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ECONOMIA E ORGANIZZAZIONE AZIENDALE

Appunti su Impresa e Profitto Parte 6: Le forme giuridiche dell’impresa

6 Le forme giuridiche
dell’impresa
Si esaminano qui alcune definizioni del codice civile di concetti già noti:

Azienda (carattere oggettivo e strumentale) art. 2555 C.C.: complesso di beni organizzati
dall’imprenditore per l’esercizio d’impresa.
Da questa definizione si capisce che quindi deve esserci tutto un complesso di beni (impianti,
macchinari, attività immateriali quali brevetti, ecc.) che uniti e organizzati formano un’azienda, la quale a
sua volta può essere suddivisa in sottocategorie perché quando un’azienda svolge più rami di attività a sua
volta può essere suddivisa in sotto-rami aziendali.

Imprenditore (carattere soggettivo e finalistico) art. 2082 C.C: colui che esercita in modo
professionale un’attività economica che è organizzata per produrre o scambiare beni o servizi.
Si richiama qui l’attenzione sull’aspetto dell’esercizio professionale dunque un’attività imprenditoriale
non può essere occasionale.
Il Codice Civile descrive due tipi d’imprenditore:
 Commerciale: colui che esercita un’attività commerciale, intendendosi per essa:
o Un’attività industriale diretta alla produzione di beni o servizi;
o Un’attività intermediaria nella circolazione dei beni;
o Un’attività di trasporto per terra, per acqua o per aria;
o Un’attività bancaria o assicurativa;
o Altre attività ausiliarie alle precedenti.
 Agricolo.

Il concetto d’impresa si differenzia da quello di azienda in quanto in tale termine si sintetizza il


concetto di attività economica esercitata professionalmente e organizzata al fine della produzione e dello
scambio di beni o servizi. Si può dire che l’azienda è lo strumento operativo dell’impresa la quale si
caratterizza per i seguenti aspetti:

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1. Svolgimento di un’attività economica:


o creazione di nuova ricchezza tramite la combinazione di fattori produttivi;
o commercializzazione di beni e servizi per la soddisfazione di bisogni altrui.
2. Carattere di professionalità dell’imprenditore:
o sistematicità e non occasionalità;
o scopo di lucro.
3. Organizzazione:
o strutturazione dei fattori produttivi che si riflettono in un insieme di attività (impieghi dei
fattori produttivi) e passività (fonti dei fattori produttivi).

6.1 L’impresa collettiva


Se si ha l’intenzione di svolgere un’attività, ci si deve chiedere se s’intenda svolgerla come
imprenditore individuale o come società, e in quest’ultimo caso, si deve cercare di capire verso quale tipo
di società orientarsi.
Il discrimine può pervenire da tre fattori principali:
 Volontà o meno di suddividere il rischio d’impresa con altri soggetti: più si tende verso forme
semplificate di impresa (imprese individuali, società di persone) maggiore è il rischio che
personalmente (a livello di patrimonio personale) si corre;
 Necessità di disporre di capitali: la forma societaria consente il reperimento in misura più ampia
rispetto all’impresa individuale;
 Possibilità di disporre di conoscenze e competenze diversificate.

In questo Capitolo ci si occuperà delle società, cioè di tutte le modalità con cui viene esercitata
un’impresa in forma collettiva.

Società art. 2247 C.C.: contratto in cui 2 o più persone conferiscono beni o servizi per esercitare in
comune un’attività economica allo scopo di dividerne gli utili.
Da questa definizione si vede che il fine di una società è quello di conseguire degli utili e dunque la
finalità dei soci nel momento in cui costituiscono la società è di conseguire utili e dividerseli. I
conferimenti ai quali sono chiamati i soci possono essere in denaro o in natura: nel primo caso i soci
conferiscono del denaro con cui la società acquista tutti i beni che a essa servono per esercitare l’attività,
mentre nel secondo caso i soci possessori di uno di questi beni (brevetto, macchinario, ecc.) lo mettono a
disposizione della società.

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Quindi per fare una società:


1. ci deve essere una pluralità di soci;
2. ogni socio deve conferire quello che serve, o meglio quello su cui ci si è accordati in sede di
stipulazione di contratto di società;
3. ci deve essere l’esercizio in comune di un’attività economica con lo scopo di produrre degli utili.

6.1.1 Tipologie di società


Il Codice Civile prevede tre tipologie di società:
 Società di persone;
 Società di capitali;
 Società cooperative.
Si fornisce di seguito una schematizzazione delle tipologie di società giuridicamente riconosciute:

Società semplice
(S.s.)

Società di Società in nome


persone collettivo (S.n.c.)

Società in
accomandita
semplice (S.a.s.)

