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BENEDETTO COLAJANNI

opere, progetti e scritti in suo onore


a cura di:

Antonio Cottone, Tiziana Basiric, Simona Bertorotta, Giovanna Vella

scritti e testimonianze di:


Salvatore Amoroso, Gigliola Ausiello, Salvatore Avara, Piergiovanni Bardelli, Fabio Basile, Guglielmo Benfratello,
Mauro Bertagnin, Aldo Bertuglia, Simona Calvagna, Rinaldo Capomolla, Tiziana Campisi, Gianfranco Carrara,
Luigi Caruso, Santi Maria Cascone, Agostino Catalano, Simona Colajanni, Rossella Corrao, Domenico
Costantino, Enrico Dassori, Mario De Grassi, Benito De Sivo, Antonio De Vecchi, Dario Donato, Flavia Fascia,
Giovanni Fatta, Corrado Fianchino, Ornella Fiandaca, Antonio Fioravanti, Salvatore Gaglio, Antonio Gentile, Maria
Luisa German, Laura Greco, Ignazio Infantino,Tullia Iori, Renato Iovino, Yehuda E. Kalay, Fulvio Lanzarone,
Mario Manganaro, Antonino Margagliotta, Angela Mazz, Renata Morbiducci, Stefania Mornati, Riccardo Nelva,
Franco Nuti, Maurizio Oddo, Giuseppe Pellitteri, Silvia Pennisi, Francesco Polverino, Sergio Poretti, Raffaella Riva
Sanseverino, Salvatore Mario Sardo, Enrico Sicignano, Giuseppe Silvestri, Filippo Sorbello, Giovanni Tortorici,
Giuseppe Trombino, Giuseppe Turchini, Nino Vicari, Calogero Vinci, Rosa Maria Vitrano, Rosalia Vittorini,
Marcello Zordan.

In copertina (in senso orario attorno al logo):


Serbatoio e Pensilina della Farmedi, Palermo
Scuola elementare di Piana degli Albanesi, Palermo
Torri nel quartiere Cavedone, Bologna
Sede del Biennio della Facolt di Ingegneria, Palermo
Casa Sciortino nella Piana dei Colli, Palermo
Piano Regolatore Generale di Taormina, Messina
Complesso edilizio I Fiori, Palermo
Quartiere Sperone 2, Palermo

Quarta di copertina:
Schizzo della Cappella di Ronchamp di Le Corbusier disegnato da Benedetto Colajanni

Benedetto Colajanni nella Valle dei Templi di Agrigento (fotografia fornita da Rosa Maria Vitrano, pag. 16)
I partecipanti al Convegno del Gruppo Nazionale di Architettura Tecnica: Progettazione e Produzione Edilizia, La ricerca nel settore dellIngegneria Edile
nellultimo decennio, Pavia, 7-9.09.1992 (pag. 46)
Alcuni dei loghi di Benedetto Colajanni per le intestazioni dei propri lavori (pag. 150)
Alcuni disegni di architetture e paesaggi schizzati da Benedetto Colajanni durante i suoi numerosi viaggi (pag. 394)
Alcune delle caricature con le quali Benedetto Colajanni ritraeva i colleghi (pagg. 14, 788)

Lorganizzazione del volume stata coordinata dai quattro curatori.


In particolare sono da attribuire: a Tiziana Basiric lorganizzazione e la redazione della Antologia dei Progetti; a Simona Bertorotta lorganizzazione e
la redazione della Antologia degli Scritti e la revisione e coordinamento degli Scritti in Onore; a Giovanna Vella la redazione dellElenco degli Scritti
e dellElenco dei Piani e dei Progetti.

Copyright 2010 FOTOGRAF s.n.c.


Riproduzione vietata.
www.fotografonline.com

Stampa: FOTOGRAF s.n.c.


ISBN: 978-88-95272-96-2

Hanno contribuito alla pubblicazione del volume


BENEDETTO COLAJANNI
opere, progetti e scritti in suo onore
Dipartimento di Progetto e Costruzione
Edilizia
dellUniversit degli Studi di Palermo

Ordine degli Architetti


Pianificatori, Paesaggisti, Conservatori
della Provincia di Agrigento

Facolt di Ingegneria
dellUniversit degli Studi di Palermo

Fondazione Ordine degli Ingegneri


della Provincia di Catania

Universit degli Studi di Enna Kore

Ordine degli Ingegneri


della Provincia di Palermo

Ar.Tec.
Associazione scientifica per la promozione dei
rapporti tra architettura e tecniche edilizie

Ordine degli Architetti


Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori
della Provincia di Trapani

ISTeA
Societ Italiana di Scienze, Tecnologie e
Ingegneria dellArchitettura

Istituto Nazionale di Urbanistica


Sezione siciliana

Istituto Gramsci Siciliano


Palermo

LATTIVIT dI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

RINGRAZIAMENTI

Questo volume un omaggio di amici, allievi e colleghi a Benedetto Colajanni.


Esso raccoglie, in piccola parte, il materiale dellarchivio professionale che la moglie Giuliana Costa Ragusa ed i figli Luigi e Piero Colajanni hanno generosamente accettato di donare al dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia, erede dellIstituto di Architettura Tecnica, nel quale Benedetto Colajanni
ha lavorato per quasi mezzo secolo.
La famiglia ha, inoltre, donato numerosi testi e numeri di riviste specializzate che hanno integrato le collezioni della preziosa Biblioteca del dipartimento,
alla quale Benedetto si dedicato con entusiasmo, lavorando alla sua organizzazione e al suo continuo aggiornamento.
La pubblicazione del volume stata resa possibile grazie al contributo finanziario del dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia dellUniversit di
Palermo, dellAr.Tec., societ scientifica che Benedetto Colajanni ha contribuito a fondare, dellISTeA, societ scientifica del vicino settore della
Produzione Edilizia, della Facolt di Ingegneria di Palermo, dellUniversit di Enna Kore, sua ultima sede di insegnamento, dellINU, della cui sezione
siciliana fu segretario negli anni 60, dellIstituto Gramsci, alla cui attivit partecip assiduamente e da alcuni ordini professionali della Sicilia, tra i quali
primeggia il generoso contributo dellOrdine degli Architetti della provincia di Agrigento.
A nome mio e dei colleghi del dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia che hanno voluto questa prima iniziativa, sento il dovere di ringraziare
quanti hanno scritto contributi e testimonianze che individuano, anche se parzialmente, diversi aspetti della poliedrica attivit didattica, di ricerca, professionale ed umana di Benedetto Colajanni.
Un particolare ringraziamento va alle curatrici Tiziana Basiric, Simona Bertorotta e Giovanna Vella che hanno dedicato pi di un anno al difficile lavoro di redazione e revisione del volume.
In ultimo, un sorridente pensiero a Caterina e Simone che, senza saperlo, hanno visto nascere questo volume.

ANTOLOGIA dEI PROGETTI - CONCORSI dI ARCHITETTURA

a Giuliana, Luigi e Piero


e
alle piccole Giuliana e Maria

LATTIVIT dI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

LE ninna nanne DEL NONNO

Per Giuliana
La ninna nanna del Nonno
Ti fa venire un gran sonno,
Dormono tutti i bambini
Dormono grandi e piccini
Dormono e sognano il mare
Per continuare a giocare,
Giocare con i delfini
Che piaccion tanto ai bambini,
Con laragosta e col polpo
Che danno un piccolo colpo,
Un colpo e una carezza
E intanto soffia la brezza
La brezza un vento gentile
Che soffia sullarenile,
Dal quale si vede un gran tonno,
La ninna nanna del Nonno.

Per Maria
Ogni sera allimbrunire viene lora di dormire,
Se Giuliana non si affanna perch ha la ninna nanna,
Ancor sveglia sta Maria perch attende la poesia
La poesia con i canguri saltellanti sopra i muri,
Nel marsupio pur Maria salta anchessa in compagnia.
La poesia certo carina ma un po troppo sbarazzina
Zitta,zitta l vicina c la Nana sabbiolina e la sabbia
Per magia va negli occhi di Maria
Che li chiude a poco a poco e sognando fa il bel gioco
Di giocar con gli animali, i leoni ed i maiali,
Lasinello e la giumenta
E contenta, si addormenta

ANTOLOGIA dEI PROGETTI - CONCORSI dI ARCHITETTURA

SOMMARIO

RICORDANDO BENEDETTO
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31
33
37
41
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Guglielmo Benfratello: I rapporti in Facolt tra due compagni, anzi uno no


Gianfranco Carrara: Trentacinque anni
Mario De Grassi: Nihil aedilis a me alienum puto
Giuseppe Silvestri: Benedetto, mio maestro subliminale
Giuseppe Turchini: Benedetto, un grande che ho avuto come amico
Aldo De Marco: Io sono!
Antonio Fioravanti: Mezzaria

LA DIDATTICA E LA RICERCA
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69
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129
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139
141

Antonio Cottone: Una vita vissuta intensamente


Giuseppe Pellitteri: Un lungo cammino di ricerca per il progetto di architettura
Aldo Bertuglia: Intervista ad un Maestro
Elenco degli scritti
Antologia degli scritti
Frank Lloyd Wright e larchitettura organica
Ledilizia e lindustria
Problemi di storia della prefabbricazione. Gli edifici a struttura metallica intelaiata nella prima met dell800
Un documento di architettura normanna nella campagna di Carini
Intervista su Il centro antico di Palermo
Strutture naturali e costruzioni umane
Dibattito sullabusivismo. Prevenzione e recupero
Condividere la creativit tra architetto e aiuti digitali
Il concetto di involucro

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE


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215
217
245
285
341

Giuseppe Trombino: Urbanistica e impegno civile. Quarantanni di storia urbanistica siciliana attraverso lattivit di Benedetto
Colajanni
Maurizio Oddo: Architettura e contesto. Dal piano al dettaglio, lopera di Benedetto Colajanni
Antonino Margagliotta: Sui progetti di edilizia residenziale pubblica di Benedetto Colajanni
Elenco dei piani e dei progetti
Antologia dei progetti
Concorsi di architettura
Edilizia residenziale privata
Edilizia residenziale pubblica
Edilizia specialistica

SCRITTI IN ONORE DI BENEDETTO COLAJANNI


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Salvatore Amoroso, Luigi Caruso: Dallarchitettura tecnica alla pianificazione del traffico
Gigliola Ausiello: Progetto, memoria e modernit
Salvatore Avara: Ciclista solare
Piergiovanni Bardelli: Progettare, costruire, conservare - semplicit - complessit
Fabio Basile, Mario Manganaro: Benedetto Colajanni e gli anni della fondazione della Facolt di Ingegneria dellUniversit di
Messina. Luoghi, fatti e memorie
Mauro Bertagnin: Un programma decennale per proteggere larchitettura di terra nel mondo
Rinaldo Capomolla: Come una tela di ragno. Il progetto di Sergio Musmeci per il ponte sullo stretto di Messina
Gianfranco Carrara, Antonio Fioravanti, Yehuda E. Kalay: Collaborative workhing environments for architectural design
Santi Maria Cascone, Simona Calvagna, Salvatore Mario Sardo: Tendenze contemporanee delle architetture per la musica
Agostino Catalano: Il culturismo strutturale
Rossella Corrao: Involucri traslucidi in vetromattone: nuove tecniche di assemblaggio a secco ed incremento prestazionale del
prodotto per la riduzione del valore di trasmittanza
Domenico Costantino: Dal risanamento alla conservazione: piani e politiche per il centro storico di Palermo

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Enrico Dassori, Renata Morbiducci: Il colore nellarchitettura: metodi non invasivi per la caratterizzazione cromatica di superfici
murarie
Benito De Sivo: Un affettuoso ricordo di Benedetto Colajanni
Antonio De Vecchi, Simona Colajanni: I sistemi ibridi nella progettazione delledilizia sostenibile
Dario Donato: Prove di volo. Un centro commerciale vista lago
Flavia Fascia: Riqualificazione funzionale degli antichi Monasteri Bizantini. Il caso del Monastero di Kessariani in Grecia
Giovanni Fatta, Tiziana Campisi, Calogero Vinci: Architettura e tecnica nei mercati coperti. Idee e realizzazioni, fortune e
insuccessi a Palermo
Corrado Fianchino: Il PRG Colajanni per Noto. Il piano del buon senso
Ornella Fiandaca: Colajanni, Gehry e la metempsicosi. Su ogni binario corre una storia
Antonio Gentile, Salvatore Gaglio, Ignazio Infantino, Filippo Sorbello: Fruizione digitale dei beni architettonici
Maria Luisa German: La tecnologia dellarchitettura nellattivit didattica di Benedetto Colajanni a Enna
Laura Greco: Sapienza costruttiva e innovazione tecnologica negli edifici per uffici in Italia. Note sullesperienza dellarea milanese
negli anni Cinquanta
Tullia Iori, Sergio Poretti: Un piccolo iperboloide
Renato Iovino: Il progetto di prevenzione incendi per le strutture in acciaio
Fulvio Lanzarone: La valenza del costruire a regola darte
Angela Mazz: La scala maestra della casa dei PP. Crociferi in Palermo
Stefania Mornati: La nuova sede del Ministero delle Finanze a Roma (1957-61)
Riccardo Nelva: Edilizia industriale e strutture di grande luce in calcestruzzo armato in alta Italia nei primi decenni del XX secolo:
esempi in sistema Hennebique
Franco Nuti: Il Coffrage-Tunnel e la razionalizzazione del cantiere: lesperienza del movimento cooperativo Emiliano-Romagnolo
negli anni 70
Silvia Pennisi: Gli edifici scolastici di Benedetto Colajanni
Francesco Polverino: Dalle baracche alle palazzine. Rinascita urbana e tipi edilizi nella ricostruzione dei comuni dellisola dIschia
Raffaella Riva Sanseverino: Waterfront urbani: Palermo. Analisi, interventi, piani e progetti
Enrico Sicignano: Memorie di pietre tra le vie dacqua
Giovanni Tortorici: In viaggio con Benedetto
Nino Vicari: La pubblica utilit nellurbanistica palermitana

761
767
777
789

Rosa Maria Vitrano: Cultural heritage. Recupero valorizzazione innovazione


Rosalia Vittorini: Prove di industrializzazione: la prefabbricazione nelle scuole di Luigi Pellegrin
Marcello Zordan: Progetto e costruzione delle grandi strutture in acciaio: la vicenda italiana degli anni Sessanta del
Novecento

GLI AUTORI

Il presente volume suddiviso in due parti. Nella prima viene illustrata, anche se parzialmente, lattivit di Benedetto Colajanni, nella seconda sono riportati i contributi che allievi e colleghi gli hanno voluto dedicare.
Nella sezione Ricordando Benedetto, troviamo le note di Guglielmo Benfratello e Giuseppe Silvestri che ne ricordano lattivit istituzionale allUniversit
di Palermo e di Gianfranco Carrara, Giuseppe Turchini e Mario de Grassi, che lo ebbero interlocutore privilegiato nellattivit di organizzazione della
didattica e della ricerca nei settori dellArchitettura Tecnica e della Produzione Edilizia; chiudono la sezione due poesie di Aldo de Marco e Antonio
Fioravanti.
La sezione La didattica e la Ricerca contiene un saggio introduttivo di Antonio Cottone che ripercorre, anche con ricordi personali, la biografia di
Benedetto Colajanni e lattivit didattica nelle Facolt di Architettura e di Ingegneria di Palermo, nella Facolt di Ingegneria di Messina e nei corsi di laurea in Architettura di Enna. Giuseppe Pellitteri ci guida nel lungo cammino che lo affianc a Benedetto Colajanni nella ricerca per il progetto di
Architettura. Aldo Bertuglia ricorda lintervista che fece a Benedetto Colajanni nel 2007 sulla sua attivit didattica, di ricerca e professionale per conto
del Bollettino dellOrdine degli Ingegneri di Palermo.
Segue lelenco di tutti gli scritti editi di Benedetto Colajanni che in tale occasione sono stati raccolti e resi disponibili per la consultazione nel costituendo archivio. Nella antologia degli scritti sono pubblicati alcuni inediti e ripubblicati dei saggi indicativi dei diversi interessi culturali di Benedetto Colajanni.
La sezione LAttivit di Pianificazione e Progettazione contiene il contributo di Giuseppe Trombino sullattivit urbanistica di Benedetto Colajanni evidenziando il suo impegno civile e, preceduta da due saggi introduttivi di Maurizio Oddo e Antonino Margagliotta, lantologia dei progetti, suddivisi per
grandi temi: i concorsi di architettura, ledilizia residenziale privata, ledilizia residenziale pubblica, ledilizia specialistica.
Nella seconda parte del volume troviamo i contributi di allievi e colleghi, alcuni aventi il significato di ricordo e testimonianza, come quelli di Salvatore
Amoroso, Fabio Basile e Mario Manganaro, Agostino Catalano, Benito de Sivo, Corrado Fianchino, Ornella Fiandaca, Maria Luisa German, Tullia Iori
e Sergio Poretti, Francesco Polverino, Giovanni Tortorici e Rosa Maria Vitrano.
Infine segnaliamo i ricordi delle esperienze da studenti di dario donato a Messina e Salvatore Avara a Palermo che mostrano il rapporto profondo che
si instaurava tra Benedetto Colajanni ed i suoi allievi.

Benedetto Colajanni era una figura


del tutto singolare, ricca di valenze
sia sul piano umano e culturale che
politico, stimolante in un continuo e
proficuo confronto, pronta ad un
dibattito costruttivo e progettuale,
sempre accompagnato da una vivace
discussione.

RICORDANDO BENEDETTO

I RAPPORTI IN FACOLT FRA DUE COMPAGNI, ANZI UNO NO


di Guglielmo Benfratello

In realt Benedetto Colajanni ed io non siamo


mai stati compagni di scuola, nonostante
fossimo proprio coetanei, perch ci siamo conosciuti da colleghi, nel Novembre del 1944,
all'inizio del biennio propedeutico di Ingegneria,
nei corsi, gi affollati per i reduci delle azioni
militari in Sicilia gi finite. Detti corsi si svolgevano presso la Facolt di Scienze dell'Universit di
Palermo in Via Archirafi, in buona parte comuni
a studenti di Matematica, di Fisica e di Chimica.
Le lezioni del corso di Fisica Sperimentale,
quando le svolgeva spettacolarmente il titolare,
il Professore Ordinario Enrico Medi, tolleravano,
per coinvolgere la scolaresca, delle sue virtuali
esclamazioni; per taluni suoi flash proprio saettanti, pi a sottolineare che a chiedere, ci richiam la attenzione quel piccolo collega attento e
disinvolto, irruente ma quasi sopraffatto dai vicini di panca.
La sua consueta posizione di attesa, con i
capelli rossicci scompigliati nella testa china su
un libro posto sulle ginocchia, le pupille risaltanti fra le tante lentiggini sparse sul viso, apparentemente distolto dal contesto esterno, fece affibbiare a Colajanni il nomignolo la mente dalla
solita arguzia goliardica scevra da ogni malizia.
Con l'iscrizione al terzo anno, ormai nella sede
della Scuola di Applicazione di Via Maqueda, gli
allievi Civili ci riducemmo a meno di ottanta.
Noi due cominciammo a intenderci nei pomeriggi dedicati alle extempora, cio alle esercitazioni in cui svolgevamo un elementare progetto di
Architettura Tecnica, nella cosiddetta manica,
una appartata varice della storica sala di disegno nominata Aula Basile (Figg. 1-3).

Nessuno avrebbe sospettato che aspirasse alla


professione in edilizia, n io che non nascondevo di volermi dedicare alla elettrotecnica, n lui
che invero non dava affabili confidenze ma
disdegnava il grafismo, anzi riusciva subito a
accogliere nel foglio del suo elaborato tutto l'unto dei vicini.
Qualche volta ci accomun la inquietudine nella
attesa di essere chiamati a sostenere un esame
di profitto, allora non tutti in pubblico, bench io
cercassi di evitarmela riuscendo a farmi mettere
in testa negli elenchi che allora compilava la
segreteria centrale della Facolt.
Ci laureammo lo stesso giorno di fine novembre
1949, quindi a guerra gi per tutti finita, con un
iter di studi che appariva predestinarci alla carriera accademica.
In Sicilia il risultato elettorale dell'anno prima era
stato a schiacciante favore del Partito
Democratico-Cristiano, ed, in particolare, dello
stesso Professore Medi, che si era lasciato
distrarre dalla politica militante: un qualche
banale aiuto operativo gli avevamo pur dato
alcuni studenti che avevamo in comune di certo
la educazione scolare presso i Gesuiti, lui a
Roma da cui era provenuto a Palermo gi da
cattedratico. Non ci era apparso un analogo
impegno di Colajanni verso candidati del Partito
Comunista, ma quel cognome lo etichettava
implicitamente anche in quelli di noi pi ineducati alla politica.
Nei reciproci rapporti goliardici e di neo-laureati,
non ci avevano mai distinto gli schieramenti politici: se per me era insita ed evidente una sensibilit di tipo cattolico e l'esigenza istintiva di non

confonderla con militanza alcuna in partiti politici, anche per inveterato retaggio familiare, invece per Benedetto, gi per i suoi progenitori, pi
scontata che palese era la inclinazione a militare nell'area della sinistra.
Il mio agnosticismo politico non ebbe alcun
influsso sull'accesso alla carriera universitaria,
che quasi subito potei intraprendere al
Politecnico di Milano; invece apprender proprio
di recente che la sua preferenza politica, sia
pure da indipendente, gli ritarder l'accoglienza
nell'Istituto di Architettura Tecnica di Palermo,
finch non venne a dirigerlo Vittorio Ziino.
Benedetto proprio nel settore della Architettura,
che non immaginavo a lui congeniale, io nel settore della Idraulica perch dovetti recedere dall'elettrotecnica.
Quindi, nel gergo della sua collocazione politica,
lui era un compagno, io invece no.
Ma non era questa discriminante a distinguerci,
quanto l'approccio nelle interiori propriet dell'intelletto e nel comportamento verso i rapporti
esterni.
Ad un vero esame di coscienza e secondo i miei
ricordi, io ero e sono restato un fantasioso idealista tardo a capire ma disposto ad approfondire,
lui fu sempre lesto ad anticipare il comprendere
con rapide intuizioni ma portato a rimuginare su
ogni sviluppo. Io mi sento a mio agio quando
sono accomodante ma non arrendevole nell'usare la logica per convincere, Benedetto
appariva pago solo quando era tanto polemico
nella logica pi serrata da spingere l'interlocutore ad arrendersi.
Spero di non sbagliare, comunque i nostri rap-

17

RICORDANDO BENEDETTO

Figg. 1, 2. Benedetto Colajanni e Guglielmo Benfratello con


altri compagni di corso (Cesare Barbera, Nino Barone,
Marcello Candela, Isidoro Gristina, Gabriele Gucciardo,
Archimede Mignosi, Enzo Pace, Salvatore Puglisi, Antonino
Rizzo, Domenico Saladino, Gaetano Speziale, Nino Vicari)
Fig. 3. Nell'Istituto di Archtettura Tercnica, con il Prof.
Edoardo Caracciolo

porti ci diedero vicendevoli e disinteressati aiuti,


fra noi e agli altri, proprio nelle complementariet che queste differenze pur implicavano, e
soprattutto per il pari senso del rispetto di ogni
opinione altrui, non mossa da partito preso.
Ci univa la musica classica di cui lui era di certo
un colto, io di certo un amatore.
Quando cominceremo a festeggiare con delle
cene in comune le ricorrenze della nostra laurea

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ormai lontana, mia moglie Teresa accuser per


scherzo Benedetto di continuare ad esercitare
nei miei confronti un fascino sinistro, ma io non
ebbi pari occasioni per conoscere il parere sull'eventuale malia del mio comportamento di sua
moglie, veduta solo di sfuggita.
Questo tentativo di confronto non un gratuito
cattivo gusto se aiuter a spiegare il fondo dei
nostri rapporti che riprenderemo a Palermo
venti anni dopo, a fine anni '60, gi entrambi
docenti della Facolt di Ingegneria. Ritorner
infatti a Palermo all'inizio del 1962, da qualche
mese rimasto brutalmente vedovo e orfano del
figlio dolcemente atteso.
Interessandomi da Milano a ci che avveniva a
Palermo, avevo saputo che lui si era sposato e
aveva aperto un vivace studio professionale in
edilizia, con altri due nostri colleghi, dei quali
ormai uno solo sopravvive, ma non solevo
incontrarlo durante le mie fugaci puntate per le
classiche vacanze scolastiche, ancora scapolo
ma al meglio impegnato nella mia famiglia di origine, specie dopo la morte di mio pap, presto
sopravvenuta.
Nel primo decennio di quei venti, l'Italia si era
tanto ripresa ma andavano maturando le premesse ideologiche della contestazione: tuttavia
la inettitudine politica e la totale immersione
negli studi al Politecnico non mi consentivano di
cogliere i segni che proprio Milano invero pi
ravvisava.
Nel percorrere a piedi il tragitto di cinque minuti
che mi portava ogni mattino al Politecnico, dalla
stanza d'affitto in cui per nove anni abitai, nei
primi mesi del 1951 mi ero rattristato nell'incon-

trare, in Piazza Leonardo da Vinci, una fila di


uomini, anche di et lavorativa, che andava a
riempirsi un boccale del latte fumante distribuito
dall'Ente Comunale di Assistenza; e negli ultimi mesi del 1961 mi impensier lo sbirciare i
manifesti murali denunzianti il rapido estendersi
di un malessere, perch il cosiddetto boom
economico della borghesia, che nel frattempo
si disse avvenuto, non implicava una congrua
crescita sociale ed economica delle classi pi
basse.
Il rientro a Palermo era un mio ambto risultato,
ma quelle tristi condizioni familiari marcarono

GUGLIELMO BENFRATELLO

confusi adattamenti nella mia nuova posizione.


Aiutarono a scuotermi la fiduciosa accoglienza
in Facolt di Ingegneria di colleghi che erano
stati esemplari miei professori; la affettuosit di
Giulio Crescimanno, un compagno di Liceo gi
Ordinario in Facolt di Agraria, ove per incarico
presi l'insegnamento, interrotto dal mio trasferimento a Piacenza; il compito consueto di assumere la segreteria del Consiglio di Facolt di
Ingegneria, tranquillamente formato da solo
tredici ordinari, ma affannato dalle operazioni
che esigeva il passaggio al riordinamento degli
studi, quel primo del 1961.
Naturalmente, basilare attivit era la didattica di
Idraulica e di un corso applicativo, nonch la
direzione dell'Istituto che quasi subito mi lasci,
per fortuna gi costruito ma, invero, solo fisicamente, il mio predecessore Russo Spena, che
non si fece sfuggire l'occasione di ritornare a
Napoli ad occupare subito una cattedra di raddoppio.
Le incombenze, solo in parte previste, mi sgomentarono e pure rinnovarono l'impegno, gi
assunto incoscientemente, di restituire alla citt
in cui mi ero formato, e in particolare alla sede
universitaria a cui mio padre si era tanto dedicato, quei benefici che la fortuna mi aveva concesso come un privilegio.
Non dovevo pi continuare a fruirlo personalmente ma rendicontarlo al meglio perch altri,
che analoga fortuna non avessero ricevuto in
futuro, non se ne rammaricassero, n fossero
indotti ad imbarcarsi nei rischiosi sacrifici che
importa sempre anche il pi fortunato trapianto
pur nel migliore ambito culturale.

Sentita come un dovere, questa tacita scommessa sospese ogni prudente diffidenza di me
stesso, e sorresse la consapevolezza che dovevo battermi al meglio in prima persona, se non
proprio da solo, con umilt e speranza, ma con
la pi tenace determinazione di cui fossi realmente capace.
Non mi fu quindi difficile rigettare la tentazione di
svolgere in proprio una attivit professionale,
allora apparsa tanto florida quanto facile, nelle
esigenze di opere di idraulica in Sicilia e per la
specifica preparazione, direi quasi esclusiva, da
me gi acquisita; anzi proprio impostare nella
scuola e proiettare nell'isola un tale rilancio tecnico e culturale era una base di quella scommessa e una verifica della sua concretezza. I
miei limiti escludevano che potessi fare sia il
docente sia il professionista.
Mi fu invece difficile evitare diverse incombenze
a latere dei doveri strettamente universitari, per
me delle responsabilit neanche esse attraenti,
ma nei proponenti attirate dalla credibilit che il
mio impegno andava suscitando, almeno a livello di buona volont e di disinteresse; le accettai
perch mi resi conto che nel contesto di allora
pur in tali incombenze si giocava la coerenza di
quella scommessa e il suo buon esito.
Non devo proprio indicarle, gi per non stornare
oltre l'obbiettivo di questo contributo concepito
in onore di Benedetto Colajanni. Invece devo
ricordare che la Facolt, al mio rientro gi da
circa un lustro presieduta dal Prof. Mario
Rubino, nel 1969 avanz al Ministero un
Appello dei professori per immediati interventi
sui problemi della Facolt nel quadro dello svi-

luppo del Mezzogiorno.


Fu una energica protesta per il degrado in cui la
sede di Palermo era calata al confronto relativo
delle altre d'Italia pi affermate, tutte invero mal
ridotte dalle rovine della guerra, dalla svalutazione monetaria e dalla atavica incuria dei
governanti a sostenere la cultura, e in cui
Palermo si trovava in assoluto per le deficienze
delle attrezzature didattiche e scientifiche risalenti alla sua fondazione, garibaldina anche
nello spirito, nonch per la angustia della sua
vecchia sede ove ancora si svolgevano quasi
tutte le attivit accademiche nel frattempo molto
lievitate.
L'appello concludeva: "... qualora la Facolt sollecitamente non fosse posta in grado di assolvere, con la dovuta seriet ed efficienza, le sue
funzioni didattiche e scientifiche, si sarebbe
dovuta prendere in concreta considerazione la
dolorosa necessit di sospendere ogni attivit di
insegnamento e di studio"; era firmato da tutti i
professori di ruolo, di cui gi un terzo circa erano
giovani di nomina recente che provenivano da
altre sedi. Non si trattato di unennesima
richiesta di provvidenze insperate, ma di una
presa di coscienza soprattutto politica e
sostanzialmente nuova, che preveniva il viraggio dei tempi.
La Facolt si dichiarava soggetto di un saldo
rapporto universit-territorio che richiedesse da
una parte particolari sostegni dei governi, nazionale e regionale, e dall'altra mettesse a disposizione, di loro e delle migliori forze operanti per la
promozione della Sicilia, quelle specifiche competenze professionali e quei mezzi tecnici e cul-

19

RICORDANDO BENEDETTO

turali ormai indispensabili e insostituibili per il


tanto auspicato suo sviluppo socio-economico.
Un tale rapporto universit-territorio presto sar
proprio un prediletto leitmotiv della contestazione giovanile.
Questo accorato appello ottenne, invero, solo lo
sblocco della stasi delle nuove costruzioni, consentite dal fortunato acquisto del Parco
d'Orleans nell'immediato dopoguerra, sicch i
lavori furono ripresi con un finanziamento dello
Stato e della Regione Siciliana per un totale di
circa 1.600 milioni di lire. Si deve quindi convenire che la Facolt di Ingegneria di Palermo ha
iniziato proprio negli ultimi anni '60 una decisiva
ripresa globale. Non solo nella riorganizzazione
interna, quanto nella nuova politica di apertura
dei concorsi per docenti, che si estese dalle
materie del biennio propedeutico, necessaria
essendo questo ormai divenuto parte integrante
della Facolt di Ingegneria, a materie pi specialistiche del suo triennio. Per queste ultime,
invece, gi la richiesta dei concorsi prima era
stata afflitta da maggiori resistenze interne,
perch gli aspiranti locali temevano obiettivamente di soccombere nelle competizioni concorsuali a scala nazionale, e pure temevano egoisticamente che un cattedratico non palermitano
avrebbe precluso ogni loro sviluppo personale
di carriera, data l'effettiva strettezza dell'organico di docenti di ruolo, allora assegnato alla
Facolt.
Invero il mio caso, di un palermitano con un
biglietto di andata e ritorno, non era da considerare un indice significativamente ripetibile,
donde quel mio interiore impegno a dare una

20

risposta riconoscente ad una particolare fortuna.


Ma quel viaggio restava una esperienza culturalmente valida che mi spingeva a ritenere
doveroso il favorire, sia pure a rischi controllati,
ogni ragionevole occasione di travasi e di apporti culturali ed umani fra Palermo e le altre sedi;
persuaso che comunque la didattica e la ricerca
si sarebbero qualificate, e che l'apporto di eventuali vincitori provenienti da altre sedi, peraltro
sempre pronti a ritornarvi, avrebbe pure vivificato la preparazione dei giovani aspiranti locali,
mettendoli in grado di riscuotere migliori successi nelle competizioni concorsuali a scala nazionale, come effettivamente avvenne sempre di
pi.
Pur dubbioso che potesse giocare un brutto tiro
la componente di idealismo della mia indole,
applicai a pieno una tale strategia nel mio stesso settore culturale, profittando del fatto che,
con molti cattedratici nelle discipline idrauliche
operanti in varie sedi, potevamo con saggezza
intenderci perch provenivamo dalla scuola di
Milano; e che anche le altre primarie scuole
erano in fase di riprendere ad allenare giovanissime leve, e per contro venivano disturbate da
fiammate di disordini interni che sarebbero presto confluite appunto nella contestazione giovanile, di fatto esplosa da loro prima che altrove.
Il desiderio di sviluppare in tal modo il mio stesso settore rispondeva al timore di prepararne i
successori, nella consapevolezza della precariet delle vicende umane, di certo acuita dal
repentino collasso del mio matrimonio; buoni
successi ebbero rifluenze positive nella compagine della Facolt e delle altre consorelle, ed

ebbi occasioni di studiare argomenti di frontiera


in stretto affiatamento con i collaboratori, in
fondo di continuare a svolgere la mia attivit pi
congeniale e preferita.
Ecco perch, come mi fu possibile venni a promuovere in Facolt ogni consenso a quella strategia che fosse colta in altri settori disciplinari, e
in particolare mi adoperai per istituire a Palermo
la Laurea in Ingegneria Chimica, per cui quelle
resistenze di tipo egoistico erano relativamente esterne, perch venivano piuttosto dal Corso
di Chimica Industriale della Facolt di Scienze.
Cos, senza assumere indebite responsabilit,
incoraggiai coloro che non temevano di finire in
un limbo di carriera quando nel 1966 fu istituito
il ruolo dei Professori Aggregati, e la scelta fu
sensata se vinsero i relativi concorsi colleghi del
livello di Elio Oliveri, di Mario Columba, e,
appunto, di Benedetto Colajanni.
In questo secondo decennio, cio negli anni '60,
la Facolt veniva agitata da diverse rivendicazioni di partecipazione a livello decisionale, con
istanze pi o meno forti espresse dai docenti
incaricati, che per lo sviluppo degli insegnamenti di Ingegneria erano divenuti sempre pi
numerosi rispetto ai docenti di ruolo. Sicch
alcuni di noi dovemmo escogitare, nel lecito,
una serie di compromessi operativi per far
sostanzialmente penetrare le loro ragionevoli
opinioni in seno al Consiglio di Facolt, per
legge formalmente riservato ai pochi professori
ordinari. Intanto, proprio la partecipazione pi
democratica agli organi di governo era uno degli
argomenti molto controversi della riforma universitaria faticosamente elaborata nell'iter della

GUGLIELMO BENFRATELLO

cosiddetta legge Gui (dal nome del Ministro), la


quale finir con l'abortire; ma di fatto quelle
rivendicazioni stabilirono un clima di tensione in
Facolt fra militanti delle aperture avanzate e
duri tutori della tradizione elitaria, quasi delle
intemperie invero piuttosto controllate con quei
compromessi. Restava comunque un vero
brodo di cultura in cui venne a nutrirsi la contestazione studentesca, che provoc l'abbandono
del preside Rubino prima della scadenza del
mandato, e quindi la mia successione quasi un
passaggio obbligato, pi favorito dai colleghi
del Consiglio di giovane nomina, e in fondo
assentita dagli organismi rappresentativi degli
studenti.
Nel 1973, dopo i provvedimenti urgenti, che
ammisero in Consiglio le altre componenti della
docenza e posero gli Aggregati nel ruolo degli
Ordinari, la mia pi ampia rielezione consolid
utili inversioni nella strategia di sviluppo della
Facolt, invero lentamente maturata con il contributo di tanti.
E cos, dopo oltre venti anni, appunto, noi due
colleghi non compagni, riprendemmo i leali
rapporti nella ricchezza delle nostre diversit
complementari, uniti nella voglia di ritrovare
ognuno il suo mezzo pi connaturale per raggiungere al meglio il superiore obbiettivo di promuovere la Facolt egualmente patrimonio di
tutti. Nella ovvia scala, in tali personali intese la
solita arguzia giovanile, e questa volta forse con
qualche punta maliziosa, volle riconoscere i
connotati del compromesso storico che la politica nazionale gi avvistava per compiere avanzamenti del Paese al di sopra degli interessi

ideologici e di classe.
Non sono affatto in grado di ipotizzare cause
della contestazione globale, un evento mondiale cos complesso da non risultare ancora del
tutto inquadrato neanche dai pi esperti politologi; ma tenter di ricostruire congiunture che pi
la caratterizzarono a Palermo, senza disorientarmi dal tema di questo contributo, anzi estraendo in esse le tracce salienti dei rapporti fra
Benedetto e me, nella impossibilit di dire dell'uno senza dire dell'altro.
Come sempre per le vicende storiche, politiche,
artistiche importate in Sicilia, lungo la sua plurimillenaria civilt, la contestazione pervenne a
Palermo in ritardo con termini gi mutati se non
affievoliti, ma proprio carica di tutte quelle componenti tipicamente sorte in ogni dove, anche
fra di loro non proprio contemporanee, che finirono con rendere il fenomeno una costellazione
gi ideologicamente oscura, se non una opaca
nebulosa operativa.
Con la pi stravolgente discussione, affollate
assemblee contestavano il mondo capitalista, le
discriminazioni in base al sesso e alla razza, la
guerra come forma di relazione fra gli Stati, il
contrasto nella democrazia fra i principi costituzionali e la loro concreta attuazione, l'eguaglianza e la diversit, la soppressione dei privilegi dei
bianchi e l'autogoverno dei neri.
La nuova sinistra denunciava il sacrificio di Che
Guevara e la guerriglia di Fidel Castro, la rivoluzione culturale cinese e le varie interpretazioni
della primavera di Praga, vedeva un ordine da
abbattere sia nell'Unione Sovietica che negli
Stati Uniti d'America, confondeva la opposizione

alla guerra in Vietnam con i movimenti in


Polonia, in Jugoslavia, in Giappone e in
Messico. Per i fatti a noi pi vicini, non era facile comprendere neanche i veri motivi che portarono al maggio francese, alle proteste per la
prima della Scala a Milano e all'innesco della
contestazione nellUniversit di Trento con il
contagio prodotto nel generoso volontariato giovanile accorso per l'evento alluvionale di fine
1966 che interess Firenze e la Toscana. Non
mi era affatto comprensibile come collegare
quelle contestazioni del movimento operaio e la
politicizzazione che ne segu.
Avvenne tuttavia che quei docenti ordinari, che
come me, da poco chiamati nella Facolt di
Palermo per le aperture concorsuali gi accennate, e che in vari modi mantenevamo rapporti
personali nelle sedi in cui ci eravamo culturalmente formati, ove la rivolta fu invece quasi
repentina e alquanto violenta, potemmo osservarla direttamente e cercare di vagliarla in anticipo.
Sicch, gi per tale tramite, la Facolt di
Ingegneria di Palermo non fu presa del tutto alla
sprovvista e cerc di cogliere della contestazione, prima e meglio che altrove, sia le genuinit
che le forzature, venendo ad affrontarla con un
previdente atteggiamento, fermo ma comprensivo, che fauste congiunture trasmisero negli
organi di governo dell'Ateneo. Inoltre, i pi
disponibili colleghi di ogni Facolt, gi distinti
nelle adunanze dell Associazione Nazionale dei
Professori Universitari di Ruolo (ANPUR), che
da qualche anno promuovevo per agitare il problema della riforma universitaria, tanto attesa

21

RICORDANDO BENEDETTO

quanto contrastata, formarono spontaneamente


una rete di azione, e seppero fare della loro crescente credibilit personale un mezzo efficace
per persuadere le altre componenti universitarie
che la protesta poteva essere affrontata meglio
nel superare con la ragione delle intese accettabili le ragioni degli inevitabili scontri, e, di fatto,
riuscirono a contenerne, rispetto ad altre sedi, le
insite violenze ed i danni anche materiali.
In quella nebulosa, sull'orizzonte accademico
con sfondo il gi richiamato slogan sul rapporto
con il territorio, apparvero due punti piuttosto
visibili.
La comune rivolta contro ogni soggetto e ogni
forma di autorit e contro lo stesso principio di
autorit, nella presunzione che tutti, e non solo
una rappresentanza, dovessero partecipare agli
organi decisionali della propria comunit. La
preoccupazione che lUniversit di massa
imponesse sacrifici alle famiglie, ma, pur con la
severit degli studi, non garantisse una istruzione competitiva in un mercato del lavoro obiettivamente limitato e pur aperto ad ambiti soprannazionali prevedibilmente sempre pi vasti e
agguerriti.
E a questi due aspetti mi limiter nel proseguire
il racconto.
Sul primo punto, inaspettatamente fu pi contestato Colajanni, per carattere e sua ideologia
fermo nel ritenere indispensabile unazione forte
di delegati democraticamente eletti, con una
necessaria autorevolezza, pur ben controllata
dagli elettori. Personalmente fu davvero attaccato dalla cosiddetta sinistra extraparlamentare,
figlia proprio della contestazione, che scavalca-

22

va anche l'apparato organico del partito comunista, e nello specifico di allora gi in quanto ritenuto il pi forte baluardo avverso la logica
assembleare e disposto a compromettersi in
quel compromesso. Questo era giudicato un
tradimento anche da chi non accettava l'ostracismo della ideologia marxista posto in quegli
anni in cui il mondo era diviso dalla cortina di
ferro. Se in Facolt fra i pochi colleghi dell'ultrasinistra e Colajanni non si and oltre le scaramucce polemiche, a mio avviso fu perch nessuno di loro voleva rischiare la riscossa di posizioni restauratrici latentemente pronte ad approfittare di ogni incrinatura del fronte progressista per rompere l'equilibrio retto dalle simpatie
e pur dai disagi verso e in me in quanto Preside
impegnato e accomodante.
Da parte loro, gli studenti leader della contestazione frenavano i pi accaniti rivoluzionari nel
constatare che la posizione di disponibilit si
propagava in seno all'Ateneo, attraverso quella
rete di colleghi moderati con cui scambiavo credibilit e stima come ho prima detto, e attraverso le mie cariche sia al Rettorato che in seno al
Senato Accademico, ove tutti contavano sul
buon senso e sul mio rifiuto all'avventura di
distruggere tutto prima di collaudare unalternativa proposta per pi valida; ma, invero, avevo
un seguito perch di fatto ero sostenuto da una
grossa Facolt, divenuta sempre pi incidente
nell'Ateneo, nella quale intanto si riuscivano a
sperimentare caute forme di gestione pi avanzata. Direi che in questo gioco, mai orchestrato
ed, invero, sempre in bilico, l'Ingegneria faceva
da cavia a cui si attendeva, Colajanni sfogava le

disillusioni, per gli attacchi alla sua ortodossia


giudicati ingiusti, senza tanta convinzione e
addossando implicite colpe alla mia prudenza
nel senso di cautela, io istintivamente tenevo a
non perdere il suo aiuto e a far tesoro dei suoi
consigli pi persuasivi e politicamente pi saldi,
pronto a dimettermi da ogni carica, per nulla
come strumento di ricatto ma in seria tranquillit; perch era evidente a tutti che mi ero trovato, proprio non da volontario, in quella guerra
fra tutti solo perch indotto dalla ipotesi che
potessi favorire una pace onorevole per ognuno; e che a dimostrazione contraria non avrei
avuto alcun rammarico a ritirarmi nei miei studi
nell'Istituto, ove peraltro solo sporadico era
penetrato uno spirito di contestazione piuttosto
blando.
Per ci che riguarda l'altro punto apparso nella
nebulosa, se gli studenti pi diligenti denunciavano carenze logistiche, didattiche e scientifiche
dell'Ingegneria, ancora di pi avrebbero dovuto
allora protestare quelli di altre Facolt facenti
parte dell'Ateneo palermitano.
Ma in quest'ottica non si sarebbe proprio visto
perch erano state contestate anche le primarie
universit degli Stati Uniti d'America, al confronto ottime. L'Ingegneria, invero, partiva avvantaggiata dalla sua intrinseca struttura di una organica Scuola, ove anche i Professori e gli Assistenti
Incaricati avevano gi collaudato nelle abituali
funzioni didattiche un proficuo colloquio con i
discenti; ma, per contro, l'Ingegneria stessa era
pi vulnerabile perch pi numerose che in altre
Facolt, per soddisfare i rapidi sviluppi della tecnica, si erano dovute numericamente incremen-

GUGLIELMO BENFRATELLO

tare proprio queste categorie di docenti non di


ruolo. Esse avvertirono presto quell'orientamento politico di sinistra intransigente, che la contestazione effondeva gi con i suoi ambigui
agganci alla rivoluzione culturale maoista; e tentarono di avvalersene nel premere sul limitato
numero di docenti di ruolo, arbitri della gestione,
per accelerare il superamento della propria
posizione precaria da tempo in atto, anzi per
escogitare insieme come ridurre i rischi dello
sviluppo della loro carriera, obbiettivamente limitato: il famigerato slogan del "docente unico"
ebbe origine proprio a Palermo, ma non in
Ingegneria. Da tali problemi fondamentali aveva
preso invero le mosse quel rilancio su cui i gi
ricordati professori di nuova nomina appoggiavano il new deal del Preside. Sulle stesse aspirazioni si alline assai presto il malcontento dei
Docenti e degli Assistenti dell'Ateneo, parimenti
precari, ma non tutti forse altrettanto impegnati,
operanti meno assiduamente in altre facolt ove
alcuni docenti ordinari apparivano particolarmente distratti da attivit extra-universitarie o
dalla politica attiva.
In questo stato di comprensioni e pur di contraddizioni, che spiega i notevolissimi sforzi a fronte
di risultati alterni e ad essi mai commisurati, e
con qualche inevitabile guasto, la Facolt di
Ingegneria decise di rispondere gi consolidando il suo rilancio culturale, e in ci ritrov una
coalizione interna che allent ogni contrasto
ideologico: ove l'onest intellettuale di Colajanni
e i suoi agganci politici regionali giocarono un
ruolo efficace e piuttosto rappacificante.
L'Ingegneria, cio, seppe correre ai ripari infor-

cando le lenti bifocali insite ai tecnici pi operativi, che devono concretamente risolvere ogni
problema progettuale o gestionale a loro posto,
sia pure adocchiandone cause e effetti, ma
devono pure evitare che tali previdenti astrazioni portino a invischiare le pi emergenti misure
da adottare, dilazionandole.
Tuttavia l'episodio dei cosiddetti seminari autogestiti rischi di scompigliare ogni tregua. Per
quello che sembrassero voler dire senza essere
stati definiti, erano divenuti un tema di uno scontro cruciale. Da una parte gli studenti incaponiti
ad offrire un motivo di didattica avanzata che
attraeva Colajanni, il quale peraltro intravedeva
nella attuazione di tali seminari una accettabile
occasione tecnica per recuperare la simpatia
dei suoi contestatori politici. Dall'altra la maggioranza dei docenti che si opponeva ad ogni incognita che potesse dirompere la ben collaudata
stutturazione della didattica nella Scuola di
Ingegneria. Ottenni, infine, dal Consiglio che
non ci si opponesse per principio, anzi che partecipassi alla consulta a titolo personale e solo
per riferire: ebbi a constatare che i dissensi operativi nelle assemblee complicavano le idee
senza convergere in proposte, ma evitai che
l'impasse riaprisse contrasti proprio sulle ragioni
dello stesso fallimento dell'iniziativa, e fui lieto
quando di fatto si rimand sine die.
Qualche tempo dopo, con la collaborazione di
Colajanni, risoluta se non risolutiva, un notevole
sostegno economico dell'Ente Regione, associato ad iniziative ministeriali di ampliamento
degli organici, consentir il completamento dell'edilizia universitaria nonch timide aperture

dell'organico. Potenziarono, inoltre, la ricerca


scientifica significativi finanziamenti giunti dal
CNR.
Circostanze tutte che allentarono le pressioni
dei docenti precari e del personale non docente,
ma scopriranno sempre di pi il vero volto sociale della rivolta degli studenti, pur ormai in fase di
stanca.
Non fuorviante richiamare che la disponibilit
senza sussiego, lo sforzo a partecipare alle
assemblee studentesche per cercare di capire e
di collegarle ai deliberati dei Consigli di Facolt,
la cura di cogliere ogni spunto di convergenza e
spiraglio di vera promozione e per contro di sfumare ogni focolaio di alterco fine a se stesso,
costituirono proprio la forza di contrasto pi persuasiva che non molti esercitarono su molti di
pi.
Sia nel bloccare su accettabili soglie le istanze
degli studenti, che andavano abbandonando lo
sfondo delle utopistiche pretese di rinnovare l'intero blocco della societ occidentale; sia nell'evitare che si attuassero iniziative reazionarie
con cui altri colleghi docenti, disorientati dall'incrociarsi degli eventi, pretendevano di liquidare
ogni scontro ideologico e di ristabilire con la
forza le impulsive illegalit; sia infine nell'ottenere, per saggi accordi fra le tre pi influenti, e pur
fra di loro molto differenziate, Facolt di
Scienze, di Medicina e di Ingegneria, un tacito
appoggio delle maggiori autorit accademiche,
pur esposte per prime alle dirette contestazioni
e soggette a rispondere verso il Ministero del
loro, anche personale, operato. Coloro che non
si erano compromessi in estremismi riuscirono

23

RICORDANDO BENEDETTO

cos a dare nuova vitalit alle espressioni migliori di ogni parte e prevalsero nel favorire lo smorzarsi di violenze di ogni genere: ai danni pi incidenti in un ateneo pi debole corrispose quindi
una pi fertile mobilitazione generale.
Invece non ebbe buon esito la proposta di costituire a Palermo un Politecnico, cio un Ateneo a
se stante dal funzionamento pi snello e razionale, ripresa nella chiave moderna, e pure
agganciata alle pi antiche collaborazioni, di
aggregare alle Facolt di Ingegneria e di
Architettura anche quelle di Agraria e di
Economia, cio le competenze complementari
volte al rilancio della produzione agricola, industriale ed edilizia della Regione: l'idea era coerente alla politica nazionale di potenziamento
del Mezzogiorno. Ma le altre Facolt finirono
con il temere l'egemonia della Ingegneria, al cui
interno i capisaldi costitutivi del pieno tempo dei
docenti e della ricomposizione degli Istituti in
Dipartimenti indussero delle incrinature e ripensamenti; forse incise la gelosia della Facolt di
Ingegneria di Catania, ma certo che l'appoggio
politico nella Assemblea Regionale subito assicurato si disfece nell'ambito dei duri contrasti fra
il partito socialista e quello comunista, che risorsero anche nell'Universit, e direi che in quell'occasione la intransigenza polemica di
Colajanni non mi diede proprio aiuto.
Quando un movimento, che si era diffuso in tutto
il mondo sembr spegnersi anche a Palermo,
nei primi anni '70, gli ingegneri videro una conferma della bont del loro approccio mentale
che basa i successi sulla capacit di tradurre le
aspirazioni in programmi concreti e in strutture

24

organizzative in grado di realizzarli, un circuito


che la contestazione non seppe mai percorrere
avviluppandosi al suo interno nelle dispute di un
perfezionismo astratto. Sembr quindi che a
Palermo alla lunga avesse vinto l'atteggiamento
della moderazione. Ma invero penso che
Colajanni avesse visto pi lontano, perch nel
1977 proprio da Palermo, ove la contestazione
si era quindi solo sopita, con il Rettore
Melisenda, un ingegnere idraulico, sul disegno
di legge sulla autonomia universitaria, quindi su
motivazioni pi tecniche che politiche, si scaten una nuova protesta giovanile, nominata la
pantera, che si propag soprattutto nel meridione del paese, e rischi di determinare addirittura crisi al vertice governativo, quando Ministro
era Ruberti, peraltro ingegnere informatico.
Ci fu una lunga e stremante occupazione studentesca dell'intero Parco d'Orleans, che tollerava solo il tacito accesso al Centro di Calcolo,
allora gestore degli stipendi. Quando potei convocare il Consiglio, appena in tempo utile per
avanzare al Ministero richieste per attrezzature
didattiche e scientifiche, sul loro ordine di priorit trovai ostruzionismo e incomprensioni a
destra, a sinistra e nell'ultra sinistra, incuranti
delle esigenze e delle urgenze, donde le mie
sdegnate dimissioni, gi da prima obiettivamente convinto che ormai il mio ruolo fosse superato. Mi rester solo lo scrupolo di non aver saputo fare di pi e di meglio, e il rammarico che i
miei successori lasceranno cadere la discussione sull'esito della Commisione Mista di
Indagine, un coraggioso e insolito documento
in cui la Facolt si era slanciata ad esaminare

dal suo stesso interno, il suo stato, le sue capacit e le sue lacune, i suoi programmi, anticipando compiti previsti dalle pi recenti riforme. Vi
collaborarono le organizzazioni sindacali del
personale non docente, al quale si erano propagate le proteste sul precariato, prolungando le
tensioni e per contro riportandole nel consueto
gioco delle parti a cui Colajanni era invece pi
avvezzo.
Benedetto fu forse l'unico a venirmi ad avanzare in privato il suo dispiacere per aver contribuito, pi con incomprensioni che per ostruzionismo, in quella irritata seduta del Consiglio, alla
mia determinazione di passare la mano, dandomi il suggerimento, ammonitorio quanto affabile,
di non recedere in contradanze, e si rassicur
nel riconoscere che non ne ero stato neanche
tentato.
Non finirono per le mie distrazioni, perch
uno dei miei Maestri di Milano mi convinse a
dare la mia disponibilit a candidarmi per succedergli, quale rappresentante di Ingegneria, in
seno al Consiglio Superiore della Pubblica
Istruzione, (successivamente sostituito dal
Comitato Universitario Nazionale - CUN) n lui
n io sospettosi che il CUN avrebbe importato
un ben maggiore impegno. Alla fine degli otto
anni, in cui a Roma affrontai le prime riforme
sulla universit, ebbi una specie di incidente di
percorso che di fatto venne a coinvolgere
Colajanni: riferendolo brevemente concludo il
ricordo dei miei rapporti con lui.
Il Comitato di Ingegneria ritenne i tempi maturi
per proporre un riordino degli studi che ricalcava quello del 1961, ma lo innovava molto nella

GUGLIELMO BENFRATELLO

articolazione, perch stabiliva un titolo di studio


ottenibile dopo quattro anni, che avrebbe gi
abilitato alla professione dei principali settori
(Civile, Meccanica, Chimica, Elettrotecnica, ed
Elettronica), previo il superamento dell'esame di
Stato e l'iscrizione ad un relativo settore
dell'Albo degli Ingegneri. Gli altri contenuti professionali, coerenti a quelli di base e pi selettivi, si sarebbero potuti acquisire in insegnamenti
offerti in un successivo biennio. Cos, per esemplificare, chi voleva essere pi preparato e competitivo in Trasporti, dopo il titolo di Ingegnere
Civile poteva percorrere il curriculum biennale di
Ingegnere Civile-Trasporti e conseguire il relativo titolo, quindi posto in serie; oppure un
Ingegnere Meccanico con il titolo gi ottenuto
dopo quattro anni poteva proseguire gli studi per
altri due anni e conseguire il titolo di Ingegnere
Meccanico-Minerario o quello di MeccanicoAeronautico.
L'idea voleva rispondere al dibattito che investiva allora la Societ Europea di Formazione
degli Ingegneri (SEFI), dove partecipava anche
il collega Augusti, uno dei giovani docenti temporaneamente importati a Palermo, e intendeva allineare i nostri professionisti a quelli degli
altri paesi del continente, in cui le scuole medie
propedeutiche durano un anno meno che in
Italia, nonch prendere atto che molta attivit
professionale di buon livello poteva essere gi
svolta con la preparazione quadriennale di
base, e che ne bastavano altri due per un tirocinio pi spinto e specifico, probabilmente meno
adito nel panorama, anche europeo, delle prospettive di lavoro attese.

Di tanto ci basta ora ricordare che quando i


consensi, ottenuti in incontri pi o meno allargati e svolti in ogni ambito, sembrarono favorevoli,
si mobilitarono repentinamente coloro che ritenevano una loro penalizzazione culturale l'essere stati spostati nell'eventuale traiettoria biennale, e che sospettarono un intervento ministeriale di imperio, invero impensato. Almeno continuo cos a ipotizzare, perch la iniziativa fu di
fatto drasticamente bloccata da un agguerrito
congresso nazionale indetto dal Politecnico di
Milano, il cui Rettore era peraltro un membro,
dello stesso comitato del CUN, che si era battuto per quello schema del "4+2"! Forse una spiegazione, pi apodittica che propositiva, un collega rientrato al Politecnico, invero uno dei pi
accaniti che, ai tempi della contestazione, a
Palermo aveva sbandierato ad oltranza ogni
vessillo di rinnovamento, e che allora, rimettendolo invece solo ad un altro e imprecisato modo
di insegnare, ribaltava la nota frase del
Gattopardo nello slogan "... occorre non cambiare nulla per cambiare tutto ...".
Fu quindi pi di un incidente, che incassai cercando di capire e di imparare, ma ormai le cose
si erano proprio smosse, e tutti sappiamo che il
tema trov infine sbocco in una Commissione
presieduta da Alberti, ormai Preside a Palermo,
e come ci abbiano sconvolti i provvedimenti che
poi ha caratterizzato la discorde alternanza dei
Ministri in questi ultimi lustri, del centro destra,
della destra, della sinistra, nonch la constatazione che, in Ingegneria, la cosiddetta laurea
breve di tre anni sia risultata carente.
Proprio lungo questo faticoso iter, in una

Commissione mista, indetta dal Ministero, potevano essere occasionalmente cooptati degli
esperti per discutere questioni pi settoriali, ed
io fui fiducioso che Colajanni fosse stato coinvolto, ritengo su indicazione del collega di
Architettura Tecnica di Roma.
Ci stimavamo sinceramente, ma mi ero rifiutato
di accogliere la sua idea di un Corso di Laurea
a se stante in Ingegneria Edile, una specie di
ibridazione della Laurea in Architettura, a me
concettualmente non persuasiva e nel mio timore che di rimessa ci sarebbero state ingerenze
culturalmente pi dannose di architetti in altri
campi della ingegneria civile. Invece fu proprio
questo il cavallo di battaglia che Colajanni
sostenne da membro esperto, motivando il prospettato Ingegnere Edile quale titolo essenziale
alla accettazione dei nostri professionisti in
ambito europeo. E lo fece spiegando tutte le sue
innegabili capacit di logica, di prontezza dialettica e di spirito polemico, che certamente stancarono altri partecipanti che infine si arresero,
per quello che loro stessi mi confidarono.
Antonio Cottone ha spiegato, nel suo istruttivo
contributo alla storia del nostro Ateneo1, come,
di fatto, fu accolto il nuovo corso di laurea, e che
una penosa situazione di stallo paralizzante riusc a superarsi formalmente soltanto agli albori
del secondo millennio, e a raggiungere allora gli
scopi sostanziali, della libera circolazione in
ambito della UE (Unione Europea), a cui si
erano accaniti i loro ideatori.
Anche se, proprio fuori da ogni contenzioso, per
evitare la pi involontaria partigianeria non si
dovrebbe riferire rapporti fra due che non siano

25

RICORDANDO BENEDETTO

stati da entrambi apertamente ricostruiti, mi


sarei dovuto quindi rifiutare di consegnare alle
stampe questo mio scritto.
Il Destino ha impedito questo ultimo confronto
umano, che, invero, non ci sarebbe stato ragione di fare, ed ho Fede che i rapporti si siano
solo brevemente sospesi.

26

Ma se lo avessimo voluto svolgere, io avrei fatto


leva sulla fantasia per darmi il tempo di rispondere alle sue sagaci obiezioni cercando validi
argomenti per convincerlo; lui avrebbe intuito le
mie mosse per neutralizzarle con una diatriba
tanto tenace quanto aggressiva da stancarmi e
indurmi a rinunziare.

Tutti e due, retti dalla pi integra buona volont,


saremmo rimasti amici come prima.
NOTE
1

Cottone A., Linsegnamento dellArchitettura nella Facolt


di Ingegneria di Palermo, in La Mantia F.P. (a cura di),
Contributi per la storia della Facolt di Ingegneria di
Palermo, Edizioni Fotograf, Palermo, 2008.

TrenTacinque anni
di Gianfranco Carrara

Benedetto ha conosciuto me prima che io conoscessi lui.


Intendo conoscenza universitaria, delle pubblicazioni e dell'attivit di ricerca. Era il novembre
del 1974 e avevo partecipato, senza alcuna illusione, al primo maxiconcorso per sette posti di
ordinariato in Architettura Tecnica. Benedetto
era in commissione ed avevo inviato a lui, come
agli altri commissari, le poche e modeste pubblicazioni che avevo prodotto a quella data.
Erano altri tempi, ben diversi da oggi; basti pensare che prima dell'immissione in ruolo dei vincitori di quel concorso, gli Ordinari in Italia erano
in tutto circa milleseicento, le Facolt di
Ingegneria quattordici, le Facolt di Architettura
nove.
Contatti tra le varie sedi, pochi e solo di vertice.
Principale riferimento per i finanziamenti alla
ricerca, il Consiglio Nazionale delle Ricerche
(CNR).
Ricerca poca e, davvero scientifica, ancor
meno.
Nel concorso, lo seppi dopo da lui, Benedetto
ebbe fiducia in me e scommise sul mio futuro. Di
questo gli sar sempre debitore, non per l'ordinariato ottenuto, ma per una sorta di contratto
intellettuale che mi impegn in tutti gli anni a
seguire.
Ci conoscemmo di persona solo alla fine del
1975, dopo la mia chiamata all'Universit di
Catania e, sempre pi spesso, dall'anno
seguente quando fui trasferito a Roma.
Era l'inizio di un periodo stimolante.
Da un lato, nel chiuso della mia scuola, cominciavo ad esplorare un campo di studio intera-

mente nuovo, per me ma anche per tutta la


nostra area dell'Architettura Tecnica, molto tradizionalista e concentrata essenzialmente sulla
didattica della costruzione attraverso una
manualistica in genere gi largamente obsoleta.
In quel contesto studiavo, con alcuni giovani
appena laureati (tra cui Alberto Paoluzzi, oggi
Ordinario di Informatica Grafica a Roma Tre),
quali fossero le potenzialit del computer nella
progettazione edilizia.
Dall'altro iniziava un processo di coinvolgimento
dal basso dei giovani (almeno di spirito) che
intendevano rinnovare l'organizzazione della
ricerca in edilizia in Italia nelle Facolt di
Architettura e di Ingegneria. Nasceva in quei
tempi il Gruppo Nazionale "CNR-Produzione
Edilizia". Tanti giovani entusiasti senza distinzioni di gradi e di sedi. Ricordo tra i molti, alla rinfusa: Mario De Grassi, Alberto Seassaro,
Giacomo Scarpini, Enrico Fattinnanzi, Beppe
Turchini, Valerio Di Battista, Fabrizio
Schiaffonati, Sandro Stazi. Presenza fondamentale fu l'intelligenza di Edoardo Benvenuto.
I grandi vecchi stavano un po' in disparte a
guardare questo strano fenomeno di autogestione decisamente irrituale per l'accademia tradizionale (il sessantotto era trascorso da pochi
anni): Mandolesi, Spadolini, Grisotti orecchiavano attraverso alcuni fidati; solo Ciribini accettava di intervenire alle discussioni plenarie nella
sala grande del CNR. Benedetto fu l'unico di
loro a saltare il fosso e stare dentro tutte le
discussioni, spesso lunghe e defatiganti, divergenti, sempre con la verve sua propria e il gusto
della polemica caratterizzata da una logica strin-

gente che travalicava talvolta nel paradosso.


Ricordo l'attacco a Mario De Grassi sulla figura
di un "celebre epistemologo polacco".
In questo Benedetto fu un riferimento culturale
obbligato e determinante nella mia crescita culturale e scientifica. Cominciammo un continuo e
non pi interrotto scambio di pensieri e di scritti.
Era profondamente interessato alle nostre ricerche: sulla generazione automatica di schemi
planimetrici di edilizia residenziale, sulla applicazione della teoria dei grafi alla progettazione
e, successivamente, alla rappresentazione della
conoscenza nel progetto.
Cominci a frequentare l'associazione eCAADe
quando organizzammo la conferenza annuale a
Roma nel 1986, e credo non ne abbia pi mancata una per molti anni. Ci trovavamo tutti gli
anni, in genere a settembre, di volta in volta a
Glasgow, ad Aarus, a Lund, a Helsinki, a Vienna
e a Palermo, dove, al di l della riuscita culturale dell'evento, ricordo il suo orgoglio di avere
organizzato una vera cena palermitana, con
un intero pesce spada cotto al forno, portato a
spalla dai camerieri.
Fu anche il tempo del "Progetto Finalizzato
Edilizia" del CNR, dal 1989 al 1995.
Ricordo la sue battaglie per sostenere o demolire progetti di ricerca: sempre lucido nelle critiche, mai condizionato da interessi di parte,
accademici o industriali, libero da preconcetti di
tipo accademico-istituzionale. per lui se il progetto PLASM di Alberto Paoluzzi per un sintetico e innovativo software di rappresentazione
grafica di forme architettoniche ebbe un congruo finanziamento.

27

RICORDANDO BENEDETTO

Parallelamente, la stessa passione e lo stesso


atteggiamento lo metteva al servizio della
comunit scientifica del settore nazionale
dell'Architettura Tecnica. Eravamo cresciuti di
numero, da una decina di ordinari del 1975, con
qualche tornata di concorsi a cattedra e l'introduzione del ruolo dei professori associati, eravamo diventati quasi un centinaio. Si trattava di
distribuire i finanziamenti alla ricerca scientifica
e Benedetto era nel preposto comitato ministeriale. Il coordinamento si faceva a Roma, sotto
la guida di tre rappresentanti: la Trimurti, come
veniva chiamata la struttura di coordinamento
composta dai professori Mandolesi, Maggi e,
appunto, da Benedetto. La tendenza espressa
da Mandolesi era quella di definire in modo sufficientemente preciso alcune aree tematiche,
prescindendo da metodologie di approccio
scientifico, per concentrare su di esse i finanziamenti. Benedetto era su una linea diversa: qualunque tematica, specialmente di confine, suscitava il suo interesse, purch fosse sostenuta da
convincenti ipotesi scientifiche e metodologiche:
"nihil aedilis a me alienum puto" diceva.
Nascevano tra loro, in pubblico, discussioni
accese fino, talvolta, a far temere lo scontro.
Finita la discussione tuttavia nulla era cambiato
per Benedetto sul piano delle relazioni umane,
che prescindevano sempre e comunque dalle
motivazioni e dalle forme della dialettica. Il risultato del suo contributo stata una apertura
costante alle istanze pi innovative della ricerca.
Questa apertura risultata talvolta anche
eccessiva nei casi, purtroppo non infrequenti, in
cui l'area tematica non era coniugata con una

28

sufficientemente solida strutturazione metodologica e sostenuta da una adeguata capacit di


valutazione critica nella proposizione degli
avanzamenti scientifici. Ci non pu peraltro
ascriversi in alcun modo alla generosit intellettuale di Benedetto, che confidava (o forse desiderava confidare) sulla crescita culturale della
nostra comunit scientifica, basata, oltre che sul
rigore logico e metodologico, sulla incessante
curiosit nei confronti di qualsiasi aspetto, elemento, notizia che potesse in qualche modo
relazionarsi al campo dell'edilizia.
Pass il tempo delle assegnazioni ministeriali,
venne quello dei Progetti di Ricerca di Interesse
Nazionale, i PRIN. Benedetto non faceva pi
parte del comitato, ormai disciolto, ed era libero
di partecipare alle ricerche.
Si apr cos una nuova e assai stimolante fase
dei nostri rapporti: Benedetto aveva sempre
seguito i nostri studi, dall'esterno, discutendo
come sempre animatamente nel merito; ora
accettava con entusiasmo di partecipare ad un
progetto di ricerca comune, come unit di
Palermo.
Dalla fine degli anni '90 presentammo insieme
diversi programmi di ricerca coordinati a livello
nazionale su varie tematiche inerenti la rappresentazione e le logiche del processo progettuale.
Ne avemmo finanziati due o tre, di progetti. Uno
degli aspetti pi significativi di queste esperienze erano le riunioni periodiche che facevamo
nelle varie sedi coordinate: a Torino da Luca
Caneparo, a Roma da noi con Antonio
Fioravanti, a Pisa da Dringoli e Fiamma, e, non

ultimo, a Palermo. Partecipava, quando era


Visiting Professor da noi, praticamente ogni
anno, Yehuda Kalay dell'Universit di California
a Berkeley, che tanta importanza ha avuto nello
sviluppo delle posizioni teoriche delle nostre
ricerche. Benedetto era sempre presente e
interveniva nel merito: come sempre polemico,
ma costruttivo, talvolta apparentemente divergente o concentrato su aspetti semantici dai pi
ritenuti irrilevanti, in realt toccava a suo modo
sempre il centro concettuale dei problemi e ci
costringeva a rivedere l'impianto delle nostre
concezioni con maggior rigore.
Ho imparato molto da Lui, non la tecnica, che
peraltro conosceva e dominava perfettamente,
n contenuti scientifici specifici, anche se mi ha
fornito molte volte la guida per orientarmi nel
mondo della letteratura scientifica: ho imparato
il metodo della curiosit, il non fermarsi sulle
posizioni acquisite, sempre instabili e provvisorie.
Il suo pensionamento non ci ha impedito di continuare a mantenere un contatto, un po' meno
continuo, purtroppo, ma sempre ricco di stimoli
e di insegnamenti.
Significativa testimonianza di questo profondo
rapporto intellettuale sono:
1. Una e-mail che mi scrisse nel novembre 2008
come risposta ad una mia proposta di effettuare
un congresso annuale dell'Associazione Ar.Tec.
a Roma sulla ricognizione delle aree di ricerca
del nostro Settore Scientifico-Disciplinare ICAR
10; in essa c' ancora molto da meditare;
anche l'ultima che mi ha scritto, [e viene di
seguito riportata];

GIANFRANCO CARRARA

2. Un testo che aveva preparato per un convegno su Collaborative Working Environments for
Architectural Design, che organizzammo a
Roma nel dicembre 2007; per sua richiesta non
venne pubblicato, pensava non fosse sufficientemente compiuto1;
3. Due saggi scritti a tre mani da Yehuda Kalay,
da Antonio Fioravanti e da me, pubblicati nel
volume che raccoglie gli articoli scientifici presentati e dibattuti in quel convegno di Roma cui
partecip con la consueta passione2.
Il volume stato dedicato alla memoria di
Benedetto e i due brevi saggi, tradotti in italiano,
riflettono, in non piccola parte, l'apporto di pensiero e di tensione ideale lasciatoci dalla lunga
comunione intellettuale ed umana con
Benedetto.
Si riporta il testo della e-mail scritta da
Benedetto Colajanni il 4 novembre del 2008.
Caro Gianfranco,
la tua proposta di tema per il Congresso Ar.Tec.
2010 interseca diverse problematiche delle quali
possibile dare diverse letture e proporre quindi diverse soluzioni.
La prima: i rapporti tra didattica e ricerca.
L'affermazione della unit di didattica e ricerca
talvolta poco pi di uno slogan. Le tematiche
della ricerca sono, e non possono non essere,
assai pi ampie di quelle della didattica.
Gi queste ultime sono di difficile definizione a
causa della variazione nel tempo del contesto
accademico e pi genericamente culturale nel
quale l'insegnamento dell'Architettura Tecnica si

colloca. Un Ingegnere Civile, sezione edile,


quale io sono, si laureava con trentasei materie.
Il modello era quello dell'ingegnere tuttofare e
tuttosapere (male). Gli insegnamenti professionali non edilizi erano: due Elettrotecniche,
Costruzioni Stradali e Ferroviarie, Tecnologia
Meccanica. Per quanto riguardava l'edilizia lo
schema era vitruviano; gli insegnamenti erano:
due Architetture Tecniche, Composizione
Architettonica, Urbanistica, distribuiti come
segue: un'Architettura Tecnica, in pratica
Caratteri Distributivi (utilitas) al terzo anno; la
seconda Architettura Tecnica (firmitas non statica ma tecnologica) al quarto; Composizione
Architettonica (venustas) al quinto. La mia
generazione di docenti ha poi accentuato
l'aspetto progettuale dell'Architettura Tecnica. Io
ho sempre interpretato l'Architettura Tecnica II
come l'approccio alla progettazione che affida
all'aspetto tecnologico compiti decisionali di pari
dignit rispetto a quelli di tutti gli altri aspetti. Di
qui la presenza nel corso della progettazione
esecutiva e l'interesse per i dettagli tecnologici,
naturalmente con il grado di approfondimento
possibile. Di contro ricorderai l'affermazione di
Mandolesi: l'Architettura Architettura, senza
aggettivi e basta, tranne poi a inventare osceni
titoli del tipo di Architettura Tecnica e Tipologie
Edilizie.
La seconda problematica:
corretto ricercare delimitazioni di campi di
competenza per le ricerche? In altri termini: si
pu partizionare il campo delle ricerche e prima
ancora il campo del sapere umano? Per di pi a
partire da delimitazioni istituzionali di origine

burocratico-istituzionale come ICAR 10, certamente necessarie, appunto, in campo istituzionale, per dare consistenza e stabilit alla organizzazione didattica e quindi alle strutture accademiche. Tu conosci la mia avversione all'applicazione di qualunque delimitazione nel campo
della ricerca. Per questo ho in varie sedi ripetuto che "nihil aedilis a me alienum puto", rivendicando il diritto ad affrontare qualsiasi argomento interessante in qualunque modo l'edilizia (l'architettura). I nostri tradizionali campi disciplinari
hanno un nucleo centrale abbastanza consolidato e (fortunatamente) periferie incerte con larghe fasce di sovrapposizione con altre discipline. Pensa al componente costruttivo oggi pi
gettonato, l'involucro. Il suo progetto presenta
aspetti formali che invadono il campo delle tecniche della rappresentazione e quindi matematica ed informatica, complicatissimi aspetti fisicotecnici (la funzione, filtro energetico nelle facciate ventilate o in quelle innovative come ad
esempio il Water Cube), commistioni con funzioni strutturali e impiantistiche (Swiss Re),
aspetti pi strettamente tecnologici, questi s di
nostro pi tipico approccio. Ma anche qui gli
studi, le tecniche di montaggio incontrano le
discipline meccaniche e meccanico-informatiche (i robot, ci ha lavorato Luca Caneparo).
La terza problematica:
il linguaggio, l'unitariet della formulazione del
sapere tecnico condiviso. Pensi a un linguaggio
specialistico, nel senso proprio, linguistico della
parola? Si ripresenta il problema della definizione del campo di conoscenze comuni. Un linguaggio specialistico di solito proprio di una

29

RICORDANDO BENEDETTO

comunit piuttosto ridotta e molto coesa. oggi


questa la situazione attuale dei nostri ricercatori? O questo l'oggetto di una ragionevole previsione? Ho trovato nella rete un interessante
passaggio che ti trascrivo:
"Ho fatto personale esperienza, anni fa come
bibliotecario di Matematica, anche di difficolt di
comunicazione orizzontale (tra membri della
stessa comunit scientifica) o, almeno, di quella
verticalit che s'instaura tra sotto-insiemi disciplinari della medesima disciplina: per diversi
giorni mi accaduto di spiare ricercatori di calcolo delle probabilit e di analisi matematica,
che avrebbero dovuto collaborare in un progetto comune, impegnati a stabilire il significato che
ciascun sotto-insieme disciplinare attribuiva a
simboli e formule identiche e, viceversa, per trovare significati simili di formalismi differenti."
Credo che la nostra situazione sia addirittura pi
dispersa di quella riferita. Per fortuna i nostri linguaggi sono assai meno formalizzati.
Dopo aver fatto l'avvocato del diavolo vengo ai
lati positivi della proposta, o meglio ai lati positivi della mia interpretazione della proposta. Sono
d'accordo sul metodo "dal basso" ed empiricamente di indagare la possibile esistenza di un
campo disciplinare a largo spettro e contenente
sotto-campi anche largamente differenziati.
Sulla raccolta delle conoscenze si pu iniziare
una attentissima analisi per individuare l'even-

30

tuale esistenza di omogeneit concettuali anche


parziali, diciamo in sottoinsiemi intersezioni di
sotto-campi. Poi si vedr. Certamente tanto pi
estese saranno queste sovrapposizioni, quanto
meno specialistici saranno questi linguaggi,
cosa possibile solo per alcuni di questi sottocampi.
Altro aspetto da chiarire il grado di normativit
che vorresti uscisse dal lavoro del Congresso.
Facendo riferimento a quella che mi sembra la
formulazione riassuntiva dei risultati attesi e
cio:
"Tale fase dovr portare alla proposizione del
campo di riferimento del sapere tecnico dell'area, individuandone i confini tematici, con le
relative metodologie e le tecniche e i principali
poli di aggregazione su cui proporre la convergenza degli sviluppi futuri di ricerca". Intanto sottolineerei il valore di proposta conoscitiva piuttosto che normativa della conoscenza acquisita,
sposterei l'interesse sui poli di aggregazione
piuttosto che sui confini tematici sui quali conosci le mie opinioni.
Infine due citazioni per cercare di spiegare
meglio quello che penso.
La prima di Christopher Alexander: "La citt
non un albero ma un semireticolo". Penso che
i legami tra gli argomenti delle ricerche di una
comunit scientifica quale potrebbe essere la
nostra non possano essere organizzati in alberi,

in modo che ci sia un superclasse che identifichi


il campo disciplinare e che poi si specifici in sottoclassi. Penso piuttosto a legami multipli, a
classi con pi parenti e con legami aperti verso
classi dichiaratamente al di fuori della nostra
superclasse.
La seconda di Arnold Shenberg, che nella
introduzione al suo Trattato di Armonia afferma
che ...non sua intenzione insegnare come si
deve fare, ma riferire come stato fatto....
Non a caso stato proprio lui a violare le regole del suo trattato.
Scuserai la lunghezza di questa e-mail ma
dovevo alla seriet della proposta e alla nostra
amicizia una risposta non troppo superficiale.
Penso che ci capiter di riparlarne
Benedetto
Palermo, 4 novembre 2008
nOTe
1 Il contributo di Benedetto Colajanni dal titolo Condividere
la creativit tra architetto e aiuti digitali, da presentare al
Convegno "Integrated Practices for the 21st Century:
Collaborative Working Environment", Roma, 2007, rimasto
inedito per suo desiderio.
Il contributo riportato nella sezione La Didattica e la
Ricerca di questo volume [N.d.R.].
2 I due saggi, tradotti dall'inglese da Antonio Fioravanti,
sono riportati nella sezione Scritti in Onore di questo volume [N.d.R.].

