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CAPITOLO 3 Il sistema fonetico: analisi descrittiva 9

Combinando insieme la quantitaÁ con il grado di apertura otteniamo il seguente schema


riassuntivo delle vocali:
Grado di apertura QuantitaÁ

FONETICA
Lunga Breve Ancipite
Aperte Æ
a
Semiaperte h v
Semichiuse e o
Chiuse iÆ yÆ

3.2 Dittonghi

Quando due vocali si incontrano, si possono verificare due casi:


1. le due vocali vengono pronunciate con una sola emissione di fiato e costituiscono una
sola sillaba; in questo caso si dice che le due vocali formano un dittongo (come
nell'italiano zai-no, flau-to, ecc.);
2. le due vocali vengono pronunciate in modo distinto e appartengono pertanto a due
sillabe diverse; in questo caso si dice che le vocali sono in iato 2 (come nell'italiano
te-a-tro, pa-e-se, ecc.).
In greco i dittonghi sono formati dall'incontro di una qualsiasi vocale (eccetto i) + vocale
chiusa (ma non viceversa).
In base alla quantitaÁ vocalica (breve o lunga) del primo elemento del dittongo
distinguiamo:
. dittonghi a prima vocale breve (dittonghi propri); sono quelli costituiti da:
vocale breve (a aÆ , e, o, yÆ ) + i, y
Essi sono:
ai
aÆ , ei, oi, yi aÆ , ey, oy 3
yÆ , ay
In molti casi (per es. nella contrazione 4 e nell'allungamento di compenso 5 ) ei e oy sono
dei falsi dittonghi, in quanto sono grafemi che indicano rispettivamente e lunga chiusa e
o lunga chiusa.
A causa, tuttavia, della difficoltaÁ che si incontrerebbe nel distinguere la duplice
pronuncia di ei e di oy, essi si pronunciano sempre come veri dittonghi;
. dittonghi a prima vocale lunga (dittonghi impropri); sono quelli costituiti da:
vocale lunga (a , h, v) + i, y
Essi sono:
a
i, hi, vi, (a y), hy, (vy)
I dittonghi a y e vy sono posti fra parentesi perche sono estremamente rari nell'attico.

2 Dal latino hiatus ``apertura'', quindi ``separazione''.


3 Oy si considera dittongo, anche se viene pronunciato [u].
4 Cfr. Fonetica 4.2.
5 Cfr. Fonetica 4.3.1.

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10 FONETICA

I dittonghi a prima vocale lunga + i (a i, hi, vi) sono chiamati dittonghi impropri, in
quanto lo i, ancora pronunciato nell'etaÁ classica, andoÁ a poco a poco scomparendo, fino a
non essere piuÁ notato nella scrittura. Lo iota venne reintrodotto nella scrittura (non nella
pronuncia) in etaÁ bizantina, quando venne trascritto nel seguente modo:
± sotto la vocale (iota sottoscritto), nelle minuscole (@, |, {):
t|& xv*r@ ``alla regione'' t{& i% pp{ ``al cavallo''
± accanto alla vocale (iota ascritto), nelle maiuscole:
THI XVRAI TVI IPPVI
Nel caso della maiuscola iniziale, l'anomala posizione dello spirito e/o dell'accento
segnala chiaramente la presenza del dittongo improprio:
%AidhQ pr. HaÁdes ``Ade'' $ Vidh* pr. odeÁ ``canto''
Ecco lo schema dei dittonghi greci (in neretto i dittonghi impropri):
Dittonghi a vocale breve Dittonghi a vocale lunga
aÆ e o yÆ a h v
i ai ei oi yi @ | {
y ay ey oy ± (a
y) hy (vy)

I dittonghi sono sempre lunghi 6.


Talvolta avviene che fra due vocali che dovrebbero costituire un dittongo si conservi lo
iato; il fenomeno puoÁ essere segnalato dalla dieresi 7; es.: a$y]te* v ``gridare''.
cc Per la posizione degli spiriti e degli accenti sui dittonghi cfr. Fonetica 2.2.
3.3 Consonanti

