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PSICOTERAPIA:

La psicoterapia è una parte fondamentale di un processo di guarigione all’interno di


un percorso atto a migliorare la salute di una persona. Ricopre l’aspetto pratico che
è fondamentale quando si parla dell’aspetto clinico del funzionamento mentale.
Definizione
Il termine psicoterapia deriva dal greco:
psiche = anima; terapia = cura -> quindi cura dell’anima.
La psicoterapia è la pratica svolta da un professionista finalizzata a curare la
sofferenza psichica (scopo), di andare ad affrontare i sintomi che compaiono e
scoprire le cause o i meccanismi di mantenimento di questa sofferenza. e che sono
moltissimi e diversi ma tendono ad organizzarsi sotto forma di disturbi psicologici
tipici e riconoscibili. Questo se si vede la psicoterapia solo da un pdv clinico, ma in
realtà essa serve a crescere da un pdv personale, a conoscersi di più, è un processo
che aiuta a fare luce sui propri schemi mentali e le caratteristiche del pensiero, che
distinguono gli individui gli uni dagli altri, e che talvolta possono essere disagianti
ma non patologici.
Ma, la psicoterapia è anche una grande opportunità di crescita, è un processo di
comprensione di sé, di come si da significato alla realtà e a sé. Ognuno di noi tende
infatti a confermare degli schemi mentali interiorizzati su sè stessi e gli altri, che
attivano dei comportamenti coerenti automatici con questi criteri di valutazione,
senza darsi l’opportunità di cogliere il significato autentico di quello che si prova
veramente.
La psicoterapia può diventare un percorso di miglioramento e conoscenza
di sé.

Chi può svolgere la psicoterapia?


In Italia la pratica della psicoterapia è riservata agli psicoterapeuti, ossia
gli psicologi o i medici che hanno maturato una formazione professionale
di almeno 4 anni presso una scuola di specializzazione di psicoterapia
(compresa la scuola di specializzazione in psichiatria).
Esistono diverse scuole di psicoterapia, come ad esempio la terapia
Sistemico- Relazionale, la terapia Psicoanalitica o la terapia Cognitivo-
Comportamentale. Queste scuole, pur avendo alcune grandi somiglianze,
si differenziano nel modo di concepire il disagio psicologico e di lavorare.
Le differenze sono teoriche, dipendono da come il terapeuta affronta il
problema del pz, quindi di come è strutturato il tipo di intervento e le
modalità per modificarlo.
Diversi modi e tipologie
Si distinguono modalità diverse di psicoterapia in base alle persone che
sono coinvolte nel percorso psicoterapeutico.
Così, si distinguono le seguenti modalità di psicoterapia: la psicoterapia
individuale, la psicoterapia di coppia, la psicoterapia familiare, la
psicoterapia di gruppo. Il tipo di psicoterapia si differenzia invece in base
alla teoria e alla pratica che lo psicoterapeuta utilizza nel suo lavoro.
Infine, esistono diverse tecniche e strumenti psicoterapici che possono
essere condivisi da differenti tipologie di intervento. Questi 3 elementi
che differenziano, da un pdv pratico, le psicoterapie le une dalle altre e
che una persona dovrebbe conoscere per riuscire a scegliere quella più
adatta. Sta anche al terapeuta, nella fase iniziale, di formulazione del
caso, capire se la richiesta è valida per le proprie modalità di lavoro, per il
proprio setting e per il proprio approccio teorico.

Serve la psicoterapia?
• Il rapporto tra terapeuta e paziente è di natura professionale (il terapeuta riceve
un onorario per il suo lavoro) e ciò contribuisce a creare quel distacco necessario
allo psicoterapeuta per mantenere la propria capacità di ragionare in modo
indipendente.
• Lo psicoterapeuta è focalizzato sul paziente, il paziente è focalizzato su di sé .
Entrambe le persone presenti nella stanza portano la propria attenzione su di una
sola persona tra i presenti: il paziente! E’ bene che ciò avvenga affinché il percorso di
terapia sia produttivo.
• Il paziente, se riesce a stabilire un senso di fiducia col terapeuta, può parlare
liberamente con lui e esplorare i propri sentimenti autentici con un grado di libertà
maggiore rispetto a quello che potrebbe raggiungere con dei conoscenti, perché lo
specialista è lì solo per lui, non giudica ed è tenuto per legge al segreto
professionale. Il paziente quando si reca ad una seduta di psicoterapia, sa che sta
entrando in uno spazio protetto dove ciò che dirà “rimarrà lì” e questo naturalmente
facilita l’apertura di sé.
Se si pensa alla sofferenza psichica la psicoterapia può essere un approccio indicato.
Cosa caratterizza l’utilità della psicoterapia? Il terapeuta è un professionista, una
persona formata per conoscere delle risposte e dei meccanismi mentali, è una
persona che si paga quindi vi è un distacco, ciò fa si che si possa essere il più
possibile oggettivo sulla terapia. Inoltre la terapia è fortemente focalizzata sul pz,
quindi due persone lavorano sulle dinamiche di una sola persona.
Cose che non accadono con amici ad esempio. Il terapeuta inoltre ha dei confini
giuridici che fanno in modo che per la persona che va in terapia vi è la libertà di non
essere giudicati, quindi non si deve rispondere di quello che viene detto, a meno che
non ci sia qualcosa di estremamente grave.