Nihil aediliS a me alieNum puto


di Mario De Grassi

Ho conosciuto Benedetto, penso alla fine anni


70 o forse all'inizio degli anni 80, ai tempi del
Gruppo Nazionale Produzione Edilizia del CNR.
All'epoca non credo di essere stato nemmeno
un Professore Associato (forse Professore
Incaricato Stabilizzato, come si diceva allora).
Comunque il Gruppo del CNR era promosso dai
docenti subalterni ma aveva provocato una
aggregazione di praticamente tutti i docenti
(subalterni e non ) sia delle Facolt di
Ingegneria che di Architettura nelle discipline
tecnologiche. C'era una riunione in una di quelle mitiche sale del CNR (sala Golgi). Non ricordo l'oggetto della riunione. Ricordo per di essere intervenuto facendo una proposta che ebbe
la straordinaria capacit di aggregare il dissenso di quasi tutti (mi capitava praticamente sempre...). Si interveniva facendo il giro del tavolo,
la gran parte dei presenti si era gi espressa
contro la mia proposta. Ad un certo punto venne
il turno di un professore che non conoscevo, che
aveva i capelli rossi. Si alz e disse che era
assolutamente d'accordo - l'unico - con me.
Diventammo, ovviamente e immediatamente,
amici. Alla conclusione dei lavori Ciribini, che
era il riferimento pi autorevole della iniziativa,
preg Benedetto e me di scrivere un documento sull'argomento che avevamo insieme promosso. Ci siamo spostati cos a casa mia e provammo a scrivere le idee che pensavamo avere
in comune. L mi accade per la prima volta di
vedere in opera il peculiare stile di lavoro di
Benedetto. Dire che Benedetto, quando si analizzava una questione, spaccasse con logica
implacabile il capello in quattro usare una

metafora decisamente inadeguata. Arrivammo


comunque alla fine del lavoro - io ero completamente esausto - avendo scoperto una affinit
culturale che poi ci avrebbe permesso di collaborare in vari modi per almeno vent'anni. La
forma caratteristica di questa collaborazione era
la disputa culturale. Anche questo un eufemismo per dire che litigavamo sempre, con grande affetto e stima reciproca naturalmente, ma
furiosamente su praticamente ogni argomento.
Le mie posizioni di ricerca erano border line, fin
d'allora, rispetto i paradigmi di ricerca correnti
nella nostra area. Non mi riconoscevo infatti n
nei paradigmi di impianto esigenziale-prestazionale, n con le problematiche analitiche di
lettura degli organismi della scuola romana da
cui peraltro provenivo, che erano i riferimenti
principali nel settore all'epoca. La mia posizione,
sicuramente minoritaria ed eccentrica - tentavo
di introdurre problematiche di formalizzazione
matematica dei problemi attinenti al "processo
edilizio - trov in Benedetto un difensore d'ufficio straordinario. Benedetto naturalmente non si
riconosceva affatto nelle mie posizioni, ma riteneva fosse suo dovere battersi per la pi completa libert di ricerca. Ricordo che in occasione
di un convegno del Gruppo, forse a Genova,
presentai un lavoro che modellizzava le problematiche di gestione dei layout utilizzando uno
strumento matematico che praticamente nessuno conosceva: la matroide. In realt si trattava di
un metagrafo che ispirava la costruzione di un
algoritmo che fu utilizzato in uno dei nostri primi
software di progettazione architettonica e che
all'epoca ebbe anche un qualche successo

commerciale. Tuttavia a Genova un illustre professore sostenne che quel lavoro non si dovesse considerare pertinente alla disciplina perch,
in buona sostanza, lui non aveva gli strumenti
culturali per capirlo. La risposta di Benedetto fu
tranchante. Ribatt che il problema non era di
topologia della disciplina ma semplicemente del
fatto che il professore in questione avesse dovuto spendere una frazione - forse anche minima del suo tempo a studiare l'argomento. In quella
fase part una polemica di Benedetto sull'analfabetismo matematico di ritorno nella nostra area.
Molti di noi ricordano come, a volte, domandasse a bruciapelo se eravamo in grado di risolvere un integrale. Naturalmente la provocazione
era strumentale a sollecitare una riflessione
sulla natura della cultura dell'ingegnere e come
questa si caratterizzasse, appunto, nella capacit di gestire rappresentazioni matematiche
(modelli) della realt, dai modelli strutturali a
quelli di trasmissione del calore. Si sar capito,
a questo punto, come Benedetto fosse un professore - sotto il profilo della ricerca - sicuramente libertario ed anarchico. Io che leggevo gli
epistemologi - anche anarchici - (gli epistemologi polacchi" secondo G. Carrara quando voleva prendermi in giro) trovavo una naturale affinit con questo suo approccio e mi divertivo molto
in questa battaglia di linea. Benedetto diede una
formulazione definitiva a questa questione
quando, parafrasando Orazio, enunci la massima: "Nihil aedilis a me alienum puto". Devo riconoscere come a distanza di molti anni, ancora
oggi, questa intuizione davvero profonda - implica, infatti, che il problema a porre la questione

31

RICORDANDO BENEDETTO

dei linguaggi scientifici e non viceversa - non


ancora affatto metabolizzata dalla maggioranza
dei ricercatori della nostra area. Nel frattempo
erano gli anni della "crisi delle ideologie".
Benedetto ed io avevamo entrambi un passato
di militanti della sinistra. Ovviamente eravamo
molto coinvolti nel processo di revisione culturale che in quegli anni si portava avanti.
Personalmente, man mano che pensavo che i
testi - che possedevo - mi fossero meno utili, li
spostavo sui livelli pi alti della mia libreria, che
aveva le dimensioni di una parete ed era posta
di fronte ad un divano del mio soggiorno. Con
Benedetto si discuteva spesso seduti su questo
divano. Quando si discuteva del marxismo ci
divertivamo a sfidarci sul grado di conoscenza
dei testi classici. Allora io documentavo il possesso di questi classici (e non) utilizzando un
cannocchiale che era l'unico strumento per arrivare a leggere le coste dei volumi sui piani alti
della mia libreria. Erano serate di straordinaria
allegria .Durante il periodo del Progetto
Finalizzato Edilizia, Benedetto ed io collaborammo in un programma di ricerca che prevedeva di valutare le possibilit di utilizzare nell'ambito del nostro settore le tecniche che all'epoca
venivano messe a punto nell'ambito della
Artificial Intelligence (AI). Io, ad Ancona, avevo
un collega di Informatica, Mauro Di Manzo, che
all'epoca era uno dei principali esperti italiani nel
settore. Ci mettemmo a sperimentare, insieme,
un gran numero di tecniche avendo l'obiettivo di
sviluppare tecnologie basate sull'uso del com-

32

puter per il supporto intelligente alla progettazione architettonica. Fu un momento di grande


fertilit concettuale e producemmo un gran
numero di sperimentazioni che pubblicammo in
una collana di rapporti e in molti proceedings a
congressi. Tuttavia, insieme a questo lavoro
sperimentale avanzava una questione che,
ovviamente come spesso accadeva, ci vedeva
spostarci su ipotesi culturali diverse. La questione riguardava il senso ultimo di questi studi e
potrebbe essere formulata nei seguenti termini:
le procedure che andavamo sperimentando si
doveva ritenere che "emulassero il risultato" o
"simulassero il comportamento effettivo" del
progettista umano? Come sempre discutendo
con Benedetto sembrava apparentemente che
si discutesse di sfumature linguistiche. In realt
si andava svolgendo tra noi un dibattito che era
anche il riflesso di una discussione internazionale che vedeva contrapporsi i fautori di una
visone dura dell'AI la cui istanza fondamentale
era potenziare la efficacia del computer nel supportare task specificamente qualitative dell'intelligenza umana, ed i fautori di un approccio
cognitivista che assumeva l'ipotesi che il comportamento della mente potesse essere simulato da procedure che potessero essere effettuali
(eseguibili da un computer). Era quest'ultimo un
approccio che postulava una inedita ipotesi di
procedura sperimentale nell'ambito della psicologia. Questo dibattito si svilupp in una serie di
riunioni che noi tenevamo ogni anno a Roma a
luglio cui partecipavano di regola oltre

Benedetto e Mauro Di Manzo anche Cristina


Cocchioni e Giacomo Scarpini. Era una discussione sempre appassionata che poi si concluse
con un saggio di Cristina che aveva il titolo significativo: "Conoscenza dei modelli e modelli di
conoscenza". Io, da parte mia, dopo quel dibattito sviluppai una ipotesi esplicitamente cognitivista che nel tempo mi ha portato ad elaborare
un punto di vista sulla progettazione basata sull'assunto di Herbert Simon della "ragione limitata". Questo circolo cos appassionato nel dibattito, con il tempo si sciolse in seguito alla morte
dolorosissima di Giacomo e al trasferimento a
Genova di Mauro. Da parte mia mi sono, poi,
per un certo periodo, interessato di problematiche relative all'insegnamento della progettazione architettonica e alle modalit di utilizzazione
interattiva degli strumenti che la Rete rende
disponibili. Finii, cos, per essere il coordinatore
di una ricerca europea per la sperimentazione
dell'e-learning nel caso dell'insegnamento
dell'Architettura. Anche in questa avventura fu
coinvolto Benedetto ed stata l'ultima circostanza in cui abbiamo fatto ricerca militante insieme.
Dopo questa esperienza non abbiamo pi avuto
occasioni di lavoro insieme. Tuttavia ogni volta
che ci incontravamo ai congressi ed in altre circostanze, scattava immediatamente questo
nostro speciale feeling che ci portava a ripartire
automaticamente dalla nostra ultima discussione e polemica.
Ci divertivamo moltissimo.

benedetto, mio maestro subliminale


di Giuseppe Silvestri

Il bus che doveva portarci all'aereo era gi pieno


ma restava fermo con le porte aperte.
Casualmente ero accanto a Benedetto.
Eravamo vicino al finestrino e vedemmo arrivare gli ultimi due passeggeri: capelli lucidi, viso
da beauty farm, sopracciglia sagomate, andatura lenta, parlavano tra loro con calma, un sorriso compiaciuto sulle labbra. Nessun disagio per
chi, in piedi, li attendeva. Saliti loro, il bus chiuse le porte e si mosse. Benedetto mi guard con
aria interrogativa, per vedere se avessi capito il
valore emblematico dello spettacolo al quale
avevamo assistito. Avevo bisogno di una guida:
hai visto arrivare, mi disse con la sua erre inconfondibile, due tipici esemplari della nostra classe politica regionale. Non fu una battuta, fu un
fulminante e indimenticabile seminario socioantropologico che tracci la sagoma attraverso
la quale negli anni ho visto passare generazioni
di politici nazionali e regionali. Lo ricordo come
una fase della iniziazione di un giovane che
doveva apparire per quello che era, sprovveduto e privo di chiavi di lettura dell'universo umano
nel quale stava entrando. Ero alle prime mosse
dentro il Consiglio di Facolt, Incaricato Interno,
giovane, poco esperto e ammesso solo come
osservatore. Il '68 riverberava nuove idee di partecipazione e di democrazia, che avevano portato ai primi tentativi di allargamento della composizione dei Consigli di Facolt. Benedetto era
protagonista, a tutto campo, del dibattito sulle
aperture verso la trasformazione epocale che si
andava profilando. Del gruppo di cinque o sei
Professori Ordinari che occupavano quasi completamente la scena del Consiglio, Benedetto

faceva parte dell'ala progressista, declinando


questo termine con moderazione, quasi a non
volersi far prendere la mano dalle fughe in avanti di colleghi alcuni giovani altri giovanilisti, le cui
ragioni apparivano allora sovraccariche di innovazioni eccessive, sconvolgenti. Invidiavo a
Benedetto la straordinaria capacit oratoria, la
logica stringente, la capacit di convincimento.
L'aggettivo moderato, rileggendolo, mi fa sorridere. Nei suoi interventi era evidente lo sforzo di
contenere la vis polemica, di sottometterla alla
maieutica, tanto pi necessaria in un contesto in
media poco attento alle implicazioni politiche
delle valutazioni che svolgeva e delle decisioni
che assumeva. Mi colpiva la forza con cui puntigliosamente e orgogliosamente affermava,
quando dalle questioni tecniche ci si spostava
su quelle morali e se ne dava l'occasione, la sua
appartenenza al Partito Comunista, ... il Partito
al quale mi onoro di appartenere ..., diceva. Mi
piaceva immaginare che nelle riunioni di Partito
citasse con altrettanta puntualit la Facolt alla
quale, con onore, apparteneva.
Nino Cottone ricorda, in un suo scritto sull'insegnamento dellarchitettura nella Facolt di
Ingegneria di Palermo1, la ventata di innovazione che Benedetto port nel settore quando
assunse la titolarit del corso di Architettura
Tecnica II. Ne mette in risalto ... l'entusiasmo, la
capacit di coniugare il rigore scientifico con il
candore della ricerca al limite del gioco ....
Trovo questa immagine particolarmente felice,
e, al di l degli aspetti di competenza scientifica,
applicabile a tutto il percorso della mia conoscenza di Benedetto Colajanni. Protagonista di

primo piano della corrente di pensiero che, partendo dalla situazione europea, affermava la
necessit che le Facolt di Ingegneria italiane
sviluppassero al loro interno il loro modo di fare
ed insegnare architettura, mi metteva di tanto in
tanto al corrente del dibattito che si andava, tra
alti e bassi, trascinando tra CUN (Consiglio
Universitario Nazionale), Parlamento, Ordini
Professionali ed Accademia. La fine degli anni
'80 vide la riforma degli ordinamenti di
Ingegneria. Nell'ambito del Settore Civile,
Colajanni si batt per la creazione di un Corso di
Laurea in Ingegneria Edile, in linea con la direttiva europea per l'esercizio della professione nel
settore dell'architettura. Le vicende collegate a
quella proposta sono ricordate nel testo di
Cottone che ho appena citato.
Le seguii da vicino, prima come collaboratore
dell'ufficio di presidenza della Facolt, poi come
Preside ed infine come Rettore.
La passione di Benedetto si comunicava ai suoi
interlocutori: ogni ostacolo, e furono tanti, era
causa di dispiaceri vissuti con un forte coinvolgimento personale. Ricordo, da un lato, le sue
obiettive descrizioni delle forze in gioco, delle
ragioni dei tanti attori di quel processo, dall'altro
i suoi giudizi sferzanti sugli egoismi, sui particolarismi, sulle difese delle rendite di posizione,
che cercavano di impedire che anche le Facolt
di Ingegneria potessero contribuire, in Italia ed
in Europa, alla crescita culturale, scientifica e
tecnologica del settore dell'Architettura. Non
perdeva occasione per ricordare che le Scuole
di Ingegneria potevano e dovevano dare il loro
contributo indispensabile per arricchire e com-

33

RICORDANDO BENEDETTO

Fig. 1. Un fotogramma tratto dal film Il sasso in bocca

pletare il panorama professionale della


Architettura con specifici approcci metodologici.
Un ingegnere, disse una volta in Consiglio di
Facolt, alla domanda sul perch abbia progettato un certo elemento architettonico, in generale risponde: perch utile; un architetto alla
stessa domanda risponde: perch bello. Non
era una facile battuta polemica rivolta agli amici
architetti: voleva ricordare a chi, come me, faceva fatica e seguire il dibattito, che un manufatto
deve essere sia utile che bello, e che solo la
convergenza di questi elementi porta a prodotti
che arricchiscono il nostro tempo e ne marcano
l'evoluzione culturale.
Tocc a me, allora Preside, di proporre al
Senato Accademico l'istituzione del Corso di
Laurea quinquennale in Ingegneria EdileArchitettura e, finalmente, da Rettore, di portare
all'approvazione l'attivazione dello stesso Corso
nell'Anno Accademico 2001-02, dopo pi di un
decennio di intenso lavoro vissuto da Benedetto
con appassionata partecipazione.
In tema di didattica, Benedetto, come tanti colleghi, manifest senza mezzi termini la sua contrariet al frazionamento della formazione dell'ingegnere-architetto in due periodi di tre e due
anni, facendo sue le motivazioni che venivano
addotte in molti altri ambiti accademici. In un
intervento ad un Convegno a Bologna sulla figura dell'Ingegnere-Architetto nel 2005 ricord l'incongruit dell'interruzione del percorso formativo, quasi sempre ingestibile nei tempi previsti, la
cui articolazione difficilmente giunge ad una sintesi coerente, dal momento che si basa su due
segmenti con presupposti didattici molto diffor-

34

mi. Fortunatamente nel corso delle annose


polemiche sulla riforma la struttura a ciclo unico
dei Corsi di Ingegneria Edile-Architettura, come
di quelli di Medicina, di Chimica e Tecnologie
Farmaceutiche e di Odontoiatria, non venne
messa in discussione, anzi a questo modello si
adegu pochi anni dopo anche la Laurea in
Giurisprudenza. Commentammo, una volta,
l'occasione perduta dal nostro Paese quando,
nella prima met degli anni '80, il Comitato di
Ingegneria del CUN dibatt approfonditamente

l'ipotesi di una organizzazione didattica basata


sullo schema quadriennio-biennio che poi, considerate le opposizioni di alcuni e le diffidenze di
tanti, fu abbandonata dal Ministero. Era una proposta anticipatrice di quanto sarebbe successo
quindici anni dopo, e che, se attuata, avrebbe
portato ad adottare una formula (quattro pi uno
o pi due) che avrebbe meglio risposto alle esigenze di tanti corsi non solo di Ingegneria e che
adesso troviamo negli ordinamenti didattici della
Spagna. Mi trovai vicino a Benedetto in una

GIUSEPPE SILVESTRI

Fig. 2. Un fotogramma tratto dal film Il sasso in bocca

vicenda che fu per lui motivo di grande amarezza e di dispiacere: la realizzazione negli anni
Ottanta di un grande complesso didattico nel
centro del campus universitario di viale delle
Scienze, grazie ad un finanziamento europeo
per il potenziamento delle infrastrutture universitarie. Benedetto, insieme ai colleghi pi giovani
che collaborarono con lui, concep una struttura
avveniristica di vetro, ferro e cemento destinata
a diventare l'elemento di spicco dell'intero viale
delle Scienze, al centro del quale si sarebbe
affacciata. La costruzione, avviata verso la fine
del decennio, si ferm dopo una gestione com-

plessa e spesso conflittuale con l'associazione


di imprese che si era aggiudicata l'appalto, finch la stessa non dichiar fallimento. Segu una
sequenza interminabile di rivendicazioni, atti
giudiziari nei confronti della ditta e rivalse della
ditta stessa che sfociarono in un complesso
contenzioso volto a definire l'ammontare dei
lavori eseguiti. Posso solo immaginare il rammarico e la pena di Benedetto, nel vedere il cantiere fermo, le strutture che deperivano, quello
che doveva essere un punto di forza dell'Ateneo
citato dalla stampa come rappresentazione simbolica della sua crisi. Tocc a me nel 1999,

appena eletto Rettore, riprendere il contenzioso


e rimettere mano alle opere. Le difficolt finanziarie conseguenti alla lievitazione dei costi
rispetto al progetto iniziale, che gi avevano
obbligato alla riduzione della fabbrica da quattro
a tre moduli, imposero anche alcune soluzioni
architettoniche in economia che Benedetto condivise solo parzialmente. Quando ne parlammo
percepii il suo dissenso, ma anche la soddisfazione perch, dopo tante battaglie, finalmente il
suo progetto si era realizzato, anche se in parte.
Ricordo con profonda gratitudine il rispetto
dell'Istituzione che guid il suo comportamento,
la convergenza sul fare e la prevalenza dell'interesse collettivo rispetto alla difesa dei diritti e
delle prerogative di chi aveva la priorit ideologica del manufatto.
Citavo prima la felice definizione del suo modo
di essere contemporaneamente creativo al limite del gioco e profondamente coinvolto professionalmente e, aggiungo io, politicamente nella
contemporaneit. Questi due aspetti trovarono
una impensata sintesi all'inizio degli anni '70 in
occasione della partecipazione di Benedetto
come attore - il procuratore O'Dwyer - alla realizzazione del lungometraggio "Il sasso in
bocca", per la regia di Giuseppe Ferrara (Figg.
1, 2). Un film, in parte documentario e in parte
ricostruito, sull'affermarsi della mafia siciliana e
napoletana nell'Italia del dopoguerra, sulle protezioni politiche che riceveva ed i rapporti con i
confratelli americani che coltivava. In molti rimasero colpiti da questa incursione di un docente
universitario, ancorch allora molto giovane, in
un mondo generalmente considerato lontano e

35

RICORDANDO BENEDETTO

difficilmente convergente con l'Accademia.


Ma il film aveva una valenza politica dirompente, in un periodo in cui ancora si discuteva sull'esistenza della mafia e se ne negavano le
embricature con la politica nazionale e regionale. Non a caso nel film si collegano la mafia siciliana e alcune drammatiche vicende nazionali

36

ed internazionali che ancora oggi dopo quasi


mezzo secolo appaiono irrisolte come l'assassinio di John F. Kennedy e la morte di Enrico
Mattei. Non ne ho mai parlato con Benedetto,
ma sono certo che, al di l dell'aspetto ludico,
quell'esperimento dovette essere vissuto come
l'affermazione di una scelta di campo alla quale

sarebbe sempre rimasto fedele con rigorosa


coerenza.
note
1

Cottone A., Linsegnamento dellArchitettura nella Facolt


di Ingegneria di Palermo, in La Mantia F.P. (a cura di),
Contributi per la storia della Facolt di Ingegneria di
Palermo, Edizioni Fotograf, Palermo, 2008.

Benedetto, un grande che ho avuto come amico


di Giuseppe Turchini

Dal 1982, anno del mio arrivo nella comunit


scientifica dell'Architettura Tecnica delle Facolt
di Ingegneria, ho avuto molte occasioni di incontro con Benedetto Colajanni; incontri per convegni, per le lezioni che ci scambiavamo nei Corsi
di Laurea e nei Corsi di Dottorato, incontri per i
concorsi che sono, per persone in buona fede,
straordinarie occasioni di confronto culturale.
Voglio ricordare tre aspetti della personalit ricchissima di Benedetto che avevo colto in queste
occasioni: il primo deriva dall'animo di progettista di Benedetto. Il secondo dalla sua vocazione di ricercatore. Il terzo dal suo essere uomo di
straordinaria cultura e di insaziabile curiosit,
condite da una vena di delizioso umorismo.
Benedetto Progettista
Benedetto amava il progetto di architettura ritenendolo l'espressione pi alta e completa del
lavoro dell'intellettuale che si dedica al settore
delle costruzioni. Nel progetto di architettura
riversava molte parti della propria cultura vastissima e multiforme. Soprattutto la cultura da
ingegnere che si manifestava nell'amore per la
tecnologia e per l'innovazione sia dei componenti e dei sistemi costruttivi, sia dei mezzi di
studio e di rappresentazione.
Poi la cultura politica, intesa come fondamentale messaggio etico che si trasferiva dal progetto
alle opere che dovevano essere pensate e realizzate per le persone che le usavano, per risolvere i bisogni dell'uomo secondo quello che, per
Benedetto, era il fine ultimo dell'architettura.
Infine la cultura estetica e classica che aveva
ereditato - se ne vantava moltissimo - dalla sua

terra cos ricca di storia e di arte.


Un giorno a Palermo, penso nell'inverno del
2006, si discuteva tra noi e con altri colleghi
sugli obiettivi del progetto di architettura, parlando di molte architetture diverse, da quelle emergenti a firma di vari architetti archistar, a quelle pi normali diffuse nelle nostre citt fino a
quelle di interventi di edilizia economica.
La discussione tendeva a valutare aspetti prettamente architettonici nei quali prevalevano
valutazioni di tipo estetico secondo canoni propri di ognuno dei partecipanti.
Benedetto, che naturalmente non si era sottratto ad esprimere i propri giudizi ed anzi li aveva
sostenuti con l'abituale veemenza e la consumata abilit, improvvisamente cambi registro e
venne fuori con una frase che ricordo benissimo: ... ma insomma - disse - per gli architetti o
per gli ingegneri o per chiunque, progettare e
costruire edifici che funzionino bene un dovere. Poi se sono belli meglio. La frase, se ben
ricordo, era suggerita dalla considerazione di un
famoso quartiere di edilizia popolare a Palermo
che in quei giorni era molto chiacchierato per
una serie di conclamati difetti di tenuta all'acqua.
La frase pu sembrare banale o scontata. Ma
non cos perch tende a far prevalere due
categorie vitruviane sulla terza, sulla venustas.
Allora chiesi a Benedetto proprio questo, proprio
cio che ne succede della venustas.
Mi rispose che oggi se un edificio pensato e
costruito per l'uomo garantisce firmitas e utilitas,
o, in termini contemporanei, comportamenti e
funzionamenti buoni, o meglio ancora prestazioni adeguate, ebbene, quasi sempre anche

l'aspetto, l'immagine, sono buoni e apprezzabili.


Come accadeva in passato, con le grandi opere
di architettura che hanno segnato la nostra storia.
Mentre non vero il contrario.
Benedetto aveva rivisitato le categorie vitruviane, e aveva dato una sua personale, ma assai
condivisibile, interpretazione.
Da bravo ingegnere aveva stabilito una relazione del tipo:
V = f (F, U)
dove V, F, U, sono le categorie vitruviane.
Me ne ricordai quando mi capit di scrivere per
un editoriale di rivista, un p sul serio e un p
per provocazione, un decalogo dei principi che
potrebbero ispirare il progetto di architettura ai
nostri giorni. Mandai la prima versione del decalogo a Benedetto che me la restitu con una
serie di note e di correzioni.
Alla fine, il decalogo che ne usc quello che
riporto e che, come si vede, tutto indirizzato al
dovere di progettare edifici che, prima di tutto,
funzionino.
1. Principio di energia primo: gli edifici devono smetterla di essere energivori e devono
ridurre il ricorso ad energie rinnovabili e non.
2. Principio di energia secondo: gli edifici possono, e quindi devono, diventare produttori di
energia.
3. Principio di non dannosit: gli edifici devono controllare le emissioni di tutti i prodotti e i
sottoprodotti che scaricano nell'ambiente,
durante il processo di fabbricazione, durante
l'uso e quando vengono demoliti.

37

RICORDANDO BENEDETTO

4. Principio di qualit: gli edifici devono soddisfare con le proprie prestazioni, le esigenze
degli utenti presenti e futuri per il tempo di vita
previsto.
5. Principio di flessibilit: gli edifici devono
poter essere adattati alle modificazioni del quadro esigenziale degli utenti in condizioni compatibili con l'economia.
6. Principio di rispetto risorse: gli edifici devono prevedere per la propria realizzazione e per
il proprio funzionamento il minor uso possibile di
risorse non rinnovabili.
7. Principio dell'acqua: gli edifici devono consentire in tutte le loro fasi di vita non solo il minor
consumo possibile di H2O, ma devono collaborare a raccoglierla e conservarla.
8. Principio di non invasivit: gli edifici devono occupare la minor quantit possibile di territorio e alla fine della vita lo devono restituire
pronto per altri usi.
9. Principio di sviluppo: gli edifici devono contribuire allo sviluppo della produzione di beni e
servizi per settori industriali che ad essi conferiscono prodotti.
10. Principio di innovazione: gli edifici devono
diventare gli elementi traenti dello sviluppo tecnologico delle societ.
Benedetto ricercatore
La ricerca all'interno dell'Universit fu la seconda grande passione di Benedetto.
Egli fu un ricercatore anomalo, come anomalo
era il suo essere professore universitario, nel
senso che non segu mai le correnti di pensiero
e di argomenti che man mano le mode, che pur

38

esistono nel mondo della ricerca, venivano a


proporre. Quando le normative tecniche regionali proposero per la prima volta in modo sistematico standard tipologico-distributivi per l'edificazione, Benedetto cominci ad occuparsi di
abusivismo, per estrarre da questo fenomeno la
manifestazione di bisogni ed esigenze degli
utenti che la cultura ufficiale tendeva ad ignorare.
Molto pi tardi, negli ultimi anni, quando il disegno con il computer si imponeva diffusamente
per tutta la strumentazione del progetto in edilizia e architettura, Benedetto si lasci attrarre da
una disciplina nascente, che si chiamava interoperabilit e che gi tendeva a superare l'operativit appena accettata della progettazione assistita.
Ma il suo approccio pi tipico, pi personale e
pi interessante alla ricerca, me lo comunic un
giorno a Roma, in un ristorante.
Con un disegnino simile a quello che ricostruisco, affront un tema affascinante (Fig. 1). La
ricerca scientifica si muove in campi dominati da
discipline tipiche variabili da un campo all'altro.
Certo esistono le categorie classiche della ricerca e cio le attivit di analisi e quelle di sintesi
che si alternano in percorsi complessi in andata
e ritorno che toccano momenti di acquisizione di
dati, di valutazione di ostacoli, ecc..
E la tendenza dei ricercatori quella di procedere verso il centro del campo di indagine scelto,
in modo da diventare sempre pi competenti ed
esperti nel settore.
Eppure, mi disse Benedetto, spesso la ricerca
pi interessante non quella che si spinge al

centro del settore ma quella di margine, che si


svolge ai confini, l dove un settore confina con
un altro, dove i problemi e le discipline si sovrappongono e si integrano, dove davvero pu
nascere l'innovazione come frutto della ricerca.
Aveva ragione.
Almeno nei nostri settori di ricerca finalizzati al
mondo delle costruzioni, la strada pi interessante proprio quella dell'integrazione e dell'intersezione delle competenze, dove Fisici Tecnici
e Architetti lavorano insieme per trovare soluzioni utili per i problemi dei ponti termici o per progettare sistemi edilizi che diano risposte a esigenze di sostenibilit e di risparmio dell'energia.
Architetti e Ingegneri strutturisti lavorano insieme per trovare soluzioni di facciate che garantiscano comportamenti accettabili e pochi danni
di fronte ad eventi sismici.
Architetti, Ingegneri ed Economisti lavorano
insieme per definire, ad esempio attraverso
metodi di analisi del valore, le linee di un mercato che rispetti insieme le leggi dell'economia e
le esigenze degli utenti dell'architettura. Il ricercatore deve quindi oggi parlare e intendere
molte lingue, almeno tutte quelle che caratterizzano i campi di ricerca che confinano con il suo,
in una visione unitaria e non spezzettata in
Settori Scientifico Disciplinari come quelli
dell'Universit italiana.
Benedetto e la Parola
L'ultimo aspetto della personalit di Benedetto
che ricordo con grande simpatia era il suo
amore per la parola.
Benedetto parlava benissimo: nelle sue frasi

GIUSEPPE TURCHINI

Fig. 1. Schizzo che rappresenta le teorie di Colajanni in


merito alla ricerca scientifica

39

RICORDANDO BENEDETTO

non c'era spazio per sostantivi o verbi generici;


le parole che usava non erano ricercate ma
erano esattamente quelle che denotavano il suo
pensiero ed erano sempre collocate al posto
giusto. Non tollerava le imprecisioni e spesso
anche le approssimazioni che altri, come me,
usavano. Molte volte mi faceva osservare come
il mio parlare milanese fosse appunto approssimato e grossolano di fronte alla ricchezza
potenziale della lingua italiana. Gli rispondevo
che lui non era nato in Sicilia, ma a Bisanzio, e
sono per convinto che una accusa di bizantinismo non gli dispiacesse del tutto. Il suo parlare
era semplice e diretto, ma le parole venivano
soppesate, velocissimamente scelte e collocate
al punto e nel momento giusto. A volte si divertiva a costruire frasi ad effetto e gli piaceva susci-

40

tare interesse e stupore in chi lo ascoltava.


Ricordo una volta una incredibile lunga discussione nella quale mi spieg come la geometria
la vera anima dell'architettura, nel chiostro della
chiesa di San Carlino alle Quattro Fontane di
Roma. Nell'amore per la parola compariva
anche, a volte, la sua caratteristica sottile vena
umoristica.
Durante i tempi morti che inevitabilmente ci
sono in moltissime attivit, e quindi anche nei riti
universitari come i concorsi, gli venne in mente
un giorno che le parole della lingua italiana possono non essere sempre sufficienti e che converrebbe sapere parlare anche qualche dialetto,
oltre a quello della propria terra d'origine, cos
come si studiano le lingue straniere. Mi chiese
dunque di dargli lezioni di milanese! Acconsentii

in cambio di lezioni di siciliano palermitano.


Dopo un po', gli altri membri della commissione
i cui lavori durarono parecchi giorni, ascoltavano
divertiti i miei balbettamenti siciliani e invece le
sue parole milanesi che aveva imparato con
grande velocit, aiutato dalla sua vocazione per
la parola e, forse anche, dal suo grande amore
per l'Inter.
Che personaggio era Benedetto! Queste poche
parole che gli dedico non rendono certo merito
a quanto di grande e di buono ha fatto per l'insegnamento, per la scuola, per l'architettura, per
il progetto e per la ricerca; a questo saranno
dedicati gli altri contributi di questo libro.
Servono solo a farmelo ricordare come quel
grande e vivacissimo e insostituibile amico che
fu per me.

io sono!
di Aldo De Marco

Il vecchio col cappello a tese,


quello stesso che aveva indicato la via del Mare
alla statua di sale,
il d seguente, incroci un giovane
che chiese: "dov' che si studia, Maestro,
l'Abitazione del terzo Millennio?"
E il vecchio, premurosamente:
"Vedi quell'alto monte, l su che devi andare".
Subito quel giovane inizi
ad inerpicarsi per scoscesi pendii.
Sudava, sbuffava, scivolava ... Ah! quanto scivolava ...
Pi pensava di non essere capace di salire
e pi piantava le sue unghie nell'argilla,
rostri di gallo che anelano all'aurora.
Al fine di quell'erta ebbe davanti
una fabbrica austera,
di grosse pietre fatta,
ma anche di vetro su lucidi acciai aggettanti,
e strani materiali mai visti pria!
Le forme sue continuamente
cambiavano e cos le trasparenze,
con la luce.
Avea la costruzione
una porta molto stretta con scritto in suso
"Ingegneria-Architettura",
pi il giovane s'appressava
e pi la porta si stringea ...
Pur con incerta andatura
riusc a varcarla, in tempo appena ...
Le sue forze erano allo stremo, ma ...
avvert subito una sensazione strana:
gli parve d'essere pi leggero,
uno sbuffo di vento appena
E non gli sembr vero

41

RICORDANDO BENEDETTO

d'esser arrivato l
dove gli era stato impossibile prima.
Su pareti che sembravan nude,
intorno a lui tanti volti.
In sulle prime non riusciva a collegarli a un nome ...
Eppure in essi c'era del familiare ...
"Chi siete?" chiese con quel fil di voce che riusc a spirare.
Uno per tutti gli rispose: "Io sono",
e subito fu riconosciuto ...
Ed anche gli altri
i volti noti ebbero di Ingegneri e Architetti
di cui si legge su libri, riviste ... e manuali;
di essi la voce si sente a convegni e congressi.
"Io sono ...", ard ripetere anche il giovane
o ... lo dissero tutti ad una voce?
O lo lesse sui muri a caratteri cubitali?
Rest fermo, smarrito
"Ascolta! - disse allor
uno di loro, con siciliano accento,
porgendo a quel giovane una matita
con morbida mina questa non lascia andar le idee che fuggono
e ripeter mi fanno
oportet ut scandala eveniant!
Ricordati di me e
non abbandonarla mai!
Opera! ch
dum loquimur, fugerit invida aetas ".
Un attimo e il giovane cap: nuova era
la sua pi profonda parte!
Alle spalle si guard
e vide o ... gli sembr di vedere
il suo corpo, stanco, fuor della porta,
il petto fiero, che l'aspettava ...

42

meZZaria
di Antonio Fioravanti

Avrei voluto ri/vedere l'epistolario, scientifico e non, ma distrutto ...


Per fortuna l'oblio si impadronito di quei ricordi che rimangono a mente. Ma come si fa a dimenticare il sempre giovane Colajanni, coetaneo di tutti? E pi lo si incontrava e pi lo si sentiva vicino e partecipe; sempre un incoraggiamento.
A parte le prime due ore: pura battaglia.
Gli che il Benedetto non ha mai riconosciuto la supremazia Tosca della lingua: per lui la primazia rimaneva a Palermo, da qui una lotta
asperrima su significati e definizioni, poi puro piacere.
La seguente poesia non disvela i colloqui tra noi, ma registra un profumo di un pomeriggio passato assieme.

Che si fa quando si rincontra un amico?


Si P a r l a! E se si ha tempo ...
si pu chiedere ci che non si mai chiesto.
E quando si incontrano un credente razionale [figlio della Rivoluzione francese]
e un ateo curioso si parte subito forte.
Perch credi? in questo Dio, poi
passeggiando torno torno l'Auditorium, gli scarabei
e il piombo, la luce indorante
la copertura aggettante e il viadotto di Nervi vicino
(quel porticato un pianto - fere il cuore - mi sento male)
sospesi a mezz'aria. [come gli umani]
posizione ideale
per interrogare-spiegare come Illuministi staccati dal mondo
per intavolare l'inizio
e si vede infatti ben vicino lontano il crocefisso sul colle verde
della Rimembranza [appunto, da quando si piccoli]
Ci si ri-interroga e rinterroga
E perch nato allora, e perch la condizione umana, e...
Ma non spiegano niente e non interrogano nulla - eterno pareggio - ma
ma la Strada finisce
si scende dal viadotto
ci si avvicina alla Terra
e, ma guarda la chiesa, dall'alto razionale
cubica e ora entriamo
sorpresa, simmetrica, si no eppure sembrava ...

43

RICORDANDO BENEDETTO

Mistero, qui, ora Dio


--------------------------------------------Benedetto che ci facevi l tu
non lo sapevi ma se lo stuzzichi
Lui si fa vedere
Ci dovevamo rivedere
dovevamo approfondire
ma, No! Gi detto, gi scritto
Tutto chiaro
e si smarriti
Tutto scuro e si crede

44

LA DIDATTICA E LA RICERCA

UNA VITA VISSUTA INTENSAMENTE


di Antonio Cottone

PREMESSA
Tracciare un profilo, anche se breve, di
Benedetto Colajanni compito abbastanza
arduo, anche per chi, come me, ha avuto una
lunga consuetudine e rapporti intensi e diversi
per quasi mezzo secolo, e potrebbe rischiare di
assumere un carattere agiografico o preminentemente cronologico.
Conobbi Benedetto Colajanni nel marzo del
1963 quando, giovane diplomato tecnico e dopo
una prima breve esperienza di lavoro, ero entrato nello studio Tecning Progetti, del quale era
titolare con i colleghi Giuseppe Mannino e
Domenico Saladino.
Lo studio era ubicato in Via Marchese Ugo 30,
in un edificio da lui progettato.
Colajanni, il rosso, e non solo per lintenso
colore dei capelli, era da noi considerato larchitetto, Mannino lavvocato, Saladino lingegnere.
Avevano una stanza ciascuno; quella di
Mannino con prevalente funzione di rappresentanza, quelle di Saladino e Colajanni erano pi
piccole ed attrezzate anche con tavoli da disegno. Completavano lo studio lingresso, occupato dalla segretaria, ed altre due stanze di lavoro
per noi collaboratori.
In una, molto lunga erano allineati una serie di
tavoli da disegno, attrezzati con tecnigrafi o
parallelinei, ai quali lavoravano il vecchio (per
noi) architetto Basile (certamente solo omonimo
dei famosi architetti palermitani), cinque geometri, due disegnatori e, di fronte, in una scrivania,
un ingegnere che coordinava il gruppo di collaboratori, teneva i rapporti con i titolari ed elaborava i calcoli strutturali. Di fatto, solo Colajanni,

aveva rapporti con noi che lavoravamo quasi


tutti agli esecutivi di diversi edifici privati che si
stavano costruendo in quel periodo a Palermo.
Il nostro lavoro, abbastanza metodico, consisteva nel disegnare a matita lumograph su carta
diamaster gli esecutivi, e con graphos e carta
lucida le carpenterie; per le scritte ad inchiostro
usavamo i normografi.
La prima tavola da disegnare era il tracciamento, da noi considerata la bibbia, perch conteneva i fili fissi, cio i punti che non si muovevano mentre i pilastri rastremavamo ai vari piani
e ad essa si ricorreva spesso per eventuali verifiche nei disegni delle carpenterie dei piani successivi.
Lingegnere, con una macchinetta Arici T3 ed
una Olivetti Divisumma e con il Prontuario per
il calcolo del cemento armato edito
dallAssociazione Nazionale Costruttori Edili
(ANCE), eseguiva i calcoli di edifici anche molto
alti, come quello di Viale Campania detto la
torre che si stava costruendo in quei mesi.
Il modo con il quale calcolavamo quegli edifici
farebbe atterrire le attuali generazioni di strutturisti; si trattava essenzialmente di accurate analisi dei carichi fatte con tabelle che riportavano i
carichi ai vari piani dei solai sulle travi e da queste ai pilastri. Salendo di piano si diminuiva il
carico accidentale tenendo conto, per gli edifici
di civile abitazione, della non contemporaneit
dei carichi. I pilastri rastremavano cio diminuivano di dimensione conservando il filo fisso
del tracciamento. Alla stabilit venivano certamente in aiuto le basse tensioni ammissibili attribuite al calcestruzzo (35 Kg/cm2) ed al ferro

(1.200 Kg/cm2); non si usava il ferro ad aderenza migliorata e si disegnava la piegatura del
ferro ad uncino per opporsi allo sfilamento.
Lo sforzo di taglio veniva assorbito a met dai
ferri piegati, rigorosamente ad 1/5 della luce, e a
met dalle staffe opportunamente posizionate,
secondo un sistema che Colajanni ci spiegava e
che aveva illustrato in un articolo pubblicato sul
Bollettino dellOrdine degli Ingegneri1.
Ogni tanto spuntava un costruttore inviperito,
perch doveva gettare e noi non gli davamo gli
esecutivi del ferro, allora lingegnere calcolista
gli consentiva di utilizzare la tavole del piano
precedente.
Gli esecutivi venivano disegnati a matita, e la
nostra abilit consisteva nellottimizzare le
sezioni del ferro allincastro ed in mezzeria.
Si parlava spesso di politica. Il gruppo era disomogeneo: cera la democristiana, il comunista, il
psiuppino, il socialista ed una serie di agnostici, autodefinitisi indipendenti, tra i quali chi scrive.
Colajanni cercava di convincere senza tentare
di imporre niente.
Ci port il testamento di Yalta di Togliatti, si
dolse della morte di Papa Giovanni XXIII (al
quale guardava con ammirazione) e di quella di
Kennedy, che considerava entrambi uomini
nuovi.
Di me si meravigliava della giovane et; mi chiedeva spesso se ero diplomato o se camminavo
con i pantaloni corti e disapprovava la mia scelta di essermi iscritto alla Facolt di Economia e
Commercio che, a quel tempo, era lunica
Facolt alla quale potevano accedere i diploma-

47

LA DIDATTICA E LA RICERCA

ti tecnici; mi convinse a tentare il concorso per


liscrizione alla Facolt di Ingegneria che unallora recente legge consentiva per un numero
ridotto di studenti (una decina) perch, sosteneva, lingegnere pu mangiare oltre al pane il
companatico.
Superai lesame di ammissione alla Facolt di
Ingegneria nel novembre del 1963 e lasciai lo
studio alla fine del 1964, in quanto avevo vinto
un concorso alle Ferrovie dello Stato, ma quel
periodo trascorso alla Tecning Progetti segn la
mia vita. Al matrimonio dellingegnere strutturista, nel settembre 1963, conobbi mia moglie,
che era la cugina che un collega di studio port
alla cerimonia.
Rincontrai Benedetto Colajanni allUniversit
quando, finito il biennio, dovevo scegliere una
delle sezioni dellIngegneria Civile tra Edile,
Idraulica e Trasporti. Io da tecnico delle Ferrovie
pensavo di iscrivermi a Trasporti; lui mi convinse illustrandomi le materie che avrei fatto e
ricordandomi il periodo passato al suo studio,
per la sezione Edile.
Fu mio professore di Architettura Tecnica II al 4
anno nel 1968.
Era un modo di fare didattica stimolante; ricordo
ancora le sue lezioni riguardanti la prefabbricazione, lindustrializzazione edilizia ed il cantiere
edile, come estremamente interessanti, piene di
riferimenti alla pratica professionale ed alle
tematiche pi attuali. Ci fece conoscere le teorie
Cristopher Alexander, il mercato edilizio e le sue
articolazioni, la programmazione di cantiere
attraverso il PERT, che introduceva nella programmazione, attraverso i percorsi critici,

48

moderni criteri di ottimizzazione.


Lesercitazione del corso era la redazione del
progetto esecutivo di un Motel sulla costruenda
autostrada Palermo-Catania, ed il mio gruppo fu
tra quelli seguiti personalmente dal professore
Colajanni. Lesame, molto impegnativo e pieno
di elaborati, disegnati rigorosamente a matita, si
concluse con 29/30, voto che Colajanni cerc di
convincermi essere uno in pi di 28 e non uno
meno di 30.
Lo ritrovai lanno successivo, quale assistente
del prof. Ziino, al corso di Architettura e
Composizione Architettonica, ma non lo ebbi
come assistente anche se proprio Colajanni
aveva organizzato il tema dellesercitazione che
riguardava la progettazione di un quartiere di
edilizia economica e popolare a Secondigliano
(Napoli), per il quale era stato bandito un concorso di progettazione nazionale.
Essendomi sposato e risiedendo per motivi di
lavoro a Siracusa, venivo spesso a Palermo e
andavo a trovare Colajanni negli studi nei quali
si era trasferito dopo avere lasciato la Tecning
Progetti, rispettivamente nel piano interrato di
via Marchese Ugo, nellattico delledificio che
aveva progettato in via A. De Gasperi angolo
viale Strasburgo, al primo piano di viale delle
Magnolie n. 10.
Lo aggiornavo dei miei lenti progressi universitari, delle ultime materie che andavo sostenendo; gli chiesi la tesi di laurea che cominciai ad
impostare e che riguardava un quartiere industrializzato e tecnologicamente avanzato; tesi
che non si complet, perch, avendo gi due
figli, preferii approfittare di una procedura sem-

plificata per laurearmi nellaprile del 1973.


Nellultimo periodo precedente la laurea mi ero
riavvicinato ad un professore dellIstituto
Tecnico Filippo Parlatore, che teneva un insegnamento di Topografia e Cartografia presso il
Corso di Laurea in Geologia della Facolt di
Scienze.
Quando il prof. Colajanni mi chiese cosa avessi
intenzione di fare dopo la laurea, gli dissi che
avrei potuto collaborare a tale corso; mi rispose
e perch non a Topografia Urbana che abbiamo
chiesto di attivare e che terrebbe il prof. La
Duca?2.
Linvito, inaspettato, mi colp perch avevo
conosciuto il prof. La Duca come insegnante di
Costruzioni allIstituto Parlatore ed attraverso gli
articoli su La citt perduta, che scriveva sul
Giornale di Sicilia e che io raccoglievo e incollavo ordinatamente su fogli A4.
Nel frattempo incominciai da subito a collaborare con Colajanni, sia in Facolt di Ingegneria, al
Corso di Architettura Tecnica II che in Facolt di
Architettura al Corso di Unificazione edilizia e
Prefabbricazione e frequentavo, nei pomeriggi,
il suo studio di viale delle Magnolie3 .
Nello studio, dove lavoravano a tempo pieno un
architetto ed un geometra, oltre a collaboratori
occasionali, mi interessai di calcoli statici.
Rispetto a dieci anni prima i metodi di calcolo
erano cambiati, poich, a seguito del terremoto
del Belice, era entrata in vigore nella maggior
parte dei comuni della Sicilia Occidentale una
nuova legge sismica, che imponeva una loro
esecuzione maggiormente rigorosa, che tenesse conto anche delle forze orizzontali.

ANTONIO COTTONE

Fig. 1. Schizzi di computer di Bendetto Colajanni


Fig. 2. Collaboratori dello studio di Benedetto Colajanni
impegnati nella proposta di progetto per larea della
Magione

Benedetto Colajanni caratterizz i suoi progetti


con criteri e metodi che miglioravano la resistenza degli edifici attraverso linserimento di muri
sismici che sgravavano i pilastri da forti spinte
orizzontali e quindi ne riducevano le dimensioni
e larmatura; in quel periodo gli studi tecnici si
andavano attrezzando con i nuovi strumenti di
calcolo che si affermavano via via sul mercato;
per i calcoli pi onerosi, che Benedetto eseguiva personalmente, si affidava al Centro di
Calcolo dellIstituto Tecnico di Alcamo, il pi
potente della Sicilia Occidentale, mentre per la
routine professionale si dotava dei primi calcolatori (Fig. 1) della Olivetti, P101, P203 e dellevoluto P602. Benedetto scrisse in linguaggio macchina un programma per la risoluzione
di telai di sei nodi alla volta col metodo Kani,
un metodo iterativo che aveva soppiantato il
metodo Cross-Pozzati.
AllIstituto di Architettura Tecnica, che di fatto
dirigeva essendo il prof. Ziino spesso assente
per malattia, utilizz un finanziamento regionale
ottenuto dalla Facolt per lacquisto di un

HP9830 con la favolosa memoria centrale di


8k e con memoria di massa a microcassette e
programmabile in BASIC.
Era la fine delle schede perforate e del linguaggio di programmazione Fortran e linizio dellalfabetizzazione informatica di massa alla quale
Benedetto ader con entusiasmo applicandola
tanto ad analisi urbanistiche ed a problemi di
carattere progettuale, quanto alle verifiche strutturali, attorniato da una generazione di giovani
che vide in lui un riferimento culturale e scientifico di sicuro affidamento e sui quali poteva contare in un periodo di difficile passaggio
dallUniversit di lite a quella di massa4.
Le ricerche di Benedetto avevano spesso un
riferimento alla realt professionale. In particolare la sua attivit di progettista dei primi quartieri
di edilizia industrializzata eseguiti a Palermo lo

port ad iniziare una ricerca sui metodi di calcolo di muri sismici ad una o pi file di aperture,
che allora si usava calcolare come semplici
mensole incastrate al piede; a questa ricerca,
che fu poi oggetto della mia prima pubblicazione, collaborai anche io.
Contestualmente a questo rapporto di ricerca, io
ed altri colleghi lavorammo al suo studio in
occasione dellelaborazione di una proposta per
il centro storico di Palermo, studiata per conto
dellAssociazione Piccole Imprese (API) della
Sicilia (Fig. 2). Lo studio era ubicato nella manica del palazzo Amoroso di via della Zecca progettato dai BBPR e del quale Benedetto aveva
eseguito i calcoli statici. Fu il periodo pi intenso e continuo del mio rapporto didattico, scientifico e professionale con Benedetto, col quale
collaboravo anche nei due corsi coordinati

49

LA DIDATTICA E LA RICERCA

delle Facolt di Architettura e Ingegneria.


Dur abbastanza poco; dopo appena quattro
anni dalla laurea, ebbi lincarico del nuovo insegnamento, appena attivato, di Prefabbricazione,
Industrializzazione Edilizia e Cantiere, aspetti
che Benedetto riteneva strettamente connessi e
che erano stati gli argomenti del primo corso di
Architettura Tecnica II da lui tenuto. Quando mi
presentai, come ogni anno, a seguire le lezioni
del suo corso, con fermezza, mi disse che non
era opportuno che perdessi tempo, che dovevo
badare al mio corso e che lui aveva altri collaboratori che lo potevano aiutare. Ci rimasi un po
male; allora non capii che, forse, era invece una
significativa prova di stima e di fiducia per il
primo dei giovani che assumeva un gravoso
incarico di insegnamento. Chiesi allora al prof.
La Duca che insegnava Tecnica Urbanistica di
fargli da assistente.
Anche se ho avuto altre esperienze didattiche e
di ricerca, Benedetto Coajanni rimasto il mio
riferimento costante, anche quando la mia attivit divergeva per il bisogno di Benedetto di
esplorare qualunque campo nuovo e scientificamente stimolante, mentre io, dopo essermi laureato anche in Architettura e con riferimento sia
a Rosario La Duca che, successivamente, a
Salvatore Boscarino, spostavo i miei interessi
verso il recupero edilizio ed il restauro architettonico collaborando anche a due importanti ed
impegnativi lavori, quali il Restauro del
Seminario dei Chierici (con La Duca) e la
Manutenzione straordinaria dellOsservatorio
Astronomico nel palazzo dei Normanni (con
Boscarino).

50

Fondamentale fu per me allinizio del percorso


accademico, prendere visione dei titoli e delle
pubblicazioni presentate al primo concorso
nazionale per professore ordinario di
Architettura Tecnica, bandito a seguito dei provvedimenti urgenti del 1973. Benedetto era in
Commissione e potei rendermi conto dellattivit
di ricerca che si faceva allora nelle varie scuole
italiane di Ingegneria in un settore fondamentale e centrale per la formazione dellingegnere
civile edile; in particolare si evidenziavano il
gruppo torinese, quello milanese e quello romano. Presi coscienza in quel periodo del rapporto
di profonda stima e appoggio reciproco esistente tra Benedetto e il professore Enrico
Mandolesi dellUniversit di Roma La
Sapienza, il grande capo che il professore
Caleca definiva Ayatollah.
Benedetto, riducendo modestamente il suo personale ruolo, definiva il suo rapporto con
Mandolesi come quello tra Don Chisciotte e
Sancho Panza; non perch il primo andasse
contro i mulini a vento, ma perch lui era quello
che collaborava con lealt.
Furono due figure fondamentali per lo sviluppo
dellArchitettura Tecnica e per la creazione della
figura di quello che sarebbe poi diventato
lIngegnere Edile-architetto; Mandolesi cercava
di indirizzare quello che era diventato un Settore
Scientifico Disciplinare verso la progettazione
architettonica e Benedetto verso lapproccio
scientifico strutturale e ambientale, le regole, i
codici, avvicinandosi a settori e ricerche allora
considerati di frontiera.
Assieme a Pietro Natale Maggi del Politecnico

di Milano per anni coordinarono il Gruppo


Nazionale di Architettura Tecnica (GNAT) che ci
vedeva ogni anno riuniti a Roma La Sapienza
a parlare di didattica ed a coordinare i settori di
ricerca, per il finanziamento della quale era preposta una Commissione Ministeriale della quale
fecero parte prima Mandolesi e poi Colajanni.
I due si trovarono a lavorare intensamente in
una prospettiva che si rese necessaria con
lemanazione della Direttiva 384/85 per lesercizio della professione nel settore dellArchitettura
in Europa. Fu una battaglia lunga e dalle alterne
vicende, che Mandolesi e Colajanni, con laiuto
di tutto il gruppo, condussero questa volta s
come Don Chisciotte e Sancho Panza contro i
mulini a vento che facevano allontanare lobbiettivo appena sembrava vicino.
Mandolesi, Colajanni e gli altri del gruppo intuirono subito che, per potere rispondere ai requisiti di formazione richiesti dalla normativa europea bisognava inserire nella riforma delle
Facolt di Ingegneria, alla quale stava in quel
momento lavorando una apposita Commissione
Ministeriale, un Corso di Laurea autonomo in
Ingegneria Edile al posto della sezione Edile
dellIngegneria Civile.
Lentusiasmo per la vittoria dur poco perch
tale proposta non fu approvata dallUnione
Europea (UE), ed allora Mandolesi e Colajanni,
che facevano parte di una nuova Commissione
Ministeriale mista Ingegneria-Architettura,
(nominata dal Ministro Ruberti, ingegnere informatico ed ex-Rettore dellUniversit di Roma
La Sapienza), formularono una nuova proposta per il Corso di Laurea in Ingegneria Edile,

ANTONIO COTTONE

che portava il numero di esami a 29 ed organizzava il piano di studi con laboratori ed ore di
didattica analoghe a quelli dellordinamento
della Facolt di Architettura, che era stato ritenuto dallUE congruente con la 384/855.
LUE chiar allora che non si poteva approvare
un ordinamento unico per tutte le Facolt, ma i
Manifesti degli Studi dei singoli Atenei.
Si consum cos una frattura che si rivel a
lungo insanabile tra Benedetto Colajanni ed
Enrico Mandolesi sulla ventottesima materia,
ma che in realt denunciava due diversi punti di
vista dai quali nessuno dei due, dotati di fortissima personalit, voleva rinunciare perch in realt facevano parte di due visioni diverse della formazione della figura dellIngegnere Edile.
Benedetto riteneva che lIngegnere Edile dovesse essere innanzi tutto un Ingegnere, che dialogasse di architettura con gli Ingegneri strutturisti, gli Ingegneri impiantisti, i progettisti di sottoinsiemi e dovesse avere coscienza di tutti gli
strumenti per tale confronto, e che la figura professionale da formare dovesse avere chiare
connotazioni specifiche; che, dunque, almeno la
ventottesima materia dovesse essere strutturale.
Mandolesi con i colleghi Calvi di Pavia e Zordan
dellAquila presentarono allora tre proposte
diverse a Bruxelles, riferentesi a Universit
grande, media e piccola; sono stato testimone di
quelle vicende, ricevendo sia telefonate da
parte di Mandolesi che da parte di Zordan, purtroppo prematuramente scomparso e con il
quale avevo rapporti continui e diretti di sincera
amicizia.

In merito alle preoccupazioni che manifestavano


li rassicurai, certo che Benedetto non avesse
alcuna intenzione di presentare una proposta
alternativa in contrapposizione alle loro; anche
se avrebbe potuto farlo, probabilmente prevalendo, era un uomo che aveva un alto senso
delle istituzioni e princpi rigidi dai quali non
derogare e, inoltre, non voleva spaccare il
gruppo nazionale.
Sostituii Benedetto nelle cariche accademiche
prima di Presidente del Consiglio di Corso di
Laurea in Ingegneria Edile e poi di Direttore del
Dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia.
Il nostro fu un rapporto paritario, io ero il suo
Presidente e il suo Direttore, non approfitt
mai dellinfluenza e dellautorit che poteva
esercitare su di me per condizionarmi in qualche
scelta.
Fu il docente pi disciplinato, puntuale e osservante delle regole.
Imparai da lui il rispetto delle cariche, indipendentemente da chi le impersonava.
Un episodio ci addolor.
Quando nel 1998, dopo unaccanita battaglia a
livello di Commissione Europea, le Universit di
Roma La Sapienza, LAquila e Pavia ottennero il loro Corso di Laurea in Ingegneria Edilearchitettura6, la tregua che si era tacitamente
siglata con il proposito di attendere lapprovazione dei tre statuti per fare partire gli altri che
erano pronti da tempo (Bologna, Bari, Palermo,
Pisa e Catania), cess.
Scadeva il mandato di Presidente di Consiglio di
Corso di Laurea tenuto da Benedetto e, alla sua
proposta di ricandidatura contrapposi, dopo

molta reticenza, la mia; ricordo sempre lespressione di stupore di Benedetto: non pensava
miserabile, come era suo solito definire chi
non stimava e dal quale riceveva ingratitudine,
n tu quoque, Brute, fili mi!, come sarebbe
stato forse pi aderente alla realt, ma un perch? quasi a chiedersi pensi che tu possa riuscire dove non riesco io?.
Dopo qualche giorno ritir la sua candidatura,
anche stavolta per evitare spaccature e, giustificandosi, disse che era convinto che il mio pragmatismo avrebbe ottenuto migliori risultati del
suo idealismo; mi fu sempre vicino nel lungo e
difficile iter dellapprovazione.
Fummo il braccio (io) e la mente (lui) fino a
quando potemmo attivare tutti e cinque gli anni
del nostro Corso di Laurea in Ingegneria Edilearchitettura e laureare i primi tre studenti nellaprile del 2002 (Fig. 3).
Benedetto andato in pensione da professore
ordinario dall1.11.2002, ma gi l1.11.1999 era
fuori ruolo, una figura che non gli consentiva di
insegnare. La cosa lo angustiava molto.
Rinunci alla prassi accademica dellultima
lezione e ci precedette nellorganizzazione
della classica festa di commiato che si faceva al
Dipartimento, invitandoci al suo settantacinquesimo compleanno, che avveniva il 10 ottobre,
con uno spiritoso biglietto che il personale tecnico-amministrativo, che gli era affezionatissimo,
ricambi con unelaborazione al computer, che
lo commosse (Fig. 4).
Mantenne la sua stanza in Dipartimento anche
se si sentiva e si comport sempre come un
ospite discreto, come un nonno che risponde

51

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 3. Laurea dei primi tre studenti di Ingegneria Edile-architettura (aprile 2002)
Fig. 4. Linvito alla festa per i suoi 75 anni e Bendetto in
maglia rosa (fotomontaggio regalatogli dal personale del
Dipartimento per loccasione)

alle domande di figli e nipoti.


Soffriva di non potere insegnare, di avere pochi
laureandi, che si stavano esaurendo, e di non
potere pi trasmettere le sue conoscenze alle
nuove generazioni; non seppe mai che ad una
richiesta di un collega che coordinava il Corso di
Laurea triennale della Facolt di Architettura
nella sede di Enna di consigliargli qualche giovane volenteroso della Facolt di Ingegneria
come docente di Tecnologia dellArchitettura,
segnalai il sempre giovane Benedetto
Colajanni, sapendo quanto ci tenesse a tornare
ad avere un rapporto con gli studenti.
Fu, anche ad Enna, un docente innovativo ed
entusiasta.
Veniva in Dipartimento e quando entravo, purtroppo raramente, nella sua stanza mi parlava di
quello che stava facendo, di come intendeva la
progettazione, il rapporto tra la tecnologia e larchitettura, dei seminari che voleva organizzare,
della laurea quinquennale che aveva contribuito

52

ad istituire in sostituzione di quella triennale.


Nellultimo periodo, in occasione di uno studio
che due mie giovani collaboratrici7 stavano preparando sulledilizia a Palermo nel quale volevano inserire alcune sue realizzazioni, non riusciva a nascondere il suo rammarico di essere
considerato il passato, il testimone di un epoca,
la memoria storica. Lui viveva il presente pensando al futuro, a migliorare il suo corso di Enna
e a continuare le sue ricerche di frontiera8; diceva di essere coetaneo del Presidente della
Repubblica e del Papa e che quei due lavoravano certamente pi di lui.
In un momento di colloquio confidenziale si rammaric di avere scritto tante cose su argomenti
diversi ma di avere pubblicato molto poco perch riteneva la ricerca in continua evoluzione,
un organismo dinamico difficile di fissare in un
foglio di carta staticamente.
Diceva di avere conservato molti appunti di
lavori incompleti, ma pieni di idee; gli chiesi per

scherzo di non buttarli.


Lultimo discorso, tra il sarcastico e lumoristico,
lo fece a giugno del 2009 in occasione del pensionamento di un collega della biblioteca del
Dipartimento con un benvenuto nel club dei
pensionati.
Una telefonata di Antonio De Vecchi, una sera
dagosto mi annuci che se ne era andato quella mattina nuotando nel mare di Scopello.
Pensai allanalogia con Le Corbusier.
Lindomani andai a trovarlo. Era a letto, sereno,
sembrava riposasse, vestito con calze, pantaloni ed in camicia di lino bianco (con in tasca un
fiore rosso di Ibisco del giardino).
Poco dopo se ne and cos verso Palermo.
Al rientro a settembre prima di una seduta del
Consiglio di Dipartimento che oltre a ricordarlo
doveva programmare le iniziative pi idonee per
onorarne la memoria, Piero Colajanni, nostro
collega Associato di Tecnica delle Costruzioni e
secondo figlio di Benedetto, mi porta una car-

ANTONIO COTTONE

Fig. 5. Mio Padre ad Enna, di Benedetto Colajanni


Fig. 6. Mamma ai Rossi, 8 novembre 44, di Benedetto
Colajanni

petta con diversi fogli scritti a mano su carta


gialla ed un post-it con scritto: se muoio dare a
Nino Cottone il se era tagliato ed al suo posto
vi era scritto quando.
Allora ho deciso che dovevamo pubblicare questo libro, perch Lui lavrebbe, forse, tollerato.
Seguono in questo paragrafo delle sintetiche
note biografiche, certamente non esaustive, e
dei cenni sullattivit didattica che svolse a
Palermo, a Messina e ad Enna e che ricoprono
quasi 60 anni trascorsi a cavallo di due secoli.
CENNI BIOGRAFICI
Benedetto Alberto Colajanni nasce a Catania il
10 ottobre 1927 da Luigi e Carmela Romano
(Figg. 5, 6).
Dopo avere conseguito la maturit classica
presso il Liceo Garibaldi di Palermo, si iscrive
alla Facolt di Ingegneria dellUniversit di

Palermo dove si laurea col massimo dei voti e la


lode in Ingegneria Civile, sottosezione Edile il 23
novembre 1949 discutendo la tesi Progetto di
un ponte ferroviario a trave continua su quattro
appoggi, relatore il prof. Ing. Ugo Fuxa9.
Si iscrive il 29 dicembre 1949 al quinto anno
della Facolt di Architettura10 dove sosterr solo
gli esami di Disegno dal Vero e Storia e Stili
dellArchitettura.
Ha svolto attivit professionale:
Funzionario Tecnico presso lAssessorato
Regionale ai Lavori Pubblici dal 1950 al 1953 e
successivamente, dal 1956 al 1960, Funzionario
Tecnico con mansioni dirigenziali presso lUfficio
Redazionale del Piano Regolatore del Comune
di Palermo e, in un secondo tempo, della
Sezione Piano Regolatore.
Dal 1953 fonda lo studio professionale Tecning
Progetti assieme agli ingegneri Giuseppe
Mannino e Domenico Saladino, studio che

lascia dal 1968, per svolgere autonomamente


attivit di libera professione.
Ha svolto attivit didattica e di ricerca:
Nel 1955 inizia la carriera universitaria come
Assistente Volontario alla cattedra di
Architettura Tecnica II, tenuta dal Prof. Vittorio
Ziino11.
Nel 1959 nominato Assistente Straordinario.
Nel 1962 consegue la libera docenza in
Architettura Tecnica che gli viene confermata
nel 196712.
Dal 1962 al 1974 Professore Incaricato esterno di Unificazione Edilizia e Prefabbricazione
presso la Facolt di Architettura di Palermo.
Nel 1963 partecipa al concorso per Assistente
Ordinario di Caratteri Distributivi degli Edifici
presso la Facolt di Architettura, risultando ternato.
Nel 1965 vince il concorso per Assistente
Ordinario di Architettura Tecnica.
Nel 1966 viene nominato Aiuto del Direttore
dellIstituto di Architettura Tecnica.
Nel 1967, a seguito del trasferimento del prof.
Ziino alla cattedra di Architettura e
Composizione Architettonica, diviene incaricato
interno di Architettura Tecnica II.
Nel 1969 partecipa al concorso per Professore
Aggregato per il gruppo Costruttivo
(Unificazione Edilizia e Prefabbricazione,
Elementi Costruttivi), presso la Facolt di
Architettura di Palermo.
Nel 1969 vince il concorso per Professore
Aggregato per il gruppo Edilizia (Progetti Edili,
Tecnica Urbanistica, Architettura Tecnica) presso la Facolt di Ingegneria di Palermo.

53

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Dal 1972 nominato stabile.


Nel 1971 partecipa al concorso per Professore
Ordinario di Architettura Tecnica presso la
Facolt di Ingegneria dellAquila.
Dal 1 novembre 1973 nominato Professore
Straordinario di Architettura Tecnica II.
Dal 1 novembre 1976 confermato Professore
Ordinario di Architettura Tecnica II.
Dal 1 novembre 1988 al 31 ottobre 1999
Professore a Contratto di Architettura Tecnica I
presso la Facolt di Ingegneria di Messina13.
stato Professore a Contratto di Laboratorio di
Costruzione dellArchitettura presso il Corso di
Laurea
in
Restauro,
Recupero,
Rifunzionalizzazione dellArchitettura nella
Facolt di Architettura di Palermo, polo di Enna,
dal 2004 al 2006; Professore a Contratto del
Laboratorio di Costruzione dellArchitettura
presso il Corso di Laurea in Scienze
dellArchitettura della Facolt di Beni Culturali
dellUniversit di Enna Kore, dal 2006 al 2007;
Professore a Contratto di Tecnologia
dellArchitettura presso il Corso di Laurea quinquennale a ciclo unico in Architettura della
Facolt di Ingegneria e Architettura
dellUniversit di Enna Kore dal 2007 al 2009.
Ha svolto diverse cariche istituzionali e di coordinamento nellUniversit di Palermo:
Direttore dellIstituto di Architettura Tecnica della
Facolt di Ingegneria.
Membro della Commissione dAteneo.
Direttore del Dipartimento di Progetto e
Costruzione Edilizia.
Presidente del Consiglio di Corso di Laurea in
Ingegneria Edile.

54

Coordinatore del Dottorato di Ricerca in


Ingegneria Edile.
Ha fatto parte di diversi organismi nazionali di
consulenza scientifica:
Componente del Comitato di consulenza del
Ministero dellUniversit e della Ricerca
Scientifica Gruppo 08 per il finanziamento ricerche 40%;
Componente del Consiglio Scientifico dellIRISCNR di Bari;
Componente del Consiglio Scientifico del
Gruppo Nazionale CNR Produzione edilizia.
Componente del Consiglio Scientifico del
Progetto finalizzato Edilizia del CNR;
Responsabile per lItalia delleuropean
Computer AIDED Architectural Design education (eCAADe).
stato membro della Commissione giudicatrice
del concorso per lAuditorium di Roma.
Membro della Commissione giudicatrice del
concorso per il Parco Centocelle di Roma.
Membro del Collegio peritale per la valutazione
dei progetti di recupero del Teatro Petruzzelli di
Bari.
Ha contribuito in maniera significativa alla riforma degli studi di ingegneria che ha portato allattivazione del Corso di Laurea in Ingegneria
Edile ed al riconoscimento europeo del Corso di
Laurea in Ingegneria Edile-architettura, partecipando alle commissioni ministeriali per la riforma degli studi di Ingegneria, e mista IngegneriaArchitettura.
Ha svolto diversi incarichi di consulenza per istituzioni politiche locali, regionali e nazionali
Consigliere Comunale per il PCI nel Comune di

Carini.
Componente del Comitato Tecnico Scientifico
per gli studi occorrenti alla formazione del Piano
Regionale Urbanistico.
Componente del Consiglio Direttivo Nazionale
dellIstituto Nazionale di Urbanistica (INU).
Segretario della Sezione Siciliana dellINU.
Componente del Comitato Tecnico Scientifico
per la redazione del Piano Urbanistico
Regionale.
Componente del Consiglio di Amministrazione
dellIstituto Autonomo Case Popolari (IACP) di
Palermo.
Componente del gruppo di studio per la unificazione tipologica edilizia regionale del Consorzio
Regionale fra gli IACP della Sicilia.
Componente del Consiglio Direttivo Nazionale
dellAssociazione Nazionale fra gli Istituti
Autonomi e Consorzi Case Popolari (ANIACAP).
LA DIDATTICA A PALERMO
Facolt di Architettura
Il corso di Unificazione Edilizia e
Prefabbricazione, insegnato da Colajanni dal
1962 al 1975 era inserito nellIstituto di
Composizione Architettonica14 della Facolt,
quasi a sottolinearne pi il carattere progettuale
che quello prettamente tecnologico.
Un contributo notevole fu dato da Colajanni al
dibattito in una Facolt politicamente vivace
nella quale il 68 fu vissuto con particolare intensit anche per i riflessi sociali e dello sviluppo
del territorio che segn il terremoto che distrusse i centri della valle del Belice il 15.01.1968.

ANTONIO COTTONE

Fig. 7. La sede della Facolt di Architettura di via Maqueda


durante loccupazione

La Facolt, a pi di 20 anni dalla sua fondazione aveva solo 3 professori di ruolo15 ed i continui concorsi le facevano assumere i migliori
docenti del settore in campo nazionale16 che,
purtroppo, dopo poco tempo, salvo poche eccezioni, si trasferivano in altre sedi.
Loccupazione della Facolt di Architettura17,
analoga a quella di tutte le analoghe Facolt italiane, port alla contestazione di uno schema
didattico ereditato dallordinamento del 1938,
organizzato, sul modello delle Facolt di
Ingegneria in un biennio propedeutico ed un
triennio di applicazione, su discipline distribuite

nei vari anni con complessit crescenti aventi,


quindi, come obiettivo un modello di studi a
carattere professionale ed a compartimenti stagni.
A questo modello, ritenuto ormai superato, si
contrappose una organizzazione della didattica
per seminari su tematiche significative18 che
raggruppavano docenti e studenti affini, pi che
per competenze disciplinari, per impegno culturale e sociale. In questo contesto lesame di laurea diventa un momento assembleare collettivo,
un dibattito allinterno della Facolt occupata ed
aperto al territorio (Fig. 7).

Allimpegno ed alla partecipazione degli studenti pi interessati, si affianc una moltitudine che
aveva solo linteresse al superamento, con un
solo esame quasi assembleare, di diverse
materie, anche tra loro disomogenee (Fig. 8).
Il particolare momento, caratterizzato dalle
necessit di ricostruzione e di assistenza alle
popolazioni terremotate, sensibilizz i docenti e
gli studenti pi impegnati nella ricerca, anche
temporanea, di soluzioni per le popolazioni pi
colpite dal sisma19 e dei sempre vivi problemi
del centro storico di Palermo aggravati dai danni
che colpirono edifici mai risanati20.
A queste agitazioni lo Stato rispondese con una
legge che liberalizzava gli ingressi alle
Universit ed autorizzava la redazione di piani di
studio autonomi21. Con successivo DPR venne
riformato lordinamento degli studi della Facolt
di Architettura eliminando la distinzione tra biennio e triennio ed accorpando le materie progettuali nellinsegnamento quinquennale di
Composizione Architettonica e quelle scientifiche di base nel corso biennale di Tecnologia
dellArchitettura.
Lagitazione cominci a non avere lunanimit di
consensi del corpo docente e degli studenti che
temettero un ventilato annullamento dellanno
accademico22.
La ripresa attivit didattica consent ugualmente
il proseguimento del dibattito sulla riforma degli
studi di Architettura.
Un gruppo di docenti, coordinato da Vittorio
Gregotti, elabor un progetto didattico articolato
in un anno propedeutico, un triennio di applicazione, e un anno di laurea; questo progetto arri-

55

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 8. Una delle assemblee tenute nella Facolt di


Ingegneria (si riconoscono, in prima fila, i tre Professori
Ordinari C. Aymonino, S. Caronia e U. Fuxa e, in terza fila,
Benedetto Colajanni

v allelaborazione da parte di Pollini, Gregotti,


Lo Giudice e Samon di un programma-quadro23. In questa proposta il primo anno era di
tipo introduttivo, seguiva un triennio di tipo formativo e concludeva un quinto anno conclusivo.
Benedetto Colajanni con Margherita De
Simone, Annamaria Fundar e Tommaso Giura
Longo presentarono in questo contesto una
proposta didattica per lanno accademico
1973-7424.
Il documento, si poneva in contrapposizione alla
identificazione come materie centrali della
Facolt di quelle urbanistico-compositive, considerate come le sole progettuali e come materie

56

di servizio quelle che avrebbero dovuto rimandare ad un momento progettuale distinto da


esse.
Lesperienza, definita da Leonardo Benevolo25
generosa ed utile per una riforma degli studi
di Architettura, si fondava sul tenere insieme il
momento teorico ed il momento pratico dellelaborazione di un progetto. Il gruppo di lavoro di
docenti di discipline considerate di servizio
(Storia, Rappresentazione, Tecnologia) voleva
cos tagliare diagonalmente quella traccia delle
materie del triennio suddivise in progettuali, tecnologiche e conoscitive26.
Il corso di Unificazione Edilizia e Prefabbri-

cazione di Colajanni si proponeva di presentare


nellambito della tematica comune alcuni strumenti tecnologici che consentissero al progetto
di dare risposte operative alla formulazione di
bisogni.
Il Corso ebbe come tema Progetto e bisogno
nella cultura della progettazione contemporanea, applicato allabitazione a Palermo e fu corredato da una serie di lezioni e di illustrazione di
progetti tenute dai docenti e dai loro giovani collaboratori27.
Lintervento di Colajanni al Seminario introduttivo del corso era impregnato da tematiche che
affrontano aspetti che vanno oltre quelli discipli-

ANTONIO COTTONE

nari e sfondano sul sociale e sullurbanistica


essendo Colajanni tra i quattro docenti del
Diagonale il pi impegnato politicamente.
Il secondo seminario dal tema La progettazione
delle strutture ambientali: quattro situazioni progettuali trova Colajanni a visitare il progetto di
Alexander per PREVI-LIMA28.
Al corso, che poteva essere frequentato da allievi del 2, 3 e 4 anno, aderirono circa 750 studenti, attirati anche dalla possibilit di sostenere
e superare con un unico esame sino a quattro
materie.
Ricordo il giorno degli esami; tavoli pieni di disegni che i 4 diagonali, col seguito di noi collaboratori, esaminavano, discutevano e valutavano
senza la presenza, peraltro impossibile, degli
studenti29.
Lesperimento dur solo due anni perch, con
un marchingegno burocratico, la Facolt di
Architettura si liber di Colajanni30.
Facolt di Ingegneria
Dopo diversi anni di assistenza al corso di
Architettura Tecnica II tenuto dal Prof. Ziino collocato al IV anno nel Corso di Laurea in
Ingegneria Civile sez. Edile, a seguito del pensionamento del prof. Antonio Ugo ed al trasferimento del prof. Ziino al corso di Architettura e
Composizione Architettonica, Benedetto
Colajanni tiene personalmente per incarico
interno il corso di Architettura Tecnica II. Lanno
successivo, non potendo tenere due corsi per
incarico31, pass ad assistere il corso del prof.
Ziino, riprendendo per titolarit da Professore
Aggregato il corso di Architettura Tecnica II, che

terr da straordinario e da ordinario sino allanno accademico 1998-1999, anno del suo collocamento fuori ruolo.
Il corso introduceva lo studente, che aveva gi
seguito un corso di Architettura Tecnica I32,
incentrato sullo studio delle tecniche edilizie tradizionali, tecniche costruttive evolute quali la
prefabbricazione, lindustrializzazione edilizia ed
il cantiere. Lesercitazione riguardava la progettazione esecutiva di un organismo edilizio la cui
tipologia cambiava ad ogni anno33.
Uninteressante esperienza didattica si svolse,
quasi parallelamente a quella del Corso diagonale della Facolt di Architettura34 nellanno
accademico 1974-75 e prosegu per qualche
anno.
I quattro insegnamenti che si svolgevano al IV
anno del Corso di Laurea in Ingegneria Civile
sez. Edile di Tecnica Urbanistica (prof. R. La
Duca), Caratteri Distributivi degli Edifici (prof. G.
Lo Jacono), Elementi di Composizione
Architettonica (prof. A. Catalano), Architettura
Tecnica II (prof. B. Colajanni), si aggregavano in
un Corso Coordinato che unificava le esercitazioni in un unico progetto, avente di solito per
oggetto un brano definito della citt di Palermo
o una borgata per la quale si svolgeva unanalisi urbana ed un intervento progettuale nel quale
confluivano le competenze disciplinari dei quattro insegnamenti. Gli assistenti erano raggruppati per tema di esercitazione e seguivano quindi gli studenti lungo tutto il percorso progettuale.
Benedetto Colajanni, che era il propugnatore di
questa visione del progetto, cerc di innescare
nei colleghi docenti, nei giovani assistenti e

negli studenti quella visione estremamente


moderna della progettazione ambientale alle
varie scale35.
Loggetto dellesperienza stato, per diversi
anni, la periferia palermitana, nei suoi diversi
aspetti, dalla borgata rurale ancora isolata dal
tessuto urbano, agli insediamenti lineari lungo le
vie di penetrazione; dalle magmatiche zone
della periferia vera e propria, nelle quali larrestabile ma inarrestata avanzata di fabbricati e
quartieri, amorfe immagini e tipologie nascenti
dalle norme di attuazione del PRG, sconvolge e
spazza tessuti esili ma rispondenti, anche nella
loro modestia che sconfina spesso nella miseria, alla logica di una societ ancora produttiva,
alle borgate dei pescatori e dei villeggianti36 .
Lesperienza, che avrebbe dovuto continuare
con i due corsi del V anno di Architettura e
Composizione Architettonica (prof. V. Ziino) e
Urbanistica (prof. U. Di Cristina), non ebbe
seguito anche a causa dellevoluzione della
didattica che, con lattivazione di nuove materie
assegnate ai giovani assistenti, spost i contenuti di quelle discipline ad altre materie a scelta.
LA DIDATTICA A MESSINA
Lattivazione della Facolt di Ingegneria a
Messina37 che aveva da anni un apposito biennio presso la Facolt di Scienze, richiese un
impegno da parte di docenti delle due Facolt
attive nellisola di Palermo e Catania38.
Il Corso di Laurea di prima attivazione fu il Civile
con due indirizzi: Edile e Strutture.
LArchitettura Tecnica I venne affidata a
Benedetto Colajanni e lArchitettura Tecnica II a

57

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 9. Disegno di Enna che Benedetto utilizz per la illustrazione del materiale didattico relativo ai corsi tenuti
presso lUniversit di Enna Kore

Luigi Margani, ordinario allateneo catanese.


Colajanni, che insegnava per la prima volta tale
disciplina39 si impegn in un lavoro di rinnovamento dei contenuti disciplinari caratterizzandoli con dei richiami di teoria delle strutture e con
riferimenti continui ai rapporti tra tecnologia e
figurazione, allarchitettura contemporanea,
applicando le esercitazioni progettuali e le tesi di
laurea al territorio messinese.
Il corso era articolato nei seguenti argomenti:
Definizioni di Architettura ed Edilizia;
I livelli dellattivit edilizia, che includono i livelli
della struttura dello spazio e i livelli di complessit delloggetto tecnologico;
I ruoli degli operatori e le fasi del processo edilizio, che vanno dalla promozione al finanziamento, al progetto, allutenza, al controllo;
Il sistema delledilizia e i suoi sottosistemi (il sottosistema ambientale, il sottosistema tecnologico, il sottosistema procedurale, il sottosistema
della comunicazione);
I vincoli del contesto, con le relative norme tipologiche, norme sulla sicurezza statica, norme
sulla resistenza al fuoco;
Gli approcci alla progettazione, ossia quello
tipologico (tipologie architettoniche e tipologie
strutturali) e quello sistematico (il sistema
ambientale ed il sistema tecnologico)
Parte fondamentale del corso era dedicata
allesercitazione, consistente nella redazione
del progetto di un organismo edilizio relativamente semplice, affrontato in due fasi: una
prima fase che riguarda lorganizzazione generale dellorganismo edilizio, le sue relazioni col
contesto, con i vincoli normativi e la organizza-

58

zione e distribuzione delle funzioni. In una


seconda fase, nellambito delle scelte effettuate
durante la prima fase, bisogna individuare la pi
idonea soluzione costruttiva, progettandone nel
dettaglio le caratteristiche. Colajanni insisteva
sul concetto per lui fondamentale, che le due
fasi non dovessero intendersi in sequenza logica, ma appartenenti ad un processo induttivodeduttivo, a causa dellelevato numero di condizionamenti reciproci che collegano le due parti.
LA DIDATTICA AD ENNA
Limpegno didattico ad Enna40, anche se in un
settore diverso da quello di titolarit ed in una
Facolt diversa dallIngegneria, lo impegna profondamente sino allultimo (Fig. 9).
Gli fa riprendere linsegnamento attivo, interrotto con luscita fuori ruolo del 1999, mitigato dalla
correlazione a tesi di laurea, e dalla partecipazione a ricerche che non poteva pi coordinare.

Enna rappresent quasi un ritorno alle origini; la


sua famiglia era originaria di Castrogiovanni
(antico nome di Enna), il suo primo incarico universitario era stato in Facolt di Architettura.
Nei Corsi di Laurea in Restauro, Recupero e
Riqualificazione dellArchitettura (Facolt di
Architettura
di
Palermo),
Scienze
dellArchitettura (Facolt di Beni Culturali di
Enna) ed Architettura (Facolt di Ingegneria e
Architettura di Enna) tenne gli insegnamenti di
Tecnologia dellArchitettura e di Laboratorio di
Costruzione dellArchitettura collaborando efficacemente con giovani colleghi, anche non
strutturati.
La filosofia che sta alla base dellinsegnamento
di Colajanni deducibile sia dallesame dei programmi predisposti che dal materiale didattico
disponibile; in questo si continuava a perpetuare quella visione del progetto di architettura che
aveva guidato il suo insegnamento per pi di

ANTONIO COTTONE

mezzo secolo.
La progettazione come sintesi della triade vitruviana dove non vi era un aspetto prevalente e
che, invece, diverse tendenze dellarchitettura
contemporanea avevano privilegiato o la tecnologia o la tipologia o la pura forma.
Altri aspetti importanti erano la rappresentazione del progetto alle varie scale che sintetizzava
in uno slogan che aveva tormentato generazioni di suoi studenti chi dice cosa a chi.
Preliminari alle lezioni specifiche erano delle
lezioni che introducessero gli allievi a delle
nozioni di statica che li potessero guidare nella
concezione di qualunque progetto.
Tra laltro aveva fatto elaborare delle diapositive
che, animate, consideravano le varie sollecitazioni elementari41.
Nei corsi di Tecnologia dellArchitettura introduce gli studenti del primo anno alle propriet dei
materiali edilizi ed alle strutture architettoniche
sia continue che discontinue cercando di attivare negli studenti meccanismi intuitivi di comprensione e lettura.
Il Laboratorio di Costruzione dellArchitettura,
secondo il programma elaborato per lanno
accademico 2006-07 non lo spazio didattico
nel quale si aggiungono le informazioni operative agli elementi tecnici alle pi nobili scelte gi
contenute in un progetto precedentemente configurato nei suoi aspetti funzionali ed espressivi;
invece lo spazio didattico nel quale la progettazione esecutiva degli elementi tecnologici
viene compiuta e dettagliata operando come un
filtro per una ulteriore verifica della coerenza di
quelle ipotesi che devono essere gi contenute

in nuce nel progetto redatto.


