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Moltiplicatori fiscali:

grandi o piccoli?

Sergio De Nardis
Luiss School of European Political Economy

Milano, Università Cattolica 14 maggio 2019


Moltiplicatori e politica fiscale:
rilevanti per una specifica funzione della politica fiscale

La politica fiscale svolge varie funzioni


• Redistribuzione del reddito tra strati della società: tasse (es. progressive sul reddito) e
trasferimenti (es. sussidi di disoccupazione, reddito ai poveri)
• Riallocazione delle risorse tra settori dell’economia: tassazione di attività indesiderate
(es. consumi che danneggiano ambiente), sussidi a industrie da incoraggiare (es.
produzione/consumo di energia «pulita»)
• Fornitura di beni pubblici e quasi-pubblici che il mercato offre in modo inadeguato
(aria/acqua pulita, sicurezza, salute, istruzione, ecc.)
• Stabilizzazione del ciclo economico, sostenendo l’economia (il PIL) quando è in
recessione, frenandola quando è in boom: tasse e spesa pubblica
– Con stabilizzatori automatici: isolano in parte l’economia da shock alla domanda
aggregata: in recessione cala gettito tasse e aumenta spesa per sussidi
– Con scelte discrezionali di variazione della spesa pubblica e aliquote tasse: effetto su
PIL di azioni discrezionali dipende da entità moltiplicatori fiscali
Warning: la politica fiscale influisce sul livello del debito pubblico; se è alto
(in rapporto al PIL) lo svolgimento di tutte le funzioni ne risulta condizionato
Scaletta degli argomenti affrontati

1. Moltiplicatori fiscali nella teoria economica: inconcludenza, può


essere di qualsiasi dimensione

2. Moltiplicatori fiscali nell’analisi empirica: dimensione varia in


funzione di molteplici circostanze; come è mutato il consenso

3. Esempio di un esercizio applicato a un modello dell’economia


italiana: moltiplicatori fiscali alti nel periodo di crisi
Moltiplicatori fiscali nella teoria economica:
inconcludenza, può essere di qualsiasi dimensione
Moltiplicatore fiscale in teoria:
che cos’è, elementi di base
Nel lungo periodo, l’economia è in equilibrio di pieno impiego
Prodotto = offerta = f [disponibilità dei fattori produttivi (K e L), tecnologia]

Nel breve periodo, l’economia può essere sotto/sopra pieno impiego


Prodotto = Domanda aggregata
Domanda = g [Cons, Invest, Esport, Import, Bilancio pubblico]
Bilancio pubblico = Tasse – Spesa pubblica

Recessione prodotto breve periodo (domanda) < prodotto pieno impiego

Il moltiplicatore fiscale entra in gioco nel lato domanda e nel breve periodo, quando il
bilancio pubblico viene variato per riportare il prodotto al pieno impiego

𝛥 𝑝𝑟𝑜𝑑𝑜𝑡𝑡𝑜 = 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑖𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑥 𝛥 𝐵𝑖𝑙𝑎𝑛𝑐𝑖𝑜 𝑝𝑢𝑏𝑏𝑙𝑖𝑐𝑜

Problema: da cosa dipende moltiplicatore? È grande/piccolo?

NB: la politica fiscale può influire anche sul prodotto di lungo periodo (pieno impiego)
attraverso gli investimenti pubblici che aumentano lo stock di capitale dell’economia
Moltiplicatore in teoria:
richiamo al semplice modello keynesiano
Nel breve periodo: Prodotto=Domanda aggregata
Prodotto = Consumi + Investimenti +Spesa pubblica + Export - Import
Y= C + c(Y-tY) + I – kr + G + X - mY
Consumi = C + c (Y – tY)
• C=componente autonoma consumi; Y=reddito; Y-tY = reddito disponibile;
t= aliquota imposta su reddito (flat tax); c = propensione marginale al consumo
con: 0 < c < 1; 0 < t < 1
Investimenti = I - kr
• I =componente autonoma investimenti; r= tasso (reale) di interesse; k = sensibilità
investimenti al variare del tasso di interesse (k > 0)
Spesa pubblica = G
Esportazioni = X
Importazioni=mY
• m=propensione marginale a importare, con: 0 < m < 1
Moltiplicatore in teoria:
richiamo al semplice modello keynesiano
Y= C + c(Y-tY) + I – kr + G + X - mY
raggruppando i termini in Y (reddito) e mettendolo a sinistra
1
𝑌= [𝐶 + 𝐼 − 𝑘𝑟 + 𝐺 + 𝑋]
1−𝑐 1−𝑡 +𝑚
dove
1
= 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑖𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑒𝑐𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑎 𝑎𝑝𝑒𝑟𝑡𝑎
1−𝑐 1−𝑡 +𝑚

e con m=0
1
= 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑖𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑖𝑛 𝑒𝑐𝑜𝑛𝑜𝑚𝑖𝑎 𝑐ℎ𝑖𝑢𝑠𝑎
1−𝑐 1−𝑡

