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Quale fu la formazione giovanile di Napoleone?

Napoleone nacque ad Ajaccio, in


Corsica, nel 1769. Formatosi nelle scuole militari francesi, si dedicò allo studio delle arti
belliche ma anche dei classici, con particolare interesse per le opere di Rousseau. Aderì al
giacobinismo montagnardo. Dopo essersi distinto a Tolone per le sue abilità militari, ottenne
dal Direttorio nuovi incarichi sempre più prestigiosi come la vittoriosa campagna d'Italia del
1796, e la campagna d'Egitto. Quando la paura di una nuova invasione straniera generò tra i
ceti dominanti l'esigenza di un governo forte che garantisse l'or-dine e la pace, Napoleone
sembrò essere l'uomo giusto: così, con il colpo di Stato del 18 brumaio, assunse pieni poteri
dal governo francese.
Come nacque il mito del petit caporal? Napoleone seppe sfruttare, per fare carriera, tutte
le occasioni che la situazione della Francia post-rivoluzionaria gli presentò, e utilizzò la
stampa come canale di diffusione per esaltare il mito della sua persona e della sua
imbattibilità. Il mito del petit caporal nacque proprio per sottolineare la sua infaticabilità di
generale dalle abitudini semplici che non esitava a porre a repentaglio la sua stessa vita al
fianco dei suoi soldati; al contempo non sfuggivano il suo cinismo e la sua arroganza.
Come il Consolato riorganizzò la Francia? Durante il periodo del Consolato la Francia fu
riorganizzata sotto il punto di vista istituzionale e legislativo:
• la Costituzione dell'anno VIII (1799) rafforzò l'esecutivo e lo affidò a un Primo Console
(Napoleone), che controllava tutti i settori della vita politico-amministrativa. In realtà tre
assemblee avrebbero dovuto controbilanciare il potere consolare ma erano di fatto
dall’autorità centrale;
• vennero prese iniziative fiscali e finanziarie per soddisfare le esigenze del ceto
imprenditoriale e garantire entrare più sicure;
• si consolidò il legame tra alta borghesia e regime napoleonico anche grazie ai
provvedimenti assunti contro le organizzazioni dei lavoratori;
• nel 1804 venne redatto il Codice Civile, documento su cui poggiavano tutte le istituzioni,
che riprendeva alcuni princìpi della rivoluzione (libertà, proprietà, uguaglianza giuridica
ma non sociale);
• si raggiunse la pacificazione con la Chiesa attraverso un Concordato (1801) con cui il
cattolicesimo fu riconosciuto come religione della maggioranza dei Francesi, ma il
controllo del potere civile sulle gerarchie ecclesiastiche fu ribadito.
Negli stessi anni Napoleone affrontò con successo la guerra con la seconda coalizione.
Puntava a colpire l’Austria per indebolire e isolare l’Inghilterra; glia Istria i vennero
sconfitti prima sul fronte renano e poi a Marengo. I vinti sottoscrissero la pace di Luneville
che riconosceva alla Francia il Belgio, i territori renani e il Piemonte e furono legittimate le
repubbliche sorelle e gli stati satelliti. Inoltre dopo lunghe trattative anche il regno di
Napoli, la Russia e l’Inghilterra firmarono la pace. Attraverso quali tappe Napoleone
giunse all'impero? Napoleone dimostrò di saper mantenere l'ordine e la pace sul piano
interno e di saper conquistare una posizione di forza su quello internazionale. Il consenso
popolare cresceva e Napoleone: nel 1802 ottenne il consolato a vita; nel 1804, con la
Costituzione dell'anno XII, divenne imperatore dei Francesi e, riprendendo la tradizione
imperiale di Carlo Magno, si fece consacrare imperatore da papa Pio VII nella cattedrale di
Notre-Dame. In entrambi i casi la nuova posizione di Napoleone fu confermata da un
plebiscito.
