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LEZIONE 5-FONDAMENTI DI MEDICINA DEL LAVORO-29/04/2021

RISCHI LEGATI ALL'APPARATO MUSCOLO-SCHELETRICO

I rischi legati all'apparato muscolo-scheletrico insieme all'ipocusia da rumore e alle patologie


stress correlate sono tra le più frequenti riportate dai lavoratori, non solo da coloro che fanno
lavori pesanti ma anche nel settore amministrativo dove, ovviamente, più che un problema di
movimentazione e carichi dove i sintomi e i segni lamentati dai lavoratori sono più legati a
posture incongrue quindi posizioni di lavoro non ergonomiche e quant'altro che sono state
evidenziate particolarmente in quest'epidemia.

MOVIMENTAZIONE MANUALE DEI CARICHI

Come al solito ci rifacciamo alla nostra bibbia cioè il decreto del 2008, anche qui abbiamo un titolo
dedicato a questo tipo di rischio specifico e definire in modo esaustivo tutti i tipi di movimenti,
attività , mansioni specifiche che vanno a costituire un rischio specifico per la movimentazione
manuale dei carichi è impensabile, in quanto il corpo umano può fare un'infinità di movimenti
soprattutto dal punto di vista degli arti superiori e quindi andare a definire i rischi specifici ma
anche andare a dare delle limitazioni e delle prescrizioni per questo specifico tipo di rischio è
molto complesso; perché andare a calibrare le attività che un dipendente può o non può fare in
base alle sue condizioni di salute specifiche non è sempre così facile, in quanto in un movimento
complesso diversi distretti contemporaneamente vengono coinvolti.
Quindi anche se magari può esserci un problema, per esempio, la rachide-lombare a livello di
una particolare vertebra, facciamo il caso della classica L4-L5, se poi una mansione specifica del
lavoratore che magari non comporta il piegamento del rachide-lombare ma solamente una
torsione del dorso per prendere degli oggetti a livello delle spalle, io dovrò considerare, nella mia
mente, la possibilità di una sollecitazione a livello della vertebra interessata e limitare il dipendente
a quel tipo di movimento.
Quindi ogni qual volta come medico competente ospedaliero, il classico esempio l'OSS o anche
l'infermiere che lamenta ...... (non si capisce) più o meno protuse al canale midollare con più o
meno impeachment e quindi sofferenza radicolare secondaria, per me è molto difficile dare delle
limitazioni, e questo significa che anche se uno non vorrebbe, deve dare delle limitazioni all'attività
in toto in quanto non si possono limitare i singoli movimenti che fanno parte di quell'attività
lavorativa. E questo è un peccato, perché magari è possibile fare tutti gli altri movimenti tranne
quello però andarli poi a calibrare all'interno della mansione specifica diventa veramente ingestibile
sia per il datore di lavoro che per il dipendente.
Quindi vi ho messo già in un contesto di complessità che è veramente difficile da gestire,
prevenire e anche da limitare e prescrivere all'interno della sorveglianza sanitaria, e quindi a
volte si preferisce escludere certi tipi di attività per non incorrere in quella minuziosa valutazione di
tutti i possibili movimenti che quell'attività comporta.
Ovviamente le operazioni sono quelle più disparate, il trasporto di carichi, il sostegno di carichi
con tutto ciò che comporta in relazione al peso del carico sollevato e in tutte queste immaginine
che vi faccio vedere (vedi slides lezione 4 dalla 7 alla 12) nella vostra mente dovete scomporre
questi movimenti in forze di attrito statico-dinamico che vanno ad agire sul sistema uomo-
donna e soprattutto sul sistema muscolo-scheletrico (molto spesso sul rachide-lombare) che è
il punto debole della nostra colonna vertebrale, in quanto l'uomo non è nato per essere bipede e
questo ci ha condizionato poi nel trovare l'equilibrio nell'evoluzione umana, comportando dei
compromessi evoluzionistici, i quali li ha pagati il rachide-lombare. E infatti ecco perché è
spesso sede di arniazioni, proprio perché è l'anello debole della nostra capacità di muoverci in
posizione eretta. Ogni qual volta un dipendente viene e mi dice “questa è la mia attività” nella mia
testa devo fare questo tipo di schemini e ovviamente mi posso aiutare attraverso la consultazione
del documento della valutazione del rischio dove sono indicati i rischi specifici per quel tipo di
mansione specifica o per quel particolare comparto e quindi metteranno più o meno allerta su
quanto è a rischio il dipendente.
In questo caso è il risk assessment che ci salva, cioè andare a valutare sul posto di lavoro, con
un sopralluogo e con strumenti e misurazioni oggettive, o comunque standardizzate e riconosciute
come valide, quelli che sono i rischi in gioco ci salva durante la sorveglianza sanitaria. Perché se
io so che in quel reparto ci sono 10 ausili a disposizione piuttosto che c'è il corso di formazione
e informazione che hanno fatto tutti piuttosto che alla fine la movimentazione dei pazienti si riduce
a 2 al giorno (esempio estremo) è ovvio che se poi viene un dipendente e mi dice “guardi che la
mia ernia con impronta sul sacco durale dipende dall'eccesso di carico di lavoro e
movimentazione carichi dei pazienti che ho nel mio turno lavorativo” posso dire “mi scusi ma le
evidenze non supportano quello che lei sta dicendo”. Se tutto quello che ho detto non è stato fatto
in quel particolare reparto o unità lavorativa, io posso solo immaginare nella mia testa questi
schemini e rifarmi a quello che il lavoratore mi riporta ma è un risk assessment debole, non
accurato non preciso che magari porta a dare delle indicazioni e delle prescrizioni che non sono
supportate dalle evidenze che erano inappropriate. Quindi, se è possibile, è sempre cosa buona e
giusta rifarsi al documento di valutazione del rischio e se manca il risk assessment per quel rischio
specifico chiedere a chi è preposto a fare queste cose di fornire tali dati.

