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Il sito chiuderà definitivamente il 6

settembre 2015
Cari lettori,
un anno fa avevamo, con entusiamo, avviato questa avventura:
un sito diverso, basato sulla più assoluta autonomia da ogni legaccio, sia
economico che mentale.
Convinti, e lo siamo tutt'ora, che la Via del percorso esistenziale sia una via
difficile, piena di ostacoli, ma che per essere percorsa impone una libera scelta,
senza condizioni.

Per questo il sito è nato ed è vissuto auto-finanziato, e tutto il suo contenuto (


circa 500 pagine complessive) è stato frutto di un lavoro inteso come servizio
altruistico, senza attesa di risultati.
Il frutto dell'azione non appartiene a chi la compie.

Ad oggi,dopo un anno di lavoro, preso atto delle scarsità dei lettori,( meno di
duemila) ma soprattutto avendo verificato che il metodo proposto non è stato
accolto, dopo una pausa di riflessione, visti i costi di affitto del dominio - che
nel frattempo sarebbero triplicati, coerenti con la scelta di non accettare nessuna
forma di finanziamento, abbiamo deciso di disdire il contratto.

Vi salutiamo tutti con un Auspicio di Pace e Bene,


sotto il segno dell'Armonia

la redazione di Armonia oltre la dualità


Mappa del sito
 Home

o Tolleranza e Pensiero positivo
o Lo stile del sito
o L'officina
o Problemi aperti
 Stile di Vita e Nutrizione
o Alimentazione vegetale
o Dispensa
o Chef vegani Crudo
 Insalate
 Primi piatti
 Salse e creme
 Formaggi
 Crackers e pane
 Dolci
o Chef vegani Cotto
o Nutraceuti e cibi funzionali
o Esperienze
o Link e bibliografia
 Suono, Voce, Vibrazione
o Frequenze e vibrazioni
o Psicobiorisonanza
o Link e Bibliografia
 Evoluzione delle Scienze
o Fisica Quantistica
o Pnei.....
o Biologia e Nutrigenomica
o Contributi esterni
o Link e Bibliografia
 Percorsi di Consapevolezza
o Verso la Bellezza
o Lo "Specchio"
o Anima Mundi
o Link e Bibliografia
 Arte
o Arti Visive
o Poesie e Racconti
o Link e Bibliografia
 Tradizione e sistemi Filosofico Religiosi
o La Tradizione "UNA"
o Filosofia
o Ermetismo ed Alchimia
o Cattolicesimo - Ordini Monastici
 Papa Francesco
 Meditazioni dal monte Athos
 Recensioni
o Islam - Sufismo
o Ebraismo - Kabbalah
o Induismo e Tradizione Vedica
 OM - AUM
 Shiva
 Recensioni- presentazioni
 Discriminazione tra Sé e non-Sé (Drigdrishyaviveka)
 Chandogya Upanişad
 Taittirīya Upanişad
o Taoismo
o Eresie
 Giordano Bruno
 Ipazia
o Link e Bibliografia
 Yoga
o Yoga Sutra - Patanjali
 Ashtanga, le otto parti dello Yoga
 Yama e Niyama, i pre-requisiti etici
 Āsana, le posizioni
 Prānayama, il controllo dell'Energia Vitale
 Pratyāhāra, la liberazione dalla schiavitù delle influenze interne
 Dharana, Dhyana e Samadhi, lo Yoga interno (Antar Yoga)
o I commentatori degli Yoga Sutra
 Vyasa
 Vachaspati Misra
 Bhoja
o Yoga e Tradizione Vedica
 Upanishads
 Bhagavad Gita
o I testi storici sullo Yoga
 Hata Yoga Pradipika
 Shiva Samitha
 Geranda Samitha
o Yantra e Mantra
o Mudra
o Giornata mondiale dello Yoga
o Strumenti Glossario
o Link e bibliografia
 Le Perle sul Sentiero
o ARMONIA
o Marco Aurelio - Ricordi
o Sub specie interioritatis - Reghini
o Solstizio d'Estate
 Utopia
o Platone
 Codice etico
 Contatti
 Privacy
 Disclaimer
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3. Germany 84 August 21, 2015
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5.1. California 25 August 31, 2015
5.2. Washington 11 July 29, 2015
5.3. Virginia 8 February 15, 2015
5.4. Oklahoma 3 June 9, 2015
5.5. New York 3 August 23, 2015
5.6. Florida 2 June 11, 2015
5.7. Missouri 1 March 29, 2015
5.8. South Carolina 1 May 13, 2015
5.9. Texas 1 August 28, 2015
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6. France 23 August 7, 2015


7. Spain 12 August 30, 2015
8. Argentina 12 July 27, 2015
9. Mexico 9 August 11, 2015
10. Portugal 8 August 15, 2015
11. Switzerland 7 August 10, 2015
12. India 7 July 18, 2015
13. Canada 7 July 4, 2015
14. Philippines 7 March 15, 2015
15. Colombia 6 August 28, 2015
September 1,
16. Romania 5
2015
17. United Kingdom 5 August 9, 2015
18. South Africa 5 June 21, 2015
19. Czech Republic 5 June 10, 2015
20. Ecuador 4 August 31, 2015
21. Peru 4 August 30, 2015
22. Indonesia 4 August 26, 2015
23. Thailand 4 August 14, 2015
24. Chile 4 May 7, 2015
25. Belgium 3 August 11, 2015
26. Hong Kong 3 August 6, 2015
27. Slovenia 3 July 26, 2015
28. Dominican Republic 3 July 25, 2015
29. Uruguay 3 July 18, 2015
30. Bosnia and Herzegovina 2 August 21, 2015
31. Qatar 2 July 26, 2015
32. Iraq 2 June 20, 2015
33. Reunion 2 May 29, 2015
34. Serbia 2 May 13, 2015
35. Poland 2 April 24, 2015
36. Israel 2 March 18, 2015
37. Ukraine 2 March 10, 2015
38. Netherlands 1 August 22, 2015
39. Pakistan 1 August 15, 2015
40. Bangladesh 1 August 5, 2015
41. Australia 1 August 3, 2015
42. Albania 1 July 30, 2015
43. Paraguay 1 July 18, 2015
44. Papua New Guinea 1 June 22, 2015
45. Russia 1 June 11, 2015
46. Malta 1 May 25, 2015
47. South Korea 1 May 15, 2015
48. Japan 1 May 13, 2015
49. The Bahamas 1 May 4, 2015
50. Sweden 1 April 28, 2015
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51. Slovakia 1 April 26, 2015

52. Luxembourg 1 April 13, 2015

53. Haiti 1 April 9, 2015

54. United Arab Emirates 1 February 27, 2015

55. Bolivia 1 February 26, 2015

56. Vietnam 1 February 25, 2015

57. Finland 1 November 13, 2014

Unknown - European Union 11 September 1, 2015


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―Allora, l‘Anima non ragiona forse nel modo migliore,


quando nessuno di questi sensi la turbi, né la vista, né l'udito, né il dolore o
il piacere;
ma quando resta tutta isolata e raccolta in sé stessa, trascurando il corpo,
staccandosi completamente da esso,
senza più alcun contatto,
essa può cogliere la verità.‖
(Platone, Fedone, 65c)
Conosci te stesso
***
Nulla di troppo

Novità e Blog del sito


Purificazione e discernimento..... In cammino con Elia
05/07/2015

Aggiornata la sezione Tradizione Sistemi filosofico-religiosi con la presentazione del testo Sapienziale di
Bruno Secondin "Profeti del Dio vivente". Potete trovarla accedendo alla sezione recesioni di cattolicesimo
ed Ordini monastici.

Con l'Auspicio possa essere di conforto ed ausilio a tutti i Vindanti ed i ricercatori in cammino, oltre i
"sistemi chiusi", oltre "la dualità".
Ecco il link diretto alla pagina

http://www.armonia-online.eu/tradizione-e-sistemi-filosofico-religiosi/cattolicesimo-ordini-
monastici/recensioni/

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Meditare sul Monte Athos
28/06/2015

Aggiornata la pagina " meditazione sul monte Athos"

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Solstizio d'Estate
21/06/2015

Inauguriamo una nuova pagina nella sezione "Perle sul sentiero" con uno scritto sapienziale sul Solstizio
d'estate.

La potete consultare selezionandola dall'indice.

Con l'Auspicio possa contribuire al bene ed al progresso del Creato e quindi anche di tutti noi.

BUON SOLSTIZIO

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Giornata mondiale dello Yoga 21 giugno 2015 Yoga Day 21th June 2105
09/06/2015

L'ONU ha dedicato il 21 giugno allo Yoga. Il giorno del Solstizio d'estate potrà essere celebrato sotto il
segno dell'Armonia e dell'Amore Universale.

Abbiamo dedicato una pagina all'evento, nella sezione Yoga, dove potrete trovare la risoluzione dell'ONU ed
alcuni documenti sugli eventi programmati.

La pagina è stata aggiornata con alcune immagini dell'evento ed il link al sito idayofyoga.

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aggiornata la pagina Nutraceuti e cibi funzionali
22/05/2015
La pagina è stata aggiornata inserendo, per gentile concessione dell'Autore, il Sommario ed un primo estratto
dal testo.

Seguiranno altri inserimenti.

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Papa Francesco e la Fabbrica della Pace
12/05/2015

La pagina dedicata a Papa Francesco è stata aggiornata con l'articolo sulla "Fabbrica della Pace".

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Nutraceutica
09/05/2015

La sezione "Nutraceuti e cibi funzionali", in Stile di vita e nutrizione, è stata aggiornata con la recensione ed
alcuni estratti dal libro "Nutraceuti e cibi funzionali", recentemente pubblicato da Cassandra Studio.

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Aggiornata la pagina Esperienze
25/04/2015

Nella sezione Stile di vita ed alimentazione è stata aggiornata la pagina "esperienze". Potrete trovare delli
ispirazioni visive...

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Il "Velo" dell'Ego
10/03/2015

Nella sezione "Perle sul sentiero", alla fine della stessa, una riflessione sull'Ego.

Chiunque si sia posto la domanda "chi sono?" ha sperimentato come l'ego sia il multiforme "guardiano della
soglia" che ci fronteggia lungo la Via......

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La Via presuppone perseverante pazienza ed umiltà
07/02/2015

Nella sezione Officina, alla fine, potete trovare un estratto da una edificante parabola Taoista sul tema. Che
possa essere fonte di ispirazioni positive.

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Visualizza più articoli

Armonia, oltre la dualità


Benvenuti nel nostro sito dedicato all'Arte e alla Cultura, ma
soprattutto al Percorso Esistenziale.
Siamo persone che operano senza fini di lucro, senza ruoli o cariche formali.
La positività del pensiero, delle parole e delle azioni ne rappresentano i principi
ispiratori.
In uno spazio libero da rapporti economici, politici, organizzativi.
Siamo estranei ad ogni forma di proselitismo, riconoscendo l'unicità del
percorso Esistenziale di ognuno.
In un "sistema aperto", senza confini ne barriere, teso a comprendere ed unire,
mai a dividere.
Riconoscendo come valore assoluto il rispetto di ogni forma vivente.
.

per aiutarvi nella navigazione nel sito, e nello scoprire concordanze forse non
immaginate, oltre la mappa, potete utilizzare :

Ricerca Google

World Wide Web http://www.armonia-online.eu/


Armonia, oltre la dualità , propone vari "sentieri" che ognuno può inizare a
percorrere dando libero spazio alla sua creatività.
Sono "sentieri" in continua evoluzione..... il sito pertanto non è ne rimarrà
"statico"..... ad ogni visita potrete trovare nuove proposte...
Il nostro Orientamento è verso la Positività.
Guardare, parlare, pensare, immaginare, sognare, vivere cogliendo il positivo ed
evitando il negativo. Perchè sappiamo che l'Ombra esiste dentro e fuori di noi.
Conosciamo la nostra Ombra per gestirla, sappiamo che tutti ne abbiamo una.
Essere al corrente quotidianamente di quanta negatività giri nel mondo
crediamo sia, più che inutile, deleterio.
Ci fa divenire vittime e strumenti che annegano nelle lamentele infruttuose, nel
giudicare, additare, condannare, sentendosi impotenti per poi tornare ad una
"piccolo accenno di vita".
Scegliamo di vivere con un atteggiamento positivo.
Una sfida continua, che lentamente dà i suoi frutti.
Perchè l'Universo ci asseconda.
Sappiamo per nostra esperienza - e con uno sguardo alla Storia- che solo
agendo su di noi, conoscendoci, migliorandoci e riprendendo contatto con la
nostra vera Identità, potremo contribuire al benessere nostro e dell'Intera
Umanità.
.............Il battito d'ali di una farfalla ...................
Ognuno di noi può farlo.
Gli altri non si cambiano, è esperienza di vita ricorrente.
Si può però sempre "cambiare" se stessi, trasformarsi in quella persona
autentica che è nata ed è qui per realizzare il suo progetto, ma l'ha dimenticato,
è stata sviata, si è persa.....
Se noi cambiamo, il mondo attorno a noi cambierà. Perchè sono cambiati i
nostri occhi, perchè diveniamo un esempio di vita autentica.
Non è importante l'Io, ma il noi. E "Noi" è l'Universo intero.
La mappa del sito visualizza gli argomenti in "sequenza", ma questo è un
limite: tutte le tematiche che si desidera condividere sono intimamente connesse
tra di loro come una Spirale di due onde, intrecciate tra loro.
Come simboli possiamo suggerire quello del DNA (scientifico) ovvero il
caduceo di Mercurio e i due "alberi" delle Sephirot (familare nella cultura
occidentale) e le nadi Ida e Sushumna (familiare nella cultura orientale).
La spirale ha due direzioni, entrambe senza inizio e senza fine.
Le due spirali, in tutte le culture, rappresentano la "dualità", i due aspetti della
manifestazione. Il bianco ed il nero.
La loro riunificazione è simbolizzata dalla linea verticale al centro......l'asse del
mondo, l'albero della vita......
E' li che desideriamo arrivare, è lì che desideriamo tornare.
In questa Ispirazione è la genesi del sito.

*** *** ***


Solve et Coagula
E-spiro ed In-spiro

Antecedenza e Susseguenza

Materia ed Anima

Stile e Armonia

Consapevolezza della co-esistenza del Nero nel Bianco

Maschile e Femminile, l‟uno e l‟altro, l‟uno nell‟altro

Mistero del Due che conduce all‟Uno


Tolleranza e Pensiero positivo
Un tema di metodo, ma anche e soprattutto di sostanza, che va affrontato quando ci si
riconosce nel Valore della Tolleranza è di riuscire ad intuirne e renderne operativo il
Significato profondo, che è positivo.

Essere, in ogni situazione, positivi verso gli altri (riconoscendoli come parte di noi
stessi). Facile a dirsi….

Un primo problema che ci si presenta è quello dell'utilizzo di parole che si prestano


ad essere fraintese.

Parole come Tolleranza, ma anche Amore, hanno subito una profonda alterazione di
Significato, una distorsione che le ha portate, nell'accezione comune, ad identificare
contenuti ambigui, se non addirittura negativi.

Dovremmo per ciò "arrenderci", quindi rinunciare ad utilizzarle?

E' una scelta che rifiutiamo.

Preferiamo ri-appropriarcene, ribadendone il Significato, l'essenza positiva.

Quindi "Tolleranza" come positiva predisposizione del cuore e della mente verso gli
altri, come azione volitiva di "comprendere" anche ciò che ci appare distante. Oltre la
specifica manifestazione di causa-effetto contingente.

"Tolleranza" come azione che va "oltre le apparenze" e cerca di prendere in


considerazione aspetti più complessi, più profondi, forse anche contraddittori rispetto
all'oggetto verso cui la indirizziamo.

"Tolleranza" come nome-forma di un profondo rispetto metafisico, scevro da


ipocrisia e falso buonismo.

Proponiamo, operativamente, di lavorare per ristabilirne il Significato evolutivo, oltre


la palude dell'io/ego.

Palude da rivitalizzare, alimentandola con Acque sorgive, dandole sfogo e respiro


vitale con un sentiero che "riporti al mare le acque stagnanti".

Opera di Vigilanza, Distacco emotivo, dentro e fuori di noi.


Opra difficle: un tipico problema è quello dello ―scontro‖ tra posizioni
precostituite, ―preconcetti‖ ai quali spesso siamo vincolati senza accorgercene.

Possiamo simbolizzarlo come un "incrocio tra sistemi chiusi‖. Quante volte ci


troviamo in situazioni nelle quali il nostro interlocutore ci propone una ―sua visione‖
(o almeno crede che sia ―sua‖) su un tema sul quale noi abbiamo una ―nostra visione‖
(o almeno crediamo che sia ―nostra‖).

Ciascuno può verificarlo, facendo riferimento a qualsiasi argomento, dai più semplici
(opinioni sullo sport, sull‘alimentazione, sulla politica) ai più complessi (visioni sulla
Filosofia, sulla Religione, sull‘Esistenza).

Difficilmente si sfugge alla trappola del ―pensiero per categorie preconcette‖


(dogmatismo): esso ci ha condizionato fin dalla nascita ("quando parla?”, “quando
cammina?”…), nella scuola (quante fonti-sorgenti ci sono state proposte e quanti ―è
così!‖ ?)… nella società (razza, nazionalità, religione, politica, economia,
scienza…..).

In modo positivo e costruttivo: rendiamoci disponibili, con coscienza e


consapevolezza, come gocce delle stesse Acque infinite.

In un sistema aperto che già esiste: sono le barriere che costruiamo a non farcelo
vedere.

Al solo sentire nominare una parola che evoca qualcosa di estraneo al ―nostro‖
schema di categorie preconcette, automaticamente si disattiva l‘attenzione verso il
messaggio che ci si sta offrendo: come se fossimo aggrediti nelle sicurezze (effimere)
del nostro ―sistema chiuso‖. Scatta, spesso senza rendercene conto, un immotivato
istinto di difesa; non ascoltiamo più, siamo troppo concentrati ad ―arrampicarci sullo
specchio‖, pur di trovare argomenti che possano opporsi….. a ciò che neanche stiamo
ascoltando.

Proviamo a verificare, magari come osservatori esterni ( difficile farlo con noi stessi),
a seguire in modo imparziale le dinamiche tra altre persone.

Una caratteristica comune a tale tipo di situazione è quella di utilizzare il meccanismo


del “sentito dire”, delle "opinioni"

Con il “sentito dire” identifichiamo tutto ciò che è memorizzato nella nostra mente e
che ha come sorgente qualcosa detto o scritto da ―terzi‖. Difficilmente la sorgente è
un‘informazione primigenia, originaria.
Veniamo così ad un problema di fondo: le nostre (presunte tali) opinioni e o
convinzioni, da cosa derivano? Quali sono le loro radici?

La nostra cultura è, purtroppo, basata sull‘interpretazione (distorsione?)


dell‘informazione , quasi mai sulle ―fonti‖ della stessa.

Qualunque sia l‘argomento, siamo immersi nel “ho sentito dire” o nel ―quello ha
detto che”.

Quante volte ci siamo chiesti qual è l‘informazione sorgente?

Che si tratti di politica, economia, di religione, di filosofia, nulla cambia: ―opinioni


preconcette‖ contro ―opinioni preconcette‖. Normalmente senza prendersi cura di
cercare, conoscere, valutare.

Cercare, conoscere, valutare, con mente ed animo libero, le radici delle nostre
opinioni e le radici delle opinioni altrui.

Qualunque sia l‘argomento, cerchiamo innanzitutto una coerenza positiva con noi
stessi: se lo conosciamo di ―seconda mano‖, per “sentito dire” o ―letto da
terzi”, mettiamo in dubbio i nostri preconcetti e verifichiamoli alla luce delle fonti-
sorgenti.

Operando con positività e iniziando da noi stessi, probabilmente troveremo varie


―falle‖ annidate nella nostra memoria. Se tale verifica avrà esito positivo, allora non
potremo esimerci da una maggiore cautela e vigilanza.

Come primo impegno, cerchiamo le ―fonti sorgenti e primigenie‖, cerchiamo di


conoscerle e comprenderle. Dopo, compiuto questo sforzo, con mente libera,
formuliamo la nostra opinione. Sempre pronti a metterla in discussione quando
emergano nuovi elementi.

Come secondo impegno, asteniamoci dal giudicare gli altri, chiunque essi siano,
rispettiamoli per il percorso che stanno facendo.

E‘ un lavoro difficile, ma è un lavoro proficuo, perché può spostarci da una


―dimensione chiusa e limitata‖, quindi intrinsecamente negativa, ad una ―dimensione
aperta e illimitata‖, quindi potenzialmente positiva: per noi e quindi per gli altri.

Siamo Viandanti e Giardinieri che ricercano il Bene ovunque sia, senza preconcetti,
categorie o schemi mentali.

Nel frattempo, di fronte al dubbio, il Silenzio è sempre una perla preziosa.


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Lo stile del sito
Il metodo "evolutivo"
Questo sito è sorto sull'ispirazione di un "viaggio evolutivo".
Ogni Viandante che inizia un lungo cammino lo fa compiendo un primo passo..
Le esperienze, i paesaggi, gli incontri si fanno cammin facendo, magari
fermandosi di tanto in tanto a piantare qualche seme quando s'incontra la terra
adatta.
Per poi riprendere la Via......

LA"RETE"
"La rete", ossia internet, è oramai lo strumento di comunicazione più diffuso.
Consente di "scriverci e leggerci" quando siamo lontani.
Ci possiamo trovare di tutto, com'è normale nella dualità.
C'é tanto di negativo....... facile a trovarsi.
C'é tanto di positivo, solo a volerlo cercare.
Questo sito, per scelta, non intende porsi in "alternativa a".... ma "insieme a".
Per questo, per quanto di nostra conoscenza, rinvieremo sempre, con specifici
collegamenti ("link") ai siti dove è possibile consultare le "sorgenti originali"
oppure accedere a contributi ricchi di Ispirazione e di Significato.
Da parte nostra, cercheremo per quanto nelle nostre capacità e possibilità, di
essere un punto d'incontro, ma anche un punto di smistamento, senza la
presunzione di "reinventare" ciò che altrove già esiste.
I nostri visitatori, pertanto, troveranno per ogni argomento, sia i nostri
contributi originali che i rimandi ai siti dove si potranno approfondire gli stessi,
accompagnate da letture proposte sul tema.
Anche i collegamenti, comunque, sono da intendersi "provvisori": se conoscete
qualche sito dove lo stesso argomento è trattato con più ricchezza, fatecelo
sapere, lo inseriremo con piacere, grati del vostro contributo.

*** *** ***

I "SIMBOLI"
I simboli sono un linguaggio universale.
Certamente, ogni aspetto della Tradizione ha dei simboli propri.
Resta un dato di fatto verificabile, che molti "simboli chiave" sono comuni e li
ritroviamo in tutti i tempi, in tutti i luoghi.
Forse perchè sono oltre il tempo e lo spazio come li percepiamo con i nostri
sensi e la nostra mente razionale.
Le immagini che proponiamo rimandando a "Quello" dove il linguaggio verbale
si ferma.
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 HOME

 STILE DI VITA E NUTRIZIONE
 SUONO, VOCE, VIBRAZIONE
 EVOLUZIONE DELLE SCIENZE
 PERCORSI DI CONSAPEVOLEZZA
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 TRADIZIONE E SISTEMI FILOSOFICO RELIGIOSI
 YOGA
 LE PERLE SUL SENTIERO
 UTOPIA
 CODICE ETICO
 CONTATTI
 PRIVACY
 DISCLAIMER

L'officina
Sulla strada sono disseminati strumenti, mezzi, opportunità….
Camminando lentamente, con la consapevolezza in ogni passo,
lo sguardo rivolto al cammino che andiamo noi stessi costruendo,
a tutto ciò che incontriamo in quel momento e in quel luogo
possibilità di evoluzione, le più diverse si rivelano….
strumenti, i più materiali e faticosi, i più intellettuali e sofisticati, i più sottili e
coinvolgenti,
parlano all‘animo di chi vuole ascoltare
risvegliano una sensibilità sopita
sostengono una mente affannata , indirizzano emozioni,
sollevano uno spirito compresso.
Libri ove ritrovare parti di sé, la Sapienza degli Antichi,
le intuizioni di altri ricercatori,
un percorso da sperimentare,
un metodo per avere cura di sé in modo semplice,
la possibilità di accrescere le conoscenze,
un gruppo di persone con il quale imparare a crescere,
un Maestro -che tale non si definisce- che ci trasmette la sua Arte,
la pazienza per dedicare una parte di sé agli altri…
L‘officina è sempre piena, ed è ovunque…
qui raccogliamo alcuni spunti ed opportunità , incontrate e sperimentate.
Alcuni integrati nella vita,
altri vissuti fino a che hanno esaurito il loro benefico effetto e lasciato lo spazio
ad altre esperienze.
Possibilità… siamo tutti diversi, per ognuno c‘è un tempo ―giusto‖….
Gli strumenti sono sparsi per l‘Armonia e nelle nostre vite
attenzione e vigilanza guidano la scelta delle risonanze autentiche.
Affiniamo il nostro sentire, guardiamo a fondo, tendiamo l‘orecchio,
percepiamo gli odori, sfioriamo le consistenze ….

*** *** ***


Maestri e falsi profeti. Per chi si incammina sulla Via della conoscenza del Sè
è quantomai difficile, forse lo è sempre stato, distinguerli. E' un rischio da
mettere in conto, non eludibile.
Indubbiamente il Maestro è un riferimento importante. Nella vita profana come
in quella spirituale. E' colui che ci aiuta a scoprire il "Maestro dentro di noi".
I Maestri "visibili" hanno comunque alcune caratteristiche in comune: povertà,
obbedienza e castità, che poi si manifestano in un insegnamento basato
sull'esempio, in umiltà, di ciò che "essi sono", piuttosto di ciò che "affermano e
dicono". Quindi con il dono della semplicità, diretta e a tutti comprensibile:
quella dell'Amore.
Nell'Officina, nel nostro lavoro interiore, abbiamo a disposizione due strumenti
efficaci: Vigilanza e Perseveranza; che invitiamo ad utilizzare anche rispetto
alle proposte di questo sito. L'opera di discriminazione non ha limiti, ed è
essenziale per procedere oltre. Con Rigore e Misericordia, quasi due piatti della
stessa bilancia, da mantenere sempre in equilibrio.

*** *** ***


*** *** ***

Metodo e Stile
Percorrere la Via non è semplice. All'inizio abbiamo necessità di dotarci di
strumenti adeguati, da far propri, sperimentandone l'efficacia concreta. Ma
Armonia implica anche Stile: gli strumenti devono consentirci di apprenderlo, o
meglio, ritrovarlo in noi, togliendo il "Velo" che lo cela.
Come proposta di meditazione, alcuni brani tratti da Platone. Li abbiamo
sperimentati con risultati positivi....Se desiderate leggere il testo integrale, fate
riferimento alla Bibliografia ed ai link.

Platone, brani dal Fedone


SOCRATE «E per quanto riguarda l'acquisto della sapienza, pensi
che il corpo possa essere d'impedimento se noi ne chiediamo il
concorso? Voglio dire questo, cioè: la vista o l'udito danno agli
uomini la certezza assoluta oppure, come ci dicono i poeti, noi nulla
vediamo e nulla udiamo con precisione? E se questi sensi non sono
né sicuri, né adeguati, noi non possiamo fare affidamento sugli
altri che, in effetti, sono ancora più approssimativi e difettosi, non
credi?»
Simmia «Eh, certo.»
«Quand'è, dunque, che l'anima coglie la verità? Evidente che,
quando essa si accinge a considerare qualche questione e lo fa con
l'aiuto dei sensi, cade in inganno.»
«Esatto.»
«E allora, non è attraverso l'attività razionale, più che con ogni
altra, che l'anima coglie in pieno la verità del reale?»
«Sì .»
«E, senza dubbio, l'anima esplica questa sua attività quando
nessun turbamento, da parte dei sensi, venga a distoglierla, né la
vista, né l'udito, né il dolore o il piacere; solo quando resta tutta
isolata e raccolta in sé, trascurando il corpo, staccandosi
completamente da esso, senza più alcun contatto, essa può
cogliere la verità.»
«È così .»
«Non è quindi per questo che l'anima del filosofo disprezza il corpo
e lo fugge e, d'altra parte, desidera isolarsi in se stessa?»
«È chiaro.»
«Ma, Simmia, che dobbiamo concludere, allora? Che esiste il giusto
con la ‹G› maiuscola, o no?»
«Sicuro che esiste, per Giove.»
«E, così, che c'è anche il Bello e la Bontà?»
«Come no.»
«Ma le hai viste tu, con i tuoi occhi, queste cose?»
«Io no, mai» ammise.
«E le hai forse conosciute con qualche altro senso? E, bada, che
non mi riferisco solo alle cose che ho nominate ma ad ogni altra,
per esempio, alla Salute, alla Forza, in una parola, cioè, alla vera
realtà di tutte le cose, a quello che ogni cosa è in se stessa. E
allora? La realtà in sé delle cose si conosce attraverso i sensi
oppure pensi che giunga alla perfetta conoscenza di essa chi, tra
noi, si appresti a esaminare e penetrare le cose nella loro intima
realtà, con la pura attività razionale?»
«Così, certamente.»
«E a questo risultato, dunque, giungerà unicamente chi, per
cogliere la realtà in sé delle cose, userà, nel più alto grado, la sola
ragione, senza ricorrere all'ausilio della vista o, che so io, di
qualche altro organo di senso; chi, con la ragione e grazie soltanto
ad essa, cercherà di attingere il vero escludendo, quanto più
possibile, l'intervento del corpo, l'uso degli occhi, degli orecchi, che
sono essi a turbargli l'anima e ad impedirgli di attingere verità e
conoscenza. Non è, dunque, costui, o Simmia, l'uomo che più di
ogni altro potrà cogliere la realtà?»
«È proprio esatto quanto dici, Socrate.»
______________________________________
«Stanco di simili indagini» riprese Socrate, «pensai dopo tutto di
dover stare attento che non mi succedesse ciò che capita a quelli
che guardano un'eclissi di sole che, se non osservano l'immagine
dell'astro riflessa nell'acqua o attraverso qualche altro schermo,
talvolta finiscono coi rovinarsi gli occhi. Anch'io pensai a una cosa
di questo genere e temetti di restare con l'anima completamente
cieca se avessi volto alle cose soltanto gli occhi e cercato di
coglierle solo con i sensi.
------------------------------------------------------------
«Ma questo, caro Simmia, non è proprio un cambio all'insegna della
virtù, questo barattare piaceri con piaceri, dolori con dolori, paura
con paura, una cosa che vale di più con una che vale di meno,
come se fossero monete. E, invece, bisognerebbe dar via tutto per
la sola moneta che vale, il sapere, grazie alla quale si possono
davvero vendere e comprare coraggio, saggezza, giustizia,
insomma la virtù vera, non disgiunta dalla sapienza, si
accompagnino, poi, o meno, piaceri, timori e passioni del genere.
Quando, invece, tutto questo è separato dal sapere e diviene
oggetto di mutuo scambio, oh, allora, non è vera virtù ma la sua
apparenza ingannevole, una virtù d'accatto, che non ha nulla di
sano e di vero. Piuttosto là verità è che la temperanza, il coraggio,
la giustizia, nascono quando ci si purifica di tutte queste passioni e
che il sapere è, forse, il mezzo per questa purificazione.
«Inoltre io non credo che siano stati uomini dappoco quelli che
istituirono i Misteri i quali, sotto il velo dell'enigma, ci hanno pur
detto, fin dai tempi più remoti, che chi giungerà nell'oltretomba,
come un profano, senza esserne iniziato, giacerà immerso nel
fango, mentre chi vi giungerà purificato e consapevole, abiterà con
gli dei. Perché, vedi, come dicono gli interpreti dei Misteri, ‹molti
portano il tirso ma pochi sono i veri iniziati›. E solo questi ultimi, a
mio avviso, son quelli che si son dedicati, nel vero senso della
parola, alla filosofia.
---------------------------------------------
«Sì, anch'io,» assicurò Simmia, «posso dire di non aver dubbi, dopo
quanto s'è detto. Certo è che l'ampiezza del problema e la poca
fiducia che ho nella fragilità dell'umana natura, mi fanno avere
qualche riserva su quel che s'è concluso.»

E Socrate: «Dici bene, Simmia, specie per quel che riguarda le


nostre premesse che, sebbene voi le abbiate accettate, devono
comunque essere meglio riesaminate. Quando voi le avrete
analizzate a fondo, solo allora, credo, potrete cogliere il problema
nei suoi sviluppi, per quanto sia possibile a un uomo; e quando ve
ne sareste resi ben conto, non proseguirete più oltre nella vostra
ricerca.»
*** *** ***
RIFLESSIONI SULL‟OPERATIVITA‟
Il sito “Armonia oltre la dualità” vuole connotarsi come contributo
“operativo” che sia di ausilio all‟evoluzione esistenziale in positivo.
Come “operatività” si propone una riflessione “trasversale” alle singole
forme della Tradizione, cercando di superare i confini, spesso artificiosi, che
impediscono un superamento, nei fatti non solo a parole, della logica
del “sistema chiuso”.
Nel periodo evolutivo in cui stiamo vivendo, la Tradizione Una si manifesta
sotto forme diverse. Se le osserviamo con attenzione, con anima e mente sgombri
da pregiudizi, possiamo notare che le differenze tra le varie forme si accentuano
alla “periferia”, basandosi sulla sommatoria di molteplici elementi attinenti la
specificatamente la manifestazione profana.
Se riusciamo a superare tale approccio “esteriore” e cerchiamo di dirigerci
verso il “centro”, dove risiede l‟essenza di ogni forma tradizionale, possiamo
riscontrare con stupore una notevole omogeneità di concetti, simboli, significati.
Nelle pagine del sito potrete verificare direttamente, confrontando le fonti originali
dalle quali sono stati tratti tali “elementi comuni”. Tutte le forme della Tradizione,
nella loro essenza ultima, danno o cercano di dare una risposta alle domande di
fondo (ontologiche e teleologiche) che caratterizzano l'esistenza dell'Umanità:
"Chi sono? Da dove vengo? Dove vado?"
"L'universo cos'è? Da dove viene? Dove sta andando?"
"Esiste un Creatore, una Creazione? Chi l'ha generata? "
Sono domande comuni alla Scienza, alla Filosofia, alla Religione. Ciascuna,
in vario modo, cerca di fornire risposte. Ognuna cerca anche di far si che le
risposte siano coerenti in tutti i campi: scientifico, filosofico, religioso.
Indicando la "Via" che ciascuno deve seguire per realizzare Sè stesso, oltre
le contingenze e le apparenze grossolane della manifestazione.
Scienza, Filosofia, Religione, in tutti i tempi ed in tutti i luoghi, tendono a
strutturarsi nell'ambito di un'organizzazione gerarchica, dove esistono ruoli e
competenze specifiche per coloro che vi aderiscono.
L'aspetto organizzativo, spesso, tende ad autoreferenziarsi, a garantire la
sua continuità, a volte oltre se non contro l'essenza vitale essenziale da cui è
scaturita la visione (che sia scientifica, filosofica, religiosa nulla cambia).
Possiamo osservare come spesso coesistano due aspetti che generano
dualità:
da un lato l'essenza pura originaria, che si colloca sul piano metafisico, oltre
le apparenze della profanità; essenza che porta un messaggio di "purificazione e
trasmutazione", strumenti essenziali per pervenire alla Sapienza; l'altruismo, il
controllo dei vizi (cupidigia, ira....) e la realizzazione delle Virtù.
dall'altro le dinamica tipicamente profane del "possesso" e del "potere"
(intellettuale e/o economico); l'egoismo, l'esercizio dei vizi e la denigrazione delle
Virtù.
In questa proposta, formuliamo l‟ipotesi che le “forme organizzative” che
caratterizzano le singole visioni della Tradizione possano rappresentare un
elemento che spinge verso “sistemi chiusi – autoreferenziali”.

Caratteristiche comuni di tali forme, con gradazioni più o meno accentuate


sono:
 Distinzione tra interno/esterno, quasi una linea di confine che separa
nettamente “chi è dentro” da “chi è fuori”, illusione che alimenta la
convinzione che “chi è dentro è nel giusto/ chi è fuori se non sbaglia,
comunque è meno giusto”.
 Convinzione che i valori di cui si è portatori siano specifici della forma cui
si aderisce, negando di conseguenza che gli stessi valori, se vengono da
altre forme, possano avere la stessa dignità e validità.
 Preponderanza degli aspetti organizzativi su quelli esistenziali/evolutivi.
Riflessioni sulle caratteristiche comuni a molte forme della
Tradizione.
Ogni forma strutturata della Tradizione è dotata di una "bussola" di
riferimento, tipicamente un “Libro Sacro” (che ovviamente può essere anche la
raccolta di più testi).
Ogni Libro Sacro contiene l‟espressione di “principi” e di “linee guida di
comportamento” normalmente condivisibili da chiunque: infatti vi troviamo "belle
parole", scritte. Rispetto alle quali si richiede di assumere un impegno solenne,
spesso formale, di adesione. A ciascuno restando la responsabilità di renderle
vive.
Utilizzando la "bussola" come guida, è possibile cercare di “misurare” lo
scarto tra gli intenti teorici e la loro concreta attuazione. Proviamo a formulare
alcune ipotesi di “misurazione” che abbiano il comun-denominatore di
applicabilità indipendente dalla singola “forma” Tradizionale:

 Conoscenza, attenzione e cura al Rito ed alla ritualità, con conseguente


sacralità dei lavori.
 Consapevolezza che la partecipazione comporta la libera scelta di Doveri.
 Considerazione dei ruoli gerarchici/organizzativi come “Servizio”, da
svolgere con dedizione, solo quando si è riconosciuti pronti e si è in grado
di onorarlo compiutamente.
 Partecipazione attiva e propositiva.
 Rispetto del dovere di soccorrere coloro che sono in difficoltà, occasione per
manifestare concretamente la generosità (ciascuno in misura delle risorse
disponibili).
 Incontri conviviali organizzati tenendo conto delle esigenze di tutti
(alimentari ed economiche), occasione per approfondire la conoscenza
reciproca, scambiare dubbi o approfondimenti.
 Umiltà e modestia nel riconoscere che è compito degli Anziani individuare
chi è effettivamente pronto ad assumere una specifica carica, controllando
il proprio io/ego che spinge viceversa a proporsi per essa, nella presunzione
di averne il "diritto".
 Umiltà nell'apprendimento dell'Operatività, avendo presente che la pratica
diventa una “realtà acquisita” solo dopo un esercizio lungo, ininterrotto,
compiuto con profonda dedizione, inclusa un'adeguata meditazione e
preparazione.
 Attuazione dell‟esortazione di “Fare agli altri tutto il bene che vorresti loro
facessero a te” , quale strumento operativo per passare dal “desiderio di
ricevere” al “desiderio di donare” (… senza aspettarsi nulla in cambio).
Dubbi e domande
Provate ora a porvi alcune domande, riferendovi alla forma della Tradizione cui
aderite o sentite più vicina, avendone esperienza diretta. In realtà sono domande
che ci si può porre anche rispetto a qualsiasi “Organizzazione strutturata”, sia
essa di tipo filosofico, filantropico o culturale.

 Le caratteristiche positive, delle quali abbiamo beneficiato e nelle quali


siamo stati formati, le abbiamo fatte nostre?
 L‟eredità ricevuta la stiamo onorando, mantenendo, valorizzando,
accrescendo?
 Abbiamo mai sentito il desiderio ed il piacere di “donare”, liberamente,
spontaneamente, magari in modo discreto e silenzioso, comunque mai in
vista di un tornaconto al proprio io/ego?
 Stiamo realmente dando vita allo "stile" di lavoro ed agli "impegni
esistenziali", liberamente assunti, aderendo agli stessi nel nostro intimo,
dando il meglio di noi stessi per renderli vivi nell'Operatività?
 Abbiamo il coraggio di “vedere” laddove non siamo coerenti ed in armonia
con gli Impegni Esistenziali ed i principi basilari cui formalmente abbiamo
aderito?
Lavoro a specchio, conosci te stesso
ovvero
Essere Artisti, realizzare l’Opera
Nell'ambito della Tradizione iniziatica, una delle Vie operative è rappresentata
dall'Alchimia, la cui simbologia è diffusa, in modo più o meno palese, in molte
delle forme che la Tradizione ha assunto.
L‟Opera alchemica prevede tra fasi operative:

 prima fase: opera "al nero;


 seconda fase: opera "al bianco" ;
 terza fase: opera "al rosso".
In Alchimia, come in ogni Via Operativa, non esiste, non è prevista la possibilità
di realizzare alcunché di virtuale: o la fase dell'Opera Èmanifestamente
realizzata, quindi È, o non è realizzata, quindi non è.
Se non è, diventa impossibile passare alla fase successiva.
In Alchimia, in ogni caso, oltre il Rigore, vige la Clemenza verso coloro che
desiderano esser puri di cuore: se il primo tentativo di "Opera al nero" fallisce,
opera la Speranza. Con umiltà si è chiamati a ricominciare da capo, facendo
tesoro degli errori compiuti.
Non v'è altra possibilità, sempre che si desideri affrontare con successo il
Cammino Iniziatico, che eviti di riconoscere la distinzione tra "essere reintegrato"
o limitarsi a parlarne o scriverne. Non è con la semplice appartenenza alla forma
organizzativa che si può pensare di "ESSERE”. Per quanto si possa parlare o
scrivere, se non si "realizza la conoscenza/trasmutazione di noi stessi", si
continua a vivere da profano. Come evitare di rimanere impantanati in erudite
dissertazioni ed interpretazioni della Via Iniziatica Tradizionale? Se non la si
percorre operativamente, il rischio è di rimanere comunque ignoranti, cioè senza
Sapienza. Prendere consapevolezza dei propri limiti:
"Quando si scopre che i frutti di uno stadio (della Via iniziatica) non sono presenti,
vuol dire che lo stadio non era perfezionato. Se gli stadi sono tutti realizzati, la
pienezza e la beatitudine si succederanno gradualmente."
Inevitabile riconoscersi nel sapiente commento:
"Spesso il discepolo frettoloso ed emotivo, o quello semplicemente erudito, non si
accorge che un certo stato può essere conseguito nella misura in cui si è conquistato
quello precedente...."
Evoluzione esistenziale o carrierismo profano?
Quelli che abbiamo definito “i vestiti esteriori”, purtroppo, rischiano di
diventare ostacoli alla realizzazione del “centro”, luogo dell‟UNO.
Forse non è infondato il sospetto che il "carrierismo" (termine sintetico che
racchiude una molteplicità di aspetti concreti nella loro negatività, concorrenti
alla deriva verso la profanità) rappresenta uno dei rischi più insidiosi per
l'Armonia tra quelli che condividono la partecipazione a una forma della
Tradizione.
Il metodo che cerchiamo di applicare è basato sull‟Ispirazione del “pensiero
positivo”. Anche laddove dovessimo osservare elementi di negatività, mai
risuonare con essi, preferendo un equilibrato distacco. Sempre accompagnato da
pensieri, parole ed azioni positive e non conflittuali. Dedicando le nostre energie
al dialogo e alla comprensione, senza giudicare. Nella speranza che il nostro agire
possa contribuire ad “aprire”, mai “chiudere”. Senza aspettative rispetto al
possibile risultato dell‟azione, che comunque – anche laddove ci fosse - non ci
appartiene.

*** *** ***

*** *** ***


I rischi dell'autoreferenzialità
Tra i rischi che da evitare, subito dopo il sincretismo (guazzabuglio di
elementi eterogenei finalizzati a costruire artificiosi modelli "fai da te", spesso
ad uso profano di sedicenti maestri che si autopropongono come guida di
personali "orticelli" in perenne concorrenza tra loro), c'è quello
dell'autoreferenzialità. A riguardo riportiamo un breve ma illuminante stralcio,
corredato del link alla fonte (AxisMundi) dov'è possibile leggere l'intero
contributo:
..“se uno interpreta dei dati generici in base a una sua convinzione, finisce col
trovare quello che cerca, e quindi la sua teoria finisce con l‟autoconvalidarsi. E‟
ciò che ha dimostrato nel suo esperimento lo psicologo Forer … effetto di
convalida soggettiva.
........Se non altro comunque questo tipo di teorie veicola l‟idea che l‟equilibrio, la
stabilità, la normalità derivano da un‟armonica combinazione di varie qualità e
dall‟integrazione di aspetti dissonanti della personalità, quindi in definitiva da
una complexio oppositorum...."
leggi il testo completo alla fonte

*** *** ***

Le difficoltà del Cammino


Nell'officina è importante avere disponibili tutti gli strumenti necessari.
Volendo affrontare un percorso esistenziale verso la Consapevolezza e la
Conoscenza, occorre aver ben presenti i rischi cui andiamo incontro, ma anche
gli ostacoli che prima o poi ci si presenteranno e che dovremo superare.
Un ostacolo, che è anche un rischio, è rappresentato dalla mancata
armonizzazione tra i "principi" che facciamo nostri a livello mentale ed i
conseguenti necessari comportamenti (trasformazione/trasmutazione).
Come contributo offriamo la seguente riflessione iniziale, dove sono stati
evidenziati in grassetto alcuni passi ritenuti significativi.
Se desiderate contribuire, potete inviarci via email ( alla sezione contatti)
ulteriori proposte.

Dobbiamo Voler conoscere la Verità


Swamiji frequentemente parla di vivere una vita divina. Ma l‟altra
mattina egli ha aggiunto che a meno che noi non cambiamo la nostra auto-
identità, è impossibile per noi vivere veramente la vita divina.............
Questo era un eco di qualcosa che Swamiji aveva detto molti anni fa: “
La vita spirituale realmente non comincia finché voi non sapete chi voi
siete.” Se ci meravigliavamo circa il fenomeno diffuso in tutto il mondo tra i
ricercatori – scoprendo che, anni dopo anni di sincera pratica spirituale non
c’è nessun vero cambiamento nel loro essere – Swamiji ha messo per noi il suo
dito su questo aspetto. “Non importa quale altra cosa stiamo facendo, quanto
tempo stiamo utilizzando per le pratiche spirituali, quanto servizio altruistico
stiamo offrendo, se non stiamo lavorando sul punto chiave della vita
spirituale – che è la nostra fondamentale divina identità, allora non ci sarà
alcun cambiamento fondamentale.”
Perché allora, mentre conosciamo così bene la verità, noi non stiamo
lavorando su questo punto centrale? Sappiamo e ci viene detto continuamente
che l‟anima individuale non è altro che Brahman. Sappiamo e ci viene detto
continuamente che Dio soltanto esiste, che Egli è l‟unica realtà. Perché questa
verità non è più vicina a noi di quando la udimmo per la prima volta? Forse
perché fondamentalmente ancora non crediamo in essa. Non importa quante
volte l’abbiamo udita, non importa quante volte abbiamo discusso di essa, noi
non possiamo ancora credere che non siamo delle entità separate. E se
guardiamo profondamente dentro i nostri cuori, forse in fondo non vogliamo
credere in questa verità.
Così se la nostra vita spirituale non ha veramente fatto dei progressi
significativi malgrado i nostri sforzi sinceri, può ben darsi che non stiamo
affrontando il problema centrale, che è la nostra fondamentale identità. Non
lo stiamo affrontando perché noi non crediamo realmente in essa, e forse
perché non vogliamo veramente credere in essa. Ma poi alla fine, la verità è la
verità. E così la prima decisione che dobbiamo prendere è se vogliamo che la
nostra vita sia basata sulla verità o se vogliamo che continui ad essere basata
sulla falsità, a credere in una falsa individualità.
Riflettendo su questo, dovremmo riconoscere che non importa quello
che vogliamo, la verità è la verità. Anche se vogliamo continuare a basare la
nostra vita sulla falsità, questo non cambia il fatto della nostra vera identità.
Ma, certamente, ciò cambia il modo in cui sperimentiamo ed esprimiamo la
vita. Questo porta a considerare che se continuiamo a basare la nostra vita
sulla falsità, allora la nostra vita stessa non può essere vera e continuerà a
condurci a continui problemi.
di Sw Atmaswarupananda ( tratto da una meditazione di L. Porpora

*** *** ***

Dei "ruoli" e del "denaro"


Spesso ci si pone da domanda se il percorso di evoluzione esistenziale, nel
rapporto con il mondo che ci circonda, possa procedere positivamente
nell'ambito di "strutture" organizzative caratterizzate da due elementi tipici
della profanità: "ruoli" gerarchici e ""monetari".
Non abbiamo ancora trovato la soluzione "tecnica" al problema.
Resta comunque una forte perplessità rispetto ad ogni situazione dove tale
frammistione si concretizzi.
Sarà forse un'Utopia, ma riteniamo necessario provare ad escludere
dall'orizzonte esistenziale della Via sia i "ruoli gerarchici formali" che i
"rapporti che implicano l'utilizzo di denaro".
Non li riteniamo indispensabili, mentre ne riconosciamo i rischi:
formalizzazione e deriva profana, entrambe matrici produttive di "sistemi
chiusi".
Di esempi positivi, a volerli vedere, ce ne sono stati e ce sono sempre di più:
basti pensare a tutte le forme libere di volontariato puro, dove ciascuno dona se
stesso e le sue capacità di "fare", ma anche alle libere unioni di ricercatori, dove
nessuno aspira a porsi come "guida formale", dove tutti sono aperti all'ascolto
ed alla comprensione.

La Via presuppone perseverante pazienza ed umiltà


Il cammino, a volte, viene intrapreso avendo come compagno di viaggio un
IO/EGO predominante.
Questo genera l'illusione di "essere già pronti", quindi voler "bruciare
le tappe". Nel caso ciò non avvenga secondo le aspettative, scatta la reazione
dell'IO/EGO, che non accetta mortificazioni.
Sono situazioni delicate, che possono portare ad esiti negativi.
Ne sono testimonianza, nell'ambito della Tradizione, vari "simboli" posti a
meditazione e salvaguardia dei Viandanti.
Proponiamo uno stralcio tratto dalla Tradizione Taoista, che riteniamo
particolarmente istruttivo e fonte di positiva mediatazione.
Volutamente abbiamo omesso inizio e fine, coerentemente con la visione
esclusivamente "positiva" del sito, volendo evitare fraintendimenti.
Chi desiderasse il testo completo può richiederlo, motivando, accedendo alla
sezione "contatti".

".............ti dirò quello che ho appreso dal mio Maestro.


Dopo tre anni di servizio..... col cuore non osavo pensare alla negazione o
all'affermazione, con la bocca non osavo parlare di vantaggio o
svantaggio: così ottenni il primo sguardo da parte del Maestro.
Dopo cinque anni con il cuore ripresi a pensare all'affermazione ed alla
negazione, con la bocca parlavo nuovamente di vantaggio e svantaggio: così
ottenni per la prima volta il sorriso del Maestro.
Dopo sette anni seguivo tutto ciò che il mio cuore pensava senza affermare ne
negare, seguivo tutto ciò di cui la mia bocca parlava, senza attendermi ne
vantaggio ne svantaggio: per la prima volta il Maestro mi fece sedere accanto
a lui.
Dopo nove anni mi distaccai da ciò che il cuore pensava e la bocca diceva, non
riconoscendo più se l'affermazione o la negazione, il vantaggio o lo svantaggio
fossero miei o degli altri, senza più sapere che il Maestro era il mio insegnante
e che quell'Essere era mio Amico: ero andato oltre l'interiore e l'esteriore.......
Ora tu sei alla porta del Maestro.... da così poco tempo..... e già ti risenti......."

*** *** ***


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Problemi aperti
Questo è un sito di ricerca, orientato al positivo ed al bene: coloro che lo
curano, è bene precisarlo, sono dei Viandanti, dei ricercatori, a volte
Giardinieri, comunque apprendisti, non Maestri.
Non abbiamo verità preconfezionate, certezze assolute, ne dogmi.
Il che non significa essere "ignavi", ne tantomeno passivi.
Cerchiamo e sperimentiamo, innanzitutto su noi stessi, spesso con difficoltà....
Gli ostacoli fanno parte del cammino, stimolano e fanno da antitodo a false
certezze o approssimazioni di comodo.
Come libera scelta l'essere, sempre e comunque, positivi: non abbiamo
controindicazioni in tal senso.
Nel Cammino, dentro e fuori di noi, cerchiamo di utilizzare al meglio gli
strumenti della discriminzaione e del distacco.
Essere "Osservatori" è impresa ardua, essendo, come siamo, immersi nel
sistema che vorremmo osservare.
In questa sezione cercheremo di riportare, in modo quanto più possibile scevro
da ignavia e protagonismo (tipiche manifestazioni dell'Ego) i dubbi di fondo
irrisolti, scaturiti durante il percorso.
L'Azione positiva è sempre presente, imprescindibile. L'esito, spesso, incerto.

*** *** ***


Maestro e Discepolo
Tema complesso, difficile, irto di ostacoli e trabocchetti.
Maestro e Discepolo come due poli della dualità, che cercano di superarla,
insieme.
Senza Maestro, il Discepolo non può esistere.
Senza il Discepolo, il Maestro non ha senso di esistere.

Il problema è duplice:
Esistono reali "Maestri"?
Esistono reali "Discepoli"?

Ovvero, facile trovare chi si ritiene Maestro, facile che desidera essere
Discepolo.
Se fosse così semplice, con tutti i Maestri e discepoli che apparentemente ci
sono in giro, le cose dovrebbero funzionare al meglio, il destino evolutivo
dell'Umanità sarebbe assicurato.

Se la realtà che ci circonda è quella che è, forse qualcosa non sta funzionando.

Allora alcune domande:


I "Discepoli" quali motivazioni hanno per porsi come tali?
Sicuramente desiderano diventare "Maestri"......
Quindi hanno un "modello" di riferimento cui ispirarsi.
Ma i "modelli", quale insegnamento sono in grado di trasmettere?
Sono "incarnazione vivente" di un percorso concluso?
Sono realmente "oltre la manifestazione profana"?

Abbiamo l'impressione che in molte delle strutture organizzate che sono eredi
della "Tradizione" (ci riferiamo esclusivamente a quelle che in qualche modo
sono legittimate dalla continuità della trasmissione iniziatica, del resto non
intendiamo neanche parlare coerentemente con l'approccio positivo del sito)
continui ad avere il sopravvento l'aspetto organizzativo attinente la profanità
(cariche, gestione amministrativa ed economica).
Non che al loro interno non vi siano esempi significativi di Adepti degli di tale
nome, esempi viventi di come la Via possa realmente condurre
all'Illuminazione....Che quindi rifuggono dalle cariche, dalle prebende, dalle
luci della ribalta...

Non è un problema nuovo, ma resta un problema aperto, al quale non siamo in


grado di dare risposta.

Proveremo a proporre dei contributi, senza distinzione da quale ramo della


Tradizione vengano, che possano essere di ausilio a porci domande, ma
soprattuto ad indicarci possibili vie operative, concrete, di Azione positiva.

*** *** ***


Dalla Chandogya Upanishad
"Quello, che allora aveva dodici anni, recatosi dal Maestro e studiato fino
all'età di ventiquattro anni, fece ritorno, presuntuoso, superbo come un erudito
ed arrogante. Allora il padre gli disse: -"Svetaketu, mio caro, ora che sei così
presuntuoso, superbo come un erudito e arrogante,domandasti forse di
quell'insegnamento.....
per mezzo del quale il non udito viene udito, il non pensato pensato e il non
cosnosciuto conosciuto?"
-O venerabile, in che modo, dunque, viene impartito tale insegnamento?
-Mio caro, come attraverso la conoscenza di un solo pezzo di argilla risulta
conosciuto tutto ciò che è fatto di argilla, in quanto ogni modificazione deve la
sua origine solo alla parola ed è mera denominazione, mentre l'argilla è la sola
realtà.
.....Così mio caro viene impartito quell'insegnamento.
- Invero, quei venerabili certamente non conoscevano questo: infatti, se lo
avessero conosciuto, per qual motivo non me lo avrebbero esposto?....
(Chandogya Up. 6.1)

*** *** ***


IL VERO DISTACCO DAL MONDO
Puntiamo il nostro sguardo su questo: relinquere omnia: Christum sequi. I due
termini suppongono il rimanere di una linea di contatto fra la barca e i remi da
una parte, e Cristo Gesù, che noi dobbiamo servire e portare, dall'altra. Non si
vive, e non si esercita ministero sacerdotale, né si serve la santa Chiesa nei vari
uffici della sua amministrazione centrale e universale, senza contatti con ciò che
il mondo e lo spirito del mondo rappresentano. Questo spirito purtroppo non
è solo sufficienza e necessità per fare onore all'altro termine, cioè al servizio del
Signore nel compito sacerdotale per eccellenza, che è annunzio di Vangelo,
derivazione di grazia sacramentale, esercizio di carità sotto varie forme, ma può
essere, e difatto diventa tentazione quotidiana e seduttrice di superficialità
o di freddezza nell'assolvere i compiti della dignità e
dell'impegno sacerdotale. Attraimento e ricerca di ricchezza, di distinzione,
di onori, di interessi personali mal si compongono col Christum sequi, e
sono in flagrante contraddizione col reliqnimus omnia, che è il punto di
partenza verso la grandezza e la gloria, verace del Cristianesimo, della
Chiesa e del sacerdozio cattolico di tutti i secoli.
Su questo punto vogliate consentire al vostro Vescovo e Padre la espressione di
un lamento, che gli sta vivo nel cuore, e che sovente è gemito della sua
preghiera.
Le espressioni moderne della tecnica, e delle comodità superflue
rappresentano una duplice fonte di pericoli : cioè la realtà, sovente
ripugnante ad buon senso umano e cristiano, di una artificiosa
riproduzione e malefica diffusione di sottili deviazioni intellettuali e
morali; e più in concreto la realtà dell'errore e del male — che del resto
dura ab initio saeculorum — e la sua riproduzione e contraffazione visiva
attraverso la, stampa e la cinematografia, che ne moltiplicano all'indefinito
le immagini e le seduzioni.
.... Ma oh ! quanta povertà ancora da parte nostra, in proporzione deldiluvio
immenso e limaccioso della produzione tipografica e audiovisiva nel mondo
intero, che invece di elevare le anime e i popoli alla conoscenza, all'amore,
al culto di Dio, della verità, della bontà, della pura bellezza, della giustizia,
della fraternità della, pace, finisce per corrompere ed attossicare il buon
sentimento, e preparare germi nefasti di dissoluzione e di rovina.
dal DISCORSO DEL SANTO PADRE GIOVANNI XXIII
Giovedì, 24 novembre 1960
*** *** ***
Falsi maestri e falsi studenti
----Infine, arriviamo all‘argomento dei maestri e i loro discepoli. Che li si
chiami guru, maestri, guide o amici spirituali, due cose apparentemente opposte
si possono dire su di loro senza ombra di dubbio. Innanzitutto, per raggiungere
le vette più alte del cammino spirituale è necessario un maestro; secondo, per
ogni maestro autentico, esistono letteralmente migliaia di ciarlatani. Se
pensiamo che chiunque sappia declamare eleganti verità spirituali.... o ci
prometta l‘illuminazione in un week end sia un maestro autentico, stiamo
gettando le basi per la nostra futura delusione. Inoltre, è probabile che in futuro
dubiteremo di tutti gli insegnanti spirituali, quando in realtà è stata la nostra
inadeguatezza di studenti a renderci incapaci di distinguere tra i veri maestri e i
ciarlatani.
Il compianto santo indiano Swami Muktananda ha detto che il mercato dei falsi
maestri è in crescita perché è in crescita il mercato dei falsi studenti.
Arnaud Desjardins, maestro spirituale francese ed ex cineasta, sollecita i neofiti
a chiedersi non se il loro maestro è autentico, bensì: ―Sono un discepolo?‖. Gli
studenti spirituali disillusi passano la vita a puntare il dito contro i falsi maestri
e a negare la necessità di un maestro vivente ed esteriore, ma la verità è che loro
stessi non sono riusciti a essere quel tipo di studente necessario ad attirare un
maestro autentico.
Il punto sta nell‘essere implacabilmente onesti con se stessi sui motivi per i
quali stiamo cercando un maestro, e cosa ci aspettiamo da lui. .... Ma se siamo
sul cammino spirituale perché stiamo cercando di realizzare il nostro potenziale
più elevato, avremo bisogno di un maestro autentico, e per trovarlo dobbiamo
diventare discepoli autentici.
Talvolta, per imparare il discernimento e la discriminazione sul cammino
spirituale, dobbiamo incontrare una serie di falsi insegnanti. Così impareremo a
distinguere tra il falso e l‘autentico.... Solo allora potremo proseguire sul
cammino spirituale con più lucidità.
tratto da un articolo di Mariana Caplan

*** *** ***


Vegliate su voi stessi
[28] Vegliate su voi stessi e su tutto il gregge, in mezzo al quale lo Spirito
Santo vi ha posti come vescovi a pascere la Chiesa di Dio, che egli si è
acquistata con il suo sangue.
[29] Io so che dopo la mia partenza entreranno fra voi lupi rapaci, che non
risparmieranno il gregge;
[30] perfino di mezzo a voi sorgeranno alcuni a insegnare dottrine perverse
per attirare discepoli dietro di sé.
[31] Per questo vigilate, ricordando che per tre anni, notte e giorno, io non ho
cessato di esortare fra le lacrime ciascuno di voi.
[33] Non ho desiderato né argento, né oro, né la veste di nessuno.
[34] Voi sapete che alle necessità mie e di quelli che erano con me hanno
provveduto queste mie mani.
[35] In tutte le maniere vi ho dimostrato che lavorando così si devono
soccorrere i deboli, ricordandoci delle parole del Signore Gesù, che disse:
Vi è più gioia nel dare che nel ricevere!".
Paolo, Atti degli Apostoli, 20

*** *** ***


Per chi è sulla Via, non è importante quanta stada è stata percorsa, ma il
continuare a percorrerla.
Lungo il cammino si può avere la fortuna di riuscire a guardarsi intorno "con
gli occhi di un bambino", con spontaneità ed ingenuità, prima ed oltre il
"raziocinio".
E magari imbattersi in "perle" come questa che proponiamo: oltre ogni
preconcetto e schematismo. La inseriamo a "chiusura provvisoria" di questa
sezione, per il messaggio positivo che ci regala, con uno sguardo oltre
l'orizzonte:
Perché gli uccelli d'argilla volarono via
Un giorno, quando era ancora bambino, Gesù, figlio di Maria, era intento a
modellare degli uccelli con l'argilla. Gli altri bambini della sua età, che non
sapevano fare altrettanto, si precipitarono dagli adulti a lamentarsi. "Questo
lavoro non può essere permesso il sabato", dissero gli adulti, perché quel giorno
era sabato.
Allora si recarono vicino allo stagno dove il figlio di Maria era seduto, e gli
chiesero dove fossero i suoi uccelli. Per tutta risposta, Gesù indico con il dito
gli uccelli che aveva modellato, e questi spiccarono il volo.
"È impossibile costruire uccelli che volano", disse uno degli adulti, "e quindi
non c'è stata alcuna inosservanza del sabato".
"Mi piacerebbe imparare quest'arte", disse un altro.
"Questa non è arte, è solo un'illusione", decise un terzo.
Quindi, il sabato non era stato violato e l'arte non poteva essere insegnata.
Quanto all'illusione, sia gli adulti che i bambini si erano illusi, perché non
sapevano a quale scopo gli uccelli erano stati modellati.
Il motivo per cui era vietato lavorare il sabato era stato dimenticato. Quegli
adulti avevano una conoscenza imperfetta di ciò che è illusione e di ciò che non
lo è.
Essi ignoravano dove inizia l'arte e dove finisce l'azione.
E fu così anche per l'allungamento dell'asse. Si racconta, infatti, che Gesù,
figlio di Maria, si trovava un giorno nella bottega di Giuseppe il falegname. Dal
momento che un'asse di legno si era rivelata troppo corta, Gesù la tirò, e ci si
accorse che in qualche modo si era allungata.
Quando questo fatto venne raccontato, alcuni dissero: "È un miracolo; questo
bambino diventerà un santo".
Altri, al contrario, dissero: "Non ci crediamo; fallo di nuovo davanti a noi!".
"Non può essere vero; bisogna escluderlo dai libri", dichiarò un terzo gruppo.
Eppure, sebbene i tre gruppi fossero animati da sentimenti diversi,
ricevettero la stessa risposta perché nessuno di loro conosceva lo scopo e il
significato reale dell'affermazione:
"Egli allungò un'asse".
***
Gli autori sufi si riferiscono spesso a Gesù come a un maestro della Via. Inoltre,
in Medio Oriente esiste, nei suoi confronti, un vasto corpo di tradizioni orali
che aspetta di essere raccolto.
Questo racconto si ritrova, sotto forme leggermente diverse, in più di una
raccolta derviscio.
Per i Sufi, "figlio del falegname", come pure altri nomi di mestieri attribuiti ai
personaggi dei Vangeli, sono termini iniziatici e non indicano necessariamente
il mestiere di colui al quale vengono dati.
fonte:http://www.sufi.it/sufismo/Mulla_Nasruddin/uccelli_argilla.htm

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Stile di Vita, Salute, Alimentazione


e Nutrizione Vegetale ed
Integrale, Ricette degli Chef: crudo e
cotto.
Stile di vita e nutrizione
Uno stile di vita ―salutare‖ è essenziale per mantenere o recuperare uno stato di
benessere globale, cioè la Salute nel suo significato più completo.
L'essere umano è un insieme integrato di corpo, mente, emozioni, spirito.

Come un diamante dalle mille sfaccettature, le une si rispecchiano e traggono luce


dalle altre.
Tanti diamanti insieme –anche piccolissimi- danno una luce abbagliante, ben più
della somma dello splendore del singolo.

La salute è uno stato meraviglioso e complesso formato da tanti equilibri parziali.


I suoi sintomi: vitalità, gioia di vivere, energia, tendenza all‘equilibrio in ogni aspetto
della vita, cura di Sé, rispetto verso ogni ―manifestazione‖, coerenza, apertura,
discriminazione e coscienza, vigilanza unita a capacità di fluire. Presenza e
Consapevolezza.
Se presentate alcuni di questi sintomi anche solo per minuti od ore nel corso della
giornata, anche solo alcuni giorni, siete sulla strada della conquista della vostra
salute.
Acquisiamo coscienza di questi ―accenni‖, di questi momenti d‘oro;
coltiviamoli fino a farne la nostra vita stessa.

Già gli Antichi sapevano che un corpo sano e una mente sana si accompagnano ad
una visione positiva della vita e ad una accresciuta vitalità ed armonia.
Possiamo trovare, nelle varie manifestazioni della Tradizione, evidenziato l‘aspetto
della cura dell‘intera persona, corpo ed anima insieme, che costituiva uno stile di vita
―salutare‖.
E possiamo applicarlo, oggi, alla nostra vita, arricchito dei contributi di numerose
ricerche scientifiche.
Un regime alimentare che rispetti le reali necessità -in termini nutrizionali- di ogni
specifico organismo; che sia sufficiente ed adeguato rispetto alla vita che la persona
conduce. Secondo varie ricerche scientifiche di questi ultimi decenni viene
considerata salutare una alimentazione su base prevalentemente vegetale.
Il movimento: dalla corretta postura statica e dinamica, alle camminate di buon passo,
ad una attività fisica costante e continuativa (la ginnastica degli antichi Greci) che
può essere la pratica yoga, nuoto, bicicletta, lo sport che preferiamo.
Una attività "mentale": studio, ricerca, lavoro, impegni nei vari campi in cui
"sentiamo" di realizzarci e di contribuire al nostro ed altrui benessere (che poi
coincidono).
Conoscenza di Sé e sviluppo della coscienza di Sé. Conosci te stesso è anche
conoscere il proprio corpo e ascoltarlo. Allora capiremo anche il perché del ―nulla di
troppo― (scolpito anch‘esso sul Tempio di Delfi).
E‘ quello che stiamo facendo, oggi, nella nostra vita?
Cosa ci frena; quali sono i nostri ―meccanismi psichici‖, le attitudini, l'impronta
caratteriale, gli automatismi e gli schemi appresi?
Quale il nostro atteggiamento prevalente verso la vita?
Divenire consapevoli delle emozioni che ci attraversano troppo spesso
automaticamente, che sorgono dentro di noi come retaggio del passato, reazione al
presente o previsione del futuro. Da attori passivi ad osservatori, coltivando
l'orientamento verso la positività, ed agendo solo quando liberi da reazioni.
La spiritualità come anelito di un corpo libero da affanni e di una mente disciplinata;
a sua volta libera da categorie e dogmi. Una elevazione possibile solo se si sono ben
piantate le proprie radici nel mondo.
Come l‟albero i cui rami sono tanto più rigogliosi e svettanti verso il cielo, verso il
sole fonte di vita, quanto più le radici sono profonde e ramificate nella terra da cui
esso trae l‟altro suo nutrimento. Dall‟unione di alto e basso nasce e scorre al suo
interno la Vita.
La creatività infine è forse la più grande risorsa dell‘ essere umano; essa attraversa
tutta la nostra vita.
Essa è la capacità di creare e ricreare il mondo (come diceva D. W. Winnicott), di
stupirsi e provare meraviglia, come ci accadeva da bambini.
Dovrebbe risuonare come musica di sottofondo dell‘esistenza , che ogni tanto
irrompe con veemenza dando vita a grandi opere d‘arte.
La prima, la più importante: noi stessi!
Ogni giorno della nostra vita può essere un opera d‘Arte; non l‘anelito ad una
perfezione ossessiva ed irraggiungibile, ma l‘espressione della parte migliore di noi,
unendo ―tecnica e fantasia‖.
La creatività la possediamo tutti; nessuno ce lo insegna, pochi la incoraggiano.
Ce l‘abbiamo dentro fin da bambini…poi dove va?
Essa manifesta l‘esistenza di una parte del nostro cervello (l‘emisfero destro) che può
dare armonia e vitalità alla razionalità, al ragionamento, alla tecnica.
Perché creatività è innovare trovando associazioni diverse tra oggetti conosciuti,
trascendere le funzioni imposte, guardare con occhi diversi cose nuove, saper
applicare le esperienze passate a ciò che è nuovo.
Forti dell‘antica Sapienza, spiccare il volo.
Parafrasando M.L.King qualsiasi lavoro un uomo sia chiamato a fare dovrebbe
farlo “…così come Michelangelo dipingeva, o Beethoven componeva, o Shakespeare
scriveva poesie.”
Essa dona leggerezza e fiducia al creatore.

Uno stile di vita salutare ha come elemento fondamentale una corretta nutrizione.
La dieta viene oggi intesa come una restrizione alimentare dalla durata limitata posta
in essere per ottenere alcuni effetti -esclusivamente a livello fisico e sintomatico-
altrettanto limitati e talora reversibili (perdita di peso o in caso di malattie).
Spesso essa viene affiancata solo in modo marginale da attività fisica e supporto
psicologico.
La Dieta nell'antica Grecia era l'insieme delle regole che disciplinavano tutti gli
aspetti della vita quotidiana necessari per mantenere la salute: cura del corpo e cura
dell'anima ("conosci te stesso e abbi cura di te" dicevaSocrate riprendendo
l‘insegnamento degli Antichi riportato sul tempio di Apollo a Delfi).
Essa comprendeva regole alimentari, attività fisica e riposo, attività intellettuale, cura
dell' atteggiamento mentale, gestione delle emozioni, etc.
Anche la moderazione era una regola: μηδὲν ἄγαν, «nulla di eccessivo».
Un nuovo ordine che determinava un cambiamento globale nella propria vita.
Siamo pronti a cambiare?
Più volte al giorno assumiamo alimenti per nutrirci.
Mangiamo per fornire al nostro organismo le sostanze necessarie a mantenerlo in vita
e in salute. Preservandone la complessa struttura, sostenendone le funzioni,
permettendogli di reintegrare le perdite.
E' vero tutto questo?
Vero Nutrimento è ogni sostanza in grado di contribuire all'equilibrio generale del
corpo e della mente, dello spirito.
La mente insieme alle emozioni, e alle abitudini, contribuisce a determinare la
motivazione verso un tipo particolare di cibo e questa può coincidere in misura
maggiore o minore con i reali bisogni nutrizionali dell'organismo.
Il cibo influenza la mente: il funzionamento del cervello è legato a processi
biochimici che si attivano in presenza di specifici Nutrienti.
Mente e corpo sono da sempre collegati.
Un modo di mangiare salutare -nutrirsi consapevolmente- si inserisce
spontaneamente in uno stile di vita altrettanto salutare.

*** *** ***

Salute: positività e dinamismo; responsabilità ed adattabilità;


attivazione delle risorse.
Il nostro orientamento è verso la Salute.
Salute globale in cui confluisce ogni aspetto dello stile di vita della persona,
compresa l‘alimentazione o corretta nutrizione, sulla quale, oggi, si pone un
accento troppo spesso esclusivo.
Un sistema non può prescindere dall‘attenzione ad ogni sua parte; in esso ogni
parte contribuisce al benessere della totalità che è molto di più e di diverso della
semplice somma di queste.
L‘unità determina un nuovo valore.
La salute è un concetto positivo che riguarda l‘essere umano, nella sua interezza
e in relazione con l‘ambiente.
Un equilibrio dinamico ed individuale.
Un processo in continua trasformazione che vede come protagonista ogni
persona.
La salute, nella dichiarazione dell‘OMS del 1978 veniva definita ―.... come
stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non solo come assenza di
malattia o infermità…‖.
Nella conferenza internazionale dell‘Aia del 2009 si è cercato di dare della
salute una definizione più dinamica ed aderente alla realtà, rispetto
all‘aspirazione alla perfezione -traguardo impossibile in ogni campo- che
l‘aggettivo completo benessere fisico mentale e sociale poteva evocare.
L‘accento si è spostato sulla capacità di fronteggiare, mantenere e ripristinare la
propria integrità, il proprio equilibrio e senso di benessere.
Quella che si può definire anche come ―la capacità di adattarsi e autogestirsi‖.
Queste parole evocano il concetto di resilienza (dal latino resilire, ―saltare
indietro, rimbalzare‖ ) che in psicologia indica la capacità di affrontare
positivamente le difficoltà della vita e i cambiamenti, attingendo alle proprie
risorse e imparando a riorganizzarsi. Imparando a scorgere nuove opportunità
anche negli ostacoli o negli eventi traumatici, conservando la propria identità ed
accettando le trasformazioni che si presentano come necessarie.
―La salute non è un‟entità fissa. Essa varia per ogni individuo in relazione alle
circostanze. La salute è definita non dal medico, ma dalla persona, in
relazione ai suoi bisogni funzionali. Il ruolo del medico è quello di aiutare le
persone ad adattarsi alle nuove condizioni”
―Il soggetto – e con questo intendiamo l‟uomo concreto – ha la capacità di
valorizzare la propria forma di vita, il che non deve intendersi come
costruzione di senso a partire da una forma spirituale o psichica dell‟uomo ma
– e questo risulta essere fondamentale – a partire da una definizione organica e
concreta del funzionamento del corpo umano.”
“Essere sano non significa soltanto essere normale in una situazione data, ma
anche essere normativo, in quella situazione e in altre situazioni eventuali. Ciò
che caratterizza la salute è la possibilità di oltrepassare la norma che definisce
il normale momentaneo, la possibilità di tollerare infrazioni alla norma
abituale e di istituire norme nuove in situazioni nuove. (…) La salute è un
margine di tolleranza nei confronti delle infedeltà dell'ambiente.”
(Estratti da opere del medico e filosofo francese George Canguilhem pubblicati
agli inizi degli anni ‘40.)
Secondo l‘autore la salute non può essere definita in modo meccanico operando
una distinzione tra stato normale ed anormale (chi poi definisce la normalità;
può mai essa considerarsi come un dato scientifico valido come riferimento?)
Essa è invece la capacità di adattarsi al proprio ambiente, in armonia con i
propri bisogni funzionali. La salute è un concetto dinamico che varia da
individuo ad individuo, dipende dall‘ambiente in cui egli vive in quel momento
del suo ciclo vitale.
Per tale ragione essa può essere definita solo dall‘individuo stesso.
Il medico diviene un ―attento‖ collaboratore, che coopera alla salute
dell‘individuo.
Canguilhem propone una visione dell‘ambiente decisamente attuale: essa
comprende tutto l‘ambiente in cui la persona si trova attualmente ―immersa‖:
fisico, mentale, sociale, animato ed inanimato.

*** *** ***

La Tradizione e lo stile di vita nella nutrizione


Che la Tradizione sia "Una" ce lo confermano i richiami al ruolo essenziale che
svolge la corretta nutrizione per chiunque intraprenda il cammino.
Vi invitiamo ad approfondire nelle varie sezioni del sito, e non solo: da Pitagora
a Platone, dagli alchimisti agli Adepti Sufi o Kabbalisti.... senza dimenticare i
Sapienti arii dell'Induismo e quelli del Tao....ne i Santi degli Ordini dei monaci
cristiani.
Troverete che tutti, senza eccezioni, evidenziano come il Cammino implichi un
rapporto attento e rispettoso verso l'alimentazione.
Per proseguire nella sezione, seleziona gli argomenti sulla colonna di
destra, oppure....

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Un punto di partenza
“Mi piace suggerire una dieta a base di alimenti integrali e a base di vegetali.
Con ciò intendo dire verdure integrali che includono molti ortaggi colorati. La
frutta integrale, i cereali integrali e i legumi, il più vicino possibile al modo in
cui sono stati preparati dalla natura, senza aggiungere molto olio, grasso o
zucchero. Credo anche che sia ottimale consumare gran parte del nostro cibo
nella sua forma cruda. Con ciò, sto parlando di insalate, frutta fresca e
verdura fresca….”
T. Colin Campbell
*****
"Essere vegetariani è una scelta che tutti dovrebbero considerare sia per proteggere
la propria salute, sia per senso di responsabilità individuale: per una più equa
distribuzione delle risorse alimentari nel mondo, per la difesa del nostro pianeta e
per evitare le sofferenze cui vengono sottoposti gli animali. lo sono vegetariano da
sempre, o meglio da quando ho iniziato a scegliere la mia alimentazione. Credo che
non si possa mangiare un essere che si ama e trovo incoerente chiunque dichiari di
amare gli animali, ma non esiti a ingoiarli. Su questa posizione molto ha influito la
mia infanzia, trascorsa in una cascina alle porte di Milano. Vivendo insieme agli
animali ho preso presto coscienza che tutti i mammiferi (non solo il proprio cane o il
proprio gatto) sono evoluti, intelligenti, ti riconoscono, ti seguono, ti amano, sono
nevrotici, sono gelosi, hanno comportamenti quasi umani, per cui mi è sempre
sembrato che facessero parte della famiglia. Da allora il pensiero di macellarli è per
me intollerabile. Inoltre sono pacifista; da uomo che ha vissuto la guerra in prima
persona sono diventato intollerante verso ogni forma di violenza, anche quella
perpetrata nei confronti degli animali, che non possono difendersi. Dedicandomi poi
alla ricerca contro il cancro ho scoperto che il consumo eccessivo di carne ed i
grassi di origine animale, oltre a essere all'origine delle malattie più gravi della
nostra era come quelle cardiovascolari, il diabete, l'obesità - può provocare anche
alcune forme di tumore. Addirittura il 30% dei tumori è dovuto a un'alimentazione
troppo ricca di grassi saturi, quelli appunto di origine animale; alcune forme. come
il cancro intestinale, sono poi direttamente correlate al consumo di carne, mentre
altre, come il tumore dell'endometrio sono legate all'obesità. Al contrario frutta e
verdura sono scrigni di preziose sostanze che consentono di neutralizzare gli agenti
cancerogeni, di "diluirne" la formazione e di ridurre la proliferazione delle cellule
malate. Gli antiossidanti in particolare proteggono l'organismo dai radicali liberi,
cioè da quelle molecole che, per la loro instabilità chimica, possono alterare la
struttura delle membrane cellulari e del materiale genetico. Questo spiega il perché
la dieta vegetariana è altamente protettiva nei confronti di molte malattie e perché di
solito i vegetariani vivono più a lungo degli onnivori. Un ulteriore sostegno alla mia
scelta vegetariana viene dalla sua maggiore sostenibilità. Ormai sappiamo che il
consumo di carne è la causa principale dell'ingiustizia alimentare nel mondo, che fa
si che metà del pianeta muoia per poco cibo e l'altra metà muoia per troppo cibo. Nel
mondo 800 milioni di persone soffrono la fame perché gran parte del terreno
coltivabile è dedicato a farvi nascere foraggio e cibo per gli animali da carne. Per
nutrire gli allevamenti a livello mondiale si utilizza quasi il 50% dei cereali, ma gli
animali trasformano in carne da consumare solo il 10% circa del cibo che ricevono.
Un consumo che riguarda una minoranza della popolazione, che eccede nelle
quantità causando danni alla propria salute. La riduzione del consumo di carne, e il
suo progressivo abbandono, è dunque un gesto alla portata di ciascuno di noi, per
contribuire a ridurre la forbice fra fame e opulenza nel mondo, oltre che a
proteggere l'ambiente e rispettare i diritti di tutti gli esseri viventi. Umberto Veronesi

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La Dispensa
Dispensa delle 4 stagioni
Il secco da tenere sempre ed usare a seconda dei gusti, dei piatti, del clima.
Si consiglia di usare prodotti da coltivazione biologica.

