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laboratorio culturale

ANTONIO GRAMSCI E IL LENINISMO


COME DIALETTICA
Emiliano Alessandroni

Alla vigilia della Prima guerra mondiale


Lenin sente l’esigenza di tornare sulla Logica di Hegel
e immergersi nello studio della dialettica.
È una rottura col marxismo della Seconda Internazionale
che anche Gramsci va maturando.
Lenin, la Nep e la «società regolata».

Nell’ultima delle tre sezioni che nella Scienza della lo- prietà intrinseca della soggettività, a questa può per-
gica compongono la Dottrina del concetto, Hegel trac- venire unicamente a partire dal mondo oggettivo.
cia una distinzione, interna al campo della coscienza, Una simile prospettiva viene ereditata da Gramsci.
tra conoscere investigativo e vero conoscere. Sotto il do- Nella sua riflessione «la dialettica» coincide con «lo
minio del primo, spiega, si tende a cadere quando «il stesso divenire storico» (Q 10, 41 XII, 1320) 3 e va per-
metodo è riguardato egualmente come strumento, tanto concepita come una «dialettica reale» (Q 11, 14,
come un mezzo che sta dalla parte soggettiva per cui 1402), di cui la dialettica concettuale costituirebbe una
essa si riferisce all’oggetto». Al secondo, viceversa, ci sorta di emanazione. È questo uno dei centri nodali del-
si eleva quando il metodo «non è soltanto un certo nu- le offensive teoriche condotte contro Benedetto Croce,
mero di determinazioni, ma è l’essere in sé e per sé de- le cui concezioni, secondo l’intellettuale sardo, restano
terminato del concetto», e anziché presentarsi «come sospese negli alti cieli di una dialettica astratta, vale a
riflessione estrinseca […] prende il determinato dal dire meramente soggettivista e speculativa. Al contra-
suo oggetto stesso, poiché ne è appunto il principio im- rio, per Gramsci, il soggetto si vede sempre più indot-
manente e l’anima»1. Il cosiddetto metodo dialettico, to a pensare in termini dialettici nella misura in cui a
come è stato più volte sottolineato2, non andrebbe con- esser dialettici sono, a suo avviso, la struttura e il mo-
cepito, pertanto, come un semplice strumento del sog- vimento stesso della realtà.
getto con cui questi si accingerebbe a esaminare le ar- Vi è a tal proposito un risvolto che occorre tenere pre-
ticolazioni dell’oggetto, ma come il nucleo, l’anima del- sente: se da un lato i Quaderni del carcere identificano
l’oggetto stesso, sicché lungi dal costituire una pro- nella «dialettica […] un nuovo pensiero, una nuova filo-

