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Fulvio Rampi Massimo Lattanzi Manuale di canto gregoriano con una sintesi liturgica di Réginald Grégoire E.LM.A. Edi e Internazionale Musica e Arte 1991 La notazione Distinzione tra codici adiastematici e diastematici Lesigenza di mettere per iscritto le melodie per lungo tempo affidate alla sola memoria dei cantori, come si@ visto, si manifest® quasi contemporanea- mente, in modo sorprendente, in tutta ’Europa, intorno al 900. La tradizione orale doveva restare comunque, a lungo, a supporto della notazione come ap- pate chiaro dall’osservazione dei pitt antichi segni musicali, che rappresentano Ja melodia in modo assai rudimentale: da essi & possibile ricavare il numero delle note cantate su ciascuna sillaba, ma non gli intervalli fra le note stesse; i segni indicano solo il disegno melodico, vale a dire se i suoni si susseguono salendo, discendendo 0 all’unisono (e spesso questa indicazione non é data che per i suoni rappresentati da una stessa unita grafica)®. 1 primi codici,, infatti, contengono una notazione in campo aperto (detta anche adiastema- tica), cioé senza rigo, che presuppone pertanto la conoscenza della melodia da parte del cantore. Ma se nulla, 0 molto poco, quei segni ci dicono della melodia, essi sono insostituibili per la straordinaria accuratezza con la quale riportano le caratteristiche ritmiche ed espressive della melodia stessa. Non sippensi che, essendo questi gli inizi della scrittura musicale, si sia qui di fronte a tentativi pitt o meno riusciti: se non é dato, allo stato attuale degli studi, di valutare con sicurezza la questione dell’evoluzione ¢ della perfettiblita delle notazioni in campo aperto, si deve comunque riconoscere che i codici pit! an- tichi sono anche ritmicamente i pitt precsi La precisione nell'indicazione degli intervalli melodici (diastemazia) verra solo pit tardi, in momenti differenti a seconda delle varie regioni. In Aqui- tania (sud della Francia attuale e Spagna) Ia diastemazia viene abbozzata nel X secolo ¢ diviene perfetta nell?XI secolo attraverso il riferimento ad una li- nea tracciata a secco, al di sopra ¢ al di sotto della quale venivano poste le note, La notazione, melodicamente imprecisa, in campo aperto soprawivera pero a lungo nei paesi germanicie restera in uso in Svizzera fino al XV secolo. Una visione sintetica della tradizione manoseritta del canto gregoriano®™ si pud cosi indicare in tre f 1) VIII secolo: tradizione puramente letteraria, dei soli testi dei canti senza aleuna notazione musicale (cfr. Antiphonale Missarum Sextuplex); 2) X secolo: gli stessi testi con notazione in campo aperto; 3) dal X-XI secolo in poi: i segni musicali vengono tracciati con riferimento 27 ad una linea, dapprima immaginaria, poi tracciata a punta secca, alla quale si aggiungono una e pit linee, una delle quali viene spesso colorata per di- stinguere il grado sopra il semitono; la linea di colore rosso indica il Fa, quella di colote giallo o verde il Do, secondo il metodo diffuso da Guido d’Arezz0 nel secolo XI. Sulle tre fasi storiche sinteticamente indicate, si deve basare la restituzione critica dei canti, tenendo presente che al passaggio da una fase alla seguente corrisponde una inevitabile diminuzione della compattezza della tradizione, rispetto all'unanimita delle testimonianze e alla certezza delle lezioni propo- ste, I manoscritti su rigo sono necessari per noi che, a differenza degli an- tichi cantori, non conosciamo pitt le melodie a memoria, ma il contatto con il canto gregoriano che si ha attraverso le melodie trascritte sulle quattro linee classiche del tetragramma @ insufficiente € incompleto, poiché con la diaste- ‘mazia i codici hanno perso, almeno in gran parte, la possibilita di comuni- carci, oltre agli intervalli musicali, le caratteristiche ritmiche ed espressive in- dispensabili per dare forma e vita a quelle melodie. Vero é che la distinzione corrente fra manoseritti “ritmici”” e manoscritti “‘melodici” non corrisponde, in tutto, ai fatti: anche manoscritti diastematici fino ad ogei tenuti in searsa considerazione, dal punto di vista ritmico, possono infatti contenere preziose indicazioni espressive nello stesso senso dei manoscritti adiastematici, pit af- fidabili, Tuttavia, almeno a fini didattici, é bene conservare questa classi- ficazione sommaria e soprattutto distinguere i due significati di ciascun segno manoscritto; in altre parole le due informazioni fondamentali che ogni segno potenzialmente pud offtire e cio€ il significato melodico e il significato rit- ‘mico ed espressivo in genere, come si avr’ modo di vedere ampiamente. Neuma: significato del termine. I nomi dei neumi. Vengono chiamati “‘neumi” quei segni che dal IX al XIII secolo cost rono la scrittura musicale ¢ che attraverso varie