Le consonanti sono i suoni che devono appoggiarsi a una vocale per formare una sillaba.
Le 17 consonanti dell'alfabeto greco possono essere distinte innanzitutto in:
. consonanti semplici; rappresentano un solo suono: b, g, d, u, k, l, m, n, p, r, s, t, f, x
. consonanti doppie; rappresentano due suoni distinti e sono solamente tre:
z (= s + d) j (= k / g / x + s) c (= p / b / f + s)
Per interpretare meglio i fenomeni fonetici eÁ utile inoltre distinguere le consonanti in
base alle loro caratteristiche articolatorie. Possiamo cosõÁ classificarle secondo:
. il modo di articolazione; in base al modo in cui l'aria esce dal canale espiratorio,
distinguiamo le consonanti in:
± occlusive (o momentanee): sono quelle ottenute mediante la chiusura (occlusione)
completa del canale espiratorio e sono nove: b, g, d, u, k, p, t, f, x ;
± continue (o durative): sono quelle ottenute mediante il restringimento del canale
espiratorio, senza che si arrivi ad una completa chiusura di esso. Le cinque
consonanti continue possono essere poi ulteriormente distinte in:
nasali: m, n
liquide: l, r
spirante (o sibilante): s

6 Cfr. anche Morfologia 2.2.3 e 3.3.


7 Cfr. Fonetica 2.2.3.

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CAPITOLO 3 Il sistema fonetico: analisi descrittiva 11

Sempre entro il modo di articolazione, possiamo inoltre distinguere le consonanti


a seconda che il suono sia prodotto:
± con la vibrazione delle corde vocali (consonanti sonore);
± senza la vibrazione delle corde vocali (consonanti sorde).

FONETICA
Le consonanti continue (m, n, l, r, s) sono sempre sonore ad eccezione della spirante s
(sorda); le occlusive possono essere: sorde (p, t, k), sorde aspirate (f, u, x ) o sonore
(b, d, g).
. il luogo di articolazione; in base al punto della cavitaÁ orale in cui avviene la chiusura
completa (occlusive) o il restringimento (continue) del canale espiratorio, distinguia-
mo le consonanti in:
± labiali (labbra): p, b, f
± dentali (punta della lingua sui denti): t, d, u
± gutturali (palato molle): k, g, x
Otteniamo cosõÁ la seguente classificazione:

Luogo di articolazione Modo di articolazione


Occlusive Continue Doppie
Sorde
Sorde Sonore Nasali Liquide Spiranti
aspirate
Labiali p f b m c
Dentali t u d n lr s z
1
Gutturali k x g g (=n) j
1 Cfr. Fonetica 1.3.2 nota 2

Lingue antiche e lingue moderne


Perche le vocali brevi e le vocali In greco, invece, esistono coppie di parole (dette
lunghe? coppie minime) i cui significati sono tenuti distinti
unicamente dalla presenza di una o breve (o) che
Perche in greco (e in latino) parliamo di vocali si oppone a una o lunga (v), come in ko*mh ``chio-
brevi e di vocali lunghe, e in italiano no? La rispo- ma'' rispetto a kv*mh ``villaggio; analogamente esi-
sta eÁ semplice da formulare, ma non troppo facile stono coppie minime in cui un'e breve (e) si oppo-
da spiegare: perche in greco (e in latino) vocali ne a un'e lunga (h), come in le* gv ``dico'' rispetto a
brevi e vocali lunghe costituiscono dei fonemi, lh*gv ``smetto. E cosõÁ possiamo dire per le altre
mentre in italiano no. Che cosa vuol dire questo? vocali (aaÆ e a, aiÆ e i , ayÆ e y).
Cominciamo dall'italiano. Se io dico ``Cosa hai Concludiamo dunque dicendo che l'opposizione
detto?'' Oppure ``Coosa hai detto?'', nel secondo vocale breve/vocale lunga ha in greco un valore di-
caso pronuncio la ``o'' di ``Cosa'' con un tempo stintivo, mentre in italiano no. Tale opposizione eÁ
piuÁ o meno doppio rispetto alla ``o'' della stessa presente anche in molte lingue moderne, indeuropee
parola della frase precedente. In entrambi i casi, e non indeuropee. Limitiamoci all'inglese: in questa
tuttavia, la parola ``cosa'' mantiene lo stesso signi- lingua le due parole (to) sit (pron. [sit], con la i breve)
ficato, indipendentemente dalla lunghezza (breve ``essere seduto'' e seat (pron. [si:t], con la i lunga)
o lunga) della sua prima vocale. La differenza fra ``posto (a sedere)'' costiuiscono una coppia minima,
le due parole (``cosa'' e ``coosa'') non riguarda il loro in quanto i loro due significati sono tenuti distinti
significato, ma eÁ unicamente di tipo espressivo. unicamente dall'opposizione dei due fonemi ÆÇõ e ÅÇõ.

