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Amendola: «Red aiuterà il Pd, Sommese parla da incompetente»

L'ex segretario Ds: «Chi governa risponda a D'Amato e alle sue critiche.
A Napoli crollano i palazzi, ma nessuno si spende per un'idea»

NAPOLI — «Macché Diametro. Red è un'associazione che nasce per costruire un


luogo di riflessione, dibattito e cultura politica. Affiancherà il lavoro della fondazione
ItalianiEuropei e, come ha detto D'Alema, è un investimento sul futuro, per elaborare
una nuova idea di città ».
Amendola, converrà che dicono tutti così quando nasce un'associazione politica.
«Chi era presente all'inaugurazione di Red a Napoli ha ascoltato discorsi chiari, il
resto è soltanto polemica estiva dettata dal caldo: chi ha visto 800 persone ha
sospettato che si trattasse di una corrente di partito; chi non è venuto ha, invece,
pensato che fosse una lobby. Da settembre in poi tutti potranno vedere come Red
affronterà i temi veri del riformismo e del cambiamento: il meridionalismo, vale a
dire l'attenzione che questo Governo ha sottratto ai problemi del Mezzogiorno, e il rinnovo della classe
dirigente».
Enzo Amendola, ex segretario regionale dei Ds e stretto collaboratore di Massimo D'Alema nello sforzo di
far nascere il nuovo polo di elaborazione politico- culturale a Napoli, replica punto per punto all'attacco che
il vicesegretario provinciale del Pd, Pasquale Sommese, gli ha sferrato, insinuando che «Red possa diventare
una lobby, l'anticamera dei governi locali».
Cosa risponde a Sommese?
«Che Red è un'associazione culturale e riformista e non so quanto lui si senta
competente su questi indirizzi».
Che fa, provoca?
«Escludo che il vicesegretario del Pd, l'uomo del nuovo corso di Nicolais,
sappia che il nostro lavoro va nel senso di incoraggiare la riflessione e
l'innovazione dei partiti e delle istituzioni. Viceversa, Sommese è
vicesegretario a Napoli e consigliere regionale: dovrebbe avvertire il gravoso
compito di fornire risposte ai problemi giorno per giorno; di replicare alle
accuse dell'industriale D'Amato sulla incapacità degli amministratori; sfidare il Governo nazionale, giacché,
come dice Bersani, il Meridione è sotto bombardamento: in due giorni Berlusconi ci ha tolto 8 miliardi e
dato una Banca per il Sud che ha 5 milioni di capitale. E parliamo sempre dello stesso Governo che si è
dichiarato federalista, ma ha centralizzato 29 miliardi di euro per il Mezzogiorno senza abbinarli ad alcuna
destinazione ed è talmente meridionalista da aver tagliato persino la Napoli- Bari».
Insomma, vuole dire che i vertici del Pd dovrebbero badare a ciò che più gli compete?
«Se fossi un dirigente del partito sarei occupato a fronteggiare le emergenze provocate dal Governo di
centrodestra a danno delle nostre regioni, piuttosto che preoccuparmi di Red. Purtroppo, il Pd non ha ancora
elaborato un'idea di sviluppo per il Mezzogiorno; ma nel governo delle città e delle Regioni del Sud occorre
avviare anche una forte cura dimagrante per evitare di appesantire oltre misura i bilanci già sofferenti».
Basta questo per chiarire tutti i sospetti su Red, che non diventerà una corrente di sinistra del Pd o il
cavallo di Troia di D'Alema...?
«Chi lavorerà a Red non avrà ordini di scuderia da seguire né sarà interessato a cariche nel Pd. Compreso
me. Non mi sono neanche candidato e non mi interessano le doppie liste alle prossime Provinciali,
propedeutiche ad una ricollocazione personale sufficientemente garantita in vista delle future Regionali ».
C'è chi pensa a queste manovre nel Pd campano?
«Certo».
Perché avete scelto di agire collateralmente piuttosto che direttamente nel Pd?
«Perché in Red lavoreranno anche competenze che non vogliono iscriversi ai partiti. Dalle interviste
rilasciate dai dirigenti locali del partito leggo che la priorità, per loro, è rappresentata dal radicamento
territoriale. Ma il punto è soprattutto un altro: è che la sconfitta elettorale subìta ci dice tutta la difficoltà a far
emergere nuove idee e che il vero problema è la rappresentanza politica. Red sarà come dr. House: meglio
curare il malato con irriverenza, ma con efficacia, piuttosto che tenergli la mano in attesa che muoia».
Non crede che in Campania il clima di collaborazione istituzionale per far fronte all'emergenza rifiuti
abbia finito per appannare del tutto il confronto politico tra Pdl e Pd?
«Il Pd è potere in questa regione, è il governo. Gli eletti e i vertici politici hanno anzitutto la responsabilità di
compiere delle scelte. Invece, a Napoli cadono i palazzi e nessuno si pone il problema di come far fronte al
degrado, benché vi siano progetti dei privati, idee di grandi urbanisti e capacità politiche. Il vizio tutto
meridionale è quello di non riuscire a fare sistema. Finora, il rapporto tra maggioranza e opposizione è stato
tutto compreso nella battaglia sugli assetti, sugli interessi, piuttosto che sulle idee».
Bassolino ha confermato che alla fine dell'emergenza rifiuti andrà in consiglio regionale e aprirà un
dibattito sul suo futuro politico. Cosa ne pensa?
«Che fa bene ad aprire un dibattito, ma dato il tema io credo che sia compito delle leadership regionali
valutare con Bassolino il da farsi. È responsabilità di chi è stato eletto affrontare la questione, senza aspettare
indicazioni da Roma».

Angelo Agrippa
25 luglio 2008