1 G.W.F. Hegel, Scienza della logica, vol. 3, Roma-Bari, Later- temporanea, a cura di P. Salvucci, Firenze, Giunti-Bemporad, 1967.
za, 1974, p. 353. 3 Con la lettera Q, seguita da tra numeri concernenti quader-
2 Cfr. A. Massolo, La storia della filosofia come problema ed altri no, paragrafo e pagina, si rimanda ad A. Gramsci, Quaderni del
saggi, Firenze, Vallecchi, 1955, e Id., Logica hegeliana e filosofia con- carcere, a cura di V. Gerratana, Torino, Einaudi, 1975, 2001.
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sofia» (Q 4, 18, 439), dall’altro attribuiscono, non già a di «salto» e di «interruzione di gradualità» formulate
una nuova teoresi, ma alla figura di Lenin (e alla sua vi- dal filosofo di Stoccarda con gli occhi rivolti alla Rivo-
cenda storica) il merito di aver «fatto progredire effetti- luzione francese4. Si tratta di un concetto che era già
vamente la filosofia come filosofia in quanto fece pro- stato espresso da Hegel nella Prefazione alla Fenome-
gredire la dottrina e la pratica politica» (Q 10, 12, 1250). nologia dello Spirito:
Dietro un tale accostamento agisce evidentemente
Come nella creatura, dopo un lungo e tranquillo nutri-
la categoria di traducibilità dei linguaggi, che esprime
mento, il primo respiro interrompe, con un salto qualita-
la possibilità di convertire la sintassi politica in termi-
tivo, quella gradualità del processo di accrescimento uni-
ni filosofici e viceversa. Ecco come si esprime Gramsci
camente quantitativo, e il bambino è nato; così lo Spirito
nel Quaderno 7: che va formandosi matura lentamente e silenziosamente
verso la nuova figura […] questo graduale sgretolamento,
Tutto è politica, anche la filosofia o le filosofie (confronta
che finora non alterava la fisionomia della totalità, viene
note sul carattere delle ideologie) e la sola «filosofia» è la
infine interrotto dal sorgere del sole che, come un lampo
storia in atto, cioè è la vita stessa. In questo senso si può
improvviso, fa apparire, in un colpo solo, la struttura del
interpretare la tesi del proletariato tedesco erede della fi-
nuovo mondo5.
losofia classica tedesca – e si può affermare che la teoriz-
zazione e la realizzazione dell’egemonia fatta da Ilici [Le-
Se gli interpreti di Hegel appaiono oramai concordi nel-
nin, ndc] è stata anche un grande avvenimento «metafi-
l’associare la categoria di «salto qualitativo» al muta-
sico» (Q 7, 35, 886).
mento storico avvenuto con la Rivoluzione francese,
possiamo ben comprendere la ragione per cui Lenin, a
Possiamo quindi constatare come il leninismo venga da sua volta, riesumasse tale categoria – infondendole
Gramsci concepito come equivalente politico di ciò che nuova linfa vitale – proprio negli anni che preludono
la dialettica costituisce sul piano filosofico, sicché il allo scoppio della Rivoluzione d’Ottobre.
supporto e la corretta comprensione di una delle due La categoria di «salto qualitativo», a ben vedere,
istanze non può che significare anche il sostegno e la aveva tutto fuorché centralità in quelle trame narrati-
comprensione dell’altra. Una simile corrispondenza ve a cui gli esponenti della Seconda Internazionale fa-
emerge in numerose questioni di cui l’intellettuale sar- cevano ricorso per illustrare le proprie teorie della tra-
do si è occupato prima e dopo l’arresto. Ci accingiamo sformazione. In polemica con Rosa Luxemburg, ad
ora a esaminarne alcuni casi esemplari. esempio, Karl Kautsky aveva particolarmente insisti-
to sul fatto che il nuovo assetto storico sarebbe potuto
sorgere non già annientando, ma soltanto logorando
Lenin e la dialettica hegeliana (in modo graduale) il sistema vigente6. Analogamente,
in I presupposti del socialismo, del 1899, Eduard Bern-
Lo studio della Logica hegeliana, che Lenin compie allo stein aveva presentato la fase di transizione dal vec-
scoppio della Grande Guerra, rivela l’esigenza, da par- chio al nuovo sistema sociale come un lungo processo
te del rivoluzionario russo, di rompere anche sul piano che si sarebbe svolto a ritmo costante e soprattutto at-
teoretico con i massimi esponenti della Seconda Inter- traverso l’imprescindibile mediazione della democra-
nazionale. Possiamo vedere i suoi Quaderni filosofici zia liberale. L’opera in oggetto si scaglia quindi con vee-
impegnarsi, tra le altre cose, a valorizzare la categoria menza contro le «insidie del metodo dialettico hegelia-

4 Cfr. D. Losurdo, Le categorie della rivoluzione nella filosofia 5 G.W.F. Hegel, Fenomenologia dello spirito, Milano, Bompia-
classica tedesca, in Id., L’ipocondria dell’impolitico. La critica di ni, 2001, p. 61.
Hegel ieri e oggi, Lecce, Milella, 2001. 6 Cfr. M.L. Salvadori, Kautsky e la rivoluzione socialista. 1880-

1938, Milano, Feltrinelli, 1976.