RISCHIO DA SOVRACCARICO BIOMECCANICO

Se andiamo a vedere i dati, la letteratura per il distretto collo-spalla e arto superiore è evidente
che il movimento ripetitivo è il fattore più a rischio e la velocità con cui si compiono tali movimenti
ripetitivi, perché se io devo fare un movimento ripetitivo però a ripetizione di uno all'ora è diverso
da uno ogni 5 secondi perché non si ha la possibilità di avere il cosiddetto “periodo di recupero”.
Questo periodo di recupero per il distretto muscolare, articolare e tendineo è importantissimo in
quanto io posso anche sottoporre a sofferenza temporanea un tessuto, ma se io non do a questo
tessuto la possibilità di riprendersi con un sufficiente periodo di riposo l'infiammazione da acuta
diventerà cronica e da cronica diventerà lesiva per il tessuto o l'organo in questione; quindi
arrivando a dei punti di non ritorno a cui solo un chirurgo potrà dare soluzione.
Quali sono i distretti interessati?
Qualsiasi, non c'è un distretto del nostro corpo che non possa essere a rischio. Ovviamente le
grandi articolazioni essendo più morbide sono quelle che possono essere a maggior rischio ma,
basti pensare alle articolazioni del polso, della mano e delle dita, capiamo che non è la dimensione
a fare la differenza e ovviamente tutte le strutture quindi dai nervi ai tendini ai muscoli alle ossa.

Quali sono gli obblighi del datore di lavoro?

