Sei sulla pagina 1di 137

Laura Cassidy

La perla nera
The Black Pearl © 2006
Prima edizione Harmony History Special N° 21 del 6/2/2006

Il clima già rigido di quel gennaio del 1536 era peggiorato nel corso del
viaggio. Elizabeth de Cheyne si strinse nel suo logoro mantello di lana e si
infilò alcune ciocche di capelli, fradice di pioggia, sotto il cappuccio.
Pensava con rimpianto alla sua casa ormai lontana, nell'ovest del paese. Le
dolci colline del Devon sembravano chiamarla, mentre il carro proseguiva
tra scosse e balzi lungo la strada ridotta a un pantano.
Elizabeth rivolse un'occhiata furtiva accanto a lei, al vecchio seduto a
cassetta che la stava conducendo in un luogo dove lei non voleva andare,
per vivere con gente sconosciuta.
«Siamo ancora molto lontani, signore?» gli domandò timidamente.
«Eh?» Il vecchio incurvò le spalle e fece schioccare la frusta al di sopra
della testa del ronzino che trainava il carro. Per miglia e miglia aveva finto
di non udire nemmeno la voce lieve della fanciulla, accrescendo
ulteriormente i tormenti della poverina. Ogni volta che si erano fermati
presso una locanda lui l'aveva piantata in asso anche se, conoscendo bene
quei posti, avrebbe facilmente potuto fare qualcosa per aiutarla a
orientarsi. Per tutta la vita infatti, come venditore ambulante, aveva battuto
la via per Londra, tanto da conoscerla ormai a menadito. Proprio per quel
motivo il padre di Elizabeth gli aveva affidato la figlia, affinché la
scortasse nel suo primo viaggio lontano da casa.
Al pensiero di suo padre gli occhi di Elizabeth si riempirono
nuovamente di lacrime. Le scacciò con un gesto della mano e, avvertendo
il vento farsi più sferzante e l'aria ancora più gelida, disse con rabbia:
«Rispondetemi, signore! Vi ho chiesto quanto ci resta ancora da percorrere
per oggi».
Il vecchio smise di tormentare il cavallo con la frusta e si fermò a

Laura Cassidy 1 2006 - La perla nera


guardarla, sorpreso. Era la prima volta che quel topolino di campagna
osava dar mostra del proprio carattere. Bisognava ammettere che durante il
tragitto aveva iniziato a nutrire una certa ammirazione per lei. Quella
ragazzetta aveva sopportato senza lamentarsi le scomodità di un viaggio
compiuto nella stagione più inclemente dell'anno. Per quanto lui si fosse
sforzato di ignorare ogni timido tentativo di avviare una conversazione,
non aveva potuto fare a meno di notare lo spirito indomito con cui lei
aveva accettato ogni piccolo contrattempo occorso, rivolgendogli sempre
un sorriso e una buona parola alla fine della giornata, anche quando lui non
era stato capace di trovarle un pasto caldo o un letto asciutto nel quale
riposare.
Ora, invece, tutto d'un tratto, la vedeva accesa d'ira. Be', dopo tutto era la
figlia di un cavaliere. Un cavaliere decaduto, sì, rovinato nel fiore della sua
carriera da una sfortunata caduta in un torneo, ma pur sempre un
nobiluomo. Inevitabilmente, si era dovuto sposare al di sotto del proprio
rango, con la figlia di un fattore, una giovane paffuta e graziosa dal
rinomato buon senso. Da quell'unione era nata Elizabeth, da tutti chiamata
Bess, che aveva ereditato dalla famiglia paterna l'ossatura delicata, i capelli
biondo cenere e gli occhi come il più azzurro dei cieli. Ma in quel
momento quegli stessi occhi assomigliavano piuttosto a una distesa
d'acqua ghiacciata, tanto da convincere l'uomo a degnarla finalmente di
una risposta.
«Avvisteremo Greenwich prima che faccia buio, madamigella.»
«Oh.»
L'umore di Bess precipitò, se possibile, ancora di più. Tutto sommato,
perfino le scomodità del viaggio sembravano preferibili all'incertezza che
la attendeva. Pensò con risentimento al capriccio che aveva colto la sorella
di suo padre quando, di punto in bianco, si era ricordata del fratello minore
che non vedeva da anni, decidendo di segnalare la nipote Bess
all'attenzione della propria figlia, una dama presso la corte dei Tudor.
Dallo sfortunato incidente capitato a Robert de Cheyne, non vi erano
stati contatti tra lui e la sorella Isobel, a parte la comunicazione, diciassette
anni prima, della nascita di Elizabeth. I genitori dei due erano morti da
tempo e, dopo che Robert aveva orgogliosamente rifiutato un'offerta
d'aiuto ai tempi dell'incidente, Isobel l'aveva abbandonato a marcire nelle
campagne del Devon, per usare le sue stesse parole.
In verità Robert de Cheyne era stato un tempo un valente cavaliere, tra i

Laura Cassidy 2 2006 - La perla nera


preferiti del giovane re Enrico VIII. Trovandosi d'un tratto storpio,
straziato dal dolore e con la prospettiva di una lunga convalescenza, il suo
unico desiderio era stato quello di allontanarsi da corte per nascondere
quell'umiliazione agli occhi di tutti, ed Enrico e la sua cerchia di cavalieri
si erano dimenticati di lui con crudele facilità.
Mano a mano che il suo fisico provato si ristabiliva, Robert si era
consolato stabilendosi in una fattoria del Devon e sposando una giovane
del posto, mettendo così quante più miglia possibile tra sé e la gloria dei
tempi passati.
Bess sapeva ben poco di tutto ciò. Sapeva però che suo padre era un
uomo gentile, a volte taciturno, ma di solito paziente e di buon umore.
Sapeva dei suoi nobili natali e, senza nemmeno farlo apposta, aveva
modellato il proprio modo di parlare e di agire su quello di lui.
Alla fattoria Bess era cresciuta serena e felice, adattandosi con gioia e
zelo al duro lavoro e ai pochi agi concessi.
E ora, avanzando a scossoni lungo la via dissestata, tornò con il pensiero
agli eventi che l'avevano strappata dalla sua dimora per portarla a compiere
quello scomodo viaggio. Seppure con un certo ritardo rispetto al resto del
paese, anche nel tranquillo villaggio del Devon era giunta la notizia che
Caterina, la pia sposa del re, era stata messa da parte senza troppe
cerimonie per una popolana e, secondo le malelingue, una strega. Bess non
aveva saputo commentare la notizia, ma suo padre aveva esecrato quel
gesto, meravigliandosi che il re avesse potuto commettere una tale
bassezza. La madre di Bess, era invece stata di diverso avviso.
«Un uomo ha bisogno di figli, Robert» gli aveva detto in tono sbrigativo,
«e un re ha bisogno di un erede ancora più degli altri». E la regina
Caterina, per quanto nobile, aveva pur sempre dato alla luce una sola figlia
femmina, e si avvicinava ora a un'età sterile. Per Joan de Cheyne, nata in
una casa di vigorosi contadini, un figlio maschio era necessario a garantire
la sopravvivenza di qualsiasi famiglia, figuriamoci di una stirpe regale!
Da quel punto di vista, anche la nascita di Bess era stata, dapprincipio,
una piccola delusione. Ma i suoi cugini maschi avevano sempre prestato
grande aiuto alla fattoria e la natura amabile e sveglia della piccola aveva
presto fatto dimenticare ai genitori il rimpianto per non aver avuto figli
maschi. Una donna, perlomeno, si ripetevano spesso, aveva la speranza di
concludere un buon matrimonio e con esso di elevare la propria condizione
sociale. E non vi era dubbio che, data la bellezza di Bess e i suoi modi

Laura Cassidy 3 2006 - La perla nera


eleganti, i due nutrissero parecchie aspettative in quella direzione. Dunque,
quando era giunto l'invito di lady Margaret affinché la giovane cugina la
raggiungesse a corte, entrambi i coniugi de Cheyne l'avevano accolto con
entusiasmo.
Il marito di Isobel era infatti amico di Thomas Boleyn, padre della nuova
regina, e di riflesso l'intera famiglia era ora vista con favore a corte. I
preparativi per il viaggio di Bess erano dunque subito iniziati, e il giorno
della partenza era arrivato, ad avviso di Bess, fin troppo in fretta,
anticipato da un Natale mite e da un inizio d'anno non troppo freddo.
Per caso, Will Soames, il venditore ambulante, aveva trascorso l'inverno
nell'ovest, ed era pronto a tornare a Londra. Robert de Cheyne gli aveva
chiesto di accompagnare la figlia, per quanto a Bess quell'uomo non
piacesse molto e a Will l'idea di trovarsi quel fardello sul gobbo sorridesse
ancora meno.
«Madamigella...»
Bess sobbalzò nel sentirsi chiamare e toccare sul braccio. Will indicò un
punto lontano con la punta della frusta. «Laggiù si trova Greenwich.»
Lei si sforzò di guardare attraverso la fitta pioggerella, e scorse
un'imponente costruzione di pietra, a forma di T, emergere dalla nebbia
come uno spettro. Un senso di presagio, misto a un'intensa agitazione, si
impossessò di lei, mentre con lo sguardo valutava l'intera sagoma del
palazzo, per poi fissarlo sull'alta guglia della chiesa situata all'interno delle
mura, puntata verso il cielo scuro come un dito accusatore.
Come se avesse avvertito che cibo e riposo fossero ormai vicini, Grey, il
cavallo, impose alle sue vecchie membra un'andatura più veloce e in breve
il carro raggiunse un cortile acciottolato, su cui si affacciavano gli
appartamenti reali.
Bess si era messa a sedere dritta come un fuso, frastornata dal vociare
che di colpo si era levato tutt'attorno e dal via vai di figure sconosciute.
Non aveva mai visto tante persone tutte insieme in vita sua. Di certo tutti i
carri e i cavalli di Londra dovevano essersi dati appuntamento in quel
cortile! Gettò indietro il cappuccio e cercò di ravviarsi i capelli con mani
tremanti.
Will Soames individuò una guardia in livrea e, dopo aver estratto dal
mantello una pergamena arrotolata, balzò giù da cassetta. Facendosi largo
nella calca a forza di spallate, avanzò fino a piantarsi davanti alla guardia,
che lo degnò a malapena di un'occhiata, anche quando Will gli mise il

Laura Cassidy 4 2006 - La perla nera


documento sotto il naso. Era la lettera di Isobel che invitava la nipote a
corte. L'uomo la lesse senza fretta.
Bess rimase a guardare come intontita, finché il cavallo, innervosito
dalla folla, avanzò scalpitando di alcuni passi, emettendo un nitrito
spaventato. Il freno che Will aveva applicato al carro, mezzo marcio per
l'umidità, cedette, e Bess si aggrappò al sedile di legno per mantenere
l'equilibrio. Le teiere e le posate di stagno ammassate nel retro del carretto
tintinnarono fragorosamente, facendo agitare l'animale ancora di più.
«Badate al vostro cavallo, madama!» le strillò un passante dall'aria assai
poco raccomandabile. Bess annaspò verso le redini, spaventata, senza
sapere che cosa fare.
A quel punto un altro uomo, che era rimasto fino ad allora a osservare la
scena in disparte, si issò agilmente a cassetta e, afferrate le redini, tirò
nuovamente il freno, emettendo nel frattempo un buffo verso per calmare
Grey. Si rivolse poi a Bess. «Va tutto bene, madamigella» la tranquillizzò.
Lei lo fissò, sgranando i suoi grandi occhi azzurri nel notare lo
sfavillante abito grigio-argento e le lunghe mani ingioiellate dello
sconosciuto. Lui resse quello sguardo con una disinvoltura che aveva in sé
un che di arrogante, mentre a sua volta indugiava con i suoi occhi neri sui
vestiti logori di Bess e sui suoi capelli spettinati e intrisi di pioggia.
«Vi ringrazio, signore» mormorò lei.
«Non vi era alcun pericolo» le assicurò. «Questa povera bestia non ha
nemmeno la forza di arrecar danno!»
Bess arrossì, sicura che nello svilire Grey lui intendesse in verità
mostrare disprezzo per lei.
«Harry! Venite, lasciate perdere quella sguattera» gridò a quel punto un
giovanotto, parte di un gruppo raccolto all'entrata del palazzo. «Non
vorrete far aspettare la regina?»
Bess trasse un respiro affrettato. «Signore, non sono una sguattera. Sono
la figlia di un cavaliere...»
L'uomo in grigio indugiò nello scendere con grazia dal carro.
«Davvero?»
«Sono lady Elizabeth de Cheyne, dal Devon» puntualizzò lei a mezza
voce. «Figlia di Robert de Cheyne.»
«I miei omaggi, mia signora.» L'uomo si tolse il cappello, restando a
capo scoperto sotto la pioggia sferzante. «Sir Harry Latimar, al vostro
servizio.» Prese la mano fredda di lei e se la portò alle labbra.

Laura Cassidy 5 2006 - La perla nera


A quel contatto Bess avvertì qualcosa muoversi dentro di lei, prendendo
vita. «Sono onorata di fare la vostra conoscenza» rispose, ritirando poi la
mano e infilandola sotto il mantello.
Per un attimo sir Latimar la studiò con attenzione, quindi si rimise il
proprio vistoso copricapo piumato, abbozzò un inchino e sparì nella folla
per ricongiungersi agli amici.
Poco dopo Will fu di ritorno, borbottando: «Nessuno sa del vostro
arrivo, madamigella. Hanno mandato a chiamare lady Margaret. Dobbiamo
attendere».
Bess tirò di nuovo su il cappuccio. La pioggia continuava a cadere in
grosse gocce, formando poi rivoli tra i ciottoli. Dopo quella che parve
un'eternità, un ragazzetto vestito di una tunica blu e viola li raggiunse.
«Voi siete lady Elizabeth de Cheyne? Venite con me, vi prego. Lady
Margaret vi aspetta.» La aiutò a scendere dal carro e la sorresse quando
rischiò di scivolare a causa della pioggia e delle sue gambe intorpidite
dalla prolungata inattività.
Bess seguì il giovane, dopo aver rivolto a Will un cenno di saluto con la
mano. Il suo ultimo punto di contatto con il passato non le rispose
nemmeno, limitandosi a stringersi nelle spalle e far schioccare la frusta.
Il paggio condusse Bess oltre un ingresso secondario, e poi su per una
scalinata di pietra. Percorsero quello che le parve un dedalo di corridoi,
finché lui non giunse a spalancare una pesante porta di quercia, scostando
poi una tenda di velluto. «Lady Elizabeth de Cheyne» annunciò, quasi
senza fiato.
Bess era appena entrata che già sentì la porta richiudersi con un tonfo
alle sue spalle. Avanzò lentamente nella stanza illuminata dalla luce delle
candele. Era un vano quadrato, dal soffitto basso, arredato in modo
sontuoso, su un lato del quale si aprivano ampie finestre. L'ambiente era
riscaldato dal fuoco che ardeva nel camino. Alla sinistra del focolare si
stagliava un passaggio ad arco, oltre il quale si intravedeva una camera da
letto. Il freddo pavimento in pietra era coperto da tappeti di seta dai motivi
esotici e dai colori vivaci. A Bess parve la stanza più bella che avesse mai
visto.
Una donna si alzò per accoglierla. «Elizabeth? Cugina, siate la
benvenuta.»
Bess si trovò avvolta in un affettuoso abbraccio. La donna che la stava
baciando con slancio su entrambe le gote era piccola e paffuta, vestita di

Laura Cassidy 6 2006 - La perla nera


seta color crema, e aveva i capelli biondi nascosti da un copricapo a tre
punte tempestato di brillanti. Non era bella, ma il suo volto era reso
gradevole da un sorriso dolce e spontaneo. Di riflesso, anche Bess le
sorrise.
«Come siete graziosa!» esclamò Margaret. «Avete la bellezza dei de
Cheyne, vedo. Mentre io...» Fece un gesto rassegnato con le mani. «Quello
sciagurato di mio fratello ha ereditato tutto il fascino, ahimè.»
«Voi siete molto... elegante, cugina» la rincuorò Bess.
Margaret rise e condusse la sua ospite verso il camino. «C'è sempre
eleganza, laddove non vi è bellezza, o almeno così si dice.»
Aiutò Bess a sfilarsi il mantello inzuppato di pioggia e scosse il capo in
segno di disapprovazione nel vedere che anche l'abito, al di sotto, era
bagnato.
«Questo abito non vi rende giustizia. Toglietelo, cugina, vi darò
qualcosa di più adatto.»
Corse a frugare in una grossa cassapanca e ne estrasse una nuvola di seta
lilla. «Un colore perfetto accanto ai vostri splendidi capelli.»
Senza mai smettere di chiacchierare, aiutò Bess a togliersi gli abiti
bagnati e a indossare quelli nuovi. Poi, presa una spazzola d'argento, si
mise all'opera per sciogliere i nodi che si erano creati nei capelli della
cugina, lasciando scorrere le dita in quella massa serica. Infine li legò in un
pesante nodo sulla sommità della nuca.
«Ecco.» Indietreggiò di un passo per meglio ammirare il risultato dei
propri sforzi.
Condusse Bess verso uno specchio dalla cornice in legno dorato e sorrise
nel vedere la reazione sbigottita della cugina. Il delizioso vestito lilla e
l'acconciatura avevano sortito miracoli sulla trasandata ragazza di
campagna che si era presentata a Margaret pochi istanti prima. Ora lo
specchio rifletteva l'immagine di una creatura diafana e fascinosa, il cui
volto pallido era incorniciato da un'aureola di capelli luminosi. Il colore
della veste conferiva riflessi di zaffiro ai suoi occhi, mentre la luce delle
candele esaltava la finezza dei suoi lineamenti, mettendo in risalto in modo
superbo gli zigomi aggraziati e la forma delicata del mento e del collo.
«Sono...» Bess era senza parole.
«Bella? Sì, lo siete» terminò per lei Margaret, deliziata. Abbracciò di
nuovo la giovane. «Insieme ci divertiremo un mondo, cugina. Sono così
sola, qui. Le altre dame sono... deliziose, ovviamente. Ma molte di loro

Laura Cassidy 7 2006 - La perla nera


hanno abitato in Francia e hanno così acquisito dei modi francesi a cui non
riesco ad adattarmi.»
La gioia di Meg era sincera. A dire il vero era stata dapprima perplessa
quando sua madre le aveva scritto per comunicarle l'arrivo della cugina a
corte. Se anche Bess si fosse rivelata una contadinotta impacciata, Meg,
grazie al suo buon cuore, l'avrebbe accolta con uguale affetto. Ma, come
spesso accade alle persone d'aspetto insignificante, si trovava ora
irresistibilmente affascinata dalla bellezza della cugina e dalla sua
eleganza, che di certo le avrebbero aperto molte porte, e molti cuori, a
corte. Recava solo una minima traccia di accento dell'ovest nella voce,
cosa che però non sminuiva il suo fascino, ma anzi riusciva addirittura ad
accrescerlo.
«Condivideremo queste stanze» annunciò a Bess. «Ora che la duchessa
di Berkshire si è ritirata in campagna sono state assegnate a me sola.»
«E quali saranno i miei compiti, cugina?»
«Compiti? Oh, solo essermi di compagnia... un'amica. Io mi occupo del
guardaroba della regina» le comunicò con una nota d'orgoglio nella voce.
«La regina? La regina Anna?»
«Certo, e chi altri?»
Intuendo che la giovane non osasse rivolgerle troppe domande per non
apparire indiscreta, Margaret la guidò verso una panca. «Elizabeth... vi
chiamano Bess, vero? Bene, lo farò anch'io dunque. Bess, so bene che
molti si rammaricano della partenza della regina Caterina, e che le erano
affezionati. Ma un bravo suddito non mette mai in discussione le scelte del
proprio re. Circola voce, addirittura, che anche la stella della Bolena stia
già tramontando, ma non bisogna parlarne. Al momento la nostra signora
aspetta un altro figlio. Forse, questa volta, un maschio.»
La voce di Meg era poco più che un bisbiglio, appena udibile al di sopra
del crepitare della fiamma nel camino.
«Com'è la regina?» bisbigliò Bess, adeguandosi a quel tono furtivo.
«Alcuni la ritengono dura e ambiziosa» sussurrò Meg. «Dicono che ha
tramato e mentito per arrivare dov'è ora, usando... metodi malvagi per
irretire il re. Ma per me è solo una donna straordinaria. Quando entra in
una stanza le fiamme delle candele sembrano ardere più intensamente, e
quando se ne va lascia dietro di sé un'aria carica di tensione, come prima di
un temporale estivo. È come una spada smagliante che attira la luce e lo
sguardo di tutti. Un'arma pericolosa, che però non si può fare a meno di

Laura Cassidy 8 2006 - La perla nera


desiderare...» Si interruppe di colpo. «Sto parlando troppo, e voi dovete
essere sul punto di svenire per la fame!»
Si alzò e si avvicinò al camino, dove tirò una corda che pendeva dal
soffitto. Un paggio accorse subito e ricevette l'ordine di portare cibo e vino
speziato. «E che sia ben caldo, per la mia cara cugina» si raccomandò
Meg.
Nel frattempo Bess rivolse lo sguardo fuori dalla finestra, sulla notte che
ormai calava inesorabile. Aveva smesso di piovere, e le nuvole si erano
scostate per rivelare una luna piena che brillava nel cielo come una moneta
tirata a lucido. La descrizione di Anna Bolena appena fornitale da
Margaret l'aveva colpita non poco. Se l'avesse udita soltanto il giorno
prima forse non l'avrebbe compresa. Ma ora sapeva esattamente che cosa
aveva inteso dire sua cugina. Quel giorno aveva infatti incontrato Harry
Latimar, e sapeva per certo che esistevano persone capaci di illuminare il
mondo per il solo fatto di esistere.
Nel ricordare lo sguardo penetrante di lui fisso sul proprio viso, il tocco
di quelle labbra sul dorso della mano, il cuore di Bess accelerò. Se solo
potesse vedermi in questo abito, pensò. Poi parlò quasi senza riflettere.
«Margaret, conoscete un gentiluomo di nome Harry Latimar?»
Le dolci labbra di Margaret si strinsero in segno di disappunto. «Sì. E
molto noto a corte, soprattutto presso le signore. Ma cugina, come fate voi
a conoscerlo?»
«L'ho incontrato al mio arrivo» mormorò Bess. «Mi ha aiutato quando il
mio cavallo si è imbizzarrito. Mi è parso molto... cortese.»
Margaret tornò a sedersi accanto a lei. «E lo è, senza dubbio» ammise,
notando che la cugina era arrossita. «Harry Latimar ha molti difetti, ma la
scortesia non è certo uno di essi.»
«E quali sarebbero, tali difetti?» Bess fissò il proprio sguardo sul volto
di Margaret.
«Harry Latimar è un donnaiolo e uno scialacquatore. Un giocatore
d'azzardo e un dissoluto» rispose Margaret con fermezza. «Non c'è una
sola dama a corte che non sia caduta vittima del suo fascino, per poi restare
immancabilmente delusa. La sua passione per il gioco d'azzardo è
leggendaria. Ha vinto e perso delle fortune alle carte, senza battere ciglio.
E» aggiunse, sempre più sdegnata, «il conto del suo sarto è lungo più del
mio braccio, e resta perennemente impagato.»
«Un quadro assai poco raccomandabile» commentò Bess, seria.

Laura Cassidy 9 2006 - La perla nera


Margaret rise. «Certo, in compenso è fascinoso, arguto e coraggioso, e
anche il miglior ballerino della corte. Ma, mia cara cugina, non è certo il
tipo d'uomo che una ragazzina come voi dovrebbe frequentare. Fa parte
della cerchia più intima della regina, essendo il miglior amico del fratello
di lei, George.»
Si interruppe di colpo, dacché la porta si era spalancata con forza per
lasciar entrare una donna.
«Meg! Nessuno sembra curarsi del fatto che la mia testa stia
letteralmente esplodendo dal dolore!» annunciò la nuova arrivata, con voce
fascinosamente roca.
Margaret balzò in piedi e subito si sprofondò in un inchino. Dopo un
attimo di iniziale sorpresa, anche Bess la imitò.
«Mia cara signora!» esclamò Margaret correndo al suo fianco. «Come
posso aiutarvi?»
«Oh, non so!» Anna Bolena si guardò attorno nella stanza. «Questo
dolore mi impedisce di riposare. E la schiena mi duole in modo
insopportabile...»
Margaret indicò un divanetto lì vicino. «Vi prego, mia signora,
sdraiatevi. Vi massaggerò le tempie con dell'olio tiepido, e poi Bess vi
spazzolerà i capelli. È molto gradevole.»
Prese Bess e la spinse avanti, in modo che la luce delle candele la
illuminasse. «Maestà, vi presento mia cugina, lady Elizabeth de Cheyne,
arrivata oggi dall'ovest.»
Anna accolse la seconda riverenza di Bess con un cenno rapido della
mano. «Elizabeth... Un nome a me molto caro» commentò con aria
distratta, lasciandosi cadere sul divano.
Margaret iniziò a preparare l'olio, scaldandolo in una ciotola che teneva
sospesa sopra la fiamma di una candela, mentre Anna restava sdraiata a
guardare il soffitto. La regina era alta e snella, con mani e piedi sottili.
Anche nel giacere così, del tutto abbandonata, il suo corpo preservava una
grazia incantevole. Indossava una veste da notte dal gusto esotico, di raso
nero orlato di pelo, con lunghe maniche a punta e una treccia di filo d'oro
che le cingeva la vita. A guardarla, pensò Bess, non pareva affatto in attesa
di un figlio. Anzi, sembrava fin troppo magra. Aveva un viso pallido, un
ovale perfetto dominato da due grandi occhi neri. Portava attorno al collo
un nastro di velluto verde a cui era appesa una singola perla, a forma di
goccia.

Laura Cassidy 10 2006 - La perla nera


Bess tornò con il pensiero alla descrizione della regina fattale da
Margaret. Le si addiceva perfettamente. Bess stessa doveva ammettere di
non aver mai incontrato una donna più singolare in vita sua. Perfino ora,
stanca e inquieta com'era, Anna Bolena risplendeva come la manciata di
stelle apparsa da poco nel cielo scuro sopra Greenwich.
Margaret nel frattempo si era avvicinata al capezzale della regina, e si
era messa a spalmare l'olio caldo sulle tempie della sua signora. Dopo
poco la regina aprì gli occhi e sorrise, mostrando denti piccoli e bianchi. Di
colpo la stanza parve rischiarata da quel semplice sorriso.
«E ora vostra cugina mi spazzolerà i capelli?» chiese Anna.
A quella richiesta, Margaret si illuminò tutta. «Ne sarà onorata,
signora.» Sistemò un cuscino dietro la testa della sovrana e porse a Bess la
spazzola d'argento, rivolgendole un cenno di incoraggiamento.
Bess si portò alle spalle della regina e con fare impacciato passò una
mano tra la massa di capelli scuri. Poi iniziò gentilmente a far scorrere la
spazzola tra le ciocche.
«Avete un tocco gentile.» Anna sbadigliò. Il suo accento francese non
faceva che aggiungere qualcosa al suo fascino misterioso.
Acquistando a poco a poco maggiore sicurezza, Bess continuò a
spazzolarle i capelli. Quando però sollevò le ciocche brune, scostandole da
quel collo candido vide... una cosa terribile. La stanza sembrò annebbiarsi
e, entro un cerchio di fuoco incandescente, Bess vide un uomo
incappucciato, una lama affilata e luccicante. Rimase immobile,
terrorizzata, stringendo la spazzola.
«Vi prego, continuate» la esortò Anna. Poi si sollevò quel poco
necessario che le permettesse di voltarsi a guardarla. «Che vi succede?
State per svenire?»
Bess depose la spazzola con mano tremante. Margaret fu subito al suo
fianco. «Un lungo viaggio... Molti giorni passati sulla via... e non ha
ancora toccato cibo.»
«Non si rende necessaria alcuna scusa.» Anna era comprensiva. «Mi
sento molto meglio, e credo che tornerò nei miei appartamenti.»
Mentre si alzava, i suoi occhi neri cercarono quelli di Bess. Esitò
brevemente, colpita dall'espressione turbata negli occhi azzurri della
giovane. Per un attimo le due si fissarono, poi la regina scrollò le spalle e
si allontanò, mentre Margaret correva ad aprirle la porta.
Non appena ebbe lasciato la stanza, Margaret si rivolse, preoccupata,

Laura Cassidy 11 2006 - La perla nera


alla cugina. «State per svenire, mia cara?»
Bess si premette le dita sugli occhi, nel vano tentativo di scacciare
l'orrore appena visto. «Sono più stanca di quanto pensassi» si scusò. «Vi
prego di perdonarmi, Margaret. Fare una tale scena, davanti alla regina...»
«Che Dio vi benedica, piccola mia. La regina è una donna, come me e
voi. Ma con tanti più affanni di tutte noi. Ora, dove è finito quel
lazzarone?» inveì, riferendosi al paggio che ancora tardava a portare i
rinfreschi per Bess. Proprio in quel mentre il ragazzo fu di ritorno. «Eccoti
qui, sciagurato! La mia signora cugina sta per svenire di fame!»
Bess prese posto accanto al fuoco e fece onore al cappone arrosto
accompagnato da pan dolce. Margaret le versò un bicchiere di vino caldo e
speziato che le fece subito girare la testa, ma che la ritemprò. Nel
sorseggiare la potente, aromatica bevanda, Bess si sforzò di allontanare le
proprie angosce. Si era trattato di un incubo a occhi aperti, si ripeté,
causato senza dubbio dalla spossatezza. Perché mai un uomo armato di
spada avrebbe dovuto minacciare la vita di una regina?
Questa volta mi sono sbagliata, tentò di convincersi. Ma finora non ti
sei mai sbagliata!, insinuò una voce maligna in lei, le tue visioni si sono
sempre avverate! Bess scosse con forza il capo per far tacere quella voce.
Dopo aver terminato il pasto, si lasciò condurre da Margaret nella camera
da letto adiacente e, sempre con l'aiuto della cugina, si spogliò.
Avvolta da una camicia da notte fresca di bucato, si sdraiò sul soffice
letto, accettando con gioia il bacio della buonanotte della cugina. A lungo,
prima di addormentarsi, Bess rimase in ascolto dei rumori sconosciuti del
palazzo, e del mormorare del fiume che scorreva proprio sotto la loro
finestra.
Ora che si sentiva in parte rinfrancata, il suo ultimo pensiero prima di
sprofondare nel sonno non fu dedicato alla regina, ma a un paio di occhi
scuri che la fissavano con ardore da un volto tenebroso.

Il giorno successivo, dopo una lauta colazione, Bess era pronta ad


affrontare qualsiasi emozione la giornata avesse in serbo per lei. Dopo aver
passato in rassegna i pochi, semplici abiti che la cugina si era portata
dietro, Margaret le offrì di nuovo uno dei propri vestiti, spiegandole che la
regina amava circondarsi di dame vestite all'ultima moda.
I modi di Margaret erano così garbati e pieni di tatto, che Bess trovò
facile accettare in prestito la veste di velluto color ambra, dal corpetto

Laura Cassidy 12 2006 - La perla nera


attillato e dalla lunga sopragonna, che si divideva a metà per mostrare una
sottoveste di un giallo più pallido. Furono sufficienti alcune modifiche,
effettuate in un batter d'occhio dalle agili dita di Margaret, perché le
andasse a pennello.
Quando Bess ringraziò la cugina, questa si schermì. «Di nulla. Anzi,
dovete assolutamente concedermi il piacere di farvi un piccolo dono. Qui a
Greenwich abbiamo delle ottime sarte e chiederò a una di loro di cucirvi
un abito nuovo. Seta color crema, direi, e...» Socchiuse gli occhi come per
meglio valutare la figura di Bess. «E quel broccato bianco che va tanto di
moda adesso. È anche il colore preferito della regina, dopo il verde.»
Mise subito a tacere le proteste di Bess. «Sarà un piacere» insistette.
«Avrete bisogno di un abito elegante per i molti eventi a cui prenderete
parte. Dovete sapere che questa è una corte molto gaia, Bess, dove ci si
diverte sempre in grande stile.»
«E ora al lavoro» proseguì la cugina, prendendola per mano e
conducendola verso il corridoio che portava alle stanze della regina. «Ogni
giorno dobbiamo esaminare il guardaroba di Sua Maestà, ordinare le
riparazioni necessarie e la pulitura di macchie, nonché predisporre il
lavaggio e la stiratura della sua biancheria. Sua Maestà può anche
cambiarsi d'abito una mezza dozzina di volte al giorno, e ci tiene molto a
trovare tutto in condizioni immacolate. Dei pizzi e delle trine mi occupo io
di persona.»
Era dunque evidente che lady Margaret prendesse i propri doveri con
estrema serietà.
Gli appartamenti reali erano resi stantii dalla mancanza di aria fresca. In
quel momento la regina era assente, ma due delle sue dame di compagnia
erano sedute nell'anticamera in pose languide, discutendo dei costumi che
avrebbero indossato al ballo in maschera di quella sera.
Meg presentò Bess alle due donne, che sollevarono subito i loro sguardi
attenti su di lei, studiandola con aperta curiosità. Si chiamavano Kate
Mortimer e Madge Fitzroy, ed entrambe parvero a Bess di un'eleganza
incredibile e vagamente intimidatoria.
«Meg, dove tenevate nascosta questa bellezza?» domandò Madge. «Non
vi assomiglia affatto» aggiunse in tono perfido.
«È cresciuta nell'ovest» rispose Margaret, ignorando la stoccata.
«Vedo una certa somiglianza con il vostro attraente fratello, tuttavia»
disse Kate. «Sono davvero delusa che abbia lasciato la corte.» Al che le

Laura Cassidy 13 2006 - La perla nera


due signore si scambiarono un'occhiata d'intesa, come a significare che
entrambe conoscessero il gentiluomo in questione molto bene.
Evitando di rispondere, Meg guidò la cugina nella stanza adiacente.
«Deve essere bello avere un fratello» osservò Bess.
«Lo è» sospirò Meg, senza sembrare però troppo convinta. «Ma i miei
fratelli sono sempre stati una spina nel fianco di mio padre.» Abbassò la
voce. «William, in particolare, di cui parlava Kate or ora. È stato
allontanato da corte proprio a causa del suo comportamento scellerato. Ma
ora basta parlare!»
Si avvicinò a uno dei massicci bauli di quercia allineati lungo le pareti e
sollevò il coperchio intagliato per mostrare a Bess gli abiti sontuosi che
esso conteneva. Esaminandoli con interesse, Bess rimase colpita dalla
ricchezza dei materiali e dalla morbidezza delle stoffe. Infine Meg estrasse
un'elaborata veste color argento, fittamente ricamata d'oro.
«Sua Maestà indosserà questa al ballo in maschera di stasera» spiegò.
«Con una corona di perle francesi e pantofoline d'argento.» Girò e rigirò il
vestito finché non scorse una minuscola macchiolina su una manica.
Subito si mise al lavoro per rimuoverla, chiedendo a Bess, nel frattempo,
di pulire delicatamente le suole delle pantofoline di raso e pelle di capretto.
«Andremo anche noi al ballo?» volle sapere Bess.
«Certo» rispose Meg, senza sollevare il capo dal lavoro. «Il tema è
quello dei gioielli. La regina rappresenterà l'oro e l'argento, i materiali più
preziosi, e gli altri cortigiani dovranno indossare abiti che rappresentino la
loro pietra preziosa preferita.»
«Ma io non possiedo un abito adatto... né alcun gioiello, a parte questo
anello di turchesi datomi da mio padre come ricordo» si preoccupò subito
Bess, mostrando il monile che portava sempre al dito.
«Non temete, cugina, ho io l'abito che fa per voi. Penso proprio che
rappresentereste alla perfezione l'ametista. Un gioiello semplice e modesto,
ma tuttavia incantevole.»
Bess le rivolse uno sguardo colmo di affettuosa gratitudine. Lady
Margaret era davvero una donna generosa, tanto di doni quanto di
complimenti.
Quando Meg fu finalmente soddisfatta della tenuta serale della sua
regina, propose a Bess una passeggiata nei giardini. Poco dopo, le due
giovani, protette da pesanti mantelli di lana foderati di pelliccia,
imboccarono, tenendosi sottobraccio, uno dei molti viali che si snodavano

Laura Cassidy 14 2006 - La perla nera


nel parco.
«Camminare è un'attività spesso disprezzata dalle altre dame» osservò
Meg. «Preferiscono restarsene sedute a spettegolare e a dipingersi il viso.»
Bess tirò indietro il cappuccio e sollevò la testa per ammirare il terso
cielo invernale sopra di loro. Abituata com'era alla sana vita all'aria aperta,
riusciva a pensare a ben pochi passatempi più gradevoli del passeggio.
Erano giunte nel frattempo sulle rive del Tamigi, dove ferveva un'attività
inconsueta.
«Credo che si attenda l'arrivo del re» disse Margaret, scrutando la
superficie del fiume. Bess la imitò, e non appena vide apparire
all'orizzonte l'imbarcazione su cui spiccava lo stemma reale, si sentì
pervadere da una forte agitazione. Pochi minuti dopo il re in persona
divenne chiaramente visibile a prora, una figura imponente, circondata da
cortigiani indaffarati. Bess rimase a guardarlo mentre scendeva dalla barca,
con gli occhi sbarrati per l'emozione.
È davvero un uomo sensazionale, pensò. Sovrastava in altezza quasi tutti
i presenti, ed era vestito in modo sontuoso, con le dita cariche di anelli
preziosi. Ma non deve avere un animo buono, aggiunse Bess tra sé e sé,
notando i suoi piccoli occhi sospettosi, la bocca stretta.
«E come trova il re la nostra lady Elizabeth de Cheyne? È colpita come
dovrebbe?»
Lei si volse di scatto e si trovò dinnanzi il volto sorridente di Harry
Latimar.
«Buongiorno, signore» riuscì a malapena a dire, sorpresa e turbata
com'era a quella vista.
Era di nuovo vestito di grigio-argento, una tonalità metallica, ma opaca.
I suoi folti capelli erano acconciati con semplicità, e quel giorno non
portava gioielli, a eccezione di un grande orecchino di perla nera al lobo di
un orecchio. Bess notò che non aveva gli occhi neri, come le era parso alla
luce incerta in cui era avvenuto il loro primo incontro, bensì di un azzurro
tanto scuro da potere, in effetti, sembrare nero. Il sole scolpiva riflessi
rosso scuro nei suoi capelli, e il suo viso possedeva la carnagione pallida
tipica di un tale colore di capelli, senza però essere guastato dalla presenza
di lentiggini o ciglia troppo chiare. Aveva invece ciglia e sopracciglia nere
e assai folte, che sarebbero parse effeminate su ogni altro volto, ma non sul
suo, così virile.
«Vi siete ripresa dalla stanchezza per il viaggio?» si informò Latimar,

Laura Cassidy 15 2006 - La perla nera


lasciando vagare il proprio sguardo su di lei.
«Sì, grazie. Io...» Si arrestò quando lui le posò una mano sul braccio,
indicandole di voltarsi.
Il re si stava infatti avvicinando a loro. Harry si inchinò e Bess sollevò
l'orlo della gonna per fare altrettanto.
«Bene, Harry, sono lieto di trovarvi qui» esordì il re.
«Vostra Maestà è troppo buona» mormorò Harry, con la mano ancora
posata sulla manica di Bess.
Lo sguardo penetrante di re Enrico si posò su di lei.
«Questo è un volto nuovo, non è vero? È un volto assai grazioso, anche»
aggiunse, squadrandola da capo a piedi.
Bess arrossì sotto l'intensità di quello sguardo.
«Lady Elizabeth de Cheyne, mio signore. Figlia di sir Robert de
Cheyne» la presentò Harry.
«Robert... Un tempo conoscevo un Robert de Cheyne.» Il re rimase un
momento a riflettere, frugando nella propria memoria. «Certo, ora ricordo.
Un valido cavaliere, che fu ferito gravemente in un torneo molti anni fa.
Un peccato: era quasi pari a me per forza e coraggio. Mm... A volte mi
sono chiesto che cosa ne sia stato di lui, o se avesse bisogno di aiuto...»
Peccato che non vi siate dato la pena di domandarglielo di persona!,
pensò Bess stizzita. Di sicuro il sollecito interesse del sovrano avrebbe non
poco alleviato le sofferenze di suo padre. Tuttavia non disse nulla, tanto
più che il re non aveva voglia di soffermarsi su un argomento per lui tanto
irrilevante.
«Venite Harry» tagliò corto. «Ci attende un lauto pasto.»
Non si può certo dire che ne abbiate un bisogno disperato!, rifletté Bess
notando la stazza appesantita del re, restando a osservarlo mentre si
allontanava con il suo entourage. Harry Latimar le rivolse un rapido
sguardo al di sopra della spalla, e le strizzò l'occhio a mo' di saluto. Lei
rispose con un sorriso.
«Cugina, ora dobbiamo andare.» Il tono di Margaret era freddo, e Bess
capì all'istante che era dettato dalla disapprovazione nel vederla scambiare
sorrisi con quel particolare gentiluomo.
Bess la prese sottobraccio e si avviò. «Il re è un personaggio davvero
indimenticabile» commentò, sperando di cambiare discorso.
Margaret si limitò ad assentire, spiando di sottecchi il volto arrossato
della cugina. Decise che da allora in poi avrebbe dovuto tenerla d'occhio.

Laura Cassidy 16 2006 - La perla nera


Ai tempi della regina Caterina le regole della moralità erano sempre state
strettamente osservate, a corte. Non per quello si era trattato di tempi
noiosi, perché la regina spagnola amava i divertimenti, i begli abiti e la
buona compagnia quanto qualsiasi altra sovrana. Tuttavia il suo rigido
cattolicesimo aveva scoraggiato la promiscuità, che ora invece sembrava
ampiamente tollerata.
Proprio l'attuale lassismo di costumi induceva la buona Margaret a
temere per la virtù della sua ingenua cugina. Quello, e la pessima
reputazione di Harry Latimar, su cui, era evidente, Bess sembrava aver
appuntato il proprio interesse.

