Art

La prima campagna anti-fumo, i club della salute, surf, Hugh Hefner, swinging London, lo scandalo Profumo, la Pop Art e Andy Warhol, Birmingham e il movimento dei diritti civili, l'Inghilterra della grande rapina al treno, Papa Paolo VI, disordini in America

iii

Latina, il Corpo di Pace, inizia la guerra del Vietnam per America, l'assassinio di Diem, fallout radioattivo, assassinio di JFK.

1964: Da Liverpool con Amore

The Beatles, Ciao Dolly! a Broadway, Marshall McLuhan: "il medium è il messaggio", comici, escalation in Vietnam, il presidente Mao, Kruscev rovesciato, Nehru muore, Martin Luther King vince il Premio Nobel, gli studenti universitari bianchi addestrati come combattenti dei diritti civili, Carol Doda:

ballerina in topless, Cassius Clay, strage del calcio in Perù, Canale di Panama, il terremoto dell'Alaska, il 29 dicembre Giuseppe Saragat diventa Presidente della Repubblica Italiana.

1965: Passeggiata nello spazio

Droga, la marcia Selma-Montgomery e il movimento per i diritti civili, camminata nello spazio degli astronauti, il Papa Paolo VI visita l’America, muoiono Albert Schweitzer e Winston Churchill, la minigonna, "happening" di Salvador Dalì, crisi della Repubblica Dominicana, Ed Murrow, Malcolm X, e Nat King Cole muoiono, disordini razziali in estate, si intensifica la guerra in Vietnam.

1966: La Grande Rivoluzione Culturale di Mao

Violenza armata, lo strangolatore di Boston, la Commissione Warren, Twiggy, Ralph Nader, carte di credito, la pornografia dilaga, Billy Graham, The Beatles affermano che sono più popolare di Dio, appare l'Età del Acquario, i raccoglitori di uva della California scioperano, Ronald Reagan come governatore della California, la segregazione razziale, la violenza in Indonesia, la Grande Rivoluzione Culturale di Mao, esplode il Vietnam, Joan Baez respinge la violenza nelle manifestazioni per la pace.

iv

1967: Gli hippies

Haight-Ashbury e gli hippies, Jackie Kennedy in Cambogia, l'indipendenza greca, Montreal Expo, 50° compleanno del partito Comunista Sovietico, le morti nella corsa allo spazio, sport estremi, World Series of Poker (WSOP), i giochi Pan Am, Coppa America, contro-manifestazioni per il Vietnam, Bobby Kennedy difende il coinvolgimento degli Stati Uniti in Vietnam, scontri e violenza nera, muore Che Guevara, Camp (kitsch) Art, la Guerra dei sei giorni.

1968: Proteste alla Columbia University, Maggio francese

Trapianti di cuore, sciopero spazzatura di New York City, jogging, Tiny Tim (musica demenziale), il dottor Spock, Jackie Kennedy diventa Jackie O, incidente USS Pueblo, sommosse alla Columbia University, disordini a Parigi, la repressione ceca, Formula 1, assassinio di Martin Luther King, l'offensiva del Tet in Vietnam, uccisione di RFK.

1969: Allunaggio

Woodstock, moratoria sulla guerra in Vietnam, John e Yoko, il principe Carlo, squatters, la figlia Diane di Art Linkletter muore suicida a causa LSD, Ted Kennedy e lo scandalo Chappaquiddick, Hollywood, esplosione demografica, sommosse in Giappone, Apollo 11 e Neil Armstrong.

v

Ritorno in Valle d’Aosta - 1963

1

La prima automobile

2

Confronto con il Meridione

3

Ricongiungimento familiare

6

Il Gran San Bernardo e la Vespa potenziata

6

Viaggio in auto da Aosta a Polizzi – settembre 1964

9

Trattoria con alloggio

11

Aspromonte

13

Sul traghetto per la Sicilia

14

Il rientro in Valle

16

La città di Torino

17

Mario ritorna a Polizzi – 1965

20

Pinu a Courmayeur

20

La nuova auto

22

Otto marzo 1966

24

I favolosi anni sessanta

25

I tempi della pittura

26

Il Maestro Martino Martini

27

Passare al setaccio “virtuale” le persone

31

Il pittore e l’artista

32

Il viaggio a Piacenza

33

La Delfina

35

La morte del Maestro Martini

37

Note sull’Autore

40

vi

Ritorno in Valle d’Aosta - 1963

si preparò per il

ritorno in Valle d’Aosta, doveva a malincuore lasciare il suo paese

Trascorsi i 15 giorni a casa, a Polizzi Generosa,

al

più presto anche perché, la parola data all’industriale dolciario

di

Aosta si doveva mantenere.

Al 16° giorno, 21 giugno 1963, prese la via ferrata che attraversando lo stivale italiano con il solito lungo treno diretto al Nord; giunse nella città di Aosta capoluogo della valle più bella d’Italia. Pernottò nell’albergo Alpino proprio nel centro città tra

la stazione delle ferrovie italiane e piazza Chanoux.

Émile Chanoux (Valsavarenche AO, 1906 – Aosta, 1944) notaio, politico italiano, martire della Resistenza in Valle d'Aosta.

Laureatosi con una tesi sulle minoranze etniche a soli 21 anni, dopo brevi esperienze come segretario comunale a Valsavarenche e a Cogne apre uno studio di notaio ad Aosta; diventa direttore di Le Duché d'Aoste, periodico della diocesi di Aosta.

Nel 1941 Chanoux fonda il clandestino Comité de libération, arrestato dalla polizia fascista, torturato dalle SS, muore in carcere il 18 maggio 1944.

Il giorno dopo si presentò negli uffici della Industria Dolciaria per essere assunto. Loro: sapevano già dell’arrivo di Pinu. Lo fecero accomodare in attesa dell’arrivo del direttore che non tardò a essere presente. Dopo qualche scambio di parole e ringraziamento riguardando le 100 mila lire (circa 52 Euro) precedentemente regalate! Firmò il contratto di lavoro a tempo indeterminato con uno stipendio da operaio specializzato.

Con i soldini in più; si affittò un mini appartamento vicino all’azienda e andò avanti con più soddisfazione e vitalità. (Questo ci voleva proprio!). Intanto trascorsero alcuni mesi lavorando felicemente nella azienda dolciaria di Aosta.

Gli orizzonti tanto lontani, piano piano si avvicinarono sempre di più nella mente e visione di Pinu.

1

“Federalismo e Autonomie” di Chanoux

Pubblicato postumo - resta uno dei testi fondamentali del movimento autonomista valdostano. Chanoux prospetta l'inserimento della Valle in una federazione italiana repubblicana, che «rappresenta la soluzione del problema delle piccole nazionalità e la definitiva liquidazione del fenomeno storico degli irredentismi, garantendo nel futuro assetto europeo l'avvento di una pace stabile e duratura».

La prima automobile

La patente di guida era in tasca da circa due anni e desiderava tanto di potere comperare una automobile, anche di seconda mano. Un giorno Pinu si trovò a lavorare fianco a fianco con l’amico e collega Gino e mentre si arrotolavano con le mani dei dolci a base di mandorle dal nome, Baci di Dama, chiese consiglio per comperare una macchina a rate, e come procedere nel caso in cui se ne trovasse una anche di seconda mano. Gino seppe dal capo pasticcere che voleva comperare una FIAT 1100-103.

Fiat 1100-103 Special 1960/61

comperare una FIAT 1100-103. Fiat 1100-103 Special 1960/61 Fonte: it.wikipedia Lui era già in possesso di

Fonte: it.wikipedia

Lui era già in possesso di una utilitaria ( FIAT 600 prima serie) tenuta molto bene dal colore celestino e all’interno rivestita di finta pelle dal colore bianco con macchie celeste. Gino fece presente al capo pasticcere che Pinu voleva comperare un’auto in buono stato.

Il capo pasticcere accettò la proposta e in comune accordo chiesero al titolare della ditta se dallo stipendio si poteva trattenere una quota per il capo pasticcere a saldo della rata mensile. Le rate furono diverse e trattenute puntualmente;

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soprattutto per la fiducia data al giovane pasticcere da parte del titolare.

E grazie ai due uomini fiduciosi e di animo buono Pinu diventò

proprietario della prima automobile entrando a fare parte di quel numeroso pubblico circolante per le strade della Valle d’Aosta.

Una grande soddisfazione:

le strade della Valle d’Aosta. Una grande soddisfazione: quella di possedere un bene mobile e un

quella di

possedere un

bene

mobile

e

un

mini

appartamento

in

affitto,

essere

libero di andare

e

venire

quando e come

si

desidera.