Sicuramente informazione e formazione, ovviamente se nessuno mi ha mai insegnato come ci si


piega/come si fa squat in modo corretto poi non possiamo lamentarci che il lavoratore non lo
faccia. Sicuramente l'obbligo che tutti i dipendenti facciano un corso di formazione e informazione
e ci sono anche dei periodici refresh a riguardo, anche perché poi la forza può aggiungersi di forza
nuova e quindi è sempre importante anche per chi è da molto tempo lì fare delle sessioni di
refresh. E poi mettere un'organizzazione in atto che impedisca che ci siano questi pericoli perché
la prevenzione primaria ci salva da tutto il resto. Perciò la turnazione, calcolare quanti pazienti
un OSS può gestire in sicurezza, fare delle turnazioni che siano non solo efficaci ed efficienti per la
mole di lavoro ma anche per la pressione sulla salute di chi deve gestire questi pazienti. E poi solo
alla fine si può considerare il discorso ausili sì o no, la presenza di ausili non deve essere presa
come una specie di giustificazione a non fare tutto il resto. Perciò non pensate che il DPII in tutte le
sue manifestazioni più o meno epidemiologiche assicuri la sicurezza del lavoratore, quello è
proprio l'ultima risorsa e poi la sorveglianza sanitaria per chi è esposto a rischi, perché poi
comunque possono succedere gli infortuni, gli incidenti anche al di fuori dell'attività lavorativa. Se
uno si va a schiantare con la macchina e si rompe tutto, quindi totalmente non correlato al lavoro,
è compito mio nella sorveglianza sanitaria dire “ok questa persona non può più fare attività di
movimentazione manuale dei carichi”. Non è sempre e solo una questione di prevenire gli infortuni
e le malattie sui luoghi di lavoro, purtroppo a volte queste persone si fanno di tutto e di più fuori dal
luogo di lavoro e allora il mio compito è fare in modo che le condizioni di salute alterate del
lavoratore per cause esterne poi si adattino alla mansione specifica quindi è sempre un discorso
bidirezionale.
Questi sono i pesi massimi raccomandati per l'uomo e la donna, perché per quanto i movimenti
abbiano l'estremo supporto del fatto che uomo e donna siano identici però su alcune componenti
muscolo-scheletriche non siamo perfettamente uguali ma ci sono dei limiti proprio fissati per
legge e la donna in gravidanza fino ai 7 mesi dopo il parto non può essere adibita a trasporto
sollevamento pesi proprio per proteggere la donna in gestazione.

Anche il carico, al di là del peso massimale, deve avere anche certe caratteristiche, come la forma
del carico, proprio le caratteristiche di prensibilità del carico perché se è fatto in un modo che
non può essere preso in modo stabile sicuro senza disconfort per il dipendente, perché se
facciamo una cosa scivolosa senza manici magari gli può cadere sul piede anche se avesse
scarpe anti infortunistiche questo sarebbe inaccettabile. Perciò, mi raccomando, proprio la qualità,
la forma e la posizione del carico è importantissima.

E lo sforzo non dev'essere eccessivo, se anche non si supera il peso massimo ma io so che quel
lavoratore o quella lavoratrice per problemi suoi intrinsechi (una grave scoliosi, un'incidente
precedente qualunque cosa) non ce la fa a sollevare un carico se pur rientra nel peso massimo
comporterebbe uno sforzo eccessivo va eliminato (ad esempio patologie cardiovascolari), ci sono
tantissimi motivi per cui anche se non si supera il peso massimo possiamo decidere che quel
lavoratore non può sollevare carichi.

E poi ovviamente l'ambiente, se io pretendo che un lavoratore si muova con una certa frequenza,
una certa intensità e una certa velocità devo dargli un ambiente di lavoro in cui questo possa
essere fatto in sicurezza, quindi il pavimento non deve creare rischi di cadute, perciò non bisogna
soffermarsi ai lavoratori, agli ausili ma proprio anche all'ambiente di lavoro in cui questi movimenti
sono richiesti; deve essere sempre fatto tutto in sicurezza. Perciò niente spigoli, niente ambienti
sdrucciolevoli, avere l'ampiezza del range di movimenti perché se io devo fare una torsione del
busto però poi vicino a me c'è qualcosa di spigoloso in cui vado a sbattere allora capite che è
inutile mettere il peso massimo, gli ausili e quelle cose lì. Quindi ci vuole proprio un ragionamento
a 360°.
E, come vi dicevo, l'organizzazione del lavoro durante la quale non si può pretendere che ci
siano 20 movimentazioni al minuto, bisogna quindi organizzare il lavoro in modo tale che ci siano
un numero sufficiente di pause per non sovraccaricare il sistema muscolo-scheletrico e rendere
quel tipo di attività in sicurezza.