Società
Collettiva responsabilità
limitata (S.r.l.)
Impresa
Società per
Individuale Società di capitali
azioni (S.p.a.)

Societàin
Società
accomandita per
cooperative
azioni (S.a.p.a.)

Nel caso delle società di persone il fattore di unione sono le persone: in tali società i soci vengono in
considerazione per le loro qualità o condizioni personali; si parla del cosiddetto intuitu personae, il quale
indica quei negozi nei quali si ritengono di particolare rilevanza le qualità personali dei soggetti
contraenti, cioè agli occhi di chi deve investire (tempo, soldi, idee, ecc.) in una società di questo tipo
risulterà di fondamentale importanza scegliersi un socio affidabile, serio, competente, ecc. Questo
comporta l’intrasferibilità della qualità di socio senza il consenso degli altri soci.

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Nel caso delle società di capitali il fattore di unione è il capitale: in esse i soci rivestono importanza
non in quanto “persone” ma in quanto sottoscrittori di una quota di capitale quindi i singoli soci non
rispondono personalmente, col proprio capitale, per i debiti della società.
Nel caso delle società cooperative il fattore di unione è l’autogestione, le cooperative sono un mondo
un po’ a sé stante in cui ci sono un numero molto rilevante di soci i quali prestano attività lavorativa nella
società cooperativa.

La distinzione tra società di persone e società di capitali si fonda sui seguenti requisiti:
 Responsabilità dei soci per le obbligazioni sociali: il Codice Civile gradua diversamente il rischio
economico cui i soci vanno incontro e si parla di responsabilità illimitata laddove ogni socio
risponde in pieno (col suo personale patrimonio) dei debiti della società anche di quelli di cui non
è direttamente responsabile, mentre si ha responsabilità limitata quando delle obbligazioni sociali
risponde solo la società col suo patrimonio.

Tratto comune delle società di persone è la responsabilità illimitata, solidale e sussidiaria dei soci
(o almeno di alcuni di essi) di fronte alle obbligazioni sociali (responsabilità che può essere resa
limitata in clausola solo per i soci non amministratori): costoro sono responsabili di tutti i debiti
della società (il fallimento della società comporta anche il loro fallimento personale), un creditore
può scegliere a propria discrezione il socio al quale chiedere l’adempimento per la totalità delle
obbligazioni ma non può agire sui beni particolari dei soci prima di avere escusso i beni della
società (tranne nel caso della S.s.).
Nel caso delle società di capitali, i soci (eccetto gli accomandatari nelle S.a.p.a.) godono del
beneficio della responsabilità limitata e i creditori particolari del socio non possono soddisfarsi
sulla sua quota.
 Personalità giuridica: si intende l’attitudine a essere titolare di situazioni giuridiche attive e
passive, di diritti e doveri, e la capacità a compiere validamente atti giuridici.

La personalità giuridica è riconosciuta solo alle società di capitali.

 Autonomia patrimoniale: sancisce la distinzione netta tra i patrimoni individuali dei singoli soci e
quello della società; l’autonomia fa sì che il creditore particolare di un socio non possa fare degli
atti nei confronti della società e non possa neanche chiedere la liquidazione della quota di quel
socio per soddisfarsi.

Sia alle società di persone (eccezion fatta per le S.s.) sia a quelle di capitali è riconosciuta
l’autonomia patrimoniale.

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Dunque, se si costituisce una società di capitali si ha il vantaggio della non fallibilità del singolo ma si
sopportano maggiori costi fissi di struttura (dovuti ad esempio all’obbligo di redazione del bilancio di
esercizio e del suo deposito) e soprattutto maggiori problemi per ottenere credito: i potenziali creditori
(banche, fornitori, ecc.) sanno che il rischio non è del singolo e in caso di fallimento dell’impresa
potrebbero non rientrare in toto del credito concesso (in quanto cosiddetto credito chirografario cioè in
coda nel soddisfacimento rispetto a crediti che il legislatore ritiene di privilegiare, ossia appunto i crediti
privilegiati quali quelli dei dipendenti, dell’Erario, ecc.). A tal riguardo c’è la possibilità che ci sia la
richiesta da parte loro di una fidejussione (è fidejussore colui che, obbligandosi personalmente verso il
creditore, garantisce l'adempimento di un'obbligazione altrui): ecco allora che in tal caso il confine tra
società di persone e di capitali diventa più labile e l’imprenditore deve ben capire quale tipologia di
società più si addice al suo caso.