Quando le due cugine presero posto alla tavola riccamente imbandita, il


banchetto era già nel pieno del suo svolgimento. Una banda di acrobati e
giocolieri si stava esibendo tra i tavoli, e l'aria era impregnata dall'aroma
dei cibi e del fumo prodotto dalla legna che ardeva nei camini. Meg e Bess
erano lontane dalla tavolata reale, ma comunque a una distanza tale da
permettere a Bess di osservare i vari personaggi seduti intorno a essa.
Ora che li vedeva vicini, era impossibile non notare la somiglianza tra la
regina e suo fratello. George Boleyn, elevato dal re al titolo di lord
Rochford quando Enrico era ancora stato incline ad accontentare ogni
capriccio di Anna, era una strana combinazione di languore e durezza. Il
suo viso era sì simile a quello della sorella, ma dai lineamenti ancora più
affilati e netti, ed era dominato da un'espressione perennemente sardonica
che aleggiava sulla sua sensuale bocca imbronciata e negli occhi neri ed
enigmatici.
Proprio mentre Bess era intenta a osservarlo, quello stesso sguardo
penetrante la colse in flagrante e si fissò su di lei con insistenza. Vide
George sporgersi verso Harry Latimar, seduto accanto a lui, e indicarla.
Qualsiasi cosa Harry dovesse avergli risposto parve non interessargli,
perché subito distolse i suoi inquietanti occhi neri da lei, per rivolgerli
verso la regina.
Turbata da quell'episodio, Bess ingoiò qualche boccone e spostò la
propria attenzione sulla coppia reale. Enrico rivolgeva alla moglie ogni
cortesia, i due mangiavano dallo stesso piatto e bevevano dallo stesso
calice argentato, eppure... L'interesse di lui sembrava spostarsi spesso
altrove, e in particolare, notò Bess seguendo la direzione dei suoi sguardi
più insistenti, su una fanciulla minuta, vestita di un modesto abito grigio,

Laura Cassidy 17 2006 - La perla nera


dai capelli di un biondo opaco, raccolti a rivelare un viso pallido e stretto.
Nonostante la giovane tenesse lo sguardo abbassato sul piatto, Bess ebbe
la netta sensazione che fosse ben consapevole d'essere oggetto
dell'attenzione del re.

Il pomeriggio passò in fretta, nella frenesia dei preparativi per il ballo di


quella sera. Quando infine fu pronta, Bess guardò con ansia la propria
immagine riflessa nello specchio, rigirandosi per osservare da ogni lato il
delizioso abito violetto che Meg aveva trovato per lei. Si era pettinata
indietro i capelli, e li aveva puntati dietro le orecchie con due pettinini
tempestati di gioielli. Un pendente di ametista le ornava il collo. Meg,
vestita di giallo per rappresentare il topazio, le porse una maschera di seta.
«Finalmente lady Ametista e lady Topazio sono pronte.»
Bess si infilò la maschera. Le dava coraggio, tanto che nel percorrere
l'imponente scalinata di pietra non si sentì quasi per nulla differente dalle
altre giovani che scendevano, leggiadre e vocianti, verso le sale dalle quali
proveniva il suono della musica.
L'atmosfera era resa ancora più allegra dal vino francese che scorreva in
abbondanza. Bess rimase seduta in disparte. Non conosceva i passi delle
danze che vedeva eseguire davanti a sé. Suo padre, l'unico che avrebbe
potuto insegnarglieli, non aveva potuto farlo a causa delle sue gambe
doloranti, quindi per quella sera lei si rassegnò a stare a guardare, cercando
di memorizzare i movimenti.
Quando Margaret accettò l'invito di un anziano gentiluomo per una delle
danze meno frenetiche, Bess trasse un sorso furtivo da una coppa di vino.
Abituata com'era a bere solo birra annacquata o sidro, il vellutato liquido
color rubino le andò dritto alla testa. Un senso di benessere calò su di lei,
mentre al primo calice ne facevano seguito un secondo, e un terzo. In poco
tempo iniziò a sentirsi così distesa che avrebbe quasi voluto alzarsi e
mettersi a ballare da sola, oscillando al ritmo di quella musica incantevole.
«Bere da sola è una deplorevole abitudine, milady» commentò Harry
Latimar, che si era allontanato dai ballerini per raggiungerla senza che lei
se ne accorgesse.
«Davvero? Ricordate che, da semplice campagnola quale sono, non so
nulla delle maniere di corte.»
«Non volete unirvi alle danze?»
«Temo di non conoscere i passi, milord.»

Laura Cassidy 18 2006 - La perla nera


«Dovete solo seguire gli altri, e io sarò onorato di farvi da guida.»
Lui era come sempre vestito del suo colore favorito, ma quella sera il
grigio era ravvivato sulle maniche da lampi di stoffa rossa, e anche alle
dita portava degli opali, che catturavano come fiamme la luce delle
candele. Bess gli posò la mano sul braccio e lui la guidò verso le danze.
Bess rimase un attimo incerta, guardando gli altri. Due passi a destra, e
giro, due passi indietro e giro.
Inchino al gentiluomo di fronte, avanzare verso di lui per farsi sollevare
e girare in aria e poi deporre a terra. Ripetere il movimento con il
prossimo della fila... In breve Bess si abbandonò al piacere del ballo. Vide
il re danzare con la giovane bionda che lei aveva notato quel pomeriggio al
banchetto, e notò come, nel sollevarla, lui la stringesse un istante più a
lungo del dovuto. Turbata da quella vista, Bess inciampò in avanti, ma le
braccia forti di Harry furono subito pronte ad afferrarla, offrendole il
sostegno di quel corpo atletico. Lei lo guardò e vide gli occhi di lui
scintillare attraverso le fessure della maschera.
«Mi gira un poco la testa...» bisbigliò lei.
Harry le passò un braccio attorno alla vita e la guidò attraverso la folla
danzante, fuori dal salone, fino a un'anticamera appartata. Presso una delle
finestre si apriva un'alcova protetta da tende, dove Harry le indicò una
sedia. Prese poi posto di fronte a lei, accarezzandosi l'orecchino di perla
nera con la punta di un dito.
«Avete bevuto troppo vino, Bess» le disse in tono di scherzoso
rimprovero.
«Solo due calici» si difese lei, mostrandogli tre dita.
Lui sollevò le sopracciglia divertito.
«Due, tre... poco importa» rise lei.
«Vi importerà, eccome, domani mattina» rispose lui scuotendo il capo.
Uno scoppio di risa li raggiunse dal corridoio. Sentendosi come in un
sogno, Bess si tolse la maschera. «Mia cugina dice che siete un dissoluto,
signore» si lasciò sfuggire.
«Vostra cugina è una donna saggia.»
«Siete davvero un tipo così poco raccomandabile?» gli chiese,
guardandolo da sotto le ciglia.
«Civettare non vi si addice, Bess» disse lui, bruscamente.
«Intendete dire che non ho la grazia delle dame francesi?»
«Voi avete una grazia tutta vostra, Elizabeth. Una grazia semplice e

Laura Cassidy 19 2006 - La perla nera


innocente, o almeno così mi è parso ieri sera.»
«Per voi sono solo una ragazza di campagna» protestò lei.
«Non siete forse una ragazza, e provenite dalla campagna?» le domandò
in tono serio. «Tutto il vino delle cantine di Greenwich non riuscirebbe a
rendervi uguale alle altre dame di corte.» Lui indossava ancora la
maschera, il che impediva a Bess di guardarlo negli occhi.
«Non mi è piaciuto vedermi scambiare per una sguattera da voi e dai
vostri amici.»
«Non vi ho mai preso per una sguattera. Perfino nel vostro vestitino
marrone cucito in casa mi siete parsa subito adorabile. Anzi, credo proprio
di preferirvi vestita in quel modo.»
«La vostra opinione non mi interessa» ribatté lei, ferita da quel
commento che sembrava vanificare gli sforzi fatti a vestirsi e acconciarsi
per la serata.
Per un attimo lui non replicò, poi si alzò e le offrì il braccio. «Dobbiamo
tornare nel salone. È scortese nei confronti del re e della regina allontanarsi
per troppo tempo. Rimettetevi la maschera. È la regola... fino a
mezzanotte.»
Bess si alzò, lisciandosi le gonne. Si sentiva delusa e umiliata. Non sono
capace di mantenere la sua attenzione su di me per più di qualche minuto,
pensò, raggelata dal suo tono freddamente cortese.
Tornati nel salone, Harry la riaccompagnò a prendere posto accanto a
Meg, quindi la ringraziò per la compagnia in tono distaccato e si congedò.
Bess avvertì subito su di sé lo sguardo carico di rimprovero della cugina.
«Cugina Bess, sono senz'altro colpevole di non avervi informato sulle
regole dell'etichetta vigenti a corte, ma pensavo...»
«Vi prego di perdonarmi, Margaret. Ho bevuto del vino e ho avuto un
giramento di testa. Sir Latimar mi ha solo tenuto compagnia mentre
cercavo di riprendermi.»
Meg parve ancora più indignata. «Bess...» esordì, ma si arrestò, distratta
dalla scena che stava avvenendo a pochi passi da loro. La regina si era
alzata e stava lasciando la sala precipitosamente, con gli occhi di tutti fissi
su di sé. Sotto la maschera dorata che indossava aveva il volto pallido e
tirato. Bess si guardò intorno alla ricerca del re. Del tutto ignaro, o
incurante, dell'improvvisa dipartita della consorte, era sprofondato in una
fitta conversazione con la dama pallida di poco prima.
«Jane Seymour» sospirò Meg, stringendo poi le labbra amareggiata.

Laura Cassidy 20 2006 - La perla nera


«Venite, andiamo a vedere se la regina ha bisogno di noi.»
Mentre lasciavano la festa, Bess notò un uomo robusto, vestito di
marrone, che la fissava con insistenza. Sollevò il mento verso l'alto e lo
ignorò, risentita di un'attenzione tanto sfacciata, e lo udì chiedere alla dama
al suo fianco chi fosse quell'ametista che sembrava darsi tante arie.
Nella sua camera da letto, Anna era in piedi accanto alla finestra, con lo
sguardo perso nell'oscurità. Quando le due dame entrarono, le accolse con
un sorriso stentato. «Ho solo un poco di nausea» spiegò. «Vi prego, non
lasciate la festa per causa mia.»
«Volete che vi mandi le cameriere, mia signora?» le propose Meg.
«Ve ne prego. Bess, vi state godendo la serata?»
«Molto, signora.» Mentre Meg usciva per accontentare la richiesta della
regina, Bess rimase al suo posto.
Anna tornò a rivolgere lo sguardo fuori dalla finestra. «Guardate» disse,
indicando il cielo tempestato di stelle. «Quando ero piccola, a Hever,
decisi di chiamare quella stella Anna Bolena. Vedete come splende? E
continuerà a splendere anche quando io non ci sarò più.»
Ora così vicina a lei, Bess poteva respirare il profumo dei suoi capelli e
della sua pelle candida. Le salì un nodo alla gola.
«Siete una cara bambina» sussurrò la regina, come se avesse avvertito in
lei la compassione. «Ma il mio destino è segnato. Ho giocato la mia
partita... e ho perso.»
«No, signora. Voi avete ancora...»
Anna sorrise e si posò la mano sul ventre, ancora piatto nonostante la
gravidanza. «Lo so, ho ancora un asso in mano. Forse. Un figlio maschio
per Sua Maestà sarebbe il mio trionfo e la disfatta di Jane Seymour.
Eppure...»
Si fermò. «Tutti facciamo delle scelte, augurandoci che siano giuste. Io
ho scelto di essere la regina di Enrico a ogni costo. E anche voi dovreste
ponderare con attenzione le vostre decisioni. Per esempio, potreste
appuntare i vostri affetti e le vostre speranze sull'uomo sbagliato, un uomo
che non vi causerebbe altro che dolore. Oppure potreste vincere questa
vostra debolezza e pensare solo a divertirvi, qui a corte, per poi tornare a
casa e dimenticarvi di lui.»
Con sgomento, Bess si accorse che agli occhi neri della regina non era
sfuggito nulla.
«Se la stella da voi favorita sparisse d'un tratto dal cielo» rispose piano,

Laura Cassidy 21 2006 - La perla nera


«forse voi smettereste di cercarla ogni notte con lo sguardo, sentendo la
sua mancanza?»
Anna rise. «Parlate come i saggi di cui Enrico ama tanto circondarsi»
disse, sfiorando la spalla di Bess con una mano candida. «Andate a letto,
ora, e domani, alla luce del giorno, non vedrete più alcuna stella.»
Bess si ritirò con una riverenza. A dire il vero non aveva affatto sonno, e
le girava ancora un poco il capo. Si domandò se non fosse il caso di
tornare di sotto, per unirsi nuovamente all'allegra compagnia.
Proprio mentre restava incerta in cima alle scale, una delle dame che
aveva conosciuto quella mattina, Kate Mortimer, le passò accanto. «Ecco
la piccola lady Bess de Cheyne. Non avrete intenzione di ritirarvi così
presto?» la apostrofò allegramente.
Era una graziosa giovane dai capelli ramati, vestita in modo raffinato,
dal sorriso contagioso.
«Mia cugina intende farlo» rispose Bess.
«Non si è mai vista lady Meg restare in piedi oltre la mezzanotte, ma
forse a voi piacerebbe rimanere ancora in buona compagnia. Venite con
me, ci stiamo radunando per una partita a carte.»
Senza attendere risposta, prese Bess per mano e la condusse al piano
inferiore, in una saletta dove erano disposti dei tavoli rotondi, a cui
sedevano vari membri della corte. Kate la guidò poi a un tavolo presso la
finestra. I gentiluomini presenti si alzarono e si inchinarono. Tra di essi vi
erano Harry Latimar, seduto in modo da rivolgere le spalle alla vetrata, e
George Boleyn, alla sua sinistra. Quest'ultimo posò subito il suo sguardo
acuto su Bess.
«Come si sente la mia signora sorella?» si informò.
«Abbastanza bene» rispose Bess, a disagio. «Credo che sia solo un po'
stanca.»
«Stanca di cosa, mi chiedo, o meglio: di chi?» meditò George a voce
alta.
Accanto a lui, Harry stava mescolando le carte con le sue lunghe, agili
dita. «Vogliamo giocare?» domandò, con gli occhi che gli scintillavano nel
prevedere le emozioni del gioco.
Kate estrasse dal corpetto del vestito un piccolo borsellino di velluto e
ne estrasse alcune monete, che depose sul tavolo. «Metterò io la vostra
parte, Bess.»
«Ma non so come giocare!» protestò lei.

Laura Cassidy 22 2006 - La perla nera


«Osservate un paio di giri prima di iniziare» le suggerì Kate. «È molto
semplice.»
Harry distribuì le carte. A bassa voce Kate spiegò a Bess le regole, e
presto la mente svelta di lei ne afferrò i principi. Dopo due mani, entrambe
vinte da Harry, anche Bess iniziò a giocare, seppure con qualche
esitazione. Era un'esperienza nuova ed eccitante per lei, rischiare del
denaro su una carta, affidandosi del tutto ai capricci del fato. A casa sua i
soldi erano trattati con parsimonia e rispetto, tenuti da conto per quelle
spese che si rendevano strettamente necessarie. Trovarsi ora a disporre così
spensieratamente di una piccola somma le trasmetteva una nuova
ebbrezza.
Iniziò a vincere. Passarono venti minuti. Harry distribuiva le carte con
grande destrezza. L'aria era intrisa dell'odore delle candele e dai tavoli
vicini si levavano le risa e le proteste di chi vinceva o perdeva.
Se un tempo glielo avessero detto, Harry Latimar non ci avrebbe mai
creduto, ma per la prima volta in vita sua non riusciva a concentrarsi sul
gioco. Era distratto. Guardò dalla parte opposta del tavolo, in direzione
della creatura che aveva ottenuto quell'inconsueto effetto su di lui.
Era confuso, ma anche intrigato, dall'interesse sbocciato in lui nei
confronti di Bess de Cheyne. Non era certo il tipo di donna che di solito lo
attraeva. Tanto per incominciare era troppo giovane e non abbastanza
sofisticata per i suoi gusti. Di solito amava le donne di compagnia, capaci
di una conversazione arguta e maliziosa, un'arte in cui eccelleva Kate
Mortimer, per esempio. Bess invece aveva detto sì e no una dozzina di
parole da quando avevano iniziato la partita.
La sua bellezza era però innegabile, tanto più notevole in quanto si
discostava dai canoni in voga in quel momento. Andava infatti di moda, tra
le signore, tingersi i capelli di nero in omaggio al fascino bruno della
regina. Le chiome bionde e il viso privo di trucco di Bess risultavano
pertanto ancora più singolari.
A un certo punto li raggiunse un ritardatario. «C'è ancora posto per me,
signore e signori?»
Bess guardò verso di lui e vide che si trattava dell'uomo vestito di
marrone che aveva intravisto nel lasciare il salone.
«Unitevi pure a noi, Tom» lo invitò George.
Lo sconosciuto prese una sedia dal tavolo accanto e la posizionò tra
quelle di Bess e di Kate. Le due giovani furono costrette a fargli spazio e,

Laura Cassidy 23 2006 - La perla nera


nel sedersi, lui ne approfittò per rivolgere a Bess un'altra intensa occhiata.
«Non credo di conoscervi, madamigella» le disse.
Kate si affrettò subito a svolgere le dovute presentazioni.
Tom Spalding era giunto a corte solo di recente. Era un poco più vecchio
del resto dei cavalieri, ma era rinomato per forza fisica e coraggio. Aveva
trionfato in vari tornei e partite di caccia, tuttavia non si era dato troppa
pena a stringere amicizie, né aveva attirato molte simpatie.
Harry ridistribuì le carte, includendo anche il nuovo arrivato. Bess prese
in mano le proprie e si agitò sulla sedia. Lord Spalding le stava quasi
appiccicato, mettendola a disagio. Decise di non partecipare a quella mano,
e depose le carte sul tavolo, a faccia in su.
Poco dopo, la mano di Spalding si mosse sotto la tovaglia e andò a
posarsi sulla coscia di Bess, premendola leggermente. Bess si drizzò a
sedere, sconvolta. Cercò di allontanare la sedia, ma lui non allentò la presa.
Era divenuta paonazza in volto e incerta sul da farsi. Dar luogo a una
scenata pubblica era l'ultimo dei suoi desideri, eppure non intendeva subire
una simile offesa senza reagire.
Guardò attorno al tavolo, dove ognuno sembrava del tutto assorbito dal
gioco. Una nausea intensa la pervase, causata in parte dal vino bevuto in
precedenza, e in parte dal disgusto che il tocco di quell'uomo riprovevole
suscitava in lei.
«Lady Bess» esordì a quel punto Harry, in tono casuale, «forse starete
più comoda da questa parte del tavolo. Vi vedo accaldata, e qui accanto
alla finestra c'è un piacevole passaggio d'aria.»
Infinitamente grata, Bess si accinse ad alzarsi. Tom Spalding le tolse la
mano dalla gamba, ma non fece il minimo accenno ad alzarsi per
permetterle di spostarsi. «La signora sta benissimo qui dov'è, Harry»
dichiarò.
«Io non credo» ribadì Harry con calma. «Viene dall'ovest, sapete, dove
l'aria è più gradevole.»
«Da una fattoria, non è forse così?» ribatté Tom. «Come può essere più
gradevole l'aria laddove si respira il puzzo degli animali?»
Bess impallidì, trattenendo a stento l'impulso di schiaffeggiare quello
screanzato.
«Sarà anche così» rispose Harry con noncuranza, fingendo di rimuoversi
un peluzzo dalla manica. «Ma laggiù perlomeno gli animali sono tenuti
sotto chiave.»

Laura Cassidy 24 2006 - La perla nera


Sul tavolo calò un silenzio imbarazzato, interrotto solo da un risolino di
Kate, che si stava godendo la scena. Lord Spalding, livido in volto, aprì la
bocca per controbattere, ma fu allora che si intromise George Boleyn.
«Vogliamo continuare a giocare o preferiamo metterci a discutere di
agricoltura?»
Harry incontrò lo sguardo minaccioso di lord Spalding e lo resse a
lungo, infine Tom spinse indietro la sedia e lasciò il tavolo come una furia.
«Vi siete fatto un nemico, Harry» lo ammonì Kate, rivolgendo
un'occhiata eloquente in direzione di Bess, che, dal canto suo, desiderava
ardentemente di sprofondare.
Harry si tormentò con le dita la perla nera che portava all'orecchio.
«Allora, vogliamo giocare?» insistette George.
«Ho perso la mia concentrazione.» Harry si alzò con fare aggraziato e si
inchinò. «Mi ritiro.»
Quindi si portò dietro la sedia di Bess. «Posso scortarvi agli
appartamenti delle signore, Bess?»
Bess si sentì come una bambina spedita a letto per punizione, ma pur di
non dar luogo a un'altra scena sgradevole si alzò e lo seguì in silenzio.
Quando però furono da soli, in corridoio, non si trattenne più.
«Avrei preferito rimanere, milord» disse.
«Non mi sembrava ne fosse il caso.» Nonostante le parole autoritarie, il
tono di lui era vagamente divertito. «Ovunque andiate, vi cacciate sempre
nei guai. Sapete scatenare delle reazioni violente negli uomini, tanto
quanto nei cavalli.»
«Non ho bisogno che mi proteggiate, Harry.»
«Ah, no? Dunque mi sono ingannato? Forse vi stavate divertendo, con
Spalding? Vi prego di perdonarmi, allora! Non era mia intenzione
interrompere nulla...» Scoppiò a ridere nello scorgere l'espressione
contrariata di lei. La prese sottobraccio. «Venite, passeggiate con me.»
Dal salone provenivano ancora il suono della musica e l'eco dei passi dei
ballerini. Giunti sulla soglia, si fermarono ad ammirare lo svolgersi delle
danze.
«Bess...» riprese lui in tono esitante. «Non so come dirvelo, ma...»
Bess sollevò il capo per guardarlo. Enrico VIII era sì alto, ma Harry lo
era ancora di più. «Prego, milord.»
«Spero che quanto è appena successo nella sala da gioco vi aiuti a capire
che qui non siete a casa vostra. Non siete sempre tra amici. Vostra cugina è

Laura Cassidy 25 2006 - La perla nera


una donna di sani principi, e forse quando lei si ritira voi dovreste fare
altrettanto, invece di cercare la compagnia di signore dalla moralità certo
meno ineccepibile.»
Nel parlare lui le aveva posato la mano sul braccio, che lei ritrasse
subito. «Non sono una bambina. Posso decidere da me chi frequentare. So
che vi riferite a lady Kate. Ebbene, io la trovo incantevole.»
«È di ottima compagnia, sì, ma la sua reputazione...»
«Vi sembra forse degno di un gentiluomo parlare male di una signora?»
lo interruppe Bess indignata.
Lui inarcò le sopracciglia, sorpreso da quel rimprovero. «Non sono
disposto a prendere lezioni di condotta da voi, lady Bess, ma su questo
punto avete ragione. Non è mia abitudine criticare una signora, ma mi
sento in dovere di mettervi in guardia.» Pareva imbarazzato, un
atteggiamento che poco si addiceva all'arroganza che ostentava
normalmente.
Le rivolse un sorriso impacciato. «Ora che vi ho detto ciò che avevo da
dirvi, e dato che non avete bisogno della mia protezione, vi lascio, e vi
auguro la buonanotte.» Si volse e si allontanò.
Bess rimase a guardare lo scintillio del suo costume che veniva
lentamente inghiottito dall'oscurità del corridoio.

Laura Cassidy 26 2006 - La perla nera


2

Harry Latimar aveva detto la verità riguardo a quel paio di coppe di vino
di troppo: il giorno successivo Bess si svegliò con un mal di capo colossale
e una nausea senza precedenti. Già dimentica del disappunto provato nei
confronti della cugina la sera prima, Meg era provvida di rimedi e di
attenzioni.
«È proprio vero che bisogna imparare dai propri errori, cugina. E ora lo
sapete: un po' di vino per farsi coraggio è accettabile, ma non di più»
dichiarò posando un panno umido sulla fronte dolorante di Bess.
«Restatevene a letto, mentre io assolvo i miei doveri. La regina ha fatto
sapere che si alzerà tardi, questa mattina. Tanto vale che la imitiate.»
Elizabeth tornò così a dormire, finché, placatosi un poco il mal di testa
che la tormentava, non si sentì in grado di alzarsi. Si lavò e si vestì
dell'abito di velluto color ambra. Si spazzolò i capelli e si pizzicò le guance
per dar loro un po' di colore. Proprio in quel momento fu di ritorno
Margaret, con un'espressione accigliata sul viso.
«Sua Maestà è molto demoralizzata questa mattina. Il re si è offeso
nell'averla vista lasciare il ballo così presto, ieri sera. L'unica nota positiva
è che la principessa Elisabetta verrà a Greenwich a far visita a sua madre,
tra alcuni giorni, e la regina ne è deliziata.»
Si avvicinò alla finestra e guardò fuori. La pioggia aveva ripreso a
cadere. «Manca solo un'ora al pranzo, Bess. Perché non scendete nel solar
con le altre dame? Si radunano sempre lì a quest'ora.» Vedendo la cugina
esitare, le sorrise incoraggiante. «Avanti, non siate timida. Venite da
un'ottima famiglia e valete tanto quanto loro, se non di più.»
Rinfrancata da quel discorso, Bess si legò i capelli e raggiunse il solar.
Scacciando l'impulso di bussare come una servitrice, girò il pomello della
porta ed entrò. Si ritrovò in una stanza lunga e stretta, con i muri coperti di
seta ricamata, priva di finestre a eccezione di una vetrata che si apriva a
metà altezza di una delle pareti. L'ambiente era arredato con sedie e panche
ricoperte di velluto, sulle quali erano accomodate parecchie signore, in
apparenza dedite al ricamo, ma in verità molto più intente a chiacchierare.
Un giovane esile, che non dimostrava più di vent'anni, stava
intrattenendo la compagnia suonando il liuto. Aveva soffici ricci neri e
allegri occhi grigi. Bess si arrestò poco dopo essere entrata, notando che

Laura Cassidy 27 2006 - La perla nera


gli occhi di molte delle presenti si erano posati su di lei con un certo
interesse. Cercando di comportarsi come se si fosse sentita perfettamente a
suo agio, si richiuse la porta alle spalle e avanzò, scorgendo con gran
sollievo che Kate Mortimer si era alzata per accoglierla.
«Bess, guardate, avete mai visto nulla di più divertente?» Fece scivolare
il braccio attorno alla vita della fanciulla e la condusse accanto alla
finestra, esortandola a guardare fuori.
Con una certa sorpresa, Bess vide che questa si apriva direttamente sulla
grande sala dei banchetti, in quel momento brulicante di attività per la
preparazione del pranzo.
Tra due lunghe tavolate, vide poi uno spettacolo grottesco: un uomo
piccolissimo, non più alto di un bambino di quattro anni, talmente deforme
nel fisico che il suo viso barbuto pareva sbucare direttamente dal petto,
senza il sostegno di un collo. Il poverino si stava esibendo in una danza
frenetica, roteando le braccia e dimenando le gambe con gran divertimento
dei presenti.
«Oh, povera creatura.» Bess si ritrasse, turbata.
Kate rise di cuore. «Perché mai? In alcune corti si pagherebbe molto
denaro per farlo esibire. Ma non qui.»
«Perché qui no?»
«Oh, Enrico ha orrore di quella gente. Ogni tipo di infermità o
menomazione lo disgusta.»
«Ma sono cose che fanno parte della vita» mormorò Bess. «E anche quei
disgraziati hanno dei sentimenti.»
«Certo, certo.» Kate scrollò le spalle. «Come i poveri, sono sempre tra
noi. Ma una vista come questa è certo più divertente di un mendicante.» Si
scostò dalla finestra.
Senza dubbio troverebbe anche mio padre una vista divertente,
vedendolo zoppicare, pensò Bess con rabbia. Poi tornò con lo sguardo
all'infelice creatura poco più sotto e vide che un gruppo di giovanotti gli si
era raccolto intorno, deridendolo e incitandolo a ballare ancora più
freneticamente. Poco dopo, però, furono raggiunti da una figura familiare,
vestita di grigio, che, dopo aver osservato la scena per un attimo, si chinò a
parlare nell'orecchio dell'omino. Bess scorse il luccichio di una moneta
d'oro deposta nella mano deforme del nano, il quale subito si inchinò e
lasciò la sala.
Bess si allontanò dalla finestra. Era felice del fatto che Harry Latimar

Laura Cassidy 28 2006 - La perla nera


non avesse riso di quel disgraziato, ma che anzi si fosse chinato a parlargli
con garbo.
«Suonate qualcosa di allegro, Mark» intervenne a quel punto Madge
Fitzroy. «Questo tempo grigio ci rattrista troppo.»
Bess si accomodò su di una sedia per meglio godersi la musica. Il
giovinetto si portò al centro della stanza e iniziò a muovere le dita sulle
corde del liuto con estrema grazia. Poi gettò indietro il capo riccioluto e si
mise a cantare. La sua splendida voce era pura e leggera come neve appena
caduta. Bess sentì le lacrime salirle agli occhi.
Che magia, pensava, che dono sensazionale possiede questo ragazzo
dall'aria così delicata. Si guardò attorno: le altre gentildonne non
sembravano altrettanto toccate dal talento di Mark Smeaton, intente
com'erano a scambiarsi pettegolezzi.
Quando l'ultima nota svanì nell'aria, la porta si aprì per far entrare la
regina. Le dame si alzarono e si inchinarono con grazia. Anna indossava
una veste che ricordava il manto di una volpe, di una tinta che accentuava
la sua carnagione quasi trasparente e i suoi occhi neri. Portava anche una
collana di perle, dalla quale pendeva un medaglione sul quale era dipinta
l'iniziale B. Aveva i capelli raccolti sotto un copricapo di stoffa rigida,
orlato di perle. Era reduce da una lunga seduta con il pittore di corte, disse,
e il posare l'aveva stancata parecchio.
Le dame presenti si profusero in frasi d'omaggio, ma Anna le ignorò,
andando invece a puntare lo sguardo dritto su Bess. «Si dice che la vera
abilità di un pittore stia nel catturare sulla tela l'anima stessa del soggetto.
Credete che sia possibile, Bess?»
«Forse, vostra Maestà» mormorò lei.
I vividi occhi di Anna percorsero la stanza e i suoi occupanti. «È curioso
pensare che l'essenza stessa della mia anima possa essere ridotta a un poco
di vernice seccata su un pezzo di stoffa, destinato ad ammuffire con gli
anni. Non fa che ricordare l'incombenza della morte.»
«Tocca a ognuno di noi, mia signora» le ricordò Mark, il suo volto da
ragazzino improvvisamente serio, fissando i suoi occhi limpidi sulla donna
che, evidentemente, adorava. «Il nostro destino è scritto fin dalla nascita.»
«A che pro quindi alzarsi ogni mattina per affrontare la giornata?»
sospirò Kate.
«Non mi risulta che voi vi siate mai alzata di mattina, lady Kate» ribatté
la regina in tono scherzoso. «Verso mezzogiorno, piuttosto.»

Laura Cassidy 29 2006 - La perla nera


«Come potrebbero confermare parecchi gentiluomini» aggiunse Madge
Fitzroy.
Dall'intera compagnia si levò una risata generale, mentre Kate arrossiva
leggermente.
«Sarebbe tuttavia utile poter sapere che cosa ci attende» riprese Anna
con slancio. «Se è già tutto scritto, perché non potremmo dare un'occhiata
alle pagine? Forse ci aiuterebbe a godere di più di ogni giorno che ci è
concesso.»
Le altre dame assentirono, Bess invece abbassò lo sguardo, stringendosi
le mani in grembo.
«Le carte ci possono far sapere qualcosa» suggerì a quel punto una delle
presenti.
«Solo quello che sa già la persona che ce le legge» ribatté Kate, scettica.
«Alcune hanno una vista speciale» insistette l'altra. «Dorothy, per
esempio.»
Tutte si volsero verso una donna bionda e minuta, che era rimasta in
disparte a ricamare una scena di caccia. Sentendosi chiamata in causa,
depose ago e filo e si alzò.
«Lady Bess de Cheyne è appena arrivata a corte» le spiegò Kate. «Non
sappiamo nulla di lei. Dottie, leggetele le carte, così Bess potrà dirci se
avrete colto nel segno.»
Bess arrossì per l'imbarazzo, ma le sue proteste vennero ignorate. Subito
venne posto un tavolino tra lei e Dorothy Alençon, e qualcuno estrasse da
chissà dove un mazzo di carte. Come accompagnamento, Mark riprese a
pizzicare il liuto.
Dorothy mischiò il mazzo e lo depose davanti a Bess. «Tagliatelo,
milady.»
Lei la accontentò. Aveva le mani tremanti e sudate. Dorothy sistemò
sette carte a faccia in su, quindi si sporse in avanti per meglio studiarle.
«Vedo della povertà.» Aggrottò la fronte. «Ma anche tanto amore.»
Indicò una carta di cuori con la punta del dito. Ne tolse dal mazzo altre tre:
la regina di cuori affiancata da due fanti. Guardò Bess in faccia.
«Siete fortunata, mademoiselle. Gli uomini vi trovano irresistibile.» Con
un rapido gesto pose sul tavolo l'ultima carta: la regina di picche. Un
mormorio eccitato corse tra gli astanti.
«Non è la carta della morte?» chiese Madge rabbrividendo.
«Può significare molte cose.» Le mani minute di Dorothy raccolsero le

Laura Cassidy 30 2006 - La perla nera


carte.
«Ma in questo caso?» volle sapere la regina.
Dorothy batté le dita sul dorso del mazzo. «Lady Elizabeth è amata dalla
sua famiglia. E sarà amata da parecchi gentiluomini. La regina di picche
rappresenta un dilemma personale. Quando lo risolverà, la via verso la
felicità le si schiuderà davanti.»
«Tutto qui?» domandò una dama, delusa.
«Non è forse abbastanza?» intervenne Anna.«E ora basta così.
Dobbiamo scendere per il pranzo.»
Mentre le altre lasciavano la stanza, Bess indugiò, aspettando che
Dorothy Alençon la raggiungesse. Aveva dunque incontrato qualcuno che
condivideva il suo dono?
«Possedete un talento prezioso, lady Dorothy» esordì.
La piccola dama francese la fissò con schiettezza. «Oh, no. È solo un
gioco per passare il tempo.»
«Dunque non vedete davvero le cose di cui parlate?»
Dorothy le sorrise. «Vedo una giovane bella, in un abito preso in prestito
da qualcun altro. Con dei modi garbati e un'espressione soddisfatta. Tutto
questo mi parla di una casa lieta, anche se povera, da cui deriva il bisogno
di prendere in prestito degli abiti eleganti. Ieri sera ho notato le molte
attenzioni ricevute da parte di uomini galanti. Non ci vuole molto per
intessere tutti questi elementi in una piccola favola.»
«Ma... le carte cadono come vogliono...» Bess era perplessa.
Dorothy scosse le maniche del vestito e da esse caddero delle carte. «È
solo un piccolo trucco, lady Bess» sorrise. «Nulla di più.»
E detto ciò se ne andò, lasciando Bess turbata e stranamente delusa.

Più tardi, quello stesso pomeriggio, Bess venne convocata negli


appartamenti reali. La regina avrebbe ricevuto dei mercanti di stoffe e
desiderava qualcuno che annotasse gli ordini mano a mano che essi
venivano fatti. Dopo aver controllato la calligrafia di Bess e dicendosene
soddisfatta, Margaret le affidò quell'incarico.
Dopo aver bussato, venne ammessa in una stanza che di privato aveva
ben poco. Oltre alla regina, infatti, pigramente allungata su un divanetto
cosparso di cuscini, erano presenti un gran numero di dame di compagnia,
nonché alcuni gentiluomini. George era seduto accanto alla sorella, con
un'espressione indolente sul volto. Come sempre, nel vederli vicini, Bess

Laura Cassidy 31 2006 - La perla nera


fu colpita dall'incredibile somiglianza tra i due, non solo nel fisico, ma
anche nella parlata rapida ed eloquente, e nel carattere impetuoso e, a
volte, cinico.
Bess si avvicinò alla finestra per respirare un poco d'aria fresca, tanto era
opprimente l'atmosfera di quella stanza affollata. Proprio allora fece il suo
ingresso Harry Latimar, tenendo per il collare Urian, il cane preferito di
Anna. La bestia corse subito dalla padrona e, al comando di lei, le si sdraiò
ai piedi. Harry si volse per andarsene.
«Restate, sir Harry» gli ordinò la regina.
Lui si voltò a guardarla. «Usate con me lo stesso tono che usate con
Urian, signora» commentò in tono asciutto.
«Peccato che voi non siate così ubbidiente» replicò lei con un sorriso.
«Ho bisogno del vostro consiglio, Harry. Intendo attingere generosamente
alle ricchezze di Enrico, oggi, per rinnovare il mio misero guardaroba.
Gradirei sentire la vostra opinione sugli articoli che mi verranno proposti.»
«Non mi ritengo un'autorità in tema di moda femminile.»
«Già, a quanto pare si intende molto di più di quanto si trova dentro i
vestiti» fu il pungente commento di George.
Harry rise della battuta e si lasciò cadere su di una sedia. Quindi lasciò
vagare lo sguardo per la stanza e fu allora che si accorse di Bess, accanto
alla finestra. Si rilassò contro lo schienale e si rigirò la perla nera al lobo
dell'orecchio.
Dopo essere stati lasciati in attesa per varie ore, i mercanti furono
finalmente ammessi alla presenza della regina. In breve il pavimento fu
inondato da una cascata di colori, mentre le preziose stoffe venivano svolte
a beneficio della regale acquirente. Anna si lasciò cadere dal piede una
pantofolina di pelo e si mise ad accarezzare la schiena di Urian con la
punta del piede, esaminando le merci con aria vagamente annoiata.
«Non voglio la seta nera, né il velluto. Ma questa mi piace...» Si allungò
per toccare un taglio di seta verde pallido, quindi si consultò brevemente
con la sarta. «Lady Bess, venite a prendere nota, vi prego.»
Bess corse a sedersi a uno scrittoio lì vicino. Intinse la punta della penna
nell'inchiostro e la tenne sospesa sul foglio, pronta a scrivere. A quel punto
Harry si alzò, portandosi alle sue spalle. Appoggiando una mano sul
tavolo, si sporse in modo da sovrastarla.
Anna iniziò a dettare: «Venti iarde di seta verde», e Bess annotò,
cercando di controllare il tremito della mano, causato dalla vicinanza di

Laura Cassidy 32 2006 - La perla nera


Harry.
«Avete una scrittura molto elegante» le sussurrò lui.
Poteva avvertire il respiro di lui che le solleticava i capelli, lo percepiva
inalare il suo profumo. Intinse nuovamente la penna e, quando la posò
sulla pagina bianca, una grossa macchia d'inchiostro ne guastò il candore.
«Un bravo tutore vi avrebbe allungato una bacchettata sulle nocche» la
canzonò Harry. «Sono io a rendervi nervosa?»
«Un poco.» Bess chinò il capo e terminò la nota.
«Non vi ritenevo così timida.» La voce di lui si udiva a malapena nella
stanza affollata.
«Dodici iarde di velluto color lampone, Bess» ordinò Anna.
«Quando siete nervosa si può vedere un piccolo pulsare qui...» Le sfiorò
la tempia, nel punto in cui una ciocca di capelli biondi sfuggiva da sotto la
cuffietta.
Bess completò l'annotazione.
«E, penso, anche un poco di quella stoffa viola» proseguì la regina.
«Sarebbe perfetta per le maniche della veste di broccato bianco.»
Bess iniziò una nuova riga.
«Perché vi ritraete da me? Vi sono così sgradito?» Harry si sporse per
afferrare un piccolo fermacarte d'argento dal lato opposto del tavolo. Nel
fare ciò sfiorò con il braccio la spalla di Bess.
Lei sollevò gli occhi su di lui. «Non sono pratica di queste...
schermaglie, milord.»
Lui finse di esaminare con grande attenzione il fermacarte. «Sarete ben
abituata a ricevere complimenti! Mi rifiuto di credere altrimenti.»
«Vengo da un posto dove la gente dice sempre ciò che pensa» disse lei
in tono secco.
Harry rise. «Un'abitudine assai poco divertente, ma se è questo ciò che
volete vi accontento subito. Vi trovo molto attraente, Bess. Mi affascinate
oltre ogni dire. Voglio stare vicino a voi, e conoscervi... intimamente. Ora
spero di non avervi turbato con la mia franchezza.»
«Viviamo tutti sotto lo stesso tetto, milord. È inevitabile che finiremo
per conoscerci bene.»
Lui gettò per aria il fermacarte e lo riafferrò. «Dovete stare attenta a non
compromettervi troppo» la ammonì.
«Non credo di averlo fatto.»
«Bess, avete segnato il cordino dorato?»

Laura Cassidy 33 2006 - La perla nera


«Lo faccio subito, signora» rispose Elizabeth, affrettandosi a scrivere.
George Boleyn si alzò con agile grazia. «Venite, Harry. Sono stufo di
queste faccende da donne. Andiamo a cercare un po' di svago altrove.»
Harry si raddrizzò subito. «A più tardi, lady Bess» le sussurrò.
Mentre si inchinava di fronte alla regina, Anna gli domandò: «Dunque
approvate le mie scelte?».
«Approvo tutto, quando si tratta di voi, mia signora» le assicurò,
lasciando la stanza al seguito di George. Un istante dopo anche Urian si
alzò e lo seguì di corsa.

Quella sera, dopo aver cenato, Bess e Meg si spostarono nell'anticamera


a lato della sala dei banchetti. Era quella una serata a tema musicale,
durante la quale dei musicisti italiani si sarebbero esibiti per la corte.
Numerose file di sedie dorate erano state disposte ai lati di un piccolo
palcoscenico, sul quale i suonatori stavano già accordando gli strumenti.
Le due dame presero posto, pronte a godersi lo spettacolo. Un'ora dopo,
Meg si sporse verso la cugina, bisbigliandole: «Non è meraviglioso?».
Bess trattenne a stento uno sbadiglio. Si guardò attorno. Il re era
presente, seduto al fianco di sua moglie davanti al palco. Dalla sua
espressione rapita si sarebbe detto che stesse apprezzando l'esibizione.
Vorrei poter dire altrettanto, pensò Bess i cui gusti in fatto di musica
erano senz'altro meno raffinati. Preferiva infatti di molto le semplici
melodie di Mark Smeaton a quei virtuosismi strumentali.
Infine la sua tortura ebbe fine: la musica cessò, scatenando uno scroscio
di applausi.
«È l'intervallo» annunciò Meg, dispiaciuta.
La servitù stava avanzando a fatica tra le file di sedie per offrire
rinfreschi. Un paggio si sporse verso di loro per porgere del vino, ma
proprio in quel momento uno spettatore alle spalle del ragazzo lo urtò. Una
delle coppe cadde dal vassoio, finendo tra le sedie delle due cugine. La
maggior parte del vino si riversò sul pavimento, ma alcuni schizzi
raggiunsero i capelli di Bess e la spalla del suo abito.
«Stupido ragazzo!» Meg allungò allo sventurato una pacca sulla mano,
facendogli quasi rovesciare tutto il vassoio.
Il volto del giovane divenne paonazzo. «Perdonatemi, signora.» Estrasse
uno straccio, tutt'altro che pulito, e tentò di asciugare i capelli di Bess, ma
Meg non gli diede tregua.

