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ELETTROTERAPIA

GENERATORE
GALVANICO
DI CORRENTE COSTANTE
(2 mA)

Testo di Marco Montanari

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LICENZA PUBBLICA GENERICA (GPL) DEL PROGETTO GNU

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L'APPARECCHIO ELETTROMEDICALE 
QUI DESCRITTO
NON E'UN GIOCATTOLO

LA SUA RIPRODUZIONE
È CONSENTITA
SOLO A SCOPO SCIENTIFICO
E/O SPERIMENTALE
NON A SCOPO COMMERCIALE
E/O INDUSTRIALE

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ACCORATO AVVERTIMENTO AGLI SPROVVEDUTI
E' del tutto evidente che chi legge queste pagine, per la curiosità di sperimentare 
gli effetti terapeutici qui enunciati, può essere indotto a realizzare in fretta e 
furia il seguente circuito elettronico che appare semplice (l'ovvietà è sempre 
un'illusione),   ma   se   il   costruttore  non   possiede   adeguate   conoscenze   di 
elettronica, non conosce il pericolo delle alte tensioni e soprattutto ignora le 
regole di Pfluger, fin da ora è avvertito che durante la costruzione del seguente 
apparecchio o nel corso della sua applicazione, può causare danni a sé stesso e 
agli altri.  

INDICE
Pagina:

  4  QUANDO LA SEMPLICITÀ È UNA ILLUSIONE

  7  SCHEMA ELETTRICO E REALIZZAZIONE PRATICA

15 CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

19 REPERTI MUSEALI ELETTROTERAPICI

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QUANDO LA SEMPLICITÀ È UNA ILLUSIONE

Coloro che si occupano di Scienza ma ne rimangono in superficie, autolimitano 
la propria cultura alle conseguenze puramente mnemoniche della radice della 
parola latina “scio” (conosco), mentre coloro che ne sono affascinati al punto di 
volerne diventare gli amanti, sanno che fare della Scienza significa possedere la 
“conoscenza dell'arte del sapere”, vale a dire che tra i cultori della Scienza 
esiste la medesima differenza che distingue un semplice innamorato da un vero 
amante.     Un   innamorato   potrebbe   esserlo   solo   per   interesse,   ma   l'unico 
desiderio di qualunque amante è quello di amare e di essere amato, per questo 
tutti i veri amanti accettano di essere riconosciuti come tali solo da altri amanti. 
Un   fondamentale   attributo   di   ogni   amante   è   quello   di   colui   che  “manovra  
dall'interno” poiché gli è concesso di entrare nell'intima “stanza dei comandi” 
ed è anche colui che intende “dare sapore”  a tutto ciò che fa perché sa bene 
che, così facendo, sarà ricambiato con altri incommensurabili “sapori”.  
Per   concludere   questa   ineffabile   premessa,   coloro   che   detengono   la 
“conoscenza dell'arte del sapere” sanno che i luoghi abitati dall'amata Scienza 
sono ricolmi di paradossi e i complicati percorsi sono segnati dall'apparente 
semplicità di innumerevoli “pietre miliari”.  
Queste ultime appaiono granitiche nella loro umiltà, ma ciascuna nasconde uno 
o   più   universi   paralleli.     La   ricerca   di   un   pertugio   da   cui   tuffarsi   è 
accompagnato dal tormento dell'attesa di un immenso piacere.  
L'Autore   ama   continuamente   rammentare   all'attento   lettore   che 
nell'apparente semplicità di molti elettromedicali si nascondono invisibili 
universi.   L'apparecchio   elettronico   oggetto   di   questo   articolo   è 
l'emblematica rappresentazione di cosa sia una “pietra miliare” dell'amata 
Scienza.  
L'elenco  seguente  non  intende   enunciare  tutti  i  possibili  ruoli   ricopribili  dal 
seguente generatore galvanico di corrente costante che, pur erogando solo 2 
miseri millesimi di ampere, col medesimo si può accedere ad un universo di 
conoscenze in ambito biologico a patto di diventarne gli amanti.  
L'Autore   che   da   decenni   studia   le   elettroterapie,   rammenta   ai   ricercatori 
l'inderogabile   necessità   di   possedere   il   bagaglio   di   conoscenze   che   sono 
appannaggio dell'antica e moderna Scienza biofisica, ma al contempo, con le 
stesse conoscenze, i medesimi ricercatori non pensino di spiegare tutti i fatti 
sperimentali che questo umile generatore è in grado di presentare.  