Erbe Spezie Semi vari Aceto, olio, Condimenti e


secche altro
Salvia, Spezie per Finocchio aceto di mele, Alghe:
rosmarino salato(polvere) cumino aceto umeboshi dulse
origano cardamomo anice aceto di riso nori (fogli, sushi
maggioran coriandolo carvi olio vegetale)
a timo cumino cardamom evo(extravergin wakame,
erbe di curcuma o e oliva ) spaghetti di
provenza curry chiodi di spremuto a mare
g.masala garofano freddo italiano kombu*
noce moscata olio di sesamo miso
peperoncino olio di canapa lievito secco
rafano alimentare
senape in grani pomodori secchi
e in olive
polveretandoori tamari
wasabi (rafano capperi
giapponese, più za‘atar (sesamo,
dolce) timo,sale)
zenzero probiotici in
Spezie per polvere(formagg
dolci i vegetali
Cannella fermentati)
coriandolo sale marino,
cardamomo Himalaya
vaniglia misto zenzero
panpepato(chiod rafano
i garofano, peperoncini
cannella, freschi
coriandolo,
zenzero, noce *anche in
moscata) ammollo e
nell‟acqua di
cottura

Cereali Legumi Farine


avena decorticata fagioli cannellini farro integrale
chicchi, bianchi di Spagna, grano 2 o integrale
avena fiocchi borlotti neri piccoli ceci*
germogliati e fagioli di soia rossa e mais fioretto*
disidratati* verde riso*
farro monococco ceci chufa o zigolo dolce
miglio bruno lenticchie di (per dolci crudi, ricca
grano saraceno Castelluccio di fibre
chicchi e lenticchie verdi dolce naturalmente)
germogliato e lenticchie rosse
disidratato* decorticate
segale piselli primavera
sorgo lupini e cicerchie (con
couscous integrale moderazione per
bulgur allergie) *anche per pastelle per
frittura

Frutta secca oleosa e Frutta secca dolce Dolcificanti


semi
mandorle albicocche datteri, albicocche,
noci nostrane noci datteri fichi,
pecan nocciole prugne prugne, mango,
noci del Brasile fichi dorati o neri o jackfruit, papaya
noci di macadamia nostrani essiccati e
anacardi bacche: reidratati eprima di
pistacchi mirtilli neri frullarli a crema
pinoli physallis xilitolo
semi: (alchechengi) stevia
girasole more di gelso bianche nettare di cocco
zucca e nere sciroppo di agave
lino goji sciroppo di acero
canapa amarene e ciliege sciroppi: malto,
sesamo uvetta rossa, dorata, orzo, riso
chia scura grano
papavero ananas zucchero di canna
mango integrale
papaya zucchero di cocco
jackfruit

Dispensa d’Autunno
Fresco di stagione secondo il clima e la regione
Frutta
fichi terminano presto in settembre
uva continua fino ad ottobre novembre
cachi o loti ottobre novembre
mele particolarmente dolci e succose
pere
kiwi
agrumi:
limoni sempre presenti
arance da fine ottobre quelle italiane
mandarini
cedri
avocado
melograno
banane
frutta esotica presente in questo periodo:
mango coltivato; quelli selvatici sono piccoli e la polpa è scarsa
ananas tondo o allungato (provenienza Asia o Africa)
papaya più rara
La qualità della frutta esotica è legata al momento della raccolta e al tipo di trasporto, oltre che al tipo di coltivazione.
Può accadere che venga raccolta acerba e non maturi bene o vada a male ancor prima di maturare.E' consigliabile
almeno acquistarla con certificazione bio

Verdure
pomodori ciliegino, datterino, casalino, da sugo, a grappolo,
etc. peperoni melanzane zucchine romanesche col fiore fagiolini
cetrioli fino ad ottobre
broccoli e cavolfiore presenti dall‟inizio autunno per tutto l‟inverno
carciofi, finocchi e porri da ottobre
cardi e cime di rapa da novembre-dicembre
cipolle
carote, prezzemolo, bietola, ravanelli e insalate tutto l‟anno
verza liscia e riccia cavolo
barbabietole
topinambur
sedano rapa
patate
batata americana rossa
zucca da settembre
verdure a foglia:
cime di rapa, broccoletti
bieta a coste, bietina, bieta rossa,
cicoria
cavolo nero
spinaci da settembre
erbe selvatiche:
ramolaccio, misticanza, cicorietta, menestrella
le insalata sempre presenti:
lollo, gentilina, foglia di quercia e cappuccina le più tenere,
lattuga romana rilassante ottima anche in aggiunta a centrifughe
radicchi, canasta, scarola
le erbe aromatiche fresche:
ultimo basilico, salvia e rosmarino, maggiorana e timo
*** *** ***
Dispensa d' inverno
Fresco di stagione secondo il clima e la regione
Frutta
cachi o loti gli ultimi della stagione
agrumi fino a maggio circa
Arance, Clementine, Limoni, Mandaranci, Mandarini,Cedri Pompelmi
avocado
banane
kiwi
mele
pere
noci, mandorle, pistacchi
Castagne continuano dall'autunno fino a febbraio circa
frutta esotica presente in questo periodo:
mango coltivato; quelli selvatici sono piccoli e la polpa è scarsa
ananas tondo o allungato (provenienza Asia o Africa)
papaya più rara

Verdure
Barbabietole e rape fino a febbraio
carciofi fino a maggio circa cambiando le qualità: dagli spinosi delle Isole ai
"romaneschi" tondi e grossi
broccoli, broccoletti e cime di rapa: foglie e fiori con gambi
commestibili arrivano ad aprile
cavolfiori, cavolo cappuccio, cavolini di Bruxelles
biete e spinaci (ci accompagnano fino a maggio)
cicoria e cicorietta selvatica
finocchi
asparagi le primizie alle soglie della primavera
cipolline fresche cominciano a comparire
porri
zucche
Continuiamo a trovare:
bietola, verze, carote, insalata di ogni tipo (radicchi, valerianella, scarola,
lattughe, indivie, cappuccina, lollo, rughetta coltivata e selvatica, etc.)
patate e patate dolci
ravanelli
Tra le erbe fresche:
prezzemolo, rosmarino, salvia, timo, maggiorana
*** *** ***
Dispensa primaverile
Fresco di stagione secondo il clima e la regione
Frutta
Arance e mandarini almeno per tutto marzo
banane
mele
kiwi
pere
nespole intorno ad aprile
ciliegie, fragole albicocche iniziano a maggio
fichi, prugne, susine si affacciano tra fine maggio e primi di giugno
pesche
melone tarda primavera
frutti di bosco da maggio ad ottobre:
fragoline, mirtilli, lamponi, ribes, more
a seconda delle zone
frutta esotica ancora presente:
mango coltivato; quelli selvatici sono piccoli e la polpa è scarsa
ananas tondo o allungato (provenienza Asia o Africa)
papaya più rara

Verdure
Aglio
asparagi
barbabietole e rape
broccoli, broccoletti, cavoli, verze, cavolfiori in esaurimento
carciofi, cipolline fresche, finocchi, insalate
melanzane, peperoni a metà stagione circa
porri, sedano, carote novelle
ravanelli
zucca cominciano quelle estive
zucchine e fiori di zucca
pomodori
patatine novelle
piselli, fave, fagioli

tra le erbe fresche


erba cipollina, menta, maggiorana, origano, il primo basilico

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Le Ricette degli Chef vegani: crudo


Ricette
Tutti gli ingredienti delle ricette provengono da coltivazione biologica.

***
In questa sezione troverete ricette crudiste che hanno come ingredienti:

 frutta fresca
 verdure
 frutta secca dolce
 frutta secca oleosa
 cereali e pseudocereali germogliati
 legumi germogliati
 germogli di erbe

Viene evidenziato se si tratta di ricetta "fruttariana" o ricetta "fusion"che unisce


il cotto brevemente (di solito cereali o pseudocereali) al crudo (di solito
vegetali).

leggi alla fonte


***

E' arrivata la Dispensa.


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Insalate vegane
Queste insalate sono dei Primi Piatti. Le verdure crude, come la frutta
fresca, vengono digerite -dopo una accurata masticazione che le riduce
quasi in crema e le amalgama alla saliva ricca di enzimi- a livello intestinale
dove rilasciano tutti i loro benefici nutrienti. Per tale motivo è
fondamentale che esse siano consumate ad inizio pasto, quando lo stomaco
è ancora vuoto.
Le dosi sono per 1 persona, a meno che non sia diversamente specificato

*** *** ***

Insalata Invernale
Ingredienti

 1 tazza di cimette di broccolo romano


 1 tazza zucca a pasta arancio tenera tagliata alla julienne (filetti sottili)
 2 tazze di insalatina a taglio di stagione o di misticanza
 ½ tazza di rughetta

Condimento

 2 Cucchiai olio d‘oliva evo


 1 Cucchiaio aceto di mele
 2 Cucchiai crema di olive Taggiasche
 1 pizzico di sale

***
Insalata verza rossa e mela
Ingredienti

 ½ verza rossa media


 1 grande mela verde golden croccante

Condimento
 1 cucchiaio da dessert di senape in grani (senza zucchero aggiunto o
solfiti)
 1 cucchiaio grande di succo di limone
 3 cucchiai d‘olio extravergine d‘oliva
 1 pizzico di sale se serve (la senape contiene sale )

Preparare il condimento con senape, limone ed olio. Aggiustare di sapore e


densità secondo il gusto.
Tagliare la verza molto sottile e la mela a dadini piccoli (con buccia, se
organica e se piace).
Mescolare bene. Prepare poco prima di servire.

***
L’insalata folle di Amy Webster (Simplement cru)
Ingredienti

 1-2 mazzi di rughetta preferibilmente selvatica o di baby spinaci (1-2 etti,


sono leggeri)
 1 mango maturo (polpa gialla soda e profumata) tagliato a pezzetti piccoli
e regolari
 7 pomodorini ciliegino o Pachino tagliati in due o in quattro
 ½ cipolla rossa affettata sottilmente
 1 avocado maturo a pezzetti

Condimento

 2 cucchiai olio di oliva,


 1-2 cucchiai aceto di mele,
 un pizzico di sale
 una spolverata di pepe

Lavate, pulite la verdura e fatela asciugare; sbucciate la frutta con attenzione:

 non lasciate troppa polpa attaccata alla buccia del mango


 tagliate in due l‟avocado (con la buccia) e poi ruotatelo per dividerlo a
metà, prendete il nocciolo nella lama di un coltello e toglietelo; con la
punta di un fine coltellino staccate tutto intorno la polpa dalla buccia. Se
volete avere dei piccoli pezzi tracciate nella polpa stessa delle righe
orizzontali e verticali (trama a quadretti) prima di separare polpa e
buccia.
Unite il condimento in una ciotola dove metterete gli ingredienti mano a mano
che sono pronti. Mescolate e servite. Insalata dai sapori inconsueti, aromatica
ed energetica.

***
Insalata “profondo rosso con note di verde e bianco”

Ingredienti

 1 tazza di verza rossa tagliata a striscioline molto sottili


 7 foglie di una cappuccina media o 1 piccola lollo o gentilina, tagliate a
striscioline sottili
 1 mela verde golden (con o senza buccia a gusto) tagliata a dadini
 1 cucchiaio di cipolla rossa tritata a mano
 2 cucchiai di barbabietola rossa tagliata con la mandolina per spaghettini
sottili
 (il resto della barbabietola si può usare per la centrifuga insieme a sedano,
lattuga, spinaci e mela)

Condimento

 2 cucchiaini di germe di grano


 1 cucchiaio aceto Umeboshi (salato)
 1 cucchiaio aceto di mele
 1 cucchiaino succo di limone
 2 cucchiai olio oliva evo
 1 cucchiaino pasta di olive taggiasche

Miscelate il condimento senza unire sale poiché l‘umeboshi e la pasta di olive


sono molto salate;
unite poi tutti gli ingredienti mescolando molto bene.
Gustate i diversi sapori che si uniscono in questo piatto: il salato dell‘aceto di
prugne e delle olive, il dolce della mela talvolta con una nota di aspro (dipende
dalla qualità del frutto), il sapore dolce e quasi di terra della rapa rossa, l‘acido
degli aceti e del limone, il piccante della cipolla rossa….
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Primi piatti vegani crudi


Spaghetti di Zucca Aromatici
per 4 persone

 Un pezzo intero di zucca da 4 etti (adatto allo Spiralizer)


 1 limone
 4 pomodori Casalino grandi e ben maturi (chiamato anche riccio o
costoluto)
 germogli di trifoglio, alfa alfa e fieno greco (3 cucchiai in tutto da far
germogliare)
 ½ cipolla
 4 etti di olive tipo Gaeta
 4 Cucchiai di olio d‟oliva evo, spremuto a freddo
 3 cucchiai di aceto di mele
 origano 4 cucchiai da thè + guarnizione
 pizzichi di sale
 peperoncino in polvere 4 “spolverate” (dipende da quanto è piccante) +
guarnizione

Con lo Spiralizer fate degli spaghetti di zucca e irrorateli con il succo del
limone; aggiungete 3-4 piccoli pizzichi di sale, un poco di origano e lasciateli
ad insaporirsi, dopo averli girati bene con le mani.
Pelate i casalino e tagliateli a pezzi grossi.
Tagliate a pezzetti sottili la cipolla.
Potete snocciolare le olive o lasciarle intere.
In una tazza fate un‘emulsione di olio, aceto di mele, un pizzico di sale, 4
pizzichi di peperoncino e il resto dell‘origano.
Se la zucca ha rilasciato acqua scolatela e poi conditeli con l‘emulsione olio-
aceto, le olive, i pomodori a pezzi (senza acqua)
Guarnite il piatto con i germogli.
Spolveratelo intorno con origano e peperoncino.

Cous Cous Crudista


per 3-4 persone (è molto nutriente!);
preparato qualche ora prima di mangiarlo sarà più “fresco” di nutrienti;
sale: attenzione alla salsa di soia che è salata;
per i bambini evitare il pepe, e usare il curry non piccante.

Base

 2 tazze cavolfiore (grande)


 ½ tazza anacardi
 1 cucchiaio lievito secco alimentare in fiocchi (inattivo)
 2 Cucchiai olio evo (extravergine oliva)
 sale e pepe (poco)

Verdure

 ½ tazza di piselli primavera (se surgelati dategli il tempo di scongelarsi)


 1 carota medio/grande *
 1 rapa rossa *
 3 zucchine piccole (col fiore, se di stagione)
 ½ tazza di zucca a dadini
 1 topinambur o 2 piccoli
 ½ peperone rosso o giallo
 1 pezzetto di sedano rapa (se lo trovate)
 ½ tazza di uvetta tenuta in acqua per farla rinvenire
 2 cucchiai di olio evo emulsionato con
 1-2 cucchiai succo di limone
 sale q.b.

Condimento

 ¼ di tazza shoyu o tamari


 2 cucchiai succo limone
 1 cucchiaio aceto mele
 ½ cucchiaio olio evo
 1 c.ino abbondante di curry (anche 2 se è di vs gusto)
 1 c.ino abbondante curcuma (― ― ― ― )
1-Tagliate le cime fiorite dei cavolfiori con un pezzettino di gambo, la parte più
tenera;
mettetele insieme agli anacardi e agli altri ingredienti in un robot da cucina e
frullate fino ad ottenere un composto granuloso (non una crema!);

2- Tagliate le verdure a dadini piccoli tranne le carote e la rapa rossa (ed


eventualmente il sedano-rapa) che vanno tagliati a julienne sottile (ci sono degli
attrezzi a mano che fanno i filetti). Mettete la verdura tagliata in una ciotola e
conditela con gli altri ingredienti.

3- Unite le verdure al cavolfiore e mettetele nel disidratatore a 42° per 1 ora o


nel forno (meglio se ventilato) a 42-45° max per 1 ora. Le verdure si devono
solo ammorbidire e non seccare (tantomeno cuocersi!).

4- Miscelate bene gli ingredienti del condimento, assaggiatelo per il vostro


gusto e unitelo al cous cous mescolando bene.
Si conserva in frigo.
Una volta tagliate le verdure cominciano a perdere alcuni dei nutrienti.

P.s.:
L‟elenco delle verdure non è tassativo, l‟importante è che ci sia varietà
secondo la stagionalità.
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Salse e creme vegane


***
Crema di Funghi Portobello o Cremini

 1 tazza di funghi a pezzetti


 1 Cucchiaio prezzemolo fresco
 ½ aglio
 olio evo
 un pizzico di sale

Tritare tutto secondo il proprio gusto e l‘uso: si può ottenere una crema o un
impasto granuloso.

***
Crema o patè di ceci
per 2 persone

 70 grammi ceci germogliati (3-4 gg. circa)


 1 aglio spremuto
 4 pomodori secchi ( tenuti in acqua per diminuire il sale e ammorbidirli)
 3 ciuffi di spinaci
 1 cucchiaio di succo di limone
 1-2 cucchiai di olio extravergine di oliva (evo)
 1 spolverata di peperoncino (o pepe nero)
 2 cucchiai di prezzemolo tritato finemente a mano
 1 pizzico di sale

Mettere in ammollo i ceci per 1 notte, la mattina sciacquarli e metterli nel


germogliatore o in un retino con un piatto sotto. Ci vogliono 3-4 gg per
germogliare a seconda del tipo di seme e della temperatura.
Risciacquarli più volte al giorno.
Quando sono pronti metterli con gli altri ingredienti, TRANNE GLI
SPINACI, in un robot da cucina e tritarli grossolanamente. Verso la fine
aggiungere gli spinaci tagliati a pezzi.
Lasciare il composto granuloso ma compatto.
Unire il prezzemolo tritato.
Assaggiare e aggiustare di sale.
Dare al composto la forma di piccoli patè cilindrici aiutandosi con delle formine
a cerchio oliate sui lati, oppure preparare delle mini ciotoline con la crema di
ceci.
In alternativa si possono creare delle piccole polpettine da mangiare crude o
disidratate a 42° per 2 ore, rigirandole dopo 1 ora.
I ceci si mantengono in frigo per 1 giorno; le polpettine disidratate vanno
mangiate appena pronte.
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Formaggi vegani
Formaggio semplice di anacardi

 1 ½ tazza di anacardi ammollati per 4-5 ore


 2 Cucchiai succo limone
 2 Cucchiai acqua
 ½ Cucchiaio di scorza di limone
 2 Cucchiai lievito secco alimentare
 2 cipolline verdi tritate a mano
 1 Cucchiaio prezzemolo fresco
 altre erbe a piacere
 1-2 pizzichi di sale (integrale)

In un tritatutto o frullatore piccolo unire gli ingredienti TRANNE CIPOLLA,


PREZZEMOLO, ALTRE ERBE che vanno aggiunte a mano.
L‘impasto deve raggiungere una consistenza morbida, ma solida tipo ricotta.

***
Burro di Anacardi

 2 tazze di anacardi ammollati per 4-5 ore


 ¼ tazza di acqua fino ad ottenere un impasto morbido ma non lento.
Aggiungerla a poco a poco.

Questo è un impasto di base che si può usare insieme ad altri ingredienti per
creare dolcetti, cioccolatini, praline.
Oppure per mantecare un risotto o una pasta conditi con vegetali anche crudi.
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Crackers e pane vegani


IN costruzione....
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Dolci vegani crudi


Patty Sun Cake -Compleanno d’Autunno
(da una ricetta originale di Patrizia Rossi)
per una torta dal diametro di 20-22 cm. 6 persone
Base

 2 tazze di noci del brasile (no in ammollo) o pecan (reidratate per 4 h)


 1 banana grande o 2 piccole
 1 cucchiaino di vaniglia
 2 cucchiai da dessert di olio di cocco (sciolto a bagnomaria)
 2 pizzichi di sale
 1 limone Scorza
 ½ limone Succo

Farcia centrale

 1 ananas piccolo-medio
 1 tazza di anacardi (reidratati per 4 ore)
 3 cucchiaini di Psyllium (addensante vegetale)
 1 pizzico di sale

Copertura

 6 cachi o loti con buccia, ben maturi (non qualità vaniglia)


 ½ cucchiaino vaniglia in polvere
 3 cucchiaini di Psyllium (addensante vegetale)

Tritate con un robot da cucina le noci del Brasile in pezzetti piccoli con la
scorza di limone; unite dopo la banana, il succo del limone e l‘olio di cocco. (si
può unire a mano la crema di banane ben schiacciate con la forchetta).
Mettete la base direttamente nel piatto da dolce aiutandovi, per la forma, con il
cerchio di una tortiera apribile, foderato con pellicola alimentare.
Mettete in frigo a rassodare bene.
Farcia: tritate l‘ananas, compresa la parte centrale, dopo averlo tagliato a
pezzetti, gli anacardi ammorbiditi, lo psyllium, il pizzico di sale.
Mettete in una ciotola nel freezer a rassodare (non surgelare).
Copertura: frullate i cachi con la buccia (ben pulita), lo psyllium e la vaniglia.
Mettete in una ciotola a rassodare bene nel freezer.
Quando le mousse saranno compatte stendetele sulla torta: centralmente la
mousse di ananas, sopra quella di loti. Lasciate un pò di mousse di loti da parte
per rifinire il dolce lateralmente.
Rimettete il dolce intero nel frigorifero, tenendo il cerchio della tortiera fino al
momento di portare in tavola.
Una mezz‘ora prima consigliamo di mettere il dolce nel surgelatore (senza
surgelarlo).
Essendo un dolce a base di frutta fresca va consumato il prima possibile; più si
conserva più nutrienti si perdono.
leggi alla fonte
***
I quadretti crudi di Lea
(da una ricetta originale di Lea Volpe)
Base:

 3 cucchiai di semi di zucca tritati grossolanamente


 30 gr burro di cacao sciolto a bagnomaria

unite i due ingredienti quando ancora il burro di cacao è liquido; quando si sta
rapprendendo stendetelo in una sfoglia di ½ cm. circa di spessore, formando un
rettangolo di (circa) 15cm. x 10cm. Mettete in freezer a solidificare (senza
congelare)
Parte centrale:

 6 albicocche reidratate
 1 Cucchiaio di uvetta
 1 cucchiaino di psyllium

frullate tutto insieme. Spalmate il composto sopra la base in uno strato dello
spessore di almeno 1 cm. Mettete in freezer a solidificare (senza congelare)
Sopra:

 1 etto di anacardi ammollati 4 ore


 1 cucchiaio di xilitolo
 scorza di 1 limone
 3 cucchiaini di burro di cocco sciolto a bagnomaria
frullate i primi 3 ingredienti a crema, poi unite a parte il burro sciolto.
Mescolate bene e prima che si rapprenda stendete il composto sopra la parte
centrale in uno strato di 1-1e ½ cm.
Tenete il dolce in frigo (max 2 gg.)
Prima di servire mettetelo in freezer a solidificare (senza congelare), per alcuni
minuti; al momento di servire tagliate il dolce in quadratini con un coltello
bagnato.
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Le Ricette degli Chef vegani: cotto


Cotto e crudo/cotto
Risotto funghi, datterini e burro di canapa
per 1 persona

 100 gr. integrale basmati (in ammollo da 5 h. ad una notte)


 1 cappella di fungo Portobello media
 1 cucchiaino di brodo vegetale bio senza lievito
 6-7 pomodori datterino (dolci)
 1 cucchiaio da dessert di burro di canapa bio
 1 aglio
 un pizzico di sale
 prezzemolo fresco gambi sottili 4-5
 origano (in alternativa)
 spolverata di peperoncino

Cuocete il riso -dopo averlo ben risciacquato- in un tegame largo con acqua e
brodo vegetale.
Tagliate il fungo "a dadolata", unite l'aglio spremuto e i datterini tagliati a
pezzetti molto piccoli, origano e sale.
Scolate il riso (il grado di cottura dipende dal gusto) e nello stesso tegame
mettete ad ammalvire il condimento per pochi minuti.
Nel liquido che si forma sciogliete bene il burro di canapa.
Amalgamate con il riso e spolverate il piatto con origano e peperoncino.
***
Crema di cavolfiore
Per 2 persone

 1 cavolfiore piccolo- medio


 3 cucchiaini burro di canapa
 1 cucchiaio lievito secco alimentare
 1 cucchiaio aceto mele
 1 cucchiaio olio extravergine di oliva (o di sesamo o di canapa)
 1 cucchiaio succo di limone
 Sale 2 pizzichi
 Pepe una spruzzata
 1/2 tazza di acqua ( q.b. per avere una crema morbida)
 poco prezzemolo tritato per guarnizione

Cuocere al vapore le cime del cavolfiore, mantenendole ―al dente‖.


Quando sono ancora tiepide frullarle con gli altri ingredienti.
Ottima per condire pasta e riso integrali.
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Nutraceuti e cibi funzionali


Cosa c'è nel mio piatto?
Il termine Nutraceutica deriva dalla contrazione delle parole nutrizione e
farmaceutica ed è stato creato nel 1989 dal Dott. Stephen De Felice, fondatore
della Foundation for Innovation in Medicine.
La Nutraceutica -secondo la sua definizione- si riferisce ad ―ogni cibo o parte di
esso che apporta benefici da un punto di vista medico o sulla
salute dell‘organismo, inclusa la prevenzione e/o il trattamento della malattia‖.
Un Nutraceutico è un alimento salutare o ―alimento-farmaco‖ (il suffisso-
ceutico sta ad indicare una funzione benefica sulla salute umana) che associa
alle sue caratteristiche nutrizionali le proprietà funzionali e salutari di altri suoi
componenti.
Con tale termine si indicano sia le proprietà nutritive, che le capacità
terapeutiche del cibo.
Il suo utilizzo nell‘alimentazione in modo adeguato contribuisce alla
prevenzione cosiddetta pro-attiva.

Per gentile concessione dell'Autore, che ne detiene il copyright, riportiamo di


seguito la presentazione, l'indice ed alcuni estratti dal libro "Nutraceuti e Cibi
Funzionali", YCP EDITORE, 2015, ISBN | 978-88-91181-51-0.
Ne è vietata la copia e riproduzione sotto ogni forma ad eccezione di citazioni
che ne riportino la fonte.
Il testo è parzialmente consultabile al link:
google libri
Il libro è un lavoro sugli sviluppi scientifici più innovativi e avanzati nel campo della
nutrizione: nutraceutica, cibi funzionali, integratori naturali, superfoods, con accenni alla
nutrigenomica, epigenetica, e agli altri rami della scienza che oggi si occupano di alimentazione e
dei suoi effetti. Tematica ancora scarsamente conosciuta al di fuori dell‟ambito degli specialisti,
verte sullo studio dei componenti biochimici (Nutraceuti) contenuti negli alimenti, dei loro effetti
globali sull‟organismo e dei cibi che li contengono (“cibi funzionali” alla salute). Su di essa stanno
investendo gli istituti di ricerca più avanzati (Giappone, Usa, Europa con numerosi progetti CE). Il
testo è prevalentemente basato sulla sintesi di significativi contributi della letteratura e
della ricerca in lingua inglese, “filtrati” seguendo un approccio di tipo olistico (inscindibile unità
mente-corpo).
Il lavoro tiene anche conto degli aspetti legislativi a tutt‟oggi presenti nei vari Paesi, di quelli
politico-economici, ambientali, etici e di quelli più specifici legati al rapporto nutrizione-benessere
nell‟ambito dello stile di vita complessivo.
E‟ un‟opera indirizzata a quella significativa fascia di lettori sensibili ed interessati alle tematiche
nutrizionali sia sotto il profilo salutistico che sotto quello esistenziale.
Per questo è stata particolarmente curata una redazione orientata al lettore: schede sinottiche e
tabelle (ad es.: cibi funzionali, nutraceuti in essi contenuti, potenziali effetti benefici; nutraceuti
presenti in integratori e superfoods, influenza sul funzionamento dell’organismo). L‟obiettivo è
quello di fornire al lettore conoscenze e strumenti utili per conseguire consapevolmente il proprio
specifico benessere con l‟ausilio di un‟ alimentazione salutare inserita in uno stile di vita orientato
al benessere.

L'autore è una studiosa e ricercatrice nel campo dell‟alimentazione e nutrizione da circa


trenta anni. Consulente in nutrizione e comportamento alimentare ad
indirizzo naturopatico (UNIPSI), nel suo percorso ha approfondito anche l‟aspetto operativo
di trattazione degli alimenti, formandosi inizialmente alla Scuola di Arte Culinaria “Cordon Bleu”,
approdando nel corso degli anni alla visione vegano-crudista che ha approfondito come Chef,
Graduate in "Advanced Raw Cuisine" con la prestigiosa ‟“Academy on Raw and Living Cuisine”
dello Chef Matthew Kenney, e con stage dello Chef Vito Cortese.
Laureata in Giurisprudenza e in Psicologia ad indirizzo clinico con successivo Master in
terapia breve strategica, ha parallelamente coltivato l‟interesse per la scienza dell‟alimentazione,
da sempre parte integrante del suo percorso esistenziale. La sua ricerca, caratterizzata da un
orientamento olistico e sempre legata al vissuto, l‟ha portata ad approfondire la Via delle
discipline sapienziali del Reiki (Master dal 2009) e dello Yoga (ISFIY della Federazione Italiana
Yoga). Del suo percorso di formazione fanno parte anche le significative esperienze dello
Stretching dei Meridiani con Gianna Tomlianovich e della Psicobiorisonanza (Voce-terapia) con
Francesca Romano. Il suo spirito artistico si è rivelato nel corso degli anni nella lavorazione della
creta (Scuola d'Arte di Debora Mondovì), attraverso la quale continua ad esprimere la sua
creatività anche come Scultrice.

Sommario
NUTRACEUTICA (o NUTRICEUTICA), una nuova scienza
Bibliografia
NUTRACEUTICA NUTRIGENOMICA ED EPIGENETICA
Bibliografia
I NUTRACEUTI
Prebiotici
Probiotici
Acidi grassi
Metaboliti secondari
Altre sostanze nutraceutiche
Bibliografia
CIBI FUNZIONALI: Origini, Regolamentazione, Health Claims
Origini
La regolamentazione in Giappone
La regolamentazione in Occidente
Health Claims
Bibliografia
CIBI FUNZIONALI O FUNCTIONAL FOOD
Alimenti funzionali
Schema “funzionale”
Bibliografia
INTEGRATORI NATURALI E SUPERFOODS
Normativa relativa agli integratori
Integratori naturali
Superfoods
Bibliografia
PROGETTI EUROPEI E NUOVI SVILUPPI DELLA SCIENZA
Progetti europei
Nuovi sviluppi della scienza
Bibliografia
CONCLUSIONI
Sguardo d‟insieme
Politica economica, ambiente e benessere
Bibliografia
Indice dei nomi
APPENDICE I - MACRONUTRIENTI
APPENDICE II- MICRONUTRIENTI: VITAMINE MINERALI FIBRE
APPENDICE III – ACIDI GRASSI
APPENDICE IV - L‟ACQUA

Estratti
Dal cap.1 - Nutraceutica, una nuova scienza
Un Nutraceutico è un alimento salutare o “alimento-farmaco” (il suffisso “ceutico” sta ad
indicare una funzione benefica sulla salute umana) che associa alle sue caratteristiche nutrizionali
le proprietà funzionali e salutari di altri suoi componenti.
Con tale termine si indicano sia le proprietà nutritive, che le capacità terapeutiche del cibo.
Il suo utilizzo nell‟alimentazione in modo adeguato contribuisce alla prevenzione cosiddetta pro-
attiva.
Ogni alimento ha la sua proprietà “Nutraceutica”.
Si può dunque preservare la propria salute semplicemente mangiando ….”bene”!
Il consumo regolare di frutta e verdura fornisce la maggior parte degli elementi necessari al
normale sviluppo e al mantenimento in buona salute dell'organismo. Numerose
ricerche collegano questi alimenti ad un diminuito rischio di patologie croniche.
Tra i circa 30.000 fitocomponenti identificati nei vegetali, tra i 5.000 e i 10.000 sono presenti negli
alimenti vegetali di uso comune.
È raccomandato da molte parti e in alcuni Paesi anche con pubblicità capillare di assumere
almeno cinque porzioni al giorno di frutta e verdura. Ciò garantirebbe una quota notevole di
fitocomponenti Nutraceutici (5).
(ad esempio: nella capitale francese, per le strade e nei metrò, vi sono cartelloni pubblicitari che
ricordano questa regola di salute sia sotto forma di messaggio unico, sia come “sottotitolo” a
pubblicità di altri cibi meno salutari).
Una dieta varia ed equilibrata consente di introdurre i principali Nutraceuti necessari per il
buon funzionamento ed il benessere generale della persona.(op, cit. pg.3)
.......
DI QUALE CIBO PARLIAMO?
Novel foods o cibi nuovi: cibi o ingredienti di cibi non utilizzati in quantità significative per
abituale consumo o prodotti con procedimenti che comportano una significativa modificazione
nella loro composizione o nel valore nutrizionale o ancora nell‟utilizzo previsto.
Per il Regolamento CE 258/1997, in vigore dal 15 maggio 1997, i Novel Foods sono alimenti o
ingredienti non commercializzati o non usati nella CE prima del 15 maggio 1997.
Quella dei Novel Food è una categoria eterogenea in relazione alla novità proposta; l‟unico
denominatore comune è rappresentato dalla mancanza di storia di consumo. Il regolamento è
stato introdotto per accertare la sicurezza di nuove sostanze proponibili come alimenti o
ingredienti alimentari (13).
La norma sui novel foods è finalizzata ad accertare solo la sicurezza dei prodotti, mentre la
rivendicazione degli effetti fisiologici o delle proprietà salutistiche passa attraverso l‟applicazione
del Regolamento 1924/2006 sui claims (descrizione degli effetti del cibo).
Esempi di decisioni favorevoli sui Novel Food
 Polpa disidratata del frutto del Baobab;
 Bevande di riso addizionate di fitosteroli e fitostanoli;
 Acido linoleico coniugato CLA come ingrediente;
 Preparati a base di frutta prodotti mediante pastorizzazione ad alta pressione (8 Kbar per 6
min. a 20°C invece che 85°C per 10 min.);
 Succo di noni (frutto di Morinda citrifolia): i dati disponibili depongono per l’accettabilità del
succo, ma non per particolari effetti benefici, superiori a quelli di altri succhi di frutta;
 Licopene< >: preparati da varie fonti come nuovi ingredienti;

Semi di chia (Salvia hispanica L.) per la panificazione;


 Olio di Echium: deriva dal Plantagineum echium (Borraginaceae), è simile a quello di
borragine e alternativo all’olio di pesce.
Cibi arricchiti o fortificati: sono cibi manipolati industrialmente, cui vengono aggiunti dei
componenti, aumentati quelli che già essi possiedono, aumentata la loro biodisponibilità o,
infine, eliminate sostanze potenzialmente dannose (14).
Un procedimento di quest‟ultimo tipo, facente parte delle usanze tradizionali, è quello di mettere
in ammollo in acqua calda e leggermente acida per almeno 12 ore i legumi e i
cereali integrali secchi per neutralizzare una parte dell‟acido fitico in essi contenuto.
Eguale procedimento si segue per alcuni tipi di frutta secca oleosa, come le mandorle, con
l‟ulteriore effetto di aumentare la biodisponibilità di alcuni nutrienti benefici (15).
Un cibo “recuperato” può considerarsi la frutta dolce essiccata, che, messa in acqua, riprende non
solo morbidezza, ma anche parte delle proprietà del frutto fresco.
Cibi designer: nel 1989 il National Cancer Institute ha creato questa definizione per indicare cibi
che naturalmente contengono o sono arricchiti da sostanze che prevengono il cancro, come i
fitochimici.
Cibi medici: in Usa la FDA ha stilato una classificazione legale di cibi speciali da usare
esclusivamente sotto controllo medico per sopperire a richieste nutrizionali in specifiche
condizioni mediche.
Essi si riferiscono a formulazioni utilizzate per la nutrizione di pazienti ospedalizzati affetti da
gravi e rare malattie.
Tuttavia alcune “derivazioni” di queste formule hanno iniziato ad essere vendute al pubblico,
soprattutto agli anziani, come fonte di nutrimento supplementare.
Integratori naturali: ci riferiamo a quegli integratori i cui componenti sono sostanze di origine
vegetale estratte dalle piante, concentrate o potenziate con procedimenti chimico-industriali.
E‟ da considerare l‟eventuale aggiunta di eccipienti e la loro composizione.
Superfoods: una definizione che proviene anch‟essa dal mondo anglosassone e riguarda uno
specifico tipo di integratori. Essi sono costituiti dall‟alimento intero -di solito vegetale- sottoposto a
disidratazione e ridotto in polvere, in modo che se ne possano assumere quantità molto maggiori
rispetto all‟alimento di provenienza. Sono da preferire quelli provenienti da coltivazioni biologiche
e sottoposti a procedimenti controllati per quanto riguarda la temperatura e gli altri processi di
produzione. Solo in tal caso sarà conservata la maggior parte dei nutrienti originari.
Fitochimici/Fitonutrienti: componenti di origine vegetale che hanno proprietà benefiche per la
salute. Di solito venduti nelle erboristerie o nei negozi di alimenti biologici e naturali.
Per fitocomplessi si intendono tutte le sostanze presenti all‟interno della pianta che agiscono in
sinergia con il principio attivo (16).
(op, cit. pg.8-10)

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 PRIVACY
 DISCLAIMER

Bibliografia
Salute
G. Canguilhem, Il normale e il patologico, 1998, Biblioteca Einaudi
G. Canguilhem ,Sulla medicina Scritti 1955-1989, Piccola Biblioteca Einaudi,
Filosofia, Torino 2007
Delio Salottolo, Etiche, Per una Critica della ragion medica,Alcune note a
partire dagli scritti sulla medicina di Canguilhem
Stefania Consigliere, recensione di Georges Canguilhem, Il normale e il
patologico, Torino,Einaudi, 1998
Editorial What is health? The ability to adapt. Lancet 2009; 373: 781.

Link
Alimentazione Vegetale

 Dr. T. Colin Campbell, Le proteine animali ti fanno bene? in Voci della


Food Revolution, John & Ocean Robins, Gribaudi 2014
 U. Veronesi, M.Pappagallo, Verso la Scelta Vegetariana, Giunti Ed.,
2011

Chef

 Everyday Raw Express by Matthew Kenney, Gibbs Smith Ed., 2011


 Everyday Raw Gourmet by Matthew Kenney, Gibbs Smith Ed.2013
 Everyday Raw Desserts by Matthew Kenney Gibbs Smith Ed., 2010
 Everyday Raw Detox by Meredith Baird and Matthew Kenney, Gibbs
Smith Ed., 2013
 Crudessence, David Coté et Mathieu Gallant -les editions de L‘HOMME
 Thrive Energy Cookbook: 150 Plant-Based Whole Food Recipes by
Brendan Brazier (Mar 4, 2014)
 Thrive: The Vegan Nutrition Guide to Optimal Performance in Sports and
Life by Brendan Brazier and Hugh Jackman (Dec 23, 2008)
 Thrive Foods: 200 Plant-Based Recipes for Peak Health by Brendan
Brazier (Sep 6, 2011)
 Thrive Fitness: The Vegan-Based Training Program for Maximum
 The 80/10/10 Diet by Dr. Douglas N. Graham
 The New High Energy Diet Recipe Guide by Dr. Douglas N. Graham
 by Dr. Douglas N. Graham
 The 80/10/10 Reference Guide on Food Combinations & Nutrition
 Grain Damage by Dr. Douglas N. Graham
 Nutrition and Athletic Performance by Dr Douglas N Graham
 80/10/10 Simply Delicious Recipe Series, by Dr. Douglas Graham and
Katy Craine: Simply Delicious DESSERTS, Simply Delicious
SOUP, Simply Delicious SALADS and SLAWS.

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http://matthewkenneycuisine.tumblr.com
http://www.rawfoodrecipes.com
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Nutraceuti e cibi funzionali


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versione stampata che e-book
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SUONO, VOCE, VIBRAZIONE


E' oramai dimostrato che la materia, nelle sue componenti fondamentali, non è
altro che energia, che l'energia è vibrazione, ma anche "suono".
Quello che la Scienza è arrivata, con ritardo e con grande fatica, a dimostrare
sperimentalmente non è altro che la la conferma di ciò che la Tradizione ha da
sempre affermato, nell'essenza più profonda del suo insegnamento.
Quindi, suono voce e vibrazione come confine oltre il quale non è possibile
spingerci.
Possiamo, però, provare a comprenderne l'enorme potere di trasformazione e di
generazione; fuori e dentro di noi.
Nel sito, se ne avete desiderio, potrete trovare, praticamente in ogni sezione,
riferimenti a tali elementi; nella sezione dedicate alla scienza come in quella
della Tradizione e dei sistemi filosofico-religiosi.

*** *** ***


Il "suono" della Creazione
OM - AUM
L‟OM, nella Tradizione Vedica è il “suono/parola” primordiale della Creazione e
della Vita manifestata, ma anche ciò che connette all‟Entità suprema, indicibile.
Secondo tutte le forme che la Tradizione Una ha assunto, la Creazione ha inizio
con il suono (che poi venga definito Verbo, Logos, Parola è solo un modo per
cercare di identificare l‟essenza primordiale che agisce).
La Tradizione, nella sua manifestazione vedica, è forse l‟unica che identifica tale
“suono”, mentre altre lo citano, ma non lo esprimono, altre ancora ci parlano di
una “parola perduta”.
Pensiamo possa essere spunto di riflessione fornire alcuni riferimenti alle fonti
dell‟OM, invitando, come sempre, ad accedere direttamente alle fonti stesse,
indicate nella bibliografia e nei link.

Per approfondire, utilizza i link alle sezioni collegate:


OM - AUM
Ascolta l'OM alla pagina YANTRA e MANTRA

*** *** ***

Per proseguire nella sezione, seleziona gli argomenti sulla colonna di destra,
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Frequenze e Vibrazioni
432Hz la musica rigenerante
Il suono, in tutte le epoche, è stato riconosciuto come una modalità di guarigione.
I suoni della natura sono accordati a 432 Hz e non a 440 Hz come la musica che solitamente
ascoltiamo.
Mozart e Verdi componevano e accordavano i loro strumenti a 432 Hz.
Gli Stradivari erano intonati a 432 Hz.
La frequenza a 432 Hz, usata dai più grandi compositori quali Mozart e Beethoven...ma anche i Pink
Floyd, risulta essere molto più piacevole e tocca con maggior precisione i punti sensibili del nostro
cervello rispetto al diapason, ormai universale, a 440-441 Hz. Agisce infatti da agente rilassante,
calmante, meditativo, antistress.
Le onde Alfa sono stimolate positivamente da frequenze a 432 Hz, favorendo così un equilibrio tra i due
emisferi cerebrali.E' efficace in caso di ansia, stress ed insonnia.
La frequenza 432, è alla base di tutta la creazione e tutte le altre frequenze in Natura, le ruotano
intorno.
Stimola la produzione di serotonina e riduce gli sbalzi d'umore, generando effetti positivi quali:aumento
energia positiva,ottimismo,sensazione di benessere,espansione della coscienza con intuizioni mentali e
spirituali,eliminazione graduale di microonde da telefonini,ripetitori,satelliti artificiali,ecc.
In particolare, le musiche a 432 Hz con l'aggiunta di battiti binaurali a 8 Hz, svolgono un'azione
specifica per la sincronizzazione graduale dei due emisferi cerebrali.
Ascoltate e provate voi stessi!!!

ascolta alcuni brani composti con diapason a 432 Hz

Mozart, concerto per arpa e flauto

Mozart, Il flauto magico, overture

Bach, Suite No.3 In D, BWV 1068 - 2. Air

Beethoven, fur Elise

Chopin - Notturno Op. 9 No. 1

Doors, Riders on the storm

Pink Floyd, Echoes

John Lennon, Imagine


*** *** ***

Le onde cerebrali: Alfa, Beta,Theta, Delta


In linea con le linee d‟indirizzo del nostro sito, vi riportiamo qui di seguito
delle citazioni estratte da:
http://it.wikipedia.org/wiki/Onde_cerebrali
http://www.guruji.it/ondealfa.htm
che ringraziamo per i preziosi contributi, invitandovi ad approfondire
collegandovi direttamente alle fonti sorgenti, comunque di rispettate il loro
copyright.
Onde cerebrali onde alfa
Le onde cerebrali sono individuabili con tracciati grafici che evidenziano l'attività
elettrica del cervello tramite la registrazione poligrafica dell'elettroencefalogramma.
A seconda della frequenza, si dividono in:
 onde Delta: sono caratterizzate da una frequenza che va da 0,1 a 3.9 hertz.
Sono le onde che caratterizzano gli stadi di sonno profondo.
 onde Theta: vanno dai 4 agli 7.9 hertz, caratterizzano gli stadi 1 e 2 del
sonno REM.
 onde Alfa: sono caratterizzate da una frequenza che va dagli 8 ai 13.9 hertz,
sono tipiche della veglia ad occhi chiusi e degli istanti precedenti
l'addormentamento. Una delle caratteristiche delle onde alfa è la loro
configurazione regolare e sincronizzata. Gli esperimenti condotti registrando
le onde cerebrali di monaci Zen in meditazione hanno dimostrato che tale
pratica dà luogo a un’emissione consistente di onde alfa. Il ritmo alfa,
conosciuto anche come "ritmo di Berger", è il ritmo basale
dell'elettroencefalografia (EEG)……..Quando la frequenza delle onde sale da
12 a 14 Hz, si passa al ritmo beta (14-30 Hz, il più veloce dopo il ritmo
gamma, caratteristico degli stati di particolare tensione), mentre quando essa
scende al di sotto di 8 Hz il ritmo viene definito ritmo theta (4-8 Hz). Esiste
infine un ultimo ritmo, il più lento dei cinque, ovvero il ritmo delta (1-4 Hz),
che caratterizza gli stati di sonno profondo.
 onde Beta: vanno dai 14 ai 30 hertz, si registrano in un soggetto cosciente.
 onde Gamma: vanno dai 30 ai 42 hertz, caratterizzano gli stati di particolare
tensione.
Tutto è suono. E tutto influenza e viene influenzato dalla propria natura: che è
suono.
Chi, tra di voi, non passa momenti di melanconia, di tristezza, di sfiducia?...In quel
momento, i neuroni del vostro cervello si trovano sottoposti a distonie e irregolarità
vibratorie, nei loro circuiti elettromagnetici. Rileggendo il brano accluso, vi renderete
conto di quanto sia fondamentale sincronizzare la loro lunghezza d'onda sul giusto
ritmo armonico. Immergetevi, allora, in quei momenti, nei dodici minuti della musica
<alfa>; dolce e struggente. Che lo vogliate, oppure no, le vostre onde cerebrali
saranno <costrette> a sincronizzarsi, nuovamente, sulla giusta pulsazione. Se,
allora, ascolterete la struggente melodia <diversa>, ogni vostro neurone - per il noto
fenomeno scientifico della <risonanza> - si <riadatterà> al ritmo che gli viene
proposto: quello delle onde <alfa>.
Ma, non solo. Quando cesserete di ascoltare il brano, e tornerete alle vostre usuali
occupazioni, le vostre cellule cerebrali conserveranno (abbastanza a lungo) - sempre
che lo vogliate, oppure no - quel ritmo di serenità e di armonia, appartenente alle
onde alfa.
LE ONDE CEREBRALI
Nel corso della nostra vita quotidiana tutti noi sperimentiamo diversi <stati di
coscienza>. Per esempio, nell'arco di una giornata, tra la luce del mattino e il buio
della notte, ci muoviamo da uno stato ordinario di veglia ai diversi stadi del sonno.
Ma anche gli stati di coscienza <straordinari> fanno parte della nostra comune
esperienza: quando ci sentiamo particolarmente <creativi>, insolitamente
<intuitivi>, eccezionalmente <lucidi>, profondamente <rilassati>.
Ordinari, o straordinari che siano, tutti gli stadi della nostra coscienza sono dovuti
all'incessante attività elettrochimica del cervello, che si manifesta attraverso <onde
elettromagnetiche>: le onde cerebrali, appunto.
La frequenza di tali onde, calcolata in 'cicli al secondo', o Hertz (Hz), varia a
seconda del tipo di attività in cui il cervello è impegnato e può essere misurata con
apparecchi elettronici. Gli scienziati suddividono comunemente le onde in <quattro
bande>, che corrispondono a quattro fasce di frequenza e che riflettono le diverse
<attività del cervello>.
Onde beta
Hanno una frequenza che varia da 13 a 30 Hz e sono associate alle normali attività
di veglia, quando siamo concentrati sugli stimoli esterni. Le onde beta sono infatti
alla base delle nostre fondamentali attività di sopravvivenza, di ordinamento, di
selezione e valutazione degli stimoli che provengono dal mondo che ci circonda. Per
esempio, leggendo queste righe il vostro cervello sta producendo onde beta. Esse,
poi, ci permettono la reazione più veloce e l'esecuzione rapida di azioni. Nei
momenti di stress o di ansia le beta ci danno la possibilità di tenere sotto controllo
la situazione e dare veloce soluzione ai problemi.
Onde theta
La loro frequenza è tra i 3 ed i 7 Hz e sono proprie della mente impegnata in attività
di immaginazione, visualizzazione, ispirazione creativa. Tendono ad essere
prodotte durante la meditazione profonda. Il sogno ad occhi aperti, la fase REM del
sonno (cioè, quando si sogna). Nelle attività di veglia le onde theta sono il segno di
una conoscenza intuitiva e di una capacità immaginativa radicata nel profondo.
Genericamente vengono associate alla creatività e alle attitudini artistiche.
Onde alfa
Hanno una frequenza che varia da 7 a 13 Hz e sono associate a uno stato di
coscienza vigile, ma rilassata. La mente, calma e ricettiva, è concentrata sulla
soluzione di problemi esterni, o sul raggiungimento di uno stato meditativo leggero.
Le onde alfa dominano nei momenti introspettivi, o in quelli in cui più acuta è la
concentrazione per raggiungere un obiettivo preciso. Sono tipiche, per esempio,
dell'attività cerebrale di chi è impegnato in una seduta di meditazione, yoga, taiji.

Onde delta
Hanno una frequenza tra 0,1 e 3 Hz e sono associate al più profondo rilassamento
psicofisico. Le onde cerebrali a minore frequenza sono quelle proprie della mente
inconscia, del sonno senza sogni, dell'abbandono totale. In questo senso vengono
prodotte durante i processi inconsci di auto generazione e di autoguarigione.
Il fenomeno della risonanza
Nel 1665 il fisico e matematico olandese Christiian Huygens, tra i primi a postulare
la teoria ondulatoria della luce, osservò che, disponendo a fianco e sulla stessa
parete due pendoli, questi tendevano a sintonizzare il proprio movimento
oscillatorio, quasi <volessero assumere lo stesso ritmo>. Dai suoi studi deriva quel
fenomeno che oggi chiamiamo 'risonanza'. Nel caso dei due pendoli, si dice che uno
fa risuonare l'altro alla propria frequenza. Allo stesso modo e per lo stesso principio,
se si percuote un diapason, che produce onde alla frequenza fissa di 440 Hz, e lo si
pone vicino a un secondo diapason 'silenzioso', dopo un breve intervallo
quest'ultimo comincia anch'esso a vibrare. La risonanza può essere utilizzata anche
nel caso delle onde cerebrali. Studi che si sono serviti dell'elettroencefalogramma
hanno mostrato un’evidente correlazione tra lo stimolo che proviene dall'esterno e le
onde cerebrali del soggetto in esame. Inizialmente, le ricerche in questo campo
utilizzavano soprattutto la luce; poi, si è passati ai suoni ed alle stimolazioni
elettromagnetiche. Ciò che si è osservato è che se il cervello è sottoposto a impulsi
(visivi, sonori o elettrici) di una certa frequenza, la sua naturale tendenza è quella
di sintonizzarsi. Il fenomeno è detto 'risposta in frequenza'. Per esempio, se l’attività
cerebrale di un soggetto è nella banda delle onde beta (quindi, nello stato di veglia)
e il soggetto viene sottoposto per un certo periodo a uno stimolo di 10 Hz (onde
alfa), il suo cervello tende a modificare la sua attività in direzione dello stimolo
ricevuto.
Il soggetto passa dunque ad uno stato di rilassamento proprio delle onde alfa.
I due emisferi cerebrali
Il cervello umano è suddiviso in due emisferi:
Destro:- sintetico (comprende l'insieme delle parti), concreto, spaziale (coglie le
relazioni nello spazio), intuitivo (usa sensazioni e immagini), analogico (usa le
metafore), irrazionale, olistico (percepisce le strutture di assieme), atemporale e
non-verbale. E' la sede delle attività creative, della fantasia.
E sinistro:- E' analitico (comprende i dettagli), astratto (giunge all'interno, partendo
dal dettaglio), lineare (lavora in ordine sequenziale), Logico, numerico, razionale,
simbolico, temporale, verbale. E' la sede di - di tutte quelle attività che coinvolgono il
linguaggio, la scrittura, il calcolo.
I due emisferi sono uniti da una lamina orizzontale di fibre nervose, il cosiddetto
<corpo calloso>. Ogni emisfero ha competenze proprie: l'occhio sinistro, l'orecchio
sinistro e tutta la parte sinistra del corpo sono connesse all'emisfero destro; l'occhio
destro, l'orecchio destro e tutta la parte destra del corpo sono connesse all'emisfero
sinistro. I due emisferi, poi, funzionano in modo diverso; elaborano, cioè, tutti i
processi informativi, secondo modalità distinte. Per come si è finora strutturata, la
nostra società da' una maggiore rilevanza alle modalità di pensiero dell'emisfero
sinistro, tanto che fino a poco tempo fa i neurologi definivano <minore> l'emisfero
destro. Ma, una visione più bilanciata delle due componenti, un maggiore equilibrio
tra le funzioni, un’armonia tra razionalità e fantasia è ciò che, oggi, forse, l’umanità
necessita con più urgenza. Uno strumento semplice ed efficace per riequilibrare il
potere dei due emisferi cerebrali è il suono Come abbiamo visto, ogni attività
cerebrale emette onde particolari, che possono entrare in risonanza con le onde
sonore esterne. In questo modo il cervello viene 'veicolato' attraverso il suono,
stimolato a sintonizzarsi su una frequenza (e quindi sull’attività cerebrale che le
corrisponde), portato a funzionare come un insieme.
Consigli per l'ascolto
E' obbligatorio usare le cuffie stereo per l'ascolto del brano, infatti l'induzione di
onde alfa, come spiegato sopra, funziona con la differenziazione netta delle diverse
frequenze ascoltate da un orecchio separatamente dall'altro.
Se si ascolta il brano con le casse del computer l'orecchio destro percepirà entrambi
i suoni, e così il sinistro, quindi non avremo più una differenziazione netta delle
frequenze e l'effetto sarà nullo.
Tenere un volume medio-alto, in modo che le onde vibratorie si possano sentire
chiaramente ma che allo stesso tempo non diano oppressione ai timpani o senso di
fastidio.
E' importante che dalla scheda sonora vengano tolti tutti gli effetti di ambiente,
spaziali, 3d e cose del genere, in quanto simulano, alterando il suono originale,
delle ambientazioni particolari, che possono compromettere l'effetto delle onde alfa.
E' da evitare assolutamente l'ascolto durante attività che richiedono molta
attenzione; per esempio, mentre si è alla guida dell'automobile o si è al controllo di
sistemi di sicurezze e cose del genere.
I brani:
Le onde cerebrali hanno una frequenza che l'orecchio umano non coglie. Ma,
l'avvento dell'elettronica e dell'informatica applicata al settore musicale ha dato la
possibilità di utilizzare tali frequenze, veicolandole attraverso onde sonore.
Nei brani viene utilizzata una particolare tecnica, chiamata ritmo biauricolare, che
opera in questo modo: se l'orecchio sinistro viene stimolato con un suono portante
alla frequenza, poniamo, di 500 Hz (Hertz) e l'orecchio destro con uno a 510 Hz, la
differenza di 10 Hz viene percepita dal cervello (e solo dal cervello, perché è una
frequenza che sta la di fuori dello spettro sonoro).
Il cervello è così stimolato ad entrare in risonanza con il 'ritmo biauricolare' di 10 Hz
(onde alfa) e, di conseguenza, con l'attività corrispondente: rilassamento, calma,
tranquillità.
Le onde alfa accentuano la concentrazione e favoriscono la meditazione.

Onde Oceaniche
Questo brano ha come sottofondo l'infrangersi delle onde dell'oceano sugli scogli e
sulla spiaggia.
L'ascoltatore non entra immediatamente in uno stato di stimolazione costante di
onde alfa ma vi è accompagnato in modo naturale; il brano inizia con onde alfa alla
frequenza superiore, cioè quella vicina alla veglia in allerta, e piano piano
diminuiscono di frequenza fino ad arrivare ad un'induzione di profondo
rilassamento. "
Premi qui per collegarti e scaricare il brano dalla fonte (www.guruji.it)
http://www.guruji.it/areaftp/ondealpha/alpha.mp3
Onde oceaniche

Temporale nella Foresta


Questo brano rappresenta l'evolversi di un temporale estivo in una foresta che
pullula di vita animale e di uccelli di ogni razza. Il sopraggiungere del temporale
porta l'ascoltatore ad un'unione ed una purificazione attraverso la pioggia e la
natura. Tutto ciò accompagnato da una base di onde alfa rilassanti e calmanti.
Premi qui per collegarti e scaricare il brano dalla fonte (www.guruji.it)
http://www.guruji.it/areaftp/alphamps/alpha_mps.mp3
Temporale nella foresta

Cascate d'Acqua
Questo brano ha una particolarità molto interessante; durante l'ascolto del file si
percepisce, sempre più presente, un fragore di grandi acque scroscianti che
proviene dall'interno della testa dell'ascoltatore; come se ci si trovasse di fronte ad
un immensa cascata, ma che questa fosse all'interno della testa di chi ascolta. Per
avere questo effetto è obbligatorio l'utilizzo delle cuffie stereo.
Il livello di onde alfa è molto potente e di bassa frequenza, porta l'ascoltatore ad
uno stato molto profondo di coscienza.
Premi qui per collegarti e scaricare il brano dalla fonte (www.guruji.it)
http://www.guruji.it/areaftp/alphacascate/alpha_cascate.mp3
Cascate d'acqua

Nota: la fonte sorgente, www.guruji.it, specifica che:


Tutti i brani contenuti in questa pagina sono Copyright (C) 2001 GURUJI.IT
Vietata la vendita e qualsiasi tipo di utilizzo commerciale.
Si richiede a tutti i lettori di rispettare quanto sopra.

*** *** ***


Onde cerebrali e proporzione aurea
Per chi volesse approfondire, consigliamo la lettura di questo testo,
liberamente scaricabile da internet:
LA GEOMETRIA DELL’ATTENZIONE

*** *** ***

528 Hz la frequenza della vita


Frequenza trasmessa dal Sole.
Frequenza sulla quale le piante vibrano durante la fotosintesi.
Frequenza che anche noi emettiamo quando siamo in uno stato di beatitudine.
528 Hz ascolta alla fonte

*** *** ***

Scala musicale frequenze e Armonie


per chi desidera ulteriori approfondimenti, suggeriamo di visitare questa pagina:
mutatamente - solfeggio
di cui riportiamo un breve stralcio:
"Secondo il prof. Willi Apel, l' orgine di quello che oggi chiamiamo "Solfeggio"
è nata da un inno medievale dedicato a Giovanni il Battista, le prime sei righe
della musica dell' inno iniziano sulle prime sei note della scala che allora aveva
una forma di esacordi (sequenza di sei toni). La prima sillaba di ogni riga
veniva cantata a una nota di un grado più elevato della precedente. La scala di
Solfeggio quindi in origine era composta da solo 6 note: UT, RE, MI, FA, SO,
LA. "Ut" venne in seguito sostituito da "Do", fu aggiunta un' ulteriore nota
"SI" che in seguito venne anch' essa cambiata in "TI".
uesti cambiamenti hanno significativamente alterato le frequenze cantate dalle
masse, alterazioni che hanno di conseguenza indebolito l'impatto spirituale
degli inni della Chiesa. Poichè la musica ha una risonanza matematica, le
frequenze sono in grado di ispirare spiritualmente l' umanità ad essere più
"simile a Dio,", l' aver cambiato l' intonazione dei cori e la frequenza sonora
ha alterato il pensiero collettivo e favorito un' allontanamento dell' umanità da
Dio. In poche parole, ogni volta che oggi cantiamo o ascoltiamo un salmo, è
musica per le nostre orecchie, ma era stata concepita e creata per essere
musica per la nostra anima, o se vogliamo, per l' orecchio "segreto". Così
cambiando le note alte, le matrici di pensiero positivo e di benessere sono
state soffocate."

*** *** ***

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Psicobiorisonanza
In questa sezione ospitiamo i contributi di Francesca Romano, Maestra di
Canto, che ha sviluppato il metodo della Psicobiorisonanza.
I testi inseriti in questa sezione sono soggetti a copyright, gli stessi comunque
sono liberamente scaricabli o altrimenti utilizzabili con il vincolo relativo alla
citazione della fonte.
Per un'introduzione alla tematica è possibile consultare il testo:
"Iniziazione alla voce-terapia. La voce educa la mente e il corpo canta" edito
dalle Mediterranee, citato nella sezione link e bibliografia.
Le logoterapie e le modalità per l'educazione della parola e del canto spesso non
riescono a rimuovere alcuni impedimenti psicofisici alla corretta emissione del
suono.
Se la sonorità fisica viene liberata da contrazioni e costrizioni, può esprimere
appieno tutte le sue potenzialità e offrire a qualsiasi persona effetti benefici,
eliminando difficoltà, traumi e finanche mutismi.
Ritrovare o scoprire la propria voce, parlare con un timbro piacevole, cantare
incantando, eliminando difficoltà, limiti, esercizi avvilenti, traumi e anche
mutismi.
Spingersi quindi oltre le logoterapie e le tecniche di educazione alla parola e al
canto, rimuovendo gli impedimenti psicofisici alla corretta emissione del suono
vocale.
La sonorità fisica, liberata da contrazioni e costrizioni, può esprimere appieno
tutte le sue potenzialità. Non educare il corpo, lasciare invece che esso liberi la
mente, attraverso pratiche innovative ed efficaci che consentono di utilizzare
appieno le potenzialità del corpo, cassa di risonanza della voce umana.
© Francesca Romano

Psicobiorisonanza: il Tao della Voce

La Psicobiorisonanza ripercorre un‘antica Via, Tao per gli orientali, che


utilizzando la vocalità porta a riappropriarsi delle sonorità della propria voce e
delle connesse risonanze corporee, per conseguire una maggiore sicurezza di sé
insieme alla propria identità dissolta o velata.
Il termine composito ―Psicobiorisonanza‖ sta ad indicare i complessi effetti
della risonanza della voce umana nelle proprie strutture psichiche e fisiologiche.
È dall‘osservazione pratica infatti che si rileva, senza smentite, che esiste un
sorprendente influsso delle proprie sonorità sugli equilibri psico-fisici della
persona.
È soltanto agli inizi invece la ricerca scientifica atta a spiegare e a dimostrare
tali fenomeni, ben noti nell‘antichità, che superando la pura sfera delle
interazioni fisiche e meccaniche irrompono nell‘impalpabile campo degli
equilibri mentali e psichici dell‘essere pensante.
Ciò che al riguardo possiamo spiegarci in termini fisiologici è presto detto. La
voce risiede in una scatola posta nel collo ed è collegata al resto del corpo
attraverso fasci muscolari. La scatola risuona quando le corde vibrano e vibra
tutto il corpo come cassa di risonanza. Da queste vibrazioni prende l‘avvio quel
processo di auto-ascolto e di percezione corporea così necessario
all‘accordatura del corpo/strumento.
Quanto al salto dal benessere fisiologico all‘equilibrio della mente e della
psiche, la scienza non ha ancora detto una parola finale.
Sono in molti tuttavia a intuire che tale salto debba esistere e debba essere
provato. Beethoven ad esempio scriveva: "la vita assomiglia al vibrare delle
note e l‟individuo a uno strumento a corde… Se l‟individuo non ha
l‟intonazione giusta non può risuonare con ciò che lo circonda".
Recenti ricerche e studi condotti negli Stati Uniti indicano la voce cantata come
terapia anche nei casi di dislessia, di autismo, di morbo di Alzheimer e di
Parkinson. In tali studi si ipotizza che le nostre funzioni mentali, emozionali e
sensoriali siano codificate nella voce in modo predefinito, come lo sono le
informazioni genetiche nei nostri geni.
L‘essenza della tecnica consiste in esercitazioni basate sull'emissione dei suoni
delle vocali, vocalizzi, secondo una singola nota musicale o eseguendo arpeggi
cantando intervalli di terza e quinta maggiore. Per poter comprendere appieno
l‘estensione della risonanza di ciascuna vocale – e ognuna di esse raggiunge in
maniera diversa le parti del corpo – il canto va accompagnato da corrette
posture, movimenti come di danza, tensione dell‘udito, ed altro, fino al
coinvolgimento di tutto il corpo.
Mano a mano che ci si va appropriando della voce emessa, si avvertono e
riconoscono le risonanze provocate da quel suono nelle varie cavità e strutture
corporee. Ovviamente ogni individuo dovrà accordare il proprio strumento a
quelle tonalità, frequenze e vibrazioni che risultano a lui maggiormente affini e
in sintonia. Compito di chi guida è indicare le modalità, percepire i punti di
forza e di debolezza, e stabilire i tempi e le tecniche con cui raggiungere con
gradualità la consapevolezza e la padronanza sia delle corde (voce) che di tutto
lo strumento (corpo).
Solo dopo aver fatta conoscenza con la propria voce e con le potenzialità insite
nelle sue risonanze può avvenire il ―salto‖ di cui si diceva più sopra: la propria
voce oltre a procurare un senso di benessere fisico, avendo sciolto nodi e freni
fisiologici che la inibivano, farà presto avvertire un nuovo benessere non facile
da descrivere, una libertà di mente e di spirito, quasi un sollievo o leggerezza
psichica mai sperimentati in precedenza.
La voce che canta è una via che riconduce a sé e la si può utilizzare come via di
fuga anche dai malesseri e come colonna sonora della propria identità e unicità.
© Francesca Romano

*** *** ***


Vibrazione corpo canto voce aria ascolto
Il corpo risuona .. Il corpo tutto intero è una cassa armonica
Riconosciamo come nostra solo la voce del corpo che risuona...
Le orecchie sono attaccate alla cassa armonica del corpo in modo da percepire
solo i suoni suonati non quelli emessi
Sarà forse che tra i fattori ed elementi che costituiscono la mia identità la voce
la mia voce ha un ruolo non secondario?

Le mani a cuffia sulle orecchie sento i suoni emessi a bocca chiusa


Voce acuta
penetrante chiara forte
vigorosa energica decisa
intensa stridula infantile
fiocca flebile velata bisbigliata
inibita sincopata isterica stanca
arrochita rauca nasale monofonica
sorda afona soffocata strozzata bassa
cavernosa

Canto poi le vocali U O A E I……

Muovo i muscoli facciali come per dare un bacio allungando le labbra in


avanti poi di seguito, formo un sorriso seguendo il movimento fino alla fronte
verso il naso mentre emetto suoni a bocca chiusa.

*** *** ***

Può la voce educare il corpo e la mente ?


Ammesso che la voce sia contenuta in un involucro-corpo che possiede una sua
risonanza, talune modulazioni, facendo vibrare la materia, sono in grado di
ricomporre eventuali dissonanze e stonature nel corpo e nella mente ?
Da qui è iniziata la ricerca.... che ha unito esperienza, conoscenze storiche e
scientifiche, sperimentazione.
Andare oltre la mente alle radici del suono.
Sentire:
vibrazione corpo canto voce aria ascolto

Osservare
Giocare con il modo di stare nello spazio
Ascoltare la propria risonanza

Imparando ad ascoltare la propria voce si può incontrare se stessi ma il viaggio


di inizio prevede un allontanamento temporaneo dalla voce.............
per poi tornare, senza giudizi, ad utilizzarla come strumento dell‘ espressione di
Sé.

Riscoprire la propria natura fatta di ossa, acqua, aria attraverso i quali passano
le vibrazioni del suono.
Ritrovando il proprio equilibrio strutturale e psichico: hara......

*** *** ***

La voce nella relazione


Per-sona = per-sonare
non solo parte, personaggio, maschera, anche mezzo per far diventare la voce
chiara e risonante, per dirigerla verso un unico sbocco, lontano, verso gli altri.
Ma…quando la persona non può suonare e risuonare di voce propria?
Quando la voce si ritira nel dolore?
Nella chiusura, nel conflitto irrisolto....nella fuga da sé?
La voce trasmette l‘identità, riconosciuta, amata o inconsapevole, estranea.
Ritrovare la voce autentica, il suono primordiale che ci identifica.
Carico di emozioni, di storia.
La voce può trasformare la relazione.
L'incontro con il proprio Sè e con l'altro è entrare in risonanza.
© Francesca Romano

*** *** ***


LA VOCE COME STRUMENTO DI COMUNICAZIONE E
RICERCA
Che cos‟è la voce?
Forse non è una domanda che ci si pone sovente. Ma è un
suono? Una vibrazione? Una maniera per definire cose o concetti
astratti? O la manifestazione di sentimenti ed emozioni?
Il viaggio della voce dentro di me ha avuto inizio quando stavo
per perdere la voce stessa. Una voce scoperta per caso, un
talento che aveva tutte le potenzialità per esprimersi e svettare
nel mondo dell‟Opera. Ma quando non si è figli d‟arte può
accadere di commettere qualche errore e allora il sentiero della
crescita diventa tortuoso, i tempi si dilatano ed il sogno di
cantare e bene si allontana. Resta una grande passione e insieme
la curiosità di trovare risposta agli interrogativi di un fenomeno,
qual è la voce, fra i più grandi e misteriosi della specie umana.
È iniziato così il mio viaggio di studi, approfondimenti, ricerche.
L‟esperienza di cantante e ricercatrice, ma soprattutto di
insegnante mi ha condotto verso un percorso di scoperte
affascinanti.
L‟uso della voce, sia per parlare che per cantare, libera la
creatività e permette di esprimere la propria vita interiore
sperimentandone sensazioni ed emozioni. L‟equilibrio psicofisico
di un essere umano può dipendere anche dal modo di utilizzare
la voce. Avviene nel canto la scintilla dell‟energia. Il corpo diventa
uno strumento musicale che vibra quando emette dei suoni, e ad
ogni suono emesso nel corpo risuonano vertebre e gangli
paravertebrali.
A poco a poco il canto porta a uno sviluppo completo e armonico
di tutte le parti del corpo e delle sue funzioni.
Aspetto importantissimo è il meccanismo respiratorio. Respirare
in modo profondo e mai forzato permette di abbandonarsi al
canto per ritrovare la propria natura; sperimentare fino a che
punto l‟emotività è stata falsata e deviata dal suo corso normale.
L‟uso corretto del fiato permette anche il rilassamento degli
organi deputati alla fonazione la quale è strettamente collegata
all‟orecchio. Orecchio quindi ascolto. Ascolto dei suoni, delle
proprie vibrazioni, ascolto del proprio canto, della propria voce:
ascoltare se stessi per ascoltare gli altri. E ascoltare la propria
voce che canta è una delle tappe più importanti del viaggio. Come
altrettanto importante è riuscire a far cantare chi credeva di
essere stonato, oppure osservare paure che si superano, ansie
che vanno via, stati di malessere fisico che scompaiono. Persone
tristi che acquistano uno sguardo più vivace, altre insicure che si
esprimono con determinazione. Quasi come se si venisse
“massaggiati”, o curati dalla propria voce.
Entrare in contatto con se stessi per risuonare con gli altri, per
comunicare con gli altri.
© Francesca Romano

IL CANTO COME MODELLO ARTETERAPICO


La mia specificità sul canto trae ispirazione sia dal mio percorso personale,
naturalmente, sia dagli studi di Bonnie Cohen dell‘università di Amherst
(Massacchussetts) e dagli scritti del musicoterapista americano Randall
McClellan della Sonic Art Foundation.
Le ricerche di questi studiosi si collegano ai concetti di risonanza bio-fisica
espressi dagli esperimenti condotti da Itzak Bentov sui cinque sistemi risonanti
nel corpo umano quali: il sistema cuore-aorta, il cranio che fa oscillare il
cervello, vibrazioni nel terzo e nel ventricolo laterale del cervello, la corteccia
sensoria stimolata dalle onde della corteccia cerebrale, campi magnetici prodotti
in ciascun emisfero. Bentov ne individua le frequenze così come altri suoni
derivano dall‘azione dei diversi sistemi e comprendono: il suono della
circolazione del sangue, il suono dl sistema nervoso, il suono della respirazione,
il suono del sistema digestivo, il suono delle pulsazioni del cuore, i suoni dei
movimenti delle ossa.
Da qui, il principio dell‘applicazione terapeutica delle frequenze.
© Francesca Romano

*** *** ***


Francesca Romano vive e lavora a Roma. Ha conseguito laurea in Canto
presso il Conservatorio di musica Santa Cecilia di Roma, ha debuttato da
soprano in un‘opera barocca e ha cantato in varie sale da concerto,
all‘Auditorium della Capitale e in altre città italiane e poi all‘estero, sia come
solista che in gruppi da camera e in cori. Ricercatrice, seguito universitari in
psicologia e in sociologia. Ha conseguito il master in Arti-terapie presso
l‘Università LUMSA di Roma, il master in Counseling presso la SIPEA di
Roma.

vai al sito di Francesca Romano


Email: psicobiorisonanza@gmail.com

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Suono Voce Vibrazione
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Bibliografia e Link
Francesca Romano," Iniziazione alla Voce-terapia" , la voce educa la mente e
il corpo canta, Iniziazione, Mediterranee, Roma 2010

http://www.francescaromano.net

https://www.youtube.com/watch?v=M8NKvNGdQOk&feature=youtu.be
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Fisica quantistica e biologia: microcosmo


e macrocosmo, una unica rete di relazioni
Simmetria Aurea
"La caratteristica essenziale dell'interconnessione quantistica
è che tutto l'universo è contenuto in ogni cosa e ogni cosa è
contenuta nell'universo"
D. Bohm (citato in Disegnum, Sironi ed. pg 322)

*** *** ***


Cosa ha scoperto la biologia in questi ultimi anni?
Cosa ha scoperto la fisica quantistica di rivoluzionario fin dagli anni '20 del
Novecento?
Quali orizzonti sta rivelando la matematica?
E quali sono o possono essere i loro effetti sulla nostra vita?
Quante di queste scoperte sono state diffuse tra la gente comune e
spiegate con parole comprensibili?
La scienza della vita e la conoscenza dei fenomeni fisici sono parte di noi.
Possono farci comprendere meglio la nostra meravigliosa complessità e quella del
mondo in cui viviamo. Il senso della nostra esistenza.
Tutto è collegato. E noi facciamo parte del Tutto.
Le radici della scienza attuale affondano nelle intuizioni e scoperte empiriche degli
Antichi che nell‘ambito della filosofia si interessavano del ―tutto‖ -quindi anche
dell‘osservazione dei fenomeni naturali- e nelle loro successive deduzioni.
Le ―scienze‖ -secondo suddivisioni posteriori- allora prevalenti:
astronomia, matematica, geometria, musica, insieme all‘etica.
Questa unica Sapienza era comune sia all‘Occidente che all‘Oriente.
Potremmo scoprire come il principio di Unità sia stato un filo conduttore condiviso.
Secondo il cosiddetto '"effetto farfalla" * il battito d'ali di una farfalla può provocare
un ―ciclone‖ dall'altra parte del mondo!
Cosa implica?
In sistemi complessi e non lineari come sono i sistemi biologici, fisici, chimici,
sociali ed altri, la variazione di una minima condizione può avere effetti
imprevedibili e macroscopici...ovunque!
Ci rende più responsabili saperlo?

* Il matematico e crittografo inglese Alan Turing fu probabilmente il primo ad anticipare negli anni
‘50 questo concetto poi sviluppato da E. Lorenz.
"Lo spostamento di un singolo elettrone per un miliardesimo di centimetro, a un momento dato,
potrebbe significare la differenza tra due avvenimenti molto diversi, come l'uccisione di un uomo
un anno dopo, a causa di una valanga, o la sua salvezza.‖ (Alan Turing, Macchine calcolatrici ed
intelligenza, 1950)
*****

Pensiamo di fare una cosa gradita indicando alcuni link di You tube dove
potrete accedere a delle presentazioni di base sui temi di questa sezione:
Materia ed energia parte prima
Materia ed energia parte seconda
Oltre la materia... tutto è energia parte prima
Olre la materia... tutto è energia parte seconda
Principio di indeterminazione di Heisenberg
Niels Bohr e la fisica quantistica parte prima
Niels Bohr e la fisica quantistica parte seconda
per chi volesse approfondire (il video sono in inglese):
Quantum Entanglements
Einstein's General Theory of Relativity
Per proseguire nella sezione, seleziona gli argomenti sulla colonna di destra,
oppure....

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Energia e Materia, flusso incessante. Entanglement: legame,


intreccio, coinvolgimento
Due particelle che in un certo punto interagiscono, rimangono ―intrecciate‖ tra
loro per sempre: qualsiasi cosa accade ad una di loro, accade anche all‘altra,
istantaneamente, a qualsiasi distanza esse si trovino.
Senza che ci sia alcuna comunicazione, alcun messaggio.
Tutto è, contemporaneamente.
Abbiamo ricoperto la realtà con il velo del ―tempo‖ e dello ―spazio‖.
Dimenticando che Tutto è energia. Tutto è, nello stesso istante.
L‘equazione di Einstein E=mc2 afferma l‘equivalenza tra massa ed
energia: l‟energia è uguale alla massa per il quadrato di una costante che
indica la velocità della luce.
La materia è dunque una forma di energia.
Noi, siamo forme di energia: ―cristallizzata‖.
Equivalenza tra massa ed energia e continua trasformazione dell‘una
nell‘altra: concentrando un grosso quantitativo di energia, si può creare
materia; ugualmente si può ottenere un grande quantitativo di energia partendo
da una piccolissima massa.
Risalendo dentro noi stessi dalla materia all‘energia, ci avviciniamo all‘unica
vera realtà, una trama in cui ogni filo è collegato agli altri.
A noi la scelta di Essere una Forma in cui la Vita scorre Armoniosa.
*****

Pirandello, una sensibilità al di fuori del tempo


"La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d‘arrestare, di fissare in forme
stabili e determinate, dentro e fuori di noi, perché noi già siamo forme fissate,
forme che si muovono in mezzo ad altre immobili, e che però possono seguire il
flusso della vita, fino a tanto che, irrigidendosi man mano, il movimento, già a
poco a poco rallentato, non cessi. Le forme, in cui cerchiamo d‘arrestare, di
fissare in noi questo flusso continuo, sono i concetti, sono gli ideali a cui
vorremmo serbarci coerenti, tutte le finzioni che ci creiamo, le condizioni lo
stato in cui tendiamo a stabilirci. Ma dentro di noi stessi, in ciò che noi
chiamiamo anima, e che è la vita in noi, il flusso continua, indistinto, sotto gli
argini, oltre i limiti che noi imponiamo, componendoci una coscienza,
costruendoci una personalità. In certi momenti tempestosi, investite dal flusso,
tutte quelle nostre forme fittizie crollano miseramente; e anche quello che non
scorre sotto gli argini e oltre i limiti, ma che si scopre a noi distinto e che noi
abbiamo con cura incanalato nei nostri affetti, nei doveri che ci siamo imposti,
nelle abitudini che ci siamo tracciate in certi momenti di piena straripa e
sconvolge tutto.
Vi sono anime irrequiete, quasi in uno stato di fusione continua, che sdegnano
di rapprendersi, d‘irrigidirsi in questa o in quella forma di personalità. Ma
anche per quelle più quiete, che si sono adagiate in una o in un‘altra forma, la
fusione è sempre possibile: il flusso della vita è in tutti.
………………………………………………………………………………
L‘uomo non ha della vita un‘idea, una nozione assoluta, bensì un sentimento
mutabile e vario, secondo i tempi, i casi, la fortuna. Ora la logica, astraendo dai
sentimenti le idee, tende appunto a fissare quel che è mobile, mutabile, fluido;
tende a dare un valore assoluto a ciò che è relativo. E aggrava un male già grave
per sé stesso. Perché la prima radice del nostro male è appunto in questo
sentimento che noi abbiamo della vita. L‘albero vive e non si sente: per lui la
terra, il sole, l‘aria, la luce, il vento, la pioggia, non sono cose che esso non sia.
All‘uomo, invece, nascendo è toccato questo triste privilegio di sentirsi vivere,
con la bella illusione che ne risulta: di prendere cioè come una realtà fuori di sé
questo suo interno sentimento della vita mutabile e vario.
…………………………………………………………………………….....
Gli antichi favoleggiarono che Prometeo rapì una favilla al sole per farne dono
agli uomini. Orbene, il sentimento che noi abbiamo della vita è appunto questa
favilla prometèa favoleggiata. Essa ci fa vedere sperduti su la terra; essa proietta
tutt‘intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l‘ombra
nera, l‘ombra paurosa che non esisterebbe, se la favilla non fosse accesa in noi;
ombra che noi però dobbiamo purtroppo creder vera, fintanto che quella ci si
mantiene viva in petto. Spenta alla fine dal soffio della morte, ci accoglierà
davvero quell‘ombra fittizia, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno
fumoso della nostra illusione o non rimarremo noi piuttosto alla mercé
dell‘Essere, che avrà rotto soltanto le vane forme della ragione umana?
..............................................................................................................................
Se la morte fosse soltanto il soffio che spegne in noi questo sentimento penoso,
pauroso, perché limitato, definito da questo cerchio d‘ombra fittizia oltre il
breve àmbito dello scarso lume che ci proiettiamo attorno, e in cui la vita nostra
rimane come imprigionata, come esclusa per alcun tempo dalla vita universale,
eterna, nella quale ci sembra che dovremo un giorno rientrare, mentre già ci
siamo e sempre vi rimarremo, ma senza più questo sentimento di esilio che ci
angoscia?
Non è anche qui illusorio il limite, e relativo al poco lume nostro, della nostra
individualità?
Forse abbiamo sempre vissuto, sempre vivremo con l‘universo; anche ora, in
questa forma nostra, partecipiamo a tutte le manifestazioni dell‘universo; non lo
sappiamo, non lo vediamo, perché purtroppo quella favilla che Prometeo ci
volle donare ci fa vedere soltanto quel poco a cui essa arriva. ‖
*****

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Energia e Materia, flusso incessante. Entanglement: legame,


intreccio, coinvolgimento
Due particelle che in un certo punto interagiscono, rimangono ―intrecciate‖ tra
loro per sempre: qualsiasi cosa accade ad una di loro, accade anche all‘altra,
istantaneamente, a qualsiasi distanza esse si trovino.
Senza che ci sia alcuna comunicazione, alcun messaggio.
Tutto è, contemporaneamente.
Abbiamo ricoperto la realtà con il velo del ―tempo‖ e dello ―spazio‖.
Dimenticando che Tutto è energia. Tutto è, nello stesso istante.
L‘equazione di Einstein E=mc2 afferma l‘equivalenza tra massa ed
energia: l‟energia è uguale alla massa per il quadrato di una costante che
indica la velocità della luce.
La materia è dunque una forma di energia.
Noi, siamo forme di energia: ―cristallizzata‖.
Equivalenza tra massa ed energia e continua trasformazione dell‘una
nell‘altra: concentrando un grosso quantitativo di energia, si può creare
materia; ugualmente si può ottenere un grande quantitativo di energia partendo
da una piccolissima massa.
Risalendo dentro noi stessi dalla materia all‘energia, ci avviciniamo all‘unica
vera realtà, una trama in cui ogni filo è collegato agli altri.
A noi la scelta di Essere una Forma in cui la Vita scorre Armoniosa.
*****

Pirandello, una sensibilità al di fuori del tempo


"La vita è un flusso continuo che noi cerchiamo d‘arrestare, di fissare in forme
stabili e determinate, dentro e fuori di noi, perché noi già siamo forme fissate,
forme che si muovono in mezzo ad altre immobili, e che però possono seguire il
flusso della vita, fino a tanto che, irrigidendosi man mano, il movimento, già a
poco a poco rallentato, non cessi. Le forme, in cui cerchiamo d‘arrestare, di
fissare in noi questo flusso continuo, sono i concetti, sono gli ideali a cui
vorremmo serbarci coerenti, tutte le finzioni che ci creiamo, le condizioni lo
stato in cui tendiamo a stabilirci. Ma dentro di noi stessi, in ciò che noi
chiamiamo anima, e che è la vita in noi, il flusso continua, indistinto, sotto gli
argini, oltre i limiti che noi imponiamo, componendoci una coscienza,
costruendoci una personalità. In certi momenti tempestosi, investite dal flusso,
tutte quelle nostre forme fittizie crollano miseramente; e anche quello che non
scorre sotto gli argini e oltre i limiti, ma che si scopre a noi distinto e che noi
abbiamo con cura incanalato nei nostri affetti, nei doveri che ci siamo imposti,
nelle abitudini che ci siamo tracciate in certi momenti di piena straripa e
sconvolge tutto.
Vi sono anime irrequiete, quasi in uno stato di fusione continua, che sdegnano
di rapprendersi, d‘irrigidirsi in questa o in quella forma di personalità. Ma
anche per quelle più quiete, che si sono adagiate in una o in un‘altra forma, la
fusione è sempre possibile: il flusso della vita è in tutti.
………………………………………………………………………………
L‘uomo non ha della vita un‘idea, una nozione assoluta, bensì un sentimento
mutabile e vario, secondo i tempi, i casi, la fortuna. Ora la logica, astraendo dai
sentimenti le idee, tende appunto a fissare quel che è mobile, mutabile, fluido;
tende a dare un valore assoluto a ciò che è relativo. E aggrava un male già grave
per sé stesso. Perché la prima radice del nostro male è appunto in questo
sentimento che noi abbiamo della vita. L‘albero vive e non si sente: per lui la
terra, il sole, l‘aria, la luce, il vento, la pioggia, non sono cose che esso non sia.
All‘uomo, invece, nascendo è toccato questo triste privilegio di sentirsi vivere,
con la bella illusione che ne risulta: di prendere cioè come una realtà fuori di sé
questo suo interno sentimento della vita mutabile e vario.
…………………………………………………………………………….....
Gli antichi favoleggiarono che Prometeo rapì una favilla al sole per farne dono
agli uomini. Orbene, il sentimento che noi abbiamo della vita è appunto questa
favilla prometèa favoleggiata. Essa ci fa vedere sperduti su la terra; essa proietta
tutt‘intorno a noi un cerchio più o meno ampio di luce, di là dal quale è l‘ombra
nera, l‘ombra paurosa che non esisterebbe, se la favilla non fosse accesa in noi;
ombra che noi però dobbiamo purtroppo creder vera, fintanto che quella ci si
mantiene viva in petto. Spenta alla fine dal soffio della morte, ci accoglierà
davvero quell‘ombra fittizia, ci accoglierà la notte perpetua dopo il giorno
fumoso della nostra illusione o non rimarremo noi piuttosto alla mercé
dell‘Essere, che avrà rotto soltanto le vane forme della ragione umana?
..............................................................................................................................
Se la morte fosse soltanto il soffio che spegne in noi questo sentimento penoso,
pauroso, perché limitato, definito da questo cerchio d‘ombra fittizia oltre il
breve àmbito dello scarso lume che ci proiettiamo attorno, e in cui la vita nostra
rimane come imprigionata, come esclusa per alcun tempo dalla vita universale,
eterna, nella quale ci sembra che dovremo un giorno rientrare, mentre già ci
siamo e sempre vi rimarremo, ma senza più questo sentimento di esilio che ci
angoscia?
Non è anche qui illusorio il limite, e relativo al poco lume nostro, della nostra
individualità?
Forse abbiamo sempre vissuto, sempre vivremo con l‘universo; anche ora, in
questa forma nostra, partecipiamo a tutte le manifestazioni dell‘universo; non lo
sappiamo, non lo vediamo, perché purtroppo quella favilla che Prometeo ci
volle donare ci fa vedere soltanto quel poco a cui essa arriva. ‖
*****

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Pnei:psico-neuro-endocrino-immunologia
Dopo la psicosomatica che aveva sottolineato la relazione reciproca tra corpo e
psiche, la psiconeuroendocrinoimmunologia o PNEI, ha avviato lo studio e la
scoperta delle più specifiche interconnessioni tra il sistema nervoso,
l‘endocrino e l‘immunitario, e tra questi e la psiche.
La nostra identità organica, psichica, emozionale.
E‘ stato un punto d‘arrivo per la scienza occidentale: finalmente l‘organismo
umano è stato considerato come un sistema complesso formato da tante ―parti‖
o sottosistemi in continua e vitale relazione tra di loro e con l‘ambiente esterno.
In che modo modo la mente e il corpo si influenzano reciprocamente?
Come funziona il rapporto tra emozioni e il loro substrato biochimico?

