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M-e. 24 -

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IL PRIMO LI BR o 7
D E L L E O R A TI O N I
NEL GENERE DELIBERATIVO

DI GIROLAMO FRACHETTA
Scritte da lui a diuerſi Prencipiperla
guerra contra il Turco.
Con gli Argomenti a ciaſcuna Oratione,
del medeſimo Autore.
D E D I C.A T O
- All'Illuſtriſſimo Signor -

D. GI O VAN N I D'IDIA QV E Z
del Conſiglio di Stato della Maeſtà del
R E CATTOLICO,
- Commendator maggiore di Lione, 8 Caualleriz
zo maggiore della Sereniſſ. RE
-
-

In ROMA, Ad inſtanza di Bernardino Beccari,


Stampato per Nicolò Muti 1598.

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– - M 3-25 -

ILLvsTRIssºsIGNORE, 7
l E T PATRON MIO COLMO

ON è alcuno nè in Italia,
Nºli nè altroue, che non hab
º Nilº bia notitia delle heroi
g N5A che virtù diV.S.llluſtriſſ.
l º &N 2 delle quali ſebenhà tira
ti i ſemi dalla generoſa, 8 chiara ſua ſtir
pe,onde ſono nati in ogni tépo ſoggetti
chiariſsimi; & particolarméte, come da
più vicina, 8 più illuſtre piàta, dal S.Don
Alonſo ſuo padre, ilquale fiorì ſotto l'ec
celſo Imperatore Carlo V di glorioſa
memoria, chebbe appreſſo S. M. Ceſa
reavffici, &honori degni di grande, 8:
leal Caualliero;ella lehà però poi colti
uate in maniera colleattioni ſue nobiliſ
ſime, che è riuſcita tale, qualla veggia
mo. A queſte virtù V. S. Illuſtriſſ hà ag
giunto la cognitione di tutte le miglio
riſcienze, 8 vna prudenza ſingolariſſi
ma; perlaqualcoſa non è da
t

2
ſi che il Rè Filippo II di pretioſa memo
ria,non men ſauio, che grande, 8 poten
te frà tutti i Monarchi del Mondo, ſi ſia
valuto ſempre di lei in carichi importan,
tiſſimi; come per ſuo Ambaſciatore in
Genoua,doue trouádoſi al tépo delle ci
uili diſſenſioni, fù in gran parte cagione
dell'acquetaméto di quelle: & di poi in
Vinegia, appreſſo laqual Republica ella
ſi portò in modo, che S.M.la deſtinò ci
l'iſteſſo titolo in Fräcia; ſe non che ricer
cando nel medeſimo tempo il ſeruigio
della M.S. divalerſi più dapreſſo di lei,
la chiamò in Iſpagna a trattare i ſegreti
dell'Impero, 8 la fece del ſuo Conſiglio
di Guerra.&prouato il valore, 8 la fede
ſua, &l'eſperienza che tenea delle coſe
del Mondo, la creò del Conſiglio di Sta
to,& della Gran Giunta; communican
do con eſſolei tutti i più importanti ne
goci,8 affari della Corona, 8 dandole
quell'autorità, che maggior ſi può dare
davn ſauio Prencipe advn
a
pi &
CCC
fedelMiniſtro. Dellaquale autorità anº A
chorcheV.S.Illuſtriſſ. ſi ſia valuta ſem
pre con infinita modeſtia (che è ſtata la
cauſa che S. M. oltra hauerle donato la
Commenda maggior di Lione, dignità
grande, 8 di molta rendita,la creaſlean
co, quaſi negli vltimi giorni ſuoi, Caual
lerizzo maggiore della Sereniſſ.Prenci
peſſa Donna Margherita, hoggi Reina
di Spagna) no è però che ella no habbia
fatto di gradi, 8 ſegnalati fauori a mol
te perſone, trà lequali non ſono io ſtato
vltimo. laonde volendo di ciò render
gratie a V.S.Illuſtriſſ hò penſato di dedi
care al ſuo nome queſte mie Orationi,
dellequali ella ha letto alcune,fattele da
re da S. M. che ſia in Cielo,a cui prima
erano ſtate porte,Scaltre datele dal S.An
tonio d'Herrera, molto ben da lei cono
ſciuto. Opera ſe ben picciola, non però
affatto indegna di lei, ſe non per altro ri
ſpetto, almeno per la materia che vi ſi
tratta. Degniſi ella di riceuere in grado
- - - il
il dono, che io (come deuo) pregherò
Dio che conſerui lungo tempo l'Illuſtr.
ſua perſona, ſi come le ha fatto gratia
di veder del ſuo ſemevn nobiliſſimoGer
me;che è il Sig.D.Alonſo,nelquale parti
colarmente riſplende la militare Prudé
za,onde ha meritato, dopò tanti carichi
eſſercitati honoratamente in guerra, di
gouernar l'armi di S. M. Cattolica con
grado di Generale della Caualleria di
Milano; & ſi può ſperare (tale è il valor
di eſſo) che ſia per paſſar anco molto
piùoltre.Bacio a V.S, Illuſtriſſ con ogni
ſummiſſione le mani; & le auguro dal
Cielo il compimento d'ogni felicità.
Di Roma queſto dì 24 Nouébre 1598,
DI vs. ILLº
e Humilſ & obligatiſ Seruitore.
Girolamo Frachetta,
$è L' A V T O R E ?5 ,
A I L E T T o R 1.

Mº A N N o portato le varie occaſio


29 ni degli affari del mondo, d) li ſtimu
li altrui, che io habbia ſcritto molte
N; Orationi a più Prencipi in materia
ù di Stato, 5 di Guerra delle quali eſ
NN -ea º ſendoſi publicate parecchie, 5 alcu
-

- ne etiandio ſtampate più volte, che


ſono ſtate lette con ſodisfattione di molti; ho penſato di do
uer fare opera grata a tutti coloro, che ſi dilettano di cotali
materie, mandandone vn giuſto volume in luce, cioè quel
le che ſono ſtate ſcritte da me per la guerra col Turco; che
ſono vmdeci: ſei dellequali non ſono ſtate perauanti vedute
in Istampa;& l'altrehò riuedute, alterate in alcuni luo
chi,antiponendo coſi a queste, come a quelle, i loro Argo
menti,accioche meglio s'intendino; & annotando nel margi
ne di ciaſcuna d'eſe,gli Autori,onde ho cauati gli eſempi,
& le autorità allegate. Lequali Orationi, concioſiacoſache
agguaglino appunto il numero di quelle che Demoſthene
ſcriſse per la guerra contra Filippo, ſi potrebbono chiamar
perauentura Ottomanniche, come quelle ſi chiamarono Fi
lippiche,ſe foſſe lecito garegiare con Autor coſigraue.Leg
gete adunque,ò Benigni Lettori, queſte orationi, quali che
elle ſi ſieno: auuertendo che in ordinarle io non hò hauuto
riguardo alla Grandezza del Prencipi, a cui ſono ſcritte,
ma al tempo, nel quale io le ſcriſsi:che ſe io conoſcerò che vi
ſieno care, mi ſolleciterò di mandarin luce il ſecondo libro.
Nv
- x NV MERO, ET ORD IN E
DELLE o RATI o NI.
“ :: :: 3
gra RATI o NE a Sigif
N S mondo Battori Prenci
5 A: pe di Tranſiluania.
º 3º facci
2 3S g SAS
è
ſu Nº FS asº
faccia
Oratione al Medeſimo.
fac.
7
27
-

3 Oratione al Medeſimo, fac.45


4 Oratione a Filippo Secondo Rè Catto
lico. fac, 63
5 Oratione al Prencipe di Tranſiluania. f.81
6 Oratione al Medeſimo. fac, 98
7 Oratione à Rodolfo Secondo Impera
tOl'C , fac. I 16
8 Oratione à Sigiſmondo Terzo Rè di Pol
lonia, &al Senato di quel Regno. f. 136
9 Oratione ai Prencipi Chriſtiani. f. 157
io Oratione al Prencipe di Tranſiluania.
fac, I 76
11 Oratione a Filippo Secondo Rè Catto
lico. fac. 196
ARGo- ,
ARGoMENto y
DELLA PRIMA ORATIONE

A SIGISMONDO BATTORI
Prencipe di Tranſituania.
Adì vltimo del Meſe di Settembre,
M. D, x cv.
fagiº)Ad e 7G1SA40NZºo Bat
º ; 2 tori figliuolo di vnfra
gi S telo di Stefano già Re di
i S N i 2, Tollonia, "iſucceſſº
si è Già ſore della Tranſluania;
ºg. Si º laqualeſi può chiamare
Sº 2)NSS 3 asi la meritamente Regno, si
per la grande za, 9 felicitàſua,come per ha
uer portato in eſſa ne tempi adietro corona, º
ſcettro Reale Stefano Sepuſio figliuolo di Gio
uanni Rè d'Vngheria; auengadioche Stefano
Battori non vſaſſe mai cotal titolo, ma foſſe co
tento del nome di Prencipe, eſſendo stato da fan
ciullo alleuato nella Religione Cattolica, 9ne
cA buoni
buoni coſtumi, o diſciplinato nelleſcienze,co
mevideprincipiata laguerra,che hauea moſſa
ingiuſtamente Amurath Re de Turchi a Ro
dolfo fmperator de Chriſtiani nell'Vngheria,
così ſi diſpuoſe diſcuotere il giogo della Tiranni
deOttomannica,di cui era Tributario, o Va
ſallo,o di muouer l'armi in aiuto di (eſare;
che fu intorno al meſe di Giugno l'anno 1594.
e Ma prima di poter mouerſi,hebbe briga coi
ſuoi medeſimi;concioſacoſacheiprincipali Ba
roni del Regno ſi congiuraſſero contro di lui.
laquale congiura paſſo tanto oltre, che e
glino ſi reſero padroni della perſona ſua,fa
cendol prigione. ma egli ſuperò quella diffi
coltà, ſi fece in vna mattina troncare il capo
advndeci di eſſi, il che ſpauentò di maniera gli
altri,che niuno hebbe più ardire di diſubidirlo,
nonche di alzarſi contro di lui. Così ſi dichia
rò nemico del Turco. o hauendo, tra colleeſ
ſortationi, e colle minaccie, indotti º" il
medeſimoMigheleVaiuoda di Valacchia, º
e Aaron Vaiuoda di e Moldauia, & i popoli
della Raſcia; anchorche gli vltimi non conti
nuaſº
nuaſſero molto tempo nella preſa riſolutione;
mando alcune bande di genti per aſſistere detti
Vaiuodi; liqualifecero grandiſſimi progreſſi in
quelle Prouincie,dando molte rotte ai nemici sù
la campagna, o cacciando i Preſidi Turcheſe
chi di quaſi tutte le Terre: dimodoche in Va
lacchia non era rimaſo per il Turco altro che
Giorgio, posto alla ripa del Danubio;ne altro in
e Moldauia,cheTechinnye, Terra ſituata ſul
fiume Neslera i confini della Podolia; Byalo
grod poſto quaſi alla foce di detto fiume, o Ki
lye,chiamata in altri tempi Akileia, ſituata do
ue il Danubio sboccanelmar maggiore. oltra
diciò haueuano le genti del Prencipe ai confini
di Tranſiluania rotti, 9 disfatti più volte i
Turchi, tagliati a pe zii Tartari, che tor
mauano d'Vngheria, doue haueano ſeruitoSi
nam Baſſa. g) hauendo vna groſſa banda di
dette genti paſſato il Danubio,haueano disfatto
fbraim, & Mustafa Baſſa vna volta preſſo
adOroſchicho, &vn'altra vicino a Silistria,
laqualſi depredarono, e 9 asſero alli 16.
del meſe di Marzo l'anno 1595: 9 dopò eſa
A 2 parec
parecchie altreTerre di quel Paeſe. Haueuano
appreſſo le genti del Prencipe rotto il Baſſa di
Temeſua r.ilqualehauea vmite inſieme tutte le
for e dell'Ungheria Superiore del ſuo Re:nel
laqual battaglia i Tranſluani vcciſero gran
quantita de nemici, guadagnarono quaſi tutte
le bandiere, º fecero moltiprigioni, tra gli
altri il Behi di Lippa. quindi ", Mi
met, che gia' era ſucceſſo nel Regno al padre A
murath,richiamato Sinà alla Porta, 9 inuia
to inſuo luoco per Generale Ferat Baſſa, men
tre che questi attédea ad ammaſſar legenti par
te in Bulgheria, 9 parte in Thracia,diſegnan

do di paſſarnella Valacchia, laduale gia inſie


me con la Moldauia haueapreiato al Pren
eipe il giuramento di fedelta'; 69 che per tale
effetto hauea fatto condurre a Nicopoli, eapo
del Regno diBulgheria,5oo.groſſi barconi da
fabricare vn ponteſopra il Danubio; i Tranſil
uani hauendo di nuouopaſſato il fiume in nume
ro di cinque mila, non dubitarono alli diece di
Giugno di attaccare i nemici, che erano più di
dodecimila, 6 li ruppero, o miſero in fuga;

69eſſendoſi parte di quelli ſaluati nelle trincee,
le aſſaltarono, e preſero, mandandoli tutti di
filo di ſpada, º guadagnando le bagaglie, le
bandiere, le artiglierie, e le munitioni. g) il
giorno ſeguente colla riputatione acquistata eſe
ſendoſi auicinati alla detta Citta di Nicopoli,
lapreſero ſaccheggiarono, 3 arſero. 9.ſegui
tando la vittoria miſero fuoco ai barconi appre
stati per la struttura delponte. º non conten
ti dicio, vnaſquadra di loro corſi fino a Sophia,
depredarono, ºaſſero i borghi di quella. Ap
preſſo hauendo le genti del Prencipeſotto la ca
rica di Giorgio Barbil,(apitano famoſo per le
coſe fatte nella guerra di Stefano Rè di Pollonia
col Moſco preſo molte Forte e nelcótorno di
Temeſuar,o tra l'altre Lugaz, g) ";
bes; mentre aſſediauano Facchat, venendo il
Baſſa di Temeſuaralli 15. de Agoſto pur del
medeſimo anno 1595.perſoccorrerla fu rotto,
& disfatto, tagliando i Tranſluani " la
più parte de Turchi, p guadagnando tutte le
Inſegne,artiglierie, munitioni, 69 bagaglie, 69'
gran numero di caualli, 9 facendo prigioni li
o A 3 25ehi
Behi di Lippa, di Giula & colcalordi quel
la vittoria eſſendo andati ſotto la detta Citta'
di Lippa, la preſero alli 23.dell'isteſſo meſe il
qualdi in Valacchia ſul fiume Argis haueano
anco proſperamente combattuto quelli del Pren
cipe contra Sinam Baſſa, che dinuouo era sta -

to mandato per Generale. In queſto ſtato erano


le coſe del PrencipeTranſiluano, quando l'Au
toreſcriſſe la preſente Oratione: nella quale ce
lebrando le attioni fatte da eſſo Prencipe fino a
queltempo, & commendando la ſua perſona,
l'eſorta a continuar la guerra contro il Turco.
& proua che coſiliconuien di fare;& per mol
ti argomenti li moſtra che può ſperare di douer
conſeguirvittorie maggiori delle già acquiſtate.
& li addita il modo,che deue tenere inguerreg
giare.dimanierache l'Oratione è parte Demo
ſtratiua,o parte Deliberatiua;nondimenoper .
il fine che tiene di perſuadere il Prencipe a con
tinuar la guerra, ſi dee dire aſſolutamente eſſer
nel Genere Deliberatiuo.

O RA
-

7
O RATION E PRIMA
A L P R E N C I P E
DI TRANSILVANIA.
a0SS o abSS6
sosSo- a 28 SG

º A che Voſtra Altezza,


3 ò Inuitto, & Glorioſo
Prencipe, fece vna ri
ſolution coſi genero
ſa, & coſi magnanima,
» qual fù di muouer l'ar
mi contro il Tiranno de'Turchi, comin
ciarono gli huomini à far di lei parago
ne con Aleſſandro Rè de'Macedoni;per
cioche conſiderauano che ſi come Aleſ-Diodoro affer
ſandro haueaprincipiato a far guerra in "
età di poco più di venti anni, 3 contra il ſecondo an
vn Rè de Perſi all'hora potentiſſimo in "
Aſia, & infeſtiſſimo a i Greci, con di- s": º"
ſuguaglianza grande di forze, coſi Vo-"
"i
ſtra Altezza della medeſima età ſi e- i
ra moſſa contra il maggior Rè di Bar- venti anni.
bari, e'l più acerbo nemico del Chri
ſtianeſimo, che hoggidì regni. Ma poi
- che ſi ſeppe con quanta prudenza, S.
4 valore
-

8 O RATI O N E
valore l'Altezza Voſtra hauea puniti
coloro, che contro la ſua perſona ſi
erano congiurati, 8 eſtinta la naſcente
ribellione, molto più s'accrebbe l'opi
nion già di lei concetta, che ella foſſe
per agguagliare Aleſſandro. la quale
opinione è venuta poi di di indimara
uiglioſamente creſcendo, per le felici
noue, che ſi ſono inteſe degli acquiſti
fatti da lei di due grandiſſimi Regni,
Valacchia, & Moldauia, & di tante, 8
coſi ſegnalate rotte date à i nemici, 8
di tante Piazzelor tolte, coſi nell'Vno,
come nell'altro di detti Regni; di tante
Città depredate, 8 arſe di quà dal Da
Nicopoli ca nubio, fin le Metropoli ſteſſe delle Pro
po della Bul
gheria. uincie;& di tante vittorie acquiſtate, S&
nella Bulgheria, & nella Thracia le
quali attioni tutte ſe ſi coſiderano, ſi tro
uerà ſenza dubbio che Voſtra Altezza,
per lo ſpatio che ha guerreggiato, ha fi
no ad hora fatto più, che l'iſteſſo Aleſ
ſandro. là onde ſe egli poteſſe ritornar
viuo, io credo che offuſcato dalla glo
ria di lei, le cederebbe ſenza contraſto
la prima palma. Però non è maraui
glia,
p R I M A. 9
glia che nell'animo del Turco ſia en
trato tanto ſpauento, che egli ſcorda
taſi la ſuperbia de'Prencipi del ſuo ſan
gue, ſi ſia abbaſſato è mandarà lei molti
Ambaſciatori, con ricchiſſimi doni, S&
con offerte larghiſſime di ampliamento
di Stato, per mitigarla, 8 per indurla à
far pace ſeco. Teme ſenza fallo di V.
A. il Turco; non teme ne di Ceſare, nè
d'altro Prencipe Chriſtiano; anchor
che alcuni vi ſieno di lei molto più po
tenti. Ne credo che muouano tanto il
Barbaro i danni riceuuti dalle ſue gen
ti, quanto l'opportunità che ella tien
di aſſalirlo, 8 l'opinione infiſſa nelle
menti de' Turchi che il fin dell'Impe
rio Ottomannico ſia vicino; il quale, ſe
condo la lor credenza, deue cadere ſot
to il decimo quarto Monarca, 8 per vir
tù d'vn Prencipe Vnghero. Vagliaſi
adunque di così bella occaſione l'A. V.
non interrompa il corſo delle ſue tan
te vittorie, non reſiſta alla Prouidenza
Diuina ; che à lei è ſtato dal Ciel ſer
bato di torre dal mondo l'iniqua fiera
dell'Oriente. Già mi pare di vederla
C2C
-

Ti o O RATI O N E
cacciata d'Europa, a rintanarſi negli
I Turchi vi horrori, 8 nelle ſpelunche de'Monti Ca
" ſpid'onde diſceſe. Antiueggol'Altez
mati da iera za Voſtra (8 non già molto da lunge) à
" ſedersi, la Sedia di Coſtantino, 8: dar
i perſi leggi alla Grecia, 3 ridurla di nuouo al
i" grembo di Santa Chieſa. Felice Grecia,
“ che dopò vna cattiuità così lunga,ritor
na nel ſuo antico ſplendore; Nè la Gre
cia ſola preueggo douer per opra di
lei, & ſotto il ſuo pijſſimo Imperio, è
Glorioſo Prencipe, farſi felice; ma la
Macedonia, l'Epiro, 8 la Thracia.
Anzi mi pare anchor di vedere (ſe ben
vn poco più da lontano) che per lei ſi
racquiſta il Santo Sepolchro, & che
tutta l'Aſia riceue dalla ſua deſtra la
fede, 8 la legge. Et diuero non ſarà
à V. A. difficile, poiche hauerà caccia
to il Turco d'Europa, di domare anco
l'Aſia; l'Aſia da tutti chiamata Imbel
le. Ma per far così glorioſi acquiſti,non
biſogna che ella aſpetti il nemico den
troa ſuoi Regni, è che attenda ad aſſe
diar le Città de confini, perciò che que
ſto è opera troppo lunga, 8 tuttauia di
vil
-,

P R I M A. 1 I

vil conſeguenza; & quello non conuie


ne à lei in ragion di guerra; ma ſolo a
Prencipi vguali, è ſuperiori di potenza
al nemico. Sono le Piazze del confini
fortiſſime, 8 i Turchi molto atti a difen
derle - i Paeſi di Valacchia, & di Mol
dauia, ſono aperti, 8 perciò ſpoſti alle
correrie, eta i ladroneccide Tartari; &
ſaranno ſempre di chi dominerà la Cam
pagna : il che per la moltitudine de'
Soldati, è più atto a fare il Turco, di
lei. S'aggiunge che l'aſpettare il nemi- L'aſpettare il
co in caſa fu ſempre pernitioſo: & di"
ciò potran far teſtimonianza,oltra molti i perioſa.
altri, Antiocho, & Perſeo, l'vn Rè d'Aſ-
• I s - - - -
Liº7.Dee.
it : lib. -
c. 169.
ſiria, l'altro di Macedonia; vinti ambi- "p,
due dai Romani. Chi aſpetta il nemi-lib.4 e ss.
co in caſa, moſtra di hauer timore di fºº
lui, & di eſſerli inferiore; & perciò di
minuiſce l'animo a i ſuoi, 8 l'accreſce
ad eſſo nemico: preſta materia alle ri- Agaſſa Città
bellioni del popoli; come apunto in- di Macedo
teruennea Perſeo,ò almeno apportalo-"
- - pötaneamete
ro rouina; & per conſeguenza ſi rende "io
difficile il potere continuare nella guer- Conſº:
ra- Ma delle ribellioni deue in parti- i"
colare
e

M 2 O RATI O N E
colare temere l'A.V. quando laſci entra
re il Turco è nella Valacchia, è nella
Moldauia,& fermaruiſi per eſſere il Do
minio di lei ſopra cotai popoli, nuouo,
& non ben ſtabilito. Aggiungeſi che
non è mai il Turco per tolerare che ella
ritenga parte alcuna, anchorche piccio
la, de' ſuoi Stati: quando non foſſe per
altro, per non perdere la riputatione:
dietro alla perdita della quale ne ven
gon le ſolleuationi del ſudditi, 8 molti
altri diſordini. laonde V. A. può tener
per coſtante che non haurà mai pace
con lui,ſe non li reſtituiſce quel che gli
hà tolto. & percioche egli è di lei mol
to più potente, allungo andare la conſu
merà. Però fà meſtier che ella ſi riſol
ua ò di hauere à diſtruggere il Turco,
ò di douere eſſer diſtrutta da lui. Ma
per diſtruggere il Turco, è neceſſario
che ella l'aſſaglia. Pigli l'eſempio da
Aleſſandro, il quale non aſpettò Dario
détro la Grecia,ò la Macedonia, ma l'aſ
ſaltò nel ſuo Regno. Conſideri in quato
ſcópiglio Pirro,eAnnibale,l'wn dopò l'al
tro,metteſſero già i Romani, per hauerli
- aſſal

r--
- -N

P R I M A. I3
aſſaltati in Italia, &non aſpettati in E- Piºdorº"
anno 2. d'A
piro,ò in Africa. & pur nè Aleſſandro, ti i
nè Pirro, nè Annibale hebber più forze " " ".
di lei:percioche il primo, quando aſſaltò "i
il Regno de'Perſi,non hauea più di tren "."
ta ſeimila huomini da cobattere.il ſeci- "
do,quado paſſò di Epiro in Italia,n'heb- più di soco.
beanco meno. anzi era vſato di dire che i", 3 2.
con quindeci mila ſoldati haueria ha- mia fi, 5.
uuto ardir di aſfaltare il mondo.&ilter- º
5 - , . Altri; 4 mila
zo, paſſate l'Alpi, ſi trouaua pochi più di finti simi
venti mila combattitori. Se nondimeno
2 - - -
"".ſ.
gf t. a 79 -

erano all'hora in Italia ſettecetomila pe ,ºf.


doni, 8 ſettantamila caualli armati. Et ſi Pirro
M
hebbe
28. mila, S&
-

può credere che ſe º Antiocho haueſſe "s,


ſeguito il conſiglio di Annibale, il qua-: mila
(-
caualli.
Plutarco in
-

le lo perſuadeua ad aſſaltare i Romani ri",


in Italia, le coſe di quella potente Re-Annibale heb
publica ſi ſarebbon di nuouo poſte in "
graue pericolo. ſi come d'altra parte ſta- ſeimilacaual.
uano eſſi Romani a gran riſchioſe ac-" º
cettando il parere di PFabio Maſſimo, ſi inſtalia era
foſſero riſoluti di mâtener la guerra, che ii"
facean
non piùloro
toſtoiportarla
Carthagineſi, in Italia;
in Africa, ſecon-&i
" lib. 2.
do il conſiglio di Scipione. L'aſſaltare il i Ds.
- º nemico lib.4 n.27.
A

I4 O RATI O N E
blib.Lie8. c.Decº-nemico
26o.
porta ſempre con ſeconoltiva
& 263. taggi; ſi conſuma lo Stato di eſſo, 8 ſi
conſerua il ſuo proprio; ſi arricchiſce di
preda i ſoldati, ſi ſcema l'ardire ai nemi
ci, & s'accreſce ai ſuoi. Si combatten
doſi, ſe auuien che ſi vinca, ſi mette
ſoſopra tutto lo Stato dell'inimico; & ſe
per caſo ſi perde, ſi hà tempo di ridurre
le reliquie dell'eſſercito rotto in preſi
dio,& ſaluar le Piazze. Ma è Voſtra Al
tezza in particolare apporterà vataggio
grandiſſimo l'aſſalire, percioche ſe ella
paſſa il Danubio per caminar diritto
verſo la Reggia del Turco, ſi tirerà die
tro i Bulgheri, liquali mal ſodisfatti del
Dominio Turcheſco, già ſi ſono offerti
di metterſi ſotto il ſuo pijſſimo Impe
ro. Queſto ſi può ſperare a buona ra
gione, è quaſi tener per certo. ilche
quando auuenga,V. A. hauerà numero
molto maggiore di gente, di quello che
le farà di biſogno. Ma ſupponiamo an
chora che queſti popoli non ſien per
mouerſi a fauor ſuo, ha ella da dubitare
di hauer difficoltà a vincere con trenta
mila de'ſuoi fortiſſimi Daci, cento mila
Tur
-
-,
P R I M A. 15
Turchi, è là intorno, ſe Aleſſandro con lia
- - N. • M
Allad'Arbe
batta--
trentamila Macedoni, è poco più, rup-i", "
pe, & ſconfiſſe i milioni di Perſi, aſſai gamela Da
manco imbelli de' Turchi? Non ſon ""
queſti quei medeſimi Daci, che ſupe- Soldati.
rarono domitiano? non ſon quelli, di "ºſ
cui temendo il valore Adriano, tagliò pecetalo Rè
il ponte, che Traiano ſuo Anteceſſore "
hauea fabricato ſopra il Danubio? sì ſo- 5"
no per certo. Già V. A. vede che le ºf
- A ione in Tra -

forze del Turco non ſon più coſi grandi, "


come erano al tempo dei Rè paſſati.
Queſto è il terzo anno di queſta guerra,
& anchor non ſi è veduto vin'eſſercito di
centomila perſone, fràbuone, & triſte.
Il Rè de Perſi, S. quelli d'Iberia hanno
debilitato in gran parte queſto nemico.
La buona militia è rimaſa eſtinta, 8 ſe
polta nelle ampie campagne della Me
dia,&nelle montagne della Giorgia. &
anchorche ſi dica che nel Paeſe acqui
ſtato il Turco habbia ripartiti quaranta
i mila Timari, non è però che i "
ſieno. Non abonda tanto d'huomini il
Turco, che poſſa formar così preſto
i nuoue Colonie. anzi (qual che ſi ſia la
cauſa
A- –
I6 O RATI O N E
cauſa di queſto,ò diforme libidine, a cui
è dedita quella natione, è altra più oc
- culta) le antiche non ſi ſon mai potute
aggrandire. Habbiamo poco fa vedu
sigeria ſi tol'eſempio
i" nella Città di Strigonia,
che in cinquantadue anni, che è ſtata
"si in potere della caſa Ottomanna, il nu
mano nell'an mero degli habitanti non era più di tre
"i mila perſone. & quanto a ſoldati, non
rata da Rodol che habbia potuto mandarne tanti, qua
i" ti ſi dicono eſſere i Timari, che nel Ser
di settembre. uan hà formati, ma ſi conoſce aſſai chia
ro che egli né hà pur riempiti quelli che
vacano negli antichi ſuoi Stati d'Aſia,
& d'Europa, S che il numero anco del
l'altre genti da guerra è ſcemato. Altri
mente perche né harebbe mädati queſti
anni nell'Vngheria 15o.mila Timario
ti,& ventimila Spahi della Porta, è più,
poiche tanti ſi dicono eſſere i ſoldati a
cauallo, che egli trattiene? perche non
harebbe inuiati otto, è diecemila Gian
nizzeri, 8 almen cento mila trà Chiur
di, & Aſapi, come eravſato di fare nel
l'altre guerre? E forſe rimaſo perche né
faceſſe biſogno? queſto non ſi può dire,
- per
-
-
P R I M A. 17 S
perciòche le forze di Ceſare erano tan
te, & tali l'anno paſſato nell'Vngheria,
che poteuano aſpettare ogni grade inci
tro. Et ſe ben Sinam guadagnò, per vil- dech
Il Cóte d'Ara
era Go
tà di chi l'haueua ingouerno, la Fortez uernatore di
za di Giauarino, ſi vide tuttauia poco Gianarine
appreſſo che egli ſi ritirò vergognoſa
mente dell'Iſola di Comar, non hauen
do ardire di affrontarſi con l'eſſercito
Imperiale. Voſtra Altezza hà conſuma
to gran quantità di Turchi, 8 de'miglio
ri che ſi trouaſſero; gran numero ne ſon
morti nell'Vngheria, & nella Croatia,
in diuerſe rotte, S inuarie preſe di Ter
re. tal che le forze nemiche ſono aſſai
minori di quello che erano gli anni adie
tro. Nè può il Turco valerſi d'altri ſol
dati ſtranieri, che di ſoli Tartari,infamia
della militia, 8 indegni del nome di ſol
dati; huomini codardiſſimi, inetti alle
battaglie campali, 3 più inetti à gli aſſe
dij delle Fortezze; & più toſto atti à in
gombrare, 3 è mettere in confuſione gli
eſſerciti, che ad aiutarli. Paſſi l'A. V. il
Danubio animoſamente con trentamila
de' ſuoi ſoldati, che tanti baſtano a vin
- B CCIC
,-

- ma O RATION E
cerehoggidì il Turco. E natura de'Bar
bari di inſultar quelli che moſtrano ha
uer paura di loro, 8 di ſpauentarſi ſubito
che veggono che altri di eſſi non teme,
ò li ſpregia. Già ſono inuiliti d'animo
per le tante rotte dalla mandi lei riceuu
te & ſe anchor reſtano ſaldi,è ſolo per
cioche ſperano che ella non debba aſſal
tarli. ma non coſi toſto ſcopriranno da
lunge le ſue glorioſiſſime Inſegne, anzi
non così toſto ſentiráno la fama del ſuo
paſſaggio, che ſi daranno a fuggire,ò la
ſcieranno è lei libera la campagna. & ſe
puraueniſſe che fuſſero anchor tanto te
merarij,che haueſſero ardire di aſpettar
la, non ſoffriranno (queſto sò certo) i
fieriſſimi colpi dei bellicoſiſſimi Daci:
marotti, 8 fracaſſati daranno a lei con
vna ſola vittoria tutto l'Imperio Turche
ſco in mano. Non ci ſon mari,nè mon
ti, nè ſelue, che l'impediſchino. Ogni
coſa è pianotrà Nicopoli, 8 la Reggia
de' Turchi. Sophia, Philippopoli, 8
Andrinopoli, Città ricche, 8 aperte,ſa
ranno preda non vile de ſuoi ſoldati, 8
di tutti quelli che ſeguiranno il ſuo cam,
- - - -- PO»
A
S E C O N e A. 19 - IC
po, & il ſuo ſtendardo. Stefano Rè di
Pollonia, Prencipe degno, coſi per l'arti
della pace, come per la militar diſcipli
na, di eſſer paragonato con qualſivo- -

glia antico, è moderno, di cui l'Altezza Il Prencipe


Voſtra è nipote, 8 da cui ha hereditato",
il valore inſieme con lo Stato di Tranſil- e, che,
uania,quando fece guerra coi Moſcoui "
ti, non aſpettò mai di eſſer da loro aſſal
tato,nè volſe perdere tempo in aſſediar
le Piazze della Liuonia, anchorche que
ſta foſſe la principalcagion della guerra;
ma tagliata vna grandiſſima ſelua di più
di dugento miglia per lungo, con immen
ſafatica di guaſtatori, aſſaltò nel me- astefinora
zo º dello Stato il nemico, 8 lo coſtrin- ſe Vielcelu
ſe ad abbandonarla Città Reale di Mo-"
skua, & naſconderſi dentro le paludi, º tezze nelcuo
& dimandargli la pace per mezo del re della Mo
ſcouia,l'anno
Sommo Pontefice. Nè d'altra manie“º- no
- - -

se si
fa hauea diſegnato quell'inuittiſſimo "s
- - -1581. & in
- -

Rè di far guerra al Turco, che marchian Biala, né più


do con eſercito celere, &iſpedito verſo 25.
• - 1 - -
º legheº da
Coſtantinopoli. Queſto è adunque il Miosi,
modo di guerreggiare, che V.M. è Ma-"
gnanimo Prencipe, dee tenere col Tur- , e ,”
B a CO»
\ - 2o O R A TI O N E
º lº
mandò dico,S
la pa- hel non altro, percioche
ò fare in breuiſſi queſto è ſolo
/

e, io che la può fare in breuiſſimo tempo, 32


i", con poca fatica,ma con immenſa gloria,
ottenevna 2 - v - -

" Monarca
anni.
dell'Oriente.
è ſono pernitioſi,ò là doue
ineguali gli altri
alla nobiltà
i" dell'animo ſuo, &inferiori a quella ſpe
banda ſpedi-ranza, che il mondo ha concetta del ſuo
ta di Caual- -

i" valore. Due ſole coſe pare che poſſino


si svnghe diſturbarla da coſi magnanima riſolutio
i"
ritto a Coſta ne; l'wna è il pericolo che ſe ella paſſa il
inºpoli, e Danubio con le ſue forze, non vengano
ºf vn'altra
da fire i Tartari a depredar la Moldauia; l'al
i tra è il dubbio della ſolleuatione depo
si intuttidial poli, ſollecitati perauentura da qualche
numero
"i, Grande, mal ſodisfatto, è per la muta
" tion della Fede, è per altro. Ma nè l'V
campagna: º 12 - -

i" na nè l'altra di queſte cauſe deue ritene


mandaua aiu rel'A.V.; non la prima,percioche quan
i"
ione d'oro dol'vtile che può riſultare davn'attio
fanno ai Po ne, è di gran lunga maggiore che il dan
i" no, non ſi dee mai laſciare di farla; E
iò conp, maggiore ſenza paragone il bene che
:ºssº può venire all'Altezza voſtra da queſta
generoſiſſima riſolutione di aſſaltare il
nemico, del dano che potrebbono farle
i Tartari entrando nel ſuo Paeſe. Agli
- inſul
p R I M A. -, 2x

inſulti de quali ſarà facile etiandio dire


ſiſtere con vna banda di gente, che ſi la- ,
ſcià guardarela Moldauia, quando pe º
rò i Pollachi curino così poco il loro in
tereſſe, che voglino dare il paſſo, con
notabile danno della Podolia, Prouins
cia loro, a così infame gente. Non la
ſeconda del pericolo della ribellione de
popoli, percioche i proſperi ſucceſſi del- ,
la guerra l'hanno già aſſodata nel Do
minio di Tranſiluania,Stato ſuo heredi- ,
tario,8 reſa amabile ai buoni, 8 tremé
da a i rei. Senzache Voſtra Altezza
conducendo ſecotutti i Grandi del Re
gno,& ſpetialmente quelli, di cui più te
me, ſotto ſpetie d'honore,8 i più baſſi al
ſoldo,verrà ad aſſicurarſi & di loro, 8 de
gli altri, che rimarranno, maſſime che
per ordinarie i più dediti alla militia,ſo
noi più torbidi. Coſi Aleſſandro quan- ironi ſtratag.
dovolſe andare a far guerra in Aſia,me-ººº ,
nò ſeco tutti i Proceri della Thracia: &
quando fù per paſſare in India, conduſ Q.Curtis libi
ſe trentamila giouani, ſcielti di tutte le ºſº
Prouincie acquiſtare, liquali li ſeruiro
no non ſolo per Soldati,ma etiandio per
- , B 3 oſtag
, - 22 ORATION E
oſtaggi. 8 Othone volendo partir di Ro
Tacito iſtor. ma per andar contra Vitellio, ſi fece ac
lib. n.79.
compagnar da molti de Magiſtrati, 82
da gran parte de Cóſolari, 8 trà gli altri
da L. Vitellio, fratello del ſuo nemico.
3ù dunque,ò Inuittiſſimo Prencipe,mo
uaſi V.A. a così glorioſa impreſa. Già
mi par di vederla varcare il Danubio
con le ſue ſquadre d'inuitti heroi. già
già la veggo affrontata con l'inimico sù
le campagne di Bulgheria,ò di Thracia.
veggoil Turco che non potendo ſoſte
nere il valorde ſuoi, già volge le ſpalle.
veggole Città aſſai più ricche, che for
ti, che ſe le rendono, ſenza aſpettare aſ
ſalti,ò ſuon di bombarde &veggo
la Reggia ſteſſa che la rice
ue, & gioiſce di veder
dopò tanti ſecoli
vn legitimo
ſuc
ceſſor del gran Co
ſtantino.
pt x
Mr.

