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PERIODICO DI CULTURA NEO-ILLUMINISTA

NUMERO 32 GIUGNO 2020 (ANNO XIV N.1)


w w w.c iv i l t a l a ica.it
Editoriale

Io ho paura
PAURA: Emozione primaria di difesa, provocata da una
situazione di pericolo che può essere reale, anticipata dalla
previsione, evocata dal ricordo o prodotta dalla fantasia. La
paura è spesso accompagnata da una reazione organica, di
cui è responsabile il sistema nervoso autonomo, che prepara
l’organismo alla situazione d’emergenza, disponendolo, an-
che se in modo non specifico, all’apprestamento delle difese
che si traducono solitamente in atteggiamenti di lotta e fuga.
Alessandro
Chiometti (U. Galimberti - Dizionario psicologico)
PROPRIETARIO ED EDITORE
Associazione Culturale Civiltà Laica,
Come tutte le cose biologiche la paura ha fini commerciali o elettorali (lo sappia-
Via Carrara, 6 - 05100 Terni
e-mail: redazione@civiltalaica.it una sua spiegazione evoluzionistica. mo... è sempre più difficile cogliere la dif-
Non sappiamo se ci sono mai state specie ferenza fra i due fini).
DIRETTORE RESPONSABILE homo prive di paura, ma semmai fossero Come uscirne vivi da tutto questo? Ovvero,
Marco Vulcano esistite, di certo si sono estinte subito. come non far la fine dell’homo senzapauris
COMITATO DI REDAZIONE “Guarda là: una tigre ferocissima!” ma contemporaneamente non rinunciare
Stefania Paolucci, Alessandro Gentiletti, ad una vita che valga la pena di essere vis-
Alessandro Petrucci, Silvia Menecali, “E chi se ne frega io non ho p...” Gnam. suta?
Federico Piccirillo, Francesco Saverio Paoletti,​ Fine della specie homo senzapauris.
Marcello Ricci, Massimiliano Agostini, Come nostra abitudine non vi offriamo
Seriamente. Le paure ovviamente servono un manuale di vita, per quello ci sono
Alessandro Chiometti, Valentina della Bella​,
Massimilano Brasile per la nostra autodifesa, solo gli idioti non professionisti ben pagati e non vorrem-
hanno paura (ammonisce oggi lo psichia- mo mai rubar loro il lavoro. Tutt’al più ci
Stampato per l’Ass. Cult. Civiltà Laica tra Paolo Crepet anticipato dal tenente limitiamo a condividere con i nostri let-
da IRIS G.T.F.C. srl Narni Scalo (TR) Worf in una celebre puntata di Star Trek tori i nostri pareri e le nostre riflessioni.
Autorizzazione del Tribunale di Terni - Next Generation). Ma indubbiamente
n. 03/07 dell/8 Marzo 2007 il concetto che vogliamo esprimere Impossibile non accennare al tema della
in questo numero è che c’è una bella Covid19 che in questi mesi ha cambiato
differenza fra avere paura o lasciarsi radicalmente le nostre vite. Ne parlano
GRAFICA in questo numero Ilaria Alleva e Silvia
dominare dalla paura.
Katapulta Design di Agnieszka Goclowska
http://katapultadesign.eu
Menecali, mentre Paola Samaritani ci
Per semplificare il discorso basterebbe
parla di come l’arte racconta la paura e
forse ricordare sempre le parole di Pa-
Federico Piccirillo filosofeggia sulla pau-
olo Borsellino quando gli chiedevano
ra nel cinema.
“Ma lei non ha paura?” dopo che la mafia
aveva già ucciso Giovanni Falcone. “Chi Del virus Sars-cov-2 e di tutto ciò che ha
non ha paura di morire muore una volta significato ci riserviamo di parlarne fra
sola!” Rispondeva, già consapevole del diversi mesi, quando numeri ben più at-
suo destino, il giudice. tendibili di quelli che abbiamo adesso ci
Tutta la vita umana è un equilibrio fra consentiranno di avere un’idea razionale
IMMAGINE IN COPERTINA
Katapulta Design giusto e sbagliato, legale e illegale, yin e di quello che è successo. (En passant, ba-
yang, egoismo e altruismo, vantaggi per- sta chiedere pareri agli scienziati, chie-
sonali e vantaggi per tutta la società. Così detegli i dati).
in questi precari equilibri di certo rientra Ecco, la razionalità. Pur sapendo che non
anche la difficile scelta se affrontare ciò solo ciò che è razionale esiste (con buona
che ci fa tanto paura o nascondersi. pace di Hegel) affrontare ciò che la vita
Il fatto è che le paure non sono solo quel- ci propone evidenziando, grazie al no-
le razionali: la mafia, le malattie, la po- stro spirito critico, le contraddizioni a
vertà etc. Molte sono irrazionali e cioè cui portano le nevrosi e tenendoci quelle
delle vere e proprie fobie che causano paure che consentono di non estinguersi,
nevrosi, per dirla con le parole di Freud. lo riteniamo un ottimo punto di partenza
Claustrofobia, ipocondria, entomofobia, per vivere.
acrofobia, idrofobia, cinofobia, ornitofo- Vivere e non sopravvivere. La differenza
bia... è sostanziale, come ricorda un robot ad
Dopodiché, come nel caso della xenofo- un incredulo Antonio Banderas nel re-
bia, alcune di queste possono venir fo- cente e bellissimo film Automata. 
mentate dai politici e dai mass media a
Filosofia

