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TUTTO SUGLI
ORMONI BIOIDENTICI
NELLA DONNA IN MENOPAUSA

Studio Medico Specialistico www.tomella.it


Viale Umbria, 45 - MILANO www.ormoni-bioidentici.com
02 94759393 facebook.com/studiodottortomella
Tutto sugli ormoni bioidentici
Il primo ed unico libro scritto da un medico italiano per le donne,
in cui viene descritto in modo semplice, ma esaustivo cosa
sono gli Ormoni Bioidentici, a cosa servono, dove si trovano,
il loro profilo di sicurezza facendo un’ampia panoramica sulla
menopausa e gli effetti dell’Aging nella donna.
Tutto sugli ormoni bioidentici Dott. Claudio Tomella

Indice

00 Introduzione
Pagina 8

01
• Storia della Menopausa
• Definizione
• Premenopausa
• Estrogeno dominanza
Capitolo 1 • Climaterio
La menopausa •

Post menopausa
Cause della Menopausa
Pagina 16 • Perché trattare la menopausa
• Per quanto tempo si possono usare gli ormoni bioidentici ?
• Terapia di modulazione ormonale

02 I sintomi
Capitolo 2

Pagina 30
• Importanza della Prevenzione

03 Esami per la
Capitolo 3

menopausa (e non solo)


Pagina 34



I valori ormonali ottimali
Quali esami eseguire per la diagnosi e la prevenzione
Monitoraggio e follow up clinico e di laboratorio

04
• Introduzione
• Definizione
Capitolo 4 • I farmaci ad azione ormonale della TOS tradizionale
Cosa sono gli ormoni •

Gli ormoni “naturali”
Terapia ormonale sostitutiva vs terapia di
bioidentici modulazione ormonale
Pagina 47 • Formulazioni personalizzate
• Dosaggio fisiologico e sovrafisiologico
• Quali sono le vie di somministrazione degli ormoni
bioidentici
• Perchè usare la formulazione orale “micronizzata” e
sublinguale
• Creme o gel liposomiali
• Ovuli, crema o supposte vaginali
• Patches E Pellet
• Perchè “scegliere” una modalita’ di somministrazione
rispetto ad un’altra

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Tutto sugli ormoni bioidentici nella donna in menopausa. Dott. Claudio Tomella

• La gestione della terapia con ormoni bioidentici


• La prescrizione degli ormoni bioidentici in modo
bioequivalente
• È “colpa”degli ormoni biodentici ?
• Cosa non sono gli ormoni bioidentici: fitoterapici ad
azione ormonale e ormoni omeopatizzati
• Dove si trovano gli ormoni bioidentici
• Il costo degli ormoni biodentici
• Ormoni bioidentici e stile di vita
• L’ integrazione di precisione
• La detossificazione del fegato
• I “farmaci” ormonali della TOS tradizionale

05
• Estrogeni
Estradiolo
Capitolo 5 Estrone
Gli Ormoni della •
Estriolo
Progesterone
Menopausa Azioni
Sintomi da carenza
Pagina 80
Il progesterone negli uomini
Progesterone ed Estrogeni
Progesterone e Pregnenolone
Progesterone bioiendico e Progestinici a confronto
• DHEA
Che cos’è e dove si forma
DHEA E DHEA’S: cosa sono e quali sono le differenze
DHEA ed Eta’
Livelli di DHEA’S
Azioni del DHEA
Atleti
Terapia
Dosaggio del Dhea
DHEA per via vaginale per la sessualita’ della donna
Effetti Collaterali
• Keto DHEA
Che cos’è il Keto DHEA
Azioni del 7-Keto DHEA
DHEA e 7 KETO DHEA
Terapia
• Pregnenolone
Pregnenolone e menopausa
Pregnenolone e cervello
Pregnenolone e stanchezza surrenalica
Pregnenolone e pelle
Altre indicazioni del pregnenolone
Terapia
• Testosterone nella donna
Azioni
Sintomi e segni di carenza di testosterone nella
donna
I motivi per cui è fondamentale il testosterone nella

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Tutto sugli ormoni bioidentici nella donna in menopausa. Dott. Claudio Tomella

donna in menopausa
Sessualità
Anabolismo
Osteoporosi
Massa muscolare
Energia e tono dell’ umore
Prevenzione
Terapia
• Ossitocina
Che cos’è L’ossitocina
Azioni dell’ Ossitocina
Ossitocina e Sessualità
Ossitocina e Amore
L’ ormone della fedeltà
Il rovescio della medaglia dell’ ossitocina
Ossitocina e disturbi psichici
Ossitocina e peso corporeo
Come aumentare l’ossitocina?
Terapia
• Ormoni tiroidei

06 Ormoni bioidentici
e Aging
Capitolo 6

Pagina 156

07 Ormoni Bioidentici
e Osteoporosi
Capitolo 7

Pagina 164

08 Ormoni bioidentici
e desiderio sessuale
Capitolo 8

Pagina 178

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Tutto sugli ormoni bioidentici nella donna in menopausa. Dott. Claudio Tomella

09 Ormoni Bioidentici
e Pelle
Capitolo 9

Pagina 190

10 Gli ormoni sono


pericolosi?
Capitolo 10

Pagina 199








9 luglio 2002: una data da non dimenticare
Che cosa è il WHI (Women’s Health Initiative)
Primo errore: sono state studiate troppe variabili alla volta
Quello che non è stato detto sullo studio WHI
Cos’è Prempro
Chi ha partecipato allo studio
La finestra di opportunità
Il problema della comunicazione in medicina
• Quello che non ha funzionato nello studio WHI PremPro
• Quando iniziare una terapia di biomodulazioni ormonale con
ormoni bioidentici

Conclusioni
Pagina 214

Chi sono
Pagina 216

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Tutto sugli ormoni bioidentici nella donna in menopausa. Dott. Claudio Tomella

AVVERTENZE E DISCLAIMER

Nessuna parte di questa pubblicazione può essere riprodotta o trascritta in


qualsiasi forma senza il permesso dell’autore.

Il contenuto di questo Ebook è inteso per soli scopi informativi generali


e non può essere usato per la diagnosi, il trattamento o la prevenzione di
qualsiasi patologia.
Le informazioni e le raccomandazioni contenute in questo Ebook non sono
intese come un sostituto di indicazioni e prescrizioni mediche; il lettore
dovrebbe sempre avere un supporto medico qualificato.
L’Ebook contiene alcune teorie che non appartengono necessariamente
alla corrente di pensiero principale. Contiene opinioni ed idee dell’autore.
È lasciata alla discrezione e alla totale responsabilità dell’utilizzatore di
queste informazioni determinare se le raccomandazioni descritte sono
appropriate al suo caso valutando il rapporto rischi/benefici delle diverse
terapie disponibili.
Sebbene siano state condotte estese ricerche e prestata molta attenzione
per l’accuratezza delle informazioni, l’autore non è responsabile per
qualsiasi danno o conseguenza sulla salute che potrebbe presumibilmente
insorgere come risultato dell’eventuale uso o applicazione di informazioni o
suggestioni presenti in questo Ebook.

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Introduzione
Tutto sugli ormoni bioidentici Introduzione

Captitolo 00

Introduzione

Q uesto eBook nasce dalla volontà di portare luce alle donne afflitte dai
sintomi della menopausa e non comprese ed efficacemente trattate dalla
comunità medica tradizionale.

Nel mio lavoro di quasi 30 anni, come medico clinico che visita e cura i
pazienti, ho incontrato, ascoltato e trattato migliaia di donne in menopausa.

Il mio interesse per la menopausa e l’equilibrio ormonale è nato dallo studio


e dalla pratica della medicina Anti-Aging.
Dalla senescenza del sistema ormonale, dalla carenza di alcuni ormoni
e dalla variazione dei loro equilibri dipendono molti dei sintomi e delle
condizioni e malattie che si manifestano con l’ invecchiamento.
Ho capito subito che l’approccio agli ormoni della medicina anti-Aging è
diverso, più innovativo ed efficace di quello dell’endocrinologia e della
ginecologia tradizionale.

Molte donne oggi si rivolgono a me per conoscere le opzioni disponibili per


trattare in modo efficace e sicuro i disturbi della menopausa.

Ho sempre nella mia mente i loro occhi, la loro voce, il loro malessere, il loro
imbarazzo e la loro incredulità nel descrivere il corpo che repentinamente
cambia e la mente che non sempre lo accetta.

Ogni donna è diversa, ogni storia è differente, quando ci si avvicina o si


giunge alla menopausa.
Può sembrare incredibile, ma quelli che sono sintomi che rendono la vita
invivibile per qualcuna sono addirittura assenti in altre, in cui domina magari
una sintomatologia completamente diversa o talvolta subdola.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Introduzione

Da qualcuno la menopausa viene semplicisticamente ricondotta “solo” alle


vampate di calore. Non vi è nulla di più sbagliato.

In realtà i “sintomi” possono essere numerosi e verranno trattati


dettagliatamente nel capitolo dedicato.

Certo è anche alcuni di questi sintomi appartengono a parti intime della


donna e della persona.
Basti pensare al repentino cambio degli stati d’animo, all’eccessiva
sensibilità agli stimoli esterni, all’umore nero, al desiderio sessuale
inspiegabilmente ridotto, o alle forme corporee e all’aspetto che cambiano
profondamente.

• Per qualche donna alcuni sintomi sono insopportabili ed


influenzano in modo notevole la qualità della vita. Non ce la
fanno più e cercano una soluzione.
• Per altre viene meno il senso di essere donna e della propria
femminilità.
• Altre hanno sperimentato gli effetti collaterali della terapia
ormonale sostitutiva tradizionale (TOS) come la cefalea,
la ritenzione, etc. e non vogliono ripiombare nella stessa
situazione.
• Per altre la menopausa è la fine di un calvario, dal momento
che per tutta la loro vita fertile hanno sofferto di sintomi
legati alle mestruazioni (mal di testa, ritenzione idrica etc.).
Anche è vero che le modificazioni ormonali della menopausa
possono attenuare o fare scomparire alcuni sintomi legati
ad uno squilibrio ormonale già presente, è anche vero che le
carenze ormonali non possono non determinare altri effetti
disfunzionali.
• Per altre ancora non ci sono sintomi evidenti, ma sono
consapevoli che le modificazioni ormonali che avvengono con
la menopausa non possono non avere conseguenze negative
sulla salute e sull’invecchiamento.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Introduzione

La menopausa comporta un cambiamento brusco dell’assetto ormonale


per il venire meno della produzione di due ormoni fondamentali, come gli
estrogeni e il progesterone.
Questo comporta una modificazione globale degli equilibri ormonali, e quindi
e con questo numerosi e variegati sintomi, nonché un aumento del rischio di
sviluppare malattie cronico degenerative.

Il quadro della menopausa è complesso.


Non tutti i medici hanno la voglia, la capacità e le conoscenze per mettere
insieme tutti i sintomi e la storia clinica della donna in menopausa per
indirizzarla verso un percorso terapeutico globale, che tenga conto di tutte
le risorse terapeutiche disponibili, da quelle convenzionali a quelle non
convenzionali, ormoni bioidentici compresi.

Il problema vero è che sulla menopausa vi è una confusione pazzesca, sia


nella maggior parte dei medici che nelle pazienti.

Per quanto riguarda i medici, si è passati da una situazione in cui veniva


prescritta la terapia ormonale sostitutiva tradizionale (TOS) a tutte le donne
in menopausa, a quella in cui non viene prescritta affatto o solo in casi
selezionatissimi per il minor tempo possibile e solo per attenuare i sintomi
più resistenti.

Per la maggior parte delle donne viene solo consigliato qualche


blando fitoterapico e il problema della menopausa viene liquidato
semplicisticamente asserendo che i sintomi tutto sommato non sono così
gravi, si devono accettare e passeranno.
Tutto ciò mi sembra pazzesco.
È uno dei pochi settori della medicina in cui, anziché essere andati avanti,
si è palesemente tornati indietro, con un tuffo nel passato, con una non
espressa rassegnazione e senza, soprattutto, senza cercare una possibile
soluzione.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Introduzione

Non stupisce che in questo contesto ci sia anche confusione nelle donne.
Possono essere terribilmente confuse da quanto hanno letto sul web e da
quanto hanno sentito dal loro medico o ginecologo.
Alcune sono state rimbalzate dallo psichiatra, dal neurologo, dallo psicologo,
dal fisiatra, dal reumatologo, dal ginecologo, per cercare di domare i sintomi
che riferiscono oppure possono semplicemente essere liquidate con frasi
del tipo che “la menopausa è una fase della vita e il disagio passerà”.

Le donne in menopausa vengono trattate come delle bambine che devono


eseguire la prescrizione o come persone che hanno problemi psicologici o
mentali.

Spesso i ginecologi e i medici non hanno mai sentito parlare di ormoni


bioidentici oppure sono “contro” a prescindere da qualsiasi discussione
perché non sono contemplati nelle loro linee guida o nei loro protocolli,
come se la fisiologia e la biochimica fossero un opinione.

Perché è necessario trattare i disturbi della menopausa?

La menopausa di per sé non è una malattia: è vero.


Ma le alterazioni ormonali che si verificano possono condurre nel medio
e lungo termine a molte malattie, anche gravi e nell’immediato possono
verificarsi disturbi che possono impattare molto sulla qualità della vita.

Non dobbiamo dimenticare che nell’ultimo secolo vi è stato un notevole


aumento nella aspettativa di vita femminile. Alla fine dell’800, l’aspettativa
di vita nella donna era intorno ai 50 anni.
Le donne morivano nei primi cinquant’anni o sessant’anni della loro vita,
principalmente a causa di infezioni o proprio durante i numerosi parti.
In questo contesto, gli effetti delle carenze ormonali della menopausa
non erano significative, perché le conseguenze non avevano il tempo di
evidenziarsi prima della morte della donna.

Dal 1950 è l’aspettativa di vita femminile è cresciuta notevolmente e ora


la maggior parte della donne vive una significante porzione delle loro vite

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Tutto sugli ormoni bioidentici Introduzione

DOPO l’ inizio della menopausa e questo è un periodo abbastanza lungo


da consentire il manifestarsi delle complicanze a lungo termine della
menopausa.

Questo cambiamento sottende il bisogno per una visione più moderna della
menopausa, sia da parte delle donne che della comunità medica, e richiede
un corrispondente modifica nel modo di gestirla.

I medici dovrebbero essere molto umili quando si approcciano e


sentenziano sulla menopausa.
È indubbio che in passato non si potevano conoscere le conseguenze a
lungo termine della menopausa: la maggior parte delle donne morivano
prima.
Ora abbiamo la possibilità di imparare molto dalle pazienti e abbiamo l’
obbligo di cercare di farlo nel migliore dei modi.

Dal punto di vista ormonale la menopausa è determinata dalla


compromissione del sistema degli ormoni sessuali, con la perdita
permanente della capacità di produrre una sufficiente quota di estradiolo
e progesterone: questo impatta su tutto il sistema ormonale, causando un
sistema endocrino disfunzionale.
Un sistema endocrino disfunzionale mina la salute di vari sistemi e organi
dell’organismo, favorisce le malattie e questo che incide pesantemente
sulla salute e sulla longevità.

Per questo motivo non trattare o trattare impropriamente la menopausa


impatta sulla salute, il benessere e la longevità della donna.

Di fatto i medici dovrebbero trattare la menopausa come trattano le altre


deficienze ormonali permanenti, ovvero con la sostituzione ormonale:
questo viene fatto normalmente nel caso del diabete insulino-dipendente,
della malattia di Addison e nell’ipogonadismo, per esempio.

L’unico modo in cui possono essere trattate le carenze ormonali permanenti


della menopausa in modo sicuro e per un periodo prolungato è con gli

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Tutto sugli ormoni bioidentici Introduzione

Ormoni Bioidentici, ovvero con ormoni di origine naturale e con struttura


identica a quelli naturali. Trattarle con farmaci ad azione ormonale sarebbe
pericolosissimo e per questo non attuabile.
Restaurare in modo appropriato gli ormoni sessuali previene o fa regredire
gli squilibri ormonali, mitiga e fa regredire i vari sintomi e condizioni che
ne sono alla base, che sono fattori di rischio per le malattie degenerative. È
quindi uno dei punti chiave della medicina Anti-Aging e l’anticamera per un
invecchiamento di successo.

Con le attuali conoscenze di Medicina Anti-Aging limitarsi al trattamento a


breve termine dei classici sintomi della menopausa, non è un atteggiamento
accettabile.

Trattare efficacemente la menopausa ridurrebbe il costo delle cure per tutta


la popolazione che invecchia.
Pensate al risparmio in tempo e denaro che si creerebbe se il 50% della
popolazione,
potesse evitare o ritardare le manifestazioni delle malattie di almeno 10
anni.
Probabilmente trattare a menopausa non assicura questo, ma non trattarla in
modo non corretto la favorisce.

In questo modo potremmo contribuire in modo significativo sia al


miglioramento della qualità che della durata delle loro vite.
È importante essere informati e consapevoli che esiste una soluzione.

La terapia con ormoni bioidentici poggia le basi su uno stile di vita corretto e
trae beneficio da una integrazione personalizzata.

La terapia con gli Ormoni Bioidentici, utilizzati nell’ambito di un approccio


alla persona a 360 gradi, come avviene col metodo del Bioequilibrio
Ormonale® è la soluzione migliore per restaurare l’equilibrio ormonale e
riacquistare il benessere e la voglia di vivere.

Nei capitoli successivi entrerò in merito nella definizione della menopausa,

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Tutto sugli ormoni bioidentici Introduzione

dei suoi sintomi, degli esami necessari per fare diagnosi, per passare poi alla
definizione di ormoni bioidentici, alle azioni dei principali ormoni coinvolti e
terminare con le critiche, le indicazioni e le limitazioni alla loro prescrizione.

L’Ebook non ha la pretesa di essere esaustivo, ma apre una parentesi sulla


menopausa che non si può ignorare.

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La menopausa
Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

Captitolo 01

Storia della menopausa

I l termine menopausa fu usato per la prima volta dal medico francese


Charles Piere Louis de Gardanne nel 1812.
Deriva dal greco pausis (“μήν” (gen. “μνός”) mese, e “παῦσις”, cessazione
(cessazione del ciclo mensile).
La menopausa coincide con l’interruzione delle mestruazioni per un periodo
di almeno un anno e con la perdita della fertilità della donna.

In realtà in quegli anni lo studio della menopausa era puramente speculativo


o quasi.
La maggior parte delle donne moriva prima che si manifestasse, a seguito
dei numerosi parti oppure per le malattie infettive, che determinavano molti
decessi.

La scoperta degli ormoni sessuali (es. progesterone ed estrogeni) negli


anni 30 del novecento determinò una svolta per l’ endocrinologia e la
ginecologia.
Dopo un breve periodo gli ormoni vennero isolati, sintetizzati ed utilizzati
come farmaci sostitutivi.

La transizione verso la menopausa è un momento di adattamento per la


donna, perché il suo organismo va incontro a profondi cambiamenti.
Infatti la progressiva riduzione dei livelli plasmatici di estrogeni e di
androgeni determina cambiamenti e adattamenti rilevanti nella maggior
parte degli organi e dei sistemi femminili, primo fra tutti il sistema nervoso
centrale.
I ridotti livelli di steroidi sessuali inducono cambiamenti anche nella
produzione e nella clearance di neurotrasmettitori e neuromodulatori,
notoriamente implicati nella modulazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

Con il blocco della produzione ormonale ovarica, i recettori steroidei, che


sono ubiquitari nel cervello, non vengono più stimolati e di conseguenza
si modificano gli equilibri e i meccanismi centrali che hanno dominato per
tutta l’età fertile.
La menopausa non rappresenta però il solo evento che stravolge
l’organismo femminile intorno ai 50 anni, dal momento che questa si verifica
in una fase della vita della donna in cui nel suo organismo è già in corso una
profonda modificazione, determinata dall’aging di tutto l’ organismo e del
sistema endocrino.

Definizione di menopausa

Cos’è la menopausa e da che cosa è determinata ?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità definisce la menopausa come


la cessazione definitiva dei cicli mestruali per la perdita della funzione
follicolare ovarica.
La menopausa è diagnosticata retrospettivamente dopo 12 mesi consecutivi
di assenza di mestruazioni o amenorrea (per la quale non si sia evidenziata
un’ altra causa), oltre che da specifici esami emato-chimici.

Si definisce menopausa prematura (o precoce) quando si verifica prima dei


40 anni (OMS).

Si definisce menopausa indotta la cessazione delle mestruazioni che segue


o alla rimozione chirurgica di entrambe le ovaie (con o senza isterectomia) o
la soppressione iatrogena della funzione ovarica in seguito a chemioterapia
o radiazioni (OMS).

In medicina vengono definiti anche i periodi prima e dopo la menopausa,


per il significato clinico delle modificazioni endocrine che si manifestano
(diverse da quelle della menopausa in senso stretto).

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

1) PRIMA DELLA MENOPAUSA si distinguono:

• Pre-menopausa
• Peri-menopausa
• Climaterio

2) MENOPAUSA o Menopausa conclamata

3) DOPO LA MENOPAUSA: post-menopausa

Premenopausa

Molto critiche per la donna sono le fasi di PERI-MENOPAUSA E DI


PRE-MENOPAUSA (O CLIMATERIO).
Sono queste fasi di profondo cambiamento dell’assetto ormonale e i sintomi
sono spesso subdoli e talvolta non vengono riconosciuti e trattati.
La comparsa di mestruazioni irregolari in queste fasi è solo la punta di in
iceberg.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

Con il passare degli anni la premenopausa determina un aumento dei livelli


dell’ormone follicolostimolante (FSH) prodotto dall’ipofisi e una diminuzione
dell’ormone antimulleriano (AMH) prodotto dall’ovaio con conseguente
esaurimento della riserva ovarica, che si manifesta con cicli irregolari,
riduzione delle possibilità di concepimento spontaneo e aumento del rischio
abortivo.

Il termine peri-menopausa include il periodo immediatamente prima della


menopausa fino al primo anno dopo l’ultima mestruazione. In questo periodo
si possono sperimentare i sintomi della menopausa, in maniera variabile da
donna a donna.

Il termine pre-menopausa è un periodo più ampio e che precede la


cessazione delle mestruazioni in cui compaiono le prime irregolarità del
ciclo e i cambiamenti nel corpo della donna: la durata è estremamente
variabile e può iniziare anche 10 anni prima della menopausa vera e propria.
Gli amanti della semantica potrebbero obiettare che con pre-menopausa
si potrebbe intendere TUTTO il periodo che viene prima della menopausa,

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

anche quello fertile e in cui i livelli degli ormoni sessuali sono ottimali: vero.
Tuttavia per convenzione con pre-menopausa si intende il periodo che
precede la menopausa caratterizzato da modificazioni dell’assetto ormonale
e da potenziali sintomi di squilibrio endocrino.

L’ESTROGENO DOMINANZA, con i sintomi che l’accompagnano, è l’esempio


più eclatante di squilibrio endocrino che si può verificare in pre e peri-
menopausa.
Se ne parla poco nella medicina tradizionale e non è abituale oggetto
dei salotti televisivi o delle riviste con taglio salutistico (non farebbe
“audience”), ma è fondamentale per capire molti dei sintomi che
manifestano prima della menopausa conclamata.

Si parla di estrogeno-dominanza o dominanza estrogenica quando il


rapporto fra gli estrogeni e il progesterone, è sbilanciato a favore degli
estrogeni, che quindi sono dominanti sul progesterone.
Di fatto si verifica una carenza relativa o assoluta di progesterone, con tutti i
sintomi conseguenti.
Inoltre, il progesterone è un ormone precursore del cortisolo, del
testosterone e degli estrogeni.
Significa che in caso di carenza di progesterone anche gli altri ormoni
vengono sintetizzati in quantità troppo basse.

Quali sono i sintomi principali dell’estrogeno dominanza?


Ansia, irritabilità, sbalzi di umore, depressione, insonnia

Disturbi della concentrazione e della memoria

Mestruazioni intense e prolungate, irregolari, sindrome
premestruale, infertilità, ovaio policistico, fibromi uterini
• Ridotto desiderio sessuale
• Ritenzione idrica, aumento di peso, aumento del grasso
soprattutto nell’addome, fianchi e cosce
• Tensione al seno, dolenzia, noduli, aumento di volume del
seno
• Emicrania, cefalea, dolori muscolari, articolari, mal di

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

schiena
• Desiderio smodato di alcuni cibi, soprattutto dolci e
cioccolato
• Glicemia instabile, resistenza insulinica.

Il climaterio

ll climaterio è un termine ora in disuso, che racchiude il periodo che precede


e segue la menopausa. Deriva dalla parola greca “klimactér” che significa
passaggio/scalino, ossia quella fase della vita della donna che può esten-
dersi per 10 o più anni che precede e segue la menopausa.
Il climaterio si sviluppa in un periodo di tempo molto variabile, qualche anno,
in cui si verificano le modificazioni endocrine che portano alla menopausa.

Menopausa o menopausa conclamata

La definizione è stata discussa precedentemente

Post menopausa

Il termine di post-menopausa viene definito dall’OMS come il periodo che


segue l’ultima mestruazione.
In realtà non è un termine accettato da tutti gli studiosi, dal momento che
alcuni obbiettano che la menopausa è una condizione che non finisce mai.

Il termine post-menopausa serve semplicemente per focalizzare l’attenzio-


ne sulle complicanze a lungo termine della menopausa.
Basti pensare all’osteoporosi, ai disturbi della memoria, alle malattie cardio-
vascolari, etc.
È una fase “più stabile” a livello ormonale rispetto alla pre e peri-menopausa
ma comunque insidiosa, se non trattata adeguatamente, per le conseguenze
sul lungo periodo e la qualità dell’invecchiamento.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

Le cause della menopausa

Durante la menopausa una diminuzione della risposta follicolare ovarica


generalmente provoca una fluttuazione e un’eventuale diminuzione dei
livelli di estrogeni.
Ciò può portare allo sviluppo di vari sintomi peri-menopausali e post-
menopausali (ad esempio vampate di calore, sudorazione notturna,
secchezza vaginale).

Da punto di vista fisiopatologico (ovvero delle cause) la menopausa è


determinata dalla compromissione del sistema degli ormoni sessuali, con
la perdita permanente della capacità di produrre una sufficiente quota di
estradiolo e progesterone da parte delle gonadi (ovaie).

La perdita o la compromissione di questo sistema ormonale (quello degli


ormoni sessuali) impatta a su tutto il sistema ormonale, causando un
sistema endocrino disfunzionale.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

Perchè trattare la menopausa

Questo è importante perché un sistema endocrino disfunzionale mina la


salute di tutto l’organismo e questo che impatta pesantemente sulla salute
e sulla longevità.

Nella donna, questa disarmonia ormonale influirà sull’invecchiamento


globalmente, per quanto riguarda la pelle, la composizione corporea,
l’aumento dello stress, la perdita di massa muscolare, l’osteoporosi, per non
parlare dell’invecchiamento cerebrale, degli sbalzi d’umore, e della perdita
di memoria.
La maggior parte degli ormoni diminuiscono mentre altri aumentano, come
l’insulina, la leptina, il cortisolo e le gonadotropine (FSH e LH).

Il fatto che la perdita di estrogeni progesterone sia di così grande impatto


sulla salute della donna potrebbe sembrare eccessivo e controintuitivo, dal
momento che estrogeni progesterone sono considerati ormoni minori.
Gli estrogeni e il progesterone non sono ormoni “salva vita” come il cortisolo
e l’insulina, per esempio. Non si muore senza, per intenderci, in condizioni di
carenza di estrogeni e progesterone, si è semplicemente in menopausa.

Questo è vero, ma sarebbe più corretto dire che non si muore subito in loro
assenza o con una loro forte carenza.
Oltretutto il termine di “Ormoni sessuali” usato per definire alcuni ormoni
steroidei (es. estrogeni, progesterone e testosterone) è rappresentativo
del fatto che questi ormoni determinano i caratteri sessuali secondari, ma
anche estremamente poco rappresentativo delle azioni che questi ormoni
svolgono a tutto tondo sull’organismo

Gli effetti della perdita di estrogeni progesterone può necessitare di anni


per manifestarsi ma il fatto che queste complicazioni non si manifestano
velocemente non significa che siano insignificanti.

Per questo motivo non trattare, o trattare impropriamente la menopausa, può


determinare notevoli ripercussioni negative sulla salute e, sulla base delle

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

conoscenze attuali in medicina, non è mio avviso accettabile.

Bisogna che sia chiaro che non il fare nulla, e aspettare che i “sintomi”
della menopausa passino, conduce inevitabilmente a delle conseguenze sul
breve, medio e lungo termine.
Non è la soluzione: è solo un “non fare”.

Il fatto di imparare ad accettare il proprio invecchiamento, dal punto di vista


psicologico e della consapevolezza, non frena l’impatto negativo biologico
sul sistema ormonale e lo svilupparsi delle malattie cronico degenerative
(che sono vere e non psicologiche) che ne sono la conseguenza.

Illogica pare la posizione della ginecologia tradizionale: per anni ha gridato


i pericoli della menopausa a causa dell’aumento del rischio di sviluppare
malattie cardiovascolari, demenza, osteoporosi, etc e poi ha ordinato di non
trattarla.
Approfondiremo in dettaglio questo tema in un capitolo dedicato (studio
WHI).
Tuttavia appare evidente che il non fare (specie se è accoppiato al non
pensare), non porta da nessuna parte.

Avendo cambiato il modo di vedere menopausa, noi abbiamo anche


cambiato il modo di pensare il suo trattamento.
Mi pare poco ragionevole nascondere alle donne che esiste un trattamento
sicuro ed efficace come quello con Ormoni Bioidentici che, quando associato
ad una cura ed una visione della persona a 360 gradi, come avviene col
metodo del Bioequilibrio Ormonale®, può cambiare la vita della donna e farla
tornare a vivere felice e sicura di sé.

Per quanto tempo si possono utilizzare gli ormoni bioidentici


per trattare la menopausa?

La menopausa per definizione deriva da una perdita permanente della


capacità della donna di produrre una sufficiente quota di estrogeni e

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

progesterone: per questo è necessario restaurare questi ormoni mancanti


per un periodo indefinito di tempo.
L’unica possibilità per fare questo in modo sicuro è utilizzare gli ormoni
identici: non si possono assolutamente usare farmaci ad azione ormonale
(quelli della TOS tradizionale) con questo obiettivo e con questa durata nel
tempo.

Somministrare gli ormoni bioidentici in modo di bio equivalente e al


dosaggio fisiologico significa utilizzare una modalità che mima quella in cui
l’organismo produce gli ormoni.
Nel capitolo dedicato spiego cosa sono gli ormoni bioidentici e cosa
significa somministrarli in modo bioequivalente.

Per l’organismo, quando viene fatta un’appropriata terapia con ormoni


bioidentici naturali, è “come se” non si verificasse un’effettiva carenza.

Questo significa semplicemente trattare la menopausa come qualsiasi altra


permanente deficienza ormonale.

Questo modo di pensare e di lavorare è supportato da fondamenti di


biochimica ed è congruente con il modo in cui le altre carenze ormonali
permanenti, come diabete di tipo I, l’ipotiroidismo, e la malattia di Addison
sono gestite dalla comunità medica (ovvero con la terapia ormonale
sostitutiva).
Esiste una notevole similitudine fra diabete di tipo 1, ipotiroidismo e
menopausa.
Sono tutti caratterizzati da una carenza ormonale permanente che richiede
un trattamento a lungo termine e una concomitante attenzione alla
nutrizione e allo stile di vita.

Oggi è anacronistico considerare la menopausa come un evento con


ripercussioni solo a breve termine e accettare il manifestarsi di condizioni
intrattabili o di malattie croniche come le malattie cardiovascolari, il cancro,
il diabete, l’osteoporosi, il morbo di Alzheimer e la miriade di sintomi che non
generalmente sono associati alla menopausa.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

Noi oggi sappiamo che restaurare in modo appropriato gli ormoni sessuali
porta al riequilibrio metabolico e l’equilibrio metabolico preserva da queste
malattie, o almeno le fa sviluppare dopo e in modo meno violento.

Non solo terapia sostitutiva, ma terapia di bilanciamento


ormonale

Anche se la terapia con ormoni bioidentici può essere considerata una


terapia sostitutiva sarebbe più corretto definirla terapia di bilanciamento
ormonale perché quello che viene fatto è bilanciare tutti gli ormoni e non
è solo una sostituire quelli mancanti, per ristabilire il bilancio metabolico
generale.

Il metodo del BioEquilibrio® ormonale, in cui questo viene fatto con un lavoro
sulla persona a 360 è il modo migliore di farlo.

Sintomi della menopausa (e non solo)

L’assenza di estrogeni progesterone porta a uno squilibrio del metabolismo,


dal momento che questi ormoni sono necessari per far avvenire molte
reazioni chimiche fondamentali.

Per questo motivo la loro carenza può determinare numerosi sintomi e a una
miriadi di disturbi correlati.

Non tutti i sintomi sono presenti e si sviluppano con la stessa intensità in


tutte le donne.
In ogni donna la menopausa può determinare sintomi, a breve, medio e
lungo termine, assolutamente diversi.

In qualche donna la reazione della perdita di estradiolo e progesterone è


severa e inconfondibile.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

In altre, i segni e sintomi della carenza ormonale sono più subdoli,


potrebbero non essere osservati oppure essere scambiati con altri stati o
patologie (per cui vengono richieste visite specialistiche diverse che nulla
hanno a che fare con la menopausa in sé).

I “principali” sintomi della menopausa sono:

• Vampate di calore
• Sudorazioni notturne
• Palpitazioni
• Disturbi del sonno
• Ansia
• Depressione
• Problemi di memoria, concentrazione e di acutezza
mentale
• Diminuzione dei livelli di energia
• Calo o perdita della libido e del desiderio sessuale
• Dispareunia
• Incontinenza urinaria
• Sindrome genito-urinaria della menopausa
• Secchezza (vaginale, pelle, capelli)
• Aumento del desiderio di zuccheri, caffeina, alcol, tabacco
• Aumento del grasso addominale, insulino e leptino
resistenza
• Mal di testa
• Dolori articolari
• Problemi digestivi
• Aumento dei livelli di colesterolo totale ed LDL
• Invecchiamento della pelle, perdita di tono cutaneo e
aumento delle rughe
• Osteoporosi

Sfortunatamente questi sintomi sono tipicamente diagnosticati e trattati in


modo separato, come problemi o patologie indipendenti e non sono affatto

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 1

associati alla loro vera radice causale.

Purtroppo la medicina tradizionale non ha la visione a 360 gradi della


menopausa e del paziente che servirebbe.
Le pazienti vengono allora indirizzate a specialisti diversi o trattate con
sufficienza, come se si inventassero o amplificassero i sintomi, che in realtà
non esistono o sono fortemente ingigantiti.

Tutti questi condizioni e sintomi sono attribuibili, in qualche modo, alla


perdita di estrogeni e progesterone e allo squilibrio ormonale e metabolico
generale che ne consegue.

Restaurando in modo appropriato i livelli degli ormoni sessuali si eliminano


o si mitigano questi sintomi legati alla menopausa e si agisce sulla
prevenzione delle patologie correlate con la loro carenza.

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I sintomi
Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 2

Captitolo 02

L’importanza della prevenzione

Trattando nel migliore dei modi la menopausa si va oltre alla semplice


gestione dei suoi sintomi, dal momento che si interviene su condizioni che
possono causare le malattie croniche dell’ invecchiamento.

È ben documentato che la perdita di estrogeni e progesterone aumenta il


rischio della donna di sviluppare malattie cardiovascolari, il killer numero
uno per le donne in menopausa, e gran parte le altre malattie degenerative
age-dependent.

In realtà alcune condizioni mediche che si verificano in menopausa, causate


da questo squilibrio ormonale e metabolico, sono dei fattori di rischio per le
malattie croniche degenerative proprie dell’invecchiamento che includono:

• Ipertensione arteriosa
• Aumento del colesterolo
• Iperglicemia, insulina resistenza, diabete mellito
• Disturbi dell’umore, disturbi del sonno, disturbi della
memoria
• Morbo di Alzheimer
• Osteoporosi
• Sarcopenia
• Infiammazione cronica silente di basso grado
• Immunosenescenza.

Queste condizioni non sono normalmente viste e trattate come risultato di


uno squilibrio metabolico.
Invece sono diagnosticate e trattate come condizioni separate e
indipendenti.
Di fatto negli anni della loro menopausa le donne vengono sottoposte ad un
crescente trattamento farmacologico per malattie che minano la loro salute

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 2

loro benessere e la loro salute: vengono prescritti farmaci per l’ipertensione


arteriosa, per il colesterolo elevato, antidepressivi, ansiolitici, induttori del
sonno, e pillole per un improbabile perdita di peso corporeo e di grasso
addominale.
Di certo alle industrie che producono questi farmaci la cosa sta più che
bene.

Dal momento che i trattamenti isolati non agiscono sulla causa, non possono
eliminare questa condizione ma solo mitigare i suoi effetti.

La frase: ”È meglio prevenire che curare” è un tormentone conosciuto da


tutti ma che rimane confinato ai buoni propositi.

Purtroppo la prevenzione non viene affatto applicata nella pratica clinica


e di fatto ostacolata dalle decisioni che avvengono a livello governativo:
è sempre più difficile per i medici prescrivere gli esami necessari per fare
prevenzione, dal momento che serve una diagnosi, una malattia conclamata.

In sempre meno Stati si investe sulla prevenzione e, anzi, si tende a


“tagliare” quello che veniva concesso in passato.
È inutile negare che le linee guida istituzionali tendono a tamponare le
emergenze sanitarie ma investono pochissimo nella prevenzione e nella
gestione delle malattie croniche.
È evidente che in termini di spesa sanitaria per la collettività questa è
una scelta più onerosa a lungo termine, dal punto di vista economico e
soprattutto di vite umane.

Tutto il mondo ha capito con l’epidemia del Coronavirus l’importanza di un


sistema sanitario che funziona e di avere una popolazione forte dal punto di
vista della vulnerabilità alle malattie.
Avere una popolazione anziana, che vive a lungo ma è fragilissima non pare
un goal auspicabile dalla nostra società e non è affatto tollerabile.

Tutto il mondo ha capito con l’epidemia del Coronavirus che l’atteggiamento


saccente di molti scienziati, che generano sentenze su chi ha una visione

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 2

diversa dalla loro, non sia basato su certezze “scientifiche” ma sia


molto auto-referenziato, influenzato da meccanismi politico-economici
e comunque non sufficiente a gestire la salute pubblica e le vite della
comunità.

La prima cosa che ho imparato, come medico, è essere umile, verso i


pazienti, i colleghi, la medicina e la natura.

Costa di più trattare malattie gravi come l’Alzheimer o le malattie


cardiovascolari che non i fattori di rischio che la favoriscono e la
menopausa, in particolare.
Analogamente, trattare gli squilibri ormonali sarebbe più facile che trattare la
sequela delle malattie cronico-degenerative e metaboliche che ne derivano.

Non dimentichiamo che la perdita dell’equilibrio fra ormoni anabolici


e catabolici porta è una spirale che alla fine conduce verso malattie
degenerative gravi che includono: Alzheimer, cancro, diabete, malattie
cardiovascolari, osteoporosi e sarcopenia.

La menopausa non è insignificante!!!


Aspettare ad riequilibrare gli ormoni sessuali deficitari che si manifestino i
primi sintomi di queste malattie sembra poco razionale e lungimirante.
Sulla disarmonia ormonale, possiamo agire con lo stile di vita ma quando
non è possibile farlo questo modo è giusto intervenire con terapie
sostitutive ad hoc.

Attraverso la cura con Ormoni Bioidentici possiamo agire propriamente sulla


sostituzione e modulazione ormonale a lungo termine che, associata ad
uno corretto stile di vita e a una visione a 360 gradi del paziente e della
menopausa (come avviene con metodo del Bioequilibrio Ormonale®) può
cambiare il naturale decorso del processo di invecchiamento e prevenire la
sua accelerazione.

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Esami per la menopausa
(e non solo)
Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

Captitolo 03

Esami per la menopausa (e non solo)

Avere gli esami del sangue SENZA ASTERISCHI NON significa essere sani, né
che vi sia un accettabile equilibrio ormonale.

Per questo è fondamentale “interpretare” gli esami e correlarli fra di loro.


Questo vale sempre, ma ancora di più per gli esami ormonali e per la donna
in pre menopausa e menopausa.

Per quanto riguarda gli esami ormonali, gli intervalli di riferimento (o range)
sono piuttosto ampi.
Sono stati pensati per distinguere malattie endocrine in cui vi sia una netta
IPO funzione (in cui la ghiandola produce meno ormone) e condizioni di
IPER funzione (in cui la ghiandola ne produce di più).

All’ interno dell’intervallo di riferimento vi è il buio totale.