Quale rapporto con i farmaci?


La psicoterapia è una delle possibili risposte ad un disagio psichico, l’altra sono i
farmaci, esiste un rapporto di integrazione tra psicoterapia e farmaci quando
necessario. Ad esempio nella depressione le linee guida prevedono la possibilità di
effettuare una terapia farmacologica o una psicoterapia anche isolate, se si deve
affrontare un disturbo con sintomatologia lieve. Quindi nella depressione la
psicoterapia può essere efficace quanto una farmacoterapia, quindi la loro
integrazione aumenta l’efficacia dell’aione terapeutica. (nella depre, integrazione tra
le due = gold standard). Si è visto invece che nel trattamento di disturbi moderati-
gravi la combinazione delle due ha un effetto significativo nel migliorare la qualità di
vita dei pazienti e la velocità di risposta (vedi Cuijpers et al., 2015 per una meta-
analisi). La farmacoterapia, può aiutare nel tono dell’umore ma se lasciata da sola,
non è così incisiva dell’evitare le ricadute.

Variabili di definizione
-Bisogna innanzitutto descrivere qual è teoria su cui si fonda il modello
psicoterapeutico, la metodologia di intervento che comprende il setting
esterno (luogo, struttura dello studio)
-L’aspetto formale delle sedute (frequenza, durata, conclusione)
-La modalità di lavoro all’interno delle sedute (es parla solo il pz e il
terapueta ascolta, o si lavora per esercizi, si fa role-playing ecc)
-Tipologia di intervento da parte del terapeuta
-Tipologia di partecipazione richiesta al pz
Tutte queste variabili differenziano le varie psicoterapie e sono tutte
caratteristiche che vanno tenute a mente quando si parla di diversi
approcci di psicoterapia.
What works for whom?
Lavoro di Roth e Fonagy (2° ed., 2006) ‘’Cosa lavor per chi?’’ è un lavoro
interessante. I due autori identificano 6 tipi diversi di psicoterapie,
evidenziando le evidenze delle varie psicoterapie e gli aspetti più
funzionali. Quello che è interessante notare di questo lavoro è il fatto che
viene inserito anche l’eclettismo.
-Psicoterapia psicodinamica
-Psicoterapia comportamentale e cognitivo-comportamentale
-Psicoterapia interpersonale
-Psicoterapia sistemica o strategica
-Psicoterapia supportiva ed esperienziale
-Terapie di gruppo
-Eclettismo: mescolanza di interventi derivati da più approcci
senza affrontare il problema della teoria che sorregge la
diversificazione -> è quell’aspetto di psicoterapia che mette assieme gli
aspetti pratici delle varie psicoterapie con l’obiettivo di ottenere gli aspetti
che funzionano di più dei diversi approcci, unirli e ottenere qualcosa che
funziona più di un modello teorico di base.

Quello che può funzionare per...noi!


• Condividere un piano terapeutico
• Lavorare con le emozioni
• Lavorare con l’insight
• Lavorare su pensieri e credenze

1)Condividere un piano terapeutico


• Condividere obiettivi
• Condividere un’idea di sé
La formulazione del caso teraputico, in modo tale si riesce ad avere
un’idea delle problematiche del pz e di quelle che possono essere le
soluzioni a cui idealmente si vuole arrivare. Condividendo gli
obiettivi si è chiari dall’inizio rispetto a ciò per cui si può lavorare e in
che modo lo si andrà a fare. In modo tale da evitare ad esempio un
caso in cui il terapeuta pensa ad una terapia lunga, ma il pz non può
permetterselo, e quindi si agisce in maniera diversa.
Tradurre una diagnosi in una comprensione unica e viva dei propri modi
di sentire e pensare.
La formulazione del caso ha lo scopo di descrivere i problemi presentati
da un paziente e di fare inferenze, sulla base di una teoria, circa le sue
cause e i suoi fattori di mantenimento al fine di progettare gli interventi
psicoterapici.

Lavorare con le emozioni -> lo fsnno tutte le psicoterapie.


Il terapeuta deve saperle gestire, sia le proprie, sia quelle che nascono
all’interno del setting terapeutico.
Emozioni: ponte tra corpo e mente, così come tra vissuti e scienza
cognitiva. La terapia insegna a conoscere/riconoscere e tollerare prima di
agire. Il terapeuta deve trasmettere al pz che tutte le emozioni vanno
bene e sono possibili all’interno dell’ambiente psicoterapico, anche quelle
più spiacevoli. Si deve imparare a dare un nome alle emozioni, per
aumentare la consapevolezza.

Insight -> tutte le psicoterapie devono lavorarci.


Devono lavorare sulla consapevolezza che il pz ha sui propri meccanismi
di pensiero, su quelle che sono le proprie difficoltà e le strategie e le
risposte che il pz ha e dà tutti i giorni. È necessario ma non sufficiente,
perché vuol dire solo avere una consapevolezza del qui ed ora, di quello
che si è, si deve quindi lavorare su un cambiamento sostanziale, di
pensieri e sentimenti, altrimenti si rimane fermi al punto di partenza,
Stile di attaccamento
Conoscere il proprio sé
Mettere a fuoco le strategie/risposte (difese) automatiche
Comprendere come la propria storia personale ha determinato e consolidato queste
risposte automatiche
L’insight è necessario ma non sufficiente, deve accompagnarsi a un cambiamento
sostanziale nei pensieri, nei sentimenti e nei comportamenti.
Infine, tutte le terapie devono lavorare su Pensieri e credenze perché
quella che è la nostra storia personale, i nostri pensieri, derivano dal
nostro vissuto, dai ricordi sia belli che negativi. Tutto ciò può avere un
ruolo nella difficoltà che si sta affrontando e la terapia deve fare questo,
deve mettere a fuoco i pensieri distorti di credenza e di pensiero esagerati
che non permettono di uscire da dei meccanismi disfunzionali e
patologici.
• Il sé è una costruzione della nostra storia che si avvale di schemi che
rendono il mondo conoscibile e predicibile.
• La terapia mette a fuoco gli schemi distorti, esagerati.