Attenti ai mostri che mettono paura


Il cinema spesso e volentieri è intrisa di un’atmosfera macabra e oscura. Proprio il picco-
veicola una serie di messaggi lo Bruce, spaventato da questi animali notturni, una volta
che possono dare spunto a in- divenuto il cavaliere oscuro indosserà un costume da pipi-
teressanti riflessioni. Batman strello! Bruce Wayne/Batman ha paura dei pipistrelli e, per
Begins (2005) di Christopher comunicare e trasmettere timore e paura ai suoi nemici, as-
Nolan può, a mio modesto av- sorbe su di sé tutta la paura che queste creature della notte
viso, essere inserito in quel scatenano in lui. In altri termini, egli rende sé stesso uguale
tipo di cinema che oltre a mi- all’oggetto della sua paura, identificandosi in esso e finen-
Federico rare all’intrattenimento lascia do per gestirla, viverla e farne addirittura il suo più grande
Piccirillo
allo spettatore modo di inter- punto di forza. Un meccanismo analogo ce lo descriveva, un
rogarsi su diverse questioni che potremmo in un certo secolo prima, Sigmund Freud nel suo Totem e tabù (1913), in
senso considerare di natura filosofica. cui spiega come gli aborigeni australiani dopo aver
ucciso un animale, come il canguro o l’emù, presi
dalla paura del rimorso per averlo fatto, lo eleggano
a proprio totem, indossando maschere costruite a
immagine e somiglianza dell’animale ucciso durante
i rituali religiosi. Essi si identificano con l’animale/
totem per esorcizzare la paura e il senso di colpa.
Tornando al cinema, nel fim Nightmare-Nuovo incu-
bo (1994), abbiamo modo di vedere (in un contesto
meta-cinematografico, dove è il cinema che parla di
se stesso) lo stesso Wes Craven, tra i personaggi del
film, dichiarare che l’unico modo per sconfiggere
davvero il demone/trickster dei sogni Freddie Krue-
ger è quello di intrappolarlo nella sceneggiatura di
un film.
La psicanalisi freudiana, d’altro canto, ha cambiato
radicalmente la fisionomia dell’uomo moderno poi-
ché lo ha messo di fronte a ciò di cui aveva più pau-
ra: la sua ombra, il suo lato oscuro che ignorava, di
cui negava a se stesso l’esistenza; l’abisso di cui si ha
timore perché non lo si conosce e non si sa come ge-
stirlo, come spesso non sappiamo come controllare
e gestire chi è diverso da noi, e ne abbiamo paura.
Agli inizi della società moderna, nel XVII secolo,
quando gli esperimenti di Evangelista Torricelli pro-
Foto: pixabay.com

varono l’esistenza del vuoto, venne messo in luce il


principio che aveva guidato il sapere prima di allora:
l’horror vacui, ovvero, la paura del vuoto. Da Aristo-
tele al ‘600 infatti gran parte degli studiosi e degli
Il film di Nolan, che ridisegna la fisionomia del personag- intellettuali avevano condotto i loro ragionamenti
gio di Batman conferendogli dei connotati più dark e noir e partendo dal presupposto che l’opzione che il vuoto potes-
facendolo evolvere dal semplice supereroe travestito da pi- se esistere andasse scartata da principio. Il vuoto infatti era
pistrello alla figura di cavaliere oscuro di Gotham, seguendo per la mentalità dell’epoca l’abisso, una zona difficilmente
le suggestioni lanciate dalla graphic novel di Frank Miller, categorizzabile e quindi difficile da gestire, controllare e do-
mette in luce anche un’interessante modalità attraverso cui minare. Possiamo portare all’estremo tutto questo discorso
l’essere umano può vivere il rapporto con le proprie paure, parlando della paura per eccellenza dell’uomo: la paura della
nonché il rapporto con il proprio dark side. Nel film vediamo morte, la paura del non-essere, della finitezza dell’esistenza,
come il piccolo Bruce Wayne è fortemente spaventato dai il timore che tutto ciò che costruiamo e che
pipistrelli, come rappresentato in una delle scene iniziali del siamo e che vogliamo illuderci sia eterno può
film in cui vediamo il futuro Batman a teatro con i suoi geni-
tori, prima che vengano uccisi, intimorito da uno spettacolo
in cui gli attori sono travestiti da pipistrelli e la scenografia
andare in polvere in quanto soggetto ad un ci-
clo di generazione e corruzione. 4 pagina
Paradisi, campi elisi, trasmigrazioni delle ani-

