Sei sulla pagina 1di 41

Università di Pavia – Dipartimento di Studi Umanistici – C.d.L.

in Lingue e culture moderne


Corso di Elementi di diritto
Docente titolare: Riccardo Colangelo

DISPENSA PRO MANUSCRIPTO

AD USO ESCLUSIVO DEGLI STUDENTI DEL CORSO

E AD INTEGRAZIONE DEGLI APPUNTI

a.a. 2019/2020

1
INDICE

1. L’IMPRENDITORE p. 3

2. LE SOCIETÀ p. 4

2.1 LE SOCIETÀ DI PERSONE p. 6

2.2 LE SOCIETÀ DI CAPITALI p. 9

3. APPENDICE – ARTICOLI DEL GDPR ILLUSTRATI A LEZIONE p. 18

4. APPENDICE – DECRETO MINISTERIALE 23 DICEMBRE 1976 p. 31

5. APPENDICE – ARTICOLI DEL CODICE DEL TERZO SETTORE ILLUSTRATI A LEZIONE p. 36

Nota metodologica: ove non diversamente specificato, gli articoli indicati nei paragrafi 1 e 2 sono tratti dal
Codice Civile, nel testo attualmente vigente.

2
1. L’IMPRENDITORE
2082. Imprenditore

1. È imprenditore chi esercita professionalmente un'attività economica organizzata al fine della produzione o dello
scambio di beni o di servizi.

I requisiti fondamentali ricollegabili a tale nozione sono i seguenti:

- professionalità (l’attività non deve quindi essere esercitata in modo saltuario o comunque non abituale);

- organizzazione dei mezzi di produzione;

- esercizio di una attività economica.

Quest’ultima, anche se non espressamente indicato nell’art. 2082, deve essere lecita. Va considerata, inoltre,
necessaria la sussistenza dello scopo di lucro.

Rientrano nella nozione di imprenditore, fra gli altri:

- l’imprenditore agricolo (il quale può svolgere attività agricole essenziali – art. 2135, commi 1 e 2 – o
“connesse” – art. 2135, comma 3)
2135. Imprenditore agricolo

1. È imprenditore agricolo chi esercita una delle seguenti attività: coltivazione del fondo, selvicoltura, allevamento di
animali e attività connesse.

2. Per coltivazione del fondo, per selvicoltura e per allevamento di animali si intendono le attività dirette alla cura ed
allo sviluppo di un ciclo biologico o di una fase necessaria del ciclo stesso, di carattere vegetale o animale, che
utilizzano o possono utilizzare il fondo, il bosco o le acque dolci, salmastre o marine.

3. Si intendono comunque connesse le attività, esercitate dal medesimo imprenditore agricolo, dirette alla
manipolazione, conservazione, trasformazione, commercializzazione e valorizzazione che abbiano ad oggetto
prodotti ottenuti prevalentemente dalla coltivazione del fondo o del bosco o dall'allevamento di animali, nonché le
attività dirette alla fornitura di beni o servizi mediante l'utilizzazione prevalente di attrezzature o risorse dell'azienda
normalmente impiegate nell'attività agricola esercitata, ivi comprese le attività di valorizzazione del territorio e del
patrimonio rurale e forestale, ovvero di ricezione ed ospitalità come definite dalla legge.

- l’imprenditore commerciale (che può svolgere attività elencate a titolo non tassativo, ma meramente
esemplificativo, nell’art. 2195)
2195. Imprenditori soggetti a registrazione

1. Sono soggetti all'obbligo dell'iscrizione nel registro delle imprese gli imprenditori che esercitano:

1) un'attività industriale diretta alla produzione di beni o di servizi;

2) un'attività intermediaria nella circolazione dei beni;

3) un'attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;

4) un'attività bancaria o assicurativa;

5) altre attività ausiliarie delle precedenti.

2. Le disposizioni della legge che fanno riferimento alle attività e alle imprese commerciali si applicano, se non risulta
diversamente, a tutte le attività indicate in questo articolo e alle imprese che le esercitano.

- il piccolo imprenditore.
2083. Piccoli imprenditori

3
1. Sono piccoli imprenditori i coltivatori diretti del fondo, gli artigiani, i piccoli commercianti e coloro che esercitano
un'attività professionale organizzata prevalentemente con il lavoro proprio e dei componenti della famiglia.

La nozione di imprenditore non va confusa con quella di azienda:


2555. Nozione

1. L'azienda è il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa.

2. LE SOCIETÀ
13. Società

1. Le società sono regolate dalle disposizioni contenute nel libro V.

Il libro V (“Del lavoro”) del Codice Civile è composto, tra gli altri da due “titoli” per noi particolarmente
rilevanti.

Si tratta del titolo II (“Del lavoro nell’impresa”), cui appartiene l’art. 2082, recante la nozione di imprenditore1,
e del titolo V (“Delle società”), che è quello che maggiormente interessa nell’ambito del nostro corso.

In esso possiamo rinvenire sia la definizione di società, sia la disciplina propria dei singoli tipi societari.
2247. Contratto di società

1. Con il contratto di società due o più persone conferiscono beni o servizi per l'esercizio in comune di un'attività
economica allo scopo di dividerne gli utili.

Procedendo con ordine, la nozione di società, quale forma di esercizio collettivo dell’attività di impresa, è
rinvenibile nell’art. 2247.

In particolare, esso delinea i contorni del contratto di società ed è pertanto necessario rinviare agli
approfondimenti che, durante il corso e nel manuale, vengono svolti soprattutto in relazione al contratto in
generale.

Occorre sin d’ora sottolineare che esistono società necessariamente pluripersonali (società di persone,
società in accomandita per azioni), che quindi possono essere costituite solo tramite un accordo bilaterale o
plurilaterale, mentre società per azioni e società a responsabilità limitata possono nascere anche per atto
unilaterale (pertanto non necessariamente tramite contratto), grazie alla dichiarazione di volontà di un unico
socio fondatore, o comunque possono continuare ad esistere quali società unipersonali qualora, dopo la loro
costituzione avvenuta ordinariamente per contratto, tutte le azioni (nell’ambito della società per azioni) o
quote (in riferimento alla società a responsabilità limitata) confluissero nelle mani di un unico socio.
2249. Tipi di società

1. Le società che hanno per oggetto l'esercizio di un'attività commerciale devono costituirsi secondo uno dei tipi
regolati nei capi III e seguenti di questo titolo.

2. Le società che hanno per oggetto l'esercizio di un'attività diversa sono regolate dalle disposizioni sulla società
semplice (artt. 2251-2290 c.c.), a meno che i soci abbiano voluto costituire la società secondo uno degli altri tipi
regolati nei capi III e seguenti di questo titolo.

3. Sono salve le disposizioni riguardanti le società cooperative e quelle delle leggi speciali che per l'esercizio di
particolari categorie d'imprese prescrivono la costituzione della società secondo un determinato tipo.

1
Cfr. par. 1.

4
I contratti di società sono tipici: non è pertanto permesso alle parti avvalersi di quanto previsto dall’art. 1322,
comma 2, in quanto, in tali casi, esse non possono “concludere contratti che non appartengano ai tipi aventi
una disciplina particolare”. Tale previsione normativa è evidentemente finalizzata a necessità di tutela dei
terzi.

La sistematica tradizionale usa distinguere tra SOCIETÀ DI PERSONE e SOCIETÀ DI CAPITALI.

Società di persone sono: la società semplice (s.s.), la società in nome collettivo (s.n.c.) e la società in
accomandita semplice (s.a.s.).

Società di capitali sono: la società per azioni (s.p.a.), la società a responsabilità limitata (s.r.l.) e la società in
accomandita per azioni (s.a.p.a.).

Ulteriore distinzione, che ritroviamo espressamente nell’art. 2249, ha ad oggetto l’attività svolta dalle
società: si riscontrano infatti SOCIETÀ COMMERCIALI E NON COMMERCIALI. In argomento, tutte le società,
tranne le società semplici, possono svolgere attività commerciale.

Prima di tratteggiare i singoli tipi societari, è opportuno ricordare uno degli elementi essenziali nell’ambito
degli atti costitutivi delle società: i conferimenti dei soci.

Questi ultimi, infatti, per entrare a far parte della compagine societaria, oltre che per permettere la
costituzione della società e porre le basi per la sua operatività, sono tenuti ad apportare delle risorse, le quali
vengono denominate ‘conferimenti’. Essi, tuttavia, non costituiscono mere risorse iniziali, bensì risultano
caratterizzati da un vincolo di destinazione, sostanzialmente definitivo, in favore dell’attività imprenditoriale
che si intende intraprendere in forma collettiva. Tale vincolo è stabilito a garanzia dei creditori sociali (con le
precisazioni illustrate a lezione e che si vedranno sinteticamente infra in relazione ai casi di autonomia
patrimoniale perfetta o imperfetta).

Il carattere definitivo del vincolo di destinazione dei conferimenti, ad esempio, si riscontra nella impossibilità
del socio di chiedere ed ottenere la restituzione del proprio conferimento. Ciò è impossibile anche in caso di
recesso (cioè di scioglimento del rapporto sociale limitatamente ad un singolo socio), mentre il socio che
recede può comunque ottenere la liquidazione della propria quota, corrispondente alla “somma di danaro
che rappresenti il valore della quota”, prendendo a prestito l’espressione che il legislatore ha utilizzato
nell’art. 2289, comma 1:
2289. Liquidazione della quota del socio uscente

1. Nei casi in cui il rapporto sociale si scioglie limitatamente a un socio, questi o i suoi eredi hanno diritto soltanto ad
una somma di danaro che rappresenti il valore della quota.

[…]

Nell’atto costitutivo, come vedremo, occorre indicare un valore astratto: il capitale sociale. Esso costituisce,
infatti, quella posta contabile che sta ad indicare, complessivamente, il valore dei singoli conferimenti.

Il capitale sociale non va confuso con il patrimonio sociale, costituito da poste attive e passive e naturalmente
soggetto a variazioni, anche significative, nel corso del tempo.

Risulta utile soffermarci brevemente anche sul c.d. scopo egoistico.

Come abbiamo visto nel precedente paragrafo, lo scopo di lucro rientra tra i requisiti fondamentali della
nozione di imprenditore, pertanto non stupisce ritrovarlo nell’ambito delle società, in quanto esercitano
attività di impresa in forma collettiva. In relazione a queste ultime, lo scopo di lucro si declina in senso sia
oggettivo sia soggettivo, avendo riguardo il primo alla realizzazione del guadagno, complessivamente inteso,
e, il secondo, alla sua concreta distribuzione tra i singoli soci.

5
Lo scopo egoistico non va confuso con lo scopo mutualistico, tipico delle società cooperative, alle quali si è
fatto cenno durante le lezioni del corso.

2.1 LE SOCIETÀ DI PERSONE

La disciplina delle società di persone è racchiusa negli articoli da 2251 a 2324 (a partire dal successivo articolo,
infatti, rinveniamo la disciplina delle società di capitali, primo tipo societario afferente alla categoria delle
società di capitali).

Nell’ambito delle società di persone, la società semplice costituisce il prototipo normativo: infatti, la disciplina
di tale tipo societario, decisamente il meno complesso, può trovare applicazione anche nell’ambito della
s.n.c., se ed in quanto le norme ad essa relative “non dispongano”, cioè non dettino delle norme
specificamente relative ad un determinato aspetto giuridicamente rilevante per quel tipo contrattuale, già
oggetto dell’attenzione del legislatore nell’ambito delle norme sulla società semplice:
2293. Norme applicabili

1. La società in nome collettivo è regolata dalle norme di questo capo e, in quanto queste non dispongano, dalle
norme del capo precedente (artt. 2251 ss. c.c.).

Prototipo delle società di persone che svolgono attività commerciale è, invece, la s.n.c., le cui norme rilevano
anche nell’ambito della disciplina della s.a.s., se ed in quanto “compatibili” con quelle ad essa relative:
2315. Norme applicabili

1. Alla società in accomandita semplice si applicano le disposizioni relative alla società in nome collettivo (artt. 2291-
2312 c.c.), in quanto siano compatibili con le norme seguenti.

Occorre quindi accennare alle società di fatto, costituite per facta concludentia, cioè attraverso
comportamenti concludenti, rilevanti giuridicamente nonostante non si traducano in dichiarazioni di volontà
veicolate espressamente tramite il linguaggio scritto o parlato: esse vengono disciplinate dalle norme sulla
s.s. o sulla s.n.c., a seconda che svolgano o meno attività commerciale.

Si noti che la possibilità di costituire società non per contratto (come prevede l’art. 2247), bensì per facta
concludentia, è tipica delle società di persone, in quanto, come vedremo, il “contratto di società”,
relativamente a s.p.a., s.r.l. e s.a.p.a., deve assumere necessariamente la forma dell’atto pubblico (notarile).

Alla libertà di forma che il Codice accorda alle società di persone fanno, tuttavia, da contraltare alcuni
adempimenti di natura prettamente formale, previsti da altre norme.

È questo il caso, ad esempio, dei conferimenti costituiti da beni immobili, in quanto il trasferimento degli
stessi, per garantire la validità dell’atto (che, altrimenti, sarebbe nullo), deve avvenire sempre per atto scritto:
1350. Atti che devono farsi per iscritto

1. Devono farsi per atto pubblico o per scrittura privata, sotto pena di nullità:

1) i contratti che trasferiscono la proprietà di beni immobili

[…]

Non si dimentichino, inoltre, gli adempimenti necessari ai fini dell’iscrizione delle società nel Registro delle
imprese, obbligatoria non solo per s.n.c. e s.a.s. (all’interno della sezione ordinaria del Registro), ma anche
per la s.s. (in apposita sezione speciale).