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12 FONETICA

3.4 Sillabe

La sillaba eÁ la minima unitaÁ fonica che si puoÁ pronunciare con una sola emissione di
voce. Una parola greca ha tante sillabe quante sono le vocali (o i dittonghi) che la
costituiscono.
Per compiere la divisione delle parole in sillabe, bisogna osservare le seguenti norme:
. due vocali in iato appartengono a due sillabe distinte; es.: fi-li* -a ``amicizia''
. una consonante fra due vocali fa sillaba con la vocale seguente; es.: h<-dy*Q ``dolce''
. due o tre consonanti poste fra due vocali:
± si uniscono alla seconda vocale, se quelle consonanti possono trovarsi all'inizio di
una parola greca; es.: te* -mnv ``taglio'', a>-sty ``cittadella'';
± appartengono a due sillabe diverse (la prima consonante si unisce alla vocale pre-
cedente; l'altra/le altre alla vocale seguente), se quelle consonanti non si possono
trovare all'inizio di una parola greca; es.: glv&t-ta ``lingua'', Ba*k-xoQ ``Bacco'';
. nelle parole composte la divisione in sillabe rispetta i confini delle parole componenti:
e$ k-ti* uhmi ``esporre'' fil-a*nurvpoQ ``amico degli uomini''

3.4.1 QuantitaÁ delle sillabe

La nozione di quantitaÁ si applica in greco non solo alle vocali, ma anche alle sillabe.
Le sillabe possono essere:
. brevi per natura, se contengono una vocale breve; es.: fe*-ro-men ``portiamo''
. lunghe per natura, se contengono una vocale lunga o un dittongo 8; es.: tei* -nv ``tendo''
. lunghe per posizione; sono le sillabe che contengono una vocale breve seguita da piuÁ
consonanti (o da consonante doppia); es.: o>-stra-kon ``coccio'', e%j ``6''
. ancipiti (= lunghe o brevi); sono le sillabe che contengono una vocale breve seguita
da un gruppo consonantico formato da occlusiva + liquida o nasale:
pa-tro*Q (a = aÆ o a) ``del padre''
Otteniamo cosõÁ il seguente quadro riassuntivo:

brevi con vocale breve


(fe*-ro-men)
per natura

lunghe con vocale lunga o dittongo


(tei* -nv)
SILLABE
lunghe con vocale breve + due o piuÁ
consonanti o consonante
per posizione doppia (o>-stra-kon, e%j)

ancipiti con vocale breve + occlusiva


Æ -tro*Q)
+ liquida/nasale (pa

8 Le terminazioni -ai, -oi (eccetto all'ottativo) sono peroÁ brevi: cfr. Morfologia 2.2.3 e 3.3.

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3.5 Accento

3.5.1 Natura dell'accento

Come abbiamo giaÁ visto l'accento greco eÁ di tre tipi:

FONETICA
. acuto ( * )
. grave ( + )
. circonflesso (a& )
A differenza dell'italiano, dove l'accento eÁ di intensitaÁ (= indica il particolare rilievo
attribuito a una sillaba all'interno di una parola), il greco antico conosceva un aumento
di tipo melodico consistente nell'innalzamento e/o l'abbassamento della voce sulla vocale
della sillaba colpita dall'accento. L'accento greco eÁ dunque un accento musicale.
Solo tenendo presente il valore musicale dell'accento greco, riusciamo a capire percheÂ
in greco ci siano tre tipi di accento. Infatti:
. l'accento acuto indica l'innalzamento della voce sulla sillaba accentata:
fi* loQ ``amico'' a$gauo*Q ``buono'' a>nurvpoQ ``uomo''
. l'accento grave indica l'abbassamento della voce sulla sillaba accentata:
a$gauo+Q a$nh+r ei# ``sei un uomo buono''
. l'accento circonflesso indica una doppia intonazione: l'innalzamento seguito dal-
l'abbassamento della voce sulla sillaba accentata 9:
timv& ``onoro'' dh&moQ ``popolo'' oi#noQ ``vino''
L'accento acuto puoÁ stare su una sillaba breve o su una sillaba lunga:
lo*goQ ``discorso'' fvnh* ``voce'' e>rxomai ``vengo''
L'accento grave si trova esclusivamente su una sillaba finale di parola in sostituzione
dell'accento acuto. In greco infatti le parole che hanno l'accento acuto sull'ultima sillaba
mutano l'acuto in grave, a condizione che non siano seguite da segno di interpunzione o
da enclitica 10:
a$gauo+Q a$nh+r ei# ``sei un uomo buono''
ma:
ei# a$gauo+Q a$nh*r. (La parola a$nh*r eÁ seguita da un punto)
a$nh*r tiQ h#luen ``giunse un uomo'' (tiQ eÁ enclitica)
Le forme del pronome interrogativo ti* Q ti* (``chi?'' ``che cosa?'') non mutano mai l'accento
acuto in grave:
ti* Q h#luen; ``chi giunse?'' ti* le*geiQ ; ``che cosa dici?''
L'accento circonflesso eÁ collocato sempre e soltanto su una sillaba lunga per natura:
nh&soQ ``isola'' filv& ``amo'' poiei& ``(egli) fa''

