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GIOVANNI FRANCESCO GEMELLI CARERI

GIRO DEL MONDO


PARTE PRIMA: TURCHIA

testo curato e introdotto da Monia Carnevali


con una presentazione di Carmelo Occhipinti

Roma 2016
Collana Fonti e Testi di Horti Hesperidum, 22

UniversItalia
Direttore responsabile: CARMELO OCCHIPINTI
Comitato scientifico: Barbara Agosti, Maria Beltramini, Claudio Castelletti, Valeria E. Genovese,
Ingo Herklotz, Patrick Michel, Marco Mozzo, Simonetta Prosperi Valenti Rodinò, Ilaria Sforza
Autorizzazione del tribunale di Roma n. 315/2010 del 14 luglio 2010
Sito internet: www.horti-hesperidum.com

Collana
Didattica
di Horti Hesperidum, 22

La rivista Horti Hesperidum è pubblicata sotto il patrocinio di

Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”


Dipartimento
di Scienze storiche, filosofico-sociali,
dei beni culturali e del territorio

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ISBN 978-88-6507-961-4

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questo libro o parte di esso con qualsiasi mezzo, elettronico, meccanico, per mezzo
di fotocopie, microfilm, registrazioni o altro.

In copertina: Artista anonimo, Tavola Strozzi, per gentile concessione del Ministero
dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo – Polo Museale della Campania.

2
INDICE

PRESENTAZIONE, Carmelo Occhipinti 5

INTRODUZIONE, Monia Carnevali 7

Giro del Mondo - Turchia

LIBRO PRIMO 13

LIBRO SECONDO 119

LIBRO TERZO 229

BIBLIOGRAFIA 261

3
PRESENTAZIONE
CARMELO OCCHIPINTI

La biblioteca elettronica di Horti Hesperidum, che dal prossimo


anno sarà corredata di uno strumento nuovo, funzionalmente e
strutturalmente legato ad essa, come il Dizionario della critica d’arte
italiana (XVI-XX secc.), sta cominciando ad arricchirsi, grazie
all’impegno di Monia Carnevali, di significative testimonianze di
viaggio, di varie epoche e di vario livello, le quali finiscono
sempre per rivelarsi come fonti per noi straordinariamente utili
in quanto ci permettono di misurare gli strumenti culturali e –
per quello che più ci interessa – linguistici che entrano in gioco
nella focalizzazione dei luoghi visitati ma che, inevitabilmente,
appartengono ai luoghi di provenienza dei visitatori.

5
6
INTRODUZIONE
MONIA CARNEVALI

Giovanni Francesco Gemelli Careri nacque in Calabria l’anno


1651 nel comune di Radicena (oggi Taurianova).
Adolescente si spostò a Napoli dove studiò presso il Collegio
dei Gesuiti insieme al fratello Giovanni Battista. Entrambi si
laurearono in legge. Come attestano le carte conservate presso
l’Archivio di Stato di Napoli, entrambi iscritti al corso di giuri-
sprudenza il 19 novembre 1665, conseguirono la laurea il 9
marzo 16701.
Al termine degli studi il fratello Giovanni Battista fece ritorno
in Calabria mentre Giovanni Francesco rimase a Napoli, eserci-
tando la professione legale per quattordici anni nella Giudicatu-
ra del Regno2. Dai suoi stessi scritti apprendiamo che incontrò
numerosi ostacoli nella sua professione, a causa dei quali, stan-
co, risolse nel 1685 di interromperla per intraprendere un viag-
gio in Europa. In pochi mesi visitò l’Italia, la Francia,
l’Inghilterra, i Paesi Bassi e la Germania.
Nel luglio 1686 si portò in Ungheria dove militò come volonta-
rio nella battaglia di Buda contro i Turchi. Nel 1687, come vo-
lontario nelle truppe imperiali asburgiche che combattevano
contro l’esercito ottomano, partecipò alla battaglia di Mohàcs

1 ARCHIVIO DI STATO DI NAPOLI, faldone Collegio dei Dottori, inventario


25, ff. 48-49.
2 GEMELLI CARERI, 1704, p. 459.