Toccare con mano; per dire!”

“si

fa

Una porzione di quel lontanissimo orizzonte che intravedeva precedentemente e che gli sembrava impossibile realizzarlo.

Confronto con il Meridione

Terminato il periodo triste del dopo guerra il meridione era veramente ridotto male. Debolissimi segni di ripresa si notarono nelle città piccole o grandi che erano. Nei paesi dell’entro terra regnava una paralisi permanente.

I laboratori artigianali pullulavano di giovani apprendisti. Il

campo edilizio dava lavoro soltanto ai muratori con l’aiuto dei familiari improvvisati manuali degli immobili da ristrutturare. (Tutto era svolto nella assoluta precarietà.)

Il settentrione era più avanzato infatti; giungevano giornalmente

emigranti da ogni parte del Sud. Tanti giovani della cittadina di

Polizzi si apprestarono a lasciare tutto per spostarsi al Nord e trovare subito lavoro e una discreta sistemazione.

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Italia Nord e Sud, economie a confronto

Sono passati 150 anni dall'Unità nazionale, ma l'Italia rimane ancora un Paese a due velocità, secondo l’analisi «150 anni di statistiche italiane: Nord e Sud 1861-2011», Il Mulino.

Fino al 1860 sviluppo industriale alla pari fra Nord e Sud, poi il sorpasso

Dopo il grande sviluppo degli anni compresi fra il 1952 e il 1973, grazie alla grande industria e alla Cassa del Mezzogiorno, quando il PIL pro capite crebbe del 4,6% all'anno nel Sud, rispetto al 4,8 del Centro-Nord.

In seguito alla brusca battuta d'arresto avvenuta dopo gli anni '70, quando i grandi impianti delle aziende più importanti del Paese cominciano a chiudere i battenti dopo aver alimentato la speranza di un nuovo futuro, il Sud comincia a perdere terreno.

«Nel 1860 - afferma il vicedirettore di Svimez, Luca Bianchi - in realtà c'era una quantità di insediamenti industriali simile tra Nord e Sud. Poi alla fine dell'Ottocento e ai primi del Novecento inizia lo sviluppo del grande triangolo industriale (Milano-Torino-Genova) e da quel momento il Mezzogiorno non riesce più a tenere il passo. L'unica fase di recupero è tra gli anni '50 e il '73.

Poi comincia a perdere di nuovo e comunque il tasso di industrializzazione del Mezzogiorno resterà la metà di quello del Centro-Nord». Dal 1973 «si sviluppa soprattutto l'industria del Nord e i posti di lavoro che si perdono nell'agricoltura non si riescono a recuperare negli altri settori».

esplosa «solo grazie allo sfogo

dell'emigrazione che ha visto in quegli anni andare via oltre 2

La situazione non

è

milioni e mezzo di persone» e che oggi portano nuovamente i talenti lontano.

Da “Nord e Sud, 150 anni di economie a confronto: nel 1861 Pil e industrie alla pari, poi il crollo”, Il Sole-24 Ore, 30 maggio

2011

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In codesto calderone, vi fu anche chi sta scrivendo: ma chi sta scrivendo, emigrò per volontà e necessità di arricchire il suo povero e misero bagaglio culturale. Giù era tutto un tabù, almeno per le fasce meno ambienti.

Per le famiglie culturalmente avanzate c’erano le prospettive di miglioramento sociale. Loro però vivevano nel loro regno incontrastato e gelosamente difeso. Nulla trapelava dai loro visi sempre rigidi e imperturbabili; a stento ma molto stentata era la confidenza e benevolenza verso i più deboli e poveri. Questo proprio non lo mai accettato; e fin da piccolo!

Strategie sul Mediterraneo, politica fiscale e industriale per rilanciare il Sud

Secondo il presidente dello Svimez, Giannola, oggi

Mezzogiorno si propone come «opportunità strategica del Sistema Italia».

Se si puntare su tre direttrici:

il

centralità del Mediterraneo,

fiscalità differenziata,

politica industriale centrata su logistica e fonti energetiche alternative e tradizionali.

Senza un progetto Sud forte e condiviso, infatti, il rischio è che, se non contrastato, il «silenzioso tsunami demografico ci consegnerà nel giro di poco più di trent'anni un Sud spopolato, anziano, cronicamente e ben più "patologicamente dipendente"

di oggi per l' effetto congiunto di un declino nella fertilità, del

progredire della speranza di vita e di una ben peculiare ripresa

dell'emigrazione».

Da “Nord e Sud, 150 anni di economie a confronto: nel 1861 Pil e industrie alla pari, poi il crollo”, Il Sole-24 Ore,

30 maggio 2011

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Ricongiungimento familiare

A proposito … anche Pinu fece arrivare ad Aosta i suoi fratelli

Mario e Salvatore con mamma e papà.

Mario trovò subito lavoro come decoratore edilizio, Salvatore era carpentiere in ferro e il papà muratore, per questi due il clima

rigido e freddo invernale con la diversità di lavoro rispetto a quello siculo non è stato a loro favorevole; per cui se ne tornarono

in Sicilia e a Polizzi.

Mario si fece spedire la sua Vespa 175 di cilindrata che le servì per recarsi al lavoro nei vari condomini appena finiti nella città di Aosta. La ditta in cui lavorò per pochi anni è stata una impresa di decorazione edile nel quale Mario è stato apprezzato e benvoluto sia dai colleghi che dal titolare.

apprezzato e benvoluto sia dai colleghi che dal titolare. La mitica Vespa Scooter della Piaggio, progettata

La mitica Vespa

Scooter della Piaggio, progettata dall'ingegnere aeronautico Corradino D'Ascanio fu brevettata il 23 aprile del 1946.

(Foto Flickr)

Il Gran San Bernardo e la Vespa potenziata

Pinu ricorda un piccolo episodio. Una Domenica mattina decisero

di fare una passeggiata con la Vespa verso il passo del Gran San

Bernardo, era una giornata estiva e soleggiata.

Saliti in sella alla due ruote, intrapresero la Statale N°27 con inizio dal crocevia dell’ospedale Mauriziano di Aosta fino al famoso valico alpino.

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Il Colle del Gran San Bernardo - Col du Grand Saint-Bernard è un valico alpino a 2'473 metri s.l.m. che collega la valle italiana del Gran San Bernardo con la valle d'Entremont del cantone svizzero del Vallese.

Il valico costituisce un importante via di comunicazione attraverso le Alpi fin dai tempi dell'Impero Romano.

Il nome del passo deriva da San Bernardo, che vi fondò un ospizio come rifugio per i viaggiatori nell'XI secolo.

Nel 1964 fu inaugurato il traforo del Gran San Bernardo - Tunnel du Grand-Saint-Bernard lungo 5798 m a 2.469 m di quota con ingresso/uscita nei comuni di Saint-Rhémy-en-Bosses (1.875 m) in Italia e di Bourg-Saint-Pierre (1.918 m) in Svizzera.

(1.875 m) in Italia e di Bourg-Saint-Pierre (1.918 m) in Svizzera. 38-lago-del-gran-san-bernardo_28045.JPG, aostasera.it

38-lago-del-gran-san-bernardo_28045.JPG, aostasera.it

La strada di montagna fu attraversata tutta in salita con brevi tratti di rettilinei e tante curve, duemila metri di dislivello per giungere al valico ed una quota di 2500 metri.

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Mio fratello Mario, non si ricordò di togliere dal tubo della marmitta un salsicciotto lungo 10 centimetri di paglietta di ferro simile a quella che si usa in cucina per togliere delle pentole la crosta indurita e bruciata di una pietanza.

Dopo alcuni chilometri dalla partenza e vicino al paesino di

della

miscela che dovevano uscire

scappamento

al paesino di della miscela che dovevano uscire scappamento Gignod dal le di impurità tubo rimasero

Gignod

dal

le

di

impurità

tubo

rimasero

imprigionati

nella

paglietta

dando

al

motore

della

Vespa,

uno

strano

rumore

simile

al

soffocamento.

 

(Povera

Vespa!)

Costretti a fermarsi in una piazzola; Pinu vide suo fratello Mario darsi un colpo

di mano sulla fronte ed esclamare. “Chi minghia sugnu!. Un luvaiu

a paghietta di dintra a marmitta”. (Che scemo che sono! Non ho

tolto la paglietta di ferro da dentro la marmitta!)

Pinu rispose: “Pirchì cià mittisti?” (Perché lai messa?).

Mario spiegò in un misto di parole in dialetto e italiano che … quando era in Sicilia partecipava alle gare di regolarità su strade e circuiti motociclistici riscuotendo meritati premiazioni portando a casa coppe e trofei.