Laura Cassidy 34 2006 - La perla nera


«Non osare toccare la mia signora cugina con quel sudicio cencio!» lo
aggredì. «Venite, Bess, ritiriamoci. Dovete cambiarvi d'abito.»
«Oh, no, Meg» si affrettò a dire Bess, imbarazzata dalla scena che aveva
attratto la curiosità dei vicini di posto. «Così perderete la seconda parte.
Guardate, i musicisti sono già pronti a ricominciare. Mi arrangerò da sola.»
Non ci volle molto a convincere Meg, la quale desiderava ovviamente di
restare. Istruì Bess di scegliere un altro dei suoi abiti e di usare dell'acqua
di rose per pulirsi i capelli. Bess fuggì dalla sala appena prima che lo
spettacolo ricominciasse.
Raggiunse le proprie stanze, buie a eccezione della luce tenue emanata
dalle braci nel camino. Chiuse la porta e si tolse il vestito macchiato di
vino, deponendolo con cura su di una sedia. Quindi andò a frugare fra le
pozioni e gli unguenti di Meg, dove trovò una boccetta di acqua di rose.
Ne diluì una piccola quantità in una bacinella d'acqua che usò per
sciacquarsi ripetutamente i capelli, finché l'odore del vino non fu sparito
del tutto.
Infine, ancora in sottoveste, si sedette accanto alla finestra, strofinandosi
i capelli con un panno per asciugarli. Di colpo, però, la luce della candela
che aveva acceso oscillò al passaggio d'aria causato dall'apertura della
porta. Doveva essere Meg, venuta a constatare che tutto fosse a posto.
Invece, non si trattava di Meg. Harry Latimar emerse dalla penombra.
«Milord...» sussurrò Bess, sobbalzando. «Che cosa fate qui?»
«Ero in ansia per voi, lady Bess. Vi ho visto lasciare la sala di corsa, con
la testa sanguinante...» Lo sguardo gli cadde sul vestito abbandonato, e con
le dita sfiorò le macchie di vino.
«Era solo vino, milord» puntualizzò Bess in tono freddo. «Avete forse la
vista debole?»
«No, la mia vista è ottima.» Lui la squadrò a lungo, apertamente, e solo
allora lei si ricordò di essere praticamente svestita. Imbarazzata, si passò le
braccia attorno al corpo, come per proteggersi da quello sguardo
penetrante.
«Permettetemi...» Harry andò fino al letto, dal quale tolse il drappo che
lo copriva, poi si avvicinò a Bess per avvolgerglielo attorno alle spalle.
«Bess.» L'afferrò per le spalle, poi l'attirò contro di sé. Per un attimo
rimasero così, in piedi l'uno di fronte all'altro, così vicini che Bess poteva
avvertire ogni muscolo del corpo di lui. Poi Harry le baciò i capelli, e
infilò le mani sotto il drappo, accarezzandole la pelle nuda della schiena.

Laura Cassidy 35 2006 - La perla nera


«Harry, vi prego...»
«Di che cosa volete pregarmi, Bess?» le bisbigliò lui, sollevandole il
viso con due dita e baciandola sulla bocca.
«Non...» Lei posò le mani sulle spalle di Harry, le cui labbra erano scese
nel frattempo a coprirle di baci la gola. Bess cercò disperatamente di
liberarsi, ma lui la strinse più forte.
«Ho detto di non...»
Ci fu una piccola colluttazione, durante la quale Bess si trovò a dover
lottare sia con lui, sia con la propria forza di volontà. Il buon senso le
suggeriva di scacciarlo, ma il suo corpo desiderava tutt'altro. Proprio in
quel momento, nel dibattersi, sollevò una mano e un raggio di luna cadde
sull'anello di turchesi che portava al dito, ricordandole subito suo padre e
ciò che egli avrebbe detto nel vederla in una situazione tanto disdicevole.
La fanciulla riuscì così a compiere un sommo sforzo di volontà. «Non
vorrete costringermi, Harry!» lo accusò.
A quelle parole lui la rilasciò all'istante e indietreggiò. «Certo che no!»
Senza fiato per l'emozione, lei gli voltò le spalle, lottando per
ricomporsi. «Ora mi debbo vestire, Harry. Lasciatemi, vi prego.»
Lui però non si mosse, ma, anzi, continuò a seguirla con lo sguardo
mentre lei sceglieva uno degli abiti di Meg e lo indossava. Era di un
azzurro pallido, una stoffa che le parve fresca come acqua contro la sua
pelle accaldata. Era chiuso da una lunga fila di bottoncini sulla schiena,
con i quali Bess armeggiò a lungo invano.
«Volete che ve lo abbottoni io?» si offrì lui.
«Se potete.»
Con gesti freddi e impersonali lui si mise all'opera, come se tra di loro
non fosse mai accaduto nulla.
Quando lui ebbe terminato, Bess si voltò a fronteggiarlo. «Harry, voi
non mi credevate ferita, vero?»
«No. Volevo soltanto restare da solo con voi» ammise lui guardandola
negli occhi. Ci fu una pausa.
«Non avevate alcun diritto di... Che cosa vi ha indotto a pensare che
avrei accettato le vostre attenzioni?»
«Siete stata voi, Bess. Avete detto che preferite le persone che dicono
ciò che pensano, e ho così creduto che, allo stesso modo, voi apprezzaste
la spontaneità anche nelle azioni.»
Quando lei non rispose lui preferì lasciar cadere il discorso. «Volete che

Laura Cassidy 36 2006 - La perla nera


vi accompagni di sotto?»
«Lo spettacolo sarà ormai finito.» La fanciulla si avviò verso la porta,
ma la voce di lui la inseguì.
«Siete una creatura davvero dolce, Bess.» Sbagliava, o
quell'affermazione conteneva in sé una nota di rammarico?
Scesero insieme le scale, in completo silenzio. Bess si sforzava di
mettere a tacere le proprie emozioni in subbuglio. Sarà anche stata
un'ingenua, ma non vi era nulla di innocente nel modo in cui il suo corpo
aveva reagito alle carezze di Harry, poco prima.
Si guardò sopra la spalla per studiare il viso serio di lui. Da allora in poi,
si ripromise, avrebbe dovuto guardarsi da lui, da se stessa, ed evitare ogni
occasione che avrebbe potuto indurla in tentazione.

Il mattino successivo Bess e Meg furono occupate a esaudire le molte


richieste della regina. La principessa Elisabetta era attesa a corte la sera
successiva, ed era pertanto necessario preparare le stanze che l'avrebbero
ospitata.
Quel giorno Bess ebbe occasione di conoscere un volto della regina mai
osservato in precedenza. In previsione dell'arrivo dell'adorata figlia, Anna
Bolena aveva smesso il manto d'arroganza che spesso amava sfoggiare in
pubblico per trasformarsi in una madre sollecita e ansiosa, impaziente di
riabbracciare la propria bambina.
Le altre dame le rivolgevano sguardi di divertita accondiscendenza,
mentre lei si dava tanta pena per far scaldare un enorme materasso di
piuma d'oca, passando poi in minuziosa rassegna i minuscoli abitini che
aveva fatto cucire appositamente, e infine interrogando la cuoca per
verificare che conoscesse le pietanze preferite dalla principessa.
«Perché Sua Maestà non tiene sempre con sé la figlia?» domandò Bess a
Meg alla fine della spossante mattinata.
«Non si addice al loro rango» le spiegò la cugina, quasi scandalizzata
dalla domanda. «La Principessa Reale deve avere la propria residenza e il
proprio seguito. È ovvio!»
Ovvio?, pensò Bess con un velo di tristezza, cercando di immaginarsi se
sua madre avrebbe mai tollerato che fosse stato qualcun altro a prendersi
cura di lei. Non ricordava un solo giorno in cui Joan de Cheyne non le era
stata accanto, pronta a tranquillizzarla dopo un incubo, o ad accudirla dopo
una caduta in cortile, o anche ad alzare la voce per rimproverarla di

Laura Cassidy 37 2006 - La perla nera


qualche marachella, se necessario. Ma non era così che andavano le cose
tra i nobili.
La stessa Anna Bolena era stata poco più di una bambina quando era
stata costretta a imbarcarsi al seguito della sorella di re Enrico, Maria, la
nuova regina di Francia.
Entro la metà del pomeriggio perfino la regina si dichiarò soddisfatta dei
preparativi fatti per ricevere la principessa Elisabetta, e così Bess fu libera
di ritirarsi. Aveva appena imboccato il corridoio, che subito si imbatté in
Kate Mortimer.
«Lady Elizabeth, che giornata!» esclamò la giovane prendendola per
mano. «Se mi fosse toccato udire ancora un altro elogio della principessa
giuro che sarei uscita di senno! Venite con me al campo da tennis. Alcuni
dei gentiluomini si stanno per sfidare in un piccolo torneo, mi hanno
detto.»
Ridendo, condusse Bess fino a una tribuna sovrastante il campo, dove
attesero l'inizio delle gare.
«Bess, posso chiedervi un piccolo favore?» le sussurrò Kate dopo poco.
«Certo.»
Bess guardò il grazioso viso accanto a sé. Altre donne a corte vantavano
una bellezza più elegante di Kate, ma nessuno poteva eguagliare quel suo
fascino birichino. Come aveva già accennato Harry, la reputazione di Kate
non era certo immacolata, eppure lei era capace di portare gaiezza ovunque
andasse, una dote che Bess le invidiava.
Kate le aveva confidato di essere fidanzata con un uomo scelto dai suoi
genitori molto tempo prima, che avrebbe sposato alla fine dell'anno. Nel
frattempo, aveva aggiunto con aria spensierata, era decisa a godersela
quanto più possibile.
«Ma non seccherà a vostro marito, il fatto che voi...» Bess aveva esitato,
arrossendo.
«Abbia già perso la mia preziosa verginità, intendete dire?» aveva
terminato per lei Kate, ridendo. «Mia cara Bess, dubito che sarà mai in
grado di scoprirlo. Dovete sapere che è un vecchio rimbambito e che mi
vuole sposare solo per combinare i suoi possedimenti con quelli che ho
ereditato da mio nonno. Mi sembra più che giusto, dunque, divertirmi un
po' prima di trovarmi incatenata a un vecchio!»
Tornando al presente, Bess ascoltò la richiesta di Kate.
«Si tratta di questo, Bess cara. Questa sera io e alcune amiche

Laura Cassidy 38 2006 - La perla nera


insceneremo una piccola recita per il divertimento della corte. Una vecchia
storia tradizionale sulla lotta tra il bene e il male. Purtroppo quella stupida
di lady Townsend si è distorta la caviglia ballando, lasciandoci senza
un'attrice per impersonare la sua parte. Volete aiutarci voi?»
«Certo, Kate» le assicurò Bess. «Ma non avrò tempo di studiare le
battute.»
«Oh, ma il ruolo non richiede di dire alcunché. Dovrete solo assumere
un aspetto incantevole e distaccato al tempo stesso, cosa che vi riesce
perfettamente senza alcuno sforzo!»
Bess guardò Kate di sottecchi. Si stava forse prendendo gioco di lei? Ma
sul volto di lei scorse solo una espressione amichevole che le parve
genuina.
«Molto bene» accettò. «Vorrà dire che farò del mio meglio.»
Avrebbe voluto porre qualche altra domanda sulla recita, ma Kate la
zittì, perché i giocatori erano scesi in campo.
Bess non aveva mai assistito al gioco del tennis, a dire il vero non ne
aveva nemmeno mai sentito parlare. Sotto una tettoia inclinata si trovava
uno spazio sabbioso su cui erano tracciati due rettangoli, ognuno dei quali
era diviso in due da una rete di cotone tesa tra due paletti. I giocatori si
posizionavano alle due estremità della rete e colpivano la palla con una
mazza che per forma ricordava il remo di una barca. La palla viaggiava
così da una parte all'altra del campo, e lo scopo era, per ogni giocatore,
non farla mai cadere nella propria metà.
«Si scontreranno prima due gentiluomini, poi altri due» le spiegò Kate a
bassa voce. «I vincitori di ciascuna partita si scontreranno poi fra loro, e
così via. È molto emozionante, vedrete!»
Bess osservò lo svolgersi del gioco con grande interesse. Era, in effetti,
assai emozionante vedere la palla volare da una parte all'altra del campo,
inseguita da due agili giocatori. Dopo alcune partite, dagli astanti si levò
un mormorio preannunciante l'arrivo del re.
Poco dopo, Enrico stesso scese in campo. Pareva di buon umore, quel
pomeriggio, e si muoveva con una grazia inaspettata in un uomo della sua
stazza.
«Di certo si sta impegnando per far colpo su una certa dama qui
presente» mormorò Kate, guardandosi attorno sul palco degli spettatori.
Bess la imitò, aspettandosi di scorgere la regina, ma vide invece la
pallida Jane Seymour. Vestita in un sobrio abito blu, si sporgeva di

Laura Cassidy 39 2006 - La perla nera


continuo in avanti per meglio seguire lo svolgersi del gioco. Mentre faceva
ciò, Bess notò che al collo portava un medaglione su cui, si vedeva perfino
da quella distanza, era dipinto il ritratto del re in persona.
«Sembra aver abbandonato ogni prudenza» commentò Kate.
«È una vergogna» assentì Bess, sdegnata.
Detto ciò, tornò a fissare lo sguardo sui giochi, notando che Harry
Latimar e George Boleyn si stavano ora affrontando. Quella sì che era
un'esemplare dimostrazione di come si giocava a tennis! I due avversari
erano pari per abilità e forza, nonché per determinazione a vincere. Con i
loro gesti plastici, offrivano uno spettacolo davvero esaltante.
Bess non riusciva a staccare lo sguardo dalla figura snella di Harry,
vestita di calzoni grigi e di un'ampia camicia color crema, ammirandone le
spalle ampie e la vita sottile, oltre alle lunghe gambe tornite di muscoli.
Alla fine fu Harry a vincere, e subito George gli corse incontro per
congratularsi e stringergli la mano da sopra la rete.
«Ora dovrà scontrarsi con il re» disse Kate. «Ovviamente lascerà che sia
Sua Maestà a vincere.»
Fu uno scontro tra pari, ma alla fine, proprio come preannunciato da
Kate, Enrico ebbe la meglio, tra gli applausi rapiti degli spettatori. Bess
rimase a osservare trasognata Harry che si allontanava assieme al re, ma
Kate la distolse da quelle fantasticherie.
«Ora venite con me. Le altre signore ci aspettano per le prove dello
spettacolo di questa sera.»
Infatti le improvvisate attrici erano già radunate nel solar. L'arrivo di
Bess fu accolto con entusiasmo.
«È perfetta, Kate» si complimentò Madge Fitzroy. «Molto più adatta alla
parte di Mary, che non era assolutamente capace di sembrare virtuosa.»
Quel commento fu accolto da uno scoppio di risatine maliziose che
generarono non pochi dubbi in Bess. Notando inoltre che né Meg, né
Dorothy, né nessun'altra delle signore più rispettabili erano presenti,
rivolse uno sguardo incerto a Kate. «E quale parte dovrei recitare?»
Kate sgranò gli occhi per fingersi stupita. «Sarete Lady Virtù,
ovviamente! È tutto molto semplice, mia cara Bess. Dovete solo stare in
piedi nel mezzo del palcoscenico e sembrare virtuosa, il che equivale a dire
che dovrete solo essere voi stessa! Oh, ecco i nostri costumi.»
Entrarono due sarte, con le braccia traboccanti di stoffe luccicanti. Kate
ne afferrò una di pizzo scarlatto. «Ecco il mio. Non è delizioso? Io sarò

Laura Cassidy 40 2006 - La perla nera


Lady Perduta.» Rise.
Nel frattempo anche le altre signore si erano impossessate dei loro
costumi. Bess studiò dubbiosa il proprio. Era poco più di una sottoveste di
cotone bianco, con una catenella d'oro per cintura.
«Non è molto dignitoso» osservò.
«La luce sulla scena sarà assai tenue, non si vedrà nulla» le assicurò
Kate. «E ora procediamo.»
Trascorse un'ora, al termine della quale Bess era ancora più confusa di
quando aveva iniziato, circa il proprio ruolo nella recita. Le altre
partecipanti avevano infatti idee ben diverse in merito: Madge Fitzroy, per
esempio, voleva che camminasse su e giù per il palco con aria afflitta,
mentre un'altra dama suggerì che si inginocchiasse al centro della scena
con espressione supplichevole. Da parte sua, Kate era convinta che Bess
dovesse restare in piedi sopra uno sgabello, nella posa più distaccata e
dignitosa che le riuscisse di assumere.
«Le Quattro Tentazioni» le spiegò, «tutte interpretate da gentiluomini,
appariranno a turno, cercando di traviarvi, ma ovviamente voi non ne
vorrete nemmeno sapere.»
Alla fine fu la posizione di Kate a prevalere sulle altre, il che non fece
nulla per alleviare le preoccupazioni nutrite da Bess sulla decenza dello
spettacolo a cui si era ormai impegnata a partecipare.

Quella sera, prima di scendere per l'intrattenimento serale, Meg propose


a Bess di recarsi con lei nella cappella a pregare.
Bess arrossì violentemente. «Non posso, cugina» si scusò. «Ho
promesso a Kate e ad altre signore che prenderò parte alla loro recita di
questa sera.»
«Ah sì?» Meg si accigliò all'istante. «Speriamo solo che sia una
rappresentazione più decorosa delle altre allestite di recente.»
«Lo spero anch'io» farfugliò Bess, temendo invece che non lo sarebbe
stata affatto.
Quando raggiunse lo spazio adibito alla recita, trovò le sue amiche nel
pieno dei preparativi per andare in scena. Era stato teso un tendone davanti
al palcoscenico improvvisato, dietro il quale le attrici si stavano calando
nei costumi con l'aiuto delle rispettive cameriere.
Come sempre, era Kate a comandare. Era davvero deliziosa nel suo
aderente, scollato abito scarlatto, con i capelli fulvi sormontati da una

Laura Cassidy 41 2006 - La perla nera


coroncina di pietre rosse.
Bess lasciò che la cameriera personale di Kate l'aiutasse a cambiarsi, ma
quando fece per infilarsi il costume sopra le sottovesti che già indossava,
l'amica intervenne subito a fermarla. «No, no, non potete indossarlo sopra
la sottoveste, Bess! Toglietevela» le ordinò in un tono sbrigativo che a
Bess non garbò affatto. Ciononostante, non si oppose e fece quanto le era
stato chiesto.
Dopo averlo indossato, fu sollevata di scoprire che il lungo abito la
copriva interamente dal collo alle caviglie. Nutriva tuttavia il sospetto che,
proprio perché così semplice, il suo costume avrebbe finito con l'attirare
l'attenzione degli spettatori ancora più delle elaborate tenute delle sue
compagne di scena.
«Dov'è la coroncina di fiori che Bess deve mettere in testa?» domandò
Kate spazientita.
Nonostante le affannose ricerche, la coroncina non si trovava.
«Possiamo sempre farle portare i capelli sciolti» propose Madge.
«L'effetto sarà lo stesso, anzi perfino migliore!» Senza nemmeno chiedere
il permesso di Bess, le tolse le forcine dai capelli, facendo ricadere sulla
schiena l'intera massa dei suoi lunghi capelli biondi.
«Sembro pronta per andare a letto» protestò Bess, al che le altre si
limitarono a ridere maliziosamente.
Con angoscia crescente, Bess si ritrovò a pensare a quando Harry l'aveva
messa in guardia dal frequentare ragazze sboccate come Kate Mortimer.
Ora iniziava a pentirsi di non avergli dato retta. In cuor suo sapeva che la
recita a cui stava per prendere parte sarebbe stata salace e, per lei, del tutto
mortificante.
Ma era troppo tardi per tirarsi indietro. La platea era affollata di
spettatori impazienti. Il re non era presente, ma lo erano Anna e suo
fratello. La risata della regina risuonava inconfondibile al di sopra del
vociare. Quando scorse Harry Latimar seduto in una delle prime file, Bess
desiderò di sprofondare, ma era ormai giunto il momento di entrare in
scena.
Sentendo gli sguardi di tutti fìssi su di sé con un'intensità tale da farla
bruciare, Bess si issò sul suo sgabello. Tutt'attorno a lei la recita era in
pieno svolgimento. Kate era ovviamente uno dei personaggi chiave, e
recitava con un'enfasi degna di un'attrice nata. Era chiaro che essere al
centro dell'attenzione dell'intera corte le risultava particolarmente gradito.

Laura Cassidy 42 2006 - La perla nera


Sul palco salirono i gentiluomini che impersonavano le Quattro
Tentazioni, mascherati e vestiti con costumi sgargianti. Mentre i quattro si
contorcevano attorno a lei, nel vano tentativo di traviare lady Virtù, lo
sguardo di Bess si puntò sulla platea, alla ricerca di Harry. Lo vide seduto
immobile, con un'espressione impassibile sul suo bel viso, che le trasmise
un fremito di vergogna.
Poco distante da lui, Bess scorse Tom Spalding, e a quella vista la sua
agitazione aumentò. Lo vide sporgersi in avanti con fare avido, fissando lo
sguardo su di lei come se avesse voluto divorarla. Per il resto della
rappresentazione, quegli occhi famelici non si staccarono da lei.
Nell'ultimo atto, entrò in scena l'Amore, scacciando le Quattro
Tentazioni e prendendo lady Virtù sotto la sua ala protettrice. Bess fu, così,
finalmente libera di scendere dallo sgabello e ritirarsi tra le improvvisate
quinte.
Dal pubblico si levarono uno scroscio di applausi e numerose
incitazioni.
Infinitamente sollevata di essere arrivata alla fine di quell'incubo, Bess
rifiutò l'invito degli altri attori a unirsi a loro per cena e, dopo essersi
rivestita, corse a rifugiarsi nella calma rassicurante delle proprie stanze.

Laura Cassidy 43 2006 - La perla nera


3

Elizabeth si svegliò presto il mattino successivo, ma Meg era già in piedi


da parecchio. Dopo che Bess si fu lavata e vestita, fu chiamata dalla
cugina, che aveva un'aria insolitamente trafelata.
«Venite a darmi il vostro parere, Bess» le disse mostrandole una
cuffietta di pizzo tempestata di piccole perle, cucite sulla stoffa con un filo
di seta bianca.
«È splendida, cugina» si complimentò subito Bess, osservandola con
attenzione.
«È per la principessa. Spero che le piacerà.»
«Come potrebbe non piacerle?» la rassicurò Bess, ricordandosi come,
una volta, da piccola, era andata in visibilio per il semplice dono di uno
scampolo di seta rosa.
«Mmh... Potreste per favore portarlo alla regina da parte mia? Io ho
troppo da fare. Voglio esaminare il guardaroba della principessa ancora
una volta.» Quindi avvolse con cura la cuffietta in un panno di velluto e la
porse a Bess.
Quando Bess entrò con passo incerto nella stanza, trovò Anna che
conversava a mezza voce con il fratello. «Ti dico, è intollerabile, George.
Ogni giorno lei mi strappa un poco dell'affetto di Enrico...» Sollevò il capo
e si accorse di Elizabeth. «Lady Bess, che cosa avete lì?»
Bess indovinò che la regina stesse parlando di Jane Seymour e le rivolse
uno sguardo di muta compassione. Poi le porse la cuffietta. «È il regalo
che avete commissionato a lady Margaret. Per la principessa...»
Anna esaminò con attenzione il capo. «È deliziosa» concluse infine.
«Guarda George, che cosa ne dici?»
Ma l'attenzione di lord Rochford era concentrata su Bess. I suoi occhi
sottili la stavano studiando con espressione impenetrabile. «Ieri sera
eravate incantevole su quel palco, milady» mormorò. «E parlo a nome di
tutti i gentiluomini in sala.»
Bess arrossì. Avrebbe di molto preferito dimenticare l'intero episodio.
«Non mettere in imbarazzo la povera Bess» lo rimproverò la sorella.
«Nutro un grande affetto per lei.»
«E non siete l'unica, mia signora» convenne lui in tono ironico.
Poco dopo George le lasciò, e la regina chiese a Bess di restare ancora

Laura Cassidy 44 2006 - La perla nera


un poco a farle compagnia, nella speranza di alleviare l'attesa snervante per
l'arrivo della principessa Elisabetta.
«Sarà una lunga giornata, questa, per me, lady Bess» sospirò la sovrana,
mettendosi a camminare su e giù per la stanza. Indossava una veste da
camera viola, che finalmente dava risalto alla sua gravidanza. «E questo
tempo inclemente...» Rivolse lo sguardo verso la finestra, sulla quale si
stavano abbattendo grosse gocce di pioggia.
A quel punto bussarono alla porta ed entrò Harry Latimar. Dopo aver
salutato cortesemente la regina, fissò Bess con sguardo enigmatico. «Sono
venuto a prendere Urian per la sua passeggiata, mia signora.»
«Il tempo è troppo inclemente perfino per un cane» rispose Anna.
«Perché non vi unite a noi e ci fate un po' di compagnia?»
Nell'udire quell'invito il cuore di Bess prese a battere più forte, ma fu
presto delusa.
«Permettetemi di insistere, mia regina. Urian sta diventando sempre più
grasso e pigro. Qualche goccia di pioggia non gli farà male, anzi, lo
ritemprerà.» Nel dire ciò il suo sguardo balenò di nuovo, per un breve
istante, su Elizabeth.
Anna accolse quel rifiuto con una risata. «Capisco, non vi garba la
nostra compagnia. Andate pure.»
Stizzita con se stessa per la delusione provata nel vedere Harry
andarsene così di fretta, Bess attese che lui si fosse ritirato per parlare.
«Harry Latimar è davvero un vostro fedele servitore, signora» osservò.
Anna rise di nuovo. «È il fedele servitore di mio marito» la corresse. «E
non perde occasione di ricordarmelo.» Guardò in direzione della finestra
per l'ennesima volta. «E ora volete chiamare le mie cameriere? Mi debbo
vestire.»
Bess rimase al servizio della regina per l'ora successiva. Quando le fu
infine permesso di congedarsi, tornò in camera sua per prendere il
mantello e uscì nei giardini. Nonostante la pioggia, camminò di buona lena
per più di un'ora.
Al suo rientro, sotto una pioggia che si era fatta ancora più sferzante,
vide una lussuosa carrozza ferma dinnanzi all'ingresso del palazzo. L'erede
al trono d'Inghilterra era arrivata. Bess rimase a osservare incuriosita
mentre una bambina dai fiammeggianti capelli rossi veniva estratta dalla
carrozza e trasportata, profondamente addormentata, verso l'abbraccio
amoroso della madre.

Laura Cassidy 45 2006 - La perla nera


Due giorni più tardi, subito dopo la colazione, un paggio portò a lady
Bess un invito a far visita alla principessa Elisabetta.
«È un gran segno di affetto da parte della regina» le fece notare Meg,
compiaciuta. «Non permette a molti di vedere il suo prezioso tesoro. E ora
sbrigatevi, non fatela aspettare!»
Bess corse verso le stanze della principessa, ben lieta di quel diversivo.
Erano stati giorni cupi, quelli. Harry aveva continuato a evitarla a bella
posta, eppure, a volte, quando Bess si era voltata di colpo, aveva trovato i
suoi occhi profondi fissi su di lei.
Iniziò a udire le grida della principessa prima ancora di aver messo piede
nelle sue stanze. Quando venne ammessa alla regale presenza, fu accolta
da una fantesca dall'aria esasperata.
«Non vuole che la vesta» si sfogò la poveretta. «Vuole vedere il padre,
ma Sua Maestà sarà fuori a cavallo per tutto il giorno. La regina non si
sente bene e io non so più che cosa fare!»
Bess avanzò e si inchinò di fronte alla bambina che stava in piedi
davanti a lei in una posa altera che ricordava molto quella spesso assunta
da suo padre.
«È davvero un bel vestito, Altezza» esordì indicando la veste rossa tra le
mani della servitrice. «Il rosso è il mio colore preferito. Come le fragole, o
il cielo al tramonto. Sono sicura che vi starà benissimo.»
Gli occhi della principessa luccicarono. Proprio come suo padre, trovava
difficile resistere all'adulazione. In breve accettò di farsi vestire e insistette
affinché Bess le facesse compagnia durante la colazione, che consumò con
gusto.
Era una creatura affascinante, rifletté Bess osservandola mangiare: una
curiosa combinazione dei tratti dei genitori, ma erano quelli di Enrico a
predominare. A poco più di due anni, parlava già con una compitezza
straordinaria per quell'età, ed era anche particolarmente alta e agile.
Quando fu sazia, Sua Altezza spinse da parte la tazza. «E ora lady Bess
mi accompagnerà a passeggio nei giardini» decretò in un tono pomposo,
quasi ridicolo in una bambina così piccola.
Bess dovette correre a prendere il mantello, pur di accontentare la
piccola tiranna.
La giornata era tersa e fredda, e subito, a contatto con l'aria frizzante, le
gote della principessa si colorirono di rosso. Con gli occhi scintillanti di

Laura Cassidy 46 2006 - La perla nera


gioia, si mise a saltellare per il viale, seguita da Bess e da un piccolo
seguito di servitori. Di tanto in tanto la bimba si fermava per additare un
fiore o una pianta, sorprendendo Bess nel pronunciarne il nome senza
alcuna esitazione.
«Mio padre si occupa di affari molto importanti» annunciò soddisfatta.
«Ma perfino la più piccola delle piante si merita la sua attenzione.»
Prese Bess per mano e la tirò in direzione di una aiuola fiorita. Si
chinarono per raccogliere alcune campanule, e Bess suggerì di comporre
un mazzolino da regalare alla regina. Mentre Elisabetta si gettava anima e
corpo nell'impresa, Bess sollevò il capo e scorse un gruppo di cortigiani
che si avvicinava. Tra di loro spiccavano le figure di Harry Latimar e
George Boleyn.
Nel vedere lo zio, Elisabetta si dimenticò subito del compito appena
intrapreso e gli corse incontro, senza più degnare Bess di una sola
occhiata. George la prese per mano e si avviò lungo il viale, lasciando
indietro Bess e Harry.
Sicura che lui si sarebbe subito dileguato con una scusa, pur di non
restare con lei, Bess puntò lo sguardo a terra, imbarazzata, ma le parole
che lui le rivolse subito dopo la colsero del tutto impreparata.
«Quando chiudo gli occhi per cercare di dormire non vedo altro che il
vostro volto» esordì lui bruscamente, con lo sguardo ancora fisso sul
gruppetto che si stava allontanando.
Bess guardò il suo profilo stagliarsi contro il cielo limpido. Il naso
sottile, il mento fermo, e la curva delle sue folte ciglia...
Harry si voltò di scatto verso di lei. «Bess» esordì, come se stentasse a
reprimere la rabbia, «voi avete gettato un incantesimo su di me. Non riesco
a pensare ad altro che a voi. È davvero... sconveniente.»
Udire quelle parole dopo essere stata ignorata per tre giorni, la punse sul
vivo. «Oh, Harry, non starete dicendo che vi siete innamorato di me?
Sconveniente? È davvero uno strano modo di descrivere l'amore!»
«L'amore? Io non so nulla dell'amore. Si tratta piuttosto di un
malessere.»
«Spesso i poeti descrivono così l'amore. Come una malattia.»
«Siete davvero così ingenua o fingete?» la accusò lui, spazientito.
«Perché continuate a parlare d'amore? Io mi riferisco a un'emozione ben
differente. Intendevo chiedervi di diventare la mia amante.»
«La vostra amante?»

Laura Cassidy 47 2006 - La perla nera


«Già, e non ostentate tanto sbigottimento. Di certo ve lo aspettavate!»
Bess lo guardò attonita. Il sole gli scivolava sui capelli, accentuandone i
riflessi ramati, facendo risplendere i gioielli che portava attorno al collo e
sulle mani.
«Che cosa vi aspettavate, Bess?» le chiese lui, vedendola turbata.
«Forse un po' di rispetto?» rispose lei senza esitare. «Credevo d'essere
stata assai chiara riguardo ai miei sentimenti.»
«Voi parlate in un modo...» iniziò lui. «Ma la vostra reazione al mio
abbraccio, l'altra sera, diceva qualcosa di molto diverso.» Quando lei non
replicò, Harry proseguì con foga. «Sono sempre confuso quando si tratta di
voi, Bess. Oggi vi atteggiate a creatura innocente, ma è un ruolo che mal vi
si addice, dopo il modo in cui vi siete messa in mostra la sera della recita,
mia cara lady Virtù.»
«Messa in mostra?» gli fece eco lei, indignata. «Ho solo recitato la parte,
come mi è stato chiesto. Mi dispiace se lo spettacolo non ha incontrato il
vostro gradimento.»
«Oh, lo ha incontrato, eccome!» sbottò lui, acido. «E posso dire lo stesso
per gli altri gentiluomini presenti. Tutti sono rimasti molto colpiti dalle
vostre... doti di attrice!»
Bess arrossì violentemente. «C'erano... c'erano anche altre signore sul
palco, vestite in modo ancora meno decoroso di me.»
«Per me non c'era nessun'altra.» L'intensità dello sguardo che Harry le
rivolse costrinse Bess a distogliere il proprio e allontanarsi di qualche
passo.
«Bess, credetemi, quella che vi propongo è una soluzione del tutto
usuale.»
«Usuale per una dama di facili costumi, non per la figlia di Robert de
Cheyne» reagì lei con rabbia.
Lo sguardo di lui si fece triste, ma rassegnato. «Allora non potrà esserci
nulla tra di noi.»
«Che così sia, dunque. Non vi permetterò di insultarmi oltre.»
«Non intendevo farlo. Vi ho offerto la mia protezione, in cambio dei
vostri favori, tutto qui. E se continuerete a comportarvi in una certa
maniera, alla mia proposta ne seguiranno di certo molte altre, e tutte dello
stesso tenore!»
Harry aveva appena pronunciato quelle parole che già se ne era pentito.
Non era sua abitudine infierire in quel modo, e quando scorse le lacrime

Laura Cassidy 48 2006 - La perla nera


spuntare negli occhi della fanciulla il pentimento si trasformò in
mortificazione. Allungò una mano per confortarla, ma lei lo respinse.
«Vorrà dire che ripeterò la mia risposta altre volte, perché l'unica
proposta che prenderò mai in considerazione sarà una proposta onesta.»
«Parlate di matrimonio?» le domandò lui dopo un breve silenzio.
Lei arrossì, ma parlò con voce ferma. «Certo. Non accetterò mai di
intrattenere una relazione con un uomo sotto altri termini.»
«Dunque è sicuro che non vi sarà mai nulla tra noi, Bess» sospirò Harry.
«Perché io sono già fidanzato.»
Una nuvola si fermò proprio in quel momento davanti al sole,
oscurandolo.
«Vi sposerete?» chiese Bess incredula. «Con chi? È una dama di corte?»
«No, Bess. La mia fidanzata non si trova ancora a corte, bensì sui banchi
si scuola. È lady Katherine Bonney. Ha solo nove anni.»
«Siete fidanzato a una bambina?» «Voi non potete capire queste
faccende» ribatté lui, stizzito dal tono di condanna di Bess. «È stato tutto
deciso da mio padre... e dal suo. E dal re. Enrico ha preso a cuore il mio
futuro e...» Si arrestò di colpo, indisposto con se stesso per aver provato il
bisogno di giustificarsi.
«Capisco.» Bess gli voltò le spalle, mettendosi a tormentare l'anello di
turchesi che portava la dito. Non poteva sopportare di restargli davanti un
solo istante di più. Se già la sua sfrontata proposta era stata un duro colpo,
quell'ultima rivelazione aveva stroncato ogni rimasuglio di speranza in lei.
Si allontanò con passo affrettato, e Harry non fece nulla per trattenerla.
Bess era talmente sconvolta da non notare che, in cielo, alla nuvola errante
se ne erano aggiunte altre, d'aspetto decisamente minaccioso. Continuò a
camminare ignara finché le prime gocce di pioggia non iniziarono a
cadere.
Si arrestò di colpo e si guardò attorno, quindi alle spalle. Il palazzo era
lontano. Un lampo improvviso squarciò il cielo, seguito dal rombo del
tuono.
Bess aguzzò la vista attraverso l'ormai fitta cortina di pioggia e scorse un
chiosco di pietra, fatto costruire dal re per poter godere della vista del
fiume senza esporsi agli elementi. Lo raggiunse di corsa, sollevandosi le
gonne già inzuppate di pioggia per muoversi più agevolmente, ed entrò. Si
accorse allora di non essere l'unica ad avervi cercato riparo. Una figura
maschile si volse al suo ingresso, togliendosi il cappello.

Laura Cassidy 49 2006 - La perla nera


«Vi chiedo perdono, signore» esordì lei, «se vi disturbo.»
«Di nulla, madamigella. Richard Woodville, al vostro servizio. Che
giornata imprevedibile!»
Un'altra saetta attraversò il cielo. Quando Bess gli disse il proprio nome,
la sua voce venne coperta dal rombo del tuono.
Richard Woodville scostò una sedia dalla parete e cercò di liberarla dalla
polvere con i guanti. «Vi prego, accomodatevi.»
Nel sedersi Bess studiò con attenzione lo sconosciuto e si avvide che era
giovane, non molto più vecchio di lei, e che aveva il volto abbronzato dal
sole, cosa davvero inconsueta in un gentiluomo. Portava i capelli biondi
tagliati più corti di quanto non dettasse la moda del tempo. I suoi abiti
erano semplici, ma la foggia e i materiali ne denunciavano la qualità.
Differiva dai cavalieri che frequentavano la corte tanto quanto un
passerotto si distingue da un pavone.
«Voi non siete con la corte?» gli domandò, slacciandosi il mantello e
asciugandosi con il dorso della mano il viso bagnato di pioggia.
Gli occhi di lui balenarono subito sulle ciocche che le erano sfuggite dal
cappuccio, denotando evidente ammirazione. «No» rispose. «Sono appena
arrivato dalla Cornovaglia, per portare al re un regalo di mio padre.»
«Anch'io vengo dall'ovest» disse Bess, ben lieta di aver trovato un
conterraneo.
Lui sorrise, rivelando denti bianchi. In breve si ritrovarono a parlare
come se si conoscessero da tempo. Lui le raccontò che il re era venuto a
sapere della superba razza di stalloni allevata da suo padre, un gentiluomo
di campagna, e aveva espresso il desiderio di possederne uno. Richard si
era così offerto volontario per compiere un viaggio così lungo, in una
stagione tanto inclemente.
«Volevo vedere il re, e il palazzo reale» ammise con un sorriso timido.
«Ma da quando sono arrivato mi sento smarrito e fuori posto. Qui vestono
tutti con grande eleganza.»
Bess ricambiò il sorriso, comprensiva. «Vi capisco perfettamente. Se
non fosse per la mia generosa cugina non avrei nulla di adatto da
indossare!»
Continuarono così a chiacchierare, finché il temporale non si fu placato.
Seppure riluttante a interrompere una piacevole conversazione, Bess si
alzò. «Devo andare, o sarò in ritardo per il pasto di mezzogiorno» spiegò.
Era davvero lieta di quel fortuito incontro: l'aveva aiutata a dimenticare per

Laura Cassidy 50 2006 - La perla nera


un poco l'infelicità inflittale da Harry.
«Vi scorterò» si offrì subito Richard, aprendole la porta. Tornarono a
passo lento verso il palazzo, senza mai smettere di chiacchierare
amabilmente. Si salutarono infine con un sorriso, augurandosi di aver
presto occasione di rincontrarsi.
Bess rimase a osservare Richard che si allontanava tra i cortigiani, ben
visibile nella sua semplice tenuta marrone in quella folla variopinta.

«Richard Woodville?» domandò Meg più tardi, dopo che Bess le ebbe
raccontato del loro incontro. «Credo di aver già sentito quel nome. Mi pare
di ricordare che la sua sia una famiglia assai ricca, anche se non
particolarmente altolocata.»
Non aggiunse altro, ma tra sé e sé si augurò che quella conoscenza si
trasformasse presto in un legame più solido. Un matrimonio con un
giovanotto benestante, che per giunta abitava a poca distanza dalla casa dei
genitori di lei, sarebbe stato una soluzione perfetta per Bess. Richard
Woodville di certo non si sarebbe aspettato una gran dote, come invece
sarebbe capitato se Bess si fosse fidanzata con un nobile.
Sì, decretò Meg con una certa soddisfazione, si sarebbe adoperata per
incoraggiare l'amicizia tra sua cugina e Woodville, nella speranza di
riuscire così a recidere in boccio la malsana passione che Bess aveva
iniziato a nutrire per Harry Latimar.

Quella sera la cena parve protrarsi all'infinito. Appoggiando il mento sul


dorso della mano, Bess si guardò attorno. La regina era assente,
probabilmente in compagnia della figlia. Anche il posto del re era vuoto.
Senza quasi volerlo, Bess spostò lo sguardo verso la sedia normalmente
occupata da lady Jane Seymour. Non era lì.
Data l'assenza dei sovrani, i cortigiani più giovani sembravano ancora
più chiassosi del solito. Solo Harry Latimar se ne stava seduto in disparte,
cupo e silenzioso, con gli occhi fissi sul calice d'argento che continuava a
rigirarsi nella mano. Bess avrebbe tanto voluto leggergli nel pensiero.
Sapeva per certo di farne, in qualche modo, parte. Il rifiuto che gli aveva
opposto l'aveva sicuramente offeso e infuriato. Harry Latimar era abituato
a ottenere sempre ciò che desiderava, era evidente dai suoi modi arroganti.
Ma oltre quella facciata disinvolta Bess avvertiva la presenza di qualità
ben diverse e più nobili, quali la sensibilità e la delicatezza.