ARGO
- ARGOMENTO t5
DELLA SECOND A O RATION È
- - - - S C R I T T A

A L M ED ES IMO PRENCIPE
D I TRA N S I LVA N I A.
Adì 25. di Nouembre. 1595. –

:::::::
Aſò il Prencipe in valae
chia con diece mila caualli
" Vngheri, 9 Tranſiluani,et
º i cinque mila fanti Siculi,o'
È si 9 mille e ſ" caualli di
Sleſia, inuiatili per aiuto dal fmperatore:g)
vnitoſi coi valacchiformò vn'eſercito di cir
ca trentacinque mila combattenti, colluale
ando diritto a trouar Sinam, che dopo la bat
taglia ſeguita sul fiume Argi, ſi era trincerato
vicino aTerui, detta altrimente Tergoui za,
Metropoli del Paeſe,o haueapreſidiato anco
detta Terra di 15oo. Gianni zeri eletti ſot
to la cura di Aſa Baſà di Caramania ma ricu
sò eſſoSinà divenire à Giornata,anchorche con
vane voci di voler ſcir dell'alloggiameto,g)cò
4 batte
ti battere, coſtringeſſe il Prencipe a star trenta
- hore continue a cauallo: fntanto erano ap
parſi alcuni ſegni, che dauano a gli C'ngheri
ſperanza certa di vittoria. come vn'Aquila,
che dal Campo Turcheſco era volata in quello
del Prencipe; & poſataſi ſopra ilpadiglione di
Sua Alte za, ſi hauea laſciato prendere, º
trattare, a guiſa di augello domeſtico. 9vna
lucidiſſima fiamma, che la nottedelli 15 d'Ot
tobre ſi era veduta riſplendereſopra l'iſteſopa
diglione. Vedendo adunque il Prencipe i ſuoi
animati a combattere,ſiriſolſe di aſſaltare il
nemico fin dentro il ſuo alloggiamento. 69alli
18. del medeſimo meſe d'Ottobre, la mattina
per tempo, incaminò a quella volta ma eſſendo
ſiauicinato, trouò che il nemico haueua la not
te con gran furia diſalloggiato, laſciando per
fretta molte bagaglie, º munitioni; &ſi era
ritirato a Bocaretz, diſcosto di la più di tre le
ghe Vnghere Diede il Prencipe aſacco gli al
loggiamenti nemici º non parendoliconuenire
in ragion di guerra di incalzare Sina,laſciadoſi
adietro Terui, attaccatala, la battè,e
- -
pr
C
e pforza mediate il valore defantiSiculi,miei
tédo tutti i difenſori a filo di ſpada fuorcheAſà
2aſà,o vn Behi, che furono fatti prigioni, a
il giorno vegnéteſeguito il detto Sina;ilquale ab
bädonò ſubito l'altro alloggiameto,con laſciarui
trentatre per zid'artiglieria, o molte muni

tioni, º bagaglie, che venneroſimilmente in


poter del Prencipe; & s'incamino i Gior
gio, tagliandoſi i ponti dietro per andar più ſi
curo. Seguito il Prencipe l'inimico, ma per
strada più lunga, perlaqualcoſa non potè giun
gereprima che ali 28. & trouò che digia Si
nam haueapaſſato il Danubio con la più parte
del ſuo eſercito. Contuttociò tagliò a per zi
più diſeimila Turchi che erano rimaſiaguar
dareilponte, alla viſta dell'iſteſſo Sinam, il
| f"ſi era accampato di qua dal fiume: & li
erò intorno a ſettemila Christianiſchiauispre
ſenumero grandiſſimo dicanali, cameli, 9
infinita altra preda. o quindi ſubito pianta
i toilcamoneſotto Giorgiò, lo preſe d'aſſalto al
i li 3o, ammaxzando da ſeicento buoni ſolda
ti, che vi eran dentro: oltra - ſi af.
ogar
fogareuon numero, che veniuanoperilponte a
ſoccorrergli aſſediati. Di questo modo il Pren
cipe resio affatto Signor della (Calacchia; ha
uendo ammaxxati in più fattioni circa venti
mila denemici, guadagnati ottanta per ridar
tiglieria, g) 27. stendardi. Tutto queſto ſi era
ſaputo in 7talia, & in Roma; però l'Autore
ſcriſſe la preſente Oratione al Prencipe, nella
quale commenda il valore, º la felicita ſua
nelle impreſe ; & moſtra la ſperanza ſicura,
che può hauere di douer vincerla guerra, ſpe
tialmente per il fauore di Dio. laonde l'eſorta
a continuar l'impreſa,o apaſſare il Danubio,
ſeguitando il nemico: & quello rotto affatto, ad
andar diritto verſo Coſtantinopoli. 9 limo
ſtra quanto li foſſe per eſſerfacile impatronirſi
di detta Citta'. g) rifiuta il parer di coloro che
voleſſero diſſuaderlo da ciò. o riſponde a tutte
le ragioni, che ſi potrebbono addurre per rimo
uerlo da cotal impreſa. per laqual coſa l'Ora
tione è parte Demoſtratiua, & parte Zelibera
tiua:maper eſſer ilfine diperſuadere il Précipe -

a continuar la guerra, ſi deedire Deliberatiua..


- - OR A
- – - 27
O RA TI O N E I I. -

AL M DED
v
ESIMO PRENCIPE
I TRANSILVANIA.

2 º 3:

ISSI benio, è Inuit
tiſſimo Prencipe, che
i nemici ſtauano ſaldi
ſolò perche ſperaua
no che Voſtra Altez
es » za non foſſe per aſſal
tarli; ma che non prima ſcoprirebbon
dalungeleglorioſe, 8 felici inſegne di
lei, anzi non prima ſentirebbon la fa
ma della ſua andata, che volgerebbonle
ſpalle. Ecco Sinam, Capitano, 8 pri Sinam Baſsà
mo Miniſtro di Mehemet Rè de'Turchi, era all'hora
primo Viſir,
che dopò hauer raccolte in vn corpo le
forze d'Aſia, 8 d'Europa del ſuo Signo
re,non ardiſce di combattere con Vo
ſtra Altezza in campagna aperta, ſe ben
è di numero a lei di gran lunga ſuperio
re. Che dico io in campagna aperta?
anzi non ardiſce pur di aſpettarla den
tro il ſuo alloggiameto:&non così toſto
è auuiſato dalle ſue ſpie, che " ad
allal
-
28 O RATI O N E
aſſalirlo, che egli ſi riempie di ſpauen
to,& ſi fugge. Chi mai vide più gene
roſo ardire? è chi mai codardia maggio
re? Ma l'ardire dell'Altezza Voſtra è
però accompagnato da molto ſenno, 3
merita di eſſer celebrato per fino al Cie
lo, douela codardia di Sinam è del tut
to ignominioſa, & non può ſcuſarſi in
maniera alcuna. Veſtra Altezza ha be
niſſimo conoſciuto che il penſiero dell'i
nimico era di tenerla a bada, fin tanto
che ò il ſuo eſſercito per difetto di pa
ghe ſi diſſolueſſe,ò ella per dubbio di né
eſſere abbandonata, ſi ritiraſſe, il che
auuenendo, egli ſaria ſenza dubbio rima
ſo Signore della Valacchia, dietro alla
perdita della quale ne ſarebbe venuta e
tiandio quella della Moldauia, i cui po
poli di natura corti di fede, ſono ſoliti
volgerſi al vincitore. Però a lei era ne
ceſſario di prender la riſolutione che
preſe, cioè di coſtringer Sinama ripaſ
far quanto prima il Danubio; & ſe non
potena in altra maniera, con aſſaltarlo
fin dentro le ſue trincee. Riſolutione
certamente magnanima, S& ºssi del
- . . - llQ
---
.
S E C O N D A. 29
ſuo valore; ma che non harebbe dato il
cuore ad altri che a lei di abbracciare.
laonde ancherche ſia per ſcriuerſi in mil
le Iſtorie, io però temerei che ella non
foſſe per eſſer creduta da coloro che ver
ran dopò noi, ſe l'altre ſue heroiche, 8
ſoprahumane attioni, che ella ha già fat
te,&quelle che ella è per fare, non le ac
quiſtaſſero fede. Et di vero qual Capi
tano fù mai, è Greco, è Latino, è d'al
tra guerriera gente, è antico, è del no
ſtro ſecolo,che haueſſe ardire di aſſalta
revn'eſercito dentro al ſuo alloggia
mento, ben trincerato, 8 munito, con
numero di gente forſe tre volte minore?
Non haueua già Voſtra Altezza più che
quarantamila ſoldati,trà fanti,8 caual
li,& n'hauea pur il nemico preſſo di cen
to mila. Nè ſi può dire che egli non foſº
ſe ben chiuſo da foſſi, 8 da argini, & da
ſteccati, quando hauea hauuto tempo
quaſi due meſi, cioè dal venteſimo ter
zo giorno d'Agoſto, che ſi die la batta
glia vicino del fiume Argis, fino allide
ciotto d'Ottobre, di far lauorare davn
numero immenſo di guaſtatori. Nè men
ſi può
-

ss o RATI o N e
ſi può dire che Sinam non habbia hauu
to ingegno di trincerarſi, 8 che però ſia
ſtato coſtretto a laſciare l'alloggiamen
to, hauendo eſſo condotto molte altre
volte eſſerciti, 3 alcuni in paeſi men da
lui conoſciuti di queſto. Hà adunque
diſalloggiato, anzi ha pur preſo la fu
ga, per ſemplice codardia, 8 ſmarrimen
to d'animo; il qual non ſi può ſcuſare in
modo veruno. vn Capitano vecchio, di
lunghiſſima iſperienza, chiaro per tan
te proue, & ſpetialmente per la preſa
della Goletta, 8 per quella di Giauari
Gis. Tomaſo no, 8 per le coſe fatte al Giamèn nel
?", " l'Arabia felice, con vn'eſercito, 8 per
or, utlia - - - -

Guerra fà riputatione, 8 per numero formidabi


" 5, le, a cui non mancano nè artiglierie, nè
iº." munitioni, nè paghe, nè vettouaglie,
ſi ſcorda della ſua fama, del ſeruitio del
ſuo Signore, di Aſſam Baſsà, che ha la
ſciato in Teruis, & ſe nè fugge? Maat
Tenis è la tribuiſcaſi pur queſto, è Pietoſiſſimo
"- Prencipe, alla Diuina gratia. E ſenza
chia. fallo opera della mano di Dio, in cui
Voſtra Altezza tanto confida. Et ben lo
ſignificò quella ſplendidiſſima ".
Clic
S E C O N D A. 31
che fù veduta nell'aria ſopra il ſuo padi- La notte del
lione la notte della feſtiuità di San Si- ". i. Ot
giſmondo Rè d'Vngheria Dio è Signor 595 -
degli eſerciti, Dio è quello che dà la vit
toria a chi in lui ſi fida, anchorche ſia
molto inferiore di forze al nemico. Coſi
Abraham con ſoli trecento & deciotto Gºſcar 14
ſerui ſuperò quattro Rè in vn'iſteſſo tem
po.Coſi Gedeone có trecento ſoldati mi Giudicicap.7
ſe in fuga, 8 in rotta Madian, e Ama
lech, & tutti i popoli Orientali delle vi
cine contrade,aſſaltandoli nelle ſteſſe lo
rotrincee. Coſi Dauid anchor gioua- 1. de Rè cap.
netto vcciſe il ſuperbo Golia, 8 fugò i 7
Philiſtei. Coſi Achab Rè d'Iſraele con 3. d. Ricap.
piccioliſſimo ſtuolo disfece due volte il º
Rè Benadab,il quale hauea ſecotrenta
due altri Rè, & numero infinito di com
battenti. Et coſi Giuda Machabeo pur i Machab.
con pochi ſoldati vinſe più volte nume- º 3 º 4
roſiſsimi eſerciti del Rè Antiocho. Poi
che adunque, è Generoſiſſimo Heroe,
Voſtra Altezza conoſce chiaro che Dio
combatte per lei, 8 con eſſo lei,deuean
co credere che ſua Diuina Maeſtà l'hab
bia eletta al Dominio di grandiſſimi Re
gni,
e

32 O RATI O N E -

gni, & ditutto l'Imperio Ottomannico,


doue ſi è compiacciuta di indirizzare i
giuſtiſsimi paſſi di lei, per rimetterui la
ſua ſanta Religione, 8 per ridurre di
nuouoi ſuoi Tépij, profanati dagli em
pijſeguaci dell'infame ſeduttore Mehe
met,& fatti Meſchite, 8 Tempi d'abbo
minatione, all'antico, 8 verace culto.
Segua pur animoſamente la giuſta im
preſa: & ſe con molta prudenza tardò
due giorni a incalzare il nemico, che ſi
fuggiua, non volendo la ragion della
uerra che ella ſi laſciaſſe vna Fortezza
Queſta For- 8
tezza era Ter alle ſpalle, doue erano almen duemila
uis. buoni ſoldati, 8 tante ſquadre di Tur
chi,che vagauano depredando il Paeſe;
& ſe con altrettanta prudenza ſi diede
poi ſubito è ſeguitarlo,per non darli té
-
i" a ricourar l'animo già ſmarrito, paſſi
oggimai ſenza intermetter più ſpatio
di là dal Danubio, che coſi vuol l'iſteſ
ſa ragion di guerra;& caminando dietro
all'impaurito, 8 tremante eſſercito, lo
disfaccia del tutto: &quindi vada a di
rittura verſo la Reggia del Turco. Non
ſoſterrà Sinam (queſto è certo) di aſpet
- tar
S E C O N D A, 3
tarpiù dapreſſo i fortiſſimi Daci, liqua
li non hà hauuto ardire di attendere dé
trovn munitiſſimo alloggiamento. & ſe
i ſuoi ſoldati, quando erano poſti quaſi
mal in neceſſità di combattere per ſaluarſi, ſi
ſon meſſi vergognoſamente a fuggire,
che ſarà poiche ſi vederanno condotti
oltra il fiume? Non è dubbio che tutti
abbandoneranno le Inſegne, s'inganna
di grandiſſima lunga Sinam ſe penſa di
ricondurre ſaluo, & intiero alle ſtanze
l'eſercito del ſuo Rè. Gran vantaggio
è aſſaltare: ma grandiſſimo il dar la cac
cia; imperoche (come dicea Senofonte Serafeſta di
fortiſſimo Capitano,inanimando i Gre Ciro min. lib.
6. m. 2.
ci, che rimenaua di Babilonia) chi vole
ge le ſpalle, diuien di forte,timido & vie
le, & chi caccia,ſeben foſſe di poco cuo
re, diuenta animoſo & ardito. Però (ſe- iriſteſo lue
condo l'auuiſo del medeſimo Senofon
te)è meglio ſeguitare il nemico con die
ce mila ſoldati anchorche egli n'habbia
due tanti, che con ventimila eſſer ſegui
tato da lui, ſe ben n'haueſſe la metà me
no. Hor che ſarà ſeguitandolci con ſol
dati di natura feroci e animoſi, 3 per
- C l'ac
sa o RATIONE
l'acquiſtate vittorie fatti arditiſſimi &
ferociſſimi, nemici naturalmente puſil
lanimi & vili, 8 per eſſer ſtati molte vol
te ſuperati & vinti dai ſuoi, diuenuti vi
liſſimi & ſenza cuore ? Non è dubbio
che Voſtra Altezza non ſia per disfare
del tutto l'eſercito di Sinam, già dimi
nuito molto di numero, 8 poco meno
che rotto, quando ella paſſi il Danubio,
& lo ſegua. anzi è da credere che egli
ſia per diſſiparſi da ſe medeſimo. Ma
queſta,anchorche per ſe ſteſſa ſia gran
diſſima gloria, 3 che poſſibaſtare a qua
lunque più ambitioſo Guerriero; deue
nondimeno a lei parer picciola & vile,
che hà diſegnato di ſtedere la noſtra Fe
de in lontane parti; a lei, di cui ha con
cetto il mondo che ella ſia per eſſere Im
perator d'Oriente. Vinto Sinam,Voſtra
Altezza deue dirizzar le ſue Inſegne
verſo Coſtantinopoli. Coſi vuol la ra
gion della guerra, per non dar tempo al
nemico di riſtaurare le forze, 8 di rimet
terà lei in dubbio il frutto della vitto
ria,che ella già tiene in mano. Il che ſe
popò la vit- haueſſe conoſciuto Annibale, ſarebbe
ſen
s E C O N D A: si
ſenza alcun ſcampo caduta Roma in po toria di eas
ter de'Carthagineſi. Chi vuol leuarlo i pa
Stato ad vn Prencipe, deue cercare di ſi... es.
torli la Metropoli dell'Imperio. però cd
gran ragion Beliſario, mandato è guer- Procop.Guer.
reggiarcótrai Vandali,andò diritto ver- Vand li .
ſo Carthagine, capo all'hora del Regno “º
Vädalico, é ſucceſſoli felicemete di im
patronirſi di quella,nò li fù difficile di ri
durre tutta l'Africa in poter di Giuſtinia
no. Ma ciò è tato più facile à V.A., che
nó ſarebbe ſtato ad Annibale il prender
Roma,ò che né fu l'acquiſtar Carthagi
ne à Beliſario, quanto la Reggia del Tur
co è hoggidi manco forte, che non era
no all'hora è Roma,ò Carthagine; con
cioſiacoſachei Turchi, da che la preſe
ro, non l'habbino punto fortificata; an
zi nè pur riſtaurato le mura rotte. Ol
trache Roma in particolare era piena di
numeroſiſſimo popolo, tutto vnito, &
concorde a difenderla patria, 8 la liber
tà; douehora Coſtantinopoli contiene
numero grande d'habitatori di diuerſa
Religione da quella del Turco, é tutti
cupidi di ſottrarſi dal giogo della Tiran
- C 2 nide.
N
36 ORATION E
nide, liquali non prima vederanno ſplen
der da lunge il Confalone di Chriſto, 8e
tremolar nell'aria le glorioſe Inſegne di
Voſtra Altezza,ò Fortiſſimo Heroe,che
in fauor ſuo ſi ſolleueranno, aiutandola
a diſcacciare il Tiranno, ſe pur egli ha
uerà cuore di aſpettarla. ma io tengo -

certo che ſubito che egli intenderà lei


hauer paſſato il Danubio, 8 diſſipato, è
ſconfitto l'eſercito di Sinam, abbando
nerà la Città Reale, 8 ſi ritirerà in Aſia.
& quando haueſſe ardire di aſpettarla
dapreſſo, 8 penſaſſe à voler difendere
Coſtantinopoli, 8 perciò diſcacciaſſe i
Greci, eſſi in tal caſo ſi metterebbon con
lei, & l'aiuterebbono ad eſpugnarlo. Po
trieno perauentura parer queſti ſpiriti
troppo arditi, ſe ſi proponeſſero ad altri
che à Voſtra Altezza, è Magnanimo
Prencipe; poiche tanti ſecoli ſono che
la natura non hà prodotti Prencipi,ò Ca
pitani di ſtraordinario valore, é ſimili al
Grande Aleſſandro.ma non parráno già
tali a lei, la cui virtù di gran liga trapaſ
ſa quella d'ogn'altro,antico,ò moderno,
& quella (ſia lecito dire il vero) di Aleſ
- « . . . i - - ſandro
S E C O N D A.
ſandro medeſimo. Laonde io mi per
ſuado che ella non ſia per aſcoltare il
parer di coloro, che cercheranno di in
durla à prendere la riſolutione più cau
ta, cioè a contentarſi per hora di aſſoda
re il Dominio ſuo nella Valacchia, 3 nel
la Moldauia; & non voler per cupidigia
di abbracciartroppo, mettere in riſchio
quello che ha già acquiſtato, pciòche è
impoſſibile che ella coſerui quel che al
presète poſſiede,ſe non diſcaccia affatto
il Turco d'Europa. Oltrà che ciò diſcò
uiene alla grandezza dell'animo ſuo, &
allo ſtato, nel qual ſi troua. I conſigli A quali prea
cauti conuengono ai Prencipi di mag- "i conſigli
5 no ",
gior potenza degli altri, ma non ai pic- i si
cioli in guerreggiando coi grandi; con-liº
uengono a quelli che ſono in ſtato,ò che
già declinano, non à quelli che ſono in
augumento; conuengono a quelli che
voglion ſolaméte difenderſi, non à quel
li che vogliono ampliare il Dominiolo
ro. nè mai ſi trouerà Capitano cauto,il
quale habbia fatti progreſſi gridi,a para
gon degli arditi. però Ceſare fece più
che Pompeo; & più Scipione, che Fabio
C 3-7 Maſſi
se o R A TI O N E
Maſſimo.Se Aleſſadro foſſe ſtato altreta
to cauto, quanto fù ardito, non hareb
be vinto nè Dario, nè Poro,nè conqui
ſtata la Perſia, è l'India; ſi come fece,
Sprezzi adunque l'Altezza Voſtra ani
moſamente cotal conſiglio, 8 sappigli
all'altro di tendere è dirittura verſo Co
ſtantinopoli. Nè dubiti che ſieno per
mancarle levettouaglie,percioche i Bul
heri, ei Thraci,parte per affettione ver
di lei, 8 parte per odio verſo il nemi
co,& tutti per acquiſtarla gratia del vin
citore,gliele ſumminiſtreranlargamen
te. & quado non voleſſer ſumminiſtrar
gliele, eſſendo lei padrona della Campa
gna, ſe non prouederà con la forza da ſe
medeſima. Non ha la Thracia Città, è
Terra alcuna da ritrarui le vettouaglie,
che non ſi poſſi eſpugnar da lei facilmen
te; da lei dico, a cui non reſiſtono vn ſo
lo giorno le gran Fortezze, come dimo
ſtra quella di Teruis. Sono tutti Villag
gi aperti, 8 larghe Campagne, per al
loggiarui, & nudrirui i fanti, ei caualli
S'aggiunge che ella potrà farſene venir
dietro gran
- e -
quantità del
, º -
ſuoi Tran
Regni di
is E c O N D A, s»
“Tranſiluania, di Valacchia, 8 di Mol
dauia; che tutte le coſe ſi fanno facili al
vincitore. Nè la deuono diſtornar da
coſi magnanima, 3:coſivtile riſolutione,
è i moti della Moldauia, è la rigidezza
del verno, che ſoprauiene: l'una,3 l'al
tra delle quai coſe io non dubito che da
cauti conſiglieri le ſarà poſta in conſide
ratione.la prima, percioche non parra
gioneuole laſciar il ſuo Stato in perico
lo, per andare a conquiſtare l'altrui. la
ſeconda, percioche il guerreggiar diver
no repugna alle leggi communi, & or
dinarie della militia . Non la deuono
diſtornar dico i moti della Moldauia, im
peroche ſuaniranno ben preſto da loro
ſteſſi. coſi è ſolito d'auuenire quando il
Prencipe và creſcendo di riputatione, 3
di fama. Aggiungeſi che i Moldaui ſo
no di natura altrettanto incoſtanti,qua
to guerrieri,S vſ à tener con chi vince e
onde è da credere che tutti ritorneran
no ſotto la ſua vbidienza;& che come le
diedero già prigione Aaron loro Vaiuo
da, coſi le daranno etiandio queſto Ge
remia. & doue pur la Moldauia doueſſe
- - Q 4 teſta
ºe O R A TI O N E
reſtare occupata per qualche tempo, è
lei importa aſſai più quel che è per acqui
ſtare incalzando il Turco.ilquale ſe con
l'aiuto Diuino (come ſi dee ſperare)l'A.
Voſtra farà fuggir dell'Europa non ſolo
recensise, ricupererà poi confacilità la Moldauia,
i ma s'impadronirà etiandio della Thra
" cia, della Bulgheria, della Seruia, della
i Macedonia, 8 dell'Albania : Nè quì
io f7º º i terminerà il ſuo Dominio, ma io la veg
i" go col tempo Signore di tutta l'Aſia, 8:
loro vietato paſſare oltra Teſiphonte, confine già del
" l'Imperio Romano, º di là dal Gange,
i termine di quel d'Aleſſandro, il che ſi
ia a gnificò
omp.Leto in º, forſe l'Aquila,antica Inſegna de
- e , e 2 .

pi, i Rè de'Perſi, 8 poi dei Romani, de'qua


º "ºri li è Colonia la Valacchia, che paſsò dal
". l'eſſercito di Sinamy& venne a poſar ſo
i" º prailpadiglione di voſtra Altezza: che
"i di coſi rare coſe non auuengon ſenza mi
Ciri lib, 7 fſterio, Nè meno deue diſtornare l'Al
i",hai, tezza Voſtra, è Magnanimo Prencipe,
fù detta anti il verno, imperoche quelle regole, che
" prohibiſcono il guerreggiare in cotal
ino Preſide e ſtagione,ſi deuono intendere de'Prenci
i" piche guerreggiano con vsi"
-. CI1C
-
3
-
S E C O N D A. 41
º che poſſono durar lungo tempo, con ſi
curezza di douere hauer ſempre le ſteſ
ſe forze, è maggiori; non di quelli che
ſono molto inferiori, 8 che ſi ſoſtengo
no colla riputatione più che con altro;
come ella fà. S'aggiunge che Voſtra Al
itezza ha ſoldati attiſſimi a ſopportare i
diſagi quantunque grandi, nati, & nu
driti in Paeſe molto più freddo, che quei
lo che ella trouerà oltra il Danubio, 8
verſo Coſtantinopoli, feroci di corpo,
& d'animo, 8 non meno cupididi vince
re, è morire per la gloria, & per la gran
e dezza di lei, che i Macedoni per quella
d'Aleſſandro: doue all'incontro iTur
chi ſono per ordinario (leuati i Gianniz
zeri, &i Spahì della Porta) di corpo, 8:
d'animo molli, 8 per conſeguenzainetti
a ſoffrire gli incommodi, anzi i Gianniz
zeri,8 iSpahi medeſimi non hanno hog
gidì altro che il nome, ma mancano di
vigore, 8 di diſciplina. Oltra che(&que
ſto è che deue principalmente muouere
l'A.V.) in queſto tempo ella è certa che
non poſſono venir Tartari a depredare i
ſuoi Stati,quido anco foſſe loro
-
ri O
44 O RA TI O N E -

ſo dai Moſcouiti; & che il Turco non


può far paſſare in Europa le forze d'A
ſia, è non coſi toſto, che ella non habbi
cacciato prima lui oltra il mare. Poiche
adunque,ò Generoſiſſimo Prencipe,non
impediſcono V. A. nè la prouiſion delle
vettouaglie,nè i moti della Moldauia, nè
la ſtagione, non allenti in maniera alcu
na il corſo della vittoria, percioche ſe
ella dà agio al nemico, rimetterà ſenza
dubbio altrettante, 8 più forze inſieme,
di quelle che l'A. V. hà hormai preſſo
che vinte: onde a lei conuerrà porſi di
nuouoa riſchio.&ſe ben io ſon certo che
quante volte ella s'affronterà, tanti tro
phei è per riportar de'nemici, è però
empre miglior conſiglio, 8
più ſauio il vincere ſi
curo, che con peº
v ricolo .
st a
a

ARGo
ARGOMENTO 43
D E L LA TERZA O RATIONE
S C R I T T A

AL MEDESIMO PRENCIPE
D I T R A N S I LVA N I A. -

Adì 13. di Genaro. I 5 9 6.

e Av EVA già ilTurcoin


i 8 uiatapiù dvna Ambaſcieria
º al Prencipe, 9 particolar
- è mente del meſe i e Maggio
è sºNºzi l'anno 1 5 9 5. Una di tre
Chiauſiinſieme, coſa inſolita agli Ottoman
ni. ma inteſo che hebbe il Turco la vergogno
ſa cacciata del ſuo Generale Sinan della Va
lacchia,con coſi gran perdita, conſternato da:
nimo, mandò vna nuouac Ambaſcieria adeſ
ſo Prencipe per richiederlo della pace,facen
doli fare offerte grandiſſime di Stati, º Do
mini lagualcoſa inteſa dall'Autore in Roma,
ſcriſſe la preſente Oratione sì lprincipio di Ge
naro l'anno 1596.09 lamando a S. 4.7 Vela
-

º quale
4
si Oratione lo conſiglia a non dare orecchie
alla pace, come a coſaindegna di lui, a perni
nitioſa; ma continuar la guerra, con ſperanza
di certa vittoria. 9 rifiuta le ragioni,cheſipo
trieno addurre in contrario da quelli, che lo vo
leſſero eſortare all'accordo. o tacitamente lo
ſcuſa di non hauerſeguitato Sinam, quando lo
diſcacciò della Valacchia. Et perche il Pren
cipeſi era laſciato intendere con Monſignor Vi
ſconti Nontio Apoſtolico, hauendo letta la ſe
conda Oratione, che da eſſo Nontioli era ſtata
preſentata, che e Aleſſandro Magno, quando
paſſo in caſa, hauea forſe 36. mila ſoldati,
e modo di trattenerli; ma egli nine poteacon
durrefuor del ſuo Regno appena deciottomila,
& quelli difficilmente ſoſtentare l'Autore cerca
di leuarli cotal difficulta dell'animo. 69 que
sia Oratione ſi puo dire eſſere intieramente nel
Genere Leliberatiuo. º
-

. O RA
- O R A TI O N E I II. 4s
A L MEDESIMO PRENCIPE
DI TRANSILVANIA.
:::::::: -

ON è ſolito,ò Gran Si
giſmondo, che i Pren
cipi poderoſi ricerchi
ºf Nº no di pace i meno po
gS AN º tenti, anchorcheſieno
passº ſtati rotti, 8 vinti da
quelli di che la ragione più certa è,per
cioche ſanno che ciò facédo, verrebbo
no a dichiararſi è deboli, è puſillanimi.
laonde preſterieno materia a i ſudditi
malcontèti del loro Imperio, di ſolleuar
ſi, & agli altri Prencipi di aſſaltarli. Pe- -

ro i Romani, ſe ben furono ſuperati in


battaglia, prima da Pirro vna volta, e
poi da Annibale più volte, 8 meſi da
quelli in graue pericolo di perdere fin l'i
ſteſſa Città di Roma, non richieſero mai
nè l'vn,nè l'altro di loro d'accordo. anzi platare, io
richieſti da Pirro, ſprezzarono altera-ºrzº
mente, ma con prudenza, la ſua diman-””
da. Et ſe Dario ricercò dopò la ſecon- Val Maſih.
da 6.cap. 4
46 O RATI O NE ,
Plet in Aleſi da ſconfitta Aleſſandro, fù percioche e
ºi ra di già ſpauentato; & forſe ſperaua
; fiso che il tempo gli foſſe per aprir qualche
ſtrada di rouinarlo con quello che gli e
ra per rimanere. Ma ſe così è,qual giu
ditio farà Voſtra Altezza di veder che
il Turco la ritentivn'altra volta di pa
ce? non altro certamente, ſe non che è
è affatto perduto d'animo, è poiche non
può con la forza nè opprimerla, nè reſi
ſterle,vuol prouarſi di ſuperarla con l'ar
te. Se il primo, non è da laſciar l'occa
ſione di vincere. Così fece Aleſſandro,
ilquale inuitato da Dario con grandiſſi
me offerte d'oro, 8 di Stati, alla pace,
ricusò magnanimamente l'inuito: an
chorche v'haueſſe trà principali ſuoi
i" Conſiglieri, di quegli, che l'eſortauano
e, f. ad accettarlo " quell'inuittiſ
ſimo Rè ciò eſſere a lui disdiceuole, &
più toſto poter arrecarli danno, che vti
le. & non erano tuttauia peranchorain
debolite in modo le forze dell'inimico,
che nò gli foſſe biſogno ſporſi di nuouo
a riſchio grandiſſimo, ritétando la ſorte
della battaglia: concioſiacoſache Dario
- COIil
- T E R Z A, 47
compariſſe di poi in campagna con vn plat in Ateſe
milion di ſoldati. Se il ſecondo, non è ſºº
da perdere il tempo, per non dar luoco
all'arti, e alle frondi dell'inimico, che il
Turco ſi ſia inuilito, l'Altezza Voſtra lo
vede chiaro. ma che egli penſi a ingan
narla, 8 ordiſca la rouina di lei, ſotto
queſto preteſto di pace,lo può preſume
re. Creda pur Voſtra Altezza che non
è men penetrato nel cuor del Turco il
deſiderio della vendetta, che la paura.
reſta infiſſa ſicuramente nell'animo altie
ro del Barbaro l'ingiuria, che da lei pre
téde hauer riceuuta.Péſa egli, 8 riuolge
ſpeſſotrà ſemedeſimo che l'A.V. era ſuo
Vaſallo, & perciò obligata a ſeruirlo; &
che quando moſſe l'armi contra di eſſo,
non hauea hauuto da lui alcuna priua
ta offeſa. Penſa di più che ella non
contenta di eſſerſi leuata dalla ſua vbi
dienza, 8 di eſſerli diuenuta nemica,hà
ſolleuati anco i Popoli della Raſcia, & ti
rati a ſe il Valacco, e'l Moldauo,che già
erano ſuoi ſudditi,ò tributarij,& fattiſe
li ſoggetti. Penſa che Voſtra Altezza
hà dato materia alla perdita di Strigo
lì la
as ORA TI ON E
nia, di Petrina, di Vicegrado, 8 d'altre
Terre dell'Vngheria, 8 della Croatia,
& a tanti altri danni, che egli ha patiti.
Oltra di hauer fatto conoſcere chiaro al
mondo che egli non è di quell'immenſa
potenza, che altri credeua; anzi che egli
è vincibile, 3 séza molta difficoltà, d'on
de potranno perauentura prendere ardi
regli altri Popoli, mal ſodisfatti del ſuo
Dominio, che ſenza fallo ſono li più,
poicheli più ſono di Religion Chriſtia
ni, di ſolleuarſi contro di lui ; &gli altri
Potentati, che ſono da lui offeſi, come il
Rè de Perſi, é tutti quelli che militan
ſotto il Veſſillo di Chriſto, che li ſono ne
mici, di muouerli guerra. Spera, è Ge
neroſo Précipe, il Barbaro,facédo lei pa
ce ſeco, di poternò ſolo acquetare i ſuoi
ſudditi già diſpoſti alla ſolleuatione,ma
anco aſſaltando con tutte le forze che
hora è coſtretto tener diuiſe, l'Imperato
re, è opprimerlo, è indurlo pariméte all'
accordo. Ilche quando gli ſuccedeſſe, ſi
riuolterebbe poi contra Voſtra Altezza,
con le medeſime forze congiunte inſie
me. Nè lo riterrebbe da ciò la religio-.
- Il
P R I M A. 49
e ne del giuramento, che non ha fermez
, za appoi Barbari; & ſpetialmente appo
i gli Ottomanni, ſoliti a violarlo qualun
il que volta ſtimano poter eſſerloro di gio
ſi uamento. Nè li mancherebbon colori,
i è preteſti da romper con lei la pace, per
i cioche di queſti abondano ſempre i mal
ii uagi Prencipi, per coprire le loro ſcelera
o gini. Solimano riputato dal mondo v
l, no de'mentriſti Rè, che ſien Stati della
a ſua Caſa, non entrò in negocio di pace
i con l'Imperator Maſſimiliano, accioche Natale di ca
i allentando Sua Maeſtà, ſotto queſta ſpe-ººº
in ranza, di far le prouiſioni debite della
i guerra, poteſſe ſprouedutamente aſſalir
º lo, & opprimerlo, come gli ſaria forſe
a venuto fatto, ſe la Maeſtà Sua non ha
i ueſſe ſcoperta la fraude di eſſo? Laſcio
i l'inganno che fece alla Reina Iſabella, 8 Il Rèfanciul
i: al Rè fanciullo, liquali non pur ſotto la i"
in pace, ma ſotto color di tutela, 8 d'aiuto, Giouini Se
i cacciò di Buda & del reſto dell'Vnghe- "iu...
i ria. Selim figliuolo di Solimano qual
cagion hebbe di chieder Cipri ai Signo
ri Venetiani, & di romper la pace, che
con loro hauea ſtabilita, 8 giurata ſul
D prin
se O R A T I O N E
principio del Regno ſuo? Amurath,Pa
- dre del preſente Mehemet, con che ra
gione moſſe la guerra, laqual tuttauia
continua, contra l'Imperatore ? Ma è
purtroppo certo,ò Prudentiſſimo Pren
cipe, ſenza che ſi vadano riuolgendo l'I
ſtorie, che i Rè de'Turchi non s'induco
no mai a far pace con animo di oſſeruar
la; nè mai fatta la mantengono, ſe non
fin che mette lor conto di romperla: che
non curano i giuramenti, che hanno sé
pre i preteſti pronti; & che niuna coſa
hanno per più giuſta, che l'ampliamen
to del lor Dominio. Però quelli che con
ſigliano Voſtra Altezza alla pace, è inui
diano la ſua gloria, 3 la ſua grandezza,
che veggono hormai tanto creſciute ;
coſi ſcriſſe come appunto Parmenione inuidiaua la
º" potenza, 8 la fama del Grande Aleſſan
i pluti in dro; è corrotti dall'inimico, procurano
Aleſacº, la rouina di lei. Ma ſe Aleſſandro, poi
«2» che hebbe guadagnata la ſeconda batta
glia con Dario,ſi foſſe pacificato con eſ
ſolui; laſciamo che non haueſſe acqui
ſtato la metà dell'Imperio, che egli ac
quiſtò, è che haueſſe corſo pericolo di
per
T E R Z A, 51
perder quello, che egli teneua;ma la glo
ria,che già hauea conſeguita, ſi ſariato

