Sei sulla pagina 1di 19

Breve storia del NeoLiberismo

di David Harvey
(un riassunto)

Indice dei contenuti:


01. Libertà è solo una parola
02. Perché la svolta neoliberista?
03. L'ascesa della teoria neoliberista
04. Il significato del potere di classe
05. La costruzione del consenso
06. La crisi fiscale di New York
07. Il neoliberismo negli Stati Uniti
08. Il neoliberalismo in Gran Bretagna
09. Lo stato neoliberista nella teoria
10. Tensioni e contraddizioni dello Stato neoliberista
11. Lo stato neoliberista nella pratica
12. La risposta neoconservatrice alla neoliberalizzazione
13. La mappa cangiante della neoliberalizzazione
14. Neoliberalizzazione in Messico
15. Il crollo dell'Argentina
16. La recessione economica in Corea del Sud
17. La "neoliberalizzazione circoscritta" della Svezia
18. Forze e flussi del neoliberalismo
19. Il neoliberismo con caratteristiche cinesi
20. La liberalizzazione in Cina
21. Il commercio estero della Cina
22. Conseguenze della proletarizzazione della forza lavoro cinese
23. Il neoliberismo alla prova: l'esperienza della Cina e USA
24. I risultati del neoliberismo
25. Le caratteristiche dell'accumulazione tramite esproprio
26. La mercificazione promossa dalla neoliberalizzazione
27. Le conseguenze della neoliberalizzazione sull'ambiente
28. L'insistenza neoliberista sui diritti individuali
29. Il concetto di libertà nel neoliberalismo
30. La fine del neoliberismo?
31. Le alternative al neoliberalismo

1. Libertà è solo una parola


Il neoliberismo si fonda su valori quali la dignità umana e la libertà individuale, minacciati dagli
interventi statali che sostituivano il libero arbitrio con decisioni collettive. Dall'11/9l'idea di libertà ha
avuto un ruolo di primo piano negli USA, la guerra in Iraq- e le conseguenti ordinanze Bremer
(privatizzazione delle imprese pubbliche e diritto alla proprietà privata delle attività economiche
irachene da parte di aziende straniere, petrolio escluso ovviamente) - è stata fatta in nome della libertà.
Gli USA si sono assicurati di creare in Iraq le condizioni ideali per l'accumulazione di capitale da parte
degli investitori stranieri. Un esperimento simile era stato già fatto in Cile. Il golpe d Pinochet del
'73represse i movimenti sociali e "liberava" il mercato del lavoro da regolamentazioni e restrizioni. La
rinascita dell'economia cilena fu affidata ai "Chicago boys", che aderivano alle teorie neoliberiste di
Friedman. Insieme al FMI (Fondo Monetario Internazionale) questi privatizzarono i beni pubblici, le
risorse naturali, la previdenza sociale e garantirono alle imprese straniere il rimpatrio dei profitti ottenuti
in Cile. L'unico settore"statale" era quello del rame.

2. Perché la svolta neoliberista?


Dopo la II Guerra Mondiale, bisognava raggiungere un compromesso di classe tra capitale e lavoro per
assicurare la pace all'interno delle nazioni, e la soluzione era una commistione di stato, mercato e
istituzioni democratiche che prese forma negli accordi di Bretton Woods. Il libero scambio delle merci
era incoraggiato nell'ambito di un sistema di tassi di cambio fissi ancorato alla convertibilità in oro del
dollaro. Il sistema poggiava sulla protezione della potenza militare americana. Si faceva ampio uso delle
politiche fiscali e monetarie di stampo keynesiano e oggi ci si riferisce a tale organizzazione come
"embedded liberalism",che indica come intorno ai processi di mercato esistesse una trama di restrizioni
sociali e politiche. Negli anni '50 e '60 il sistema garantì alti tassi di crescita nei paesi a capitalismo
avanzato, grazie alla disponibilità degli USA a gestire i deficit con il resto del mondo e ad assorbire gli
eccessi di produzione. Alla fine degli anni '60 l'embedded liberalism entrò in crisi -ovunque crescevano
disoccupazione e inflazione, arrivando a una fase globale di stagflazione. I dollari avevano invaso il
mondo e gli USA non avevano pi˘controllo su di loro, così nel '71 i tassi d cambi fissi furono
abbandonati. A quel punto nacque un dibattito tra fautori della socialdemocrazia e della pianificazione
centralizzata e gli interessi di coloro che si preoccupavano di liberare il potere delle aziende e ristabilire
libertà di mercato. Prevalsero gli interessi del secondo gruppo. Il malcontento generato da inflazione e
disoccupazione portò alla convergenza dei movimenti dei lavoratori e i movimenti sociali urbani - le
classi dominanti sentivano il pericolo di una svolta socialista, le classi alte dovevano muoversi con
decisione se non volevano essere annientate politicamente ed economicamente. Per Dumènil e Lèvyla
neoliberalizzazione è fin dall'inizio un progetto mirante alla restaurazione del potere di classe, infatti,
dopo l'attuazione delle politiche neoliberistele % di reddito nazionale percepita dall'1% pi˘ ricco crebbe
vertiginosamente,non solo in Usa ma anche in Gran Bretagna e in seguito in Russia, nell'Europa dell'est
e in Cina.

3. L'ascesa della teoria neoliberista


Un gruppo di persone, tra cui Karl Popper e Ludwig von Mises, si riunì intorno al filosofo Friedrich
von Hayek fondando, nel 1974, la società di Mont Pèlerin. Essi aderivano ai principi del libero mercato
e avversavano le teorie di Keynese tutte quelle teorie vicine alla tradizione marxista. Il gruppo poté
contare su appoggi finanziari e politici, dove un influente gruppo di miliardarie edirigenti d'azienda
erano disposti ad abbracciare ogni opzione, dal maccartismo ai think tanks, per proteggere il loro
potere. Il consolidamento del neoliberismo quale nuova ortodossia economia giunse nel '79 con
l'elezione della Thatcher in GB. La Thatcher decise che era necessario adottare soluzioni
monetariste"supply side" e contrastare i poteri dei sindacati, ridurre le tasse e creare un clima favorevole
all'attività economica. Nel '79 Paul Volcker,presidente della Federal Reserve, alzò da un giorno all'altro il
tasso nominale d'interesse, dando inizio a una profonda recessione. Il Volcker shock era una condizione
necessaria ma non sufficiente per avviare la neoliberalizzazione -determinante fu la vittoria di Reagan
nell'80, che fornì a Volcker il necessario appoggio politico tramite deregolamentazioni, tagli fiscali e ai
bilanci, attacchi ai sindacati, ecc. La deregolamentazione offrì nuove aree di mercato prive di regole agli
interessi delle grandi società, le imposizioni fiscali alle aziende furono ridotti drasticamente, così come
la tassa sulle persone fisiche per la fascia di reddito pi˘ alta. Dopo la crisi petrolifera del è73, i sauditi
accettarono di riciclare i loro petrodollari attraverso le banche d'investimento di New York.
Quest'ultime, trovandosi a disposizione ingenti quantità di denaro trovarono sbocchi remunerativi
all'estero, fornendo prestiti ai PVS (paesi in via di sviluppo). Poiché queste operazioni richiedevano la
liberalizzazione del credito internazionale e dei mercati finanziari, negli aniè70 il governo USA sostenne
attivamente questa strategia a livello globale. Dopo il Volcker shock, i paesi debitori entrarono nella
"crisi del debito", iniziata con la dichiarazione d'inadempienza del Messico nell'82.L'amministrazione
Reagan si accordò per scontare il debito in cambio dell'attuazione di riforme neoliberiste.
4. Il significato del potere di classe
Negli Usa il peso crescente dei finanziatori e dei dirigenti delle grandi società, accanto allo sviluppo di
attività legate a settori nuovi, spostò il centro del potere economico delle classi alte. Dunque la
neoliberalizzazione ha restituito potere alle classi alte ma non necessariamente alle stesse persone. La
neoliberalizzazione ha significato la finanziarizzazione dell'economia e ha introdotto una crescente
volatilità nelle relazioni di scambio a livello globale. Rapide fortune sono state accumulate in settori
nuovi dell'economia (biotecnologie, tecnologie dell'informazione). Ha ancora senso parlare di interessi
della classe capitalista di questo o quello stato, anche se ciascuno può esercitare un potere di classe in
pi˘ di uno stato simultaneamente (Murdoch, Carlos Slim, ecc).
Nel '44 Polyani notava che il significato della libertà diventa tanto pi˘contraddittorio e pregno quanto
pi˘ le sue sollecitazioni all'azione sono stringenti. Tuttavia col neoliberismo l'idea di libertà degenera in
un mero patrocinio della libera impresa, che significa piena libertà per chi non ha bisogno di veder
crescere i propri redditi, il proprio tempo libero e la propria sicurezza, e una carenza di libertà per la
gente che potrebbe cercare di far uso dei propri diritti democratici per trovare protezione dal potere di
quanti detengono le proprietà.

