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Cassazione: la ritenuta di garanzia è esente da

Iva fino al collaudo definitivo dell'opera


Secondo i giudici della Corte le garanzie possono essere considerate corrispettivo ai fini fiscali solo dopo la
verifica dell'esatto adempimento del contratto

di Giuseppe LatourCronologia articolo25 ottobre 2012

La ritenuta a garanzia non va considerata corrispettivo. E, per questo, non incide sul calcolo dell'Iva
al momento dell'emissione dello stato di avanzamento lavori e della fattura per il pagamento. Il
principio è stato affermato dalla Corte di Cassazione con la recente sentenza n. 16977 dello scorso 5
ottobre. Secondo i giudici di legittimità, le garanzie potranno essere considerate corrispettivo, ai fini
fiscali, solo dopo l'avvenuto collaudo dell'opera. Perché solo da quel momento il denaro può
effettivamente essere considerato «liquido ed esigibile».
Il caso analizzato dalla Corte riguarda «l'omessa fatturazione degli importi della ritenuta a garanzia,
operata dal committente, in relazione a lavori condotti in appalto e pagati sulla base di stati di
avanzamento lavori». Secondo i giudici di merito, le somme ritenute a garanzia dal committente dei
lavori «pur rappresentando un maturato economico dell'impresa, non potevano qualificarsi ricavi
definitivi, ossia corrispettivo, non essendo immediatamente esigibili». In sostanza, la ritenuta per
sua natura non viene pagata subito ma solo dopo l'esito positivo del collaudo, che verifichi l'esatto
adempimento del contratto. Per questo non può essere messa sullo stesso piano del normale
corrispettivo.

L'Agenzia delle Entrate ha impugnato queste conclusioni davanti alla Corte di Cassazione,
contestando che «nel caso in specie, l'Iva è dovuta sull'intera somma contabilizzata nello stato di
avanzamento lavori, ancor quando parte di essa non venga liquidata e venga trattenuta a garanzia
dell'esatta esecuzione dell'appalto». Nella base imponibile per l'imposta sul valore aggiunto dovuta
dall'impresa, in altre parole, va conteggiata anche la ritenuta a garanzia.
La Cassazione ha respinto questa impostazione, confermando nella sostanza quanto avevano deciso
i giudici di merito. In particolare, si accetta l'idea che «l'importo della ritenuta a garanzia non va
considerato corrispettivo, trattandosi di somma che in base al contratto di appalto ha una specifica
destinazione, assolvendo alla finalità di garantire il committente per la corretta esecuzione del
contratto stesso, e, fra l'altro, per eventuali vizi dei lavori previsti ed eseguiti e per possibili danni».
I giudici proseguono: «Corretto è stato, quindi, nel caso, l'operato della società, che dopo avere
provveduto a fatturare quanto incassato al netto della ritenuta a garanzia, come danno atto i giudici
di appello, dopo il collaudo ha provveduto alla relativa fatturazione, esponendo e versando l'Iva
dovuta«. Quindi, la fatturazione che precede il collaudo non deve considerare le ritenute. Solo dopo
queste potranno essere calcolate nella base imponibile ai fini dei versamenti Iva.