i ſto ſpenta,ò offuſcata: & forſe non ci ſa


rebbe più memoria di lui. Harebbe fat
togiuditio il mondo che gli foſſe man
cato il vigor dell'animo, 8 che haueſſe
più amatovna vita quieta e ocioſa, per
immergerſi nel mare delle delitie, come "
Vitellio dopò hauer vinto Othone, 8 "vi
Auito poichehebbe ſuperato Macrino; eli, cap. 13.
che vna trauaglioſa e inquieta, ma pie- "
ma però d'honore, & di fama & perche pi... Ai
l'vltime attioni ſon quelle, che ſigillan- ,sarda.
do la vita noſtra, laſciano altri è con lo-rºſsº
de, è con biaſimo, ſe pur foſſe rimaſo di
lui notitia per fino ad hora, ſarebbe
con graue ſuo vituperio: doue all'incon
tro hauendo terminati i ſuoi giorni in at
tioni heroiche, è reſtato famoſo, 8 chia
ro nelle memorie degli huomini. Ri
ſpinga adunque da ſe Voſtra Altezza i
penſieri di pace, come vili, 8 di lei inde
gni; & camini per quella ſtrada,ſeben è
alquanto difficile, che coſi felicemente
hà fin quì calpeſtata, 8 che ſola la può
condurre ad immortalfama. Diſcorra
D 2 trà
s» O RATION E
trà ſe medeſima,ſempre che le vien meſ
ſa auanti la pace, che concludendola, è
accorderà di reſtituire al Turco quello
che ella gli ha tolto, 8 di tornare ad eſ
ſer Vaſallo di lui, è nò. ſe il primo, farà
coſa ignominioſa, & che denigrerà la
ſua gloria, 8 ſepellirà il ſuo hormai chia
riſſimo nome. ſe il ſecondo, non le ſarà
mantenuta;&non ſeruirà ad altro, che a
laſciar reſpirare il nemico, a far perdere
a lei gli Amici & a diſarmarla, per poter
eſſer poi facilmente, 8 quando meno ſe l
penſerà, ſoggiogata. Crede forſe l'Al
tezza Voſtra che il Turco, auidiſſimo di
occupar l'altrui,ſia per tolerare con ani
mo quieto di rimaner ſpogliato di tanti
Stati, quanti ella gli ha tolti? troppo sin
gannerebbe ſe ciò credeſſe. Sono ſoliti
gli Ottomanni di non mai reſtituir quel
lo che hanno occupato (ſe non è pera
uentura coſa viliſſima) non di laſciar
altrui in mano quello che è ſtato lortol
to. E regola generalde'Politici che le
paci fatte cd graue detrimento è di be
ni,ò d'honore d'una delle due parti,non
Demoſh. Fi ſono ferme, è durabili così diceua De
tip. I 1. n. - -- - IlO
T E Rz A. 53
moſthene ragionando agli Athenieſi.
così Nicia Capitano di non picciola e-rºssidº
ſperienza diſconſigliado i medeſimi A
thenieſi dal far la guerra in Sicilia. Et
perciò gli Ambaſciatori de Lacedemo-Thesia liba.
ni eſortauano pur gli ſteſſi Athenieſi a º
far accordo con loro con patti honeſti,
accioche non haueſſer cagione di rom
perlo. La ragion di ciò è,imperoche co
lui che s'induce alla pace con vergogno
ſe conditioni, & con danno, non vi s'in
duce di buona voglia, ma ſtretto dalla
neceſſità; & perciò con penſiero di rom
perla ſubito che haurà ricourato il van
taggio. Così i Romani ricuſarono di tiº. Dec. .
mantener la pace, che Spurio Poſthu lib. 9. c. 278.
mio, & Tito Veturio Conſoli, chiuſi ci
le legioni trà le forche Caudine,hauea
no coi Sanniti concluſa. il che Heren
nio padre di Pontio Generale di eſſi San
niti, huomo graue,8 di lunga eſperien
za, non pur nella guerra, ma etiadio nel
gouerno della Republica, indouinò do
uer auuenire. Et " Romani ciò fecero,
liquali hanno fama di eſſer ſtati tanto oſ
ſcruiti della giuſtitia, che crede l'Altez
D 3 Zd

54 O RATI O N E
zaVoſtra, che farà il Turco, Barbaro di
coſtumi, 8 di legge? Et di vero è gran
de imprudenza di vn Prencipe il rappa
cificarſi con chi ſi ſia, quando crede che
cotal pace ſia per durar poco tempo, Se
poſſi metterlo in maggior guerra. coſi di
rper strAr-ceua Archidamo eſſortando i Lacede
shidamen 6 monija non cederMeſſena a iThebani
per cotal cauſa. Ma l'inciteranno pera
uentura alla pace alcuni, col porleauan
ti molti disguſti che ha riceuuti, è di né
eſſere ſe non debolmente ſoccorſa, è di
eſſer ſtata impedita di far progreſſi mag
giori, perſuadendola eſſer meglio che
ella riuolti l'armi ſue contra chi l'ha of
feſa; poiche niuna coſa par più ſoaue
che la vendetta. Nè mancheranno for
ſe di quelli, che le rappreſenteranno an
co il pericolo, ſe ella non s'accordatoſto
col Turco, di eſſerin ciò preuenuta da
Ceſare, 8 laſciata ſola contra così po
tente nemico. Allôtani da ſe,VoſtraAl
tezza, è Magnanimo Prencipe, queſti
tali: non permetta che i diſguſti turbino
in guiſa l'animo ſuo, che interrompano
il corſo delle ſue glorie, é maculino
s c. - quel
T E R Z A gr
quella pietà, che la fà coſi Illuſtre. La
ſci a Dio, giuſto punitor del peccati, la
cura della vendetta, ſe altri l'ha offeſa;
&attenda ella in queſto mentre a propa
gar la ſua ſanta Fede.Domi puril ſuper
bo Barbaro, che tutto il reſto le ſarà fa
cile. Nè ſicuri di hauer aiuti maggiori
di quelli che già le ſon ſtati dati, accio
che altri non s'arroghi hauer parte ne'
ſuoi trionfi. Non hebbe Aleſſandro Ma Quaſi tutti i
gno ſoccorſo da alcuno nelle ſue impre- º ci sºnº
ſe, ma co le ſole ſue forze vinſe infinite "i
Miriadi di Perſi, di Scithi, & d'Indi: & Aleſſandro.
perciò è ancotanto più chiaro, 8 più ce
lebre. Baſtano à Voſtra Altezza i ſuoi
Daci. I ſoldati Auſiliari non ſi poſſo- Imperfettio
no comandare liberamente, percioche ne de ſoldati
hanno dipendenza da altri: & maſſime"
ſe ſono in gran numero. non amano il
Prencipe, in aiuto del quale ſono man
dati,nè ſtanno mai ben d'accordo con le
altre genti di eſſo Prencipe : & tanto
manco, quando ſono di natione diuerſa,
per la diuerſità de'coſtumi, ſempre ſi do
gliono di eſſer maltrattati; nè mai ſi di
moſtran contenti, tanto par loro dime
D 4 rita
56 O R A TI O N E
ritare per eſſer venuti in ſoccorſo.&mol
te volte, quando il biſogno è maggiore,
ò eccitano tumulto, è ricuſano di com
I buoni eſe: battere, è ſe ne vanno. I buoni eſerciti
i"" vogliono eſſer di forze proprie, 8 di
eſſere. mezana grandezza, non miſti, è di nu
mero immenſi, percioche i ſoldati pro
prijamano più il Prencipe, che i ſtranie
ri; vbidiſcon più facilmente; & cono
ſcendoſi inſieme,ſi mantengono più con
cordi: confidano più trà loro, é ſpon
gon più volontieri la vita l'uno per l'al
ieri tro. Et gli eſſerciti di mediocre gran
dezza più facilmente ſi nudriſcono, che
i molto numeroſi;più facilmente s'allog
giano, più facilmente ſi comandano;più
facilmente ſi mettono in Ordinanza; &
ſe nel mezo della battaglia auuiene che
ſi diſordinino, più di leggiero anchor ſi
riordinano. Oltra che la gran moltitu
dine s'imgombra da ſe medeſima, 8 ſi
Thacia.lt.4 confonde in ſe ſteſſa. & (come dice Thu
n.49. cidide, non men graue Scrittore, che va
loroſo Guerriero) i grandi eſercitimol
te volte ſi ſpauentano, 8 ſi mettono da
lor ſteſſi in rotta ſenza cagione. Nè han
- IlO
T E R Z A. 57
no però diſauantaggio i mediocri eſſer
citi nel venire alle mani coi grandi, an
chorche la campagna ſia ampia, 8 raſa;
pur che non ſi laſcino cingere attorno;
imperoche nelle battaglie pochi ſoldati
combattono, laonde Aleſſandro,ſe ben piutar. - A
potea combattere l'ultima volta c5 Da- teſa» caso.
rio, il quale hauea (come ho detto) vn
milione d'huomini, di notte, 8 con auan
taggio, non dubitò tuttauia di affrontar
ſi ſeco di giorno in campagna aperta, 8
lo vinſe. Sertorio, 8 Lucullo, ambi-Sertorio heº
due Capitani chiariſſimi, con eſerciti",
manco che mediocri, ſuperarono gran- & Portugheº
diſſimo numero di nemici. vinſe Serto- "
rio con pochi più di ſettemila pedoni, & fiatariº ser
ſettecento caualli, groſſiſſimi eſerciti º º
di Romani, condotti da Capitani pur
valoroſi, 8 di grido. S. Lucullo con cir- platar.ia. La
cavndeci mila fanti,8 non più di tre mi º º zio.
la caualli, ruppe Tigrane, il quale hauea
centoſettantamila pedoni, ſenza la tur
ba de guaſtatori, 8. i"
mila caualli; trà quali ſi contauano de
ciaſettemila huomini d'arme. Quanto
poi al pericolo di eſſer preuenuta nell'ac -

cordo
53 O RATI O N E
cordo da Ceſare, 8 laſciata ſola, Voſtra
Altezza non hà da temer punto di ciò,ſe
conſidera che à ſua Maeſtà non conuie
ne di abbandonarla, nè per intereſſe, nè
per honore. non per intereſſe, percio
che darebbe materia a tutti i Prencipi,
& Potentati nell'auuenire di non mai
più fidarſi di entrare in Lega cd lei, è di
muouer l'armi ad inſtanza ſua, non per
honore, ſi per la fede data all'Altezza.
Voſtra,8 ſi per la parentela che ſeco tie
ne. Et doue pur auueniſſe che la Mae
ſtà ſua s'accordaſſe, laſcierebbe a leica
po di guadagnar tanto maggior gloria;
& di acquiſtar per ſe ſola tutto l'Impe
rio Ottomannico. Nè perciò fare man
cherebbono à Voſtra Altezza forzeba
ſtanti, che ſe ella ha potuto mettere in
fuga vn'eſercito Reale del Turco di cº
tomila perſone, condotto dal maggior
Capitano di quell'Impero, ella potrà be
anco vincernevn'altro, ſe ben foſſe di ce
to cinquanta mila. anzi tanto più facil
méte, quato ella hà hora maggior ripu
tatione, 8 i ſuoi ſoldati ſono più arditi,
& i nemici (come auuiene di quelli, che
- ſono
T E R 2 A. 59
ſono ſtati già vinti) più pauroſi, 8 più vi
li. Laſciadique l'A.V., è Glorioſo Cá
pion di Chriſto, i penſieri di pace a men
pietoſi,ò men felici guerrieri di lei. con
tinui animoſaméte la guerra,poiche Id
dio tanto la fauoriſce; & fauorédola l'in
uita ad aſſalir la Real Città, Capo del
l'Imperio Turcheſco. Non tardi hormai
a riprender l'armi. Già i ſuoi ſoldati ha
no ripoſta la ricca preda, che forſe li hau
rebbe ritenuti di non paſſare il Danubio
all'hora che ella ſcacciò Sinam; &allet
tati dalla ſperanza d'altra maggiore, né
ricuſeranno di ſeguitarla douunque vor
rà códurli. Sono hormai certi che ſegui
tando lei ſempre vittorioſa, non poſſo
no ſe non vincere. Nö ſtimano più il ne.
mico, che hanno ſuperato già tante vol
te. Nè ſi cureranno di molte paghe, ſa
pendo di douer ſaccheggiare Città ric
chiſſime, 8 ſpogliar nemici carichi d'o
ro,& d'argento. La riputatione di V.A.
ſarà per ſe ſola baſtante a tener vniti, &
vbidienti i ſoldati, poicheli haurà con
dotti nel Paeſe del Turco,non meno che
baſtaſſe la ſua ad Annibale per trattener
li in
6o O RATI O N E III,
º" li in Italia. anzi tato più, quato Anniba
n. 1 1. & Liu. - • e e- -

tre, il 3 le era ſemplice Capitano, 8 i ſoldati che


m. 5. ſotto lui militauano, eran la maggior
parte ſtranieri,8 di varie lingue, 8 co
ſtumi:doue l'A.V.èPrencipe, 8 i ſuoi ſol
dati ſono tutti a lei ſudditi, & ſi può dir
di vn Paeſe iſteſſo. Quell'Aleſſandro fa
5i " moſo,a cui V.A. è tāto ſimil di volto, Se
" d'inuittoanimo, quandovſci della Gre
feiſce º cia per andare a guerreggiar contra Da
i" rio, nò hauea danudrire il ſuo eſſercito,
ſe nò per vn ſolo meſe; &non che laſciaſ
Plutar. in A
ſe in Macedonia aſſegnamento alcun di
liſ c. 257. danari per pagarlo nell'auuenire,ma do
nò a ſuoi amici tutte le ſue ricchezze,
ſenza ſerbarſi altro che la ſperanza de
gli acquiſti, che era per fare. 8 pur non
fù mai alcuno dei ſuoi ſoldati,pertanto,
& coſi faticoſo viaggio che fece, il qual
lo laſciaſſe.& dubiterà ella di poter con
durre i ſuoi fino a Coſtatinopoli, né più
lontano che ſei giornate di via da Gior
giò,Terra del ſuo Stato, d'onde mirò la
vituperoſa fuga dell'inimico, 8 doue lo
ſpogliò di quaſi tutte le ſue bagaglie, del
l'armi, & degli altri arneſi di guerra?
A RG Q
ARGOMENTO 6g

DELLA QyARTA oRATIoNe


- S C R I T T A
A FILIPPO SE conDo
R E CATTo L I co.
- Adì 2 di Febraro. 159 6.
Nº 7CV ESTA Orationefaſcrit
Nº tadalle Autore pochi di dopò
N. ; º la precedete, p ſortare il Re
- A VA , S. Cattolico adar aiuto all'im
Sgº 4, A- « , ,

aſsº Sºg peratore, o al PrécipeTran


ſiluano contra il Turco; & principalmente al
ſecondo, ſi come a quello che pareua eſeratto
a far maggiori progreſſi, laquale Oratione eſe
ºndo stata in vn medeſimo tempo inuiata al
X è,69 alPrencipe,ſi come nonfu vltima cau
ſa a muouer queſto a mandare vn'Ambaſcia
tore (che fu il Padre Alfonſo Cariglio della
Cºmpagnia di Giesù di natione Spagnuolo) a
chiederſoccorſo adeſſo Re, cosi forſe giouò adi
ſtorre Sua Aaciaa darlo. gfl'aiuto di
CC/1 lO
62
centomila ducati, non hauendo per all'hora la
e Maeſtà Sua commodo di dar maggior ſom
ma, per la gran ſpeſa che le comuemiafarenel
le guerre di Fiandra, & di Francia. Cºque
ſta Oratione,ſe ben ſi ſtende la maggior parte
nelle lodi del Prencipe, tuttauiapercioche ha
per fine di perſuadere il Re ad aiutarlo, è nel
Genere Deliberatiuo. - .

oRA
f

63
o RATI o NE IIII.
“Se A L ?
R E C A TT o L I C o

i Potentiſſimo Rè, che


ſi come la Maeſtà Vo
iº ſtra è il maggior Mo
sºs-e
N?) narca
º nel che mai
mondo, ſia ſtato
è riguardi
ſi all'ampiezza dei Regni, è al numero,
& all'eccellenza de Soldati,ò alla quan
tità dell'oro; coſi ella non ſia dotata di
.tutte quelle più eccelſe virtù, che à lei ſi
richiedono; & ſpetialmente di pietà, Se
di prudenza, le quali tengono l'altre
congiunte inſieme, 8 trà eſſeriſplendo
no. Di che la Maeſtà Voſtra in tutte le
attioni ſue hà dato ſempre ſegni chia
riſſimi. Ma ſe mai ſe le preſentò occa
ſione degna di eſſercitare queſte ſue he
roiche virtù,hora è il tempo, hoggiſen
za fallo ſe le preſenta digniſſima;ne di
queſta più degna ſi può aſpettare. Però
a T2
64 oRATI o NE.
a ragion tutto il Chriſtianeſimo tien gli
occhi volti verſo di lei, 8 ſtà intento a
mirar quello che ella fà. nè da lei li ri
moue mai per riuolgerli in altri, percio
che non v'hà alcuno, in cui poſſa ſperare
iù che in lei; concioſiacoſache tutti gli
altri ſieno di forze più deboli, 8 inferio
rial biſogno. Non hà Voſtra Maeſtà ne
mico, il qual poſſa darle diſturbo, è im
pedirle il corſo di quell'immenſa mo
narchia, a cui par che Dio l'habbia e
letta, ſe non ſolo il Turco,commune ne
mico di tutti i Potentati Chriſtiani: an
zi ſe ſi riguarda all'ingordigia di domi
nare che è ſempre ſtata nella Famiglia
Ottomanna, nemico di turto il genere |
humano. Queſto adunque deuela Mae
ſtà Voſtra procurar di abbaſſare, S (ſe è
poſſibile) di diſtruggere. contra queſto
vuolla pietà Chriſtiana che ella impie
ghi le potentiſſime armi ſue, 8 i ricchiſ
ſimi ſuoi theſori; poi che Dio le hà con
ſi larga mano fatto & di quelle, 8 di que
ſti dono principalmente accioche ella
domi i Moſtri, 8 propaghi la ſua ſan
tiſſima Fede. Et non ſolo la Chriſtia
Ilà
e v A R TA. 65
na pietà ciò richiede, ma etiandio la pru
denza humana, cioè quella diritta ragio
ne di buon gouerno, che mai da lei non
ſi è fcompagnata; imperoche egli è im
poſſibile che la Maeſtà Voſtra viua ſicu
ra de Regni ſuoi, è mantenga in tran
quillità i ſuoi popoli, ſenza domarque
ſto Barbaro, è almeno abbaſſarlo. E il
Turco hoggidì in ſtato tale, è Pietoſiſſi
mo Rè, che ſi può giuſtamente ſperare
di difcacciarlo d'Europa, 8 forſe del mi
do, quando ella voglia. ma ſe ella non vi
mette la mano, ſi può anco temere che
in luoco d'impicciolirſi, non ſi faccia
molto maggiore. E debole ſenza dub
bio il Turco, 8 ſe ne ſono veduti mani
feſtiſſimi inditi da tre anni in quà, che
egli hà moſſe l'armi contra l'Imperato
re. quali Eſſeciti habbia mandati per
terra, quali Armate per mare, è noto al
la Maeſtà Voſtra.& pur è da tener per ſi
curo che egli habbia fatto tutto lo sfor
zo, che egli ha potuto; percioche vuol
la Ragion di guerra che potendoſi aſſali
re il nemico con ducento mila perſone,
non ſi aſſaglia con centomila. coſi inſe
)
E gnò
66 O RATI O N E
ºfº pignò Senofonte,né men ſauio Scrittore,
ſciplina Ca
mal. n. 63. che Capitano valente. ſenza che guer
reggiando contra la Caſa d'Auſtria, po
teua a ragione credere che Voſtra Mae
ſtà ſi ſarebbe moſſa, per non laſciarla ca
dere. & sà ben egli la potenza di lei eſ
ſer tanto maggiore di quella dell'Inuit
tiſſimo Imperator Carlo ſuo padre, qui
to le forze di lui ſono inferiori a quelle
di Soliman ſuo biſauolo, vinto da eſſo
Carlo. Ma ſe forſe la Maeſtà Voſtra è
impedita per hora da giuſte cauſe di po
ter far con quegli apparati la guerra al
Turco, che alla grandezza di lei ciuen
gono, deue almeno preſtare aiuto a quel
Prencipi, che combatton contra di lui,
& col mezo loro procurare di deprimer
lo. Ecco Ceſare irritato ingiuſtamente
dal Barbaro ; Ecco l'inuitto Prencipe
Tranſiluano moſſo da puro zelo di eſſal
tar la Religione Cattolica, che a lei chie
don ſoccorſo. All'wno, e all'altro di lo
ro, è conueniente che la Maeſtà Voſtra
dia aiuto. a quello, per il grado che tie
ne d'Imperatore, per la ragione del ſan
gue, & per il deſiderio che la " hà
- 1Il|11
Q V A R T A. 67
infiſſo negli huomini di conſeruar le lor
Caſe, e aggrandirle. Conſideri Voſtra
Maeſtà ſe Ceſare foſſe oppreſſo dal Tur
co, & reſtaſſe priuo de Stati ſuoi, qual
dishonore a lei ne verrebbe, che è obli
gata di ſoſtenerlo, 8 oltra il dishonore
qual danno, poichefaria neceſſario che
ella gli faceſſe parte de ſuoi, 8 diſmem
braſſe la Monarchia. Altrimete la Mae
ſtà Voſtra farebbe credere almödo che
in lei foſſe mortificata quella pietà, on
de ella tanto riſplende. Vologeſe già Corn Tacite
Annal. lib. 12
Rè de'Parthi ſi moſſe a ricuperar l'Ar n.79s
menia, non per altra cagione, che per
farne Rè Tiridate fratello ſuo; ſtiman
do eſſere a lui diſdiceuole che alcun del
la Caſa degli Arſacidiviueſſe ſenza Do
minio. S ſe queſto fece vn Rè Barbaro,
potrebbe patir Voſtra Maeſtà di veder
l'Imperatore ſenza Stati menar vita d'
huomo priuato? Aggiungeſi che occu
pando il Turco l'Vngheria, l'Auſtria,
la Boemia, & gli altri Regni che tiene
Sua Maeſtà Ceſarea, aſpirerebbe poi al
l'acquiſto d'Italia, di cui la Maeſtà Vo
ſtra poſſiede la maggior parte: dimodo
- , 2 che
68 O R A TI O N E -

che la porrebbe in vnagrauiſſima ſpeſa.


& perauentura accreſciuto tanto di for
ze, ardirebbe, nel medeſimo tempo che
aſſaltaſſe l'Italia per terra, aſſalire etian
dio la Spagna con Armata maritima. Al
Tranſiluano deueVoſtra Maeſtà daraiu
to, ſi per eſſer congiunto in nodo di ma
trimonio coll'Arciducheſſa Maria ſua
nipote, ſi per il gelo, 8 per il valore che l
in eſſo riſplendono, ſi per eſſer collega
to con Ceſare, 3 ſi per hauerſi tirate ad
doſſo l'armi del Turco, é laſciato libe
ro il campo all'Imperatore di far la guer
ra offenſiua; onde è ſeguita la preſa di
Strigonia, di Petrina, di Vicegrado, Se
d'altre Fortezze: la doue forſe ſe egli
non foſſe ſtato, è ſe haueſſe preſo l'armi
a fauor del Turco, ſi come era tenuto
per obligo,& ragione di Vaſallaggio, e
coll'eſſercito di Sinam ſi foſſero congiſi
ti etiandio il Valacco, e'l Moldauo, che
erano ſimilmente obligati, a queſt'hora
la Boemia ſaria perduta, non che l'Vn
i" , & l'Auſtria: tali, 8 tanti ſono
ſtati i diſordini,ò per mancamento di da
nari, è peraltro, nell'armi Ceſaree. di
- - manie
l
o v A R T A. 6»
manierache ſi può dire che queſto Ge
neroſiſſimo Prencipe habbia guerreg
giato, & guerreggi, 8 per l'Imperatore,
& per la Maeſtà Voſtra, 8 per tutti i Po
tentati Chriſtiani. Qualſiail valore, qual
la pietà di lui, non può eſſere che Voſtra
Maeſtà no'l ſappia, poiche il grido del
le ſue heroiche, 8 glorioſe attioni, è paſ
ſato hoggimai fino agli Indi; riſonando
d'ogni intorno il nome di Sigiſmondo. Del meſe di
Moſſe egli l'armi contro il Tiranno de' Giugno l'an
Turchi quaſi della medeſima età, che no.1594.in e
Aleſſandro Rède'Macedoni paſsò in A- ti dannº
ſia. ma non già come quello, per cupi
digia di gloria, è per ambitione di do
minare; ma per ſemplice zelo di eſſal
tar la Fede di Chriſto. Eccitò a ſolle
uarſi, 8 apréder l'armi inſieme con lui i
Raſciani,il Valacco,e'l Moldauo;da che
ne ſeguì la fame, che è poi ſempre con
tinuata in Coſtantinopoli. Cacciò i
Preſidij Turcheſchi di detti Regni;e nel
l'uno,3 nell'altro di eſſi tagliò piu volte
à pezzi molte migliaia di Turchi, 8 di
Tartari. Fece prigionieroAaron Vaiuo Queſto ſe
da della Moldauia,Eilquale
3
ſcoprì che "
tCliCal
7o O R A TI O N E
tenea Trattato con l'inimico, per ricon
ciliarſi ſeco: & fù giurato Prencipe da
que Popoli, 8 dagli altri di Valacchia.
Paſsò di quà dal Danubio, 8 vi fece non
minor ſtrage di Turchi, che haueſſe fat
i" º di to di làaſaccheggiò Siliſtria,8 º Nicopo
i"ili, ambedue Città illuſtri del Regno di
Giugno 19, Bulgheria.º Trucidò negli alloggiamen
i" , ti la miglior parte dell'eſercito di Fer
re, vele, rat Baſsa,che veniua contro di lui: Ab
fabricare va brugiò tutta la materia, che quegli ha
f"ue a preparata per fare il ponte, 8 fà ca
per . - - -- -

pi, i gione di farlo richiamar vergognoſa


" Pren- mente alla Porta. d Depredò, & arſe i
i di, di borghi della Città di Sophia, reſidenza
Giugno159s del Beglierbei della Grecia. e Vinſe Si
e A di 23 di nam ſocceſſor di Ferrat, non lunge dal
ºººº fiume Argis in Valacchia; &l'iſteſſo di
(ò ben nato guerriero) preſe per forza
nell'Vngheria la famoſa Città di Lip
pa. Quindi acceſo di maggior zelo, ha
uédo fino all'hora guerreggiato per Ca
pitani, paſsò in perſona contra il detto
Sinam; non lo ritenendo punto l'eſſere
anchor ſenza prole, 8 l'hauer appena ve
duta la ſua gran Spoſa, ma che, ſe il Cie
- lo
Q v A R T A. 71
lo l'inuitaua a famoſe impreſe? Haue
rà pur inteſo la Maeſtà Voſtra i ſegni,
che apparuero delle ſue future vittorie.
ſimili a quelli che pronoſticarono ad
Aleſſandro le vittorie che douea conſe- Plat. in Atef,
guircontra il Rède Perſi l'Aquila, Rei: iº
na de'Volatili, impreſa di grandiſſimi
Rè, & di Ceſari, augello ſuperbo, che lei è deper
volò dal Campo nemico, 8 venne a po- "
ſar, quaſi in ſede ſicura,ſopra il padiglio mani.
ne di queſto Prencipe, 8 ſi laſciò da lui
prendere, & trattar come augello dome
iſtico. la Fiamma che la notte di San Si-Allis d'Ot
giſmondo Rè d'Vngheria, fù veduta ri-ºººº
ſplendere per gran ſpacio ſopra il mede
ſimo padiglione. Et ben ſeguironoto
ſto gli effetti di coſi chiari pronoſtici.
Andò il Prencipe ad aſſaltar le trincee "
del nemico: ma quegli non ſoffri di a- “º
º ſpettarlo. Fuggì Sinam, laſciando gran
parte de'ſuoi arneſi;& purhauea tre vol
te più gente. Fuggì, 8 non ſi curò dila
ſciar perderTeruis, Metropoli della Va
- - ;. Mehemet
lacchia, doue hauea meſſo in preſidio ",
vn Baſsà cô gran numero di Giánizzeri. mani.
Nè ſolo abbandonò queſto alloggiame
4 to»
72 O RATION E
to, maanco quello di Bocaretz; & non
hauendo più cuore di fermarſi in luoco
veruno, paſsò il ponte da lui fabricato
ſopra il Danubio; & con tanta fretta,
che laſciò addietro quaſi tutta l'artiglie
ria, le munitioni, le bagaglie, ei prigio
ni: perdè più di ventimila huomini, che
furono conſumati dal ferro,ſenza quelli,
che affogarono nell'acqua: & tolerò di
"i vederſi prédersù gli occhi Giorgiò & di
i mirare di là dal fiume la ſtrage, è l'eſter
minio de'ſuoi. Queſte, 8 molte altre at
tioni ha fino ad hora fatte l'Inuitto He
roe: tanti, 8 tali ſegni ha dati del ſuo va
lore in meno d'wn'anno e mezo . Ma
non ſon già minori quelli, che hà moſtri
del zelo ſuo. laſcio che egli ſi ſia alle
uato in vn Regno" d'heretici, qua
ſi ſolo cattolico, ſenza temer punto il
pericolo, ilquale era grandiſſimo, di eſ
ſer ſcacciato, è priuo di vita : coſtrin
ſe i popoli a richiamare i Religioſi della
Compagnia di Giesù, che mentre egli
era fanciullo, haueano cacciati del Re
gno; & comandò che foſſero riſtaurate
le Chieſe, 8 rimeſſo il culto p" ,&
l'eſ

«
- Q V A R T A. 73
l'eſercitio della Religione Cattolica,
non coſì toſto hebbe tolto Lippa di ma
no al Turco, che vi fece dirizzare &Té
pij, & Collegi : & non hà mai tentato
impreſa veruna ſenza riuolgerſi prima a
Dio, & riceuere il Santiſſimo Sacramen
to. Dicaloil Nontio Apoſtolico, a cui ſcontiMonſignorvi
o

volſe ſeruir di Miniſtro nel Sacrifitio del


l'Altare, communicarſi per man di eſſo,
& veſtirl'armi da lui medeſimo benedet
te, quando fù per andare ad aſſalire le
trincee di Sinam, Tacerò l'altre heroi
che virtù di queſto nuouo Dauid,di que
ſto fortiſſimo Macabeo, parendomi che
non ſia neceſſario contarle per muouer
l'animo della M.V. a preſtarli aiuto.Soc
correndo lei queſto Prencipe, non pur
farà opera grata a Dio,poiche aiuterà vn
Prencipe di cotanta Religione, 8 coſi
zelante, vn che combatte per la Fede di
Giesù Chriſto: ma farà etiandio (come
hò detto) coſa, che a lei conuiene; per
cioche ſoccorrerà vno, che l'è congiun
to di parentela. 8 faraanco quello, che
la prudenza humana ricerca; concioſia
coſache per il ſito, doue egli è poſto, ſia
- aſltC -
v4 O R A TI O N E
antemurale della Caſa d'Auſtria; dimo
modoche V. M. ſoccorrendo lui, verrà
a ſoccorrere in conſeguenza l'Imperato
re. Anzi farà giouamento ancoa ſeme
deſima, perciòche terrà in maniera im
plicato il Turco in guerra lontana, che
non potrà penſare a dar moleſtia ai Re
gni di lei. a che deue guardare vn buon
Prencipe, 8 ſauio, non ſolo per la con
ſeruatione di ſe ſteſſo,maanco per il ben
de' ſuoi ſudditi. S'aggiunge che ella s'a
prirà vn'ampia via da aſſaltar il Turco
per mare, & leuarli il Regno d'Egitto, S&
far maggiori progreſſi. Sà molto ben V.
penafº, Fi- M. eſſer veriſſimo quel che dicea Demo
º” ſthene parlando agli Athenieſi,che egli
è di gran lunga meglio tener la guerra
lontana, che laſciarla accoſtare a ſuoi
Stati. & sà etiandio che chi non aiuta
gli amici, dà ardire al nemico di quelli
- di aſſalir lui anchora. coſi diſſero gli
Thacid
n.82.
libi. ai
Ambaſciatori di Corintho
Lacedemonij, ragionando
& agli altri lor Colle
gati. Ma non ſolo può ſperar la M. V.
preſtando aiuto a queſto generoſo Guer
riero, che egli ſia per tener lontano il
Turco;
Q V A R T A.
Turco; maanco che lo debba cacciardi
Coſtantinopoli, la pietà di lui, il valore,
l'ardire,la celerità nelle impreſe,il fauor
del Cielo,la riputatione acquiſtata, l'ani
mo che hano preſo i ſuoi, il timore che
hà meſſo ne Turchi, queſto pmettono.
A che s'aggiunge etiidio l'opportunità
del luoco,còcioſiacoſache dai cifini del
Regno ſuo, cioè da Giorgiò in Valac
chia, doue Sinam paſsò il ponte, non ſie
no più che ſei giornate di ſtrada fino a
Coſtantinopoli; & quelle pianiſſime, S&
: ſenza intoppo veruno, è di monti, è di
ſelue,ò di Terre munite: laonde guada
gnando lui vna battaglia campale(il che
farà ſenza dubbio eſſendo dalla M. V.
aiutato) ſarà coſtretto il Turco a fuggir
ſi in Aſia. Ma per aiutar queſto Pren
cipe, non è neceſſario che ella impieghi
Capitani, è ſoldati; perciò che a lui ba
ſtano i ſuoi ſoggetti, d'animo, 8 di cor
po fortiſſimi. Vagliaſi pur V. M. in al
tre impreſe de ſuoi bellicoſi Spagnuoli;
& ſoccorra il Prencipe di vna picciola
parte defioi Theſori. mediocre quan
tità d'oro, che ella gli mandi (purche
que
76 O RATI ONE
queſto ſi faccia in tempo) farà più effet
to, che ſomma molto maggiore in man
d'altri. Non è dubbio che la M. V. non
ſpendeſſe volontieri molti milioni d'oro
per cacciar di Coſtantinopoli il Turco;
& può ella prometterſi di douer far ciò
con viliſſima ſomma, 8 non vorrà ſpen
derla? Mà non è certo che debba riu
ſcire quel che i propongo; egli è il ve
ro, io il confeſſo: ma non ſi vuole alme
no tentare, eſſendoui coſi grande appa
renza ? Poi ſupponiamo anchora che
non rieſca, almeno riuſcirà di tenerl'ar
mi Turcheſche lontane; almen Voſtra
Maeſtà hauerà ſodisfatto è quello che è
iuſto, & con piccioliſſima ſpeſa. Con
ſideri la Maeſtà Voſtra che ſoſtenendo il
Prencipe,quando anco egli non paſſaſſe
più oltre, che difendere li Stati, che ho
ra poſſiede, impedirà (come hò detto)
il Turco di poter liberamente venir con
eſſerciti a danni di Ceſare. & che all'in
contro ſe egli cadeſſe, ſi raddopierebbo
no al Turco le forze, perciòche ſe li ag
giungerieno più di quaranta mila Ca
ualli, 3 de'migliori del mondo: "
al 13,
O V A R T A. 77
ſaria poi neceſſario che V. M. entraſ
ſe in ſpeſa ſenza paragone maggiore.
Mouaſi adunque la Maeſtà Voſtra, è
prudentiſſimo Rè, a dar aiuto a queſto
inuitto Guerriero, nato per debellare i
Barbari, 8 mandato al ſuo tempo dal
Cielo per eſſer di lei Miniſtro in eſſe
quir coſi giuſta impreſa. Mouaſi, che
coſi richiedono la pietà, 8 la prudenza
ſua. & s'aſſicuri che ſi noterà nell'Iſto
rie trà gli atti più celebri della Maeſta
Voſtra, che ella ſoccorſe vn Prencipe il
più Generoſo, il più forte,il più magna
nimo (ſia detto con pace di ciaſcun'al
tro) che naſceſſe mai da Aleſſandro Ma
gno in quà: & che in eſſer pio non
cede a quanti hano veſtito ar
mi da Gottifredo Bu
glione fino al di
d'hoggi.
-
“.