5. La costruzione del consenso


In genere il consenso affonda le sue radici nel "senso comune", dunque i valori culturali e tradizionali e
le paure possono essere utilizzati per mascherare altre realtà. La parola"libertà" è talmente forte nel
senso comune americano da diventare un pulsante che le èlite posso premere per aver accesso alle
masse e per giustificare ogni cosa. Per creare un consenso popolare sufficiente a legittimare il
neoliberismo sono stati utilizzati vari canali: influenze ideologiche, l'azione dei think tanks, la conquista
dei media, gli appelli alle tradizioni e ai valori culturali, nella forza (militare ma pi˘ spesso finanziaria). Le
vie seguite differiscono da un posto all'altro. Il risultato è che ovunque il neoliberismo è percepito come
necessario o naturale. Nel '68 i movimenti politici avevano come obiettivo una maggiore libertà
personale, ma anche l'ottenimento della giustizia sociale. Non sempre queste due cose sono compatibili.
La contraddizione divenne evidente nella tensione che caratterizzò i rapporti tra la sinistra tradizionale e
il movimento studentesco. In quel periodo coloro che aspiravano alla libertà individuale e coloro che
speravano nella giustizia sociale si unirono contro quello che appariva come il nemico comune: lo stato
interventista e le grandi società. La classe capitalista potè volgere a suo favore la situazione
appropriandosi delle idee sulla libertà e schierandosi contro l'interventismo statale. Nel 1971 un
promemoria di Powell alla Camera di Commercio sosteneva che era giunto il momento per mettere in
campo le risorse delle imprese americane contro coloro che vorrebbero distruggerle. Da allora la
Camera di Commercio ha visto crescere la sua base, così come la National Association of
Manufacturers. Con l'appoggio di grandi aziende furono fondati dei think tanks come la Heritage
Foundation. Il neoliberismo trovò terreno fertile anche nelle università.

6. La crisi fiscale di New York


La ristrutturazione e la deindustrializzazione capitalista avevano impoverito la città, emersero
inquietudini sociali tra le popolazioni emarginate che segnarono l'inizio della crisi urbana. Anche se la
soluzione era un'espansione dell'impiego pubblico, di fronte alle difficoltà fiscali Nixon si limitò a
dichiarare conclusa la crisi urbana. Nel '75 una cricca di banchieri si rifiutò di rinnovare il debito
costringendo la città alla bancarotta. Furono dunque create nuove istituzioni per gestire il bilancio
cittadino, queste imposero che gli introiti di New York fossero impiegati prima per ripagare i titoli di
obbligazioni e solo con quello che rimaneva si sarebbero pagati i servizi essenziali. Nel mezzo della crisi
fiscale le ricchezze furono ridistribuite alle classi alte. In pochi anni molte conquiste della New York
operaia furono cancellate. I banchieri d'investimento si proponevano di creare un clima favorevole
all'attività economica, utilizzando risorse pubbliche per costruire infrastrutture idonee alle iniziative
commerciali. Il corporate welfare si sostituì al welfare per i cittadini. New York divenne l'epicentro della
sperimentazione culturale e intellettuale postmoderna e intanto i banchieri ricostruivano l'economia
della città intorno alle attività finanziarie e ausiliarie. La gestione della crisi fiscale di New York aprì la
strada alle pratiche neoliberiste e stabilì il principio per cui, in caso di conflitto, tra l'integrità delle
istituzioni finanziarie e i profitti dei titolari d'obbligazioni da una parte e il benessere dei cittadini
dall'altra dovevano essere privilegiati i primi.

7. Il neoliberismo negli Stati Uniti


Stati Uniti --> Le aziende avevano bisogno di uno strumento politico di classe edi un sostegno
popolare. Il loro strumento divenne il Partito Repubblicano,soprattutto dopo le leggi del '71 che
legalizzavano il finanziamento delle campagne elettorali. I PAC (Comitati d'Azione Politica) creati dalle
aziende finanziavano i partiti. Anche se il Partito Democratico aveva una base popolare non poteva
seguire una strada anticapitalista senza recidere i suoi legami con potenti interessi finanziari, allo stesso
tempo i repubblicani necessitavano una solida base elettorale, e fu per questo che si allearono con la
destra cristiana. Questa base politica poteva essere mobilitata grazie alla religione e al nazionalismo
(spesso grazie a una componente di razzismo, omofobia e antifemminismo). Di fronte alla necessità di
gestire un deficit enorme si poteva solo o apporre dei tagli al bilancio o aumentare le tasse. La gestione
della politica sociale fu affidata agli azionisti di Wall Street con conseguenze disastrose. La politica di
Reagan s incentrava su una tendenza alla riduzione delle regolamentazioni federali nell'industria, nelle
questioni ambientali, nell'assistenza sanitaria, ecc. I metodi furono i tagli di bilancio, la
deregolamentazione, rielaborazioni del regolamento fiscale(deprezzamento degli investimenti) a favore
delle grandi società, cessione di beni pubblici ai privati, ecc. Tutto questo, però richiedeva che i
lavoratori si conformassero al nuovo ordine sociale. Furono attaccate tutte le forme di organizzazione
dei lavoratori e le attività industriali furono in gran parte trasferite negli stati meno sindacalizzati del
sud. Come "carota",l'appello a favore della specializzazione flessibile nei processi lavorativi entrò a far
parte della retorica neoliberista e risultò persuasivo per i singoli lavoratori. I principali concetti
economici a sostegno della svolta neoliberista erano una miscela di monetarismo, aspettative razionali,
libera scelta pubblica e idee supply-side. La stampa finanziaria sostenne queste idee e in generale
appoggiò il neoliberismo, divulgato nelle università, dove molti stranieri si formavano ed esportavano il
neoliberismo nei propri paesi.