6
In argomento, la società di persone regolarmente costituita, ma non iscritta nel Registro delle imprese, viene
ordinariamente considerata irregolare ed è disciplinata – nei rapporti con i terzi – dalle norme sulla s.s.

Richiamando quanto affermato a lezione in sede di illustrazione della struttura della visura camerale, risulta
ora opportuno riepilogare il contenuto minimo dell’atto costitutivo delle società di persone.

Non vi sono, in proposito, indicazioni espresse negli articoli che il Codice dedica alla s.s.: si reputa sufficiente
l’indicazione dei dati relativi ai soci, della ragione sociale, della sede della società e dell’oggetto sociale.

Di converso, la disciplina della s.n.c. contempla una elencazione dei contenuti minimi dell’atto costitutivo:
2295. Atto costitutivo

1. L'atto costitutivo della società deve indicare:

1) il cognome e il nome, il luogo e la data di nascita, il domicilio, la cittadinanza dei soci;

2) la ragione sociale;

3) i soci che hanno l'amministrazione e la rappresentanza della società;

4) la sede della società e le eventuali sedi secondarie;

5) l'oggetto sociale;

6) i conferimenti di ciascun socio, il valore ad essi attribuito e il modo di valutazione;

7) le prestazioni a cui sono obbligati i soci di opera;

8) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti e la quota di ciascun socio negli utili e nelle
perdite;

9) la durata della società.

Anche la disciplina della s.a.s. fa espresso riferimento alle menzioni minime, mediante un articolo dal disposto
molto sintetico:
2316. Atto costitutivo

1. L'atto costitutivo deve indicare i soci accomandatari e i soci accomandanti.

Ciò non deve trarre in inganno: di certo non può esistere un atto costitutivo di s.a.s. avente, quale contenuto
minimo, unicamente l’indicazione dei soci appartenenti a tali due categorie (circa le quali, v. infra).

Infatti, come abbiamo visto, l’art. 2315 prevede che le norme sulla s.n.c. si applichino alla s.a.s. in quanto
compatibili.

L’atto costitutivo, nell’ambito delle società di persone, può essere modificato con il consenso di tutti i soci;
similmente avviene anche per quanto concerne la cessione della quota di uno dei soci, salve le eccezioni
illustrate a lezione. Ciò sta a significare che il legislatore ha previsto una sorta di diritto di veto in capo a
ciascun socio, in quanto tale disaccordo preclude la possibilità modificare l’atto costitutivo.

Da ciò emerge come caratteristica fondamentale delle società di persone sia il vincolo fiduciario (intuitus
personae), particolarmente significativo tra i soci, il cui numero, ordinariamente, non risulta elevato.

Ciò comporta una tendenziale stabilità dell’assetto organizzativo e della compagine societaria nel corso del
tempo, a cui si aggiungono non solo una significativa agilità dal punto di vista amministrativo e la non
secondaria importanza di alcune vicende personali (si pensi alla morte del socio, all’incapacità di agire…), ma
soprattutto la responsabilità illimitata dei soci (più correttamente, come vedremo, di almeno un socio) per
le obbligazioni sociali.

7
La norma concernente la responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali, nell’ambito della s.s., è la seguente:
2267. Responsabilità per le obbligazioni sociali

1. I creditori della società possono far valere i loro diritti sul patrimonio sociale (art. 2268 c.c.). Per le obbligazioni
sociali rispondono inoltre personalmente e solidalmente i soci che hanno agito in nome e per conto della società e,
salvo patto contrario, gli altri soci.

2. Il patto deve essere portato a conoscenza dei terzi con mezzi idonei; in mancanza, la limitazione della responsabilità
o l'esclusione della solidarietà non è opponibile a coloro che non ne hanno avuto conoscenza.

Colui che vanta un credito (creditore) nei confronti della s.s. (debitrice) può pertanto richiedere il pagamento
dell’intero importo al singolo socio, anche se il debito è stato contratto dalla società.

I soci che non hanno agito in nome e per conto della società possono invocare un eventuale patto di
esclusione della propria responsabilità solamente nei casi in cui quest’ultimo sia portato a conoscenza dei
terzi con mezzi idonei (ad esempio, sia indicato nella corrispondenza oppure risulti dalla visura camerale).

Il socio al quale viene richiesto il pagamento del debito, comunque, può invocare il beneficium excussionis,
cioè chiedere che il credito del terzo trovi soddisfazione anzitutto sui beni e sul denaro della società:
2268. Escussione preventiva del patrimonio sociale

1. Il socio richiesto del pagamento di debiti sociali può domandare, anche se la società è in liquidazione, la preventiva
escussione del patrimonio sociale indicando i beni sui quali il creditore possa agevolmente soddisfarsi.

Solo nei casi in cui questi fossero insufficienti, subentrerebbe la responsabilità personale del socio e,
conseguentemente, la possibilità del creditore di aggredire i beni personali del socio stesso.

Similmente, troviamo una norma ad hoc anche nell’ambito della disciplina della s.n.c.:
2291. Nozione

1. Nella società in nome collettivo tutti i soci rispondono solidalmente e illimitatamente per le obbligazioni sociali.

2. Il patto contrario non ha effetto nei confronti dei terzi.

Qui si specifica espressamente che il socio che paga l’intero debito della società nei confronti di un
determinato terzo creditore può beneficiare del c.d. regresso, richiedendo – dopo il pagamento dell’intero –
agli altri soci il rimborso della quota di debito spettante a ciascuno (in argomento, l’art. 1298, comma 2,
stabilisce che “le parti di ciascuno si presumono uguali”). Appare opportuno operare un sintetico cenno
anche alla seguente norma in materia di responsabilità solidale, tratta dal Libro IV del Codice (“Delle
obbligazioni”):
1299. Regresso tra condebitori

1. Il debitore in solido che ha pagato l'intero debito può ripetere dai condebitori soltanto la parte di ciascuno di essi.

2. Se uno di questi è insolvente, la perdita si ripartisce per contributo tra gli altri condebitori, compreso quello che ha
fatto il pagamento.

[…]

La responsabilità illimitata e solidale viene ordinariamente considerata una delle caratteristiche


fondamentali delle società di persone, ma occorre una rilevante precisazione: marcatamente differente,
infatti, è il caso della s.a.s., la quale, come abbiamo visto, contempla due categorie di soci: soci accomandatari
e soci accomandanti:
2313. Nozione

8
1. Nella società in accomandita semplice i soci accomandatari rispondono solidalmente e illimitatamente per le
obbligazioni sociali e i soci accomandanti rispondono limitatamente alla quota conferita.

2. Le quote di partecipazione dei soci non possono essere rappresentate da azioni (art. 2452 c.c.).

Occorre prestare particolare attenzione a tale distinzione, che ritroveremo anche nell’ambito della s.a.p.a.,
in quanto alla responsabilità illimitata consegue il cosiddetto potere di gestione: in altre parole, solo i soci
accomandatari, in quanto solidalmente ed illimitatamente responsabili per le obbligazioni sociali, al di là del
valore del proprio conferimento e con tutto il proprio patrimonio personale, sono per legge amministratori
della società.

Di conseguenza, il socio accomandante è tendenzialmente escluso dalla gestione della s.a.s., sussistendo un
chiaro divieto di immistione.

Al di là dei patti per la limitazione della responsabilità, dei quali i soci possono decidere se servirsi o meno,
purché nei limiti previsti dalle norme sopra richiamate, la categoria dei soci accomandanti costituisce l’unico
caso di limitazione della responsabilità del socio per le obbligazioni sociali che la legge stessa stabilisce
nell’ambito delle società di persone.

In tutti questi casi sinora illustrati, tranne per quanto concerne l’accomandante nell’ambito della s.a.s., il
socio è chiamato a rispondere, illimitatamente e solidalmente, dei debiti della società; occorre, a
completamento, richiamare all’attenzione anche i casi, illustrati a lezione, della responsabilità dell’ex socio e
del nuovo socio per le obbligazioni sociali sorte rispettivamente dopo il verificarsi della causa di scioglimento
del rapporto sociale oppure prima dell’acquisto della qualità di socio. È opportuno richiamare l’attenzione
anche al caso della responsabilità degli eredi dell’ex socio.

2.2 LE SOCIETÀ DI CAPITALI

Coerentemente con l’evoluzione storica dei tipi societari appartenenti a tale categoria, cui si è fatto
riferimento a lezione, nell’ambito delle società di capitali non riscontriamo quell’intuitus personae e quella
limitata e piuttosto compatta compagine societaria tipica delle società di persone.

Al contrario, come vedremo, si tratta di tipi societari predisposti per una fisiologica e facilitata circolazione
delle azioni / quote e, quindi, dalla compagine variabile e tendenzialmente aperta.

Come abbiamo avuto modo di anticipare, la costituzione di società di capitali può avvenire solamente con un
“contratto di società” stipulato secondo le forme dell’atto pubblico (notarile). Il controllo del notaio (che è
un pubblico ufficiale) risulta ovviamente finalizzato a garantire la regolarità del procedimento di costituzione
della società e, più in generale, la conformità dello stesso alla vigente normativa.

Più nello specifico, siamo in presenza di una fattispecie a formazione progressiva, laddove la costituzione
della società non consegue alla conclusione del contratto, pur con il rispetto e l’osservanza delle formalità
appena indicate.

È possibile affermare, infatti, che le società di capitali “nascono” – e, più correttamente, acquistano piena
personalità giuridica – solo in esito all’iscrizione nel Registro delle imprese.

In particolare, esiste un termine (20, o comunque 90 giorni al massimo), decorrente dalla data di stipula
dell’atto notarile, entro il quale è necessario procedere all’iscrizione della costituenda società nel Registro
delle imprese.

9
Nel caso in cui tale iscrizione non avvenisse per tempo, l’atto costitutivo, pur regolarmente stipulato nel
rispetto dei criteri formali richiesti dalla normativa, perderebbe del tutto la propria efficacia, comportando
anche conseguenze di non poco conto in merito alla responsabilità dei soci (che affronteremo infra).

Come abbiamo anticipato, s.p.a. e s.r.l. possono essere costituite per atto unilaterale.

È altresì possibile, solo per la s.p.a., la costituzione “per pubblica sottoscrizione”, illustrata a lezione, secondo
quanto previsto dagli artt. 2333 ss.

Inoltre, nelle società di capitali, a fianco dell’atto costitutivo troviamo lo statuto, il quale, come prevede l’art.
2328, comma 3, contiene “le norme relative al funzionamento della società, anche se forma oggetto di atto
separato, costituisce parte integrante dell'atto costitutivo. In caso di contrasto tra le clausole dell'atto
costitutivo e quelle dello statuto prevalgono le seconde”.

Il medesimo articolo, inoltre, indica espressamente le menzioni obbligatorie dell’atto costitutivo:


2328. Atto costitutivo

1. La società può essere costituita per contratto o per atto unilaterale.

2. L'atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico e deve indicare:

1) il cognome e il nome o la denominazione, la data e il luogo di nascita o lo Stato di costituzione, il domicilio


o la sede, la cittadinanza dei soci e degli eventuali promotori, nonché il numero delle azioni assegnate a
ciascuno di essi;

2) la denominazione e il comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie;

3) l'attività che costituisce l'oggetto sociale;

4) l'ammontare del capitale sottoscritto e di quello versato;

5) il numero e l'eventuale valore nominale delle azioni, le loro caratteristiche e le modalità di emissione e
circolazione;

6) il valore attribuito ai crediti e beni conferiti in natura;

7) le norme secondo le quali gli utili devono essere ripartiti;

8) i benefici eventualmente accordati ai promotori o ai soci fondatori;

9) il sistema di amministrazione adottato, il numero degli amministratori e i loro poteri, indicando quali tra
essi hanno la rappresentanza della società;

10) il numero dei componenti il collegio sindacale;

11) la nomina dei primi amministratori e sindaci ovvero dei componenti del consiglio di sorveglianza (3) e,
quando previsto, del soggetto incaricato di effettuare la revisione legale dei conti (4);

12) l'importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico della società;

13) la durata della società ovvero, se la società è costituita a tempo indeterminato, il periodo di tempo,
comunque non superiore ad un anno, decorso il quale il socio potrà recedere.

[…]

Tale articolo risulta applicabile anche agli altri due tipi di società di capitali, in virtù dei rinvii operati dalle due
norme di seguito riportate, relative, rispettivamente, alla s.a.p.a. ed alla s.r.l.:

10
2454 Norme applicabili

1. Alla società in accomandita per azioni sono applicabili le norme relative alla società per azioni, in quanto
compatibili con le disposizioni seguenti.

2463. Costituzione

1. La società può essere costituita con contratto o con atto unilaterale.

2. L'atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico e deve indicare:

1) il cognome e il nome o la denominazione, la data e il luogo di nascita o lo Stato di costituzione, il domicilio


o la sede, la cittadinanza di ciascun socio;

2) la denominazione, contenente l'indicazione di società a responsabilità limitata, e il comune ove sono poste
la sede della società e le eventuali sedi secondarie;

3) l'attività che costituisce l'oggetto sociale;

4) l'ammontare del capitale, non inferiore a diecimila euro, sottoscritto e di quello versato;

5) i conferimenti di ciascun socio e il valore attribuito ai crediti e ai beni conferiti in natura;

6) la quota di partecipazione di ciascun socio;

7) le norme relative al funzionamento della società, indicando quelle concernenti l'amministrazione, la


rappresentanza;

8) le persone cui è affidata l'amministrazione e l'eventuale soggetto incaricato di effettuare la revisione


legale dei conti;

9) l'importo globale, almeno approssimativo, delle spese per la costituzione poste a carico della società.

