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Gestione forestale e fauna: l'approccio sistemico

Article  in  L Italia Forestale e Montana · January 2009


DOI: 10.4129/IFM.2009.1.01

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2 authors:

Orazio Ciancio Susanna Nocentini


Italian Academy of Forest Sciences, Florence, Italy University of Florence
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ORAZIO CIANCIO (*) - SUSANNA NOCENTINI (**)

GESTIONE FORESTALE E FAUNA: L’APPROCCIO SISTEMICO

Si svolgono alcune considerazioni sui presupposti della gestione forestale classica, sui
suoi obiettivi e sulle ricadute in termini di semplificazione dei boschi e di riduzione della
capacità portante degli habitat. Si evidenziano i limiti dell’approccio deterministico in
campo forestale, e si sostiene l’opportunità di considerare il bosco come un sistema biologico
complesso in cui la componente vegetale e animale agiscono e interagiscono non solo fra
loro ma anche con l’economia, la società e la cultura.
Parole chiave: selvicoltura; biodiversità; gestione faunistica.
Key words: silviculture; biodiversity; wildlife management.

1. INTRODUZIONE

Il dibattito intorno alla gestione della fauna da un lato e delle foreste


dall’altro e i conflitti che spesso insorgono quando si passa al piano operati-
vo, sono esemplari della difficoltà di pervenire a una definizione di gestione
forestale sostenibile realmente condivisa dai molteplici attori coinvolti.
Il problema del rapporto fra fauna selvatica e bosco riguarda da un
lato le popolazioni animali e dall’altro la funzionalità dell’ecosistema nel
suo insieme. Lo squilibrio che oggi si avverte fra fauna selvatica e bosco,
tanto da far parlare di «danni» al bosco, è l’effetto delle modifiche che nel
corso dei secoli l’attività umana ha provocato nel paesaggio e che si è tra-
dotta nella semplificazione della struttura, composizione e funzionalità dei
boschi e nella diffusione di alcune specie animali a scapito di altre che sono
completamente scomparse dal territorio. In altre parole la qualità e la capa-
cità portante degli habitat sono state alterate e allo stesso tempo le diverse
popolazioni animali sono state fortemente modificate sia qualitativamente
sia quantitativamente.

(*) Accademia Italiana di Scienze Forestali. Piazza Edison 11, Firenze; ciancio@aisf.it.
(**) Dipartimento di Scienze e Tecnologie Ambientali Forestali, Università degli Studi di
Firenze, via S. Bonaventura 13, 50143 Firenze; susanna.nocentini@unifi.it

– I.F.M. n. 1 anno 2009


4 L’ITALIA FORESTALE E MONTANA

La questione non è semplice: essa infatti è fortemente condizionata


dagli aspetti tecnici, ma è solo attraverso una rivisitazione dei presupposti
teorici della gestione dei sistemi naturali, e in particolare di quelli forestali,
che è possibile dare una risposta coerente e condivisa all’esigenza di gestire
in maniera sostenibile le foreste conservando la diversità biologica, cioè la
migliore garanzia di un equilibrato rapporto fra popolazioni animali e per-
petuità e funzionalità della foresta.

2. LA SELVICOLTURA E LA GESTIONE FORESTALE CLASSICA:


VERSO LA SEMPLIFICAZIONE DEL BOSCO

Il paradigma classico di riferimento nella gestione delle risorse natura-


li si basa sul rapporto fra nascite, morti e accrescimento somatico. In questa
visione della realtà, finché il tasso di utilizzazione non eccede il tasso di rin-
novazione, la risorsa non si esaurirà e la continuità della produzione dipen-
de dalla prevedibilità del tasso di rinnovazione. Le teorie più semplici
hanno trattato le dinamiche delle popolazioni come se si svolgessero in un
ambiente chiuso, non mutevole (HILBORN et al., 1995).
La prassi forestale per lungo tempo è stata caratterizzata da un para-
digma lineare: la coltivazione e la gestione del bosco si sono incentrate sul
rapporto provvigione/rinnovazione, considerate fonte di reddito e presup-
posto per la continuità della produzione.
All’interno di questo paradigma, la selvicoltura e l’assestamento fore-
stale hanno perseguito da un lato la perpetuità del bosco attraverso tecni-
che colturali atte a garantire la rinnovazione del popolamento arboreo (il
trattamento), e dall’altro la pianificazione delle operazioni selvicolturali nel
tempo e nello spazio in modo da fornire un prodotto annuo, massimo e
pressoché costante (il «bosco normale»). Ambedue queste discipline hanno
costruito un insieme coerente di analisi e procedure che trovano il loro fon-
damento scientifico nelle leggi che regolano l’accrescimento dei soprassuoli
forestali e nei meccanismi biologici ed ecologici della rinnovazione delle
specie arboree.
Se è indubbio che tale approccio ha consentito in altri tempi di regolare
le utilizzazioni dei boschi e porre un freno alla loro distruzione, tuttavia alla
luce delle attuali ipotesi sul funzionamento degli ecosistemi e in particolare
degli ecosistemi forestali (v. a es. PICKETT et al., 1992, PERRY e AMARANTHUS,
1997), esso appare ormai superato e, soprattutto, assolutamente incapace di
fornire un contributo efficace a una gestione realmente sostenibile.
Come ha osservato BEHAN (1997), i forestali hanno cronicamente e
acriticamente definito il legno come una risorsa rinnovabile in termini sem-
GESTIONE FORESTALE E FAUNA: L’APPROCCIO SISTEMICO 5

