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Sedimenti contaminati in Italia: stato dell'arte, gestione e bonifica

Conference Paper · September 2011

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6 authors, including:

Massimo Gabellini Antonella Ausili


Institute for Environmental Protection and Research (ISPRA) Institute for Environmental Protection and Research (ISPRA)
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Elena Romano Serena Geraldini


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Rem Tech 2011 Ref no: F.1

SEDIMENTI CONTAMINATI IN ITALIA: STATO


DELL'ARTE, GESTIONE E BONIFICA

M. GABELLINI, A. AUSILI, E. ROMANO, S. GERALDINI, A. TORNATO e S. DASTOLI

ISPRA. Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale. Via di Casalotti, 300.
00166 Roma
e-mail: massimo.gabellini@isprambiente.it

SOMMARIO
In Italia, come in Europa, molte aree marino-costiere coesistono con grandi insediamenti
industriali e portuali che hanno, nel tempo, compromesso la qualità dei fondali antistanti.
Alcune di esse sono state identificate dal Programma Nazionale di bonifica e ripristino
ambientale come Siti di Interesse Nazionale (SIN) su cui avviare attività di recupero. La
valutazione della qualità dei sedimenti è di fondamentale importanza per la definizione
dello stato di salute di tali aree, in quanto costituiscono la destinazione finale nel
e la matrice di scambio con
. I risultati delle caratterizzazioni eseguite hanno
evidenziato la presenza di elevate concentrazioni di sedimenti contaminanti la cui
gestione risulta di particolare complessità, principalmente a causa delle ingenti
volumetrie, del relativo elevato grado di contaminazione, della mancanza di una
normativa adeguata e di linee guida specifiche nonché dei notevoli importi economici
richiesti. È, quindi, importante individuare le migliori tecnologie di gestione dei siti
contaminati, considerando il materiale rimosso e/o movimentato come risorsa
prevedendo da subito un iter in grado di definirne un adeguato recupero.

Parole chiave: sedimenti contaminati, caratterizzazione, bonifica, gestione di sedimenti,


tecnologie di trattamento

1. INTRODUZIONE

La fascia costiera italiana, con il suo sviluppo di circa 8.000 chilometri, rappresenta
per il paese, in quanto densamente popolata e base per
, principalmente legata a insediamenti urbani, turistici,
portuali e industriali, ma anche sede di alcuni habitat ecologici tra i più fragili e preziosi
ha
determinato un degrado antistante, in cui i
sedimenti giocano un ruolo fondamentale in quanto bacino recettore finale di tutti i
contaminanti provenienti dalle attività antropiche, che per definizione sono tossici,
persistenti e spesso bioaccumulabili
suoi organismi.
La qualità ambientale dei sedimenti è quindi un aspetto fondamentale di cui tener conto
in quanto tali inquinanti, oltre a produrre effetti diretti sugli organismi acquatici,

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comportano un rischio a lungo termine per la vita acquatica e, subordinatamente, per
del
conseguente trasferimento attraverso la rete trofica.
Le aree costiere che maggiormente risentono di tale impatto sono generalmente i porti,
dove insistono spesso gran parte delle attività antropiche, le aree con gli insediamenti
industriali, e le zone antistanti gli sbocchi fluviali che rappresentano un veicolo di
trasporto e migrazione della contaminazione dalle aree interne.
Molte di queste aree marino-costiere coesistono con grandi insediamenti industriali e
importanti aree portuali che ne hanno compromesso la qualità dei fondali, tanto che
alcune di esse sono state identificate dal Programma Nazionale di bonifica e ripristino
ambientale dei siti inquinati (leggi L. 426/98, L. 388/2000, L. 179/02 e decreti D.M.
471/99, D.M. 468/01 e successive modifiche ed integrazioni) come Siti di Interesse
Nazionale (SIN). Attualmente ne sono stati identificati 54, di cui 26 con perimetrazione a
mare. Le relative perimetrazioni degli specchi acquei marini e salmastri inclusi nei SIN,

contaminata, si spingono fino ad una distanza di circa 3 km dalla costa.