3. Si applicano alla società a responsabilità limitata le disposizioni degli artt. 2329, 2330, 2331, 2332 e 2341.

4. L'ammontare del capitale può essere determinato in misura inferiore a euro diecimila, pari almeno a un euro. In tal
caso i conferimenti devono farsi in denaro e devono essere versati per intero alle persone cui è affidata
l'amministrazione.

[…]

Siamo quindi in presenza, nella prima norma, di un rinvio generico e, nella seconda (comma 3) di un rinvio
specifico, a singole norme che disciplinano la s.p.a.

Ovviamente, per quanto concerne la denominazione della singola s.a.p.a., sarà necessario indicare non solo
il tipo societario, ma anche almeno un socio accomandatario.

In merito alla nullità del contratto di società, è opportuno specificare che essa si differenzia rispetto alla
disciplina della nullità nell’ambito dei contratti in generale, la quale si sostanzia anche quale nullità virtuale
(in quanto un contratto può essere nullo, come abbiamo visto a lezione, anche per contrarietà ad una norma
imperativa e, quindi, non derogabile dalle parti).

Per quanto riguarda le società di capitali, infatti, il legislatore ha stabilito un catalogo chiuso di nullità, stabilite
in modo particolare nell’articolo che segue:
2332. Nullità della società

1. Avvenuta l'iscrizione nel registro delle imprese, la nullità della società può essere pronunciata soltanto nei seguenti
casi:

1) mancata stipulazione dell'atto costitutivo nella forma dell'atto pubblico;

11
2) illiceità dell'oggetto sociale;

3) mancanza nell'atto costitutivo di ogni indicazione riguardante la denominazione della società, o i


conferimenti, o l'ammontare del capitale sociale o l'oggetto sociale.

2. La dichiarazione di nullità non pregiudica l'efficacia degli atti compiuti in nome della società dopo l'iscrizione nel
registro delle imprese.

3. I soci non sono liberati dall'obbligo di conferimento fino a quando non sono soddisfatti i creditori sociali.

4. La sentenza che dichiara la nullità nomina i liquidatori.

5. La nullità non può essere dichiarata quando la causa di essa è stata eliminata e di tale eliminazione è stata data
pubblicità con iscrizione nel registro delle imprese.

6. Il dispositivo della sentenza che dichiara la nullità deve essere iscritto, a cura degli amministratori o dei liquidatori
nominati ai sensi del quarto comma, nel registro delle imprese.

Ciò significa che ogni altro vizio, non ascrivibile a quelli appena indicati, non può determinare la nullità
dell’intero contratto di società, ma potrà semplicemente contribuire a rendere non efficace o non applicabile
la clausola viziata.

Dal comma 2, inoltre, si evince che la nullità, in questo ambito, non è retroattiva: ciò, ancora una volta, a
tutela dei terzi.

Ritornando alla disciplina specifica dei singoli tipi societari, nella s.p.a. e nella s.a.p.a., come emerge
chiaramente già da tali denominazioni, la partecipazione sociale è rappresentata da azioni:
2346. Emissione delle azioni

1. La partecipazione sociale è rappresentata da azioni; salvo diversa disposizione di leggi speciali lo statuto può
escludere l'emissione dei relativi titoli o prevedere l'utilizzazione di diverse tecniche di legittimazione e circolazione.

2. Se determinato nello statuto, il valore nominale di ciascuna azione corrisponde ad una frazione del capitale sociale;
tale determinazione deve riferirsi senza eccezioni a tutte le azioni emesse dalla società.

3. In mancanza di indicazione del valore nominale delle azioni, le disposizioni che ad esso si riferiscono si applicano
con riguardo al loro numero in rapporto al totale delle azioni emesse.

4. A ciascun socio è assegnato un numero di azioni proporzionale alla parte del capitale sociale sottoscritta e per un
valore non superiore a quello del suo conferimento. Lo statuto può prevedere una diversa assegnazione delle azioni.

5. In nessun caso il valore dei conferimenti può essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del capitale
sociale.

6. Resta salva la possibilità che la società, a seguito dell'apporto da parte dei soci o di terzi anche di opera o servizi,
emetta strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto
nell'assemblea generale degli azionisti. In tal caso lo statuto ne disciplina le modalità e condizioni di emissione, i diritti
che conferiscono, le sanzioni in caso di inadempimento delle prestazioni e, se ammessa, la legge di circolazione.

Come abbiamo visto a lezione, l’azione è ordinariamente incorporata in un titolo e costituisce l’unità minima
(atomica) in cui è suddiviso il capitale sociale, il quale, per la s.p.a., è quantificato dal legislatore in almeno
50.000 euro.

In merito alle categorie di azioni ed ai diritti amministrativi e patrimoniali, si rimanda a quanto illustrato a
lezione.

12
2342. Conferimenti

1. Se nell'atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in danaro.

2. Alla sottoscrizione dell'atto costitutivo deve essere versato presso una banca almeno il venticinque per cento dei
conferimenti in danaro o, nel caso di costituzione con atto unilaterale, il loro intero ammontare.

3. Per i conferimenti di beni in natura e di crediti si osservano le disposizioni degli artt. 2254 e 2255. Le azioni
corrispondenti a tali conferimenti devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione.

4. Se viene meno la pluralità dei soci, i versamenti ancora dovuti devono essere effettuati entro novanta giorni.

5. Non possono formare oggetto di conferimento le prestazioni di opera o di servizi.

I conferimenti possono essere sia in denaro sia in natura: anche in questo caso, si rinvia agli appunti.

Si noti, in particolare, che occorre versare almeno il 25% dell’importo (se trattasi di conferimento in denaro)
già all’atto della costituzione della società, mentre è necessario il versamento integrale nei casi di costituzione
mediante atto unilaterale oppure qualora, successivamente alla costituzione della s.p.a. nella forma
tradizionale (per contratto, quindi con due o più soci), per qualsivoglia ragione venisse a mancare la pluralità
dei soci.

Le prestazioni di opera e di servizi, come stabilito dal comma 5, non possono rilevare ai fini dei conferimenti.

Si rinvia a quanto affermato a lezione circa il socio moroso e la determinazione del valore dei conferimenti in
natura.

Inoltre, nella s.p.a. e nelle altre società di capitali (ad eccezione della s.a.p.a., per quanto concerne i soci
accomandanti) siamo in presenza di una autonomia patrimoniale perfetta e, quindi, di una netta separazione
tra il patrimonio della società e quelli dei soci, chiara conseguenza della piena personalità giuridica della
società:
2325. Responsabilità

1. Nella società per azioni per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio.

2. In caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui le azioni sono appartenute ad
una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano stati effettuati secondo quanto
previsto dall'art. 2342 o fin quando non sia stata attuata la pubblicità prescritta dall'art. 2362.

Tuttavia, non possiamo parlare di autonomia patrimoniale perfetta prima dell’iscrizione della società nel
Registro delle imprese, in quanto essa non ha ancora acquisito la personalità giuridica. Per questo motivo:
2331. Effetti dell'iscrizione

1. Con l'iscrizione nel registro la società acquista la personalità giuridica.

2. Per le operazioni compiute in nome della società prima dell'iscrizione sono illimitatamente e solidalmente
responsabili verso i terzi coloro che hanno agito. Sono altresì solidalmente e illimitatamente responsabili il socio unico
fondatore e quelli tra i soci che nell'atto costitutivo o con atto separato hanno deciso, autorizzato o consentito il
compimento dell'operazione.

Per quanto concerne la società in accomandita per azioni (s.a.p.a.), disciplinata dagli articoli 2452-2461,
occorre richiamare i tratti principali della disciplina della s.p.a. e quanto già esposto in materia di s.a.s.

In particolare, permane anche in questo tipo la distinzione tra soci accomandatari e soci accomandanti:
mentre i primi sono illimitatamente e solidalmente responsabili per le obbligazioni sociali (con il beneficium
excussionis), i secondi non possono esercitare alcun potere nell’ambito dell’amministrazione della società e

13
rispondono dei debiti (o, più correttamente, delle obbligazioni) della stessa esclusivamente nel limite del
valore della frazione di capitale sociale corrispondente alle azioni possedute.

Nell’ambito della s.r.l., invece, la responsabilità del socio per le obbligazioni sociali viene disciplinata come
segue:
2462. Responsabilità

1. Nella società a responsabilità limitata per le obbligazioni sociali risponde soltanto la società con il suo patrimonio.

2. In caso di insolvenza della società, per le obbligazioni sociali sorte nel periodo in cui l'intera partecipazione è
appartenuta ad una sola persona, questa risponde illimitatamente quando i conferimenti non siano stati effettuati
secondo quanto previsto dall'art. 2464, o fin quando non sia stata attuata la pubblicità prescritta dall'art. 2470.

Si riscontra chiaramente, anche nell’ambito di tale tipo societario, un’autonomia patrimoniale perfetta,
mitigata dalle ipotesi previste nel comma 2, peraltro molto simili a quelle già illustrate nell’ambito della
responsabilità del socio di s.p.a. (ad esempio, sussiste la responsabilità illimitata del socio in caso di omesso
versamento dell’intero in caso di costituzione della società per atto unilaterale e trasferimento delle
partecipazioni).

A questo punto, risulta opportuno soffermarsi sui tratti peculiari della costituzione della s.r.l., nonché
affrontare la disciplina relativa ai finanziamenti ed alle quote, in modo da poter cogliere alcune differenze
intercorrenti, in particolare, con quanto previsto dal legislatore nell’ambito della s.p.a.

Come abbiamo già visto, il sopra riportato art. 2463 legittima la costituzione di s.r.l. non solo per contratto,
ma anche per atto unilaterale, indica le menzioni minime dell’atto costitutivo e stabilisce che l’ammontare
del capitale sociale della s.r.l. non può essere inferiore a 10.000 euro (un quinto di quello previsto per la
s.p.a.).

La s.r.l. può anche essere costituita nella forma “semplificata”, introdotta dal legislatore nel 2012, come
emerge chiaramente anche dal seguente articolo:
2463-bis. Società a responsabilità limitata semplificata

1. La società a responsabilità limitata semplificata può essere costituita con contratto o atto unilaterale da persone
fisiche.

2. L'atto costitutivo deve essere redatto per atto pubblico in conformità al modello standard tipizzato con decreto del
Ministro della giustizia, di concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze e con il Ministro dello sviluppo
economico, e deve indicare:

1) il cognome, il nome, la data, il luogo di nascita, il domicilio, la cittadinanza di ciascun socio;

2) la denominazione sociale contenente l'indicazione di società a responsabilità limitata semplificata e il


comune ove sono poste la sede della società e le eventuali sedi secondarie;

3) l'ammontare del capitale sociale, pari almeno ad 1 euro e inferiore all'importo di 10.000 euro previsto
all'art. 2463, secondo comma, n. 4), sottoscritto e interamente versato alla data della costituzione. Il
conferimento deve farsi in denaro ed essere versato all'organo amministrativo;

4) i requisiti previsti dai nn. 3), 6), 7), 8) del secondo comma dell'art. 2463;

5) luogo e data di sottoscrizione;

6) gli amministratori.

2-bis. Le clausole del modello standard tipizzato sono inderogabili.

14
3. La denominazione di società a responsabilità limitata semplificata, l'ammontare del capitale sottoscritto e versato,
la sede della società e l'ufficio del registro delle imprese presso cui questa è iscritta devono essere indicati negli atti,
nella corrispondenza della società e nello spazio elettronico destinato alla comunicazione collegato con la rete
telematica ad accesso pubblico.

[…]

5. Salvo quanto previsto dal presente articolo, si applicano alla società a responsabilità limitata semplificata le
disposizioni del presente capo in quanto compatibili.

Nell’ambito della s.r.l. semplificata, quindi, il capitale sociale minimo è pari ad euro 1, con le immaginabili
conseguenze in ordine al drastico depotenziamento della corrispondente funzione di tutela dei terzi.

Si noti, inoltre, come la semplificazione si traduca anche in un modello standard previsto dal legislatore e
“tipizzato” con decreto ministeriale.

Prima di affrontare i tratti fondamentali della disciplina delle quote, è opportuno conoscere quella dei
finanziamenti da parte dei soci.
2467. Finanziamenti dei soci

1. Il rimborso dei finanziamenti dei soci a favore della società è postergato rispetto alla soddisfazione degli altri
creditori e, se avvenuto nell'anno precedente la dichiarazione di fallimento della società, deve essere restituito.

2. Ai fini del precedente comma s'intendono finanziamenti dei soci a favore della società quelli, in qualsiasi forma
effettuati, che sono stati concessi in un momento in cui, anche in considerazione del tipo di attività esercitata dalla
società, risulta un eccessivo squilibrio dell'indebitamento rispetto al patrimonio netto oppure in una situazione
finanziaria della società nella quale sarebbe stato ragionevole un conferimento.

Può accadere che i soci, per evitare i rischi di impresa, seppur limitati al valore della quota, preferiscano
effettuare dei finanziamenti a favore della s.r.l., in luogo di conferimenti.