All’ interno dell’intervallo di riferimento è come se fosse tutto “normale”.

Per esempio, riferendosi per semplicità agli ormoni tiroidei, i range di


riferimento sono stati pensati per distinguere;

1) ipotiroidismo
2) ipertiroidismo

cioè due chiare condizioni patologiche che colpiscono la tiroide, che


funziona di meno oppure funziona di più: è difficile sbagliarsi e confondere
queste due diagnosi.

Il punto che all’interno dell’ampio range di riferimento ci sarebbero le


persone “eutiroidee”, ovvero con funzionalità normale: il problema è che

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

non è così nella realtà.

All’interno degli ampi intervalli di riferimento ormonali ci sono persone che


stanno benissimo e la cui funzionalità tiroidea è ottimale insieme a molte
persone che stanno male perché soffrono dei sintomi di un ipotiroidismo
subliclinico, che può non essere considerato e adeguatamente trattato per
anni.

Quindi l’asterisco non c’è, ma alcune di queste persone staranno sempre


male finchè non troveranno un medico che va oltre gli asterischi e deciderà
di fare qualcosa.

È necessario fare chiarezza.

Il concetto che ora si sta sempre più diffondendo nel mondo scientifico
prevede che i livelli ormonali possano variare da persona a persona e per
questo sono stati indentificati i livelli ormonali ottimali.

I livelli ormonali ottimali

I valori ormonali che consentono lo stato di salute migliore, senza sintomi


di ipo o iper funzione ormonale, vengono chiamati LIVELLI ORMONALI
OTTIMALI.

Per un individuo nella media per peso e altezza, il livello ormonale ottimale
corrisponde ai livelli medi che si osservano nei giovani adulti (fra i 25 e i
30 anni) e si trova a metà fra il valore di riferimento minimo e massimo per
questa popolazione.

Nel caso del TSH, l’ormone secreto dall’IPOFISI per regolare i livello di
ormoni tiroidei per esempio, il range varia da 0.45 a 5.5 mU/L circa (dipende
da laboratorio a laboratorio e dalla tecnica di laboratorio utilizzata).

Da 0.45 a 5.5…
Come dire da 450 grammi a 5 kg e mezzo

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

Da 450 metri a 5 km e mezzo


Da 45 km/ora a 550 km/ora

Questo significa che ha un’ampiezza di circa 10 volte, definendo solo


condizioni di grave iper o ipofunzione della tiroide, ovvero uno stato di
malattia franca.

L’esempio è stato fatto per gli ormoni tiroidei ma è applicabile a tutti gli
ormoni.

È evidente come il valore debba essere interpretato e calato nel contesto


clinico, isolarlo e prenderlo di per sé potrebbe trarre fuori strada.

Per tutti gli ormoni sono stati determinati i livelli ormonali ottimali e sono
quelli a cui mirare con una terapia di modulazione ormonale, che tiene conto
anche delle interazioni fra i vari ormoni e del loro ritmo circadiano.

Di seguito ho riportato i valori ormonali ottimali dei principali ormoni,


indicando quelli essenziali e quelli facoltativi, in prima istanza.

Valori ormonali ottimali

ESAMI SU SIERO (DONNA) VALORI OTTIMALI INDICAZIONI


FSH (pre menopausa - 21° giorno) 3-5 IU/L Essenziale
LH (pre menopausa - 21° giorno) 2-4 IU/L Essenziale
FSH (post menopausa) 15-70 IU/L Essenziale
LH (post menopausa) 2-20 IU/L Essenziale
Estradiolo (21° giorno) 150 pg/ml Essenziale
Estriolo < 80 pg/ml Facoltativo
Estrone 100 pg/ml Facoltativo
Progesterone (21° giorno) 11-20 ng/mL Essenziale
DHEA’S 2800 ng/ml Essenziale
Testosterone 350 pg/ml Essenziale
Testosterone libero 8 pg/ml Essenziale
SHBG 65 pmol/L Essenziale
TSH 1 mlU/L Essenziale

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

FT3 2.6/3.4 ng/L Essenziale


FT4 1.3/1.8 ng/L Essenziale
Insulina (digiuno) 4-9 µlU/mL Essenziale
Glucosio (digiuno) 80-95 mg/dL Essenziale
Leptina 4-10 ng/ml Facoltativo
Pregnenolone solfato 90-100 ng/ml Facoltativo
Prolattina 5-19 ng/ml Facoltativo
Androstenediolo glucuronide 3 ng/ml Facoltativo
Cortisolo ore 8 18 µg/dL Essenziale
Vitamina D, 25 OH 60-100 ng/ml Essenziale
IGF1 220/300 µg/L Essenziale
IGFBP3 3000 µg/L Facoltativo

CORTISOLO SALIVARE VALORI OTTIMALI INDICAZIONI


Ore 8 3-6 ng/mL Consigliato
Ore 13 0.5-2.5 ng/mL Consigliato
Ore 17 0.25-1.25 ng/mL Consigliato
Ore 23 0.15-0.5 ng/mL Consigliato

ESAMI SU URINE 24 ORE (DONNA) VALORI OTTIMALI INDICAZIONE


sulfatossimelatonina urine 24h >40 µg/24h Facoltativo
FT3 urine 24 h 0.9/1.3 µg/24 h Facoltativo
FT4 urine 24 h 1.6/1.9 µg/24 h Facoltativo
Cortisolo libero urine 24 h 70 µg/24 h Facoltativo
17 OH steroidi urine 24 h 6.5/7 µg/24 h Facoltativo
17 keto steroidi urine 24 h 6.5/7 µg/24 h Facoltativo
2 OH Estrone urine 24 h >5 µg/24 h Consigliato
16 OH Estrone urine 24 h 0-1.5 µg/24 h Consigliato

Bisogna tuttavia specificare che attraverso la terapia con gli Ormoni


Bioidentici (così come con la TOS tradizionale) non è possibile riportare ai
valori ottimali tutti gli ormoni, in tutte le donne in post-menopausa o con
carenze ormonali severe.

Quindi non si torna indietro con i numeri ai livelli giovanili (o almeno non per
tutti gli ormoni e non in tutte le condizioni).
Tuttavia il miglioramento clinico che si verifica con la terapia è sensibile e
le modificazioni dei livelli ormonali faranno comprendere se si sta andando

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

nella direzione giusta oppure no.

Quali esami eseguire per la diagnosi e la prevenzione

Di seguito elenco alcuni esami ematochimici che possono essere utili per
studiare la donna in pre-menopausa o menopausa.

In realtà il mio modo di lavorare prevede una prescrizione “personalizzata”


anche degli esami.

In altri termini: non è necessario eseguire TUTTI questi esami per TUTTE le
donne, così come è possibile che vi sia l’indicazione per eseguire esami che
non sono nella lista.
La medicina di precisione si basa su questo.
Anche dal punto di vista economico eseguire tutti gli esami sarebbe costoso
e soprattutto inutile.

Tuttavia vi sono degli esami che sono necessari per la prima visita e per la
maggior parte delle persone.
Per lavorare poi con la medicina Anti-Aging e il metodo del Bioequilibrio
ormonale® è possibile che ne servano anche altri, che vengono prescritti a
seconda per la persona.

È importante sottolineare che in medicina Anti-Aging per le donne in età


fertile e con le mestruazioni viene richiesto di eseguire il prelievo di sangue
per gli ormoni sessuali al 21 giorno del ciclo, in fase luteinica.
I valori ottimali ormonali si riferiscono ad esami eseguiti in questa fase.

(n.b.; in ginecologia invece, nella maggior parte dei casi, viene richiesto il
prelievo in fase follicolare, i primi giorni del ciclo).

Alcuni medici ritengono che il modo migliore per testare i livelli ormonali
sia quello attraverso il prelievo salivare.
È il caso per esempio della Dott.ssa Marion Gluck o della Dott.ssa Annelie
Scheurnstuhl, per esempio.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

Per onestà intellettuale bisogna ammettere che alcune delle critiche


agli ormoni bioidentici rivolte dai medici “tradizionali” nella comunità
internazionale deriva proprio dall’indicazione di alcuni medici di far eseguire
solo esami ormonali salivari, la cui attendibilità non è stata sempre validata.

Secondo la mia esperienza gli esami per lo studio dell’assetto ormonale


possono essere eseguiti sia su siero, che su saliva ed urine: dipende dalla
variabile che si sta ricercando.

Il prelievo salivare è, per esempio, necessario ed affidabile, nel caso dello


studio del cortisolo salivare circadiano, lo è di meno o comunque non è
necessario per altri ormoni, dove può essere utilizzato quello su siero con
un grande affidabilità.

Il prelievo salivare presenta il grosso vantaggio che può essere eseguito


direttamente dal paziente ed inviato al laboratorio: questo non è cosa
da poco dal momento che molti di questi esami sono specialistici e nella
maggior parte dei casi non possono essere eseguiti da un laboratorio
qualsiasi.

Bisogna poi tenere conto che, soprattutto in fase di pre-menopausa, gli


esami “oscillano” spontaneamente con una certa rapidità che rispecchia il
grande cambiamento metabolico. Quindi può essere necessario ripetere gli
esami secondo le indicazioni del medico.

A completamento ho inserito anche test genetici del DNA, del microbiota e


per lo studio dell’infiammazione cronica silente e del sistema immunitario
(citochine etc.), per iniziare a studiare la persona a 360 gradi ed avvicinarsi
alla medicina Anti-Aging e al metodo del Bioequilibrio Ormonale®.
Nel percorso Anti-Aging Top alcuni di questi esami sono compresi.

Test sierologici su sangue

Necessari per un primo inquadramento

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

FSH
LH
ESTRADIOLO
PROGESTERONE
DHEA’ S
CORTISOLO
PROLATTINA
TESTOSTERONE TOTALE E LIBERO
FT3, FT4, TSH
GLICEMIA, INSULINA, (HOMA INDEX),
B12, FOLATI,
OMOCISTEINA,
COLESTEROLO TOTALE, HDL, TRIGLICERIDI,
VITAMINA D,
PARATORMONE,
EMOCROMO, ALT, AST,GGT, AZOMIA, CREATININA, ELETTROLITI, CALCIO
IONIZZATO
URICEMIA

Esami di secondo livello su sangue


Ormone Antimulleriano (AMH),
SHBG (Sex Hormone Binging Globulin),
HB glicata, LEPTINA, ADIPONECTINA,
Curva da carico glucosio / insulina,
Vitamina A, B6, E, C, selenio, zinco,
RT3 (reverse T3),
IGF1 / IGF BP3,
17 PREGNENOLONÈ S,
ESTRIOLO,
ESTRONE,
LDL OSSIDATE,
Lp (A) / Lipoproteina A,
PCRs,
Omega screening: Omega 3/Omega 6,

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PROFILO ACIDI GRASSI,


BAP/dROMS

Test genetici del dna

TEST GENETICO della TIROIDE (19 polimorfismi): predisposizione a tiroidite e


alterazioni della funzionalità tiroidea, alterazione del trasporto degli ormoni
tiroidei, recettore vitamina D (VDR), attività delle Deiodasi.
È un test innovativo (New) e dalle grandi potenzialità diagnostiche.

NUTRIZIONE DI PRECISIONE: METABOLICO, MICRONUTRIENTI, INTALLERGY

MEDICINA DI PRECISIONE: ANTIAGING, INFIAMMAZIONE, DETOX,


NEUROGENOMICA, FARMACOGENOMICA, CARDIOGENOMICA, ESTROGENI,
PELLE, OSSA

SPORT: TOP TRAINING, TALENT


BCRA1 BCRA2
MTHFR
VDR
Test su urine:

ESTRAMET: misura il rapporto 2 Idrossi ESTRONE / 16 Idrossi ESTRONE,


quindi fra l’estrone buono è cattivo (sul rischio di sviluppare un tumore al
seno). Nel capitolo dedicato agli estrogeni parlo dell’estrone.
Non è un esame tanto conosciuto: per me è assolutamente importante e lo
prescrivo alla maggior parte delle pazienti.
Non è un esame genetico ma clinico ed è importante perché permette di
conoscere questo rapporto e con opportune integrazioni di ridurre il rischio
di tumore al seno (indipendentemente dal fatto che si stia effettuando una
terapia ormonale oppure no).
DISBIOSI TEST: SCATOLO - INDOLO
8 OH 2DG (stress ossidativo),

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

ESAME URINE 24 ore per:

6 Sulfatossi MELATONINA (importante)


Cortisolo,
Aldosterone,
Catecolamine e neurotrasmettitori (es. dopamina, serotonina,
noradrenalina),
Ormoni tiroidei,
17 OH e Keto steroidi,
Iodio
Test salivari

Possono essere ricercati:

Estradiolo
Progesterone
Testosterone
DHEA
Melatonina
Cortisolo

Il cortisolo circadiano salivare

È un esame che prescrivo spesso per studiare la stanchezza cronica, i


disturbi del sonno e per completare lo studio della funzionalità della tiroide,
che è connessa a quella del cortisolo.

Quando vi è un sospetto di una alterazione del cortisolo l’esame più indicato


NON È L’ESAME DEL SANGUE, che evidenzierà il livello di cortisolo nel siero,
ma il CORTISOLO SALIVARE, che sarà indicativo dei livelli di CORTISOLO
CELLULARE.

L’esame salivare, oltre che essere affidabile e di semplice esecuzione,


consente di eseguire autonomamente 4 prelievi durante la giornata
(usualmente intorno alle ore 7/11/16/23) in modo da studiare oltre che la

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

quantità assoluta di ormone anche quando l’ormone viene prodotto, ovvero


il “ritmo” di secrezione del cortisolo.

In questo modo si può sapere:

✔ se si ha un livello elevato di cortisolo (attenzione: sintomi possono


essere simili a quelli presenti del cortisolo basso, per cui è importante
saperlo),

✔ se vi sono picchi anomali (per esempio al pomeriggio o alla sera o se vi


è una anomala alternanza durante tutta la giornata),

✔ oppure, o come avviene nella maggior parte dei casi, BASSI livelli di
cortisolo e un possibile esaurimento delle ghiandole surrenali.
Un passo in più si ottiene determinando l’ADRENAL STRESS INDEX (ASI), in
cui insieme al CORTISOLO viene testato anche il DHEA’S salivare (di solito 2
tamponi alle ore 7 e alle ore 16).
Il DHEA’S è la forma solfata del DHEA ed è la forma più stabile in cui viene
dosato il DHEA.

Nelle diverse fasi della reazione allo stress il cortisolo e il DHEA agiscono
insieme con ruoli differenti e dalla valutazione simultanea dei loro risultati
si possono avere informazioni utili per verificare in quale fase dello stress
sei (es. mal adattamento di fase I, mal adattamento di fase II, furto del
pregnenolone, esaurimento surrenalico, etc.).

CITOCHINE PER STUDIARE L’INFIAMMAZIONE CRONICA E IL SISTEMA


IMMUNITARIO

IL 6,
IL 10,
IL 1α,
IL 1β,
IL 2,
IL 12,

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

TNFα,
TGFβ
Test su feci

ESAME MICRIOBIOTA INTESTINALE (Genetico)


ESAME MICRIOBIOTA VAGINALE (Genetico)
ESAME MICRIOBIOTA PELLE (Genetico)
ESAME MICROBIOTA OCCHI (Genetico)
ESAME MICROBIOTA CAVO ORALE (Genetico)
TEST SUL BENESSERE INTESTINALE: CALPROTECTINA, ZONULINA, ELASTASI,
CANDIDA, PARASSITI, COPROCOLTURA, SANGUE OCCULTO.

Esami strumentali aggiuntivi

Prima e durante la terapia con ormoni biodentici è necessario eseguire con


regolarità alcuni esami strumentali come:

✔ mammografia
✔ ecografia della mammella
✔ PAP test

Generalmente questi esami vengono eseguiti 1 volta all’anno

Periodicamente è indicata l’esecuzione della MOC, con frequenza variabile


da caso a caso.

MONITORAGGIO E FOLLOW UP CLINICO E DI LABORATORIO

La terapia con ormoni bioidentici è un percorso che accompagna la vita


donna dalla menopausa in poi.

Per effettuare la terapia bioidentici nel migliore dei modi e in totale


sicurezza è necessario un monitoraggio, sia effettuando delle visite
mediche che controllo, che con esami specifici.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 3

Troppe donne non considerano l’importanza del monitoraggio e cercano


nei modi più astuti o fantasiosi, di ripetere la ricetta degli ormoni senza
eseguire visite ed esami di controllo, questo con l’evidente obiettivo di “non
spendere” soldi per cose che non ritengono necessarie.

È evidente come queste donne sottovalutino il rischio di effettuare una


terapia senza gli adeguati controlli medici, che non sono accessori ma
fondamentali.

Io personalmente non mi assumo la responsabilità della gestione della


terapia se non vengono effettuate le visite e controlli regolari con cadenza
fissata.

All’inizio della terapia può essere necessario eseguire un controllo ogni


2/3 mesi per individuare la formula e il dosaggio più opportuno e valutare la
risposta clinica.
Poi il periodo può essere allungato a 3 o 4 mesi.

La prescrizione e il piano terapeutico degli ormoni bioidentici, così come


quello di qualsiasi farmaco, non può essere per motivi di legge superiore a
90 giorni.

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Cosa sono gli
Ormoni Bioidentici
Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Introduzione

Aiutare le donne con la terapia di modulazione ormonale con ormoni


bioidentici è una delle aree di lavoro che mi offre più soddisfazioni
professionali.

Le pazienti, nella maggior parte dei casi, si sentono meglio, sono più felici,
sono tornate ad essere quelle che erano prima e molte di loro mi chiedono
perché nessuno ha parlato prima degli ormoni identici.

Io non ho una risposta perché il loro utilizzo mi sembra molto logico,


naturale, “scientifico”, basato sulla fisiologia e i concetti base
dell’endocrinologia e della farmacologia. Non vi è nulla di nascosto,
esoterico, geniale o fantasioso.
Certo è che non bisogna essere medici rigidi e meri applicatori di protocolli
istituzionali già definiti.

La loro vita è cambiata drasticamente grazie agli ormoni biodentici.


Perché privarle di questa opportunità e lasciare le altre donne all’ oscuro di
questa possibilità, che può fare loro cambiare la vita?

Gli ormoni bioidentici vengono utilizzati in Europa da oltre 50 anni e milioni


di persone li hanno assunti con successo in tutto il mondo.
Il fatto che in Italia non siano conosciuti dalla maggior parte dei medici e dei
pazienti non significa che non funzionino o che non siano sicuri.

È un argomento tecnico e difficile nel suo complesso ma cercherò di


descriverlo nel modo più semplice possibile.

Definizione

La Mayo Clinic e la Endocrine Society definiscono gli ormoni bioidentici


come “composti che hanno esattamente la stessa struttura chimica e

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

molecolare degli ormoni prodotti nel corpo umano”.


Questo permette all’ organismo di riconosce questi ormoni come propri e
questo è un aspetto fondamentale.

Bio-identici significa ormoni “identici” ovvero uguali dal punto di vista


molecolare e della struttura chimica, a quelli che produce il corpo umano
(vedremo poi che quelli di sintesi NON sono uguali dal punto di vista
molecolare).

Si tratta di ormoni di derivazione naturale che vengono sintetizzati a partire


da principi attivi vegetali e sono identici nostro ormoni per quanto riguarda
l’efficacia e la tollerabilità.

La terapia ormonale sostitutiva con ormoni bioidentici o BHRT (Bioidentical


Hormonal Replacement Therapy) è l’evoluzione della terapia ormonale
classica (TOS) o HRT (Hormonal Replacement Therapy) che si usava
qualche anno fa, in cui venivano utilizzati ormoni di sintesi ad alta potenza,
con somministrazioni comuni a tutte le donne, senza mirare al riequilibrio
ormonale ottimale.

Gli ormoni bioidentici non sono pertanto stati creati dell’uomo ma derivano
da vegetali che hanno naturalmente una struttura molto simile a quella del
colesterolo, da cui provengono chimicamente gli ormoni steroidei. Da questa
materia prima di partenza, con piccole modifiche strutturali, si possono
ottenere tutti gli ormoni steroidei.

Più in dettaglio, gli ormoni bioetici derivano da vegetali come la soia,


la patata dolce e la Dioscorea, una pianta che vicina strutturalmente
al colesterolo dalla quale si sintetizzano in laboratorio tutti gli ormoni
steroidei, ormoni sessuali prima di tutto, come estrogeni e estriolo,
progesterone e testosterone.

Gli ormoni bioidentici sono delle copie uguali a quelle prodotte


dall’organismo: è intuitivo come sostituire gli ormoni che l’ organismo non
produce più o produce in quantità insufficienti con ormoni uguali a quelli

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

che produceva prima, chiamiamoli “originali”, è molto meglio che sostituirli


con delle copie non originali:
è lo stesso meccanismo che avviene con il ricambi di una macchina.
Il ricambio originale è sempre il migliore, più efficiente, più affidabile e più
sicuro di una replica.

Qualche studioso paragona gli ormoni a delle chiavi (che servono per
aprire e stimolare i diversi recettori e agire sui tessuti target): paragone
azzeccassimo…
Con gli ormoni bioidentici utilizziamo le chiavi originali e non dei doppioni.

Ebbene: gli ormoni bioidentici sono come le chiavi originali che stimolano i
vari recettori e agiscono sui tessuti target.

Gli ormoni si sintesi sono come dei Passepartout, comodi perché sono
uguali per tutte le serrature, ma ovviamente molto meno precisi e sicuri nel
funzionamento delle chiavi originali.

I ormoni bioidentici bioidentici vengono utilizzati a dosi più piccole rispetto


a quelli di sintesi, più fisiologiche e attraverso vie di somministrazione più
sicure che sono quella sublinguale micronizzata, transgel, vaginale, o come
supposte.

Il fatto che gli ormoni bioidentici abbiano una struttura chimica uguale e

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

conosciuta dall’organismo è un qualcosa di straordinario perchè, una volta


che sono reintrodotti correttamente, permettono all’organismo di continuare
le sue funzioni come se la carenza ormonale non fosse stata presente.

I farmaci ad azione ormonale della tos tradizionale

Per quanto riguarda gli ormoni tradizionali usati nella TOS è tutt’altra cosa.
Innanzitutto sarebbe meglio chiamarli “farmaci ad azione ormonale” e non
ormoni dal momento che hanno una struttura non è identica a quella degli
ormoni prodotti dell’ organismo umano e che dovrebbero sostituire.
Solo in questo modo, con una formula chimica diversa, possono essere
brevettati dalle case farmaceutiche, che hanno allora un vantaggio
economico e commerciale nel portare avanti trial di ricerca sui loro farmaci e
nel lanciarli alla comunità scientifica e ai media.

Una società farmaceutica non può brevettare un ormone presente in natura,


ma può brevettare un processo necessario per renderlo assorbibile come
farmaco.
Questo è il motivo per cui ci sono ormoni bioidentici prodotti da aziende
farmaceutiche che hanno fatto proprio questo e magari sono stati approvati
dalla FDA americana.
Questo non è stato fatto per tutti gli ormoni, ma per alcuni si.
Per portare un farmaco sul mercato, le compagnie farmaceutiche investono
milioni di euro nella ricerca e sviluppo, compresi i trial che ne testano la
sicurezza e l’efficacia, necessari per l’approvazione dalle Autorità.
Una società farmaceutica deve anche tenere sotto controllo un farmaco
dopo che è entrato in uso, riferire gli effetti collaterali e monitorare la qualità,
e tutto questo ha un costo.

I prodotti naturali non possono essere brevettati e pertanto la maggior


parte delle case farmaceutiche non investe denaro nella ricerca e nella
produzione di prodotti per cui non potrebbero avere l’ “esclusiva”.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Gli ormoni “naturali”

Gli ormoni bioidentici sono “naturali” ma cosa significa in questo caso


“naturale”?

Naturali sono tutti i prodotti che derivano direttamente da una fonte animale,
vegetale o minerale.
Nel caso degli ormoni biodentici con naturale si intende che sono di
derivazione naturale, principalmente vegetale.
Inoltre, conforme alla natura è anche il loro meccanismo di azione, nonché il
loro dosaggio.

È vero, il termine naturale è usato spesso, e talvolta a sproposito, nella


descrizione delle cure mediche.

Per qualcuno tutto ciò che è naturale è sano, a prescindere.


Basta che una terapia sia naturale perché sia efficace e faccia bene all’
organismo (o almeno non faccia male).
E così?
Naturalmente no.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Anche i rimedi naturali possono essere tossici o dannosi, se non usati nel
modo giusto.
È inutile negarlo.
I veleni sono “naturali” e molti fitoterapici, usati nel modo sbagliato, sono
tossici.
Anche il cibo, quando assunto in modo sregolato e se conservato o
preparato in modo sbagliato, può essere tossico e malsano.

Infine, in senso stretto è improprio definire gli ormoni bioidentici “naturali”,


nel senso che in natura non si trovano così come sono in farmacia o nei
nostri barattoli, ma devono essere trasformati nel laboratorio per ottenerli,
pur partendo da prodotti naturali.

Terapia ormonale sostitutiva


Vs
Terapia di modulazione ormonale

Quella con Ormoni Bioidentici è più una terapia di modulazione ormonale


che non semplicemente una terapia sostitutiva.
In altri termini.

La terapia ormonale sostitutiva è quella che prevede la sostituzione degli


ormoni prodotti dall’ organismo, come avviene quando si somministra la
pillola anticoncezionale ad una donna fertile o per la terapia ormonale
sostitutiva in pazienti cui sono state asportate le ovaie, la tiroide o che sono
affetti da diabete di tipo 1 insulino-dipendente, dalla malattia di Addison o
da ipogonadismo congenito.

La terapia di modulazione ormonale prevede l’utilizzo di ormoni bioidentici


(es. DHEA, pregnenolone, estradiolo, estriolo, progesterone, testosterone)
per riequilibrare le funzioni ormonali dell’individuo e ripristinare un assetto
giovanile, tenendo conto delle molteplici interazioni ormonali.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Formulazioni personalizzate

Gli ormoni bioidentici vengono prescritti dal medico attraverso formulazioni


che prevedono combinazioni dei vari ormoni calibrate su misura per le
esigenze della singola persona.

Vedremo nei paragrafi dedicati come i diversi ormoni assolvano a diverse


funzioni nell’organismo.

Se è vero che la menopausa deriva dalla perdita definitiva della capacità


della donna di produrre quantità sufficienti di estrogeni e progesterone,
lo squilibrio che viene a determinarsi per questo motivo, mina l’equilibrio
ormonale generale.
Per questo motivo i medici che utilizzano ormoni bioidentici non
prescrivono solo 1 tipo di estrogeno e del progesterone, ma mirano a
ristabilire e mantenere l’ equilibrio ormonale generale.
Per questo motivo è necessaria la prescrizione contemporanea di più
ormoni.

Ci si potrebbe allora chiedere come fa il medico a “scegliere” quali ormoni


utilizzare e il loro dosaggio.
La scelta dipende dalla storia clinica della paziente, dai segni, dai sintomi,
dall’esito degli esami specialistici, geno e fenotipici, effettuati.

Si parte generalmente dal dosaggio fisiologico minimo efficace: esistono

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

tabelle e protocolli internazionali che indirizzano il medico.


Poi, dalla scuola e dalla corrente di pensiero scientifico a cui fa capo e dalla
sua esperienza, dipende la prescrizione finale.

Dosaggio fisiologico e sovra-fisiologico

Il dosaggio con cui vengono prescritti gli ormoni bioidentici è fisiologico,


il che significa che vengono prescritti ai dosaggi con cui vengono prodotti
dell’ organismo sulla base dei dati della fisiologia.
In generale, viene prescritto il minor dosaggio fisiologico efficace.
Pertanto, quanto vengono utilizzati in modo appropriato, gli ormoni
bioidentici non vengono utilizzate dosi sovra-fisiologiche o dopanti di
ormoni: viene introdotto solo quello che manca.

È superfluo rammentare come quando è stata introdotta la terapia ormonale


sostitutiva tradizionale sono al lungo stati utilizzati farmaci ad azione
ormonale in dosaggi ampiamente sovra-fisiologici.

Basti pensare al Premarin, l’estrogeno di sintesi più utilizzato al mondo per


tantissimo tempo e quello usato nel famoso studio WHI, il cui dosaggio era
ampiamente sovrafisiologico.
Forse non tutti sanno che il Premarin deriva dagli estrogeni delle urine della
cavalla gravida.
Quindi:
in qualche modo è di derivazione naturale, deriva dalle cavalle, ma
prevedeva un dosaggio ampiamente sovra-fisiologico per l’essere umano.
Le donne non sono cavalle e pertanto non stupisce come quel tipo di
farmaco ormonale avesse cosi tanti effetti collaterali e facesse ingrassare.

Quali sono le vie di somministrazione degli ormoni bioidentici

La modo migliore per integrare gli ormoni bioidentici è quello definito in USA
come “bioequivalente” ovvero quello che mima quello naturale.

Esistono diverse modalità di somministrazione che possono essere

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

adeguate dal medico a quella specifica paziente sulla base degli esami
eseguiti, dei sintomi e del suo stile di vita, tenendo conto del ritmo
circadiano degli ormoni naturali.

Gli ormoni bioidentici possono essere somministrati per via:

• transdermica, come crema o gel liposomiali


• in forma orale micronizzata
• per via vaginale
• come patches o pellet

Perché esistono diverse vie di somministrazioni per gli ormoni bioidentici?

Sono forme diverse studiate per migliorare la biodisponibilità dei vari ormoni
e la loro sicurezza.

Sono infatti formulazioni che saltano il “primo passaggio epatico”,


migliorando l’assorbimento ed evitando la formazione di potenziali sostanze
tossiche.
È inutile sottolineare come solo questo sia un importante valore aggiunto
di questi ormoni rispetto alla terapia tradizionale, che prevedeva dosaggio
uguali per tutte le donne e un’unica formulazione in capsule, non tenendo
conto di tutti questi fattori e del timing di somministrazione.

È chiaro che usare dosi fisiologiche di prodotti che il corpo riconosce come
propri, in dosi piccole, personalizzate e con vie somministrazioni più sicure,
è notevolmente più sicuro che non usare farmaci ormonali a dosaggi sovra-
fisiologici ed uguali per tutti e che producono metaboliti aggressivi e che
rimangono a lungo nell’organismo e sovraccaricano la funzione epatica.

Formulazioni ad hoc di piccoli dosaggi di ormoni uguali a quelli prodotti


naturalmente dall’organismo, nella via di somministrazione più adeguata,
li rende sicuramente più sicuri per quanto riguarda il rapporto fra rischio e
beneficio.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Per questo motivo gli ormoni identici stanno vivendo una progressiva
crescita.

Perché Usare La Formulazione Orale “Micronizzata” e


Sublinguale

Nel caso delle formulazioni orali, perché vengono utilizzate forme


“micronizzate”? Cosa significa micronizzate? Perché le formulazioni sono
sublinguali e non semplici compresse o capsule? Perché incapsulate in olio
di oliva? Ecco le risposte.

• Compresse micronizzate significa che sono state sottoposte ad


un processo che consente di ottenere piccolissime particelle che
possono essere assorbite dall’intestino e convogliate nel sistema
linfatico, tramite il quale entrano nel sangue, evitando in massima
parte di passare dal il fegato.
L’assorbimento avviene attraverso la mucosa nei vasi linfatici e nel
flusso sanguigno, senza alcun effetto first–pass epatico.
Perché più fini sono le particelle degli ormoni, meglio il corpo può
assorbirli ed utilizzarli.
Una delle funzioni del fegato è proprio quella di processare le
sostanze che sono state introdotte nell’organismo e assorbite
dall’intestino: è questo quello che viene definito ”primo passaggio
epatico” (o first–pass).
Con le formulazioni micronizzate viene saltato il primo passaggio
epatico evitando il sovraccarico di lavoro del fegato e la possibile
sintesi di sostanze pericolose o la modificazione del DNA, come
avviene invece con i farmaci ormonali di sintesi che vengono usati
nella TOS tradizionale.

• L’assunzione attraverso compresse sublinguali costituisce


un altro modo per minimizzare la metabolizzazione epatica
dell’ormone, dal momento che l’ormone viene assorbito dai piccoli
capillari della muscosa orale e immesso nel circolo sanguigno
principale.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

• Gli ormoni bioidentici così allestiti sono incapsulati in olio d’oliva


per garantite l’assorbimento e la biodisponibilità ottimale.
Questo viene fatto perchè gli ormoni sono lipofili: l’assorbimento
avviene principalmente insieme ai lipidi assorbiti dall’esterno con
la dieta sotto forma di chilomicroni nel sistema linfatico e poi nel
flusso sanguigno, evitando così l’effetto “first-pass” nel fegato.

L’assorbimento di ormoni bioidentici viene quindi influenzato in modo


determinante dalla dimensione delle particelle degli ormoni e dal vettore
selezionato.

Ormoni bioidentici transdermici

Una modalità di assunzione degli ormoni molto apprezzata e, talvolta


desiderata dalle donne, è quella transcutanea, come crema o gel
liposomiale. Anche in questo caso gli ormoni vengono assorbiti senza il
primo passaggio epatico.
Per l’applicazione transdermica le farmacie specializzate utilizzano uno
speciale dispenser il cui sistema di pompaggio garantisce un dosaggio
controllato per ciascuna somministrazione o puff.
Quindi il dosaggio è estremamente preciso.
Vengono generalmente applicati nella parte anteriore delle braccia, nelle
cosce o sul ventre, secondo le indicazioni impartite dal medico.
Esistono anche ormoni bioidentici sotto forma di crema o siero per uso
topico per agire sullo skin aging, l’invecchiamento cutaneo.
Possono essere formulate per il viso, il contorno occhi e il corpo e sono
inaspettatamente efficaci sulle rughe e il tono cutaneo, su cui le carenze
ormonali giocano un ruolo eziologico significativo. Nel capitolo dedicato
viene discusso in modo dettagliato questo tema.

Ovuli, crema o supposte vaginali

Sono formulazioni straordinariamente efficaci sulla salute della donna e


della sua sessualità.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Vengono utilizzati sotto questa forma per la secchezza e l’atrofia vulvo-


vaginale, il calo del desiderio e della libido, la dispareunia e tutte le volte
che è indicato un aumento dell’ azione ormonale a livello locale senza una
conversione o azione ormonale a livello sistemico.

Patches e pellet

Una delle possibilità di utilizzo degli ormoni bioidentici è sotto forma di


“Patches” (cerotti) o “Pellet”, cui gli ormoni vengo inseriti sotto la pelle.
Questo viene fatto in uno studio medico specialistico con una procedura
che dura pochi minuti, ma che va ripetuta ogni 4/6 mesi.
I medici che la utilizzano, soprattutto in USA e Brasile sono entusiasti di
questa modalità, che consentirebbe una costante rilascio di ormoni.
Si possono tuttavia presentare nel tempo effetti collaterali locali.
In Europa non è molto utilizzata e anche io non la utilizzo, preferendo le altre
più agili formulazioni.

Perchè “scegliere” una modalità di somministrazione


rispetto ad un altra

È bene chiarire che le varie modalità di somministrazione non vengono


“scelte” dalla paziente sulla base della sua predilezione o simpatia, ma
dal medico a seconda delle indicazioni per quella paziente, ovviamente
tenendo quando possibile, delle sue richieste.
In altri termini le azioni delle varie formulazioni non sono sovrapponibili: per
esempio se si vorrà agire sul cervello (memoria, umore, ansia o depressione)
si userà una modalità, se si vuole agire sulla regolarità del ciclo un’ altra, se
si vuole agire sulla sessualità un’altra ancora.
Così come sarà diversa la prescrizione in una donna fertile o in
premenopausa rispetto ad una donna in menopausa o post-menopausa.
E ancora, sarà diversa la via di somministrazione se si vuole prediligere
una conversione ormonale piuttosto che un’altra o se sei vuole favorire
un’azione locale e non una sistemica.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

È evidente come sia molto articolata e complessa la prescrizione, rispetto


ad una pillola o ad un cerotto uguale per tutti.
Per questo è importante l’esperienza del medico e il fatto di lavorare in
sinergia con la paziente, il laboratorio ed effettuando tutti gli accertamenti
diagnostici necessari.

Come viene individuato il dosaggio degli ormoni bioidentici ?

L’opera del medico è quella di studiare l’assetto ormonale generale


attraverso esami di laboratorio che possono essere eseguiti su sangue,
saliva, ed urine e la valutazione della storia clinica della persona in modo
tale da poter somministrare piccole dosi fisiologiche di ormoni bioidentici,
tenendo conto delle loro reciproche interazioni, con l’ obiettivo di
raggiungere un equilibrio ormonale armonico.

La gestione della terapia con ormoni bioidentici

La gestione del bilancio ormonale si basa su dati scientifici, come i dati di


laboratorio e le indicazioni degli studi clinici effettuati, della fisiologia e della
biochimica, e su osservazioni aneddotiche sui pazienti, che hanno portato
alla formulazione di protocolli terapeutici internazionali.

Ogni medico che prescrive ormoni bioidentici, (di solito un medico anti
Aging o anti-Aging practitioner) può avere un suo “stile” che deriva sulle
scuole che ha frequentato e sulla sua esperienza coi pazienti.

Tuttavia i cardini della prescrizione, gli obiettivi e il razionale che vi è alla


base della prescrizione degli ormoni bioidentici, sono gli stessi in tutto il
mondo.

La terapia con ormoni biodientici è un processo dinamico e richiede


periodici aggiustamenti del dosaggio, monitorizza i cambiamenti degli livelli
ormonali e presta attenzione ai problemi di sicurezza.

La frequenza delle visite di controllo varia da caso a caso e dalla presenza o

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no di patologie o condizioni particolari concomitanti.

In generale, all’inizio i controlli saranno più ravvicinati, ogni 2 o 3 mesi per


poi arrivare anche a 3 o 4 mesi.
Per questo motivo è bene sottolineare l’importanza e la necessità di visite
periodiche ed esami per il monitoraggio e per l’eventuale aggiustamento
della terapia.

La terapia è sicura, ma è necessario il monitoraggio (con esami e visite) ed


l’utilizzo solo di ormoni biodentici della miglior qualità possibile: non ci sono
scorciatoie o trucchi : )))

Chi vuole semplicemente che vengano ritrascritte le ricette senza pensare è


pregato di non rivolgersi al sottoscritto.

La prescrizione degli ormoni bioidentici


in modo bioequivalente

A mio avviso il modo migliore per prescrivere gli ormoni bioidentici è farlo in
modo cosiddetto “bioequivalente”.
Con questa modalità vengono prescritti:
solo gli ormoni deficitari,
tenendo conto delle interazioni fra i diversi tipi di ormoni,
con la via di somministrazione più appropriata in quel caso specifico
e tenendo conto anche del timing ormonale.

Ci sono invece medici che prescrivono sempre tutti gli ormoni, in


modo quindi non bioequivalente, sulla base del fatto che la teoria
dell’endocrinosenescenza prevede che l’invecchiamento si accompagni ad
un declino ormonale globale.
Sulla base di questi presupposti pressochè tutti i pazienti riceveranno
terapie con TUTTI gli ormoni: estradiolo, estriolo, estrone, progesterone,
estradiolo,DHEA, testosterone, GH, ormoni tiroidei, etc.

A mio avviso è più fisiologico il primo approccio e ho un buon feedback dalle

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pazienti nella mia esperienza clinica di questi anni.

È “colpa”degli ormoni biodentici ?

Come sempre nella medicina integrata e di precisione è importante


annotare eventuali sintomi o modificazioni di qualsiasi genere che si
dovessero osservare con l’ avvio di questa terapia, con calma e lucidità.

Perché con calma e lucidità?

È vero che quella con ormoni bioidentici è una terapia ormonale


“importante” e che per questo è necessario un puntuale monitoraggio, ma è
inutile negare che può portare con sé ansie, pregiudizi o ambivalenza.

Intraprendere una terapia che magari il proprio medico di base o ginecologo


non conosce o sconsiglia a prescindere, può essere un carico emotivo non
indifferente.

Anche per questo motivo, non bisogna incorrere nel tranello per cui “tutto”
quello che accade dopo aver assunto gli ormoni bioidentici è attribuibile
a questa terapia, nel bene come nel male: non sempre esiste un nesso di
causalità.

Vi faccio un esempio.
Per molte persone l’omeopatia non funziona: è acqua fresca… Bene…
Fra queste persone ci sono sia medici che pazienti.

Quello che è assurdo è che anche (e soprattutto) fra queste persone se si


manifesta un sintomo o una malattia di qualsiasi DOPO aver preso il rimedio
omeopatico, allora è stato quello a farlo scatenare…
Ma se si era detto che l’omeopatia non funziona?
Ecco, questo ragionamento viene applicato in modo analogo anche alla
medicina naturale e a quella integrata e gli ormoni bioidentici entrano in
questa casistica.