Poiché c e t < 1, moltiplicatore keynesiano in economia chiusa è > 1


Moltiplicatore tanto più alto quanto più alto è c e quanto più bassi sono t e m
Moltiplicatore in economia chiusa > moltiplicatore in economia aperta
1 1
>
1−𝑐 1−𝑡 1−𝑐 1−𝑡 +𝑚
Moltiplicatore in teoria:
richiamo al semplice modello keynesiano
Infine, considerando il caso di economia chiusa, dall’espressione
1
𝑌= [𝐶 + 𝐼 − 𝑘𝑟 + 𝐺]
1−𝑐 1−𝑡
portando a sinistra il tasso di interesse r ed esprimendolo in funzione del
reddito Y e delle altre avariabili si arriva all’equazione della curva IS

𝑌 (𝐶 + 𝐼 + 𝐺)
𝐼𝑆 → 𝑟=− +
1 𝑘
𝑘
1−𝑐 1−𝑡
da cui
∆𝑟 1 1
=− 1 = −
∆𝑌 𝑘 𝑚𝑜𝑙𝑡𝑖𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑥 𝑘
1−𝑐 (1−𝑡)

per cui la pendenza della curva IS dipende dalla dimensione del


moltiplicatore: all’aumentare del moltiplicatore la curva IS diviene più
piatta; si accresce la sensibilità del reddito a variazioni del tasso di interesse
La «curva» IS a seconda della dimensione del moltiplicatore e
con aumenti delle spese «autonome»

(𝐶 + 𝐼 + 𝐺)
𝑟=
𝑘

1
𝑝𝑒𝑛𝑑𝑒𝑛𝑧𝑎 = −
𝑚𝑜𝑙𝑡𝑖𝑝𝑙𝑖𝑐𝑎𝑡𝑜𝑟𝑒 𝑥 𝑘

𝐶+𝐼+𝐺
𝑌=
1−𝑐 1−𝑡
Moltiplicatore in teoria:
richiamo al semplice modello keynesiano
• Quindi il moltiplicatore misura la variazione del reddito in risposta a variazioni
delle componenti autonome della spesa

• G e t sono le variabili che il Governo può modificare in modo discrezionale; nel


modello keynesiano il moltiplicatore fiscale - cioè quello messo in moto da una
variazione di G - rappresenta un importante strumento di regolazione del ciclo
economico
1
𝛥𝑌 = 𝛥𝐺
1−𝑐 1−𝑡 +𝑚

• Il moltiplicatore è > 1 anche in economia aperta a condizione che la propensione


marginale al consumo, al netto di quanto le tasse sottraggono (al margine) ai
consumi, sia superiore a quella a importare, cioè 𝑐 1 − 𝑡 > 𝑚; è una possibilità
realistica per valori ragionevoli di c, t e m

• Ad esempio, se moltiplicatore = 1,5 e il Governo decide stimolo fiscale tale che