Onde evitare siffatte pratiche elusive, il legislatore ha previsto che il rimborso di tali finanziamenti
(considerabili dei prestiti) effettuati dai soci sia postergato, cioè avvenga solamente in seguito alla
soddisfazione dei crediti vantati da altri soggetti terzi.
2464. Conferimenti

1. Il valore dei conferimenti non può essere complessivamente inferiore all'ammontare globale del capitale sociale.

2. Possono essere conferiti tutti gli elementi dell'attivo suscettibili di valutazione economica.

3. Se nell'atto costitutivo non è stabilito diversamente, il conferimento deve farsi in danaro.

4. Alla sottoscrizione dell'atto costitutivo deve essere versato all'organo amministrativo nominato nell'atto
costitutivo almeno il venticinque per cento dei conferimenti in danaro e l'intero soprapprezzo o, nel caso di
costituzione con atto unilaterale, il loro intero ammontare. I mezzi di pagamento sono indicati nell'atto. Il versamento
può essere sostituito dalla stipula, per un importo almeno corrispondente, di una polizza di assicurazione o di una
fideiussione bancaria con le caratteristiche determinate con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri; in tal
caso il socio può in ogni momento sostituire la polizza o la fideiussione con il versamento del corrispondente importo
in danaro.

5. Per i conferimenti di beni in natura e di crediti si osservano le disposizioni degli artt. 2254 e 2255. Le quote
corrispondenti a tali conferimenti devono essere integralmente liberate al momento della sottoscrizione.

6. Il conferimento può anche avvenire mediante la prestazione di una polizza di assicurazione o di una fideiussione
bancaria con cui vengono garantiti, per l'intero valore ad essi assegnato, gli obblighi assunti dal socio aventi per
oggetto la prestazione d'opera o di servizi a favore della società. In tal caso, se l'atto costitutivo lo prevede, la polizza

15
o la fideiussione possono essere sostituite dal socio con il versamento a titolo di cauzione del corrispondente importo
in danaro presso la società.

7. Se viene meno la pluralità dei soci, i versamenti ancora dovuti devono essere effettuati nei novanta giorni.

Al di là delle similitudini immediatamente riscontrabili con la disciplina dei conferimenti nella s.p.a., è
opportuno sottolineare, in particolare, quanto previsto nel comma 2 (“Possono essere conferiti tutti gli
elementi dell'attivo suscettibili di valutazione economica”): ciò costituisce una significativa differenza, in
quanto si legittima il conferimento anche di prestazioni d’opera o di servizi. Tale rilievo contribuisce a
tratteggiare gli elementi di personalizzazione rinvenibili nella s.r.l. e non nella s.p.a.
2468. Quote di partecipazione

1. Le partecipazioni dei soci non possono essere rappresentate da azioni né costituire oggetto di offerta al pubblico di
prodotti finanziari.

2. Salvo quanto disposto dal terzo comma del presente articolo, i diritti sociali spettano ai soci in misura proporzionale
alla partecipazione da ciascuno posseduta. Se l'atto costitutivo non prevede diversamente, le partecipazioni dei soci
sono determinate in misura proporzionale al conferimento.

3. Resta salva la possibilità che l'atto costitutivo preveda l'attribuzione a singoli soci di particolari diritti riguardanti
l'amministrazione della società o la distribuzione degli utili.

4. Salvo diversa disposizione dell'atto costitutivo e salvo in ogni caso quanto previsto dal primo comma dell'art. 2473,
i diritti previsti dal precedente comma possono essere modificati solo con il consenso di tutti i soci.

5. Nel caso di comproprietà di una partecipazione, i diritti dei comproprietari devono essere esercitati da un
rappresentante comune nominato secondo le modalità previste dagli artt. 1105 e 1106.

Emerge, dal disposto di quest’articolo, ed in particolare dal comma 1, una serie di significative differenze
rispetto a quanto previsto, per le azioni, nell’ambito della s.p.a.

Ciascun socio, inoltre, può essere titolare di una sola quota, che avrà, potenzialmente, valore diverso rispetto
a quelle degli altri soci.

Le quote sono liberamente trasmissibili tra vivi o per testamento, ma il semplice consenso delle parti non è
sufficiente ai fini dell’efficacia del trasferimento verso la società e i terzi.
2470. Efficacia e pubblicità

1. Il trasferimento delle partecipazioni ha effetto di fronte alla società dal momento del deposito di cui al successivo
comma.

2. L'atto di trasferimento, con sottoscrizione autenticata, deve essere depositato entro trenta giorni, a cura del notaio
autenticante, presso l'ufficio del registro delle imprese nella cui circoscrizione è stabilita la sede sociale. [...] . In caso
di trasferimento a causa di morte il deposito è effettuato a richiesta dell'erede o del legatario verso presentazione
della documentazione richiesta per l'annotazione nel libro dei soci dei corrispondenti trasferimenti in materia di
società per azioni.

Con particolare riferimento a quanto previsto dal comma 2, si specifica che leggi speciali del 2008 e del 2011
stabiliscono espressamente che l'atto di trasferimento di quote di s.r.l. possa essere sottoscritto con firma
digitale; si rimanda, pertanto, all’esercitazione pratica proposta (firma digitale in modalità CADES e PADES)
ed ai sintetici riferimenti effettuati a lezione in merito al Codice dell’Amministrazione Digitale (d.lgs. 7 marzo
2005, n. 82).

Per immediatezza, si riporta di seguito il testo dell’art. 32, illustrato a lezione a completamento
dell’esercitazione pratica, con particolare riferimento ai soli obblighi del titolare:

16
32 [Codice dell’Amministrazione Digitale]. Obblighi del titolare di firma elettronica qualificata e del prestatore di
servizi di firma elettronica qualificata

1. Il titolare del certificato di firma è tenuto ad assicurare la custodia del dispositivo di firma o degli strumenti di
autenticazione informatica per l'utilizzo del dispositivo di firma da remoto, e ad adottare tutte le misure organizzative
e tecniche idonee ad evitare danno ad altri; è altresì tenuto ad utilizzare personalmente il dispositivo di firma.
[…]

17
3. APPENDICE – ARTICOLI DEL GDPR ILLUSTRATI A LEZIONE

Al fine di facilitare la consultazione del Regolamento UE 679/2016, ad integrazione degli appunti, si indicano
di seguito i considerando e gli articoli illustrati a lezione, con il relativo disposto:

REGOLAMENTO (UE) 2016/679 DEL PARLAMENTO EUROPEO E DEL CONSIGLIO

del 27 aprile 2016

relativo alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali, nonché alla
libera circolazione di tali dati e che abroga la direttiva 95/46/CE (regolamento generale sulla protezione
dei dati)
[omissis]

CAPO I
Disposizioni generali

Articolo 1
Oggetto e finalità
1. Il presente regolamento stabilisce norme relative alla protezione delle persone fisiche con riguardo al
trattamento dei dati personali, nonché norme relative alla libera circolazione di tali dati.
2. Il presente regolamento protegge i diritti e le libertà fondamentali delle persone fisiche, in particolare il
diritto alla protezione dei dati personali.
3. La libera circolazione dei dati personali nell'Unione non può essere limitata né vietata per motivi attinenti
alla protezione delle persone fisiche con riguardo al trattamento dei dati personali.

Articolo 2
Ambito di applicazione materiale
1. Il presente regolamento si applica al trattamento interamente o parzialmente automatizzato di dati
personali e al trattamento non automatizzato di dati personali contenuti in un archivio o destinati a figurarvi.
2. Il presente regolamento non si applica ai trattamenti di dati personali:
a) effettuati per attività che non rientrano nell'ambito di applicazione del diritto dell'Unione;
b) effettuati dagli Stati membri nell'esercizio di attività che rientrano nell'ambito di applicazione del titolo V,
capo 2, TUE;
c) effettuati da una persona fisica per l'esercizio di attività a carattere esclusivamente personale o
domestico;
d) effettuati dalle autorità competenti a fini di prevenzione, indagine, accertamento o perseguimento di reati
o esecuzione di sanzioni penali, incluse la salvaguardia contro minacce alla sicurezza pubblica e la
prevenzione delle stesse.
3. Per il trattamento dei dati personali da parte di istituzioni, organi, uffici e agenzie dell'Unione, si applica il
regolamento (CE) n. 45/2001. Il regolamento (CE) n. 45/2001 e gli altri atti giuridici dell'Unione applicabili a

18
tale trattamento di dati personali devono essere adeguati ai principi e alle norme del presente regolamento
conformemente all'articolo 98.
4. Il presente regolamento non pregiudica pertanto l'applicazione della direttiva 2000/31/CE, in particolare
le norme relative alla responsabilità dei prestatori intermediari di servizi di cui agli articoli da 12 a 15 della
medesima direttiva.

Articolo 3
Ambito di applicazione territoriale
1. Il presente regolamento si applica al trattamento dei dati personali effettuato nell'ambito delle attività di
uno stabilimento da parte di un titolare del trattamento o di un responsabile del trattamento nell'Unione,
indipendentemente dal fatto che il trattamento sia effettuato o meno nell'Unione.
2. Il presente regolamento si applica al trattamento dei dati personali di interessati che si trovano nell'Unione,
effettuato da un titolare del trattamento o da un responsabile del trattamento che non è stabilito
nell'Unione, quando le attività di trattamento riguardano:
a) l'offerta di beni o la prestazione di servizi ai suddetti interessati nell'Unione, indipendentemente
dall'obbligatorietà di un pagamento dell'interessato; oppure
b) il monitoraggio del loro comportamento nella misura in cui tale comportamento ha luogo all'interno
dell'Unione.
3. Il presente regolamento si applica al trattamento dei dati personali effettuato da un titolare del
trattamento che non è stabilito nell'Unione, ma in un luogo soggetto al diritto di uno Stato membro in virtù
del diritto internazionale pubblico.

Articolo 4
Definizioni
Ai fini del presente regolamento s'intende per:
1) «dato personale»: qualsiasi informazione riguardante una persona fisica identificata o identificabile
(«interessato»); si considera identificabile la persona fisica che può essere identificata, direttamente o
indirettamente, con particolare riferimento a un identificativo come il nome, un numero di identificazione,
dati relativi all'ubicazione, un identificativo online o a uno o più elementi caratteristici della sua identità fisica,
fisiologica, genetica, psichica, economica, culturale o sociale;
2) «trattamento»: qualsiasi operazione o insieme di operazioni, compiute con o senza l'ausilio di processi
automatizzati e applicate a dati personali o insiemi di dati personali, come la raccolta, la registrazione,
l'organizzazione, la strutturazione, la conservazione, l'adattamento o la modifica, l'estrazione, la
consultazione, l'uso, la comunicazione mediante trasmissione, diffusione o qualsiasi altra forma di messa a
disposizione, il raffronto o l'interconnessione, la limitazione, la cancellazione o la distruzione;
[…]
7) «titolare del trattamento»: la persona fisica o giuridica, l'autorità pubblica, il servizio o altro organismo
che, singolarmente o insieme ad altri, determina le finalità e i mezzi del trattamento di dati personali; quando
le finalità e i mezzi di tale trattamento sono determinati dal diritto dell'Unione o degli Stati membri, il titolare

19
del trattamento o i criteri specifici applicabili alla sua designazione possono essere stabiliti dal diritto
dell'Unione o degli Stati membri;
8) «responsabile del trattamento»: la persona fisica o giuridica, l'autorità pubblica, il servizio o altro
organismo che tratta dati personali per conto del titolare del trattamento;
[…]
12) «violazione dei dati personali»: la violazione di sicurezza che comporta accidentalmente o in modo
illecito la distruzione, la perdita, la modifica, la divulgazione non autorizzata o l'accesso ai dati personali
trasmessi, conservati o comunque trattati;
[…]

CAPO II
Principi

Articolo 5
Principi applicabili al trattamento di dati personali
1. I dati personali sono:
a) trattati in modo lecito, corretto e trasparente nei confronti dell'interessato («liceità, correttezza e
trasparenza»);
b) raccolti per finalità determinate, esplicite e legittime, e successivamente trattati in modo che non sia
incompatibile con tali finalità; un ulteriore trattamento dei dati personali a fini di archiviazione nel
pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici non è, conformemente all'articolo 89,
paragrafo 1, considerato incompatibile con le finalità iniziali («limitazione della finalità»);
c) adeguati, pertinenti e limitati a quanto necessario rispetto alle finalità per le quali sono trattati
(«minimizzazione dei dati»);
d) esatti e, se necessario, aggiornati; devono essere adottate tutte le misure ragionevoli per cancellare o
rettificare tempestivamente i dati inesatti rispetto alle finalità per le quali sono trattati («esattezza»);
e) conservati in una forma che consenta l'identificazione degli interessati per un arco di tempo non superiore
al conseguimento delle finalità per le quali sono trattati; i dati personali possono essere conservati per
periodi più lunghi a condizione che siano trattati esclusivamente a fini di archiviazione nel pubblico
interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini statistici, conformemente all'articolo 89, paragrafo 1, fatta
salva l'attuazione di misure tecniche e organizzative adeguate richieste dal presente regolamento a tutela
dei diritti e delle libertà dell'interessato («limitazione della conservazione»);
f) trattati in maniera da garantire un'adeguata sicurezza dei dati personali, compresa la protezione,
mediante misure tecniche e organizzative adeguate, da trattamenti non autorizzati o illeciti e dalla
perdita, dalla distruzione o dal danno accidentali («integrità e riservatezza»).
2. Il titolare del trattamento è competente per il rispetto del paragrafo 1 e in grado di comprovarlo
(«responsabilizzazione»).