3.5.2 Leggi dell'accento

In greco, come in italiano, l'accento eÁ libero, cioeÁ non eÁ determinato dalla struttura
fonologica della parola. Tuttavia, la libertaÁ di cui gode l'accento greco eÁ una libertaÁ
condizionata da alcune leggi che ne regolano e ne limitano l'uso.

9 L'accento circonflesso eÁ costituito dalla somma di un accento acuto e di un accento grave.


10 Per le enclitiche cfr. Fonetica 3.6.1.

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14 FONETICA

La legge fondamentale che disciplina l'accento greco eÁ la legge del trisillabismo: in una
parola l'accento non puoÁ mai risalire oltre la terzultima sillaba se l'ultima eÁ breve, ne oltre
la penultima se l'ultima eÁ lunga:
dida*skaloQ ``maestro'' (ultima breve)
dida*skv ``insegno'' (ultima lunga)
La legge del trisillabismo, come si vede, non ci dice su quale sillaba deve cadere l'accento,
ma solo su quali sillabe puoÁ cadere. Questa libertaÁ condizionata fa sõÁ che in greco
l'accento possa avere una funzione distintiva; cosõÁ solo la diversa posizione dell'accento
tiene distinte le coppie di parole; ad esempio:
tro*xoQ ``corsa'' / troxo*Q ``ruota''
bi* oQ ``vita'' / bio*Q ``arco''
tro*poQ ``modo'' / tropo*Q ``anello di cuoio'', ecc.
Dalla legge del trisillabismo deduciamo inoltre che la posizione dell'accento eÁ con-
dizionata dalla quantitaÁ dell'ultima sillaba, la quale, oltre alla posizione, disciplina
anche la scelta dell'accento acuto e dell'accento circonflesso. Infatti:
. se l'ultima sillaba eÁ breve:
± l'accento sulla terzultima e sull'ultima eÁ solo acuto (a>ggeloQ ``messaggero'', o<do*Q
``strada'');
± l'accento sulla penultima eÁ acuto, se la penultima eÁ breve (to*poQ ``luogo'');
eÁ circonflesso, se la penultima eÁ lunga (dh&moQ ``popolo'').
In quest'ultimo caso si applica la legge del trocheo: quando l'ultima sillaba eÁ breve e
l'accento cade sulla penultima sillaba lunga per natura, l'accento eÁ sempre circonflesso
(sv&maÆ ``corpo'', fey&ge ``fuggi'', oi#noQ ``vino'', ecc.). La legge prende anche il nome di
legge svth&ra dal sostantivo che viene preso come modello;
. se l'ultima eÁ lunga:
± l'accento sulla penultima eÁ solo acuto (a$gge*loy ``del messaggero'', r<v*mh ``forza'');
± l'accento sull'ultima puoÁ essere circonflesso (sykh& ``fico'', bvmoy& ``dell'altare'',
poiv& ``faccio'') o acuto (timh* ``onore'', peiuv* ``persuasione'') 11.
In sintesi, per quanto riguarda la distribuzione degli accenti greci, osserviamo che:
± l'accento acuto puoÁ cadere su una qualsiasi delle ultime tre sillabe (lunghe o brevi);
sulla terzultima, solo se l'ultima eÁ breve;
± l'accento circonflesso puoÁ cadere solo sulle ultime due sillabe lunghe per natura;
sulla penultima, solo se l'ultima eÁ breve (legge del trocheo).
Ripetiamo, infine, che l'accento grave si incontra solo al posto dell'accento acuto in sillaba
finale, quando la parola non sia seguita da enclitica o da segno di interpunzione.
I grammatici greci hanno codificato dei termini specifici per indicare le parole che
hanno l'accento acuto o l'accento circonflesso.
Per quanto riguarda l'accento acuto, si definiscono:
. ossõÂtone le parole che hanno l'accento acuto sull'ultima sillaba (o<do*Q ``strada'');
. parossõÂtone le parole che hanno l'accento acuto sulla penultima sillaba (to*poQ ``luogo'');
. proparossõÂtone le parole che hanno l'accento acuto sulla terzultima sillaba (a>ggeloQ
``messaggero'').