E

… questo Pinu non lo sapeva davvèro! Bravo Mario.

Il

fratello spiegò che … per rendere lo scùter quasi professionale e

più rumoroso, si toglieva il filtro regolare interno alla marmitta

per avere più rumore e aggressività del motore.

In verità era soltanto un espediente inutile. Soltanto illusione!

E … quando Mario non partecipava alle gare, usava questo tappo riduttore di rumore per non disturbare la quiete pubblica e incorrere a multe o sanzione dagli organi di vigilanza.

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Gare anni 1960 (da: bikernews.it)

Gare anni 1960 (da: bikernews.it) Viaggio in auto da Aosta a Polizzi – settembre 1964 I

Viaggio in auto da Aosta a Polizzi – settembre 1964

I due siculi in Val d’Aosta coabitarono nel mini appartamento

mansardato. L’Anno successivo venne il periodo di ferie di venti giorni, era il mese di settembre del 1964 e come tutti gli emigranti tornavano a casa per godersi il meritato riposo. I due fratelli, decisero di partire con la FIAT 600 per la lontana Sicilia.

Il viaggio fu lungo ed estenuante, attraversare lo stivale italiano

da NORD a SUD è stato faticoso anche perché l’autostrada iniziava

a Santhià e terminava a Salerno.

Per circa 1000 chilometri si viaggiò bene, mentre i restanti 700 chilometri, erano tutti su strada statale.

Un vero calvario! Pinu e Mario animati dalla gioia di possedere una automobile e disporre di qualche soldino, affrontarono il lungo viaggio non pensando però a tutte le incognite e pericoli che si potevano presentare e quando meno uno se li aspetta. (E’ proprio

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vero!) Che la forza della gioventù e la auto responsa bilità aiuta

quasi sempre a superare ogni cosa. “Sempre nei limiti

Comunque: da Aosta, Milano, Roma, Napoli e Salerno i mpiegarono 14 ore di lieto viaggiare.

personali!”

i mpiegarono 14 ore di lieto viaggiare. personali!” Le soste furono soltanto per il rifornimento di

Le soste furono soltanto per il rifornimento di ben zina per la macchina e qualche panino ripieno di prosciutto e form aggio.

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Pinu, faceva anche il pieno mentale e visivo di tutto quello che

vedeva e sentiva perché attraversare l’Italia con il proprio mezzo

e fermarsi quando e dove si vuole, è una cosa fantastica e

affascinante. Lo scoprire le varie diversità che la natura ti offre;

e, che si sanno guardare, diventa una lezione di vita che ri mane

impressa nell’animo e, inesorabilmente incancellabile per tutta la vita. (Vi pare poco?)

Dopo le prime 14 ore di viaggio, alle 20 l’equipaggio della FIAT

600 si fermò in un paesino della Campania subito dopo la cittadina

di Salerno. Nel gruppetto di casolari che avvistarono da lontano

decisero di fermarsi. In una casetta dall’aspetto campagnolo, videro una insegna luminosa di colore azzurro con la scritta:

“Trattoria con alloggio”. Era proprio quello che desideravano fare.

Castelcivita SA (Fonte: agriturismo.it)

desideravano fare. Castelcivita SA (Fonte: agriturismo.it) Trattoria con alloggio Fermatesi davanti la porta

Trattoria con alloggio

Fermatesi davanti la porta d’ingresso, chiesero se era possibile cenare e pernottare ad un Signore di mezza età con un grembiule bianco e seduto su una sedia intento a fumarsi una sigaretta.

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All’interno c’era il banco bar con una macchina da caffè espresso. Tre tavoli vuoti e uno con quattro persone che giocavano a carte;

e precisamente a briscola, si capì per le grida che facevano

” Il cameriere o il titolare che

fosse, accettò i viaggiatori dando loro; da mangiare e dormire.

(Meno male?) I due stanchi e affamati consumarono dei spaghetti

al pomodoro e un fritto misto accompagnati da una bottiglia di

vino rosato della zona.

Terminata la cena, si apprestarono a salire una scala fino alla camera, in essa vi era un letto matrimoniale un armadio di legno vecchio un tavolo a tre piedi e una bacinella di alluminio con una caraffa di metallo leggero smaltata all’interno che all’esterno e piena di acqua, al lato una saponetta dentro una ciotola di argilla. Non ci è voluto molto a capire che l’empirico apparato serviva per lavarsi. Gli asciugamani erano piegati e posti sopra la spalliera di una sedia.

citando la parola “briscola!

In quanto ai servizi igienici; ovvèro; il gabinetto! Era in uno stanzino vicino alla camera, con una porta di legno vecchio larga appena sufficiente per entrare una persona di statura media piccola.

Nel muro, una piccola e misera finestrella che una testa da bambino non passava assolutamente. Comunque: ai due interessava di più il letto per riposare. E … così fu. L’indomani mattina ripresero il lungo viaggio verso SUD .

La prodigiosa automobile di piccola cilindrata intraprese il viaggio verso il Sud Italia. La vettura andava spedita e sicura anche perché, era condotta da un modesto autista. Ella, divorava i chilometri come fosse nuova di fabbrica, affrontò un sali scendi con pendenze e salite davvèro impegnative dando da fare sia al motore che all’autista!

Curve, contro curve e tornanti erano quasi di continuo. Alcuni tratti di strada erano percorribili soltanto a bassa velocità a causa di qualche mezzo pesante che procedeva lentamente. Gli incidenti erano sempre nelle vicinanze dei paesi. (Chissà perché.)

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Aspromonte

Prima di partire alcuni amici ci avevano detto di non attraversare la Calabria e le pendìci del monte Aspromonte di sera o di notte perché si potevano fare degli incontri strani (Fonte immagine:

peppeca ridi2. wordpress.com). Quali incontri strani si potevano fare? Si chiese Pinu? Comunque: per attraversare quasi tutta la Calabria, ci volle una giornata e fino a sera.

Giunti a pochi chilometri da Villa San Giovanni e nei pressi di Scalèa e Scilla, in una doppia curva subito dopo avere attraversato una lunga e buia galleria satura di fumi e odori strani: gli occhi di Pinu, videro al lato della strada e seminascosti tra un cespuglio e un serbatoio cubico di cemento con una porticina in ferro, presu-mibilmente, appartenente all’acquedotto comunale; tre sagome di persone avvolti da mantelli neri e cappelli.

Negli attimi del passaggio ed una distanza di pochi metri, si videro solamente il chiarore del viso e delle mani. Sono rimasti immobili come statue.

Pinu si chiese. --- Chissà cosa facessero e cosa aspettassero quei

tre fantasmi dal colore nero e nell’oscurità?

E, in quel luogo?

dal colore nero e nell’oscurità? E, in quel luogo? Pensò solamente alle parole e consigli datele

Pensò solamente alle parole e consigli datele dai suoi amici e prima della partenza. Suo fratello Mario era distratto e intento a guardare il mare dalla parte destra non accorgendosi affatto di quello che c’era a sinistra. Pinu, per non farlo spaventare non disse nulla.

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Mario si accorse soltanto dall’andatura più veloce della macchina

Hai paura di

arrivare tardi a Villa San Giovanni?

In quel momento da una scarpata a sinistra dell’autista, un branco

di cani lupi si avventarono contro la macchina abbaiando come

forsennati e correndo per alcune decine di metri dietro l’utilitaria.

Il viso dei due fratelli cambiò di colore e accelerando ancora di più, si allontanarono, seminando gli affamati inseguitori con addosso molta paura; esclamarono insieme. “Porcaccia miseria, che spavento stasera!”

e

disse a suo fratello. “Come mai acceleri così? ”

Intanto sopraggiunsero altre automobili e i due si tran- quillizzarono un poco giun-gendo più tardi, in pros-simità di Villa San Giovanni diretti all’imbar-cadero.

Acquistato il biglietto, salirono sul traghetto per la Sicilia.

Sul traghetto per la Sicilia

Le luci della città di Messina che si riflettevano chiarissime nel mare dello Stretto, diedero coraggio ai due siciliani che in quel momento, nella mente dei due giovani frullavano sicuramente le parole. Terra nostra ti stiamo venendo a trovare!

Alle ore 21, salirono la scala per accedere al ponte superiore del traghetto dove le macchine di ogni tipo trovavano il posto. Dal pontile parcheggio i due fratelli Albanese scesi dalla vettura e incuriositi, andarono verso poppa per vedere entrare le carrozze del treno verso il ventre vuoto della Nave.