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me dopo la morte, riti vudù che ci permet- Stephen King e a registi come John Carpenter e Wes Craven

3 da p.
terebbero di trasferire la nostra anima in un
altro corpo per non morire veramente costi-
tuiscono, a mio umile parere, palliativi per
con i loro Michael Mayers e Freddie Krueger non hanno fatto
altro che concedersi all’abisso gestendolo, liberandosene in
modo catartico e facendone un punto di forza e di ricchezza
rimuovere l’ostacolo. Questi palliativi, per con le loro opere. A chi serve l’uomo pauroso? Ovviamente
l’appunto, rimuovono l’ostacolo e non lo superano, mante- a chi non ama la libertà, a chi vorrebbe continuare a tenere
nendo il terrore che noi abbiamo di esso. Quand’è che la fini- le menti e i corpi sotto controllo, mostrificando e demoniz-
tezza, il vuoto, l’abisso, il lato oscuro e inconscio di noi non zando proprio ciò o chi non si conosce. È per chi non ama la
ci mettono più paura? Quando smettiamo di fuggire, quan- libertà che è necessario rimangano gli spauracchi e i mostri
do li accettiamo e iniziamo a convivere con essi. In questo da cui si deve stare lontani e da cui bisogna proteggersi, siano
modo inizia un processo di liberazione dalle paure e dai ti- essi migranti, untori portatori di virus e pandemie mediatica-
mori che non ci mette più nelle condizioni di affidarci a real- mente ingigantite, uomini e donne di diverso orientamento
tà extramondane per sfuggire ad essi. Tutti coloro che han- sessuale che vogliono distruggere la famiglia o persone sem-
no arricchito il patrimonio artistico-letterario dell’umanità plicemente diverse e difficilmente inseribili in categorie so-
da Dante con il suo Inferno a Edgar Allan Poe con i sui gatti ciali che aiutano a normalizzare e controllare la società e le
neri e i suoi demoni, a Johan Heinrich Fussli con i suoi incubi sue dinamiche. 
dipinti su tela, fino ad arrivare a giganti della scrittura come

