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io, mio padre e mia madre eravamo in vacanza, ma c’erano anche delle persone di

nazionalità diverse tipo, un sacco di tedeschi.


il sogno inizia in montagna, dove io ero seduta su questa specie di collinetta e
guardavo l’orizzonte, però all’improvviso, sento uno sparo
allora chiedo a mio padre e lui mi risponde con “un uomo è uscito fuori di testa”
senza però aggiungere dei dettagli su cosa avesse fatto e perché.
ci spostiamo poi in quest’area della funivia, che ci avrebbe poi portato ad una
navetta, e quest’ultima poi alla nave dove avremmo alloggiato.
mentre guardavo un po’ il panorama dietro questa ringhiera, sento degli ulteriori
spari, questa volta accompagnati da delle urla
ma è come se li sentissi solamente io, o almeno io e le altre cinque persone che
conoscevo, ma non importava molto a nessuno
saliamo sulla funivia e prendiamo poi la navetta, che ci porta in questa specie di
“città della scienza” con invenzioni e costruzioni varie
io noto un addetto alla sicurezza, dietro una grande console di comandi e bottoni,
che sembrava proteggere un grande cancello.
allora poi una signorina ci divide in gruppi, per fare il giro della struttura
un ragazzino voleva a tutti costi stare con noi, ma per qualche ragione delle
guardie l’hanno portato via non so dove
terminata la visita, raggiungiamo il cancello d’uscita
solo che io sono rivolta verso l’addetto e quella signorina poiché ancora curiosa,
e sento lei urlare in preda al panico“fallo , fallo!” e poi l’uomo premere un
grande pulsante rosso che sigilla l’intera struttura
raggiungiamo poi la nave, dove l’intero equipaggio di circa venti uomini ci
accoglie molto calorosamente
ci dirigiamo verso le nostre camere, dove ci attendono tre studentesse
universitarie molto preparate.
il tempo scorre abbastanza lentamente, visto che non so per quale ragione, ci era
stato vietato di uscire dalle nostre camere per un’emergenza
erano ormai passati circa tre giorni, ed io, ignorando il divieto, decido di uscire
mi ritrovo in uno scenario calmo ma allo stesso tempo delirante, visto che
l’equipaggio di venti persone, è ora composto da solo sei uomini.
allora esplorando un po’ l’imbarcazione, trovo mio padre in una stanza, intento a
fumare una sigaretta
gli chiedo delle spiegazioni e lui mi dice che sono rimasti solo in sei, e ci
rimane poco tempo prima che l’infezione si propaghi verso le nostre stanze.
in sogno mi intendevo molto di medicina e in particolare di infettivologia,
virologia ed epidemiologia, poiché per molti anni della mia vita, sono stata in
contatto con dottori e ho osservato molto
allora ho chiesto un po’ la situazione ed i sintomi dei pazienti e loro mi
rispondono con “febbre gialla, convulsioni, attacchi di vomiti irregolari ed
irrefrenabili, brividi che porteranno poi alla morte del paziente in un tempo
constatato dai cinque ai sette giorni”
in quel momento, mi resi conto di quanto fosse grave la situazione e non solo, ma
di come avessimo totalmente perso la cognizione del tempo
indossai poi una tuta protettiva ed entrai nell’area di quarantena.
mi reco nell’area colpita dalla malattia, e vedo uno scenario pressoché
apocalittico
l’intero equipaggio era in preda ai dolori della malattia, ed anche le poche
infermiere, che avevano solamente seguito dei corsi di pronto soccorso, stavano
iniziando a manifestare i sintomi della malattia.
ho poi scoperto di essere quasi immune a questo morbo, da piccola mi era stata
iniettata una dose di batteri polmonari che venivano poi uccisi col calore, e,
visto che non ero mai a stata a contatto con alte temperature, i batteri erano
ancora presenti nel mio organismo.
tutto ciò ha fatto in modo che io diventassi il paziente zero ma allo stesso tempo
un antidoto al virus, e quel “cancello” serviva solamente a tenermi al sicuro da
climi gelidi