Fonti e Testi di Horti Hesperidum, 22 7


distinguendosi sotto il comando del Duca Carlo V di Lorena. Il
suo valore militare è ben testimoniato dalle lettere d’encomio
che il Gemelli ricevette dal Principe Eugenio di Savoia,
dall’Ambasciatore spagnolo Carlo Emanuele d’Este e soprattut-
to dall’Imperatore d’Austria Leopoldo I.
Nel 1689 tornò a Napoli e nel 1693 diede alle stampe i Viaggi
per Europa presso l’editore Giuseppe Roselli, una raccolta di let-
tere scritte all’amico Amato Danio durante il suo viaggio euro-
peo.
Nel 1704 pubblicò la Relazione sopra le Campagne d’Ungheria, un
resoconto delle campagne militari a cui lui stesso aveva parteci-
pato.
Confidò molto nelle lettere di raccomandazione e negli encomi
che ricevé in tempo di guerra, speranzoso che questi potessero
assicurargli un buon incarico lavorativo a Napoli; riuscì però so-
lo a ottenere un incarico biennale come Uditore.
Rimanendone deluso, non vedendo consolidarsi la posizione
lavorativa, decise nuovamente di mettersi in viaggio nel tentati-
vo di trovar fortuna; come lo stesso autore dichiara: «[...] poiché
avendo, sì ne’ legali cimenti, come ne’ militari, sperimentata
troppo maligna la mia stella, pensai, mutando cielo, mitigare in
parte il rio influsso [...]»3.
Lo straordinario viaggio, che egli volle intraprendere alla sco-
perta del mondo iniziò il 13 giugno 1693, quando, a bordo di
una feluca, il Gemelli salpò da Napoli.
Si fermò dapprima nel paese di Radicena, in Calabria, per pren-
dere commiato dal fratello, ecclesiastico rispettabile, al quale
disse ch’era sua intenzione visitare soltanto la Terra Santa, seb-
bene in cuor suo aveva sognava di spingersi fino in Cina.
Nel suo lungo peregrinare visitò la Turchia, la Persia, l’India, la
Cina, le Filippine e la Spagna, facendo ritorno a Napoli il 4 di-
cembre 1698, dopo cinque anni, cinque mesi, ventuno giorni4.

3 GEMELLI CARERI, 1699, lettera dedicatoria (non numerata).


4 ACCATTATIS, 1869, p. 303.

8
In breve tempo, tra il 1699 e il 1700, diede alle stampe, in sei
volumi, il resoconto del viaggio intitolandolo Giro del Mondo, che
fu stampato in Napoli presso Giuseppe Roselli.
Nonostante spesso sia stato ritenuto poco credibile e accusato
di essere un epitomatore, soprattutto in riferimento alle notizie
sulla Cina, l’opera fu ristampata numerose volte e tradotta in
francese nel 1719 e in inglese nel 1732.
Il Gemelli morì a Napoli nel 1725 all’età di 74 anni.

È indubbio che il tempo impiegato dal Gemelli nella stesura dei


libri lasci molto riflettere sull’attendibilità del suo viaggio. Ri-
cordiamo che egli fece ritorno a Napoli nel dicembre 1698. Già
nel 1699 diede alle stampe i primi due libri dedicati alla Turchia
ed alla Persia, e nell’anno successivo i restanti quattro volumi,
contenenti la descrizione dell’Indostan, della Cina, delle Filippi-
ne e delle Nuova Spagna.
Nella compilazione dovette largamente attingere alla precedente
letteratura. Come ben testimoniato nel Giro del Mondo, il Gemelli
conosceva l’opera intitolata Viaggi nella Turchia, nella Persia e
nell’Indie di Jean Baptiste Tavernier, che era stata pubblicata in
italiano a Roma nel 1682; egli lo cita infatti numerose volte,
seppur solo per prendere le distanze dalle affermazioni in essa
contenute, con le quali dichiara di trovarsi in perfetto disaccor-
do:

Non trovai in questo picciolo viaggio le cortesie che riferisce il Ta-


vernier nella descrizione de’ karvanseras di Persia e di Turchia. Egli
ha il bel tempo in scrivere che da Belgrado fino a Costantinopoli un
passaggiere col cavallo viene spesato dall’assistente a’ karvanseras, per
legato pio del morto fondatore e che la mattina non ha che ringraziar-
lo e andar via, senza porre la mano alla borza. Perché io, non sola-
mente non trovai queste spese, ma per aver legna con cui potessi di-
fendermi dalle immondizie del suolo, bisognava pagarle ogni sera due

Fonti e Testi di Horti Hesperidum, 22 9


carlini. E quanto al vitto mi trattava a mio gusto, come faceano tutti
gli altri col proprio danaio5.