20
Articolo 6
Liceità del trattamento
1. Il trattamento è lecito solo se e nella misura in cui ricorre almeno una delle seguenti condizioni:
a) l'interessato ha espresso il consenso al trattamento dei propri dati personali per una o più specifiche
finalità;
b) il trattamento è necessario all'esecuzione di un contratto di cui l'interessato è parte o all'esecuzione di
misure precontrattuali adottate su richiesta dello stesso;
c) il trattamento è necessario per adempiere un obbligo legale al quale è soggetto il titolare del trattamento;
d) il trattamento è necessario per la salvaguardia degli interessi vitali dell'interessato o di un'altra persona
fisica;
e) il trattamento è necessario per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico o connesso all'esercizio
di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento;
f) il trattamento è necessario per il perseguimento del legittimo interesse del titolare del trattamento o di
terzi, a condizione che non prevalgano gli interessi o i diritti e le libertà fondamentali dell'interessato che
richiedono la protezione dei dati personali, in particolare se l'interessato è un minore.
La lettera f) del primo comma non si applica al trattamento di dati effettuato dalle autorità pubbliche
nell'esecuzione dei loro compiti.
2. Gli Stati membri possono mantenere o introdurre disposizioni più specifiche per adeguare l'applicazione
delle norme del presente regolamento con riguardo al trattamento, in conformità del paragrafo 1, lettere c)
ed e), determinando con maggiore precisione requisiti specifici per il trattamento e altre misure atte a
garantire un trattamento lecito e corretto anche per le altre specifiche situazioni di trattamento di cui al capo
IX.
3. La base su cui si fonda il trattamento dei dati di cui al paragrafo 1, lettere c) ed e), deve essere stabilita:
a) dal diritto dell'Unione; o
b) dal diritto dello Stato membro cui è soggetto il titolare del trattamento.
La finalità del trattamento è determinata in tale base giuridica o, per quanto riguarda il trattamento di cui al
paragrafo 1, lettera e), è necessaria per l'esecuzione di un compito svolto nel pubblico interesse o connesso
all'esercizio di pubblici poteri di cui è investito il titolare del trattamento. Tale base giuridica potrebbe
contenere disposizioni specifiche per adeguare l'applicazione delle norme del presente regolamento, tra cui:
le condizioni generali relative alla liceità del trattamento da parte del titolare del trattamento; le tipologie di
dati oggetto del trattamento; gli interessati; i soggetti cui possono essere comunicati i dati personali e le
finalità per cui sono comunicati; le limitazioni della finalità, i periodi di conservazione e le operazioni e
procedure di trattamento, comprese le misure atte a garantire un trattamento lecito e corretto, quali quelle
per altre specifiche situazioni di trattamento di cui al capo IX. Il diritto dell'Unione o degli Stati membri
persegue un obiettivo di interesse pubblico ed è proporzionato all'obiettivo legittimo perseguito.
4. Laddove il trattamento per una finalità diversa da quella per la quale i dati personali sono stati raccolti non
sia basato sul consenso dell'interessato o su un atto legislativo dell'Unione o degli Stati membri che
costituisca una misura necessaria e proporzionata in una società democratica per la salvaguardia degli
obiettivi di cui all'articolo 23, paragrafo 1, al fine di verificare se il trattamento per un'altra finalità sia

21
compatibile con la finalità per la quale i dati personali sono stati inizialmente raccolti, il titolare del
trattamento tiene conto, tra l'altro:
a) di ogni nesso tra le finalità per cui i dati personali sono stati raccolti e le finalità dell'ulteriore trattamento
previsto;
b) del contesto in cui i dati personali sono stati raccolti, in particolare relativamente alla relazione tra
l'interessato e il titolare del trattamento;
c) della natura dei dati personali, specialmente se siano trattate categorie particolari di dati personali ai sensi
dell'articolo 9, oppure se siano trattati dati relativi a condanne penali e a reati ai sensi dell'articolo 10;
d) delle possibili conseguenze dell'ulteriore trattamento previsto per gli interessati;
e) dell'esistenza di garanzie adeguate, che possono comprendere la cifratura o la pseudonimizzazione.

Articolo 7
Condizioni per il consenso
1. Qualora il trattamento sia basato sul consenso, il titolare del trattamento deve essere in grado di
dimostrare che l'interessato ha prestato il proprio consenso al trattamento dei propri dati personali.
2. Se il consenso dell'interessato è prestato nel contesto di una dichiarazione scritta che riguarda anche altre
questioni, la richiesta di consenso è presentata in modo chiaramente distinguibile dalle altre materie, in
forma comprensibile e facilmente accessibile, utilizzando un linguaggio semplice e chiaro. Nessuna parte di
una tale dichiarazione che costituisca una violazione del presente regolamento è vincolante.
3. L'interessato ha il diritto di revocare il proprio consenso in qualsiasi momento. La revoca del consenso non
pregiudica la liceità del trattamento basata sul consenso prima della revoca. Prima di esprimere il proprio
consenso, l'interessato è informato di ciò. Il consenso è revocato con la stessa facilità con cui è accordato.
4. Nel valutare se il consenso sia stato liberamente prestato, si tiene nella massima considerazione
l'eventualità, tra le altre, che l'esecuzione di un contratto, compresa la prestazione di un servizio, sia
condizionata alla prestazione del consenso al trattamento di dati personali non necessario all'esecuzione di
tale contratto.

Articolo 8
Condizioni applicabili al consenso dei minori in relazione ai servizi della società dell'informazione
1. Qualora si applichi l'articolo 6, paragrafo 1, lettera a), per quanto riguarda l'offerta diretta di servizi della
società dell'informazione ai minori, il trattamento di dati personali del minore è lecito ove il minore abbia
almeno 16 anni. Ove il minore abbia un'età inferiore ai 16 anni, tale trattamento è lecito soltanto se e nella
misura in cui tale consenso è prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale.
Gli Stati membri possono stabilire per legge un'età inferiore a tali fini purché non inferiore ai 13 anni.
2. Il titolare del trattamento si adopera in ogni modo ragionevole per verificare in tali casi che il consenso sia
prestato o autorizzato dal titolare della responsabilità genitoriale sul minore, in considerazione delle
tecnologie disponibili.
3. Il paragrafo 1 non pregiudica le disposizioni generali del diritto dei contratti degli Stati membri, quali le
norme sulla validità, la formazione o l'efficacia di un contratto rispetto a un minore.

22
Articolo 9
Trattamento di categorie particolari di dati personali
1. […] Dati personali che rivelino l'origine razziale o etnica, le opinioni politiche, le convinzioni religiose o
filosofiche, o l'appartenenza sindacale, nonché trattare dati genetici, dati biometrici intesi a identificare in
modo univoco una persona fisica, dati relativi alla salute o alla vita sessuale o all'orientamento sessuale della
persona.
[…]

[omissis]

Sezione 2
Informazione e accesso ai dati personali

Articolo 13
Informazioni da fornire qualora i dati personali siano raccolti presso l'interessato
1. In caso di raccolta presso l'interessato di dati che lo riguardano, il titolare del trattamento fornisce
all'interessato, nel momento in cui i dati personali sono ottenuti, le seguenti informazioni:
a) l'identità e i dati di contatto del titolare del trattamento e, ove applicabile, del suo rappresentante;
b) i dati di contatto del responsabile della protezione dei dati, ove applicabile;
c) le finalità del trattamento cui sono destinati i dati personali nonché la base giuridica del trattamento;
d) qualora il trattamento si basi sull'articolo 6, paragrafo 1, lettera f), i legittimi interessi perseguiti dal
titolare del trattamento o da terzi;
e) gli eventuali destinatari o le eventuali categorie di destinatari dei dati personali;
f) ove applicabile, l'intenzione del titolare del trattamento di trasferire dati personali a un paese terzo o a
un'organizzazione internazionale e l'esistenza o l'assenza di una decisione di adeguatezza della
Commissione o, nel caso dei trasferimenti di cui all'articolo 46 o 47, o all'articolo 49, secondo comma, il
riferimento alle garanzie appropriate o opportune e i mezzi per ottenere una copia di tali dati o il luogo
dove sono stati resi disponibili.
2. In aggiunta alle informazioni di cui al paragrafo 1, nel momento in cui i dati personali sono ottenuti, il
titolare del trattamento fornisce all'interessato le seguenti ulteriori informazioni necessarie per garantire un
trattamento corretto e trasparente:
a) il periodo di conservazione dei dati personali oppure, se non è possibile, i criteri utilizzati per determinare
tale periodo;
b) l'esistenza del diritto dell'interessato di chiedere al titolare del trattamento l'accesso ai dati personali e la
rettifica o la cancellazione degli stessi o la limitazione del trattamento che lo riguardano o di opporsi al
loro trattamento, oltre al diritto alla portabilità dei dati;

23
c) qualora il trattamento sia basato sull'articolo 6, paragrafo 1, lettera a), oppure sull'articolo 9, paragrafo 2,
lettera a), l'esistenza del diritto di revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità
del trattamento basata sul consenso prestato prima della revoca;
d) il diritto di proporre reclamo a un'autorità di controllo;
e) se la comunicazione di dati personali è un obbligo legale o contrattuale oppure un requisito necessario
per la conclusione di un contratto, e se l'interessato ha l'obbligo di fornire i dati personali nonché le
possibili conseguenze della mancata comunicazione di tali dati;
f) l'esistenza di un processo decisionale automatizzato, compresa la profilazione di cui all'articolo 22,
paragrafi 1 e 4, e, almeno in tali casi, informazioni significative sulla logica utilizzata, nonché l'importanza
e le conseguenze previste di tale trattamento per l'interessato.
3. Qualora il titolare del trattamento intenda trattare ulteriormente i dati personali per una finalità diversa
da quella per cui essi sono stati raccolti, prima di tale ulteriore trattamento fornisce all'interessato
informazioni in merito a tale diversa finalità e ogni ulteriore informazione pertinente di cui al paragrafo 2.
4. I paragrafi 1, 2 e 3 non si applicano se e nella misura in cui l'interessato dispone già delle informazioni.

Articolo 14
Informazioni da fornire qualora i dati personali non siano stati ottenuti presso l'interessato
1. Qualora i dati non siano stati ottenuti presso l'interessato, il titolare del trattamento fornisce all'interessato
le seguenti informazioni:
a) l'identità e i dati di contatto del titolare del trattamento e, ove applicabile, del suo rappresentante;
b) i dati di contatto del responsabile della protezione dei dati, ove applicabile;
c) le finalità del trattamento cui sono destinati i dati personali nonché la base giuridica del trattamento;
d) le categorie di dati personali in questione;
e) gli eventuali destinatari o le eventuali categorie di destinatari dei dati personali;
f) ove applicabile, l'intenzione del titolare del trattamento di trasferire dati personali a un destinatario in un
paese terzo o a un'organizzazione internazionale e l'esistenza o l'assenza di una decisione di adeguatezza
della Commissione o, nel caso dei trasferimenti di cui all'articolo 46 o 47, o all'articolo 49, secondo comma,
il riferimento alle garanzie adeguate o opportune e i mezzi per ottenere una copia di tali dati o il luogo
dove sono stati resi disponibili.
2. Oltre alle informazioni di cui al paragrafo 1, il titolare del trattamento fornisce all'interessato le seguenti
informazioni necessarie per garantire un trattamento corretto e trasparente nei confronti dell'interessato:
a) il periodo di conservazione dei dati personali oppure, se non è possibile, i criteri utilizzati per determinare
tale periodo;
b) qualora il trattamento si basi sull'articolo 6, paragrafo 1, lettera f), i legittimi interessi perseguiti dal
titolare del trattamento o da terzi;
c) l'esistenza del diritto dell'interessato di chiedere al titolare del trattamento l'accesso ai dati personali e la
rettifica o la cancellazione degli stessi o la limitazione del trattamento dei dati personali che lo riguardano
e di opporsi al loro trattamento, oltre al diritto alla portabilità dei dati;

24
d) qualora il trattamento sia basato sull'articolo 6, paragrafo 1, lettera a), oppure sull'articolo 9, paragrafo 2,
lettera a), l'esistenza del diritto di revocare il consenso in qualsiasi momento senza pregiudicare la liceità
del trattamento basata sul consenso prima della revoca;
e) il diritto di proporre reclamo a un'autorità di controllo;
f) la fonte da cui hanno origine i dati personali e, se del caso, l'eventualità che i dati provengano da fonti
accessibili al pubblico;
g) l'esistenza di un processo decisionale automatizzato, compresa la profilazione di cui all'articolo 22,
paragrafi 1 e 4, e, almeno in tali casi, informazioni significative sulla logica utilizzata, nonché l'importanza
e le conseguenze previste di tale trattamento per l'interessato.
3. Il titolare del trattamento fornisce le informazioni di cui ai paragrafi 1 e 2:
a) entro un termine ragionevole dall'ottenimento dei dati personali, ma al più tardi entro un mese, in
considerazione delle specifiche circostanze in cui i dati personali sono trattati;
b) nel caso in cui i dati personali siano destinati alla comunicazione con l'interessato, al più tardi al momento
della prima comunicazione all'interessato; oppure
c) nel caso sia prevista la comunicazione ad altro destinatario, non oltre la prima comunicazione dei dati
personali.
4. Qualora il titolare del trattamento intenda trattare ulteriormente i dati personali per una finalità diversa
da quella per cui essi sono stati ottenuti, prima di tale ulteriore trattamento fornisce all'interessato
informazioni in merito a tale diversa finalità e ogni informazione pertinente di cui al paragrafo 2.
5. I paragrafi da 1 a 4 non si applicano se e nella misura in cui:
a) l'interessato dispone già delle informazioni;
b) comunicare tali informazioni risulta impossibile o implicherebbe uno sforzo sproporzionato; in particolare
per il trattamento a fini di archiviazione nel pubblico interesse, di ricerca scientifica o storica o a fini
statistici, fatte salve le condizioni e le garanzie di cui all'articolo 89, paragrafo 1, o nella misura in cui
l'obbligo di cui al paragrafo 1 del presente articolo rischi di rendere impossibile o di pregiudicare
gravemente il conseguimento delle finalità di tale trattamento. In tali casi, il titolare del trattamento
adotta misure appropriate per tutelare i diritti, le libertà e i legittimi interessi dell'interessato, anche
rendendo pubbliche le informazioni;
c) l'ottenimento o la comunicazione sono espressamente previsti dal diritto dell'Unione o dello Stato
membro cui è soggetto il titolare del trattamento e che prevede misure appropriate per tutelare gli
interessi legittimi dell'interessato; oppure
d) qualora i dati personali debbano rimanere riservati conformemente a un obbligo di segreto professionale
disciplinato dal diritto dell'Unione o degli Stati membri, compreso un obbligo di segretezza previsto per
legge.

