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FONFO PENSIONE IN ITALIA

I fondi pensione, nell'ordinamento giuridico italiano, sono gli strumenti


tecnici (appartenenti al cosiddetto sistema pensionistico privato in Italia)
individuati dal legislatore al fine di garantire ai lavoratori una pensione
complementare, da affiancare a quella che spetterebbe ai sensi di legge
erogata dagli enti previdenziali obbligatori, detta invece previdenza di primo
pilastro.

Stori
In Italia in passato tali fondi erano principalmente legati a specifiche
categorie, come le banche e le assicurazioni, o a singole aziende che
introducevano esperienze già realizzate in altri Paesi.

Caratteristiche
Tramite un fondo pensione il lavoratore accantona dunque una quota dei
propri guadagni realizzati durante la vita lavorativa allo scopo di garantire
prestazioni pensionistiche aggiuntive (pensione integrativa) rispetto a quelle
erogate dagli enti previdenziali obbligatori. Si distinguono dagli enti
previdenziali che gestiscono i sistemi pensionistici obbligatori in un quadro
normativo di diritto pubblico ove i rapporti giuridici sono determinati dalle leggi
dello Stato e non su base volontaria e che finanziariamente sono gestiti
sistema pensionistico senza patrimonio di previdenza con il rischio politico a
carico dei cittadini obbligati.

Finanziamento
Le fonti di finanziamento dei fondi pensione si differenziano a seconda della
tipologia di aderente (lavoratore dipendente, lavoratore autonomo e soggetti
differenti dalle prime due tipologie). Per i lavoratori dipendenti le fonti
contributive sono rappresentate da:
• contribuzione del lavoratore;
• contribuzione del datore di lavoro (o committente)
• il versamento del trattamento di fine rapporto (Tfr).

Investimenti finanziari
Le risorse raccolte dai fondi pensione vengono investite nei mercati finanziari
al fine di produrre un rendimento che va ad aggiungersi alla contribuzione
tempo per tempo versata nelle posizioni individuali. Essi sono quindi gestiti
secondo il sistema tecnico finanziario della capitalizzazione.
Il fondo non è tenuto in questo senso a fare investimenti che tutelino il
capitale, garantendo un interesse positivo, per quanto basso, come titoli di
Stato oppure obbligazioni.
Questa impostazione degli investimenti su un profilo medio-alto di rischio-
rendimento deriva dalla normativa italiana, oltreché da scelte del singolo
gestore di fondi.
La legge italiana limita fortemente la possibilità di investire in strumenti a
rendimento e capitale garantito, come titoli di Stato. Il Decreto Ministeriale n.
703/1996, art. 4, pone i seguenti limiti agli investimenti:
• fino al 50% del patrimonio del fondo può essere investito in titoli di
debito e di capitale, negoziati in mercati regolamentati di Europa,
Canada, Stati Uniti, e Giappone (titoli emessi da soggetti residenti o
meno nei Paesi OCSE)
• non più del 20% del patrimonio del fondo può essere investito in titoli di
debito e capitale non negoziati nei mercati regolamentati di questi
Paesi, purché emessi da soggetti ivi residenti;
• non più del 5% del patrimonio può essere investito in titoli di debito e
capitale emessi da soggetti diversi dai Paesi non aderenti all'OCSE o a
uno degli organismi internazionali cui appartiene almeno un Paese
dell'Unione Europea.
Quindi, fino al 5% può essere investito in titoli non OCSE, e non più del 20%
in titoli OCSE over the counter. I titoli emessi da Paesi non OCSE e negoziati
in mercati non regolamentati, aderenti o meno, sono considerati a maggior
rischio, rispetto ai titoli emessi e negoziati in mercati regolamentati
dell'OCSE.