In realtà il Tavernier, nella sua opera, fin nel Preambulo dei suoi
Viaggi aveva spesso lamentato le cifre pagate in cambio di pes-
simo servizio ed ospitalità. A Belgrado, ad esempio, dovette di-
scutere animatamente con il Sangiacco che pretendeva duecento
scudi; o ancora in Scuraret, dove pagò «buoni danari per una
stanza addobbata solamente con un letto».

E poi:
Non è altrimente vero quello che scrive il Tavernier, che il Gran Si-
gnore porta tre egretti sul turbante in segno de’ tre Imperii a lui sog-
getti, cioè: Costantinopoli, Babilonia e Trabisonda; poiché in tutte le
due volte non glien’ho veduto che uno. E molto meno quello che
narra del Gran Visir, cioè che quando va alla guerra il Gran Signore
gli dona una di quelle piume, in virtù della quale i Giannizzeri lo salu-
tano e riconoscono per loro Superiore6.

Il Gemelli si riferisce a quanto scrisse il Tavernier a proposito


del turbante del Gran Signore, descritto con tre pennacchi, o
garze di aironi, precisando che il numero variava in occasione
dell’entrata in guerra, poiché uno di questi veniva tolto dal suo
turbante per essere messo su quello del Gran Visir, conferen-
dogli così la carica di Luogotenente7.

Tutta questa abbondanza proviene dalla fertilità del riferito piano, pe-
rò il formento non viene a perfezione (per quel che mi dissero) in 60
giorni e l’orzo in 40, come narra Messer Tavernier, poiché, mentre io
vi fui, si seminava attualmente per farsi la raccolta a settembre8.

5 GEMELLI CARERI, 1699, pp. 292-293.


6 GEMELLI CARERI, 1699, p. 268.
7 TAVERNIER, 1687, pp. 8-9.
8 GEMELLI CARERI,1699, p. 428.

10
Le notizie fornite dal Gemelli circa le coltivazioni nella città di
Erzurum sono nettamente discrepanti da quelle del Tavernier.
Se consideriamo attendibili quelle del primo, certamente la ma-
turazione avveniva in quattro mesi e non in pochi giorni, poiché
il Gemelli arrivò nella città nel mese di maggio.
Se molti lo accusarono di plagio, altri ne presero le difese, rico-
noscendo in quel viaggiatore un uomo straordinario che con
pochi mezzi girò il mondo, mettendo spesso anche in pericolo
la sua vita. Strenuo difensore del Gemelli fu Ignazio Ciampi che
nel 1859 pubblicò in Roma il libro intitolato Il Gemelli; un testo
volto a onorare e difendere la memoria di quel viaggiatore tanto
discusso nei secoli che «[...] in tempi difficili ebbe girato
all’intorno del mondo e scritto del suo viaggio una verissima
storia» e che «fu per merito di tanti travagli tenuto dai posteri
narratore bugiardo»9. Tra i più impietosi detrattori dell’opera di
Careri, Ciampi segnalava un libro inglese, poi tradotto in france-
se col titolo Curiosités de la littérature, in cui il Gemelli era annove-
rato nel capitolo dedicato agli impostori:

Gemelli Carreri, gentilhomme napolitain, étant retenu chez lui par


une maladie chronique, s’amusa à composer un voyage autour du
monde, et donna des descriptions de pays et des caractères de peuples
qu’il n’avait jamais vus10.