Sociologia

Restare vivi
La sociologia delle emozioni nasce strumenti per partecipare e distribuire socialmente i significati
all’interno della sociologia nordame- e la conoscenza.
ricana a metà degli anni 70: in sintesi,
La rappresentazione che abbiamo avuto dei mass media sin
durante gli anni 70 la cultura ameri-
dall’inizio di questa narrazione è quella della incoerenza, disor-
cana “rispolverava” l’attenzione al sé,
ganizzazione, assenza di responsabilità sociale. Le informazioni
al mondo del privato e dell’intimità,
sono passate come breaking news non filtrate, buttate lì senza
poneva l’attenzione sulle relazioni in-
alcuna verifica, come se il fine ultimo della comunicazione fos-
terpersonali e sull’identità. Successiva-
se quello di arrivare prima degli altri, senza preoccuparsi del
Silvia mente all’interno dell’American Socio-
“come”. Ovviamente la facilità di accesso alla informazioni at-
Menecali logical Association nasceva una sezione
traverso la rete, soprattutto per mezzo dei social, sappiamo che
dedicata allo studio delle emozioni.
asseconda quella sorta di pigrizia diffusa nei fruitori che com-
Siamo solite/i pensare alle emozioni come qualcosa che ha a porta scarsa capacità di attenzione ed elaborazione delle infor-
che fare unicamente la nostra sfera personale, intima, che ap- mazioni, che si aggiunge al ben noto analfabetismo funzionale.
partiene ad ognuna/o di noi. La sociologia delle emozioni osser-
I social hanno contribuito alla diffusione delle immagini di
va ed offre un punto di vista su come facciamo esperienza delle
scaffali vuoti nei supermercati, di persone che facevano la spe-
situazioni sociali, rileggendo il processo di costruzione sociale
sa di generi alimentari con le valigie, pronte a far valere con
della realtà mettendo al centro le emozioni, attivate dalle rela-
ogni mezzo il proprio diritto ad un pacco di carta igienica in più
zioni. La società costruisce le proprie norme emozionali: quin-
lasciando sole al loro destino le povere e sfigate penne lisce che
di, dal momento che storicamente mutano pratiche e modelli
solo ora abbiamo capito non costituiscono un bene di prima ne-
relazionali, di conseguenza ciò avviene anche per le emozioni.
cessità, piuttosto la morte. Queste immagini inizialmente han-
Nella conoscenza e nella comunicazione le emozioni rivestono
no destato anche non rare manifestazioni di ilarità tra i fruitori
un ruolo centrale e sono soggette a continue trasformazioni, in
della rete: con il passare dei giorni però venivano affiancate da
relazione ai mutamenti sociali.
notizie di morti e contagi nel nord Italia, man mano diventa-
Possiamo dire che di questi tempi l’emozione che riveste un to zona rossa e scenario di guerra (parola oltremodo abusata
ruolo centrale nelle interazioni sociali è la paura: la paura del da politici, giornalisti, e diffusa sulla bocca di chiunque), con-
contagio, la paura della paura. tribuendo ad alimentare la percezione del pericolo imminen-
te, generando appunto quella paura fonte di instabilità che in
Il 31 dicembre è la data in cui si può dire sia iniziata la narra-
qualche modo va di pari passo con la costruzione sociale del
zione del Corona Virus Disease 19, a partire da casi anomali di
nemico: come diceva Umberto Eco, avere un nemico è impor-
polmoniti registrate a Wuhan. Seguire la narrazione nelle sue
tante non solo per definire la nostra identità ma anche per pro-
diverse fasi, a partire dal ruolo dei media (determinanti nella
curarci un ostacolo rispetto al quale misurare il nostro sistema
costruzione di alcune emozioni) può essere senz’altro di aiuto a
di valori e mostrare, nell’affrontarlo, il valore nostro. Pertanto
capire gli effetti della paura. Sono i mass media che ci indicano
quando il nemico non c’è, bisogna costruirlo.
di cosa avere paura, che influenzano il nostro modo di struttu-
rare la realtà e le nostre credenze, attraverso l’uso del linguag- Senza voler andare troppo a ritroso nella storia, venivamo dalla
gio, più o meno sensazionalistico, contribuendo alla costruzio- paura dello straniero, del migrante che arriva con il barcone e
ne di una emozione che certamente sta modificando i nostri che ci porta delinquenza, droga, malattia, comportamenti anti-
modelli relazionali. Se non fossimo così colpiti dal virus della sociali. Il nemico che incute paura ha delle caratteristiche rico-
disinformazione e delle fake news, sarebbero gli stessi mass noscibili: tratti somatici, colore della pelle, abitudini, insomma
media a poterci guidare nell’individuazione delle strategie per una diversità che ci aiuta a riscontrare la minacciosità. La paura
affrontare la paura, assolvendo alla loro funzione cognitiva di come conseguenza della costruzione del migrante nemico ha