Prestazioni e Anticipazioni
La prestazione tipica di un fondo pensione è l'erogazione di una rendita
(pensione) all'iscritto a partire dal momento del pensionamento. La rendita è
di prassi di tipo vitalizio, cioè calcolata al momento dell'erogazione e pagata
finché l'aderente è in vita, a prescindere dall'eventuale esaurimento del
capitale. È comunque consentita la facoltà di optare per una liquidazione in
capitale (soluzione unica) per un importo che non ecceda il 50% del montante
finale accumulato. In alcuni casi specifici (ad esempio montante finale non
significativo, rendita ottenibile dal 75% del montante minore della metà della
pensione sociale) è consentita una liquidazione del 100% in capitale.
Per garantire flessibilità al sistema sono previste ulteriori forme di
anticipazioni che scattano al verificarsi di precisi eventi o di esigenze che
possono verificarsi negli anni di permanenza nel fondo pensione:
• in caso di acquisto di prima casa per sé o per i figli o per ristrutturazioni
(dopo 8 anni di partecipazione), ovvero per spese mediche
straordinarie (in qualsiasi momento) può essere richiesto un anticipo
fino al 75% di quanto accumulato;
• è possibile chiedere un'anticipazione sino al 30% per ulteriori esigenze
senza obbligo di motivazione (dopo 8 anni di partecipazione)
Riscatto parziale o totale
Il D. Lgs. n. 252/2005 introduce e disciplina il riscatto parziale o totale dei fondi
pensione. Ai sensi del decreto infatti devono essere previste forme e modalità.
Prima del decreto, non era obbligatoria alcuna forma di riscatto.[senza fonte]:
• in caso di cessazione dei requisiti di partecipazione (es. licenziamento
o dimissioni dall'azienda) l'importo maturato può essere riscattato o
trasferito ad altro fondo pensione; il riscatto e il trasferimento di quote si
escludono a vicenda. In altre parole, se si opta per il riscatto, e si trova
un altro impiego con lo stesso o diverso fondo di categoria, non si può
reintegrare la quota maturata nel precedente impiego e si perde
l'anzianità di iscrizione.
• In caso di inoccupazione il capitale può essere parzialmente (dopo 12
mesi) o totalmente (dopo 48 mesi) riscattato;
• in caso di morte o invalidità permanente dell'iscritto l'importo maturato
può essere riscattato. In caso di decesso dagli eredi legittimi oppure, se
indicato, dal beneficiario indicato dall'iscritto.

Tassazione e agevolazioni
Il legislatore ha previsto che i premi accantonati ai fondi pensione siano
deducibili dall'imponibile IRPEF, annualmente fino a un massimo di 5.164,57
euro. Il rendimento dell'investimento in fondi pensione è tassato all'11% fino
al 2013 e al 20% dal 2014 per la finanziaria 2015 (tranne la parte investita in
titoli di stato tassata al 12,5%). Al momento del pensionamento bisogna
distinguere il capitale versato e i rendimenti maturati. I rendimenti sono
esenti, perché già tassati anno per anno; il capitale è imponibile, solamente
per la parte dedotta, con un'aliquota massima del 15%, tale aliquota viene
ridotta dello 0,3% per ogni anno di contribuzione oltre il quindicesimo fino al
minimo del 9% (35 anni di contribuzione). Anche il TFR viene tassato con
questa aliquota (15% -9%), inferiore a quella applicata in caso di TFR
"lasciato in azienda" (minimo 23%).

Fondi pensione preesistenti


È la categoria più numerosa ed è formata dai fondi pensione già istituiti alla
data del 15 novembre 1992, quando entrò in vigore la legge delega in base
alla quale fu poi emanato il Decreto lgs. 124/1993. Con DM Economia
62/2007 è stata dettata la disciplina per l'adeguamento alla nuova normativa
di sistema introdotta dal Decreto lgs. 252/2005. Sono denominati "fondi
pensione preesistenti autonomi" quelli dotati di soggettività giuridica.
Esempi tra quelli iscritti all'albo sono: il Fondo Pensione per i Dipendenti IBM,
il Fondo Pensioni Dipendenti DOW, il Fondo Pensione delle Società Esercizi
Aeroportuali - FONSEA.
Sono invece denominati fondi pensione preesistenti interni quelli costituiti
come poste di bilancio o patrimonio di destinazione delle imprese – banche,
imprese di assicurazione e società non finanziarie – presso cui sono occupati
i destinatari dei fondi stessi. Il Decreto lgs. 252/2005 ha trasferito alla COVIP
la vigilanza sui fondi interni bancari e assicurativi, in precedenza sottoposti
rispettivamente alla supervisione della Banca d'Italia e dell'ISVAP.
Esempi tra quelli iscritti all'albo sono il Fondo di Previdenza tra i dipendenti
SARAS, il Fondo Pensioni Integrative a favore dei dipendenti della RAI.