Aldilà dei diversi pensieri letterari, nel tempo in cui il viaggio in


Italia a scopo educativo era tappa fondamentale per un arric-
chimento culturale, il Giro del Mondo resta un’opera straordinaria,
con la quale il Gemelli, viaggiatore, o semplice narratore, attra-
verso una minuziosa descrizione conduce il lettore nel lontano
Oriente.

9 CIAMPI, 1859, p. 5.
10 BERTIN, 1810, p. 272.

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GIRO DEL MONDO
DEL DOTTOR
D. GIOVANNI FRANCESCO
GEMELLI CARERI

PARTE PRIMA

CONTENENTE LE COSE PIÙ RAGGUARDEVOLI


VEDUTE NELLA TURCHIA

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G. F. GEMELLI CARERI

14
GIRO DEL MONDO

ALL’ECCELLENTISSIMO SIGNOR
DON LUIGI DELLA CERDA ED ARAGONA,
DUCA DI MEDINA-CELI, ALCALÀ,
SEGORBE, CARDONA, LERMA, ETC.
CONTE D’AMPURIAS, MARCHESE DI DENIA
E COGOGLIUDO, ETC.
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DI ORDINI,
VICERÉ E CAPITAN GENERALE
DEL REGNO DI NAPOLI, ETC.

ECCELLENTISSIMO SIGNORE

Non sembri strano a V. E. se onorando con benigno sguardo i


miei fogli, osserverà che dalla toga di Astrea feci passaggio al
saio di Bellona ed indi all’abito di peregrino, poiché avendo, sì
ne’ legali cimenti, come ne’ militari, sperimentata troppo mali-
gna la mia stella, pensai, mutando cielo, mitigare in parte il rio
influsso. E quantunque la lunga peregrinazione, di vari e disa-
strosi accidenti fornita, non mi abbia reso immune da’ perigli,
tuttavolta meno rigida in viaggiando, essi meco portata la fortu-
na, conciossiacosaché alla Divina Provvidenza piaciuto sia di
serbarmi per testimonio delle sue mirabili opere che nel giro del
mondo, meglio che in un angolo della terra si ammirano. Ora,
scampato da’ naufragi sono al porto del fortunatissimo Regno
di Napoli, che da V. E. con tanta virtù e con tanta felicità si go-
verna, che quando era eziandio in contrade remotissime dal no-
stro polo sentiva il dolce nome e le di lei altre imprese risuonar
fra’ Barbari stessi, cui non era sconosciuta la sua Real Casa ed il
suo Real costume, e specialmente quello di far che un regno, te-
sté dimagrato, subitamente ringrassasse ed in istante risorgesse
il merito oppresso dal peso dell’oro, di cui V. E., a differenza
dall’altri, suole riempire i pubblici erari e non le proprie casse.
Onde, non stupisco se di V. E. medesima, non degenerante da-

Fonti e Testi di Horti Hesperidum, 22 15


G. F. GEMELLI CARERI

gli avoli, a lor somiglianza, in tutte le lingue e presso tutte le na-


zioni, si faccia immortal memoria e se formansi da per tutto
ragguagli delle tante e sì rare qualità che fregiano la Corona de’
suoi meriti ed accrescono il dovizioso patrimonio delle sue lau-
di. Emmi pertanto mancato l’animo di farne parola in questo
foglio, col quale ho pensato di dedicarle la mia divozione ed in-
sieme il primo tomo de’ miei ultimi viaggi, ove scorgerà delinea-
to l’avanzo di qualche monarchia di quelle che per sua elezione
tanto ben si descrissero nella eruditissima Accademia composta
nel proprio suo palagio de’ migliori suggetti della Repubblica
Letteraria. Or, non tributandole componimento eroico (siccome
sarebbe quello delle sue maravigliose geste e de’ suoi), le offero
con profondità di ossequio una raccolta di curiose e dilettevoli
notizie, con cui ella suole soventemente sollazzarsi ne’ momenti
che le restano all’applicazione del grave governo. E se non sa-
ranno degne del suo gradimento le mie fatiche, spero che lo sa-
rà l’argomento di questi miei peregrini racconti, che mi hanno
aperta la strada ad umilissimamente inchinarla e riverentissima-
mente soscrivermi.

