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LA STORIA DELLA BIOLOGIA

La conoscenza è alla base del successo della nostra specie.

I primi biologi della storia furono i filosofi greci, i quali utilizzavano il dialogo come mezzo
educativo.
Importante esempio fu ARISTOTELE (384-322 a.C.): egli ricercava il nucleo dell'intelligenza
umana, ritrovandolo, erroneamente, nel cuore.
Ancora oggi il suo contributo influisce sulla nostra percezione (il cuore è tutt'oggi il simbolo della
sfera emotiva e sentimentale umana).
Le sue ricerche portarono ad una migliore conoscenza del corpo umano, contribuendo alla nascita
della medicina.
Oltre all'uomo, Aristotele studiò anche gli animali marini e i loro comportamenti:
in particolare egli sosteneva la nascita spontanea delle rane dal fango.
NB. la teoria della generazione spontanea fu poi affrontato anche da pensatori del '600, come
Francesco Redi e Lazzaro Spallanzani.

Durante il Rinascimento (1350-1600) l'uomo inizia a unire scienza e arte.


Il protagonista di questo periodo è LEONARDO DA VINCI che, per primo, osa violare il corpo
umano, dissezionandolo per poterlo scoprire.
All'epoca, infatti, le uniche dissezioni moralmente concesse riguardavano i corpi animali (scimmie
perlopiù), poiché la forte religiosità del periodo imponeva una concezione sacra dell'uomo, simbolo
divino.
Da Vinci, inizia quindi a sfruttare l'osservazione diretta dei fenomeni per provare a comprenderli:
una prima verità si trae dall'esperienza diretta della natura.
Così facendo, innesca il desiderio di conoscere il modello di un sistema, che permetterebbe la
conoscenza dei fenomeni senza dover obbligatoriamente ricorrere alle misurazioni dirette.

Intorno al '600 nascono i primi microscopi che permettono l'osservazione di cellule vegetali e delle
relative pareti cellulari (assenti, o perlomeno molto meno marcate, nelle cellule animali).
ROBERT HOOKE (1665) parla per la prima volta di “cellule”.

1632-1723: ANTONI VAN LEEUWENHOEK dedica la sua vita al perfezionamento degli


strumenti tecnici, migliorando soprattutto i microscopi.
Studia la biologia microscopica, ottenendo diversi risultati: tra i più importanti vi sono la
determinazione dei globuli rossi e della struttura lamellare del cristallino.

Altro argomento importante nella seconda metà del '600 fu la trattazione dell'origine della vita.
Uno dei maggiori pensatori del tempo, FRANCESCO REDI, sosteneva la teoria della “generazione
spontanea”.
A tal proposito fece degli esperimenti, chiudendo della carne putrefatta in un barattolo e
permettendone il passaggio filtrato di aria, aspettandosi di verificare la nascita di insetti al suo
interno.
Nonostante il risultato negativo dell'esperimento, la teoria comunque non venne smentita.

Nel 1765 LAZZARO SPALLANZANI riprese gli esperimenti di Redi, sostituendo la carne con
infusi sterilizzati, in cui notò la formazione di vita microscopica (probabilmente a causa di spore già
presenti nell'aria).
Tali risultati vennero mal interpretati, arrivando a supporre l'origine della vita legata direttamente
all'aria.
1772: JOSEPH PRIESTLEY scopre che le piante verdi, sfruttando la luce solare, producono un gas
in grado di ripristinare l'aria viziata.
Tale gas verrà successivamente denominato “ossigeno” da LAVOISER.

Nel 1800 la biologia inizia ad essere concepita come una scienza sperimentale.
Tale ritardo è dovuto a: - resistenze filosofiche, che ritenevano il corpo umano fatto di una materia
superiore (divina) e perciò non conoscibile.
In particolare, il Vitalismo riconduceva la vita ad una “forza vitale”
totalmente esonerata dalle leggi chimiche che regolano i corpi inanimati.
- mancanza di tecniche adatte alla sperimentazione, assenza di strumenti.