[omissis]

25
Articolo 25
Protezione dei dati fin dalla progettazione e protezione per impostazione predefinita
1. Tenendo conto dello stato dell'arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell'ambito di
applicazione, del contesto e delle finalità del trattamento, come anche dei rischi aventi probabilità e gravità
diverse per i diritti e le libertà delle persone fisiche costituiti dal trattamento, sia al momento di determinare
i mezzi del trattamento sia all'atto del trattamento stesso il titolare del trattamento mette in atto misure
tecniche e organizzative adeguate, quali la pseudonimizzazione, volte ad attuare in modo efficace i principi
di protezione dei dati, quali la minimizzazione, e a integrare nel trattamento le necessarie garanzie al fine di
soddisfare i requisiti del presente regolamento e tutelare i diritti degli interessati.
2. Il titolare del trattamento mette in atto misure tecniche e organizzative adeguate per garantire che siano
trattati, per impostazione predefinita, solo i dati personali necessari per ogni specifica finalità del
trattamento. Tale obbligo vale per la quantità dei dati personali raccolti, la portata del trattamento, il periodo
di conservazione e l'accessibilità. In particolare, dette misure garantiscono che, per impostazione predefinita,
non siano resi accessibili dati personali a un numero indefinito di persone fisiche senza l'intervento della
persona fisica.
3. Un meccanismo di certificazione approvato ai sensi dell'articolo 42 può essere utilizzato come elemento
per dimostrare la conformità ai requisiti di cui ai paragrafi 1 e 2 del presente articolo.

[omissis]

Articolo 32
Sicurezza del trattamento
1. Tenendo conto dello stato dell'arte e dei costi di attuazione, nonché della natura, dell'oggetto, del contesto
e delle finalità del trattamento, come anche del rischio di varia probabilità e gravità per i diritti e le libertà
delle persone fisiche, il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento mettono in atto misure
tecniche e organizzative adeguate per garantire un livello di sicurezza adeguato al rischio, che comprendono,
tra le altre, se del caso:
a) la pseudonimizzazione e la cifratura dei dati personali;
b) la capacità di assicurare su base permanente la riservatezza, l'integrità, la disponibilità e la resilienza dei
sistemi e dei servizi di trattamento;
c) la capacità di ripristinare tempestivamente la disponibilità e l'accesso dei dati personali in caso di
incidente fisico o tecnico;
d) una procedura per testare, verificare e valutare regolarmente l'efficacia delle misure tecniche e
organizzative al fine di garantire la sicurezza del trattamento.
2. Nel valutare l'adeguato livello di sicurezza, si tiene conto in special modo dei rischi presentati dal
trattamento che derivano in particolare dalla distruzione, dalla perdita, dalla modifica, dalla divulgazione non
autorizzata o dall'accesso, in modo accidentale o illegale, a dati personali trasmessi, conservati o comunque
trattati.

26
3. L'adesione a un codice di condotta approvato di cui all'articolo 40 o a un meccanismo di certificazione
approvato di cui all'articolo 42 può essere utilizzata come elemento per dimostrare la conformità ai requisiti
di cui al paragrafo 1 del presente articolo.
4. Il titolare del trattamento e il responsabile del trattamento fanno sì che chiunque agisca sotto la loro
autorità e abbia accesso a dati personali non tratti tali dati se non è istruito in tal senso dal titolare del
trattamento, salvo che lo richieda il diritto dell'Unione o degli Stati membri.

Articolo 33
Notifica di una violazione dei dati personali all'autorità di controllo
1. In caso di violazione dei dati personali, il titolare del trattamento notifica la violazione all'autorità di
controllo competente a norma dell'articolo 55 senza ingiustificato ritardo e, ove possibile, entro 72 ore dal
momento in cui ne è venuto a conoscenza, a meno che sia improbabile che la violazione dei dati personali
presenti un rischio per i diritti e le libertà delle persone fisiche. Qualora la notifica all'autorità di controllo
non sia effettuata entro 72 ore, è corredata dei motivi del ritardo.
2. Il responsabile del trattamento informa il titolare del trattamento senza ingiustificato ritardo dopo essere
venuto a conoscenza della violazione.
3. La notifica di cui al paragrafo 1 deve almeno:
a) descrivere la natura della violazione dei dati personali compresi, ove possibile, le categorie e il numero
approssimativo di interessati in questione nonché le categorie e il numero approssimativo di registrazioni
dei dati personali in questione;
b) comunicare il nome e i dati di contatto del responsabile della protezione dei dati o di altro punto di
contatto presso cui ottenere più informazioni;
c) descrivere le probabili conseguenze della violazione dei dati personali;
d) descrivere le misure adottate o di cui si propone l'adozione da parte del titolare del trattamento per porre
rimedio alla violazione dei dati personali e anche, se del caso, per attenuarne i possibili effetti negativi.
4. Qualora e nella misura in cui non sia possibile fornire le informazioni contestualmente, le informazioni
possono essere fornite in fasi successive senza ulteriore ingiustificato ritardo.
5. Il titolare del trattamento documenta qualsiasi violazione dei dati personali, comprese le circostanze a essa
relative, le sue conseguenze e i provvedimenti adottati per porvi rimedio. Tale documentazione consente
all'autorità di controllo di verificare il rispetto del presente articolo.

Articolo 34
Comunicazione di una violazione dei dati personali all'interessato
1. Quando la violazione dei dati personali è suscettibile di presentare un rischio elevato per i diritti e le libertà
delle persone fisiche, il titolare del trattamento comunica la violazione all'interessato senza ingiustificato
ritardo.
2. La comunicazione all'interessato di cui al paragrafo 1 del presente articolo descrive con un linguaggio
semplice e chiaro la natura della violazione dei dati personali e contiene almeno le informazioni e le misure
di cui all'articolo 33, paragrafo 3, lettere b), c) e d).

27
3. Non è richiesta la comunicazione all'interessato di cui al paragrafo 1 se è soddisfatta una delle seguenti
condizioni:
a) il titolare del trattamento ha messo in atto le misure tecniche e organizzative adeguate di protezione e
tali misure erano state applicate ai dati personali oggetto della violazione, in particolare quelle destinate
a rendere i dati personali incomprensibili a chiunque non sia autorizzato ad accedervi, quali la cifratura;
b) il titolare del trattamento ha successivamente adottato misure atte a scongiurare il sopraggiungere di un
rischio elevato per i diritti e le libertà degli interessati di cui al paragrafo 1;
c) detta comunicazione richiederebbe sforzi sproporzionati. In tal caso, si procede invece a una
comunicazione pubblica o a una misura simile, tramite la quale gli interessati sono informati con analoga
efficacia.
4. Nel caso in cui il titolare del trattamento non abbia ancora comunicato all'interessato la violazione dei dati
personali, l'autorità di controllo può richiedere, dopo aver valutato la probabilità che la violazione dei dati
personali presenti un rischio elevato, che vi provveda o può decidere che una delle condizioni di cui al
paragrafo 3 è soddisfatta.

[omissis]

Articolo 83
Condizioni generali per infliggere sanzioni amministrative pecuniarie
1. Ogni autorità di controllo provvede affinché le sanzioni amministrative pecuniarie inflitte ai sensi del
presente articolo in relazione alle violazioni del presente regolamento di cui ai paragrafi 4, 5 e 6 siano in ogni
singolo caso effettive, proporzionate e dissuasive.
2. Le sanzioni amministrative pecuniarie sono inflitte, in funzione delle circostanze di ogni singolo caso, in
aggiunta alle misure di cui all'articolo 58, paragrafo 2, lettere da a) a h) e j), o in luogo di tali misure. Al
momento di decidere se infliggere una sanzione amministrativa pecuniaria e di fissare l'ammontare della
stessa in ogni singolo caso si tiene debito conto dei seguenti elementi:
a) la natura, la gravità e la durata della violazione tenendo in considerazione la natura, l'oggetto o a finalità
del trattamento in questione nonché il numero di interessati lesi dal danno e il livello del danno da essi
subito;
b) il carattere doloso o colposo della violazione;
c) le misure adottate dal titolare del trattamento o dal responsabile del trattamento per attenuare il danno
subito dagli interessati;
d) il grado di responsabilità del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento tenendo conto
delle misure tecniche e organizzative da essi messe in atto ai sensi degli articoli 25 e 32;
e) eventuali precedenti violazioni pertinenti commesse dal titolare del trattamento o dal responsabile del
trattamento;
f) il grado di cooperazione con l'autorità di controllo al fine di porre rimedio alla violazione e attenuarne i
possibili effetti negativi;
g) le categorie di dati personali interessate dalla violazione;

28
h) la maniera in cui l'autorità di controllo ha preso conoscenza della violazione, in particolare se e in che
misura il titolare del trattamento o il responsabile del trattamento ha notificato la violazione;
i) qualora siano stati precedentemente disposti provvedimenti di cui all'articolo 58, paragrafo 2, nei
confronti del titolare del trattamento o del responsabile del trattamento in questione relativamente allo
stesso oggetto, il rispetto di tali provvedimenti;
j) l'adesione ai codici di condotta approvati ai sensi dell'articolo 40 o ai meccanismi di certificazione
approvati ai sensi dell'articolo 42; e
k) eventuali altri fattori aggravanti o attenuanti applicabili alle circostanze del caso, ad esempio i benefici
finanziari conseguiti o le perdite evitate, direttamente o indirettamente, quale conseguenza della
violazione.
3. Se, in relazione allo stesso trattamento o a trattamenti collegati, un titolare del trattamento o un
responsabile del trattamento viola, con dolo o colpa, varie disposizioni del presente regolamento, l'importo
totale della sanzione amministrativa pecuniaria non supera l'importo specificato per la violazione più grave.
4. In conformità del paragrafo 2, la violazione delle disposizioni seguenti è soggetta a sanzioni amministrative
pecuniarie fino a 10 000 000 EUR, o per le imprese, fino al 2 % del fatturato mondiale totale annuo
dell'esercizio precedente, se superiore:
a) gli obblighi del titolare del trattamento e del responsabile del trattamento a norma degli articoli 8, 11, da
25 a 39, 42 e 43;
b) gli obblighi dell'organismo di certificazione a norma degli articoli 42 e 43;
c) gli obblighi dell'organismo di controllo a norma dell'articolo 41, paragrafo 4;
5. In conformità del paragrafo 2, la violazione delle disposizioni seguenti è soggetta a sanzioni amministrative
pecuniarie fino a 20 000 000 EUR, o per le imprese, fino al 4 % del fatturato mondiale totale annuo
dell'esercizio precedente, se superiore:
a) i principi di base del trattamento, comprese le condizioni relative al consenso, a norma degli articoli 5, 6,
7 e 9;
b) i diritti degli interessati a norma degli articoli da 12 a 22;
c) i trasferimenti di dati personali a un destinatario in un paese terzo o un'organizzazione internazionale a
norma degli articoli da 44 a 49;
d) qualsiasi obbligo ai sensi delle legislazioni degli Stati membri adottate a norma del capo IX;
e) l'inosservanza di un ordine, di una limitazione provvisoria o definitiva di trattamento o di un ordine di
sospensione dei flussi di dati dell'autorità di controllo ai sensi dell'articolo 58, paragrafo 2, o il negato
accesso in violazione dell'articolo 58, paragrafo 1.
6. In conformità del paragrafo 2 del presente articolo, l'inosservanza di un ordine da parte dell'autorità di
controllo di cui all'articolo 58, paragrafo 2, è soggetta a sanzioni amministrative pecuniarie fino a
20 000 000 EUR, o per le imprese, fino al 4 % del fatturato mondiale totale annuo dell'esercizio precedente,
se superiore.
7. Fatti salvi i poteri correttivi delle autorità di controllo a norma dell'articolo 58, paragrafo 2, ogni Stato
membro può prevedere norme che dispongano se e in quale misura possono essere inflitte sanzioni
amministrative pecuniarie ad autorità pubbliche e organismi pubblici istituiti in tale Stato membro.