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no», colpevoli di aver condotto Marx fino alla teoria del- cale e politico)» che, in senso contrario rispetto a quan-
la «lotta di classe» e della «rivoluzione»7. to compiuto da Lenin in Russia,
Per diradare quella nebbia ideologica che tali con-
vinzioni avevano contribuito a diffondere, la categoria ha attuato il paradosso di costringere violentemente il pro-
hegeliana di «salto qualitativo» appare a Lenin parti- cesso della rivoluzione proletaria tedesca nelle forme del-
colarmente proficua. Il suddetto «salto», tuttavia, su- la sua organizzazione e ha creduto di dominare la storia.
scettibile di produrre la rottura storica di cui abbiamo Ha creato i suoi Consigli, d’autorità, con la maggioranza
parlato, non viene inteso dal dirigente russo come un sicura dei suoi uomini; ha impastoiato la rivoluzione, l’ha
espediente estemporaneo, ma come il risultato di un addomesticata. Oggi ha perduto ogni contatto con la realtà
processo dialettico che si consuma per intero entro l’o- storica, che non sia il contatto del pugno di Noske con la
rizzonte del necessario. Dalla Scienza della logica ave- nuca dell’operaio, e il processo rivoluzionario segue un suo
va difatti appreso a proposito del rapporto tra libertà e corso incontrollato, misterioso ancora, che affiorerà per
necessità, che nel divenire delle cose «la necessità […] ignote scaturigini di violenza e di dolore9.
diventa libertà non perché svanisca, ma soltanto per- Ad «impastoiare la rivoluzione» hanno contribuito le
ché la sua identità ancora interna si manifesta»8; ovve- dottrine che stavano a fondamento filosofico della Se-
ro che la libertà non sorge nel punto in cui la catena del- conda Internazionale. Dietro le teorie «di Bernstein»,
la necessità viene a spezzarsi, ma in quello in cui que- infatti – dirà Gramsci nei Quaderni –, si «nasconde
sta si incomincia a manifestare, a vedere se stessa, a una concezione puramente meccanicistica del movi-
passare, direbbe Hegel, dalla condizione dell’An sich a mento, per cui le forze umane sono considerate come
quella Für sich. Una prospettiva, quest’ultima, eredi-
passive e non consapevoli, come un elemento non dis-
tata anche da Marx, per il quale l’autentico soggetto ri-
simile dalle cose materiali» (Q 16, 26, 1898-1899). I
voluzionario non si incarna nel ceto lavoratore, ma in
Quaderni del carcere metteranno più volte in eviden-
quel ceto lavoratore che ha acquisito coscienza di clas-
za le influenze che su Bernstein hanno esercitato le
se, che ha quindi dimostrato di aver compiuto il pas-
teorie del primo Croce:
saggio dall’An-sich-Sein al Für-sich-Sein.
Osserviamo, quindi, come per Lenin i concetti di Sal-
Croce come leader delle tendenze revisionistiche: nel pri-
to e di Interruzione di gradualità costituiscano un’im-
mo momento (fine dell’800, ispiratore del Bernstein e del
portante acquisizione teorica che, se da un lato rompe
Sorel); e in questo secondo momento, non più di revisio-
con l’evoluzionismo riformista caro ai teorici della Se- ne ma di liquidazione (storia etico-politica contrapposta
conda Internazionale, dall’altro, nondimeno, si mantie- a storia economico-giuridica) (Q 8, 225, 1082).
ne anche a debita distanza da quelle forme di volonta-
rismo e soggettivismo che contraddistinguono, in ultima
E ancora leggiamo, nel Quaderno 10:
analisi, il nucleo concettuale della tradizione anarchica.
Nella lettera di Sorel a Croce del 9 settembre 1899 (con-
frontare tutta la lettera nella «Critica») è scritto: «Bern-
Gramsci e la Seconda Internazionale stein vient de m’écrire qu’il a indiqué dans la “Neue Zeit”
n. 46, qu’il avait été inspiré, en une certaine mesure, par
Su L’Ordine Nuovo del 27 dicembre 1919 Gramsci po- vos travaux. Cela est intéressant parce que les Allemands
lemizza duramente contro «la socialdemocrazia ger- ne sont pas faits pour indiquer des sources étrangères à
manica (intesa nel suo complesso di movimento sinda- leurs idées» (Q 10, 3, 1213-1214).