Laura Cassidy 51 2006 - La perla nera


Quando finalmente anche le ultime portate furono rimosse dalla servitù,
Bess e Meg si alzarono per ritirarsi. In quel mentre un paggio le raggiunse,
chiedendo a Bess di presentarsi alla regina, presso le stanze della
principessa Elisabetta.
Quando Elizabeth andò a bussare alla pesante porta di quercia, venne
accolta da una cameriera, con un dito posato sulle labbra per intimarle il
silenzio. «Sua Altezza si è appena addormentata» la informò.
Da dietro la figura della giovane sbucò quella della regina. «Venite,
Bess.»
Lei, così, avanzò nella stanza avvolta nella penombra.
«Desideravo ringraziarvi per esservi occupata della principessa»
cominciò Anna. «Le siete piaciuta. Volete vederla dormire?»
Bess la seguì fino al letto, dove la piccola Elisabetta dormiva con una
ciocca di capelli rossi attorcigliata attorno a un dito.
«Non è dolce?» sussurrò Anna chinandosi a risistemarle le coperte.
«Adorabile, Vostra Maestà» convenne Bess, allungando la mano per
sfiorare quella testolina.
Ma non appena lo fece, la stanza parve oscurarsi, e Bess avvertì l'acuirsi
dei propri sensi che preannunciava l'arrivo di una delle sue visioni. La
bambina dormiente svanì, e al suo posto apparve una sfera di luce,
all'interno della quale Bess vide la sagoma di una donna. Alta, abbigliata in
modo sontuoso, con un abito tempestato di gemme e un inusuale colletto di
pizzo rigido che le incorniciava il volto. Sul capo ingioiellato portava una
corona dall'aspetto molto pesante.
Bess notò tutti quei dettagli, ma più di ogni cosa notò gli occhi di quella
donna. Da essi traspariva una immensa dignità, e una spiccata attitudine al
comando, ma anche una profonda tristezza. Infine, come a coronamento
della visione, avvertì una sensazione di completezza, di adempimento, nel
vedere il compiersi di un grande destino...
«Bess! Che cosa vedete?»
«Io, mia signora? Niente! Perdonatemi, i miei pensieri mi hanno portato
lontano.»
Anna rimboccò l'angolo della coperta e si allontanò dal letto. Attraversò
la stanza prima di voltarsi a guardarla con aria perplessa. «Siete una strana
fanciulla. A volte ho l'impressione che i vostri occhi sappiano vedere cose
che al resto di noi sfuggono.»
«No, mia signora, non vedo nulla» si affrettò ad assicurarle Bess,

Laura Cassidy 52 2006 - La perla nera


temendosi scoperta.
Anna rimase in silenzio per un poco. «Sono spesso stata chiamata
Strega» sospirò infine. «Tutte sciocchezze inventate dai miei nemici,
ovviamente. Ma so che esistono persone con un potere speciale. E se voi
l'aveste... dovreste considerarlo un grande dono.»
«Vi ringrazio, signora. Ma l'unico potere che ho è quello di sognare a
occhi aperti.»
«Bene, allora.» La regina scrollò le spalle. «Potete andare.»
Bess lasciò gli appartamenti reali sapendo di aver deluso la donna che
aveva ormai imparato ad ammirare. Avrebbe tanto voluto dirle che la sua
adorata figlia sarebbe un giorno diventata una grande sovrana, ma sapeva
di non dover rivelare ad anima viva di poter vedere nel futuro, perché così
facendo avrebbe messo a rischio la propria vita.
Quella che a lei era sempre parsa una capacità del tutto naturale, dato
che l'aveva accompagnata fin dai primi anni di vita, le avrebbe invece
potuto procurare un'accusa di stregoneria e, forse, la condanna a morte.
Fin da piccola Bess aveva sperimentato visioni di eventi futuri,
riguardanti coloro con i quali entrava in contatto. Verso i cinque anni ne
aveva parlato a sua madre, che dapprima aveva riso di quelle che aveva
ritenuto fantasie infantili. Ma quando le visioni di Bess avevano iniziato,
inesorabilmente, ad avverarsi, Joan de Cheyne si era allarmata, facendole
promettere di non attribuire importanza a quegli episodi, e soprattutto di
non parlarne mai a nessuno.
Presto Bess si era abituata a non dire nulla, ma non per questo aveva
smesso di vedere nel futuro della gente. Era soprattutto la possibilità di
prevedere eventi infausti senza poter far nulla per prevenirli a turbarla.
Ma la cosa più curiosa di tutte era che, per quanto potesse sapere del
futuro altrui, Bess non vedeva mai nulla che riguardava se stessa. Quel
particolare libro risultava infatti del tutto imperscrutabile ai suoi occhi.

Le settimane che seguirono trascorsero in modo particolarmente gaio e


spensierato a Greenwich. La regina sembrava essersi prefissa l'obbiettivo
di far divertire il re a tutti i costi, tanto che non trascorreva un solo giorno
senza che venisse organizzata qualche attività di svago.
Bess si lanciò nei divertimenti con un'energia di cui non si sarebbe
ritenuta capace. Ben presto fu in grado di ballare tutte le danze più in voga
con gran disinvoltura e grazia, senza disdegnare, di tanto in tanto, di

Laura Cassidy 53 2006 - La perla nera


sedersi al tavolo da gioco. Il backgammon, i dadi o le carte erano dei
piacevoli passatempi, soprattutto durante le lunghe giornate di pioggia, e
spesso si protraevano fino alle tarde ore della notte.
L'attiva partecipazione di Bess ai divertimenti di corte le permise di fare
molte conoscenze, sia maschili sia femminili. E tra quelle maschili,
inevitabilmente, il suo fascino non mancò di suscitare parecchia
ammirazione. La maggior parte dei suoi spasimanti, però, si limitava a
corteggiarla in modo garbato e scherzoso, senza mai opprimerla di
attenzioni indesiderate.
L'unica eccezione era purtroppo rappresentata da Tom Spalding, il quale,
anzi, divenne presto una vera e propria spina nel fianco per Bess. Egli non
riusciva infatti ad accettare il fatto che Bess non provasse alcuna simpatia
nei suoi confronti, e faceva del suo meglio per restare da solo con lei non
appena se ne presentava l'occasione. Ovviamente, Bess faceva invece del
suo meglio per evitarlo.
Harry Latimar si tenne a distanza in quelle settimane, senza mai cercare
la sua compagnia. Non la invitò mai a ballare, né le si rivolse direttamente
quando si trovavano nella stessa stanza. Con grande disappunto, Bess notò
che l'attenzione di lui sembrava monopolizzata, al pari di quella di molti
altri gentiluomini, da una dama giunta di recente dalla Francia. Thomasina
Beauchamp era la quintessenza della mondanità e dell'eleganza, con i suoi
abiti all'ultima moda, i suoi gioielli vistosi e i suoi occhi verdi che
sapevano individuare in un batter d'occhio l'uomo più attraente in una
stanza, per poi iniziare subito a rivolgergli sguardi invitanti. Superfluo dire
che l'oggetto di quegli sguardi maliziosi era spesso Harry Latimar, e così a
Bess toccò di assistere impotente al rafforzarsi dell'amicizia tra i due.
A metà del mese Enrico decise di trarre vantaggio dal tempo
particolarmente mite e soleggiato per trascorrere una giornata all'aperto.
Venne così organizzato un picnic, i preparativi per il quale occuparono
l'intera corte per diversi giorni. L'allegra compagnia avrebbe lasciato il
palazzo a cavallo, per poi fermarsi a pranzare all'aperto in una radura
ombreggiata da querce secolari.
Bess prese in prestito da Meg una tenuta da amazzone verde e marrone.
Ora che l'abitudine di montare a cavalcioni era tramontata tra le signore,
sostituita dalla monta all'amazzone, anche la moda aveva dovuto
adeguarsi. Prima di uscire, Bess studiò con attenzione la propria immagine
allo specchio, e giunse alla compiaciuta conclusione che

Laura Cassidy 54 2006 - La perla nera


quell'abbigliamento le stava alla perfezione. L'attillata giacchetta di velluto
si abbottonava alta, fino al collo, e contrastava piacevolmente con il giallo
scuro della gonna, meno voluminosa di come si portava normalmente. Ai
piedi calzava stivali di pelle lucida che le stavano leggermente stretti, dato
che Meg aveva i piedi più piccoli dei suoi.
Come tocco finale, lady Margaret depose sul capo della cugina un
piccolo cappello ornato da una piuma. «Ecco, ora siete davvero perfetta.»
«Grazie, Meg. Oh, vorrei tanto che veniste anche voi!»
La cugina si portò una mano sulla fronte. Purtroppo soffriva di periodici,
strazianti mal di testa. «Non me la sento proprio» sospirò. «Ma starò
benissimo qui, non vi preoccupate, e quando sarete di ritorno mi sarò di
certo ripresa. Andate e divertitevi.»
Quando fu scesa alle scuderie, Bess fu sorpresa di vedersi venire
incontro Richard Woodville. Si erano intravisti, qualche volta, nel corso
delle ultime settimane, salutandosi sempre con garbo. Ma il frequentare
compagnie completamente diverse aveva impedito loro di scambiare altro
che poche parole.
«Lady Bess» esordì Richard con un sorriso impacciato. «Mi sono
permesso di scegliere un cavallo per voi.» Accarezzò con la mano il collo
della bestia.
Lei ricambiò il sorriso. «Siete molto gentile.»
«Avete già cavalcato all'amazzone?» le chiese lui, sollecito, notando il
modo in cui Bess stava guardando la sella a lei poco familiare.
«A dire il vero, no.» A casa sarebbe semplicemente balzata in groppa al
cavallo, tenendosi alla sua criniera invece che alle redini. L'esemplare
grigio che Richard aveva scelto per lei, invece, portava sul dorso una
specie di sedia di cuoio, con un piccolo schienale rigido e un pomello di
legno sul davanti.
«È molto semplice» le assicurò lui in tono serio. «Dovete salire sulla
sella come su di una sedia, e passare una gamba attorno al pomello...» Nel
pronunciare quelle parole arrossì.
Li raggiunse un paggio con uno sgabello. Richard issò Bess in sella. Lei
si risistemò le gonne e il cappello, sentendosi già perfettamente a suo agio,
quindi Richard le porse le briglie. «Resterò sempre dietro di voi, non
temete.»
Gli sorrise ancora, ma in quel mentre la sua attenzione fu distolta. La
compagnia si stava infatti avviando, e all'interno di essa Bess scorse Harry

Laura Cassidy 55 2006 - La perla nera


e Thomasina, l'uno al fianco dell'altro, in sella a due stalloni neri dal manto
luccicante. Erano davvero una splendida coppia, pensò con rammarico.
Bastò un leggero colpo di tacchi e la sua docile cavallina partì al piccolo
trotto, seguendo il resto del gruppo. Bess capì presto che il segreto per
cavalcare all'amazzone era l'equilibrio, e poco dopo aveva già acquisito
una sicurezza tale da permetterle di rilassarsi e godersi la vista circostante.
Il paesaggio mostrava ancora i chiari segni della presenza dell'inverno: i
rami degli alberi si protendevano nudi verso il cielo limpido, e il terreno
era duro sotto gli zoccoli del cavallo. Solo il tepore del sole sembrava
anticipare l'arrivo della primavera.
A un tratto le si affiancò Kate Mortimer, le guance accese per
l'emozione. «Una splendida giornata, vero, lady Bess?»
Non si erano quasi viste dalla sera della recita, perché Kate si era recata
in visita alla famiglia, e ora Bess era ben lieta di rivederla a Greenwich.
La sera prima c'era stato un animato scambio di opinioni tra Kate e lady
Thomasina, e Bess era stata soddisfatta di vedere l'amica avere l'ultima
parola sulla petulante francese.
«Davvero splendida, lady Kate» convenne.
Kate le rivolse un'occhiata invidiosa. La luce mattutina, che illuminava
in modo impietoso le imperfezioni della sua carnagione, sembrava invece
esaltare la pelle luminosa di Bess e i suoi splendidi capelli che già
facevano capolino da sotto il copricapo piumato.
«Che cosa vi mettete sul viso, Bess, qualche rimedio campagnolo,
forse?»
«Sul viso? Nulla, Kate. Solo acqua.»
L'altra sospirò tra sé e sé alla spontaneità di quella risposta. Avrebbe
dovuto essere gelosa e invelenita contro Bess, per la sua bellezza, ma
trovava impossibile prendersela con una creatura così dolce e ingenua.
«Mia madre dice sempre che la verdura fresca e un po' di moto aiutano a
migliorare l'incarnato» suggerì Bess, come sempre ansiosa di rendersi
utile.
«Davvero?» rispose l'amica, ripromettendosi di variare un po' la propria
dieta, ricca di carni e dolci, e di fare qualche passeggiata in più.
«Andate pure avanti, se volete» la esortò poi Bess. «Sono un'amazzone
inesperta, e non voglio certo trattenervi.»
Rimase a osservare Kate che partiva al galoppo per riunirsi al gruppetto
capeggiato dal re. Anna non aveva voluto mettere a rischio la propria

Laura Cassidy 56 2006 - La perla nera


gravidanza, già difficile, ed era rimasta al palazzo, ma la principessa
Elisabetta era seduta sulla sella del padre, davanti a lui, avvolta e protetta
dalle sue braccia robuste.
«Posso cavalcare con voi, lady Bess?» Richard Woodville le si era
affiancato senza che lei se ne accorgesse.
«Volentieri» acconsentì. Guardando avanti, scorse Harry muoversi in
sella con una grazia pari a quella dimostrata nel danzare. Tornò poi a
concentrare la propria attenzione sull'uomo che le stava accanto, per tanti
versi l'esatto opposto di Harry Latimar, ma non per questo meno degno di
ammirazione.
Richard chiaramente non era versato nell'arte della conversazione.
Rispose alle osservazioni di Bess con la massima cortesia, ma con un certo
impaccio. In fondo, non gli interessava un granché di parlare. Gli bastava
poter stare al fianco di lei, osservarla in riverente silenzio.
Diversamente da sir Latimar, Richard Woodville non era sorpreso, né
turbato, dall'attrazione che provava nei confronti di Bess de Cheyne. Sì,
perché lei rappresentava tutto ciò che Richard aveva sempre sognato in una
donna: era bella, gentile e dolce. E sembrava averlo preso in simpatia,
come gli aveva confermato la stessa cugina di lei, lady Margaret,
lasciandogli chiaramente intendere di vedere di buon occhio un'eventuale
amicizia tra di loro, e quasi incoraggiandolo a farsi avanti.
Ma Bess era il tipo di donna con cui non bisognava agire in modo
precipitoso, questo Richard l'aveva capito da subito. Per il momento,
dunque, si accontentava di starle vicino con discrezione, senza imporle la
propria compagnia, né, tantomeno, le proprie chiacchiere.
Nel frattempo erano giunti alla radura in cui la servitù aveva allestito un
vero e proprio banchetto sull'erba. L'aria era satura dell'aroma delle carni;
il vino e la birra scorrevano già a fiumi. Bess accettò un bicchiere di vino e
Richard corse a prenderle del cibo.
Mentre aspettava il suo ritorno, Bess si volse sorridendo verso
Elisabetta, la quale, abbandonando il regale contegno mantenuto fino ad
allora, si era messa a correre allegramente, riempiendosi le mani di dolci. Il
levriero di Anna, che aveva seguito Harry fino a lì, ora stava inseguendo la
piccola, sperando di ottenere una leccornia. Nonostante il cane fosse
grande e pesante, Elisabetta lo spinse da parte senza paura.
Che regina sarà!, pensò Bess, ammirata.
«Siete pensierosa, Bess.» Harry era al suo fianco. Lei sobbalzò,

Laura Cassidy 57 2006 - La perla nera


assumendo un'aria colpevole, come se lui avesse potuto leggerle nel
pensiero.
«Ma come?» rise lui, notandolo. «Forse i vostri pensieri non erano adatti
a essere condivisi con me?»
Aveva un'aria distesa, quel giorno, i suoi modi verso di lei erano
scherzosi e amichevoli come un tempo.
«I miei erano pensieri frivoli, milord. Il che dimostra che mi sto
adattando alla vita di corte.»
Lui rise deliziato. «Ma le vostre parole sono pungenti, Bess. In netto
contrasto con il vostro aspetto, che ispira solo e unicamente dolcezza.» Nel
dire ciò sfiorò il liscio velluto della manica di lei. Bess si ritrasse,
scorgendo Richard di ritorno con un piatto carico di prelibatezze. Glielo
porse e si inchinò a Harry, il quale lo degnò a malapena di un'occhiata
altezzosa.
«Harry!» li raggiunse la voce di re Enrico, che teneva in mano un paio di
dadi. Era un invito a cui Latimar non seppe resistere.
«Perdonatemi, Bess» si scusò, lasciandola sola con Richard.
Elizabeth aveva appena finito di mangiare quando si trovò al fianco un
timido stalliere.
«La vostra cavalla zoppica, milady» le annunciò il giovane. «Pensiamo
che abbia un sasso nello zoccolo. Temo che vi sarà impossibile montarla
ancora, per oggi.»
«Non è disponibile un'altra monta?» gli domandò Bess. «O forse posso
tornare in una delle carrozze.»
Il ragazzo pareva dubbioso.
«C'è qualche problema, lady Bess?» Tom Spalding sembrava apparso
dal nulla.
Subito lei si irrigidì. «Nulla di importante, lord Spalding.»
«La cavalla della signora non può essere montata, milord» gli spiegò lo
stalliere.
«E allora vai a occupartene!» tuonò il nobiluomo in tono villano. «Vi
aiuterò io, Bess. Due dei miei uomini possono montare insieme, lasciando
così a voi un cavallo. Farò spostare la vostra sella.»
«Grazie» mormorò Bess in tono distante.
Tom Spalding le appoggiò una mano sulla spalla. «Non avete un'aria
molto grata.»
Che cosa c'era in quell'individuo da suscitare in lei una tale ripugnanza?

Laura Cassidy 58 2006 - La perla nera


Non era di cattivo aspetto, e proveniva da un'ottima famiglia. Com'era
possibile che il tocco di un uomo potesse riempirla di disprezzo mentre
quello di un altro sapesse farla fremere di desiderio? Quel pensiero le
guidò lo sguardo nuovamente in direzione di Harry e lui, quasi come se
l'avesse avvertito, si voltò a ricambiarlo. Quando la vide accanto a
Spalding, una ruga sottile gli solcò la fronte pallida. Ma fu questione di un
attimo, perché subito dopo tornò a rivolgere la propria attenzione su lady
Thomasina.
Al termine del picnic, quando già la luce iniziava a scarseggiare, Tom si
presentò da Bess tenendo per le briglie una cavalla nera. L'aiutò a montare
in sella. «Si chiama Sprite, ed è abbastanza docile, se governata in modo
giusto. In ogni caso, vi resterò vicino.» Detto da lui, sembrava più una
minaccia che una promessa di aiuto.
Bastò poco a Bess per accorgersi che Sprite era decisamente più focosa
della cavalla grigia procuratale da Richard. Era come se la bestia avesse
fiutato l'inesperienza dell'amazzone e stesse facendo di tutto per metterne
alla prova l'abilità. Come promesso, Tom Spalding le cavalcava accanto,
mentre Sprite avanzava nervosa, fermandosi e impuntandosi di frequente.
«State attenta, Bess.» Tom si sporse verso di lei per parlarle,
accarezzando il collo della giumenta, e Bess avvertì il sentore del vino nel
suo respiro. «La state innervosendo.»
Dov'erano finiti gli altri? Tutto d'un tratto il bosco attorno a loro
sembrava essersi svuotato, mentre l'oscurità calava inesorabile. Stringendo
con forza le redini, Bess affondò i talloni nel fianco della cavalla. Sprite si
lanciò in avanti. Nel giro di pochi secondi Bess aveva perso il controllo
dell'animale, sempre più spaventato. Non le restò che aggrapparsi al
pomello della sella.
Sprite si mise a galoppare a rotta di collo attraverso gli alberi, tanto che
un ramo strappò di testa a Bess il suo bel cappellino con la piuma,
graffiandole la guancia e riempiendole gli occhi di lacrime.
Quando sbucarono nella vallata, Bess udì delle grida allarmate alla
propria destra. Quasi accecata dai capelli che le erano finiti in faccia, vide
una figura staccarsi dal resto della comitiva reale, ora riapparsa alla sua
vista. Dopo alcuni istanti, che a lei parvero secoli, udì dietro di sé gli
zoccoli di un cavallo lanciato in una corsa sfrenata.
Harry la sorpassò al galoppo, poi fece rallentare il cavallo e balzò giù di
sella, fronteggiando la giumenta impazzita. Afferrò le briglie di Sprite,

Laura Cassidy 59 2006 - La perla nera


cercando di calmarla, e, miracolosamente, vi riuscì. Infine, prese Bess per
la vita e la depose, sana e salva, a terra.
Trascorse alcuni minuti ad accarezzare il cavallo e a sussurrarle frasi
gentili, prima di degnare Bess della propria attenzione. «Rappresentate un
pericolo per voi e per gli altri» la accusò. «Non per ultima questa povera
creatura. Inoltrarsi nel bosco, al buio, a una simile velocità, sembra quasi
un invito alla disgrazia!»
«Non l'ho fatto apposta. Sprite si è imbizzarrita» tentò di difendersi lei.
Lui la scrutò con aria critica. «State sanguinando» constatò, asciutto.
Estrasse dal giustacuore un fazzoletto e glielo porse. Quando Bess se lo
premette sulla guancia, poté ancora avvertire il calore del corpo di lui.
«Perché mai avete montato una bestia così inquieta?» le domandò sir
Latimar.
«La mia cavalla si è azzoppata e lord Spalding mi ha procurato Sprite.
Nel bosco si è spaventata e...» Allargò le braccia in un gesto impotente.
«Vi debbo ringraziare per il vostro intervento. Mi avete salvato.»
Era ormai calata la notte. Sotto la luce argentea della luna, Harry e Bess
sembravano le uniche due persone rimaste sulla faccia della terra.
«Fate vedere» le ordinò lui in tono burbero. Scostò il fazzoletto dalla
guancia di Bess per esaminare il taglio. «Non è profondo. Siete stata
fortunata.» Riapplicò il fazzoletto, premendo con delicatezza. Rimasero
così, in silenzio, per alcuni minuti.
«E dov'è finito lord Spalding?» domandò infine Harry.
«Non so... Eravamo insieme, ma deve avermi perso...»
«Avete la brutta abitudine di andare a cacciarvi nelle situazioni più
pericolose, Bess. Mi chiedo se lo facciate apposta.»
«Certo che no!» ribatté lei indignata.
In quel momento, guardandola, Harry provò un forte turbamento. Si era
illuso di essersi liberato dall'ossessione per Bess, ma quando l'aveva vista
in groppa al cavallo imbizzarrito si era sentito stringere da un terrore
incontrollabile.
Mosse un passo indietro, come per porre distanza tra sé e quelle
emozioni troppo violente. Nel fare ciò lasciò inavvertitamente cadere il
fazzoletto a terra. Quando Bess si chinò a raccoglierlo, lui le posò una
mano sul capo, affondando le dita tra i capelli di seta, spettinati dalla folle
corsa.
Bess si rialzò, guardandolo dritto negli occhi, ma prima che potesse

Laura Cassidy 60 2006 - La perla nera


parlare furono raggiunti da voci concitate, tra cui lei riconobbe quella
preoccupata di Dorothy Alençon.
«Grazie a Dio, sembra stare bene!»
Vide poi Richard, pallido come un cencio alla luce della luna, con il
cappello di Bess stretto tra le mani. Tom Spalding smontò da cavallo e le
corse accanto. «Che cosa è capitato, lady Bess? Non avreste dovuto
allontanarvi da me!»
«Non ho l'abilità e l'esperienza necessarie a governare Sprite» sospirò
lei, esausta. «Per fortuna nemmeno lei si è fatta male.»
«Ma voi sì» intervenne Dorothy. «Fatela salire dietro di me, signori, e
affrettiamoci verso il palazzo. Fa un gran freddo, e la piccola sta
tremando.»
Prima che Tom potesse toccare Bess, Harry si fece avanti e la issò sul
dorso del baio di Dorothy.
Nel fare ciò, le accostò le labbra all'orecchio. «Tutti impariamo dai
nostri errori, Bess» le sussurrò tra i capelli. «La prossima volta spero sarete
capace di riconoscere un animale selvaggio, anche al buio.»
Bess fu grata all'oscurità che celò l'improvviso arrossire del suo volto.
Dunque Harry pensava che lei si fosse intenzionalmente inoltrata nel bosco
con Tom Spalding?
Mentre Dorothy spronava il cavallo, Bess fu raggiunta dal malizioso
commento di Kate. «Che gesto eroico, Harry. E quale sarà la vostra
ricompensa, mi chiedo?»
La risposta di Harry Latimar si perse nel vento che si era messo a spirare
sulla brughiera, ma Bess fu comunque raggiunta dalla sua risata
sprezzante.

Per il resto della settimana Bess fu di umore malinconico. Meg si prese


cura di lei con grande affetto, applicando uno speciale balsamo sul taglio
alla guancia e acconciandole i capelli in modo da nasconderlo.
Ma quei giorni non furono mesti soltanto per lei: dopo una breve
assenza, Jane Seymour era tornata a corte, su espresso desiderio del re.
Il comportamento di Anna non faceva che peggiorare la situazione.
Invece di ostentare una dignitosa indifferenza, come avrebbe dovuto fare,
era sempre più incline alla rabbia, che la coglieva anche quando il nome
della sua avversaria veniva soltanto sottinteso.
Ad Anna Bolena non restava altra consolazione che la compagnia di

Laura Cassidy 61 2006 - La perla nera


pochi, intimi amici, e Bess, con una certa riluttanza, era diventata una di
loro. Non amava infatti mischiarsi a quella cerchia di bellezze vanitose e di
gentiluomini fin troppo arguti. Ma la fedeltà e l'affetto che provava per
l'infelice sovrana la spingevano ad accettare tale compagnia, pur di poter
offrire a lei il proprio sostegno.
Una sera, seguendo il consiglio di Meg di cercare conforto nella
preghiera, Bess si recò nella cappella. Si sforzò di comunicare con Dio, ma
il suo pensiero continuava a vagare altrove.
Un passo leggero alle sue spalle la fece trasalire. Un attimo dopo lady
Jane Seymour prese posto nel banco, accanto a lei. D'istinto, Bess si alzò
per andarsene, ma Jane la prevenne.
«Voi siete lady Bess de Cheyne, vero?»
«Sì, milady» rispose in tono asciutto.
Jane sorrise. Aveva denti leggermente prominenti, un mento poco
definito, ancora da bambina, e occhi di un azzurro molto chiaro. Vista da
vicino appariva più vecchia di quanto non avesse pensato, ingannata dalla
sua bassa statura e dal corpo acerbo.
«Vi ho osservato spesso, e ho ammirato la vostra bellezza» proseguì
Jane.
«Davvero?»
Jane si sedette sulla panca, facendo cenno a Bess di fare altrettanto. Lei,
con grande riluttanza, la accontentò.
«Voi mi disapprovate, non è così?» le domandò Jane apertamente.
«Non dovrei?»
«Questa... questa situazione, in cui mi trovo, non è stata una mia scelta»
sussurrò Jane.
«Non mi dovete certo delle spiegazioni, signora.»
«Lo so. Ma la vostra presenza sembra ispirare le mie confidenze. Noi
donne siamo davvero fragili creature, non pensate?»
«Perfino per una donna fragile è possibile resistere alla corrente e non
lasciarsi trasportare in modo inerte» osservò Bess.
«Per una donna forte, può darsi. Ma io non sono di natura combattiva.
Preferisco adeguarmi ai desideri degli altri. Per non parlare del fatto che
sono perdutamente innamorata...»
«Voi lo amate?» Bess era del tutto sorpresa.
«Oh, sì! Perché stentate a crederlo? Lui vi pare dunque indegno di
amore?»

Laura Cassidy 62 2006 - La perla nera


Bess rimase in silenzio per paura di dire qualcosa di compromettente. Fu
Jane a continuare il discorso. «Mi illudo di essere io a saper portare alla
luce il meglio di lui. Con me Enrico può godersi un po' di calma e serenità,
per quel poco che ci è dato di stare insieme.»
«Potrebbe sempre cercare quella calma e quella serenità in compagnia di
sua moglie» fu il gelido commento di Bess.
«Mi state forse dicendo che la compagnia di Anna ispira calma e
serenità? Non credo. So che voi l'ammirate molto...» «Sono sua amica»
disse Bess con semplicità. Nella cappella si stava facendo buio. Le candele
non erano ancora state accese, e solo dalla parete occidentale penetrava un
raggio di luce, attraverso una vetrata colorata, gettando un riverbero
rossastro sulle gote pallide di Jane Seymour. «Il ruolo di seduttrice non mi
si addice affatto» sospirò la gentildonna. «A volte vorrei che Enrico fosse
un semplice gentiluomo di campagna, celibe e privo di altri legami.»
Bess era incredula. «Rinuncereste con tanta letizia alla possibilità di
divenire regina d'Inghilterra?»
«Non vedo motivo di invidiare le regine di Enrico!» esclamò Jane in
tono tagliente. «Caterina è morta in tristi circostanze. E Anna... Non posso
fingere che mi piaccia, ma provo pietà per lei.»
Un prete era entrato e si muoveva silenziosamente nella cappella per
accendere i ceri. Le due dame restarono in imbarazzato silenzio per vari
minuti, infine Jane si riscosse. «Devo andare.» Si portò le mani al capo per
riaggiustarsi la cuffietta, ma nel fare ciò un bottone del polsino rimase
impigliato nel pizzo che ornava il copricapo.
«Lady Bess, vi spiacerebbe...»
Bess si affrettò ad aiutarla, ma l'aveva appena toccata che una luce
accecante si presentò alla sua mente, anticipando una visione. Jane giaceva
su un letto, mortalmente pallida e madida di sudore. Nell'incavo del
braccio teneva un neonato, che piangeva cercando invano il seno della
madre. Mentre Jane gli sorrideva, esausta, le campane delle chiese
suonavano per celebrare la nascita del futuro re d'Inghilterra.
Fu un rapido lampo di colori e suoni, che si esaurì in fretta.
«Non riuscite a liberarlo?» domandò Jane, ignara di quanto era appena
accaduto.
Bess sbrogliò i sottili fili dorati e in breve Jane Seymour poté alzarsi.
«Grazie per la compagnia, lady Bess.» Le sorrise gentilmente. «Grazie per
avermi, seppure a malincuore, ascoltato. Vi auguro una vita felice.»

Laura Cassidy 63 2006 - La perla nera


Bess annuì senza riuscire a dire nulla. Qualcosa nella visione che aveva
appena avuto le impediva di ricambiare l'augurio, perché sapeva che non si
sarebbe mai avverato.

Laura Cassidy 64 2006 - La perla nera


4

Il giorno in cui accaddero gli eventi che avrebbero maggiormente


segnato il destino di Anna Bolena, Elizabeth si trovava proprio nella
camera da letto della regina. Anna era inquieta, si lasciava andare a
improvvisi scoppi di rabbia, tanto da aver già ridotto in lacrime alcune
delle sue cameriere personali. Pareva determinata a gettare tutti coloro che
le stavano attorno nel medesimo stato di rabbiosa esasperazione in cui si
trovava lei.
Osservando una dama di compagnia lasciare la stanza con il viso rosso e
l'espressione ferita, Bess si avvicinò timidamente alla regina. «Posso fare
qualcosa per voi, mia signora?»
Anna si sedette su un divano posto di fronte a uno specchio e studiò la
propria immagine. «Nessuno può fare nulla per me, Bess. Guardate come
sono grassa e brutta!» sospirò. «Non c'è da stupirsi che non riesca a
tenermi il marito!»
«Voi non siete brutta» dissentì Bess con calma. «È naturale ingrassare
quando si aspetta un figlio. Ogni marito dovrebbe esserne fiero.»
«State forse criticando Sua Maestà? È dunque riuscito a inimicarsi anche
il vostro animo generoso?»
«Non posso fare a meno di criticare chiunque vi renda infelice» rispose
Bess.
Anna si sciolse i capelli, che aveva legato in una treccia per la notte, e
scosse la testa in modo da farseli ricadere sulle spalle. Tornò poi a
guardarsi allo specchio. «Non riesco proprio a capire che cosa ci trovi
Enrico in quella ragazzina slavata. Che cosa ne pensate di lei, Bess?»
Lei esitò. «Penso che sia debole, signora. Che si lasci usare dai suoi
fratelli che sperano così di... distrarre Sua Maestà.»
«Avete ragione.» Anna prese una spazzola e iniziò a passarsela tra i
capelli con gesti rabbiosi. «I fratelli Seymour. Non si fermeranno finché
non avranno messo la sorella sul trono di Inghilterra.»
«Non possono farlo» tentò di tranquillizzarla Bess. Si portò al fianco di
Anna e le tolse la spazzola di mano. «Lasciate che lo faccia io, signora.»
Cominciò a ravviare la massa di capelli arruffati, tornando con la mente
alla sua prima sera a corte, quando aveva avuto una terribile visione
proprio mentre eseguiva lo stesso compito.

Laura Cassidy 65 2006 - La perla nera


«È una bella giornata, mia signora. Non vorreste passeggiare nei
giardini?» suggerì, sperando di scacciare quel ricordo angosciante.
«Mmh... Sì, perché no? Aiutatemi a vestirmi e sfideremo il freddo
insieme.»
Bess la aiutò così a indossare un semplice abito di velluto scarlatto e le
legò i capelli. Notò di nuovo quel collo sottile, bianco come il latte e più
lungo di quello delle altre donne. Avvolse premurosamente un manto di
pelliccia attorno alle spalle della regina, poi corse ad aprirle la porta.
Si avviarono lungo il corridoio e scesero poi le scale che conducevano al
piano inferiore, dove regnava un profondo silenzio. Nel passare accanto a
un'alcova ricavata nel muro, coperta da una pesante cortina di velluto,
udirono una risata di donna levarsi da dietro di essa.
Anna sorrise. «Chi amoreggia a quest'ora del mattino? I miei cortigiani
diventano sempre più insolenti!» Mosse qualche passo, poi però parve
cambiare idea e tornò indietro. Si avvicinò all'alcova e scostò la tenda con
un gesto deciso.
Di fronte al suo sguardo allibito c'era suo marito Enrico, seduto accanto
a Jane Seymour, con un braccio avvolto attorno alle spalle di lei, il viso
chino sul suo. Anna dapprima impallidì, poi divenne paonazza.
Prima che Bess potesse intervenire, la regina si era già lanciata
sull'avversaria e l'aveva tirata in piedi, afferrandola per le spalle. Assestò
uno schiaffo sonoro sul volto pallido di Jane, e gliene avrebbe dato un altro
se Enrico non fosse balzato in piedi, prendendole i polsi per
immobilizzarla.
Dopo aver rivolto uno sguardo atterrito in direzione di Bess, Jane
Seymour corse via.
«Dimenticate come si comporta una regina» la rimproverò Enrico.
«Io non dimentico niente» ansimò Anna. «Come osate comportarvi in
modo tanto insolente, alla piena luce del sole? Siete voi a dimenticare di
avere già una moglie, e preferite invece divertirvi con una delle sue
cortigiane!»
«Non avevate il diritto di colpirla...»
«Se necessario, lo farò di nuovo!» lo contraddisse la regina.
Vedendo le grosse mani di Enrico stringersi con troppa forza attorno ai
polsi sottili della moglie, strappandole un gemito, Bess fu costretta a
intervenire. «Vostra Maestà, vi prego di ricordare le condizioni della
regina...»

Laura Cassidy 66 2006 - La perla nera


Enrico la lasciò andare subito, e si volse verso Bess. Per un attimo gli
scorse una tale rabbia sul volto da averne paura. «Portate la vostra signora
nelle sue stanze!» le ordinò lui infine. «Per oggi non vogliamo più
vederla.»
Bess prese Anna per il braccio e la condusse via, lungo il corridoio.
Enrico rimase a fissarle per qualche istante, poi girò sui tacchi e si avviò
nella direzione in cui si era allontanata Jane Seymour.
Tornata in camera, la regina si lasciò cadere il mantello dalle spalle.
Iniziava a calmarsi, finalmente, ma era ancora scossa da brividi
incontrollabili.
Bess la condusse verso il letto, la fece sdraiare e la coprì con una
coperta. «Vado subito a chiamare mia cugina. Di sicuro Meg avrà un
cordiale da darvi...»
La regina giaceva inerte, fissando il soffitto. «No, Bess. Chiamatemi
lady Leicester e lady Fitzroy. E avvertitele che sono iniziati i dolori.»
«Oh, no, signora!» gemette Bess. «È troppo presto!»
«Lo so, Bess. È troppo presto... e troppo tardi» mormorò Anna,
sofferente. Bess corse alla porta e chiamò aiuto. Un attimo dopo la stanza
era stata invasa da donne vocianti.
Meg la prese per il braccio e la condusse via. «Venite, Bess, non è
questo il nostro posto, ora.»
Ore dopo, mentre sul palazzo sorgeva una luna esangue, la regina diede
alla luce il bambino che portava in grembo. Nacque già morto, il
maschietto che Enrico aveva tanto desiderato.
Bess non assistette al colloquio tra marito e moglie che ne seguì, ma udì
lo sbattere rabbioso della porta quando il re lasciò la camera della regina.

Furioso con Anna, Enrico aveva richiamato i gentiluomini del suo


seguito ed era partito per Whitehall. I pochi rimasti a Greenwich si
aggiravano per il palazzo parlando in sussurri imbarazzati. Bess era
tristemente incredula. Tutti si stavano comportando come se fosse stata
colpa della regina se il bambino era nato morto.
Invece la responsabilità era solo e unicamente della sgradevole scenata
di quella mattina. Il re avrebbe dovuto vergognarsi per averla trattata in
quel modo, non si astenne dal dire, davanti a tutti.
Meg la trasse in disparte con aria nervosa. «Bess, non dovete parlare del
re in quel modo. È pericoloso» la ammonì.

Laura Cassidy 67 2006 - La perla nera


Ma Bess non si lasciò zittire.
Come ispirato dall'umore cupo che regnava a corte, anche il tempo tornò
a essere invernale. L'aria divenne gelida e la neve riprese a cadere. Per il
resto del mese di febbraio Enrico si fece vedere a malapena. Trascorreva
sempre più tempo lontano da Greenwich, e Harry Latimar era quasi
sempre con lui. Quand'anche si trovava a corte, lo si vedeva sempre in
compagnia di lady Thomasina.
In un clima tanto deprimente, l'umore di Bess era, di riflesso, sempre più
triste. Nella speranza di distrarsi, un giorno chiese in prestito a Meg uno
dei suoi costumi da amazzone e domandò a uno degli stallieri di
accompagnarla a fare una cavalcata.
Era nelle scuderie, in attesa che le portassero il cavallo, quando si
imbatté in Richard Woodville.
«Uscite a cavallo, Bess?»
Di recente aveva accompagnato Bess e Meg in varie uscite nei giardini,
apparendo al loro fianco all'improvviso, come se avesse sempre saputo
dove, e quando, trovarle all'aperto.
«Sì, Richard.» Lo stalliere arrivò allora con una giumenta che la regina
aveva recentemente assegnato all'uso personale di Bess. «Sembrate essere
sempre a conoscenza dei miei spostamenti» lo riprese in tono scherzoso.
Lui arrossì. «Ho incontrato or ora lady Margaret, e mi ha informato del
vostro intento. Non dovreste uscire a cavallo da sola.»
«Mi avrebbe accompagnato uno stalliere. Ma sono certa che rinuncerà
volentieri, data la giornata così fredda» osservò Bess, rivolgendosi con un
sorriso al ragazzetto intirizzito che avrebbe dovuto scortarla, il quale tornò
tutto contento a scaldarsi nelle cucine.
Richard la aiutò a montare in sella. Lui indossava abiti più eleganti del
solito, che doveva essersi fatto fare dopo il suo arrivo a corte.
I due cavalcarono in silenzio per un poco, uscendo dai giardini e
raggiungendo il punto d'accesso al parco. L'abilità di cavallerizza di Bess
era notevolmente migliorata nelle ultime settimane, tanto che, quando
giunsero in aperta campagna, lei si azzardò a lanciare il cavallo al galoppo.
Richard la seguì.
Quando rallentarono, furono investiti da una folata di vento, che portava
con sé qualche fiocco di neve ghiacciata.
Bess sollevò gli occhi al cielo. «Sta per cominciare a nevicare.»
«Potremmo rifugiarci tra gli alberi. E anche se fa freddo, il cielo resta

Laura Cassidy 68 2006 - La perla nera


terso» tentò di persuaderla Richard. Non aveva nessuna intenzione di
rinunciare alla compagnia di lady Bess così presto, almeno non per colpa
di una manciata di neve. Nel corso degli ultimi giorni avevano scambiato
solo due o tre parole. Presto sarebbe dovuto tornare a casa: era anzi già
rimasto molto più del dovuto, con gran disappunto dei suoi genitori.
«È da tanto che desidero parlarvi da sola, Bess» le rivelò.
«È perché non vi unite mai a noi, alla sera» tergiversò lei, ben sapendo
però che prima o poi avrebbe comunque dovuto ascoltare quanto lui voleva
dirle.
«Non oserei mai strapparvi alla compagnia dei vostri amici» spiegò lui.
«Sembrate ben accetta presso tutti i circoli, anche quelli più elevati.»
Bess rimase in silenzio. In effetti la sua amicizia con la regina le aveva
aperto molte porte.
«Sapete però che non è certo quello il mio posto» gli fece notare.
«Lo so!» rispose lui con slancio. «Voi siete diversa da loro... più dolce e
sensibile...»
«Pensate di conoscermi davvero bene» lo interruppe lei. «Ma forse vi
ingannate.»
«Di sicuro vi conosco abbastanza per essermi fatto un'ottima opinione di
voi» ribatté Richard. Poi parve esitare, quasi temendo di porle la domanda
successiva. «Ditemi, Bess, tra voi e sir Harry Latimar non è stato stabilito
alcun accordo particolare?»
Al solo udir pronunciare quel nome, Bess impallidì. «Avete visto
qualcosa che ve lo fa presumere?» gli domandò a bassa voce.
Lui agitò la mano in un gesto spazientito. «Non sono bravo a giocare
con le parole, Bess. Posso solo dirvi che le vostre attenzioni per
quell'uomo mi sono parse evidenti.»
D'istinto, Bess fu tentata di ingiungergli di badare ai fatti propri, poi però
capì che dietro quelle parole si celava un affetto sincero.
«Non c'è nulla tra di noi, tranne...» esitò. «Tranne un'attrazione
reciproca. A volte capita, Richard.» Non era sua abitudine mentire
riguardo ai propri sentimenti, perché ciò che provava per Harry andava ben
oltre l'attrazione, tuttavia quelle parole le erano sfuggite senza che quasi se
ne accorgesse.
«Lo so» convenne Richard, grave. Erano giunti in cima alla collina.
Sotto di loro si stendeva un laghetto ghiacciato. Il paesaggio era avvolto in
un silenzio spettrale, perfino gli uccelli tacevano. «Ma una semplice

Laura Cassidy 69 2006 - La perla nera


attrazione non è la base migliore per un rapporto serio e duraturo»
continuò. «Ci vogliono rispetto e tenerezza. E sir Latimar non mi pare né
rispettoso, né tenero.»
«Non vi piace affatto, vero?»
«Non ho nulla contro di lui, ma vedo come si comportano i cortigiani a
cui si accompagna. Con la loro condotta arrogante, si prendono gioco delle
virtù a me più care. Virtù che vedo incarnate in voi.»
Bess arrossì. «Voi mi date troppo credito, Richard» si schermì.
«Non è vero. Sto solo dicendo che noi siamo simili, Bess. Condividiamo
gli stessi valori. E ora vi dirò qualcos'altro. Qualcosa di... di molto
importante per me.»
Lei si accinse ad ascoltarlo, e sotto il suo sguardo attento, Richard si
dimenticò il discorso preparato con tanta cura. «A... anche se ci
conosciamo da poco» balbettò, «ho capito di non aver mai incontrato una
donna come voi.» Di nuovo indugiò, sempre più a disagio. «Vostra cugina
Margaret mi ha dato il permesso di chiedervi se... Bess, dovete aver capito
che cosa sto per dirvi!» terminò in tono esasperato.
Alla fine si era deciso a nevicare, e in breve furono circondati da fiocchi
danzanti.
«So che è troppo presto» riprese Richard con voce più controllata. «Ma
sto per tornare casa, e spero di poterlo fare portando con me una vostra
buona parola.»
«Non posso promettervi nulla, Richard.»
«Non voglio promesse, Bess, se non quella che terrete in mente quanto
vi ho detto.» Si slanciò in avanti per afferrarle entrambe le mani. «Lo
farete?»
«Va bene, Richard. Terrò in mente quanto mi avete detto» sospirò lei.
«Ma ora devo tornare a palazzo. La regina potrebbe aver bisogno di me.»
E con ciò, Richard dovette accontentarsi. Girarono i cavalli e coprirono
il percorso inverso a quello compiuto poco prima, mentre la neve cadeva
sempre più fitta.