C’è anche una grossa differenza sotto il profilo fiscale che sposta le valutazioni di convenienza fra una
società di persone e una di capitali: infatti mentre tutte le società commerciali sono soggette all’IRAP
(Imposta Regionale sulle Attività Produttive) la quale colpisce in egual misura i due tipi di società, il
reddito delle società di persone è imputato ai soci che pagano loro l’IRE (Imposta sul Reddito) mentre le
società di capitali pagano esse stesse l’IRES (Imposta sul Reddito delle Società).
Vediamo più nel dettaglio cosa sono queste imposte:
 IRES: è un’imposta “flat”, cioè qualunque sia la base imponibile l’aliquota è fissa in misura del
27,5%.
 IRE: è un’imposta il cui soggetto passivo è il singolo socio per la quotaparte dell’utile di sua
spettanza: dunque il reddito della società di persone è ribaltato sui soci i quali devono indicare la
propria quota di partecipazione nel loro Modello Unico in base al quale pagano le tasse. Le
aliquote per le persone fisse sono progressive, cioè al crescere del reddito cresce l’aliquota:
Aliquote vigenti nel 2013
REDDITO ALIQUOTA
Fino a 15000 23% *
15000-28000 27% *
28000-55000 38% *
55000-75000 41% *
Oltre 75000 43% *
* A tali aliquote statali occorre sommare le addizionali regionali e
comunali (circa un ulteriore 2% su ogni aliquota)

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Si fornisce di seguito un esempio per capire come si calcolano le aliquote:


a) Si immagini che il Sig. Mario Rossi abbia un reddito pari a 50000 euro e questa è la base
imponibile per il pagamento dell’IRE; le aliquote sono progressive a scaglioni allora sui
primi 15000 euro pagherà il 23%, sui 13000 incrementali (28000-15000) il 27% e sui
22000 rimanenti (50000-28000) il 38%.
A questo punto il Sig. Rossi può calcolare l’aliquota media pagata per quell’anno:

b) Si supponga che Sig. Rossi deve valutare se gli conviene prendere un lavoro extra ove, a
fronte di un maggiore sacrificio del suo tempo libero può guadagnare 4000 euro in più. Per
decidere deve capire quanto di quei 4000 euro rimane netto da imposte nelle sue tasche. Si
può procedere come già fatto considerando però una base imponibile di 50000+4000 euro,
in tal modo sottraendo ai 4000 euro di guadagno extra la differenza fra l’ammontare così
calcolato e quello ottenuto nel caso precedente, si ottiene il netto del guadagno extra.
Ma c’è un modo più veloce per effettuare questo calcolo, ed è quello che guarda
all’aliquota marginale ossia l’aliquota di imposta a cui sono assoggettati incrementi,
quantitativi addizionali di reddito. In questo caso si parte da un reddito base di 50000 euro,
si ha un reddito potenziale di 4000, non saturando lo scaglione di partenza che è fino a
55000, basta fare 4000*(1-0,38) per ottenere l’importo netto che il Sig. Rossi si mette in
tasca.
Se il reddito addizionale fosse stato di 10000 euro, avremmo saturato e scavalcato lo
scaglione di partenza: avremmo allora avuto più aliquote marginali e per i primi 5000 si
sarebbe dovuta applicare l’aliquota marginale del 38% mentre per l’ulteriore incremento
l’aliquota marginale del 41%.
 IRAP: è un’imposta cui sono soggette tutte le società con aliquota fissa al 3,9% sul valore
aggiunto (tutto il valore che un’impresa con la sua attività aggiunge a quello che riceve da altre
imprese).
Si tratta d’imposta contestatissima. Essa fu messa in sostituzione di tutta una serie di altre imposte
per rimediare al problema dell’evasione fiscale. Prima dell’introduzione dell’IRAP, le società
infatti pagavano un IRES maggiore di quello attuale (che per tendenza generale in tutto il mondo
si è però nel frattempo abbassata) e l’ILOR, un’imposta regionale che prevedeva un’aliquota del
16,2 % sul reddito netto della società; se le società risultavano in perdita (come molte società
figuravano essere) questa imposta non veniva loro applicata. L’IRAP ha un’aliquota molto più

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bassa però si applica a una base imponibile molto maggiore e che non può risultare negativa,
perché se il valore aggiunto è negativo, quell’impresa sarà destinata a fallimento. Un’impresa può
perdere a livello di utile ma se perde a livello di valore aggiunto significa che più produce e più
perde e quindi è in una situazione totalmente insostenibile.
Nel valore aggiunto è incluso il costo del lavoro, gli ammortamenti dei beni strumentali e c’è il
recupero di tutti gli altri costi. All’origine delle critiche sull’IRAP vi è il fatto che mentre gli
ammortamenti erano e sono deducibili, il costo del lavoro (in Italia già molto alto1) fino allo
scorso anno non lo era e quindi le aziende erano incentivate a usare robot piuttosto che personale,
e soprattutto le imprese con molta mano d’opera erano penalizzate.