La concezione del corpo umano come macchina nasce col metodo scientifico galileiano.
Con questo, si inizia a credere di poter capire il funzionamento del nostro corpo e lo si studia.

BROWN (1833) descrive il nucleo delle cellule vegetali e successivamente SCHWANN (1839)
ne nota la somiglianza con quello animale.
Anche grazie a queste scoperte, si sviluppa la Teoria cellulare, che si basa su due concetti
fondamentali: -tutti i viventi sono costituiti da una o più cellule.
-la cellula è la più piccola unità funzionale dei viventi.
Ampliata nel 1855 da RUDOLPH VIRCHOW che affermava che tutte le cellule derivano da altre
cellule.

1880: STRASBURGER e FLEMMING osservano per la prima volta la cromatina nucleare.

1884: sempre Strasburger sostiene che le basi fisiche dell'ereditarietà risiedono nel nucleo.
MENDEL (1822-1884) studia le leggi dell'ereditarietà dei caratteri, diventando simbolicamente il
padre della genetica.

La seconda metà dell'800 è anche il palco delle teorie evoluzionistiche.


I protagonisti furono principalmente CHARLES DARWIN (1859- teoria dell'evoluzione) e
JEAN BAPTISTE DE LAMARCK.
Mentre il primo sosteneva il concetto di selezione naturale come spiegazione per l'evoluzione delle
specie (quella umana compresa – per questo motivo suscitò lo sdegno del creazionismo), il secondo
optava per l'adattamento delle specie alle condizioni ambientali (es. le giraffe hanno il collo lungo
perché lo tendono continuamente verso i rami più alti).
Oggigiorno le teorie di Darwin sono mondialmente riconosciute, mentre Lamarck è stato rivalutato
negli ultimi anni, riconoscendogli parzialmente la validità della sua teoria.

Infine, l'800 è prolifico anche per la chimica:


-1828 F. WOHLER sintetizza l'urea a partire dal cianato di ammonio.
-fine '800 FISCHER sintetizza molti composti chimici e individua il legame peptidico.

Il 1900 è molto importante per la genetica, si afferma che:


-l'ereditarietà risiede nei geni.
-i geni sono localizzati sui cromosomi.
-alcune sostanze nel nucleo immagazzinano e trasmettono le informazioni ereditarie.

THOMAS HUNT MORGAN riesce a chiarire le modalità di rimescolamento genico tramite un


processo chiamato “crossing over”.
A lui si devono anche le prime mappe geniche.
1935: STANLEY cristallizza il primo virus (virus del mosaico del tabacco), permettendone uno
studio migliore.

1932-1934: HAROLD UREY scopre il deuterio per distillazione frazionata e dimostra lìesistenza
dell' ”acqua pesante” (ossido di deuterio D2O).

NB. Il deuterio è un moderatore per neutroni, molto importante nella sperimentazione.


Ancora oggi è oggetto di ricerca fisica per trovare un modo più efficiente di reperirlo.

DIMENSIONI DA RICORDARE:

Cellula - da 10 a 100 microm


Batteri - da 1 a 10 microm
Virus - da 10 a 100 nm

– Perché il microscopio ottico non riesce a visualizzare elementi particolarmente piccoli, come
gli atomi, mentre il microscopio elettronico sì?

La risposta sta nel funzionamento del microscopio ottico che, infatti, sfrutta la luce
(composta da fotoni);
i fotoni in sé hanno una loro dimensione fisica che impedisce all'osservatore di percepire
immagini più piccole del singolo fotone.
Più precisamente, per quanto la luce possa trasmettere l'immagine del campione osservato,
la “grande” dimensione dei fotoni ne impedisce una risoluzione sufficiente a vederne i
dettagli.
Il microscopio ottico riesce a ingrandire al massimo 1000-1200 volte.