La psicoterapia funziona?
Molti trattamenti sono riusciti a dimostrare la loro efficacia e ci sono molti
dati a conferma. Manca la comprensione di cosa fa cambiare, quali sono
gli aspetti che determinano il cambiamento.
Gli aspetti che si sono studiati sono stati:
• Approccio terapeutico
• Alleanza
• Fattore paziente
• Monitoraggio dei progressi
• Fattore terapeuta
Gli ultimi approcci sono maggiormente orientati sul cercare evidenze
empiriche circa il funzionamento della psicoterapia.
Alcune psicoterapie specifiche
• Psicoanalisi (o terapia psicodinamica)
• Cognitivo-comportamentale
• Sistemico-relazionale
• Psicoterapie della terza onda
• Di gruppo
Prima forma di psicoterapia:
La Psicoanalisi si fonda su 4 criteri:
-Centralità del transfert, cioè la centralità di quel meccanismo
tramite cui il pz proietta sul terapeuta alcuni schemi relazionali
del passato che in qualche modo lo mettono in difficoltà. Questa
proiezione fatta all’’interno di un luogo sicuro che è il setting di
psicoterapia permette l’utilizzo della relazione clinica per
rielaborare quello schema relazionale disfunzionale che causa la
difficoltà psichica che la persona sta vivendo. (l'attualizzazione di
schemi relazionali pregressi nel qui ed ora della relazione clinica)
-Neutralità del terapeuta (astinenza di giudizio, non intrusività).
Lo psicanalista non ha una parte attiva nella terapia, ascolta. La
neutralità del terapeuta soprattutto nella prima fase deve essere
un elemento costante e specifico.
-Regressione alla nevrosi di transfert (meccanismo attraverso cui
ri-agire i comportamenti distorti e conflittuali proiettandoli nel
rapporto con l’analista). La regressione nevrotica è il meccanismo
grazie a cui avviene il transfert. È un meccanismo che permette di
rielaborare tramite il ri-agito, i meccanismi disfunzionali.
Il terapeuta ha un ruolo fondamentale nell’interpretazione di ciò
che il pz attua.
-Interpretazione
La a psicanalisi nasce con Freud a cavallo tra il XIX e il XX secolo che struttura il
concetto di «terza rivoluzione» (umiliazioni culturali dell’identità egoica dell’uomo)
formulando il concetto di «inconscio» quale elemento fondante la struttura psichica
dell’uomo e movente essenziale del suo comportamento.
Nel 1895 pubblica assieme a Breuer l’opera «Studi sull’isteria» (anno di nascita della
psicanalisi). In quegli anni Freud riesce a formulare un pensiero strutturto che unisce
quegli elementi di superamento della pura organicità della psichiatria a elementi di
funzionamento psichico (es superamento dell’ipnosi). Quando Freud formula la
teoria che sta alla base della psicanalisi, introduce come elemento fondante della
psicanalisi, l’inconscio che descrive come la terza ferita egoica dell’uomo perché
toglie all’uomo l’idea di poter controllare tutto quello che la sua mente produce. La
terza ferita dell’ego umano perché arriva dopo Copernico e Darwin che hanno
sottolineato come l’uomo non fosse più al centro dell’universo e non è più immagine
e somiglianza di Dio.
Altre ipotesi che Freud genera, insieme all’inconscio, è l’idea di conflitto tra richieste
psichiche contrarie. Una delle caratteristiche della psicanalisi è che il conflitto
avviene sempre tra qualcosa, tra due parti, ad esempio tra il principio di piacere e il
principio di realtà, tra la pulsione sessuale e l’autoconservazione, tra la vita e la
morte.
Nel corso degli anni si arriva poi alla formulazione delle ipotesi rispetto alla genesi
dei conflitti tra le richieste psichiche contrarie:
• Il conflitto tra principio di piacere e principio di realtà, cioè tra la necessità di
soddisfare il "piacere" interno e il necessario confronto con il mondo reale;
• Il conflitto tra pulsione sessuale e pulsione di autoconservazione (o dell'Io);
• Il conflitto tra pulsione di vita e pulsione di morte.
Freud cositutì tra la fine dell’800 e l’inzio del 900, il Circolo di Vienna, in cui iniò
alle persone a insegnare la sua teoria, iniziò a fare pratica e in base ai pz che trattava e
a quello che succedeva nelle terapie sviluppava un pensiero, un ragionamento teorico
che giustificava e spiegava quello che si stava via via costruendo. Nel corso degli
anni poi sono nate numerose diramazioni. La prima fu il distacco tra Jung (costruisce
quella che oggi si definisce psicologia analitica) e Freud. Freud e Jung si
distanzairono soprattutto sul concetto di Libido, che Freud vedeva molto legato alla
sfera sessuale mentre Jung vedeva come un elemento slegato da una sfera solo
sessuale, ma differivano anche dall’idea che ci possa essere un Archetipi (inconscio
collettivo e comune tutte le persone in base alla storia passata della civiltà, il che è
tipico della psicologia analitica).
Se la psicanalisi Freudiana è rimasta una forma di psicologia pulsionale, ci sono poi
varie scuole che si sono distaccate da quella di Freud *
A partire dal Circolo di Vienna, si è arrivati a formulare:
-La psicoanalisi come psicologia pulsionale (Sigmund Freud e la sua scuola). La teoria
delle pulsioni si presenta infatti come la teoria di base della psiconalisi delle origini,
sebbene alcuni ravvedano in particolare negli scritti di Freud del 1912 e 1915
"Introduzione al narcisismo" e "Pulsioni e loro destino" un timido tentativo di
andare nella direzione di un superamento della teoria delle pulsioni.
-La psicoanalisi come psicologia dell'Io (Anna Freud e la sua scuola) * Anna Freud
lavorò molto sullo studio del B e fondò la sua scuola che si basava sulla costruzione
dell’IO.
-La psicoanalisi come psicologia delle relazioni oggettuali (Melanie Klein e la sua
scuola).
-La psicoanalisi come psicologia analitica (Carl Jung e la sua scuola)
-La psicoanalisi come psicologia relazionale (Scuola di Palo Alto: psicologia del Sé,
psicoanalisi interpersonale e la psicoanalisi intersoggettiva).
Da Freud si sono posti i primi concetti di psicoterapia e funzionamento psichico da quella che era
un’idea iniziale, si è poi arrivati alla nascita di diverse osservazioni, che cmq rimane valida. Una
scuola che in questo momento storico è famosa è la scuola Lacaniana che ritorna alle origini della
teoria pulsionale di Freud.
Elementi più importanti della psicanalisi:
Per Freud è possibile una ripartizione dei contenuti della mente umana in due modi diversi, detti
topiche -> sono le basi della psicanalisi.
La prima topica distingue inconscio, preconscio e coscienza, (sono separati tra di loro e sono la
struttra base di funzionamento della persona); mentre la seconda distingue tra Es (o Id), Io (o
Ego) e Super-io (o Super-Ego). Queste due suddivisioni non si escludono a vicenda. Tra le due
topiche c'è una certa sovrapposizione, si integrano tra di loro. In particolare, l'Es opererebbe solo
dall'inconscio, mentre l'Io e il Super Io sono entrambi ripartibili tra conscio, preconscio e inconscio.
Ciò che si manifesta della vita psichica della persona è solo la "punta" di un iceberg; la maggior
parte dell'attività mentale risiede proprio nell'inconscio, senza che ce ne accorgiamo. Vanno a
identificare diversi meccanismi della vita psichica della persona e soprattutto fanno vedere come ci
possono essere degli elementi che stanno sia nella parte coscia che inconscia della persona come
Io e Super Io, mentre l’Es è solo incoscienza.