11 In genere l'accento eÁ acuto nei casi diretti (Nominativo, Accusativo, Vocativo: timh*, timh*n, timh*), circonflesso
nei casi obliqui (Genitivo e Dativo: timh&Q , tim|&) e nelle parole contratte (sykh&).

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Per quanto riguarda l'accento circonflesso, si definiscono:


. perispoÁmene le parole che hanno l'accento circonflesso sull'ultima sillaba (poiv&
``faccio'');
. properispoÁmene le parole che hanno l'accento circonflesso sulla penultima sillaba

FONETICA
(dh&moQ ``popolo'').
Si definiscono infine baritone (bary*tona) tutte le parole che non hanno l'accento
sull'ultima sillaba: e$ ley*ueroQ ``libero'', paidey*v ``educo'', dh&moQ ``popolo''.
Ecco il quadro riassuntivo degli accenti greci:
Sillaba accentata Tipo di accento Condizioni Tipo di parola Esempi
Penultima Ultima
a>ggeloQ
Terzultima Acuto a Proparossitona ``messaggero''
Circonflesso h a Properispomena dh&moQ ``popolo''
h h kv*mh ``villaggio''
Penultima
Acuto a h Parossitona ge* nh ``stirpi''
a a to*poQ ``luogo''
Circonflesso h Perispomena filv& ``amo''
Ultima h timh* ``onore''
Acuto a Ossitona o<do*Q ``strada''

Lingue antiche e lingue moderne


Accento libero e accento fisso le parole di origine non francese, al punto che il
nome del musicista italiano RossõÁni diviene in
Per capire il rapporto che intercorre fra accento francese RossinõÁ, mentre il musicista tedesco Wa-
libero e funzione distintiva dell'accento, confron- gner viene francesizzato in WagneÁr. Nelle lingue
tiamo la lingua greca con la lingua latina. ad accento fisso l'accento funge come elemento
Nella lingua latina l'accento eÁ fisso, in quanto demarcativo nella catena parlata, serve cioeÁ per
eÁ determinato rigidamente dalla struttura fono- segnalare il confine tra le parole di una frase,
logica della parola: l'accento cade sulla penulti- ma non puoÁ avere funzione distintiva: due parole
ma sillaba, se questa eÁ lunga (deduÂco, aduleÂ- fonologicamente identiche non sono mai distinte
scens); cade sulla terzultima, se la penultima eÁ dalla diversa posizione dell'accento. Questa infatti
breve (iuÂvenis, auctoÂritas). Questo ci consente in eÁ una prerogativa esclusiva delle lingue ad accen-
latino di determinare immediatamente la posizio- to libero, nelle quali l'accento puoÁ cadere su sillabe
ne dell'accento in base alla quantitaÁ della penul- diverse di parole fonologicamente identiche. An-
tima sillaba. Anche fra le moderne lingue euro- che in italiano (lingua, come abbiamo visto, ad
pee ci sono lingue ad accento fisso; cosõÁ, per accento libero) solo la diversa posizione dell'ac-
esempio, in francese l'accento cade sempre sul- cento tiene distinte le coppie aÁncora / ancoÁra, seÂ-
l'ultima sillaba, in polacco sulla penultima e in guito / seguõÁto, suÁbito / subõÁto, ecc. Lo stesso avvie-
ceco sulla prima sillaba della parola. La forza ne in inglese dove si registrano, coppie oppositive
della posizione fissa dell'accento in queste lingue del tipo to permit (accento sull'ultima sillaba) ``per-
puoÁ anzi essere tale da attrarre nel loro schema mettere'' / permit (accento sulla penultima sillaba)
accentativo anche parole straniere fornite di un ``permesso'', to impress (accento sull'ultima silla-
accento del tutto diverso. Di qui la tendenza dei ba) ``stampare'' / impress (accento sulla penultima
francofoni a pronunciare sull'ultima sillaba tutte sillaba) ``stampo'', ecc.