8. Il neoliberalismo in Gran Bretagna


Gran Bretagna --> In GB non c'era una destra cristiana da mobilitare e le grandi aziende erano poco
inclini ad appoggiare iniziative politiche. Il Partito laburista era legato a sindacati forti e militanti e in
GB era stata sviluppata una politica di welfare molto elaborata. Il partito laburista aveva costruito
importanti bastioni di potere nelle amministrazioni municipali, con in testa il County Council londinese.
Perfino il partito conservatore si astenne dal tentativo di smantellare il welfare state. Per questo la
creazione del consenso in GB assunse forme molto diverse. Spesso la protezione del capitale
finanziario della city entrava in contrasto con le esigenze del capitale produttivo nazionale. L'impegno a
mantenere una sterlina forte indeboliva le esportazioni contribuendo a creare una crisi nella bilancia dei
pagamenti. Erano evidenti le contraddizioni tra l'embedded liberalism costruito a livello nazionale e il
liberismo del capitale finanziario che da Londra operava a livello mondiale. Si temeva sempre pi˘ chela
GB stesse diventando uno stato corporativo ridotto a una condizione di grigia mediocrità. Negli anni
'60 i movimenti studenteschi posero le basi per il successivo radicalismo della svolta postmoderna.
Negli anni '70 l'inflazione arrivò a dei livelli altissimi, le industrie nazionalizzate assorbivano risorse del
Tesoro dando l'avvio a un confronto tra stato e sindacati. I minatori entrarono in sciopero e il governo
mise fine allo sciopero in modo favorevole ai minatori, ma fu una vittoria di Pirro perché il governo
non poteva rispettare i termini dell'accordo. Nel '75-'76 il governo si rivolse al FMI per risolvere la crisi
della bilancia dei pagamenti, e si trovò a dover scegliere se sottomettersi a restrizioni di bilancio e a un
regime di austerità(come ordinato dal FMI) o dichiarare bancarotta e sacrificare l'integrità della sterlina.
Fu scelta la prima strada e furono subito apportati tagli enormi al welfare state. Nel '78 i lavoratori del
settore pubblico iniziarono una serie di scioperi paralizzanti, il governo laburista cadde e la Thatcher
vinse le successive elezioni. Nell'84 la Thatcher provocò uno sciopero dei minatori, questo durò un
intero anno e si concluse con la sconfitta dei minatori. Così era stata spezzata la spina dorsale del
movimento laburista britannico. La Thatcher distrusse l'industria automobilistica nazionale
trasformando la GB in una base operativa per società automobilistiche straniere. In tre anni la GB
divenne un paese di salari bassi con una forza lavoro molto arrendevole. Gli scioperi si erano ridotti, i
sindacati piegati, l'inflazione sconfitta, ma in molte municipalità si era sviluppata una forte resistenza al
neoliberismo. LaThatcher reagì tagliando i finanziamenti governativi alle amministrazioni comunali e
impose il neoliberismo attraverso una riforma della finanza municipale. Per quanto riguarda i tagli al
welfare la questione fu pi˘difficile e ci vollero anni per giungere a riforme neoliberiste nel campo della
sanità e dell'istruzione. La Thatcher costruì il consenso coltivando una classe media che apprezzava la
proprietà della casa d'abitazione, l'individualismo e la creazione di opportunità imprenditoriali.
Il successo di Reagan e Thatcher sta nel fatto che adottarono posizioni economiche e politiche allora
minoritarie e le resero correnti dominanti. Di fatto i successivi leader, Clinton e Blair, si trovarono a
disporre di uno spazio di manovra così limitato da non poter fare altro che sostenere il processo di
restaurazione del potere di classe.

9. Lo stato neoliberista nella teoria


In teoria lo stato neoliberista dovrebbe favorire il diritto individuale alla proprietà privata, il primato
della legalità, l'istituzione di mercati in grado di funzionare liberamente e il libero scambio. Lo stato
deve usare il suo monopolio degli strumenti di coercizione violenta per garantire queste libertà. Ci si
basa sul principio del trickle down. I settori prima statali o regolati dallo stato devono essere privatizzati
e deregolamentalizzati, la competizione è un meccanismo virtuoso, che insieme a privatizzazione e
deregolamentazione elimina le lungaggini burocratiche e aumenta l'efficienza e la qualità e riduce i costi.
Una volta garantite queste libertà la responsabilità del successo o del fallimento è di ogni singolo
individuo, che deve risponderne. Questo concetto si applica anche a settori quali la sanità e l'istruzione.
I teoricidel neoliberismo sono sospettosi nei confronti della democrazia e prediligono l'egemonia di
esperti ed elite. Vi è una tendenza a preferire l'esercizio del governo tramite decreti e decisioni
giudiziarie.

10. Tensioni e contraddizioni dello Stato neoliberista


Vi sono però molte contraddizioni, innanzitutto su come interpretare il potere del monopolio e degli
oligopoli. Nel caso dei "monopoli naturali"(distribuzione dell'energia elettrica, sistemi idrici) non
avrebbe senso che cene fossero tanti in competizione, dunque una regolamentazione statale è
inevitabile. Un altro punto scottante riguarda i difetti del mercato, per cui molti neoliberisti sostengono
che degli interventi correttivi devono essere messi in atto ma attraverso dei meccanismi di mercato.
Inoltre, si presume che tutti coloro che operano in un mercato abbiano un eguale accesso
all'informazione, ma non è così: i pi˘ potenti sono meglio informati e dunque possono accedere più
facilmente ad altre informazioni. Dunque con il tempo l'asimmetria tende ad aumentare e non ad
appianarsi. Per quanto riguarda invece i problemi politici, il neoliberismo consacra la libera scelta
dell'individuo ma non considera che gli individui potrebbero liberamente scegliere di associarsi in
sindacati. I neoliberisti, per le loro paure (comunismo fascismo,ecc.) devono imporre limitazioni al
governo democratico e affidarsi a istituzioni non democratiche e non tenute a render conto dei propri
atti FMI,Federal Reserve, ecc.). La libertà delle masse viene limitata a vantaggio della libertà di pochi.