Di Vostra Eccellenza
umilissimo e divotissimo servidore,
Giovanni Francesco Gemelli Careri

Napoli, a dì 24 settembre, 1699

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GIRO DEL MONDO

GIOSEF-ANTONIO GUERRIERI
A CHI LEGGE

Il fine d’indugiarti alquanto prima di leggere la presente opera


non è altramente quello di lodar l’autore, che molto agevol cosa
mi sarebbe, imperocché potrei adempirlo in poche parole con
adattare a lui l’elogio che nel principio dell’Odissea fece Omero
ad Ulisse:
Πολλῶν δ᾽ἀνθρώπων ἴδεν ἄστεα καὶ νόον ἔγνω.
Avvegnacché, al mio credere, altri non sia stato giammai che in-
traprendesse un sì lungo e capriccioso viaggio, avendo egli in
altre isole, che delle Sirene e di Ogigia, approdato ed altri popoli
veduti che Lotofagi e Lestrigoni, ed essendosi in altri scogli ab-
battuto che di Scilla e Caribdi. Ma l’unico mio scopo è di avver-
tirti che il nostro scrittore non dirà cosa che non abbia co’ pro-
pri occhi ragguardata, ed in ciò che di veduta non può render
testimonio servirassi dell’autorità di quei che lo han veduto.
Leggendolo poi, rare notizie ritrarrai degl’imperi e reami men
conosciuti e colla lor grandezza intenderai i dogmi e le cerimo-
nie di molte sette, le leggi del governo, così in pace come in
guerra, le rendite, i tributi, li costumi, gli abiti, le monete, le fab-
briche più magnifiche e tutto ciò che la terra, il mare e l’aria
produce di curioso; con tramischiarvi qualche loro iconismo per
renderne più paga la mente e la vista. Sa egli bene che alcuni,
non usciti ancora dal proprio nido, sol per avere osservate po-
che carte geografiche, o letta qualche relazione, stimano di avere
acquistato un perfetto conoscimento de’ paesi stranieri, per lo
che di leggieri addiviene che gli altrui rapporti, che non con-
formansi allo studio che ne han fatto, chiamansi da costoro:
Sogni d’infermi e fole di romanzi.
Come se il tratto d’immaginarie linee possa in pochi fogli e-
sprimere al vivo e’ gl’intrighi de’ viaggi, e’ la stravaganza de’
climi, e’ le maraviglie della natura e dell’arte, che, tratto tratto,
nuovi arcani ci discuopre. O pure come se unicamente da’ libri
che han veduti, le vere cognizioni raccolgansi ed ogni altro avvi-
so non sia che mero ritrovamento di chi scrive. Sì che fa mestie-

Fonti e Testi di Horti Hesperidum, 22 17


G. F. GEMELLI CARERI

re aver l’animo sgombro di ogni passione e non ammettervi al-


cuno anticipato pregiudizio che eglino avessero con astiosi di-
scorsi tentato d’insinuarti. Questo è quanto desiderasi da chi,
per istruirti delle contezze da noi affatto lontane, in cinque anni
e mezzo di peregrinaggio si è posto più fiate al rischio di rima-
ner preda de’ pesci, o di fiere, o di uomini più che selvaggi. Egli
finalmente, essendo per natura, ed in fatti, ed in parole comuni-
cabile, ha voluto scrivere con semplicità di stile, come amica del
vero che aborrisce ogni figura ombreggiata dall’arte, né preten-
de acquistarsi nome di buono ed ornato parlatore, ma di relator
veridico ed accorto. Gradisci adunque l’avvertimento, sospendi
il giudicio fino al fine dell’opera e rimanti con Dio.