Passò il mese di marzo, e l'arrivo di aprile trovò il palazzo ancora


coperto di neve. La presenza di Enrico a Greenwich diveniva sempre di più
un evento raro, il che fomentava le voci secondo le quali fosse sua
intenzione separarsi dalla moglie in modo definitivo. Nonostante ciò, Bess
continuava a difendere la regina a spada tratta, senza curarsi di nascondere

Laura Cassidy 70 2006 - La perla nera


ad alcuno la propria parzialità per Anna Bolena.
Un giorno di fine aprile, Meg e Bess erano a passeggio nei giardini
quando sulla loro via si parò di colpo sir Harry Latimar. Assorta com'era in
tristi pensieri, Bess sobbalzò. Non sapeva nemmeno che lui fosse a corte,
dato che il re si trovava a Wolf Hall.
«Vorrei parlare con Elizabeth, lady Margaret» esordì Harry in tono
autoritario. Meg non ebbe altra scelta che allontanarsi, rimanendo però nei
paraggi, per tenere d'occhio i due con aria preoccupata.
«Bess» riprese lui senza tanti preamboli. «Ho sentito molto parlare del
vostro appoggio alla regina, e sono venuto ad avvertirvi di stare attenta a
ciò che dite.»
«Non sono l'unica a parlare così» rispose lei con calma.
«Sì, ma voi siete l'unica per cui io mi preoccupi» precisò lui.
«Ricordatevi che quando il pescatore getta la rete, assieme al pesce grosso
restano intrappolati anche i pesci piccoli.»
«Siete dunque diventato pescatore, Harry?» lo canzonò lei.
Un velo di rossore colorò appena l'incarnato pallido di lui. La prese per
le spalle e la costrinse a sedersi su una panca di legno coperta d'edera. «Il
re sa essere crudele nel liberarsi di chi causa la sua ira.» Abbassò la voce.
«Che si tratti di regine, o di dame di compagnia.»
«Regine?» ansimò Bess. «Ma, Harry, il re non può essere così furioso
con lei!»
«Il re vuole sposare Jane Seymour» le comunicò lui bruscamente. «E
non c'è nulla che voi, o io, possiamo fare.»
«Voi di certo non avete detto, né fatto, nulla!» lo accusò Bess con
rabbia. «Né lo farete in futuro. Da quanto non vi vedo in compagnia della
regina? Le vostre lusinghe sono tutte per lady Jane, ora!»
Lui rimase in piedi davanti a Bess, svettando su di lei con la sua statura
imponente e il suo sguardo acceso d'ira. «Io sarò diventato un pescatore,
ma voi ora vi comportate come una comare» sibilò.
Bess si alzò. «Il che non vi piace affatto, dato che preferite le raffinate
signore francesi.»
«Mentre voi prediligete la compagnia di un bifolco di campagna»
replicò lui, livido in volto.
«Come osate chiamare Richard bifolco? È un gentiluomo!»
«Richard? Siete davvero in confidenza se lo chiamate per nome. E dite,
quali altre confidenze vi siete presa con lui?» Rivolse uno sguardo fugace

Laura Cassidy 71 2006 - La perla nera


verso Meg, a poca distanza da loro. «Spero che la vostra signora cugina si
premurerà di accertare quali siano le sue intenzioni.»
«Le sue intenzioni nei miei confronti sono più che onorevoli!» ribatté
Bess stizzita. «Diversamente dalle vostre!»
Invece di attizzare ulteriormente la sua ira, quell'accusa riuscì a placarlo.
«Bess, Bess» mormorò tristemente, scuotendo il capo. «Perché dobbiamo
sempre litigare così? Avevo così tanta voglia di vedervi...» Fu come se
quelle parole gli fossero sfuggite dalle labbra.
«Se non sbaglio eravate a Wolf Hall, a una sola ora da qui» lo attaccò
lei, acida. «Non ci sarebbe voluto molto a soddisfare una tale voglia.»
«Il re non mi permetteva di venire a Greenwich» le spiegò lui, risentito
da quel rimprovero.
«Oh, il re non lo permetteva! Ma certo, allora capisco. Capisco che per
Harry Latimar è inconcepibile pensare di offendere il re. Danneggerebbe
troppo le sue ambizioni.»
Furono parole dure, a cui Harry reagì d'istinto, afferrandole il polso e
stringendolo forte, strappandole un gemito. Poi, senza alcun preavviso, la
trasse a sé e le stampò un bacio furibondo sulle labbra.
Quando la lasciò andare Bess rimase un attimo frastornata, quindi lo
schiaffeggiò.
«Come sempre, prima mi provocate, poi vi affrettate a difendere la
vostra virtù, ma troppo tardi» fu il secco commento di lui.
Nel frattempo era accorsa Meg, incapace di restare in disparte un solo
istante di più. «Bess, milord, questo comportamento indegno...»
Harry non le permise di terminare. «Avete ragione, lady Meg.» Recava
ancora sulla guancia l'impronta della mano di Bess. «Vi chiedo perdono.»
In un gesto non d'omaggio, ma di scherno, si inchinò davanti all'ancora
ammutolita Bess, quindi si allontanò.
Meg afferrò la cugina e la trascinò nella loro stanza. Quando furono sole
le parlò senza nemmeno tentare di contenere l'ira, impartendole una vera e
propria lezione di moralità.
«Avete ragione» sospirò Bess quando ebbe terminato. «Ma...»
«Niente mal» tuonò Meg. «La vostra condotta è stata del tutto
inaccettabile. Per non parlare del povero sir Richard...»
«Che cosa c'entra Richard?» si difese Bess. «È solo un amico.»
«Per voi, ma lui la vede diversamente, credetemi! Ha intenzione di
andare a parlare con vostro padre quando sarà tornato a casa. Come potete

Laura Cassidy 72 2006 - La perla nera


rifiutare il futuro di sicurezza che vi sta offrendo?»
Sicurezza! Bess prese la collana d'ambra che portava al collo e si mise a
tormentarne i grani con le dita. Sì, Richard rappresentava la sicurezza.
Un'unione solida e tranquilla della quale la madre di Bess sarebbe stata
entusiasta. Eppure...
Persa in quelle riflessioni, Bess abbassò lo sguardo sul coltello con cui
Meg aveva iniziato a sbucciare una mela. La luce del sole al tramonto si
rifletté proprio allora sulla lama, illuminandola di riflessi insanguinati e
trasmettendo a Bess un brivido premonitore, mentre l'avvertimento di
Harry riguardo alla sua amicizia per la regina le risuonava nella mente.

Durante la prolungata assenza del re, Greenwich era stato un luogo cupo
e silenzioso, ma ora il sovrano era ritornato per i festeggiamenti del primo
di maggio, e Anna aveva fatto un ultimo sforzo per cercare di compiacere
il suo regale consorte. Quello stesso pomeriggio si sarebbe infatti tenuto un
torneo, seguito da un ballo in grande stile.
I cuochi erano indaffarati da giorni a preparare pietanze prelibate, e una
compagnia teatrale ambulante era stata chiamata per allietare la corte.
L'ordine era quello di essere felici e di divertirsi, decretò la regina, e
ognuno avrebbe dovuto indossare gli abiti più eleganti che possedeva.
Quella mattina la principessa Elisabetta era partita, salutando la madre
con la manina, sporgendosi dal finestrino della carrozza. Doveva essere
stato un duro colpo per Anna, aveva pensato Bess osservando quell'addio,
ma la regina si era subito imposta un'aria gaia in preparazione della lieta
serata che aveva organizzato per intrattenere il re.
Quel pomeriggio, mentre Meg portava alla regina il vestito che ella
avrebbe indossato al ballo, Bess rimase seduta a guardare fuori dalla
finestra con aria pensierosa. Il torneo sarebbe stato composto da tenzoni
amichevoli, prove di abilità e di forza più che veri e propri scontri.
Indecisa su quale abito indossare, e avendo a disposizione una scelta
comunque limitata, Bess si alzò ed estrasse il suo vestito di velluto color
ambra. Proprio in quel momento fece il suo ingresso Kate Mortimer,
sbadigliando, con il volto ancora impastato del belletto applicato la sera
precedente.
«Oh, lady Bess, non vorrete indossare ancora quell'abito!» sbuffò con
aria annoiata. «Se ne sono stufa io, immagino come dobbiate esserlo voi!»
Bess arrossì: in effetti era proprio così. «Mi va benissimo, Kate» mentì.

Laura Cassidy 73 2006 - La perla nera


«Non oserei mai chiedere a Meg un'altra delle sue vesti in prestito.»
«Non era mia intenzione offendervi» rise l'amica, lasciandosi cadere su
di una panca vicino alla finestra. «Ho un delizioso abito di velluto nero che
non indosso mai» meditò a voce alta. «Mi fa sembrare pallida come un
cencio, ma a voi starebbe a meraviglia.»
«Grazie, Kate, ma sono contenta di ciò che ho...» iniziò Bess.
«Oh, vi prego, accontentatemi! Quell'abito mi rimorde la coscienza,
perché l'ho pagato parecchio per non sfoggiarlo mai. E oggi tutti saranno al
massimo dell'eleganza.» Si arrestò un attimo, poi una luce maliziosa le
accese lo sguardo. «E so per certo che lady Thomasina indosserà uno
splendido abito nuovo.» Si interruppe di nuovo, questa volta per studiare la
reazione di Bess. «Non vi farebbe piacere riuscire a rubarle un poco la
scena, dopo che lei l'ha rubata a voi?»
Bess lasciò cadere il velluto color ambra. «Non vi capisco, Kate.»
«Invece io credo che mi capiate, ma ve lo posso anche spiegare chiaro e
tondo. Mi riferisco a Harry Latimar.» Nel dire ciò, Kate evitò di guardarla,
fingendosi occupata a lucidare gli anelli che portava alle dita.
«Harry Latimar non conta nulla per me, e io non conto nulla per lui» fu
la secca risposta di Bess.
«Davvero? Non so perché, ma stento a credervi.»
«E comunque sir Harry è già fidanzato» aggiunse Bess, piccata.
«Sì, ma non se ne farà nulla per anni. Suvvia, Bess, non mentite. Basta
avere un paio d'occhi per vedere che cosa sta succedendo tra voi due.
Perché negarsi una piacevole avventura con un affascinante gentiluomo?»
Bess era troppo imbarazzata per rispondere, così Kate si alzò e si avviò
verso la porta. «Fate come credete, ma per quanto riguarda il prestito del
mio abito nero sappiate che sono irremovibile.»
Bess sospirò. «Va bene, Kate. Siete molto gentile.» «Vado subito a
prendervelo. Così metterò a tacere un poco la mia cattiva coscienza.» Si
accese di un sorriso birichino. «Quanto a voi, so già che avete una
coscienza immacolata, beata voi. Spero solo che possa tenervi caldo in
queste fredde notti solitarie.»

Alle due in punto Bess prese posto nella tribuna sovrastante l'area in cui
si sarebbe svolto il torneo. Era decisamente compiaciuta del proprio
aspetto: come previsto da lady Kate, il velluto nero accentuava la
luminosità dei suoi capelli e della sua pelle. Non indossava alcun gioiello,

Laura Cassidy 74 2006 - La perla nera


e si era legata i capelli con un sottile nastro dello stesso colore e materiale
del vestito.
Parecchi occhi carichi di ammirazione la seguirono mentre si faceva
largo tra gli spettatori per raggiungere il proprio posto, poco più sopra del
quale si trovava il baldacchino reale, dove il re e la regina erano, per la
prima volta dopo lunghe settimane, seduti l'uno accanto all'altro.
Enrico aveva però un'espressione risentita: all'ultimo minuto una vecchia
ferita procuratasi a caccia era tornata a infastidirlo, impedendogli di
prendere parte al torneo come suo solito e relegandolo al ruolo di
spettatore. Accanto a lui, Anna, vestita di giallo, con i capelli sciolti e
ornati di topazi e nastri in tinta con l'abito, si stava impegnando al massimo
per divertirlo e intrattenerlo.
A uno a uno, i contendenti entrarono nell'arena, sfilando davanti alla
regale coppia in sella ai loro destrieri ornati di piume variopinte. Bess fissò
subito lo sguardo su Harry, facilmente riconoscibile ancora prima che si
sollevasse la visiera dell'elmo, a causa della sua altezza e del suo
purosangue corvino.
Secondo l'usanza, ogni cavaliere doveva richiedere un pegno alla dama
da lui favorita. Ovviamente la regina fu oggetto di numerose richieste, che
accontentava togliendosi un nastro dai capelli per gettarlo al postulante.
Ogni volta che faceva ciò Bess notò con stupore che il re assumeva
un'espressione meditabonda, fissando i suoi occhietti acuti sul cavaliere
che riceveva l'ambito pegno.
Fu presto il turno di Harry. Egli sollevò lo sguardo per incontrare quello
di Bess. «Posso avere l'onore, milady?» La sua voce decisa si levò sul
clamore della folla.
Bess arrossì e il cuore prese a batterle forte. Rapida, sciolse il nastro che
le legava i capelli, nel quale era rimasta impigliata una ciocca biondo
cenere, e lo gettò al gentiluomo.
Harry lo afferrò con destrezza, ma proprio in quel momento, una donna,
seduta proprio dietro a Bess, si chinò in avanti per parlare. «Credo che
milord si fosse rivolto a me, signora...»
Elizabeth si voltò e si trovò dinnanzi lady Thomasina, che la fissava con
gli occhi stretti per la rabbia. Quel giorno era vestita di viola. Si tolse un
braccialetto di ametista e lo gettò in basso, costringendo Harry a prenderlo
al volo.
Il valente cavaliere si trovava ora in una posizione a dir poco

Laura Cassidy 75 2006 - La perla nera


imbarazzante: in una mano teneva infatti il nastro di Bess e nell'altra il
braccialetto di lady Thomasina. L'intervento inatteso di Tom Spalding gli
impedì di scegliere. Lord Spalding lo raggiunse infatti al galoppo e gli
strappò di mano il nastro di Elizabeth, legandolo poi alla punta della
propria lancia.
Di fronte a un tale insulto un mormorio emozionato si levò dagli astanti,
ma il re si era già stufato di quelle schermaglie. «Iniziate, iniziate!» ordinò,
seccato.
Con uno strappo rabbioso, Harry fece girare il cavallo, passando così
vicino a quello di Spalding da fargli quasi perdere l'equilibrio.
Bess si appoggiò allo schienale della sedia, il volto in fiamme. Dietro di
sé udì la risata arrogante di Thomasina. Gettandosi uno sguardo alle spalle
scorse gli occhi scuri di Anna Bolena che la fissavano con simpatia.
Ben presto gli eventi del torneo riuscirono in parte a distrarla
dall'umiliazione subita. Per primi scesero in campo il fratello della regina e
Harry Norris, uno degli uomini più vicini al re. Fu una lotta senza
quartiere, e le grida di incoraggiamento della regina si udivano al di sopra
di tutte le altre. Quando Norris cadde rovinosamente a terra, la sovrana
emise un gemito preoccupato e a Bess non sfuggì il modo in cui lo sguardo
sospettoso del re si fissò prima su di lei, poi sull'oggetto di tale
preoccupazione.
Seguirono altri scontri, finché solo due cavalieri furono rimasti in lizza
per l'alloro del vincitore: Latimar e Spalding. Ancora e ancora le loro lance
si scontrarono, senza che nessuno dei due riuscisse a prevalere. Harry era
più controllato, più agile nelle mosse, ma Tom Spalding aveva dalla sua
l'esperienza su veri campi di battaglia, che gli conferiva un impeto difficile
da fronteggiare.
In uno scontro particolarmente violento, entrambi i contendenti vennero
disarcionati da cavallo, per continuare poi a battersi a terra, a spada
sguainata. La tensione nell'arena era palpabile, perfino il re si sporgeva in
avanti con occhi luccicanti pur di non perdersi un istante di quel
combattimento memorabile.
Infine la folla sembrò trattenere il fiato all'unisono: Latimar era stato
atterrato. Gettata la spada, Spalding aveva sguainato un pugnale per
puntarlo alla gola del nemico. Gli spettatori balzarono in piedi, mentre
Bess si sentiva il cuore battere follemente in gola.
Infine il re si alzò. «Basta così!» ordinò, e Spalding fu costretto a riporre

Laura Cassidy 76 2006 - La perla nera


il pugnale e a tendere la mano all'avversario. Ignorando quella mano
protesa, Harry balzò in piedi con agilità. Dal pubblico si levò un applauso
scrosciante che pose così fine al movimentato torneo.
Bess si alzò e si accinse a lasciare l'arena. Senza il nastro a trattenerli, i
capelli le spiovevano sulla schiena come una cascata di luce. Ancora
frastornata dagli eventi di poco prima, si ritirò in camera sua e ne uscì solo
per andare ad aiutare la regina a prepararsi per il ballo.
La trovò di pessimo umore. Il re, le sussurrò una dama di compagnia,
aveva infatti lasciato Greenwich subito dopo la fine del torneo, senza dare
alcuna spiegazione ad Anna, né tantomeno invitarla a partire con lui.
Bess stava appunto lasciando gli appartamenti reali per andare lei stessa
a prepararsi, quando un paggio la fermò per consegnarle un pacchetto a lei
indirizzato. Tornata in camera lo aprì subito e ne vide cadere fuori il suo
nastro nero. Lesse avidamente il biglietto che lo accompagnava.

L'ho recuperato da lord Spalding, che non aveva alcun diritto


di chiamarlo suo, ed ora lo restituisco alla sua legittima
proprietaria. Mi sono preso la libertà di tenere per me il pegno
più prezioso. Harry.

E infatti la ciocca di capelli rimasta attaccata al nastro non era stata


restituita.
Bess arrossì, poi impallidì. Che cosa aveva fatto Harry per riappropriarsi
del nastro? Tom Spalding era un uomo pericoloso e vendicativo. La
risposta a quell'interrogativo le venne presto offerta da Meg.
Sua cugina entrò infatti poco dopo, rabbrividendo per il freddo calato,
assieme all'oscurità, sul palazzo.
«Oh, Bess, vi siete appena persa una scena memorabile!» esordì.
«Una scena?»
«Latimar e Spalding che si scontravano ai dadi con una foga... come se
fossero stati posseduti dal demonio. E dire che sir Harry è già ridotto senza
un soldo e pieno di debiti a causa della sua passione per il gioco...»
Con un gesto lesto, Bess nascose il nastro e il biglietto di Harry nel
corpetto del vestito. «Che cosa è successo, Meg?»
«Oh, non so come sia finita. Sono venuta via prima che la partita fosse
cessata. D'altronde si era già radunata una folla di curiosi alquanto
soffocante.»

Laura Cassidy 77 2006 - La perla nera


Bess finse di ascoltare sua cugina che proseguiva a commentare
l'improvvisa partenza del re, ma in realtà i suoi pensieri erano fissi su
quanto Meg le aveva appena raccontato. Ecco come Harry aveva
recuperato il suo nastro, rifletté, delusa. C'era da aspettarselo. Avrebbe
provato più rispetto per lui se avesse afferrato Tom Spalding per il collo,
strappandogli il pegno di mano a viva forza.
«Il re si è adirato con la nostra signora per il modo in cui lei si è
comportata al torneo» stava dicendo Meg. «La poverina sembra incapace
di compiacerlo, di questi tempi.»
«O piuttosto è lui a comportarsi come un bambino viziato» puntualizzò
Bess, ottenendo uno sguardo di rimprovero da parte della cugina.
«Bess, Bess, non dovete parlare così, lo sapete. Ma ora bando alle
ciance, dobbiamo prepararci per la serata.»
Il paggio aveva infatti portato dell'acqua tiepida, e Bess la usò per lavarsi
le mani e il viso. Disapprovava l'abitudine così radicata presso le altre
dame di non lavarsi mai, preferendo invece intridersi di profumo e
impiastricciarsi la faccia di belletto. I loro abiti saranno anche stati lussuosi
ed eleganti, ma al di sotto... A quel pensiero, Bess fece una smorfia
disgustata. Erano un emblema perfetto della vita di corte: scintillante e
raffinata all'apparenza, ma che celava sotto quell'ingannevole superficie
solo corruzione e sporcizia. Indossò l'abito bianco che Meg aveva fatto
cucire per lei. Di seta candida, con il corpetto rigido e la sottoveste
costellata di minuscole perle, e la gonna di un bianco più brillante che
ricadeva in morbide pieghe attorno al corpo snello di Bess. Infilò delle
pantofoline d'oro e si sistemò sui capelli un piccolo tricorno, anch'esso
tempestato di perle.
Insieme a Meg, e con il cuore che le batteva per l'emozione, scese nel
salone dei banchetti.
Lo sguardo di Elizabeth scovò subito Harry nel mezzo della folla, in un
costume d'argento con inserti viola. Era seduto accanto a lord Rochford,
come di consueto, e non le rivolse una sola occhiata per tutto il corso della
lunga cena. Notò che mentre George sbocconcellava qua e là dai piatti
stracolmi di vivande, Harry non toccava affatto cibo. La sua coppa di vino,
invece, veniva riempita di continuo, e perfino da quella distanza si vedeva
che si stava rapidamente ubriacando. A metà del pasto, George si sporse
per posare la mano sul calice dell'amico, come per vietare al servitore di
riempirlo, ma Harry spinse via quella mano, risentito.

Laura Cassidy 78 2006 - La perla nera


La sala era dominata da un'atmosfera tesa, in contrasto con la risata
innaturale della regina, e gli sforzi dei gentiluomini di mantenere viva e
brillante la conversazione.
Perché noi donne non sappiamo mai accontentarci?, meditò Bess con
tristezza. Anna Bolena avrebbe dovuto lasciare che il re restasse con la sua
prima moglie, e lei, Bess, avrebbe dovuto gioire di aver ricevuto la
proposta di un gentiluomo di campagna, buono e onesto. Il suo sguardo si
spostò su Richard, seduto in un angolo, e trovò immancabilmente gli occhi
seri di lui che la fissavano.
Dopo cena, la serata proseguì con la rappresentazione teatrale, che però
non riuscì ad alleviare il malumore generale. Più tardi Meg e Bess si
unirono alle danze, e lei fu sorpresa, e un po' intimidita, quando George,
lord Rochford, si fece avanti ad invitarla.
«Siete più bella che mai, lady Bess» le disse conducendola tra i ballerini.
Danzava con la stessa grazia della sorella.
«Grazie, lord Rochford.»
Proprio in quel momento Harry lasciò la sala. Con sgomento, Bess notò
che anche lady Thomasina era scomparsa.
Come se avesse capito a chi stesse pensando la sua compagna di danze,
George disse: «Harry è abbattuto questa sera, e pensa di tirarsi su di
morale giocando d'azzardo».
«Non mi sorprende.»
George accolse quel commento con una risata. «Inizio a disperare che
voi due riusciate mai a trovarvi. Mi rifiuto di credere che dietro il vostro
aspetto adorabile possa nascondersi un cuore di ghiaccio.»
«Perché mai dovreste interessarvi a noi, milord?» domandò Bess con un
sorriso.
«Forse voglio compiere una buona azione prima di andare incontro
all'eternità.»
«Perché parlate di eternità?»
George le accarezzò la schiena con le sue lunghe dita snelle.«Amo la
vita come chiunque altro, Bess. Ma di recente ho avvertito le nuvole
addensarsi sopra il mio capo.»
«Di certo avete ancora una lunga vita davanti a voi.»
«Forse. Mia sorella è convinta che voi sappiate vedere nel futuro. È
dunque una lunga vita quella che vedete per me?»
Una morsa di gelo strinse il cuore di Bess. «Perché non dovrebbe essere

Laura Cassidy 79 2006 - La perla nera


così?»
«Il mio destino è indissolubilmente legato a quello di Anna. Ciò che
capiterà a lei travolgerà anche me.» La sua voce era un sussurro a
malapena udibile al di sopra della musica.
«Voi siete un fratello leale e affezionato, George.» Era la prima volta
che lo chiamava per nome, ma lo fece con slancio genuino.
«Cara Bess... Non ho un gran rispetto per il genere femminile, ma di voi
potrei anche innamorarmi. Anche se avrei una forte concorrenza con la
quale fare i conti.»
«Parlate di Richard Woodville?» «Parlo di Latimar. Aprite gli occhi,
Bess! Voi siete una donna rara, e lo stesso si può dire di Harry come uomo.
Siete fatti l'uno per l'altro.»
«Non credo che lui sarebbe d'accordo con le vostre parole.»
«Harry è confuso. Non impegnatevi con altri finché tale confusione non
passerà.»
La musica cessò di colpo e i ballerini applaudirono. Bess sollevò la
mano e la posò sulla guancia pallida di George. Non parlarono, ma
qualcosa si trasmise tra di loro prima che lui si inchinasse e si allontanasse.
Bess continuò a ballare finché i musicisti non iniziarono a riporre gli
strumenti. Il nuovo suonatore di liuto stava suscitando molto interesse,
notò, domandandosi dove fosse finito Mark Smeaton.
Si spostò poi in una delle anticamere, dove erano in atto partite ai dadi e
alle carte. Parecchi tra i giocatori la invitarono a unirsi a loro, ma Bess
declinò con un sorriso, raggiungendo il tavolo dove Harry sedeva con Tom
Spalding, giocando alacremente.
Era un gioco di cui lei non conosceva le regole, ma si capiva che per
quella sera la fortuna aveva abbandonato sir Latimar. Da parte sua,
Spalding annotava con minuzia ogni vincita, e la somma di denaro
dovutagli dal suo avversario.
Lady Thomasina era in piedi alle spalle di Latimar. «Avanti, Harry» gli
sussurrò a un tratto, posandogli la mano sulla spalla. «Ritiratevi, la fortuna
non è con voi, oggi.» Si sporgeva su di lui come se egli fosse stato di sua
proprietà. Harry, però, si alzò bruscamente e, ignorandola, si fece largo tra
gli astanti, sparendo.
Bess esitò solo un istante, poi lo seguì. Lo tenne d'occhio mentre si
muoveva con rapidità per i corridoi, fino a raggiungere una lunga galleria
buia, invasa da spifferi di aria gelida. Lo trovò in piedi in una delle alcove

Laura Cassidy 80 2006 - La perla nera


del muro, presso una finestra, con lo sguardo perso nella notte.
Lui si voltò a guardarla senza essere sorpreso di trovarla lì. Aveva gli
occhi stanchi. «Perché mi avete seguito, Bess?» Aveva la voce lievemente
impastata dal vino.
A dire il vero non lo sapeva nemmeno lei. «Sono... preoccupata per voi,
Harry.»
Lui rise e sollevò una mano per accarezzarsi l'orecchino di perla nera. Il
vento si gettava contro le finestre, facendo tremolare la fiamma delle
candele, fino a spegnerle in una raffica più violenta.
Nella gelida oscurità lui mormorò: «Sembrate un fantasma in quell'abito
bianco. Un fantasma che mi perseguita, che non mi dà tregua».
Un pensiero improvviso colse Bess: È cambiato molto da quando l'ho
conosciuto, rifletté. Il cortigiano spensierato e arguto era sparito,
lasciandosi dietro uno sconosciuto. I due si guardarono. «Oh, Harry, che ne
sarà di noi?»
«Noi... Chi lo sa? Ma di George e gli altri... Corre voce che presto
saranno arrestati. Mark Smeaton è stato già preso e si dice che abbia
rivelato dettagli assai pericolosi.» Bess si sentì afferrare dalla paura. «Non
temete per me, cara Bess. Non ci sono voci su un mio imminente arresto.
Sono stato fortunato... finora. Enrico è già seccato con me per il fatto che
sono rimasto quando lui se ne è andato, oggi pomeriggio. Mi ha ordinato di
raggiungerlo domani.»
«Dunque siete più amico del re che della regina» commentò Bess
amaramente.
«Il che, senza dubbio, è stata la mia salvezza. Un ben magro conforto dal
momento che George e i miei amici più cari sono in grave pericolo.»
«Che cosa succederà loro?»
Lui la fissò con grande serietà. «Saranno accusati di tradimento. E anche
la regina.»
Bess ricordò la lama sospesa sul collo di Anna nella sua visione e
rabbrividì.
«Voi avete freddo, Bess. Tornate al caldo. E se avete un po' di buon
senso dovreste tornare in un luogo ancora più caldo e sicuro. Nel Devon,
con Richard Woodville.»
«Preferisco restare qui, al freddo, con voi, Harry.»
Vide i denti di lui luccicare in un sorriso. «In un angolo buio con un
uomo dalla pessima reputazione?»

Laura Cassidy 81 2006 - La perla nera


All'estremità opposta della galleria passò un gruppo di cortigiani
inebriati, parlando e ridendo ad alta voce. Harry trasse Bess da parte, per
coprirla con la propria figura da sguardi indiscreti. La luce della luna le
piovve così sul volto, illuminandolo.
«Dolcissima Bess, a questa luce non parete quasi vera» le sussurrò.
«Invece lo sono, Harry.» Quella poteva essere l'ultima volta che lo
vedeva, che lo toccava. Bess piegò il capo e gli premette le labbra sul
dorso della mano.
«Un bacio per il condannato?» fu l'ironico commento del gentiluomo.
Lei cambiò bruscamente argomento. «Quello che mi avete detto, nei
giardini, qualche settimana fa... Ho sbagliato a rifiutare. Un poco d'amore è
sempre meglio di niente. Anche una sola notte...» Arrossì alla luce candida
della luna.
Lui la fissò sorpreso. Stava recuperando la propria sobrietà, e in fretta.
«Avanti, Bess, non lo pensate veramente. Siete solo sconvolta. E dopo
tutte le vostre belle parole e la vostra strenua resistenza...»
«Ha tutto perso importanza, ora, Harry. Sento di essere cambiata.»
«È solo la brutta atmosfera di questi giorni, il senso di incertezza. È un
periodo strano, ma quando tutto sarà passato potreste pentirvi di questa
decisione.»
Ogni colore le abbandonò le guance. «Mai. Non mi pentirò mai. So che
vi amo, Harry, e voglio stare con voi, anche se per poco. Solo per questa
notte, se è tutto ciò che ci è concesso.»
Lui esitò. Poco tempo prima avrebbe considerato quella resa una vittoria
trionfale, ma se Bess era cambiata, lo era anche lui. Lei non era più solo un
bel corpo e un viso grazioso ai suoi occhi. La sua personalità aveva invaso
tutta la sua vita, stravolgendola.
Bess sollevò lo sguardo sul volto di Harry. «Volete dunque respingermi,
Harry?»
«Sono solo dubbioso di fronte a questo vostro improvviso voltafaccia.»
«Lo so, ma ci ho pensato e ho cambiato idea.» Nonostante la tensione
palpabile, Harry era divertito dalla franchezza di lei. E d'altra parte quella
era proprio una delle qualità che la rendevano unica. Era così ingenua,
schietta, e soprattutto leale verso coloro che considerava amici. Insomma,
la perfetta antitesi alla tipica dama di corte.
E ora quel capolavoro di femminilità gli si stava offrendo, senza riserve.
Quale uomo avrebbe potuto resisterle? Di certo non lui!, inebriato com'era

Laura Cassidy 82 2006 - La perla nera


dal vino e confuso dai futuri, tragici cambiamenti in agguato dietro
l'angolo.
«Venite.» La prese per mano e insieme scivolarono per i corridoi deserti,
fino a raggiungere i giardini del palazzo e il chiosco in pietra nei pressi del
fiume. Il vento era calato, e sopra di loro le stelle splendevano in cielo.
Faceva ancora freddo, ma c'era stato un lieve cambiamento nell'aria, che
sembrava voler ricordare l'arrivo imminente della primavera. Bess spinse
la porta ed entrarono.
L'interno era polveroso e coperto di ragnatele, e la luce gialla della luna
entrava a stento dalle finestre strette. Bess si voltò a fronteggiare Harry e,
con un gesto rapido e deciso, si tolse il copricapo, lasciando che i capelli le
ricadessero liberi sulla schiena.
Gli occhi di lui sembravano volerla divorare, ma non si mosse, così, un
attimo dopo, fu Bess ad andargli vicino, sfiorandolo. Harry la prese tra le
braccia e le baciò la fronte, gli occhi, la bocca.
Bess non udì la porta che si apriva, ma Harry sì, e si ritrasse all'istante.
Nella luce incerta si scorgeva a malapena una figura sulla soglia.
«Bess...» esordì Richard Woodville. «Vi ho visto lasciare il palazzo...»
Irritata e intenerita al tempo stesso, Bess gli rispose in tono distaccato.
«Non avevate alcun diritto di seguirmi, né di spiarmi.»
«Alcun diritto?» ripeté lui, piano. «Sono preoccupato per voi.» Le esatte
parole che lei aveva rivolto ad Harry poco prima.
«Siete di troppo, signore» intervenne Latimar. «Questa dama è in mia
compagnia.» L'enorme divario di rango tra i due era più visibile che mai.
Richard non si diede per vinto e lo affrontò senza esitare. Era più basso,
ma di costituzione più robusta.
«Sono Richard Woodville, signore, dal Devon, e spero che un giorno
questa dama diventi mia moglie.»
«Davvero?» ribatté Harry sdegnoso. «Siete dunque fidanzata a questo
gentiluomo, Bess?»
«Niente affatto» ripose Bess, decisa.
Calò un breve silenzio, al termine del quale fu Richard a parlare.
«Vostra cugina potrebbe aver bisogno di voi, Bess. Il fratello della
regina è appena stato arrestato, e con lui altri due gentiluomini.»
Harry trattenne il fiato. «E la regina?»
«Pare che sia confinata nelle sue stanze.»
Harry si rivolse a Bess. «Devo andare, mia cara.» Stava tremando: di

Laura Cassidy 83 2006 - La perla nera


rabbia o di paura, era impossibile dirlo.
«Certo, torneremo tutti.» Bess si risistemò il copricapo sotto lo sguardo
dei due uomini.
Harry le tenne la mano nell'attraversare i giardini, ma il suo volto era
teso, e si lasciarono poco dopo senza una sola parola. Richard la seguì fino
ai piedi delle scale.
«Bess, so che ora siete scontenta di come mi sono comportato. Ma ho
agito per il vostro bene.»
«Non possiamo parlare ora, Richard. Devo andare da Meg» fu tutto ciò
che seppe dirgli.
Corse su per le scale, nella sua camera, che trovò vuota. Si diresse allora
negli appartamenti della regina, e incontrò Meg nell'anticamera, pallida
come uno spettro.
«Dove siete stata, cugina?» le chiese immediatamente Meg, troppo
agitata per attendere una risposta. «Aiutatemi con questi, vi prego.» Aveva
le braccia piene di abiti, mantelli e pellicce, e pareva incerta su dove
deporli. Nel mezzo della stanza c'era un grosso baule ancora mezzo vuoto,
su cui erano intagliate le iniziali del re e della regina, intrecciate. Bess le
tolse gli abiti dalle mani e li depose su di una sedia.
«State calma, Meg, e ditemi che cosa sta succedendo.»
«Lord Rochford è stato arrestato e ci aspettiamo che anche la regina
venga portata via, da un momento all'altro. Oh, Bess, verremo tutti
interrogati!» «Su che cosa?»
«Devono provare l'infedeltà della nostra signora» bisbigliò Meg.
Nonostante il terrore che si era impossessato di lei, Bess rise. «Ma è
ridicolo! Non potranno mai provare una cosa del genere.»
«Voi non capite. Devono dimostrarlo, è tutto deciso. È l'unico modo per
poterla accusare di tradimento. E Mark Smeaton ha già confessato.»
Mark Smeaton. Possibile che la sua galante infatuazione per Anna
l'avesse spinto a mettere in pericolo l'oggetto stesso del suo amore? «Dov'è
la regina, adesso?» chiese Bess.
Meg si portò il dito indice alle labbra. «Ha preso del sonnifero e riposa.
Mi è stato ordinato di preparare il baule che usa nei suoi viaggi.» Da oltre
le spesse porte di quercia non filtrava alcun suono.
Le due cugine si scambiarono uno sguardo atterrito. Poi, in silenzio, si
accinsero a preparare il baule della regina.

Laura Cassidy 84 2006 - La perla nera


Il giorno dopo, Bess si svegliò alle prime luci dell'alba. Un calpestio di
passi affrettati percorse il corridoio e poco dopo si udì un violento bussare
alle porte degli appartamenti della regina. Lei e Meg scattarono a sedere
nel letto e rimasero in ascolto, poi Meg si alzò e in punta di piedi andò a
socchiudere la porta della loro stanza.
Bess la seguì con il cuore che le martellava follemente in petto. Con le
loro stesse orecchie udirono l'ordine di lord Norfolk affinché la regina
seguisse le guardie del re alla Torre di Londra. Udirono poi la voce
musicale di Anna rispondere in un mormorio inintelligibile. Quando se ne
fu andata, solo i singhiozzi delle damigelle che non si era portata dietro
restarono a spezzare il silenzio spettrale caduto sul palazzo.
Meg richiuse piano la porta. «La Torre...» Quel posto tetro e spaventoso.
Bess se lo immaginava come una prigione di pietra grigia, animata solo dal
rumore dei topi che ne infestavano le celle e dall'acqua che lambiva i
gradini della Porta dei Traditori.
Bess si avvicinò alla finestra e scostò le tende di velluto. Nella notte era
avvenuto un piccolo miracolo e il gelido inverno della sera precedente era
stato sostituito da un limpido mattino di primavera.
«Bene» si sforzò di dire Meg, «dobbiamo scendere, Bess. Forse
scopriremo qualcosa di più durante la colazione.»
Elizabeth, che la notte precedente era caduta spossata sul letto ancora
vestita, si tolse il bell'abito bianco e lo sostituì con il velluto color ambra.
Poi si legò i capelli in un semplice nodo, basso sulla nuca. Guardandosi
allo specchio si vide pallida e stanca, con ombre violacee sotto gli occhi.
La colazione, inutile dirlo, venne consumata in quasi totale silenzio.
Bess si costrinse a mangiare qualcosa, tenendo d'occhio l'entrata, ma Harry
non si fece vedere. A dire il vero, nessuno del suo solitamente chiassoso
entourage era presente, quella mattina.
Era invece presente Richard, che le rivolse un cenno di saluto, senza
però sorriderle come di consueto. Era in tenuta da cavallerizzo, il che fece
capire a Bess che avrebbe lasciato Greenwich quel mattino stesso. In molti
l'avrebbero imitato, sperando di sottrarsi alla bufera che presto avrebbe
travolto la corte.
Dopo colazione, Bess e Meg andarono a prendere i mantelli e
camminarono in nervoso silenzio per i giardini, con il sole che splendeva
sulle loro teste. Seguendo il fiume raggiunsero il molo della regina
Margherita. La sposa francese di Enrico VI aveva amato molto Greenwich,

Laura Cassidy 85 2006 - La perla nera


e aveva fatto costruire quel lungo pontile di legno che si protendeva sul
fiume per facilitare l'accesso delle imbarcazioni in arrivo e in partenza per
Londra.
Era una giornata tiepida, e Bess si ritrovò a chiedersi se i narcisi fossero
già sbocciati, nel Devon. Travolta da un'ondata di nostalgia, si asciugò di
nascosto una lacrima, ma fu presto costretta a riprendersi, perché Richard
Woodville stava avanzando verso di loro con passo deciso.
«Devo parlarvi, Bess.» Si tolse il cappello e se lo rigirò tra le mani.
«Parto per l'ovest oggi. Sono venuto a salutarvi.» Meg colse subito il
messaggio e si allontanò verso l'estremità del molo.
Bess gli sorrise, senza riuscire a parlargli. Quel giorno sembrava ancora
più giovane del solito, ma la sua espressione era determinata. «Sappiate
che ho intenzione di andare da vostro padre a chiedergli la vostra mano.
Mi date il permesso di dirgli che siete d'accordo?» Parlò senza alcuna
esitazione.
Bess distolse lo sguardo verso l'acqua scintillante del Tamigi. «Non
sarebbe la verità, Richard» rispose. «Di certo non vorrete sposare una
donna innamorata di un altro.» Che senso aveva continuare a negarlo?
Lui arrossì. «Non credo che lo amiate. Siete solo... ammaliata da lui. Se
foste a casa vostra, nell'ambiente a cui appartenete, vedreste tutto sotto una
luce diversa.»
«No, Richard» si oppose lei con fermezza.
«Lui non vi sposerà mai, Bess» sbottò Richard. «In questo stesso
momento sta galoppando verso Whitehall per tornare a ingraziarsi il re,
mentre i suoi amici marciscono in prigione. È un inutile, vanitoso
fannullone. Non è degno di voi, Bess. Io, invece, lavorerei duro per voi,
per rendervi felice...»
«Lo so, Richard» lo interruppe lei con un sospiro.
«Tutto ciò che dite è vero. Voi siete buono e leale, e apprezzo molto la
vostra proposta. Ma...» Con sguardo assente, seguì il volo di un uccello a
pelo d'acqua.
«Non mi arrenderò, Bess» ribadì Richard con veemenza. «Il giorno della
nostra cavalcata voi mi avete promesso che ci avreste pensato, e vi chiedo
di mantenere quella promessa.» La prese per il braccio e la costrinse a
guardarlo.
A quel contatto, la testa di Bess prese a girare vorticosamente, i giardini
e il fiume sbiadirono alla sua vista e al loro posto, all'interno di una sfera

Laura Cassidy 86 2006 - La perla nera


luminosa, vide Richard, molto più avanti negli anni, con i capelli striati di
grigio. Era accovacciato di fronte a una bella casa, con le braccia strette
attorno a un bambino che gli assomigliava come una goccia d'acqua. Padre
e figlio si voltavano poi sorridendo verso una figura di donna appena
uscita dalla casa per raggiungerli. Bess socchiuse gli occhi, come per
vedere meglio, ma il volto della donna restava avvolto nell'ombra...
«Bess!» Richard la scosse delicatamente. L'immagine svanì. «Bess, state
male?»
«No, no» si riscosse. «Ma ora dovete andare, Richard. Vi attende un
lungo viaggio.»
«Promettetemi di nuovo che riconsidererete la mia proposta.»
Lei sorrise, ma si limitò a dire: «Che Dio vi assista, Richard».
Lui la lasciò andare, esitò ancora un attimo, quindi si volse e si
allontanò.
Poco dopo Meg le si affiancò. Era visibilmente irritata. «Sciocca
ragazza» la accusò. «Spero vi rendiate conto di che cosa avete gettato al
vento. Quel giovane tiene veramente a voi, e ha ben altro da offrirvi che
una dubbia reputazione.» Era un chiaro riferimento alla relazione che forse
credeva esistere già tra Bess e Harry Latimar.
«Non mi redarguite, Meg» rispose lei. «So di mettere a dura prova la
vostra pazienza» aggiunse in tono assente, poiché la sua mente era ancora
fissa sulla visione appena avuta.
«Sono solo preoccupata per voi, Bess. E nei giorni a venire dovrete stare
attenta a quello che dite, cugina. Molto attenta.»
«Dirò la verità» replicò Bess. «Non basta?»
«Spero solo che le indagini si concentreranno su coloro che conoscono
la regina da più tempo di voi» rispose Meg, sempre più adombrata.
Senza dire altro, le due cugine si presero sottobraccio e si avviarono
verso il palazzo.