11. Lo stato neoliberista nella pratica


In alcuni casi la spinta a restaurare il potere di classe rovescia nella pratica la teoria neoliberista. La
necessità di creare un clima favorevole all'attività economica. In caso di conflitto lo stato neoliberista si
schiererà a favore del mercato e contro i diritti collettivi, l'integrità del sistema finanziario viene
anteposta al benessere della popolazione. Nella pratica quasi ogni stato applica protezionismo a settori
ad esso fondamentali e molti PVS si affidano al settore pubblico e alla pianificazione statale, in
collegamento con il capitale nazionale e aziendale,per promuovere l'accumulazione di capitale. I PVS
sono neoliberisti quando si tratta di competizione tra le imprese ma interventisti nel creare le
infrastrutture necessarie a promuoverla. Le pratiche meno compatibili con l'ortodossia neoliberista
riguardano il capitale finanziario e le istituzioni finanziarie. Nella realtà lo Stato pone sempre rimedio ai
rischi corsi dalle istituzioni finanziarie, anche se queste dovrebbero render conto singolarmente dei
rischi presi e lo stesso FMI copre i rischi e le incertezze dei mercati finanziari internazionali, anche se gli
investitori dovrebbero essere responsabili dei loro errori. Molto discusso è anche l'atteggiamento
neoliberista nei confronti del mercato del lavoro, per cui la parola d'ordine è "flessibilità".Mentre si ritira
dall'impegno del welfare lo Stato espone strati sempre pi˘vasti della popolazione all'impoverimento, e
insuccesso personale viene attribuito all'incapacità personale. Sempre pi˘ frequenti sono le partnership
pubblico-privato, in cui però è solitamente solo il privato a trarre benefici e il pubblico ad assumersi
tutti i rischi. Le forme di sorveglianza e controllo si moltiplicano, in netto contrasto con i principi
neoliberisti. Ormai i principali strumenti collettivi di intervento sono definiti tramite gruppi non eletti,
quali le ONG (organizzazioni non governative), cresciute notevolmente sotto il neoliberismo, che ha
fatto della società civile l'elemento centrale delle politiche d'opposizione. Il neoliberismo è dunque
affetto da una serie di contraddizioni:
1. ci si aspetta che lo stato rimanga in disparte ma che intervenga per assicurare un clima favorevole
all'attività economica, come garantirsi la fedeltà dei cittadini?
2. l'autoritarismo nell'imposizione del mercato mal s'accorda con gli ideali di libertàindividuali
3. l'individualismo irresponsabile di coloro che operano nel sistema finanziario provoca volatilità e
instabilità cronica. Per evitare crisi la deregolamentazione del sistema finanziario necessita di unari-
regolamentazione.
4. si predica a favore della competizione ma in realtà emergono sempre pi˘monopoli e oligopoli
5. la distruzione delle forme di solidarietà sociale lascia un vuoto nell'ordine sociale, dunque diventa più
difficile controllare i comportamenti antisociali che ne conseguono. Riducendo la libertà alla libertà di
impresa si scatenano le libertà negative enunciate da Polyani.

12. La risposta neoconservatrice alla neoliberalizzazione


La neoliberalizzazione in stati autoritari come la Cina e Singapore sembra convergere con il crescente
autoritarismo in stati neoliberisti quali USA e GB. Gli USA si allontanano dai principi del neoliberismo
nella loro preoccupazione per l'ordine quale risposta al caos degli interessi individuali e per l'interesse
per una morale esagerata come collante sociale per mantenere lo stato al sicuro dai pericoli interni ed
esterni. Per ripristinare l'ordine è necessario esercitare coercizione. I neoconservatori esaltano dunque
l'importanza della militarizzazione. I valori morali divenuti cruciali in USA sono prodotti dalla
coalizione creatasi negli anni '70 tra gli interessi di classe ed economici delle elite e una base elettorale
che faceva capo ad una maggioranza morale di operai bianchi scontenti = nazionalismo culturale, virtù
morale, cristianesimo evangelico, famiglia e diritto alla vita, opposizione ai nuovi movimenti sociali
(femminismo, diritti gay, ambientalismo). Il nazionalismo è tornato in auge in una certa misura in
opposizione ai principi neoliberisti, ma allo stesso tempo lo stato neoliberista ha bisogno di un certo
tipo di nazionalismo per sopravvivere. La diffusione del potere neoconservatore, se non direttamente
autoritario, mette in evidenza i pericoli che possono sorgere quando vi sono nazionalismi in
competizione tra loro. Per evi tare una catastrofe bisogna respingere la soluzione offerta dai neocon alle
contraddizioni del neoliberismo.

13.La mappa cangiante della neoliberalizzazione


Difficile creare una mappa dell'avanzata neoliberista perché la neoliberalizzazione ha seguito tempi e
modi diversi nei vari paesi, in molti dei quali la svolta è stata solo parziale. Dal '70 in poi gli stati di
maggior successo hanno esercitato pressione sugli altri perché seguissero la loro guida. Tra i centri di
diffusione del neoliberismo in testavi erano USA e GB, tuttavia non si può dire che questi due paesi
abbiano conseguito alti livelli di prestazioni economiche in quegli anni. Gli anni '80appartennero al
Giappone e alla Germani occidentale. In Germania i sindacati rimasero forti, furono mantenute le
protezioni sociali e i livelli salariali restarono alti. In Giappone i sindacati erano deboli ma la crescita
orientata alle esportazioni fu trainata da un forte investimento statale nel campo della tecnologia. Alla
fine degli anni '80 i paesi più neo liberalizzati avevano delle difficoltà dunque gli stati europei erano
restii ad applicare riforme in senso neoliberista. In Asia si seguì il modello giapponese e in Europa
quello tedesco. Entrambi i modelli però non garantivano la restaurazione del potere di classe. A portare
alla svolta generalizzata verso il neoliberismo fu la crescente finanziarizzazione. Il legame tra aziende e
banche, funzionale ai tedeschi, fu sostituito dal rapporto tra aziende e mercati finanziari, in cui GB e
USA erano in vantaggio. Inoltre le norme internazionale per la mobilità del capitale costrinsero tutti i
paesi a cercare di creare un clima favorevole all'attività economica. Infine, il complesso Wall Street -
FMI – Tesoro condusse molti PVS ad imboccare la via della neoliberalizzazione. Tutto ciò portò a un
boom degli USA negli anni '90. la flessibilità dei mercati del lavoro e la riduzione del welfare portarono
vantaggi agli USA e imposero pressioni competitive ai più rigidi mercati del lavoro europei e del
Giappone. Tutto questo si intrecciò a metà degli anni '90 nel cosiddetto Washington consensus,di cui la
creazione del WTO (World Trade Organization) rappresentò il momento più alto. La caduta del muro
fece diminuire l'impegno americano a sostegno del Giappone e dei paesi dell'estremo oriente. Negli
anni '90 vi furono due crisi finanziarie correlate: la "crisi tequila" che colpì il Messico nel'95 si diffuse in
brasile e argentina, la seconda iniziò in Thailandia nel '97con la svalutazione del baht e si diffuse in Asia
e in Russia, fino al Brasile. Gli effetti sociali furono devastanti, ed entrò in campo l'FMI, che attribuiva
la crisi ad un eccessivo interventismo statale e alla corruzione, da combattere con ulteriori
neoliberalizzazioni, con esiti disastrosi. Di fatto però, i paesi meno liberalizzati (Singapore, Cina,
Taiwan) furono meno colpiti e l'unico paese che ignorò le proposte del FMI si riprese per primo: la
Malesia.

