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Triennio di Tromba classica

Strumenti e metodi della ricerca bibliografica

La Traviata di Giuseppe Verdi

Studente Docente
Diego Cassarino Luciano Buono

a.a. 2018/2019
Giuseppe Verdi

Giuseppe Verdi nasce a Roncole di Busseto (PR) il 10 ottobre 1813 da una


famiglia povera il cui padre gestiva un’osteria. Già nel 1816 in tenera età,
riceve lezioni di musica dall’organista Pietro Baistrocchi che verrà sostituito
alla morte dallo stesso Verdi. Nel 1823 prosegue gli studi con Ferdinando
Provesi, in quel periodo conosce Antonio Barezzi, un grossista di strumenti
e mecenate della Società filarmonica di Busseto, che Verdi considerò come
un secondo padre. Con Provesi, ebbe la possibilità di applicare le sue
conoscenze come compositore scrivendo marce, sinfonie, concerti, musica
sacra e profana. Barezzi lo aiutò facendogli ottenere una borsa di studio
quadriennale per completare gli studi al conservatorio di Milano dove fu
respinto nel 1832 perché superava il limite d’età e per la difettosa
impostazione pianistica. Riuscì a farsi strada nell’aristocrazia milanese
dirigendo La Creazione di Haydn e la Cenerentola di Rossini, e componendo
l’Oberto grazie a Bartolomeo Merelli, impresario che avrà molta fiducia in
lui risollevandogli il morale dopo la prematura morte della moglie
Margherita, figlia del Barezzi. Qualche anno dopo ebbe un grandissimo
successo col Nabucco alla Scala con l’interpretazione di Giuseppina
Strepponi, una famosa soprano del tempo che diverrà la sua futura compagna
da qualche anno a quella parte. Dal 1842 ha inizio un periodo di duro e
costante lavoro per Verdi con composizioni ad alti ritmi che comprendevano
I Lombardi alla Prima Crociata, Ernani, I due Foscari, Giovanna d’Arco,
Attila, Macbeth, i Masnadieri, Il Corsaro e molte altre.
Durante gli anni quaranta del 1800 e dopo il successo del Nabucco, Verdi
compose la cosiddetta “trilogia popolare” che comprendeva Rigoletto, Il
trovatore e La Traviata oltre che Un ballo in maschera, I Vespri Siciliani,
La forza del destino. Nell’ultima fase della vita di Verdi egli compose Otello,
il suo dramma lirico più famoso, insieme alla Messa da Requiem per
commemorare il defunto Alessandro Manzoni (molto ammirato da Verdi), il
Don Carlo e poi l’Aida, che andò in scena in Egitto nel 1871 riscuotendo un
gran successo. Nei suoi ultimi anni mostrò una certa inclinazione all’ambito
sacro componendo un’Ave Maria e un Pater Noster, lo Stabat Mater, le
Laudi alla Vergine Maria e il Te Deum.
Verdi passò i suoi ultimi anni di vita nella modestia e nell’umiltà, infatti il
suo grande successo non l’aveva macchiato di superbia. Egli volle tornare
alle sue origini, tornando a studiare e a rifarsi agli antichi insegnamenti
traendone modelli e idee poiché egli stesso affermava che per progredire e
avanzare verso il nuovo bisognava tornare all’antico.
Giuseppe Verdi si spense il 27 gennaio 1901 a Milano in seguito a un ictus.

Gli fu celebrato un umile funerale, come da lui espressamente richiesto.1

La Traviata
Al teatro La Fenice di Venezia, il 6 marzo 1853 andò in scena la prima de
La Traviata, un melodramma in tre atti di Francesco Maria Piave musicato
da Giuseppe Verdi facente parte della cosiddetta “trilogia popolare” insieme
al Rigoletto e al Trovatore. Egli scelse di ispirarsi alla Dame aux camélias di
Alexandre Dumas, anche se Wagner sosteneva che i miti fossero i soggetti
migliori da utilizzare come ispirazione per il dramma musicale, infatti la
vicenda della bella cortigiana destinata a una morte prematura che si