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• Studio   della   ionoforesi   e   dei   fenomeni   associati   al   passaggio   della 
corrente continua nei tessuti biologici.  
• Stimolazione   transcranica   con   corrente   continua:  tDCS  (transcranial 
Direct Current Stimulation).  
• Produzione di argento ionico e/o colloidale. 
• Misura di resistenze fino a circa 55K e misura della tensione di Zener e 
di giunzione (diodi e LED).
Il primo punto è tanto generico quanto fondamentale da cui dovrebbe derivare il 
secondo.     Gli   ultimi   due   punti   sono   di   corollario   col   solo   scopo   di   far 
comprendere   che   alla   semplicità   strutturale   di   qualunque   oggetto   è   sempre 
associata la versatilità operativa.  In un mondo globalizzato fare della Scienza 
significa   anche   occuparsi   di  ermeneutica  e   quest'ultima   ha   una   base 
prettamente lessicale; se un italiano traducesse “Corrente Continua” nell'inglese 
“Continue   Current”   si   vedrebbero   tutti   gli   inglesi   (non   solo   gli   oxfordiani) 
storcere il naso perché ciò che per gli italiani è la Corrente Continua (quella 
scoperta da Alessandro Volta) per gli inglesi si chiama Direct Current.  
La preconizzazione dell'impiego terapeutico della  stimolazione trans­cranica  
con corrente continua (tDCS) risale al 1998 quando il professor Alberto Priori 
la descrisse per la prima volta indicandola come una metodica di modulazione 
non   invasiva   dell'attività   cerebrale   poi   applicata   nella   cura   delle   depressioni 
gravi e farmaco­resistenti.  La pratica della tDCS si è diffusa in tutto il mondo e 
consiste nell'applicazione di due elettrodi sulla cute dello scalpo collegati ad un 
generatore di corrente costante che, per 20 o 30 minuti, rilascia una corrente di 
1­2 mA.   Il soggetto non percepisce alcuna sensazione e le modificazioni 
funzionali   cerebrali   persistono   per   ore   dopo   che   la   corrente   è   stata 
interrotta.   Non sono stati osservati effetti diversi da quelli prettamente 
terapeutici   (specialmente   antidepressivi   ed   anche   antipsicotici).  In   un 
comunicato stampa pubblicato tra l'altro ne  Il Corriere della Sera  il 17 
marzo   2009  l'Università   degli   Studi   di   Milano  comunica   l'avvenuta 
pubblicazione   dei   primi   risultati   sperimentali   nella   prestigiosa   rivista 
scientifica   internazionale  Journal   of   Affective   Disorders.    Lo   studio   è 
stato   condotto   dal  Centro   Clinico   per   la   Neurostimolazione   della  
Fondazione Ospedale Maggiore Policlinico Mangiagalli e Regina Elena  
diretto dal professor Alberto Priori dell'Università degli Studi di Milano,  

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in collaborazione con l'equipe medica della Clinica Villa Santa Chiara  
di Verona, coordinata dal dottor Marco Bortolomasi.  
L'Autore di questo testo, essendo più che certo che le attuali conoscenze 
hanno   soltanto   scalfito   le   possibilità   operative,   asserisce   che   lo   studio 
sistematico di qualunque effetto biofisico di interesse terapeutico conduce 
a discernere nuovi orizzonti o veri universi. 
Di pari passo procedono il riscontro degli effetti terapeutici e la ricerca 
della   conoscenza   delle   vere   cause   che   li   originano.     Queste   ultime   si 
devono evidenziare a partire dalla biofisica di altre metodiche terapeutiche 
basate sull'uso di campi elettrici e magnetici poiché la vera Scienza prima 
di   diventare   logica   è   prettamente   analogica,   ma   non   si   ferma   alle 
apparenze.     Prima   di   tutto   cerca   di   riconoscere   il  nucleo   unitario  che 
accomuna i differenti scenari empirici offerti dagli sperimentatori; perciò 
l'Autore   ha   progettato   un   particolare   piano   di   ricerca   con   cui   intende 
migliorare le conoscenze della biofisica dei generatori galvanici.  
E' merito del professore Alberto Priori avere arricchito la     storia ufficiale
    
delle   elettroterapie  di   un   nuovo   e  differente   scenario   biofisico   di 
applicazione   della   corrente   continua   o   galvanica.     Le   prime   ricerche 
sperimentali degli effetti in ambito cognitivo e psichiatrico della corrente 
continua   di   bassa   intensità   applicata   allo   scalpo,   risalgono   all'Unione 
Sovietica nei primi anni del secondo dopoguerra del Novecento.  
In   precedenza   e  fino   ai   giorni   nostri,   si   era   approfondito   lo  studio   degli 
effetti della corrente continua applicata ai tessuti molli o direttamente alle 
cellule, in particolare quelle appartenenti al sistema nervoso in cui le uniche 
e indispensabili  “barriere”  di detti scenari sperimentali erano unicamente le 
membrane cellulari o la complessa struttura segmentaria (macroscopica) degli 
organi   che   venivano  “scavalcate”  adottando   correnti   pulsanti   o   bipolari. 
L'azione biofisica di un campo elettrico statico con interposta la teca cranica 
(ossea),   modifica   il   noto   scenario   sperimentale,   introducendo   ad   un  livello 
superiore la conoscenza biofisica dell'azione del campo elettrico in quanto tale, 
prima ancora di associargli gli effetti polari (anodici e catodici) della corrente di 
spostamento.     Gli   effetti   biofisici   della   sola   interazione   di   campo   (elettrico) 
prescindono   dalla   sua   polarità   e/o   dal   verso   convenzionale   della   corrente   di 
spostamento   per   cui,   prima   di   commettere   grossolani   errori   interpretativi,   è 
necessario approfondirne la conoscenza. 