Napoli, a dì 25 di settembre, 1699

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GIRO DEL MONDO

GIRO DEL MONDO


DEL DOTTOR D. GIOVANNI
FRANCESCO GEMELLI
PARTE PRIMA

LIBRO PRIMO
CAPITOLO PRIMO
CAUSE CH’INDUSSERO L’AUTORE A VIAGGIARE
E CIÒ CHE GLI AVVENNE DA CHE PARTÌ
DA NAPOLI FINO A MESSINA

[p. 1] Se gli accidenti vari, i movimenti contrari e le strabocche-


voli vicende della non mai stabile ed invidiosa fortuna, con cui
tutto di giostrar ne conviene, sempre di recarne a misero ed in-
felice stato, avesser possanza, né potesse l’uom savio [p. 2] i fie-
ri assalti e l’ingiurie sostenendone, aprirsi altre vie per potere a
più tranquilla vita condursi, troppo in vero dura e malvagia no-
stra condizione sarebbe, né così degna e pregievole l’opra di
quel sapientissimo artefice che ne trasse dal nulla. Sovente
anch’egli suole avvenire che a gran torto di lei ci dogliamo, im-
perocché quando più ne ha sembianza di contraria, allora a più
degne imprese ed a levarne in alto suol esserne guidatrice, fa-
cendoci, per necessità, bene e valorosamente operare. Chiaris-
sima testimonianza potrà di ciò rendere il vario tenore e corso
di mia vita, da sì strani casi intralciato, che ancora la rimem-
branza me ne spaventa. E pure ad essi debbo l’aver tante terre e
mari veduto e se alcuna gloria da questi mal vergati fogli aspet-
tar mi lece. Non debbo già negare che, da’ natural vaghezza,
mosso di gir per lo mondo peregrinando (avvegnaché più volte
frastornata), feci nel 1686 il viaggio d’Europa, di cui poscia die-
Fonti e Testi di Horti Hesperidum, 22 19
G. F. GEMELLI CARERI

di alle stampe il solo primo libro. Ma egli si è anche verissimo


che quest’altro sì pericoloso e malagevole, non altra cagione mi
mosse ad intraprendere, che le ingiuste persecuzioni e i non [p.
3] dovuti oltraggi che mi fu forza di sofferire.
Deliberato avendo adunque di partirmi, ponendo in non cale le
amorevoli persuasioni degli amici, i quali dalle infermità in cui
giaceva prendevano argomento di distormene, e provvedutomi
del bisognevole, da essi mi accommiatai, spezialmente dal Con-
sigliere Amato Danio, dal Giudice di Vicaria D. Giuseppe Cha-
ves (ora parimente Consigliere), da Fr. Alfonso Risi Cavaliere
gerosolimitano e dal Dott. Lorenzo Sandalari. Quindi,
senz’alcun indugio interporre, il sabato 13 di giugno 1693
m’imbarcai in una feluca napoletana, per gire in Calabria e
quindi passare in Levante.
Dopo 50 miglia di navigazione giugnemmo la sera a prender
terra nella spiaggia d’Amalfi, così appellata da una città di tal
nome. Ella dee la sua fondazione ad alcune famiglie di Romani
che, navigando verso Costantinopoli, circa gli anni del Signore
829, e trovando quivi sicuro porto dopo un’impetuosa fortuna
di mare, vi si fermarono a fabbricarla ed a farvi lor domicilio.
Né mi pare punto strano come ad alcuni, che in sito così diru-
pato e fra [p. 4] precipitose balze, l’edificassero, quante volte
considero che in que’ tempi, ne’ quali tutta l’Italia era infestata
da’ Barbari, ciascheduno in sito, il più forte che poteva,
s’ingegnava allogarsi. Governossi da quel tempo in poi in forma
di Repubblica, fino a tanto che, con le vicende de’ tempi, uscito
il reame di mano agl’imperadori greci, divenne anch’ella sotto-
posta a’ Baroni. Oggidì gode del Regio Demanio e si vede ab-
bellita di leggiadri edifici, che la salubrità dell’aria ha fatto da
molte nobili famiglie fabbricarvi.
Dee la nazione spagnuola l’acquisto del Nuovo Mondo, e la
Portughese dell’Indie Orientali, a Flavio Gioia, cittadino di A-
malfi, come inventore dell’uso della calamita, senza la quale, per
alcun conto, non avrebbono potuto innoltrarsi per l’immensità
di tanti mari allo scoprimento di sconosciuti imperi; siccome
niun altro al mondo, così bene e regolatamente, il corso delle
navi per profondi pelaghi dirizzare. Rende anche celebre il no-

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