Un rumore assordante delle ruote e binari di ferro miste allo vociare degli addetti alle manovre, rompevano l’atmosfera della serata che, per l’occasione era veramente bella con l’aria e temperatura mite. L‘odore del mare riempiva le narici e i polmoni dei tanti passeggeri che radunati sul pontile, guardavano con molta attenzione, l’entrata del lungo treno dal portellone abbassato della poppa del traghetto “San Francesco di Paola”.

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Villa San Giovanni 1960 – Traghetto in approdo

Villa San Giovanni 1960 – Traghetto in approdo Fonte: ferroviesiciliane.it Tolti gli ormeggi dalle corde di

Fonte: ferroviesiciliane.it

Tolti gli ormeggi dalle corde di canapa, la nave traghetto si avviò nelle acque del canale di Sicilia o, stretto di Messina dove un altro imbarcadero era pronto ad accogliere il prezioso carico di passeggeri, automobili e convoglio ferroviario. Intanto, Pinu e Mario incuriositi e stupiti di quanto hanno visto, guardavano le altre navi in transito; i palazzi che lambivano la lunga riva della città sempre più vicini e con i riflessi tuffati in acqua in un alternarsi di luci e colori siciliani. E’ stata una esperienza bellissima.

A sbarco avvènuto e una breve sosta in un bar del lungo mare di Messina per bere un caffè e una coca cola, si avviarono per la tortuosa strada statale 113 Messina Palermo.

Dopo cinque ore di viaggio notturno e, da un paese all’altro contenti di viaggiare su una macchina FIAT senza problemi di meccanica o incidenti vari; alle “ore zero tre” dell’alba successiva, la celestina 600 targata Aosta, si fermò davanti il portone dell’abitazione dei familiari in, Piazza Medici a Polizzi Generosa , Palermo.

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Il rientro in Valle

Dopo due settimane di permanenza a casa, giunse il giorno per il rientro in Valle d’Aosta che, salutati i familiari e tutti gli amici; caricati i bagagli l’equipaggio riprende la via del ritorno.

Partiti in una mattina con temperatura molto fresca e presto; si ritrovarono verso sera e prima dell’oscurità nei pressi del paese di Castrovillari quasi al termine della Calabria. Ricordandosi degli episodi poco simpatici; al primo posto di ristoro con alloggio, decisero di fermarsi per la notte.

Mai più la Calabria venne attraversata in macchina nell’oscurita, o

di notte. (Allora era così!!

comodo, intrapresero il viaggio e prendere l’Autostrada nei pressi

di Salerno e per il Nord.

Nel primo pomeriggio giunsero al casello di Napoli e il cielo si coprì di nuvole, poco più avanti divennero scuri e minacciosi; all’improvviso si scatenò un violento temporale tanto che l’acqua negli avvallamenti del piano autostradale si formavano dei piccoli laghi con l’acqua alta fino a tre quarti delle ruote.

Diverse auto come le cinquecento e giardinette rimanevano

) L’indomani mattina e con molto

ferme a causa del carico che portavano. Hanno visto famiglie di 5

o 6 persone con bambini stipati dentro l’abitacolo, i contadini

trasportavano carichi di broccoli e verdura varia con l’abitacolo e il tetto carichi; “anzi: in sopracarico e fuori regolamento”.

Allora in quel periodo e in quel territorio tutto era alla norma

Agli occhi di Pinu nulla sfuggiva delle cose a

lui fuori posto o che non si dovevano fare in nessun modo!

Era l’inizio della ripresa economica e del consumismo, le persone sfruttavano al massimo ogni cosa potesse migliorare la loro posizione e tenore di vita.

Nei primi anni 60 i contadini, artigiani e piccoli imprenditori erano alleggerite dal carico che regolamentava ogni cosa, ogni mossa e ogni onere fiscale.

(si fa per dire!

)

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L’utilitaria con i due fratelli a bordo e il peso non eccessivo, andava avanti bene, solo in alcuni tratti si sentiva battere con forza l’acqua sotto la carrozzeria, ma con una marcia bassa e andatura lenta a,” zichi zachi “(sinistra destra) decisero di non fermarsi sperando che più avanti, il temporale volgesse al termine. ( E così è stato.)

Superata la Campania, il Lazio, la Toscana , la Lombardia e il Piemonte, misero piede in territorio Valdostano e finalmente a tarda notte, giunsero a casa. Stanchi si … ma contenti.

La città di Torino

La città di Torino prima della massiccia invasione degli operai meridionali era una città vivibile sotto tutti i punti di vista.

Dopo Milano, era il luogo che assicurava lavoro e benessere a chiunque, dal paese di Pinu numerosi furono i giovani e le famiglie trasferitesi nella città dell’automobile.

Torino – Porta Palazzo (Fonte:urbanfile.it)

i giovani e le famiglie trasferitesi nella città dell’automobile. Torino – Porta Palazzo (Fonte:urbanfile.it) 17

17

Ricorda negli anni precedenti alla sua partenza, che sentiva dire sovente al bar o in piazza queste parole. “Allura pronti siti pa ”

partenza?

pronti per la partenza? Dove andate nella fabbrica della FIAT ?)

Torino, era la città prediletta per giovani apprendisti pasticceri. Perché in essa esistevano numerose pasticcerie di qualità. Con la macchina a disposizione Pinu e i suoi colleghi e amici più stretti,

si recavano sovente nel capoluogo piemontese mettendosi alla

ricerca delle varie vetrine del dolce e del cioccolato. In esse, nei periodi prè festivi erano esposti delle vere e proprie opere d’arte dolciaria. La fantasia dei pasticceri piemontesi era assai varia e fantasiosa. I disegni e le decorazioni sopra le torte facevano ricordare ai clienti, il senso della festa imminente.

Il giorno di riposo tutti d’accordo si partiva il mattino presto e

giungere in un posteggio nella grande piazza del mercato generale di “Porta Palazzo” dopo una frettolosa colazione a base di croissantis ( brioscine ricurve a forma di cornetti con un poco di

marmellata nel centro) un caffè o un cappuccino completava la colazione e subito dopo, andare alla ricerca delle pasticcerie.

Pinu registrava ogni cosa e in particolar modo, i disegni sopra le torte; al rientro a casa, li disegnava con i pastelli colorati e prima

di andare a dormire.

Egli; aspettava solo il momento giusto per disegnarle quando il capo pasticcere o l’amico Gino le davano il compito della decorazione sopra le torte in laboratorio.

A volte, i colleghi rimanevano a bocca aperta nel rivedere la

somiglianza a quelle torte che avevano visto tempo addietro e in qualche vetrina di Torino.

Con quel stratagemma e memoria, il siciliano era tenuto un poco

(Allora siete

Unni iti a Turino na fabbrica da fiàt?

in

considerazione, (Vi pare poco?

)

E … Si, lui era convinto che

la

sua formula di apprendimento, servisse anche a migliorare la

sua professione. Prima del ritorno in valle, era consuetudine fare una sosta in corso Giulio Cesare, e in uno dei svariati ristoranti

piemontesi per gustare alcune delle pietanze con l’immancabile “bollito misto e salsina verde.”

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La Pasticceria Tamborini dal 1812 a due passi da piazza Castello, nel cuore storico di Torino.

Pasticceria Tamborini dal 1812 a due passi da piazza Castello, nel cuore storico di Torino. Fonte:

Fonte: pasticceriatamborini.it

Cosa assai gradevole era quello dell’omaggio di un piccolo sacchetto, con 4 gianduiotti all’interno (cioccolatino con pasta nocciola a forma trapezoidale, vera specialità esclusiva di Torino) da parte del gestore ai clienti che pranzavano o cenavano in quel locale. Ringraziandosi a vicenda; i pasticceri aostani si avviavano lungo il corso Giulio Cesare dove al termine di esso, iniziava l’Autostrada Torino Quincinetto alle porte della Valle d’Aosta e, a casa.

La città di Torino degli anni 60, era veramente tranquilla, sicura e molto interessante. I loro grandi palazzi rinascimentali e di stili vari con molte decorazioni in Barocco; e con i ponti rivestiti in marmo e pietre bianche che permettevano il collegamento da un corso a l’altro: erano veramente da ammirare. (E quello che hanno fatto gli occhi di Pinu quando si recava nel capoluogo piemontese.)

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La visita in piazza San Carlo, il parco del Valentino con il suo borgo medievale e le acque tranquille del fiume Po, sono state le mete preferite del pasticcere siciliano. (Un ricordo indimenticabile!!) Il lavoro nella industria dolciaria aostana proseguì per alcuni anni.

Mario ritorna a Polizzi – 1965

Suo fratello Mario decise di ritornarsene a Polizzi ed aprire una sua attività di decoratore edile.

Intanto la sua fidanzata Pina, (ragazza molto bella e gentile) da anni residente in Germania, lo assecondò sposandosi poco dopo il loro ritorno.

