Sei sulla pagina 1di 3

HOME > COME TE LO SPIEGO > IL SAPERE UMANISTICO CONTRO IL SAPERE SCIENTIFICO.

STEREOTIPO O DATO DI FATTO?

Filosofia

Il sapere umanistico contro il


sapere scientifico. Stereotipo o
dato di fatto?
Beatrice Collina
27 novembre 2017
Nel saggio Le due culture e la rivoluzione scientifica del 1959, il fisico e scrittore inglese
Charles P. Snow richiamava l’attenzione sulla frattura venutasi a creare tra umanisti e
scienziati, sulle diffidenze e incomprensioni che li dividevano. In particolare, l’autore
biasimava quei «letterati» che si autoproclamavano intellettuali ma che, arroccati nel loro
sapere tradizionale ed erudito, si dimostravano incapaci di cogliere la portata delle scoperte
scientifiche. Il testo di Snow ha colto uno dei leitmotiv del dibattito culturale dell’ultimo
secolo in Europa e Nord America, ovvero la contrapposizione tra sapere umanistico e sapere
scientifico. È però opportuno chiedersi se questa contrapposizione esista (e sia esistita) di
fatto o se si tratti piuttosto di un luogo comune talmente radicato da essere comunemente
accettato. Un’indagine sul secolare rapporto tra filosofia e scienza può fornire un decisivo
contributo in questo senso.

Filosofia e scienza. Storia di una collaborazione proficua


È a partire dai secoli XV-XVI che inizia a delinearsi la figura dello scienziato moderno. Si tratta
tuttavia di una figura lontana da quello stereotipo ereditato dalle interpretazioni positiviste
dell’Ottocento, impegnate a difendere un’ideale di scienza “pura”, avulsa da qualsiasi altra
componente culturale. In realtà, è oramai accertata l’inadeguatezza di tracciare un confine
netto tra filosofo della natura e scienziato, tra ricerca filosofica e ricerca scientifica
nell’Europa di quel periodo. La “rivoluzione” scientifica non è scaturita dal nulla, ma deve
molto a un contesto di ricco fermento culturale che affonda le proprie radici nella riscoperta
(critica) di autori dell’antichità come Democrito e Aristotele, tra i primi ad aver tentato di
fornire una spiegazione ai fenomeni naturali. Laicizzazione del sapere, rinnovato interesse
per la natura, studio dei classici: sono queste le basi che Umanesimo e Rinascimento hanno
gettato rendendo possibile la nascita della scienza moderna. Le stesse biografie degli
scienziati-filosofi dell’epoca restituiscono la poliedricità dei loro interessi, non sempre
propriamente “scientifici” e per questo talvolta tralasciati dai loro studiosi successivi. Resta
emblematica la vicenda di Isaac Newton (1642-1727), padre delle leggi sul moto e della
teoria della gravitazione, ma al contempo appassionato di alchimia e arti magiche.

Il dibattito sul metodo della scienza e sul significato delle scoperte scientifiche raggiunge il
suo apice nel Novecento grazie a filosofi del calibro di Karl Popper, Thomas Kuhn, Imre
Lakatos. Proprio il Novecento, quasi a smentire la tesi di Snow, è un periodo decisamente
propizio per la collaborazione tra filosofia e scienza, in particolare grazie agli studi nell’ambito
della fisica quantistica che mettono in crisi i fondamenti della fisica tradizionale. In un
contesto di riflessioni molto “strutturate”, sorprendono le posizioni di un eccentrico Paul K.
Feyerabend (1924-1994), il cui merito è quello di aver messo in evidenza gli aspetti creativi
della ricerca scientifica. Feyerabend conia l’espressione «anarchismo epistemologico» per
indicare la tendenza dei grandi scienziati della storia a non seguire i metodi di ricerca
prestabiliti, ma anzi a rompere drasticamente con le regole e l’autoritarismo del loro tempo,
in molti casi difendendo teorie (apparentemente) contrarie all’evidenza dei fatti. A questo
proposito, nel volume Contro il metodo (1975) Feyerabend analizza il “caso Galilei” e
sostiene che lo scienziato si sarebbe servito non del principio di induzione, ma di « contro -
induzione», stabilendo dapprima ipotesi “stravaganti” e forzando poi la realtà attraverso la
fantasia per poterle dimostrare.