Cosa successe con la terza e la quarta coalizione? Dal 1803, infatti, erano riprese le
ostilità con l'Inghilterra. All'offensiva di Napoleone, la Gran Bretagna rispose organizzando
la terza coalizione (insieme a Russia, Austria, Svezia, Regno di Napoli). La flotta francese
subì una disastrosa sconfitta a Trafalgar, (1805). Ma Napoleone risollevò le sorti della
Francia sconfiggendo gli schieramenti austro-russi presso Austerlitz. L'Austria firmò la pace
di Presburgo e cedette i territori italiani e tedeschi. Preoccupata di un'egemonia francese in
Germania, la Prussia entrò nella quarta coalizione a fianco della Russia e dell'Inghilterra
(1806). Napoleone sconfisse a Jena i Prussiani e a Eylau i Russi. La pace di Tilsit (1807)
decretò il nuovo assetto dell'Europa continentale: i territori a ovest del fiume Elba
formarono il Regno di Vestfalia, affidato a Gerolamo Bonaparte; gli Stati tedeschi vennero
raccolti nella Confederazione del Reno di cui Napoleone stesso assunse la presidenza;
Luigi, venne proclamato re d'Olanda; i territori a est dell'Elba formarono il Granducato di
Varsavia. Tutta l'Europa era sottoposta all'egemonia francese, secondo una logica imperiale;
si aprì un'età di rinnovamento: Paesi ancora legati all'Antico regime accolsero le conquiste
della rivoluzione francese.
Come si comportò in Italia? La vittoria di Marengo aveva segnato il completo controllo
della Francia sul-l'Italia. Napoleone si comportò come un predatore: molte delle opere d'arte
italiane, vennero confiscate dagli eserciti. A questo saccheggio si aggiungevano tributi
onerosi che servivano a pagare le spese militari del governo francese. Gli Stati italiani
persero la loro autonomia: la Repubblica cisalpina diventò Regno d'Italia, di cui lo stesso
Napoleone si proclamò re (1805). Fu così anche per Napoli con Giuseppe Bonaparte; furono
annessi direttamente il Piemonte, la Repubblica ligure e la Toscana. Persino lo Stato
Pontificio venne smembrato. La presenza di Napoleone in Italia ebbe conseguenze positive
in termini di progresso economico, modernizzazione e riforma delle istituzioni; infatti
l'influenza francese consentì di inserire l'economia italiana in un contesto europeo; inoltre, i
valori democratici e liberali contribuirono a rafforzare quegli ideali patriottici e
nazionalistici che saranno fondamentali durante il risorgimento.
Perché venne deciso il blocco continentale? Napoleone decise di danneggiare la Gran
Bretagna vietando a tutti i Paesi europei il commerci con essa. Il blocco continentale si
rivelò un fallimento perché gli Inglesi riuscirono a forzarlo e risposero con un contro-blocco
che danneggiò gravemente l'economia francese privando il Paese delle materie prime e dei
prodotti di consumo. Allo scopo di far rispettare il blocco, Napoleone intraprese una politica
di annessioni, che iniziò con la conquista di Portogallo e Spagna. In quest'ultimo Paese vi fu
una grande resistenza sostenuta da un corpo di spedizione inglese: era ormai crollato il mito
di Napoleone liberatore. Nel 1809 sorse una quinta coalizione: gli austriaci vennero sconfitti
e accettarono pesanti condizioni di pace mentre la Spagna e l’Inghilterra rimasero in armi.
Quali contraddizioni presentava l'impero? L'impero era fondato su un potere
centralizzato e personalistico, che portava in sé alcune contraddizioni:
Napoleone aveva combattuto l'Antico regime, ma aveva creato una nuova nobiltà a lui
fedele, fondata sui meriti militari o sui servizi resi allo Stato; dopo aver conquistato l'Europa
in nome della libertà, Napoleone ricercò il consenso attraverso l'eliminazione di qualsiasi
opposizione e la limitazione della libertà di stampa e di associazione; pur avendo contribuito
allo svecchiamento della Francia e dei Paesi sottomessi, la politica di Napoleone fece
aumentare il malcontento per il continuo stato di guerra, le imposte, le difficoltà create dal
blocco continentale.
Come si giunse dall'apogeo dell'impero alla sconfitta di Napoleone? Fra il 1810 e il
1812 l'Impero napoleonico raggiunse la massima estensione. Ma l'intera Europa era ostile
alla Francia a causa del blocco continentale: la Russia si ritirò dal blocco e impose dazi alle
importazioni francesi.
Napoleone organizzò una spedizione in Russia nel 1812 varcando il confine senza una
formale dichiarazione di guerra. Entrò a Mosca ma i russi ricorrendo alla tattica della terra
bruciata, che prevedeva la distruzione di tutto ciò che potrebbe servire al nemico per
spostarsi e per procurarsi cibo, acqua e altri generei necessari alla sopravvivenza. L’esercito
venne decimato dalla fame e dal rigido inverno e fu costretto alla ritirata.
Gli stati europei incoraggiati da questa sconfitta formarono la sesta coalizione (Gran
Bretagna, Russia, Svezia, Prussia e Au-stria) e sconfissero Napoleone a Lipsia nel 1813,
mandando in frantumi l'impero. I legittimi sovrani restaurarono il loro potere In Francia
venne restaurato il regime borbonico, Napoleone accettò di ritirarsi in esilio all'isola d'Elba
e nel 1814 venne convocato un Congresso a Vienna per decidere il nuovo assetto europeo.
Confidando nel malcontento generato dalla Restaurazione, Napoleone tornò al potere per
una breve parentesi (i cento giorni) ma fu sconfitto definitivamente a Waterloo, il 18 giugno
1815, e costretto all'esilio nell'isola di Sant'Elena, dove morì il 5 maggio 1821. In Europa i
vecchi sovrani tentarono di restaurare l’antico regime ma ciò fu impossibile poiché la
rivoluzione francese e la dominazione napoleonica avevano radicalmente cambiato la
mentalità europea.

In cosa consiste il congresso di Vienna? Le grandi potenze (Austria, Inghilterra, Prussia e


Russia) intendevano restaurare il vecchio sistema politico in vigore prima della rivoluzione.
ma ciò era impossibile poiché il continente era cambiato: sul piano sociale aveva posto fine
ai diritti feudali; sul piano politico aveva abbattuto la monarchia assoluta, introdotto la
monarchia costituzionale, la repubblica e il bonapartismo; sul piano ideologico, aveva
suscitato gli ideali di patria e di nazione; sul piano militare aveva rinnovato l'esercito:con la
«mobilitazione totale». Napoleone aveva cambiato gli equilibri e i confini fra gli Stati e
introdotto un moderno Codice Civile. Occorreva dunque trovare nuove soluzioni che
tenessero conto anche delle trasformazioni irreversibili introdotte dalla rivoluzione: a tal
fine venne convocato il Congresso di Vienna (novembre 1814-giugno 1815), a cui
parteciparono 216 delegazioni; esso lavorò con profitto e non conobbe ufficialmente
interruzioni. In realtà il Congresso vero e proprio non si riunì mai, se non per la firma
conclusiva. Le principali decisioni, infatti, furono prese dai ministri degli Esteri di Gran
Bretagna, Austria, Prussia e Russia. A Vienna si distinse inoltre Talleyrand, negoziatore
della Francia perdente, che si scontrò soprattutto con Metternich (au) il vero regista del
Congresso.
Cosa volevano le grandi potenze?
Tutte le grandi potenze intendevano approfittare della vittoria per aumentare la loro potenza:
per questo era necessario costruire un nuovo ordine internazionale. L'obiettivo della Gran
Bretagna era l'equilibrio tra i Paesi dell'Europa continentale per estendere ulteriormente il
proprio impero coloniale senza dover fronteggiare nuove minacce egemoniche. Le proposte
britanniche furono condivise dall'Austria che voleva rafforzare i suoi domini in Italia e nei
Balcani e costituire una Confederazione Germanica sotto la presidenza austriaca. La Prussia
voleva rafforzare gli Stati confinanti con la Francia per espandersi verso il Reno. La Russia
puntava a estendere la propria influenza verso occidente; a tal fine sosteneva l'opportunità di
compensi territoriali per le potenze vincitrici. La Francia cercò di sfruttare i contrasti tra i
vincitori per tornare a occupare un ruolo internazionale di prestigio. Il suo obiettivo era
quello di limitare l'espansione della Prussia, della Russia e dell'Austria, appoggiando il
progetto di equilibrio dell'Inghilterra.
I criteri che guidarono i ministri furono il principio di
• equilibrio: occorreva impedire l’egemonia di uno stato sull’altro; a questo scopo i confini
degli stati europei andavano ridisegnati secondo un assetto equilibrato, garantito anche da
stati-cuscinetto.
• legittimità: i legittimi sovrani, cioè i vecchi sovrani i i loro eredi, dovevano riappropriarsi
del trono, ignorando le aspirazioni del popolo.
Questi princìpi vennero usati come criteri-guida, ma senza nessuna ambizione di coerenza.
Di fatto le decisioni furono il risultato dei rapporti di forza tra i diversi Stati e i princìpi
furono usati come strumenti per sostenere e giustificare le varie rivendicazioni.
Quale fu il nuovo assetto dell’Europa? Con il Congresso di Vienna vennero definite
importanti sistemazioni territoriali e nacque una nuova carta dell'Europa. La Francia perse
in pratica tutte le conquiste fatte con la rivoluzione; per contenere un eventuale
espansionismo francese vennero rafforzati gli Stati confinanti che formarono così una
«cintura di sicurezza» attorno alla Francia:
• l'Olanda insieme al Belgio formò il Regno dei Paesi Bassi; la Prussia acquisì nuovi
territori tedeschi mentre il Regno di Sardegna aumentò il proprio territorio con
l'annessione delta Repubblica di Genova.
• Il Sacro Romano Impero della nazione germanica non venne ricostituito. Al suo posto
sorse la Confederazione Germanica, sotto la presidenza dell'Austria.
• La Russia ottenne tre quarti della Polonia.
• L'Austria compensò la perdita del Belgio con nuovi domini nei Balcani e con il controllo
di quasi tutta la penisola italiana; questo controllo venne esercitato sia in maniera diretta
che in maniera indiretta.
• Il Regno Unito poté accrescere ulteriormente il proprio impero coloniale.
• Spagna e Portogallo tornarono alle monarchie legittime dei Borboni e dei Braganza.
• La Svezia si unì con la Norvegia, tolta al Regno di Danimarca, che beneficiò comunque di
alcune compensazioni territoriali.
gli storici dell'Ottocento hanno criticato il mancato rispetto del principio di nazionalità,
quelli del Novecento hanno apprezzato la ricerca della «quiete», possibile solo con
l'equilibrio fra le grandi potenze.
Come si cercò di mantenere l’ordine stabilito a Vienna? Gli effetti della Restaurazione
furono avvertiti sia all'interno dei singoli stati, sia nelle relazioni internazionali. Per quanto
riguarda la politica interna i sovrani vennero restaurati e tentarono di ripristinare il sistema
politico in vigore prima della rivoluzione. (In Francia, Luigi XVIII tornò come monarca dì
diritto divino, ma concesse una Carta costituzionale octroyée. In Italia, alcuni sovrani
adottarono soluzioni moderate; altri invece si distinsero per lo smantellamento dell'apparato
napoleonico. Nell'Impero asburgico, vi fu la repressione poliziesca di ogni rivendicazione
nazionale. In Prussia e in Russia rifiuto reazionario di qualsiasi cambiamento. Riguardo alla
politica estera le grandi potenze perseguirono l’obiettivo di conservare l’ordine
internazionale. A questo scopo furono stipulate tre alleanze:
• La prima fu proposta dallo zar Alessandro I: i sovrani, in quanto «padri» delle rispettive
nazioni, erano tra loro «fratelli». Dunque dovevano fornirsi reciproco aiuto (principio di
intervento) se il loro trono fosse stato in pericolo. Questo patto prese il nome di Santa
Alleanza e fu sottoscritto nel settembre del 1815 dalla Russia, dalla Prussia e dall'Austria.
• Nel novembre 1815, venne firmata la Quadruplice Alleanza fra Gran Bretagna, Austria,
Prussia e Russia. Lo scopo di questa alleanza era isolare la Francia, dove avrebbe potuto
risorgere lo spirito rivoluzionario.
• Nel 1818 la Quintuplice Alleanza venne estesa alla Francia, affinché anch'essa
partecipasse al mantenimento dell'ordine restaurato. Questo terzo trattato rappresentò il
trionfo del principio di equilibrio.
Qual è il significato del termine nazione? Nell’Ottocento ha iniziato ad indicare un
comune sentire ed oggi è una collettività umana unità dalla coscienza dei suoi membri di
avere in comune origine, lingua, razza, religione, economia, territorio e destino storico.
Nel corso dell'Ottocento i valori rivoluzionari di uguaglianza, fraternità vennero
reinterpretati in un’accezione nazionale:
Uguaglianza Secondo i filosofi romantici la appartenevano a un medesimo popolo (o
nazione) i territori e le persone accomunate dalla Storia, ovvero dalla cultura e dalle
tradizioni comuni.
Fraternità: fratello sono coloro che appartengono ad una stessa nazione.
Libertà: essa non doveva essere solo individuale, infatti le persone che si sentivano “fratelli
perché vivevano la stessa impressione devono lottare anche per L libertà collettiva,
liberandosi dal potere assoluto del sovrano e degli stranieri.
Cosa chiedevano i mercato nazionali? La rivoluzione industriale favorì l'affermazione
dello Stato nazionale: la sua diffusione implicava l'esistenza di mercati sufficientemente
vasti; pertanto l'idea nazionale si associava all'esigenza borghese di libera imprenditorialità
individuale, nell'ambito di un’ampia libertà entro i confini della nazione.
Quale differenza c’è tra stato e nazione? A partire dall’Ottocento le idee di Stato e
nazione iniziarono a sovrapporsi: si affermò l'idea di una coscienza nazionale capace di
superare le tradizioni locali e di unificare un popolo; contemporaneamente si diffuse il
principio rivoluzionario che vedeva nel popolo il fondamento della sovranità dello Stato..
Nell'Ottocento coloro che si sentivano idealmente «fratelli» lottarono per dar vita a uno
Stato; la formazione di uno Stato non dipende solo dall'esistenza di una coscienza nazionale
ma è legata anche al concreto sviluppo dello scontro politico e alla forza delle armi.
Così attualmente gli Stati nazionali ospitano alcune minoranze etniche o antichi popoli si
trovano divisi tra più Stati.
Che cosa afferma il liberalesimo? I fondamenti teorici del liberalesimo risalgono a Locke,
a Montesquieu e Smith. Il valore fondamentale è la libertà individuale: i liberali non
credono che essa conduca al caos ma ritengono che sia la condizione onde Ale per
consentire ad ognuno di ricercare la felicità. Nello Stato proposto dai liberali:
• II potere dello Stato è limitato. L'obiettivo è respingere l'assolutismo, porre dei limiti al
potere attraverso una Costituzione e la divisione dei poteri.
• Lo Stato garantisce le libertà pubbliche (opinione, d'espressione, di riunione e di stampa,
di iniziativa economica) I liberali riconoscono che tutti gli uomini sono uguali di fronte
alla regge (uguaglianza giuridica).
• Lo Stato non deve intervenire nella vita economica (liberismo) ne sulla disuguaglianza
sociale: non deve cercare di attenuare il contrasto tra ricchi e poveri poiché esso è una
conseguenza della diseguaglianza naturale degli uomini; inoltre chiunque può modificare
la propria condizione di partenza attraverso i propri meriti.
• Secondo i liberali, il voto non è un diritto. È lo strumento attraverso cui si svolge una
funzione pubblica, dunque va riconosciuto solo a chi raggiunge un certo livello di
ricchezza (suffragio censitario).
Cosa sostenevano i democratici? La democrazia è il regime fondato sulla sovranità
popolare e il padre della moderna dottrina democratica fu Rousseau. Grazie ad un gruppo di
filosofi inglesi la teoria della democrazia si innestò sul liberalismo, cioè sul rispetto delle
libertà personali e sull'idea che il popolo debba esercitare la sovranità attraverso dei
rappresentanti. La democrazia moderna è rappresentativa o parlamentare. A differenza dei
liberali, i democratici sostennero l’uguaglianza politica e il suffragio universale, in modo
che lo stato sia rappresentativo della volontà di tutti i cittadini. Allo Stato spetta il compito
di preparare i cittadini a esercitare i loro diritti politici, garantire a tutti la necessaria
istruzione e di cercare di moderare le ingiustizie sociali, facendo leva soprattutto sugli
strumenti fiscali.
Alexis de Tocqueville raccolse le sue osservazioni nella Democrazia in America che
pubblicò nel 1835. Secondo Toqueville, il rischio fondamentale contro il quale mette in
guardia è che la democrazia si trasformi in un dispotismo della maggioranza sulla
minoranza; non ci si può difendere da questo rischio tentando di ostacolare l'affermazione
della democrazia: quello che si può fare è potenziare le associazioni tra cittadini perché il
rischio di dispotismo deriva soprattutto dal fatto che l'uguaglianza riduce tutti a individui
inermi di fronte alla maggioranza.
Che cosa voleva il socialismo? Il socialismo, sorto in risposta alla questione sociale, ricerca
una società giusta, caratterizzata da un'equa distribuzione della proprietà e della ricchezza.
Per i socialisti occorre: la limitazione o l'eliminazione del dìritto di proprietà; la solidarietà
tra i lavoratori contro l'individualismo liberale. Il socialismo inglese fu riformista: accettò
l'economia di mercato ma richiese riforme radicali per attenuarne le conseguenze sociali.
Owen riteneva che di essere essere eliminato l’aumento di prezzo durante la fase di
distribuzione per questo propose scambi attraverso buoni-lavoro al posto del denaro; inoltre
pose le basi per l’organizzazione delle associazioni di tipo sindacale.
Il socialismo francese fu più utopico e per superare il degrado della società propose:
• un governo di tecnici per realizzare una società armoniosa e fondata sui valori del
cristianesimo delle origini (Claude -Henri de Saint-Simon);
• una società divisa in piccoli nuclei economicamente e politicamente autonomi chiamati
falansteri, dediti ad agricoltura e allevamento (Franois-Marie-Charles Fourier);
• la costruzione di ateliers sociaux («fabbriche sociali») cioè di fabbriche gestite dagli stessi
operai che avrebbero inizialmente operato in concorrenza con le industrie private fino a
soppiantarle del tutto (Louis Blanc);
• l'«anarchia positiva»: una società fondata sull'autogestione economica e politica e senza la
proprietà privata (Pierre-Joseph Proudhon).
Come il socialismo portò Marx ed Engels al comunismo? Marx studiò filosofia e diritto
nelle università di Bonn e Berlino, laureandosi infine a Jena. Nel 1843, per le sue idee
politiche, fu costretto ad abbandonare il suo lavoro alla «Gazzetta renana» e andò a vivere a
Parigi. Qui entrò in contatto con l'ambiente socialista ed ebbe modo di conoscerne Engels,
col quale instaurò una proficua amicizia che portò alla stesura di numerose opere. Engels era
figlio di un ricco industriale e all'epoca era reduce da un lungo soggiorno in Inghilterra,
dove aveva lavorato in una fabbrica tessile del padre. Engels indusse Marx ad approfondire
lo studio dell'economia grazie al quale Marx procedette nell'analisi del sistema capitalistico
pubblicando il primo libro della sua opera, Il Capitale.
Marx ed Engels scrissero nel 1848 il Manifesto del Partito Comunista, in cui proposero una
nuova interpretazione del socialismo che rifiutava l'utopismo delle posizioni precedenti. Il
socialismo non è un ideale che gli uomini devono realizzare; per questo sostenevano la
dottrina del materialismo storico secondo cui non sono le idee degli uomini a cambiare la
società ma piuttosto l’evolversi della sua struttura economica, che ne è la struttura. La storia
non è affidata all'arbitrio dell'uomo e quindi non serve inventare utopie: il filosofo deve
piuttosto spiegare scientificamente il presente e comprendere il senso della storia, quello che
Marx ed Engels ritenevano di aver fatto con il socialismo scientifico.
La civiltà umana è passata attraverso quattro fasi: la comunità primitiva, il regime di
schiavitù, la società feudale e la società capitalistico-borghese è in ognuna ci è stato lo
scontro tra oppressi e oppressori, cui gli uomini partecipano in quanto parte di una classe:
tutta la storia, dunque, è storia della lotta di classe e il passaggio da uno stadio all'altro è
determinato dal cambiamento dei mezzi di produzione e dall’affermarsi della classe che sa
meglio sfruttarli. Nella società capitalista i borghesi detengono la proprietà dei mezzi di
produzione e sfruttano il proletariato; infatti il salario che gli viene dato corrisponde solo a
quanto gli è indispensabile alla sopravvivenza (plusvalore del profitto capitalista). Il
proletariato, per liberarsi deve abolire la proprietà abolendo il fondamento dell’oppressione
e della divisione in classi. Solo attraverso una rivoluzione violenta la società giungerà al
comunismo.