trasformazioni divennezo la base della notazione gregoriana classica tuttora in uso, detta notazione qua- drata, Il termine “neuma’” viene dal greco Yea (Segno, cenno), ma pri- ma di essere usato nel senso odierno fu messg in rlazione con altre due parole greche cioé TrveT pat (soifio, fiato)e ydwog (melodia, formula melo- dlica) ed indicd, nei'uso di alcuni autor, 16 jubilus, il melisma finale dell’Alleluja, € la Sequenza‘, Non é questo il luogo per una trattazione ap- profondita della storie del termine; pit pertinente sara invece considerare bre- vemente Vorigine dei nomi dei neumi (punctum, vrsa, pes, clivis, eee), cioe 28 quelle particolari denominazioni usate per definire i segni fondamentali 0 de- terminati gruppi di segni che riuniscono singoli elementi grafici®. ‘Verso la fine del X secolo, dunque in un’epoca in cui i neumi delle varie zone e regioni sidifferenziano dal punto di vista della forma grafica, appaiono determinate denominazioni di singoli segni: possiamo seguire il loro sviluppo storico attraverso le ‘avole dei neumi che indicano i nomi classici. In parti- colare si pud osservare che alcuni manoscriti italiani tramandano nomi che ron trovarono larga diffusione, mentre si impose la terminologia diffusa nelle regioni di lingua tedesca, che troviamo riportata in una ventina di codici: si tratta della stessa terminologia che usiamo oggi. Certo bisogna anche consi- derare che i teorici medioevali fanno uso raramente di questi termini, il evi impiego @ pertanto provato dalle tavole neumatiche stesse, pitt che dai testi letterari medioevali. ‘Va ancora sottolineato un fatto: i neumi usati per designare i singoli segni neumatici derivano dalle forme neumatiche proprie della notazione sangallese, largamente diffusa nei paesi di lingua tedesca. Come esempio si pensi al pie- ‘colo neuma chiamato apostropha (o semplicemente stropha), di cui si trattera in seguite: il suo nome corrisponde a quello del segno usato nella scrittura letteraria - Papostrofo, appunto - che Isidoro di Siviglia deserive, nel suo primo libro di etimologie, come ‘piccolo semicerchio aperto verso sinistra". Ebbene, soltanto I’apostropha sangallese corrisponde a questa descrizione; tuttavia il nome si @ generalizzato e vale per i segni corrispondenti delle altre notazioni, 6, che pure non hanno la stessa formal Le tavole dei neumi sono state sommariamente distinte in due versioi bula brevis e tabula prolixior. Esse contengono talvolta differenti denomina- zioni (flexa al posto di clivis, podatus al posto di pes): la ragione é stata in- dicata, in alcuni casi, nell’esigenza di adattare il nome stesso ad un testo in , dunque con un numero prefissato di sillabe' La notazione attuale Loordine storico della trattazione deve, a questo punto, essere interrotto per considerare la notazione quadrata attualmente in uso nei libri lturgici. Essa costituisce una stilizzazione dell’antica notazione quadrata che si sviluppd, a partire dal XII secolo, sulla base delle precedenti forme neumatiche e, in particolare, di quelle proprie della Francia centro-settentrionale: in questa re- zione, nella quale Ja musica ricevette un nuovo impulso grazie alla Scuola di 29 Notre-Dame, si seppero riunire le caratteristiche dei neumi pitt tardivi, che avevano perso le differenziazioni dell’epoca precedente, all’uso del rigo mu- sicale'®), Tanto pil per la notazione attuale vale quanto si é affermato relativamente alle notazioni diastematiche degli antichi codici: con I'individuazione precisa della linea melodica, si perdono, in gran parte, le indicazioni ritmiche ¢ le sfumature espressive dei codici adiastematici. Si deve tuttavia osservare che a notazione quadrata rispetta, in generale, il raggruppamento delle note che fu proprio della notazione antica; cosi va pure segnalato lo sforzo, evidente nelle pitt recenti edizioni, di adeguare la notazione attuale alle differenziazioni ‘grafiche, ¢ quindi interpretative, proprie degli antichi codici. Per quanto preziose possano essere in prima approssimazione e, soprattutto per la pratica esecutiva, tutte le cosiddette “neografie”, bisogna ribadire Vinsostituibilita dello studio approfondito delle pitt antiche fonti. Le attuali edizioni di canto gregoriano Le edizioni attualmente in uso per tutta la Chiesa, in genere, 0 per le co- ‘munit& monastiche, in particolare, rivestono primaria importanza non solo per la pratica liturgica, ma anche per lo studio e devono essere pertanto qui brevemente ricordate®, E tradizionale la distinzione fra edizioni ufficiali (editio typica) e non uf- ficiali o private che seguono comunque il modello delle edizioné ufficiali (edi- tio iuxta typicam): le edizioni ufficiali furono stampate ed edite dalla Tipo- graphia Polyglotta Vaticana e pertanto si parla in genere di Edizione Vaticana © semplicemente