Le patologie che sono associate a questi tipi di rischi specifici interessano muscoli tendinei e
nervi che sono un gruppo di disturbi molto variegati. Però in alcuni incide di più la postura, in
alcuni la ripetitività e il ritmo del lavoro o la forza di movimenti, mentre in altri sono più
interessati fattori esterni (ad esempio l'esposizione a vibrazioni ad alta frequenza piuttosto che la
temperatura) e in altri ancora addirittura fattori psico-sociali come la mancanza di controllo nel
proprio lavoro, il fatto che sia un lavoro monotono e addirittura lo stress che può agire
sull'apparato muscolo-scheletrico.
I lavori che sono interessati, come vi ho già detto prima, è impossibile classificarli tutti però
l'operaio della catena di montaggio potete immaginare che tipi di sollecitazioni al distretto
mano-braccia in particolare ipicondiliti, borsiti della spalla potrà aver avuto.
Oggi come oggi l'industria pesante in Italia sta scomparendo tranne poche eccezioni, però è vero
che nella metalmeccanica, nell'edilizia ma anche semplicemente l'idraulico che viene a casa o
il carpentiere è sollecitato e quindi questi sono i lavori più a rischio.
Però ce ne sono altri che non sono così immediatamente collegati come gli sportivi o
semplicemente i lavoratori in agricoltura, chi lavora sui mezzi di trasporto o addirittura
l'amministrativo. Quindi non pensate necessariamente all'operaio della catena di montaggio ma
cercate di andare a valutare tutte le possibili mansioni dove una sollecitazione all'apparato
muscolo-scheletrico può intervenire in vario modo e forma.

CONCETTO DI FATICA MUSCOLARE

Quand'è che si ha una lesione del muscolo?


Se io vado a fare una partita a tennis, a meno che non abbia un infortunio, quindi c'è una causa
violenta ad alto impatto concentrata nel tempo; invece la malattia necessita di una causa
scatenante che ha agito nel tempo. Perciò nella materia giuridica medico legale della medicina
del lavoro le 2 sono nettamente distinte.
Io qui sto trattando più che altro le malattie quindi quello che per generarsi ha necessitato di
un'esposizione prolungata nel tempo ai fattori causativi; e questo significa che le malattie che
poi sono state prodotte erano totalmente evitabili. Perché se io vi dico che fra l'insorgere di uno
stiramento o addirittura la rottura di un tendine o di un muscolo se non è stato per causa
violenta (esempio: gli cade addosso un camion non ci si può fare nulla) ma se noi sappiamo che le
malattie derivano da esposizione a fattori collettivi prolungati nel tempo questo vuol dire che si ha
avuto tutto il tempo per evitarlo ed è quindi un fallimento totale perché i lavoratori devono essere
protetti in quanto se io non do tempo al muscolo di recuperare l'acido lattico dovuto a tutti quei
danni da infiammazione cronica poi è ovvio che quei dolori da acuti diventeranno cronici e da
cronici a lesivi fino alla rottura delle fibre. E vi assicuro che le fibre muscolari non si recuperano più
cioè, una volta che si rompono le fibre muscolari, quello che poi avremo è una bella cicatrice e se
c'è una cicatrice in un muscolo quello non funzionerà più e si avranno una serie di disabilità.
La stessa cosa per quanto riguarda i tendini, dove più che la frequenza e l'intensità molto spesso
è la ripetitività il problema, perché i tendini sono un po' delle corde che fanno scivolare i nostri
muscoli che se si continuano a tirare in modo eccessivo poi si spezzano.

