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Locke

Vita e opere

Giovanni Locke nacque a Wrington, in Inghilterra, nel 1632.


Studiò scienze naturali e medicina ad Oxford, e ciò influì molto sul suo pensiero
filosofico.
Partecipò alla vita politica del periodo della Restaurazione Stuart), dapprima come
segretario dell’ambasciatore inglese presso la corte dell’Elettore di Brandeburgo, e
più tardi come segretario ed amico di lord Ashley, divenuto poi Duca di Shaftesbury
e Gran Cancelliere d’Inghilterra.
Dal 1675 al 1679 soggiornò in Francia, facendo conoscenza a Parigi coi più illustri
rappresentanti della cultura francese di quel tempo, e prendendo moltissime note per
la composizione del suo Saggio sull’intelletto umano.
Nel 1683, quando lord Ashley, caduto in disgrazia per essersi opposto al dispotismo
degli Stuart, cercò rifugio in Olanda, anche Locke lasciò l’Inghilterra e soggiornò in
Olanda, entrando in relazione con moltissime personalità culturali che allora si
trovavano in questo paese.
Nel 1689, dopo la rivoluzione liberale che portò sul trono inglese Guglielmo
D’Orange, Locke ritornò anch’egli in Inghilterra, ove prese di nuovo ad interessarsi
della cosa pubblica: ebbe un ufficio governativo, e si adoperò per il trionfo del
principio di libertà di religione e di stampa, si occupò di questione economiche e
finanziarie, ecc.
Passò gli ultimi anni ad Oates, nella contea di Essex, presso una famiglia amica, dove
morì nel 1704.

Opere – Saggio sull’intelletto umano (1690), in 4 libri; Pensieri sull’educazione; due


Trattati sul governo; quattro Lettere sulla tolleranza religiosa, ect.

Pensiero

Locke è il più grande rappresentante dell’empirismo.


Mentre Bacone si era limitato ad affermare la necessità del metodo induttivo-
sperimentale nella filosofia e nelle scienze, Locke giustifica questo empirismo,
ponendosi per primo esplicitamente il problema dell’origine e del valore della
conoscenza.

Critica all’innatismo Cartesiano


Locke incomincia con la critica dell’innatismo cartesiano.
Se le idee – che in Locke sono sinonimo di rappresentazione mentale nel senso più
generico della parola – fossero innate, tutti gli uomini dovrebbero avere le medesime
idee: invece i bimbi, i selvaggi, gli incolti mancano di parecchie idee (es. principio di
contraddizione, idea di Dio, principi morali fondamentali, ect.), e ciò appunto perchè

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la loro esperienza è più limitata.
Le idee derivano dunque dall’esperienza e lo spirito è una tabula rasa.

L’esperienza, le idee e le qualità


1. Le idee derivano dall’esperienza, e precisamente da due fonti:

1. senso esterno o sensazione, mediante il quale lo spirito conosce le cose


materiali;
2. senso interno o riflessione, mediante il quale lo spirito, riflettendo (ossia
ripiegandosi) sulle proprie operazioni, conosce i fatti di coscienza (percepire,
pensare, volere, ect).

2. Tutte le idee che si trovano nella nostra coscienza, derivino esse dal senso esterno
o dal senso interno, si dividono in due classi: idee semplici e idee complesse.
Le idee semplici sono quelle non decomponibili in idee più semplici, come ad es. le
idee di coloro, di estensione, di movimento, di solidità, di percezione, di volizione, di
piacere, di dolore, ect.
Le idee complesse sono quelle che risultano dalla fusione di più idee semplici, come
ad es. l’idea di sostanza materiale (che risulta dalla fusione delle idee semplici di
peso, colore, forma, grandezza, ect).
Tale fusione è opera dell’intelletto, il quale interviene ad elaborare le idee semplici
mediante tre principali operazioni:

 la sintesi, che consiste nel combinare parecchie idee semplici in modo da


formarne una complessa (es. idea di triangolo, di corpo, di numero, ect.).
 la comparazione, che consiste nel paragonare un’idea con se stessao con
un’altra, in modo da stabilire delle relazioni tra di esse (es. idea di identità, di
causalità, di posizione, di grandezza, ect.).
 l’astrazione o analisi, che consiste nel separare un’idea da tutte quelle altre
idee che l’accompagnano nella sua esistenza reale, in modo da dare origine
all’idea generale (es. idea generale, o astratta, di uomo, di albero, ect.).