Di seguito si analizzano le caratteristiche di ogni singola società e quindi, oltre a quanto detto in
generale, si descrivono i requisiti specifici per identificare una società:
 Ragione e denominazione sociale: le società di persone vengono identificate con la ragione sociale
(i.e. ‘società alpha di Mario Rossi & C. S.n.c.’) nella quale deve comparire il nome di almeno un
socio perché chi contrae con queste società sa che può contare sul patrimonio, cioè sull’impegno
personale di almeno il socio il cui nome compare nella ragione sociale; per le società di capitali
invece si ha la denominazione sociale (i.e. ‘società alpha S.r.l.’) nella quale non serve il nome dei
soci.
 Tipo di attività: quando si costituisce una società si deve indicare l’oggetto sociale; questo non
impedisce la possibilità alla società di allargare il suo raggio di attività però per farlo deve
modificare il suo statuto cioè il documento che ne regola il funzionamento.
 Atto costitutivo: contratto stipulato al momento della fondazione della società, deve essere un atto
scritto e registrato tranne nel caso delle società semplici (in cui può essere anche solo verbale);
parte integrante dell’atto costitutivo è lo Statuto che contiene le norme di funzionamento della
società.
 Iscrizione nel registro delle imprese: il registro delle imprese è un albo, un elenco, tenuto dalla
Camera di Commercio competente per territorio che consente, a chiunque volesse, di fare la
cosiddetta visura della società (attualmente effettuabile anche per via telematica) per ottenere tutte
le informazioni disponibili.
 Capitale sociale minimo: il capitale sociale minimo ha una funzione di tutela dei creditori (anche
se gli importi sono molto bassi rispetto a quello che può essere il volume di affari di una società).

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A tal riguardo si parla di cuneo fiscale come differenza fra quanto costa un lavoratore a un’impresa e quanto va nelle
tasche del lavoratore.

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Il capitale sociale fa da garanzia perché è quella parte del patrimonio netto più vincolata: è
possibile un suo rimborso solo nel raro caso in cui si dimostri che sia eccedente in relazione
all’oggetto sociale della società. Esso è libero nel caso delle società di persone mentre ha un
minimo per quasi tutte le società di capitali (tranne una recente innovazione normativa per cui è
stata introdotta anche una società responsabilità limitata semplificata il cui capitale sociale può
anche essere solo di un euro) che ammonta a 10000 euro per le S.r.l. e 120000 euro per le S.p.a..
 Numero dei soci: nel patto costitutivo vengono indicati anche i soci; in particolare nelle società di
persone e nelle S.r.l. risulterà sempre quali essi siano, mentre nel caso delle S.p.a. non è detto che
questo avvenga perché, se quotata, solo una minima parte di chi detiene azioni si fa registrare al
libro soci.
 Amministrazione e organizzazione interna: Le società di persone non hanno obblighi per quanto
riguarda la loro organizzazione interna: tutti i soci (nelle S.s. e S.n.c.) o gli accomandatari (nelle
S.a.s.) amministrano e in modo congiunto o disgiunto (essendo questi personalmente responsabili
si presuppone prendano le decisioni migliori e meno rischiose per la società e per loro); invece
l’organizzazione interna di una società di capitali si deve articolare in una pluralità di organi
sociali:
o Assemblea dei soci: organo deliberativo della società, nomina gli amministratori (dunque chi
ha la maggioranza nell’assemblea ha di fatto il controllo della società);
o Consiglio di amministrazione (o amministratore unico): gli amministratori possono essere
soci o non soci e in alternativa può essere previsto un comitato di sorveglianza (col compito
di controllare il funzionamento della società) e un consiglio di gestione (cosiddetto sistema
duale);
o Collegio sindacale: esiste solo nelle società più grandi, cioè laddove l’impresa ha un certo
numero di dipendenti, il capitale sociale è superiore a 120000 euro o si superano certe soglie
di fatturato. Esso controlla l’operato degli amministratori, vigila sulla regolare tenuta delle
scritture contabili.
Da alcuni anni ogni singolo socio di una S.r.l., seppur non amministratore e seppur possessore di
una quota di partecipazione minima, ha il diritto di vedere tutti i documenti della società e ciò non
è visto di buon occhio dalle imprese le quali vorrebbero tutelarsi da possibili occhi indiscreti e
vorrebbero poter custodire gelosamente certe informazioni (quali ad esempio l’elenco clienti e
fornitori) a scopo strategico.

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Si analizzano ora singolarmente le varie tipologie di società vedendo come ognuna di esse si pone nei
confronti dei principali requisiti appena elencati.

