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4.4.4. D. LGS.

231/2001 E ANTICORRUZIONE

SANZIONI di Lucia Giulivi

Le esimenti nei reati ambientali:


il modello organizzativo
e la delega di funzioni
Nota a sentenza Cass. Penale, Sez. III, n. 9132
del 24 febbraio 2017

di LUCIA GIULIVI
Avvocato-Junior Associate
Carissimi Avv. Daniele & Altri S.t.p.

ABSTRACT IN SINTESI

In occasione della sentenza della Corte di Cas- • il reato di cui all’art. 256 comma 4 del D.Lgs.
sazione, Sezione III, del 24 febbraio 2017 n. 152/06, costituisce reato presupposto per la
9132, il giudicante, nel dichiarare infondati la responsabilità da illecito amministrativo de-
gran parte dei motivi di ricorso proposti dagli rivante da reato ai sensi dell’art. 25-undecies
imputati, coglie l’occasione per pronunciarsi del D.Lgs. 231/01;
nuovamente sulla colpa di organizzazione e sul- • al fine di schermare la persona giuridica che
effettua un’attività di recupero di rifiuti in re-
la efficacia della delega di funzioni.
gime semplificato dalla sanzione per illecito
Detta sentenza, per quel che qui interessa, amministrativo derivante da reato ambien-
compie interessanti osservazioni in merito alla tale, occorre dotarsi di un efficace modello
tempestività della produzione probatoria del di organizzazione e di fornirne tempestiva
modello organizzativo, alla stretta correlazione prova nel giudizio di merito;
tra delega di funzioni e modello organizzativo • il modello di organizzazione può essere va-
ed agli elementi di idoneità del modello e della lutato inefficace in virtù della assenza di ido-
Le esimenti nei reati ambientali:

delega di funzioni affinché possano costituire nee deleghe di funzioni;


validi strumenti esimenti della responsabilità • per converso, quindi, la delega di funzioni
il modello organizzativo
e la delega di funzioni

prevista dal D.Lgs. 231/01. può essere valutata come strumento organiz-
zativo idoneo a schermare la persona giuri-
dica dalla c.d. “responsabilità 231”;
• al fine di assolvere alla funzione esimente del-
la “responsabilità 231”, la delega deve essere
puntuale e provata in modo certo e contenere
le funzioni ed i poteri decisionali e di spesa;
• il delegato, inoltre, deve essere tecnicamente
idoneo e professionalmente qualificato per
lo svolgimento dei compiti affidatigli.

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D. LGS. 231/2001 E ANTICORRUZIONE 4.4.4.

di Lucia Giulivi SANZIONI

1. Il fatto responsabilità in capo alla società, precisava che la


La vicenda processuale che ha fornito alla Corte di stessa rispondeva per aver “reso possibile la consu-
Cassazione l’occasione di esprimersi sulla colpa di mazione nel proprio interesse, del reato sopra indi-
organizzazione e sulle deleghe di funzioni, ha avuto cato a causa dell’assenza di un modello organizzati-
ad oggetto la violazione delle prescrizioni contenute vo riguardante le procedure da adottare in materia di
nel provvedimento autorizzativo. rispetto dell’ambiente, sia relativamente alle prassi
operativo-decisionali da adottare che relativamente
In particolare il Tribunale di Vicenza aveva dichiara-
alla designazione di un organo di controllo e vigilan-
to gli imputati, quali membri del Consiglio di Am-
za sulla corretta esecuzione dei piani”2.
ministrazione, colpevoli ai sensi dell’art. 256 comma
4 del D.Lgs. 152 del 2006 per le seguenti condotte: A seguito della condanna da parte del Giudice di
merito, gli imputati e la società proponevano ricor-
• omessa redazione dei referti analitici dei ri- so per Cassazione contestando la suddetta decisione
fiuti come invece previsti nell’autorizzazione con quattro motivi articolati dagli imputati e nove
dell’impianto; dalla società.
• mancata verifica puntuale dei rifiuti in entrata Tra i motivi articolati, quelli connessi ai profili che
(controllo anch’esso previsto nell’autorizza- interessano il presente scritto, sono il primo degli
zione dell’impianto); imputati ed il settimo ed ottavo della società, che
• omessa conservazione dei registri di carico e vengono affrontati dalla Suprema Corte al punto
scarico dei rifiuti presso l’impianto; 113 della parte in diritto della pronuncia.
• omessa segnaletica nei silos per il deposito Con il primo motivo di impugnazione, gli imputa-
temporaneo dei rifiuti. ti eccepiscono “ai sensi dell’art. 606, lett. e), cod.
proc. pen., il travisamento, sotto il profilo della tota-
Nella medesima pronuncia il Tribunale dichiarava le ignoranza, delle prove dichiarative e documentali
responsabile la società, di cui gli imputati erano am- assunte nel corso del processo relative alle dimensio-
ministratori, per l’illecito amministrativo -derivante ni e articolazioni dell’impresa […]”.
da fatto reato- di cui all’art. 25-undecies comma 1, Nello stesso senso la società, con il settimo ed otta-
lett. a) e comma 6 del D.Lgs. 231/011. vo motivo, contesta l’inadeguatezza e carenza delle
Il Tribunale di Vicenza, nel motivare l’addebito della procedure di controllo e rimarca la contraddittorietà