Inconscio è Insieme di contenuti e meccanismi che stanno lì in attesa di venire


portati alla luce con l’interpretazione. Si rivela attraverso i sintomi, gli atti
mancati, i lapsus, il transfert più o meno massiccio che entra nella relazione
terapeutica e attraverso i sogni.
Conflitto -> sono gli scontri Tra scarica pulsionale e difese, tra istanze, tra mondo
interno e realtà.
Lo scopo della psicanalisi non è quello di superare il conflitto ma quello di accrescere
l’organizzazione e strutturare meglio il rapporto tra Io, Super Io ed Es.
Le funzioni mentali non consentono un’elaborazione adeguata delle emozioni
né sul piano cognitivo né sul piano simbolico (carente strutturazione del sé,
non raggiunta costanza d’oggetto, diffusione del sè).
Lo scopo non è più superare il conflitto ma accrescere l’organizzazione della
mente.

Setting è un:
• Elemento tecnico e strategico che consente lo svolgimento del processo
psicoanalitico → consente lo sviluppo del transfert e la sua interpretazione
• Effetto benefico su pazienti che non sono capaci di stabilità nelle relazioni, che
soffrono di carenze affettive, che sono insicuri rispetto alla propria identità e che
tendono alla dispersione dei contenuti mentali. Quindi vi è un setting esterno, che è
lo studio e un setting interno che si basa sul rapporto tra pz e terapueta.
Transfert è un processo di trasposizione inconsapevole per il quale l'individuo tende
a spostare schemi di sentimenti, emozioni e pensieri da una relazione significante
passata a una persona coinvolta in una relazione interpersonale attuale.
Interpretazione è lo strumento che porta alla luce qualcosa di già dato che attende di
venire scoperto (metafora archeologica).

Freud ha identificato quelli che sono i meccanismi di difesa che sono quelle
azioni che la psiche mette in atto e servono a ridurre l'ansia e l'angoscia
derivante da conflitti inconsci intollerabili per la coscienza, influenzando,
anzi determinando il comportamento.
Vengono distinti in:
Meccanismi di difesa maturi :
• Repressione
• Altruismo
• Sublimazione
• Umorismo
Meccanismi di difesa immaturi
• Scissione
• Proiezione
• Identificazione proiettiva
• Diniego
Meccanismi di difesa nevrotici
• Rimozione
• Formazione reattiva
• Isolamento dell’affetto
Lo scopo della psicanalisi è quella di ridurre o eliminare la messa in atto dei meccanismi immaturi e
agevolare quelli maturi perché sono molto più funzionali di quelli immaturi che possono portare
poi a conflitti tra conscio e incoscio.

