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[...

] Il nostro moderno sistema democratico è basato sulla partecipazione della popolazione


adulta alla formazione degli organi di governo. I cittadini votano alcuni di loro negli incarichi di
governo, e questi devono essere pronti ad accettare tali cariche.[...]
Perché ci sia un sistema elettorale democratico, occorrono istituzioni che permettano ai cittadini
di formarsi una opinione sulle questioni e di far sì che questa opinione sia politicamente
efficace. Questo è il fine garantito dalla difesa delle libertà civili, dei diritti di libertà di parola, di
riunione e di petizione. Il diritto a iscriversi a un partito politico o, se i partiti esistenti non sono di
proprio gradimento, di formarne insieme con altri uno nuovo.[...]
Il problema di una democrazia operante può, allora, essere così sintetizzato con questa
formula: un popolo, composto di individui, con capacità e volontà di manifestare un interesse
nelle questioni politiche, di formarsi al loro riguardo opinioni ben meditate, di darsi da fare
per assumere la necessaria informazione e di esprimere i propri convincimenti e desideri
attraverso la scelta dei suoi rappresentanti. Inoltre deve esserci sempre un numero sufficiente di
persone che intendano dedicarsi agli affari di governo e in tal modo adempiere a quel contratto
rigeneratore con il resto dell’opinione pubblica che non rimane coinvolta.
Il pericolo che minaccia la democrazia pul essere ricondotto a questa formula: una democrazia
è in pericoloo quando i singoli cittadini sono, per una ragione o per l’altra, o incapaci o
indifferenti ad essere ben informati, cittadini che ragionano, riflettono e dibattono di formano
delle opinioni e si realizzano attraverso discorsi, scritti e associazioni. Oppure, quando
tali cittadini non producono per nulla al loro interno un numero sufficiente di individui che
siano pronti ad assumere una responsabilità politica di tipo democratico, I due pericoli
sono strettamente collegati. Quando la grande massa di persone si sottrae ai propri doveri
democratici, sarà sempre più difficile avere una classe di governo democratica e leaders
democratici, perchè la riserva dalla quale essi possono provenire scarseggia, e quelli che
rimangono perdono rilevanza nela vastità della massa, senza che se ne producano altri.
- tratto da: Eric Voegelin - Anni di guerra-

Il voto non è condizione necessaria e sufficiente per la democrazia. Leader politici del secolo
scorso trasformarono il suffragio popolare in un sistema di scelta obbligata: o si votava SI o
si votava NO. Chi votava contro il regime, contro il sistema, era perseguitato o, se fortunato,
ridotto ai margini della società.
E’ esattamente questo quello che è successo in FIAT: un leader carismatico ha utilizzato metodi
democratici per trasformare un libero processo di scelta dell’elettore in una scelta obbligata. Voti
SI e sei dentro, voti NO e sei fuori. Semplice e democratico.

Ma effettivamente la democrazia accetta il dissenso, anzi una delle finalità della democrazia
dovrebbe essere proprio questa: dare la possibilità e gli strumenti al cittadino di formarsi una
opinione e votare affinché la propria opinione sia efficace.
Oggi la situazione è cambiata e la “democrazia politica” non è capace di opporre resistenza
alla reazione dei settori economici. Riduzione dei diritti e forme di coercizione per spingere i
cittadini ad accettare supinamente decisioni impopolari sono ormai sempre più frequenti. Più la
situazione diventa difficile, più la reazione diventa pressante.
Come si è arrivati a ciò? Probabilmente perché di tutte le scienze sociali l’unica che riesce a
fornire risposte verificate e verificabili è l’economia. La fede cieca nel mercato sta portando però
alla demolizione dello stato sociale assistenziale, praticamente la liberazione del mercato da
quei correttivi imposti dalla politica che vanno contro le ragioni economiciste. Questo comporta
l’assunzione dell’imprenditore come vicario sia del rappresentante democratico, sia del
consumatore; in quanto egli prende decisioni in base alle tendenze del cittadino/consumatore. Il
mercato è così assunto come guida, non più soltanto dell’azione economica, ma anche sociale
e politica.
Economia, politica e società sono così indotte a dissolversi nel mercato che considera disagi e
conflitti solo come momenti di rottura dell’equilibrio. Questo equilibrio a sua volta è ricomponibile
mediante la spinta di diversi agenti del mercato dando così spazio alla mano invisibile teorizzata
da Adam Smith.
Ma cosa succederà quando il mercato, ancorato alla ragione calcolante, sarà isolato
completamente dalle richieste della società?