1 Art. 25-undecies (Reati ambientali) del D.Lgs. 231/01: “1. In relazione alla commissione dei reati previsti dal codice
penale, si applicano all’ente le seguenti sanzioni pecuniarie:
a) per la violazione dell’articolo 452-bis, la sanzione pecuniaria da duecentocinquanta a seicento quote;
[…]
6. Le sanzioni previste dal comma 2, lettera b), sono ridotte della metà nel caso di commissione del reato previsto
dall’articolo 256, comma 4, del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152”.
2 Cfr. con la parte in fatto della Cass. Pen., Sez. III, n. 9132 del 24 febbraio 2017.
3 Cfr. Cass. Pen., Sez. III, n. 9132 del 24 febbraio 2017: “11. Il primo motivo dei ricorsi degli imputati, il settimo e
l’ottavo della società sono infondati.
11.1. Quanto agli amministratori, occorre ricordare che la loro responsabilità in materia di gestione dei rifiuti deri-
va non solo dai principi fissati dal D.Lgs. n. 152 del 2006, art. 178 che fa carico a tutti i soggetti a qualsiasi titolo
coinvolti nella produzione, distribuzione, utilizzo e consumo di beni da cui originano i rifiuti, del dovere di cooperare
nella gestione del ciclo dei rifiuti, ma più direttamente dal fatto che titolare dell’attività è la persona giuridica da essi
rappresentata definita come “produttore del prodotto” e/o comunque “detentore” del rifiuto ai sensi del D.Lgs. n.
152 del 2006, art. 183, comma 1, lett. g) e h).
Le esimenti nei reati ambientali:

11.2. Escluso che le dimensioni dell’impresa costituiscano condizione necessaria per l’esercizio della delega (Sez. 3,
n. 27862 del 21/05/2015, Molino, Rv. 264197), resta comunque il fatto che, proprio perché la legge costituisce la
il modello organizzativo
e la delega di funzioni

persona giuridica direttamente responsabile della gestione del ciclo del rifiuto da essa trattato, per attribuirsi rilevan-
za penale all’istituto della delega di funzioni, è necessaria la compresenza di precisi requisiti: a) la delega deve essere
puntuale ed espressa, con esclusione in capo al delegante di poteri residuali di tipo discrezionale; b) il delegato deve
essere tecnicamente idoneo e professionalmente qualificato per lo svolgimento del compito affidatogli; c) la delega
deve riguardare non solo le funzioni ma anche i correlativi poteri decisionali e di spesa; d) l’esistenza della delega
deve essere giudizialmente provata in modo certo (Sez. 3, n. 6420 del 07/11/2007, Girolimetto, Rv. 238980).
11.3. Nessuna di queste condizioni risulta rispettata e nemmeno addotta.
11.4. Tale argomento si salda a quello relativo alla responsabilità dell’ente.
11.5. La mancanza di deleghe di funzioni, nei termini sopra indicati, è fatto che di per sè prova la mancanza di un
efficace modello organizzativo adeguato a prevenire la consumazione del reato da parte dei vertici societari.
11.6. Non è inoltre sufficiente la produzione in questa sede del documento del quale si eccepisce l’omesso esame,
essendo altresì necessario che si dia prova, in ossequio al principio di autosufficienza del ricorso, della sua effettiva