6.1.1.1 Società semplice

È la forma più elementare di società e, a differenza di tutte le altre, non ha per oggetto un’attività
commerciale ma viene usata per attività agricola e artigianale (considerate attività non commerciali
finché si è in un certo volume di affari) e attività professionali intellettuali. Le S.s. possono avere anche
come scopo il godimento di beni: il socio di una S.s può acquistare un immobile e anziché intestarlo a sé
stesso, intestarlo alla società; in questo modo, per il tramite della clausola di consolidamento vigente anni
fa, le quote dei soci non cadevano in successione ma si consolidavano nelle quote degli altri soci evitando
così il pagamento delle tasse di successione su quel bene (oggi pratica non più conveniente vista la
diminuzione di tali tasse). Per l’acquirente di un immobile può inoltre essere conveniente acquistare
anziché l’immobile, le quote della società semplice proprietaria dell’immobile stesso. In tal modo le
imposte di registro sono fisse e non proporzionali al valore dell’immobile, si corre il rischio però di
acquisire le quote di una società che in passato può aver contratto debiti (mai estinti), rilasciato
fidejussioni, ecc.
Il contratto può essere stipulato anche solo verbalmente e non è soggetto all’iscrizione nel Registro
delle imprese.
I soci amministrano ognuno in maniera disgiunta e rispondono illimitatamente, solidalmente e
direttamente per le obbligazioni sociali, anche per quelle antecedenti il loro ingresso (Art. 2269).
Si vuole ora porre l’accento sulla posizione dei diversi creditori:
- un creditore della società può soddisfarsi rivolgendosi in prima battuta a uno qualsiasi dei soci senza
aver tentato prima di incassare dalla società e il socio o sana direttamente il debito o indica su quali beni
della società il creditore possa soddisfarsi (Art. 2268);
- il creditore particolare di un socio finché dura la società può far valere i suoi diritti solo sugli utili
spettanti al socio suo debitore e/o compiere atti conservativi sulla quota di quest’ultimo (Art. 2270) cioè,
per esempio, chiedere un sequestro della quota. Il comma 2 afferma inoltre che se gli altri beni del
debitore sono insufficienti, il creditore particolare del socio può chiedere in ogni tempo la liquidazione
della quota: la S.s., essendo una società irregolare a differenza delle altre non ha autonomia patrimoniale.
Si vede da qui quanto sia importante scegliersi il socio perché è vero che i debiti sono personali ma se il
creditore particolare dimostra che il socio debitore non ha sufficienti beni e chiede la liquidazione della
quota, gli altri soci rischiano di dover liquidargli forzatamente la quota; liquidandola diventano proprietari

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anche di quella ma se non fossero in condizione di farlo devono chiedere la liquidazione della società e
quindi vendere il patrimonio della società rinunciandovi definitivamente.

6.1.1.2 Società in nome collettivo

È una società commerciale: la costituzione può avvenire o per atto pubblico o per scrittura privata
autenticata cioè le firme dei soci devono essere autenticate dal notaio o da altri pubblici ufficiali, ed è
obbligatoria l’iscrizione al Registro delle imprese. Nell’atto costitutivo bisogna precisare l’oggetto sociale
quindi l’attività della società, e la ragione sociale deve contenere il nome di almeno un socio anche se in
tale società tutti i soci sono illimitatamente responsabili, cioè rispondono col proprio patrimonio
personale per i debiti di quella società e se essa fallisce, loro stessi falliscono.
Il capitale sociale è diviso in quote e la quota può essere ceduta solo con il consenso di tutti gli altri
soci proprio perché la responsabilità è illimitata solidale e sussidiaria; se non previsto diversamente
dall’atto costitutivo, tutti i soci amministrano in modo disgiunto la società.
Vige il patto di non concorrenza cioè il socio ha l’obbligo di non esercitare un’attività concorrente con
quella della società; in tal modo si vuole impedire che il socio si avvalga delle notizie e delle conoscenze
acquisite all’interno della società per trarne un vantaggio puramente personale.
Il Codice Civile gestisce diversamente la posizione dei creditori nel caso della società di persone
regolare rispetto a quanto detto per la S.s.:
- i creditori sociali, anche se la società è in liquidazione, non possono pretendere il pagamento dai
singoli soci se non dopo aver escusso dalla società (Art. 2304);
- vige la regola dell’insensibilità del patrimonio sociale alle vicende personali dei singoli soci, e quindi
il creditore particolare finché dura la società non può chiedere la liquidazione della quota del socio
debitore (Art. 2305). Quindi questi può essere molto interessato a evitare che la durata della società abbia
una proroga. Le società infatti, per non scadere (e i soci hanno tutto l’interesse a fare in modo che la
società non scada, perché se la società cessa le plusvalenze latenti sui beni tra il valore attuale rispetto al
valore di bilancio all’atto dell’acquisto diventano stabili secondo l’Agenzia delle Entrate e quindi
tassabili) prima della scadenza chiedono la proroga, allora il creditore particolare può fare opposizione
entro 3 mesi dalla delibera di proroga (Art. 2307) e se il giudice ritiene l’opposizione motivata la società
deve liquidare la quota del socio a favore del creditore.