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FABRIZIO DELLA SETA, Verdi, Giuseppe Fortunino Francesco, in Dizionario
Enciclopedico Universale Della Musica e dei musicisti. Le Biografie, VIII, Torino,
UTET, 1985 rist. 1992, pp. 194 – 207; ILDEBRANDO PIZZETTI, Verdi, Giuseppe Fortunino
Francesco, in Enciclopedia Italiana (1937), http://www.treccani.it/
enciclopedia/giuseppe-fortunino-francesco-verdi_%28Enciclopedia-Italiana%29/ ,
28/05/2019.
innamora di un giovane benestante ma sprovveduto, è uno schema classico
che può essere variato e cambiato in vari modi per creare vicende molto
diverse tra loro, esattamente come nelle leggende su cui i tragici greci
componevano i loro drammi. Infatti anche l’opera di Dumas può essere
rinconducibile a un’opera precedente, la Manon Lescaut dell’abate Prévost.
In quest’opera Verdi ricercava il personaggio trasformato al femminile del
Trovatore, ma che, come dice spesso in molte lettere, fosse stata una “donna
di prima forza” e che completasse il trio col tenore ed il baritono. In questo
fu aiutato e ispirato da Giuseppina Strepponi, una soprano di successo con
cui conviveva e che gli fu moltissimo d’aiuto nella composizione e nella
scelta artistica delle sue opere.
Verdi voleva fortemente che sia i costumi che l’ambientazione, fossero quelli
del tempo, proprio per rendere l’opera il più attuale possibile per far in modo
che il pubblico si accorgesse dell’attualità degli eventi e in qualche modo ci
si riconoscesse. Infatti il Maestro dichiarò che si sarebbe sacrificata una parte
dell’opera se qualcosa fosse stato modificato, ed era anche pronto ad
assumersi la responsabilità davanti al pubblico se la cosa avesse suscitato
scalpore. Purtroppo, causa dei frequenti problemi di censura del tempo, fu
costretto a malincuore a modificare la datazione degli eventi come si legge
in una lettera di Piave.
Il problema principale per Verdi rimaneva comunque quello di trovare una
soprano valida, una cantante che ricoprisse il ruolo in modo particolare,
come lui ricorrentemente scriveva nelle sue lettere una “donna di prima
forza”. Infatti l’intenzione di Verdi doveva essere quella di impressionare
attraverso delle melodie forti che dovevano raggiungere la loro massima
espressione nel secondo atto nello “Amami Alfredo” in cui quasi si espleta
un’aria di drammaticità e di fortissima emozione in cui è presente
un’indicazione che dice “con passione e forza”. Nella prima
rappresentazione del 6 marzo 1853 alla Fenice, Violetta fu impersonata dalla
soprano Fanny Salvini Donatelli che purtroppo fallì nell’interpretare al
meglio quella che era l’idea originaria del Maestro. La cantante si dimostrò
all’altezza del ruolo analizzando un punto di vista specificatamente tecnico
e vocale ma era troppo in carne e di età troppo avanzata; infatti questo non
rispecchiava al meglio la malata e morente Violetta, personaggio principale
su cui si focalizzava l’opera. Verdi provò in ogni modo a cercare un’altra
soprano ma fallì nel suo intento e dovette “arrendersi” all’inadatta Salvini
per ragioni strettamente contrattuali. Dall’altra parte, il baritono Felice
Varesi non si esibì al massimo delle sue potenzialità, forse anche essendo un
po’ deluso per via della minore quantità di parti che gli vennero affidate
rispetto alle altre opere in cui si esibiva solitamente. L’unione di questi due
inconvenienti portò al totale fiasco della prima rappresentazione de La
Traviata che si manifesto con risate e fischi da parte del pubblico,
rispettivamente nei confronti della soprano e del baritono, tanto che Verdi
scrisse in una lettera il giorno seguente “La traviata, ieri sera, fiasco. La colpa
è mia o dei cantanti? Il tempo giudicherà”.
L’insuccesso della prima rappresentazione alla Fenice portò il Maestro a
rivisitare e ad apportare delle modifiche e degli aggiustamenti all’opera
(definendola “non così cattiva e diavola” riferendosi ovviamente al grande
disprezzo che riscosse), tra cui in prima linea la sostituzione della soprano,
che fu Maria spezia, giovane, carina e tanto fragile quanto era robusta la
Salvini; al tenore ci fu Francesco Landi e al baritono Filippo Coletti.
Modificò qualche parte, probabilmente per adattarla meglio ai nuovi
cantanti. Con tali accorgimenti, La Traviata ottenne un successo formidabile
con fragorosi applausi, al Teatro San Benedetto di Venezia il 6 maggio 1854,
pressoché un anno dopo dal completo fiasco alla Fenice.
Ancora oggi La traviata è una delle opere più rappresentate in tutti i teatri
del mondo. Tra gli esecutori più celebri si annoverano Maria Callas e
Giuseppe Di Stefano rispettivamente in qualità di soprano e tenore. 2