Vi è una sola saggezza: comprendere come tutto sia governato attraverso il


Tutto.
Eraclito
*** *** ***

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Biologia e Nutrigenomica
Ambiente=responsabilità. Geni=fatalismo
―La vita della cellula è controllata dal suo ambiente fisico ed energetico e non dai
suoi geni. I geni sono solo dei programmi utilizzati per costruire le cellule, i tessuti e
gli organi, l‘ambiente si comporta come un ―appaltatore‖ che legge e decide di
impiegare determinati programmi genetici, ed è il vero responsabile del carattere
della vita cellulare. E‘ la consapevolezza che una cellula individuale ha
dell‘ambiente, e non i suoi geni, che mette in moto i meccanismi della vita.
…se ogni cellula individuale è controllata dalla propria consapevolezza
dell‘ambiente, la stessa cosa vale per l‘essere umano composto di miliardi e miliardi
di cellule. Così come avviene per una cellula individuale, il carattere della nostra vita
non è determinato dai nostri geni, ma dalle risposte agli stimoli ambientali che
azionano la vita…..‖
(“La biologia delle credenze” di Bruce Lipton).

*** *** ***

Nutrigenomica
La nutrigenomica studia il modo in cui la nutrizione interagisce col genoma
influenzando l‘espressione dei geni senza modificarne la sequenza.
In particolare la nutrigenomica considera gli effetti delle molecole degli
alimenti sui geni e di conseguenza sulla salute.
Il DNA viene influenzato ma non vi è mutazione genetica.
L‘ambiente in genere –fattori nutrizionali, stressors di vario tipo ed
inquinamento -e la nutrizione in particolare determinano modificazioni
chimiche del gene che a loro volta possono portare a mutamenti
nell‘espressione genetica.
La ricerca scientifica ha evidenziato come vi sono due fattori, due processi, che,
seppur agendo con meccanismi diversi, sono alla base della maggior parte delle
patologie croniche:

 stress ossidativo
 infiammazione cronica

L‘alimentazione è in grado di agire su questi fattori operando una prevenzione e


contribuendo a mantenere la Salute.
E‘ possibile inoltre invertire questi processi cambiando la propria
alimentazione e il proprio stile di vita.

Sul tema Alimentazione approfondisci alla pagina:


Nutraceuti e cibi funzionali

*** *** ***


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Biologia e Nutrigenomica
Ambiente=responsabilità. Geni=fatalismo
―La vita della cellula è controllata dal suo ambiente fisico ed energetico e non dai
suoi geni. I geni sono solo dei programmi utilizzati per costruire le cellule, i tessuti e
gli organi, l‘ambiente si comporta come un ―appaltatore‖ che legge e decide di
impiegare determinati programmi genetici, ed è il vero responsabile del carattere
della vita cellulare. E‘ la consapevolezza che una cellula individuale ha
dell‘ambiente, e non i suoi geni, che mette in moto i meccanismi della vita.
…se ogni cellula individuale è controllata dalla propria consapevolezza
dell‘ambiente, la stessa cosa vale per l‘essere umano composto di miliardi e miliardi
di cellule. Così come avviene per una cellula individuale, il carattere della nostra vita
non è determinato dai nostri geni, ma dalle risposte agli stimoli ambientali che
azionano la vita…..‖
(“La biologia delle credenze” di Bruce Lipton).

*** *** ***

Nutrigenomica
La nutrigenomica studia il modo in cui la nutrizione interagisce col genoma
influenzando l‘espressione dei geni senza modificarne la sequenza.
In particolare la nutrigenomica considera gli effetti delle molecole degli
alimenti sui geni e di conseguenza sulla salute.
Il DNA viene influenzato ma non vi è mutazione genetica.
L‘ambiente in genere –fattori nutrizionali, stressors di vario tipo ed
inquinamento -e la nutrizione in particolare determinano modificazioni
chimiche del gene che a loro volta possono portare a mutamenti
nell‘espressione genetica.
La ricerca scientifica ha evidenziato come vi sono due fattori, due processi, che,
seppur agendo con meccanismi diversi, sono alla base della maggior parte delle
patologie croniche:

 stress ossidativo
 infiammazione cronica

L‘alimentazione è in grado di agire su questi fattori operando una prevenzione e


contribuendo a mantenere la Salute.
E‘ possibile inoltre invertire questi processi cambiando la propria
alimentazione e il proprio stile di vita.

Sul tema Alimentazione approfondisci alla pagina:


Nutraceuti e cibi funzionali

*** *** ***


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Bibliografia

A. Aczel "Il mistero dell'aleph" , Saggiatore, Milano, 2005


B. H. Lipton La Biologia delle Credenze, Macroedizioni, 2006
D. R. Hofstadter "Gödel, Escher, Bach" , Adelphi, Milano, 2005
E. Schrödinger "Che cos'è la vita", Adelphi, Milano, 2010
F. Capra "Il Tao della fisica", Adelphi, Milano, 1999
Hawking- "La natura dello spazio e del tempo" , BUR, Milano,
Penrose 2002
K. Popper –J.C. The Self and it‟s Brain,Routledge, N.Y. , 2006
Eccels
P. Davies "Il cosmo intelligente", Mondadori, Milano, 2000
P. Davies "Dio e la nuova fisica", Mondadori, Milano, 1994
P. Davies "La mente di Dio" Mondadori, Milano, 1996
R. Penrose "La mente nuova dell'imperatore" . BUR, Milano 1992
R. Penrose "Il grande, il piccolo e la mente umana" , Cortina,
Milano, 2000
W. Pauli "Psiche e natura", Adelphi,Milano, 2006
L. Pirandello Maschere nude, a cura di Alessandro D‟Amico, vol. III,
collana I Meridiani, Arnoldo Mondadori editore,
Milano 2004
L‟umorismo, 1920, parte II, Essenza, caratteri e
materia dell‟umorismo

U.Veronesi, Verso la scelta vegetariana, Giunti editore


M.Pappagallo
Link
http://www.classicitaliani.it/pirandel/saggi/Pirandello_umorismo_02.htm
http://www.laterza.it/scuola/conoscenze/brano.asp?codice=3855
http://www.fondazioneveronesi.it
http://www.thefutureofscience.org/- Katia Petroni, Nutrigenomics and Plant
Biotechnology in the Department of BioSciences at the University of Milan,
Italy.
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La consapevolezza si acquisisce solo nei ritmi rallentati,


allungati, diluiti fino ad uscire dal tempo e penetrare l’Istante,
il suo frutto è l’Intuizione
Infinite strade si aprono davanti a noi;
risonanza, vigilanza e attenzione trasparente,
guidano nella scelta e nel percorso,
ogni passo è un passo avanti
anche quando ricalca sentieri già battuti,
è un altro tempo e un altro modo.
Ogni strada ci porta un frutto, sia essa breve, lunga, aperta o chiusa, unica o
divisa: a noi vederlo, percepirlo, rivelarlo.
Percorsi di consapevolezza talora chiari e definiti,
altre volte velati nell‘abbondanza delle conoscenze.
Alcuni sono Qui, in questo frammento di luogo,
altri sparsi in tutta l‘Armonia.

*** *** ***

Acquisire coscienza, fluire nella consapevolezza


coscienza
coscienza ancorata alla mente e dipendente dal cervello;
livelli di coscienza: dallo stato di veglia a quello di sonno profondo;
dalla coscienza ordinaria a quella alterata;
gradi della coscienza: inconscio-preconscio-conscio;
conoscenza di Sé, di qualcosa al di fuori, coscienza come memoria, risveglio
della mente, comprensione;
coscienza morale.

Coscienza
con la ―C‖
preesistente al cervello, al di là della mente, oltre i pensieri,piano ―metafisico‖;
coscienza cosmica, proprietà dell‘intero Universo,
già presente in ogni essere a livelli diversi, in ogni parte dell‘essere;
espansa e totale, ma velata dagli schemi appresi, dal rumore dei pensieri.

Consapevolezza
conoscere e prestare attenzione a ciò che si fa mentre lo si sta facendo, attimo
per attimo, senza valutazioni;
presenza dell‘unitàmente-corpo-spirito nel qui e ora; chiara comprensione,
autocoscienza.

Fluire come pura consapevolezza orientata verso la realizzazione della propria


Essenza.
In sintonia col cammino, ogni ―passo‖ esprime Armonia. Che si diffonde.
“Il Presente è l‟unica vita che abbiamo e il solo luogo in cui possiamo
conoscere chi siamo veramente”
Diciamo sì a quello che c‘è ora, qui;
accettando ciò che semplicemente è,
lentamente fluisce la serenità interiore e la libertà.
Libertà di agire al momento opportuno con totale chiarezza e piena attenzione .
La consapevolezza ci guida in spazi interiori liberi dalla mente pensante, dai
condizionamenti, dall‘Io.
Essere, semplicemente.

Può questa consapevolezza condurci alla Coscienza?


Divenendo consapevoli diveniamo parte della Coscienza Universale.
O meglio, diveniamo consapevoli di essere già parte di essa.

*** *** ***

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Verso la Bellezza
Quando in noi si arrende la dualità discriminante sorge la consapevolezza che si
affida, senza preferenze, come onda del mare, alla vita.
Un invito a raccogliere e riunire i frammenti d'anima che ci siamo persi tra le asperità
dell'esistere sopravvivendo tuttavia sin qua!
Ma se si rimane intrattenuti e governati dai nostri tanti "Io" è come essere nati solo
biologicamente.
Questo percorso è un procedere verso la "Bellezza" per manifestare quanto la Vita
attende da ognuno di noi!
E' una condivisione rivolta a chi ne custodisce già tutto l'anelito nel proprio intimo.
E' un percorso dalla sapienza alla saggezza.
E' un "viaggio" dialettico e intenso che ci consentirà di disincagliare le nostre
ricchezze per procedere verso il nostro Essere reale.

Verso la bellezza sovrasensibile,


libera dalla staticità' della forma,
bellezza che nasce dal lavoro di un Artista,
non già' sulla materia inerte, ma nel proprio intimo
ove si pone come un alchimista che dal vile metallo ( i nostri irrisolti, le impronte che
mani insensibili hanno lasciato, tutti i modelli ricevuti e dissonanti..) ne ricava l'oro
e con quell'oro creerà un gioiello (se stesso?), gioia anche agli occhi di chi lo vede!
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Lo specchio, gli specchi


Uno Specchio reale ed uno immaginario.
Quelli reali li conosci, li hai in casa; quanto ti soffermi a guardare l'Insieme che
ti rimandano?
Il tuo "essere" completo: estetica ed espressione del tuo modo di intendere la
vita.
Quello o quelli immaginari li puoi visualizzare dentro di te: come appaio in
questo momento all'esterno?
Li puoi trovare negli altri che ti rimandano l' immagine che tu offri loro,
reagendo al tuo modo di essere.
Usa lo Specchio per crescere in consapevolezza.
Per chiederti chi sei (o pensi di essere) oggi e chi potresti essere (o sei in realtà )
se ti guardassi dentro.

*** *** ***

Oh perché proprio dobbiamo essere così, noi? – ci domandiamo talvolta allo


specchio, – con questa faccia, con questo corpo? – Alziamo una
mano, nell‟incoscienza; e il gesto ci resta sospeso. Ci pare strano che
l‟abbiamo fatto noi. Ci vediamo vivere…
Luigi Pirandello

*** *** ***

Ogni lettore, quando legge, legge sé stesso


L'opera dello scrittore è soltanto uno strumento
ottico da offrire al lettore per permettergli di
discernere quello che, senza libro, non avrebbe
forse visto in sé stesso
Marcel Proust

*** *** ***


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Anima Mundi
Ospitiamo un contributo che ci è stato offerto, con questa premessa:
Seguire un percorso di viandante pieno di domande, piuttosto che di certezze, comporta una forte
ritrosia alla comunicazione scritta, ritenuta limitativa rispetto alla comunicazione diretta, meglio
se non verbale. L‟approssimazione più vicina alla condivisione di uno stato “sub-specie
interoritatis”, senza alcuna pretesa di assegnarle un valore assoluto, è quella “Bocca-Orecchio”.
Ulteriore ritrosia è quella a “personalizzare” l‟opera svolta, sempre incompiuta: è un‟illusione
fuorviante ritenerci “possessori” del pensiero espresso: ogni sua manifestazione è il risultato
soggettivo dell‟espressione di molteplici significati che “non appartengono” al singolo, bensì
all‟ambiente in cui ci si trova, che ne è il vero portatore, in quanto legittimo “Tesoriere”.
*** *** ***
Anima mundi. Ritorno dall’esilio?
Riflettere e meditare sull‘Anima Mundi (sarebbe forse più efficace l‘espressione ―Anima
del Cosmo‖, se non altro per evitare il rischio di essere travisati ed omologati ad un approccio neo-
panteistico oltremodo fuorviante) è impresa ardua. In primis per un semplice fatto ―operativo‖, di
scelta del modo in cui comunicare uno ―stato dell‘Essere‖ che si ritiene inesprimibile.
Il primo ostacolo è trovare una risposta al quesito: una dissertazione teorica, pur con le
migliori intenzioni, può essere effettivamente proficua e di ausilio, nell‘attuazione dell‘opera di
trasmutazione esistenziale?
Quello cui rimanda l‘espressione Anima Mundi, in effetti, non è forse uno stato dell‘Essere,
intermedio tra i ―Piccoli Misteri‖ (primo ―solve et coagula‖ finalizzato al ―Nosce te ipsum‖) ed i
―Grandi Misteri‖ (ultimo ―solve et coagula‖ di compimento dell‘Opera di reintegrazione nell‘Uno –
Sommo Bene)?
E‘ possibile esprimersi su Anima Mundi senza aver completato, non solo formalmente, la
purificazione dai vizi e l‘interiorizzazione delle Virtù? Come evitare di esporre un astratto concetto
teorico, avulso dal risultato di una necessaria trasformazione interiore?
Sotto questo profilo, ―Anima mundi‖ non è comunicabile né spiegabile, solo condivisibile
tra coloro che sono prevenuti a ―gustarne il sapore‖, da coloro – se ve ne sono – che sono già
passati oltre e che, in uno stato di contemplazione, con silenziosa benevolenza, ricolmi di
misericordia, alimentano la nostra speranza.
Per evitare ogni equivoco, chi scrive non è tra essi, ne consegue che non avrebbe il diritto di
dissertare sull‘essenza ciò che non è vissuto. Resta il desiderio, se non la presunzione, di essere tra
coloro che forse vi ci stanno avvicinando, attratti dall‘Ispirazione che ne fa percepire, sia pure in
modo oscuro e sfuggente un vago ―sapore‖.
Se tali dubbi e premesse hanno un fondamento, prima di andare oltre ed avventurarci in terre
sconosciute, indispensabile un ―lavoro a specchio‖ chiedendoci con sincerità:
Non siamo sempre pronti a stigmatizzare le imperfezioni altrui, mai le nostre, prigionieri
nella Torre dell'io, spesso convinti di essere cambiati, mentre siamo solo imbalsamati, nel Dogma
della nostra Esistenza? Dogma dell‘Io‖, che desidera prendere, mai donare?
Lo scopo dell‘opera non è forse quello di riuscire finalmente a vedere intorno a noi solo e
sempre Fratelli e Sorelle da Amare come e più di noi stessi, ricambiati dello stesso Amore?
Forse è questa la via? Trasmutare l'io in un Se, per poi fondersi nell'Uno.
Come operare affinché ciò avvenga? L'Anima Mundi, in anagogia con la Shekinah (o tutti
gli altri nomi equivalenti con cui la Tradizione la chiama), è ―in esilio‖. A noi il compito di ―farla
tornare‖ ricomponendo i frammenti scissi in cui ci manifestiamo.

Nella consapevolezza dei nostri limiti attuali, possiamo operare soltanto ad un livello più
basso, coerente con lo stato dell‘essere in cui ci dibattiamo. Il presente scritto, pertanto, senza
alcuna pretesa di organicità, è un tentativo di riproporre alcuni frammenti di autori che, nell‘ambito
della Tradizione occidentale, dopo Platone, hanno ―vissuto‖ l‘Anima Mundi, quindi - come
susseguenza - scritto su di essa legittimamente, con conoscenza diretta. Elemento comune a tutti, di
là dalle forme storicamente determinate, è il ruolo di ―testimoni‖ della possibilità del percorso
iniziatico avente come meta la reintegrazione. I frammenti che si propongono alla riflessione sono
sia di Opere scritte sia di Opere figurative, entrambi ritenuti essenziali per i reciproci rimandi e
allusioni. Essendo l‘immaginario ―centro‖ di questo contributo coincidente con Macrobio, si
suggerisce un contemporaneo ascolto delle arie del ―Sogno di Scipione‖ di Mozart, meglio se con il
libretto a portata di mano; la magia delle voci femminili che cantano della pietra, dell‘acqua e del
vento è già ―oltre‖.
Anima mundi è in esilio?
L‘ipotesi che si formula è che l‘Anima Mundi sia ―in esilio‖, percepito nella manifestazione
attraverso delle ―fluttuazioni‖ forse identificabili lungo la linea del tempo profano che ―scorre‖. Nel
divenire, storicamente determinato e attinente lo stato dell‘essere più grossolano, si alternano
momenti di disvelamento ad altri di occultamento del significato simbolico, ma ancor più
anagogico, dell‘Anima Mundi. A supporto di tale ipotesi, saranno proposti alla riflessione alcuni
testi ed immagini che, a partire da Platone, arrivano ai nostri tempi, esprimendosi a volte in modo
esplicito e netto, altre volte in modo velato.
Prima di procedere oltre nel lavoro di ricerca/proposta, si ritiene doveroso esplicitare, per
averli sempre ben presenti, alcuni rischi incombenti, tipici delle espressioni scritte basate su ―dati
storici‖. Innanzitutto occorre superare il vezzo di utilizzare il pensiero per categorie, oltrepassare
l‘erudizione sterile, avere consapevolezza che di alcuni argomenti indissolubilmente legati agli stati
dell'Essere individuali (comuni alle varie "Vie" dell'unica Tradizione: alchimia, qabalah e sufi, ma
anche tao e advaita vedanta) non è possibile parlare.
Ogni ricercatore in cammino, non dovrebbe rispettare il dovere esistenziale di esprimersi
esclusivamente di ciò che ―E‘‖ effettivamente vissuto?
Al riguardo ci soccorrono metodologicamente due pensatori che si collocano in prossimità
storica del punto culminante di quello che si propone alla meditazione come ―ultimo esilio e
occultamento‖ forzoso di Anima Mundi, avvenuto intorno al 1618-20.
Iniziamo con Cartesio, che in apertura della ―prima meditazione‖, evidenzia il dubbio posto
alla base delle sue riflessioni:[1]
“Già da qualche tempo, ed anzi fin dai miei primi anni, mi sono accorto di quante falsità ho
considerato come vere, e quanto siano dubbie tutte le conclusioni che poi ho desunto da queste
basi; ho compreso dunque che almeno una volta nella vita tutte queste convinzioni devono essere
sovvertite, e di nuovo si deve ricominciare fin dai primi fondamenti, se mai io desideri fissare
qualcosa che sia saldo e duraturo nelle scienze.”
Anche Leibniz, nel suo ―Dialogo tra un uomo politico e un ecclesiastico‖ [2], ci viene in
ausilio, mettendoci in guardia dal rischio sempre incombente di confondere l‘erudizione con la
Sapienza:
“Il che viene dal fatto che non trattiamo la maggior parte delle questioni se non per divertimento o
per esibirci, non per arrivare ad una conclusione che possa avere una qualche influenza nella
pratica della vita. Così come quelli che fanno filosofia nelle scuole disputano delle virtù, dei vizi e
delle passioni, senza che ciò li tocchi minimamente.”
Infine sull‘impossibilità che in un convegno o in un lavoro scritto si possa comunicare "sub
specie interioritatis"[3],così come operare la "Rimembranza", giova
rammentare Gemisto Pletone che, in risposta alle critiche sulle dottrine non
scritte di Platone[4], chiarisce il modus operandi proprio degli Iniziati:
“A Scolario che accusava Platone di non aver sistematicamente esposto una compiuta dottrina,
Gemisto rispondeva: C‟è tuttavia una cosa che, tra tante altre, ti sfugge: non è per mancanza di
conoscenze che Platone non ha scritto niente sulle scienze, è perché egli stesso e prima di lui i
Pitagorici giudicavano cosa buona non scrivere su tali questioni, ma trasmetterle oralmente ai loro
discepoli, col pensiero che costoro sarebbero stati più saggi se avessero ritenuto tali scienze nella
loro anima e non nei libri; perché quanti credono di possederle nei libri non si danno cura di
possedere le scienze, in modo continuativo, nell'anima.”
Allora, "Di Platone non immemori", parafrasando la felice espressione di Moreno Neri riferita
ad Arturo Reghini, tentiamo di raccogliere alcuni frammenti di un filo d'oro smarrito, senza il quale
difficilmente possiamo osare sperare di trasmutarci in amorevoli giardinieri capaci di seminare e
alla fine raccogliere le tre mele dell'oro dei filosofi.
Il punto di partenza è il Platone del Timeo[5],
che pur non essendo oggetto di
trattazione, è posto a base e fondamento, insieme al Plotino delle Enneadi [6],
dell‘intero lavoro.
Platone: "Così, secondo un ragionamento probabile, si deve dire che questo mondo è un essere
vivente, dotato di anima e d‟intelligenza, generato ad opera della Provvidenza di Dio”(Timeo, cap.
30, 68, pg 91)
Plotino: ―L'Anima, dunque, essendo una per sé comparte l‟unità ad altri, ma anch‟essa la riceve
da un altro” (Enneadi, VI, 9, , pg 1339)
Dopo Platone, verso il primo occultamento ed esilio. Proclo
La Sapienza di Platone trova un tardo, originale epigono in Proclo, che ne testimonia
esplicitamente la vitalità.
Proclo fa riferimento innanzitutto al Timeo: l'anima appartiene allo stesso livello ontologico-
gerarchico delle realtà matematiche (anch'essa, soprattutto l'anima del mondo, ha una valenza
matematico-geometrica) ed è prodotta dall'unione di Uno e Molti (Proclo riprende la dottrina
platonica della fusione di diversi elementi; cfr. Timeo, 34a-36d).[7]
ribadito il vertice ultimo rappresentato dall‘Uno-Bene:
“Bisogna quindi dire che gli dei sono privi di malvagità. Bisogna ricordare infatti anche che la
condizione divina è fondata per gli dei stessi sul bene. Come infatti le anime singole derivano
dall'anima universale e gli intelletti particolari dall'intelletto perfetto, così dal primo bene e meglio
ancora - se ci si può esprimere così – dalla stessa bontà e dall'unità di tutti i beni discende la
molteplicità dei beni assolutamente primi, per i quali l'essere coincide con il bene e l'uno.”[8]
nonché la susseguente Opera del Demiurgo rispetto all‘Anima Mundi:
“Ed inoltre il Demiurgo stesso, nella produzione dei generi che vengono dopo di lui, al
contempo è per essi principio causale di unità ed è anche originatore delle divisioni di ogni sorta.
In effetti, dopo aver realizzato l'anima come un unico intero, la distingue in parti e potenze
multiformi; e proprio in riferimento ad esso Platone stesso non ha disdegnato di chiamare
"sezionamenti" queste distinzioni e queste divisioni essenziali: «da li ancora sezionò delle parti e le
pose nello spazio intermedio tra le prime». E di nuovo tra quelle ulteriormente divise: «E cosi la
mescolanza, dalla quale aveva ricavato queste sezioni, a questo punto l'aveva utilizzata per
intero».”[9]
Ci offre un‘interpretazione di notevole fascino, laddove rende esplicita una ―triade‖ tutta al
femminile, che meriterebbe una trattazione a parte per le dirompenti implicazioni che contiene:
“Tre dunque sono queste monadi generatrici di vita, Artemide, Persefone e la nostra signora e
padrona Atena; e la prima è sommità di tutta quanta la triade, che converte verso se stessa la terza
monade, la seconda è potenza vivificante dell'universo nella sua totalità, la terza infine è intelletto
divino e incontaminato, che comprende in un'unità la totalità delle virtù; in ogni caso Timeo mette
in luce ciò, chiamando Atena «amante del sapere», in quanto è ricolma di conoscenza intellettiva e
di vera sapienza, ed «amante della guerra», in quanto causa della potenza incontaminata e
protettrice del coraggio in tutte le sue forme; e a sua volta , lo Straniero di Atene <mette in luce
ciò>, appellandola «core» nel senso di "vergine" ed in quanto è pura da ogni forma di conversione
verso l'esterno.”…. D'altra parte il fatto di «entrare in contatto con ciò che è mosso» e con
l'ambito della generazione, dovrebbe essere in modo specifico il carattere proprio di un'anima: in
effetti quest'ultima è colei che viene a conoscere tutto ciò che è generato, ha diretta comunione con
esso ed entra in contatto in qualche modo con esso che è soggetto ad un continuo movimento. [10]
In vista dell’esilio. Macrobio ed il Sogno di Scipione.
Se a Proclo, pur in un periodo di crisi dell‘Impero, era stato consentito esprimersi in modo
libero, il dilagante dogmatismo dell‘unica religione di stato ammessa e il concomitante
imbarbarimento, a Macrobio resta il compito di ―fissare l‘eredità‖ prima del buio incombente ed il
rischio di una ―damnatio memoriae‖:
“Poi Platone, che aveva riconosciuto, grazie al retaggio della dottrina pitagorica- e alla divina
profondità del suo genio, che, senza questi numeri, non ci può essere alcun rapporto di
proporzione, nel suo Timeo formò l'Anima del Mondo attraverso la composizione di questi numeri
grazie all'ineffabile provvidenza del divino demiurgo”.[11]
Ferma restando l‘importanza ―strategica‖ dell‘opera di Macrobio, nell‘economia della presente
proposta, per un‘analisi puntuale della stessa e in particolare del ―Commento al Sogno di Scipione‖
si rimanda alla preziosa opera di Moreno Neri.

Occultamento nel primo esilio


Dopo Macrobio, per secoli, non sentiremo più parlare in modo esplicito dell‘Anima Mundi. La
Tradizione si ritira e si occulta, ma certamente non scompare. Potremo ritrovarla mimetizzata sotto
altre forme, quali l‘Alchimia, scienza auto-protetta ed assolutamente impermeabile ai non Adepti.
Degli aspetti relativi ad Anima mundi nell‘alchimia (negli esempi più visibili quali il mercurio
bianco e mercurio rosso, la quinta essenza) ed a come tale scienza sia sopravvissuta in modo
efficace ed indolore anche sotto il dogmatismo religioso (Gregorio Magno, Tommaso d‘Aquino,
Niccolò Cusano solo per citare tra i più noti), sfuggendo alle accuse di eresia ed al rogo, non siamo
autorizzati a parlare. L‘Alchimia è opera solitaria, le comunicazioni su di essa sono possibili
esclusivamente tra gli Adepti dell‘Arte. Dall‘esterno, in analogia alla Qabalah, è protetta da ―mille
lucchetti‖. Chi volesse comunque provare a curiosare in tale mondo ermeticamente chiuso su se
stesso, potrà trovare informazioni facendo riferimento ai contributi di Paolo Lucarelli[12] [13].
Ma non c‘è solo l‘Alchimia, a mantenere viva la ―catena iniziatica‖ all‘interno della quale opera
Anima mundi; basti il riferimento ai ―Fedeli d‘Amore‖ ed alla simbologia ermetica che consente
una relativamente tranquilla sopravvivenza.
“Roman de la rose”
Nella Francia del sud, baricentro tra la penisola iberica ove, insieme ai Mori, operavano i grandi
Sufi dell‘Islam, accanto ai Cabalisti eredi della Sapienza ermetica dello Zohar, e le città italiane
(spesso anche qui sede di cenacoli Cabalistici di grande profondità e Sapienza), il ―Testimonio‖
lasciato da Macrobio trova nuova terra fertile. Nel 1268-78 Jean de Meun, influenzato da Guglielmo
di Conches e dalle sue Glosse al Timeo di Platone, completa l‘opera del ―Romanzo della Rosa‖, con
un richiamo esplicito al ―Sogno di Scipione‖ di Macrobio[14]. Le ―perle‖ platoniche sono
finite in buone mani.

Il filo che lega il ―Roman della Rose‖ alla Divina Commedia, ancorché ampiamente studiato, è
forse destinato a un‘ulteriore approfondita indagine e meditazione da parte degli Iniziati. Tra i due
poli s‘intravede una galassia aperta, dove i contatti tra gli Adepti operanti all‘interno delle tre
religioni monoteiste non escludono coloro che, con modalità estremamente guardinghe,
mantenevano vivi i Misteri.
Dante, epigono dei Fedeli d‘Amore, Ordine probabilmente più ―Aperto‖ e Sapiente di quanto
appaia, potrà permettersi di dichiarare le ―chiavi di lettura‖ con cui decodificare anche i versi
apparentemente più innocenti. In possesso dell‘avvertenza di scrutare cosa si cela sotto ―il velame
de li versi oscuri‖, conseguentemente istruiti a cercare, oltre il Simbolo, il Significato ultimo, quello
anagogico, siamo giunti in prossimità del confine con il nuovo svelamento di Anima Mundi
Nuova manifestazione di Anima Mundi
L‘Anima Mundi, dopo secoli di cauto occultamento e di sistematica ―cifratura‖, vive un
secondo periodo di trasparente, luminosa visibilità. Oltre ed in concomitanza alle mutate condizioni
―politiche‖, ampiamente note e documentate, che portarono all‘Umanesimo ed al Rinascimento, va
riconosciuta la determinate funzione di ―innesco‖ svolta da Giorgio Gemisto Pletone. Sull‘opera
svolta da questo Adepto, portatore della continuità iniziatica della Tradizione occidentale, si
rimanda ancora una volta al determinate contributo (peraltro tutt‘ora in corso) di Moreno Neri, che
ne sta curando la traduzione e pubblicazione commentata delle opere. Senza Pletone, ma anche
Bessarione, sarebbe difficile immaginare l‘humus, verrebbe da dire ―la terra che gli è propria‖ nella
quale è stato piantato il seme che avrebbe dato tanti meravigliosi frutti. L‘Accademia platonica di
Careggi, infatti, ebbe il ruolo di illuminare nuovamente, ―alla luce del Sole‖, la Tradizione. Ne
riportiamo due esempi paradigmatici, Marsilio Ficino e Botticelli.
Ficino
Con Marsilio Ficino, instancabile traduttore ed esegeta, il ―Filo d‘oro‖ della Tradizione, quindi
di Anima Mundi, è nuovamente rivitalizzato e geometricamente dispiegato il messaggio di Platone
ma anche di Pitagora…. ed oltre.
“Ma mi sia concesso qui di dialogare un po' con i Pitagorici. Poiché ogni grandissima
molteplicità va ridotta a un piccolo numero, un piccolo numero a poche unità, poche unità a
un'unica unità, è necessario ricondurre l'infinita moltitudine delle anime che vivono in ogni sfera
del mondo ad alcune anime più eccellenti esistenti in quella stessa sfera, ad esempio a dodici anime
principali. Ma perché precisamente a dodici anime principali? Perché come l'unico corpo del
mondo, secondo gli antichi, contiene dodici arti e questi moltissime articolazioni, così l'unica
anima del mondo contiene dodici anime e queste moltissime altre. In questo cuore vive l'anima
principale di tutta la costellazione. Là dunque i Pitagorici collocano le dodici anime divine. Nel
cuore dell‟Ariete Pallade; nel cuore del Toro Venere; dei Gemelli Febo particolare; del Cancro
Mercurio; del Leone Giove particolare; della Vergine Cerere; della Libra Vulcano; dello
Scorpione Marte; del Sagittario Diana; del Capricorno Vesta; dell'Acquario Giunone; dei Pesci
Nettuno. Anche nell'ultima sfera, la Terra, vi sono dodici tipi di vita umana.‖ [15]
“Cosicché, se nelle cose bontà e unità sono una sola cosa, anche al di sopra di esse l'uno che è
primo e il bene primo sono la medesima cosa. Per cui l'uno e bene primo presiede immediatamente
alla mente che è una; la mente che è una presiede alle menti che sono molte, prima di tutto forse
alle dodici menti guida, e alle dodici dozzine poste al di sotto di esse, e poi a tutte le numerosissime
menti; infine presiede all'unica anima del mondo, che è alla guida delle dodici anime delle dodici
sfere. Le dodici anime presiedono alle dodici dozzine delle anime, il che significa che l'anima di
ciascuna sfera presiede alle dodici anime più eccellenti nella propria sfera. Infine le dodici dozzine
di anime presiedono alle innumerevoli altre anime, infatti in ogni sfera le dodici anime principali
guidano le altre anime della sfera. Questo coro di Muse canta e danza in eterno, come dice Orfeo,
secondo ritmi musicali, per volere di Apollo stesso: cioè: <Tutto il cielo governi con la tua cetra
canora>. Ma ci siamo fin qui intrattenuti abbastanza con i Pitagorici. Ora torniamo all'ordine
stabilito da Platone.” [16]
“Dunque, come il corpo sta in relazione al corpo, così l'anima in relazione all'anima. Pertanto i
corpi separati tra loro per luogo, natura, figura, quantità e moto posseggono anche una specie e
un'anima separate; mentre quelli congiunti posseggono specie ed anima congiunta. Tuttavia sopra
le singole anime vi è un'unica anima cosmica. Unica infatti deve essere l'opera vivente di un unico
artefice vivente. L'essere vivente non è unico, se non attraverso un'unica vita. Non ha un'unica vita,
se non ha un'unica anima. A ragione, celandosi, come ritengono i più, in tutte le sfere un'unica
materia prima per sé informe, unica deve essere l'anima di essa.”[17]
“Un'unica natura viene da un'unica anima. E questo divino animale non deve essere meno
unito di qualsivoglia altro animale, se è vero che è il più potente di tutti. Dunque, se fra gli altri
animali ogni corpo è governata da una sua anima unica, a maggior ragione le membra di questo
animale cosmico sono unite da un'unica anima. E se essa sta in relazione al proprio corpo, così
come la nostra anima in relazione al nostro corpo, è presente tutta intera in ogni parte del cosmo
non diversamente da come la nostra è presente in ogni parte del nostro corpo, altrimenti non
potrebbe unire, vivificare e muovere perfettamente l'universo. Come la natura sta in relazione al
corpo, così l'anima è in relazione alla natura. Dunque, come nel corpo dell'universo vi è ovunque
una natura universale, così nella natura dell'universo vi è ovunque un'anima universale.” [18]
Botticelli
Al contributo di Ficino (pur con i suoi limiti oggetto di facili quanto ingenerose critiche
odierne), indissolubile dallo spirito aleggiante sull‘Accademia platonica di Careggi, va legato quello
di Botticelli, che ci ha donato una ―summa‖ altamente simbolica ed anagogica di Anima mundi;
nell‘Opera cui è stato successivamente dato il nome di ―Primavera‖, possiamo riconoscere una vetta
assoluta di ermetica, esplicita sintesi di Anima Mundi. Siamo, questo si propone alla riflessione e
verifica, all‘apice del suo svelamento. Sulla cifra noetica dell‘Opera nulla è dicibile, essendo il suo
recondito Significato dominio esclusivo dell‘Ispirazione di ciascuno. Per quanto, viceversa, attiene
la possibile descrizione del simbolo, pur rispettandone l‘intrinseca poliedricità, si rimanda al
pregevole, recente contributo di Vincenzo Guzzo e Gaspare Licandro: [19]
L'Ermetismo neoplatonico del Rinascimento fu animato da una visione archetipica del cosmo,
trovò vivissima espressione nel linguaggio simbolico e fece sintesi tra alchimia, astrologia, cabala
e magia. Discordia-concors e concordia-discors, ossia Armonia come superamento dei contrari,
coincidentia oppositorum, unità attraverso la diversità, ma anche coesistenza di unità e diversità,
et-et e persino est-est ma, comunque, mai aut-aut, in questa visione non più medievale.[20]
Sull'autorità di Plotino, la «voluptas» dei sensi è il modello della gioia dell'anima e l'estasi
divina è paragonabile alle passioni degli amanti. Ficino e l'Accademia neoplatonica insistettero
che la «voluptas» e la gioia erano più importanti del conoscere e che, inoltre, esse offrivano una
sorta di discernimento interiore.. . Per i neoplatonici (voluptas) era in genere sia sensuale
voluttuosità che una beatitudine trascendente i sensi". Chiediamoci adesso chi è la figura che
chiude questo magico corteo. È il Mercurio dei latini, è 1'Ermes dei greci da cui deriva il nome di
Ermete Trismegisto, nonché i termini: "ermetica", "ermetismo", ecc.[21]
Qui Maschile e Femminile si sono uniti e si sono trasformati. L'Ermafrodito che comprende in sé
tutto il processo alchemico è simbolo e paradigma di ciò che accade, di ciò che si muove, di ciò che
esprime e armonizza l'intera scala musicale. Questo archetipo si affina in quello dell'Androgino e
conferisce nobile valore a tutto il percorso di trasformazione della natura che trova alchemica
sacralizzazione in Venere e piena sublimazione tramite Mercurio….. Tutto questo percorso è stato
frutto della progressiva rivalutazione della funzione del nostro emisfero cerebrale di sinistra,
deputato alla conoscenza razionale e alchemicamente solare. Deve agire però congiuntamente con
l'altra metà del cielo psichico, ossia con il contributo dell'altro emisfero del nostro cervello, quello
destro, alchemicamente lunare, che si fonda sulla capacità intuitiva e sugli approcci extrarazionali
che questo nostro tempo riscopre e che tende a rivalutare anche se con infantilismi e con pesanti
confusioni ed estremizzazioni concettuali o ideologiche. Questa coniunctio, se alchemicamente
corretta, conduce sempre ad Armonia.[22]

La nuova decadenza. (1513)


La potenza dell‘Accademia platonica di Careggi, dopo aver illuminato l‘Italia e l‘Europa,
generando anche la prima esplicita formulazione dell‘Unicità della Tradizione attraverso il genio di
Pico della Mirandola[23]
Dürer e Agrippa: verso l’occultamento
Dell‘esaurimento della spinta positiva, sotto i colpi della controiniziazione, hanno intuizione
forte, tra gli altri, Dürer e Agrippa. Entrambi, ciascuno con la forma che gli è propria, rinnovano la
funzione che era già stata di Macrobio, preservare l‘essenza cristallina della Tradizione, di cui
Anima Mundi è componente essenziale.
Per motivi di spazio non potendo qui dilungarci sull‘opera di Dürer, rimandiamo direttamente al
contributo di Barmont, che pur attraverso la lente ermeneutica di Guenon, ci offre spunti
decisamente interessanti e degni di riflessione ed approfondimenti. [24]
Non possiamo viceversa non dedicare il dovuto spazio all‘opera di Agrippa[25]
“…I platonici dicono che tutte le cose terrene ricevono le loro idee dalle idee superiori e
definiscono l'idea una forma unica, semplice, pura, immutabile, indivisibile, incorporea,, eterna,
che è superiore alle anime e alle intelligenze. La n a tura di tutte le idee è unica e tutte le idee
derivano dal bene istesso, vale a dire da Dio, e solo differiscono tra loro per certe ragioni
relative… e perché l'intelligenza, ossia l'anima del mondo, sia imbevuta di esse e perché la natura
riceva dalle forme infuse per le idee come una specie di germi inferiori….Si può aggiungere che
ne1l'anima del mondo v'hanno tante fogge seminali delle cose, quante idee v‟hanno nello spirito
divino…in modo che ciascuna specie dipende da una data, immagine celeste da cui trae il potere
per agire, qualità che le è propria e che riceve dalla sua idea, mercé le fogge seminali dell'anima
del mondo.”
E ancora: “…che non solo il mondo ha, uno spirito e un'anima, ma che ancora esso
partecipa della mente divina e che l'origine la virtù e il vigore di tutte le cose di questo basso
mondo dipendono dall'anima istessa del mondo universale, cosa di cui ci assicurano i Pitagorici,
Orfeo, Trismegisto, Aristotele, Teofrasto, Avicenna…(cap. LV pg 150) ”
“I filosofi reputano dunque che l'anima della terra non è come quella di un qualsiasi corpo
abbietto, ma è razionale ed è inoltre intelligente o dea. Sarebbe inoltre assurdo dire che le anime
celesti e l'anima stessa del mondo non sappiano le ragioni e gli scopi del loro operato, quando noi,
esseri imperfetti, non ignoriamo le ragioni delle nostre opere. E se, come dice Platone, il mondo è
stato creato pel bene, pel migliore bene possibile, necessariamente dovrà essere stato dotato non
solo di vita di senso e di ragione, ma anche di intelligenza, e di mente…… L'anima del mondo per
conseguenza è una certa vita unica, che tutto riempie e nutrisce, che raccoglie e lega insieme tutte
le cose, in modo che il tutto non costituisca che un solo organismo e meccanismo. Ed è come un
istrumento monocorde, che risuona per l'intervento di tre specie di creature, ossia l'intellettuale, il
celeste e il corruttibile, animate da un soffio unico e da un'unica vita.” [26]
Agrippa è stato l‘ultimo in quel periodo a mantenere saldi i principi della Tradizione,
dell‘Unità nel molteplice. Dopo di lui, in occidente, la Tradizione sarà svilita e scissa: da un lato
con la deriva materialista/riduzionista, dall‘altro con la deriva teosofico/magica, entrambe
accomunate dall‘essere permeate dalla stessa essenza contro-iniziatica.
Il secondo esilio.
A volte si verificano avvenimenti che rappresentano quasi ―il centro della clessidra‖. La
battaglia della montagna bianca è ritenuta uno di questi. Di quello che è accaduto nel secolo
precedente e quello che accadrà in quello successivo, nulla può essere detto, ad ognuno la sua
ricerca. Certo è che dopo il 1620 Anima Mundi sarà nuovamente occultata.
In quei giorni vediamo come il ―rifugio alchemico‖ torna prepotentemente alla ribalta, quale
baluardo per il libero pensiero e la trasmissione dei simboli iniziatici. Emblematici al riguardo
Michael Maier [27] e Robert Fludd [28].
Entrambi, nelle loro opere, danno il giusto risalto all‘Anima Mundi, garantendole, ancora
una volta, la sopravvivenza. Per quanto riguarda il Maier, si riporta, oltre al II°, anche l‘Emblema
XLII. Qui si propone un‘interpretazione provocatoria: l‘Atalanta Fugiens, non è forse anch‘essa
Anima mundi? Se si, il giovane aitante è oramai un vecchio decrepito, che ne segue i passi con
difficoltà. Eppure con determinazione. Per questo, forse, in Atalanta/Anima mundi opera la
clemenza, che la porta a rallentare il passo.

Il caos informe, potenzialità e rischi


La storia, relativamente recente, è ampiamente nota. Si sviluppa con continue variazioni dei
temi materialistico/riduzionisti e teosofico/magici. I primi tenderanno a negare ad Anima Mundi (e
non solo a lei) l‘esistenza, gli ultimi tenteranno di strumentalizzarla e prostituirla per scopi spesso
oscuri, comunque ambigui. Non senza la presenza discreta di silenti ed Ispirati amanti dell‘Arte.
Abbiamo così il caso di Yeates, poeta e occultista, perso nei meandri della Golden- Down,
cui seguiranno personaggi che ci rifiutiamo semplicemente di nominare, tanto è il ―nero‖ di cui
sono stati portatori, di cui ancora oggi riconosciamo esiti nefasti. Abbiamo, fortunatamente, anche
il discreto Waterhouse, che ha dedicato tutta la sua Arte a portare su tela le potenti Ispirazioni
dense di Significato che evidentemente sono scese su di lui da Anima mundi.

Ma è in Germania, con Schelling e Goethe che Anima Mundi sopravvive e può nuovamente
tantare di manifestarsi in modo esplicito [29]
Faust - CHORUS MYSTICUS
Ogni cosa che passa
é solo una figura.
Quello che é inattingibile
qui diviene evidenza.
Quello che é indicibile
qui si é adempiuto.
L‟eterno Elemento Femminile
ci trae verso l'alto.
Jung e la riscoperta dell’Anima Mundi nell’alchimia
Nella confusa frammentazione del novecento, particolarmente significativo è il percorso
esistenziale di Jung, che dedica gli ultimi anni della sua vita e della sua ricerca al tentativo di
trovare una risposta alle ispirazioni esistenziali che lo avevano segnato sin dai suoi primi anni,
tramite uno studio (sic!) quanto mai erudito dell‘Alchimia, quindi di Anima Mundi come traspare
da tale prospettiva, di cui si riportano alcuni passi.
“Acqua e spirito, spesso, si identificano. Dice ad esempio Ermolao Barbaro: esiste anche
un'acqua celeste o, meglio, divina degli alchimisti, nota sia a Democrito che a Ermete Trismegisto,
da loro chiamata ora acqua divina, ora succo scita, ora pneuma, cioè spirito, della natura
dell'etere e quintessenza delle cose. Rolando chiama l'acqua "potere spirituale", uno spirito di
"natura celeste" Christophorus Steebus dà un'interessante spiegazione dell'origine di quest'idea: Lo
Spirito Santo, covando le acque sovracelesti (Genesi i. 3), ha prodotto un potere che permea tutte le
cose nel modo più sottile, riscalda e, insieme con la luce, genera nel regno minerale del mondo
inferiore il serpente mercuriale, nel regno vegetale i1 verde benedetto e nel regno animale la virtù
formativa, in modo che lo spirito sovra celeste dell'acqua, unito alla luce, possa essere chiamato
giustamente anima del mondo. Steebus aggiunge che le acque celesti, vivificate dallo spirito,
sarebbero subito entrate in un movimento circolare da cui sarebbe sorta la perfetta forma sferica
dell'anima mundi. Il "rotondo" è quindi una componente del‟”'anima mundi", e potrebbe essere
questo il segreto custodito da Zosimo. Tutte queste idee si riferiscono espressamente al Timeo di
Platone.”[30]
E ancora,
“In Khunrath la scintilla è la medesima cosa dell'elisir: "Ora l'elisir viene chiamato
propriamente splendor fulgureus o scintilla perfecta Unici Potentis ac Fortis (...) è la vera aqua
permanens e sempreviva."' L'humiditas radicalis è "animata (...) da una scintilla dell'Anima del
Mondo, perché lo spirito del Signore ha pervaso tutto il globo. Anche questo pensatore parla di una
pluralità di scintille: "Ci sono invero (...) scintille ignee dell'Anima del Mondo o della Luce della
Natura, disperse o disseminate - per volontà divina - nella fabbrica del grande mondo o, attraverso
di essa, in tutti i frutti degli elementi, dappertutto."La scintilla è connessa con la dottrina
dell‟Anthropos: "Il Filius Mundi Maioris (...) è ricolmo, animato, pervaso (...) da una scintilla del
Ruach Elohim, lo spirito, l'alito, il vento o soffio del Dio triuno, dal (...) corpo, dallo Spirito e
dall'Anima del Mondo, o dallo zolfo e dal sale, da Mercurio e dalla scintilla universale della Luce
della Natura." Le "scintille dell‟Anima del Mondo" erano già presenti nel Caos, nella prima
materia all'origine del mondo”.[31]
L’anima mundi nella visione di Hillman
Diversamente dal suo maestro, Hillman non cerca l‘Anima Mundi tentando di decodificare il
messaggio alchemico, preferisce scegliere decisamente di ricollegarsi alla Tradizione tramite un
esplicito rimando a Marsilio Ficino.
“Parlare, chiedere ascolto nel mondo, comporta oggi che si parli al mondo, perché tra il
nostro pubblico c'è anche il mondo; anch'esso ascolta quello che diciamo. Dunque le mie parole
sono rivolte al mondo, ai suoi problemi, alle sofferenze della sua anima. Io parlo infatti da
psicologo, da figlio dell'anima, che parla alla psiche. Questa espressione: “figlio dell'anima” ci
introduce direttamente in una modalità rinascimentale, nella Firenze del Rinascimento, sulle orme
di Marsilio Ficino, che è stato il primo a porre l'anima al centro della propria visione, una visione
che non esclude nessuna cosa del mondo perché la psiche comprende in se il mondo: tutte le cose
presentano un‟anima. Ogni più piccola cosa della nostra artificiale vita urbana ha importanza
psicologica.” [32]
Con tali premesse non stupisce come sia potuto pervenire alla formulazione di parole
profetiche e drammatiche nella nostra attualità, dette in una conferenza letta in italiano a Firenze,
nell'ottobre del 1981:
“Il traffico, la scuola, i tribunali e il sistema giudiziario, i giganti dell'industria, le
amministrazioni locali, il sistema finanziario e bancario: sono in preda al collasso, o vicini al
crollo e quindi da puntellare. Parole come collasso , disfunzione, stagnazione , calo della
produttività , depressione e crollo valgono oggi tanto per le persone umane quanto per i sistemi
oggettivi, pubblici, e per le cose che ne fanno parte. Il crollo si estende a tutte le componenti della
vita civile...... I nuovi sintomi sono la frammentazione, la settorializzazione, l'iperspecializzazione,
la depressione, l'inflazione, la perdita di energia, l'uso di linguaggi settoriali e la violenza.
Abbiamo edifici anoressici, un mercato paranoide, una tecnologia maniacale.”[33]
E ancora:
“Perciò il chiamare paranoide un'azienda significa esaminare come essa si presenti in
atteggiamenti difensivi, in sistematizzazioni e codici segreti; significa esaminare la relazione
delirante tra le cose che produce e il modo in cui ne parla, che rende tanto spesso necessarie
vistose distorsioni del significato di parole come buono, onesto, vero , sano. Il chiamare un edificio
catatonico o anoressico significa esaminare come si presenta, i comportamenti che rende manifesti
nella sua struttura così alta, scheletrica, rigida, scarna, senza un filo di grasso, nella sua facciata
vitrea, nella sua freddezza desessualizzata, nella rabbia repressa ma esplosiva, e nell'atrio vuoto
suddiviso da pilastri verticali. Il chiamare i consumi maniacali rimanda alla soddisfazione
istantanea, alla rapida eliminazione, all'intolleranza per le interruzioni (consumo a getto
continuo); all'euforia del comprare senza pagare (carte di credito) e alla fuga delle idee resa
visibile e concreta nella pubblicità di giornali e televisione. Mentre il chiamare l'agricoltura
tossicomane rimanda al suo bisogno ossessivo di raccolti sempre più elevati, che a loro volta
impongono dosi sempre più elevate di stimolanti chimici (fertilizzanti) e distruttori indiscriminati
(pesticidi, diserbanti) a spese di altre forme di vita e fino all'esaurimento del suo corpo, che è la
terra.”[34]
In conclusione ci lancia un monito e una possibile speranza che non possiamo ignorare:
“Ma noi fermiamoci sul cuore estetico della tradizione antica e di Firenze. È questo cuore
che voglio ridestare a una risposta estetica al mondo. Non sarà mai possibile percepire l‟anima
mundi, se l'organo di questa percezione rimane inconscio perché è concepito solo come pompa
fisica o come personale scrigno dei sentimenti.”[35]

Non conclusioni, ma quesiti aperti.


Nel grande caos attuale, com‘è naturale che sia, sono potenzialmente in incubazione
fermenti da percepire e seguire con attenzione. E ‗possibile che si stiano generando le condizioni
per un ―ritorno dall‘esilio‖ di Anima mundi?
Impossibile formulare una risposta convincente, fattibile avere il coraggio di porci delle
domande sul nostro impegno esistenziale.
Quindi domande, non conclusioni
E‟ ipotizzabile il ritorno di Anima Mundi dall‟esilio, quale passaggio obbligato verso l‟Uno
molti Platone, la Tradizione una, Unità nella Molteplicità?
Quali i limiti da superare per attivare l'opera della reintegrazione, con quali strumenti?
Dignità clemenza e misericordia possono aiutare la Speranza?
Ove il nostro stato dell‟Essere pervenisse a quello degli Adepti, è pensabile la reintegrazione
dell‟Umanità in assenza di un‟iniziazione lunare/femminile pienamente operante?
Dei quattro verbi sacri, quali riusciamo ed “Essere”? Siamo pronti per OSARE?
Postfazione
Porre a noi stessi delle domande, da condividere come proposte soggette a verifica, implica
l‘accettazione di operare nell‘ambito di un sistema esistenziale di valori ―aperto‖, trans-finito. Tale
metodo, soggetto a continua verifica, è d‘altronde basato su fondamenta solide, geometricamente
coerenti, che rappresentano l‘essenza del nostro essere ―viandanti e giardinieri‖. La Tetraktys
pitagorica ne costituisce una ―summa‖ assiomatica, nella sua purezza di simbolo allusivo alla
dimensione ontologica ruotante intorno all‘Uno-Bene. La ―cartina di tornasole" con la quale passare
al vaglio le nostre ispirazioni è viceversa rappresentato dall‘Amore nella sua accezione originaria ed
incontaminata. Uno stimolo, ma anche un monito positivo ed una domanda che attende risposta,
vengono da Giovanni Cecconi[36] ―Per realizzare questo dobbiamo essere, allora,
umili, consapevoli di non possedere alcuna verità, ma ricercatori di verità;
tolleranti verso gli altri, ma senza debolezze di sorta; benevolenti, cioè pieni
d‟amore verso coloro che possiamo amare, ma anche nei confronti di chi non ci
ama………..che non riconosce limite alla ricerca del vero ed al progresso
umano, poiché ….ritiene che i sistemi etici, filosofici e politici non siano che
delle manifestazioni e dei modi differenti, ma pur concorrenti ad un unico fine,
quello della legge universale ed eterna che presiede tutte le sfere dell‟esistenza;
che applica il principio di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te
stesso, ma di fare agli altri tutto il bene che vorresti fosse fatto a te stesso. Il
collante che tiene unite tutte queste finalità è l‟amore: la fratellanza intesa in
senso massonico è, infatti, AMORE E DONAZIONE SENZA SECONDI FINI.”

Bibliografia
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Post scriptum:
Il lavoro, in effetti, rappresenta solo un primo abbozzo/tentativo di affrontare il
tema dell'Anima Mundi. Avulso dal contesto per il quale è stato predisposto ha
due ulteriori limitazioni strutturali.
La prima, interna al tema, è lo sviluppo parziale dello stesso. Manca del tutto,
infatti, la premessa sulla genesi nell'ambito della Tradizione Occidentale:
Platone e Plotino sono solo accennati.
È inoltre completamente assente la visione della Qabbalah: gli aspetti relativi a
Bina, Yezirah e la Shekinah andrebbero completamente sviluppati.
È altresì assente la visione dei Veda e delle Upanisad, oltremodo complessa, in
particolare per la difficoltà di una comprensione/consapevolezza adeguata di
Hiraņyagarbha (“Il modo in cui viviamo ha la sua anima”, Radhakrishnan,
Filosofia indiana, pg 158), Mahat, Māyā/ Prakŗti (sinonimi, nella comune
sostanza metafisica della Grande Madre: " Sappi allora che Prakrti é Māyā",
Svetasvara Upanisad IV, 10) con particolare riferimento a Patanjali e
Shankara.
La seconda limitazione, decisamente essenziale, è la completa assenza della
collocazione di Anima Mundi nella visione Platonica complessiva. La
trattazione dell'Uno-molti, meriterebbe uno specifico lavoro.

NOTE

[1] Descartes R., Méditations métaphysiques, Flammarion, Paris, 1992 pgg 56-
57
[2] Leibniz G.W., Dialoghi filosofici e scientifici, Bompiani, Milano,2007 pgg
214-215
[3] Negri P: (alias Arturo Reghini), “Sub specie interioritatis”, in
“Introduzione alla Magia a cura del Gruppo di Ur”, vol I, Ed Mediterranee,
Roma, 1997 pgg 13-18
[4] Pletone G.G., Trattato delle virtù, a cura di M. Neri, Bompiani, Milano,
2010 pgg 146-47
[5] Platone, Timeo, Bompiani, Milano, 2000
[6] Plotino, Enneadi, a cura di G. Faggin, Bompiani, Milano, 2000
[7] Proclo, Tria opuscula- provvidenza libertà male, Bompiani, Milano, 2004,
nota 72 pg.764
[8] Proclo, Tria opuscula- provvidenza libertà male, Bompiani, Milano, 2004,
pg 503
[9] Proclo, Teologia platonica, Bompiani, Milano, 2005, Libro V, pg. 817
[10] Proclo, Teologia platonica, Bompiani, Milano, 2005, pg. 919
[11] Macrobio, Commento al sogno di Scipione, Bompiani, Milano, 2007, pg
445
[12] Lucarelli P., L‟Anima del Mondo [13] Lucarelli P., Gnosi ermetica e
alchimia. La Kore Kosmou e le sublimazioni del Mercurio [14] de Lorris G. -
de Meung J. Le roman de la rose / par Guillaume de Lorris et Jean de Meung ;
publ. d'après des ms. par Ernest Langlois. Paris, 1914-1924. Gallica B.N.F.
N0005155_PDF_1_-1DM
[15] Ficino M., Teologia platonica, Bompiani, Milano, 2011, pg.261
[16] Ficino M., Teologia platonica, Bompiani, Milano, 2011, pg.265
[17] Ficino M., Teologia platonica, Bompiani, Milano, 2011, pg.277
[18] Ficino M., Teologia platonica, Bompiani, Milano, 2011, pg.279
[19] Guzzo V. Licandro G., La primavera di Botticelli, Acireale, Roma, 2012
[20] Guzzo V. Licandro G., La primavera di Botticelli, Acireale, Roma, 2012,
pg 78
[21] Guzzo V. Licandro G., La primavera di Botticelli, Acireale, Roma, 2012,
pg 35
[22] Guzzo V. Licandro G., La primavera di Botticelli, Acireale, Roma, 2012,
pg 79
[23] Pico della Mirandola G., Conclusiones nongentae, Olschki, Città di
Castello,1995
[24] Barmont L. L‟esoterismo di Albrecht Dűrer, Luni, Milano, 2003
[25] Agrippa E.C., La filosofia occulta, (studio introduttivo di A. Reghini)
Mediterranee, Roma, 1991, Cap XI pgg. 22-23
[26] Agrippa E.C., La filosofia occulta, (studio introduttivo di A. Reghini)
Mediterranee, Roma, 1991, Cap XI pgg. Pgg. 152-153
[27] Maier M., Atalanta fugiens, Mediterranee, Roma, 2002
[28] Fludd R., Utriusque cosmi majoris scilicet et minoris metaphysica, physica
atque technica historia, 1617-1618, BNF N6107388
[29] Goethe J.W. , Faust, Mondadori, Milano, 1970
[30] Jung C.G., Studi sull‟alchimia (opere vol XIII), Boringhieri, Torino, 2002,
pg 95
[31] Jung C.G., Mysterium coniunctionis (opere vol XIV), Boringhieri, Torino,
2002, pg 57
[32] Hillman J. , L‟anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano,
2002, pg 119
[33] Hillman J. , L‟anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano,
2002, pg 125
[34] Hillman J. , L‟anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano,
2002, pg 133
[35] Hillman J. , L‟anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano,
2002, pg 137
[36] Cecconi G., L‟Acacia, n.1 2011

Anima Mundi
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 PRIVACY
 DISCLAIMER

Bibliografia
 Eros Selvanizza –“ La dimensione universale della coscienza” (a cura di
Gianna Lombardi e Andrea Zini –conferenza 25/04/2014) in Yogaitalia,
anno 20, n 85 pgg 15-19, giugno 2014;
 Eckart Tolle, “Il senso vero della tua vita”, Armenia, Milano, 2012;
 Marina Borruso, “L‟insegnamento di Eckart Tolle”, Armenia, Milano ,
2011;
 Il Castiglioni-Mariotti, Vocabolario della lingua latina
 www.filosofia.unipd.it
 www.theravadin.wordpress.com
 www.webster-dictionary.org
 www.accesstoinsight.org- A Glossary of Pali and Buddhist Terms - ©
2005 (Traduzioni dall‟inglese dell‟A. del testo).
 F. Giommi -Prefazione all‟edizione italiana di Z. Segal, Mark Williams,
John Teasdale, “Mindfulness Al di là del pensiero attraverso il
pensiero”, Bollati Boringhieri, Torino, 2006;
 La "Vita di Siddharta il Buddha" di Thich Nhat Hanh - Narrata e
ricostruita in base ai testi canonici pali e cinesi-Ubaldini Ed.
 www.lameditazionecomevia.it
 L. Pirandello , L'Umorismo,Garzanti libri, 2008
 M.Proust, Il Tempo Ritrovato in Alla Ricerca del Tempo Perduto,

a cura di L. De Maria, Mondadori Ed.,Collana Oscar grandi classici,


2005
*** *** ***
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Arte e creatività: scultura e modellato, pittura, poesie e


racconti
Il più grande capolavoro che possiamo creare è la realizzazione di noi stessi, di ciò
che siamo stati chiamati ad Essere.
Mentre compiamo l‘Opera la spinta creatrice che agisce dentro di noi assume forme,
colori, spessori infiniti…..............................................
riflesso delle impressioni del mondo esteriore,
espressione delle mille sfaccettature del mondo interiore.
Dall‘inconscio un continuo fluire di sentimenti, percezioni, intuizioni,
immagini............
prendono forma ora direttamente nella materia ora attraverso la scelta di colori che
creano forme su uno sfondo.
E‘ la voce dell‘anima che connette istinto ed Intuito.
Ovunque nasce l‘ispirazione che libera fluisce tra le solide colonne del Rispetto e
della Verità.
***

L'Arte è per noi l'espressione della creatività -che ognuno ha dentro di sè- in
qualunque forma e con qualunque mezzo, purchè sia sempre presente il rispetto
dell'Artista verso se stesso e verso gli altri.
E' insieme Libertà e Rispetto per la Vita.
Con la Verità nel cuore.

*** *** ***

La mostra dei lavori degli Artisti presenti nelle varie sezioni è un piccolo
esempio delle infinite possibilità dell‘espressione creativa, risorsa di ogni
persona indipendentemente dall‘ età e dal carattere, dal lavoro e da ogni altro
interesse.
Siamo tutti Artisti: la creatività è in ognuno di noi e la possiamo manifestare in
ogni cosa che facciamo.
La vera creatività è quella che arriva a permeare tutta la nostra vita.
“…se la vocazione di un uomo è quella di fare lo spazzino, deve spazzare le
strade come fosse Michelangelo che dipinge o Beethoven che compone musica
o Shakespeare che scrive poesie…” diceva Martin Luther King.
Il vero capolavoro che ognuno di noi è chiamato a creare è realizzare se stesso,
attuando quel progetto di vita per cui si trova, IN QUESTO MOMENTO, IN
QUESTO MONDO, A TESSERE QUESTA STORIA.
Una storia, da CREARE un passo dopo l‘altro, seguendo il ritmo del Cuore e il
flusso dell'Universo.
***
La creatività manifestata introduce Armonia nella Vita.

Arte e dualità
A volte incontriamo degli Artisti che sono riusciti a trasmetterci Significati
profondi. Delle dualità, della loro genesi ma anche le possibili vie verso il loro
superamento.
Ve ne proponiamo degli esempi.
Ambrogio Lorenzetti ha simbolizzato in modo magistrale la dualità esistente
tra Vizi e Virtù, illustrando in modo concreto il risultato di entrambe. Iniziare
con Lorenzetti ha anche un significato specifico: la via che conduce "oltre la
dualità" inizia dalla manifestazione, dalla vita di ogni giorno, da ogni azione
che compiamo. Solo una volta consolidato lo stato dell'essere che esprime in
modo concreto le virtù, controllando al comtempo i vizi, saremo in grado di
intraprendere i successivi passi verso la reintegrazione. La Via è
intrinsecamente Operativa, costellata di "Azioni positive".

Lorenzo Lotto, da parte sua, ci ha lasciato in eredità delle perle dotate di sottili
simbolismi, al contempo difficili da decifrare e di una immediatezza
disarmante. Ad ognuno la libertà di risuonare e di approfondire. Ci limitiamo a
segnalare il simbolismo della "bilancia", che ha una valenza rintracciabile in
molte forme della Tradizione.

Ambrogio Lorenzetti
*** *** ***

Lorenzo Lotto
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Pittura, scultura....
Scultura
Lavori in creta con smalti a fuoco (900°-1000°) o decorazioni a freddo.
Dopo la prima cottura abbiamo la terracotta il cui colore può variare in funzione
del tipo di creta utilizzato. I più adatti alle sculture o modellato sembrano
essere -dopo lunga sperimentazione- la Montelupo, la Sansepolcro, la Pirofila.
Queste ultime due sono rossastre.
Scelto il pezzo da realizzare, si taglia con il filo da "pesca" una quantità
adeguata dal blocco di creta (di solito di 25 kg; varia in funzione del tipo).
e lo si sbatte per terra tagliandolo in due pezzi e sovrapponendoli nello stesso
verso; lavoro che va ripetuto per eliminare eventuali bolle d'aria.
Qualunque tecnica si adotti (aggiungere o togliere pezzetti; colombino) ogni
pezzo di creta va ben pressato all'altro.
Durante la lavorazione il lavoro va tenuto umido con un panno bagnato e
strizzato e poi chiuso con telo o busta di materiale eco.
Finito il lavoro e una volta che è ben asciutto si può procedere alla cottura,
anche sovrapponendo vari pezzi. Se si vogliono ottenere effetti di colore opaco
si possono unire all'impasto di argilla morbida degliossidi.
Sul pezzo cotto possono essere passati degli smalti adatti per il"gran fuoco".
Possono essere già diluiti (barattolo) oppure in polvere (la loro stesura richiede
una certa pratica; appaiono più adatti a pezzi uniformi che si sviluppano in
orizzontale, che a figure) .
Tra le marche italiane Colorrobbia Art.
Una volta che lo smalto è asciutto si procede alla seconda cottura.
Vi sono tecniche più complesse (Lustri) che richiedono una terza cottura o a
"piccolo fuoco".
In alternativa alla seconda cottura si possono usare, per decorare i lavori finiti di
terracotta, degli smalti "a freddo" specifici per ceramica o porcellana.
Pittura ad Olio
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POESIE e RACCONTI
Cuore d'Infanzia
Ci son persone che saranno sempre presenti nella lontananza
dei chilometri o nel groviglio del tempo,
son come lucciole nella notte buia o dei fari nel mezzo d'una tempesta.
Il mio cuore d'infanzia s'affaccia,
con dolcezza propone ai miei occhi delle immagini dei ricordi sbiaditi
odori e suoni che sempre accompagnano la mia corsa.
Fedeli amici di un'anima sensibile
oscurano i falsi bisogni,
proponendo bellezze rare.
Sei un mio ricordo d'infanzia,
dolce e delicato
e sorriderò e godrò per questo,
perchè il mio cuore d'infanzia t'è legato.
C. B.
Il dono più bello che si possa ricevere..

Gli occhi della verità


Abbiamo vissuto la terra nello stesso tempo
l‘abbiamo amata, odiata ed illusa con la stessa abilità
il viso erto e prepotente, era lo stesso
ma qualcosa è cambiato, il mio cuore ora è diverso.
Ho visto gli occhi della fame sul viso d‘un bambino,
ho toccato l‘indifferenza dell‘uomo sul corpo d‘una donna
scheletrica
senza forze.
Ho cantato senza remore, insieme ad anime che nulla possiedono
ma tutto hanno.
L‘immaterialità della loro vita, il cuore privo di superficialità
d‘un mondo inesistente
che ormai m‘è del tutto estraneo.
Correrò senza lacrime per una vita persa
perché davanti agli occhi ora ho la realtà.
Son diverso da te, che tutto possiedi
ma ricorda
è sol un inganno.
C.B.
Una notte con papà.
Le lancette dell‘orologio continuavano la loro corsa per conteggiare quel tempo
che freneticamente ed usualmente corre via, lasciandoti senza respiro. Quella
notte, al contrario, il loro scandire i secondi era rilassato ed a me dava una
sensazione di ansia, incomprensibile.
Mio fratello sembrava non percepire quella mia emozione ed il suo viso era
rilassato e sognatore, forse proprio perché lui, a differenza di me, era riuscito ad
addormentarsi.
Mi continuavo a girare e rigirare nel mio piccolo lettino e le coperte mi
sembravano terribilmente pesanti e fastidiose.
Sconfitta dalla stanchezza rimasi immobile ad osservare il soffitto. Era bianco,
molto bianco ma se lo guardavi attentamente potevi notare delle alonature
sparse qua e là che con la giusta immaginazione di una bambina di 6 anni, ne
potevi tirare fuori delle facce di animali e vignette divertenti.
Quel mio passatempo però non era stato sufficiente a farmi dimenticare che il
mattino dopo avrei dovuto salutare mio padre, ancora una volta, e ripartire per
l‘Italia. Si era trasferito per lavoro a Parigi già da due anni, ed io molto piccola,
non riuscivo a ricordare una vita quotidiana insieme. Appena c‘erano le vacanze
di Natale e quelle estive ci vedevamo, per recuperare il tempo perso, ma di
certo non era la stessa cosa.
Mi alzai trascinando con me, Pillio, il mio coniglio di peluche e andai nella
camera da letto dei miei genitori.
«Mamma non riesco a dormire» dissi, scuotendo il suo braccio.
Mia madre mi guardò dolcemente e senza svegliare mio padre, mi prese in
braccio e mi portò in cucina. Mi riscaldò il latte e lo bevemmo entrambe.
«tesoro hai fatto un brutto sogno? Vuoi che dormo insieme a te?» sussurrò,
accarezzandomi i capelli.
Mi appoggiai al suo petto silente, avrei voluto parlarle delle mie sofferenze, ma
sapevo che erano anche le sue. Sapevo che spesso anche lei si rigirava nel letto,
passando le notti insonne. Quelle notti che ormai accompagnavano i nostri
cuori.
«posso chiederti una cosa?» esclamai, per poi sorseggiare l‘ultimo goccio di
latte.
Lei annuì incuriosita.
«Vorrei dormire con papà questa notte, forse solo cosi potrò addormentarmi».
Gli occhi di mia madre si annebbiarono dalle lacrime, che malgrado tutto non
scesero, rimanendo forse una mia percezione.
Mi abbracciò quasi lasciandomi senza fiato, e prima di liberarmi disse: « ti
voglio bene».
Entrai nella loro camera in punta di piedi, con Pillio sempre stretto tra le mie
mani e cercai di muovermi il più delicatamente possibile, smuovendo in modo
impercettibile le coperte. Pillio lo sistemai con la testa appoggiata al cuscino ed
io, accanto a papà, lo osservavo dormire. In quel momento capii che quella
lontananza mi stava portando via del tempo con mio padre, e che quel tempo
insieme avrei dovuto viverlo immensamente, ricordando ogni sorriso, gioia ed
anche le tristezze.
Mio padre d‘improvviso aprì i suoi grandi occhi e sorridendo disse: « salve mia
cara, ci conosciamo?». Iniziammo a ridere a crepa pelle, e tutti i miei
turbamenti svanirono d‘incanto.
Passai quella notte vicina a mio padre, e mi sentii grande, non avevo paura di
niente e nessuno. Pillio si era preso una notte di riposo, perché accanto a me
c‘era mio Padre.
Il ricordo di quella notte riecheggia ancora nella mia mente adulta e quando i
miei pensieri si accodano nel buio, creando un nodo che sembra impossibile da
strecciare, quelle emozioni vissute tanti anni fa si trasformano in una
forbice, in grado di tagliare e snodare qualsiasi problema, riuscendo a
farmi addormentare sorridendo.
C.B.

Jorge Amado - Cantares


Todo pasa y todo queda, Tutto passa e tutto resta,
pero lo nuestro es pasar, però il nostro è passare,
pasar haciendo caminos, passare facendo sentieri,
caminos sobre la mar. sentieri sopra il mare.

Caminante, son tus huellas Viandante, sono le tue orme


el camino y nada más; il cammino e niente più;
caminante, no hay camino, viandante, non c'è cammino,
se hace camino al andar. si fa il cammino camminando.
Al andar se hace camino Camminando si fa il cammino
y al volver la vista atrás e voltando indietro lo sguardo
se ve la senda que nunca si vede il sentiero che mai
se ha de volver a pisar. si deve tornare a calpestare.
Caminante no hay camino Viandante non c'è cammino,
sino estelas en la mar... ma solamente scie nel mare...
Testo completo alla fonte
Ascoltala recitata su Youtube

*** *** ***


Sankaracharya - Canto dell'Anima (Atma Satkam)
Non sono l'io, né la ragione; non sono la mente, né il pensiero;
non posso essere sentito, né espresso in parole; né' posso essere percepito
dall'olfatto, né dalla vista;
non mi si trova nella luce, né nel vento, né sulla terra, o nel cielo;
incarno la coscienza e la gioia. Beatitudine del beato io sono.

Non ho nome, né vita; non respiro aria vitale.


Nessun elemento mi ha plasmato, né veste corporea è mio rifugio:
non parlo, non ho mani, né piedi, né evoluzione.
Coscienza e gioia io sono, e Beatitudine nella dissoluzione.

Mi libero dell'odio e della passione, ho superato l'illusione e il desiderio;


nessuna punta di orgoglio mi ha mai sfiorato, cosicche' invidia non ho mai
provato;
al di là di ogni fede superata, della ricchezza, della liberta', del desiderio,
coscienza e gioia io sono e la Beatitudine e' il mio ornamento.

Virtù e vizio, piacere, o dolore non sono il mio patrimonio,


né testi sacri, né offerte, né preghiere, né pellegrinaggi;
non sono il cibo, né il mangiare, né colui che mangia io sono.
Incarno la gioia e la coscienza, Beatitudine del Beato io sono.

Non ho apprensione per la morte, né pregiudizi di razza mi isolano;


nessun genitore mi ha chiamato figlio, nessun legame di nascita mi ha mai
legato:
non sono, né il discepolo, né il maestro; non ho parenti, né amici.
Coscienza e gioia io sono, e assorbirmi nella Beatitudine e' il mio fine.

Né il conoscibile, né la conoscenza, né il conoscitore io sono;


senza forma è la mia forma;
abito nei sensi, ma essi non sono la mia dimora;
sempre serenamente equilibrato, non sono libero, ne' legato.
Coscienza e gioia io sono, e la Beatitudine è sempre a me vicina.
( Tratto da B.K.S. Iyengar, "Teoria e pratica dello Yoga", pg.49)

*** *** ***

Ibn el-Arabi "Ascolta, o mio amato!