se

AR
78 ARGoMENTo
D E L LA QVINTA O RATIONE
S C R I T T A

A L PR E N G I P E
D I TRA N s1 LvA NIA.
Adì 3. di Agoſto. I 59 6.
-989 - a 28Soe «98See
-98So so SSo - sosSo

S ( NT 0 il Prencipe nelcomin
º ) , ciamento del meſe di Giugno
"Sº l'anno 1596. a porre l'aſſe
Nº dio a Temeſuar, Piaz a
fa 2 ge:à principale del Vngheria ſu
periore, º reſidenza del Baſsa di quella Pro
mincia; o vi fece molte notabili fattioni come
in particolare ali 17. di detto meſe, che hauen
dohauuto ardire il fratello del Cane Tartaro
coi ſuoi, con parte delle genti di Giaffer Baſe
ſa,il quale " il Danubio a Belgra
do per ſoccorrere detta Pia a, reumero di
più di ventimila, di aſſaltar le trincee di S. A.
lo rup
-
79
lo ruppe, º miſe in fuga, e ali 19.: ilqual
di hauendo l'A.S. in perſona vrtati i nemici,
amma zò di ſua manovnode principali Capi
de Tartari, o ſeguito i nemici ſino al Tibiſco,
facendonegrandiſsima strage; & ricuperò tut
ta la preda, che haueuanofatta, º ottenne le
-
ſpoglie di eſi Tartari, º particolarmente vn
(occhio del fratello delCane,dentro il quale era
no duepiccoli fanciulli. ma in fine vedendo il
Trencipe loppugnatione riuſcirdifficile, per il
gran numero de difenſori, li quali paſſauano
diece mila; & intendendo che Giaffer con eſſer
cito di più di quaranta mila ſoldati ſi veniua
accoſtando, per non eſſer colto in me o, alli
24 del i meſe di Giugno, la mattina
leuò ilCampo, 69ſi ritiro con tutte le artiglie
rie, munitioni, º bagaglie, ſen a perdere
vnſolo deſuoi, a Lippa. Hora inteſa cotalri
tirata l'Autore ſcriſſe la preſente Oratione:
nella quale mostrando a S.A, che hauea fatto
prudentemente, º che era degna di lode, l'eſº
ſorta a ſeguitar la guerra, procurar dive
-
ºltre
8o

mire alle mani con l'inimico "; la


ſciando per l'auuenire di aſſediar le Pia GXe.
& leua le difficoltà, che potrebbono ritenerlo
da vſar queſto modo di guerreggiare. laonde
ſenza fallo l'Oratione è nel Genere Delibera
l1140 e
31
i”
-
O RA TI O N E V.
»

\',
AL PR E N CIPE D I
l
TRAN si LVANIA.
zi: ziz
A leuata di Voſtra Altez
º za, è Fortiſſimo Prencipe,
Nº dall'aſſedio di Temeſuar,
Zº hà cauſato ne'buoni, 8 ve
, ' ri Cattolici, affettionati al
la ſua virtù, che ſono ſenza dubbio in
finiti, ſecondo la varia capacità di quel
li, due differentiſſimi effetti; percioche
a coloro che ſono di baſſo intelletto, &
che non miran più oltre che la corteccia
dell'humane attioni, ha apportato di
ſpiacere, 8 trauaglio, parendo loro che
queſto poſſa hauer ſcemato l'ardire a i
ſuoi, 8 a lei medeſima ſempre ſolita a
vincere, 8 a condurre felicemente a fine.
tutte le impreſe;&rincorati i nemici,tan
te,& tante volte dalci ſuperati, 8 vinti.
ma a coloro che ſono di più fino giudi
tio,& che penetrano le coſe più adétro,
hà recato conſolatione, 8 diletto, cono
F ſcen
22 O RATI O N E
ſcendo eſſi che l'aſſedio di quella Piaz
i za era dannoſiſſimo a Voſtra Altezza, Se
potea apportarle, quado ella vi foſſe ſta
ta più lungo tempo, qualche rouina. Et
di vero chi rimirando con occhio ſano
non conoſcea quanto foſſe pericoloſo,
che ella ſi laſciaſſe mettere in mezo, trà
vn'eſercito Reale,ſenza paragone mag
gior del ſuo, 8 vna Piazza fortiſſima,
nella quale erano almen diecemila ſol
dati;doue ò ſaria ſtata neceſſitata a com
battere con ſuonotabil diſauantaggio,
ò a diſſoluerſi per la fame? chi non l'ha
rebbe ſtimata innanzi temeraria,che for
te, etiandio quando haueſſe vinto? Sa
pea beniſſimo Voſtra Altezza,che Giaf
fèr Viſir hauea già paſſato il Danubio
con la più parte delle forze del ſuo Si
gnore, & che non era più lontano che
vna giornata da Temeſuar, & che tutta
uia ſi veniua accoſtando;perciò volea la
Ragion di guerra che ella ſi all&tanaſſe,
ſenza però laſciar la campagna. il che
hauendo fatto l'Altezza Voſtra, ha me
ritato altrettanta lode di Capitano pru
dente, quanta ne meritò di cº" ar
CO
o v I N T A. 33
dito, & forte l'anno paſſato, per haueraſ
ſalito Sinà Baſsà nelle ſue trincee, 8 meſ
ſolo in fuga. L'eſſerſi V.A. è Magnani
mo Prencipe, ritirata al fauore delle ſue
Fortezze, ſenza perdita alcuna,dopò ha -

uer più volte rotti i nemici, 8 veciſo di


ſua man propria vno de principali Capi àdìQueſto ſeguì
19 di Gin
de'Tartari, 8 ſpogliato de'ſuoi arneſi il
Tartaro iſteſſo,hà aſſicurato il ſuo eſſerci
to dal pericolo, che harebbe potuto cor
rere, ſe i Turchi già molto ſuperiori di
numero, lo voleſſer combattere, auanti
che ella vniſca a quello l'altre ſue forze
di Siculi, 8 quelle che l'Imperatore le
manda in ſoccorſo. Le Ritirate, pur che do Ritirate qui
ſieno lode
non ſieno ſimili a fughe,ſono ſpeſſe vol
te lodeuoli , & molto più che le temera
riezuffe anchorche altri reſti ſuperiore,
ma ſpetialmente quando chi ſi ritira, sà
che è le forze nemiche ſtanno per venir
meno,ò le ſue per augumentarſi. Quan
to vantaggio ſi ha nel combattere tenen
doſi alle ſpalle è Città, è altro rifugio a
mico,altrettanto diſauantaggio ſi ha eſe
ſendoſi accaipati trà l'eſercito del ne.
mico, &vna Piazza di quello. Anniba
F 2 le,
84 O RATION E
le, vno de più ſaui, & de più valoroſi
Guerrieri, che ſieno ſtati, non ſi recò a
dishonore,dopò hauer di già molte vol
te vinti i Romani in battaglia, di sfuggi
1 in. Dee. 3a re coſi fatto diſauantaggio, quando heb
lib. 3. c.77 fa bea campeggiare con Marcello, ilquale
tuttauia non l'auanzaua di numero di
ſoldati; & s'imputerà a biaſimo a Voſtra
A.l'eſſerſi ritirata davn poſto tanto peri
coloſo, venedole incótrovn nemico di
gran lunga a lei di forze ſuperiore? & ſe
i ſoldati di eſſo Annibale non ſi turba
rono perciò punto, ſi vorrà credere che
ſi ſieno turbati i ſuoi? S'aggiunge che
-
ella col ritirarſi ha leuate le difficoltà
che poteuahauere di vnire al ſuo eſſer
cito l'altre genti che aſpetta. Molti Ca
pitani, & de più lodati del mondo, ſi ſo
no ritirati dall'aſſedio delle Città, ſenza
hauer menato a fine l'impreſe; & alcuni
con graue danno, 8 ſenza temer di ne
mico eſſercito;& pur nè eſſi ne riportaro
nobiaſimo,nè i lor ſoldati perderono l'a
nimo; è non tanto, che non conſeguiſſe
e

ro poco appreſſo di ſegnalate vittorie.


fii. Non ſi parti Annibale dall'aſſedio di Ro
ma,
ma, dopò eſſerci ſtato alcuni dia cerco?
ma forſe Roma, Capo di coſi grande Im
perio, & piena di huomini di cotanta vir
tù,era impreſa troppo difficile.Nöſi leuò aPirro ha
Pirro dall'aſſedio di Sparta, dopò hauer i"
la cô molte migliaia di ſoldati più volte "“
aſſaltata in darno, anchorche dentro di Platar in Pie
eſſa non ſi trouaſſe all'hora ſe né pochiſ , º º
ſimo popolo, 8 quello etiandio ſproue- b Al fiume si
duto,eſſendo ilRè aſſente con la miglior "ºº
parte del Cittadini? S: pur era l'iſteſſo pi» Pirro
Pirro, che haueua già in battaglia vinti º
i Romani”più d'vna volta; & ſubito do- e piat.i, Pir
pòla maltentata impreſa ruppei Spar "
tani, facendo ſanguinoſiſſima ſtrage di i
eſſi; & sfidò a giornata il Rè Antigono. 9º lib4 uº
ºAnnibalenò ſileuò più volte dall'aſſe-it.D.,.
dio di Nola per timor di Marcello? non li "
ſileuò da Caſilino,dopò hauerui perdu- "
ti molti ſoldati? f non abbandonò l'im- e Lia Dec 3.
preſa di Cuma?g& pur ſuperò anco do- ".
po Marcello.ºScipione Africano, quel- il 33.
lo che vinſe poi Annibale, non ſi ritirò "i
- .N. - - .7. c.215.ſ. 2
daVtica, dopò hauerla aſſediata invano spirismº
quaranta giorni,
- o: per né eſſer coſtretto a inAnnib
ae -
"ºiº, n. 2 E
cóbatteriui cóAſdrubale, 8 con Sipha- , i .
F 3 ce è lib. 9.s. 29o
cafguer.Fr. :: "º igl
ſi che guadagnò più battaglie,
ºfoser.fr ce?Ceſare,
º ſº che qualſi " i" i
anchor da Gergouia con hauerui perdu
ti in vn'aſſalto molti ſoldati, 8 non po
chi Capitani, 3 tràgli altri Lucio Fabio,
& Marco Petreio, huomini preclariſſi
i": mi? Non ſileuò da Adrumeto, dopò ha
fii, uerlotétato indarno, 8 con perdere l'al
f13 1. loggiamento? & pur s'impatroni poco
appreſſo di tutta l'Africa.Non ſolo adun
- º que nò daranno biaſimo è Voſtra Altez
za coloro che ſono di maturo giuditio,
della leuata che ha fatto da Temeſuar,
ma la commenderanno, 8 l'inalzeranno
per fino al Cielo. Sono, è Prencipe Ge
neroſo, come è ben noto all'Altezza Vo
Tre modi di ſtra, tre modi di guerreggiare, il primo è
guerreggiare difenderſi dentro alle Piazzeforti; il ſe
- condo è aſſediare, è oppugnar le Terre
dell'inimico; il terzo è campeggiare, 8:
venire a Giornata. dei quai tre modi né
è dubbio il primo eſſere il più ſicuro, ma
il più ignobile, 8 più codardo; il ſecon
do, il più forte, ma di più ſpeſa; il terzo,
Il primo achi il più periglioſo, ma di più gloria, & di
"maggiorvile. ilprimo contiene º quel
- li ſo
-
si
o v I N T A. 87
li ſolamente, che per debolezza di for
ze non poſſono contraſtar col nemico sù
la campagna, è naſca la debolezza dal
numero, è dalla qualità de'ſoldati. per
ciò coloro che hanno perduta vnabatta
glia,ſogliono ritirarſi nelle Fortezze. Se
quindi è anco che i Maeſtri dellaMilitar
Diſciplina inſegnano i mico forti ſolda
ti douerſi metter dentro le Piazze. ma
Voſtra Altezza (la Dio mercede)non hà
da tener queſto modo, percioche, non
che ſia ſtata mai vinta, ma quante volte
è venuta coi nemici alle mani, è per ſuoi
Capitani, è per ſe medeſima, tante li ha
ſuperati, 8 vinti. & ſe ben ella è inferio
re di numero di Soldati al Turco, è però
molto ſuperiore di qualità. Il ſecondo Achicennea
modo conuiene ſolo a Potentiſſimi Pré-gºiºnº
cipi, che hanno theſori infiniti, eſſerciti
numeroſi, 8 modo da poterli ſupplire;
concioſiacoſache infinite ſieno le ſpeſe
che biſogna far ne gli aſſedij. liquali ſe
durano lungo tempo, ſi conſumano gli
eſſerciti, per limolti diſagi che è neceſ
ſario patire Et ſe le Piazze ſi voglion
prender d'aſſalto, pur che quelli di den
- F 4 tro
g8 O R A TI O N E -

tro faccino conueneuole reſiſtenza, vi


muore il fior de'ſoldati; imperoche i
più veterani, 8 i più deſideroſi di gloria,
ſogliono eſſere i primi a porſi a cotali ri
ſchi. Et ſe auuiene che ſi ſia ributtati
più volte, oltre il danno de'morti, & fe
riti, ne viene anco in conſeguenza lo
ſmarrimento dell'animo in quelli che re
ſtano, &la perdita della riputatione nel
_. L, Prencipe, è Capitan Generale. Et di
" verononſipuò negare che la più danno
rºſe attioni ſa fattione, che occorra in tutta la guer
º
guerra,
ra, non ſia queſta degli aſſalti delle For
- , - - - - - --

tezze, percioche coloro che ſono aſſali


ti,ſtanno (per dir così) a cauallieroa gli
aſſalitori; & come quelli che non han
no a mouerſi de'lor poſti, poſſono rico
prirſi d'arme quanto lor pare; & di più
ſono cinti tutti dal muro, è dal terrapie
no, quaſi da vma commune armatura:
il che cauſa che tutte le qualità di perſo
ne, per imbelli che ſieno, poſſono ado
perarſi. però le fémine molte volte han
no fatto mirabile giouamento nelle di
feſe delle Città,ò combattendo per loro
ſteſſe, è ſumminiſtrando armi, S rinfre
ſcamen
- o v I N T A. 39
ſcamenti ai combattitori. come trà l'al
tre le donne di Lacedemone, quando
quella Città fu aſſalita da Pirro. S'ag-Plº in Pirro
giunge che l'amor della patria, l'intereſº,
ſe de'beni, la cura dell'honore, la tema
del furore de nemici arrabbiati, l'inſtin
to di natura, che inſegna a ciaſcuno a di
fenderſi,raddoppiano ai difenſori le for
ze: la douegli aſſalitori ſono coſtretti,
per poter ſalire ſopra le rotture de'muri,
è ſopra le mura intiere, con ſcale, andar
mezo diſarmati, 3 ſcoperti a mille nemi
che ingiurie;& di più ſparſi, 3 diſordina
ti,per eſſer meno ſpoſti all'armi da tirar
di lontano: di modoche ogn'vno d'eſſi
combatte quaſi da ſe, ſenza poterſi ſocº
correre l'uno l'altro; & non come sù la
campagna, che ſi fà di tutti quaſi vn ſol
corpo. Ma quando pur auuenga che la
Fortezza ſi prenda, è per aſſalto, è in
qualſiuoglia altra guiſa; volendoſi con
ſeruare, biſogna metterci dentro preſi
dio, di manierache conuiene ſcemar l'eſ
ſercito:3 tanto più, quante più Fortez
ze ſi premiòno. perlaqualcoſa ſe altri
non hà il modo di poter ſupplire le ſue
gen
9o O RATI O N E -

genti, ſarà forzato a laſciar la campa


gna al nemico. Però queſto modo di
guerreggiare conuiene più alTurco,che
à Voſtra Altezza; & come a lui può eſſe
revtile,coſi a lei ſaria dannoſiſſimo. N6
hà l'Altezza Voſtra nè tanto oro, nè tan
tonumero di ſoldati, che ella poſſi pro
metterſi di far gran progreſſi guerreg
giando in queſta maniera. Laſcila adun
quea più grandi, e più poderoſi di lei, è
cui non importi il tirare in Itigo la guer
ra. Rappreſentiſi ella dauanti gli occhi,
che le Fortezze, che tiene il Turco sù le
frontiere, ſono aſſai buone, 8 che i ſuoi
ſoldati, è ſia per il timor della pena, è
per l'opinione che hanno del Fato, ſono
molto atti a difenderle. Rappreſenti ſi
che quando anco toglieſſe al Turco tut
te le Piazze della frontiera, non perciò
hauerà molto diminuito le forze dieſſo;
ma ſiben molto le ſue, che conſumerà,
parte in aſſaltare dette Piazze, 8 parte
in preſidiarle: & che il Turco irritato
maggiormente per cotal cauſa, verrà
con tanto più sforzo a dar fa 5affaglia;
& che trouando lei più debole, tanto più
- facil
o v I N r A. 9i
facilmente la potria opprimere. Reſta il
terzo modo di guerreggiare, il quale, ſe
ben è il più periglioſo,concioſiacoſa che
ſi metta in c&promeſſo tutta la ſomma,
è però il più magnanimo, 8 quello che
può arrecar maggior vtile, & maggior
gloria, maggior vtile, imperoche vna
battaglia ſola che figuadagni,fà perder
l'animo ai vinti in guiſa, che non ardi
ſcon difenderſi nelle Piazze; che la ſpe
ranza del ſoccorſo è quella che mantien La ſperanza
gli aſſediati.& ſe il Paeſe è aperto, è con mantiene
- - -
del ſºccºrſº
gli
• -- -

vna, è cd poche zuffe campali ſi può ac-,


quiſtare maggior gloria,imperochevna
Giornata che ſi vinca,cuopre,e amméda "iº
- - - - ampale ama
-

tutti gli errori, che nella guerra ſi foſſer i


fatti fino a quel tépo. oltrache naſcedo i" paf
dalle vittorie campali maggior vtile, ne " º
viene in conſeguenza anchor maggior
gloria. Et quanto queſto modo è più il terzo mo
periglioſo, tanto più volontieri voglio- giare
- - • •
º "s à chi
'a . •

no imprenderlo i Prencipi d'animo gran ierg.


de; i quali non deono laſciar di tentare
le magnanime impreſe per timor depe
ricoli. Chi non dà battaglie, non può
ſperar di acquiſtar gran fama, anchor
- -
- -
- che
-
92 O RATION E
che eſpugnaſſe cento Città, 8 ne difen
" deſſe cento altre. Etchi sà ben preſen
i Capitani. tare vna Giornata al nemico, quello è da
ſtimar per Guerriero eccellente. Se Ce
ſare, riputato da tutti per Capitano di
virtù ſingolare, non haueſſe dato tante
battaglie in Francia, come egli diede,
non harebbe mai ſoggiogati, & domi
quei ferociſſimi popoli, ne fatta al Ro
mano Imperio additione coſi notabile,
ò comparato a ſe ſteſſo coſi gran gloria.
& ſe non haueſſe data la battaglia Phar
ſalica, non ſarebbe mai ſtato Ceſare.
Non è adunque dubbio, è Prencipe Va
loroſo, che non ſi debba preferir di gran
N lunga queſto terzo modo di guerreggia
. . re ai due altri. anzi non è neanco dub
"bio che non conuenga ai Generalideſ.
nerali deus ſerciti, 8 ai medeſimi Prencipi, quando
i"
porre le per ſii trouan preſenti, 8 che il biſogno il ri
- - - o

i loro si chiede, impiegarle proprie perſone, co


!"º dro,
me priuati
e guerrieri.coſicoſi
coſi Scipione, fececoſi
Silla, Aleſſan
Ceſa
re, & coſi tutti quelli che ſogg di mag
gior grido. Ma ſe ad alcuno fu eſpedien
te di campeggiare, 8 di dar battaglie, a
- Vo
Q v I N T A. 93
voſtra Altezza è eſpedientiſſimo, non
ſolo percioche mette poco contra mol
to in pericolo,percioche guerreggia con
nemico, il cui Stato (tolti i confini) è a
perto, & patente; di maniera che con
vna ſola vittoria può ſperare di leuarli
tutto l'Impero, è almé di cacciarlo d'Eu
ropa; ma anco percioche è certa che né
domando lei il Turco, ſarà domata da
lui: & domare il Turco è impoſſibile ſen
za ſuperarlo sù la campagna. Et ſe Vo
ſtra Altezza penſaſſe di poterſi mantene
re contro di eſſo, aſſicurata nella fortez
za del Regno ſuo, di gran lunga s'ingan
nerebbe;imperoche ſe ella ſi ritiraſſe dé
tro le Piazze, molti de ſuoi ſoggetti, è
per leggierezza, è corrotti dalle larghe
promeſſe, le mancherebbon di fede. Se
quando reſtaſſer tutti in viſitio, non po
trebbe però il ſuo Regno lungo tempo
reſiſtere alla grandezza di coſi potente
nemico. Segua adunque l'Altezza Vo
ſtra la riſolutione magnanima, che mo
ſtrò l'anno paſſato, quando andò ad aſ
ſalire il nemico fin dentro il ſuo alloggia
mento. Vada animoſamente a combat
- - CCIC a
v4 O R A T I O N E V.
tere. & non la turbi il numero de'nemi
º" ci, imperoche (come ben dicea Ciro)
tre li p. 5. n. - - - e N. »r a

17. non la moltitudine, ma la qualità de'ſol


o Curti, lib. dati è quella che dà le vittorie. Però A
º leſſandro diſprezzò ſempre nelle batta
glie il gran numero de'nemici. Et ſe el
la teme che i Tartari aſſalendola nel fu
ror della zuffa,ò dai lati,ò alle ſpalle, né
ſpauentino le ſue ſquadre, cingaſi con
foſſi, 8 con argini i fianchi, 8 appoggiſi
a qualche coſta, è fiume º ò trincea, é
tolga tutto lo ſtuol nemico per fronte.
Gli ornamenti, coi quali viene alla guer
ra queſto nuouo Heliogabalo, huomo
asillude al imbelle, 8 cacciato dalla madra, come
serraglio. vile animale, per forza, sò certo che non
º la turberanno, più che turbaſſero Aleſ
pua, i 4. ſandro Macedonei pompoſi apparati di
leſan e 258. Dario. anzi ſpero che allettati i ſuoi da
coſi gran preda, anderanno più arditi al
la pugna, & combatteranno con più vi
- gore: & che mettendo in rotta il nemi
co,daranno a lei tutto l'Imperio Turche
ſco in mano; come diedero già i Mace
doni ad Aleſſandro quello e Perſi.
- - AR
5
- ARGoMENTo 9

D E L L A sESTA o RATIONE
- S C R I T T A

AL MEDESIMO PRENCIPE
D I TRANSILVANIA.

Adì 1o. di Genaro. I 5 97.

a SSEN DO venuto in per


º), ſonas Mehemet Rède ſur
º chi nell'Ongheria con eſer
NGN, cito di più di dugente mila
ºrsi (º huomini, hauea, paſſando il
Danubio, el Tibiſco, aſſediata, cº reſa la
Città di Agria ali 14 del meſe d'Ottobre lam
mo 1596. ma eſſendoſi poi venuto a congiun
gere il Prencipe di Tranſluania con le Arcidu
ca Maſſimiliano, ambidue vniti ſi accoſtarono
al nemico: colluale fecero varie fattioni alli
24.69 a 5 del detto meſe; ºvna fra l'altre,
nellaquale il Prencipe guadagnò º ar
pezzi

96 -

d'artiglieria. infine alli 26.ſfattaccò la bat


taglia, reggendo eſſo Prencipe il corno deſtro,
che fu il primo ſquadrone ". vrtaſſe i nemi
ci º ſucceſſero coſi felicemente sù lprincipio le
coſe, che rotte le prime ſchiere de Turchi, ino
firi penetrarono dentro le lor trincee, o meſſo
in rotta ancoilneruo principale dell'eſercito,
costrinſero l'iſteſo Turco a metterſi infuga. &º
ſei Chriſtiani haueſſero ſeguitato a combattere,
non è dubbio che quel giornoſi otteneua la più
compita, º più illuſtre vittoria, che ſi ſia gua
dagnata gran tempo fa, ma l'auidita' del ru
barefeceperdere coſì nobile occaſione di debel
lare, & diſtruggere il Turco; percioche eſſen
doſiinuilupatii Chriſtiani nella preda, furono
facilmente da pochi nemici, che anchor reſta
uano a diſſiparſi, cacciati deglialloggiamenti,
e meſſi in rotta, 9 infuga. continuarono non
dimeno a fuggire anco i Turchiper timore de
noſtri verſo º" : dimodocheſifiggi dav
naparte, e d'altra; 69 le bagaglie restarono
per la più parte ai Tartari, 9 ai villani.
- - Hora
97

Horaſopracotale occaſione l'Autore ſcriſſe la


preſente Oratione al Prencipe, nella qualecó
médail valore ſato da eſſo in detta battaglia;
e moſtrandoli onde foſſe nato che non ſi ha
uſe ottenuto piena vittoria de nemici, li dice
come habbia dagouernarſinell'auuenire, ppro
sedere a tutti i diſordini, che poteſſero occorre
re & l'eſorta a continuar la guerra con ſpera
Xa certa didouer reſtarvincitore, dimodoche
l'Oratione quanto alprincipio, è nelGenere De
moſtratiuo,ma per ilfine,è da porre trà le Ora
tioni Deliberatiue,
98 . r

, O RATI o N E VI.
AL MEDESIMO PRENCIPE
DI TRANs Itv ANIA.
:
ON era alcuno,ò In
uittiſſimo Sigiſmòdo,
che conſiderando il va
a
a
º º lore, &le glorioſe im
"N?) preſe già fatte da Vo
No Si è i; " A". da ſuoi
fortiſſimi Daci, non ſi perſuadeſſe che
ella foſſe per aſſaltare intrepidamente il
Turco, 8 combatterlo; & che non ſpe
raſſe etiandio, & quaſi teneſſe per certo,
che ella foſſe per vincerlo; quando ha
ueſſe hauuto raccolte in vno tutte le for
ze del Regno ſuo. Ma che ella con poca
, parte delle ſue genti doueſſe affrontar
i" ſquadra molto maggior di nemici, in
Il Prencipe arriuando a viſta di quelli, 8 metterli in
i" Vn momento in rotta, 8. in fuga, toglien
º artiglieria, do loro le artiglierie, che non erano in
"picciol
i a Varadi numero, ſenza che eſſi nè poteſ
i" ſer
s

ſer ſaluare pur vn ſol pezzo; & che ella Abdi 6 dor
- - 9 a iede

doueſſe tre giorni appreſſo con l'iſteſſe i "


ſue géti, º accompagnata da pochi altri, ad Agria.
andare ad aſſaltare il nemico, il quale ha i":
uea almen ducento mila ſoldati, 8 quanto dal Tiefem
tità infinita di machine, 8 iſtromenti "
bellici, fin dentro il ſuo alloggiamento, ".
& romperlo, 8 fracaſſarlo, 8 farlo fuggi periore.”
re, in breuiſſimo ſpatio d'hora, & quaſi
ſenza danno de'ſuoi; queſto non s'aſpet
taua; & di tanto eccede tutte le altre at
tioni illuſtri,fatte, è da lei, è da altri, in
guerra, che peneranno a crederlo i
ſteri; & di quelli anco che hoggidì viuo
no,v'haurà molti, che ſi renderanno dif
ficili a darli fede. le vittorie d'Aleſſan
dro Macedone contra Dario, quella di
Gualtieri da Plettemburgo Gran Mae- Fà nell'anno
ſtro de Cauallieri Teutonici, che con i
ventiquattromila ſoldati,ruppe preſſo ai
Pleſcouia centoſeſſanta mila frà Tarta
ri,& Moſcouiti,furono ben più felici, ma
non più grandi, nè più preclare. Vinſe
l'Altezza Voſtra il Turco, per quanto
s'aſpettò a lei, con meno di quindecimi
la: & ſe la vittoria s'intorbidò, non vi
- G 2 heb
1 66 O R A TI O N E
hebbe ella colpa. Fuggì Sultan Mehe
met,cacciato dal valore di Voſtra Altez
za, & de ſuoi ſoldati. & ſe fuggirono
anco i noſtri, non fù per virtù de'nemici,
è per mancamento di lei. Abbandona
rono i Turchi gli alloggiamenti,non po
tendo ſoſtenerla furia de'ferociſſimi Da
ci, nè i colpi della ſua fortiſſima deſtra.
Laſciarono anco i noſtri gli ordini loro,
sueto fattº & li lor ſteccati, ma però ſenza cagione.
i". Di là i Volſci, 8 di quà i Romani laſcia
ſimiliſſimo ai no le trincee, le bagaglie, ei feriti, S ſi
i" fuggono, penſandoſi di eſſer vinti.Non
legge appreſe dimeno l'Altezza Voſtra ſen'andò paſſo
" paſſo, 8 in Ordinanza & portò in ſegno
si di vittoria non poca parte dell'artiglie
i" riade'nemici
dei figli. & & ſialcuno,che
ſenza offendere può dirgiuſtamente,
ella è ſta
i" ta trà Chriſtian Prencipi il primo amo
, ſtrar per proua il Turco poterſi vincere:
di ºtitino, come già a Marcello fece vedere d'Anni
f", bale, riputato fino all'hora inuincibile.
lib. 4 c. 1 o dimanierache la Republica Chriſtiana
ſi " deue più a Voſtra Altezza,che a qualſi:
so, 3- uoglia Guerriero, che ſia mai ſtato. Ma
le coſe che rendono celebre, & chiara
- - - que
- 'S E S T A. I ofs

queſta attione, 8 che la faran memora


bile in tutti i ſecoli, non ſono quelle ſo
lamente che ſi ſon dette, ma s'aggiunge
che ella andò in perſona fuor del ſuo Re
gno in aiuto altrui; che non aſpettò di
eſſer chiamata,ò ſollecitata; mas'offer
ſe, & s'incaminò in vn'iſteſſo tempo; &
ſollecitò ella medeſima quelli, in ſoccor
ſo de'quali andaua; che ella ſi leuò del eraIl ſtato
Prencipe
alcu
letto non anchor libera affatto dal ma ni di indiſpo
ſto di febre,
le,& ſi puoſe ſubito in via; che ella inci
tò, & quaſi aſtrinſe a cdbatter quelli, in
cui aiuto era andata, 8 tolſe ſopra di ſe Il Prencipe
il primo, 8 maggior riſchio della batta guidò l'Auan
guardia»
glia. Coſi foſſe piacciuto a Dio che il ne.
mico haueſſe aſſaltato lei nel ſuo Regno,
poiche ella, per conuenienti riſpetti,non
giudicaua eſſer bene di aſſaltar lui pan
chorasù'l ſuo; che ella hauerebbe com
battuto ſolamente coi ſuoi ſoldati, ha
uerebbe comandato da per ſe ſola; & ha
uerebbe dato ordine tale, che l'auidità
della preda non haueria interrotto il cor
ſo della vittoria. Et era da credere che
iTurco foſſe per farlo, ſe non l'haneſ
ſe ritenuto l'opinione che gli ſtà infilla
G 3 nella
Io2 O R A TI O N E
nell'animo, che ella ſia nata per hauer
ſempre vittoria di lui: perciòche non vo
lea la Ragion di guerra, che egli ſi laſciaſ
ſe alle ſpallevn nemico tanto da lui ſti
mato, come ella è.la quale ſe non haueſ
, Meheme ſe voluto andare ad vnirſi con l'eſercito
paſsa di Bel-Imperiale, poteua,ò ponendoſi sù'I Ti
"i" biſco, impedirli in gran parte le vettoua
pi, confeſ glie,e affamarlo,ò auuiandoſi verſo Co
i"i" " ſtantinopoli, farli ſolleuare i popoli, im
i Lippedirli il ritorno, 8 forſe torli la Reggia
"iſteſa, maſſime che pigliando Agria (la
,ſia quale tuttauia non era da ſtimare coſi fa
sonº Agip cile impreſa,eſſendo ſtata altre volte da
i"
limano, 8 ºla Turchi tentata indarno) non veniua
l ufCIil tcn à
ua a
batterono 4o vietar con queſto, che è ella per l'auue
i" nire non poteſſe congiungerſi conglieſ
pezzi groſsi ſerciti lmperiali, è eſſi con lei. che ſe la
i". Piazza conducentomila ſoldati non ha
l'aſfaltarono potuto impedir cotale vnione, molto
i", ci manco lo potrà fare la Piazza da per ſe
ini e ſola. Gli eſerciti, è Prudentiſſimo Pren
"i cipe, còpoſti di nationi diuerſe, ſono da
di più natio
i noi ſi ſtimar di griliga meno, che quelli che
" di
conſtano
i li diucrſedivna
e Gue -
ſola, perciòchè i ſoldati
- a - s as

nationi,nò ſono mai tanto vni


(- - •

t1
S E S T A, 1e3
ti d'animo,ne s'intendono mai coſi bene
inſieme, come quelli che ſono della me
deſima:laondenò ſono neanco coſi prò
ti aſporre la vita l'uno per l'altro; & è fa
cile che trà loro ſi generino diſſidij, &
ſeditioni. 3: ſe il Capitano vuole inter- -

porſia riunirli, per molto ſauio che ſia,


difficilmente potrà ſchifare che vna del
le parti non cada in ſoſpettione che e
gli fauoriſca più l'altra: da che ne può
naſcere che quelli, che ſi ſtiman disfauo i
riti,ò s'ammutinino, è ſe ne vadano. Pe -

rò Annibale, il maggior Capitano, ſen- liº. Dete si


za alcun dubbio, che generaſſe mai l'A-º
frica, non durò maggior pena in Italia,
che in mantenere vnito il ſuo eſſercito
compoſto di varie genti: a 8 di queſto è a Petillibat.
più commendato, che di tante preclare "5...,
vittorie, che guadagnò . Et tanto più li 8 e g. ,
ſono da riputare imperfetti gli eſerciti"
miſti, in paragone dei ſemplici, quando neri, ſtipen
quelli conſtano di ſoldati ſtranieri,ſtipé- "
diari, & auſiliari; &queſti di natura- "i
li ſudditi; imperoche i ſoldati ſtipendia- º
rij poſſono eſſer facilmente corrotti dal
l'inimico: come già furono li Suizzeri
- , G 4 di
1o4 o R A T I o N E
Gricciº º di Lodouico il Moro dal Rè di Francia,
“ oltrache per lieue cagione di mancamé
to di paghe, è divettouaglie, ſogliono
ammutinarſi, é mettere in pericolo il
Prencipe, da cui ſono condotti. Coſi i
ºliº lib, i ſoldati ſtipendiari della Republica di
f 92- Carthagine, finita la prima guerra che
hebbe con i Romani, anchorche foſſero
di diuerſi paeſi, ſi riuoltarono tutti vniti
contra di eſſa . Et di vero non ſi può du
Iſeer. Piſt.2. bitare (come ben dice Iſocrate in ſcri
e 7, uendo a Filippo Rè de'Macedoni) che
molti più Prencipi non ſieno ſtati tradi
ti da cotali ſoldati, che conſeruati. Et
quanto agli Auſſiliari, ſe ſono in gran
numero, poſſono impatronirſi di quello
Stato, oue ſono mandati in aiuto, que
Pelib. lib. 9. ſto auuerti ſauiamente Luciſco Amba
n. 18. ſciatore degli Acarnani nel Senato de'
Lacedemoni. & ſe l'haueſſero auuertito
i" gli Imperatori de'Greci,nonſarieno ſta
give ti cacciati da Turchi. Però molto prude
i""temente i signori venetiani ricuſarono
i di accettare gli aiuti offerti loro da Baia
ri della Lega zete per la difeſa del lor Dominio, quaſi
i" do erano trauagliati da tanti "
- IlC
-
S E S T A, te;
& nel combattere non ſogliono aſpetta
re gli eſtremi pericoli a volgerſi in fuga.
laonde è da ſtimare incóſiderato, & ſtol
to quel Capitano, il quale ſi mette al riſ
chio della battaglia fondidoſi ſopra ſol
dati Auſiliarij. coſi afferma Polibio, Poli, lib. it.
per giuditio di Scipione Africano. Ma “
quanto importi che l'eſercito ſia coman va eſercito
dato da vn ſolo Capo, 3 non da più,non "
occorre a moſtrarlo all'Altezza Voſtra, "ci
à cui è molto ben noto gli Athenieſi, Iſocr.
- -- - - - - s -
º in ,
Ni
ſempreche eſpedironovn'eſercito ſotto i...,
più Capitani, eſſer ſtati rotti, 8 vinti da
i lor nemici; S all'incontro ogni volta
che guerreggiarono con vn ſol Capo,eſ- N
ſer riuſcite loro felicemente le impreſe:
& quai pericoli correſſero già i Romani
per hauer comeſſi gli eſerciti loro a più -

Capitani. º Vn ſolo ha ad eſſer quello, a Lin Deer


che comandi, 8 che gouerni la ſomma iº
delle coſe intépo di guerra. º Peroi me e La prºr.
deſimi Romani nelle maggiori difficol-".
tà ricorreuano all'elettione del Dittato- mi . .e
re: & quell'wno deue hauer podeſtà aſ-ºººr
i" i Lacedemonij, anchor
che haucſier due Rè,3 vn Senato,laſcia
ll allO
no6 O R A TI O N E
" º uano tuttauia l'autorità libera nella guer
cocle n. 5. e- - - - - -

A, i ... ra advn ſolo di detti Rè.Quello poi che


lºliº habbia apportato di male à gli eſerciti
mietterſi a l'eſſerſi i ſoldati quaſi vittorioſi, auanti
"il fin dell'impreſe,poſti a depredarleba
" gaglie dell'inimico;lo diranno i Veien
ſo. ti, ei Thoſcani, quando s'azzuffarono
fº: con Marco Fabio, 8 con Gneo Mani
blin Deca. 1. lio: lo diranno ºi Sanniti, quando com
"i, batterono con Cornelio Aruinarlo dirà
derisi di lui º Lodouico Vndecimo Rè di Fräcia,qua
"i dovenne a battaglia con Maſsimiliano
il , , Rè de'Romani:di Signori Venetiani,quá
e ºf Pº di do combatterono al Taro con Carlo Ot
Ciro lib. 4. n. - - e - -

I 5- tauo;& infiniti altri. Perlaqualcoſa Ci


roſauiſſimo Capitano, quado fù percé
battere con gli Aſſiri, ammonì i ſuoi ſol
dati, che fin che i nemici non foſſero af
fatto rotti, non ſi doueſſer dare alla pre
da: imperoche ſapea molto bene che i
ſoldati mettendoſi a ſaccheggiare, ab -

bandonano l'Ordinanza, 8 ſi diſſipano:


laonde porgono occaſione al nemico, ſe
ben già rotto, & disfatto, di riprendere
di nuouo animo, 8 di far teſta: il quale
vrtandoli diſordinati, 8 carchi di preda,
- facil
S E S T Aa 167
facilmente li pone in fuga, 8 ſi fà di vin
to,vittorioſo. Alqual diſordine i Roma come rime
niprudentemente rimediarono, con or-"
dinare che le ſpoglie nemiche ſi portaſ- dire che ſuoi
ſero da ſoldati in mande'Queſtori,liqua"
li, ſecondo la diſpoſitione del Generale, a piedi
è le riteneano per il Commune, oledi-"º
- - - . • – - 1 I 1a .