Queste aree spesso presentano una grande complessità e diversità (per usi, estensione,
storia della contaminazione, caratteristiche morfologiche, geologiche, idrodinamiche,
etc.) che ha evidenziato, per la prima volta nel panorama nazionale, la problematica
relativa ad una caratterizzazione di larga scala, finalizzata all individuazione di opportuni
interventi di messa in sicurezza di emergenza e/o bonifica per il loro ripristino
ambientale.
Una caratterizzazione ambientale risulta di fondamentale importanza anche nel caso di
aree portuali da dragare per il mantenimento dei propri fondali e/o per esigenze
infrastrutturali, ma anche in tutte quelle attività che prevedono una successiva gestione
del materiale movimentato, potenzialmente contaminato, garantendo in questo modo un
controllo sullo stato di q cquatico.

2. LA CARATTERIZZAZIONE DI AREE MARINO-COSTIERE

Nel panorama normativo italiano, il tema della valutazione della qualità dei sedimenti per
la definizione dello stato di salute dei corpi idrici, fino a pochi anni fa non era
sufficientemente considerato mentre i sedimenti, come è ormai universalmente
riconosciuto, giocano un ruolo fondamentale per tale stima in quanto ricettori finali nel
. Particolare attenzione va, pertanto,
indirizzata alla loro caratterizzazione, indispensabile eventuali

Per tali aree è stata quindi individuata, una strategia di caratterizzazione in grado di
definire la distribuzione spaziale (orizzontale e verticale) della contaminazione, con un
approccio integrato che tenesse conto degli aspetti di tipo fisico, chimico, microbiologico
ed ecotossicologico, per una valutazione non solo delle concentrazioni dei contaminanti
ma anche di eventuali effetti tossici . Tale indagine
consente, inoltre, una stima qualitativa e quantitativa dei volumi di sedimento
contaminato, sulla base della variabilità batimetrica e morfologica dei fondali e
qualitativa dei sedimenti, finalizzata ad una loro successiva gestione.
Quasi tutti le aree marine incluse nei Siti di Interesse Nazionale sono state caratterizzate
ha messo in evidenza nella maggior parte dei casi la presenza
di elevate concentrazioni di contaminanti, ascrivibili, per tipologia e ubicazione, alle
attività antropiche (attuali o pregresse) presenti sulla costa. I livelli di inquinamento nei
sedimenti nonché le volumetrie in gioco, evidenziano la necessità di particolari cautele
nelle operazioni di dragaggio e nelle successive operazioni di gestione.

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3. AREE MARINE CONTAMINATE

La problematica della gestione dei sedimenti in tali siti risulta di particolare complessità,
principalmente a causa delle ingenti volumetrie di sedimenti risultati inquinati, del relativo
elevato grado di contaminazione, della mancanza di una normativa adeguata e di linee
guida specifiche nonché dei notevoli importi economici richiesti.
In generale, un intervento meno invasivo in funzione della
gravità della contaminazione e consistere in:
un monitoraggio finalizzato alla valutazione degli eventuali processi di attenuazione
naturale;
torie, velocità,
pescaggi consentiti), in concomitanza con un monitoraggio intensivo;
interventi di trattamento in situ;
rimozione dei sedimenti contaminati e ricollocamento degli stessi in strutture di
confinamento realizzate in ambito portuale o costiero (vasche di colmata);
rimozione dei sedimenti contaminati e invio a idoneo impianto di trattamento e/o a
discarica di opportuna categoria.
intervento applicabili a sedimenti contaminati possono essere di tipo in situ
e ex situ. Le prime prevedono il trattamento, ovvero il semplice confinamento dei
sedimenti senza rimozione di questi dal sito, mentre le tecniche ex situ si basano su un
preliminare intervento di dragaggio dei sedimenti inquinati, eventualmente seguito da un
trattamento per la rimozione dei contaminanti che può on site
off site
La bonifica dei sedimenti contaminati, utilizzando tecnologie di trattamento in situ, è una
procedura molto complessa a causa della natura dinamica dei sistemi acquatici e quindi
della mobilizzazione, risospensione, trasporto e sedimentazione delle specie inquinanti.
La particolarità del trattamento in situ risiede nel fatto che non è necessaria una
rimozione del sedimento contaminato e quindi rappresenta una buona soluzione dal
punto di vista sia economico che ecologico. Gli svantaggi, aldilà dei limiti ambientali
(condizione di saturazione, ambiente anaerobico e temperatura), riguardano soprattutto
la difficoltà di assicurare la completa miscelazione con il sedimento dei reagenti
eventualmente utilizzati nel trattamento, controllare i parametri di processo, prevedere i
tempi d intervento e la possibilità, nel caso di trattamento chimico o biologico, di una
contaminazione secondaria.
Generalmente, i costi di risanamento con trattamento in situ ammontano a circa il 20%