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SCHEMA ELETTRICO E REALIZZIONE PRATICA

Figura 1: Schema elettrico del generatore galvanico di corrente costante che, dopo taratura (R6), 
agli elettrodi eroga 2 mA; detta corrente rimane costante fino alla resistenza di circa 55K; questa 
possibilità consente l'eventuale uso di elettrodi di pochi centimetri quadrati.  
(Schema elettrico dell'Autore) 

ELENCO COMPONENTI
R1 = 220 C1 = 0,1uF 250V D1 – D6 = 1N4007
R2 = 27K C2 = 4700 uF 25 – 35VL DZ1 = 10V ½W
R3 = 15K C3 = 0,22 uF 1000V DZ2 = 51V ½W
R4 = 1M C4 = 47 uF 250VL DZ3 = 51V ½W
R5 = 180 Elettrodi = Vedi testo DZ4 = 9V ½W
DC/AC = Vedi testo
R6 = 100 Trimmer LED verde
ABC = Deviatore
R7 =  5,6M LED rosso
R8 = 4,7K TR1 = BF758
TR2 = BC547
Tutte le resistenze sono da ¼ o ½ W. Per TR1 l'Autore ha costruito un 
darlington composto da due transistor obsoleti BF758 in case TO202 
(oppure BF257 ­ BF258 – BF259 in case TO39) 

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ALIMENTAZIONE 12V DC
ASSORBIMENTO 90 mA a 24 °C
START 1,9 mA dopo 11 3011  ­  2 mA dopo 41 1611
STOP normale 0 mA dopo 21 3011
STOP errato 0 mA dopo 5s  interrompendo l'alimentazione 

Figura 2:   Specifiche del generatore di corrente costante.  

Figura 3:   Realizzazione pratica dello schema elettrico di Figura 1, attuato in forma 
sperimentale.  (Fotografia dell'Autore)

Lo schema del generatore di corrente costante (Figura 1) utilizzabile per la 
ricerca biofisica oppure per la pratica della tDCS, si mostra in tutta la sua 
disarmante semplicità. Viene spontaneo esclamare: “Tutto qui ?”.  
La cella schematica composta da C1, LED verde, DZ1, D1 e R1 permette 
al   LED   verde   di   rimanere   acceso   solo   se   la   tensione   della   batteria   al 
piombo acido è di 12 V, quindi il LED verde svolge un semplice controllo 
dello stato di carica della batteria.  Il deviatore ACB se posizionato in A 
(START) abilita la carica (lenta) di C2 mediante R2; se posizionato in B 

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(STOP) ne consente la scarica (veloce) ad opera del parallelo (consentito 
da D2) delle due resistenze R2 ed R3.  
La tensione ad escursione esponenziale presente ai capi di C2 mediante 
R4,  con   molta   gradualità,   abilita   o   disabilita   il   funzionamento   del 
generatore di corrente costante composto da TR1, TR2, R5 e dal trimmer 
R6.    Il   passaggio   della   corrente   tra   gli   elettrodi   è   evidenziato 
dall'accensione graduale del LED rosso.   È fondamentale il fatto che il 
generatore   di   corrente   costante   eroghi   gradualmente   la   corrente   di   due 
milliampere in modo che la variazione di flusso (dV/dt) non venga mai 
avvertita come eccitomotoria.  
All'avviamento dopo 11  3011   la corrente giunge a 1,9 mA e si assesta a 2 
mA dopo 41  1611.   L'esecuzione pratica del circuito contempla l'uso di 
connettori   di   alimentazione   con   blocco   a   vite   al   fine   di   ridurre   il 
rischio di distacco accidentale dell'alimentazione esterna da effettuarsi 
esclusivamente   a   batteria.     Nella   fotografia   che   mostra   l'insieme   dei 
moduli del generatore di corrente costante, manca un connettore a vite che 
dovrebbe essere fissato sulla scatola della batteria.  
Ponendo il deviatore in B, con gradualità viene a cessare l'erogazione 
della corrente che giunge a zero mA dopo 21  3011  che coincide con lo 
spegnimento del LED rosso.  
Nel caso della pratica della tDCS gli elettrodi vanno  applicati sullo 
scalpo prima di accendere il generatore di corrente costante e vanno 
tolti dopo lo spegnimento del LED rosso.  
I suddetti tempi di avviamento e di spegnimento sono possibili perché TR1 
è un darlington con un elevatissimo guadagno in corrente (β) che, con una 
resistenza di base (R4) di 1 Mohm, potrebbe erogare molto più di 2 mA. 
La resistenza R4 si può considerare del tutto trascurabile nei riguardi della 
scarica di C2.  
Come già annunciato, l'alimentazione della cella schematica del generatore 
di corrente costante (TR1, TR2, R5 ed R6) è prevista a 110 V ottenibili 
mediante un apposito survoltore (DC/AC).   Nel caso in oggetto, l'Autore 
ha recuperato un circuito contenuto in una lampada portatile al neon da 8 
W in disuso, il cui schema elettrico è visibile nella Figura 4.  