della Vaticana (Vat). Nella Vaticana le melodie vengono scritte sul tetragramma con la notazione quadrata, senza ausilio di altri segni che non siano le cosiddette stanghette, come si vedra nei paragrafi seguenti. At- tualmente assai diffuse sono, tuttavia, le edizioni condotte sulla base della Vaticana (a rigore, dunque, non ufficiali anche se godono dell'approvazione ecclesiastica) da parte dei monaci dell’Abbazia francese di Solesmes, cui si deve, a partire dalla meta del secolo scorso, I'inizio del movimento di restau- razione del canto gregoriano. Nelle edizioni solesmensi sono contenuti seni ‘gaiuntivi (punti, piccole linee verticali ed orizzontali, legature, virgole poste Sul rigo superiore) che corrispondono ad un sistema ritmico che si ¢ dimo- strato, in genere, scientificamente inadeguato, Ecco dunque le pi importanti edizioni di canto gregoriano con lindicazione delle sigle che comunemente le contraddistinguon 30 GR: Graduale Romanum, Solesmes 1974. ‘Contiene essenzialmente i canti della messa. La notazione quadrata corri- sponde alla edizione Vaticana del 1908, ma i canti seguono, naturalmente, Vordine dellattuale liturgia postconcliare. GT: Graduale Triplex, Solesmes 1979. Si differenzia dal precedente per l’aggiunta al di sopra ¢ al di sotto del tetra- sramma dei neumi di due scuole srittorie, quella cosiddetta metense e quella sangallese.E il riferimento costante per lo studio della nostra dsciplina GN: Graduel newmé, Solesmes 1966. E una riproduzione della copia personale del Graduale del 1908 apparte- ruta ad Eugéne Cardine, monaco solesmense, caposcuola dello studio scien tifico degli antichi codici condotto negli ulti trent’anni e denominato se- ‘miologia gregoriana. Contiene innumerevoli richiami e casi paralleli, an- notati a margine dallo stesso Cardine, di particolare interesse per uno stu- dio approfondito, nonché la trascrizione dei neumi di diversi manoscritt di seuola sangallese. Sono stati omessi diversi bran non contenuti nel pit antichi codici. GS: Graduale Simplex, Editio typica altera, Typis Polyglottis Vaticanis, 1975. ‘Contiene canti della messa (in origine perd destinati, in gran parte, all’Ufficio) particolarmente adatti per le comunita che non possono affrontare i pid) complessi canti del Graduale Romanum (in usum minorum ecclesiarum) «OT: Offertoriale Triplex cum Versiculis, Solesmes 1985. Riproduzione dell’edizione a cura di K. Ott Offertoriale sive versus Offer- torium Cantus Gregoriani, Tournai 1935; si segnala anzitutto perché con- tiene ali offertori complet dei loro versett, versetti da tempo in disuso ¢ ‘non riportati in altre edizioni; inoltre, come GT, riporta la trascrizione curata da R. Fischer, monaco di Metten, dei neumi di scuola metense ¢ sangallese. AR2: Antiphonale Romanum, toms alter (Liber Hymnarius cum Invitatoris ef aliguibus Responsoris), Solesmes 1983. E il secondo tomo del nuovo Antiphonale Romanum, contenente inni, in- vitatori e alcuni responsori. E annunciata I’edizione del primo tomo che conterra gi altri canti dell"Ufficio, Si segnala per le innavazioni introdotte nella notazione quadrata al fine di renderla pi fedele alle antiche notazioni (cfr. Tavola dei neumi, p. 43). Lintroduzione @ di particolare importanza poiché accoglie i pit importanti risultati degli studi semiologici condotti dalla Scuola di Cardine. AM: Antiphonale Monasticum, Tournai 1934, CComtiene il repertorio dell'Ufficio proprio delle comunita di monaci bene- 31 dettini. Fino all'uscita del primo tomo dell’Antiphonale Romanum, di cui sopra, @ indispensabile per conoscere le antifone e gli altri canti dell’ Ufficio. Suo diretto precedente & il Liber Antiphonarius (edizione Vaticana) del 1912, rispetto al quale esso presenta miglioramenti e correzioni tanto nella nota- zione quadrata quanto nella versione melodica, entrambe rese pill fedeli agli antichi codici. PSM: Psalterium Monasticum, Solesmes 1981. ‘Anche questa edizione é destinata all’Ordine benedettino: la distribuzione dei salmi segue essenzialmente le prescrizioni della Regola di San Benedetto. Dal punto di vista della notazione quadrata si segnala I'uso delle nuove gra- fie che verranno poi “‘codificate” nell’AR2. Contiene anche importanti in- novazioni relative ai toni salmodici, PM: Processionale Monasticum, Solesties 1893 (ristampa 1983). La ristampa omette i canti rinvenibili in altre edizioni. Alcuni canti portano la trascrizione dei neumi sangallesi del codice Hartker. =: V: Deutsches Antiphonale II, Vigiliar, mit einer Auswahl Lateinischer Respon- orien, hav. G. Joppich, R. Erbacher, J.B. Gaschl, Minsterschwarzach 1974. Contiene novantuno Responsoria Prolixa del Mattutino, in gran parte editi per la prima volta, tutti melodicamente revisionati. Laddove @ stato possi- bile, sono stati trascritti i meumi sangallesi del