Esistono due tipi di tendini, quelli che hanno le guaine e quelli che non le hanno. Quelli che hanno
le guaine hanno un liquido lubrificante che serve per far scivolare le strutture ed evitare che questi
movimenti ripetuti e i traumi che ne derivano non portino a eccessive infiammazioni e a danno. Il
muscolo della spalla non ha le guaine.
Se non facciamo quell’organizzazione del lavoro di cui si è parlato in precedenza, arriveranno i
dipendenti con delle stenosinoviti, cioè infiammazioni dei tendini e cisti dovuti alla ripetitività dei
movimenti.
Ben più complesso è il concetto delle grandi articolazioni (es. borsiti), perché essendo più mobili
sono più difficili da controllare e molto più vulnerabili; molto spesso dalla borsite si passa alla
frozen shoulder (spalla con calcificazione a cui molto spesso si deve ricorrere all’intervento
chirurgico), con forti limitazioni nei movimenti di intra ed extra rotazione e abduzione e adduzione
degli arti superiori.

La terza componente sono i nervi (1.muscoli 2.tendini e 3.nervi), i quali sono contenuti e protetti in
queste strutture muscolo-tendinee, perché i nervi sono la parte più delicata che abbiamo e che
quindi il nostro organismo cerca di nascondere e proteggere, però è ovvio che se le strutture vicine
si infiammano, vanno anche ad agire sulle strutture nervose.
La classica situazione è il tunnel carpale: quindi abbiamo il nostro nervo della mano che va a
infiammarsi e ledersi, provocando grande dolore, perché una volta che un nervo si danneggia, lo
sarà per sempre e non lo si recupererà più. Inizia con la classica situazione di formicolio, magari la
mattina quando ci si sveglia e poi pian piano questo formicolio dall’essere solo transitorio diventa
sempre più frequente fino a diventare persistente e continuo e da lì in poi si perde la sensibilità e si
può arrivare a delle situazioni di ipotrofismo con necrosi dei tessuti ulnari che necessitano, talvolta,
anche dell’amputazione delle dita se non ci si ferma prima. E ovviamente vicino ai nervi ci sono le
arterie e le vene, quindi prima che sussista questa situazione, un campanello d’allarme che ci può
aiutare nella diagnosi precoce sono fenomeni vascolari di angioneurosi.
Un fattore di rischio frequentemente coinvolto sono le vibrazioni ad alta frequenza, cioè quelle
che superano i 20 Hz, la tipica situazione è l’operaio edile che usa il martello pneumatico piuttosto
che il giardiniere che usa il falcia erba o lo smerigliatore... tutto quello che ruota, percuote o vibra
ad altissima frequenza può generare la “hand-arm vibration syndrome” che va a ledere le
strutture degli arti superiori. Un modo per fare diagnosi precoce è andare a identificare dei
fenomeni che siano pre danno neuronale, un classico esempio è il fenomeno di Raynaud, che va
distinto da quello da patologie autoimmuni (come la sclerosi sistemica o altre connetivopatie), si
presenta con lo sbiancamento delle dita dovuto a temperature molto basse a cui seguono due fasi:
la fase cianotica con le dita blu, perché nel vaso spasmo arteriolare abbiamo poi infarcimento di
tipo ipercapnico del sangue venoso e quando si ha di nuovo l’espansione arteriolare segue la fase
iperemica, quindi le dita invece che blu sono rosse per il ritorno di botto del sangue arteriolare
ossigenato. Se non riusciamo a intervenire in questa fase, quello che può accadere è il danno a
livello neurologico, dove non saranno più interessate le strutture vascolari ma tendinee,
osteartrosiche e neuronali. Ovviamente a seconda del distretto del nervo, andremo a incitare con
delle manovre semiologiche quelli che sono i distretti interessati. Chiaramente ci vuole anche buon
senso, bisogna trovare anche una corrispondenza del soggetto rispetto al suo lavoro, attuando un
lavoro di investigazione.
Lo stress test: osservazione del fenomeno di Raynaud per sollecitare l’angioneurosi, mettendo le
mani del lavoratore nel ghiaccio per 5 minuti (il test va sospeso prima laddove si inciti prima il
fenomeno dell’angioneurosi), è controindicato in pazienti che abbiano fattori cardiovascolari.
Maggiore è l’estensione dello sbiancamento, maggiore è il danno a livello del nervo ulnare,
purtroppo ci sono stati dei casi in cui è stata necessaria l’amputazione per fenomeni di
degenerazione di distrofia a livello prossimale. Durante la radiografia possono emergere dei
fenomeni di vacuolizzazione psudo-cistiche, determinate da scarso trofismo a livello del metacarpo
dovuto all’alterazione del sistema vascolare.
E’ essenziale fare una buona anamnesi medica e anche andare poi a investigare nel dettaglio le
attività specifiche del lavoratore, quindi se utilizza strumenti ad alta vibrazione, quante volte in una
giornata, in una settimana, in un mese, in un anno, da quanti anni, se ci sono o no le pause…