ſtribuiuano poi vgualmente ad eſſi ſol pºi.it. o.


dati, comprendendo etiandio nella di- º 5.
ſtributione & gli infermi, ei feriti, 8:
quelli che erano rimaſi a guardia delle
trincee, 8 quelli che erano ſtati inuia
ti altroue per beneficio del publico. &
accioche queſto haueſſe da ſeguir ſen
za fraude, oſſeruauano nel riceuere al
cuno nella militia, di farli ſolennemen
te giurare di douer eſſerleale in conſe
gnare intieramente la preda che de'ne
mici farebbe. coſi auueniua che niuno
abbandonaua il ſuo luoco per auidità di
rubare; ma tutti ſtauano fermi ne'loro
ordini. Hora poiche Dio ha permeſſo,
che tutte queſte imperfettioni fieno ſta
- i" Chriſtiano, accioche
noi non haueſſimo per anchoraadhaue
re compita vittoria del Turco, dee Vo
- ſtra
To8 O RATI O N E
ſtra Altezza riſoluerſi a tenere altro mo
do nell'auuenire:& queſto ſarà (per con
figlio mio) che ella ſenza vnirſi cd altri,
è ſenza attendere ſtranieri aiuti di gen
te, mettendo inſieme le forze de'ſuoi Re
gni di Tranſiluania, & di Valacchia, &
quelle che può trarre de ſuoi Stati dell'
Vngheria, & del Paeſe de'Siculi, & pre
ſidiate le ſue frontiere, muoua quanto
prima in perſona verſo detta Prouincia
di Valacchia, & fatto vn ponte ſopra il
Danubio, è diritto a Nicopoli, è più to
ſto preſſo a Giorgiò, perſuaſi prima i ſol
dati di voler partir loro tutta la preda
ſenza ſeruar per ſe coſa alcuna ; ma
vgualmente, come i Romani faceano;
& perciò ordinato che tutto ſi debba
porre in mano di quelli che a ciò ſa--
ran da lei deputati; & dato loro ſtret
tiſſimo giuramento di non defraudarſi
l'vn l'altro; aſſalti il nemico ſopra i ſuoi
Stati;& ſe egli ſe le fà incontro, li dia la
battaglia; ſe non,tenda diritto a Coſtan
tinopoli. Queſta riſolutione "; -

gna di Voſtra Altezza, come io le ho det


to altre volte; & ſola la può far º"de,
- Al
S E S T A, ro9

Aſſaltando ella il Turco, aſſicurerà il Re


no ſuo dall'armi di eſſo. Raccordiſi di Thueid. lib.6.
quel che diſſe Alcibiade Capitanotrà i “º
Greci chiariſſimo, 8 non men ſauio,che
valoroſo,ragionando agli Athenieſi in
torno l'eſpeditione da farſi in Sicilia,
che non conuiene aſpettardi eſſere aſſal "
- • • • v pettar di eſe
r

tati da coloro, che ſon di noi più poten- i mali


ti, ma ſi vuol aſſaltarli. Raccordiſi di "i
quel che dice Demoſthene parlando di "resa
Filippo Rè de'Macedoni, che i Prenci- Pensi h. Fi
pi diuentano grandi coll'aſſaltare ani-º“
moſamente il nemico, 8 col metterſi
ad impreſe difficili, 3 periglioſe,non col
procedere troppo cauto, & conſiderato.
Aggiungeſi che l'Altezza Voſtra porrà
il Turco in terrore; percioche (come sansf pd di
ben dice Ciro) è coſa ordinaria che chi Cirºlib. 5 º
aſſale, anchorche ſia molto inferiore di “
numero di ſoldati, metta ſpauento al ne
mico. S'aggiunge che eſſendo l'Impe
rio Turcheſco infermo, ſi per altre ca
gioni, & ſi principalmente per la mala
affittiamº de'ſudditi, ella entra doui den
tro, ſcoprirà le imperfettioni di quello,
& lo metterà tutto in riuolta. coſi De
- moſtile
II o o R A T I O N E
Pºrſº i moſthene affermaua
io di Fili
lip. 2. n. 1o. dell'I
agliſariAthenieſi che
ell Imperio di Filippo Iaria auuenuto,
ſe aſſaltato l'haueſſero. & queſta iſteſſa
i", pº 3 ragione, trà molte altre, vsò Scipione
“ a perſuadere i Romani a mandarlo in
Africa contro i Carthagineſi. Prenda
adunque l'Altezza Voſtra, è Magnani
mo Prencipe,queſta magnanima riſolu
tione di aſſaltar lo Stato del Turco. 8:
eſſequiſcala con preſtezza, che coſi lo
trouerà meno apparecchiato a difender
Niuna coſa ſi: & lo metterà per conſeguenza in mag
i" gior ſcompiglio: che niuna coſa è, la
arriuarli im- qual più perturbi il nemico, che arriuar
p"
te addoſſo. li improuiſamente addoſſo. Di ciò fa
- • - - - -

ad oner rano ampia fede º quelli di Reins,º quelli


iº º º di Sueſſone, i Germani, 8 altri,aſſaltati
i Ciſ Guer. inaſpettatamente da Ceſare. Vſ Voſtra
i" º Altezza celerità in aſſalire il Turco. 8.
i Gas, non perda tempo in fortificarle Piazze
i m.Frº
8. lº º trebbe
per il camino; perciòche
far perder queſto le
la riputatione; po
il che
le impedirebbe il fin dell'impreſa. coſi
Thusia libr. gli
appunto interuenne a Nicia
paſsòCanitan de .
v, 5 - Athenieſi, quando a guerreg
giare in Sicilia contra i Siracuſani. Va
- - da
S E S T A. . 11 r
da dirittamente verſo la Reggia dell'ini
mico; imitando in ciò Scipione Africa- ", ".
no,il quale volſe per premio della vitto : ºsse
ria,che ſperaua di douer conſeguire, né
i mezorotti Caſtelli della Calabria, ma
Carthagine iſteſſa. Non è Giorgiò,ter
mine del ſuo Regno di Valacchia, più
lontano da Coſtantinopoli, che lo ſpa
tio di ſei giornate, 8 quelle piane, 3 ſen
za intoppo veruno. & da Varadino, che
è confine dello Stato ſuo d'Vngheria,
fino à Giorgiò,nó hà ella da far viaggio,
che per il paeſe ſuo proprio; il quale è
tutto fertile, 8 atto a nudrire ogni gran
de eſercito. Nè hà da temer Voſtra Al
tezza, è Glorioſo Guerriero, del Turco,
per la moltitudine delle genti che tiene,
percioche egli non ne potrà più racco
gliere (almen per queſto anno) tante,
quante conduſſe uell'Vngheria ; parte
per eſſerne morto numero grande, 8 par
te per eſſer tornate quelle d'Aſia, 3 d'E
gitto, alle loro ſtanze, 8 ai lor Timari.
& quando ancoraccoglieſſe altrettante
forze, quante menò ſeco l'anno paſſato,
non ſi vincono le battaglie per il gran nu
- - - - IIACIO
r 12 , O R A TI O N E
Senof Ped. di
Ciro lib. 5. f. mero, ſecondo l'auuiſo di Ciro appoSe
1 6. nofonte: concioſiacoſache pochi per or
dinario ſien quelli che entrano nella mi
Corn. Tacito. ſchia, come ben diſſe Suetonio Paolli
Amº lib.14 º no eſſortando i ſuoi a combatter con
32e
tro gli Ingleſi: ma ſi per il valor de'ſolda
ti,per la diſciplina, 8 per l'armi.coſi inſe
Veget. lib.1. gna Vegetio Gran Maeſtro della mili
tap. I tia: & coſi ha moſtrato ſempre l'eſperien
za. Gli eſempi di Milciade, d'Aleſſan
dro,&tanti,8 tanti altri,non ſono igno
ti all'Altezza Voſtra. Ma a che cercare
eſſempi lontani? non erano già,trà iſol
dati Imperiali, 8 quelli di Voſtra Altez
za,quando andarono ad affrétare il Tur
co ſotto Agria, più che quaranta mila;
8 l'aſſaltarono (o mirabile ardire) den
troa ſuoi medeſimi alloggiamenti : &
purlo ruppero, 8 con molta facilità lo
uoſero in fuga. Altrettanti ne miſe in
ſieme l'Altezza Voſtra contra Sinam di
forze ſue proprie due anni ſono. & qui
doanco non ne poteſſe mettere che la
metà, ad ogni modo le baſterieno. i
ciola parte del noſtro eſercito combat
tè preſſo Agria. i due corni ſoli,de quali
- - Voſtra
S E S T A. srs
voſtra Altezza reggeua l'vn coi ſuoiDa
ci, s'azzuffarono col Turco: il reſto vi
defuggire i nemici, 8 ſaccheggiare i lor
padiglioni, quaſi ſenza abbaſſarla licia,
ò sfodrarla ſpada. Scielga pur Voſtra
Altezza di tutte le ſue genti da guerra,
venti,ò venticinquemila, trà fanti, 8 ca
ualli, & con queſti aſſaglia ſenza più in
dugio il Turco, che al ſicuro lo vincerà.
Non era anchor giunto Aleſſandro ſo
pra il mar Caſpio, 8 gli reſtaua a domar
gran parte dell'Aſia, & a combatter con
mille barbare ſquadre, quando licentià Plutin Aleſi
molti de'ſuoi Macedoni, non ritenendo c. 262 f2
ſeco più che venti mila fanti, 8 tre mila
caualli; & entrato in Hircania ſi laſciò
intendere che egli non harebbe vietato
il tornare a dietro a chiunque di detto
numero non l'haueſſe volontieri ſegui
to;percioche confidaua di ſoggettar tut
to il mondo, mediante il valor di pochi.
& dubiterà Voſtra Altezza di aſſaltar
con venti mila de' ſuoi bellicoſi ſudditi
. il Turco? il Turco, la cui viltà hà già .
più volte prouata ? che hà hormai più
vol
114 O R A TI O N E VI.
volte vinto, č fugato? & che ſtimando
lei inuincibile, non hà ardi
to pur di appreſſarſi ai
ſuoi Regni?
x ir
º

i.
#
“E ſ;

AR
ARGoMENTo 1,
DELLA SETTIMA O RATIONE
-- S C R I T T A.

A RodoLFO SEcoN Do
I M P E R A T o R E.
Adì Io. di Febraro. I 5 9 7.
i 0 N molto dopo la Battaglia
èNS è d'Agria era venuto vn'Amba
NI) ſciatore Ingleſe da Costantino
ºN2 poli all'Imperatore, per trat
tiºé Nº tar dellapace trà Sua Maestà,
e ilTurco, eſſendoſi la Reina d'Inghilterrain
terpoſta, come me ama, in cotal negocio. 7l
che inteſoſi in ftalia,l'Autore ſcriſſe la preſen
te Oratione a Sua Maestà (eſarea - nella qua
ſe la perſuade a ſpre zare la pace offertali,o'
a continuar la guerra, moſtrandoli per li ſuc
ceſſi delle coſe paſſate, che può ſperare divin
cere affatto il nemico:o li dice come habbia da
gouermar la guerra nell'autuenire, che Capitano
Senerale debba eleggere,et che eſercito;& qua
li impreſe debba tentare per la qualcoſa l'Ora
tione è tutta nel Genere Deliberatiuo.
H A 2 ORA
1 I6

o RAT I o N E v11.
A L L I M P E R A T o R E.
i3 3:

3E foſſe piacciuto à Dio,


E che la Sacra Maeſtà
Voſtra, è Religioſiſſi
mo Ceſare,haueſſe co

Zi RS 3 S contra Mehemet Rè
de’Turchi,vna compita, 8 piena vitto
ria, come lo fece fuggire vergognoſa
mente, è quaſi ſenza combattere; non
ſarebbe hora biſogno di più conſigli,per
eſaminar quello che ſia da fare nell'au
uenire: percioche già Voſtra Maeſtà ha
ueria ſteſo l'Imperio ſuo da Vienna fino
a Belgrado,S: forſe più oltre. nè perauen
tura vederebbe mai più il nemico in ca
pagna, ſe non andaſſe a trouarlo in Aſia.
Ma poichela Sapienza Diuina, i cui alti
giudici ſono agli occhi de mortalina
ſcoſti,altrimente hauea ſtabilito, & ſer
uato a dare alla Maeſtà Voſtra, 8 per
IlCZO ,

i
S E T T I M A, 1 17

mezo di lei a tutta la Republica Chriſtia


na, in altro tempo,cotanto bene; & for
li

ſe a concederle di riunir nella ſua perſo


naidue Imperi, 8 di cacciarl'empia Set
ta di Mehemeto del mondo, ſottovn Ti
ranno del medeſimo infauſto nome; non
deue ella in maniera alcuna aſcoltare i
ti conſigli, 8 le perſuaſioni fallaci di quel- -

li, che l'eſortano a rappacificarſi col Bar ";


baro; percioche queſti inuidiano la ſua geſ, venuto
gloria,3 la ſua grandezza; & vorrebbo "
no liberare il Turco da queſta guerra, "“
acciòche in guiderdone di tal ſeruigio
impiegaſſe poi le ſue forze in aiuto loro,
& a danno d'altri Prencipi Chriſtiani.
Già entra il quarto anno di queſta guer
ra, & Voſtra Maeſtà hà tolte più Terre, Ali, a
al Turco, che eglia lei non hà fatto. & Giugno isº;
non è anchora (la Diomercede)inco- i".
tanto tempo venuta alle mani in campa nel 93.
gna con eſſo lui, che non ſia reſtata ſupei"
riore. Vinſe la M.v. ſottosiſech,ºſor-i
to Albaregale, ſotto Hatuan,º ſotto ",
- - M » -
i 19. &
c

Strigonia, º sù'I fiume Kulpa,S:fvltima- º, se pre


métehàvinto
h čd ſi ſottoAgria
il dimanierache
- -ll ſ fiº,
Adì 26. di
auedotuperato il nemico in quella tor ottobre,sgs
H 3 te di
18 O RATI O N E
tedipugna, nella quale egli ſi teneuain
uincibile, l'hauerà ſpauentato in modo,
che non confiderà di poter mai più vin
cere.&tanto più l'hauerà atterrito,quà
to che egli è ſtato vinto da lei all'hor
che hà fatto l'ultimo sforzo di ſua poten
za.Ma come ſi ſono inuiliti i nemici, coſi
per l'iſteſſa cauſa i ſoldati della M. Vo
ſtra ſono diuentati più animoſi, & più ar
diti, hauendoli con tanta facilità meſſi
in rotta: doue dianzi diffidauano di po
ter ſoſtener l'impeto loro, aborriua
noglivrli,& le grida,conche eſſi ſoglio
no entrare in battaglia; & appena ardi
uano di mirarli da lunge. la paura che
vanamente riſedeua ne'cuori della na
tione Alemanna, 8 d'altri ſudditi della
Maeſtà Voſtra,del Turco,facea parer le
forze di lui maggiori che elle non ſono,
li». Der- 3. & minori quelle di lei. Coſi i Romani
lib.7.m. 16. temendo il valore dei due famoſi Car
thagineſi, Aſdrùbale, & Annibàle,ſi in
imaginauan le forze di eſſi eſſer più po
tenti di quello che erano, 8 le org,con
dotte da Liuio Salinatore, 8 da Claudio
Nerone, meno potenti. & coſi gli ſteſſi
Car
S E T T I M A. T 19

Carthagineſi, quando Lelio paſsò con Lin. Due s.


alcune naui, & pochi ſoldati a depredarº“
l'Africa, eſſendo impauriti, ſi dauano a
credere che già Scipione con tutta l'Ar
mata foſſe arriuato. però il medeſimo Li Ds.;
Scipione volendo perſuadere il Senato º
a mandarlo in Africa a guerreggiare,di
cea trà l'altre ragioni, che le forze dell'i
nimico ſono di più terroreauanti che ſi
conoſcano, che poiche ſi ſon conoſciu
te. di che la ragione è, imperoche men
t
tre ſono ignote, ſi ſtimano eſſer maggio
ridi quello che ſono. &l'iſperienza mo
ſtrò poi che così veramente era, eſſendo
riuſcita aſſai più facile a Scipione l'im
preſa d'Africa, di quello che i Romani
ſi erano perſuaſi. Niuna coſa è, laqual
renda più audace il nemico, che il mo
ſtrar ditemer di lui, per queſto alcuni
volendo far diuenir temerarij i nemici
loro, hanno vſato artificioſamente di
ricuſare per qualche ſpatio il combatte
re: come T. Sempronio Conſolo,quádo Lin. Dre, a
fù aſſaltato dai Boinell'alloggiamento.ººº
Queſtò appunto a noi auueniua col Tur - º

co: noi medeſimi l'habbiam fatto ardi:


-- H 4 to
12o ORA TI O N E
to colla noſtravana paura. Ma per farſi
temer da i nemici audaci, biſognamo
ſtrar audacia contro di loro, coſi dicea
Thueid. lib.7.
º 3
Hermocrate confortando i Siracuſani
ad aſſalire animoſamente gli Athenieſi.
E natura de'Barbari di incalzar furioſa
mente quelli, che ricuſano di affrontarſi
con loro, 8 che cedono; ma ſe trouano
chi faccia lor fronte, non hanno ardire
trerodianoin di reſiſtere. coſi dicea Aleſſandro Seue
Aºdi
Mammea.
ro eſſortando i ſoldati ſuoi ad andar vo
- - - va e

lentieri con eſſo lui contrai Perſi, che in


grandiſſimo numero erano entrati den
tro ai termini dell'Impero, 8 combat
terli. Hora Voſtra Maeſtà ha aſſai rin
tuzzato l'ardir del Turco, 8 conoſciu
to per proua che i ſuoi ſoldati(ſe pur me
ritan cotal nome) ſono Barbari, ſenza
cuore, ſenza diſciplina, ſenza armi, S&
ſenza ordinanza; liquali confidandoſi
nella moltitudine inſultauano contro di
Il gran nume lei: ma poiche hanno chiaramente ve
"duto, & prouato con danno, &vergo
i"i" gna loro, che il numero non è quello
i" che vinca, anzi che più toſto ingombra;
& che non potendo le parti eſtreme dei
4 - gran
S E T T I M A. 121
grandiſſimi eſerciti ſoccorrerſi l'una l'al
tra, nè eſſere il Capitan Generale a tem
po a riparare ai diſordini, che ſuccedo
no, hor davn lato,hor dall'altro, 8 fer -

mar quelli che piegano, per la troppa di


ſtanza, né reſta più loro in che confida
re.laonde temono molto più legeti del
la Maeſtà Voſtra, anchorcheſieno in aſ
ſai minor numero, di quello che dianzi
erano temuti da eſſe. però ella può pro
metterſi di douer reſtar in tutta la guer
ra coſi al diſopra, come fino adhorari
mane. Ettanto più per gli aiuti potenti,
che la Santità di Noſtro Signore le in
uierà: che ſe la Maeſtà Voſtra è reſtata
ſuperiore al nemico ſenza hauer queſte
forze ſtraniere, che farà hauendole?Ag
giungeſi che il Turco metterà molto ma
cogente il preſente anno in campagna,
di quella che miſe l'anno paſſato: per
cioche, oltra di eſſerne morta quantità
grande nell'Vngheria,trà di ferro, 8 di
fame, 8 d'infermità,8 moltavcciſa dai
popoli nel ritorno, di quelli che ſonri
paſſati in Aſia, è in Egitto,pochi potran
no metterſi in ordine per venire a tempo
I2 2 O RATI O N E -

all'eſſercito, mancando ad altri i caualli,


ad altri i danari, 8 ad altri altre coſe ne
ceſſarie, le quali non ſi poſſono proueder
tanto preſto, che baſti loro (atteſa la di
ſtanza de'luochi) per poter riueder l'Vn
gheria queſt'anno. lagual difficoltà è
ſempre ſtata nell'Imperio Turcheſco:pe
rò non ſi è mai veduto che habbino fat
tonotabil sforzo due anni continuati.
Gissi, Istor. & di quì è anco che i Rè de' Turchi non
"º ſono mai venuti perſonalméte alla guer
f 2.
ravn'anno ſubito dopò l'altro: perciò
che non ſtimano conuenire alla dignità
loro di andare in Cápo ſenza hauer nu
mero immenſo di gente.S'aggiunge che
Voſtra Maeſtà ha la giuſtitia della cauſa
dal canto ſuo; onde dee ſperare di doue
rehauer Dio propitio;che è quello, da
cui dipendono le vittorie. Et di vero e
gli è molto giuſto, ſecondo la ragion del
le genti, che noi cerchiam di difender
ci, & vendicarci contro coloro, che ci
Thacid. lib.3 hanno prima aſſaliti atorto. coſi dicea
n.35 -
no gli Ambaſciatori dei Plateeſi dauan
meritº inti i Lacedemonij. & coſi Aleſſandro Se
Aleſſ seuero. uero eſortando i ſuoi ad accingerſi al
la
- S E T T I M A. 1 23
la guerra contro Artaſerſe. S'aggiunge
cheVoſtra Maeſtà guerreggia contravn
nemico della Religione Chriſtiana, Se
il più infeſto, che perauentura foſſe gia
mai; laonde può hauer ancotanto mag
gior ſperanza di douere hauer Diofauo
reuole . Nè deue la Maeſtà Voſtra in
maniera alcuna, è Sacratiſſimo Augu
ſto, abbaſſar l'animo ſuo a penſieri di
pace; perciòche conuerrà che torni di
nuouo a render tributo al Turco, il che
nópuò fare ſenza graue ignominia ſua;
anzi di tutta la Republica Chriſtiana.
Purtroppo lungo tempo ha Voſtra M.
ciò ſofferto. aborriſca l'indegno oſſe
quio, che c& animo coſi inuitto hà depo
ſto.Non conuiene alla Maeſtà Imperiale
eſſer tributaria d'alcuno. Meritò Vibio per Late
Gallo graue ignominia, per eſſer ſtato il la vita di
primo dei Ceſari a renderſi tributario a "º
i Scithi. ma è molto più diſdiceuole al
l'Imperatore de'Chriſtiani pagar tribu
to agli ſteſſi Barbari: che Scithi ſono an
chor queſti, che ſi chiamano Turchi, ve
nuti dai monti Caſpialtempo di Hera"
clio. &alla Maeſtà Voſtra in particola-"
- re
1 2 4. O R A TI O N E
re è diſconueneuoliſſimo, che diſcende
per lunga ſerie da tanti Ceſari; & che
per queſta ragione, accòpagnata da pa
recchie altre, ſi può dire giuſtamente eſ
ſere il più nobile Imperatore, che ſia mai
ſtato nel mondo. Et ſe il Turco ſi con
tentaſſe di rimettere a Voſtra Maeſtà il
tributo, ſarebbe manifeſtiſſimo inditio
di debolezza di forze, 8 d'animo fiac
co; & però ella dourebbe tanto più vo
La pace coi lontieri continuar la guerra. Fù ſempre
iº incerta, 8 malſicura la pace coi Barba
ri; ma ſpetialmente con gli Ottomanni,
li quali hanno fatto profeſſione dirom
perla ſempreche loro è tornato commo
do: nè mai ſi ſono curati di ſeruar fede.
di che fanno teſtimonianza col ſangue
i" loro i Thedeſchi del preſidio di Agria:
i pernon andar lontano a cercare eſem
il'vſcir
fichinel-pi.
d'A--
Ma è la Maeſtà Voſtra farà pace col
- - -

"hi, Turco,chiedendola,ò eſſendone da eſſo


a reſa è pat- ſardi
t1 e eſſerſedebole,
richieſta. il primo,ella coſaaindegna
8 faràverrà confeſ
del grado ſuo: oltrache ſarà neceſſario.
che nelle conditioni reſti al diſotto. ſe
cſſendone ricercata, farà pur coſa inde
gna

l
S E T T I M A. 125
gna di lei, 3 contra il ſuo debito: perciò
che hauerebbe ſcoperta la debolezza, è
la codardia del nemico: il quale eſſendo
di natura infedele, 8 perſecutor del no
me di Chriſto, non ſe li dee mai dar pa
ce,ſe non per neceſſità. Et nella pace,ò
V. M. accorderà di reſtituirli quello che
ella tiene del ſuo,ò di ritenerlo. ſe l'wno,
farà coſa diſconueneuole. ſe l'altro,non
le ſarà mantenuta; perciò che non com
porterà mai la ſuperbia del Turco dila
ſciar in poter della Maeſtà Voſtra alcu
na delle Piazze a lui tolte. 8 che egli ſia
per reſtituire a lei quelle, che le ha occu
pate, non occorre a penſarlo. Nè vuol
laſciarſi perſuaderVoſtra Maeſtà, nèan
coa far tregua,ò ſoſpenſione d'armi con
queſto Barbaro, perciòche a lui ſeruireb
be per poter rimetter inſieme altrettante
genti, quante câduſſe l'anno paſſato nel
l'Vngheria. il che per hora non gli è cd
ceſſo di poter fare. 8 nò vuol la Ragion
di guerra, che ſi facci tregua con quel ne
- mico, che durate il tempo di eſſa tregua,
è per accreſcer molto di forze. però Ce
ſare prudentiſſimo Capitano, non volſe
COil
126 O R A TI O N E
concederla in Francia ai Germani. Ma
mon conuenendo alla Maeſtà Voſtra, è
Sauiſſimo Imperatore, di far nè pace,nè
tregua, nè ſoſpéſione d'armi col Turco;
anzi conuenendole di continuar la guer
ra; mi concederà che io le poſſa dir di
qual modo io giudico che ella debba far
la.Prouegga auáti ogni coſa divn Capi
tan Generale, che ſia per ſe ſteſſo atto a
ſoſtenertanto peſo: è ſia queſto ſuo con
capitan Ge- ſanguineo,ò altri. 8 riguardi inelegger
i" i" lo,più alla virtù che alla nobiltà , ò alle
»

i, "i ricchezze,ò ai fauori, perciòche nel Ca


"pitan Generale ſtà la ſomma della guer
i" ra; egli è l'anima dell'eſercito; egli è
quello che modera il tutto, 8 che dà le
Plºt ºf gº vittorie,
Apopht.de'Ro 8 le toglie.
: : e
Però Gaio Fabri
- • • e |

, , tio intendendo i Romani eſſer ſtati vinti


Pirrº e 78 da Pirro, diſſe che non gli Epiroti hauea
"ri. agli no ſuperato i Romani, ma Albino era ſta
Apopht deike to vinto da Pirro. laonde a ragione fù |
º " detto da Chabria, Capitano di grandiſ
ſima eſperienza, eſſer meglio hauer vn
eſſercito di cerui con vn leone per capo,
che vno di leoni, che tenga per capovn
ceruo. oltrache i ſoldati ſi formano al
l'eſſem
S E T T I M A. fi
l'eſſempio del Capitano: & però ſe egli
ſi dà al luſſo, 8 alla libidine, eſſi anchor
vi ſi immergono. come auuenne d'An- Lin. Deca. 4.
tiocho, & del ſuo eſſercito in Grecia: & "fa.
di Vitellio, & de ſuoi ſoldati in Italia, Et ſir li,
non ſono la nobiltà,ò le ricchezze,ò i fa 79.
uori quelli che faccinovn Capitano ec
cellente, ma ſi il valore, la diſciplina, 8
l'iſperienza. Allequali ſe ſi aggiunge e
tiandio la fama, non ſarà chi lo ſuperi:
perciòche queſta mette terrore ai nemi
ci. coſi ſi ſpauentarono i Volſci ſenten-Liº Decar.
do Furio Camillo eſſer Capitan Genera" º“
le dei Romani contro di loro. però Aleſ Q.Curti, lit.
ſandro dicea che queſta ſola baſtaua a 9 f 299
vincerla guerra. Nè ſi laſci perſuader Ne, e iº
puo
V. M. che ſi poſſi eleggere vn Capitano bengouei
-

ignorante della militia,ò ineſperto,ò vi- idº" gi


le,pur che ſe li dia vn Luogotenente ſa- i
uio,di eſperienza, 8 che vaglia,ò vn Có le P ſe ſteſſo.
ſiglio d'huomini valoroſi, eſperti, 8 peri
ti. perciòche quanto al Luogotenente,
potrà ben eſſequir con giuditio quello,
che li ſarà comandato; ma douendoa
l ſpettar da altri il comandamento, non
prouederà a baſtanza a tutto quel che fa
-- - rà
\-
1 23 O R A TI O N E
ràbiſogno. oltrache nelle fattioni peri
coloſe, 8 ſpetialmente nelle battaglie, i
ſoldati non riuolgeran gli occhialui,ma
ſial Capitan Generale: & ſe queſto da
rà le ſpalle, è farà altra attione vile, 8 co
darda, ſebenil Luogotenente reſterà ſal
do, & intrepido, eſſi anchor ſi porranno
in fuga, è ſi ſmarriranno. & ſe il Luogo
tenente hauerà autorità ſoprana,non al
tri, ma egli ſi riconoſcerà per Capitan
I Conſiglieri Generale. Et quanto aſpetta al Conſi
i" glio, ſe il Capitano non è per ſe ſteſſo ſa
nitioſi,
to quan-
più vagliouio, i Conſiglieri lo porranno in confu
- a

no, ſe il º" ſione. & tanto più, quanto eſſi ſaranno


io non vai più periti della militia, & più eſperti:per
da Perº cioche ogn'vn di loro ſi sforzerà con ra
gioni,ò vere, è apparéti, di far che la ſua
opinione preuaglia. laonde ſi contradi
ranno ſpeſſo l'Vn l'altro, 8 il Generale
non ſaprà che riſoluere. onde molte vol
te auuerrà che le occaſioni paſſino a
L'irreſolutio uanti che ſi ſia preſo partito. però non è
" nella guerra coſa peggiore dell'irreſo
nitiOi1111m2, - - -

i.lutione. & quando pur egli ſi riſolug, ,


s'appiglierà le più volte al peggior Con
ſiglio . Ma eleggendo la Maeſtà Vo
- - ſtra
S E T T I M A. 12,
ſtravn buon Capitano, dourà ben darli
vnLuogotenete eſperto,ſauio,e animo
ſo,& Conſiglieri pur inſtrutti della mili
tar diſciplina, 3 di eſperienza; concio
ſiacoſache al Generale non ſia lecito di
trouarſi per tutto, & non ſia conceſſo ad
ad alcuno, per gran prudenza che hab
bia, di veder tutto quello che fà biſo
gno. Però Iphicrate è commendato da -

Senofonte,
tione contrache volendo farevn'eſpedi-"
i Lacedemonij,8:lor Colle re a osmº
; gati, anchorche foſſe per ſe medeſimo
ſauio,& di eſperienza nella militia,S ha
ueſſe già fatte molte ſegnalatiſſime fat
tioni, pregò nondimeno gli Athenieſia
concederli per ſuoi Conſiglieri, Calli
ſtrato, 8 Chabria, huomini all'hora di
- - - - I Conſiglierà
molta ſtima appreſſo di loro. Ma que-, i".
ſti Conſiglieri di guerra vorranno eſſer "i
pochi in numero,ò più trà loro congiunGenerali, vº
ti d'affettione, che ſia poſſibile;& di Re- i"a
ligione cattolici: perciòche i molti par che qualità.
torirebbon confuſione: & l'eſſer d'ani
mi diſuniti ſarebbe cauſa che ſempre foſ“La alaReli
» » • Rr il lan, i
|
ſero in riſſe, 8 conteſe: &ildeuiar dalla " gli
) vera Religione, fagli huomini d'animo i
I triſto, ti:
13o o RATION E
triſto, & poco leali. oltrache irrita l'ira
Il Capita Ge di Dio. Et vorrà tuttauia il Capitan Ge
i", nerale che Voſtra Maeſtà eleggerà, ha
ta ſuprema uer facoltà ſuprema di riſoluerda per ſe
º guerra ſolo tutte le coſe.altrimente ſarieno co
me più Capi, che è coſa pernitioſiſſima
nella guerra; come prouarono ſpeſſe vol
te alle ſpeſe loro i Romani: & di gouer
narſi ſecondo il tempo, 8 le occaſioni,
ſenza hauere ad aſpettare altri ordini;
perciòche coſi è eſpediente, ſe ſi vuol
poter far coſa buona. Che ſe il Genera
le haueſſe l'autorità limitata, 8 doueſſe
attender le riſolutioni d'altronde, per
derebbe l'occaſione di molte impreſe.
Ma poicheVoſtra Maeſtà hauerà fatto e
lettione di Generale, diale ſubito il mo
aſſereito per do di apparecchiare l'eſſercito. Il quale
" ella né ſicurerà di far molto numeroſo,
ba eſſere, ma mediocre, 8 di ſoldati che vagliano,
& ben pagati: non facendo punto di fon
- damento in quelle Ordinaze, è Squadre
ordinanze di geti, che tien deſcritte nella Boemia,
she ſi tratten & nell'Auſtria, è in altri ſuoi Stati; per -
i" ciòche queſte non ſi poſſono condurre
sofieno dai lunge da caſa; & come quaſi sforzate,
laargo - ſono
s E T T I M A. 131
º ſono ordinariamente vili, 8 codarde.Et
º compongalo di men varie nationi che
º ſia poſſibile, acciòche ſi conſerui più con
º corde, 8 più vnito: poiche d'wna ſola
º (che molto meglio ſarebbe)non può for
º marlo. Con cotale eſſercito, capitanato
º del modo che io ho già detto, e di tutte
º le coſe che nella guerra fanno biſogno,
ben proueduto, pigli la Maeſta Voſtra il
i vantaggio della campagna. il che le ſuc
i cederà indubitatamente vſcendo al fine
º d'Aprile ; concioſiacoſa che i Turchi,
º per eſſeri Cauallieri il neruo de loro eſi
ſerciti, non poſſinovſcircoſi toſto. Má
di dirittamente ad aſſediar Agria, & fac
º ci ogni sforzo d'inpatronirſene. il che
non ſarà (ſe io non ſono ingannato) mol
t to difficile, percioche la Città, che ſo
, ſtenne qualche dil'impeto de'nemici, è
i diſtrutta; & non vi è da eſpugnar che la
i ſola Rocca, 8 quella è anco mezoat
: terrata. La preſa di queſta Piazza farà
, perdere al Turco la riputatione, 8 l'ac
: - creſcerà grandemente alla Maeſtà Vo
ſtra; imperoche disfacendo lei in pochi
i giorni, & con poche genti, quello che
- I 2 egli
-

132 O RATI O N E
eglia gran pena ha fatto con tutte le for
ze del Regno ſuo invna State, ſi farà ar
gomento & dai ſuoi, 8 dagli altri, che
egli ſia debole. onde ne ſeguirà che i
ſoldati di lei acquiſteranno più ardire,
& quelli dell'inimico ſi ſmarriranno.Pi
liata Agria, dourà l'eſercito della M.
Voſtra andar ſubito a porre l'aſſedio a
Zolnoch.laquale impreſa le riuſcirà an
cotanto più facile della prima, quanto
potrà in farla eſſer aiutata dal Tranſil
uano; il quale ponendoſi sù'l Tibiſco im
pedirà i Turchi di poter venire al ſoccor
ſo Etſe queſta ſecoda impreſa le rieſce
felicemete, ella può,paſſando il Tibiſco,
e'l Danubio, 8 vnendo alle ſue le forze
di Tranſiluania, andare ad aſſediar Bel
grado. laqual Città è più toſto ricca di
merci, che forte;& più piena di Chriſtia
ni,che d'altra gente: laonde né ſarà mol
to difficile impratronirſene.&pigliando
la,vſerà ogni diligenza in fortificarla;&
nó riſparmierà ſpeſa veruna per ben mu
nirla, 8 preſidiarla;ponendouigantage-. -

te da guerra, che baſti a infeſtare alla co


dagli eſerciti del nemico,quido voleſ
4 ſer
S E T T I M A 133
ſer laſciarſela a dietro perciò che coſipo
trà dire di eſſer padrona affatto dell'Vn
gheria, non eſſendo più poſſibile al Tur
co divenire a ſoccorrere nè Albaregale,
nè Buda,nè Giauarino. Queſta ſola ma
niera di guerreggiare,òPrudétiſſimo Ce
ſare, può eſſere al preſente divtile gran
de alla Religione, 8 a V.M. L'altre (ſe il
miogiuditio non erra) ſono tutte di po
co frutto, 3 inferiori albiſogno della Re
publica Chriſtiana, 8 forſe alla dignità
Ceſarea. Queſto adunque abbracci la ſa
cra Maeſtà V.; che il mondo ſpe
ra veder gran coſe ſotto il
ſuo Impero, 8 ſotto i
ſuoi feliciſſimi
auſpici e
x Ar
d .