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16 FONETICA

3.6 Parole atone

In greco esistono alcune parole (mono e bisillabiche) che sono atone, non hanno cioeÁ un
accento proprio, ma nella pronuncia si legano strettamente alla parola precedente (en-
clitiche) o alla parola seguente (proclitiche), con cui costituiscono un blocco fonetico
unitario.

3.6.1 Enclitiche

Si definiscono enclitiche 12 le parole (monosillabiche o bisillabiche) che si appoggiano


nella pronuncia alla parola precedente. In greco le enclitiche si trovano separate dalla
parola cui si appoggiano nella pronuncia:
ueoi* te ueai* ``dei e dee''
a$lv*phj tiQ ``una volpe''
Sono enclitiche:
. le forme del pronome indefinito tiQ ti (``qualcuno'', ``qualcosa'');
. le forme del presente indicativo:
± del verbo ei$ mi* ``sono''
± del verbo fhmi* ``dico''
ad eccezione della seconda persona singolare (ei# ``sei'', f|&Q ``dici'')
. le forme dei pronomi personali singolari: moy, moi, me (prima persona), soy, soi, se
(seconda persona), oy<, oi< , e< (terza persona), nonche le forme del pronome di terza
persona plurale sfaQ, sfisi 13 ;
. gli avverbi indefiniti:
± poy / poi ``in qualche luogo''
± pouen ``da qualche luogo''
± p| ``in qualche luogo'', ``in qualche modo''
± pvQ ``in qualche modo''
± pv ``ancora''
± pote ``un tempo''
. la congiunzione te ``e'';
. le particelle: ge ``almeno'', ``certo''; toi ``veramente''; per ``appunto''; nyn / ny ``dun-
que'', ``ora'', ecc.;
. il suffisso -de con valore di moto a luogo (oi> kade ``verso casa'') o deittico (o%de, h%de,
to*de ``questo'' 14 ).

12 $ Egklitikai* (le* jeiQ), parola giaÁ usata dai grammatici greci, deriva dal verbo e$ gkli* nv ``appoggiarsi''.
Enclitiche sono in italiano le forme atone dei pronomi personali (mi, te, lo, la, gli..., dimmi, ditelo, diglielo...);
in latino -que, -ve, -ne.
13 Solo le forme di prima persona (moy, moi, me) sono sempre enclitiche; tutte le altre possono essere anche
accentate (soy&, soi* , se* , ecc.).
14 In questo caso l'enclitica -de si unisce alla parola precedente anche nella scrittura. La natura enclitica dell'ultima
sillaba spiega la mancata applicazione della legge del trocheo (h%de e non *h#de, cfr. Fonetica 3.5.2). Lo stesso dicasi
per le congiunzioni v%ste ``cosiccheÂ'' (= v<Q + te), oy>te / mh*te ``neÂ'', per gli avverbi h>toi ``veramente'', kai* toi
``eppure'', ecc.

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CAPITOLO 3 Il sistema fonetico: analisi descrittiva 17

3.6.1.1 Accento con le enclitiche

L'enclitica forma con la parola precedente un blocco fonetico unitario. Il gruppo che
viene cosõÁ a costituirsi (parola reggente + enclitica), avendo una o due sillabe in piuÁ
rispetto alla parola di partenza, potraÁ presentare variazioni nell'accento in funzione della