Laura Cassidy 87 2006 - La perla nera


5

Due giorni dopo, i timori di Meg divennero realtà, e Bess fu convocata


di fronte a Thomas Cromwell. La fanciulla era nel solar con le altre dame
quando arrivò l'infausta chiamata. Bess depose con mani tremanti il lavoro
di ricamo e si accinse a seguire il paggio. Meg non era presente, ma Kate
la accompagnò fino alla porta della stanza in cui si stavano svolgendo gli
interrogatori.
«Dite il meno possibile, Bess» si raccomandò in un sussurro. «Non
elargite alcuna informazione di vostra spontanea volontà, perché hanno la
capacità di travisare anche il commento più innocente, stravolgendolo a
loro favore.»
Parlava nel suo consueto tono disinvolto, ma al di sotto del pesante
trucco che le copriva il viso le lentiggini, che si sforzava sempre di celare,
erano evidenti come cicatrici. Ha paura per me, pensò Bess con sgomento,
e io ho paura per me stessa! Un conto era stato difendere la regina davanti
ad amici, ma avrebbe avuto il coraggio di sostenere le proprie opinioni di
fronte a un uomo temibile come Cromwell? Aveva già interrogato parecchi
membri della corte, e in molti erano tornati con un'espressione atterrita sul
volto, rifiutandosi di rivelare i dettagli dell'interrogatorio. Altri non erano
affatto tornati, e indovinare il loro triste destino era purtroppo facile.
Il paggio la condusse in una stanza piccola e mal illuminata. Nonostante
all'esterno fosse una giornata soleggiata, le tende delle finestre erano tirate,
e una sola candela ardeva sul tavolo dietro al quale sedeva Thomas
Cromwell.
Quando Bess entrò lui non sollevò nemmeno la testa dalle carte che
aveva davanti, ma le rivolse un cenno imperioso affinché si sedesse su uno
sgabello. Bess obbedì, respirando profondamente. Trascorsero parecchi
minuti senza che Cromwell la degnasse della benché minima attenzione.
Bess raddrizzò la schiena e si posò le mani in grembo. Attese.
Finalmente Cromwell raccolse i documenti in un fascio e li mise da
parte.
«Mi risulta che alcune settimane fa la regina vi abbia regalato un cavallo
di pregio» esordì. «Perché un tale dono?» Evitava di guardarla in faccia.
Per un attimo l'apparente irrilevanza della domanda la lasciò confusa.
«Un cavallo?»

Laura Cassidy 88 2006 - La perla nera


«Sì, milady. Una bestia costosa, proveniente dalle scuderie del re.» Gli
occhi di Cromwell restavano fissi su di un punto indefinito alle spalle di
Bess.
Bess fece un altro respiro. «Oh, sì. Sua Maestà mi diede la giumenta
perché potessi uscire a cavalcare, dato che non possedevo un cavallo.»
«Vi trovate a corte soltanto da poco tempo. Ammetterete che si tratta di
un dono assai generoso per una semplice conoscente.» Senza alcun
preavviso, puntò i suoi occhietti penetranti su di lei, facendola sobbalzare.
Thomas Cromwell non era certo un bell'uomo: basso e in carne, con occhi
color del fango. Era vestito in modo stranamente pesante per la giornata
primaverile, con vesti orlate di pelliccia e un elaborato copricapo di
velluto.
Bess lo guardò dritto negli occhi. «Sua Maestà è ben nota per la sua
grande generosità, signore.»
Cromwell intrecciò le dita e si sporse in avanti. Ecco una delle
amichette di Latimar, pensò tra sé e sé, continuando a studiare Bess. Non
era il tipo di donna che quel fannullone sembrava, in genere, prediligere.
Era bella, sì, ma di una bellezza virginale priva della raffinatezza che
andava per la maggiore a corte.
Bess rimase calma sotto quello sguardo inquisitore, con le mani rilassate
tra le pieghe della gonna.
«È stata forse una ricompensa per un servizio reso alla regina?» insinuò
Cromwell.
«Servizio?»
«Qualche favore fatto alla regina, che lei ha ricambiato con un dono?»
«Favore?»
«Non ripetete ogni mia parola, milady. Credo che abbiate capito che
cosa intendo.»
«Temo di no, signore. Tutti noi serviamo la regina, non è forse così?» La
voce di Bess era incolore. «E non ci aspettiamo nessuna ricompensa in
cambio.»
Cromwell sospirò. Si alzò, dirigendosi verso la finestra. Scostò appena la
tenda per sbirciare fuori. «Vi farò un esempio. Diciamo che la regina vi
abbia chiesto di portare un suo messaggio a un membro della corte.»
«Ho spesso recapitato messaggi per conto di Sua Maestà. Alle sue dame
di compagnia, alla sarta...»
«A un gentiluomo?»

Laura Cassidy 89 2006 - La perla nera


Bess si accigliò. «Un gentiluomo?»
Cromwell lasciò cadere la tenda e tornò allo scrittoio. «Sì, signora,
diciamo a lord Weston, o a lord Brereton.»
Il volto di Bess si distese. «No, certo che no, signore. Non ho mai
portato messaggi a quei gentiluomini, né ad altri.»
Cromwell si lasciò cadere seduto. Aveva interrogato dozzine di
cortigiani. Alcuni si erano mostrati intimoriti, altri apertamente terrorizzati.
Alcuni avevano detto troppo, altri erano come ammutoliti. Ma tutti
avevano manifestato una qualche emozione. Quella fanciulla, invece, se ne
stava seduta tranquilla, come se lui l'avesse appena invitata a fare quattro
chiacchiere sul tempo. Eppure era stata vista in compagnia di tutti gli
uomini che ora lui stava cercando di incriminare, era stata vista parlare con
George Boleyn in più di un'occasione.
«Voi avete spesso, ne sono sicuro, assistito al comportamento della
regina nei confronti del fratello, lord Rochford?» riprese.
«Comportamento?»
«Non ricomincerete con il vostro giochetto delle ripetizioni?» sbottò lui.
«La regina è spesso con il fratello» rispose Bess, arrossendo per il modo
in cui era appena stata redarguita.
«E sapreste descrivermi il loro comportamento?» «Si comportano come
ci si aspetterebbe» fu la sua pacata risposta.
«Si vogliono bene?»
«Certo. Il fratello della regina è secondo nei suoi affetti solo al re.»
Cromwell prese a giocare con un grosso anello che portava al dito.
«Avete forse osservato degli slanci d'affetto tra i due che vi siano parsi...
innaturali?»
Finalmente aveva messo le carte in tavola, e Bess non esitò a reggere il
suo sguardo. «No.» «No?»
«Non ho mai osservato altro che un normale rapporto tra fratello e
sorella» dichiarò.
«Capisco. E la regina ha forse dimostrato un eccessivo attaccamento per
qualche altro gentiluomo?» «Non che io sappia. No.» Seguì un breve
silenzio. L'aria nella stanza era stantia e opprimente, ma Bess rimase
calma, con le dita intrecciate in grembo, in una posa docile e modesta al
tempo stesso.
«E la regina vi regalò la giumenta in un semplice slancio del suo buon
cuore?» Il tono di Cromwell era scettico.

Laura Cassidy 90 2006 - La perla nera


L'interrogatorio era tornato al suo esatto punto di partenza.
«Sì. Sua Maestà è sempre stata molto generosa con le sue dame. Ricordo
una signora del suo seguito che si trovò d'un tratto in gravi difficoltà per la
morte del marito, che aveva lasciato molti debiti, e Sua Maestà li pagò tutti
e...»
«Grazie» la interruppe Cromwell. «Potete andare, signora.»
Bess si alzò, stupita e sollevata che il colloquio fosse già terminato. Si
sollevò le gonne per una riverenza, quindi uscì, richiudendosi la porta alle
spalle.
Il contrasto con l'aria fresca del corridoio le causò un attimo di
stordimento. Per un istante temette di stare per svenire, ma la debolezza
passò e Bess tornò così nel solar. Raccolse il lavoro di cucito abbandonato
poco prima con mani perfettamente salde. «Allora?» le chiese subito lady
Kate. «Sir Cromwell mi ha posto alcune domande, e io ho fatto del mio
meglio per rispondere.»
Kate scrutò l'amica, poi abbozzò un sorriso. «Sono sicura che avete
saputo tenergli testa perfettamente, mia cara.»
Bess infilò un filo di seta rossa nella cruna dell'ago. «Non era una gara,
Kate. Ma il colloquio mi ha messo ancora più in pena per la sorte della
regina.»
«Lo siamo tutte, Bess» sospirò Kate. «Lo siamo tutte...»

I giorni successivi si trascinarono lenti. Tra sospetti e supposizioni,


passarono due settimane. Nessuna sapeva con esattezza che cosa stava
succedendo, ma su un punto non c'era alcun dubbio: la regina sarebbe stata
processata, e la sua corte disciolta. Meg sarebbe allora partita per
raggiungere sua madre in Kent, e Bess costretta a tornare a casa.
«Il re non vorrà nessuno a ricordargli il passato, quando lady Jane sarà
regina» sospirò Meg, mentre si preparavano a lasciare Greenwich per
Hampton Court. Assieme ad altre quattro dame, erano state convocate
laggiù dal re in persona. Il motivo di quella chiamata restava un mistero.
Correva voce che fosse per preparare il corredo nuziale della futura regina,
ma era un pensiero troppo terribile perché Bess potesse anche solo
soffermarsi a considerarlo.
Mentre la barca che le trasportava avanzava sulle acque del Tamigi, il
pensiero di Bess tornò per l'ennesima volta ad Anna Bolena.
Immaginarsela sola e prigioniera alla Torre la riempiva d'orrore.

Laura Cassidy 91 2006 - La perla nera


Pur consapevole che il suo periodo presso la corte stesse ormai per
giungere al termine, Bess era tuttavia decisa a vedere Harry almeno
un'ultima volta. Solo una volta. Ora sapeva per certo che lui non sarebbe
mai stato suo, ma non poteva tornare a casa senza dire addio all'uomo che
amava. Il desiderio che provava per lui si era ingigantito da quando si
erano scambiati quel bacio furtivo nel chiosco, poco prima che la
catastrofe si abbattesse sulle loro vite, dividendole.
Attorno a lei le altre donne chiacchieravano, scambiandosi gli ultimi
pettegolezzi. «... e dicono che perfino Jane Rochford abbia giurato che suo
marito le è stato infedele con la sua stessa sorella...» Quella rivelazione fu
accolta da gemiti sbigottiti.
«Io non ci credo» dichiarò Kate, anche lei nel gruppo. «George è uno
strano uomo, ma non avrebbe mai...»
«Anche Latimar è della vostra opinione» sostenne Madge Fitzroy. «E il
suo rifiuto di confermare le accuse gli è costato la sua piccola, preziosa
ereditiera.»
Bess sgranò gli occhi e fissò la latrice di quella notizia.
«Ah, siamo riuscite a ottenere la vostra attenzione, mia piccola Bess.»
La dama si sporse verso di lei, abbassando il tono di voce. «Già, Harry è
stato punito con la rottura del suo fidanzamento con Kate Bonney.»
«È fortunato a essersela cavata con così poco» mormorò Meg.
«Fortunato, sì» convenne Kate. «Il re gli è troppo affezionato per
colpirlo più duramente, ma è una punizione sufficientemente severa per un
giocatore incallito che sperava di ripagare i propri debiti con la dote della
sua promessa sposa, per poi continuare a condurre una vita agiata a spese
della moglie.»
«Lord Harry ha comunque cercato di difendere l'onore della regina» si
intromise Bess, di slancio. «Non molti sono stati disposti a farlo.»
«Chissà perché, ma non mi stupisce sentire che lo difendete!» fu il
maligno commento di Mary Leicester, al che tutte, tranne Bess e Meg,
risero.
Bess rivolse il volto paonazzo verso il fiume. Anche se Harry era ora
libero dal suo fidanzamento, la situazione non cambiava affatto. Per la
prima e unica volta in vita sua, desiderò di essere una ricca ereditiera, per
poter aspirare a un uomo come Harry Latimar. Subito, però, a quel
pensiero ne seguì un altro, indignato: E se anche fosse? Non vorresti certo
comprare l'amore di Harry!

Laura Cassidy 92 2006 - La perla nera


Finalmente Hampton Court apparve alla loro vista, i suoi mattoni rossi
incendiati dalla luce del sole. Scese dalla barca, le sei dame procedettero
verso il palazzo a piedi, simili a uccelli esotici che avanzavano sull'erba, a
causa dei loro abiti variopinti.
Proprio mentre attraversavano il ponte di pietra sopra il fossato,
all'estremità opposta del ponte apparve il re. Enrico accolse le loro
riverenze con indifferenza. Era vestito in modo assai elaborato, di una
stoffa dorata orlata di pelliccia di lince, e aveva il volto arrossato per il
caldo. Era ovviamente circondato dai gentiluomini del suo seguito, tra cui
non mancava Harry Latimar.
Nel sollevarsi dall'inchino, Bess cercò gli occhi di Harry, ricevendo in
cambio il suo sorriso ironico. Il re proseguì, ma Harry si fermò per
prendere la mano di Bess e portarsela alle labbra. «Come state, mia cara?»
«Bene, grazie.» Il sole del tardo pomeriggio illuminava la figura slanciata
di lui, i suoi capelli dai riflessi ramati, il suo sorriso smagliante. Pur
avendo pensato a lui per due settimane, sentendo disperatamente la sua
mancanza, nel vederselo ora davanti, così bello e sereno, Bess provò una
strana stizza.
Fu come se lui avesse avvertito quell'animosità. «Siete sicura?»
«Sto bene» ripeté lei, «per quanto si possa star bene sapendo ciò che sta
capitando alla nostra regina» aggiunse in tono brusco.
A quelle parole un velo di dolore oscurò gli occhi azzurri di Harry. A
poca distanza si levò la risata di Enrico.
«La vostra lealtà vi fa onore» disse Harry, lasciandole la mano e
avviandosi per raggiungere il sovrano. «Andiamo anche noi, Bess.» Meg la
prese delicatamente per il braccio.

Quella sera la cena venne consumata in un clima assai diverso dai gai
banchetti di Greenwich. Era infatti un'atmosfera più sobria, più raccolta, in
linea con la personalità della nuova compagna del re. Jane Seymour fece
ogni sforzo per essere affabile con le signore appena arrivate da
Greenwich, chiaramente ansiosa di farsi delle amiche.
Se non fosse stato per il pensiero di Anna Bolena incarcerata anche per
colpa di quella donna, Bess avrebbe quasi provato simpatia per lei.
Meg si ritirò presto, ansiosa di poter godere di un poco di riposo
indisturbato prima che anche le altre andassero a letto. Lì a Hampton,
infatti, le sei signore condividevano un'unica stanza, la quale, seppure

Laura Cassidy 93 2006 - La perla nera


dotata di ogni comodità, era ben lungi dall'intimità e dalla pace concessa
dalle stanze private di Greenwich.
Meg si era da poco scusata che subito Tom Spalding apparve come dal
nulla, lasciandosi cadere pesantemente nel posto lasciato vacante da lei.
Bess continuò a sbucciare una mela con aria indifferente. Tom afferrò la
piccola mano di lei, schiacciandola nella propria. Si informò con cortesia
sul suo stato di salute. «Sto abbastanza bene» rispose lei. «Vedo che avete
perso uno dei vostri ammiratori, e un altro ha perso invece i suoi potenti
amici.»
«Tutti abbiamo perso degli amici» ribatté lei, trattenendo la rabbia per
quel commento insensibile.
«Io no. Sono anzi lieto di vedere la corte liberata da qualche persona
indegna.»
«Spero che non vi riferiate a Sua Grazia, milord.» Lui afferrò una
nocciola, la sgusciò e se la ficcò in bocca. «No, Bess. Sappiamo tutti che la
regina non ha commesso niente di male, ma devo ammettere che mi fa
piacere sapere che Rochford riceverà ciò che si merita, finalmente!» Tom
Spalding era stato ferito troppe volte dalla lingua tagliente di George, e ora
si sentiva vendicato.
Bess non seppe più trattenersi. «Forse vi piacerebbe poter brandire voi
stesso la scure del boia» lo aggredì, livida. «Lo fareste con grande
entusiasmo, ne sono certa.»
Lui rimase spiazzato da quell'attacco. «Non è nulla di personale, Bess.»
«Lo è per me. E per coloro che vogliono bene ad Anna e ai suoi amici.»
Tom considerò quelle parole per un istante. «Eppure» disse poi, «la
vostra lealtà dovrebbe restare con il re. Stasera ha un'aria soddisfatta, non
trovate? Lady Jane è una cara fanciulla, più docile di chi l'ha preceduta.»
«E certo la docilità è una dote fondamentale in una moglie» fu il
pungente commento di lei.
Tom azzardò un goffo tentativo di essere arguto. «Una qualità che non
state dimostrando, questa sera.»
«Non aspiro a diventare la moglie di nessuno, al momento.»
Lui si tolse un frammento di guscio di nocciola dalla bocca. «Credevo
che foste promessa al giovane Woodville.»
«Non vedo come vi possa riguardare, ma no... non lo sono.»
«Avete mire più alte, dunque?»
«Non ho alcuna mira. Vi sorprenderà, ma non tutte le donne sono

Laura Cassidy 94 2006 - La perla nera


costantemente impegnate nella ricerca disperata di un marito.»
Spalding rise. «Davvero? Se non vi interessa fare la moglie, quale altra
posizione avete in mente?»
Bess scattò in piedi, incapace di subire le sue allusioni un istante di più.
Lasciandolo a bocca aperta, si allontanò lungo il corridoio, alla ricerca di
un luogo appartato dove poter restare sola.
Aprendo una porta a caso si ritrovò in un ampio salone sulle cui pareti
erano allineati scaffali colmi di libri. Nei candelabri ardevano parecchie
candele, proiettando una luce incerta sui dorsi dei preziosi volumi. Da
quando era arrivata a corte, Bess non aveva più tenuto un libro in mano.
Ne scelse uno e sprofondò in una poltrona, leggendo avidamente.
Trascorse una mezz'ora prima che la fanciulla sollevasse lo sguardo
dalle pagine, e lo fece perché aveva udito dei passi e delle voci che si
avvicinavano. Saltò in piedi e, quando udì lo scricchiolio della porta che si
schiudeva, corse verso una porticina che si apriva nella parete, pensando
che l'avrebbe condotta in corridoio. Invece si ritrovò in uno stanzino
adiacente in cui si trovavano una bacinella, una brocca e altri oggetti per la
toilette. Non vi erano altre porte, né finestre.
Bess rimase immobile nella penombra, con il libro stretto al petto. Di
scorcio, vide il re che entrava nella biblioteca, seguito da Harry Latimar.
Trattenne il respiro, sperando di non essere scoperta a spiarli.
Enrico stava dicendo: «Sembra sempre così sicuro del fatto suo, ma
questa volta voglio dimostrargli che ha torto...». Si avvicinò agli scaffali,
lasciando vagare lo sguardo sulla fila di volumi finché non trovò quello
che stava cercando.
«Sedetevi, Harry» ingiunse poi, mettendosi a sfogliare il libro. «Troverò
quel passaggio e dimostrerò di avere ragione...»
Harry obbedì e per un po' regnò il silenzio, interrotto solo da qualche
borbottio del re e dall'arrivo del paggio con dei rinfreschi. Bess rimase
immobile, trattenendo il fiato, sperando che Enrico trovasse presto ciò che
stava cercando e se ne andasse.
Dopo un poco, Enrico disse: «Siete molto silenzioso questa sera,
Latimar. È forse colpa del tempo?».
«L'atmosfera al momento è piuttosto opprimente, ma non posso certo
imputarne la colpa al tempo» rispose l'altro.
«Non vi capisco, Harry.»
«Sono sicuro di sì.»

Laura Cassidy 95 2006 - La perla nera


Il re chiuse di scatto il libro e lo depose sul tavolo. «Allora diciamo che
preferisco non capirvi. Siete un buon amico e non voglio dovermi risentire
con voi.»
«Dunque un buon amico dovrebbe rimanere in silenzio?»
Ci fu una breve pausa. Henry prese un calice di vino e bevve
avidamente. «Vuotate il sacco, allora, se vi preme tanto.»
Dal suo nascondiglio, Bess vide Harry alzarsi e voltarsi a guardare il re.
«So di essere ritenuto un tipo spensierato, ma la mia leggerezza non
significa che io vi ami di meno. Credetemi, è proprio in nome dell'affetto
che nutro per voi che vi parlo. Vi chiedo di riconsiderare le vostre azioni.»
Enrico si agitò sulla sedia. «È troppo tardi, Harry. Ho imboccato una via
dalla quale non si torna indietro.»
«Un grande uomo può sempre tornare indietro. E voi siete un grande
uomo, come ho sempre pensato fin dal momento in cui vi vidi per la prima
volta, vent'anni fa.»
«Sono già vent'anni? Il tempo vola!» meditò Enrico a mezza voce.
«Sapete, quando ci conoscemmo, io ero un giovanotto e voi un ragazzetto,
ma ricordo di aver pensato che eravate esattamente come il figlio che avrei
desiderato di avere, un giorno. Ma quel giorno non arriverà mai finché
resterò incatenato ad Anna.»
«Ma come può essere? Vi ha già dato la principessa Elisabetta...»
«Harry, è finita!» sbottò il re, di colpo spazientito. «Non devo certo
spiegare a voi che quando la passione per una donna è morta, è del tutto
impossibile resuscitarla.»
Harry rifletté su quella provocazione, poi riprese: «È vero che anche io
mi sono spesso stufato delle attenzioni di qualche signora, ma non ho mai
causato loro alcun male nell'abbandonarle, se non forse un po' di
delusione. Potete voi dire altrettanto?».
Enrico si mosse di nuovo sulla sedia. «Stiamo parlando di tradimento,
ragazzo mio! Perché l'adulterio è tradimento, lo sapete.»
Harry rise, ma chiaramente non era affatto divertito. «Adulterio? Mio
signore, avete accennato alla mia esperienza con le donne, dunque lasciate
che vi faccia appello. Anna non è un'adultera.»
Enrico arrossì. «Ho i nomi, amico mio. Mark Smeaton e...»
«Mark Smeaton.» La voce melodiosa di Harry indugiò su quel nome.
«Eravate presente, signore, quando hanno costretto quel ragazzino a
confessare con la tortura?»

Laura Cassidy 96 2006 - La perla nera


Adesso Enrico si era messo a gridare. «Ce ne sono altri, tra cui il suo
stesso fratello! Confesseranno tutti!»
«Mai. Avanti, sire, ripensateci. Volete liberarvi di Anna? Va bene. Ma
non così, non a prezzo della sua testa.»
«Sostenete la sua causa con molto fervore. Devo forse aggiungere il
vostro nome alla lista dei suoi amanti?»
Bess trattenne il fiato. Il re era fuori di sé. Ci fu una lunga pausa, poi
Harry disse: «Fatelo pure. Aggiungete il nome di Harry Latimar alla lista
di coloro che la amano. Non me ne vergognerei, perché in quella lista vi
sono i nomi di uomini valorosi, che sacrificherebbero la vita per voi!».
«Le cose devono andare così, Harry» tentò di convincerlo il re,
calmatosi un poco. «Anna non si lascerà mai mettere da parte. Lotterà fino
all'ultimo per difendere il diritto al trono di Elisabetta.»
Harry si risedette. Protese le mani sul tavolo per afferrare i polsi del re.
«Poco fa avete parlato di una strada, che sentite di dover percorrere per
forza. Ma sappiate che in fondo a quella strada troverete solo rimorso e
disgusto per ciò che avete fatto!»
Per un attimo resse lo sguardo del sovrano, ma un attimo dopo Enrico
ritrasse le mani, furibondo. «Se non siete con me, siete contro di me!»
ruggì. «Non ci sono vie di mezzo. State attento, Harry, o presto vi troverete
nella Torre con il vostro amico Rochford.»
Harry bevve un sorso di vino, ostentando una calma ammirevole.
«È già stata una spina nel fianco per me» proseguì il re, adirato, «vedere
la vostra costante dedizione nei confronti di quel debosciato. Fin troppe
volte mi avete persuaso a lasciar correre invece di punire la sua insolenza.»
Harry continuò a bere, impassibile. «Come, non dite niente in sua difesa?»
lo provocò Enrico.
Harry depose il calice e si alzò. Il suo viso era mortalmente pallido, e i
suoi occhi scintillavano alla tenue luce delle candele. «Non c'è bisogno che
parli per George, poiché lui è capace di farlo da sé. E temo che egli sappia
più di ogni altro quanto il nostro re abbia perso ogni senso di giustizia.»
Quelle parole caddero nel silenzio della biblioteca come massi. Fu allora
che Enrico sollevò una mano e in un gesto furioso spazzò a terra i calici
dal tavolo. Il vino si riversò sul tappeto come fosse sangue.
«Non tollereremo altro da parte vostra, sir Harry!» tuonò. «Vi ripeto, se
non saprete adattarvi al nuovo stato delle cose perderete ben più della
vostra piccola ereditiera. E ora levatevi dalla nostra presenza!»

Laura Cassidy 97 2006 - La perla nera


Bess rimase impietrita a osservare Harry che lasciava la stanza. Quando
lui si girò un'ultima volta per inchinarsi, gli scorse negli occhi il luccichio
delle lacrime. Il re rimase immobile, con lo sguardo fisso nel vuoto. Di
colpo sembrava invecchiato di vent'anni. Poi anche lui si alzò e lasciò la
biblioteca, sbattendosi dietro la porta.
Bess attese qualche istante finché il battito del suo cuore non si fu
calmato, poi lo imitò e raggiunse Meg nella stanza che era stata loro
assegnata.
Si svestì e si infilò nel letto accanto alla cugina, ma il sonno tardò a
venire. Il suo animo era dominato da ammirazione per Harry e timore per
quanto sarebbe potuto accadergli ora che aveva osato suscitare l'ira del re.

Il giorno dopo Harry non apparve a colazione, né a pranzo, e le ore si


trascinarono, per Bess, con una lentezza straziante. Il re era di pessimo
umore, tanto che nessuno osava accostarlo per timore di farlo infuriare.
Circolavano già numerose voci sul diverbio avvenuto tra lui e Latimar in
biblioteca, e durante la cena la conversazione si svolse quasi
esclusivamente attorno a quell'argomento.
Bess mangiò ben poco e parlò ancora meno, e non appena il pasto fu
terminato si rifugiò nella solitudine dei giardini. Camminò a lungo tra gli
alberi, finché non si rese conto che i rumori e le luci del palazzo erano
ormai lontani. Iniziava anche a fare freddo, e il suo abito lilla stentava a
proteggerla dalla pungente brezza notturna.
Lo spezzarsi di un ramoscello sotto un piede sconosciuto la fece
sobbalzare. «Chi va là?» chiamò nel buio.
Una luce tremula apparve tra i rami e la voce di Harry mormorò:
«Restate dove siete, Bess. Vengo da voi».
La luce si affievolì, poi si fece più intensa, e un attimo dopo lui le era
davanti, con una lanterna nella mano destra e un manto foderato di
pelliccia appoggiato al braccio sinistro.
«Harry» mormorò Bess mentre lui le avvolgeva il mantello attorno alle
spalle. «Mi avete spaventato. Come sapevate che ero qui?»
«Ho seguito la scia del vostro profumo» sorrise lui. «Non è certo l'ora di
girovagare. È quasi mezzanotte.» «Volevo restare da sola per un poco.»
«Sì? Devo dunque lasciarvi sola?» Lei lo afferrò per il braccio,
trattenendolo. «No, accompagnatemi. Temo di essermi smarrita.»
Si avviarono sottobraccio. Bess esitò un poco prima di domandargli:

Laura Cassidy 98 2006 - La perla nera


«Perché siete venuto a cercarmi?».
Lui si arrestò per sistemarle il mantello attorno al collo, e nel farlo le
sfiorò dolcemente il viso. «In un certo senso io vi cercherò sempre.
Ricordatevelo.»
«Oh, Harry... Sembra quasi che mi stiate dicendo addio.»
«Presto sarà inevitabile, no? Voi tornerete a casa e io... io sono in
partenza. Su ordine del re, prenderò servizio presso il re di Francia per un
certo periodo.» «Siete stato bandito, dunque?» «No, no. Enrico è infuriato
perché non approvo le sue azioni. Pensa che un periodo di lontananza
dall'Inghilterra mi aiuterà a veder ragione.» «Vi vuole bene...»
«Quando io avevo dieci anni e lui venti, era il mio eroe, il fratello
maggiore che non ho mai avuto. Avreste dovuto conoscerlo allora, Bess.
Era forte e generoso...» Nel ricordare i tempi passati gli si addolcì lo
sguardo.
«Ora è duro e crudele» concluse Bess. «Non è crudele, solo più vecchio
e deluso dalla vita. È deciso ad averla vinta a tutti i costi.»
«Quindi sua moglie deve morire, e voi andare in Francia! E io...»
«Voi dovete tornare a ovest, sposare il vostro buon pretendente e avere
dei figli belli come voi.»
Erano nel frattempo giunti all'ingresso del palazzo. Bess gli volse le
spalle. «Farò come voglio. Non intendo sposare un uomo quando ne
desidero un altro.»
«Bess» sospirò lui, afflitto.«Sapete che non sono libero di scegliere...»
«L'accordo con Kate Bonney è rotto, mi pare» gli ricordò lei.
«Gli accordi si possono anche rinnovare» rispose lui. «Quando il re
tornerà di buon umore, tornerà anche a essere ben disposto nei miei
riguardi. So che desidera conservare quella ricca ereditiera per uno dei suoi
amici.»
«Basta, non voglio più stare a sentirvi, Harry» sbottò lei. «Nella vita
esiste altro, oltre al denaro, sapete?»
Lo lasciò e si mise a camminare frettolosamente verso il palazzo. Lui la
seguì e la afferrò per il mantello, ma lei lo scacciò. «Non toccatemi! Non
voglio spiegazioni. So di non possedere abbastanza denaro per garantirmi
il vostro affetto...»
La lanterna cadde a terra quando lui la afferrò per le spalle. La fiamma
all'interno si ravvivò e alla sua luce Bess vide il volto di lui acceso d'ira.
«Come osate parlarmi così?» le gridò. «Che cosa sapete della mia vita?

Laura Cassidy 99 2006 - La perla nera


Tutto l'amore di questo mondo avvizzirebbe presto se vivessimo nella
miseria!»
«Perché?» Bess avvertiva la presa solida delle sue mani attraverso la
spessa stoffa del mantello. «Mio padre è vissuto in povertà per vent'anni ed
è rimasto sereno.»
Lui la lasciò andare. «Venite, Bess. Devo riportarvi indietro. Vostra
cugina sarà in pensiero per voi.»
«Non mi avete ancora detto perché siete venuto a cercarmi.»
«Ah... quello. La regina ha mandato un messaggio. Ha richiesto di farle
avere il suo libro delle preghiere, come conforto nel momento in cui...»
Una nube coprì la luna e per un attimo i due furono avvolti dall'oscurità.
Poi passò. «E vuole che siate voi a portarglielo. È stata molto chiara al
riguardo. Il re ha acconsentito e mi ha incaricato di scortarvi alla Torre.»
Il libro delle preghiere della regina. Il piccolo Libro delle Ore. Bess
glielo aveva visto tra le mani innumerevoli volte, mentre ne accarezzava le
pagine con le lunghe dita sottili. «Ma perché io?»
«Non lo so, ma forse sarà il suo ultimo desiderio. Partiremo domani
mattina.»
«Sono orgogliosa di poterle essere d'aiuto» dichiarò Bess con fermezza.
«Ma la Torre... quel posto mi intimorisce.»
«Non preoccupatevi, Bess. Non vi lascerò laggiù. Vi riporterò indietro
sana e salva.» Nel dire ciò le aprì la porta per farla entrare. Quindi la
richiuse dietro di lei, senza seguirla all'interno.
Tornata in camera, Bess trovò Meg da sola. Tra le mani teneva il libro
delle preghiere della regina.
«Sapete che dovrete portarlo a Sua Maestà, domani?»
«Sì.» Bess guardò la cugina negli occhi. «Spero che le arrecherà un poco
di conforto. Ci sono altre notizie?»
Meg sfogliò le pagine del libricino. Erano di filigrana dorata, illustrate
da immagini dai colori brillanti. «La signora è stata processata, giudicata
colpevole e condannata a morte» annunciò in tono incolore. «Suo fratello e
gli altri gentiluomini sono stati giustiziati oggi, e lei attende che il re
decida la data della sua esecuzione.»
Dal piano inferiore le raggiunse il suono di un liuto, accompagnato dalla
voce del successore di Mark Smeaton.
«Non posso crederci» mormorò Bess. Ma era solo un modo di dire,
perché in verità ci credeva, purtroppo, anzi, lo sapeva da tempo. Le sue

Laura Cassidy 100 2006 - La perla nera


visoni non si erano mai sbagliate.
Passando accanto alla cugina, Bess andò alla finestra e scostò le tende
per osservare il cielo. Sopra di lei, la stella preferita di Anna Bolena
splendeva con immutata intensità.

Il giorno successivo Bess si presentò al molo. Harry era già lì e la aiutò


in silenzio a salire sulla barca. Era stata una delle imbarcazioni usate dalla
regina, ma Bess notò che il suo stemma, rappresentante un falcone che si
levava da un letto di rose Tudor, era stato rimosso.
Mentre gli uomini iniziavano a remare, Bess prese posto accanto a Harry
sul sedile di legno intagliato e ricoperto di cuscini, riflettendo che, se le
circostanze non fossero state tanto tristi, quel viaggio per fiume l'avrebbe
entusiasmata parecchio.
Notando che Harry restava silenzioso, fu Bess ad avviare la
conversazione.
«Mi dispiace di avervi parlato in quel modo, ieri sera, Harry» esordì.
«Non ne avevo diritto.»
Lui girò il capo per guardarla, ma non disse nulla. «Ero arrabbiata»
proseguì Bess. «Arrabbiata al pensiero che voi mettiate il denaro dinnanzi
a cose che valgono molto di più.»
Un sorriso gli balenò sulle labbra. «Cose.... come il vostro amore, per
esempio?» Le prese la mano e la tenne tra le proprie. «Di sicuro il vostro
promesso sposo lo merita molto più di me.»
Lei strappò via la mano, seccata. «Perché continuata a parlare come se
fra me e Richard fosse tutto deciso? Non è affatto così!»
«So riconoscere la determinazione in un uomo, quando la vedo. E
Woodville è deciso ad avervi. Non si arrenderà.»
Bess non seppe come rispondere a quelle parole, così fu Harry a
continuare: «Avreste una vita sicura con lui, Bess. Di questi tempi non è
certo qualcosa da disprezzare».
«Forse non è sicurezza, ciò che cerco in un uomo» commentò lei a bassa
voce.
«E allora che cosa cercate, vorrei sapere? Che cosa volete da me, per
esempio? Se non fossimo stati... interrotti, nel chiosco, a Greenwich,
staremmo forse qui a discutere?»
«Avete una bassa opinione di voi, Harry» rispose lei.
L'espressione di lui non cambiò, Harry si limitò a socchiudere gli occhi.