La psicoterapia Cognitivo comportamentale


La Terapia Cognitivo Comportamentale (TCC) è stata sviluppata originariamente
negli anni settanta del XX secolo, a partire dalla confluenza di numerosi sviluppi
delle ricerche sulle terapie del comportamento (le "behavior therapies"), iniziate
negli anni '50. Chiamata "Cognitive-behavior modification" ovvero modificazione
cognitivo-comportamentale da D. Meichenbaum, ha avuto grande impulso dopo la
diffusione del lavoro scientifico di Aaron Beck (sviluppò una terapia cosgnitiva
soprattutto sulla depressione) che, tuttavia, la chiamò "terapia cognitiva".
Quindi si parla sia di ciò che accade all’interno della mente ma anche dei
comportamenti manifesti.
Il termine "cognitivo" fa riferimento a tutto ciò che accade internamente alla mente,
ovvero tutti i processi mentali come pensiero, ragionamento, attenzione, memoria,
con implicazioni sullo stato di coscienza o consapevolezza, etc.
Il termine "comportamentale" fa riferimento invece ai comportamenti manifesti (non
solo azioni e condotte, ma tutte le attività osservabili dell'organismo in rapporto con
l’ambiente) da parte del soggetto.

La caratteristica della psicoterapia Cognitivo comportamentale è di essere Pratica e


concreta, ovvero essere focalizzata sui problemi che il pz riporta nel qui ed ora. . Lo
scopo della terapia si basa sulla risoluzione dei problemi psicologici concreti (sintomi
depressivi, attacchi di panico, agorafobia, attacchi di panico, disturbi alimentari).
-Centrata sul “qui ed ora”. Si attivano strategie che possono far acquisire nuove
abilità di adattamento (coping) o di fronteggiamento delle difficoltà che il paziente
sta vivendo, più che cercare di capire come ci è entrato.
-Nasce come una terapia a breve termine.
-Orientata allo scopo. Il terapeuta cognitivo-comportamentale lavora insieme al
paziente per stabilire gli obbiettivi della terapia, formulando una diagnosi e
concordando con il paziente stesso un piano di trattamento che si adatti alle sue
esigenze, durante i primissimi incontri. Si preoccupa poi di verificare periodicamente
i progressi in modo da controllare se gli scopi sono stati raggiunti.
-Attiva. Sia il paziente che il terapeuta giocano un ruolo attivo (differenza rispetto
alla psicanalisi). Il terapeuta cerca di insegnare al paziente ciò che si conosce dei suoi
problemi e delle possibili soluzioni ad essi. Il paziente, a sua volta, lavora al di fuori
della seduta terapeutica per mettere in pratica le strategie apprese in terapia.
-Collaborativa. Paziente e terapeuta lavorano insieme per capire e sviluppare
strategie che possano indirizzare il paziente alla risoluzione dei propri problemi
Scientificamente fondata. È efficace almeno quanto gli psicofarmaci nel trattamento
della depressione e dei disturbi d’ansia, ma assai più utile nel prevenire le ricadute.
È tra le prime psicoterapie che cercano di esser scientificamente fondate, cerca cioè
la convalida di quello che viene fatto.
Basi teoriche della C-C: (nella psicanalisi erano le topiche)
Modello A-B-C (Antecedence - Belief - Consequence), gli antecendenti, i pensieri e le azioni che ne
conseguono. Secondo il modello C-C il problema nasce quando c’è un passaggio diretto tra lo stato
emotivo antecedente al comportamento problematico e il comportamento stesso, quando da A si
passa direttamente a C. Quindi lo scopo della C-C è di ripristinare i pensieri, lavorare sulle
convinzioni, credenze, idee e immagini mentali che sono diventate in qualche modo automatiche
non lasciando spazio al ragionamento.
"Antecedence" rappresenta la condizione in cui il soggetto si trova precedentemente all'insorgere
dello stato emotivo o del comportamento problematico.
"Belief" rappresenta la credenza, convinzione, idea o immagine mentale in seguito alla quale si
produce lo stato emotivo o il comportamento problematico.
"Consequence" è lo stato emotivo o il comportamento problematico stesso.
L'obiettivo del terapeuta cognitivo-comportamentale è dunque di ridurre il passaggio diretto A ->
C, lavorando sui comportamenti di evitamento, facilitando una ristrutturazione cognitiva
attraverso una presa di coscienza, e aiutando il paziente a sviluppare un'abilità
di fronteggiare certe situazioni (coping).