Particolare cura veniva richiesta nella redazione
dei disegni esecutivi, visti come trasmissione di
informazioni tra la progettazione e la realizzazione.
NOTE
1

Colajanni B., Considerazioni sulla determinazione della


piegatura dei ferri in rapporto ai diagrammi dei momenti flettenti e degli sforzi di taglio, in Bollettino dellOrdine degli
Ingegneri della Provincia di Palermo, anno XXIX, n. 5,
Palermo, sett-ott., 1960
2 Il corso non fu mai attivato, perch il Ministero lo ritenne
prima un duplicato del corso di Topografia esistente e dopo
i chiarimenti forniti dalla Facolt un corso a contenuto prevalente culturale adatto eventualmente ad una Facolt di
Architettura. Il prof. La Duca ricoprir prima come incaricato e poi come Professore Associato linsegnamento di
Tecnica Urbanistica, lasciato dal prof. Pietro Villa per pensionamento.
3 Allora la figura di ingresso era quella di Addetto alle
Esercitazioni, su segnalazione del professore e per un massimo di 40 ore.
4 Entusiasta collaboratore oltre ai giovani, fu lassistente
ordinario Gianni Colajanni, autore di alcune monografie e
purtroppo prematuramente scomparso.
5 Si veda il contributo di Guglielmo Benfratello nella sezione
Ricordando Benedetto di questo volume.
6 Tra le condizioni imposte alle Facolt di Ingegneria italiane
vi fu laggiunta del termine architettura in carattere minuscolo alla denominazione del corso di laurea, e lobbligo di
laureare con soli ulteriori quattro esami i laureati in
Architettura.
7 Pennisi S., Basiric T., Costruire la casa. Ledilizia residenziale pubblica a Palermo tra tradizione e innovazione,
Edizioni Fotograf, Palermo, 2008.
8 Si veda il contributo di Giuseppe Turchini nella sezione
Ricordando Benedetto di questo volume.
9 Assistente del corso era allora ling. Rosario La Duca che
Benedetto riteneva il suo reale relatore.
10 Essendo laureato in Ingegneria Civile avr lobbligo di

superare solo gli esami di: Disegno dal Vero, Elementi di


Architettura, Storia dellArte, Architettura degli Interni,
Caratteri Stilistici, Composizione Architettonica, Restauro
dei Monumenti, Caratteri Distributivi, Urbanistica,
Scenografia.
11 Come riporta Benedetto Colajanni in una lettere ad Aldo
Bertuglia che lo stava intervistando per un articolo da pubblicare sul Bollettino dellOrdine degli Ingegneri della
Provincia di Palermo e che si riporta per intero in questa
sezione, egli pot entrare allUniversit, anche come semplice volontario, solo con lentrata in servizio come Professore
Ordinario del Prof. Ziino; infatti sino ad allora gli era stato
posto un veto, in quanto comunista.
12 Si veda il verbale del Comitato ordinatore della Facolt di
Architettura (V. Ziino, G. Caronia, R. Bonelli) .
13 Si veda larticolo di F. Basile e M. Manganaro nella sezioner Scritti in Onore di questo volume.
14 LIstituto in questi anni fu diretto dal prof. Ziino e dal Prof.
Pollini. In altre Facolt linsegnamento era incardinato negli
Istituti di Tecnologia e Costruzioni.
15 Erano i proff. G. Caronia (Urbanistica), U. Fuxa (Elementi
Costruttivi) e C. Aymonino (Caratteri Distributivi degli
Edifici).
16 Sono stai docenti a vario titolo in quel periodo Renato
Bonelli, Gino Levi Montalcini, Luigi Vagnetti, Giulio
Roisecco, Carlo Doglio, Manfredo Tafuri, Carlo Melograni,
Tommaso Giura Longo, Vieri Quilici, Vincenzo Cabianca,
Sergio Bracco, Franco Berlanda, Beata Di Gaddo, Salvatore
Bisogni, Fabrizio Spirito, Pier Luigi Nicolin, Massimo Scolari,
Enrico Guidoni, Paolo Marconi, Francesco Tentori, Roberto
Garavini, Sergio Lenci, Alberto Samon, Carlo Aymonino,
Vittorio Gregotti, Gino Pollini, Claudio Tiberi, Leonardo
Benevolo, Giuseppe Zander, Camillo Nucci.
17 Che si estese ai locali dellIstituto di Architettura Tecnica
della Facolt di Ingegneria, messi a disposizione dal prof. V.
Ziino per ospitare i colleghi che dopo il terremoto avevano
dovuto lasciare la danneggiata sede di via Maqueda.
18 Per una cronaca dei fatti di questo periodo vedi Culotta P.,
Laudicina G., Marra T., In Architettura dal 1969 al 1975,
Palermo 1975 e Ajroldi C., Per una storia della Facolt di
Architettura di Palermo, Roma, 2007.
19 Un gruppo di studenti della Facolt di Architettura, G. Lo

59

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Re, M. Marchetta, C. Russo, E. Agr e F. Restivo effettua


per conto del quotidiano LOra uninchiesta che viene
pubblicata sul quotidiano a partire dal 23 aprile 1968, ed i cui
risultati saranno discussi in Assemblea.
20 Colajanni organizza con Sergio Lenci e Rosario La Duca,
Libero Docente di Topografia Storico-Urbanistica, ed alcuni
studenti, un gruppo di ricerca sulla conoscenza del centro
storico di Palermo attraverso la redazione di apposite cartografie utilizzando la planimetria di base adottata dal
Giarrusso per redigere il Piano di Risanamento del 1889.
21 la legge 910 del 1969 che apr laccesso a tutte le
Facolt dei diplomati quinquennali e con i piani di studio
autonomi degli studenti smantell una organizzazione degli
studi universitari rigidamente organizzati.
22 sintomatico di questo clima la pubblicazione di un articolo scritto da Carlo Doglio, ritornato nella sua Bologna,
dove sono chiari i riferimenti a Benedetto Colajanni e Gino
Lo Re (Doglio C., La triste commedia di unoccupazione,
Il Mulino, Novembre 1968; Doglio C., Palermo-occupazione: il seguito, Il Mulino, Dicembre 1968).
23 Approvato dallAssemblea della Facolt di Architettura del
21 marzo 1973.
24 Vedi Colajanni B., De Simone M., Fundar A. M., Giura
Longo T., Una esperienza didattica, Palermo, 1974.
25 Vedi la presentazione al volume di cui alla nota 24.
26 Il gruppo fu definito sinteticamente Diagonale ed il corso
Corso Diagonale.
27 Inquadrati nellallora figura di addetti alle esercitazioni
erano per Colajanni: A. Cottone (poi Ordinario ad
Ingegneria) e G. Scaletta (poi Ricercatore ad Ingegneria);
per De Simone: M. Cigna, D. Lombardo. R. Savarese e F.
Terranova (poi Associato ad Architettura); per A.M. Fundar:
M. Argentino (poi Ordinario ad Architettura), M. L. Conti (poi
ricercatore ad Architettura), A. Porrello (poi Ricercatore ad
Architettura) L. Sanfilippo; per T. Giura Longo: G.L. Ciotta
(poi Ordinario ad Architettura), C. Gulli (poi Ricercatore ad
Architettura), E. Lima, R. Piraino (poi Associato ad
Architettura).
28 Il progetto presentato su Architectural Design di luglio
1968 ed per Colajanni lintreccio tra la progettazione scien-

60

tifica di cui Alexander un precursore col suo Note sulla sintesi della forma e la progettazione ambientale che viene
esplicitata in questo progetto. Larticolo fu tradotto direttamente da Colajanni e trascritto da Cottone. [ conservata
nellarchivio Colajanni (in corso di ordinamento) al DPCE la
cassetta originale].
29 Vedi anche T. Giura-Longo Una esperienza didattica nella
Facolt di Architettura di Palermo. Il gruppo Diagonale e i
temi della progettazione ambientale, Parametro n.53,
gennaio-febbraio 1977.
30 Il decreto legge 1.10.1973 recante provvedimenti urgenti
per lUniversit stabil allart. 4 nuove norme per il conferimento degli incarichi di insegnamento.
Lordine di precedenza era il seguente:
1) Gi incaricati o assistenti di ruolo che non esercitino attivit professionale o di consulenza professionale retribuita.
2) Professori di ruolo che non esercitino le medesime
attivit.
3) Liberi docenti o studiosi che abbiano recato con le loro
pubblicazioni contributi originali alla disciplina.
4) Gi incaricati o assistenti di ruolo che non si trovino nelle
condizioni previste al punto 1).
5) Professori di ruolo che non si trovino nelle condizioni previste al punto 2).
Colajanni era al quinto posto, il cultore della materia al terzo.
Colajanni, aveva rifiutato linvito del prof. Pollini, allora direttore dellIstituto di Composizione architettonica di trasferirsi
in Facolt di Architettura come professore aggregato prima
e straordinario dopo, per limpegno che a seguito delle precarie condizioni di salute del Prof. Ziino doveva assumere
nella Facolt di Ingegneria e nel Settore Scientifico
Disciplinare dellArchitettura Tecnica.
31 Benedetto Colajanni teneva il corso di Unificazione edilizia e prefabbricazione in Facolt di Architettura e per quellanno il corso fu tenuto dal Prof. Umberto Di Cristina, che
poi passer allUrbanistica.
32 Tenuto dal Prof. Luigi Caleca che aveva sostituito il Prof.
Giuseppe Guercio prematuramente scomparso.
33 Nel programma dellanno accademico 1971-72 Colajanni
dichiara che il corso si pone lobiettivo di far fare ai discenti

una esperienza progettuale concreta in modo da mettere in


risalto:
1) I vincoli di ogni tipo che, pi che limitare, definiscono qualsiasi trasformazione dellambiente fisico, ottenuta a mezzo
di costruzione o trasformazione di manufatti edilizi.
2) Le metodologie di progettazione, intese non solo come
astratti procedimenti decisionali, ma anche come concreto
atteggiamento durante il processo di progettazione.
Lesperienza progettuale era sostenuta da una serie di lezioni sui seguenti argomenti:
1) La collocazione dellingegnere nei diversi cicli di produzione o trasformazione del manufatto edile.
2) I condizionamenti progettuali (norme tecniche, norme
tipologiche, i concetti di ambiente e prestazione, norme
urbanistiche).
3) Gli strumenti progettuali (coordinazione modulare, metodologie della progettazione, i computer e la progettazione).
4) Le tecnologie avanzate (prefabbricazione e industrializzazione).
34 Si veda pi sotto.
35 Una descrizione del lavoro svolto dal corso si trova in De
Vecchi A., Profeta G., Contributo per una metodologia di lettura della realt urbana nella periferia - una esperienza
didattica e di ricerca, Palermo, 1978.
36 Cos scrive Colajanni nella introduzione a De Vecchi A.,
Profeta G., op. cit..
37 Si vedano anche i contributi di Fabio Basile, Mario
Manganaro, Ornella Fiandaca e Dario Donato nella sezione
Scritti in Onore di questo volume.
38 La Facolt di Palermo ha origine nel 1860, la Facolt di
Catania fu attivata nel 1971 dopo che per anni aveva tenuto
un apposito biennio presso la Facolt di Scienze.
39 A Palermo tale disciplina era stata insegnata da Luigi
Caleca, prima per incarico e dal 1980 per titolarit e dopo lo
sdoppiamento per corsi di laurea il corso per civili era stato
affidato a Pietro Imbornone.
40 Si veda anche il contributo di Maria Luisa German nella
sezione Scritti in Onore di questo volume.
41 Si veda anche il contributo di Salvatore Avara nella sezione Scritti in Onore di questo volume.

UN LUNGO CAMMINO DI RICERCA PER IL PROGETTO DARCHITETTURA


di Giuseppe Pellitteri

Il vero e proprio incontro con Benedetto


Colajanni, che ha segnato linizio di quel lungo e
comune cammino, interrottosi bruscamente i
primi giorni di agosto 2009, avvenuto in modo
imprevedibilmente casuale. Era stato il mio professore di Architettura Tecnica II, ma alcune
strane vicende che capitano a giovani abbastanza sprovveduti, come lo ero allora, mi avevano portato verso altri lidi a svolgere la mia tesi
di laurea. Poi, da questi stessi lidi, sono stato da
lui recuperato per collaborare ad un progetto di
ricerca, il cui tema, devo dire, non mi appassionava tanto, ma mi interessava di pi il suo modo
di porsi davanti i problemi e la sua intelligenza
aperta a risolverli.
Iniziava una stretta collaborazione, un lavoro
comune, col mio ingresso ufficiale nei ruoli universitari. Con lampio spettro di interessi che
lArchitettura Tecnica allora offriva, verso tutte le
discipline che potevano comunque coinvolgere
linsegnamento dellarchitettura nella Facolt di
Ingegneria, linteresse veniva subito rivolto al
progetto.
Ricordo che, a met degli anni 80, mentre tutti
vedevano giustamente nel recupero il campo
di studi vincente per gli anni a venire e anchio
mi lasciavo trascinare da questondata di piena
per la vicinanza con il malessere del centro storico di Palermo, gli posi la domanda su cosa
fosse giusto scegliere come tema di ricerca da
sviluppare in futuro. Mi rispose che vedeva nellabbracciare il campo del recupero pi unesigenza contingente e quindi una moda, passeggera. Mentre, studiare e saper comprendere gli
influssi e le possibilit che le nascenti tecnologie

informatiche offrivano ed avrebbero offerto in


futuro, era la carta vincente.
Linteresse verso le nuove ed infinite possibilit
che la cultura digitale apre allarchitettura
diventava allora il pi importante punto dincontro con Benedetto Colajanni il quale, sin dai
primi anni della mia attivit di ricerca universitaria e poi nella didattica, mi aveva pertanto spinto ed incoraggiato a tenere sottocchio questo
tipo dinnovazione, che stava cominciando ad
attraversare il mondo dellarchitettura.
La mia formazione e propensione ai fenomeni
della contemporaneit venivano quindi costantemente alimentati dalla sua voglia di coglierne i
cambiamenti, di appropriarsi delle conoscenze
necessarie a saperli comprendere, di utilizzarli
in termini progettuali. La sua costante preoccupazione, in tutte le sue ricerche, e quindi anche
in quelle che ci avrebbero accomunato, era
infatti proprio quella del progetto. Il suo punto
di vista era sempre quello del progettista. La
capacit di astrazione del ricercatore non riusciva mai ad eludere la complessit dei problemi.
Diceva che affrontarli sempre in maniera pi
generale possibile era la chiave per non incorrere in semplificazioni, che lapproccio progettuale
deve sempre evitare, per non essere riduttivo,
parziale: un vero progettista deve saper gestire
e controllare tutte le variabili del progetto di
architettura.
Le prime ricerche iniziali, che avevano affrontato problemi costruttivi di sistemi industrializzati1,
agli inizi degli anni 80, si erano avvalse inevitabilmente dei nascenti procedimenti computerizzati a supporto di unattivit che prima veniva

svolta manualmente. La loro inadeguatezza


poneva implicitamente lesigenza di indagarne
la natura e di definirne ulteriori, individuando
metodi e strumenti che potessero essere realmente di aiuto al progettista quando, ovviamente, il mercato non offriva grandi mezzi e occorreva saper sfruttare quelli disponibili.
Abbandonavamo quindi definitivamente le ricerche in ambito costruttivo e cominciavamo ad
interessarci di sistemi che potessero intervenire
direttamente nelle fasi progettuali, prima nel
controllo di alcune prestazioni importanti, come
la luce naturale2, per verificarne direttamente
linterazione col progetto della configurazione
dello spazio, in ambienti confinati, comunque
articolati, in tutte le tre dimensioni, non limitandone la forma semplicisticamente con geometrie regolari, rettangolari e convesse, in maniera
approssimata e come i pi diffusi metodi di verifica in uso consentivano. Tali elaborazioni ed i
risultati ottenuti erano frutto del progetto di ricerca di Ateneo Prestazioni di morfologie edilizie in
rapporto al contesto ambientale (1986-87), da
Benedetto Colajanni proposto ed il primo che
introduceva tematiche affrontabili in termini
generali con metodologie Computer Aided
Design (CAD).
Poi nellottimizzazione di quelle distributive, studiando in chiave funzionalistica le diverse
soluzioni progettuali di piante che garantissero i
migliori requisiti a soluzioni spaziali topologicamente uguali3. La novit pi importante, rispetto
a quanto gi fatto in questo campo, era quella di
vedere lo spazio esterno come un altro ambiente in continuit con quelli interni, nelle sue arti-

61

LA DIDATTICA E LA RICERCA

colazioni tipologiche (patii, balconi, terrazze,


ecc.) e nel saper gestire le loro connessioni concettuali derivanti dalle adiacenze spaziali, prima
ancora di quelle geometriche.
Con la sua intelligenza e capacit di comprendere ed intercettare gli ambiti pi innovativi,
inserendosi sempre a pieno titolo nel dibattito
internazionale, eravamo presenti nellambito del
nascente fronte di ricerca apertosi con la cosiddetta progettazione architettonica assistita, il
Computer Aided Architectural Design (CAAD).
Tale fronte vedeva cimentarci nella comprensione critica del fenomeno, divenuto ormai corrente, delluso degli strumenti e delle tecnologie
informatiche nel progetto architettonico, e della
definizione di metodologie progettuali che utilizzassero tali strumenti.
Partecipando alle ricerche MURST, con altre
unit operative, come Metodi e tecniche di progettazione edilizia assistita dal calcolatore
(1985), Metodi di gestione automatica dellinformazione per la progettazione edilizia (1987) e
Metodologie informatiche per il processo edilizio (1988), ci inserivamo nella pi importante
organizzazione europea in materia, leducation
and research in Computer Aided Architectural
Design in europe (eCAADe), dove si confrontavano le ricerche sul CAAD ed i loro riflessi nella
didattica dellarchitettura4.
Nel giro di pochi anni Benedetto Colajanni stringeva solidi rapporti con i pi autorevoli membri
delleCAADe, uno tra tutti lo scozzese Tom
Mever, da lui chiamato ad insegnare a Palermo
nel 19925. In quel periodo diventava il responsabile della sezione italiana delleCAADe e orga-

62

nizzava nel 1995 anche la 15th Conference proprio a Palermo6. Erano quelli anni nei quali viaggiavamo molto; sempre presente, lui, agli
appuntamenti pi importanti in campo di CAAD
nelle diverse citt europee, Barcellona, Monaco,
Glasgow, Eindhoven, Vienna, Lund, Parigi, e
anche pi lontane, come Hong Kong e
Singapore, dove si allargavano gli orizzonti, portando i risultati di una ricerca nella quale erano
coinvolti anche alcuni ricercatori dellUniversit
di Ancona7.
Era iniziato un cammino comune che sarebbe
stato lungo, che si sarebbe articolato in un percorso ideale verso il progetto architettonico, sviluppato affrontando tematiche che costituivano il
fronte dellinnovazione, quello della dirompente
Information Technology che si apriva a tutti i
campi del sapere e quindi anche allarchitettura.
Era un cammino, che a volte si materializzava
anche nei nostri viaggi, fatti per presentare i
nostri lavori, ma che diventavano anche questi
occasione di conoscenza, visitando non solo le
classiche mete dellarchitettura locale, ma inseguendo anche e soprattutto le voci della contemporaneit, cercando di cogliere con i nostri
scatti fotografici le manifestazioni pi attuali e gli
aspetti pi innovativi (Fig. 1). Era un cammino,
quello intrapreso, nel quale lo seguivo imparando, non passivamente, perch percepivo la fiducia che sapeva darmi nelle mie scelte e lautonomia che man mano mi lasciava, trasformando
in positivo quello che lui chiamava il mio solito
pessimismo verso le nostre possibilit di successo.
Il campo pi consistente di ricerca nel CAAD

affrontato in quegli anni, nella prima met degli


anni Novanta, era rivolto allanalisi morfologica
di strutture configurative, finalizzata al riconoscimento di semantiche delle facciate o a letture
delle modalit di aggregazione spaziali piane,
utili per le classificazioni tipologiche, come quelle ampiamente condotte nello studio del tessuto
insediativo del centro storico di Palermo8 o delledilizia abusiva della Sicilia occidentale9 (Fig.
2).
Partendo da alcune ricerche di Ateneo, quali
Tipologie edilizie e morfologia aggregativa delle
costruzioni abusive in Sicilia (1989), Struttura
informativa relazionale per il recupero edilizio
(1990) e Ausili informatici per il recupero degli
elementi di facciata (1992), che erano state formulate per indagare fenomeni persistenti nel
nostro territorio, si ponevano le basi per estendere la ricerca alla definizione di metodiche e
strumenti pi generali, con progetti di ricerca
MURST e unit operative su Metodologie informatiche per il processo edilizio complesso
(1991), Il controllo della qualit edilizia nel processo progettuale attraverso tecniche di ingegneria della conoscenza (1992), Sviluppo e
coordinamento di strumenti di ausilio alla progettazione architettonica (1995).
Gli sforzi pi consistenti li facevamo, discutendoci sopra tantissimo, nel cercare di seguire
sempre i ragionamenti che fa il progettista architettonico quando deve raccogliere e selezionare
le informazioni che servono alla definizione di
aspetti progettuali. Grazie alle sue brillanti intuizioni, riuscivamo a mettere a punto metodologie
di analisi e modi di lettura del contesto del pro-

GIUSEPPE PELLITTERI

Fig. 1. Appunti di viaggio: nel 1993, da Singapore a Hong


Kong, visitando l anche la torre della Bank of China di I. M.
Pei

getto, inteso in senso pi ampio possibile, che


avrebbero poi avuto ampi apprezzamenti e possibilit concrete di applicazione.
Molto importante quello che familiarmente chiamavamo il riconoscitore di oggetti architettonici, in grado di riconoscere, dalla rappresentazio-

ne di una facciata, regole compositive e sistemi


percettivi, individuandone la geometria ed i rapporti formali, passando poi anche alla costruzione di una semantica (Fig. 3). Anche se elementare, e allora soltanto bi-dimensionale, tale
sistema sarebbe stato in grado poi di costruire

un vocabolario degli elementi architettonici,


sulla scia delle grammatiche figurative che preludono a codici di forme che accompagnano linguaggi consolidati10.
Tutte queste ricerche, nate sempre in ambienti
universitari, anche se a volte allargati ad altri
enti di ricerca, come il CNR, avevano bisogno di
verifiche ed applicazioni in ambito progettuale,
cosa che ovviamente poteva avvenire prevalentemente nella didattica. Accompagnandolo per
tanti anni anche nellinsegnamento, mi resi
conto che i suoi corsi erano sempre per me
fonte di crescita delle capacit progettuali, perch il suo modo di concepire la progettazione
era quello che oggi chiamiamo integrale.
Il corso di Architettura Tecnica II tenuto da
Benedetto Colajanni era importante nel curriculum di studi perch i fatti tecnologici progettuali
erano la sintesi di un progetto architettonico
affrontato nella sua complessit. Dalla lettura
del contesto e dallanalisi di tutti i vincoli possibili, si perveniva ad un progetto che non trascurava la cura degli aspetti compositivi come di quelli ambientali, fino alla chiara comprensione della
sua fattibilit, anche nelle componenti pi dettagliate.
Questa cultura del progetto di architettura, nel
complesso dei suoi variegati aspetti, era il filo
conduttore delle nostre ricerche. Pur occupandoci molto di aspetti analitici, quali quello tipologico o morfologico, questi erano visti sempre da
lui con locchio del progettista, che deve saper
teorizzare le sue indagini finalizzandole al progetto sin dalle prime battute. Ma soprattutto
deve affrontare argomenti metodologici e stru-

63

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 2.. Tipica facciata di un edificio abusivo in Sicilia


(Licata, 1990) e studio topologico della configurazione planimetrica degli spazi al fine di una loro riorganizzazione
Fig. 3. Riconoscitore di strutture architettoniche" in un processo di elaborazione per la definizione della semantica
degli elementi di facciate classiche

64

mentali; lo spirito con cui si ponevano le questioni e si teorizzavano le soluzioni doveva essere
sempre e rigorosamente quello del progettista.
Si infastidiva quando altri occasionali componenti di unit di ricerca non riuscivano a comprendere i ragionamenti e le esigenze del progettista, non avendone la forma mentis, vuoi per
mancanza di pratica progettuale, vuoi per diversa formazione disciplinare necessariamente
richiesta dallargomento trattato. Spesso mi riferiva, rammaricandosene, delle sue difficolt di
comunicazione incontrate e delle svariate forme
di incomprensione dovute al discostarsi dalle
logiche strettamente progettuali.
Lattivit didattica al suo fianco, isieme ad alcune concrete esperienze progettuali in cui mi
coinvolgeva, erano la fonte inesauribile per
calarsi nella realt del progetto di architettura e
costituivano il campo di confronto di quelle che
potevano essere le questioni e le problematiche
del progetto stesso, al quale gli esiti delle sue e
nostre ricerche avrebbero dovuto dare risposta.
Con la sempre pi evidente diffusione della cultura digitale nellarchitettura, e soprattutto con
le infinite possibilit di comunicazione resesi
disponibili grazie allo sviluppo del web, nella sua
grande capacit di intercettare le novit in ogni
campo, cominci ad interessarsi di
Collaborative Design, coinvolgendomi, come
sempre, anche in questo tema di ricerca.
Inseriti sempre in progetti di ricerca di ampio
respiro, quali i vari PRIN sullargomento del
Collaborative Design, coordinati da Gianfranco
Carrara, e con unit operative in varie sedi
(Politecnico di Torino, Roma La Sapienza e

GIUSEPPE PELLITTERI

Palermo), con la partecipazione ormai stabile


nel gruppo di Palermo anche di Salvatore
Concialdi, ci occupavamo prima di Ambienti di
supporto alla progettazione collaborativa architettonica basati sullingegneria della conoscenza e a mezzo di oggetti intelligenti (2000) e poi
di Procedure di gestione di oggetti edilizi intelligenti nel processo di progettazione collaborativa (2002), mettendo a frutto ricerche gi intraprese con progetti di Ateneo, quali: La progettazione collaborativa: metodi e strumenti per la
gestione concorrente dei vincoli nel processo
progettuale edilizio (1999-2000), Due moduli
per un Computer Aided Design Assistant
(2001), La rappresentazione di oggetti edilizi
basata su standard emergenti finalizzata alla
progettazione architettonica collaborativa
(2002-03)11.
Le ricerche degli ultimi di questi anni lo vedevano, gioco forza, non pi responsabile scientifico
del gruppo, ma componente esterno, essendomi transitata la titolarit per ovvi motivi amministrativi, ma continuando ad avere lui un ruolo
indiscutibilmente trainante, come sempre. Ci
valeva anche per limportantissima ricerca
WInDS (Web based Intelligent Design tutoring
System), progetto UE, nel quale la nostra sede
era consorziata con molte Universit italiane ed
europee, e per il quale si era speso in prima persona sin dal 1999 a mettere su, in tema di
Collaborative Design, anche linsegnamento
dellarchitettura a distanza, lavorando sullargomento del Building Detail Design12 e sulla
costruzione del Department of Environment and
Building Technology (DEBuT), luogo virtuale di

una Facolt di Architettura on-line.


Alla fine di queste ricerche, nel commentarne
criticamente i risultati, ci accorgevamo sempre
pi pesantemente che i mezzi a nostra disposizione per dare un contributo sostanziale al loro
avanzamento, erano risibili a fronte dello spiegamento di forze messe in campo nel settore
del CAAD, sul piano della comunicazione e
dello scambio di informazioni tecniche. Mai
saremmo stati capaci di competere, nonostante
gli sforzi profusi da Benedetto Colajanni nel
voler creare unapposita sezione italiana afferente allo standard emergente Industry
Foundation Classes (IFC)13, che avrebbe migliorato linteroperabilit delle informazioni relative
agli oggetti edilizi. Sarebbe stato, invece, importante cercare di concentrarsi su aspetti ancora
pi progettuali, intervenendo direttamente su
parti significative che condizionano tutta larchitettura delledificio.
Spinti da questo interesse, ci siamo proposti per
occuparci, allinterno del Collaborative Design,
di quellaspetto progettuale che pi poteva far
intervenire sullarchitettura, ovvero quello della
sua conformazione. Abbiamo quindi individuato
nellinvolucro il sistema pi consono a parlare
e ricercare dei modi di fare architettura. Il tema
di ricerca scelto dalla nostra unit operativa,
allinterno di una successiva ricerca PRIN
stato quello della Configurazione dellinvolucro
architettonico nel processo di progettazione collaborativa multidisciplinare (2005), preceduta
dalla ricerca di Ateneo Il progetto dellinvolucro
architettonico: lapporto delle tecnologie informatiche (2004-05).

Ci siamo messi a lavorare, nello spirito di voler


portare un contributo al tema generale della
progettazione architettonica integrale, mentre
le unit di ricerca con noi coinvolte (alle precedenti si aggiungeva Pisa) dovevano studiare
altri aspetti disciplinari, relativi ad altrettanti
sistemi tecnologici dellorganismo architettonico, ed i metodi per integrarli nelle forme di collaborazione pi avanzate.
I primi risultati in progress sono stati quelli relativi ad unanalisi critica delle pi recenti tendenze dellarchitettura influenzate dalla sempre pi
presente cultura digitale14. La prima lettura dei
progetti e delle opere allepoca pi segnate dal
fenomeno, ci ha fatto constatare, purtroppo, un
fermarsi in superficie, proprio alla conformazione dellinvolucro, in chiave quasi esclusivamente morfologica. Le possibilit ed i risultati progettuali erano condizionati fortemente dalla limitazione dei software strumentali disponibili.
Inoltre, il grosso limite, tranne rari e pi recenti
casi, era da ricercare in uninterpretazione da
parte dei progettisti, molto spesso famosi, dei
media digitali come un fatto di tendenza, motivato solo da scelte di rappresentazione, dimmagine e, filosoficamente, lontani da una cultura
della complessit del progetto e dellevoluzione
dello spazio architettonico (Fig. 4).
Queste prime considerazioni, frutto di discussioni in cui lacume critico di Benedetto Colajanni
era sempre vivo ed immutato, erano state presentate ad un convegno su Digital Architecture
and Construction a Seoul (2006)15. Il materiale
inviato, alla cui stesura aveva attivamente partecipato, era stato selezionato per aprire i lavori,

65

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 4. Diagramma delle fasi e schema operativo del processo di Collaborative Design architettonico
Fig. 5. L'inizio del testo (on-line per il tutoring del corso di
Building Detail Design), ha come riferimento la "manualistica", con un'immagine dell'Encyclopdie di D'Alembert e
Diderot, dove anche il sapere architettonico viene per la
prima volta sistematizzato e organizzato razionalmente.

66

cosa che ho dovuto fare da solo, caricandomi


cos, quasi ufficialmente, di quella responsabilit che poi sarebbe ricaduta esclusivamente su
di me solo pochi anni dopo.
La ricerca poi conclusa, frutto di ulteriori approfondimenti16, ha fornito quindi un materiale da
porre alla base dello scambio di informazioni
interdisciplinari con chi si occupa degli altri
aspetti del progetto architettonico, diversi
dallinvolucro, perch strutturato nella logica
dellinteroperabilit del Collaborative Design,
ma costituisce anche un notevole patrimonio di
conoscenze, che punta gli occhi su quelli che
sono gli scenari dellarchitettura contemporanea
sotto legida delle strategie digitali.
Pur continuando a lavorare sempre nella direzione di quel cammino intrapreso insieme, la
redazione di questultimo testo si interrotta per
quasi un anno, dopo la perdita inattesa di
Benedetto Colajanni.
Stava ancora lavorando alla stesura dellultimo
pezzo, quello che illustra la struttura e lorganizzazione dellarchivio dei tanti tipi di involucro
studiati. Fino a qualche giorno prima di andare
in vacanza aveva scritto le ultime cose, che mi
aveva inviato via e-mail. Ma il capitolo era
incompleto ed era necessario che prendessi in
mano il filo del discorso, per completarlo secondo quello che era il suo pensiero e ci che ci
eravamo detti. Non era facile e per molto tempo
non ci sono riuscito. Poi, spinto dalla volont di
non voler perdere tutto il lavoro fatto, lasciandolo inedito, ho deciso di concluderlo. Anche e
soprattutto per dare una testimonianza di questo suo ultimo lavoro, che va ad aggiungersi in

GIUSEPPE PELLITTERI

maniera postuma a tutto quanto fatto e lasciato


nella sua esistenza scientifica e che ho seguito da cos tanto tempo.
Il tutto stato sistematizzato e da poco presentato in un volume17 che raccoglie tutti i contributi del nostro gruppo, a conclusione della ricerca
PRIN 2005, dove Benedetto Colajanni ci aveva
lasciato un suo pensiero sul Concetto di involucro, oltre alla comune descrizione dellArchivio,
nel quale depositare tutte le caratteristiche e le
informazioni utili a descrivere gli involucri delle
opere pi significative di architettura digitale
(Fig. 5).
Il testo rappresenta lultima tappa, postuma, di
un lungo viaggio che non ritengo per questo
interrotto. Dopo pi recenti tappe in luoghi come
Liverpool, Helsinki, Weimar, Graz, Varsavia,
Copenhagen, Lisbona, quella di Seoul aveva
segnato una svolta significativa di un lungo
cammino fatto insieme a Benedetto Colajanni,
prima tenendomi per mano, poi a poco a poco
lasciandomi fare autonomamente e, col passare
degli anni, fianco a fianco, non potendo fare a
meno del suo lavoro, fino ai suoi ultimi giorni,
delle sue sempre pronte risposte ai miei interrogativi, dei suoi consigli e delle sue proposte.
Improvvisamente questo percorso comune si
interrotto e col vuoto lasciato mi ha privato di un
enorme sostegno, anche se negli ultimi tempi,
con la sua solita ironia, diceva che era ormai lui
a dipendere da me.
NOTE
1

Cfr. Alaimo G., Colajanni B., Pellitteri G., Scianna A.,


Verifiche sperimentali fotoelastiche di alcuni metodi di calcolo dei muri di controvento a pi file di aperture, in La

Prefabbricazione, vol. 22/6, 1986 (pp. 399-410).


2 Cfr. Colajanni B., Pellitteri G., Un metodo per il calcolo dellilluminamento diretto e riflesso per effetto di sorgenti luminose lambertiane piane di forma qualsiasi, in 2 Congresso
Nazionale dellArea della Produzione Edilizia, vol. III, CNRGruppo Produzione Edilizia, Ancona, 1987 (pp. 61-67);
Pellitteri G., Un algoritmo per il calcolo dellilluminamento
diretto e riflesso, in LIndustria delle Costruzioni, n.186,
Roma, 1987 (pp. 51-56).
3 Cfr. Pellitteri G., Il CABD nella progettazione di edilizia
industrializzata, in Progettare, n. 3-4, Palermo, 1987 (p.
107); Colajanni B., Pellitteri G., Scianna A., Two approaches
to teaching computers in architecture: The experience in the
Faculty of Engineering in Palermo, in CAAD Instruction.
The new teaching of an architect?, International
Conference on Education practice and research in CAAD,
UPC, Escola Tcnica Superior dArquitectura, Barcelona,
1987 (pp. 295-306).
4 Cfr. Colajanni B., Cottone A., Pellitteri G., Didactic experiences in CAAD, In The fourth European Conference on
teaching and research experience with CAAD, eCAADe,
Department of Building and Environmental Control
Technologies, Roma, 1986 (pp. 341-347).
5 Tom Mever, di ABACUS, Department of Architecture and
Building Science, University of Strathclyde, Glasgow stato
visitng professor nel maggio 1991, tenendo un ciclo di seminari su Virtual Project, cui hanno partecipato anche parecchi docenti e ricercatori di altre universit italiane.
6 Cfr. Colajanni B., Pellitteri G., (edited by), Multimedia and
Architectural Disciplines, XIII Europan conference on
Education in Computer Aided Architectural Design in
Europe, DPCE, Palermo, 1995 (http://www.ecaade.org/conference/previous/palermo.html).
7 Cfr. Colajanni B., Fornarelli A., Giretti A., Naticchia,
Pellitteri G., ASA, An Interactive Assistant to Architectural
Designers, in K.S. Mathur, M.P. Betts, K. Wai Tham (edited
by), Management of Information Technology for
Construction, World Scientific and GP Services, Singapore,
1993 (pp. 269-286).
8 Cfr. Pellitteri G., Il recupero delledilizia elencale nel contesto Capo Alto del centro storico di Palermo, Co.Gra.S.,
Palermo, 1990, dove vengono pubblicati gli esiti della mia

tesi di laurea in Architettura, di cui Benedetto Colajanni


stato correlatore (relatore Cesare Ajroldi), guidandomi quindi anche in questa importante tappa nel cammino di ricerca
per il progetto.
9 Cfr. Alaimo G., Colajanni B., Pellitteri G., Metodologie dindagine sulle tipologie delledilizia abusiva, in Materiali per il
Convegno su Analisi e Sperimentazione nella Ricerca per
lArchitettura, vol. 2, CNR - Gruppo Produzione Edilizia,
Genova, 1989 (pp. 543-551); Alajmo G., Colajanni B.,
Pellitteri G., Edilizia abusiva in Sicilia: metodi innovativi di
indagine tipologica, Ed. Anvied, Palermo, 1990; Alajmo G.,
Colajanni B., Pellitteri G., I modi dellabitare abusivo in
Sicilia: analisi tipologica, Ed. Anvied, Palermo, 1996.
10 Cfr. Colajanni B., Pelllitteri G., An analyzer of the structures of architectural images, in T. Maver, J. Petric (edited by),
The Virtual Studio, The 12th eCAADe European
Conference, Glasgow, 1994 (pp. 84-89); Colajanni B.,
Pellitteri G., Image recognition: from syntax to semantic, in
B. Martens, H. Linzer, A. Voigt (edited by), Challenges of
the Future, 15th eCAADe Conference, Wien, 1997 (pp. 155164); Pellitteri G., A Tool for a First Analysis of Architectural
faades, in Automation in Construction, vol. 5, Elsevier,
1997 (pp. 379-391); Colajanni B., Pellitteri G., Uno strumento per una prima analisi di strutture figurative architettoniche,
in Bosco A., Tecnologie informatiche per il progetto di architettura, BE-MA, Milano, 1997 (pp. 93-111).
11 Cfr. Colajanni B., Concialdi S., Pellitteri G., CoCoMa: a
collaborative management system for the Collaborative
Design, in Architectural Computing from Turing to 2000,
Liverpool, 1999 (pp. 364-369); Colajanni B., Pellitteri G.,
Concialdi S., A retrieval tools for Building Case Bases, in
Promise and Reality, 18th eCAADe Conference, Weimar,
2000 (pp.113-116); Colajanni B., Pellitteri G., Concialdi S.,
Un modello integrato per la gestione dei conflitti nella
proggettazione edilizia collaborativa, in LEdilizia, vol. 4,
2001, (pp. 66-70); Colajanni B., Pellitteri G., Concialdi S.,
Collabotative Design. Il nuovo paradigma del processo
progettuale, in Costruire larchitettura: i materiali, i componenti, le tecniche, vol. 2, Luciano Editore, Napoli, 2001 (pp.
891-900); Colajanni B., Pellitteri G., Concialdi S., Intelligent
structures for collaborating with the Architect, in Koszewski
K., Wrona S., (Design e-ducation) - Connecting the Real

67

LA DIDATTICA E LA RICERCA

and the Virtual, eCAADe and Warsaw University of


Technology, Warsaw, 2002 (pp. 360-364); Pellitteri G.,
Colajanni B., Concialdi S., Bulding elements from objects to
agents, in Digital Design, vol. 1, eCAADe and Graz
University of Technology, Graz, 2003 (pp. 675); Pellitteri G.,
Colajanni B., Concialdi S., Distance collaboration. A comparative analysis of tools and procedures, in Pinto Duarte
J., Ducla-Soares G., Sampaio A.Z., Digital Design: the
Quest for New Paradigms, vol. 1, IST, Technical University,
Lisbona, 2005 (pp. 67-73).
12 Cfr. Colajanni B., Pellitteri G., Building Detail Design, In
Web based Intelligent Design tutoring system, WINDs
Course Design, Department of the Environment and
Building Technology.
13 IFC (Industry Foundation Classes) uno standard aperto
allo sviluppo di software CAD per lIngegneria e
lArchitettura, sviluppato da IAI (International Alliance

68

Interoperability).
Cfr. Colajanni B., Pellitteri G., Lucentini M., Concialdi S.,
The building envelope: a sign between old and new means,
in Building Envelops as Architectures Messages, Luciano
Editore, Napoli, 2003 (p. 148); Colajanni B., Pellitteri G.,
Concialdi S., Formare e rappresentare: protagonismi incrociati, in Intersezioni e Mutazioni nei rapporti tra Architettura
e Tecnica, vol. 19, Luciano Editore, Napoli, 2004 (pp. 1-6);
Colajanni B., Pellitteri G., Concialdi S., Lattuca R., VEA double skin faade: a contribution to sustainability, in Ural O.,
Frattari A., Albatici R. (edited by), Sustainability of the
Housing Projects , XXXII IAHS World Congress, vol. F_260,
Trento, 2004 (pp. 1-8); Colajanni B., Pellitteri G., Concialdi
S., The architectural envelope: an assistant for components
design choices, in B. Bjarne Rdiger, B. Tournay, H. Rbk,
Architecture in the Network Society, vol. 1, The Royal
Danish Academy of Fine Arts, Copenhagen, 2004 (pp. 40414

409).
Cfr. Colajanni B., Pellitteri G., Concialdi S., Which new
semantic for new shape?, in Al A., Brebbia C.A., Digital
Architecture and Construction, vol. 90, WIT Press,
Southampton, 2006 (pp. 1-10).
16 Cfr. Bazzanella L., Caneparo L., Colajanni B., Pellitteri G.,
Ponzio L., Generative Modelling for Computer-Aided Design
and Construction: Experimentation in the Renovation of
Shells in Industrial Buildings, in Greco A., Quagliarini E.,
Linvolucro edilizio. Una progettazione complessa, vol. 3.2,
Alinea, Firenze, 2007 (pp. 727-734); Colajanni B., Pellitteri
G., Concialdi S., The envelope, crossroad of signs, fashion,
technology, in Greco A., Quagliarini E., Linvolucro edilizio.
Una progettazione complessa, vol. 3.2, Alinea, Firenze,
2007 (pp. 763-770).
17 Cfr. Pellitteri G., Linvolucro architettonico. Declinazioni
digitali e nuovi linguaggi, Edizioni Fotograf, Palermo, 2010.
15

intervista ad un maestro
di Aldo Bertuglia

Nella mia formazione universitaria ho avuto la


fortuna di conoscere tanti grandi professori.
Solo per citarne alcuni: Marinella Tortorici,
Guglielmo Benfratello, Mario Columba,
Giuseppe Tesoriere, Umberto Di Cristina e certamente non ultimo il professore Francesco
Mazzarella rimasto "inciso" nella mente di tutti
gli studenti di quel periodo.
Grandi docenti e, soprattutto, grandi uomini che
hanno saputo formare, negli anni Settanta, una
classe di ingegneri cresciuta orgogliosa di essere tale.
Ancora oggi, nell'affrontare i pi svariati argomenti della professione, mi sovvengono i loro
insegnamenti, la chiarezza e linearit dei discorsi elaborati da persone che amavano la loro professione ed erano compiaciuti di insegnare ad
una classe di studenti propensi ad ascoltare e
ad imparare.
Erano tempi in cui l'Universit formava il carattere e la competenza di coloro che sarebbero
stati i professionisti degli anni Ottanta.
Ci trovavamo allora in un mondo diverso, senza
internet e senza computer, nel quale l'insegnamento era appreso parola per parola in affollate
lezioni dove la frequenza era quasi obbligatoria.
E cos quelle "parole", nella vita professionale,
sono andate emergendo ogni volta che si affrontava un nuovo progetto guidando la mente nell'equilibrio che quegli uomini ci avevano tramandato.
Pi volte mi sono chiesto chi per me sia stato
veramente un "Maestro".
Facilmente si potrebbe rispondere: tutti coloro
che mi hanno insegnato qualcosa e che, con la

loro bravura, hanno saputo rendere comprensibile e assimilabile, senza annoiare e senza svolgere inutili esercitazioni accademiche, la loro
disciplina.
Ma non cos.
Dopo tanti anni mi rendo conto che un "Maestro"
non colui che insegna ma colui che permette di essere osservato.
L'insegnamento un trasferimento di conoscenza, meritevole quando svolto con le cure e l'attenzione che i professori universitari dovrebbero
riservare.
Ma in ogni caso un esercizio professionale,
una tecnica perfezionata e perfezionabile, qualcosa che parla alla tua intelligenza, che ti convince e che fornisce le nozioni su cui baserai le
tue valutazioni.
Un "Maestro" un uomo, qualcuno con le sue
verit, qualcuno da osservare nei momenti di
ira, che ti sa parlare ma non ti vuole convincere,
che conoscce il tuo pensiero ma ugualmente ti
ribadisce il suo, anche quando sa che molto
diverso.
Un "Maestro" un uomo che crede nella sua
professione, nelle sue idee, che porta avanti,
spesso a muso duro, senza mezzi termini, spesso senza diplomazia.
Un "Maestro" chi ti dice parole forti affinch
entrino dentro di te scalfendo quelle porte che,
qualche volta, vorresti tenere chiuse.
Un "Maestro" non ti insegna a progettare, ma ti
conduce man mano a maturare nei tuoi progetti
fino a percepire l'equilibrio delle scelte, a sfuggire l'appariscente privilegiando i contenuti, si
muove al di fuori delle mode perch al di fuori

delle mode esiste un'armonia tra le forme ed i


contenuti.
Un "Maestro" crede nell'utopia, ma non perch
non ne coglie l'irrealizzabilit ma perch ben
consapevole che il principio della vita non
nella certezza ma , piuttosto, nel dubbio e nella
ricerca.
Benedetto Colajanni stato un "Maestro".
Quando mi stato chiesto di intervistarlo per il
Bollettino dell'Ordine degli Ingegneri della
Provincia di Palermo, sono tornato nell'exIstituto di Architettura Tecnica dal quale, 30 anni
prima, mi ero allontanato per intraprendere la
professione.
Nella sua stanza con i tavoli coperti da libri,
appunti, progetti degli studenti, ho ritrovato il
prof. Colajanni quasi immutato nei suoi prossimi
ottanta anni.
Sempre indaffarato, sempre arguto e pungente,
maldisposto a raccontare la sua vita, a parlare
dei suoi lavori passati e dei suoi sogni nel cassetto.
Ancora una volta lo avevo trovato attivo a curare le tesi dei suoi laureandi, intensamente legato a quel mondo universitario che molte volte lo
aveva osteggiato.
Ma, Benedetto Colajanni, da vero "Maestro",
non sapeva rinunciare ad offrire la sua intelligenza per la formazione dei nuovi ingegneri.
Eppure tutto era cambiato
Certo non era pi il Direttore di Istituto ma era
rimasto per tutti un punto di riferimento, qualcuno che restava al di sopra delle regole e che
era, tuttavia, capace di indicare a tutti quali fos-

69

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 1. Le pagine del Bollettino dellOrdine degli Ingegneri


che riportano lintervista a Benedetto Colajianni

70

ALDO BERTUGLIA

sero le regole da seguire.


Benedetto Colajanni ebbe quasi difficolt a raccontarmi della sua vita perch non era abituato
a raccontare; era abituato ad agire.
Non si sofferm a parlare di qualche suo progetto o realizzazione ma vidi che gli brillavano gli
occhi allorquando inizi a raccontare della sua
fede politica e dell'"utopia" di un mondo in cui i
dirigenti ed i militanti comunisti potevano dare
l'avvio ad un'urbanistica sociale che poi, nei
fatti, non ebbe mai sviluppo.
Benedetto Colajanni si mosso cos in tutta la
sua vita ed stato un uomo con importanti incarichi di partito ma sempre capace di leggere le
contraddizioni della politica, un grande progettista che ha visto non poche difficolt nel realizzare le sue opere.
Un uomo che amava vivere in un mondo di rigore intellettuale che, spesso, trovava difficile conciliare con la realt di ogni giorno.
Tutto ci ha fatto di Lui una figura a parte nel
panorama universitario, un "Maestro" che fino
alla fine dei suoi giorni non ha cessato mai di
credere nella necessit di una rigorosa formazione intellettuale di coloro che si sarebbero
assunti la responsabilit di progettare gli assetti
urbanistici e territoriali degli anni futuri.
Riporto di seguito l'e-mail che il professore
Colajanni mi invi da utilizzare come base per la
redazione dellarticolo Intervista a Benedetto
Colajanni, pubblicato sul Bollettino dellOrdine
degli Ingegneri della Provincia di Palermo,
sett.- dic. 2007 (Fig. 1).
d. Tu hai esercitato insieme l'attivit di docente

universitario e quella del professionista.


Quale stato, nella tua esperienza, il rapporto
tra le due?
r. Non ho avuto alcuna difficolt a conciliarle.
Avrei voluto iniziare l'attivit universitaria appena laureato; il professore Ziino, cui sono immensamente grato per l'aiuto che mi diede per la
mia carriera universitaria, mi avrebbe voluto
come assistente ma negli anni '50 la discriminazione politica era forte.
Io ero comunista.
L'Universit non mi volle.
Aspettai sino al 1955, quando il prof. Ziino
divenne Ordinario di Architettura Tecnica presso
la Facolt di Ingegneria per diventare assistente volontario.
Ho fatto una carriera un po' anomala, Libero
Docente e poi Professore Incaricato prima che
Assistente Ordinario, perch anche allora i diritti di anzianit vigevano ed io di quella scuola ero
il pi giovane.
Universit vuol dire anche ricerca.
E mi capitato almeno due volte di fare ricerca
stimolato dalla professione.
Per qualche anno sono stato impiegato presso
l'Assessorato ai Lavori Pubblici della Regione
Siciliana. Progettavo Scuole. Misi a punto un
metodo di calcolo dell'illuminamento naturale
per usarlo nella progettazione.
Constatai anni dopo che il metodo era praticamente uguale a quello messo a punto dalla
British Research Station. Negli anni Settanta ho
progettato i primi edifici con metodi industrializzati a Palermo, edifici a setti portanti realizzati
con le casseforme-tunnel.

Per altri edifici con la stessa tecnologia - tre torri


di 17 piani a Bologna - misi a punto, insieme ad
un allora giovane ricercatore, l'estensione di un
metodo di calcolo a casi complessi come quello
in oggetto.
Mi sono poi occupato, e lo faccio ancora, dei
rapporti tra informatica e architettura.
d. Ma la didattica?
r. L'ho fatta sempre con grande piacere. Tanto
che la faccio ancora presso l'Universit di Enna.
Ho sempre cercato di trasmettere agli studenti
soprattutto un approccio all'attivit professionale. Una struttura concettuale di base e la capacit di un aggiornamento continuo. E, ancora
prima, correttezza di comportamento. Nel nostro
mestiere le tentazioni sono tante. E talvolta
basta distrarsi e pensare ad altro per caderci
senza accorgersene o senza volersene accorgere. Nella didattica, anche di questo si deve
parlare. E quando comprendi che agli studenti
sei stato in qualche modo utile, allora senti che
tutto sommato hai fatto decentemente il tuo
mestiere.
Mi anche capitato di far parte della
Commissione che ha riformato gli studi di ingegneria.
Mi sono molto impegnato per la creazione del
Corso di Laurea in Ingegneria Edile- architettura. Un progetto culturale nel quale ho creduto
molto, anche se lo avrei voluto un po' diverso,
con un rapporto pi "sistemico" tra la componente progettuale spaziale-formale e quella tecnologica.
d. L'attivit professionale?
r. La si fa per sopravvivere, e per passione.

71

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Ho cominciato da funzionario, prima ai Lavori


Pubblici della Regione, poi negli anni '50 al
Comune di Palermo, all'Ufficio Studi Piano
Regolatore.
E l mi venuta l'ulcera gastrica.
Facile immaginarne il motivo. Poi la passione
per il mestiere. Il desiderio di progettare come
una malattia dalla quale non si guarisce. E progettare infatti oggi quello che mi manca di pi.
Ho progettato un p di tutto, anche se non molto
per la lunghezza della mia carriera. Altra cosa
per l'essere soddisfatti di ci che si realizzato.
Ed io lo sono di poche cose.
Un piccolo serbatoio d'acqua, un iperboloide a
parete sottile, ispirato da un disegno di Torroja,
che si rammaricava di non averlo potuto realizzare; una villa nella Piana dei Colli per una famiglia di amici con i quali si realizzata una totale

72

sintonia tra i loro desideri e le soluzioni da me


proposte per soddisfarli; un paio di scuole; le
torri di Bologna; un edificio di civile abitazione a
Palermo, e, infine, il Complesso Didattico per
l'Universit di Palermo, progettato insieme ai
colleghi Cottone e De Vecchi. Anche se l'edificio
ha subito, rispetto al progetto iniziale, mutamenti non sempre positivi, per effetto delle traversie
amministrative, primo fra tutti, il fallimento della
ditta appaltatrice.
Ho lavorato, assieme ai miei colleghi dello studio Tecning Progetti e con quello di Umberto Di
Cristina a parecchi Piani Regolatori. Un'attivit
che sarebbe bellissima e coinvolgente se.
Ma assai raramente cos.
Basta guardare la pianificazione di Palermo. Un
susseguirsi di strumenti e strumentini urbanistici
senza un minimo di visione unitaria, una idea
forte, di un progetto di futuro.

d. Ultima domanda. Sei stato anche impegnato


politicamente, cosa ha rappresentato per te
questo impegno?
r. Un impulso morale, peraltro di famiglia.
Comunque mai politica "istituzionale".
Ho messo quello che sapevo fare a servizio di
idee che mi sono sembrate, e ancora per tanta
parte mi sembrano, giuste.
Sono stato per molti anni una specie di 113
urbanistico del Comitato Regionale del PCI
Siciliano. Andavo in giro quando in un Comune
si presentava un problema che il partito locale
aveva difficolt a risolvere.
E ho un bellissimo ricordo di quel periodo, dell'impegno, della generosit, della volont di raggiungere quei traguardi che mostravano i compagni, che allora cos si chiamavano ed erano.
Come finita questa attivit tutta un'altra storia.

ELENCO DEGLI SCRITTI

1959
001. B. C., Indagine sullattivit urbanistica regionale, in Documenti di Vita Siciliana, anno X, n. 1, Palermo, novembre (pp. 31-34)
002. B. C., Mannino G., Saladino D., Contributo alla discussione sul piano regolatore di Palermo, in Documenti di Vita Siciliana, anno X, n. 1,
Palermo, novembre (pp. 47-56)
003. B. C., Mannino G., Saladino D., Problemi preliminari del piano regionale urbanistico, in Documenti di Vita Siciliana, anno X, n. 2, Palermo,
dicembre (pp. 60-64)
004. B. C. et alii, Relazione illustrativa, Piano Regolatore Generale, Municipio di Palermo, Direzione LL.PP. (pp. 7-158)
005. B. C. et alii, Piano territoriale di coordinamento della zona di influenza della citt di Palermo, Relazione (pp. 1-21)
006. B. C. et alii, Piano territoriale di coordinamento della zona di influenza della citt di Palermo, Norme di attuazione, (pp. 1-7)

1960
007. B. C., Mannino G., Saladino D., Il P.R.G. di Palermo e la legislazione vigente, in Casa Nostra, n. 92, Palermo, giugno (pp. 15-22)
008. B. C., Considerazione sulla determinazione della piegatura dei ferri in rapporto ai diagrammi dei momenti flettenti e degli sforzi di taglio, in
Bollettino dellOrdine degli Ingegneri della Provincia di Palermo, anno XXIX, n. 5, Palermo, settembre-ottobre (pp. 20-23)
009. B. C., Considerazioni su alcuni metodi approssimati per il calcolo della trave di fondazione su suolo elastico, in Quaderni dellIstituto di Architettura
Tecnica dellUniversit di Palermo, n. 2, Palermo, novembre (pp. 3-16)
010. B. C., Proposta di diagramma per il calcolo del coefficiente di illuminamento diurno diretto, in Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica
dellUniversit di Palermo, n. 3, Palermo, novembre (pp. 3-24)
011. B. C., I centri sociali. Aspetti edilizi ed aspetti urbanistici, in Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica dellUniversit di Palermo, n. 5, Palermo,
novembre (pp. 3-103)
012. B. C., Mannino G., Saladino D., Considerazioni sulle esigenze di una nuova legislazione urbanistica, stampato in proprio, Palermo (pp. 1-49)

1961
013. B. C., Mannino G., Saladino D., Limite di validit del concetto di quartiere coordinato, sia come unit urbanistica, sia come unit sociale, in
Bollettino dellOrdine degli Ingegneri della Provincia di Palermo, anno XXX, n. 1, gennaio-febbraio (pp. 35-41)
014. B. C. et alii, La terza via potr risolvere i problemi del nostro traffico?, in LOra, Palermo, 13-14.02.1961. Ripubblicato in B. C. et alii, Impegno
Urbanistico. Raccolta dei testi, degli interventi e degli articoli del GAUS (Gruppo per lArchitettura e lUrbanistica Siciliana), Cartografica, Palermo
73

LA DIDATTICA E LA RICERCA

015. B. C. et alii, Presa di posizione del Gauss sul Piano Regolatore, in LOra, Palermo, 23-24.11.1961. Ripubblicato in B. C. et alii, Impegno
Urbanistico. Raccolta dei testi, degli interventi e degli articoli del G.A.U.S. (Gruppo per lArchitettura e lUrbanistica Siciliana), La Cartografica,
Palermo

1962
016. B. C. et alii, Deplorazioni e interpellanze per il palazzo Serradifalco, in LOra, Palermo, 14-15.06.1962. Ripubblicato in B. C. et alii, Impegno
Urbanistico. Raccolta dei testi, degli interventi e degli articoli del G.A.U.S. (Gruppo per lArchitettura e lUrbanistica Siciliana), La Cartografica,
Palermo
017. B. C. et alii, Attuare il Piano Regolatore e impostare nuovi studi per poterlo aggiornare, in LOra, Palermo, 31.07-01.08.1962. Ripubblicato in
B. C. et alii, Impegno Urbanistico. Raccolta dei testi, degli interventi e degli articoli del G.A.U.S. (Gruppo per lArchitettura e lUrbanistica Siciliana),
La Cartografica, Palermo

1963
018. B. C. et alii, La sopraelevata non risolve il problema del traffico, in LOra, Palermo, 14-15.02.1963. Ripubblicato in B. C. et alii, Impegno
Urbanistico. Raccolta dei testi, degli interventi e degli articoli del G.A.U.S. (Gruppo per lArchitettura e lUrbanistica Siciliana), La Cartografica,
Palermo

1964
019. B. C., Il coordinamento dimensionale nelledilizia, stampato in proprio, Istituto di Architettura Tecnica, Palermo (pp.1-36)
020. B. C., La prefabbricazione nelledilizia, stampato in proprio, Istituto di Architettura Tecnica, Palermo (pp.1-17)
021. B. C., Prospettive della prefabbricazione in Sicilia, stampato in proprio, Istituto di Architettura Tecnica, Palermo (pp.1-11)

1965
022. B. C., Intervento, in Prefabbricazione e industrializzazione edilizia, Atti e Relazioni del Convegno (Palermo, 4-5.06.1964), Edizioni Fiera del
Mediterraneo, Palermo (pp. 75-81)
023. B. C. et alii, Impegno Urbanistico. Raccolta dei testi, degli interventi e degli articoli del G.A.U.S. (Gruppo per lArchitettura e lUrbanistica Siciliana),
La Cartografica, Palermo

1966
024. B. C., Relazione Generale, in Il risanamento del centro storico di Palermo. Convegno regionale, Istituto Nazionale di Urbanistica, Sezione
Siciliana, Palermo, febbraio (pp. 1-28)
74

ELENCO DEGLI SCRITTI

1967
025. B. C., Prefabbricazione, razionalizzazione, industrializzazione (I parte), in LArchitettura. Cronache e storia, anno XIII, 143, n. 5, settembre (pp.
332-333)
026. B. C., Prefabbricazione, razionalizzazione, industrializzazione (II parte), in LArchitettura. Cronache e storia, anno XIII, 144, n. 6, ottobre (pp. 400401)
027. B. C., ll volto di Palermo, in Architetti di Sicilia. Periodico del Consiglio dellOrdine di Palermo, n. 13, Palermo, gennaio-marzo (pp. 17-21)
028. B. C., Intervento, in Architetti di Sicilia. Periodico del Consiglio dellOrdine di Palermo, n. 14, Palermo, Aprile-Giugno (p. 63)

1968
029. B. C., Problemi di storia della prefabbricazione. Gli edifici a struttura metallica intelaiata nella prima met dell800, in Quaderni dellIstituto di
Architettura Tecnica dellUniversit di Palermo, n. 9, Palermo, luglio (pp. 3-17 )

1970
030. B. C., Analisi dei sistemi urbani. Primi risultati, Ricerca CNR n. 70/01919/07, stampato in proprio (pp. 1-13)

1971
031. B. C., Un documento di architettura normanna nella campagna di Carini, in Quaderni dellIstituto Architettura Tecnica dellUniversit di Palermo,
n. 11, Palermo, febbraio (pp. 3-19). Ripubblicato in Demetra. Semestrale di Architettura ed Arte, n. 11, dicembre, 1998 (pp.34-38)]
032. B. C. et alii, Ricerche sugli scorrimenti dei mastici dasfalto, in Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica dellUniversit di Palermo, n. 12,
Palermo, febbraio (pp. 3-10)
033. B. C., Proposta per un codice per la formulazione di modelli urbanistici con lausilio della teoria dei grafi, in Bollettino dellOrdine degli Ingegneri
della Provincia di Palermo, n. 1-2, Palermo (pp. 1-11)

1972
034. B. C. et alii, Una proposta operativa per avviare il risanamento, in LOra, Palermo, 13-14.12.1972

1973
035. B. C., Intervista, in Pavone G. (a cura di), Il centro antico di Palermo, in I quaderni dellIstituto di Urbanistica dellUniversit di Palermo, n. 1,
Palermo, novembre (pp. 71-74)
75

LA DIDATTICA E LA RICERCA

036. B. C., Cuccio F., Verifiche sperimentali e teoriche dei metodi di calcolo dei muri trasversali dirrigidimento, Istituto di Architettura Tecnica, stampato in proprio, Palermo (pp. 2-11)

1974
037. B. C., Figurelli M., Dibattito sul risanamento di Palermo - Il dialogo cominciato, deve andare avanti, in Quaderni Siciliani, anno II, n. 3-4,
Palermo, marzo-aprile (pp. 99-102)
038. B. C., De Simone M., Fundar A. et alii, Una esperienza didattica, S.I.A.I. Edizioni dArte Nuovo Sud, Palermo (pp. 1-274)

1976
039. Fundar A. M., B. C., De Simone M. et alii, Intervento, in Universit e Territorio, Atti della prima conferenza cittadina della Facolt di Architettura
di Palermo, 16-17.05.1975, Palermo (pp. 166-174)
040. B. C., Scienza e democrazia per difesa della natura e pianificazione urbana, in Quaderni Siciliani, anno IV, numero speciale, Palermo (pp. 6165)

1977
041. B. C., Cottone A., Trombino G., Il risanamento di Palermo. Una proposta dellAPI per la Magione, API Sicilia, Palermo (pp. 7-55)
042. B. C., Cottone A., Appunti sulla coordinazione modulare, Facolt di Ingegneria, Istituto di Architettura Tecnica, Palermo, A.A. 1977-78 (pp. 1-54)
043. B. C., Prefazione, in Cottone A., Uno strumento per il confronto di metodi teorici di calcolo e sperimentazioni su modelli fotoelastici di muri trasversali di irrigidimento nelle strutture tradizionali e prefabbricate, in Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica dellUniversit di Palermo, n. 13,
Palermo, marzo (p. 3)
044. B. C., Prefazione, in Cecchini G., Una proposta metodologica per una lettura sincronica e diacronica delle trasformazioni territoriali inerenti i rapporti interconnessi fra le aree di sviluppo urbano, quelle di sviluppo delle forze produttive, e le aree agricole Unapplicazione allarea industriale
di Milazzo e Villafranca Tirrena, in Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica dellUniversit di Palermo, n. 16, Palermo
045. B. C., Palermo: gli strumenti per il risanamento del centro storico, in Casabella, anno XLI, n. 430, novembre (pp. 59-61)
046. B. C., Agrigento. Dopo la frana il peggio?, Rinascita, anno 34, n. 8, febbraio (pp. 22-23)

1978
047. B. C., Prefazione, in De Vecchi A., Profeta G., Contributo per una metodologia di lettura della realt urbana nella periferia. Una esperienza didattica e di ricerca, in Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica dellUniversit di Palermo, n. 17, Palermo, marzo (pp. 5-6)
048. B. C., Prefazione, in Cecchini G., Due contributi su: Individuazione, mediante analisi campionaria, di alcuni nessi nel rapporto fra lAteneo paler76

ELENCO DEGLI SCRITTI

mitano ed il suo territorio di influenza - Una proposta per lintroduzione del modello Lowry nella metodologia dellanalisi di soglia con unapplicazione per la scelta di aree per lo sviluppo urbano di Termini Imerese, in Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica dellUniversit di Palermo, n.
18, Palermo
049. B. C., Prefazione, in Caleca L., Ruggieri M.C., Scuole materne. Pedagogia e architettura, in Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica
dellUniversit di Palermo, n. 19, Palermo, dicembre
050. B. C., Colajanni G., Uno strumento ausiliario nella progettazione per componenti, stampato in proprio (pp. 1-6)

1981
051. Alaimo G., B. C., Indagine teorica e sperimentale sul comportamento di muri di controvento a due file di aperture, in Quaderni dellIstituto di
Architettura Tecnica dellUniversit di Palermo, n. 22, Palermo, marzo (pp.-79)
052. Butera F., B. C., Contrafatto D., Due strumenti per lo studio delle interazioni tra edifici nel bilancio termico, in Quaderni dellIstituto di Architettura
Tecnica, n. 24, Palermo, novembre (pp. 5-65)
053. B. C. (a cura di), Le attrezzature nella progettazione urbanistica a livello di quartiere, in Quaderni didattici di Architettura Tecnica II, n. 1, Palermo
(pp. 1-12)
054. B. C., Pellitteri G., Considerazioni sulla possibilit di utilizzare i risultati di analisi fotoelastiche per la costruzione del modello teorico di comportamento di muri di controvento a una fila di aperture, Istituto di Architettura Tecnica, Palermo (pp. 1-9)

1982
055. B. C., Presentazione, in Contrafatto D., Uno strumento per il calcolo dei fattori di vista di un edificio, in Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica
dellUniversit di Palermo, n. 25, Palermo, febbraio (p. 7)

1983
056. B. C., Pellitteri G., Analisi comparativa su metodi di calcolo di muri di controvento a pi file di aperture, in Quaderni dellIstituto di Architettura
Tecnica dellUniversit di Palermo, n. 27, febbraio 1983, Palermo (pp.5-71)

1984
057. B. C., Legge n. 80/82. La mappa del rischio, in Progettare. Rivista trimestrale di Architettura, Urbanistica e Pianificazione, anno 1, n. 1, Palermo,
dicembre (pp. 69-72)
058. B. C., Unesperienza di rilevamento sintetico dello stato di degrado di un centro storico, in Analisi e programmazione: Il progetto, Atti del 1
Congresso Nazionale dellArea della Produzione Edilizia, vol. I, Consiglio Nazionale delle Ricerche, ESA Editrice s.r.l., Roma (pp. 147-158)
059. B. C., Cottone A., Appunti sulla coordinazione modulare, Cogras, Palermo (pp. 1-51)
77

LA DIDATTICA E LA RICERCA

1985
060. B. C., Cottone A., Attivit nel settore della ricerca e della didattica nellarea della progettazione edilizia assistita dallelaboratore, in Sezione italiana di eCAADe (Roma, 16.12.1985), Facolt di Ingegneria di Palermo, Istituto di Architettura Tecnica (pp. 1-16)

1986
061. Consorzio Costruttori Palermo, Studio Incorpora e Associati, Studio Colajanni, I problemi del traffico nella citt di Palermo: studi e proposte
dintervento, Consorzio Costruttori Palermo, Palermo
062. B. C., Cottone A., Pellitteri G., Didactic experiences in CAAD, in Pre Proceedings, Teaching and research experience with C.A.A.D. - Fourth
European Conference on eCAADe (Roma, 11-13.09.1986), Roma (pp. 341-347)
063. Alaimo G., B. C., Pellitteri G. et alii, Verifiche sperimentali fotolelastiche di alcuni metodi di calcolo dei muri di controvento a pi file di aperture,
in La Prefabbricazione, anno 22, n. 6, Itec Editrice s.r.l., Milano, giugno (pp. 399-410)

1987
064. B. C., Dibattito sullabusivismo Opinioni a confronto. Prevenzione e recupero, in Progettare. Rivista trimestrale di Architettura, Urbanistica e
Pianificazione, anno 1, n. 3-4, Palermo, giugno (pp. 90-92)
065. B. C., Pellitteri G., Un metodo per il calcolo dellilluminamento diretto e riflesso per effetto di sorgenti luminose lambertiane piane di forma qualsiasi, in Atti del 2 Congresso Nazionale dellarea della Produzione Edilizia, vol. III, Tipografia E.S.A. Editrice s.r.l., Roma (pp. 61-67)
066. B. C.,Tavola rotonda - Intervento, in Ajroldi C. (a cura di) Palermo tra storia e progetto, Tipolitografia L. Chiovini, Roma (pp. 72-76)

1988
067. B. C., La formazione dellIngegnere edile con riferimento al riordinamento degli studi di ingegneria, in La ricerca e la didattica per la formazione
dellIngegnere edile, Atti del Convegno, (Pavia, 9-12.09.87), Universit di Pavia - Dipartimento di Ingegneria del Territorio, Pavia (pp. 17-28)
068. B. C., Forma ed esigenze funzionali, in La qualit architettonica dello spazio costruito, Atti del Convegno, (Napoli, 9-10.10.87), EDITRICE CUEN,
Napoli (pp. 15-24)

1989
069. B. C., De Grassi M., Inferential mechanism to be employed in CAD: the Castorp sistem, in Proceedings of the eCAADe Conference 1989, Aarhus
070. B. C., Introduzione, Relazioni di base sul tema Processo e qualit, in Atti Volume V, 2 Congresso Nazionale dellArea della Produzione
Edilizia, (Ancona, 25-26.06.87), Consiglio Nazionale per le Ricerche, Gruppo di Coordinamento Produzione Edilizia, Ancona (pp. 61-66)
78

ELENCO DEGLI SCRITTI

071. Alaimo G., B. C., Pellitteri G., Metodologie dindagine sulle tipologie delledilizia abusiva, in Analisi e sperimentazione nella ricerca per larchitettura Materiali per il Convegno (Genova, 25-26.05.89), Consiglio Nazionale per le Ricerche, Gruppo di Coordinamento Produzione Edilizia, vol. 2
(pp. 543-551)

1990
072. Alaimo G., B. C, Pellitteri G., Edilizia abusiva in Sicilia. Metodi innovativi di analisi tipologica, Edizioni ANVIED, Palermo (pp. 5-195)
073. B. C., Un possibile codice di rappresentazione degli oggetti edilizi, in Rapporto n. 6, Consiglio Nazionale delle Ricerche - Gruppo di Coordinamento
Produzione edilizia, Ancona (pp. 1-13)
074. B. C., Tavola rotonda - Intervento, in Ajroldi C. (a cura di) Palermo Norma di piano e progetto, Officina Edizioni, Roma (pp. 160-163)
075. B. C., Cottone A., Pellitteri G., (1990), Edilizia e computer, CO.GRA.S., Palermo

1991
076. B. C., Qualche osservazione sulla chiesa di Montevergine a Noto, in La trasmissione delle idee dellarchitettura Scritti in onore di Giancarlo Nuti POST ACTA (Udine, 29-30.09.88), vol. 2, Composizione Editing Service Stampa Graphis, Magagna (pp. 61-64)
077. B. C., De Grassi M., Di Manzo M. et alii, Can planning be a research paradigmal in architectural design?, in Proceedings of the First International
Conference on artificial intelligence in design, Edinburgh, june
078. B. C., De Grassi M., Di Manzo M. et alii, Can planning be a research paradigmal in architectural design?, in Artificial Intelligence in Design 91,
Butterworth, Heinemann, London
079. B. C., Alaimo G., Illegal buildings in Sicily: the Fondo La Seta quarter in Sciacca, in M.V. Giuliani (edited by), Home Social, Temporal, and Spatial
Aspects Proceedings of the International Workshop on The home environement: phisical space and psychological Processes, (Cortona, 2325.05.91), PFEdiliziaCNR, Milano (pp. 145-156)

1992
080. B. C., Presentazione del Convegno, in La residenza in Italia negli anni 90, Atti del Convegno, (Palermo 17-18.05.90), Universit di Palermo
Dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia, Palermo (pp. 15-17)
081. B. C., De Grassi M., Di Manzo M. et alii, New approaches to computer aided architectural design, in Proceedings of CIB 1992 World Building
Conference, Montreal
082. Alaimo G., B. C.., Pellitteri G., Analisi tipologica ed economica di edifici a setti portanti, Palermo, Universit di Palermo Dipartimento di Progetto
e Costruzione Edilizia, Palermo (pp. 7-117)
083. B. C., Pellitteri G., Scianna A., Two approaches to teaching computers in architecture: the experience in the Faculty of Engineering in Palermo,
79

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Italy, in CAAD instruction. The new teaching of an architect? Proceedings eCAADe 92, of international conference Education in Computer aided
architectuural design in Europe, (Barcelona, 12-14.12.1992), Universitat Politcnica de Catalunya, Barcelona (pp. 295-304)

1993
084. B. C., Pellitteri G., Scianna A., Il computer nella didattica della architettura. Esperienze nel Dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia, Edizioni
ANVIED, Palermo (pp. 05-101)
085. B. C., Fornarelli A., Giretti A. et alii, ASA, An Interactive Assistant to Architectural Designers, in Mathur K.S, Betts M.P, K. Wai Tam (edited by),
Management of information technology for construction. First International Conference (Singapore, August 1993), World Scientific Publishing Co.
Pte. Ltd, Singapore (pp. 269-286)

1994
086. B. C., La ricerca nel settore dellingegneria edile nellultimo decennio, in Atti del Convegno, (Pavia, 07-09.09.1992), Gruppo Nazionale di
Architettura Tecnica: Progettazione e Produzione Edilizia, Pavia (pp. 15-27)
087. B. C., Pellitteri G., An analyser of the structures of architectural images, in Maver T., Petric J. (edited by), The Virtual Studio, 12th European
Conference on eCAADe, (Glasgow, 07-10.09.1994), University of Strathclyde, Glasgow (pp. 84-89)
088. B. C., Martelli T., Pellitteri G., Uno strumento per lo studio del degrado delle murature: la simulazione con un quasi automa cellulare, in La ricerca nel recupero edilizio. Atti del Convegno di Studi (Ancona 17-18.11.94), Vol. II, E.A. Fiera di Ancona, Universit degli Studi di Ancona, Istituto
di Edilizia, Ancona (pp. 441-452)
089. B. C., Pellitteri G., Il computer come critico architettonico: un analizzatore di strutture figurative, in La ricerca nel recupero edilizio. Atti Volume,
E.A. Fiera di Ancona, Universit degli Studi di Ancona, Istituto di Edilizia, Ancona (pp. 453-462)
090. B. C., Martelli T., Pellitteri G., Uno strumento per lo studio del degrado delle murature: la simulazione con un quasi automa cellulare, in Ronchi
A.M. (a cura di) Virual Project Prima giornata internazionale sulle applicazioni della realt virtuale e delle tecnologie avanzate alledilizia e allarchitettura, (Bologna 22.10.1994), SAIE, Bologna, (pp. 271-278)
091. B. C., Pellitteri G., Il computer come critico architettonico: un analizzatore di strutture figurative, in Ronchi A.M. (a cura di) Virtual Project - Prima
giornata internazionale sulle applicazioni della realt virtuale e delle tecnologie avanzate alledilizia e allarchitettura, (Bologna 22.10.1994), SAIE,
Bologna (pp.279-285)

1995
092. B. C., Pellitteri G., Preface, in B. C., Pellitteri G. (edited by), Multimedia and architectural disciplines. Proceedings of 13th European Conference
on eCAADe, (Palermo, 16-18.11.1995), Universit di Palermo, Dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia, Palermo (p. IX)
093. B. C., Pellitteri G., Giacchino V., An hypertext in building rehabilitation: a case study in Palermo, in B. C., Pellitteri G. (edited by), Multimedia and
architectural disciplines. Proceedings of 13th European Conference on eCAADe, (Palermo, 16-18.11.1995), Universit di Palermo, Dipartimento
80

ELENCO DEGLI SCRITTI

di progetto e Costruzione Edilizia, Palermo (p. 29-42)


094. B. C., Pellitteri G., Giacchino V., An hypertext in building rehabilitation: a case study in Palermo, in Hyper-media 95 Conference, (Sheffield,
03.06.1995-05.06.1995), Sheffield Academic Press Ltd, Sheffield (pp. 333-340)

1996
095. Alaimo G., B. C., Pellitteri G., I modi dellabitare abusivo in Sicilia: analisi tipologica, Palermo, Edizioni ANVIED (pp. 7-235)
096. B. C., Martelli T., Pellitteri G., A tool for the analysis of the behaviour of building components: the cellular automaton, in Ekholm A., Fridqvist S.,
Kiercker J. (ed. by), Education for practice, 14th European Conference on eCAADe, (Lund, 12-14.09.1996), KFS I Lund AB, Sweden (pp. 99-109)
097. B. C., Nuovi orientamenti nelle tecniche di rappresentazione degli edifici, in Cottone A., Faconti D. (a cura di), La qualit ambientale degli edifici,
Arti Grafiche F.lli Giordano, Palermo (pp. 101-110)

1997
098. B. C., La residenza del futuro Relazione introduttiva alla quinta sessione, in Ribera F., Polverino F. (a cura di), La residenza in Europa alle soglie
del terzo millennio, Atti del Convegno Internazionale (Napoli, 10-11.10.1997), vol. 2, CLEAN Edizioni, Napoli (pp. 621-628)
099. B. C., Pellitteri G., Image recognition: from sintax to semantics, in Maetens B., Linzer E., Voigt A. (edited by), Challenges of the future, 15th
European Conference on eCAADe, (Vienna, 17-20.09.1997), GRAPHISOFT, Vienna
100. B. C., Pellitteri G., Uno strumento per una prima analisi di strutture figurative architettoniche, in Bosco A. (a cura di), Tecnologie informatiche per
il progetto di architettura, BE-MA Editrice, Milano (pp. 93-111)

1998
101. B. C., Faconti D., Pellitteri G., ABD: an auxiliary tool to design brik wall, in Porada M., Boutros N., Clayssen D. (edited by), Computer craftsmanship, 16th Conference on eCAADe (Parigi 24-26.09.1998), Parigi (pp. 364-369)

1999
102. B. C., Concialdi S., Pellitteri G., CoCoMa: a collaborative Constraint Management system for the collaborative design, in Brown A., Knight M.,
Berridges P (edited by), Architectural computing from turing to 2000, 17th Conference on eCAADe (Liverpool 15-17.09.1999), Liverpool (pp. 364369)
103. B. C., Qualit progettuale della residenza. Relazione introduttiva alla terza sessione, in Polverino F., Ribera F. (a cura di), Quale architettura per
la residenza del terzo millennio, Atti del Convegno internazionale (Napoli, 8-9.10.1999), vol. 2, Luciano Editore, Napoli (pp. 693-696)
104. Alaimo G., B. C., Pellitteri G., Quale futuro negli anni 2000 per le residenze abusive?, in Polverino F., Ribera F. (a cura di) Quale architettura per
81

LA DIDATTICA E LA RICERCA

la residenza nel terzo millennio, Atti del Convegno Nazionale, (Napoli 8-9.10.1999), vol. 2, Luciano Editore, Napoli (pp. 712-724)
105. B. C., Pellitteri G., Appunti di architettura tecnica, Dipartimento di Progetto e Costruzione Edilizia, Palermo (pp. 1-120)

2000
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2001
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108. B. C., Pellitteri G., Concialdi S., Collaborative design: il nuovo paradigma del processo progettuale, in Ausiello G., Polverino F. (a cura di),
Costruire larchitettura: i materiali, i componenti, le tecniche, Atti del Convegno Internazionale (Napoli 12-13.10.2001), vol. 2, Luciano Editore,
Napoli, (pp. 891-900)
109. B. C., Pellitteri G., Concialdi S., Progettazione edilizia collaborativa. Un modello integrato per la gestione dei conflitti, in LEdilizia, anno XV, N.
4, Lithotris, Terrazzo sul Naviglio (pp. 66-70)
110. Alaimo G., B. C., Pellitteri G., I quartieri abusivi si trasformano. Conoscere per risanare: un caso tipico, in Passaro A. (a cura di) Politiche per la
tutela del territorio. Tecniche ecocompatibili, strategie progettuali e rischio ambientale, Atti del Convegno Internazionale (Napoli, 23.03.2001),
Luciano Editore, Napoli (pp. 74-86)
111. B. C., Concialdi S., Pellitteri G., Construction or Deconstruction: Which is the best way to learn architecture?, in Architectural information management, 19th conference on eCAADe, (Helsinki, 29-31.08.2001), (pp. 299-304)

2002
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2003
115. B. C., Pellitteri G., Lucentini G. et alii., Linvolucro: un segno tra vecchi e nuovi codici, in Fascia F. (a cura di), Involucri quali messaggi di archi82

ElEnco dEgli scritti

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116. Pellitteri G., B. C.,Concialdi S., Building elements from objects to agents, in dokonal W., Hirschberg U, digital design, 21st international conference on ecAAde (graz, 17-20.09.2003), Poster session (p. 675)

2004
117. B. C., Pellitteri G., Building Detail Design, department of the Environment and Building technology, Web based intelligent design tutoring system,
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Housing sustainability of the Housing Projects, (trento, 21-25.09.2004), supporto informatico cd rom
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2005
121. Pellitteri G., B. C., Concialdi S., Distance collaboration. A Comparative analysis of tools and procedures, in Pinto duarte J., ducla-soares g.,
sampaio A.Z., (edited by), digital design: the quest for new paradigms, 23th conference on ecAAde in Europe, (lisbona, 21-24.09.2005), vol. 1
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2006
122. B. C., Pellitteri G., Concialdi S., Which new semantic for new shapes?, in Atti First international conference on digital Architecture &
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2007
123. B. C., Intervista, (a cura di Bertuglia A.), in Bollettino dellordine degli ingegneri della Provincia di Palermo, Palermo, settembre-dicembre (pp.
22-23)
124. B. C., Intervento alla Tavola Rotonda, in Vitrano r.M. (a cura di), scenari dellabitare abusivo. strategie per lintervento di recupero (Agrigento,
19-20-10.2007), luciano Editore, napoli (pp. 495-496)
125. Pellitteri G., B. C., Concialdi S., Involucro, crocevia di segni, mode e tecnologia, in greco A., Quagliarini E. (a cura di), l'involucro edilizio: una
83

la didattica e la ricerca

progettazione complessa. atti del terzo convegno internazionale ar.tec., (ancona, 22-24.11.2007), alinea editrice srl, Firenze (pp. 763-770)
126. Bazzanella L., Caneparo L., B. C. et alii, Modellazione generativa per la progettazione e costruzione assistita: sperimentazione nella riqualificazione dellinvolucro di edifici industriali, in Greco a., Quagliarini e, (a cura di), linvolucro edilizio: una progettazione complessa, atti del terzo convegno internazionale ar.tec., (ancona, 22-24.11.2007), alinea editrice srl, Firenze (pp. 727-734)

2008
127. Pellitteri G., B. C., Concialdi S. et alii, Una sperimentazione progettuale: ladeguamento di un ospedale palermitano alla nuova concezione delledilizia ospedaliera, in Greco a., Morandotti M., Progettare i luoghi della cura tra complessit e innovazione, atti del quarto convegno internazionale ar.tec. (Pavia 17-19.11.2008), tcP, Pavia (pp. 419-428)
128. B. C., Introduzione, in Pennisi S., Basiric t., costruire la casa. ledilizia residenziale pubblica a Palermo tra tradizione e innovazione, edizioni
Fotograf, Palermo (pp. 9-11)

2010
129. B. C., Il concetto di involucro, in Pellitteri G., linvolucro architettonico: declinazioni digitali e nuovi linguaggi, edizioni Fotograf, Palermo (pp. 924)
130. B. C., Pellitteri G., Larchivio, in Pellitteri G., linvolucro architettonico: declinazioni digitali e nuovi linguaggi, edizioni Fotograf, Palermo (pp. 7588)

84

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

L'elenco degli scritti di Benedetto Colajanni rivela il variare negli anni dei suoi vastissimi interessi culturali e scientifici, che sono anche manifesti da una
semplice lettura dei titoli delle numerose tesi di laurea delle quali stato relatore nella sua lunga attivit universitaria, continuata anche dopo il suo pensionamento e sino alla sua scomparsa. Il numero degli scritti (quasi 130) pubblicati su libri, collane, quotidiani, periodici e atti di convegni, avrebbe sorpreso lo stesso Colajanni, che si rammaricava di non avere prodotto abbastanza in quanto aveva difficolt a ritenere chiusa una ricerca, in continuo
divenire per sua natura.
Il suo archivio pieno di quaderni colmi di appunti che documentano questo lungo percorso e che potranno essere oggetto di analisi e di studi approfonditi.
I primi scritti, in collaborazione con i colleghi Mannino e Saladino, con i quali aveva formato lo studio Tecning Progetti (TPST) trattano prevalentemente di argomenti inerenti l'urbanistica e la pianificazione territoriale.
Dal 1960 rivolge la sua attenzione a tematiche maggiormente legate all'attivit didattica e scientifica dell'Istituto di Architettura Tecnica. Pubblica, infatti,
nei Quaderni dell'Istituto di Architettura Tecnica, inaugurati da un saggio del prof. Ziino sullo sfalsamento delle scale, tre contributi riguardanti le fondazioni, l'illuminamento ed aspetti tipologici dei centri sociali.
Parallelamente continua la sua attivit pubblicistica, sollecitata dall'approvazione del Piano Regolatore Generale di Palermo, alla redazione del quale
aveva partecipato in quanto funzionario dell'apposito ufficio tecnico comunale, e dai problemi connessi al risanamento del centro storico.
Di taglio certamente pi divulgativo, ancorch scientifico e rigoroso sono ulteriori due Quaderni dell'Istituto di Architettura Tecnica riguardanti la storia
della costruzione, con particolare riferimento agli edifici a struttura metallica dell'800 ed uno studio su una chiesetta nella campagna di Carini, cittadina
dove ha svolto per un decennio la funzione di consigliere comunale per il Partito Comunista Italiano.
Gli anni seguenti lo vedranno impegnato nell'affrontare, in dibattiti ed articoli su riviste, le problematiche riguardanti il centro storico di Palermo e quello
di Agrigento, in una sintesi di approcci teorici e professionali.
La partecipazione ad appalti-concorso per la realizzazione a Palermo ed a Bologna di quartieri di edilizia residenziale pubblica con le Cooperative di
Produzione e Lavoro dell'Emilia Romagna lo spinge ad approfondire con una serie di ricerche, sia teoriche che con modelli matematici e fotoelastici, i
muri trasversali di irrigidimento; le tematiche di tali ricerche sono riportate in una serie di pubblicazioni realizzate, anche sotto la sua guida, da giovani collaboratori.
La sua attivit professionale nel campo dell'urbanistica e la conoscenza profonda della realt edificatoria di numerosi centri dell'isola lo port a studiare
il fenomeno dell'abusivismo edilizio, sotto l'aspetto normativo, tipologico e tecnologico, senza mai trascurare quello sociologico, ed alla ricerca di soluzioni condivisibili che tenessero conto dell'entit del fenomeno e delle cause che lo avevano prodotto.
L'ultimo periodo della sua intensa attivit, durato circa un ventennio, fu caratterizzato da studi sulla progettazione assistita, sulla progettazione collaborativa, sulla interoperabilit, sulla formalizzazione degli schemi edilizi e su tutta l'attivit internazionale dell'Education and research in Computer Aided
Architectural Design in Europe (eCAADe) di cui fu, per altro, responsabile nazionale.
In questa breve antologia si e scelto di pubblicare degli studi inediti e di ripubblicare, integrandoli con documentazione rinvenuta nel suo archivio personale, alcuni studi gi editi.
La scelta dei contributi caduta su quegli scritti che per tematiche riflettono la vastit dei campi di interesse di Benedetto Colajanni, nonch la multidisciplinariet del suo approccio alla ricerca.
Il primo scritto, inedito, che pubblichiamo il testo di una conferenza da lui tenuta all'USIS (United States Information Service) di Palermo, dove si reca-

85

LA DIDATTICA E LA RICERCA

va quasi quotidianamente in attesa della stampa della prima edizione del Manuale dell'Architetto e per frequentarne la Biblioteca che portava in Sicilia i
testi e le riviste che diffondevano le realizzazioni architettoniche ed urbanistiche oltreoceano; la conferenza tenuta il 23.03.1948, quando Colajanni era
ancora studente del 4 anno in Ingegneria Civile, fu recensita dalla rivista Scienza e Umanit, diretta da Antonio Sellerio. Il testo arricchito da immagini di opere di Wright citate nella conferenza e tratte da testi pubblicati in libri e riviste dell'epoca.
Segue la pubblicazione di uno scritto del 1962 riguardante i problemi molto dibattuti in periodo di boom economico sui rapporti tra l'edilizia ed il suo
difficile processo di industrializzazione.
Viene invece ripubblicato il testo del contributo di James Bogardus riguardante la costruzione degli edifici a struttura metallica realizzati negli Stati Uniti
d'America nella prima met dell'800. Le figure sono state collocate all'interno del testo e sono state tratte dal fascicolo ritrovato nell'archivio personale
di Benedetto Colajanni e contenente pubblicazioni richieste in microfilm a biblioteche statunitensi ed inglesi. Viene, inoltre, pubblicata in questa sede una
foto di alcuni elementi del Palazzo di Cristallo di Paxton ritrovati da Benedetto Colajanni in un viaggio che fece a Londra.
Una pubblicazione alla quale Benedetto Colajanni teneva molto riguarda una chiesetta normanna nella pianura di Carini, che ripubblichiamo arricchendola con alcune foto inedite, una delle quali lo vede all'interno dell'edificio.
Di tutti gli scritti ed interventi riguardanti il centro storico di Palermo si scelta un'intervista in un introvabile Quaderno redatto a cura di Giuseppe
Pavone e nel quale fa un riuscitissimo richiamo allopera di Antonio Vivaldi.
Un ulteriore tema che affascinava Benedetto Colajanni l'argomento di una conferenza da lui tenuta, organizzata all'interno di una mostra dal Goethe
Institut presso i locali della Presidenza della Facolt di Ingegneria; in essa vengono illustrati i risultati di una ricerca di un noto ingegnere strutturista su
organismi presenti in natura.
L'interesse per i fenomeni legati all'abusivismo edilizio ben trasmesso in un'intervista rilasciata per un periodico, a diffusione prevalentemente locale,
nel quale Benedetto Colajanni affronta col suo solito pragmatismo un problema dalle dimensioni enormi.
Gli ultimi due contributi, il primo inedito ed il secondo pubblicato dopo la sua scomparsa, fanno riferimento alla sua ultima attivit di ricerca.
Le immagini nei testi, relative all'Antologia sono state inserite richiamandole puntualmente all'interno dei testi, nei quali sono indicate tra parentesi quadre. Degli articoli manoscritti si sono riprodotte alcune pagine significative, che il pi delle volte contengono, oltre al testo, schizzi, caricature, e annotazioni a margine, che evidenziavano la sua enorme vivacit intellettuale.