𝛥𝐺 =+100 allora potrà raggiungere un incremento di reddito 𝛥𝑌=150: forte effetto
Moltiplicatore in teoria: obiezioni al modello keynesiano
il moltiplicatore può essere di qualsiasi dimensione, dipende dalle
ipotesi del modello su flessibilità di prezzi e salari …
• Il modello keynesiano è un caso particolare: suppone che al variare di G il resto
dell’economia rimanga fermo, ma
Prezzi = f (Domanda aggregata – Prodotto di equilibrio)
• In generale, al variare di G vi è risposta di prezzi e salari; inoltre la politica
monetaria, condotta dalla Banca centrale in modo indipendente, viene
modificata variando i tassi di interesse se l’inflazione si discosta da obiettivo
• Quanto più rapida è la reazione di prezzi/salari a modifiche della domanda - a
modifiche del gap tra domanda e offerta - tanto minore è il moltiplicatore
• Nel caso estremo di sensibilità istantanea (infinita) dei prezzi/salari («modello
neoclassico») la domanda si allinea automaticamente all’offerta, il moltiplicatore
fiscale è zero: nessun effetto sul reddito
• Nel caso estremo opposto di rigidità completa dei prezzi/salari nel breve periodo
il moltiplicatore fiscale è quello keynesiano, è grande e la sua dimensione
dipende unicamente da c, t e m
• Bottom line: la teoria non aiuta a dire se il moltiplicatore è grande o piccolo,
dipende dalle ipotesi teoriche del modello
… e dalle aspettative
• Nella modellistica macroeconomica «moderna» (stocastica) entrano in gioco le
aspettative: ulteriore fattore di potenziale riduzione del moltiplicatore
• In tali modelli (real business cycle) si suppone, accanto a flessibilità dei prezzi, che gli
agenti vivano indefinitamente e ottimizzino i loro piani di spesa su tutti i periodi futuri
in base alle aspettative di reddito: il consumo non risponde al reddito corrente, ma
viene smussato in funzione dell’attesa di reddito permanente, anche col credito
• Vale l’equivalenza ricardiana: stimolo fiscale in deficit=stimolo coperto con tasse
perché agenti razionali (con vita infinita) conoscono il vincolo di bilancio pubblico:
deficit di oggi = tasse nel futuro per rispettare tale vincolo
• Conseguenze: a) moltiplicatore nullo di un taglio temporaneo di tasse; b)
moltiplicatore piccolo (< 1) di un aumento temporaneo di spesa
• Basta però inserire in tali modelli ipotesi di rigidità nei prezzi e nei comportamenti -
consumatori vincolati nell’accesso al credito per cui non possono smussare la spesa -
per tornare in un mondo di tipo keynesiano (dynamic stochastic neo-keynesian models)
• In questi modelli, moltiplicatori fiscali sempre positivi: la loro misura dipende dalla
reazione della politica monetaria. I moltiplicatori sono grandi se politica monetaria non
contrasta l’aumento del PIL indotto da stimolo fiscale; simmetricamente, se politica
monetaria è impotente a contrastare calo del reddito indotto da stretta fiscale
• Bottom line: anche nella macroeconomia «moderna», la teoria non aiuta a dire se il
moltiplicatore è grande o piccolo, dipende dalle ipotesi teoriche del modello
Moltiplicatori fiscali nell’analisi empirica:
dimensione varia in funzione di molteplici
circostanze; come è mutato il consenso
In assenza di indicazioni teoriche, un «senso comune»:
la visione di consenso pre-crisi circa l’efficacia della politica fiscale
nello stabilizzare il ciclo economico
Consenso pre-crisi: a) politica fiscale discrezionale non è un buon strumento per
regolare il ciclo; b) politica monetaria deve svolgere questa funzione. Si riteneva che
• far funzionare gli stabilizzatori automatici (in recessione il deficit si allarga e ciò
la contrasta) è tutto quel che si può chiedere alla politica fiscale anticiclica
• Se gli stabilizzatori non sono sufficienti per contrastare la recessione, la politica
fiscale deve cedere il posto alla politica monetaria, perché
– Politica fiscale discrezionale è lenta: proporre, votare e rendere operativa una misura
fiscale richiede tempo e arriva tardi rispetto alle esigenze di stabilizzazione
– Distorsioni indotte dall’interferenza politica di scopi diversi da quello della
regolazione del ciclo economico (altre funzioni politica fiscale)
– Scetticismo su efficacia indotto da «equivalenza ricardiana»: deficit oggi=tasse future
– Politica monetaria molto efficace nello stabilizzare le economie nel periodo pre-crisi
definito della «grande moderazione»
– Nelle economie avanzate, affette da invecchiamento e problemi di sostenibilità delle
finanze pubbliche, priorità della politica fiscale è stabilizzare/ridurre i livelli di debito
Ma il «senso comune» valeva in condizioni di tempi normali,
venute meno nelle circostanze eccezionali della crisi
Il venire meno delle «condizioni normali» è stato particolarmente evidente nel caso
europeo (ma non solo). In base alla visione di consenso, gli analisti si attendevano
effetti recessivi limitati e transitori a seguito dei piani di consolidamento fiscale
adottati in risposta alla crisi dei debiti sovrani. Ma non fu così, perché
• Piani di consolidamento furono adottati (2010-11) quando i paesi europei erano
ancora in condizioni recessive per le conseguenze della crisi finanziaria del 2008
• La politica monetaria divenne rapidamente inefficace nel contrastare con azioni
di stimolo gli effetti recessivi delle strette fiscali: tassi di interesse scesi a zero,
non riducibili ulteriormente
• Deterioramento del sistema finanziario-creditizio (credit crunch) ha esacerbato vincoli di
liquidità e ridotto accesso al credito di ampie fasce di operatori le cui decisioni di spesa
hanno preso a dipendere dal reddito corrente in caduta, più che da quello futuro
• Consolidamenti simultanei ovunque, anche in Germania: spillover negativi tra i vari paesi
• Per il concorrere di questi fattori l’impatto dei consolidamenti è stato marcato e
persistente: i moltiplicatori fiscali si sono rivelati più elevati di quanto si pensasse
• Studio di revisione critica delle previsioni del FMI, Blanchard e Leigh (2013): a causa della
sotto-stima dei moltiplicatori fiscali che si basavano sull’esperienza pre-crisi, gli errori di
previsione sulla caduta del PIL nei paesi avanzati sono stati significativi
Fallimenti previsivi del «senso comune» hanno fatto fiorire una
notevole quantità di studi empirici sui moltiplicatori:
A) variano a seconda delle caratteristiche strutturali delle economie…
I moltiplicatori sono più grandi nei paesi:
• con più bassa proporzione a importare: già evidente nel modello keynesiano
• con regimi di cambio fissi rispetto ai paesi in cambi flessibili: con cambi fissi e
perfetta mobilità capitali, banca centrale deve espandere l’offerta di moneta a
seguito di stimolo fiscale per impedire al cambio di apprezzarsi (Mundell-Fleming)
• membri di unioni monetarie
• con mercato del lavoro più rigido: rigidità salariale avvicina al mondo keynesiano:
salari crescono poco quando politica fiscale stimola domanda aggregata
• con più bassi stabilizzatori automatici: anche ciò è evidente nel moltiplicatore
keynesiano con bassa aliquota di imposta t una minore frazione di reddito viene
sottratta dalle tasse al processo moltiplicativo del reddito conseguente allo
stimolo fiscale
• con debito/PIL basso rispetto a quelli con un alto rapporto: a) in quest’ultimi lo
stimolo fiscale può avere effetti negativi di fiducia con rialzo tassi per maggiore
premio al rischio sovrano; b) effetti ricardiani (aspettative) più probabili
• con amministrazioni pubbliche efficienti nel prelievo delle tasse e nella
realizzazione dei programmi di spesa
B) i moltiplicatori cambiano nella stessa economia a seconda
dello stato del ciclo economico: recessione/espansione
I moltiplicatori sono più grandi
• Nelle recessioni rispetto alle espansioni:
Aumento spesa pubblica in fase boom (pieno impiego) spiazza (crowd out) spesa
privata via rialzo tassi di interesse, lasciando livello prodotto inalterato e prezzi più alti
invece in recessione, con capacità produttiva inutilizzata, stimolo può attirare (crowd-
in) investimenti privati aumentando l’impiego di fattori inutilizzati senza inflazione
Inoltre, consolidamento fiscale determina un calo del prodotto più elevato in
recessione che in espansione: in recessione sale la quota di consumatori che non
possono indebitarsi e rispondono 1-a-1 alla caduta del reddito corrente