Cognitivo comportamentale
Il lavoro di psicoterapia comporta quindi:
-La ristrutturazione delle credenze "false" -> va a desensibilizzare la persona da quelli che
sono essere i trigger, a ad educare il pz e struttura dei compiti da fare a casa che vanno a
rinforzare il lavoro che viene fatto in modo proattivo all’interno della seduta (che avviene
una volta a settimana rispetto alla psicanalisi che invece avveniva più volte a settimana).
-Lo sviluppo dell'abilità di parlare a sé stessi in modo positivo (self-talk positivo)
-Lo sviluppo della capacità di sostituirei pensieri negativi
-La desensibilizzazione sistematica (usata principalmente per l'agorafobia e
le fobie specifiche)
-La psico-educazione, il fornire cioè conoscenze specifiche al paziente che lo aiuteranno a
fronteggiare le situazioni (per esempio se qualcuno soffre di attacchi di panico, gioverà
l'informazione che le palpitazioni in se stesse, anche se rapide e prolungate, sono del tutto
innocue)
-Il rinforzo dei cambiamenti e delle abilità acquisite, anche attraverso degli homeworks
Le tecniche utilizzate comprendono: il problem solving, gli esperimenti comportamentali, il
monitoraggio e la programmazione delle attività, la distrazione e la rifocalizzazione, le
tecniche di rilassamento, l'esposizione graduale e il role playing.
È proprio in questa modalità che si rende palese una differenza fondamentale tra il C-C e la
psicanalisi ovvero la parte attiva del terapeuta che mostra al pz quali sono i meccanismi
cognitivi attraverso cui si costruiscono le false credenze. Attraverso la psico-educazione il
terapeuta attivamente dà info al pz che possono essere utili per modificare il
comportamento del pz. Viene meno quella che è la neutralità del terapeuta.

Sistemico-relazionale è importante perché pone un accento diverso


rispetto alla C-C e psicoanalitica.
Nasce negli anni ’50 negli Stati Uniti nella Scuola di Palo Alto.
In Italia viene introdotta e diffusa da Mara Selvini Palazzoli negli anni ’60.
Perché Sistemica? Perché il pz non viene visto come un individuo ma come
parte di un sistema di relazioni, quindi non c’è più una focalizzazione solo
sull’individuo ma c’è una focalizzazione su tutte quelle che sno le relazioni, le
dinamiche disfunzionali che ruotano attorno al pz e il fine della terapia è
proprio quello di trovare della modalità diverse che facciano funzionare il
sistema in modo più efficace.
• Il malessere presentato dalla persona viene letto non tanto come problema
dell’individuo, ma come espressione di disagio di uno dei sistemi di
appartenenza.
Viene solitamente privilegiata l’ottica familiare, ma le dinamiche disfunzionali
possono collocarsi anche nel sistema coppia, nell’ambiente lavorativo, nel
gruppo amicale, etc.
Perché Relazionale?
• L’identità individuale viene considerata come frutto delle relazioni
significative che la persona ha intrattenuto nel corso della sua vita; pertanto,
un eventuale problematica non viene letta e trattata come caratteristica insita
nell’individuo, ma come esito di esperienze relazionali. Il fine della terapia è
quello di trovare modalità relazionali diverse con i sistemi di appartenenza

Alcune idee di base che orientano l’agire sistemico sono:


-I processi mentali non sono parte di una essenza interna, bensì vengono costruiti
nell’interazione (vengono meno quelle che sono le topiche freudiane, ma è l’interazione tra
gli indviidui quella ad essere alla base del proesso mentale) : l’essere umano non ha
bisogno degli altri solo per vivere, crescere e riprodursi, ma anche per pensare e
costruire i suoi processi mentali.
-Il contesto dà significato ai comportamenti, che vanno quindi “inseriti” nella
complessità relazionale in cui si manifestano e mantengono (quindi bisogna inserire
il comportamento di quella persona all’interno di una complessità sistemica e
relazionale di quella persona)
-Il sintomo o disagio “del” singolo è in realtà sempre rappresentativo di uno stato di
malessere relazionale presente nel contesto in cui si manifesta (es.: coppia, famiglia,
classe) e a cui bisogna quindi estendere lo sguardo e, quando possibile, anche
l’intervento. Quindi il sintomo o disagio non è più solo del singolo ma diviene un
disagio relazionale, che è presente nel sistema in cui si manifesta (famiglia, coppia,
classe)
-Ogni individuo è portatore di una storia, personale e familiare, costruita su peculiari
modelli di comunicazione e interazione.
Quindi l’orientamento sistemico-relazionale considera l’individuo come immerso nel
contesto relazionale, sociale e culturale. Quindi pone l‘eccento sul contesto in cui la
persona si inserisce e il sintomo non è più la difficoltà cognitiva della persona, non è
più il pensiero o la credenza disfunzionale o errata che la persona ha ma diventa un
simbolo o un messaggio del sistema che non sta fuznionando. In quest’ottica è
concepibile come l’intervento principe di tale psicoterapia sia quello riguardante
l’intero contesto relazionale di riferimento, quindi, in primo luogo la famiglia. Lo
psicoterapeuta sistemico-relazionale intende il sintomo non come un problema
individuale, bensì come la manifestazione di un disagio dell’intero contesto in cui
esso stesso si esprime. Il “paziente designato” è solo il portavoce di un disagio più
articolato e complesso che può essere compreso al meglio coinvolgendo tutti gli
attori in gioco poiché ognuno porta il suo contributo al mantenimento della
situazione in essere o al suo cambiamento.
Il sistema Sistemico-relazionale interviene attraverso varie tecniche di lavoro sulle
famiglie, operando su 4 livelli principali di osservazione:
-la storia trigenerazionale della famiglia (nonni-genitori-figli);
-l'organizzazione relazionale e comunicativa attuale della famiglia;
-la funzione del sintomo del singolo individuo nell'equilibrio della famiglia;
-la fase del ciclo vitale della famiglia in cui si presenta il sintomo del singolo (ciclo
vitale: rappresenta una tappa delle varie fasi evolutive attraversate da un sistema-
famiglia; si parla, ad esempio dell'uscita da casa dei figli a seguito del matrimonio,
del decesso di un genitore o della nascita di un figlio, etc.; questi eventi costringono
il sistema a riorganizzarsi, e quindi ad evolvere verso nuovi assetti relazionali).
Vengono utilizzate tecniche psicodinamiche e tecniche cognitivo-comportamentali
(es. homeworks)
Il singolo non è l’unica persona che manifesta quel disagio, ma è il meccanismo di
funzionamento del sistema all’interno del quale il soggetto vive ad averlo spinto a
chiedere aiuto.