Tu sei la ragione dell'esistenza di questo mondo,
Tu sei il centro della circonferenza e ciò che essa comprende,
Tu sei la sua complessità e la sua semplicità,
Tu sei l'ordine disceso tra cielo e terra.
Non ho creato per te i sensi,
se non per essere Io l'oggetto delle tue percezioni.
E quando Mi realizzi, è te stesso che realizzi.
Non cercare però di realizzare Me attraverso te stesso;
Attraverso il Mio occhio vedrai Me e vedrai te stesso;
Attraverso i tuoi occhi non Mi vedrai.
tratto da: http://www.sufi.it/sufismo/poesia

*** *** ***

Rumi
Sono morto come minerale e come pianta sorto.
Sono morto come pianta e ancora risorto come animale.
Sono morto come animale e risorto come uomo.
Perché temere allora di divenire meno morendo?
Ancora una volta morirò come uomo.
Per risorgere come un angelo perfetto
dalla testa alla punta dei piedi.
Ed ancora quando da angelo soffrirò la dissoluzione
Io muterò in ciò che supera l'umano concetto.
tratto da: http://www.sufi.it/sufismo/poesia

*** *** ***

Cantico delle Creature


Altissimu, onnipotente bon Signore,
tue sò le laude, la gloria e l‘honore
et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimo, se konfane
et nullu homo éne dignu te mentovare.
Laudato sie, mi‘ Signore,
cum tucte le tue creature,spetialmente messor lo
[frate Sole,
lo qual è iorno et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cun grande splendore:
de Te, Altissimo, porta significatone.
Laudato si‘, mi‘ Signore, per sora Luna e le stelle:
in celu l‘ài formate clarite et preziose et belle.
Laudato si‘, mi‘ Signore, per frate Vento
et per aere et nubilo et sereno et omne tempo,
per lo quale a le Tue creature dài sostentamento
Laudato sì‘, mi‘ Signore, per sor ‘Acqua,
la quale è multo utile et humile et preziosa et casta.
Laudato si‘, mi‘ Signore, per frate Focu,
per lo quale enallumini la nocte:
et ello è bello, et iocundo et robustoso et forte.
Laudato si‘, mi‘ Signore, per sora nostra matre Terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba.
Laudato sì‘, mi‘ Signore per quelli ke perdonano
per lo Tuo amore
et sostengono infirmitate et tribolazione.
Beati quelli ke ‗l sosteranno in pace,
ke da Te Altissimo, saranno incoronati.
Laudato sì‘, mi‘ Signore, per sora nostra Morte corporale,
da la quale nullu homo vivente po‘ skappare:
guai a quelli ke morrano ne le peccata mortali;
beati quelli ke troverà ne le Tue santissime voluntati,
ka la morte seconda no ‗l farrà male.
Laudate e benedicete mi‘ Signore et rengratiate
e serviateli cum grande humilitate.
San Francesco
Leggi alla fonte

*** *** ***

Il Cantico dei Cantici


( NOTA: questo splendido testo poetico è un testo Sapienziale, esso perciò può essere letto nel suo
significato letterale, ma anche nel più profondo significato simbolico e anagogico; ai lettori la scelta di
approfondire)
1 Cantico dei cantici, che è di Salomone
2Mi baci con i baci della sua bocca!
Sì, le tue tenerezze sono più dolci del vino.
3Per la fragranza sono inebrianti i tuoi profumi,
profumo olezzante è il tuo nome,
per questo le giovinette ti amano.
4Attirami dietro a te, corriamo!
M'introduca il re nelle sue stanze:
gioiremo e ci rallegreremo per te,
ricorderemo le tue tenerezze più del vino.
A ragione ti amano!
5Bruna sono ma bella,
o figlie di Gerusalemme,
come le tende di Kedar,
come i padiglioni di Salma.
6Non state a guardare che sono bruna,
poiché mi ha abbronzato il sole.
I figli di mia madre si sono sdegnati con me:
mi hanno messo a guardia delle vigne;
la mia vigna, la mia, non l'ho custodita.
7Dimmi, o amore dell'anima mia,
dove vai a pascolare il gregge,
dove lo fai riposare al meriggio,
perché io non sia come vagabonda
dietro i greggi dei tuoi compagni.
8Se non lo sai, o bellissima tra le donne,
segui le orme del gregge
e mena a pascolare le tue caprette
presso le dimore dei pastori.
9Alla cavalla del cocchio del faraone
io ti assomiglio, amica mia.
10Belle sono le tue guance fra i pendenti,
il tuo collo fra i vezzi di perle.
11Faremo per te pendenti d'oro,
con grani d'argento.
12Mentre il re è nel suo recinto,
il mio nardo spande il suo profumo.
13Il mio diletto è per me un sacchetto di mirra,
riposa sul mio petto.
14Il mio diletto è per me un grappolo di cipro
nelle vigne di Engàddi.
15Come sei bella, amica mia, come sei bella!
I tuoi occhi sono colombe.
16Come sei bello, mio diletto, quanto grazioso!
Anche il nostro letto è verdeggiante.
17Le travi della nostra casa sono i cedri,
nostro soffitto sono i cipressi.
2
1Io sono un narciso di Saron,
un giglio delle valli.
2Come un giglio fra i cardi,
così la mia amata tra le fanciulle.
3Come un melo tra gli alberi del bosco,
il mio diletto fra i giovani.
Alla sua ombra, cui anelavo, mi siedo
e dolce è il suo frutto al mio palato.
4Mi ha introdotto nella cella del vino
e il suo vessillo su di me è amore.
5Sostenetemi con focacce d'uva passa,
rinfrancatemi con pomi,
perché io sono malata d'amore.
6La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
7Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle o per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché essa non lo voglia.
8Una voce! Il mio diletto!
Eccolo, viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
9Somiglia il mio diletto a un capriolo
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
guarda dalla finestra,
spia attraverso le inferriate.
10Ora parla il mio diletto e mi dice:
"Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
11Perché, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;
12i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora ancora si fa sentire
nella nostra campagna.
13Il fico ha messo fuori i primi frutti
e le viti fiorite spandono fragranza.
Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni!
14O mia colomba, che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire la tua voce,
perché la tua voce è soave,
il tuo viso è leggiadro".
15Prendeteci le volpi,
le volpi piccoline
che guastano le vigne,
perché le nostre vigne sono in fiore.
16Il mio diletto è per me e io per lui.
Egli pascola il gregge fra i figli.
17Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, o mio diletto,
somigliante alla gazzella
o al cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.
3
1 Sul mio letto, lungo la notte, ho cercato
l'amato del mio cuore;
l'ho cercato, ma non l'ho trovato.
2"Mi alzerò e farò il giro della città;
per le strade e per le piazze;
voglio cercare l'amato del mio cuore".
L'ho cercato, ma non l'ho trovato.
3Mi hanno incontrato le guardie che fanno la ronda:
"Avete visto l'amato del mio cuore?".
4Da poco le avevo oltrepassate,
quando trovai l'amato del mio cuore.
Lo strinsi fortemente e non lo lascerò
finché non l'abbia condotto in casa di mia madre,
nella stanza della mia genitrice.
5Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
per le gazzelle e per le cerve dei campi:
non destate, non scuotete dal sonno l'amata
finché essa non lo voglia.
6Che cos'è che sale dal deserto
come una colonna di fumo,
esalando profumo di mirra e d'incenso
e d'ogni polvere aromatica?
7Ecco, la lettiga di Salomone:
sessanta prodi le stanno intorno,
tra i più valorosi d'Israele.
8Tutti sanno maneggiare la spada,
sono esperti nella guerra;
ognuno porta la spada al fianco
contro i pericoli della notte.
9Un baldacchino s'è fatto il re Salomone,
con legno del Libano.
10Le sue colonne le ha fatte d'argento,
d'oro la sua spalliera;
il suo seggio di porpora,
il centro è un ricamo d'amore
delle fanciulle di Gerusalemme.
11Uscite figlie di Sion,
guardate il re Salomone
con la corona che gli pose sua madre,
nel giorno delle sue nozze,
nel giorno della gioia del suo cuore.
4
1Come sei bella, amica mia, come sei bella!
Gli occhi tuoi sono colombe,
dietro il tuo velo.
Le tue chiome sono un gregge di capre,
che scendono dalle pendici del Gàlaad.
2I tuoi denti come un gregge di pecore tosate,
che risalgono dal bagno;
tutte procedono appaiate,
e nessuna è senza compagna.
3Come un nastro di porpora le tue labbra
e la tua bocca è soffusa di grazia;
come spicchio di melagrana la tua gota
attraverso il tuo velo.
4Come la torre di Davide il tuo collo,
costruita a guisa di fortezza.
Mille scudi vi sono appesi,
tutte armature di prodi.
5I tuoi seni sono come due cerbiatti,
gemelli di una gazzella,
che pascolano fra i gigli.
6Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
me ne andrò al monte della mirra
e alla collina dell'incenso.
7Tutta bella tu sei, amica mia,
in te nessuna macchia.
8Vieni con me dal Libano, o sposa,
con me dal Libano, vieni!
Osserva dalla cima dell'Amana,
dalla cima del Senìr e dell'Èrmon,
dalle tane dei leoni,
dai monti dei leopardi.
9Tu mi hai rapito il cuore,
sorella mia, sposa,
tu mi hai rapito il cuore
con un solo tuo sguardo,
con una perla sola della tua collana!
10Quanto sono soavi le tue carezze,
sorella mia, sposa,
quanto più deliziose del vino le tue carezze.
L'odore dei tuoi profumi sorpassa tutti gli aromi.
11Le tue labbra stillano miele vergine, o sposa,
c'è miele e latte sotto la tua lingua
e il profumo delle tue vesti è come il profumo del Libano.
12Giardino chiuso tu sei,
sorella mia, sposa,
giardino chiuso, fontana sigillata.
13I tuoi germogli sono un giardino di melagrane,
con i frutti più squisiti,
alberi di cipro con nardo,
14nardo e zafferano, cannella e cinnamòmo
con ogni specie d'alberi da incenso;
mirra e aloe
con tutti i migliori aromi.
15Fontana che irrora i giardini,
pozzo d'acque vive
e ruscelli sgorganti dal Libano.
16Lèvati, aquilone, e tu, austro, vieni,
soffia nel mio giardino
si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.
5
1Son venuto nel mio giardino, sorella mia, sposa,
e raccolgo la mia mirra e il mio balsamo;
mangio il mio favo e il mio miele,
bevo il mio vino e il mio latte.
Mangiate, amici, bevete;
inebriatevi, o cari.
2Io dormo, ma il mio cuore veglia.
Un rumore! È il mio diletto che bussa:
"Aprimi, sorella mia,
mia amica, mia colomba, perfetta mia;
perché il mio capo è bagnato di rugiada,
i miei riccioli di gocce notturne".
3"Mi sono tolta la veste;
come indossarla ancora?
Mi sono lavata i piedi;
come ancora sporcarli?".
4Il mio diletto ha messo la mano nello spiraglio
e un fremito mi ha sconvolta.
5Mi sono alzata per aprire al mio diletto
e le mie mani stillavano mirra,
fluiva mirra dalle mie dita
sulla maniglia del chiavistello.
6Ho aperto allora al mio diletto,
ma il mio diletto già se n'era andato, era scomparso.
Io venni meno, per la sua scomparsa.
L'ho cercato, ma non l'ho trovato,
l'ho chiamato, ma non m'ha risposto.
7Mi han trovato le guardie che perlustrano la città;
mi han percosso, mi hanno ferito,
mi han tolto il mantello
le guardie delle mura.
8Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
se trovate il mio diletto,
che cosa gli racconterete?
Che sono malata d'amore!
9Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
o tu, la più bella fra le donne?
Che ha il tuo diletto di diverso da un altro,
perché così ci scongiuri?
10Il mio diletto è bianco e vermiglio,
riconoscibile fra mille e mille.
11Il suo capo è oro, oro puro,
i suoi riccioli grappoli di palma,
neri come il corvo.
12I suoi occhi, come colombe
su ruscelli di acqua;
i suoi denti bagnati nel latte,
posti in un castone.
13Le sue guance, come aiuole di balsamo,
aiuole di erbe profumate;
le sue labbra sono gigli,
che stillano fluida mirra.
14Le sue mani sono anelli d'oro,
incastonati di gemme di Tarsis.
Il suo petto è tutto d'avorio,
tempestato di zaffiri.
15Le sue gambe, colonne di alabastro,
posate su basi d'oro puro.
Il suo aspetto è quello del Libano,
magnifico come i cedri.
16Dolcezza è il suo palato;
egli è tutto delizie!
Questo è il mio diletto, questo è il mio amico,
o figlie di Gerusalemme.
6
1Dov'è andato il tuo diletto,
o bella fra le donne?
Dove si è recato il tuo diletto,
perché noi lo possiamo cercare con te?
2Il mio diletto era sceso nel suo giardino
fra le aiuole del balsamo
a pascolare il gregge nei giardini
e a cogliere gigli.
3Io sono per il mio diletto e il mio diletto è per me;
egli pascola il gregge tra i gigli.
4Tu sei bella, amica mia, come Tirza,
leggiadra come Gerusalemme,
terribile come schiere a vessilli spiegati.
5Distogli da me i tuoi occhi:
il loro sguardo mi turba.
Le tue chiome sono come un gregge di capre
che scendono dal Gàlaad.
6I tuoi denti come un gregge di pecore
che risalgono dal bagno.
Tutte procedono appaiate
e nessuna è senza compagna.
7Come spicchio di melagrana la tua gota,
attraverso il tuo velo.
8Sessanta sono le regine,
ottanta le altre spose,
le fanciulle senza numero.
9Ma unica è la mia colomba la mia perfetta,
ella è l'unica di sua madre,
la preferita della sua genitrice.
L'hanno vista le giovani e l'hanno detta beata,
le regine e le altre spose ne hanno intessuto le lodi.
10"Chi è costei che sorge come l'aurora,
bella come la luna, fulgida come il sole,
terribile come schiere a vessilli spiegati?".
11Nel giardino dei noci io sono sceso,
per vedere il verdeggiare della valle,
per vedere se la vite metteva germogli,
se fiorivano i melograni.
12Non lo so, ma il mio desiderio mi ha posto
sui carri di Ammi-nadìb.
7
1"Volgiti, volgiti, Sulammita,
volgiti, volgiti: vogliamo ammirarti".
"Che ammirate nella Sulammita
durante la danza a due schiere?".
2"Come son belli i tuoi piedi
nei sandali, figlia di principe!
Le curve dei tuoi fianchi sono come monili,
opera di mani d'artista.
3Il tuo ombelico è una coppa rotonda
che non manca mai di vino drogato.
Il tuo ventre è un mucchio di grano,
circondato da gigli.
4I tuoi seni come due cerbiatti,
gemelli di gazzella.
5Il tuo collo come una torre d'avorio;
i tuoi occhi sono come i laghetti di Chesbòn,
presso la porta di Bat-Rabbìm;
il tuo naso come la torre del Libano
che fa la guardia verso Damasco.
6Il tuo capo si erge su di te come il Carmelo
e la chioma del tuo capo è come la porpora;
un re è stato preso dalle tue trecce".
7Quanto sei bella e quanto sei graziosa,
o amore, figlia di delizie!
8La tua statura rassomiglia a una palma
e i tuoi seni ai grappoli.
9Ho detto: "Salirò sulla palma,
coglierò i grappoli di datteri;
mi siano i tuoi seni come grappoli d'uva
e il profumo del tuo respiro come di pomi".
10"Il tuo palato è come vino squisito,
che scorre dritto verso il mio diletto
e fluisce sulle labbra e sui denti!
11Io sono per il mio diletto
e la sua brama è verso di me.
12Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
passiamo la notte nei villaggi.
13Di buon mattino andremo alle vigne;
vedremo se mette gemme la vite,
se sbocciano i fiori,
se fioriscono i melograni:
là ti darò le mie carezze!
14Le mandragore mandano profumo;
alle nostre porte c'è ogni specie di frutti squisiti,
freschi e secchi;
mio diletto, li ho serbati per te".
8
1Oh se tu fossi un mio fratello,
allattato al seno di mia madre!
Trovandoti fuori ti potrei baciare
e nessuno potrebbe disprezzarmi.
2Ti condurrei, ti introdurrei nella casa di mia madre;
m'insegneresti l'arte dell'amore.
Ti farei bere vino aromatico,
del succo del mio melograno.
3La sua sinistra è sotto il mio capo
e la sua destra mi abbraccia.
4Io vi scongiuro, figlie di Gerusalemme,
non destate, non scuotete dal sonno l'amata,
finché non lo voglia.
5Chi è colei che sale dal deserto,
appoggiata al suo diletto?
Sotto il melo ti ho svegliata;
là, dove ti concepì tua madre,
là, dove la tua genitrice ti partorì.
6Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
come sigillo sul tuo braccio;
perché forte come la morte è l'amore,
tenace come gli inferi è la passione:
le sue vampe son vampe di fuoco,
una fiamma del Signore!
7Le grandi acque non possono spegnere l'amore
né i fiumi travolgerlo.
Se uno desse tutte le ricchezze della sua casa
in cambio dell'amore, non ne avrebbe che dispregio.
8Una sorella piccola abbiamo,
e ancora non ha seni.
Che faremo per la nostra sorella,
nel giorno in cui se ne parlerà?
9Se fosse un muro,
le costruiremmo sopra un recinto d'argento;
se fosse una porta,
la rafforzeremmo con tavole di cedro.
10Io sono un muro
e i miei seni sono come torri!
Così sono ai suoi occhi
come colei che ha trovato pace!
11Una vigna aveva Salomone in Baal-Hamòn;
egli affidò la vigna ai custodi;
ciascuno gli doveva portare come suo frutto
mille sicli d'argento.
12La vigna mia, proprio mia, mi sta davanti:
a te, Salomone, i mille sicli
e duecento per i custodi del suo frutto!
13Tu che abiti nei giardini
- i compagni stanno in ascolto -
fammi sentire la tua voce.
14"Fuggi, mio diletto,
simile a gazzella
o ad un cerbiatto,
sopra i monti degli aromi!".
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RACCONTI
 HOME
 STILE DI VITA E NUTRIZIONE
 SUONO, VOCE, VIBRAZIONE
 EVOLUZIONE DELLE SCIENZE
 PERCORSI DI CONSAPEVOLEZZA
 ARTE

 TRADIZIONE E SISTEMI FILOSOFICO RELIGIOSI
 YOGA
 LE PERLE SUL SENTIERO
 UTOPIA
 CODICE ETICO
 CONTATTI
 PRIVACY
 DISCLAIMER

Link
Arti Visive
www.lilianabordoni.it
Guido e Lea Bordoni
Lea Volpe Bordoni

Bibliografia
 Cleide Baldascini, Cuore D‟Infanzia e L‟Autunno di un‟Amicizia, Les
Cahiers du Troskij Cafè‟- Mes Amis", Montegrappa Ed..
 Cleide Baldascini, Gli Occhi della Verità in 6 Luoghi di Parole, Aletti
Editore.
Armonia oltre la dualità

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 DISCLAIMER
Tradizione e sistemi Filosofico-Religiosi

Ognuno di noi si trova continuamente di fronte ad una scelta: Essere, quindi


vivere in un "sistema aperto", senza confini ne barriere, ovvero auto-limitarsi
negli effimeri dogmi dei "sistemi chiusi".
Può sembrare o banale o astruso. fermiamoci un attimo a riflettere:
Quando incrociamo eventi esistenziali positivi, siamo portati ad accettarli,
escludendo contestualmente quello che riteniamo essere "al di fuori"?
Quando incorciamo eventi esistenziali negativi, siamo portati a respingerli "a
priori"?
Queste riflessioni, riportate alla Tradizione, non possono che essere sedimentate
in modo positivo: la Tradizione è e resta UNA. Nella dimensione "oltre il
manifestato", ovvero meta-fisica, esiste solo l'UNO.
La Tradizione ci comunica l'UNO, prima della dualità, prima della
differenziazione nel molteplice.
Se così è la scelta di percorrere la nostra Via in un Sistema perennemente aperto
è ineluttabile.
Aperti nel conoscere noi stessi, aperti nel conoscere ciò che ci appare "fuori di
noi".
Tutto quello che segue in questa sezione, così come nelle altre, cerca di fluire
nell'immensità di un unico sistema aperto, con infinite sfaccettature dello stesso.

*** *** ***


La manifestazione, nella quale siamo immersi, è un universo costituito di Parola
e Forma.
Iniziamo con il tentativo di chiarire, almeno in termini del tutto generali, il significato
due termini, fermo restando l'invito ad approfondire tale significato utilizzando i
dizionari disponibili "on-line"... per poi andare oltrte, seguendo le Ispirazioni che
verranno..

*** *** ***

Tradizione
E' un concetto chiave che non ha connotazioni storiche o geografiche. La
Tradizione si colloca "oltre il Tempo e lo Spazio", dai quali è indipendente.
La Tradizione è UNA, anche se assume forme esteriori diverse, a volte
apparentemente contraddittorie.
E' UNA in quanto UNA è l'origine del tutto, che viene dall'UNO.
Con il termine UNO (comune e riscontrabile in tutte le forme che la Tradizione
assume ) si riconosce il nostro limite umano, che non è in grado di definire
l'indefinibile.
Nelle sezioni che seguono, un tentativo di presentare le varie forme che la
Tradizione ha assunto, ricercando in esse l'essenza unica che tutte le accomuna:
il messaggio dell'Uno che, caratteristica costante, è Amore.
Tenendo sempre presente che la dimensione della Tradizione è quella
dell'Esistenza, nel suo significato più pieno.
Avvertenza: è ben presente la necessità di evitare ogni forma di sincretismo,
oltremodo deleterio e controproducente, ma anche di svilirla riconducendola
"nel tempo e nella storia". Nel suo essere Uno, sorgente del molteplice, la
Tradizione ci riconduce laddove non esistono confini, solo Armonia ed Ordine.
Sentiamo come Dovere Esistenziale percepirne con l'Ispirazione l'essenza
vitale, che siamo continuamente chiamati a rinnovare.
Caratteristica comune a tutte le forme che la Tradizione ha assunto è rappresentata
dall'Iniziazione. Esistono varie forme di iniziazione. Tutte presuppongono l'esistenza di
un Iniziato avente la prerogativa di poter Trasmettere l'Iniziazione a colui che è nelle
condizioni di poterla riceve. Questa è una verità assiomatica.
L'esistenza di testi scritti che descrivono un aspetto della Tradizione, i suoi fondamenti
ed i suoi riti consente a chiunque li legga di farli propri, in vario modo, restando
comunque "all'esterno" di tale Tradizione.
Altra cosa è "vivere" la Tradizione dall'interno, azione che comporta un percorso
esistenziale completo e complesso, dove la "conoscenza" teorica è solo un aspetto, uno
strumento utile per la trasformazione del proprio essere.
L'accesso alla Scuola Pitagorica, all'Accademia Platonica così come l'abbracciare una
Fede ( sia essa Ebraica, Cristiana, Mussulmana o Indu) sono esempi concreti dell'aspetto
"Iniziazione".
Quindi con Tradizione si allude ad un "percorso esistenziale" che coinvolge l'Essere
nella sua totalità. L'aspetto "culturale" ne rappresenta perciò solo un aspetto, importante
ma parziale.

Un link dove è possibile trovare una panoramica generale con contributi stimolanti sui
vari aspetti della Tradizione è:
http://www.axismundi.biz

*** *** ***

Filosofia
Il significato per noi non può che essere quello semantico-letterale, vale a dire
"Amore per la Sapienza" . Per Filosofia, che è anch'essa UNA, il vertice e la
genesi sono rappresentati dalla METAFISICA, ciò che è oltre la fisica, ovvero
la manifestazione "grossolana" e le leggi che regolano il mondo manifestato.
Il termine Filosofia è tipicamente proprio del mondo e della cultura occidentale
e delle forme che in esso ha assunto la Tradizione. Nella sezione Yoga, ad
esempio, tale termine non verrà trovato, in quanto in oriente la Tradizione ha
assunto forme nelle quali non esiste un corrispettivo di Filosofia ovvero di
Religione. Resta l'identità sostanziale, che corrisponde a quella che, nella
nostra cultura, chiamiamo "metafisica" e che trova il suo analogo orientale nei
Veda e nel Tao.
Liberandoci dalle trappole del pensiero per categorie e dei dogmatismi dei
"sistemi chiusi", potremo accedere all'intuizione dell'unica Verità; indicibile,
non esprimibile con il linguaggio delle forme, che coperta da un velo, attende
solo di essere raggiunta.

*** *** ***

Religione
Conformemente ai principi di Tolleranza e di assenza di ogni forma di
dogmatismo, dichiariamo il più profondo rispetto per ogni credenza religiosa.
Ciò premesso, ribadiamo con forza che crediamo fermamente nel principio
della "NON VIOLENZA"nel senso più ampio, assoluto e senza eccezioni
possibili. La non violenza ed il rispetto verso noi stessi e verso ogni forma di
essere vivente, senza nessuna discriminazione è il punto di partenza
irrinunciabile della nostra visione esistenziale. Ciò premesso, nella sezione
Religione, potrete trovare dei link a siti sorgenti delle stesse. I brani da noi
inseriti in tali sezioni, saranno sempre ed esclusivamente quelli che portano un
messaggio positivo di Pace e di Bene per il creato.

*** *** ***

Le Fonti ( i testi originari)


La lettura e la consultazione dei testi originali è considerato elemento essenziale
per poter acquisire un'informazione "allo stato puro".
Certamente i commenti al testo hanno una loro utilità, ma comunque
rispecchiano, senza eccezioni, il pensiero e la visione del commentatore.
Nelle pagine seguenti potrete trovare i titloli dei testi accanto ad ogni autore,
corredati, per quanto possibile, dei link ai siti web dove sono consultabili o
scaricabili. Laddove disponibili, saranno indicate anche le edizioni a stampa.

*** *** ***

Erudizione o Ispirazione? La difficile via


verso la Coscienza e la Consapevolezza.
Spesso capita di cadere nella trappola dell'erudizione, a volte in buona fede, a
volte inconsapevolmente.
L'illusione che accumulando informazioni e nozioni si possa progedire nella
Conoscenza e nella Consapevolezza svanisce al solo prendere atto che, quasi
sempre, le grandi scoperte in ogni settore (scienza, arte, filosofia...) sono state
generate da un'Ispirazione nata su una solida base di conoscenze che ne hanno
costituito l'innesco.
Provare per credere: ricercate le biografie dei grandi "innovatori" che hanno
dato impluso all'evoluzione..... potrete verificare dalle loro testimonianze dirette
che, certamente, avevano un solido retroterra di conoscenze, ma che il "salto"
da loro operato è stato quasi sempre dovuto a un'Ispirazione istantanea. La
proposta, positiva, per ognuno di noi è di compiere lo sforzo necessario per
conoscere a fondo ciò che ci interessa, quasi come se "preparassimo il terreno".
Prima di seminare, occorre lavorare la Terra, accudirla con fatica, pazienza e
determinazione. Dopo, solo dopo, potremo "mettere a dimora i semi". A quel
punto dovremo solo attendere: sarà la Natura ad operare e a fornirci il responso.
Se il seme sarà stato posto nella "terra che gli è propria", avremo la gioia di di
vedere un "germoglio". Anche il germoglio avrà necessità di essere accudito,
con pazienza e con fatica. Allora, solo allora, potremo godere dei benefici del
raccolto.
Il pensiero va a Mozart, ma anche ad Einstein.....
Grande impegno di base, Ispirazione, grande impegno per tradurre l'Ispirazione
in atto creativo evolutivo.
Certamente Mozart o Einstein avevano il "dono del genio" (potremmo chiederci
perchè..... ), certamente la loro Arte ha concretizzato il Genio con un duro
lavoro di preparazione.
Anni fa, quando iniziò lo studio delle missioni su Marte, la NASA incaricò
varie università di formulare proposte sul tipo di tecnologie sviluppare.....
cercate e troverete risposte interessanti.
Dalla Potenza all'Atto, dall'Atto alla Potenza.
Nel nostro piccolo, chiunque di noi è potenzialmente un Artista.
Sta a noi decidere di percorrere la via dell'Arte.
Arte come Bello, Arte come Bene, come elevazione verso il "Sommo Bene".
Realizzabile comunque, anche nelle cose apparentemente più banali, che poi
forse tanto banali non sono.

*** *** ***

SIMBOLI, RITO, MEDITAZIONE


Caratteristiche comuni a tutte le forme che la Tradizione assume è rappresentata
dall'utilizzo di simboli che aiutano a trasmettere l'inesprimibile; simboli
normalmente associati ad una ritualità sacrale. Quest'ultima implica, nelle sue
manifestazioni più pure, la meditazione.
Le forme che assume la meditazione in ambito rituale sono normalmente rivolte
verso oggetti/simbolo.
I gesti della ritualità sono difficilmente comprensibili se non si ha piena
conoscenza della specifica ritualità.
Il Rito assume significato quando si acquisisce consapevolezza dei singoli
dettagli che, letti in chiave simbolica, sono essenziali per la meditazione.
L'atto sacrale implica la coscienza della distinzione tra colui che lo compie, gli
strumenti simbolici che utilizza ed il fine (la triade soggetto-complemento-
predicato, esprimibile anche come osservatore- l'osservare-l'oggetto osservato).
La difficoltà insita nell'atto sacrale da parte di chi lo compie è rappresentata
dallo "stato dell'essere" in cui si opera; tale stato deve essere indipendente
dall'esito dell'azione, sia essa conforme o difforme a quanto stabilito.
Paradossalmente, infatti, anche il merito di un'azione conforme rischia di essere
limitante in quanto portatore di un condizionamento coscienziale che rischia di
alterare lo stato di coscienza dell'officiante.
L'azione rituale, il cui scopo è di consentire l'accesso a dimensioni superiori e
trascendenti, ha quindi efficacia se si ha un adeguato grado di consapevolezza
rispetto all'aspetto duale del soggetto che opera.
Per meglio comprendere questi aspetti di metodo, essenziali per "procedere
oltre la dualità", vi proponiamo alcune riflessioni tratte dalla presentazione alla
Chandogya Up. citata in bibliografia.
"... il contenuto ritualistico, preso nelle sue componenti simboliche, può
costituire un valido strumento qualora considerato sotto l'ottica della
conoscenza."
"Il rito... vero e proprio fattore di connessione tra l'umano e il divino, tra micro
e macrocosmo, tra la sfera individuale e quella universale.....(con esso) l'uomo
cerca di ottenere il frutto a cui aspira.... trasferendo nel contempo sul piano
contingente un riflesso dell'Ordine superiore che è diretta espressione
dell'Unità trascendente.
La ritualistica.... prospettando tali frutti, non persegue lo scopo di suscitare
interesse verso esperienze superiori, destinate comunque a finire o a portare
ulteriore identificazione con la forma individuata, né intende prescrivere al
discepolo alla conoscenza o sospingerlo a ritualizzare atteggiamenti od
operazioni mentali; essa intende invece fornire simboli quali supporti per
l'intuizione avendo come obiettivo principale la
realizzazione......dell' esperienza immediata."
"Paradossalmente è proprio il conoscitore, colui che è astratto da qualsisi
forma di attività rituale e dimora nella conoscenza, l'essere più qualificato alla
celebrazione del rito, in quanto possiede la consapevolezza di ciò che sostanzia
e vivifica ogni suo elemento".
"Qualsiasi attività rituale deve essere praticata con cognizione del significato e
della portata di ogni singolo gesto..... e solo la meditazione sull'essenza di ogni
elemento costitutivo è in grado di confermare la giusta valenza all'atto stesso
comportando un frutto più elevato." ( op. cit. pgg 18-19).
Senza dimenticare che:
".... la meditazione è innanzitutto qualcosa di segreto, che deve essere
attentamente serbato da ognuno e non qualcosa che può costituire oggetto di
discussione o argomentazione...." (op cit pg 20).
*** *** ***
Per proseguire nella sezione, seleziona gli argomenti sulla colonna di destra,
oppure....

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La Tradizione UNA
Questa pagina possiamo assimilarla ad un cantiere aperto, ad un'officina dove
fervono i lavori, che restano comunque provvisori, incompiuti.
Esprimersi sulla Tradizione, ancor più sulla Tradizione UNA è quasi un
paradosso.
Qui non sono di aiuto nè i dizionari, nè la semantica.
Sono due "parole" fuse nella loro essenza al percorso esistenziale di ciascuno.
Il rischio, a volerne parlare, è il fraintendimento quasi certo.
Allora, meglio rinunciare, meglio affidarsi ai "simboli".
Per questo la pagina è "provvisoria", a significare l'inesprimibilità di ciò che si
tenta di comunicare con le parole.
Ricorriamo allora ad alcuni contributi "speciali", da leggere e meditare "oltre il
significato letterale delle parole scritte".
Fuori dal Tempo e dallo Spazio, o forse, "oltre il tempo e lo spazio" così come
da noi percepiti nella vita di tutti i giorni.

*** *** ***

L'UNO, ineffabile, indescrivibile

" Egli (l'Uno) é ineffabile e indescrivibile. E tuttavia noi parliamo e scriviamo


per avviare verso di Lui, per destare dal sonno delle parole alla veglia della
visione, come coloro che mostrano la strada a chi vuole vedere qualcosa.
L'insegnamento può riguardare solo la via ed il cammino, ma la visione è tutta
opera personale di colui che ha voluto contemplare"
Plotino, Enneadi, VI, 9.4

*** *** ***

Tradizione e Conoscenza
Riteniamo che sia preliminarmente opportuno chiarire il significato del termine
"Tradizione", che nulla ha a che vedere con l'accezione profana normalmente
utilizzata.
A tale scopo riportiamo un brano di Raphael che consideriamo illuminante:
"La Tradizione è rappresentata da un corpus di Conoscenze che si esprime a
diversi gradi e comparti dell'operare umano.
Conoscenze che non provengono dal pensiero dualistico individuato, ma
discendono dal "Cielo" tramite coscienze qualificate affinchè l'ente possa
reintegrarsi nell'Ordine universale...
Tutto ciò è Ritmo, e la stessa vita è rito.
Nel tempo-spazio questa Conoscenza viene adattata ai vari popoli
concretizzandosi in ciò che possiamo chiamare i Rami tradizionali dell'unica
conoscenza primordiale.
Se quest'ultima rappresenta il tronco, il Centro, fondamento unico metafisico e
sovrastorico, i vari Rami ne sono le sue diramazioni."
A questo punto viene toccato un punto particolarmente sensibile, sul quale
invitiamo ad una profonda riflessione e meditazione:
"Laddove...un semplice Ramo tradizionale, fra i tanti, cerca di appropriarsi
dell'unico tronco sovrastorico, particolarizzandolo ed esclusivizzandolo ai
propri fini, abbiamo un rovesciamento dei valori: l'Universale dipende dal
particolare e non viceversa."
il testo ci fornisce una proposta operativa al dubbio sul "che fare?:
" Se in un particolare periodo storico, per la potenza dell'inconscio collettivo
dissacrante che stordisce anche i migliori, è difficile trovare Coscienze
sovraindivduali, basta preparare quei singoli già predisposti per favorire eventi
futuri.....
D'altra parte se la vera metanoia per i più non può attuarsi, allora si lasci che
il ciclo si volga inesorabilmente al tramonto..."
Contrariamente a quanto si potrebbe supporre, il messaggio è positivo,
collocandsi nella scia dell'Evoluzione:
Dopo il tramonto vi è sempre l'alba, e l'umanità non è la prima volta che
subisce questa alternanza di tenebra-Luce.
Chi è fisso nel Principio che è e non diviene non ha nulla da temere.....vi sono
necessità cosmiche che sanno rimediare alla cecità di enti che hanno preferito
la tenebra alla Luce, la morte all'Immortalità, il non-essere all'Essere"
(dalla Prefazione alla Bhavagadgita, ed Asram Vidya, pgg 34-36)
*** *** ***
Tradizione e Metafisca
Utilizzando il linguaggio consolidato in occidente, la Tradizione trova il suo
campo di espressione privilegiato nella Metafisica.
Scienza suprema, che è ben oltre ciò a cui l'accezione consolidata negli ultimi
secoli fa riferimento.
Proponiamo alcune considerazioni al riguardo, come spunti di meditazione
preliminari:

"In verità la Metafisica pura, per sua essenza al di fuori e al di là di tutte le


forme e di tutte le contingenze, non è né orientale né occidentale: è universale.
Sono soltanto le forme esteriori di cui essa si è rivestita per necessità di
esposizione... che possono essere o orientali o occidentali; ma sotto la loro
diversità, è un fondo identico che si ritrova dappertutto e sempre, dovunque,
per lo meno, ci sia metafisica vera, e questo per la semplice ragione che la
verità è Una".
R. Guenon, "La metafisica orientale", Luni, pg.7

" Per quanto riguarda l'aspetto metafisico questo non può essere rinchiuso in
quello che può essere definito "sistema"; esso ha infinite possibilità di essere,
mentre il principio causale è già determinato, già qualificato, avendo in sé
quegli archetipi, o semi, che si svilupperanno lungo il tempo-spazio, ma al di là
dei quali non può andare; quindi la metafisica tende alla visione ultima di ciò
che è il fondamento dell'intero conoscibile. Lo stesso "Mondo delle idee" di
Platone (Uno-molti) è già molteplicità per cui, a ragione, egli ha posto l'UNO-
Bene quale fondamnto metafisico di tale molteplicità....
La molteplicità senza l'unità non può né spiegarsi né concepirsi: l'uno unifica e
regge l'Armonia di un cosmo, senza l'Uno quel cosmo andrebbe alla deriva,
anzi non avrebbe inizio."
Raphael, Upanishad, introduzione pg.XVII

*** *** ***

Conosci te stesso / Tu sei Quello: Unità della Tradizione


Questo contributo lo possiamo offrire grazie alla gentile concessione
dell'Autore, ne è vietata ogni riproduzione anche parziale, senza
l'autorizzazione dell'Autore, Moreno Neri.
AVVERTENZA: non tutti i dispositivi sono in grado di visualizzare il testo. Chi
lo desidera puó richiedercelo inviandoci un messaggio alla sezione Contatti. Ve
lo invieremo, previa autorizzazione dell'autore.

*** *** ***

I misteri Eleusini
Questo contributo, che possiamo offrire grazie alla gentile concessione
dell'Autore, è un saggio pubblicato sulla rivista Acacia, numero 2 del 2011. Ne
e vietata ogni riproduzione anche parziale, senza l'autorizzazione dell'Autore,
Giovanni Corbo.
AVVERTENZA: non tutti i dispositivi sono in grado di visualizzare il testo. Chi lo
desidera puó richiedercelo inviandoci un messaggio alla sezione Contatti.

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Dante e l'esoterismo della Tradizione


"O voi c'avete li 'ntelletti sani,
mirate la dottrina che s'asconde
sotto 'l velame de li versi strani
(Divina Commedia, Inferno, CantoIX)

Dante, dal "Convivio", Trattato secondo capitolo 1:


"si vuol sapere che le scritture si possono intendere e deonsi esponere
massimamente per quattro sensi. 3. L’uno si chiama litterale, [e questo è
quello che non si stende più oltre che la lettera de le parole fittizie, sì come
sono le favole de li poeti. L’altro si chiama allegorico, e questo è quello che si
nasconde sotto ’l manto di queste favole, ed è una veritade ascosa sotto bella
menzogna...... 5. Lo terzo senso si chiama morale, e questo è quello che li
lettori deono intentamente andare appostando per le scritture, ad utilitade di
loro e di loro discenti: sì come appostare si può ne lo Evangelio, quando Cristo
salio lo monte per transfigurarsi, che de li dodici Apostoli menò seco li tre; in
che moralmente si può intendere che a le secrete cose noi dovemo avere poca
compagnia. 6. Lo quarto senso si chiama anagogico, cioè sovrasenso; e
questo è quando spiritualmente si spone una scrittura, la quale ancora [sia
vera] eziandio nel senso litterale, per le cose significate significa de le
superne cose de l’etternal gloria....."
Tratto da: http://www.filosofico.net/conviiviodante.htm
leggi tutto alla fonte

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Agostino di Dacia ed i quattro sensi della Scrittura


Le Scritture Sapienziali hanno la comune caratteristica di trasmettere livelli
differenti di conoscenza, l'uno dentro l'altro. Da quello letterale a quello
"metafisico", che Dante, ma anche Agostino di Dacia prima di lui, hanno
definito anagogico. Comprendere la Tradizione comporta un impegno profondo
che coinvolga l'essere nella sua complessità; senza tale coinvolgimento è
praticamente impossibile arrivare a conoscere il significato più profondo (
"anagogico") di ciò che è scritto.

"I quattro sensi della Scrittura saranno condensati nel XIII sec. da un distico del
domenicano Agostino di Dacia:
Littera gesta docet, quid credas allegoria
moralis quid agas, quo tendas anagogia
(Lo scritto insegna il comportamento, l'allegoria ciò in cui credi, la morale
ciò che fai, l'anagogia ciò cveso cui tendi)
In alcuni autori si parla di lettera, morale, mistica, in altri di lettera, allegoria, morale,
anagogia.
Tratto da: http://www.bicudi.net/materiali/esegesi_padri.htm
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L'unità oltre la dualità


Egli è il tutto nel tutto
C'è qualcuno che pensa che l'oceano sia solo ciò che appare sulla sua
superficie? Osservando le sue gradazioni di colore ed i suoi movimenti, un
occhio acuto può percepire indicazioni sulle insondabili profondità di
quell'oceano. La misericordia e la pietà Divina sono un oceano senza limiti che
fornisce un'infinita varietà di vedute a chi naviga sulla sua superficie; ma il più
grande stupore ed appagamento è serbato per quelle "creature del mare" per le
quali la misericordia Divina è divenuta il proprio elemento. Il Signore ci chiama
all'Amore Divino con una attrazione che è innata nei nostri cuori, ad un amore
che può essere compreso e riconosciuto come Divino da alcuni, mentre per altri
è sentito indirettamente come amore per le Sue creature o per il creato. Ad ogni
modo le redini del nostro cuore ci dirigono verso quegli Oceani di Misericordia,
così come il nostro corpo fisico è attratto dal mare quando è gentile e calmo.
Tramite la rivelazione dei testi sacri e grazie all'esempio mostratoci dai Profeti e
dai Santi, tutti gli esseri umani sono in contatto con questi oceani. Per l'uomo in
genere queste rivelazioni sono come vascelli o manuali per la costruzione e la
manutenzione delle imbarcazioni che solcano i vasti mari, ma a coloro che
sanno leggere tra le righe una grande rivelazione appare: noi apparteniamo a
quel mare, il nostro posto, la nostra casa è nelle sue profondità, non sulla sua
superficie.
………..
Possiamo riassumere l'essenza della saggezza che il nostro Signore cerca di
impartirci attraverso tutte le rivelazioni in una parola: UNITA'.
……….
Ma lo scopo ultimo è oltre persino l'intimità dell' "Io e Te", l'Unità oltre la
dualità, poiché Egli è il tutto nel tutto. Questo è il significato di Lã ilâha
ill'Allah: Non c'è alcun Dio all'infuori di Dio.
Maulana Shaikh Nazim al-Haqqani an-Naqshbandi
Dal libro "Oceani d'Amore", tratto da: http://www.sufi.it/sufismo/oceani/
Leggi tutto alla fonte
Filosofia
L'Amore per la Sapienza è il dono più prezioso, da custodire con cura.
Per questo, nella Tradizione, in tutte le sue espressioni, la Sapienza veniva
Trasmessa solo da Maestro a Discepolo; da cui l'espressione "bocca-orecchio".
Tale regola era rispettatta scrupolosamente in Oriente come in Occidente.
Non è un caso che Pitagora non abbia lasciato nulla di scritto, come del resto
Socrate.
Non è un caso che Platone, di cui abbiamo, fortunatamente, ricevuto in eredità
gli scritti, abbia ritenuto opportuno precisare, nella sua "Lettera VII":

Questo tuttavia io posso dire di tutti quelli che hanno scritto e scriveranno dicendo di
conoscere ciò di cui io mi occupo per averlo sentito esporre o da me o da altri o per
averlo scoperto essi stessi, che non capiscon nulla, a mio giudizio, di queste cose. Su di
esse non c‟è, né vi sarà, alcun mio scritto. Perché non è, questa mia, una scienza come
le altre: essa non si può in alcun modo comunicare, ma come fiamma s‟accende da
fuoco che balza: nasce d‟improvviso nell‟anima dopo un lungo periodo di discussioni
sull‟argomento e una vita vissuta in comune, e poi si nutre di se medesima. Questo
tuttavia io so, che, se ne scrivessi o ne parlassi io stesso, queste cose le direi così come
nessun altro saprebbe, e so anche che se fossero scritte male, molto me ne affliggerei. Se
invece credessi che si dovessero scrivere e render note ai più in modo adeguato e si
potessero comunicare, che cosa avrei potuto fare di più bello nella mia vita, che scriver
queste cose utilissime per gli uomini, traendo alla luce per tutti la natura? Ma io non
penso che tale occupazione, come si dice, sia giovevole a tutti; giova soltanto a quei
pochi che da soli, dopo qualche indicazione, possono progredire fino in fondo alla
ricerca: gli altri ne trarrebbero soltanto un ingiustificato disprezzo o una sciocca e
superba presunzione, quasi avessero appreso qualche cosa di augusto. Ma di questo
voglio parlare ancora e più a lungo, e forse, dopo che avrò parlato, qualcuna delle cose
che dico riuscirà più chiara. V‟è infatti una ragione profonda, che sconsiglia di scrivere
anche su uno solo di questi argomenti, ragione che io ho già dichiarata più volte, ma
che mi sembra opportuno ripetere.
(Platone, Lettera VII, tratta da: UNIROMA, dove è possibile scaricare l'intero testo)

*** *** ***


Durer, Allegoria della Filosofia, 1502

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Ontologia e Filologia - Bene e Male


Sembrerebbe che, arrivando alla Sapienza, tutti i problemi esistenziali
dell'uomo vengano risolti. Così appare, almeno riferendoci alla Tradizione.
Ma la Tradizione ci ha dato la soluzione definitiva?
Forse si, forse no.
Forse si, per chi è arrivato alla fine del cammino..... e ce ne ha lasciato
testimonianza.
Forse no, per tutti coloro che si sono incamminati..... e non sono arrivati alla
fine.
Resta un dubbio, irrisolto: perché siamo qui?
E' già tutto scritto, nel dominio della pura essenza? Nel livello della pura
potenza? L'Ontologia cerca di dare una risposta positiva in tal senso.
Non è già tutto scritto, il dominio della Potenza, per qualche indecifrabile
motivo, ha la necessità di manifestarsi, per tentare di risolvere qui un problema
che lì non riesce a risolvere. La Filologia cerca di dare una risposta positiva in
tal senso.
Ci sono riuscite?
Sembrerebbe di no, nessuna risposta, ad oggi, è considerata irrefutabile sotto il
profilo metafisico ed esistenziale (meno che mai "scientifico").
Allora, forse, il problema è ancora aperto?
A risolverlo ci sta provando la "scienza": matematica, fisica e biologia sono
impegnate in tal senso... tutte alla ricerca del "Principio ultimo".
Ci stanno provando le Religioni, "il Corpo Mistico", "l'Adam Kadmom", "il
Purusha ricomposto", tutte - concordi in questo - ci parlano di una
"smembramento" iniziale, senza riuscire a fornircene una causa. Nella nosta
cultura, gli antichi Egizi ci narrano di uno "smembramento" del corpo divino a
causa del principio del male. La Bibbia ci parla di "angeli caduti". La
tradizione Vedica, come la Qabalah, ci parlano di un uomo primordiale (
Purusha/Prajapati e Adam Kadmon) frantumato in infinite particelle. Il Santo
Vangelo ci parla del Tempo dello Spirito Santo, il Sacro Corano dell'ultimo
Imam... entrambi non sono persone fisiche.... si allude a ben altro.
Allora la domanda: qual'è il nostro compito qui?
Isolarci dal mondo materiale ( o illuderci di poterlo fare ) e tentare la via
individuale?
O viverlo nella sua pienezza, con tutti i suoi ( nostri ) problemi e le sue ( nostre
) apparenti e reali contraddizioni?
Certo, le figure dei Santi e dei Profeti sono innegabili, sotto tutte le latitudini e
in ogni tempo.
Ma sono esempi, per quanto illuminanti, isolati.
E tutti gli altri? E tutti noi?
Che il Bene, il sommo Bene, l'UNO o comunque tentiamo di definirlo (con
parole sistematicamente inadeguate) sia ciò che ci attrae è indubbio.
Resta il problema del male, che comunque esiste, è innegabile e tangibile.
Certo, cerchiamo di essere, di divenire "bene".
Certo, cerchiamo di non essere, di non divenire, "male".
Certo, siamo impegnati per spingerci "oltre la dualità".
In questo, unica certezza da tutti condivisa, la legge dell'Amore.
Senza definizioni, senza distinguo, senza eccezioni, senza contro-indicazioni.
Ne siamo capaci?
Vogliamo esserne capaci?
Senza aspettative, senza voler risolvere probemi oltre la nostra capacità di esseri
umani.
Semplicemente perchè, pur non avendo risolto i dubbi, senza avere la
presunzione di risolverli, abbiamo l'ispirazione che "così E', così deve Essere".
In attesa che la Scienza, o la Filosofia, o la Religione, ci diano risposte
adeguate, scegliamo di rischiare, accettando la presenza spesso inspiegabile del
male (rifiutando di fare un feticcio - irragionevole -della sofferenza) ,
decidendo, istante per istante, di fare/essere Bene, per noi e quindi per tutti
coloro che incontriamo.
Senza dogmi, senza proselitismi, senza occultare il nostro ego sotto nessuna
nobile forma, senza erigerci a velssilliferi della nostra Verità.
Guardandoci "occhi negli occhi".
Forse, il rifiuto di ogni forma di potere sugli altri associato al rifiuto di ogni
vantaggio economico, senza eccezioni, sono baluardi utili, da mettere in pratica.
Più che dell'ennesimo profeta, forse, avremmo bisogno di diventare tutti profeti
pieni d'Amore per il mondo che ci circonda, sentendo gli altri, tutti gli altri,
senza eccezioni, quali profeti per noi.
La "ricomposizione" dell'UNO, se di questo, forse, si tratta, non può escludere
nessuno.
Forse, per questo, gli ultimi saranno i primi.
Senza gli ultimi, ivariabilmente, il "puzzle" non potrà essere completato, ed il
muro resterà non finito.
Ci sorregge la Speranza: unsieme, prima o poi, ce la faremo. E se non
riusciremo a vederne il risultato, comunque avremo fatto tutto quello che
eravamo in grado di fare. E questo, comunque, non ha controindicazioni
negative. Fare/Essere Bene: proviamoci.

*** *** ***

L'attuale "confine", verso un nuovo "salto quantico"


evolutivo
E oggi, qui ed ora, qual'è l'Azione che ci aspetta?
Siamo sommersi, travolti da una quantità inimmaginabile di informazioni, dove
è più facile perdersi che ri-trovarsi.
Con un ulteriore dubbio: i Sapienti del nostro tempo, se vi sono, si manifestano
o svaniscono nel Silenzio?
Resta l'Ispirazione, che è anche un Auspicio, che l'evoluzione ci conduca verso
un'esistenza vissuta da Artisti.
Dove la Grande Opera non sia più raro frutto del singolo, ma esito dell'Armonia
dove tutti ritrovarci nell'Uno.

Alcuni testi di riferimento sulla Filosofia, la Metafisica e l’Ontologia

 Parmenide, Sull’Ordinamento della Natura, Asram Vidya, Roma ,2007


 AA.VV. , Inni Orfici, a cura di Giuseppe Faggin, Asrsam Vidya, Roma,1991
 Pitagora, I versi d’Oro, Atanor, Roma, 1999,
 Giamblico, La vita pitagorica, Rizzoli,Milano, 1991
 su Pitagora, Jean Mallinger, Pitagora e i misteri, Atanor, Roma, 2005
 su Pitagora, Vincenzo Capparelli, Il messaggio di Pitagora, ( 2 voll), Mediterranee, Roma,
2003
 Giorgio Colli, La Sapienza Greca, Adelphi, Milano 1997
 Platone, Opere, 2 vol. Mondadori, Milano 2008
 Platone, Timeo, a cura di Giovanni Reale, Bompiani,Milano, 2000
 Platone, Parmenide, a cura di Franco Ferrari, BUR, Milano,2004
 Platone, La Repubblica, Mondadori, Milano,1990
 Platone, Lettera VII^, scaricabile
da:http://w3.uniroma1.it/episteme/file/Dispense20110905_LetterasettimaPlatone.doc
 su Platone G. Reale, Per una nuova interpretazione di Platone alla luce delle “Dottrine
non scritte”, Bompiani, Milano, 2010 (22^ ed.)
 su Platone, C.Muscato, La questione delle dottrine non scritte e l’esoterismo di Platone,
Asram Vidya, Roma, 1996
 su Platone, Raphael, Iniziazione alla Filosofia di Platone, Asram Vidya, Roma, 2008
 Plotino, Enneadi, a cura di Giuseppe Faggin, Bompiani, Milano, 2000
 Proclo, Teologia platonica, Bompiani, Milano, 2005
 Proclo, Provvidenza Libertà Male/tria opuscola, Bompiani, Milano, 2004
 Macrobio, Il sogno di Scipione, a cura di Moreno Neri, Bompiani, Milano, 2007
 Gemisto Pletone, Trattato delle Virtù, a cura di Moreno Neri, Bompiani, Milano, 2010
 Marsilio Ficino, Teologia platonica, Bompiani, Milano, 2011
 G.Pico della Mirandola, Dell’Ente e dell’UNO, Bompiani, Milano, 2010
 G.Pico della Mirandola, Oratio de homins dignitate, Studio tesi, Pordenone, 1994
 G.Pico della Mirandola, Heptaplus, Arktos,Grugliasco, 1996
 G.Pico della Mirandola, Le novecento tesi del 1486, Olschki, Città di Castello, 1995
 G.W. Leibniz, Monadologia, Bompiani, Milano, 2001
 G.W. Leibniz, Dialoghi filosofici e scientifici, Bompiani, Milano, 2007
 R. Descartes, Méditations métaphysiques, (testi originali latino e francese), Flammarion,
Paris, 1992
 G. Lukács, Estetica, 2 voll., Einaudi, Torino, 1973
 G. Lukács, Per l’ontologia dell’essere sociale, 3 voll, ER, Roma, 1981
 J. Hillman, La vana fuga dagli dei, Adelphi, Milano, 1991
 J. Hillman, L’anima del mondo e il pensiero del cuore, Adelphi, Milano, 2002

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La Tradizione Ermetica e l'Alchimia
Ermetismo ed Alchimia rappresentano entrambi una visione della Tradizione
altamente velata. I testi scritti, cosi come le immagini, sono simbolici al
massimo grado. Il significato apparente (quello letterale) cela quello simbolico,
ed oltre quello anagogico. La loro decodifica è opera personale, inscindibile
dalla trasmutazione di Sé stessi.
Pertanto, nulla essendo in grado di dire, possiamo solo riportare alcune gallerie
di immagini, che varieranno nel tempo, ed alcuni suggerimenti di lettura.
Qui, più che altrove, vige la regola del Silenzio.
È vero senza menzogna, certo e verissimo.
Ciò ch'è in basso è come ciò ch'è in alto,
e ciò ch'è in alto è come ciò ch'è in basso,
per fare i miracoli della cosa una.
E poiché tutte le cose sono e provengono da una,
per la mediazione d'una,
così tutte le cose sono nate da questa cosa unica mediante adattamento.
Il sole è suo padre, la Luna è sua madre,
il Vento l'ha portata nel suo ventre,
la Terra è la sua nutrice.
Il Padre di tutto, il telesma di tutto il mondo è qui.
La sua forza o potenza è intera se essa è convertita in terra.
Separerai la Terra dal Fuoco,
il sottile dallo spesso, dolcemente e con grande industria.
Sale dalla Terra al Cielo e nuovamente discende in Terra
e riceve la forza delle cose superiori e inferiori.
Con questo mezzo avrai la gloria di tutto il mondo
e per mezzo di ciò l'oscurità fuggirà da te.
E’ la forza forte di ogni forza:
perché vincerà ogni cosa sottile e penetrerà ogni cosa solida.
Così è stato creato il mondo.
Da ciò saranno e deriveranno meravigliosi adattamenti, i
l cui metodo è qui.
È perciò che sono stato chiamato Ermete Trismegisto,
avendo le tre parti della filosofia di tutto il mondo.
Ciò che ho detto dell'operazione del Sole è compiuto e terminato.
Tavola smaragdina, attribuita ad Ermete Trismegisto
*** *** ***

Ermetismo e Alchimia: prospettive Esoteriche della


Tradizione
Volutamente non abbiamo premesso alla visione Ermetica e Alchemica della
Tradizione l'aspetto "esoterico".
Putroppo è un termine eccessivamente abusato e distorto, che nell'ultimo secolo
è stato stravolto fino ad assumere un significato negativo, in quanto legato a
vari aspetti della contro-iniziazione.
Essendo il nostro sito orientato esclusivamente al pensiero positivo,
riaffermiamo la scelta e la libertà di riprendere, riafermare e ri-proporre
esclusivamente pensieri positivi.
Dobbiamo comunque riconoscere che Ermetismo ed Alchimia rappresentano
due visioni della Tradizione UNA particolarmente "protette", quindi rientranti
nel significato etimologico del termine esoterico.
Non desideriamo andare oltre; per coloro che desiderano approfondire l'aspetto
dell'Esoterismo, diamo solo un'indicazione nei link seguenti, dove potrete
leggere riflessioni preliminari sul tema:
Leggi alla fonte: Il significato dell'esoterismo
Ars Regia
A ognuno, poi il compito di cercare e trovare ciò che sta cercando..... separando
strada facendo "lo spesso dal sottile".....
*** *** ***

Testi consigliati su Ermetismo e Alchimia. Questa non è una


bibliografia. L‘elenco dei testi consigliati, in ordine alfabetico, è comunque un
―campione‖, quasi un ―assaggio‖, volutamente parziale e largamente
incompleto. Trattandosi di una conoscenza legata al concreto percorso
individuale, i testi sono possono solo fornire uno stimolo, libero, alle personali
ispirazioni. con l'Auspicio che in essi possiate trovare le Ispirazioni che state
cercando.
AAVV “Sotto il velame, Dante fra universalità esoterica e
universalismo”, Mimesis, Milano 2007
AAVV “Lo specchio dell‟alchimia”, Mimesis, Milano, 1996
AAVV “ Atti del convegno su Arturo Reghini”, Arthos, Recco,
2012
Alexander Roob “ Alchimie et Mystique”, Taschen, 1996
Anonimo “Mutus liber”, Arkeios, 1995
Antoine Faivre “ I volti di Ermete”, Atanor, Roma, 2001
Arturo Reghini “La sapienza pagana e pitagorica del „900”, La
Cittadella, Roma, 2006-2007
Arturo Reghini “I numeri Sacri”, Atanor, Roma, 2007
Basilio Valentino “Le dodici chiavi della Filosofia”, Mediterranee, Roma,
1998
Basilio Valentino “Cocchio trionfale dell‟antimonio”, Mediterranee, Roma,
1998
Basilio Valentino “Azoth”, Mediterranee, Roma, 1988
Canseliet “L‟Alchimia”, ( 2 voll), Mediterranee, Roma, 1996
Carl Gustav Jung “Psicologia e Alchimia” opere vol XII, Boringhieri,
Torino, 1992
Carl Gustav Jung “Studi sull‟Alchimia” opere vol XIII, Boringhieri, Torino,
1997
Carl Gustav Jung “Misterium coniunctionis” opere vol XIV, Boringhieri,
Torino, 2000
Chaim Vital « Gates of Holiness », Providence University, 2007
Daniel Béresniak “Le silence”, Detrad, Paris, 2000
"Le Voyage initiatique", Detrad, Paris, 2006
Dom Pernety “Le favole egizie e greche”, Veltro, Parma, 1999
"Les Fables Egyptiennes et grecques", Delalain, Paris,
1786 (2 voll)
"Dictionnaire mytho-hermetique", Paris, 1787
Eireneo Filalete “Opere”, Mediterranee, Roma, 2003
Ermete “Corpus Hermeticum”, Bompiani, milano,2005
Trismegisto
Ermete “Corpo Ermetico, Asclepio”, Mimesis, Milano, 2000
Trismegisto
Ermete “Gli Inni”, Mimesis, Milano, 2000
Trismegisto
Frances Yates “Cabbala e occultismo nell‟età elisabettiana”, Einaudi,
Torino, 1982
Frances Yates “Giordano Bruno e la Tradizione ermetica”, Laterza,
Bari,2002
Francesco “Hypnerotomachia Poliphili”, Adelphi, Milano, 1998
Colonna
Frédéric Vincent “Le Voyage initiatique du corps”, Detrad, Paris, 2009
Fulcanelli “Le dimore filosofali”, ( 2 voll.), Mediterranee, Roma,
1996
Fulcanelli “Il mistero delle cattedrali”, Mediterranee, Roma, 1996
Fulcanelli “Finis gloriae mundi”, Mediterranee, Roma, 2007
Gerard de Sorval “La voie chevaleresque et l‟initiation Royale dans la
Tradition chrétienne », Dervy, Paris, 1993
Helmut Gebelein “Alchimia, Mediterranee, Roma, 2009
Henri Corbin “L‟uomo di luce nel sufismo iraniano”, Mediterranee,
Roma, 1988
Henri Corbin “Corpo spirituale e terra celeste”, Adelphi, Milano, 2002
Henri Corbin “Storia della Filosofia islamica”, Adelphi, Milano, 2000
Henri Corbin “L‟Alchimia come arte ieratica”, Aragno, Torino, 2001
Huginus à Barmă “Il regno di Saturno trasformato in età dell‟oro”
Mediterranee, Roma, 1986,
Ibn‟Arabi « La Sapienza dei profeti », Mediterranee, Roma, 1987
Isaac Luria “ The tree of life”, Chayyim Vital‟s introduction to the
Kabbalah of Isaac Luria, Arizal, New York,1999
Jean de Pauly “La Cabbale, pages classées du Zohar”, ed Chant
nouveau, Paris,1946
John Dee “La monade geroglifica”, Arktos, Carmagnola, 1981
Limojon de S. “Il trionfo ermetico”, Mediterranee, Roma, 1974
Disdier
Locke “Lettera sulla Tolleranza”, Laterza, Bari, 1999
Louis Barmont “L‟esoterismo di Albrecht Dűrer”, Luni, Milano,2003
M. Pereira ( a “Alchimia, i testi della Tradizione occidentale”,
cura di) Mondadori, 2006
M.L. von Franz “Alchimia”, Bollati-Boringhieri, Torino,1997
Martinez de “Trattato della reintegrazione degli esseri”,Amenothes,
Pasqually Genova, 1982
Meister Eckart “Sermoni tedeschi”, Adelphi, Milano, 2007
Michael Maier “Atalanta fugiens”, Mediterranee, Roma, 2002
Natale de Luca “Arturo Reghini intellettuale neo-pitagorico”, Atanor,
Roma, 2003
Nicolas Flamel “Il libro delle figure geroglifiche”, Mediterranee, Roma,
2003
Oswald Wirth « Il simbolismo ermetico », Mediterranee, Roma, 1997
Raimondo Lullo “Il trattato della quinta essenza”, Atanor, Roma
Raphael “Discriminazione tra Sé e non Sé ( Drigdrisyaviveka)”,
Asram Vidya, Roma, 1983
Raphael “ Tu sei Quello ( Tat Tvam Asi)”, Asram Vidya, Roma,
2001
Raphael “Il sentiero della non dualità”, Asram Vidya, Roma, 1997
Raphael “La triplice via del fuoco”, Asram Vidya, Roma, 2009
Raphael “La via del fuoco secondo la Qabbalah, Asram Vidya,
Roma, 1983, 1999
Rav Yeusha “Introduction to the book of Zohar”, LKP, Toronto,2004
Ashlag
Rav Yeusha “The science of Kabbalah”, LKP, Toronto,2005
Ashlag
René Alleau “Aspetti dell‟Alchimia tradizionale”, Atanor, Roma, 1989
René Guenon “La Metaficisa orientale”, Luni, Firenze, 2006
René Guénon “Forme Tradizionali e cicli cosmici”, Mediterranee,
Roma, 2001
René Guénon “L‟uomo e il suo divenire secondo il Vedanta”, Adelphi,
Milano, 1997
René Guénon “Introduzione generale allo studio delle dottrine Indù”,
Adelphi, Milano, 1989
René Guénon “Simboli della Scienza sacra”, Adelphi, Milano, 2000
René Guénon “La grande triade”, Adelphi, Milano, 2009
René Guénon “Gli stati molteplici dell‟essere”, Adelphi, Milano, 1996
René Guénon “Il Re del mondo”, Adelphi, Milano, 2005
René Guénon “L‟esoterismo di Dante”, Adelphi, Milano, 2001
René Guénon “Considerazioni sulla Via iniziatica”, Fortuna, Roma,
2010
Roberto Sestito “Il figlio del sole”,Ignis, Roma, 2006
Salomon “ Il toson d‟oro”, Mediterranee, Roma, 1994
Trismoisin
Schwaller De “Il Tempio dell‟uomo”, ( 2 voll), Mediterranee, Roma,
Lubicz 2000
SW. “Pensiero Indiano e mistica carmelitana”, Asram Vidya,
Siddhesvarananda Roma, 1977
Tommaso “Trattato della pietra filosofale”, N. C., Milan, 1996
d‟Aquino
V. Guzzo e G. “La primavera di Botticelli”, Tipheret, Roma, 2012
Licandro
Wolfgang Goethe “Favola”, Adelphi, Milano, 1990
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oppure
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Il Cattolicesimo e gli Ordini Monastici

Dal Vangelo secondo Giovanni


In principio era il Verbo,
il Verbo era presso Dio
e il Verbo era Dio.
Egli era in principio presso Dio:
tutto è stato fatto per mezzo di lui,
e senza di lui niente è stato fatto di tutto ciò che esiste.
In lui era la vita
e la vita era la luce degli uomini;
la luce splende nelle tenebre,
ma le tenebre non l'hanno accolta.

Link alle fonti


Testi fondamentali
Maràn athà
Regola Benedettina
Regola Carmelitana
Regola Francescana
*** *** ***
"Amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua
anima e con tutta la tua mente. Amerai il tuo prossimo come te
stesso"
Matteo, 22, 37-39
Leggi tutto alla fonte

*** *** ***

..... Sul Trono UNO


"... Ed ecco, c'era un trono nel cielo, e sul trono uno stava seduto....Un
arcobaleno simile nell'aspetto a smeraldo avvogeva il trono.... ardevano davanti
al trono sette fiaccole accese.....In mezzo al trono e attorno al trono vi erano
quattro esseri viventi, pieni d'occhi davanti e dietro. Il primo vivente era simile
a un leone; il secondo vivente era simile a un vitello;il terzo vivente aveva
l'aspetto come di uomo; il quarto vivente era simile a un'aquila che vola. I
quattro esseri viventi hanno ciascuni sei ali, intorno e dentro sono costellati di
occhi; giorno e nette non cessano di ripetere: "Santo, santo, santo, il Signore
Dio, l'Onnipotente, colui che era, che è e che viene!"
dal libro dell'Apocalisse di San Giovanni Apostolo - Ap 4, 1-11

Leggi tutto alla fonte

*** *** ***

Silenzio e Parola
Dal MESSAGGIO DEL SANTO PADRE BENEDETTO XVI
PER LA XLVI GIORNATA MONDIALE DELLE COMUNICAZIONI
SOCIALI
"Silenzio e Parola: cammino di evangelizzazione"
[Domenica, 20 maggio 2012]
Cari fratelli e sorelle,
all‘avvicinarsi della Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali 2012,
desidero condividere con voi alcune riflessioni su un aspetto del processo
umano della comunicazione che a volte è dimenticato, pur essendo molto
importante, e che oggi appare particolarmente necessario richiamare. Si tratta
del rapporto tra silenzio e parola: due momenti della comunicazione che
devono equilibrarsi, succedersi e integrarsi per ottenere un autentico dialogo
e una profonda vicinanza tra le persone. Quando parola e silenzio si
escludono a vicenda, la comunicazione si deteriora, o perché provoca un
certo stordimento, o perché, al contrario, crea un clima di freddezza; quando,
invece, si integrano reciprocamente, la comunicazione acquista valore e
significato.
Il silenzio è parte integrante della comunicazione e senza di esso non esistono
parole dense di contenuto. Nel silenzio ascoltiamo e conosciamo meglio noi
stessi, nasce e si approfondisce il pensiero, comprendiamo con maggiore
chiarezza ciò che desideriamo dire o ciò che ci attendiamo dall’altro,
scegliamo come esprimerci. Tacendo si permette all’altra persona di parlare,
di esprimere se stessa, e a noi di non rimanere legati, senza un opportuno
confronto, soltanto alle nostre parole o alle nostre idee. Si apre così uno
spazio di ascolto reciproco e diventa possibile una relazione umana più piena.
Nel silenzio, ad esempio, si colgono i momenti più autentici della
comunicazione tra coloro che si amano: il gesto, l’espressione del volto, il
corpo come segni che manifestano la persona. Nel silenzio parlano la gioia, le
preoccupazioni, la sofferenza, che proprio in esso trovano una forma di
espressione particolarmente intensa. Dal silenzio, dunque, deriva una
comunicazione ancora più esigente, che chiama in causa la sensibilità e
quella capacità di ascolto che spesso rivela la misura e la natura dei legami.
Là dove i messaggi e l’informazione sono abbondanti, il silenzio diventa
essenziale per discernere ciò che è importante da ciò che è inutile o
accessorio. Una profonda riflessione ci aiuta a scoprire la relazione esistente
tra avvenimenti che a prima vista sembrano slegati tra loro, a valutare, ad
analizzare i messaggi; e ciò fa sì che si possano condividere opinioni
ponderate e pertinenti, dando vita ad un’autentica conoscenza condivisa. Per
questo è necessario creare un ambiente propizio, quasi una sorta di
“ecosistema” che sappia equilibrare silenzio, parola, immagini e suoni.
.......
Questo incessante flusso di domande manifesta, in fondo, l’inquietudine
dell’essere umano sempre alla ricerca di verità, piccole o grandi, che diano
senso e speranza all’esistenza. L’uomo non può accontentarsi di un semplice
e tollerante scambio di scettiche opinioni ed esperienze di vita: tutti siamo
cercatori di verità e condividiamo questo profondo anelito, tanto più nel
nostro tempo in cui “quando le persone si scambiano informazioni, stanno
già condividendo se stesse, la loro visione del mondo, le loro speranze, i loro
ideali” (Messaggio per la Giornata Mondiale delle Comunicazioni Sociali
2011).
.........
Nella contemplazione silenziosa emerge poi, ancora più forte, quella Parola
eterna per mezzo della quale fu fatto il mondo, e si coglie quel disegno di
salvezza che Dio realizza attraverso parole e gesti in tutta la storia
dell’umanità.
........
Parola e silenzio. Educarsi alla comunicazione vuol dire imparare ad
ascoltare, a contemplare, oltre che a parlare....
Dal Vaticano, 24 gennaio 2012, Festa di san Francesco di Sales
Link sorgente:
http://www.vatican.va/holy_father/benedict_xvi/messages/communications/documents/hf_ben
-xvi_mes_20120124_46th-world-communications-day_it.html

Immagini e musica
Senza commenti, solo una proposta: ascoltare mentre meditate sull'immagine,
in attesa delle Ispirazioni che verranno.

Le ultime sette parole.......

Youtube- Joseph Haydn - Die Sieben Letzten Worte Unseres Erlösers Am


Kreuze, String Quartet Op. 51

Canto Gregoriano e Cattedrali


Un vertice inarrivato di spiritualità capace di "materializzare" il sacro è stato
raggiunto con il canto gregoriano e con le grandi cattedrali del periodo
cistercense. Chiunque abbia avuto la fortuna di ascoltare i canti gregoriani dal
vivo in un monastero, ovvero che abbia visto e vissuto la sublime arte di
Chartres o delle altre cattedrali di quel periodo non ha necessità di
spiegazioni.... per coloro che non hanno avuto ancora tale privilegio.... un
piccolo assaggio "virtuale".....
Chartres, portale d'ingresso
sinistro

Youtube - Canto Gregoriano dall'abazzia cistercense di Frontfroid

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Testi consigliati

San Giovanni Tutte le opere. Testo spagnolo a fronte, Bompiani,


della Croce Milano, 2010
Santa Teresa Tutte le opere. Testo spagnolo a fronte, Bompiani,
d’Avila Milano,2011

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Sapienza

1Amate la giustizia, voi che governate sulla terra,


rettamente pensate del Signore,
cercatelo con cuore semplice.
2Egli infatti si lascia trovare da quanti non lo tentano,
si mostra a coloro che non ricusano di credere in lui.
3I ragionamenti tortuosi allontanano da Dio;
l'onnipotenza, messa alla prova, caccia gli stolti.
4La sapienza non entra in un'anima che opera il male
né abita in un corpo schiavo del peccato.
5Il santo spirito che ammaestra rifugge dalla finzione,
se ne sta lontano dai discorsi insensati,
è cacciato al sopraggiungere dell'ingiustizia.
6La sapienza è uno spirito amico degli uomini;
ma non lascerà impunito chi insulta con le labbra,
perché Dio è testimone dei suoi sentimenti
e osservatore verace del suo cuore
e ascolta le parole della sua bocca.
7Difatti lo spirito del Signore riempie l'universo
e, abbracciando ogni cosa, conosce ogni voce.
8Per questo non gli sfuggirà chi proferisce cose ingiuste,
la giustizia vendicatrice non lo risparmierà.
9Si indagherà infatti sui propositi dell'empio,
il suono delle sue parole giungerà fino al Signore
a condanna delle sue iniquità;
10poiché un orecchio geloso ascolta ogni cosa,
perfino il sussurro delle mormorazioni
non gli resta segreto.
11Guardatevi pertanto da un vano mormorare,
preservate la lingua dalla maldicenza,
perché neppure una parola segreta sarà senza effetto,
una bocca menzognera uccide l'anima.
12Non provocate la morte con gli errori della vostra vita,
non attiratevi la rovina con le opere delle vostre mani,
13perché Dio non ha creato la morte
e non gode per la rovina dei viventi.
14Egli infatti ha creato tutto per l'esistenza;
le creature del mondo sono sane,
in esse non c'è veleno di morte,
né gli inferi regnano sulla terra,
15perché la giustizia è immortale.

leggi il testo completo alla fonte


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Parola che scuote dal torpore, e che - apparentemente - sembra in


contraddizione con il messaggio positivo dell'Amore.
A volte l'Amore (quello "oltre la profanità") si esprime in modi che possono
turbare; è il caso di quanto ci racconta Matteo 21, 5-27. Alla libertà di ognuno,
dopo aver letto il brano, o ancor meglio il testo completo alla fonte, le dovute
meditazioni e le correlazioni/concordanze con altre riflessioni contenute nel
sito.
Dal Vangelo secondo Matteo
[5] Dite alla figlia di Sion:
Ecco, il tuo re viene a te
mite, seduto su un'asina,
con un puledro figlio di bestia da soma.
[12] Gesù entrò poi nel tempio e scacciò tutti quelli che vi trovò a comprare e a
vendere; rovesciò i tavoli dei cambiavalute e le sedie dei venditori di colombe
[13] e disse loro: "La Scrittura dice:
La mia casa sarà chiamata casa di preghiera
ma voi ne fate una spelonca di ladri".
[14] Gli si avvicinarono ciechi e storpi nel tempio ed egli li guarì.
[15] Ma i sommi sacerdoti e gli scribi, vedendo le meraviglie che faceva e i
fanciulli che acclamavano nel tempio: "Osanna al figlio di Davide", si
sdegnarono
[16] e gli dissero: "Non senti quello che dicono?". Gesù rispose loro: "Sì, non
avete mai letto:
Dalla bocca dei bambini e dei lattanti
ti sei procurata una lode?".
..................
[23] Entrato nel tempio, mentre insegnava gli si avvicinarono i sommi sacerdoti
e gli anziani del popolo e gli dissero: "Con quale autorità fai questo? Chi ti ha
dato questa autorità?".
[24] Gesù rispose: "Vi farò anch'io una domanda e se voi mi rispondete, vi dirò
anche con quale autorità faccio questo.
[25] Il battesimo di Giovanni da dove veniva? Dal cielo o dagli uomini?". Ed
essi riflettevano tra sé dicendo: "Se diciamo: "dal Cielo", ci risponderà: "perché
dunque non gli avete creduto?'';
[26] se diciamo "dagli uomini", abbiamo timore della folla, perché tutti
considerano Giovanni un profeta".
[27] Rispondendo perciò a Gesù, dissero: "Non lo sappiamo". Allora anch'egli
disse loro: "Neanch'io vi dico con quale autorità faccio queste cose".
suggeriamo di leggere l'intero brano nella versione integrale, fornendo il link
alla fonte:
Vangelo secondo Matteo, 21

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Ripiegare sull'Uno - Che tutti siano una cosa sola


"Nella vita e nella cultura religiosa contemporanea si sta manifestando sempre
più una crescente necessità di ritornare al Centro, di "ripiegare sull'uno", di
"riguadagnare l'origine".
H. Us von Balthasar, citato in "Parola , Comunità Missione", ed. Rogate 2008,
pg.7

[21] perché tutti siano una sola cosa. Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano
anch'essi in noi una cosa sola, perché il mondo creda che tu mi hai mandato.
[22] E la gloria che tu hai dato a me, io l'ho data a loro, perché siano come noi
una cosa sola.
[23] Io in loro e tu in me, perché siano perfetti nell'unità e il mondo sappia che
tu mi hai mandato e li hai amati come hai amato me.
Giovanni, 17,21-23
Leggi alla fonte

[32] La moltitudine di coloro che eran venuti alla fede aveva un cuore solo e
un'anima sola e nessuno diceva sua proprietà quello che gli apparteneva, ma
ogni cosa era fra loro comune.
Atti 4,32
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I TEMPIO e il TEMPIO INTERIORE


Il tema del Tempio come "luogo sacro", così come della sua anagogia con il
Tempio interiore di ciascuno lo ritroviamo, espresso con parole diverse ma con
Significati profondamente risonanti, in tutti i rami della Tradizione. Riportiamo
un brano dove tale legame è espresso in modo particolarmente esplicito. E' un
richiamo al difficile ma ineludibile lavoro di purificazione cui ognuno è
chiamato ad operare.
Giovanni (2,13-25) testo evidenziato dalla redazione di Armonia
[13] Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme.
[14] Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i
cambiavalute seduti al banco.
[15] Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le
pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi,
[16] e ai venditori di colombe disse: "Portate via queste cose e non fate della
casa del Padre mio un luogo di mercato".
[17] I discepoli si ricordarono che sta scritto: Lo zelo per la tua casa mi divora.
[18] Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: "Quale segno ci mostri per
fare queste cose?".
[19] Rispose loro Gesù: "Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò
risorgere".
[20] Gli dissero allora i Giudei: "Questo tempio è stato costruito in quarantasei
anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?".
[21] Ma egli parlava del tempio del suo corpo.
[22] Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che
aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù.
[23] Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i
segni che faceva, credettero nel suo nome.
[24] Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti
[25] e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli
infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo.
leggi tutto alla fonte

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oppure
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 CONTATTI
 PRIVACY
 DISCLAIMER

Papa Francesco
Dedichiamo questa pagina ad alcuni messaggi di Papa Francesco.
La scelta è basata sulla convinzione che non debbano esistere "barriere" di
nessun tipo: aperti all'ascolto di ogni messaggio, indipendentemente da chi lo
offre, purchè sia orientato al pensiero positivo.
Anche questa sezione risponde ai principi ispiratori del sito: tolleranza, rispetto
delle convinzioni di ciascuno, rispetto incondizionato di ogni forma di vita,
orientamento al bene.

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"Salviamo il pianeta dall'uomo"


con questo titolo un quotidiano ha dato notizia della nuova enciclica di Papa
Francesco sulla Natura e sulla Terra nella quale viviamo, o meglio sulla Terra e
la Natura che stiamo progressivamente tentando di distruggere.

Laudato sì
Non aggiungiamo altre parole, visto che quelle dell'enciclica sono parole
viventi, aggiungerne altre, anche qui sarebbe superbia.
Vi proponiamo di leggere quindi direttamente il testo, leggerlo, leggerlo,
rileggerlo e meditarlo. Vi riportiamo il testo ed indichiamo il link alla fonte.
Per poi porci alcune domande, nel caso ci troviamo in sintonia, " Ed io cosa sto
facendo? Ho coscienza e consapevolezza della gravità del problema? Come
decido di operare, concretamente? Solo con belle parole e bei discorsi, che
celano la comoda ignavia del non decidere e di approfittare, fin che posso,
della situazione?"

papa-francesco enciclica laudato si.pdf


Documento Adobe Acrobat [1.0 MB]
Papa Francesco al parlamento Europeo (25 novembre 2014)
Francesco e l'Europa
Essere orientati esclusivamente al Bene ed al pensiero positivo, non significa
non "essere nel mondo", con tutti i suoi problemi e contraddizioni.
Per questo accogliamo con gioia i messaggi del Santo Padre ai governanti di
Bruxelles, condividendone pienamente lo spirito positivo e costruttivo che li ha
ispirati.
Non abbiamo dogmi da difendere, ne sistemi chiusi da tutelare: ogni pensiero
positivo, volto al bene, da chiunque provenga, sarà sempre ricevuto con
gratitudine.
Li riportiamo integralmente, così come pubblicati dalla fonte ufficiale:
parlamento europeo
consiglio di europa
che ne detiene il copyright (http://www.vatican.va), permettendoci di
sottolineare alcuni passi che riteniamo particolarmente significativi.
Per coloro che avessero difficoltà, inseriamo i test in pdf scaricabili:

papa-francesco_20141125_strasburgo-parlamento-europeo
Discorso del Santo Padre al Parlamento Europeo del 25 novembre 2014
papa-francesco_20141125_strasburgo-parla[...]
Documento Adobe Acrobat [196.7 KB]
papa-francesco_20141125_strasburgo- Consiglio-europa
Discorso del Santo Padre al Consiglio d'Europa del 25 novembre 2014
papa-francesco_20141125_strasburgo-consi[...]
Documento Adobe Acrobat [172.1 KB]

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Sull'AMORE
tratto da:
PAPA FRANCESCO
ANGELUS
Piazza San Pietro
Domenica, 26 ottobre 2014
"Il Vangelo di oggi ci ricorda che tutta la Legge divina si riassume nell‟amore
per Dio e per il prossimo. L‟Evangelista Matteo racconta che alcuni farisei si
accordarono per mettere alla prova Gesù (cfr 22,34-35). Uno di questi, un
dottore della legge, gli rivolge questa domanda: «Maestro, nella Legge, qual è
il grande comandamento?» (v. 36). Gesù, citando il Libro del Deuteronomio,
risponde: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua
anima e con tutta la tua mente. Questo è il grande e primo comandamento»
(vv. 37-38). E avrebbe potuto fermarsi qui. Invece Gesù aggiunge qualcosa che
non era stato richiesto dal dottore della legge. Dice infatti: «Il secondo poi è
simile a quello: Amerai il tuo prossimo come te stesso» (v. 39). Anche questo
secondo comandamento Gesù non lo inventa, ma lo riprende dal Libro del
Levitico. La sua novità consiste proprio nel mettere insieme questi due
comandamenti – l’amore per Dio e l’amore per il prossimo – rivelando che
essi sono inseparabili e complementari, sono le due facce di una stessa
medaglia. Non si può amare Dio senza amare il prossimo e non si può amare
il prossimo senza amare Dio. Papa Benedetto ci ha lasciato un bellissimo
commento a questo proposito nella sua prima Enciclica Deus caritas est, (nn.
16-18).
In effetti, il segno visibile che il cristiano può mostrare per testimoniare al
mondo e agli altri, alla sua famiglia l‟amore di Dio è l‟amore dei fratelli. Il
comandamento dell‟amore a Dio e al prossimo è il primo non perché sta in
cima all‟elenco dei comandamenti. Gesù non lo mette al vertice, ma al centro,
perché è il cuore da cui tutto deve partire e a cui tutto deve ritornare e fare
riferimento."

Indichiamo doverosamente il link alla fonte, dove chi lo desidera potrà leggere
il testo nella sua integralità:
Angelus del 26 ottobre 2014

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NATALE sei tu
―Il Natale di solito è una festa rumorosa: ci farebbe bene un po di silenzio per
ascoltare la voce dell Amore.
Natale sei tu, quando decidi di nascere di nuovo ogni giorno e lasciare entrare
Dio nella tua anima.
L'albero di natale sei tu quando resisti vigoroso ai venti e alle difficoltà della
vita.
Gli addobbi di natale sei tu quando le tue virtù sono i colori che adornano la tua
vita.
La campana di natale sei tu quando chiami, congreghi e cerchi di unire.
Sei anche luce di natale quando illumini con la tua vita il cammino degli altri
con la bontà la pazienza l'allegria e la generosità.
Gli angeli di natale sei tu quando canti al mondo un messaggio di pace di
giustizia e di amore.
La stella di natale sei tu quando conduci qualcuno all incontro con il Signore.
Sei anche i re magi quando dai il meglio che hai senza tenere conto a chi lo dai.
La musica di natale sei tu quando conquisti l armonia dentro di te. Il regalo di
natale sei tu quando sei un vero amico e fratello di tutti gli esseri umani.
Gli auguri di Natale sei tu quando perdoni e ristabilisci la pace anche quando
soffri.
Il cenone di Natale sei tu quando sazi di pane e di speranza il povero che ti sta
di fianco.
Tu sei la notte di Natale quando umile e cosciente ricevi nel silenzio della notte
il Salvatore del mondo senza rumori ne grandi celebrazioni; tu sei sorriso di
confidenza e tenerezza nella pace interiore di un natale perenne che stabilisce il
regno dentro di te.
Un buon natale a tutti coloro che assomigliano al natale.‖
leggi alla fonte

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FRATELLI
Riportiamo alcuni brani dal discorso dell'11 febbraio, in calce potrete trovare
il link alla fonte sorgente, dove leggere il testo integrale. Evidenziature del
testo in grassetto a cura della redazione di Armonia.
I Fratelli
―Fratello‖ e ―sorella‖ sono parole che il cristianesimo ama molto. E, grazie
all‘esperienza familiare, sono parole che tutte le culture e tutte le epoche
comprendono........
E questo è vero, la fratellanza è bella!