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Quindi è bene osservarsi e riportare sempre con accuratezza la


sintomatologia, lo stato fisico e psicologico.
Questa non è un metodo, a mio avviso, da tenere solo quando si utilizzano
gli ormoni bioidentici ma sempre, quando un medico prescrive una terapia
farmacologica o naturale.

Il grande successo del metodo del Bioequilibrio Ormonale® deriva anche da


questo e mi consente di lavorare sul paziente con una visione a 360 gradi.
Il ruolo del paziente, quindi, è centrale e non marginale.

Oggi i giovani medici si affidano esclusivamente alla diagnostica di


laboratorio e per immagini, trascurando questo aspetto clinico e il rapporto
di ascolto col paziente, applicando rigidi protocolli, stilati da una non ben
chiara autorità. Questo a mio avviso è un grosso limite.

In omeopatia si dice che spesso il paziente “grida” (con parole sue e a


modo suo) il suo rimedio: al medico e all’omeopata spetta solo il compito di
capire qual è.

Per ottenere i massimi risultati non si può che partire dal paziente, anche
perché è una grossa fonte di apprendimento e di esperienza per il medico,
che può essere utilizzata con successo per altri pazienti.

Questi preparati devono essere assolutamente prescritti e monitorati da


un medico di esperienza e allestiti da una farmacia galenica, specializzata
nell’allestire le prescrizioni ormonali.

Cosa non sono gli ormoni bioidentici

• I FITOTERAPICI AD AZIONE ORMONALE

Gli ormoni bioidentici non vanno confusi con fitoterapici o fitocomplessi


ad azione ormonale (ovvero medicinali il cui principio attivo è di origine
vegetale) da cui vanno distinti.
Si tratta in questo caso di fitocomplessi estratti da piante che hanno una

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azione ormonale e possono essere utili per alleviare alcuni sintomi della
menopausa o per agire sulla secrezione di alcuni ormoni.

Sono numerose le piante che vengono utilizzate da anni con questo scopo
nelle varie culture, per esempio la Dioscorea, l’Agno casto, la Cimicifuga, il
Trifoglio Rosso, il Luppolo, gli isoflavoni della soia, il Tribulus e molti altre.

Esistono ormai cospicui studi scientifici pubblicati che evidenziano l’ effetto


dei fitocomplessi estratti da queste piante sul profilo ormonale.
Alcuni di questi sono gli integratori che vengono pubblicizzati per alleviare i
sintomi della menopausa e sono prodotti da banco o che si possono trovare
al supermercato, ma non bisogna banalizzarli.
Possono trovare un’area di utilizzo in caso di sintomi legati ad una lieve
modificazione dei livelli ormonali e in particolare nella donna giovane, in
cui vi è una residua capacità endocrina o nei casi in cui gli ormoni sono
controindicati.

Anche qui vale il concetto che vanno scelti con perizia e conoscenza
e devono essere stati preparati da aziende serie, affidabili e con ottime
materie prime.

Tuttavia è bene chiarire che la terapia con fitoterapici è cosa ben diversa da
quella con ormoni biodentici:

• gli ormoni biodeintici derivano da piante, ma vengono


trasformate in ormoni a tutti gli effetti
• i fitoterapici sono piante e basta: non si può fare una
terapia sostitutiva o di modulazione ormonale con
fitoterapici.

In caso di severe e persistenti carenze ormonali documentate con gli esami


di laboratorio, gli ormoni bioidentici rappresentano la forma di terapia
naturale nettamente più efficace: sono uno step in più rispetto ai fitoterapici
ad azione ormonale.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

• ORMONI OMEOPATIZZATI

Esistono in commercio anche gli ormoni “omeopatizzati” che vengono usati


in omotossicologia utilizzati, generalmente alla diluizione D6.
D6 sta a significare che la sostanza di origine è stato diluito 6 volte nel
rapporto 1:10 e dinamizzato ad ogni passaggio.
La maggior parte degli ormoni può essere trovato in questa forma (es.
Progesterone, estradiolo, FSH, LH, T3, T4, Etc.)
Gli ormoni omeopatizzati possono avere anche questi una indicazione di
utilizzo nel caso di lievi carenze ormonali, ma sono una terapia ben diversa
dagli Ormoni Bioidentici, che sono degli ormoni veri e propri ad un dosaggio
fisiologico (non omeopatico).

Dove si trovano gli ormoni bioidentici

Gli ormoni bioidentici non vengono prodotti come i farmaci o gli integratori
alimentari dall’industria.

Vengono prodotti esclusivamente dai laboratori delle farmacie come


prodotti galenici.

Il termine “galenico” si riferisce a Galeno, un medico dell’antica Grecia


che a cavallo tra il secondo e il terzo secolo d.C. adoperò numerose
erbe medicinali o loro estratti come farmaci. Le farmacie galeniche sono
conosciute all’ estero con termine di “Compounding Pharmacy”.

Per la preparazione degli ormoni bioidentici è necessaria una ricetta


medica.
La ricetta non è ripetibile e la durata massima del piano terapeutico per
legge è di 90 giorni.

La copia originale delle ricetta deve essere conservata dalla farmacia in


caso di controlli, pertanto è sempre meglio fare una fotocopia e una foto
sullo smartphone per tenere traccia delle prescrizioni e per eventuali
comunicazioni con il medico.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Si è più volte ripetuto che:

1. È fondamentale che la farmacia sia specializzata in questo settore e di


provata esperienza.
2. Utilizzi esclusivamente prodotti di partenza di ottima qualità
3. Sia attrezzata per formulazioni complesse e con modalità di
preparazione complesse (es. micronizzate, liposomiali, slow release,
colloidali, etc.)
4. Abbia tutte le certificazioni richieste dalla legge ed effettui tutte le
prove di qualità necessarie
5. Vi sia un feed back continuo per tenere sotto controllo efficacia e
sicurezza delle preparazioni.

Ovviamente le farmacie che hanno questi requisiti sono poche perché i


medici che hanno esperienza e prescrivono ormoni bioidentici sono pochi.

Generalmente le Compounding Pharmacy di questo tipo spediscono


in tutto il mondo le preparazioni e quindi non ci sono problemi di
approvigionamento.

I tempi per la preparazione delle preparazioni sono generalmente di qualche


giorno, oltre al periodo per l’eventuale spedizione.
È lo scotto che si paga per una formulazione personalizzata.
Sarebbe facile preparare e avere a disposizione ormoni bioidentici allo
stesso dosaggio per tutti.
Se si vuole una formulazione personalizzata nel dosaggio e nel mix di
ormoni deve essere preparata appositamente sulla base di quella singola
ricetta medica e per fare questo occorre tempo.

Rammento il fatto che gli unici casi in letteratura in cui ci sono stati problemi
di salute è stato a causa delle preparazioni delle farmacie galeniche (per
esempio sono state trasmesse infezioni) e mai per gli ormoni bioidentici in
sé.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Per questo motivo è assolutamente sconsigliato fare acquisti sul web così
come dare la priorità alla comodità o al basso costo rispetto alla sicurezza e
all’ efficacia.

Il costo degli ormoni biodentici

Gli Ormoni Bioidentici hanno un costo, naturalmente, e non è dei più bassi o
alla portata di tutti, purtroppo.
Per essere prodotti richiedono le materie prime migliori e metodologie
produttive precise e sicure da parte delle farmacie che li producono in
laboratorio, le “Compounding Pharmacy”.
Sfortunatamente non vengono rimborsati dal servizio sanitario nazionale
interamente, anche se vengono considerati farmaci e quindi possono
essere scaricati dalle tasse (a differenza degli integratori alimentari che non
possono essere scaricati).

Analizziamo molto semplicemente questi aspetti e cerchiamo di capire il


perché non sono economici:

1) Non vengono prodotti su scala industriale; la prescrizione e il


dosaggio di ogni paziente è diverso
2) Vengono scelte solo le materie prime migliori, per motivi di sicurezza
ed efficacia
3) Sono spesso “cocktail” di più ormoni nella stessa formulazione:
ogni ormone ha un costo che si somma a quello degli altri: 6 ormoni
costano più di 2.
4) Le vie di somministrazione in cui vengono preparati per renderli
efficaci e sicuri (es. forme micronizzate, liposomiali, transgel etc.)
sono complesse dal punto di vista tecnico e hanno un costo maggiore
della semplici compresse o capsule.
5) Gli esami ematochimici necessari per diagnosi e monitoraggio sono
specialistici ed innovativi e non vengono eseguiti da tutti i laboratori di
analisi.

A questo si aggiunge il fatto che il Servizio Sanitario Nazionale pone sempre

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più veti all’esecuzione degli esami e ancora di più quando si tratta di


prevenzione.
La prevenzione di fatto viene non solo non eseguita, ma anche negata e
ostacolata: è un dato di fatto ed è chiaro a tutti come questo può essere
pericolosissimo per la salute pubblica.

6) Per rendere la terapia con ormoni bioidentici più completa è possibile


che vengano prescritti vitamine, oligoelementi, fitoterapici, probiotici e
molto altro, che ovviamente ha un costo aggiuntivo.
Questo è quello che faccio io applicando il metodo del Bioequilibrio
ormonale® e che mi permette di agire sulla persona e sulla malattia a
360 gradi.

Non solo: in questo modo si mette un tassello molto importante per un


percorso Aging di successo.

7) I medici che prescrivono Ormoni Bioidentici sono “cari”.


Semplicemente fanno pagare la professionalità e la specializzazione
ottenuta in anni di studi e lavoro in Italia e all’Estero. Quello che sanno fare
non è replicabile semplicemente da un medico non specializzato in questo
settore e da non medici improvvisati.

La terapia con ormoni bioidentici, e in generale la medicina anti-Aging,


andrebbe vista come un investimento sulla propria salute e il proprio
benessere e non un costo accessorio.

Molte della mie pazienti hanno avuto un cambio della qualità di vita così
netto, che dal loro punto di vista è impagabile in denaro.

• Quanto vale ritornare ad essere quella di prima?


• Quanto vale far scomparire le vampate?
• Quanto vale dormire bene la notte?
• Quanto vale svegliarsi alla mattina riposata e con tanta
energia?
• Quanto vale non essere più ansiosa o depressa?

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• Quanto vale essere ancora una pelle o una muscolatura


tonica?
• Quanto vale godere di una sessualità appagante?
• Quanto vale fare della vera prevenzione?

Ognuna di voi conosce la risposta.


Se pensate che sia meglio una vacanza o un abito alla moda, la terapia con
ormoni bioidentici non fa per voi.
Se il vostro istinto vi dice di informarvi e di provare, allora avete una chance
per cambiare la vostra vita.

Fatta questa doverosa parentesi sui costo di questo tipo di terapia, non
bisogna spaventarsi.

La terapia è personalizzata e su misura e io nel fare la prescrizione tengo


conto anche di dettagli pratici e gestionali come questo.

Ora magari vorrete sapere il costo preciso di questa terapia.


Purtroppo non è possibile definirlo a priori: dipende da quale mix di ormoni
viene scelto, dalla somministrazione, da eventuali terapie accessorie.

Certo è che molti pazienti scelgono molti integratori sul web o nei negozi ed
è difficile che un integratore di media qualità costi meno di 30 euro e magari
dura 15 giorni.
In generale, gli ormoni biodentici possono costare poco di più, 60/100
euro al mese (approssimativamente), ma sono una terapia medica mirata e
professionale.

Per concludere questo argomento vi posso dire che, secondo la mia


esperienza, la scelta dipende molto da una questione di cultura e volontà
della persona.

Vi faccio un esempio.
Fra le mie pazienti ci sono molte donne brasiliane, perché in Brasile la
terapia con ormoni bioidentici è molto conosciuta e diffusa.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Ecco, per loro è “normale“ effettuare una terapia con ormoni bioidentici e
loro si organizzano sul come farla senza grossi problemi.

Ormoni bioidentici e stile di vita

Per ottenere il massimo dalla terapia con ormoni bioidentici bisogna


associarli ad uno stile di vita sano ed anti-Aging.
Quindi, il primo intervento è quello sullo stile di perché gli ormoni bioidentici
possono non determinare il loro beneficio massimo se vengono utilizzati e
assunti da pazienti che non hanno un adeguato stile di vita.

Ciò non vuol dire si dovrà rivoluzionare la vita per iniziare la terapia.
Si può continuare a vivere la propria vita, con le proprie abitudini, il lavoro, la
famiglia, gli amici, etc.

Semplicemente per avere il massimo dei risultati e bilanciare al meglio


gli ormoni è meglio avere uno stile di vita che vada nella direzione giusta:
questo vale anche per chi non assume questa terapia e vuole mantenere il
suo bilanciamento ormonale.

I cardini dello stile di vita su cui lavorare sono:

1. nutrizione
2. attività fisica
3. controllo dello stress
4. sonno

Dopodiché si ha la possibilità di intervenire con le cure ormonali e anche


con supplementi mirati a seconda delle esigenze individuali, sulla base degli
esami geno e fenotipici effettuati.
Quindi, oltre allo stile di vita, i 2 fattori chiave per la donna in menopausa
sono:

1. ormoni bioidentici
2. integrazione mirata

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

L’integrazione di precisione

Affinché gli ormoni bioidentici funzionino al top sono necessari enzimi e


vitamine che agiscono da catalizzatori delle reazioni chimiche implicate,
ovvero permettono ed accelerano le reazioni chimiche in cui sono coinvolti.

Gli ormoni non sono altro che sostanze che dicono alle cellule quello
che devono fare e, affinché il messaggio arrivi e si verifichino le reazioni
metaboliche, necessitano di vitamine, oligoelementi e minerali.

È inutile e qualche volta dannoso aumentare il dosaggio ormonale quando


non si raggiungono i risultati attesi. Troppi medici si limitano a fare questo e
ottengono spesso il risultato opposto.

Se un trattamento ormonale non funziona quello che viene fatto dalla


maggior parte dei medici e degli endocrinologi è aumentare a dismisura
il dosaggio: basti pensare alla Levotiroxina (es. Eutirox) nel caso
dell’ipotiroidismo.
Esistono molte alternative all’Eutirox e molti motivi per cui non può
funzionare, se si parte da una visione della tiroide a 360 gradi, ma quello che
viene classicamente fatto dalla medicina istituzionale si limita a prescrivere
Levotiroxina (es. Eutirox o per i più spregiudicati Tirosint o Tiche)
aumentando via via il dosaggio senza ottenere un miglioramento clinico e
anzi sviluppando effetti secondari ed avversi.

A questo punto come integrare?


È possibile oggi integrare in modo mirato facendo gli esami “giusti”.
Esistono esami del sangue, della saliva, delle urine, delle feci e test genetici
che indirizzano la strada.
A questo si aggiunge quanto emerge dalla visita, dalla storia clinica
della persona, e dalle note interazioni fra i vari ormoni, i loro coenzimi, il
micriobiota intestinale e altro ancora.

Se un ormone non funziona e non produce gli effetti attesi vi è sempre un

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

motivo e bisogna scoprirlo per agire sulle cause.


L’aspetto nutrizionale e di supplementazione mirata, come viene fatto
nella medicina di precisione e col metodo del Bioequilibio ormonale®, è
fondamentale.

Sono concetti che fanno capo alle nuove ed innovative branche della
medicina che sono la “Medicina di precisione” e la “Network Medicine”.

Non stupitevi se non ne avete sentito parlare: col metodo del Bioequilibrio
ormonale® si guarda sempre in avanti, con un continuo aggiornamento e un
occhio rivolto al futuro.

LA DETOSSIFICAZIONE DEL FEGATO

Poi continuare al top il lavoro bisognerà concentrarsi sulla detossificazione


epatica.
La detossificazione è un complesso processo di trasformazione ed
eliminazione di sostanze tossiche che è svolto principalmente dal fegato.
Nel fegato vengono detossificati gli alimenti, i farmaci e gli ormoni (naturali e
introdotti dall’esterno).

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Tipicamente vengono distinte due fasi nella detossificazione epatica,


chiamate fase 1 e fase 2.
Vitamine, oligo elementi, molecole detox e antiossidanti sono coinvolti in
questi meccanismi.

Una detossificazione ottimale è uno dei cardini della medicina Anti-Aging.


Quotidianamente introduciamo sostanze che hanno una potenziale tossicità
dall’ambiente esterno, dall’alimentazione, dai farmaci (naturali e non), dagli
ormoni (naturali e non) e se non avviene una detossificazione ottimale
queste sostanze si accumulano nell’organismo, possono danneggiare il DNA
e produrre scorie pericolose.

Per questo motivo si può comprendere come una terapia con ormoni
bioidentici effettuata con competenza non può prescindere da un lavoro a
360 gradi sulla persona e da una terapia mirata anche sulla detossificazione.

Prescrivere solo la pillola o la crema di ormoni bioidentici senza tenere


conto di tutto questo e di un intervento a 360 è estremamente superficiale
e limitato ed indicatore di un approccio approssimativo a questa delicata e

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

importante materia.
Ancora peggio il vecchio approccio con la Terapia Ormonale Sostituiva con
pillola o cerotto, in cui non si tenevano affatto in considerazione tutti questi
aspetti.

I detrattori degli ormoni bioidentici dicono che…

In questi anni, in cui ho studiato e tenuto Congressi in tutto il mondo, ho


letto e sentito le cose più assurde sugli ormoni bioidentici.
Affermazioni come queste:
“Non esiste una definizione di ormoni bioidentici”
“Sono una trovata di marketing…”
“Non ne ho mai sentito parlare e quindi non funzionano”
“Non sono approvati dalla FDA e non rientrano nei protocolli, quindi meglio
non parlarne” (e fare finta che non esistano).
“Sono placebo…”.

Ovviamente le persone non si sentono sicure nell’affrontare un trattamento


che non riscuote la fiducia del loro medico o che addirittura che non è
conosciuto.
Purtroppo la medicina istituzionale oggi è rivolta solo al trattamento
delle malattie conclamate e non vengono impegnate risorse per la
prevenzione anzi… di fatto è ostacolata, impendendo di eseguire gli esami di
approfondimento necessari.

Milioni di donne in tutto il mondo assumono ormoni bioidentici con


successo, hanno cambiato letteralmente la loro vita, sono felici e vengono
di fatto descritte da questi presunti scienziati come:
credulone, facilmente suggestionabili, ignoranti, depresse, ansiose, etc.
Scusate, non esagero: i testi sono scritti in lingua inglese (almeno quelli che
comprendo) ma il significato è questo.

Non esiste un solo studio al mondo che evidenzi l’inefficacia o la


pericolosità intrinseca agli ormoni bioidentici.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

La prescrizione degli ormoni bioidentici si basa sulla fisiologia e la


biochimica, oltre che sugli studi condotti, e su queste non si può essere non
d’accordo. Sarebbe come non essere d’ accordo con le leggi della fisica.

Dietro queste affermazioni, a mio parere, ci sono almeno 4 elementi:

1. pregiudizio
2. ignoranza
3. superficialità
4. malafede

1) PREGIUDIZIO

Molti medici non si approcciano agli ormoni bioidentici perché non sono
indicati dai protocolli e dalle linee guida. PUNTO
La cura del paziente viene messa in secondo piano e la medicina difensiva,
che si è insediata subdolamente anche nel nostro Paese, probabilmente ha
un ruolo e rafforza tutto questo.
I medici che escono dalle linee guida, anche se nell’interesse del paziente,
devono mettere in conto una quota di rischio (di denunce, di richiami…) e
non tutti sono disposti a farlo.
È molto più facile seguire le linee guida e rimanere nella propria confort
zone che non mettere in discussione sé stessi e il sistema.

2) IGNORANZA

Non mi permetto di scrivere o pensare che colleghi e scienziati siano


ignoranti in assoluto ma leggendo le pubblicazioni in cui vengono criticati
gli ormoni bioidentici si è evince in modo chiaro che scrive non ha minima
conoscenza di questo argomento e non li ha mai utilizzati nella pratica
clinica.

L’indicazione per gli ormoni bioidentici è per ristabilire l’equilibrio ormonale


generale e agire sulla prevenzione delle malattie cronico degenerative

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

legate alla menopausa, su cui esistono centinaia di pubblicazioni validate:


vengono invece descritti solo come uno stratagemma utile per gestire i
sintomi della menopausa, in donne insofferenti e capricciose.

Non vengono poste obiezioni medico/cliniche/scientifiche, ma si poggia


tutto sulla dialettica, la persuasione e l’autoreferenzialità.

Gli ormoni bioidentici hanno una definizione ben chiara e validata dalla Mayo
Clinic e dalla Endocrine Society che li definisce come “composti che hanno
esattamente la stessa struttura chimica e molecolare degli ormoni prodotti
nel corpo umano”.
Non si può asserire che “non si sa cosa sono” o che sono una trovata di
marketing.
È falso ed ingannevole.

3) SUPERFICIALITÀ

Molte obiezioni e osservazioni che vengono poste evidenziano una


superficialità disarmante.
Viene scritto, per esempio, con scherno più che con ironia, che le donne
assumono gli ormoni bioidentici perché promettono di restituire “la
giovinezza”…
Beh non è proprio così. Non è una promessa da spot pubblicitario.
Forse questi scienziati non sanno che molti studi scientifici di elevato
impatto hanno validato la teoria dell’ endocrino-senescenza, secondo
la quale il decadimento ormonale e la perdita di armonia fra i vari assi
ormonali, condiziona profondamente l’invecchiamento, le malattie cronico
degenerative e la longevità.
Restaurare l’ equilibrio ormonale attraverso gli ormoni bioidentici
consente di agire sui principali markers di invecchiamento cellulare e sulla
senescenza e, indirettamente, di mantenere “la giovinezza”: è ben diverso.
Il fatto è che entra in gioco il punto 2. Non sanno di cosa stanno parlando né
hanno la voglia e l’umiltà per apprenderlo.

4) MALAFEDE

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

La maggior parte dei miei colleghi è concorde sul fatto che questa sia la
ragione principale di denigrazione degli ormoni bioidentici e non serve di
certo un mentalista o uno strizza cervelli per capirlo.

Gli ormoni bioidentici non possono essere brevettati e quindi le grandi


multinazionali dei farmaci non hanno alcun interesse né a condurre studi né
a produrli: qualsiasi scoperta potrebbe essere utilizzata con vantaggio da un
concorrente.
Ovviamente intorno all’industria mondiale del farmaco girano interessi
economici notevoli.

Quello che però è veramente grottesco e paradossale è che i più feroci


oppositori degli ormoni bioidentici ribaltino questa realtà, gridando che gli
ormoni bioidentici muovono molto denaro e questo sarebbe l’unico motivo
per cui continuano ad essere prescritti e venduti.

Fra i principali detrattori vi sono i membri della American Menopause


Society che sostengono con fermezza ed arroganza questa tesi.
Hanno addirittura pubblicato una articolo sulla loro autorevole rivista,
“Menopause”, in cui hanno messo in evidenza come il giro di denaro
mosso dagli ormoni bioidentici negli USA fosse l’ unica ragione che ne
giustificherebbe l’esistenza e la diffusione.

È un po’ strano che questi scienziati abbiano trovato il tempo e i fondi per
occuparsi del fatturato degli ormoni bioidentici negli Stati Uniti (si parla di
cifre da 1,3 a 1,7 BILIONI di dollari,) e non quello per fare studi scientifici seri
e senza conflitto di interessi sulla loro efficacia e sicurezza.

È un po’ strano che le argomentazioni “contro” gli ormoni bioidentici non


siano scientifiche (neanche una), ma solo legate alla vendita e al bussiness.
Per la cronaca, chi ha pubblicato lo studio, che di fatto è di “farmaco
economia” (anche se veniva spacciato come uno studio sugli ormoni
bioidentici) nello stesso periodo ha pubblicato uno studio sull’ efficacia in
una terapia a base ormoni sintetici.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

Quindi è facile capire: chi denigra gli ormoni bioidentici non è un puro, un
ricercatore che parla solo nell’interesse della scienza, ma un professionista
che usa e sostiene ALTRI farmaci.

E le cifre in gioco, se si volesse fare vera luce, sarebbero ben diverse, dal
momento che è chiaro con le multinazionali del farmaco possano muovere
molto più denaro che non delle isolate farmacie di settore.

Evidentemente la nicchia di mercato che gli ormoni bioidentici muovono e


la potenziale perdita di fatturato da parte di concorrenti, rode molto e viene
vista come un potenziale pericolo.
Le donne hanno iniziato a capire che esiste un modo per uscire dall’inferno
della menopausa e stare bene, e anche questo è visto paradossalmente
come un pericolo.

Per quanto riguarda le cifra enorme spesa negli Stati Uniti al 2016, da 1,3
a 1,7 BILIONI di dollari, da parte di 2,5 MILIONI di donne americane che
assumono regolarmente gli ormoni bioidentici ci si dovrebbe semplicemente
(e senza conflitto di interessi) domandare perché tante donne si affidano
tutti i giorni agli ormoni bioidentici.

La risposta è semplice: gli ormoni bioidentici hanno cambiato


completamente la loro vita, le hanno fatte rinascere e tornare ad essere
quelle che erano prima della menopausa. Tutto il resto sono parole.

E attenzione… dal pregiudizio, dall’ignoranza, dalla superficialità e dalla


malafede scaturiscono le linee guida e i protocolli che escludono gli ormoni
bioidentici dalle buone pratiche mediche.
E la maggior parte dei medici applica solo i protocolli.

Questa è solo la mia opinione sul perché gli ormoni bioidentici vengono
osteggiati.
Vi posso tuttavia dire che la maggior parte dei medici che conosce e applica
la terapia con Ormoni Bioidentici nel mondo la pensa così.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 4

SU UNA COSA però i denigratori degli ormoni bioidentici HANNO RAGIONE:


l’importanza della qualità nella preparazione ormonale e l’affidabilità della
farmacia galenica o Compounding Pharmacy (vedi capitolo dedicato).

I “farmaci” ormonali della tos tradizionale

Quelli che vengono utilizzati nella terapia ormonale sostitutiva tradizionale


(TOS) in realtà NON SONO ORMONI ma FARMACI ad azione ormonale.
Significa che non hanno la formula chimica uguale a quella degli ormoni
prodotti dall’ uomo ma sono stati studiati per esercitare alcuni degli effetti
prodotti dagli ormoni.

Quelli che sono stati usati nel famoso studio WHI del 2002 per esempio, il
Premarin e il Medrossi progesterone, sono farmaci ad azione ormonale. Ne
parlo dettagliatamente nel capitolo dedicato.

I farmaci ormonali hanno solamente gli effetti dell’ormone prodotto


naturalmente dall’essere umano, ma hanno anche altri caratteriste ed azioni
che possono essere dannosi.

Ciò non vuole dire che i farmaci vanno evitati sempre. Io sono medico e
prescrivo farmaci.
Il punto è che quando i farmaci possono evitati perché ci sono delle
soluzioni più naturali, sicure ed efficaci, come nel caso degli ormoni
bioideintici per le donne in menopausa, non mi pare logico non utilizzarli e
fare finta che non esistano.

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Gli Ormoni
nella menopausa
Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

Gli estrogeni nella donna

Quando pensiamo agli ormoni femminili vengono in mente per primi gli
estrogeni.
È vero, condizionano i caratteri sessuali secondari e vengono classificati
come “ormoni sessuali”, ma la loro azione va di gran lunga oltre.
Gli estrogeni sono gli ormoni che più di tutti determinano la femminilità
della donna.
La donna ricca di estrogeni è molto femminile con forme morbide e seni
ben sviluppati, capelli folti e voluminosi, sguardo luminoso, pelle morbida e
levigata e dal colorito roseo.

Gli estrogeni condizionano molto anche il carattere e il modo di fare della


donna, la sua seduttività e il suo comportamento.
Gli estrogeni controllano le il ciclo mestruale ed intervengono durante la
gravidanza.
Sono fondamentali per il sistema nervoso e la memoria a breve e lungo
termine; regolano le endorfine e neurotrosmettitori fondamentali come
dopamina e serotonina: anche per questo sono un fattore chiave per
mantenere un buon tono dell’ umore.
Inoltre favoriscono il flusso di sangue nei distretti cerebrali intensificandone
così l‘ossigenazione e attivando dei fattori di crescita (come l’NGF:
neurotrophic grow factor) e di nutrimento (come il BDNF: Brain Derived
Neurothrophic factors) che preservano le cellule nervose dal deterioramento
e dall’ aging.
Intervengono anche per sostenere il trofismo e l’idratazione della pelle, del
collagene nonché quello delle ossa.
Non bisogna poi dimenticare che gli estrogeni proteggono dalle malattie
cardiovascolari, da quelle neurodegenerative e sono fondamentali per
l’azione del sistema immunitario e del microbiota intestinale.
Dal momento che gli estrogeni possiedono così tanti effetti positivi
sull’organismo non sorprende il fatto che la loro carenza rompa un equilibrio
e sia una vero e proprio terremoto per l’organismo della donna.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

Gli estrogeni sono un gruppo di ormoni

Le donne producono 3 tipi di estrogeni:


1) ESTRADIOLO (E2)
2) ESTRIOLO (E3)
3) ESTRONE (E1)

in base all’età

allo stile di vita

alla dieta

alla percentuale di grasso corporeo

all’assetto genetico

alla gravidanza

Gli estrogeni sono prodotti nella donna fertile:


1. dai follicoli ovarici
2. dal corpo luteo
3. dalla placenta (nella donna in gravidanza)

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

4. Alcuni estrogeni sono sintetizzati in piccole quantità da altri organi e


tessuti, come il fegato e le ghiandole surrenali.
Queste fonti secondarie di estrogeni sono le principali fonti per l’UOMO (che
produce anche’esso estrogeni) e per la DONNA IN POSTMENOPAUSA.
Durante la menopausa il tessuto adiposo diventa la maggior sorgente di
estrogeni, in particolare di ESTRONE.
Quindi le donne in sovrappeso od obese produrranno una maggior quota di
estrogeni: questo da un lato le può proteggere da alcuni dei sintomi della
carenza estrogeni (come le vampate, le sudorazioni notturne etc.) dall’altro
le espone ai rischi dell’estrogeno dominanza e dell’eccesso di estrogeni (fra
cui l’aumento della sintesi di 16 OH estrone che è un fattore di rischio per il
tumore del seno).
1) ESTRADIOLO (E2) o 17β Estradiolo

• L’estradiolo è la forma prevalente di estrogeno dalla


pubertà all’epoca menopausale.
• Prodotto primariamente dai follicoli ovarici nella prima
metà del ciclo (fase follicolare o estrogenica) e dal
corpo luteo nella seconda fase del ciclo (fase luteinica o
progestinica), è responsabile delle molteplici funzioni che
gli estrogeni esercitano a livello di tutte le cellule.
• È ritenuto l’estrogeno più potente prodotto dal corpo
umano, sia per gli effetti positivi sia per quelli negativi. Per
questo ve ne parlo per primo.

Con la pre-menopausa, verso i 40/45 anni, le ovaie iniziano


ad atrofizzarsi e la produzione dell’estradiolo tende a scemare in modo
progressivo, brusco od oscillante in relazione a fattori individuali:

1. la predisposizione genetica
2. lo stress
3. il BMI (indide di massa corporea, legato a peso ed altezza)

La carenza di estrogeni altera i livelli di β-endorfine (es. dopamina,


noradrenalina, etc.) determinando un modificato assetto non solo ormonale,

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

ma anche neurotrasmettitoriale, con significative ripercussioni sul tono


dell’umore.

Sintomi a breve termine della carenza di estradiolo

• Molti dei classici sintomi sperimentati dalle donne in questa fase sono
da attribuirsi al calo dei livelli di estradiolo:
Vampate di calore, sbalzi d’umore, stanchezza costante, depressione,
disturbi del sonno con vampate e sudorazioni, diminuzione della memoria
e del desiderio sessuale, pelle pallida, sottile e secca, secchezza vaginale
e delle congiuntive, comparsa di rughe sottili attorno agli occhi e sul labbro
superiore, capelli sottili e cadenti, disturbi delle vie urinarie, cedimento
del seno, artralgie, flusso mestruale scarso, assente e irregolare, cefalea e
crampi durante il flusso.

Sintomi a lungo termine della carenza di estradiolo

• La ridotta produzione dell’ormone favorisce altresì l’osteoporosi,


accresce il rischio di cancro del colon e di maculopatia degenerativa, l’
accumulo di grassi nel sangue e dell’omocisteina, l’ipertensione arteriosa,
l’arteriosclerosi, le patologie cardiovascolari e l’iperinsulinismo, da cui
conseguono un aumento del grasso addominale e successivamente il
diabete.
Il calo degli estrogeni è spesso preceduto da quello del progesterone,
determinando la condizione di estrogeno-dominanza, mentre gli androgeni
possono essere in una prima fase normali, ridotti o aumentati.

La riduzione dei livelli di estradiolo si associa ad una progressiva crescita


dei livelli degli ormoni ipofisari FSH e LH
Verso i 50 anni si osserva un appiattimento di tutti gli ormoni sessuali, fino
alla scomparsa definitiva del ciclo che apre le porte alla menopausa, con
aggravamento della sintomatologia.
Le gonodotropine FSH ed LH invece in una prima fase aumentano
notevolmente per ridursi successivamente.
L’estradiolo viene considerato un ormone buono, visti gli effetti benefici su

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

tutti gli organi e apparati.


Tuttavia se presente in eccesso e non opportunamente bilanciato dal
progesterone può provocare effetti collaterali e fenomeni degenerativi a
livello della mammella e dell’ utero.
I primi segnali dell’eccesso di estrogeni, che si identificano in pratica con
quelli sostenuti dalla carenza di progesterone e che si accentuano in fase
premestruale, sono rappresentati da:
Nervosismo, sbalzi d’umore, insonnia, stanchezza, attacchi di panico,
mestruazioni abbondanti, cefalea o emicrania, gonfiore e tensione
addominale, insufficienza venosa.
Sono i sintomi dell’Estrogeno dominanza (o dominanza estrogenica).
Nel tempo, l’iper-esposizione agli estrogeni favorisce:

• il sovrappeso con aumento del grasso addominale,


• l’ ipotiroidismo,
• le emorragie uterine causate da fibromi e da iperplasia
dell’endometrio,
• le cisti al seno e alle ovaie,
• l’ aumento del rischio di patologie autoimmuni,
• l’ aumento del rischio di cancro della mammella, dell’ ovaio
e dell’utero,
• l’ infiammazione cronica silente di basso grado.

Se i sintomi legati alla carenza di ormoni sessuali come gli


estrogeni e il progesterone non vengono efficacemente trattati possono
evolvere per diventare condizioni che sono alla base delle malattie
degenerative correlate con l’invecchiamento.

Sfortunatamente tutti questi sintomi sono diagnosticati e trattati in modo


separato, come se fossero problemi indipendenti e non sono associati
minimamente con la vera radice causale.

È molto più logico e fisiologico fare il percorso opposto: trattare i deficit


ormonali che stanno alla base della menopausa correttamente in modo da
risolvere indirettamente anche i sintomi.

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2) ESTRONE (E1)
L’estrone è secreto in minor quantità rispetto all’estradiolo in epoca fertile
da parte delle ovaie, del tessuto adiposo, del fegato e dei surreni.
L’estrone viene utilizzato dalle ovaie come ormone di riserva per produrre
estradiolo.
Nella post-menopausa rappresenta l’estrogeno principale (può arrivare
all’80 %), in quanto le ovaie, ormai atrofiche, non possono trasformarlo in
estradiolo.
È 12 volte meno potente dell’estradiolo ed è strettamente legato a un
incremento della resistenza all’ insulina e alla leptina, responsabili del
caratteristico aumento del giro vita nella donna in menopausa.
Esistono diversi tipi di Estrone:
• 2 OH (Idrossi) ESTRONE
Prodotto dal FEGATO, possiede EFFETTI PROTETTIVI sul rischio di incidenza
del tumore della mammella.
Le donne che producono 2 OH (Idrossi) ESTRONE registrano un 40% in
meno di possibilità di contrarre la patologia tumorale.
• 4 OH (Idrossi) ESTRONE e 16 OH (Idrossi) ESTRONE
Prodotti specialmente dalle CELLULE ADIPOSE, si ritiene siano
pericolosissimi per la salute della mammella e dell’utero, in quanto
possono causare danni al DNA, favorire il cancro e attivare dannosi processi
infiammatori e tromboembolici.
Più la donna è in sovrappeso od obesa più si produce estrone cattivo e
conseguentemente aumenta il rischio di sviluppare cancro alla mammella e
all’utero. In particolare il grasso viscerale addominale è quello più implicato
nella sintesi di estrone cattivo.

Concorrono altresì alla produzione di 4 e 16 OH Estrone:


a) la predisposizione genetica
b) ipotiroidismo,
c) assunzione protratta di estroprogestinici per via orale
d) alta esposizione a pesticidi ricchi di xenoestrogeni
Esiste un modo per semplice e non invasivo per conoscere il rapporto fra E2
e E16 Idrossi estrone, quindi fra l’ estrone buono è cattivo.

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È un esame delle urine che si chiama ESTRAMET.


Non è un esame tanto conosciuto e prescritto dai medici: per me è
assolutamente importante e lo prescrivo alla maggior parte delle pazienti
donne (indipendentemente dal fatto che si stia effettuando una terapia
ormonale oppure no).
Non è un esame genetico ma clinico ed è fondamentale perché permette
di conoscere questo rapporto fra estrone buono e cattivo e con opportune
integrazioni di ridurre il rischio di tumore al seno

3) ESTRIOLO (E3)
L’estriolo è prodotto in piccole quantità dalle ovaie nel periodo fertile e in
grandi quantità dalla placenta durante la gravidanza.
L’estriolo è 80 volte meno potente dell’ Estradiolo ed è 7 volte meno potente
dell’Estrone.

Bassi livelli di estriolo predispongono al cancro della mammella, alti livelli


riducono il rischio. Quindi è un ormone considerato “buono”. Infatti, le
gravidanze multiple portate a termine hanno un effetto protettivo sulla
mammella grazie alle elevate concentrazioni di estriolo e progesterone che
le hanno accompagnate.

Le donne vegetariane ed asiatiche, che registrano un minor rischio di cancro


della mammella, presentano alti livelli plasmatici di estriolo.

L’estriolo svolge una funzione adattogena: in assenza degli altri estrogeni


esercita blandi effetti estrogenici. In presenza di alti livelli di estrogeni
(estradiolo, estrone ed estrogeni chimici), legandosi debolmente ai recettori
per gli estrogeni, ne antagonizza gli effetti di stimolazione.
Non presenta fenomeni di accumulo e viene rapidamente metabolizzato
dall’organismo. Inoltre non stimola la crescita dell’endometrio e quindi non
espone al rischio di cancro dell’utero
Se somministrato per via transcutanea, la sua conversione in estrogeni
pericolosi è pressoché nulla.
Fra le numerose azioni dell’estriolo:

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• Blocca l’NF-kb, il fattore di trascrizione importantissimo che è


coinvolto nell’infiammazione nonché nell’attivazione e nella progressione
del cancro della mammella.
• Ottimizza la flora batterica e la lubrificazione della mucosa vaginale e
delle vie urinarie prevenendo la secchezza vaginale, l’incontinenza urinaria,
le infezioni vaginali e urinarie.
• Svolge effetti antiossidanti e neuroprotettivi, ottimizza il profilo
lipidico, l’elasticità delle arterie e la fluidità del sangue.
• Rallenta l’evoluzione delle patologie autoimmuni a carattere
demielinizzante.
• Migliora il trofismo osseo, ma in modo più debole rispetto all’estradiolo,
come d’altra parte sono più blandi gli effetti protettivi su cervello e apparato
cardiovascolare.
Dati i suoi effetti benefici e protettivi, viene utilizzato in formulazioni
personalizzate ASSOCIATO a dosi fisiologiche di estradiolo, progesterone
e/o pregnenolone, DHEA e/o testosterone.
Il gli estrogeni bioidentici (estradiolo, estriolo, estrone) possono essere
utilizzati come compresse orali micronizzate, crema o gel liposomiale, ovuli
o supposte vaginali.