Uno degli esempi proposti da Feyerabend a sostegno della propria interpretazione del
lavoro di Galilei riguarda il cosiddetto «argomento della torre», che era un punto di
forza della teoria tolemaica: se la Terra ruotasse davvero, sostenevano i tolemaici,
lanciando un sasso da una torre, il sasso non dovrebbe cadere perpendicolarmente al
terreno, ma spostato più avanti o più indietro. Galilei non si lasciò scoraggiare
dall’evidenza dei fatti, ma mise in discussione proprio la loro “realtà” e il nostro modo
di percepirla sensorialmente. Per “spiegare l’inspiegabile”, Galilei introdusse così il
principio di inerzia circolare, sostenendo che i sistemi in movimento come la Terra
seguono un moto circolare con velocità angolare costante.

Una contrapposizione tutt’altro che neutra. Le ricadute


politico-educative
Sebbene nei fatti il confine tra sapere umanistico e sapere scientifico si dimostri spesso
labile, alcuni intellettuali non hanno esitato a fomentare, consapevolmente o meno, la
contrapposizione tra i due ambiti. Nel primo decennio del Novecento, è celebre in Italia
l’acceso dibattito tra i filosofi neoidealisti Benedetto Croce (1866-1952) e Giovanni Gentile
(1875-1944) da un lato, e il matematico e filosofo della scienza Federigo Enriques (1871-
1946) dall’altro. Quest’ultimo era impegnato nella promozione della cultura scientifica nel
paese, da compiersi tuttavia integrando discipline come la filosofia e la storia della scienza
all’interno degli stessi curriculum specialistici, posizione questa che lo isolò anche rispetto a
una parte dei suoi colleghi scienziati. Ben diversa la prospettiva di Croce e Gentile i quali, con
sfumature diverse, facevano coincidere la vera conoscenza con la conoscenza filosofica, in
grado di cogliere, a differenza della scienza, ciò che è universale al di là dei casi particolari.
Con l’avvento del fascismo e l’ascesa di Gentile a Ministro dell’Istruzione, le posizioni
neohegeliane si concretizzarono in una precisa riforma scolastica che non solo privilegiava le
materie umanistiche in quanto tali, ma ne faceva il discrimine tra la formazione delle élite e
quella delle classi popolari.

Per un approfondimento in merito al dibattito e ai rapporti tra Gentile ed Enriques:


http://www.treccani.it/enciclopedia/la-polemica-di-gentile-con-federigo-
enriques_%28Croce-e-Gentile%29/ [http://www.treccani.it/enciclopedia/la-polemica-di-gentile-con-
federigo-enriques _%28Croce-e-Gentile%29/]

Nel mondo contemporaneo, sembra che la situazione si stia rapidamente capovolgendo. A


dedicare particolare attenzione alla progressiva erosione dei fondi dedicati alla cultura
umanistica, e alle possibili conseguenze di queste politiche, è la filosofa statunitense
Martha Nussbaum. Nel suo saggio Non per profitto (2009), Nussbaum evidenzia come in
tempi di crisi economica sia facile giustificare il taglio dei finanziamenti ai saperi non
immediatamente coinvolti nella logica del mercato. D’altro canto, l’introduzione nei percorsi
di studio, anche a livello propedeutico, di discipline che come la filosofia allenano il
ragionamento critico è per Nussbaum un elemento essenziale al fine di «educare cittadini» e
garantire quindi la tenuta democratica di una società, senza che questo danneggi lo sviluppo
economico. Il timore che nel prossimo futuro sarà sempre più il mercato a dettare l’agenda
educativa è certamente fondato. Tuttavia, anche Nussbaum pare non abbandonare la
dicotomia tra sapere umanistico e sapere scientifico, tralasciando così i rischi che la stessa
ricerca scientifica corre, a scapito di una formazione sempre più orientata alla sfera
meramente tecnica e applicativa.

I legami storici e attuali tra filosofia e scienza suggeriscono una realtà più complessa di
quella descritta da Snow nel 1959. Certamente, ogni disciplina ha precisi metodi e contenuti
che devono essere responsabilmente valutati dalle rispettive comunità ed è innegabile che
nel mondo contemporaneo alcuni ambiti ottengano riscontri più immediati e “concreti” di
altri. È tuttavia errato non solo negare l’esistenza di scambi costanti e fruttuosi tra ambito
umanistico e scientifico, ma anche controproducente se si considerano i riflessi negativi che
un’ideologica contrapposizione può generare a livello educativo e, quindi, sociale.

Crediti immagini
Apertura: PXHere [https ://pxhere.com/es /photo/1352182]
Box: Wikimedia Commons

TAG Benedetto Croce, Charles P. Snow, Federigo Enriques, Giovanni Gentile, Le


due culture e la rivoluzione scientifica, Martha Nussbaum, Paul Feyerabend