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Figura 4:   Schema elettrico del circuito di accensione di una lampada portatile al neon da 8 W 
che l'Autore ha utilizzato per ottenere l'alta tensione necessaria al funzionamento del generatore di 
corrente costante descritto in questo articolo. 

Gli   unici   survoltori   recuperabili   sono   quelli   che   hanno   i   terminali   del 
secondario   liberi   come   quello   di   Figura   4   da   cui   si   potrebbe   eliminare   il 
condensatore da 27nF 3KV.  
L'Autore, nell'articolo: “Alimentazione degli elettroterapici operanti in regime  
di   corrente   costante”,  ha   descritto   un   semplice   survoltore   (Figura   5)   i   cui 
componenti sono di facile reperibilità che, pur essendo più voluminoso, può 
sostituire quelli di recupero.  

Figura   5:    Schema   elettrico   del   survoltore   descritto   nell'articolo:   “Alimentazione   degli 
elettroterapici   operanti   in   regime   di   corrente   costante”   che,   pur   essendo   più   voluminoso,   può 
sostituire il circuito di Figura 4.  

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La corrente alternata dopo essere stata raddrizzata dal ponte di diodi (D3 – 
D6) carica C3 che funge da filtro  e, tramite  R8, carica il condensatore 
elettrolitico C4 la cui tensione rimane costante a circa 110 V mediante i 
diodi zener DZ2, DZ3, DZ4.  La resistenza R7 svolge l'importante ruolo di 
scaricare   C4   dopo   lo   spegnimento   del   generatore   di   corrente   costante. 
L'operazione   di   spegnimento   è   effettuabile   in   un   unico   modo: 
Svitando e sfilando il connettore di alimentazione.  
Durante   la   fase   di   cablaggio   è   stato   aggiunto   un   diodo   sulla   linea   di 
alimentazione positiva onde evitare la rottura dei componenti in caso di 
inversione di polarità dell'alimentazione.  

Figura 6:   Circuito di Figura 3 montato nel contenitore plastico. E' stato aggiunto un diodo 
sulla linea di alimentazione positiva onde evitare la rottura dei componenti in caso di inversione di 
polarità dell'alimentazione.    (Fotografia dell'Autore)    

La taratura del generatore si effettua nel modo seguente : 
● All'uscita (Elettrodi) collegare una resistenza da 1000 ohm ½ W 1%. 

● Accendere   il   generatore   (deviatore   in   A)   e,   con   un   voltmetro 

elettronico digitale, misurare la ddp ai capi della resistenza.  
● Ruotare il cursore del trimmer R6 in modo da misurare una tensione 

di circa 2 V.

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● Attendere 5 o 6 minuti e regolare il trimmer in modo da leggere una 
tensione di 2 V o comunque molto prossima.  
● Il generatore è tarato, a questo punto far cadere una goccia di vernice 

di   colore   rosso   sul   trimmer   onde   marcare   il   medesimo   al   fine   di 


evidenziare nel tempo l'avvenuta taratura.  
A questo punto il circuito si può assemblare nel contenitore plastico già 
corredato di tutti i componenti accessori.  

Durante le prove al banco, onde evitare la distruzione del LED rosso, non 
si deve collegare (anche per un solo istante) l'uscita positiva (Anodo) con 
la massa del circuito.  

Figura 7:     A  Batteria al piombo –  B  Caricabatteria in tampone –  C  Generatore di corrente 


costante –  D  Elettrodi mancanti dell'involucro di spugna.   Insieme dei moduli che compongono il 
generatore di corrente costante.  Manca il connettore a vite del filo di alimentazione rosso e nero che 
dovrebbe essere fissato anche sulla scatola della batteria.    (Fotografia dell'Autore)

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Gli elettrodi si possono acquistare in plastica conduttiva, ma costruirli è 
molto più interessante e soprattutto istruttivo.  
Fino agli anni Settanta del secolo scorso la componente metallica degli 
elettrodi   era   in   lamina   di   piombo,   essendo   quest'ultimo   ritenuto 
chimicamente inerte e al contempo malleabile (assume la curvatura degli 
arti).   Nel caso in oggetto è da preferire l'uso di elettrodi rigidi perché 
consentono alla spugna di rivestimento di aderire in modo uniforme alla 
cute.       Allo   scopo   si   presta   la   vetronite   ramata   in   ambedue   le   facce. 
Ritagliare due rettangoli con area 5,7 x 6,3 = 35,9 cm2  , poi  arrotondare 
tutti gli spigoli (vedi fotografie),  sbavando tutti i lati in  modo che non 
residui la minima asperità periferica.  Al contempo è indispensabile evitare 
di   renderli   taglienti   onde   non   generare   il   famigerato  “effetto   punta” 
dovuto alla precoce usura del panno spugna.  Per non perdere del tempo, 
mentre si fanno le suddette operazioni, l'Autore suggerisce di immaginare 
come si distribuisce la corrente elettrica in un conduttore di seconda specie 
posto in intimo contatto con la cute, ma che al suo interno ne contiene uno 
di prima specie.   Successivamente, quando si sono mentalmente ripercorse 
le numerose nozioni di elettrochimica e di biofisica associate agli elettrodi 
in questione e, così facendo, si diventa coscienti della complessità di ciò 
che prima sembrava semplice, a questo punto è indispensabile mettere in 
cortocircuito le due facce praticando due piccoli fori (1mm) equidistanti in 
prossimità   del   bordo   del   lato   in   cui   verranno   saldate   le   boccole   delle 
rispettive banane (rossa e nera).   Nei suddetti fori si introdurrà un sottile 
filo   di   rame   nudo   che   verrà   saldato   in   ambedue   le   facce   che 
contestualmente   verranno   ricoperte   di   stagno,   usando   un   saldatore   da 
almeno   80W.     L'operazione   sarà   effettuata   velocemente   perché   la 
perfezione è sempre nemica del bene.  L'ossido di rame non è conduttore 
mentre l'ossido di stagno lo è.   Attualmente la tradizionale lega eutettica 
(stagno 60% e piombo 40%) dovrebbe essere stata sostituita da una lega di 
stagno   e   rame   oppure   da   stagno   rame   e   argento   in   proporzioni   non 
dichiarate dai fabbricanti.  