Concludendo sugli Estrogeni

Avete visto come gli Estrogeni, in realtà sono 3 estrogeni, che assolvono a
compiti diversi nelle varie fasi della vita.
Con la terapia con ormoni bioidentici si tiene conto di tutto questo e
vengono prescritti sia estradiolo che estriolo che estrone (se necessario)
con dosaggi fisiologici, personalizzati e vie di somministrazioni spesso
differenti.
Capite come era limitato l’ approccio della TOS tradizionale che utilizzava:
1. Un estrogeno di sintesi uguale per tutti
2. Lo stesso dosaggio uguale per tutti
3. Un dosaggio sovrafisiologico uguale per tutti
4. La stessa via di somministrazione orale per tutti
Nel caso del Premarin ovvero l’estrogeno di sintesi che fu usato nel famoso
studio WHI (che descriverò nel capitolo dedicato) sono stati usati estrogeni

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derivati dalle urine cavalle gravide. I sostenitori della terapia ormonale


sostitutiva tradizionale non hanno mai comunicato in modo chiaro questo
alle donne.
In passato si nascondevano dietro il termine di “estrogeni coniugati” per
non far capire realmente da dove derivavano questi estrogeni, mentre oggi
in scheda tecnica riportano “estrogeni coniugati naturali”.
Il problema è che non viene esplicitato in modo chiaro che sono naturali
perché derivano dalle urine delle cavalle.
L’aspetto grave della faccenda, a mio avviso, è che si considerano le donne
come delle stupide e delle sprovvedute.
Oggi vi è più attenzione al naturale rispetto a come probabilmente vi era in
passato: vero.
Però le donne non scelgono una terapia naturale o con ormoni bioidentici
semplicemente perché leggono “naturale” sull’etichetta o perché è di
moda, ma cercano in tutti i modi di essere informate sul loro stato di salute e
sulle possibili alternative terapeutiche.
È giusto e doveroso fornire tutte le informazioni disponibili in modo chiaro
ed oggettivo a tutte le donne.

Progesterone

Il progesterone è l’ormone complementare agli estrogeni ed entrambi


lavorano in sinergia per bilanciare vicendevolmente i loro effetti.

Ricordate: la menopausa è determinata dalla compromissione del sistema


degli ormoni sessuali, con la perdita permanente della capacità di produrre
una sufficiente quota di estradiolo e progesterone da parte delle gonadi.

Nel determinare i sintomi e le modificazioni ormonali e metaboliche della


menopausa la carenza do progesterone è tanto importante quanto quella
degli estrogeni.
Anzi: la carenza di progesterone nella maggior parte delle donne si sviluppa
prima di quella degli estrogeni, determinando gli effetti dell’ estrogeno-
dominanza.

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In perimenopausa si verificano cicli di ovulazione irregolari, in cui vi è meno


rilascio di progesterone e nei cicli in cui non c’è ovulazione, non vi è affatto
rilascio di progesterone.
Pertanto, quando i livelli di progesterone iniziano a diminuire, il ciclo
mestruale si accorcia e la mancanza di progesterone provoca uno squilibrio
ormonale in cui vi è una prevalenza di estrogeni.

Variazione della produzione di estrogeni e progesterone durante la vita femminile


Suckling J, Lethaby A, Kennedy R. Local oestrogen for vaginal atrophy in postmenopausal women. Cochrane Database Syst
Rev 2003

La perdita dell’equilibrio ormonale fra estrogeni e progesterone è una


delle principali cause di problemi ginecologici che si verificano in pre-
menopausa come fibromi, ciclo mestruale con flusso irregolare, oppure
molto abbondante, o doloroso, spiccata sindrome pre mestruale, ritenzione
idrica nonchè irritabilità, agitazione, senso di affaticamento, cefalea e
depressione.

Sono i sintomi dell’estrogeno-dominanza.

Il progesterone è primo ormone che si esaurisce nella strada verso la


menopausa e si possono sperimentare le conseguenze del suo deficit a
qualsiasi età, sebbene di solito accade dopo i 35 anni.
Di solito queste donne lamentano di sentirsi come il dottor Jekyll e mister
Hyde, di non riconoscere più sé stesse e propri comportamenti.

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Il ciclo mestruale e l’estrogeno dominanza


Quirk FH, Heiman JR, Rosen RC, Laan E, Smith MD, Boolell M. Development of a sexual function questionnaire for clinical
trials of female sexual dysfunction. J Womens Health Gend Based Med 2002; 11: 277-89.

Integrando in modo appropriato con progesterone bioidentico per


raggiungere l’equilibrio ormonale, la maggior parte di questi sintomi
scompare.

Negli esseri umani il progesterone svolge un ruolo fondamentale per il


concepimento e per sostenere la gravidanza.
Tuttavia pensare che il progesterone abbia solo questa funzione, come
di fatto avviene nella ginecologica classica, è estremamente limitante,
superficiale e non tiene conto dei suoi noti effetti fisiologici.

In ginecologia si ritiene che se l’utero non c’è più, perché la donna è stata
isterectomizzata, il progesterone non serve.
La maggior parte dei ginecologi non chiede nemmeno il progesterone fra
gli esami del sangue ormonali della donna in età fertile e ancora di più se si
avvicina alla menopausa, perché ritiene che se la donna non deve partorire
o non cerca la gravidanza, il progesterone non serva a nulla e ancora di più
dopo la menopausa.

Ma tutte le funzioni extra-uterine del progesterone sono irrilevanti?


Anche l’uomo produce progesterone, e i suoi livelli ormonali, sono anche più
alti di quelli della donna (nella fase follicolare) e allora? Deve partorire anche
lui, serve per il suo utero? Incredibile, ma il livello di conoscenza medio è

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questo.
Il progesterone esercita funzioni extra-uterine e fondamentali per
l’organismo.
Cerchiamo di conoscerlo meglio.
Di seguito le principali azioni svolte dal progesterone.

Permette all’utero di accogliere una gravidanza e di mantenerla


Il progesterone viene secreto dalle ovaie nella seconda metà del ciclo
mestruale, la fase luteinica (quando combatte i disturbi da eccesso di
estrogeni come i dolori, la tensione mammaria e l’emicrania) e in gravidanza
(quando funge da ormone della serenità).

• Conferisce regolarità al ciclo mestruale, favorisce lo


sfaldamento dell’endometrio e quindi la mestruazione.
• Riduce i crampi premestruali,
• Previene i sanguinamenti inter-mestruali, i fibromi e le
emorragie mestruali
• Previene il cancro uterino

✔ È il grande antagonista e modulatore degli estrogeni con cui si


armonizza e regola tutte le funzioni cellulari. Antagonizza l’azione negativa
dell’estradiolo, dell’estrone e degli xenoestrogeni sulla cellularità della
ghiandola mammaria, prevenendo la formazione di cisti, adenomi e tumori
della mammella. Nella donna il progesterone umano e quello bioidentico (ma
non la maggior parte dei progestinici di sintesi) evita la comparsa di cisti del
seno e lo sviluppo del cancro.

✔ Svolge numerose azioni sul sistema nervoso:


• Da qualche studioso è chiamato “l’ormone della felicità”
perché possiede un effetto calmante: diminuisce gli stati di
ansia e depressione e aiuta a ridurre gli sbalzi d’umore.
• Nel complesso il progesterone conduce a un senso di pace,
tranquillità (quello tipico della donna in gravidanza, in cui
i livelli di progesterone aumentano fisiologicamente
molto) e possiamo considerarlo un tranquillante

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naturale. Questo avviene grazie alla sua azione


di modulazione dei recettori GABA del sistema
nervoso e anche grazie alla mediazione di un suo
metabolita, l’Allopregnenolone.
• Inoltre, è un precursore di neurosteroidi, svolge un effetto
neuroprotettivo e neuroplastico ed è in grado di rigenerare
le guaine mieliniche e numerose strutture nervose.
Influenza quindi la plasticità neuronale e la neurogenesi.

✔ Svolge un’azione anti-dolorifica e anticonvulsivante.

✔ Dosi fisiologiche hanno un effetto diuretico in quanto antagonizzano i


recettori dell’aldosterone. Una sua carenza rispetto agli estrogeni favorisce
gonfiore e ritenzione idrica specie a livello di gambe piedi, mani, volto,
mammelle e addome.

✔ Migliora il microcircolo.
✔ Riduce la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca
✔ Contribuisce alla regolazione della temperatura corporea.
✔ Rallenta l’aggregazione delle piastrine
✔ Migliora il profilo lipidico

✔ In dosi fiologiche ottimizza la glicemia e la funzione insulinica; se in


eccesso rispetto agli estrogeni può invece favorire resistenza insulinica,
diabete e accumulo di grassi nel sangue.

• Il progesterone contribuisce alla regolazione del tono e


dell’elasticità della pelle, e promuove la crescita dei capelli,
per la sua azione anti-androgena.
• Un altro ruolo importante svolto da progesterone il trofismo
delle ossa.

Sentiamo spesso dire quanto gli estrogeni prevengono


l’osteoporosi, ma la questione è più complessa.

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Mentre gli estrogeni mantengono la forza delle ossa, ritardando la perdita


di tessuto osseo, è il progesterone, uno steroide anabolizzante, che aiuta a
costruire il nuovo tessuto osseo.

Questo è un esempio perfetto dell’effetto complementare di progesterone


di estrogeni: quando vengono usati insieme in maniera appropriata, operano
la protezione più efficace contro lo sviluppo dell’osteoporosi, ancora di più
quando associati al testosterone.
Nel capitolo dedicato all’osteoporosi affronto più in dettaglio questo aspetto.

Sintomi da carenza di progesterone (donna)

✔ Viso teso e sguardo aggressivo


✔ Viso, mani e piedi gonfi per la ritenzione idrica
✔ Mestruazioni troppo abbondanti, costantemente dolorose con addome
gonfio
✔ Menorragia
✔ Cisti ovariche, fibromi uterini
✔ Seno e pancia gonfi e doloranti prima del ciclo
✔ Sovrappeso nella parte inferiore del corpo
✔ Seno molto voluminoso o seno policistico
✔ Mal di testa nella seconda metà del ciclo
✔ Stitichezza
✔ Perdita di capelli
✔ Perdita di trofismo e tono della pelle
Sintomi mentali da carenza (donna)

✔ Tensione nervosa e irritabilità eccessiva nella seconda metà del ciclo


✔ Ansia, mancanza di pace interiore
✔ Irritabilità, aggressività, fino agli attacchi di panico e di collera.
✔ Sonno leggero e agitato o insonnia

Di fronte a tutte queste azioni che il progesterone esercita viene da


chiedersi:

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1) Il progesterone serve “solo” per avere gravidanze, come asseriscono


molti medici?
2) La carenza di progesterone che si verifica in menopausa può essere
considerata insignificante? Sarà solo questione di farci l’abitudine e
accettarla ?

Per la medicina anti-Aging e secondo il metodo del Bioequilibrio Ormonale


non è così.

Il progesterone è fondamentale per il benessere e la salute della donna e


può essere efficacemente utilizzato in modo bioequivalente come ormone
bioidentico.

Il progesterone negli uomini



Il progesterone viene considerato un ormone femminile anche se è prodotto
dalle ghiandole surrenali dell’uomo e della donna pressappoco nella stessa
quantità. In realtà la donna ne ha in circolo meno dell’uomo nella prima metà
del ciclo, mentre dopo l’ovulazione, durante la fase luteinica o progestinica,
la donna ne produce quantità elevate.
Negli uomini progesterone si comporta come un inibitore della aromatasi.
La aromatasi è un enzima che converte il testosterone in estradiolo, e non è
bene che un uomo abbia troppo estradiolo in circolo.
Sappiamo che l’estradiolo può causare l’ingrossamento e cancro della
prostata (non solo il diidrotestosterone), e livelli alti di questo ormone
possono causare lo sviluppo di ginecomastia. Pertanto è utile che gli uomini
abbiano livelli di progesterone ottimali per loro, in modo da prevenire questa
eccessiva conversione del testosterone in estradiolo.
Inoltre negli uomini esercita anche le altre azioni extrauterine prima citate.

Progesterone ed estrogeni

Il progesterone naturale andrà sempre usato (tranne nella sindrome da iper-

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estrogenismo) in associazione con gli estrogeni, in quanto un suo eccesso


rispetto agli estrogeni potrà favorire i seguenti disturbi:
Aumento di peso, iperinsulinismo, dislipidemia, diabete, calo del desiderio
sessuale, depressione, stanchezza e sonnolenza

Progesterone e pregnenolone

Siccome il PREGNENOLONE può essere facilmente trasformato in


progesterone, si può tranquillamente ipotizzare che in alcuni soggetti,
definiti “convertitori ottimali”, l’ormone possa essere utilizzato per supplire
alla carenza il progesterone (in cui può essere convertito), almeno in pre-
menopuasa o nelle prime fasi della menopausa. Nella pratica clinica, tuttavia,
viene nella maggior parte dei casi utilizzato il progesterone bioidentico e
non il pregnenolone per questo scopo.

I progestinici sono
numerosi e hanno una
stuttura chimica diversa
rispetto al progesterone:
sono stati definiti uno
Zoo.

Progesterone bioidentico e progestinici a confronto

La Dott.ssa Katharina Dalton e e il Dottor John R. Lee iniziarono ad utilizzare


il progesterone bioidentico negli anni 50, quindi 70 anni fa.
I media e la comunità medica parlano spesso di progesterone quando si
stanno in realtà riferendo a “progestinici”, come il Provera (Medrossi-
progesterone), per esempio.

Quindi bisogna distinguere ProgesteRONE e ProgestINICO.

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È una distinzione di sostanza, non solamente semantica.

✔ Il progesterone bioidentico è esattamente uguale al progesterone


sintetizzato dalla donna ed è un ormone.

✔ Il “progestinico” è un sostituto chimico del progesterone, ma non è


progesterone: è un farmaco con alcuni effetti del progesterone.

Progesterone Progesterone bio

gesterone Progesterone bioidentico

In altri termini, il progesterone è un ormone e il progestinico è un farmaco.

Il progestinico è stato pensato con lo scopo di imitare gli effetti del

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progesterone sull’utero, per combattere l’ispessimento delle pareti uterine


(l’iperplasia endometriale) e come contraccettivo orale; il progestinico
di sintesi non è stato ideato per avere la miriade di effetti positivi che il
progesterone naturale fornisce all’ organismo.

Non solo: oltre a non avere tutti gli effetti positivi del progesterone naturale
il progestinico di sintesi presenta diversi effetti avversi e contrari a quello
del progesterone.

Progestinici e progesterone sono praticamente opposti in alcuni dei loro


effetti.

Eppure il progestinico continua ad essere usato come sostitutivo del


progesterone.

Il progesterone bioidentico può essere utilizzato come compresse orali


micronizzate, crema o gel liposomiale, ovuli o supposta vaginale.

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DHEA

DHEA è un l’acronimo di Deidroepiadrosterone, una parola lunga, sconosiuta,


che suona di “medichese” o richiama qualche ormone anabolizzante.
È possibile non aver mai sentito parlare di questo ormone, se non
avvicinandosi alla medicina anti-Aging, in palestra o, distrattamente, da
qualche ginocologo.
Negli USA il DHEA si trova sui bancali del supermercato dove è disponibile
come integratore alimentare da banco e viene venduto come “ormone della
giovinezza” (The Hormone of Youth). È questo, come spesso accade, uno
slogan psudo-giornalistico, ma che non nasconde le grande potenzialità
di quest’ormone per l’invecchiamento in generale e per la donna in
menopausa in particolare.
Cerchiamo di capire insieme di che cosa si tratta.
Il DHEA è uno degli ormoni sessuali più importanti per le donne, con benefici
che incidono su quasi tutti gli aspetti della loro salute e del loro benessere.
Molti studi hanno evidenziato come, quando i livelli di DHEA sono equilibrati
e ottimali nell’organismo, possa essere una sorte di “fonte della giovinezza”.
I benefici di questo ormone sono così ampi che è riconosciuto come uno dei
più importanti marker dell’invecchiamento.
Il DHEA può alleviare i sintomi della menopausa e svolgere azioni positive
sul cuore, le ossa, i muscoli, il grasso, il cervello, lo stress, le depressione, le
malattie autoimmuni e la sessualità.
Ogni donna che vuole mantenere la sua energia, vitalità, gioia di vivere,
equilibrio emotivo, sessualità e resistenza alle malattie deve essere
consapevole dei benefici che può apportare il DHEA.

Che cos’è e dove si forma

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

Il DHEA (o 5 deidro epiandro sterone) è un ormone steroideo C19 derivato


dal colesterolo, da una serie di monoossigenasi dipendenti dal citocromo
P450 e da reazioni catalizzate dalla idrossisteroide deidrogenasi, con la
prima reazione enzimatica che si verifica nei mitocondri.

La sintesi di DHEA si verifica per il 75-90% nella zona reticolare delle


ghiandole surrenali ovvero nella zona interna della corteccia surrenale, con
il resto che avviene nelle gonadi (ovaie e testicoli), nel tratto gastroenterico
e nel cervello.

La secrezione di DHEA è controllata dall’adrenocorticotropina (ACTH) e altri


fattori ipofisari.

DHEA E DHEA’S: cosa sono e quali sono le differenze

Sebbene il DHEA sia uno sterolo primario prodotto nelle vie biosintetiche
degli ormoni steroidei, (il DHEA) si trova in gran parte in circolazione nella
sua forma solfatata, il DHEA 3β-solfato (DHEA-S), che può essere convertito
con il DHEA dai DHEA sulfotransferasi e idrossisteroidosolfati.

Il 64% e il 74% della produzione giornaliera di DHEA sono convertiti in


DHEA-S in donne e uomini, rispettivamente, ma solo circa il 13% di DHEA-S è
idrolizzato nuovamente in DHEA.
Le abbondanti concentrazioni circolanti di DHEA-S sono dovute in parte
alla clearance di DHEA dal sangue ad una velocità di circa 2000 L / giorno,
mentre la clearance di DHEA-S è di circa 13 L / giorno.

La rigenerazione del DHEA attivo si verifica nei tessuti attraverso l’azione


della steroide solfatasi. È questa è un’importante funzione biologica nelle
donne in postmenopausa, in cui la principale fonte di estradiolo proviene
dalla conversione del DHEA-S surrenale in estrogeni nel tessuto adiposo.

Il DHEA ha un’emivita nel sangue di circa 1-3 ore, mentre DHEA-S ha


un’emivita di 10-20 ore.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

Il DHEA, insieme al suo metabolita DHEA 3β-solfato (DHEA-S) è l’ ormone


steroide più abbondante nell’ essere umano.

La sintesi di DHEA è controllata dalla cascata di segnali ormonali dell’asse


ipotalamo-ipofisi-surrene.

L’ormone che rilascia corticotropina, rilasciato dall’ipotalamo, stimola


l’ipofisi anteriore a sintetizzare e secernere l’ormone adrenocorticotropina
(ACTH).

L’ACTH si lega ai recettori accoppiati alle proteine G (GPCR) della membrana


plasmatica della melanocortina-2 (PM) situati sulle cellule adrenocorticali
e attiva la segnalazione dipendente dalla proteina chinasi A (PKA) cAMP-
dipendente, per stimolare la produzione di DHEA.

Negli adulti, i livelli di DHEA raggiungono il picco al mattino, seguendo il


modello circadiano della secrezione di ACTH.

L’azione DHEA coinvolge una varietà di recettori

I meccanismi attraverso i quali DHEA e DHEA-S impartiscono i loro effetti


fisiologici possono essere azioni dirette sui recettori delle membrane
plasmatiche, incluso un recettore DHEA specifico oltre a recettore nucleari
come PPARα, PXR, CAR, ER e il recettore degli estrogeni β e alfa (ERα o
ERβ), per gli androgeni (Ars) e vari neurorecettori nel sistema nervoso
centrale ad es. recettori dell’acido aminobutirrico di tipo A, N-metil-d-
aspartato (NMDA) e sigma-1 (S1R).

DHEA ed età

La secrezione del DHEA aumenta in epoca pre-puberale prima delle


gonadotropine ipofisarie FSH e LH, giocando un ruolo importante nella
maturazione dell’asse ipotalamo-ipofisi-ovaio.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

Gli aumenti pre pubertali del siero DHEA / DHEA-S coincidono con la
differenziazione della zona reticolare resa secondaria negli esseri umani e
si osservano picchi di DHEA / DHEA-S intorno all’età di 20 anni seguiti da un
declino composto dall’età ai livelli prepuberali.

I livelli circolanti di DHEA / DHEA-S diminuiscono con l’età e a questo


declino correlato all’età di DHEA, DHEA-S e altri metaboliti è associato
a cambiamenti nei tessuti cardiovascolari, nella fertilità e sessualità
femminile, nel metabolismo e nelle funzioni neuronali.

La sintesi massima di questo ormone si verifica intorno ai 25 anni per poi


calare sensibilmente dopo i 35-40 anni.
A 80 anni il livello non supera il 10% del massimo raggiunto in età giovanile.
Anche per questo motivo viene consigliata dalla fine degli anni ’90 come
ormone dagli spiccati effetti anti-aging.

Variazione dei livelli di DHEA con l’ età

Livelli di dhea’s

Nell’uomo, le concentrazioni plasmatiche di DHEA si trovano nell’intervallo


1−4 ng / mL (0,003-0,015 μM), ma le concentrazioni circolanti di DHEA-S
sono molto più elevate su base molare, tra 250 e 500 volte più alte (~3-10)
μM nelle donne e negli uomini, rispettivamente .
I livelli ematici di DHEA aumentano e raggiungono il picco a circa 300 μg /
dL (10 μM) durante la terza decade di vita, seguita da un declino dipendente

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

dall’età.

Inoltre, ci sono chiare differenze di genere nei livelli circolanti di DHEA-S,


con livelli più elevati riscontrati negli uomini rispetto alle donnecon livelli di
picco di DHEA circolante intorno ai 25-30 anni di circa 10 μM per gli uomini e
5 μM per le donne.

A proposito di androgeni nella donna, DHEA e testosterone tendono a essere


prodotti sempre meno nel corso degli anni. Nelle donne di età compresa tra
20 e 50 anni si verifica una riduzione del 50 % dei livelli di testosterone. Il
fenomeno è particolarmente spiccato nelle pazienti a cui è stato asportato
l’ovaio precocemente e con funzione surrenalica deficitaria a causa dello
stress cronico.

Dheas ed esami di laboratorio

Nella pratica clinica generalmente viene testato il DHEA’S su siero, che è più
stabile del DHEA (che pure è dosabile).
Il DHEA e il DHEA’S può essere anche testato su saliva.
Nelle urine delle 24 ore possono essere testati i metaboliti del DHEA, i 17
chetosteroidi.

Azioni del dhea

Il DHEA esercita effetti INDIRETTI, derivanti dalla sua trasformazione in altri


ormoni (estrogeni ed androgeni) ed effetti DIRETTI, che vengono esercitati
di per sé, principalmente come neurosteroide.

Nelle donne in premenopausa, il 40-75% del testosterone circolante


deriva dal metabolismo periferico di DHEA-S, mentre nelle donne in
postmenopausa, oltre il 90% di gli estrogeni sono derivati dal metabolismo
periferico del DHEA-S.

Il DHEA svolge numerose azioni sull’energia, l’umore, la composizione


corporea, la secchezza e la sessualità della donna.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

Il DHEA può essere rappresentato come l’ormone della gioia di vivere,


perché dona un senso di vitalità, energia, e motivazione.
Le persone che hanno livelli di DHEA buoni sembrano godersi la vita più a
lungo e tendono invecchiare meglio.

Svolge una azione anti-invecchiamento generale


Il DHEA diminuisce con l’invecchiamento ed esistono correlazioni tra i livelli
di DHEA-S circolante e la longevità nelle scimmie e nell’uomo. Per questo
motivo, l’assunzione di integratori di DHEA per mantenere i livelli ottimali
di DHEA potrebbe rallentare il processo di invecchiamento, probabilmente
migliorando il benessere, la funzione cognitiva e la composizione corporea.

Migliora i sintomi della menopausa


È possibile che la somministrazione di DHEA possa aumentare i livelli di
estrogeni e testosterone nelle donne in peri- e postmenopausa alleviando i
loro sintomi vasomotori (vampate, insonnia, ansia, depressione, mal di testa)
e favorendo il benessere generale e la funzione sessuale.

Regola la fertilità
Il DHEA nella donna contrasta il processo d’invecchiamento delle ovaie che
provoca una diminuzione del numero e della qualità degli ovociti.

La carenza di DHEA può determinare numerose disfunzioni sessuali


La carenza di DHEA può determinare perdita della libido, del desiderio,
dell’eccitazione, della fantasia sessuale e riduzione della vaso-congestione
vaginale nell’orgasmo; inoltre può determinare secchezza, fino all’atrofia
vaginale e dispareunia (dolori durante il rapporto).

DHEA e Secchezza
La carenza di DHEA si associa a secchezza della pelle, dei capelli e delle
mucose.

DHEA e Osteoporosi

Il DHEA regola il rilascio del calcio aumentando la densità ossea e

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prevenendo l’osteoporosi;
Il DHEA inibisce la secrezione di Interleukina 6 (IL6), una citochina
osteolitica e stimola la differenziazione degli osteoblasti delle cellule
staminali mesenchimali umane aumentando la trascrizione del gene IGF1 in
vitro attraverso un meccanismo che coinvolge il recettore IGF 1, PI3K, P38
MAPK e ERK1 / 2 MAPK.

DHEA e composizione corporea

Il DHEA riduce la massa grassa e aumenta la massa magra.


Regolando l’attività dell’enzima glucosio-6-fosfatodeidrogenasi riduce la
massa grassa.
La sua azione androgena determina un aumento della massa muscolare,
con un miglioramento della composizione corporea e una riduzione della
cellulite.
Tuttavia non è immaginatelo come un ormone “dimagrante”: pensatelo
come un ormone che migliora invece la composizione corporea.

DHEA, Pelle e Skin Aging

La carenza di DHEA determina una pelle secca, pallida, chiara, atrofica,


sottile, soggetta a lividi.
Il DHEA contribuisce a mantenere i livelli di collagene della pelle e a
mantenere la pelle liscia e giovanile.
Per la sua carenza i capelli possono diventare secchi con diradamento
dei capelli ai lati della fronte. La deficit di DHEA determina una tipica
diminuzione dei peli pubici e ascellari.
Così come la carenza di testosterone, può accentuare la cellulite e la perdita
di tono dei tessuti.

DHEA: colesterolo e malattie cardiovascolari

Il DHEA riduce i livelli di colesterolo LDL e previene l’aterosclerosi e le


malattie cardiovascolari. Il declino dei livelli circolanti di DHEA e il DHEA’S

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sembrano essere inversamente correlati all’aumento del colesterolo.


Sono numerosi gli studi sugli effetti benefici del DHEA sull’apparato
cardiovascolare dove è stato evidenziata la riduzione della mortalità
cardiovascolare e per tutte le cause.
I meccanismi sono molteplici e ancora sotto investigazione. Fra i principali,
oltre a quello sull’aterosclerosi, ve ne nono alcuni legati alla sua capacità di
anti-remodelling cardiaco, di vasodilatante e all’ azione sul nitrile ossido.

DHEA e Stress

Il DHEA può essere sicuramente definito come uno dei più importanti ormoni
che entrano in gioco nello stress cronico.
Nelle diverse fasi dello stress il cortisolo e il DHEA entrano in gioco con
dinamiche ben specifiche al fine di mantenere un efficace rapporto fra
catabolismo ed anabolismo.

I risultati del famoso Studio Inchianti condotto dal gruppo del Prof. Giorgio
Valenti hanno dimostrato come sia essenziale mantenere il rapporto fra
ormoni anabolici (che costruiscono) ed ormoni catabolici (che degradano)
per la longevità e un aging di successo.

Relationship Between Low Levels of Anabolic Hormones and 6-Year Mortality in Older Men.
Relationship between the number of anabolic hormones in the lowest serum level quartile and 6-year survival in older
men. The survival distribution function according to the number of dysregulated hormones is shown for the 6 years
of follow-up. The solid black line indicates the survival rates for patients with 0 dysregulated hormones; short-dashed
line, survival rates for patients with 1 dysregulated hormone; medium-dashed line, survival rates for patients with 2
dysregulated hormones; and long-dashed line, survival rates for patients with 3 dysregulated hormones. The thresholds
for anabolic hormonal deficiency were 70 ng/dL (to convert to nanomoles per liter, multiply by 0.037) for bioavailable
testosterone, 63.9 ng/mL (to convert to nanomoles per liter, multiply by 0.13) for total insulinlike growth factor 1, and 60

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μg/dL (to convert to micromoles per liter, multiply by 0.027) for dehydroepiandrosterone sulfate (log rank=62.92; P<.001).

Marcello Maggio, Giorgio Valenti et coll. Arch Intern Med. 2007 Nov 12;167(20):2249-2254.

Il cortisolo è un ormone catabolico: è fondamentale che nella reazione allo


stress cronico venga bilanciato da un ormone anabolico, che è proprio il
DHEA.

Per questo motivo è importante per studiare lo stress e la stanchezza


cronica un esame salivare che si chiama Adrenal Stress Index (ASI). Questo
esame misura i valori di Cortisolo e DHEA salivare in diversi orari della
giornata, permettendo di valutare la circadianità, i valori e il rapporto fra
questi due importanti ormoni dello stress.

DHEA e Cervello

Il DHEA è considerato un neurosteroide, ovvero un ormone steorideo


sintetizzato anche direttamente nel sistema nervoso. Il DHEA che regola la
produzione della mielina, la guaina che avvolge e protegge le fibre nervose
e previene dunque le patologie neurodegenerative regolando la forza e
l’energia del sistema neuromuscolare e i processi di apprendimento e di
memoria.
DHEA e DHEA-S sono modulatori allosterici ben consolidati dei recettori dei
neurotrasmettitori N-metil-d-aspartato (NMDA), dell’acido γ-aminobutirrico
di tipo A (GABA) e dei recettori sigma-1.
L’attivazione di questi recettori ha fornito alcune delle prime prove per
un’azione rapida e non genomica di DHEA e DHEA-S e ha supportato il
concetto di potenziali effetti benefici DHEA nell’alleviare uno spettro di
disturbi neurologici associati all’attivazione o alla soppressione di questi
recettori.
Pertanto al DHEA vengono riconosciuti effetti neuroprotettivi, di
miglioramento della memoria (soprattutto quella dichiarativa) e della
capacità cognitive degli anziani.
Inoltre sono stati pubblicati studi che hanno mostrato la sua a capacità di
ridurre gli effetti del morbo di Alzheimer e del Parkinson.

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Depressione

Il DHEA svolge una nota azione modulatrice sul tono dell’ umore e anti
depressiva, donando energia e voglia di vivere.

DHEA e Sistema Immunitario

Il DHEA possa anche agire sulla risposta immunitaria dove svolge una azione
anti infiammatoria e promuove la differenziazione dei Linfociti T helper 1
(TH1).

Atleti

Sono stati riportati studi che hanno evidenziato un miglioramento della


performance degli atleti di varie discipline, dal body building, al golf, agli
sport di endurance.

Anche in quest’area è evidente la contraddizione della medicina


tradizionale e dei protocolli sugli ormoni bioidentici.
Da un lato asserisce che non ci sono evidenze del vantaggio del DHEA
negli atleti (alcuni studi concludono con questa affermazione), dall’altro lo
vieta e lo inserisce nelle sostanze dopanti. Quindi??? Aumenta oppure no la
performance?

Per questo motivo non stupitevi se sulla confezione di DHEA è presente la


scritta doping.

Il DHEA è incluso fra le sostanze dopanti dalla World Antidoping Agency


(WADA) e pertanto non va assolutamente utilizzata qualora si effettui attività
sportiva agonistica di qualsiasi tipo.

Terapia

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Il DHEA può essere ottenuto da due piante, la Dioscorea Villosa che contiene
la diosgenina, o dal Tribololus terrestris, che contiene protodioscina e
steroidi vegetali con azioni ormono-simili. Quindi, partendo da queste piante
in laboratorio si può ottenere il DHEA.

Il DHEA può venire assunto:


• per via orale, generalmente attraverso compresse
micronizzate sublinguali, con rapido e sicuro assorbimento
• come gel o crema liposomiale
• come crema od ovuli vaginali

Dosaggio del DHEA

Generalmente si inizia con piccole dosi e monitorizzano i livelli di DHEA nel


sangue per valutare la reazione fisiologica dell’organismo.
Il DHEA viene spesso viene utilizzato dai ginecologi allo stesso dosaggio di
25 mg per tutte le donne, perché in effetti i primi studi evidenziavano questo
come il dosaggio più efficace.
Studi successivi hanno evidenziato l’ efficacia a dosaggi anche molto
inferiori.
Tuttavia, secondo la mia esperienza e il metodo del BioEquilibrio Ormonale®,
è sempre preferibile personalizzare l’ integrazione.

Dhea per via vaginale per la sessualità della donna

Il DHEA, sotto forma di crema od ovuli vaginali è una grande opportunità


terapeutica per donne che soffrono di secchezza vaginale, atrofia vulvo-
vaginale, dispaneuria, ridotta libido e disturbi della sessualità sopraggiunti in
menopausa.

Verso i 50-55 anni, il drastico calo degli ormoni sessuali fa sì che le pareti
della vagina si assottiglino, divenendo più fragili e meno lubrificate. Da qui,
secchezza, irritazione, prurito e dolore durante i rapporti.
La vagina ha tutti i sistemi enzimatici necessari per convertire il DHEA
in estrogeni e androgeni, ormoni che nutrono e idratano le mucose della

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vagina e dei genitali esterni.

Gli studi scientifici hanno dimostrato che il DHEA somministrato per via
vaginale, estrogenizza la vagina e migliora clinicamente l’atrofia vaginale
indotta dalla menopausa.
Inoltre, studi effettuati usando la spettrometria di massa, hanno dimostrato
che il DHEA vaginale non ha modificato i metaboliti sierici estrogenici
o androgeni. In altre parole, il DHEA vaginale a basso dosaggio migliora
l’atrofia vaginale senza effetti ormonali generali.
Per questo motivo il DHEA vaginale può rivelarsi una terapia utile anche
per le donne che sono state trattate per il carcinoma mammario, dove è
desiderabile un effetto estrogeno locale nella vagina senza un effetto
sistemico.

Inoltre gli studi hanno evidenziato che gli androgeni introdotti localmente
attraverso il DHEA in vagina determinerebbero un aumento della densità
locale dei nervi, con un netto miglioramento della sessualità.

L’efficacia del DHEA vaginale è così evidente che anche il severo comitato
scientifico di Cochrane non ha potuto che riconoscerla.
Non solo: oggi esiste anche in Italia un “farmaco” chiamato Prasterone
(Introsa) che è una sorta di “DHEA sintetico” indicato per il trattamento
dell’atrofia vulvo-vaginale in donne in postmenopausa che presentano
sintomi da moderati a gravi. Si tratta di ovuli vaginali da 6.5 mg.

Se fosse DHEA bioidentico non potrebbe che chiamarsi DHEA. Si chiama


Prasterone perché diverso dal DHEA, quanto basta per farlo brevettare
dall’azienda produttrice. No comment: la solita dinamica. Per le grandi
aziende farmaceutiche o le società scientifiche gli ormoni bioidentici non
funzionano e sono pericolosi: finchè non sono brevettabili da qualcuno.

Ricordo che il DHEA è disponibile come ormone bioidentico come crema od


ovuli vaginali e può essere allestito come galenico dalle farmacie sulla base
della prescrizione del medico.
In questa forma, può essere associato ad altri ormoni, o nutrienti, in formule

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personalizzate a seconda della necessità individuale.

Effetti collaterali

L’uso del DHEA sembra essere sicuro nella maggior parte delle persone,
ma può essere associato a effetti collaterali e i pazienti vanno selezionati
opportunamente dal medico così come va individualizzato il dosaggio.
Gli effetti collaterali principali che possono verificarsi, in persone
predisposte, possono essere acne, pelle grassa o irsutismo (aumento
dei peli), che comunque sono dose dipendenti e regrediscono con la
sospensione della terapia.
Con bassi dosaggi generalmente non si manifesta alcun sintomo collaterale.
La cosa più importante è sempre la selezione del paziente.
Altri sintomi di androgenizzazione molto più rari potrebbero essere la
perdita dei capelli e aumento della profondità della voce. Più rari fastidi
allo stomaco, aumento della pressione arteriosa, e alterazioni del ciclo
mestruale.
Il DHEA potrebbe anche aumentare il rischio di tumori sensibili agli ormoni,
inclusi i tumori della prostata, della mammella e delle ovaie.
Il DHEA può indurre ginecomastia nell’uomo.
Non viene usato in caso di gravidanza o allattamento.

Keto DHEA

Che cos’è il Keto DHEA

7-Keto DHEA (3-acetil-7-ossi-deidroepiandrosterone), abitualmente


chiamato 7-Keto, è un derivato naturale della DHEA, di cui condivide molti
benefici anche se ha il vantaggio di non venire trasformato in ormoni
sessuali.
Come suggerisce il suo nome, presenta delle affinità con il DHEA, anche si ci
sono grosse differenze.
La più importante è appunto che NON viene convertito in estrogeni e
androgeni, come invece avviene per il DHEA.

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Può sembrare paradossale, ma questo può essere un vantaggio, in tutti quei


casi in cui NON è auspicabile un aumento di estrogeni (per esempio nell’
uomo) o di testosterone (per esempio nella donna).
Ciò rende 7-Keto un’alternativa sicura per le persone con tumori sensibili
agli ormoni, per i quali il DHEA potrebbe essere troppo rischioso.
Ecco perché il 7-Keto-DHEA viene spesso presentato come un’alternativa
sicura ed efficace al DHEA.

Gli scienziati hanno documentato i numerosi benefici di DHEA in diversi


studi clinici.

Il 7-Keto DHEA è un metabolita naturale del DHEA prodotto principalmente


nelle ghiandole surrenali, nella pelle e nel cervello.
Il 7-Keto è rapidamente assorbito e solfatato, proprio come il DHEA.
La forma solfatata del 7-Keto DHEA è più stabile nel plasma e quindi i livelli
ematici possono essere più accurati misurato con apparecchiature di
laboratorio.
I livelli plasmatici di picco sono stati raggiunti 2,2 ore dopo l’integrazione e
un dosaggio stabile nel plasma viene raggiunto con dosaggio assunto due
volte al giorno.

I livelli ematici di 7-Keto tendono a seguire lo stesso andamento del DHEA,


aumentando fino all’età di circa 20 anni e poi calando lentamente a partire
dall’età di 30 anni circa.
Gli studi sull’escrezione urinaria mostrano che le concentrazioni ematiche

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medie di 7-Keto diminuiscono di quasi il 50% all’età di 50 anni.

Inoltre, poiché il DHEA e il 7-Keto diminuiscono a un ritmo più rapido rispetto


al cortisolo, ciò determina un periodo di possibile predominio del cortisolo
che può provocare danni al sistema immunitario.

Il 7-Keto viene usato nella pratica clinica per stimolare il metabolismo


cellulare, la termogenesi, per agevolare l’aumento della massa muscolare,
l’immunità e le funzioni cerebrali e migliorare l’aging.

Il7-Keto non si accumula nell’organismo ed è praticamente privo di effetti


collaterali.

Azioni del 7-Keto DHEA

L’effetto “brucia grassi”

7-Keto produce perdita di grasso attraverso il processo di termogenesi,


ovvero la trasformazione in calore dell’energia prodotta quando le cellule
del corpo metabolizzano il cibo che si mangia. Più aumenta la termogenesi
più aumenta la conversione del grasso immagazzinato in energia.

7-Keto migliora l’attività di tre enzimi termogenici che stimolano


l’ossidazione degli acidi grassi nel fegato.

Questi enzimi termogenici sono l’acil-CoA-ossidasi, l’enzima malico e la


glicerolo-3-fosfato deidrogenasi.
Questi tre enzimi spingono le cellule del fegato a bruciare gli acidi grassi per
produrre energia, determinando un abbassamento dei trigliceridi nel fegato.

La supplementazione con 7-Keto aumenta i livelli di questi enzimi che


migliorano la termogenesi. Si è osservato anche un aumento dei livelli di
ormoni tiroidei.

Questi cambiamenti determinano un aumento del metabolismo basale,

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rendendo più facile perdere il peso in eccesso.


La supplementazione con 7-Keto può quindi aiutare a invertire il declino del
tasso metabolico che rende così facile ingrassare con l’età.
A differenza della caffeina e dell’efedrina, il 7-Keto non ha un effetto
stimolante del sistema nervoso centrale causato dal rilascio di adrenalina,
né il 7-Keto aumenta la frequenza cardiaca o la pressione sanguigna.
Sono tuttavia necessarie ulteriori ricerche per valutare gli effetti del DHEA a
7 keto sul metabolismo dei grassi e sul controllo del peso.

Cercando informazioni sul web relative al 7 cheto DHEA vi colpirà


sicuramente questa sua descritta azione di “brucia grassi”.
In effetti è vero che esistono studi che hanno evidenziato come il 7 cheto
DHEA, associato a dieta ed attività fisica, abbia prodotto una perdita di peso
maggiore rispetto alla sola dieta ed attività fisica.
Però: calma!!! Gli studi non sono molti e necessitano di conferma.
Con altre parole, non aspettatevi repentine perdite di peso o metabolismo
magicamente sbloccato “solo” per aver assunto 25 mg di 7 Keto DHEA.
Almeno questa è la mia esperienza.