7 E. Bernstein, I presupposti del socialismo e i compiti della so- scelte in sei volumi, Roma, Editori Riuniti, 1973, vol. III, p. 430.
cialdemocrazia [1899], Roma-Bari, Laterza, 1974, p. 265. 9 A. Gramsci, Scritti politici, a cura di P. Spriano, Roma, Edi-
8 G.W.F. Hegel, cit. in Lenin, Quaderni filosofici, in Id, Opere tori Riuniti, 1973, vol. II, p. 79.
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Se l’evoluzionismo di Bernstein viene dunque acco- ra libica e il ripetersi del fenomeno su scala maggiore
stato a quello del Croce, nelle pagine successive del per il fascismo». Tale «passaggio» rivela un vero e pro-
Quaderno 10 vediamo Gramsci accusare proprio lo prio smarrimento degli strumenti concettuali con cui
storicismo crociano di promuovere, sul piano cultura- la realtà del proprio tempo viene analizzata. Marx ed
le, concezioni dogmatiche, orientate verso forme di Engels avevano d’altro canto già illustrato «come si
riformismo al tempo stesso anti-rivoluzionario e anti- esaminano i fatti, le situazioni e come dall’esame si
dialettico. Quella del neoidealista si configura, sotto traggano gli indirizzi per l’azione». Sicché, per non ca-
tutti gli aspetti, come una vera e propria dere in quegli errori, frutto di ignoranza e disorienta-
mento, occorre secondo l’intellettuale sardo, ripartire
ideologia che tende a snervare l’antitesi, a spezzettarla «dallo studio del materialismo storico, dallo studio del
in una lunga serie di momenti, cioè a ridurre la dialet- marxismo»11.
tica a un processo di evoluzione riformistica «rivoluzio- Nel giugno del 1925, in occasione del comizio che
ne-restaurazione», in cui solo il secondo termine è vali- Bruno Buozzi, allora dirigente della Fiom, avrebbe te-
do, poiché si tratta di rabberciare continuamente dall’e- nuto all’assemblea dei metallurgici, Gramsci scrive un
sterno un organismo che non possiede internamente la articolo su l’Unità in cui invita gli operai italiani a ri-
propria ragion di salute (Q 10, 41 XVI, 1328). volgere al sindacalista alcune domande. Tra queste
spiccano le seguenti:
Come è stato osservato le categorie hegeliane di «sal-
to qualitativo» e «accrescimento quantitativo», trova- può dire perché Bruno Buozzi, mentre si oppone all’unità
no un corrispettivo, all’interno della riflessione gram- sindacale internazionale con i sindacati russi, non ha an-
sciana, in quelle di «epoca» e «durata»10. Anche qui na- cora detto una parola né sulla guerra al Marocco, né sul
turalmente, come presso Hegel e Lenin, le azioni che massacro degli operai in Cina da parte dell’imperialismo
non si limitano a conservare la durata ma si mostra- d’Occidente? In Inghilterra le trade unions, hanno chie-
no capaci di produrre una rottura rivoluzionaria, ov- sto il ritiro degli armati e delle navi inglesi dalla Cina.
vero di fare epoca spezzando l’unilinearità del movi- Che cosa fa la Confederazione del lavoro in Italia? […] At-
mento, non producono tale rottura in maniera arbi- tendiamo di sapere in che modo Bruno Buozzi pensa di
traria, ma soltanto rendendosi acute interpreti di una lottare per la difesa di milioni di operai cinesi, presi alla
generale «necessità storica» (Q 10, 41 II, 1301, e Q 10, gola dall’imperialismo occidentale, e per la pace al Ma-
41 XVI, 1326). rocco, contenente il pericolo di nuove carneficine12.

A una tale forma di operaismo eurocentrico Gramsci


Il sindacalismo contrappone la lezione del Leninismo, titolo questo di
e Bruno Buozzi un articolo che appena pochi mesi più tardi, il 10 set-
tembre 1925, egli pubblicherà su l’Unità. In esso viene
In una lettera inviata da Mosca e pubblicata sul pe- illustrato come secondo il pensiero di Lenin – diversa-
riodico Voce della gioventù di Milano il 1° novembre mente dalla prospettiva sindacalista – «gli alleati sto-
1923, Gramsci critica aspramente il «passaggio di ele- rici del proletariato sono i contadini e i popoli colonia-
menti sindacalisti al nazionalismo prima della guer- li» e come sia di vitale importanza, tanto per ciascuna

10 Cfr. A. Burgio, Durata ed epoca storica, in Id., Gramsci sto- 11 A. Gramsci, Che fare?, in Id., Per la verità, Roma, Editori
rico, Roma-Bari, Laterza, 2003, e Id., Tra epoca e durata, in Gram- Riuniti, 1974, pp. 269-270.
sci. Il sistema in movimento, Roma, Derive Approdi, 2014. 12 A. Gramsci, Domande a Bruno Buozzi, in Id., Per la verità,

cit., pp. 310-311.