In tal modo, mentre riguardo alle idee semplici la mente umana si trova ad essere
passiva, riguardo alle idee complesse diventa attiva: per quanto tale attività si limiti
ad essere qualcosa di puramente estrinseco e meccanico, riducendosi ad unire e a
separare i dati.
Il concetto di astrazione è dunque diverso da quello aristotelico.
L’astrazione aristotelica da luogo ad un concetto astratto, qualitativamente diverso
dalle immagini empiriche, particolari e contingenti; l’astrazione lockiana da luogo ad
un’idea astratta che non è qualitativamente diversa dalle immagini empiriche, ma è
piuttosto questa medesima immagine che resta più generale: infatti le astratte sono
anch’esse individuali e determinate fin nei minimi particolari (omnimodo
determinatae).

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3. Locke distingue poi dalle idee (semplici e complesse) le qualità dei corpi.
Egli introduce qui la nota distinzione di qualità primarie (o oggettive) e qualità
secondarie (o soggettive), già avanzata da Galilei e da Cartesio.
Sono qualità primarie l’estensione, il moto, la solidità, il numero, ect.
Sono qualità secondarie i colori, gli odori, i suoni e simili.
Le qualità primarie, oltre ad essere idee, esistono realmente anche fuori di noi, in se
medesime; le qualità secondarie esistono solo come idee.
Si noti che questa distinzione è in contraddizione con la teoria generale di Locke,
affermante che noi conosciamo solamente le nostre idee: perchè in base ad essa si
conclude l’esistenza di realtà (le qualità primarie o oggettive), che non sono idee
nostre, ma esistono fuori di noi, in se medesime.

Critica all’idea di sostanza


Molto importante è in Locke la critica dell’idea di sostanza, in cui egli precorre Kant
e l’idealismo moderno.
L’idea di sostanza è un’idea complessa, risultato di un processe di astrazione, per
cui, separando una serie di qualità costantemente coesistenti (es. peso, colore, forma,
grandezza), congetturiamo che esista un “sostrato”, in cui quelle qualità ineriscano;
ma in realtà noi conosciamo soltanto le qualità, non la sostanza sottostante.
L’idea di sostanza è quindi inconoscibile, e ogni metafisica (teologia, psicologia,
cosmologia) è impossibile: la teologia, in quanto si fonda sull’idea di sostanza divina;
la psicologia, in quanto si fonda sull’idea di sostanza spirituale; la cosmologia, in
quanto si fonda sull’idea di sostanza materiale.
Ciononostante Locke tenta in un secondo tempo di fondare una metafisica,
dimostrando l’esistenza del mondo esterno e di Dio.
Egli ricorre al concetto empiristico della passività dello spirito ed applica il principio
di causalità: ci sono in noi sensazioni non prodotte da noi, dunque esistono fuori di
noi i corpi che ne sono la causa: noi, che esistiamo, non abbiamo prodotto noi stessi,
dunque esiste fuori di noi una causa che ci ha prodotti: tale causa è Dio.
Si noti tuttavia che tale dimostrazione è in contraddizione con la dottrina generale di
Locke, affermante che noi conosciamo solamente le nostre idee: perchè in base ad
essa si conclude all’esistenza di realtà che non sono idee nostre, ma esistono fuori di
noi, per se medesime.

Politica
Locke si può considerare il padre del liberalismo politico.
Egli si propose di giustificare la rivoluzione liberale inglese del 1688 (Guglielmo
D’Orange), e perciò concepisce lo Stato come governo della maggioranza e non di
uno solo.
Egli parte dal concetto di Hobbes di un contratto sociale che è all’origine dello
Stato, ma nega che lo stato di natura sia una guerra contro tutti: il contratto non è
perciò di rinuncia degli uomini alla propria libertà e ai propri diritti, ma anzi migliore
garanzia di questa libertà e di questi diritti; ed ove questa garanzia venga meno per
parte del potere esecutivo, la sovranità ritorna al popolo mediante la rivoluzione.
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Locke è inoltre importante perchè fissa per primo i capisaldi politici della distinzione
dei poteri (legislativo, esecutivo, giudiziario), della tolleranza religiosa e della
separazione della Chiesa dallo Stato.