Ormone della tiroidei

L’integrazione con 7-Keto provoca un aumento dei livelli dell’ormone tiroideo


T3.
Gli ormoni tiroidei regolano l’attività metabolica, che diminuisce con l’età.
Questo spiega un altro potenziale meccanismo con il quale 7-Keto
determinerebbe una riduzione del peso e del grasso corporeo.

Potenziamento del sistema immunitario

L’invecchiamento è associato a un declino della risposta del sistema


immunitario, con riduzioni spesso drammatiche della funzione immunitaria
dovuta alla immunosenescenza (invecchiamento del sistema immunitario).

Il timo si atrofizza dopo l’adolescenza, riducendo di circa il 15% della sua

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dimensione massima entro la mezza età. Poiché le cellule immunitarie


chiamate cellule T maturano nel timo, la funzione delle cellule T diminuisce
con un andamento correlato all’età.
Per questo motivo il sistema immunitario si indebolisce progressivamente,
riducendo la capacità di evitare infezioni e risposte autoimmuni.

Gli scienziati hanno scoperto che il 7-Keto ha effetti di potenziamento del


sistema immunitario in uno studio in vitro sui linfociti milza dei topi.
È stato introdotto un farmaco immunosoppressore che, come previsto, ha
ridotto drasticamente i livelli di linfociti. Ma quando è stato aggiunto 7-Keto,
la vitalità dei linfociti è aumentata del 95-117%. Inoltre, la misura della
risposta immunitaria primaria è aumentata del 120-150% .

In uno studio in vitro sulle cellule di linfociti umani il 7-Keto si è rivelato in


grado di migliorare la produzione di interleuchina-2 e di tutte le citochine
TH1 dipendenti, che potrebbero offrire notevoli benefici sul sistema
immunitario contro una vasta gamma di condizioni, tra cui malattie come il
cancro e l’AIDS (con l’ottimizzazione del rapporto CD4/CD8).
Inoltre controlla le citochine ad azione proinfiammatoria come la IL 6 e il TBF
attraverso l’inibizione del fattore di trascrizione nucleare NFKB.
Questi risultati intriganti hanno portato a studi del 7-Keto sull’uomo.

In uno studio randomizzato, in doppio cieco, controllato con placebo che


ha arruolato 22 donne e 20 uomini di età superiore ai 65 anni, il gruppo
di trattamento ha assunto 100 mg di 7-Keto due volte al giorno, mentre
i controlli hanno assunto un placebo. Dopo quattro settimane, i soggetti
del gruppo 7-Keto hanno mostrato un aumento significativo delle cellule
T Helper, una diminuzione delle cellule T suppressor e un aumento dei
neutrofili, i primi globuli bianchi a rispondere a un’infezione.
Il 7 keto potrebbe esercitare una azione di potenziamento sul sistema
immune e rendere meno suscettibili alle infezioni.
Ad esempio, le persone con una riduzione dell’immunità cellulare correlata
all’età hanno una risposta alterata al vaccino antinfluenzale, rendendole più
suscettibili all’influenza, anche se hanno ricevuto un vaccino antinfluenzale.
Un gruppo di ricerca ceco ha scoperto che il 7-Keto può contrastare l’effetto

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dei glucocorticoidi circolanti, come il cortisolo, che spesso aumentano con


l’età e possono sopprimere la funzione immunitaria. Quindi, insieme al DHEA,
potrebbe esercitare un controllo sui deleteri effetti degli elevati livelli di
cortisolo che si manifestano con l’aging.

Effetti sulla memoria

Gli scienziati hanno osservato il potenziale di 7-Keto per migliorare la


memoria nei topi giovani e vecchi con problemi di memoria. L’effetto è stato
molto più intenso nei topi giovani, in cui 7-Keto ha completamente invertito
la perdita di memoria.

Riduzione del colesterolo

Gli scienziati sanno da qualche tempo che l’integrazione di DHEA può


ridurre i livelli di colesterolo nel sangue e il 7-Keto (un suo metabolita)
contribuisce a questa attività metabolica.
Gli studi non hanno evidenziato un grosso impatto sul colesterolo totale, ma
sul colesterolo HDL buono (il colesterolo buono) che è aumentato in modo
significativo, e il colesterolo LDL (colesterolo cattivo), che si è ridotto, anche
se di poco.
Il 7-cheto ha anche aumentato il colesterolo HDL e l’apolipoproteina A-I,
riducendo il rischio di arterie ostruite e malattie cardiache, specialmente
negli uomini più anziani. Si è verificato anche un aumento significativo della
proteina apolipo-A-1, un protettore della salute cardiovascolare.
Questi cambiamenti hanno prodotto un forte miglioramento dell’indice
aterogenico, che misura il rischio di malattie cardiovascolari.

Invecchiamento

I livelli ematici medi di 7-Keto diminuiscono con l’età per cui l’integrazione
con 7-Keto viene considerate una strategia anti-aging
7-Keto offre agli adulti più anziani l’opportunità di promuovere ulteriormente

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

la loro salute e longevità anche quando i livelli dei cosiddetti ormoni “a


valle” sono già ottimali.
Inoltre, considerando la capacità dimostrata di 7-Keto di migliorare la
composizione corporea, è molto probabile che questo metabolita del DHEA
diventerà un integratore di base per molti adulti che invecchiano.

Depressione

Alcuni studi hanno evidenziato l’azione del DHEA sulla riduzione dei sintomi
depressivi.

Fenomeno di Raynaud

I pazienti con il fenomeno di Raynaud hanno una vasocostrizione delle dita


anormale in risposta al freddo. Alcuni studi hanno evidenziato una possibile
azione positiva del 7 keto su questo fenomeno.

Abuso di alcol

In uno studio, il 7-Keto DHEA ha ridotto il comportamento di ricerca


dell’alcool e i livelli di alcol nel sangue nei topi.

DHEA e 7 KETO DHEA

DHEA e 7 Keto possono essere utilizzati anche insieme, per ottimizzare


reciprocamente i loro effetti, consentendo di mantenere più bassi il dosaggi
di DHEA.

Nelle donne, quando vengono assunte grandi quantità di DHEA, sono


possibili effetti avversi come la perdita di capelli o l’irsutismo, per sua
conversione in testosterone.
L’uso di 7-Keto e un’assunzione di una dose più piccola di DHEA possono
eliminare questo problema pur offrendo loro molti dei benefici di DHEA, che
in realtà sono dovuti al suo metabolita 7-Keto.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

Inoltre, l’integrazione di DHEA è controindicata per i tumori sensibili agli


ormoni come il cancro alla prostata e molti tumori al seno. In questi casi, la
supplementazione con 7-Keto è una valida alternativa.

Terapia

Il 7-Keto DHEA può essere assunto come compresse orali, orali micronizzate
oppure per via transcutanea.

Il momento migliore per prendere è al mattino, quando si manifesta il picco


naturale di produzione dell’organismo.
Andrebbe invece evitato alla sera, poiché i livelli ematici elevati al momento
di coricarsi potrebbero stimolare l’attività cerebrale e causare insonnia.
Poiché 7-Keto è un metabolita ormonale naturale ed è facilmente
assimilabile, può essere assunto con un pasto o a stomaco vuoto.

7-keto-DHEA è incluso fra le sostanze dopanti dalla World Antidoping


Agency (WADA) e pertanto non va assolutamente utilizzato qualora si
effettui attività sportiva agonistica di qualsiasi tipo.

Pregnenolone

È un ormone prodotto nei mitocondri grazie ad un enzima di scissione


della catena laterale del citocromo P450 (SCC o CYP11A1), che catalizza la
conversione del colesterolo in pregnenolone, dalle cellule delle ghiandole
surrenali, del cervello, del fegato, della pelle e delle gonadi (ovaie e
testicoli).

Viene chiamato anche “The Grandmother of all Steroid Hormone”, ovvero il


nonno (precursore) di tutti gli ormoni steroidei, che derivano chimicamente
dal pregnenolone.

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Il pregnenolone svolge una azione INDIRETTA, derivante dalla sua


conversione in estrogeni, progesterone, testosterone, e in DHEA, cortisolo e
aldosterone (tutti ormoni dello stress) e una azione DIRETTA, principalmente
come neurosteroide.

Venne isolato per la prima volta nel 1934 ed iniziò ad essere usato per
combattere la fatica, lo stress, l’artrite reumatoide e i dolori: all’epoca non
era ancora stato “scoperto” il cortisone, che poi lo soppiantò per queste
indicazioni.

Quando l’organismo ha bisogno di pregnenolone, il colesterolo giunge


ai mitocondri, si lega ad un particolare recettore situato sulla membrana
esterna dei mitocondri, detto recettore periferico delle benzodiazepine
(PBR), da qui viene trasportato alla membrana interna, dove viene
trasformato in pregnenolone.

La produzione di pregnenolone è favorita da:

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

• diete ricche di grassi e colesterolo


• dalla pratica di attività fisica
• dalle fasi iniziali dello stress

La produzione di pregnenolone si riduce:

• con l’età,
• nei periodi di inattività fisica,
• nello stress cronico,
• seguendo diete poveri di grassi saturi,
• con terapie anticolesterolemizzanti a base di statine

La produzione giornaliera fisiologica di pregnenolone va da 10 a 50 mg al


giorno

Pregnenolone e menopausa

Dal momento che il pregnenolone è il precursore di DHEA e progesterone,


oltre che degli altri ormoni sessuali, si potrebbe pensare che in fase
di menopausa sarebbe sufficiente integrare con del pregnenolone per
raggiungere valori sufficienti degli altri ormoni e agire quindi sui sintomi
della menopausa.

In realtà non è così semplice.


Nelle donne giovani, sui 30/35 anni o in premenopausa e che
geneticamente sono ottime convertitrici questo ragionamento può essere
applicato. La conversione è buona e consente di agire sui sintomi iniziali
delle menopausa. In questa popolazione può essere utile anche per
contrastare i sintomi della sindrome pre mestruale.

Nelle donne in menopausa, generalmente, il pregnenolone viene prescritto


in associazione agli altri ormoni (es. DHEA; progesterone, etc.) per sfruttarne
le azione neutrotrofiche sul cervello e sul sistema immune e non è
sufficiente da solo a gestire tutti i sintomi della menopausa.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

Pregnenolone e cervello

L’azione che esercita il pregnenolone sul cervello è straordinaria.


Al momento, è a mio avviso, è uno degli strumenti più efficaci per
contrastare l’invecchiamento del cervello e le sue conseguenze.

Il pregnenolone è un “neurosteroide” (come il DHEA), ovvero un ormone


prodotto direttamente nel sistema nervoso centrale, dove esercita azioni di
tipo genomico e non genomico.
Sembra oggi una azione quasi ovvia e scontata: in realtà la scoperta
nei neurosteroidi risale “solo” agli anni ’80: prima non ve ne era la
dimostrazione.

Il pregnenolone esercita le sue azioni sul cervello agendo sui recettori


dell’acetilcolina, dell’NDMA (del glutammato), sui recettori sigma 1 e sui
recettori GABA.
Il pregnenolone è un agonista dei recettori GABA e per questo possiede una
azione calmante. In realtà questa azione è dose dipendente: è presente a
bassi dosaggi mentre ha una azione stimolante a dosaggi elevati.
Il pregnenolone con questa sua straordinaria azione dose dipendente
si comporta come un vero e proprio ormone “adattogeno” e questo è un
qualcosa di unico e straordinario.

Per questo evitate il faidatè: sul web è facile acquistare con un click il
pregnenolone (e altri ormoni naturali e non), ma mi è capitato di incorrere in
pazienti che hanno acquistato e assunto per mesi dosaggi di pregnenolone
10 volte superiori a quelli necessari, ottenendo il risultato opposto rispetto a
quello si auspicavano.
E attenzione… il pregnenolone è un ormone che si accumula: quindi non
basta sospenderlo per tornare subito alla situazione di partenza.

Il pregnenolone svolge numerose azioni neurologiche:

✔ Agisce positivamente sulla memoria, sia in prevenzione che come

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trattamento del deficit


✔ Sulla eccitabilità dei neuroni
✔ Sulla neuroplasticità ormonale e la neurogenesi
✔ Sulla neuroprotezione verso i potenziali danni prodotti dai radicali
liberi, dal glutammato, dalla proteina beta amiloide (dell’Alzheimer) e dalle
molecole pro infiammatorie.
✔ Sui processi di riparazione delle guaine mieliniche dei nervi lesi
✔ Sulla percezione del dolore
✔ Sul tono dell’ umore
✔ Sulla reazione allo stress

Pregnenolone e stanchezza surrenalica

La risposta acuta allo stress consiste in una serie relativamente stereotipata


di eventi fisiologici atti promuovere la sopravvivenza attraverso l’attivazione
dall’asse HPA (ipotalamo ipofisi surrene), con conseguente secrezione
ipotalamica di CRH (Corticotropin Releasing Hormone) che stimola il rilascio
di ACTH (Adreno Cortico Tropic Hormon) da parte dell’ipofisi e successivo
rilascio di glucocorticoidi surrenalici e gonadici.

La sintesi di ormoni steroidei inizia nei mitocondri delle ghiandole surrenali


e delle gonadi.

Nello stress cronico le cose cambiano: non siamo fatti per resistere ad una
situazione stressante a lungo (es. una malattia, stress psico-fisico, trauma,
etc.).
Il pregnenolone viene prodotto dal surrene e può essere un’arma strategica
per contrastare lo stress cronico, dove lo squilibrio e/o l’esaurimento degli
ormoni dello stress sono il naturale effetto endocrinologico.
Lo stress cronico dell’organismo può sfociare in uno squilibrio (diverso a
seconda della fase dello stress) dei principali ormoni steroidei prodotti per
effetto dello stress: cortisolo, DHEA, pregnenolone.

Non solo… nella fase di resistenza allo stress, se questa è prolungata,


l’eccessiva richiesta di cortisolo sottrae buona parte del pregnenolone dalle

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sue normali vie metaboliche per dirottarla verso la sintesi del cortisolo (un
ormone necessario e salvavita).
Questo può creare una diminuzione dei livelli degli altri ormoni steroidei,
soprattutto progesterone e testosterone. Questa particolare alterazione
delle vie metaboliche della sintesi degli ormoni steroidei viene definita
“furto del pregnenolone”.
La carenza degli ormoni sessuali progesterone e testosterone spiega come
il motivo per cui, in condizioni di resistenza allo stress, vi sia una riduzione
del desiderio sessuale e della libido, sia nella donna che nell’ uomo.

L’esito dello stress cronico, da punto di vista ormonale, è la condizione di


esaurimento surrenalico o stanchezza surrenalica o adrenal fatigue che si
verifica quando vi è un deficit, da esaurimento, degli ormoni surrenalici. È
una condizione diversa dalla sindrome di Addison, che è una forma primitiva
e non secondaria di esaurimento corticosurrenalico.

L’esaurimento surrenalico può condurre alla nella “sindrome della fatica


cronica”, una entità nosologica recentemente definita, ma di cui moltissime
persone sono afflitte (anche se non lo sanno).

I sintomi principali sono:


✔ profonda e continua stanchezza
✔ stanchezza eccessiva dopo sforzi fisici o mentali
✔ alterazioni del sonno
✔ sonno non ristoratore
✔ disfunzioni cognitive
✔ difficoltà di concentrazione
✔ dolori diffusi
✔ sindrome depressiva

Il problema della stanchezza cronica è:

1. non è sufficientemente conosciuta dai medici


2. non è sufficientemente capita dalle parenti o dalle persone che vivono
accanto a chi ne è affetto.

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Il sintomo “stanchezza” viene scambiato come pigrizia o poca voglia di


fare…
Nulla di più sbagliato!
Per chi è affetto da sindrome della stanchezza cronica l’ astenia è
fortemente invalidante e mina profondamente la qualità della vita, le
relazioni sociali e quelle lavorative.

La sindrome della stanchezza cronica è stata riconosciuta dalla comunità


scientifica da pochi anni (2015) e viene ancora considerata una condizione
relativamente poco comune, dalle cause incerte e che deriva solo da una
diagnosi di esclusione.

Sicuramente, a mio avviso, l’ esaurimento surrenalico può essere una delle


condizioni che ne favoriscono lo sviluppo e per fare una diagnosi precisa
di questa è sufficiente eseguire l’adrenal stress index studiando il ritmo
circadiano salivare del Cortisolo e del DHEA: è un ottimo punto di partenza
oggettivo.

Ho molta esperienza in questo settore, perché spesso chi è afflitto da


patologie della tiroide su base autoimmune, come la Tiroidite di Hashimoto,
ne soffre e la maggior parte dei medici non è in grado di distinguere l’
astenia che deriva da una ipofunzione della tiroide da quella che da un
esaurimento surrenali.
Questo è un problema perché, come si può intuire, la terapia è
completamente diversa.

Quindi le persone con esaurimento surrenalico e stanchezza rimangono


anche anni senza una cura, vengono rimbalzati da specialisti diversi
(neurologo, psichiatra, medico del lavoro, reumatologo, etc.) e in realtà
trattati come se si inventassero i sintomi.
Nel caso dei pazienti ipotiroidei, quello che viene fatto è solo aumentare la
dose di levotiroxina o di tiroide secca.
È un vero peccato perché talvolta basta davvero poco per farli tornare a
vivere.

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Il pregnenolone può essere una delle possibilità terapeutiche in caso di


sindrome della stanchezza cronica ed esaurimento surrenalico.

Pregnenolone e pelle

Il pregnenolone viene prodotto naturalmente anche dalla pelle e


contribuisce a stimolare la produzione cutanea di sebo e l’idratazione.
È stato dimostrato in alcuni studi clinici che il pregnenolone usato come
terapia topica ostacola la formazione delle rughe e idrata la cute che diventa
più elastica e tonica.

Viene usato insieme ad altri ormoni biodentici, vitamine ed oligolementi per


l’allestimento di creme e sieri per lo skin aging del viso, del contorno occhi e
del corpo.

Altre indicazioni del pregnenolone

Studi preliminari hanno evidenziato le potenzialità terapeutiche del


pregnenolone nelle seguenti condizioni/malattie:

Fibromialgia
Osteoartrite
Malattie autoimmuni come l’artrite reumatoide, spondilite anchilosante, e
lupus
Depressione
Dipendenza da sostanze
Aumento della sensibilità insulinica

Esame del pregnenolone

Anche il pregnenolone (come il DHEA) si combina e si trova in circolo legato


allo zolfo e può essere ricercato nel sangue sotto forma di Pregnenolone’ S

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(solfato), da parte di laboratori specializzati.

Terapia

Il pregnenolone può essere assunto come compresse orali micronizzate


oppure per via transcutanea.

Il pregnenolone è incluso fra le sostanze dopanti dalla World Antidoping


Agency (WADA) e pertanto non va assolutamente utilizzata qualora si
effettui attività sportiva agonistica di qualsiasi tipo.

Testosterone nella donna

Il testosterone è considerato l’ormone maschile per eccellenza.


Quando un uomo è virile, muscoloso, deciso, spregiudicato, si dice che è
testosteronico.
In realtà anche le donne producono testosterone, sebbene abbiano livelli 10
volte inferiori rispetto agli uomini, e anche nel genere femminile assolve a
fondamentali funzioni biologiche.
Non solo: il testosterone nelle donne giovani è addirittura un ormone
presente in valore assoluto in quantità maggiori rispetto ad estrogeni e
progesterone, i cui livelli tra l’altro fluttuano molto per effetto del ciclo
mestruale (mentre il testosterone rimane stabile).
Nella donna il testosterone viene sintetizzato nel periodo della pre-
menopausa a livello delle ovaie (che contengono le cellule di Leydig che
sono presenti anche nei testicoli) e dei surreni, nella post-menopausa
prevalentemente dal tessuto adiposo.
Anche se i livelli di testosterone sono più bassi nella donna, le azioni che
svolge il testosterone sono le stesse di quelle dell’uomo.
Nelle donne di età compresa tra 20 e 50 anni si verifica una riduzione del 50
% dei livelli di testosterone.
Nella donna il testosterone è massimo a 18-20 anni: ecco perché il desiderio
sessuale è ottimo.
A cinquant’anni si è ridotto già del 50% (e dell’80% se la donna ha avuto

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l’asportazione delle ovaie o è stata sottoposta ad una chemioterapia con


conseguente menopausa chirurgica) con lo sviluppo di rischi pesanti (e
tutt’ora trascurati) per la salute.
Il fenomeno è particolarmente spiccato nelle pazienti a cui è stato asportato
l’ovaio precocemente e con funzione surrenalica deficitaria a causa dello
stress cronico.
Nella donna aumenta in fase ovulatoria, per renderla più disponibile alle
avances dell’uomo e per aumentare le possibilità di concepimento.

La donna ricca di testosterone tende a dominare il partner e ha una libido


molto più alta rispetto alle donne con livelli più bassi.

Le azioni principali del testosterone sono:

• aumenta l’energia, la resistenza e l’efficienza fisica


• è un tonico psico-fisico
• aumenta la gioia di vivere e favorisce l’ottimismo, l’euforia
e la visione positiva della vita
• aumenta l’autostima e l’assertività
• migliora la funzione cerebrale e la memoria
• aumenta il desiderio sessuale e la libido
• aumenta la responsività agli stimoli sessuali, in particolare
ai ferormoni (sostanze sessualmente attraenti che
condizionano i comportamenti erotici)
• aumenta l’anabolismo cellulare, muscolare e dell’ osso
• contrasta la perdita di massa e forza muscolare
(sarcopenia)
• favorisce la crescita dei peli
• aumenta il comportamento aggressivo
• aumenta l’ematopoiesi e la sintesi dell’ emoglobina
• rafforza il sistema immunitario
• migliora la regolazione glicemica
• migliora il quadro lipidico

Il testosterone esercita una azione protettiva sul rischio di malattie

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cardiovascolari, morbo di Alzheimer, Parkinson, e tumore al seno (perché


possiede una azione antiproliferativa).

SINTOMI E SEGNI DI CARENZA DI TESTOSTERONE NELLA DONNA

• Riduzione del desiderio sessuale, della libido e


dell’orgasmo
• Frigidità
• Atrofia vulvare
• Fatica costante (e soprattutto durante l’esercizio fisico)
• Muscoli sottili o atrofici
• Debolezza muscolare
• Depressione costante
• Ansia, tendenza ad essere esitanti, mancanza di
autoconsapevolezza
• Emotività eccessiva, irritabilità
• Pelle pallida, chiara, atrofica, secca, sottile, soggetta a lividi
• Piccole rughe verticali intorno alla bocca
• Perdita di tono della pelle
• Cellulite e vene varicose

I MOTIVI PER CUI È FONDAMENTALE IL TESTOSTERONE


NELLA DONNA IN MENOPAUSA

La sessualità

È un argomento ancora delicato per molte donne (e molti uomini), ma inutile


negare che è fondamentale per avere una vita appagante.
La maggior parte delle pazienti che si rivolge a me per i disturbi della
menopausa e gli ormoni bioidentici presenta come “sintomo” un deficit

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della libido. Vi assicuro che sono molte di più delle donne che lamentano le
vampate di calore.
Per qualche donna è un problema grande e il motivo principale della visita:
il loro cruccio nascosto. La loro vita è repentinamente cambiata. Non si
riconoscono più ed inspiegabilmente è scomparso qualcosa che prima
davano per scontato e che non riescono a trovare da sole.
Per qualche altra paziente il problema è mantenere il suo ruolo di donna e di
moglie all’interno della coppia, dove magari l’uomo non ha alcun problema e
può non capire la condizione della compagna.
Altre si sono rassegnate a vivere la seconda parte della vita senza la
sessualità.
Teniamo conto che il deficit di testosterone si può presentare anche in pre-
menopausa e quindi accompagnare la donna per moltissimi anni.
A questo si aggiunge il fatto che la stressante vita lavorativa e famigliare
delle donne di oggi (a differenza di quelle del secolo scorso, per
esempio), può determinare uno squilibrio ormonale noto come “furto del
pregnenolone” (vedi il paragrafo sul Pregnenolone), che esita in una ridotta
produzione di estrogeni e testosterone in luogo del cortisolo (un ormone
dello stress). Tutto questo si traduce in una riduzione del desiderio sessuale
e della libido.
Questi due fattori, calo fisiologico del testosterone per l’aging e la
pre-menopausa e il furto del pregnenolone, si possono presentare
simultaneamente, rendendo la vita sessuale meno appagante o assente.
Nel capitolo dedicato al desiderio sessuale approfondisco il tema della
sessualità nella donna.
La terapia con testosterone bioidentico è l’unico modo per risolvere il
problema partendo dalla causa.
Per queste indicazioni il testosterone bioidentico può essere utilizzato
come crema o gel vaginale oppure come crema di testosterone proprionato
nonché come compresse orali micronizzate.

Anabolismo

Il testosterone è l’ormone anabolico per eccellenza. Fra le sue più importanti


azione anaboliche ci sono quelle che vengono esercitate sull’osso e sui

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

muscoli.
La nomea negativa del testosterone è indiscutibilmente legata agli
steroidi anabolizzanti: questi sono farmaci che sono stati a lungo utilizzati
per aumentare la massa muscolare e la resistenza negli atleti e in chi
praticava body building. Sono farmaci ad azione ormonale. Senza entrare
nell’ argomento in modo approfondito, sono diversi dal testosterone e
dal testosterone bioidentico, che ha naturali azioni anabolizzanti ovvero
favorisce la crescita, del tessuto muscolare e del tessuto osseo in primis.
MASSA OSSEA E PREVENZIONE DELL’OSTEOPOROSI
Una delle azioni sottovalutate del testosterone è quella relativa al trofismo
dell’osso.
Come è stato descritto in modo ampio nel capitolo dedicato all’osteoporosi,
alla struttura e al trofismo dell’osso non contribuiscono solo gli estrogeni
ma, con azioni diverse, anche testosterone e progesterone.
Per questo motivo il mantenimento dei valori ormonali ottimali di
testosterone è fondamentale anche per la prevenzione e il trattamento
dell’osteoporosi.

Massa muscolare

La perdita della massa muscolare e la progressiva sarcopenia è uno dei


pericoli più insidiosi dell’aging. Ma se pensare alla fragilità dell’anziano può
sembrare qualcosa che tocca “gli anziani” e non donne di 50 anni o poco
più, la perdita di tonicità delle pelle e dei tessuti può iniziare presto. E allora
tutto “cade” e questo non fa bene all’ umore e all’immagine che si ha di sé
stesse.

Energia e tono dell’ umore

Gli ormoni sessuali (es. estrogeni, progesterone e testosterone) si chiamano


così perché condizionano fortemente i caratteri sessuali secondari come
i peli, le mammelle, la pelle, il timbro di voce, la distribuzione del grasso,
etc. Bene: queste azioni sono reali e hanno anche una grossa azione sulla
sessualità…
Il punto è che nella mente di molti è come se gli ormoni sessuali

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

espletassero “solo” una azione sulla sessualità o i caratteri secondari.


Se dovessi dire un’area in cui gli ormoni sessuali (tutti) svolgono una azione
fondamentale è il cervello. Sono fondamentali per la memoria a breve e
lungo termine, la concentrazione, la capacità di ragionamento e di gestione
dello stress e condizionano profondamente il comportamento e il nostro
carattere.
In quest’ambito il testosterone dona energia, buon umore, assertività,
fermezza e la sua diminuzione con l’aging può essere uno degli elementi
che fa diminuire la voglia e il piacere di vivere. Quando il testosterone è
troppo, viceversa, domina la spregiudicatezza e l’aggressività.

Prevenzione

Studi scientifici preliminari hanno mostrato che mantenere livelli ottimali di


testosterone nella donna possa essere una mossa preventiva strategica per
la prevenzione delle malattie cardiovascolari, il decadimento cognitivo e il
morbo di Alzheimer, il tumore al seno, il diabete e la sarcopenia.

Terapia

Il testosterone può essere assunto come compresse orali micronizzate


oppure per via transcutanea oppure come crema od ovuli vaginali.

Il testosterone è incluso fra le sostanze dopanti dalla World Antidoping


Agency (WADA) e pertanto non va assolutamente utilizzata qualora si
effettui attività sportiva agonistica di qualsiasi tipo.

Ormoni tiroidei e menopausa

Partiamo dai numeri:

1. In Italia circa 6 milioni di persone, con massima diffusione nella fascia


d’età fra 55-64 anni, sono affette da una malattia della tiroide.
2. L’ipotiroidismo interessa il genere femminile in misura 10 volte

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superiore a quello maschile


3. La tiroidite di Hashimoto è da 3 a 5 volte più frequente nelle donne
rispetto agli uomini
4. L’ipertiroidismo colpisce circa 1 - 2 % della popolazione, con un
rapporto tra donne e uomini di sette a uno

Se le patologie della tiroide colpiscono più le donne degli uomini è evidente


che il ruolo degli ormoni femminili non sia irrilevante e poi capiremo perché.

Tuttavia il problema grosso è un’altro:

a) I sintomi della peri menopausa e della menopausa possono essere


confusi con quelli di patologie della tiroide e viceversa
b) Le patologie tiroidee vengono diagnosticate “male” e in modo
superficiale: è come se esistesse un unico esame diagnostico (o quasi): il
TSH
c) Le patologie tiroidee non vengono diagnosticate e trattate sempre
precocemente.
d) Le patologie tiroidee vengono trattate “male” e in modo
standardizzato per tutte le pazienti: è come se esistesse un unico
trattamento: la Levotiroxina (es. Eutirox, Tirosint, etc.).

Nel blog Tiroide 360 (www.tiroide360.com), che ho fondato e gestisco con il


Dott. Ascanio Polimeni, ci sono molti spunti sulla gestione della tiroide a 360
gradi e su queste tematiche.

Negli ultimi anni il trattamento delle patologie tiroidee secondo un


approccio a 360 gradi e che comprendesse tutte le possibilità terapeutiche
disponibili, fra cui la tiroide secca e gli ormoni bioidentici, è stato uno dei
miei cavalli di battaglia.
In questo modo ho trattato migliaia di pazienti che sono arrivate da ogni
angolo della nostra bella Italia e dall’Estero.

L’accoppiata delle competenze in patologie della menopausa e della tiroide


è vincente. Non si tratta di fare il tuttologo, il punto è che il funzionamento

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del sistema ormonale è sempre correlato e per questo non può essere visto
separatamente.

Se il ginecologo più bravo del mondo invia all’endocrinologo più bravo del
mondo la stessa paziente per trattare la tiroide s.e.p.a.r.a.t.a.m.e.n.t.e, non
si va da nessuna parte e la paziente continua a stare male e a non risolvere i
suoi problemi.

Continuo ad essere sorpreso quando il ginecologo non riconosce alcuni


sintomi da deficit della funzione tiroidea o surrenalica e pensa che tutto
sia determinato da un sistema genito-urinario disfunzionale oppure che la
paziente si stia inventando i sintomi.

Analogamente sono sorpreso quando l’endocrinologo pensa che tutto


dipende dalla tiroide, e allora continua a modificare il dosaggio di
Levotiroxina (l’unica cosa che di solito viene fatta) per cercare di placare
la paziente, che ovviamente continua a riportare che i suoi sintomi non
migliorano ma anzi peggiorano.
Non viene in mente che il problema sia la menopausa ma sempre e solo la
tiroide, che non risponde alla terapia o la paziente che esagera con i sintomi.

Il problema non è quello di trovare il colpevole.


Il problema è che queste donne vengono rimbalzate per anni da uno
specialista all’altro, non vengono trattate per quella che è la vera radice
della malattia, spendono tempo e denaro inutilmente e sono sottoposte a
ripetute e profonde delusioni.
Tutto questo le porta a vivere una vita poco soddisfacente in una fase della
vita che può essere ancora piena di emozioni e gioia di vivere.

I sintomi della tiroide e della menopausa sono gli stessi

Questo è uno dei motivi per cui i problemi della tiroide in menopausa non
vengono riconosciuti facilmente.

1) Molti sintomi della pre-monopausa e della menopausa sono

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sovrapponibili a quelli dell’ipotiroidismo e pertanto non è sempre facile


distinguerli

SINTOMI TIROIDE PRE-MENOPAUSA e MENOPAUSA


Stanchezza × ×
Mestruazioni irregolari × ×
Aborti spontanei × ×
Calo del desiderio sessuale × ×
Umore mutevole × ×
Depressione × ×
Insonnia × ×
Sudorazioni notturne × ×
Aumento della pressione × ×
arteriosa
Perdita di memoria × ×
Difficoltà di concentrazione × ×
Brain fog × ×
Capelli secchi × ×
Perdita di capelli × ×
Pelle secca × ×
Mal di testa × ×
Aumento del colesterolo × ×
Aumento di peso × ×
Insulino-resistenza × ×
Difficoltà a reagire allo × ×
stress
Aumentata suscettibilità alle × ×
infezioni

1) La menopausa e l’ipotiroidismo si possono presentare


simultaneamente oppure in successione.
Per esempio, dopo l’esordio dell’ipotiroidismo o dopo la riacutizzazione
dell’ipertiroidismo, può seguire la menopausa ed è quindi difficile
distinguere i sintomi di coda della patologia tiroidea rispetto all’ ingresso in

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

menopausa.

2) La menopausa e l’ipotiroidismo si manifestano fra i 45 e i 60 anni e


quindi è possibile che si presentino insieme, nella stessa fase della vita.

I cambiamenti ormonali che si verificano in premenopausa e menopausa


determinano una alterazione della funzione tiroidea e di quella surrenalica
che può esitare fino all’ ipotiroidismo.

In pre menopausa inizia a calare il livello di progesterone e può verificarsi


estrogeno dominanza.

Il progesterone stimola l’attività della tiroide perossidasi (TPO), un


enzima concentrato nelle cellule follicolari della tiroide che con la sua
azione è fondamentale per la sintesi degli ormoni tiroidei Tiroxina (T4) e
Triiodotironina (T3) a partire dalla tireoglobulina.
Con il calo del progesterone può verificarsi quindi un calo nella produzione
di Tiroxina (T4). Nel caso in cui dagli esami ematochimici non si osservi un
calo del livello di LT4 in ogni caso diminuisce la sensibilità recettoriale e
quindi la funzione tiroidea.
Questo esita in una riduzione del metabolismo che conduce all’aumento di
peso, alla stanchezza e molti altri sintomi della menopausa.

Una vita stressante favorisce una diminuzione del progesterone, che si


ripercuote sulla tiroide. Perché?
Una condizione di stress cronico, come quello a cui sono sottoposte molte
donne intorno ai 50 anni, determina il “furto del pregnenolone” (vedi il
capitolo dedicato al Pregnenolone).
In sintesi, nella fase di resistenza allo stress, l’eccessiva richiesta di
cortisolo sottrae buona parte del pregnenolone (il precursore degli ormoni
steroidi) dalle sue normali vie metaboliche per dirottarla verso la sintesi del
cortisolo: avviene quello che viene definito “furto del pregnenolone”.
Le conseguenze sono che a causa di questo furto vi è una diminuzione della
produzione degli ormoni sessuali, fra cui il progesterone (che deriva dal

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pregnenolone).
La carenza di progesterone si ripercuote sulla tiroide per i motivi espressi
prima.

3) Con l’aging la funzione tiroidea tende fisiologicamente a diminuire


anche se non si spegne come quella gonadica. È uno degli effetti
dell’endocrino-senescenza.
Non posso negare che anche per me, che sono ben consapevole di queste
correlazioni e sono sempre in allerta sui rapporti fra funzione tiroidea, delle
ghiandole surrenali, del pancreas e della menopausa, è talvolta complicato
fare una diagnosi differenziale.

Tuttavia con gli esami gli esami giusti, la terapia appropriata, e un po’
di tranquillità, sia da parte del medico che della paziente, si arriva alla
soluzione.

I problemi tiroidei peggiorano gli effetti della menopausa

a) I problemi tiroidei possono mandare in menopausa precoce e le


problematiche connesse possono durare anni.

b) I problemi tiroidei possono peggiorare i sintomi della peri-menopausa


e della menopausa e moltiplicare il disagio per i sintomi come le vampate, le
sudorazioni, il tono dell’umore basso e mutevole, la mancanza di sonno, l’ipo
sessualità etc.

c) I problemi tiroidei possono rallentare il metabolismo e destabilizzare


la glicemia. La difficoltà a perdere peso nonostante una dieta povera di
calorie è proprio uno dei sintomi dell’ipotiroidismo, che si lega all’insulino e
leptino resistenza, che si possono sviluppare in menopausa.

d) I problemi tiroidei logorano il sistema immunitario ed espongono al


rischio di contrarre le infezioni più facilmente.

Le donne sono più esposte alle malattie auto-immunitarie e quindi allo

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sviluppo di malattie autoimmuni come la Tiroidite di Hashimoto e il Morbo di


Basedow, che colpiscono la tiroide.
Quello che viene fatto nell’endocrinologia tradizionale è solo una terapia
sostitutiva con ormoni tiroidei nella Tiroidite di Hashimoto: solo Levotiroxina.

In realtà bisognerebbe prima trattare l’auto-immunità, che è l’origine della


malattia e non usare solamente la terapia sostitutiva con ormoni tiroidei.
Per questo è fondamentale un lavoro sulla nutrizione, lo stile di vita, la
gestione dello stress, il micriobiota intestinale e tutto ciò che può stimolare
e regolare l’autoimmunità.

Gli estrogeni non sono amici della tiroide

Gli estrogeni, in particolari gli estrogeni sintetici e la pillola


anticoncezionale, non sono amici della tiroide.

Gli estrogeni e gli ormoni tiroidei utilizzano lo stesso “trasportatore” nel


torrente circolatorio. Utilizzano lo stesso Taxi per spostarsi dal luogo di
produzione ai tessuti periferici nel sangue.
Se vi è un eccesso di estrogeni non ci saranno più Taxi liberi per gli ormoni
tiroidei, che quindi non arriveranno nei tessuti target per assolvere alle loro
funzioni.

Tecnicamente:
il nome del Taxi principale è TBG (Thyroxine-binding globulin) una globulina
(un tipo di proteina) in grado di legare e trasportare gli ormoni tiroidei nel
sangue.
La TBG, che viene prodotta nel fegato, esibisce un’elevata affinità
per l’ormone tiroxina (T4); meno stabile è, invece, l’interazione con la
triiodotironina (T3).
Il legame di T3 e T4 con la TBG è reversibile e finalizzato al mantenimento di
una concentrazione adeguata di questi ormoni in forma libera (FT3 e FT4).
Va ricordato, infatti, che nel sangue la maggior parte degli ormoni tiroidei è
legata, mentre soltanto una piccola percentuale è libera e disponibile per i
tessuti. Per questo gli esami del sangue più richiesti sono le frazioni libere

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di T3 e T4 chiamate FT3 (Free T3) ed FT4 (Free T4) e non T3 e T4.

Nonostante le ridotte concentrazioni plasmatiche, la TBG lega a sé la quasi


totalità degli ormoni tiroidei (70-80%), che in misura inferiore vengono
associati ad altre due proteine (due altri tipi di Taxi), anch’esse sintetizzate
dal fegato: l’albumina e la transtiretina (TTR o frazione pre-albuminica
legante la T4 - TBPA).
In misura ancor più esigua gli ormoni tiroidei si trovano liberi nel sangue:
solo lo 0,02-0,04% circa del T4 e lo 0,3-0,4% circa del T3.

Un aumento della TBG può comportare un incremento del T4 totale e del T3


senza un aumento dell’attività ormonale nel corpo.

Inoltre non dimentichiamo che viviamo in un mondo sempre più colmo di


xenoestrogeni, che possono peggiorare ulteriormente la funzione tiroidea.

Un passo indietro per capire come funziona la tiroide

A cosa SERVE la tiroide?

• La tiroide serve per sintetizzare gli ormoni tiroidei e la


calcitonina.

QUANTI sono gli ormoni tiroidei?

• Gli ormoni tiroidei sono 5.

COME SONO FATTI gli ormoni tiroidei?

• Gli ormoni tiroidei vengono formati su una base costituita


da un aminoacido che si chiama Tirosina, su cui vengono
inseriti atomi di un minerale, lo Iodio.

Per questo motivo è importante che nella dieta vi sia una quota di proteine
sufficiente per la sintesi di ormoni tiroidei (dove è presente la tirosina) e una

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adeguata quota di iodio.


La tiroide è l’unico organo dell’organismo in grado di utilizzare lo iodio. Se
la carenza può essere un problema attenzione agli eccessi. Un eccesso di
iodio può accentuare l’autoimmunità e lo stress ossidativo cellulare. La cosa
migliore sarebbe misurare i livelli di iodio nelle urine di 24 ore e poi integrare
in caso di carenza.
Se girovagate sul web nei siti di tantissimi endocrinologi e società
scientifiche “trovate riportato che nella popolazione vi è carenza di iodio e
quindi occorre integrarlo. ll punto è che è stato copiato ciò che è riportato in
letteratura molti anni fa.
L’alimentazione e le condizioni di vita attuali in Italia sono tali per cui la
maggior parte della popolazione non è carente di iodio: basta misurarlo.
Lo iodio era carente nell’800 e nei primi del 900 e infatti a quell’epoca si
sviluppava spesso il gozzo endemico, che ora non si osserva quasi più.

