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Dichiarazione dell’NLD sulle Sanzioni

8 febbraio 2011
National League for Democracy
97/B, West Shwegondine Road,
Bahan Township, Rangoon

Negli ultimi mesi il tema delle sanzioni è apparso ripetutamente nelle discussioni relative a quali
politiche potrebbero maggiormente incoraggiare un cambiamento positivo in Birmania.
Le attuali politiche e gli atti amministrativi sono volti a promuovere una economia sana
indipendentemente dalle sanzioni? Le affermazioni secondo cui le sanzioni hanno peggiorato le
condizioni di vita dei Birmani sono giustificate, oppure tali accuse si basano su presupposti politici?
Le sanzioni, così come sono ora, potranno raggiungere gli obiettivi desiderati? Ci sono segni
tangibili di progresso nel processo di democratizzazione?
Il problema delle sanzioni va esaminato all'interno di un contesto più vasto che comprende
aspettative politiche e realtà economiche.
Fino a che punto le sanzioni siano responsabili delle dure condizioni di vita dei birmani è un tema
che ha già fatto sorgere molte controversie.
Il Fondo Monetario Internazionale ha sottolineato come le cause principali dei mali dell'economia
siano le pessime politiche economiche e le conseguenti performances, la cattiva gestione e un clima
sfavorevole agli investimenti. Il Fondo non ritiene che le sanzioni siano un fattore significativo per
quanto riguarda i problemi economici del paese.
Si potrebbe considerare a tal riguardo l’accusa, non suffragata da prove, che lo sviluppo sia stato
impedito a causa della riduzione dell’ assistenza allo sviluppo, provocata dalle sanzioni. Si deve
notare che la maggior parte degli aiuti ufficiali allo sviluppo verso la Birmania furono interrotti solo
dopo il 1988. Mentre, già nel dicembre 1987 la Birmania era entrata nella lista dei Paesi meno
sviluppati, nonostante i 3.712 milioni di dollari ricevuti in aiuto tra il 1978 e il 1988.
Le sanzioni hanno prodotto una limitazione del commercio estero, dannosa per le condizioni sociali
della Birmania? Il volume del commercio estero birmano era di fatto cresciuto rapidamente sin
dagli anni 90. Nell'anno fiscale 2008/09, gli utili derivanti dalla vendita di gas naturale hanno
generato da soli circa il 35% delle entrate di tutte l'esportazioni.
Le esportazioni di gas naturale sono iniziate nel 1998 e hanno fatto incassare 1.070 milioni di
dollari nel 2005/06 e 2.380 nel 2008/09. Si stima che per l'anno 2010/11 le esportazioni di gas
possano raggiungere 4.000 milioni di dollari. Tali vendite di risorse naturali hanno fatto crescere le
entrate e rafforzato le risorse finanziarie. Le riserve di valuta estera sonno salite a 4.041 milioni di
dollari nel 2008/09 e, nonostante una crescente robustezza finanziaria, l'istruzione e la sanità sono
state trascurate e le condizioni di vita non sono migliorate. Secondo il Rapporto UNDP sullo
Sviluppo delle Risorse Umane del 2010, la Birmania è scivolata dietro il Laos e la Cambogia ed ora
è collocata nei ranghi più bassi delle nazioni del Sudest Asiatico.
Se osserviamo gli Investimenti Diretti Esteri (IDE), i capitali stranieri si sono concentrati
essenzialmente nei settori dell'estrazione delle risorse naturali. Mentre gli IDE del 2008/09
totalizzavano 925 milioni di dollari, gli investimenti esteri autorizzati salivano a 15.839 milioni di
dollari, di cui il 62% nei settori del petrolio e gas naturale. Il resto si è concentrato nella produzione
di energia idroelettrica nelle attività minerarie.
Gli investimenti in altri settori sono stati insignificanti. Gli investimenti produttivi sono stati
ostacolati da un ambiente sfavorevole alle imprese, che comprende la variabilità dei tassi di cambio,
la mancanza di responsabilità e la corruzione. Durante gli anni 90, sono stati ritirati persino gli
investimenti provenienti da altri paesi asiatici, non vincolati dalle sanzioni.
Il settore dell'abbigliamento birmano è stato quello maggiormente colpito dalle sanzioni. Gli anni
dal 1998 al 2001 sono stati gli anni del boom per il settore dell'abbigliamento per la elevata
domanda da parte dei mercati americano ed europeo. Le entrate dalle esportazioni di questo settore
sono cadute per 400 milioni di dollari nel 2003 a causa delle sanzioni americane. Di tutta quella