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provocato reazioni di aggressività, violenze, incitamento all’o- logie, sull’allestimento di sale operatorie tirate a lucido, mentre
dio che non ha risparmiato neanche i bambini, “vale la pena nelle stesse strutture mancavano gli strumenti di base, e so-
ricordare che non pochi connazionali hanno esultato per la mor- prattutto il personale che ne facesse uso. A telecamere spente
te di centinaia di persone in mare, colpevoli di avere tentato di la sanità pubblica è stata piano piano smantellata, privata della
trovare condizioni di vita appena migliori della morte certa”. propria eccellenza, fino alla morte della sua dignità. Abbiamo
definito “eroi” coloro che prestano servizio negli ospedali pub-
Tornando alla narrazione del Covid-19, la paura ha generato im-
blici, senza curarci di ciò che realmente avviene ancora oggi
mediatamente il bisogno di ricercare un responsabile che fosse
nelle strutture ospedaliere, ovvero l’esposizione ad un rischio
al di fuori di ognuno di noi. Inizialmente il nemico era qualsi-
senza le adeguate misure di prevenzione e contenimento. Per-
asi persona che avesse anche lontanamente dei tratti somatici
ché i soldi non c’erano prima e non ci sono ora. E troppo spesso
cinesi, anche se in vita sua non aveva mai visitato la Cina, se
prima ancora dei soldi manca la cultura della prevenzione, del
era di origine filippina faceva lo stesso. La diffidenza generata
benessere psicofisico, del riconoscimento.
dalla paura ha iniziato a prendere il sopravvento, alimentando
comportamenti diffusi di violenza, aggressività, intolleranza: I nuovi nemici bersaglio delle nostre paure sono diventati pri-
abbiamo iniziato a smettere di frequentare ristoranti e negozi ma coloro che cantavano dai balconi delle case, perché erano
cinesi, fino ad arrivare a negare a “cinesi e loro simili” di acce- poco rispettosi di chi in ospedale era esposto in prima linea,
dere ai locali di un ristorante della nostra città di cui mi guardo delle persone morte, ricoverate nelle terapie intensive, di chi
bene dal citare il nome, nella speranza che non riapra mai più i aveva perso amici e familiari. Poi sono diventate tutte le perso-
battenti. Il titolare del ristorante però ha potuto giustificare la ne che uscivano di casa per passeggiare, portare fuori il cane,
sua decisione affermando di essere stato “spaventato” dai gior- uscire per la spesa, gli anziani disobbedienti trattati come causa
nali e dalla televisione, che non facevano altro che parlare del di tutti i mali. Contemporaneamente alla perdita dell’empatia o
virus arrivato in Italia dalla Cina, di persone tornate dalla Cina quantomeno della sua messa in letargo (sono ancora fiduciosa,
genericamente “ammalate”. ma credo che tutto ciò abbia solo contribuito a far emergere
finalmente la natura tutt’altro che solidale di molte persone,
I pareri discordanti degli scienziati, la mancanza di controllo
confermando molti dei miei sospetti) è iniziata la caccia all’un-
manifestata dalle autorità hanno contribuito ad alimentare la
tore attraverso le continue segnalazioni alle forze dell’ordine
percezione del rischio e quindi la paura legata ad esso. Il ruolo
di chiunque fosse in strada e la conta delle auto circolanti da
dei mezzi di comunicazione di massa è rilevante nella costru-
parte delle vedette appostate ai balconi. Sembra che abbiamo