Quali sono gli enzimi chiave per la tiroide?

Esistono degli enzimi che servono per la sintesi degli ormoni tiroidei
(Es, Tireoperossidasi) o per la “Deiodinazione” ovvero il meccanismo di
rimozione delle molecole di iodio dagli ormoni tiroidei che serve per la
trasformazione degli ormoni tiroidei (es. Deiodinasi di tipo 1,2 e 3).

Come si chiamano gli ormoni tiroidei


e da cosa deriva il loro nome?

• Gli ormoni tiroidei vengono denominati in base al numero di atomi di


Iodio presenti e alla loro posizione chimica nello spazio:

1) T1: (mono iototironina),


2) T2: (di iodotironina),
3) T3: tri iodotironina
4) T4: tiroxina
5) rT3: Reverse T3

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Quali sono gli ormoni tiroidei PIÙ IMPORTANTI?

• Gli ormoni tiroidei più importanti sono considerati il T3 e T4.

Tuttavia, anche rT3, T1 e T2 svolgono funzioni non trascurabili.

Perché è IMPORTANTE la tiroide?

• È importante perché gli ormoni tiroidei che vengono


prodotti dalla tiroide sono il carburante di tutto l’organismo.

Gli ormoni tiroidei servono per fornire energia ai mitocondri e alle cellule
di TUTTO il nostro corpo. Nonostante le sue ridotte dimensioni, la tiroide
influenza l’attività di buona parte dell’organismo, dal metabolismo, al cuore,
dal cervello all’ intestino.

Quali sono le DISFUNZIONI tiroidee principali ?

Sono l’ipo tirodismo e l’iper tiroidismo.


Nell’ipo tiroidismo: vengono prodotti meno ormoni tiroidei del normale e vi
sono sintomi dovuti alla carenza di ormoni tiroidei. Il TSH è generalmente
elevato e gli ormoni tiroidei sono bassi.
Nell’iper tiroidismo vengono a differenza prodotti più ormoni tiroidei del
normale e vi sono sintomi dovuti alla carenza di ormoni tiroide. Il TSH è
generalmente basso o molto basso (tecnicamente si dice “soppresso”) e gli
ormoni tiroidei sono alti.
Il “generalmente” deriva dal fatto che esistono condizioni intermedie (es.
ipotiroidismo subclinico ed Euthyroid Sick Syndrome), che rendono più
complessa la diagnosi, il riconoscimento della malattia e la relativa cura.
Sono condizioni meno rare di quanto si possa pensare e, anche se magari
non mettono a repentaglio la vita dei pazienti (e quindi per la medicina
ufficiale non sono gravi), possono impattare in modo significativo sulla
qualità della vita e nel, tempo, sulla salute.

I principali sintomi dell’ipotiroidismo sono:

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• Stanchezza
• Aumento di peso nonostante un ridotto introito energetico
• Ipersensibilità al freddo e bassa temperatura corporea
• Depressione o ansia
• Umore mutevole
• Sensazione di non essere più la persona di prima.
• “Brain fog” - Cervello annebbiato
• Sensazione che la testa galleggi
• Perdita di memoria
• Difficoltà di concentrazione
• Sonnolenza
• Lentezza
• Mal di testa mattutini che scompaiono durante la giornata
• Capelli secchi o sottili e che cadono facilmente
• Prurito e pelle secca
• Difficoltà a sudare
• Stipsi e costipazione
• Problemi digestivi cronici, dovuti alla mancanza di acidità
nello stomaco (ipocloridria)
• Scarsa circolazione e intorpidimento di mani e piedi
• Crampi muscolari a riposo
• Aumento della sensibilità a infezioni batteriche o virali e
difficoltà di guarigione
• Mestruazioni irregolari o aborti spontanei (donna)
• Disfunzione erettile (uomo)
• Rigonfiamento del volto (edema), di mani e piedi
• Comparsa del gozzo o di un rigonfiamento del collo
• Perdita delle sopracciglia più esterne
• Riduzione delle frequenza cardiaca (bradicardia)
• Colesterolo alto (ipercolesterolemia)

Però attenzione!!! Non è così semplice. Per esempio…

Se è vero che la maggior parte dei pazienti ipotiroidei tende ad aumentare

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di peso senza motivo pur facendo una dieta equilibrata e quindi


nell’immaginario collettivo il paziente ipotiroideo è in sovrappeso, ci sono
pazienti ipotiroidei che si mantengono magri o addirittura dimagriscono.
Per sopperire alla carenza di ormoni tiroidei, infatti, il surrene può reagire
producendo più catecolamine, che determinano questo effetto.

Analogamente ci sono pazienti ipertiroidei che sono normopeso o in


sovrappeso e non magri come ci si attenderebbe.

Il complesso tiroideo

Quando si pensa alla tiroide ti viene in mente una ghiandola localizzata al


centro del collo, con la tipica forma a farfalla.
Quando si soffre di una malattia della tiroide, o si sta cercando di capire se i
sintomi possono dipendere dalla tiroide, si è portati a pensare che i problemi
dipendano da questa ghiandola localizza nel collo con la tipica forma di
farfalla…

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Questo è sbagliato ed estremamente riduttivo e spiega perché con


l’endocrinologia classica il 40 % dei pazienti non è affatto soddisfatto della
cura.

Quello che i medici non dicono è che…Tutto dipende dal “COMPLESSO


TIROIDEO” .

Ma procediamo con ordine…

La tiroide serve per la sintesi degli ormoni tiroidei.


Ma una cosa è che il fatto che gli ormoni tiroidei vengano sintetizzati dalla
tiroide (oppure vengano introdotti nel corpo con un farmaco), un’altra cosa
è funzionino e ti facciano stare bene e senza sintomi da carenza ormonale…
Qual’ è il passaggio che manca?

Affinchè gli ormoni tiroidei funzionino è necessaria l’azione e


l’intermediazione di una complessa rete di organi, ghiandole e nutrienti, che
interagiscono continuamente fra loro.

I principali componenti di questo network sono: Ipotalamo, Ipofisi, Tiroide


(T1, T2, T3, T4, RT3), proteine trasportatrici degli ormoni tiroidei (TBG,
albumina, TBPA…), Ghiandole Surrenali, Tratto gastro enterico (stomaco e
intestino), vitamine (Vitamina D, B12; A, E, B6…) ed oligoelementi (selenio,
zinco, ferro…).
Io ho chiamato questo network “COMPLESSO TIROIDEO”.

Perché il sistema è così complicato? Non sarebbe bastato che la tiroide


producesse i suoi ormoni e basta?

La tiroide è una ghiandola che assolve a compito importantissimo: traduce


gli stimoli del mondo esterno (es. temperatura, nutrizione, stress, etc.)
all’interno dell’organismo, che si deve adattare immediatamente alle mutate
condizioni dell’ambiente. Per questo ha una azione su tutti gli organi ed
apparati, potenzialmente coinvolti.

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È un sistema perfetto e “geniale”, quando funziona. Quando non funziona


può essere complicato venirne a capo.

Inoltre, il Complesso Tiroideo non va visto separatamente dal sistema


endocrino femminile, ma ne fa parte integrante e fondamentale.

Da questo deriva la grande efficacia del trattamento della menopausa con gli
ormoni bioidentici e della Tiroide a 360 gradi.

Se si vogliono trattare i disturbi tiroidei bisogna agire su questi attori del


COMPLESSO TIROIDEO e su tutto il sistema endocrino femminile, a seconda
delle condizioni e delle necessità individuali.
Con il metodo del BioEquilibrio Ormonale® si tiene conto di tutti questi fattori
e delle interazioni fra il Complesso Tiroideo e tutta l’orchestra ormonale.

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Gli esami per la tiroide a 360°

L’ipotiroidismo affligge circa il 5 % della popolazione italiana e nonostante


questo spesso non viene diagnosticato precocemente e i pazienti possono
rimanere anni senza un trattamento adeguato e con una qualità di vita
insoddisfacente.

Tutti i pazienti dovrebbero essere testati in modo approfondito per


l’ipotiroidismo e la tiroidite di Hashimoto (la principale causa di ipotiroidismo
nei paesi industrializzati).
Sorprendentemente la maggior parte dei pazienti che visitiamo non
hanno effettuato esami esaustivi o quando sono stati fatti non sono stati
interpretati nel modo giusto.

Se si vuole conoscere come funziona la tiroide a 360 gradi, di seguito


elenco alcuni fra gli esami fondamentali:

TSH (Thyroid-Stimulating Hormone o Tireotropina) è un ormone prodotto


dall’ipofisi (una piccola ghiandola localizzata alla base del cranio).
Di fronte alle sollecitazioni dell’ambiente esterno (es. temperatura, stress,
traumi, infezioni, etc.) l’ipofisi “informa” il sistema nervoso (attraverso
l’ipotalamo) che è necessario produrre una certa quota di ormoni tiroidei
per fornire energia alle cellule e agli organi più coinvolti dalle sollecitazioni
ambientali.

• Valori elevati di TSH depongono per un ipotiroidismo


(l’ipofisi “sta dicendo” alla tiroide di produrre più ormoni
tiroidei, perché quelli presenti si sono abbassati)

• Valori bassi di TSH depongono per un ipertiroidismo


(l’ipofisi “sta dicendo” alla tiroide di produrre meno
ormoni tiroidei, perché i livelli di quelli presenti si sono
alzati).

Il TSH è considerato l’esame “gold standard” ovvero il test di riferimento per

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la diagnosi delle malattie tiroidee e il loro monitoraggio.


Il TSH reflex prevede la valutazione in prima istanza del solo TSH per
indagare le malattie tiroidee. Quando il medico richiede il TSH reflex:
se il TSH è inferiore a 0.45 μU/ml il Laboratorio aggiunge autonomamente
il test FT4 e se questo rientra nei valori di riferimento il test FT3. Se il TSH
è superiore a 3.50 μU/ml il Laboratorio aggiunge autonomamente i tests
FT4 e Anti-Tireoperossidasi e se l’Anti-Tireoperossidasi rientra nei valori di
riferimento il test Anti-Toireoglobulina.

Bisogna precisare che l’ intervallo di riferimento del TSH può variare da


laboratorio a laboratorio ma è molto ampio: generalmente fra 0.45 μU/ml e
5.5 μU/ml e una visione di questo tipo non fornisce alcuna informazione
sulla funzionalità tiroidea all’interno del range (intervallo) di riferimento.
Ne abbiamo parlato nel capitolo dedicato agli esami di laboratorio e ai valori
ormonali ottimali.

Per questo motivo è essenziale affiancare al TSH altri esami che indaghino
la funzione tiroidea a 360 gradi.
In letteratura scientifica si è cercato di stabilire quali fossero i livelli di TSH
che si accompagnano ad una condizione di salute e benessere, all’ interno
del range di riferimento. Attualmente si ritiene che il valore ottimale del TSH
in una persona sana sia fra 1 e 1.5 μU/ml.

FT3 (Free triiodothyronine o triiodotironina libera) è la frazione libera di T3.


Libera significa non legata a proteine di trasporto e quindi in grado di agire
(perché non è bloccata o influenzata da queste proteine). Per questo motivo
il T3 totale (Total triiodothyronine o T3) non viene più richiesto. È importante
sapere che il T3 è l’ormone metabolicamente attivo sulle cellule e quello in
grado di fornire energia all’organismo e ai mitocondri.

FT4, (Free Thyroxine o Tiroxina libera) è la frazione libera di T4, ossia quella
non legata a proteine di trasporto, come avviene per la Total Tiroxine o
T4 (vedi sopra). Il T4 è l’ormone che viene prodotto in maggiore quantità
dalla tiroide (circa il 93 %). Viene tuttavia considerato una specie di “PRO
ORMONE”, nel senso che per agire deve essere trasformato in un altro

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ormone, il T3, a livello dei tessuti periferici (es. cuore, sistema nervoso, pelle,
etc). Il T4 come tale non è in grado di stimolare il metabolismo.

RT3 (Reverse T3 o Reverse triiodothyronine), in italiano “T3 Reverse” è


un ormone tiroideo che viene prodotto da tutti (anche persone sane) e si
chiama così perché chimicamente ha una forma “quasi” speculare al T3 (da
cui il nome Reverse). Questa sua struttura, simile al T3, fa si che sia in grado
Thyroxine (T ) 4
di occupare gli stessi recettori (non rendendoli più disponibili al T3).
Inner ring
L’ rT3 è un ormone inattivo
Outer ring
e nonI è in grado I di stimolare NH2
il metabolismo e
anzi un suo eccesso lo puòHOaddirittura 5’
O
rallentarlo
5
CH2
(perché
CH COOH
occupa i recettori
3’ 3
del T3).
(D1,D2) I I (D3)
Il suo scopo è proprio questo: evitare un eccesso di T3.
T3 I I Reverse T 3
È fondamentale conoscere NH il proprio
2
livello di rT3, sia nel caso in cui NH
si2
siaHOgià in terapia
O sostitutiva
CH2 (unCOOH
CH eccesso diHO Levotiroxina O può determinare
CH2 CH COOH
un aumento del rT3) sia che si stiano facendo degli esami diagnostici
I I I I

specialistici sulla tiroide.


Un eccesso di rT3 rispetto al T3 e un rapporto FT3/rT3 alterato può
determinare sintomi da IPOTIROIDISMO anche se gli altri esami di routine
per la tiroide (TSH, FT3 ed FT4) sono nella norma.

Se l’rT3 è elevato cosa fare?


In questo caso bisognerà in prima battuta agire sulle cause che determinano
un aumento del T3 reverse.
Anche l’eventuale terapia sostitutiva con ormoni dovrà variare e non
semplicemente limitarsi alla Levotiroxina o alla Tiroide secca.

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Non servirà a nulla aumentare il dosaggio di T4 (es. Eutirox…), che può


addirittura aumentare i livelli di rT3 (che si forma sia dal T4 endogeno che da
quello esogeno). Molti pazienti sperimentano da soli un miglioramento con
la riduzione empirica del dosaggio di Levotiroxina: il motivo è proprio questo
(così facendo riducono la quota di T4 che si trasforma in rT3).

Non servirà nemmeno la terapia con tiroide secca, che contiene sia T4 che
rT3. Bisognerà allora effettuare sotto controllo medico una terapia mirata alla
riduzione del T3 Reverse con solo T3.

Ora si capisce meglio perché conoscere il proprio livello di rT3 è


fondamentale, proprio per capire come sta funzionando la tiroide e come
impostare la terapia.
Fra le indagini da effettuare sulla funzionalità tiroidea vi è l’indice tirotropo
di sensibilità all’ormone tiroideo o indice di resistenza tirotropa al T4.
Questo serve per sapere se vi è una resistenza recettoriale agli ormoni
tiroidei.

La Tireoglobulina è una glicoproteina iodurata prodotta dalle cellule tiroidee.


Nel siero dei soggetti normali la tireoglobulina è presente in quantità molto
piccole; la sua concentrazione aumenta nel carcinoma della tiroide ma
anche in condizioni benigne quali l’ipertiroidismo e il gozzo endemico. Il
valore ottimale è inferiore a 10 ng/mL.

La tiroidei può sviluppare AUTO ANTICORPI, ovvero anticorpi che l’organismo


produce erroneamente contro il “self” ovvero contro sé stessa. In questo
caso gli autoanticorpi sono prodotti contro la tiroide.
I principali autoanticorpi sono:
✔ Anticorpi Anti Tireoperossidasi (Anti TPO): sono Auto-Anticorpi diretti
contro l’ enzima tireo perossidasi, necessario per la sintesi degli ormoni
tiroidei

✔ Anticorpi Anti Tireoglobulina (anti TG) sono auto-anticorpi diretti


contro la Tireoglobulina (una glicoproteina che è uno dei mattoncini che

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servono per la sintesi degli ormoni tiroidei).

Entrambi questi auto-anticorpi normalmente sono assenti. Possono


essere presenti in diverse patologie, fra cui la più frequente è la tiroidite di
Hashimoto (che può condurre a IPO tiroidismo).

✔ Anticorpi Anti-TSH: sono diretti contro il recettore del TSH.


Sono normalmente assenti e sono caratteristici del morbo di Basedow/
Graves (che può condurre IPER tiroidismo).
Alcune VITAMINE, MINERALI ed ELEMENTI PRESENTI IN TRACCE
(OLIGOELEMENTI) sono essenziali per il funzionamento della tiroide e
la conversione dell’ormone tiroideo nella forma attiva e possono essere
facilmente dosate nel plasma:

✔ VITAMINA B 12

✔ FOLATI

✔ VITAMINA A

✔ Il FERRO svolge un ruolo importante sulla sintesi degli ormoni tiroidei.


Se sei una donna che mestrua ancora è importante controllare il bilancio del
ferro che include l’emocromo, la sideremia, la transferrina e soprattutto al
ferritina. La ferritina è una forma di deposito del ferro dove viene stoccato
circa l’80 % del ferro.

✔ SELENIO E ZINCO sierico

✔ VITAMINA D, dal momento che vi è una correlazione fra questi e la


funzionalità della tiroide, così come con la tiroidite di Hashimoto.

La popolazione generale tende ad essere carente di Vitamina D, per


insufficiente apporto con la dieta e/o scarsa esposizione al sole.
La carenza è ancora più rappresentata nelle persone con malattie
autoimmuni, con ipotiroidismo, sovrappeso ed obesità che hanno un deficit

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nell’assorbimento.
La vitamina D è un tassello essenziale per li funzionamento del Complesso
Tiroideo e per quella del nostro sistema immunitario ed è considerata un
vero e proprio ormone.
Gli studi evidenziano come livelli ottimali di vitamina D siano presenti
solo nelle popolazione che vivono nelle zone equatoriali e sono esposte
costantemente ai raggi del sole di quell’ area del globo, da cui in realtà
proveniamo tutti.
Quindi la prima cosa da fare è testare i propri livelli nel sangue e poi
integrarla se vi è l’ indicazione.
Il dosaggio di vitamina D3 (colecalciferolo) in caso di integrazione va
da 2000 IU al giorno fino a 10000 UI al giorno. I livelli a cui mantenere la
vitamina D dovrebbero essere compresi fra 50 e 100 ng / ml, meglio intorno
a 80 ng / ml.

✔ CORTISOLO SALIVARE per lo studio del ritmo circadiano con 4 prelievi


alle ore 7/13/17/23. Ne ho parlato nel capitolo sulla diagnostica degli ormoni.

✔ TEST DEL MICRIOBIOTA INTESTINALE su feci

✔ Zonulina, Calprotectina fecali

La cura della tiroide a 360 gradi

Il fatto che esistano più opzioni per il trattamento dell’ipotiroidismo


potrebbe di per sé rappresentare una notizia.
Non esiste un solo trattamento uguale per tutti i casi di ipotiroidismo,
anche se così sembrerebbe dalle linee guide dell’ endocrinologia
tradizionale, che utilizza di fatto la Levotiroxina (L-T4) sintetica (es. Eutirox,
etc…) come UNICA cura per tutti i casi di ipotiroidismo.

Esistono diversi tipi di cure, che devono essere adattate alle necessità e
caratteristiche individuali e all’ esito degli esami svolti.
Una visione a 360 gradi della tiroide non può non tenere conto di:
1) TUTTI gli esami specialistici necessari per inquadrare il paziente

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

e il suo “complesso tiroideo”: questo consente di formulare una terapia


p.e.r.s.o.n.a.l.i.z.z.a.t.a

2) TUTTE le opzioni terapeutiche per l’ipotiroidismo:


Fra queste vi sono diversi tipi di terapia ormonale sostitutiva:
a) Levo Tiroxina sintetica (LT4)
b) Triiootironina sintetica (T3)
c) Tiroide secca naturale
d) Derivato sintetico T3 – T4
e) Terapia combinata con quanto sopra
Esistono diversi tipi di nutrienti e rimedi naturali in grado di agire sul
“complesso tiroideo”:
a) Vitamine
b) Minerali
c) Fitoterapici
d) Funghi medicinali
e) Probiotici/Prebiotici e quanto in grado di agire sul microbiota
f) Citochine omeopatizzate, e molto altro…

3) STILE DI VITA: nutrizione, attività fisica, controllo dello stress, sonno,


etc.
Tutto il sistema endocrino / ormonale, e fra questo anche quello tiroideo,
vengono influenzati in modo determinante dallo stile di vita.
4) Regolazione e controllo dei livelli degli ormoni secreti dalle ghiandole
surrenali, come il CORTISOLO e il DHEA, che va di pari passo con quella
tiroidea ed è necessaria per la sua ottimizzazione.

5) Regolazione e il mantenimento dell’equilibrio fra il Complesso Tiroideo


e gli ORMONI SESSUALI, l’INSULINA e la LEPTINA.

La tiroide secca

Una delle opzioni per il trattamento dell’Ipotiroidismo secondo un approccio


a 360 gradi è la Tiroide Secca.
Per definizione la Tiroide Secca o Tiroide Secca di MAIALE o TIROIDE SECCA

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

NATURALE o Natural Desiccated Thyroid (NDT) è una terapia sostitutiva


impiegata per il trattamento dell’ ipotiroidismo.
È stata utilizzata per più di cento anni come terapia esclusiva per
il trattamento dell’ ipotiroidismo fino a quando, negli anni 50, fu
soppiantata dalla Levo Tiroxina sintetica (T4) prodotta da diverse aziende
farmaceutiche.
La tiroide secca deriva dalla tiroide del maiale, che produce ormoni tiroidei
biologicamente simili a quelli dell’ uomo.
È stato scelto il maiale perchè, dal punto di vista immunologico, è l’animale
più “vicino” all’uomo.
La tiroide secca contiene TUTTI gli ormoni tiroidei (T1 – T2 – T3 – T4 – RT3),
calcitonina e diversi nutrienti.
Il fatto che la secca includa tutti gli ormoni tiroidei non è cosa da poco, se si
considera il fatto che le raccomandazioni “ufficiali” prevedono l’ indicazione
all’ utilizzo della sola levo Tiroxina (LT4) per il trattamento dell’ ipotiroidismo.
Dal momento che dal 25 al 40% delle persone trattate con T4 sintetico non
converte adeguatamente in T3, molti individui in terapia con T4 sintetico
continuano a manifestare sintomi di ipotiroidismo per il fatto che continuano
ad avere una inadeguata quota di T3 nelle loro cellule.
È bene rammentare che il T4 è l’ormone prodotto dalla tiroide sana in
maggior quantità, circa il 93 %, ma è un ormone tiroideo debole, in pratica
un pro-ormone, che deve essere convertito in T3 per esercitare i suoi effetti.
Il T3 invece è prodotto dalla tiroide in quota minore, circa il 7 %, ma è
l’ormone tiroideo più potente che provvede all’energia necessaria per le
funzioni cellulari e mitocondriali.
La Tiroide sana quindi produce il 93 % di T4 e il 7 % di T3: non solo T4. Se la
natura ha fatto questo una ragione ci sarà: serve una piccola quota di T3 già
disponibile e pronto all’ uso.
Pensare di somministrare solo T4 (come viene fatto con Eutirox o Tirosint…)
e pensare che magicamente venga trasformato in T3 in TUTTI i tessuti
target, di TUTTI pazienti malati di una patologia tiroidea, non è realistico.
Le funzioni del T2 e del T1, presenti anche nella tiroide secca, sono meno
chiare.
Il T2 sembra sia coinvolto nel metabolismo cellulare ed alla sua presenza e
alla sua attività lipolitica potrebbe essere ricondotta la perdita di peso che si

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

osserva nei pazienti trattati con tiroide secca.


Il T1 si è mostrato in grado di aumentare la trasmissione nervosa nel cervello
e potrebbe essere responsabile del miglioramento del “brain fog”, della
perdita di memoria e della depressione, sintomi spesso vissuti dai pazienti
ipotiroidei.
Di fatto molti dei sintomi dell’ ipotiroidismo scaturiscono dalla carenza di
energia a livello delle cellule dei vari tessuti e la scarsa energia deriva quasi
sempre da una quota di T3 insufficiente.
Allora la tiroide secca è la terapia migliore in caso di ipotirodismo?
La risposta non è così scontata e potrebbe essere: “DIPENDE”!
Ci sono medici che prescrivono la tiroide secca a tutti e sbagliano tanto
quanto quelli che prescrivono Levotiroxina a tutti.
Il punto cruciale, per quanto riguarda la terapia dell’ipotiroidismo è che
la risposta alla terapia è individuale e le opzioni terapeutiche multiple in
relazione alla clinica e all’esito di tutti gli esami del complesso tiroideo ed
ormonale svolti.
L’organismo di ciascuna persona reagisce in modo diverso ai differenti tipi
di terapie sostitutive e addirittura ai differenti brand.
Questo è uno dei motivi per cui il trattamento delle tiroide è così complesso.
Non solo… Ricordiamo che sono numerose le armi che abbiamo a
disposizione per combattere l’ipotiroidismo.
Per quanto riguarda la terapia sostitutiva, le principali sono:
1) Tiroide secca naturale
2) Derivati sintetici con T3 e T4
3) Levotiroxina (T4)
4) Triiodotironina (T3)
5) Terapia combinata con i derivati sopra indicati
Quello che può essere il trattamento perfetto per qualcuno potrebbe non
esserlo per un altro.

Ormoni bioidentici e tiroide

La tiroide secca è un derivato naturale che contiene gli ormoni bioidentici


T3 e T4 (oltre a T1 e T2).
La Levotiroxina (T4), la Triiodotironina (T3) e i derivati sintetici con T3 e T4

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

(ex Tiroide IBSA) sono ormoni bioidentici di sintesi.


Quindi la Levotiroxina e la Trioiodotironina (es. Liotir) sono di fatto biodentici
nel senso che hanno la stessa struttura molecolare degli ormoni T3 e T4,
anche se di sintesi.

Anche in questo si può capire il comportamento contraddittorio della


medicina ufficiale: si possono e si devono utilizzare degli ormoni bioidentici
per supplire il funzionamento di una ghiandola (la tiroide) che non li produce
in quantità sufficiente ma non si possono e non si devono usare gli ormoni
biodentici per supplire il funzionamento delle ovaie quando non sono più in
grado di fornire una adeguata quota di estrogeni e progesterone nella donna
in menopausa.
Bisogna chiarire che la Tiroide secca è un trattamento con ormoni
bioidentici ma non ha nulla a che vedere con fitoterapici ad azione ormonale
o prodotti omeopatici.
La Tiroide Secca contiene ormoni veri e propri come quelli prodotti dalla
tiroide.
Diversi miei pazienti hanno subito una tiroidectomia oppure sono nati senza
la tiroide e sono compensati perfettamente dalla Tiroide secca.
Detto questo, la tiroide secca è un’ottima opportunità, e come tale non va
trascurata.
Nonostante questo la tiroide secca non viene prescritta dalla maggior
parte dei medici e degli endocrinologi, non viene indicata nelle linee
guida “ufficiali” e soprattutto pochi pazienti sono a conoscenza della sua
esistenza.
Paradossalmente, nonostante i pazienti continuino a riportare benessere e
un miglioramento dei loro sintomi con questa terapia, l’utilizzo della tiroide
secca continua ad essere osteggiato.
Con fare saccente viene mossa la critica che la tiroide secca sarebbe una
terapia obsoleta ed inaffidabile, anche se I FATTI depongono per il contrario.
Ognuno tragga le sue conclusioni.
Al di là delle prese di posizione, quello che mi fa imbestialire è che ci sono
persone che passando dalla Levotiroxina alla Tiroide Secca o alle altre
opzioni per la tiroide hanno cambiato letteralmente la loro vita.
Hanno sostituito una pillola con un’ altra pillola ma la loro vita è cambiata.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Capitolo 5

E allora perché alcuni medici si devono arroccare sulle loro posizioni


ideologiche e rinunciare a fare stare i bene i pazienti, che è la loro mission?
Non ho una risposta.

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Ormoni Bioidentici
e Aging
Ormoni Bioidentici e Aging Capitolo 6

Captitolo 06

Cos’è la medicina anti-aging

La visione dell’invecchiamento tradizionale, o Natural Aging, è questa: con


l’età diminuisce progressivamente la performance dell’organismo e a questo
si accompagna un aumento delle malattie e della fragilità.

Secondo questa visione il passare del tempo scandirebbe solo i passi di una
progressiva quanto ineluttabile decadenza, fisica e mentale.

Medicina Anti-Aging

Negli anni ottanta nasce negli USA la Medicina Anti-Aging e tutto questo
cambia radicalmente.
Bisogna riconoscere che il termine di Anti-Aging non è azzeccatissimo, ma
ormai è entrato nell’uso comune in tutto il mondo.

Non è la medicina dell’Anti-Invecchiamento, come suggerirebbe la


traduzione letterale. L’invecchiamento (o aging) è di per sé un fenomeno

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Ormoni Bioidentici e Aging Capitolo 6

ineluttabile.

Se è vero che le lancette dell’orologio non possono essere tirate in dietro,


ovvero non si può modificare l’età cronologica (quella indicata sulla carta
d’identità) si può agire sull’età biologica (quella reale delle nostre cellule e
del nostro organismo e che condiziona il benessere e le malattie).

La Medicina Anti-Aging è una medicina preventiva, predittiva, rigenerativa


volta ad ottimizzare i processi biologici correlati con l’invecchiamento
cellulare con il fine di aumentare e mantenere la performance dell’individuo,
ridurre l’incidenza delle malattie croniche e aumentare la longevità.

Secondo questa visione l’invecchiamento non viene considerato solo come


una condizione, ma come una “malattia” e come tale viene trattato (in modo
tuttavia il più “dolce” possibile).

Il Reverse Aging

La frontiera più avanzata della medicina Anti-Aging è quella del Reverse


Aging, ovvero dell’inversione del processo di invecchiamento. Una favola?
No, di certo, abbiamo tantissimi esempi che abbiamo visto o sperimentato

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Ormoni Bioidentici e Aging Capitolo 6

tutti.

Quando riusciamo a “gestire” la Sindrome Metabolica (una sindrome in


cui più fattori correlati come il grasso addominale, l’insulino resistenza,
la pressione arteriosa, la dislipidemia e altri aumentano il rischio
cardiovascolare) con la nutrizione, lo stile di vita ed opportune integrazioni,
stiamo facendo del Reverse Aging.

Quando si ristabilisce l’equilibrio ormonale nella donna in menopausa con il


metodo del BioEquilibrio Ormonale, si raggiunge il Reverse Aging.

Molte delle mie pazienti in trattamento con gli ormoni bioidentici mi sono
grate ogni volta che vengono in studio perché le ho fatte “tornare giovani” e
piene di vita.
È il loro modo per dire che hanno ottenuto il Reverse Aging, e uno dei miei
modi per capire di averlo raggiunto.

Medicina anti-aging ed ormoni

Personalmente mi sono avvicinato allo studio degli Ormoni Bioidentici


partendo dalla Medicina Anti-Aging e ritengo di essere stato molto fortunato
ad avere avuto questa possibilità.

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Ormoni Bioidentici e Aging Capitolo 6

Perché gli ormoni sono così importanti per la salute e invecchiamento?

Semplicemente perché dal calo degli ormoni che si verifica con l’età e
dalla alterazione dei loro rapporti dipendono la maggior parte degli effetti
dell’invecchiamento.

Dal punto di vista tecnico-scientifico tutto ciò si riassume in una parola


tecnica: teoria dell’endocrino-senescenza.
Secondo la teoria dell’endocrino-senenescenza (una delle più validate
teorie dell’invecchiamento) con l’aging si assiste ad un progressivo
calo dei livelli ormonali ottimali della maggior parte degli ormoni e ad
una modificazione dei rapporti fra gruppi di ormoni: ciò favorirebbe il
manifestarsi del declino funzionale e di numerose patologie age-dependent.
Tradotto: invecchiamento = carenze e alterazioni dei rapporti fra i vari
ormoni, che porta alla fragilità, alla perdita di funzionalità fisica e mentale e
alle malattie croniche.
Nel nostro immaginario sono chiari i cambiamenti fisici e mentali che
accompagnano il calo degli ormoni sessuali al momento della menopausa,
nella donna, e dell’andropausa, (o meglio PADAM) nell’uomo.
In realtà questa è una visione molto riduttiva in quanto tutte le ghiandole
vanno progressivamente in “pausa” e riducono progressivamente la loro
funzione:
la tiroide → tireo pausa
il surrene → adreno pausa
la ghiandola pineale → pino pausa
il GH → somato pausa
il timo → timo pausa
La medicina Anti-Aging poggia le sue basi sulla gerontologia classica e sullo
studio dei processi di invecchiamento cellulare, che condizionano quello
generale.
Lo studio dello stile di vita dei centenari e dei loro markers di
invecchiamento sono stati il punto di partenza della medicina Anti-Aging.
Lo studio scientifico più importante al mondo a questo proposito e il più
“longevo” è l’Okinawa Centenarian Study, iniziato nel 1975.
Lo studio ha avuto come oggetto lo stile di vita e i marcatori di

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Ormoni Bioidentici e Aging Capitolo 6

invecchiamento della popolazione di Okinawa, una splendida isola


giapponese, che fa parte della “Blue Zone”.
L’Okinawa Centenaria Study è iniziato oltre 40 anni fa sotto la guida del
Dott. Makoto Suzuki e prosegue sotto la guida di due miei cari amici con
cui collaboro, il Dott. Bradley Willcox e il fratello, il Prof. Craig Willcox,
Professore di Gerontologia all’Università di Okinawa e dell’Università di
Hawaii.
Non ho la fortuna di essere stato ad Okinawa, ma ho avuto la fortuna di
conoscere Bradley Willcox e di essere diventato amico Craig (nella foto),
che mi ha svelato molti dei segreti del progetto e dello stile di vita dei
centenari delle “Blue Zone”.

Nella foto il Dottor Claudio Tomella e il Prof. Craig Willcox al 15°


Congresso Mondiale di Medicina Anti-Aging Montecarlo (Principato
di Monaco).

Il calo degli ormoni inizia dai 25/30 anni

Quello che non tutti sanno è che il calo ormonale, cioè l’anticamera
dell’invecchiamento, si innesca già a partire dai 25/30 anni.
La componente genetica gioca un ruolo, ma non è detto che sia l’unica
determinante.
La variabile ambientale, cioè quello che facciamo e come viviamo la nostra
vita, è sempre decisiva.

Tutto è innescato dall’attivazione di un ipotetico pacemaker centrale posto

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Ormoni Bioidentici e Aging Capitolo 6

a livello dell’ipotalamo oppure localizzato nelle aree superiori della corteccia


cerebrale, che condiziona un cambiamento funzionale a livello cerebrale e
ipofisario, che influenza numerosi adattamenti in diversi organi periferici:

• il calo di GH (Ormone della Crescita) determina una ridotta


produzione di IgF-1 a livello epatico,
• una riduzione dei livelli delle gonadotropine (FSH ed
LH) determina una ridotta produzione di estradiolo e
testosterone rispettivamente a livello di ovaie o testicoli,
• il calo dell’ACTH riduce la produzione del DHEA da parte
della corteccia surrenalica.

Questi eventi regolano il processo di aging di tutti i principali assi endocrini


e sanciscono l’inizio dell’invecchiamento.
Il processo di aging, che si innesca già a partire dai trent’anni, in un
ventennio porta progressivamente ad una riduzione del 50% circa dei livelli
degli androgeni, a causa della riduzione della capacità funzionale della
ghiandola surrenale.
Va rilevato che, parallelamente ai cambiamenti degli androgeni plasmatici,
soprattutto del DHEA/ DHEA’S, si assiste ad un costante e progressivo
aumento negli anni dei livelli di cortisolo.
Questo porta ad un grado di ipercortisolismo tipico dell’anziano, che
rappresenta un meccanismo di difesa biologico, pur rappresentando un
trigger di squilibri metabolici e neurologici: l’ipercortisolismo è infatti
neurotossico ed iperglicemizzante se protratto nel tempo.
Il primo fenomeno che si innesca è dunque l’aging, su cui poi si aggiunge la
menopausa, caratterizzata dal decadimento della funzionalità ovarica, che
determina la cessazione della produzione di quantità sufficienti di estrogeni
e progesterone, è ciò determina modificazioni a livello di tantissimi organi e
tessuti.

La medicina anti Aging è caratterizzata da una serie di esami che posso


studiare la vulnerabilità genetica, i markers di invecchiamento cellulare e
l’equilibrio ormonale generale e dopo aver fatto questa serie di controlli
consente di stabilire l’età biologica del paziente.

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Ormoni Bioidentici e Aging Capitolo 6

L’età biologica identifica il vero grado di invecchiamento delle cellule, che


necessariamente coincide con quella anagrafica.
Ci sono persone che hanno un invecchiamento cellulare migliore rispetto ad
altre e questo condiziona l’invecchiamento e la longevità.
Una volta stabilita l’ età biologica, attraverso la correzione dello stile di
vita, l’integrazione con supplementi mirati e formulazioni personalizzate di
ormoni identici, è possibile agire sui parametri di biologici invecchiamento
cellulare, attraverso un intervento a 360°.
Con questa cornice, e con una alterazione dei livelli di tutti gli ormoni, una
risposta estremamente efficace e fisiologica è quella fornita dagli ORMONI
BIOIDENTICI, inseriti in una visione dell’assetto ormonale e della persona a
360 gradi, come avviene col metodo del BioEquilibrio Ormonale®.
È questo il modo più innovativo e naturale per approcciarsi alla Menopausa
e agli squilibri ormonali.
Se non si vuole sapere qualcosa di nuovo sull’osteoporosi allora è meglio

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Ormoni Bioidentici e
Osteoporosi.
Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

Captitolo 07

Osteoporosi

fermarsi qui e non leggere il paragrafo.


Eh già, si sà…“Con la menopausa diminuiscono gli estrogeni e per
questo bisogna fare la MOC e se necessario aumentare il calcio con l’
alimentazione (latte, latticini, etc.) e l’integrazione, e poi assumerne la
terapia con Bifosfonati o, per quelli che vedono lontano, con Prolia… Oppure
andare in un Centro per l’Osteoporosi (dove verranno suggerite queste
cose). Ovvio!!!”. Anche no, grazie.
In realtà la cura dell’osteoporosi non è affatto facile ed è una di quelle aree
in cui l’approccio a 360 gradi non è solo utile, ma necessario.
Ma quello che nessuno vi ha mai detto è che NON È SOLO LA CARENZA DI
ESTROGENI ad alimentare l’osteoporosi in menopausa, ma sono anche altri
ormoni che, normalmente e fisiologicamente, agiscono sul trofismo delle
ossa in modo sinergico (ma diverso) dagli estrogeni.
Sto parlando del Progesterone, del Testosterone, del DHEA e dell’Ossitocina,
che sono ormoni essenziali per il mantenimento dell’equilibrio e del trofismo
dell’ osso.
Per questo la terapia con ormoni bioidentici è una strategia fondamentale
per la cura dell’osteoporosi.
Cerchiamo ora di capire meglio: cos’è l’osteoporosi, chi colpisce, sintomi, gli
esami, gli ormoni, lo stile di vita, la terapia.

Epidemiologia

Il rischio di osteoporosi per le donne risulta 4 volte superiore a quello degli


uomini anche se ciò non vuol dire che non possa manifestarsi anche
nell’uomo. Anzi, soprattutto negli ultimi anni è aumentata notevolmente
proprio nell’uomo, sia giovane che meno giovane.
L’osteoporosi può colpire ogni età, anche se il picco di incidenza è nell’età
matura e anziana.

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

L’osteoporosi legata alla menopausa è:

• associata alla ridotta secrezione di ormonale di estrogeni,


progesterone, testosterone, DHEA ed ossitocina
• riscontrabile nel 5-29% delle donne dopo la menopausa
• compare entro i primi 20 anni dall’inizio della menopausa
• è molto accelerata nel periodo peri-menopausale e può
raggiungere una perdita del 5% della massa ossea totale
all’anno
• interessa prevalentemente l’osso trabecolare con effetti
particolarmente evidenti a livello della colonna vertebrale,
dove il turn-over osseo é elevato

Esistono forme “secondarie” di Osteoporosi, legate cioè ad altre malattie o


condizioni o farmaci.
Le principali sono:
malattie endocrino-metaboliche (iperparatiroidismo, tireotossicosi,
sindrome di Cushing,) malattie neoplastiche e terapie correlate,
ipogonadismo
alcune malattie croniche (insufficienza renale cronica, bronco-pneumopatia
cronica ostruttiva, insufficienza cardiaca cronica congestizia)
connettivopatie e malattie infiammatorie croniche (artrite reumatoide,
spondilite anchilosante, ecc)
alcune malattie gastrointestinali (morbo di Crohn, celiachia)
deficit nutrizionali, abuso alcolico cronico
uso cronico di farmaci (corticosteroidi, immunosoppressori, ormoni tiroidei,
anticonvulsivanti)
immobilità prolungata

L’Osteoporosi senile è quella che si manifesta per effetto


dell’invecchiamento. Nel soggetto anziano, inoltre, si evidenzia anche
una riduzione dell’enzima 25-OH- alfa idrossilasi, che contribuisce ad una
riduzione nell’assorbimento intestinale di calcio. L’osteoporosi sarebbe
spiegata dal fatto che a partire dalla terza decade di vita, si verifica una

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

diminuzione del numero dei recettori intestinali per la vitamina D attivata,


con una riduzione dell’assorbimento intestinale di calcio. Questo porta
all’instaurarsi di un iperparatiroidismo secondario, con successivo aumento
nella produzione di vitamina D attivata e normalizzazione dell’assorbimento
intestinale di calcio, a fronte però di un aumento del turnover osseo. A
causa della riduzione dell’attività osteoblastica legata all’età, questo porta
inevitabilmente ad uno squilibrio a favore dei processi di riassorbimento

Rimodellamento delle ossa… ???