Il rischio
Il patrimonio del fondo pensione è separato ed autonomo da quello della
società istitutrice.
La destinazione del TFR a forme pensionistiche complementari è soggetta a
un triplice rischio di insolvenza:
• insolvenza del soggetto depositario dei fondi;
• insolvenza del soggetto che emette le quote del fondo;
• insolvenza degli emittenti gli strumenti finanziari in cui le somme sono
investite.
I rischi di insolvenza o di fallimento non possono essere oggetto di copertura
assicurativa.
In assenza di un fondo di garanzia che possa intervenire, in questi casi, i
sottoscrittori restano privi di pensione.
La legge non obbliga la previdenza complementare a garantire né gli interessi
né il capitale versato.

Relazione rischio/rendimento
Investimenti a basso rischio comportano però anche rendimenti più contenuti.
L'investitore, in ipotesi di razionalità, si attende il rendimento di
un'obbligazione di eguale durata, pari alla vita residua che decorre dall'anno
del versamento a quello della pensione, maggiorato per ripagare le
componenti di rischio e altri aspetti che ha un fondo pensione, e che
un'obbligazione non ha:
• rischio di investimento: se il fondo non garantisce capitale e interessi, il
rendimento deve incorporare un premio di rischio (ed essere maggiore
dell'interesse risk-free);
• capitalizzazione composta degli interessi: l'obbligazione eroga ogni
anno una cedola e tali interessi possono essere reinvestiti, mentre un
fondo non paga alcun flusso di denaro al sottoscrittore fino all'età
pensionabile. L'interesse dovrebbe quindi essere (strettamente)
maggiore della cedola annua di un'obbligazione.
• profitto atteso dalla vendita: è rilevante non solo il prezzo di vendita, ma
anche la facilità di cessione di uno strumento finanziario. Il profitto
atteso è il prodotto di prezzo di vendita e probabilità. Il prezzo di
un'obbligazione è calcolato con una formula matematica che dipende
dalla durata e dall'interesse (che sono noti), e lo strumento ha un ampio
mercato secondario in cui è semplice trovare una controparte per la
compravendita.

Norme di tutela
Al fine di garantire la natura previdenziale dell'investimento la normativa ha
stabilito una serie di norme di tutela:
• obbligo di individuazione dei gestori in base a una selezione pubblica
condotta con criteri determinati dall'autorità di vigilanza;
• obbligo di individuazione di una banca depositaria presso la quale deve
essere depositato il patrimonio (liquidità e titoli);
• indicazione dei criteri e dei vincoli agli investimenti;
• imposizione di regole di gestione dei conflitti di interesse;
• compiti di ispezione e controllo affidati all'autorità di vigilanza (Covip).

Italia

In Italia i fondi pensione non hanno ancora avuto un grande sviluppo,


probabilmente perché finora la copertura del sistema previdenziale pubblico è stata
più che buona, e perché i fondi privati non sono a capitale garantito, in particolare
in caso di fallimento del fondo stesso, o delle imprese private in cui ha investito il
capitale raccolto. Casi simili furono il fallimento di Enron nel 2001 e di quello del
fondo pensione dei dipendenti General Motors a Detroit, alla fine del 2008.

In caso di fallimento del datore di lavoro, il TFR è l'unica voce della


retribuzione garantita: presso l'INPS esiste un fondo di solidarietà nazionale
fra le imprese che interviene a pagare il TFR, in linea di capitale e interessi
maturati, ai dipendenti di aziende che non possono onorare gli impegni
contratti.

I metalmeccanici rappresentano la categoria di lavoratori più numerosa, e il


loro fondo pensione, il fondo Cometa, ha la maggiore raccolta di capitali, pari
a 6 miliardi di euro. Nel consiglio di amministrazione del fondo siedono le
rappresentanze sindacali e delle aziende, eletti a livello nazionale.