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delle dichiarazioni dei testimoni in merito alle di- modello di organizzazione sia già stato pro-
mensioni ed articolazioni dell’azienda.
dotto nell’ambito del giudizio di merito;
*** • l’onere di provare l’efficacia e l’idoneità del
2. La decisione modello di organizzazione adottato.
La Corte di Cassazione, nel dichiarare l’infonda- Circa la tempestività della prova valga la pena ri-
tezza dei summenzionati motivi di impugnazione cordare che nel giudizio dinanzi alla Corte di Cassa-
ribadisce alcuni punti cardine della responsabilità zione non possono essere prodotti nuovi elementi di
dell’ente, sia in merito alle persone fisiche che lo rap-
prova, in ragione della funzione nomofilattica assol-
presentano, che per quanto riguarda la responsabi-
ta dalla Corte.
lità propria della società prevista dal D.Lgs. 231 del
Più precisamente la sola valutazione della prova
2001.
consentita alla Suprema Corte, è circoscritta all’e-
In particolare, come si vedrà più puntualmente nel
ventualità in cui un documento o atto probatorio
prosieguo della trattazione, la sentenza ricorda l’im-
non sia stato valutato o sia stato erroneamente qua-
portanza di alcuni consolidati principi giurispru-
denziali ponendo l’accento su alcuni capisaldi della lificato nel merito.
procedura penale e su strumenti organizzativi, ormai Tale motivo, individuato alla lettera d) del comma 1
consolidati, quali: dell’art. 606 c.p.p.5, tuttavia, non viene eccepito dai
ricorrenti, i quali invece evidenziano la “mancanza,
a. la produzione probatoria tempestiva del mo- contraddittorietà o manifesta illogicità della moti-
dello e l’evidenziazione del contenuto, sul pun- vazione, quando il vizio risulta dal testo del prov-
to contestato, del modello di gestione; vedimento impugnato ovvero da altri atti del pro-
b. la stretta correlazione tra delega di funzioni e cesso specificamente indicati nei motivi di gravame”
modello organizzativo; prevista alla successiva lettera e) della stessa norma
c. caratteri propri della delega di funzioni affin- processuale.
ché questa possa costituire una valida esimen-
La citata lettera e) dell’art. 606 c.p.p. – modifica-
te del D.Lgs. 231/01.
ta con la L. 46 del 20 febbraio 2006- comporta un
rimando al principio di autosufficienza del ricorso6
*
che pone in capo alla Corte l’onere di valutare il vi-
2.1. La produzione probatoria del modello di orga- zio di motivazione connesso ad un erroneo esame
nizzazione della prova o dell’esistenza della stessa7.
La Sentenza n. 9132 del 2017 in commento, ai punti Ed invero nel ribadire tale principio processuale la
11.6 e 11.74, mette in luce due rilevanti aspetti re- Corte di Cassazione rileva che la prova dell’adozio-
lativi alla difesa della società imputata ai sensi del ne del modello non doveva essere fornita nel giu-
D.Lgs. 231/01 e cioè: dizio dinanzi alla Suprema Corte, all’interno del
quale, semmai, doveva essere data prova specifica
• la necessità di provare tempestivamente che il dell’avvenuta produzione del citato modello di or-

produzione in giudizio, pena la infondatezza della censura del vizio di motivazione sul punto.
11.7. In ogni caso le deduzioni difensive sono del tutto generiche. La società non deduce in alcun modo se e come lo
specifico reato per il quale si procede fosse stato previsto nel modello organizzativo e quali specifiche misure fossero
state previste per prevenirne la consumazione da parte degli organismi di vertice”.
4 Cfr. nota 3.
5 Art. 606 (Casi di ricorso) c.p.p.: “il ricorso per cassazione può essere proposto per i seguenti motivi:
Le esimenti nei reati ambientali:

[…]
il modello organizzativo
e la delega di funzioni

d) mancata assunzione di una prova decisiva, quando la parte ne ha fatto richiesta anche nel corso dell’istruzione
dibattimentale limitatamente ai casi previsti dall’articolo 495, comma 2;
e) mancanza, contraddittorietà o manifesta illogicità della motivazione, quando il vizio risulta dal testo del provve-
dimento impugnato ovvero da altri atti del processo specificamente indicati nei motivi di gravame
[…]”.
6 Tale principio affermato dalla giurisprudenza civile in relazione all’art. 360 comma 5 c.p.c., è applicabile altresì in
sede penale laddove sia lamentata un’omessa o erronea valutazione di precisi atti processuali. In tal caso, il soggetto
che ha interesse a dimostrare la falsa o assente valutazione dell’atto di causa, dovrà allegarlo nella sua interezza onde
far emergere l’autentica valutazione dello stesso.
7 Sul punto G. Conti in “L’autosufficienza del ricorso nel giudizio penale di cassazione - Corso di riconversione per
i nuovi magistrati della Corte di Cassazione e della Procura generale presso la Corte di cassazione” del 14 giugno
2012 in cortedicassazione.it.