86

FRANK LLOYD WRIGHT E LARCHITETTURA ORGANICA*

Di Frank Lloyd Wright1 si detto e scritto molto,


anche in Italia in questi ultimi anni.
In effetti la posizione che egli occupa nella storia dell'architettura moderna eccezionale. Gli
americani arrivano al punto di dire che tutta l'architettura moderna deriva da lui, e che i grandi
maestri europei, Gropius, Oud, Le Corbusier,
Mis Van der Rohe, non hanno fatto che sviluppare, adattando ad altri climi e ad altri problemi,
quello che Wright aveva creato.
Ci , naturalmente, esagerato.
Infatti Wright potuto giungere a risultati, divenuti poi patrimonio comune dell'edilizia moderna, soprattutto nel campo dell'abitazione, perch aveva dietro di se la tradizione architettonica americana, che aveva raggiunto in questo
campo risultati sorprendenti, sin dal lontano
periodo delle sue origini.
Altro immenso vantaggio di Wright sugli europei
stato che egli ha potuto integralmente prescindere dalla fase puramente polemica, della battaglia contro gli stili. Non che in America non esistesse il malvezzo delle costruzioni in stile.
Anzi. Esso era giunto ad un grado tale, quale
non si era mai visto in Europa. Ma non aveva
radici solide, non contatti diretti con un proprio
passato; era assolutamente estraneo in
America, una forma importata in parte per snobismo culturale, in parte perch, priva di una
propria solida tradizione, l'America cercava
affannosamente fuori dai suoi confini una forma
di cui rivestire gli edifici che le abbisognavano.
Inoltre Wright aveva personalmente assistito,
partecipandovi marginalmente, alla nascita del
grattacielo di Chicago, sul finire del secolo scor-

so, acquistando un'esperienza ed un'apertura di


orizzonti veramente moderna.
Nel pensiero dei pi, la persona di Wright
naturalmente associata al concetto di architettura organica. In che cosa precisamente consista, una questione molto complessa, che non
il caso di affrontare in sede di una conferenza.
Wright stesso nella sua intensa attivit di scrittore e conferenziere non ha mai formulato una
definizione, in termini chiari. Si pu dire nella
forma pi semplice, che organica, l'architettura fatta, dice Wright, from within, dall'interno,
in contrapposto all'architettura europea, fatta
from without, dal di fuori.
Un esempio: quando un architetto europeo
affronta un problema, egli se lo pone di fronte,
ostile, potremmo dire, lo analizza nei suoi minimi particolari; lo fa a pezzi; ne esamina i pezzi
separati, poi ne esamina i pezzi messi assieme
e, se trova la soluzione, sempre in un piano
assolutamente, e talvolta, se non spesso,
astrattamente logico-economico. Questa
architettura razionale, architettura from
without.
Lo stesso problema, l'architetto organico l'affronta dall'interno, lo sente, starei per dire, psicologicamente; cerca di afferrarne l'atmosfera,
cos che la soluzione ne salta fuori, quasi da se
stessa, germina naturalmente come un fungo.
Essa potr essere meno logica, meno economica, da un punto di vista puramente contabile,
della soluzione razionale, ma ne avr risolto il
problema su un piano pi umano, pi facile da
vivere, pi arioso. Questa l'architettura organica from within, antirazionale, se vogliamo, ma

non irrazionale. Tutto ci naturalmente


un'energica schematizzazione, ma d un'idea,
non troppo alla lontana, dello spirito che anima
l'architettura di Wright.
Vediamo cosa significa tutto questo nel campo
della casa d'abitazione, dove Frank Lloyd
Wright ha svolto la maggior parte della sua attivit.
La casa non per Wright, come lo stata e lo
ancora in parte nell'architettura moderna, uno
spazio essenzialmente geometrico, un cubo, un
prisma, un parallelepipedo, diviso da pareti
interne in un certo numero di parallelepipedi pi
piccoli, scatolette ove l'uomo compie determinate funzioni; ma uno spazio unico, non geometrico ma articolato, modellato quasi addosso alla
famiglia che vi deve abitare, costruito alla scala
umana; costruito non perch l'uomo vi compia
un certo numero di operazioni, ma vi viva nel
senso pi completo e libero della parola. Uno
spazio entro il quale l'uomo possa stare in contatto con la natura circostante, ed esente assolutamente da schematizzazioni e geometrismi di
qualsiasi sorta. Questo problema dello spazio
organico si manifestava pi urgente e pi difficile nei luoghi dove Wright ha costruito; le regioni
nel Middle West, nel Wisconsin, nell'llinois, dove
il clima, rigidissimo d'inverno e caldo d'estate,
esigeva che si potesse svolgere d'inverno una
vita completa all'interno, senza alcun senso di
restrizione e di rinchiuso, con la necessit di uno
spazio interno assolutamente autosufficiente;
mentre d'estate, occorre un rapporto immediato
con l'ambiente circostante, una vita il pi possibile a contatto con la natura.

87

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 1. Palazzo Larkin

Wright ha raggiunto questo risultato, unificando


lo spazio interno, facendo s che esso scorra da
una stanza all'altra fluidamente, armonicamente, trattando tutto il piano come un'unica stanza,
differenziata in varie parti secondo le particolari
operazioni che vi si svolgono, intese come
costanti modificazioni di una fondamentale
occupazione: il vivere.
Questo allargarsi dello spazio interno, in modo
che ogni stanza usufruisca del volume di tutte le
altre, viene per Wright esteso non solo alla pianta, ma anche in senso verticale. La stanza da
soggiorno, la cosiddetta living room, viene estesa in altezza, al piano superiore, in modo da
creare uno spazioso, vasto, ambiente unico che
arriva fino alla superficie interna del tetto spiovente, messo in mostra invece di un soffitto
piano.
Questo contribuisce moltissimo a disgeometrizzare, a disgelare l'ambiente e a dargli un senso
di pi distesa abitabilit. Questo senso dello
spazio interno non limitato alle case di abitazione, nelle quali per trova sempre la massima
e pi naturale espressione. Esso viene portato
da Wright anche nell'edificio industriale, dove
sembrerebbe negato qualsiasi tentativo di umanizzazione.
Il palazzo Larkin a Buffalo, New York [Fig.1],
costituito da un grande spazio vuoto centrale,
attorno al quale si aprono delle gallerie, dove
sono situati gli uffici. Essi sono cos tutti in
comunicazione reciproca; ne risulta un senso di
spazio e di aerosit veramente inconcepibile per
un edificio industriale. naturale che questo
senso dello spazio interno porti ad una nuova

88

espressione esterna architettonica.


La pianta dell'edificio, infatti, si ramifica, assume
spesso la caratteristica forma a croce, penetra
la natura circostante e ne , a sua volta, penetrata, dando luogo ad edifici flessibilissimi, complessi, tali che un europeo, abituato agli esterni
compatti, immediatamente comprensibili nella
loro composizione, a prima vista non riesce ad
afferrare.

Caratteristica quasi costante di questi esterni,


il basso tetto sporgente, che copre i vari risalti
dell'edificio e serve come elemento di unificazione della composizione.
Negli esterni, forse pi che negli interni, sono
evidenti i pregi ed i difetti dell'opera di Wright.
L'accordo dell'edificio con l'ambiente circostante
sottilissimo, estremamente raffinato come
evidente nella Willits House [Fig. 2]; ma talvolta

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

Fig. 2. Willitts House


Fig. 3. Le due facciate della Winslow House

l'amore della natura, il desiderio di non disturbarla, giungono fino al punto della rinunzia della
personalit della casa e del mascherarsi di questa.
Ma questa tendenza si andata recentemente
sempre pi moderando e Wright si andato
sempre pi avvicinando a quel rapporto tra casa
e natura, nel quale la casa non affonda nel suo
ambiente, ma coesiste armonicamente con
essa prendendone risalto. Se si dovessero fare
dei nomi, si potrebbe pensare forse alla influenza di Mis Van der Rohe, che ha appunto tenuto sempre una posizione intermedia tra il disdegnoso distacco dalla natura della maggior parte
della moderna produzione europea del dopoguerra e l'amore, talvolta eccessivo, di Wright.
Wright pu del resto aver visto il padiglione di
Mis Van der Rohe all'Esposizione del 1932.
Accanto a questa tendenza, diciamo cos, naturalistica di Wright, resiste in lui una decisa incli-

nazione alla composizione astratta, manifesta


fino dalla prima opera costruita per proprio
conto, fuori dell'ufficio di Adler e Sullivan, la
Winslow House.
Anzi interessante vedere come le due tendenze siano contenute, in nuce, e forse gi in atto,
nelle due facciate della Winslow House [Fig. 3].
Quella anteriore, preannunzi, bench ancora
dominata dall'influenza decorativa di Sullivan
(guardate il grande fregio), con il suo tetto basso
e sporgente, con le marcate linee orizzontali,
quel caratteristico esterno che sar quasi
costantemente applicato nelle Prairie Houses.
Nella facciata posteriore sparito il naturalismo,
l'organico, il senso dello spazio interno ed
rimasta una composizione assolutamente
astratta di volumi sporgenti e rientranti, di pieni
e di vuoti, di piani intersecantisi in varie direzioni.
Analoghe caratteristiche troviamo nella Gale

House. Questa capacit, diciamo cos, plastica


in Wright cos sentita da dettargli delle forme,
le quali, nate sotto un impulso puramente estetico, si sono poi riempite di significato organico,
diventando anzi elementi essenziali dell'architettura domestica wrightiana. La pianta cruciforme ad esempio, fu da lui adoperata per la prima
volta nella Husser House [Fig. 4]. Ma nell'ala
laterale egli pose la scala.
Cadono quindi tutte quelle considerazioni sull'organizzazione della casa attorno a un nucleo
centrale da cui si allargano vitalmente le stanze,
in modo che ciascuna abbia tre lati liberi e riceva quindi luce nelle migliori condizioni, mentre
contemporaneamente lo spazio interno delle
stanze fuso insieme allo spazio centrale
comune.

89

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 4. Husser House


Fig. 5. Darwin D. Martin House
Figg. 6, 7. Casa Kauffman

Qui il corpo edilizio che porta le scale solamente un volume posto trasversalmente per
creare un elemento di contrasto all'ininterrotto
scorrere delle linee e dei piani in un senso. Ma
questo schema, nato per fini puramente plastici,
si sostanzier ben altrimenti nelle migliori opere
di Wright. Naturalmente questa tendenza in
contrasto con lo stile pi comune, pi wrightiano
di Wright e questa disarmonia possiamo vederla, per esempio, nella Darwin D. Martin House
[Fig. 5] dove tutti i piani e volumi sporgenti e
rientranti dovrebbero essere unificati dal gran
tetto che ricopre tutto, e uniti alla natura circostante anche per mezzo della vegetazione che
si arrampica sulla casa. Ma questo non avviene

90

e si avverte il contrasto tra i due aspetti della


personalit di Wright. Per, quando essi si conciliano, quando la casa comoda, organicamente sentita, e insieme composta, risultante
da una visione estetica pura, allora nasce il
capolavoro. Il capolavoro nell'opera di Wright
la Casa Kauffman [Figg. 6, 7].
Qui tutte le caratteristiche dell'opera di Wright
coesistono armonicamente, gli spazi interni si
accavallano, scorrono l'uno nell'altro verticalmente e orizzontalmente, penetrano nella natura circostante. Esternamente tutto un incrociarsi di piani e di volumi aggettanti, sospesi, in
un'armonia, difficile da cogliersi a prima vista,
per la sua stessa complessit. Qui portata fino
all'eccesso un'altra nota costante nelle opere di
Wright: l'uso estremamente intelligente e raffinato dei materiali. Questo forse uno dei punti
cruciali di disaccordo fra Wright e gli Europei.
Gli Europei sono stati per lungo tempo portati a
trascurare completamente la natura dei materia-

li per affidarsi alla forza astrattamente considerata; o, forse perch l'architettura troppo legata al materiale perch se ne possa prescindere,
usarono solo i nuovi materiali, il cemento armato, il ferro, i materiali leggeri, e li usarono appunto perch essi permettono di essere ignorati,
permettono la realizzazione di forme pure, si
lasciano ricoprire in modo da non comparire.
Non hanno, insomma, intrinseche qualit da
essere messe in evidenza. Ma forse anche questo inesatto, o perlomeno, Wright riuscito a
cavar sangue dalle rape.
Infatti nella Unity Church ad OaK Park [Fig. 8],
costruita in c.a., egli lasci in evidenza i ciottoli
che componevano l'impasto del calcestruzzo
ottenendo un muro rustico di ottimo effetto.
Wright non rigetta affatto i vecchi materiali; anzi
la maggior parte delle sue opere migliori, le
Prairie Houses, sono di legno secondo la tradizionale tendenza costruttiva americana, o di
mattoni, materiale che gli molto caro. Ma ci

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

Fig. 8. Unity Church

che importa la cura con cui la natura stessa


del materiale, la sua qualit intrinseca, la sua
possibilit espressiva come sostanza, sono
messe in luce. Nella Casa Kauffman egli trae un
meraviglioso partito dal contrasto tra il solido,
centrale muro di pietra locale e le piatte superfici dei muri e dei piani aggettanti di cemento
armato che si organizzano intorno ad esso.
Ma tutto questo lo porta, talvolta, sul limite, e
oltre, dell'eccessiva raffinatezza, dell'intellettualismo addirittura, seppure in direzione diametralmente opposta all'intellettualismo degli architetti
europei, ad un intellettualismo romanticheggiante e letterario, ad un compiacersi della natura al
di l del comodo e dell'organico ad un indulgere
a una rozzezza tutt'altro che naturale.
Ma anche in quest'uso, diciamo cos, lussurioso,
dei materiali, Wright non senza precedenti;
egli lo deriv insieme alla libert della pianta, ad
alcune caratteristiche compositive da H. H.
Richardson, di cui costituisce il pregio migliore.
La differenza in questo campo cos marcata
rispetto agli europei che la si pu pigliare come
termometro dell'influenza di Wright sugli
Europei, soprattutto quelli che vengono in

America. Anche Gropius, che forse l'unico


Europeo della statura di Wright, ha ottenuto dei
risultati pesanti quando ha voluto abusare di
questo mezzo espressivo.
Richard Neutra, ora uno dei pi quotati architetti nell'USA, costru le sue prime case interamente in acciaio. Poi, in un secondo tempo, accett
la tradizionale costruzione in legno americana,
la balloon frame, ottenendone risultati indubbiamente migliori.
In sintesi molto approssimativa sono questi i
tratti principali dell'arte di Wright. Tralasciando il
problema, invero troppo complesso, dei rapporti tra Wright e l'avanguardia europea, interessante vedere la sua influenza sulla giovane
architettura americana. Questa si trova sotto
due influssi: uno appunto l'opera di Wright e la
presenza di tutti quei fattori che diedero nascita
a quest'opera (tradizione dell'old colonial, architettura di H. H. Richardson ecc.); l'altro fattore,
sempre pi sentito negli ultimi quindici anni
con la presenza e l'opera dei principali architetti
europei (Gropius, Breuer, Mendelson, Mis Van
der Rohe), l'architettura europea. I risultati di
questo innesto sono quanto mai discordanti,
anche perch entra in gioco un sistema di reciproca influenza. Si pu dire che esistono due
tendenze, l'una pi propriamente europeizzata,
che non fa altro che trasportare in America il
cosiddetto stile internazionale, e l'altra che
fonde intelligentemente i risultati delle esperienze europee con quelli delle esperienze wrightiane, che accetta, il concetto di spazio interno
come unit organica, senza indulgere alle
intemperanze di Wright nei contatti con la natu-

ra, senza nascondere mai la casa e farla sparire nell'ambiente circostante, ma al contrario
ottenendo una pi consapevole collaborazione
tra l'architetto e la natura e non una subordinazione di quello a questa. Cos sono aboliti i larghi tetti sporgenti che avevano in Wright solo
funzione espressiva, non determinata da alcun
bisogno razionale, anzi talvolta toglievano luce
agli ambienti diminuendo l'efficacia delle grandi
finestrature.
Vi poi chi porta la semplicit e il contatto della
natura fino a delle vere e proprie giapponeserie, oltrepassando in questo Wright, che pure
dalla semplicit degli interni giapponesi aveva
tratto proficua ispirazione.
Per concludere e riassumere la differenza fondamentale tra larchitettura europea e quella
americana, figlia legittima, in buona parte, di
Wright, possono servire queste parole di
Deknatel, giovane architetto americano "La concezione dello spazio come fluente secondo una
linea terrestre, in cui l'edificio soltanto una pi
definita e complessa parte di un grande organismo continuo estranea agli europei cos come
lo per noi il loro concetto dello spazio come
volume isolato. Essenzialmente l'arte moderna
europea la quintessenza dellumanesimo, e, io
credo, la sua finale espressione, mentre qua sta
nascendo una nuova concezione del naturalismo, unarchitettura organica che essenzialmente americana".
* Conferenza del 23.03.1948, testo manoscritto
[Figg. 9, 10]. Si riporta la recensione sul periodico Scienza e Umanit, aprile-giugno 1948

91

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Figg. 9, 10. Alcune pagine del manoscritto di Benedetto


Colajanni

(pp. 52-53), [N.d.R.]:


La conferenza, organizzata dall'USIS, stata
tenuta il 23 marzo nei locali del Winter Garden
Club, dallo studente Benedetto Colajanni del IV
anno di ingegneria. Egli ha cercato di mettere in
luce alcuni punti fondamentali per l'interpretazione dell'opera di Frank Lloyd Wright, e specialmente di collocare questo architetto nel suo
naturale ambiente: la tradizione americana. La

92

10

sua opera fu infatti influenzata, fin da principio,


da alcuni fattori sconosciuti alla contemporanea
architettura europea, principale tra questi la
meravigliosa produzione nel campo dell'architettura domestica.
Le case dei primi coloni contenevano gi in se
molte delle caratteristiche pi wrightiane, e cio
I'organizzazione dell'edificio attorno al nucleo
centrale, costituito dal caminetto, la unificazione

dello spazio interno in pochissime, spaziose


stanze, e il senso di vita di tutto ledificio considerato non come un oggetto statico, ma come
un organismo, crescente o decrescente secondo le necessit della famiglia che lo abita.
Dal concetto di organico, schizzato fugacemente, deriva il concetto di spazio interno unico,
visto nella sua integrit come I'ambiente ove si
dovr svolgere la vita della famiglia. Tale visione
porta naturalmente ad un profondo mutamento
dell'esterno dell'edificio, che si frastaglia e viene
in pi immediato contatto con la natura.
L'esterno non ha per in Wright sempre uno
schietto risultato della concezione organica poich talvolta si indulge a intellettualismi e a
superraffinamenti eccessivi.
Passando agli aspetti dell'opera di Wright il conferenziere ha ricordato la struttura dell'Imperial
Hotel di Tokio, il solo edificio che resistette allo
spaventoso terremoto del 1923, e le mushroom
columns che fecero epoca al loro apparire. Una
rapida rassegna dell'architettura americana
contemporanea, illustrata da proiezioni, mostr
come la migliore produzione odierna risulti da
un equilibrato contemperarsi dell'influenza
Wrightiana con quella europea portata dagli
architetti che il nazismo costrinse a lasciare la
Germania: Gropius, Mies van der Rohe,
Mendelsohn.

LEDILIZIA E LINDUSTRIA*

La grande industria deve impadronirsi dell'edilizia, scriveva, nel 1925, Le Corbusier nel
Manifesto di presentazione del padiglione
dell'Esprit Nouveau alla Esposizione
Internazionale delle Arti Decorative di Parigi.
Quell'imperativo, a trentasette anni di distanza
svela forse nella sua formulazione, qualcosa di
pi che la semplice indicazione di una direttrice
di sviluppo della tecnica edilizia o dell'architettura.
Nel postulare un rapporto diretto tra grande
industria ed edilizia c' forse un germe, una previsione e insieme una critica di quello che sarebbe stato il ruolo dell'architetto nello svolgersi di
questo processo. Ruolo sostanzialmente subalterno anche se in misura diversa da nazione a
nazione, secondo il diverso stadio cui le singole
culture nazionali sono pervenute.
Ci che invece, implicitamente contenuto nell'affermazione di Le Corbusier, non sembra ancora
realizzato, una generalizzazione del rapporto
grande industria - tecnica edilizia, s da fare di
questo il sottostrato tecnico, la base materiale
universalmente accettata, di una civilt architettonica che trovi in essa una caratterizzazione.
difficile, dunque, condurre in termini architettonici un discorso generale sull'industrializzazione
e, a fortiori, sulla prefabbricazione. Si correrebbe il rischio, e non pochi vi sono infatti gi caduti, di mitizzare questi due concetti trasformandoli da componenti, sia pure importantissimi, di
una evoluzione complessa in deus ex-machina
dei problemi che agitano in questo momento gli
architetti in Italia e fuori. Il discorso sar per

limitato all'Italia e, in particolare, al significato


ideologico che prende il mutato atteggiarsi degli
architetti italiani verso prefabbricazione ed industrializzazione edilizia.
Non a caso che il concentrarsi verso questi
problemi, coincida con lo stato di incertezza
appunto ideologica, in cui la cultura architettonica italiana si dibatte ormai da anni. Non si tratta, probabilmente, della semplice sovrapposizione temporale di due fenomeni, del maturare di
certe implicazioni edilizie, del progredire della
tecnica, fortuitamente contemporanee ad una
particolare situazione di stasi o di involuzione
della posizione degli architetti italiani verso i loro
problemi specifici e quelli del loro impegno civile.
Esiste, certo, anche questo aspetto.
Ma ci che qui importa il come e il perch
di questo nuovo interesse verso le nuove tecniche edilizie, proprio nel momento in cui pi evidente il disagio dell'architetto ad operare entro
un quadro soddisfacente di rapporti con la totalit della realt, a trovare quel tipo di collegamento che gli consenta di svolgere il suo compito precipuo: la modificazione dell'ambiente non
solo fisico, ma anche umano e sociale.
Per tentare di rispondere a questo interrogativo
occorre ancora una volta rifarsi all'analisi del
rapporto architettura - societ, quale andato
configurandosi in questo dopoguerra.
Molto si scritto sulla italian retreat from
modern movement a partire da quando Rayner
Banham ebbe la non felice prima idea di coniare questa definizione. Divergenti ne sono le

interpretazioni, ma costante il riconoscimento


del distacco ormai avvenuto tra interessi architettonici sempre pi ripieganti su ricerche pi o
meno formalistiche, e interessi urbanistici sempre pi soggetti a forze che l'architetto non riesce pi, non certo a dirigere ma nemmeno a
condizionare: distacco che non solo porta ad
una scissione tra specialisti diversi, ma vede il
progressivo assottigliarsi di coloro che tentano
di operare coerentemente, diciamo cos, in
campo urbanistico e viceversa il crescere di
coloro che dedicano ai problemi del costruire,
sia tecnici che formali, la loro attivit.
Di ci si spesso fatto colpa agli architetti, ricercandone la causa soprattutto nei loro atteggiamenti, e parlando di un loro volontario ritrarsi
dagli impegni civili, quasi per ragioni di comodo
o di quieto vivere. Questo giudizio in buona
parte ingiusto: se colpa pu farsi alla cultura
architettonica italiana, quella di non avere reagito con sufficiente vigore per mancanza, forse,
di comprensione critica, all'involuzione della
societ italiana, alla quale al contrario essa s',
lo sapesse o no, puntualmente adeguata.
L'esplodere del cosiddetto neo-realismo architettonico, l'ansioso aprirsi dell'interesse degli
architetti verso tutto ci che allargasse il loro
operare dal piano della polemica e della difesa
puramente formale cui il fascismo li aveva
costretti, a quello della costruzione della nuova
societ democratica e umanistica, il crescente
interesse verso l'urbanistica intesa appunto
quale mezzo tecnico di trasformazione della
societ, sono senza dubbio conseguenze del

93

LA DIDAttICA E LA RICERCA

momento pi felice della storia italiana del dopoguerra.


il periodo delle grandi speranze democratiche:
si crede in un sostanziale rinnovamento delle
arretrate strutture sociali ed economiche italiane, nella risoluzione di alcuni problemi, quali ad
esempio, il problema meridionale, lasciati insoluti dal tempo dell'Unit d'Italia. Le forze politiche che dirigono la vita italiana sono ancora
quelle della coalizione antifascista: gli uomini
sono quelli che hanno fatto la Resistenza. Gli
architetti partecipano direttamente e con entusiasmo a questo rinnovamento e cercano la
configurazione dell'ambiente nuovo per la realt
nuova. Forse la loro ricerca confusa, velleitaria. Forse i risultati sono definitivi e confinati a
modifiche di forma, ma di ci, come si detto,
non pu farsi loro colpa. Provenivano da un altro
tipo di attivit; dalla difficile resistenza su posizioni non solo sempre minoritarie, ma intimamente contraddittorie (l'antifascismo coincidente
con il formalismo razionalistico) anche se da
queste, i migliori erano negli ultimi tempi giunti
all'impegno politico diretto. probabile, anche
se pura supposizione, che al perdurare del
clima politico e culturale adatto sarebbe corrisposto il progressivo adeguarsi al tipo di intervento di cui la societ aveva bisogno da parte
degli architetti. Ma la spinta alla trasformazione
della societ si esaur ben presto grazie al riapparire, dapprima cauto, poi sempre pi imperioso sino a riconquistare la leadership nazionale
delle forze pi conservatrici. Il sottofondo ideologico della cultura ufficiale si sposta.

94

Alla volont di sgombrare la vita italiana da quei


nodi di struttura che ne hanno impedito un qualunque reale contenuto democratico,si sostituisce quella di operare solo trasformazioni che,
smussando le situazioni di pi forte frizione
sociale, consentano il sostanziale mantenimento di posizioni di privilegio. Non a caso tra gli
architetti, sotto la spinta di Olivetti che presiede
l'INU, le concezioni comunitarie vanno affermandosi sino a costituire il patrimonio culturale
ufficiale dell'urbanistica italiana. L'integrazione
sociale, l'interclassismo, la dichiarata volont di
mantenere le antiquate strutture economiche e
sociali italiane allo status quo trovano nella ideologia comunitaria la loro puntuale traduzione.
il periodo dei grandi quartieri INA-Casa. Gli
architetti si impegnano nel tentativo di creare le
nuove comunit attraverso metodi puramente
spaziali. Il loro obiettivo non pi una nuova
societ, ma un nuovo ambiente per la vecchia
societ che trovi in esso il suo equilibrio e la sua
integrazione. A questo stadio la capacit critica
della cultura architettonica italiana certamente
gi venuta meno. Essa ha accettato il campo di
azione impostole senza accorgersi che questo
la conduceva in un vicolo cieco. Sopravviene,
infatti, il fallimento dell'esperienza dei quartieri
INA-Casa e dei quartieri coordinati, esperienza
che finisce in realt per configurare oltre a complessi residenziali inabitabili perch avulsi dal
centro urbano, anche la citt della speculazione
edilizia pi sfrenata. per ancora un periodo
operativo, in cui si lavora con l'illusione di essere engags e di contribuire ad una trasforma-

zione sociale. Ma sono le ultime possibilit di


agire in rapporto alla collettivit che si offrono
agli architetti, dopo le quali non resteranno che
due alternative: l'accettazione delle regole del
gioco che alcuni ceti economicamente dominanti hanno imposto, o il rifugio nelle ricerche puramente formali.
A questa involuzione del rapporto tra architetto e
societ non si accompagnata alcuna sostanziale modifica della tecnica costruttiva, com
invece avvenuto in altre nazioni soprattutto
europee.
Anche qui le cause vanno ricercate in alcune
scelte economico-politiche operate dalle classi
dirigenti italiane e alleate.
La ricostruzione fu condotta, infatti, da parte
dello stato attraverso una politica di lavori pubblici volta tra l'altro, se non principalmente, ad
assorbire manodopera disoccupata.
Assente, quindi, qualsiasi preoccupazione produttivistica. La ricostruzione privata, invece, stimolata dalle ghiotte possibilit di reddito che le
si aprivano davanti aveva il solo problema di
fare presto; non poteva quindi certo attendere
quel sostanziale periodo di avvio che un cos
radicale mutamento tecnico avrebbe richiesto.
La situazione, cos impostata, andata avanti
senza scosse rinnovatrici dall'interno. Il piano
INA-Casa, primo e secondo settennio, non ha
partorito sul piano del progresso tecnico, che
alcuni trascurabili topolini, n era lecito aspettarsi di pi da un piano volto per definizione
all'incremento dell'occupazione operaia.
Struttura, dimensione operativa, metodi di finan-

ANtOLOGIA DEGLI SCRIttI

ziamento delle imprese di costruzione non


hanno mutato sostanzialmente le loro caratteristiche.
, cio, rimasta sinora costante, non solo la tecnica costruttiva in senso stretto, ma soprattutto,
e in questo va ricercata la causa di quello, la
posizione che l'attivit edilizia occupa e il ruolo
che essa gioca nella impalcatura economica
della nazione. Sono cio continuati ad affluire
nel campo della costruzione essenzialmente
investimenti di tipo speculativo tesi pi a sfruttare particolari congiunture urbanistiche che a dar
vita ad una moderna attivit industriale; investimenti, quindi, a ciclo molto breve, dunque indotti a determinare quelle grosse e stabili concentrazioni di capitale che sembrano necessarie
all'impiego di metodi produttivi fortemente industrializzati.
Era quindi naturale che prefabbricazione e industrializzazione edilizia, subito presenti come esigenze e possibilit sui dibattiti architettonici dell'immediato dopoguerra, lo fossero per in modo
inevitabilmente astratto.
I loro problemi, per cos dire, ideologicamente
infrastrutturali, traducevano le reali preoccupazioni di quelle nazioni ove la struttura economica era tale da consentire, se non addirittura esigere, di affrontare la ricostruzione edilizia in termini tecnologicamente industriali. In Italia essi
assumevano un sapore vagamente mitico, di
teorico dissertare su eventuali pericoli, perch
fu soprattutto di questi che si parl, che malauguratamente non ci tangevano molto.
Come, d'altronde, paragonare alla situazione

italiana una situazione come ad esempio, quella inglese, in cui il primo impulso alle costruzioni scolastiche industriali in leghe leggere venne
dalla necessit di riconvertire a produzioni di
pace le industrie aeronautiche sovradimensionatesi per le esigenze di guerra? O quella francese ove la fame di alloggi, alimentata oltre che
dalle distruzioni belliche, da una pluridecennale
tendenza a relegare l'edilizia agli ultimi posti dell'attivit economica nazionale si accoppiava ad
una altrettanto costante carenza di manodopera
soprattutto specializzata?
Ancor pi incongruo, naturalmente, qualsiasi
paragone con i paesi socialisti ove la radicalmente diversa organizzazione sociale e produttiva presentava la prefabbricazione come il
modo fisiologico di rispondere alla fortissima
domanda di alloggi conseguente alla fine della
guerra. Anche con la Germania, l'altro paese
occidentale uscito dalla guerra con l'economia
totalmente prostrata, non possibile alcun confronto. L, infatti, il problema della ricostruzione
edilizia fu dapprincipio volutamente trascurato
sino al momento in cui fu rimesso in piedi, con
l'appoggio del capitale americano, e per concorde scelta dei gruppi dirigenti tedeschi e americani, un'intelaiatura economica fortemente industrializzata e formata con prevalenza di grosse
unit produttive. Il problema si pose qui cronologicamente posposto, ma in condizioni ben diverse e, di nuovo, ben pi favorevoli.
E poi ancora: prefabbricare avrebbe necessariamente significato pianificare; e pianificare corrispondeva ad una scelta di fondo che quanto di

vagamente socialisteggiante implicito nella


parola sconsigli in quella congiuntura alle classi dirigenti italiane.
In queste condizioni era inevitabile che l'interesse per la prefabbricazione, privata dell'attualit
che gli veniva da una possibilit di impiego operativo immediato in larga scala, si attenuasse a
poco a poco sino a sparire. Esso rimasto praticamente sopito per parecchio tempo ricomparendo negli ultimi anni, dapprima in forma marginale e poi con sempre maggiore intensit s da
occupare nuovamente oggi un ruolo preminente.
Si sono gi ricordate le trasformazioni economiche cui l'Italia stata nel frattempo soggetta.
appena il caso di ricordarne le ultime.
Esaurita la fase della ricostruzione vera e propria, ma pure avendo perduto per insipienza o
deliberata scelta, l'occasione di eliminare alcune
malformazioni strutturali della vita nazionale,
cominciata quella della espansione neocapitalistica, soprattutto da quando la obiettiva spinta
cui un'integrazione dei mercati nazionali ha portato alla formazione del MEC. Si sono quindi
create condizioni operative del tutto nuove per
le attivit economiche nazionali.
La tendenza all'accrescimento delle dimensioni
aziendali ha reso, da un lato molto pi accentuato il divario tra l'organizzazione di un qualsiasi
tipo di impresa e quella di una media impresa
edilizia, mentre, dall'altro lato, l'ingigantirsi di
alcuni grossi operatori ha creato per essi le condizioni migliori per quella trasformazione metodologica che corrisponde ad una vera e propria

95

LA DIDAttICA E LA RICERCA

industrializzazione dei processi costruttivi.


La compresenza di tutti i fattori che guidano
questa evoluzione tecnologica si avuta nel
caso di grandissime unit imprenditoriali, private o di stato, che ad attivit prettamente industriali abbiano affiancato attivit edilizie, sia pure
in ben differente misura (caso tipico l'ENI, oggi
forse, attraverso la SNAM Progetti all'avanguardia in Italia in questo campo). Naturale , in questi casi, un travaso di metodi e atteggiamenti da
un settore all'altro.
Ma il contatto tra attivit edilizia ed industria pi
avanzata oltre a quelli di affinit o somiglianza
metodologica di cui s' detto, prendono una
forma ancor pi concreta attraverso problemi di
mercato. nota la tendenza delle grandi concentrazioni produttive, specialmente se prossime alle condizioni di monopolio, ad estendere la
gamma dei loro prodotti a tutti i campi affini cos
da allargare al massimo il mercato. Qualcosa di
simile si sta verificando nel campo dell'edilizia,
con l'attualizzarsi delle possibilit di impiego di
materiali prima considerati pregiati. ormai evidente l'interesse all'attivit edilizia, ad esempio,
della Montecatini, massima produttrice nazionale dei profilati di leghe leggere o di resine sintetiche o della stessa FIAt (l'acciaio ENDURO), o
infine dellindustria siderurgica, privata e di
Stato, che, attraverso le tecniche prefabbricative, vede aprirsi un mercato nazionale edilizio
che finora le stato totalmente sottratto.
Ma questa rivalutazione delle possibilit di
assorbimento di prodotti industriali da parte dell'attivit edilizia provoca, ancora una volta, un

96

mutato atteggiamento dei produttori. E questo si


traduce in una volont di controllare gli sbocchi
dei loro prodotti, dirigendone in prima persona
l'utilizzazione. L'esempio pi clamoroso pu
essere considerato il recente annuncio della
costruzione di un villaggio turistico interamente
prefabbricato in materie plastiche da parte
dell'ENI per assorbire, in fase d'avviamento,
un'aliquota della produzione dell'impianto petrolchimico di Gela.
Una riprova la si avuta ancora nel I Congresso
Internazionale della Prefabbricazione, tenutosi
lo scorso giugno a Milano, congresso del quale
i protagonisti sono stati appunto i produttori
(basta scorrere l'elenco di relatori e relazioni
scritte) che hanno esaminato i problemi inerenti
alle nuove tecniche prefabbricative, appunto
sotto il loro particolare angolo visuale. Quasi
assenti invece gli architetti, relegati ai margini
della manifestazione attraverso un concorso nel
quale era evidente il ruolo subalterno cui essi
sono, nell'apparente intento dei produttori, destinati; il ruolo cio di realizzare l'incontro produzione - consumo partendo dal primo termine del
binomio e non dal secondo, che quello, nella
pi larga accezione, loro congeniale. I pericoli
insiti in questa direttrice di movimento sono fin
troppo evidenti. L'interconnessione della cultura
architettonica, per cos dire, tradizionale con la
struttura produttiva che inevitabilmente ha trasformato le basi intere di qualsiasi attivit culturale rischia di trasformarsi in un assorbimento di
quella in questa. Sembra quasi che gli architetti
non vogliano, nella seconda rivoluzione indu-

striale, perdere l'autobus come fecero durante la


prima. E il neocapitalismo aspira ad integrarli
ma sul terreno di una propria ideologia che,
ponendo i problemi obiettivi della tecnologia e
della trasformazione di mezzi di produzione al
vertice della scala di valori, autorizzi e giustifichi
il distacco da tutti quegli altri problemi di ben pi
larga incidenza nella realt umana e sociale dei
quali appunto gli architetti stessi si sono, per
l'impossibilit in cui li ha messi la societ di risolverli, distaccati.
Dai vari neo-formalismi ad un tecnologismo
mitizzato il passo pu essere breve e la tentazione forte. tanto pi che in questa direzione
possibile pervenire ad una pseudo-integrazione
dei problemi della produzione, possibile surrogato dei problemi di linguaggio, con quelli di un
intervento pi generale, dati dalla programmazione operativa, concetto ormai acquisito da
tutta la cultura, anche politica, nazionale. Ma,
anche qui, programmazione non intesa come
coordinamento di interventi volti a trasformare la
realt verso fini umanisticamente urbanistici,
quanto come possibilit di rimuovere quelle
remore strutturali che impediscano una moderna organizzazione della societ riguardo ai problemi di produzione e distribuzione.
Ancora una volta, queste considerazioni possono trovare puntuale conferma nelle pagine degli
atti del Congresso di Milano sulla prefabbricazione, o in quelle delle riviste specializzate. Nei
primi l'unico accenno concreto all'urbanistica
che dato incontrare, riguarda l'attribuzione dell'aumento del costo delle abitazioni all'aumento

ANtOLOGIA DEGLI SCRIttI

Fig. 1. Una pagina del manoscritto di Benedetto Colajanni

del costo della manodopera accoppiato alla stazionariet della produttivit edilizia, scartando o
riducendo esplicitamente a quantit trascurabili
l'influenza dell'aumento del costo delle aree edificabili. A parte la debolezza della tesi, facilmente contestabile attraverso le stesse cifre fornite a
sostegno di essa, fin troppo evidente il rifiuto
di inquadrare il problema in una visione che
coinvolga uno dei problemi chiave dell'urbanistica, e cio quello della propriet del suolo urbano con le molteplici risonanze anche in altri
campi, che esso pone. Le considerazioni che
precedono non vogliono comunque portare ad
un assurdo atteggiamento di sospetto verso
un'evoluzione dei metodi costruttivi che, per
essere obbiettivamente legata a fattori tecnici
assolutamente irreversibile, e contiene in se
amplissime possibilit di reale progresso. tanto
pi che quel carattere di inattualit del problema
dovuto alla pi arretrata struttura economica italiana, va rapidamente scomparendo, almeno
nelle regioni pi ricche, sotto l'effetto del miracolo economico accelerato dal MEC, che tende
ad europeizzarle (ci sarebbe, vero, da considerare, quanto ci costa, anche in termini puramente urbanistici e architettonici alle regioni il
cui reddito, bench in aumento, sempre pi
distanziato da quello delle regioni privilegiate,
ma il discorso porterebbe lontano).
Si sono voluti solo sottolineare alcuni pericoli
insiti nel rapporto che sembra delinearsi tra prefabbricazione e industrializzazione da un lato e
cultura architettonica dall'altro. Rapporto che
potrebbe tradursi ancora una volta in una rinun-

cia ad esercitare quella funzione critica, quella


volont di comprensione che sono la condizione
prima per potere svolgere un'azione guida nella
giusta direzione dello sfruttamento delle risorse
tecniche verso un reale progresso della societ.
Quali i mezzi a disposizione degli architetti?
Essi sono di un duplice ordine. Da un lato riguardano la pianificazione urbanistica, ormai concordemente legata, anche se non ben chiarito
come, alla programmazione economica.
Occorre che l'impostazione del problema dell'abitazione, come del problema della scuola, di
quello delle attrezzature ecc., sia tale da poter
trarre il massimo giovamento dalle possibilit
quantitative e dimensionali delle tecnologie pi
avanzate, mantenendole per nel giusto ruolo di
soluzioni di problemi preesistenti di ordine pi
elevato e non di creatrici di problemi di altro ordine ad esse subordinati. I fabbisogni italiani di
case, edifici scolastici, ospedali, ecc. sono tali
da consentire, se affrontati nel quadro di un
coordinamento generale, il terreno ideale per il
definitivo consolidarsi delle tecniche prefabbricative e di industrializzazione.
L'altra direttrice attiva di azione che si apre agli
architetti, quella dell'allargamento delle loro
prestazioni per consentire una pi stretta collaborazione con l'operatore economico loro committente. Ci ripropone il problema della formazione di quipes complete e la collaborazione
con specialisti o la utilizzazione dei consulting.
insomma spostato dal piano forse pi nobile
della coerenza del design a quello pi immediato della assoluta necessit tecnica. Ci consen-

tirebbe, se accoppiato ad un rapporto pi stretto


tra architetto e costruttore, una, diciamo, democratizzazione delle nuove tecniche, la creazione
di una coscienza architettonico-industriale estesa alle medie e piccole imprese, cio in definitiva, a ci che costituisce oggi il tessuto connettivo dell'attivit edilizia in Italia.
L'altra linea di azione che resta all'architetto
quella del suo diretto inserimento nell'industria
quale progettista, ma il parlarne in questa sede
porterebbe necessariamente ad allargare il
discorso alla discutibile identificazione dell'estetica dell'edilizia industriale con l'estetica del
design, e ci merita ben altro impegno.

97

LA DIDAttICA E LA RICERCA

Figg. 2-4. Alcune pagine tratte dal manoscritto di


Benedetto Colajanni

In definitiva prefabbricazione e industrializzazione si presentano bifronti della cultura architettonica italiana.


Esse possono segnare la definitiva rinuncia ad

98

uscire dall'impasse, ovvero l'appiglio per superare la crisi e riprendere quel ruolo di condizionamento e di indirizzo progressivo delle forze
economiche che i migliori tra gli architetti hanno

sempre rivendicato.

* Manoscritto inedito del 1962 [Figg. 1-4,


N.d.R.].

PROBLEMI DI STORIA DELLA PREFABBRICAZIONE. GLI EDIFICI A STRUTTURA METALLICA INTELAIATA NELLA
PRIMA MET DELL800*

nostro intento considerare la prefabbricazione


nient'altro che una particolare forma della tecnica del costruire, non distinta concettualmente
dalle altre. I suoi problemi, riguardati da un'angolazione non esclusivamente tecnologica,
appartengono al novero di quelli della componente tecnica dell'architettura, del suo ruolo e
dell'intricato rapporto con le altre componenti.
Lo studio della storia della prefabbricazione
adotter la stessa origine temporale che si suole
assumere per l'architettura moderna e cercher
i nessi con tutti quegli altri fattori che l'hanno, di
volta in volta, spinta alla ribalta o relegata in ultimo piano. Di questi fattori occorre ricercare la
natura, non solo generale, astratta, ma anche, e
soprattutto, quella contingente, localizzata in un
intorno temporale e spaziale spesso ristretto.
Ne uscirebbe, approfondendo lo studio e disponendo di documenti che purtroppo oggi mancano, una verifica a ritroso di alcune impostazioni
teoriche tendenti a ritenere la prefabbricazione
un radicale mutamento qualitativo dell'edilizia,
quasi un nuovo atteggiamento dell'uomo verso
l'attivit del costruire, un puntuale corrispettivo
in architettura della totalmente nuova civilt
industriale. E non sempre la verifica sarebbe
positiva.
La storiografia dell'architettura moderna suole
designare concordemente la seconda met del
XVIII secolo come il periodo in cui il filo dello sviluppo delle tecniche costruttive si distacca da
quello delle ricerche architettoniche divenute
puramente figurative. La storia dei pionieri e poi
dell'avanguardia del movimento moderno sar
quella del faticoso tentativo di riannodare i due

fili1. Di questa separazione tra ingegnere ed


architetto si sono date diverse spiegazioni; specialmente sottile ed interessante quella che ne
fa quasi un fatto consensuale e identifica nel
neoclassicismo il comune terreno d'incontro che
consente una specie di taylorismo del lavoro
intellettuale. Gli ingegneri restano gli indisturbati padroni dell'attivit di ricerca tecnica, i cui
risultati traducono in edifici convenzionalmente
rivestiti da forme prevalentemente neoclassiche. Gli architetti esplorano il campo delle
nuove tipologie edilizie, incuranti di un'effettiva
corrispondenza tra il loro contenuto e la loro
espressione, forniti del passepartout dell'eclettismo formale nel quale appunto prevalgono le
scelte neoclassiche2.
Questa visione dei ruoli reciproci degli ingegneri e degli architetti pu accettarsi, per cos dire,
statisticamente. forse una tendenza globale,
ma all'interno di essa vi sono filoni secondari e
contrastanti, che manifestano esigenze di collegamento tra fatti tecnici e formali: e non possono essere ignorati. Essi sono forse non ultima
causa del progressivo prender corpo e trasformarsi dei fermenti positivi delle posizioni sostanzialmente reazionarie di Ruskin e Morris, altrimenti difficilmente spiegabili. Come difficilmente
spiegabile sarebbe il confluire in una pi generale tradizione architettonica della functional
tradition che gli studiosi inglesi3 vanno pazientemente ricostruendo.
In proposito non ci sentiamo di condividere
appieno l'opinione di quegli studiosi che in definitiva contestano l'esistenza stessa di una functional tradition negandone l'autocoscienza for-

male4. Certo, se i valori formali che si ritrovano


negli edifici anonimi e utilitari sono inconsci e
ignoti, essi non sono suscettibili n di sviluppo,
n di riassorbimento, almeno per l'epoca, nella
architettura colta. Se invece si constata la contemporanea esistenza di ricerche coscientemente volte ad esplorare le possibilit formali
nascenti dalle nuove disponibilit tecniche, di
ricerche cio che si muovono in un ambito non
molto dissimile, si pu riconoscere in esse sia
quell'anello di congiunzione che consente il
recupero della functional tradition all'architettura colta, sia un ragionevole dubbio che i valori
formali riscontrabili in quegli edifici non fossero
del tutto inconsci.
II periodo che va all'incirca dal 1830 al 1860
vede la realizzazione di un buon numero di edifici prefabbricati. Sono abitazioni unifamiliari,
edifici industriali e commerciali, perfino teatri e
chiese5 [Figg. 1, 2]. Lo sviluppo qualitativo
rapidissimo. Si passa da un'epoca che potremmo dire della protoprefabbricazione ad un'epoca
di opere compiute che ha il suo culmine, ma non
il suo termine temporale, nel Palazzo di
Cristallo. Ed proprio la compiutezza, la maturit di pensiero dell'opera di Paxton, incomprensibile se letta nella sola chiave della genialit
dell'uomo, che induce a ricercare le tracce del
lungo lavorio che la precede. Lavorio, lo ripetiamo, che non riguarda solo l'impiego del ferro
come fatto tecnologico, ma appunto la sistematicit di questo impiego, la coscienza delle implicazioni sia estetiche che costruttive del nuovo
rapporto tra il momento transitorio della costruzione e il periodo finale dell'impiego dell'edificio.

99

lA DIDAttIcA e lA rIcercA

Fig. 1. Il Coppin Theatre, Melbourne 1855, interamante prefabbricato in Inghilterra


Fig. 2. Chiesa in ferro, trasportabile, costruita da Hemming
& Co. di Bristol, in vista del suo impiego nelle colonie. Un
esemplare fu eretto nel 1653 a Victoria, Australia

Gli edifici pi interessanti ai fini della ricerca


delle testimonianze di questo sviluppo, sono gli
edifici industriali e commerciali, e i palazzi per
uffici, inglesi e americani; gli uomini di maggior
rilievo: William Fairbairn in Inghilterra, Daniel
Badger e James Bogardus in America. Si tratta
spesso di fabbricati in cui sono compresenti l'innovazione tipologica e quella costruttiva, a parte
qualche rara eccezione rappresentata da tipi
edilizi pi convenzionali, come il teatro o la chiesa6. Ancora, warehouses e uffici sono spesso
inseriti nei nuovi quartieri, in cui la costante
metrica del reticolo stradale suggerisce, quasi
impone, una modulazione dimensionale planimetrica dei fabbricati. Altre volte invece edifici
dello stesso tipo sorgono in zone di recente
2

100

colonizzazione, lontano quindi dalle fonderie di


ghisa, concentrate, almeno in un primo tempo,
in pochi centri industriali7; l'impiego della ghisa
era, in tali condizioni, possibile solo con la
costruzione degli elementi lontano dal luogo di
impiego.
Si sono cosi enumerate alcune condizioni particolari, ciascuna isolatamente capace di favorire
lo sviluppo delle tecniche di prefabbricazione,
capaci, tutte insieme, di dare a questo sviluppo
l'impetuoso ritmo che port, in poco pi di
mezzo secolo, dagli scheletri metallici delle
prime filande agli edifici di Bogardus, quasi sofisticati.
tralasceremo la ben nota storia del progresso
della fabbricazione della ghisa e del suo impiego nella costruzione dei ponti e delle grandi
coperture, anche se queste ultime, con l'uso
delle travi reticolari, possono aver fornito pi di
un suggerimento alla struttura reticolare della
trave del Palazzo di cristallo. Qui c'interessa
soprattutto l'adozione della ghisa nelle costruzioni civili e la nascita della struttura totalmente
intelaiata, che coincide in larga misura con quella della struttura prefabbricata.
Probabilmente di ghisa a sezione circolare,
sono le colonne che sostengono la galleria della
House of Parliament costruita nel 1706 da
cristopher Wren8. colonne di ghisa compaiono
sporadicamente in edifici religiosi nell'ultimo
quarto del XVIII secolo. Del 1770 sono quelle
della chiesa di S. Anna a liverpool9. Del 1775
sono quelle con sezione a quadrifoglio a sostegno della galleria della chiesa di S. James a
liverpool. Del 1789 quelle con analoga funzione

ANtOLOGIA DEGLI SCRIttI

Fig. 3. Chiesa di S. George Everton, Liverpool 1813, arch.


Thomas Rickmann. la prima con struttura integralmente in
ghisa; le possibilit espressive del neogotico sembrano sposarsi con quelle nascenti dallimpiego del nuovo materiale

della Chiesa di tutti i Santi a Wellington. Del


1792 quelle della Chiesa di S. Chad a
Shrewsbury10. Queste ultime si presentano per
la prima volta in due ordini sovrapposti a sostegno e della galleria e della copertura; assolvono
cio tutta la funzione di supporto dei carichi verticali in una certa zona dell'edificio.
Le travi metalliche appaiono invece per la prima
volta a Pietroburgo, nel Palazzo di Marmo del
1768-7411, ad opera di Antonio Rinaldi. Degli
anni '80 del secolo sono le prime applicazioni
alle coperture di grandi ambienti12.
La nascita della ossatura portante in ghisa nelle
strutture intelaiate legata, com' noto, alla
costruzione degli edifici industriali, soprattutto
alle filande ed ai mulini. Il tipo edilizio aveva raggiunto una certa stabilizzazione: gli edifici erano
a 5 o 6 piani, larghi 25-28 piedi, e di lunghezza
variabile. Le pareti esterne erano in muratura
portante; all'interno, solai e travi di legno (queste
ultime in genere della sezione di 12x12) erano
sostenute da due file di pilastri anch'essi in
legno. La spinta all'impiego della ghisa fu data
dalla necessit di combattere gli incendi che
spesso distruggevano, dopo pochi anni dal
completamento, fabbricati e impianti di notevole
valore. Nel 1791, infatti, andarono completamente distrutti gli Albion floor Mills di Londra,
allora il pi moderno edificio industriale europeo, opera di John Rennie e Samuel Wyatt13.
Qui val la pena di aprire una parentesi e di soffermarsi un poco sulla coppia dei progettisti.
John Rennie uno dei giganti dell'ingegneria
sette-ottocentesca: costruttore di ponti, fari,
canali, porti, esperto nell'impiego delle macchi-

ne a vapore nell'industria. Probabilmente nella


costruzione degli Albion Mills egli cur solo la
parte meccanica. In ogni caso uomini come
Rennie, di formazione universalmente ingegneresca, in Inghilterra spesso autodidatti, avevano
per l'edilizia un interesse piuttosto marginale;
Samuel Wyatt il fratello dell'assai pi famoso
James, architetto che occupa un ruolo abbastanza importante nel panorama architettonico
del suo tempo. Si pu avanzare l'ipotesi che
Samuel abbia fatto da tramite tra il mondo dei
fabbricati industriali e il fratello architetto colto
ed eclettico, autore, fra l'altro, di Fonthill una
delle prime residenze in stile Neogotico. Di essa
scrive Hitchcoock : This was a landmark in the
rise of Gothik Revival14. tra il 1802 ed il 1811
James Wyatt costruisce a Kew per Giorgio III il
New Palace, nel quale introduce per la prima
volta l'ossatura metallica in un edificio rappresentativo. , sempre secondo Hitchcock, una
curious conjunction of technical and stylistic
innovation15. Il coesistere della ricerca stilistica
e dell'interesse per le nuove tecniche costruttive, forse conosciute attraverso contatti diretti o
mediati con il mondo dei Mills e delle
Warehouses e curious solo perch non s'inserisce nello schema della scissione totale tra
interessi tecnologico-ingegnereschi e stilisticoarchitettonici. Altrimenti riguardato, mostra invece il permanere di rapporti e collegamenti tra i
due tipi di interessi coesistenti nella stessa persona.
Altri casi s'incontreranno di architetti che congiungeranno l'uso dello stile neogotico con l'impiego di elementi di ghisa, e che cercheranno

d'inserire nella loro ricerca stilistica le possibilit


latenti nel nuovo materiale. thomas Rickmann,
l'architetto della New Court del St. John's
College a Cambridge costruisce a Liverpool ed
a Birmingham una serie di chiese neogotiche,
alcune con largo impiego della ghisa, talvolta
apparente all'esterno16 [Figg. 3, 4].
Chiusa la lunga parentesi riprendiamo il succinto riassunto dello sviluppo delle costruzioni in
ghisa17.
Il primo edificio industriale a sostituire i pilastri in
legno con pilastri in ghisa la filanda di cotone
costruita a Derby, da William Strutt, nel 1792-93.
L'involucro esterno in muratura di mattoni, spesso 24 pollici nei primi due piani, 13 pollici nei
quattro successivi, conteneva una struttura a
telai trasversali. I ritti di questi erano colonne di
ghisa a sezione cruciforme arrotondata, di altez-

101

LA DIDAttICA E LA RICERCA

Fig. 4. Esterno della chiesa di S. Michael in Hamlet,


Liverpool 1813, arch. Thomas Rikmann. Tutte le parti che
non sono in mattoni, sono in ferro verniciato in rosso
Fig. 5. Sistema costruttivo della filanda William Strutt, a
Derby, 1792-93
Fig. 6. La Warehause a Milford, opera di William Strutt.
Essa probabilmente ripete in modo integrale il sistema
costruttivo della filanda del 1792

travi ancora di legno, tutti gli elementi costruttivi


dell'ossatura portante quale si stabilizzer nel
primo ventennio del secolo successivo, anche
se continuer a subire continui miglioramenti di
dettaglio [Fig. 5]. L'unificazione dimensionale
delle campate non certo una novit18. Ma qui
sembra pi che mai legata ad una unificazione
costruttiva degli elementi che compongono l'ossatura.

za libera 8 piedi e 2 pollici. I traversi erano travi


di abete del Baltico, di sezione probabilmente
12 pollici x 12 pollici, in tre campate di 9 piedi
ciascuna, ad interasse anch'esso di 9 piedi. Sui
traversi riposavano, attraverso un'imposta costituita da un listello di legno sagomato rivestito di
lamiera metallica, archi di mattoni pieni. I traversi erano collegati da tiranti in ferro forgiato aventi lo scopo di assorbire le spinte delle voltine di
mattoni. Ogni colonna era congiunta con quella
soprastante a mezzo di uno spinotto, anch'esso
in ghisa che, attraversando le travi di abete,
andava ad alloggiarsi negli incavi esistenti alla
testa e al piede rispettivamente delle colonne.
La struttura di questa filanda contiene, a parte le

102

Questa presenta infatti una totale invariabilit in


direzione verticale. Le colonne mantengono
immutata per tutti i piani e l'altezza dal pavimento all'imposta degli archi e la sezione trasversale, a differenza di quanto avviene per le murature esterne che, come s visto, risegano decisamente tra il secondo ed il terzo piano. Si afferma
in embrione un principio, quasi onnipresente
nelle tecniche dell'edilizia industrializzata e
quindi anche nella prefabbricazione: la costanza
della sezione di membrature anche soggette a
sollecitazioni diverse, pur di ottenere l'unificazione dimensionale e quindi la costruibilit in serie,
grande o piccola non importa. Una riprova dell'esattezza dell'ipotesi che considerazioni di tal
fatta fossero gi realmente presenti da un altro
edificio, con identica struttura, anch'esso
costruito da William Strutt, la Milford Warehouse
[Fig. 6]. Essa presenta un'ossatura praticamen-

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

Fig. 7. La filanda della Ditta Benyon, Marshall e Bage a


Shrewsbury, opera di Charles Bage, 1796-97

te identica, tranne che per l'interasse dei telai


trasversali (7 piedi nelle ali, 10 piedi e 6 pollici
nella parte centrale), ma l'interasse una misura che non influisce sulla struttura intelaiata.
assai probabile che per le colonne di ghisa
venissero usate le stesse forme impiegate per la
filanda.
Si noti che le connessioni tra due pilastri di ghisa
sovrapposti sono piuttosto deboli; lo spinotto
entra in essi per una lunghezza assai ridotta,
tanto da poter considerare la connessione come
una cerniera. La relativa labilit della struttura, e
soprattutto la sensazione di insicurezza che
doveva derivarne per i costruttori rappresenteranno l'ostacolo maggiore alla eliminazione
delle pareti perimetrali e quindi alla realizzazione dell'edificio con strutture totalmente metalliche. Ai pesanti muri esterni era infatti coscientemente affidata la funzione d'irrigidimento dell'intero sistema strutturale.
Il passo decisivo viene compiuto nella filanda di
lino a Shrewsbury Castle Foregate, costruita da
Charles Bage per conto della ditta Benyon,
Marshall & Bage e terminata nel 179719 [Fig. 7].
Qui la muratura esterna in mattoni dello spessore di 23 pollici per i primi due piani e gradualmente risegante sino a 13 pollici all'ultimo dei 5
piani, involucra una serie di telai a quattro campate, i cui ritti sono ancora colonne cruciformi di
ghisa ed i traversi, ecco la novit, travi anch'esse di ghisa a sezione trapezoidale con base
allargata per consentire l'appoggio degli archi di
mattoni pieni che costituiscono il solaio. Le travi
sono continue, ricavate in unica fusione per le
quattro campate.

103

la didattica e la ricerca

Fig. 8. Sezione della serra di Decimus Burton. Le colonne


usate come grondaie prefigurano quella integrazione tra
strutture e impianti che riaffiora in alcune tendenze contemporanee.
Fig. 9. Il sistema costruttivo delle prime filande a confronto.
In alto la giunzione degli elementi; in basso la sezione delle
travi

Val la pena di notare che la sezione retta dei traversi ha un'altezza variabile da 7 pollici dove
essi s'appoggiano sui muri esterni, a 11 pollici a
met campata e, infine, a 10 pollici sui pilastri.
chiara la corrispondenza con la distribuzione
longitudinale dei momenti flettenti: nulli all'appoggio, massimi i momenti positivi nelle campate esterne, un po' minori quelli negativi sugli
appoggi intermedi.
una intuizione che precede di svariati decenni
la teoria esatta della distribuzione dei momenti
flettenti nelle travi continue. il collegamento tra

104

le colonne ancora con spinotti attraversanti le


travi di ghisa20.
la filanda a Salford per la ditta Philipps & lee,
di Boulton & Watt del 1801, per lungo tempo
erroneamente considerata come il primo edificio
ad intelaiatura interamente metallica21 contiene
ancora importanti perfezionamenti. i ritti dei telai
non sono pi a sezione piena e cruciforme, ma
circolare e cava. le travi presentano la rudimentale sezione a t, che diventer poi tipica di
tutte le costruzioni successive; infine le catene
di ferro forgiato destinate ad assorbire la spinta
degli archi del solaio, sono interne al solaio stesso. le colonne di ghisa fungono contemporaneamente da condotti di distribuzione del vapore.
compare per la prima volta quella commistione
tra strutture ed impianti che, ripresa poi dai
costruttori delle grandi serre22 [Fig. 8], si ripresenta oggi come uno degli aspetti della tendenza verso l'integrazione di una molteplicit di funzioni in elementi complessi ma unitari23. con le
colonne cave, a Salford, fanno capolino le
modanature, gli elementi stilistici decorativi,
sinora assenti nelle strutture interne. le travi
sono ancora continue sulle colonne, collegate
anche qui con spinotti passanti. l'altezza delle
travi ancora variabile in modo da seguire
approssimativamente e intuitivamente la variazione dei momenti flettenti.
la sequenza delle filande [Figg. 9, 10] registra
un altro passo avanti nella realizzazione del
Meadow lane Mill costruito a leeds nel 18021803 da Bage. la volont di smorzare le sollecitazioni di trazione alle quali la resistenza della

ghisa modesta, spinge Bage ad adottare connessioni a semplice appoggio tra colonne (qui di
nuovo cruciformi) e travi. ci consente di elimi-

ANtOLOGIA DEGLI SCRIttI

Fig. 10. Schemi statici e costruttivi delle filande


Fig. 11. Lossatura in ghisa secondo William Fairbain. Il
metodo solo un affinamento dei sistemi costruttivi delle
filande che lo precedono di vari decenni
Fig. 12. Lossatura in ghisa secondo W. Fairbain; schema
assonometrico di montaggio

nare la variazione d'altezza di queste ultime,


poich i momenti sono tutti positivi e la sezione
a t invertita (le ali servono d'imposta agli archi
di mattoni) presenta la maggiore superficie sempre nella zona tesa consentendo, quindi, una
minor tensione unitaria. un perfezionamento
molto importante, forse decisivo, per quegli sviluppi che porteranno alla prefabbricazione. Ne
discende, infatti, l'abbandono della trave continua e la possibilit di decomporre i traversi dei
telai in pezzi elementari tutti eguali. Se si ricorda che gi le colonne erano eguali (verosimilmente proprio per impiegare un solo tipo di
forma per il getto di ghisa) ci si rende conto del
come un processo di affinamento puramente
tecnologico, dettato solo dalle caratteristiche del

10

11

12

nuovo materiale impiegato, abbia portato ad


una struttura naturalmente incline ad essere
prefabbricata. Degna di nota ancora la sempre
pi affermantesi unificazione dimensionale. La
larghezza interna delle strutture metalliche di
Bage costantemente di 36 piedi, la ritroviamo
nella gi vista filanda per lino a Shrewsbury,
Castle Foregate, a Leeds e, ancora a
Shrewsbury, Castle Field, nella New Factory del
1803-04.
A questo punto si pu dire che, nelle sue linee
essenziali, I'ossatura portante di ghisa ha raggiunto la sua compiutezza.
Gli edifici industriali e commerciali che seguiranno tenderanno ad adottare le colonne di Boulton
& Watt accoppiate alle travi appoggiate di Bage,
godendo della semplicit di produzione delle
prime, e della razionalit dello schema struttura-

le conseguente alle seconde.


L'interesse storico si sposta, per qualche decennio, dal progresso puramente tecnico al processo di sempre pi larga diffusione della struttura
interna in ghisa nell'edilizia civile. II contemporaneo, ma indipendente, sviluppo della facciata
esterna di ghisa, completa le premesse dell'edificio ad intelaiatura portante completa e prefabbricata.
Il tipo di struttura cos delineatosi, si manterr
sostanzialmente invariato per tutta la prima
met del secolo, fin quando cio il materiale pi
comune sar la ghisa [Figg. 11, 12]. Autorevole
riprova di ci costituita dal trattato di William
Fairbairn, celebre ingegnere che apport ancora miglioramenti a questo schema, soprattutto
per quel che riguarda i solai24 [Fig. 13]. Le innovazioni riguardano la sezione della trave, a

105

LA DIDAttICA E LA RICERCA

Fig. 13. Il mercato della carne a Smithfield costruito nel


1866 da Horace Jones. notevole la persistenza del sistema di giunzione della trave inferiore
Figg. 14, 15. Lossatura in ferro forgiato secondo William
Fairbain.
Fig. 16. Lossatura in ferro forgiato secondo W. Fairbain.
Schema assonometrico di montaggio

Decisamente ancora pi avanzato il sistema


costruttivo descritto nello stesso trattato, per le
strutture di ferro forgiato [Figg. 14-16]. Le innovazioni pi importanti sembrano tre. L'adozione
dei bulloni come sistema generale di giunzione
(collegamenti trave-colonna e trave-tiranti). La
forma della testata della colonna, all'attacco
delle travi, a pianta quadrata capace quindi di
congiungersi con travi in ambedue le direzioni:
adatta quindi per una pianta realmente modulare a maglia quadrata o rettangolare, non solo
unidirezionale come quella consentita dalla
giunzione a collare delle strutture in ghisa (e
sembra legittimo a questo punto domandarsi se
soluzioni tecniche di tal fatta non abbiano operato, almeno, come sollecitazioni, per la impostazione modulare della pianta del Palazzo di
Cristallo).
Infine il nuovo tipo di solaio che sostituisce le
15

13

forma di I anche se ad ali molto ridotte, e il profilo longitudinale, che presenta il massimo spessore in mezzeria e il minimo in corrispondenza
sia dei pilastri che degli appoggi sui muri,
mostrando come la trave fosse concepita come
appoggiata ai due estremi di ogni campata. Il
sistema di attacco delle travi, identico a quello
usato nel Belper North Mill di William Strutt, nel
1803: si manterr inalterato (con la sostituzione
dei bulloni all'anello di collegamento tra due travi
contigue) ancora per molto tempo25.

106

14

16

ANtOLOGIA DEGLI SCRIttI

Fig. 17. Il mulino prefabbricato di Fairbain, costruito in


Inghilterra nel 1839 e spedito in Turchia
Fig. 18. Gli edifici commerciali di Alexander Parris in North
Market Street, Boston. Esempio perfetto della funzionalit
astylar dei migliori edifici commerciali e per uffici in pietra
Fig. 19. Il Lorillard Building, forse il pi antico edificio con
struttura in ghisa, ancora esistente in America

tradizionali voltine in mattoni con voltine in


lamiera di ferro, riempite di calcestruzzo e rinforzate da cordoli di ferri a t. La prima e l'ultima
delle innovazioni hanno come effetto un aumento della rigidezza della struttura26 e consentono
quindi di non fare affidamento solo sui pesanti
muri esterni per garantire l'indeformabilit della
struttura (come invece raccomandato dallo
stesso Fairbairn per le costruzioni in ghisa).
Conseguentemente, diventa possibile sostituire
i muri esterni con facciate metalliche. Nessun
ostacolo si frappone pi alla trasportabilit di
tutti i componenti degli edifici, e quindi alla prefabbricazione. Fairbairn infatti, aveva gi sin dal
1839 costruito in Inghilterra, e poi spedito in
turchia un mulino interamente in ghisa e ferro
forgiato [Fig. 17].
Strutture in ghisa o ferro forgiato di questo tipo,
si andarono tacitamente diffondendo soprattutto
nel decennio 1840-185027, quando l'uso della
facciata esterna in ferro (molto spesso paradossalmente associata con strutture interne murarie) cominciava a generalizzarsi. Alla fine del

decennio i due filoni di sviluppo hanno raggiunto una certa maturit, quando convergono nell'opera degli americani Daniel Bagder, e, soprattutto, James Bogardus.
L'adozione della ghisa nelle pareti esterne,
avviene sotto la spinta di esigenze diverse da
quelle strutturali gi viste, negli edifici per uffici e
nelle Warehouses, tipi edilizi che, d'altra parte,
vanno sempre pi avvicinandosi tra di loro, tendendo a generare edifici polivalenti, capaci di
accogliere indifferentemente offices e stores,
formati da un numero variabile di piani elevati
uguali, composti da campate uguali, all'incirca di
6 piedi.
Questa organizzazione interna dell'edificio
tende a proiettarsi alI'esterno, traducendosi in
una facciata regolare, in cui le finestre, allargandosi sempre di pi, assottigliano i pieni riducendoli ad un reticolo di stipiti ed architravi, che si
configurano come una vera e propria intelaiatura di pietra. La facciata intelaiata, dunque, che
trover la sua pi logica realizzazione strutturale nella costruzione in ferro, nasce, e raggiunge

un livello figurativo assai elevato, in pietra. La


nuova tecnica costruttiva, a bene ribadirlo,
sposa, non impone, una nuova forma la cui origine tipologica28. Gi nel 1823 a Boston
Alexander Parris29 ne realizza nella North
Market Street un esempio forse insuperato [Fig.
18]. Questa tradizione di facciate spoglie,
essenziali, , per gli edifici commerciali, prevalentemente americana30. Ad essa si adegua il
Lorillard Building31 in Gold Street, N. Y. del 1837
[Fig. 19], probabilmente il pi antico edificio
americano con struttura in ferro ancora conser-

17

18

19

107

LA DIDAttICA E LA RICERCA

Fig. 20. Il sistema costruttivo di J. Bogardus, come esposto nella sua patente

vato: gli elementi stilistici (capitelli dorici,


mascheroni, scanalature) sono solo degli
accenni. La struttura in ferro limitata ai primi
due piani, dove pi sentita la necessit di
avere una grande superficie libera per le vetrine.
questa la seconda esigenza tipologica che
spinge non solo alI'impiego, ma alla franca
esposizione della ghisa nelle facciate: ed essa
a dare origine ai primi prospetti integralmente in
ghisa, a vista, di solito a uno o due piani32, sorti
a Parigi nel terzo decennio del secolo. Le facciate in ghisa ad un piano o i piani terra in ghisa, in
facciate tradizionali poco per volta si moltiplicano sino a divenire la soluzione corrente dell'edificio il cui piano terra destinato ad usi commerciali.
Infine - non ultima componente delle facciate in
ghisa - il perfezionarsi della diffusione delle tecniche di fusione, rese sempre pi conveniente la
ghisa come materiale adatto ad un'economica
realizzazione di ornamentazioni tipiche della
pietra. sintomatico a tal proposito che la prima
facciata interamente in ghisa, quella della
Miner's Bank di Pottaville, Pennsylvania, eretta
dall'architetto John Haviland nel 1829, deve la
scelta del materiale alla possibilit di imitare,
dipingendo le lastre di ghisa, pietra da taglio di
qualit superiore a quella che avrebbero potuto
fornire le cave locali.
tutti questi filoni di sviluppo, sparsi qua e l nel
mondo si riannodano verso la met del secolo a
New York dove, a Brooklin, gli edifici commerciali riempiono la scacchiera del piano di Morris,
De Litte e Rutheford. Il reticolo delle strade definisce lotti edificabili quasi standardizzati, con

108

profondit di circa 50 piedi e fronti di circa 25


piedi o un multiplo di tale lunghezza. Ci costituisce una ulteriore spinta all'unificazione
dimensionale delle facciate articolate quasi
spontaneamente su quattro campate di circa 6
piedi.
ancora una sollecitazione all'impiego di elementi strutturali tipo e quindi un'altra spinta
verso la prefabbricazione almeno delle facciate,
cos come lo la concentrazione delle fonderie
in poche citt e la contemporanea dispersione
del mercato di edifici commerciali e industriali su
aree molto pi vaste33.
Il fenomeno si era gi prodotto in Inghilterra,
interessando distanze ancora maggiori, poich
le fonderie della madrepatria spedivano i loro
prodotti edilizi, nelle colonie, in America, un po'
dappertutto. Insomma, condizioni economiche,
esigenze tipologiche, progresso tecnologico e
configurazioni urbane concorrono tutte a dare
vita a una struttura gi di per se atta alla prefabbricazione. Questa sua caratteristica viene subito sfruttata per rispondere alle necessit di mercato nascenti dalla distribuzione geograficamente dispersa della domanda.
L'opera di James Bogardus34 matura quindi in
un ambiente e un tempo particolarmente propizi. Nulla egli deve a Paxton, se non la facilitazione della popolarit che alla costruzione in ferro
deriv dal travolgente successo del Palazzo di
Cristallo.
In fondo, Bogardus non introdusse grandi innovazioni tecniche. Egli per raccolse le fila sparse di quanto era gi tecnicamente possibile,
aggiungendovi di suo sopratutto la precisa

coscienza delle possibilit insite nella costruzione in metallo. trasform un procedimento pratico in un sistema. Altra cosa sono naturalmente
le sue concezioni architettoniche, per certi
aspetti assai confuse e rispecchianti le idee correnti alla met del XIX secolo, per altri aspetti
invece, abbastanza avanzate. Ma ci merita un
discorso pi lungo da fare in altra sede.
Il disegno del sistema costruttivo di Bogardus35
non molto chiaro36. L'interpretazione che se ne
suole dare quella di una struttura integralmente in ferro37 la cui facciata composta di pannelli pilastro, cavi, con semi-colonne sporgenti, elementi orizzontali a forma di cornice, aventi funzione di travi di facciata, e poi travi trasversali
principali e secondarie, sulle quali riposa un
sistema di piastre di ferro congiunte a tenone e
mortisa. Alcuni autori vogliono che le travi principali fossero del tipo armato, con catena in
ferro forgiato e le secondarie invece, con sezione a I; altri vogliono il contrario38. Si pu avanzare per l'opinione che la patente [Fig. 20],
malgrado la sua denominazione (iron structure)
e le affermazioni di Bogardus, riguardasse la

20

ANtOLOGIA DEGLI SCRIttI

sola facciata, come d'altra parte sembrerebbe


confermare la descrizione dello stesso autore39,
il quale, inoltre, sottolinea con tanta forza l'importanza delle giunzioni a bulloni delle singole
parti della facciata da far pensare che egli ritenesse che proprio in questo stesse la novit,
l'essenza stessa del brevetto.
Ci risulta chiaramente dalla sua illustrazione
dei vantaggi del suo metodo in contrapposizione
ai difetti degli altri tipi di giunzione escogitati dai
rivali per sfuggire al suo brevetto: It is also plain
that such a building may be erected with extraordinary facility, and at all season of the year. No
plumb is needed; no square, no level. As fast as
the pieces can be handled, the may be adjusted
and secured by the most ignorant workman: the
building cannot fail to be perpendicular and firm.
Wedges, mortices, and chairs, are all ignored:
they are subsequent inventions of interested
individuals, in order to evade the patent; and to
render less dangerous, or less apparent, their
imperfect and unstable joints. Strenght is secured in the simplest and surest way, and at the
least possible expense.
Se questa ipotesi esatta, gli archi armati che si
vedono nel disegno potrebbero essere niente
altro che il tipo di solaio che abbiamo gi visto
adottato da Fairbairn in Inghilterra40. Essi sono
riportati nel disegno, solo per completezza ma
non costituiscono una innovazione rispetto ad
una pratica corrente, almeno in Inghilterra, per
la struttura interna del fabbricato. La trave armata, che completa l'ossatura metallica dei principali edifici di Bogardus sarebbe dunque una
invenzione pi tarda.