Quarto gruppo di psicoterapie sono Le “psicoterapie della terza onda” ovvero sono
un insieme eterogeneo di nuove forme di psicoterapia che si sono sviluppate negli
ultimi 20 anni.
Tra le psicoterapie della terza onda troviamo:
• L’Acceptance and Commitment Therapy (ACT)
• La Dialectical Behavior Therapy (DBT)
• La Terapia Metacognitiva
• La Schema Therapy
Queste forme di psicoterapia prendono il nome di psicoterapie della terza onda,
perché si inseriscono all’interno del percorso che, dal comportamentismo e dalle
terapie comportamentali (prima onda), ha portato alla nascita delle terapie cognitive
prima, e delle terapie cognitivo-comportamentali poi (seconda onda).
Si basano tutte sulla Relational Frame Theory (RFT), che sostiene che “non sia tanto
il contenuto dei nostri pensieri, credenze o convinzioni a influenzare il disagio e la
sofferenza, quanto l’atteggiamento che abbiamo nei confronti di essi”. Introducono la
Mindfulness come strumento terapico, ossia l’assunzione di una posizione
osservativa e la promozione dell’accettazione e della flessibilità psicologica come
strumento di risposta al disagio psichico -> sull’osservazione del qui ed ora e
sull’accettare la situazione in cui ci troviamo e sul riuscire a fare quest’accettazione
che può diventare radicale, come primo elemento della psicoterapia e come risposta
al disagio psichico.
1)Acceptance and Commitment Therapy (ACT) viene introdotta da Hayes nel 2004, si pronuncia
come «Act», agire. È considerata la prima delle psicoterapie di terza onda. Di tutte le psicoterapie di
terza onda sono tutte di derivazione C-C è un andare oltre la TCC classica.
L’ACT prende in considerazione alcuni concetti non convenzionali:
• Parte dal pensiero che La sofferenza psicologica è normale, è importante ed accompagna ogni
persona. Non è possibile sbarazzarsi volontariamente della propria sofferenza psicologica, anche se
si possono prendere provvedimenti per evitare d’incrementarla artificialmente. Quindi anche se non
è possibile liberarsene ma bisogna riuscire a non identificarsi con essa, ma soprattutto uscire dalla
propria mente per entrare nella propria vita.
• Il dolore e la sofferenza sono due differenti stati dell’essere.
• Non bisogna identificarsi con la propria sofferenza.
• Si può vivere un’esistenza dettata dai propri valori, iniziando da ora, ma per farlo si dovrà
imparare come uscire della propria mente ed entrare nella propria vita.
In definitiva, ciò che viene richiesto dall’ACT, è un fondamentale cambiamento di prospettiva: uno
spostamento nel modo in cui viene considerata la propria esperienza personale.

La ACT si basa su due punti fondamentali:


-La Consapevolezza e contatto con l’esperienza momento per momento (Mindfulness): è un modo
di osservare la propria esperienza che, per secoli, è stato praticato in oriente attraverso varie forme
di meditazione. Quindi in questa prospettiva si parte dalla consapevolezza e dal contatto con il qui
ed ora (mindfullness) per impegnarsi a perseguire quelli che possono essere gli aspetti più
importanti, i valori che una persona vuole mettere in pratica. Ed è questa proiezione verso un
qualcosa di valoriale che si permette di lottare contro i problemi psicologici.
-Impegno e vita basata su ciò che per noi è importante, “di valore”: quando si è coinvolti nella lotta
contro i problemi psicologici spesso si mette la vita in attesa, credendo che il proprio dolore debba
diminuire, prima di iniziare nuovamente a vivere.

2)Dialectical Behavior Therapy (DBT)