I 3 A Re
34 ARGOMENTO
D E L L ' O TT A VA ORATION E
S C R I T T A

A SIGISMONDO TERZO
R E D I P O L L O N I A,
ET AL SENATO DI QVEL
R E G N O,

Adì 25. di Febraro. 1597.


2$: #3:2: -

esºsº AVTORE in queſta ora


il è), tione cerca di perſuadere il
S N R $ Rè, & Senato di Polonia
if sl2 º 3 a prender l'armi in compa
a sassa è gnia dell'Imperatore, o del
Trencipe Tranſiluano contra il Turco; mo
ſtrando ciò conuenir loro, º per Religione, o
per Ragione di Stato: & dice di che maniera
debbano far la guerra, con quai mexi, cioè -
aſſaltando il nemico, non vnitamente con detti
TPoten
r
“Potentati, ma da " , e di ari
quelli & con gli aiuti degli altri Prencipi, che
ſi eſibiſcono lorodi aiutarli. º rifiuta le ragio
mi, che ſi potrebbono addurre in contrario. di
modoche l'Oratione è nel Genere Deliberatiuo,
anchorche contenga alcune coſe in vituperio del
Turco. -

I 4 ORA
136
O RATI O N E VIII,
AL RE, E T AL SENAT o
D I P O L L O N I A.

::
igs\ AVAND O io conſide
la rotrà me ſteſſo, Sere
i niſſimo Rè, & Pruden
S tiſſimo Senato, la for
È ma di coteſto Gouer
- no, più atto ſenza al
cun dubbio a conſeruar l'Imperio, che
ad ampliarlo, i trauagli che porta ſeco
la guerra, i diſpendijgrandiſſimi, 3 gli
eſiti incerti di quella, 8 la debolezza
"eno pºi
fra delle Leghe,ſi per le varie nature, come
- - - - - - - - -

gili per li diuerſi fini de'Collegati: & dall'al


tro canto la corta, 8 incerta fede de'Bar
bari, & de'nemici della vera Religione,
la poca ſicurezza che ſi può hauer nella
loro amicitia, la qualità delle voſtre for
ze, coſi difenſiue,come offenſile,la grâ -.
dezza del Turco, 8 le offeſe che altre vol
tehauete daluiriceuute, iononmima
Talli
O T T A V A. 137
rauiglio punto che voi ſtiate dubbij, &
in forſe,ſe ſia più eſpediente per lavoſtra
Republica, che Voi continuiate la pace,
&amiſtà, che hauete con eſſo Turco, è
pur da quella partendoui,vi colleghiate
con Ceſare, 8 col Prencipe Tranſiluano
a danni di lui. Tuttauolta ſe Voi vorre
te mirar le coſe con occhio ſano, de
ponendo le vane ſoſpettioni, ſcordando
ui dell'ingiurie (ſe purne ſono ſeguite
alcune) & ſpogliandoui degli affetti par
ticolari,doue ſi tratta del commodovni
uerſale, non pur voſtro, ma di tutta la
Republica Chriſtiana, io ſpero che Voi
vi riſoluerete alla Lega,e alla guerra cd
tra il commune nemico. Conſiderate,Si
gnori, chi ſiete Voi, 8 chi è il Turco, Se
che è quello,di che ſi tratta. Voi porta
te(& meritamente)il nome di veri Chri
ſtiani, 8 Cattolici; è tali vi ſiete già cô
ſeruati lunghiſſimo tempo; & non dubi
to punto che vi conſeruerete fin che du
rerà il mondo: che tanto migioua crede
-re che ſia per durar la Voſtra Republi
ca, ſe Voi medeſimi non la rouinate, è
per malgouerno, è prouocando contro
di
138 O R A TI O N E
di Voila giuſta ira di Dio. Vi conuiene
adunque moſtrarui pij, & nemici de'ne
mici di Chriſto. E' il Turco nemico del
la noſtra Religione, 8 non hà maggior
deſiderio che di eſtirparla. & ſe non co
ſtringe tutti i ſuoi ſudditi a riceuere il
Mahometiſmo, queſto è per Ragione di
ſtato; perciòche teme che non ſi alzino
contro di lui, 3 che non gli mettano ſot
toſopra l'Impero: ma non manca di a
doperare invece della forza, altri me
zi. perlaqualcoſa Voi douete moſtrarui
nemici ſuoi. Ma ſe il ſolo riſpetto della
Religione non baſta perauentura amo
uerui contra il Turco, mouaui l'eſſer
vniti a quello la riputatione, 8 il com
modo voſtro. Qual honore è ad vna
Natione coſi potente, che ſi vanta di met
ter cento, 8 più mila caualli armati sù
la campagna, advnaNobiltà coſi belli
coſa, che ſi gloria di non cedere di valo
re a qualſivoglia altra d'Europa, ſoffe
rire che ad inſtanza del Turco le ſieno
ſtate fatte tante ingiurie, 8 tanti danni- ,
da Tartari, ſenza eſſerſi mai riſentita?
Che credete che dica il mondo, 8 par
- tl
O T T A V A. 139
ticolarmente l'Italia, 8 la Spagna, che
ſono di coſtumi, 8 di lingua aſſai più
di Voi diſgiunte dagli Vngheri, 8 mol
to più lontane dal pericolo di queſto in
cendio Turcheſco, eccitato nell'Vnghe
ria,& cercano con le forze loro di eſtin
guerlo,a veder che Voi ſtiate neghittoſi,
& come in Theatro, 8 quaſi dormendo,
a mirar le fiamme è le fiamme che già
ſtanno per auentarſi ne'voſtri Tetti?non
altro ſenza dubbio, ſe non che Voi vi re
ſtate è per impotenza, è per traſcuragi
ne,ò per viltà; ciaſcuna delle quai coſe
è a Voi di grandiſſimo
as a
dishonore. Do- Nell'Editto
;à fatto in Sui
uete ben raccordarui che Stefano già "i
Rè voſtro, di glorioſa memoria,nell'E- Luglio, 79.
ditto che fece per la guerra col Moſco,
eſſortaua i vicini Prencipi ad aiutarlo,
con dire che a loro ſarebbe ſtato di ho
nore, & di gloria, & conueneuoliſſimo
alla congiontione che tiene vn vicino
con l'altro, il mettere a riſchio le lor for
tune per la ſaluezza di eſſo. Ma conſi
deriamo l'intereſſe di ſtato, che è quel
lo che ſuole hauer più forza (ſeben im
meritamente) negli huomini di qualſi
VQ
14e O R A TI O N E
voglia altro riſpetto; ecci trà Voi chi
non ſappia quale ſia l'ingordigia, Se
la libidine di dominare de'Prencipi del
la Caſa Ottomanna? è che non cono
ſca qual ſorte di Dominio ſia il loro;
cioè Monarchico, 3 Signorile; in ma
nierache per eſſer ſoli a tiranneggiare
vccidono i propri loro fratelli, 8 nipo
ti? & che non ſoffrono Prencipi,ò Nobil
tà ſotto il loro Impero, ma trattano tut
ti egualmente, é vogliono tutti per ſer
ui, & per ſchiaui? Per la qual coſa Voi,
che hauetevn Regno libero, oue ſono
tante, 8 coſi honoreuoli Baronie, 8 che
fate profeſſione di conſeruare la nobiltà,
più che tutte le altre nationi del mondo,
douete perſuaderui di eſſer in odio al
Turco, 8 che egli deſideri di opprimer
ui, & che habbigià nell'animo ſuo con
cetto di farlo quando che ſia. maſſime
che Voi, anchorchehabbiate per Capo
vn Rè,tuttauiaviuete a Republica, 8 le
Republiche ſono naturalmete nemiche
ai Monarchi. Et non ſia trà Voi, Signo
ri, chi dica, che queſto Mehemet che
hoggidì regna frà Turchi,ſia buono im
- belle,
O T T A V A, I 41
i belle, 3 cupido della pace, 8 che perciò
nó ſia da temer di lui che habbi penſiero
di ingolfarſi in guerre maggiori;impero
» che ſe ben al presete forſe è ciò vero,n 5
i dimeno le proſperità hanno forza di ré
i dergli huomini di timidi arditi, 8 divi
e li forti, come all'incontro le auerſità
o inuiliſcono i più animoſi, & di più corag
i gio: laonde facendo coſtui progreſſi con
i tra Ceſare, è'l Tranſiluano, potrebbe
i prender animo, 8 inuaghirſi altrettanto
della guerra, quanto hora par che ſimo
ſtri cupido della pace. Et quando pur
i Voi poteſte eſſer certi che egli non foſ
ſe mai per mouerui l'armicitra,chi v'aſ
º ſicura che quello che li ſuccederà, ſia
eſſer dell'iſteſſa natura, è del medeſimo
ſpirito? Ma poiche queſto Barbaro ha
ueſſe occupato il reſto dell'Vngheria,
& l'Auſtria, & coſtretto Ceſare a con
centrarſi nella Germania, 8 debellato il
Prencipe Tranſiluano,doue ſi trouereb
bon le coſe voſtre? d'onde vi verrebbon
- gli aiuti?à,come potreſte difenderui da
Voi ſteſſi contratanta potenza? Non ve
ſ dete che appena hoggidi ſi può ſoſtene
re?
|

r 42 O RATI ON E |
re? & che ſi và giornalmente auanzan
do? Hor che ſarebbe quado haueſſe ag
giunti nuoui Regni ai ſuoi Regni? Ma
eccolo già arriuato ad Agria, cioè sù la
ſoglia della Pollonia, & quaſi a viſta del
- la Regale Città. Non vi laſciate ingan
i": narcome Antiocho, ilquale perſuaden
Plat in Anni doſi che i Romani non paſſerebbono in
“º Aſia a ſuoi danni,ſi ſtaua ocioſo in Ephe
ſo. Chi v'aſſicura che a tempo nuouo il
Turco non ſi dirizzi verſo Cracouia? il
che quando faceſſe, che modo hauere
ſteVoi di difenderui? il Paeſe aperto, le
campagne larghe, 8 piane,i paſcoli pie
ni d'herbe per nudrire ogni gran nume
ro di giumenti, il Turco abondantiſſi
mo di caualli, & copioſo di machine da
eſpugnare : Voi quaſi nudi di Fortez
ze, & penurioſi di fanti, è almeno di
fanti buoni, ſenza altro ſareſte preda
di eſſo. Il quale ſaprebbe ben come por
ui il freno, 8 metterui ſotto il giogo.
Non s'imaginauano mai i Perſi che il
Turco poteſſe mantener Tauris, rimo--
to per coſì lungo ſpatio dal Capo del
l'imperio Ottomannico, oue per tranſ
ferir- |
-

- O T T A V A. 143
ferirſi,lifà biſogno paſſar per Paeſi alpe
ſtri, & deſerti, 8 per anguſtie difficiliſſi
me, & piene di nemici: & pur lo mantie
ne già tanti anni;& queſto col mezo del
le Fortezze diſpoſte a luoghi opportu
ni. Che ſaria adunque della Pollonia,
quando egli penetraſſe a Cracouia, do
ue può condurſi per ſtrade facili, 8 ſen
za pericolo? Sareſte Voi più atti a cac
ciarlo, di quello che ſieno i Perſi? Vida
rebbe il cuore di poterleuarevnaFortez
za reale di mano a coſi potente nemi
co? Non ſi può eſpugnar Piazzehog
gidi, & maſſime Piazze grandi, 8 dife
ſe da gran numero di ſoldati, 8 ſoldati
pertinaci, e animoſi,quai ſono i Turchi,
ſenza hauer numero grande di fanti, S&
fanti valoroſiſſimi;de quali Voi non ha
uete copia baſtante. Perlaqualcoſa è
conueniente alla voſtra Republica, anzi
neceſſario alla voſtra ſalute, che Voi vi
armiate ſenza più indugio, 8 che aſſal
tiate queſto commune nemico, mentre
”-- le forze di Ceſare, 8 quelle del Tranſil
, uano ſono anchor integre: & non aſpet
tiate a mouerui che quelli ſieno caduti i
per
144 O R A T I O N E
percioche all'hora vi ſarebbe impoſſibi
lie. Decas. le di reſiſtere, non che di vincere. Rac
ºfº cordateui di quello che auuenne a Per
ſeo Rè de'Macedoni, ilquale hauendo
potuto ſoſtenerGentio Rè degli Illirij,
aiutandolo contra i Romani, 8 non ha
uendo ciò fatto, caddè dopò quello,più
facilmente che non ſarebbe caduto,in
preda di eſſi Romani. Le vittorie faci
litan le vittorie etiandio contra forze pa
rialle vinte, è maggiori, non che contra
Chihaºsi
, & minori. Chi ha lo Stato aperto, & non
• - v

i munito nè da arte, nè da natura, 8 atto


ue aſpettardi a nudrire eſſerciti, non deue aſpettar di
º eſſer aſſaltato perciòche colla perdita di
vna ſola, è di poche battaglie campali,
lo perderà. Però i Perſi,anchorche foſ
ſero vinti più volte in Grecia, non furo
no mai domi da eſſi Greci;ma eſſendo da
Aleſſandro aſſaltati détro il Paeſe loro,
col perder poche battaglie, perderono il
Regno. Perlaqualcoſa a Voi è eſpedien
te di aſſalire il nemico, 8 non aſpettarlo
nel voſtro Stato. Ma percioche Voi
non ſiete baſtanti da per Voi ſoli, con
cioſiacoſache vi manchino fanterie, 8.
-- dana
O r T A V A. 145
i danari, queſti neceſſarij a chi vuol far
guerra offenſiua, & quelle per fargli eſ
ſerciti ſtabili, 8 per l'eſpugnatione delle
Città, douete confederarui con Ceſare,
& col Prencipe Tranſiluano; & far di
concerto con eſſo loro la guerra; & non
indugiare che quelli ſieno conculcati, &
oppreſſi. Richiede la ragione del buon
gouerno che ſi procuri di ſoſtener colo
ro, la cui rouina può facilitar più la no
ſtra.PeròDemoſthene diceua agliAthe Denstih. Fi
nieſi che hauerebbon trouato il Rè de lºrº º 3
Perſi pronto a ſoccorrerli contra Filip
po. & con queſta iſteſſa ragione Mithri- sananas,
date eſortaua Arſace a preſtarli aiutocó Pif di Miº
tra i Romani. Et è ſenza fallo ſciocchez “º“
zagráde il laſciar cader quelli che hano
biſogno del noſtro aiuto, per hauer noi
dopo a chiedere aiuto ad altri per difeſa
di noi medeſimi contra l'iſteſſo nemico,
coſi diceua Demoſthene eſortando gli prº Fº
Athenieſi a dar ſoccorſo agli Olinthijº “
l cótra Filippo. maſſime che chinò è pró
i. to a ſoccorrere, non troua poi protezza
)' nè anco né gli altri a ſoccorrerlui. Et
, ſarà ſempre riputato poco ſauio quel
- K Pren
º
I 46 O R A TI O N E
Demofºh. Fi Prencipe (come pur diceua Demoſthe
lep. 3. n. 1a
ne parlando a ſuoi cittadini nell'iſteſſo
propoſito degli Olinthij) che potendo
mirare i ſuoi pericoli da lontano, vorrà
mirarli da preſſo & tanto più eſſendove
8enof Ped di ro quello che à Ciro dicea Cambiſe,
Cure lib. 1. m.
35- ' che egli è più difficilcoſa impetrar aiuto
ad alcuno, poiche noi ſiam ridotti in ne
ceſſità, che mentre ſiamo anchora poten
Thucid. lib.6. ti. Hermocrate Siracuſano eſſortando
º, 52»
i Camarinei a ſtarvniti con quelli di Si
ragoſa contra gli Athenieſi, diceua che
vedendo noi alcuno venir per rouinare
il noſtro vicino, dobbiam ſoccorrerlo, 8
non ci perſuader che quel male né toc
chi a noi, perche non venga all'horaim
mediatamente contro di noi; impero -
che ſe all'hornó ci viene, ci verrà dopò,
& ſaremo ſoli a difenderci: ladoue aiu
tando il vicino nel ſuo pericolo, ſarémo
Liu Dee. 1. due, & per conſeguenza più forti. per
lab.5. n.5. ciò ſauiamente i Capenati, ei Faliſci ſi
moſſero ad aiutare i Veienti contrai Ro
Impfettione mani. Ma voi direte perauentura che s

delle Leghe. le Cófederationi ſono lunghe a trattare,


difficili da concludere, 8 facili da di
-
ſcior
O T T A V A. 147 M
" ſciorre, poiche ſi ſon ſtabilite; & che
ti mentre durano, ſono, per li diuerſi hu
ti mori, & fini de'Collegati, per la varietà
tri delle forze, per la " di vnirle, S&
io"
per altri riſpetti, mal atte a far gran pro
bi
greſſi; laonde Voi non potreſte ſperare
ii per cotal mezo di vincere il Turco; ma
mſ" ſi ben temere che eſſendo laſciati ſoli,
)0"
tutto il peſo della guerra reſtaſſe ſopra
ri di Voi, per lo ſdegno che prenderebbe
iº il nemico, che Voi vi foſte moſſi contro
id di eſſo. Io non nego che le Confedera
tioni né patiſchino queſte difficoltà nel
iº trattar dell'armi; ma è anco vero che Quido ſpoſº
i
ſi
quando coloro che ſi collegano, hanno i
egual cauſa di temer del nemico, ſi può ſeno durabili
): credere che la Lega ſia per durare. coſi Demoſth. Fi-
- « v

º inſegna Demoſthene. & tantopiù, do- " .


4. ue tutti ſono partecipi degli vtili della
ſ guerra: come dice pur l'iſteſſo Demo- Demosih Fi
ſthene. Et è giuſto che Voi più cofidiate ºrº º
ſi nell'amicitia di quelli, con cui ſi tratta di
il vnirui, per eſſer di vn'iſteſla Religione
. trà loro, 8 con Voi, che in quella del
Turco, voſtro naturale inimico, si per
la differente Religione (ſe con tal nome
- K 2 , è le
148 O R A TI O N E
è lecito di chiamarl'empia Setta di Me
hemete) & sì per la ſua barbarie, 8 ſete
di dominare. Non è mai ſicura la fede
di coloro, che non hanno la vera Fede.
& è da ſtimar poco ſauio quel Prencipe,
Liu Dee. 3. che ſi fida dell'amicitia de'Barbari però
is, a ragion Fabio Maſſimo biaſimaua Sci
pione, ildual parea che ſi confidaſſe nel
la nuoua amicitia da lui contratta in no
me della Republica con Siphace Rè de'
Maſeſuli. & ben toſto eſſo Scipionesau
uide quanto poca fermezza haueſſe co
ti, Dea s. talamicitia, poiche l'iſteſſo Siphace tor
titº aº nò quaſi ſubito a ricògiungerſi coi Car
thagineſi. L'intereſſe voſtro è il mede
ſimo che quello di Ceſare, 8 del Pren
cipe Tranſiluano, però deue eſſer anco
vn medeſimo il fine, cioè di eſtirpare il
come i pol-Turco. Il quale non conſiglio io che aſ
º
no far la guer ſaltiatevnendo
-; , C, gli
eſſerciti inſieme, ma
- - -

iri, ciaſcun da per ſe, per ſchifargli incon


uenienti che ſi ſon detti. Sia ſolo il pat
to con eſſo loro di non trattar nè pace,
nè tregua col Turco l'vn ſenza l'altro, 8.
di muouer l'armi in vntempo iſteſſo, nel
reſto guerreggi Ceſare in Vngheria, il
- Tranſil
O T T A V A, 149

Tranſiluano frà i Bulgheri, ei Seruia


ni, & Voi aſſaltate la Beſſaràbia, la Sir
fia, &la Romania. Et ſe per far ciò non
hauete danari abaſtanza, ſupplirà la pie
tà,&l'amore del Papa. Già di queſtoVoi
ſiete certi, che hauete ſentite le larghe
offerte, che vi ha fatte Sua Beatitudine.
Etm aſſicuro che etiandio il Rè Cattoli
co, sì per il zelo ſuo,S: sì per la parente
la che tiene con la Maeſtà Voſtra,ò Re
ligioſiſſimo Rè, non mancherà di ſoccor
rerui. Nè vi ſgomenti che il Turco poſ
ſi aſſalir Voi in Podolia, è nella Volhi
nia col mezo de'Tartari Precopiti;i.
cioche già queſte due Prouincie ſono
quaſi diſtrutte, 8 non è pari il danno che
vi potete riceuere, all'wtile che trarrete
aſſalendo paeſi fertili, 8 graſſi. Oltra
che non vi ſarà difficile di reprimere le
correrie de Tartari con vna banda di ca
uallieri, è di fare impedir loro da i Co
Non è sepré
ſachi il paſſo del Boriſthène. Nè di meglio vine
ti ca alcuno eſſer meglio viuere in pace re in pace: &
fin che ſi può, godendo il benefitio del quando ſia da
antiporre la
tempo, che implicarſi ſpontaneamente
in guerra, auanti che naſca il biſogno;
K 3 Per
15e o R A TI O N E
percioche queſto è conſiglio permitio
ſo, quando la pace è inſtabile, 8 il peri
colo della guerra è imminente, è quel
lo che vuol ſtare a vedere, è inferiore di
gran lunga al nemico, che vien di di in
di creſcendo; & l'occaſione di opprimer
lo, è per paſſare. Voi potreſte eſſer certi
di douere hauer la guerra dal Turco, ſu
bitoche haueſſe infrante le forze di Ce
ſare, & del Prencipe Tranſiluano: & né
hà dubbio che Voi ſiete molto inferiori
di potenza al Barbaro; & ſapete beniſ
ſimo che non vi naſcerà mai occaſione
migliore di abbaſſarlo, di aggrandire il
voſtro Dominio, 8 di aſſodare per con
ſeguenza la voſtra pace, che hora vacil
la, di queſta. Anzi né vi rimarrebbe al
tro rimedio per la voſtra ſalute, quando
reſtaſte ſoli a contender col Turco, che
ſoggettarueli. Ma ſupponiamo ancho
ra che vi ſia lecito viuere in pace, 8 in o
tio: almeno è certo che coſi fatto parti
to non è magnanimo, S che perciò non
è degno di Voi, in cui migioua di cre
dere che anchor non ſia eſtinto affatto il l
deſiderio di gloria. Le attioni grandi,
che
O T T A V A. 151
che ſono inditio di ſpiriti generoſi, ſono i":
quelle che apportano fama, 8 riputatio i Citip,
ne ai Prencipi,3 alle Nationi. nè ſi può " i
ſtando neghittoſi acquiſtar mai honore, i
ma ſi ben ſpeſſe volte biaſimo, 8 vitu- tecondella
e v - v - •
gran Lipar
1 N.

perio. Però molto più gloria hà guada-i"


gnatotrà i voſtri Rè, Stefano, 8 in mag-ſco & "i
gior ſtima ha meſſo la voſtra Corona, "
che parecchi altri, che furono dauan- quello Stato.
ti a lui. 8 ſe guardiam l'intereſſe, ha rag "º:
giunto al Regno loº Stato di Polozcho,- il
- - - - -
se. heb
Et di poi s

& quel di Liuonia, che gli altri ſi hauea-"


no laſciati occupar dal Moſco”. & era p– per
i r. - ne.
(A. Ti i
capi, a l..
ti far progreſſi maggiori, ſe Dio gli hauel-". acc..a
ſe conceſſo più lunga vita. Ma Voi dire ",
te perauentura che
i è hauete
lecito dipace
violcol Turbºgadºreſ,
no fece la tre -

co, la qual non vi è lecito di violare,con gua col Mo


cioſiacoſa che ſi debba ſeruar la fede ad ſco, "
ognvno, anchorche ſia di differente Re-" pi
ligione, 8 Barbaro. Io vi riſpondo che "
la fede ſi dee ſeruare à coloro, che ſono i"
ſoliti di ſeruarla agli altri, ma non a quel tagua,"
- v - volea far
-

li che ſi sà certo che patteggiano ſolo " eſpedi


per ingannare, 3 che ſono ſempre pron- ſcouia,
-
il è mo -

ti a far mancamento, quando ſtimano":


ciò poter tornar loro commodo: il che tra i rico,
K 4 fan- -
n 52 O R A TI O N E
fanno ſpetialméte gli Imperatori Otto
manni. Aggiùgo che Voi hauete al pre
ſente cauſa giuſtiſſima di romper la pace
col Turco, cioè per vendicarui, & delle
va'Amba-- Ambaſciarie violate, 8 dei danni che i
f", º Tartari vi hanno fatti, traſcorrédo nella
fatiz Podolia, 3 nella Volhinia, a richieſta di
zºidali quello. Il che ſe Voi volete diſſimulare,
co al tempo - - - - -

del Rèsi, cercate di ingannarui da Voi medeſimi.


noa Aggiungeſi l'autorità del Sómo Pontefi
ce, ilqual tiene il luoco di Chriſto inter
ra, che è préto per liberarui dal giuramé
to,conoſcendo beniſſimo queſto eſſere
ſpediente all'honor di Dio, 8 alla Reli
gione. Nè ſia alcuno di Voi che oſi di
re,che la guerra che fece il Rè Ladislao,
ſortiſſe infelice fine, per hauer lui rotta
la pace al Turco coll'autorità della S.Se
de,percioche queſto ſaria beſtémia,e im
pietà. dica più toſto che quello auuéne
per giuditio occulto di Dio, il quale mol
te volte dà le vittorie ai Tiranni cdtro i
Prencipi giuſti, è per punir queſti d'altri
peccati, è paltre cagioni a lui note. Ma
vi riterrà forſe il pericolo, che vſcendo
Voi con le forze voſtre fuora del Regno
per
O T T A V A, 1,3
per aſſaltare il Turco, non entrino d'al
tre parti nella Pollonia altre genti nemi
che? queſto non vi dee ritenere,impero
che quelli che ciò potrebbonofare,ſono
ò i Moſchi,ò i Tartari,ò i Sueci,ò i Dani.
dei primi, 8 degli vltimi,vi aſſicurerà Ce
ſare:dei ſecódi,poteteVoi medeſimi aſſi
curarui, nel modo che poco dianzi ſi è
detto: & dei Sueci vi aſſicurerà il voſtro
Rè, che è Rè anco, & Signor di quelli.
Sù dunque, è Nobiliſſimo Rè, sù Signo
riPolloni, armateui contra queſta fie
ra arrabbiata, che viene dall'Oriente per
diuorarci. Non indugiate hormai più
ad opporuele. Eccola già arriuata a i
voſtri confini. Non vi fidate di ſue lu
ſinghe, ſenò volete hauerui poi a penti
rein darno.Mouaui laReligione;mouaui
l'honor voſtro:8 ſe queſti n6 poſſon tan
to,mouaui il deſiderio di c5ſeruare la li
bertà. mouanui l'eſſortationi paterne, 8:
le pie preghiere del Santo Padre, ilquale
vi inuita, 8 vi offeriſce ogni aiuto.Scor
dateui le pretenſioni. & non ſia alcuno
di Voi che voglia impedire il bene com
mune per ſuoi intereſſi, è per r".C
1 s4 O RATI O N E V III. l
Deponga ciaſcuno gli odii, ei rancori.
Et non tema,ò s'adombri alcuno de'tito
li,che altri porti; imperoche queſti ſon
coſe vane, 8 da non curarſene; & non
hanno mai impedite le amicitie trà Pré
cipigrandi, nè ſono atti a facilitargli ac
pensih. Fi- quiſti. ſenzache (come ben diceua De
ºrº º s moſthene, conſigliando gli Athenieſi a
ſoccorrere i Bizantij contra Filippo)non
ſi deue reſtare di aiutar coloro,
quali che ſieno, la cui ſalute
gioua alla conſerua
tione di noi me
deſimi.
2 Ar
ai
-

ARGOMENTO 155

i D E L LA N o N A o RAT IoNE
. - S C R I T T A -

a A I P R E N C I P I
f. C H R I S T I A N I.
d. -

t- Adì 1o. di Febraro. 1 598.


ºgS e AVEVA Tapa Clemente
il 2 : : Ottauo acquiſtato la Città,
i ( 2) il Ducato di Ferrara,me
ſ È diante laprudenka ſua, º
ef il valore del Cardinale Pie
dinoſuo Nipote, e ſi era laſcia
to intendere di volerſene andare fin cola in per
ſona e percioche lapace trà Spagna e Fran
ciaſaua per concluderſi d'horain tora, paren
do all'Autore l occaſione di inuitare i Trencipi
Christiani alla guerra contro il Turco, opportu
na,& la volontà di Sua Beatitudine à ciògran
demente inclinata per lapietà, oper liſtiri
ti heroici che conoſceua eſſere in lei, oper ve
derla coſi deſideroſa di imprendere vn viaggio
faticºſiſſimo,ſcriſſe la preſente Oratione nella
- quale
T e6

quale ſi sforza di perſuadere i Prencipi advnir


ſcontro il Tiranno ſotto gli auſpici felici di co
ſi ſanto Paſtore: & moſtra il modo che han
no da tenere in guerreggiare, che è aſſaltando il
nemico di concerto con più ſerciti, o da più la
ti. Dimodoche l'oratione è parte Demoſtrati
ua,in quanto contiene le lodi del Papa, º par
te Deliberatiua, per ilfine di perſuadere la
guer7'4a

S 29
idò
i ser - va -

3G

ORA
o R A T I o N E Ix. 157
A I P R E N CI P I
C H R I S TI A N I.