codice Hartker. LU: Liber usualis Missae et Officit, Tournai 1903. Questo libro, non pit ristampato dopo il Concilio Vaticano I, ma ancor oggi diffusissimo, riuniva le varie parti della Messa e dell’ Ufficio nell’ordine in cui esse ricorrevano durante il giorno ¢ 'anno liturgico: si trattava in so- stanza di una raccolta sistematica ¢ cronologicamente ordinata, tratta dai Principali libri liturgici (Graduale, Antifonale, ecc.). Esso tiene in conside- razione aleune esigenze pratiche dei cantori meno esperti, quanto ad esem- pio all'esecuzione della salmodia, attraverso I'uso di grassetti ¢ corsivi per indicare le varie cadenze, I rigo e le chiavi Lestensione delle melodie gregoriane (ambitus) &, in genere, limitata: il rigo sgregoriano é percié formato da sole quattro linee e dai corrispondenti tre spazi intermedi (tetragramma), Hines Se spt 32 Due sono le chiavi usate: di Do e di Fa SSS SS La forma delle due chiavi costituisce una silizazione della grafia dell et- tere Ce F, letere gi usate nei manoserit in notazionealfabetica ad indicare lspettivamente, appunto, le note Do Fa. Le due lettres trovano utilizate come chavi anche nes antichi cod: a Toro szelta dovuta al fatto che esse og, si trove i individuano le corde cosiddette fori, al di sotto delle qu semitono, rendendo cosi possibile la letura, Se la melodia supera 'ambito delimitato dal tetragramma possono essere adotati questi accorsiment: agsiunta di una linea supplementare al di sopra o al di sotto del rigo: vale ross spostamento della chiave: Comurbata 1082 cambiamento della chiave: Ee onconfundéntur, — DO-m- ne, Bem 162 33 La posizione delle chiavi su rigo non ¢fiss: 1a chiave di Do pu trovars sulla quarta o sulla terza linea, raramente sulla seconds, mai sulla prima la chiave di Fa si trova solamente sulla terza tinea (sulla quarta soltanto nel? Offertorio Veritas mea). Riassumiamo la letura delle chia, nelle loro La guide (eustos) E un segno di forma corrispondente ad una nota quadrata i dimension ridotte. Viene post alla fine di ogni rgo ed nda il grado della prima nota el rigo seguente. Non s trata quindi di una nota da cantate, ma di un av= vertimenio melodico pet facilitare a lettura, ne passaggio da un rgo alaltro. ‘Anche questo accorgimento trova la sua origine negli antichi codici come si osserva nelesempio seguente in cui lo stesso brano appare in notazione ‘moderna ¢ in notszione beneventana (dal codice Bv34). Si nati che il Sol dell'inizio del secondo rigo & annunciato dal custos alla fine del primo riz, ‘ella stessa posizione in entrambe le notazioni, 4 ES La guida pud trovarsi anche ne corso di un brane, quando avviene lo spo- ‘stamento o il eambiamento di chiave (ef. esempi al paragrafo precedente). Alteraciont { segnt di alterazione sono due, il bemolle ¢ bequadro, ¢ hanno rifri- mento esclusivo alla nota Si: il nome attuale det sepai tess deriva ancora dalla notazione alfabetic, nella quale Il Si era indicato con fa lettre b, che ppoteva assumere, conformemente al signficato musicale, un aspetto abbas- saio (bemolle) 0 pit reso (bequadeo) Letfeto del bemoll si protrae: 4) fino a che non intervenga un bequadto: fino ad un qualsias tipo di stanghetta (su questo segno si veda il paragrafo 3s Sequente): nel seguente esempio la nota indicata dall'astrisco & Si natu le poiché il bemolle precedente conserva it sua effieaci solo fino al quar- to di stanghetta; senza quest ultimo segno si sarebbe dovuto leggere Si be smolle «) fino al camibiamento dl parol; per conservae il bemolle occorte segnarlo aliniio di ogni parola v —— vorbis, alle im alle” We in 229 Se Peffetto del bemolle deve valere per tutto il bran, & possibile, confor ‘memente alla prassi moderna non gregoriana, porre il segno in chiave Se Vigo piece Chit ti beaeliaa, Deum go H nu fst fg sta mics, nos pré-tege, nos ta-e-& tis; Se SESS Dum tebi solémnes cintant cadli agmina Ww 1862 36 Stanghette [Non sano in lcun modo paragonabil alle stanghette di battuia enon hanno valore rtmico in senso proprio: lestanghette sono piutosto da porsi in rap- porto con i segn di interpunzione del periodoletteraro (virgola, punto e vit- ‘goa, due pune punto) poichéservono a pnteggiare le frasi melodico-verbali ‘anche semplicemente melodiche, indicando la gearchi in cui le fasistesse i trovano, fra loro erispett allintero brano, ‘quarto di stanghetta(divisto minima): delimit sical, il eosiddetto inciso: 5, al'interno del period mu- ‘mezeastangheta(dlvisio minor): delimita il cosiddetto membro formato so- litamente da due o pid incss = intra stanghetta (visio maior: chiude un periodo musicale. I pi delle volte coincide con la conclusione di una frase ltteraria comunque ne indica una dlivisione importante; doppia stanghetta(divsio finals): indica ta conclusione del pezzo oppure Palternarsi di un coro allio 0 del