6.1.1.3 Società in accomandita semplice

Si tratta di una società regolare di persone nella quale però si tende un minimo a passare dal fattore di
unione ‘persone’ a quello ‘capitale’. Infatti nella S.a.s. ci sono due categorie di soci:

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 I soci accomandatari: come i soci nella S.n.c. rispondono illimitatamente e solidalmente col
proprio patrimonio per i debiti della società e a loro spetta l’amministrazione della società;
 I soci accomandanti: sono assimilabili ai soci di una società di capitali in quanto rispondono dei
debiti della società solo limitatamente a quanto hanno versato nella società. Gli accomandanti per
rimanere tali non devono amministrare di fatto la società (cioè non devono contrarre con fornitori
e clienti perché così facendo indurrebbero l’altra parte a fare affidamento sulla loro persona per gli
impegni della società), e non devono comparire nella ragione sociale in modo che nessun terzo
faccia affidamento sul loro nome. Gli accomandanti dunque rischiano di perdere solo quanto
apportato e non rischiano di fallire con la società, essendo soci a responsabilità limitata non
amministrano ma possono solo controllare la società, cioè la contabilità, il libro-giornale, il libro
delle adunanze dei soci, ecc.
La ragione sociale deve contenere almeno il nome di un accomandatario.
Vale sempre la regola per cui un socio illimitatamente responsabile può cedere la sua quota solo dietro
il consenso di tutti gli altri, mentre la quota degli accomandanti può essere ceduta con il consenso della
maggioranza del capitale sociale.

6.1.1.4 Società per azioni

Rappresenta la veste giuridica tipica delle grandi imprese, ha un atto costitutivo stipulato di fronte a un
notaio e deve avere un capitale sociale minimo di 120000 euro.
Il capitale sociale è diviso in quote rappresentate da azioni ed esse sono di tre tipi:
1. Azioni ordinarie: sono azioni nominative che attribuiscono ai soci il diritto di voto sia
nell’assemblea ordinaria sia nell’assemblea straordinaria. L’assemblea ordinaria è quella che si
riunisce almeno una volta all’anno, delibera sulla nomina degli amministratori e approva il
bilancio. L’assemblea straordinaria si riunisce non con scadenza prefissata ma quando ci sono
particolari esigenze (aumento del capitale sociale, trasferimento della sede all’estero, decisione di
mettere in liquidazione la società, emissione di obbligazioni, ecc.) e si vota con quorum più elevati
rispetto a quelli richiesti nell’ordinaria.
2. Azioni privilegiate: sono anch’esse nominative e conferiscono un diritto di prelazione nella
ripartizione degli utili e/o nel rimborso del capitale allo scioglimento della società ma a esse può
statutariamente corrispondere la limitazione del diritto di voto alle sole assemblee straordinarie.
3. Azioni di risparmio: sono al portatore e vengono emesse solo da società quotate in mercati
regolamentati. Non danno diritto di voto ma possono essere la forma d’investimento migliore per

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il piccolo risparmiatore in quanto presentano maggiore redditività e minor rischio: hanno un