14. Neoliberalizzazione in Messico


Fino alla vittoria di Fox nel 2000l'unico partito al governo messicano dal '29 fu il Partido revolucionario
institucional, che creò uno stato corporativo perseguendo l'idea di una modernizzazione guidata dallo
stato e un modello di import substitution. Nel'65 cominciarono arrivi controllati di capitali stranieri in
base al programma"maquila". Alla crisi globale degli anni '70 il Messico rispose con un allargamento del
settore pubblico, subentrando nelle imprese private che fallivano. Per farlo lo stato dovette chiedere
prestiti alle banche di New York,invase dai petrodollari. La successiva politica di Volcker e la recessione
portò ad un aumento del costo degli interessi sul debito, finché il Messico non fu costretto a dichiarare
bancarotta nel 1982. come misura d'emergenza il presidente Portillo nazionalizzò le banche. Nell'84 la
Banca Mondiale garantì un prestito al Messico in cambio di riforme neoliberiste - il nuovo presidente
De la Madrid aderì al GATT e mise in atto un programma d'austerità con effetti terribili sui salari e sulla
criminalità. De la Madrid cominciò a svendere le imprese pubbliche per ripagare il debito, reprimendo
con forza le lotte dei lavoratori. Il successivo presidente, Salinas, portò a compimento gli accordi per la
creazione del NAFTA e privatizzò nuovamente le banche. Nel '91 fu riformatala legge sull' ejido, che
garantiva il possesso e l'utilizzo collettivo della terra. La resistenza alla riforma scoppiò nella rivolta
zapatista del Chiapasnel '94. il risultato dell'applicazione delle riforme del FMI fu la crisi"tequila" del
'95, scatenata dalla crescita degli interessi della Federal Reserve. Nel frattempo si è verificata una
continua crescita delle disparità.
15. Il crollo dell'Argentina
L'Argentina uscì dalla dittatura indebitata e chiusa in un sistema di governante corporativa, autoritaria e
corrotta. Nel '91 il peronista Menem si accinse a liberalizzare l'economia, la disoccupazione crebbe e i
salari diminuirono. Nel '95 il sistema fu contagiato dalla crisi "tequila", il paese entrò in una profonda
recessione e la disoccupazione schizzò al 18%. Seguì una breve ripresa basata sugli afflussi di capitale
straniero, fino a quando, contagiato dalla crisi asiatica del '97, il peso argentino subì una pressione
insostenibile. I capitali stranieri e nazionali si dileguarono. Il debito si raddoppiò e le riserve di valuta
estera scomparivano. Nel 2001 il sistema bancario argentino perse il 17% dei suoi depositi e il FMI si
rifiutò di concedere un prestito d'emergenza. Il governo limitò i prelievi bancari a 250 $ a settimana. Il
presidente della RUA rassegnò le dimissioni. Nel 2002 il nuovo presidente Duhalde, abbandonato il
sistema che ancorava il peso al dollaro, svalutò il peso e decise di congelare i conti di risparmio superiori
ai 3000$ e di trattare i depositi in dollari come se fossero i pesos, riducendo così i risparmi a 1/3 del
loro precedente valore. I risparmi erano stati trasferiti dai risparmiatori alle banche e da queste ad
un'èlite economica. Le agitazioni arrivarono al blocco dei trasporti. Il presidente populista Kirchner si
ribellò in parte al FMI. La deflazione confiscatoria è stata interpretata dalle sue vittime come una rapina
bancaria compiuta dalle èlite politiche.

16. La recessione economica in Corea del Sud


Uscì dalla guerra del '50-'53 come un paese devastato ma con dei vantaggi, si trovava sulla linea del
fronte della guerra fredda e la sua vecchia relazione coloniale col Giappone le garantivadei vantaggi. Nel
'60 era ancora uno stato agricolo, che si industrializzò sotto la dittatura di Park, che istituì un mistero
per la pianificazione economica e nazionalizzò le banche. La strategia era di un'economia orientata alle
esportazioni. Si incoraggiavano le fusioni volte a formare i chaebol, le cui dimensioni e le risorse
crescevano sempre più mentre il loro rapporto con lo stato lentamente cambiò. A metà anni '80 questi
gruppi disponevano di potere e risorse sufficienti per condurre una campagna volta a smantellare
l'apparato di regolamentazione statale. La classe capitalismo si schierò a favore di una propria versione
della neoliberalizzazione, che ruotava intorno alla protezione dei privilegi dei capitalisti e alla
deregolamentazione. Le banche furono privatizzate. I cinesi, inizialmente rivali nei settori di produzione
a basso valore aggiunto si spostarono lungo la catena del valore aggiunto. La Corea rispose de
localizzando una parte consistente della produzione in Cina. Dopo un boom delle esportazioni, alla fine
degli anni '80 l'industria coreana dovette soccombere alla competizione, e dal '90 subì una perdita dei
profitti e dei mercati d'esportazione. Si doveva fare i conti anche con la forza crescente della forza
lavoro organizzata: inizialmente i sindacati indipendenti furono repressi, ma nel '79 l'assassinio di Park
seguito dal massacro dei dimostranti nell'80 scatenarono un movimento popolare di studenti e
lavoratori a favore della democratizzazione. Questa venne sancita formalmente nell'87. La creazione
della democratica confederazione sindacale coreana nel '95 fu una prova della crescita di queste
organizzazioni. Il prezzo richiesto da Clinton per appoggiare inserimento della Corea nell'OCSE era
una buona dose di liberalizzazione finanziaria. Nel marzo '97 fu approvato un nuovo codice del lavoro
all'insegna della flessibilità. Alcuni chaebol dichiararono bancarotta prima che arrivasse la crisi valutaria.
Quando questa scoppiò le banche straniere ritirarono l'appoggio alla Corea spingendo i chaebol e la
Corea sull'orlo della bancarotta, e gli USA non fornirono il loro appoggio. Quando scoppiò la crisi
asiatica l'FMI invitò la Corea ad alzare i tassi d'interesse per difendere la propria valuta. Così facendo il
paese sprofondo in una recessione gravissima. La successiva ripresa dell'economia coreana ha
aumentato il flusso di tributi verso le casse di Wall Street, il potere dei chaebol era stato distrutto dal
vulture capital straniero.

17. La"neoliberalizzazione circoscritta" della Svezia


Socialdemocratica dagli anni '30, la Svezia presentava rapporti di forza tra le classi incentrati su una
forte struttura sindacale centralizzata. Il welfare si articolava intorno a ideali di socialismo ridistributivo,
con tassazione progressiva. La Svezia non aveva nazionalizzato i suoi colossi e l'economia si basava
sulle PMI. Negli anni '60le proteste e i movimenti dei lavoratori posero un freno al potere del capitale,
ma da metà degli anni '70 la Federazione svedese dei datori di lavoro aumento il numero dei suoi
membri, ma neanche quando andò al governo il partito conservatore di centrodestra (1976) si riuscì a
superare il potere dei sindacati. I datori di lavoro però avviarono una campagna propagandistica diffusa
attraverso media e think tanks per provare che il welfare state era la causa della stagnazione economica.
Il vero passaggio al neoliberismo però avvenne nel'91 con l'elezione del governo conservatore, che
portò alla deregolamentazione bancaria e ai tagli fiscali per i più ricchi. Tuttavia il crollo della bolla
speculativa dei prezzi delle proprietà che seguì all'aumento del costo del petrolio nel '91 provocò una
fuga di capitali e innescò una grave depressione. La risposta fu l'adesione all'UE, che costrinse di fatto
la Svezia ad adottare riforme in senso neoliberista. Tuttavia le disuguaglianze aumentarono senza
arrivare ai livelli degli USA, il tasso di povertà è rimasto basso e il welfare elevato. La Svezia è il caso di
una "neoliberalizzazionecircoscritta".