coro al solista, comunemente usato nella prasslesecuiva attuale Le stanghette dele attualiedizioni sono generalmente ben post, eccettuath aleuni quarti di stanghetta che dovrebbero essere spostati o perfino soppress. Leasterisco la croceta Lasterizco semplice (*) precisa il punto della melodia in cu entra tutto il 3 oro, unendos alla schola oa solista; lo si incontra sempre dopo lintonazione ei pezzi, Nella salmodia & usato in senso diferente e serve per distinguere 5 due emistichi indicando la cadenza mediana del vesetto del salmo. Sitrova, ‘nfine, prima del!ultimo elison del Kyrie, quando la nona iavocazione é for mata da due incis. Liasierisco doppio (**) si trove soltanto nella nona invocazione del Kyrie ‘quando comprende treo pi incsi; in tl easo, 'astersco o ali asterisch sem- plici precedent! indicano 'alternarsi di due semicor esol il doppio asterisco indica unione dei semicor. Si tata dunque, in sitesi, di suggerimenti per Vesecurione, della cui fondatezzarispettoallantica presi esecutiva , quanto ‘meno, difficile giudicare, allo stato attuale deli studi in partiolare si deve josservare che la prassidellintonazione, se talvolta apparegiustificabile, per cert aspetti, spesso pregiudica Ia continuita del contesto. La crocetta (+ i trova solo nel primo emistichio di un versettosalmodico particolarmente lungo, ad indicare una minima cesura (ler), Le grafie fondamentali Dopo aver illustrat nei quattro paragrafi precedent gli elementi ausilar) ella notazione, trattiamo ora della nosazione quadrata propriamente deta. Salvo diversa indieazione, le seguenti grafic pessono trovarsi sia isolate su sil laba sia in composizione con alire arafie. = Punctum quadrato: & la gratia base e si trova nei pit vari contest 4 Virga: non si trova mai isolata su sillaba, ma solo ia composizione in- 4ica una nota in culminanza melodica e comunque wna nota pit acuta della precedente e/o dela seguente. A seconda della grafia a cui @wnita i tratto verticale pud trovarsi sulla destra o sulla sinstra del corpo quatrato. ‘+ Punctum romboidale 0 inelinato: si trova solo in composiione e viene usato in contesti melodie! diseendenti di almeno tre suoti 1# Quilisma o punceum dentellao: non sitzova mai isolate; ¢Puniea graf che deriva diretamente dai manoserittiadiastematiieprecistmente dal cor rispondente segno sangalese. eso podatus: viene letto dal basso in alto e indica due note ascendent _Ciivis: viene letta daTalto in basso indica due note discendenti Porrectus: indica tre suoni nea successione alto-besso - alto; le prime ‘due note discendenti sono unite da un unico tratto grafico (un espediente tusato anche in altre grafic) 8 24 Torculus: indica tre suoni nella suecessione basso-alto- basso, 42 Scandicus: indica un seguito di almeno tre suoni ascendent: se uno i esi € indicazo con il quilisma si avrd uno seandicus quilismatico, ‘ry Climacus: indica un seguito di meno tre suoni discendenti. Si sicordino ancora le seguentiabituali definiioni (ei. cap. Forme svilup- pate dei neumi fondamental, p, $23 58) 8) newma flexus¢ neuma resupinus: sono qualificazion relative alla direzione della nota finale agiunta al neuma, Se il neuma & seguito da una nota pit basa si avr il neuma flexus: - aes SoleLaSel FL DoSi Pores Neu Scandic feat Se segue invece una nota pi alta si avr i meuma resupinus: Se SobLa mies esol Faso Tere esupinas Climacusresopinas ) newma praepunctis © newma subpuncts: sono qualificazioni relative al VPagsiunta di punti prima o dopo il neuma. Se il neuma & preceduto da punti si definisce neuma praepunctis, se &seguito da punt si definisee neuma sub- puncis. = SobasiLa FataSote Tel praeunes es subipuntis 9 Si pub anche specificareil numero di puntie cos, ad esempio,subbipunctis © subsripuncis ee. Si tratta di una terminologia comune ormai consolidats, ma ¢ interessante osservare che furono usate per definre le stesse figure melodiche differenti enominazion’ (ad esempio: pes flexus al posto di tarculs, elvis esupina 8 posto di porrectus) ‘Tutti neumi fondamentali possono subire una modificazione grafica me iante la riduzione dellultma nota: si rata di grafeliquescent! leu signi ficato fondamentale sia nell'avvertte il cantore,affinché ponga partcolare ‘attenzione nella pronuncia di una silaba caratetizzata da un'rticolazione complessa, a causa, ad esempio, dell'incontro di due consonant o i un dit- tongo. E un fenomeno assaisotile che sara esaminato ampiamente. Si ricor- 4ino per orale re principal graf liquescenti ele enominazioni loro propre. cephotiso vi ligucene 4 lohan o ps iguecenie hance © climacesHquescete Neografie Si denominano neografie, come gia sl 2 avuto occasione di anticipare, le safe tendent ad una maggioredifferenziazione dei segni usati dalla Vaticana al fine di evidensiae, gid attraveso la notazione quadrats, qualche elemen- tare indicazione esecutiva sulla scorta degli antichi codici. 