Pinu a Courmayeur

Pinu conobbe diverse persone e amici; finchè un giorno fu avvicinato da uno dei titolari di una pasticceria a Courmayeur (paese turistico proprio sotto il Monte Bianco) promettendo un lavoro sicuro a tempo indeterminato nel loro laboratorio.

Veduta di Courmayeur (itsportmontagna.it)

promettendo un lavoro sicuro a tempo indeterminato nel loro laboratorio. Veduta di Courmayeur ( itsportmontagna.it) 20

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Poiché, essendosi impadronito del lavoro industriale nella fabbrica dolciaria in Aosta; le è piaciuta l’idea di lavorare in un laboratorio piccolo e dove poteva mettere in pratica, quasi tutta l’esperienza acquisita e affinarsi nella pasticceria mignon con le svariate torte da proporre.

Giuseppe Saragat, quinto Presidente della Repubblica Italiana (dal 29 dicembre 1964 al 29 dicembre 1971) in Valle d’Aosta con i tre nipotini.

Fonte: fondazionesaragat.it

Italiana (dal 29 dicembre 1964 al 29 dicembre 1971) in Valle d’Aosta con i tre nipotini.

Le disse Renzo, uno dei titolari. --- Che a Courmayeur nel periodo estivo e quello invernale, era frequentato da personaggi di ogni genere anche politici, come il Presidente della Repubblica Saragat ecc. Personaggi del cinema e spettacolo nonché Signori dell’industria, commerci e spedizioni.

Dopo una settimana di meditazione, Pinu decise di licenziarsi dal grande laboratorio e trasferirsi nella nuova pasticceria di Courmayeur. Il nome di Pinu era gia conosciuto sia nell’ambiente dolciario che in quello artistico.

Dopo diversi mesi a Courmayeur conobbe il titolare della pasticceria “Caprice” poco distante da quella in cui lavorava.

Essa era più qualificata e con un bar dove la sera con la musica di un “Jukebox” (fonte immagine: donebete.splinder.com) era il ritrovo dei ragazzi e ragazze, e dove si potevano fare dei balli dando occasione di innamorarsi e successivamente anche di sposarsi. I clienti di quel esercizio erano davvèro tanti e variegati.La produzione dei pasticcini e torte erano

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all’avanguardia poiché, i pasticceri provenivano per le “stagioni”, dalle città di Torino e Milano.

Essi portarono novità e qualità eccellente; tanto che Pinu si innamorò fortemente decidendo immediatamente: di esaudire la proposta del titolare Signor Leonardo.

Il trasferimento nella nuova pasticceria avvènne pochi giorni dopo il licenziamento dalla prima.

Il laboratorio era confinante con il negozio. Una finestra rettangolare con vetri, separava la strada centrale del paese.

Nei periodi festivi e stagionali la via pullulava di presenze, tanto: che alcuni passanti si fermavano e guardavano i pasticceri intenti alla produzione. Il Signor Leonardo capì subito il valore professionale del nuovo arrivato.

Dopo 15 giorni di dimostrazione Pinu venne assunto a tempo indeterminato con vitto alloggio stipendio maggiorato e, la responsabilità del laboratorio . Una bella soddisfazione, non vi pare?

del laboratorio . Una bella soddisfazione, non vi pare? La nuova auto Alcuni mesi dopo, cambiò

La nuova auto

Alcuni mesi dopo, cambiò la Fiat 600 con una Renault “R8” di colore blu cobalto. Per quasi un anno lavorò come un forsennato “simile al lavoro forzato”, non sottomesso da nessuno ma solamente per puro piacere di mettere in opera tutto quello che sapeva fare e appreso con molto interesse.

Perfezionò il procedimento del gelato artigianale che faceva il Signor Leonardo.

Un gelato a freddo e un poco sciablo cioè senza corpo e dai gusti delle polveri liofilizzate.

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Pinu suggerì una nuova linea, quel-la di fare bollire il latte con aggiunta di un pizzico di vaniglia una foglia di cannella Silon “Pregiatissima e proveniente dall’isola di Sumatra” con dei tuorli

di uova per i gelati alle creme.

Invece per i gelati alla frutta sciroppo di zucchero cotto a 45 gradi

e passate di vari frutti di stagione con un pizzico di addenzante naturale e vegetale in polvere.

La diversità del prodotto fu notata da tutti i clienti abituè; invece per i passanti e turisti tutto andava bene. Il titolare notò l’incremento degli incassi giornalieri e festivi più alti di quelli dell’Anno precedente; era un uomo contento e soddisfatto. Durante la giornata trascorreva diverse ore assai volentieri accanto al nuovo pasticcere, lo guardava incuriosito durante i svariati procedimenti lavorativi. Nei suoi occhi si notavano segni

di gioia e contentezza.

Nei suoi occhi si notavano segni di gioia e contentezza. Tra i due si consolidò una

Tra i due si consolidò una reciproca stima e rispetto con sincera amicizia. Un’altra bella soddisfazione. Episodio positivo, che si aggiunse a quelli avvènuti precedentemente, arricchendo il paniere delle belle azioni in campo lavorativo e, umano. Ricorda Pinu! Che i giorni di maggiore lavoro furono i sabati e le

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Domeniche; ancora di più, nelle festività importanti. Tutti i sabati venivano preparati diverse torte alla crema, crostate alla frutta, pasticcini alla crema e chantilly alla panna montata. Le torte venivano decorate e disegnate a seconda della ricorrenza o festività.

Otto marzo 1966

L’otto marzo del 1966 Pinu volle dedicare la decorazione sopra le torte, alla donna: alla donna di casa e cioè, a torte farcite posò sopra un quadrato di pasta di mandorle frangettato ai lati come fosse un tappeto in miniatura e, con al centro un tavolino da cucina a 4 piedi e un copri tavolo color rosa ricavato da pasta di mandorle e cioccolato fondente; ai 4 lati quattro sedioline anch’esse della stessa pasta alte 10 centimetri e in proporzione adeguata al tavolo. Sopra, un piccolo piatto con dentro una piccola “anforetta o, Boccàle” e sopra i tavoli dei fiorellini di mimosa realizzati in crema . Un soggetto indicato alla donna.

La commessa addetta alla vendita ma, di poca “cultura dolciaria” stentò a esporre in vetrina le torte perché secondo lei; erano delicate per essere incartate, qualora si vendessero.

Con ordine perentorio del titolare le torte furono esposte alle ore nove di Domenica e ammirate da ogni passante che si fermava davanti la vetrina. I commercianti della via centrale di Courmayeur; in particolar modo: le donne! Fecero la spola per vedere le torte, ed entrare dentro la pasticceria e fere i complimenti al pasticcere.

Alle ore 12 e, all’uscita della Messa; le torte che la commessa non voleva esporle e non incartarle. Furono vendute tutte.

Mentre i clienti che abitavano vicino la pasticceria; se le portarono a casa senza incarto, fieri di avere comperato un dolce dedicato alle donne e, con una decorazione appropriata.

Nel laboratorio per diversi mesi regnò una completa armonia. I collaboratori e il personale tutto, erano estasiati e orgogliosi di

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lavorare nella bar pasticceria dove i ”clienti!” Approvavano la nuova qualità e bontà dei prodotti dolciari.

I quattro ragazzi aiutanti si prodigavano e accettavano i sani

consigli dati dal pasticcere Pinu. Perché erano certi e sicuri nel realizzare i pasticcini senza margini di errori. Soprattutto, non hanno mai sentito alzare la voce o, offendere volgarmente gli aiutanti. Pinu, era per loro un esempio da rispettare “perché lui

a

sua volta rispettava loro!”

In

tutti i posti di lavoro quasi sempre regnava invidia, gelosia,

cattiveria e gerarchìa. Tutto questo nel laboratorio “caprice” di Courmayeur era sconosciuto; grazie alla comprensione ed esperienza del loro capo. Qualità acquisita negli anni di contatto lavorativo con i suoi bravi Maestri e nei vari laboratori della Valle d’Aosta.

Le disse un giorno prima della partenza per un’altra pasticceria un

suo aiutante. --- Ecco, vado via a lavorare altrove con la speranza

di trovare un collega bravo , umile ed educato come te; e di

Si

lavorare in un clima umano come il tuo. -- Grazie Pino.

strinsero la mano e con gli occhi umidi, i due si salutarono da veri

amici. Quello in partenza aveva i segni in viso,di un operaio che lascia mal volentieri il posto di lavoro dove trovò stima affetto e professionalità.