Il contributo fondamentale di Bogardus sta dunque, lo si gi detto, non tanto in rivoluzionarie


novit tecniche, quanto nell'avere definitivamente messo insieme le varie e parziali esperienze
tecniche costruttive allora esistenti e sopratutto
nell'aver preso coscienza delle possibilit statiche, industriali e architettoniche, implicite nei
procedimenti adottati. Per quanto riguarda la
statica Bogardus evidenzia le solidariet e la
rigidezza di una struttura le cui connessioni tra
elementi fossero eseguite secondo il suo brevetto: from this description it is plain, that the
separate parts are so united as to form one stable whole, equivalent in strenght, to a single
piece of cast iron41. C' una coscienza del funzionamento a struttura intelaiata che sembra
largamente superare quella di Fairbairn, di cui si
ricorder la preoccupazione per la rigidezza
della struttura, da assicurare per mezzo dei muri
esterni42. D'altronde basta ricordare il famoso
disegno della fabbrica di Bogardus, popolarizzato dalla sua inclusione nello Space, time and
Architecture, di Giedion con molte colonne
tagliate, per riconoscervi la convinzione della
solidariet della struttura e della diffusione delle
sollecitazioni. E in effetti, anche s' difficile fare
un paragone tra la struttura per la facciata di
Bogardus e la struttura interna di Fairbairn, la
prima sembra realmente pi rigida in conseguenza della forma dei pezzi, e delle maggiori
superfici di contatto.
Dal punto di vista del procedimento industriale
di fabbricazione Bogardus si rende immediatamente conto delle possibilit ripetitive insite nel
metodo adottato. Le prime tre facciate in ghisa,

la John Milhau Drugstore del 1848 [Fig. 21], la


Edgard Laing Stores del 1849 [Fig. 22], ed infine la fabbrica dello stesso Bogardus [Fig. 23],
mostrano praticamente identico disegno, a
meno di qualche elemento decorativo.
assai probabile che siano state adoperate le
stesse forme, per la fusione dei pezzi in ghisa di
tutti e tre gli edifici. Sono ancora costruzioni utilitarie, fatte senza molte pretese architettoniche
e senza l'intervento di un architetto.
Ma il fatto si ripeter in circostanze pi significative. Nel 1850 Bogardus costruisce, o meglio,
monta a Baltimora, con pezzi fusi a New York il
Sun Building, su disegno dell'architetto R. G.
Hatfield [Fig. 24].
un progetto molto elaborato, stilisticamente
superiore alla media, con le sue arcate neorinascimentali, con i suoi ordini sovrapposti, con i
suoi fregi, mensole, modanature.
, se vogliamo, un passo indietro rispetto ai
primi edifici di Bogardus, di cui mantiene solo
l'interasse dei pilastri. Ma importante per la
sua rappresentativit, per l'essere l'opera di un
architetto, per l'importanza accordata al suo
aspetto esterno. Nel 1854 Bogardus costru,
applicandovi il suo nuovo tipo di travi armate,
l'edificio della Harper & Brothers Printing Plant
[Figg. 25, 26]. John Carlies architetto e costruttore43 adott il partito decorativo gi usato per il
Sun Building, del quale furono addirittura usate
le forme per le fusioni di ghisa, per gli elementi
dei quattro piani superiori.
Insomma, a parte il reale valore del design
della facciata metallica, che riflette il gusto ed il
livello correnti, si afferma il principio della com-

109

LA DIDAttICA E LA RICERCA

Fig. 21. La John Milan Drugstore, New York, 1848


Fig. 22. La Edward Laing Store, New York, 1849
Fig. 23. La fabbrica di Bogardus, New York, 1848-49
Fig. 24. Il Sun Building. Ledificio fu costruito da Bogardus
con larchitetto Hatfield, Baltimore, 1851
Figg. 25, 26. Costruito con larch. Calies, con le stesse
forme di fusione del Sun Building, New York, 1854

23

25
21

22

110

24

26

ANtOLOGIA DEGLI SCRIttI

Figg. 27, 28. Copertina e controcopertina del testo di


Bogardus
Fig. 29. Un esempio delle possibilit ornamentali della
ghisa, indicato dallo stesso Bogardus, nel suo Cast Iron in
Architecture

27

posizione dell'edificio attraverso elementimodello, ripetibili e da assembleare in combinazioni diverse. Basta infatti dare uno sguardo alle
illustrazioni del Sun Building e dell'Harper &
Brothers per vedere come, malgrado l'eguaglianza della campata tipo dei quattro piani
superiori, l'effetto generale, sopratutto a causa
della differente volumetria, sia nei due edifici
molto diverso; come peraltro era avvenuto nei
primi due pi modesti edifici degli anni 48-50.
difficile dire fino a che punto Bogardus o gli

28

altri costruttori o architetti che operavano con


queste strutture in ferro, fossero coscienti di ci.
Nel pi volte citato Cast Iron Buildings [Figg.
27, 28] non si accenna esplicitamente alla possibilit di utilizzare pi volte le stesse forme di
fusione, se non per quanto riguarda gli elementi decorativi44 [Fig. 29], ma il fatto rimane ed di
per se pi eloquente di qualsiasi esplicita teoria.
Resta da verificare, ma non questa la sede,
quanto la legittimit della ripetizione dell'elemento decorativo in contesti diversi, non fosse

29

gi insita nella concezione della ornamental


architecture che faceva dell'ornamento appunto il soggetto del valore estetico, valore da non
ricercarsi tanto nell'originalit, quanto in qualit
oggettive del disegno (ricchezza, eleganza,
rispondenza a modelli culturali passati), qualit
capaci di essere fruite dal consumatore. Forse,
in forme abnormi, c'era pi viva di quanto non
sar per i primi cosidetti pionieri una concezione
abbastanza moderna del rapporto tra il modo di
progettare, l'elemento progettato, e il fruitore

111

LA DIDAttICA E LA RICERCA

Fig. 30. Fotografia dei resti del palazzo di Cristallo scattata da Benedetto Colajanni durante un suo viaggio a Londra

30

dell'elemento45. Sicuramente chiara invece la


comprensione dei vantaggi tecnici della costruzione in ghisa. Ritroviamo nel libretto di
Bogardus, diversi argomenti assai frequenti nei
molto pi tardi scritti sulla prefabbricazione.
Solo per citarne alcuni:
1) Possibilit che il lavoro di montaggio si svolga durante tutto l'anno senza le interruzioni che
il maltempo provoca nei cantieri tradizionali46.
2) Possibilit di separazione del luogo di fabbricazione (officina), e del luogo di montaggio
(cantiere)47.
3) Possibilit di smontaggio e riutilizzazione
altrove48. Ovviamente questa non una caratteristica necessaria di tutti i sistemi di prefabbrica-

112

zione. Essa per fu realmente utilizzata nel caso


della fabbrica di Bogardus (smontata nel 1859
per l'allagamento della strada; non si hanno
notizie di una sua ricostruzione altrove, o ancor
meglio per il Palazzo di Cristallo, smontato da
Hyde Park e rimontato a Sydenham [Fig. 30].
4) La minor superficie occupata dalle pareti
esterne in metallo rispetto a quelle in muratura49: un argomento presente in tutti gli articoli o i
libri sui curtain walls.
5) Le possibilit espressive insite nell'uso del
nuovo materiale, soprattutto come suggerimento e legittimazione di proporzioni tra le parti,
diverse da quelle tradizionali50. Ci non in
fondo una novit. Ruskin51 aveva prescritto l'uso

del ferro proprio perch in esso vedeva la possibilit di nuove proporzioni tra le parti, che
avrebbero portato ad una architettura totalmente diversa da quella del passato, nuova architettura della quale astrattamente ammetteva la
legittimit, ma che non vedeva realizzata nelle
opere in ferro della sua epoca. Owen Jones52
ricercava in questa nuova architettura una estetica del ferro, sia progettando direttamente facciate metalliche, sia disegnando ornamenti per
le strutture in ferro delle prime stazioni inglesi.
Altri architetti e scrittori, parleranno ancora della
esistenza di queste possibilit espressive, ma
pochi andranno al di I della semplice enunciazione di tali possibilit. Bogardus ne aveva,
forse, coscienza pi matura, anche se in definitiva ci non gli imped di passare dai pi sobri,
ritmati, quasi funzionali prospetti delle Milhau e
Laing Stores e della sua fabbrica agli elaborati
pastiches neorinascimentali dei Sun e Harper
& Brothers Buidings, propinatigli dagli architetti Hatfield e Corlies.
Un esame anche sommario dell'opera di
Bogardus non pu trascurare il suo progetto per
il New York Crystal Palace, per il quale egli
aveva previsto una struttura anulare in ghisa, di
quattro piani, sorreggente allinterno un tetto
appeso a una catena in ferro, fissato ad una
torre centrale di tredici piani.
Oltre a presentare una delle prime proposte di
copertura sospesa (un tipo divenuto corrente
solo nel secondo dopoguerra) il progetto, esibisce un grattacielo (che tale pu considerarsi
all'epoca un edificio di tredici piani).
Nel 1865 Bogardus sosterr per iscritto la sua

ANtOLOGIA DEGLI SCRIttI

fede nelle possibilit della ghisa di dar luogo ad


edifici molte volte pi alti di quelli allora in uso53.
Ancora da rilevare la preoccupazione del progettista di garantire una riutilizzazione degli elementi della costruzione provvisoria, dopo il suo
smontaggio.
La forma circolare era ottenuta per approssimazione a mezzo di campate rettilinee, delle solite
dimensioni, che avrebbero potuto trovare facile
collocazione in facciate del tipo che nel 1853 era
diventato ormai comune; insomma sfruttata la
flessibilit, la capacita combinatoria dell'elemento base, per ottenere con esso sia edifici normali, sia edifici assolutamente eccezionali
come quello proposto.
insomma un progetto-manifesto; vi sono presenti ed esemplificate, tutte le possibilit insite
nel sistema: solo una parte di esse sar esplicitata da Bogardus nel suo scritto del 1856.
* Il presente testo stato pubblicato in
Quaderni dellIstituto di Architettura tecnica
dellUniversit di Palermo, n. 9, Palermo, luglio
1968 (pp. 3-17).
Si sono in questa sede integrate ed in parte
sostituite le immagini desumendole dai documenti originali che Benedetto Colajanni si era
fatto spedire mediante il Photographic
Services della University of Illinois,che sono
specificatamente richiamate nel testo [N.d.R.]
NOTE
1

Cfr. Giedion S., Spazio, Tempo ed Architettura, Milano,


Hoepli, la ed. italiana, 1954 (p. 209).
"L'architettura ha raggiunto l'ingegneria con molto ritardo. La
nostra epoca ha trovato lentamente la capacit di esprime-

re in architettura quanto l'ingegneria gi da lungo tempo era


andata significando nel suo astratto linguaggio. Questo processo andava sviluppandosi con tanta lentezza che intorno
al 1900 sul continente la maggior parte degli edifici dai quali
il movimento moderno ebbe inizio non avevano alcun rapporto con l'abitazione umana. Erano fabbriche, borse,
magazzini ed edifici simili. Gli schemi costruttivi che rappresentano le prime soluzioni nello spirito presente furono proposti in un'atmosfera neutrale, completamente esclusi dal
campo degli intimi personali sentimenti".
2 Cfr. Benevolo L., Storia dell'architettura moderna, Bari,
Laterza, I ediz., 1960; in particolare Sez. 1., Cap. 1., sub. 5:
Ingegneria e neoclassicismo (nonch pp. 33 e 34).
3 Cfr., ad es., Richards J. M., The functional tradition in early
industrial buildings, Londra, the Architectural Press, 1958.
4 Cfr., ad es., Benevolo L., op. cit. (pp. 84-86).
5 Cfr. E. Graeme Robertson, The Australian Verandah, in
the Architectural Review, CXXVII, n. 758, 1960 (pp. 238245).
6 Ma sono eccezioni assai significative, almeno quelle
riguardanti alcune chiese, poich proprio in esse sono pi
evidenti talune problematiche di relazioni tra fatti costruttivi
e volont di espressione.
7 La successiva diffusione delle fonderie di ghisa su tutto il
territorio dei paesi industrializzati, contribu allo scemare dell'interesse per le tecniche di prefabbricazione.
8 Cfr. J. Harris, Cast iron columns 1706, in Architectural
Review, July 1961 (pp. 60-61).
Non vi sono documenti che attestano esplicitamente che le
colonne della galleria della Parliament House siano state
costruite in ghisa. Le rappresentazioni pittoriche le mostrano
cos esili che non possibile immaginarle in alcun altro
materiale allora disponibile.
Un disegno assai simile di colonne a capitelli lo si ritrova nel
trattato Newe Boake of Drawing, del famoso ferronier Jean
tijou, contemporaneo di Wren. I capitelli, di un lussureggiante disegno a fogliami, erano assai probabilmente in legno.
L'aspetto di queste colonne non doveva esser dissimile da
quello che pi di un secolo dopo, ottenne John Nash nel
Royal Pavilion a Brighton. Vale la pena di notare che ai primi
dell'800 una espansione della galleria, sempre con colonne
di ferro, fu realizzata da James Wyatt, ancora una volta alle

prese, come si vedr in seguito, con l'uso del nuovo materiale in un'opera di grande impegno architettonico.
9 Hitchcock H., The Architecture: nineteenth and twentieth
century, Penguin Books, Harmondsworth, 1958, p. 116.
10 Skempton A. W. e Johnson K. R., The first iron frames, in
Architectural Review, CXXXI, n. 781, Marzo 1962 (p.
179).
11 Hitchcock H. R., op. cit.,. 1958, (p. 116). L'autore non
riporta alcun altro particolare, non indica n la sezione, n la
luce, n dice se si tratti di travi reticolari.
12 Hitchcock H. R., op. cit., 1958; S. Giedion, op. cit., 1954
Illustrazioni di alcune di esse (La Grande Galerie du Louvre,
le thtre Francais, les Halles au Bl) si possono trovare
net trattato del Rondelet, Trait de l'Art de Btir, Parigi
13 Richards J. M., op. cit., 1958, (p. 76).
14 Hitchcock H. R., op. cit, 1958,. (p. 2).
15 Hitchcock H. R., op. cit, 1958,. (p. 117).
16 S. George in Everton e St. Michael in Hamlet net 1813, St.
Philipp in Hardmann Street, 1816, a Liverpool.
interessante notare che Rickmann non era di formazione
specificatamente architettonica. Lavorava in una compagnia
di assicurazioni e si accost all'architettura proprio attraverso l'interesse, per cos dire, umanistico, verso il gotico, dei
cui "periodi" fu il primo sistematore. Particolare rilievo ha
quindi il suo interesse per la struttura in ghisa in quanto nato
dopo, e forse in conseguenza, dei suoi interessi stilistici.
tutto ci sembra mostrare che se da un lato, come dice
Benevolo, il neoclassicismo il linguaggio convenzionalmente adottato dall'ingegnere che volutamente ignora i problemi stilistici, dall'altro il neogotico invece ha una componente opposta. il linguaggio di alcuni architetti che non
ignorano gli sviluppi delle tecniche costruttive moderne, anzi
tentano, ben prima di Viollet Le Duc, di riassumerle in esso.
17 Le notizie qui sotto riportate sono in buona parte desunte
da Skempton A. W., Johnson K. R., The first iron frames, in
Architectural Review, March 1962 (pp. 175-186).
18 Si veda come esempio di fabbricato industriale strettamente modulato la fabbrica di tabacco.
19 Skempton A. W., Johnson K. R., op. cit..
20 Nella filanda di Shrewsbury non si riscontra quella spinta
unificazione dimensionale gi delineatasi negli esempi precedenti, almeno per gli elementi verticali. Le colonne hanno

113

LA DIDAttICA E LA RICERCA

infatti sezione diversa nei piani inferiori. Ci forse dovuto


al prevalere dell'interesse di Bage per il dimensionamento
esatto, "scientifico" degli elementi verticali. Egli era infatti
autore di una teoria in merito.
21 Cfr. Giedion S., Space Time & Architecture, oppure J.
Gloag & D. Bridge Water, A History of cast iron in architecture, London, Ed. Allen & Unwin, 1948.
22 Prima ancora che nel palazzo di Cristallo, l'uso delle
colonne cave di ghisa per lo smaltimento dell'acqua piovana
era stato adottato da Paxton nel Great Conservatory a
Chatsworth, Derbyshire, e da Decimus Burton per la Great
Stove a Kew.
23 Cfr., ad es., Wachmann K., La relazione reciproca tra
strutture e impianti tecnici in La casa, n. 5, De Luca,
Roma, s.d.
24 Fairbairn W., On the application of cast and wrought iron
to building purposes, Londra, 1854.
Il capitolo sulle strutture delle Warehouses ripreso da una
sua relazione del 1844. Esso contiene ancora una perorazione dei sistemi costruttivi illustrati, di cui si magnificano le
qualit di resistenza al fuoco, come se ancora tali sistemi
non fossero generalmente accettati ma al contrario, guardati con sospetto: I may safely state that the principle applied
with considerable economy, and with indisputable success,
to corn, cotton, flax, silk and wollen mills including every
description of buildings for the manufacture of textile fabrics
.... .It is also of great value in public buildings such as barracks, prisons, workhouses, hospitaIs, granaries, and every
other description which requires permanency of construction
and security from fire. In private buildings such as dwellinghouses, stables, outhouses, & C., equally efficacious; and
from the exceedingly low rate at which iron is now manufactured, and the improvements that may hereafter be introduced, I entertain hopes that the time is not distant when most
of the buildings of this country shall be as secure from the
corrosive effects of time, as they will be from the ravages of
fire.
traspare da questo scritto il carattere d'avanguardia che
ancora rivestiva la struttura intelaiata in ferro e il suo impiego prevalente, se non esclusivo, nei fabbricati industriali (per
gli altri tipi edilizi ne solo affermata la convenienza). Del
sospetto con il quale era ancora guardato il ferro come

114

materiale di costruzione indice ad esempio, una dichiarazione di un district surveyor riportata nella rivista the
Builder dell'8 febbraio 1851 pochi mesi prima della fabbricazione del Palazzo di Cristallo. Egli protesta contro l'imprudente uso di colonne in ghisa growing fine by degrees,
poste a piano terra a sostegno di tre-quattro piani di muratura, per ricavare vetrine agli angoli delle strade; e sostiene
che la ghisa un treacherous material, da non impiegare
quando le sollecitazioni sono troppo forti, invece del pi
sicuro e collaudato legno. Ci contrasta stranamente con
quanto pi volte affermato da Hitchcock nel suo
Architecture: nineteenth and twentieth centuries, op. cit. (p.
117): by 1850 such (iron) construction was in use in Britain,
for almost all high grade buildings ed ancora (p. 122): more
and more, the use of iron was being generally accepted as
technical necessity in the forties.
25 Si veda ad esempio lo Smithfield Market, costruito nel
1866 da Horace Jones.
26 Il profilo longitudinale delle travi (di altezza costante,
mostra come queste non fossero pi considerate appoggiate agli estremi della campata, bens solidali con i pilastri.
27 Cfr. Hitchcock H. R., op. cit. (p. 112): more and more, the
use of iron being generally accepted as a technical necessity in the forties, e pi sotto: Here and there, in the commercial buildings of this decade, the iron skeleton used inside,
came through to the exterior, as it had on one of Rickman's
Liverpool churches a generation earlier.
28 Questa ambivalenza della conformazione della facciata
rispetto al materiale si conserva a lungo. Un esempio assai
probante il Javne Building, costruito nel 1849 da Johnston
e Walter a Filadelfia (citato dal Pevsner ne I Pionieri
dell'Architettura Moderna, in cui la prevalenza dei vuoti sui
pieni e la scheletricit di questi, supera ancora quella dell'opera di Parris. E non solo l'ambivalenza si conserva, ma
si generalizza.
Cfr. Knight Sturges W., Cast iron in New York, in
Architectural Review, CXIV, Ottobre 1953 (pp. 233-37):
Althoug at first sight it may seem easy to recognise a cast
iron front, this is by no means always the case. Many of
them strikingly resemble stone, and many stone fronts are
scarcely distinguistable from cast iron.
29 Alexander Parris era un tipico esponente americano del

classicismo romantico e del Revival greco; un architetto


quindi portato, per formazione e pratica professionale, verso
l'uso degli stili tradizionali. L'aver progettato un edificio tipicamente "astylar" forse indice di una coscienza delle possibilit espressive dei nuovi tipi edilizi, o almeno della necessit di un diverso atteggiamento progettuale verso di essi.
30 L'edificio commerciale inglese giunger ad una simile
semplificazione molto pi tardi. Esso agli inizi un tipo edilizio non meramente funzionale come quello americano, ma
gi carico della volont rappresentativa di una borghesia
commerciante. Questa cerca nel Palazzo commerciale
l'emblema architettonico di una sua ideale collocazione nella
societ. chiaramente uno schema compositivo, assolutamente inadatto a recepire (con la sua prevalenza dei pieni
sui vuoti, con i suoi pochi piani assai alti, con la sua organizzazione centrale) la serie di ambienti eguali e polivalenti, i
pochi o l'unico grande ambiente, richiesti dalla warehouse o
dal commercial building. L'evoluzione verso la facciata ad
intelaiatura di ghisa quasi interamente vetrata sar quindi
molto pi lenta.
31 Cfr. Condit C., American Building Art, New York-Oxford
University Press, 1960.
32 thiollet F., Serrurerie de fonte et de fer rcemment excutes, Paris, 1832.
33 Bogardus costru edifici oltre che a New York, a
Philadelphia, Baltimora, Washington, San Francisco e perfino a Cuba.
34 James Bogardus, nacque a Catskill (New York) nel 1800.
Si trasfer a New York nel 1825 dove inizi una attivit industriale multiforme, ottenendo patenti per orologi, macchine
tessili, mulini ed eccentrici, ecc. Nel 1836 and in Inghilterra
ove vinse un premio per l'applicazione di una sua macchina
per la stampa di francobolli. Nel 1840 apr una fabbrica per
la costruzione del suo mulino ad eccentrici. Nel 1847 cominci a dedicarsi alla costruzione di edifici metallici, per i quali
prese un brevetto nel 1850.
35 Esso riportato (probabilmente per la prima volta) in W.
Knight Sturges, op. cit., poi ripubblicato in Bannister t. C.,
Bogardus revisited. Non essendo in possesso di una foto
sufficientemente grande dell'originale, il nostro esame
stato necessariamente condotto sulle piccole riproduzioni
che si trovano nei testi sopra citati.

ANtOLOGIA DEGLI SCRIttI

36 La difficolt di interpretazione si deduce chiaramente


dalle versioni contrastanti che ne danno i diversi autori:
Knight Sturges ad esempio nell'illustrare la struttura dei solai
della copertura scrive (op. cit. p. 237): His floor beams were
cast in the form of shallow segmental arches with wrought
iron tie rods to give them the necessary strenght in tension.
These floor beams were framed into girders, cast in the
shape of the I beams of today.
(Le sue travi a sostegno del pavimento erano fuse in forma
di archi ribassati di piccola monta, con catene di ferro forgiato per dar loro la necessaria resistenza alle tensioni (di trazione). Queste travi erano intelaiate (framed) con travi maestre (girders) fuse in forma eguale a quella delle attuali travi
ad I).
Carl Condit, invece, nel suo American Building Art, N. Y.,
Oxford University Press, 1960, cos descrive la stessa parte
della struttura: The floor girders were cast in the form of
shallow segmental arches with wrought iron tie rods inserted
in the ends, to provide greater resistence to the tension produced by the outward thrust at the ends of the arched girders. The beams or joists which were framed into the girders
were cast in the shape of modern I beams. (Le travi principali (girders) erano fuse in forma di archi ribassati di piccola
monta, con catene di ferro forgiato innestate alle estremit
per assicurare maggior resistenza alla tensione prodotta
dalla spinta verso l'esterno provocata dalle travi ad arco. I
travetti che erano collegati alle travi principali avevano la
forma delle attuali travi ad I). evidente che nelle interpretazioni dei due autori il ruolo delle travi composte ad arco e
delle travi ad I esattamente invertito. Bogardus stesso
d'altra parte, nel suo Cast iron buildings: their construction
and advances, N. Y., 1856, non aiuta molto a chiarire il
dilemma. Nella descrizione del suo sistema (p. 6) egli tace e
sull'uno e sull'altro tipo di travi limitandosi ad illustrare la
costruzione della facciata: The cast-iron frame of the building rests upon sills which are cast in sections of any required lenght. These sills by the aid of the planing machine, are
made of equal thickness, so as not to admit of any variation
throughout the whole: they are laid upon a stone foundation,
and are fastened together with bolts. On the joints of the sills
stand the columns or pilasters, all exactly equal in height,
and having both their ends faced in a turning lathe so as to

make them perfectly plane and parallel; and each columns


is firmly bolted to the ends of the two adjacent sills on which
it rests. These columns support another series of sills,
fascias, or cornices, in sections, of the same length as the
former, but of greater height according to the design of the
architect: they are separately made of equal dimensions by
the planing machine, and are bolted to the columns, and to
each other, in the same manner as before. On these again
stands another row of columns, and on these columns rests
another series of fascias or cornices; and so on, continually,
for any required number of stories. The spaces between the
columns are filled up with window, doors, and pannels,
which may be ornamented to suit any taste. vero che pi
tardi (op. cit. p. 13) lo stesso Bogardus, nell'illustrare la possibilit di costruire solai a prova di fuoco afferma: Mr.
Bogardus has divised for this purpose, and secured by letter
patent, a plan of iron flooring, to be supported by Cooper's
iron beams, or by his own new sectional truss girders, which
he is now (1856) taking measures to patent, and which may
be seen in use in the building of Mess.rs Harper & Brothers,
the well known publishers.
Qui Bogardus sembra affermare che le travi ad I (Cooper
beams) o le travi armate siano equivalenti, da usarsi indifferentemente. Inoltre nel 1856 non erano ancora coperte da
brevettto, non potevano quindi essere comprese nella
patente del 1850.
37 Cfr. Bannister t. C., op. cit. (p. 12), ma questa interpretazione data sulla base del libretto di Bogardus del 1856,
cio quando Bogardus aveva modificato, e probabilmente
integrato, il suo sistema costruttivo.
38 Cfr. nota 36.
39 Cfr. nota 36.
40 Altri elementi a favore di questa tesi possono ricavarsi
dallo stesso libretto di Bogardus. Si visto (Cfr. nota 36)
come egli nel descrivere la sua patente si limitasse ad illustrare il modo di costruzione della facciata, e solo sette pagine dopo, descrive i metodi costruttivi dei solai, considerandoli evidentemente una aggiunta, un sovrappi, rispetto ad
una iron structure. Lo studio di un peculiare tipo di solaio
non era quindi ritenuto necessario ai fini del brevetto, il
quale, infatti, probabilmente non lo descrive.
ancora: a pp. 13 e 14 Bogardus illustra un tipo di solaio in

legno da adottare eventualmente alla sulla sua struttura:"


And to those who prefer a wooden floor, Mr. Bogardus
offers another plan, in which the flooring rests upon the aforesaid truss girders, in combination with a substratum of
solid brick work, and a network of iron wire as a substitute
for laths.
Qui le travi armate costituiscono l'unica orditura di travi,
mentre il solid brickwork, non pu che essere la tradizionale voltina tra due travi contigue.
41 Bogardus, op. cit. (pp. 6, 7).
42 tale preoccupazione presente in Fairbairn anche dopo
la costruzione del suo primo edificio tutto in ferro, visto che
la si ritrova nel treatise del 1854.
43 Architect and builder lo definisce Bannister C. (op. cit.,
p. 16); semplicemente architect lo definiscono Hitchcock
H. R., op. cit. (p. 124) e Condit C., op. cit. (p.36). Ci domandiamo se si tratti effettivamente di un architetto nel senso
tradizionale del termine. Dubbio legittimo se si pensa che lo
stesso Bogardus si autodefin: Architect in iron come
stampato sul frontespizio del suo Cast iron buildings e
sopratutto se si pensa all'adozione integrale del partito
architettonico del Sun Building.
44 Where a single ornament only required it may perhaps be
executed as cheap in marble or freestone: but where a multiplicity of the same is needed, they can be cast in iron at an
expense not to be named in comparison even with that of
wood. Bogardus J., op. cit. (p. 9).
45 Occorre considerare che nell'America della prima met
del secolo il ruolo dell'architetto e la scala dei valori connessi alla sua professione erano assai diversi che in Europa. La
minor importanza accordata alla novit della soluzione
rispetto alla sua bont, anche dal punto di vista dell'aspetto
esteriore forse un residuo dell'atteggiamento pratico pionieristico, per il quale la soluzione collaudata, sicura, efficiente era la migliore. Nel momento in cui le preoccupazioni
stilistiche si diffondono, l'atteggiamento rispetto ad esse
ricalca, dapprima, quello rispetto alle preoccupazioni funzionali.
46 It is also plain that such a building may be erected with
extraordinary facility, and at all seasons of the year.
47 The size and form of the pieces greatly favor their portability, which has enabled Mr. Bogardus to construct them in

115

LA DIDAttICA E LA RICERCA

New York and to esport them to distant cities. Bogardus J.,


op. cit. (p. 7).
48 It also follows that, a building once erected, it may be
taken to pieces with the same facility and despatched,
without injuring or destroying any of its parts, and them reerected elsewhere with the same perfection as at first.
Bogardus J., op. cit. (p. 7).
49 The great strenght of cast iron, enables us to enlarge the
interior of a house, by lessening the thickness of it is walls:
a very important item in this city, where ground is of great
value.

116

50 and in consequence of its (of the iron) having greater


strenght than any building material, it furnishes us with new
ideas of the proportional fitness of parts, and thus opens a
wide field for new orders of architecture.
51 Abstractedly there appears no reason why iron should
not be used as well as wood; and the time is probably near
when a new system of architectural laws will be developed
adopted entirely to metallic construction. But I believe that
the tendency of all present sympathy and association is to
limit the idea of architecture to non metallic work. Da Ruskin
J., the seven lamps of architecture.

52

Owen Jones (1809-70) architetto interessato alla riforma


delle arti decorative come William Morris, autore del libro,
the Grammar of ornament, in cui abbozza uno stile decorativo che precede quello di Morris; sempre interessato ai
problemi dell'architettura in ferro, cur la coloritura interna
del Palazzo di Cristallo.
53 and that there by he would be enabled to erect a tower
or building many times the height of any other office in the
world, which would be perfectly safe to visitors in the face of
storm or tempest, though they filled it throughout every story,
to its utmost capacity.

UN DOCUMENTO DI ARCHITETTURA NORMANNA NELLA CAMPAGNA DI CARINI*

La strada provinciale di recente aperta per collegare Carini con Montelepre attraversa e rende
comodamente accessibili contrade che, ancor
poco tempo fa, era assai malagevole raggiungere. Tra queste la contrada Maddalena, sulle
pendici del pizzo Ceresia che sovrasta a sud
labitato di Carini, da esso distante in linea daria
poche centinaia di metri. una contrada ricca di
acque sorgive, geologicamente stabile, come
non lo sono altre vicine. Buone condizioni,
insomma, per un insediamento, anche permanente, lontano, non troppo, da un abitato. Un
insediamento monastico, per esempio1.
Al foglio 43, part. 3, del catasto rurale del
Comune di Carini iscritto un fabbricato rurale
che desta subito lattenzione di un occasionale
passante perch verso langolo sud occidentale
del suo perimetro esterno, lambito da un erto
sentiero, v una porta con archivolto acuto [Fig.
1]. Apertala, ci si trova davanti ai ruderi di una
chiesa. Con il suo lato settentrionale essa fiancheggia una corte, ora adibita a stazzo, attorno
alla quale si dispongono altri corpi, in parte diruti, in parte ricostruiti dei quali difficile raffigurarsi subito et e destinazione2.
La pianta della chiesa una croce immissa,
orientata, con tre absidi. Il santuario, sporgente
a formare transetto rispetto alla navata, tripartito. La parte centrale a pianta quadrata, le
laterali rettangolari, con larghezza pari a due
terzi della lunghezza [Fig. 2]. Gli approssimativi
semicerchi delle absidi sono preceduti dal breve
tratto rettilineo corrispondente allo spessore del
muro. Hanno diametro poco inferiore alla larghezza dei rispettivi ambienti su cui si aprono.

La navata assai pi larga dellambiente centrale del presbiterio; di proporzioni piuttosto


tozze, (con rapporto di uno a uno e tre) tra larghezza e lunghezza, molto irregolare, con lati
lunghi non paralleli, ambedue pieganti a sud dal
santuario verso lingresso. Sui muri perimetrali
della navata sono visibili gli alloggiamenti delle
capriate [Fig. 3]. Lambiente sinistro del presbiterio ancora coperto da una crociera archiacuta su pianta quadrata [Figg. 4, 5].
Per ridurre la luce maggiore sino a quella minore ed avere cos una crociera quadrata, la volta
trasversale impostata su due sporgenze in
modo che le due unghie longitudinali hanno ciascuna una parte cilindrica. Lambiente centrale
delimitato sui tre lati (ambienti laterali, navata)
da tre archi a goccia, poco acuti, impostati su
peducci, con grossa chiave centrale, reggenti
ciascuno un muro, sul quale si imposta (almeno
come traccia, sui lati ancora parzialmente in
piedi) la volta archiacuta che forma, con laltra
volta perpendicolare, una crociera centrale a
generatrici rampanti [Fig. 6]. Laltezza dellambiente centrale del santuario maggiore di quella degli ambienti laterali. Sul perimetro v traccia di un muro che contiene questa differenza.
Sul lato orientale le absidi, di altezza approssimativamente eguale, sporgono dal muro come
archi inferiori al semicerchio, e intersecantisi.
Quel che si detto basta per una descrizione
dellimpianto planivolumetrico.
Un esame del dettaglio rivela una serie di particolarit che potranno in seguito essere utili ad
una indagine analitica approfondita.
La facciata in grossolana muratura di pietra

calcarea, le commessure sono molto grosse,


coperte dalla malta che non lascia vedere i contorni del pietrame.
Fanno spicco solo i cantonali, gli stipiti e larco
dellingresso in pietra squadrata molto corrosa,
anchessi con commessure grosse di malta, evidentemente recente. Sullarco un filo di mattoni
a tegolo, sporgenti qualche centimetro dal muro.
Il vano dellingresso non in asse col muro:
spostato sulla sinistra, a parziale compenso
dello sfalsamento della facciata rispetto al presbiterio, conseguente alla posizione sghemba
della navata. Verso lo spigolo destro della facciata, una sporgenza corrisponde ad un inspessimento del muro, abbastanza ampio. Il cantonale sinistro non presenta ammorsature con la
muratura recingente lattigua corte. La facciata
meridionale presenta la stessa compagine
muraria (cantonali in pietra squadrata, campi
murari in pietra calcarea irregolare, impiastrati di
malta, soprattutto nella parte inferiore). Lievi
tracce dellarco di una apertura nella navata,
verso il santuario. Nella testata di questo v una
piccola apertura rettangolare, murata verso linterno, con architrave costituito da due sottili
conci di pietra squadrata. Sopra, un filare di
conci pi alti della stessa pietra sorregge la
muratura di riempimento di una apertura arcuata, suggerita dalla continuit del distacco tra le
pietre del paramento murario. probabilmente
in corrispondenza del timpano della volta trasversale interna. La piccola apertura inferiore
mostra come la struttura del muro sembri formata da due cortine separate, ciascuna corrispondente ad un aspetto, e non aventi, o quasi, reci-

117

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 1. Archivolto acuto della porta di accesso


Fig. 2. Pianta e sezioni della chiesa
Fig. 3. Alloggiamenti delle capriate
Figg. 4, 5. Schizzi di campagna della zona
Fig. 6. Archi acuti del presbiterio absidale

118

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

Fig. 7. Zona absidale vista dallesterno


Fig. 8. Abside destra con lapertura in primo piano

proche ammorsature. una conformazione evidente nella maggioranza delle aperture che si
riscontrano nel monumento.
Il fronte orientale con le absidi visibile integralmente per poco meno della met del suo sviluppo. Per il restante, vi si addossa una tettoia sorretta da un muro che, appunto, nasconde la
vista della parte absidale inferiore [Fig. 7]. Le tre
absidi, ciascuna sporgente con un arco relativamente piccolo, assai lontano dal semicerchio,
lasciano agli angoli solo due strettissimi canto-

nali in pietra da taglio. Ognuna presenta una


apertura diversa.
Quella nellabside centrale appare allesterno
con una fessura alta e stretta con architrave in
unica pietra da taglio impostata a quota sensibilmente pi alta delle aperture adiacenti, terminata in basso dal muro della tettoia. Ben diverso
laspetto della apertura dal lato interno, il che
riprova la costruzione a doppio aspetto che si
incontra anche in questa apertura. Labside
destra presenta anchessa una finestrella rettan-

golare allungata e architravata, assai pi piccola e bassa [Fig. 8]. Labside sinistra accoglie
invece alla stessa altezza una finestrella archiacuta con arco in mattoni e chiave di pietra.
Al di sopra delle absidi visibile il muro che
recinge il vano centrale del presbiterio.
Ha, sul fronte delle absidi, una forma a timpano
molto ribassata.
Il lato settentrionale fronteggiante la corte
quello che meglio d limmagine sintetica dei
volumi originari. La tessitura muraria quasi
integralmente in vista. Le commessure hanno
poca malta. Qua e l qualche sporadica inserzione di mattoni. Anche se il pietrame relativamente irregolare, visibile un ordinamento a
filari approssimativamente dello stesso spessore e orizzontali. Netto risulta il contrasto con i
cantonali in pietra da taglio, stipiti e archi che,
sebbene tutti murati, si delineano nettamente
nella compagine muraria.
Sulla testata nord del presbiterio compaiono
tracce di due aperture. Quella inferiore, approssimativamente centrata, poco archiacuta, ha un
archivolto di mattoni pi grossi di quelli presenti
sullarco della porta di ingresso, e curvi. I confini tra la muratura in pietra squadrata e quella in
pietra irregolare sono qui mal definiti e senza un
ordine preciso. Al di sopra, spostata alquanto
verso la navata, la traccia di una apertura con
arco a tutto sesto in pietra lavorata. Nella navata perfettamente visibile un arco presso la
parete dingresso, assai simile, come fattura e
proporzioni a quello di accesso alla chiesa. Ben
visibili anche le tracce di una finestra archiacuta, approssimativamente simmetrica a quella

119

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 9. Residui della pavimentazione originaria. Sulla destra


Benedetto Colajanni durante le operazioni di rilievo

riscontrata nella parete meridionale della navata.


Sotto la parete spicca il roccione di fondazione
del presbiterio. Esattamente discernibile la
soglia della porta della navata.
Nel muro della navata si distingue un largo risarcimento forse conseguente, a giudicare dai contorni, a un parziale crollo.
Allinterno, il pavimento attuale, un lastricato
irregolare e discontinuo di pietra calcarea [Fig.
9], a quota inferiore di una trentina di centimetri a quella della soglia dingresso originario.
Questultimo quindi perduto. V una leggera
salita dalla navata verso il santuario, il che
potrebbe fare supporre che questo fosse soprelevato rispetto alla prima. Sul fianco sinistro
della navata sono leggibili gli stipiti della porta
murata, che invece ben apparente dallesterno, e tracce di una finestrella archiacuta in pros-

120

simit dellinnesto con il transetto.


Anche sulla parete destra esistono tracce di una
finestrella simmetrica.
Tutte le pareti della navata recano, nella parte
superiore, resti di una fascia intonacata bianca
con tracce di affreschi. In alto, su ambedue le
pareti, gli incavi di alloggiamento delle capriate
di copertura.
Dellarco che separava navata e transetto rimane solo linizio sullimposta sinistra. Il resto, ivi
compresa limposta destra, crollato. Mentre la
muratura del piedritto e dellarco, in conci
squadrati, il campo murario adiacente e sovrastante, costruito con limpiego di pietrame irregolare per forma e grandezza. Questo sistema
costruttivo lo si ritrova in tutto laspetto interno
del santuario.
Lambiente sinistro del transetto tripartito,
ancora coperto dalla volta a crociera, nella
quale si rilevano le tracce di una vistosa risarcitura. Sulla parete ovest di questo ambiente, una
nicchia rettangolare. Sullabside un affresco
abbastanza conservato, raffigurante una adorazione e scene campestri varie [Figg. 10-12].
Nellabside centrale, tutta eseguita in muratura
di pietra da taglio, si aprono, verso quelle laterali, due piccole nicchie archiacute che interessano tutto lo spessore della fodera di muratura.
Sul fondo unapertura molto alta e terminante
con un arco a tutto sesto, murata per ridurne
laltezza, e ricavarne una nicchia, anchessa terminante da un arco a tutto sesto, notevolmente
strombato. Questa nicchia, profondissima, in
realt un passaggio che metteva in comunicazione la chiesa con la tettoia che le si addossa

dal lato delle absidi.


Nel catino dellabside centrale, lievemente acuto
e terminato da una chiave assai massiccia, v
un affresco, probabilmente assai tardo, raffigurante un Cristo Pantocrator, secondo liconografia tradizionale. Al di sotto, al limite del catino, un
giro di palmette separa laffresco da un campo
bianco intonacato [Figg. 13-15].
Anche larco che separa lambiente centrale da
quello destro, quasi completamente crollato
(ne resta in piedi solo limposta verso labside),
trascinando con s una parte notevole della crociera. Crollata anche parte del muro che separa lambiente laterale dalla navata. Labside
destra intonacata ma non reca tracce di affreschi.
Anche in essa si apre una piccola finestrella a
nicchia archiacuta. Unaltra apertura analoga si
apre nel muro di fronte allabside, caratterizzata
da stipiti molto sghembi, per arrivare ad aprirsi
(ma anchessa murata) allesterno, superando
limpedimento del muro della navata.
I residui della copertura portano anchessi testimonianza di rimaneggiamenti. Il muro che corona lambiente centrale culmina con un andamento a capanna che sembra ottenuto con flari di conci sovrapposti in epoca pi tarda.
Sussiste qualche residuo di un impasto di malta
e frantumi di laterizio che impermeabilizzava la
copertura, forse prima che essa fosse sostituita
dal manto di tegole di cui qualche frammento
ancora murato in situ.
Della chiesa non fanno cenno i repertori classici
dellarchitettura normanna siciliana. Non sono
state ancora condotte ricerche bibliografiche,

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

Figg. 10-12. Affreschi di scene rurali che adornano labside


sinistra

11

che portino a una eventuale esatta identificazione del rudere in studio.


Non v alcuna menzione di esso tra le testimonianze documentarie che Di Stefano ha raccolto nel suo libro3.

10

possibile per rinvenirne tracce indirette. Il


Canonico Vito Amico, infatti, nel Dizionario
Topografico della Sicilia4 scrive alla voce
Carini:
Erano in prima i minori osservanti nella chiesa

12

di S. Maria Maddalena presso il luogo


Belvedere alla estremit. Emigrarono quindi
nella chiesa di S. Lorenzo che siede in pi elevato giogo. Questo luogo diede un tempo il
Conte Ridolfo Bonello al Vescovo di Patti. Poi

121

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 13. Il Cristo Pantocratore nellabside centrale

loccuparono i frati della Mercede, e, questi


abbandonatala, gli Osservanti.
immediatamente evidente la coincidenza tra il
toponimo della contrada dove si trova il rudere,
e il nome della chiesa riportato dallAmico, e
quindi dellannesso monastero, sede dei Minori
Osservanti. Non difficile ravvisare nella rimaneggiatissima costruzione che affianca la chiesa, i resti dellantica dimora dei monaci, sorta
probabilmente in un tempo posteriore, il che
darebbe conto della discontinuit muraria tra le
fabbriche.
Ancora. La contrada Maddalena si continua
nella contrada Belvedere, dove sita la cosiddetta Casina del Conte Ruggero. Scrive il
Nicotra5:
unantica fabbrica, che dicesi costruita dai
carinesi e data in omaggio al conte Ruggiero
perch potesse riposare e soggiornare comodamente in quel luogo tanto prediletto dal valoroso
normanno. Diocesi altres che il conte volle
denominarla villa Reale, mentre il luogo vicino
chiam Belvedere per la magnifica e imponente
vista che si gode6.
Questa villa Reale trasformata sino ad essere,
almeno esternamente priva di alcun riferimento
stilistico alla architettura normanna, giace in
linea daria a qualche centinaio di metri dai resti
della chiesa.
Ci conferma la presenza di costruzioni normanne nella contrada. Resterebbe da accertare
quali fossero i rapporti tra linsediamento religioso e quello regale.
I molti accostamenti morfologici, le anomalie,
lassenza di riferimenti documentali che consen13

122

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

Fig. 14. Abside centrale; in primo piano il filare di palme


che separa il dipinto del Cristo dalla parte sottostante, intonacata in bianco

tano una datazione certa, rende complesso lo


studio del monumento. Qui se ne tenta uno
scandaglio, riservandosi di comunicare in altra
sede i risultati di uno studio sistematico sullargomento.
La pianta, una croce immessa7 con santuario
triabsidato richiama subito alla memoria una
serie di chiese della contea: S. Filippo di Fragal
a Frazzan, S. Nicolo la Latina a Sciacca, S.
Andrea a Piazza Armerina (ammettendo per
questultima la datazione proposta dal Bottari e
accettata dal Di Stefano). Ma mentre queste
presentano le parti laterali del santuario quadrate, e la parte centrale rettangolare con il lato
lungo perpendicolare allasse della navata, la
chiesetta di Carini, al contrario, ha quadrata la
parte centrale e rettangolari, con la maggiore
dimensione parallela allasse della navata, le
parti laterali.
Con la chiesa di Fragal, in particolare, il nostro
monumento ha in comune oltre allo schema
generale, le proporzioni della navata; con la
chiesa armerinese, la mancanza di corrispondenza tra lallineamento dei muri perimetrali
della navata e i due archi che tripartiscono il
transetto. Questa caratteristica icnografica si
ritrova quasi identica nella chiesa di S. Giovanni
Vecchio di Stilo, la chiesa del gruppo calabro pi
simile in pianta alla nostra e alle altre chiese
siciliane della contea8.
Con la chiesa armerinese, la nostra ha in comune la tecnica muraria, a cantonali e spigoli di
conci squadrati, e campi di riempimento realizzati con muratura irregolare, anche se sostanzialmente a flari orizzontali.
14

123

LA DIDATTICE E LA RICERCA

Fig. 15. Benedetto Colajanni. Sullo sfondo labside col


Cristo Pantocratore

Le chiese richiamate sono abbastanza eterogenee9 tra di loro, visto che la chiesa di S. Filippo
di Fragal appartiene sicuramente al gruppo
basiliano-bizantino, S. Nicolo la Latina al
gruppo arabo, mentre S. Andrea a Piazza
Armerina,
considerata
basiliana
da
Orsi10, dal Di Stefano considerata lombarda,
cio in fondo, anomala rispetto alla maggioranza delle altre chiese.
Nessuna sorpresa in questo. Ogni monumento
dellepoca sempre il frutto di un intreccio di
influenze diverse e, quindi, elementi di una corrente si ritrovano in opere appartenenti prevalentemente a unaltra.
Le analogie con le chiese ricordate, non vanno
molto oltre la pianta. Morfologia e, sopratutto,
interpretazione spaziale del transetto-santuario,
sono del tutto diverse.
S. Nicol la Latina e S. Andrea, non hanno volte;
nella prima non c nemmeno un arco trionfale a
delimitare il transetto, che quindi, in pratica,
volumetricamente inesistente.
Nella chiesa di Frazzan invece, il santuario
ben delineato come complesso spaziale derivante da organismi centrali, chiaramente delimitato dallarco trionfale, ma gli ambienti laterali
sono coperti a botte con generatrice perpendicolare alla navata.
Se si ricercano invece simiglianze di ordinamenti spaziali e si concentra lattenzione sul santuario, che la parte pi significativa, allora laccostamento pi immediato con la chiesa di S.
Giovanni dei Lebbrosi.
Le analogie sono molte: stesso rapporto tra il
vano centrale quadrato e i vani laterali, rettango15

124

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

lari allungati parallelamente alla navata; stessa


copertura di questi con una crociera archiacuta,
la cui botte longitudinale, nascente a risalto dal
muro, si prolunga ad assorbire la maggior lunghezza dal lato; stessa posizione delle absidi
minori, con il centro approssimativamente sullallineamento della faccia esterna del muro. Le
differenze, poche, ma di grande rilievo.
Labside centrale di S. Giovanni preceduta da
un corto bema, il che non avviene nella chiesa
di Carini; ma sopratutto, in questultima, lambiente del santuario coperto a crociera, il che
ne fa un caso assolutamente singolare.
La soluzione classica, infatti, quando lambiente
non compreso nella copertura a tetto della
navata o del transetto, la cupola variamente
raccordata alla pianta quadrata (S. Giovanni dei
Lebbrosi, S. Pietro dItalia, S. Maria di Mili, ecc.).
E, anzi, questo uno degli elementi che mostrano
meglio il carattere centrale del santuario delle
chiese normanne di derivazione basiliana.
Lunico esempio di crociera posta dove tradizionalmente si trova la cupola, la chiesa di S.
Cristina la Vetere, a Palermo.
una chiesa a pianta centrale con crociere sullambiente centrale e su quelli angolari, e volte a
botte archiacute sui restanti quattro ambienti.
lo schema classico, esemplificato dalla Trinit di
Delia, con la sostituzione, appunto, della cupola
sullambiente centrale con una crociera a generatrici lievemente rampanti.
La costruzione di S. Cristina la Vetere fu iniziata
tra il 1171 e il 1174.
difficile farsi unidea precisa della distribuzione delle masse esterne. Incerta e ambigua

infatti la restituzione dei muri che involucravano


la copertura dei vani del santuario, alcuni dei
quali sembrano addirittura costruiti in falso sulle
crociere, il che fa pensare che alcuni di essi
siano maldestri rifacimenti.
Per quanto possibile giudicare per, anche
per laspetto esterno del santuario il riferimento
pi pertinente sembra proprio S. Giovanni dei
Lebbrosi.
La massa del santuario, infatti, si stacca nettamente dalla navata; era probabilmente sormontata da un volume parallelepipedo sullambiente
centrale.
I volumi cilindrici delle tre absidi si intersecano in
sporgenza rispetto al muro che conchiude in
alto il volume del santuario, e sono visibili ciascuno per un arco inferiore alla semicirconferenza, con una conformazione che ricorda assai da
vicino la chiesa del Santo Spirito presso
Caltanissetta.
Questa prima lettura del monumento si limitata alla ricerca di similitudini morfologiche e stilistiche che aiutassero a comprendere la sua collocazione nella storia dellarchitettura normanna. I riferimenti rimandano ad edifici generalmente attribuiti al periodo della Contea, ma per
i quali non poche incertezze e contrasti permangono sulla datazione.
Cos per il S. Giovanni dei Lebbrosi che alcuni
fanno risalire alla met del XII secolo, cos per il
S. Andrea di Piazza Armerina, e per il S. Spirito
di Caltanissetta, anchessi ritenuti dallo Schwarz
come iniziati poco prima della met del XII secolo.
E se lincertezza della datazione, come per le

due ultime chiese, una conseguenza dellanomalia delle architetture rispetto ai canoni tradizionalmente attribuiti alle tre correnti (bizantina, cluniacense, arabeggiante), del periodo
della Contea; naturale che tale incertezza sia
presente, a maggior ragione, in mancanza di
riferimenti documentali diretti, in una chiesa
altrettanto anomala come sembra essere quella
di Carini.
Oltre alla crociera sul vano centrale del santuario, per la quale laccostamento con la soluzione
della S. Cristina pi un richiamo che una
sostanziale identit, laltro carattere architettonico singolare la compresenza di un aspetto stereometricamente affine, per quanto dato inferire dai tentativi di restituzione agli esempi arabeggianti, realizzato per con un paramento
murario che si ritrova nel gruppo che si potrebbe, con il Di Stefano, definire lombardo.
Le conclusioni, provvisorie, di questo studio
sono quindi, da un lato che la chiesa assai
probabilmente del periodo della Contea; dallaltro che essa rappresenta una contaminazione
di elementi stilistici, tale da fare pensare alla
necessit di un ulteriore ammorbidimento della
tradizionale divisione in filoni, o per lo meno alla
necessit di riconsiderare il gruppo di chiese
lombarde che meritano forse, nel loro complesso, maggiore attenzione da parte degli studiosi.
* Il presente testo stato pubblicato in:
Quaderni dellIstituto di Architettura Tecnica
dellUniversit di Palermo, n. 11, Palermo, febbraio 1971 (pp. 3-19); Demetra. Semestrale di

125

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Figg. 16-17. Alcune pagine tratte dal manoscritto di


Benedetto Colajanni

16

Architettura ed Arte, n. 11, dicembre 1998 (pp.


34-38).
Si sono in questa sede pubblicati, componendoli allinterno del testo, inediti schizzi di campagna, appunti e fotografie dellepoca, tratti dallarchivio personale di Benedetto Colajanni [Figg.
16, 17 - N.d.R.]
NOTE
1 Incorporate nelle strutture moderne vi sono tracce di opere
pi antiche, una volta a botte apparecchiata con muratura a
conci piccoli e squadrati, stipiti e architravi in pietra da taglio.
2 La bibliografia fondamentale del periodo riportata in:
Di Stefano G., Monumenti della Sicilia Normanna, Palermo,
Societ Siciliana per la Storia Patria, 1955.
Di particolare importanza, sono, oltre al citato Di Stefano:

126

17

Basile P., Chiese siciliane nel periodo normanno. Roma, I


monumenti italiani, fasc. XV, 1938.
Nuove ricerche sullarchitettura del periodo normanno, in
Sicilia, Messina, 1954.
Bottari S., La genesi dellarchitettura siciliana del periodo
normanno, in La critica figurativa e lestetica moderna,
Laterza, Bari, 1935.
- Chiese basiliane della Sicilia e della Calabria, Biblioteca
Storica Messinese, Messina, 1939.
- Larchitettura della Contea, Siculorum Gymnasium,
Catania, 1918.
- Relazione sullarchitettura siciliana del Medioevo, Atti del
VII Congresso nazionale di Storia dellArchitettura, Palermo,
1956.
Leopold W., Sizilianisclie Rauten der Miltelalters, Berlin,
1927.
Schwarz H. M., Die Baukunst Kalabriens und Sizilien im

Xeitalter der Normannen, in Rdmisflics Jahrbuch tur


Kunstgeschichte, VI, Vienna, 1916.
3 Cfr. Di Stefano, op. cit., Appendice (pp. 109-113).
4 Amico Vito, Dizionario topografico della Sicilia, tradotto e
annotato da Gioacchino Di Marzo, Palermo, 1855-56.
5 Nicotra G., Dizionario dei Comuni Siciliani, Palermo, 1907.
6 Cfr. Pirri R., Chronologia Regum penes quos fuit imperium
posi exactos Saraceno, Panormi, 1630, et iterum recognita
et adaucta, 1647 (pp. 771-73): Radulphus Ronellus dedil in
Carinis Ecclesiam S. Laurentii cum terris et vineis et centum
villanis. una donazione fatta dal conte Ruggero al vescovo di Patti come titolare dellabbazia di S. Bartolomeo a
Lipari.
7 Lo schema iconografico della croce immissa, ancora presente, sia pur raramente, nel periodo dei Guglielmi si veda
ad es. S. Maria de Rifesi, a Burgio.
8 Cfr. Orsi P., Le chiese basiliane della Calabria, Vallecchi,
Firenze, 1929: di queste chiese triabsidate a T, quando
munite di cupola, quando non, ce ne offre parecchie la
Sicilia Normanna, e mi piace qui enumerarle in quanto si
mostrano opera di una maestranza e di una scuola di piccoli architetti, che oper tanto di qua che di l dello stretto.
Dove ledificio assumeva proporzioni alquanto vaste, scomponeva la cupola, la quale invece quasi normale in quelli
di piccola mole, che in certa guisa rappresentano un compromesso tra le forme prettamente bizantine a cupola centrale col quadrato, e quelle basilicali.
LOrsi enumera poi S. Michele in Altavilla, la chiesa del
Castello della Favara, S. Andrea presso Piazza Armerina, la
chiesa di Forza dAgro.
9 noto che si suole ordinare in tre gruppi larchitettura della
Contea, ciascuno distinto dalla prevalenza di influssi, rispettivamente, bizantino-basiliani, cassinesi e cluniacensi, arabi,
cfr., ad esempio, Di Stefano G., op. cit., pp. XV-XXXIV, e
ancora Bottari S., Larchitettura del Medioevo in Sicilia, in
Atti del VII Congresso nazionale di Storia dellArchitettura,
(v. nota 2).
10 Vedi nota 8.
11 Cfr. Di Stefano G., op. cil. (p. XX).

IntervIsta su IL centro antIco dI PaLermo*

C' un discorso di carattere tecnico (cio: come


si strutturano i centri storici) che non so che interesse abbia e se vale la pena di fare; e c' un
altro discorso: che cosa succede a Palermo, in
termini di storia e in termini di cronaca; che cosa
sta succedendo, anche in conseguenza di quello che avvenuto nei secoli passati.
I concetti fondamentali che bisogna tenere presenti per un intervento nel centro storico potrebbero essere quelli riguardanti la funzione del
centro storico nella citt; quindi il tipo di attivit
che vi si svolge, il tipo di gente che ci abita, il
ruolo del centro storico, le vicende generali della
citt e della regione, che poi contribuiscono in
modo determinante alla forma di ogni parte, di
ogni brano della citt.
Anche a Palermo stanno cominciando dei fenomeni di espulsione della popolazione economicamente pi debole e di sostituzione di questa
con popolazione economicamente pi forte
attraverso piccoli interventi di restauro.
Il restauro architettonico una delle cose che
distorce l'uso e il significato del centro storico.
Non a caso a Bologna c' stata la utilizzazione
della legge 167 nel centro storico, con il tentativo di creare delle cooperative a propriet indivisa tra studenti e vecchi, che abitano in tre o
quattro grossi isolati, recuperati attraverso una
ristrutturazione tipologica complessa, per compatibile con i valori ambientali.
Questo un discorso preciso: il rifiuto della
terziarizzazione, e ancora dell'espulsione dei
ceti economicamente pi deboli; la sostituzione, invece, con gente che interessa tenere nel
centro storico.

Ad esempio, il rapporto fra lo studente e la citt


una cosa importantissima; non a caso a
Palermo una delle difficolt del mondo universitario quella della ubicazione dei collges,
delle Case dello Studente, che alcuni vogliono a
villa d'Orlans ed altri nel centro storico, perch
sembra loro giusto che lo studente abbia un rapporto con la citt e non solo con il campus.
Bisogna vedere chi abita gli spazi urbani e come
ne fruisce, se l'operaio, o il grosso borghese,
oppure il notabile. Quel tipo di sociologia urbana che pretende di garantire i comportamenti
dellhomo urbanus in termini generali abbastanza primitiva. Bisogna, invece, vedere come
si comporta l'individuo, ad esempio in una piazza, a seconda della classe sociale a cui appartiene. Basta vedere, ad esempio, come si comportano a piazza di Spagna i veri yippies e gli
altri, i falsi yippies. Anche il modo di usare gli
ambienti urbani non indifferente alla natura
sociologica della popolazione che abita il centro
storico.
lo sono un uomo politicamente impegnato da
molto tempo; ho ventisette o ventotto tessere
annuali del Partito Comunista e quindi non
posso considerare un comportamento progettuale distaccato da un comportamento politico.
Se il PCI avesse la maggioranza al Comune,
allora potrei pormi il problema di un intervento
nel centro storico; altrimenti non ci sarebbero gli
estremi per farlo.
Quando ci sono in gioco miliardi per interventi di
questo tipo, restano ben pochi spazi decisionali
per il progettista.
L'intervento progettuale ha senso solo nel caso

che altre forze a monte lo abbiano determinato.


Ad esempio, i servizi sociali a piazza Casa
Professa si potranno fare perch per una serie
di contingenze venuta fuori una dimensione di
intervento che a quel momento tutti i condizionamenti a monte hanno reso possibile.
Ipotizzando un intervento a Palermo, bisognerebbe iniziare con un tipo di indagine estremamente circostanziata, finora mai condotta a
Palermo, sulla esistente maglia antica.
Dopo cercherei di vedere se possibile restituire il centro storico ad una funzione urbana.
Non che il ruolo dei centri storici sia sempre lo
stesso. A Palermo, per esempio, dal punto di
vista urbanistico il centro storico si comporta
come le borgate, cio a un posto dove vengono
gli immigrati, ci restano un poco e poi cercano di
trasferirsi nei quartieri residenziali, alla periferia della citt.
Questo il massimo ricambio sociale che si ha
nel centro storico, che, contemporaneamente,
ha una serie di funzioni di carattere cittadino,
come i mercati, o addirittura di carattere extraurbano, come le botteghe degli artigiani.
In termini concreti vi sarebbero moltissime cose
da fare: vedere quali edifici si possono demolire,
vedere quali funzioni si possono recuperare,
vedere se possibile invertire il processo di
espulsione, vedere se il centro storico pu contenere il massimo di residenze universitarie;
quindi, passerei alla fase progettuale.
Per quanto riguarda gli abitanti, li lascerei tutti in
loco; per il problema del traffico, non credo che
si possa risolvere all'interno del centro storico;
esso va affrontato e risolto al di fuori, trasferen-

127

LA DIDATTICA E LA RICERCA

do tutte quelle funzioni che richiamano traffico,


quali gli uffici comunali, o anche le facolt universitarie.
Su questo ultimo problema vi sono pareri differenti; c' chi sostiene che le facolt universitarie
se ne dovrebbero andare tutte. Io non sono cosi
drastico; magari vedrei di collocarle ai margini,
perch mi pare che il rapporto fra le facolt e le
residenze non debba essere del tutto tagliato.
Il traffico certo non lo risolverei con un ring,
classico intervento di tipo ottocentesco. Un
intervento di questo tipo sempre un grosso
taglio fra il centro storico e l'esterno.
Personalmente ho un gran terrore delle trasformazioni irreversibili, perch quando sono sbagliate il danno irreparabile. Nessuno ha il diritto di sbagliare in modo tale che gli altri paghino
i suoi errori e non possano pi porvi rimedio.
L'architetto pu sbagliare, ma nessuno gli deve
conferire un potere tale che le sue follie debba-

128

no riversarsi sugli altri.


Ecco perch io dico che l'atteggiamento dell'architetto deve essere quello di colui che trasforma per conservare. idealistico, crociano, dire
che la citt si muove e che quindi l'architetto
deve apportare trasformazioni, senza considerare la differenza che esiste fra il resto della citt
e il centro antico.
Nel centro storico c' una concentrazione di
valori testimoniali assai diversa, assai maggiore
che nelle altre parti della citt; non a caso la storia di 2000 anni concentrata in pochi ettari e la
storia di 100 anni ripartita su migliaia di ettari.
chiaro che questo cambia sostanzialmente la
natura del problema: a questo punto l'atteggiamento dell'architetto deve necessariamente
rispettare, in una densit di testimonianza, un
patrimonio assolutamente irrecuperabile.
Io personalmente nemmeno a Le Corbusier, a
Gropius, o a chiunque permetterei di operare

trasformazioni nel centro storico di Venezia, perch, per esempio, si rischierebbe di distruggere
le opere di un architetto considerato oggi un
minore, e che potrebbe domani essere rivalutato. Tempo fa Antonio Vivaldi non era considerato un grande musicista, e solo dopo la guerra
mondiale stato riscoperto: se prima si fossero
distrutti tutti i suoi spartiti, avremmo perso un
immenso patrimonio culturale. lo non voglio che
gente che non stimo sul piano della capacit di
stabilire ci che deve essere conservato e ci
che non lo deve essere mi distrugga Antonio
Vivaldi, anche se invece di Antonio Vivaldi si
tratta di architettura.
* Il presente testo stato pubblicato in Pavone
G. (a cura di), Il centro antico di Palermo, I
Quaderni
dellIstituto
di
Urbanistica
dellUniversit di Palermo, n. 1, Palermo,
novembre 1973 (pp. 71-74) [N.d.R.]

STRUTTURE NATURALI E COSTRUZIONI UMANE*

Innanzitutto ringraziamo il Gothe Institut per


avere dato al nostro Istituto di Architettura
Tecnica la possibilit di collaborare con esso
alla organizzazione di una mostra che trova una
sede quasi naturale in una Facolt di Ingegneria
e che certamente sar di grande giovamento ai
nostri studenti.
I curatori della mostra cui questa conversazione
vuole introdurre, lhanno intitolata semplicemente: costruzioni naturali. A me sembrato pi
espressivo del pensiero che la sottende parlare
di strutture naturali e costruzioni umane.
Questo perch linteresse per le prime si certamente destato in alcuni degli autori a partire
dalle seconde, anche se non in stretta funzione
di quello per le seconde. Ed ancora: la tesi fondamentale che circola nella mostra la sostanziale unit delle forme delle strutture naturali e di
quelle che i tecnici dovrebbero dare alle loro
costruzioni.
La mostra riflette lattivit scientifica e la filosofia
che vi sta sotto, dellInstitut fr Leichte
Filkentragwerk (Istituto per le costruzioni leggere di superficie) dellUniversit di Stoccarda.
LIstituto fu fondato nel 1964 da Frei Otto e
Jhoann Gerhard Helmcke. Frei Otto un nome
troppo noto a tutti gli ingegneri civili per ricordare lindissolubile legame, quasi la sovrapposizione, con la storia e la concezione e le realizzazioni delle tensostrutture.
Meno nota sar certo la persona di Jhoann
Gerhard Helmcke, Ordinario a quel tempo di
Biologia e di Antropologia dellUniversit
Tecnica di Stoccarda. Un progetto comune ad
un biologo e ad uno strutturista svela subito il

suo campo di interesse: lo studio delle strutture


naturali anche e in rapporto alle tecniche
costruttive.
Il tema ricorrente nella storia dellarchitettura
delle costruzioni civili.
I fondatori dellistituto asseriscono per di averlo affrontato in modo nuovo, riformulandolo dalla
base: che anzi i metodi scientifici adoperati
prima di loro erano insufficienti, unilaterali e si
esaurivano in analogie banali. Di qui la necessit di porsi davanti al tema con procedure e competenze nuove.
La novit dellatteggiamento sta, a detta di Frei
Otto, nellinteresse puramente conoscitivo dello
studio del funzionamento strutturale degli oggetti della natura, senza pensare a trarre immediatamente suggerimenti progettuali. Perch, sono
parole di Frei Otto, ... la natura non pu essere
un fornitore di idee per scopritori e tecnici senza
spirito ....
Era chiara conoscenza dei membri del gruppo
che a chi studia la natura vivente con il solo
scopo di utilizzarla, essa non si apre, a chi cerca
i fondamenti e i modi senza risposte interessate
essa si svela.
Questo punto di vista si accompagna alla dilatazione del campo delle ricerche a tutti gli oggetti
della natura vivente e non vivente che possono
essere in qualche modo considerate costruzioni, cio, secondo la definizione di Cornelius
Thywssen, il principale curatore di questa
mostra a tutti gli oggetti che possono trasmettere e sopportare forze e che hanno quindi specifiche caratteristiche ordinate a tale scopo.
La definizione, nella sua generalit pertinente

allo scheletro di un fossile, come a una liana, a


un cumulo di detriti, come a una goccia dacqua,
alla rete di un ragno come a un vortice marino,
a una nuvola, come a un fulmine [Fig. 1]. S,
anche ad un fulmine, considerato come leffetto
della trasmissione di forze esercitate da cariche
elettriche attraverso un mezzo immateriale.
Dunque, le due assunzioni base, e cio:
- disinteresse alla ricerca;
- estensione della ricerca a tutti gli oggetti della
natura che possibile denominare costruzioni;
implicano necessariamente alcune conseguenze.
La prima lopportunit di una larghissima interdisciplinariet delle competenze atte a portare
avanti questi studi.
Interdisciplinariet; e per questo entrano a far
parte dellIstituto oltre che biologi, architetti ed
ingegneri, anche botanici, zoologi, citologi, fisici,
biofisici e paleontologi.
La seconda conseguenza la necessit di uno
strumento metodologico di lettura e di confronto
di oggetti cos diversi. Il che a sua volta implica
la convinzione della possibilit di ridurre ad unit
linsieme delle costruzioni e quindi levidenza
di schemi generali di classificazione tipologica,
almeno del comportamento e delle caratteristiche essenziali di tali strutture.
Implicazione sottintesa che la conoscenza
disinteressata delle strutture naturali operi in
qualche modo in colui che la ricerca, almeno a
livello di comprensione di leggi generali che
regolano la conformazione delle costruzioni
naturali.
E se leggi generali della natura ci sono, esse

129

LA DIDATTICA E LA rICErCA

Fig. 1. Oggetti della natura vivente e non vivente che possono essere consideratI costruzioni

130

devono avere un sottofondo, una caratteristica


comune, e questa non pu essere che la necessariet, lunicit delle relazioni cui esse portano,
la loro ottimalit, ma rispetto a quale criterio?
Concettualmente esperimenta ci che appare il
pi immediato: la minima quantit di una parola
con la quale si perviene alla fornitura di una
certa prestazione statica.
Ne scaturisce una ulteriore deduzione: le
costruzioni umane che debbono funzionare in
condizioni e per prestazioni paragonabili a quelle in cui operano oggetti naturali, tenderanno a
riprodurne le forme a prescindere dalla effettiva
conoscenza dei modelli naturali stessi. A sostegno di questa tesi Frei Otto porta due esempi: il
primo la ben nota cupola geodetica di
Buckminster Fuller. Essa strutturalmente analoga allo scheletro delle diatomee; ma questo
oggetto della natura vivente, non era noto allarchitetto americano quando egli concep la sua
struttura. La somiglianza conseguenza,
appunto, della rispondenza delloggetto naturale
e delle costruzioni umane alle stesse leggi fondamentali [Fig. 2].
Il secondo esempio dato da una struttura reticolare nella quale particolare importanza assume il problema del nodo a flessione. Sempre
nellottica della ricerca della soluzione ottimale, intesa come quella che minimizza il materiale impiegato, Frei Otto studi una configurazione per certi versi analoga a quella ritrovata qualche tempo dopo dai paleontologi dellIstituto in
una spugna fossile [Fig. 3].
Lineluttabile coincidenza delle soluzioni e quindi la necessit di unicit delle soluzioni stesse

ANTOLOGIA DEGLI SCrITTI

Fig. 2. Analogia tra la cupola geodetica e lo scheletro della


diatomea
Fig. 3 Sezione dello scheletro di una spugna silicea fossile

richiama alla mente lo scritto di Pier Luigi Nervi:


gi iniziato limmutabile stile del futuro che,
appunto, teorizza lavvicinamento ad una ottimalit strutturale e quindi lo stabilizzarsi delle
forme in cui queste strutture si manifestano, da
cui appunto la immutabilit dello stile.
Val la pena di notare come punti di partenza
apparentemente opposti: quello tutto meccanicistico di Nervi, basato su ragionamenti tutti interni allarte del costruire, alla artificialit, alla
materialit delledificio, e quello organico-naturalistico ed evoluzionistico di Frei Otto, portino a
conseguenze assai simili, ambedue con un rapporto difficile e costituzionalmente negativo
verso la storia.
La necessit di uno strumento che nella sua
stessa metodologia di applicazione esplichi la
capacit di rivelare le assonanze e le parentele
delle strutture naturali e delle costruzioni umane
stata affrontata da Frei Otto, che sembra

essere il vero leader dellIstituto, con tre contributi.


Uno una classificazione generale di tutte le
costruzioni naturali e artificiali, secondo il principio del loro funzionamento dal quale discendono le tipologie strutturali. Laltro la introduzione di una grandezza capace di misurare e paragonare lefficienza delle strutture. La classificazione, parte dalla definizione di costruzione
sopra riportata e intende prendere in considerazione tutti i modi di trasmettere forze e momenti attraverso materiali o immaterialmente
(magnetismo, gravit ed ovvio che si tratta di
definizioni macrofisiche) tutti i tipi di sollecitazioni che si inducono nelle costruzioni (doppia classificazione: da un lato le sollecitazioni elementari trazione e flessione di cui si considera riduttiva la risoluzione in compressione e trazione -,
compressione, dallaltro i modi di queste sollecitazioni: monoassiali, biassiali, triassiali); tutte le

caratteristiche e quindi i comportamenti che


possono presentare i materiali nei quali si esercitano le forze (a forma costante solidi a
forma variabile plastici, liquidi e gas).
Le combinazioni di queste qualit e caratteristiche elementari ne identificano il sistema portante semplice o fondamentale. La compresenza e
lintegrazione di combinazioni diverse identifica
sistemi complessi o sistemi misti.
Il secondo contributo la elaborazione di una
grandezza di controllo, una misura - dice Frei
Otto con la quale si possono confrontare tra
loro gli oggetti della natura vivente, della natura
umanizzata e gli oggetti della tecnica. Essa
formulata sempre Frei Otto che parla a
partire dalla constatazione che la natura vivente
ottimizza aumentando la capacit di prestazioni

131

LA DIDATTICA E LA rICErCA

Fig. 4. Esempi di semplici sollecitazioni per il calcolo del


TRA

con il minimo impiego di materiali. Le strutture


biologiche non sono ottimizzate considerando i
conti. Se le si volesse riformulare esse costerebbero assai care.
Su questultima osservazione che un po la
chiave nascosta di molte altre, ci sarebbe parecchio da discutere: che significa che la natura
non ottimizza rispetto ai costi? In realt per i
modi di produrre della natura i costi sono la
spesa di materiali che essa deve formare ed
elaborare.
Laffermazione di Otto sembra invece implicare
che la natura scarti la considerazione dei costi
considerandola ininfluente e quindi anche la tecnica, se vuole essere naturale deve fare altrettanto. Pu sostenersi il contrario. Natura e tecnica operano minimizzando ciascuna i suoi
costi: per la prima ci si traduce nella minima
quantit di materiale impiegato; per la seconda
ci potrebbe significare un allontanarsi dallobbiettivo naturale.
Questa grandezza denominata BIC (in italiano
suona un po buffa, forse o la sigla di qualche
espressione a me ignota misura appunto la
quantit di materiale impiegata per ottenere una
certa resistenza).
Ai nostri colleghi impegnati nelle ricerche sulla
ottimizzazione delle strutture questa grandezza
potr apparire forse alquanto sintetica come
rappresentazione completa della razionalit
della struttura intera.
Ad altri potranno sembrare legittimi o almeno
possibili altre misure di paragone: per tutti si
pensi a quello che considera discriminante la
spesa non in materiale ma in energia, incorpo-

132

rata in una costruzione.


Ma val la pena, anche al fine di una migliore loro
conformazione di illustrare questi concetti con le
parole stesse di Conrad Thywissen.
Il BIC il rapporto della massa di un oggetto
(misurata in grammi) con la sua massima capacit di trasmettere forza misurata in Newton per
metro o in Kilogrammiforza per metro, per un
certo tipo di carico. Questa capacit sar indicata con il simbolo TrA [Fig. 4]. Quando aumentando il carico si porta un certo oggetto sino alla
fessurazione o alla deformazione massima
ammessa, si pu ottenere il valore del TrA dal
carico applicato (F) e dalla distanza di trasmissione (S) e determinare la massa delloggetto
pesandolo.
Il valore del BIC sar allora:
BIC = m/TrA = m/(FxS)
misurato in grammi/Newton per metro.
La distanza di trasmissione la minima distanza tra il punto in cui applicata la forza, e il
punto, la superficie o il corpo, sul quale pu
essere scaricata la forza trasportata dal corpo.
Per una valutazione dello stato di sviluppo delle
costruzioni, specialmente per il confronto tra
oggetti della natura e della tecnica, e per lottimizzazione delle costruzioni tecniche dal punto
di vista della riduzione dellimpiego di materiale
una conoscenza statistica dei valori del BIC
estesa a una larga gamma di oggetti certamente una buona base.
Il BIC dipende, oltre che dalla massa delloggetto, dalla forma, dal materiale e dal tipo e dispo-

sizione di carico. Molti oggetti hanno un BIC particolarmente buono solo per un determinato tipo
del carico.
Infine, per il diretto confronto dellimpiego di
materiale di diversi oggetti unaltra grandezza
deve essere presa in considerazione: la snellezza relativa. Essa descrive in un certo qual modo
il compito, il modo caratteristico proprio di ciascun oggetto, di trasmettere una certa forza a
una certa distanza.
Essa si esprime come:
l = S/(F)
dove
s la distanza di trasmissione prima definita
F il carico limite di fessurazione.
La determinazione della snellezza relativa
indispensabile per le ricerche relative al BIC,
poich il paragone del BIC tra due oggetti possibile solo a parit di snellezza relativa. I confronti si fanno quindi riportando i valori di l in
ascissa e quelli del BIC in ordinata in un digramma cos come mostrato dalla figura [Fig. 5].

ANTOLOGIA DEGLI SCrITTI

Fig. 5. Diagramma schematico l-BIC per i principali tipi di


sollecitazione

Da quanto precede risulta ancora una volta


chiaro che, anche se non esplicitamente
ammesso, anzi, al contrario, quasi negato, il
valore positivo assoluto sia proprio quello del
massimo risparmio di materiale, perch le soluzioni sono non le pi economiche, ma le pi vicine alla natura, le pi naturali.
Questo risulta gi dal nome dellIstituto: Institut

fur Leichte Flathenfragwarke, cio lIstituto per


le strutture portanti di superfici leggere. la
struttura leggera lo scopo ultimo di una ricerca
che nella leggerezza individua il fine di ricerca,
come avvicinamento a un canone.
(Adesso, prima di trarre qualche conclusione,
ancora una volta osserviamo qualche diapositiva che riproduce alcuni pannelli della mostra e

ne sintetizza litinerario concettuale).


Le prime diapositive mostrano una serie di
oggetti della natura non vivente che possono
considerarsi costruzioni in quanto la loro stessa forma evidenzia le forze cui sono soggetti e il
modo con cui le sopportano:
La prima mostra il mondo delle forme delle
masse solide.
La seconda, il mondo delle forme delle masse
fluide.
La terza, il mondo delle forme del movimento di
aggregati di oggetti.
Dallanalisi di questi fenomeni vengono indotti i
processi di formazione degli oggetti della natura
inanimata che Frei Otto cos sintetizza:
laccumulo di grosse masse rotanti;
la mobilit dei fluidi o dei gas e la tensione
superficiale;
il progressivo irrigidimento di materie fluide.
Anche qui viene presentato il principio generale
dellinvolucro, conformato dalla tensione superficiale sotto la pressione interna dellorganismo
vivente.
evidente il rapporto tra il principio della membrana - involucro naturale, sollecitata da tensioni eguali in tutte le direzioni - e quello di alcune
costruzioni tecniche a superficie tesa proposte
da Frei Otto.
Nella considerazione delle costruzioni della
natura vivente viene introdotta la considerazione della evoluzione verso prestazioni costruttive
sempre pi raffinate, sempre pi efficienti, sempre pi leggere, i cui massimi nocivi sono proprio gli interventi e le costruzioni non naturali o
antinaturali.

133

LA DIDATTICA E LA rICErCA

Figg. 6, 7. Alcune pagine del manoscritto di Benedetto


Colajanni

una ideologia che raccoglie elementi romantici, scientismi darwiniani, esigenze e sentimenti
dei verdi, oggi in forte espansione nella
Germania Federale.
certamente fascinosa, soprattutto rinvigorita
dalla sensibilit, dallingegno e dalla seriet
scientifica che traspaiono chiaramente dal
materiale di questa mostra. Ma sembra difficile
che la conseguente e totalizzante applicazione
di questi principi possa dare realistiche e convincenti risposte ai problemi posti appunto dalla
diversit dellanimale-uomo rispetto al modo di
trasformare la natura. S citato il riconoscimento dellelevato costo delle strutture naturali costituzionalmente non ripetitive, e quindi non prefabbricabili. Sono prezzi che il mondo oggi pu
pagare di fronte agli sconfinati bisogni di interventi di casi di manipolazione della natura?
ancora accettabile un rapporto mimetico con la
natura, oppure c il rischio che questa mimesi
sia solo un vestito, una maschera e si rovesci
nel suo contrario, diventando un impedimento a
un rapporto pi corretto, pi sincero e quindi pi
naturale con la natura?
difficile dare risposte precise e costruire certezze in un momento di cos profondo rivolgimento delle conoscenze e dei valori. Di gi le
tecniche produttive evolvono, proprio nel piano
pi umano e meno naturale, quello delle tecnologie, degli strumenti, verso soluzioni sempre
pi soft, nelle quali lartificialit, lindustria non si
manifesta come la natura.
Da quanto precede gli scopi dellInstitut fur
Leichte Flathenfragwarke emergono abbastanza chiaramente. Per le costruzioni umane, nella

134

tecnica noi cerchiamo - dice Frei Otto - soprattutto quelle costruzioni che si realizzano sulla
base di processi simili a quelli che si riscontrano
nella natura vivente o inanimata. Le chiama
costruzioni naturali per distinguerle da quelle
che vengono realizzate sulla base di processi
completamente nuovi e creati dalluomo. Con le
costruzioni naturali si ottiene, come per gli
oggetti della natura vivente, un massimo di prestazioni con un minimo di materiali e infine, le
costruzioni naturali possono anche essere usate
contro la natura e danneggiare lambiente. Ci
non deve accadere. Esse si adattano in modo
particolare, se rettamente usate, alle costruzioni

della natura, appunto perch tra tutti gli oggetti


della tecnica esse sono le pi affini agli oggetti
della natura vivente e della natura inanimata.
Qui il cerchio si chiude.
La ricerca sulle forme della natura, lestensione
del concetto di costruzione, la ricerca di leggi
generali, tendono a una giustificazione-dimostrazione filosofica della superiorit delle tecnologie costruttive che interessano da sempre Frei
Otto. Superiorit che potrebbe sconfinare nel
monopolio.
* Conferenza tenuta nel dicembre 1986 presso
Ingegneria, testo manoscritto [Figg. 6-7].