Sappiamo che quando il rapporto fraterno si rovina, quando si rovina il


rapporto tra fratelli, si apre la strada ad esperienze dolorose di conflitto, di
tradimento, di odio.
.....La rottura del legame tra fratelli è una cosa brutta e cattiva per l‘umanità.
La fratellanza è una cosa grande.....
La fratellanza non si deve rompere.......
Il legame di fraternità che si forma in famiglia tra i figli, se avviene in un
clima di educazione all’apertura agli altri, è la grande scuola di libertà e di
pace.....
...
Pensate che cosa diventa il legame fra gli uomini, anche diversissimi fra loro,
quando possono dire di un altro: ―Questo è proprio come un fratello, questa è
proprio come una sorella per me‖! E‘ bello questo! La storia ha mostrato a
sufficienza, del resto, che anche la libertà e l’uguaglianza, senza la
fraternità, possono riempirsi di individualismo e di conformismo, anche di
interesse personale.
..Avere un fratello, una sorella che ti vuole bene è un‘esperienza forte,
impagabile, insostituibile. Nello stesso modo accade per la fraternità cristiana.
I più piccoli, i più deboli, i più poveri debbono intenerirci: hanno ―diritto‖ di
prenderci l‘anima e il cuore.
Sì, essi sono nostri fratelli e come tali dobbiamo amarli e trattarli.
.....
Vi suggerisco una cosa: prima di finire, mi mancano poche righe, in silenzio
ognuno di noi, pensiamo ai nostri fratelli, alle nostre sorelle, e in silenzio dal
cuore preghiamo per loro. Un istante di silenzio.
.....
Oggi più che mai è necessario riportare la fraternità al centro della nostra
società tecnocratica e burocratica: allora anche la libertà e l’uguaglianza
prenderanno la loro giusta intonazione....
leggi il testo integrale alla fonte

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FIGLI
Riportiamo alcuni brani dal discorso del 18 febbraio, in calce potrete trovare il
link alla fonte sorgente, dove leggere il testo integrale. Evidenziature del testo
in grassetto a cura della redazione di Armonia.
I Figli
Cari fratelli e sorelle, buongiorno!
........vorrei parlare del figlio o, meglio, dei figli. Prendo spunto da una bella
immagine di Isaia. Scrive il profeta: «I tuoi figli si sono radunati, vengono a te.
I tuoi figli vengono da lontano, le tue figlie sono portate in braccio. Allora
guarderai e sarai raggiante, palpiterà e si dilaterà il tuo cuore» (60,4-5a). E‘ una
splendida immagine, un‘immagine della felicità che si realizza nel
ricongiungimento tra i genitori e i figli, che camminano insieme verso un
futuro di libertà e di pace, dopo un lungo tempo di privazioni e di
separazione......
In effetti, c’è uno stretto legame fra la speranza di un popolo e l’armonia
fra le generazioni.
Questo dobbiamo pensarlo bene.
La gioia dei figli fa palpitare i cuori dei genitori e riapre il futuro.
I figli sono la gioia della famiglia e della società.
Non sono un problema di biologia riproduttiva, né uno dei tanti modi di
realizzarsi.
E tanto meno sono un possesso dei genitori…
No.
I figli sono un dono, sono un regalo: capito? I figli sono un dono. Ciascuno è
unico e irripetibile; e al tempo stesso inconfondibilmente legato alle sue radici.
I figli sono differenti, ma tutti figli.
Un figlio lo si ama perché è figlio: non perché bello, o perché è così o cosà; no,
perché è figlio!
Non perché la pensa come me, o incarna i miei desideri.
Un figlio è un figlio: una vita generata da noi ma destinata a lui, al suo
bene, al bene della famiglia, della società, dell’umanità intera.
Di qui viene anche la profondità dell‘esperienza umana dell‘essere figlio e
figlia, che ci permette di scoprire la dimensione più gratuita dell‘amore, che non
finisce mai di stupirci.
E’ la bellezza di essere amati prima: i figli sono amati prima che arrivino.
.....
Sono amati prima di aver fatto qualsiasi cosa per meritarlo, prima di saper
parlare o pensare, addirittura prima di venire al mondo!
Essere figli è la condizione fondamentale per conoscere l‘amore di Dio, che è la
fonte ultima di questo autentico miracolo.
Nell‘anima di ogni figlio, per quanto vulnerabile, Dio pone il sigillo di questo
amore, che è alla base della sua dignità personale, una dignità che niente e
nessuno potrà distruggere.
Oggi sembra più difficile per i figli immaginare il loro futuro.
I padri – lo accennavo nelle precedenti catechesi – hanno forse fatto un passo
indietro e i figli sono diventati più incerti nel fare i loro passi avanti.
Possiamo imparare il buon rapporto fra le generazioni dal nostro Padre celeste,
che lascia libero ciascuno di noi ma non ci lascia mai soli.
E se sbagliamo, Lui continua a seguirci con pazienza senza diminuire il suo
amore per noi.
Il Padre celeste non fa passi indietro nel suo amore per noi, mai! Va sempre
avanti e se non può andare avanti ci aspetta, ma non va mai indietro; vuole che i
suoi figli siano coraggiosi e facciano i loro passi avanti.
I figli, da parte loro, non devono aver paura dell’impegno di costruire un
mondo nuovo: è giusto per loro desiderare che sia migliore di quello che
hanno ricevuto!
Ma questo va fatto senza arroganza, senza presunzione.
Dei figli bisogna saper riconoscere il valore, e ai genitori si deve sempre
rendere onore......
Il legame virtuoso tra le generazioni è garanzia di futuro, ed è garanzia di
una storia davvero umana. Una società di figli che non onorano i genitori è
una società senza onore; quando non si onorano i genitori si perde il proprio
onore! È una società destinata a riempirsi di giovani aridi e avidi.
Però, anche una società avara di generazione, che non ama circondarsi di
figli, che li considera soprattutto una preoccupazione, un peso, un rischio, è
una società depressa.
Pensiamo a tante società che conosciamo qui in Europa: sono società depresse,
perché non vogliono i figli, non hanno i figli, il livello di nascita non arriva
all‘uno percento.
Perché?
Ognuno di noi pensi e risponda.......
..... Facciamo una cosa, un minuto di silenzio. Ognuno di noi pensi nel suo
cuore ai propri figli – se ne ha -; pensi in silenzio. E tutti noi pensiamo ai nostri
genitori e ringraziamo Dio per il dono della vita.
In silenzio, quelli che hanno figli pensino a loro, e tutti pensiamo ai nostri
genitori. (Silenzio)........
leggi il testo integrale alla fonte

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Madre
Riportiamo alcuni brani dal discorso del 7 gennaio, in calce potrete trovare il
link alla fonte sorgente, dove leggere il testo integrale. Evidenziature del testo
in grassetto a cura della redazione di Armonia.
Madre
Ogni persona umana deve la vita a una madre, e quasi sempre deve a lei molto
della propria esistenza successiva, della formazione umana e spirituale.
La madre, però, pur essendo molto esaltata dal punto di vista simbolico....
viene poco ascoltata e poco aiutata nella vita quotidiana, poco considerata
nel suo ruolo centrale nella società.
Anzi, spesso si approfitta della disponibilità delle madri a sacrificarsi per i figli
per ―risparmiare‖ sulle spese sociali.
..... Forse le madri, pronte a tanti sacrifici per i propri figli, e non di rado anche
per quelli altrui, dovrebbero trovare più ascolto. Bisognerebbe comprendere di
più la loro lotta quotidiana per essere efficienti al lavoro e attente e affettuose in
famiglia; bisognerebbe capire meglio a che cosa esse aspirano per esprimere i
frutti migliori e autentici della loro emancipazione.....
Le madri sono l’antidoto più forte al dilagare dell’individualismo egoistico.
“Individuo” vuol dire “che non si può dividere”. Le madri invece si
“dividono”, a partire da quando ospitano un figlio per darlo al mondo e
farlo crescere.
Sono esse, le madri, a odiare maggiormente la guerra, che uccide i loro figli.
Tante volte ho pensato a quelle mamme quando hanno ricevuto la lettera: ―Le
dico che suo figlio è caduto in difesa della patria…‖. Povere donne! Come
soffre una madre! Sono esse a testimoniare la bellezza della vita.
Sì, essere madre non significa solo mettere al mondo un figlio, ma è anche una
scelta di vita. Cosa sceglie una madre, qual è la scelta di vita di una madre? La
scelta di vita di una madre è la scelta di dare la vita. E questo è grande, questo è
bello.
Una società senza madri sarebbe una società disumana, perché le madri sanno
testimoniare sempre, anche nei momenti peggiori, la tenerezza, la dedizione, la
forza morale......
leggi il testo integrale alla fonte

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Padre
Riportiamo alcuni brani dal discorso del 4 febbraio, in calce potrete trovare il
link alla fonte sorgente, dove leggere il testo integrale. Evidenziature del testo
in grassetto a cura della redazione di Armonia.
Il Padre
Ogni famiglia ha bisogno del padre.....
Oggi ci soffermiamo sul valore del suo ruolo, e vorrei partire da alcune
espressioni che si trovano nel Libro dei Proverbi, parole che un padre rivolge al
proprio figlio, e dice così: «Figlio mio, se il tuo cuore sarà saggio, anche il
mio sarà colmo di gioia. Esulterò dentro di me, quando le tue labbra
diranno parole rette» (Pr 23,15-16).
Non si potrebbe esprimere meglio l‘orgoglio e la commozione di un padre che
riconosce di avere trasmesso al figlio quel che conta davvero nella vita, ossia un
cuore saggio. Questo padre non dice: ―Sono fiero di te perché sei proprio
uguale a me, perché ripeti le cose che dico e che faccio io‖. ......
Gli dice qualcosa di ben più importante, che potremmo interpretare così:
―Sarò felice ogni volta che ti vedrò agire con saggezza, e sarò commosso
ogni volta che ti sentirò parlare con rettitudine. Questo è ciò che ho voluto
lasciarti, perché diventasse una cosa tua: l’attitudine a sentire e agire, a
parlare e giudicare con saggezza e rettitudine.....
Ti ho fatto sentire un affetto profondo e insieme discreto, che forse non hai
riconosciuto pienamente quando eri giovane e incerto.
Ti ho dato una testimonianza di rigore e di fermezza che forse non capivi,
quando avresti voluto soltanto complicità e protezione.
Ho dovuto io stesso, per primo, mettermi alla prova della saggezza del
cuore, ... e trovare le parole giuste per farmi capire. ...Sono felice di essere tuo
padre”. È così ciò che dice un padre saggio, un padre maturo.
Un padre sa bene quanto costa trasmettere questa eredità: quanta vicinanza,
quanta dolcezza e quanta fermezza.....
La prima necessità, dunque, è proprio questa: che il padre sia presentenella
famiglia. Che sia vicino alla moglie, per condividere tutto, gioie e dolori,
fatiche e speranze. E che sia vicino ai figli nella loro crescita: quando giocano e
quando si impegnano, quando sono spensierati e quando sono angosciati,
quando si esprimono e quando sono taciturni, quando osano e quando hanno
paura, quando fanno un passo sbagliato e quando ritrovano la strada; padre
presente, sempre.
Dire presente non è lo stesso che dire controllore! Perché i padri troppo
controllori annullano i figli, non li lasciano crescere.
I padri devono essere pazienti. Tante volte non c‘è altra cosa da fare che
aspettare; pregare e aspettare con pazienza, dolcezza, magnanimità,
misericordia.
Un buon padre sa attendere e sa perdonare, dal profondo del cuore. Certo, sa
anche correggere con fermezza: non è un padre debole, arrendevole,
sentimentale.
Il padre che sa correggere senza avvilire è lo stesso che sa proteggere senza
risparmiarsi. ....
i figli hanno bisogno di trovare un padre che li aspetta quando ritornano dai
loro fallimenti. Faranno di tutto per non ammetterlo, per non darlo a vedere, ma
ne hanno bisogno; e il non trovarlo apre in loro ferite difficili da rimarginare.
leggi il testo integrale alla fonte

*** *** ***


Il denaro ė lo sterco del diavolo
Questo è un sito orientato esclusivamente al pensiero positivo. Riportare questi
pensieri di Papa Francesco è, malgrado le apparenze, un'azione positiva:
possiamo, dobbiamo, riuscire a Vivere Liberi dalla schiavitù del denaro e dei
rapporti economici. Ogni volta che possiamo, facciamolo. L'Amore è oltre il
denaro. La liberazione è oltre il denaro. Pensiamo positivo: cerchiamo di vivere
una vera Vita.
http://orantidistrada.blogspot.it/2014/04/papa-francesco-il-denaro-e-lo-
sterco.html
Sul tema proponiamo anche l'articolo al link:
http://www.riflessioni.it/finestre-anima/papa-francesco-e-lo-sterco-del-
diavolo.htm

*** *** ***


La Fabbrica della Pace
Il Papa ai bambini:
"I potenti vogliono la guerra perché vivono con l'industria delle armi"
Il Papa ha parlato ai bambini di pace e di guerra e li ha incoraggiati a diffondere
la cultura dell'inclusione e della riconciliazione". E non ha risparmiato critiche
severe ai potenti della Terra.
"C'è tanto bisogno di fabbriche della pace - ha detto Francesco -, perché
purtroppo le fabbriche di guerra non mancano!". Il Papa si è rivolto a 7.000
bambini nell'Aula Paolo VI organizzato dalla 'Fabbrica della Pace'.
"E' un bel posto di lavoro, perché si tratta di costruire una società senza
ingiustizie e violenze, in cui ogni bambino e ragazzo possa essere accolto e
crescere nell'amore", ha detto il Pontefice.
"La guerra è frutto dell'odio, dell'egoismo, della voglia di possedere sempre di
più e di prevalere sugli altri - ha proseguito -. E voi per contrastarla vi
impegnate a diffondere la cultura dell'inclusione, della riconciliazione e
dell'incontro". "In questo progetto siete coinvolti in tanti - ha aggiunto -: voi
alunni delle scuole, appartenenti a diverse etnie e religioni; la fondazione "La
Fabbrica della Pace", che ha promosso questo progetto educativo; gli insegnanti
e i genitori; il Ministero dell'Istruzione; e la Conferenza Episcopale Italiana".
"E' un bel cammino, che richiede coraggio e fatica - ha sottolineato Francesco -,
perché tutti comprendano la necessità di un cambiamento di mentalità, per
garantire sicurezza ai bambini del Pianeta, in particolare a quelli che abitano in
zone di guerra e di persecuzione". Papa riceve in dono un caschetto bianco da
operaio, in qualità di ' lavoratore della Fabbrica della pace'.
I potenti non vogliono la pace perché vivono di guerra
"Tante persone potenti non vogliono la pace perché vivono delle guerre",
attraverso "l'industria delle armi". Lo ha detto papa Francesco rispondendo alle
domande dei bambini della Fabbrica della Pace. "Questo è grave - ha affermato
-: alcuni potenti guadagnano la vita con la fabbrica delle armi. E' l'industria
della morte, e si guadagna".
Leggi tutto alla Fonte: ANSA

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vai a Cattolicesimo- ordini monastici
oppure:
vai a Tradizioni e Sistemi Filosofico Religiosi
Monte Athos meditazioni
Padre Serafino
A tutti coloro che desiderano meditare, con spirito positivo e pieno d'amore,
proponiamo la lettura di questo brano, scaricabile anche in formato pdf:

Padre Serafino Monte Athos.pdf


Documento Adobe Acrobat [254.8 KB]

Saremo grati e riconoscenti a tutti i lettori che avranno desiderio e piacere di


condividere con noi il "frutto" delle meditazioni proposte.
Recensioni
In questa sezione, che inauguriamo con un testo Sapienziale di Padre Bruno
Secondin, potrete trovare segnalazioni di testi che, se visti con sguardo sgombro
dai preconcetti dei sistemi chiusi, parlano al cuore di ogni ricercatore sincero,
senza distinzioni di fede, razza, luogo e tempo. Oltre "i nomi e la forma".
Auspicando che i Viandanti in cammino possano trovarvi stimolo, ristoro e
conforto.

Elia Profeta, icona russa del XIX sec.

Profeti del Dio vivente. In cammino con Elia.


Bruno Secondin, Profeti del Dio vivente, LEV , 2015
Purificazione dal desiderio e realizzazione del discernimento.
Parole semplici che pesano come pietre.
Difficili da accettare, ancor più difficili da realizzare, dandogli vita, la nostra
vita.
Elementi chiave che tendono a scardinare vuote certezze, aprendoci ad orizzonti
nuovi, eppure sempre presenti.
Rielaborare l'immaginario e le emozioni è impresa ardua.
Soprattutto se la strada indicata è quella della fratellanza e della solidarietà.
Illuminare i "paesaggi nascosti dell'anima", sia pure con "rispetto e
delicatezza", non è impresa da poco.
Purificazione del desiderio e discernimento sono valori universali, assoluti: tutte
le espressioni genuine della Tradizione li condividono.
Basti pensare alla Tradizione Vedica, che identifica nel "desiderio" la matrice
che "vela" la realtà, la verità; che identifica nel discernimento (Viveka) uno
degli strumenti fondamentali di cui ogni sincero Viandante deve dotarsi (
insieme alla ferma determinazione - Abhyasa-, ed al distacco - Vairagya).
La scommessa, la provocazione, è rappresentata dalla proposta di questo testo
non tanto a coloro che sono partecipi della Tradizione rivelata della Cristianità,
quanto e soprattutto a coloro che si ritengono estranei, se non addirittura ostili,
ad essa.
L'obiettivo, anche in questo caso, è di verificare quanto siamo realmente
disposti a vivere in un orizzonte aperto, senza steccati ne barriere.
Quanti di voi avranno rinunciato ad entrare in questa pagina per "partito preso",
ovvero un giudizio sommario e negativo "a priori"?

Eppure, nello stile del sito, siamo ottimisti e positivi, con il coraggio di essere
oltre le dualità.....

Un breve accenno al testo potrà essere forse proficuo:


Il "viaggio" proposto inizia con
"Uscire dal Villaggio"
ovvero:
"Mettersi in cammino"
Sono messaggi con i quali ogni ricercatore, ogni Viandante, difficilmente può
non risuonare.
Il percorso che viene proposto è "profondo, rischioso, liberante, sanante".... e
risuona di antica Sapienza, che oltrepassa le divisioni formali dettate dalle
profanità apparentemente imperanti:
"Deformata-reformare,
reformata- conformare,
conformata-confirmare,
confirmata-transformare."
con l'avvertenza di cautela: " non avere attese troppo grandi, da miracolo:
Meglio essere concreti e pratici, avviare solo qualcosa, poco, ma che sia
reale...Non fare da spettatori, ma mettersi in gioco, senza maschere, senza
ansie, al ritmo della parola" (op.cit. pg 25)

E' un testo particolare, la cui comprensione completa presuppone l'applicazione


del "metodo", squisitamente operativo e dotato di uno Stile originale, con il
quale ci si predispone nel Silenzio per poi immergersi coralmente nella
"Parola", facendola rivivere.
Anche la semplice lettura, in ogni caso, è di grande impatto, sotto molti punti di
vista.
Alcune brevi citazioni possono essere utili a precepire il senso profondo
dell'opera, e magari a stimolare un approfondimento diretto al testo.
"Una metodologia nuova..... ma anche una chiave interpretativa inconsueta,
ben diversa dalle letture classiche" (op.cit. pg.16)

"L'intenzione era quella di partire dall'esteriorità del vivere e dell'agire, per


progressivamente entrare in un processo di purificazione, di autenticità e di
libertà." (op.cit. pg18)

E ancora,
"Dirigiti verso oriente"...ritornare alla proprie radici..
Ma come? Cominciando, questa è la proposta, con:
"No all'ambiguità e si al coraggio":
".. Stiamo cercando di arrivare all'autenticità di noi stessi, per incontrare il
desiderio più genuino con il ritorno alle radici...." (op.cit. pg 51)
per far ciò occorre fare i conti con un monito preciso:
"...incapaci di riconoscere la propria confusione: il benessere e la paura
hanno addormentato la coscienza" di fronte alla sfida il rischio è di voler
essere semplicemente spettatori non coinvolti:
"In altre parole , come spettacolo va bene, ci sarà da divertirsi; ma scegliere
no, meglio vedere prima come finisce." (op.cit. pg 56)
Sono moniti sferzanti, che mettono in luce l'ignavia dietro la quale spesso ci si
nasconde.
Che sia un testo di grande coraggio, che "dice" le cose (quelle normalmente
taciute) come sono, chiamandole con il loro nome (ad esempio: guerra e non
missione di pace come pudicamente viene presentata) queste brevi citazioni lo
dimostrano in modo chiaro:

"Il primato dell'apparato:... Quanti regimi che dissanguano il popolo per le


spese militari, per guerre per procura, per colpa di multinazionali avide che
rubano tutto, lasciando le briciole." (op. cit. pgg 56-57)

"I veri perturbatori: non essere schiavi di slogan e pregiudizi. I veri


perturbatori chi sono in realtà? Si deve giudicare in base al bene vero, non
alle convenienze e alle cordate...C'è sempre bisogno di prudenza e silenzio
sapiente, ma certe volte bisogna dire "Basta!"... Sappiamo spogliarci dai
pregiudizi... dalle ambiguità e dalle ipocrisie?." (op.cit. pg 57)

"Un nodo sempre problematico, ma particolarmente inquesto nostro tempo,


caratterizzato troppo spesso da una deriva del potere politico verso
l'autoritarismo e anche dalla prerivacazione della finanza verso una
mentalità idolatrica della propria capacità di dominio ormai
globalizzato..." (op. cit. pg.107)

"Avidità e cupidigia oscurano la coscienza personale e collettiva; tutti


finiscono per non saper distinguere che cosa è buono e cosa è malvagio.
Pensiamo alla speculazione edilizia, all'inquinamento, alle terre rare
acquistate a danno del popolo locale, alle multinazionali di rapina.... alla
finanza senza scrupoli oramai globalizzata, che fa morire e fa vivere con un
clic...Possiamo pensare anche a cose piccole, che forse ci riguardano: piccoli
sotterfugi per non pagare tasse, collaboratori senza contratto, favoritismi
sottobanco, avidità di onori e privilegi....Moloc invisibili" (op.cit. pgg 114-15)

Sono solo piccoli assaggi, come sempre siamo convinti che ciascuno debba
sempre accedere direttamente al testo integrale, senza mediazioni di sorta: solo
così è possibile evitare distorsioni e fraintendimenti, nonchè
strumentalizzazioni. non esistono scorciatoie.

Da parte nostra lo abbiamo trovato un testo che contiene livelli di lettura


molteplici, annidati uno nell'altro; facile per chiunque la lettura di base, ardua la
lettura dei Significati profondi.

Per coloro che hanno già operato la scelta esistenziale di "mettersi in cammino",
qualunqe sia la fede o la filosofia di riferimento, queste ultime citazioni
evidenziano domande "brucianti" che colpiscono al centro delle debolezze e
delle problematiche centrali di ogni cammino:

Noi sappiamo essere maestri?


Sappiamo essere discepoli? (op.cit. pg 137)

Tanti sono ancora coloro che non sanno come collegare insieme la
Tradizione e il futuro.. (op.cit. pg.139)

"Tradizione è conservare il fuoco, non adorare le ceneri" (op. cit. pg. 141)
Buona lettura e meditazione, con l'auspicio possa essere di ausilio nel vostro
personale cammino di trasmutazione, verso la Luce che cercate.
Islam - Sufismo

"Sarà la ricompensa del bene altro che il


Meglio?" (Qur'an, 55,60)
Se desiderate avere una panoramica preliminare sull'argomento suggeriamo di
consultare i siti:
Wikipedia, portale Islam
Wikipedia - portale Sufismo
Altrimenti andate direttamente qui sotto.... troverete contributi, ispirazioni e
collegamenti, che si accreseranno nel tempo.....

*** *** ***

Al-Fâtiha
(L'Aprente)
In nome di Allah, il Compassionevole, il Misericordioso‖
La lode [appartiene] ad Allah3, Signore dei mondi
il Compassionevole, il Misericordioso,
Re del Giorno del Giudizio.
Te noi adoriamo e a Te chiediamo aiuto.
Guidaci sulla retta via,
la via di coloro che hai colmato di grazia, non di coloro che [sono incorsi] nella [Tua]
ira, né degli sviati.
Fonte: http://www.sufi.it/Corano/SacroCorano.htm
LINK di approfondimento:
Il Sacro Corano
Sufismo
Siamo convinti che dei Sufi possano parlare solo dei Sufi. Ci permettiamo
comunque di suggerire anche questo sito, dove se ne tratta con il dovuto
rispetto:
mistica islamica

La via del cuore


"L'Amore è il legame che unisce i cuori, la base su cui costruire.
Se l'amore è il fondamento,
il tuo edificio sopporterà tutti i terremoti e tutte le tempeste.
Potrai costruirlo alto e ampio quanto vorrai, senza essere in pericolo. Quindi,
la nostra Via è la Via dell'Amore.
Abbandona ciò che ti impedisce di seguire il Sentiero
e volgiti per seguirlo con perseveranza;
segui la Via fino in fondo, fino alla tua destinazione..:."
leggi alla fonte
*** *** ***

Coloro che raggiungono l'obiettivo


(parabola Sufi)
L'Imam El-Ghazzali riporta un episodio della vita di Isa ibn Maryam che è stato
conservato dalla tradizione.
Un giorno Isa vide un gruppetto di persone dall'aspetto infelice sedute su un muretto
sul ciglio della strada.
"Che cos'è che vi affligge?", chiese loro.
"È la paura dell'inferno che ci ha messo in questo stato", risposero.
Egli proseguì per la sua strada e ben presto incontrò un altro gruppo di persone
dall'aria sconsolata, ognuna delle quali era ripiegata nella propria tristezza. "Che cos'è
che vi affligge?", chiese loro. "È il desiderio del paradiso che ci ha resi così",
risposero.
Egli proseguì il suo cammino finché passò davanti a un terzo gruppo di persone che
sembravano aver sofferto molto,
ma i cui volti splendevano di gioia.
Isa chiese loro: "Qual è il motivo del vostro stato?".
Risposero: "Lo spirito di Verità. Abbiamo visto la Realtà e questo ci ha resi
dimentichi degli obiettivi inferiori".
Allora Isa disse: "Sono queste le persone che raggiungono l'obiettivo. Nel Giorno del
Giudizio, saranno loro che si troveranno in presenza di Dio".
***
Coloro che credono che il progresso spirituale dipende dalla fissazione sui soli temi
della ricompensa e della punizione sono rimasti spesso sorpresi da questa tradizione
sufi relativa a Gesù.
Per i Sufi, un'eccessiva fissazione sull'idea del guadagno o della perdita può essere
proficua solo per alcuni e, in ogni caso, rappresenta solo un aspetto delle esperienze
accessibili all'uomo. Coloro che hanno studiato i metodi e gli effetti del
condizionamento e dell'indottrinamento, si troveranno sicuramente d'accordo con
loro.
I seguaci formalisti della maggior parte delle religioni, naturalmente, non ammettono
che le alternative semplicistiche (buono-cattivo, tensione-distensione, ricompensa-
punizione) siano, in realtà, solo elementi di un sistema più vasto di autorealizzazione.
Fonte: http://www.sufi.it/sufismo/Mulla_Nasruddin/obiettivo.htm

*** *** ***

Saggezza da vendere
Un uomo che si chiamava Saifulmuluk aveva dedicato metà della sua vita alla
ricerca della verità. Aveva letto praticamente tutti i libri che trattavano
dell'antica saggezza. Aveva viaggiato in tutti i paesi, conosciuti e sconosciuti,
per udire ciò che i maestri spirituali avevano da dire. Passava le giornate a
lavorare e le notti a contemplare i Grandi Misteri.
Un giorno sentì parlare di un altro maestro ancora, il grande poeta Abdullah
Ansari che viveva nella città di Herat. Si mise in viaggio per andare a trovare il
saggio e quando arrivò a destinazione vide, con sua grande sorpresa, scritto
sulla porta, uno strano annuncio: "Qui si vende la conoscenza".
"Si tratterà di un errore", pensò, "oppure di un deliberato tentativo di dissuadere
i semplici curiosi, perché non ho mai sentito dire che la conoscenza possa
essere comprata o venduta", ed entrò.
Seduto nel cortile interno, curvo sotto il peso degli anni, c'era Ansari in persona
intento a scrivere una poesia. "Sei venuto a comprare la conoscenza?", gli
chiese. Saifulmuluk annuì. Allora Ansari gli chiese di dargli tutto il denaro che
possedeva. Saifulmuluk vuotò la sua borsa: la sua fortuna ammontava a cento
monete d'argento.
"Per questa somma", disse Ansari, "puoi avere tre consigli".
"Che intendi dire?", chiese Saifulmuluk. "Come può un uomo umile come tè,
che si è votato alla saggezza, aver bisogno di denaro?".
"Viviamo nel mondo, circondati da realtà materiali", disse il saggio, "e la
conoscenza che ho mi impone nuove e importanti responsabilità. Dato che
conosco certe cose che gli altri ignorano, devo, tra l'altro, spendere dei soldi per
essere di aiuto, laddove una parola gentile o l'esercizio della Baraka non sono
appropriati".
Prese il denaro e disse: "Ascoltami bene. Il primo consiglio è: 'Una piccola
nube è segno di pericolo".
"Ma è questa la conoscenza?", si meravigliò Saifulmuluk. "Non mi pare che ciò
mi insegni molto sulla natura della verità suprema o sul ruolo dell'uomo nel
mondo".
"Se devi interrompermi", disse il saggio, "puoi riprendere il tuo denaro e
andartene. A che serve conoscere il ruolo dell'uomo nel mondo, se quest'uomo è
morto?".
Saifulmuluk tacque e attese il consiglio successivo. "Ed ecco il secondo
consigliò", continuò Ansari: "Se puoi trovare nello stesso posto un uccello, un
gatto e un cane, prendili con tè e abbine cura fino alla fine".
"Che strano consiglio", pensò Saifulmuluk, "ma forse contiene un recondito
significato metafisico che mi si paleserà se lo mediterò a lungo".
Rimase quindi in silenzio finché il saggio non ebbe elargito l'ultimo consiglio.
"Quando avrai fatto l'esperienza di certe cose che ti sembreranno irrilevanti e se
avrai tenuto conto del consiglio precedente, allora, e solo allora, una porta si
aprirà per tè. Entra da quella porta".
Saifulmuluk avrebbe voluto rimanere presso quello sconcertante saggio per
studiare, ma Ansari lo congedò alquanto bruscamente.
Riprese dunque i suoi pellegrinaggi e andò nel Kashmir, dove studiò con un
maestro. Poi si mise nuovamente a viaggiare attraverso l'Asia Centrale, finché
giunse sulla piazza del mercato di Buchara il giorno stesso in cui aveva luogo
una vendita all'asta. Vide un uomo che portava via un gatto, un uccello e un
cane che aveva appena comprato. "Se non mi fossi trattenuto così a lungo nel
Kashmir", pensò Saifulmuluk, "avrei potuto comprare quegli animali, che fanno
sicuramente pane del mio destino".
Poi cominciò a preoccuparsi perché, anche se aveva visto l'uccello, il gatto e il
cane, non aveva ancora scorto la piccola nuvola. Tutto sembrava andare storto.
L'unica cosa che lo confortò fu rileggere uno dei suoi quaderni, in cui aveva
notato e dimenticato questa sentenza di un anziano saggio: "Gli eventi arrivano
in sequenza. L'uomo crede che tale sequenza sia di un ceno tipo. Talvolta, però,
si tratta di un diverso tipo di sequenza".
Allora si rese conto che, sebbene i tre animali fossero stati venduti all'asta,
Ansari non gli aveva mai detto di comprarli a un'asta. Non si era ricordato dei
termini esatti del secondo consiglio: "Se puoi trovare nello stesso luogo un
uccello, un gatto e un cane, prendili con tè e abbine cura fino alla fine". Così si
mise alla ricerca del compratore per sapere se gli animali erano ancora "nello
stesso luogo".
Dopo molte ricerche, finì per scoprire che l'uomo si chiamava Ashikikhuda e
che aveva comprato quegli animali solo per risparmiar loro la sofferenza di
rimanere confinati nella sala dell'asta, dove erano rinchiusi già da parecchie
settimane in attesa di un compratore. Sì, erano ancora "nello stesso luogo" e
Ashikikhuda fu felice di poterli vendere a Saifulmuluk.
Questi si insediò a Buchara: con gli animali non gli era più possibile continuare
il viaggio. Usciva tutti i giorni per lavorare in una filanda di lana e rientrava la
sera penando alle sue bestie il cibo che aveva comprato con il salario della
giornata. Così, passarono tre anni.
Un giorno, quando era ormai un maestro filatore e viveva con i suoi animali
come membro rispettato dalla comunità, mentre stava passeggiando nei dintorni
della città vide qualcosa che somigliava a una piccola nuvola fluttuare
all'orizzonte. Quella nuvola era così insolita che rinfrescò improvvisamente la
sua memoria. E gli tomo in mente il primo, consiglio: "Una piccola nube è
segno di pericolo".
Saifulmuluk tomo immediatamente a casa, riunì i suoi animali e fuggì verso
occidente. Quando arrivò a Isfahan, era quasi senza soldi. Qualche giorno dopo
seppe che la nuvola che aveva visto era una nube di polvere sollevata da un'orda
di conquistatori che avevano saccheggiato Buchara e massacrato i suoi abitanti.
Allora si ricordò le parole di Ansari: "A che serve conoscere il ruolo dell'uomo
nel mondo, se quest'uomo è morto?".
La gente di Isfahan non amava particolarmente gli animali, e tantomeno i
filatori e gli stranieri, sicché Saifulmuluk si ridusse ben presto in miseria. Si
buttò a terra gridando: "Oh, Catena dei Santi! Oh, Beati! Oh, voi che siete stati
trasformati! Aiutatemi voi, perché sono al punto in cui i miei soli sforzi non mi
sostengono più e i miei animali soffrono la fame e la sete".
Mentre giaceva al suolo, tra la veglia e il sonno, in preda ai morsi della fame e
rassegnato a lasciarsi guidare dal destino, vide, chiara come un oggetto in pieno
giorno, l'immagine di un anello d'oro incastonato con una gemma dai colori
cangianti, che scintillava infuocata come il mare fosforescente dalle cui
profondità emanano verdi bagliori. Una voce, o ciò che sembrava essere una
voce, gli disse:
"Questa è la corona d'oro dei tempi, il Samir di Verità, l'anello stesso di rè
Salomone, il figlio di Davide - la pace sia sul suo nome - i cui segreti devono
essere custoditi".
Guardandosi intorno, vide l'anello rotolare in una cavità del terreno. Gli sembrò
di essere sulla riva di un ruscello, sotto un albero, vicino a una roccia dalla
forma strana. All'alba, sentendosi più riposato e in grado di sopportare la fame,
Saifulmuluk si mise a vagare nei dintorni di Isfahan. E, come se in qualche
modo se l'aspettasse quasi senza poterne spiegare il motivo, scoprì il ruscello,
l'albero e la roccia. Sotto la pietra
si nascondeva una cavità. Vi infilò un ramoscello ed estrasse fanello che aveva
già visto nelle singolari circostanze appena descritte.
Mentre lavava l'anello nel corso d'acqua, Saifulmuluk esclamò: "Se è veramente
l'anello del Grande Salomone - che il suo nome sia benedetto! - concedi, spirito
dell'anello, una degna fine alle mie difficoltà".
Allora la terra fu come scossa e una voce tuonò come un vortice nelle sue
orecchie: "Nei secoli dei secoli, buon Saifulmuluk, ti auguriamo la pace. Sei
l'erede del potere di Salomone, figlio di David - che la pace sia con lui! -
maestro dei Ginn e degli uomini. Io sono lo schiavo dell'anello. Sono ai tuoi
ordini, maestro Saifulmuluk!".
"Conduci qui i miei animali e porta loro del cibo", disse immediatamente
Saifulmuluk, senza dimenticarsi di aggiungere: "Per il Grande Nome e in nome
di Salomone, nostro Maestro, comandante dei Ginn e degli uomini, su di lui il
saluto!".
Aveva appena finito di pronunciare queste parole, che gli animali apparvero
ognuno col suo cibo preferito. Allora strofinò l'anello e lo spirito dell'anello gli
parlò ancora. Era come un ruggito per le sue orecchie: "Ordinami, e qualunque
sia il tuo desiderio, sarà esaudito, ad eccezione di ciò che non può essere
esaudito, maestro dell'anello".
"Dimmi, nel nome di Salomone - che la pace sia con lui! - è questa la fine, dal
momento che, per ordine del mio maestro, il Khwaja Ansari di Herat, devo
provvedere al benessere dei miei compagni fino alla fine?".
"No", rispose lo spirito, "non è la fine".
Saifulmuluk rimase in quel luogo e chiese al Ginn di costruire una casetta e un
rifugio per i suoi animali, insieme ai quali viveva. Ogni giorno, il Ginn
provvedeva al loro sostentamento e i passanti si meravigliavano davanti alla
santità di Saif-Baba, 'Padre Saif, come chiamavano "colui che viveva di nulla,
circondato da animali selvaggi e domestici".
Saif-Baba studiava gli appunti che aveva preso durante i suoi viaggi e
contemplava le sue esperienze. Il resto del tempo, osservava i tre animali e
studiava il loro comportamento. Ognuno reagiva a modo suo ai suoi
incitamenti. Egli incoraggiava le loro qualità e scoraggiava i loro difetti, e non
si stancava mai di parlar loro del grande Khwaja Ansari e dei tre consigli. Di
tanto in tanto passavano degli uomini devoti che spesso lo invitavano a
discutere con loro o a studiare le particolari Vie che seguivano. Ma egli
rifiutava. "Ho un compito da svolgere, datomi dal mio maestro", rispondeva
semplicemente. Un giorno, ebbe la sorpresa di sentire il gatto parlargli con un
linguaggio che riusciva a comprendere: "Maestro", disse il gatto, "tu hai un
compito e devi portarlo a termine. Ma non ti sorprende che il momento, che tu
chiami 'la fine', non sia ancora arrivato?".
"No, in verità, non mi sorprende", rispose SaifBaba, "perché, per quanto ne so,
potrebbe durare ancora cent'anni".
"È qui che sbagli", disse l'uccello, che si era unito alla conversazione, "perché
non hai imparato ciò che avresti potuto dai vari viaggiatori che sono passati di
qui. Siccome ti sembravano tutti diversi - così come noi animali ti sembriamo
diversi l'uno dall'altro - non ti sei reso conto che sono stati tutti inviati dalla
stessa fonte del tuo insegnamento, dallo stesso Khwaja Ansari, per vedere se hai
sviluppato abbastanza percezione per seguirli".
"Se così fosse", disse Saif-Baba, "e non lo credo affatto, potete spiegarmi com'è
possibile che un semplice gatto e un minuscolo passerotto possano dirmi ciò
che io, che pure ho beneficiato di interventi miracolosi, non sono in grado di
vedere?".
"È semplice", dissero entrambi all'unisono. "Ti sei talmente abituato a guardare
le cose in modo univoco, che i tuoi difetti sono visibili anche alla mente più
ordinaria".
Quelle parole preoccuparono Saif-Baba. "Così, avrei potuto trovare da molto
tempo la porta di cui parla il terzo consiglio, se fossi stato correttamente
armonizzato?". "Sì", disse il cane, unendosi alla discussione. "La porta si è
aperta una dozzina di volte nel corso di questi ultimi anni, ma non l'hai vista.
Noi l'abbiamo vista aprirsi, ma, essendo animali, non potevamo dirtelo".
"Allora, come mai ora potete dirmelo?".
"Puoi capire il nostro linguaggio perché tu stesso sei da poco diventato un po'
più umano. Ma ti resta solo un'altra possibilità, perché stai invecchiando".
Saif-Baba pensò inizialmente: "Deve essere un'allucinazione". Poi si disse:
"Non hanno il diritto di parlarmi in questo tono; sono il loro maestro e fonte del
loro sostentamento". Infine, un'altra parte di sé si mise a pensare: "Se si
sbagliano, non ha alcuna importanza. Ma se hanno ragione, per me è terribile.
Non posso correre questo rischio". Così si mise in attesa della sua opportunità.
Passarono i mesi. Un giorno, un derviscio errante piantò la sua tenda davanti
alla porta di Saif-Baba. Strinse amicizia con gli animali e Saif decise di
confidarsi con lui. "Allontanati!", disse il derviscio seccamente; "tutte queste
considerazioni sul maestro Ansari non mi interessano affatto, così come non mi
interessano tutte le tue storie sulle tue nuvole, la tua ricerca, le tue
responsabilità nei confronti degli animali, e anche sul tuo anello magico.
Lasciami in pace! So di cosa dovresti parlare, ma non so di cosa stai parlando"'.
Disperato, Saif-Baba invocò lo spirito dell'anello, ma il Ginn si limitò a
rispondere: "Non ti dirò ciò che non va detto. So bene, invece, che soffri della
^malattia chiamata 'pregiudizio nascosto permanente'. Questo pregiudizio
controlla i tuoi pensieri e ostacola il tuo progresso sulla Via".
Saif-Baba andò allora dal derviscio, che era seduto sull'uscio della porta. "Che
devo fare, perché mi sento responsabile dei miei animali e, per quanto mi
riguarda, sono confuso e non mi sento più guidato dai tre consigli?".
"Hai parlato con sincerità", disse il derviscio. "È un inizio. Affidami i tuoi
animali e ti darò la risposta".
"Ma io non ti conosco; mi chiedi troppo!", protestò Saif-Baba. "Come puoi
chiedermi una cosa simile? Ti rispetto, ma mi rimane un dubbio ...".
"Ben detto!", disse il derviscio. "Le tue parole non rivelano la tua
preoccupazione per il benessere dei tuoi animali, bensì la tua mancanza di
percezione nei miei confronti. Se ti affidi all'emozione o alla logica per
giudicarmi, non puoi beneficiare del mio aiuto. Sei ancora avido, in un certo
senso, dato che rivendichi il tuo diritto di proprietà sui 'tuoi' animali. Vattene,
com'è vero che mi chiamo Darwaza!".
Ora 'Darwaza' significa porta. Ciò diede molto da pensare a Saif-Baba. Non
poteva trattarsi della 'porta' preannunciata dallo sceicco Ansari? "Potresti essere
la 'Porta' che cerco, ma non ne sono sicuro", disse al derviscio Darwaza.
"Sparisci, tu e le tue speculazioni!", gli urlò il derviscio. "Non vedi che i primi
due consigli si rivolgevano alla tua mente e che l'ultimo può essere colto solo
dalla tua percezione?".
Saif-Baba trascorse altri due anni nella confusione e nell'ansietà. Poi,
improvvisamente, vide la verità.
Chiamò i suoi animali e li congedò con queste parole: "Ora siete liberi. Questa è
la fine". Mentre stava pronunciando queste parole, vide che gli animali avevano
ormai una forma umana ed erano trasformati. Accanto a lui c'era Darwaza, ma
le sue sembianze erano ora quelle del grande Khwaja Ansari in persona. Senza
pronunciare una parola, Ansari aprì una porta nell'albero che innalzava i suoi
rami sulla riva del ruscello e, nel varcare la soglia, Saif-Baba scoprì un
prodigioso sotterraneo dove erano incise, in lettere d'oro, le risposte alle
domande sulla vita e la morte, sulla natura della morte e la natura dell'uomo,
sulla conoscenza e l'ignoranza, che lo avevano tormentato per tutta la vita.
"È l'attaccamento alle forme esteriori", disse la voce di Ansari, "che ti ha
ostacolato in tutti questi anni. In un certo senso, a causa di questo attaccamento,
per tè è troppo tardi. Ora puoi prendere l'unica parte di saggezza che ti è ancora
accessibile".
***
Questa storia evidenzia, tra l'altro, un tema prediletto dai Sufi: la Verità
"tenta di manifestarsi" nell'umanità; appare e riappare a ogni uomo sotto
spoglie difficili da penetrare e che, a prima vista, possono non avere alcun
rapporto l'una con l'altra.
Solo lo sviluppo di una "percezione speciale" permette all'uomo di seguire il
cammino di questo processo invisibile.
Fonte:
http://www.sufi.it/sufismo

*** *** ***

Immagini e musica
Senza commenti, solo una proposta: ascoltate mentre meditate sull'immagine,
in attesa delle Ispirazioni che verranno.
Sufi - La Danza del Cosmo
Il Sufi a volte danza, ma mentre danza, al centro rimane assolutamente
immobile: "il centro del Cosmo".
La danza è il Cosmo, tutto è in movimento, ma al centro la Coscienza osserva
in silenzio, indisturbata.
Ebraismo - Kabbalah
Come introduzione generale, si suggerisce di visitiare il portale di Wikipedia:
Wikipedia - portale Ebraismo
Per la Torah, la fonte consultata è :
Torah.it
dove potrete trovare, oltre ai testi in ebraico, le taduzioni in italiano della Torah
e del Talmud.
*** *** ***

„Ehjeh „Ašer „Ehjeh - Io sono ciò che sono

Genesi 1
1 In principio creò Iddio il cielo e la terra.
2 E la terra era deserto e solitudine, ed
oscurità era sulla faccia dell‘abisso; ed
un vento di Dio [cioè fortissimo]
agitavasi sulla faccia dell‘acqua.
3 Dio disse: Sia luce; e fu luce.
4 Iddio vide la luce essere buona cosa; e
Iddio separò la luce dall‘oscurità.
5 Dio chiamò la luce Giorno, e l‘oscurità
chiamò Notte. Così fu una sera, e fu
una mattina; (cioè) un giorno.
6 Iddio disse: Siavi uno strato in mezzo
alle acque, e separi acque da acque.
7 Iddio fece lo strato, il quale separò le
acque che sono di sotto allo strato dalle
acque che sono di sopra allo strato; e fu così.
8 Iddio chiamò lo strato Cielo.
Così fu una sera, e fu una mattina;
(cioè) un secondo giorno.
9 Iddio disse: Raccolgansi le acque di
sotto al cielo in un luogo solo, in guisa
che apparisca l‘asciutto; e fu così.
10 Iddio chiamò l‘asciutto Terra, ed il
ricettacolo delle acque chiamò Mare. E
Dio vide che (ciò era) bene.
11 Iddio disse: Produca la terra erba,
erbaggi forniti di seme, alberi fruttiferi facienti
Fonte: traduzione italiana della Torà di Samuel David Luzzatto
Link: http://www.archivio-torah.it/testotorah/01.pdf

La Kabbalah (Qabalah)
lo Zohar ed il Sepher Yetzirah
La Sapienza della Kabbalah (termine tradotto anche come Qabalah) a lungo
conservata esclusivamente attraverso la trasmissione iniziatica da "Maestro a
Discepolo", è in parte oggi accessibile anche al pubblico "profano".
O meglio "sembra esserlo" a chi ci si avvicina in modo superficiale.
Al di la dei testi reperibili, restano due ostacoli posti a tutela dell'essenza di
questo aspetto della Tradizione.
Il primo è un ostacolo linguistico. I testi della Kabbalah sono scritti in Ebraico,
una delle linge sacre.
Il secondo ostacolo è rappresentato dall'essere, a tutti gli effetti, un percorso
iniziatico e non "culturale". La Kabbalah, come le altre forme pure della
Tradizione, va vissuta come percorso esistenziale.
Al suo interno la Kabbalah ha una regola normalmente rispettata: può scriverne
solo chi ne è autorizzato, e chi lo fa deve limitarsi a ciò che effettivamente "ha
vissuto" direttamente.
Per questo, con rispetto, ci asteniamo dallo scriverne e ci auto-limitiamo,
fornendo semplicemente, oltre il collegamento a Wikipedia, dei link a siti che
riteniamo di elevato spessore, nei quali sarà possibile approfondire l'argomento.
Come sempre, senza nessuna pretesa di essere esaustivi e nel pieno rispetto
della libera ricerca individuale.
Zohar
Dello Zohar ( Il libro dello splendore) che ne rappresenta la fonte primaria, è
possibile reperire il testo originale. Di traduzioni complete in italiano, per
quanto di nostra conoscenza, non ve ne sono.
In ogni caso, qualsiasi traduzione, per quanto accurata, difficilmente riesce a
trasferire il Significato simbolico ed analogico della fonte originale, malgrado
gli sforzi del traduttore.
Sepher Yetzirah
Del Sepher Yetzirah ( Il libro della Formazione) non si ha certezza di chi ne sia
l'autore ne il periodo in cui è stato scritto.
Secondo alcune interpretazioni la datazuine è di 2.000 anni A.C., anche se le
fonti disponibili sono di epoca medioevale.
Ci sono diverse fonti del Sepher Yetzirah, tra le quali il codice di Luria, è
quella ritenuta maggiormente attendibile.

Link sulla Kabbalah:


Wikipedia- Cabala ebraica
Har Tzion Montesion
Kabbalah Education & Research Institute
Kabbalah Revealed (link relativo a 15 video di introduzione alla Kabbalah)
Sepher Yetzirah
Zohar
Wikipedia - Isaac ben Solomon Luria

Athanasius Kircher, Systema


Sephiroticum

L'ALBERO DELLA VITA


Sappi che, prima che le emanazioni fossero emanate e le creature create,
la semplice Luce Superiore colmava tutta l‘esistenza.
Non esisteva nessun posto libero né di aria vuota e né spazio,
ma tutto era colmo di quella semplice Luce dell'Ein Sof- Infinito".
Non aveva distinzione, né di inizio né di fine,
ma tutto era un'unica semplice Luce uguale in un'unica uguaglianza
ed essa è quella che viene chiamata "Or Ein Sof- Luce Infinita".
E quando si innalzò nel Suo semplice desiderio,
il creare i Mondi e l‘emanare gli emanati,
di far uscire alla luce la perfezione
delle Sue azioni, i Suoi Nomi ed i Suoi Appellativi,
il che fu la causa della creazione dei Mondi.
Ecco allora restrinse Se Stesso, Ein Sof,
nel punto di mezzo, il quale, in esso, è
precisamente nel centro e restrinse quella Luce
e si allontanò verso i dintorni dei lati del punto centrale.
Ed allora rimase posto libero,
aria e spazio vuoto proprio dal punto di mezzo.
Ed ecco questa restrizione era in un'unica comparazione
nei dintorni di quel punto di mezzo, vuoto.
Così che quello spazio era circolare da tutte le sue parti i
n comparazione assoluta.
Ed ecco dopo la restrizione,
quando allora rimase il posto dello spazio e l‘aria libera e vuota
precisamente nel mezzo della Luce di Ein Sof,
ecco che già c‘era un posto nel quale gli emanati
e le creature ed i creati ed i compiuti potessero essere.
Ed allora proseguì dalla Luce Ein Sof
una singola linea dall'Alto al basso,
che si svolge scendendo dentro quello spazio.
E per mezzo di quella linea
emanò, e creò, e formò e fece tutti i Mondi, tutti.
Prima di quei quattro Mondi
c'era un unico Ein Sof ed Il Suo Unico Nome, i
n un'unità meravigliosa e celata,
che non c'è forza persino negli angeli che Gli sono vicini
ed essi non hanno la realizzazione dell'Ein Sof,
perché non c'è nessun intelletto che è stato creato che possa realizzarLO,
dato che Esso non ha posto, e non ha confini e non ha Nome.
L’ARI ( Isaac Ben Luria)
Kabbalista del 16secolo secolo e.v.
Induismo e Tradizione Vedica
Induismo e Vedanta
Per una visione introduttiva a carattere generale sull'Induismo, si suggerisce di
consultare lo specifico portale di Wikipedia:
Portale Induismo
Per approfondire la Tradizione Vedica, consigliamo:
www.vedanta.it
www.vidya.org
www.Advaita-vedanta.org
Per chi desiderasse approfondire la filosofia indiana nel suo complesso,
consigliamo di leggere: S. Radhakrishnan "La filosofia indiana" (2 voll)
nella pregevole edizione Asram Vidya, Roma, 1998
È una lettura ardua, complessa, che presuppone una forte spinta "interiore "
verso la ricerca del proprio Sè...ed oltre. Quindi un'azione operativa verso la
trasmutazione del proprio essere materiale così come appare ai sensi ed alla
mente razionale legata (ma anche limitata) alla manifestazione così come la
percepiamo, troppo frequentemente considerata "la realtà ", realtà che la stessa
"scienza" oramai ha dimostrato essere solo un'apparenza distorta di ciò che
effettivamente È, pur non essendo, se mai lo potrà, arrivare a concepire l'unica
"Forza unificante".
Ci permettiamo di riportare alcuni brevi stralci dell'Opera, senza la presunzione
di commentarli: volerli recensire sarebbe presunzione. Alla vostra sensibilità,
alle vostre ispirazioni, percepirne le risonanze.
Se poi decideste di leggere il testo nella sua integrità, o passerete oltre.....
Avremo semplicemente compiuto ciò che sentivamo dover fare, senza
aspettative.

A seguire, per coloro che lo desiderano, alcuni brani da testi Sapienziali.

Dal secondo volume, "I sei darśana brahmanici":


Rapporti con i Veda.
"L'adozione del metodo critico servì a moderare l'impetuosità
dell'immaginazione speculativa ed aiutò a dimostrare che le false filosofie non
si potevano difendere così fermamente come supponevano i loro sostenitori.
Ma l'enfasi iconoclasta dei materialisti, degli scettici e di alcuni seguaci del
buddhismo distrusse le basi di ogni certezza.......
L'uomo non può vivere nel dubbio.....
Se non possiamo stabilire la verità di qualche cosa mediante la logica, tanto
peggio per la logica......
Accettare i Veda significa, in pratica, ammettere che l'esperienza spirituale, in
questi argomenti, sia un'illuminazione maggiore di quella semplicemente
intellettuale....(op. cit. pgg 6-9).
I Sūtra.
"....questi dovevano essere sintetici il più possibile, chiari, in grado di fornire il
significato essenziale e di sciogliere molti dubbi.......Gli scrittori antichi non
tendevano alla prolissità....
Questa estrema concisione rende oggi difficile la comprensione dei Sūtra senza
l'ausilio di un commento......
La depositaria dei punti di vista filosofici era la Tradizione orale e non i
libri.....(pgg. 9-11)
Idee comuni.
I darśana accettano l'intuizione, l'inferenza e il Veda, ma la ragione viene
subordinata all'intuizione perché la vita nella sua totalità non può essere
compresa dalla ragione logica....
Come la differenza tra la semplice consapevolezza e l'auto coscienza costituisce
l'abisso che separa l'animale dall'uomo, così la differenza tra l'auto coscienza e
la super coscienza costituisce la differenza tra l'uomo quale è e l'uomo quale
dovrebbe essere.....
Per quanto riguarda quasi tutti i pensatori più recenti - con le dovute eccezioni
- il loro contributo metafisico non sembra essere sufficientemente importante;
di fatti la loro erudizione è prodigiosa, ma essi appartengono al periodo della
decadenza, in cui la tendenza a commentare.....prende il posto della creatività.(
pgg. 12-16).

La Tradizione vedica
Anche nella Tradizione Vedica troviamo l'UNO, come fondamento ultimo
dell'esistenza. Eccolo in uno dei documenti scritti più antichi della storia
umana, il Nasadiya Sukta.

Nasadiya sukta Inno della Creazione


In principio non vi era Essere né Non-essere.
Non vi era regno dell'aria né cielo al di là.
Che cosa lo avvolgeva?
Dove?
Chi lo proteggeva?
C'era l'Acqua, insondabile e profonda?
Non vi era morte, allora, non ancora immortalità; non vi era alcun segno, né
giorno e notte .
L'Uno respirava senza respiro, per impulso proprio.
Oltre a quello non vi era assolutamente null'altro.
Tenebra vi era, tutto avvolto da tenebra, tutto era caos indifferenziato.
Tutto ciò che allora esisteva era vuoto e senza forma: dalla grande potenza di
calore è nata tale unità.
In principio sorse il desiderio, il primo seme e germe dello Spirito.
I Veggenti indagando nei loro cuori con saggezza, scoprirono la connessione
tra l'Essere e il Non-essere.
Trasversalmente è stata estesa la loro linea di divisione.
Che cosa c'era al di sopra di essa allora, e che cosa al di sotto?
Portatori di seme vi erano, e forze potenti, libera azione qui ed energia lassù.
Chi lo sa veramente?
Chi può permettersi di dirlo?
Da cosa nacque?
Da dove originò questa creazione?
Anche gli Dei vennero dopo la sua apparizione.
Chi dunque può dire da dove venne in essere?
Egli, la prima origine di questa creazione, sia che abbia creato tutto o no, Egli,
che sorveglia tutto dall'alto dei cieli, in verità lo sa, o forse anche lui non lo sa!
(Il Nasadiya sukta, centoventinovesimo inno del decimo Mandala del Rigveda. Il
Rigveda è il più antico testo indoeuropeo ad oggi conosciuto.)
Ascolta l'inno alla fonte
*** *** ***
Vivekakudamani
Il gran gioiello della discriminazione
proponiamo un breve estratto dal testo di Shankara

" 12. Solo con la corretta investigazione si finisce per comprendere che la
corda è stata scambiata per l‟illusorio serpente, facendo così cessare ogni
timore e sofferenza.
17. Solo colui che usa il discernimento, il distacco, la calma con le qualità
concomitanti, e che aspira ardentemente alla liberazione può investigare sul
Brahman.
18. I Saggi hanno detto che per la realizzazione occorre praticare quattro
qualificazioni, senza le quali l‟attuazione del Brahman può fallire.
19. La prima è la discriminazione tra reale e irreale, la seconda è il distacco da
ogni frutto dell‟azione sia in questo mondo sia in altri, la terza è costituita dal
gruppo delle sei qualità, quali la calma mentale, ecc., e la quarta è
l‟aspirazione ferma e ardente alla liberazione.
20. Il discernimento tra reale e irreale si fonda sull‟incrollabile convinzione
che solo Brahman è reale e che l‟universo fenomenico è non-reale.
21. Vairāgya è il distacco da tutti i godimenti transitori, da quelli corporali a
quelli corrispondenti allo stato di Brahmā. La rinuncia, fondata sulla
riflessione personale e sull‟insegnamento del guru, dev‟essere applicata a tutti
gli organi e a tutte le condizioni di godimento.
22. Sama è la condizione di mente pacificata che contempla costantemente la
meta, dopo essersi distaccata dalla molteplicità degli oggetti sensibili perché
ne ha messo in evidenza la loro vacuità.
23. Dama, o autodominio, si ha quando si staccano i due gruppi di organi
sensoriali dai loro oggetti corrispondenti, riportandoli ai loro rispettivi centri.
Il raccoglimento è reputato perfetto quando gli oggetti esterni cessano di
mettere in moto le modificazioni mentali.
24. Titiksa, o la pazienza, è quella condizione che sa accettare le afflizioni
senza risentimento o ribellione, trovandosi libera da ogni ansietà e da ogni
lamento.
25. Sraddha è l‟aderenza fiduciosa alla verità esposta nelle Scritture e dal
proprio guru; con essa si perviene ad apprendere il reale.
26. Samadhana, o fermezza mentale, è quella condizione in cui la buddhi è
costantemente concentrata sull‟assoluto Brahman, senza cadere nel gioco
mentale.
27. Mumuksuta, o l‟anelito all‟emancipazione, è quella determinazione di
apprendere la propria reale natura affrancandosi da tutte le forme di schiavitù,
da quelle relative al senso dell‟io a quelle del corpo grossolano create
dall‟ignoranza.
37. Vi sono anime sante, serene e magnanime che, simili alla primavera,
effondono una benefica influenza per il bene dell‟umanità. Costoro, avendo
trasceso l‟oceano delle nascite e delle morti, per un atto d‟amore aiutano i loro
simili a trascenderlo a loro volta.
38. Invero è nella natura del magnanimo di aiutare gli altri a rimuovere
l‟incompiutezza, come la luna spontaneamente rinfresca la terra arsa dagli
infuocati raggi del sole.
52. Se un peso che si porta sulla testa è tanto gravoso da provocare spossatezza
e dolore, esso può essere alleggerito anche da altri. Ma se si soffre la fame, la
sete, e così via, questa sofferenza nessuno può allontanarla se non se stessi.
53. Per riacquistare la propria salute, un malato deve seguire la giusta dieta e
prendere le prescritte medicine. Non potrà guarire se altri prenderanno per lui
i relativi farmaci.
54. È per la propria illuminazione, è per l‟esperienza diretta, e non per la
mediazione di un erudito, che l‟aspirante alla realizzazione riconosce la vera
natura delle cose. La bellezza della luna può essere conosciuta mediante i
propri occhi e non dalla descrizione che possono farne gli altri.
58. L‟eloquenza sonora rappresentata da un fiume di parole, l‟abilità di
esporre o commentare le scritture, l‟erudizione stessa servono solo alla propria
soddisfazione, ma nei riguardi della liberazione tutto ciò è proprio inutile.
60. Quelle scritture composte da una moltitudine di parole non formano altro
che una foresta impenetrabile in cui la mente facilmente si smarrisce. Il saggio
aspirante deve applicarsi con zelo a sperimentare da sé la vera natura
dell‟ātman.
62. Una malattia non se ne va pronunciando semplicemente il nome della
medicina, occorre che questa sia ingerita, così non sperare che, con la
semplice ripetizione del nome Brahman, tu possa conoscere il Sé.
65. Un tesoro nascosto nelle profondità della terra può essere trovato solo
quando è scoperto il luogo esatto e quando si scava, rimuovendo i blocchi di
terra e di pietra. Mai esso potrebbe uscire chiamandolo solo per nome. Così
per afferrare la risplendente verità del Sé, nascosto dalla māyā e dai suoi
effetti, dobbiamo conformarci alle istruzioni di un conoscitore del Brahman e
seguire poi la riflessione, la meditazione, ecc. Il Sé non può emergere e
manifestarsi con semplici ragionamenti sofistici.
68. Ascolta attentamente ciò che ora ti dirò, o sagace discepolo. Seguendomi in
modo corretto, tu sarai in grado di spezzare, senza esitazione, la catena delle
trasmigrazioni.
69. Il primo gradino che porta alla liberazione è il distacco (vairāgya) dalle
cose periture; il secondo consiste nel coltivare la quiete mentale,
l‟autodominio, la pazienza (sama, dama, titiksa) e, inoltre, nell‟astenersi da
tutte quelle azioni indicate dalle Scritture.
70. Poi viene l‟ ”ascolto” dell‟insegnamento, la riflessione (mananam) su ciò
che è stato udito, la meditazione di lunga durata sulla Verità; dopo questa
prassi, l‟aspirante diventa un Muni e potrà raggiungere il supremo stato non-
differenziato (avikalpam), realizzando così nella stessa vita, la beatitudine..."
leggi tutto il testo alla fonte
*** *** ***

neti, neti
non è questo, non è questo
Una meditazione sull'UNO, sulla sua assoluta indicibilità, collegata
all'iniziazione, quale passaggio obbligato per procedere verso la sua intuizione,
ci viene offerta da una della Upanisad più antiche, che suggeriamo di leggere
integralmente (vedi bibliografia). Ve ne riportiamo un breve estratto:
Brhadāranyaka Upanişad
III.IX.26 “Quello non è così, non è così…. E’ inafferrabile perché in
verità non può essere percepito, è indistruttibile perché in verità non
può essere distrutto, privo di contatto perché in verità non è toccato da
nulla, non è limitato, non vacilla e non soffre pena….”
In questo śloka l‟Upanişad si innalza a livello metafisico proponendo Brahman
come “non è così, non è così” perché qualunque qualificazione, attributo o altro
non può rispondere a ciò che è Brahman. “In che senso?” si domanda Śankara
nel suo commento: “perché trascende tutte le proprietà degli effetti, pertanto non è
afferrabile….non può essere percepito” con la mente o qualsiasi strumento di
contatto...(Upanişad, Bompiani op. cit. pgg. 155 e 159)
III.IX.23 “….Su cosa è fondato il Soma?. Sulla iniziazione. Su che cosa
è fondata l’iniziazione? Sulla Verità. Per questo, di uno che sia stato
iniziato, dicono: costui afferma la verità. Invero sulla verità è fondata
l’iniziazione. In che cosa è fondata la verità? Sul cuore, rispose allora,
perché la verità la si conosce attraverso il cuore. Invero, solo nel cuore è
stabilita la verità. E’ proprio cosi, Yajňavalkya”. ...(Upanişad, Bompiani op.
cit. pg. 153).

*** *** ***

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OM - AUM - Pranava
Il suono/luce della Creazione e della Vita

L‟OM, nella Tradizione Vedica è il “suono/parola” primordiale della Creazione e


della Vita manifestata, ma anche ciò che connette all‟Entità suprema, indicibile.
Secondo tutte le forme che la Tradizione Una ha assunto, la Creazione ha inizio
con il suono (che poi venga definito Verbo, Logos, Parola è solo un modo per
cercare di identificare l‟essenza primordiale che agisce).
La Tradizione, nella sua manifestazione vedica, è forse l‟unica che identifica tale
“suono”, mentre altre lo citano, ma non lo esprimono, altre ancora ci parlano di
una “parola perduta”.
Un'ulteriore particolarità della Tradizione vedica è rappresentata dal termine
utilizzato "svar" (Chandogya Upanishad, 1.5.4. "..Tale è certamente il suono
(svar): quello che è la sillaba OM").
Citiamo dalle note 17 e 18 alla Chandogya, primo Adhyaya, nell'edizione Asram
Vidya, pgg.180-181:
"La radice svar possiede diversi significati - tra cui a)suonare, risuonare, emettere o
produrre suono; b)rilucere, risplendere, diffondere luminosità; c)muoversi,
procedere, fluire -che sono complementari, mutuamente integrantisi e sovente
coesistenti."
"La sillaba OM esprime simbolicamente il Brahman e il termine svara designa
il suono-luce".
Luce che rappresenta l'altra parola chiave di tutte le forme della Tradizione. Luce
come energia in movimento, che produce suono: esattamente ciò a cui è arrivata
la scienza occidentale nell'ultimo secolo.....
Particolarmente illuminante (è il caso di dirlo) il seguito della nota citata:
"Un simbolo è aspetto di ciò che esprime e con cui, a certi livelli, si identifica.
Dunque la sillaba OM sonora, lo svara-suono OM, è simbolo del Brahman
saguna..l'Essere qualificato o universale principio della manifestazione, mentre
l'OM come svara-luce, la sillaba OM silenziosa, trascendente, lo è del Brahman
nirguna, il Brahman supremo, l'Essere assoluto o inqualificato."
Pensiamo possa essere spunto di riflessione fornire alcuni riferimenti alle fonti
dell‟OM, invitando, come sempre, ad accedere direttamente alle fonti stesse,
indicate nella bibliografia e nei link.
Brahmã (l'intelligenza demiurgica di Platone) ha ordinato il mondo secondo
precise misure (Matrã) che corrispondono al suono AUM.
(Raphael, "Iniziazione alla filosofia di Platone", pg.53).
Da Upanisad, (ed. Bompiani, traduzione dal sanscrito e note a cura di Raphael,
citata in bibliografia)
"Prasna Upanisad", (quinto quesito pg 943-45).
Con il quinto quesito si propone il mantra OM. Questo rappresenta il mantra per
eccellenza, fondamentale nella dottrina delle Upanisad. OM è composto di tre
sillabe o misure (mātra) AUM.
A= risponde al mondo formale-grossolano.
U= risponde al mondo intermedio-universale.
M= risponde al mondo principale-causale.
I tre livelli si distinguono per differenti stati vibratori, quindi non sono scissi,
slegati e indipendenti l'uno dall'altro. La meditazione sulla sillaba A porta a
conquistare degnamente una nascita umana sul piano formale-grossolano Virãt.
La meditazione sulla lettera U porta allo stato sottile universale Hiranyagarbha
(uovo d'oro=uovo cosmico), mentre quella sulla lettera M (quindi sull'OM come
elemento intero) conduce allo stato causale o di Isvara, cioé al Brahman Saguna.
Quando ci si pone nell'amãtra (senza misura), di là delle tre sillabe o mãtra, si
ottiene il Brahman nirguna.
o Quindi Satyakãma, figlio di Saibya, gli domandó: O beato, colui, tra gli
uomini, il quale meditasse intensamente sulla sillaba OM fino alla dipartita,
quale mondo, invero, conseguirebbe?
o A lui egli rispose: "O Satyakãma, in verità questo stesso Brahman, il quale è
conosciuto come supremo e non supremo, è la sillaba OM. Perciò colui che
così conosce con questo supporto soltanto, consegue uno dei due.
o Se egli medita intensamente su una sola misura della sillaba OM (la lettera
A), essendo da ciò stesso illuminato presto ottiene di tornare al mondo
terreno. I mantra del Rg Veda lo condurranno nel mondo degli uomini dove
egli, essendo dotato di autocontrollo, dedito al Brahmacarya e sostenuto
dalla fede, fruirà della propria grandezza.
o Poi, se medita intensamente sulla il sillaba OM per mezzo della seconda
misura (U), egli viene integrato nella mente. Questi viene innalzato dai
mantra dello Yajurveda sino allo spazio intermedio cioè al mondo della luna.
Costui dopo aver goduto lo splendore nel mondo lunare, di nuovo torna
indietro.
o Ancora, colui che medita intensamente su questo OM come al supremo
Purusa per mezzo di questa stessa sillaba come costituita di tre misure
(A+U+M) , costui viene integrato nel sole quale pura luce. Come quello che
striscia sul ventre si libera della pelle vecchia, così stesso, invero, egli si
affranca dall' errore. Egli viene innalzato dai mantra del Sãma (Veda) sino al
mondo di Brahmã. Da questa unità viventi (Brahmã) egli riconosce il supremo
Purusa onnipervadente che trascende anche quello. A tale riguardo vi sono i
due Sloka seguenti.
o Le tre misure prese singolarmente sono circondate dalla morte. Qualora siano
impiegate congiunte l'una con l'altra, cioè non applicate differentemente,
bensì correttamente applicate alle tre condizioni, quella esterna, quella
intermedia e quella interna, il conoscitore non è più turbato da nulla.
o Gli illuminati conoscono questo mondo in quanto ottenibile tramite i mantra
del Rg Veda, quello intermedio tramite mantra dello di Yajur Veda e l'altro
tramite i mantra del Sãma Veda. Il saggio, tramite la sillaba OM, consegue
questo triplice mondo e, soltanto per mezzo di quel supporto, realizza quello
che è pacificato, non soggetto a decadimento, immortale, libero dalla paura
ed è il supremo. È così.
Dalla Mãndūkya Upanisad.(Pg.1011, 1023, 1031).
L'Upanisad, riconoscendo la difficoltà degli individui di realizzare, con un volo
d'ala, la verità ultima, che è al dilà del tempo-spazio-causalità, propone un
simbolo che possa facilitare sia la comprensione della realtà metafisica sia la
stessa meditazione su di essa da parte del discepolo.
Questo simbolo è costituito dalla sillaba OM, scomposta nelle singole lettere che
la formano: A, U, M, che corrispondono ai tre aspetti del Bramā: lo stato fisico
grossolano, rappresentato da A, lo stato sottile energetico , Rappresentato da U e
lo stato causale o no un'email dico, rappresentato da. Questi tre stati non sono
altro che energia a diversi gradi di condensazione (Sakti-Ylè); non hanno realtà
per sé stessi perché dotati di movimento e modificazione; formano l'apparenza
entro cui vive l'altrettanto apparente molteplicità dei mortali che vanno e vengono
in un turbinio incessante (samsarā). Così, lo stato grossolano si risolve in
energia-luce; l'energia-luce, a sua volta, si risolve nello stato noumenico,
elementare, germinale, causa di ogni oggettività; e, infine, la stessa causa affonda
la sua esistenza nel Quarto, Turiya, Brahman nirguna, il non nato (ajãti), nella
sua accezione più ampia, il solo che possa dirsi essenzialmente reale. La
sakti (Ylè-materia prima) è la prakrti in movimento, è sostanza ricettiva su cui si
imprimono gli archetipi ideali della causa prima.
Il movimento crea le forme ai vari livelli esistenziali (Brahmã) e lo stesso
movimento le riporta allo stato indifferenziato (Síva). Nell'iconografia indiana si ha
la "Sakti che danza"; con questa divina Danza si crea la bellezza delle forme. La
Sakti viene anche indicata come Madre universale dalle tante mammelle che
nutre e dona vita alle forme. Essa è anche concepita implicitamente come simbolo
di potenza. Il metodo Seguito dall'Upanisad per accedere all'ultima verità (Turiya)
consiste nell'analizzare (vicãra) tutte le nostre esperienze: il ricercatore alla
realizzazione deve, in meditazione, far risuonare le tre di note, o suoni,
ciascuna delle quali corrisponde a una modalità vitale, quindi a un'esperienza
ben precisa, sino a ritrovarsi nel silenzio-Turiya che rappresenta, appunto, il
sostrato o il fondamento ultimo del suono. Se māyā, con il suo imprigionamento,
costituisce il movimento conformato visto dalla visuale empirica, e quindi il
fenomeno-serpente, secondo l'analogia di Samcara, allora meta dell'ente è
comprendere, Risolvere e trascendere il fenomeno Māyā e realizzare l'Essere
supremo nella sua ineffabile assolutezza.
Māndukyã Upanisad,
VIII Sūtra
Questo è lo stesso ātman avente quattro piedi la cui natura, in relazione alle
sillabe, è identica all'omcāra. L'OM composto di misure, rappresenta i piedi (i quarti
dell'ātman) e i piedi sono le misure. Le sillabe-lettere sono A.U.M.
IX Sūtra
Vaisvānara, la cui sede è la condizione di veglia, è la lettera A, la prima misura in
virtù della sua totale pervasività, oppure perché è la prima lettera dell'alfabeto.
Certamente colui che così conosce consegue tutti i desideri e diventa il primo.
X Sūtra
Taijasa, La cui sede è la condizione di sogno, è la lettera U, la seconda misura, in
virtù della sua superiorità, oppure per la sua posizione intermedia. Certamente,
colui il quale così conosce intensifica la continuità della conoscenza e diviene in
accordo con tutto. Nella famiglia di tale uomo non vi sarà alcuno che ignori il
Brahman.
XI Sūtra
PrāIjnā, la cui sede è il sonno profondo, è la lettera M, la terza misura, in virtù della
sua misurazione, oppure in cui il tutto si riassorbe. Colui che così conosce, di certo,
misura tutto questo triplice mondo e diviene la sede del suo assorbimento.
XII Sūtra
L'OM senza misura è il quarto, di là da ogni sviluppo di manifestazione, benefico,
non duale. Così la sillaba OM è l'ātman. Colui che conosce ciò, immerge l'atmā
(manifesto) nell'ātman supremo.
(Nota: per approfondire il Quarto, pgg.1035-1038 delle Upanisad, ed Bompiani)

*** *** ***

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Shiva

La figura di Śiva come una delle principali divinità hindu, Dio poliedrico,
possessore di una elaborata mitologia e portatore di una metafisica sofisticata,
prende corpo e si afferma infine coi Purāṇa[19], quei testi religioso-filosofici
che espongono cosmologia e filosofia hindu attraverso le narrazioni delle storie,
testi trascritti all'incirca fra il III e il XII secolo.

Il Signore della danza

“ La materia, la vita, il pensiero non sono che relazioni energetiche, ritmo,


movimento e attrazione reciproca.
Il principio che dà origine ai mondi, alle varie forme dell'essere, può
dunque essere concepito come un principio armonico e ritmico,
simboleggiato dal ritmo dei tamburi, dai movimenti della danza.
In quanto principio creatore, Śiva non profferisce il mondo, lo danza. ”
—Alain Daniélou, Śiva e Dioniso, 1980, p. 181

(SA) (IT)
« yadātamas tan na divā na rātrir na « Là dove non vi è oscurità, - né notte,
san na cāsac chiva eva kevalaḥ tad né giorno, - né Essere, né Non essere,
akṣaraṃ tat savitur vareṇyaṃ prajñā ca - là vi è il Propizio, solo, - assoluto ed
tasmāt prasṛtā purāṇī » eterno; - là vi è il glorioso splendore -
di quella Luce dalla quale in principio
- sgorgò antica saggezza. »
(Śvetāśvatara Upaniṣad, IV, 18. Traduzione dal sanscrito in inglese diRaimon Panikkar in I
Veda vol. I. Milano, Rizzoli, 2008, p. 113)
leggi tutto alla fonte

Mahashivaratri
Nella sacra notte del Buon auspicio denominata Mahashivaratri, grazie ad una
particolare congiunzione di pianeti, qualsiasi pratica spirituale compiuta durante
questa notte viene considerata particolarmente benefica ed efficace. Solo in
questa notte, e una volta all'anno, la luna è a 1/16 delle proprie dimensioni.
Tutti conoscono la stretta relazione che c'è fra la luna e la mente. Essendo la
forza della luna molto debole, anche la mente è debole, per questo è più facile
concentrarsi sulle pratiche spirituali, riuscire ad ottenere una purificazione a
livello molto profondo e aprirsi all Grazia Divina.
È una grande opportunità per offrire a Shiva, l'aspetto purificatore di Dio, le
negatività e tutto ciò che è di ostacolo all'espressione del nostro più alto Sé.

Maha Shivaratri è la notte spirituale di Shiva, essa è considerata la più


importante e la più sacra dell‘anno. Maha Shivaratri viene ―celebrata‖ nella
notte che precede il giorno di luna nuova tra febbraio e marzo, nel mese che il
sistema astrologico indiano chiama Phalguna.
I Veda affermano: "il Signore Dio Onnipotente ed Onnipresente risiede da
sempre - in gran segreto - nel cuore di tutte le creature. Colmo di grazia,
bontà ed amore egli offre la liberazione spirituale a tutti gli esseri coscienti,
che si rivolgono a Lui con amore‖.
Durante la notte di Shivaratri nell'ashram di Swami Shivananda a Rishikesh
(India), i devoti festeggiano seguendo un preciso rituale: Digiunano
completamente per l‘intera giornata, partecipano ad una grande cerimonia
spirituale, finalizzata a portare pace e benessere all‘umanità, realizzano quasi
ininterrottamente il japa yoga con la formula AUM NAMAH SHIVAYA,
partecipano per tutta la notte ad una veglia collettiva nel tempio, nella quale
ripetono all‘unisono il mantra AUM NAMAH SHIVAYA

leggi tutto alla fonte

ascolta il Mantra OM Namah Shivaya

Shivaratri Mahima di Sw Sivanandaji Maharaj


Silenziose adorazioni al Signore Siva, il consorte di Parvati, il
distruttivo aspetto di Brahman, che è conosciuto con i nomi di Sambhu,
Shankara, Mahadeva, Sadasiva, Viswanatha, ecc., che è colui che dona
immortalità e divina conoscenza ai suoi devoti e che fa, alla fine del Tempo o al
Pralaya Cosmico, la Danza della Morte e che è il vero Rigeneratore ma non il
distruttore.
Maha Shivaratri significa la grande notte consacrata al Signore Siva.
Maha Shivaratri cade il tredicesimo giorno del mese di Kumbha. Nello Shanti
Parva del Mahabharata, Bhisma riferisce dell‘osservanza del Maha Shivaratri
da parte del re Chitrabhanu.
Una volta il re Chitrabhanu e sua moglie stavano osservando il digiuno
nel giorno del Maha Shivaratri. Il saggio Ashtavakra andò in visita alla corte del
re e il saggio chiese: ―Perché state osservando il digiuno oggi?‖ Il re che aveva
il dono di ricordarsi degli accadimenti della sua nascita precedente disse al
saggio Ashtavakra: ―Nella mia nascita precedente ero un cacciatore di nome
Suswara e mi guadagnavo la vita uccidendo e vendendo animali. Un giorno,
mentre erravo nella foresta in cerca di animali fui sorpreso dall‘oscurità della
notte. Poiché non potevo ritornare a casa salii su un albero di bilva per
sicurezza. Ero tormentato dalla sete e dalla fame così rimasi sveglio tutta la
notte. Versai lacrime pensando alla mia povera moglie ed ai figli che erano
digiuni ed in ansia in attesa del mio ritorno. Nel frattempo passai il tempo
strappando e buttando giù le foglie dell‘albero di bilva. C‘era uno sivalinga ai
piedi dell‘albero; le lacrime e le foglie caddero su di esso.
Giunse l‘alba, io ritornai a casa e portai il cibo per me e per la mia
famiglia. Stavo per interrompere il mio digiuno quando uno straniero arrivò e
chiese del cibo. Servii del cibo a lui e poi presi il mio cibo. Al momento della
morte ho visto due messaggeri del Signore Siva, essi erano stati inviati per
condurre la mia anima nella dimora del Signore. Così imparai per la prima volta
il grande merito acquisito con l‘osservanza del digiuno nel giorno del Maha
Shivaratri, sebbene io feci questo inconsciamente e per caso. Ho vissuto così
nella dimora di Siva ed ho goduta della beatitudine per lunghe ere. Ora sono
rinato su questa terra come Chitrabanu‖.
Il nome del Signore Siva, cantato in ogni modo, correttamente o non
correttamente, di proposito o inconsapevolmente, con cura o distrattamente, è
sicuro che darà il risultato desiderato. La gloria del nome del Signore Siva non
può essere stabilita attraverso il ragionamento e l‘intelletto. Può certamente
essere sperimentata o realizzata solo tramite la devozione, la fede e la costante
ripetizione del Nome e cantando i Suoi inni con sentimento (bhava). Ogni
Nome è pieno di innumerevoli potenzialità o shakti. Il potere del Nome è
ineffabile. La sua gloria è indescrivibile. L‘efficienza e l‘inerente shakti del
nome del Signore Siva sono insondabili.
La mente è purificata dalla costante ripetizione della Shiva Stotra e dai
Nomi del Signore Siva. La ripetizione degli inni a Siva rafforzano i buoni
samskaras. ―Come un uomo pensa quello egli diventa‖. Questa è una legge
psicologica. La mente di un uomo che allena se stesso a pensare bene, con santi
pensieri, sviluppa la tendenza a pensare buoni pensieri. Il suo carattere viene
modificato e trasformato dai continui buoni pensieri.
Quando la mente pensa all‘immagine del Signore durante il canto dei
Suoi inni, la sostanza mentale, in effetti, assume la forma dell‘immagine del
Signore. L‘impressione dell‘immagine rimane nella mente. Questo è chiamato
samskara. Quando l‘atto è ripetuto molto spesso, i samskaras guadagnano forza
dalla ripetizione, e si forma una tendenza o un‘abitudine nella mente. Colui che
mantiene pensieri di una divinità diventa trasformato in effetti egli stesso nella
divinità tramite il costante pensiero. Il suo sentimento o disposizione viene
purificato e divinizzato. Quando uno canta gli inni al Signore Siva si mette in
sintonia con il Signore. La mente individuale si scioglie nella Mente
Cosmica. Colui che canta gli inni diventa una sola cosa con il Signore Siva.
Oh amici! Prendete rifugio nel nome di Siva. Cantate i Suoi inni. Nome
e Forma sono inseparabili. Cantate gli inni del Signore Siva incessantemente.
Ricordate il nome del Signore con ogni respiro che entra e che esce. In questa
era (Kali Yuga), Nama Smaran o il canto del Nome del Signore è il più rapido,
più facile, più sicuro modo per raggiungere Dio e ottenere Immortalità e Gioia
perenne. Gloria al Signore Siva! Gloria al Suo Nome!!!

da un messaggio ricevuto in dono in occasione dello Shivaratri

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Recensioni-presentazioni
Questa sezione è dedicata alle segnalazioni e recensioni di contributi di cui
riportiamo brevi estratti, corredati da link alla sorgente degli stessi.
Nelle ulteriori pagine interne potrete trovare delle brevi presentazioni dei testi
più importanti.
Utilizziamo volutamente il termine "presentazioni", rispettosi del fatto che i
testi Sapienziali non possono essere trattati sul piano profano, cui allude il
termine "recensione".
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Vedanta.it
Per coloro che desiderano avvicinarsi, ma anche approfondire, la "non dualità "
(ma forse è più corretto "l'oltre la dualità"), presentiamo con gratitudine, a
coloro che non lo conoscono, il sito Vedanta.it che si dedica a vari progetti
sulla Tradizione filosofica d'Oriente e d'Occidente.
La connotazione di sito "no-profit", l'elevato livello dei contenuti, la serietà
dell'intero impianto, rappresentano tutti elementi positivi, peraltro non così
diffusi in un settore dove abbondano mercificazione della Tradizione
e proposte di basso livello autoreferenziate.
Riportiamo il link al sito
Www.vedanta.it
e la visualizzazione del file pdf del Quaderno n.19 dedicato all'insegnamento
della meditazione di Sri Ramana Maharshi.
Registrandosi al sito è possibile accedere a tutto il materiale messo a
disposizione.

Ramana Maharshi meditazione 1 q19 Vidya [...]


Documento Adobe Acrobat [97.5 KB]
Sri Ramana Maharshi

*** *** ***


Sul Tema della "Coscienza", si è tenuta lo scorso aprile [2014] una conferenza
nella quale è stato presentato un lavoro particolarmente stimolante, che
desideriamo condividere. Qui di seguito ne riportiamo brevi stralci. Chi è
interessato può accedere al sito sorgente "cliccando" sul pulsante "leggi tutto".
La dimensione universale della coscienza
di Eros Selvanizza
Quante volte nelle nostra pratica yoga usiamo questa parola: sii consapevole, sii
cosciente del respiro etc... Ma che cosa sappiamo di questa parola? L‘etimologia della
parola coscienza deriva dal latino cum scire: sapere insieme; questo insieme è qualche
cosa che induce a riflettere e che ha delle assonanze con lo yoga che significa: unità,
unire; qualche cosa, pertanto, che non riguarda solo un sapere individuale, ma un sapere
collettivo, molto più vasto.
Che cos‘è la coscienza? ....
Numerose sono in realtà le definizioni di coscienza che sono state date nella
storia, numerose quante sono le discipline che la studiano: ciascuna dalla
propria angolazione.
.....
Un‘altra definizione è quella del grande letterato premio Nobel Henri Bergson:
«la coscienza appare come il principio motore dell‘evoluzione; se le nostre
analisi sono esatte, all‘origine della vita vi è una coscienza, o meglio, una
super-coscienza».
Grande definizione questa di Henri Bergson! Fa già intravvedere che la
coscienza prevede una evoluzione; ciascuno di noi può chiedersi: quale grado di
coscienza ho attualmente? Questa coscienza attuale è definitiva?
La coscienza è un fenomeno difficile da definire e da comprendere, anche
perché non si è certi che sia capace di comprendere se stessa, è quasi una
contraddizione.
Si è cercato di classificarla in vari ambiti: in psicologia, in psichiatria, in
neurologia etc...
Nel corso della storia della filosofia, il termine coscienza ha assunto significati
particolari, specifici, distinguendosi dal termine generico di consapevolezza,
attività con la quale il soggetto entra in possesso di un sapere.
.......
Ritorno alla domanda precedente: la coscienza attuale è quella definitiva? Se
leggiamo una pagina, o ascoltiamo una conferenza. abbiamo la comprensione
del messaggio e delle parole; se questa stessa conferenza, o una pagina di un
testo, la rileggiamo fra dieci anni, coglieremo aspetti diversi. È cambiato
qualche cosa? È cambiato il testo? No, è cambiata la consapevolezza.
Questo mi fa pensare che la coscienza sia perfettibile e che quindi abbiamo la
possibilità di intraprendere un cammino verso una nuova dimensione di
coscienza.
Tutti noi vorremmo sapere di più, conoscere di più ma come fare? È difficile!
Esistono metodologie per poter operare un allargamento, un‘espansione della
coscienza?
.......
Un testo occidentale di San Paolo ci offre una risposta interessante come
verifica del percorso di sviluppo della coscienza (uno spunto di riflessione che
ho trovato anche in un discorso di Swami Sivananda) e dice: «che il Cristo abiti
per la fede nei vostri cuori e così, radicati e fondati nella carità, siate in grado di
comprendere con tutti i santi quale sia l‘ampiezza, la lunghezza, l‘altezza e la
profondità, e conoscere l‘amore di Cristo che sorpassa ogni conoscenza, perché
siate ricolmi di tutta la pienezza di Dio» (Lettera agli Efesini 3,17).
La pienezza della coscienza si immerge così nell‘amore oblativo, come hanno
dimostrato i maestri che hanno sacrificato la loro divinità per far crescere
l‘umanità e tutti noi!
(a cura di Gianna Lombardi e Andrea Zini
conferenza del 25 aprile 2014)

Leggi tutto.......