zione delle rappresentazioni sociali, e ad esso si affianca quello
perso ogni capacità di ragionamento e stabilità, indispensabili
degli esperti, dei leaders di opinione, della politica. La mancan-
per poter gestire la paura, ma prima di tutto il rischio. Stiamo
za di informazioni chiare e dati attendibili sulla diffusione del
medicalizzando ogni aspetto della nostra vita, anche le relazio-
virus ha generato reazioni coerentemente prive di raziocinio,
ni umane, per poter affrontare la paura della paura, senza fare i
in termini di relazioni umane.
conti con il rischio. Abbiamo perso la propensione ad affronta-
La paura ha dirottato la nostra attenzione dal reale problema re il rischio, vivendo soltanto di paura e preoccupazione. Quan-
che ha generato il lockdown al quale siamo sottoposti/e dal 6 do si parla di convivenza con il rischio sembra quasi si faccia
marzo: una sanità pubblica stremata, svuotata di strumenti, riferimento ad uno scenario fuori controllo, privo di norme di
personale, strutture, assolutamente inadeguata a gestire non convivenza e responsabilità sociale. Ecco, forse dovremmo ri-
solo le emergenze ma anche la quotidianità delle prestazioni, partire dai significati: l’incertezza è connaturata alla conviven-
figuriamoci le pandemie. Nel corso degli anni, gli avvicenda- za umana, definisce la natura dell’essere umano, e diffondere
ti ai vari governi non hanno fatto altro che tagliare fondi alla comportamenti e pratiche virtuose accompagnati da linguaggi
sanità pubblica, privilegiando quella privata, tagliando quindi costruttivi forse potrebbe dare risultati più soddisfacenti dello
posti letto e la possibilità di nuove assunzioni. Raramente i tagli stare al balcone a contare i passanti. Perché poi, alla fine, an-
sono stati effettuati per i primariati, infatti in molti ospedali ci che le infermiere e gli infermieri degli ospedali sono diventati
sono più primari che personale ausiliario e infermieristico, ma nemici untori: nel giro di sessanta giorni abbiamo seppellito gli
la logica del clientelismo non conosce crisi né tagli. Abbiamo eroi e le eroine, colpevoli di portare nei condomini il virus mor-
assistito a grandi proclami sulla dotazione delle migliori tecno- tale… 
Foto: unsplash.com

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Arte

L ‘Arte parla di paura


Lockdown, lockdown, lockdown e Nonostante siamo consapevoli che il mondo abbia già vissuto
il mondo si è chiuso nelle proprie tanti altri momenti così spaventosi, ci sembra sempre di es-
stanze per affrontare un nemico sere i primi ad affrontare tutto ciò; invece siamo pieni di te-
invisibile che insidioso, dilaga nelle stimonianze storiche, letterarie, artistiche che ci dimostrano
maglie del nostro vivere. Chiusi nel- come l’umanità si sia trovata altre volte ad affrontare la paura.
le nostre case, tampinati da un’in-
La forma più ancestrale di paura è sicuramente quella della
formazione continua e costante su
quello che succede, travolti da im- morte. Pieter Bruegel il Vecchio ce la racconta nel suo più fa-
magini che mai avremmo voluto moso dipinto “Il trionfo della morte” (1562), conservato nel
Paola
Samaritani vedere, ci troviamo ad affrontare le Museo del Prado di Madrid. Qui Bruegel rappresenta il passag-
nostre paure. gio della morte con tutta la sua cruenza e la sua inclemenza.
Foto: commons.wikimedia.org