DIBATTITO SULLABUSIVISMO. PREVENZIONE E RECUPERO*

Appena si parla di abusivismo si verifica e si


riscontra, allinterno di ogni soggetto politico (la
sinistra, i singoli partiti, le istituzioni rappresentative) una spaccatura. Da un lato chi cerca una
spiegazione che non obblighi a una generale e
inappellabile condanna in nome di principi irrinunciabili: la programmazione, la salvaguardia
del territorio, la parit di trattamento di tutti i cittadini. Dallaltro chi in ogni tentativo di comprensione vede di quei principi una inaccettabile violazione o una rinunzia. A questi ultimi vorrei
ricordare quanto scrisse Lukacs in quel famoso
numero di Nuovi argomenti che, subito dopo
il XX Congresso del Partito Comunista Sovietico
raccolse i primi tentativi della sinistra di comprendere la sconvolgente realt che cominciava
ad esserle rivelata. Lukacs scrisse che una delle
ragioni della degenerazione dello stato sovietico
era stata la pretesa staliniana di fare discendere i singoli giudizi, le singole scelte, i singoli
comportamenti su ogni questione direttamente
dai principi generali, senza passare attraverso
le mediazioni che ogni situazione specifica
rende necessarie. un insegnamento prezioso
da tenere sempre presente se vogliamo evitare
distorsioni delle cose concrete che ci stanno di
fronte. Non possiamo pretendere di affrontare
una situazione cos turbolenta, cos lacerata,
cos disperata come quella dellabusivismo, pretendendo di risolverla eliminando, magari fisicamente, tutto ci che contrasta con i principi della
programmazione, della salvaguardia e della
razionale gestione del territorio. Certo da questa
situazione bisogna uscire e ad una gestione del
territorio improntata a quei principi bisogner

arrivare, ed al pi presto. Ma dalla realt attuale che bisogna partire per progettare una transizione, che passi attraverso una graduale trasformazione, orientata, di tutte le situazioni e di
tutti gli strumenti, prima tra tutti la legislazione,
che influenzano e determinano la condizione
fisica del territorio. stato detto che dura a
morire la concezione che porta ogni proprietario
di un pezzo di terra a ritenere di avere in ogni
caso diritto a costruirci sopra una casa, almeno
per s e per i suoi figli. vero, dura a morire,
una cultura, non so se giusta o sbagliata, certamente divergente rispetto ad altri modelli culturali, che comunque esiste ed fortemente
radicata nelle masse popolari meridionali. Con
essa, dunque, bisogna fare i conti. Le forze politiche e culturali piu avanzate devono operare
per modificarla, almeno in alcune sue parti perch, per inciso, io non sono nemmeno convinto
che questa cultura vada integralmente abolita in
nome e in pro di altri modelli culturali, socialdemocratici, industriali o post-industriali che siano.
Ma, appunto occorre che questa operazione sia
condotta con cautela, con le mani malate,
come dice una efficace espressione siciliana. E
sia condotta dopo un profondo ragionamento
critico che cerchi di comprendere quello che c
e di fare comprendere quello che dovr esserci.
Ma per esaurire e superare definitivamente
labusivismo occorrono due fondamentali operazioni: la prevenzione rispetto al prolungarsi o al
riformarsi del fenomeno e il recupero e risanamento del territorio. E qui mi sia consentito un
altro inciso. Prevenzione e risanamento sono
solo due, anche se i principali, dei molti aspetti

di una possibile azione degli organi di governo


verso il fenomeno dellabusivismo. Ve ne sono
molti altri, quali ad esempio quello fiscale e quello morale delleguaglianza di trattamento dei cittadini. Ma limportante fare una precisa gerarchia degli obiettivi e non fare confusioni. Se
vero, come ritengo, che prevenzione e recupero
sono gli obiettivi non solo da privilegiare ma
quelli irrinunciabili, allora se essi entrano in contrasto con altri aspetti, come quello della equit
di trattamento (non possiamo trattare gli abusivi
meglio di coloro che hanno rispettato la legge),
sono questi ultimi aspetti che devono essere
provvisoriamente sacrificati. Altrimenti labusivismo non si bloccher mai e quegli altri sacrosanti obiettivi continueranno ad essere irraggiungibili. Allora: prevenzione e recupero. Prima
tagliare la febbre, poi eliminare le cause della
malattia. Ma prevenzione non significa solo
assicurare lesistenza di strumenti urbanistici in
tutti i comuni poich non certo la loro mancanza la sola o la principale delle cause dellabusivismo. Non voglio fare di ogni erba un fascio: ci
sono amministrazioni e amministrazioni; ma
alcune di esse, e non poche, e di vario colore,
devono abbandonare quellatteggiamento di
ammiccante complicit che si trincera dietro una
asserita e talvolta farisaicamente lamentata
impotenza di controllo per mancanza di mezzi.
Anche qui questione di cultura, ma ad una
classe che si pretende dirigente questo salto
qualitativo si pu chiedere, e se necessario
imporre. Dove i piani non ci sono essi vanno
fatti, e subito. Ma ci che occorre gestirli bene
e con fermezza. Non vero che labusivismo

135

SCRITTI EDITI E INEDITI

Fig. 1. Tipici esempi di edilizia abusiva in Sicilia

maggiore dove i piani non esistono: anzi, esso


sostanzialmente indifferente allesistenza del
piano. Quindi andiamoci piano nella indicazione
delle cause dellabusivismo: false cause possono originare falsi rimedi, rimedi inefficaci. Sarei
invece assai contento di apprendere che molti
sindaci hanno apposto i sigilli a molti, se non a
tutti, gli edifici abusivi costruiti dopo il febbraio
dell85 nei comuni da loro amministrati [Figg. 1,
2]. Solo cos il Movimento dei Sindaci pu rivendicare quella credibilit che gli viene da pi parti
contestata: solo cos possono dimostrare che,
pur riconoscendo loggettivit soprattutto in
tempi ora passati, delle cause, essi hanno la
reale volont di fare la loro parte per porre un
punto fermo a un fenomeno che non si pu pi
a lungo tollerare.
Unaltra convinzione sta venendo fuori, dapprima timidamente, ma gi ora con molta forza:
linadeguatezza della legislazione una delle
cause dellabusivismo. Ad essa occorre porre
urgente rimedio con una profonda trasformazione della legislazione stessa. Una trasformazione che la renda realmente efficace ed utilizzabile, che preveda insomma strumenti urbanistici
che possano essere rispettati perch accettati e
non imposti. Non una deregulation che si chiede. facile infatti prevedere soprattutto allinterno dello schieramento della sinistra e per i motivi di cui s detto, unaccusa di tal genere. Ma
deregulation quando non si vogliono leggi o
regole da rispettare, non quando se ne vogliono
di pi semplici e pi efficaci. Bisogna capire che
certi modelli sono vecchi, come vecchia certa
programmazione e certa pianificazione che si

136

sono rivelate puramente cartacee. Decisioni


prese da pochi, una volta per tutte, per conto di
tutti, non sono sempre sinonimo di coordinamento ed efficacia; possono essere, al contrario, incapaci, come spesso si sono dimostrate,
di tenere conto degli interessi reali dei cittadini,
solo un modo sbagliato di lavorare.
Ma perch nuove e pi efficaci regole possano
essere applicate occorre innanzi tutto conoscere esattamente lo stato attuale del territorio. Per
questo aspettiamo impazientemente, dato che
avrebbe dovuto essere pronta gi da gran
tempo, quella levata aerofotogrammetrica generale e di data certa, prevista dalla L.R. 37/1982.
Solo allora sar possibile porre fine alluso di
quellimmorale escamotage che, introdotto nelle
leggi di sanatoria e del condono, ancora una
volta ammiccando furbescamente agli abusivi,
vanifica il significato di ogni termine di sanabilit
consentendo che con atti notori, notoriamente
affermanti il falso, sia possibile fare rientrare
nella categoria degli immobili sanabili anche
quelli che alla data fissata non erano forse nemmeno iniziati. Perci occorre fare rientrare ufficialmente nella sanatoria il massimo numero di
casi possibile, ma contemporaneamente porre
fine ad ogni tolleranza. Ancora stato affermato
che ledilizia abusiva ha rappresentato per il
mezzogiorno ci che il lavoro sommerso ha rappresentato per il resto dellItalia, e che ora, cessata quella fase, lattivit costruttiva legata al
recupero costituir una prospettiva diversa per
quelle stesse forze produttive che altrimenti si
troverebbero inutilizzate, provocando quindi
disoccupazione e tensioni sociali. lo sono solo

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

Fig. 2. Tipici esempi di edilizia abusiva in Sicilia

parzialmente daccordo con queste affermazioni. Ledilizia abusiva non ha rappresentato un


volano per lo sviluppo del meridione. Essa non
come il lavoro sommerso; essa ha operato
piuttosto una redistribuzione di redditi prodotti in
un contesto economico esterno a quello in cui
vengono utilizzati. Questa redistribuzione
stata, non di rado, un fatto negativo poich ha
distolto capitali da investimenti pi produttivi,
sopratutto nellagricoltura. Capitali non indifferenti sono finiti cos nelledilizia abusiva per un
calcolo che si riveler miope, data lenorme
sovraproduzione di vani, e, forse dar lillusione
del mantenimento del valore patrimoniale dellinvestimento, ma certo non produrr alcun reddito.
Non credo quindi che si possa pensare a una
ripresa legale di una attivit economica che
frutto, almeno in parte, di una situazione di sottosviluppo e di emarginazione.
Questo porta alla ribalta unaltra questione. Le
imprese che hanno realizzato la pi gran parte
delledilizia abusiva sono in maggioranza piccolissime unit produttive. Ci le rende inadatte
alla loro immediata utilizzazione per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria
(strade, fogne, reti idriche, illuminazione, depuratori), tradizionale appannaggio di imprese pi
forti finanziariamente e tecnicamente pi attrezzate. C quindi il problema di organizzare queste imprese per renderle capaci di affrontare
lavori oggi al di fuori della loro portata, ovvero
offrire lavoro, diverso di quello della produzione
di nuovi vani, per il quale sono attrezzate e pi
adatte delle grandi imprese. Tipico pu essere

lattivit di recupero di residenze dentro e fuori i


centri storici. Ma una soluzione organica in questa direzione pu aversi solo attraverso un grande piano di recupero, di iniziativa regionale, una
legislazione specifica e sopratutto, grandi stanziamenti a fondo perduto. Anche qui occorre
guardare senza retorica a come stanno le cose.
Il recupero, prospettiva primaria, almeno ufficialmente, di intellettuali e politici non ancora un
obiettivo sentito come proprio dalla massa dei
suoi potenziali utenti e protagonisti.
Esso sconta lapprezzamento e il godimento di
valori che non sono ancora nella cultura di
buona parte degli abitanti delle zone da recuperare, sopratutto dei centri storici minori. La gente
preferisce stare in un orribile quartiere abusivo,
ma in una casa di 150-200 metri quadrati, con il
bagno funzionante, con la rimessa per lautomobile o per il trattore, piuttosto che in un centro
storico, dove la strada stretta, la qualit dei
fabbricati assai inferiore, il costo del recupero
elevato, il posteggio difficile quando non impossibile. Quindi il rilancio delluso dei centri storici
e della loro edilizia passa attraverso sostanziosi
incentivi a fondo perduto e del resto la Regione
Siciliana i fondi li ha e questo certo uno dei
migliori usi possibili. Non una prospettiva facile, certo, perch anche in questo siamo in ritardo, nella elaborazione di una giusta politica
verso labusivismo, da considerare come solo
uno dei tanti aspetti del recupero del territorio,
con i quali deve essere coordinato.
In ultimo ancora qualche osservazione sul problema della legislazione urbanistica. Insisto
sulla proposta di una legislazione di transizione
2

137

SCRITTI EDITI E INEDITI

- del resto quanti ponti e tamponi hanno infiorato lattivit legislativa italiana - che consenta
un passaggio graduale e realistico ad una situazione nella quale la programmazione diventi il
linguaggio stesso dellesprimersi della politica.
Ma da ci siamo ancora lontani. Dobbiamo allora pensare ad una legislazione che consenta
subito una qualche efficace funzione di governo
sul territorio. Per questo occorrono strumenti
che non puntino tutto sul piano, ma sulla iniziativa e sulla presenza della gente che deve essere organizzata e i cui interessi devono essere
realmente rappresentati. E qui vien fuori laltra
questione di fondo, quella del regime dei suoli.
Tutti hanno detto che il piano regolatore generale, o qualsiasi altro strumento che fissi una volta
per tutte quali aree devono essere costruite e
quali destinate al servizio delle prime e
allespropriazione, da un lato legalizza la rendita fondiaria a favore dei proprietari delle aree
dichiarate, talvolta sulla base di fantomatiche
vocazioni, edificabili, dallaltro penalizza chi
per motivi simmetrici da tale utilizzazione
escluso. Allora una legge sul regime dei suoli
non pu essere finalizzata solo a diminuire i
costi di espropriazione. Questa certo una cosa
importante, ma sarebbe un obiettivo, anche
questo, intermedio. Stiamo attenti a non portarlo tanto avanti da non spingere alla formazione
di un nuovo abusivismo, nascente da un atteggiamento che alcuni bollano come pura arretratezza, ma che secondo me origina da quel
desiderio di terra che c sempre stato nel
Mezzogiorno, perch la terra il momento di
arrivo, la conquista della sicurezza e dellindi-

138

pendenza; per questo il proprietario si sente


autorizzato a sfruttarla come vuole. Perci se si
vuole poco alla volta sradicare questa concezione occorrono soluzioni intermedie che consentano a chiunque di sfuggire al ricatto di chi ha il
monopolio delle aree ufficialmente legali.
Occorre una legislazione molto pi snella; quando si parla di riforma delle procedure io non
penso a leggi che consentano di fare le stesse
cose con meno visti e carta bollata, o prescrivano che esse debbano farsi in meno tempo. No,
si devono poter fare cose diverse, un piano di
direttive, che consenta alliniziativa privata, e a
quella pubblica, di potere costruire definendo
proprio in quel momento la forma fisica del territorio. Bisogna diminuire il contenuto prescrittivo
del piano e aumentare il controllo di qualit sulle
proposte di intervento.
Contemporaneamente devono predisporsi programmi di urbanizzazione secondaria che devono scattare in modo ferreo e tempestivo non
appena le utilizzazioni private abbiano raggiunto determinate soglie dimensionali, che implichino lopportunit di un determinato impianto di
attrezzatura secondaria. Qualcosa in cui la
volont di fare sia preminente rispetto alla destinazione duso cristallizzata in un qualunque
disegno.
In questa ottica mi sembra assai opportuno
rimettere in funzione, e possibilmente generalizzare ed estendere, quello strumento assai agile
che era il programma costruttivo ex-art. 51 della
legge 865 se si vuole veramente rimettere in
moto una politica che consenta di dare unarea
a chiunque voglia costruire. Infatti leffetto dei

piani per ledilizia economica e popolare ex lege


167 stato spesso solo quello della costituzione del blocco degli interessi contrari al piano,
dei proprietari dei terreni da espropriare che
hanno provveduto vendendoli a costi inferiori a
quelli destinati alla utilizzazione privata. Il programma costruttivo consentirebbe una tecnica,
per cos dire guerrigliera. C bisogno di case?
C domanda di aree fabbricabili? Si fa il programma costruttivo solo per le aree necessarie
e si espropria, evitando cos il formarsi del coagulo degli interessi di molti proprietari che riescono poi ad organizzare innaturali alleanze con
coloro che hanno bisogno di casa e sui quali
scaricano le conseguenze della illegittimit.
Se affronteremo i problemi del condono con prospettive coraggiose e chiare, potremo convincere chi ci avversa che il nostro scopo non quello di raccogliere consensi con la demagogia,
come altri hanno fatto, ma di porre in essere le
condizioni reali perch labusivismo si arresti e il
risanamento del territorio possa avvenire.
Dobbiamo indicare quali sono le direzioni nelle
quali ci muoviamo per la riforma della legislazione urbanistica. Solo cos potremo pretendere
dalle amministrazioni una effettiva azione di
freno e controllo. Se le prospettive di un modo
diverso di operare sul territorio si rimettono sempre alle calende greche labusivismo,
inevitabilmente, continuer.
* Il presente testo stato pubblicato in
Progettare. Rivista trimestrale di Architettura,
Urbanistica e Pianificazione, anno I n. 3-4,
Palermo, giugno 1987 (pp. 90-92) [N.d.R.]

Condividere la Creativit tra arChitetto e aiuti digitali*

La creativit un concetto mal definito inquantoch la sua definizione dovrebbe coincidere


con una spiegazione e successivamente una
definizione del processo creativo nella progettazione. Inoltre, la progettazione stessa un'attivit che opera a diversi livelli ed in ambienti differenti.
Qualunque sia il livello o l'ambiente, la creativit
deve generare una soluzione inaspettata e innovativa. Le soluzioni creative e le soluzioni innovative non sono necessariamente coincidenti.
Queste ultime costituiscono un concetto pi
ristretto inquantoch alcune soluzioni innovative
possono essere conseguite per mezzo di processi puramente deduttivi, mentre le prime non
lo sono.
Qui intendiamo trattare il livello della scelta delle
forme in architettura.
La parola scelta e non invenzione o creazione;
usata non solo perch la soluzione non
unica, ma anche perch in molte procedure progettuali assistite da computer il ruolo dell'architetto scegliere una forma iniziale dotandola di
capacit di reazione nei confronti dell'ambiente,
e modellando quest'ultimo con le proprie specifiche forze di trasformazione.
Ci sono molte teorie che cercano di spiegare la
creativit.
Per citarne alcune: dall'iniziale teoria della
riflessione nell'azione di Schon, da quella della
emersione della forma (Gero et al.) basata
sulle considerazioni percettive, a quella riferita
alle pi recenti ricerche che si rif alle neuroscienze. Tutte queste teorie non possono evitare l'intrinseca contraddizione di teorizzare e poi

razionalizzare qualcosa il cui carattere ontologico l'impredicibilit, che ne implica l'impossibilit di essere razionalizzata. Il nostro obbiettivo
di gran lunga pi modesto.
Tenteremo di analizzare come gli aiuti digitali
da un lato aprano spazi di libert nei quali il progettista pu fare uso della sua creativit, mentre
dall'altro essi restringano quelli stessi dato che
si assumono la responsabilit di una parte
importante del processo progettuale.
Ogni volta che la creativit attiva ha molto a
che fare con l'informazione. E l'informazione
con la comunicazione.
Dal punto di vista del ricevente l'informazione ha
il carattere dell'incertezza, cio egli ignora il contenuto dell'informazione che sta per ricevere. In
un senso l'atto della creazione pu essere metaforicamente descritto come una sconosciuta
informazione che trasmessa tra due differenti
livelli di coscienza della stessa persona.
Imprevedibilit una parola spesso ricorrente
nella teorizzazione di molti architetti come caratteristica intrinseca del processo progettuale. E
l'imprevedibilit riguardata come qualcosa di
naturalmente legato a qualche aiuto digitale.
Una prima indagine sulle relazioni tra le parti
consce, volontarie e controllate di un processo
progettuale quando portato avanti da aiuti digitali, e i loro risultati imprevedibili potrebbero permettere un'occhiata al fenomeno della creativit.
Pu la creativit essere considerata connaturata al modo in cui attivato il processo di progettazione?
La relazione tra scelte controllate/risultati impre-

vedibili varia con i differenti aiuti digitali. Questo


conduce l'architetto a ricercare differenti tipi di
incertezza.
Un altro modo di innescare la ricerca di una
nuova ed imprevista soluzione la domanda
what if: si inizia a cercare da una nuova ipotesi progettuale non prevista dalle soluzioni correnti. La nuova ipotesi condurr a nuove soluzioni; la creativit pu essere la base delle
nuove ipotesi.
Questi argomenti possono sembrare lontani
dallo scopo del seminario. Ma non cos.
La progettazione collaborativa un ambiente
che stato definito come un incubatore di creativit (Carrara e Fioravanti).
La multidisciplinarit, vera essenza della progettazione collaborativa, pu suggerire nuovi modi
di affrontare i classici problemi progettuali e
nuovi modi di strutturare gli aiuti digitali. Il nostro
obbiettivo pi ristretto. Vogliamo analizzare
l'aiuto che gli assistenti digitali possono fornire
al sorgere di soluzioni creative nei processi di
progettazione collaborativa.

* Il contributo di Benedetto Colajanni, da presentare al convegno "Integrated Practices for


the 21st Century: Collaborative Working
Environment" (Roma, 2007), rimasto inedito
per sua volont.
La traduzione dall'inglese di Antonio Fioravanti
[N.d.R.]

139

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Figg. 1, 3. Peter Eisenman: progetto per la Church of the


year 2000 in Rome
Fig. 2. Peter Eisenman: Aronoff Center for Design and Art,
Cincinnati

nota di giuseppe Pellitteri


Il concetto di "imprevedibilit" nella generazione
della forma il tema centrale di questo discorso
di Benedetto Colajanni sulla creativit dell'architetto. Il discorso, rimasto inedito per sua volont

in quanto non ancora compiuto per quelli che


erano gli scopi del seminario romano, s pi di
un saggio introduttivo di un qualcosa che si
sarebbe dovuto ancora scrivere e riguardante il
legame col Collaborative Design.

Di ci mi aveva a lungo parlato, essendo frutto


di ricerche comuni in corso, ed in proposito il
suo punto di partenza era il testo di Peter
Eisenman del 1999, Oltre lo sguardo.
L'architettura nell'epoca dei media elettronici (in
Garofalo L., Esienman Digitale, Testo e
Immagine), di cui citava spesso la frase: "collegare la visione al pensiero, l'occhio alla mente".
Sembra giusto, allora, riportare qui anche alcune immagini di progetti di Eisenman (Figg. 1-3)
che esprimono meglio le sue teorizzazioni
sull'imprevedibilit della forma, di cui avevamo
parlato a lungo, i progetti dell'Aronoff Center for
Design and Art a Cincinnati o La Chiesa dell'anno 2000 a Roma.

140

Il CONCETTO DI INVOLUCRO*

UNA DEFINIZIONE
Linvolucro oggi, lelemento tecnico su cui si
concentra linteresse di coloro che a diverso titolo operano nel campo dellarchitettura.
Gli architetti progettisti ne fanno spesso il principale oggetto delle loro invenzioni cercando in
esso il pi efficace mezzo di personalizzazione
delle loro opere. E il perseguire questo risultato
soverchia, in molti casi, quello che dovrebbe
essere lobiettivo primo della progettazione, il
buon funzionamento delledificio. E se la definizione di un oggetto non pu non contenere
anche la specifica delle categorie di prestazioni
cui esso finalizzato, la modifica delle gerarchie
di queste, con il venire in primo piano delle
capacit espressive dellinvolucro, impone una
ricognizione sul concetto stesso e quindi sulla
definizione di involucro.
COSA UN INVOLUCRO
La risposta costituisce, necessariamente, una
definizione. Ma le definizioni sono di due tipi,
riferibili a due campi operativi diversi. Il primo
concettuale. Esso dovrebbe definire il ruolo dellinvolucro nella costruzione di un progetto, le
funzioni da affidargli, il peso dei suoi diversi
aspetti nel difficile bilancio delle prestazioni
richiestegli, le valenze culturali, multiple e talvolta contraddittorie che devono guidare larchitetto nella progettazione di questo componente
costruttivo. Insomma una individuazione delle
essenziali caratteristiche di questo particolare
elemento e delle relazioni che lo legano alle
altre categorie di elementi costruttivi anchesse
osservate e definite dallo stesso punto di vista.

oggi praticamente impossibile fare un elenco


delle funzioni che linvolucro, pu essere chiamato a svolgere. Ancor pi imprevedibili sono i
modi in cui tali funzioni dovranno essere svolte.
comunque, una difficolt che una definizione
concettuale pu, almeno in parte, superare,
puntando su una formulazione che sia quanto
pi generale ma non generica possibile.
Una definizione pre-operativa di questo tipo
contribuisce a costruire la rete concettuale di
conoscenze necessaria ad ogni operatore nel
campo della Architecture Engineering
Construction (AEC). La rete si sviluppa su
diversi piani di dettaglio. La definizione, per
essere coerente, deve inserirsi nel primo livello.
Laltro tipo di definizione strumentale. Gli strumenti della progettazione sono oggi i diversi
software che, a vario titolo, configurano geometrie, calcolano e verificano prestazioni, guidano i
processi della produzione materiale e del montaggio degli elementi costruttivi. E qui tutto
quanto concetto deve trasformarsi in protocollo, in convenzione concordata tra diversi produttori di software. Pi che di definire, si tratta di
descrivere, di costruire un modello che contenga tutte le informazioni occorrenti ai software
che su esso devono operare. In sintesi costruire
un modello da inserire nel Building Information
Model (BIM).
Si ripresenta linevitabile difficolt di conciliare la
formulazione di un concetto che da un lato
tende ad una ambiguit, che ricchezza in
quanto molteplicit di possibili interpretazioni,
dallaltro ha la necessit di unassoluta precisione, condizione irrinunciabile per la inter-operati-

vit dello strumento.


In quanto alla cosiddetta chiusura orizzontale
che, almeno allorigine orizzontale non era, la
sua pi tradizionale configurazione, la copertura
a falde inclinate, nasce da esigenze puramente
tecniche e ne diventa il paradigma, il tetto,
anche qui con tutta la connotazione culturale
riconoscibile in tutti i significati traslati della
parola. La funzione della faccia interna, la delimitazione dello spazio fruibile, tende a ricondursi alla configurazione piana. Infatti, negli spazi
interni spesso la presenza di un soffitto orizzontale realizza ed esprime la misura di uneguale
fruibilit di tutta la loro estensione (Fig. 1). Laltra
forma di chiusura orizzontale non orizzontale,
la cupola, nasce anchessa dapprima come
soluzione tecnica per coprire grandi spazi, e
solo successivamente acquista la capacit di
esprimere il significato culturale della grandezza
dello spazio unificato, realizzando ancora una
volta lunit di funzione e della sua espressione.
La cupola di Santa Maria del Fiore era, come
scrive Leon Battista Alberti nel De Pictura: Erta
sopra i cieli, ampia da coprire tutti i popoli della
Toscana.
Ma la difficolt di una definizione, anche se non
esaustiva, almeno capace di cogliere lessenza
di questo innovativo elemento tecnico, reale.
Ne proponiamo una, forse la pi semplice ed
insieme pi generale: involucro lelemento
tecnico che governa, in modo unitario, i rapporti
tra lo spazio incluso e lo spazio dellambiente
circostante. Da questa definizione, volutamente, sono esclusi due aspetti che sembrerebbero
invece caratteri fondativi dellidea stessa di invo-

141

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 1. a) b) Spazi inutilizzabili c) spazio utilizzabile

lucro. Il primo luso dei concetti di spazio interno e spazio esterno, sostituiti da quelli di spazio
incluso e spazio dellintorno ambientale circostante. Il secondo, il riferimento esplicito alla
materialit dellelemento tecnico, alla sua tecnologia, alla tecnica costruttiva. Lassenza del riferimento esplicito a questi aspetti non significa,
ovviamente, la loro irrilevanza ai fini della connotazione dellinvolucro. Si solo voluto evitare
che la loro presenza, troppo autonoma e quindi
possibilmente fuorviante, mettesse in ombra la
complessit del concetto e soprattutto la valenza di matrice formale che, in particolare nella
sua collocazione ambientale, linvolucro esprime. Con linciso in modo unitario, si poi voluto sottolineare il radicale cambiamento dellinvolucro rispetto ai tradizionali elementi costruttivi,
levoluzione da unottica sostanzialmente riduttiva ad una compiutamente di sistema.
Linvolucro attualmente protagonista di una
rapida evoluzione, profonda sin quasi a cambiarne natura. Una rapida rassegna di quanto
avviene nella pratica architettonica contemporanea sar certamente di aiuto.
Gli approcci al progetto della configurazione dellinvolucro sono fondamentalmente tre.
Secondo il primo, il pi vicino alla tradizione funzionalista, la disposizione reciproca, laggregazione funzionale degli spazi interni, assemblati secondo le funzioni ed intesi come volumi,

142

che genera la struttura formale delledificio e,


quindi, anche quella dellinvolucro che lo delimita. Ad essa, naturalmente va aggiunto tutto il
lavorio progettuale che ne articola la superficie,
ne definisce i pattern, la dota di valori tattili1.
Lattenzione rivolta soprattutto alla geometria
generale delloggetto architettonico, che quella che ne delinea i connotati generali, piuttosto
che allindividualit della superficie inviluppo. Il
volume delledificio ha forma geometricamente
ben delineata, autonoma e prevalente rispetto
ad accidenti locali eventualmente presenti sulla
sua delimitazione di superficie. Linvolucro
allora ridotto al rango di un insieme di superfici
subordinate alla configurazione generale del
volume architettonico.
I suoi mezzi espressivi consistono da un lato
nella comunicazione del modo in cui esso assolve le sue funzioni, ivi compresa la commistione
con altri sottosistemi tecnologici, (strutturali,
energetici, ecc.) dallaltro dagli autonomi valori
espressivi della sua tessitura. E per tessitura si
intende la struttura percettiva della superficie e
dei suoi singoli elementi, lordine e il ritmo di
quella e di questi, le caratteristiche del materiale.
Il secondo approccio il pi autonomo. Esso
rovescia i ruoli dellaggregazione degli spazi
funzionali da inviluppare e della geometria
generale delloggetto architettonico. questultima a determinare la prima. La volont espressiva dellarchitetto non accetta il condizionamento
a priori della funzione; anche quando vuole dare
a questa il rango di primo contenuto da significare, larchitetto intende mantenere il controllo,

linvenzione del segno.


Il terzo approccio si apparenta, anche se in
modo assolutamente paradossale, al primo.
Esso ammette la possibile esistenza di motivazioni autonome, esterne, della figura dellinvolucro. Nel primo approccio la preminenza della
funzione a delineare la forma, nel terzo si ipotizza la partecipazione di agenti esterni, individuati dal progettista ma autonomi nella loro azione,
alla configurazione dellinvolucro. Agenti particolari virtualmente capaci di informare o deformare configurazioni riconducibili al primo o al
secondo approccio. Agenti di natura diversa:
dalla struttura, non solo visuale, del paesaggioambiente alla dinamica dei movimenti degli
utenti allinterno delloggetto architettonico; dalla
collocazione dei fuochi dellattenzione di costoro alle modalit duso degli spazi funzionali. Il
ruolo dellarchitetto sta nel cogliere questi campi
di virtualit formative, di tradurli in azioni di
modellazione degli oggetti architettonici sui quali
a questi agenti urge dintervenire. Larchitetto
assume la responsabilit della forma dando agli
agenti la possibilit di operare. La mantenuta
titolarit del processo di formazione-deformazione valida lautorialit della forma delloggetto
architettonico.
Ma involucro parola dai molti significati e pi
duno di essi daiuto per comprendere le molte
facce dellinvolucro in architettura. Li cercheremo nel dizionario principe della Lingua italiana,
il Grande Dizionario della Lingua Italiana a
cura di Salvatore Battaglia. Il significato pi
generico si riferisce alla sua capacit di avvolgere, delimitare e quindi implicitamente definire

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

entit di qualsiasi natura. Riferito alledilizia,


loggetto significato pu espandersi sino a comprendere lintera costruzione2. una metonimia
che pu esprimere implicitamente una gerarchia
di interessi propria del secondo atteggiamento
progettuale citato pi sopra. In architettura il
concetto entra in un rapporto dialettico con i tradizionali concetti di muro e tetto3, ma di particolare interesse il significato traslato del termine
come contenitore e, quindi nello stesso tempo
identificatore, di un insieme di idee, pensieri, di
concezioni, di fatti culturali4. Lelemento costruttivo involucro, infatti, riflette in modo preminente
non soltanto i pi avanzati sviluppi tecnologici,
ma anche le variegate scelte funzionali e formali dei diversi approcci allarchitettura.
Un tentativo di porre ordine nellapparente caos
delle differenti tipologie di involucri, al fine di
comprendere il ruolo che ciascuna di esse gioca
nella dialettica tra le varie tendenze presenti sul
mercato dellarchitettura, pu partire dalla definizione di queste proposta da Benevolo nel suo
recente libro, LArchitettura nel nuovo millennio
(2006).
Benevolo identifica tre approcci nei quali ritiene
si possano inquadrare almeno i pi noti tra gli
architetti oggi operanti sulla scena internazionale:
- gli eredi della tradizione moderna europea;
- gli innovatori dellarchitettura moderna europea;
- i cercatori di novit pazienti e impazienti e le
loro prospettive.
Ipotesi di partenza, tutta da verificare, che linvolucro giochi un ruolo abbastanza omogeneo

nelle intenzioni di almeno buona parte degli


architetti aventi lo stesso atteggiamento progettuale. A tale scopo altre differenziazioni devono
essere prese in considerazione riguardanti i tre
aspetti funzionale, tecnologico e formale. Un
elenco delle funzioni affidate allinvolucro verr
fatto in altro paragrafo. Sinteticamente esse
possono sintetizzarsi nella funzione di filtro e
controllo dei flussi di energia, materia e informazioni tra gli spazi che linvolucro separa. Ma la
funzione principale rimane sempre la delimitazione e, quindi la configurazione, del volume
totale delledificio. soprattutto questa che
rimette in ballo laltro significato della parola
involucro. E non solo la forma definitiva dellinvolucro, o le forme parziali pi o meno autonome nelle quali esso spesso viene articolato.
Anche il processo formativo, nella misura in cui
implicito ma riconoscibile nella forma stessa,
assume una rilevante funzione comunicativa,
diventa talvolta il veicolo privilegiato della posizione culturale di riferimento dellarchitetto.
Di questa, un elemento costituente il ruolo
assegnato al computer nella genesi della forma
e, soprattutto, il suo grado di autonomia.
Emblematica la posizione estrema di chi
arrivato a parlare di AACD, acronimo di Architect
Aided Computer Design, con un rovesciamento,
almeno semantico dei ruoli, se non della gerarchia, dei due protagonisti del processo progettuale, il computer e larchitetto.
Non questo il luogo nel quale affrontare le
questioni legate al secondo tipo di definizione, la
definizione-protocollo. Non , comunque inop-

portuno fare un cenno delle questioni che essa


pone. Un modello deve oggi essere inter-operabile. Lambiente in cui oggi si ricerca la interoperabilit quello proposto dalla International
Alliance for Interoperability (IAI): le Industry
Foundation Classes (IFC) gi adottate dai principali software in ambiente AEC. Ma in un
modello luniversalit, intesa come il possesso
degli strumenti aventi implicitamente la capacit
di gestire operativit non previste, non pu esistere; ogni tipo di informazione deve essere univocamente codificata. Quindi, non di flessibilit
o di potenzialit implicite si pu oggi parlare,
quanto piuttosto di elenchi pi o meno lunghi di
possibilit. La ricerca di un ampio campo di
inter-operabilit, si pu pagare con una complessit del modello che ne pu limitare parecchio la reale utilizzabilit. Le IFC rimangono
comunque lunica proposta che, pur soggetta
alla problematica evidenziata, ha raggiunto un
reale grado di operativit.
LA STRUTTURA CONCETTUALE
Lanalisi della struttura concettuale dellelemento tecnico involucro pu partire dalla definizione
che si proposta nel secondo paragrafo di questa relazione: involucro lelemento tecnico
che governa i rapporti tra lo spazio incluso e lo
spazio dellambiente circostante. Questa definizione d ragione della grande variet di forma e
di composizione che si riscontrano nei casi reali,
evidente conseguenza della altrettanto grande
variet degli spazi tra i quali gli involucri sono
collocati. tuttavia possibile ritrovare in essi un
insieme di caratteri comuni legati da un lato alla

143

LA DIDATTICA E LA RICERCA

funzione, dallaltro alla materiale realizzazione


dellelemento tecnico.
I rapporti tra i due spazi che gli involucri gestiscono sono di due tipi. Il primo il governo degli
scambi di energia e di materia. Alcuni di questi
avvengono attraverso tutta la superficie dellinvolucro; altri, in particolare gli scambi di materia
e, tra questi quelli di persone, solo attraverso
parti specializzate di essa. La stabilit degli elementi di superficie pu ottenersi direttamente
collegandoli alle strutture principali delledificio,
ovvero per mezzo di una sottostruttura specializzata connessa e supportata a sua volta dalla
struttura principale. Struttura principale che pu
anche essere presente sulla superficie esterna.
E in tal caso sar anchessa elemento di mediazione degli scambi di energia.
Il secondo tipo la mediazione tra la configurazione degli spazi inclusi e quella con la quale
linvolucro contribuisce alla definizione dello
spazio-ambiente nel quale esso immerso.
Una terza funzione la fornitura di un supporto
di informazione destinata ai fruitori esterni allorganismo involucrato.
La descrizione di ogni particolare oggetto edilizio deve potersi intendere come un caso di un
modello del tipo cui loggetto appartiene. Questo
anche perch la struttura concettuale del modello deve potere essere tradotta in un modello
operativo, codificato in un formato interoperabile, da inserire in un Building Information Model
(BIM).
Un modello che risponda integralmente a queste caratteristiche certamente assai difficile da
formulare. Unapprossimazione, sufficiente in

144

molti casi, considera linvolucro come un insieme di parti (campi), a loro volta composte da
successioni di strati a diversa specializzazione
funzionale. Resterebbero esclusi da questo
modello i casi, non frequentissimi, in cui larticolazione non una successione lineare, cio
quando gli strati si intersecano.
Negli elementi di un modello di un oggetto a prevalente sviluppo in superficie, la componente di
superficie dellinvolucro ha una propria struttura
formale. La prima articolazione la suddivisione
in campi, ciascuno dei quali possiede una propria geometria generale ed composto da elementi organizzati in un pattern. Ciascun elemento, a sua volta, caratterizzato dalla sua
forma, dal materiale di cui composto e dalla
modalit di collegamento con lo strato successivo. La definizione di strato deve essere intesa in
senso abbastanza elastico. Lo strato non
necessariamente continuo. Esso pu essere
formato anche da una disposizione discontinua
di elementi in un pacchetto spaziale di spessore modesto rispetto alla sua estensione.
GLI ANTENATI
Se gi difficile formulare una convincente
definizione di involucro, scevra da ambiguit,
ancor meno agevole il riconoscere in edifici
del passato qualche prefigurazione di elementi
caratteristici degli involucri odierni. In questa
rapidissima incursione nella storia dellarchitettura si proceder per flash, limitandosi a ricordare qualche esempio precursore contenente in
nuce almeno alcuni dei caratteri formali poi sviluppati in tempi nei quali avvenuta una grande

evoluzione tecnologica e contemporaneamente


allaumento del peso delle scelte progettuali
riguardanti linvolucro allinterno delleconomia
generale del processo produttivo.
Gli aspetti di ogni componente costruttivo sono
due: tecnologico e formale. Riguardo al primo,
linvolucro va acquistando autonomia man mano
che il muro si affranca dalla funzione strutturale
e accentua quella di mediatore tra spazi inclusi
e spazio contesto. Sotto questo aspetto, in
tempi recenti, sempre maggiore attenzione
riservata alle funzioni collegate con i bilanci
energetici dellintero edificio. Anche riguardo
allaspetto formale linvolucro diviene soggetto
autonomo di scelte progettuali in quanto esso
non pi solo una superficie che delimita un
volume globale determinato da altre esigenze. E
questa autonomia innesca una continua innovazione tecnologica che si manifesta anche attraverso luso di una variet di materiali mai prima
utilizzati negli elementi tecnici di chiusura.
Nella ricerca di antenati allinvolucro attuale, si
possono percorrere due piste. La prima segue
levolvere del muro verso linvolucro e, con il
crescere della sua trasparenza, agli apporti
dello spazio esterno, e quindi anche allaumento della superficie vetrata. La seconda privilegia
laffidamento di proprie valenze comunicative
alle superfici che racchiudono ledificio.
Naturalmente le piste si intrecciano e spesso si
sovrappongono.
Nellovvia scelta di limitarsi a rapidissimi cenni di
un argomento di tanto interesse, alla seconda
che qui si accordata maggiore attenzione,
senza peraltro trascurare completamente la

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

Fig. 2. Le serre nel parco di Schnbrunn, Vienna


Fig. 3. James Bogardus. Harper & Brothers Building,
NewYork (1859)

prima - anche perch si ritiene che questa scelta formale sia stata lo stimolo alla ricerca tecnologica che ha portato alla specificit dgli involucri attuali. Condizione del riconoscimento dello
status di precursore appare allora la tendenziale continuit della superficie esterna che
avvolge ledificio. Qui si adottato un criterio pi
elastico scegliendo quegli esempi in cui linvolucro presenta una forte connotazione formale,
anche supportata da elementi ancora riconoscibili sia come pareti sia come copertura.
Daltronde se linvolucro , nella sua espressione pi tipica, un componente in cui pareti e
coperture si fondono perdendo la loro individualit, normale che nella evoluzione verso la
forma compiuta, sia ora luno o laltro elemento
ad assumere maggior rilievo.
Una, anche se breve, rassegna storica non pu
che partire dalle grandi serre ottocentesche
(Fig. 2). Tra le pi famose, ampiamente illustrate, sono quelle di Decimus Burton e Joseph
Paxton. Sono esempi di perfetta funzionalit.
Linvolucro unifica la forma esprimendo lunicit
della funzione.
Motore dellevoluzione del muro laffermarsi
della struttura metallica che diviene progressivamente egemone negli edifici industriali e, subito
dopo, in quelli commerciali (Fig. 3). In questo
campo un ruolo di primo piano spetta allopera
di James Bogardus, geniale inventore, che intu
limportanza di una specifica caratteristica della
costruzione metallica, la prefabbricazione, poich i pezzi sono necessariamente prodotti in
officina e solo assemblati in cantiere.
Egli ebbe anche chiara coscienza delle poten-

zialit decorative insite nei metodi della fusione


che consentivano la realizzazione a basso costo
di elementi ornamentali consonanti con lestetica del tempo.
Joseph Paxton realizza, con il suo Crystal
Palace unarchitettura che presenta gi molti dei
caratteri che caratterizzeranno le architetture a

cavallo tra il XX e il XXI secolo. I pannelli delle


pareti e della copertura presentano una sostanziale affinit di materiale e tecnologia costruttiva, ne condividono la costituzione e la modularit. Ma la caratteristica del fabbricato che pi
precorre le prestazioni degli involucri moderni
lassoluta trasparenza delle sue pareti e della
copertura. Limmagine che ne deriva di continuit e omogeneit e, quindi, di unitariet dellinvolucro. Ne consegue un intenso rapporto tra
spazio esterno e spazio interno, che assimila il
secondo al primo, svolgendo in modo efficace
quel compito di mediazione che dellinvolucro
uno dei compiti fondanti.
Un deciso progresso nella tecnologia degli involucri viene compiuto dagli architetti della Scuola
di Chicago, che generalizzano luso delle strutture metalliche, liberando, nei loro esempi
migliori, le facciate da ogni elemento decorativo.
In esse anche limpatto visivo delle strutture si
restringe; le facciate sono uniformi su tutti i lati,
si accentua la continuit delle superfici verticali,
talvolta resa ancor pi marcata dal trattamento
degli angoli o da ben raccordate sporgenze e
rientranze. Esemplari sono rispettivamente il
Tacoma Building di Holabird & Roche e il
Reliance Building di Burnham & Root.
Pareti interamente vetrate che avvolgono completamente edifici industriali sono comuni in
Germania a cavallo delle fine del secolo XIX.
Saranno riprese da Gropius nelledifico delle
Fagus Werke, poi nella Fabbrica Modello per la
Esposizione del Werkbund del 1914 e infine,
dopo la guerra, nelledificio del Bauhaus.
La Jahrunderhalle (Fig. 4), architetto Max Berg

145

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 4. La Jahrhundert Halle di Max Berg (1913)


Fig. 5. Hermann Finsterlin. Studio per un edificio
Fig. 6. Herman Finsterlin. Progetto per la Haus der AndachtMuseum

(1913), mostra come una grande complessit


formale pu caratterizzare anche involucri composti da elementi semplici e riconoscibili. La
pianta, i volumi degli spazi interni e le strutture
avrebbero avuto il loro pi ovvio completamento
in una cupola. La soluzione adottata assai pi
sofisticata. La successione dei cilindri verticali il
cui diametro si riduce progressivamente, seppure chiaramente leggibili come elementi parete,
suggerisce visivamente unaltrettanto evidente
gestaltica cupola virtuale. un esempio paradigmatico del complesso gioco reciproco dei
due tipi di componenti - parete e copertura nella formazione dellelemento involucro.
Limmediato dopoguerra vede, soprattutto in
Germania, laffermarsi dellEspressionismo, la
volont di costruire immagini che devono comunicare intensamente, essere cariche di significati, soprattutto, ma non solo, emotivi.
Un atteggiamento apparentemente analogo a
quello di molti architetti contemporanei i
cercatori di novit impazienti della tripartizione Benevoliana - in particolare quelli della
tendenza dei cosiddetti new architects. Ansiosi
di affidare agli involucri il compito di esprimere le

146

motivazioni teoriche delle loro scelte formali,


spesso fortemente connotate ideologicamente, in base a non sempre comprensibili rapporti con la filosofia e la matematica contemporanee.
LEspressionismo architettonico appare pi tardi
rispetto a quello delle altre arti. Mentre linizio
dellEspressionismo pittorico pu farsi risalire al
1906, anno di formazione del gruppo Die
Brcke, per il suo affermarsi in architettura si
aspetter sino al 1918. Solo con la nascita del
Novembergruppe pu parlarsi di un non episodico atteggiamento della stessa matrice culturale.
Ma, le frammentazioni e le distorsioni degli involucri degli edifici riflettono una profonda risonanza con le sensazioni e i pensieri che agitano la
societ del tempo.
Frammentazioni e distorsioni informano loperare di non pochi architetti contemporanei e generano singolari somiglianze tra le immagini di
opere e progetti espressionisti e opere e progetti attuali che esasperano lautonomia dellinvolucro, per affidargli compiti espressivi, spesso
avulsi dallequilibrata rappresentazione dello
specifico episodio architettonico, e volti piuttosto
ad affermare problematiche posizioni teoriche
generali.
Alcuni confronti confermeranno quanto sopra
affermato.
Un esempio particolarmente significativo anche
se un p anomalo fornito dal progetto per la
Haus der Andacht-Museum di Herman
Finsterlin, 1919 (Fig. 5). A parte la continuit
delle curvature della superficie involucrante, la
successione delle parti vetrate e di quelle piene

che le sostengono sembra prefigurare le molte


spirali presenti nel panorama dei progetti di
architetti contemporanei (Fig. 6); uno per tutti il
progetto per il Tate Modern Museum di Herzog
& De Meuron (Fig. 7).
Un altro confronto ancora evidenzia la valenza
sostanzialmente espressionista degli involucri di
molte architetture moderne. quello tra il
Monumento ai Caduti di Marzo (Fig. 8) di Walter
Gropius del 1923 e il Denver Art Museum (Fig.
9) di Daniel Liebeskind. da notare laffinit tra
la forma di unopera, che ha proprio nella forma
stessa la sua ragione di essere e di esprimersi,
e laspetto di un edificio che dovrebbe raccordare la sua immagine con le esigenze funzionali di
un museo. Unanalisi delle piante di questultimo

ANTOLOGIA DEGLI SCRITTI

Fig. 7. Progetto per la Tate Modern. Herzog & De Meuron


Fig. 8. Walter Gropius. Monumento ai Caduti di Marzo a
Weimar
Fig. 9. Daniel Libeskind. Denver Art Museum
Fig. 10. La Torre Einstein (1920-1924). Eric Mendelshon
Fig. 11. Hermann & Co. Fabbrica di Cappelli Steinberg
(1921-1923). Eric Mendelshon

ne evidenzia lassoluta disconnessione tra le


necessit funzionali degli ambienti e le scelte
formali dellinvolucro. Anche le piante riflettono
analoghe simiglianze, si riscontrano anche tra le
piante del museo e quelle di edifici degli anni
20.
Figure fantastiche che mostrano forti rassomiglianze con quelle nate in un particolare clima
culturale, assai lontano da quello attuale.
Personalit dominante del gruppo certamente
Erik Mendelson. Ma la maestria del grande
architetto gli consente di conservare allimmagine uno stretto collegamento con la natura dellopera. Due sue architetture esprimono, anche
se in modo diverso, questo atteggiamento: la
Torre Einstein (Fig. 10) e la Fabbrica di Cappelli
Steinberg, Hermann & Co. (Fig. 11).
Il linguaggio architettonico della Torre Einstein
chiaramente espressionista e la continuit della
superficie che lo avvolge la connota fortemente

11

10

come involucro unitario. Ma ledificio presenta


particolare interesse per due ragioni. La prima,
lintensa singolarit dellimmagine gli conferisce
una forte autonomia espressiva ma, nello stesso tempo, la forma assolutamente adeguata
alla funzionalit delledificio. La seconda ragione
riguarda la tecnica costruttiva. Sulla struttura in
muratura di mattoni colato uno strato di conglomerato la cui funzione appunto il raggiungimento della continuit e della fluidit delle
forme. Le funzioni tettonica ed espressiva sono
integrate e nello stesso tempo ogni materiale
fornisce un apporto singolare; il calcestruzzo
collabora solo a questultima funzione.
La Fabbrica di Cappelli Steinberg, Hermann &
Co. si colloca in un momento intermedio tra il
Mendelsohn espressionista e il Mendelsohn
razionalista. Il forte impatto visivo della copertura della Tintoria, la cui forma determinata dal
sistema di ventilazione, allude, soprattutto da un
punto di vista diagonale, alla forma di un cappello. Il successivo periodo, caratterizzato dallaf-

147

LA DIDATTICA E LA RICERCA

Fig. 12. Buckmister Fuller. Padiglione degli Stati Uniti alla


Esposizione Universale di Montreal del 1967
Fig. 13. Bruce Goff
Fig. 14. Archigram. Spray Plastic House

fermarsi del razionalismo, vede il prevalere di


volumi parallelepipedi semplici o assemblati. La
parete e la copertura riprendono la loro separata identit. Gli involucri continui sono in realt
cupole, geometricamente regolari prolungate
sino a terra. Il pi rappresentativo di questa tendenza certamente Richard Buckmister Fuller,
maestro delle strutture geodetiche. La pi nota
delle sue cupole quella del Padiglione degli
Stati Uniti (Fig. 12) allEsposizione Universale di
Montreal del 1967. Nello stesso periodo vengono proposte diverse abitazioni sperimentali
destinate ad una produzione industriale, peraltro
poi mai avvenuta, sempre a pianta circolare e
involucro unico continuo. Pi originale larchitetto americano Bruce Goff (Fig. 13), autore di
progetti trasgressivi sia per quanto riguarda i
volumi degli edifici che per luso dei materiali.
Un contributo importante, anche se puramente
teorico, allemergere di atteggiamenti progettuali pi disinvolti lo ha dato il gruppo inglese
Archigram (Fig.14), attivo a partire dai primi anni
60. La sua influenza testimoniata dallassegnazione al gruppo della Royal Gold Medal nel
2002. Alcune tra le pi note delle loro proposte

12

148

assunta a denotare il pensiero di Derrida, viene


spesso interpretata in senso banalmente letterale, come se l'aspetto dell'edificio dovesse esibire l'avvenuta operazione di una de-costruzione,
una scomposizione in volumi autonomi.

13

presentano volumi unitari inviluppati da involucri


da libere forme curvilinee. Labbandono delle
forme a geometria ortogonale espressamente
teorizzato in base ad uno strano assemblaggio
di elementi naturalistici e utopia tecnologica.
A partire dai tardi anni 80 si verifica un significativo cambiamento nellatteggiamento progettuale, dapprima solo da parte di un gruppo ristretto
di architetti, ma poi rapidamente diffuso anche a
seguito della mostra tenutasi a New York nel
1988. Le cause sono molteplici: lestenuarsi del
rigido lascito formale del movimento moderno;
linsoddisfazione per gli esiti del postmoderno,
che comunque aveva aperto la via ad una maggiore autonomia espressiva dellimmagine delledificio; e infine, il ricorso al sostegno ideologico alle teorie del filosofo francese Jacques
Derrida. La decostruzione, parola che viene

14

*Il presente testo stato pubblicato in Pellitteri


G., Linvolucro architettonico. Declinazioni digitali e nuovi linguaggi, Edizioni Fotograf,
Palermo, 2010 [N.d.R.]
NOTE
1 Dallimmagine pittorica allimmagine architettonica;
Berenson B., I pittori italiani del Rinascimento, Sansoni
Phaidon Press, Firenze, 1957.
2 Un esempio: Libero Bigiaretti Linvolucro un p nazionalsocialista dellAra Pacis. Naturalmente loggetto la precedende teca di Morpurgo e non lattuale costruzione di
Meyer.
3 Building envelope refers to the exterior surface that encloses the interior space of a building. It serves as the outer
shell to protect the indoor environment as well as to facilitate its climate control. Building envelope design is an application area that draws from all areas of building engineering,
especially building science and indoor environment. It focuses on the analysis and design of envelope systems, including material components, durability, heat and moisture
transfer, interaction with the indoor, outdoor environments
and with the structural shell.
Components of the envelope include the roof, walls, and
windows.
4 Esempi di questo significato tratti dal Grande Dizionario
della Lingua Italiana, a cura di Salvatore Battaglia.
Gramsci A., Lettere dal Carcere, Torino, 1950, Linvolucro
tarlato della vecchia storia; De Santis F., Il Mezzogiorno e
lo Stato Unitario; F. Ferri (a cura di), Torino, 1960,
Sviluppando il pensiero di Dante dal suo involucro; Vittorini
E., Diario in pubblico, Milano, 1957, Questa letteratura dinizio che rompe fuori, in pieno rinascimento, dal vecchio involucro culturale.

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

URBANISTICA E IMPEGNO CIVILE. QUARANTANNI dI STORIA URBANISTICA SICILIANA ATTRAVERSO LATTIVIT dI


BENEdETTO COLAjANNI
di Giuseppe Trombino

Se ci si riferisce al numero dei piani urbanistici


progettati ed alla continuit dell'impegno nel settore della pianificazione, Benedetto Colajanni
deve considerarsi a pieno titolo un urbanista; pi
di cinquanta piani urbanistici di varia natura
redatti per ventisette medi e grandi comuni siciliani in un arco temporale che va dal 1956 al
2002, oltre a vari altri impegnativi piani di settore, compongono un curriculum che pochi altri
urbanisti siciliani possono vantare.
Se per la sua attivit nel settore dell'urbanistica la si rapporta al complesso della sua produzione ed all'estensione dei suoi interessi scientifici, la qualifica di urbanista finisce con l'apparire riduttiva se non impropria. Riduttiva, in primo
luogo, perch qualsiasi qualifica settoriale non
riesce a dar conto compiutamente di una personalit eclettica e geniale quale quella di
Colajanni; impropria perch, al di l della straordinaria dimensione della sua produzione urbanistica, essa rimase sempre relegata entro i
confini di un ... normale esercizio professionale ..., espressione di un sapere tecnico di base,
non specialistico1. Egli stesso per altro, non
avendo mai, se non nei primi anni della sua attivit ed in qualche altra limitata circostanza, svolto ricerche scientifiche in materia urbanistica2,
non si sarebbe mai definito un urbanista, convinto, come era, che soltanto attraverso un
approccio scientifico potessero raggiungersi
risultati significativi nella progettazione, fosse
essa architettonica, strutturale, impiantistica o,
appunto, urbanistica3. Considerava piuttosto
l'urbanistica, e per questo la praticava, una
forma attraverso cui poter esprimere, ancor pi

direttamente rispetto all'architettura, il suo impegno politico e sociale, uno strumento attraverso
il quale dare risposte concrete a quella continua
ricerca di equilibrio ed equit sociale che ha
caratterizzato tutta la sua attivit professionale e
scientifica e, pi complessivamente, la sua personalit. In lui l'identicit etimologica dei due termini urbanistica e politica, che spesso richiamava, era portata alle estreme conseguenze
tanto da divenire identicit di azione; progettare
un piano o prestare una consulenza urbanistica
significava per Colajanni declinare in termini
tecnici quello stesso impegno politico che esprimeva nella sua militanza, convinta ed appassionata, all'interno del partito comunista. Di questo
suo modo di intendere l'impegno urbanistico
una precisa testimonianza, oltre che la sua produzione professionale, come si cercher di
dimostrare, anche la sua piena e totale disponibilit a fornire consulenze di carattere urbanistico ad amministratori di Comuni con i quali non

intratteneva rapporti professionali, ma che semplicemente avevano necessit di intentare azioni politiche a difesa della legalit o degli interessi dei lavoratori contro piani regolatori o altri atti
urbanistico-amministrativi ritenuti iniqui.
Soprattutto negli anni durante i quali svolgeva
l'incarico di Responsabile dell'Urbanistica del
Comitato Regionale del Partito Comunista, ma
non soltanto in questi anni, era frequentissimo,
per i suoi pi stretti collaboratori, vederlo partire,
subito dopo una semplice telefonata, per piccoli
paesi anche molto lontani, ed assentarsi spesso
per giorni, tralasciando qualsiasi altra attivit,
per portare un suo contributo, sempre puntuale
e qualificato e mai fazioso, seppure di parte, alla
costruzione di un piano pi equo ovvero ad una
pi corretta gestione del territorio. Questa attivit di "113 urbanistico", come amava definirla,
che svolgeva in maniera appassionata e con
straordinario impegno, sembrava in effetti gratificarlo pi che la laboriosa composizione degli
interessi politici attraverso la quale si costruisce
un piano regolatore, che spesso si protrae talmente nel tempo da vanificare la stessa utilit
sociale del piano. Per questo, ed anche per la
assoluta intransigenza morale che costitutiva un
tratto distintivo della sua personalit, pochi dei
tanti piani da lui redatti riuscirono a raggiungere
l'approvazione finale; pi spesso si conclusero
con la revoca dell'incarico, ovvero con le sue
dimissioni, ovvero ancora, semplicemente, furono dimenticati in un armadio dopo un cambio di
amministrazione.
La prima esperienza professionale in materia
urbanistica, che rimane probabilmente anche la

151

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

pi impegnativa tra le tante affrontate nella sua


lunga carriera, quella che svolge tra il 1956 ed
il 1960, in qualit di professionista esterno, nell'ufficio comunale di progettazione del PRG di
Palermo (figg. 1-4).
Il lavoro all'interno dell'Ufficio, diretto dai pi
qualificati esponenti della cultura urbanistica
siciliana di quegli anni, costituisce per Colajanni,
sino a quel momento impegnato, sia professionalmente che all'interno dellUniversit, soprattutto nel campo della progettazione architettonica e strutturale, unesperienza decisiva che, una
volta conclusa nel 1960, gli consentir di cimentarsi in prima persona in assai impegnative
esperienze di pianificazione urbanistica.
non facile enucleare il contributo che
Colajanni diede alla definizione del nuovo Piano
Regolatore di Palermo, cos come, per altro,
non facile identificare i ruoli che ebbero i componenti del comitato di redazione ed il contributo progettuale che ciascuno di essi diede alla
impostazione generale del piano e, ancora di
meno, alla definizione delle singole scelte progettuali.
non facile perch il gruppo di lavoro era assai
numeroso e composito e probabilmente non
impegnato in ugual misura nellattivit di progettazione, ma anche perch le vicende che seguirono alla redazione del piano ed i pesanti rimaneggiamenti che esso sub nelle fasi successive
della sua formazione, determinarono negli anni
successivi una netta presa di distanza da parte
dei loro stessi autori e finirono per travolgere,
con un sommario giudizio negativo, anche i tanti
aspetti del piano che avrebbero meritato un

152

qualche apprezzamento5.
Tra questi, certamente, il tentativo di far discendere le ipotesi di sviluppo della citt, da porre
alla base della nuova pianificazione, da uno studio esteso a quella che veniva definita area di
influenza di Palermo e che oggi definiremmo
area metropolitana6; come pure l'idea di promuovere un decentramento dei poli insediativi e
delle attivit terziarie localizzandoli in localit
distanti dal centro e collegate con un sistema
viario territoriale.
Sotto l'aspetto normativo di particolare interesse
era poi il tentativo di regolamentare l'attivit edilizia nelle nuove zone di espansione non soltanto attraverso i tradizionali parametri ed indici
volumetrici, ma anche attraverso l'indicazione di
varianti tipologiche che, applicate discrezionalmente nei diversi comparti, avrebbero dovuto
garantire alla scena urbana un assetto variegato e composito, pur nel rigore di una maglia stradale prescrittiva e disegnata con estremo dettaglio7.
In tutte queste elaborazioni il ruolo di Colajanni
non dovette certo essere secondario se a lui
viene affidata, come attestato dal Direttore
dell'Ufficio Redazionale, la compilazione della
relazione generale del Piano Regolatore e delle
analisi del Piano di Coordinamento8 ; certamente sue sono poi tutte le complesse elaborazioni
statistiche che costituiscono la base informativa
sia del PRG ma soprattutto del Piano Territoriale
di Coordinamento, che rivelano una assoluta
padronanza delle pi avanzate tecniche di analisi dei dati.
Certo, il Piano prevedeva, rispetto alle prece-

denti versioni, un notevole ampliamento delle


aree di espansione che raggiunsero quasi 300
ettari, accompagnato da un innalzamento generalizzato degli indici fondiari che raggiunsero,
nelle aree centrali, il valore di 21 m3/m2.
f questo certamente il tributo che il comitato
redazionale dovette pagare, non senza opporre
resistenza, alla aggressiva politica urbanistica
che una nuova Giunta Comunale, presieduta da
Lima, sin dal suo insediamento, alla fine del
1956, aveva iniziato a praticare9; una politica
che in realt trovava nelle elaborazioni tecniche
del comitato un indispensabile supporto ma che
andava componendosi attraverso negoziazioni
dirette con i grandi proprietari immobiliari, ratificate da convenzioni, nelle quali a fronte della
cessione di aree private, si concedevano ai privati cospicui vantaggi economici10.
Di tale Giunta politica comunque il comitato era
pur sempre espressione, dal momento che le
dimissioni, pi volte minacciate in quegli anni,
furono rassegnate (e non da tutti i componenti
del comitato) soltanto nel 1960, quando le attivit progettuali erano ormai praticamente concluse e quando alcune vicende avevano ormai
resa evidente, anche alla pi distratta opinione
pubblica, l'intenzione dell'amministrazione di
non applicare il piano cos come progettato.
Il primo episodio, che determin da parte del
comitato dure prese di posizione, fu costituito
dalla demolizione, in spregio alle previsioni del
nuovo Piano Regolatore, della villa Deliella a
piazza Croci, il secondo si verific qualche
mese pi tardi con lo spianamento della montagnola di villa Sperlinga, destinata dal piano a

GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 1. Piano Territoriale di Coordinamento della zona di


influenza della citt di Palermo: diagrammi relativi alle caratteristiche demografiche e socioeconomiche del
comprensorio
Fig. 2. Piano Territoriale di Coordinamento della zona di
influenza della citt di Palermo: schema di progetto

153

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 3. Piano Regolatore Generale di Palermo: zonizzazione


generale

verde pubblico, per costruirvi tre palazzine. fu a


seguito di questo secondo accadimento che il
gruppo redazionale, nel febbraio 1960, rassegn le proprie irrevocabili (e forse tardive) dimissioni.
Da questo momento Colajanni, ormai fuori dall'asfissiante clima dell'Ufficio Comunale ma forte
della straordinaria esperienza maturata, continuer ad occuparsi delle vicende urbanistiche di
Palermo e pi in generale della attivit urbanistica regionale11, esprimendo una voce critica,
documentata ed autorevole, che diventer

154

ancora pi incisiva nella misura in cui non sar


espressa singolarmente ma all'interno di una
sorta di comitato spontaneo, costituito per lo pi
da docenti universitari, che intendevano in tal
modo esprimere il proprio impegno per le sorti
urbanistiche del territorio palermitano e della
intera Sicilia12.
La costituzione del Gruppo per l'architettura e
l'Urbanistica Siciliana (GaUS) rappresent una
iniziativa importante per l'azione di stimolo che il
Gruppo esercit nella coscienza cittadina e per
gli importanti risultati raggiunti, tra i quali certa-

mente il pi importante la non attuazione della


famigerata terza via, che avrebbe sventrato,
quasi cancellandolo, il centro storico di Palermo.
ma la formazione del gruppo riveste unimportanza che travalica le vicende cittadine, perch
costituisce un momento di coagulo delle diverse
scuole che in quel momento segnavano la
scena urbanistica siciliana e, in particolare, della
scuola di Edoardo Caracciolo, nella quale si
riconoscevano molti dei soggetti del GaUS, che
da anni andava diffondendo l'idea che la pianificazione dovesse porsi l'obiettivo principale di

GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 4. Piano Particolareggiato di Risanamento del Centro


storico di Palermo: planimetria generale di progetto
Fig. 5. Piano Regolatore Generale di Castelbuono: zonizzazione dellarea urbana

assicurare uno sviluppo economico equilibrato


al territorio siciliano13 e la scuola di Giuseppe
Samon, rappresentata nel GaUS da Bonafede
e da Doglio, pi interessata ad esplorare i rapporti dell'urbanistica con l'architettura e la sociologia.
La militanza nel GaUS consentir dunque ai
suoi componenti di allargare i propri orizzonti
culturali e di inserirsi in maniera ancor pi qualificata nel nuovo corso dell'urbanistica siciliana.
Da qualche anno infatti, e precisamente dal
1956, si era aperta in Sicilia una nuova stagione

per effetto della emanazione, da parte


dell'assessore Regionale dei Lavori pubblici, di
un provvedimento con il quale settantaquattro
Comuni siciliani venivano obbligati a dotarsi di
Piano Regolatore in attuazione della Legge
Urbanistica del 194214.
molti di questi Comuni per la redazione dei piani
scelsero la strada, non obbligatoria ma suggerita dallo stesso ministero, del concorso nazionale di progettazione. Si svilupp cos in Sicilia
una breve, ma intensa, stagione che costituisce
a tutt'oggi una delle pagine pi interessanti dell'urbanistica siciliana: al concorso di progettazione si affidarono, tra il 1957 ed il 1962, una trentina di Comuni Siciliani, tra grandi citt e medi
centri; altri scelsero la strada dell'incarico diretto15.
Colajanni si inserisce nell'agone professionale
con i due colleghi con i quali sin dal 1953 aveva
avviato un proficuo rapporto di collaborazione
formando lo studio "Tecning Progetti", gli ingegneri Giuseppe mannino e Domenico Saladino;
ma al gruppo si affianca, in quasi tutte le esperienze di quegli anni, lo studio di Umberto Di
Cristina e Luciana natoli16.
Con questo sodalizio professionale, spesso irrobustito da presenze locali o specialistiche,
Colajanni partecipa a numerosi concorsi, qualificandosi ai primi posti in quelli per i PRG di
Santo Stefano di Camastra, di Piazza armerina,
di Sciacca, di Taormina, e poi progetta tra il
1961 ed il 1968, a seguito di incarico professionale, i piani di Castelbuono, Randazzo, Sciacca,
Canicatt, Termini Imerese e Taormina.
In tutti questi piani evidente l'apporto tecnico e

disciplinare derivato dalla esperienza palermitana; in particolare nel Piano Regolatore di


Castelbuono (fig. 5), che uno dei primi per il
quale il Gruppo riceve l'incarico professionale, lo
studio del territorio e delle soluzioni progettuali
del Piano viene preceduto da unestesissima ed
approfondita indagine sul comprensorio madonita, nel convincimento, espresso in apertura
della relazione del piano, che ... lo studio delle
condizioni attuali e la ricerca della prospettiva di
sviluppo di un centro urbano quale
Castelbuono, non possono, ovvio, prescindere dalla rete di rapporti che legano la citt al suo

155

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 6. Piano Regolatore Generale di Canicatt: zonizzazione generale

156

GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 7. Piano Regolatore Generale di Canicatt: zonizzazione area urbana (particolare relativo al centro storico)
Fig. 8. Piano Regolatore Generale di Termini Imerese:
zonizzazione area urbana
Fig. 9. Programma di Fabbricazione di Castelvetrano:
zonizzazione area urbana (particolare)

157

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 10. Concorso per il Piano Regolatore Generale di


Piazza Armerina: zonizzazione generale del centro urbano
e delle frazioni di Grottacalda e Bellia
Fig. 11. Concorso per il Piano Regolatore Generale di
Santo Stefano di Camastra: ecologia urbana (tav.8)
Fig. 12. Concorso per il Piano Regolatore Generale di
Santo Stefano di Camastra: ecologia urbana (tav.9)

territorio e ancor pi ai centri vicini.


Un approccio analogo contraddistingue anche il
piano redatto per il concorso di Taormina; anzi,
proprio la visione comprensoriale allargata
all'intera valle dell'alcantara quale area di
influenza di Taormina, giudicata pertinente ed
innovativa, che convince i giurati del concorso
ad assegnare al gruppo di Colajanni il primo
premio17.
nel piano di Canicatt l'approccio al tema del
risanamento del centro storico, chiaramente
mutuato dalla esperienza palermitana, si basa
sulla ricerca di soluzioni spaziali che, pur rinnovando i tessuti urbani ritenuti irrecuperabili e di
nessun valore, garantiscano una permanenza
dell'assetto morfologico complessivo.
In tutti i piani viene seguito un identico approccio metodologico che prevede la redazione di
indagini urbanistiche assai approfondite, riguardanti tutti gli aspetti della realt urbana e territoriale. In particolare le indagini sono sempre sviluppate seguendo una sorta di decalogo articolato nei seguenti punti:
- Schema regionale, con l'analisi delle grandi vie
di comunicazione e della situazione amministrativa.
- Demografia, riferita al Comprensorio ed al
Comune, studiata attraverso la compilazione di
tabelle e diagrammi sulla contabilit anagrafica,
sulla struttura della popolazione e sulla sua
distribuzione nel territorio e sui livelli di istruzione.
- Dinamica economica.
- Ecologia del Comprensorio.
- flussi di traffico.

158

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11

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GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 13. Concorso per il Piano Regolatore Generale di


Santo Stefano di Camastra: zonizzazione generale

13

- L'agricoltura.
- Le attivit commerciali.
- L'orografia e idrografia del Comune.
- Ecologia del territorio comunale.
- Indagini sul nucleo urbano.
I dieci argomenti, oggetto di quelle che complessivamente venivano chiamate indagini urbanistiche, sono illustrati, oltre che nella relazione,
in elaborati grafici, nei quali sono riportati cartografie, schemi, diagrammi e tabelle, redatte con
rigore scientifico e talora composte in tavole di
piano con studiata ricercatezza formale.
Tra le analisi un rilievo particolare ha sempre
l'analisi storica dell'insediamento che viene condotta con taglio spesso originale e inedito, cercando di mettere in evidenza le relazioni intercorrenti tra le vicende storiche, le tipologie edilizie e la forma urbana18.
In tali elaborazioni in particolare evidente il
riferimento all'insegnamento di Caracciolo, che
tra i primi in Italia, insieme ad astengo, aveva
iniziato sin dagli anni Trenta a mettere a punto
un metodo di lettura ed interpretazione della
realt urbana storica, che, superando la cultura
dello sventramento, originer negli anni
Sessanta un nuovo atteggiamento di conservazione e tutela dei centri storici19.
Particolarmente sviluppata, nella fase progettuale, la procedura di dimensionamento, che
riguardava tutte le parti del Piano, ma in particolare le zone per lespansione residenziale e le
aree per i servizi.
al dimensionamento di questi ultimi, non essendo stati ancora normati per legge gli standard
urbanistici20, si perveniva attraverso lunghe e

159

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 14. Concorso per il Piano Regolatore Generale di


Santo Stefano di Camastra: studi planimetrici particolareggiati

14

160

complesse elaborazioni statistiche, non di rado


ricorrendo, soprattutto per il dimensionamento
delle scuole dell'obbligo, alla utilizzazione di
algoritmi matematici e complessi modelli previsionali.
Infine unattenzione costante, nella fase progettuale, rivolta all'assetto morfologico delle
nuove organizzazioni urbane, che viene progettato applicando in maniera rigorosa il criterio
funzionalista di quartiere autosufficiente, mutuato dalle coeve esperienze inglesi ed americane
ed oggetto in quegli anni di un ampio dibattito,
nel quale anche Colajanni, con i colleghi del
gruppo, si era inserito con una propria autonoma posizione21.
nasce cos l'alternanza di forme organiche e
geometriche del nuovo quartiere progettato per
l'espansione di Santo Stefano di Camastra (fig.
13), dove per le prime viene assunto come riferimento il fiore dell'agave (fig. 14), mentre le
forme geometriche riecheggiano le complesse
geometrie del centro storico.
Pi complessa lorganizzazione del quartiere
Pirrera a Sciacca, articolata in nuclei autosufficienti a geometria regolare, che si giustappongono secondo una gerarchia di spazi e di funzioni, sino a formare un unico grande complesso
nettamente separato dal centro esistente. nella
stessa citt di Sciacca, nel quartiere ai piedi del
monte San Calogero, invece la nuova edilizia si
inserisce nel territorio con forme organiche che
assecondano l'andamento del terreno.
anche se non enucleabile con facilit il ruolo
di Colajanni all'interno dei diversi gruppi di lavoro e dei diversi Piani, certamente anche in que-

GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 15. Concorso per il Piano Regolatore Generale di


Sciacca: studi planimetrici particolareggiati

ste esperienze il suo dovette essere sempre un


ruolo di protagonista sia nella fase di studio e
progettazione dei piani ma anche, e forse
soprattutto, nelle fasi successive alladozione
dei piani ed in generale nella gestione dei rapporti con le amministrazioni e con la popolazione22.
proprio in questa ultima attivit, sempre estremamente impegnativa, talora defatigante, che
Colajanni sembrava trovare i maggiori stimoli
alla propria azione23; la discussione del piano
con l'amministrazione e con i cittadini infatti il
momento in cui il progettista pu misurare l'efficacia delle soluzioni pensate per garantire lo
sviluppo di una comunit, per valutare la correttezza delle ipotesi di dimensionamento assunte
a base del Piano, per verificare in sintesi l'utilit
sociale del proprio lavoro.
Raramente per, a giudicare dal fatto che nessuno dei piani regolatori progettati in quegli anni
arriver alla definitiva approvazione regionale,
Colajanni riesce a trovare il giusto punto di
mediazione tra la necessit del piano di garantire gli interessi collettivi e le inevitabili spinte particolaristiche provenienti dagli amministratori
locali ed il rapporto con questi ultimi finisce con
il consumarsi dietro tanto defatiganti quanto inutili richieste di adempimenti formali, che nascondono una assai differente visione del piano e
della sua funzione sociale di difesa degli interessi collettivi24.
nel 1968, il momento di profondo sconvolgimento dei rapporti sociali, politici ed economici
che investe, in Italia e nel mondo, la societ civile, lo coinvolge a tal punto da portarlo ad un

15

complessivo ripensamento del suo ruolo politico, professionale ed accademico.


Un primo immediato effetto, nel settore professionale, la fuoriuscita dallo studio "Tecning
Progetti"25, per continuare, da solo, un percorso,
politicamente pi caratterizzato, che potesse
attribuire alla sua attivit di progettista una maggiore e pi marcata utilit sociale.
I molti piani e progetti che elabora dopo il 1968
e sino agli anni ottanta, a differenza di quelli
precedenti redatti a seguito di concorsi, saranno
prevalentemente redatti per conto di ammini-

stratori di sinistra che gli attribuiscono, con l'incarico fiduciario, un preciso mandato politico,
che orienta in maniera inequivocabile la sua attivit progettuale e la pone al riparo, almeno sin
tanto che sostenuta dalla amministrazione
committente, da equivoci e fraintendimenti.
Una delle prime occasioni in cui Colajanni pu
esercitare in maniera esplicita questo suo nuovo
ruolo di urbanista di partito costituita dal
Piano Regolatore di Scicli (figg. 21-23), il cui
incarico gli viene assegnato dai compagni di
una nuova giunta di sinistra nei primi mesi del

161

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 16. Piano Regolatore Generale di Randazzo:


zonizzazione area urbana
Fig. 17. Programma di Fabbricazione di Salemi: zonizzazione area urbana

16

162

17

GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 18. Concorso per il Piano Regolatore Generale di


Taormina: zonizzazione generale

18

163

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 19. Programma di Fabbricazione di Castelbuono


zonizzazione area urbana

19

164

GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 20. Concorso per il Piano Regolatore Generale di


Piazza Armerina: relazione grafica

20

165

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 21. Piano Regolatore Generale di Scicli:zonizzazione


frazione di Sampieri

1968.
Il gruppo di lavoro, coordinato dall'arch. nunzio
Cilia, personaggio assai noto nell'ambito locale,
comprende, oltre a Colajanni, il geologo ragusano armando Rosso e il milanese prof. Tullio
aymone, sociologo esperto in sviluppo turistico.
Gi prima dell'incarico l'arch. Cilia aveva presentato allamministrazione un suo studio di
piano, concepito nella stessa ottica modernista
della quale aveva dato prova qualche anno
prima, nel 1961, progettando la demolizione del
settecentesco Convento dei Gesuiti nella piazza
principale della citt e la sua sostituzione con un
nuovo edificio scolastico, pensato alla maniera
di niemeyer. Partendo dalla constatazione che
Scicli, nel suo assetto urbanistico, denunciava
le caratteristiche ambientali di un ... tenore di
vita medioevale ..., il piano prevedeva estesi
interventi di risanamento nei quartieri storici ed
in particolare a San Bartolomeo, Santa maria La
nova e Scifazzo. Di quest'ultimo era prevista la
totale demolizione, ... non essendo possibile
alcun recupero edilizio ..., e la sostituzione con
edilizia intensiva a torre, disseminata in un grande parco verde. analoghe soluzioni erano studiate per gli altri quartieri storici nei quali si prevedeva di isolare gli edifici monumentali in spianate verdi. Una siffatta ipotesi non poteva certo
essere condivisa da Colajanni, che avvia invece
un percorso di studio e conoscenza del centro
storico di Scicli, disvelandone gi nelle prime
elaborazioni le straordinarie caratteristiche. non
ci sar comunque alcuno scontro dialettico dal
momento che, nel luglio 1969, a seguito della
scomparsa dell'arch. Cilia e della sua sostituzio-

166

ne con il suo collaboratore l'ing. Giovanni


Sulsenti, a Colajanni verr attribuita la funzione
di capogruppo.
nel settembre 1969, considerate le difficolt di
pervenire in tempi brevi allapprovazione del
PRG determinate da vari ritardi tecnici e burocratici, allo scopo di assicurare un minimo di
disciplina urbanistica, indispensabile per un
ordinato sviluppo edilizio degli abitati,
l'amministrazione decide, cos come per altro
suggerito nelle direttive fornite qualche anno
prima dal ministero dei Lavori Pubblici, di dotare il Comune di un Programma di fabbricazione
affidandone la redazione ai due stessi professionisti.
L'impegno con il quale Colajanni affronta la progettazione di questo piano, cos come del suc-

21

cessivo piano regolatore, travalica decisamente


i limiti dell'incarico professionale e non di rado
deborda nell'impegno civile, come nel caso in
cui, nel dicembre del 1969, scrive alla
Sovrintendenza per segnalare ... una continua
manomissione della costa e delle spiagge dello
Sciclitano, con spianamento di dune, costruzioni di serre, muri ed altre opere, tali da danneggiare irrimediabilmente un patrimonio naturale di
grande valore ..., richiedendo un immediato
intervento repressivo.
Girando in lungo ed in largo il territorio sciclitano
Colajanni aveva infatti percepito perfettamente il
rischio che per un territorio di cos straordinario
valore avrebbe potuto rappresentare la mancanza di un piano e le conseguenze alle quali
avrebbe potuto portare il fenomeno, ancora in
quegli anni in uno stato embrionale, dell'abusivismo edilizio.
Conseguenze che valutava tanto pi gravi per il
fatto che percepiva chiaramente le difficolt,
anche politiche, di arginare un siffatto fenomeno26.
L'unica soluzione praticabile non poteva dunque
che essere un piano urbanistico, pensato con
realismo e orientato all'interesse pubblico, all'interno del quale comporre i conflitti derivanti dai
contrapposti interessi e dando le risposte pi
corrette ai fabbisogni, non solo primari, della
popolazione.
nel caso di Scicli, ad esempio, Colajanni, avendo identificato i due principali obiettivi del Piano
Regolatore nella valorizzazione dell'ampia
fascia litorale a fini turistici e nello sviluppo del
promettente comparto agricolo, affidato alle cul-

GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 22. Piano Regolatore Generale di Scicli: zonizzazione


frazione Donnalucata

ture in serra, avverte che senza una chiara


regolamentazione le due attivit possono facilmente venire in contrasto ... perch proprio la
zona litoranea la pi adatta alle colture in serra
e perch in questa la sabbia utilizzata come
correttivo del terreno agricolo di base. Di recente la fame di sabbia ha intaccato la stessa morfologia della fascia costiera e si sono viste dune
spianate, serre sull'arenile. Di contro ... gli
insediamenti stagionali tendono ovviamente ad
addensarsi verso il mare, riducendone la godibilit, che risulta massima solo per la prima fila di

costruzioni. una tendenza alla quale non si


pu lasciare libero corso. Per questo, conclude,
le iniziative di protezione del litorale ... devono
essere prese immediatamente se si vuole impedire il verificarsi di situazioni irreversibili.
a questo fine prevede nel piano una prima
fascia di protezione inedificabile ed una seconda fascia da destinare al rimboschimento ed alla
realizzazione di attrezzature ricettive ... sufficientemente vicine al mare, ma insieme defilate
e tali da non precludere il godimento collettivo ... della costa, e destina alla edificazione di

residenze stagionali una fascia pi elevata, oltre


le aree agricole, ... dalle quali la costa sia
godibile visualmente ....
Basta una anche sommaria conoscenza dell'attuale condizione del litorale sciclitano per rendersi conto di come le indicazioni contenute in
quel piano siano cadute nel vuoto.
Il piano, predisposto in brevissimo tempo, venne
in realt adottato dal Consiglio Comunale nel
gennaio 1970, ma subito fermato dalla
Commissione di controllo provinciale, per supposti vizi formali, che inutilmente lo stesso

22

167

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 23. Piano Particolareggiato del quartiere Jungi a Scicli:


planimetria generale con la viabilit di progetto

23

168

GIUSEPPE TRomBIno

Colajanni si affanner a dimostrare insussistenti.


Colajanni continuer a lavorare al PRG di Scicli
per un tempo sufficiente a vedere realizzato
quello scempio del litorale che aveva paventato
appena arrivato a Scicli e che con il suo piano
avrebbe potuto evitarsi. Quando il piano viene
approvato, nel dicembre 1977, il litorale sciclitano per pi della met della sua estensione
complessiva marcato da unininterrotta sequenza di casette stagionali, dallarchitettura approssimativa, che hanno fatto sparire i cordoni dunali ed hanno trasformato la straordinaria bellezza
del paesaggio costiero, che lo aveva abbagliato,
in deprimente bruttezza.
La sconfitta sar ancora pi cocente per il fatto
che tutte le previsioni del PRG relative alla
fascia costiera saranno stralciate in sede di
approvazione regionale, proprio perch non
tenevano conto della norma regionale, emanata
nel 1976, sulla inedificabilit della fascia costiera e non risultavano compatibili con lo stato di
fatto al momento della approvazione27. Quello
che non si era riuscito ad evitare attraverso un
piano avrebbe dovuto dunque essere ora riqualificato con un nuovo piano!
Per fortuna (degli abusivi) nel febbraio del 1980
l'assemblea Regionale Siciliana, grazie ad una
ampia maggioranza trasversale, vara un provvedimento di sanatoria delle costruzioni abusive, precedendo di molti anni quella legislazione
nazionale sul condono che caratterizzer la politica urbanistica italiana negli anni ottanta e
novanta28, e che, alimentando continue aspettative di nuove sanatorie, render di fatto inutile

per molti anni la redazione di nuovi piani.


Bisogner aspettare il nuovo secolo per avere
una nuova regolamentazione della fascia litoranea di Scicli, che non potr che limitarsi a prendere atto di quanto avvenuto29.
al di l degli esiti raggiunti l'esperienza sciclitana lasci comunque in Colajanni la soddisfazione di essere riuscito a porre la questione del
piano e pi in generale il tema dell'uso del territorio al centro di un ampio dibattito cittadino,
avvicinandosi in tal modo a quel modello di
urbanistica partecipata che negli stessi anni gi
praticavano con convinzione gli amministratori
ed i tecnici nelle cosiddette regioni rosse ed in
Emilia Romagna in particolare.
Grazie al sostegno degli amministratori, assai
convinto, almeno nei primi anni della formazione
del piano, ed alla esistenza di un contesto sociale vivace ed evoluto, il piano di Scicli venne
infatti costruito tenendo conto delle indicazioni e
degli spunti critici emersi in numerosi, affollati e
seguitissimi, incontri e dibattiti pubblici. Tale
modo di procedere, se da un lato determin un
generale appesantimento delle previsioni del
piano quando non addirittura un arretramento
rispetto agli assunti teorici iniziali e talvolta
anche rispetto ai principi di tutela, sacrificati sull'altare del realismo democratico, lasci tuttavia
un segno importante nella cultura locale e rappresent un momento di avanzamento civile e
democratico, che ricordato ancora oggi come
uno dei momenti pi alti della storia recente di
quella comunit.
Una esperienza per certi versi analoga, anche
se assai pi complessa, Colajanni affronta pi o

meno negli stessi anni con la progettazione del


Piano Comprensoriale n. 9. In questo caso per
l'ambito di riferimento assai pi ampio, essendo costituito dal territorio di 12 comuni a cavallo
tra le province di Palermo e messina e soprattutto pi ampio il gruppo di progettazione, costituito oltre che da Colajanni, da antonio
Bonafede, al quale affidato il ruolo di capogruppo, franco amoroso, Roberto Calandra e
nino vicari.
Dal confronto e dall'impegno sinergico dei cinque progettisti, personalit assai diverse tra loro
per formazione tecnica e culturale, ma tutti
egualmente impegnati da anni nella professione
e forti di numerose, qualificate e significative,
seppur differenti, esperienze progettuali scatur
un progetto urbanistico che pu considerarsi
una delle espressioni pi significative della cultura urbanistica siciliana.
Il piano - testimonia Gabriele Bonafede - fu
concepito come un processo di collaborazione
tra tecnici, politici ed abitanti teso a rivitalizzare
l'economia, a razionalizzare l'agricoltura, ad
aumentare il volume d'affari del turismo, a reinserire il territorio nel circuito dei flussi italiani,
senza pregiudicare l'assetto paesaggistico ed
ambientale. Queste caratteristiche ne fecero
uno degli esempi, forse l'unico, del modello di
intervento a scala comprensoriale della scuola
di Caracciolo e dell'urbanistica dal basso in particolare ...30.
Per pervenire alle diverse soluzioni progettuali
furono sentiti gli amministratori dei 12 comuni
ma anche, e soprattutto, la popolazione locale,
coinvolta in pi occasioni in assemblee e dibat-

169

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

titi, nel corso dei quali le diverse iniziative prospettate dal gruppo di progettisti venivano pubblicamente commentate e valutate nelle loro
conseguenze economiche e territoriali.
Tra le tante questioni dibattute una delle pi
discusse fu quella relativa al progetto, gi
approvato dall'anas, dalla nuova infrastruttura
autostradale di collegamento tra Palermo e
messina, il cui tracciato, troppo vicino alla costa,
non era condiviso dal gruppo di progettazione,
che ne valutava negativamente sia l'impatto
paesaggistico ed ambientale come anche le
ricadute sulla viabilit del comprensorio e sulla
sua accessibilit.
La proposta dei progettisti di spostare il tracciato a circa un chilometro dalla costa e sollevandolo a circa 300 metri sul livello del mare, non
solo venne condivisa e sostenuta dalla popolazione e dalle amministrazioni locali ma ottenne
anche il convinto sostegno di varie personalit e
tra tutte, anche quello di Cesare Brandi e di
Bernardo Rossi Doria, allora presidente di Italia
nostra, che si intestarono una propria personale battaglia contro l'autostrada sulla costa, che
alla fine comunque non produrr alcun risultato
concreto.
L'esaltante
esperienza
maturata
nel
Comprensorio n. 9, fondata sulla "... utopia della
citt territorio progettata dal basso e coordinata
dalle ideologie a matrice socialista ..."31, rimarr
tra le pagine pi significative della storia dell'urbanistica in Sicilia, insieme alle esperienze condotte qualche anno prima da Danilo Dolci e continuate, negli anni successivi al terremoto del
Belice, da pochi suoi seguaci, ma non riuscir in

170

alcun modo ad affermare un nuovo modello di


pianificazione comprensoriale; negli stessi anni
infatti nei comprensori della valle del Belice,
perimetrati d'imperio ed obbligati con una legge
regionale a redigere piani urbanistici definiti
comprensoriali32, si porteranno avanti, non
senza difficolt, strumenti urbanistici che di
comprensoriale avranno solamente la definizione, trattandosi, nella maggior parte dei casi, di
approssimativi programmi di fabbricazione
comunali giustapposti tra loro, privi di una qualsivoglia visione di scala territoriale.
a peggiorare la situazione contribuir poi la
disposizione, contenuta nella stessa legge, con
la quale i comuni inseriti nei comprensori, nelle
more della formazione del piano, al fine di
disporre di uno strumento di controllo della attivit edilizia, saranno obbligati a dotarsi di programmi di fabbricazione. appena qualche mese
prima anche il ministero dei Lavori Pubblici, con
circolare n. 3210 del 28.10.1967, aveva suggerito di dotarsi di regolamento edilizio con annesso programma di fabbricazione ai comuni obbligati alla redazione del piano regolatore, nelle
more della approvazione del piano.
Il colpo, che determiner la definitiva archiviazione della politica di incentivazione alla formazione dei nuovi piani perseguita a partire dal
1956 e sino ad allora, e con essa della esaltante stagione che aveva visto gli urbanisti siciliani,
e tra essi certamente Colajanni con un ruolo non
secondario, impegnati a definire nuovi strumenti urbanistici per il governo delle trasformazioni
territoriali, lo dar in Sicilia la legge regionale
n. 19 del 1972, che ridisegna lo strumento del

programma di fabbricazione facendone di fatto


una comoda, ma non certo equivalente, alternativa al piano regolatore. Da quel momento tutti i
comuni siciliani, impegnati, spesso da anni,
nella costruzione di nuovi piani che potessero
garantire un ordinato assetto del territorio calibrato sul ruolo funzionale di ciascun centro e
sulla sua storia, ripiegheranno su schematici
programmi di fabbricazione che, riguardando
esclusivamente l'attivit edilizia residenziale,
determineranno di fatto una rinuncia a pianificare.
oltre al caso di Scicli, del quale si gi detto, a
Colajanni viene chiesto di sospendere la progettazione del PRG e di assumere l'incarico per la
formazione del programma di fabbricazione, a
Castelbuono (1969), Sciacca (1970), e Canicatti
(1970). negli stessi anni assume nuovi incarichi,
da solo o con progettisti locali, per la progettazione dei programmi di fabbricazione di Salemi
(1969), Castelvetrano (1970), Comiso (1970),
Castellana (1979) e della variante del PRG di
Troina (1979), in genere nelle more della formazione del Piano Regolatore33.
Sono esperienze progettuali defatiganti per l'impegno che comportano ma spesso dal contenuto tecnico assai modesto, alle quali Colajanni si
sforza di attribuire un senso, considerando il
programma di fabbricazione come un primo
momento operativo attraverso il quale sondare
le reazioni degli amministratori e dei cittadini
rispetto ad ipotesi di dimensionamento residenziale e di scelte localizzative, comunque scaturite da uno studio pi ampio, riferito a tutte le problematiche emergenti nel territorio, cio ad uno

GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 24. Programma di Fabbricazione di Castellana:


zonizzazione area urbana
Fig. 25. Piano Regolatore Generale di Lentini: zonizzazione area urbana (particolare)

studio di piano regolatore34.