• Nelle recessioni in cui politica monetaria ha perso potere di influenza sul


ciclo economico perché i tassi di interesse sono al livello minimo possibile
non è possibile ridurre i tassi di interesse per compensare effetti recessivi dei
consolidamenti fiscali
malfunzionamento del sistema finanziario-creditizio, consumi e investimenti
influenzati dal calo dei redditi e profitti del periodo corrente e non dal futuro
In questi casi, il moltiplicatore è > 1 , come nel caso keynesiano
Si pensava che fosse un caso specifico alla grande depressione degli anni 30; si è
ripetuto nella crisi post-2007, ancora oggi tassi di interesse area euro a livello zero
C) i moltiplicatori cambiano a seconda dello categorie di
intervento pubblico (entrate/spese)
I moltiplicatori sono più grandi
• Se associati a investimenti pubblici (ma anche acquisti di beni e servizi della pubblica
amministrazione): sono più elevati di quelli associati al lato entrate (tasse)

• Inoltre, i moltiplicatori di spesa (investimenti e acquisti di beni e servizi) aumentano


nelle recessioni in misura maggiore di quelli associati alle tasse

• Sicché, analisi degli effetti di stimoli/consolidamenti fiscali basate solo sulla


considerazione di quanto varia il saldo di bilancio possono essere fuorvianti: la
modifica della composizione del bilancio è cruciale