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ganizzazione nei tempi e modi concessi dal codice organizzazione dell’ente) del D.Lgs. 231/01 il quale
di procedura penale nel corso del giudizio di merito espressamente prevede che l’ente non risponde per il
proprio “in ossequio al principio di autosufficienza reato commesso da un soggetto apicale se prova di
del ricorso”. aver “adottato ed efficacemente attuato, prima della
La giurisprudenza infatti è granitica in merito alla commissione del fatto, modelli di organizzazione e
necessaria specificità dei motivi di ricorso che, lad- di gestione idonei a prevenire reati della specie di
dove rispettata, comporta un dovere per la Corte di quello verificatosi”.
Cassazione di verificare la fondatezza del motivo ar- In teoria il dettato normativo ora citato, lascia poco
ticolato8. spazio ad errori di valutazione circa l’idoneità del
* modello di organizzazione, il quale non impone uno
strumento specifico alle società ma richiede di ado-
In merito all’efficacia del modello, si rileva che que- perarsi per la prevenzione del reato presupposto in
sta deve essere dimostrata facendo riferimento all’i- base ai mezzi, alle disponibilità dell’ente ed alla po-
doneità dei protocolli preventivi presenti in esso tenzialità concreta del verificarsi del rischio reato.
contenuti nonché alle procedure operative adottate Ma volendo scendere nella concreta applicazione di
dalla società per disincentivare la commissione dei tale esimente appare lecito domandarsi: quando un
reati presupposto. modello di organizzazione può definirsi idoneo?
Sul punto infatti la Corte di Cassazione nella pro- Sul punto giova far rimando alla Relazione ministe-
nuncia in commento lamenta la carenza del motivo riale sul D.Lgs. 231/01, che nell’esplicitare il dettato
di ricorso articolato dalla società, in quanto la ricor- dell’art. 6 comma 2 del D.Lgs. 231/01, elenca per
rente “non deduce in alcun modo se e come lo speci- sommi capi gli elementi essenziali di un modello di
fico reato per il quale si procede fosse stato previsto organizzazione gestione e controllo, così brevemente
nel modello organizzativo e quali specifiche misure riassumibili:
fossero state previste per prevenirne la consumazio-
ne da parte degli organismi di vertice”. • il modello deve individuare le attività più espo-
ste al rischio-reato;
A ben vedere il giudicante conferma quanto pre-
visto dal dato normativo di cui all’art. 6 comma 1 • il modello deve regolare la formazione e realiz-
lett. a)9 (soggetti in posizione apicale e modelli di zazione delle decisioni per il tramite di proto-

8 G. Conti, Op. cit., “[…] a condizione che il motivo sia specifico, nel senso sopra precisato, la Cassazione ha il
dovere di verificarne la fondatezza, accedendo agli atti processuali (v. ad es. Sez. 4, n. 29920 del 09/06/2004, dep.
08/07/2004, Bonazzi, Rv. 228844; Sez. 4, n. 36769 del 09/06/2004, de. 17/09/2004, Cricchi, Rv. 229690; Sez. 4, n.
40059 del 19/04/2005, dep. 04/11/2005, Bianco, Rv. 232439)”.
9 Art. 6 (soggetti in posizione apicale e modelli di organizzazione dell’ente) del D. Lgs. 231/01: “1. Se il reato è stato
commesso dalle persone indicate nell’articolo 5, comma 1, lettera a), l’ente non risponde se prova che:
a) l’organo dirigente ha adottato ed efficacemente attuato, prima della commissione del fatto, modelli di organiz-
zazione e di gestione idonei a prevenire reati della specie di quello verificatosi;
b) il compito di vigilare sul funzionamento e l’osservanza dei modelli di curare il loro aggiornamento è stato affida-
to a un organismo dell’ente dotato di autonomi poteri di iniziativa e di controllo;
c) le persone hanno commesso il reato eludendo fraudolentemente i modelli di organizzazione e di gestione;
d) non vi è stata omessa o insufficiente vigilanza da parte dell’organismo di cui alla lettera b).
2. In relazione all’estensione dei poteri delegati e al rischio di commissione dei reati, i modelli di cui alla lettera a),
del comma 1, devono rispondere alle seguenti esigenze:
a) individuare le attività nel cui ambito possono essere commessi reati;
b) prevedere specifici protocolli diretti a programmare la formazione e l’attuazione delle decisioni dell’ente in rela-
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zione ai reati da prevenire;