1 momenti fon- ddamentali dell'introduzione di neografie si possono individuare nell”AM del 1934 e nell’AR2 del 1983 (con Wimportante precedente del PsM del 1981) Con "AM é soprattutto la grafia generic del punto quadrato ad essere dif. fecenziata,attraverso I'introduzione delle seguenti neografie: 2 postop ( ealicenente soho) Le te rai postonoosservae nl sequent exempi el aus rpona fh sopra cel tetragramna a noacone saga gen Iya ye tt toy VT ES © wm Seaton oe tom csendioem dosuer sivas aq rom, cause wh Fh Tam AM iano La novitd grafica delTAM, in ordine alla liquescenza, & rappresentata 4all'itroduzione dela liquescenza aumentativa, rispeto alla Vatcana in cui ¢ indicata solamente la liqueseenza diminutiva mediante la riduzione grafica det? ukima nota del neuma (dies; crcumdaband) ZAM, tutavia, oltre a on indicare rut j casi con lquescenza aumenta- ‘iva, taduce eon lo stesso stgno sia il cephalicus / che V'epiphonus sangallesi. Eecone un esempior a La pitt recente introduzione di neografie «. infine, costituita dal PsM ¢ ——— dai 32. Du que lia stone hyo la tla ds B B-Gtus ibe gervas, quem cum véne-rit démi-nus H aE NEUME EXEMPLA GURARUM me Sen eure eaaenta , FIGURE [FIGURE LIQUESCENTES Un’ ulkima importante modifica grafiea (anche se non si pu patlare di neo- u : RECT. arafla in senso proprio) presente nell”AM, ma inttodotta gié dal 1922 con la UTA pubblicazione dell"“Uffico della Settimana Santa ¢ dell’Ottava di Pasqua”, AUCTAL DENI € Mutlizzo diversificato, cerentemente con le indieazion det manoscrti, del . . segno della virga el posto del punctum quadrato nei casidi due note s Foerunt “ae all unisono isolate su una sillaba, o in composiione Sevan 7 Ups epee vivian expetips be tam ae : ; cus ca = 3 mh] oO ve, acm Binal ams FODATUS Comme si avr modo di vedere pi avant, i newmi su “juste” (virga strata) su “expectamtes” (bivrga) sono profondamente divers dal punto di visa interpretaivo; il primo & pit fuide eil seconde tende a valor pit ampi. La Vaticana non distingue, ma indica entrambi i neumi con il punto quadrato 7. PES QUASSUS we] | en] 4, * 8, QUILISMA.PES 9. PODATUS INTTIO DeBus | e ve, TORCULUS a [ala mi TORCULUS INTTIO DEBILS | Am nh 2 ‘2, PORRECTUS NT MTN 13. CLIMACUS ™ |) o® | 14. SCANDICUS 7 a i ‘ 15. SALICUS a ” 16, TRIGONUS % 43 Segni ritmici di Solesmes Parlando delle edizioni attuali si é detto che la Vaticana usa, in aggiunta alla notazione quadrata su.tetragramma, le sole stanghette, come si pud 0s- servare, ad esempio, nel Graduale Simplex. Le edizioni solesmensi contengono, invece, altri segni aggiuntivi che costituiscono la base del sistema ritmico so- lesmense. E significativo che, a partire dal 1981, con lo Psalterium Monasti- ‘cum, questi segni si incontrino meno frequentemente rispetto alle edizioni pre- cedentemente curate dai monaci della stessa abbazia solesmense. Si é gia sottolineata Miriadeguatezza di questo sistema ritmico del quale, comunque, per completezza riportiamo illustriamo sinteticamente i tre segni caratteristici: 1 - episema orizzontale (transversum episema): & un piccolo tratto che viene posto orizzontalmente al di sopra o al di sotto di una nota o di un gruppo i note per significare un rallensamento del ritmo; 2 punto (punctum-mora): aumenta il valore della nota a fianco della quale & posto; 3 - episema verticale (rectum episema): & un piccolo tratto verticale posto di regola sotto la nota, che segna l'ictus, ovvero Pappoggio su di una nota ad indicare il cosiddetto ritmo elementare, Alltri due segni che Solesmes ha potuto aggiungere nelle sue edizioni risul- tano invece di maggiore utilita anche alla luce delle indicazioni delle fonti ma- noscritte: + la legatura: @ il segno che corregge i quarti di stanghetta spesso, come si @ detto, mal posti, ma ineliminabili in quanto facenti parte della Editio typi- ca, I'Edizione Vaticana ufficiale. Nel Graduale del 1974 Solesmes ha aggiun- to alla Vaticana ottantadue legature, che stanno ad indicare, in modo inec- cepibile, Ia continuita del fraseggio. Si osservi anche, nel seguente esempio, Ja legatura che, pur non assolvendo la funzione normale di correzione del quarto di stanghetta, indica la fusione fra le due vocali ¢ (crasi) delle parole “te exspectant”. “4 oi fes 1S Set te exsp& cam 1s ~ la virgola: indica un fraseggio minimo o anche, talvolta, un “fiato”. Sole- smes ha aggiunto alla Vaticana, nel Graduale del 1974, cinquantasei di questi segni che assolvono sostanzialmente la funzione i supplire alla mancanza del quarto di stanghetta o di correggere un segno vicino spostando Varticolazione ad un momento piit opportuno, come nel caso seguente: OH, __, Ww Robot aiscere mk aor rath Gum tw rum, Démi- ne, et mi- se-ri-c6r-di-ae tu- ae,quae GT 1 Origine dei neumi 1 problema dell’origine dei neumi & forse destinato a rimanere insoluto, Mancano infatti i presupposti fondamentali per far luce sulla questione: non sappiamo con certezza in quali manoscritti si possono individuare i primi neumi, né siamo a conoscenza della loro forma. Quando, nel IX secolo, ricoprono interi codici, i neumi presentano, gid fin da allora, molteplici forme, arafie differenti, da un codice all'altto, ed & difficile provare che una grafia sia pid antica di un’altra. Riportiamo pertanto le principali ipotesi sul problema), in estrema sintesi, soffermandoci soltanto sulla teoria pitt diffusa, dovuta alla scuola di Solesmes. 