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di queste forze che per il processo di emancipazione nel tro che soddisfacenti del comunismo di guerra – rive-
suo complesso, sapere «collegare le loro lotte»13. latisi complessivamente inefficaci rispetto ai proposi-
Il sindacalismo di Buozzi e dei suoi compagni viene ti di lottare contro la miseria e risollevare material-
dunque da Gramsci accusato di nazionalismo e corpo- mente il paese – prende la decisione di aprire i propri
rativismo. Ai suoi occhi tale prospettiva smarrisce il confini al mercato straniero e liberalizzare alcuni set-
nesso dialettico fra la tematica nazionale e quella in- tori importanti dell’economia. Questo provvedimento
ternazionale del lavoro, ricadendo quindi in una forma strutturale, che assume presto il nome di Nuova Po-
dogmatica di particolarismo astratto. litica Economica, attira su di sé uno sciame di criti-
Più tardi nei Quaderni del carcere, trovandosi a me- che da numerosi fronti. La stampa liberale saluta in
ditare sulle posizioni di Labriola che, secondo quanto ri- esso il fallimento del progetto comunista. Posizione
ferito da Croce, riteneva la riduzione in schiavitù l’uni- accolta anche da alcune frange delle masse popolari
ca via per ottenere l’educazione dei Papuani, e che nel che, dopo aver stracciato la tessera del Partito comu-
1903 aveva rilasciato un’intervista nella quale caldeg- nista, ribattezzano la Nep come “Nuova Espropria-
giava la conquista di Tripoli da parte dell’esercito ita- zione al Proletariato”. Una medesima accusa viene
liano, Gramsci sostiene come un simile modo di pensa- lanciata in Italia anche da Mussolini non appena ri-
re fosse soltanto «uno pseudo-storicismo […] un mecca- ceve notizia della prima apertura da parte della Rus-
nicismo abbastanza empirico»: vale a dire, un pensiero sia a elementi di economia capitalistica. Sì, sintetiz-
niente affatto «dialettico e progressivo, ma piuttosto re- za il futuro capo del governo italiano, Lenin si stava
trivo». Non v’è infatti alcuna necessità logica che impo- ormai apprestando a
ne «di ricorrere alla “schiavitù” o al colonialismo come
tappa storica “meccanicamente” inevitabile». A un simi- spalancare la porta della immensa Russia alla frenetica
le modo di concepire la storia secondo un automatismo speculazione del capitalismo occidentale. Così il ciclo è
rigido e unilineare, Gramsci contrappone la lezione di compiuto. Quella rivoluzione che doveva distruggere sin
Bertrando Spaventa: questi, pur non uscendo dal «pun- dalle più profonde radici il capitalismo, sbocca nella esal-
to di vista della borghesia liberale», allorché si trovò a tazione e prepara la cuccagna epulonica del capitalismo
lottare «contro i sofismi “storicistici” delle classi retrive», mondiale14.
riuscì a esprimere «nel suo sarcasmo, una concezione
ben più progressiva e dialettica» (Q 11, 1, 1368). Contro queste posizioni insorge Gramsci. In un artico-
Possiamo in sintesi constatare, da quanto osser- lo pubblicato su l’Unità il 10 settembre del 1926, dal ti-
vato fin qui, come nel pensiero di Gramsci venga isti- tolo In che direzione si sviluppa l’Unione Soviettista,
tuita una sorta di equazione: il rapporto che sussiste scrive quanto segue:
tra eurocentrismo e leninismo risulta direttamente
proporzionale a quello esistente tra meccanicismo e Siamo alle campagne di stampa […] per persuadere del
dialettica. Ma prendiamo in esame ulteriori esempi. fallimento comunista. È questa la parola d’ordine a cui
obbediscono tutti: fascisti e socialdemocratici, conserva-
tori e liberali. Anche essa sarà inutile. Come agli inizi del
La Nuova Politica Economica secolo XIX tutte le speranze dei popoli si rivolgevano alla
Rivoluzione francese, e invano infuriavano la reazione e
Se il 1921 vede in Italia la fondazione del Pcd’I, in la Santa Alleanza, così oggi si guarda, dall’Asia come dal-
Russia Lenin, dopo avere assistito ai risultati tutt’al- l’Europa, alla Rivoluzione russa15.