c) individuare modalità di gestione delle risorse finanziarie idonee ad impedire la commissione dei reati;
il modello organizzativo
e la delega di funzioni

d) prevedere obblighi di informazione nei confronti dell’organismo deputato a vigilare sul funzionamento e l’osser-
vanza dei modelli;
e) introdurre un sistema disciplinare idoneo a sanzionare il mancato rispetto delle misure indicate nel modello.
3. I modelli di organizzazione e di gestione possono essere adottati, garantendo le esigenze di cui al comma 2, sulla
base di codici di comportamento redatti dalle associazioni rappresentative degli enti, comunicati al Ministero
della giustizia che, di concerto con i Ministeri competenti, può formulare, entro trenta giorni, osservazioni sulla
idoneità dei modelli a prevenire i reati.
4. Negli enti di piccole dimensioni i compiti indicati nella lettera b), del comma 1, possono essere svolti direttamen-
te dall’organo dirigente.
4-bis. Nelle società di capitali il collegio sindacale, il consiglio di sorveglianza e il comitato per il controllo della
gestione possono svolgere le funzioni dell’organismo di vigilanza di cui al comma 1, lettera b).
5. È comunque disposta la confisca del profitto che l’ente ha tratto dal reato, anche nella forma per equivalente”.

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ventivi relativi ai reati dolosi e colposi e, con riguar-


colli e deleghe;
do a questi ultimi, precisamente per i reati in materia
• il modello deve prevedere la formalizzazione
ambientale, hanno rimarcato l’importanza di specifi-
delle risorse finanziarie;
che procedure operative11 volte a dotare l’ente di un
• il modello deve permettere la veicolazione del-
sistema organizzativo idoneo.
le informazioni attraverso un costante monito-
L’assenza di tali elementi dimostra una carenza di
raggio delle procedure in relazione alla prassi
aziendale seguita; organizzazione che costituisce uno degli elementi
essenziali12 per l’attribuzione della responsabilità
• il modello deve contenere un sistema discipli-
nare in grado di sanzionare eventuali discosta- penale dell’ente.
menti dal modello; La mancanza di una organizzazione societaria, in-
• il modello deve prevedere la formazione cali- fatti, rappresenta indirettamente la prova del contri-
brata sul livello dei vari soggetti cui è rivolta buto causale13 della società alla condotta criminosa
sui reati presupposto concretamente ipotizza- tenuta dalla persona fisica.
bili presso la società. *
Nello stesso senso, la giurisprudenza10 più risalente, Alla luce di quanto assunto emerge dunque che l’en-
ha individuato il discrimine tra un modello idoneo te indagato per un illecito amministrativo per fatto
ed uno inidoneo, proprio nell’esistenza o meno di reato, deve provare, nel giudizio di merito, non solo
protocolli di lavoro atti a neutralizzare o, quanto l’adozione di un modello di organizzazione ma an-
meno, mitigare il rischio reato effettivamente con- che che lo stesso prevedeva specifiche misure volte
nesso all’attività dell’impresa. a prevenire la consumazione della fattispecie crimi-
Conformemente, le Linee Guida di Confindustria nosa presupposta in concreto verificatasi.
-il cui ultimo aggiornamento è stato compiuto nel Detto principio viene ribadito a chiare lettere nella
2014- hanno individuato i sistemi di controllo pre- sentenza in commento, la quale al punto 11.714 ri-