plicistici, puramente biofisici. La selvicoltura ha applicato un approccio sin-


gola-causa singolo-effetto. Per esempio una specie esigente di luce si taglia
a raso, senza considerare che questa pratica semplicistica provoca una serie
complicata di conseguenze, non solo nella foresta ma anche nella società.
L’effetto di tutto ciò è stato che, per rendere prevedibile il tasso di rin-
novazione e garantire una produzione legnosa massima e costante, la selvi-
coltura e la gestione forestale classica hanno portato alla semplificazione del
bosco (NOCENTINI, 2001). Il bosco è stato trattato come un insieme di albe-
ri, privilegiando quelle specie e quelle strutture che garantivano una mag-
giore affidabilità nella rinnovazione e più elevati livelli produttivi.
La sostenibilità della gestione forestale è stata identificata con la per-
petuazione di un soprassuolo arboreo. Così facendo la variabilità naturale è
stata ridotta, con il risultato che gli ecosistemi forestali hanno ridotto o
perso la loro resilienza. Il bosco è stato trasformato in un sistema di produ-
zione, un semplice insieme di alberi di interesse economico. Non sono state
tenute in alcuna considerazione le altre componenti dell’ecosistema, in par-
ticolare la componente animale.
Infatti, la selvicoltura classica tende a ignorare gli effetti che gli inter-
venti colturali possono determinare sulla fauna selvatica: a esempio, una
gestione basata sul taglio raso con rinnovazione artificiale posticipata, pre-
vedendo la concentrazione – nel tempo e nello spazio – dell’impianto di
giovani individui arborei destinati a sostituire il soprassuolo, facilita anche
la concentrazione delle attività di alimentazione degli ungulati su superfici
molto piccole, spesso rendendo vano l’impianto stesso. Per non parlare
degli effetti, ben noti e ampiamente studiati, su tutti quegli organismi
dipendenti dalla presenza di individui o collettivi arborei di età avanzata,
deperienti, marcescenti e morti e che sono oggi quasi completamente scom-
parsi dai paesaggi forestali coltivati.

3. IL BOSCO DA INSIEME DI ALBERI A SISTEMA BIOLOGICO COMPLESSO

Da tutto ciò deriva che per conseguire l’efficienza complessiva dei siste-
mi forestali è necessario abbandonare la visione riduttiva che vede il bosco
solo come un insieme di alberi di interesse economico o solo come una lista di
specie, per considerarlo e gestirlo invece come un sistema biologico complesso
e adattativo che impara ed evolve. Il bosco reagisce a ogni evento naturale o a
ogni azione umana determinando una nuova realtà, sintesi di interazioni e
interconnessioni (CIANCIO e NOCENTINI, 1996; CIANCIO et al., 1999;).
Il problema della ricerca di un equilibrato rapporto fra fauna selvatica
e gestione forestale deve essere affrontato all’interno di una visione dinami-
6 L’ITALIA FORESTALE E MONTANA

ca della realtà: non si può infatti prescindere dalla storia non solo naturale,
ma anche colturale di ogni bosco e dalla consapevolezza che il tempo è
mutevole. Allo stesso modo occorre analizzare quali sono i fattori, endogeni
ed esogeni, che influiscono sulle dinamiche delle popolazioni animali.
Il bosco può essere gestito come un tutto solo se si adotta un approc-
cio sistemico (CIANCIO e NOCENTINI, 1996). La gestione sistemica, basata
sulla selvicoltura sistemica, non cerca di plasmare il bosco secondo modelli
predeterminati, finalizzati alla massimizzazione di una o più funzioni ma
procede attraverso l’attento e continuo monitoraggio delle reazioni del
bosco agli interventi. Si basa sulla rinnovazione naturale e su interventi a
basso impatto ambientale, cioè interventi mirati a conservare e ad aumenta-
re la funzionalità complessiva dell’ecosistema, assecondandone la disomo-
geneità e la diversificazione strutturale e compositiva in modo da accrescere
la capacità di autorganizzazione e di integrazione di tutti i suoi componenti,
biotici e abiotici.
Ne deriva che i livelli ottimali di utilizzazione devono essere indivi-
duati per tentativi ed eliminazione degli errori, secondo un approccio adat-
tativo (CIANCIO e NOCENTINI, 1996). I tagli di utilizzazione hanno il signifi-
cato di vere e proprie cure colturali e caratterizzano l’attività dell’uomo che
è uno tra i tanti componenti dell’ecosistema. Il ciclo è indefinito.
Il monitoraggio e la verifica degli effetti della gestione forestale sulla
vitalità e diversità delle popolazioni animali consente di adattare la gestione
alle reazioni del sistema nel suo complesso e favorire così una interazione
equilibrata fra tutte le diverse componenti. La gestione procede secondo un
continuum coevolutivo fra intervento umano e reazioni del sistema, che di
fatto esclude il finalismo tipico dei processi lineari che portano alla norma-
lizzazione del bosco (CIANCIO et al., 1994a; 1994b).

