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Pedagogia dello Sviluppo

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Entro nel web e leggo:
“ Il termine ‘bullismo’ è la traduzione italiana della parole inglese ‘bullying’ e viene definito
come un’oppressione, psicologica o fisica, ripetuta e continuata nel tempo, perpetuata da
una persona più potente nei confronti di un’altra percepita come più debole.’ 1
Mi vengono i brividi.
Quante volte abbiamo sentito in televisione o sui giornali storie di bambini o ragazzi vittima
di bullismo? Molte volte, tanto che sappiamo tutti cosa vuol dire concretamente la parola
bullismo.
Forse allora le domande che più dovremmo farci sono: quante volte abbiamo,
consapevolmente o meno, saputo di atti di bullismo su persone vicine a noi e abbiamo chiuso
gli occhi facendo finta di niente o tirando in causa la solita frase “sono solo ragazzi..”? Quante
volte potevamo prevenire uno di questi atti e non l’abbiamo fatto?
Forse troppe volte!
Nella mia mente da sognatrice di un rispetto fraterno forse certe volte utopico, questo E’
INACCETTABILE.
E’ inaccettabile la quantità di adulti che si nascondono dietro alla finta ingenuità di ragazzi
che con le loro parole e i loro gesti feriscono, o al peggio uccidono, loro coetanei.
La responsabilità però non può che essere del mondo degli adulti, di coloro che educano,
che non è stata in grado di educare al bene, alla solidarietà, alla collaborazione, appoggiando
una politica di corruzione, di false amicizie e della legge del più forte.
Però di certo lamentarsi o “gridare al lupo” non serve a niente e nessuno.
Dovremmo, e qui mi ci metto anche io, avere il coraggio di denunciare ma soprattutto di
guardare negli occhi questi ragazzi (sia vittime che carnefici), stargli accanto e renderli
coscienti della potenza delle loro parole, della forza delle loro mani e delle conseguenze
delle loro azioni.
Ma purtroppo questo succede raramente. Poiché i ragazzi vengono lasciati in balia di se
stessi, in balia dei social network, dei like e dei commenti virtuali creati da un mondo di adulti
che vanno di fretta, connessi a internet tanto quanto i loro figli adolescenti.
Troppe volte ho sentito ragazzi dire: “era solo uno scherzo, non pensavo di fare del male.”
Ed è da qui che chi si occupa di giovani, che dovrebbe partire, insegnando la differenza tra
scherzo e reato, insegnando che l’altro posso essere io, che le differenze possono arricchire.

1 “Il fenomeno del bullismo.”, Giovanni Votta, 2015, www.giovannivotta.it


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Insegnando che uno scherzo non può far male, non può ferire e soprattutto diventare reato
trasgredendo la legge.
Io sogno degli adulti così, perché stando spesso con i ragazzi sento la loro voglia, la loro sete
di trovare persone che insegnino queste cose, che camminino con loro insegnandogli a
scegliere il bene invece che il male.
Io voglio diventare un adulto così!