La paura è un sentimento che, o ti salva o ti ammazza. Di fron- L’opera è divisa in due parti, nella parte superiore vediamo
te alle situazioni di pericolo ti permette di scappare e di met- come tutto sia calmo, desolato, qui la morte è già passata la-
tere in moto tutta una serie di meccanismi per l’autoconserva- sciando solo i fumi della devastazione. Nella parte inferiore
zione. È la paura che ha permesso all’uomo di non estinguersi. la morte, simboleggiata dagli scheletri, sta agendo passando
Alle volte però questo sentimento primario gioca brutti scher- con la sua falce tra un ammasso di viventi che, terrorizzati,
zi e, di fronte al pericolo, ti paralizza e ti lascia in balia degli cercano di sfuggire ad essa. Nelle facce delle persone si scor-
eventi. gono emozioni diverse, terrore, sgomento, sorpresa o sempli-
Da sempre l’uomo deve confrontarsi con le proprie paure che ce rassegnazione per ciò che sta accadendo. Il messaggio che
possono essere ataviche come la paura della morte, della sof- Bruegel ci vuole trasmettere è che la morte colpisce ognuno
ferenza, della malattia o più rapportate alla realtà circostante, di noi, indistintamente dal nostro status sociale e dalla nostra
come paura di amare, del tempo che passa, dell’inadeguatezza ricchezza. Se osserviamo bene il quadro vediamo, infatti, che
del nostro essere, si può addirittura avere paura di vivere. viene rappresentato il sovrano, il cardinale, il soldato, il pel-
legrino e gli amanti. Ognuno viene raffigurato con i simboli

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che lo contraddistinguono: il sovrano con la sua corona e la “potere” reale o simbolico all’interno della vita quotidiana,
sua botte piena d’oro, il cardinale con il copricapo simbolo del fatta di tanti equilibri e di ruoli. Quanti di noi affronterebbero
suo potere, il soldato che con la sua spada cerca di opporsi alla questa paura come Saturno?
morte, il pellegrino con la sua bisaccia e infine gli amanti che,
E adesso la domanda: l’arte come rappresenterebbe la pande-
con il loro liuto, sono simbolo di frivolezza. Altro elemento
mia del XXI secolo?
chiave è la rappresentazione in alto a sinistra delle campane
che ormai suonano a morto e preannunciano l’inevitabilità Milo Manara, noto fumettista, in questi giorni di quarantena
della “signora con la falce”. Nell’opera di Bruegel non c’è Dio, lascia le storiche eroine dei suoi fumetti per onorare le eroi-
non c’è redenzione, non c’è speranza in una vita nell’aldilà, ne dei nostri giorni, infermiere, dottoresse, poliziotte, donne
c’è solo la morte per quello che è. Sono sempre stata affasci- della croce rossa sono le nuove protagoniste dei sue disegni.
nata da questo quadro che, minuziosamente, rappresenta la Un omaggio, il suo, a chi in questo periodo si è speso per af-
caducità umana in ogni sua sfaccettatura. frontare in prima linea l’emergenza Covid-19. Sono donne
dallo sguardo fiero, dai lineamenti decisi e dalle espressioni
L’incertezza, l‘angoscia, l’ansia sono tutti sentimenti che si
di combattenti convinte di potercela fare, alle volte “sfatte”
accompagnano alla paura e che hanno contraddistinto il la-
dalla fatica eppure sempre “donne con le palle”.
voro di molti artisti.
Infine c’è un’opera che in questi giorni mi ha colpito ed è
Ad esempio chi meglio di E. Munch descrive lo stato di paura
quella del noto street-artist Harry Grab, si intitola “Human
che mette l’incertezza della vita, la malattia o la solitudine.
family”, è semplicemente geniale e rappresenta la situazione
La sua carriera è costellata di quadri che affrontano queste
odierna con molta realisticità. Su un muro di Trastevere, a
tematiche, due di questi sono “Skrik” (L’urlo” 1893) e “Autori-
Roma, l’artista ritrae un panda, con in mano una macchina
tratto con l’Influenza spagnola” (1919). Il primo, sicuramente
digitale, mentre fotografa una famiglia chiusa in gabbia. Ogni
il più celebre, travolge lo spettatore e lo proietta in una di-
componente della famiglia indossa la mascherina.
mensione di totale angoscia e spaesamento. All’epoca doveva
aver suscitato molto stupore in quanto la compostezza stili- Nonostante non ami particolarmente la street-art trovo che
stica, tipica dell’800, veniva sconvolta dai tratti a pastello on- l’artista romano rappresenti quello che ci sta capitando con
dulati e scomposti. In primo piano troviamo una figura, poco una dose di ironia, che però ci dovrebbe far riflettere su come
definita, con le mani lungo la testa nell’atto di urlare. Il suo è la natura stia facendo un po’ la resa dei conti.
un urlo muto, disperato, sembra infinito. Chi di noi non si è Presto verrà il momento della rinascita e le nostre paure ri-
mai sentito come quest’uomo? Chi di noi non ha mai provato torneranno ad essere quelle di sempre. Fino a quel momento
una paura così profonda nei confronti della vita, della morte, l’arte dovrebbe, come dice l’artista Michelangelo Pistoletto,
della malattia? Io quest’opera la trovo sublime e senza tempo. fare “Come il torero, un passo di fianco. Il sistema, invece, va
“Autoritratto con l’Influenza spagnola” è invece un’opera che dritto” perché “non ha questa sensibilità di movimento che
affronta il tema della malattia, ma non nell’ottica di perdere può avere l’arte”. 
qualcuno a causa di essa ma nell’ottica di chi la sta
vivendo. Infatti qui E. Munch si ritrae durante l’in-
fluenza, seduto su una poltrona, in vestaglia, con
la carnagione biancastra e i lineamenti del volto
appena accennati, come portati via dalla malattia.
Sembra un po’ l’ombra di se stesso, ed è in questo
modo che l’artista ci racconta la sua personale vi-
cinanza con la morte.
Esistono poi altre forme di paure che sono più le-
gate alla perdita di qualcosa chi abbiamo, come ad
esempio il potere. A chi di noi non è capitato di
aver paura di perdere il proprio “potere” magari
in ambito lavorativo o sociale. Anche in passato
tale paura ha avuto rilevanza, ed è per questo che
Francisco Goya ci racconta la storia di Saturno.
Nell’opera “Saturno che divora i suoi figli” (1821-
1823), conservato al Museo del Prado, Francisco
Goya ci racconta la storia mitologica di Saturno. Il
più giovane dei Titani, ascoltata una profezia che
gli anticipava la perdita del potere per mano di uno
dei suoi figli, decide di divorarli. Il dio viene im-
mortalato in pieno raptus cannibalesco, gli occhi
fuori dalle orbite, la bocca spalancata che addenta
Foto: commons.wikimedia.org