È intuitivo pensare che il muscolo si modifichi, a seconda della costituzione,


dell’allenamento, dell’età…
È meno intuitivo pensare che l’osso si modifichi.
In realtà il tessuto osseo è un tessuto estremamente dinamico e con un
continuo ricambio, normalmente ed in tutte le persone. È vivo…

Il rimodellamento osseo, cioè il processo attraverso il quale l’osso


vecchio viene rimpiazzato dal nuovo, è un continuum che ha l’obiettivo di
mantenere l’osso sano.

L’osso è un tessuto vivo con una crescita e ricambio costanti e tutto questo
viene chiamato “rimodellamento osseo”.
Ciò che dona elasticità alle ossa è il collagene, mentre la durezza tipica è
legata al fosfato di calcio.
L’osteoporosi si manifesta quando il normale e fisiologico riassorbimento
osseo non viene più bilanciato da una sufficiente produzione del tessuto.
Al microscopio il tessuto osseo sano presenta una particolare maglia a nido
d’ape. In caso di osteoporosi lo spazio dei nidi risulta allargato, rendendo
così l’osso più debole in quanto risulta maggiormente cavo.

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

Le ossa divengono in tal modo fragili e maggiormente soggette a frattura,


come risultato della diminuzione della densità e cambiamento della loro
micro architettura.
Il risultato finale è che l’osso diventa più fragile ed esposto ad un maggior
rischio di fratture (tipica, ma non esclusiva, è la frattura del femore).

Al rimodellamento osseo partecipano due importanti cellule “specializzate”


dell’osso:

Gli osteoclasti, che agiscono sulla distruzione e il riassorbimento dell’osso.


Gli osteoblasti, il cui ruolo è, invece, la costruzione dell’osso.

Alcuni ormoni sono necessari per il rimodellamento osseo e per mantenere


un equilibrio fra azione degli osteoclasti e quella degli osteoblasti.

Fra questi i principali sono:


✔ Estrogeni
✔ Testosterone
✔ Progesterone
✔ DHEA
✔ Ossitocina
✔ Vitamina D (viene considerata oggi un ormone e non “solo” una
vitamina)

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

✔ Paratormone (secreto dalle ghiandole paratiroidi)


✔ Calcitonina (secreta dalle cellule parafollicolari della tiroide)

Estrogeni e osteoporosi

Con il calo degli estrogeni che si verifica in menopausa, l’assorbimento di


calcio, la densità delle ossa e la composizione dei tessuti molli cominciano a
cambiare: la prima diminuendo notevolmente, la seconda perdendo sempre
più le sue proprietà elastiche.
Gli estrogeni svolgono infatti un ruolo centrale nella formazione e nel
mantenimento del tessuto osseo, ad esempio:

• promuovono il riassorbimento del calcio a livello renale


• favoriscono la conversione della vitamina D e il
conseguente assorbimento intestinale del calcio stesso
• incrementano la sintesi di calcitonina

Una loro carenza, invece, stimola una maggiore attività degli osteoclasti e un
aumentato riassorbimento osseo.

Dhea e osteoporosi
Il DHEA regola il rilascio del calcio aumentando la densità ossea e
prevenendo l’osteoporosi.
Il DHEA inibisce la secrezione di Interleuchina 6, una citochina osteolitica
e stimola la differenziazione degli osteoblasti delle cellule staminali
mesenchimali umane aumentando la trascrizione del gene IGF1 in vitro
attraverso un meccanismo che coinvolge il recettore IGF 1, PI3K, P38 MAPK
e ERK1 / 2 MAPK.

Progesterone ed osteoporosi

Mentre gli estrogeni mantengono il tessuto delle ossa, ritardando la perdita


di tessuto osseo, è il progesterone, uno steroide anabolizzante, che aiuta a

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

costruire il nuovo tessuto osseo.

Questo è un esempio perfetto dell’effetto complementare di progesterone


di estrogeni: quando vengono usati insieme in maniera appropriata, operano
la protezione più efficace contro lo sviluppo dell’osteoporosi, ancora di più
quando associati al testosterone.

Testosterone e osteoporosi

Il testosterone, combinato con gli estrogeni e il progesterone, e la migliore


protezione che ogni donna può avere per le ossa.

Gli Estrogeni mantengono il tessuto osseo,


il Progesterone lo rigenera
e il Testosterone lo rinforza.

Credo che questa sia la combinazione ideale per ogni donna che abbia una
densità ossea bassa, una storia familiare di osteoporosi o per chi sia andata
in menopausa precocemente
Mentre il testosterone costruisce l’osso, gli estrogeni aiutano a mantenerlo
e a rafforzarlo.
Entrambi gli ormoni sono importanti anche per la salute delle ossa delle
donne, ma anche per il benessere psicologico.
Troppo testosterone può provocare un comportamento aggressivo e
violento, ma questi tratti negativi sono generalmente tenuti sotto controllo
dai livelli di estrogeni del corpo.

Ossitocina e osteoporosi

L’ossitocina può favorire l’osteogenesi e l’inversione della perdita ossea.


Per studiare se il trattamento con ossitocina potesse invertire l’osteoporosi
indotta dall’ovariectomia, alcuni studiosi hanno analizzato gli effetti
dell’iniezione di ossitocina sulla micro-architettura ossea, i parametri
biomeccanici e l’adiposità del midollo osseo nei topi.
I risultati pubblicati sull’autorevole rivista Stem Cell hanno mostrato che la

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

frazione del volume osseo trabecolare era significativamente più alta negli
animali integrati con ossitocina rispetto al gruppo di controllo.
Inoltre, il numero trabecolare era superiore del 65% nel gruppo con
ossitocina rispetto ai rispettivi gruppi di controllo.Di conseguenza, la
spaziatura trabecolare era più bassa negli animali supplementati con
ossitocina rispetto al gruppo di controllo.
Lo spessore trabecolare, i rapporti tra la superficie ossea e il volume osseo,
il fattore del modello osseo trabecolare, l’indice del modello di struttura e il
grado di anisotropia non differivano significativamente tra i gruppi.
Infine, per verificare se i loro risultati ottenuti nei modelli di roditori
dell’osteoporosi fossero validi anche nell’uomo, hanno confrontato i livelli
circolanti di ossitocina nelle donne in postmenopausa classificate come
osteoporotiche o non osteoporotiche mediante analisi DXA secondo i criteri
dell’Organizzazione mondiale della sanità.
I livelli di ossitocina circolanti si sono rivelati inferiori del 55% nelle donne
osteoporotiche rispetto alle donne non osteoporotiche (50,2 ± 8,8 vs. 110,6
± 19,8 pg / ml, p = 0,005), in accordo con i dati sopra presentati dai roditori.
L’analisi statistica e la regressione logistica non hanno mostrato alcuna
correlazione con altri parametri, ovvero età, BMI e peso. Questo risultato
rafforza la possibile implicazione dell’ ossitocina nella fisiopatologia
dell’osteoporosi postmenopausale.

Diagnosi

Come si diagnostica l’Osteoporosi in Menopausa?

L’esame considerato Gold Standard per la diagnosi di osteoporosi è la


mineralometria ossea computerizzata, più comunemente conosciuta come
MOC.
Con questo test diagnostico è possibile misurare la “densità minerale
ossea”, ovvero la quantità di minerali presenti nello scheletro.

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

Può essere eseguita per tutto il corpo (total body), anche se generalmente
viene effettuata a livello del femore o della colonna vertebrale (nella zona
lombare).

La scelta del segmento da studiare dipende da diversi fattori, tra cui il sesso
e l’età del paziente: in genere, si preferisce analizzare la colonna lombare
nelle donne fino a 60 anni e negli uomini fino a 65, e il collo del femore nelle
persone più anziane e/o in presenza di malattie della colonna lombare.

La MOC prevede l’impiego dei raggi X, ma in dosi bassissime (di gran lunga
inferiori a quelle di una radiografia e infinitamente più basse rispetto a una
TAC) e per questo è considerato un esame poco invasivo, che può essere
ripetuto quando necessario.

Che tipo di risultato fornisce la MOC?

La MOC fornisce una valutazione di tipo QUANTITATIVO e consente di


valutare la Densità Minerale Ossea del paziente esaminato in confronto al
valore medio di una popolazione di GIOVANI ADULTI SANI di età fra i 25-30
anni.

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

Lo scostamento in più o in meno del valore misurato nella persona in


esame dal valore medio della popolazione di riferimento si esprime come
deviazione standard (DS) e ogni DS in meno equivale circa a una riduzione
del 10-15% rispetto al valore medio di riferimento. Il numero di DS dalla
media di riferimento si indica con il termine T-score.
L’OMS ha definito i valori di T-score della BMD sulla base dei quali una
persona può essere ritenuta normale oppure avente una massa ossea
ridotta (osteopenia) o una vera e propria osteoporosi:

normale: T-score maggiore di -1

con osteopenia: T-score compreso fra -1 e -2,5

con osteoporosi: T-score inferiore a – 2,5

con osteoporosi grave: T-score inferiore a – 2,5 e almeno una frattura da


fragilità (conseguente a un trauma molto lieve o non dovuta a trauma)

Il rischio di frattura aumenta progressivamente con la riduzione del T-score


(il paziente con osteoporosi ha un rischio di fratturare maggiore rispetto al
soggetto con osteopenia e ancora di più rispetto al soggetto con T-score
normale) o dello Z-score.
Ripeto:
La MOC fornisce una valutazione di tipo QUANTITATIVO e consente di
valutare la Densità Minerale Ossea del paziente esaminato in confronto al
valore medio di una popolazione di GIOVANI ADULTI SANI: Giovani Adulti
Sani, di età fra i 25-30 anni.
Io non sono un esperto focalizzato sull’osteoporosi per dire che questo
metodo sia giusto o sbagliato, ma pare ovvio che la densità dell’osso di
una persona a 25 anni sia diverso da quello di una persona a 60 anni o più,
anche in assenza di malattia.
Quindi non spaventatevi se non avere il T Score migliore del mondo. Tutto
deve essere valutato a 360 gradi.
Oltre agli esami strumentali per la valutazione complessiva del metabolismo
dell’osso sono strategici alcuni esami emato-chimici fra cui:

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• Vitamina D, 25 OH
• Paratormone
• Calciuria urine 24 ore
• Creatinina,
• Calcio ionizzato / Fosforo
• Fosfatasi alcalina totale
• Estradiolo, Progesterone, Testosterone libero, DHEA’S, TSH,
FT3, FT4
• Osteocalcina
• Telopeptide sierico
• Proteinemia con elettroforesi

Fattori di rischio dell’osteoporosi in menopausa

• Esistono dei fattori di rischio che espongono all’


Osteoporosi:
• Sesso femminile
• Menopausa
• Familiarità e predisposizione genetica
• Malattie congenite (fibrosi cistica, omocistinuria,
osteogenesi imperfetta, ecc),
• Carenze o squilibri ormonali (es. estrogeni, progesterone,
androgeni, ormone della crescita)
• Iperparatiroidismo secondario
• Ridotto picco di massa ossea
• Eccessiva magrezza
• Scarsa assunzione di calcio, vitamina D, A C, con la dieta e
alimentazione scorretta
• Sedentarietà
• Periodi di amenorrea
• Utilizzo o abuso di alcuni tipi di farmaci, come
corticosteroidi e anticonvulsivanti
• Ipertiroidismo
• Alcune patologie renali croniche,
• Stile di vita scorretto (attività fisica scarsa, poca

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esposizione ai raggi UV, abitudine al fumo di sigaretta,


eccessivo consumo di caffè)
• Trattamenti farmacologici prolungati (es. corticosteroidi).

Sintomi dell’osteoporosi in menopausa

L’osteoporosi è caratterizzata da un decorso lento e silenzioso.


In molti casi, le pazienti non si rendono conto di aver sviluppato
l’osteoporosi in menopausa fin quando non si sottopongono a specifiche
indagini strumentali o non vanno incontro a fratture.
Ad ogni modo, è stato osservato che l’altezza di coloro che manifestano
l’osteoporosi tende a diminuire a causa della compressione della colonna
vertebrale o della curvatura della schiena e quindi anche questo può essere
un segno clinico.
Altri sintomi che si potrebbero manifestare consistono in dolore osseo,
dolore muscolare e fratture.

Trattamento dell’Osteoporosi in Menopausa

Il punto di partenza è indiscutibilmente lo stile di vita


• Favorire una ALIMENTAZIONE sana, con alimenti poco
manipolati dall’industria e ricchi di vitamine ed
oligoelementi, associata ad una vita attiva e ad
ATTIVITÀ FISICA REGOLARE, sia aerobica che anaerobica, è
assolutamente fondamentale.

• Evitare abuso di alcolici e caffeina, fumo di sigaretta,


eccesso di sodio.

• Evitare l’abuso o l’utilizzo prolungato di farmaci che


possono favorire la malattia, come ad esempio i
corticosteroidi.

• Integrazione con vitamine e minerali (es. Vitamina D, K 2


MK7, A, calcio, silicio etc).

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

Sia chiaro: non basta una integrazione qualsiasi di un integratore qualsiasi


per avere un effetto reale sull’osteoporosi.
Non basta acquistare sul web l’integratore con le migliori recensioni o quello
consigliato dal “gruppo Facebook”.
Siamo nell’era della Medicina di Precisione, che ci ha insegnato che
l’integrazione per essere efficace deve essere precisa ed individualizzata
su quella persona e deve essere di qualità.
Tradotto: non è sufficiente assumere della vitamina D o K2 o calcio qualsiasi
ad un dosaggio qualsiasi per avere un reale effetto. Anzi può essere un
problema, perché si pensa di essere protetti quando in realtà non lo si è.

Ormoni bioidentici ed osteoporosi

Sono una risorsa fondamentale per il trattamento a breve e lungo termine


della menopausa.
Le formulazioni devono essere personalizzate sulla persona e possono
includere estrogeni, progesterone, testosterone, ossitocina, DHEA. La loro
azione è fisiologica ed insostituibile.

Altri farmaci per l’osteoporosi

Esistono diversi farmaci che vengono utilizzati per il trattamento dell’


osteoporosi. Fra i pirincipali:

• Farmaci modulatori dei recettori selettivi per gli androgeni


chiamati SARMS (Selective Androgogen Receptor
Modulators), che si legano in modo selettivo sui recettori del
testosterone in alcuni organi e tessuti (come ossa,muscoli,
tendini ed articolazioni) e sono invece privi di effetti
di stimolo su altri organi bersaglio, come l’apparato
cardiovascolare, la prostata e il seno. Possiedono meno
effetto virilizzante rispetto al testosterone. La maggior parte
dei SARM sono stati studiati per combattere l’osteoporosi
e la sarcopenia dell’anziano, anche se vengono ora molto
utilizzati fra i bodybuilder e gli atleti per aumentare la massa

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Ormoni Bioidentici e Osteoporosi Capitolo 7

muscolare. Fra i più utilizzati per l’osteoporosi l’Ostarina,


Andarina, Ligandriol e Testolone.
• Farmaci modulatori dei recettori selettivi per gli estrogeni
chiamati SERM (Selective estrogen receptor modulators)
quali il Raloxifene e Bazedoxifene sono una possibilità.
Sono degli ormoni di sintesi intelligenti che agiscono
selettivamente sui recettori degli estrogeni senza interferire
con i ricettori per gli estrogeni del seno.
• Bisfosfonati (es. Alendronato e acido Ibandronico): non sono
farmaci che io prediligo. Aumentano la densità dell’ osso, ma
questo rimane fragile. se non più fragile
• Denosumab (Prolia): inibisce la formazione, l’attivazione e la
funzione degli osteoclasti e per questo viene considerato un
farmaco innovativo e risolutivo per l’osteoporosi. Secondo
me questi miracolosi effetti sono ancora da dimostrare nella
pratica clinica e secondariamente il possibile effetto rebound
sull’azione degli osteoclasti dopo la sua sospensione non è
cosa da poco.

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Ormoni Bioidentici e
desiderio sessuale
Ormoni Bioidentici e ddesiderio sessuale Capitolo 8

Captitolo 08

Ormoni Bioidentici e Desiderio sessuale

Il calo del desiderio sessuale e della libido è uno dei sintomi più frequenti
nella donna in pre menopausa e in menopausa.
È qualcosa che va oltre il “sintomo” per invadere una parte intima della
persona e condizionare la qualità di vita, la gioia di vivere e la relazione col
proprio partner.

La maggior parte delle donne che vengono in studio per i disturbi della
menopausa mi riportano problemi ricorrenti e persistenti della sfera
sessuale, per una diminuzione (o l’assenza) del desiderio sessuale nonché
della risposta sessuale e dell’ orgasmo .

L’approccio tradizionale alla menopausa non pone troppa importanza alla


disfunzione sessuale femminile, anzi la considera “meno” di un sintomo e
pertanto non si sforza di diagnosticarla e di trattarla efficacemente.
Non si muore se il desiderio sessuale è assente e non ci sono complicanze
biologiche gravi, che mettono a rischio la vita. L’ipossessualità non viene
vista come una condizione preoccupante e invalidante, ma solo come
qualcosa di accessorio che può essere semplicemente indicatore di un
passaggio ad una fase diversa della vita, da accettare e basta.

Questo non è in realtà totalmente vero.


Diversi studi condotti sui centenari hanno dimostrato come questi avevano,
e avevano avuto, una vita sessuale appagante: la protezione sulla salute
deriverebbe dai livelli ormonali migliori favoriti dalla sessualità, più protettivi
sulla salute e favorenti la longevità.

Il punto è che la sessualità è un fattore importante nella vita e se vi è un


problema medico derivante dallo squilibrio ormonale va risolto.

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Ormoni Bioidentici e ddesiderio sessuale Capitolo 8

Un fattore non trascurabile è che i disturbi della sessualità si manifestano


già dai 35/40 anni. La vita stressante che le donne conducono oggi, piena
di lavoro e responsabilità, li favorisce. Ciò significa che la donna dovrebbe
accettare di trascorrere la maggior parte della vita senza uno stimolo e una
sessualità appagante e non sembra una cosa da poco.

Tutti sono d’accordo sul fatto che l’ipo-sessualità sia una condizione
multifattoriale e l’intervento migliore dovrebbe essere costituito da aspetti
sia psico-relazionali che biologici in modo da gestire su misura questa
delicata problematica.
Gli ormoni bioidentici sono un ottimo strumento da utilizzare per agire
sull’aspetto biologico agendo sui profili ormonali della donna.
Senza entrare troppo sulle dinamiche psicologiche che possono
manifestarsi cerchiamo di capire perché ormoni e neurotrasmettitori
entrano in gioco. Della parte psicologico-relazionale se ne occuperà se
necessario un altro professionista.

Menopausa e iposessualità

Durante la menopausa, fino al 40% delle donne sperimenta una riduzione


della libido sessuale.
La tendenza si riflette in particolare tra le donne che hanno sperimentato
un rapido declino dei livelli ormonali a causa della menopausa chimica o di
eventi post-chirurgici.
La figura mostra la produzione di ormoni in funzione dell’età, sia prima che
dopo la menopausa.

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Ormoni Bioidentici e ddesiderio sessuale Capitolo 8

Tra i 20 ei 40 anni vi è fisiologicamente un aumento della produzione


di ormoni sessuali, prima che si verifichi un graduale declino durante la
menopausa e gli anni post-menopausa.
L’ipotesi comune è che la menopausa contribuisca a ridurre il desiderio
sessuale a causa della ridotta produzione di ormoni sessuali dalle ovaie,
con conseguente brusca diminuzione dei livelli di estrogeni e riduzione del
testosterone.

Testosterone

La bassa produzione di testosterone svolge un ruolo centrale nella


disfunzione sessuale femminile.
La figura mostra che c’è un calo significativo nella produzione di
testosterone quattro anni prima della menopausa, durante la menopausa e
due anni prima della menopausa.

Cambiamento dei livelli di testosterome prima, durante e dopo la


menopausa

Non è insolito che le donne nei loro anni pre-menopausali con cicli ovulatori
funzionali riportino un calo del desiderio sessuale.
Una delle principali cause di tale ridotta espressione sessuale può essere
attribuita a bassi livelli di testosterone, che iniziano a ridursi dai 35 anni tra
le donne e continuano a ridursi a un tasso costante di circa il 50% dei loro
livelli più alti nel momento in cui raggiungere la menopausa.
Con l’aumentare dell’età, i livelli di testosterone si riducono e quando una
donna raggiunge la menopausa, i livelli di testosterone sono quasi un quarto
di quelli che avevano nei primi 20 anni.

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Ormoni Bioidentici e ddesiderio sessuale Capitolo 8

Livelli di testosterone nelle donne

Il testosterone innesca le attività sessuali e aumenta il desiderio e il


comportamento sessuale.
È essenziale nel modulare la fisiologia del clitoride e della vagina, per
facilitare la lubrificazione, la vasocongestione delle pareti vaginali e la
tumescenza del clitoride.
Inoltre, bassi livelli di testosterone sono stati correlati con mancanza di
motivazione sessuale, stanchezza, angoscia e nel complesso riducono il
senso di benessere generale.
Non solo: una riduzione dei livelli di testosterone può fare ingrassare e
aumentare la cellulite, per cui la donna può sentirsi depressa, stanca e non
piacersi più e questo può bloccare completamente il suo desiderio sessuale.
Nel capitolo dedicato al testosterone sono descritti altri effetti del
testosterone nella donna.

Importanza della SHBG

Un livello elevato di SHBG (Sex Hormone Binding Globuling), determina


una diminuzione del testosterone libero e pertanto una disfunzione della
sessualità.
La menopausa, l’invecchiamento e l’uso della pillola e della terapia
sostitutiva tradizionale può determinare un aumento della SHBG. Per questo
è importante controllare i propri livelli di SHBG e confrontarli con quelli degli
ormoni sessuali.
Tuttavia, i livelli di SHBG possono essere ridotti usando la terapia sostitutiva

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Ormoni Bioidentici e ddesiderio sessuale Capitolo 8

con testosterone, che funziona aumentando i livelli di testosterone libero


e potenzialmente diminuendo potenziali segni e sintomi della disfunzione
sessuale femminile.

Androgeni, DHEA e Desiderio sessuale

Gli androgeni sono ormoni steroidei generati dal colesterolo e sintetizzati


dalle ghiandole surrenali, dai tessuti periferici e dalle ovaie da cui vengono
rilasciati nei tessuti periferici come i tessuti cutaneo, muscolare e adiposo.
Il testosterone (T) rappresenta il prodotto finale nella via degli androgeni e
risulta dalla conversione dell’androstenedione (A) presente nel plasma.

La metà degli androgeni proviene dalle ovaie, il 25% degli androgeni è


prodotto nelle ghiandole surrenali e l’altro 25% proviene dalla conversione
dell’androstenedione nei tessuti periferici.
Inoltre, il principale precursore di androstenedione e androgeni di
testosterone è il deidroepiandrosterone (DHEA), metà dei quale viene
prodotto nelle ghiandole surrenali e il 20% viene generato dalle ovaie; il
30% deriva dal deidroepiandrosterone solfato (DHEA’ S) che circola nel
sangue.
Durante la post-menopausa, il DHEA, che è la principale fonte di androgeni,
subisce un declino fino al 60% con conseguente ipoandrogenismo, che può
influenzare la normale risposta sessuale nelle donne.

Fonseca HP, Scapinelli A, Aoki T, Aldrighi JM. Androgen deficiency in


women. Rev Assoc Méd Bras 2010; 56: 579-82.

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Molto prima della menopausa, e in particolare negli anni pre-menopausa,


quando una donna ha un’età compresa tra 30 e 50 anni, lo sviluppo degli
androgeni si riduce dal tasso ideale osservato durante la pubertà e fino alla
fine degli 20 anni o all’inizio dei 30 anni.
Tuttavia, dai 35 anni, le normali attività delle ovaie si riducono e il processo
di ovulazione diventa irregolare.
In premenopausa il rilascio irregolare di androgeni aumenta e le donne
possono sperimentare un desiderio sessuale ridotto per mesi a causa dei
cicli mestruali irregolari.
All’età di 50 anni, la maggior parte delle donne sviluppa una riduzione
significativa delle quantità di androgeni, mentre i valori di testosterone ed
estrogeni raggiungono i loro livelli minimi.
Quindi il naturale sviluppo della menopausa può anche comportare una
riduzione della produzione di androgeni oltre alla più nota carenza di
estrogeni e progesterone.
Nella maggior parte dei casi, la carenza di androgeni è difficile da
identificare e la maggior parte delle donne mette in relazione la modifica del
proprio desiderio sessuale con problemi di disagio psicologico, di stile di
vita, di rapporti col proprio partner e col fatto di non piacersi più.
Tuttavia la diagnosi può e deve essere fatta dal medico. Il medico anti-Aging
è sempre molto attento a questo aspetto.
Bassi livelli di androgeni nelle donne e riduzione del desiderio sessuale
possono essere diagnosticati esaminando i livelli di SHBG e testosterone.

Abbiamo visto nel capitolo dedicato, come il DHEA, sotto forma di crema od
ovuli vaginali è una grande opportunità terapeutica per donne che soffrono
di secchezza vaginale, atrofia vulvo-vaginale, dispaneuria, ridotta libido e
disturbi della sessualità sopraggiunti in menopausa. Anche il testosterone
bioidentico e proprionato come gel liposomiiale vaginale possono essere
valide possibilità.

Donne sottoposte ad Ovariectomia

È stato osservato che queste procedure chirurgiche contribuiscono a una

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riduzione del 50% circa dei livelli di testosterone, agendo negativamente sul
desiderio sessuale.
Le donne sottoposte a una ovariectomia bilaterale presentano un declino
del testosterone tra il 40% e il 50% rispetto ai livelli pre-chirurgici e una
riduzione della libido tra il 30% e il 50%. Ovviamente anche i bassi livelli
di estrogeni derivanti dall’intervento sono associati a cambiamenti della
mucosa vulvovaginale, che può favorire una diminuzione del desiderio
sessuale.

Ossitocina: l’incompresa

È raro che un medico o un ginecologo prescriva ossitocina per il desiderio


sessuale. È come se l’ossitocina fosse un ormone che serve solo per
indurre il parto. In realtà svolge molteplici funzione, che sono descritte
dettagliatamente nel capitolo dedicato.
In realtà l’ossitocina è coinvolta in tutte le fasi dell’attività sessuale, dai
preliminari tra i partner fino al raggiungimento dell’orgasmo. Favorisce il
desiderio sessuale provocando l’eccitazione sia biologica che psicologica.
Con l’invecchiamento i livelli di ossitocina calano, e questo può essere uno
dei fattori che determina la disfunzione sessuale femminile nella donna
in menopausa. L’utilizzo di ossitocina come ormone bioidentico è uno
strumento imprescindibile per la cura del desiderio sessuale e la libido della
donna.

Calo del desiderio sessuale e fattori extraormonali

Non bisogna trascurare che negli anni che corrispondono a quelli della
menopausa si possono manifestare problemi di relazione e altri fattori non
biologici che possono avere un forte impatto sull’esperienza sessuale
complessiva delle donne, indipendentemente dai livelli ormonali.

Possono giocare un ruolo i conflitti famigliari, le dinamiche relazionali, e


le alterate condizioni del partner (diminuzione della funzione sessuale
dell’uomo, peggioramento del suo aspetto fisico, malattie concomitanti,
etc.), che possono contribuire ad una diminuzione del desiderio sessuale.

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Tra l’altro, se è vero che il calo del desiderio e della potenza sessuale si
verifica anche nell’uomo e sappiano come l’andropausa o PADAM (Partial
Androgen Deficiency Of Aging Males) sia la condizione in qualche modo
speculare alla menopausa, i tempi sono più dilatati e possono essere
totalmente diversi rispetto alla partner.
Può accadere che la donna inizi a manifestare un calo del desiderio
sessuale e della libido quando il suo uomo è ancora in piena attività e
continua ad immaginare la sua donna come quella che aveva conosciuta in
età giovanile. Allora si innescano dinamiche di coppia pesanti e disfunzionali
che peggiorano la qualità di vita e il benessere di entrambi.
Non tutti gli uomini capiscono la situazione e non tutte le donne cercano
una soluzione.

Farmaci e malattie che influenzano il desiderio sessuale

Alcuni trattamenti farmacologici e alcune malattie possono influenzare


negativamente il desiderio sessuale e la libido e possono cambiare la
fisiologia della risposta sessuale sia a livello periferico che centrale.

Ad esempio, alcuni farmaci possono avere fra gli effetti secondari ed avversi
una diminuzione del desiderio e un impatto negativo sulla risposta sessuale
tra le donne.
In pazienti con depressione, per esempio, vengono prescritti
frequentemente farmaci che agiscono e sulla ricaptazione selettiva
della serotonina (SSRI) ed inibitori della ricaptazione della serotonina-
noradrenalina (SNRI), sebbene causino comunemente eventi avversi, tra
cui difficoltà di eccitazione, orgasmo assente o ritardato e riduzione del
desiderio sessuale.

I principali farmaci che possono favorire la disfunzione sessuale femminile


sono:
Anti androgeni (contraccettivi agonisti dell’ormone che rilascia
gonadotropina, contraccettivi orali, spironolattone)
Antiipertensivi: Beta-bloccanti, antagonisti dell’angiotensina II, inibitori

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dell’enzima di conversione dell’angiotensina


Inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina, farmaci antipsicotici
Agenti chemioterapici, narcotici.

Le principali condizioni patologiche che possono determinare la disfunzione


sessuale femminile sono:
Disturbo bipolare, depressione maggiore, schizofrenia
Carcinoma mammario o dell’apparato genitale femminile
Dolore pelvico cronico, atrofia vulvovaginale, dispareunia, prolasso degli
organi pelvici
Infezione del tratto urinario, insufficienza renale, malattie sessualmente
trasmesse.

Terapia

La terapia della disfunzione sessuale nella donna deve tenere conto


dell’eziologia multifattoriale del disturbo e agire sugli aspetti biologici e
psico-relazionali.

Un lavoro sullo stile di vita e su di sé è imprescindibile.


Quindi: alimentazione, mantenimento del peso e della composizione
corporea, attività fisica regolare, controllo dello stress, cura di sé e non
eccedere in alcol e farmaci sono il punto di partenza.

Il ormoni bioidentici sono uno strumento straordinario per agire


sull’equilibrio ormonale, che è una delle cause principali della disfunzione
sessuale nella donna in menopausa e della riduzione del desiderio sessuale
e della libido.
Possono essere utilizzate formulazioni personalizzate di estrogeni e
progesterone, ma anche di testosterone, DHEA ed ossitocina, che ho
discusso nei capitoli dedicati.
La via di somministrazione può cambiare a seconda delle necessità
individuali, da formulazioni orali micronizzate, a forme in crema o trans gel
liposomiali, ad ovuli o supposte o creme o gel vaginali.

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Ormoni Bioidentici e ddesiderio sessuale Capitolo 8

PEPTIDE PT 141: una nuova strategia per la sessualità

I peptidi sono proteine costituite da meno di 50 aminoacidi che si stanno


sempre più facendo strada nella medicina anti-aging di avanguardia. I
peptidi scoperti sono numerosi e svolgono attività specifiche e diverse
nell’ambito dell’invecchiamento, tra cui la sessualità.

Il PT 141 non agisce sui livelli ormonali, ma è una sorta di “Viagra” della
donna. Noto anche come Bremelanotide, è uno strumento per stimolare la
libido e le performance sessuali nella donna.

Il PT 141 è stato sviluppato dall’ormone peptidico Melanotan II per il


trattamento della disfunzione sessuale negli uomini come l’ impotenza e la
disfunzione erettile, ma funziona perfettamente anche nella donna, e svolge
la sua azione come agonista del recettore della melanocortina.

Non agisce sul sistema vascolare ma aumenta il desiderio sessuale


attraverso il sistema nervoso centrale. Questo peptide è in grado di
attraversare la barriera emato-encefalica, bypassando il sistema vascolare e
agendo quindi a livello del sistema nervoso centrale.
Questo peptide ha dimostrato di avere un effetto sostanziale sulla libido,
generando eccitazione sessuale negli uomini e nelle donne in pochi minuti
dalla somministrazione.

Gli studi hanno evidenziato come le donne hanno riportato un aumento del
desiderio sessuale in seguito del trattamento con PT 141.
Le donne che hanno tentato un rapporto sessuale entro 24 ore dal
trattamento, si sono dichiarate significativamente più soddisfatte del loro
livello di eccitazione sessuale dopo PT 141, rispetto al placebo.
Gli effetti possono essere avvertiti fino a 12 ore dal momento
della somministrazione e sono durati fino a 3 giorni, diminuendo
progressivamente di intensità.

Il PT 141 è un’iniezione sottocutanea che può essere somministrata

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Ormoni Bioidentici e ddesiderio sessuale Capitolo 8

all’occorrenza circa 45 minuti prima dell’attività sessuale. Le linee guida per


la prescrizione raccomandano non più di 1 dose in 24 ore e non più di 8 dosi
al mese.

Il PT 141 stato approvato dalla FDA americana con il nome Vyleesi nel 2019
per i disturbi dell’eccitazione e dell’orgasmo sessuale femminile, nonché
per il disturbo ipoattivo sessuale generalizzato della donna.

La donna non accetta facilmente l’uso di un farmaco sulla sessualità da


assumere in modo “premeditato” prima dell’atto sessuale, ma è giusto
conoscere l’ esistenza di questa possibilità.

https://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/1060028019899152

Danielle Mayer et coll.


Bremelanotide: New Drug Approved for Treating Hypoactive Sexual Desire
Disorder Annals of Pharmacotherapy, January 1, 2020

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Ormoni Bioidentici e Pelle
Ormoni Bioidentici e pelle Capitolo 9

Captitolo 09

Ormoni Bioidentici e Pelle

La pelle produce localmente significative quantità di ormoni sessuali


attraverso la via intracrina e paracrina.
Non stupisce pertanto come con la menopausa, in cui si verifica un brusco
calo dei livelli ormonali, si verifichino cambiamenti della pelle e venga
accelerato in modo netto lo skin aging (l’invecchiamento della pelle).
La diminuzione dei livelli ormonali gioca un ruolo importante sulla pelle, il cui
trofismo e tono è condizionato in modo determinante dagli ormoni sessuali.
La terapia modulazione ormonale con ormoni bioidentici per via locale
(come siero o crema) o generale può proteggere la pelle e migliorare lo skin
aging.

Gettiamo ora lo sguardo sugli effetti sulla pelle delle carenze dei principali
ormoni.

Una formulazione personalizzata di ormoni bioidentici sotto forma di


siero, crema per il viso, contorno occhi o corpo può essere uno strumento
straordinario per contrastare localmente gli effetti di queste carenze
ormonali.

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Ormoni Bioidentici e pelle Capitolo 9

Estrogeni e pelle

Nella pelle gli estrogeni, aumentando la produzione locale di collagene,


servono per mantenere lo spessore epidermico e per consentire alla pelle di
rimanere tonica, idratata e senza rughe.
Gli estrogeni stimolano i fibroblasti a sintetizzare collagene e pertanto il
decremento dei livelli di estrogeni che si verifica in menopausa si associa ad
una perdita di collagene e di struttura della pelle.
Gli estrogeni possono aumentare i glicosaminoglicani, tra cui l’acido
ialuronico, che servono per mantenere l’equilibrio dei fluidi e l’integrità
strutturale.
Inoltre gli estrogeni si legano a recettori cutanei attivando geni che
modulano il turn over delle cellule della pelle.
L’estriolo svolge un’azione determinante nel mantenere il trofismo delle
mucose, della vagina e anche l’ elasticità della pelle.
In sostanza, gli estrogeni aiutano la nostra pelle e i capelli a rimanere con un
aspetto giovane e femminile.
La carenza di estrogeni che si verifica con l’aging favorisce:
✔ rughe al volto, cosiddette “a zampa di gallina”,
✔ piccole rughe intorno alla bocca, definite “codice a barre”,
✔ secchezza,
✔ atrofia con assottigliamento epidermico e calo del contenuto di
collagene cutaneo,
✔ perdita di capelli,
✔ difficoltà nella guarigione delle ferite,
✔ fragilità capillare,
✔ diminuzione dell’effetto barriera della pelle

Il progesterone e la pelle

Il progesterone rafforza il tessuto connettivo ed è responsabile del


rimodellamento del collagene.
Il progesterone è il controller più attivo delle metalloproteasi di superficie e
agisce prevenendo la loro iperattività e mantenendo il collagene della pelle,

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Ormoni Bioidentici e pelle Capitolo 9

che con l’invecchiamento si scompone troppo rapidamente e in quantità


troppo grandi.
Non è un caso che la donna in gravidanza, quando i livelli di progesterone
aumentano sensibilmente, abbia una pelle così florida.
Ecco perché il progesterone previene la formazione di rughe e dona alla
pelle un tocco di bellezza e giovinezza.
La carenza di progesterone che si verifica con l’aging favorisce:
✔ perdita di tono
✔ perdita di trofismo
✔ perdita di elasticità
✔ perdita di capelli

Ormoni androgeni e pelle

Il rapporto testosterone / estrogeni nei maschi e nelle femmine è il motivo


principale della differenza di genere nello spessore e nella consistenza
della pelle.
L’epidermide maschile, ad esempio, è più spessa del 20% rispetto
all’epidermide femminile, essendo in grado di legare una maggiore quantità
di umidità e contenere più collagene in tutte le età, rendendo la pelle
maschile più densa e vigorosa.
Gli androgeni (es. Testosterone, Diidrotestosterone e DHEA) stimolano la
produzione di sebo.
Pertanto, a causa dei livelli più elevati di androgeni, le ghiandole seborroiche
maschili producono più sebo di quelle femminili, che porta a pori più
grossolani della pelle e a una luminosità e consistenza tipica.
Inoltre, il testosterone ha dimostrato effetti negativi sulla funzione barriera,
rendendo la pelle maschile più sensibile della pelle femminile.
Da un lato, la pelle maschile si rigenera più rapidamente rispetto alla
pelle femminile a causa del maggiore turn over cellulare controllato dal
testosterone, dall’altro la guarigione delle ferite risulta essere più lenta che
nelle femmine, a causa dei livelli più elevati di testosterone e quelli più bassi
di estrogeni (che agiscono positivamente sulla guarigione dalle ferite).
Nelle femmine l’iper-androgenismo provoca cambiamenti caratteristici della
pelle e un effetto sulla crescita dei capelli, causando pelle e capelli grassi

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Ormoni Bioidentici e pelle Capitolo 9

per un aumento della produzione di sebo, oppure acne, irsutismo e alopecia


androgenetica.
La gravità può variare da caso a caso ed è frequentemente influenzata dalla
presenza di una sindrome dell’ovaio policistico (PCOS).

Capelli ed ormoni

Ogni follicolo pilifero è contraddistinto da un proprio codice genetico


individuale, che condiziona le zone di crescita e quando il capello crescerà
oppure cadrà.
Gli androgeni svolgono un ruolo importante nella alopecia androgenica.
Anche se dagli esami ematochimici può risultare che i livelli di androgeni
sono nella norma, la sensibilità dei follicoli piliferi agli androgeni varia
individualmente per effetto della determinazione genetica.
Il Diidro-testosterone (DHT), sintetizzato dal testosterone grazie attività
dell’enzima 5-α-reduttasi, è il metabolita più importante del testosterone
per quanto riguarda la crescita e la caduta dei capelli nell’uomo.
Nelle donne il Diidrotestosterone (DHT) svolge un ruolo minore nella perdita
di capelli ormonale dal momento che i metaboliti degli androgeni come il
DHEA e l’androstendione sono più importanti nell’alopecia androgenetica
femminile, causando un fenotipo che sviluppa gradualmente capelli radi
nelle aree parietali.
Irsutismo

La quantità di crescita dei capelli in alcune aree del corpo differisce in base
alla genetica, al genere e all’etnia.
L’irsutismo definisce un modello di aspetto maschile di crescita dei peli che
si può verificare nelle donne.
Si stima che il 5% di tutte le donne ne sia affetto.
Dal punto di vista medico, l’irsutismo può avere varie cause.
La sindrome dell’ovaio policistico (PCOS) rappresenta il disturbo endocrino
più comune che determina irsutismo e colpisce dal 5% al 10% di tutte
le femmine. Più del 70% delle donne con irsutismo presentano PCOS,
che si verifica anche nelle donne con normale ciclo mestruale e diagnosi
misconosciuta.