• Vi sono evidenze secondo cui programmi di consolidamento fiscale basati su tagli di


spesa sortiscono effetti recessivi minori di quelli fondati su aumenti delle entrate
(tasse) nei casi in cui entrano in gioco aspettative più favorevoli su credibilità dei
consolidamenti basati su tagli di spesa (con effetti positivi sul lato offerta)

• Tuttavia se i tassi di interesse sono a zero questo effetto meno recessivo di strette
fiscali basate su tagli di spesa non è osservato
La generalità degli studi empirici fornisce comunque indicazioni
abbastanza omogenee: come variano i moltiplicatori fiscali a seonda
delle misure di finanza pubblica e dello stato del ciclo; i risultati di una
meta-analisi condotta su 98 studi pubblicati tra il 1992 e il 2013
(Gechert, Hughes-Hallett, Rannemberg, 2015)
Esempio di un esercizio applicato a un modello
dell’economia italiana: moltiplicatori fiscali alti nel
periodo di crisi
Brevissimi richiami sul modello utilizzato
• Modello econometrico MeMo-IT elaborato da Istat e impiegato dal Fiscal council italiano (Ufficio parlamentare
di bilancio) per le proprie previsioni sull’Italia

• Modello strutturale stilizzato dell’economia composto da una serie di equazioni che descrivono il
comportamento operatori (come le equazioni dei consumi o degli investimenti nel modello keynesiano)

• Variabili endogene sono quelle a sinistra del segno di uguale nelle equazioni di comportamento; dipendono da
altre variabili endogene e da quelle variabili esogene (predeterminate dal previsore).

• In MeMo.it sono variabili esogene quelle del quadro internazionale (commercio mondiale, prezzo del petrolio,
tassi di cambio) e le variabili decisionali di finanza pubblica (spesa, aliquote tasse, contributi, trasferimenti)

• MeMo.it ha circa 70 equazioni di comportamento (o strutturali) e 120 identità (es. PIL=domanda aggregata)

• I parametri strutturali delle equazioni (per es. propensione al consumo, sensibilità investimenti a tassi di
interesse) sono stimati attraverso metodi di stima econometrici considerando il periodo 1970-2014

• In un modello strutturale multi-equazionale moltiplicatore fiscale è la risposta del PIL all’impulso fiscale, dove
variazioni variabili finanza pubblica (di entrata e di uscita) e del PIL sono misurate rispetto a uno scenario base

• L’impulso di ciascuna variabile di finanza pubblica è posto uguale a 1% del PIL baseline, talché le dimensioni dei
moltiplicatori sono comparabili

• La risposta (moltiplicatore) riflette l’azione di tutti i parametri strutturali che entrano in gioco nelle 70 equazioni
a seguito dell’impulso fiscale; il moltiplicatore è dunque un parametro di sintesi; si dice di forma ridotta
Ricerca dei moltiplicatori di crisi nel modello MeMo-it
(De Nardis e Pappalardo 2018)
• Periodo di stima di MeMo-it: 1970-2014. I moltiplicatori fiscali del modello
riflettono i parametri strutturali stimati su questo periodo che include una fase
preponderante (1970-2007) di fluttuazioni cicliche normali e solo l’ultimo tratto
della serie storica (2008-2014) interessato da «eccezionalità» della crisi che
impatta su dimensione moltiplicatori
• Se vi è stato un aumento nella dimensione dei moltiplicatori nel periodo 2008-
2014, ciò dovrebbe riflettersi nel fatto che i moltiplicatori basati su una stima
del modello nel periodo pre-crisi 1970-2007 sono più piccoli di quelli ottenuti
con la stima sull’intero periodo: in effetti è così
Moltiplicatori fiscali di impatto (primo anno) : variazione % del PIL rispetto allo scenario
base in risposta all’aumento della variabile di finanza pubblica di 1% del PIL

Periodo di stima del Periodo di stima del


modello: 1970-2014 modello: 1970-2007

Uscite 0,40 0,20


Entrate -0,14 -0,10
Data l’indicazione che i moltiplicatori del periodo di crisi sono
più alti, come estrarli da un simile modello?
• Brevità serie storica non consente una stima accurata ed efficiente dei
parametri strutturali nel periodo di crisi (2008-2014) da cui evincere i
moltiplicatori fiscali specifici a tale periodo

