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IL RIFIUTO DEL CREDERE

Carlo Caffarra
 

Testo biblico: Is. 7,1-12

Se vi ricordate, nella catechesi scorsa abbiamo parlato della fede: credere significa “incontrare nella Chiesa
e mediante la Chiesa il Signore Gesù”. 
Cercate di ripercorrere tutto il cammino che abbiamo fatto finora. Gesù si è rivolto a voi, a ciascuno di voi
che vuole vivere in pienezza; poi ci siamo chiesti se è più ragionevole credere o non credere: è più
ragionevole credere perché solo credendo l’uomo non diminuisce l’estensione dei suoi desideri; e quindi,
logicamente, ci siamo chiesti che cosa significa veramente “credere”. Ed ora vogliamo capire che cosa
significa “non-credere”. Terremo come base della nostra catechesi la pagina della S. Scrittura appena letta,
nella quale ci viene descritto un personaggio, il re Acaz, che non ha voluto credere. 

1. Non-credere significa negare che esistono altre possibilità oltre quelle umane. 
Considerate bene questa figura. Acaz è re di Giuda, non è molto potente né militarmente né politicamente.
Ad un certo momento, il re degli aramei (Rezin) ed il re degli israeliti (Pekach) gli dichiarano guerra. Che
cosa può fare un capo di stato in queste condizioni? o cercare un compromesso, o allearsi con un altro stato.
Oppure? 
Pensiamo alla situazione in cui si trovò Mosè quando davanti a sé aveva il mare, dietro di sé l’esercito
egiziano: che cosa poteva fare? quali possibilità aveva? 
Che cosa dice Isaia, nel nome del Signore? “non temere...” anzi: “chiedi un segno”. Che cosa dice il Signore
a Mosè? “perché gridi verso di me? ... gli Israeliti entrino nel mare all’asciutto” (Es. 14, 15-16). Ed a questo
punto dobbiamo fare molta attenzione. 
Acaz pensa: “ma quale segno! qui c’è una sola via di uscita: che io mi allei con l’Assiria” Era vero? dal punto
di vista umano, non c’erano altre possibilità: questa era l’unica. Ma il punto di vista umano è l’unico? sì, chi
non crede dice: “non esistono altre possibilità all’infuori di quella che io vedo”. Ecco, questa è la descrizione
della non-fede: non esistono altre possibilità oltre quelle umane. 
Pensiamo ora a Mosè. Quali possibilità aveva? combattere contro il Faraone: una pazzia! l’unica possibilità
era: venire a patti col Faraone e tornare indietro in Egitto. Ma questa era l’unica possibilità dal punto di vista
umano. Cioè: umanamente, usando solo la ragione umana, non c’erano altre possibilità. Ma esistono solo
quelle possibilità che umanamente sono scopribili? non-credere significa dire: sì, non esistono altre
possibilità oltre quelle umane. 
Finora ho parlato del re Acaz e di Mosè. Ora comincio a parlare di te, di me, di ciascuno di noi. Lo faccio
servendomi di qualche esempio. 
Abbiamo parlato della verginità consacrata. Di fronte a questa scelta uno dice: ma come? Ma è vero o non è
vero che la sessualità fa parte della nostra natura? Certamente: è vero. E’ vero o non è vero che l’esercizio
della sessualità è un bisogno di natura? Certamente: è vero. Ed allora, è vero o non è vero che l’uomo/la
donna che rinunciano a questo esercizio, rinunciano ad essere pienamente uomini o donne? No, non è vero,
perché esiste una possibilità di realizzare la propria mascolinità/femminilità che non è quella che da un punto
di vista semplicemente umano si può vedere. Esiste un’altra possibilità, la verginità. Ecco: chi non crede dice
che esiste solo una possibilità; chi crede dice che ne esistono due, perché ne esiste una che non è
semplicemente umana. 
- Facciamo un altro esempio, direi molto drammatico. Esiste il male nel mondo. Allora uno dice: o Dio non è
più potente del male ed allora il dio ultimo della storia è il male; oppure Dio può togliere il male, ma non lo
vuole e quindi è crudele. Sentite come esprime questa situazione Leopardi: “Abbandonata, oscura/resta la
vita. In lei porgendo il guardo,/cerca il confuso viatore invano/del cammin lungo che avanzar si sente/meta o
ragione; e vede/ che a se l’umana sede/esso a lei veramente è fatto estrano.” 
Ma è così? dal punto di vista umano, è così. Ma esiste solo questo punto di vista? non esistono altre
possibilità oltre quelle umane? Non esistono: coloro che dicono questo non-credono. E’ colui che vive dentro
l’insieme delle possibilità puramente umane, naturali. 
Allora, in conclusione: se tu dici, se tu sei convinto che non esistono altre possibilità oltre quelle umane,
allora non sei credente - Ma adesso dobbiamo penetrare a fondo in questa attitudine, per capirla sempre di
più. 
2. Facciamoci una domanda. perché Acaz ha rifiutato di “credere” cioè di pensare che esistessero altre
possibilità oltre quelle da lui intraviste? perché Mosè ha rifiutato di venire a patti col Faraone, pensando che
Dio aveva vie di uscita diverse? Semplicemente perché Acaz pensò che “ciò che la ragione umana non
capisce, non esiste”. Tutto si racchiude dentro i limiti della ragione. Nulla al di fuori della ragione può essere
pensato o fatto, se non squalificandolo come degno degli aspetti inferiori dell’uomo. Fate bene attenzione:
Acaz non nega l’esistenza di Dio: Acaz nega ogni possibilità di liberazione, tramite un suo (di Dio) intervento
eccedente l’orizzonte della nostra ragione. Ecco che cosa significa non credere: ciò che non corrisponde, ciò
che non è verificabile dalla mia ragione, non è possibile. Non credere significa rinchiudersi dentro i limiti della
propria ragione. Dunque, abbiamo colto una dimensione, un aspetto essenziale del non-credere: non esiste
se non ciò che posso capire colla mia ragione. E’ la mia ragione il metro, la misura della realtà. 
“La curiosità degli uomini indaga il passato e il futuro 
E s’attende a quella dimensione, ma comprendere 
il punto d’intersezione del senza tempo 
col tempo, è un’occupazione da santi” (T.S. Eliot) 