La Mente appare come "mistero velato". Malgrado gli sforzi e gli innegabili
progressi di quella che definiamo "scienza", resta tutt'ora un misetero
apparente-mente insondabile. Offriamo come contributo di riflessione, alcune
considerazioni tratte da un piccolo ma prezioso lavoro di una piccola casa
editrice ( EdizioniPorpora) che offre come dono tante perle di saggezza.
Dall' Introduzione a
La misteriosa mente e il suo controllo
di Sw Chidananda:
"...L'argomento trattato, il controllo della mente, è di primaria importanza per
il ricercatore spirituale. L'rrequietezza della mente è l'ostacolo più grande
durante la meditazione, quindi la costituzione ed il funzionamento della mente
sono elementi essenziali da conoscere se si vuole riuscire ad avere il controllo
su di essa........Lasciamo all'aspirante spirituale la possibilità di trarre il
massimo beneficio dalla lettura di questi argomenti...."
Dal testo:
"...... La conoscenza della misteriosa mente è antica. Dall'alba della
civilizzazione, queste verità sono state esposte dai Grandi Maestri....
In Occidente, la conoscenza della mente umana è stata acquisita tramite quello
che è conosciuto come il “metodo scientifico”. E‟ stato più o meno un
approccio induttivo. Gli scienziati hanno cercato di studiare il comportamento
degli individui e dal loro comportamento di dedurne certi fatti relativi alla
mente e poi generalizzarli. Essi quindi procedevano “dall‟esterno all‟interno”.
In Oriente l‟investigazione è stata eseguita su una linea completamente
differente. Il loro è stato il metodo dell‟intuizione, e il loro approccio è
proceduto “dall‟interno all‟esterno”. Questo metodo, sebbene di natura
induttiva, è stato provato attraverso la durata del tempo, essere al di là di ogni
errore, perché la sua iniziale premessa era infallibile - in quanto era basata
sull‟intuizione....."

leggi il testo completo

Sri Swami Chidananda


 ODICE ETICO
 CONTATTI
 PRIVACY
 DISCLAIMER

Discriminazione tra Sé e non-Sé


(Drigdrishyaviveka)
Questo testo Sapienziale, tratta il problema del soggetto ed oggetto della
conoscenza. Nella sua presentazione ci vengono poste alcune questioni cruciali
per ogni ricercatore operativo:
"Tale ricerca conduce inevitabilmente a delle domandi fondamentali:
Che cos'è il soggetto di conoscenza?
Che cos'è l'oggetto del conoscere?
Questa dualità è assoluta?
Come nasce queta dualità?
L'Occidente, in linea di massima, si è interessato e si interessa
dell'oggetto.....L'Oriente è più soggettivista, interessandosi soprattutto al
soggetto.
L'Advaita-Vedanta, la metafisica dell'UNO senza secondo, supera l'una e l'altra
tendenza..... si pone il problema della Realtà ultima delle cose...La domanda
fondamentale che il Vedanta si pone è la seguente:
Possiamo percepire colui che percepisce?"
Il testo, di autore ignoto, è una "tintura madre" densa di Significati, un metodo
essenzialemente operativo:
"Abbiamo parlato di metodo, ed ogni metodo consiste di sperimentazione.
anche questo testo.....s'innesta nella Dottrina Tradizionale, la quale non è
metafisica teoretica o eruditiva ne filosofia discorsiva né religione dogmatica,
ma filosofia realizzativa dell'Essere e sperimentazione di quella Dottrina."
E' un testo complesso, da affrontare con mente aperta, destinato ad ogni
ricercatore, ad ogni Viandante in cammino. Il commento , oltre a chiarire gli
aspetti più complessi, fornisce significativi rimandi alla Tradizione UNA, non
solo alla visione del Vedanta, ma anche a quella greco-romana, soprattutto a
Plotino.
Non è un testo di erudizione, come è chiramente indicato dal commentatore:
"Considerare i Veda, le upanishad, la Qabbalah, la filosofia di Pitagora, di
Platone, di Plotino, ecc., come semplici oggetti di trastullo intellettivo, nelle sue
più svariate espressioni, significa tradire lo scopo per cui essi sono stati scritti
e tramandati. Di un sutra o di un'idea si deve cogliere l'essenza, essenza che
occorre meditare e poi incarnare. Dopo di ciò qul sutra, quell'idea, quel
concetto o testo si possono buttare alle ortiche perchè, in fondo, costituivano un
semplice supporto e non altro" (Drigdrishyaviveka, ed Asram Vidya, Roma
1983c pg.98)
Di cosa tratta quest'opera sapienziale? Impossibile sintetizzarlo, ci limitiamo a
proporre un passo illuminante:
"20. L'Esistenza (sat), la Coscienza risplendente (cit), la Beatitudine (ananda),
il nome e la forma sono le cinque caratteristiche universali; le prime tre si
riferiscono al Brahman, le altre due all'universo femomenico" (op. cit pg. 49).
Dove con Brahman si allude all'UNO-Bene della Tradizione Occidentale.
Brahman ( o UNO-Bene), cui Shamkara ha dedicato un poema contenuto del
testo, di cui riportiamo un breve stralcio:
"Non sono né la mente, né l'intelletto, né il pensiero, né il senso dell'io.
Non sono né la vista, né il gusto, né l'odorato, né l'udito:
Non sono né l'etere, né la terra, né l'aria, né il fuoco;
Sono intelligenza pura e Beatitudine assoluta ( op. cit. pg 20).
Buona lettura, buona meditazione... buon Viaggio!!!

***

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CHĀNDOGYA UPANIŞAD
CHĀNDOGYA UPANIŞAD
Con il commento di Śańkara
Il Sāma Veda, ovvero il veda dei canti, include questa Upanishad, che insieme
alla Bŗhadāraņyaka, rappresenta uno dei testi fondamentali della Tradizione
Vedica, ed in particolare quella della visione “non duale”.
Si tratta di un testo nel quale la meditazione svolge un ruolo centrale, nel quale
sono trasmessi simboli fondamentali per ogni ricercatore; citiamo ad esempio le
Api, i guardiani della soglia (pgg 321), il numero 21+1, il numero 10 come somma
di 1+2+3+4 (pg.346), l‟uovo cosmico (pgg.56-99-311).
Particolare rilevanza ha la trattazione dell‟Energia Cosmica ed universale: il
Prāna, ampiamente descritto anche per la sua caratterizzazione come sorgente
vitale nel nostro essere dove si caratterizza come prāna, apāna, samāna, udāna,
vyāna (pg 57-125-288-321-611).
Un‟ampia trattazione è dedicata al suono primordiale della creazione (”la Parola”,
“Il Verbo”, “Logos”) identificato con la parola sacra AUM (pg.99-109-180-235
L‟edizione che presentiamo, curata da Raphael per la Asram Vidya, è corredata
dall‟introduzione e dal commento di Śańkara, nonché dalla traslitterazione del
testo originale sanscrito. E‟ un testo voluminoso, che consigliamo a coloro che
sono già sulla Via, desiderosi di accogliere con rispetto gli stimoli e gli
insegnamenti operativi che il testo ci offre in abbondanza.
Importanza assume la correlazione con i principi operativi dello yoga, iniziando da
quelli relativi alle pre-condizioni etiche che deve possedere ogni aspirante Adepto.
Vi riportiamo alcuni brani che possono fornire un‟illuminazione iniziale:
“Mio caro, in principio questo era solo Essere, Uno soltanto, senza secondo.
Riguardo a ciò alcuni dicono: in principio questo era solo non-essere, Uno
soltanto, senza secondo: da quel non-essere trasse origine l’Essere.” (op. cit.
pg 488)
“….Allora a lui dissero: Il Prāņa è il Brahman…” (op.cit. pg. 360).
Il Brahman, il principio ineffabile e non descrivibile, oltre l‟UNO, lo “zero cosmico”
della Metafisica: siamo al centro della Tradizione.
“Esso è l’ātman di tutto ciò che è immobile e mobile…..è la parola e le altre
funzioni sul piano umano assumendo la natura del Prāņa: per questo è il
progenitore delle creature viventi” (pg. 345).
***
Tutto qui?
No di certo, quello che precede è semplicemente un tentativo di approssimazione
per coloro che devono ancora prendere la decisione se iniziare o meno il lungo
viaggio verso la scoperta ( “togliere il velo”) del proprio unico Sé.
Continuare la lettura di questa semplice “presentazione” sarà per coloro che sono
dei sinceri ricercatori.
Andando oltre, possiamo passare alla “condivisione” di un testo iniziatico, dove
ogni simbologia allude a Significati anagogici che si collocano sul piano
metafisico.
Il testo Sapienziale parla al nostro Sé più celato, fornendo preziose indicazioni sul
ruolo del Rito e delle Ritualità, nella loro essenza più pura e feconda, oltre i rischi
ricorrenti del formalismo esteriore.
Rito e ritualità come contatto operativo con la Trascendenza che è "qui ed ora", (
non altrove e chissà quando) anche se non siamo sempre in grado di percepirla.
Ci parla della difficile ed impervia “Via Iniziatica Tradizionale”, dei suoi passaggi
obbligati, degli ostacoli da superare.
Della necessaria predisposizione ad intraprenderla, con fermezza (Abhyasa) e
distacco (Vairagya), ovvero con “Vigilanza e Perseveranza”, le parole/forma
(nama/rupa) possono essere apparentemente diverse, ciò cui alludono sono
semplice identità.
L‟aspirante Adepto, colui che decide di iniziare il Cammino, non deve avere fretta;
quando sarà pronto, il Maestro (che non è un‟entità individuale, tanto meno
espressione della manifestazione apparente) lo accoglierà e gli indicherà il primo
passo: partire “dal qui ed ora”, l‟”hic et nunc” della Tradizione Occidentale.
Non fuggire dalla dimensione profana, ma immergercisi completamente,
trasmutandola attraverso la propria trasmutazione.
Allora, solo allora, completata tale Opera preliminare, si potrà essere pronti ad
affrontare la “Grande Opera”.
Allora in questo testo Sapienziale si potrà “vedere” una sequenza ininterrotta di
“perle di saggezza” del testo originario, arricchite da altre “perle di saggezza” del
commento di Śańkara, impreziosite dal lavoro di Raphael.
La Tradizione Una, fonte cui tutti possono attingere, non ci è data per “consumo
personale”. Sarebbe un‟indebita concessione all‟io/ego, premessa per un esito
negativo.
La Tradizione, che Una è e Una resta, deve essere costantemente nutrita e
vitalizzata dalla nostra creatività: siamo chiamati a Creare, non di certo a
consumare.
Coloro che trasmettono in questo pongono fiducia e Speranza: nella continuità
della Tradizione, che equivale alla continuità della Creazione.
Senza barriere, senza steccati, senza divisioni: oltre i sistemi chiusi, oltre la
dualità.
Con Spirito libero e aperto, come quello di un bambino, apriamo questo scrigno
prezioso, ricettivi (sempre con distacco – Viveka) agli sprazzi di Luce che contiene.
Per coloro che hanno intrapreso la Via dello yoga sarà uno strumento prezioso
che chiarisce molti punti oscuri , ma anche un monito a non lasciarsi fuorviare
lungo il cammino.
Per tutti coloro che sono in cammino, non importa da dove sono partiti, allora,
solo allora, le anagogie velate dai simboli: le Api, i guardiani della soglia, il
numero 21+1, il numero 10 come somma di 1+2+3+4 , l‟uovo cosmico….infine
l‟UNO saranno strumenti operativi efficaci che ci indicheranno la rotta.

*** *** ***

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Taittirīya Upanişad
Riportiamo una breve presentazione, basata sull‟edizione Asram
Vidya, citata in bibliografia, con il commento di Śańkara.
“La Taittiriya Upanisad appartiene allo Yajur Veda “nero" (Kṛṣṇa) ed è
costituita da tre Capitoli (Adhyāya) che prendono il nome di “liane”
(Valli).
La Siksavalli, o “Liana [della scienza] della pronuncia”, tratta l’azione
rituale (karman) in particolare in relazione alla corretta pronuncia delle
parole che entrano nelle formule liturgiche o invocatorie.
La Brahmanandavalli, o “Liana della beatitudine del Brahman”, tratta
della realizzazione del Brahman nirguna quale Conoscenza suprema.
L’intera Valli è sintetizzata nel mantra: «Il conoscitore del Brahman
consegue il supremo».
La Bhrguvalli, o “Liana di Bhrgu”, conclude l’esposizione della
conoscenza del Brahman unitamente ai suoi frutti: è una sintesi e
un’approfondita disamina di quanto già spiegato nella
Brahmanandavalli.
L'Upanisad prospetta il Brahman come «verità, conoscenza, infinito»,
cioè come l’Essere reale, come la Consapevolezza allo stato puro che è
il sostrato di tutte le modificazioni formanti le conoscenze ordinarie, e
come privo di limite….Tuttavia il Brahman è «...come nascosto
nell’incavo [dell’intelletto], nel supremo spazio racchiuso all’interno [del
cuore]», per cui l’essere umano non ne ha consapevolezza piena e
diretta; egli, ignorando la propria natura, si identifica con quello che è
l’apparato veicolare composito, strutturato nei diversi “involucri” (kośa),
di cui l'Upanisad espone la dottrina in maniera dettagliata.”
Nell‟Upanişad sono descritti alcuni concetti basilari, che troveranno
pieno sviluppo nel Vedanta, ma anche in altre Darśana (visioni), quali
lo yoga ed il Samkhya.
L‟Upanişad introduce l‟identità sostanziale tra Brahman ed Ātman:
“ Buh! Bhuvah! Suvah!... Invero queste tre sono le
mistiche esclamazioni. Di loro, una volta certamente,
Māhācamasya conobbe la quarta: Maha! Quello è il
Brahman. Esso è l’Ātman. Gli altri deva sono le sue
membra. Invero Bhūr è questo mondo, Bhuvas è il cielo
intermedio, Suvar è il mondo di lassù.” (1.5.1)
Dove Buh! Buvah! Suvah! Ci rammentano e rimandano al Gayatri
Mantra. Ma anche dove Buh! Buvah! Suvah! Sono assimilate alle
membra del Brahman quando è identificato con Hiranyagarbha, e
dove è introdotto lo “spazio del cuore” sede della percezione
diretta del Brahman. Bhūr, Bhuvas e Svar, sono le membra
di questo che è il Brahman quando èidentificato con la vyāhŗti
Maha, ovvero di Hiranyagarbha…. Ora lo spazio del cuore
(hŗdayākāśa)viene enunciato come la sede della percezione diretta
di quel Brahman
“…Quello, il quale è tale spazio, ossia questo spazio
all’interno del cuore, è questo Puruśaconsustanziato
di mente, immortale edall’aspetto aureo…” (1.6.1.)
Viene espresso il concetto che siamo fatti di cibo, mangiamo cibo e
diventiamo cibo:
“Dal cibo, in verità, sono generate le creature viventi
che risiedono sulla terra. Dopo, vivono ancora grazie al
cibo. Poi, infine, in esso si immergono. Infatti il cibo è il
più antico degli esseri… gli esseri nascono dal cibo.
Una volta nati, crescono per mezzo del cibo. Il
cibo viene mangiato e mangia gli esseri: per
questo viene detto “cibo” (anna)…(2.2.1)
Che introduce la dottrina vedantica dei cinque Kosha, visione non
dualista che sarà ripresa da Śańkara, insieme concetto di Prāna:
“Invero, al di là di quello, che è questo corpo
costituito dall’essenza del cibo, vi è un altro più
interno sé, costituito di energia vitale. Di questo,
il prāna stesso è il capo….”(2.1.1)
“…Invero il Prāna è vita per tutti gli esseri…. Di quello
precedente (il corpo costituito di cibo), questo stesso è il
sé corporeo. Invero, ad di là di quello, che è questo
corpo-involucro costituito di prāna, vi è un altro e più
interno sé costituito di mente…..” (2.2.1)
“…Invero, al di là di quello, che è questo corpo-
involucro costituito di mente, vi è un altro e più
interno sé costituito di intelletto… (2.3.1.)
““…Invero, al di là di quello, che è questo corpo-
involucro costituito di intelletto, vi è un altro e più
interno sé costituito di beatitudine… (2.4.1.)
Sono i 5 kosha, involucri, strati o gusci che avvolgono il Sé, l‟Atman.
Appaiono per la prima volta nella Taittiriya, e saranno ripresi nel Vedanta:

1. L‟involucro fatto dal cibo (annamaya kosha)

2. L‟involucro dell‟energia vitale (Prānamaya kosha)

3. Il guscio della mente empirica (manomaya kosha)

4. La guaina dell‟intelletto superiore (vijñānamaya kosha)

5. E, il più interno, l‟involucro della beatitudine (anandamaya kosha), sede


dell'Atma.

Bisogna disidentificarsi anche da Ananda, che è l‟ultimo velo che


copre quello che siamo veramente. E‟ la coscienza che percepisce
Ananda.
Il Prāna -o energia vitale- è unico, ma prende nomi diversi secondo la
sua funzione:
“…Questo sé di energia vitale…. È conforme alla
fattezza umana di quello più esterno costituito dal
cibo. Di questo il prāna stesso è il capo. Il vyāna è il
lato destro. L’apāna è il lato sinistro. (2.2.1)
Le funzioni sono chiamate Vāyu, (elemento sottile, soffio, o aria):

 Prāna Vāyu

La sua funzione principale è l' assorbimento dell' energia e la regolazione di tutti


gli altri soffi: è forza che entra nel corpo. E' legato ad inspirazione ed espirazione.
Si muove tra il naso e la bocca ma le sue sedi sono anche il centro del cuore,
l'ombelico e gli alluci.).

 Apāna

Sue funzioni principali sono l'escrezione e l'eliminazione: è la forza che si muove


verso il basso e verso l'esterno. Tutte le funzioni escretorie sono associate ad
Apana Vāyu: eliminazione di residui gassosi, sudore, eiaculazione, parto,
mestruazione, defecazione e urinazione. Si muove nella parte inferiore del corpo
(sotto l' ombelico) ed è associato all' espirazione. Sue sedi principali sono l'ano, gli
organi genitali, le cosce, le ginocchia e le rotule in particolare, lo stomaco,
l'ombelico, i fianchi.

 Udāna Vāyu

Ha la funzione di connessione con il corpo emotivo: è la forza che ci unisce al


mondo esterno attraverso l'intelletto e la manifestazione dei pensieri, si muove
nella gola permeando tutta la testa ed è associato all' espressione. Sue sedi
particolari sono tutte le articolazioni di gambe e mani. E' l'attivatore dei sensi
attraverso i loro organi (occhi, naso, bocca, orecchie e pelle) e fa sbadigliare.

 Samāna Vāyu

Ha la funzione di assimilare i componenti sottili del cibo e trasportarli nel corpo


ed è quindi responsabile della digestione: è la forza creativa. si muove tra il
diaframma e l' ombelico ed è associato alla nutrizione ed accrescimento del corpo.
Attiva il cuore e produce fame e sete.

 Vyāna Vāyu

Sincronizza gli altri Vāyu: è la forza aggregante del nostro sistema. pervade tutto
il corpo ed è associato alla circolazione e a tutto ciò che riguarda il "prendere-
restituire". E' localizzato tra le orecchie e gli occhi, nei lati del collo, nelle caviglie
e in generale nella parte posteriore del corpo. Governa il sistema circolatorio e
attraverso di esso i muscoli e le articolazioni ed è responsabile della postura, del
movimento e della coordinazione. Decompone il corpo fisico alla morte.

Per la prima volta appare la parola yoga:


“Colui che ha realizzato la beatitudine del Brahman,
dal quale le parole recedono, insieme con il pensiero,
incapace di coglierlo, non ha più timore…..Lo Yoga è
il sé….(2.4.1.)

Di particolare importanza il commento di Śańkara, sia sul piano


interpretativo del testo che quello dei distinguo tra il Vedanta e gli
altri Darśana (ad esempio cfr. pg 244 dell‟edizione citata).
*** *** ***
Taoismo

Come per l'Alchimia, anche per il TAO nulla possiamo dire.


Restando, in rispettoso silenzio, dell'Ispirazione che illumina, ascoltiamo i doni
dei Saggi.

*** *** ***

Il Tao che può essere detto


non è l'eterno Tao,
il nome che può essere nominato
non è l'eterno nome.
Senza nome è il principio del Cielo e della Terra,
quando ha nome è la madre delle diecimila creature.
Perciò chi non ha mai desideri ne contempla l'arcano,
chi sempre desidera ne contempla il termine.
Quei due hanno la stessa estrazione
anche se diverso nome
ed insieme sono detti mistero,
mistero del mistero,
porta di tutti gli arcani.
Lao-Tsu
Una giornata di sole
può rapidamente trasformarsi in una tempesta echeggiante di tuoni e fulmini;
un temporale imperversante
può improvvisamente lasciare spazio ad una limpida notte lunare.
Il tempo può essere incostante, ma il cielo rimane sempre lo stesso.
L'essenza della mente umana dovrebbe funzionare allo stesso modo.

A chi nulla trattiene in sé


la ragione delle cose
appare chiara.
Si muove come l'acqua,
sta imperturbabile come uno specchio,
risponde come l'eco.

*** *** ***


Chi ha raggiunto la sua meta non parla
chi ha progredito nella Sapienza non Parla.
Parlare con il silenzio è anch'esso parlare,
conoscere con l'ignoranza è anch'esso conoscere.
Anche non parlare con il silenzio
e non conoscere con l'ignoranza
è parlare e conoscere.
Lieh-tsu

*** *** ***

Link per approfondimenti


wikipedia PortaleTaoismo
testi taoisti
Testi consigliati
Lao Tsu Tao Te Ching,Urra, Milano 2009
Lieh-tzu Libro della Sublime Virtù del Cavo e del Vuoto, TEA 1988

vai alla pagina sistemi Filosofico - Religiosi


oppure
vai alla homepage del sito
Eresie
Oramai da tempo, pur con tante difficoltà, a volte con ambiguità, si sta
consolidando l'idea che il "dialogo inter-religioso", o comunque l'idea del
dialogo tra le diverse visioni dell'esistenza, sia un'azione ineludibile.
Il "comprendere l'altro da noi" si sta sostituendo pian piano a "l'altro diverso
da me/noi è un nemico da combattere ed eliminare".
I "sistemi chiusi", fondati sul dogmatismo ostile ad ogni diverso pensiero,
mostrano crepe difficilmente sanabili, al di la della virulenza con cui si
manifestano.
La spinta verso un "sistema aperto" condiviso ed ispirato dall'Armonia,
rispettoso di ogni percorso esistenziale, appare acquisire sempre maggiore
potenza, malgrado le apparenze sembrano indicare il contrario.
Per questo abbiamo avuto l'ispirazione di porre, come corollario della sezione
sulla Tradizione UNA, una pagina dedicata alle "eresie".
Convinti che, oltre al dialogo con "gli altri", se veramente siamo orientati ad un
sistema aperto, non possiamo esimerci dall'affrontare il confronto con coloro
che, all'interno delle Religioni o sistemi Filosofici cui singolarmente ci
sentiamo vicini, hanno una visione non condivisa.
Forse, a conclusione di questo ciclo evolutivo, sta giungendo al termine il
tempo degli anatemi, delle divisioni, dei muri eretti a difesa dei dogmatismi.
Allora, con coraggio, cerchiamo di comprendere coloro che ci appaiono lontani,
spesso perchè mettono in discussione sicurezze dietro le quali si celano le
nostre insicurezze e i nostri dubbi non manifesti.
Spesso le "eresie" celano pensieri scomodi, altrettanto spesso - il caso di
Giordano Bruno è emblematico - gli eretici sono destinati ad essere
strumentalizzati da fazioni in lotta tra di loro, che non esitano a distorcere, il
pensiero dell'eretico per fini profani; la risultante è "la negatività in noi che
risuona con la negatività degli altri".
Confermando il metodo nel quale ci riconosciamo: pensiero positivo, sempre e
comunque, osservando con indifferente distacco le negatività che tentano di
risucchiarci in una spirale degradante.
Di fronte a ciò, rifituando di re-agire, confermiamo il rispetto e la
Tolleranza verso l'altro, chiunque altro: altro che, se "tutto è UNO", non è altro
da noi.
Siamo consapevoli che è un terreno difficile operativo difficile da accettare,
ostico per molti.
Certamente, sul piano della "manifestazione", quindi della dimensione
"profana", la proposta sarà difficilmente compresa.
D'altro canto, sul piano esistenziale, metafisico, sono molti i segnali che vanno
verso la "riunificazione" della sostanza ultima, unica volendo osare di lanciare
lo sguardo oltre le differenti modalità in cui e rivelata.
Certamente, "vigilanza e perseveranza", ovvero "distacco e discriminazione",
devono essere ben utilizzati: siamo su un terreno di confine. Volendo separare
"lo spesso dal sottile", portando avanti l'evoluzione che chiede di "riunire ciò
che è sparso".
Nell'augurarvi buona lettura, esprimiamo l'auspicio di poter meditare
semplicemente sui pensieri espressi, libera da preconcetti. Magari riportando i
personaggi alla loro dimensione reale, senza sovra o sottto stimarli.

*** *** ***

Per coloro che desiderano leggere alla fonte testi di Giordano Bruno, forniamo
i link:
Letteratura italiana - De gl'eroici furori
Letteratura italiana -Spaccio della bestia trionfante

*** *** ***


Giordano Bruno

Inauguriamo questa nuova sezione con un ampio stralcio di un lavoro di


Moreno Neri su Giordano Bruno che, per gentile concessione, ne ha autorizzato
la pubblicazione.
Nella Tradizione e nella cultura occidentale Bruno è un personaggio
paradigmatico, spesso denigrato, spesso travisato, quasi sempre
strumentalizzato per scopi che poco hanno a che vedere con la Tolleranza ed il
libero confronto delle idee.
Il contributo che offriamo ai lettori, è problematico ed insieme costruttivo, pone
domande e spunti di riflessione più che fornire risposte.
Certamente è un testo scomodo, ma forse è di ciò di cui abbiamo più bisogno.
Coloro che desiderano ricevere il testo integrale in formato pdf, corredato da
un'ampia bibliografia, possono inviarcene richiesta scritta (sezione contatti).
Sentieri di realizzazione della Tradizione
di Moreno Neri
Se c‟è un filosofo che ha trascorso gran parte della sua vita on the road,
sulla strada, sempre in viaggio, questo è senza dubbio Giordano Bruno.
Per questo – si è detto – non ci si stanca di narrare la sua vita e i libri
che la raccontano sono sempre così avvincenti, attraenti e
appassionanti.
Per meglio accostarci al filosofo di Nola, alla sua vita errabonda e
vorticosa, e per cercare di viaggiare con lui, dobbiamo immaginarci di
avere sottocchio una carta geografica dell‟Europa. Fino all‟età di 28
anni la sua esistenza si era svolta nel perimetro tra Nola, Napoli,
Salerno e, forse, Roma. È dal 1576 che Bruno comincia la sua lunga
peregrinazione. Prima a Roma, poi a Genova, a Noli e a Savona e quindi
a Torino; poi, per via fluviale, a Venezia e Padova, infine – passando per
Brescia, Bergamo, Milano, Torino e di nuovo a Savona – decideva di
lasciare l‟Italia, passando per la Savoia a Chambéry per dirigersi quindi
a Ginevra. Poi era la volta di Lione e di Tolosa, che lasciò per Parigi. Va
quindi in Inghilterra, a Londra e a Oxford. Ritornato a Londra, parte
dall‟Inghilterra per ritornare di nuovo a Parigi. Nel 1589 si trasferisce in
Germania – Magonza, Wiesbaden, Marburg e Wittenberg – e poi in
Boemia, a Praga. Poi è ancora in Germania, a Tübingen, a Helmstedt e
a Francoforte, ed è di nuovo in Svizzera a Zurigo, per poi ritornare a
Francoforte. È dell‟estate del 1591 la fatale decisione di rimettere piede
in Italia: Venezia, Padova e di nuovo la città lagunare. Gli ultimi capitoli
della sua vertiginosa vita sono ovviamente le vicende processuali venete
e romane, con la fine cupa e tragica, dopo sette anni di prigionia e
torture, che tutti conosciamo.
Una vita migrante, tutta di avventure, lotte, conflitti, scomuniche
subìte, diffamazioni, battaglie, fughe improvvise: una corsa sulle strade
d‟Europa, una fuga senza fine alla ricerca di un luogo in cui poter
vivere e filosofare liberamente.
Persino in questa brutta époque (il kali-yuga di una civiltà avviata alla
dissoluzione) nella letteratura (penso a On the road di Jack Kerouac) o
nella musica (penso a Strada facendodi Claudio Baglioni oppure a E ti
vengo a cercare di Franco Battiato) del mondo moderno, restano
inalterati e intatti – seppur flebili e talvolta travisati –, il sentimento che
più strada si divora e più se ne deve percorrere e il desiderio di colmare
questa scissura o separazione o caduta: “senza fermarci mai finché non
siamo arrivati” (come dice il romanzo citato), per trovare “un gancio in
mezzo al cielo” oppure “cercare l‟Uno al di sopra del Bene e del Male /
essere un‟immagine divina di questa realtà” (come dicono le canzoni). È
l‟inquietudine dell‟homo viator ( Dal titolo della medesima opera di
Gabriel Marcel, 1962) , l‟uomo in cammino, il fuggitivo, l‟esule, il
nostalgico, l‟errabondo, il pellegrino e il cercatore, alla ricerca della
propria realizzazione; è il segno della necessità o nostalgia umana di
sentire la Sua presenza, completando la nostra umanità.
Non sorprende che un uomo come Bruno che ha girato per tutta
l‟Europa e che, in soli dieci anni, dal 1582 al 1592, ha composto una
montagna di pagine, si sentisse un “Mercurio”, piede alato, mente
veloce, messaggero degli dei e dio dell‟eloquenza, della comunicazione e
dell‟immaginazione che risana gli uomini con la luce della verità. È per
questa prerogativa delle ali che si può morire a 52 anni, dopo quasi otto
anni di prigione e senza abiurare.
«Alla mente che ha ispirato il mio cuore con arditezza
d'immaginazione piacque dotarmi le spalle di ali e condurre il mio cuore
verso una meta stabilita da un ordine eccelso, in nome del quale è
possibile disprezzare e la fortuna e la morte. Si aprono arcane porte e si
spezzano le catene che solo pochi elusero e da cui solo pochi si sciolsero»
(Est mens, quae vegeto inspiravit pectora sensu, / Quamque juvit
volucres humeris ingignere plumas, / Corque ad praescriptam celso
rapere ordine metam: / Unde et Fortunam licet et contemnere mortem; /
Arcanaeque patent portae, abruptaeque catenae, / Quas pauci
excessere, quibus paucique soluti. (De innumerabilibus, immenso et
infigurabili, seu De universo et mundis libri octo, lib.1, cap. 1).
……..Bruno divenne l‟emblema dell‟eterna lotta tra l‟oscurantismo
religioso e il razionalismo scientifico e la sua terribile morte
testimoniava la barbarie della Chiesa. Il suo rifiuto di abiurare ne
faceva il campione ideale dell‟anticlericalismo e il profeta della libertà
della scienza e della ragione dall‟oppressione della superstizione
religiosa, di cui annunciava il crollo: tremate più voi, nel darmi la
sentenza, che io nel riceverla.
In quegli stessi anni la bibliografia degli scritti su Bruno si sarebbe
gonfiata da piccolo rivolo in maniera torrenziale. E, tuttavia, in questa
immagine eroica, dei diversi aspetti di Bruno, prevaleva quello
anticlericale e quello profetico, mentre l‟aspetto più propriamente
filosofico restava in secondo piano. Invece, è dagli anni ‟50 del secolo
appena trascorso che appare e perdura una fioritura così copiosa di
testi disponibili a misurarsi con la filosofia di Bruno.
In questa fioritura di nuove interpretazioni, di scoperte di nuovi testi e
di nuovi documenti sulla vita di Bruno, occupano un posto
preminente gli impareggiabili studi di Frances Amelia Yates – in special
modo Giordano Bruno e la Tradizione Ermetica e L’Illuminismo dei
Rosacroce….. La radice comune è certamente la prisca
theologia (o sapientia), cioè quel corpus di testi ermetici e platonici
riemerso come un tratto di fiume carsico, nel Rinascimento, e al cui
riaffiorare diedero un contributo fondamentale i bizantini Giorgio
Gemisto Pletone e il Cardinale Bessarione e il fiorentino Marsilio Ficino,
con la loro opera di attività filosofica, di traduzione e di conservazione.
Anche se i libri della Yates non sono difficili da criticare su qualche
punto, come è stato fatto, il permanere dell‟odierno e vivacissimo
interesse verso Bruno è stato sintetizzato nella felice formula con la
Yates, oltre la Yates.
Si discute se la Yates ha sopravvalutato o meno l‟ermetismo e se
occorre ridurre questa presenza e collocare Bruno tra i grandi padri
fondatori della modernità e dell‟attuale scienza empirica. Nel lavoro
svolto in questi anni da studiosi di diversa provenienza e da storici
della filosofia, della letteratura e dell‟arte – così intenso e così ampio per
il fatto che Bruno è un personaggio di frontiera per la natura e la
qualità della sua opera e per l‟epoca in cui visse ……
. Quello che è in gioco è il rapporto tra il mondo della tradizione
ermetica e quello della scienza moderna. E in queste interazioni ci si
chiede se la seconda sia potuta emergere dalla prima oppure se non si
sia autorizzati a ricondurre ciò che è razionale e nuovo a ciò che per
definizione è irrazionale.
Sulla soluzione di questo dibattito, che ho sempre trovato curioso e
paradossale nel suo dualismo, devo confessare che ho un debito molto
profondo verso il Fratello Arturo Reghini. Sono infatti pienamente
d‟accordo con lui su un punto fondamentale, contenuto in alcune
pagine di un suo scritto del lontano 1924 che provo qui, a modo mio, a
sintetizzare: la critica bruniana non volge l‟attenzione ad un certo tipo
di sperimentazione, ad essa sfugge che un effettivo e concreto metodo
sperimentale con risultati verificabili può applicarsi non solo alla
materia – a cui oggi, in modo squilibrato ed esagitato, è circoscritta –,
ma anche alla scienza dello spirito e che esistono metodi e tecniche per
la conoscenza di se stessi. E che, per tradizione, quest‟ultima è
la scienza delle scienze , a cui tutte le altre dovrebbero necessariamente
essere sottoposte e innestate.
La tradizione platonico-ermetica nella sua più stretta forma, immersasi
all‟indomani del rogo di Giordano Bruno, troverà una sua persistenza e
continuità, per quanto in forme più deboli… e negli sforzi per trovare le
prime idee di sapienza universale, che perdura da molto più di quanto
si possa pensare, poiché, senza origine umana, è eterna e
intramontabile.
Come lo stesso pensiero può essere espresso in linguaggi diversi, allo
stesso modo pratiche ed esperienze spirituali più o meno diverse, sulla
base del medesimo stato di coscienza e con qualunque mezzo si
dirigano, seguono sempre la stessa e unica
bramata preda, per che già avendola contratta in sé
non è necessario di cercar fuori di sé la divinità
come dice Bruno. Tutti coloro che si dedicano alla ricerca spirituale
sanno che noi siamo della stessa essenza dell‟Essere Supremo. La
diversità di sentieri attiene solo alla forma ma loro natura è una, perché
la Verità autorealizzativa è una come la Tradizione è una, giacché, dice
ancora Bruno
il sommo bene, il sommo appetibile, la somma perfezione, la somma
beatitudine consiste nell’unità che complica il tutto.
Per meglio farvi capire come da sempre la Tradizione, esemplificata da
Bruno nel mito di Atteone, affermi che occorre liberarsi dal corpo per
trovare il proprio Sé divino e come la Filosofia, nel suo autentico
significato e nella sua massima espressione, comporti la ricerca
dell‟Uno e lo sforzo di cogliere l‟invisibile nel visibile e l‟unità nella
molteplicità, permettetevi di farvi un esempio, ricorrendo a una mia
personale esperienza concreta.
Sia pure attraverso forme espressive differenti, tutti i sentieri della
ricerca che cercano una risposta all‟attesa dell‟esperienza del sacro, a
un rapporto tra divino e umano, hanno una radice comune. ……….il
mio esempio riguarda un raffronto tra Bruno e una dottrina molto
lontana e divisa da lui per distanza di tempo e per intervallo di luoghi.
Qualche anno fa cominciai a studiare il Vedanta. Imbattendomi
nel sūtra aforisma:
«Vasi, coppe e altri oggetti: tutti questi non sono altro che la sola
argilla. Similmente il mondo intero non è altro che Brahman»
pensai – ma questo è Bruno che, in modo più esteso, dice
«come nell‟arte, variandosi in infinito le forme, è sempre una
materia medesima che persevera sotto quelle, come la forma dell’albore è
una forma di tronco, poi di trave, poi di tavolo, poi di scanno, poi di
scabello, e così via discorrendo, tuttavolta l’esser legno sempre
persevera; non altrimenti nella natura, variandosi in infinito e
succedendo l’una all’altra le forme, è sempre una medesima la materia»
Potrei presentarvi altre numerose e significative concordanze e
analogie assai rimarchevoli, il cui studio deve però trovare un altro
posto, se non si vuole andare fuori dal tema che mi sono proposto.
Penso anche che uno studio del genere sulle innumerevoli
corrispondenze che si possono rilevare tra il pensiero bruniano e
le Upaniṣad potrebbe anche completare e chiarire il pensiero del
Nolano, testimoniando l‟unità e la coerenza della Tradizione, unità e
coerenza che essa possiede per il suo profondo e intimo legame con la
natura unica del Principio, giacché la Verità è e può essere solo una.
Ciò che si vuol dire è che da questa sorta di parallelismo si ricava
semplicemente che la Tradizione, intesa come dottrina metafisica
primordiale, unica, universale ed eterna, e le singole forme tradizionali
che da essa sono scaturite, sono come i rami di un unico grande albero
o, per usare un‟altra metafora, sono come i grani del rosario, laddove il
cordone è la Conoscenza, l‟essenza unica che li attraversa tutti.
Mi occorre fare un inciso. Utilizzo il termine Tradizione, nel modo in cui
per primo René Guénon, agli inizi del 1920, ne postulò la
nozione nell‟ambito dell‟esoterismo come radice e origine “non umana”
delle singole tradizioni.
Prima di allora, a partire dal Rinascimento, espressioni comeprisca
theologia o philosophia occulta e philosophia perennis, benché aventi
ognuna connotazioni specifiche, ne surrogavano quasi altrettanto bene
il significato.
C‟è solo da osservare che rispetto a queste espressioni,nell‟ultimo
secolo la Tradizione della spiritualità occidentale si è andata
arricchendo di altre formulazioni come il Sufismo, il Vedanta, talune
correnti del Buddhismo e il Taoismo, che hanno rivelato sempre più
l‟esistenza di quello che potremmo chiamare un “fondo comune” o il
Cuore. In quanto ricerca dell‟Assoluto o della Realtà ultima potremmo
anche chiamarla Filosofia dell‟Essere o Metafisica tradizionale
iniziatica.
Vi sono altri che, nonostante le loro pretese, non sono più depositari di
alcuna tradizione e sono addirittura divenuti “contro-tradizionali”,
avendo smarrito questo Cuore…………
Su questo tema Bruno, negli Articuli adversus mathematicos, ha
consegnato, come si è scritto, «la sua più autentica professione di fede,
dando, della religione della tolleranza e della libertà di pensiero, una
delle formulazioni più alte che mai siano state offerte». O, come dice la
Yates parlando delle stesse pagine, «la vera religione deve essere
immune da controversie e dispute, è una direzione dell‟anima».
Il dovere civile di quella legge d‟amore divina, infusa in ogni uomo,
contro ogni fanatismo e prevaricazione, se è rivendicato nell‟ambito
essoterico delle religioni («le tante sette che professano così diverse
opinioni», nessuna delle quali non si attribuisca il «primato»,
disprezzando le altre con cui è addirittura ritenuto «peccato» e «delitto»
avere una qualche comunione, secondo Bruno), non è, forse,
l‟irradiamento esterno di una presenza interiore? Non ha forse questa
religione civile, simile a quella del mondo classico, la sua base e il suo
sostegno nell‟ordine esoterico, dove non vi è conflitto e opposizione?
Non è quest‟ordine, che è in essenza cosa diversa dalle religioni e ha
carattere “iniziatico”, il luogo di unità e non di separazione, di pace e
non di guerra, di concordia e non di scissione, di accettazione e non di
prevaricazione, di armonia e non di discordia?
Ciononostante, come affermava Bruno:
«La provvidenza degli Dei (lo dissero i sacerdoti egiziani) non smette di
mandare agli uomini alcuni Mercuri in certi tempi stabiliti, benché
sappiano in anticipo che questi non saranno accolti per niente o saranno
male accolti».
Che i messaggeri della verità non abbiano una buona accoglienza
nell‟umbratile mondo rappresentato dalla caverna, ce ne diede avviso
Platone:
«Chi prendesse a sciogliere i prigionieri e a condurli su, forse che
non lo ucciderebbero, se potessero averlo tra le mani?»
E questo elemento costitutivo e ineliminabile del destino dei portatori
di luce – tanto la sua chiarezza è accecante e solleva l‟ostilità dei potenti
e dei loro scherani – lo ribadisce anche Schopenhauer:
«Chi è venuto al mondo per istruirlo seriamente nelle cose più importanti
può dirsi felice se la fa franca».
Eppure il vero spirito religioso, il restauratore dell‟antica verità, era lui,
Giordano Bruno, il quale diceva in cosa consiste l‟essenza della buona
religione:
«il non fare ad altri quello che non voressimo che fosse fatto a noi
basta per ben vivere».
Nondimeno Bruno sapeva, come sanno tutti gli iniziati che hanno una
consapevolezza “sapienziale”, che ciò che muore è il composto,
l‟accidentale composizione:
«Questo lo ha possuto intendere Pitagora, che non teme la morte, ma
aspetta la mutazione».
Per coloro per i quali l‟iniziazione non è lettera morta, tutti questi
sentieri presentano una prospettiva comune e sembrano tutti
ricondursi a un unico crocevia. ……
Quale sia il presupposto dell‟iniziazione, accessibile a tutti, ma non per
tutti, ce lo dice espressamente Bruno:
«Chi vuol perfettamente giudicare […] deve saper spogliarsi dalla
consuetudine di credere; deve l’una e l’altra contradittoria esistimare
equalmente possibile, e dismettere a fatto quella affezione di cui è
imbibito da natività»;
con questo percorso di crescita e di trasformazione spirituale, secondo
quanto sempre e solo affermato da tutti gli ordini iniziatici e come
afferma Bruno:
«mediante la filosofia rinascemo, morendo al volgo»
Sono convinto perciò che ognuno in libertà possa scegliere la sua
strada secondo le proprie tendenze e qualificazioni. In altri termini, vi
sono rami della Tradizione con particolari contenuti espressivi più o
meno conformi alla nostra costituzione spirituale e più o meno aderenti
alla nostre aspirazioni. Sono come vestiti e forme diverse della
Tradizione, che meglio si attagliano alle nostre predisposizioni e natura
e al nostro lavoro spirituale ma che contengono la stessa Verità, che
non può essere che quella.
Come dice Raphael, che forse oggi rappresenta il punto più alto
nell‟insegnamento della Tradizione, come un “Mercurio” del nostro
tempo:
«Se si tenesse sempre presente il principio dell’unità della Dottrina,
si potrebbe avere maggiore osmosi spirituale tra i vari rami, ma i fanatici
della “lettera”, della “forma” e del “territorio”, purtroppo, sono sempre
all’opera per difendere l’esclusivismo e sostenere che il “mio” è superiore
al “tuo”»
Sono certo, poi, che questi viaggi o cammini, alla ricerca della nostra
vera natura, siano personali e interpersonali, intimi e fraterni. Nella
sacralità e unicità del nostro viaggio individuale che aspira al Divino e
al Sovrasensibile, paradossalmente non siamo soli, né isolati……Siamo
in una Fraternità o Fratellanza…….
Come descritto da Hermann Hesse….. ne Il pellegrinaggio in
Oriente (Die Morgenlandfahrt) si descrive qual è il punto d‟arrivo, una
dimensione ultima della realtà:
«La nostra meta infatti non era soltanto il paese di levante, o meglio il
nostro Oriente non era soltanto un paese e un’entità geografica, ma era
la patria e la giovinezza dell’anima, era il Dappertutto e l’In-Nessun-
Luogo, era l’unificazione di tutti i tempi».
Non c‟è una realtà diversa dall‟anima che abbiamo dentro di noi. Che
ogni divisione, che ogni separazione, che ogni conflitto possano essere
armonizzati in una unita è una verità esoterica accessibile solo agli
iniziati (e che talvolta anch‟essi dimenticano).
Dovunque giace negletta quella legge d’amore, pur tanto diffusamente
celebrata
come dice Bruno.
Per questo, non lasciando risuonare la vibrazione di quella patria che
abbiamo dentro di noi, tanti vivono in modo così irreale e alienato.
Mi auguro che questo mio discorso sia stato ermeneutico.
L‟ermeneutica – un termine di matrice greca (ermeneúo) che significa
«interpretare, spiegare, tradurre» e che evoca Ermes/Mercurio,
l‟interprete degli oracoli divini – designa l‟arte di svelare il significato di
parole antiche e di renderle attuali. Dal loro centro ci riporta alla
periferia del presente in cui esse risuonano e vivono.
E in questo presente – la nostra storia il nostro futuro – l‟augurio è che
ognuno possa aver trovato il sentiero più adatto alle proprie esigenze
(quale che sia non importa; conta che sia un sentiero puro) e che,
«usciti fuor dall’antro platonico»,
questa via, come voleva Bruno, possa all‟anima fare
«spiegar l’ali al bel desio, verso il ciel inviarsi
e fender sicur le nubi».
© Moreno Neri

*** *** ***

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Ipazia
Proseguiamo questa sezione con un altro personaggio emblematico, oggi
"tornato di moda", non solo per il pensiero espresso, quanto per le vicende
profane di cui è stato vittima. Vicende "archetipiche" per essere utilizzate e
strumentalizzate.
A pensarci bene è un paradosso riscontrare come spesso "sistemi chiusi" che
teorizzano l'Amore per il prossimo e che contano "martiri" caduti a difesa delle
loro idee, si ritrovino poi ad esercitare violenza verso gli altri.....generando a
loro volta "martiri".
E' una spirale nella quale ci rifiutiamo di cadere.
Una riflessione: in situazioni in cui l'intolleranza è al potere coloro che sono
portatori di idee aperte o comunque di diverso e talora più ampio respiro come
possonoevitare di opporsi in maniera forte al potere, generando loro volta
violenza?
Re-agire con violenza alla violenza ricevuta, incuranti degli effetti delle loro
azioni su se stessi e sul microcosmo cui si appartiene, di fatto di contribuisce a
generare altra violenza.
Ci chiediamo: non sarebbe più proficuo operare silenziosamente, cercando di
diffondere le proprie idee tra le persone, rivolgendosi a un tessuto più ampio
di persone, discriminando quelle ricettive con attenzione e vigilanza, cercando
di creare quindi una base di dissenso al potere intollerante dominante e
contribuendo alla diffusione della coscienza, creando la base di un possibile
cambiamento con solide radici e duraturo?
Si tratta di un lavoro che implica una riflessione su se stessi e sugli effetti del
proprio agire, implica la capacità di agire consapevolmente, di essere portatori
di idee diverse, nuove e positive rispetto al potere intollerante dominante, ma
anche e soprattutto portatori di un nuovo modo di essere.
Diffondere le idee non dall‘alto come imposizione, ma dal basso come
diffusione di Coscienza e Consapevolezza.
Rinunciare ad esternare le proprie idee come manifestazione del proprio
narcisismo e in modo reattivo, ricalcando così le modalità del potere che si
vuole criticare.
Riportiamo qui di seguito uno stralcio del saggio su Ipazia di Moreno Neri, per
gentile concessione dell'autore che ne ha autorizzato la pubblicazione.
Coloro che desiderano leggere la versione integrale, corredata da un'ampia
bibliografia, possono inviare specifca richiesta alla sezione "contatti".

In cerca di Ipazia
dal mito massonico, passando per la notorietà, alla realtà
esoterica. Rielaborazione del contributo al Convegno IPAZIA (Filosofa e
Scienziata IV-V sec. d.C.) – Inno alla Libertà – Fondamentalismi passati e
recenti,
di Moreno Neri

Vittima di un assassinio spettacolarmente brutale per mano di una folla di


uomini, la fama di Ipazia è assicurata dal martirio che subì.
E ora con Agora si è avuto il suo primo ritratto cinematografico, dopo che, in
questi ultimi tre secoli, in letteratura, pittura, teatro e filosofia si è adottata la
sua figura storica per esprimere una serie di contenuti e di implicazioni in una
misura tale che non è facile ricostruire e certamente non è possibile farlo nei
limiti di questo mio contributo.
La violenta natura del crimine, una sorta di esecuzione rituale (o meglio contro-
rituale), come pure le sue sottili implicazioni politiche e religiose esortano al
suo ricordo sia per chi ne ama la figura sia per chi ancora l‘avversa oppure
minimizza la sua fine o, comunque, con le consuete maniere curiali e sofistiche,
confuta, rispetto a una presunta realtà storica, i modi in cui è stata sottratta
all‘oblio e a una comoda damnatio memoriae. Perché così, a dispetto di questi
ultimi, vanno le cose a questo mondo. Il tempo è anche galantuomo perché
viene un momento in cui restituisce giustizia e verità.
Nel bel mezzo del carsico inabissarsi della tradizione pitagorico-platonica si
innalza, nel IV-V secolo, la Scuola di Alessandria, quasi come una istituzione
scampata, sfuggita alla fatalità storica del nuovo che avanza, inesorabile.
Come tale destinata a morire e avente i suoi martiri che, come la speciale figura
femminile che la rappresenta, solo da non molto ha raggiunto la notorietà, ma
non ancora la trascendenza che merita. ………
Ipazia, grazie al medium cinematografico (con i suoi innegabili limiti, ma anche
con la sua capacità di raggiungere un pubblico più vasto) e ai diversi libri che
hanno indagato a fondo le testimonianze antiche e la sua ricezione, oggi è nota a
molti e viene valorizzata non più come un esempio decontestualizzato di una
filosofa, matematica e astronoma donna, ma come personaggio storico degno di
uno speciale interesse proprio per le cause del suo assassinio……
È opportuno rammentare che a inaugurare il moderno mito di Ipazia fu John
Toland…(che) Toland legge nell‘episodio dell‘assassinio della donna-filosofo,
la storia dell‘eterno antagonismo tra l‘ignoranza e il sapere, tra la scienza e la
superstizione, tra la ragione e il fanatismo religioso.
La posizione di Toland, in realtà, è quella di una difesa del cristianesimo
―naturale‖, delle origini, quello dell‘autentico insegnamento evangelico contro
la decadenza della Chiesa in quanto istituzione. Scrive infatti: «No no! Non
erano cristiani quelli che uccisero Ipazia, né gli uomini del clero cristiano
devono ora essere attaccati al posto di coloro che furono davvero protagonisti di
quell‘omicidio, ma solo quelli che assomigliano a cristiani; che hanno sostituito
tradizioni precarie, finzioni scolastiche e un dominio usurpato, alla salutare
istituzione del sacro Gesù»……..
Voltaire se ne occupa nel suo Dizionario filosofico (1764), dove, concludendo
la storia di Ipazia, scrive col suo polemico sarcasmo e la sua ironica galanteria:
«Mi limito a notare che san Cirillo era un uomo; e un uomo di partito. Che si è
forse lasciato trasportare troppo dallo zelo. Che quando si spogliano nude le
belle signore non è per massacrarle. Che san Cirillo ha senza dubbio chiesto
perdono a Dio di quest‘azione abominevole. E che prego il Padre di
Misericordia di avere pietà della sua anima»…..
Gibbon, nella sua importante Storia del declino e della caduta dell‘Impero
romano (1788), ne utilizzò la vita e la morte per illustrare la differenza tra il
mondo antico e quello che si stava sostituendo ad esso – la ragione e la
tradizione spirituale nel caso di Ipazia contro la barbarie …..L‘assassino di
Ipazia non era solo l‘ultimo atto della lotta contro la civiltà greco-romana, ma la
morte della sapienza in Occidente…..
Consentitemi di dire che di questa macchia indelebile (come, del resto, di altre)
non ci si è mai scusati. Anzi, nel tempo – e anche in quello più recente –, la si è
di più insozzata contornandola di nuovi aloni. Non solo Cirillo, già santo sia in
Oriente che in Occidente, fu proclamato nel 1882 da papa Leone XIII dottore
della Chiesa, a ulteriore premio delle sue imprese, col titolo di Doctor
incarnationis. Del resto Leone XIII era lo stesso papa che un anno prima
dell‘inaugurazione del monumento a Giordano Bruno in Campo de‘ Fiori, in un
allocuzione aveva confermato in pieno la legittimità della condanna e del rogo
per un uomo «doppiamente apostata, convinto eretico, ribelle fino alla morte
all‘autorità della Chiesa» e che peraltro «non possedeva un sapere scientifico
rilevante»…..A fronte dell‘assordante silenzio ecclesiale su Cirillo e la sua
vittima sacrificale, soprattutto da parte di chi fa oggi della sacralità della vita
umana un principio non negoziabile da tutelare dal livello embrionale fino allo
stato vegetale…….

… grazie agli studi che si sono succeduti, è stato riunito tutto ciò che si può
sapere oggi su questa donna straordinaria, sul suo assassinio e su ciò che di lei è
stato detto. C‘è quindi la possibilità di soddisfare sull‘argomento ogni curiosità.
Vorrei invece abusare della vostra pazienza per toccare alcune altre questioni
che a me paiono di cruciale importanza.
La prima questione riguarda due domande fondamentali che sono chi uccise
Ipazia e perché? Alla prima delle questioni la risposta c‘è, anche se c‘è ancora
qualcuno che la mette in discussione. Autori del terribile linciaggio furono i
parabalani, una sorta di milizia privata paramilitare impiegata dal patriarca per
difendere i propri interessi al tempo in cui i conflitti teologici erano
particolarmente violenti. Questi chierici, reclutati tra la popolazione di più
infimo rango, avevano alcuni compiti infermieristici di assistenza ai malati,
quello di Ma il compito principale di questa truppa di circa 500 uomini era
quello di seminare il terrore e mantenere l‘ordine religioso nella città di
Alessandria.
Sul perché è stata uccisa, se ci limitiamo a leggere le opere degli storici, la
risposta sembra più difficile….
Sulle ragioni, nei diversi studi che si sono moltiplicati, a dispetto della scarsità e
brevità delle fonti che riferiscono l‘incidente e il suo contesto, ogni storico,
scrittore e scienziato inclina a diverse possibilità. Ed è tale la varietà di
interpretazioni, tendente a rafforzare la particolare inclinazione dell‘interprete,
che anch‘io faccio fatica a riassumerle.
Nel 361 ad Alessandria era stato assalito il Tempio di Mitra. Nel 391 il
patriarca Teofilo, predecessore e zio di Cirillo, scoprì e distrusse il Tempio di
Dioniso, il cui culto misterico era celebrato in grande segreto, e incitò i cristiani
ad abbattere il Serapeo, il Tempio di Serapide, dove era contenuta l‘ultima
importante biblioteca della civiltà classica. Cirillo divenuto patriarca di
Alessandria nel 412 avviò un sistematico programma di oppressione ed
eliminazione contro le altre religioni, in primo luogo contro la fiorente
comunità ebraica di Alessandria (si parla dell‘espulsione di circa centomila
persone dalla città con confisca dei loro beni e distruzione delle sinagoghe),
contro i politeisti pagani e contro gli eretici cristiani (novaziani – anche di essi
confiscò i beni – e nestoriani contro cui condusse un‘aspra battaglia).
Ipazia era considerata da Cirillo una minaccia al potere della Chiesa ad
Alessandria. Era molto amica del prefetto dell‘Egitto Oreste che aveva
l‘incarico di amministrare la città e la cui influenza rappresentava la sola forza
equilibratrice contro il patriarca Cirillo, tendente ad usurpare la condizione e
l‘autorità della magistratura civile. Viceversa Oreste era in pessimi rapporti con
Cirillo ed era stato più volte attaccato dai monaci. Sebbene fosse considerata
un‘ellena, ossia una pagana, sono noti i suoi stretti legami con molti cristiani.
Uno dei suoi discepoli, il fedele Sinesio, come già sappiamo, divenne un
vescovo. Lo stesso Oreste era un battezzato, altri cristiani suoi amici erano
potenti uomini di corte e nobili. Tutti erano considerati una minaccia per
Cirillo. La filosofia di Ipazia, il suo insegnamento, i consigli che dispensava
potevano dunque essere considerati un pericolo per l‘ortodossia cristiana e
poteva essere sospettata di avere connessioni con l‘uno o l‘altro gruppo
perseguitato.
Rispetto al semplice schema dello scontro tra cristianesimo e paganesimo alcuni
storici preferiscono dar spazio a un piano assai più complesso e che dà conto di
una lotta che, pur combattendosi nelle forme tipiche della disputa religiosa, è
innanzitutto funzionale al primato politico e sociale, al potere. In questo senso
Ipazia, per i sostenitori di Cirillo e del potere temporale della Chiesa, era
l‘ultimo degli idoli da abbattere. Ipazia fu fatta fuori come una pedina nelle
rappresaglie di questa partita a scacchi tra potere civile e potere religioso. Fu un
assassinio politico. E ancora. Anche se la maggior parte dei resoconti del tempo
pongono maggior enfasi sull‘impatto sociale della sua vita piuttosto che sui suoi
contributi alla scienza e alla matematica, non va dimenticato che, nella
campagna propagandistica, il suo insegnamento era presentato come magia.
Suo padre come lei praticavano l‘astrologia; si dedicava agli strumenti musicali;
la si ricorda, poi, come inventrice di un areometro, di un idrometro, di un
apparecchio per la distillazione e di un astrolabio. È difficile che l‘accusa di
stregoneria fosse creduta da chi diffuse la diceria, ma poteva essere accettata dai
parabolani, notoriamente incolti e superstiziosi. Giovanni di Nikiu considera il
linciaggio della donna filosofo una meritata punizione, perché Ipazia seduceva e
abbindolava Oreste e gli altri suoi discepoli con la magia e i suoi inganni
satanici. In questo senso Ipazia è la prima strega bruciata dai cristiani. Fu uccisa
perché era una scienziata. C‘è, pertanto e infine, il fatto che era una donna e
questo la rendeva ancor più vulnerabile……..
Consentitemi di tornare al capostipite degli studi ipaziani: al nostro John
Toland. Il suo opuscolo non contiene solo un attacco alle gerarchie
ecclesiastiche che hanno tradito lo spirito originario di Gesù Cristo, ma vi è
anche inserito, già a quel tempo, un elemento profondamente pro-
femminista……
Toland in un altro suo precedente scritto – nella prefazione alle Letters to
Serena (1704) – si domandava se «l‘esclusione delle donne dalla cultura sia
effetto di un‘abitudine inveterata o derivi piuttosto da un progetto esplicito» e,
data per dimostrata l‘eguaglianza intellettuale in entrambi i sessi, dichiarava –
in un‘epoca in cui le donne diversamente dagli uomini non avevano diritti – che
se esse avessero avuto gli stessi vantaggi ed opportunità di un uomo libero
sarebbero state «capaci di ogni genere di miglioramento».
Ciò che si vuol dire è che, grazie a Toland, la figura di Ipazia come simbolo
della sapienza femminile si è frequentemente prestata alla causa del
protofemminismo e del femminismo. Sarebbe insieme simbolo della distruzione
del genio femminile del tradizionale mondo classico greco-romano ed emblema
dell‘avvento della società patriarcale e misogina del potere ecclesiale e della
riduzione al silenzio della voce femminile per molti secoli a venire…….
Nel corso di questo contributo da contenere in limiti accettabili, non è possibile
analizzare il ruolo del femminile nel divino e nel sacro: si pensi alla Grande
Madre in Occidente e alla Shakti in Oriente, alla Pistis Sophia gnostica, alla
Beatrice di Dante e alle donne dei Fedeli d‘Amore, all‘Amata del sufismo …
sono tutte immagini esoteriche declinate al femminile.
Ma, pur non essendoci la possibilità in questa sede di occuparci dell‘archetipo
tradizionale della Sapienza muliebre, quantomeno il fatto che Sinesio, quando
era già vescovo, continuasse a chiamar Ipazia «madre, sorella e maestra» (meter
kai adelphè kai didáskale), attira la nostra attenzione sull‘iniziazione femminile,
ossia sulla trasmissione di un‘influenza spirituale sia in senso attivo che
passivo…
Anche in questo caso ci dobbiamo ridurre a constatare l‘enormità di una
presunta, inesistente e mai esistita iniziazione solare…...
Apuleio (ai misteri di Eleusi, di Mitra, ai misteri di Iside e Osiride, al culto dei
Cabiri a Samotracia e a tanti altri di minor notorietà), se sentisse queste parole,
si farebbe quattro sonore risate. Nell‘Asino d‘oro o Metamorfosi, il suo eroe,
Lucio, dopo essere stato iniziato ai Misteri di Iside in Grecia, per la precisione
nel tempio di Cencrea nei pressi di Corinto, poi a quelli di Osiride a Roma,
riceve la terza consacrazione, l‘iniziazione suprema. Non vi sono, quindi, due
iniziazioni diverse, una solare e una lunare, una per l‘uomo e una per la donna,
ma due gradi o due fasi, isiaca-lunare e osiridea-solare, o alchemicamente via
umida e via secca, che equivalgono ai piccoli misteri e grandi misteri.
Scopo dell‘iniziazione è il superamento di ogni dualismo e consiste nel formare
un essere unico (possiamo dire androgino), su uno stato di coscienza spirituale
superiore, rimanendo la diversificazione o polarità solo sul piano
materiale…….
Platonicamente educati da Ipazia, non è il mondo che cambia….siamo noi che
cambiamo. Le forme del mondo fenomenico che nascono sotto una determinata
forma, mutano e periscono, sono solo prototipi o copie dell‘Idea del Bello o
dell‘Essere. Come è dunque pensabile che l‘iniziazione, che è la seconda
nascita o realizzazione del vero sé, possa essere un fatto di identità sessuale?
Ipazia, eroina pagana massacrata dai cristiani, o eroina degli ariani massacrata
dagli ortodossi, o ancora un‘eroina dei civili cristiani di Costantinopoli
massacrata dagli intemperanti cristiani d‘Alessandria; e più di recente eroina
anticlericale, vittima della gerarchia ecclesiale; eroina protestante, vittima della
chiesa cattolica; eroina del romanticismo ellenizzante, vittima dell‘abbandono
da parte dell‘Occidente della civiltà greco-romana; eroina del positivismo,
vittima dell‘oppressione della religione sulla scienza; e, in ultimo, eroina del
femminismo, vittima della misoginia cristiana. In breve, vittima di qualsiasi
fondamentalismo religioso, Galileo in gonnella, martire del libero pensiero,
bandiera della laicità, proto-femminista.
… Permettetemi di non contrappormi a nessuna di queste tesi su Ipazia, ma di
essere aperto a tutte le interpretazioni, a tutte le molteplici sfaccettature del
recupero d‘Ipazia, salvo che non siano manipolazioni. Ognuna di esse svolge il
suo ruolo, perché c‘è posto per tutti i punti di vista. Tutte le distinzioni possono
essere risolte, armonizzate e trascese se consideriamo Ipazia un simbolo.
Proprio perché il simbolo racchiude in sé molteplici significati, talvolta
apparentemente diversi tra loro ma sempre intimamente correlati, e, col
riunificare valori separati, ricrea un ordine ed un‘armonia superiore, una
costante assoluta. Possiamo ancora considerare che tutte le chiavi interpretative,
anche ideologiche, descrivono sempre l‘irrompere del caos, delle tenebre,
dell‘ignoranza e della discordia contro l‘ordine, la luce, la conoscenza e
l‘armonia o il ciclo inevitabile del declino. In questo senso su Ipazia è stata
costruita un‘intelaiatura pronta a farne un archetipo.
E adesso posso rispondere perché Ipazia è stata uccisa. Permettetemi, a questo
punto, parafrasando un celebre principio metodologico chiamato il rasoio di
Occam e che recita «a parità di fattori la spiegazione più semplice è da
preferire»…: Ipazia è stata uccisa per ignoranza, fanatismo e ambizione.
…………
C‘è chi pensa che le scelta esoterica significhi allontanarsi dal mondo,
confondendo una sua personale inclinazione, peraltro del tutto legittima, con la
nozione di esoterismo, che ci affida, invece, il compito come secondi demiurghi
di portare l‘Intelligibile nel sensibile e che ci vuole operai che preparano i
mattoni con cui più tardi noi stessi o altri più felici architetti potranno elevare
un più bello e duraturo Tempio dell‘Umanità sul modello di quello cosmico.
Ma il razionalismo che nega ogni principio di ordine superiore o demiurgico e
si richiama alla sola ragione razionale e che pensa di lavorare al Bene e al
Progresso dell‘Umanità, indica spesso il fare e non anche il come essere.
Numerosi sono quelli che si immergono interamente nella preparazione del
cambiamento sociale; rari, rarissimi quelli che, per realizzarlo, se ne vogliono
prima rendere degni.
Ipazia rappresenta quella Tradizione ininterrotta di filosofi – tra i non pochi
esempi possibili pensiamo a Pitagora, Socrate, Platone – che non hanno mai
rinunciato ad agire sulla città, a trasformare la società, a rendere servizio ai
propri concittadini, ad agire secondo giustizia. Che hanno sempre saputo, in
altri termini, che la vita filosofica comporta un impegno comunitario (il
platonico rientro nella caverna).
Ma che hanno sempre avuto altrettanto chiaro che questo impegno esige
preliminarmente un duro e intenso lavoro su se stessi. Comporta togliere,
raschiare, lisciare, ripulire la nostra pietra, levare da essa il superfluo,
raddrizzare ciò che è obliquo, purificare ciò che è fosco e renderlo brillante……
Stiamo, allora, dalla parte di Ipazia. Stiamo dalla parte del canone di verità,
stiamo dalla parte della Tradizione.
Consapevoli che in questa età del ferro, il nostro kali-yuga, un tempo oscuro ma
certo non eterno, il martirio dell‘iniziato o dell‘iniziata più che cruento è una
pena sottile e dissimulata. Il patimento che si soffre ha una forma raffinata,
ardua da vedere e che difficilmente si manifesta, perché non culmina nello
spargimento di sangue ma deve verificarsi lentamente, quotidianamente, senza
sangue o sofferenza fisica, in un patire continuo che è un agire contro ogni
forma di intolleranza. Ma anche, occorre sottolinearlo, deve essere uno
spogliarsi dello stereotipo della tolleranza. È questo, infatti, un termine ignoto
agli Antichi che non erano tolleranti, perché, non essendo intolleranti, non ne
avevano bisogno.
Quando ci saremo liberati da questa incrostazione…, allora avremo raggiunto la
capacità di pensare in modo plurale ciò che ci circonda, di amarlo e rispettarlo,
di essere aperti e flessibili, perché nell‘En To Pan, l‘Uno il Tutto, siamo tutti
stelle e astri dello stesso infinito firmamento.
E questa sarà la buona novella del ciclo futuro.
Quello in cui si potrà dire: Eccoti, Ipazia, risorta tra noi!

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Link Tradizione e sistemi Filosofico -
Religiosi
A complemento dei link forniti per le singole pagine tematiche, si propongono
due siti, entrambi forniscono una visione articolata dei vari temi, con grande
ricchezza di testi (spesso scaricabili) e di indicazioni bibliografiche.
Come primo accesso, considerata la vastità e complessità dei siti, si suggerisce
di consultarne gli indici, che offrono una panoramica complessiva efficace.
Axismundi
Har Tzion Montesion
Vedanta.it

Non indichiamo una bibliografia, farlo sarebbe presunzione.


Nelle varie sezioni potrete trovare, al massimo, delle indicazioni parziali e
provvisorie.
Consigliamo comunque un sito dove poter trovare e scaricare gran parte dei
testi classici:
www.liberliber.it
YOGA
La parola "Yoga" non sfugge alle distorsioni di significato così frequenti di
questi tempi. Cerchiamo allora di ri-stabilire un minimo di chiarezza.
Lo Yoga, in quanto aspetto della Tradizione Una, è un percorso iniziatico.
(vai alla sezione "Tradizione e sistemi Filosofico-Religiosi")
L'esistenza di testi scritti che descrivono lo yoga consente a chiunque li legga di farli
propri, in vario modo, restando comunque "all'esterno" . Altra cosa è "vivere" lo
Yoga dall'interno, azione che comporta un percorso esistenziale completo e
complesso. Lo Yoga, in particolare, presuppone come condizione preliminare da parte di
chi desidera seguirne il percorso il rispetto di una serie di "regole" di comportamento
verso Sè stesso e verso gli altri: Yama e Nyama (vai alla pagina Yama e Nyama.).
Un discorso a parte andrebbe fatto a proposito della frammentazione dello Yoga in
oriente come in occidente, in tanti fiumi, ruscelli e ruscelletti. Tutti dovrebbero andare
allo stesso Mare. Difficile orientarsi, ed ancor più difficile individuare i percorsi
dell'acqua che, invece di portare al Mare, conducono in stagni e paludi. Alla sensibilità
di ognuno la scelta della Via da intraprendere.
La diversità è fonte di stimoli e ricchezza alla partenza, nella manifestazione. Dovrebbe
pian piano svanire procedendo verso il Centro.
Diversità e non distorsione o alterazione, riprendendo le parole di un Maestro:
"Lo Yoga è eminentemente pratico e chi si accosta al Rajayoga di Patanjali deve
essere mosso da una forte aspirazione al kaivalya, alla liberazione dai cinque ceppi
( avidya, l'ignoranza che che verte sulla natura reale dell'essere;asmita, l'io sono che
corrisponde all'identificazione di colui che vede con con il potere di vedere; raga,
l'attrazione che si fonda sul piacere; dvesa, la repulsione che si fonda sul
dolore; abhinvesha, il desiderio di vita) ...... senza una profonda istanza di
comprendersi per essere, i frutti saranno veramente scarsi"( Raphael, La via regale
della Realizzazione, Asram Vidya, 2010).

Doverosa premessa di metodo


Preliminarmente, per quanto attiene la traduzione del termine Yoga, così come di tutte le
parole sanscrito, facciamo presente che, essendo parole-simbolo di una Tradizione
iniziatica, sono difficilmente traducibili mantenendo il loro significato profondo. Inoltre
il significato pieno delle parole in sanscrito si scontra con l'ulteriore difficoltà, relativa
alla traslazione dei significati dalla Tradizione Orientale a quella Occidentale.
Nelle sezioni di approfondimento tematico, potrete verificare come spesso, per
lo stesso termine o frase in lingua originale, le traduzioni rendono significati
difformi, a volte anche contrastanti.
Avendo ben presente tale rischio, abbiamo scelto come metodo di fornire le
varie traduzioni nelle sezioni tematiche. Essendo scevri da ogni forma di
dogmatismo, laddove riscontriamo visioni o pareri difformi tra di loro
preferiamo proporre le stesse, senza commenti. Alla libertà di ognuno percepire
ciò che risuona maggiormente.
Per quanto riguarda il glossario dei termini, è una nostra libera scelta di
prendere a riferimento il glossario sanscrito delle edizioni Asram Vidya che
potete trovare in bibliografia. Senza pretesa di affermare che sia quello
"perfetto", possiamo però confidare sulle caratteristiche profondamente
iniziatiche (sia Orientali che Occidentali, o forse direttamente "viste" alla fonte
comune) della casa editrice.

*** *** ***

ed ora..... lo Yoga
La parola Yoga è un termine sanscrito che trova la sua prima espressione
organica in forma scritta negli "Yoga Sutra" di Patanjali.
Partendo da questo punto fermo, subito emergono due problemi (apparenti)
Chi era Patanjali?
Quando sono stati scritti gli Yoga Sutra?
Per la prima domanda sono state formulate varie ipotesi, nessuna ad oggi
consolidata.
Per la seconda sono state formulate varie ipotesi, quella più accettata, ma non
certa è che gli Yoga sutra siano stati redatti circa 2400 anni fa.
Perchè problemi "apparenti"? Semplicemente perchè allora non ci si curava di
mettere la data di edizione ed ancor meno di "firmare" con il proprio nome le
Opere.
Su questo troverete che tutti concordano, così come nessuno nega che il testo
scritto degli "Yoga Sutra" sia un testo che con termini occidentali possiamo
definire "Esoterico" o "Ermetico", comunque "iniziatico": in concreto,
Tradizione trasmessa esclusivamente da Maestro a Discepolo, "bocca-
orecchio", con il vincolo della riservatezza.
Dove non esisteva preclusione alcuna all'essere Discepolo o a divenire Maestro,
essendo unico requisito quello di desiderare con determinazione di percorrere la
Via. Maestro e Discepolo (a sua volta potenziale futuro Maestro) sapevano
come trovarsi e riconoscersi.
Provare per credere: il testo in se è costituito da brevissime frasi ( "Aforismi"),
di difficile traduzione e di ancor più complessa interpretazione.
Comunque, nessuno nega che gli "Yoga Sutra" rappresentino il primo testo
fondante dello Yoga nella sua completezza. In precedenza ne troviamo
testimonianze importanti, ma comunque parziali, in alcune Upanishad vediche.
LoYoga , vale la pena ricordarlo, costituisce una delle sei "visioni" o "prospettive"
ortodosse della Tradizione Vedica ("Darsana").
Per questo riteniamo di definire uno "spartiacque" di metodo: da un lato gli Yoga Sutra,
dall'altro le successive intepretazioni.
Nelle pagine tematiche, per scelta, tratteremo esclusivamente dello "Yoga
classico", senza ulteriori aggettivi, laddove con "classico" si fa esplicito
riferimento agli Yoga Sutra di Patanjali.

Nella sezione "link e bibliografia" potrete trovare alcune indicazioni (senza


pretesa di essere completi ed esaustivi) per ulteriori approfondimenti.

*** *** ***


Per iniziare...
Come primo contatto proponiamo alcune frasi, quasi degli aforismi, di Maestri
contemporanei, offerti come stimolo all'Ispirazione intuitiva.

" Lo Yoga, quando vissuto e praticato con perseveranza, può dare un nuovo
assetto a schemi mentali consolidati di cui siamo spesso le prime vittime:ci
insegna a conntrollare l'onda delle emozioni, a vivere l'eterno presente, in cui
ogni azione diventa una forma meditativa che dona pace a noi e agli altri.
Grazie agli insegnamenti dei Maestri, possiamo sperimentare la presenza di
diversi livelli coscenziali di cui non eravamo consapevoli..... per arrivare a una
visione universale, coscienti della presenza del Divino."
Porzia Maria Favale
***

"Patanjali pone due alternative: o sei abbandonato totalmente a una devozione


sconfinata sufficiente a se stessa, oppure ti sottoponi a una serie di pratiche
molto rigorose che ti porteranno a stati di coscienza modificati ...Ogni sutra di
Patanjali è in sintesi un'intera lezione che il maestro da al discepolo"
Eros Selvanizza
***

I possibili percorsi dell'Unico Yoga


Lo Yoga è una disciplina unica, complessa ed articolata, che prevede vari
"strati", tutti inscindibilmente legati tra loro.
Tale unità complessa consente, al suo interno, di adattarsi a ciascuno di noi, in
relazione alla specificità esistenziale e fisica.
Resta, come punto fermo, che i vari "strumenti" messi a disposizione sono un
mezzo e non un fine. Il fine resta unico e fisso: la presa di coscienza del Sé,
dell'essere parte del tutto, oltre le illusioni dei sensi.
C'è un'espressione tipica della Tradizione valida anche per lo Yoga: la Via, il
cammino, viene intrapreso per arrivare a "togliere il velo" ed aprirci alla
Visione della realtà ultima. Non a caso i Maestri ci mettono sempre in guardia
dal rischio di travisare i mezzi per il fine, ma anche dal lasciarsi fuorviare dai
piccoli progressi o risultati lungo il cammino.
"I vari Yoga danno diverse esperienze. La pratica del Pranayama e dei Kriya
dell‟Hata Yoga, per esempio, porteranno ad una serie graduata di esperienze
psichiche. Vedere ogni tipo di luci eteree ed ascoltare certi suoni anahata
appartengono a questa categoria. Qui i saggi che hanno presentato questi Yoga
ci hanno dato ben definiti gradi di esperienze spirituali. Come la Kundalini
passa da un chakra al successivo, il praticante ha certe definite e
verificabili esperienze. Questo deriva dal fatto che ogni chakra governa un
particolare tattwa e la sua padronanza quindi da certe specifiche esperienze.
...Ogni sadhana ha i suoi particolari Siddhi e quindi le esperienze di tutti i
sadhaka che seguono una particolare sadhana sono invariabilmente le stesse.
Ma queste sono tutte esperienze di tipo inferiore. Sono esperienze psichiche
che non necessariamente denotano il progresso spirituale
dell’aspirante. Anche le esperienze dei bhakta come versare lacrime o
innalzarsi dei peli e dei capelli ecc., sebbene non sono perfettamente
classificate come quelle dei praticanti dell‟Hata Yoga, non
indicano necessariamente un progresso spirituale. Quando entri nel dominio
dello spirito, vai nella sfera dell‟Infinito. Infiniti sono gli Yoga ed infinite sono
anche le esperienze. Ogni Yoga di un uomo è il suo proprio, perché, egli vi
ha portato dentro i propri samskara e vasana e si sforza nel suo proprio modo
per raggiungere l‟obiettivo. Questi due, interagendo l‟uno con l‟altro gli danno
le sue varie esperienze. Per esempio come si avvicina al trascendente infinito
immortale Sé, l’aspirante gode di una più grande pace interiore e di una
indescrivibile felicità. Egli non viene facilmente influenzato da quanto gli
accade intorno. Non solo questo, egli è capace di irradiare pace e felicità a
tutti coloro che vengono in contatto con lui. Diventa buono ed irradia bontà.
Questo è il più importante segno di progresso spirituale. Dio è perfetta bontà.
L’aspirante che progredisce verso la realizzazione di Dio, quindi, cresce in
bontà. Le sue cattive qualità lentamente svaniscono e sono rimpiazzate da
sublimi virtù. Se questo importante essenziale elemento non è presente, allora
tutte le altre visioni e suoni sono praticamente inutili.Con la sua semplice
presenza lo yogi avanzato è capace di ispirare alla gente di condurre una vita
retta, priva di odio e malizia. Il suo cuore è pieno di amore cosmico, e quindi,
egli serve tutti spontaneamente ed altruisticamente. Questi sono tutti veri
segni di progresso spirituale. Ma, al di là di tutto questo c’è l’esperienza
ultima. Quello è indescrivibile. ..."
Tratto da: Satsanga con Gurudev (II) di Swami Sivananda che potete leggere o
scaricare il testo integrale in pdf al link:
Casa editrice ed. Porpora

*** *** ***

Introduzione allo Yoga


Sarebbe presunzione da parte nostra voler sintetizzare l'essenza dello yoga.
D'altronde riteniamo utile fornire una breve introduzione per i neofiti. Lo
facciamo riportandovi dei brevi estratti sul tema tratti dalle opere di
Raphael, citate in bibliografia. Con parole chiare e comprensibili, viene offerta
una visione aperta e puntuale dello yoga come parte integrante della Tradizione
UNA, fornendo preziosi rimandi anche alle radici della Tradizione nella sua
manifestazione in occidente. Sempre da tali testi è tratta la scheda sinottica
conclusiva. coloro che desiderano approfondire, potranno fare riferimento, se lo
desiderano, alla bibliografia:
bibliografia Yoga
"""Il termine yoga deriva dalla radice yuj che significa “congiungere”, “unire”,
ma denota anche 1'"atto di aggiogare" e, nel nostro caso specifico, risolvere le
turbolenze mentali e fisiche in modo da ottenere una perfetta unità coscienziale, la
quale va oltre i limiti del pensiero, quindi di là dalle categorie del tempo-spazio. Lo
yoga non è una religione, come comunemente si intende questo termine, e invece
una scienza, la scienza che studia l'ente nella sua totalità; è anche filosofia perché
offre una visione della vita e della natura dell'essere. In quanto scienza è di ordine
sperimentale, quindi è eminentemente pratico, per cui esso consiste di teoria e
prassi.
Lo yoga, come ogni Dottrina tradizionale, non cerca di convincere, non impone
ad alcuno le proprie convinzioni filosofiche e la propria prassi; vive e si esprime
nella dignità di ciò che è. Se qualcuno ne ha un concetto errato è perché, soprattutto
in Occidente, a volte se ne fa una semplice professione, una parodia, degradando
ciò che è sacro.
Gli individui vivono a diversi stadi di risveglio, di sviluppo intellettivo e
coscienziale, e spesso è difficile creare rapporti perché si è su due lunghezze d'onda
diverse; si vive su due piani opposti, su stati vibratori differenti. E ciò può capitare
senz'altro nello stesso nucleo familiare, tra fidanzati, compagni e amici.
Quale può essere, dunque, l'atteggiamento del ricercatore verso il mondo
sociale o 1"'inconscio collettivo"? Diremo di estremo riserbo, possibilmente di
silenzio; l'inconscio collettivo è pressato da certe esclusive e peculiari necessita:
lavoro per vivere, famiglia per evitare la solitudine, acquisizione di cose materiali,
divertimento, negazione di ogni tipo di ricerca che non sia finalizzata a scopi
peculiarmente materiali. L'inconscio collettivo non vive, ma si lascia vivere; non
crea, ma dipende; non pensa, ma si lascia pensare. Esso è un'enorme
sedimentazione, incrostazione, detrito di credenze, opinioni, fideismi, emozioni,
passioni, interessi materiali e sensoriali, convinzioni non sorrette dalla ragione,
cose queste che si perpetuano da millenni e che sono sovrapposte alla pura
intelligenza.
Può sembrare veramente strano e insolito che la ricerca, qualunque essa sia,
anche quella della verità filosofica, spirituale, psicologica, ecc., il vivere conforme a
certi principi che esulano dal comune opinare (doxa) e l'affinamento di sé non
debbano essere apprezzati dai più; purtroppo è così e bisogna arrendersi
all'evidenza.
L'uomo pone sempre le sue speranze nell'oggetto (apparenza) lontano,
anziché trovare nel suo ambito più immediato il sostanzialmente vero.
I problemi vitali dell'Umanità possono essere risolti solo quando, più che
all'esterno, le rivoluzioni vengono attuate all'interno dell'ente; quando, più che li
istituzioni, per quanto valide, si trasformano le coscienze, muta la visione della vita
e il rapporto di sè con se stessi e, conseguentemente, con gli altri........
Operare solo sugli effetti significa procrastinare i problemi conflittuali del
genere umano; ma pervenire o perseguire una visione yoga della vita e dell'essere
implica saper combattere i "nemici" interni piùche quelli esterni, e ciò per molti è
qualcosa di estremamente duro e arduo.....
Dice Pindaro:
“La categoria più inconcludente tra gli individui è quella di coloro che
denigrano ciò che è loro vicino per rivolgersi verso ciò che e lontano, lasciando che
le loro speranze irrealizzabili inseguano fantasmi”.
D'altra parte, quel sincero ricercatore che sente una precisa "vocazione" e
un'autentica direttiva coscienziale non può non procedere. Tradire gli altri non
è lecito, ma tradire se stessi è suicidio.
A chi è essenzialmente indirizzato lo Yoga? A coloro che, per esperienza
diretta, per intuizione super-conscia, per fede nel principio di trascendenza, per
maturità coscienziale, per sete di ricerca della verità, ecc., possono sentire la
"chiamata" alla comprensione di se'.
Lo Yoga è la scienza del conoscersi per essere.
“ Infatti io dico che la temperanza è questo conoscere se stessi
d'accordo, con tale definizione, con l'autore dell'iscrizione votiva di
Delfi; mi pare, invero, che questa frase sia li incisa come un saluto
del dio ai visitatori” ( Platone, Carmide, 164 d).
Lo Yoga porta l'ente a ritrovarsi unità, mentre l'individuo in genere è
molteplicità, dicotomia, conflittualità. Nel suo vivere troviamo sempre
contraddizione, spesso opposizione, tra pensiero e azione; la coscienza viene
lacerata dall'irrequietezza delle energie psicofisiche causando anche stati paranoici
e nevrosi di varia natura. Il Rajayoga colma le scissure, integra il mondo della
dualità abbracciando, con un colpo d'ala, la sfera del sensibile e dell'intelligibile. Il
Rajayoga, perseguito con lealtà e vocazione, svela la Beatitudine e la Pienezza che
sono della pura coscienza, di là da ogni oggetto-evento di ogni ordine e grado. Dal
desiderio appropriativo ed egoistico (amore di sé) lo Yoga di Patanjali porta a
svelare 1'Amore che si dona, si offre; Amore che non è debolezza, passività o
passionalità, ma comprensione sapiente e solare.
Vi è un'altra considerazione da fare ed è questa: alcuni possono pensare che
solo la Tradizione orientale sia eminentemente pratica, realizzativa, interessata più
al Soggetto ultimo che all'oggetto formale, più diretta alla coscienza che
all'erudizione mentale fine a se stessa. Ciò però può essere molto riduttivo. In
Occidente vi è stata sempre una Tradizione iniziatica la quale, per essere tale, ha
proposto la trasformazione effettiva, pratica e vitale dell'ente. Quella antica, per
esempio, era una filosofia di ordine realizzativo, trasformante; aveva come finalità
non la semplice speculazione concettuale, ma la realizzazione di uno stile di vita, di
uno stato di coscienza. La dialettica filosofica era e dovrebbe essere un preciso
processo di liberazione dell'Anima dalle illusioni mondane, dalle proiezioni
dianoetiche e dai vari piaceri sensoriali, proponendo essa una visione del vero
essere che è anche autentico Bene. Lungo il tempo, però, con la prevalenza della
concezione materialistica e positivista, tale concezione è venuta a sfumarsi fino a
perdere la stessa essenza del filosofare per essere. Nell'epoca moderna asserire di
vivere, di esprimere coerentemente la filosofia di un Parmenide, Platone o Plotino
potrebbe sembrare anacronistico, per cui quei pochi che vogliono perpetuare la
"visione di vita" della Tradizione filosofica occidentale devono trovarsi in una
condizione di riservatezza. Cosi il Rajayoga, per quanto poggi su una visione
filosofica di vita, è eminentemente pratico, e il suo contesto operativo si sviluppa in
cinque sequenze che abbracciano l'interezza espressiva dell'ente. """
*** *** ***
Per proseguire nella sezione, seleziona gli argomenti sulla colonna di destra,
oppure....
GliYoga Sutra di Patanjali
In questa sezione sarà introdotto quello che viene definito come "Yoga
classico" inscindibilmente legato a Patanjali. Viene anche spesso definito come
"Raja-Yoga".
Preferiamo condividere la prima definizione, quella di Yoga classico, senza
ulteriori precisazioni.
Siamo profondamente convinti, sempre nel pieno rispetto di ogni differente
convinzione, che lo Yoga sia uno e che Patanjali ne sia il primo ad averne
rivelato, in forma scritta, l'intera visione.
In questa sezione gli Yoga sutra di Patanjali rappresentano la sorgente primaria
ed insostituibile.
Naturalmente si chercherà di dare anche una visione panoramica dei commenti,
partendo dai più antichi.