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Ormoni Bioidentici e pelle Capitolo 9

Più rari sono i tumori dell’ovaio e del surrene e l’iperplasia surrenalica


congenita.
L’irsutismo può essere indotto anche dalla assunzione di androgeni da
parte della donna in dosaggi elevati oppure favoriti da una vulnerabilità
genetica individuale. È una condizione che si può presentare anche con
l’integrazione con DHEA oppure testosterone bioidentici, anche è una
evenienza non comune nella mia esperienza.
Le donne con irsutismo non mostrano necessariamente un aumento
dei livelli di testosterone, ma l’iperandrogenismo potrebbe essere
“mascherato”. È un meccanismo molto sofisticato che nelle donne on ovaio
policistico è controllato dall’aumento del rapporto LH / FSH, dall’aumento
dell’escrezione di GnRH e dal metabolismo dell’insulina. Tuttavia, nei casi
più gravi livelli elevati di androgeni portano a manifestare irsutismo.

Dhea e pelle nella donna


La carenza di DHEA che si verifica con l’invecchiamento favorisce:
✔ secchezza (pelle del viso e del corpo e dei capelli),
✔ aumento della espressione del pro-collagene di tipo 1 nel derma,
✔ perdita di tono

Testosterone e pelle nella donna


La carenza di testosterone che si verifica con l’aging favorisce:
✔ piccole rughe al volto,
✔ aumento dei recettori degli androgeni cutanei,
✔ perdita di trofismo e di tonicità della pelle,
✔ cellulite

Ormone della crescita e pelle nella donna


La carenza di ORMONE DELLA CRESCITA O GH che si verifica con l’aging
favorisce:
✔ caduta delle palpebre,
✔ guance cadenti,
✔ rughe profonde al volto,
✔ atrofia dei capelli,

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Ormoni Bioidentici e pelle Capitolo 9

✔ perdita di capelli

Ormoni tiroidei e pelle

È noto come gli ormoni tiroidei siano il motore dell’organismo, che apporta
energia a tutte le cellule, e quindi anche alla pelle e ai capelli.
Gli ormoni tiroidei regolano il consumo di ossigeno, la crescita dei peli, la
sintesi delle proteine e la secrezione sebacea.
Fra i sintomi di una ridotta funzione tiroidea e dell’ipotiroidismo vi è
infatti la secchezza della pelle e il mixedema, ovvero un edema della zona
sottocutanea, con ritenzione idrica e ispessimento dei tessuti.
Nell’ipotiroidismo, soprattutto in quello cronico o non ben compensato, si
può osservare pelle seborroica con perdita del caratteristico colorito roseo,
che acquista una tonalità cerea, grigio-giallastra.
Allo stesso tempo i capelli appaiono più radi, sottili e fragili, e possono
cadere. Anche i peli pubici e ascellari possono diventare più radi e le unghie
diventano fragili e crescono più lentamente.
Nell’ipertiroidismo invece la pelle può diventare calda, sudata e arrossata.
Riepilogando:

Ipotiroidismo
✔ pelle secca,
✔ pelle fredda,
✔ pelle seborroica,
✔ mixedema,
✔ perdita di capelli e/o peli,
✔ unghie fragili,
✔ colorito grigio-giallastro o pallida

Ipertiroidismo
✔ pelle calda,
✔ pelle sudata,
✔ pelle arrossata

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Ormoni Bioidentici e pelle Capitolo 9

Melatonina e pelle

La melatonina è implicata in numerosi funzioni cutanee come il ciclo di


crescita dei capelli, la pigmentazione e il controllo del melanoma.
I recettori della melatonina sono espressi in diverse cellule della pelle tra cui
i cheratinociti normali e maligni, i melanociti e i fibroblasti.
La melatonina è anche in grado di sopprimere il danno indotto dai
raggi ultravioletti alle cellule delle pelle e mostra una notevole attività
antiossidante nelle cellule esposte ai raggi UV.

Vitamina D e pelle

Con l’Aging, i livelli dei precursori della vitamina D3 diminuiscono.


Gli anziani sono più suscettibili alla carenza di vitamina D3 e questo
può favorire la psoriasi e il tumore della pelle, oltre ad altre alterazioni
metaboliche generali.
È stato dimostrato che livelli ottimali di vitamina D prevengono
l’invecchiamento cutaneo persino agendo anche sui telomeri (sono
la regione terminale di un cromosoma che protegge l’estremità del
cromosoma stesso dal deterioramento e dal danno cellulare).
È noto che i telomeri si accorciano con l’età, rendendo il DNA sempre più
instabile, fino a quando la cellula muore.
Più si invecchia, più si accorciano i telomeri, ma ci sono condizioni che
possono accelerare questo fenomeno.
Uno studio del 2007 in l’American Journal of Clinical Nutrition ha dimostrato
che i telomeri erano significativamente più lunghi nei pazienti con i
più alti livelli sierici di vitamina D di una quantità pari a cinque anni di
invecchiamento.
La vitamina D è fondamentale per la protezione della pelle.
Il calcitriolo (la forma attiva della vitamina D) aiuta nella crescita, riparazione
e metabolismo delle cellule della pelle e previene l’invecchiamento cutaneo.
Anche se è vero che la luce solare è necessaria per trasformare la vitamina
D nella forma attiva bisogna sempre ricordare che troppo sole porta ad un
invecchiamento accelerato della pelle e provoca danni diretti al DNA, lesioni

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Ormoni Bioidentici e pelle Capitolo 9

alla pelle e tumori della pelle.


Pertanto, esporsi in modo eccessivo alla luce solare non è il modo migliore
per ottenere e mantenere il valore ottimale di vitamina D, anche perché i
raggi ultravioletti che ci sono in Europa non permettono questo: sarebbe
quindi uno sforzo inutile oltre che dannoso.
La strada migliore rimane, dopo una opportuna misura del valore nel sangue,
l’integrazione personalizzata e mirare e mantenere al valore ottimale di
Vitamina D.

Ormoni bioidentici sotto forma di siero e crema


Per viso, contorno occhi e corpo

È possibile allestire formulazioni personalizzate di ormoni bioidentici e


cofattori (che migliorano la loro azione ed il loro assorbimento) che possono
essere applicate localmente come creme o sieri e che determinano risultati
sorprendenti.
È sempre opportuno valutare i livelli ormonali generali, anche se queste
formulazioni sono approntate per non avere un effetto generale ma solo
sulla pelle.
Non c’è nulla di male nel cercare di mantenere la pelle giovane, senza
estremismi e volere “cambiare” in modo invasivo il proprio aspetto.
È importante “piacersi” per il proprio benessere personale e la voglia di
vivere.
L’ utilizzo di ormoni bioidentici per via topica è uno strumento professionale
di sicura efficacia.
Associato al metodo del Bioequilibrio Ormonale® consente di “fare” della
medicina Anti-Aging veramente al top.

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Gli ormoni sono pericolosi?
Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

Captitolo 10

Ormoni Bioidentici e Pelle

9 Luglio 2002: una data da non dimenticare

Il 9 Luglio 2002 è una data da non dimenticare per la medicina e per tutte le
donne in menopausa.
Fu il giorno in cui venne comunicato da una conferenza stampa
l’interruzione anticipata da parte del National Institutes of Health americano
del famoso studio WHI (Women’s Health Initiative), perché i rischi legati alla
terapia ormonale sostitutiva superavano i benefici.
Fu una notizia sbalorditiva che fu sbattuta sulle prime pagine dei giornali
e nei talk show di tutto il mondo, in cui si affermava, senza entrare nei
“dettagli””, che lo studio veniva interrotto anticipatamente dopo quasi 5
anni perché:
“Le donne in terapia con estrogeni e progestinici avevano il 26% di
incidenza in più di cancro al seno, il 41 % di strokes, il 29 % di infarto e il
raddoppio dei tassi di tromboembolismo venoso”.
Ad ogni modo calma!!! E cerchiamo di capire bene cosa successe.

Innanzitutto fu molto “strano” che i risultati di questo studio, comunicati con


una conferenza stampa il 9 luglio 2002, vennero pubblicati sull’autorevole
rivista JAMA (Journal of he American Medical Association) il 17 luglio 2002:
generalmente occorrono mesi per analizzare i dati e stilare l’articolo. Si è
sviluppato tutto in modo torbido.

Il punto è che l’onda d’urto di quella notizia continua anche ora dopo quasi
vent’anni. migliaia di donne in menopausa continuano a stare male e non
hanno mai iniziato la terapia ormonale perché loro, o i loro medici, sono
spaventati dalla possibilità di sviluppare un cancro alla mammella, un infarto,
uno stroke o una trombosi venosa.
Da allora cambiò radicalmente la visione della menopausa e della terapia

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

sostitutiva da parte dei medici, dell’opinione pubblica e delle donne.

L’esperienza con le mie pazienti e la mia pratica clinica mi ha mostrato


che quando le donne iniziano le terapia di modulazione ormonale al
momento giusto, con ormoni bioidentici, prescritti in modo bioequivalente e
personalizzato, vivono più a lungo, più sane, più felici e senza alcun sintomo
della menopausa.

Cercherò di fare chiarezza su questo toccante tema.


Con l’esperienza del Coronavirus abbiamo capito tutti come i dati scientifici
possono essere letti e comunicati in modo diverso, con un significato
diverso, scatenando emozioni e comportamenti diversi.

Che cosa è il whi (women’s health initiative)

L’idea del Women’s Health Initiative fu lanciata nel 1991/1992 negli USA
e doveva essere lo studio più ampio, ambizioso e costoso sulla donna in
menopausa.
La durata prevista era di 8 anni.
Era un tentativo di valutare gli effetti della terapia ormonale sostitutiva, della
dieta, della supplementazione con calcio e vitamina D, sulla salute della
donna in menopausa.
Precedenti studi avevano dimostrato come il brusco calo di estrogeni e
progesterone che si verifica in menopausa era associato ad un aumento
di molte malattie croniche legate all’invecchiamento, come le malattie
cardiovascolari, la demenza e il morbo di Alzheimer, il cancro, l’osteoporosi,
etc. oltre che dei sintomi della menopausa. Allora si cercò di capire se con
la terapia ormonale sostitutiva, da poco scoperta, e con un intervento sullo
stile di vita e l’alimentazione, si poteva agire positivamente su tutto questo.

Per questo motivo il WHI fu disegnato con diverse “braccia”di trattamento:

1. uno sull’uso della terapia ormonale sostitutiva (HRT), a sua volta


suddiviso in 2 gruppi
a) per donne senza utero, solo estrogeno (Premarin)

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

b) per donne con utero, con estrogeno (Premarin) +Progestico di sintesi


(Medrossi progesterone/Provera).
Questo gruppo è stato chiamato anche PremPro, dalle iniziali degli ormoni
2. uno sull’uso della supplementazione con calcio e vitamina D
3. uno sulla dieta low-fat (pochi grassi)
4. uno studio osservazionale

Primo errore: sono state studiate troppe variabili alla volta

Uno degli errori del WHI è che si sono voluti studiare troppe variabili
contemporaneamente.
1. La terapia ormonale sostitutiva
2. La della supplementazione con calcio e vitamina D
3. La dieta
Molte partecipanti allo studio sono state reclutate per più di queste braccia
dello studio WHI.

Dov’è il problema?
Se si introducono più variabili contemporaneamente in uno studio è
difficile/ impossibile valutare il nesso di causalità fra l’evento A e l’evento B.

Tradotto: se ho dolori alla pancia e prendo 1 probiotico e del Buscopan e il


mal di pancia passa, non saprò mai se il mal di pancia è andato via:
1. grazie al probiotico

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

2. grazie al Buscopan
3. è andato via da solo

Nello Trial WHI si sono studiate più variabili contemporaneamente.


5000 donne parteciparono a tutti e 3 i trial allo stesso tempo, e circa il 30%
dei partecipanti al WHI clinical Trial partecipò al WHI Diet Modification Study
(sulla riduzione dei grassi nella dieta).
Se una donna cambia la dieta e prende calcio e vitamina D e prende
estrogeni e anti estrogeni (di seguito spiegherò), come si può sapere il
nesso causa-effetto di una di queste variabili sulla salute?

Tutti i ricercatori sanno che nella ricerca si studia una sola variabile alla
volta: è l’A,B,C delle ricerca.Una delle prime regole della ricerca è che non
bisogna introdurre più di una variabile alla volta in uno studio clinico.
Andrebbe testata sono una variabile alla volta e comparata al controllo o al
placebo in modo da capire la relazione tra la variabile e l’esito.

Quello che non ti hanno detto sullo studio whi

I media non hanno specificato in modo chiaro, che veniva interrotto solo
il Braccio di trattamento Prempro dello studio WHI e non tutti gli altri, che
continuarono.

Cerchiamo di capire:

• cos’è Prempro
• chi ha partecipato allo studio
• come era strutturato il WHI
• la finestra di opportunità
• il problema della comunicazione in medicina
• se gli ormoni bioidentici sono pericolosi

Cos’è Prempro ?

Prempo è una singola pillola che contiene 2 differenti ormoni: il primo,

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

l’estrogeno Premarin e il secondo, il progestinico sintetico Provera.


Il nome deriva dalla combinazione dei 2 ormoni PREMarin e PROvera, da cui
PremPro.
Una parte della popolazione studiata assunse questa terapia ed il nome del
gruppo studiato era Women’s Health Initiative Prempro Trial, abbreviato
PremPro.

1. Il Premarin è un estrogeno che deriva dalle urine delle giumente


gravide.

2. Il Provera è un progestinico sintetico (Medrossi-progesterone), o


meglio un anti estrogeno, il che significa che si oppone all’ azione degli
estrogeni nei tessuti della donna.

Cosa significa anti-estrogeno?


Significa che è un farmaco che è stato costruito per avere una azione “anti
estrogenica” sull’utero, non è stato pensato per replicare o mimare l’azione
del progesterone sull’organismo a 360 gradi.
Mentre gli estrogeni stimolano la crescita del tessuto del rivestimento
interno dell’utero, il Provera blocca o inibisce la crescita: questo è il suo
compito.

Così in una sola pillola, Prempro si ha un estrogeno ed un anti estrogeno,


ovvero si hanno 2 variabili.

Non solo, ma pensate…Nella stessa pillola un estrogeno e un anti-estrogeno;


sarebbe come pensare di dare ad un diabetico contemporaneamente
insulina e zucchero bianco nella stessa pillola. Assurdo e molto poco
scientifico.

Nel WHI le donne che avevano ancora l’utero ricevettero estrogeni


(Premarin 0,625 mg) più progestinico (Provera 2,5 mg) in un’unica pillola,
mentre le donne che non avevano l’utero per isterectomia, ricevettero le
stessa dose di Premarin di 0,625 mg senza progestinico o Provera 2,5 mg.

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

Quello che si stava studiando poteva dipendere ed essere influenzato da


entrambi, dall’estogeno Premarin e dall’anti estrogeno Provera.
Era impossibile differenziare gli effetti e inoltre,nel caso del Prempro, le due
variabili potevano avere avuto una azione opposta.

Perché sono stati scelte 2 pillole ormonali diverse?

Studi precedenti avevano mostrato che le donne in menopausa che avevano


l’utero e stavano assumendo gli solamente estrogeni avevano un aumento
del rischio di uno specifico tumore dell’ utero.
Facendo assumere loro il progestinico, o un anti estrogeno, sostanzialmente
si riduceva quel rischio.
Così quando il WHI creò i suoi studi clinici separarono le donne in 2 gruppi:
1. quelle che avevano l’utero che prendevano estrogeni e progestinici
(Prempro)
2. quelle senza utero che prendevano solo estrogeni (Premarin).
Entrambi i gruppi di donne, quelle che prendevano Premarin o PremPro,
furono osservate e confrontate ad un gruppo di controllo.

Il 9 luglio del 2002 il braccio Prempro fu interrotto.


Il braccio Premarin continuò, così come il trial osservazionale, quello con
supplementazione di Vitamina D e Calcio e quello sulla dieta low fat.

Vi rammento come i Trial Clinici a breve termine combinati con gli studi
osservazionali a lungo termine sono uno modo buono ed affidabile per
osservare e misurare i rischi e i benefici di un trattamento.
Questo è il motivo per cui sia il WHI a doppio cieco fu abbinato col più
ampio studio WHI osservazionale.
Gli studi osservazionali sono molto diversi rispetto ai trial clinici
sperimentali.
Uno studio osservazionale dura anche decadi ed è basato sulla
osservazione di quello che capita quando la gente continua le sue abitudini.
Nel caso del WHI, le donne del braccio osservazionale continuarono
ad assumere o non assumere gli ormoni e i ricercatori semplicemente
osservarono e riportarono quello che analizzarono durante lo studio.

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

Chi ha partecipato allo studio

Vi faccio una domanda.


Attenzione è molto facile, anche se la risposta dovrebbe essere “tecnica”.

Se voi doveste selezionare delle donne per studiare gli effetti degli ormoni
sui sintomi delle menopausa e le sue complicanze, chi scegliereste?

La risposta più logica sarebbe:


donne che hanno i SINTOMI della menopausa, ovviamente.

La maggior parte delle donne che viene nel mio studio per gli ormoni
bioidentici, ha almeno qualcuno dei sintomi della menopausa che la spinge
a chiedere un aiuto.
Ci sono poi giovani donne che vogliono mantenersi giovani e allora vengono
poco prima della menopausa, anche per la prevenzione delle complicanze,
così come donne che hanno superato da anni la menopausa, ma presentano
qualche sintomo residuo o che vogliono migliorare il loro stato di salute
generale.

Nello studio WHI furono reclutate prevalentemente donne SENZA SINTOMI


della menopausa, piuttosto “anziane” e con molte patologie concomitanti.

In ordine:

Solo il 12% dello donne partecipanti al WHI Prempro Trial aveva sintomi
severi della menopausa quando fu arruolata.

Furono selezionate volutamente donne “anziane”, dai 50 ai 79 anni, ma con


una media di 63 anni.
Nel caso dello studio WHI il numero delle partecipanti di età fra 50/54 anni
fu deliberatamente ristretto solo al 10% del totale.

Gran parte delle donne arruolate erano già malate o presentavano noti

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

fattori di rischio per malattie croniche


36% ipertensione, in trattamento farmacologico
20 % ipercolesterolemia, in trattamento farmacologico
50 % fumatrici
34 % obese
4 % diabetiche
7 % aveva già avuto un infarto

Inoltre solo il 20% di loro aveva utilizzato precedentemente gli ormoni.

Ricordo come tutte queste donne dovettero effettuare la terapia con la


stessa pillola Prempro con lo stesso dosaggio di Premarin 0.625mg e
Provera 2.5 mg.

Quando invece si prescrivono gli ormoni biodientici la formulazione è


personalizzata, perché quello che può essere un dosaggio basso per
qualcuno può essere troppo alto per altri; inoltre le vie di somministrazioni
sono più sicure ed efficaci di quella orale.

Perché sono state scelte donne “Agè” e senza sintomi, volutamente?

È molto semplice.

1) Se le donne fossero state giovani e avessero avuto i sintomi della


menopausa si sarebbe “scoperto” subito chi stava assumendo gli ormoni e
chi il placebo.

2) Bisognava selezionare delle donne in menopausa per un gruppo


che avrebbe ricevuto gli ormoni e per un gruppo di controllo che avrebbe
ricevuto il placebo. Queste ultime non avrebbero ricevuto alcun ormone per
gli otto anni di durata dello studio.
Quindi se una donna stava soffrendo per i sintomi della menopausa
come vampate, sudorazioni notturne, ansia, irritabilità, umore mutevole,
depressione, problemi cognitivi, doveva accettare di rinunciare ad uno
strumento efficace per attenuare questi sintomi per prendere parte allo

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

studio, e non tutte le avrebbero acconsentito.


Bisogna pensare che ogni donna arruolata aveva il 50% di probabilità di
essere assegnata al gruppo di controllo e quindi di continuare a stare male.

La verità è che i ricercatori del WHI intenzionalmente scoraggiarono


fortemente le donne con sintomi moderati o severi della menopausa dal
partecipare allo studio.

Allora furono scelte volutamente donne Agè senza sintomi.


Il problema è che molte di loro avevano, o avevano avuto, patologie
concomitanti, erano in terapia farmacologica, erano in menopausa anche
da oltre 20 anni (ben oltre la “finestra di opportunità”) e non avevano mai
assunto una terapia ormonale precedentemente.

Studiare l’effetto degli ormoni della menopausa su questa popolazione


di donne ed estendere quello che si è trovato alle donne giovani e
sintomatiche sarebbe come studiare la terapia per l’ipertrofia prostatica
dell’anziano e riportare le conclusioni nell’uomo giovane. È chiaro che
sarebbe assurdo.

I ricercatori del WHI sapevano questo, ma avevano bisogno di volontarie per


lo studio, così invece reclutarono donne più vecchie, prive di sintomi della
menopausa e anche con patologie pregresse, che sarebbero rimaste nello
studio.
Il problema è che questo ha inficiato in modo determinante l’ interpretazione
dei risultati dello studio.
Si volevano fare i numeri ma per fare questo si è data la precedenza alla
quantità rispetto alla qualità della popolazione scelta: questo mi sbalordisce
molto perché i ricercatori americani che hanno ideato e governato lo studio
erano estremamente competenti e blasonati, e le risorse economiche
messe in gioco per questo studio erano veramente colossali.

La finestra di opportunità

Un concetto da apprendere è quello della finestra di opportunità per la

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

donna in menopausa.
Gli studi hanno evidenziato che la terapia ormonale è più sicura se
iniziata entro i 5 anni dall’inizio della menopausa, entro questa finestra di
opportunità.
Perché?
Se si inizia la terapia entro questo periodo gli estrogeni ritardano la
formazione delle placche aterosclerotiche e viene protetto l’apparato
cardiovascolare e le neurodegenerazione.
Se viene iniziata dopo che le placche si sono già formate e i rischio
cardiovascolare può aumentare, soprattutto se la donna avevano
sperimentato vampate medio-gravi (quindi erano più carenti di estrogeni).

Il problema della comunicazione in medicina

Abbiamo capito tutti con la pandemia del Coronavirus come la


comunicazione dei dati scientifici possa determinare conclusioni, ed anche
azioni ed emozioni, contrastanti.

Il 26 marzo 2020 i principali media, le istituzioni e i vari TG avevano riportato


la notizia di una impennata, di un netto peggioramento dei positivi al
Coronavirus.
Emozione: sconforto/panico.
In realtà i positivi erano aumentati perché contestualmente erano aumentati
di molto anche i tamponi eseguiti, che erano del 25% superiore a quello del
giorno precedente.
L’incremento dei casi era di circa il 15% quel giorno, il che significa che il
contagio stava diminuendo e non aumentando.
I dati erano gli stessi, ma sono stati letti e comunicati in modo diverso
all’opinione pubblica e hanno determinato emozioni diverse. Dopo qualche
giorno, i media hanno iniziato a comunicare la differenza fra numero totale
e tamponi eseguiti, ma i primi giorni assolutamente no: bisognava essere
esperti, o affidarsi a degli esperti, per poterlo capire.

Il fatto grave è che è stata la comunicazione istituzionale a non essere


corretta ed esaustiva. Non erano fake news di qualche personaggio

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

eccentrico ed in cerca di gloria, come hanno voluto far credere.

La realtà è che i ricercatori clinici dovrebbero guardare i numeri assoluti più


che le percentuali, perché il modo in cui i numeri sono presentati può fare la
differenza rispetto al modo in cui i numeri sono percepiti.
Tutti sanno che quando i numeri assoluti nei dati di una ricerca clinica sono
piccoli, i ricercatori speso tendono ad esprimere i dati in percentuale, per
farli apparire più drammatici o sensazionali di quelli che sono.

Torniamo allo studio WHI Prempro e ai dati relativi al tumore al seno.


È stato comunicato che dopo quasi 5 anni di terapia il 26% delle donne
aveva un rischio aumentato di sviluppare il tumore al seno.

Analizzando attentamente lo studio


Nel gruppo placebo di controllo si sono verificati 30 casi di tumore al seno
su 10.000 donne all’anno.
Nel gruppo Prempro si sono verificati 38 casi di tumore al seno su 10.000
donne all’anno.
Quindi la differenza fra il placebo e il gruppo che ha ricevuto la terapia
ormonale con Premarin e Provera (Prempo) è di 8 casi in più su 10.000
donne all’anno.

Questo numero può essere espresso come:

1. 8 per 10.000 donne all’anno


2. 0.8 per mille donne all’anno
3. 0.08 per cento donne all’anno
4. 26 % del rischio di tumore al seno per 10.000 donne all’anno

Tutti e quattro i modi sono corretti ed esprimono lo stesso dato.

È chiaro che è molto diverso sentirsi dire:


0,008 % di rischio di sviluppare un tumore rispetto al 26%.
Entrambi i dati sono corretti, ma è chiaro che l’impatto emotivo è diverso.

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

A questo punto sembrerebbe che in ogni caso gli “ormoni della menopausa”
(come è stato definito erroneamente dalla stampa) abbiano determinato un
aumento dello 0,08 % di casi di tumore al seno e questo abbia determinato
l’ interruzione anticipata dello studio WHI dopo 5 anni, anziché gli 8 previsti.

Anche questa comunicazione non è precisa.


Innanzitutto, fu interrotto il braccio Prempro ma NON le altre 3 braccia dello
studio.
Continuarono il braccio con le pazienti che stavano assumendo Premarin
(solo l’estrogeno), quello con la supplementazione con calcio e vitamina
D,quello sulla dieta low-fat e lo studio osservazionale.

Non solo: il braccio in cui le pazienti stavano assumendo solo l’ estrogeno


stava evidenziando un netto calo dell’ insorgenza di tumore al seno rispetto
al placebo.
Il braccio con l’ estrogeno fu interrotto “stranamente” l’ anno successivo,
quando i dati stavano per raggiungere una significatività statistica (P=00,6,
quando sarebbe stato sufficiente 0,005 per raggiungere significatività
statistica).

Quindi non fu verosimilmente l’estrogeno di sintesi Premarin a determinare


l’aumento dell’incidenza di tumore al seno ma l’accoppiate dell’estrogeno
con l’anti-estrogeno (o progestinico di sintesi), il Provera.

Detto questo, se il problema non è l’estrogeno Premarin si potrebbe pensare


che sia il Progestinico, il Provera. Parrebbe logico.

Non è così…
Innanzitutto, come abbiamo visto, il Provera NON È PROGESTERONE, ma è un
derivato sintetico chiamato MEDROSSI progesterone (un PROGESTINICO),
che in realtà è un anti-estrogeno.

Quindi QUELLO CHE NON HA FUNZIONATO nello studio WHI PremPro è stato:

1. Scegliere una popolazione da studiare troppo anziana

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

2. Scegliere una popolazione già malata e/o con fattori di rischio per
malattie croniche
3. Dare nella stessa pillola Premarin e Provera, ovvero estrogeno e anti-
estrogeno
4. Dare la stessa pillola con lo stesso dosaggio a tutte le donne
5. Iniziare la terapia ormonale spesso dopo molti anni dall’inizio della
menopausa, ben oltre la finestra di opportunità e nella maggior parte dei
casi in donne che non avevano mai effettuato una terapia ormonale prima.
6. Studiare più variabili in contemporanea.
7. Non aver specificato che non si sono utilizzati ormoni bioidentici

Capite che iniziare a dare la stessa pillola di Premarin e Provera, con un


dosaggio pre-determinato per tutti, ad una donna di 70 anni, asintomatica
per la menopausa, ipertesa, obesa, diabetica, fumatrice, che ha già avuto
un infarto del miocardio e in terapia con le statine è indiscutibilmente
pericoloso e non è affatto rappresentativo delle donne in menopausa.

Gli studi in cui sono stati usati gli ormoni bioidentici estradiolo e
progesterone non hanno evidenziato un aumento del rischio di sviluppare
tumori al seno e anzi una riduzione della mortalità globale per tutte le cause.

Quando
Iniziare una terapia di biomodulazioni ormonale
Con ormoni bioidentici

Iniziare la terapia ormonale su donne sane, di 50/56 anni, entro la finestra


di opportunità, con chiari sintomi della menopausa, dopo aver fatto test
diagnostici puntuali e con un continuo monitoraggio, con ormoni uguali a
quelli prodotti dall’ organismo umano, al più basso dosaggio possibile e con
una via di somministrazione sicura è di certo tutt’altra cosa. È più sicuro, più
razionale e più efficace.

E per le donne che hanno superato la finestra di opportunità?


Non è da escludere a priori una terapia, ma le indagini diagnostiche, il

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Gli ormoni sono pericolosi? Capitolo 10

metodo, gli ormoni utilizzati e il loro dosaggio sano diverso, tenendo conto
anche di questa variabile.

Fattori di esclusione sono tumori ormono-dipendenti, pregresse trombosi,


ictus, infarto del miocardio, grave insufficienza epatica o malattie
autoimmuni come il Lupus Eritematoso sistemico.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Conclusioni

Conclusioni

L’importanza dell’alimentazione e dello stile di vita sano è entrato nella no-


stra società.

Molti miei pazienti che si rivolgono a me come prima cosa dicono: ”mangio
bene”.
Molti hanno iniziato ad effettuare attività fisica o comunque sono consape-
voli dell’importanza di una vita attiva e dell’attività fisica.
Molti leggono molto in tema di salute e assumono mix di integratori o vitami-
ne e ci tengono alla salute e al benessere.
Molti pazienti sono attratti dalla medicina Anti-Aging e capiscono l’impor-
tanza di invecchiare bene e in salute.

Il fatto è che fare tutte queste cose senza avere un bilanciamento ormonale
è difficile e serve a poco.

Quando si ha una scarsa energia, il tono dell’umore oscilla, si dorme male,


aumenta il grasso addominale, la sessualità è un disastro e si invecchia gior-
no dopo giorno, è difficile condurre uno stile di vita esemplare e stare bene
con sé e con gli altri.

Secondo me i 50 anni sono una fase della vita meravigliosa perché final-
mente abbiamo capito chi siamo e cosa ci rende felici nella vita. Gli esperi-
menti li abbiamo già fatti nel bene e nel male.

Allora perché privarsi dell’energia e della voglia di vivere, aspettando solo di


appassire, semplicemente perché sono diminuiti i livelli di questi straordina-
ri messaggeri del nostro corpo che sono gli ormoni?

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Tutto sugli ormoni bioidentici Conclusioni

Ottimizzare i livelli ormonali e introdurre gli ormoni mancanti aiuterà ad ave-


re con più energia, a perdere peso, a sentirsi meglio e ad avere più gioia di
vivere.
La terapia di modulazione con ormoni bioidentici può aiutare a raggiungere
questi obiettivi in modo efficace e sicuro.

La prima cosa da fare è testare i livelli ormonali nel migliore dei modi.

Poi bisognerà cercare un medico esperto nella gestione degli ormoni bioi-
dentici in grado ottenere il perfetto bilanciamento ormonale, sulla base dei
presupposti esposti nell’ Ebook.

Un’intervento sulla persona e l’aging a 360 gradi, come avviene con il meto-
do del Bioequilibrio Ormonale®, è il top.

In questo modo si ha la possibilità di cambiare il proprio corpo e trasformare


la propria vita.

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Tutto sugli ormoni bioidentici Chi sono

Chi Sono

Mi sono laureato in Medicina e chi-


rurgia con 110/110 e lode presso
l’Università degli Studi di Milano nel
1992 e sono iscritto all’ordine dei
Medici Chirurghi ed Odontoiatri di Mi-
lano (n° 32143).
Nel 1996 mi sono specializzato in
Scienza dell’Alimentazione, indirizzo
dietologico-dietoterapico, sempre
presso l’Università degli Studi di Mi-
lano.
Nel 2001 ho conseguito il diploma in
Omeopatia Classica presso il Cen-
tro di Omeopatia di Milano (C.D.O.)
diretto dal Dr. Roberto Petrucci e ho
partecipato a numerosi seminari in
questa disciplina con docenti di li-
vello mondiale. Grazie a queste esperienze e all’attività clinica svolta sono
stato riconosciuto “Omeopata Accreditato” F.I.A.M.O (Federazione Italiana
Associazioni e Medici Omeopati).
Nel 2003 ho ottenuto il First Certificate of Professional Training in Eating Di-
sorders and Obesity a Verona, sotto la guida del Dott. Riccardo Dalle Grave.
Nel 2015 ho concluso il corso quadriennale di Bioterapia Nutrizionale presso
il Centro Ricerche e Studi di Medicina Naturale Applicata “Vis Sanatrix Natu-
rae” di Roma, fondato dalla Dott.ssa Domenica Arcari Morini.
Negli ultimi 15 anni ho effettuato masters in medicina-anti aging e psi-
co-neuro-endocrino-immunologia (P.N.E.I.) in Italia e all’Estero e dedico
tutto me stesso al costante aggiornamento in tutti i settori della medicina,

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Tutto sugli ormoni bioidentici Chi sono

convenzionale e non convenzionale.


Il 15 settembre 2017 ho vinto il premio per il Miglior Caso Clinico di Medicina
Anti-Aging al Congresso Europeo di Medicina Anti-Aging, che si è tenuto a
Montecarlo con la relazione: “Ipotiroidismo, Fibromialgia, Menopausa e Di-
sbiosi: un Approccio Globale”.
Da quasi 30 anni svolgo la mia attività in diversi campi della medicina come
la nutrizione, la medicina anti-aging, l’endocrinologia e la medicina delle
dipendenze.
Sulla base della mia esperienza professionale e dei miei studi ho ideato il
metodo di BioEquilibrio ormonale®.

Collaboro con e sono membro numerose e autorevoli società scientifiche


nazionali ed internazionali, quali:
• W.O.S.I.A.M. The World Society of Interdisciplinary of Anti-Aging Medi-
cine
• The International Hormone Society
• Regenera Research Group for Aging Intervention
• Sio (Società Italiana dell’Obesità)
Sono co-Fondatore del Progetto Tiroide 360: www.tiroide360.com
• Sono Presidente di Olosmedica (Associazione Scientifica Internazio-
nale di Medicina Tradizionale, Complementare e Scienze Affini)
• Faccio parte del comitato scientifico di Regenera Research Group for
Aging Intervention
• Sono stato nominato “Honorary Member” dell’autorevole European
Sport Nutrition Society (ESNS)
Sono Co-Autore del libro “Integrative Cardiology: a New Therapheutic Vi-
sion” pubblicato da Springer nel 2017 di cui ho sviluppato i seguenti capitoli:
1. Nutrition and Cardiac Health
2. Low-Dose Therapy for the Treatment of Low-Grade Chronic Inflamma-
tion
3. Metabolic Cardiology
4. Integrated Approach to Dyslipidemia
Le principali docenze e relazioni che ho effettuato sono le seguenti:
• Docenza di Nutrizione, medicina anti-aging, preventiva e predittiva

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Tutto sugli ormoni bioidentici Chi sono

presso l’Università degli Studi “G. D’Annunzio” di Chieti nel 2009


• Relatore al 7° Forum Internazionale della Salute SANIT nel 2010, Roma
• Relatore al 14° Congresso Internazionale della Società Italiana di Medi-
cina e Chirurgia Estetica, Roma 26 febbraio 2010
• Relatore ai Convegni Food Week Milano, 2010 e 2011
• Relatore al Convegno Internazionale Roma International Estetic, Roma
29 gennaio 2011
• Relatore al 14° Congresso Internazionale Società Italiana di Medicina e
Chirurgia Estetica, Bologna 26 Febbraio 2011
• Relatore al II Congresso Nazionale Medico Cura Te Stesso, Milano 4-5
marzo 2011
• Relatore al XI Congresso di Medicina Estetica e di Medicina Anti-Aging
di Varsavia il 29/09/2011: “Planning a global skin health strategy-package in
your office: gene, biochemistry, nutrition, hormones and cosmeceutics”.
• Relatore al XII Congresso Internazionale di medicina Anti Aging di
Varsavia con la relazione: “The most common dietary mistakes and their
influence on our hormones”. Varsavia, 7 ottobre 2012.
• Docente al Master post-laurea per medici della Società di Medicina
Estetica e anti-Aging Polacca a Varsavia il 29 e 30 gennaio 2012
• Relatore al XII Congresso Internazionale di medicina Anti Aging di
Varsavia con la relazione: “The most common dietary mistakes and their
influence on our hormones”. Varsavia, 7 ottobre 2012.
• Relatore al Congresso Internazionale Longeva con la relazione: “In-
vecchiamento cellulare: Stilvid, oltre il semplice resveratrolo”. Milano, 30
novembre 2012.
• Speaker al II Simposio FIEEL (Foundation Istituto Europeo Estudio Lon-
gevidad) presso il Collegio dei Medici di Valencia con la relazione: “Cellular
aging: new perspectives for the use of resveratrol”. Valencia (Spagna), 4
maggio 2013
• Relatore al Congresso Global Aging Management and Integrative Me-
dicine che si è tenuto presso l’Ospedale San Pietro Fatebenefratelli a Roma
il 18 maggio 2013 con la relazione: “Cibo e Salute”.
• Speaker al Congresso Mondiale di Medicina Anti-Aging tenuto a Mosca
(Russia) il 14 giugno 2013 dove, nella sessione Aging Risk and Prevention,

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ha presentato la lecture: “Can Resveratrol be really useful in the modulation


of gene expression? New perspectives”.
• Relatore il 31 maggio 2014 a Roma nell’ambito del IV Congresso Na-
zionale per medici e ginecologi della SIFIOG (Società Italiana di Fitoterpia in
Ostetricia e Ginecologia). Il focus della relazione è stato: “Gli Ormoni Bioi-
dentici: Una Nuova Strategia per la Salute e il Benessere della Donna”.
• Relatore al Convegno scientifico “Longevamente”, che si è tenuto a
Milano il 26 settembre 2014 con la relazione: “La glicazione: una nuova mi-
naccia che infiamma il cervello”.
• Speaker al Congresso Mondiale di Medicina Anti Aging – Europa
dell’Est, che si è tenuto a Mosca il 19 settembre 2015 con la relazione:
“Exploring the pro Aging Connection: Glycation And Inflammation”.
• Relatore al 2° Congresso della International Society of Dietary Supple-
ment and Phytotherapy che si è tenuto a Palermo il 15 ottobre 2015 con la
lecture: “Ormoni Bioidentici: Terapia “Su Misura” In Menopausa”.
• Speaker all’11° Congresso Europeo Di Medicina Estetica ed Anti-Aging,
Parigi (Francia) 23 ottobre 2015 nella sessione specialistica “Slimming” con
la relazione: “Mediterranean Diet: New Suggestions to Reshape Your Body”.
• Speaker al 14° Congresso Mondiale di Medicina Anti-Aging Montecarlo
(Principato di Monaco) il 1 aprile 2016 con la relazione: “Detoxification and
Areas of Vulnerability: A New Nutritional Paradigm”.
• Speaker al 14° Congresso Mondiale di Medicina Anti-Aging Montecarlo
(Principato di Monaco) il 1 aprile 2016 con la relazione “Do Hormones Really
Matter, When Is Young To Young?”
• Speaker al 15° Congresso Mondiale Di Medicina Anti-Aging Montecarlo
(Principato di Monaco) 6 – 8 Aprile 2017 con la lecture “Superfoods as An-
ti-Aging Pathways Activators”.
• Speaker al Congresso Europeo Di Medicina Anti-Aging (AMEC 2017) –
MONTE-CARLO (Principato di Monaco) 15-17 Settembre 2017 con la relazio-
ne: “Puffy Eyes? Bloated Face? Dry Skin? Unexpleinable Weight Gain? It’s all
a Question of Reverse T3”.
• Relatore al 6° Congresso Internazionale di Medicina Biointegrata -
Roma dal 5 al 7 aprile 2019 con la relazione dal titolo: “L’Inflamm-Aging da
una nuova prospettiva: la Glicazione”

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• Speaker al Congresso Internazionale di Montecarlo MCA - LIVE &


PRACTICAL di Montecarlo (Principato di Monaco) 8 novembre 2019 con la
relazione: “Meta Inflammation and Adipose Tissue: from Theory to Practice
to Manage Body Fat Successfully”.

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Dr. Claudio Tomella

PER SAPERNE DI PIÙ


www.tomella.it
www.ormoni-bioidentici.com
facebook.com/studiodottortomella

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Viale Umbria, 45 - MILANO
02 94759393