10 Cfr. G.i.p., Trib. Bari, 18 aprile 2005: “è inidoneo il modello adottato se si limita a ripercorrere precetti sanzionati
penalmente senza specificare alcun protocollo di lavoro che consenta di neutralizzare gli snodi a rischio”.
11 Cfr. Linee Guida per la costruzione di modelli di organizzazione, gestione e controllo - Parte Generale alla lettera
“B) Sistemi di controllo preventivo dei reati colposi in materia di tutela della salute e sicurezza sul lavoro e dell’am-
biente” nella parte relativa alla struttura organizzativa: “Al fine di prevenire illeciti ambientali, l’organizzazione
dell’impresa deve invece contemplare procedure operative specifiche per effettuare efficacemente l’attività di gestione
dei rischi ambientali che possono concorrere alla commissione dei reati richiamati dall’articolo 25-undecies del de-
creto 231”.
12 L’art. 5 (Responsabilità dell’ente) del D.Lgs. 231/01 fissa i requisiti della responsabilità dell’ente stabilendo che:
“1. L’ente è responsabile per i reati commessi nel suo interesse o a suo vantaggio:
a. da persone che rivestono funzioni di rappresentanza, di amministrazione o di direzione dell’ente o di una sua
unità organizzativa dotata di autonomia finanziaria e funzionale nonché da persone che esercitano, anche di
fatto, la gestione e il controllo dello stesso;
b. da persone sottoposte alla direzione o alla vigilanza di uno dei soggetti di cui alla lettera a).
L’ente non risponde se le persone indicate nel comma 1 hanno agito nell’interesse esclusivo proprio o di terzi”.
Ne consegue che la responsabilità dell’ente per illecito amministrativo per fatto reato si realizza solo laddove siano
compresenti i seguenti elementi costitutivi:
1. il reato presupposto deve essere tra quelli contemplati nel catalogo 231;
2. il reato deve essere stato commesso a interesse (ravvisabile quando la commissione del reato è indirizzata gene-
ricamente a produrre condizioni più favorevoli all’ente) o vantaggio (cioè l’oggettivo beneficio dell’ente conse-
guente ad un reato presupposto) dell’ente (esclusione della punibilità se reato è stato commesso nell’interesse
Le esimenti nei reati ambientali:

esclusivo dell’autore del reato o di terzi così come previsto dall’art. 5 comma 2 del D.Lgs. 231/01);
3. rapporto qualificato tra autore del reato presupposto e ente (apicale o subordinato);
il modello organizzativo
e la delega di funzioni

4. carenza organizzativa dell’ente che non ha consentito la prevenzione del reato presupposto.
13 In tal senso Dott. A. Scarcella in La responsabilità degli enti e modelli organizzativi ambientali, il recepimento della
direttiva 2008/99/CE, § 4 La colpa per organizzazione aziendale nei reati colposi in “Rivista 231” n. 4 del 2011:
“posto che la responsabilità dell’ente è responsabilità colpevole, derivante da comportamento omissivo proprio, il
Modello potrà essere considerato efficiente, nonostante la commissione di un reato ad opera di un soggetto in po-
sizione apicale, ogni qualvolta la condotta, oggetto della contestazione, non potesse essere prevedibile e prevenibile
dall’ente, utilizzando la diligenza necessaria, alla luce del rischio-reato da prevenire. Una forma di responsabilità
fondata sulla colpa per omessa attività preventiva (a differenza della responsabilità oggettiva che il legislatore ha
espressamente escluso), postula pur sempre che il soggetto sia in grado di raffigurarsi preventivamente il rischio da
prevenire e, quindi, di approntare le misure ragionevolmente idonee alla prevenzione del rischio. Pertanto, qualora
l’evento realizzatosi sfugga alle ragionevoli capacità di previsione e prevenzione del responsabile, questi non potrà
considerarsi in stato di colpa e, quindi, la responsabilità non opererà”.