18. Forze e flussi del neoliberalismo


Nell'analizzare l'ondata neoliberista bisogna considerare le condizioni del contesto e gli assetti
istituzionali, a seconda dei quali varia la facilità di conversione al neoliberismo. Anche i mutamenti dei
rapporti tra le classi sono un fattore determinante. Indebolire o distruggere il potere sindacale è una
precondizione fondamentale. Varia anche la misura e i modi con cui il neoliberismo è entrat oa far parte
del senso comune. Infine, determinante è l'interazione tra forze e dinamiche esterne e interne: è solo
quando la potenza interna, per un motivo o per l'altro, è ridotta a un guscio vuoto (ex Urss) che i poteri
esterni possono organizzare liberamente ristrutturazioni neoliberiste. Anche i fattori geopolitici hanno
avuto la loro parte (vedi Corea del Sud), così come una particolare collocazione geografica (Messico).
Gli USA e le IFI (istituzioni finanziarie internazionali) hanno assunto il ruolo del vulture capital.

19. Il neoliberismo con caratteristiche cinesi


Dopo la morte di Mao, nel '78 TengHsiao-ping annunciò un programma di riforme economiche che
comprendeva soluzioni di stampo neoliberista. Anche se l'egualitarismo non fu abbandonato,Teng
sosteneva che per aumentare la produttività bisognasse liberare l'individuo e l'iniziativa locale. Teng si
concentrò sulla modernizzazione di:istruzione, agricoltura, industria e scienza. Si verificò una rapida
devoluzione del potere politico-economico a regioni e realtà locali,consentendo di evitare il confronto
con i centri di potere tradizionali di Pechino. Le innovazioni che a livello locale non andavano erano
ignorate. Inizio una sperimentazione limitata dell'apertura agli scambi con l'estero e agli IDE
(investimenti diretti esteri).

20. La liberalizzazione in Cina


Non seguendo la terapia d'urto adottata dai paesi ex Urss, la Cina è riuscita ad evitare i disastri
economici,e col suo percorso verso la privatizzazione con caratteristiche cinesi è riuscita a costruire una
forma di economia di mercato manipolata dallo stato che ha provocato un'incredibile crescita
economica, insieme però al degrado ambientale e alle disuguaglianze sociali. La diaspora del business
cinese ha fornito collegamenti con l'estero e Hong Kong, riassorbita nel '97, era già strutturata su basi
capitaliste. La Cina ha dovuto accettare compromessi su questi versanti, oltre che con le regole
neoliberiste del commercio internazionale stabilite dal WTO (ingresso nel 2001). La tensione politica
provocata dalla neoliberalizzazione culminò con il massacro di piazza Tien-An-Men nell'89, il che
significava che alla liberalizzazione economica non si erano affiancati progressi nel campo dei diritti
umani, civili e democratici. Prima del processo di riforma quasi tutto rientrava nel settore statale. La
popolazione rurale era disagiata e non poteva migrare in città a causa di un sistema di permessi di
residenza. Le SOE furono salvaguardate per lungo tempo come elementi essenziali per garantire la
stabilità del controllo statale sull'economia. Le comuni agricole furono sciolte in favore di un sistema di
responsabilità personale su base individuale e fu autorizzata la nascita di un settore totalmente privato.
Il capitale straniero, inizialmente limitato a joint venture in certe regioni alla fine arrivò ovunque. A
mano che il settore bancario acquistava importanza l'intera economia si spostava verso una struttura
neoliberista. La Cina sta assistendo ad una migrazione di massa illegale verso le città, che dispongono
dunque di un'immensa riserva di manodopera. Le rimesse di denaro inviate nelle regioni rurali sono una
fonte di sostentamento fondamentale. Quando le comuni furono sciolte delle leggi consentirono ai
governi locali di prendere possesso dei beni industriali delle comuni e trasformarli in TVE. Queste
divennero una fonte di grande dinamismo economico e fungevano da campo di prova per le riforme.
La Cina orientò la propria economia sempre più all'esportazione. Negli anni '80 era chiaro che la
crescita non veniva dalle SOE, che nel '93 furono trasformate in SpA o in cooperative a partecipazione
azionaria. Per ciò che riguarda gli IDE,inizialmente fluirono in quattro specifiche zone costiere
meridionali, ma dopo il è95, l'intero paese era virtualmente aperto agli investimenti stranieri. Si passò
dalla devoluzione del potere dallo stato centrale alle regioni a meccanismi competitivi di determinazione
dei prezzi, il che portò al fallimento di numerose SOE e creò un'ondata di disoccupazione. L'eccedenza
di manodopera fu affrontata dando il via a grandiosi progetti infrastrutturali (metro,autostrade, ponti).
Su modello Giapponese, in Cina la modernizzazione dell'istruzione e della scienza doveva procedere di
pari passo con la ricerca in campo militare e civile, ma alla fine degli anni '90 le aziende straniere hanno
iniziato a trasferire una buona parte delle proprie attività in Cina.

21. Il commercio estero della Cina


Se nel '78 il commercio estero era il 7% del PIL, negli anni '90 è arrivato al 40% e nel 2002 la Cina era la
maggiore beneficiaria di IDE. L'apertura fu graduale: nel '78 accettò che la crescita venisse orientata
all'esportazione e dopo il viaggio a sud di Teng nel'92 l'energia fu rivolta all'apertura. Fondamentale è
stato l'aggancio con Hong Kong, che forniva capitale mentre le TVE davano la manodopera. Negli anni
'90il 10% della popolazione cinese disponeva del potere d'acquisti di una classe media, ma era in termini
assoluti un sacco di gente, dunque gli IDE fluirono sempre più. Il problema è che il capitale non fluisce
bene all'interno della Cina stessa. Negli anni '80 la posizione della Cina nei mercati globali era dovuta a
produzioni a basso valore aggiunto dati dalla manodopera a basso prezzo. Negli anni '90 la Cina ha
iniziato a salire la scala del valore aggiunto e a competere con le Tigri in aree come l'elettronica e la
meccanica. Molte società giapponesi cominciarono a spostarsi dalla Malesia alla Cina, e anche le
esportazioni asiatiche in Cina sono aumentate moltissimo. La grande crescita ha però reso la Cina uno
dei maggiori importatori di energia, quando prima aveva l'autosufficienza. Arriva un punto in cui i
surplus accumulati hanno bisogno di sbocchi esterni, per questo la Cina ha intrapreso la via di
finanziare il debito americano. L'eccedenza di manodopera in Cina può essere assorbita o repressa. Per
assorbirla bisogna finanziare col debito progetti infrastrutturali, il che allontana la Cina dal neoliberismo
e porta al pericolo di una crisi di eccesso di accumulazione di capitale fisso. Emerge una simbiosi per
cui le banche centrali dei paesi asiatici finanziano il debito americano in modo che gli USA possano
acquistare le loro eccedenze produttive, ma questo rende gli USA vulnerabili a capricci delle banche
asiatiche, d'altro canto il dinamismo economico cinese ostaggio della politica fiscale e monetaria
americana.
22.Conseguenze della proletarizzazione della forza lavoro cinese
La Cina è divenuta una delle società con più disuguaglianze di classe e regionali. Ha avuto luogo un
processo di proletarizzazione. La storia dell'accumulazione di ricchezza all'altro capo della scala sociale è
più complessa. Nella transizione una parte consistente di proprietà nazionali è stata trasferita legalmente
e non ad una piccola minoranza di privati. Anche se nella politica del Partito comunista ci sono aspetti
per impedire la formazione di una classe capitalista, di fatto il partito ha proceduto alla
proletarizzazione della forza lavoro cinese, privato di contenuto le protezioni sociali, creato un mercato
del lavoro flessibile e privatizzato risorse prima comuni, così facendo ha anche creato grandi
concentrazioni di ricchezza nei gradini più alti della società.