Nº I A CESSE à Dio, è
Prencipi Chriſtiani,
che io vi vedeſſi vniti
in vnſololuoco,percé
ſultare intorno i biſo
º º gni della comune Re
publica, porger compenſo ai mali che
di preſente l'affliggono, 8 prouedere a
quelli che col tempo poſſono trauagliar
la; che io ſpererei di ſentire deliberatio
ni non meno fante contro il Tiranno de' -

Turchi, di quelle che furono preſe già ,


ſotto il Grande Vrbano in Clarmonte, "
ò ſotto il magnanimo Pio in Mantoua. fece il Conci
Ne m'inducevana ragione a prometter-"
mi queſto di Voi, ma la voſtra pietà, non Pro 2. nºſuoi
punto minor di quella che era ne'Pren- i".
cipi di queſecoli, la potenza, 8 le ric-”"
chezze di gran lunga maggiori, la debo
lezza dell'inimico, molto più grade che
mai ſia ſtata da che i ſuoi Anteceſſori oc
- cupa
1,8 O RATI O N E
cuparono l'Imperio Greco, ſi per manca
mento di ſoldati, 8 di Capitani, 8 ſi
per la natura di eſſo, imbelle, 8 dedita
all'otio, & alle laſciuie; & ſopratutto la
ſantità, la fama, e'l vigor dell'animo del
Capo ſupremo della Chriſtiana Republi
ca, cioè di Clemente Ottauo, Prencipe
degno di eſſere paragonato, 8 perauen
tura anchor preferito (ſia lunge da me
l'adulatione) & agli Vrbani, & ai Pij.
A che s'aggiunge etiádiola felicità, che
per diuino fauore ſuole accompagnare
le attioni di eſſo,la quale inanimiſce cia
ſcuno ad impredere qualunque più dif
ficile impreſa ſotto i ſuoi ſantiſſimi auſpi
ci. Nè io (quando mi foſſe dato di ra
gionare in coſi chiaro Conſeſſo) dubite
rei punto di non douer colla viua voce
(qual ch'io mi ſia) perſuaderui a quel
lo,a che tante ragioni v'inuitano, cioè a
prender l'armi contra queſto fiero Tirá
no, per diſcacciarlo d'Europa, 8 del Mó
do. Ma poiche non ſoffre la conditione
di queſto tempo,ò i voſtri graui,& diuer
ſi affari, 8 i vari intereſſi, 8 le vane dif.
fidenze, che hauete l'vno dell'altro, è
for
N O N A. 15 9
forſe le tante colpe del Chriſtianeſimo,
che Voi ſiate congregati (il che tuttaua
non diſpero quando che ſia di vedere)
in vn medeſimo luoco: ſiami lecito ragio
nar con Voi dalòtano intorno a coſi gra
ue materia. Io vi propongo la guerra
contra il Tiranno de'Turchi, che è il più
fiero, 8 maggior nemico, che habbia
hoggidì la Chieſa di Chriſto. Qual im
preſa può eſſer più giuſta, è più ſanta di
queſta? quali armi più pie? E il Turco
nemico della noſtra Religione, 8 cerca
del continuo di conculcarla,8 di oppri
merla, promouendo in vece di quella
l'empia Setta di Mehemete. coſi veg
giamo lui hauer già occupati molti Re
gni di Chriſtiani in Aſia, e in Europa; &
hauer nella più parte di eſſi eſtinta del
tutto, 8 negli altri mortificata la noſtra
Fede. però è giuſto che Voi viarmiate
cótro di eſſo, è v'opponiate ai progreſ
ſi ſuoi, auanti che egli paſſi più oltre. Nè
ritéga alcuni di Voi il dire che non ſiate
prouocati in particolare da quello, per
cioche il procurar lui l'eſterminio della
Religione, nella quale tutti communi
Caico
1 6o O RATI O N E er

cate, & alla cui difeſa tutti ſiete tenuti,


è prouocamento vero, é che dee baſta- ,
readogn'vno: dimodoche ſi potrà con
ragione dire, che Voi farete guerra di.
fenſiua,non offenſiua; & che le armi vo
ſtre ſaranno giuſte. Et di vero ſe chi è
ſtato offeſo ne'beni, ſi dice difenderſi,an
chorche aſſalti il nemico; come ben giu
o certi, il dicò Aleſſandro Rè de'Macedoni, quan
4 f43. do aſſalì Dario nell'Aſia; quanto più ſa
rà vero ciò di chi è offeſo nella Religio
ne? Ma parrà forſe ad alcuni che le pro
meſſe,8&i giuramenti, che hanno fatti al
Turco di viuere in amicitia con eſſo, deb
bano ritenerli da muouer l'armi contra
di quello; concioſiacoſache la fede deb
baſeruarſi anco ai Barbari. Queſto non
videe ritenere, imperoche non aſtringo
no i giuramenti citro il ſeruitio di Dio.
& che la fede debba ſeruarſi, s'intende
quando non ceda in danno della Reli
gione. Sarà adunque giuſta la guerra,
che Voi farete al Turco, 8 pie le voſtre
armi, laonde Voi potete ancoa buona
equità ſperare felice eſito dell'impreſa.
Ma non ſolo l'honeſtà della cauſa deue
, l - 1IlCl
- TN O N A. rés
incitarui, ma etiandio l'utile, 8 il com
modo temporale, che è l'intereſſe devo
ſtri Stati,a cui vi è lecito di mirarcó l'oc
chio ſiniſtro. Voi vedete il Turco da cen
to quarantacinque anni in quà, che Me Fù nell'anno
1453.a 29 di
hemete ſecondo occupò la Città Real Maggio.
di Coſtantinopoli,hauertolti a Chriſtia
nitanti Regni, & tante Prouincie in Eu
ropa, che appena contar ſi poſſono; & -

non ſenzalachrime,ne ſenza graue igno


minia del nome voſtro. Non credete Voi
che egli aſpiri a occupare il reſto? ſi cer
to fà; non ne ſtate punto in dubbio.Ve
detelo già sù le porti della Germania. nonGiauarino
era ſtato
poco è diſcoſto Giauarino dall'Auſtria: anchor ripi
& non hà l'Auſtria propugnaculo alcu gliato dagli
no fuorche Vienna. queſta è vnico ante Imperiali,
murale ai Germani: & occupato che ha
uerà queſta il Barbaro, chi l'impedirà
che non penetri dentro la Boemia? oue
ſon le Fortezze per reſiſterli?credete for
ſe che ſieno per ritenerlo le ſelue? Voi
v'ingannate,percioche (biſognando) le
troncherà fino alla radice, che ogni coſa
ſi rende facile al vincitore. Non lo vede
te già in Agria? chi li vieta che non en
tri
I 62 O R ATI O N E
tri nella Pollonia? Ma quando habbi oc
cupato l'Vngheria, l'Auſtria, & la Boe
mia, & che per conſeguenza habbine
ceſſitati il Moldauo,il Valacco, 8 il Trä
ſiluano a vbidirlo, che reſiſtenza ſperere
mo di poterli più far per terra? come ſi
difenderà il Bauaro? come il Saſſone è
come le Città Franche? Poco ti gioue
ranno all'hora, è Germania, le Leghe,
poco l'armi, e poco i theſori tuoi. Come
vi ſoſterrete Voi,Prencipi Italiani? Pen
ſitu forſe Italia di eſſer ſicura, per hauer
l'inimico a paſſare i monti è di gran lun
gat'inganni; percioche non potrai da te
ſola impedirli il paſſo. oltrache egli t'aſ
ſalirà anco per altre ſtrade. Souuenga
ti quanti Barbarine paſſati ſecoli ti han
no calpeſtata. Non ti raccordi degli
Hunni,dei Longobardi, dei Gothi,8 di
tante altre Nationi, già vili, 3 di nome
oſcuro, che ſi ſon reſe illuſtri, 8 chiare
col debellarti, 8 metterti il giogo è an
chor ſi veggono i ſegni delle rouine; &
quaſi anchor fumano i Tetti del grande
incendio.Nè ti fidar,neghittoſa,perche
tu ſia munita di tante Rocche, 8 Fortez,
- - ZC :
N O N A. 163
ze: ma penſa più toſto che ſei diuiſa in
te ſteſſa; & che non è Città coſi forte,
che non ſieno baſtanti i Turchi ad impa
tronirſene in breue tempo. Et ſe fondi
la tua ſalute nei ſoccorſi di Francia, è di
Spagna,troppo t'inganni; percioche ſa
pran ben gl'iſteſſi nemici aſſalir quelle
etiandio nel medeſimo tempo per mare.
Ma ſe tu né ſoccorri il Germano nel ſuo
pericolo, come ſperi di douer impetrare
aiuto da altri nel tuo? Et s'ogni Regno,
ogni Prencipe vuol aſpettare a mouerſi
finche il Turco l'aſſaglia, è coſa certa
che caderete tutti l'wn dopò l'altro ſotto
il giogo Ottomannico. nè altro vantag
gio haueranno i manco propinqui, che
di veder prima la rouina altrui, che la lo
ro. Se ſi laſcia che queſto Barbaro occu
pi il reſto dell'Vmgheria, 8 la Germania,
non hà dubbio che né potrà tutto il mon
do inſieme reſiſterli. Non è chi non ſap
pia quanto ſia fertile l'Vngheria, come
piena di popolo la Germania; & come
atte l'vna &l'altra a nudrire eſſerciti. Ma
sò che non mancan di quegli, che procu
ran di perſuaderui, è Prencipi, eſſer me
- 2 glio
164 O R A TI O N E
glio godere il beneficio del tempo, che
ſenza neceſſità implicarſi in guerra con
travn potente nemico. queſti cotali v'in
gannano, percioche quando ſi può per
humana ragione credere che le forze
dell'inimico fieno per creſcere, & che
per conſeguenza ſia per rederſi a lui più
facile il modo di opprimerci; & che al
l'incótro noi potiamo ſperar con la guer
ra è di augumentare il Dominio noſtro,
è di ſtabilir quello che habbiamo, non è
da indugiare a mouerſi. Tutti ſiete in
pericolo, anchorche alcun più da preſſo,
altri meno. ma la prudenza de'Prencipi
ſi conoſce in prouedere ai mali, che non
auuengano. Non doueuano credergli
Vngheri di eſſere in pericolo auanti che
occupaſſe il Turco la Thracia: & ho
ra per la più parte ſon preda, 8 man
cipij di eſſo,non men che i Thraci. Ag
giungeſi l'honor delle Nationi, il quale
deue pur hauer forza ne'magnanimi pet
ti. Soffrirà dunque l'Europa di diuen
tar ſerua affatto dell'Aſia; Angi di quel
la parte di eſſa, che è la più imbelle; ſe
ſola la Macedonia potè già ſoggiogarla
tut
N O N A, 1 65
tutta dall'Helleſponto per fino al Gan
ge? Non vi raccordate quanto poco i Lin Dee. s.
Romaniſtimaſſero Antiocho,& conquà "º
ta facilità lo vinceſſero? chi non hà ſet- ””
ta la battaglia di Lucullo contra Tigra- Plut, in Ls
ne,doue morirono forſe centocinquan-" º
tamila Aſiatici, S non più che cinque
Romani? E poſſibile che non rimanga
più alcun veſtigio dell'antico valore ne'
voſtri cuori? Tu Germania, che tiglo
rij di hauerti appropriato l'Imperio,ſpo
gliandone tutte l'altre Nationi, compor
terai queſto Barbaro, il quale ſi vanta di
eſſer vero, 8 legitimo Imperatore, 8 di
ſeder giuſtamente nel Solio di Coſtanti
no? Patirai tu Italia,chegia ſtedeſti col
la virtù de'tuoi figli il Dominio tuo fino
al Tigri,8 più oltre, di vederhora gioir
contuo ſcorno quelle genti, che già ti fu
rono ſerue,& ſoggette? Tu Francia,che
ti dai vanto di hauer tante volte paſſato,
il mare, oſtentando per gloria di Chri
ſto ai Barbari il zelo, 8 la virtù de'tuoi
Prencipi, ſtarai hora ocioſa a mirarla
rouina della Religione, la quale per ag
grandire già ſpargeſti cotanto ſangue?
i 65 O R AT I O N E
ò più toſto volgerai l'armi in te ſteſſa, è
contra i vicini, con graue obbrobrio del
nome tuo, per facilitare al Turco co
tal impreſa? Ettu Spagna, che con tan
to honor de'tuoi Rè, & de'tuoi popoli,
vinceſtii Mori, da cui eri già ſtata oppreſ
ſa; tu che meritamente ti glorij di hauer
ſteſo l'Imperio tuo,8 có eſſo il nome di
Chriſto, quanto il ſol gira; & di hauer
caſtelnovo trouati, 8 ſottomeſſi altri mondi, il che
fù preſo l'an non hebbe pur ardire di ſperare il gran
i" de Aleſſandro, tu patirai che queſta vil
cos da Vla- Natione ſi vanti di hauerti diſcacciata
"sºº da Caſtelnouo,dalle Gerbi, dalla Go
i iſola delle letta, 8 da altri luochi, che tu teneui? &
º" di hauerti abbrugiato poco fa Reggio,
saranno, so & danneggiata l'Iſola di Sicilia, ſenza
La golettatº che tu ti ſia mai riſentita? Deh deſta
i" i teui hormai,ò
21S2 l allIlQ, Prencipi Chriſtiani,5 &
i 74 , vendicate le ingiurie di Chriſto, 8 le vo
i" ſtre. E hora il tempo opportuno più che
abbruſciò la mai foſſe di tale impreſa, non ſolo per
i". hauer noi gran numero di ſoldati vec
fia º di chi, fatti nelle guerre d'Vngheria,di Fiſi
iº dra, & di Francia, & Capi valoroſiſſimi
per guidarli;la doueil Turco non fù mai
“ - » , td.Il
-

- N O N A. 157
tanto priuo, come è al preſente, 8 degli
vni, & degli altri, ma anco per eſſer lui
di natura vile, 8 codardo, come frà l'al
tre attioni ſue, moſtrò la vergognoſiſſi
ma fuga dalla battaglia di Agria.S'aggiſi -

ge la pietà,8 la riputatione del Vicario .


di Chriſto, la prima dellequali ci dà ſpe- -

ranza di douere hauer Dio propitio, ſe -

mentre egli maderà caldiprieghi al Cie Così mentre


lo, non mancheranno gli altri di trattare è"
animoſamente l'armi. la ſeconda farà teua contra
che niun Prencipe hauerà ardir di man- " ir
care alla ſua promeſſa. Aggiungeſi che i deterſi
il Rè de Perſi, giouane ardito, 8 d'ani."
- e , bas, & è di e
v

mogeneroſo, 8 con lui i due Rè dell'Hi inn,


beria, è della Giorgia, l'Vno de quali è "
A beria, è Gior
ſuocero del detto Rè Perſiano, ſi eſibi-i, si
ſcono pronti (quel che ſi è procurato al- i" air
tre volte in darno) di aſſaltarnelmedeſi "inui.
mo tempo il Turco dal canto loro.º che tè il Rè de
ſebenlafede de Barbari è per ſe ſteſſa in "
certa,3 ſoſpetta, eſſendo eſſi d'ingegno a Le Deca3.
vano,8 mutabile, tuttauia gli intereſſi "
di queſti Précipi ſono tali, 8 il deſiderio per la ſi
di vedicarſi di molte offeſe, 8 danni,coſi sº
Avehemente, che ſi può con ragione fidar
- J. 4
tg3 O RATION E
di loro. All'Vno è ſtato occupatoReiuan,
Gio Tomaſo
Sumachia,Derbét,Chars,8 la Città Re
i" nel- gale di Tauris: A gli altri Giurgi Chalà,
- N - se

Iſtoria del Teflis,Lory,Tomanis,có altreTerre dei


la guerra frà loro Regno.Oltrache queſti due ſono di
Turchi,8. Per
ſiani. profeſſione Chriſtiani, anchorche di Ri
to Greci. E facile,nò hà dubbio,l'impre
ſa che ſi propone,altrettato, quato è ho
noreuole, vtile, & giuſta. Se però ſi deue
abbracciar prötaméte da ogn'vno. Solo
par che poſſa ſoſpenderui gli animi, 8 ri
tenerui,la difficoltà di trouare il modo,
come ſi debba fare; concioſiacoſache le
Leghe ſien fragili, le Contributioni lun
ghe, & leCruciate tumultuoſe. Ma non è
malageuole il modo, purche vogliate de
poner le diffideze,&cederuil'vnol'altro;
come conuiene a Prencipi, che militano
ſotto il Confalone di Chriſto; & in cau
ſa cotanto pia. Non ſi deue mancar di
fede trà quelli che ſon nella vera Fede.
nè perde l'honore chi lo poſpone all
honor di Chriſto. Non ſi ſarebbe mai
acquiſtato Geruſalemme, ſe tanti Pren
cipi,grandi per nobiltà, 8 per Stati, non
haueſſero ceduto il Generalato dell'ar.
IIl 1
N O N A. r69
mi advn Gottifredo Buglione. nè dopò -

che fù fornita l'impreſa, ſi ſaria conſer


uato quel Regno, ſe non haueſſer tut

ſ
t
i
ti d'accordo coceſſo all'iſteſſo Buglione
il Scettro Reale. coſi conuenne a Pie-
toſi Principi. nè rimaſero perciò quelli
che lo cederono punto men glorioſi di
lui,a cui fù ceduto. Oblighiſi ciaſcuno,
-

a ſecondo la qualità de'ſuoi Stati,8 la grâ


i dezza de'ſuoi Theſori, a conferir quella
a ſomma maggior di danari, che può.
i Formiſivn giuſto eſſercito di Polloni,
i d'Vngheri, d'Alemanni, 8 Franceſi:del
e quale ſia capo è vno de'Sereniſſimi Pré
i cipi d'Auſtria, è altri che ſia ſtimato de
º gno di tanto carico. 8 di queſto ſia cu
a ra di aſſaltare il Turco per terra, nell'Vn
i gheria; & vincendolo in battaglia cam
pale,di andar diritto verſo la Reggia.Et Il cardinal
i ſe a te piace,ò Sacroſanto Paſtore,accó- i Aldo
- - - - brandino.
pagai queſte armi vn nouello Pietro, né
menopio, 3 zelante di quello che con- Pietro Er
i duſſe pur gli eſerciti Chriſtiani alla conº
quiſta del granSepolchro.Sia penſiervo
| ſtro,ò magnanimo, 8 valoroſo Pietro,de
gno nipote a tanto Monarca, che ſotto
gio,
s 7o O RATI O N E
giouenilchioma hauete ſenno canutos
non ſoldi mouer queſte armi, ma anco
di accompagnarle, con autorità qual è
Voi ſi conuiene. Faccino i Prencipi Ita
liani vn'Armata per mare, 3 aſſaltino
l'Arcipelago, 8 la Morea. 8 ſe voglio
no aſſicurarſi di non poter eſſere infeſta
ti da Armata nemica,vadan di primo lâ
cio, preuenendo l'Vſcita di eſſa, a pigliar
l'vno de'Dardanelli, 8 quello muniſchi
no, & fermino con gagliardo preſidio.
Et il Rè Cattolico con vn'altra Armata
aſſalti l'Egitto, ſotto la carica di vn Pren
cipe, il quale habbia vnito alla pietà, la
prudenza, e l'ardire. Tale è l'Altezza
Fräceſco Ma Voſtra,ò Generoſo Duca d'Vrbino, che
i" giouanettovi trouaſte tra i primi all'in
Vrbino. clita, & glorioſa battaglia dei Cruzzela
- ricótra queſti ſteſſi nemici,S deſte ſegni
ben chiari del valor voſtro. al quale ha
uete poi,co'l mezo degli honorati, 8 no
bili ſtudi,cógiútavna ſingolar peritia de'
Gouerni, coſi di guerra, come di ſtato;
dimodoche ogn'vn v'ammira, 8 vi ſtima,
non men che Marco Antonino, degno di
f reggere Imperi grandiſſimi, 8 che Epa
- minon
N O N A, 171
minonda,ò Senofonte,ò Aleſſandro Ma Epaminonda
il vecchio fi
gno, di comandare agli eſſerciti. Aſlal gran Capita
tandoſi il Turco con vn'eſſercito, 8 con no, & gran Fi
loſofo
due Armate nauali, ſi diſtraheran di ma Giustino.fg9
niera le forze ſue, già per ſe ſteſſe debo
li, & fiacche, che conuerrà che ſoccom
ba. Et ſe nel medeſimo tempo il Moſco,
entrando nella Precopia,terrà implicati
i Tartari, 8 il Rè de'Perſi,8 quelli d'Hi
beria è verran verſo Bagdet,ò verſoAr
zerùm, tāto più facilmente s'opprimerà.
Ma parrà forſe impoſſibile da recarſi ad
effetto quello che io dico, ple geloſie de
gli Stati; concioſiacoſache ſi vegga mal
volontieri da vn Prencipe creſcer trop
pola potéza dell'altro: come ſenza dub
bio auuerrebbe facendoſi gran progreſ
ſi contra il nemico. Ma ſe ſi vorrà eſſa
minare il pericolo che ſi corre di eſſer
tutti preda del Turco, dourà ſpoglia ſi
ogn'vno di geloſia. Aggiungeſi che quel
l'Impero verrà a diuiderſi in molte parti:
& ſi potrà fare in maniera, che almeno
tutti i maggiori Prencipi fieno partecipi
degli acquiſti. Ma tu glorioſo Paſtor
Clemente, alle cui precisinchina il cie
«
º
- lo,
172 ORATI O N E
ºlº alla lo, & che puoi coi celeſti fulmini,ate ſo
Scómunica, - - v. -

in iº lo conceſſi in terra, far caderle più forti


tra Ferrara. mura, non potrai mouer gli animi de'
Chriſtiani Prencipi,a coſi pia, & coſivti
le impreſa? A te pur deue Ceſare,il qua
le hai tante volte ſoccorſo contra que
ſto ſteſſo nemico: a te deue il Cattolico,
a cui hai tante gratie conceſſe : a te il
Chriſtianiſſimo,chehai habilitato al poſ
ſeſſo legitimo di vn nobiliſſimo Regno,
& alla ſperanza del cielo: a te la Pol
lonia, per la cui quiete non dubitaſti
di imprendere coſi lungo viaggio, 8 di
durar tante fatiche: a te deue l'Italia,
percioche componendo, come buon Pa
dre,le riſſe, che erano per prorompere in
pernicioſiſſime guerre, l'hai più volte
guardata da gran rouine. laonde ſi
può ſperare che ſieno tutti per dimo
ſtrarſinò meno pronti a vbidirti,di quel
a che già ſi moſtraſſer gli anteceſſori lo
ro ad Vrbano, & a Pio. Parmi già di
vedere,ò Sacro Monarca, che tutti i Pré
a cipivégano a riuerirti nella Città di Fer
rara;imen lontani per loro ſteſſi, 8 i più
rimoti per lor miniſtri:8 che iui li diſpo
- - ghi,
N O N A. 173
ghi,& limoui; & che ogn'vn d'eſſi a ga
rati offeriſca i theſori, l'armi, é la vita,
con non minor prontezza, che foſſe fat
to già in Mantoua a Pio Secondo. Et di Pio 2. Com
vero è ben giuſto che nella Città nomi ment. lib.2 f.
nata dal ferro, ſi apparecchino l'armi I o I»
contro il Tiranno. Và pur diletto dal
Ciel Paſtore, che là ti chiama l'eterna
cura,accioche troui modo di eſtinguere
con l'Ottomanna Tirannide l'empia Set
ta di Mehemete; & di ricourare il San
to Sepolchro: ilche hanno tanto brama
to i tuoi Preceſſori. Queſti ſon piccio
li effetti del tuo valore: ma io ſpero più
oltre (& hò ben ragion di ſperare, quan
do a te ſon venuti i popoli della Ruſſia,
! gli Egittij,&gli Heluetij dianzi ri
.i belli)di vederte regnante, ri
dotto il modo ad vn ſo
lo Ouile,8 ſotto il
ouerno di vn
ſol Paſto
IC e

A RG O
174 ARGoMENTO - -
i ,

D EL L A DE CIMA o RATIONE
S C R I T T A

A L PR E N CI P E D I
T R A N S I L VA N I A.
A dì 18. di Febraro. I 5 98.

RA tétato nell'animo il Pren


º, cipeTranſluano di abbando
º mare il ſuoRegno, pregaua
i l'Imperatore che voleſſe accet
Si è
S tarlo.qual foſſe ilſuo fine,º
quallacagione che a ciò il moueſſe, non erano
to all'Autore; ma ben ſapeua che le ragioni che
vulgarmente ſi adduceuano, eranº due,l'vna il
diſperar S. A di poter difenderſi dai Pollacchi,
e dal Turco inſieme, l'altra il diffidare di do
uere hauerprole. alleguali ragioni riſpondeneſ
la preſente Oratione, moſtrando che per quelle
%014
175
-

ri
non deue laſciarſi portare ad una tal
ne. Et cerca di perſuadere l'Alte za Sua a
continuare lacuminciata impreſa della guerra
colTurco. dimodoche l'Oratione è ſenza fallo
nelGenere Deliberatiuo, -
»

ORA
176
O RAT I o N E x.
A L PR E N CI P E D I
T RA N S I LVANIA.

v:
SI ſg E voſtra Altezza, se
reniſſimo Sigiſmondo,
ò non haueſſe mai co
p
mincio a regnare, è ha
Si ueſſe lungo tempo re
- -N e gnato, potrebbe pera
uentura con lode ſua, è almen ſenza bia,
ſimo, ceder lo Stato ad altri, 8 ridurſi a
viuer priuatamente; quando però ſi ve
deſſe chiaro da ogn'vno, lei, è per di
ſprezzo di gloria, è per ſatietà, non
per deſiderio di vita, 8 d'ocio, prende
Sabellico En
revna tal riſolutione. Coſi noi leggia
mo Rachiſio hauer laſciato al fratello
neade 8 lib 8.
et Sigonio del Aiſtulfo il Regno de Longobardi per
Regno d'Ita-. renderſi Monaco: & auanti di eſſo Dio
- - - -

ltalib 3.
Pomp leto pno
Diocletuano.
cletiano, dopòhauergouernato l'Impe
rio venti anni, eſſerſi ritirato a Salona
- ſua
-

D E C I M A. 17?

ſua Patria. & a noſtri tempi Carlo, do


pò hauer retto lungo tempo, 8 l'Impe
rio, la Spagna, 8 tanti altri Regni, &
dome inumerabili nationi, colmo di glo
ria eſſerſi ridotto a viuere a ſe medeſi
mo. Ma eſſendo l'Altezza Voſtra en
trata nel Regno, 8 hauendo fino ad'ho
ra regnato pochi anni, 8 ſtando la ſua fa
S ma anchor sù'I fiorire,farebbe opera in
i degna di lei a cedere ad altri (chiunque
a quello ſi foſſe) i ſuoi Stati, nè potreb
i be far altro giudicio il mondo di vnaco
tale attione, ſe non che è ella temeſſe
ſi troppo la morte,ò amaſſe, più che la fa
i tica,& la guerra,l'ocio,e'l ripoſo: l'Vno,
i & l'altro de'quali affetti è indegno d'a
nimo generoſo, 8 per conſeguenza di
iiº Prencipe. Et di vero8ſe de'Sueui,
Rè de'Marcomanni, Maroboduo già º"
diſcac- corº Tacito
lib. 2.
i ciato del Regno, hauendo per troppo 7 •
i deſiderio di vita laſciate le ſperanze di
i ricourarlo(& hauea però dominato mol
i ti anni) perdè la gloria, 3 la fama dian
º zi acquiſtata, che ſarebbe di Voſtra Al
i tezza,riconciando lei i ſuoi Stati,liqua
º li non che habbia perduti, è diminuiti,
M ma
17s O R A TI O N E
ma hà grandemente ampliati? & maſſi
me riſoluendoſi a far ciò in queſto tem
po, che anchor arde la guerra con l'Ot
tomanno? Ma oltra il dishonore, qual
aggrauio potrebbe l'Altezza Voſtra far
maggiore a ſuoi ſudditi, che ſi ſono mo
ſtrati coſi pronti a ſcruirla, ea morir per
lei, che abbandonarli alla ferità del neº
mico? quanto giuſta cagione hauerien
di dolerſi di eſſa? Non sà Voſtra Altez
za che il Prencipe è tutore, & difenſo
re de'ſuoi popoli, 8 che è obligato a ſpo
ner la vita per loro, non meno che eſſi
per lui ? ſe eglino adunque non ab
bandonano lei, perche vuol ella ab
bandonareſſi? & abbandonarli in tan
to pericolo ? Chi dubita che il Turco
non ſia grauemente ſdegnato contro
di loro, dai quali ha riceuuti cotan
ti danni, e ignominie, che l'handiſcac
ciato di Valacchia, che gli hanno tol
to Lippa, Feulak, Cenad, & tante altre
Terre,ò disfattolo molte volte sù la câ
pagna; & che ſono da lui ſtimati deſer
tori, 8 ribelli? Et ſe coſi è, non è anco
da credere che egli vorrà vendicarſi ſo
- Prd,
, D E c 1 M A, 17,
pra di eſſi, 8 domarli? a che preſtando
materia l'Altezza Voſtra con abbando
narli, ſarà ſenza dubbio colpeuole della
loro rouina. Qual torto farà Voſtra Al
tezza al Valacco, ilquale hà laſciata l'a
micitia, &la ſoggettione del Turco, ren
dendoſi a lei Vaſallo, & ſogetto, di la
ſciarlo ſpoſto alla rabbia dell'inimico?
Qual ingiuria farà al Rè Stefano di glo
rioſa fama, ſuo Zio, ilquale l'antepuoſe
a gli altri del ſangue ſuo nel Regno di
Tranſiluania, che egli s'hauea valoro
ſamente acquiſtato con la virtù, 8 con
l'armi, oſcurando la ſua memoria, 8 il
nome de'Battori, coi cader dal faſtigio
della Corona? ſe Tiberio accioche que- Cern. Tacito
ſto non auueniſſe d'Auguſto, & de Ce- Aºººº
fari, non volſe laſciarl Imperio ad alcu-“º
no fuor della Caſa, anchorche molti
v'haueſſe di meriteuoli, & niuno de ſuoi
ne foſſe capace? Quanto hauerà da do
lerſi di lei il Papa,ilquale l'ha tante vol
te ſoccorſa, accioche ella ſtabiliſſe il Do
minio ſuo contra il Turco,aggrandiſſe il
ſuo Regno, 8 lo purgaſſe dall'hereſie, a
veder che ella laſci l'opra imperfetta,
- - 2 COIl
18 o O R A TI O N E
con pericolo euidentiſſimo, 8 quaſi cer
to, che vn coſi nobile membro della Re
publica Chriſtiana, come è la Tranſil
uania, ricada di nuouo in poter de'Bar
bari; & che quei ſemi di vera Religione,
che Voſtra Altezza vi hà colla pietà
ſua ſeminati, ſieno tronchi in herba,
quando ſtauano già per produrre il con
degno frutto ? Quanto ſi dorrà il Rè
Cattolico, che l'ha cotanto honorata, S&
coſi prontamente ſoccorſa, a vederper
duti in vn punto & gli honori, 8 gli aiu
ti,che le ha preſtati? Hauerà giuſta ca
gion di dolerſi anco Ceſare, a cui l'Al
tezza Voſtra laſcierà tutto il peſo della
guerra Turcheſca, che ella fin quì li hà
aiutato a ſoſtenere. Ma che parlo iodi
queſto, è di quel particolar Prencipe?
Voſtra Altezza con queſta attione darà
materia di querelarſi di lei a tutti i Po
tentati Chriſtiani, poiche militaua per
tutti contra il commune nemico. Nè
ſolo a i Prencipi Chriſtiani verrà a far
offeſa, ma a Chriſto medeſimo, che l'ha
uea eletta per ſuo Campione contro gli
heretici, 8 contro i Turchi, 8 che l'ha
- l - - ſem
D E C I M A. 18 e
ſempre proſperata, 8 datole perpetue
vittorie,non accioche ella abbandonaſ
ſe in mezo il corſo ſe ſteſſa, è la cauſa
commeſſale, ma ſi bene accioche proſe
guiſſe l'impreſa per ſino al fine. Ma vor.
rà forſe ſcuſarſi l'Altezza Voſtra, con di
re che ella non laſcia in abbandono i
ſuoi popoli, ma li raſſegna in mano di
Ceſare, Prencipe aſſai più grande di lei,
& che ſarà per conſeguenza più atto a
guardarli, 8 difenderli contro la poten
za Ottomanna, che ella non era. Que
ſto(perdonimiVoſtra Altezza)è vn erro
re; percioche è ella prenderà in ricom
penſa altri Stati, è nò; ſe il primo, ſarà
chiariſſimo inditio che le ſia mancato il
coraggio, 8 che per viuere, & viuere in
otio, ſi ſia allontanata dal pericolo del
la guerra. Ma qual Stato può hauere
l'Altezza Voſtra da Ceſare, che ſia da
paragonarcolla Tranſiluania, paeſe ric
chiſſimo di minere d'oro, fertile di tutte
le coſe neceſſarie al viuere humano, &
per ſito, & per numero, 3 per qualità
di ſoldati fortiſſimo; a cui s'aggiun--
gela Valacchia, la Sicilia, 8 non pic
3 cio
18 a O RA T I O N E -

ciola parte dell'Vngheria ? Bel eam


bio ſarà per certo a prendere in vece
di tanti, é coſi nobili Stati, vn piccio
lo Stato in Isleſia,ò in Morauia;in cam
biodivn Regno proprio,vn Prencipato
auuentitio, in luogo d'wn paeſe libero,
vno ſoggetto. Ma penſa ella forſe riti
randoſi è nella Sleſia, è nella Morauia,
di douere eſſer ſicura dall'armiOttoman
ne? s'inganna ſe coſi penſa. ella ſentirà
ben toſto fin là (piaccia a Dio ch'ie ſia
falſo indouino) il rumore, 8 lo ſtrepito
de'timpani, 8 delle nacchere, 8 degli
altri iſtromenti barbari; & conuerrà al
l'hora che militia gli ſtipendij, ò almen
ſotto gli auſpici d'altri,còtra quell'iſteſ
ſo nemico, con cui al preſente guerreg
gia per ſe medeſima. Et ſe ellarinoncia,
aſſolutamente il ſuo Regno a Ceſare,ſen
za voler ricompenſa veruna, ſarà ſegno
etiandio più chiaro che ella habbia per
duto l'animo: & può eſſer certa che la
ſua gloria ſia ſubito per eſtinguerſi, 3 che
ella ſia per riceuerne biaſimo appreſſo
ogn'vno.Il rinóciare nell'età più florida
iRegni,3 quando s'è più atti a i"
- - - - - I1
D E C 1 M A. 183
& rinonciarli a ſtranieri, non fù mai vſi
tato da Prencipi: & credami Voſtra Al
tezza che ella in ciò ſarà vnica al mon
do,& che non paſſerà queſto ſuo fatto in
eſſempio; ma che ſarà ben letto da po
ſteri come coſa marauiglioſa, 8 quaſi in
credibile; & che ella ne ſarà biaſimata
da tutti quelli che lo ſapranno. Rinon- coro racino
ciò Gotarze il Regno de'Parthi à Barda Aºlº
ne,ma queſto gli era fratello, 8 conten- “
deuano inſieme con l'armi il poſſeſſo di
eſſo Regno. nè molto dopo ſi pentì quel
lo della rinoncia,8 ritétò di cacciar Bar
dane. Hor non crede l'Altezza Voſtra
che poſſa ſuccedere a lei di hauerſi a pè
tire di vna ſimigliante attione; & maſſi
merinonciando ella liStati,non a fratel
lo,ò ad alcuno de'ſuoi congiunti di ſan
gue, ma ad altri? Ma dicami Voſtra Al
tezza qual penſiero ſarebbe il ſuo ridu
cendoſi a ſtato di huomo priuato? vor
rebbe ella forſe viuere al ſecolo,ò diſcin
gendo la ſpada prender l'habito eccle
ſiaſtico? ſe il primo, anderà a ſeruirnel
le Corti d'altri, 8 ſarà additata da ogn
vno per quello che cambiò col ſeruitio
-

- , M 4 il Do
184 O RATI O N E
il Dominio; il che a lei ſarà tanto più
graue, che non fu a Silla, quanto quegli
nauea poſta giù la Tirannide, 8 Voſtra
Altezza vn'Imperio giuſto, è legitimo.
ſe il ſecondo, è ella penſera di eſſer trà i
Proceri della Chieſa, è vorrà riſerrarſi
ne'chioſtri,8 veſtir rozzi panni, 8 ſprez
zati. nè l'vno, nè l'altro ſe le conuiene:
non quello, percioche ſarà chiaro ſegno
che ella non ſi ſia moſſa a laſciarli Stati
per diſpregio del mondo: non queſto,
percioche non è la vocation ſua, come ſi
può giudicar dalle coſe che ſon paſſate.
& ſarebbe in errore ſe ella credeſſe di
non poter acquiſtarſi il Cielo nello ſta
to, douehor ſi troua. Seruirono a Dio
militando Gioſuè, i Machabei, & tanti
altri; &non fù meno accetto il ſeruigio
loro, che quello di molti che atteſero ad
orare, & a macerarſi colla durezza del
vitto. Fù grato al Cielo il Buglione, Se
gli altri che andarono alla conquiſta di
Terra Santa. nè men forſe meritò Pie
tro Eremita per hauer condotti gli eſſer
citi a quell'impreſa, che per hauerorato
lungo tempo nell'Eremo,
- -
sensiel An
a D E C 1 M A. 18; - -- , -