Il   filo   rosso   e  nero   (150   cm)   deve   essere   di   qualità   e,   onde   evitare   di 
staccare gli elettrodi durante l'uso, dotarli di terminali a forcella che vanno 
fissati a pressione nelle relative boccole (rossa = Anodo e nera = Catodo). 

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L'utilizzatore   deve   abituarsi   ad   effettuare   ritualmente   il   controllo 
dell'integrità   degli   elettrodi,   delle   cuffie   di   spugna,   dei   cavi   di 
collegamento   e   dei   connettori   volanti,   unitamente   a   quelli   fissati 
sull'apparecchio; nulla si deve dare come scontato perché l'ovvietà è 
una illusione.  

Figura 8:   Elettrodi autocostruiti. (Fotografia dell'Autore)

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CONSIDERAZIONI CONCLUSIVE

Ponendo   gli   elettrodi   nella   direttrice   cranica  fronto­occipitale 


all'accensione del generatore, tra Catodo e Anodo, l'Autore ha misurato 
una tensione di 10V che dopo quattro minuti si è assestata a circa 8V che 
si mantiene praticamente costante per 20 minuti .  
Al termine può rimanere un lieve arrossamento che svanisce rapidamente. 
Con elettrodi di circa 35 cm2  la resistenza elettrodica è di circa 4000 ohm. 
Qualora   si   decidesse   di   realizzare   un   generatore   di   corrente   costante 
destinato   esclusivamente   alla   tDCS   (conservando   l'area   di  35   cm2  delle 
interfacce biofisiche), l'alimentazione si potrebbe ridurre a 30 – 35 V col 
vantaggio di poter utilizzare dei comunissimi transistor.  

In   premessa,   l'Autore   ha   affermato   che   fare   della   innovazione   in 


ambito scientifico consiste nel cercare di riconoscere il nucleo unitario 
che accomuna i differenti scenari empirici offerti dagli sperimentatori. 

Da colui che è un autentico amante della Scienza, viene considerata una 
grave limitazione intellettiva l'affezione (per alcuni addirittura morbosa) 
per i noti  schemi applicativi  con cui normalmente si cerca di spiegare la 
fenomenologia   degli   eventi   empirici.   La   necessità   di   porre   in   luce   le 
correlazioni esistenti tra i suddetti schemi esige l'attuazione di un percorso 
descrittivo   non   sempre   coerente   che   conduce   ad   immaginare   delle 
rappresentazioni adimensionali della realtà fisica oggettivamente avulse 
dalla realtà medesima. 
L'analisi dell'interazione di campo (elettrico) in una soluzione elettrolitica 
è l'origine dell'Elettrochimica e quest'ultima è globalmente un effetto della 
prima; in altri termini le nozioni elettrochimiche sono  schemi applicativi 
dell'azione del campo elettrico che ne è l'unica causa  e ne costituisce il 
nucleo unitario. Vale a dire che  le  nozioni elettrochimiche  discendono 
direttamente dalla nozione fisica di 
   “campo”
   . 
La   trasmissione   nello   spazio   dei  campi  elettromagnetici   si   effettua 
mediante singole antenne e ciascuna irradia una particolare informazione  
elettromagnetica. In tutti gli schemi applicativi di detta trasmissione non 