Come riflessione preliminare, notiamo che gli Yoga sutra sono divisi in quattro
sezioni:
 Samadhi pada

 Sadhana pada

 Vibhuti pada

 Kaivalya pada

Dove la prima, il Samadhi pada, descrive con linguaggio iniziatico la Via della
realizzazione nel suo stato più puro.
Ciò è chiaro sin dal primo sutra: "Atha yoganusasanam", letteralmente "ora
(sullo) yoga complete istruzioni".
Essendo indirizzata ad Adepti avanzati, già inseriti nella trasmissione diretta da
Maestro a discepolo, dopo averla letta e meditata, non resta che procedere con il
secondo pada, quello sulla Sadhana, che descrive le varie fasi del percorso sin
dall'inizio. Gli argomenti e le istruzioni sono quelli del cosidetto "yoga esterno"
(bahir yoga): Yama, Nyama, Asana, Pranayama e Pratyahara.
Spingersi oltre, al terzo e quarto pada, allo Yoga interno ( Antar-Yoga) non riteniamo
possa essere oggetto di trattazione scritta.
La via dello Yoga, come tutte le vie iniziatiche, è nata e si è sviluppata come "catena
iniziatica" dove la Trasmissione è riservata al rapporto diretto "bocca-orecchio" del
Maestro verso il discepolo, legati indissolubilmente da un rapporto esistenziale globale.
Il fatto che oggi siano disponibili i testi scritti può essere di aiuto per una prima presa di
contatto. Intraprendere il percorso è tutt'altra cosa, ed è impensabile poterlo fare senza la
guida diretta di un Maestro.
Guida importante per poter affrontare gli Asana, imprescindibile per avvicinarsi al
Pranayama ed al Pratiahara.
Oltre, solo un Maestro può valutare modi e tempi per introdurre il Discepolo agli stati
dell'essere superiori.
A scanso di fraintendimenti: a nessuno è preclusa la via dello Yoga, ma essendo un
percorso esistenziale globale comporta dei rischi se non effettuato con adeguata
preparazione e le dovute cautele.
Restano aperti due problemi, entrambi altamente critici:
Il "Maestro".
Oggi, nel Kaliyuga (epoca di estrema decadenza) esistono ancora i "Maestri"?
A guardarci intorno, scrutando nella "rete" , troviamo molti che si auto-definiscono tali.
Troviamo anche tanti (troppi?) testi pubblicati da personaggi pubblicizzati come tali.....
Senza inoltrarci all'interno delle strutture che a vario titolo si richiamano ai vari rami
della Tradizione.
Sono veri Maestri?
Ma il "Maestro", nella Tradizione iniziatica, non dovrebbe essere "invisibile",
rivelandosi solo all'allievo pronto ad intraprendere la "Via"?
L'allievo, ovvero l'aspirante Adepto.
Quanti sono coloro che sono determinati ad intraprendere una via, la "Via", irta di
ostacoli, di difficoltà, lunga e senza garanzia di esito positivo?
I testi sapienziali avevano già posto il problema: difficile trovare il Maestro, ancor più
difficile trovare l'allievo..
Entrambe premesse indispensabili per poter rendere vivo l'aforisma: " Quando l'allievo è
pronto, il Maestro si rivela".
A guardare l'apparenza, abbiamo abbondanza sia dei primi che dei secondi.
È proprio cosí?
Non avendo risposta, vi giriamo il dubbio.
Strettamente connesso alla domanda: lo yoga è o non è parte integrante della
Tradizione?
Ovvero, Patanjali, o comunque l'autore degli Yogasutra, era o no un Iniziato che parlava
ad altri Iniziati?
Ovviamente il discorso non vale per coloro che sono interessati esclusivamente agli
aspetti "ginnici" o "salutistici" delle Asana; che sono e restano solo la terza tappa (senza
dimenticare che la terza tappa, senza le prime due, viene privata delle sue basi) di un
percorso unico che si sviluppa progressivamente in tutti gli otto livelli, fusi uno
nell'altro, che è lo Yoga.

*** *** ***


In bibliografia potete trovare indicazioni sulle varie edizioni disponibili in
italiano.
Qui di seguito indichiamo il link al sito "In quiete", dove potrete scaricare una
versione completa corredata di un primo livello di commenti.
Riportiamo l'introduzione al testo, di cui condividiamo ampiamente il
contenuto:
Commento agli yoga sutra di Patanjali
"Yogasutra non è lo yoga: dello yoga non si può scrivere, ma sicuramente Patanjali si
avvicina a ciò che non può essere detto in modo geniale e forse ineguagliabile.
Quello che vorrei proporre non è un commento e neanche una traduzione;
l'esperienza mi dice che non c'è niente di meglio dell' originale di un testo; se
non si è studiosi, specialisti di sanscrito è impossibile, ma forse anche ad
esserlo ed io non lo sono; non sarebbe possibile, perché le parole cambiano il
loro significato con il passare del tempo. Inoltre chi traduce rivela delle mappe
interpretative inevitabilmente legate alla propria cultura; il contributo più vivo,
creativo, non viene necessariamente dagli studiosi, ma dai ricercatori, dagli
yogin.
A molti di essi ho fatto riferimento nel riportare il testo tradotto in italiano;
seguendo comunque il cuore, il sentire e anche ciò che mi sembrava più
convincente.
Per fare questo ho utilizzato l'incrociarsi delle tante versioni di "Yogasutra"
disponibili in italiano, tutto ciò quindi non ha pretesa di studio scientifico, ma è
l'espressione della ricerca che mi vede impegnato nella pratica e nello studio
dello yoga.
A tutti coloro che mi hanno insegnato sono grato: senza insegnamento vivo,
testimonianza viva, non c'è trasmissione, senza questa lunga catena di
insegnanti, una comprensione profonda di questo testo rimane sostanzialmente
impossibile.
Il testo che seguirà, vuole essere quindi solo un percorso facilitato di lettura, di
studio e di ispirazione per tutti coloro che sono interessati a "Yogasutra"
perchè sulla via dello yoga. Vi suggerisco di leggere alcune volte tutti i sutra
senza leggere la facilitazione scritta al di sotto, questo permette di averne una
visione generale e immediata, dopodiché la lettura, seguendo la facilitazione al
testo, dovrebbe scorrere meglio perché si ha già una visione generale di tutto il
testo. Questo è sicuramente vero anche per la lunga introduzione al terzo libro
che andrebbe letta successivamente.
I libro.pdf
II libro.pdf
III libro.pdf
IV libro.pdf
leggi gli YOGA SUTRA alla fonte

*** *** ***

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Le otto parti (Ashtanga) dello Yoga
Gli Yoga sutra di Patanjali c'insegnano che lo Yoga è un'unica "visione" le cui
otto parti (o gambe) di cui è costituito sono inscindibili una dall'altra. Il termine
"Ashtanga", infatti identifica le otto parti di cui l'unità dello Yoga è composto
(questo per evitare l'equivoco recente generato da chi chiama Asthanga yoga
una pratica acrobatica che nulla a che vedere con Patanjali e con lo Yoga
classico della Tradizione).
Ecco il sutra II,29:
29.
॥ २९॥
yamaniyamasanapranayamapratyaharadharanadhy
anasamadhayo-a-shtava anggani
di cui forniamo alcune traduzioni:

 L'autocontrollo, le regole fisse, le posizioni, il controllo del respiro, il


ritiro dei sensi, la concentrazione, la meditazione e il samadhi
costituiscono le otto parti della disciplina yoga (Sw Satyananda)
 Le membra dello yoga sono otto: i comportamenti verso ciò che ci
circonda, i comportamenti verso noi stessi, la pratica degli esercizi fisici,
la pratica degli esercizi di respirazione, il controllo dei sensi, la capacità
di dirigere la mente, la capacità di entrare in rapporto con ciò che
cerchiamo di comprendere, la completa fusione con l'oggetto del
comprendere (Desikachar)
 Gli otto mezzi (delloyoga) sono: autocontrollo/proibizioni, osservanze,
posizione, controllo del respiro, astrazione, concentrazione, meditazione,
contemplazione (Raphael)

ci riserviamo di tornare successivamente su tali traduzioni, cercando di


comprendere meglio il senso profondo delle parole originali.
Comunque, la descrizione delle stesse non ci deve mai far dimenticare l'Unità
inscindibile dell'insieme. Più che un processo lineare, possiamo cercare di
comprenderlo come un processo "a spirale", una "vite senza fine". O forse come
"strati" comprenetrati l'uno nell'altro, coesistenti e contemporanei.
Per coloro che hanno raggiunto l'illuminazione e ne hanno lasciato
testimonianza, le singole parti si sciolgono nell'unica sorgente.
Patanjali stesso, pur dedicando il primo "capitolo" (Sadhana pada) alla Via
diretta verso la realizzazione, si è posto come Maestro indicando la Via nei suoi
otto gradini, da salire in progressione.
Otto gradini della stessa scala, inseparabili, fusi uno nell'altro.
Così come volendo salire una scala poggiamo i piedi in progressione, uno dopo
l'altro, così la Via dello Yoga, che E' una, ci indica i gradini da salire: ciascuno
essendo la premessa del successivo, tutti facenti parte della stessa scala:
prima quattro gradini di preparazione
Yama (codice sociale)
Nyama (codice personale)
Asana (posizione seduta, comoda e stabile)
Panayama (controllo del Prana)
poi un gradino di transizione
Pratyahara (ritiro dei sensi)
infine i tre gradini di realizzazione
Dharana (concentrazione)
Dhyana (meditazione)
Samadhi (coscienza metafisica)

Secondo un'interpretazione che tiene conto delle caratteristiche


profondamente Iniziatiche dello Yoga classico di Patanjali, "Gli Yoga Sutra
sono ben conosciuti, tuttavia gli otto gradini sono tecniche veramente avanzate, per
quelle persone che hanno già risolto la maggior parte dei loro problemi e conflitti
mentali" (Sw. Satyananda Saraswati, Quattro capitoli sulla libertà, pg.13).
Tale affermazione trova fondamento sul primo sutra:
1. थ ॥ १॥
atha yoganushasanam
Ora, dunque, complete istruzioni sullo Yoga"
"Le parole "ora, dunque" significano che si sarà in grado di praticare gli otto
gradino dopo un'approfondita preparazione" (ibidem).
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Yama e Nyama
In questa sezione vengono presentate quelle che possiamo definire come le
"fondamenta" dello yoga. Yama e Nyama, infatti, sono delle pre-condizioni
essenziali per poter iniziare il cammino.

YAMA
Ahimsa
Satya
Asteya
Brahmacarya
Aparigraha

NYAMA
Shausha
Santosha
Tapas
Svadhyaya
Ishvara pranidhana

*** *** ***

YAMA
Yama (dalla radice Yam, contenere, controllare, trattenere) viene tradotto con
i seguenti significati:

 Autocontrollo (Sw Satyananda)


 Comportamenti verso ciò che ci circonda, (Desikachar)
 Regola di comportamento verso gli altri (Scarabelli-Vinti)
 Autocontrollo, proibizioni (Raphael)
 Astinenze-voti
 Refrénement ( Tara Michael)
Yama viene introdotto da Patanjali nel sutra II,29, dove sono elencate le otto
parti costituenti dello Yoga, quindi definito nelle sue cinque parti (Ahimsa,
Satya Asteya, Bramacharya, Aparigraha) nel sutra II,30, mentre nel sutra II,31
vengono definiti come "grandi discipline":
30. ॥ ३०॥
ahinsasatyasteyabrahmacharyaparigraha yamah
30. Autocontrollo, o Yama, è il primo passo dello yoga, e si compone dei cinque
voti seguenti: non violenza (ahimsa), veridicità (satya), onestà (asteya),
continenza (brahmacharya), e non possessività (aparigraha).
31. ॥ ३१॥
jatideshakalasamayanavachchhinnah
sarvabhauma mahavratam
31. Questi cinque voti, che formano il grande voto, si estendono a tutti e sette
gli stadi dell'illuminazione senza riguardo alla classe, al luogo, al tempo o alle
circostanze."

Successivamente gli Yama vengono singolarmente descritti con i sutra che


seguono:

35. ॥ ३५॥
ahimsapratishthayam tatsannidhau vairatyagah
Ahimsa: è il primo ad essere introdotto, il suo significato è non-violenza,
mansuetudine, amore e rispetto per ogni forma vivente, inclusi noi stessi.
"Essendo fermamente stabilito nella non-violenza, ogni ostilità intorno a noi
cessa"

36. ॥ ३६॥
satyapratishthayam kriyafalashrayatvam
Satya: "cioè che è", la verità, non falsità.
"Essendo fermamente stabilito nella veridicità, si realizza la base sulla quale si
generano i frutti dell'azione"
37. थ ॥ ३७॥
asteyapratishthayam sarvaratnopasthanam
Asteya: non appropriazione, onestà.
"Essendo fermamente stabilito nell'onestà, tutti i gioielli si manifestano"

38. ॥ ३८॥
brahmacharyapratishthayam viryalabhah
Brahmacharya: continenza, padronanaza dei sensi, astinenza sessuale.
"Essendo fermamente stabilito nella contineneza e nella padronanza dei sensi,
si ottiene un coraggio indomabile."

39. थ थ ॥ ३९॥
aparigrahasthairye janmakathantasanbodhah
Aparigraha: non possessività.
"Divenuti fermi nella non possessività, si acquisisce la conoscenza dell'origine
della nascita"

NIYAMA
Niyama viene tradotto con i seguenti significati:

 Osservanze stabilite, regole fisse (Sw Satyananda)


 Comportamenti verso se stessi (Desikachar)
 Regole di comportamento verso se stessi (Scarabelli-Vinti)
 Osservanze (Raphael)
 Osservance ( Tara Michael)
Niyama viene introdotto da Patanjali nel sutra II,29, dove sono elencate le otto
parti costituenti dello Yoga, quindi definito nelle sue cinque parti (Saucha,
Santosha, Tapas, Svadhyaya, Ishvara Pranidhana) nel sutra II,32:
32. ॥ ३२॥
shauchasantoshatapahsvadhyayeshvarapranidhanani
niyamah
Successivamente i Niyama vengono singolarmente descritti con i sutra che
seguono:
40. ॥ ४०॥
shauchat svanggajugupsa parairasansargah
Shaucha: la purificazione
"Dalla purificazione scaturisce il non attaccamento al proprio corpo ed agli
altri"
cui è legato il sutra successivo:
41. ॥ ४१॥
sattvashuddhisaumanasyaikagryendriyajayatmadars
hanayojnatvani cha
"Con la pratica della purificazione si ottengono le capacità dell'allegria, della
concentrazione,del controllo dei sensi e della visione interiore del Sé"
42. ॥ ४२॥
santoshad anuttamah sukhalabhah
Santosha: appagamento.
"Dall'appagamento scaturisce una felicità illimitata"

43. ॥ ४३॥
kayendriyasiddhirashuddhikshayat tapasah
Tapas: disciplina/austerità che genera un "calore che non brucia".
"Mediante la disciplina le impurità vengono distrutte, raggiungendo la purezza
degli organi di senso"
44. ॥ ४४॥
svadhyayad ishtadevatasanprayogah
Svadhyaya: l'osservazione di se e delle sacre scritture, il lavoro a specchio con
se stessi.
"Attraverso l'auto osservazione si ottiene l'unione con la divinità"

45. ॥ ४५॥
samadhisiddhirishvarapranidhanat
Ishvara pranidhana: l'abbandono nei confronti della divinità.
"Con l'abbandono nei confronti della divinità si raggiunge la super-coscienza
(enstasi)"

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ASANA
Quando salite una scala, peraltro abbastanza ripida, salite i gradini tre alla
volta?
Yoga è un percorso esistenziale con otto gradini, non propriamente vicini uno
all'altro.
Asana ( le posizioni) rappresentano il terzo gradino.
Se lo raggiungiamo..... e guardiamo oltre...ce ne sono ancora altri cinque.
Con distanze crescenti tra loro ( per dare un'idea seppur vaga: è una scala
logaritmica, non lineare, quindi con difficoltà sempre maggiori).
Perchè queste precisazioni?
In occidente, e non solo, si ha la tendenza addentificare lo Yoga con le Asana.
E le Asana con posizioni spesso estreme; da cui l'illusione: "più complicata e
difficile è, più sono uno yogi". Ottimo alimento per l'Io/Ego.
Per questo, prima di procedrere oltre, è bene ristabilire un po' di chiarezza.
In realtà le Asana sono semplicemente una premessa, il terzo gradino (dopo
Yama e Nyama) del percorso yogico.
Va inoltre chiarito che tutte le posizioni "dinamiche " dello Yoga sono solo
delle preparazioni, per quanto importanti, all'immobilità assoluta del corpo
assunta con comodità e stabilità per un lungo periodo di tempo.
Quindi le Asana vere e proprie sono quelle nelle quali si è in grado di restare
immobili, eppur comodi, per lungo tempo. Sono solo tre o forse quattro.
Questo ci dice Patanjali e ci confermano i "testi storici".
Poi ci sono " le altre Asana", innumerevoli.
Che hanno motivo di essere non in se stesse, ma solo in quanto funzionali al
benessere del nostro corpo, indispensabile per poi realizzare le "vere Asana"
che sono il vero ed unico strumento che consentirà di salire verso i "gradini"
superiori. Contorsionismi e performances estreme non sono previsti nella
Tradizione dello Yoga classico.
Le Asana sono la base sulla quale poi si opererà con il Pranayama.
L'approccio alle Asana deve essere rispettoso, delle Asana, ma anche di noi
stessi; quindi una regola universale:
"primo non nuocere"
cui aggiungiamo volentieri:
"secondo, al di sotto delle nostre possibilità"
che potrebbe anche suonare come:
"controllando l'Ego, astenendosi dall'entrare in
competizione con gli altri....e con noi stessi"
Rispettando queste regole, con l'esercizio assiduo, praticato con costanza e
perseveranza, ma anche con la dovuta vigilanza, pian piano le Asana (quelle
che sono il terzo gradino dello Yoga) "fioriranno" da sole e con dolcezza.
Questo vale per coloro che desiderano ricevere la trasmissione dello Yoga, ma
ancor più per coloro che hanno la responsabilità di trasmetterlo.
A questo punto una proposta: verificare direttamente, leggendo e meditando i
Sutra di Patanjali:

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Pranayama
Raggiunto un adeguato livello di trasformazione attraverso la pratica di Yama e
Nyama, in grado di mantenere una posizione stabile e comoda per lungo tempo
con le Asana, è possibile affrontare la scoperta dell'Energia vitale che scorre
dentro e fuori di noi: il Prana. Imparando, progressivamente e sempre sotto la
guida di un maestro, a "controllare" ed "indirizzare" il Prana, l'energia vitale
dell'Universo.

I sutra di Patanjali su Pranayama


Patanjali Trasmette l'essenza del Pranayama con questi sutra:

Samadhi pada
Sutra I.33
॥३३॥
Maitrīkaruņāmuditopekşāņm sukhaduĥkhapuņyāpuņyavişayāņām
bhāvanātaśchittaprasādanam
Maitrī: la benevolenza
karuņā: la compassione
mudita: la letizia
upekşāņm: l'indifferenza
sukha: la gioia
duĥkha: la sofferenza
puņyā:la virtù
apuņya: il vizio
vişayāņām: degli oggetti
bhāvanātah: l'esercizio, l'atteggiamento
chitta: della mente
prasādanam: la purificazione
In questo sutra vengono identificate le azioni positive per raggiungere la
pacificazione della mente; il sutra introduce quindi i vari metodi, tra i quali il
pranayama che è oggetto dei sutra seguenti.
La mente viene purificata e pacificata, rispetto agli oggetti della gioia della
sofferenza della virtù e del vizio, mediante l'esercizio (l'atteggiamento) della
benevolenza, della compassione, della letizia e dell'indifferenza.

Sutra I.34.
॥ ३४॥
prachchhardanavidharamabhyan va prannasya
prachchhardana: Rechaka, l'espirazione
vidharanabhyam: Kumbhaka, la ritenzione
va: oppure
prannasya: del respiro
Il sutra da le vie per superare gli ostacoli che possiamo incontrare nel percorso
dello Yoga ( Sutra 30). Tra esse il Pranayama.
Traduzione possibile: (si possono superare gli ostacoli mediante...)oppure
attraverso la ritenzione del respiro dopo l'espirazione .

Sadhana pada
Sutra II.50.

॥ ५०॥
bahyahabhyantarastambhavrittih
deshakalasankhyabhih paridrishtah dirghasukshmah
bahyah: esterno
abhyantara:interno
stambhavrittih: stato di sospensione, soppressione
desha: luogo
kala:tempo
sankhyabhih:numero
paridrishtah:misurato
dirgha:tenuto a lungo, prolungato
sukshmah: lieve, sottile (in senso esoterico)
(Il Pranayama può essere) interno, esterno o "sospeso", dipendente e regolato
dal tempo di esecuzione, dal luogo in cui è eseguito, dal numero di cicli
respiratori..... ( pian piano, con il progredire della pratica e della
consapevolezza, diventa) prolungato e sottile.

Sutra II.51.
थ ॥ ५१॥
bahyabhyantaravishayakshepi chaturthah
Bahya:esterno
abhyantara:interno
vishaya:oggetto
akshepi:trascendente
chaturthah:quarto
Il "quarto" Pranayama è trascendente rispetto (sia al
Pranayama)esterno (che al Pranayama) interno.

In tal modo è possibile giungere allo stato superiore di coscienza, ovvero, come
la Tradizione c'insegna, a "togliere il Velo":
Sutra II.52.
॥ ५२॥
Tatah kshiyate prakashavaranam
Tatah:così, in questo modo
kshiyate:si dissolve (viene tolto)
prakasha: la Luce
avaranam: (ciò) che vela
In tal modo viene tolto il velo che occulta la Luce

*** *** ***


Riteniano che ogni Viandante, a questo punto, possa attingere alle proprie
Ispirazioni e verificare come "all'origine" esistesse un unico linguaggio della
Tradizione: il richiamo a "togliere il Velo" non ha bisogno di ulteriori
commenti o spiegazioni.
Pratyahara
Raggiunta una sufficiente capacità di controllare e dirigere l'energia vitale, il
Prana, restando immobili ma comodi in una posizione adatta (Asana), è
possibile iniziare l'apprendimento delle tecniche che ci conducono al controllo
dei sensi esterni, quindi dei seinsi interni. Il Pratyahara rappresenta il punto di
passaggio dalla fase di preparazione ( conoscenza del mondo fisico e
energetico) agli stati superiori di coscienza.
Dharana, Dhyana e Samadhi
A questo punto siamo in una fase avanzata del cammino. Pronti ad un ulteriore
passaggio evolutivo: quello degli stati superiori del nostro Essere.
Sempre avendo presenti gli strumenti di base che abbiamo utilizzato: Abhyasa e
Vairagya, determinazione e distacco.
Ogni via iniziatica, man mano che si procede, ci dischiude nuovi orizzonti, ma
ci presenta ache nuovi rischi. L'Ego, in questa parte del cammino, sta per essere
dissolto. Per questo il suo richiamo sarà più subdolo, sottile e rischioso.
I commentatori degli Yoga Sutra
Vyasa, Vachaspati Misra, Bhoja
Gli Yoga Sutra sono stati, e sono tutt'ora, oggetto di intepretazione.
I più antichi ed importanti testi di riferimento, divenuti nel tempo quasi parte
integrante dei sutra originali, sono il commento intitolato "Yoga Bhashya",
attribuito a Vyasa e le spiegazioni intitolate "Tattva Vaisaradi" scritte
da Vachaspati Misra. Entrambi i testi sono stati scritti in sanscrito, anche per
loro esiste pertanto il problema di una corretta traduzione. Ovviamente la lista
dei commentatori è molto più estesa, ci limitiamo a ricordare Bhoja, figura
emblematica di sovrano/filosofo.
Un quadro completo dei commentari "storici" non può prescindere da:

 Vyasa, " Bhasya", del quinto secolo;


 Shankaracharya, "Vivrana" e
 Vachaspati Mishra, "Tattvaisaradi", entrambi del nono secolo;
 Bhojadeva‟s Rajamartanda, databile intorno al decimo secolo;
 Vijananabiksu, "Yogavarttika" del sedicesimo secolo.

Potremmo chiderci come mai siamo sommersi da tanti libri sullo Yoga, spesso
di scarso valore, mentre le fonti storiche originali sono reperibili con grande
difficoltà (a meno di non conoscere il sanscrito....)?

Per ora ci fermiamo qui. Prossimamente renderemo disponibile una


presentazione dei tre commentari
*** *** ***

Patanjali "filtrato" da Vyasa?


Tutte le edizioni più importanti degli Yoga sutra fanno esplicito riferimento al
commento di Vyasa.
A parte la profondità e lo spessore del pensiero di Vyasa, alla radice di tale
situazione c'è l'oggettiva difficoltà per chiunque di "decodificare" il linguaggio
simbolico ed Iniziatico dei sutra.
Caratteristica comune a tutte le forme della Tradizione, l'utilizzo di un
linguaggio ermetico è del tutto naturale quando i contenuti e le idee da
trasmettere sono di tipo esoterico ( l'utilizzo dei termini "ermetico" ed
"esoterico", propri della Tradizione Occidentale, è un modo altro per esprimere
l'essenza dell'insegnamento "bocca-orecchio" comune a qualsiasi catena
iniziatica, in quanto intrinseco nella Tradizione Una).
Che lo Yoga classico rientri in tale prospettiva è,salvo rarissime eccezioni,
riconosciuto da tutti coloro che lo studiano e soprattutto lo vivono.
Risulta quindi naturale che si tenda ad appoggiarsi al commento di Vyasa, quale
strumento utile per tentare di "togliere il velo" che protegge i sutra dalla visione
profana.
Il rischio che si corre frequentemente, seguendo tale approccio, è di leggere
Patanjali con gli occhi di Vyasa.
Ci si potrebbe domandare se è un approccio corretto, se non si corre il rischio di
essere fuorviati rispetto alla fonte originale.
La questione è stata posta, in modo esplicito da Georg Feuerstein nella sua
opera "The Philosophy of classical Yoga" ( disponibile anche in italiano, vedi
bibliografia), laddove afferma:
"Questo libro cerca di estrarre l'impianto filosofico dello Yoga classico dagli
aforismi stessi di Patanjali..... il mio tentativo, in antitesi a Vyasa, è stato
quello di mettere in relazione le concezioni di Patanjali con gli insegnamenti
della più antica tradizione epica, dalla quale egli, in fin dei conti, deve aver
ricevuto ispirazione. Sembra effettivamente esserci una continuità di gran
lunga maggiore tra lo Yoga classico e le precedenti formulazioni (preclassiche)
di quanto normalmente si supponga..... I l mio obiettivo prioritario è stato
quello di presentare una nuova interpretazione dei principali portati della
struttura metafisica dello yoga classico...Lo Yoga classico è esattamente ciò
che i suoi protagonisti dichiarano: un darsana autonomo..." (G.Feuerstein, op.
cit. pgg 29-20).

*** *** ***


I commentatori contemporanei degli Yoga
sutra
Oltre ai commentatori "storici", riteniamo importante prendere in
considerazione anche quelli che recentemente ci hanno lasciato la loro
"visione".
E' un dato di fatto che a partire dalla fine dell'800 si è avuto un contemporaneo
e significativo emergere di testi scritti che hanno tolto alcuni "veli" che avevano
per secoli protetto da sguardi indiscreti la Tradizione nelle sue varie espressioni.
Perchè ciò sia accaduto, non lo sappiamo. Ci limitiamo a constatarlo.
Resta la difficoltà di discernere, come sempre, tra veri e falsi profeti.
Pensiamo che, in ogni caso, possa essere cosa gradita proporre una selezione
(limitata e quindi incompleta) che illustri il contributo di alcuni commentatori, i
cui testi sono inclusi nella bibliografia. Invitiamo i lettori, in ogni caso, ad
accedere direttamente alle fonti indicate nella loro interezza, il nostro contributo
è solo un'indicazione, a voi decidere se farlo attraverso una o più delle edizioni
di cui riportiamo qui sotto alcuni spunti.
*** *** ***
"Patanjali - La Via Regale della Realizzazione -
Yogadarsana"
Questo testo rappresenta una traduzione dal sanscrito ampiamente commentata
da Raphael, per i tipi della Asram Vidya.
L'approccio del Maestro è esplicitamente nella scia della Tradizione Advaita
Vedanta (non-duale) di cui Shankara è stato il maggior rappresentante.
Ce ne occupiamo per primo, essendo un approccio che, pur nel pieno rispetto
della Tradizione Orientale dello Yoga, è particolarmente attento nell'individuare
l'intima coerenza dei principi ultimi con la Tradizione Occidentale ( in
particolare lungo l'asse Parmenide-Platone-Plotino).
Preliminarmente osserviamo che il contributo di Raphael ha il pregio di "partire
dai dati concreti" della realtà così come la viviamo normalmente. C'è quindi un
legame con quello che la scienza occidentale definisce come "processo
cognitivo-percettivo".
Per questo, se lo desiderate, potete, prima di procedere oltre, visitare i link
riportati nella sezione Evoluzione delle Scienze dove potete trovare vari video
scientifici disponibili su Youtube oltremodo semplici ma efficaci. Sempre nella
stessa sezione, in bibliografia, è proposta la lettura di testi scritti dai più
eminenti scienziati contemporanei.
Altrimenti potete proseguire la lettura qui di seguito. Le parti di testo in corsivo,
tra virgolette, sono citazioni della traduzione e commento di Raphael.

Partiamo dal secondo "pada" degli Yoga sutra, quello sulla "Sadhana", (vale a
dire il percorso iniziatico a cui si avvicina chiunque non sia già naturalmente
dotato di caratteristiche individuali eccezionali: il primo "pada" è infatti
dedicato al "Samadhi", ovvero "la conoscenza diretta della verità... quando il
soggetto, l'oggetto e la stessa conoscenza diventano uno", che in effetti riguarda
la fase finale e realizzativa del percorso).

Il Sadhana pada, rappresenta l'approccio allo Yoga per il neofito desideroso di


intraprendere la via Iniziatica.
In esso, con il primo e secondo sutra, vengono identificati tre strumenti basilari
(che fanno parte dei Niyama) e lo scopo del percorso:
Primo sutra:
"Ascesi, autoconoscenza e abbandono ad Ishvara (l'entità
divina) costituiscono lo yoga dell'azione (kriya)"
Secondo sutra:
"Esso comporta l'attenuazione delle afflizioni (klesha) e la
realizzazione del Samadhi"
In questi due sutra è concentrata l'essenza di tutto l'insegnamento, che sarà
sviluppato nei sutra successivi.
Restando con i piedi ben saldi nel punto concreto da cui partiamo, occorre
innanzitutto definire cosa sono le "afflizioni" (klesha), che vengono elencate
nel
Terzo sutra:
"Sono causa di conflitto ed afflizione l'ignoranza (avidya), il
senso dell'io (asmita), l'attrazione (raga), la repulsione (dvesa)
l'attaccamento alla vita (abhimvesha)
"La fonte e la causa degli altri quattro klesha è l'avidya; è l'ignoranza che verte
sulla natura reale dell'essere". Questo è un concetto chiave, sul quale
richiamiamo l'attenzione. Il percorso iniziatico, infatti, è una via che ci affranca
dall'ignoranza mentre ci conduce alla conoscenza. Ovviamente ignoranza e
conoscenza sono riferite ad un piano esistenziale, metafisico, oltre le apparenze
della manifestazione. Per questo viene chiarito che "l'avidya non riguarda
ovviamente l'erudizione o ignoranza eruditiva. Questa verte sulla descrizione
dei fenomeni, sulla quantità di nozioni od opinioni sulle cose, ma avidya è
ignoranza che verte sulla natura della Realtà, o prendere per reale quello che
reale non è". (op.cit. pg 49)
Potremmo a questo punto disorientarci di fronte all'esistenza di due tipi di
conoscenza diversi, forse inconciliabili tra di loro. Ma così, meditandoci con
attenzione, non è: " tra i due non vi è opposizione perchè l'una è di ordine
metafisico... l'altra è di ordine empirico o fisico." A questo punto se vi sorgono
delle perplessità, se non lo avete già fatto prima, suggeriamo nuovamente di
consultare la sezione sull'evoluzione delle scienze. Che la realtà fisica così
come noi la percepiamo con i nostri sensi, e che misuriamo con i nostri
strumenti, non sia "tutta la realtà" è oramai un dato di fatto sul quale tutti gli
scenziati concordano. Per questo ci viene ricordato che "sul piano
tradizionale..... non vi è opposizione tra religione, filosofia e scienza: vi è una
sola conoscenza suscetibile di diverse applicazioni su differenti piani
esistenziali." (ibidem)
Sono concetti forti, che forse urtano contro convinzioni cristallizzate,
sedimetate nel tempo. Per questo, prima di proseguire, è opportuno fermarsi un
attimo a riflettere e meditare: siamo pronti a mettere in discussione i "dogmi" di
cui siamo, consapevoli o meno, portatori?
La via che ci viene indicata è difficile, ma non è un dogma: sta a noi aderire,
solo se e quando ne saremo intimamente convinti.
Siamo ancora su un piano preliminare, dove le nostre facoltà "razionali"
possono e devono essere utilizzate in pieno, evitando solamente gli schematismi
e le categorie preconcette. La logica razionale, qui ha piano titolo di esistere.
Allora forse, siamo pronti per ascoltare con mente libera ciò che ci viene
proposto:
"Se abbiamo compreso il meccanismo con cui operano il processo cognitivo-
percettivo e la coscienza incarnata, possiamo capire gli assolutismi che
esistono nell'Umanità, possiamo riconoscere come le ideologie siano frutto
dell'identificazione del soggetto con l'oggetto - sia questo corpo fisico, mente o
altro."
Ancora una volta, proponiamo, prima di proseguire, di approfondire gli aspetti
scientifici del processo cognitivo-percettivo, anche attraverso i contributi
disponibili nel sito axismundi
Ritorniamo così al filo conduttore di tutta la nostra ricerca, del nostro percorso,
nel quale l'insegnamento di Patanjali può essere di grande ausilio. "Quando
avremo realizzato l 'io sono libero dai suoi attributi, sovrapposizioni,
oggetti..... allora avremo veramente fatto un passo avanti sulla Via del Ritorno
che è Via, appunto, di disidentificazione, distacco (vairagiya) sia dalle qualità
(guna) sia dalle forme (rupa) mediante cui quelle qualità possono esprimersi."
(ibdem)
L'insegnamento di Patanjali, cui a questo punto vi rimandiamo, è perciò una
proposta operativa, concreta, difficile ma possibile, per andare "oltre la
dualità":
"L'avidya (ignoranza) e la vidya (la conoscenza) rappresentano la polarità
vitale - l'una che crea identificazione e senso dell'io..... e l'altra che crea
Armonia .... - mentra il kaivalya porta al di là da ogni polarità..." (ibidem).
I kaivalya è il quarto e l'ultimo pada degli yoga sutra di Patanjali: è il
compimento della Grande Opera.
Auguriamo a tutti di potervi giungere.
*** *** ***
Vyasa
Vyasa ha legato il suo nome al commento agli yoga sutra; praticamente tutte le
edizioni dell'opera di Patanjali ne riportano l'intepretazione, ritenuta
fondamentale per la comprensione del testo originale, ermetico e di non agevole
decifrazione.
In attesa di inserire in questa pagina una specifica trattazione della complessa
opera di Vyasa, per un approccio preliminare, potete consultare Wikipedia al
link:
Vyasa
oppure, in inglese, al link:
Vyasa
Vachaspati Misra
In costruzione
Nel frattempo potete consultare wikipedia:
Wikipedia-Misra
Bhoja
in costruzione
potete nel frattempo visitare Wikipedia:
Wikipedia -Bhoja
I testi Yogici della Tradizione Vedica
La Tradizione Vedica è formata da un corpus complesso ed articolato, nel quale
sono presenti le sei " visioni" o "prospettive" (Darshana). Per lo Yoga, tra i testi
considerati "ortodossi", assumono particolare rilevanza le Upanishads e la
Bhagavad Gita. Selezionando la casella specifica a sinistra, potrete accedere
alla sezione scelta.

In questa sezione potrete trovare contributi specifici riguardanti lo Yoga.

Chi desiderasse approfondire la Tradizione Induista, ed in particolare le sei


"visioni" (Darsana), può fare riferimento alla specifica sezione in "Tradizione e
sistemi filosofico-religiosi".

vai alla sezione Induismo


*** *** ***

Dalle Upanishads
Tat Tvam Asi - Tu sei quello

"Due cose, invero, sono nell'indistruttibile, in Quello che trascende Brahma,


nell'infinito:
là giacciono occultate la conoscenza e l'ignoranza.
L'ignoranza e distruttibile, mentre la conoscenza è immortale.
Ma colui che controlla la conoscenza e l'ignoranza è altro da esse.

*** *** ***

Dalla Bhagavad Gita

Per un saggio che desidera raggiungere lo Yoga, l‟azione è detta essere il


mezzo; per lo stesso saggio che ha raggiunto lo Yoga, l‟inazione (la quiete) è
detta essere il mezzo.
Quando un uomo non è attaccato agli oggetti dei sensi o alle azioni, avendo
rinunciato a tutti ipensieri, allora si dice che egli ha raggiunto lo Yoga.

Che l‟uomo sollevi se stesso soltanto con il suo proprio Sé; che egli non
abbassi se stesso, perché questo Sé soltanto è l‟amico di se stesso e questo Sé
soltanto è il nemico di se stesso.

Il Supremo Sé di colui che è autocontrollato e pacifico, è equilibrato in caldo e


freddo, piacere e dolore, ed anche in onore e disonore.

Colui che ha lo stesso atteggiamento verso gli amici, i nemici, i generosi, gli
indifferenti, i neutrali, gli odiosi, i parenti, i giusti e gli ingiusti, eccelle.

In verità lo Yoga non è possibile per chi mangia troppo, né per chi non mangia
affatto; né per chi dorme troppo, né per chi è (sempre) sveglio.

Quando la mente, controllata dalla pratica dello Yoga, raggiunge la


tranquillità, e quando, vedendo il Sé con il sé, allora egli è soddisfatto nel suo
proprio sé.
*** *** ***
vai alla pagina Yoga
oppure approfondisci
Induismo e Tradizione Vedica
oppure
vai alla home page del sito
Upanishad
Le Upanishad ( "seduti ai piedi del Maestro ") sono anche conosciute come
Vedanta (la fine dei Veda). Rappresentano l'ultima parte del corpus della
Tradizione Vedica, facenti parte della Sruti, la Tradizione rivelata per
Illuminazione ai Saggi e da loro a noi trasmessa.

Come approccio preliminare, se è la prima volta che vi avvicinate


all'argomento, consigliamo di consultare la pagina di wikipedia:
Upaniṣad
e successivamente l'introduzione alle Upanishad al link:
Introduzione alle Upanishad

Dallo stesso sito potrete scaricare il pdf delle maggiori Upanishads:


Upanishad 1
Upanishad 2
Upanishad 3
A questo punto, in bibliografia potete trovare l'indicazione di edizioni stampate, in
particolare quella di Bompiani, che è di alto livello, completa ed a un costo contenuto.....
Per poi passare alle pregevoli edizioni della Asram Vidya, corredate dai commenti di
Shankara.
Vi auguriamo buona lettura.
Qui di seguito riportiamo alcuni brani per noi significativi, che aiutano ad iniziare il
viaggio......

*** *** ***


La parola Upanishad deriva da upa (vicino) e nishad (essere seduto), con essa
si esprime l'essere "seduto vicino al Maestro" dal quale si riceve
l'insegnamento.
In molte Upanishad viene detto chiaramente che il Maestro impartisce al
discepolo, in possesso delle caratteristiche che lo rendono idoneo a
riceverla, una dottrina segreta ( il termine utilizzato è rahasya).
Raphael, nell'introduzione al volume sulle Upanishad, chiarsce il concetto
fornendo una vsione ampia, che caratterizza i vari aspetti della Tradizione
UNA.
"Anche nei Misteri Eleusini non a tutti veniva data l'iniziazione ai Grandi
Misteri, quella concernente la Conoscenza suprema, e senza Platone non
avremmo la continuità della Tradizione misterica. Anche Parmenide, Plotino e
lo stesso Gesù, "non date le cose sante ai cani" ( Matteo VII,6) propongono la
stessa condotta." ( op cit. pg XIII)

*** *** ***


L'insegnamento, quindi, è parte del rapporto tra Maestro e
Discepolo.
La Taittiriya Upanishad inizia e termina con questa evocazione:
Possa (Quello) proteggerci entrambi!
Possa nutrirci entrambi!
Che noi due possiamo acquisire insieme il vigore spiriuale!
Che lo studio da parte di noi due sia luminoso!
Che tra noi due non si debba mai disputare!
OM! Pace! Pace! Pace!

*** *** ***

Mahāvākya
(grandi sentenze)

Tat Tvam Asi


(Quello sei tu)
Chandogya Upaniśad

*** *** ***

Aham brahmasmi
(Io sono Brahman)
Brhadaranyaka Upaniśad
*** *** ***

Prajnanam brahma
(Brahman è intelligenza pura)
Rg Veda

*** *** ***


Ayam atma brahma
(Questo atma è Brahma)
Atharvaveda

*** *** ***


Sarvam khalvidam brahma
(tutto questo è certamente Brahman)
Chandogya Upaniśad

*** *** ***


La Bhagavad Gita "il canto del Beato"
Quasi una perla preziosa, incastonata al centro del Mahabarata, la Bhavagad
Gita è uno dei testi sapienziali più elevati dell'Umanità, attribuito al Saggio
Vyasa. I suoi insegnamenti, fuori dal tempo e dallo spazio, rappresentano una Luce
cristallina che illumina la via.

Di seguito riportiamo alcuni stralci, tratti da


"La Baghavad Gita di Sw Sivananda Saraswati Dicembre 2010 Il volume
contiene la traduzione di questo importante testo senza commento, utile ai
ricercatori per avere a portata di mano il dialogo tra il Signore Krishna e
Arjuna."
dal secondo discorso
IL SANKHYA YOGA
48. ....Serenità di mente è chiamata Yoga.
50. .. lo Yoga è abilità in azione.
56. Colui la cui mente non è scossa dalle avversità, che non ha bramosie per i
piaceri e che è libero da attaccamento, paura ed ira, è chiamato un saggio
dalla stabile saggezza.
57. Colui che da ogni lato è senza attaccamento nel fronteggiare cose buone o
cattive, che né gioisce né odia, stabile è la sua saggezza.
70. Raggiunge la pace colui nel quale tutti i desideri entrano come le acque
entrano nell‟oceano e che, riempito da tutti i lati, rimane immobile; ma non
l‟uomo che è pieno di desideri.
71. Raggiunge la pace quell‟uomo che abbandonando tutti i desideri si muove
intorno senza brame, senza il senso del mio e senza egoismo.
dal terzo discorso
LO YOGA DELL'AZIONE
4. Non con l‟astenersi dalle azioni raggiunge un uomo la libertà da esse, né con
la mera rinuncia raggiunge egli la perfezione.
5. In verità nessuno può rimanere nemmeno per un momento senza eseguire
azioni; perché, ognuno è costretto ad agire, in verità, senza speranza, dalle
qualità nate dalla Natura.
9. Il mondo è legato alle azioni,.. tu quindi... esegui le azioni ... libero
dall‟attaccamento.
17. Ma per quell‟uomo che gioisce solo nel Sé, che è soddisfatto nel Sé, che è
contento nel Sé soltanto, in verità non c‟è nulla da fare.
18. Per lui non c‟è interesse alcuno per quello che è fatto o non è fatto; né egli
dipende da alcuno per un qualsiasi oggetto.
19. Quindi, senza attaccamento, esegui sempre le azioni che dovrebbero essere
fatte; perché, eseguendo le azioni senza attaccamento, l‟uomo raggiunge il
Supremo.
42. Essi affermano che i sensi sono superiori (al corpo); superiori ai sensi è la
mente; superiore alla mente è l‟intelletto; e uno che è superiore anche
all‟intelletto è il Sé.
dal terzo discorso
LO YOGA DELLA DIVISIONE DELLA SAGGEZZA
18. Colui che vede l‟inazione nell‟azione e l‟azione nell‟ inazione, è un saggio
tra gli uomini; egli è uno Yogi ed un esecutore di tutte le azioni.
19. Colui le cui imprese sono prive di desideri e di scopi (egoistici), e le cui
azioni sono state bruciate dal fuoco della conoscenza – lui - i savi chiamano un
saggio.
20. Avendo abbandonato l‟attaccamento ai frutti delle azioni, sempre contento,
da nulla dipendendo, egli non fa nulla sebbene impegnato in attività.
21. Senza speranze e con la mente ed il sé controllato, avendo abbandonato
ogni cupidigia, compiendo azioni semplicemente per il corpo, egli non incorre
in nessun peccato.
22. Contento con quello che gli viene senza sforzo, libero da invidia e dalle
coppie di opposti, equilibrato in successo e fallimento, sebbene opera, egli non
è vincolato.
38. In verità non c‟è in questo mondo un purificatore come la conoscenza.
Colui che è perfetto nello Yoga, nel tempo la troverà nel Sé.
39. L‟uomo che è pieno di fede, che è devoto ad essa e che ha soggiogato i
sensi, ottiene (questa) conoscenza; e avendo ottenuto la conoscenza, raggiunge
immediatamente la pace suprema.
dal quinto discorso
LO YOGA DELLA RINUNCIA ALL’AZIONE
Arjuna disse:
1. La rinuncia alle azioni, Oh Krishna, Tu lodasti, e di nuovo lo Yoga. Dimmi
definitivamente qual è il migliore tra i due.
Il Beato Signore disse:
2. La rinuncia e lo Yoga dell‟azione, ambedue portano alla più alta
beatitudine; Ma dei due lo Yoga dell‟azione è superiore alla rinuncia
all‟azione.
7. Colui che è devoto al sentiero dell‟azione, la cui mente è completamente
pura, che ha conquistato il Sé, che ha dominato i suoi sensi, e che realizza il
suo Sé come il Sé in tutti gli esseri, sebbene agisca non è macchiato.
22. I godimenti che sono nati dai contatti, sono soltanto generatori di dolore, in
quanto essi hanno un inizio ed una fine, Oh Arjuna. Il saggio non gioisce in
essi.
23. Colui che è capace, mentre è ancora qui (in questo mondo) di resistere,
prima della liberazione dal corpo, agli impulsi nati dal desiderio e dall‟ira, è
uno Yogi, è un uomo felice.
dal sesto discorso
LO YOGA DELLA MEDITAZIONE
3. Per un saggio che desidera raggiungere lo Yoga, l‟azione è detta essere il
mezzo; per lo stesso saggio che ha raggiunto lo Yoga, l‟inazione (la quiete) è
detta essere il mezzo.
4. Quando un uomo non è attaccato agli oggetti dei sensi o alle azioni, avendo
rinunciato a tutti i pensieri, allora si dice che egli ha raggiunto lo Yoga.
5. Che l‟uomo sollevi se stesso soltanto con il suo proprio Sé; che egli non
abbassi se stesso, perché questo Sé soltanto è l‟amico di se stesso e questo Sé
soltanto è il nemico di se stesso.
6. Il Sé è l‟amico del sé per colui che ha conquistato se stesso con il Sé, ma per
l‟inconquistato sé, questo Sé sta nella posizione di un nemico come (l‟esterno)
avversario.
7. Il Supremo Sé di colui che è autocontrollato e pacifico, è equilibrato in caldo
e freddo, piacere e dolore, ed anche in onore e disonore.
8. Lo Yogi che è soddisfatto con la conoscenza e la saggezza (del Sé), che ha
conquistato i sensi, e a cui una zolla di terra, un pezzo di pietra o d‟oro sono lo
stesso, è detto essere armonizzato.
9. Colui che ha lo stesso atteggiamento verso gli amici, i nemici, i generosi, gli
indifferenti, i neutrali, gli odiosi, i parenti, i giusti e gli ingiusti, eccelle.
16. In verità lo Yoga non è possibile per chi mangia troppo, né per chi non
mangia affatto; né per chi dorme troppo, né per chi è (sempre) sveglio, Oh
Arjuna.
17. Lo Yoga diventa il distruttore del dolore per chi è moderato nel mangiare e
nella ricreazione (come camminare, ecc.), che è moderato nello sforzo durante
l‟azione, che è moderato nel sonno e nella veglia.
20. Quando la mente, controllata dalla pratica dello Yoga, raggiunge la
tranquillità, e quando, vedendo il Sé con il sé, allora egli è soddisfatto nel suo
proprio sé,
23. Che questo venga conosciuto con il nome di Yoga: la separazione
dall‟unione con il dolore. Questo Yoga dovrebbe essere praticato con
determinazione e con una mente gioiosa.
35. Indubbiamente, Oh potente Arjuna, la mente è irrequieta e difficile da
controllare; ma con il distacco e con la pratica può essere dominata.
36. Io penso che questo Yoga sia difficile da raggiungere da uno
dall‟incontrollato sé, ma chi ha controllato il sé e si sforza, lo raggiunge con i
mezzi (adatti).
dal settimo discorso
LO YOGA DELLA SAGGEZZA E DELLA REALIZZAZIONE
16. Quattro tipi di uomini virtuosi adorano Me, Oh Arjuna. Essi sono l‟afflitto,
il ricercatore della conoscenza, il ricercatore della ricchezza ed il saggio, Oh
signore dei Bharata.
17. Tra questi, il saggio, sempre stabile e devoto all‟Uno, eccelle (è il
migliore); perché Io sono estremamente caro al saggio, ed egli è caro a Me.
18. Nobili in verità sono tutti questi; ma Io considero il saggio come il Mio
vero Sé; perché, stabile di mente, egli si è stabilito in Me soltanto come suo
supremo obiettivo.
27. Dalla delusione delle coppie di opposti che sorge dal desiderio e
dall‟avversione, Oh Bharata, tutti gli esseri, dalla nascita, sono soggetti
all‟illusione, Oh Parantapa.
28. Ma quegli uomini di virtuose azioni i cui peccati sono giunti ad un termine,
e che sono liberi dall‟illusione delle coppie di opposti, stabili nei loro voti,
adorano Me.
dal dodicesimo discorso
LO YOGA DELLA DEVOZIONE
12. In verità migliore è la conoscenza della pratica; della conoscenza migliore
è la meditazione; della meditazione la rinuncia ai frutti delle azioni; la pace
immediatamente segue alla rinuncia.
13. Colui che non odia nessuna creatura, che è amico e compassionevole verso
tutti, che è libero da attaccamento ed egoismo, equilibrato nel piacere e nel
dolore, e misericordioso,
14. Sempre contento, stabile nella meditazione, fermo nella determinazione,
padrone di sé, con la mente e l‟intelletto dedicati a Me, egli, il Mio devoto, è
caro a Me.
15. Colui da cui il mondo non è turbato, e che non può essere turbato dal
mondo, che è libero da gioia, ira, paura ed ansietà – è caro a Me.
16. Colui che è libero dai desideri, che è puro, abile, libero da attaccamento e
da preoccupazioni, libero da dolore, che rinuncia ad ogni impresa o principio,
egli che è (così) devoto a Me, è caro a Me.
17. Colui che né gioisce, né odia, né si affligge, né desidera, rinunciando al
bene e al male, e che è pieno di devozione, è caro a Me.
18. Colui che è uguale verso amico e nemico, ed anche in onore e disonore, che
è lo stesso nel freddo e nel caldo, e nel piacere e nel dolore, che è libero da
ogni attaccamento,
19. Quello a cui censura e lode sono uguali, che è silenzioso, contento di ogni
cosa, senza dimora, dalla mente stabile e pieno di devozione – quell‟uomo è
caro a Me.
20. Veramente coloro che seguono questo immortale Dharma (dottrina o legge)
come prima descritta, dotati di fede, considerando Me come loro meta
suprema, essi, i devoti sono estremamente cari a Me.
dal tredicesimo discorso
LO YOGA DELLA DISTINZIONE TRA IL CAMPO E IL
CONOSCITORE DEL CAMPO
6. Desiderio, odio, piacere, dolore, l‟aggregato (il corpo), fortezza e
intelligenza – il Campo è stato così brevemente descritto con le sue
modificazioni.
7. Umiltà, semplicità, innocuità, tolleranza, rettitudine, servizio al Maestro,
purezza, costanza, autocontrollo,
8. Indifferenza per gli oggetti dei sensi ed anche assenza di egoismo, percezione
del (o riflessione sul) male in nascita, morte, vecchiaia, malattia e dolore,
9. Non attaccamento, non identificazione del Sé, con figlio, moglie, casa e per il
resto, e il costante equilibrio nell‟ottenimento del desiderabile e
dell‟indesiderabile,
20. Nella produzione dell‟effetto e della causa, la Natura (materia) si dice
essere la causa; nell‟esperienza di piacere e dolore, l‟anima si dice essere la
causa.
21.L‟anima, stabilita nella Natura, sperimenta le qualità nate dalla Natura;
l‟attaccamento alle qualità è la causa della sua nascita in buoni o cattivi
grembi.
22. Lo Spirito Supremo in questo corpo è anche chiamato lo spettatore, colui
che permette, che sostiene, che gode, il grande Signore ed il Supremo Sé.
24. Alcuni con la meditazione osservano il Sé nel sé con il sé, altri con lo Yoga
della conoscenza, ed altri ancora con lo Yoga dell‟azione.
29. Vede, chi vede che tutte le azioni sono eseguite soltanto dalla Natura, e che
il Sé è privo di azione.
30. Quando un uomo vede che la totale varietà degli esseri riposa nell‟Uno e
che deriva da Quello soltanto, egli allora diventa Brahman.
dal quattordicesimo discorso
LO YOGA DELLA DIVISIONE DEI TRE GUNA
5. Purezza, passione ed inerzia – queste qualità, Oh Arjuna, nate dalla Natura,
legano saldamente nel corpo, l‟Indistruttibile che ha preso corpo.
24. Equanime nella gioia e nel dolore, colui che dimora nel Sé, per il quale un
pezzo di terra, una pietra o l‟oro sono la stessa cosa, per il quale l‟amico ed il
nemico sono uguali, stabile, è lo stesso nel biasimo e nella lode,
25. Uguale nell‟onore e nel disonore, lo stesso verso amici e nemici,
abbandonando ogni impresa – si dice che egli ha trasceso le qualità.
dal quindicesimo discorso
LO YOGA DEL SUPREMO SPIRITO
5. Libero da orgoglio e illusione, vittorioso sul male dell‟attaccamento,
dimorante costantemente nel Sé, avendo completamente abbandonato i suoi
desideri, liberato dalle coppie di opposti conosciute come piacere e dolore,
l‟immune dall‟ illusione raggiunge la mèta eterna.
20. Così, questa segretissima scienza ti è stata insegnata da Me, Oh senza
peccato. Conoscendo questa, un uomo diventa saggio, e tutti i suoi doveri sono
compiuti, Oh Arjuna.
dal diciassettesimo discorso
LO YOGA DELLA DIVISIONE DEI TRE TIPI DI FEDE
14. Adorazione degli dei, dei nati due volte, dei maestri e dei saggi, purezza,
rettitudine, continenza e inoffensività, queste sono chiamate le austerità del
corpo.
15. Il discorso che non causa turbamento, che è verace, piacevole e benefico, la
pratica dello studio dei Veda, sono chiamate austerità della parola.
16. Serenità di mente, mitezza, purezza di natura, autocontrollo – tutto questo è
chiamato austerità di mente.
17. Questa triplice austerità, praticata da uomini forti con perfetta fede, che
non desiderano alcuna ricompensa, è chiamata Sattwica.
20. Quel dono dato ad uno che non dà nulla in ritorno, sapendo che è un
dovere darlo, in un luogo ed in un tempo adatto ad una persona degna, quel
dono è considerato Sattwico.
dal diciottesimo discorso
LO YOGA DELLA LIBERAZIONE TRAMITE LA RINUNCIA
9. Qualsiasi azione obbligatoria sia compiuta, Oh Arjuna, semplicemente
perché deve essere fatta, abbandonando l‟attaccamento ed anche il desiderio
per la ricompensa, tale rinuncia è considerata Sattwica (pura).
10. L‟uomo di rinuncia pervaso di purezza, intelligente e con i suoi dubbi
estirpati, non odia l‟azione spiacevole né è attaccato a quella piacevole.
11. In realtà non è possibile per l‟essere incarnato abbandonare
completamente le azioni; ma colui che abbandona il frutto delle azioni è
chiamato in verità un uomo di rinuncia.
18. La conoscenza, il conoscibile ed il conoscitore formano il triplice impulso
all‟azione; l‟organo, l‟azione e l‟agente formano la triplice base dell‟azione.
19. Conoscenza, azione ed attore sono dichiarati nella scienza dei Guna (la
filosofia Sankhya) essere di tre tipi soltanto, in accordo alla distinzione dei
Guna. Ascolta di essi con attenzione.
20. Quella per cui uno vede l‟unica indistruttibile Realtà in tutti gli esseri, non
separata in tutti i separati esseri, sappi tu che quella conoscenza è Sattwica.
23. Un‟azione che è stata prescritta, che è libera da attaccamento, che è fatta
senza amore o odio da uno che non è desideroso di alcuna ricompensa,
quell‟azione è considerata Sattwica.
26. Un agente che è libero da attaccamento, non egoista, dotato di fermezza ed
entusiasmo e non influenzato da successo o fallimento, è chiamato Sattwico
(puro).
33. La risoluta fermezza con cui, attraverso lo Yoga, le funzioni della mente, la
forza vitale ed i sensi sono controllati, quella fermezza, Oh Arjuna, è Sattwica
(pura).
37. Quello che è come veleno all‟inizio, ma alla fine come nettare, quel piacere
è considerato essere Sattwico, nato dalla purezza della propria mente dovuto
alla realizzazione del Sé
53. Avendo abbandonato egoismo, forza, arroganza, desiderio, ira e bramosia,
libero dalla nozione di “mio” e pieno di pace, egli è adatto per diventare
Brahman.

72. Hai ascoltato tutto ciò, Oh Arjuna, con una mente concentrata? E‟ stata
distrutta l‟illusione della tua ignoranza, Oh Dhananjaya?
Arjuna disse:
73. Distrutta è la mia illusione, perché io ho ritrovato la mia conoscenza
(memoria) attraverso la Tua Grazia, Oh Krishna. I miei dubbi si sono dileguati.
Agirò in accordo alla Tua parola.
Sanjaya disse:
74. Cosi ho udito questo meraviglioso dialogo tra Krishna e la grande anima
Arjuna, che fa rizzare i capelli.
75. Attraverso la Grazia di Vyasa ho udito questo supremo e segretissimo Yoga
direttamente da Krishna, il Signore dello Yoga, dichiarato da Lui stesso.

Scarica il testo completo alla fonte

La Bhagavad Gida commentata


Per chi desiderasse approfondire lo studio e la meditazione operativa della Gita,
e quindi dello Yoga, consigliamo l'edizione dell'editore Asram Vidya.
È un'edizione molto particolare, tradotta e commentata da Raphael, indirizzata a
coloro che hanno intrapreso la Via o stanno decidendo di farlo. L'approccio è
"operativo", scevro da qualsiasi forma di semplice erudizione.
I singoli passi della Gita sono corredati di approfondimenti sui vari aspetti
trattati, con citazioni da Patanjali, dalle Upaniśad e dalla Tradizione greco-
romana.
Il testo è corredato dall'originale in sanscrito e da un utile glossario.
Certamente è un testo impegnativo, anche perché ci stimola concretamente ad
un lavoro su noi stessi, fornendo strumenti per una sperimentazione attiva:
stimolo alla riflessione da trasferire sul piano dell'azione.
Breve nota di plauso anche a questa casa editrice ed i suoi collaboratori: la
rinuncia ai diritti di autore, destinando il ricavato alla ristampa dei testi. Non è
cosa da poco: la Tradizione non dovrebbe essere oggetto di mercificazione.
I testi storici sullo Yoga
Se gli Yoga Sutra di Patanjali rappresentano il primo documento scritto di una
tradizione millenaria, destinato ad Adepti inseriti nella catena iniziatica
operante attraverso la trasmissione diretta "Maestro- discepolo", i testi qui
presentati in questa sezione costituiscono il necessario complemento ai
commentari.
Insieme costituiscono delle "chiavi di lettura" imprescindibili per coloro che si
avviano lungo il percorso iniziatico.
Hata Yoga Pradpika, Shiva Samitha e Geranda Samitha costituiscono pietre
miliari essenziali per aiutarci a "togliere i veli" della Tradizione originaria.
*** *** ***

"Gheranda Samitha è un classico dello hata-yoga. Come le altre due


"sorelle", l'Hatayogapradipika e la Shiva Samitha fu scritta tra il XV ed il
XVI secolo."
( Tratto da Gheranda Samitha" a cura di Jean Papin, Almora, pg.9 traduzione
dal francese a cura dei redattori del sito)

E' importante collocare nel tempo la redazione dei tre testi "classici" sullo
Yoga. Il periodo in cui furono redatti è oltremodo significativo. In Oriente,
come in Occidente, la Tradizione cercava di vivificarsi in modo evolutivo, nel
pieno rispetto della sorgente comune. Come in tutti i periodi di transizione, di
fronte ai segni di instabilità e confusione, gli Adepti si preoccupavano di
preservare i "semi".
Il Significato comune dei tre testi, pur nelle notevoli differenze tra loro, è
rappresentato dal ribadire i principi fondanti; nel caso specifico dello Yoga,
l'essere una Via unica verso l'Uno. Via unica da salvaguardare dalle insidie
della frammentazione e distorsione, Via nella quale la Trasmissione viene
confermata essere "da Maestro a discepolo". Non a caso, nei tre testi,
l'avvertenza della riservatezza è continuamente richiamata.
Nello specifico, la Shiva Samitha utilizza un linguaggio iniziatico fortemente
simbolico, di difficile comprensione per i non Adepti, l'Hatayoga pradipika
offre descrizioni apparentemente più esplicite, mentre la Gheranda Samitha si
colloca nel mezzo.
I testi ci forniscono, sia pure indirettamente, indizi circa l'evoluzione avvenuta
nello yoga ed il modo di interpretare il messaggio di Patanjali "filtrato" dalla
galassia delle sette e movimenti succedutisi nel corso dell'evoluzione storica.
E' importante rammmentare che se da un lato lo yoga classico è una Visione
(Darsana) completa in se stessa, d'altro canto parti di esso sono state
ampiamente utilizzate, spesso con rilevanti modificazioni, da altre Vie della
Tradizione.
Presentiamo comunaue insieme i tre testi, come triade unitaria nell'essenza del
messaggio che è stato reso manifesto.
Una meditazione dei testi sarà sicuramente utile per cercare di afferrare
l'insegnamento degli Yoga-sutra di Patanjali.

Viviamo anche noi una fase dell'evoluzione umana particolarmente complessa,


caratterizzata da una diffusione mai verificatasi in precedenza dei testi che si
rifanno alla Tradizione. Diffusione indubbiamente positiva, ma che porta in se
anche il rischio, oggi come allora, di distorsioni o strumentalizzazioni.
Lo Yoga, come le altre forme della Tradizione, rischia di subire uno
snaturamento profondo, causato dall'Ego alla ricerca di profitti economici.
Nell'ultimo secolo tanti "falsi profeti" hanno strumentalizzato lo Yoga per fini
personali ( notorietà o guadagno fa lo stesso).
Fortunatamente anche veri Adepti si sono rivelati, mostrando a "chi a occhi per
vedere ed oecchie per intendere" che la Via dello yoga è fatta di obbedienza
(alla Tradizione), povertà ( rifuggendo la profanità e la mercificazione) e castità
( purezza d'animo e di comportamenti).
A ognuno la libertà e la responsabilità di "separare lo spesso dal sottile", quindi
di saper discernere i Puri di Spirito dai falsi profeti.
La nostra scelta è netta: pensiero positivo, parola positiva, azione positiva.
*** *** ***
Hata Yoga Pradipika In costruzione
Yantra e Mantra
La Simboli visivi (Yantra) e parole/vibrazioni/suono (Mantra)......
Trasmessi dalla Tradizione... ... ...
Lasciamo che siano loro ad ispirarci ed illuminarci......
OM (AUM)
Per approfondirne il significato, vai alla pagina interna alla fine:
OM- AUM
Per ascoltare il Mantra:
Om mantra - Youtube

Tripura Sundari

*** *** ***

Asato ma sad gamaya


ASATO MA SAD GAMAYA
TAMASO MA JYOTIR GAMAYA
MRITYOR MA AMRITAM GAMAYA
OM SHANTI SHANTI SHANTI

DALL‘IRREALE CONDUCIMI AL REALE


DALL‘OSCURITA‘ CONDUCIMI ALLA LUCE
DALLA MORTE CONDUCIMI
ALL‘IMMORTALITA‘
OM, PACE, PACE, PACE

per ascoltare il Mantra:


Asatomasadgamaya

Ganesha-yantra

*** *** ***

Gayatri mantra
OM
BHUR BHUVA SVAHA
TAT SAVITUR VARENYAM
BHARGO DEVASYA DHEEMAHI
DHIYO YONAH PRACHODAYAT

TRADUZIONE LETTERALE
OM: L'UNO INDICIBILE
BUHR: LA TERRA
BHUVAH: L'ATMOSFERA
SVAHA: IL CIELO
TAT: COLUI
SAVITUR: IL SOLE (IL DIVINO CHE GENERA E ILLUMINA LA
VITA)
VARENYAM: L'ASSOLUTO, IL MIGLIORE TRA I TANTI
BHARGO : QUELLA LUCE SUPREMA CHE DIMORA NEL SOLE
E DISTRUGGE I SEMI DEL KARMA
DEVASYA: DIVINITA' CHE GENERA LO SPLENDORE
DELL'UNIVERSO
DHEEMAHI: MEDITIAMO
DHIYO YO NAH: NEL NOSTRO INTELLETTO
PRACHO DAYAT: POSSA RISPLENDERE

Meditiamo per ottenere l'adorabile splendore della Luce, dell'Illuminazione e


della Lungimiranza
Che possa sempre risplendere nel Sè così come risplende nella Terra,
nell'Atmosfera e nel Cielo.

per ascoltare il mantra:


Gayatri mantra - Youtube
Shiva Yantra

*** *** ***

Maha mrityunjaya mantra


Om Tryambakam Yajamahe
Sugandhim Pushti-Vardhanam
Urvarukamiva Bandhanan
Mrityor Mukshiya Ma-Amritat
traduzione letterale
• tri-ambaka-m "colui che ha tre occhi"
• yaja-mahe "noi veneriamo"
• sugandhi-m "il fragrante"
• pushti-vardhana-m "l'incrementatore di prosperità"
• urvaruka-m "malattia, negatività, ostacoli nella vita"
• iva "-come"
• bandhanān "dall'attaccamento allo stelo"
• mrityor "dalla morte"
• mukshīya "tu possa liberare"
• ma "non"
• amritāt "dall'immortalità"
per ascoltare il Mantra:
Mahamrityunjaia mantra - Youtube

*** *** ***

Surya Namaskara mantra - saluto al Sole

ॐ Om Mitrāya Namah
(Saluti all‘amico di tutti).
ॐ Om Ravayé Namah
(Saluti a colui che risplende).
ॐ Om Sūryāya Namah
(Saluti a colui che induce l‘attività).
ॐ Om Bhānavé Namah
(Saluti a colui che illumina).
ॐ Om Khagāya Namah
(Saluti a colui che si muove veloce attraverso il cielo).
ॐ Om Pushné Namah
(Saluti a colui che dà forza).
ॐ Om Hiranyagarbhāya Namah
(Saluti al Sè cosmico dorato).
ॐ Om Mārichāyé Namah
(Saluti al Signore dell‘alba).
ॐ Om Adityāya Namah
(Saluti al figlio di Aditi).
ॐ Om Sāvitré Namah
(Saluti alla benevolente madre).
ॐ Om Arkāya Namah
(Saluti a colui che è degno di essere lodato).
ॐ Om Bhāskarāya Namah
(Saluti a colui che conduce all‘illuminazione).

Per ascoltare il Mantra:


Surya Namaskara mantra -youtube
per approfondire sul tema:
Saluto al sole di S. Galli

*** *** ***


Mudra
Letteralmente ―gesto‖, segno, sigillo; sono posizioni che accompagnano le
Asana ed il Pranayama.
Possiamo considerarle come tecniche di concentrazione, che attraverso l'azione
congiunta di atteggiamento fisico, mentale e psichico contribuiscono
ad esprimere e canalizzare il Prana, l‘energia cosmica vitale.
I Mudra si utilizzano infatti per trattenere ed indirizzare il Prāna nelle
Nadi, operando su Prānamayakosha ( il corpo sottile, energetico).
Esistono tre tipologie di mudra:

o Hasta Mudra: della mano

o Mana Mudra: della testa

o Kaya Mudra: dell‘intero corpo

Hasta Mudra (della mano)


Nei mudra della mano ogni dito ha un suo significato:
 Pollice: l‘assoluto
 Indice: l‘individuo
 Medio: Sattwa - l'equilibrio armonico
 Anulare: Rajas - la spinta verso l'azione
 Mignolo: Tamas - la spinta verso la passività
Come primo approccio, proponiamo alcune descrizioni.
Mudra secondo Sw Niranjanananda Saraswati
Gyana Mudra
Gesto psichico della conoscenza. “Piegate gli indici di entrambe le mani in
modo che tocchino la base dei rispettivi pollici. Le atre tre dita dovrebbero
rimanere unite ma rilassate. Poggiate le mani sulle ginocchia con i palmi
rivolti verso il basso.”
Chin Mudra
Gesto psichico della coscienza. “ Questo mudra si esegue come gyana mudra.
La punta dell‟indice può essere posto sulla punta o alla base del pollice. La
differenza è che le mani sono poste sulle ginocchia con i palmi rivolti verso
l‟alto.”
Chinmaya Mudra
Gesto della coscienza manifesta. “Tenete le dita nello stesso modo illustrato
per Gyana mudra. Piegate le tre dita dritte così che le punte siano dirette verso
il palmo della mano o lo tocchino. L‟indice può toccare la base o la punta del
pollice. Poggiate le mani sulle ginocchia con i palmi rivolti verso l‟alto o il
basso.”
Aadi Mudra
Atteggiamento originale o primario. “Piegate i pollici all‟interno delle mani,
quindi lentamente ripiegate ogni dito sul pollice fino a formare un pugno.
Poggiate le mani sulle ginocchia con i palmi rivolti verso l‟alto o il basso.”
Brahma Mudra
Atteggiamento della coscienza onnipervadente. “Girate i pollici verso
l‟interno dei palmi e piegate le dita sui pollici. Quindi ponete il dorso delle
mani sulle cosce e unite le nocche delle mani…Ponete entrambe le mani unite
contro il corpo a livello dell‟osso pubico”.

Mudra Secondo Van Lysebeth


Jnana mudra
In ―Prānayama la dinamica del respiro‖ pg 206 sgg, Jnana Mudra è definito il
gesto dell‘iniziato.
“Consiste nell‟orientare la palma della mano verso il cielo e nel tendere tutte
le dita, pollice compreso; poi nel ripiegare l‟indice, mentre il pollice gli va
incontro. L‟unghia dell‟indice si piazza alla metà del pollice, nella piegatura
della falange. Medio, anulare e mignolo rimangono tesi e uniti.
Il pollice simbolizza il Sé……è il dito più specificatamente umano….L‟indice è
il dito dell‟individualizzazione. Esso simbolizza il piccolo io individuale…
Dalla loro congiunzione nasce un circolo, un anello, simbolo dell‟infinito. Così
l‟unione di indice e pollice simbolizza l‟integrazione cosmica del piccolo (io)
con il Sé”.
Prāna mudra o Shanti mudra
Descritto in dettaglio in ―Prānayama la dinamica del respiro‖ pgg 115-126.
Viene affermato che “l‟esercizio non è mai stato pubblicato……In realtà è e
rimane prescritto che questo esercizio sia praticato in segreto, al di fuori della
presenza di qualsiasi testimonio….

*** *** ***

Per un approfondimento organico, che consenta una comprensione adeguata del


significato e delle tecniche dei Mudra, proponiamo la consultazione diretta di
alcuni testi già indicati nella bibliografia:
*** Gheranda Samhitā, a cura Jean Papin, pgg 43.63.
*** Hata-Yoga Pratipikā, a cura Tara Michaêl, I,36 – III, 5-130, IV, 37
*** Sw. Niranjanananda, “Prāna, Prānayama, Prānavidya”, dove potrete
trovare la descrizione e le istruzioni operative per molti Mudra:

 Aadi Mudra pg 228


 Agochari Mudra o Nasikagra Drishti pg 234
 Akashi Mudra pg 235
 Bahirava e Bahiravi Mudra pg 230
 Brahma Mudra pg 229
 Chin Mudra pg 227
 Chinmaya Mudra pg 228
 Gyana (Jnana) Mudra pg 225
 Hasta Mudra Prānayama pg 151
 Khechari o Nabho Mudra pg 232
 Prāna Mudra Prānayama pg 147
 Shambhhavi Mudra o Bhrumadhya Drishti pg pg 233
 Shanmukhi Mudra pg 232
 Unmani Mudra pg 235
*** Van Lysebeth, “Prānayama”:

 Prāna Mudra o Shanti Mudra pg.115


 Jnana (Gyana) Mudra pg. 206
 Asvini Mudra pg.126
21 giugno giornata mondiale dello Yoga -
idayofyoga

onuN1468961.pdf
Documento Adobe Acrobat [25.6 KB]

L'ONU ha scelto di dedicare il 21 giugno allo Yoga.


Quale occasione migliore per celebrare il Solstizio d'estate sotto il segno
dell'Amore e dell'Armonia dell'Universo.
Qui di seguito potrete leggere il testo della risoluzione dell'ONU, altresì
scaricabile in formato pdf.
idayofyoga
Collegandovi a questo link avrete accesso al sito dell'organizzazione della
giornata mondiale dello yoga.
Potrete trovarvi informazioni e riferimenti seri e completi.
E' sempre un piacere gradito poter diffondere e dare spazio ad iniziative fondate
sul pensiero e l'azione positivi.
idayofyoga

*** *** ***

Eventi in Italia 21 giugno 2015


Per il 21 giugno la Federazione Italiana Yoga, in coordinamento con
l'Ambasciata indiana, ha programmato varie iniziative in tutta Italia.
Riportiamo uno stralcio dal sito della FIY ed il link alla stessa, alle quale
potrete rivolgervi per avere maggiori informazioni:
21 giugno 2015 - Celebrazione dell’International
Yoga Day
Con il patrocinio dell’Ambasciata dell’India
di Roma

La Federazione Italiana Yoga il 21 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dello Yoga
proclamata dalle Nazioni Unite, sarà rappresentante ufficiale per l‘Italia di questo evento mondiale,
organizzato dal Ministero dello Yoga del Governo Indiano, avendo ottenuto il patrocinio
dell‘Ambasciata dell‘India a Roma ed il riconoscimento del Ministero AYUSH (nuovo Ministero
Autonomo dello Yoga).
Nella stessa giornata celebrativa la nostra socia Antonietta Rozzi è stata invitata dal Ministero
Indiano a rappresentare lo Yoga in Italia al primo Congresso Mondiale dello Yoga a Delhi il 21 e 22
giugno 2015.
Gli insegnanti FIY ed i soci effettivi hanno la straordinaria opportunità di partecipare a questo
evento internazionale come protagonisti ufficiali con attività nella propria zona o città.
Le iscrizioni all‘evento devono giungere alla segreteria FIY entro il 1/06/15.
Il 21 giugno 2015, nella propria scuola o in collaborazione con Comuni ed Enti locali,
eventualmente anche insieme con altri insegnanti federali, si seguirà un programma ufficiale e
comune, stabilito a livello internazionale dal Ministero AYUSH:

• alle ore 10.30 lettura di testi inviati dal Ministero e dalla FIY;

• alle ore 11.00 una seduta di yoga, guidata da uno o a turno da diversi insegnanti
federali, così come preparata dal Ministero Indiano;

• alle ore 12.30 un momento meditativo di recita del mantra Om e dello Shanti Path,
che ci unirà ad altri gruppi nel mondo intero.

Ci auguriamo la partecipazione di tutti per creare forza, energia positiva, coerenza e per affermare i
principi di autenticità e qualità dello Yoga, che la FIY diffonde da oltre 40 anni e che sono
riconosciuti anche attraverso questo evento speciale.

Per informazioni contattare la segreteria FIY


Tel. 0187 603554.

Link per accesso al sito:


Federazione Italiana Yoga - FIY
Vi proponiamo alcuni estratti dal
PROTOCOLLO COMUNE DI YOGA
MINISTERO DELL’AYURVEDA, DELLO YOGA E NATUROPATIA, UNANI, SIDDHA E
OMEOPATIA (AYUSH)

Che cos’è lo Yoga?


Lo Yoga è essenzialmente una disciplina spirituale basata su una scienza estremamente sottile, la quale
si focalizza nel portare armonia tra mente e corpo. Si tratta di un’arte e scienza per vivere in modo
salutare. La parola “Yoga” deriva dalla radice sanscrita yujche significa “connettere”, “aggiogare” o
“unire”.
Secondo le scritture dello Yoga, la pratica dello Yoga conduce all’unione della coscienza individuale
con la coscienza universale. Secondo gli scienziati moderni, ogni cosa nell’universo è soltanto una
manifestazione dello stesso firmamento quantico. Chi sperimenta questa unità dell’esistenza si trova in
una condizione di Yoga ed è definito uno yogi che ha raggiunto uno stato di libertà, chiamato
o moksha.
“Yoga” si riferisce anche a una scienza interiore che comprende una varietà di metodi attraverso i
quali gli esseri umani possono raggiungere l’unione tra il corpo e la mente e ottenere la realizzazione
del sé. Lo scopo della pratica Yoga ( ) è di portare al superamento di tutti i tipi di sofferenza, il
quale conduce a un senso di libertà in ogni ambito della vita con salute olistica, felicità e armonia.

I fondamentali dello Yoga


Lo Yoga agisce a livello del corpo, della mente, delle emozioni e dell’energia. Su questa base, sono state
create quattro ampie classificazioni dello Yoga: Karma Yoga, nel quale si utilizza il corpo;
Yoga nel quale si impiega la mente; Bhakti Yoga nel quale si utilizzano le emozioni e Kriya Yoga nel
quale si usa l’energia. Ogni sistema di Yoga che pratichiamo, ricade nella gamma di una o più di
queste categorie.
Ogni individuo è una combinazione unica di questi quattro fattori. Solo un guru (maestro) può
raccomandare l’appropriata combinazione dei quattro sentieri fondamentali che è più adatta a ogni
ricercatore.

A tutti coloro che sono giunti fino a questo punto, auguriamo di poter vivere il
21 giugno, il Solstizio d'estate, sotto il segno dell'Armonia,dedicando,dal
profondo del cuore, l'Ausipcio che segue:
Sarve Bhavantu Sukkinah,
Sarve Santu Niramayah
Sarve Bhadrani Pasyantu Maa Kascit Duhkha Bhagbhavet Shantih Shantih Shantih

Possano tutti essere felici,


possano tutti essere liberi dalla malattia,
Possano tutti vedere ciò che è propizio,
possano tutti essere liberi dalla sofferenza
Om Pace Pace Pace

Da parte nostra, ci impegnamo a prepararci, a purificarci, per poter assumere in


modo concreto l'impegno che verrà proposto:

Mi impegno a diventare un essere umano pieno di salute, pace, gioia e amore.


Attraverso ogni mia azione, mi impegnerò per creare un’atmosfera serena e armoniosa intorno a me.
Cerco di spezzare i limiti di chi sono in questo momento e abbraccio il mondo intero con un sentimento di
unione. Riconosco l’affinità della mia vita con ogni altra vita. Riconosco l’unità di tutto ciò che esiste.

IDY common yoga protocol_book


Qui potete scaricale il documento originale in inglese
jk_IDY common yoga protocol_book.pdf
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Protocole JIY 21 juin Version française


Qui potete scaricare il Protocollo in francese
Protocole JIY 21 juin Version française.[...]
Documento Adobe Acrobat [481.0 KB]
Link e bibliografia YOGA
Lo Yoga in occidente, quindi anche in Europa ed Italia,è una vera e propria
galassia nella quale è oltremodo difficile orientarsi.
Provate a navigare in internet.......resterete sicuramente confusi.
Purtroppo, se la Tradizione è UNA, sarebbe auspicabile l'esistenza di un unico
sistema aperto.
Che al momento non c'è.
Registriamo con rammarico la frammentazione, all'interno della quale si
collocano sia iniziative serie, conformi allo spirito ed all'insegnamento dello
Yoga classico, sia altre iniziative ......
Non siamo in grado, ne c'interessa, fare un'opera di separazione dello "spesso
dal sottile". Ad ognuno la libera scelta e la resposabilità di essa.

Ci limitiamo perciò a proporre solo alcune indicazioni di base.

Qui di seguito alcuni link a siti web specificatamente orientati alla Trasmissione dello
Yoga classico:
Federazione Italiana Yoga
European Union of Yoga
Sarva Yoga International
Sivananda
English Divine Life society -downloads

Per coloro che hanno la fortuna di conoscere il francese, un sito di Yoga


classico ricco di contributi:
École de yoga traditionnel

Particolarmente significativo per la prospettiva "non-duale" (Advaita) è il sito:


Asram Vidya
Altri siti ricchi di informazioni e testi scaricabili gratuitamente sono:
Casa editrice ed. Porpora
Vedanta - Bertagni
Si suggeriscono i seguenti testi, elencati in ordine alfabetico. Per quanto attiene
gli Yoga Sutra di Patanjali sono indicate varie edizioni, con l'avvertenza di
discriminare con attenzione le differenze tra testo originario e le interpretazioni
successive dello stesso.