13
A. Gramsci, Leninismo, in Id., Per la verità, cit., p. 334. 15 A. Gramsci, In che direzione si sviluppa l’Unione soviettista?,
14B. Mussolini, cit. in E. Gentile, Mussolini contro Lenin, in Id., Scritti politici, cit., vol. III, pp. 212-213.
Roma-Bari, Laterza, 2017, p. 164.
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Non v’è alcun dubbio: per Gramsci la Nep costituisce secondo enunciato della dialettica che Engels designa-
un passo necessario per lo sviluppo di quelle forze pro- va come «principio di compenetrazione degli opposti»
duttive senza cui il paese non avrebbe potuto realizza- (Gesetz von der Durchdringung der Gegensätze) 17. Il
re alcun comunismo. Ma proprio in quanto necessario meccanicismo, al contrario, tende a restare intrappo-
un simile passo non può costituire né un fallimento né lato entro i tracciati di una logica binaria che, rispetto
un arretramento, bensì un avanzamento in direzione a un tale principio, appare completamente estranea e
di quella che nei Quaderni assumerà il nome di «so- del tutto inadeguata a render conto degli irriducibili
cietà regolata». Indubbiamente, afferma in modo pe- intrecci che contraddistinguono il movimento storico.
rentorio l’intellettuale sardo, «non si può parlare di ri-
torno al capitalismo nello Stato soviettista, ma si deve
parlare di un processo verso la realizzazione completa Gramsci e Trotskij
di una società comunista»16.
Possiamo domandarci: questa specifica politica le- Una incomprensione della dialettica analoga a quella
ninista ha qualcosa a che spartire con la dialettica? Per sopra osservata e una medesima distanza dal lenini-
capirlo vale la pena concentrarsi, per un momento, sul- smo viene attribuita da Gramsci a Trotskij. Già nel
l’esposizione filosofica che i Quaderni forniscono del 1925 l’intellettuale sardo riscontrava come gli errori
concetto di «rivoluzione passiva». Nella lotta tra i con- del passato seguitassero a esercitare la loro negativa
trapposti sistemi e le contrapposte forze sociali, viene influenza sul dirigente russo, ovvero come «la lunga
spiegato, emerge la militanza tra i menscevichi [avesse] lasciato in lui trac-
ce profonde» impedendogli di afferrare la complessità
necessità della «tesi» di sviluppare tutta se stessa, fino al della nuova realtà storica che era venuta ad aprirsi: «la
punto di riuscire a incorporare una parte dell’antitesi vecchia ideologia menscevica – scrive Gramsci – ha im-
stessa, per non lasciarsi «superare», cioè nell’opposizione pedito a Trotskij di applicare» alla nuova situazione po-
dialettica…la tesi in realtà sviluppa tutte le sue possibi- litica «i criteri del leninismo»18.
lità di lotta, fino ad accaparrarsi i sedicenti rappresen- Si tratta di una posizione che verrà ribadita nella se-
tanti dell’antitesi: proprio in questo consiste la rivoluzio- conda lettera inviata a Togliatti nell’ottobre del 1926:
ne passiva o rivoluzione-restaurazione (Q 15, 11, 1768).
«le opposizioni» guidate da Trotskij, afferma l’intellet-
tuale sardo, «rappresentano in Russia tutti i vecchi pre-
Se il consolidamento del sistema capitalistico risulta giudizi del corporativismo di classe e del sindacalismo
direttamente proporzionale alla sua capacità di inca- che pesano sulla tradizione del proletariato occidenta-
merare elementi dell’antitesi (come avverrà in forma le e ne ritardano lo sviluppo ideologico e politico»19.
via via più evidente nel corso del Novecento), possia- Successivamente, nei Quaderni del carcere, allor-
mo ben comprendere come Gramsci potesse scorgere ché infuriava ancora il dibattito su «socialismo in un
nella Nep un processo opposto rispetto a quello della solo paese» e «rivoluzione permanente», Trotskij viene
rivoluzione passiva: un processo, vale a dire, nel corso accusato di non aver compreso il nesso nazionale/in-
del quale l’«antitesi» si impegnava a incorporare ele- ternazionale e la sua teoria rivoluzionaria deprecata
menti della «tesi», «per non lasciarsi superare». Assi- come «una forma di “napoleonismo” anacronistico e an-
stiamo, in sostanza, alla realizzazione pratica di quel tinaturale» (Q 14, 68, 1730). Ancora una volta è l’im-