I favolosi anni sessanta

Gli anni sessanta furono per la Valle d’Aosta, un periodo in continua ascesa turistica ed economica. Grazie alla lungimiranza dei bravi politici che amministrarono quel periodo con onore amore per il territorio e interesse per il turismo.

L’andamento economico migliorò di anno in anno. I posti di lavoro diminuivano nelle fabbriche ma, aumentava nel turismo. Quasi

ogni paese aveva a disposizione numerosi posti letto negli alberghi

e pensioni.

I luoghi di maggiore interesse turistico come Courmayeur, Cogne, Aosta e Saint Vincent pullulavano di alberghi e ristoranti. La

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clientela di Elit e non, assicurava le presenze in ogni luogo della Valle e durante i periodi estivi e invernali.

Molto conosciuto Pinu nel paese dell’Alta Valle, ebbe l’occasione di incontrare e conoscere diversi personaggi del Mondo della medicina, della politica, del cinema e dell’imprenditoria italiana.

Conobbe anche, alcuni dei maggiori Chef dell’arte culinaria operanti nei più importanti HOTEL e Ristoranti della Valle d’Aosta con alcuni dei Docenti della scuola alberghiera di: “Chatillon Saint

Il pasticcere siculo,non fu un operaio

qualunque; ma un operaio alla ricerca della innovazione e socializzazione con il difficile mondo che lo circondò. Avendo però, arguzia senso di adattamento e rispetto verso tutto e tutti. Lavorò, lavorò tanto: volle leggere per conoscere la storia, gli usi e costumi della terra dai grandi monti innevati che scelse per tutta la vita, affezionandosi sempre di più, ammirandola e visitandola in ogni luogo e in ogni valle laterale e centrale.

Vincent:” Insomma!

I tempi della pittura

Era costantemente, alla ricerca del piccolo paese, del borgo, delle case e casolari di campagna eretti in pietra a vista ad intonaco bianco o colorato , e con delle mezze facciate in legno di larice ricavato dai tronchi omonimi.

Questi luoghi lo facevano riflettere, pensare, commuovere e registrarli nella mente per un domani, andarli a ritrovare e immortalarli sulle tele. Oppure, usare il metodo dei pittori di un tempo e cioè; immedesimarsi fotografi senza la macchina foto- grafica, e, ricreare visionando la memoria; quel villaggio o scorcio pittorico, trasferendolo e disegnandolo su tela, nelle serate invernali o mentre nevica all’esterno e vicino alla stufa a legna o cherosene.

Pinu, nella sua macchina teneva sempre il cavalletto e la cassetta dei pennelli e colori. Quando aveva tempo, partiva in cerca di paesaggi o scorci pittorici. Sceglieva una zona e il posto adatto secondo il suo punto di vista e di prospettiva.

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In genere impiegava tre sedute, una per il disegno a matita o carboncino, la seconda il giorno dopo per stendere i colori a macchia, e la terza per il completamento. Le ore ottimali erano quelle del tardo pomeriggio e quando c’erano le ombre più accentuate e lunghe.

Le sedute dovevano iniziare e finire alle stesse ore, il tempo necessario era di circa due ore; ore intense e meditate, guardando il soggetto una infinità di volte ed a occhi socchiusi.

Metodo insegnato dal suo Maestro Martino Martini.

socchiusi. Metodo insegnato dal suo Maestro Martino Martini. Il Maestro Martino Martini Un giorno e in

Il Maestro Martino Martini

Un giorno e in una seduta congiunta in località Planaval di La Salle, Pinu chiese al Maestro: “Maestro perché socchiude sempre le palpebre quando guarda il soggetto?”

Il Maestro rispose: “Perché si attenua la luce che irraggia lo spazio, dando alle tinte quel colore non troppo caldo e marcato”. Grazie Maestro, questo non lo sapevo.

Il Maestro Martino Martini lo conobbe, parlando con il Signor Carlo Plassiè di Prè Saint Didier, grande conoscitore e critico d’Arte, ricco di gentilezze e altruismo.

In particolar modo, un uomo valdostano molto democratico, che sapeva comprendere e trovare le parole giuste in ogni circostanza una persona si venisse a trovare.

Educato e rispettoso, da ragazzo frequentò gli studi nei collegi svizzeri tra Losanna e Ginevra. Conoscitore di molti Artisti del pennello e della scultura. Professori e Dottori della medicina e chirurgia italiani e stranieri.

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Collezionista di molte opere d’Arte, anche due quadri ad olio, donati dal sottoscritto come riconoscenza e aiuto datole, nel momento di aiuto e sconforto, annoverano il suo collezionismo. (Grazie … Signor Carlo Plassiè.)

Martino Martini, nato a Piacenza nel 1891, giovanissimo alla Scuola D’Arte dell’Istituto Gazzola di Piacenza fu allievo (1902- 1906) di Stefano Bruzzi, per la figura, e dell'Arch. Camillo Guidotti per l'ornato.

Da giovane si trasferì in Francia per lavorare come decoratore e intagliatore mobiliere.

per lavorare come decoratore e intagliatore mobiliere. Si avvicinò nella famosa zona degli Artisti di

Si

avvicinò nella famosa zona degli Artisti

di

Mont Martre conoscendo diversi artisti

“post impressionismo”. Lavorò e frequentò gli atelier di famosi pittori.

Egli era assiduo cliente della pasticceria “Caprice” in Courmayeur;

e grazie al Signor Leonardo Pinu venne a conoscere il “Nobile

uomo” dandogli, buoni e utili consigli riguardo all’Arte pittorica.

Un pomeriggio del mese di giugno 1967 giorno di riposo, venne il Signor Carlo in pasticceria a comperare dei pasticcini alla crema e panna montata. Con il pacchetto in mano si presentò assieme al titolare nello studiolo in mansarda dove Pinu, stava terminando un bozzetto pittorico con “natura morta.” Sapendo dal titolare, che il suo pasticcere era innamorato dell’Arte pittorica, e che disegnava molto bene.

Dopo aver visionato alcuni bozzetti e la tela sopra il cavalletto le proposero se, voleva conoscere un pittore bravo, che in quel periodo trascorreva le ferie in un villaggio della Valdigne, (territorio dell’alta Valle d’Aosta) e, precisamente al Roiars borgo

di Fosseret nel Comune di Morgex.

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Dopo trenta minuti di strade varie di montagna, in parte attraversate nel bosco con grandi alberi di pini e larici e con un torrente tumultuoso, valicato da un ponte in tronchi e tavolato. Poco dopo; un pittoresco villaggio si presentò agli occhi di Pinu.

“In un casolare di questi, abita il Maestro che ti farò conoscere - le disse il Signor Carlo - e se vuoi chiederle se ti da delle lezioni di pittura utile, al tuo perfezionamento”. “Certo!” Le rispose Pinu. Una proposta e una conoscenza così interessante non la lascio sfuggire. (E’ stato come una stella lucente caduta dal Cielo) proprio davanti i piedi intenti nel cammino in un sentiero artistico tanto desiderato; ma tanto lontano nel potersi realizzare. Invece!!

Il Maestro si promise di insegnare e impartire lezioni ad un allievo “vero”, e presentato dal suo amico Plassiè.

Successivamente e durante le lezioni avvènute in un pomeriggio

settimanalmente; il Maestro Martini spiegò e raccontò molte cose,

di vita e di arte. Quelle parole così sapienti e interessanti, le

avrebbe voluto sentire quando era più giovane e iper curioso di sapere.

Ma, la provvidenza ricca di intelletto, prima o poi,si fa viva. Disponibile ad essere inserita nella memoria di quella grigia materia misteriosissima, racchiusa nel cranio umano.

La tecnica dell’Impressionismo è stata quella a cui il Maestro Martini, lo accattivò convincendolo a proseguirla durante il suo cammino artistico, fino alla fine.

In una stanza che fungeva da magazzino nella casa paterna di

Piacenza, una modesta quantità di opere da lui realizzate, aspettavano il giorno dell’inaugurazione della mostra antologica che la Scuola d’Arte e il Comune di Piacenza le avevano promesso. Cosa a cui mantennero.

Le pareti di due grandi sale, ospitarono le opere, esposte al pubblico per un mese consecutivo, furono ammirate da numerose persone e artisti della città; nonché, dalla vicina Milano.

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Impressionismo

L'Impressionismo è un movimento artistico nato in Francia nella seconda metà dell'Ottocento e durato fino ai primi anni del Novecento. La prima manifestazione ufficiale si tenne il 15 aprile 1874, presso lo studio del fotografo Felix Nadar, alla quale parteciparono Claude Monet, Edgar Degas, Alfred Sisley, Pierre-Auguste Renoir, Paul Cézanne, Camille Pissarro, Felix Bracquemond, Jean-Baptiste Guillaumin e l'unica donna Berthe Morisot.