ſelmo Arciueſcouo di Milano per hauer s"


nella ſteſſa impreſa trattate l'armi, che i .
per hauer inſtrutto il ſuo popolo. & non
è men chiaro per ſantità il Rè Luigi, che
paſsò a guerreggiar più volte contra ine
mici di Chriſto, che molti di quelli che
abbandonando i Regni ſi ſon ridotti nei
chioſtri. Ma chi accerta l'Altezza Vo
ſtra che i popoli della Tranſiluania, &
gli altri, che ſono ſoggetti all'Imperio
ſuo, ſieno per contentarſi di accettare il
Dominio di Ceſare? Il prendere in luo
go di vn Prencipe naturale,vn ſtraniero,
& vederſi a ridurre di Regno in Prouin
cia,nò può eſſer grato a Nationi guerrie
re. Et ſe ricuſaſſero di accettarlo, ſi fa
rebbe più piana al Turcola ſtrada da im
patronirſi dell'Vngheria. Ma quando
l'accettino, ſarà meno atto di lei a difen
derli,ſi per eſſer Prencipe nuouo,& ſtra
niero;li quali non ſogliono eſſer coſivbi
diti da popoli, come gli antichi, 8 nati
ui; & ſi percioche manderà ſuoi Miniſtri
a reggerli;& noi ſappiamo che queſti né
hâno per ordinario tanta autorità appreſ
ſo i popoli, come gli ſteſſi Prencipi.Ag
giun
136 O RATION E
giungeſi che le forze di Ceſare non ſo
no coſi grandi, che baſtino a cuſtodire li
Stati ſuoi propri, 3 gli altrui cdtra l'Ot
tomanna potenza, 8 quelli che vorran
no ſoccorrerlo,non roddoppieranno gli
aiuti per hauer lui a difender due Stati.
Nè s'imagini Voſtra Altezza di douer
trouar chi la ſcolpi di queſto fallo, quan
do ella pur lo commetta, che Dio né vo
glia; per dire che ella è poſta frà due ne
mici potenti,il Turco,e'l Pollacco,l'vno,
& l'altro de'quali cerca di opprimerla;
percioche non ſi trouerà chi coſi facil
mente creda che il Rè Pollacco, a lei per
affinità congiunto, procuri, non gliene
hauendo ella dato cauſa, la ſua rouina.
Nè deono baſtare a Prencipi ſaui le leg
giere ſoſpitioni per farli riſoluere della
ſomma delle coſe. Le nimicitie che Vo
ſtra Altezza ha con alcuni particolari,
non toccano l'intereſſe della Pollonia;
& non è veriſimile che quel Rè, è quei
popoli fieno per mouerſi contra lei per
compiacere alle paſſioni d'alcuni pochi,
& ſenza publica cauſa. Sono i Pollacchi
Più cupidi della pace, che della guerra,
e
& non
- D E C I M A. 18?
& nó ſono ſoliti portar l'armi fuora del
Regno,ſe non coſtretti, 8 per ricupera
tione del loro. 8 queſto anco fanno mal
volontieri. teſtimonio è il Rè Stefano,
che per ricuperar la Liuonia, occupata
dal Moſco,ſi valſe più delle forze di Tri
ſiluania, che di quelle dellaPollonia.Ma
ſupponiamo che i Pollacchi voglino of
fenderla, non ſono coſi grandi le forze
loro per vſcir del lorStato, nè coſi tenui
le ſue, che ella né poteſſe ſperar di difen
derſi;maſſime hauendo il Regno ben mu
nito dalla natura, 8 ben prouiſto di tut
te le coſe che ſi richiedono: & inſieme di
fenderſi anco dal Turco, ſe pur anueniſ
ſe che nel medeſimo tempo ella foſſe &
dall'vno, & dall'altro aſſalita, nel qual
caſo l'Altezza Voſtra può eſſer certa
che non mancherebbono gli altri Pren
cipi Chriſtiani, 8 particolarmente il Pa
pa, l'Imperatore, 8 il Rè Cattolico, di
ſoccorrerla. Et doue ella non poteſſe re
ſiſtere,è molto meglio, 8 più conueneuo
le al grado che tiene,morir con la ſpada
in mano in difeſa del Regno ſuo, 8 de'
ſuoi popoli, che abbandonar quello, 3
- , que
183 O R A TI O N E
º ſ" queſti per cupidigia di vita. Troppo ſi
i"
Tranſituania diſdice il cader dagli alti faſtigi troppo
- - - - - - -

ºn armi i è a lei ſcoueneuole il priuarſi volontaria


Bechès, & il - di llo, che i ſuoi ſſori ha
Euteliams, mete di quello che i tuoi anteceliorina
i"
el Paeſe, 8.
no per virtù guadagnato. Non sà Vo - - -

" tra Altezza quante battaglie diede il


me molte bar Rè Stefano, quanti pericoli corſe, 8 quà
taglie, le qua- - - N. - - - -

i" to ſudò per acquiſtare il Regno di Tran


te guadagna ſiluania è anchor roſſeggiano i fiumi del
"
reſtò in fine
ciuil ſangue; anchor biancheggiano i
- - - - - -

pada del re campi dell'oſſa inſepolte degliVngheri,


i" & ſtanno appeſiº i trophei delle vittorie
do poi Rè di 1 , - - - -

pi, de'Battori. Nè deue indurre l'Altezza


dò il Beches Voſtra ad vna tal riſolutione l'eſſer lei
d humiliar-
ri " ſenza prole,8 quaſi ſenza ſperaza di ha
- - -

lo raccolſe 8 uerne; percioche ſe ella cotinua la guer


"ra,l
to Capitano
a fama,3 la gloria, che laſcierà dopò
v - - -

dellaſua i" morte, ſarà a lei invece di prole, 8 la fa


dia & gli o - è - - M - -

i" ra viuer piu lungo tempo, che non viue


nis in parti rebbe ne'figli, & nipoti. Sprezzò Aleſ
"ſandro il conſiglio di Parmenione, 8 di
ipofi Antipatro, li quali l'eſortauano a pro
ciººº
ia a dodeci
crear figliuoli, prima di paſſare a far guer - -

i, i, ra in Aſia: & ſeben non laſciò ſucceſſori


- -

i" i 14 " nati di lui, viue anchor la ſua fama, 8 vi


r1, cne - - - - - - v

i uerà finche giri il Cielo. Et chi sà che


quella
D E C I VI A . 189

quella gratia, che hoggi non le fa Dio, "


non ſia per farle col tempo? attenda ella isti"
a ben operare, é laſci la cura del reſto a º " "
chi la protegge. Perdonimi Voſtra Al-"
tezza queſta libertà di parlare, che naſce lo è il capel
da puro zelo dell'honor ſuo. I Prencipi "
vili d'animo, è ſciocchi, ſono quelli che ualcò di poi
aborriſcon la libertà di dire, anchor- i" i
che modeſta, di coloro che li conſiglia- io heſoro,
no. coſi diceua º Iſocrate in ſcriuendo a "
Filippo Rède Macedoni, ma i ſaui,8 di ""
grande intelletto, qual è l'Altezza Vo "
itra, aſcoltano più volontieri le ſincere i
parole di quelli che rappreſentano lo diſer Piſta
ro il vero, auengadioche li punghino, “”
che le fallaci de'luſinghieri; percioche
ſanno che queſti tali, che parlano ſempre
agrado, ſono pernitioſi. coſi diceua l'i- Iſcr. Pina.
ſteſſo Iſocrate. Deh'ſgombri Voſtra Al- º 4.
tezza dal petto ſuo queſto vil penſiero;
& credami che è tentatione diabolica.
Già rincreſce al nemico dell'humange
nere di veder tanti progreſſi, fatti da lei
in ſeruigio della Religione di Chriſto;&
non può patire che ella paſſi più auanti.
teme,ò forſe antiuede,per opra, & virtù
di
19o ORATI O N E
di lei,douer perderſi l'hereſie d'Vnghe
ria, & caderl'empia Setta di Mehemete.
Ripigli il penſier della guerra, coſi feli
cemente fin qui guidata; & ſi come ella
hà ſuperato coll'attioni ſue glorioſe l'in
uidia degli huomini, coſi vinca la mal
uagità del Demonio. Laſci alcun de'
ſuoi valoroſi Capi, con mediocre neruo
di gente armata, a guardia del ſuo Pae
ſe, per ſe ſteſſo fortiſſimo, 8 atto a difen
derſi dai nemici con poco numero di
ſoldati; & paſſi ella hormai col reſto de'
pie. - ſuoi bellicoſi Daci il Danubio. Non la
i" ſciò il Grande Aleſſandro più che dode
ci mila fanti, 8 due mila e cinquecento
caualli,ſotto il gouerno d'Antipatro, in
preſidio del Regno ſuo, quando paſsò
platar.ia A- l'Helleſponto; & pur ſapea che i Spar
". i i tani gli erano mortali nemici, 8 che tut
º; ", to il reſtante de'Greci mal ſofferiuano
rarº lº i f di ſtar ſoggetti al ſuo Impero. 8 dubite
ºº rà V.A. di non poter guardare il ſuo Re
gno,più forte aſſai di quel d'Aleſſandro,
laſciandoui altrettanti de ſuoi 2 Non ce
dono di valore i Dacia i Macedoni.anzi
la reſiſtenza che l'Vna, 3 l'altra
- - -
s"
CCC
D E C 1 M A. 191
fece ai Romani, manifeſta che ſieno di
molto maggior virtù queſti, che quelli,
Moſtri ella il ſolito ardire in aſſaltare il
nemico, 3 nò l'aſpetti più in Caſa,nè per
da tempo in aſſediar le ſue Terre. All'ar.
dire nè ſeguirà la felicità delle impreſe;
concioſiacoſa che gli animoſi ſieno per
ordinario fauoriti dal Cielo, 8 maſſime
quando trattano cauſe giuſte, 8 ſpetial
mente in ſeruigio della Religione. Alla
felicità poi verrà dietro la riputatione,
laqual renderà al ſuo nemico infidi gli
amici, 3 i ſeruiº come interuenne a Da- a Beſovcciſe
rio già Rè de'Perſi. & tanto più facil- º, Q.Curtiolib.
ineb Ai
mente, quanto quello era Prencipe
- -

º di
valore, & º mite, 8 piaceuole di natura, º ºr iº
& amato da ſudditi: doue queſto Bar- Aleſſ
- -
"é , 8.
c. 2,
baro, contro di cui Voſtra Alrezza guer lº 6 f 149.
reggia,è viliſſimo d'animo, inhumano, i"
& diſamato dalla più parte de popoli,
per eſſer di Religione differenti da eſſo.
Non è di poca importanza nelle coſe
della guerra la fama, 8 la riputatione
del Capitano : & baſtò queſta ſola al ocerti, ut.
Grande Aleſſandro per vincere le reli- 6f, 61.
quie delle genti di Dario, che non erano
-

192 ORA TI O N E
nè per numero, nè per qualità diſprez
zeuoli. Già Voſtra Altezza ha molte
volte ſuperato il nemico; & non è mai
ſtata vinta da lui: per la qual coſa è da
credere che duri tuttauia quell'opinio
ne in eſſo, che hebbe fin da principio,
cioè che ella ſia inuincibile, 8 che egli
debba cader per mano di lei, Etbé ſe ne
veggon ſegni,poiche di nuouohà man
dato a ricercarla di pace, 8 ſi è fin ab
baſſato per conſeguirla a interporui il
Tartaro, Deh non defraudi Voſtra Al
tezza quella ſperanza che ha concetta
di lei il mondo. non abbandoni la cauſa
della Religione. Contentiſi (ſe altro né
può) di ſacrificar ſe medeſima. Che ſe
Lia Deca. 1. ciò fecero i Curtij,& gli Horatij, & tan
il 7 fa iº ti altri, per ſemplice ſeruigio della lor ,
i". “ patria, quanto più prontamente deue
ella farlo per l'honore di Chriſto, & per
il bene della commune Republica ? ſe
Voſtra Altezza, che ha coſi ben comin
ciato, che ha fatti tanti progreſſi, che
hà conſeruata l'Vngheria, che ha ab
baſſato l'orgoglio al Turco, 8 che gli
ha meſſo terrore, abbandona queſta cau
ſa,
.
D E C I M A. 193 ,
ſa, chi ſarà quello che la difendi? A lei
tocca di ſoſtener queſto peſo; nè altri
può con dignità ſoſtenerlo che lei. Ri
pigli ella adunque l'animo, 8 ſi riſolua
a proſeguirla ben cominciata impreſa.
Apparecchi l'armi, che non le manche
ranno ſoccorſi. & doue le mancaſſer
tutti gli aiuti humani, Dio non laſcierà
di aiutarla . & ſpero anchor di
vederla trionfare dell'Orien Hercole arri

te, & paſſare i ſegni d'


uò i";
giando per fi
Hercole, 8 d'A no in India.
leſſandro. Q.Curtio lib.
nr Ar 9. f 3o5.
º Ma Aleſſan
dro paſsò più
oltre che Her
cole.
Q Curtio lib,
9.f 31o.
i 94 -

e i. ARGoMEN To
DELLvNDE CIMA o RATIoNE

A FILIPPO SECONDO
R E C A T T o L I C o.
Adì 2o. di Giugno. I 598.
2, 3" 3:

i RASI concluſa la pace trà


Francia, o Spagna; & ſi
si teneua anco che foſſe ben to
GN io per concluderſi qualche
-ri - accordo tra il (attolico, º
7nghilterra; º che vi ſi doueſſero includere
etiandio i Ribelli de Paeſi Baſſi, quando l'Au
toreſcriſſe la preſente Oratione. nella quale eſc
ſorta Sua Maeſtà Cattolica a non deponer l'ar
mi, ma voltarle prima contra il Re di Feſſa,
o) e Marocho,e poi contra il Turco, mostran
do che coſi le conuenga di fare, non ſolo per la
- - -
pietà
\ -- -

pietà (hriſtiana, ma anco per ragione di buon


i gouerno. Et leperſuade l'una, º l'altra ima
preſa eſerfacile:o addita il modo, come deb
, ba tentarle.perlaqualcoſa l'Oratione è ſenº a
dubbio nel Genere Deliberatiuo. ,
- -i
- - - - - i.

r
- - -

a º
-

- --- -
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l - - s
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"

N 2 ORA
I 96 - -

O R A TI O N E X I.

AL RE CATTOLICO
OI CHE è reſtata ſer
uita l'Eterna Cura, è
Gran Rè di Rè, che
V. M. ſi ſia rappacifi
cata col Chriſtianiſſi
mo, prima di quello
che ſi penſaua, con giubilovniuerſale di
tutta la Republica Chriſtiana, la quale
deſideraua più che ſperaſſe di veder riu
nite queſte due eccelſe Corone; non è
alcuno che conſiderando la pietà della
Maeſtà Voſtra, non ſi perſuada che ella
ſia ben toſto per voltar l'armi ſue poten
tiſſime contro i nemici di Chriſto. Ma
chi crede che ella debba aſſaltar prima
il Seriffo Rè della Mauritania, & chi il
Turco;ambidue ſeguaci dell'empia Set
ta di Mehemete, ambidue infeſti alla
Spagna,l'vn più vicino, l'altro più gran
de. Et ſenza dubbio non mancan per
- . . . . . VI12
V N D E C I M A. 197
vna parte, 3 per altra,ragioni, percioche
del Seriffo parlando, queſti è Capo de'
Mori che già occuparono il Regno di
Spagna, queſti vſurpa la miglior parte
dell'Africa & la più propinqua all'Euro
pa,queſti ricetta ne' ſuoi Porti i Corſari
che vanno a depredar l'Indie, 8 ad infe
ſtarle Flotte, queſti è Tiranno,S&non le
gitimo Prencipe, 8 tiene quaſi per for
zavn Regno molto più ricco, che forte,
habitato da huomini imbelli, dediti a
gli agi,ò alle delitie,ſenza fanterie, con
poche armi, 3 quaſi ſenza Fortezze. 3:
queſti ſono que Mori, che poco dianzi
vcciſero il Rè Sebaſtiano di Portogallo,
JPrencipe degno di grandiſſima lode, ſe
foſſe ſtato altrettanto felice in guerra,
duanto era pio, & valoroſo, Nipote del
la Maeſtà Voſtra, con tanta Nobiltà
del ſuo Regno, che anchor ſuperbi cor
rono i fiumi d'Africa ingroſſati del lo
roſangue, 8 anchor ſi veggono ſparſi
per li campi di Mauritania i cadauerilo
ro quaſi ſpiranti, 8 particolarméte quel
lo del Rèanimoſo,il quale parcheriuol
i to verſo la Maeſtà Voſtra,le dica; Mira,
N 3 ò mio
193 - O RATI O N E ”
è mio Zio, 8 Signore, la ſtrage di
tanti glorioſi guerrieri, che ſono morti
per eſaltar la Fede di Chriſto, & per ho
nor del nome di Spagna, 8 giacciono
qui inſepolti.Ates'aſpetta di vendicar
la,che ſei legitimamente ſucceſſo nel Re
i" da me laſciato; adempitù più di me
elice il mio deſiderio;ate riſerua il Ciel
queſta gloria dopò tante altre. non ſof
ferire che queſti Barbari vadano altieri
più lungamente di hauer ingraſſati i lor
campi del ſangue noſtro, 8 di hauerci
vinti in battaglia; ſe vinti potiam chia
marci per hauer combattuto con troppo
ardore. queſti ſon quegli ſteſſi Mori, è
della medeſima ſorte con quelli, che cac
ciammo di Seuta,8 di Tanger dentro lo
ſtretto di Zibraltaro, 8 fuora, di tutta la
coſta d'Africa, Arabia, & India, con tan
tagloria del ſanto nome di Chriſto, e
honor della noſtra Natione, che nè ri
marrà la memoria per tutti i ſecoli. Ba
ſtano i Luſitani ſoli, già miei, hora tuoi
ſoggetti, a far queſta impreſa. 8 ben la
i faran volontieri, pur che tu voglia, per
vendetta di noi. Sò che non manca in
ºs., -º eſſi
v N D E c IM A. 1,
eſſi il valore antico, 8 che ſon quei mes
deſimi, che già con Sertorio guadagna Plut.in Serto
rono tante battaglie contra i Romani i
& che poco dianzi hanno (mirabile ar
dire) ſolcando vn'immenſo mare, ſpa
uentoſo agli occhi de'riguardanti, 8 né
più ſolcato, dome con picciole ſquadre
d'Heroi tutte le Nationi che giacciono
frà i termini d'Hercole, 8 le Moluche, &
meſſo il freno al grande Oceano; onde
viueran ſempre immortali i nomi di Va
ſco della Gama, di Franceſco d'Almei
da, dell'Albuquerque, é di tanti altri,
degni di eſſer paragonati & talun d'eſſi
anchor preferito, al GrandeAleſſandro.
Glorioſo Albuquerque, che con men di
duemila de'miei ſoggetti vinceſti innu
merabili ſchiere di Mori, d'Indi, & di
Perſi; & fondaſti l'Imperio noſtro, in
ſieme côlaReligione diChriſto,in Goa,
in Malaca, e in Ormus, tre capi di Re
gni; per il che al Luſitano nome, infiniti,
i & potétiſſimi Rè s'inchinano:&più hau
reſti fatto,ſe più lungo tempo foſti viuu
to. Tua è hoggidì queſta gloria, è mio
i Zio, & Signore, onde con più ragione
N 4 ti
a 2oo , O R AT I O N E
Gli Aicidi ti puoi
Rè de'Parthi . , chiamar
, , , Rè
, , di, Rè, che non fece- v.

fini, roi Rè de'Parthi, è d'Armenia. & però


º RiRi a te ancos'aſpetta di vendicarci. Etfa
i "uellando del Turco, queſti è perpetuo
menia, quel nemico de'Chriſtiani; nè mai ceſſa d'in
i" feſtare i noſtri paeſi, corſeggia i mari, 8.
in battaglia. perturba le nauigationi, ei commercij,
"" depredailidi,8 fà captiui i miſeri popo
f 2. li; & particolarmente i ſudditi della Mae
ſtà Voſtra. Dicanlo,oltra tanti altri, quel
li di Reggio, la cui Città poco dianzi fù
i ſaccheggiata,arſa,8 quaſi diſtrutta dal
i"
e di queſta l'Armata di queſto Barbaro. Conſideri
v N

Ariata i Voſtra Maeſtà che ella è tutore, 8 con


i" ſeruatorde ſuoi popoli, che è obligata
a guardarli da ingiurie, 8 che poſſono ri
chiamarſi dauanti aLDio delle offeſe, che
ò per colpa,ò pertoleranza di lei patiſco
no. & tanto più giuſtamente, quanto che
non le mancano forze per poterli difen
dere. Mantiene del continuo la M. V.
più di ceto galee armate nel noſtro ma
re,la doueil Turco non ne mantiene ap
pena cinquanta; &ella hà ſempre daa
ſpettar di eſſere aſſalita? Qual Ragione
di guerra vuole che il più potente aſpet
- . a
.- . . ti di
V N D E C I M A. 2e i
º ti di eſſer aſſaltato dal men potente? In
e fruttuoſe ſono le ſpeſe, 8 vane le forze, º

i ſe non s'adoprano. nè adoperarſi deono


º in altra guiſa le ſue, che andido a troua
i re il nemico,aſſalendolo, 8 combatten
i dolo.Coſi ſi guardano i propri Stati, co
i ſi ſi liberano i ſudditi da i pericoli; coſi
º ſi caſtiga i nemici;& coſi ſi acquiſta ripu
º tatione appogli altri. E quella differen
a za,ò Potétiſſimo Rè,dalle Armate della
i M.V. a quelle del Turco, che è davn'eſ
i ſercito veterano a vno di ſoldati per la
i più partenouelli.&trà la potenza di lei,
a & quella di queſto Barbaro, non hà
; paragone alcuno; percioche ſe noi con
ſideriam la grandezza de Stati, quelli
º di V. M. ſono diece volte maggiori.
i Nè molto importa che ſien diuiſi, im
è peroche le Armate, che ella tratiene
º per tutti i mari,li rendon congiunti. & ſe
ſi guarda alla qualità de'ſoldati, quelli
º della M. Voſtra; è Italiani, è Spagnuo
g li, ſono ſenza comparatione più forti,
; non ſolo degli Aſiatici, per natura vili,
g &imbelli, ma anco de'Greci, è d'altri core ratio
e d'Europa, che a guiſa de'Galli antichi, grusse.
2 . -
"º I 3°
- 5 poiche
2e2 ORATION E
poiche da Romani riceuerono il giogo,
hanno col perder la libertà, perduta e
tiandio in gran parte la virtù militare. Se
parlando de Marinari, 8 de'Galeotti,
ſono ſenza fallo in numero molto mag
giore, & di gran lunga migliori quelli,
che a Voſtra Maeſtà ſumminiſtrano l'I
ſole, 8 coſte maritime dell'Italia, 8 di
Spagna , 8 in particolar la Sicilia, la
Sardegna, 8 le Balearidi, la Liguria, la
Biſcaglia, 8 la Catalogna, che quelli
del Turco. Ma quel che forſe più impor
ta, la Maeſtà Voſtra abonda d'oro, 3:
" d'argento, che è il neruo principal della
“ “ Guerra, 8 de Stati, tenendo ella ſotto il
ſuo Impero le più ricche minere che ſie
no al Mondo; tal che ſtà in poter ſuo di
renderne poueri gli altri Prencipi del
l'Europa, 8 il Turco medeſimo, che pic
- - cioliſſima quantità nè trahe de'ſuoi Re
gni. Saggiunge che il Turco ſolo com
pete con la M. Voſtra, 8 ardiſce (an
chorche a lei inferiore)di aſpirare al Do
minio del Mondo; & per conſeguenza
non hà alcun più nemico di eſſa. Que
-
ſtiadunque
s .
ſono i nemici, contra "i
ce
V N D E C I M A. 2o3
dee Voſtra M. moſtrar da quì auanti
quel zelo, che ella ha ſempre moſtro
per il paſſato, di ampliar la Fede di Chri
ſto: & adoperare ſenza intermiſſione di
tempo quella potenza, che Dio le hà
coſi amplamente conceſſa ſopra tutti i
; Prencipi Chriſtiani, anzi ſopra tutti i
Monarchi, che furono mai. & queſte
ſon le ragioni,onde alcuni ſi muouono a
credere che le conuenga di aſſaltarpri
ma l'Africa, é altri di debellar prima il
; Turco. A me pare, è prudentiſſimo Rè
(ſem'è lecito dire alla Maeſtà Voſtra, in
ſtruttiſſima dell'arti del dominare, quel
lo che io ſento) che in ogni modo ſia a
lei eſpediente di trattarlarmi, non di de
porle; concioſiacoſache la pace renda i La pace rea:
popoli imbelli, º per conſeguenza di "
-
er-":
ſtrugga più la militia,che non fàlaguitrugge p
ra,
gli huomini 8 cruda
per aſpra,nella guerra, ma muoiono
che ſia. ſºldateſta,
ſi fanno i i" fà la

ſoldati nella pace ſi perde la militardi


ſciplina, 8 ſi inuiliſcono gli huomini:
Però i Prencipi che hanno voluto do
mare, & tenere a freno le Nationiguer
riere, & feroci, hanno tolto loro di ma
- no
2o4 O RATI O N E
no l'armi, 8 le occaſioni di guerreggia
sinf. Psi di re. coſi fece Ciro co i Babilonij: coſi
ºliº 7 º coſtumarono ſempre i Romani: & coſi
”i.D., hàvſato il Turco. Ma la Maeſtà Voſtra
lº s . ss che ha i ſudditi ſuoi natiui, bellicoſi per
Ais disp. lornatura, 3 eſercitati in guerra, º che
gna è nociua li regge col ciglio, errerebbe a ſpogliarli
la pace.
d'armi, è a tenerli in otio; & verrebbe
ad indebolire le ſue forze da ſe medeſi
ma, & per conſeguenza a renderſi faci
le da eſſer vinta; doue fino ad hora è ſta
ta inuincibile. Sono nati alla guerra,
più che alla pace gli Italiani, e iSpa
gnuoli. gli vni domarono già il mondo;
gli altri non ben contenti di vn ſolo, ſo
noiti per incogniti maria coquiſtarnuo
ue Terre, maggiori delle già note, 8 più
ricche, S ſottoporle all'Imperio della
Maeſtà Voſtra. laonde ſaranno ſempre
famoſi due Ferdinandi, il Corteſe, 8 il
º
Magaglianes, & tanti altri glorioſiſſimi
Heroi. Aggiungeſi che reſtando ella di
guerreggiare, potrebbe dar materia ape
i ricoloſe ſedicioni , concioſiacoſache i
l
!
popoli autuezzi in guerra, poſſino ma
lageuolmente deponer la ferocia, & ſie
lO
V N D E CI M A. 2o5
no pronti alle riſſe, ea i tumulti, 8 ari
ſuoltar l'armi in lor ſteſſi; ſe manca loro , a
occaſione di adoperarle contrai ſtranie- i
ti. coſi
che fecero
furono i Sueui,
liberi ei Cheruſci,poi-
dal timor della guer-"Core Titº
lib. 2.

ra eſterna. Però Cimonetrà i Greci non Pini in cima


meno ſauio, che valoroſo, temendo che “
gli Athenieſi già inferociti non pertur- .
baſſer la pace, che poco dianzi hauean
fatta con quelli della Morea, li menò a
“guerreggiar contra il Rè de Perſi, per ar
ricchir giuſtamente(diceua egli) la Gre
cia delle ſpoglie de'Barbari, 8 ouuiare
alle guerre interne. & i Romani non tro- plat. io ca
uarono altro rimedio per acquetare, è miº e -
impedirle ſeditioni loro, che portar l'ar
mi contrai ſtranieri. Nè biſogna addur
re in contrario che i buoni Prencipi de
uono indirizzar la guerra alla pace, S&
hauer queſta per loro fine, come alcu- Nella
-
priº
Orat.a Ceſa
no diceua a Ceſare eſortandolo a rior-,
dinar la Republica; & che non conuie-Rep.appreſo
ne turbarvolontariamente la quiete de º
popoli, ne ſpargere il ſangue loro,ò con
ſumare i lor beni: che già i ſudditi di V.
M. ſono eſauſti per le lunghe guerre di
i ,º Fian

l
266 O RA TI O N E
Fiandra; & che bramano hormai il ri
Delle paci, poſo: imperoche la pace, 8 la quiete,
i" ſia da de
quando non ſieno ferme, é ſicure, non
derare, 8.
qual nò - ſono altro che breui ſoſpenſioni d'ar
mi, nè ferme,ò ſicure poſſono dirſi, oue
quelli che ſon perpetui nemici, reſta
no tuttauia potenti, S con le forze lo
rointegre. Deue deſiderarſi la pace da
i buoni Prencipi, ma quella che ſia vera
pace, 8 durabile; l'altre vogliono di
ſprezzarſi. Perciò i Romani più toſto
volſero ſempre di guerra ſeminar guer
ra, che deporre l'armi laſciando in ſta
to alcun inimico grande, che col tem
po poteſſe inquietarla lor pace.Nès'in
tende turbar volontariamente il ripoſo
de'ſudditi chi li eſſercita affin di aſſodar
lo, & di renderlo loro più certo, è più
lungo. Non è vero ripoſo quello, che ſi
può con ragione temere che ogn'hora
poſſa conuertirſi in trauaglio. Nè ſi dee
dire ſpargitore del ſangue de popoli chi
mette in pericolo la vita d'alcuni per aſ
ſicuraméto di tutti. nè côſumator de'lor
beni chi ſpedevna picciola parte di quel
li per conſeruare il reſtante.Nè i ſudditi
- di
º
r
v N D E c1 M A. 2or
di V. M. ſono tanto eſauſti,che non poſ
ſino pagar anchor groſſa ſomma d'o
ro per loro commodo.nè ſono tanto bra
moſi della quiete, che voglino antipor
la (qual che ſi ſia) ad vn trauaglio giu
ſto, & honeſto. anzi aſſuefatti già molti
d'eſſi ad acquiſtarvile, e honore mili
tando in ſeruigio della M. V., deſidera
no di continuar la guerra; &l'antipor
ran volontieri tutti alla pace, purche
guerreggino fuor di caſa, 8 doue poſſi
no ſperare di guadagnar gloria, & ric
chezze; come faranno in particolare
contra il Turco, 8 contra il Seriffo: l'v
no, & l'altro de'quali deue eſſer ſcopo
delle ſue impreſe, 8 materia de' ſuoi
trionfi. Ma percioche la Maeſtà di Ce
ſare guerreggia felicemente già molti
anni con l'Ottomanno, mentre le forze
di queſto Barbaro vengono conſuman
doſi, riuolti ella le armi ſue in Maurita
nia, & conquiſti i nobiliſſimi Regni di
Feſſa,8 Marocho.Queſta impreſa è pro
pria alla Spagna, ſi per la vicinanza, Se
ſi per le offeſe altre volte patite. Breue
ſpatio di mare ſepara i Regni di Spagna
da
-
-

2os O RATION E
da queſti Regni. IVaſelli, de quali abon
da la M. V., poſſono congiungere vna
Terra con l'altra. Mandi ella, ſotto la
'carica di vn Capitano animoſo, & felice
D. Pietro En (quale è in particolare il Conte di Fuen
"tes,degno di eſſer paragonato con cia
riente, ſcum degli antichi) quindeci mila fanti
Spagnuoli, & altrettanti frà Italiani, 8:
Valloni, con otto mila caualli, & quan
tità ſufficiente d'artiglierie, 8 maſſime
da campagna, che tanti baſtano. Ver
rà forſe il nemico ad incontrar queſto
Eſſercito, con quaranta,ò cinquantami
la caualli: ma che potranno cauallide
ſboli,8 quaſi inermi contravn'Ordinan
za di fanti,armati, per difeſa, di corſalet
ti (tali vogliono eſſere almeno le prime
ſquadre) & per offeſa, di archibugi, di
moſchetti, 8 di picche? Baſteråno i pic
chieri ſoli a ſoſtener l'impeto, & l'vrto
della nemica caualleria. anzi non ſolo
a ſoſtenerla,maanco ad aprirla. L'altre
armi ſeruiranno per conſumarla.& ino
ſtri caualli la ſeguirānopoiche ſarà di già
rotta, 8 riuolta in fuga. Inutili, 8 vani ſa
ranno i colpi dellezagaglie, & delle lan
e r - - -- - C1C
V N D E C I M A. 2o 9

cie moreſche contra vna fanteria ben


armata di doſſo. nè più douranno ſti
marſi, chel'haſte;
Senofòte ſi ſtimaſſero già dai de'Perſi.
& il ſaettume Greci di Sºf
sceEſºrd.
772 bºe

Vincerà(n6 hà dubbio)queſto Eſercito


della M.V. iMorisù la capagna. &quin
di mouédoſi verſo la Reale Città di Feſ
ſa, ſe ne renderà padrone ſenza contra
ſto tali ſono i patti, 8 le conuentioni il patto è di
di quel popolo col ſuo Rè.Nè più difeſa non eſſer re
farà Marocho,ò l'altre Città di quel Re"
gno. Et ſarà ben giuſto che ſe l'Africa vicino a me
domò già in gra parte la Spagna,hora da "º
eſſa ſia doma. Facendo V.M. queſta im
preſa, 8 felicemente riuſcendole; come
ſi può ſperare, è quaſi tener per certo,
poiche nè il mare la può impedire, non
hauendo da varcar che vn picciolo Stret
to; nè il lido, tenendo lei le Fortezze di
quello; nè la potenza dell'inimico, debo
le a paragon della ſua; nè le mura delle
Città, che ſono tutte di poca ſtima, oltra
che farà acquiſto di Regni nobili, 8 ric
chi,aſſicurerà perpetuamente la Spagna
dalla paura de Mori; leuerà i nidi a i
Corſari infami, che perturban lenaui
- gatio
a 1o O RATI O N E
gationi dell'Indie: allargherà la poten
za ſua in Africa, in modo, che le ſarà poi
facile conquiſtar tutto il reſto di Barbe
ria,& ſtenderl'Imperio ſuo dal CapoAl
to per fino al Nilo, 8 dal mare Mediter
raneo fino all'Atlante: accreſcerà forza
alle forze ſue, & fama alla fama; in ma
nierache nè tremeran tutti gli altri Rè,
& Prencipi Barbari. Queſta impreſa ſi
menerà dalla M. V. a fine in breuiſſimo
ſpatio di tempo,poiche non è neceſſario
eſpugnar Fortezze,ò almen poche, 3 de
boli: & all'hora ella dourà impiegarle
ſue armi contra il Tiranno de Turchi,
vnico a lei oſtacolo per il Dominio di
tutta l'Aſia. & non le ſarà difficilmolto
il domarlo, percioche lo trouerà di già
fiacco, 8 indebolito per la lunga,e infe
lice guerra. & quando lo trouaſſe anco
intègro, aſſaltandolo, è accompagnata
dalle forze d'altri Prencipi Chriſtiani,le
i" hauerà ſempre pronte, è da perſe
ola, pur ſaria baſtante a metterli il fre
no, &ad eſtirparlo. Non potrà reſiſte
re il Barbaro advna potenteArmata ma |
ritima,8 advn'Eſercito formidabile per i
- qua
VN DECIMA, 211
qualità di ſoldati, con che l'aſſalterà la
M.V.; ma ſenza dubbio reſterà vinto &
caderà finalmente quel faſto, quell'al
terigia cheperdapºcagine noſtra riſie
de già tanti anni nella famiglia Ottoman
na. Nè più ſentiremlamentarſi tanti or
bipadri, &tite miſere madri, che ſi veg
gon rapir sù gli occhi, 8 condurre ca
i ptiui i figliuoli, & accompagnan coi
ſtridi loro le ſtrida d'eſſi. Attenderà il
villano, a coltiuarle campagne, 8 a
paſcer gli armenti lungo le riue del
i noſtro pare, ſenza temere che fienº
arſe, è depredate le ſue fatiche dagli
l empi Barbari. Non tardi adunque hor
a - a º 3. v s . - . - - --- - - -

i mai più la Maeſt


frica. Non le
à Voſtra ad aſſaltarl'A
manc naui,
ano
i 8 galee per
: paſſarlo Stretto.ilquale cederà ben a lei
coſivolòtieri il paſſo, come cedèl'Helle Pleia Alf
º ſponto al Grande Aleſſandro. Già veg-º
gºlierciodeguerrieri inuiti della
ii f " con l'inimico
sù i campi di Tingitana.veggo fuggire il
Barbaro rotto: & veggo le glorioſe In
ſegne di lei " Torri della
º nobil Città di Feſſa. veggo le Me
v -
ſuperbe
- - - - - - -- - - - - -
2I2 O RATION E XI.
Meſchite già dedicate all'empio Mehe
mete, ridurſi in Tempi pietoſi, 8 conſe
grarſi al verace Dio: & non apportar
queſto alla Maeſtà Voſtra gloria minore,
che l'hauer ſeminata la ſanta Fede di
Chriſto in tanti Regni dell'Indie, & in
LIele Filip- tante iſole; & ſperialmente in quelle,
pine. che conquiſtate ſotto gli auſpici ſuoi
feliciſſimi, dal ſuo nome s'appellano.
I L F IN E.

.:::::::::::::::::::::::a.
REGISTRO.
i ABCD E F GH IKLMN.
Tutti ſono fogli intieri,eccetto t.
mezo foglio, S. N. con vn
carticino in mezo.
º Sp- osse
sotSS4pe ae? e 9 e

Con Licenza del Superiori.


In R0 M A, Appreſſo Nicolò Mutio.
M. D. XC VIII.
i È

doc,63 RA