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si   fa   menzione   dell'informazione   elettromagnetica   associata   alla 
trasmissione   delle   onde   elettromagnetiche,   ma   facendo   un   salto 
dimensionale   che   consiste   nell'entrare   nella  dimensione   informatica, 
svaniscono nel nulla tutti i precedenti schemi applicativi. Come noto, nella 
dimensione informatica ci si occupa esclusivamente dell'analisi e del ruolo 
operativo   dei  singoli   significati   contenuti   nell'informazione  
elettromagnetica. 
Oggi sappiamo  che, come nel  caso   particolare   dell'Informatica   quale  
opera dell'uomo,  in tutto  l'Universo   non  esiste   nessuna   informazione  
elettromagnetica   priva   di   significato;   vale   a   dire   che   nessuna   onda  
elettromagnetica   esiste   inutilmente;   ovvero   tutte   le   onde  
elettromagnetiche conservano almeno l'informazione della loro origine. 
Quando   Maxwell   enunciò   le   sue   famose   equazioni,   nelle   medesime 
riconosceva il nucleo fortemente unitario del comportamento fisico delle 
differenti   fenomenologie   presentate   dai   campi   elettrici   e   magnetici   e 
affermava anche che esistevano due distinte modalità di osservazione dei 
suddetti  campi. La prima consiste nell'osservazione in campo vicino  e la 
seconda è l'osservazione in campo lontano. 
L'Autore   afferma   che   chi   ama   fare   della   Scienza,   per   tutta   la   vita   si 
impegna in una incessante e strenua guerra contro tutte le banalizzazioni 
poiché non esiste ancora il vaccino debanalizzante che molti si illudono di 
essersi inoculato con lo studio. 
Per continuare sull'onda  della debanalizzazione, negli  schemi applicativi 
dell'azione   della   corrente   elettrica   nelle   strutture   biologiche,   si   usa 
giustamente   fare   riferimento   ad  Elettrodi,  Anodo,   Catodo,   Corrente   di  
spostamento,   Polarizzazione  e   quant'altro   serve   per   descrivere   un 
particolare evento. 
Il   precedente   richiamo   alle   equazioni   di   Maxwell   ed   alla   sua   visione 
unitaria non è fatto con intenti metaforici,  poiché ciò  che normalmente 
chiamiamo ELETTRODI in realtà trattasi di vere ANTENNE con cui si 
manifestano le azioni del campo elettrico in ambito biofisico. 
Si potrebbe dire che Maxwell avrebbe previsto in quali direzioni si sarebbe 
diretta   l'attenzione   dei   ricercatori   che   si   è   soprattutto   concentrata   sulla 

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comprensione dei fenomeni locali (prossimi agli elettrodi = osservazione  
in   campo   vicino)  in   particolare   quelli   annessi   al   trasporto   di   ioni 
(ionoforesi) e soprattutto sugli effetti biofisici (funzionali e soggettivi) che 
derivano   dall'evocazione   e   dalla   modifica   della   sequenza   temporale   dei 
potenziali   di   azione.   L'insieme   dei   suddetti   fenomeni   è   un   coacervo   di 
schemi   applicativi  che   originano   univocamente   o  discendono  dalla 
nozione fisica di campo elettrico con la caratteristica dell'osservazione in  
campo   vicino.  Detta   osservazione   fornisce   delle   informazioni   molto 
diverse di quelle ottenibili con l'osservazione in campo lontano. 
È   noto   che   il   semplice   atto   di   appoggiare   sulla   cute   un   conduttore   di 
seconda specie (elettrolitico) collegato ad un idoneo generatore elettrico, è 
causa   di   numerosi   eventi   oggettivi   e   soggettivi   non   tutti   spiegabili 
attingendo agli schemi applicativi dell'azione del campo elettrico contenuti 
nello   scibile   elettrochimico   e   fisiologico,   quest'ultimo   consiste   in   un 
coacervo   di  schemi   applicativi  dell'osservazione   in   campo   vicino  
dell'interazione elettrica in ambito biologico. 
Nel   corso   della   ricerca   si   è   trascurata   la   conoscenza   dettagliata 
dell'origine   di   fenomeni   soggettivi   come   il  formicolio  oppure   la 
conoscenza   della  vasodilatazione   profonda  o   dell'azione 
antinfiammatoria  e della stimolazione della  rigenerazione tessutale  e, 
non   da   ultimo,   sono   ancora   ignoti   gli   intimi   meccanismi   biofisici 
dell'anestesia   galvanica.   Sono   anche   ignote   le   “leve   biofisiche”   che 
promuovono il  beneficio soggettivo indotto dai potenziali ambientali 
(comunque   statici)   di   carica   negativa  e   per   quale   motivo  la   loro 
variazione   o   la   modifica   della   polarità   (da   negativa   a   positiva)   è 
associata alla sensazione di malessere. 
Come previsto da Maxwell e notevolmente migliorato da Pointing, esiste 
anche   l'osservazione   in   campo   lontano  in   cui   sono   inquadrabili   molti 
eventi della suddetta fenomenologia e certamente anche quelli seguenti. 
Rimanendo   aderenti   alla   tDCS,   si   deve   rammentare   che   esistono   altre 
applicazioni   del   campo   elettrico   in   cui   non   si   può   riconoscere   uno 
specifico   ruolo   attivo   degli   elettrodi,   dunque   si   tratta   di   una   generica 
interazione di campo. Le elettroterapie e le magnetoterapie che unitamente 
alla   tDCS   manifestano   proprietà   antidepressive   e   che   consentono   di 