3. Ma c’è anche un altro aspetto nell’attitudine di non credere. Ed è anche più importante. Ho usato spesso
la parola “possibilità” E’ questa una parola che indica una straordinaria esperienza umana. Aiutiamoci a
capirla con qualche esempio. 
Immaginiamoci di trovarci con Mosè: esiste per Mosè una via d’uscita? cioè: quali “prospettive” ha davanti a
sé? o la morte nel mare o la schiavitù in Egitto. Non ha una prospettiva, perché non ha libertà. Tutto questo
lo diciamo con una parola: è privo di possibilità. Vedete che possibilità significa libertà. Fate bene
attenzione. 
Chi non crede nega che esistono altre possibilità oltre quelle umane, cioè quelle che la ragione umana può
scoprire. Cioè: chi non crede nega che esista una libertà che vada oltre l’orizzonte delle pure capacità
umane. Di fronte alla tua sessualità che libertà possiedi? nessuna, se non quella di soddisfarla, dice il non-
credente; la verginità, dice il credente. Di fronte a questa vita che libertà possiedi? nessuna, se non quella di
renderla semplicemente sopportabile o di evadere, dice il non-credente; la gioia di realizzarla nella pienezza
dell’amore, dice il credente. 
Ma cerchiamo di essere più precisi, poiché stiamo parlando di qualcosa di molto importante. Nella Chiesa e
mediante la Chiesa, ti viene fatto l’annuncio di un Dio che si rende compagno dell’uomo nel tuo cammino.
Questa condivisione divina supera la forza della tua volontà, non per annullarla, ma per renderti capace di
realizzare te stesso. Il non-credente dice: tutto questo non è vero e quindi la mia è una libertà chiusa dentro
la prigione delle pure possibilità umane. Da questa definizione di libertà è nata tutta la nostra tragedia. E’ una
esistenza che non ha più imprevisti. L’imprevedibile è inesistente, perché è impossibile: tutto è già stato
stabilito. Alla fine, la non-fede ha distrutto l’uomo: e voi giovani di questa cultura della miscredenza siete
divenuti i critici più forti, perché ne siete stati devastati. 
“Non c’è cosa più amara 
che l’alba di un giorno in cui nulla accadrà, 
non c’è cosa più amara 
dell’inutilità ... 
La lentezza dell’ora 
è spietata per chi non aspetta più nulla” (C. Pavese)

Ho terminato. Che cosa significa non-credere? negare che esistono altre possibilità oltre quelle verificate
dalla ragione, poiché non è vero che Dio sia entrato nelle nostra storia. 

Conclusione: forse possiamo sintetizzare le due ultime catechesi, assai brevemente. Il non-credete dice:
l’uomo è un nulla capace di nulla; il credente dice: l’uomo è un nulla capace di Dio.

CATECHESI GIOVANI - 10 FEBBRAIO 1996