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perdita solo il 2,5% è relativo ai salari dei lavoratori. Il peso principale è ricaduto sui grandi
imprenditori e sulle classi privilegiate che stavano sfruttando il paese e la forza lavoro. Quando le
imprese del settore abbigliamento non poterono più esportare direttamente verso i paesi destinatari
dei loro prodotti ma dovettero passare attraverso paesi terzi, i profitti birmani caddero. Comunque
nel 2008/2009 il settore abbigliamento si è ripreso, grazie al peso di nuovi affari dalla Cina.
Attualmente le entrate del settore abbigliamento sono al terzo posto degli utili da esportazione.
La popolazione delle campagne impegnata in agricoltura, che costituisce il 63% della popolazione
totale, non è stata toccata dalle sanzioni. Piuttosto i contadini hanno risentito della mancanza di
libertà nella produzione e nella vendita, delle vendite forzate di terreni agricoli e delle politiche e
pratiche che hanno prodotto in una massiccia riduzione del prezzo di prodotti agricoli. Quindi gli
stenti della grande maggioranza dei birmani non sono dovuti alle sanzioni ma alle cattive politiche
del governo.
Potrebbe essere il caso di menzionare a questo punto certe pratiche presenti nel settore forestale.
Alcune eccellenti leggi e regolamenti, promulgate sin dai tempi in cui la Birmania era una colonia,
relativamente alla conservazione delle foreste rimangono ancora valide. Ma tali norme sono state,
costantemente ignorate e, per decenni, nelle foreste del paese vi è stato un diboscamento illegale
rampante specie nelle aree contigue ai confini nazionali. Foreste vergini, una volta intatte sono
diventate nudi tratti di terra, come conseguenza drammatica della complicità tra i rapaci mercanti di
legno dei paesi vicini e le corrotte autorità locali. Da questo esempio si può vedere chiaramente che
molto dell'attuale squilibrio nello sviluppo economico della Birmania è attribuibile alla assenza di
gestione sistemica delle risorse naturali. Le sanzioni non possono essere accusate dello stato
disastroso delle foreste della Birmania.
Le critiche alle sanzioni, specie quelle economiche, servono talvolta a distrarre l'attenzione dai
problemi principali che piagano il paese. Le accuse secondo cui le sanzioni economiche hanno
impedito l'emergere di una classe media, trascurano il fatto lampante che in Birmania non esiste
alcuna genuina economia di mercato. Lo sfacciato clientelismo è il marchio dell'economia birmana
e costituisce l'ostacolo principale all'emergere di piccole e medie imprese.
Allo stesso modo, le accuse secondo le quali sarebbero le sanzioni ad aver allontanato la gente
normale dal concetto di buona governance, ignorano del tutto il rifiuto del regime militare di
accettare qualsiasi proposta riguardante quelle riforme che, in qualche modo, potrebbero allentare
la morsa assoluta del loro potere in tutte le sfere della vita della nazione.
Si è asserito che le sanzioni hanno tenuto lontano l'alta tecnologia occidentale, mentre la sola
tecnologia accessibile, proveniente da paesi che non eccessivamente preoccupati da considerazioni
etiche, era di qualità estremamente bassa. Questa affermazione equivale all'assoluzione delle
responsabilità del governo che dovrebbe assicurare che i contratti con le imprese includano clausole
a tutela degli interessi della nazione e della gente.