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evidenziare   l'esistenza   di   un  nucleo   unitario  sono:  Cranial  
Electrotherapy   Stimulation   (CES)   detta   anche   Cranial   Electrical  
Stimulation (CES), la Terapia Elettro­Convulsivante (TEC o ECT), le  
applicazioni   di   campo   magnetico   in   gradiente   di   campo   (CMP)   e   la  
ripetitive Transcranial Magnetic Stimulation (rTMS).  
Ponendo   tutti   i   suddetti   eventi   empirici   a   confronto,   si   riconosce   una 
comune origine terapeutica  che è l'interazione  di campo  elettrico  sia  in 
forma   statica   che   dinamica,   vale   a   dire   che   tutte   le   metodiche   di 
somministrazione   del   campo   elettrico   dimostrano   di   avere   una   comune 
“vis   terapeutica”  ampiamente   indipendente   dalla   forma   e   dimensione 
degli   elettrodi,   mentre   esiste   una   relativa   assonanza   nei   riguardi   delle 
direttrici craniche del loro posizionamento. In quest'ottica, nella TEC le 
convulsioni sarebbero un epifenomeno dell'efficacia dello stimolo elettrico 
e non la vera causa dei miglioramenti o delle guarigioni riscontrate. 

Fare della Scienza non si riduce alla spiegazione degli eventi empirici  
mediante raffinati concetti, ma consiste nella loro perenne riproduzione  
col maggior numero possibile di differenti modalità sperimentali. 
L'analisi   della   fenomenologia   biofisica   che   accomuna   tutti   i   metodi  
empirici   in   grado   di   produrre   effetti   antidepressivi   conduce   alla 
realistica possibilità di riprodurre con diverse modalità sperimentali gli  
effetti terapeutici della TEC senza la necessità di evocare le convulsioni. 

Da decenni si considera come un fatto scontato che nella filogenesi di tutte le 
patologie psichiatriche siano operanti le più disparate “carenze” endocellulari o 
di conduzione sinaptica, ma l'Autore ha individuato delle ottime ragioni che 
fanno   pensare   che   molti   fenomeni   patologici   cerebrali   abbiano   origine   in 
qualche “eccesso o disordine extracellulare”, uno dei quali è la depressione. 
In un articolo ad essa dedicato l'Autore descriverà i frutti della propria ricerca 
sperimentale   basata   sull'osservazione   dell'interazione   elettromagnetica   in  
gradiente di campo che, tradotto in termini volgari e sintetici, significa studiare 
cosa   succede   in   ambito   biologico   mentre   il   campo   elettromagnetico   si   va  
allontanando dall'antenna. 

IN MOLTI ELETTROMEDICALI SI NASCONDONO INVISIBILI UNIVERSI

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REPERTI MUSEALI ELETTROTERAPICI
Bourguignon nel 1918 propose la dielettrolisi transcerebrale con cloruro 
di calcio all'1%  per la cura della spasticità. Gli elettrodi attivi venivano 
posizionati sui globi oculari e collegati al polo positivo di un generatore 
galvanico, mentre l'elettrodo negativo era posizionato  in corrispondenza 
dell'interstizio occipito­vertebrale.  L'intensità di corrente non superava i 2 
mA e la seduta si protraeva per 25 o 30 minuti.   L'efficacia terapeutica 
della suddetta tecnica è ancora attuale, ma è stata abbandonata, apparendo 
superata dal trattamento farmacologico e rieducativo. 
In   base  alle   attuali   conoscenze   elettroterapiche   si   può   affermare   che   la 
terapia in oggetto non consiste nella ionoforesi transcerebrale dello ione 
calcio ma, a tutti gli effetti, è una terapia transcranica in corrente continua. 
Col trascorrere del tempo, i ricercatori si accorsero che gli effetti sedativi 
dipendevano   dalla   corrente   elettrica   (Russia   1947­1952)   ed   erano 
avvertibili anche da coloro che non erano affetti da spasticità.  Il perdurare 
della   carenza   delle   nozione   di   campo   (elettrico)   unitamente   alla   sua 
applicabilità con diverse modalità tecniche (campi elettrici e magnetici a 
bassa e ad alta frequenza), aveva “costretto” gli sperimentatori a pensare 
che l'unica  via  biofisica  di accesso   al  sistema   nervoso   centrale   fosse   il 
nervo   ottico   e/o   i   suoi   annessi,   per   cui   si   continuava   a   posizionare   gli 
elettrodi   come   proposto   dal   Bourguignon.     Un   primo   passo   verso 
l'applicazione biofisica integrale della nozione di campo fu l'impiego di 
potenziali   elettrici   variabili   ma,   col   perdurare   delle   suddette   carenze 
culturali  si  rimaneva  ancorati   al  classico   posizionamento   degli   elettrodi 
secondo Bourguignon.  La sperimentazione, incomprensibile ai più, esordì 
nella costruzione della macchina elettrica del sonno (electrosleep machine) 
che, inconsapevolmente, all'inizio degli anni Sessanta del secolo scorso, 
pose   le   basi   della   Stimolazione   Elettrica   Craniale   (CES)   da   cui 
successivamente   ebbero   origine   gli   studi   (tuttora   in   corso)   del   ruolo 
terapeutico   delle   microcorrenti.     A   compendio   di   questa   breve 
presentazione seguono le fotografie tratte dal sito: http://w1tp.com a cui fa 
capo il museo di antichi tasti telegrafici e di apparecchi medicali veri e 
fasulli (quack). I dati sottostanti risalgono al 13 settembre 2010. 