la testa del figlio, lo sguardo avido che brilla quasi


soddisfatto. La scena, agghiacciante, è immersa in
un’oscurità senza tempo, dietro il dio non ci sono
paesaggi, cieli, niente, solo il buio che immortala
un dio pronto a tutto pur di mantenere il proprio
potere. Questo dipinto mi ha fatto riflettere sulla
paura che ognuno di noi ha di perdere il proprio

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Opinioni

Vivo ancora in uno stato di diritto?


Quando è iniziata la Fase 1, io avevo da pochi giorni compiuto
ventiquattro anni. Non è stato uno dei miei compleanni migliori: ero
angosciata da un’infinità di cose, dal tempo soprattutto. Il tempo che
scivola via tra le dita come sabbia, e più cerchi di trattenerlo più in
Ilaria
fretta se ne va.
Alleva

Entro la fine dell’anno finirò il mio corso che qualcuno sia politicamente sconten- surdo che io debba preoccuparmi del fat-
di studi. Le preoccupazioni di una ragaz- to, non fargli sapere che la questione ha to che sia o meno concesso uscire la sera.
za italiana di ventiquattro anni, con una due aspetti: digliene uno soltanto e non Ed è assurdo che la gente dia a me della
triennale e una specialistica in campo si preoccuperà. Meglio ancora, non dir- criminale (o peggio) perché oso sviluppa-
umanistico e con la voglia di avere una gli niente. Fagli dimenticare che esiste la re ed esprimere un mio pensiero non in
propria indipendenza, non credo di do- guerra. Se il governo è inefficiente, in- linea con quello che va per la maggiore.
verle spiegare. Probabilmente la mia giusto e vuole troppe tasse, è meglio che
Per non parlare poi delle aziende e della
vita subirà presto parecchie variazioni. rimanga com’è piuttosto che la gente si
crisi che ha investito il nostro sistema già
Mi stavo promettendo che avrei passato agiti. La pace, Montag. Dai alla gente […]
debilitato. Cosa ne sarà del mio futuro già
ogni attimo possibile con le persone a cui informazioni innocue, rimpinzala di tan-
ti “fatti” e si sentirà intelligente solo per- così precario?
tengo, per quel poco tempo che restava
alla mia vita di sempre, quando è iniziata ché sa le cose. Loro crederanno di pensa- Se ho paura del virus? Francamente no.
la Fase 1. In un primo tempo l’ho vissuta re, avranno l’impressione del movimento La gente muore tutti i giorni, se arriva la
bene, la quarantena: l’aria era più pulita, anche se non si muovono affatto. E tutti tua ora c’è poco da fare. Non ho mai avu-
il cielo non era mai stato così azzurro, la saranno felici perché i fatti di quel gene- to paura della morte: è nell’ordine natu-
natura si riprendeva i propri spazi e c’è re non cambiano”.
rale delle cose. Ho perso diversi cari mol-
stata tanta solidarietà. Ho pensato molto a questo soprattutto to prima di questo virus. Ho forse smesso
Per un attimo ho osato sperare che, do- quando ho iniziato a sentire giustifica- di vivere? No. La vita continua per chi
potutto, non tutti i mali venissero per zioni per un governo che dopo cinquanta resta, anche se diversa. Della nuova nor-
nuocere, che un mondo migliore fosse giorni di reclusione e di Stato di Polizia malità - che poteva essere un’occasione
possibile, che avremmo potuto imparare o quasi veniva giustificato dai cittadini per l’ecosostenibilità, per favorire una
qualcosa. Ma poi la quarantena si è al- che ormai si erano, di nuovo, trasforma- vita lavorativa più rilassata con le nuo-
lungata sempre di più. E hanno iniziato ti in tifoserie, dicendo “pensa se c’era
ve tecnologie, e che invece non sembra
a venir fuori le storie delle truffe sulle quell’altro!”, sostenuti dai titoli di testate
che un incubo in cui lo Stato mi dice cosa
mascherine, dei disastri nelle RSA, de- giornalistiche più interessate a vendere
copie che a dire la verità. Non farò l’ipo- pensare e a chi voler bene, che fa ripiom-
gli abusi di potere da parte delle Forze
crita, non negherò di averlo pensato an- bare nella crisi più nera un Paese appena
dell’Ordine, degli sceriffi da balcone che
che io. Ma non ci sono giustificazioni che risollevatosi timidamente, che manda la
sfogavano tutte le proprie frustrazioni su
tengano. gente a morire in fabbrica come carne da
qualcuno che magari stava semplicemen-
te cercando di svagarsi per qualche ora, macello perché quella fabbrica in parti-
Non va bene che solo perché potrebbe
o per meno. L’essere umano ha dato di colare non può fermarsi anche se non è a
esserci di peggio ci si accontenti del male
nuovo il peggio di sé. Quando sono stati norma, mentre io sono una fuorilegge se
minore. Non va bene che dopo cinquanta
svaligiati i supermercati, istintivamente giorni di abolizione delle libertà persona- voglio vedere una mia amica in un par-
ho pensato alla rivolta del pane di Milano li un governo chieda più tempo quando co- francamente sì, ho paura. Ho paura di
ne I Promessi Sposi di Manzoni, e mi sen- nel resto del mondo sono state proposte uno Stato dove l’informazione non è re-
tivo esattamente come Renzo: spaesata, misure alternative di convivenza (reale) almente libera, o tantomeno seria.
catapultata in una realtà incomprensibi- col virus. Adesso, alle mie già ingom- Ho il terrore che quanto c’era di buono
le, assurda e grottesca. Ma quando è ini- branti paure, se ne aggiungono delle al-
del vecchio mondo non torni più. Certo,
ziato tutto il resto mi sono sentita come tre, che potrebbero riassumersi in una
riavere subito la vecchia normalità non è
in Fahrenheit 451, lucida e cosciente del macroscopica domanda: vivo ancora in
fatto che se avessi evaso le norme, anche possibile. La salute va garantita per tutti,
uno Stato di diritto? Perché a me sembra
solo quelle non proprio stringenti, maga- distopico che in uno Stato di diritto mi si ma non solo quella fisica: anche quella
ri uscendo una mezz’ora nel parco sotto dica, nel 2020, che i miei amici, gente che mentale. La sicurezza è un conto, ma so-
casa mia, che è a molto meno di 200 me- frequento tutti i giorni da anni, in alcuni spendere le libertà del cittadino a tempo
tri di distanza, avrei potuto passare dei casi da decenni, sono affetti meno im- indeterminato è inaccettabile. Io preferi-
guai molto seri. C’è un pezzo di quel libro portanti dei miei zii di sesto grado di cui rei morire libera, piuttosto che vivere al
che mi è rimasto impresso: “Se non vuoi ignoro persino l’esistenza. Mi sembra as- sicuro in una bara di cemento. 