In realt, spesso, le iniziative di formazione di
questi piani finiscono soltanto per allontanare
nel tempo la approvazione dei PRG; quel che
peggio per che i programmi di fabbricazione
finiscono per ingenerare, non solamente tra i
non addetti ai lavori, l'idea, ancora oggi dura a
scomparire, che pianificare il territorio significhi
soltanto identificare le aree di espansione residenziale.
Bisogner aspettare la fine degli anni Settanta
per chiudere questa pagina della storia dell'urbanistica siciliana, che rimane una delle pi
buie, non soltanto perch chiude definitivamente un periodo caratterizzato da promettenti sperimentazioni teoriche e progettuali e da grandi
aspettative di riforma, ma anche e soprattutto
perch la non politica dei programmi di fabbricazione, perseguita tra il 1968 ed il 1978, lascia sul
territorio siciliano, interessato proprio in quegli
anni da un andamento positivo dell'economia,
spaventosi fenomeni di degrado urbanistico e di
dissesto ambientale.
Da un lato, infatti, il rallentamento della attivit di
pianificazione ordinaria determinata dall'introduzione dei programmi di fabbricazione, ove i
Comuni non riescono a dotarsi velocemente
neppure di tale strumento, ne lascia molti privi di
strumenti atti a garantire il soddisfacimento dei
fabbisogni residenziali, proprio nel momento in
cui le nuove disponibilit economiche determinate dal boom economico consentono alle famiglie siciliane di costruirsi una nuova casa, fornendo in tal modo se non una spinta, certamente un alibi al costruire abusivo.

24

25

171

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Dall'altro invece, quando i programmi di fabbricazione riescono a raggiungere la definitiva


approvazione, le approssimative previsioni
urbanistiche in essi contenute, dimensionate
con generosa larghezza e disegnate senza
tenere nel debito conto le condizioni geomorfologiche ed i valori storici del territorio, ingigantiscono citt e piccoli centri con orrende periferie
e trasformano irrimediabilmente buona parte dei
centri storici minori della Sicilia.
La legge che l'assemblea Regionale Siciliana
(aRS) vara alla fine del 1978 non la risposta a
questo stato di cose e non contiene nessuna
delle proposte innovative di riforma che da oltre
un ventennio la cultura urbanistica, anche in
Sicilia, aveva elaborato, ma ha comunque il
merito di affermare in maniera chiara ed inequivocabile la necessit che i processi di trasformazione urbana e territoriale vengano governati attraverso lo strumento del piano regolatore
generale.
Lemanazione della legge del 1978 mette fine ad
un lungo dibattito, iniziato all'indomani della
approvazione dello statuto autonomistico, che
nel corso degli anni Sessanta e Settanta si era
arricchito di numerosi e qualificati contributi. Tra
questi certamente non secondari devono considerarsi i progetti di legge presentati all'aRS, a
partire dal 1964, dal Partito Comunista, alla cui
elaborazione Colajanni diede un contributo fondamentale35.
In particolare negli anni tra il 1967 ed il 1972 in
cui la presidenza del gruppo parlamentare
comunista all'aRS tenuta da Pancrazio De
Pasquale, Benedetto Colajanni, in qualit di

172

esperto esterno, insieme a Bonafede, affianca


stabilmente il gruppo nelle tante iniziative legislative riguardanti la materia urbanistica ed in
particolare nella definizione di un complessivo
progetto di riforma. La riforma urbanistica infatti,
insieme alla riforma agraria, posta dal PCI in
quegli anni tra gli obiettivi fondamentali prioritari
della politica regionale, nel convincimento
espresso che essa ... serva non solo ad avviare a soluzione i problemi della casa e dei servizi, cio i problemi di un uso democratico e popolare di tutto il territorio; contribuisce invece a
porre addirittura le premesse di questo uso ...36.
E tra gli elementi ... che premono in direzione di
una moderna e avanzata legislazione urbanistica - scrive Colajanni in un appunto poi integralmente riportato nella Relazione ad un disegno di
legge del 1964 - non pu non collocarsi in primo
piano la ormai improrogabile necessit di tagliare i decisivi nodi di interesse, e i canali di illecito
arricchimento della mafia e della speculazione
sulle aree edificabili: obiettivo che pu raggiungersi con una legge urbanistica che non solo
fissi il diritto di esproprio da parte dei Comuni,
ma garantisca altres la indennit di esproprio in
misura tale da impedire gli illeciti arricchimenti
mediante l'appropriazione del plusvalore delle
aree37.
Le ragioni che avevano portato, qualche anno
prima, il ministro Sullo a proporre al Parlamento
nazionale un testo di riforma urbanistica fondato sulla eliminazione della rendita fondiaria ed
urbana assumono dunque in Sicilia un valore
politico che travalica decisamente l'obiettivo
della perequazione tra i cittadini, sino a divenire

strumento fondamentale di lotta alla mafia ed al


malaffare.
I progetti di legge del PCI, per quanto concerne
i contenuti tecnico-normativi, riprendono con
taluni adattamenti le proposte di riforma che
nella prima met degli anni Sessanta erano stati
proposti in campo nazionale ed in particolare il
progetto Sullo, e risentono in maniera evidente
delle elaborazioni che ormai da anni sul tema
del regime dei suoli andava producendo l'Istituto
nazionale di Urbanistica (InU). Tali apporti sono
evidentemente riconducibili allo stesso
Colajanni che gi alla fine del 1960, assumendo
il ruolo di segretario della sezione siciliana, si
era avvicinato all'InU, in quegli anni guidato in
Sicilia da Salvatore Caronia Roberti e ne conosceva dunque le posizioni culturali, anche se
non si riconosceva totalmente in esse. nel
1962, svolgendo come rappresentante della
sezione siciliana la propria relazione all'vIII congresso dell'Istituto a Roma sul tema della
... esigenza di una nuova legislazione urbanistica - aveva infatti dichiarato di voler seguire - un
indirizzo divergente da quello adottato nello
schema per un Codice dell'Urbanistica ..., che
in quegli anni aveva iniziato a mettere a punto
un comitato nazionale di studio dell'InU38.
La differenziazione riguardava in primo luogo il
ruolo della politica nella gestione dei processi di
pianificazione; l'InU infatti, nella proposta di
codice formulata nel 1960, ipotizzava di non
assegnare la titolarit dei processi di pianificazione, alla scala regionale e provinciale, agli enti
territoriali gi costituiti ma di definire speciali
organi tecnico-amministrativi per la pianificazio-

GIUSEPPE TRomBIno

ne regionale e comprensoriale, ai quali affidare


la titolarit dei processi. Colajanni, pur riconoscendo gli aspetti positivi della proposta sotto il
profilo della funzionalit urbanistica, rifiuta per
decisamente l'idea di poter estromettere dai processi di pianificazione ... gli organismi deliberanti, democraticamente eletti.
Un altro elemento di differenziazione riguardava
la problematica dellacquisizione delle aree per i
servizi pubblici e del correlato problema della
espropriazione per pubblica utilit, gi allora
considerato il nodo della riforma. Piuttosto che
contrastare la rendita fondiaria attraverso l'uso
estensivo della espropriazione, come prevedevano le ipotesi di riforma dell'InU, Colajanni,
anticipando moderni concetti di governance
urbana, propone invece di acquisire le aree
attraverso procedure compensative.
Se anzich sforzarsi di imbrigliare la riottosa
iniziativa privata - si chiede Colajanni - si tentasse di costringerla ad una collaborazione controllata i risultati sarebbero migliori?39.
L'idea quella, elaborata qualche anno prima in
occasione dei lavori per il PRG di Palermo, di
imporre ai privati in sede di piano di lottizzazione la cessione al Comune di una quota di propriet pari al 50% delle aree possedute in conto
del contributo di miglioria. La proposta, pur non
potendosi certo considerare risolutiva del problema, avrebbe comunque consentito ai
Comuni di formare un demanio di aree pubbliche da utilizzare per la infrastrutturazione delle
grandi periferie delle citt italiane.
anche in Sicilia naturalmente, come gi era
avvenuto in campo nazionale, nessuna delle

proposte di riforma complessiva della materia


urbanistica verr presa in considerazione dalla
assemblea Regionale; ci sar solo spazio,
quando De Pasquale nel 1972 verr eletto
Presidente della assemblea, per alcuni modesti
adeguamenti della Legge ponte, faticosamente approvata nel 1967 dal parlamento nazionale, alla situazione siciliana.
Tra questi forse il pi significativo scaturisce
proprio da una proposta avanzata dal gruppo
comunista all'aRS e riguarda la disciplina dei
cosiddetti posti di casa.
Con questa norma, inserita all'interno di un
provvedimento di recepimento con modifiche
della Legge ponte40, si consente ai privati, proprietari di posti di casa, ovvero di piccoli lotti
ubicati nelle periferie dei piccoli e medi centri
rurali siciliani, di costruire con volumetrie superiori a quelle stabilite dalla normativa nazionale.
L'idea che sta alla base della norma, certamente frutto della profonda conoscenza della situazione dei paesi siciliani maturata da Colajanni
attraverso i tanti piani gi elaborati, era quella di
fare in modo che i piccoli proprietari di miserabili pagliere e case-stalle dei borghi agricoli della
Sicilia feudale potessero realizzare una abitazione adeguata agli standard abitativi moderni e
commisurata ai nuovi livelli di benessere raggiunti demolendo e ricostruendo nello stesso
posto di casa, e, dunque, senza affrontare
nuovi oneri per l'acquisto del terreno.
Questo avrebbe consentito, da un lato di riqualificare le periferie urbane ancora in quegli anni
afflitte da gravi carenze igienico-sanitarie e di
evitare dall'altro che ledificazione si indirizzasse

verso nuovi terreni agricoli, verosimilmente


attraverso pratiche abusive di necessit, data
la ancora bassissima percentuale di comuni
dotati di strumenti urbanistici.
non pu non sottacersi che la norma, pur avendo avuto una larghissima applicazione, ed
essendo stata certamente, proprio per la sua
estesissima applicazione, la disposizione urbanistica che ha pi segnato l'immagine delle citt
rurali siciliane nel secolo appena trascorso, ha
mancato in realt i propri obiettivi: non solo perch non riuscita ad arginare, se non in minima
parte, l'abusivismo ma anche perch, essendo
stata applicata indiscriminatamente a tutto il
patrimonio edilizio esistente, ha finito per comportare la distruzione o comunque la perdita di
valore, di moltissimi centri storici siciliani.
L'entrata in vigore della nuova legge, alla fine
del 1978, apre un nuovo orizzonte per la pianificazione siciliana, dando oggettivamente un
nuovo impulso alla formazione dei piani regolatori. Sgombrato definitivamente il campo dall'equivoco dei programmi di fabbricazione i
comuni possono procedere alla formazione dei
piani seguendo norme procedurali chiare e ben
strutturate e soprattutto disponendo di risorse
economiche adeguate.
a Colajanni, ormai affermato urbanista, si rivolgono per la formazione di nuovi piani regolatori
gli amministratori, non pi solo comunisti, dei
Comuni di noto (1982), Comiso (1982), Lentini
(1984) e Piazza armerina (1984).
abbandonato l'approccio comprensoriale, l'attenzione di Colajanni in questi piani rivolta
soprattutto allanalisi dei valori culturali e

173

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 26. Prescrizioni esecutive del PRG di Piazza


Armerina: planimetria di progetto planovolumetrica
Fig. 27. Prescrizioni esecutive del PRG di Piazza
Armerina: planimetria di progetto

stratori, che avrebbero dovuto fermarli, si impegnano per trovare soluzioni legislative di legittimazione dell'abuso.
esattamente quello che accade in Sicilia in
quegli anni; la legge di sanatoria che l'aRS
approva dopo un lunghissimo dibattito, nel
1980, una legge mal strutturata e non pu
avere per questo nessuna efficacia operativa
ma convince definitivamente i cittadini che l'abusivismo paga e che la pianificazione urbanistica
si pu facilmente aggirare semplicemente prevenendola. I piani infatti, in questa situazione,
non possono che prendere atto di quello che
accaduto, tentando di trovare un (quasi sempre)
impossibile compromesso tra l'esigenza di
garantire l'interesse collettivo e la necessit di
rispettare una realt che lo ha gi negato.
Emblematica sotto questo profilo l'esperienza di
noto, dove Colajanni dopo aver elaborato tra il
1982 ed il 1985 un piano di "buonsenso"41, ma

ambientali delle citt e dei territori nel tentativo


di trovare un difficile equilibrio tra le esigenze di
una societ in trasformazione e la necessit di
tutela e conservazione dei tratti identitari del territorio. ma , in molti casi, un equilibrio ormai difficile da trovare perch la decennale mancanza
di pianificazione e pi in generale l'assenza di
cultura del territorio nella classe politica e negli
amministratori locali, ha determinato guasti irreparabili nel territorio e, quel che pi grave, nella
coscienza dei cittadini.
certamente difficile imporre, in un piano, l'inedificabilit di una porzione di territorio per preservarne le caratteristiche di naturalit ed ancora pi difficile far accettare ad un proprietario
l'idea che sul proprio terreno non possa fare ci
che vuole per una esigenza di razionale uso del
territorio, ma assolutamente impossibile farlo
quando una parte, anche minoritaria dei proprietari, ha gi costruito abusivamente e gli ammini26

27

174

GIUSEPPE TRomBIno

Fig. 28. Piano di Recupero degli insediamenti abusivi di


Ravanusa: planimetria di progetto

che evidentemente non accettava fino in fondo


la logica del fatto compiuto, viene sfiduciato
dagli amministratori, anche del PCI, e sostituito
da un altro progettista, che disegner il nuovo
piano assemblando 13 diversi piani di recupero
relativi ad altrettanti agglomerati abusivi nel frattempo formatisi.
Il recupero dell'abusivismo , nella pi gran
parte dei comuni siciliani, il tema dominante nel
dibattito urbanistico di quegli anni42; ma le soluzioni che i PRG propongono per la riqualificazione dei quartieri abusivi, concepite nella logica,
tradizionalmente posta alla base dei piani, di
ridistribuzione delle rendite fondiarie, si rivelano
quasi sempre inadeguate, dal momento che finiscono per scaricare ingiustamente sui proprietari che non hanno costruito abusivamente gli
oneri delle nuove urbanizzazioni.
Una soluzione al problema prova a darla la
legge n. 37 nel 1985, con la quale viene recepita in Sicilia la sanatoria nazionale; con tale
legge infatti viene introdotto nel nostro ordinamento un nuovo strumento urbanistico, il piano
di recupero, potenzialmente in grado di superare le iniquit che la pianificazione ordinaria finisce sempre per determinare43.
anche con tali piani Colajanni ha modo di misurarsi, progettando piani di recupero di agglomerati abusivi, insieme o prima del piano regolatore, a Ravanusa nel 1989 (fig. 28) e a Santa
ninfa nel 1991.
ma anche tali esperienze si rivelano fallimentari. Occorrono strumenti - aveva avvertito
Colajanni in un suo intervento ad un convegno
sul tema Recuperare e risanare il territorio e le

citt del mezzogiorno organizzato dal PCI nell'aprile del 1986 - che non puntino tutto sul
piano, ma sulliniziativa e sulla presenza della

gente che deve essere organizzata ed i cui interessi devono essere realmente rappresentati44.
occorre cio, secondo Colajanni, una profonda

28

175

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

Fig. 29. Piano Regolatore Generale di Ravanusa: zonizzazione area urbana

29

176

rivisitazione della legislazione, essendo ormai


chiaro che ... l'inadeguatezza della legislazione
una delle cause dell'abusivismo. Ad essa
occorre porre urgente rimedio con una profonda
trasformazione, che renda la legislazione
stessa realmente efficace ed utilizzabile, che
preveda insomma strumenti urbanistici che possano essere rispettati perch accettati e non
imposti . Bisogna capire che certi modelli
sono vecchi . Decisioni prese da pochi, una
volta per tutte, per conto di tutti, non sempre
sono sinonimo di coordinamento ed efficacia;
possono essere al contrario incapaci, come
spesso si sono dimostrate, di tenere conto degli
interessi reali dei cittadini"45. La ricerca del consenso popolare sulle scelte di pianificazione,
caparbiamente perseguita da Colajanni nella
sua attivit di urbanista militante degli anni
Sessanta e Settanta, al di l di ogni ragionevole
considerazione che i tanti fallimenti avrebbero
potuto indurre, riemerge adesso sino a diventare il principio fondamentale attorno al quale
deve essere costruita, secondo Colajanni, la
nuova legislazione urbanistica, la condizione
irrinunciabile per poter avvicinare l'urbanistica
alla gente e far diventare i piani urbanistici incisivi strumenti di governo del territorio. Una ultima battaglia per affermare questi principi e per
pervenire alla definizione di un nuovo modello di
pianificazione Colajanni la far alla fine degli
anni ottanta nella qualit di componente di un
Comitato Tecnico Scientifico istituito per la formazione del Piano Urbanistico Regionale46.
Travalicando i compiti assegnati per legge a tale
comitato, Colajanni insieme agli altri esperti che

GIUSEPPE TRomBIno

lo compongono47, disegna un modello di pianificazione, secondo il quale il piano regionale


costituisce un momento, non necessariamente
iniziale, di un processo di pianificazione che
riguarda tutte le decisioni in materia di assetto
del territorio a prescindere dalla scala dell'intervento. Il modello proposto supera ... la concezione statica del piano, con la conseguente
necessit di sostituire ad un piano disegno
(destinato sempre, come l'esperienza ha dimostrato, ad essere inattuato perch superato
dalle situazioni contingenti che si presentano)
un piano processo, cio uno strumento che, pur
mantenendo una globale strategia di previsioni
e di vincoli, sia in grado di essere continuamente adattato alle successive esigenze di intervento48. Lo strumento per raggiungere tale obiettivo viene individuato nel Sistema Informativo
Territoriale, ossia in un complesso ed (allora)
avanzato sistema di archiviazione informatica di
dati territoriali tale da consentire ai decisori di
assumere le scelte in materia di assetto del territorio in forme scientificamente corrette, trasparenti e verificabili ed ai cittadini di operare il
necessario controllo popolare sulle scelte operate. anche questa importante indicazione, che
avrebbe posto la Regione Siciliana all'avanguardia nel settore della pianificazione territoriale,
come le tante altre avanzate sino ad allora dalla
cultura urbanistica, verr lasciata cadere nel
vuoto, salvo ad essere ripresa e sviluppata alle
soglie del nuovo secolo, in forme per non pi
adeguate all'avanzamento delle tecnologie
informatiche nel frattempo verificatosi.
negli anni successivi, anche se in maniera assai

meno intensa rispetto al passato, Colajanni continuer ad impegnarsi nel campo dell'urbanistica, progettando, quasi sempre in collaborazione
con altri professionisti, nuovi piani, tra i quali i
Piani particolareggiati ad augusta (1986),
Castrofilippo (1988) e marianopoli (1989), ed i
PRG di alcamo (1989), Grotte (1992),
Racalmuto (1993) e valderice (1993).
In quest'ultima occasione in particolare
Colajanni, progettando ben quattro diverse versioni del piano a seguito dei pareri negativi
espressi ora dagli organi comunali ora dalla
Regione, dar una ulteriore dimostrazione della
sua instancabile caparbiet e della sua disponibilit a mettersi ogni volta in gioco personalmente, sostenendo confronti dialettici talora aspri,
pur di affermare principi per lui irrinunciabili.
Tutto ci con la umilt di chi sa che progettare
significa condurre una lunga, paziente ricerca e
che ricercare comporta il mettere in discussione
continuamente i propri convincimenti, tenendo
conto dell'avanzamento disciplinare che altri
hanno prodotto con le loro ricerche e rifuggendo
cos da una pigrizia intellettuale che potrebbe
portare a ripetere acriticamente ed identicamente le esperienze gi fatte.Quella pigrizia intellettuale, cos lontana dalla sua personalit, che
Colajanni, riscontrandola in tanti suoi interlocutori, consider sempre il principale ostacolo alla
affermazione di un corretto e razionale approccio ai problemi del territorio siciliano49.
NOTE
1 "Routine professionale" la qualifica in una intervista pubbli-

cata qualche anno prima della sua scomparsa; cfr. Bertuglia

a. (a cura di), Intervista a Benedetto Colajanni, in


Bollettino dell'ordine degli Ingegneri della Provincia di
Palermo, Sett-Dic 2007.
2 alla fine degli anni Sessanta, quando anche nell'urbanistica italiana cominciano ad affermarsi, attraverso la modellistica territoriale di derivazione anglosassone, tentativi di analizzare i fenomeni territoriali attraverso algoritmi logico-matematici e di pervenire attraverso tali metodologie ad una pi
razionale pianificazione del territorio, Colajanni, ritenendo
che tale approccio potesse far giustizia della empiria e
della (per lui intollerabile) "approssimazione logica" con la
quale si costruiva un piano urbanistico, si dedica con convinzione agli studi modellistici.
Di tale interesse, molto pi esteso di quanto non dimostri la
sua produzione scientifica, testimonianza un breve saggio
pubblicato nel 1971. Cfr. Colajanni B., Proposta per un codice per la formulazione di modelli urbanistici con l'ausilio
della teoria dei grafi, in Bollettino dell'ordine degli
Ingegneri della provincia di Palermo, n. 1-2, Palermo,
1971.
In esso, traendo spunto da un recente e fortunatissimo lavoro di alexander con il quale si tentava di rappresentare le
organizzazioni urbane e territoriali attraverso grafi, Colajanni
mette a punto una complessa metodologia per descrivere le
relazioni interne di una struttura urbanistica attraverso diagrammi di forma.
3 In una breve premessa ad un lavoro scientifico in materia
di pianificazione territoriale di Gustavo Cecchini, Colajanni
sottolinea l'importante apporto che pu dare un atteggiamento scientifico in un campo, quello della pianificazione,
"ahim ancora troppo dominato dall'empiria e dalla intuizione". Cfr. Colajanni B., Prefazione, in Cecchini G., Due contributi su: individuazione, mediante analisi campionaria, di
alcuni nessi nel rapporto fra l'ateneo palermitano ed il suo
territorio di influenza; una proposta per l'introduzione del
modello Lowry nella metodologia dell'analisi di soglia con
un'applicazione per la scelta di aree per lo sviluppo urbano
di Termini Imerese, Quaderni dell'Istituto di architettura
Tecnica dell'Universit di Palermo, n. 18, Palermo, 1978.
4 Con Deliberazione Commissariale n. 199 del 27 dicembre
1955 l'amministrazione Comunale di Palermo, dopo vari
tentativi avviati sin dal 1939, con un concorso nazionale, ma

177

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

rimasti sino a quel momento privi di risultati concreti, era


venuta nella determinazione di dare un nuovo impulso alla
attivit di redazione del Piano Regolatore della citt costituendo nuovi organi preposti alla sua stesura; il Comitato di
redazione, presieduto dal dirigente dell'Ufficio Urbanistica
Comunale ing. v. nicoletti, era costituito da G. Caronia, E.
Caracciolo, L. Epifanio, G. Spatrisano, P. villa, v. ziino.
L'ufficio redazionale era invece composto da m. Lojacono, v.
Capitano e G. Pirrone, funzionari dell'Ufficio Tecnico
Comunale e dagli esterni B. Colajanni, Inzerillo S.m.,
mannino G. e Saladino D.. Per questa e per le altre vicende
connesse alla formazione del PRG di Palermo si rinvia al
saggio di S.m. Inzerillo, Urbanistica e societ negli ultimi
duecento anni a Palermo, vol. 2, Palermo 1984 ed anche a
Rossi Doria B., Trasformazioni e i piani urbanistici della citt
di Palermo, in aa.vv., Citt a confronto, Roma, 2008.
5 Cfr. Cannarozzo T., Palermo: Mezzo secolo di trasformazioni, in "archivio di Studi Urbani", anno XXI, n. 67, milano
2000.
6 Tale impostazione, certamente derivata dalle sollecitazioni
del comitato di redazione del piano e in prima persona di
Edoardo Caracciolo, che nei suoi scritti aveva da tempo
posto con forza il tema della necessit di far discendere le
scelte dei piani comunali da una visione allargata al territorio, venne sancita, pochi mesi dopo l'insediamento del comitato, da uno specifico provvedimento legislativo (L.R. n. 12
del 18.02.1956).
Con esso veniva disposto l'obbligo di associare al PRG, gi
reso obbligatorio con una precedente legge (articolo 3 della
legge regionale 4 dicembre 1954, n. 43) un Piano Territoriale
di Coordinamento esteso a quella che in seguito sar definita area metropolitana di Palermo.
7 Tale regolamentazione costituiva la trasposizione, aggiornata, delle indicazioni gi contenute negli studi di piano del
1939 del 1944 e nel Piano di Ricostruzione del 1947, che
erano confluite in una stesura di Regolamento Edilizio che il
nuovo piano manterr sostanzialmente invariata. La soluzione proposta garantiva una flessibilit alle previsioni urbanistiche non solo per quanto attiene alle funzioni di zona ma
anche sotto il profilo della tipo-morfologia urbana. Il tema
della flessibilit normativa del piano conseguente all'azzonamento funzionale, particolarmente avvertito nell'urbanisti-

178

ca di quegli anni, veniva risolto in altre esperienze degli stessi anni attraverso le "zone miste", ovvero ambiti nei quali il
piano consentiva una pluralit di funzioni. alle zone miste fa
ampio ricorso, ad esempio, Roberto Calandra nella sua
vasta produzione urbanistica di quegli anni. L'emanazione,
nel 1968, del Decreto interministeriale sugli standard, imponendo definizioni di zona univoche e parametri di edificazione rigidi, porr fine a tali sperimentazioni.
8 Cfr. Certificazione rilasciata dall'Ingegnere Direttore
dell'Ufficio Tecnico Comunale il 17.07.1961. Secondo quanto dichiarato nella nota sono interamente da attribuire alla
attivit di Colajanni la relazione generale del PRG, la relazione generale del Piano Territoriale di Coordinamento della
zona di Influenza della Citt di Palermo e le relative norme
di attuazione.
9 alla fine del 1956 all'ufficio di redazione del piano era stato
affiancato un nuovo ufficio, diretto da franco mastrorilli, che
nel corso degli anni finir per esautorare il vecchio gruppo
redazionale.
10 osserva Rossi Doria nel saggio citato che tale politica
urbanistica sarebbe poi stata chiamata "compensazione o
pi recentemente perequazione", invitando con ci, indirettamente, a riflettere sui rischi di tali politiche, oggi largamente praticate e considerate una frontiera avanzata della pianificazione. Cfr. Rossi Doria B., op.cit., 2008
11 Risalgono a questi anni (1959/1960) una serie di scritti,
redatti insieme a due colleghi, Giuseppe mannino e
Domenico Saladino, che avevano condiviso con lui l'esperienza palermitana e con i quali aveva costituito sin dal 1953
un sodalizio professionale, inerenti varie problematiche tecnico-giuridiche connesse alla attuazione dei piani regolatori,
ai contenuti da assegnare al piano regionale e sulla necessit di una legge di riforma urbanistica regionale.
12 "Impegno urbanistico" appunto il titolo di un volume nel
quale, a conclusione di quella esperienza, il gruppo, che si
denominer "Gruppo per l'architettura e l'urbanistica siciliana - GaUS", raccoglier i testi dei numerosi contributi offerti al dibattito urbanistico di quegli anni. Cfr. Bonafede a.,
Colajanni B. ,Di Cristina U., Doglio C., Guli a., mignosi a.B.,
natoli L., Pirrone G., Prescia S. e vicari n., Impegno
Urbanistico. Raccolta dei testi, degli interventi e degli articoli del GAUS. (Gruppo per l'Architettura e l'Urbanistica

Siciliana), La Cartografica, Palermo, 1965


13 Tali convincimenti sono espressi con esemplare chiarezza nelle "Tre lezioni di urbanistica", pubblicate da Caracciolo
nel 1954, che compendiano il suo pensiero e che per molti
anni, anche dopo la sua prematura scomparsa, avvenuta
nel 1962, hanno costituito un riferimento assoluto per i giovani che in Sicilia hanno intrapreso la professione di urbanista.
14 Il Decreto, n. 5 del 12 marzo 1956, obbliga 74 comuni siciliani medio-grandi a dotarsi di piano regolatore generale in
applicazione della Legge Urbanistica nazionale del 1942 e
fornisce loro adeguati contributi economici. Cfr. Trombino
G., Verso la riforma?, in aa.vv., Esperienze di pianificazione 2009, Palermo, 2010.
15 I risultati di questa esperienza sono analizzati approfonditamente nell'importante lavoro di Bonafede G., La pianificazione in Sicilia. 1944-1990, Palermo, 1997. Cfr. pure
Trombino G., L'urbanistica in Sicilia negli anni della ricostruzione, Roma, 2000
16 La sigla professionale utilizzata sia per la partecipazione
ai concorsi che per la progettazione dei piani, tra il 1961 ed
il 1968, infatti "TP&nD", e pi tardi "TPnD&C. Studi associati per la pianificazione urbanistica".
17 La commissione, composta tra gli altri da Giuseppe
Samon, Roberto Calandra, marcello vittorini e Leonardo
Urbani, assegna il primo premio ex-aequo a tre gruppi: del
gruppo di Colajanni fanno parte, oltre i colleghi di studio
mannino e Saladino, anche Umberto Di Cristina, Luciana
natoli e vittorio ziino; gli altri due gruppi fanno capo rispettivamente a Guido ferrara e Cesare fulci. Il successivo incarico professionale per la redazione del PRG viene per tanto
assegnato ad un gruppo, formato da tre professionisti per
ciascuno dei tre progetti vincitori, composto da arena,
Bersacchi, Colajanni, Di Cristina, ferrara, finetti, fulci,
Russo e ziino.
18 Si veda, ad esempio, la descrizione di un brano del centro storico di Castelbuono, tratto dalla relazione del PRG, nel
quale la storia, l'architettura e l'assetto tipo-morfologico formano una unica chiave di lettura ed interpretazione del contesto. "Nel quartiere Manca il dialogo tra l'edilizia e le strade
duro e scontroso. Si avverte l'impianto voluto dal signore
per alloggiare la gente di campagna, trascurando qualsiasi

GIUSEPPE TRomBIno

loro esigenza di vita comunitaria. La strada da accesso alle


case e basta. Si addolcisce invece, sin quasi a soverchiare
l'edilizia ed a divenire una piazza, nei quartieri pi tardi, sorti
spontaneamente per l'attrazione dei monasteri. La via Li
Volsi ne l'esempio pi convincente. Ancora oggi praticamente fuori dal traffico viabilistico, veste le sue pareti di facciate assai meno arcigne di quelle del quartiere Manca (...).
La superficie muraria si distende, pur mantenendo la preminenza del pieno sui vuoti, contenuti sempre in fori assai piccoli, ma composti con gusto sicuro".
19 Un ruolo fondamentale nella redazione degli studi storici
ebbe certamente Luciana natoli Di Cristina, allieva prediletta di Caracciolo, che in quegli anni raccolse parte di tali studi
in un volume sulla "citt-paese di Sicilia", che, rivalutando la
cultura contadina, costituisce un punto di svolta nella letteratura siciliana in materia di storia urbana. Cfr. natoli L., Di
Cristina U., La citt-paese di Sicilia, in Quaderno n. 7 della
facolt di architettura di Palermo, Palermo, 1965.
20 Gli standard saranno introdotti con il Decreto ministeriale
n. 1444 del 2/04/1968. Pur essendo minimi obbligatori e non
quantit prescrittive, dal 1968 in poi in quasi tutti i piani regolatori il dimensionamento dei servizi verr condotto in
maniera assai semplicistica, facendo acritico riferimento ad
essi. L'introduzione degli standard, se da un lato garant che
in tutti i piani regolatori venissero previste aree sufficienti per
i servizi urbani, dall'altro per rallent un filone di studi, al
quale anche Colajanni dar in quegli anni qualche contributo. Si veda in particolare Colajanni B., Le attrezzature nella
progettazione urbanistica a livello di quartiere, in Quaderni
didattici di architettura Tecnica II, Co.GRa.S., Palermo,
1981, con il quale propone una definizione razionale e
scientifica dei requisiti dimensionali e prestazionali dei servizi urbani.
21 Cfr. Colajanni B., mannino G., Saladino D., Limite di validit del concetto di quartiere coordinato, sia come unit
urbanistica, sia come unit sociale, Bollettino dellordine
degli Ingegneri della Provincia di Palermo, Palermo, 1961.
22 In molti atti amministrativi relativi alle diverse fasi di formazione di questi piani Colajanni viene citato, sia pur impropriamente, quale progettista del piano senza fare alcuna
menzione degli altri componenti del gruppo di lavoro; in tutti
i casi esaminati la presentazione del piano in Consiglio

comunale svolta dal solo Colajanni cos come solamente


Colajanni presente nelle numerosissime riunioni con i cittadini. Si veda per tutti la delibera consiliare n. 21 del
9/06/1969, con la quale viene adottato il PRG di Canicatt,
nelle cui premesse si legge che "... il piano stato predisposto dall'ing. Benedetto Colajanni () in base all'incarico
ricevuto con deliberazione n. 199 del 17.04.1963".
L'incarico era stato in realt conferito al gruppo Colajanni,
mannino e Saladino, che per altro firmano gli elaborati allegati all'atto.
23 In un taccuino, nel quale Colajanni aveva appuntato, sintetizzandone i contenuti, i numerosissimi interventi, espressi in toni accalorati e non di rado offensivi dell'operato del
progettista, in una affollata assemblea popolare a Canicatt,
al termine si trova l'appunto "Colajanni risponde educatamente a tutti gli intervenuti...", la cui carica ironica non sfugge a coloro che ne hanno conosciuto il carattere irruento e
passionale.
24 Emblematica sotto questo profilo l'esperienza del Piano
Regolatore di Taormina, redatto attraverso uno studio assai
accurato ed attento ai valori paesaggistici e storici del contesto, e stravolto in sede di adozione da parte del Consiglio
Comunale semplicemente attribuendo un alto indice di edificabilit a tutte le aree che i progettisti avevano riservato alle
attivit agricole ed alla salvaguardia paesaggistica. Scrivono
in quella occasione i progettisti al Sindaco: "Riservandoci di
promuovere presso le sedi competenti tutte le azioni occorrenti alla tutela del progetto ed al ripristino delle previsioni
che garantiscono a Taormina la sua sopravvivenza, chiediamo alla Sua cortesia di indire un pubblico dibattito sui problemi aperti dalla delibera comunale, al quale invitare qualificati esponenti della cultura nazionale interessati alla sorte
di Taormina, nella speranza di una rimeditazione del
Consiglio sulle decisioni gi adottate". Palermo, 14 marzo
1970.
In merito a queste vicende si vedano le note biografiche di
a. Cottone riportate nelle pagine di questo volume.
26 Gi nel 1964 in una relazione predisposta dall'Ufficio
Tecnico di Scicli, ad esempio, la situazione di Donnalucata
era definita preoccupante, soprattutto nella contrada
micenci "dove, nel cordone arenoso, si vanno addensando
case e casette"; ma a fronte di tali denuncie nessun provve-

dimento repressivo avevano ritenuto di assumere le amministrazioni comunali.


27 Una prima stesura del PRG, adottata nel 1973, non era
stata ritenuta meritevole di approvazione dal Comitato
Tecnico amministrativo Regionale.
Il piano, rielaborato sulla base di nuove direttive consiliari
emanate nel 1975, venne infine approvato, con lo stralcio
delle previsioni relative alla fascia costiera, con D.a. n. 398
del 31.12.1977. negli stessi anni Colajanni, insieme all'ing.
attilio Trovato, progett per il Comune di Scicli un Piano di
zona per l'edilizia economica e popolare, che riguardava
numerose aree di espansione sia del centro urbano che
delle frazioni.
28 Si tratta della L.R. n. 7 del 29.02.1980. Per un completo
resoconto delle vicende connesse alla applicazione di questa e delle altre leggi di sanatoria si rimanda a Trombino G.,
Le ragioni dell'abusivismo, Palermo, 1985.
29 Il nuovo PRG, la cui redazione venne affidata a Paolo
Portoghesi, fu approvato con Decreto del 2002. Sui suoi
contenuti anche in rapporto alla pianificazione precedente si
veda Trombino G. (a cura di), Scicli. Piano Regolatore
Generale, alinea, firenze, 1999.
30 Cfr. Bonafede G., op. cit; 1997. Di seguito, nello stesso
testo, Bonafede sostiene che il piano costituisce una proposta di "utopia realistica del marxismo all'italiana".
31 Cfr. Bonafede G., op. cit., 1997.
32 La pianificazione comprensoriale verr introdotta nel
nostro ordinamento subito dopo il terremoto del Belice con
Legge Regionale n.1 del 3.02.1968; qualche mese pi tardi
un Decreto Presidenziale identificher, perimetrandoli, nove
comprensori ai quali applicare la nuova strumentazione
urbanistica.
33 nel caso di Troina, Colajanni si dimetter dall'incarico
subito dopo aver presentato al Sindaco un documento programmatico, contenente i criteri di redazione del piano, ed
aver ricevuto una risposta non rassicurante da parte della
amministrazione. nel documento, tra l'altro, Colajanni sottolinea di considerare fondamentale "... la partecipazione
popolare diretta alla verifica delle scelte..." e si dice convinto, salvo a ricredersi ben presto, "... che l'Amministrazione
comunale sapr trovare i modi pi opportuni per realizzare
tale partecipazione...".

179

LaTTIvIT DI PIanIfICazIonE E PRoGETTazIonE

34 ad

esempio, riferendosi alla situazione di Sciacca, che lo


stesso Colajanni giudica "...davvero abnorme..." dal
momento che la elaborazione del programma di fabbricazione, nelle more della redazione del piano comprensoriale,
segue la progettazione di un PRG e ne interrompe definitivamente l'iter, Colajanni esprime il convincimento che "...il
programma di fabbricazione, se elaborato democraticamente, se veramente fatto dalla cittadinanza, pu diventare il
miglior mezzo di comunicazione, durante la fase interlocutoria, tra i desiderata dei singoli comuni del comprensorio e
l'equipe di progettazione del piano comprensoriale".
35 Si segnalano, tra i tanti, i disegni di legge n. 271 del 9 giugno 1964, "Disciplina dell'attivit urbanistica nella regione",
n. 648 del 19 gennaio 1967 "Disciplina in materia urbanistica per il territorio della Regione siciliana" e n. 118 del 2
dicembre 1967 "norme per la pianificazione urbanistica
comunale", tutti presentati dai gruppi parlamentari comunisti.
36 Lo dichiara l'on. De Pasquale in una intervista rilasciata
in occasione della presentazione di un ennesimo progetto di
legge titolato "nuove norme in materia urbanistica", poi neppure tradotto in disegno di legge per la chiusura anticipata
della legislatura. Per la definizione di tale progetto De
Pasquale aveva incaricato un gruppo di lavoro costituito da
Lamicela, Giubilato, Piscitello, ferretti, La Duca, Colajanni e
Bonafede. Cfr. nota del Presidente del gruppo parlamentare comunista del 24.07.1971. In particolare Colajanni viene
personalmente incaricato da De Pasquale di predisporre un
testo da discutere poi all'interno del gruppo (nota del
24.09.1971).
37 Cfr. Relazione al Disegno di legge n. 271 del 9 giugno

180

1964, "Disciplina dell'attivit urbanistica nella regione".


38 Di tale Comitato Colajanni entrer a far parte nel 1966,
dopo essere divenuto nel 1965 membro effettivo dell'Istituto.
Qualche anno dopo, nel 1970, Colajanni viene eletto nel
Direttivo nazionale dell'InU.
39 Cfr. Colajanni B., Considerazioni sulle esigenze di una
nuova legislazione urbanistica, Palermo, 1960.
40 La disposizione, contenuta nell'art. 39 della L.R. 19/1972,
cos recita: "Nei comuni con popolazione non superiore a
50.000 abitanti e nelle frazioni degli altri comuni con popolazione non superiore a 10.000 abitanti, nei casi previsti dal
precedente comma, e per i lotti di terreno aventi una superficie non superiore a mq 120, la densit edilizia fondiaria
massima sar di m3m2 8 e l' altezza massima di ml 11.
consentita in quest'ultimo caso l'edificazione sul preesistente allineamento stradale anche in deroga al disposto del
punto 2 dell' art. 9 del citato decreto ministeriale 2 aprile
1968, n. 3519." La norma sar poi modificata e resa di portata assai pi ampia (e meno condivisibile) con l'art. 28 della
L.R. 21/1973 ed ancora dopo con l'art. 20 della L.R.
71/1978.
41 Cos lo definisce Corrado fianchino in un suo scritto sulle
vicende del PRG di noto riportato nelle pagine di questo
volume. Cfr. pure fianchino C., Un'esperienza di
Partecipazione Popolare per il PRG di Noto, anabiblo
Edizioni srl, Roma, 2009
42 Lo stesso Colajanni dedicher approfonditi studi scientifici al tema del recupero dell'abusivismo, indagando in particolare gli aspetti connessi alle caratterizzazioni tipo-morfologiche delle costruzioni abusive. Si veda in particolare,
alaimo G., Colajanni B, Pellitteri G., Edilizia abusiva in

Sicilia. Metodi innovativi di analisi tipologica, Edizioni


anvIED, Palermo, 1990.
43 Sugli esiti, assai deludenti, di tali piani si veda Trombino
G., Verso la riforma?, op.cit., 2010
44 L'intervento di Colajanni, insieme ad altri, riportato in
Progettare. Rivista trimestrale di architettura, urbanistica e
pianificazione, n. 3-4, giugno 1987, (pp.90-92). Il testo
altres riproposto in questo volume allinterno dellantologia
degli scritti nella sezione La didattica e la ricerca. [n.d.R.]
45 Ibidem
46 Di tale comitato, istituito nel 1979, Colajanni fece parte
continuativamente sino al 1986. molti anni prima Colajanni
aveva gi fatto parte di un precedente comitato scientifico,
istituito dall'assessore allo sviluppo economico Bino napoli,
nel 1964, allo scopo di coordinare "le numerose iniziative in
corso da parte dei comuni della regione per la formazione
dei PRG dei rispettivi territori". Di questo comitato facevano
parte Giovanni astengo, vincenzo Cabianca, Roberto
Calaa, Giuseppe Caronia, Salvatore Caronia Roberti,
Benedetto Colajanni, Umberto Di Cristina, Giuseppe
mannino, vincenzo nicoletti, Luigi Piccinato, Domenico
Saladino, alfio Spampinato, Giuseppe vittorio Ugo, Leo
Urbani, Pietro villa, Bruno zevi e vittorio ziino.
47 oltre a Colajanni del comitato, nella composizione decretata nel 1983, facevano parte Eugenio Caratozzolo,
Giovanni fierotti, Giovanni Pirrone, Salvatore Prescia ed
Ernesto Dario Sanfilippo.
48 Cfr. Comitato Tecnico Scientifico del PUR (a cura di), La
pianificazione territoriale regionale, Palermo, 1988.
49 Lo afferma nella prefazione, gi citata, ad un lavoro scientifico di G. Cecchini del 1978. Cfr. Colajanni B., Prefazione,
in Cecchini G., op.cit., 1978.

ArchitetturA e contesto. DAl piAno Al DettAglio, l'operA Di BeneDetto colAjAnni


di Maurizio Oddo

Un - seppur breve - saggio su Benedetto


Colajanni fornisce l'occasione per riflettere su
un intricato e spesso poco indagato nodo di
questioni legate all'architettura in un contesto
geografico e politico, definito marginale, quale
quello siciliano. Senza incorrere nell'errore di
farsi abbagliare dal tentativo modaiolo di
estendere i criteri estetici e il metro critico utilizzato per contesti assai differenti, il contributo di
Colajanni alla Scienza del Progetto stato
letto tralasciando certi datati equivoci di fondo
che la fortuna critica di alcuni manuali continua
ad alimentare, contribuendo a nuovi flagelli
interpretativi.
Nato a Catania - la citt siciliana pi decisamente lanciata verso il progresso civile e economico1 - e laureatosi a Palermo, in Ingegneria
Civile Edile2, a met del secolo scorso (1949),
attraverso la sua produzione, egli descrive con
dovizia di dettaglio la complessa situazione
dell'Isola, ancora scossa dagli eventi bellici e
senza speranza di futuro; la sua citt natale,
peraltro, scenario di non poche esperienze
lavorative3, compresa una delle ultime progettazioni legate al Concorso per le Cinque Piazze4.
Formato agli insegnamenti della Scuola di
Architettura della Facolt di Ingegneria5,
Colajanni un progettista militante che partecipa in modo appassionato alle vicende del periodo in cui opera.
Sono anni, infatti, fortemente segnati dalle
prime incrinature dell'ideologia del Moderno di
fronte al rinnovamento del linguaggio architettonico, lontano dagli strumenti e dal ruolo stesso
dell'architetto - solo in parte dell'ingegnere -

destinati a mostrare tutta la loro inadeguatezza


nel confronto con un mondo in frenetica trasformazione.
La sua attivit progettuale viene presto affiancata da quella universitaria che incider, non poco,
sul suo percorso professionale; unattivit
costantemente accompagnata dalla inesauribile
passione per il viaggio e dallo studio dei
Maestri contemporanei la cui opera torna di
continuo, come eco involontaria o come riferimento voluto, all'interno dei suoi progetti.
Colajanni emerge presto come figura di riferimento; docente appassionato e impegnato, egli
attore e motore di una serrata produzione culturale - didattica e scientifica - condotta secondo una dialettica circolare che dall'ingegneria
conduce all'architettura e al dettaglio maniacale,
come si vedr di seguito, di molti suoi interventi
progettuali. In sintesi, obiettivo e prerogativa
della sua produzione: coerenza architettonica
tra forma e realt costruttiva.
Le sue architetture, disegnate quali involucri di
opere di ingegneria, come nell'edificio per abitazione in via Notarbartolo a Palermo [scheda
2.07]; le esili strutture del coevo palazzo a piazza Europa (angolo via A. De Gasperi), facente
parte del complesso edilizio I Fiori, nella stessa citt [scheda 2.16]; la definizione delle pensiline di ingresso che rimandano a quelle lecorbusiane delle Unit d'Abitazione; le partiture e i
rivestimenti delle portinerie [scheda 2.24]
mostrano l'ansia di sperimentazione che si
manifesta nei progetti di Colajanni.
Durante tutta la sua carriera, intuizioni improvvise sono destinate a tradurre le sue ricerche del-

l'ingegneria in calibrate geometrie e nuovi spazi


architettonici che interpretano, in modo personale, la continuit tra forma e contenuto, tra
involucro esterno e superficie interna.
La sua opera cangiante notevole. Densa di
carattere, locale dove serve ma mai localistica,
essa mostra di essere attenta ai problemi che la
vita pone e al cerchio delle cose che la circondano, lette per alla luce di una conoscenza,
ampia e allo stesso tempo specialistica.
Attraverso la sua opera, cospicua nel campo
dell'architettura e dellurbanistica, Benedetto
Colajanni ha interpretato in modo personale, il
concetto di periferia, non come luogo fisico di
emarginazione ma piuttosto come condizione
del progetto verso cui dirigere la propria attenzione.
Rivendicando il ruolo civile dell'architettura, egli
conferisce pari compostezza a questa parte
marginale della citt.
Pur essendo consapevole delle difficolt da
affrontare quando si usano le maglie larghe dei
decenni per indagare fenomeni e personaggi
poco noti, ma non per questo meno interessanti, e che il rischio minore che si pu correre
quello dell'incompletezza, da questa iniziale
angolazione che prende avvio l'analisi delle
opere di Colajanni senza alcuna pretesa di
esaustivit.
Al contrario, si tratta di un viaggio nell'architettura; un racconto appassionato nella contemporaneit della Sicilia, ambientato nel corso di quegli
anni.
Uno sguardo sull'architettura dell'Isola, attraverso la lente di un progettista la cui opera, lontana

181

LAttIvIt DI PIANIFICAzIONE E PROGEttAzIONE

anni luce dai comportamenti internazionalisti


alla moda, riscopre e fa riscoprire la passione
per una architettura normale nel solco della
modernit, capace di radicarsi al luogo con un
principio insediativo ben definito, nella calcolata
continuit tra tradizione e contemporaneit.
Al posto di un'originalit tout court, ingiustificata,
Colajanni cerca pazientemente nell'origine delle
cose; come accadeva all'inizio dell'architettura
moderna, infatti, soprattutto nelle occasioni progettuali legate alla edilizia residenziale pubblica
e agli alloggi popolari, egli riparte dai problemi
concreti dell'abitare, mettendo l'uomo e i suoi
bisogni al centro del progetto.
I singoli interventi passati in rassegna - progetti
di concorso, edifici residenziali, alloggi popolari,
edifici sociali, scuole - mostrano la volont di
Colajanni di inserire, tra i passi dell'esistente e
nelle pieghe del paesaggio, il progetto del nuovo
che volont di reinvenzione, matematicamente ed ingegneristicamente calcolata.
Attraverso le tecniche di volta in volta adoperate, spesso ispirate alle tradizioni costruttive
locali e sempre rivisitate in chiave contemporanea, tali opere denunciano una flessibile capacit di progetto, supportata dalla presenza sistematica di apparati critici complessi che aprono il
campo specificatamente tecnico-ingegneristico
alla comprensione del mondo dell'architettura in
tutta la sua ampiezza.
Al di l delle peculiarit insite nel materiale utilizzato, Colajanni mostra lo stesso atteggiamento nei confronti del progetto; come alcuni
Maestri, la cui opera rimane, per il progettista
la forma riveste il nucleo originario dell'operazio-

182

ne progettuale costituito da una intuizione complessiva della struttura a partire dalla quale
possibile sviluppare l'opera.
L'arco cronologico in cui inizialmente opera
Benedetto Colajanni segnato da anni complessi per lo sviluppo dell'architettura in Sicilia
che risente di quella ... predisposizione all'americanismo ..., chiaramente descritta da Guido
Piovene6 nel suo straordinario viaggio attraverso l'Italia, nelle pagine dedicate alla nostra
regione.
Inserire all'interno di questo sintetico quadro culturale i progetti di Colajanni sufficiente per rendersi conto delle sostanziali differenze: niente
concesso al caso, destinato a mimare i modi
usuali; tutto articolato e incanalato verso l'architettura con un linguaggio calibrato e sperimentato, senza cedimenti verso quel provincialismo pi volte messo in luce da Elio vittorini,
autore al quale Colajanni era molto legato7,
soprattutto all'interno della su rivista di cultura
contemporanea Il Politecnico.
Se, d'altro canto, non si pu fare a meno di riconoscere nell'opera di Colajanni alcune componenti del linguggio neorealista, allo stesso modo
non possibile tacere su uno dei suoi meriti
principali che lo hanno portato a superare sia il
mito dell'architettura spontanea, sia gli schemi
internazionali, tanto in voga in quel periodo,
avulsi dalla storia e dal regionalismo critico.
Superare, ovviamente, non significa annullare:
nei modi di costruzione del nuovo ambiente, un
termine a lui caro, come si vedr in alcune soluzioni architettoniche che passeremo in rassegna, come nella scuola di Erice [scheda 4.01] e

nelle unit residenziali degli anni Settanta, sono


rintracciabili alcune suggestioni della scuola
romana, in particolare di Mario Ridolfi8 che,
dopo il complesso delle torri INA, a Roma, in
viale Etiopia (1952), presente a Messina, nello
stesso anno, con le Case INCIS di via tommaso
Cannizzaro.
Influenze che ritornano anche nei modi di aggregazione dei volumi, nei loro rapporti compositivi
con i percorsi - passaggi interni, pensiline, ballatoi - che fanno tornare alla mente alcune esperienze residenziali inglesi di grande qualit,
come quelle di Denys Lasdun o di James
Gowan. Quest'ultimo, insieme a James Stirling,
il progettista di una delle pi note opere del
contemporaneo, la Facolt di Ingegneria
dell'Universit di Leicester (1959-63) di cui, considerato il suo carattere tecnologico e geometrico, possibile rintracciare non poche influenze
nell'opera di Colajanni della maturit, quando il
confronto vissuto senza complessi.
Non casuale, d'altro canto, che James Stirling
rappresenti uno degli autori preferiti da
Benedetto Colajanni, soprattutto durante gli anni
'70 del secolo scorso.
Nonostante tali suggestioni, decisive appaiono
alcune delle novit rintracciabili nell'opera di
Colajanni rispetto all'ambiente architettonico
palermitano e alle vicende costruttive che caratterizzano il territorio regionale dell'epoca, allontanatosi dalla felice parentesi liberty di Ernesto
Basile.
Il suo impegno culturale, il progetto didattico e
quello della ricerca sono aspetti differenti, ma
sempre confrontabili, della sua grande operosi-

MAURIzIO ODDO

t, capace di abbracciare tutti gli aspetti che


competono al docente universitario e, contemporaneamente, al progettista, come testimoniato dalla sua ampia attivit progettuale9.
All'inizio degli anni Cinquanta del secolo scorso,
quando Colajanni comincia la sua attivit di progettista, dedicandosi sia ai concorsi di architettura che alla progettazione di edifici residenziali: Concorso, in collaborazione, per INA-Casa a
trapani (1952); Concorso, in collaborazione,
per la progettazione di ville tipo a San Martino
delle Scale (1952/1955)10; Concorso per il
palazzo della Regione Siciliana, premiato con il
secondo premio ex-aequo [scheda 1.01] - si
costruiscono alcune delle opere pi interessanti
del periodo: l'Hotel Palace di Edoardo
Caracciolo, a Mondello (1949/1951), il
Cotonificio Siciliano11 di Pietro Ajroldi e
Francesco Gio a Piano del Gallo (1950/1952) e
lo Stabilimento Industriale Cedis12 di Marco
zanuso a Palermo (1954/1956); opere che,
nonostante materializzino il tentativo che muove
da una interpretazione originale delle risorse
locali, piuttosto che da una assunzione acritica
di materiali, tecniche e di linguaggi estranei alla
cultura siciliana nella quale si inseriscono, non
riescono a diventare veri e propri punti di forza
per un rinnovamento complessivo, pur stabilendo un rapporto costruttivo fra l'architettura razionalista e i portati del linguaggio architettonico
mediterraneo.
comunque alla svolta degli anni 50 del secolo scorso, quando Palermo assume il nuovo
ruolo di capitale dell'Autonomia regionale, che
bisogna fare risalire gli accenti di un linguaggio

pi ricco e aggiornato, spesso con spiccati


caratteri di sperimentalismo, tendenti a creare
un interessante contrappunto alle opere qualificate dei progettisti esterni all'Isola13.
Sperimentalismo progettuale che conduce
spesso a unessenzialit costruttiva espressa
dalle architetture di Colajanni; esse, infatti, si
spiegano in una rigorosa trascrizione tecnica
della concezione strutturale di partenza, riuscendo a partecipare alle novit e ai riferimenti
nazionali e internazionali dell'epoca - dalle ricerche progettuali di Pierluigi Nervi e Riccardo
Morandi a Edoardo torroja e Felix Candela principalmente basati sullo studio delle forme
organiche come matrice originaria e, al contempo, obiettivo di disegno strutturale.
In questo filone di opere si colloca il progetto di
Colajanni per lo Stabilimento farmaceutico, con
serbatoio idrico e pensilina d'ingresso, a
Palermo [scheda 4.06]. Il riferimento al progetto
del serbatoio per l'Ippodromo di Madrid, di
Eduardo torroja14, appare in tutta evidenza; un
complesso architettonico, quello palermitano,
caratterizzato da quella che il celebre progettista spagnolo definisce come ... intuizione strutturale ...15: la variet delle condizioni che il progettista deve cercare di soddisfare, nel tentativo
di assicurare all'oggetto del suo disegno le
caratteristiche statiche, funzionali, estetiche e
economiche pi qualificanti16, espressa da
Benedetto Colajanni nella disposizione degli
esili sostegni del recipiente tronco conico, apparentemente instabili, e nel dimensionamento
complessivo del serbatoio idrico a parete sottile,
a forma di iperboloide rigato.

Questi due elementi - la pensilina di ingresso e


il serbatoio idrico - ai fini del risultato architettonico, ripropongono il tema del rapporto tra
luogo e costruzione, come matrice di un
impianto compositivo e funzionale complesso,
considerato che si tratta di un nucleo autonomo,
a destinazione specializzata, realizzato nel paesaggio naturale palermitano che si confronta
con la mole delle montagne circostanti.
In tal modo, lo stabilimento farmaceutico, nel
rigore funzionale della destinazione d'uso
diventa, per Colajanni, vero e proprio campo di
prova del cemento armato in cui sperimentare
tecniche e metodologie che saranno applicate
anche successivamente rispettando, di volta in
volta, secondo la lezione di torroja le condizioni
essenziali poste dal progetto: Ogni problema
costruttivo - scrive il celebre progettista spagnolo - comporta talune condizioni essenziali e altre
di carattere secondario; per risolverlo, il progettista ha a sua disposizione una serie di mezzi.
La finalit varia enormemente da caso a caso,
ma esiste sempre. Gli uomini maturi della nostra
epoca, come i loro predecessori di qualsiasi
tempo, non possono trastullarsi a costruire per
costruire perch ci risulterebbe troppo costoso.
L'umanit costruisce per uno scopo; scopo che
non viene sempre raggiunto, ma che viene sempre ricercato. Le opere non si costruiscono perch resistano. Si costruiscono per altre fnalit o
funzioni che comportano, come conseguenza
essenziale, che la costruzione mantenga la sua
forma e le sue caratteristiche nel tempo. La resistenza una condizione fondamentale; ma non
, n l'unica finalit, n spesso la pi importan-

183

LAttIvIt DI PIANIFICAzIONE E PROGEttAzIONE

te17.
Una sperimentazione, quella di Colajanni, iniziata l'anno precedente con il Ponte sulla circonvallazione di Palermo e con il progetto per le strutture dello Stadio polisportivo provinciale di
trapani [scheda 4.04] che in sezione riprende
alcuni dettagli di celebri opere italiane dello
stesso periodo.
Nel contesto in cui opera, i suoi numerosi progetti - che possono essere letti nel loro insieme
secondo un preciso e articolato orizzonte individuale - offrono una variet di sollecitazioni non
indifferenti in campo architettonico, nonostante
la loro impostazione generale appaia a volte
costretta dalla pressione del fattore economico
e dalle consuetudini locali che influenzano la
fisionomia finale dell'edificio.
La qualit di alcune sue innovazioni in campo
tecnologico decisamente alta anche se poco
riconosciuta; la sua esperienza progettuale, a
uno sguardo pi attento, diventa materia di
riflessione su quegli anni e sui mutamenti che
l'ingegneria e l'architettura registravano.
L'attivit del giovane ingegnere si distingue,
peraltro, non solo per le realizzazioni professionali e per i numerosi progetti, ma anche per il
quotidiano intervento sui problemi urbanistici e
per l'impegno culturale, manifesto soprattutto
attraverso l'insegnamento universitario che lo
ha visto impegnato fino alla fine, con l'entusiasmo nei confronti dei giovani allievi per il contributo allo sviluppo e al rinnovamento della
Sicilia.
Molti suoi scritti - in campo urbanistico, architettonico, storico e nel settore della didattica - testi-

184

moniano tale fervore per la ricerca18.


Nell'ambito dell'edilizia pubblica, mettendo a
fuoco i caratteri della speciale eterogeneit che
prende corpo nell'universo delle forme siciliane,
i progetti di Colajanni costituiscono un esempio
di realizzazioni innovative, in grado di promuovere, non soltanto in sede locale, interessanti
dibattiti disciplinari.
A partire dalla definizione dell'impianto strutturale e tecnologico - non possibile trascurare, per
esempio, l'attenzione per i particolari con i quali
definisce i modelli per le strutture in cemento
armato di molti suoi edifici - alla scelta dei materiali e alla definizione dei dettagli per le aperture, per la rifinitura delle pareti e al disegno degli
arredi e dei rivestimenti delle portinerie, sempre riconoscibile la personale ricerca dell'autore
- ingegnere per formazione, architetto per vocazione - tesa non tanto a precostituire modelli,
quanto a mettere a punto strumenti di progettazione e elementi compositivi che, attraverso le
loro reciproche relazioni, permettano di utilizzare ulteriormente e criticamente l'esperienza
compiuta.
Alcuni esempi significativi sono forniti dagli edifici residenziali realizzati a Palermo intorno alla
fine degli anni Cinquanta - come il complesso in
via E. torricelli [scheda 2.07] o l'edificio residenziale in via degli Orti [scheda 2.11] - con i quali
Colajanni mette a punto metodi ponderati che
saranno utilizzati anche successivamente.
Questi edifici, a ben vedere, esibiscono chiaramente la loro componente strutturale che, analogamente ai coevi edifici progettati da
Giuseppe Samon a Messina per la Palazzata e

per il complesso palermitano della Societ


Generale Elettrica della Sicilia (SGES), ora
Enel, finisce col caratterizzare il linguaggio
architettonico utilizzato, come si riscontra anche
nei progetti di concorso per il Palazzo della
Regione Siciliana a Palermo, progettato in collaborazione nel 1954, e quello per la Sede della
Cassa di Risparmio vittorio Emanuele di
Catania [scheda 1.02].
Le facciate, infatti, sono composte attraverso la
variazione ritmica delle singole campate, segnate dalla distinzione tra elementi verticali e elementi orizzontali, secondo la consolidata metodologia messa a punto a Roma, negli stessi
anni, nelle Case torri dell'INA, che sar ripresa
alcuni anni dopo, nel 1959, da Leonardo Foder
e Andrea Nonis per Palazzo Dara a Palermo.
A partire dagli anni Cinquanta, Colajanni progetta alcuni edifici scolastici. Primo tra questi, quello destinato a scuola elementare, composta da
10 aule, a Erice.
Nella definizione dell'impianto tipologico, la
scuola mostra la rigorosa ricerca svolta dal progettista in questo campo, confermata anche dai
suoi successivi progetti di edilizia scolastica.
Calata nel clima di sviluppo dell'architettura
moderna di quel periodo, la metodologia progettuale utilizzata, attraverso la scomposizione funzionale delle parti costitutive, reinterpreta il
razionalismo adottando un impianto planimetrico a riseghe, ottenuto slittando i corpi delle aule.
Un atteggiamento analogo, per la definizione
volumetrica dell'edificio, sar applicato nei progetti della scuola a Pettineo, del 1969 [scheda
4.10], e a Piana degli Albanesi19 dello stesso

MAURIzIO ODDO

anno [scheda 4.13]; anche se in questi due ultimi casi, la scatola muraria segue maggiormente
l'andamento del terreno - confermato dal teatro
all'aperto di copertura - nonostante la scomposizione angolare delle finestre a nastro, ricavate
in corrispondenza degli spigoli.
Nei quartieri di edilizia residenziale pubblica
degli anni Cinquanta all'interno delle complesse
e variegate planimetrie generali, Colajanni evidenzia le cellule abitative di partenza, destinate
a caratterizzare i lunghi prospetti, segnati da un
preciso proporzionamento dimensionale che
risponde alle consuete necessit strutturali.
Egli, infatti, pur curando la composizione di ogni
singolo alloggio, rimane aderente al tema strutturale e funzionale, affidando l'integrazione dell'organismo al contesto, attraverso il gioco plastico dei singoli edifici che si appropriano del terreno.
tali esempi sono testimoni di una realt urbana
differente rispetto a quella coeva; ne risulta una
immagine della citt oltre che un progetto per
una citt che ritrova, in tal modo, una sua concreta determinazione con un uso altamente differenziato delle unit tipologicamente disponibili.
D'altro canto, Colajanni - e qui entra il compito
specifico dell'architetto che organizza luoghi e
spazi in previsione di una fruizione completa e
articolata - ha assegnato una ponderata soluzione al problema, individuando nella relativa
variet dei temi e nelle relazioni che tra questi si
potevano stabilire la matrice formale degli edifici da realizzare.
Nell'edificio di civile abitazione in via

Notarbartolo, del 1961 [scheda 2.08], e nel


coevo complesso residenziale in viale
Campania, a Palermo [scheda 2.10], lo spazio
ideato da Benedetto Colajanni - laddove ogni
opera ne richiama un'altra gi eseguita, anticipando anche le successive - mostra punti di
vista originali che denunciano una stretta relazione con altre architetture colte, realizzate nello
stesso periodo, anche fuori dallo stretto perimetro regionale.
Ancora una volta, quindi, torna una delle componenti fondamentali che caratterizza, come si
sta cercando di fare rilevare, il metodo del progettista: i punti di contatto, e pi in generale, i
riferimenti con l'universo culturale architettonico,
alto e basso, il gioco del rapporto con l'altro, alimentato dalla sua voglia inesauribile di viaggiare.
D'altro canto, la composizione a scatole emergenti di via Notarbartolo o la rastremazione dell'impianto strutturale, aggettante in copertura, di
viale Campania - soluzioni destinate, in maniera
differente, a collaborare all'effetto di profondit
ricercato dal progettista - possono essere considerate come il risultato di suggestioni di opere
viste e studiate durante i suoi numerosissimi
viaggi.
I due complessi abitativi, coerentemente ai
numerosi riferimenti presi in considerazione per
alcuni dettagli significativi - gli edifici in Golden
Lane a Londra, del 1952, di Alison e Peter
Smithson, le residenze Ham Common di James
Stirling del 1955, alcune opere del gruppo
Metabolism, il cui manifesto appare, per la
prima volta, nel 1960, con il progetto della

Nakagin tower20 dell'architetto K. N. Kurokawa,


terminata nel 1972 a tokyo - presentano proporzioni studiate, come il rapporto tra fasce finestrate e balconi sovrapposti. Inoltre, la purezza
del taglio volumetrico concorre a valorizzare,
sottolineandola, l'ingabbiatura strutturale di partenza.
Lontano dall'autocompiacimento di certa architettura italiana, Colajanni senza alcun timore,
neppure velato, recuperando la dimensione funzionale del progetto, mostra grande attenzione
all'opera dei Maestri - Le Corbusier, Mies van
der Rohe, Pier Luigi Nervi, Eduardo torroja,
Carlo Scarpa e James Stirling in particolare - sia
per quanto riguarda il modo di lavorare sia dal
punto di vista dei contenuti della ricerca progettuale; una ripresa di temi che gli ha permesso di
articolare unattitudine eterogenea rispetto alla
tradizione siciliana, lontana da ogni intellettualismo utopico e a disposizione della trasformazione della citt.
Gli anni 60 non fanno registrare grandi contributi dell'architettura italiana al dibattito internazionale, fatta eccezione per le grandi teorie sulla
citt o sulla sua storia. La Sicilia non fa eccezione; il suo territorio, come il resto del territorio
nazionale, inizia a essere interessato da uno
scempio senza precedenti.
Colajanni coinvolto attivamente nei processi
concreti di trasformazione della citt e del territorio. Rinunciando ad inutili velleit espressive,
egli progetta numerosi strumenti urbanistici,
spesso in collaborazione, Piani Regolatori
Generali e Piani Particolareggiati21: il Concorso
per il Piano Regolatore Generale di Piazza

185

LAttIvIt DI PIANIFICAzIONE E PROGEttAzIONE

Armerina (1959), il Piano Particolareggiato del


Comune di Castelbuono (1961), il Programma
di Fabbricazione del comune di Castelvetrano
(1968-1971), il Concorso per il Piano
Regolatore Generale del Comune di taormina
(1969), il Programma di Fabbricazione del
Comune di Salemi (1969-1970).
La ricerca sulla citt non mai disgiunta, per,
da quella specificatamente architettonica. I progetti per l'edificio residenziale di Piazza Europa
a Palermo o il progetto di un edificio per Uffici
Postali del 1968 [scheda 4.09], nella stessa citt
mostrano, infatti, un approccio progettuale alla
macroscala urbana.
Il complesso di Piazza Europa occupa un intero
isolato di cui definisce la componente angolare
principale. Quest'opera, tra le pi importanti e
rappresentative della produzione di Colajanni,
pone le basi di nuove preesistenze ambientali di
cui i progettisti che opereranno successivamente non potranno pi trascurare.
Essa, inserita nella tradizione palermitana del
Liberty basiliano che rielabora magistralmente,
afferma la sua presenza forte e autorevole nello
spazio della citt, in una posizione importante
del sistema urbano della capitale siciliana. I prospetti, diversi sui quattro lati dell'isolato, sono filtrati da logge e da una fitta sequenza di pilastri
che reggono gli sbalzi dei balconi e si collocano
nel verticalismo degli edifici palermitani allora
realizzati. La partitura orizzontale in cui risulta
diviso l'edificio, oltre a confermare il suo rigore
compositivo, assegna carattere monumentale
all'intervento: una realizzazione ricercata dove
possibile individuare, soprattutto nel taglio dei

186

volumi e nel disegno delle logge binate di coronamento, il carattere decorativo del neo-liberty.
Nel progetto per la ristrutturazione interna della
sala pubblico della Esattoria Comunale di
Palermo [scheda 4.08], gestione della Societ
per Azioni Gestione Appalti Pubblici (SAGAP) a differenza delle opere finora analizzate dove
manca la possibilit di aggiungere alla costruzione significati che non siano la trasposizione
concreta dello schema strutturale - l'attenzione
per l'architettura degli interni e per il dettaglio
costruttivo diventa prevalente. L'intervento
mostra l'abilit progettuale di Colajanni di coniugare la grande scala alla piccola scala, fino al
microcosmo del dettaglio. Nella sistemazione
dell'esattoria, il suo interesse per l'architettura
degli interni, gi manifestatosi nella cura attenta
delle portinerie d'ingresso degli edifici residenziali e nella progettazione di alcuni mobili per s
e per pochi amici, emerge in tutta evidenza, a
partire dalla scelta dei materiali, dalla loro disposizione e dalla loro tessitura che diventano elementi linguistici riconoscibili. Attraverso il gioco
originale delle stalattiti, i dettagli disegnano,
caratterizzandolo, lo spazio interno della sala
del pubblico.
Approfondendo lo spazio, attraverso la marcata
prospettiva degli elementi verticali che scendono dal soffitto cassettonato, egli ricava suggestive fonti luminose che orientano l'utente; un lavoro che, in ultima analisi, attesta quanto sia indispensabile per Colajanni saldare ad una cultura
razionale un fare artigianale, filtrando la lezione
teorico-ideologica dei Maestri attraverso la
sapienza costruttiva basata sulla pratica del

cantiere.
Nel progetto per 336 alloggi IACP nel quartiere
Medaglie d'Oro a Palermo del 1969 [scheda
3.06], Colajanni, analogamente ad alcune proposte successive per lo stesso Istituto - il progetto per 776 alloggi nel quartiere Sperone a
Palermo del 1972 [scheda 3.10]; la proposta per
422 alloggi nel quartiere Sperone [scheda 3.11]
del 1973 e quella per 278 alloggi nel quartiere
Cavedone a Bologna [scheda 3.09] del 1972mostra con estrema chiarezza il rapporto tra
interpretazione della concezione strutturale e
innovazione del linguaggio architettonico. Il telaio di partenza realizzato in modo da accogliere gli elementi secondari della tamponatura. La
particolare geometria dei setti portanti determinata dalla ricerca di elevate prestazioni in termini di rigidezza, ottenuta grazie alla loro inclinazione che connota poi l'edificio anche dal
punto di vista formale. Inoltre, l'attenzione prestata dal progettista alla tessitura determinata
dall'alternarsi dei pieni e dei vuoti della muratura - come chiaramente mostrato nel Quartiere
Medaglie d'Oro - ha consentito di ottenere un
risultato espressivo che va oltre le caratteristiche del materiale e delle tecniche utilizzate.
La serialit di alcuni elementi e il principio della
industrializzazione e della prefabbricazione, pur
partendo dagli stessi presupposti concettuali
che regolano la copiosa produzione di
Colajanni, pu essere considerata come il risultato di una ricerca tesa ad ottimizzare il processo di costruzione. L'essenzialit e l'economicit
della soluzione ottenuta, sia in termini di quantit di materiale impiegato, sia in termini di risor-

MAURIzIO ODDO

se necessarie in cantiere, hanno determinato la


diffusione di questa tecnica in diverse occasioni;
tale processo costruttivo, d'altro canto, ha consentito la realizzazione di architetture che possono essere considerate il risultato finale dell'idea di struttura di partenza, venendo volutamente a mancare la possibilit di aggiungere
alla costruzione significati che non siano gi la
trasposizione concreta dello schema strutturale.
Gli anni '70 si aprono per Colajanni con la partecipazione al Concorso Nazionale per il quartiere zEN 2 a Palermo [scheda 1.04]. A differenza del progetto risultato vincitore che offre la
natura compatta della citt mediterranea, nella
sua verticalit, la proposta di Colajanni mostra
una certa assonanza con le opere di Kenzo
tange come il Quartiere Librino di Catania o il
quartiere fieristico delle torri di Bologna.
Dello stesso anno, il progetto per un quartiere a
Sciacca (1970) caratterizzato da alloggi a ballatoio, organizzati all'interno di corpi di fabbrica a
tre livelli, disposti su file a due a due parallele
ma slittate tra loro a individuare una porzione
del parco che penetra nel complesso architettonico [scheda 3.08]. Mentre il principio insediativo giocato sulla contrapposizione alle caratteristiche morfologiche del luogo, il rapporto tra
spazio interno e spazio esterno garantito attraverso i collegamenti verticali e orizzontali che
costruiscono lo spazio come luogo di relazione
e intreccio di percorsi.
L'anno successivo, Colajanni impegnato nel
progetto della Sede del Biennio della Facolt di
Ingegneria di Palermo [scheda 4.11]. Esso, pur
riprendendo alcuni elementi linguistici messi a

punto qualche anno prima con il progetto di un


edificio per Uffici Postali nella stessa citt
(1968), mostra una complessa volumetria esterna, fatta di volumi arrotondati che si sviluppano
a partire da un asse centrale ideale; controcanto dell'articolata spazialit esterna, la sezione
regolare dell'edificio che soddisfa le funzioni per
le quali esso stato concepito. Chiaro il riferimento alle opere di James Stirling, riprese
anche nelle loro soluzioni interne, e al trattamento brutalista - talvolta rifinito con intonaco a
pelle di elefante come accade a Ronchamp delle opere lecorbusierane della maturit.
Nel progetto per il Liceo Scientifico di 20 aule
per termini Imerese [scheda 4.16], emerge,
come gi anticipato, un'altra fonte di ispirazione:
il complesso, infatti, adattandosi alla naturale
orografia del terreno, come era gi avvenuto per
il progetto dell'Edificio Scolastico di Pettineo
(1969), richiama il linguaggio dell'architettura
organica. Esso, a partire dalla aggregazione
delle figure geometriche semplici delle aule che slittando l'una rispetto alle altre generano un
impianto planimetrico abbastanza articolato - si
caratterizza per la semplicit con la quale vengono risolti i problemi distributivi. All'esterno, la
composizione delle aule si assesta su un piano
rialzato rispetto a quello del grande volume della
palestra con un sistema di riseghe che contraddistingue i prospetti; una successione di pieni e
di vuoti, modulata dalla luce e dalle ombre ritagliate nelle quinte continue, garantisce la continuit fra interno e esterno.
Con il Complesso Didattico, a servizio delle
Facolt Universitarie del Parco d'Orleans,

Palermo [scheda 4.22], Colajanni mostra come


la progettazione alla scala urbana possa essere
risolta con intenzioni di architettura, seppure di
grande mole.
Le nuove aule polifunzionali prendono le mosse
dalla immanenza della ricerca all'interno della
sua opera. Un inaspettato fuori scala - se confrontato agli altri edifici - che risolve il rapporto
dimensionale tra una realt a scala urbana ridotta come quella del campus palermitano e questa nuova macchina universitaria. Un dispositivo, cio, in grado di segnare una nuova tappa
del processo di trasformazione di questo ambito
urbano, attraverso un rapporto dialettico di forte
tensione formale.
Pur se la costruzione non esattamente uguale
a quella prevista dal primo progetto, sono rimaste invariate sia le principali tattiche funzionali
che quelle formali.
Senza trascurare che la scelta calibrata dei
materiali - strutture in acciao di copertura e elementi verticali prefabbricati - svolge un'importanza primaria nel bilanciare la mole opaca del
complesso e la trasparenza determinata dal
vetro dei lucernari della parte alta, il progetto il
risultato dello sperimentalismo tecnologico,
sempre presente nella ricerca di Colajanni, e
della convinzione di realizzare un oggetto in
contraddittorio con l'intorno che non rinuncia a
vivere di vita propria.
La citt universitaria diventa per Colajanni un
nuovo caso di studio e di ricerca ad ampio raggio; unarticolazione critica sulla quale impostato il progetto che verifica, senza rinunciare
alla contemporaneit, come la progressiva con-

187

LAttIvIt DI PIANIFICAzIONE E PROGEttAzIONE

centrazione delle funzioni all'interno di pochi


grandi contenitori non intacchi alcune delle qualit minori e diffuse proprie dello spazio urbano.
I progetti di Colajanni non soffrono di una eccessiva influenza espressiva ingegneristica; essi, al
contrario, offrono un approfondimento originale
dei temi consueti dell'architettura considerati
quale possibile repertorio linguistico a cui attingere.
Per potere comprendere fino a fondo la sua
opera, infatti, necessario guardare a quegli
edifici che affrontano, risolvendole, le necessit
quotidiane dell'abitare.
Analizzando la sua produzione a partire da tali
premesse emerge l'atteggiamento trasversale
che regola e unisce i diversi campi di azione del
progetto di Colajanni: l'adesione continua alle
problematiche poste dal cantiere.
Non si tratta, ovviamente, di un panorama omogeneo quanto di una geografia complessa, articolata dalle sue occasioni di progetto, particolarmente interessanti quando si occupano di temi
legati all'impegno sociale che costituiscono uno
di quelli maggiormente frequentati.
Lontano da fuorvianti tesi dimostrative, spesso
portatrici di successo superficiale, i progetti
presi in esame non compongono un panorama
esaustivo ma semplicemente rappresentativo
delle differenti linee di ricerca promosse e portate avanti da Colajanni.
Si tratta, quasi sempre, di indagini concentrate
sulla reinterpretazione di argomenti cari alla storia dell'architettura con alla base una fiducia
incondizionata nei confronti delle potenzialit
della professione dell'ingegnere e, trasversal-

188

mente, dell'architetto; un'autonomia disciplinare


che riesce a fondere sapientemente, senza
ostentazioni virtuosistiche, ingegneria, architettura e tecnica artigianale con la complessit dei
programmi funzionali via via affrontati.
La volont di riscoprire il ruolo dell'architettura
come atto fondativo e concreto di politiche
sociali e la capacit di lavorare con risorse limitate costituiscono i poli principali entro cui si sviluppa tutta la sua opera: cogliere forme nei prodotti della tecnica, soprattutto in quelli dell'ingegneria strutturale, percepirli e valutarli in termini
estetici, sono per Colajanni azioni spontanee,
immediate, nonostante i riflessi della radicale
alterit che, almeno fino all'inizio del Novecento,
opponeva quasi universalmente arte e tecnica,
cultura umanistica e civilt industriale.
Il modo in cui le realizzazioni della tecnica
appartengono al mondo progettuale di Colajanni
dipende dalla sua diversa situazione di pensiero, fortemente influenzata dalla cultura del
modernismo architettonico.
Foucault sostiene che in una cultura, in un
momento preciso, non esiste che una sola epistm che definisce le condizioni di possibilit di
ogni sapere, e ci vero sia per quanto si manifesta in una teoria, sia per quanto si investito
in una pratica.
La fusione di orizzonti disciplinari attuata da
Colajanni mostra, senza alcun dubbio, una tale
forma di dialettica destinata, mi auguro, a recuperare senza sbalzi in avanti la coscienza del
nostro tempo, alimentando la conoscenza di un
periodo storico dell'architettura contemporanea
in Sicilia, a torto trascurato.

note
1

Caronia G., La Sede dell'Ente Siciliano di Elettricit a


Catania, in Architettura Cronache e Storia, n. 92/1963.
2 Si laurea il 23 novembre del 1949, col massimo dei voti e
la lode, discutendo la tesi dal titolo: Tensioni aggiuntive provocate sui ponti ferroviari dal serpeggiamento dei treni, della
quale relatore il Professore Ugo Fuxa.
3 In particolare: Calcoli delle strutture in c.a. di edifici della
Base aerea NAtO di Sigonella, Catania 1958; Concorso per
la Sede della Cassa di Risparmio vittorio Emanuele,
Catania 1959 (progetto in collaborazione, premiato con il
quinto premio).
4 Concorso per le cinque piazze botaniche, Catania 2005,
(progetto in collaborazione).
5 Si veda Cottone A., Linsegnamento dellArchitettura nella
Facolt di Ingegneria di Palermo, in La Mantia F.P. (a cura
di), Contributi per una storia della Facolt di Ingegneria di
Palermo, Fotograf, Palermo, 2006.
6 Cfr. Piovene G., Viaggio in Italia, Baldini & Castaldi, Milano,
1993 (p. 581).
7 A tal proposito, Antonio Cottone, ricorda che per il 50
compleanno di Colajanni, un gruppo di giovani allievi gli
donarono una ristampa anastatica della raccolta della rivista
Il Politecnico, periodico tra i pi famosi pubblicati in Italia,
subito dopo la guerra, nei primi anni della ricostruzione.
Ogni numero, caratterizzato dal progetto grafico del celebre
designer italiano Albe Steiner, accanto a un articolo di fondo,
spesso di vittorini, presentava articoli di politica, storia, economia, critica d'arte, filosofia, testi poetici e narrativi sia italiani che stranieri.
Nel foglio, molto spazio era dedicato a analisi storico-critiche
di diverse correnti di pensiero, con interventi interessanti
sulla cultura di massa, sulle arti figurative, architettura, musica, teatro.
8 Al quale lo accomuna la mania per il particolare costruttivo.
9 Citava spesso lespressione di Mies van der Rohe God is
in the details Dio nei particolari [N.d.R.].
10 Il progetto pubblicato in Domus, marzo, 1962.
11 Cfr. Oddo M., Architettura contemporanea in Sicilia,
Corrao Editore, trapani 2007 (p. 40). Si veda anche Pennisi
S., Cottone D., Edifici industriali a Palermo. Il passaggio

MAURIzIO ODDO

dalla tradizione alla modernit, in AA.vv. La costruzione


dellarchitettura. temi e opere del dopoguerra italiano,
Gangemi, Roma, 2009.
12 Successivo al Cotonificio siciliano di Pietro Ajroldi, questo
stabilimento segna una tappa importante nel panorama dell'architettura industriale siciliana. Il progetto, basato sull'adozione di elementi strutturali standardizzati, esprime una
complessa nuova costruttivit.
Un risultato espressivo solare, come sottolinea Gianni
Pirrone, nella iterazione della struttura elementare - travi a
v, sostenute da pilastri a forcella che portano, a loro volta,
capriate a lama sulle quali poggia il solaio di copertura completato dalla nitida mediterraneit del nucleo di abitazioni per i dipendenti della fabbrica (p. 64).
13 Per un approfondimento delle vicende legate all'architettura contemporanea sviluppatasi sull'Isola, cfr. Oddo M., op.
cit., 2007.
14 Cfr. torroja E., La concezione strutturale. Logica ed intuito nella ideazione delle forme, UtEt, torino, 1966 (2 ed.
Citt Studi, Milano, 1995; ed. orig., Razn y ser de los tipos
estructurales, 1960).
L'edizione italiana, curata da Franco Levi, mostra l'impostazione generale del problema strutturale a partire dal fenomeno tensionale e dall'analisi accurata dei materiali della
costruzione, materiali classici, legno e acciaio, cemento
armato ordinario e precompresso. Principali argomenti trattati: la prefabbricazone; il muro; l'arco, la volta e la cupola;
la trave a anima piena, lastra piana, travi reticolari e strutture a maglia; il contenimento delle spinte ; copertura e chiusura degli edifici; la superficie portante e l'edificio; ponti e
acquedotti; funzionalismo statico-resistente; procedimenti
esecutivi; l'espressione estetica; linee e superfici; la genesi
dello schema strutturale; il calcolo; il progettista e l'organizzazione.
Eduardo torroja Miret (Madrid, 1899-1962), architetto e
ingegnere, ha condotto ricerche sperimentali sul cemento
armato, analizzandone le tensioni in relazione a forme specifiche. tra le opere principali: Sistema di copertura a sbalzo e serbatoio per l'ippodromo della zarzuela, Madrid 1935;
Ponte Martin Gil sull'Esla, 1940; Cappella Santo Spirito,
Barcellona 1952; Serbatoio d'acqua, Fedola, Marocco 19561957; volta iperbolide-parabolica del Club tachira, Caracas

1957.
15 Intuizione strutturale ovvero la capacit di individuare nel
progetto di una struttura una soluzione che nasca dalla
messa a sistema di quelle che definisce le equazioni di finalit utilitaria, di funzione statica, di qualit estetica, delle condizioni economiche e, all'interno delle quali, il tipo strutturale, la forma e le dimensioni e il procedimento di esecuzione
rivestono il ruolo di incognite.
16 Secondo Eduardo torroja, infatti, la costruzione deve soddisfare un sistema di quattro equazioni in quattro incognite il materiale; la tipologia strutturale; la forma e le dimensioni;
il procedimento di esecuzione - i cui termini noti si possono
far corrispondere alla finalit utilitaria, alla funzione statica,
alle qualit estetiche e alle condizioni economiche.
17 Eduardo torroja, op. cit.. Cfr., Impostazione generale del
problema (pp. 12-18). A proposito di resistenza e economicit dell'opera, si rimanda ai testi di Benedetto Colajanni che
mostrano una certa influenza rispetto alle tematiche trattate
da torroja durante lo stesso arco di tempo: Considerazione
sulla determinazione della piegatura dei ferri in rapporto ai
diagrammi dei momenti flettenti e degli sforzi di taglio, in
Bollettino dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di
Palermo, anno XXIX, n. 5, Palermo, settembre-ottobre
1960, (pp. 20-23); Considerazioni su alcuni metodi approssimati per il calcolo della trave di fondazione su suolo elastico, in Quaderni dell'Istituto di Architettura tecnica
dell'Universit di Palermo, n. 2, Palermo, novembre 1960
(pp. 3-16); Proposta di diagramma per il calcolo del coefficiente di illuminamento diurno diretto, in Quaderni
dell'Istituto di Architettura tecnica dell'Universit di
Palermo, n. 3, Palermo, novembre 1960 (pp. 3-24);
Intervento, in Atti e Relazioni del Convegno
"Prefabbricazione e industrializzazione edilizia", Fiera del
Mediterraneo 4-5 giugno 1964, tipografia Priulla, Palermo
1965 (pp. 75-81); Prefabbricazione, razionalizzazione, industrializzazione (I parte), in L'Architettura. Cronache e
Storia, anno XIII, 143, n. 5, Roma, settembre 1967 (pp.
332-333); Prefabbricazione, razionalizzazione, industrializzazione (II parte), in L'Architettura. Cronache e Storia,
anno XIII, 144, n. 6, Roma, ottobre 1967 (pp. 400-401);
Prefazione, in Cottone A., Uno strumento per il confronto di
metodi teorici di calcolo e sperimentazioni su modelli fotoe-

lastici di muri trasversali di irrigidimento nelle strutture tradizionali prefabbricate, Quaderni dell'Istituto di Architettura
tecnica dell'Universit di Palermo, n. 13, Palermo, marzo
1977 (pag. 3).
18 Pur rimandando alla sezione di questo volume che riguarda la didattica e la ricerca di Benedetto Colajanni, necessario citare alcuni scritti principali strettamente legati a questa sezione: I centri sociali; aspetti edilizi ed aspetti urbanistici, in Quaderni dell'Istituto di Architettura tecnica
dell'Universit di Palermo, n. 5, Palermo, novembre 1960
(pp. 3-103); Considerazioni sulle esigenze di una nuova
legislazione urbanistica, relazione presentata al IX
Congresso dell'Istituto Nazionale di Urbanistica, Roma
1962; Palermo: gli strumenti per il risanamento del centro
storico, in Casabella, anno XLI, n. 430, novembre 1977
(pp. 59-61); La formazione dell'Ingegnere edile con riferimento al riordinamento degli studi di ingegneria, in "La ricerca e la didattica per la formazione dell'Ingegnere edile", Atti
del Convegno, tipografia PI-ME, Pavia 1988 (pp. 17-28);
Forma ed esigenze funzionali, in Atti del Convegno "La qualit architettonica dello spazio costruito", Editrice CUEN,
Napoli, 1988 (pp. 15-24); La residenza del futuro (Relazione
introduttiva alla quinta sessione), in Ribera F., Polverino F. (a
cura di), "La residenza in Europa alle soglie del terzo millennio", Atti del Convegno Internazionale, CLEAN Edizioni,
Napoli 1997 (vol. 2, pp. 621-628); Colajanni B., Pellitteri G.,
Appunti di Architettura Tecnica, Dipartimento di Progetto e
Costruzione Edilizia, Palermo, 1999 (pp. 1-120); Colajanni
B., Concialdi S.,
Pellitteri G., Construction or
Deconstruction: Which is the best way to learn architecture?, in "Architectural information management", 19th conference on eCAADe, Helsinki 2001, (pp. 299-304); Un discorso sul metodo?, in Melis P., Di Girolamo P. (a cura di),
"Workshop internazionale di progettazione. Progetto di un
centro culturale per giovani a Palermo", Officine Grafiche
Riunite, Palermo, 2002 (pp. 20-21); Introduzione, in Pennisi
S., Basiric t., "Costruire la casa. L'edilizia residenziale pubblica a Palermo tra tradizione e innovazione", Edizioni
Fotograf, Palermo, 2008 (pp. 9-11).
19 Si veda il contributo di Silvia Pennisi nella sezione Scritti
in Onore di questo volume [N.d.R.].
20 L'impianto della Nakagin tower si sviluppa attorno a una

189

LAttIvIt DI PIANIFICAzIONE E PROGEttAzIONE

struttura in cemento armato segnata, per dodici piani, da


centoquaranta parallelepipedi sporgenti rispetto al filo di
partenza. Ovviamente, si tratta di una suggestione analogi-

190

ca e non di un riferimento diretto essendo la torre composta


da mini alloggi, pensati come abitazioni transitorie.
21 Per una disamina attenta dei piani urbanistici degli anni

Cinquanta e Sessanta del secolo scorso, sia quelli degli anni


successivi, si rimanda alla sezione corrispondente ed al
contributo di Giuseppe trombino.