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MUSEUM OF MEDICAL AND 'QUACK' MEDICAL 
ELECTROTHERAPY INSTRUMENTS
W1TP Telegraph and Scientific Instrument Museums: http://w1tp.com

This   museum   contains   a   number   of   interesting   and   early   medical   and 


'quack' medical electrotherapy instruments which. I have acquired while 
searching for early telegraph instruments. I am always interested in trading 
medical instruments for early and interesting telegraph instruments. The 
items in this museum which are still in my possession are available for 
such trades. Items which have been traded are also included in the museum 
for reference purposes. 

PLEASE NOTE: An excellent new book entitled: GUIDE TO ELECTROTHERAPY 
INSTRUMENTS AND HISTORY OF THEIR AMERICAN MAKERS by Dr. Dean 
P. Currier has just been published. It contains 500 pages packed with fascinating 
historical information and pictures. You will find the answers to just about any 
question related to the history of these devices within its pages. It costs $ 22.95. You 
may order it by calling Infinity Publishing Co. Toll Free at: (877)­BUY­BOOK ...or 
by going to the web address: 
http://buybooksontheweb.com/description.asp?ISBN=0­7414­2232­8 

OTHER ELECTROTHERAPY INSTRUMENTS:
  Over the years a number of devices have been developed which impose 
some form of electric current on a patient to actually produce a change in 
the patient's state. The Russians have been using electrotherapy devices for 
many years but relatively few such devices have been developed and used 
in America.
RUSSIAN   ELECTROSONE   OR   SOMNIATRON   ELECTROSLEEP 
MACHINE:(17KB)
This is serial number 11 of the Russian Electrosone electrosleep machine. 
It was manufactured in 1962 and it uses square wave pulses of variable 
repetition rate and amplitude to induce and maintain a state of sleep. The 
pulses are produced by a circuit which uses a number of tubes. A special 
harness holds a pair of electrodes over the patient's two eyes and on both 
sides of the back of the neck so that the current passes on a plane through 
the   reticular   formation   of   the   brain.   Our   research   has   shown   that   15 

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minutes   of   stimulation   not   only   puts   a   person   to   sleep   but   provides   a 
"feeling" of having had a 2­hour 'cat­nap' while  2 hours of stimulation 
produce the "feeling" of having had an 8­hour sleep. The device is not sold 
in this country but is widely used in Russia especially in post­operative 
situations in which sleeping pills would normally have been prescribed.

A closer view of the front panel
(18KB)

A front view of a patient with electrodes applied:(9KB)
A side view of a patient with electrodes applied:(10KB)

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AMERICAN ELECTROSONE ELECTROSLEEP MACHINE:(16KB)

Although the Electrosleep machine could not legally be sold in America, at 
least  one was apparently  produced  and  marketed.  This  device  carries  a 
label  which reads:  Manufactured   for:   Electrosone   Corp.   375   Park   Ave, 
New York, N.Y. By: Vitro Laboratories division of Vitro Corporation of 
America,   West   Orange   Laboratory,   200   Pleasant   Valley   Way,   West 
Orange,  N.J.  07052. Model   Number   RPB   Ser.   No.   10.   The   model   and 
serial number were hand­written on the label so it is possible that this is 
the only one produced. Note how the two electrodes apply the stimulating 
voltage to the same parts of a patients head. One electrodes is fixed to 
apply voltage to the two eyes, and one is put in place at the back of the 
neck. Unlike the Russian version, this model uses a very simple solid­state 
design:(17KB)

Da quanto fin qui esposto si comprende che l'espandersi della generale nozione 
fisica   e   biofisica   di   campo   determinerà   la   radicale   modifica   delle   ipotesi 
teoriche con cui si vorrebbe spiegare l'efficacia antidepressiva della  Terapia  
Elettro­Convulsivante (TEC o ECT). Quest'ultima, senza ombra di dubbio, è 
una   modalità   sperimentale   dell'azione   diretta   della   corrente   alternata   sulle 
cellule   cerebrali   che,   nella   medesima   depressione,   vediamo   agire   anche   in 
corrente   continua   con   l'intensità   di   2   mA.  Non   è   certo   una   fortuita 
coincidenza   se   l'aumento   della   potenza   elettrica   ottenibile   nel   tempo 
mediante le microcorrenti o tramite impulsi di campi magnetici, anch'essi 
hanno come scopo la cura radicale della depressione. 

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Articolo pubblicato in forma incompleta il 29 aprile 2010
Articolo ripubblicato ancora in forma incompleta il 01 maggio 2010
Articolo ripubblicato ancora in forma incompleta il 02 maggio 2010
Articolo ripubblicato in forma completa il 03 maggio 2010
Articolo ripubblicato in forma completa il 04 maggio 2010
Articolo aggiornato in forma completa il 13 settembre 2010 pag 22 .pdf
Articolo aggiornato in forma completa il 16 settembre 2010 pag 22 .pdf

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