Ci sono delle manovre particolari, come la manovra di Phalen&Tinel per incitare, nel caso di
compressione del nervo mediale ulnare, quei sintomi che sono riportati dal lavoratore, poi c’è la
dismografia, in cui si valuta l’ampiezza del polso capillare a livello di tutti e 10 le dita, prima e
dopo prova termica (cold stressed), dopo la prova termica si ha la completa soppressione
dell’onda per effetto delle 3 fasi della sindrome di Raynaud (in questo caso siamo nella 2 fase).

Un’altra manifestazione è la cosiddetta contrattura di Depuytren, definita come “il saluto del
papa” o “la posizione dell’ostetrica”, il motivo è che ormai abbiamo completamente la ritrazione
della fascia palmare, totalmente fibrotica e contratta, nella prima fase con la contrazione del dito
anulare, ma poi progredisce nella malattia e si passa dall’anulare al mignolo (fase tardiva), quando
insorge la fibrosi potrà intervenire solo il chirurgo che andrà a ripulire la fascia palmare dal
processo fibrotico per liberare quanto possibile le dita da questa contrattura che ormai è diventata
fissa, il fatto che sia fissa si può dimostrare con il table top test, cioè chiedo al lavoratore di mettere
la mano sul tavolo, se non riesce vuol dire che la contrattura ormai è fissa e irreversibile. Questo
processo chiaramente non avviene in un giorno, questo vuol dire che in tutto questo tempo è
mancato qualcuno che consentisse all’operatore di non essere sottoposto al rischio specifico.

Un’altra situazione è la tenosinovite di Quervain: movimento caratterizzato da flessione con


deviazione ulnare del polso, non viene svolto molto frequentemente dal lavoratore, però è anche
vero che può succedere, per esempio in chi usa il cacciavite soprattutto con applicazione di forza.
Scendiamo nel corpo umano, e andiamo al famoso mal di schiena, tra i più comuni, perché non ci
sono solo fattori direttamente connessi al peso, alla frequenza, alla ripetitività, ma anche fattori
individuali e psicosociali (poco controllo dell’attività lavorativa). A noi interessa individuare i casi
seri, in cui c’è un danno d’organo. In questo caso parliamo di Red flags quando è associato a
fattori psicosociali o legati all’organizzazione del lavoro e sono necessari esami aggiuntivi per
escludere cause organiche serie come febbre inspiegabile, dolore toracico, perdita di peso non
dovuto alla dieta, disfunzione nella minzione e nella defecazione o nella funzione sessuale, disturbi
della deambulazione…
L’esposizione a corpo intero (es. gruisti, trattoristi) avviene con quei mezzi meccanici che
provocano una sollecitazione a corpo intero e sono di conseguenza a rischio di arniazioni.