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marca la necessità di provare la specificità dei pro- dimensionale16 non sia richiesto per l’applica-
tocolli adottati dalla società per scongiurare il reato zione dell’istituto);
in concreto verificatosi.
• forma della delega;
* • accettazione;
• idoneità tecnica del delegato;
2.2. La delega di funzioni
• conferimento di poteri effettivi;
Nel verificare gli elementi idonei ad esimere un ente
• autonomia di spesa;
dalla colpa di organizzazione, la Suprema Corte
compie alcune importanti considerazioni in merito • obbligo di controllo del delegante17.
all’istituto della delega di funzioni, come se la secon- Scopo della delega di funzioni è quello di trasferire
da fosse un precipitato della prima. determinati poteri dal soggetto delegante, che co-
Ed invero al punto 11.5 della parte in diritto della munque mantiene l’onere di controllo sulle funzioni
sentenza in esame, la Corte sostiene una singolare di cui si è spogliato, al soggetto delegato.
liaison tra la presenza di deleghe di funzioni e l’ido- La dimostrazione dell’assolvimento dell’onere di vi-
neità del modello. gilanza da parte del delegante può essere dimostrata
In particolare il Giudice di legittimità fa discendere la per il tramite del Modello Organizzativo il quale po-
prova della inefficacia del modello organizzativo pro- trà prevedere strumenti di reporting con cui monito-
prio dall’assenza di deleghe di funzioni, affermando rare l’operato del delegato.
così, per converso, che la delega di funzioni, sia fonda- Il Modello organizzativo quindi, come afferma la
mentale per l’assolvimento dell’onere di segmentazio- Corte nella sentenza in commento, risulta essere in
ne ed articolazione delle funzioni così come indicato una relazione biunivoca con l’istituto della delega di
nella citata Relazione Ministeriale sul D.Lgs. 231/01 e funzioni in quanto necessari ed interdipendenti.
ribadito nelle Linee guida di Confindustria15.
Ed invero:
Una prima conclusione sul punto, quindi, dimostra
come tale sentenza abbia rafforzato l’importanza • la Corte afferma che la mancanza di deleghe di
della delega di funzioni ergendola a standard di effi- funzioni è fatto che di per sé prova la mancan-
cacia del Modello organizzativo e ad esimente della za di un efficace modello organizzativo;
responsabilità ex art. 6 del D.Lgs. 231/01. • le Linee Guida di Fise Assoambiente stabilisco-
Quanto alle natura della delega di funzioni, questa no che “il delegante possa dimostrare l’assol-
rappresenta un istituto giuridico di origine giuri- vimento dei propri compiti di vigilanza nei
sprudenziale che ha poi trovato il suo corrispettivo confronti del delegato ambientale attraverso il
normativo nella disciplina giuslavoristica e precisa- Modello organizzativo, efficacemente attuato
mente nell’art. 16 del D.Lgs. 81/2008. e debitamente integrato all’interno del Sistema
Come detto, prima della venuta in essere dell’art. 16 di Gestione Ambientale ISO 14001/EMAS”.
del D.Lgs. 81/08, la delega in questione trovava il suo
fondamento nella giurisprudenza di legittimità che, di Tali istituti dunque si compenetrano e si confermano
pronuncia in pronuncia, ha individuato i caratteri fon- vicendevolmente scongiurando la colpa di organizza-
damentali propri della delega, di seguito richiamati: zione ed assolvendo all’onere probatorio della società.
Il delegante quindi eserciterà l’onere di vigilanza
• complessità della struttura aziendale (la dele- sull’operato del delegato18 che, apicale o non, è tenuto
ga infatti trova la sua applicazione in società
ad operare nei limiti del potere trasferito, dell’autono-
dalla struttura complessa sebbene il requisito
mia riconosciutagli, dei poteri decisionali ed organiz-
Le esimenti nei reati ambientali:

14 Cfr. nota 3.
15 Cfr. Linee Guida Confindustria in merito ai reati colposi e precisamente per i reati relativi alla sicurezza sul lavoro: “Deve
il modello organizzativo
e la delega di funzioni

essere prevista un’articolazione di funzioni che assicuri le competenze tecniche adeguate e i poteri necessari per valuta-
re, gestire e controllare il rischio per la salute e la sicurezza dei lavoratori (art. 30, comma 3, d.lgs. n. 81/2008)”.
16 Le Linee Guida di Confindustria, nella Sez. VI “Modelli Organizzativi e soglie dimensionali: una chiave di lettura
per le piccole imprese”, precisa che: “questioni concernenti l’organizzazione, le deleghe di funzioni e le procedure
decisionali e operative sono destinate ad assumere un minor rilievo in una piccola impresa, nella quale la maggior
parte delle funzioni è concentrata in capo a poche persone” laddove –a detta della stessa associazione di categoria-
per piccole imprese deve intendersi quell’ente con una struttura interna gerarchica e funzionale essenziale piuttosto
che in parametri quantitativi.
17 Sul punto cfr. con le Linee Guida di Confindustria: “[…] è da escludere che si possa affermare in astratto la respon-
sabilità per inosservanza del dovere di controllo, che deve essere verificata in concreto con riferimento all’organiz-
zazione aziendale, al tipo di delega e alla contestazione elevata”.
18 La qualifica che assume il delegato in materia ambientale non è stata codificata come è invece accaduto in ambito

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4.4.4. D. LGS. 231/2001 E ANTICORRUZIONE