4. LA PIANIFICAZIONE FORESTALE E LA GESTIONE FAUNISTICA

La pianificazione forestale e in particolare i Piani di gestione forestale


possono svolgere un ruolo molto importante per mettere in atto una reale
integrazione fra gestione forestale e gestione faunistica. Le fasi che caratte-
rizzano il processo di elaborazione e implementazione dei piani, possono
fornire le informazioni utili e i feedback necessari per impostare piani di
gestione faunistica realmente sostenibili.
In tutte le fasi che caratterizzano l’elaborazione di un piano di gestio-
ne forestale (l’analisi e la descrizione del bosco, la scelta del percorso coltu-
rale, la pianificazione degli interventi, la verifica dei risultati della gestione)
dovrebbero essere considerati anche gli aspetti relativi alla fauna.
GESTIONE FORESTALE E FAUNA: L’APPROCCIO SISTEMICO 7

La pianificazione forestale è un’arma preziosa per differenziare nel


tempo e nello spazio gli interventi in modo da garantire, attraverso un’accu-
rata lettura delle diverse situazioni stazionali, compositive e strutturali,
anche la presenza di habitat diversificati.
L’elaborazione di un piano di gestione forestale è un momento fonda-
mentale nel processo adattativo necessario per ottenere il consenso di tutte
le parti interessate. Gli strumenti conoscitivi propri dell’assestamento fore-
stale consentono di evidenziare l’influenza delle diverse componenti sulla
struttura e funzionalità di ciascun bosco in modo da proporre soluzioni
operative in grado di favorire una reale sinergia tra funzionalità degli ecosi-
stemi forestali, presenza e vitalità delle popolazioni animali e necessità
socio-economiche delle popolazioni locali. Attraverso l’esplicitazione degli
obiettivi e delle tecniche degli interventi, univocamente individuabili sul
territorio, il piano contribuisce a dare trasparenza alla gestione del bosco e
permette di tener conto delle esigenze di tutte le componenti.

5. CONCLUSIONI

La gestione forestale sostenibile non può prescindere dalla conserva-


zione o dal ripristino dei meccanismi naturali di autoregolazione degli eco-
sistemi. L’influenza della fauna sul bosco viene interpretata come “danno”
quando altera in maniera sensibile questi meccanismi o ostacola il loro
recupero nel caso di sistemi molto semplificati dove è opportuno avviare
un’azione di rinaturalizzazione che tenda a favorire la diversificazione strut-
turale e compositiva del bosco.
La componente animale può trovare in ambienti diversi habitat idonei
e fonti di cibo, adattandosi anche ai cambiamenti che avvengono a scala di
paesaggio e di uso delle risorse. Occorre quindi monitorare attentamente
tutti i fenomeni coinvolti a diverse scale, dal paesaggio al popolamento, per
quanto riguarda sia la componente animale sia quella vegetale e arborea in
particolare.
La semplificazione, la frammentazione e l’isolamento degli habitat
sono i fenomeni che più hanno contribuito alla riduzione della biodiversità
e alla perdita di efficienza di molte zone boscate nel nostro Paese. Ma biso-
gna ricordare che nessun bosco è un’isola: i sistemi forestali sono sistemi
aperti, che interagiscono non solo con l’ambiente circostante, ma anche con
il sistema economico, sociale e culturale.
Tutelare la diversità biologica negli ecosistemi forestali, e quindi tener
conto anche della fauna, spesso vuol dire entrare in conflitto con altri usi e
interessi. La complessità del problema tocca non solo gli aspetti scientifici e
8 L’ITALIA FORESTALE E MONTANA

tecnici, ma anche la sfera sociale, economica e politica. Per questo motivo è


indispensabile riconoscere quali sono i valori in gioco: solo così è possibile
proporre strategie di gestione coerenti con gli obiettivi dichiarati e quindi
in grado di ottenere il consenso dei molteplici attori coinvolti.

SUMMARY

Forest management and wildlife: the systemic approach

The authors examine the relationship between classic forest management and
simplification of forest stands. The single cause-single effect approach which has
dominated classic forest management has reduced habitat carrying capacity. The limits
of this approach are underlined and the authors point out the need for considering the
forest as a complex biological system where both plants and animals interact not only
with each other but also with economy, society and culture.

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