2 ANTONIO ROSTAGNO, L’invenzione melodica di Verdi: Costruzione e ispirazione, in


<< Revista Portuguesa de Musicologia>>, n.° 11, Lisboa, 2001, pp. 113-137; JULIAN
BUDDEN, Le Opere di Verdi dal Trovatore alla Forza del destino, vol. 2, Torino, EDT
srl, 1986, rist. 2013, pp. 127-182; ALAN BITH, Verdi La Traviata, in Gramophone,
https://www.gramophone.co.uk/review/verdi-la-traviata-15, 18/06/2019; BETSY
SCHWARM, LINDA CANTONI, La traviata, in Encyclopaedia Britannica,
https://www.britannica.com/topic/La-traviata, 18/06/2019
Bibliografia

ALAN BITH, Verdi La Traviata, in Gramophone,


https://www.gramophone.co.uk/review/verdi-la-traviata-15, 18/06/2019

JULIAN BUDDEN, Le Opere di Verdi dal Trovatore alla Forza del destino,
vol. 2, Torino, EDT srl, 1986, rist. 2013, pp. 127-182.

CORO E ORCHESTRA DEL TEATRO ALLA SCALA DI MILANO, CARLO MARIA


GIULINI, MARIA CALLAS, GIUSEPPE DI STEFANO, ETTORE BASTIANINI,
Giuseppe Verdi. La traviata, 2 compact disc, Warner Classic Ltd, 9668582,
1955, [SBN]

FABRIZIO DELLA SETA, Verdi, Giuseppe Fortunino Francesco, in Dizionario


Enciclopedico Universale Della Musica e dei musicisti. Le Biografie, VIII,
Torino, UTET, 1985 rist. 1992, pp. 194 – 207

La traviata, in Dizionario Enciclopedico Universale Della Musica e dei


musicisti. I titoli e i personaggi, I, Torino, UTET, 1999, pp 384-385

ILDEBRANDO PIZZETTI, Verdi, Giuseppe Fortunino Francesco, in


Enciclopedia Italiana (1937), http://www.treccani.it/
enciclopedia/giuseppe-fortunino-francesco-verdi_%28Enciclopedia-
Italiana%29/, 28/05/2019.

MINO ROSSI, ‘Amami, Alfredo’: Viaggio dentro La Traviata, Cremona,


Monotipia Cremonese, 1996

ANTONIO ROSTAGNO, L’invenzione melodica di Verdi: Costruzione e


ispirazione, Revista Portuguesa de Musicologia>>, n.° 11 (2001), pp. 113-
137
BETSY SCHWARM, LINDA CANTONI, La traviata, in Encyclopaedia
Britannica, https://www.britannica.com/topic/La-traviata, 18/06/2019

GIUSEPPE VERDI, La traviata, a cura di Fabrizio Della Seta, riduzione per


canto e pianoforte, Milano, Ricordi, CP141357, 2016, [SBN]