privilegio nella ripartizione degli utili fino al 5‰ del valore nominale e il dividendo deve essere
superiore a quello delle altre categorie di azioni del 2% del valore nominale; inoltre quando la
società verrà liquidata queste sono rimborsate per prime (ovviamente sempre dopo dipendenti,
fornitori, banche, Stato e creditori chirografari)2.
Questi privilegi obbligatori per legge sono tali che molte società tendono a convertire le azioni di
risparmio in altri tipi di azioni o comunque a liberarsene perché ostacolano certe dinamiche
nell’impresa. Spesso, in seguito a processi di ristrutturazione aziendale, vi sono due tipi di azioni
di risparmio:
o di categoria A: sono le vecchie, precedenti la ristrutturazione, le quali mantengono i
privilegi di quando sono state emesse;
o di categoria B: sono le nuove emesse e non godono di quegli stessi privilegi, infatti
quotano molto meno rispetto alle altre.
Per dare un’idea della differenza, si può portare in esempio le azioni di risparmio della FONDIARIA
SAI; mentre quelle di categoria A quotano 140 euro, quelle di categoria B, emesse dopo l’intenso
processo di ristrutturazione aziendale che ha visto anche la fusione con UNIPOL, quotano 1,5 euro.
Quindi, in ambito di società quotate, l’aumento del potere decisionale comporta minore redditività e
maggiori rischi del patrimonio investito. Di fatto un azionista di risparmio è tipicamente un socio che ha
una quota piccola e poiché gli sarà difficile trovare qualcuno che con lui costituisca la maggioranza del
capitale tale da condizionare le decisioni nell’assemblea ordinaria, preferisce fare un investimento di
capitale, puntando solo al privilegio sui dividendi e così rinunciando all’amministrazione della società.
Un discorso analogo ma più attenuato vale per l’azionista privilegiato il quale e ha possibilità di voto solo
nell’assemblea straordinaria cioè in quella che di fatto gli interessa per essere tutelato in caso di eventi
rilevanti nella vita della società. Per un piccolo risparmiatore, il diritto di voto non è affatto importante
perché la sua percentuale non conta nulla in assemblea (oggi le assemblee per un piccolo azionista sono
per lo più una perdita di tempo3).

2
Le azioni di risparmio, non avendo diritto di voto, non si apprezzano in caso di scalata alla società: il diritto al voto
comporta maggiore redditività quando c’è un’OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) ossia quando qualcuno vuole rastrellare
azioni per avere il controllo della società: in tal caso questi pagherà di più le azioni con diritto di voto, le quali gli
permetteranno di avere potere decisionale nelle assemblee.

3
Un tempo c’era il fenomeno dei cosiddetti “disturbatori di assemblee”, i quali cercavano di trarre vantaggi personali dalla
loro conoscenza di punti oscuri nei bilanci delle imprese; oggi le imprese che presentano bilanci trasparenti sono premiate dal
mercato e dai destinatari del bilancio.

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Le società per azioni, per finanziarsi possono ricorrere a una fonte particolare di prestito: le
obbligazioni. Esse sono debiti, rappresentati da titoli al portatore (dunque non sono nominative): trattasi
di certificati emessi dalla società e consegnate a chi sottoscrive le obbligazioni; danno diritto a un
rendimento periodico fisso o variabile e al rimborso del titolo al suo valore nominale a scadenza.

6.1.1.5 Società responsabilità limitata

È una società di capitali che presenta il vantaggio di poter godere dei benefici della responsabilità
limitata pur in presenza di un ridotto impegno finanziario: il capitale minimo richiesto è infatti di 10000
euro. A differenza delle società per azioni le quote di partecipazione dei soci non sono rappresentate da
azioni e la S.r.l. non può, salvo in casi eccezionali, emettere obbligazioni.

È possibile da poco tempo costituire una forma di S.r.l. semplificata che è una S.r.l. a capitale ridotto
in quanto il capitale sociale può essere anche di un solo euro. Inizialmente era limitata solo alle persone di
età inferiore ai 35 anni, invece ora i soci possono avere qualunque età e con le recenti modifiche
legislative può essere amministrata anche da non soci. Un altro vantaggio è che non si pagano gli oneri di
costituzione notarile. Tutto ciò rende molto interessante questo tipo di società ma i potenziali soci di una
S.r.l.s. devono badare al fatto che l’assenza di un capitale sociale cospicuo renderà più difficile
l’ottenimento di credito (sia bancario sia dai fornitori). La S.r.l.s. ha uno statuto redatto in conformità al
modello standard tipizzato le cui clausole sono inderogabili e dunque non può essere integrato a
piacimento, il modello da adottare è di questa forma:

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6.1.1.6 Start-up innovative

Una novità nel panorama delle società sono le start up innovative: è una società di capitali che ha
molte agevolazioni fiscali a patto del rispetto di almeno uno dei seguenti requisiti:
 Deve sostenere oneri e spese in ricerca e sviluppo per un entità pari o superiore al 15% del
maggiore ammontare tra il costo e il valore della produzione;
 Deve impiegare personale altamente qualificato (per almeno i due terzi personale in possesso di
laurea magistrale);
 Deve essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale.
La maggioranza delle quote di una start up innovativa può anche essere detenuta da un’altra società e
possono assumere la qualifica di start up innovativa solo le società:
 Operative da non più di 4 anni;
 Con sede principale in Italia;

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 Con produzione annua non superiore a 5 milioni di euro;


 Che non distribuisca o abbia già distribuito utili o dividendi;
 Che abbia come oggetto sociale prevalente lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di
prodotti e/o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
 Che non abbia origine da una scissione di una società preesistente.