29
8. L'esercizio da parte dell'autorità di controllo dei poteri attribuitile dal presente articolo è soggetto a
garanzie procedurali adeguate in conformità del diritto dell'Unione e degli Stati membri, inclusi il ricorso
giurisdizionale effettivo e il giusto processo.
9. Se l'ordinamento giuridico dello Stato membro non prevede sanzioni amministrative pecuniarie, il
presente articolo può essere applicato in maniera tale che l'azione sanzionatoria sia avviata dall'autorità di
controllo competente e la sanzione pecuniaria sia irrogata dalle competenti autorità giurisdizionali nazionali,
garantendo nel contempo che i mezzi di ricorso siano effettivi e abbiano effetto equivalente alle sanzioni
amministrative pecuniarie irrogate dalle autorità di controllo. In ogni caso, le sanzioni pecuniarie irrogate
sono effettive, proporzionate e dissuasive. Tali Stati membri notificano alla Commissione le disposizioni di
legge adottate a norma del presente paragrafo al più tardi entro 25 maggio 2018 e comunicano senza ritardo
ogni successiva modifica.

Articolo 84
Sanzioni
1. Gli Stati membri stabiliscono le norme relative alle altre sanzioni per le violazioni del presente regolamento
in particolare per le violazioni non soggette a sanzioni amministrative pecuniarie a norma dell'articolo 83, e
adottano tutti i provvedimenti necessari per assicurarne l'applicazione. Tali sanzioni devono essere effettive,
proporzionate e dissuasive.
2. Ogni Stato membro notifica alla Commissione le disposizioni di legge adottate ai sensi del paragrafo 1 al
più tardi entro 25 maggio 2018, e comunica senza ritardo ogni successiva modifica.

30
4. APPENDICE – DECRETO MINISTERIALE 23 DICEMBRE 1976

Ad integrazione degli appunti e per agevolare lo studio degli stessi, si indica di seguito il testo completo del
Decreto:

MINISTERO DELLE FINANZE

DECRETO MINISTERIALE 23 dicembre 1976.


Sistemi di codificazione dei soggetti da iscrivere all'anagrafe tributaria

GU [Gazzetta Ufficiale] n. 345 del 29-12-1976 - Suppl. Ordinario

IL MINISTRO PER LE FINANZE

[omissis]

Decreta:

1. Sistemi di codificazione.

Le persone fisiche, le persone giuridiche e le società, associazioni ed altre organizzazionI di persone o di beni
prive di personalità giuridica sono iscritte all'anagrafe tributaria secondo appositi sistemi di codificazione.

2. Numero di codice fiscale delle persone fisiche.

Il numero di codice delle persone fisiche è costituito da una espressione alfanumerica di sedici caratteri. I
primi quindici caratteri sono indicativi dei dati anagrafici di ciascun soggetto secondo l'ordine seguente: tre
caratteri alfabetici per il cognome; tre caratteri alfabetici per il nome; due caratteri numerici per l'anno di
nascita; un carattere alfabetico per il mese di nascita; due caratteri numerici per il giorno di nascita ed il
sesso; quattro caratteri (uno alfabetico e tre numerici) per il comune italiano o per lo Stato estero di nascita.
Il sedicesimo carattere, alfabetico, ha funzione di controllo.

3. Caratteri indicativi del cognome.

I cognomi che risultano composti da più parti o comunque separati od interrotti, vengono considerati come
se fossero scritti secondo un'unica ed ininterrotta successione di caratteri. Per i soggetti di sesso femminile
coniugati si prende in considerazione soltanto il cognome da nubile. Se il cognome contiene tre o più
consonanti, i tre caratteri da rilevare sono, nell'ordine, la prima, la seconda e la terza consonante. Se il
cognome contiene due consonanti, i tre caratteri da rilevare sono, nell'ordine, la prima e la seconda
consonante e la prima vocale. Se il cognome contiene una consonante e due vocali, si rilevano, nell'ordine,
quella consonante e quindi la prima e la seconda vocale. Se il cognome contiene una consonante e una vocale,
si rilevano la consonante e la vocale, nell'ordine, e si assume come terzo carattere la lettera x (ics). Se il
cognome è costituito da due sole vocali, esse si rilevano, nell'ordine, e si assume come terzo carattere la
lettera x (ics).

4. Caratteri indicativi del nome.

I nomi doppi, multipli o comunque composti, vengono considerati come scritti per esteso in ogni loro parte
e secondo un'unica ed ininterrotta successione di caratteri. Se il nome contiene quattro o più consonanti, i
tre caratteri da rilevare sono, nell'ordine, la prima, la terza e la quarta consonante. Se il nome contiene tre
consonanti, i tre caratteri da rilevare sono, nell'ordine, la prima, la seconda e la terza consonante. Se il nome
contiene due consonanti, i tre caratteri da rilevare sono, nell'ordine, la prima e la seconda consonante e la

31
prima vocale. Se il nome contiene una consonante e due vocali, i tre caratteri da rilevare sono, nell'ordine
quella consonante e quindi la prima e la seconda vocale. Se il nome contiene una consonante e una vocale,
si rilevano la consonante e la vocale, nell'ordine, e si assume come terzo carattere la lettera x (ics). Se il nome
è costituito da due sole vocali, esse si rilevano nell'ordine, e si assume come terzo carattere la lettera x (ics).

5. Data, sesso e luogo di nascita.

I due caratteri numerici indicativi dell'anno di nascita sono, nell'ordine, la cifra delle decine e la cifra delle
unità dell'anno stesso. Il carattere alfabetico corrispondente al mese di nascita è quello stabilito per ciascun
mese nella seguente tabella:

Gennaio = A
Maggio = E
Settembre = P
Febbraio = B
Giugno = H
Ottobre = R
Marzo = C
Luglio = L
Novembre = S
Aprile = D
Agosto = M
Dicembre = T

I due caratteri numerici indicativi del giorno di nascita e del sesso vengono determinati nel modo seguente:
per i soggetti maschili il giorno di nascita figura invariato, con i numeri da uno a trentuno, facendo precedere
dalla cifra zero i giorni del mese dall'uno al nove. Per i soggetti femminili il giorno di nascita viene aumentato
di quaranta unità, per cui esso figura con i numeri da quarantuno a settantuno. I quattro caratteri
alfanumerici indicativi del comune italiano o dello Stato estero di nascita, costituiti da un carattere alfabetico
seguito da tre caratteri numerici, si rilevano rispettivamente dal volume «Codice dei comuni d'Italia» o dal
volume «Codice degli Stati esteri», redatti a cura della Direzione generale del catasto e dei servizi tecnici
erariali. All'aggiornamento dei volumi di cui al precedente comma provvede la Direzione generale del catasto
e dei servizi tecnici erariali.

6. Persone fisiche con identica espressione alfanumerica.

Quando l'espressione alfanumerica relativa ai primi quindici carattere del codice risulta comune a due o più
soggetti, si provvede a differenziarla per ciascuno dei soggetti successivi al primo soggetto codificato. A tal
fine, si effettuano, nell'ambito dei sette caratteri numerici contenuti nel codice, sistematiche sostituzioni di
uno o più cifre a partire da quella di destra, con corrispondenti caratteri alfabetici secondo la seguente
tabella:

0=L
5=R
1=M
6=S
2=N
7=T
3=P
8=U
4=Q
9=V

32
7. Carattere alfabetico di controllo.

Il sedicesimo carattere ha funzione di controllo della esatta trascrizione dei primi quindici caratteri. Esso viene
determinato nel modo seguente: ciascuno degli anzidetti quindici caratteri, a seconda che occupi posizione
di ordine pari o posizioni di ordine dispari, viene convertito in un valore numerico in base alle corrispondenze
indicate rispettivamente ai successivi punti 1) e 2). 1) Per la conversione dei sette caratteri con posizione di
ordine pari:

A o zero = zero
O = 14
Bo1=1
P = 15
Co2=2
Q = 16
Do3=3
R = 17
Eo4=4
S = 18
Fo5=5
T = 19
Go6=6
U = 20
Ho7=7
V = 21
Io8=8
W = 22
Jo9=9
X = 23
K = 10
Y = 24
L = 11
Z = 25
M = 12
N = 13

2) Per la conversione degli otto caratteri con posizione di ordine dispari:

A o zero = 1
O = 11
Bo1=0
P=3
Co2=5
Q=6
Do3=7
R=8
Eo4=9
S = 12
F o 5 = 13
T = 14
G o 6 = 15
U = 16
H o 7 = 17
V = 10

33
I o 8 = 19
W = 22
J o 9 = 21
X = 25
K=2
Y = 24
L=4
Z = 23
M = 18
N = 20

I valori numerici così determinati vengono addizionati e la somma si divide per il numero 26. Il carattere di
controllo si ottiene convertendo il resto di tale divisione nel carattere alfabetico ad esso corrispondente nella
tabella sottoindicata:

 zero = A
 14 = O
 1=B
 15 = P
 2=C
 16 = Q
 3=D
 17 = R
 4=E
 18 = S
 5=F
 19 = T
 6=G
 20 = U
 7=H
 21 = V
 8=I
 22 = W
 9=J
 23 = X
 10 = K
 24 = Y
 11 = L
 25 = Z
 12 = M
 13 = N

8. Numero di codice fiscale dei soggetti diversi dalle persone fisiche.

Il numero di codice fiscale dei soggetti diversi dalle persone fisiche è costituito da una espressione numerica
di undici cifre. Le prime sette cifre rappresentano il numero di matricola del soggetto nell'ambito della
provincia in cui ha sede l'ufficio che attribuisce il numero di codice fiscale; esso si ottiene, per ciascun
soggetto, incrementando di una unità il numero di matricola stabilito per il soggetto che immediatamente lo
precede. Le tre cifre dall'ottava alla decima rappresentano il codice identificativo della provincia in cui ha
sede l'ufficio che attribuisce il numero di codice fiscale. L'undicesimo carattere ha funzione di controllo
dell'esatta trascrizione delle prime dieci cifre.

34
9. Carattere numerico di controllo.

Il carattere di controllo viene determinato nel modo seguente: si sommano i valori di ciascuna delle cinque
cifre di ordine dispari, partendo da sinistra; si raddoppia ogni cifra di ordine pari e, se il risultato è un numero
di due cifre, esso si riduce ad una sola sommando la cifra relativa alle decine e quella relativa alle unità; si
sommano quinti tutti i precedenti risultati; si determina il totale delle due somme di cui sopra; si sottrae da
dieci la cifra relativa alle unità del precedente totale. Il carattere di controllo è la cifra relativa alle unità del
risultato.

10. Numero di codice fiscale provvisorio.

L'amministrazione finanziaria può attribuire un numero di codice fiscale provvisorio. Il numero di codice
fiscale provvisorio delle persone fisiche ha struttura e composizioni uguali a quelle di cui al precedente art.
8. Le prime sette cifre rappresentano il numero di matricola del soggetto; le cifre dall'ottava alla decima
identificano l'ufficio che attribuisce il numero di codice fiscale provvisorio e l'undicesima è il carattere di
controllo, che viene determinato con le modalità di cui all'art. 9. Ha inoltre validità di numero di codice fiscale
provvisorio il numero di codice fiscale attribuito a soggetti persone fisiche, avente struttura e composizione
conformi agli articoli da 2 a 7 del presente decreto, in corrispondenza del quale siano errati uno o più dati
anagrafici che concorrono alla formazione del numero del codice fiscale stesso. Si applicano in tal caso le
disposizioni di cui agli articoli 5, secondo comma, e 19 del decreto del Presidente della Repubblica 2
novembre 1976, n. 784. Il numero di codice fiscale provvisorio dei soggetti diversi dalle persone fisiche ha
struttura uguale a quella del numero di codice fiscale definitivo.

35
5. APPENDICE – ARTICOLI DEL CODICE DEL TERZO SETTORE ILLUSTRATI A LEZIONE

Al fine di facilitare la consultazione del Codice del Terzo Settore, ad integrazione degli appunti, si indicano di
seguito gli articoli illustrati a lezione, con il relativo disposto:

DECRETO LEGISLATIVO 3 luglio 2017, n. 117

Codice del Terzo settore, a norma dell'articolo 1, comma 2, lettera b), della legge 6 giugno 2016, n. 106.

[omissis]

Art. 1

Finalità ed oggetto

1. Al fine di sostenere l'autonoma iniziativa dei cittadini che concorrono, anche in forma associata, a
perseguire il bene comune, ad elevare i livelli di cittadinanza attiva, di coesione e protezione sociale,
favorendo la partecipazione, l'inclusione e il pieno sviluppo della persona, a valorizzare il potenziale di
crescita e di occupazione lavorativa, in attuazione degli articoli 2, 3, 4, 9, 18 e 118, quarto comma, della
Costituzione, il presente Codice provvede al riordino e alla revisione organica della disciplina vigente in
materia di enti del Terzo settore.

Art. 2

Principi generali

1. È riconosciuto il valore e la funzione sociale degli enti del Terzo settore, dell'associazionismo, dell'attività
di volontariato e della cultura e pratica del dono quali espressione di partecipazione, solidarietà e pluralismo,
ne è promosso lo sviluppo salvaguardandone la spontaneità ed autonomia, e ne è favorito l'apporto
originale per il perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale, anche mediante forme di
collaborazione con lo Stato, le Regioni, le Province autonome e gli enti locali.

Art. 3

Norme applicabili

1. Le disposizioni del presente Codice si applicano, ove non derogate ed in quanto compatibili, anche alle
categorie di enti del Terzo settore che hanno una disciplina particolare.

2. Per quanto non previsto dal presente Codice, agli enti del Terzo settore si applicano, in quanto compatibili,
le norme del Codice civile e le relative disposizioni di attuazione.