Caratteristiche della pittura impressionista sono i contrasti di luci e ombre, i colori forti, vividi, che fissano sulla tela le sensazioni del pittore di fronte alla natura. Il colore viene usato in modo rivoluzionario: i toni chiari contrastano con le ombre complementari, gli alberi prendono tinte insolite, il nero viene quasi escluso, preferendo le sfumature del blu più scuro o del marrone (Da: it.wikipedia.org)

Impressionisti

Gli impressionisti dipingevano all'aperto con il cavalletto portatile, con una tecnica rapida che permetteva di completare

l'opera in poche ore. Volevano riprodurre sulla tela le sensazioni

e le percezioni visive che il paesaggio comunicava loro nelle varie ore del giorno e in particolari condizioni di luce.

Lo studio dal vero del cielo, dell'atmosfera, delle acque, riduce

il lavoro al chiuso dell’atelier. Lo sfondo, il paesaggio, non è qualcosa di aggiunto, ma avvolge le figure. Oggetti e persone sono trattati con la stessa pennellata ampia e decisa.

Da: it.wikipedia.org

Dominarono assieme i paesaggi della Valle d’Aosta con le sue praterie animate da mucche al pascolo, le nature morte con soggetti vari e umili angoli di case vecchie di un tempo che fu. Non mancarono i ritratti di personaggi a lui cari come suo papà,

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sua mamma e gli immancabili visi di pastori e montanari della sua bella Valle d’Aosta.

Molto colto, intelligente e umano; era un grande osservatore di

questo Mondo pieno di Santi e diavoli, buoni e cattivi, intelligenti

e non.

Passare al setaccio “virtuale” le persone

Durante una ennesima lezione, consigliò al suo allievo di come poter stare nella società in modo corretto e fiero, senza pregiudizi e cattiveria. Consigliò di fare come i contadini di un tempo; e cioè: passare al setaccio a maglie larghe, le persone che incontri. Come i contadini quando separavano i semi dalle impurità del terreno, facendoli passare per il setaccio; mentre noi; diceva: “Dobbiamo passare al setaccio virtuale le persone. Quelle buone e meritevoli, restano sopra le maglie del setaccio e quelli non buoni passano dai buchi di esso”.

Pinu le disse incuriosito: “Ma, è veramente vero?”

e aggiunse: “È frutto

Il Maestro: “Si che è vero; verissimo!” della mia esperienza di vita!”

Pinu: “Grazie Maestro, cercherò di stare attento … nei limiti del possibile, si intende!”

Nel periodo delle sue ferie nel Comune di Morgex, il Maestro Martino dipingeva angoli pittoreschi nei dintorni e nature morte in studio. Essendo molto anziano e sprovvisto di patente e auto, non poteva spostarsi altrove, allora il suo allievo e tempo permettendo, lo portava in giro per la Valdigne e, immancabilmente; lui, trovava il posto adatto e la visione del paesaggio da dipingere.

“Vedi? Questo può essere un soggetto da immortalare su tela. – Basta saperlo vedere non ti pare?”

Pinu: “E … già. Saperlo vedere! Non è facile”.

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Il pittore e l’artista

Un pomeriggio di una lezione con “natura morta” preparata sul davanzale di una vecchia finestra con due brocche di argilla, un piatto vecchio di legno con una mela dal colore giallo chiaro macchiata di rosso carminio posata al lato delle brocche e, con la luce e l’ombra naturale che entrava dai vetri; ebbe inizio il disegno rigorosamente fatto in carboncino.

Pinu domandò al Maestro: “Maestro dove è la differenza tra un comune pittore e un artista?”

Risposta: “Il pittore dipinge per passione e denaro convinto di sapere tutto. Mentre l’artista dipinge quando si sente pronto e convinto di realizzare quella determinata opera. Egli vede finita l’opera secondo la sua veduta, sensibilità e amore per il bello. Solo allora disegna, ridisegna, abbozza, cancella, raschia il colore già messo insomma; deve avvenire la digestione del soggetto e quello che lui vuole esprimere con i colori e fantasia”.

le

montagne, i prati , gli alberi, i casolari e i personaggi da mettere

Convinto di tutto ciò, trova la tinta giusta

per

il cielo,

al posto giusto; e, se si trova nel periodo autunnale con una

infinità di tinte cangianti ora caldi ora freddi e con alcune sfumature.

Allora si , che carica il pennello di colori mescolandoli finché trova la gradazione giusta. Solo allora trasferisce su tela la sua magica porzione di colore.

A volte si dispera perché qualcosa non cammina secondo le sue visioni. Altre volte, cerca invano la perfezione; quella perfezione che nell’uomo è lontanamente vicina.

Continuò a dire: “Il vero artista, però non si arrende facilmente;

ci riprova, ed ecco che all’improvviso scarica vibrosi colpi di

pennelli carichi di colori creando quelle luci e ombre con dei

luminosi lumi dando all’opera, veridicità e bellezza in un turbinio

di pennellate disordinate e spezzettate come richiesta dalla

pittura impressionistica portata alla gloria, dai grandi Maestri

francesi come Renoir, Monèt, Sezan ecc. ecc.”

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Il viaggio a Piacenza

Dopo circa due anni di vera amicizia artistica e umana. Il Maestro chiese al suo allievo se; lo portava nella sua città rimanendo li, a casa dei fratelli per tre giorni e due notti per visitare alcuni posti dove trascorse la sua gioventù e fare vedere alcune delle opere d’arte esistenti a Piacenza; compreso il suo portone in legno di rovere finemente scolpito. Infatti la prima visita fu, nel corso principale dove numerose banche avevano la dimora.

Una di questa, aveva il suo portone a due ante aperto, lo riconobbe subito e guardandolo intensamente disse al suo allievo:

“Ecco, dopo 50 anni rivedo volentieri, il mio lavoro di intagliatore

e scultore. Allora avevo 27 anni e aiutavo mio padre valente

artigiano ed ebanista, specializzato in città per le sue costruzioni in legno; mentre io mi dedicavo ai lavori di intaglio e scultura,

avendo frequentato la scuola d’Arte”.

Salutò il Direttore dicendo che quel portone lo aveva scolpito lui. Dopo poche parole si recarono in un bar vicino gustando un ottimo caffè offerto dal gentile Direttore. Visitarono alcune opere dentro

le Chiese più importanti e la famosa Piazza Cavalli.

Piacenza, piazza Cavalli

importanti e la famosa Piazza Cavalli. Piacenza, piazza Cavalli www.comune.piacenza.it/benvenuti/galleria/index.asp 33

www.comune.piacenza.it/benvenuti/galleria/index.asp

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Dalla stessa, partiva una via non molto larga, che pullulava di negozi e trattorie. Si fermò di colpo davanti la porta d’entrata con al lato, una botte da vino vuota con un cartello sopra scritto, “Osteria degli Artisti.” Esclamò e disse: “Per la miseria, oggi 1968, dopo mezzo secolo, mi siedo all’interno dove da giovane venivo sovente e mangiare l’anguilla in carpione”.

L’allievo rispose: “Per dindirindina Maestro, chieda se i gestori

sono dei familiari tempo fa”.

Erano dei nipoti. Intanto: si avvicinò l’ora del pranzo e i due pittori si sedettero e consumarono un antipasto di salumi piacentini, cappelletti in brodo di gallina, anguilla alla griglia accompagnata da spinaci al burro e purea di patate.

Da bere una bottiglia di vino rosso consigliata dal gestore ricavato dai vigneti piacentini.

Usciti dalla trattoria alle 15 e 30 e incamminandosi per la lunga via, il Maestro si fermò in uno dei tanti negozi di attrezzatura per pittori e scultori, e comperò alcuni pennelli e tubetti di colori olandesi marcati “Rembrandt” (famoso pittore olandese) dicendo al suo allievo: “Io, i colori li prendo sempre in questo negozio perché ha questa marca e sono i migliori in commercio”.

E, in quella occasione anche Pinu comperò diversi colori pennelli e tele. Rivolgendosi al Maestro le disse: “Veramente Maestro Martini, nei negozi di Aosta si trovano soltanto le marche di Maimeri e di Thales e, in formato medio piccolo”.

Il Maestro: “Ma questi che ho preso io, sono apposta per i professionisti e la resa dei colori per comporre le tinte è migliore. Ti consiglio di prenderli sempre con la marca “Rembrandt.”