6.1.1.7 Società in accomandita per azioni

È una fattispecie molto particolare che in passato non è stata molto utilizzata. È sostanzialmente una
società per azioni dalla quale si distanzia per la presenza delle due tipologie di soci (accomandanti e
accomandatari).
Ultimamente rappresenta uno strumento molto utile per separare le sorti dell’azienda da quelle della
famiglia proprietaria. In essa ci sono infatti dei soci accomandatari (spesso sono professionisti estranei
alla famiglia) i quali hanno come mandato quello di scegliere gli amministratori della società in base alle
capacità più che in base alla quota di partecipazione al capitale.
Spesso quando muore un capostipite (che rappresentava una figura particolarmente carismatica) e ci
sono tanti eredi. questi tendono a litigare e nasce una grossa dicotomia di interessi tra chi è operativo
nell’azienda e quindi ha interesse che in questa venga investito il più possibile, e chi non è operativo e a
cui interessa principalmente incassare più dividendi possibili. Inoltre c’è un altro fattore: spesso ai vertici
di un’impresa in prima generazione ci sono fratelli e tra fratelli c’è un legame maggiore che fra nipoti
quando si è alla seconda generazione e così via.
Quindi lo scopo della S.a.p.a. è permettere la migliore gestione possibile all’azienda senza riferirsi
principalmente alla quota di partecipazione o ai legami di parentela con i proprietari4.

Esempio FIAT: la S.a.p.a. con lo scopo appena detto, è stata riscoperta in Italia dall’Avv. Franzo
Grande Stevens. Alla morte prematura di Giovannino Agnelli, che era destinato a prendere le redini
dell’azienda in successione all’Avvocato Gianni Agnelli, i soci accomandatari hanno avuto il compito di
individuare la figura che ritenevano più adatta allo scopo e hanno scelto una persona che non porta
neanche il cognome Agnelli (ma Elkann).

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Esempio FIAT EXOR:

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Nella seguente tabella si riassumono le principali caratteristiche delle società riconosciute:

SOCIETÀ DI PERSONE SOCIETÀ DI CAPITALI


Società in nome Società in Società responsabilità Società in accomandita
Società semplice Società per azioni
Nome e sigla collettivo accomandita semplice limitata per azioni
S.s. S.p.a.
S.n.c. S.a.s. S.r.l. S.a.p.a.
Ragione sociale Denominazione sociale
Ragione sociale
indicante il nome di Denominazione sociale Denominazione sociale indicante il nome di un
Ragione e indicante il nome di
Ragione sociale libera almeno un socio libera ma indicante la libera ma indicante la accomandatario e la
denominazione sociale almeno un socio e la
accomandatario e la forma societaria (S.p.a.) forma societaria (S.r.l.) forma societaria
forma societaria (S.n.c.)
forma societaria (S.a.s.) (S.a.p.a.)
Tipo di attività Non commerciale Commerciale Commerciale Commerciale Commerciale Commerciale
Atto pubblico o scrittura Atto pubblico o scrittura
Atto costitutivo Anche verbale Atto pubblico Atto pubblico Atto pubblico
privata privata
Iscrizione nel registro
No Sì Sì Sì Sì Sì
imprese
10000 euro diviso in
100000 euro diviso in quote (non stabilito nel 100000 euro diviso in
Capitale minimo Non stabilito Non stabilito Non stabilito
azioni caso della S.r.l. azioni
semplificata)
Illimitata per gli Illimitata per gli
Illimitata, solidale e Illimitata, solidale e accomandatari, limitata Limitata alle quote di Limitata alle quote di accomandatari, limitata
Responsabilità dei soci
diretta sussidiaria alla quota conferita per capitale sottoscritte capitale sottoscritte alla quota conferita per
gli accomandanti gli accomandanti
Assemblea dei soci,
Assemblea dei soci, Assemblea dei soci,
L’amministrazione consiglio di
Amministrazione Amministrazione consiglio di consiglio di
Organi e funzioni spetta solo ai soci amministrazione ed
disgiunta di tutti i soci disgiunta di tutti i soci amministrazione e amministrazione e
accomandatari eventuale collegio
collegio sindacale collegio sindacale
sindacale
Regime fiscale IRAP+IRE IRAP+IRE IRAP+IRE IRAP+IRES IRAP+IRES IRAP+IRES
Minori formalità, bilancio non soggetto a pubblicazione, maggiore facilità di
Vantaggi Rischio del socio limitato al capitale sottoscritto
ottenimento credito
Maggiori formalità, maggiori costi fissi di struttura, maggiori difficoltà per
Svantaggi Responsabilità illimitata (di tutti o almeno di alcuni soci)
l’ottenimento del credito

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