La DBT, ideata e sviluppata da Marsha Linehan negli anni Settanta,
rappresenta il trattamento d’elezione ed evidence-based per il Disturbo
Borderline di Personalità, e si è mostrato efficace per tutti i problemi
associati alla disregolazione emotiva e al ridotto controllo degli impulsi. Si
basa sul Modello Bio-Psico-Sociale. (esempio viene utilizzata nei disturbi
comportamentali, DOC ecc perché si è visto che si riescono ad ottenere
delle evidenze scientifiche di funzionamento)
Nella DBT vengono integrati alcuni interventi tipici della TCC standard e
degli approcci basati sulla Mindfulness, caratteristica nucleare della DBT,
utilizzata in tutte le strategie di intervento di questo approccio dialettico.
Deve dimostrare che quello che si sta facendo è efficace.
Quelle che per la psicanalisi erano le topiche, per la DBT sono 3 partidella
mente: la parte razionale, emotiva e saggia.
Quello che si fa con la DBT è sviluppare la parte saggia e tutte le strategie
che vengono messe in campo hanno lo scopo di sviluppare tale parte.
Il trattamento DBT standard prevede una terapia individuale, la partecipazione
al gruppo di skills training (training di abilità) e il coaching telefonico (la
presenza di una persona che risponde tra un incontro di terapia individuale e un
altro nei momenti di difficoltà)
Nelle terapie di gruppo vi è Lo skills training della DBT offre strumenti concreti
attraverso l’insegnamento di quattro moduli di abilità:
-Le abilità di Mindfulness aumentano la consapevolezza di se stessi, dei propri
pensieri, emozioni e comportamenti. Come l’ACT anche la DBT prende come
punto di riferimento la mindfullness che serve per riuscire ad osservare il qui ed
ora, stare nella difficoltà e osservarla prima di riuscire a mettere in pratica delle
abilità diverse che riescono a dare una risposta, una reazione diversa rispetto ai
problemi.
-Le abilità di Tolleranza della Sofferenza consentono di affrontare i momenti di
crisi in maniera funzionale e di accettare la realtà così com’è, accogliendo in
maniera non giudicante il momento presente e accettando i fatti della vita che
causano sofferenza.
-Le abilità di Regolazione Emotiva aiutano la persona ad avere un rapporto più
funzionale con le proprie emozioni e a modificare i comportamenti che vengono
messi in atto quando si sperimentano emozioni intense.
-Le abilità di Efficacia Interpersonale consentono di utilizzare delle strategie
che aiutino a migliorare le relazioni e a gestire i conflitti interpersonali.

Schema Therapy
La Schema Therapy, strutturata da Jeffrey Young, cerca di cogliere le tematiche che si
nascondono dietro i sintomi, i cosiddetti “schemi”:
emozioni, pensieri, ricordi, sensazioni corporee dolenti che si sviluppano
se bisogni universali d’amore, di protezione, autonomia, libertà, spontaneità-gioco e
contenimento. Questi schemi si sviluppano nel corso della vita di una persona e che possono
diventare disfunzionali.
Le caratteristiche più peculiari della Schema Therapy sono:
• Enfasi sulle emozioni e bisogni delle persone.
La Schema Therapy cerca di cogliere quali esperienze si attivano in un determinato
momento e aiuta a trovare delle modalità adattive e sane per soddisfare i propri bisogni.
•La comprensione delle difficoltà attuali attraverso episodi e dinamiche dell’infanzia e
dell’adolescenza.
• Enfasi sulla relazione terapeutica perché tramite questa si riesce a lavorare sugli schemi da
modificare.
Difatti, attraverso delle tecniche immaginative, interpersonali, cognitive e comportamentali
la schema therapy va a modificare i 4 fattori specifici*
Come abbiamo prima descritto, uno Schema Maladattivo Precoce è costituito da ricordi,
emozioni, sensazioni corporee e pensieri che traggono l’origine da 4 fattori specifici:
*TEMPERAMENTO, ATTACCAMENTO, BISOGNI PRIMARI, ESPERIENZE
DURANTE L’INFANZIA che vanno a costruire degli schemi maladattivi precoci che altro
non sono che una strutturazione di quelli che possono essere gli schemi mentali
disfunzionali che una persona piò avere.
Utilizza: TECNICHE IMMAGINATIVE, TECNICHE INTERPERSONALI, TECNICHE
COGNITIVE e TECNICHE COMPORTAMENTALI
Sono importanti perché lo schema è quella funzione psichica che viene attivata da un evento
esterno e viene creata dal nostro vissuto, ma questo schema va ad attivare una serie di
pensieri che influenzano le nostre emozioni, i nostri comportamenti, le nostre reazioni
fisiche. La ST agisce su questi schemi maladattivi e cerca di trovare un equilibrio nuovo.

PSICOTERAPIA DI GRUPPO.
Ha un approccio diverso rispetto ai precedenti approcci ma si basa sui loro costrutti teorici.
Si ha terapia di gruppo quando si ha reciprocità, scambievolezza e confronto tra i componenti.
Quali sono le tipologie della terapia di gruppo?
-Gestalt
-Modello dinamico
-Modello analitico
-Approccio cognitivo-comportamentale
Lo psicoterapeuta a questo punto diventa un mediatore rispetto a quelle che sono le difficoltà e le
problematiche che caratterizzano gli individui all’interno del gruppo.
La principale differenza sta nel fatto che la terapia individuale è più adatta per coloro che hanno
bisogno di un punto di riferimento stabile e forte al quale rivolgersi e con il quale interagire. Al
contrario, la terapia di gruppo utilizza il punto di forza del gruppo stesso, ossia il cosiddetto
"fenomeno dell'eco" (una persona si può rispecchiare e imparare da un’altra, va in risonanza)
Durante le sedute i singoli condividono le loro esperienze personali.
I vantaggi della psicoterapia di gruppo sono svariati:
-Uguaglianza -> gli individui si sentono uguali e il terapeuta è un mediatore
-Non sentirsi giudicati
-Sentimento di appartenenza al gruppo
-Imparare dagli errori degli altri
-Possibilità di sperimentare in un luogo sereno e sicuro perché è un setting strutturato e funzionante.