dragaggio con conseguente smaltimento in discarica controllata. Molto spesso buona


parte del costo del trattamento è dovuta alle campagne di monitoraggio effettuate nella
fase successiva al trattamento vero e proprio.
In alternativa ai trattamenti in situ, per il risanamento dei sedimenti contaminati, trovano
largo impiego le tecnologie di trattamento ex situ.
Nel caso in cui la bonifica venga realizzata mediante attività di rimozione dei sedimenti,
tali attività dovranno essere effettuate con tecniche di dragaggio ambientale, volte alla
minimizzazione della risospensione dei sedimenti e della produzione di torbidità.
Il trattamento dei sedimenti contaminati avviene operativamente in due fasi:
fase di pre-trattamento, per rendere il materiale, dal punto di vista fisico (peso
specifico e caratteristiche granulometriche) più omogeneo possibile al fine di non
applicate; per ridurne i volumi da inviare a
trattamento e/o da conferire in discarica; e, infine, per sottoporlo ad un processo di
dewatering tramite sistemi passivi o meccanici;
fase di trattamento, che in funzione della contaminazione e nel più complesso quadro

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ambientale può suddividersi in chimico-fisico (lavaggio, estrazione con solventi,
estrazione per flottazione, dealogenazione, solidificazione/stabilizzazione,
ossidazione, riduzione, decontaminazione elettrocinetica), biologico (ripening,
lanfarming, biopile, compostaggio, bioreattori) e termico (estrazione con vapore,
desorbimento, vetrificazione, incenerimento, termodistruzione al plasma).
Una volta trattati, in funzione della contaminazione residua, i sedimenti potranno essere
riutilizzati (beneficial use) o conferiti in discarica di opportuna categoria.

4. MOVIMENTAZIONE E GESTIONE DEI SEDIMENTI CONTAMINATI

In considerazione delle tecnologie disponibili, delle esigenze di bonifica nelle diverse


aree contaminate della fascia costiera nonché delle esigenze portuali, principalmente
legate a attività di dragaggio di mantenimento dei fondali o di sviluppo infrastrutturale è
importante prevedere ipotesi di gestione che tengano conto da un lato della salvaguardia
e da altro delle esigenze di gestione della fascia costiera come, ad
esempio, la sicurezza della navigazione, la necessità di ripascimento di aree costiere
soggette ad erosione e della gestione del rischio idraulico e la realizzazione di
infrastrutture costiere e portuali.
caratterizzazione e gestione dei sedimenti è attualmente
abbastanza controverso e manca una vera e propria normativa specifica e organica
su .
di un Sito di Interesse Nazionale o meno.
Nel primo caso, gli interventi di movimentazione dei sedimenti
omma 996, della legge 27 dicembre 2006, n. 296, che
il relativo decreto attuativo del 7
novembre 2008 descrive tutte le modalità di caratterizzazione dei sedimenti da
movimentare in aree marine contaminate e fornisce al tempo stesso anche un criterio
generale di valutazione della loro qualità.
Nel secondo caso il D.M. 24 gennaio 1996 indica le strategie di caratterizzazione
ambientale di sedimenti da dragare ma senza un criterio oggettivo sulla valutazione della
loro qualità.
art. 109 della legge 152/2006 si
dragato, considerando le innumerevoli potenzialità di un beneficial reuse piuttosto che il
semplice scarico in mare, anzi considerando questa opzione come ultima alternativa
nella gestione del sedimento. A questo articolo mancano ancora i relativi allegati tecnici,
in fase di predisposizione, che forniranno tutti gli strumenti necessari per una
caratterizzazione, valutazione e individuazione delle migliori opzioni di gestione del
sedimento.
In tale contesto,
presenza di inquinanti
normali procedure di gestione e reimpiego dei materiali dragati, e le volumetrie di
sedimento coinvolte da tali interventi prospettano uno scenario di particolare interesse e
rilevante importanza socio-economica, sia in relazione agli interventi di messa in
sicurezza di emergenza che alle soluzioni progettuali più articolate per la vera e propria
bonifica e ripristino ambientale del sito.
Dovranno, infatti, essere considerate con attenzione le caratteristiche fisico-chimiche ed
ecotossicologiche del materiale da movimentare, sia per garantire un dragaggio in
quanto individuazione di
opzioni di gestione ambientalmente compatibili. In generale, vengono individuate diverse
classi di qualità del sedimento, ciascuna delle quali risulta compatibile con specifici usi e
destinazioni, le quali vanno dal recupero per ripascimento al collocamento in apposite
strutture portuali, al trattamento finalizzato alla decontaminazione per un successivo
riutilizzo. one di bonifica più idonea presenta quindi una