Laura Cassidy 101 2006 - La perla nera


Poi di colpo scoppiò a ridere. «Riuscite sempre a ritorcermi contro ogni
cosa che dico! Volevo solo dire che spesso la passione scema, una volta
che l'oggetto della stessa è stato conosciuto... in senso fisico.»
Bess non apprezzò il suo cinismo. «Capisco. Dunque se vi avessi
conosciuto intimamente mi sarei finalmente resa conto che in fondo tra un
uomo e un altro non c'è poi grande differenza, denaro a parte?».
«Forse» rise lui. «Non sarebbe certo un male se vi convinceste che il
tipo d'amore a cui aspirate non può competere con la sicurezza, d'affetti e
di mezzi, che Woodville può offrirvi.»
Calò il silenzio fra di loro. La barca oscillò lievemente mentre i rematori
cercavano di aggirare uno dei molti isolotti fangosi del Tamigi.
Bess rifletteva su quanto lei e Harry si erano appena detti. Gli invidiava
la capacità di controllare le proprie emozioni, quasi riuscendo a fingere che
non esistessero. Ma non era così: Harry provava dei sentimenti per lei, solo
che era troppo abile nelle schermaglie verbali per arrivare ad ammetterlo
apertamente.
No, l'unico sistema per smuoverlo era quello di provocare una risposta
fisica, incontrollabile. Senza rifletterci troppo, Bess si sporse in avanti e lo
baciò.
Le labbra di Harry si schiusero sotto le sue e, colto alla sprovvista, le
gettò un braccio attorno alle spalle e la strinse a sé, oscurando con la
propria figura il sole che ora splendeva alto e caldo in cielo. Per un istante,
Bess si lasciò trasportare dalla passione incontenibile che li travolse, poi
però si liberò.
«Harry, non siamo soli!»
Lui rivolse un'occhiata frettolosa ai rematori, poi tornò a fissare su di lei
uno sguardo perplesso. Si riteneva un uomo di mondo, era stato con
parecchie donne, ma mai prima d'allora aveva sperimentato un desiderio
così intenso, misto a una tenerezza e un affetto davvero nuovi per lui.
Queste sensazioni, combinate con il rispetto che provava per Bess, lo
facevano sentire esposto e vulnerabile.
«Non vi capisco, Bess. Per me voi resterete sempre un mistero.»
Lei si sistemò i capelli. «Sono sicura che saprete risolverlo, prima o
poi.»
Presto giunsero in vista della loro triste destinazione. Avevano percorso
lo stesso tragitto coperto da Anna due settimane prima e, come lei,
approdarono al Court Gate. Alla regina d'Inghilterra era infatti stata

Laura Cassidy 102 2006 - La perla nera


risparmiata l'umiliazione di dover passare sotto i denti affilati della Porta
dei Traditori.
Guardie armate li scortarono fino all'ingresso della camera della regina,
e lì Harry la lasciò entrare da sola.
Anna era seduta a un tavolino, intenta a scrivere, quando Bess avanzò
timidamente nella stanza priva di mobili, a eccezione di un tavolo e due
sedie. In un angolo c'era il liuto di Anna, con i nastri gialli e viola che lo
ornavano ormai coperti di polvere.
La regina si volse e si alzò con un sorriso sul volto. Le due si sfiorarono
le mani, quindi Bess estrasse dalla borsa che portava con sé il libro
richiesto dalla sovrana. Anna lo prese e lo depose sul tavolo. Indicò a Bess
una delle due sedie.
«Siete in buona salute, Bess?»
«Sì, signora. Ma sono dispiaciuta di vedervi in questo posto terribile.»
Gli occhi di Anna vagarono sulle pareti spoglie. «Mi trovavo qui la notte
prima di essere incoronata regina, sapete? La ruota della fortuna ha dunque
eseguito un giro completo.»
Un raggio di sole si fece strada attraverso una delle strette finestrelle e
cadde sul pavimento, tra le due donne.
Di colpo Anna disse: «Voglio sapere che cosa avete visto... quel giorno
in camera di Elisabetta».
Bess sobbalzò. «Non vi capisco, signora.»
«Credo che mi capiate, invece. Per ben due volte, in mia presenza, voi
avete visto... o avvertito, qualcosa. Penso che la prima volta fosse qualcosa
che riguardava me stessa, e ora posso ben indovinare di che cosa si
trattasse. La seconda volta, però, riguardava mia figlia, e vi prego di
dirmelo.»
Bess scosse il capo. Di colpo sentiva freddo, e il cuore si era messo a
batterle in lenti, cupi battiti. Anna abbassò lo sguardo sulle proprie mani,
ora prive di anelli e ornamenti.
«Capisco» sospirò, delusa. «Be', non ho certo il tempo di supplicarvi.
Me ne è già stato concesso più di quanto me ne spettasse. Enrico mi ha
infatti garantito questo giorno in più, nella sua generosità.» Non vi era
ironia nella sua voce.
Udirono dei passi pesanti in avvicinamento. Bess si alzò e andò vicino
alla regina. «Ho visto la principessa Elisabetta in salute e felice. Più
vecchia, molto più vecchia di quanto non siate voi oggi e...» cercò le

Laura Cassidy 103 2006 - La perla nera


parole giuste. «Portava la corona d'Inghilterra, con grande onore.»
La porta si spalancò e le guardie della Torre apparvero sulla soglia.
Anna si allontanò da Bess. «Grazie per avermi fatto visita, lady Bess.»
Prese il libricino. «E grazie... per il regalo che mi avete fatto oggi.» I suoi
occhi scuri incontrarono quelli della giovane, e ne ressero a lungo lo
sguardo.
«Dio vi assista, mia cara signora» la salutò Bess e, dopo un inchino,
uscì. Camminò per il lungo corridoio buio, attraversò il tetro cortile, fino a
raggiungere Harry, che la aspettava in riva al fiume.
Lui le prese il braccio per aiutarla a salire in barca. «State tremando,
Bess.»
Lei lo guardò, sperando di trovare conforto, ma gli occhi di lui erano
vuoti, il suo volto inespressivo. «È stato così terribile?»
Bess deglutì. «Sono turbata, è ovvio.» Parlava a fatica.
I remi affondarono nel Tamigi. Due cigni, che sembravano ancora più
bianchi in confronto all'acqua scura del fiume, si affiancarono alla barca,
come per scortarla.
«La corte dei Tudor non è certo posto per i deboli di cuore» commentò
Harry, con una smorfia di dolore. «Ieri i miei amici più cari sono stati
messi a morte. Dovrei forse piangere e tremare?»
«C'è sempre spazio per la compassione» rispose Bess con slancio. «Non
dovete sforzarvi di mostrarvi freddo e impassibile.»
«Ciò che io penso, e sento, non cambierà nulla. Loro sono morti. Il resto
di noi deve solo tacere e ringraziare Dio di essere scampato.» Cadde in
silenzio, già pentito di quelle parole aspre, e di aver, anche se solo in parte,
dato sfogo al proprio dolore.
Nemmeno Bess seppe più che cosa dire. Per quanto Harry si sforzasse di
nasconderlo, non era affatto duro e insensibile. Lo spiò di sottecchi, mentre
si tormentava con il dito l'orecchino di perla, in un gesto che ora le era
assai familiare, e, in un certo qual senso, caro.
Harry faceva parte della corte di Enrico fin da quando era un bambino.
Prima come paggio, poi come squire, per divenire infine cavaliere. Con gli
anni era stato costretto a costruirsi attorno un'armatura protettiva, più dura
e impenetrabile di qualsiasi metallo. Ma dentro quella corazza, Bess, ne
era certa, c'era l'uomo che lei amava.

Quella sera Bess scese per cena in uno stato d'animo triste, ma

Laura Cassidy 104 2006 - La perla nera


rassegnato. Aveva infatti preso una decisione: sarebbe andata a casa
appena possibile. Meg avrebbe chiesto al re il permesso di farla partire e
Will Soames l'avrebbe riaccompagnata.
Quando comunicò a sua cugina la notizia questa le strinse la mano con
aria mesta. «È una saggia decisione, mia cara. Mi mancherete molto, ma
d'altra parte anch'io me ne andrò presto. Chiederò il permesso a Sua
Maestà questa sera stessa.»
Più tardi, quando furono iniziate le danze, Harry le si inchinò davanti per
invitarla. Senza osare guardarlo negli occhi, Bess si limitò a scuotere la
testa: ora che aveva preso la sua decisione preferiva evitare la compagnia
di Harry, avrebbe reso solo più difficile la loro imminente separazione.
Harry parve accettare il rifiuto con buona grazia, ma rimase nei paraggi,
e non appena Meg si fu alzata per andare a parlare con il re, lui prese il
posto da lei appena lasciato.
«Meg è andata a chiedere il permesso al re affinché io possa partire
domani» gli comunicò Bess.
«Domani?» Se era sorpreso, riuscì a nasconderlo. «Certo, capisco.
Sappiate che quando mi troverò in Francia mi diletterò nell'immaginarvi su
una spiaggia del Devon, ad ascoltare il rumore delle onde, con il capo
scoperto e... forse addirittura a piedi nudi!»
«Un quadretto davvero rustico, milord» ribatté lei, secca.
«Ecco, sono riuscito di nuovo a indisporvi» sospirò lui. «Che cosa c'è in
me che vi irrita tanto?»
«È la vostra compostezza, signore. Qualsiasi cosa succeda voi restate
calmo e imperturbabile. Vorrei ottenere una reazione spontanea da parte
vostra, una volta tanto.»
Lo sguardo di lui incontrò il suo. «E allora sappiate che voi avete
infranto quella compostezza per sempre, mia signora. Da sveglio
immagino il vostro dolce viso e nei miei sogni conosco ogni dettaglio del
vostro incantevole corpo.» Harry cambiò leggermente posizione per poter
osservare le guance di lei che si colorivano. Sorrise.
«Avete passato il segno, Harry» lo ammonì lei. «Volevo solo
congedarmi da voi in buoni termini, Bess. Ma temo che anche l'ultima
parola che lascerà le vostre dolci labbra nel momento stesso in cui la
carrozza vi porterà via da corte sarà un improperio nei miei confronti.»
Quella battuta le strappò un sorriso. «Non cambierete mai, Harry!»
«E nemmeno voi, o almeno lo spero. Come vi ho già detto più volte,

Laura Cassidy 105 2006 - La perla nera


trovo la vostra diversità rispetto alle altre dame di corte il vostro vero
punto di forza.» Nel pronunciare quelle parole lo sguardo gli cadde su lady
Thomasina, che stava danzando a pochi passi da loro. Si era portata dalla
Francia un unguento a base di piombo e arsenico, con cui si imbiancava il
viso, dando così ancora più risalto ai suoi occhi verdi da gatta.
Bess aveva però notato che la sofisticata dama non dedicava altrettanta
cura al resto della propria persona: laddove la sua pelle non era truccata,
infatti, si poteva distinguere un malsano colorito grigiastro.
«Fino a un po' di giorni fa avreste rivolto questo complimento a un'altra
signora qui presente» lo provocò Bess, seguendo la direzione del suo
sguardo. Kate le aveva infatti rivelato quella mattina che anche lady
Thomasina aveva finito con lo stancare il volubile Harry Latimar, e che i
due non formavano più, quindi, una coppia.
«È tutto finito, adesso» confermò Harry. «Inoltre, quando ero in sua
compagnia dovevo sempre resistere alla tentazione di buttarla nel fiume
per darle una bella lavata.»
Bess scoppiò a ridere. «Harry! Siete davvero impossibile!»
«Vorrei tanto avere un regalo d'addio da darvi» continuò lui. «Ma il mio
borsellino piange. Non ho avuto molta fortuna al tavolo da gioco, di
recente.»
«Sapete come si dice: sfortunato al gioco, fortunato in amore.»
Lui non ricambiò il sorriso di lei, anzi, si fece serio in volto. «Davvero
mi amate, Bess? Sul serio?»
«Sì» rispose lei, semplicemente. «Vi amo davvero.»
La voce di lui si abbassò in un sussurro. «È un dono davvero prezioso,
che non so come ricambiare.»
«Non vi è alcun bisogno che lo facciate, Harry. Solo, non dimenticatevi
di me troppo presto, se potete.»
«Dimenticarvi? Come potete anche solo pensarlo? Mi spezzate il
cuore!»
«Il vostro cuore non è, ne sarà mai spezzato, Harry.» Per un lungo
attimo i loro sguardi rimasero avvinti. Infine Harry abbassò il proprio e,
presa la mano di lei, se la portò alle labbra per baciarla.
In quel momento tornò Meg, e Harry le cedette subito la sedia,
congedandosi in tutta fretta. «Sir Harry ha un'aria abbattuta, questa sera»
osservò lady Margaret.
«È stata una giornata difficile.»

Laura Cassidy 106 2006 - La perla nera


«E domani lo sarà ancora di più» sospirò Meg, guardando la cugina con
aria costernata. «Bess, devo dirvi che non potrete partire domani. Il re ha
proibito a tutti di lasciare la corte prima di dopodomani.»
«E perché mai...» iniziò Bess, poi però si arrestò di colpo, impallidendo,
mentre la terribile verità si faceva strada in lei. «Oh, no... l'esecuzione di
Anna... sarà dunque domani?»
Meg annuì tristemente, mentre un velo di disperazione calava sull'animo
di Bess, lasciandola incapace di rispondere.

Si svegliò all'alba dopo una notte di incubi angoscianti. Era una bella
mattina, ancora avvolta dalla foschia. Si vestì in silenzio e scivolò fuori
dalla stanza. Assistette al sorgere del sole dal giardino fatto realizzare dal
cardinale Wolsey anni prima.
Al momento, nelle aiuole, erano sbocciati solo i narcisi e i giacinti, ma
sui cespugli di rosa si potevano già vedere dei teneri boccioli verdi. Il mese
successivo quel giardino sarebbe stato un vero trionfo di colori, ma lei non
sarebbe stata lì ad ammirarlo.
Trovò una panchina e vi si sedette, rimanendo a lungo immobile ad
ascoltare il tubare dei colombi e il frullare delle loro ali. Poco dopo udì un
certo strepitio, e capì che il re stava partendo. Sarebbe andato a Richmond
ad attendere l'annuncio dell'avvenuta esecuzione della sua seconda moglie.
Harry l'avrebbe di certo accompagnato: forse in quello stesso momento la
stava cercando per dirle addio.
Bess avrebbe potuto alzarsi, raggiungerlo e vederlo così un'ultima volta.
Ma non ne aveva la forza.
Il mezzogiorno la trovò ancora lì, seduta sulla stessa panchina. Allo
scoccare della mezza un rombo di cannone si levò dalla città. Senza sapere
perché, Bess fu certa che si trattava dell'annuncio che l'assassinio regale
era stato portato a termine. Si alzò e ritornò al palazzo.
Mentre passava sotto le tetre arcate di pietra che conducevano al
chiostro, una figura emerse dall'ombra e le sfiorò il braccio.
Bess si fermò e vide il volto di Tom Spalding. Gli rivolse un rapido
cenno di saluto, accingendosi a passare oltre, ma lui le sbarrò il passo.
«Scusate, signore, ho dei doveri da adempiere» gli disse.
«Ah, sì. Ho sentito che lascerete la corte domani.» «Esatto. Devo quindi
preparare il mio bagaglio e salutare i miei amici.»
Lui fissò lo sguardo sul viso di lei, rivolto a terra. «Avete tanta fretta di

Laura Cassidy 107 2006 - La perla nera


tornare alla vostra fattoria?»
Bess non reagì al tono offensivo di lui. «Sono ansiosa di ricongiungermi
ai miei cari e di respirare un'aria più fresca e pulita.»
«L'aria di Hampton non vi aggrada?» «La trovo assai pesante e
corrotta.» Lui fece un sorriso cinico. «Se vi riferite agli avvenimenti di
questi giorni, posso capirvi, Bess. Ma sono qui per discutere di faccende
che ci riguardano molto più da vicino.»
Tra il colonnato di pietra si insinuò una fresca brezza, che scompigliò i
capelli di Bess. Lei si spinse alcune ciocche via dal viso. «Non riesco a
pensare ad alcuna faccenda che possa riguardare entrambi, lord Spalding.»
Mentre Bess riusciva a ispirare tenerezza e rispetto in Harry Latimar, in
un uomo come Spalding la sua bellezza non faceva che portare alla luce gli
aspetti più abbietti della natura corrotta di lui. Avrebbe voluto prenderla
per le spalle e scuoterla fino a cancellarle dal volto quell'espressione
sdegnosa. Cercando di controllarsi, le posò una mano sulla spalla, nel
modo più garbato che poté, ma riuscendo comunque a farla impallidire.
«Come osate toccarmi? Lasciatemi passare, o chiamerò aiuto.»
«Non verrà nessuno a soccorrevi. Il vostro valente protettore è con il re,
al momento, senza dubbio sperando di ingraziarsi la futura regina, come
già fece con la precedente.» Rafforzò la presa.
Bess smise di divincolarsi e chiuse gli occhi. «Dite ciò che avete da dire,
allora, lord Spalding.» Lui si schiarì la gola, colto alla sprovvista da
quell'inattesa arrendevolezza. «Vostro padre è lontano da corte, Bess, e
lady Margaret non è certo la persona più adatta a... consigliarmi. Ho
pertanto deciso di rivolgermi direttamente a voi.» «Per che cosa, milord?»
gli chiese, gli occhi ancora chiusi.
«Bess» disse lui, a disagio. «Vi sto chiedendo di diventare mia moglie.»
Lei spalancò di colpo gli occhi, per fissarlo esterrefatta. Le proposte di
matrimonio non le mancavano di certo, pensò con amarezza, peccato che
provenissero sempre dall'uomo sbagliato!
«State scherzando, signore.» Lui la lasciò andare e indietreggiò.
«Nient'affatto, Bess. Dovete sapere ciò che provo per voi. Credevo di
averlo reso chiaro nei mesi passati.»
«Ciò che avete reso chiaro» riuscì infine a reagire lei, «è la vostra
incapacità di accettare il fatto che io vi trovi disgustoso!» Il tono freddo e
distaccato con cui quell'insulto era stato inflitto lo rendeva ancora più
offensivo.

Laura Cassidy 108 2006 - La perla nera


«Come osate parlarmi così?» ruggì Tom, il volto incendiato dall'ira. «La
figlia indigente di un cavaliere storpio, l'amante scartata di un degenerato!
Dovreste ringraziare Dio per aver ricevuto una proposta onesta da un uomo
del mio rango. Ma di certo preferite le attenzioni di un campagnolo
arricchito oppure di un rinomato scialacquatore...»
«Strano modo di rivolgervi alla donna che vorreste prendere in moglie»
lo interruppe lei, tagliente.
«Voglio sposarvi solo perché so di non potervi avere in nessun altro
modo» dichiarò lui, con brutale franchezza.
«Sappiate che non mi avrete in nessun modo.» Bess alzò la voce.
Scese il silenzio. Poi Bess udì un fruscio di gonne e vide Kate Mortimer
venire verso di loro. La giovane si arrestò, indovinando all'istante di essere
capitata in un momento carico di tensione.
«Mia cara Bess!» esclamò poi. «Vi ho cercato ovunque. Scusateci,
signore.» Si volse a Spalding con un inchino. «Lady Margaret mi ha
chiesto di aiutare lady Bess a preparare i bagagli.»
Detto questo, passò un braccio attorno alla vita dell'amica e la condusse
via con sé.
Quando furono sole, nel palazzo, Kate la osservò con aria divertita.
«Non ci lascerete fino a domani, Bess, ma se vi impegnate sono certa che
riuscirete a raccogliere qualche altra proposta di matrimonio!»
Bess rabbrividì. «Quell'uomo orribile! Che cosa l'avrà indotto a pensare
che io possa mai volerlo sposare?»
«Una cosa va certo detta del vostro fascino virginale» meditò ad alta
voce Kate. «Sembra infiammare gli animi degli uomini, scatenando in loro
il desiderio di offrirvi protezione e sicurezza eterne. Forse dovrei cercare
di imitarvi, nella speranza di rimediare un marito migliore di quel vecchio
rimbambito!»
Come sempre, Kate era capace di farla ridere. «Mia cara Kate» sospirò,
«mi mancherete molto, sapete?»
«Anche voi mancherete a me. Ma se desiderassi rivedervi non avrei che
da seguire la scia dei vostri corteggiatori respinti, e di certo vi troverei
senza alcuna difficoltà!»

Laura Cassidy 109 2006 - La perla nera


6

Il giorno successivo Bess era sulla via di casa. Will Soames non poteva
fare a meno di guardarla di sottecchi mentre spronava il cavallo, una bestia
più giovane e più forte del povero Grey. Meg aveva insistito sul cambio di
cavallo per rendere il viaggio della cugina più confortevole possibile, e a
tal fine aveva anche disposto dei cuscini sui sedili del carro e una coperta
di pelliccia in caso il tempo si fosse rinfrescato. Aveva poi infilato sotto il
sedile un enorme paniere ricolmo di ogni bendiddio, raccomandandosi
innumerevoli volte con Will di vegliare sulla sua protetta.
Quella mattina, nonostante le proteste di Bess, Meg stessa aveva riposto
nel baule della cugina l'abito bianco che le aveva regalato, e anche quello
di velluto color ambra. L'aveva poi aiutata a indossare la veste di seta lilla,
sopra la quale aveva posto il suo migliore mantello, di velluto viola,
foderato di raso.
Bess aveva accettato con gratitudine tutti quei doni, evitando di ricordare
a Meg che una fattoria non era il posto adatto a sete e velluti. Sapeva che
darsi tanta pena per lei stava aiutando Meg a dimenticare i terribili eventi
degli ultimi giorni, che l'avevano trasformata dalla giovane donna serena
che Bess aveva conosciuto a gennaio in una persona più riflessiva, più
attenta ai bisogni degli altri.
E ora Bess e Will erano sulla strada per il Devon. Will era ben
consapevole del cambiamento avvenuto nella ragazza che sedeva al suo
fianco. I suoi modi erano garbati come sempre, ma aveva acquisito una
fermezza e un'autorità che prima le erano mancate, tanto che ora si sarebbe
ben guardato dal trattarla con la scortesia che le aveva usato più volte
all'andata.
Era il tramonto quando raggiunsero il villaggio più vicino alla fattoria
dei de Cheyne. Bess respirò a fondo l'aria pura della campagna, fremente
d'emozione. Ancora qualche miglio e sarebbe stata a casa. Si sarebbe
lasciata alle spalle la vita frenetica che aveva conosciuto a corte, cercando
di dimenticarsi di averla mai anche solo vissuta.
Quando infine il cavallo stanco arrancò su per la salita oltre la quale si
trovava la fattoria, e l'aria si fece salmastra per la vicinanza del mare, Bess
non stava più in sé dalla voglia di riabbracciare i genitori.
La casa era avvolta nell'oscurità, ma all'interno si poteva scorgere il

Laura Cassidy 110 2006 - La perla nera


lume di una candela accesa. Senza nemmeno aspettare che il carro si
fermasse completamente, Bess saltò giù e corse a battere alla porta. Questa
si aprì subito, e sulla soglia apparve Joan de Cheyne.
«Madre!»
«Bess! Oh, Bess.» Un attimo dopo era già stata avvolta dall'abbraccio
della donna, respirando il profumo familiare del pane fatto in casa e della
lavanda. Per qualche istante, dimenticò il dolore che le opprimeva il cuore,
stringendosi a Joan come una bambina smarrita.
«Ma, Bess, non ti aspettavamo... Qualcosa non va?»
«No, madre. Era giunto il momento di tornare a casa, dunque eccomi
qui.»
Giunse anche suo padre, che la prese subito tra le braccia. «Bess,
bambina mia, sono felice che tu sia a casa!»
«È così ben vestita» aggiunse sua madre, lasciando scorrere la mano
sulla fine seta. Ma suo padre preferì concentrarsi sul volto della figlia,
studiandolo con aria preoccupata.
Bess si affrettò a sorridergli. «Sono felice anch'io. Ma sono così
stanca...»
«Vieni subito a letto, allora, piccola. Ti preparo un poco di latte caldo
con il miele» disse Joan, correndo in cucina ad affaccendarsi per celare
l'emozione che rischiava di sopraffarla.
Will Soames, che era rimasto a osservare la scena in silenzio, si sollevò
il cappello per salutare Robert e spronò il cavallo fuori dal cortile.
Bess si lasciò mettere a letto e sorseggiò il suo latte e miele, sforzandosi
di rispondere alle domande di sua madre. Sì, era tornata a casa di sua
spontanea volontà, e la cugina Margaret mandava i suoi affettuosi saluti. E
no, non si era cacciata in alcun guaio che l'avesse costretta a partire così di
fretta.
Joan si diede subito da fare a disfare il bagaglio di Bess, prorompendo in
esclamazioni di ammirato stupore nel vedere i suoi begli abiti nuovi, e
senza mai smettere di tempestare la figlia di domande, finché suo marito
non apparve sulla soglia. «Avanti, Joan, Bess è a casa, ora. Domani avrete
tutto il tempo di parlare.» E la condusse via, richiudendosi la porta alle
spalle e lasciando Bess nell'oscurità.

Elizabeth si svegliò al canto del gallo e alle grida delle galline che si
azzuffavano nel pollaio. Si lavò e vestì, indossando l'abito di lana marrone

Laura Cassidy 111 2006 - La perla nera


con cui era arrivata a corte. Si pettinò i capelli e li raccolse sotto una
semplice cuffietta di cotone bianco.
Sua madre era già uscita a mungere le vacche, ma Robert l'aveva
aspettata per fare colazione insieme. Si alzò quando Bess entrò in cucina e
la baciò con affetto.
«Ti ho aspettato perché volevo parlarti, Bess.» Si risedette e la osservò
tagliare una fetta di pane e cospargerla di burro. «C'è anche del prosciutto,
se vuoi» aggiunse, godendosi la vista della figlia dopo la lunga
separazione.
«Non ho bisogno d'altro, grazie, padre.» Robert passò dunque ad
argomenti più seri. «Abbiamo avuto una visita, la settimana scorsa. Un
giovane uomo chiamato Richard Woodville.»
Lei smise per un attimo di mangiare. «Richard? Qui?»
«Ha fatto una deviazione sulla via di ritorno da Greenwich. Mi ha
chiesto il permesso di tornare a trovarti una volta che saresti stata a casa.
Non ne sei sorpresa, vero?»
Bess chinò gli occhi sul piatto che aveva davanti. «No, padre, ma...»
«È stato molto schietto con noi, Bess. Ha detto che l'hai respinto, anche
se non ha voluto spiegarci perché.»
Nel cortile poté udire sua madre che raccoglieva i recipienti del latte.
«Tua madre è rimasta favorevolmente colpita da quel giovane» proseguì
Robert. «Lo ha trovato... molto adatto.»
«Sì, padre. Lo è.»
«Ma non lo è per te?»
Bess sollevò il capo e trovò lo sguardo attento di suo padre fisso su di sé.
«Ti sei forse affezionata a qualcun altro?»
Bess esitò. Avrebbe voluto raccontargli tutto di Harry, perché era sicura
che lui avrebbe capito. Harry era il tipo di uomo che Robert de Cheyne
aveva frequentato in gioventù, forse si sarebbe addirittura ricordato del
ragazzetto che aveva catturato le simpatie di re Enrico.
Infine disse: «È tutto diverso, a corte. Qui se un ragazzo e una ragazza si
piacciono e i genitori sono d'accordo, si organizza il matrimonio e da lì si
procede. A corte avviene piuttosto il contrario. Sono i genitori a decidere
tutto».
Robert non parve sorpreso dalla piega presa dalla conversazione. «Be',
certo» convenne, «tra famiglie ricche ci sono più elementi di cui tenere
conto. Per esempio i rispettivi patrimoni.»

Laura Cassidy 112 2006 - La perla nera


«Il denaro, certo.» Bess si alzò e si mise a camminare su e giù per la
stanza.
«È sempre utile.»
«Voi e mia madre non ne avete mai avuto molto, eppure... guardatevi!»
«Non ti seguo.»
«Siete felici, no?» insistette Bess.
Ci fu silenzio.
Mano a mano che il giorno nasceva, la cucina veniva invasa dai caldi
raggi del sole.
«Sì, certo» sospirò infine Robert. «Ma quando ti ho vista, ieri, nel tuo
bel vestito di seta, mi sono pentito di essere stato così impulsivo. Di aver
permesso che l'orgoglio avesse la meglio, dopo il mio incidente,
spingendomi a lasciare la corte e i miei influenti amici, che mi hanno
presto dimenticato.»
«Ma non è così, padre! Molti vi ricordano, il re stesso si ricorda di voi!»
A quelle parole il viso di Robert de Cheyne si illuminò per un istante.
Subito dopo, però, tornò ad assumere la sua consueta espressione
rassegnata. «Deve essere molto cambiato anche lui» mormorò come
pensando ad alta voce. «L'uomo che conoscevo io non avrebbe mai
abbandonato la sua prima moglie per un bel visetto.»
Oh, ora ha fatto di molto peggio!, pensò Bess con un moto di angoscia,
rendendosi conto che la notizia dell'esecuzione della regina non aveva
ancora raggiunto quei luoghi isolati.
Finì il suo pane e burro. «Devo andare ad aiutare la mamma. Non ho
dimenticato quanto ci sia da fare, qui.»
Mentre lei gli passava accanto, suo padre la trattenne per il braccio.
«Non dimenticarti nemmeno di Richard Woodville, Bess. È un bravo
ragazzo, e diventerà un ottimo uomo. Sarei lieto di accoglierlo come tuo
marito.»

Pochi giorni dopo Joan ricevette una lettera da parte della madre di
Richard, che venne subito mostrata a Bess con grande entusiasmo. Era una
breve, cortese missiva in cui la gentildonna si presentava e si informava
sulla salute di Bess, ora che la si sapeva tornata a casa. La lettera era
accompagnata da una deliziosa torta con frutta secca e spezie.
Inutile dire che Joan rimase molto colpita sia dalla lettera sia dalla torta,
e ancora di più dal fatto che Richard non sembrava volersi arrendere al

Laura Cassidy 113 2006 - La perla nera


rifiuto di Bess.
Bess, invece, era indispettita da una tale insistenza. Di certo Richard si
illudeva che la lontananza fisica da Harry gliel'avrebbe fatto dimenticare,
ma si sbagliava di grosso, perché i sentimenti che lei provava per sir
Latimar erano più vivi che mai.
Bess respinse così ogni tentativo fatto da sua madre per convincerla a
scrivere a Richard, e per alcuni giorni alla fattoria dei de Cheyne tornò la
calma.
Ma se Joan sembrava essersi rassegnata, non si poteva dire lo stesso di
Richard. Un giorno la famiglia era seduta davanti a casa, godendosi il
pasto del mezzogiorno all'aperto, data la giornata afosa, quando un
ragazzetto in groppa a un grosso cavallo arrivò nel cortile della fattoria,
balzando poi agilmente a terra.
Con mani non esattamente pulite, porse una lettera sigillata al padre di
Bess. «Mi è stato detto di attendere una risposta, signore» annunciò,
lasciando vagare uno sguardo curioso su Bess, in quel momento seduta
accanto al padre.
Robert aggrottò la fronte non appena ebbe letto la missiva. Essa
conteneva infatti un caloroso invito da parte di John ed Emma Woodville
affinché la famiglia de Cheyne facesse loro visita alla fine della settimana.
La tenuta dei Woodville era appena oltre il fiume Tamar, a mezza giornata
di viaggio, e sarebbero potuti rimanere là per la notte, ritornando a casa la
domenica.
Robert scrutò pensieroso il volto della figlia, mentre sua moglie si
proclamava estatica alla sola idea della gita.
«Sta a Bess decidere» intervenne subito lui per raffreddare l'entusiasmo
della consorte. «Andare significherebbe dichiararsi disposta a considerare
la proposta di matrimonio di Richard.»
Bess si passò la mano sul viso imperlato di sudore. Faceva molto caldo,
e l'idea di dover stroncare l'eccitazione di sua madre aumentava il suo
malessere. Quando era stata l'ultima volta che Joan aveva avuto la
possibilità di dormire fuori casa, indossare il vestito della festa, e mangiare
un pasto che non fosse stato preparato e servito da lei stessa? Inoltre Bess
sapeva bene che continuare a evitare Richard non sarebbe servito a nulla,
tanto valeva dirgli in faccia che non aveva alcuna speranza.
«Se siete d'accordo, andiamoci pure. Richard è mio amico, e mi
piacerebbe rivederlo.»

Laura Cassidy 114 2006 - La perla nera


Il ragazzetto fu così rispedito al mittente con l'accettazione dell'invito. I
de Cheyne sarebbero partiti all'alba del sabato per raggiungere Woodville
Manor a mezzogiorno. Joan era fuori di sé dalla contentezza, ma si limitò a
dire: «Grazie al cielo ho appena finito di cucire il tuo abito nuovo, Bess.
Potrai indossarlo per il viaggio e conservare quello di seta lilla per la sera».
Ispirata dai begli abiti che Bess aveva riportato con sé da corte, Joan
aveva infatti usato i propri risparmi per acquistare un taglio di stoffa da cui
confezionare alla figlia una veste nuova. Era di cotone rosa, con una
scollatura modesta e le maniche orlate di pizzo, ricavato da una camicia
smessa di Robert. A Bess andava a pennello e Joan era convinta che così
vestita la sua figliola avrebbe subito conquistato l'approvazione della
signora Woodville.
Da parte sua Joan avrebbe indossato l'unico vestito decoroso che
possedeva: di lana nera, e quindi troppo caldo per quella stagione, ma non
le importava affatto, pur di far fare bella figura a Bess. Robert si sarebbe
presentato in una tenuta del tutto fuori moda, ma di ottimo taglio e
realizzata con stoffa di qualità, che per gli ultimi vent'anni era rimasta a
invecchiare placidamente nell'armadio. Tutto sommato, dunque, la
famiglia aveva un'aria più che rispettabile quando si mise in viaggio,
sabato mattina, in una carrozza presa in prestito dallo zio Bob. La fattoria
era stata affidata a due nipoti di Joan, che li aveva sommersi di
raccomandazioni prima della partenza. Tuttavia le erano bastati pochi
minuti di viaggio per dimenticarsi di quanto si era lasciata alle spalle e per
pensare esclusivamente a godersi quell'inattesa vacanza.
Arrivarono alle scuderie dei Woodville a mezzogiorno in punto.
Nell'attraversare il grande prato davanti alla casa, Bess si sentì afferrare da
un senso di ineluttabilità, perché era proprio quella la casa che aveva
scorto nella visione avuta quando lei e Richard si erano salutati.
Il giovane corse subito ad accoglierli. Aiutò Bess a scendere dalla
carrozza, senza celare il gran piacere che provava nel rivederla. E anche
lei, bisognava ammetterlo, era ben lieta di ritrovare un caro amico. Prima
di deporia a terra la strinse un istante più del necessario. «Bess, cara Bess»
disse, parlando a fatica per l'emozione. Poi si riscosse e si affrettò a
salutare i genitori di lei, con una cortesia che colpì entrambi i coniugi de
Cheyne.
Li scortò quindi verso la casa, dove li attendevano i suoi genitori. Il
signore e la signora Woodville si rivelarono affabili quanto il figlio e Joan

Laura Cassidy 115 2006 - La perla nera


non poté non notare, con sommo compiacimento, le occhiate ammirate che
entrambi rivolsero a Bess.
Sbrigate le dovute presentazioni, si accomodarono tutti attorno a una
tavola elegantemente apparecchiata con stoviglie di peltro tirate a lucido,
disposte su di una tovaglia immacolata. Seppure non vi fosse alcuno
sfoggio di sfarzo, l'arredamento di Woodville Manor testimoniava
comunque l'agio in cui vivevano i suoi abitanti: i mobili non erano
pretenziosi, ma di ottima qualità; il cibo era ben cotto, servito con
efficienza e in abbondanza, e il sidro dolce al punto giusto. Ogni occupante
di quella casa, dalla servetta che disfece il baule dei de Cheyne fino al
padrone di casa, era di aspetto sano e florido.
Mentre il gruppetto chiacchierava amabilmente, Joan non perse
occasione di valutare Richard con attenzione, e giunse alla conclusione che
fosse perfetto per sua figlia. Bello, sì, e anche assennato e cortese, ma
soprattutto follemente innamorato di Bess.
Dopo il lauto pasto gli ospiti vennero accompagnati nelle rispettive
camere. A Joan e Robert era stata assegnata una stanza ampia ed elegante
che si affacciava sul prato antistante la casa. Joan si sdraiò per riposare,
mentre suo marito accettò l'invito del padrone di casa a visitare la tenuta.
Bess fu condotta in una stanza più piccola, sul retro, che, se non avesse
mai visto Greenwich o Hampton Court, le sarebbe certo parsa il massimo
del lusso. Avvicinandosi alla finestra, lasciò vagare lo sguardo sui campi e
i boschi, apprezzando molto la splendida vista. In quel posto aleggiava
un'atmosfera di serenità che ben si addiceva al carattere di Richard.
Dopo essersi riposata e rinfrescata, Bess scese al piano inferiore,
trovando Richard che la aspettava ai piedi delle scale, gli occhi accesi di
affetto e ammirazione.
«Mi permettete di mostrarvi la mia umile dimora, Bess?» le domandò
timidamente. Anche se non era più abbigliata con sfarzo, come invece era
stata a corte, stranamente lei gli appariva più inaccessibile che mai. Aveva
un contegno più riservato, e aveva perso quella spontaneità nel parlargli
che tanto lo aveva colpito quando si erano conosciuti.
Era rimasto incantato a guardarla mentre scendeva le scale, con il suo
passo leggero, i lunghi capelli che le ondeggiavano sulle spalle, e si era
sentito trafitto da un dolore sordo al pensiero di poterla perdere. No, si
ripeté per l'ennesima volta, non sarebbe successo. Le avrebbe strappato la
promessa di sposarlo quel giorno stesso, decise.

Laura Cassidy 116 2006 - La perla nera


Le mostrò la casa con orgoglio. La mano sapiente della padrona di casa
era visibile dietro ogni dettaglio. Come molte case dell'epoca aveva un
gran salone al pian terreno, con le pareti coperte di tessuti pregiati e due
caminetti posti a ciascuna estremità. Su quello stesso piano si trovava
anche un salottino dove la signora della casa si ritirava a suonare la
spinetta o a cucire. Al piano superiore, un lungo corridoio conduceva a due
grandi camere da letto e ad altre stanze, riservate agli ospiti.
Dopo che Bess ebbe ammirato ogni locale, Richard la condusse fuori,
per godere di quella spettacolare giornata. I terreni dei Woodville erano
organizzati con la stessa cura della casa. Le aiuole fiorite erano in perfetto
stato, senza una sola erbaccia in vista. I due giovani indugiarono poi nel
bel roseto, dove l'aria era satura del profumo dei fiori.
«Vi trovo bene, Bess» constatò Richard. «Forse un po' dimagrita.»
Lei sorrise. «A corte stavo diventando grassa e pigra, Richard. È bene
che ora abbia da fare.»
«Sì, ma il lavoro di una fattoria è duro per una signora. Qui potreste
tenervi occupata, ma senza stancarvi. Potreste aiutare mia madre a badare
all'orto delle erbe aromatiche, o preparare delle conserve di frutta. Tutte
attività piacevoli, ma non faticose, adatte... a mia moglie.»
Il sole si era spostato, illuminando i capelli biondi di lui, ma lasciandone
in ombra il viso. Quando Bess fece per replicare, Richard sollevò una
mano per prevenirla. «Non dite nulla, Bess. È troppo presto, lo so, ma...»
Il calore del sole, combinato con l'aroma quasi opprimente delle rose, le
faceva girare la testa, diffondendo in lei un senso di pigra indolenza.
Perché non accettare la sua proposta?, pensò per un attimo. Perché non
rendere felici i miei genitori?
Se la tentazione ci fu, Bess non riuscì comunque a pronunciare le
fatidiche parole.
«Sì, è troppo presto» ribadì Richard, vedendola esitare. «Venite,
continuiamo il nostro giro.»

Alle otto di quella sera, la compagnia si ritrovò per cena. Emma aveva
organizzato il pasto in ogni minimo dettaglio, nella speranza di far colpo
sui suoi ospiti. Se inizialmente aveva nutrito dei dubbi sulla giovane che
aveva fatto perdere la testa al suo amato figlio, prima di conoscerla di
persona, ora si trovava a condividere in pieno la scelta del suo Richard.
Poco importava che Bess de Cheyne fosse povera: la sua modestia, i suoi

Laura Cassidy 117 2006 - La perla nera


modi garbati e la sua bellezza compensavano ampiamente la mancanza di
dote.
Quando la cena fu terminata e il cielo iniziò a oscurarsi, Richard chiese
il permesso al padre di Bess di accompagnare la giovane a fare una
passeggiata nei giardini. Camminarono per un poco in silenzio, ma quando
giunsero in prossimità del frutteto, Richard prese coraggio e sfiorò
delicatamente la manica della sua accompagnatrice. «Bess...»
Lei si voltò con aria riluttante. Era sorta una luna paffuta e lucente, e la
brezza proveniente dal fiume Tamar faceva ondeggiare i rami carichi di
frutti. Richard allungò la mano per accarezzare i capelli di Bess.
«Bess, sapete perché vi ho fatto venire qui. Quando ci siamo parlati a
Greenwich voi eravate... scossa. Non era giusto insistere, allora. Ma ora
siete a casa da un po' e i miei sentimenti per voi non sono mutati. Anzi,
sono divenuti ancora più forti, se possibile. Voglio che diventiate mia
moglie, Bess.»
Tra i meli un gatto sfrecciò attraverso l'erba, come un fantasma argenteo
illuminato dalla luna. Bess taceva.
«Oh, Bess, abbiate compassione di me. Mi rendereste così felice!» la
supplicò Richard.
Lei esitò. Per quanto cercasse di concentrarsi sulle parole di Richard, il
suo pensiero continuava a tornare a un'altra, intima conversazione svoltasi
alla luce della luna, ma con un interlocutore ben diverso: Harry Latimar.
Che senso aveva continuare a pensare a lui? Probabilmente in quel
momento era in Francia, circondato da fanciulle che lo coprivano di mille
attenzioni. Era dunque quello che Bess voleva? Trascorrere il resto dei
suoi giorni desiderando qualcuno che non poteva avere? Richard le stava
offrendo un futuro solido: avrebbe dovuto accettare, e rassegnarsi.
Avvertendo l'indecisione di lei, Richard le prese il viso tra le mani e la
baciò, con foga disperata. Ma quel bacio fu la sua rovina, perché aiutò
Bess a prendere una decisione più di quanto non avessero saputo fare le
accorate suppliche di lui, poco prima. Quando lui la baciò, infatti, Bess
non sentì nulla. Nessun rimescolarsi dei sensi, nessun desiderio, ma solo
impazienza affinché quel contatto finisse.
Era tutto inutile... Non poteva fingere oltre.
Non ci fu nemmeno bisogno che Bess parlasse. Non sentendola reagire
al bacio, Richard capì una volta per tutte che lei non sarebbe mai stata sua.
Per un attimo la rabbia rischiò di travolgerlo. Che cosa voleva di più,

Laura Cassidy 118 2006 - La perla nera


quella povera illusa? Come poteva rifiutarlo dopo che le aveva spalancato
le porte di casa sua, offrendole tutti i suoi averi, tutto il suo amore?
In breve, però, la sua natura assennata ebbe la meglio, imponendogli il
controllo. «Faremo meglio a rientrare.»
Il gatto li seguì attraverso il prato e si strusciò contro le gonne di Bess
prima di balzare oltre un muretto e scomparire nella notte. A fatica, Bess
riuscì finalmente a parlare. «Troverete qualcuno che fa per voi, Richard.
Lo so per certo.»
«Non mi sposerò mai, Bess.»
Non poté rispondergli. Lui non le avrebbe mai creduto se gli avesse
detto di averlo visto felicemente sposato. Ma ora Bess sapeva con certezza
che la donna che aveva visto uscire da Woodville Manor in un giorno
d'estate del futuro, la madre di suo figlio, non era lei. Richard avrebbe
incontrato un'altra donna, e lei lo avrebbe aiutato a dimenticare il dolore
che ora Bess gli stava infliggendo.

Dopo una lunga notte quasi insonne Bess si svegliò molto stanca.
Indossò l'abito di cotone rosa e andò alla finestra. Stava nascendo un altro
giorno perfetto. Emma Woodville aveva piantato l'orto delle erbe
aromatiche sul retro della casa per proteggerlo dai venti, e ora il suo
profumo delizioso impregnava l'aria. Bess indugiò a lungo in quella
posizione, riluttante a scendere dabbasso e incontrare gli altri. Quando lei e
Richard erano rientrati, la sera precedente, si erano già ritirati tutti.
A colazione parve subito ovvio che Richard aveva informato i suoi
genitori di quanto era accaduto nel frutteto. Il volto della madre era infatti
arrossato dalla stizza, e le maniere brusche del padre erano un'ulteriore
conferma. Era del tutto comprensibile: Richard era la luce dei loro occhi, e
vederlo soffrire per colpa di Bess li rendeva giustamente furiosi nei suoi
confronti.
Joan de Cheyne osservava la scena preoccupata. Che cosa mai poteva
essere andato storto?, si chiedeva, rivolgendo una muta richiesta di
soccorso al marito, come per sollecitarlo a dire, o fare, qualcosa. Ma
Robert non reagì, limitandosi a cercare di mantenere viva la
conversazione, piuttosto stentata. Dopo mangiato comunicò di voler partire
subito e ovviamente i Woodville non fecero nulla per trattenerli.
Dopo l'imbarazzante momento dei saluti, i tre de Cheyne salirono sulla
carrozza dello zio Bob e lasciarono Woodville Manor. Joan attese a stento

Laura Cassidy 119 2006 - La perla nera


che la casa fosse sparita dietro una curva per dar libero sfogo al proprio
risentimento. Pretese subito delle spiegazioni da parte di Bess, e la figlia le
raccontò di aver respinto Richard, scoppiando poi a piangere.
«Piangi, piangi, signorina!» inveì sua madre, furiosa. «Scartare un così
eccellente partito, come se fosse un ferro vecchio. E perché, vorrei
sapere...»
«Stai buona, Joan» cercò di calmarla il marito.
«Non posso tacere!» ribatté lei, incapace di contenersi. «Quella bella
casa, e quei terreni... lui erediterà tutto, un giorno. E quella brava gente l'ha
accolta come una figlia...»
Quelle parole fecero solo piangere Bess più forte.
«Basta, ho detto!» intervenne Robert. «E tu, Bess, smettila di piangere.
Non permetto a mia figlia di comportarsi così su una strada pubblica.»
Le due donne furono così ridotte al silenzio, e il resto del viaggio
trascorse in un'atmosfera a dir poco sommessa.