Si è inoltre detto che le sanzioni finanziarie sono inefficaci e indirizzate male. In realtà solo ai
membri della giunta militare e ai loro associati viene negato l’accesso al sistema finanziario
americano e, dal momento che i cittadini birmano normali non hanno un conto bancario, si può
asserire che queste misure non colpiscono il pubblico in genere. Le sanzioni finanziarie hanno
anche impedito, benché in modo imperfetto, il riciclaggio del denaro sporco e il trasferimento
all'estero degli utili derivanti dalle vendite di gas e di altre risorse naturali.
Le sanzioni mirate servono per segnalare che gli atti contrari alle norme fondamentali della giustizia
e dei diritti umani non possono essere commesse impunemente persino da regimi autoritari.
Le sanzioni furono imposte alla Birmania dagli USA, da paesi membri della Comunità Europea, dal
Canada, Nuova Zelanda e Australia con i seguenti obiettivi:
a- porre fine alle violazioni di diritti umani.
b- promuovere valori e comportamenti democratici
c- scoraggiare il governo militare dall'opprimere la popolazione.

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Le assemblee legislative emerse dai risultati delle elezioni del 2010, sono totalmente dominate, a
tutti i livelli, nazionale e regionale, in modo congiunto dal partito USDP, fondato dal SPDC (il
vecchio Consiglio per la Restaurazione dell'Ordine e della Legge dello Stato) e dai rappresentanti
dei militari non eletti, ma nominati dal comandante in capo. I tentativi di indicare queste assemblee
come il solo spazio permesso per fare politica, riduce la democratizzazione in Birmania ad una
parodia. Lo specifico appello della Lega Nazionale per La Democrazia (NLD) contro la
cancellazione del partito è stato respinto dalla Corte Suprema con una fretta inaccettabile e senza
alcuna giustificazione legale. Anche questo è indice della volontà di limitare al minimo le attività
politiche nel paese.

Ora più che mai c'è urgente bisogno di reclamare un processo politico inclusivo. La partecipazione
di un largo spettro di forze politiche è essenziale al raggiungimento della riconciliazione nazionale
in Birmania.
Gli sviluppi del processo di democratizzazione, fondati saldamente sulla riconciliazione nazionale,
e sul rilascio dei prigionieri politici, devono essere alla base di ogni considerazione di modifica
nella politica delle sanzioni.

Le posizioni dell’NLD rispetto alle sanzioni possono essere riassunte come segue:

1- Gli USA, i paesi membri della Unione Europea, Canada, Nuova Zelanda e Australia hanno
imposto le loro sanzioni alla Birmania al fine di ottenere miglioramenti nella situazione dei diritti
umani e di promuovere i valori democratici
2- Le sanzioni sono il risultato di decisioni adottate dai paesi interessati, non il prodotto di richieste
di partiti politici, organizzazioni o cittadini birmani.
3- Di recente, alcuni partiti politici, organizzazioni, individui e paesi hanno chiesto la eliminazione
delle sanzioni. La maggioranza di queste richieste sembrano essere motivate da considerazioni
politiche. Le evidenze disponibili indicano che le condizioni economiche del paese non sono state
determinate dalle sanzioni in nessun livello degno di nota.
4- Dal momento che le cause principali all’origine delle sanzioni sono le violazioni di diritti umani
e la mancanza di comportamenti democratici, è proprio con l'affrontare questi problemi che si può
meglio raggiungere la rimozione delle sanzioni.
Il rilascio di tutti i prigionieri politici è la richiesta fondamentale.
5- Perciò noi esortiamo il Governo birmano ad adottare in modo sollecito e costante, tutte le azioni
necessarie.
6- L’NLD ritiene che, nel frattempo, le condizioni di vita della gente migliorerebbero, se le imprese
che avessero già investito, o pensano di investire, in Birmania osservassero le linee guida mirate
alla conservazione ambientale, alla protezione dei diritti dei lavoratori e alla promozione della
società civile.
7- L’ NLD propone un confronto con gli USA, EU, Canada, Nuova Zelanda e Australia, al fine di
raggiungere un accordo, su quando, come e in quali circostanze si potrebbero modificare le
sanzioni, nell'interesse della democrazia dei diritti umani e di un ambiente economico integro. Uno
studio e un'analisi sugli impatti delle sanzioni, da parte di un gruppo di esperti rispettati da tutti
sarebbe utile a questa discussione.
8- La comunità internazionale ha espresso da tempo il desiderio di vedere la Birmania progredire
sulla strada della democrazia e della prosperità economica. Politiche appropriate, coordinate
saggiamente e applicate in modo coerente costituirebbero il percorso migliore per raggiungere
questo obiettivo.

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