23.Il neoliberismo alla prova: l'esperienza della Cina e USA


Cina e USA hanno trainato il mondo dopo la recessione globale del 2001, ma entrambi hanno attuato
politiche keynesiane in mondo che si presumeva governato dal neoliberismo. C'è tensione tra sostegno
del capitalismo da una parte e la ricostituzione del potere della classe dominante dall'altra, in questa
contraddizione l'amministrazione Bush tende a privilegiare la seconda. Molti all'interno della classe
capitalista hanno opinioni diverse, più vicine agli avvertimenti di Volcker, secondo cui esiste un'alta
possibilità che nei prossimi anni si apra una crisi finanziaria,che significherebbe revocare parte dei
privilegi che negli ultimi trent'anni si sono accumulati nei gradini più alti della classe capitalista.
Analogie con gli anni '20, quando le classi alte preferirono scardinare al sistema piuttosto che rinunciare
ai propri poteri.

24.I risultati del neoliberismo


I risultati attuali sono deludenti:tassi di crescita globale aggregata si collocavano intorno al 3,5% negli
anni'60 ma i tassi di crescita dell'1,4 e 1,1% degli ani '80 e '90 mostrano che la neoliberalizzazione non è
riuscita a stimolare la crescita globale. Nei territori dell'ex Urss si sono registrate anzi perdite
catastrofiche. Solo nell'estremo oriente la neoliberalizzazione è stata collegata a risultati positivi in
quanto a crescita e in questo caso hanno svolto un ruolo fondamentale i PVS, che non possono dirsi
neoliberisti. Quasi tutti gli indicatori globali per il benessere mostrano regressi, gli unici successi sono
quelli che riguardano la riduzione e il controllo dell'inflazione. Perché allora la gente è persuasa che la
neoliberalizzazione, attraverso la globalizzazione, sia l'unica alternativa? In primo luogo la volatilità
dell'irregolare sviluppo geografico si è intensificata permettendo a determinati territori di progredire in
modo spettacolare a spese di altri. In secondo luogo la neoliberalizzazione ha avuto un successo
enorme tra le classi alte che governano i media che hanno propagato il mito per cui gli stati fallivano
perché non erano competitivi. Cambiamenti positivi e notevoli si sono verificati nei settori finanziari. Le
cosiddette città globali della finanza sono divenute isole di ricchezza e privilegio così come i mercati
speculativi delle proprietà immobiliare urbane, divenuti locomotive dell'accumulazione di capitale. Si è
verificata anche un'enorme crescita delle tecnologie informative. Il corso di sviluppo tecnologico è
ormai orientato solo alla finanza. Le principali aree di produzione che ci hanno guadagnato sono state
le industrie culturali emergenti (film, musica, ecc.). La conquista più importante della
neoliberalizzazione è stata non di creare ma di ridistribuire verso l'alto il reddito. Tra le pratiche di
accumulazione troviamo: mercificazione,privatizzazione dei terreni, forzata espulsione delle popolazioni
contadine,conversione dei diritti di proprietà in diritti di proprietà esclusivamente privati, processi
coloniali e imperiali di appropriazione delle risorse, l'uso del sistema del credito come strumento di
esproprio.

25. Le caratteristiche dell'accumulazione tramite esproprio


L'accumulazione tramite esproprio presenta quattro caratteristiche:
- Privatizzazione e mercificazione: servizi, istituzioni pubbliche e attività belliche sono stati privatizzati,
la creazione dei diritti di proprietà intellettuale (TRIPS), la mercificazione delle forme culturali
comporta forme di esproprio integrali. Per attuare questi processi (trasferimento di risorse dal pubblico
al privato)viene spesso usato il potere statale.
- Finanziarizzazione:contrassegnata da uno stile speculativo e predatorio. I 40.000 miliardi di dollari di
giro d'affari annuale del 2001 vanno messi a confronto con gli 800miliardi che sarebbero necessari ad
alimentare i flussi di scambio globali. La deregolamentazione ha consentito al sistema finanziario di
diventare uno dei principali centri di attività redistributiva grazie a speculazioni, frodi e furti (hedge
funds).
- Gestione e manipolazione delle crisi: la trappola debitoria è stata uno strumento primario di
accumulazione tramite esproprio. Il complesso Tesoro - Wall Street - FMI non ha risparmiato quasi
nessun paese. Le crisi debitorie sono state orchestrate econtrollate allo scopo di razionalizzare il sistema
e di ridistribuire ricchezze. Dal 1980 è stato calcolato che l'equivalente di oltre cinquanta Piani Marshall
è stato inviato dai PVS ai loro creditori. Esiste però il pericolo che le crisi vadano fuori controllo e che
diventino generalizzate,oppure che scoppino rivolte contro il sistema che le crea.
- Ridistribuzione dello stato:lo stato neo liberalizzato diventa un primo agente delle politiche
redistributive invertendo quel flusso dalle classi alte a quelle basse che si verificava con l'embedded
liberalism attraverso privatizzazione e tagli al welfare. Inoltre lo stato ridistribuisce ricchezze attraverso
revisioni delle normative fiscali che vanno a beneficio dei profitti sugli investimenti(corporate welfare).
La crescita delle attività di controllo poliziesco indicano una svolta preoccupante verso un controllo
sociale più rigido.
26. La mercificazione promossa dalla neoliberalizzazione
Ogni società stabilisce dove inizia e dove finisce la mercificazione. Si da un prezzo a cose che non sono
mai state prodotte come merci (sesso, natura, originalità). La neoliberalizzazione ha allargato l'area in
cui vigono i contratti legali e ha aumentato la mercificazione. I neocon generalmente attribuiscono ai
liberali la colpa della dissoluzione e dell'immoralità dell'ordine sociale piuttosto che ai capitalisti delle
grandi società (Murdoch). Per i capitalisti i lavoratori non sono altroché un fattore produttivo. La
neoliberalizzazione strappa le coperture protettive consentite e promesse dall'embedded liberalism.
L'attacco al mondo del lavoro tramite l'attacco al potere dei sindacati, la creazione di mercati del lavoro
flessibili, il ritiro dello stato dagli impegni del welfare,completano il dominio del capitale sul lavoro
all'interno del mercato. Gli individui si trovano costretti ad acquistare sul mercato strumenti di
protezione sociale. La sicurezza diventa una responsabilità e una scelta individuale. In genere
l'accumulazione tramite esproprio cancella soprattutto il potere delle donne. Proliferano di conseguenza
attività e reti criminali e mafiose, associazioni e ONG, culti e sette - queste sono le forme sociali
alternative che riempiono il vuoto creato dalla dissoluzione dei partiti edalle forme di organizzazione
statali. L'avanzata dell'evangelismo negli USA neè un perfetto esempio.

27. Le conseguenze della neoliberalizzazione sull'ambiente


L'imposizione di una logica contrattuale a breve termine all'utilizzo delle risorse ambientali ha
conseguenze disastrose, perché i produttori sono spinti a ricavare quanto più possono prima dello
scadere del contratto (foreste). Fortunatamente anche all'interno del campo neoliberista ci sono voci
contrastanti (la Thatcher era più attenta all'ambiente). In alcuni casi sono le aziende capitaliste a
promuovere una maggiore attenzione per l'ambiente. Comunque il bilancio complessivo delle
conseguenze della neoliberalizzazione sull'ambiente è negativo. I due principali responsabili della
crescita di emissioni di biossido di carbonio sono Cina e Usa, ma anche India.