FONETICA
legge del trisillabismo. A questo proposito osserviamo che:
± la parola reggente conserva sempre l'accento nella sua posizione;
± la quantitaÁ della sillaba finale dell'enclitica eÁ sempre considerata breve;
± il gruppo ha un solo accento (quello della parola reggente), quando questo ri-
sponde alla regola del trisillabismo;
± il gruppo prende un secondo accento (detto accento d'enclisi), quando l'accento
della parola reggente risale oltre la terzultima sillaba del gruppo.
Si possono presentare pertanto tre casi:
. ossitona / perispomena + enclitica: l'accento della parola reggente rimane invaria-
to 15, in quanto l'accento del gruppo non risale mai oltre la terzultima sillaba:
a$nh*r tiQ ``un uomo''
kalo*n e$sti ``eÁ bello''
a$ndrv&n tiQ ``uno degli uomini''
a$ndrv&n tinvn ``di alcuni uomini''
. proparossitona / properispomena + enclitica: la parola reggente prende un accento
acuto (accento d'enclisi) sull'ultima sillaba, in quanto il gruppo non rispetterebbe le
leggi dell'accento:
ma*xaira* tiQ ``un coltello''
a>nurvpo*Q e$sti ``eÁ un uomo''
dv&ro*n ti ``un dono''
dv&ro*n e$ sti ``eÁ un dono''
. parossitona + enclitica:
± la parola reggente resta invariata;
± l'enclitica, se eÁ monosillabica, non prende nessun accento (il gruppo rimane ac-
centato sulla terzultima sillaba); se eÁ bisillabica prende un accento d'enclisi sul-
l'ultima sillaba (il gruppo risulterebbe accentato sulla quartultima sillaba) 16:
strativ*thQ tiQ ``un soldato''
strativ*toy tino*Q ``di un soldato''

3.6.1.2 Successione di enclitiche

Quando piuÁ enclitiche si succedono nella stessa frase, tutte le enclitiche prendono un
accento acuto, salvo l'ultima che rimane senza accento; la parola che precede il gruppo di
enclitiche segue le regole generali date sopra:
oy%tvQ pote* tiQ e$rei& ``cosõÁ un giorno qualcuno diraÁ''
h} r<a* ny* moi* ti pi* uoio ``certamente dunque un po' mi ascolterai''

15 Se la parola eÁ ossitona non muta mai l'accento acuto in grave (cfr. sopra 3.5.1).
16 L'accento d'enclisi eÁ sempre acuto, salvo nel caso di tinvn: a$nurv*pvn tinv&n ``di alcuni uomini''.

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18 FONETICA

3.6.1.3 Enclitiche con accento

Le enclitiche hanno accento proprio all'inizio di frase, dove assumono un forte valore
semantico:
fasi+ oi< % EllhneQ ``dicono i Greci''
ei$ mi+ d\ e$ gv+ uera*pvn ``io sono servo''
La forma e$sti* si presenta parossitona (e> sti):
. quando eÁ all'inizio della frase
e> stin de+ poi& on toy>poQ ; ``qual eÁ l'oracolo?''
. quando eÁ preceduta da oy$, oy$k, kai* , me* n, mh*, v<Q, ei$ , o%te
oy$k e> stin oy$dei* Q ``non c'eÁ nessuno''
. quando significa ``eÁ possibile'', ``eÁ permesso''
mv&n e> sti toi& Q ueoi& Q ma*xesuai; ``eÁ forse possibile combattere con gli dei?''
. quando segue una parola che ha subito l'elisione della sillaba accentata
toy&t\ (= toy&to), tay&t\ (= tay&ta), a$ll\ (= a$lla*):
a$ll\ ei$ mi* (< a$lla* ei$ mi) ``ma io''
toy&t\ e> stin a>dikon (< toy&to* e$ stin... ) ``questo eÁ ingiusto''
Le enclitiche bisillabiche hanno l'accento sull'ultima sillaba quando sono citate isolata-
mente: tino*Q, ei$mi* , fhsi* , ecc.

3.6.2 Proclitiche

Si definiscono proclitiche 17 le parole (monosillabiche) che si appoggiano nella pronuncia


alla parola seguente.
Sono proclitiche:
. le forme dell'articolo determinativo al Nominativo maschile (o< ``il''/``lo'', oi< ``i''/``gli'') e
femminile (h< ``la'', ai< ``le'');
. le preposizioni: e$n ``in'', ei$ Q (e$ Q) ``verso'', e$k / e$j ``da'', v<Q ``verso'';
. le congiunzioni: ei$ ``se'', v<Q ``come'', ``che'', ``quando'', ecc.;
. l'avverbio negativo oy$ (oy$k, oy$x) ``non''.
Le proclitiche prendono l'accento acuto:
. quando sono seguite da enclitica
ei> Q me ``verso me'', oy> toi e$ gv* ``non certo io'', ei> tiQ ``se qualcuno''
. quando si trovano in fine di proposizione
oi< me+ n e> legon, oi< de+ oy> ``alcuni parlavano, altri no''

17 Dal verbo prokli* nv ``inclinare in avanti''.

Agazzi, Vilardo HELLENISTI - Grammatica della lingua greca © Zanichelli 2012 Manuale