4) Peoria delt‘origine dai segni ecfonetici bizantini Questa tesi fa derivare la notazione neumatica latina dai segni ecfonetici 4s bizantini. La notazione ecfonetica consiste in una serie di segni aggiunti al {esto sacro per facilitarne la cantillazione; il significato del termine ekpho: nesis & pronuncia distinta, proclamazione o lettura ad alta vace, non pitt pa- rola soltanto, ma non ancora canto. Questi segni, tuttavia, si differenziano dai neumi poiché non costituiscono una vera e propria notazione musicale ¢ riguardano solo determinate parti del testo: si trattava, in sostanza, di adat- tare formule melodiche all inizio e alla fine di un periodo, di un inciso o, in genere, di gruppi di parole, mentre la cantillazioné intermedia veniva eseguita semplicemente, in un certo senso come si esegue ancor oggi la lectio solem- nis. Si capisce percid come questa notazione appaia il pili delle volte incom- pleta e comunque non costituisca un sistema definito, A questa teoria si oppone inoltre un argomento di ordine cronologico: se anche i segni di cantillazione si possono far risalire ad un periodo anteriore (fine IV secolo), la loro diffusione e il loro completo sviluppo si hanno solo a partire dal X-XI secolo, quando i segni neumatici hanno gia una loro storia, b) Teoria dell’origine dai segni sintetici ebraici I riferimento principale viene fatto al sistema ebraico di segni mnemotec- nici (Tamim). Si tratta di grafie poste nei libri liturgici ebraici corrispondenti sia ad un sistema di punteggiatura letteraria o, piuttosto, salmodica del testo (flexa, cadenza mediante, cadenza finale) sia ad un procedimento mnemotee- nico per richiamare un'intera formula melodica. La forma di alcuni di questi segni ha forti somiglianze con quella dei neumi. Ma anch’essi, come i segni cefonetici bizantini, non costituiscono un vero sistema di notazione, quanto tuna specie di stenografia: il principio su cui sono sviluppati é ben diverso da quello che regge la scrittura neumatica, di natura analitica pit che sintetica. ©) Teoria dell‘origine dai segni grammaticali Questa teoria (E. Jammers)) considera i segni grammaticali nel loro in- sieme, composto sia dagli accenti tonici, sia dai segni propri della prosodia, i quali possono aggiungersi altri segni come, ad esempio, 'apostrofo. Questo orientamento ipotizza due forme originarie di notazione, I'una legata al rito romano-gregoriano ¢ fondata su neumi-accenti, laltra propria del rito galli- cano, basata esclusivamente su punti. La prima sarebbe derivata dagli accenti tonici della lingua latina, la seconda dai segni prosodici indicanti la lunghezza della vocale. Mentre la prima forma di notazione si sarebbe diffusa in Italia, Germania e nella Gallia settentrionale, nonché in Inghilterra attraverso i viaggi missionari degli anni 594-604, la seconda si sarebbe formata in Aquitania, 46 sultato di aggiunte posteriori, dall’altro che quei neumi di cui si pud presup- ) Teoria dell’origine dagli accenti grammaticali E la pi amtica teoria- la si pud far rsalire a C.E, De Coussmaker che la formuld nel 1852 ed @ quella che ha ricevuto maggiori consensie diffusions, soprattutto grazie alla Scuola di Solesmes, alla quale si deve anche Papprofondimento della teoria stessa. Essa presenta qualche aft con teoria precedente, pur restringendo, almeno come base, Vorigine dei nem fondamentali, cioé virga e punctum, all’accento acuto ( / ) grave ( ~ J; dal- fa combinazione dei due segni derivano altri neumi, ad esempio: u pes = accento grave + acento acuto (nota pit bassa ¢ nota pit alta) = clivis = accento acuto + accento grave (nota pill alta e nota pitt bassa) = /) porrectus = accento grave + accento acuto + accento grave (nota pit baséa, nota pit alta e nota pit bassa) = 7 ‘origine dei neumi, in tal modo, si trova in segni essenzialmente musica, quali si possono considerae i segni degli accent, espressione di quella sotile thelodia (eantus obscurion, assai varia quanto ad interval esfurhature, che ta voce umana exprime specialmente nella declamazione. Dalla melodia ora- (on, toria deriva appunto la notazione oratoria oe in epoca pil recente siéallargato il campo di osservazione, allinterno