• Vi si arriva attraverso una stima indiretta: moltiplicatore basato sulla stima


nell’intero periodo 1970-2014 è risultato medio del moltiplicatore rilevante per
il periodo «normale», 1970-2007, e del moltiplicatore specifico al periodo
«anormale» della crisi, 2008-2014

molt1970-2014 = (molt1970-2007 x w1970-2007 + molt2008-2014 x w2008-2014)

• Dove i pesi w1970-2007 e w2008-2014 sono ottenuti sulla base di una misura
dell’incertezza (varianza) delle stime relative ai vari periodi

• Il periodo più lungo 1970-2014 si caratterizza per stime più accurate e meno
incerte (con varianza più bassa) e quindi ha un peso più grande del periodo di
crisi che è più breve e incerto (ed è quindi caratterizzato da varianza alta)
Risultati sui moltiplicatori di impatto
Moltiplicatori fiscali di impatto (primo anno) nel modello Istat MeMo-iT: variazioni % del PIL rispetto
allo scenario base in risposta a un aumento della variabile di finanza pubblica pari all’1% del PIL
Moltiplicatori basati sulla Moltiplicatori basati Moltiplicatori impliciti
stima sull'intero periodo sulla stima sull'intero relativi al periodo di
1970-2014 periodo 1970-2007 crisi 2008-2014
USCITE
Consumi intermedi 0,864 0,523 1,302
Prestazioni sociali 0,180 0,061 0,586
Spese in conto capitale 0,936 0,432 2,664
Contributi alla produzione 0,033 0,010 0,249

ENTRATE
IRPEF - 0,194 - 0,065 - 0,634
IRES - 0,021 - 0,014 - 0,025
IVA - 0,087 - 0,040 - 0,249
IRAP - 0,034 - 0,005 - 0,134
Contributi sociali - 0,099 - 0,088 - 0,136
Accise prodotti energ - 0,035 - 0,006 - 0,135

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Principali punti delle stime

• Si conferma eterogeneità dei moltiplicatori a seconda delle categorie di


spesa e di entrate. In generale, moltiplicatori di spesa (spese in conto
capitale, acquisti della PA) più elevati di quelli di entrate e prestazioni
sociali

• I moltiplicatori del periodo di crisi (2008-2014) sono più elevati di quelli


ottenuti sulla base della stima sull’intero periodo (1970-2014); ciò è in
generale vero tanto per le voci di uscita che di entrata

• L’aumento dei moltiplicatori nel periodo di crisi (2008-2014) è più


accentuato per spese in conto capitale e acquisti di beni intermedi da
parte della PA, che per le altre voci. Per entrambe le voci di spesa i
moltiplicatori superano l’unità. Il moltiplicatore diventa molto elevato (>2)
nel caso delle spese in conto capitale
Manovra Berlusconi-Monti del 2011:
forte sottostima dei previsori della caduta del PIL
Nel luglio-novembre 2011 viene implementata forte manovra di finanza pubblica pari a 80
miliardi di euro (4,8% del PIL) basata su aumenti di entrate e tagli di spesa. Le generalità dei
previsori sottostimò impatto recessivo su PIL negli anni interessati dalla manovra (2012-2014)

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Effetti sul PIL della manovra Berlusconi-Monti del 2011
secondo MeMo.it: errore di previsione e sua correzione con
moltiplicatori specifici al periodo di crisi

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Concludendo/riassumendo
• Dimensione moltiplicatori fiscali è incerta

• La teoria non porta a conclusioni univoche: dipendono dalle ipotesi del modello
adottato dal ricercatore

• L’analisi empirica mostra ampia eterogeneità a seconda delle caratteristiche del


paese, del ciclo economico e dello strumento di politica fiscale

• Nella crisi è stata cruciale la perdita di influenza della politica monetaria sul
ciclo economico (limite zero dei tassi di interesse)

• L’evidenza suggerisce che i moltiplicatori si sono amplificati notevolmente


nella crisi, anche nel caso italiano; fatto non adeguatamente valutato quando si
realizzarono i programmi di consolidamento fiscale nei diversi paesi europei

• Finché la politica monetaria è vincolata al livello zero dei tassi (perché


l’inflazione è lontana dall’obiettivo), nei paesi che hanno «spazio fiscale» (e
non sono quindi esposti ad aumento della percezione del rischio) politiche
fiscali espansive possono essere molto efficaci nell’influire sul livello del PIL,
con effetti favorevoli sui partner con cui sono integrati