28.L'insistenza neoliberista sui diritti individuali


La neoliberalizzazione ha generato al proprio interno una vasta cultura d'opposizione che ha a cuore la
questione relativa ai diritti individuali, contrapposti all'esercizio arbitrario del potere politico ed
economico di classe. L'affermarsi di un'opposizione attenta alle violazione dei diritti dal 1980 è
spettacolare. I temi attinenti ai diritti umani sono emersi negli anni '80 e dopo Tien-An-Men.
L'insistenza neoliberista sui diritti individuali apre la strada all'attivismo a favore dei diritti dell'individuo
ma concentrandosi su tali diritti invece che sulla creazione di strutture aperte ed efficienti di governante
democratica l'opposizione coltiva metodi che non escono dalla struttura concettuale neoliberista. Dato
che i più bisognosi mancano le risorse per affermare i propri diritti, l'unico modo è creare gruppi di
sostegno. A partire dal 1980 le ONG hanno occupato il vuoto lasciato dallo stato nel campo dei
provvedimenti sociali. Le ONG sono cavalli di troia del neoliberismo globale, affermano e presumono
di parlare per chi non può parlare per se stesso ma la legittimità del loro ruolo è sempre aperta al
dubbio. » stato facile cooptare i temi relativi ai diritti umani come spade dell'impero: negli USA i
"falchili berali" hanno usato questi temi per giustificare gli interventi in Afghanistan e in Iraq. Per
quanto possiamo desiderare che i diritti siano universali, è lo stato che deve applicarli: se il potere
politico non intende farlo allora la nozione di diritto perde di significato, perché il diritto deriva ed è
condizionato dalla cittadinanza. Dunque vivere sotto il neoliberismo significa sottomettersi a
quell'insieme di diritti necessario per l'accumulazione di capitale. Si può sfidare il neoliberismo
applicando alti diritti, come quello d'espressione, di parola, il diritto alla sicurezza economia o ad
organizzarsi in sindacato. Rendere primari questi diritti e trasformare in derivati quelli attualmente
primari (proprietà privata e profitto) sarebbe una rivoluzione delle pratiche politico-economiche.

29.Il concetto di libertà nel neoliberalismo


Tra le quattro libertà cardinali di Roosevelt vi era la libertà dal bisogno - per Marx il "regno della libertà
comincia solo laddove cessa il lavoro determinato dalla necessità e dalla finalità esterna: questi concetti
contrastano molto con l'idea di libertà di Bush. Nel neoliberismo il concetto di libertà è degradato alla
mera libertà d'impresa. Stanno emergendo diverse culture di opposizione che respingono l'etica di
mercato e le pratiche neoliberiste. Del movimento fanno parte anche varianti religiose e anche molti
settori delle religioni organizzate(evangelici, wahabiti) si oppongono al neoliberismo. Vi sono poi
movimenti sociali (movimento zapatista) e segni di malcontento emergono anche dagli stessi circoli
politici del potere (Stiglitz, Sachs, Krugman). Ma obiettivi quali lo sradicamento della povertà e
dell'analfabetismo non possono essere raggiunti senza mettere in discussione le basi di potere
fondamentali su cui è stato costruito il neoliberismo, la ricerca di alternative deve spostarsi al di fuori
delle strutture di riferimento definite dal potere di classe e dalle etiche di mercato.

30.La fine del neoliberismo?


Le contraddizioni economiche e politiche interne alla neoliberalizzazione sono contenibili solo
attraverso le crisi finanziarie, deleterie a livello locale ma gestibili a livello globale. Le crisi finanziarie
sono di solito caratterizzate da: deficit di bilancio interni incontrollabili, crisi della bilancia dei
pagamenti, deprezzamento della valuta, instabilità nelle valutazioni dei beni nazionali, crescita
dell'inflazione, aumento della disoccupazione e fuga dei capitali. Gli USA hanno un punteggio alto con
i primi tre e qualsiasi altro paese nelle loro condizioni verrebbe pressato dal FMI. tuttavia impossibile
che gli USA crollino come l'Argentina, perché a livello globale tutti continuano a sostenere la loro
economia. C'è però un limite oltre il quale questo sistema non può arrivare: più gli USA contraggono
prestiti più l'equilibrio tra benefici diventerà negativo, inoltre, se dovessero alzarsi i tassi d'interesse,gli
USA si ritroveranno come il Messico nell'82. Ma Bush sostiene che il deficit di bilancio si può
affrontare senza aumentare le tasse e ponendo un freno ai programmi nazionali (rimasti in pochi).
L'èlite americana non si preoccupa di una crisi fiscale perché ne uscirebbe rafforzata. Un'esplosione di
iperinflazione consentirebbe agli USA di ripagare il loro debito con dollari deprezzati, ma sarebbero
anche distrutti i risparmi e comporterebbe un rovesciamento del corso monetario seguito da Volcker.
Al minimo cenno di distacco dal monetarismo le banche internazionali farebbero partire una corsa al
dollaro scatenando una prematura fuga d captale ingovernabile. Il dollaro perderebbe credibilità come
valuta di riserva globale. Un'altra opzione è che gli USA accettino un lunghissimo periodo di deflazione,
che porterebbe però gravi problemi alle economie di tutto il mondo. A livello interno poi, per non
minare gli interessi delle classi dominanti, il governo dovrebbe attuare una deflazione confiscatoria e il
consenso popolare andrebbe a sgretolarsi. Una delle risposte USA alla crisi del neoliberismo è
l'autoritarismo neoconservatore, che mantiene alta la militarizzazione nella politica estera e interna e che
manipola con facilità paure e insicurezze. Esistono molti segnali del crollo dell'egemonia americana: gli
USA persero il predominio sulla produzione globale negli anni '70, il loro potere sulla finanza globale
negli anni '90, oggi è in discussione il loro ruolo di leadership tecnologica, culturale e morale. L'unica
arma di dominio globale a loro disposizione è quella militare.

31. Le alternative al neoliberalismo


Bisogna avviare un dialogo tracoloro che imboccano le diverse vie d'opposizione, perchè
laneoliberalizzazione ha generato una miriade di movimenti d'opposizione. Alcunimovimenti assumono
la forma di un partito, altri rimangono movimenti socialiall'interno dello Stato. Alcuni cercano di
staccarsi completamente dai poteridella globalizzazione neoliberista, altri puntano sulle riforme. Da una
parteci sono movimenti che riguardano la riproduzione allargata e che hanno cometemi centrali lo
sfruttamento del lavoro salariato e le condizioni chedeterminano il salario sociale, dall'altra ci sono
movimenti contrariall'accumulazione tramite esproprio. Alle tattiche di divide et impera attuatedalle èlite
al potere bisogna rispondere con le alleanze: molti di questimovimenti si riuniscono nel World Social
Forum. Proporre diritti diversi daquelli ritenuti inviolabili dal neoliberismo comporta tuttavia l'obbligo
didefinire un processo sociale alternativo all'interno del quale possano trovarecollocazione questi diritti
alternativi. Bisogna opporsi alla restaurazione delpotere di classe.