16 Ivi, p. 209. 18 A. Gramsci, La morale del ritorno di Trotskij, in Id., Per la


17 F. Engels, Dialektik der Natur, in K. Marx, F. Engels, Werke, verità, cit., p. 308.
Berlin, Dietz Verlag, Band 20, 1962, p. 348; trad. it., Dialettica del- 19 A. Gramsci, Lettera a Togliatti, in Id., Scritti politici, cit., p.

la Natura, Roma, Editori Riuniti, 1971, p. 77. 241.


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postazione di Lenin ad essere contrapposta a tali peri- mente intorno al Comitato centrale del Partito co-
colosissimi errori: diversamente dall’ex comandante munista dell’Urss per approvarne l’energia, il rigore
dell’Armata Rossa, che seguita a teorizzare la neces- e lo spirito di decisione nel colpire implacabilmente»
sità in tutta Europa della guerra manovrata, «Ilici ave- quelle che definisce le «correnti disgregatrici» (l’Op-
va compreso che occorreva un mutamento dalla guer- posizione Unificata messa in piedi da Kamenev, Zi-
ra manovrata, applicata vittoriosamente in Oriente nov’ev e Trotskij), le quali, attentando «all’unità del
nel 17, alla guerra di posizione che era la sola possibi- partito», giungevano a mettere seriamente a repenta-
le in Occidente» (Q 7, 16, 866). glio «non soltanto l’avvenire della rivoluzione operaia
Si tratta di un meccanicismo, quello di Trotskij, che russa, ma anche una delle più importanti condizioni
Gramsci confina interamente nel perimetro ideologico per il successo della rivoluzione proletaria negli altri
della II Internazionale. Così egli commenta nei Qua- paesi»20.
derni i giudizi formulati dal dirigente russo su Anto-
nio Labriola: «È stupefacente che nelle sue Memorie
Il leninismo come dialettica
Leone Bronstein [Trotskij, ndc] parli di “dilettantismo”
del Labriola […] Non si capisce questo giudizio […] se
Da quanto osservato sin qui ci accorgiamo facilmente
non come un riflesso inconsapevole della pedanteria
come, agli occhi di Gramsci, Lenin costituisca una fi-
pseudoscientifica del gruppo intellettuale tedesco che
gura imprescindibile per afferrare il pensiero di Marx.
ebbe tanta influenza in Russia» (Q 11, 70, 1507).
A ben vedere non di marxismo l’intellettuale sardo in-
L’intellettuale sardo rimprovera qui a Trotskij,
vita a parlare, ma di marxismo-leninismo, autentico
per un verso di non essere riuscito ad afferrare la
nucleo concettuale della filosofia della praxis. Infatti,
profondità del pensiero di Labriola, di cui i Quaderni
scrive nel Q 7, 33,
incoraggiano, al contrario, un’ampia diffusione, per
un altro di restare ancorato a una forma mentis che Fare un parallelo tra Marx e Ilici per giungere a una ge-
– diversamente da Lenin, soprattutto il Lenin poste- rarchia è stolto e ozioso: esprimono due fasi: scienza-azio-
riore alla lettura della Logica hegeliana – non è mai ne, che sono omogenee ed eterogenee nello stesso tempo.
riuscita a liberarsi dalle incrostazioni prospettiche Così, storicamente, sarebbe assurdo un parallelo tra Cri-
della II Internazionale (il «gruppo intellettuale tede- sto e S. Paolo: Cristo-Weltanschauung, S. Paolo organiz-
sco»). È al fine di combattere un tale meccanicismo zazione, azione, espansione della Weltanschauung: essi
che i Quaderni invitano a riprendere e ad approfon- sono ambedue necessarii nella stessa misura e però sono
dire il pensiero di Labriola, teorico approdato al della stessa statura storica. Il Cristianesimo potrebbe
marxismo dopo numerosi anni trascorsi a studiare e chiamarsi, storicamente, cristianesimo-paolinismo e sa-
ad assimilare la filosofia di Hegel. rebbe l’espressione più esatta (solo la credenza nella di-
Il meccanicismo di Trotskij, estraneo alla dialetti- vinità di Cristo ha impedito un caso di questo genere, ma
ca come quello di Bucharin, viene dunque valutato da questa credenza è anch’essa solo un elemento storico, e
Gramsci come irto di pericoli per l’intero movimento non teorico) (Q 7, 33, 882).
comunista nel suo complesso. È questa la ragione per
cui in un articolo pubblicato su l’Unità il 27 luglio del A ben vedere, secondo l’intellettuale sardo, «nel leni-
1926, dal titolo Provvedimenti del Cc del Pc dell’Urss, nismo è contenuta una propria concezione del mondo
l’intellettuale sardo invita i compagni a non far man- senza cui oggi non si potrebbe più capire Marx»21.
care il proprio appoggio al governo sovietico, solleci- Non meno rilevante di Lenin, tuttavia, al fine di va-
tando «tutta la Internazionale» a «stringersi solida- lorizzare adeguatamente il marxismo in tutta la sua