Arrivò il mese di luglio, con le sue sere calde e profumate, e i cespugli


fioriti di roselline selvatiche e caprifoglio. Mano a mano che il mese
progrediva, il clima si fece insopportabilmente caldo. Bess continuava a
lavorare come di consueto, a condurre la vita di tutti i giorni, ma il muto
risentimento di sua madre non le dava tregua.
Joan non aveva ancora perdonato Bess per aver rifiutato Richard, il che
la rendeva incline a perdere facilmente la pazienza con lei o a criticarla per
la minima inezia. Bess faceva del suo meglio per assecondarla,
compiacerla, ma sembrava non esserne capace. Quell'atmosfera di
disapprovazione nei suoi confronti non fece che affossarle ancora di più lo
spirito, già turbato dagli eventi degli ultimi mesi.
Un giorno, nel tardo pomeriggio, dopo aver finito le faccende della
giornata, cercò rifugio dalla calura in riva al mare. Attraversò di corsa prati
e campi, fino a raggiungere la distesa di dune sabbiose. La brezza marina
la avvolse, arrecandole finalmente un poco di sollievo. Si tolse le scarpe e
corse a bagnarsi i piedi tra le onde. Sapeva che sua madre avrebbe avuto
parecchio da ridire nel vederla in un atteggiamento tanto rilassato, e così
poco confacente a una giovane ammodo, ma nessuno poteva vederla,
fortunatamente. Corse su e giù per la battigia, finché non avvistò una
figura a cavallo che si avvicinava.
Uscì dall'acqua e corse ad asciugarsi le gambe e l'orlo della sottoveste.

Laura Cassidy 120 2006 - La perla nera


Si guardò attorno alla ricerca della cuffietta che aveva gettato via, e non
vedendola tentò invano di sistemarsi i capelli arruffati dal vento. Il
cavaliere misterioso si era fermato in cima a una piccola altura, e restava lì
a guardarla, senza muoversi. Infine si riscosse e iniziò a scendere verso la
spiaggia.
Chi poteva essere? Forse Richard, venuto a cercare di convincerla per
l'ennesima volta? Impossibile, pensò, proteggendosi gli occhi dal sole con
una mano per cercare di identificare lo sconosciuto, senza però riuscirci.
Fu così che, prima che Bess potesse rendersi conto di che cosa stava
succedendo, si trovò davanti Harry Latimar.
«Vedete Bess, vi trovo proprio come vi avevo immaginata!» furono le
sue prime parole.
Senza darle il tempo di reagire, balzò giù dalla sella. «Avete l'aria di
aver appena visto un fantasma» proseguì. «Vi assicuro che sono vivo e
vegeto.»
Lei però non riusciva ancora a muoversi, o a parlare.
«Bess» rise lui, prendendole la mano. «Dite qualcosa!»
Quel tocco bastò a rianimarla. «Harry... non posso credere che siate qui.
Pensavo che foste in Francia. Perché siete venuto?»
Un'onda lunga giunse a lambirgli la gamba di uno stivale. «Non sarà
vietato far visita a una vecchia amica? O forse arrivo in un momento
inopportuno?» I suoi occhi chiari vagarono dai capelli spettinati di lei fino
alla punta dei suoi piedi nudi.
«Le mie scarpe... Le ho lasciate da qualche parte» mormorò lei.
«Sì, credo di averle viste tra le dune, mentre mi avvicinavo.»
«La cuffietta.... Devo trovarla... Devo andare a casa...» Non sopportava
l'idea che lui l'avesse trovata in quello stato discinto.
«Avete così tanta fretta? È un luogo incantevole, questo.» I suoi occhi
scivolarono brevemente sulla distesa del mare prima di tornare a fissarsi su
di lei.
«Siete passato dalla fattoria? Qualcuno vi ha detto che ero qui?»
«No. Mi è venuta voglia di esplorare i dintorni e chi ho visto sulla
spiaggia, intenta a provare un nuovo passo di danza tra le onde, se non
voi?»
Si allontanò di qualche passo per andare a raccogliere la cuffietta di
Bess, prima che il vento la spazzasse via. Le porse il braccio. «Facciamo
due passi?»

Laura Cassidy 121 2006 - La perla nera


Camminarono lungo la spiaggia, fino a raggiungere un gruppo di scogli
protetto dal vento da una parete di roccia. Qui Harry si tolse il giustacuore
e lo appoggiò su un masso, indicandone un altro, piatto e liscio, a Bess.
«Sedetevi, sono ansioso di udire le vostre novità.»
Bess si sedette. «Novità? Non ve ne sono.»
Lui parve sorpreso. Sotto il giustacuore indossava solo una sottile
camicia bianca. Bess distolse imbarazzata lo sguardo dal suo petto.
«Strano» disse Harry. «Sulla via ho incontrato un venditore ambulante di
nome Will Soames. Secondo quanto mi ha raccontato voi e i vostri genitori
avete recentemente fatto visita ai Woodville per discutere i dettagli del
vostro matrimonio con Richard.»
«Non si è concluso nulla.»
«Ah. E per voi è stata una delusione?»
«No. Sono stata io a volerlo.»
Lui affondò la punta dello stivale nella sabbia. «Dunque il vostro cuore è
ancora libero, Bess?»
«Così pare.»
Harry si chinò a raccogliere una stella marina disseccata dal sole. Nel
fare ciò Bess gli scorse sotto la camicia una ferita rimarginata da poco,
appena sopra il cuore.
«Siete stato ferito?» gli domandò allarmata. «È stato in un torneo?»
Lui si raddrizzò per esaminare la stella marina. «No, è soltanto il ricordo
di una piccola discussione avuta con lord Spalding» rispose con
noncuranza.
«Con Tom Spalding? Vi ha attaccato?»
«No, il contrario, piuttosto. Lui si è soltanto difeso. Senza molto
successo, devo dire.»
«Non l'avrete...»
«Ucciso? No. Perlomeno, quando l'ho lasciato respirava ancora.»
«E quale è stata la causa della lite?»
«Oh... l'ho udito parlare male di una dama di mia conoscenza. Non ho
potuto lasciar correre.»
«E quella dama... ero io?»
Lui la guardò direttamente negli occhi. «Sì.»
«E voi mi avete difeso» rimarcò Bess, toccata. «Come avete difeso Anna
con il re.»
«È vero» sorrise lui. «Sta diventando una brutta abitudine.»

Laura Cassidy 122 2006 - La perla nera


«Voi siete cambiato, Harry. Siete divenuto più sensibile.»
«Lo so» sospirò, levando gli occhi al cielo ora pieno di gabbiani. «Non
mi riconosco più.» Per un attimo restò assorto, poi si riscosse. «Ma ditemi
di Woodville. Mi pareva il marito ideale per voi.»
«Lo rispetto molto. Ma non lo amo. Non nel modo in cui penso si
dovrebbe amare il proprio futuro marito.» Bess si alzò, scuotendosi la
sabbia dalle gonne.
«Ma lui amava voi. Così come vi amava Tom Spalding.» Gettò via la
stella marina. «Ditemi, avete rifiutato Woodville a causa mia?»
«No, l'ho fatto per me stessa.» Ci fu una pausa, durante la quale lo
sguardo di Bess tornò alla cicatrice sul petto di Harry. «Vi ha fatto male?»
«Solo un poco. Nulla di grave.»
Bess allungò la mano e sfiorò la cicatrice con la punta delle dita,
avvertendo la durezza della pelle là dove era penetrata la lama. Harry
rabbrividì al suo tocco gentile.
«Sareste potuto morire» sussurrò lei.
Lui le prese la mano. «No. Sono fortunato, Bess.»
«Devo tornare a casa, Harry.»
«Permettetemi di scortarvi...»
Richiamò il cavallo con un fischio. Poi aiutò Bess a montare in sella,
rimanendo a terra per condurre l'animale tenendolo per le briglie. Nel
risalire, recuperò le scarpe di Bess e gliele rimise ai piedi. Infine, quando
furono usciti dal terreno sabbioso, salì a cavallo dietro di lei.
Nel sentirlo così vicino a sé, con una mano attorno alla sua vita, Bess fu
pervasa da una sensazione indescrivibile. Il vento le spingeva indietro i
capelli, facendoli finire sul viso di lui.
«Mi dispiace che mi abbiate trovato in condizioni così poco
presentabili» gli disse.
Ma lui rise. «Siete proprio come vi avevo immaginata.»
Quando arrivarono alla fattoria, i genitori di Bess erano nel cortile
antistante la casa. Harry la aiutò a smontare e si tolse il cappello mentre
Bess lo presentava con fare imbarazzato.
Robert de Cheyne accolse il nuovo arrivato con entusiasmo. «Harry
Latimar... Ma certo, mi ricordo di voi.»
«E io mi ricordo di voi, signore. Sono lieto di rivedervi.»
Bess li osservò stringersi la mano. Erano così simili, rifletté, fatti dello
stesso stampo. Entrarono in casa e Joan mise in tavola birra e gallette alle

Laura Cassidy 123 2006 - La perla nera


spezie. Cercò invano di incontrare lo sguardo della figlia, ma Bess non
aveva occhi che per il gentiluomo.
«Che cosa vi porta da queste parti, ragazzo?» volle sapere Robert. «Un
incarico del re?»
«No, signore. È un viaggio di piacere. Mi è venuta voglia di visitare il
Devon... e di rinnovare la conoscenza con una cara amica.»
«Vi fermerete a lungo?» si informò Joan.
«Alcuni giorni. Pensavo di trovare alloggio nel villaggio. Potete
consigliarmi?»
«Starete da noi, ovviamente» decretò Robert. «Possiamo offrirvi solo
una modesta sistemazione, ma se vi accontentate siete il benvenuto.»
«Oh, mi accontento di tutto» rispose Harry.
Poco dopo Robert condusse Harry a sistemare il cavallo nella stalla, e
poi a vedere la stanzetta che avrebbe occupato, lasciando madre e figlia da
sole.
«Ogni mese sembra condurre alla nostra porta un nuovo giovanotto,
Bess» esordì Joan. «Presto inizierò a domandarmi come tu abbia impiegato
il tempo trascorso a corte.»
«È solo un amico, madre» mormorò Bess. «Volete che vi aiuti a
preparare la cena?»
«Farai meglio ad andare in camera tua e ricomporti. Non mi piace
vedere mia figlia scarmigliata come una zingara.»
Bess sorrise, avvertendo in quel rimprovero, solo in apparenza burbero,
l'inizio di un disgelo nei rapporti con sua madre. Joan ricambiò il sorriso,
ma quando fu rimasta sola non poté fare a meno di preoccuparsi. Checché
ne dicesse Bess, era chiaro che sir Harry non fosse soltanto un amico.
L'esatto opposto di Richard Woodville, era un uomo estremamente
affascinante, ma sicuramente più pericoloso.
Quella sera Bess scese a cena vestita con il suo abito di cotone rosa e i
capelli legati da un nastro in tinta. Joan servì brodo di carne con pan dolce,
e Robert avviò la conversazione informandosi della salute del re. Harry
rispose raccontando del matrimonio con Jane Seymour, celebrato alla fine
di maggio, e quello restò l'argomento principale per il resto del pasto.
Dopo cena l'ospite venne invitato ad accomodarsi nel salottino, una
stanza che raramente veniva usata dai de Cheyne. Bess notò subito che sua
madre aveva aerato il locale e riempito alcune ciotole di pot pourri, fatto
da lei stessa essiccando i fiori del giardino. Harry intrattenne la famiglia

Laura Cassidy 124 2006 - La perla nera


con aneddoti su personaggi di cui anche Robert si ricordava, il che causò
un gran piacere all'anziano cavaliere, e perfino un poco di commozione.
Bess e Joan parteciparono ponendo domande, di tanto in tanto, o
commentando le vicende narrate. Fu una serata lieta e piacevole.
Quando il sole fu tramontato e il salotto avvolto dalla penombra, Joan si
alzò per tirare le tende e accendere le candele. Per un attimo vi fu uno
stallo nella conversazione, a cui pose presto rimedio Harry.
«Mi par di ricordare che una partita di carte di tanto in tanto non vi sia
mai dispiaciuta, signore» disse, rivolto a Robert.
«È vero. Voi giocate, Harry?»
Bess trattenne a stento le risa. Chiedere a Harry Latimar se sapesse
giocare a carte equivaleva a chiedergli se sapesse muoversi e respirare.
«Io me la cavavo» proseguì Robert senza attendere risposta, «ma non
sono mai diventato un esperto giocatore. Non avevo molto oro da perdere,
e non si può certo puntare denaro che non si possiede!»
«No, certo» mormorò Harry, rivolgendo un fugace sguardo d'intesa in
direzione di Bess. «Vi piacerebbe giocare un poco, per concludere
degnamente questa piacevole serata?»
«Dunque io vi lascio» si scusò Joan. «Non so giocare e vi guasterei il
divertimento.»
«Oh, no, milady, restate» protestò Harry. «Bess conosce le regole, e
potremmo giocare a coppie.»
Joan arrossì nel sentirsi chiamare milady, ma si lasciò facilmente
convincere a restare. Harry si alzò e risistemò il tavolo in modo che Robert
potesse raggiungerlo senza alzarsi o affaticarsi, accostando poi delle sedie
per Bess e sua madre. Infine estrasse dal giustacuore un mazzo di carte che
Bess riconobbe subito come quello appartenuto a George Boleyn, con il
suo stemma in oro e argento dipinto sul dorso.
Prima di distribuire le carte, Harry spiegò le regole a Joan. «Giocheremo
a punti, d'accordo? Chi avrà più punti alla fine della partita avrà vinto.»
«E quale sarà il premio?» chiese Bess.
«Non ci sarà alcun premio» rispose lui, lasciandola di stucco. «Vincere
sarà una ricompensa più che sufficiente.»
Distribuì le carte. Bess notò che allo sguardo attento di suo padre non
era sfuggita l'abilità con cui Harry svolgeva quel compito. La partita ebbe
così inizio. Joan era nervosa dapprima, ma poi iniziò a divertirsi e a ridere
dei propri errori, soprattutto quando Harry la prendeva garbatamente in

Laura Cassidy 125 2006 - La perla nera


giro.
Come sempre, pensò Bess osservando la scena, il fascino di Harry
Latimar sapeva colpire le persone dritto al cuore. Da tempo non vedeva
sua madre così spensierata, o suo padre così sereno. Quello di Harry era
davvero un gran dono: sapeva portare alla luce il meglio di ciascuno.
Era ormai sera inoltrata quando Bess sommò i punteggi e decretò Harry
e Joan vincitori.
«Peccato che non si sia giocato per denaro» fu il suo scherzoso
commento, mentre con lo sguardo cercava quello di Bess.
«E ora, a letto» decretò Joan, chiaramente deliziata di aver vinto. Porse a
Harry una candela da portarsi in stanza. «Domani siamo invitati al
matrimonio della figlia di Christopher Shapley.» Esitò, poi proseguì: «Se
vorrete unirvi a noi, Harry, sarete il benvenuto».
«Siete molto gentile a chiedermelo e io accetto con piacere.» Si volse
quindi a Robert, ancora seduto in poltrona. «Siete pronto a ritirarvi,
signore? Posso aiutarvi?» Porse il braccio all'uomo più anziano e lo
sorresse nell'alzarsi.
«Grazie, ragazzo, siete più forte di quanto non sembriate.» Il solo fatto
che Robert gli avesse permesso di aiutarlo, orgoglioso com'era, la diceva
lunga sul rapporto di stima reciproca che si era già instaurato tra i due.
Quando Joan e Robert si furono ritirati, Bess indugiò di proposito per
poter scambiare qualche parola con Harry. Lo fermò proprio mentre lui
stava per entrare nella stanzetta dove avrebbe dormito.
«Bess, qualcosa non va?» le chiese lui, notando la sua espressione seria.
«No, no, io...» Si fece forza. «Harry, ditemi la verità, perché siete venuto
qui?»
«Non posso far visita a un'amica? Perché noi siamo amici, vero?»
«Non direi» rispose lei. «Siamo allo stesso tempo più, e meno, che
amici.»
«Se continuate a guardarmi così, ferma sulla soglia della mia stanza, ben
presto saremo molto, molto più che amici!» tentò di scherzare lui.
«Parlare con voi è come cercare di raccogliere acqua in un setaccio»
sbuffò, spazientita. «Non siete capace di rispondere a una semplice
domanda?»
Lui esitò un attimo, prima di replicare: «E se vi dicessi che la risposta
non la so nemmeno io?». Ogni leggerezza era svanita dalla sua
espressione, sostituita da una serietà quasi sofferente. «Non so perché sono

Laura Cassidy 126 2006 - La perla nera


venuto qui, Bess.» Solo allora Bess notò il pallore del suo viso e le ombre
scure di stanchezza sotto i suoi occhi.
«Non voglio privarvi oltre del vostro riposo. Volevo solo dirvi che non
dovete sentirvi in obbligo di venire, domani. Non sarà certo il genere di
ricevimento a cui siete abituato. Una festa campestre, piuttosto.»
«Ma io non ne vedo l'ora. Forse voi non volete che venga?»
«Certo che lo voglio, ma...»
«Vi vergognate di me, Bess? Non desiderate presentarmi ai vostri amici?
Prometto di comportarmi bene.» Era tornato a nascondersi dietro la
maschera dell'ironia.
«Non ne dubito. Bene, allora, è deciso. E ora buonanotte, Harry.»
«Buonanotte, mia dolce Bess.»

Laura Cassidy 127 2006 - La perla nera


7

Nonostante i timori di Bess, il ricevimento di nozze di Susan Shapley


filò liscio come l'olio. La famiglia de Cheyne e il suo ospite vennero
accolti con calore e con un pizzico di curiosità nei confronti
dell'affascinante sconosciuto. Bess aveva pensato che Harry, abituato
com'era ai fasti della corte, avrebbe disprezzato quel modesto banchetto, e
forse l'uomo che aveva conosciuto un tempo l'avrebbe fatto. Ma non
l'Harry che si era presentato da lei sulla spiaggia. Si comportò con il suo
consueto fascino e garbo, stregando tutte le donne presenti alla festa.
Dopo il pranzo ebbero inizio le danze. Harry e Bess ballarono insieme a
lungo, suscitando non poche occhiate e commenti maliziosi.
Il giorno dopo era domenica, un giorno di relativo riposo alla fattoria dei
de Cheyne. Stancata dal troppo danzare del giorno precedente, Bess rimase
a letto un poco più a lungo del consueto. Quando scese, Joan stava appunto
per servire la colazione. Subito Harry si alzò per aiutarla a sedersi. Joan le
mise davanti un piatto di uova e pancetta.
«È stato bello ieri» osservò la donna. «Non ballavo da così tanto
tempo!»
«Eri la signora più graziosa della festa» la adulò Robert. «Sono stato
davvero geloso nel vederti danzare con il padre della sposa.»
Joan gli sorrise e arrossì pudicamente. «Sai molto bene che da quando ti
ho sposato non ho occhi per nessun altro.»
I due commensali più giovani, Harry e Bess, assistettero a quello
scambio affettuoso con un misto di imbarazzo e tenerezza. Quel giorno
Harry indossava un semplice costume grigio che Bess ricordava dai tempi
di corte, ma senza i soliti gioielli. Anzi, notò solo allora Bess, perfino
l'immancabile orecchino di perla nera era sparito. Harry sembrava sentirne
molto la mancanza, dato che si stava toccando il lobo dell'orecchio con il
dito proprio come se quello fosse ancora al suo posto.
«Oggi andremo da mio cognato a pranzo, dopo il servizio in chiesa»
annunciò Robert servendosi dell'altra pancetta. «Ha una puledra che
desidero comprare per Bess. Tra tre giorni compie diciotto anni. Vorrei la
vostra opinione sull'animale, Harry.»
«Ne sarò lieto, signore» dichiarò Harry. «Dovrà trattarsi di una bestia
speciale, perché vostra figlia è ormai diventata un'amazzone provetta, e

Laura Cassidy 128 2006 - La perla nera


cavalca con la massima eleganza.»
E così, dopo la messa, i quattro si recarono a casa dello zio Bob, dove li
attendeva una tavola imbandita. La zia Martha doveva essersi data
particolare pena a cucinare, sapendo che l'altolocato ospite dei de Cheyne
si sarebbe seduto alla sua umile mensa.
Dopo pranzo, Bess, Robert, Harry, lo zio Bob e suo figlio Ned andarono
alle stalle per esaminare la puledra. Era in effetti una splendida bestia,
piccola e docile, dal lucente manto grigio e l'appropriato nome di Perla.
«È bellissima, padre» mormorò Bess, studiandola con occhi accesi per
l'emozione.
«Ed è anche molto dolce» disse Ned. «Perfetta per una signora.»
Bess si avvicinò. Appoggiando il piede su una trave della staccionata, si
issò in modo da potersi sporgere e accarezzare il muso della cavalla. In
quello stesso istante si trovò avvolta dall'oscurità che preannunciava una
delle sue visioni. Il cielo, di colpo buio, fu squarciato da un lampo. Bess
vide la cavalla correre all'impazzata, le sue redini rette da minute mani
femminili. Avvertì un senso di panico e disperazione, e per un attimo ebbe
l'impressione di precipitare nel vuoto, con la distesa del mare sotto di sé.
L'ultima cosa che vide furono i corpi del cavallo e della sua amazzone
schiantati sugli scogli.
Arrancò in avanti, e sarebbe caduta se Ned non l'avesse afferrata. «Non
gettatevi ai piedi della bestia!» scherzò.
Lo zio Bob sorrise compiaciuto. «Vuoi provare a cavalcarla, Bess?»
«No!» gridò lei.
«Ma non vorrete comprarla senza provarla?»
«Non la voglio» dichiarò lei.
Il sorriso svanì dalle labbra di Bob. «Ma come...»
Intervenne Robert. «Sembra molto docile, Bess. Non ti piace?»
«Sarebbe da bambina viziata rifiutare un simile dono» commentò Bob,
seccato nel vedere la vendita andare in fumo.
Ma Bess non ne volle sapere.
«Sta a Bess decidere» decretò Robert, anche se evidentemente deluso.
Era la prima volta in tanti anni che riusciva a mettere da parte una somma
di denaro necessaria a fare un regalo alla sua Bess, e quel deciso rifiuto lo
feriva non poco. «Venite» sospirò prendendo il cognato sotto braccio,
«offritemi ancora un poco della vostra birra e discuteremo della natura
mutevole delle donne.»

Laura Cassidy 129 2006 - La perla nera


I due si allontanarono, seguiti da Ned. Rimasero indietro solo Bess e
Harry, che aveva osservato la scena in silenzio.
Si allontanarono di qualche passo dal recinto, fino a raggiungere
un'enorme quercia centenaria. Bess si appoggiò con la schiena al tronco
nodoso.
«Che cosa è successo?» le chiese Harry.
«Nulla.»
«Non vi credo. Qualcosa vi ha spaventato. Non vi fidate di me?»
«Non si tratta di fiducia.»
«Di che cosa, allora?»
Lei fece scorrere la mano sulla corteccia. Lui gliel'afferrò, trattenendola.
«Così vi farete male, mia cara Bess.»
La sincera sollecitudine nella sua voce, l'inconsueta dolcezza dei suoi
modi fecero crollare le difese della fanciulla. «Io vedo... credo di vedere
eventi che accadranno in futuro» confessò, quasi senza rendersene conto.
Lui non parve sorpreso, né allarmato. «E vi è appena successo un
episodio del genere?»
«Sì. Ho visto Perla al galoppo, e poi ho visto lei e chi la cavalcava
cadere da una scogliera a picco, verso morte sicura.»
«Capisco» disse lui.
«Non credo che possiate capire.»
Lui sorrise. Certo, non aveva mai avuto visioni, così come gliene stava
descrivendo Bess, ma credeva nelle premonizioni, o per lo meno nel fatto
che alcune persone fossero dotate di una sensibilità particolare. Lui stesso,
ad esempio, più volte, all'inizio di una partita a carte o dadi, aveva avuto
l'impressione di conoscere già l'esito della sfida. E raramente si era
sbagliato.
«E quello che vedete si avvera sempre?» domandò a Bess.
«Sempre. E non posso fare nulla per cambiare ciò che accadrà.»
«Credete dunque che se aveste acquistato Perla sareste andata incontro a
quel tragico destino?»
«Oh, no. Non vedo mai nulla che riguarda me stessa. Solo gli altri.»
«Chi sa di questa vostra dote?»
«Mia madre la intuì, quando ero piccola, ma le ho lasciato credere che
sia svanita con gli anni. Ne era terrorizzata.»
Lui sollevò la mano di lei e se la portò alle labbra.
«E perché?» chiese. «Il vostro è un dono meraviglioso.»

Laura Cassidy 130 2006 - La perla nera


«Dunque non mi credete una strega, Harry? Non temete questo mio
potere?»
Lui rise. «L'unico potere che temo è quello che voi esercitate su di me.»
Imbarazzata, Bess ritrasse la mano. In quel momento la pioggia iniziò a
cadere, ma le fronde della quercia erano talmente fitte che i due non si
bagnarono. Mentre attendevano che il temporale si placasse, Bess chiese a
Harry: «Quanto resterete ancora con noi, Harry?».
«La mia presenza vi ha già stufato?»
Ancora quell'insopportabile abitudine di rispondere a una domanda con
un'altra domanda! «Certo che no. Ma mi chiedevo... pensavo che è
inusuale per il re rinunciare alla vostra compagnia così a lungo.»
Lui non rispose. «Siete ancora amici, vero?» insistette lei.
«Ho il suo permesso di assentarmi da corte» fu tutto quello che si decise
infine a rispondere. «Se proprio volete saperlo ho deciso di restare finché
non avrò aiutato vostro padre con il raccolto.»
«Lo aiuterete con il raccolto?» ripeté lei, sorpresa.
«Perché no? Mi è stato detto che un paio di braccia in più sarebbero di
grande aiuto. Temete che non sia in grado di maneggiare a dovere una
falce?»
«Non prendetemi in giro! Intendevo solo dire che stento a immaginarvi
in un tale ruolo.»
«E allora non vi resta che venire nei campi, per assistere a un fatto tanto
inconsueto.»
Bess rise. «Lo farò senz'altro. E alla sera sarò ben lieta di applicare un
balsamo alle erbe sui vostri muscoli doloranti!»
Gli occhi di lui scintillarono. «Il che mi ripagherà ampiamente di ogni
fatica, mia cara.»

Il giorno dopo si alzarono tutti alle prime luci dell'alba. Il tempo piovoso
del giorno prima era stato sostituito da un clima sereno, anche se più fresco
della settimana precedente.
Il raccolto della fattoria dei de Cheyne era cosa da poco se paragonato a
quello praticato dalle fattorie vicine, ma era tuttavia un'impresa assai
impegnativa, anche perché Robert non era in grado di compiere i faticosi
gesti della falciatura, e doveva quindi accontentarsi di legare i fasci di
grano. Ogni anno, quindi, lo zio Bob assegnava due membri della sua
numerosa famiglia ad aiutarli. Quell'anno il compito era toccato ai suoi

Laura Cassidy 131 2006 - La perla nera


nipoti, due gemelli dodicenni già forti e vigorosi come uomini fatti. La
presenza di Harry, poi, avrebbe notevolmente sveltito le operazioni.
Latimar si rivelò un lavoratore rapido e instancabile, cosa di cui Bess
restò sorpresa. Volle lavorare accanto a lui, nonostante le proteste di sua
madre, che non riteneva quell'attività adatta a una signora. Alla fine Joan si
arrese, ma insistette per far indossare alla figlia un ampio cappello di
paglia, per proteggerla dai raggi del sole. Nel vedere Bess scendere nei
campi assieme agli uomini, Harry era dapprima apparso perplesso, ma non
si era permesso alcun commento.
Dopo alcuni minuti, durante i quali lei dimostrò una perfetta padronanza
nell'uso della falce, lui si tolse i guanti di pelle che indossava per
proteggersi le mani e li porse a Bess, che li accettò con gratitudine.
«Entro sera avrete le mani coperte di vesciche» lo ammonì.
Lui rispose con un sorriso malizioso. «Sono ansioso di ricevere il
trattamento che mi avete promesso» sussurrò.
Bess tornò al lavoro, mentre Harry indugiò un attimo a guardarla.
Indossava un vecchio abito a fiori, con le maniche rimboccate fino ai
gomiti e spessi zoccoli infilati sui piedi nudi, ma neppure quella tenuta
rustica riusciva a detrarre alcunché dalla sua bellezza. Il viso di Bess, sotto
la tesa del cappello di paglia, era puro e adorabile come lo era stato sotto i
copricapo tempestati di gioielli che aveva indossato a Greenwich.
Lavorarono fino al calar del sole, interrompendosi soltanto per un breve
picnic preparato da Joan, e a sera tornarono alla fattoria esausti, ma senza
smettere di ridere e scherzare.
Dopo cena, Harry stese le mani per permettere a Joan di esaminargli i
palmi gonfi e coperti di vesciche. Mentre Joan li massaggiava con grasso
d'oca, rifletté che quelle mani delicate e curate rappresentavano
perfettamente il baratro sociale che separava Harry dalla loro famiglia, e
da Bess in particolare. Era evidente che tra i due vi fosse ben più di una
semplice amicizia, ma, per quanto Joan ne sapesse, Harry non aveva mai
chiesto la mano di sua figlia. Anzi, a quanto le aveva detto Robert, il
giovane cavaliere sarebbe ripartito alla fine del raccolto, arrecando a Bess,
Joan ne era sicura, un gran dolore.

Il lavoro procedette ininterrotto per il resto della settimana, fino a


quando il raccolto non fu terminato. Come ogni anno, per celebrare la fine
dell'immane sforzo, nella grande aia della fattoria dello zio Bob si sarebbe

Laura Cassidy 132 2006 - La perla nera


tenuta la Festa del Raccolto. Per una coincidenza, quell'anno la festa
sarebbe coincisa con il diciottesimo compleanno di Bess.
Scesa per la colazione, la festeggiata fu accolta dagli auguri calorosi dei
suoi genitori e di Harry. Venne poi il momento dei regali. Da sua madre
ricevette un grazioso cuscinetto ricamato a mano e imbottito di fiori secchi
ed erbe aromatiche. Ben sapendo che Joan doveva essersi privata di
parecchie ore di sonno per finirlo in tempo, Bess lo accettò con gratitudine.
Poi Joan e Harry la condussero in cortile, ordinandole di chiudere gli
occhi. Quando li aprì vide Robert che avanzava conducendo per le briglie
una graziosa cavallina bianca. Era infatti venuto a sapere che l'animale era
in vendita in un villaggio vicino al confine con la Cornovaglia, e Harry era
andato a prenderla la sera prima, quando Bess si era coricata.
«Ti piace, Bess?» le domandò Robert, ansioso.
Bess passò le braccia attorno al collo della bestia, affondando il viso
nella sua lunga criniera, poi corse ad abbracciare suo padre. «L'adoro.
Grazie, grazie tante.»
Harry la issò sul dorso della cavalla. Non le aveva porto alcun dono,
quella mattina, ma aveva cavalcato per ore nel cuore della notte, solo per
portarle il suo regalo, pensò Bess commossa.
Più tardi, quella mattina, Joan lavò i capelli della figlia in una tinozza nel
cortile. Li sciacquò con aceto per farli splendere ancora di più e li strofinò
per asciugarli. Poi glieli pettinò e la fece sedere sull'erba affinché il sole
finisse il lavoro. Dopo aver lavorato incessantemente per giorni, a Bess
parve strano potersene restare seduta a far niente. In lontananza scorse
Harry e Robert intenti a riparare il recinto. Rimase a osservarli lavorare
fianco a fianco, come padre e figlio. Robert avrebbe sentito certo la
mancanza di Harry quando lui se ne fosse andato, il che sarebbe avvenuto
assai presto, ora che il raccolto era terminato.
Quando le sue lunghe chiome furono asciutte, Bess andò in camera a
prepararsi per la festa. Avrebbe voluto indossare il suo adorato abito di
seta lilla, ma decise che fosse di un lusso troppo sfacciato per l'occasione.
Così tolse dall'armadio il vestito della domenica, di candido cotone bianco,
e se lo infilò. Si raccolse i capelli, legandoli con nastri bianchi, lasciandosi
però ricadere alcune ciocche biondo cenere sul viso e sul collo.
Infine scese in cucina, dove gli altri l'aspettavano. Suo padre e sua madre
indossavano gli abiti della festa, e Harry portava un costume grigio
metallico che Bess ricordava di avergli visto sfoggiare a corte. Non

Laura Cassidy 133 2006 - La perla nera


portava gioielli, quel giorno, a parte una cintura argentea.
«Siete bellissima, Bess» le sussurrò, aiutandola a salire in carrozza.
«Anche voi state molto bene» gli sorrise.
«Non troppo, spero. Non voglio sembrare un cortigiano vanitoso.» Il suo
tono era serio.
«Vi importa davvero di quello che penseranno di voi?»
«Sì, mi importa.» Detto ciò, montò a cavallo e corse avanti per aprire la
via alla carrozza.
I festeggiamenti erano in pieno corso quando arrivarono alla fattoria
dello zio Bob. Harry non aveva motivo di preoccuparsi di ciò che i
contadini pensavano di lui. Dopo averlo visto lavorare duro per tutta la
settimana, infatti, lo accolsero come se fosse stato uno di loro.
Bess si sedette accanto a sua madre, osservando la scena. Partecipava a
quella festa da quando era piccola, divertendosi sempre un mondo. Quel
giorno, però, era pervasa da una malinconia che non riusciva a scrollarsi di
dosso. Il pensiero della partenza di Harry guastava ogni suo tentativo di
essere lieta e svagarsi.
Rimase seduta con un sorriso di circostanza stampato sulle labbra,
bevendo svariati calici di sidro e osservando Harry che, conteso da tutte le
fanciulle del paese, le faceva danzare una dopo l'altra.
Calò così la sera, e venne servita un'abbondante cena a base di pasticcio
di carne, oca arrosto e agnello con salsa di mele, seguiti da un budino di
prugne e mele cotte, il tutto annaffiato da fiumi di sidro e birra. Bess ballò
e cantò le canzoni tradizionali ostentando una spensieratezza che non
possedeva. Ma Harry si tenne a distanza.
Quando il cielo era ormai del tutto buio, Robert le si avvicinò. «Credo
che porterò tua madre a casa, Bess. Siamo esausti. Ma voi restate e
divertitevi. So che Harry ti condurrà a casa sana e salva.»
Alcune ore dopo, dunque, Harry si presentò da lei domandandole se
fosse pronta a rincasare. Bess non poté nascondere la stanchezza, così gli
permise di prenderla per mano e, dopo essersi congedati da tutti, issarla in
sella al suo cavallo, salendo dietro di lei.
«Vi siete divertita?» le chiese lui.
«Molto. E non ho nemmeno bisogno di porvi la stessa domanda, poiché
ho visto che vi davate alla pazza gioia.»
La stretta di lui attorno alla sua vita si accentuò appena. «Siete arrabbiata
con me?»

Laura Cassidy 134 2006 - La perla nera


«Diciamo che mi sarei divertita di più se vi foste degnato di invitarmi a
ballare.»
«Siete arrabbiata» concluse lui con un sospiro.
Si era alzato il vento, facendo danzare i capelli di Bess nell'aria. Lei girò
il volto per potergli parlare.
«Questa è l'ultima serata che passiamo insieme, non è forse così? Volevo
danzare con voi, Harry.» Lui non rispose, ma tirò le briglie per far
arrestare il cavallo all'incrocio tra due sentieri. Quello di sinistra
conduceva alla fattoria, quello di destra verso la costa. Lui imboccò quello
di destra.
«Vi sembra questa l'ora per andare a fare una passeggiata?» gli domandò
Bess in tono seccato.
«Voglio vedere il mare un'ultima volta.»
I due rimasero in silenzio finché non ebbero raggiunto la cima di una
collinetta da cui si godeva la vista incontrastata della spiaggia e della
superficie marina, increspata da onde turbolente. Harry scese da cavallo e
aiutò Bess a fare altrettanto.
«Partirete domani, vero?» gli chiese Bess. «Per andare in Francia.»
«Parto domani, sì. Ma il re ha generosamente revocato l'ordine di andare
in Francia. In altre parole mi ha perdonato per i rimproveri che gli rivolsi a
Hampton Court.»
«Ne sono lieta. E capisco il vostro desiderio di tornare a corte. È il
vostro mondo.»
Harry rimase a lungo in silenzio, prima di rivolgersi a lei, guardandola
dritto negli occhi: «E voi, Bess? Qual è il vostro mondo? Sembrate essere
ugualmente a vostro agio alla corte del re come a una semplice festa di
contadini».
«Non so rispondervi» sospirò lei. «Perché non ne sono sicura nemmeno
io.»
Lui si avvicinò tanto da scostarle una ciocca di capelli dalla fronte.
«Invece io credo che lo sappiate, tanto quanto lo so io. Il vostro posto è
accanto a me, Bess.»
«A voi, Harry?»
«Bess... pensavate davvero che sarei stato capace di andarmene
domani... senza di voi? Non guardatemi così, vi prego!» rise
nervosamente. «È una proposta onorevole quella che state ricevendo,
finalmente, da Harry Latimar. Oggi ho domandato a vostro padre il

Laura Cassidy 135 2006 - La perla nera


permesso di chiedervi di sposarmi.»
Non appena lo lasciò andare, il ricciolo ribelle le scese di nuovo sulla
fronte.
«Voi volete sposarmi?»
«Sembrate sorpresa. Eppure dovreste essere ormai abituata a ricevere
proposte di matrimonio!» Il suo tono tradiva un certo divertimento, poi
però tornò subito serio. «E per dimostrarvi l'assoluta onestà delle mie
intenzioni, vi ho portato un anello di fidanzamento.» Harry estrasse dalla
camicia un sacchettino di velluto e ne rovesciò il contenuto nel palmo della
mano di Bess.
L'anello rifletteva la luce della luna. Era un rubino, tagliato a forma di
cuore, incastonato in un diamante.
«L'avete portato con voi da corte...» mormorò Bess. «Dunque siete
venuto qui già con l'intenzione di chiedermi di sposarvi. Eppure non avete
detto nulla per giorni!»
«Un uomo non rinuncia alla propria libertà tanto facilmente» tentò di
scherzare lui. «Volevo farmi conoscere e apprezzare dalla vostra famiglia.
Volevo dimostrarvi di non essere solo un damerino con la passione del
gioco d'azzardo.»
«Questo l'ho sempre saputo» mormorò lei.
«Allora, forse, ho voluto solo dimostrarlo a me stesso.»
«È bellissimo, Harry.» Bess si rigirò l'anello tra le dita, incredula. «Deve
esservi costato una fortuna.»
«Non una fortuna. L'ho barattato con un oggetto a cui non tenevo più.»
Le sue dita corsero a posarsi sul lobo nudo del suo orecchio.
«Oh, Harry!» esclamò Bess. «Il vostro orecchino di perla, il vostro
portafortuna!» Nessuno conosceva la provenienza di quell'orecchino, ma si
sapeva che fosse passato per mano di avventurieri e di mercanti, prima di
venir vinto da Harry in una partita a carte durata per ben tre giorni.
«Un portafortuna non serve a nulla, se non ti può dare ciò che vuoi
veramente. E io voglio soltanto voi, Bess.»
«E Kate Bonney? Avevate detto che il re si sarebbe lasciato convincere a
riconsiderare il vostro fidanzamento...»
«Sì, ma io gli ho chiesto di non farlo. Invece, gli ho chiesto il permesso
di venire qui a chiedere la vostra mano.»
«E Sua Maestà che cosa ha risposto?»
«Ha detto che ero un folle e che mi meritavo di vivere nella miseria per

Laura Cassidy 136 2006 - La perla nera


il resto dei miei giorni!» Harry scoppiò a ridere. «Per tutta la mia vita sono
stato ossessionato dal denaro e dalle ricchezze, Bess. Ma quando ve ne
siete andata da corte ho capito... Ho capito che il premio più grande, quello
per cui ero disposto a rischiare tutto, era ben altro. Quel premio siete voi,
Bess.»
«Ma, Harry, dopo tutto quello che avete detto, e fatto, per convincermi
che l'amore non era abbastanza...»
«Peccato che non sia riuscito a convincere me stesso!» Sorrise, e i suoi
denti bianchi scintillarono nella notte. Poi, però, vedendo che Bess restava
seria, si accigliò. «Perché esitate?»
«Forse perché non vi ho ancora udito parlare d'amore, Harry.»
Di nuovo lui scoppiò a ridere. «Oh, tesoro mio, non sarete contenta
finché non mi avrete strappato dalle labbra una vera e propria
dichiarazione d'amore, vero? Ebbene sì, vi amo, e in fondo voi avete
sempre saputo anche questo, ammettetelo.»
«Sì, Harry» si arrese infine Bess. «Così come ho sempre saputo che il
mio posto è accanto a voi.»
Lui la prese fra le braccia e a quel contatto Bess fu pervasa da una
sensazione familiare. Ma quella volta non vide nessuna sfera di luce, né
immagini future, avvertì soltanto un senso di felicità profonda.
«Allora, avete intenzione di accettarmi, o no?» la canzonò lui. «Quante
ore volete restare qui a discutere, prima di arrendervi?»
Per tutta risposta Bess si infilò l'anello al dito e cinse il collo di Harry.
Lui la strinse forte a sé. Dopo un lungo baciò scostò le labbra da quelle di
lei per sussurrarle: «Allora accettate. Dunque anche voi amate giocare
d'azzardo».
Bess gli sorrise, al culmine della gioia. «Solo se so di vincere» rispose.

FINE

Laura Cassidy 137 2006 - La perla nera

Interessi correlati