3. Salvo quanto previsto dal Capo II del Titolo VIII, le disposizioni del presente Codice non si applicano agli
enti di cui al decreto legislativo 17 maggio 1999, n. 153.

36
Titolo II

DEGLI ENTI DEL TERZO SETTORE IN GENERALE

Art. 4

Enti del Terzo settore

1. Sono enti del Terzo settore le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti
filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso,
le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle
società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale
mediante lo svolgimento, in via esclusiva o principale, di una o più attività di interesse generale in forma di
azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio
di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore.

2. Non sono enti del Terzo settore le amministrazioni pubbliche di cui all'articolo 1, comma 2, del decreto
legislativo 30 marzo 2001, n. 165, le formazioni e le associazioni politiche, i sindacati, le associazioni
professionali e di rappresentanza di categorie economiche, le associazioni di datori di lavoro, nonché gli
enti sottoposti a direzione e coordinamento o controllati dai suddetti enti, ad esclusione dei soggetti operanti
nel settore della protezione civile alla cui disciplina si provvede ai sensi dell'articolo 32, comma 4. Sono
esclusi dall'ambito di applicazione del presente comma i corpi volontari dei vigili del fuoco delle Province
autonome di Trento e di Bolzano e della Regione autonoma della Valle d'Aosta. […].

3. Agli enti religiosi civilmente riconosciuti le norme del presente decreto si applicano limitatamente allo
svolgimento delle attività di cui all'articolo 5, a condizione che per tali attività adottino un regolamento, in
forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata, che, ove non diversamente previsto ed in ogni caso nel
rispetto della struttura e della finalità di tali enti, recepisca le norme del presente Codice e sia depositato nel
Registro unico nazionale del Terzo settore. Per lo svolgimento di tali attività deve essere costituito un
patrimonio destinato e devono essere tenute separatamente le scritture contabili di cui all'articolo 13.

Art. 5

Attività di interesse generale

1. Gli enti del Terzo settore, diversi dalle imprese sociali incluse le cooperative sociali, esercitano in via
esclusiva o principale una o più attività di interesse generale per il perseguimento, senza scopo di lucro, di
finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale. Si considerano di interesse generale, se svolte in conformità
alle norme particolari che ne disciplinano l'esercizio, le attività aventi ad oggetto:

a) interventi e servizi sociali ai sensi dell'articolo 1, commi 1 e 2, della legge 8 novembre 2000, n. 328, e
successive modificazioni, e interventi, servizi e prestazioni di cui alla legge 5 febbraio 1992, n. 104, e alla legge
22 giugno 2016, n. 112, e successive modificazioni;

b) interventi e prestazioni sanitarie;

c) prestazioni socio-sanitarie di cui al decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 14 febbraio 2001,
pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 129 del 6 giugno 2001, e successive modificazioni;

37
d) educazione, istruzione e formazione professionale, ai sensi della legge 28 marzo 2003, n. 53, e successive
modificazioni, nonché le attività culturali di interesse sociale con finalità educativa;

e) interventi e servizi finalizzati alla salvaguardia e al miglioramento delle condizioni dell'ambiente e


all'utilizzazione accorta e razionale delle risorse naturali, con esclusione dell'attività, esercitata abitualmente,
di raccolta e riciclaggio dei rifiuti urbani, speciali e pericolosi, nonché alla tutela degli animali e prevenzione
del randagismo, ai sensi della legge 14 agosto 1991, n. 281;

f) interventi di tutela e valorizzazione del patrimonio culturale e del paesaggio, ai sensi del decreto legislativo
22 gennaio 2004, n. 42, e successive modificazioni;

g) formazione universitaria e post-universitaria;

h) ricerca scientifica di particolare interesse sociale;

i) organizzazione e gestione di attività culturali, artistiche o ricreative di interesse sociale, incluse attività,
anche editoriali, di promozione e diffusione della cultura e della pratica del volontariato e delle attività di
interesse generale di cui al presente articolo;

j) radiodiffusione sonora a carattere comunitario, ai sensi dell'articolo 16, comma 5, della legge 6 agosto
1990, n. 223, e successive modificazioni;

k) organizzazione e gestione di attività turistiche di interesse sociale, culturale o religioso;

l) formazione extra-scolastica, finalizzata alla prevenzione della dispersione scolastica e al successo scolastico
e formativo, alla prevenzione del bullismo e al contrasto della povertà educativa;

m) servizi strumentali ad enti del Terzo settore resi da enti composti in misura non inferiore al settanta per
cento da enti del Terzo settore;

n) cooperazione allo sviluppo, ai sensi della legge 11 agosto 2014, n. 125, e successive modificazioni;

o)attività commerciali, produttive, di educazione e informazione, di promozione, di rappresentanza, di


concessione in licenza di marchi di certificazione, svolte nell'ambito o a favore di filiere del commercio equo
e solidale, da intendersi come un rapporto commerciale con un produttore operante in un'area economica
svantaggiata, situata, di norma, in un Paese in via di sviluppo, sulla base di un accordo di lunga durata
finalizzato a promuovere l'accesso del produttore al mercato e che preveda il pagamento di un prezzo equo,
misure di sviluppo in favore del produttore e l'obbligo del produttore di garantire condizioni di lavoro sicure,
nel rispetto delle normative nazionali ed internazionali, in modo da permettere ai lavoratori di condurre
un'esistenza libera e dignitosa, e di rispettare i diritti sindacali, nonché di impegnarsi per il contrasto del
lavoro infantile;

p) servizi finalizzati all'inserimento o al reinserimento nel mercato del lavoro dei lavoratori e delle persone di
cui all'articolo 2, comma 4, del decreto legislativo recante revisione della disciplina in materia di impresa
sociale, di cui all'articolo 1, comma 2, lettera c), della legge 6 giugno 2016, n. 106;

q) alloggio sociale, ai sensi del decreto del Ministero delle infrastrutture del 22 aprile 2008, e successive
modificazioni, nonchè ogni altra attività di carattere residenziale temporaneo diretta a soddisfare bisogni
sociali, sanitari, culturali, formativi o lavorativi;

r) accoglienza umanitaria ed integrazione sociale dei migranti;

38
s) agricoltura sociale, ai sensi dell'articolo 2 della legge 18 agosto 2015, n. 141, e successive modificazioni;

t) organizzazione e gestione di attività sportive dilettantistiche;

u) beneficenza, sostegno a distanza, cessione gratuita di alimenti o prodotti di cui alla legge 19 agosto 2016,
n. 166, e successive modificazioni, o erogazione di denaro, beni o servizi a sostegno di persone svantaggiate
o di attività di interesse generale a norma del presente articolo;

v) promozione della cultura della legalità, della pace tra i popoli, della nonviolenza e della difesa non armata;

w) promozione e tutela dei diritti umani, civili, sociali e politici, nonché dei diritti dei consumatori e degli
utenti delle attività di interesse generale di cui al presente articolo, promozione delle pari opportunità e delle
iniziative di aiuto reciproco, incluse le banche dei tempi di cui all'articolo 27 della legge 8 marzo 2000, n. 53,
e i gruppi di acquisto solidale di cui all'articolo 1, comma 266, della legge 24 dicembre 2007, n. 244;

x) cura di procedure di adozione internazionale ai sensi della legge 4 maggio 1983, n. 184;

y) protezione civile ai sensi della legge 24 febbraio 1992, n. 225, e successive modificazioni;

z) riqualificazione di beni pubblici inutilizzati o di beni confiscati alla criminalità organizzata.

2. Tenuto conto delle finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale di cui all'articolo 1, comma 1, della legge
6 giugno 2016, n. 106, nonché delle finalità e dei principi di cui agli articoli 1 e 2 del presente Codice, l'elenco
delle attività di interesse generale di cui al comma 1 può essere aggiornato con decreto del Presidente del
Consiglio dei ministri da adottarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400 su
proposta del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto con il Ministro dell'economia e delle
finanze, previa intesa in sede di Conferenza Unificata, acquisito il parere delle Commissioni parlamentari
competenti, che si esprimono entro trenta giorni dalla data di trasmissione del decreto, decorsi i quali
quest'ultimo può essere comunque adottato.

Art. 6

Attività diverse

1. Gli enti del Terzo settore possono esercitare attività diverse da quelle di cui all'articolo 5, a condizione che
l'atto costitutivo o lo statuto lo consentano e siano secondarie e strumentali rispetto alle attività di interesse
generale, secondo criteri e limiti definiti con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di
concerto con il Ministro dell'economia e delle finanze, da adottarsi ai sensi dell'articolo 17, comma 3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, sentita la Cabina di regia di cui all'articolo 97, tenendo conto dell'insieme delle
risorse, anche volontarie e gratuite, impiegate in tali attività in rapporto all'insieme delle risorse, anche
volontarie e gratuite, impiegate nelle attività di interesse generale.

39
Art. 7

Raccolta fondi

1. Per raccolta fondi si intende il complesso delle attività ed iniziative poste in essere da un ente del Terzo
settore al fine di finanziare le proprie attività di interesse generale, anche attraverso la richiesta a terzi di
lasciti, donazioni e contributi di natura non corrispettiva.

2. Gli enti del Terzo settore, possono realizzare attività di raccolta fondi anche in forma organizzata e
continuativa, anche mediante sollecitazione al pubblico o attraverso la cessione o erogazione di beni o servizi
di modico valore, impiegando risorse proprie e di terzi, inclusi volontari e dipendenti, nel rispetto dei principi
di verità, trasparenza e correttezza nei rapporti con i sostenitori e il pubblico, in conformità a linee guida
adottate con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, sentiti la Cabina di regia di cui all'articolo
97 e il Consiglio nazionale del Terzo settore.

Art. 8

Destinazione del patrimonio ed assenza di scopo di lucro

1. Il patrimonio degli enti del Terzo settore, comprensivo di eventuali ricavi, rendite, proventi, entrate
comunque denominate è utilizzato per lo svolgimento dell'attività statutaria ai fini dell'esclusivo
perseguimento di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale.

2. Ai fini di cui al comma 1, è vietata la distribuzione, anche indiretta, di utili ed avanzi di gestione, fondi e
riserve comunque denominate a fondatori, associati, lavoratori e collaboratori, amministratori ed altri
componenti degli organi sociali, anche nel caso di recesso o di ogni altra ipotesi di scioglimento individuale
del rapporto associativo.

3. Ai sensi e per gli effetti del comma 2, si considerano in ogni caso distribuzione indiretta di utili:

a) la corresponsione ad amministratori, sindaci e a chiunque rivesta cariche sociali di compensi individuali


non proporzionati all'attività svolta, alle responsabilità assunte e alle specifiche competenze o comunque
superiori a quelli previsti in enti che operano nei medesimi o analoghi settori e condizioni;

b) la corresponsione a lavoratori subordinati o autonomi di retribuzioni o compensi superiori del quaranta


per cento rispetto a quelli previsti, per le medesime qualifiche, dai contratti collettivi di cui all'articolo 51 del
decreto legislativo 15 giugno 2015, n. 81, salvo comprovate esigenze attinenti alla necessità di acquisire
specifiche competenze ai fini dello svolgimento delle attività di interesse generale di cui all'articolo 5, comma
1, lettere b), g) o h);

c) l'acquisto di beni o servizi per corrispettivi che, senza valide ragioni economiche, siano superiori al loro
valore normale;

d) le cessioni di beni e le prestazioni di servizi, a condizioni più favorevoli di quelle di mercato, a soci, associati
o partecipanti, ai fondatori, ai componenti gli organi amministrativi e di controllo, a coloro che a qualsiasi
titolo operino per l'organizzazione o ne facciano parte, ai soggetti che effettuano erogazioni liberali a favore
dell'organizzazione, ai loro parenti entro il terzo grado ed ai loro affini entro il secondo grado, nonché alle
società da questi direttamente o indirettamente controllate o collegate, esclusivamente in ragione della loro
qualità, salvo che tali cessioni o prestazioni non costituiscano l'oggetto dell'attività di interesse generale di
cui all'articolo 5;

40
e) la corresponsione a soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari autorizzati, di interessi
passivi, in dipendenza di prestiti di ogni specie, superiori di quattro punti al tasso annuo di riferimento. Il
predetto limite può essere aggiornato con decreto del Ministro del lavoro e delle politiche sociali, di concerto
con il Ministro dell'economia e delle finanze.

Art. 9

Devoluzione del patrimonio in caso di scioglimento

1. In caso di estinzione o scioglimento, il patrimonio residuo è devoluto, previo parere positivo dell'Ufficio di
cui all'articolo 45, comma 1, e salva diversa destinazione imposta dalla legge, ad altri enti del Terzo settore
secondo le disposizioni statutarie o dell'organo sociale competente o, in mancanza, alla Fondazione Italia
Sociale […].

[omissis]

Art. 11

Iscrizione

1. Gli enti del Terzo settore si iscrivono nel registro unico nazionale del Terzo settore ed indicano gli estremi
dell'iscrizione negli atti, nella corrispondenza e nelle comunicazioni al pubblico.

2. Oltre che nel registro unico nazionale del Terzo settore, gli enti del Terzo settore che esercitano la propria
attività esclusivamente o principalmente in forma di impresa commerciale sono soggetti all'obbligo
dell'iscrizione nel registro delle imprese.

3. Per le imprese sociali, l'iscrizione nell'apposita sezione del registro delle imprese soddisfa il requisito
dell'iscrizione nel registro unico nazionale del Terzo settore.

[omissis]

41