Trascorsi i tre giorni nella sua città, il viso del Maestro era più sereno, più gioioso, si leggeva nei suoi occhi, la felicità e la contentezza, soddisfatto, fino al “settimo cielo” di avere salutato i suoi parenti e, di avere fatto conoscere alcune delle opere d’Arte della città di Piacenza e i suoi quadri in magazzino, pronti per la mostra. Tornati in Valle d’Aosta si riprese la solita vita.

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tantissimo

di quelli che ha conosciuto lei

Il Sessantotto

Nel 1968 quasi tutti i paesi del mondo occidentale furono attraversati da grandi movimenti di massa socialmente disomogenei (studenti, operai, gruppi etnici minoritari), che con la loro carica contestativa sembrarono far vacillare governi e sistemi politici in nome di una trasformazione radicale della società. Il Sessantotto

si sviluppa con le proteste alla Columbia University NYC, USA,

passa attraverso l’illusione della Primavera di Praga e

raggiunge la sua massima espansione col Maggio Francese.

Periodo instabile ed esplosivo

Secondo lo storico Jeffrey Meyers, le proteste "hanno avuto luogo durante un periodo instabile e spesso esplosivo nella storia americana: tra il Free Speech Movement di Berkeley (settembre 1964) e la rivolta studentesca a Parigi (maggio 1968), tra l'assassinio di Martin Luther King in Memphis (4 aprile 1968) e di Robert Kennedy a Los Angeles (5 giugno 1968), tra la Marcia sul Pentagono (ottobre 1967) e le proteste sanguinose alla Convention Democratica di Chicago (agosto 1968), tra l'Offensiva del Tet (febbraio 1968) e il massacro di My Lai (marzo 1968), e la crescente protesta contro la guerra in Vietnam".

Delfina

Oramai; il maestro Martini si era stabilito nel villaggio di Fosseret e sposatosi a quasi 80 anni con la sua compagna Delfina, una donna altrettanto carina e gentile; conosciuta a Parigi dove lavorava in un “bar bistrout” nel centro città frequentato da numerosi artisti e turisti. Raccontò al suo allievo come conobbe tanti anni fa, la Delfina in Francia. Un pomeriggio di domenica lui era seduto con altri pittori ad un tavolo sorseggiando una bibita e parlando tra di loro. Lei stava servendo ai tavoli quando un

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ragazzo francese

cameriera mettendoci le mani addosso; perché era italiana; secondo lui, poteva permettersi di toccarla infierendo parole sconce.

Di tutti i clienti che erano nel locale, non si alzò nessuno per difendere la cameriera: si alzò soltanto, Martino Martini, italiano come lei; che con forza e decisione, allontanò di brutto il molestatore. Da quel giorno in poi, i due divennero amici frequentandosi assiduamente fino alla convivenza e fino al giorno della loro morte avvènuta dopo circa 50 anni di serena unione.

importunò la

assalito dai

fumi

dell’alcool,

Proteste alla Columbia Il 23 aprile 1968, gli studenti di sinistra occupano sedi della in

Proteste alla Columbia

Il

23

aprile

1968,

gli

studenti

di

sinistra

occupano

sedi

della

in

NYC, USA, e iniziano uno

di

contro le politiche e la

protesta

sciopero

Columbia

University

gestione

universitaria.

Dopo

otto

giorni

l’intervento della polizia mette fine all’occupazione (Fonte immagine: modkraft.dk).

Primavera di Praga

Periodo di liberalizzazione in Cecoslovacchia dal gennaio all’agosto 1968. Terminato con la repressione militare da parte delle forze della Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. (Fonte imma- gine: mente critica.net)

militare da parte delle forze della Unione Sovietica e del Patto di Varsavia. (Fonte imma- gine:

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Maggio Francese

Insieme dei movimenti di rivolta del maggio-giugno 1968 in Francia contro il potere gollista allora dominante.

Scatenati dalla rivolta della gioventù studen- tesca di Parigi si estesero al mondo operaio e alla intera nazione (Immagine da:undo.net).

mondo operaio e alla intera nazione (Immagine da:undo.net). Proteste in Italia Contestazione generale contro il

Proteste in Italia

intera nazione (Immagine da:undo.net). Proteste in Italia Contestazione generale contro il principio della autorità.

Contestazione generale contro il principio della autorità. Gli studenti contestavano i pregiudizi dei professori, della cultura ufficiale e del sistema scolastico classista e obsoleto.

Gli

operai

rifiutavano

l'organizzazione

fordista

del lavoro in fabbrica (Fonte immagine: milano.corriere.it)

La morte del Maestro Martini

Nel 1975 alla bella età di 83 anni, una infezione renale lo colpì seriamente. Volle essere ricoverato nell’ospedale della sua città. Trenta giorni di permanenza nel nosocomio di Piacenza tra un accertamento e l’altro; una notte del mese di novembre con un manto leggero di nebbia che avvolgeva le campagne vicino l’ospedale. Nella stanza riservata ed, al capezzale la sua Delfina

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che non lo lasciò solo neanche un istante per tutto il tempo del ricovero.

Ella,stringendo le mani dell’Artista alle sue, vide gli occhi di lui che la guardava per l’ultima volta, con le palpebre socchiuse; come quando guardava il paesaggio da dipingere.

In quel preciso istante; la sua Anima volava verso quel cielo sempre azzurro chiaro, dove ; sicuramente, prese il cammino in quella via Argentata che conduce in Paradiso. Finalmente:

l’Anima del Maestro si troverà a tu per tu, con gli Angeli e Cherubini dai visi belli e paffutelli che lui amava tanto e che ammirava molto, quando si recava nelle Chiese per studiare le sculture marmoree.

La notizia arrivò al suo allievo Pinu, il giorno dopo il decesso. Fu presente al funerale che si celebrò nella Chiesa vicino casa sua. Quella Chiesa importante dove si recava per ammirare le svariate statue di Santi e opere d’Arte di un certo valore artistico.

Il Parroco celebrante era anziano e conoscitore del Maestro Martini. La Chiesa era gremita di persone, parenti, amici, e artisti vari ; il Parroco nella sua Omelia, disse parole molto sentite e affettuose. Valorizzò l’Anima buona della persona e dell’Artista.

Diversi fazzoletti asciugarono le lacrime che inevitabilmente uscirono dagli occhi dei partecipanti. Anche il suo allievo non resistette alle lacrime. Alla fine della messa un lungo applauso si levò dal pubblico in segno di estremo saluto e rispetto verso il defunto. Accompagnato nel grande Cimitero, il feretro fu deposto piano, accanto i suoi familiari in quella tomba dal fondo buio

dalla presenza gloriosa del corpo senza vita di

schiarito però un uomo Eccelso.

Addio Maestro, il tuo allievo ti penserà sempre!

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MARTINO MARTINI

Nel 1983 nelle sale degli Amici dell'Arte di Piacenza fu organizzata un'imponente antologica che documentò le fasi salienti della attività di Martino Martini. Uomo cortese, amabilissimo, fu un solitario, sincero fino all'insolenza, leale fino allo scrupolo; fu un classico, un petit maître per il quale l'arte fu sincerità e sacrificio, non girandola di polemiche.

Da: F. Arisi, Martino Martini, Piacenza, Associazione Amici dell'arte, 1983.

Martini, Piacenza, Associazione Amici dell'arte, 1983. Martino Martini, Paesaggio, Olio su compensato cm. 47x32

Martino Martini, Paesaggio,Olio su compensato cm. 47x32

Fonte: www2.provincia.pc.it/lipi/pag_art/maetini.htm

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Giuseppe “Pinu” Albanese Giuseppe Albanese, pasticcere, pittore, chitarrista e film maker, autodidatta, racconta se

Giuseppe “Pinu” Albanese

Giuseppe Albanese, pasticcere, pittore, chitarrista e film maker, autodidatta, racconta se stesso senza pudori, in un italiano diretto, molto personale. Come nella scrittura tecnica il testo si caratterizza per chiarezza, concisione, organizzazione/ comprensività, lasciando all’ultimo posto la grammatica e le convenzioni del così detto italiano corretto.

L’autobiografia copre gli ultimi quattro decenni del XX secolo: i favolosi anni ’60 che si concludono con le rivolte del 1968 e il primo allunaggio; gli anni ’70 del terrorismo; gli anni ’80 dell’autunno delle nazioni con la caduta del muro di Berlino; gli anni ’90 - alba dell'era dell'Informazione - che si concludono con la nascita di Google e l’introduzione dell’Euro.

Pinu nel 2001 si ritira dal lavoro; diciannovenne, il 12 novembre 1958, aveva lasciato la natia Polizzi Generosa nel parco delle Madonie, in provincia di Palermo, Sicilia, per realizzare un sogno professionale e di vita nel profondo nord, in Valle d’Aosta alle pendici del Monte Bianco.

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