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complessità notevole. Dalla caratterizzazione ambientale e da uno screening preliminare

alle sole tecnologie effettivamente applicabili.


A causa degli elevati costi delle tecnologie impiegate nei trattamenti e delle elevate
volumetrie in gioco
dei sedimenti contaminati in Italia.
In Italia, non sono stati ancora eseguiti progetti su larga scala (a livello di intere aree
marine incluse nelle perimetrazioni dei SIN), ma sono stati programmati e attuati solo
progetti specifici di rimozione di sedimenti laddove è stato possibile coniugare esigenze di
bonifica con dragaggi di mantenimento dei fondali o realizzazione di nuove strutture
portuali.

5. CONCLUSIONI

La tematica della gestione dei sedimenti rappresenta un grosso problema che investe
erritorio, da quelle
industriali e commerciali a quelle naturalistiche e turistiche. Tutto ciò evidenzia le
ripercussioni socio-economiche ed ambientali del problema senza considerare però i
suoi aspetti multidisciplinari.
Per affrontare tale problematica, e quindi offrire valide soluzioni gestionali, è necessario
mettere in campo differenti competenze che spaziano dal settore ingegneristico a quello
chimico, da quello biologico e ecotossicologico a quello geologico e naturalistico, per
arrivare infine alle delicate interazioni funzionali con gli aspetti amministrativo-economici
e normativi.

tturali e
ambientali ha reso difficile il recepimento della materia in una normativa unitaria di

gestione di tali materiali.


È importante, quindi, definire procedure e linee guida univoche, semplici e di rapida
attuazione oltreché
e risolvere questo problema che ha ripercussioni commerciali ed economiche non solo
su scala nazionale, ma mediterranea e addirittura globale.
Bisogna considerare il materiale proveniente dai dragaggi come una risorsa da
recuperare e non come un rifiuto da smaltire, prevedendo da subito un iter adeguato che
ne valuti la sua pericolosità e ne definisca il recupero a valle degli opportuni sistemi
gestionali e/o di decontaminazione. Di pari passo andrebbero individuate politiche per la
riduzione degli apporti inquinanti, per la prevenzione e programmazione ordinaria degli
mediante un sistema di
incentivazioni/disincentivaz .

al meglio della loro complessità e contestualmente sviluppare e proporre delle soluzioni


di medio lungo periodo che potrebbero essere condivise e applicate su una scala
geografica uniforme
il
sistema dei cosiddetti stakeholders
In conclusione, per affrontare al meglio il problema della gestione dei sedimenti, specie
in un momento di difficoltà socio-economica notevole, si dovrebbe fare lo sforzo di non
cedere alla tentazione semplicistica di abbassare gli standard qualitativi e funzionali
propri della materia ma al contrario mettere in campo il meglio delle professionalità per
innovative e
sostenibili che possano rappresentare risposte concrete e strategiche alla esigenze del
sistema.

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BIBLIOGRAFIA
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(Canada), 26 28 maggio.
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Nazionale: dalla caratterizzazione al trattamento dei sedimenti contaminati. Giornate di
Suolo, sottosuolo e sedimenti, Roma, 15-16 novembre
3. ICRAM-APAT (2007) Manuale per la movimentazione dei sedimenti marini
4. Barbanti A. et al (2011) La gestione sostenibile dei sedimenti per i porti del Mediterraneo -
Eco - anno 4 n. 15, maggio-giugno
5. Gabellini M. et al (2010) La riqualificazione dei sedimenti contaminati: un obiettivo
improrogabile - - anno 3 n. 10, luglio-agosto.

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