SANZIONI di Lucia Giulivi

zativi conferiti e dell’autonomia di spesa19 concessa. quisiti: a) la delega deve essere puntuale ed espressa,
* con esclusione in capo al delegante di poteri residuali
di tipo discrezionale; b) il delegato deve essere tecni-
Quanto all’ambito di applicazione della delega, lo
camente idoneo e professionalmente qualificato per
stesso è andato via via ampliando la sua portata ap-
lo svolgimento del compito affidatogli; c) il trasferi-
plicativa20 dall’ambito giuslavoristico, arrivando a
mento delle funzioni delegate deve essere giustificato
rivestire anche la materia ambientale.
in base alle dimensioni dell’impresa o, quantomeno,
L’applicazione analogica della delega di funzioni nel alle esigenze organizzative della stessa; d) la dele-
settore ambientale trova la sua germinazione intor- ga deve riguardare non solo le funzioni ma anche i
no al 2009-2010 con l’emanazione delle prime sen- correlativi poteri decisionali e di spesa; e) l’esisten-
tenze21 favorevoli ad estendere la delega in questione za della delega deve essere giudizialmente provata
anche al settore ambientale. in modo certo (Sez. 3, n. 6420 del 07/11/2007 dep.
A tal proposito le Linee Guida di Confindustria han- 11/02/2008, Girolimetto, Rv. 238980)”.
no puntualizzato le differenze tra i due ambiti ap-
plicativi, precisando che “a differenza della delega ***
di funzioni disciplinata nel Testo Unico in materia
CONCLUSIONI
di Salute e Sicurezza sul Lavoro, quella “ambienta-
le” non è codificata. Pertanto, è necessario fare ri- Alla luce delle considerazioni sopra esposte, si può
ferimento alle pronunce giurisprudenziali, anche di conclusivamente affermare che:
legittimità (v. Cass, sez. III pen., 12 ottobre 2009,
n.39729), che hanno chiarito la specificità delle • al fine di schermare la persona giuridica pro-
delega cd. ambientale rispetto a quella in materia duttore del rifiuto dalla sanzione per illecito
antinfortunistica, prevedendo la necessità che il amministrativo derivante da reato ambientale,
contenuto della delega sia chiaro e inequivoco e si occorre dotarsi di un efficace modello di orga-
riferisca espressamente alle misure di rispetto della nizzazione e di fornirne tempestiva prova nel
normativa ambientale”. giudizio di merito;
Diversi interventi giurisprudenziali22 e dottrinali han- • il modello di organizzazione può essere valuta-
no chiarito la specificità della delega c.d. ambientale to inefficace in virtù della sola assenza di ido-
rispetto a quella prevista in materia lavoro preve- nee deleghe di funzioni;
dendo la necessità che “il contenuto della delega sia • per converso, quindi, la delega di funzioni può
chiaro e inequivoco e si riferisca espressamente alle essere valutata come strumento organizzativo
misure di rispetto della normativa ambientale”23. idoneo a schermare la persona giuridica dalla
L’orientamento giurisprudenziale circa la delega di c.d. “responsabilità 231”;
funzioni in materia ambientale, risulta essere stato • al fine di assolvere alla funzione esimente del-
confermato ancora una volta dalla Suprema Corte24, la “responsabilità 231”, la delega deve essere
in una recentemente pronuncia relativa ad un im- puntuale e provata in modo certo e contenere
pianto di gestione dei rifiuti. le funzioni ed i poteri decisionali e di spesa;
Nella sentenza 31364 del 2017, il giudice di legitti- • il delegato, inoltre, deve essere tecnicamente
mità ha infatti colto l’occasione per specificare, ulte- idoneo e professionalmente qualificato per lo
riormente, i requisiti propri della delega ambientale svolgimento dei compiti affidatigli.
asserendo che: “[…] per attribuirsi rilevanza penale
all’istituto della delega di funzioni in materia am-
bientale, è necessaria la compresenza di precisi re-
Le esimenti nei reati ambientali:
il modello organizzativo

giuslavoristico, si può pertanto far rimando alla normativa europea UNI EN ISO 14001 la quale cita il Rappresen-
e la delega di funzioni

tante della Direzione come il soggetto che deve assicurare che il sistema di gestione ambientale sia attuato e mante-
nuto attivo in conformità alla normativa internazionale e che deve inoltre riferire all’alta direzione sulle prestazione
del SGA al fine del riesame comprese le raccomandazioni per il miglioramento (reporting).
19 Cfr. G. Lasco-V. Loria- M. Morgante, “Enti e responsabilità da reato commento al D.Lgs. 8 giugno 2001, n. 231”
di pag. 66 ss., Giappichelli Editore, gennaio 2017.
20 Sul punto sia consentito richiamare un contributo di questa rivista. Cfr. V. Bracchi, “Il trasferimento di obblighi e re-
sponsabilità, dal diritto naturale al diritto positivo: la delega di funzioni”, in Ambiente Legale, Novembre-Dicembre
2016.
21 ex multis Cass. Pen., Sez. III, n. 8275 del 3 marzo 2010.
22 Cass, sez. III pen., n. 39729 del 12 ottobre 2009.
23 Cfr. Linee Guida di Confindustria.
24 Cass. Pen., Sez. III, 31364 del 23 giugno 2017.

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