20 A. Gramsci, Provvedimenti del Cc del Pc dell’Urss, in Id., Per 21 A. Gramsci, Leninismo, cit., p. 332.
la verità, cit., p. 401.
Emiliano Alessandroni 58

ricchezza e la sua portata cognitiva, risulta il pensiero Nelle prime lezioni di storia della filosofia, Hegel dice che
di Hegel: «la filosofia del Kant, del Fichte e dello Schelling contie-
ne in forma di pensiero la rivoluzione», alla quale lo spi-
È certo che l’hegelismo è il più importante (relativamen- rito negli ultimi tempi ha progredito in Germania, in una
te) dei motivi del filosofare del nostro autore [Marx], an- grande epoca cioè della storia universale, a cui «solo due
che e specialmente perché l’hegelismo ha tentato di su- popoli hanno preso parte, i Tedeschi e i Francesi, per op-
perare le concezioni tradizionali di idealismo e di mate- posti che siano tra loro, anzi appunto perché opposti»; sic-
rialismo in una nuova sintesi che ebbe certo una impor- ché, laddove il nuovo principio in Germania «ha fatto ir-
tanza eccezionale e rappresenta un momento storico- ruzione come spirito e concetto» in Francia invece si è
mondiale della ricerca filosofica (Q 11, 27, 1437). esplicato «come realtà effettuale» (Q 8, 208, 1471).

In virtù di questo «momento storico-mondiale della ri- Così in Q 11, 46, dal titolo Traducibilità dei linguaggi
cerca filosofica» che Hegel incarna, Gramsci può con- scientifici e filosofici, Gramsci ricorda come «nel 1921»
cludere come «in un certo senso […] la filosofia della parlando di alcune «quistioni di organizzazione», «Vi-
prassi [sia] una riforma e uno sviluppo dello hegelismo» lici [Lenin, ndc] disse e scrisse: “non abbiamo saputo
(Q 11, 62, 1487). ‘tradurre’ nelle lingue ‘europee’ la nostra lingua”» (Q
Osserviamo, pertanto, come gli autori più vicini a 11, 46, 1468).
Marx e da questi inseparabili, siano per Gramsci, Lenin Questa analogia semantica tra Hegel e Lenin, re-
ed Hegel, i quali, secondo il principio di «traducibilità dei lativa al concetto di «traducibilità dei linguaggi», mo-
linguaggi», hanno fatto progredire la dottrina e la pra- stra ancora una volta come il leninismo costituisse
tica politica in quanto fecero avanzare la filosofia, e han- per Gramsci una sorta di incarnazione pratica della
no fatto progredire la filosofia in quanto fecero avanza- dialettica. Ripartire da questa triade Hegel-Marx-Le-
re la dottrina e la pratica politica. Si tenga d’altronde nin, che l’intellettuale sardo si è impegnato a com-
presente che è lo stesso concetto di «traducibilità» a ri- porre nelle sue formulazioni, riteniamo sia auspica-
sultare debitore, secondo l’intellettuale sardo, oltre che bile anche ai giorni nostri per comprendere e affron-
di Marx, del filosofo di Stoccarda e del dirigente russo. tare con maggior preparazione le grandi contraddi-
In Q 7, 208, paragrafo che ha come titolo Traducibilità zioni del nostro tempo.
reciproca delle culture nazionali, si afferma: