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LEZIONI N° 51 E 52 DI GIOVEDÌ 22 E VENERDÌ 23 MARZO 2007

STATI LIMITE DI ESERCIZIO

La normativa italiana sul c.a. prevede tre tipi di stati limite di esercizio:

a) lo stato limite di fessurazione;


b) lo stato limite delle tensioni in esercizio;
c) lo stato limite di deformazione.

STATO LIMITE DI FESSURAZIONE

In ordine di severità crescente si distinguono i seguenti stati limite:

− stato limite di decompressione, nel quale, per la combinazione di carico prescelta,


la tensione normale della fibra considerata è pari a zero (riguarda il c.a.p.);

− stato limite di formazione delle fessure, nel quale, per la combinazione di carico
prescelta, la tensione normale di trazione nella fibra considerata è uguale al frattile
inferiore della resistenza a trazione;

− stato limite di apertura delle fessure nel quale, per la combinazione di carico
prescelta il valore caratteristico di apertura delle fessure è pari al valore nominale
prefissato.

La scelta del tipo di stato limite da prendere in considerazione può essere fatta in
funzione dei seguenti parametri:

− condizioni ambientali
− sensibilità alla corrosione dell’armatura

avvalendosi della tabella seguente, che indica anche il tipo di combinazione di carico
da utilizzare ed il valore nominale dell’ampiezza delle fessure da usare come
confronto.
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GRUPPI DI CONDIZIONI COMBINAZIONE ARMATURA


ESIGENZE AMBIENTE DI AZIONI SENSIBILE POCO SENSIBILE
Stato limite wk Stato limite wk
a Poco Frequente Ap. Fessure ≤ w2 Ap. Fessure ≤ w3
aggressivo
Quasi permanente Decomp.o ≤ w1 Ap. Fessure ≤ w2
ap. fessure
b Moderatamente Frequente Ap. Fessure ≤ w1 Ap. Fessure ≤ w2
aggressivo
Quasi permanente Decompres. - Ap. Fessure ≤ w1
c Molto Rara Ap. Fessure ≤ w1 Ap. Fessure ≤ w2
aggressivo e formaz.
Fessure
Frequente Decomp. - Ap. Fessure ≤ w1

Stato limite di decompressione/Stato limite di formazione delle fessure

Le verifiche alla decompressione ed alla formazione delle fessure si eseguono molto


semplicemente utilizzando le sezioni omogeneizzate in fase non fessurata (I stadio).
La tensione limite di trazione è pari a:

f ctk = 0, 7 f ctm

nel caso di trazione semplice, oppure, pari a:

f ctk = 0, 7 f cfm

nel caso di trazione per flessione.


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Stato limite di apertura delle fessure

Più delicato è il caso dello stato limite di apertura delle fessure.


I valori nominali di apertura delle fessure sono:

w1 = 0.1 mm
w2 = 0.2 mm
w3 = 0.4 mm

Il controllo dell’ampiezza delle lesioni consiste nell’accertare che valga la seguente


disuguaglianza:

wk ≤ wlim

in cui
wlim può assumere il valore w1 , w2 o w3 a seconda delle condizioni ambientali e del
tipo di armatura;
wk = 1.7 wm = 1.7 εsm srm

in cui srm è l’interasse medio delle fessure;


e εsm è la deformazione media della barra di acciaio nella combinazione di carico
prescritta.
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La Normativa italiana dà le seguenti indicazioni.


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IL FENOMENO DELLA FESSURAZIONE DEL CALCESTRUZZO TESO

Consideriamo un’asta di cemento armato contenente una sola barra di acciaio.

Sia Ac l’area della sezione trasversale del calcestruzzo ed As l’area della barra di
acciaio.
Applichiamo alla barra una forza di trazione F.
Per effetto delle tensioni tangenziali di aderenza la forza di trazione nell’acciaio Fs si
trasferisce in parte nel calcestruzzo (Fc). Il trasferimento è in equilibrio ad una
distanza dall’inizio dell’asta A trasf pari alla lunghezza di ancoraggio valida per la

tensione effettiva nell’acciaio.


Determiniamo ora la tensione nel calcestruzzo e nell’acciaio al termine della zona di
trasferimento.
Preliminarmente vediamo come la forza di trazione F si ripartisce tra acciaio e
calcestruzzo.
Per l’equilibrio possiamo scrivere:

F = Fs + Fc

Per la congruenza degli spostamenti, garantita dal fenomeno dell’aderenza si avrà:

εs = εc

Esprimiamo poi le deformazioni unitarie per mezzo della legge di Hooke:

σs Fs
εs = =
Es As Es
σc Fc
εc = =
Ec Ac Ec
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Sostituendo nella equazione di congruenza si ottiene:

Fs F
= c
As Es Ac Ec

Ricavando Fs e sostituendolo nell’equazione di equilibrio si ha:

⎛ AE ⎞ A + nAs E
F = Fc ⎜ 1 + s s ⎟ = Fc c in cui si è posto nc = s
⎝ Ac Ec ⎠ Ac Ec

Si ottiene quindi:
Ac nAs
Fc = F ; Fs = F
Ac + nAs Ac + nAs

Le cercate tensioni valgono quindi:

F F
σc = ; σs = n
Ac + nAs Ac + nAs

Quando, in conseguenza dell’aumento della forza F, la tensione nel calcestruzzo


teso raggiunge il valore della resistenza a trazione f ct si verifica la fessurazione. La

forza corrispondente è:

F fess = f ct ( Ac + nAs )

La formazione della prima fessura provoca la comparsa di due nuove zone di


trasferimento di tensioni per aderenza.
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La lunghezza della zona di trasferimento A trasf si determina scrivendo l’equilibrio tra la

forza di trazione nel calcestruzzo e la risultante delle tensioni di aderenza τ ad tra

acciaio e calcestruzzo. Possiamo scrivere:

Fc = σ c Ac = τ ad A trasf πφ

in cui φ è il diametro della barra di acciaio. Si ottiene:

σ c Ac σ c Ac φ
A trasf = =
τ ad πφ τ ad As 4

Aumentando ancora la forza di trazione F le tensioni di trazione nel calcestruzzo nei


tratti a , b aumentano. In uno dei due si forma una nuova fessura con ulteriori due
zone di trasferimento.
Quando con aumenti progressivi di F si sono formate tante fessure tali che non vi è
più spazio per ulteriori zone di trasferimento la fessurazione si dice “stabilizzata” in
quanto non si possono formare più nuove fessure.
Ulteriori aumenti di F comportano solo un aumento dell’apertura delle fessure
esistenti.

Valutiamo ora l’ampiezza di una lesione.


L’ampiezza di una lesione w è praticamente uguale all’allungamento ΔA s dell’acciaio

tra due lesioni consecutive.


Possiamo scrivere:

σ sm
w = ΔA s = ε sm ⋅ iAm = ⋅ iAm
Es

in cui
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ε sm è la deformazione unitaria media dell’acciaio tra due lesioni;


iAm è l’interasse medio tra due lesioni consecutive;
σ sm è la tensione media dell’acciaio.

Occorre dunque valutare σ sm e iAm .

Se supponiamo costanti le tensioni di aderenza, la forza di trazione nell’acciaio varia


linearmente tra F ed Fs e quindi:

F + Fs F + F − Fc F
Fsm = = =F− c
2 2 2

iAm Fc i
Ma : Fc = τ ad πφ e quindi: Fsm = F − = F − τ ad πφ Am
2 2 4

La tensione media nell’acciaio si ottiene dividendo la forza media per l’area della
barra:

Fsm i 4 i
σ sm = = σ s − τ ad πφ Am = σ s − τ ad Am
As 4 πφ 2
φ

Possiamo porre iAm = α ⋅ A trasf con α compreso tra 1 e 2, nel senso che la lunghezza di

trasferimento non ha spazio per estendersi completamente per due volte (si
formerebbe una nuova fessura)
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Possiamo calcolare la deformazione unitaria media dell’acciaio:

1 ⎛ iAm ⎞ 1 ⎛ α ⋅ A trasf ⎞
ε sm = ⎜ σ s − τ ad ⎟ = ⎜ σ s − τ ad ⎟
Es ⎝ φ ⎠ Es ⎝ φ ⎠

Ricordando poi che la lunghezza di trasferimento è:

σ c Ac σ c Ac φ
A trasf = =
τ ad πφ τ ad As 4

Si scrive:

1 ⎛ σ c Ac ⎞
ε sm = ⎜σ s − α ⎟
Es ⎝ 4 As ⎠

As
Definendo la percentuale di armatura ρ = si può scrivere:
Ac

1 ⎛ σc ⎞
ε sm = ⎜σ s − α ⎟
Es ⎝ 4ρ ⎠

L’ampiezza della lesione è, quindi:

1 ⎛ σc ⎞ 1 ⎛ σc ⎞ σc φ
ΔA s = ε sm ⋅ iAm = ⎜σ s − α ⎟ ⋅ α ⋅ A trasf = ⎜ σ s − α ⎟ ⋅α
Es ⎝ 4ρ ⎠ Es ⎝ 4 ρ ⎠ τ ad ρ 4

Semplificando si ottiene:

α φ σc ⎛ α σc ⎞
w= ⎜σ s − ⎟
4 Es ρ τ ad ⎝ 4 ρ ⎠

Esaminando l’equazione si osserva che w diminuisce:


- al diminuire della tensione nell’acciaio, σs;
- all’aumentare della percentuale di armatura, ρ;
- al diminuire del diametro della barra, φ ;
- all’aumentare della tensione di aderenza, τad.
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Confrontiamo l’espressione ottenuta con quella indicata dalle Norme italiane.


Per quanto riguarda la deformazione media dell’acciaio di ha:

σs ⎛ ⎛ σ sr ⎞ ⎞
2

(N.I) ε sm = ⎜ 1 − β1β 2 ⎜ ⎟ ⎟
Es ⎜ ⎝ σs ⎠ ⎟
⎝ ⎠
1 ⎛ σc ⎞
ε sm = ⎜σ s − α ⎟
Es ⎝ 4ρ ⎠

Si osserva che β1β 2 = α , ma che il termine sottrattivo tra parentesi è diverso, in

quanto è di secondo grado. Il nostro termine di 1° grado deriva dalla semplificazione


assunta in merito alla costanza delle tensioni di aderenza.

Per quanto riguarda l’interasse medio delle lesioni si ha:

⎛ 2⎞ φ
(N.I.) srm = 2 ⎜ c + ⎟ + k1k2
⎝ 10 ⎠ ρr
σc φ
iAm = α
τ ad ρ 4

φ
Si nota in entrambe le formulazioni la dipendenza dal rapporto .
ρ
σc
Il rapporto è tenuto in conto dal coefficiente k1.
τ ad
1
Il termine corrisponde a k2 = 0,25 valido per la trazione pura, che corrisponde al
4
caso che noi abbiamo studiato.
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STATO LIMITE DELLE TENSIONI IN ESERCIZIO

Costituisce una novità dell’ultima revisione della normativa ed è una verifica


obbligatoria.

Si tratta di calcolare le tensioni in servizio nel calcestruzzo e nell’acciaio con la


procedura del metodo delle tensioni ammissibili e di confrontarla con appropriati
valori ammissibili.

Tensioni di compressione massime nel calcestruzzo.

Per le strutture o parti di strutture esposte ad ambiente aggressivo, gruppo c del


Prospetto 7-I, devono essere rispettati i seguenti limiti per le tensioni di compressione
nel calcestruzzo:

- per combinazioni di carico rara: 0,50 fck;

- per combinazioni di carico quasi permanente: 0,40 fck.

Particolare attenzione nella limitazione delle tensioni in esercizio va rivolta ai casi in


cui si riconosca l’esistenza di una particolare incertezza del modello strutturale
adottato e/o quando sussista una significativa alternanza delle sollecitazioni in
esercizio nella stessa sezione, anche se le strutture sono riferite ai gruppi a o b del
Prospetto 7-I.
Del pari particolare attenzione si deve porre nella limitazione delle tensioni in
esercizio per sollecitazione di pressoflessione con prevalenza di sforzo normale per
la conseguente limitata duttilità.
Per le strutture o parti di strutture esposte ad ambiente dei gruppi a, b del Prospetto
7-I, devono essere rispettati i seguenti limiti per le tensioni di compressione nel
calcestruzzo:

- per combinazione di carico rara: 0,60 fck;

- per combinazione di carico quasi permanente: 0,45 fck.


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Tensioni di trazione massime nell’acciaio.

Per le armature ordinarie la massima tensione di trazione sotto la combinazione di


carichi rara non deve superare 0,70 fsk.

Come si vede la verifica allo stato limite delle tensioni di esercizio comporta la
valutazione delle sollecitazioni in due condizioni di carico specifiche, quella rara e
quella quasi permanente.

STATO LIMITE DI DEFORMAZIONE

La verifica allo stato limite di deformazione consiste nel controllare che la


deformazione sia:

a) compatibile con la funzionalità dell’opera per tutte le condizioni d’impiego


previste;
b) convenientemente limitata in modo da evitare danni alle sovrastrutture adiacenti.

La deformazione istantanea deve essere verificata per le combinazioni di carico rare.

La deformazione a lungo termine deve essere verificata in presenza dei carichi


permanenti e quasi permanenti.