di questa tori, ad altri segni usati ne testi lsterari: i segni di abbrevazione (oo), i segni di contrazione ( ¥.), il punto interrogativo (w/). Tutti mostra- no particolai analogie non solo grafiche, ma anche di signficato con ineumi 6), propri di questa o di quella seuolat - ' Fr interessante notare che l'accoglimento della teoria pid verosimile sulle origin del repertoriogregoriano, quella cio della formazione del repertorio 41 in terra franca, avrebbe rilievo positivo anche relativamente @ questa teoria dell’origine dei neumi e comunque che le due teorie potrebbero appoggiarsi Yuna all'altra. L’argomento storico, insieme a quello paleografico, permette- rebbe di comprendere quella che fu l’elaborazione delle notazioni neumatiche nel corso del IX secolo, in seno ad una vera e propria civilta del libro che cred un nuovo tipo di scrittura letteraria, la carolina. L’importanza della li- turgia, del canto liturgico, in una civilté di questo tipo, doveva portare a ri cereare un sistema pratico di scrittura musicale, tanto pitt necessario se si vo leva sostituire un nuovo repertorio, il gregoriano, a quello antico, il gallicano. Dall’insieme dei segni grammaticali venne elaborato un primo sistema di no- tazione, la paleofranca, dalla quale derivarono tutte le altre, pur con le ca- ratteristiche proprie di ciascuna; gli elementi accessori della scrittura lettera- ria assunsero il significato di suoni musicali. La scelta fu imposta dalla natura stessa dei segni, ad esempio per I'accento acuto e grave, oppure venne sug- serita per analogia, Un altro aspetto di questa teoria é la considerazione del ruolo che pud es- sere stato svolto nella scelta di determinati segni grafici dalla mimica di un direttore di coro nel tracciare 1a melodia attraverso il movimento delle mani (Chironomia). Alla base del sistema si trova l'intenzione di tradurre una me- odia mediante il gesto e di fissare il gesto per mezzo del segno grafico: il neuma € un gesto “‘inchiostrato”’ sulla pergamena(“”. Dungue, nello seriptorium del IX secolo, grammatici, musici ¢ amanuensi avrebbero collaborato alla crea- zione della notazione musicale, Le famiglie neumatiche Le melodie sono state scritte attraverso differenti procedimenti di notazione: nella medesima epoca coesistono vari sistemi grafici propri di questa o di quella zona. Gia all’apparire delle prime testimonianze neumatiche, i singoli segni ‘mostrano forme chiaramente differenziate secondo le varie regioni di prove- nienza. Una delimitazione di queste regioni non é possibile attraverso comuni criteri geografici o storici, ma viene solitamente fatta dagli studiosi, segna- tamente dai paleografi, in apposite mappe neumatiche che indicano la diffu- sione delle varie notazioni in rapporto alle varie regioni e soprattutto ai pit importanti scriptoria, i centri scrittori esistiti nel medioevo, solitamente an- nessi alle biblioteche non solo dei monasteri, ma anche dei capitoli cattedrali € delle scuole vescovili, L’insieme dei codici notati attraverso un determinato, sistema di notazione definisce la famiglia neumatica, che é il risultato della 48 diffusione di quel particolare tipo di notazione. La molteplicita delle nota- zioni porta ad alcune considerazioni: ai cantori di una regione era familiare una notazione e, di conseguenza, uso di un libro di canto di provenienza straniera aveva come presupposto I’appropriazione di un differente tipo di scrit- tura 0 a traduzione dei segni grafici estranci alla notazione conosciuta; cost pure é lecito supporre che alla diffusione di una notazione abbia contribuito la fondazione di nuove comunita monastiche™.. Si distinguono solitamente le notazioni pure dalle notazioni miste. Le prime hanno origine nei pit importanti centri scrittori: 'abbazia di S. Gallo, in Sviz~ zera, & una delle pitt note di queste scuole di notazione. La scrittura sangallese ebbe lunga vita ¢ larga diffusione grazie alla sua limpidezza, ma, nel tempo, subi delle trasformazioni dovute all'allontanamento dal luogo di origine & all’assunzione di particolarita proprie di regioni vicine, mutandosi cosi in una notazione mista, Altri importanti centri scrittori insieme alle regioni in cui si trovano diffuse le varie notazioni sono indicati nella mappa neumatica ri- portata qui di seguito™, Le principali caratteristiche delle diverse scuole di notazione, unitamente alle relative tavole dei neumi, saranno oggetto di specifica trattazione in con- nessione al problema della versione melodica dei canti (cfr. cap. Versione me- lodica, p. 575 ss.). Anticipiamo qui solo un breve cenno introduttivo alle due notazioni che saranno alla base del nostro studio, cioé la notazione sangallese € quella metense, le quali storicamente hanno costituito, e sono tuttora, il fondamento dell"indagine semiologica. 49