Le osteoartriti: il compito di un medico competente è quello di andare a discernere quella che è


una normale degenerazione artritica, che tutti prima o poi avremo con il tempo perché purtroppo la
cartilagine non si riforma; a noi interessa evitare quella componente di osteoartrosi che è
totalmente associata a fattori su posto di lavoro e in quanto tale evitabile. Anche qui i lavori sono
tra i più disparati, dagli sportivi ai piastrellisti…
Laddove non stiamo parlando di un infortunio ma di una malattia, vuol dire che abbiamo avuto tutto
il tempo del mondo di andare a salvaguardare la salute del lavoratore (fase reversibile), se si arriva
all’ultima fase, è una sconfitta che comporterà a una diminuzione di performance del lavoratore,
che può essere sia specifica che generica e addirittura l’abbiamo reso disabile, con costi individuali
per la società che potevano essere totalmente evitabili se avessimo agito durante la fase ancora
reversibile, o addirittura in quella di prevenzione primaria.

Perdiamo tutti in questi casi, soprattutto a livello economico. Ma perdiamo anche un lavoratore che
magari sapeva fare “solo” lui certe mansioni specifiche che abbiamo perso per sempre.
Quindi è importante la prevenzione primaria, e per chi è sottoposto a rischio anche la prevenzione
secondaria.
Come si può intervenire?
Meccanizzazione di tutto quello che può essere meccanizzato (devono essere gli ingegneri a darci
una mano), organizzazione del lavoro (turni che diano la possibilità di sufficienti periodi di riposo
consentendo il recupero fisico e psichico), disegno del luogo di lavoro che sia sano e sicuro (non
serve mettere mille ausili se il lavoratore si rompe il coccige cadendo perché c’era l’acqua nel
pavimento), formazione e informazione periodici.

E’ vero che la responsabilità è del datore di lavoro, ma siamo tutti responsabili (RLS, ECC…),
anche il lavoratore deve fare la sua parte visto che gli vengono forniti i mezzi di istruzione e
informazione. Tutti gli attori in gioco sono ugualmente responsabili e partecipativi di questo sistema
della prevenzione e della sicurezza, perché se solo un anello della catena è debole il sistema non
funziona.

Nel DLgs 81/2008 ci sono i limiti di esposizione dei valori di azione che interessano in particolare le
vibrazioni, quindi per il sistema mano-braccio abbiamo un valore limite di esposizione giornaliero di
8 ore di lavoro pesato in 5 m/s2, parliamo di s2 perché qua si vanno a misurare accelerazioni; per il
valore d’azione siamo più o meno a 2,5 m/ss.
Laddove siamo a un valore d’esposizione massimale dobbiamo proprio mettere in atto degli
interventi tecnici organizzativi che risolvano il problema, a quel punto non è più un discorso di
proteggere il lavoratore ma c’è qualcosa nel lavoro di malato che va eliminato, esempio l’utilizzo di
un martello pneumatico del 1915-1918 che va sostituito.
Lo stesso decreto interviene per le vibrazioni a corpo intero il cui valore del limite di esposizione è
1 m/s2 e il valore d’azione giornaliero 0,5 m/s 2, e anche qua l’intervento può essere per esempio
quello di sostituire un bus vecchio perché non ha più gli ammortizzatori funzionanti e considerando
le numerose buche stradali il conducente sobbalzava ad ogni buca.
La differenza tra lista 1 e lista 2 è la probabilità di causa occupazionale. La lista 1 ci dice che c’è
un’elevata probabilità che quelle patologie che abbiamo riscontrato in precedenza, se intervenute
in lavoratori con quei tipi sollecitazioni e disposizioni per un sufficiente periodo di tempo, hanno
un’alta probabilità che il problema sia di origine occupazionale. Invece nella lista 2 sono di limitata
probabilità.