Patanjali Quattro capitoli sulla libertà- commentario sugli yoga


sutra di Patanjali, Yoga publication trust,Bihar, 2009
(Swami Satyananada Saraswati)
Patanjali Yoga sutra con il commento di Vyāsa, Boringhieri,
Torino, 1978
Patanjali Yoga sutra in Desikachar Il cuore dello yoga,
Ubaldini, Roma, 1997
Patanjali Yoga sutra, Mimesis, Udine, 2009
Patanjali La via regale della realizzazione (Yogadarśana),
Asram Vidya, Roma, 2010
Patanjali Yoga sutra in “ J. H. Woods :The Yoga system of
Patanjali embracing Yoga sytras, the comment Bashya
of Vyasa and Tattva-Vairasaradi of Vachaspati-
Misra”, Harvard university press, Cambridge, 1914
Bhagavad Gita Bhagavadgita, ( Traduzione di Swami Sivananda) The
Divine Life, Assisi, 2010
Bhagavad Gita Bhagavadgita, Adelphi, Milano,1996
Bhagavad Gita Bhagavadgita, Asram Vidya, Roma, 2006
Upanişad Brhadaranyaka Upanishad, commento di Shankara,
Asram Vidya, Roma
Chandogya Upanişad, commento di Śamkara, Asram
Vidya, Roma, 2006
Upanişad Māndūkya Upanişad, con le kārikā di Gaudapāda ed il
commento di Śamkara, Asram Vidya, Roma, 1984
Upanişad Upanişad, Bompiani, Milano, 2010
Upanişad Upanişads du yoga, Gallimard-UNESCO, 1971
Śiva Saṃhitā Śiva Saṃhitā, Almora, Paris, 2013 ( tad.e note J.
Papin)
Haṭha-Yoga Haṭhayoga Pradīpikā, Fayard, 1974 ( Introduzione,
Pradīpikā traduzione e commenti a cura di Tara Michaël)
Gheraṇḍa Gheraṇḍa Saṃhitā, Almora, Paris, 2013 ( tad.e note J.
Papin)
Shamkara Vivekacudamani, Asram Vidya, Roma, 1996
Drigdrisyaviveka Drigdrisyaviveka ( discriminazione tra Sé e non-Sé),
Asram Vidya, Roma, 1983
Badarayana Brahmasutra, Asram Vidya, Roma, 2013
André Van Imparo lo yoga, Mursia, Milano, 1975
Lysebeth
André Van Perfeziono lo Yoga, Mursia, Milano, 1978
Lysebeth
André Van I miei esercizi di Yoga, Mursia, Milano, 1980L
Lysebeth
André Van Pranayama, la dinamica del respiro, Astrolabio,
Lysebeth Roma, 1973
André Van Le Yoga Mental, Almora, Paris, 2013
Lysebeth
Artur Avalon Il potere del Serpente, Mediterranee, Roma, 2002
Chandrasekaran Yogathérapie, tome 1, Agamat, Saint Raphaël, 2010
Chandrasekaran Yogathérapie, tome 2 , Agamat, Saint Raphaël, 2011
Georg Feuerstein Filosofia Yoga, Marsilio, Venezia, 2009
Glossario Asram Vidya, Roma
Sanscrito
Iyengar Teoria e pratica dello yoga, Mediterranee, Roma,
2006
Krishnamacharya The Complete Book of Vinyasa Yoga )
Mircea Eliade Le yoga, Immortalité et liberté, Payot, Parie, 1991
Raimon Pannikar I VEDA Mantramanjari, Rizzoli, Milano 2001
Raphael “Essenza e scopo dello Yoga”, Asram Vidya, Roma,
2010
Raphael “La triplice via del Fuoco”, Asram Vidya, Roma
Raphael Essenza e scopo dello Yoga, Asram Vidya, Roma,
2010
Raphael La via del fuoco secondo la Qabbalah, Asram Vidya,
Roma, 1999
Raphael “Tat tvam asi – tu sei Quello”, Asram Vidya, Roma,
2001
Raphael “Il sentiero della non-dualità - Advaitavada”, Asram
Vidya, Roma,1997
Raphael “La triplice via del Fuoco”, Asram Vidya, Roma,2009
René Guenon Orient et Occident, Paris, 1924
René Guenon Introduzione generale allo studio delle dottrine indù,
Adelphi, Milano, 1989
René Guenon L‟uomo e il suo divenire secondo il Vedanta, Adelphi,
Milano, 1997
René Guenon La metafisica orientale, Luni,Milano 2006
Swami Prana Pranayama Pranavidya, Ed. Satyananda,
Niranjananda Trarivi, 2003
Saraswati
Swami La filosofia indiana ( 2 voll), Asram Vidya, Roma,
Radhakrishnan 1998
Swami Pensiero indiano e mistica carmelitana, Asram vidya,
Siddhesvarananda 1977
Swami Le grand livre du yoga, le courrier du livre, Paris
Vishnudevananada 2011
Tara Michaël Ler voies du Yoga, Rocher, 2011
Vimala Thakar Lo Yoga oltre la meditazione, Ubaldini, Roma, 200
Sul Sentiero...spunti, stimoli, idee,
intuizioni. Perle che si celano sotto altre
forme...per chi sa guardare...
In questa sezione proponiamo spunti di riflessione che possono essere di
stimolo lungo la Via. Ospitiamo, in coerenza con lo stile del sito,
esclusivamente "pensieri positivi".
Alla vostra libera scelta scorrere la pagina e fermarvi a leggere e meditare
laddove risuonate in Armonia con le Parole.
Con la speranza che possiate essere liberi da ogni "barriera" o "categoria" che vi
precludano l'accesso all'ascolto di coloro che pensate siano lontani da voi....
Anche questa sezione è in continua evoluzione, i contributi, "le perle", vengono
aggiunti uno dopo l'altro, ma sono idealmente tutti insieme legati ad un unico
"filo d'oro" invisibile.

*** *** ***

ARMONIA
“L'Armonia è fondata sulla sintesi della conoscenza, sulla
comprensione che tutti dualismi, in ultima analisi non sono altro
che polarità risolventisì dell'Unità.
Questa visione poggia anche sull'idea del Bello inteso come
Accordo di tutte le note manifeste.
L'Armonia ignora l'esistenza del brutto, del separatismo e del
conflitto come concordemente vengono intesi.
L'Armonia così concepita è omnicomprensione e quindi non-
contrapposizione.”
(Raphael, “Tu sei Quello”, pg. 94)

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"Ogni cosa è profondamente intrecciata con le altre; e sacro il filo che tiene legate le
cose. Nessuna, certamente, può dirsi estranea a un'altra. Congiunte, anzi, le une alle
altre, cospirando in un ordine, danno ordine a un unico ordinato mondo....."
Marco Aurelio, Ricordi, VII, 9

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Tutto E' Uno


― Noi possiamo essere completamente differenti e diversi in ogni altro modo,
ma c‘è in noi un unico comune fattore, la Realtà che dimora all‘interno.
―All‘interno di voi è nascosto Dio. Dentro di voi c‘è l‘Anima Immortale‖. ―Dio
che è Uno soltanto, è nascosto in tutti gli esseri‖....................
Se facciamo di questo la base del nostro correlare noi stessi con tutta la
creazione di Dio, allora vivremo e ci muoveremo in questo mondo come un
principio che unifica e armonizza.
Noi non siamo quello che vediamo quando siamo di fronte ad uno
specchio. Siamo quello che dimora all‘interno (Antaratma) che non è visto. E
quello è la stesso in tutti. Quell‘essere che ci rende tutti una sola cosa, noi lo
chiamiamo Dio. L‘esperienza spirituale finale che ci dà questa visione e che ci
rivela la verità che Dio è uno e che Egli è ovunque, è la base della buona vita.
Questa verità è la vera base della moralità, della bontà, della gentilezza e della
compassione e dell‘essere utili a tutti gli altri. E‘ la reale base della gentilezza e
della cortesia.
Perché noi dovremmo rispettare gli altri? Perché l‘Essere che adoriamo
e veneriamo è l‘Essere che non è altro che la comune dimorante Coscienza.
Quando noi Lo adoriamo in un tempio o in una chiesa come potremmo
mostrare mancanza di rispetto quando Egli è di fronte a noi come Dio vivente?
....
Quello che ci dà felicità darà felicità anche agli altri. Quello che è
doloroso per noi darà dolore anche agli altri. Quello che desideriamo dalla vita
intorno a noi è la stessa cosa che desiderano gli altri. Sebbene possiamo fare
poco per cambiare il mondo, tuttavia possiamo cambiare noi stessi. Possiamo
fare ogni cosa per risalire dalla irrealtà alla Realtà, dall‘oscurità alla Luce, dalla
mortalità all‘Immortalità, dall‘umanità alla Divinità. Questo noi possiamo,
questo dobbiamo fare.‖
Swami Chidananda, Tutto è Uno, “Medita queste verità” Ed Vidyananda

*** *** ***


La Carità
San Paolo, Prima lettera ai Corinzi 12,31 - 13,13
Dalla prima lettera di san Paolo apostolo ai Corìnzi
Fratelli, desiderate intensamente i carismi più grandi. E allora, vi mostro la via
più sublime.
Se parlassi le lingue degli uomini e degli angeli, ma non avessi la carità, sarei
come bronzo che rimbomba o come cimbalo che strepita.
E se avessi il dono della profezia, se conoscessi tutti i misteri e avessi tutta la
conoscenza, se possedessi tanta fede da trasportare le montagne, ma non avessi
la carità, non sarei nulla.
E se anche dessi in cibo tutti i miei beni e consegnassi il mio corpo per averne
vanto, ma non avessi la carità, a nulla mi servirebbe.
La carità è magnanima, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non
si gonfia d‘orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si
adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell‘ingiustizia ma si rallegra
della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta.
La carità non avrà mai fine. Le profezie scompariranno, il dono delle lingue
cesserà e la conoscenza svanirà. Infatti, in modo imperfetto noi conosciamo e in
modo imperfetto profetizziamo. Ma quando verrà ciò che è perfetto, quello che
è imperfetto scomparirà. Quand‘ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da
bambino, ragionavo da bambino. Divenuto uomo, ho eliminato ciò che è da
bambino.
Adesso noi vediamo in modo confuso, come in uno specchio; allora invece
vedremo faccia a faccia. Adesso conosco in modo imperfetto, ma allora
conoscerò perfettamente, come anch‘io sono conosciuto. Ora dunque
rimangono queste tre cose: la fede, la speranza e la carità. Ma la più grande di
tutte è la carità!

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L'Armonia
"... poiché l'Armonia è unità nei molti: essa è tanto maggiore quante più sono le cose e
quanto più esse sono apparentemente disordinate e tuttavia insperatamente ricondotte, in
virtù di qualche stupefacente rapporto tra di loro, al più pieno accordo"
G. W. Leibniz, "Dialoghi filosofici", pg. 27, Bompiani, Milano, 2007

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Oratio de hominis dignitate


Pico della Mirandola, 1496
18. Prese perciò l'uomo, opera dall'immagine non definita, e postolo nel mezzo del
mondo così gli parlò: «Non ti abbiamo dato, o Adamo, una dimora certa, né un
sembiante proprio, né una prerogativa peculiare affinché avessi e possedessi come
desideri e come senti la dimora, il sembiante, le prerogative che tu da te stesso avrai
scelto.
19.La natura agli altri esseri, una volta definita, è costretta entro le leggi da noi dettate.
20. Nel tuo caso sarai tu, non costretto da alcuna limitazione, secondo il tuo arbitrio,
nella cui mano ti ho posto, a decidere su di essa.
21. Ti ho posto in mezzo al mondo, perché di qui potessi più facilmente guardare attorno
a quanto è nel mondo.
22. Non ti abbiamo fatto né celeste né terreno, né mortale né immortale, perché come
libero, straordinario plasmatore e scultore di te stesso, tu ti possa foggiare da te stesso
nella forma che avrai preferito.
23. Potrai degenerare nei esseri inferiori, che sono i bruti; potrai rigenerarti, secondo la
tua decisione, negli esseri superiori, che sono divini».
18. Igitur hominem accepit indiscretae opus imaginis atque in mundi
positum meditullio sic est alloquutus: «Nec certam sedem, nec propriam
faciem, nec munus ullum peculiare tibi dedimus, o Adam, ut quam sedem,
quam faciem, quae munera tute optaveris, ea, pro voto, pro tua sententia, habeas
et possideas.
19. Definita caeteris natura intra praescriptas a nobis leges cohercetur.
20. Tu, nullis angustiis cohercitus, pro tuo arbitrio, in cuius manu te posui, tibi illam
prefinies.
21. Medium te mundi posui, ut circumspiceres inde comodius quicquid est in mundo.
22. Nec te celestem neque terrenum, neque mortalem neque immortalem fecimus, ut tui
ipsius quasi arbitrarius honorariusque plastes et fictor, in quam malueris tute formam
effingas.
23. Poteris in inferiora quae sunt bruta degenerare; poteris in superiora quae sunt divina
ex tui animi sententia regenerari».

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Sub Specie interioritatis


Sono trascorsi oramai molti anni da quando ebbi, per la prima volta, coscienza
della immaterialità.
Ma, nonostante il fluire del tempo, l'impressione che ne provai fu così vivida,
così possente, da permanere tuttora nella memoria, per quanto sia possibile
trasfondere e ritenere in essa certe esperienze trascendenti; ed io tenterò, oggi,
di esprimere, humanis verbis, questa impressione, rievocandola dagli intimi
recessi della coscienza.
Il senso della realtà immateriale mi balenò nella coscienza all'improvviso, senza
antefatti, senza alcuna apparente causa o ragione determinante. Circa
quattordici anni fa stavo un giorno, fermo ed in piedi, sul marciapiede del
palazzo Strozzi a Firenze, discorrendo con un amico; non ricordo di che ci
intrattenessimo, ma probabilmente di qualche argomento
concernente l'esoterismo; cosa del resto senza importanza per l'esperienza che
ebbi. Era una giornata affatto simile alle altre, ed io mi trovavo in perfetta salute
di corpo e di spirito, non stanco, non eccitato, non ebbro, libero da
preoccupazioni ed assilli. E, ad un tratto, mentre parlavo od ascoltavo, ecco,
sentii diversamente: la vita, il mondo, le cose tutte; mi accorsi subitamente della
mia incorporeità e della radicale, evidente, immaterialità dell'universo;
mi accorsi che il mio corpo era in me, che le cose tutte erano interiormente, in
me; che tutto faceva capo a me, ossia al centro profondo, abissale ed oscuro del
mio essere. Fu un'improvvisa trasfigurazione; il senso della realtà immateriale,
destandosi nel campo della coscienza, ed ingranandosi col consueto senso della
realtà quotidiana, massiccia, mi fece vedere il tutto
sotto una nuova e diversa luce; fu come quando, per un improvviso squarcio in
un fitto velario di nubi, passa un raggio di sole, ed il piano od il mare sottostanti
trasfigurano subitamente in una lieve e fugace chiarità luminosa.
Sentivo di essere un punto indicibilmente astratto, adimensionale; sentivo che
in esso stava interiormente il tutto, in una maniera che non aveva nulla di
spaziale. Fu il rovesciamento completo della ordinaria sensazione umana; non
solo l'io non aveva più l'impressione di essere contenuto, comunque localizzato,
nel corpo; non solo aveva acquistato la percezione
della incorporeità del proprio corpo, ma sentiva il proprio corpo entro di sè,
sentiva tutto sub specie interioritatis...........
Pietro Negri, alias Arturo Reghini

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Umanità come unità della specie
"Gli uomini vivono, in modo immediato, vincoli sociali come la famiglia, la
tribù, la classe, la nazione, ecc; non vivono invece (o vivono solo estremamente
di rado..) l'umanità come unità della specie"

*** *** ***

...ordinò loro di non raccontare a nessuno


ciò che avevano visto...
[2] Dopo sei giorni, Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni e li portò
sopra un monte alto, in un luogo appartato, loro soli. Si trasfigurò davanti a
loro
[3] e le sue vesti divennero splendenti, bianchissime: nessun lavandaio sulla
terra potrebbe renderle così bianche.
[4] E apparve loro Elia con Mosè e discorrevano con Gesù.
[5] Prendendo allora la parola, Pietro disse a Gesù: "Maestro, è bello per noi
stare qui; facciamo tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia!".
[6] Non sapeva infatti che cosa dire, poiché erano stati presi dallo spavento.
[7] Poi si formò una nube che li avvolse nell'ombra e uscì una voce dalla nube:
"Questi è il Figlio mio prediletto; ascoltatelo!".
[8] E subito guardandosi attorno, non videro più nessuno, se non Gesù solo con
loro.
[9] Mentre scendevano dal monte, ordinò loro di non raccontare a nessuno ciò
che avevano visto, se non dopo che il Figlio dell'uomo fosse risuscitato dai
morti.
[10] Ed essi tennero per sé la cosa, domandandosi però che cosa volesse dire
risuscitare dai morti.
[11] E lo interrogarono: "Perché gli scribi dicono che prima deve venire Elia?".
[12] Egli rispose loro: "Sì, prima viene Elia e ristabilisce ogni cosa; ma come
sta scritto del Figlio dell'uomo? Che deve soffrire molto ed essere disprezzato.
[13] Orbene, io vi dico che Elia è già venuto, ma hanno fatto di lui quello che
hanno voluto, come sta scritto di lui".
Marco, 9.2-13
leggi il testo alla fonte

*** *** ***

Tutta la vita è sacra


"La vita è sacra, quindi trattiamo con gentilezza e rispetto ogni essere vivente,
cominciando da colui che è più prossimo a noi e che spesso dimentichiamo….
quindi il nostro comportamento deve essere conseguente ed equilibrato.
Al di là di corpo e forma siamo una cosa sola, ma dobbiamo rispettare
l‘apparente individualità dell‘altro, teniamolo presente in tutti i nostri
rapporti…. dobbiamo applicare questo concetto sempre e ovunque non solo in
certi momenti o in particolari condizioni altrimenti non cresceremo mai."
Dalla presentazione di L. P.

"Amorevoli adorazioni a quell‘UNO senza un secondo.


Tutta la vita è sacra, quindi trattate con rispetto tutti gli esseri…..
Comportatevi in una maniera nobile e sublime.
Siate gentili con tutti.
Siate rispettosi e giusti con tutti….
Siate puri in pensieri, parole e azioni….
Siate gentili e cortesi nei vostri rapporti giornalieri con gli altri.
Non portate rancore verso nessuno.
Non deridete nessuno.
Non fate pettegolezzi né raccontate bugie…
Onorate l‘individualità degli altri….
Il Vedanta non è fatto solo per il vostro luogo di studio o per la vostra
stanza di meditazione; è fatto per tutto il campo della vostra attività
quotidiana….
Questo è il nostro grande comandamento: ―Uno dovrebbe avere sempre il
sentimento dell‘unità non–duale.‖
“ Io sono nella Luce. La Luce è dentro di me. Io sono la Luce.”
…….possiate realizzare questa verità e vivere nella consapevolezza di questa
verità tutti i giorni della vostra vita !"
Brani tratti da: Sw Chidananda, Vedere Dio in Tutto

*** *** ***

Le Api e la Tradizione
"Come le api assaporano il nettare di fiori diversi, così il sadhaka coglie in altre fedi
insegnamenti che gli permettono di apprezzare meglio la propria"
B.K.S. Iyengar, tratto da "Teroria e pratica dello Yoga", pg 37

*** *** ***

Sul progresso della scienza


"Non sono contrario al progresso della scienza
in quanto tale, al contrario, guardo con ammirazione
allo spirito scientifico dell'Occidente e se questa
ammirazione ha delle riserve è perché lo scienziato
dell'Occidente non ha alcun riguardo per le creature più umili di Dio:
io aborrisco la vivisezione con tutta l'anima.
Detesto l'imperdonabile massacro nel nome
della scienza e della cosiddetta umanità e considero
tutte le scoperte scientifiche che si macchiano
di sangue prive di valore.
E credo con chiarezza che spunterà un giorno
in cui lo scienziato onesto
dell'Occidente porrà dei limiti ai metodi attuali
di perseguimento della conoscenza.
Verranno approntate misure che terranno
conto non solamente della famiglia umana,
ma di ogni creatura vivente.
Mohandas Karamchand "Mahatma" Gandhi

fonte:
Pensieri e parole
per approfondire:
Aforismi di Gandhi

*** *** ***

Realizzazione coscienziale
Possedere un semplice concetto filosofico o metafisico è una cosa, ―realizzarlo‖
nella coscienza è, invero, tutt‘altra cosa.
Tra le due: avere una semplice cognizione e realizzare quella cognizione, corre
l‘Abisso, un grande Abisso…..‖senza sostegni‖.(Raphael)

*** *** ***


Il rinnovamento va fatto dalle fondamenta più profonde
"Instauratio facienda ab imis fundamentis"
attribuita a Francesco Bacone
*** *** ***
Die Rose ist ohne Warum.
Sie blühet, weil sie blühet.
Sie achtet nicht ihrer selbst,
fragt nicht, ob man sie siehet.

La Rosa è senza perchè


fiorisce perchè fiorisce,
a se stessa non bada
che tu la guardi non chiede

Agelus Silesius,
"Il pellegrino cherubico", San Paolo, 1989, pgg 156-57

*** *** ***


Il rubino
Un'amata chiese all'amante:
"Chi ami di più, te stesso o me?".
"Dalla testa ai piedi sono diventato te.
Di me non rimane che il nome.
La volontà l'hai tu. Tu sola esisti.
io sono scomparso come una goccia d'aceto
in un oceano di miele".
Una pietra diventata rubino
è colma delle qualità del sole.
Niente della pietra vi resta. ………..
Un io è una pietra, l'altro un cristallo.
Uno è un nemico della luce, l'altro la riflette.
Nell'intimo della propria coscienza, e non
mediante una dottrina, è uno con la luce.
Lavora alle tue qualità di pietra
e diventa splendente come il rubino.
Pratica la rinuncia e accetta le difficoltà.
Vedi sempre la vita infinita nella morte dell'io.
La tua pietra scemerà, si accrescerà la tua natura di rubino.
I segni dell'esistenza individuale lasceranno
il tuo corpo e l'estasi ti prenderà.
Diventa tutto udito come un orecchio
e otterrai un orecchino di rubino.
Scava un pozzo nel centro di questo corpo,
o prima ancora che il pozzo sia scavato
lascia che Dio attinga l'acqua.
Impegnati sempre a raschiare la sporcizia dal pozzo.
A tutti quelli che soffrono
la perseveranza reca buona sorte.
Il Profeta ha detto che ogni prostrazione
in preghiera è un colpo alla porta del cielo.
Se si continua a bussare,
la felicità rivela il suo volto ridente.
Rumi
fonte: http://www.sufi.it/sufismo/

*** *** ***

Il modo naturale
tratto da un messaggio ricevuto da L.P.
"Cari Amici, dobbiamo convincerci che quello che stiamo cercando non può consistere
in qualcosa di tangibile o di sperimentabile a nostra volontà.
E‟ qualcosa di molto Reale ma che è al di là della conquista dei sensi e quindi della
mente e che di conseguenza non può essere spiegata a parole, a concetti.
Fondamentalmente la nostra ricerca deve operare con una modifica dello stato
mentale, una purificazione del cuore e della mente, e la conquista di virtù che
svelino la nostra Divinità nascosta.
La base di operazione deve poi essere la consapevolezza totale della unicità
dell‟Essere Cosmico,
“Dio è Uno senza un secondo”
“ Per conoscere la Realtà si deve raggiungere un livello d
ove il soggetto e l’oggetto sono uno e lo stesso.”
Qual è il nostro errore fondamentale? Noi vogliamo che quello che stiamo
cercando sia un oggetto per noi, così che possiamo possederlo, o possiamo conquistarlo.
Anche se abbiamo in mente un certo tipo di unione, noi pensiamo che questa sarà una
unione che possiamo apprezzare, conoscere, di cui gioire. Non possiamo immaginare
una unione dove noi scompariamo, ma dove siamo ancora lì. Quindi, frustrati,
continuiamo a cercare, o ancora più frustrati semplicemente abbandoniamo la ricerca......
Forse anche questo è un nostro problema. Noi non crediamo proprio in
questo. Perché? Perché siamo alla ricerca di qualcosa di tangibile. Anche se
questa esperienza è l‘esperienza più sottile, noi vogliamo qualcosa di tangibile.
Ma se questa è un‘esperienza, c‘è qualcosa di più grande che conosce questa
esperienza, non importa quanto sottile possa essere, non importa come sia
unificante.
Noi possiamo dunque essere abbastanza semplici, quasi come bambini,
e semplicemente credere .........nella verità che UNO solo esiste senza un
secondo, e che noi siamo Quello.
Se facciamo questo, ci sentiremo obbligati a esprimere quella unicità nelle
nostre vite quotidiane.
Perciò nel modo più naturale noi esprimeremo le istruzioni di G. a tutti noi:
“ Sii buono e fai il bene”

*** *** ***

Il bene tende sempre a comunicarsi.


Ogni esperienza autentica di verità e di bellezza cerca per se stessa la sua
espansione, e ogni persona che viva una profonda liberazione acquisisce
maggiore sensibilità davanti alle necessità degli altri. Comunicandolo, il bene
attecchisce e si sviluppa. Per questo, chi desidera vivere con dignità e pienezza
non ha altra strada che riconoscere l‟altro e cercare il suo bene..... La proposta
è vivere ad un livello superiore, però non con minore intensità: «La vita si
rafforza donandola e s‟indebolisce nell‟isolamento e nell‟agio. Di fatto, coloro
che sfruttano di più le possibilità della vita sono quelli che lasciano la riva
sicura e si appassionano alla missione di comunicare la vita agli altri».[4]
....«Qui scopriamo un‟altra legge profonda della realtà: la vita cresce e matura
nella misura in cui la doniamo per la vita degli altri. La missione, alla fin fine,
è questo».[5]
Da EVANGELII GAUDIUM di Papa Francesco
Leggi tutto alla fonte

*** *** ***


Parabola di un Sapiente
"... una persona va sulla riva di un vasto lago con 72 piccoli vasi e li riempie tutti
di acqua. C’è acqua nel lago e c’è acqua in ognuno dei vasi. L’acqua nei vasetti è
stata sottoposta ad un qualche cambiamento dovuto al fatto di essere portata fuori
dal lago? L’acqua nei vasetti è diventata diversa in costituzione o composizione o
nella sua natura? No. Essa è assolutamente identica. Nessun cambiamento ha
avuto luogo, e tuttavia l’acqua è stata condizionata a causa di essere stata
confinata dentro i limiti di un vaso. Essa ha assunto ora un volume ed una forma,
che sono tutti differenti dall’originale acqua del lago. Delle barche possono navigare
nel lago, ma nell’acqua del vaso voi non potete navigare. Ma allo stesso tempo,
l’acqua è identica. E’ la stessa materia di base. Se voi rimettete l’acqua di nuovo
nel lago, essa sperimenterà di nuovo la stessa vastità e profondità precedente. Così
è il fattore condizionante del vaso, che porta ad una limitazione nell’acqua e che la
fa sembrare separata e limitata nel suo potere. C’è una distinzione senza che ci sia
un’effettiva differenza."
*** *** ***

Una mente sgombra


Una mente sgombra
è come un cielo terso
ove vive in pienezza il paesaggio.....
e il corpo respira la sua beltà
(Silvana Cascone)
*** *** ***

Non piangere...
Non piangere per i tuoi limiti
e per ciò che vorresti avere
Piangi per ciò che hai e
non apprezzi
(Loredana Fanciulli)

*** *** ***

Tu sei Divinità
di Sw Chidananda

Adorabili omaggi a quell‘Uno, non-duale, onnipervadente Realtà che


dimora ovunque, che brilla nel cuore di tutti come la Coscienza che testimonia!
Possa quella beatissima Unità manifestare se stessa nel cuore di tutti i sinceri
ricercatori come una beata consapevolezza!
Possano le divine qualità di quella Suprema Realtà manifestarsi nel vostro
cuore, mente e intelletto, e possa la Sua Divinità essere espressa da voi nei
vostri pensieri, parole e azioni !
Manifestando così la Realtà che dimora nel vostro tempio corporeo, possa la
vostra vita diventare realmente e veramente divina !
Possiate avere questa consapevolezza, questo sankalpa e intenzione:
―Divinità è la mia iniziale origine e sorgente. Divinità è il mio attuale presente
invisibile supporto e substrato. Divinità è il mio obiettivo finale. Divino io
sono; così divina sarà la mia vita. Divinamente penserò e agirò.
Così la mia vita sarà una prova vivente dell‘esistenza di una sopra-cosmica
Divina Perfezione.
Possa io portare testimonianza di questa grande verità: ...... L‘intero mondo è
pervaso da questo Essere Supremo.
Che questo fatto della onnipresenza della tutta perfetta Divina Realtà, sia
continuamente provato da me, dentro e attraverso la mia vita quotidiana.
Osservando la mia vita, tutti possano essere convinti che ci deve essere una
grande Divina Perfezione.‖
Con questi sentimenti ed intenzioni dall‘interno di voi stessi, cercate di
riempire la vostra vita di queste divine qualità !
Così, sapendo che voi non siete venuti qui per questi trascurabili,
meschini, ripetitivi rituali di una parodia della vita mondana, sappiate che
siete venuti qui per manifestare gloriosamente la vostra più alta Realtà.
Così, essendo consapevoli del più elevato sublime scopo della vostra esistenza
sulla terra, possiate voi portare nel mondo questa nuova consapevolezza, questa
nuova intenzione !
Fate della vostra vita un processo di arricchimento e accrescimento in
ogni modo delle gloriose qualità della Divinità.
Fate che la vostra vita sia una vita di conquista, di un progresso ascendente del
vostro spirito verso la grande culminante realizzazione della vostra sempre
pura, sempre perfetta, sempre risvegliata, sempre piena, sempre liberata natura,
una salita dello spirito interiore, verso quel punto dove voi conoscete quello che
siete.
―Divinità è la vostra reale natura.
Divinità è quindi il vostro diritto di nascita.‖
Per rendere la vostra vita divina, dovreste quindi reclamare il vostro diritto di
nascita e spontaneamente essere quello che siete.
―Quello tu sei – Satyam, Shivam, Sundaram.‖
(Verità, lieto auspicio, bellezza).

*** *** ***


Un video da meditare.....
"Un semplice atto di generosità
crea un'onda senza fine"
per vedere il filmato "clicca" qui sotto
Un semplice gesto Youtube

*** *** ***

L'Oceano e le Onde
L‘oceano è la sorgente, il supporto e la realizzazione finale di milioni e miliardi
di onde sopra la sua superficie, mai disturbato dalle infinite innumerevoli onde
che agitano la sua superficie!
Ugualmente, l‘unica grande Realtà, l‘Essere Cosmico, la sorgente e l‘origine di
innumerevoli milioni di universi rimane sempre l‘unica non duale Esistenza, il
grande silenzio, la grande pace, presente e nascosta come il più sottile del
sottile.
Quella Realtà è la vostra essenziale eterna identità.......
Possa quella Realtà splendere nella vostra coscienza come il vostro vero ― Io
sono ―.....
Sw Chidananda
La "Bilancia" ed il passare "oltre"
Armonia e positività sono attigui,
vanno volentieri a braccetto.
Spesso, nella manifestazione, siamo attratti dall'applicazione della legge della
Bilancia, che altri Adepti ci hanno lasciato in eredità.
Farlo a volte è positivo, soprattutto se rappresenta un'applicazione
dell'equilibrio tra rigore e misericordia.
Altre volte è un rischio, soprattutto se riferito ad eventi profani, come quello del
breve racconto che segue:

"Tanto tempo fa, in un lontano paese, i cittadini erano giunti alla convinzione
che, dopo tanti sforzi e sofferenze, erano giunti ad un stato di positivo
equilibrio, il migliore che si potesse immaginare. Equilibrio tra doveri e diritti,
equilibrio tra doveri e diritti della collettività (che chiamavano Lo Stato) e
doveri e diritti del singolo. Tutto sembrava funzionare "nel miglior modo
possibile", con una reciproca profonda fiducia, garantita dal Principe sovrano.
Purtroppo, in quel tempo e luogo lontani, ad un certo punto cominciarono ad
accadere fenomeni strani.
Un contadino si era dimenticato di conservare la ricevuta per le tasse pagate
alla collettività (finalizzate al benessere di tutti) per il lavoro che
quotidianamente svolgeva, con sudore e con fatica.
Dopo qualche tempo, forse mesi, forse anni..... gli giunse una lettera.....
ma lui, analfabeta, non sapeva leggere....
allora si recò da un vicino e gli chiese il favore di fargli capire cosa c'era
scritto.
Il testo, in modo anonimo e distaccato, più o meno diceva che: " non risultando
il pagamento.... ove non fosse stata prodotta prova dello stesso..... o pagava o
avrebbero proceduto d'ufficio"
Avendo pagato sempre, non pagò di nuovo.....
finchè un giorno dei signori con l'aria arrogante non si presentarono da lui per
sequestrargli i campi su cui lavorava......
Era proprio disperato...........
Non sapeva come fare.
Poi si ricordò che aveva un credito verso il Principe del suo paese, che non era
stato ancora onorato.
Allora torno dal suo amico che sapeva leggere e scrivere e gli dettò questa
lettera:
"Egregio, illustrissimo Principe,
mi trovo in difficoltà, mi sono dimenticato di conservare la ricevuta delle tasse
pagate, ed ora mi hanno sequestrato i campi su cui lavoravo.... Pazienza,
colpa mia di non aver conservato la ricevuta, non certo dei vostri solerti
Funzionari....
Però una possiblità ancora esiste: se la Signoria vostra illustrissima avesse la
compiacenza di versarmi il credito che mi spetta.... potrei risollevarmi, ri-
pagare le tasse e riprendere a lavorare. Con rispetto e devozione, il vostro
contadino X ( come analfabeta, era d'uso in quel tempo e luogo lontani firmarsi
con la X).
Passaro mesi senza risposta,
fu scritta un'altra lettera di sollecito...
poi la risposta arrivò, " E' vero, avete un credito, la prodedura per il rimborso
è stata avviata"......
Speranzoso il contadino attese, giorni, mesi, anni......
Nel frattempo un suo vicino parente morì. Con immediata solerzia gli uffici del
principato ebbero la notizia e chiesero il pagamento delle tasse di successione
e ogni altro onere....
Arrivò, con un anno di ritardo, anche una lettera indirizzata al defunto, con la
quale gli si ingiugeva di pagare alcune tasse..... pena azioni di rivalsa.
Il nostro contadino restò allibito: rivalsa contro un morto?
Cercò di non pensarci e sollecitò di nuovo il pagamento del credito dovuto.....
Il cui esito positivo, dopo qualche anno, fu comunicato alla vedova.....
Nel frattempo, il contadino, preso dalla disperazione, si era suicidato."
Cosa dire?
Intanto, per fortuna, queste sono cose che accadevano tanto tempo fa, in luoghi
lontani.
Per fortuna oggi le cose vanno molto meglio: la "legge della bilancia", ovvero
doveri e dirittti speculari, funziona, ci viene ribadito ogni istante, come
dubitarne?
Comunque, se voi viveste in luoghi dove simili spiacevoli eventi dovessere
casualmente verificarsi, suggerisco di non rinunciare, costi quel che costi, al
pensiero positivo: mai farsi trascinare nella spirale della negatività,
rischieremmo di esserne risucchiati ed alimentarla ulteriormente.
Il nostro bene più prezioso è la libertà di pensiero dentro di noi.
Bene intangibile, proteggiamolo anche di fronte alle situazioni paradossali che
possono presentarsi.

Esseatci Aenneaenne

*** *** ***

EGO E AUTOCONTROLLO
di SWAMI CHIDANANDA
Riportiamo un breve estratto dal volumetto pubblicato dalle edizioni "Porpora",
già citate. Chi volesse approfondire può accedere al sito e scaricare il testo
completo in formato pdf.
La linea di questo sito esclude ogni approccio "commerciale", quindi anche
pubblicitario. Se citiamo la fonte è esclusivamente per un motivo di correttezza
etica. Tanto più quando la fonte stessa ha tra i suoi principi informatori la
diffusione del pensiero positivo, senza scopo di lucro, tanto meno di
proselitismo: è uno spartiacque che condividiamo.
Presentiamo questo breve estratto in quanto ci pone di fronte, tutti nessuno
escluso, ad uno specchio dal quale normalmente sfuggiamo....l'egoismo
dell'IO/EGO, che "E'" il velo che occulta e ci priva della visione della Luce,
qui ed ora, "hic et nunc".

Cos‟è l‟Ego?
L‟ego è la consapevolezza della propria individualità.
E‟ basata e si identifica con un particolare corpo fisico e con un nome dato ad
esso dai genitori.
Questo corpo non era qui prima della sua nascita.
E‟ apparso ad un certo punto nel tempo.
Prima di quel momento questo corpo non esisteva.
Anche il nome non esisteva prima che il corpo venisse in essere e cessa di esistere
con la sua morte.
Quindi l‟ego, che è basato sul corpo e sul suo nome, non ha alcuna reale o
durevole base.
Esso ha il supporto molto instabile e inaffidabile poggiando sul corpo e sul suo
nome.
Poiché l‟ego è basato sul corpo, il risultato è la sua identificazione con il corpo.
L‟ego è il sentimento della propria superiorità.
La qualità universale che caratterizza al 999 per 1000 tutto il genere umano è
l‟egoismo.
L‟uomo sente: “Io sono qualcosa, sono il centro dell‟universo. Tutte le cose sono
fatte per me. Sono la cosa più importante” e non gli piace essere trascurato.
Vuole che gli altri lo riconoscano come qualcosa di importante.
Esso afferma se stesso…..
L‟ego è molto difficile da identificare perché non sappiamo in quale
particolare forma esso effettivamente persiste.
Anche le più grandi sagge persone sono state molte volte totalmente ingannate
dalle differenti forme che l‟ego assume.
Voi starete guardando all‟ego in qualche forma particolare e troverete che esso
non c‟è affatto. Così non sarete più in guardia; sarete privi di attenzione su una
falsa forma che l‟ego ha ora completamente rimosso.
Ma con vostra sorpresa, vi accorgerete che esso è stato sempre presente.
Ha così completamente cambiato la sua forma, che non lo trovate nella forma che
precedentemente assumeva, ma ora è in una forma totalmente diversa che non
riconoscete affatto.
Prediligere l‟ego, supportarlo, proteggerlo, combattere per esso, desiderare di
esprimerlo, di mostrarlo, manifestarlo ad ogni momento – questo è considerato
dall‟individuo come il bisogno e la necessità maggiore.
L‟ego è quindi, il valore primario e fondamentale per mezzo del quale l‟individuo
affronta la vita.
L‟atteggiamento dell‟individuo verso tutte le cose nella vita proviene dall‟ego.
Io, e il resto del mondo; io, e tutti gli altri – dove questo „io‟ è più importante di
tutti gli altri. Questa è la coscienza individuale: orientata verso l‟ego, basata
sull‟ego, sospinta dall‟ego e incitata dall‟ego. Noi siamo pronti a perpetuarlo; lo
proteggiamo.
Quando l‟individuo non è risvegliato, pensa che l‟ego sia la cosa più
importante.
Questa è follia, questa non è saggezza. La saggezza si trova nel rinunciare e nel
trascendere l‟ego.
Il bene più grande è la perdita dell‟ego….
L‟individuo è schiavo di se stesso, si lega da solo e deve portare il carico di se
stesso fino a quando è caro a se stesso, adora se stesso e da un‟enorme
importanza a se stesso (tutte queste sono espressioni dell‟ego).
E‟ solo quando uno è preparato ad offrire se stesso, che quel fardello viene
sollevato e quella casa – prigione – non esiste più.
Allora soltanto l‟individuo non è più a lungo uno schiavo.
Egli è libero.
Questo piccolo „io‟ (ego) è tutto quello che il piano terreno connota e denota.
In ogni tempo, sempre, c‟è angoscia per il piccolo „io‟: nascita, morte, vecchiaia e
malattia……
L‟essenza della vita divina è la distruzione del piccolo „io‟, la totale rinuncia
del sé e del vivere per se stessi e dedicarsi al servizio altruistico verso tutti.
Il verso conclusivo della preghiera di San Francesco è:
“Perché è nel morire al piccolo sé che noi nasciamo a vita eterna”…….
E‟ solo quando il piccolo „io‟ scompare che uno può sollevarsi e procedere
nell‟esperienza della vera libertà spirituale.
Quello che si frappone tra l‟anima individuale e l‟anima universale è l‟ego – il
senso dell‟individualità separante.
I saggi dicono che questo ego è la barriera tra l‟uomo e Dio, tra l‟umano ed il
divino.
E‟ saggezza riconoscere che quello che si frappone tra noi e Dio è il nostro ego.
Quello che fa da ostacolo tra la schiavitù e la liberazione è l‟ego.
L‟anima dell‟individuo è legata dalla schiavitù del suo proprio ego.
La saggezza è riconoscere la Verità di questa schiavitù…..
Dolori, sofferenze, complicazioni, conflitti, diatribe, disarmonie e discordie che si
trovano in questa vita terrena, sorgono a causa dell‟ego.
Quindi se uno vuole vivere armoniosamente, come una famiglia, una famiglia
spirituale, c‟è la necessità di essere saggi e non permettere all‟ego di causare
conflitti e disarmonie l‟uno con l‟altro.
Un senso di competizione, intolleranza, invidia, gelosia, desiderio di essere meglio
degli altri – tutto ciò è sorgente di sofferenza basata sull‟ego.
Noi tutti cerchiamo felicità e pace ma adottiamo un codice di condotta
contrario che ci priva della nostra pace e felicità........

leggi il testo integrale alla fonte

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Oltre la Babele dei linguaggi
Una delle difficoltà da affrontare nella ricerca del "centro" della Tradizione
riguarda il linguaggio. Ogni "ramo" dell'unico tronco utilizza nella
manifestazione il linguaggio del luogo e del tempo in cui viene scritto.
Purtroppo ciò crea dei problemi di comprensione, dato che tutte le "parole
chiave", dense di Significato, sono comprensibili solo "dall'interno". Occorre
uno sforzo non indifferente per comprenderle, unito alla Volontà di essere oltre
i sistemi chiusi rappresentati dalle singole culture.
Per questo, nell'introdurre il brano che segue, avvertiamo che ci siamo permessi
di inserire in parentesi un tentativo di traduzione di alcuni termini, con
l'avvertenza che si tratta di approssimazioni, essendo praticamente impossibile
esprimere il Significato profondo dell'originale. Consigliamo comunque di
consultare il glossario Sanscrito indicato in bibliografia.

Stabilitevi nel Sé
di Sw Chidananda
Splendente Immortale Atman (l'Uno indicibile)! Amati e benedetti figli del
Divino! L‟obiettivo centrale, il supremo scopo della vita come concepito dalla
visione Vedica era che l‟uomo non è venuto qui per piangere e lamentarsi, per
soffrire e morire; è venuto qui non per morire ma per l‟immortalità, non per
la sofferenza ma per la Beatitudine Suprema, non per sforzarsi ed essere
irrequieto ma per la Pace Suprema ed Eterna Soddisfazione.
Questa era la grande dichiarazione Vedica (la Tradizione Indu, basata sulla
Visione) basata sulla personale visione ed Esperienza trascendente dei veggenti
Vedici. (Atmanubhava, Aparokshanubhuti).
Dichiarando questo, essi chiamarono l‟anima individuale a fare questo
viaggio verso questo obiettivo.
“Risvegliatevi e non fermatevi finché la grande destinazione non è
raggiunta. – Alzatevi, svegliatevi, avendo raggiunto il saggio, siate
illuminati.” (Katha Up-1,3,14.)
Nel corso dei secoli, successive generazioni di santi e saggi hanno chiamato
l‟umanità a non perdere di vista l‟obiettivo e aspirare sempre ad esso,
raggiungerlo e diventare benedetti. “ E‟ il vostro diritto di nascita. Venite, venite.
Perché volete senza necessità prolungare la vostra schiavitù? Perché ritardate
questa grande Esperienza che vi sta aspettando, per la quale siete stati
destinati?” Questa è l‟umana eredità globale, rivelata grazie al supremo stato di
Beatitudine raggiunto dai nostri saggi e veggenti dell‟era delle Upanishads
("Seduti ai piedi del Maestro").
Quello che è essenziale nella vita e molto importante, è il movimento verso questo
grande Obiettivo di Perfezione. Noi siamo nati come esseri umani, ma siamo
venuti qui per ripartire come totalmente perfetti esseri Divini.
Prakriti (Natura) è sempre attivamente manifesta nella forma di sattva,
rajas e tamas (i tre modi/attributi della manifestazione: sattva=Armonia, Luce,
equilibrio - rajas=energia, fuoco, passione - tama= inerzia, oscurità, passività ). La
mente è parte integrante di Prakriti (La Natura, La Grande Madre).
Secondariamente, la ragione per oscillare tra queste due coppie di opposti è che
l‟individuo aspirante spirituale non conosce il giusto modo per diventare ben
stabilito nell‟obiettivo, cosa che è solo possibile se uno ha una ferma, assoluta
fede e una incrollabile convinzione ( shraddha & vishvas).
“Uno che ha totale fede in Dio raggiunge la suprema illuminazione, la Saggezza
che libera” (Gita 4-39).
Il vostro sforzo spirituale diventerà fruttuoso solo se voi avete diligentemente
coltivato fede in Dio, fede in voi stessi, fede nell‟efficacia della vostra sadhana (la
via Iniziatica individuale), fede nel grande Obiettivo, fede nel vostro Guru
(Maestro) e nelle parole del Guru.
“Siate sopra i tre attributi, andate al di là degli opposti.”(Gita 2-45)
Quello stato di essere al di la delle coppie degli opposti è il vostro stato
reale.
La necessità è quella di smettere di essere quello che non siete, di non
essere dimentichi del Sé, ma di essere sempre consapevoli della vostra
essenziale natura.
Poi voi vi stabilirete nel supremo stato di Beatitudine e Pace.

*** *** ***


ARMONIA
“L'Armonia è fondata sulla sintesi della conoscenza, sulla
comprensione che tutti dualismi, in ultima analisi non sono altro
che polarità risolventisì dell'Unità.
Questa visione poggia anche sull'idea del Bello

inteso come Accordo di tutte le note manifeste

L'Armonia ignora l'esistenza del brutto, del separatismo e

del conflitto come concordemente vengono intesi.

L'Armonia così concepita è omnicomprensione

e quindi non-contrapposizione.”

(Raphael, “Tu sei Quello”, pg. 94)

*** *** ***

L'Armonia
"... poiché l'Armonia è unità nei molti: essa è tanto maggiore quante più sono le cose e
quanto più esse sono apparentemente disordinate e tuttavia insperatamente ricondotte, in
virtù di qualche stupefacente rapporto tra di loro, al più pieno accordo"
G. W. Leibniz, "Dialoghi filosofici", pg. 27, Bompiani, Milano
Marco Aurelio

"Ogni cosa è profondamente intrecciata con le altre; e sacro il filo che tiene legate le
cose. Nessuna, certamente, può dirsi estranea a un'altra. Congiunte, anzi, le une alle
altre, cospirando in un ordine, danno ordine a un unico ordinato mondo....."
Marco Aurelio, Ricordi, VII, 9
Sub Specie interioritatis
Testimonianza di Arturo Reghini
Sono trascorsi oramai molti anni da quando ebbi, per la prima volta, coscienza
della immaterialità.
Ma, nonostante il fluire del tempo, l'impressione che ne provai fu così vivida,
così possente, da permanere tuttora nella memoria, per quanto sia possibile
trasfondere e ritenere in essa certe esperienze trascendenti; ed io tenterò, oggi,
di esprimere, humanis verbis, questa impressione, rievocandola dagli intimi
recessi della coscienza.
Il senso della realtà immateriale mi balenò nella coscienza all'improvviso, senza
antefatti, senza alcuna apparente causa o ragione determinante. Circa
quattordici anni fa stavo un giorno, fermo ed in piedi, sul marciapiede del
palazzo Strozzi a Firenze, discorrendo con un amico; non ricordo di che ci
intrattenessimo, ma probabilmente di qualche argomento
concernente l'esoterismo; cosa del resto senza importanza per l'esperienza che
ebbi. Era una giornata affatto simile alle altre, ed io mi trovavo in perfetta salute
di corpo e di spirito, non stanco, non eccitato, non ebbro, libero da
preoccupazioni ed assilli. E, ad un tratto, mentre parlavo od ascoltavo, ecco,
sentii diversamente: la vita, il mondo, le cose tutte; mi accorsi subitamente della
mia incorporeità e della radicale, evidente, immaterialità dell'universo;
mi accorsi che il mio corpo era in me, che le cose tutte erano interiormente, in
me; che tutto faceva capo a me, ossia al centro profondo, abissale ed oscuro del
mio essere. Fu un'improvvisa trasfigurazione; il senso della realtà immateriale,
destandosi nel campo della coscienza, ed ingranandosi col consueto senso della
realtà quotidiana, massiccia, mi fece vedere il tutto
sotto una nuova e diversa luce; fu come quando, per un improvviso squarcio in
un fitto velario di nubi, passa un raggio di sole, ed il piano od il mare sottostanti
trasfigurano subitamente in una lieve e fugace chiarità luminosa.
Sentivo di essere un punto indicibilmente astratto, adimensionale; sentivo che
in esso stava interiormente il tutto, in una maniera che non aveva nulla di
spaziale. Fu il rovesciamento completo della ordinaria sensazione umana; non
solo l'io non aveva più l'impressione di essere contenuto, comunque localizzato,
nel corpo; non solo aveva acquistato la percezione
della incorporeità del proprio corpo, ma sentiva il proprio corpo entro di sè,
sentiva tutto sub specie interioritatis...........
Pietro Negri, alias Arturo Reghini
Solstizio d'Estate
Inauguriamo questa nuova pagina con il contributo di un Maestro della
Tradizione Occidentale, ricevuto da un altro Maestro che ci ha donato questa
"Perla" di Sapienza. Non è importante conoscerne i nomi, è essenziale leggere
con animo puro il messaggio che ci viene donato.
Se avete ulteriori contributi da proporre, scriveteci, li prenderemo in positiva
considerazione.

LA SIMBOLOGIA SOLSTIZIALE

Per capire il significato della festa di S. Giovanni Battista occorre riflettere sul simbolismo
solstiziale: è noto che tutte le religioni seguono un culto della luce e del sole, intesi come fonte di
calore, conforto e vita. Pensiamo a come Zarathustra si consultò con il sole prima di decidere di
scendere agli uomini a recare il proprio messaggio.

I cicli solari si dividono in due solstizi (estate e inverno) e due equinozi (primavera e autunno).
Il solstizio d'estate segna il giorno più lungo dell'anno, quello d'inverno il più breve.
Quindi, secondo una certa logica, la grande festa da celebrare è quella di San Giovanni Battista, il
giorno del trionfo della luce sulle tenebre.
Ma il saggio deve, leggendo oltre le apparenze immediate, ricordarsi che il 25 giugno sarà un giorno
nel quale si registrerà una piccola conquista di spazio da parte del buio, che continuerà
progressivamente ad aumentare fino al solstizio d'inverno.

Inizia così quel giorno il semestre del sole discendente che si concluderà con il solstizio d' inverno
quando l'astro sembrerà morire, dissolvendosi fra le brume dell'orizzonte. In quel giorno di
dicembre tutto sembrerà perduto agli uomini giusti, e le tenebre avranno il loro terribile momento di
trionfo.
Il sole di San Giovanni Battista è dunque un sole che muta direzione: un sole colpito a morte senza
apparenti speranze di salvezza. Ma la ragione ci dice che il seme non è morto, sta solo riposando
sotto la terra in attesa di germogliare, quando, dopo quel giorno, la luce inizierà a riconquistare il
proprio vantaggio per poi rinascere come "sole nuovo".

Quindi il giorno da celebrare da parte dei saggi non è il solstizio d'estate ma quello d'inverno. Prova
ne sia il fatto che la chiesa romana, quando ha voluto sopprimere le festività pagane, e non
potendolo fare ha dovuto limitarsi a sostituirle con le proprie, ha fatto coincidere la natività, la più
grande, la più importante e solenne, curiosamente e con scarsa coerenza, dopo soli 20 giorni dall'
immacolata concezione o dopo tredici mesi se si vuole, ma comunque proprio due giorni prima del
solstizio d' inverno.

Il 24 giugno accadono, secondo leggende diffuse in ogni paese del mondo, fenomeni contrastanti:
da un lato la discesa di forze benefiche, solari e lunari, dall' altro l'apparizione di esseri malvagi.
Tutte queste leggende sono collegate ad un evento che, pur svolgendosi in cielo, ha un riflesso sulla
terra, secondo un'astro-logica, diffusa in ogni tradizione: il 24 giugno il sole, che ha superato di
qualche giorno il punto solstiziale, comincia a decrescere, se pur ancora impercettibilmente, sull'
orizzonte. E' un giorno di agonia per il nostro astro benefico e lucifero.

In Sardegna si afferma che il 24 giugno il sole, prima di sorgere, saltelli tre volte, come fece la testa
del Battista appena staccata dal busto. Nell' Italia meridionale invece si crede che le giovani donne,
all' alba di quel giorno, volgendosi ad oriente potranno vedere sul disco del sole nascente il volto
del santo decapitato.

Nella "Figlia di Jorio" D' Annunzio, riecheggiando leggende della sua terra, fa dire ad Ornella: «E
domani è San Giovanni, fratel caro è San Giovanni. Su la plaia me ne vo' a gire, per vedere il capo
mozzo dentro al sole, all'apparire, per veder nel piatto d'oro, tutto il sangue ribollire.».
In molte località della Sicilia - leggo da Giuseppe Pitrè "Meteorologia popolare siciliana" - la
mattina di S. Giovanni, sul far dell'alba, ogni persona, maschio o femmina, esce per veder girare il
sole.". Siamo nel solstizio d'estate e perciò questa ingenua credenza può essere nata dall'idea
mistificata dall'ignoranza popolare che il sole, nel suo moto apparente, si volta dal tropico per
passare all'equatore.

Rimane però da chiarire perchè sia stato scelto proprio S. Giovanni per celebrare questa ricorrenza e
come si collega il Battista con il periodo solstiziale estivo. La spiegazione più semplice ci giunge
proprio dal vangelo di S. Giovanni: «Nacque allora una discussione - vi si narra - fra i discepoli di
Giovanni Battista ed un giudeo a proposito della purificazione. Andarono perciò dal Battista e gli
dissero "Rabbi, colui che era con te dall' altra parte del Giordano ed al quale hai reso
testimonianza (il cristo), ecco sta battezzando e tutti accorrono da lui" e Giovanni rispose:
"Nessuno può prendere qualcosa se non gli è dato dal cielo. Voi stessi mi siete testimoni che ho
detto: "non sono io il cristo, ma io sono stato mandato innanzi a lui… Ora questa mia gioia è
compiuta. Egli deve crescere ed io invece diminuire» (Giovanni III 25-30).

Il sole che incomincia a calare dopo il solstizio d'estate rappresenterebbe quindi il Battista, detto
anche dalle voci popolari "Giovanni che piange", contrapposto all' Evangelista, detto "Giovanni che
ride", a sua volta strettamente collegato con il solstizio d' inverno e celebrato appena due giorni
dopo la nascita del Cristo. E' evidente che i due santi sono strettamente collegati ai solstizi, appunto
perchè le loro feste si sono sovrapposte a radicate tradizioni precristiane, come del resto è avvenuto
con il natale che, notoriamente, deve il proprio nome ad una festa pagana, proibita dal IV secolo d.c.
chiamata «Natalis solis invicti» festa della nascita del sole.

In molti simbolismi, relativi a diverse dottrine, due tangenti parallele in un cerchio sono
considerate, fra gli altri significati, una rappresentazione dei due Giovanni. René Guenon nel suo
"Simboli della Scienza sacra" scrive: «se il cerchio è considerato una figura del ciclo annuale, i
punti di contatto di queste due tangenti, diametralmente opposte l'una all' altra, corrispondono ai
due punti solstiziali. »

Nelle antiche tradizioni greche i due solstizi erano chiamati porte: "Porta degli dèi" quello invernale
e "Porta degli uomini" quello estivo. Nella sua "Odissea" Omero descrive un misterioso antro
situato nell' isola di Itaca, nel quale si aprivano due porte: «l'una, volta a Borea, è la discesa degli
uomini, l'altra che si volge a Noto è per gli Dèi, e non la varcano gli uomini, ma è il cammino degli
Immortali. ».
Secondo Omero la porta degli uomini si volge a Borea, cioè a nord, perchè al solstizio d' estate il
sole si trova a nord dell'equatore celeste; mentre quella degli Dèi è volta a Noto, ovvero a sud,
perché l'astro al solstizio invernale si trova a sud dell'equatore celeste.

Il neopitagorico Numenio di Apamea commenta i versi spiegando che l'antro era il simbolo del
cosmo comunicante con il «cielo» attraverso due porte simboliche: «… di esse né l'una è più a sud
del tropico invernale, né l'altra è più a nord del tropico d' estate. Il tropico d' estate è in
corrispondenza del Cancro, quello d' inverno del Capricorno … Le regioni settentrionali
appartengono alle anime che discendono nella generazione, e quindi giustamente la porta
dell'antro volta a nord è accessibile agli uomini. Le regioni meridionali non sono un luogo degli
Dèi ma di chi ad essi ritorna, e proprio per questo il poeta disse che che è cammino non di Dèi ma
di immortali, espressione che si addice anche alle anime perchè sono immortali o in sé o nella loro
essenza. » Queste due porte, oltre che nella "Fisica" di Parmenide, sono citate anche in numerosi
testi romani ed egiziani.

La celebrazione romana dei saturnali avveniva quando il sole era nel Capricorno e durante tale festa
gli schiavi indossavano le vesti degli uomini liberi e tutti si scambiavano reciprocamente ogni cosa.
Questo significava che, tramite questa porta del cielo, coloro che sono stati schiavi, diventeranno
liberi grazie alla festa in onore di Saturno e alla casa a lui attribuita, ritornando a vivere ed
allontanandosi dal mondo della genesi tramite una autentica rigenerazione. Nella tradizione romana
la custodia delle porte, incluse quelle solstiziali, era affidata al misterioso dio bifronte, Janus,
Signore dell' eternità, come lo cantano i versi del "Carmen Saliare" di Terenzio: «Tu sei il buon
creatore, di gran lunga il migliore degli altri re divini … cantate in onore di lui, del padre degli
dèi, sacrificate al dio degli inizi ».

Giano tiene uno scettro nella mano destra ed una chiave nella sinistra. Il primo rappresenta il potere
regale, la seconda è l'emblema del potere sacerdotale. Insieme i due simboli rappresentano il potere
assoluto del Dio al quale Ovidio fa dire nei Fasti: «Io solo custodisco il vasto universo, ed il diritto
di volgerlo sui cardini è tutto in mio potere». Dunque Giano è colui che ruota sulla sua terza faccia
nascosta e invisibile, Asse del mondo che rinvia al simbolismo solstiziale. E ancora diremo che
Giano è il sole, e quindi 'gemino' o duplice, in quanto signore delle porte celesti. Basta pensare
anche all' etimologia del suo stesso nome: in latino ianua significa porta, la radice y-a significa
passaggio. Pertanto possiamo concludere che il nome Giano significa "colui che conduce da uno
stato all' altro", dunque l'Iniziatore.

In questo senso si pensi alla tradizione degli iani, con la loro funzione catartica di eliminare ogni
impurità dalla persona che vi passava. Ed agli archi di trionfo, attraverso i quali i vincitori subivano
una palingenesi interiore partecipando, come eroi, alla luce divina.
Nel cristianesimo Giano viene rappresentato come l'immagine profetica del cristo. Louis
Charbonneau-Lassay, un prete cattolico francese, riferisce che in Francia è stato ritrovato un
cartiglio rappresentante un busto di Giano con lo scettro e la chiave. Descrivendolo commenta:
«Anche Cristo, come l'antico Giano, porta lo scettro regale, e con l'altra mano tiene la chiave dei
segreti eterni, la chiave tinta del suo sangue che aprì all' umanità la porta perduta della Vita.».

Ma perchè al solstizio estivo non si è creata una festa cristiana, mentre i due Giovanni hanno
assunto la funzione di Giano al punto che l'Evangelista si è quasi sovrapposto al Natale? Non mi
sento di escludere che la causa sia la somiglianza fonetica tra Janus e Johannes, che ha causato lo
sdoppiamento-identificazione fra i due santi ed il dio romano.

Ma il nome Giovanni deriva da Jahweh, che naturalmente vuol dire dio, e hanan, che ha il duplice
significato di "misericordia" e "lode", quindi quel nome può significare sia "misericordia di Dio"
che lode a Dio". La prima interpretazione è collegabile al Giovanni che, a causa del proprio destino,
piange. La seconda si adatta al Giovanni che ride. La misericordia è sempre simbolicamente
discendente, perchè si rivolge a chi, avendone necessità, si trova in posizione subalterna; mentre la
lode è naturalmente ascendente in quando sempre rivolta a chi occupa posizioni elevate.
Quindi i due Giovanni ci riconducono ai due solstizi ed alle due metà del ciclo annuale. Il Battista è
colui che introduce gli esseri nella caverna cosmica, nasce al solstizio estivo, ed è simboleggiato dal
sole destinato a declinare per essere sostituito dal nuovo sole del solstizio invernale, come gli fa dire
il suo omonimo nel proprio vangelo.

Ma finché brilla alto nel cielo nutre la terra con le sue energie. Per questo motivo la notte di S.
Giovanni, in Liguria, si accendono i fuochi che, secondo una tradizione diffusa, dovrebbero servire
a guidare e sostenere magicamente il sole che si sta volgendo verso sud.
Inoltre quei magici falò dovrebbero servire ad assicurare buoni raccolti, poichè il fuoco partecipa
alla natura del sole che ha anche una funzione purificatrice, in senso materiale e spirituale; e dunque
protegge campi, animali e uomini dalle streghe e dalle malattie.
Il 24 giugno, chiamato da Shakespeare midsummer day, è identificato in tutto il mondo con il
giorno in cui si svegliano forze benefiche e maligne: fenomeni contrastanti, quindi.

Questa duplicità va ricondotta al simbolismo del solstizio estivo, all' inizio della fase discendente
dell'anno, all' entrata nella caverna cosmica delle anime, dove convivono forze di segno diverso. La
rugiada, per esempio, è un segno positivo, perchè è analoga all' acqua battesimale di Giovanni, ma
anche perchè il segno del cancro è il domicilio della luna, la cui relazione con le acque è ben nota, e
rappresenta il mondo della formazione.
Al Battista si attribuisce un intervento in tutto ciò che si identifica con la vita e la generazione.
Secondo un diffuso proverbio: «la notte di San Giovanni entra il mosto nel chicco» ovvero il chicco
d' uva inizia a inturgidirsi ed a formare gli zuccheri che fermenteranno nel mosto.

Nei momenti dei due solstizi si traggono anche presagi per il futuro, poiché Colui che introduce
nella caverna cosmica conosce ciò che sarà. Le erbe raccolte in quelle notti hanno, si dice, proprietà
miracolose. Gli stessi ribes, detti bacche di S. Giovanni, proteggerebbero dai malefici.
In particolare esiste un fiore, che non è descritto in nessun testo di botanica, che ha la virtù di
rendere invisibile chi lo possiede oltre che di allontanare gli spiriti immondi. E' il fiore di S.
Giovanni che cresce dalla felce proprio in quella notte magica. Il fiore si schiude a mezzanotte
illuminando con una luce quasi solare tutto quanto lo circonda.

E' proprio in quel momento che Satana cerca di impadronirsene. Chi desidera procurarselo, deve
recarsi nella foresta e sedersi accanto alla felce, tracciando con un coltello un cerchio intorno ad
essa ed un altro intorno a sè, due semplici pentacoli protettivi. Quando il demonio gli si avvicinerà
cercando di distrarlo parlandogli non dovrà guardarlo per continuare a fissare il fiore magico.

Naturalmente queste aspettative di benefici materiali sono solo superstizioni, ma sotto un profilo
spirituale il discorso cambia. Ogni fenomeno, come ogni essere, è la rappresentazione di uno o più
archetipi, nascosti da un velo impalpabile che soltanto l'evocazione della mente può rendere più o
meno trasparenti. Se noi riusciamo a percepire quel che è celato nell'oggetto simbolico, possiamo
ottenere un'esperienza spirituale sovramondana autentica, un contatto ontologico con lo o gli
archetipi. Allora l'oggetto simbolico traboccherà di linfa vitale, diventando un'onda propagatrice
della realtà spirituale che rappresenta; sicché le energie divine si comunicheranno al nostro cuore
offrendogli i benefici che gli convengono.
Insomma abbiamo San Giovanni che preserva dalle malattie, che caccia streghe e demoni, che
veglia sulla lealtà e sulle amicizie (non vuole inganni), che predice il futuro, che assicura la
prosperità: tutte funzioni collegate al fatto che egli è la porta attraverso la quale le anime scendono
nel cosmo, uno dei volti del misterioso Giano.

Il simbolismo dei Solstizi deve farci riflettere sul fatto che non coincide con il carattere generale
delle stagioni corrispondenti.
Infatti il solstizio d'inverno apre la fase ascendente del ciclo annuale, quello d'estate la fase
discendente. Da qui deriva il simbolismo greco-latino delle porte solstiziali rappresentato dalle due
facce di Giano e, successivamente, dai due San Giovanni, invernale ed estivo. E' facile constatare
che la porta invernale introduce alla fase luminosa del ciclo e quella estiva alla fase oscura. Si è
notato a questo proposito che la nascita del Cristo avviene nel solstizio d' inverno e quella del
Battista nel solstizio d' estate, come sottolinea la formula evangelica: «Bisogna ch'Egli cresca ed io
decada». (Giovanni 3, 30).

Nel simbolismo cinese il solstizio d'estate corrisponde al trigramma li, al fuoco, al sole, alla testa; il
solstizio d'estate al trigramma k'an, all'acqua, all'abisso, ai piedi; ma il primo è l'origine della
decadenza del principio yang, il secondo l'origine della sua crescita. Nell'alchimia interna la
corrente di energia sale da k'an a li, discende da li a k'an. Si dice anche che la linea yang del
trigramma k'an tende a spostarsi verso il trigramma ch'ien che è il puro yang, la perfezione attiva; e
che la linea yin di li tenda verso k'un, il puro yin, la perfezione passiva. Si tratta nel primo caso di un
movimento ascendente, nel secondo di un movimento discendente; la tendenza luminosa è
preesistente in k'an, la tendenza oscura in li.

Altrove il solstizio d' inverno corrisponde al paese dei morti ed è il segno della loro rinascita; esso è
associato alla gestazione, al parto: è il tempo favorevole al concepimento. In modo analogo nella
tradizione Indù, il solstizio invernale apre la deva-yana, la via degli dei, ed il solstizio estivo
la pitri-yana, la via degli antenati, corrispondenti alle porte degli dei e degli uomini del simbolismo
pitagorico.

Al solstizio viene riservata un'importante funzione anche nell'iconografia cristiana. Il solstizio


d'estate segna l'apogeo del corso solare: il sole è allo zenit, nel punto più alto del cielo. Questo
giorno è stato scelto per celebrare la festa del sole. Nella misura in cui il Cristo è paragonato al sole,
è rappresentato dal Cancro solstiziale. Da qui deriva tutto il simbolismo del Cristo governatore del
tempo nell'arte romanica.

P.D. 1987 T.L. N. 90


Utopia, oltre l'Orizzonte....
"...se il pensiero utopico segue la stessa direzione..del processo evolutivo
precorso dalla specie umana, l'anticipazione utopica assurge alla dignità di
potenza spirituale progressiva..... E' vero che il contenuto... può avere solo un
carattere generalissimo; non appena esse assumono un carattere più concreto
diventano fantasticherie assurde e spesso insensate..."
(Gyorgy Lukacs, Estetica, I°Vol. pg 361, Einaudi, Torino 1973)

Scrutiamo il nuovo giorno che verrà, lo sguardo verso l'Oriente.


Basta attendere, alimentando la carica di Energia positiva nella Potenza.
Vigilanti e perseveranti, con determinazione e distacco.........

grazie alla bontà misericordiosa del nostro Dio,*


per cui verrà a visitarci dall'alto un sole che sorge,
per rischiarare quelli che stanno nelle tenebre e nell'ombra della morte,*
e dirigere i nostri passi sulla via della pace.
per viscera misericordiae Dei nostri,*
in quibus visitabit nos Oriens ex alto,
illuminare his,
qui in tenebris et in umbra mortis sedent,*
ad dirigendos pedes nostros in viam pacis.

διὰ ζπλάγσνα ἐλέοςρ θεοῦ ἡμῶν,


ἐν οἷρ ἐπιζκέτεηαι ἡμᾶρ ἀναηολὴ ἐξ ὕτοςρ,
ἐπιθᾶναι ηοῖρ ἐν ζκόηει καὶ ζκιᾷ θανάηος καθημένοιρ,
ηοῦ καηεςθῦναι ηοὺρ πόδαρ ἡμῶν εἰρ ὁδὸν εἰπήνηρ.

dal Cantico di Zaccaria


leggi il Cantico completo alla fonte
Le Utopie della Tradizione
*** *** ***

Tommaso Campanella, "La città del Sole"


OSPITALARIO - Per tua fé dimmi tutto il modo del
governo, ché qui t'aspettavo.
GENOVESE - E' un Principe Sacerdote tra loro, che
s'appella Sole, e in lingua nostra si dice Metafisico: questo è
capo di tutti in spirituale e temporale, e tutti li negozi in lui si
terminano.
Ha tre Principi collaterali: Pon, Sin, Mor, che vuol dir:
Potestà, Sapienza e Amore.
.....
Il Sapienza ha cura di tutte le scienze e delli dottori e
magistrati dell'arti liberali e meccaniche, tiene sotto di sé
tanti offiziali quante son le scienze: ci è l'Astrologo, il
Cosmografo, il Geometra, il Loico, il Rettorico, il
Grammatico, il Medico, il Fisico, il Politico, il Morale; e
tiene un libro solo, dove stan tutte le scienze, che fa leggere
a tutto il popolo ad usanza di Pitagorici.
.......
OSPITALARIO - Dunque là non ci è amicizia, poiché non
si fan piacere l'un l'altro.
GENOVESE - Anzi grandissima: perché è bello a vedere,
che tra loro non possono donarsi cosa alcuna, perché tutto
hanno del commune, e molto guardano gli offiziali, che
nullo abbia più che merita. Però quanto è bisogno tutti
l'hanno. E l'amico si conosce tra loro nelle guerre,
nell'infirmità, nelle scienze, dove s'aiutano e s'insegnano l'un
l'altro. E tutti li gioveni s'appellan frati e quei che son
quindici anni più di loro, padri, e quindici meno figli. E poi
vi stanno l'offiziali a tutte cose attenti, che nullo possa
all'altro far torto nella fratellanza......

leggi il testo completo alla fonte

*** *** ***

Thomas Moore, "Utopia"


......Sono ne l'isola cinquantaquatro città
grandi e magnifiche, di medesima favella,
istituti e leggi, e quasi a l'istesso modo situate
quanto il luoco ha permesso; le più vicine
sono scostate una da l'altra miglia
ventiquatro, ma niuna è tanto luntana da
l'altra che non vi possa andare un pedone in
un giorno. Tre vecchi cittadini e prudenti di
ciascuna città ogni anno concorrono in
Amauroto, città la quale, per esser nel mezzo
de l'isola e a tutti commoda, è tenuta la
prencipale, e ivi trattano de le commune
bisogne de l'isola. Ogni città non ha meno di
ventimila passi de terreno d'ogni intorno, e
alcune più, come sono più scostate una da
l'altra. Niuna città brama di ampliare i suoi
confini, riputandosi più tosto lavoratori dei
campi che tengono, che patroni.......

Niuna famiglia rusticana ha meno di quaranta


persone, eccetto due villani. A questi è
preposto un padre e una madre di famiglia
per età e costumi ragguardevoli, e ad ogni
trenta famiglie dassi un capo. Tornano ne la
città ogn'anno vinti di ciascuna famiglia, i
quai sono stati in villa due anni. In luoco di
questi vengono altri vinti da la città, perché
siano ne le opere vilesche ammaestrati da
quei che, per esservi stati un anno, sono di
tali opere più sperti, e che l'anno vegnente
ammaestrino gli altri a fine che non si
truovino tutti del lavorare i campi ignoranti,
laonde nel raccogliere la vettovaglia
commettessino errore. Benché questa foggia
di rinuovare gli agricoltori sia solenne, acciò
che niuno fusse astretto di continuare la vita
rusticana più lungamente, nondimeno molti,
delettandosi de l'agricoltura, impetravano di
starvi più anni.......

E quantunque sappiano quanta vettovaglia si


consuma ne le città e nel contado,
nondimeno seminano di più, per darne ai
vicini. Ogni istromento ricchiesto a
l'agricoltura si piglia de la città dai magistrati,
senza costo alcuno; e molti concorrono ogni
mese in la città a le feste solenni. Quando è
tempo di tagliar il formento, i preposti dei
lavoratori avisono i magistrati quanto numero
de cittadini si debba mandare, e
concorrendovi tutti a tempo, in un giorno
sereno quasi tagliano tutto il formento.....

Dietro le case quanto è largo il borgo è


l'orto largo e rinchiuso da le muraglie di
dietro dei borghi; ogni casa ha la porta di
dietro e davanti, la quale si apre agevolmente
in due parti e si chiude da sé stessa; ognuno
vi può entrare; tanto hanno ogni lor cosa
commune, che ancora mutano le case ogni
dieci anni. Fanno gran stima degli orti, nei
quali piantano viti, fruti, erbe e fiori con
grande ordine e vaghezza. Garreggiano i
borghi uno con l'altro di aver orti più belli,
né hanno cosa de la quale piglieno più diletto
e commodo che di questi.......

L'agricoltura è commune arte a maschi e


femine e niuno è di quella inesperto. Tutti
da la fanciullezza l'imparano, parte in scola,
ove se ne danno i precetti, parte nei campi a
la città più vicini, ove sono condotti quasi a
giuocare, acciò che non solamente veggano
l'arte, ma piglino occasione di esercitare il
corpo. Oltre l'agricoltura, a tutti (come
dicemo) commune, ciascuno impara un'arte,
o a lavorare di lana o di lino, o muratore, o
magnano o legnaiolo, perché non è apo loro
altro arteficio nel quale si occupino molte
persone..........

usano due giuochi, non dissimili al giuoco


degli scachi: uno è il contrasto dei denari, nel
quale un numero vince l'altro nuinero; ne
l'altro le virtù combattono con i vizii. In
questo giuoco accortamente si può vedere la
discordia tra essi vizii e la loro concordia
contra le virtù; quai vizii a quai virtù si
oppongano; con quai forze combattino
apertamente, con quai machine da traverso
resistono, con quai agiuti le virtù vincano le
forze dei vizii, con quai arti ribattano ogni
loro sforzo e con quai modi una parte resti
vittoriosa.
Ma perché non pigliate quivi errore,
bisogna considerarvi attentamente. Potresti
pensare che elli, lavorando solamente sei
ore, patisseno disagio de le cose necessarie, il
che non aviene; anzi, lavorando solamente
quel tempo, guadagnano quanto fa loro
bisogno ad ogni commodo e anco di più; e
questo potrete comprendere, considerando
quante persone apo le altre nazioni stiano
occiose.......

In tutta quella città e nel contado non


sono cinquecento tra uomini e donne che
stiano in ocio e siano gagliardi. Tra questi
sono i sifogranti, i quai, benché siano per le
leggi dal lavoro essenti, tuttavia lavorano per
invitare col loro essempio gli altri al lavoro.........

Ogni città se divide in quatro parti uguali, e nel


mezzo di ciascuna è una piazza ov'ogni
famiglia porta i suoi lavori e li dispone per
ordine in certi granari. Ogni padre di
famiglia piglia di qui ciò che fa bisogno a'
fatti suoi senza prezzo alcuno, quando che
hanno copia di ogni cosa, né alcuno teme
che gli manchi, e si contenta solamente di
quanto gli fa mestiero, essendo manifesto
che, dove non è il timore di dover mancare
de le cose necessarie, né superbia di volersi
aumentare di ricchezze soverchie, le quai
cose fanno l'uomo avido e rapace, il che non
aviene agli Utopii, ivi è un viver tranquillo..........

Hanno special cura degli infermi, i quai sono


governati in publichi alberghi, perché hanno
fuori di la città quatro stanzeM tanto capaci
che paiono quatro picciole città, perché vi
stiano molti infermi acconciamente e perché
gli infermi contagiosi possino stare dagli altri
luntani. Sono queste stanze ad ogni
commodo degli infermi arteficiosamente
fabricate, e tanta diligente cura si usa nel
medicarli con assidua cura di medici, che
ognuno infermando si contenta più tosto di
esser governato in questi luochi che ne la
casa propia; ma niuno vi si manda contra sua
voglia.........

Così vengono onorati i vecchi, e nondimeno


il commodo a tutti perviene. In ogni desinare
e cena si legge brevemente qualche cosa che
vaglia a formare i costumi. Da questa lezione
i vecchi pigliano occasione di onesti
parlamenti, ma sollazevoli e grati. Non però
tanto sono prolissi nel parlare, che non
vogliano udire ragionare i giovani, anzi a
studio li pruovocano per comprendere ne la
libertà del convito la prontezza e
disposizione di ciascuno...........

A lo costume di questo popolo segue di necessità


l'abondanza, la quale tra tutti si divide, e così
non può essere tra loro alcuno bisognoso.
..........Così tutta l'isola è come una sola gran famiglia.......

Dicono, adunque, la natura ci assegna la


vita gioconda, cioè la voluttà, come un fine di
tutte le opere nostre, e vogliono che il viver
secondo la natura sia il vivere virtuoso. Ma
invitandoci la natura ad agiutare uno l'altro (il
che fa ella meritamente), quando che niuno è
di tanta dignità che la natura si pigli cura di
lui solo, perché essa porge il seno a tutti quei
ai quali ha dato una forma commune, ella
istessa veramente ti ammonisce che non
procuri i tuoi commodi con l'altrui
incommodo................

Hanno poche leggi e biasimano gli altri


popoli che empiono de leggi e d'interpreti
smisurati volumi, parendo loro che sia
iniquità obligare a tante leggi l'uomo, che non
si possino leggere, e tanto oscure, che non siano intese........

Hanno sommamente in abominazione la


guerra come cosa d'animali, dei quai però
niuno così lungamente guerreggia come
l'uomo, né tengono altra cosa più
biasimevole che la gloria acquistata in guerra.......
Sono varie le religioni, non solo per
l'isola, ma per le città ancora. Altri onorano il
Sole, altri la Luna, altri alcuna de le stelle
erranti. Alcuni onorano per sommo dio
qualche uomo che sia stato egregio per virtù.
Ma la maggior parte, i più prudenti dico, non
adora alcuna di queste cose, ma pensa che vi
sia una occulta, eterna, immensa e
inesplicabile divinità, sopra ogni capacità
umana, la quale con la virtù, non con la
grandezza, si stenda per questo mondo, e
questo Dio chiamano padre. Da lui
riconoscono l'origine, l'aumento, i mutamenti
e il fine di tutte le cose e a lui solo danno i
divini onori. Gli altri tutti, benché adorino
cose diverse, in questo parere concorrono,
che vi sia un sommo Dio, il quale abbia
creato il tutto e con sua prudenza lo conservi.......

leggi tutto il testo alla fonte

*** *** ***

Francis Bacon, "La nuova Atlantide"


.....« Dovete sapere (cosa che difficilmente vi parrà
credibile) che circa tremila anni fa, o forse più, la
navigazione del mondo (specialmente le lunghe
traversate) era più intensa di quella di oggi. Non
giudicate dal vostro caso particolare; non credete ch'io
non sappia quanto si sia accresciuta da voi negli ultimi
centoventi anni; lo so bene, eppure vi dico che allora
era più intensa di oggi; fosse che l'esempio dell'arca
che salvò gli uomini superstiti dal diluvio universale
suggerisse la fiducia ad avventurarsi sulle acque, o
fosse qualsiasi altra cosa; ma questa è la verità. I Fenici,
e specialmente i Tirii, avevano grandi flotte; cosi fecero
una loro colonia dei Cartaginesi che pur si trovavano più
a occidente. A oriente la navigazione dell'Egitto e della
Palestina era parimente grande. Anche la Cina e la
grande Atlantide (che voi chiamate America), che ora
hanno soltanto giunche e canoe, abbondavano allora di
grandi navi. Quest'isola (come appare da registri degni
di fede di quei tempi) aveva allora millecinquecento
robuste navi di grande capacità. Di tutto questo da voi
c'è scarsa memoria o nessuna, mentre noi ne abbiamo
un'ampia conoscenza.
« In quel tempo questa terra era nota e frequentata
dalle navi e dai vascelli di tutte le nazioni dianzi nominate.
E (come suole avvenire) molte volte venivano con essi
persone di altri paesi, che non erano marinai: Persiani,
Caldei, Arabi; cosi che quasi tutte le nazioni potenti e
famose affluivano qui; e di esse abbiamo ancora oggi
qualche famiglia e piccoli gruppi presso di noi. Quanto
alle nostre navi, esse fecero numerosi viaggi, sia verso lo
stretto che voi chiamate Colonne d'Ercole, sia verso altre
parti dei mari Atlantico e Mediterraneo.........

leggi tutto il testo alla fonte

*** *** ***

Johann Valentin Andreae,


"Christianopolis"
sfortunatamente di questo testo non abbiamo trovato un'edizione in italiano

leggi il testo (in inglese)

*** *** ***

Albrecht Dürer, ―Nemesi‖


Utopia per il Solstizio d‟Inverno
In occasione del prossimo Solstizio d‟inverno, proponiamo - come Utopia - una
meditazione sull‟opportunità di attivare operativamente una “nemesi positiva” da
realizzare concretamente nell‟Azione “ama il tuo nemico”.
Il Solstizio d‟inverno, che rappresenta la seconda “porta”, la “porta degli Dei”, è
un‟occasione per contemplare l‟esito del lavoro svolto, ma anche per mettere a
dimora i “semi” del raccolto che verrà.
Abbiamo la consapevolezza che se la Via per il superamento della dualità è una
Via operativa, il nostro compito è di percorrerla nell‟Azione.
E‟ un‟Azione forse utopistica, forse difficilmente realizzabile, ma restano i
dubbi: Se l’attuassimo non potremmo tutti goderne i benefici frutti? Se viceversa
non l’attuiamo, non rischiamo di relegarci su un piano astratto, teorico, quindi
sterile?

Ama il tuo nemico. Nemesi positiva.


Dove il nostro peggior nemico può essere una qualsiasi delle persone che
conosciamo, ma può anche essere il nostro "io" rispetto al nostro “Se”.
La legge dell'Amore è fortemente ribadita in molti scritti Sapienziali della
Tradizione, dai quali abbiamo tratto due ispirazioni:
“Possa questo Amore, simboleggiato dal Fuoco, improntare le vostre parole, le
vostre azioni, il vostro avvenire.”
“Non dimenticare mai il precetto universale ed eterno: Non fare agli altri ciò che non
vorresti fosse fatto a te, e fa' agli altri tutto il bene che vorresti che gli altri facessero
a te!
Non a caso ci ha lasciato due massime fondamentali, comuni a tutte le forme
della Tradizione:
Conosci te stesso

Poniamoci la domanda: siamo pronti ad attuare concretamente tali principi?


Se la risposta è positiva, una proposta operativa:
Ciascuno, prenda coraggio, scruti con franchezza e lealtà dentro di se, identifichi
colui/colei che considera “un nemico” e gli offra spontaneamente il suo Amore. Se
non trovasse “nemici”, identifichi colui/colei con cui “risuona” di meno, e gli
offra spontaneamente il suo Amore.

Amare quello che consideriamo nostro nemico non è certo un principio di morale
sociale o sentimentale, bensì una legge universale: l‟odio si vince con l‟Amore.
La nèmesi dei Sacri Misteri ci indica che l‟uomo ha la possibilità di agire in modi
differenti, che alimentano l‟Armonia o la disarmonia, con se stesso o con gli altri.
La nèmesi, che è parte della Scienza Sacra, consiste nel rimettere Ordine e
Armonia laddove si è verificata disarmonia o disordine.

*** *** ***

William Blake, The Ancient of Days setting


a Compass to the Earth, 1794.

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I principi Etici
Rispettiamo noi stessi e rispettiamo gli altri.
I "SENTIERI" di cui parliamo fanno parte della nostra vita in maggiore o
minore misura.
Alla teoria uniamo l'esperienza di anni di Vita.
Dall'incoscienza a livelli sempre maggiori di coscienza. Non c'è fine.
La strada è lunga, qualunque sentiero scegliamo di prendere, accertiamoci che
esso sia autentico, onesto, vero.
La strada la costruiamo noi passo dopo passo.
Quello che vi proponiamo è il frutto del nostro lavoro di ricerca, studio e
sperimentazione; sono informazioni che possono essere utili per ampliare la
conoscenza, fare paragoni, riconoscersi in qualche punto del sentiero, iniziare
un lavoro proprio di approfondimento e crescita.
Sulla strada si può trovare chi è più indietro e chi è più avanti.
Ascoltiamo gli uni e gli altri con la stessa attenzione: ogni persona,
indipendentemente dal "livello" che ha raggiunto, può donarci qualcosa.
Non imponiamo le nostre idee o i risultati raggiunti, consci che ognuno ha i
suoi tempi, le sue esigenze, i suoi ostacoli, motivazioni, sogni ed aspirazioni.
Ammiriamo chi ha raggiunto vette più alte ringraziandolo per "l'insegnamento"
che può derivarne.
Sappiamo che il vero e l'unico Maestro è dentro di noi; coloro che incontriamo
sul nostro sentiero e riconosciamo come tali -in buona fede e con onestà di
cuore- sono guide, sostegni e, se sono veramente tali, non suscitano
attaccamento: ci indicano la strada, forniscono consigli preziosi, poi ci
acvvertono che il cammino dobbiamo farlo noi, non possono farlo al nostro
posto.
Ciò che scriviamo è la nostra opinione basata su studi ed esperienza insieme.
Altri hanno diverse esperienze o fanno differenti studi ed hanno opinioni
diverse.
Il rispetto e l'onestà sono gli spartiacque: verso le Tradizioni e verso gli Autori.
Molte strade sono sentieri verso l'Armonia.
Da far sbocciare dentro di noi ed intorno a noi.
Altre ci fanno deviare; talora è una deviazione necessaria, un approfondimento,
la necessaria crescita di una parte di noi rimasta "indietro".

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