SUI PROGETTI DI EDILIZIA RESIDENZIALE PUBBLICA DI BENEDETTO COLAJANNI


di Antonino Margagliotta

Nella introduzione ad una pubblicazione riguardante l'edilizia residenziale pubblica a Palermo,


Benedetto Colajanni ebbe a sottolineare come
l'architettura sia ... uno specchio a molte facce,
ciascuna delle quali riflette una componente
della societ del tempo in cui nata1.
La consapevolezza della relazionalit, o relativit, tra le diverse componenti coinvolte nella
stretta rete del progetto, nel quale la tecnologia rappresenta solo una delle componenti connessa a quella sociologica, economica e culturale, appare particolarmente evidente nei progetti di edilizia residenziale pubblica.
Questo ambito, del resto, offre lo spunto per
affrontare alcune questioni riguardanti il progetto e per contribuire a descrivere, in un preciso
periodo, la modificazione e la crescita della citt
di Palermo in modo particolare; occupa, inoltre,
un rilevante spazio nella complessiva attivit
progettuale di Colajanni e si presta ad alcune
riflessioni per i molteplici motivi di interesse: per
il rilevante numero di interventi, che riguardano
sia progetti che realizzazioni; per la dimensione
di molti progetti che si configurano come grandi
programmi di interventi unitari che danno luogo
a veri e propri quartieri; per il ruolo assunto da
tali interventi nell'organizzazione della citt; per
le figure, anche rilevanti nel panorama nazionale, con cui si trovato a lavorare; per il contributo culturale offerto al dibattito sulla casa collettiva; per la sperimentazione tecnologica che
trova una rispondenza nell'attivit di ricerca condotta in ambito universitario; per gli innovativi
sistemi di produzione e gestione dei lavori e del
cantiere; per la ricerca riguardante la definizione

dello spazio e l'affermazione del linguaggio.


Questi argomenti contribuiscono a definire l'attivit architettonica di Colajanni rispondente alle
esigenze dell'abitare e della citt oltre che alla
discussione sul progetto e sui processi dell'architettura; appare pienamente figlia del proprio
tempo, di cui assume le problematiche e i caratteri, le tensioni ideali ma pure gli elementi di vulnerabilit e debolezza.
Tale produzione si colloca in un arco temporale
di circa trent'anni, che va dagli inizi degli anni
50 (il primo progetto di edilizia residenziale pubblica il Concorso INA-Casa per alloggi popolari a Paceco del 1952) sino alla prima met degli
anni 80 e comprende:
- progetti elaborati in occasione di concorsi di
progettazione, tra cui quello per il quartiere
Gescal a Secondigliano-Napoli del 19642 [scheda 1.03] e quello per lo ZEN 2 di Palermo del
19703 [scheda 1.04]; la partecipazione a quest'ultimo testimonianza del livello delle proposte
progettuali ma pure della volont di partecipare
alla discussione in atto in quegli anni; il concorso infatti costitu un importante momento di confronto per architetti e docenti delle scuole di
architettura italiane oltre che un momento di
verifica per il dibattito sulla residenza e per i
relativi orientamenti in Italia;
- progetti per alloggi popolari, risalenti agli anni
50 ancora di modesta dimensione ed elaborati
su incarico dell'Assessorato dei Lavori Pubblici
della Regione Siciliana o dell'Istituto Autonomo
Case Popolari (IACP);
- progetti di grande dimensione, in rapporto sia
alla popolazione da insediare che all'estensione

dell'intervento, realizzati con la formula dell'appalto-concorso, svolti soprattutto con l'impresa


Consorzio Ravennate Cooperative Edilizie di
Produzione e Lavoro, che avranno il loro culmine nell'intervento per il quartiere Sant'ErasmoSperone a Palermo per 776 alloggi (1972)
[scheda 3.10].
A questi interventi, a mio avviso, va collegata
anche la cosiddetta progettazione urbanistica in
cui, nonostante sia differente la scala del progetto, non si prescinde dalla ricerca sulla spazialit e sulla forma urbana; tali lavori, anzi, aiutano a comprendere le logiche insediative, i rapporti con le preesistenze, le regole di aggregazione degli elementi di base. Per questo motivo
penso che si possano inserire tra gli interventi
riguardanti i complessi residenziali pubblici
anche i progetti per il quartiere CEP Petrazzi
(1959) e per il quartiere INA-Casa (1956) a
Borgo Nuovo, entrambi a Palermo; il progetto
per l'intervento Gescal nei comuni colpiti dal
sisma del 1968 riguardante il quartiere Pirrera
(1970) a Sciacca [scheda 3.08]; non tralascerei
nemmeno il progetto per il Villaggio di Pescatori
(1961) composto da 78 alloggi a Castellammare
del Golfo che continua la ricerca sulla casa dell'uomo.
La maggior parte dei progetti riguardano la citt
di Palermo e partecipano del programma di
espansione e crescita della citt che condurr
alla inesorabile modificazione del paesaggio
agricolo e naturale che aveva contraddistinto
storicamente l'immagine della citt.
Sono interventi che, nello stesso tempo, rispondono al problema della casa, sia in rapporto al

191

LATTIVIT dI PIANIfICAZIoNE E PRoGETTAZIoNE

crescente inurbamento, sia in relazione all'offerta di standard qualitativi adeguati alle moderne
esigenze di vita a fronte di una popolazione che
abbandona il centro della citt e si riporta ai
margini della stessa.
Gli interventi vanno letti come la risposta culturalmente adeguata, almeno nelle intenzioni dei
progettisti, ai bisogni della citt, che riflettono la
ricerca sugli standard edilizi, sui modelli tipologici e sulle infrastrutture necessarie al corretto
funzionamento di questi brani di citt; in essi si
denota anche la volont di tentare un dialogo
con gli elementi preesistenti (naturali e artificiali, prossimi o distanti) e di costruire una propria
riconoscibilit attraverso il linguaggio dell'architettura. La geografia dei progetti comprende
altre realt locali minori della Sicilia: Paceco
(1952), Cefal (1954), Capo d'orlando (1957)
[scheda 3.01], Marineo (1958), Naso (19571958) [scheda 3.02], Licata (1959-1960) [scheda 3.04], Lampedusa (1961), Castellammare
del Golfo (1961), Sciacca (1970), San Giuseppe
Jato (1973) [scheda 3.12], Villabate (1975)
[scheda 3.13], Scicli, Agrigento. fuori dell'Isola
si collocano il progetto di concorso per
Secondigliano del 1964 e la progettazione e
costruzione, tramite appalto-concorso, del complesso abitativo per il Piano per lEdilizia
Economica e Popolare (PEEP) a Bologna nel
quartiere Cavedone del 1972 [scheda 3.09].
Un altro aspetto importante da tenere in considerazione riguarda le figure con cui si trovato
a lavorare che, in qualche caso, sono pure rintracciabili nel panorama dell'architettura italiana
o nell'ambito universitario palermitano, della

192

facolt di Architettura prima e di quella di


Ingegneria poi.
Molti dei pi vasti progetti sono redatti con
Sergio Lenci4 che fa parte del gruppo di progettazione di quasi tutti i principali lavori di edilizia
residenziale e dei concorsi, che spesso figura in
qualit di capogruppo: questo sodalizio, che
dura un intero decennio, nasce negli anni 19661969 in cui Sergio Lenci Professore Incaricato
del corso di Disegno e Rilievo presso a facolt
di Architettura di Palermo. In quel periodo - scrive lo stesso Lenci - conobbi molti docenti di alto
livello culturale e di cordiale immediatezza di
rapporti Tra questi conobbi Benedetto
Colajanni con il quale mi sono legato di amicizia sincera5. Questa collaborazione comprende il concorso dello ZEN 2 a Palermo, il progetto del quartiere Medaglie d'oro a Palermo
(1969-71) [scheda 3.06], il progetto del quartiere Pirrera a Sciacca (1970), in cui risultano pure
coinvolti Carlo Aymonino per il progetto architettonico e Sergio Musmeci per le strutture; il progetto del quartiere Sant'Erasmo-Sperone a
Palermo (1972); il progetto del quartiere
Cavedone a Bologna (1968-1972).
In questi anni, in cui Benedetto Colajanni
impegnato nella facolt di Architettura, partecipano in qualit di progettisti o di collaboratori
Teresa La Rocca e Adriana Bisconti; Roberto
Calandra, Nino Vicari, Antonino Bonafede e
Gianni Pirrone figurano tra i progettisti del complesso di edilizia residenziale pubblica e delle
attrezzature di Villabate del 1975, mentre la partecipazione al concorso per il Quartiere Pilota di
Secondigliano avviene in gruppo con altri tra cui

Umberto di Cristina (che capogruppo responsabile) e Luciana Natoli, con i quali aveva redatto diversi Piani Regolatori. Sul finire degli anni
70 lo staff di progettazione si sposta sui collaboratori della facolt di Ingegneria: Antonio
Cottone e Giuseppe Trombino fanno parte del
gruppo che elabora la proposta di intervento per
l'area della Magione a Palermo [scheda 3.15]
per conto dell'Associazione Piccoli Industriali di
Palermo (API); Antonio de Vecchi partecipa al
progetto per l'Isolato 1 del quartiere oreto [scheda 3.18] e dei lotti 1 e 3 del quartiere Borgo
Nuovo [scheda 3.16], entrambi a Palermo.
Tra i componenti dei gruppi di lavoro compaiono
frequentemente alcuni professionisti palermitani
tra cui l'arch. E. Agr, l'arch. G. Alagna, l'arch.
G. Lo Re, l'arch. A. Marino, l'ing. G. Patti, l'arch.
C. Ricciardo, l'arch. G. Balzelli. Gli ultimi progetti, relativi agli anni 80, sono invece redatti, oltre
che con Antonio de Vecchi, con l'arch. A.
Porrello e l'ing. M. Trimarchi (Tecnico della
Ravennate). Nei progetti redatti per conto dell'impresa Consorzio Ravennate Cooperative
Edilizie di Produzione e Lavoro compaiono
come collaboratori, per conto dell'impresa stessa, gli ingegneri A. Antolini e I. Bolzoni.
dall'esame dei principali progetti possibile
delineare alcuni aspetti dell'impegno progettuale di Benedetto Colajanni nell'ambito dell'edilizia
residenziale pubblica, mettendo a fuoco attraverso l'analisi dei disegni, delle relazioni di progetto e delle realizzazioni (nei casi in cui questa
avvenuta) alcune questioni riguardanti il progetto di architettura, alcuni ragionamenti sui
modi di pensare l'architettura, altre riflessioni sui

ANToNINo MARGAGLIoTTA

bisogni dell'uomo e sulla citt. Tra il 1968 e il


1975 si collocano i principali lavori di architettura residenziale pubblica, che risultano interventi
di notevole interesse per le dimensioni, le forme
e le formule adottate e che, nel loro insieme,
testimoniano dei suoi interessi culturali sul tema
della residenza e della ricerca sui complessi
rapporti tra forma, tipo e tecnica. I principali
interventi possono, pertanto, considerarsi i progetti:
- 336 alloggi e di 34 negozi nel quartiere
Medaglie d'oro (1969-71), committente l'IACP
di Palermo, realizzati in seguito ad appalto-concorso con l'Impresa Consorzio Ravennate
Cooperative Edilizie di Produzione e Lavoro,
progettisti B. Colajanni e S. Lenci;
- 278 alloggi in un complesso residenziale
PEEP a Bologna nel quartiere Cavedone
(1972), committente l'IACP di Bologna, progettisti B. Colajanni e S. Lenci, collaboratori A.
Bisconti, T. La Rocca, G. Scaletta, A. Antolini, I.
Bolzoni, appalto-concorso della Impresa
Consorzio Ravennate;
- 776 alloggi nel quartiere Sant'Erasmo-Sperone
a Palermo (1972), nell'ambito del Piano di Zona
n. 2 PEEP, con progetto di B. Colajanni e S.
Lenci a cui collaborano T. La Rocca, A. Antolini
e I. Bolzoni del Consorzio Ravennate che l'impresa che partecipa all'appalto-concorso;
- 422 alloggi IACP nel quartiere Sant'ErasmoSperone a Palermo in seguito al concorso
Sperone 2 (1973), con Teresa La Rocca e
Antolini e Bolzoni, non realizzato [scheda 3.11];
- 95 alloggi nel quartiere Bonagia a Palermo
(1981), progettisti B. Colajanni e G. di Liberto,

calcoli e impianti di L. Bonuso e S. furco committente un raggruppamento di imprese tra cui


ESSPA, EdILPA, EdILSTRAdE [scheda
3.19].
Certamente, oltre a costituire un'importante e
frequente occasione di progetto, il tema dell'edilizia pubblica credo che rappresenti per
Colajanni una prova degli ideali politici e dell'impegno sociale e che costituisca anche un modo
per esercitare l'etica della responsabilit che
l'opera pubblica impone e, ancor pi, l'edilizia
residenziale pubblica. In modo particolare in
essa Colajanni riscontrava l'eteronomia come
inevitabile caratteristica per essere ... le scelte
progettuali esterne al corpus degli utenti.
Queste scelte sono da un lato, interpretazioni dei bisogni degli utenti, dall'altro misura di
quelli che le classi dominanti ritengono essere i
loro diritti. Il tutto filtrato dalla cultura dell'abitazione propria di quelle classi che si assumono il
compito di dare una risposta alla domanda di
residenze per le classi meno abbienti6.
Queste parole, riprese da una delle ultime riflessioni sull'argomento, sottendono l'importante
questione sul ruolo e sulle responsabilit del
progettista nel momento in cui deve saper filtrare i veri bisogni in quanto chiamato a progettare un ... organismo creato per le masse - scriveva Samon - e deve saper distinguere tra i
bisogni di esse, per cogliere soltanto quelli che
abbiano valore universale e tocchino alle radici
della vita; poich non pu disporre che di pochi
elementi ove contenerli in conformit della pi
stretta economia7. Costituisce, in fondo, una
delle questioni con cui si confrontato il pensie-

ro del Novecento riguardante proprio l'autonomia e l'eteronomia dell'architettura, la sua funzione sociale, la responsabilit dell'architetto. Le
parole di Colajanni, come quelle di Samon, trovano sintesi nella celebre frase contenuta nel
discorso che il filosofo Theodor W. Adorno pronunci all'inaugurazione della mostra sul
deutscher Werkbund del 1965: Un'architettura
degna dell'uomo ha, degli uomini e della societ, un'opinione migliore di quella corrispondente
al loro stato reale.
Un'altra notazione da precisare riguarda la posizione di scientificit con cui Colajanni affronta le
tematiche del progetto, e non soltanto quelle di
natura tecnica. I lavori rivelano, infatti, la conoscenza e l'applicazione delle teorie di Alexander
Klein8 sulla definizione delle caratteristiche tipologiche dell'alloggio minimo, la ricerca della spazialit e del funzionamento dell'organismo architettonico, gli studi del modello di Lowry per la
pianificazione urbanistica e, non ultimi, le teorie
scientifiche e i processi logico-formali della progettazione di Christopher Alexander9.
Avendo conosciuto il carattere critico, mai aprioristicamente consenziente del prof. Colajanni,
una delle prime cose notate dai materiali che ho
avuto modo di consultare per queste brevi annotazioni riguarda il fatto che anche nei progetti
niente mai dato per scontato, neppure certi
dati o vincoli esterni contenuti nei bandi degli
appalti-concorso che comprendono uno studio
per la definizione di alcuni elementi, quali i tipi
edilizi, l'organizzazione spaziale, l'altezza dei
fabbricati, persino in alcuni casi, le scelte linguistiche.

193

LATTIVIT dI PIANIfICAZIoNE E PRoGETTAZIoNE

Si riscontra, semmai, un'azione spesso propositiva e alternativa che d luogo ad una sorta di
distanza critica costantemente stabilita tra le
scelte del progetto e le condizioni di contorno,
siano esse appartenenti al corpus delle richieste
della committenza, o legate alla interpretazione
delle condizioni contestuali ed ambientali.
Come avviene in ogni progetto di architettura,
ogni lavoro riflette e nasce dalla interpretazione
e modificazione di dati eteronomi filtrati alla luce
delle leggi dell'architettura e dell'appropriata
risposta ai bisogni e all'interesse degli uomini.
Per il progetto degli alloggi nel quartiere Borgo
Nuovo a Palermo del 1980 il Comune, individuata l'area a nord di un esistente insediamento di
case popolari, stabilisce un'articolazione dell'intervento in sei complessi, capace ciascuno di
ospitare circa 500 abitanti ... separati da opere
di urbanizzazione secondaria, accessibili pedonalmente dalle aree residenziali ...; la scelta
tipologica orienta ad una soluzione mimetica per
... tener conto delle caratteristiche dell'area di
intervento e delle tipologie dell'esistente
quartiere di Borgo Nuovo ...; motivo per cui il
bando prevede che per ... criteri di unitariet ...
i sei complessi abitativi ... dovranno avere le
stesse caratteristiche morfologiche.
Il progetto accetta la sistemazione urbanistica e
l'impianto del Bando e tuttavia lo schema reinterpretato articolando l'intervento in sei nuclei (in
numero di 2 per lotto, e quindi in totale 6,
sostanzialmente equivalenti), strutturando ogni
lotto intorno a uno spazio comune, ... a mezzo
di due complessi di edifici, uno pi alto a monte
e uno pi basso a valle, in modo da ottenere

194

uno spazio concluso ma contemporaneamente


assicurare al massimo numero di alloggi una
vista verso la citt10.
Nel caso del progetto per la realizzazione di 95
alloggi nel quartiere Bonagia di Palermo, del
1981, il progetto sviluppa il piano planivolumetrico fornito dall'Amministrazione e ... l'apporto
progettuale - viene esplicitamente espresso - si
rivolto soprattutto alla reinterpretazione del
planivolumetrico in lavori architettonici, ora formali, di immagine, che funzionali e tipologici e
quindi di articolazione delle funzioni nei volumi e
nel loro reciproco collegamento. Spesso, l'interpretazione del bando riguarda anche la ridefinizione delle altezze dei fabbricati in funzione di
scelte non tanto funzionali quanto per la determinazione di rapporti spaziali.
Un'altra ricerca interna alle scelte progettuali
riguarda il rapporto tra il quartiere e la configurazione topografica del sito, incluso quello con gli
edifici gia esistenti, tra il complesso e la citt.
Questa struttura del nucleo - riportato nella
relazione di progetto per il quartiere Borgo
Nuovo - appare assai adatta alla configurazione
topografica del luogo, in declivio dal monte che
sta a ridosso del limite nord-ovest, verso il quartiere gi esistente di Borgo Nuovo.
Nel progetto dei 95 alloggi a Bonagia l'intervento prevede 5 blocchi di 10 elevazioni fuori terra:
tre di essi sono allineati nella strada principale e
due ortogonali ai primi e ad essi collegati con
terrazze, lievemente sfalsati tra di loro, dal lato
opposto a questi, rispetto alla linea dei tre blocchi, prevista una scuola materna anch'essa
con andamento lineare perpendicolare al blocco

principale. Il progetto evoca allora una corte


aperta, destinata a verde attrezzato.
Questa configurazione fa privilegiare l'affaccio
sulla corte come fronte principale su cui si
dispongono gli ingressi (che risultano cos facilmente accessibili dai posteggi) e su cui si aprono i soggiorni degli alloggi. Una tecnica progettuale che ricorre spesso quella che privilegia
un fronte su cui si affacciano le zone giorno e
che sono orientate a viste significative dell'intorno o della citt.
A proposito del concorso per il complesso di 422
alloggi allo Sperone (Palermo, 1973 - che
Benedetto Colajanni riteneva il suo migliore
lavoro di edilizia residenziale pubblica)11, le scelte progettuali vengono derivate dalla descrizione del fenomeno di modificazione della citt e
del suo intorno, all'interno del quale il progetto
agisce. Il quartiere Sperone un tipico brano
di periferia urbana in rapido divenire. I vecchi
fabbricati semirurali a due o tre elevazioni, allineati lungo le antiche vie di penetrazione della
citt (Corso dei Mille, via Messine Marine, via
Immacolatella Sperone) formano delle cortine
ancora sostanzialmente omogenee, nelle quali
vanno moltiplicandosi le inclusioni di fabbricati
multipiani, tipici manufatti pensati in funzione del
valore di scambio e non del loro valore d'uso.
Larghe frange di campagna penetrano all'interno della rete ancora rada di fabbricati. Adiacenti
al quartiere, verso il centro urbano, alcuni interventi di edilizia sovvenzionata frammentari e
relativamente casuali non contribuiscono molto
a dare un senso di luogo ben definito alla zona.
Il progetto intende, allora, intervenire sull'assen-

ANToNINo MARGAGLIoTTA

za di riconoscibilit e di identit attraverso un


principio insediativo che si oppone ai fenomeni
spaziali in atto, con l'adozione di direttrici e allineamenti differenti dalla maglia stradale e dalla
viabilit esistente. L'obiettivo ricercato era l'unit d'immagine del quartiere, affermata attraverso una configurazione planivolumetrica autonoma che negasse qualsiasi dipendenza dagli allineamenti stradali. L'organizzazione spaziale dei
singoli isolati risulta allora generata da una sola
matrice geometrica, non interrotta dalla rete
stradale. Si supera cos qualsiasi frammentazione del quartiere, che di solito il risultato della
contraddizione esistente tra dipendenze logiche
(che vorrebbero la rete stradale considerata
come servizio, come infrastruttura degli alloggi,
quindi disegnata dopo il progetto architettonico
del quartiere) e successioni cronologiche, che
impongono dapprima la progettazione dello
zoning e della rete stradale e poi il disegno del
quartiere.
Un'altra questione che tali progetti impongono
quella della ricerca del carattere, dell'esigenza
di dare un'identit al nuovo intervento e, nello
stesso tempo, di definire riconoscibilit a sistemi
che presentavano, gi in quegli anni, i connotati della periferia anonima. allora interessante
quanto espresso nella relazione del progetto per
il quartiere Bonagia del 1981: Per quanto
riguarda l'immagine del complesso di residenza,
si cercato di munire il complesso di una caratterizzazione formale sufficientemente forte da
farlo sfuggire sia all'anonimato della zona che
alla dispersione urbanistica, trasformandolo, al
contrario, in un punto di riferimento formale. Si

sono perci adottati, come elementi figurativi a


grande scala, i blocchi costituiti dai soggiorni,
verso l'interno, e delle due stanze centrali (una
per alloggio) verso l'esterno. Essi costituiscono
dei riferimenti volumetrici a scala sufficientemente grande, da costituire un'immagine riconoscibile a distanza.
Pur riconoscendo le limitazioni legate al tipo di
operazione economica di cui fa parte il progetto,
contiene nelle intenzioni ... il valore di una ricerca progettuale che contenesse un minimo di
innovazioni funzionali e avesse una dignit formale che lo stacchi dalla corrente immagine di
edilizia residenziale pubblica periferica e anodina.
Un altro importante tema compositivo, indagato
ed espresso in questi progetti, riguarda l'uso di
elementi semplici, la composizione modulare e
la ripetizione (che vanno riferiti sia alla ricerca
linguistica ma anche alla natura tecnica ed economica dei progetti). La ripetizione si avvale
spesso dell'effetto della grande scala che consente di tradurre in termini di unitariet e di sintesi linguistica tutte le parti dell'intero complesso. La ripetizione strumento della composizione, specifico del riconoscimento dell'ordine,
della chiarezza e della semplicit; la ripetizione
che, come diceva Tessenow (un autore che
Colajanni certamente conosceva) ... porta
sempre con s la sua spiegazione ...12.
Per il concorso del complesso allo Sperone del
1973 ... l'immagine architettonica centrata
sull'esposizione dei setti verticali portanti e sui
gruppi di logge-comunicazioni verticali. Ancora
una volta si sono cercati elementi semplici, a

grande scala, ripetuti e unificanti.


Per ottenere tali risultati il progetto propone
l'adozione per un quartiere di residenze popolari delle altezze massime consentite dal PRG di
Palermo: il raggiungimento di quattordici elevazioni era stato fino ad allora appannaggio esclusivo delle abitazioni private, per cui tale scelta si
pone come un fatto nuovo nell'edilizia residenziale pubblica della citt.
La scelta, oltre che di motivazioni tecniche e
funzionali si avvale anche di argomentazioni
culturali ... ai vantaggi a livello di disegno -
scritto nella relazione di progetto - non corrisponde svantaggio alcuno sul piano funzionale.
Anche a non voler scomodare illustri precedenti
che vanno dalla proposta di Gropius al CIAM del
1929, al suo progetto di casa alta per il quartiere di Spandau via via sino agli edifici alti delle
grandi citt satelliti svedesi (Vllingby, Farsta e
Backsta), o il quartiere Park Hill di Manchester.
Basta considerare che in fondo esistono solo
due o tre situazioni tipo nel rapporto tra l'alloggio e il suolo: la prima quella del contatto diretto, ottenibile con la classica house (alloggio a
pi piani con ingresso a piano di campagna); la
seconda quella dell'alloggio che appartiene al
piano generico di una colonna verticale, o inclinata, ad altezza tale da non aver bisogno di
comunicazioni verticali meccaniche (edifici a
non pi di tre elevazioni compreso il piano
terra); la terza quella dell'alloggio ad altezza
tale da rendere necessario l'ascensore (dalle
quattro elevazioni in su). In questo caso non fa
un'apprezzabile differenza il livello massimo
raggiunto poich il grado di affidamento degli

195

LATTIVIT dI PIANIfICAZIoNE E PRoGETTAZIoNE

impianti tecnici e quindi anche dell'ascensore


oggi abbastanza elevato. Val la pena di ricordare quanto recentemente affermato da Jacob
Bakema il quale distingue tre fondamentali livelli in rapporto alle alberature, che costituiscono
per lui un elemento essenziale dell'arredo urbano: sotto gli alberi, cio a piano di campagna; a
livello degli alberi, cio dai due ai tre piani; sopra
gli alberi, cio dai quattro sino a 10-15 piani.
Un discorso a parte merita il progetto per il quartiere Medaglie d'oro a Palermo, insediamento
rientrante nel piano approvato nel 1966 per un
quartiere di 7.050 abitanti per il quale si bandiscono due appalti concorso, il primo del quale
nel 1969 affidato al Consorzio Ravennate con
il progetto di Benedetto Colajanni e Sergio
Lenci. Il complesso progettato per 2.000 abitanti, poco pi - fatto notare nella relazione di
progetto - dei 1.600 abitanti all'unit di abitazione di Le Corbusier e ... corrisponde al numero
minimo che pu sostenere una scuola materna
e un limitato gruppo di servizi commerciali primari. Non quindi una dimensione urbanisticamente autonoma. L'organizzazione spaziale e
funzionale si fonda sull'idea di concentrare le
residenze in volumi compatti al fine di aumentare gli spazi liberi e per le attrezzature, ... per
ottenere maggiore forza figurativa a sostegno
dei grandi spazi. L'impianto si sviluppa su sei
blocchi di residenze disposti linearmente in due
file (tre per ogni lato) che definiscono quasi una
fortificazione che lascia all'interno uno spazio (
molto pi che una corte) in cui disporre i servizi
e far entrare il verde.
La forza del progetto sta nel tema dei volumi

196

sporgenti, nell'altezza costante dei corpi di fabbrica, nella ripetizione; ma i vani scala e il sistema delle logge sporgenti dal volume principale
di ciascun corpo generano altri volumi che configurano un'architettura turrita, tanto che sul lato
esterno il complesso che guarda all'autostrada
si presenta quasi come il frammento di una cinta
muraria, l'ultimo baluardo posto a separazione
(o a difesa) della citt costruita, prima di quella
dispersa.
Il sistema delle torri, realizzate tra l'altro in
cemento armato a vista, appare un chiaro riferimento al Salk Institute for biological studies che
Louis I. Kahn realizzava negli stessi anni a La
Jolla in California (1959-1965). Il rimando mi
pare volutamente esplicitato anche nella prospettiva centrale che palesemente riconduce
alla celebre vista della corte che nel complesso
di Kahn ha per sfondo il mare.
Peraltro, il valore attribuito alla geometria come
principio di forma, l'organizzazione spaziale
strettamente ancorata alla tipologia formale,
l'iterazione di sistemi modulari, lo stesso impiego di una struttura portante costituita da setti in
cemento armato lasciati a vista (che imbrigliano
lo spazio, stabiliscono l'ordine per l'impaginazione delle facciate) appaiono reinvenzioni che
partecipano al linguaggio che si diffondeva in
quegli anni come superamento del razionalismo
internazionale e faceva giungere a Palermo gli
influssi delle opere che Kahn realizzava negli
stessi anni in diverse parti del mondo.
La ricerca sulla semplicit condotta nei progetti per l'edilizia pubblica attraverso l'economicit
dei materiali di rivestimento, quasi sempre utiliz-

zati in corrispondenza dei tompagni, mentre la


struttura di travi e pilastri in cemento armato
resta a vista: ... il trattamento della materia
costruttiva il pi semplice e perci accentua
l'efficacia espressiva. Nel caso del complesso
Medaglie d'oro la superficie dei tompagni trattata con una finitura di intonaco rustico ... tipo
Mediterraneo ed affrescato a latte di calce ...,
mentre nel caso del quartiere Sant'ErasmoSperone, impiegato il laterizio (importato
dall'Emilia Romagna) che contribuisce a definire, anche alla grande scala, il carattere del complesso.
Il tema dell'edificio a torre sviluppato del complesso residenziale nel quartiere Cavedone
(Borgo Panigale) a Bologna del 1972: il progetto redatto nel 1968 e Colajanni, incaricato
dalla Cooperativa Muratori e Cementisti (CMC)
di Ravenna in qualit di capogruppo, chiama a
far parte dell'equipe di progettazione Sergio
Lenci. Il sistema costruttivo adottato quello
delle casseforme mobili ed il complesso si compone di due edifici in linea e tre torri, composte
di diciotto elevazioni, che s'innalzano in un paesaggio urbano aperto e appaiono molto scanalate. Il processo compositivo volto ad accentuare la verticalit per cui i volumi si scompongono in elementi differenti: ogni torre si doppia
in altri due corpi verticali, ciascuno contenente
due appartamenti per piano, collegati da una
torre intermedia (di base quadrata con spigoli
smussati, originariamente ruotata di 45) che
contiene i collegamenti verticali, mentre le logge
sporgenti, che si ripetono verticalmente, generano torri pi piccole segnate dal chiaroscuro dato

ANToNINo MARGAGLIoTTA

dall'alternanza pieno-vuoto che determina il


sistema lamellare. Il Richards Medical
Research Building (1960-1965) dell'Universit
della Pennsylvania a Philadelphia di Kahn,
appare come un riferimento su cui innestare altri
ragionamenti, altre considerazioni e dare forma
ad un nuovo progetto.
Lo studio del sistema aggregativo e dell'organizzazione interna, spesso contraddistinta da una
propensione per la flessibilit, costituisce un
altro elemento di interesse come, ad esempio,
nella soluzione distributiva degli alloggi del
quartiere a Bonagia del 1981: nella zona giorno
(composta da pranzo-soggiorno, servizi) l'area
destinata al pranzo posta in posizione intermedia tra la cucina e il soggiorno, rendendole
aggregabili all'una e all'altra ... in modo da consentire sia la soluzione cucina-tinello/soggiorno,
sia la pi usuale cucina/pranzo-soggiorno, sia
infine con l'uso di una semplice tenda la realizzazione alternativa delle due soluzioni. Anche
la zona notte articolata in due blocchi costituiti ciascuno da due stanze da letto e da un servizio con bagno o doccia. Questo consente una
maggiore privacy, destinando ad esempio un
gruppo a stanze da letto per genitori e stanza
per il figlio piccolo, l'altro gruppo ai figli pi grandi. Consente inoltre l'eventuale destinazione di
usi diversi di una stanza senza scompaginare o
diminuire la funzionalit di tutto l'alloggio.
insomma un alloggio pensato in termini moderni, di massima articolazione in nuclei funzionali
aventi il massimo di autonomia.
Nel caso dei 776 alloggi del quartiere Sperone si
pu notare come siano progettati nell'ottica del-

l'adattabilit a nuclei familiari di differenti dimensioni ed esigenze: il complesso offre differenti


tipologie con alloggi di tre o quattro camere da
letto e due servizi per le famiglie numerose, con
due camere da letto ed un servizio, incluso uno
studiolo che pu essere adattato per contenere
un terzo letto13.
Se la logica organizzativa interna dipende spesso dalla ricerca della flessibilit, un'organizzazione pi rigida contraddistingue gli spazi collettivi che rappresentano una via di mezzo tra
spazi pubblici e privati, che in ogni caso, intendono configurarsi come la risposta per il corretto funzionamento di una citt reale.
In questa ottica si inserisce il principio di separazione dei traffici veicolari e pedonali in due
sistemi indipendenti e, possibilmente, non intersecantisi.
Allora, la cellula generativa del progetto pu
essere anche costituita dal grande spazio pedonale attrezzato, aperto alle attrezzature di quartiere e definito dalle quinte degli edifici. In tal
modo - riporta la relazione del concorso per lo
Sperone - tutti gli appartamenti fronteggiano larghissimi spazi liberi ed hanno un contatto visuale sul cuore del quartiere che, a sua volta, si
espande e continua negli isolati residenziali. La
quinta, disfando, di sghemba di circa 30 rispetto alla strada e da essa abbastanza lontana, la
pi bassa, in modo da lasciare intatta la vista
delle montagne retrostanti da tutta la parte pi a
valle del quartiere. La quinta alta 14 piani
invece molto inclinata (circa 60), in modo da
presentarsi prevalentemente di taglio rispetto
alle visuali preferenziali; non ostacola quindi la

continuit spaziale all'interno del quartiere, e tra


questo e il contesto urbano. La funzione compositiva che le affidata, quella del nodo di riferimento per il montaggio unitario del quartiere, in
modo che i due isolati progettati si leggano
come unica sequenza di cellule spaziali.
Trattandosi di interventi di grande dimensione i
progetti prevedono spesso la presenza di diversi servizi di quartiere consistenti soprattutto in
consultorio, kinder parking, asilo nido, scuola
materna, alloggi per i custodi, negozi e spazi
verdi di pertinenza. I corpi residenziali prevedono qualche volta anche i locali per riunioni condominiali e ... per la vita sociale della collettivit ....
Le attrezzature pubbliche sono pensate in
... organica connessione ... con gli edifici residenziali e, nella composizione dei complessi,
assumono la connotazione di cerniere nell'organizzazione spaziale e nell'articolazione del
sistema delle percorrenze, delle aree di sosta, di
quelle destinate al verde.
A proposito del progetto per i 95 alloggi a
Bonagia del 1981 ... si curata una disposizione volumetrica delle attrezzature scolastiche
che suggerisce un ideale filtro tra le attrezzature scolastiche previste dal piano di zona fuori
dell'isolato e il verde attrezzato dell'isolato stesso. Sempre a livello di progettazione dell'intero
isolato si richiama l'attenzione sulla completa
integrazione tra residenze e attrezzature ottenuta compenetrando l'attrezzatura scolastica con il
piano terreno degli edifici delle residenze e
infondendo alcuni motivi formali, come la galleria di ingresso denunciata in prospetto sia nel-

197

LATTIVIT dI PIANIfICAZIoNE E PRoGETTAZIoNE

l'attrezzatura che nel corpo dei due blocchi di


scale.
A loro volta, spazi pubblici e spazi privati, corrispondenti spesso a vuoti e pieni (gli edifici destinati ai servizi collettivi sono quasi sempre
costruzioni molto basse, ad unica elevazione, e
perci assimilabili alla condizione del vuoto) si
rapportano con intenti a volte antagonistici, altre
volte di organica simbiosi. Nellappalto-concorso
per il complesso allo Sperone assumono una
condizione di polivalenza, infatti ... assolvono
da un lato una funzione centripeta, di fuoco geometrico dei gruppi di fabbricati che si affacciano
e trovano in essi il soggiorno collettivo all'aperto, attrezzato; dall'altro una funzione centrifuga,
di eco e rimando reciproco, di formazione di una
struttura di vuoti spaziali urbani, che costituisce
la vera ossatura organizzativa del quartiere. Per
questo occorreva che gli spazi fossero insieme
chiusi e aperti: chiusi, per generare nuclei elementari definiti; aperti, per consentire ad ognuno la contemporanea fruibilit psicologica del
massimo numero di altri costituenti urbani.
Alcuni interventi di edilizia residenziale pubblica
di Benedetto Colajanni si possono considerare
tra le prime esperienze di industrializzazione
edilizia a Palermo; essi influenzano tanto il processo di progettazione che quello di costruzione. Questa attenzione indirizza alla progettazione prestazionale, alla coordinazione modulare e
alla prefabbricazione. Prefabbricazione e tecniche innovative sono rese possibili dalla formula
dell'appalto-concorso che consente di predeterminare l'intero apparato produttivo e configurare, attraverso una forte intesa tra progettista e

198

impresa esecutrice, l'intero sviluppo del processo. I bandi degli appalti-concorso lasciano alle
ditte concorrenti la scelta delle tecniche esecutive del progetto, che i partecipanti assumono in
rapporto all'ottimizzazione dei tempi e dei costi
e alla capacit organizzativa dell'impresa stessa. L'innovazione presente in queste realizzazioni come industrializzazione del cemento
armato nella sua versione di Coffrage-Tunnel e
viene importata, come scrive lo stesso Colajanni
... da imprese cooperative esterne al tessuto
imprenditoriale locale14, fatto che rivela il contesto tecnologicamente poco avanzato quale
sempre stato quello palermitano15.
L'impostazione tecnico-economica della scelta
tecnologica impone una coordinazione modulare che investe gli aspetti formali e spaziali (si
pensi ai concetti di dimensionamento-proporzionamento e di ordine) oltre che riguardare quelli
puramente tecnologici16.
La scelta tecnologica resta fondamentale in
molti progetti, tra cui il complesso di
Sant'Erasmo-Sperone dove l'adozione di procedimenti ripetitivi industrializzati ... che prevedono la struttura in setti verticali portanti gettati in
casseforme metalliche, a rapida formatura
comporta oltre alla progettazione modulare, la
massima unificazione dei tipi edilizi di uguale
superficie, la scelta per l'unit edilizia base di
forme e volumi semplici ... caratterizzate da
elementi geometrici sufficientemente ampi,
chiaramente espressive dei procedimenti di
industrializzazione.
La scelta tecnica influisce e contribuisce a definire anche quella tipologica e spaziale del quar-

tiere stesso: gli edifici in linea assumono, infatti,


un orientamento determinato esclusivamente
dalla lunghezza dei binari sui cui scorrono i casseri metallici di grande dimensione (i banches o
tunnels) necessari all'esecuzione dei setti portanti in conglomerato cementizio armato.
La problematica della tecnica dei setti murari
investe quasi tutta la produzione di Benedetto
Colajanni degli anni 70 e riguarda non soltanto
la progettazione architettonica ma anche quella
delle strutture; quest'ultimo aspetto affrontato
con spirito pionieristico e di ricercatore ed appare anche orientato all'affinamento dei metodi di
calcolo (allora abbastanza approssimativi) e alla
ricerca e alla sperimentazione delle soluzioni
idonee e non standardizzate.
Ci diventa occasione di ricerca nell'ambito universitario condotta con i suoi collaboratori al fine
di elaborare una teoria di calcolo, di comprovare i vantaggi economici di tali strutture, di cui
sono testimonianza alcune pubblicazioni
dell'Istituto di Architettura Tecnica dell'Universit
di Palermo, ... alla ricerca di obiettivi concreti,
immediatamente utilizzabili ..., come ebbe a
scrivere egli stesso presentando un lavoro di A.
Cottone17, come pure molti argomenti di tesi di
laurea18. Certamente l'esame della produzione
dell'edilizia residenziale pubblica di Benedetto
Colajanni non pu che includere e iniziare da un
giudizio estetico, trasparendo dalle intenzioni e
dai progetti stessi una costante ricerca su forma
e linguaggio; e certamente si pu affermare,
ricorrendo al giudizio espresso dalla commissione giudicatrice del concorso per il complesso
residenziale Sant'Erasmo-Sperone ed esten-

ANToNINo MARGAGLIoTTA

dendola a molti altri interventi, che appare


evidente ... la ricerca di svincolarsi dalla tradizionale figurazione dell'edilizia economica e
popolare ... corrente e la ricerca di un proprio
linguaggio.
Ma tuttavia alcune considerazioni, riprese dalle
relazioni di progetto, potrebbero far pensare ad
uno squilibrio tra le intenzioni e i risultati, tra il
positivistico ideale della scienza e dell'architettura e il disincanto della citt reale, considerato
il difficile e cruciale periodo in cui tali lavori si
inseriscono; risulta pure difficile poter dire quanto e in qual modo abbiano contribuito a definire
la Palermo che conosciamo e la Palermo che
tali progetti intendevano configurare.
del resto, anche da un punto di vista tecnico, al
di l degli interventi condotti in quegli anni, la
sperimentazione e l'innovazione ebbero scarsa
diffusione: a proposito della introduzione del coffrage tunnel lo stesso Colajanni ebbe ad annotare che la nuova tecnica non riusc ad innescare dei cambiamenti nelle abitudini progettuali e
costruttive cittadine19.
Per cui anche gli interventi realizzati, nel loro
complesso, restano occasioni isolate nel contesto della tumultuosa crescita della citt; non
appartengono pi alle occasioni legate alla ricostruzione post bellica ma si ascrivono alla storia
pi recente della citt, alla sua crescita illimitata,
allo sconvolgimento del paesaggio agricolo, allo
spopolamento del centro storico e al trasferimento della popolazione dal centro ai margini
della citt, alla speculazione legata al fenomeno
dell'inurbamento, al sacco di Palermo, al sacrificio della Conca d'oro. Ma non dobbiamo nem-

meno dimenticare che costituiscono un'autorevole risposta ai bisogni di nuove case e a basso
costo, all'attesa di una nuova condizione abitativa. Nelle intenzioni intendono partecipare alla
costruzione di una nuova citt, anche se intorno
ad essi si immediatamente sviluppata (forse in
qualche caso ne sono stati l'inconsapevole
motore) la citt senza senso, priva di qualit,
senza servizi; una citt diversa da quella che tali
progetti volevano configurare.
Pur dimostrando pregi e qualit tali lavori si
sono dovuti confrontare con due problematiche:
una, direi, interna e l'altra esterna; la prima
legata al non corretto uso degli spazi che
avvenuto, all'inadeguata attenzione da parte
degli abitanti insediati, ad una disattesa risposta
da parte degli utenti (anche se questione di
tipo generale, che non riguarda solo Palermo);
la seconda si riferisce alla disincantata speculazione edilizia che intorno a tali quartieri si sviluppata, che spesso ha negato o vanificato i tentativi della ricerca spaziale.
Alcuni di questi interventi di edilizia residenziale
pubblica restano tuttavia a testimonianza di un
impegno e di una speranza, che forse non si
avverata: di una citt migliore, di un mondo pi
giusto.
NOTE
1 Colajanni B., Introduzione, in Pennisi S., Basiric T.,
Costruire la casa. L'edilizia residenziale pubblica a Palermo
tra tradizione e innovazione, Edizioni fotograf, Palermo,
2008 (p. 9).
2 Concorso bandito dallIstituto ed assetto per lo Sviluppo
dell'Edilizia Sociale (ISES) a cui Benedetto Colajanni partecipa in gruppo con U. di Cristina (capogruppo responsabile),

G. Mannino, L. Natoli, d. Saladino, f. Liberti, d. Marino, G.


Vitale.
3 Il Concorso nazionale per la Zona Espansione Nord
Cardillo venne bandito dallo IACP di Palermo nel 1969; il
gruppo di progettazione comprende, va oltre a B. Colajanni,
S. Lenci (capogruppo), f.E. Leschitta, V. Martelli, M. Costa,
G. Lo Re. La loro proposta si organizza su una griglia a
grande maglia che determina tre grandi piazze pedonali
(con adiacenti i parcheggi) tematizzate dalla presenza dei
servizi di quartiere (la piazza civica, la piazza religiosa-culturale, la piazza commerciale). Gli edifici residenziali si sviluppano con una logica articolata con tipologie sia in linea
con ballatoi che a torri. Le scelte insediative sviluppano la
volont di addensare il costruito per ampliare gli spazi pubblici e il sistema connettivo, per dare pi spazio al verde e
alle componenti naturali-paesaggistiche del luogo. Al progetto venne riconosciuto il terzo premio, mentre il concorso fu
vinto dal gruppo composto da V. Gregotti, f. Amoroso, f.
Purini, S. Bisogni, H. Matsui.
4 Sergio Lenci (1927-2001) stato professore ordinario di
Progettazione Architettonica all'Universit La Sapienza di
Roma dove ha pure retto la carica di presidente del Corso di
Laurea in Architettura. Con opere pubbliche, complessi residenziali e servizi per la citt ha contribuito alla costruzione
dell'Italia del secondo dopoguerra, lavorando tra gli altri con
Ludovico Quaroni, Mario Ridolfi, Carlo Aymonino, Mario
fiorentino, Carlo Melograni. Tra le sue realizzazioni in
Sicilia, oltre ai progetti redatti con Benedetto Colajanni,
ricordo il quartiere di Villaseta ad Agrigento del 1967. Per
una documentazione completa sulla produzione di Lenci cfr.
Lenci R. (a cura di), Sergio Lenci. L'opera architettonica
1950-2000, diagonale, Roma, 2000.
5 Ibidem (p. 102).
6 Colajanni B., Introduzione, in S. Pennisi, T. Basiric, op. cit.
(p. 9).
7 Samon G., La casa popolare degli anni '30, Marsilio,
Padova, 1972 (p. 35).
8 I cui testi sono pubblicati in Italia solo nel 1975 ma che
Colajanni conosceva nell'edizione originale del 1934, in possesso della Biblioteca dell'Istituto di Architettura Tecnica.
9 Sulla scia di questi interessi A. Cottone, scrive una monografia che costituisce un ripensamento delle teorie di

199

LATTIVIT dI PIANIfICAZIoNE E PRoGETTAZIoNE

Alexander ed uno strumento didattico applicativo. Cfr.


Cottone A., Christopher Alexander. Dalla decomposizione
gerarchica di sistemi aventi associato un grafo al pattern
language, Istituto di Architettura Tecnica, Palermo, 1991.
10 Nella relazione di progetto si legge: Il rispetto di questo
schema d'impianto pu comportare, nel passaggio alla progettazione di dettaglio, qualche variazione della sagoma
indicata soprattutto nella ricerca di un adattamento delle
previsioni alle peculiarit tecnologiche dell'edilizia industrializzata.
11 Bertuglia A. (a cura di), Intervista a Benedetto Colajanni,
in Bollettino dell'ordine degli Ingegneri della Provincia di
Palermo, Sett-dic, 2007.
12 H. Tessenow, Osservazioni elementari sul costruire, ed. it.
a cura di G. Grassi, franco Angeli, Milano 1998, p. 99.
13 Cfr. Pennisi S., Basiric T., op. cit., (pp. 142-145).
14 Colajanni B., Introduzione, in Pennisi S., Basiric T., op.
cit. (p. 10).
15 Si veda il contributo di f. Nuti nella sezione Scritti in
onore di questo volume [N.d.R.].
16 Il sistema del Coffrage-Tunnel si avvale dell'uso di carpenterie metalliche con un modulo di base a forma di U
rovesciato, con altezza pari all'interpiano dell'edificio e larghezza uguale alla luce delle solette, all'interno del quale si

200

fa il getto del conglomerato cementizio. L'accelerazione


della maturazione veniva ottenuta ricoprendo il getto con teli
e con l'introduzione di aria calda con sistemi di ventilazione.
Tale metodo permetteva di raggiungere la maturazione in 3
giorni contro i 28 della regola. A maturazione avvenuta le
casseformi venivano spostate attraverso l'uso di guide scorrevoli. Pennisi S., Basiric T., op. cit., 2008 (p. 144).
Altre tecniche innovative consistono nell'introduzione di tramezzi divisori con struttura portante in profilati di lamierino
zincato rivestiti sulle due facce con lastre di cartongesso.
17 In Cottone A., Uno strumento per il confronto di metodi
teorici di calcolo e sperimentazioni su modelli fotoelastici di
muri trasversali di irrigidimento nelle strutture tradizionali e
prefabbricate, Quaderni dell'Istituto di Architettura Tecnica
dell'Universit di Palermo, n. 13, Palermo, 1977.
Tra le altre pubblicazioni elaborate su queste tamatiche
ricordo: Colajanni B., Pellitteri G., Analisi comparativa su
metodi di calcolo di muri di controvento a pi file di aperture
Quaderni dell'Istituto di Architettura Tecnica dell'Universit
di Palermo, n. 27, Palermo 1983; Alaimo G., Colajanni B.,
de Vecchi A., Pellitteri G., Analisi tipologica ed economica di
edifici a setti portanti, Arti Grafiche Siciliane, Palermo 1992.
Non mancano per i lavori e le ricerche sui temi della periferia e dei quartieri di Palermo, sulla citt contemporanea. In

tale settore si inseriscono il Quaderno di de Vecchi A.,


Profeta G., Contributo per una metodologia di lettura della
realt nella periferia. Una esperienza didattica e di ricerca,
Quaderni dell'Istituto di Architettura Tecnica dell'Universit
di Palermo, n. 17, Palermo 1978 e la monografia di inquadramento generale ispirata a queste tematiche di Agozzino
f., Catalano A., de Vecchi A., fatta G., Quartiere e architettura, Priulla editore, Palermo, 1980.
18 Tra alcuni argomenti di tesi di laurea, condotte sia in
facolt di Architettura (dove nel 1962 Colajanni aveva
cominciato a insegnare Unificazione edilizia e prefabbricazione) che di Ingegneria dell'Universit di Palermo (dove
tenne l'insegnamento di Architettura Tecnica II) alcuni titoli si
possono ricondurre alle tematiche affrontate nella progettazione dell'edilizia residenziale pubblica, come ad esempio: il
Progetto di un quartiere residenziale [] con procedimento
di fabbricazione in cantiere (Architettura, 1966); diverse tesi
aventi per argomento Il sistema della residenza a Palermo
(Architettura, 1976); Il modello Lowry come strumento di
pianificazione urbanistica (Ingegneria, 1974); Analisi tipologica di edifici a setti portanti: problemi economici e scelte
progettuali (Ingegneria, 1989).
19 Cfr. Colajanni B., Introduzione, in Pennisi S., Basiric T.,
op. cit., 2008 (p. 10).

ELENCO DEI PIANI E DEI PROGETTI

1952
001. Progetto di un edificio di civile abitazione in via Serradifalco, Palermo
002. Concorso della Gestione INA-Casa per alloggi popolari a Paceco (TP), in collaborazione
003. Concorso per la progettazione di ville tipo a San Martino delle Scale, Monreale (PA), in collaborazione

1953
004. Progettazione di massima di un complesso di 98 alloggi in via A. Lincoln, Palermo
005. Progetto per un complesso di case popolari di 94 alloggi nel rione Danisinni, Palermo
006. Calcoli delle strutture in c.a di un edificio per civile abitazione in via Trapani, Palermo
007. Calcoli delle strutture in c.a delledificio della Cooperativa Dipendenti Prefettura di Palermo (CDPP) in via G. La Farina, Palermo
008. Progetto e direzione dei lavori di una scuola elementare di 10 aule ad Erice (TP)

scheda 4.01

009. Calcoli delle strutture in c.a. dei padiglioni n. 2, 3, 4, 6 della Fiera del Mediterraneo, Palermo

1954
010. Lavori di costruzione di 6 alloggi popolari a Cefal (PA), in collaborazione con: G. Mannino e D. Saladino
011. Calcoli delle strutture in c.a di un edificio per civile abitazione in via C. Lancia, Palermo
012. Calcoli delle strutture in c.a di un edificio sociale della Cooperativa Achille Grandi in via Duca della Verdura, Palermo
013. Progetto per la costruzione di uno stabilimento farmaceutico a Pallavicino, Palermo
014. Concorso Nazionale per il nuovo palazzo della Regione Siciliana, Palermo

scheda 1.01

1955
015. Calcoli delle strutture in c.a. di un edificio per civile abitazione in via F. Lo Jacono, Palermo
016. Calcoli delle strutture in c.a. di un edificio sociale della Cooperativa Giornalisti in viale delle Magnolie, Palermo
017. Progetto e direzione dei lavori di un edificio per civile abitazione in via G. Sciuti, Palermo

scheda 2.01
201

LATTIVIT DI PIANIFICAzIONE E PROGETTAzIONE

018. Calcoli delle strutture in c.a. di un edificio per civile abitazione in via E. Notarbartolo, Palermo
019. Progetto per un albergo decentrato ad Erice (TP)

scheda 4.02

020. Calcoli delle strutture di un caseificio a Lercara (PA)

1956
021. Progetto della Facolt di Economia e Commercio dellUniversit di Palermo (in collaborazione)

scheda 4.03

022. Progetto di un edificio per appartamenti ed uffici di propriet delle Assicurazioni Generali in via E. Amari, Palermo

scheda 2.02

023. Progetto di massima di un complesso edilizio di 131 alloggi in via G. Sciuti, Palermo
024. Progetto di una villa a Mondello, Palermo
025. Direzione dei lavori e calcoli delle strutture in c.a. dello stabilimento farmaceutico FARMEDI a Pallavicino, Palermo
026. Collaborazione alla redazione del Piano Territoriale di Coordinamento della zona di influenza della citt di Palermo. Norme di attuazione e stesura delle indagini
027. Collaborazione alla redazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Palermo. Relazione generale
028. Collaborazione alla redazione del Piano Particolareggiato di Risanamento del centro storico di Palermo

1957
029. Progetto per 6 alloggi popolari nel comune di Capo dOrlando (ME)

scheda 3.01

030. Progetto per lampliamento di 9 aule della scuola magistrale dellorfanotrofio casa di S. Vincenzo in via Noce, Palermo
031. Progetto e direzione dei lavori per lAgenzia di Alcamo della Cassa Centrale di Risparmio, Alcamo (TP)
032. Progetto per la costruzione dellAgenzia di Caltagirone della Cassa Centrale di Risparmio, Caltagirone (CT)
033. Progetto di un edificio ad uso commerciale e residenziale in piazza Castelnuovo, Palermo

scheda 2.03

034. Progetto e direzione dei lavori di un edificio per civile abitazione in via G. Leopardi, Palermo
035. Progetto e direzione dei lavori di due villini a Mondello, Palermo

202

036. Progetto e direzione dei lavori di un edificio per civile abitazione in via Imperatore Federico, Palermo

scheda 2.04

037. Progetto per 7 alloggi popolari nel comune di Naso (ME)

scheda 3.02

ELENCO DEI PIANI E DEI PROGETTI

1958
038. Progetto per 10 alloggi popolari in Marineo (PA)
039. Progetto della zona industriale di Porto Empedocle (AG)
040. Calcoli delle strutture in c.a. di edifici della Base aerea NATO di Sigonella, Catania
041. Calcoli delle strutture in c.a. per un edificio per uffici ed appartamenti in via Ruggero Settimo, Palermo
042. Progetto per la nuova Sezione Minorenni Maschi dellIstituto Principe di Palagonia, Palermo
043. Calcoli delle strutture in c.a. di un edificio dellOfficina del Centro di Formazione Professionale di Trapani
044. Progetto e calcolo delle gradinate dello Stadio polisportivo provinciale di Trapani

scheda 4.04

1959
045. Progetto per una zona turistico-sportiva nella pineta di Erice (TP)

scheda 4.05

046. Progetto e direzione dei lavori dellampliamento del Centro per lo studio e la lotta contro i tumori, Palermo
047. Progetto di un edificio residenziale per civile abitazione in corso A. Amedeo, Palermo
048. Progetto di un edificio per civile abitazione in via Adua, Palermo
049. Progetto di un edificio per civile abitazione in via Caltanissetta, Palermo
050. Progetto di un edificio residenziale per cooperativa INA-Casa di 13 alloggi in via G. Sciuti, Palermo

scheda 3.03

051. Progetto di un complesso edilizio residenziale di alloggi popolari a Passo di Rigano, Palermo
052. Concorso per la sede centrale della Cassa di Risparmio Vittorio Emanuele per le province siciliane, Catania (in collaborazione)

scheda 1.02

053. Concorso per il Piano Regolatore Generale di Piazza Armerina (EN)


054. Progetto e direzione dei lavori di un serbatoio idrico e della Pensilina di ingresso per lo stabilimento FARMEDI, Palermo

scheda 4.06

1960
055. Progetto del Padiglione per il Centro Universitario di Cardiochirurgia dellUniversit di Palermo

scheda 4.07

056. Progetto per 8 alloggi popolari a Licata (AG)

scheda 3.04
203

LATTIVIT DI PIANIFICAzOINE E PROGETTAzIONE

057. Progetto e direzione dei lavori di un complesso edilizio di appartamenti, negozi ed uffici in via Marchese Ugo, Palermo

scheda 2.05

058. Progetto, direzione lavori e calcoli di un edificio per civile abitazione in via G. Mosca, Palermo

scheda 2.06

059. Progetto di un edificio per civile abitazione in via Feliciuzza, Palermo


060. Progetto, direzione lavori e calcoli delle strutture in c.a. di un edificio per civile abitazione di 32 alloggi nel fondo Angelotti, Palermo
061. Progetto e direzione lavori di un viadotto sulla circonvallazione di Palermo
062. Calcoli delle strutture di ponti sul 1 lotto dellautostrada Palermo-Punta Raisi

1961
063. Progetto, direzione lavori e calcoli di un edificio per civile abitazione in via Val Paradiso, Palermo
064. Progetto, direzione lavori e calcoli di un edificio per civile abitazione in via E. Notarbartolo (Lotti E ed F), Palermo

scheda 2.07

065. Progetto di un edificio per civile abitazione in via E. Notarbartolo (Lotti I ed L), Palermo

scheda 2.08

066. Progetto di un edificio per civile abitazione in via in asse allo stadio, Palermo

scheda 2.09

067. Progetto per 4 alloggi popolari a Lampedusa (AG )


068. Piano Regolatore Generale del Comune di Castelbuono (PA), in collaborazione con: ing. G. Mannino, ing. D. Saladino, ing. P.
Sferruzza (consulenti: ing. U. Di Cristina, arch. L. Natoli, F. Liberti)
069. Progetto per un villaggio di pescatori di 78 alloggi a Castellammare del Golfo (TP)

1962
070. Calcoli delle strutture in c.a. dellimpianto di idratazione e polverizzazione calce dellImpresa A. Cassina, Palermo
071. Progetto e direzione lavori di un plesso scolastico con asilo e scuola magistrale in via Marco Polo, Palermo
072. Progetto, direzione lavori e calcoli di un edificio per civile abitazione in viale Campania, Palermo
073. Progetto, direzione lavori e calcoli di un edificio per civile abitazione in via G. Aurispa, Palermo

1963
074. Concorso bandito dallIst. Nazionale di Previdenza e Credito delle Comunicazioni per un edificio bancario in via E. Amari, Palermo
204

scheda 2.10

ELENCO DEI PIANI E DEI PROGETTI

075. Progetto, direzione lavori e calcoli di un edificio per civile abitazione in via degli Orti, Palermo

scheda 2.11

076. Progetto di un edificio residenziale in via R. Montuoro, Palermo

scheda 2.12

077. Progetto, direzione lavori e calcoli delle strutture in c.a. di un edificio per civile abitazione in via Cruillas, Palermo
078. Progetto, direzione lavori e calcoli delle strutture in c.a. di un edificio per civile abitazione in via Gen. G. Arimondi, Palermo
079. Progetto e direzione dei lavori della sede assistenziale Ford, Palermo
080. Progetto e direzione lavori per uno stabilimento per la produzione di solai prefabbricati in via Tasca Lanza, Palermo
081. Concorso per il Piano Regolatore Generale del Comune di Santo Stefano di Camastra (ME), (1 premio ex aequo)

1964
082. Piano Particolareggiato e progettazione di massima delle relative opere di urbanizzazione nel Comune di Santo Stefano di
Camastra (ME)
083. Piano Regolatore Generale del Comune di Canicatt (AG), in collaborazione con: ing. B. Colajanni, ing. G. Mannino, ing. D.
Saladino, ing. U. Di Cristina, arch. L. Natoli (collaboratori: C. Gentile, D. Marino, G. Amante)
084. Piano Regolatore Generale del Comune di Termini Imerese (PA), in collaborazione con: ing. V. ziino, ing. G. Mannino, ing. D.
Saladino, ing. U. Di Cristina, arch. L. Natoli, ing. E. Balsamo, ing. S.M. Inzerillo
085. Concorso per il Piano Regolatore Generale del Comune di Sciacca (AG), in collaborazione con: ing. O. Amorelli, ing. U. Di Cristina,
ing. S. Lupo, ing. G. Mannino, arch. L. Natoli, ing. D. Saladino, (1 premio ex aequo)
086. Progetto di un edifico per civile abitazione in via Sciara, Palermo

scheda 2.13

087. Progetto di un complesso edilizio in via Sciara, Palermo

scheda 2.14

088. Progetto di un edifico per civile abitazione in via L. da Vinci (lotto D, isolato C), Palermo

scheda 2.15

scheda 2.21 scheda 2.21 da Vinci (lotto C, isolato C), Palermo


089. Progetto di un edifico per civile abitazione in via L.
090. Progetto, direzione lavori e calcoli delle strutture in c.a. di un edificio per civile abitazione in corso dei Mille, Palermo
091. Concorso ISES per il quartiere Gescal pilota di Secondigliano (NA), in collaborazione: ing. U. Di Cristina, ing. G. Mannino, arch.
L. Natoli, ing. D. Saladino (collaboratori: arch. F. Liberti, arch. D. Marino, arch. G. Vitale)

scheda 1.03

1965
092. Progetto di un edificio per civile abitazione in via Autonomia Siciliana, Palermo
205

lattivit di pianificazione e progettazione

1966
093. progetto e direzione lavori del complesso edilizio i fiori tra via a. de gasperi e viale Strasburgo (in collaborazione con: ing. g.
Mannino, ing. d. Saladino)

scheda 2.16

094. progetto di un complesso di alloggi popolari, edificio l10, nella zona di espansione nord (zen), palermo

scheda 3.05

095. piano regolatore generale del comune di randazzo (ct), in collaborazione con: ing. d. Saladino (consulenti: ing. U. di cristina,
arch. l. natoli, ing. g. Mannino collaboratori: g. Magro, arch. f. liberti)

1967
096. calcoli statici di un edificio per civile abitazione in via della regia zecca, palermo

scheda 2.17

097. Studi per un progetto di massima per un lotto del centro direzionale di palermo
098. progetto e direzione lavori per la sistemazione della sala pubblico dellesattoria comunale, via del parlamento, palermo

scheda 4.08

1968
099. progetto della sede degli Uffici postali nella zona settentrionale della citt di palermo, via a. de gasperi, in collaborazione con:
ing. g. Mannino, ing. d. Saladino

scheda 4.09

100. calcoli statici delledificio delle poste in via a. de gasperi, palermo


101. calcoli statici del villino galati a Mondello, palermo
102. programma di fabbricazione del comune di castelvetrano (tp)

1969
103. programma di fabbricazione del comune di Salemi (tp), in collaborazione con: ing. g. Mannino
104. programma di fabbricazione del comune di castelbuono (pa), in collaborazione con: ing. g. Mannino, ing. d. Saladino, ing. p.
Sferruzza)

206

105. appalto concorso per la costruzione di 336 alloggi popolari e di 34 negozi, zona Medaglie doro, lotto 1, palermo, in
collaborazione: arch. S. lenci

scheda 3.06

106. progetto di lottizzazione ad iniziativa della ditta dulcimascolo in localit pirrera, Sciacca (ag)

scheda 3.07

107. progetto di una scuola media di due sezioni nel comune di pettineo (Me)

scheda 4.10

ELENCO DEI PIANI E DEI PROGETTI

108. Calcoli statici per la scala principale delledificio di via Butera n. 1, Palermo

1970
109. Concorso nazionale bandito dallo IACP di Palermo per il quartiere da realizzare nella zona Espansione Nord (zEN), Cardillo,
Palermo, in collaborazione con: arch. S. Lenci (capogruppo), arch. F. E. Leschitta, arch. V. Martelli (collaboratori: arch. M. Costa,
arch. G. Lo Re)

scheda 1.04

110. Progetto della sede del Biennio della Facolt di Ingegneria di Palermo

scheda 4.11

111. Progetto per il capannone OMEDA, zona industriale di Brancaccio, Palermo

scheda 4.12

112. Progetto e direzione dei lavori di una Scuola elementare di 15 aule nel Comune di Piana degli Albanesi (PA)

scheda 4.13

113. Miniera Cozzo Disi. Strutture in c.a. del Silos (PA)


114. Miniera Cozzo Disi. Edificio Mensa-Uffici-Foresteria (PA)
115. Progetto urbanistico di massima GESCAL del quartiere Sciacca-Pirrera per 166 alloggi, in collaborazione con: arch. C. Aymonino,
arch. G. Gandolfi, Ing. S. Musmeci, Ing. E. Guggino Picone, Ing. C. Morelli

scheda 3.08

116. Programma di Fabbricazione del Comune di Canicatt (AG), in collaborazione con: ing. G. Mannino, ing. D. Saladino
117. Programma di Fabbricazione del Comune di Sciacca (AG), in collaborazione con: ing. O. Amorelli, ing. U. Di Cristina, ing. S. Lupo,
ing. G. Mannino, arch. L. Natoli, ing. D. Saladino
118. Concorso per il Piano Regolatore Generale del Comune di Taormina (ME), in collaborazione con: arch. G. Arena, arch. G.
Barsacchi, ing. U. Di Cristina, arch. G. Ferrara, arch. M. Finetti, arch. G. Fulci, ing. T. Russo, ing. V. ziino, (1 premio ex-aequo)

1971
119. Programma di Fabbricazione del Comune di Comiso (RG)

1972
120. Appalto concorso per la progettazione e costruzione di un complesso abitativo PEEP nel quartiere Cavedone, Bologna, in collaborazione con: arch. S. Lenci (collaboratori: arch. A. Bisconti, arch. T. La Rocca, arch. G. Scaletta, ing. I. Bolzoni, ing. A. Antolini)

scheda 3.09

121. Appalto concorso per la realizzazione di 776 alloggi IACP in localit Sperone-Romagnolo, Palermo

scheda 3.10

122. Calcoli statici per un villino tipo a due elevazioni nellambito della lottizzazione residenziale di Punta Pispisa a Scopello,
Castellammare del Golfo (TP)

scheda 2.18

207

LATTIVIT DI PIANIFICAzIONE E PROGETTAzIONE

123. Calcoli statici del Villino Frascapolara a Scopello, Castellammare del Golfo (TP)

1973
124. Calcoli statici per la Coop. Casa Ortensia (AGESP) di un edificio per civile abitazione da sorgere in via C. Battisti a
Castellammare del Golfo (TP)
125. Appalto-concorso per la realizzazione di 422 alloggi IACP e 2 locali di custodia con annessi alloggi, localit Sperone-Romagnolo,
Palermo

scheda 3.11

126. Progetto delle opere di urbanizzazione primaria per ledificazione di unit immobiliari e di 12 alloggi popolari per terremotati a San
Giuseppe Jato, PA

scheda 3.12

1974
127. Programma di Fabbricazione del Comune di Scicli, RG (in collaborazione con: ing. G. Sulsenti)
128. Piano Regolatore Generale del Comune di Scicli, RG (in collaborazione con: ing. G. Sulsenti)
129. Piano Particolareggiato e progettazione di massima delle relative opere di urbanizzazione del quartiere Jungi nel Comune di Scicli
(RG)
130. Piano di zona legge n. 167/1962 nel Comune di Scicli (RG), in collaborazione con: ing. G. Mannino, ing. G. Sulsenti
131. Calcoli statici del Centro studi e iniziative (Padiglioni A e B), Partinico (PA )

1975

208

132. Progetto di un complesso di edilizia residenziale pubblica ed attrezzature sociali connesse a Villabate (PA), in collaborazione con:
arch. R. Calandra, ing. N. Vicari, arch. A. Bonafede, ing. S. Incorpora, arch. G. Pirrone

scheda 3.13

133. Progetto di massima di 32 alloggi da realizzarsi nel piano di zona N. 10, localit Siccheria, lotto n. 7, Palermo, in collaborazione
con: arch. E. Agr, arch. G. Alagna, arch. G. Lo Re, arch. A. Marino, ing. G. Patti, arch. C. Ricciardo, arch. G. Balzelli.
(collaboratori: arch. A. Napoli)

scheda 3.14

134. Progetto di massima di 58 alloggi da realizzarsi nel piano di zona N. 10, localit Siccheria, lotto n. 7, Palermo, in collaborazione
con: arch. E. Agr, arch. G. Alagna, arch. G. Lo Re, arch. A. Marino, ing. G. Patti, arch. C. Ricciardo, arch. G. Balzelli, (colaboratori.
arch. A. Napoli)

scheda 3.14

135. Casa Colajanni a Scopello, Castellammare del Golfo (TP)

scheda 2.19

136. Progetto di un edificio per abitazioni in via G. La Masa, Palermo

scheda 2.20

ELENCO DEI PIANI E DEI PROGETTI

1976
137. Progetti di recupero di piccoli immobili in vicolo Patern, Palermo
138. Progetto di recupero di Casa Inglese in corso Vittorio Emanuele, Palermo

scheda 2.21

1977
139. Progetto e direzione dei lavori di Casa Sciortino nella Piana dei Colli, Palermo

scheda 2.22

140. Proposta di intervento alla Magione, Associazione Piccoli Industriali (API), Palermo (in collaborazione con: ing. A. Cottone, ing. G.
Trombino)

scheda 3.15

141. Progetto e direzione dei lavori per la sala operatoria del reparto di Chirurgia dellOspedale V. Cervello, Palermo

scheda 4.14

142. Progetto per il centro pasti CAMST, Carini, PA

scheda 4.15

143. Calcoli statici dellampliamento officina lavorazione Sermet, Carini, PA

1978
144. Progetto per i lavori di completamento di una scuola elementare di 15 aule nel Comune di Piana degli Albanesi, PA (in collaborazione con ing. A. Caffarelli)
145. Appalto concorso per la costruzione di un Liceo Scientifico di 20 aule nel Comune di Termini Imerese, in collaborazione con: ing.
R. Costantino, ing. G. Trombino, arch. C. Scialfa

scheda 4.16

146. Ristrutturazione funzionale del Palazzo Gravina-Palagonia in Corso Calatafimi, Palermo

scheda 4.17

147. Progetto e direzione dei lavori della Cappella Meli al Cimitero di Santa Maria Ges, Palermo
148. Piano Particolareggiato delle zone di espansione e di completamento nel comune di Marianopoli (CL), in collaborazione con: arch.
P. Lojacono, arch. M. Interguglielmi
149. Progetto per la riqualificazione del fiume Oreto dalla foce allasse della circonvallazione, in collaborazione con: arch. A. Milan, ing.
N. Mineo, prof. C. Morelli, ing. S. Patern, arch. A. Porrello

1979
150. Piano Urbanistico del Comprensorio n. 9, in collaborazione con: arch. A. Bonafede, arch. R. Calandra, ing. N. Vicari, ing. F.
Amoroso
209

LATTIVIT DI PIANIFICAzIONE E PROGETTAzIONE

151. Variante al Programma di fabbricazione del Comune di Castellana Sicula (PA), in collaborazione con: arch. G. Mendolia
152. Piano particolareggiato dellarea compresa tra le strade provinciali Comiso-Acate, Comiso-Chiaramonte e trazzera Crocilla del
Comune di Comiso (RG)
153. Variante al Piano Regolatore Generale del Comune di Lentini (SR), in collaborazione con: ing. G. Valenti, arch. S. Marini

1980
154. Concorso di idee per una aula di pubblica udienza, Palermo, in collaborazione con: arch. S. Lenci, arch. L Costagliola

scheda 1.05

155. Piano per lEdilizia Economica e Popolare in contrada Merlino nel Comune di Comiso (RG)
156. Affidamento in concessione intervento n. 7 in localit Borgo Nuovo, lotto n. 1, Palermo (in collaborazione con: ing. arch. A. De
Vecchi, arch. A Porrello, ing. M. Trimarchi)

scheda 3.16

157. Affidamento in concessione intervento n. 9 di 204 alloggi nel quartiere Borgo Nuovo lotto n. 3, Palermo (in collaborazione con:
arch. E. Composto, ing. A. De Vecchi)

scheda 3.16

158. Progetto esecutivo di n. 64 alloggi in localit Bonagia, lotto 5A, Palermo, in collaborazione con: arch. E. Agr, arch. G. Adragna,
arch. G. Lo Re, arch. A. Marino, ing. G. Patti, arch. C. Ricciardo, ing G. Balzelli (collaboratori: arch A. Napoli)

scheda 3.17

1981
159. Affidamento in concessione intervento n. 5 in localit Oreto Piano di zona n. 3 Isolato n. 1, Palermo (in collaborazione: arch. E.
Composto, ing. arch. A. De Vecchi, arch. A. Porrello, ing. M. Trimarchi)

scheda 3.18

160. Affidamento in concessione intervento n. 6 in localit Oreto, Palermo - Concessione - Piano di zona n. 13 Isolati 2-3, Palermo

scheda 3.18

161. Progetto di 95 alloggi nel quartiere Bonagia, Piano di zona n. 5. Affidamento in concessione intervento n.6, Palermo, in collabozione con arch. G. Di Liberto, ing. L. Bonuso, ing. S. Furco

scheda 3.19

162. Progetto di una sepoltura gentilizia di propriet Ragusa nel cimitero dei Rotoli, Palermo
163. Progetto del Padiglione di Fisiopatologia Respiratoria per lUSL 60, Palermo (Istituto di Architettura Tecnica dellUniversit di
Palermo: ing. arch. A. Cottone, ing. arch. A. De Vecchi)

1982
164. Planimetria generale di coordinamento dellaffidamento in concessione interventi n. 7, 8, 9 localit Borgo Nuovo, lotti n. 1, 2, 3,
Palermo
210

scheda 4.18

ELENCO DEI PIANI E DEI PROGETTI

165. Piano Regolatore Generale del Comune di Comiso (RG), in collaborazione con: ing. U. Di Cristina, ing. F. Cacioppo, ing. A.
Nastasi
166. Rielaborazione parziale del Piano Regolatore Generale del Comune di Noto (SR), in collaborazione con: arch. P.L. Rupi, arch. A.
Agnello
167. Prescrizioni Esecutive del PRG e progettazione di massima delle relative opere di urbanizzazione del Comune di Noto (SR)
168. Progetto di Sistemazione della Piazza Guido Rossa nel Comune di Lentini (SR)
169. Progetto e direzione dei lavori di una scuola elementare di 10 aule nel Comune di S. Marco dAlunzio, Torrenova (ME)

1983
170. Piano Particolareggiato zona I del Comune di Augusta (SR)
171. Edificio per n. 28 alloggi, localit Bonagia, via del Castoro, Palermo
172. Piano Regolatore Particolareggiato della zona Ce1-4 del Comune di Lentini (SR),in collaborazione con: ing. G. Valenti, arch. S.
Marini

1984
173. Revisione generale del Piano Regolatore Generale del Comune di Lentini (SR), in collaborazione con: ing. G. Valenti, arch. S.
Marini
174. Progetto di completamento della 2a Clinica Chirurgica del Policlinico, Palermo
175. Piano Regolatore Generale del Comune di Piazza Armerina (EN), in collaborazione con: ing. A. Buscetta, arch. A. Mazzola (collaboratori: ing. G. Buscetta, arch. L. Costagliola)

1985
176. Prescrizioni Esecutive del PRG e progettazione di massima delle relative opere di urbanizzazione del Comune di Lentini (SR)
177. Piano Regolatore Particolareggiato della zona Ce1-1 del Comune di Lentini (SR), in collaborazione con: ing. G. Valenti, arch. S.
Marini, arch. A. Agnello
178. Progetto generale della rete fognaria del Comune di Menfi (AG)

1986
179. Progetto e direzione dei lavori per la realizzazione di 3 lotti esecutivi della rete fognante del Comune di Menfi (AG), in
211

LATTIVIT DI PIANIFICAzIONE E PROGETTAzIONE

collaborazione con: ing. G. Curto


180. Manutenzione straordinaria del corpo centrale della Facolt di Ingegneria di Palermo, locali didattici e accessi, Parco dOrlans,
Palermo

scheda 4.19

1987
181. Concorso nazionale per il recupero e le ipotesi funzionali dellex Manifattura Tabacchi e delle aree ad essa adiacenti, Comiso
(RG)

scheda 1.06

182. Sfangamento del lago Leone e potenziamento alle sorgenti dellacquedotto Montescuro Ovest (PA)
183. Piano Regolatore Generale, Regolamento edilizio e Prescrizioni Esecutive del Comune di Alcamo (TP), in collaborazione con:
arch. G. Gangemi, arch. V. Calvaruso, arch. S. Caradonna
184. Progetto e calcoli statici della Casa del popolo a Carini (PA)

scheda 4.20

185. Progetto esecutivo della rete allacciante corsi dacqua in destra dello Jato al lago Poma (PA)

1988
186. Recupero e rifunzionalizzazione del Palazzo Beneventano nel Comune di Lentini (SR), in collaborazione con: arch. S. Marini, ing.
G. Valenti

scheda 4.21

187. Progetto e direzione dei lavori per la realizzazione del Complesso Didattico di 16 aule a servizio delle Facolt dellUniversit degli
Studi di Palermo insediate al Parco dOrlans, Palermo, in collaborazione con: ing. arch. A. Cottone, ing. arch. A. De Vecchi, ing.
G. Fatta

scheda 4.22

188. Piano Particolareggiato nel Comune di Castrofilippo (AG), in collaborazione con: ing. F. Marchese
189. Piano Particolareggiato della zona di Bonagia del Comune di Valderice (TP)

1989
190. Programma costruttivo, localit Santa Barnaba nel Comune di Valderice (TP), in collaborazione con: ing. G.Todaro
191. Programma costruttivo, localit Misericordia nel Comune di Valderice (TP), in collaborazione con: ing. G.Todaro, arch. A. Valerio
192. Piano di Recupero degli insediamenti abusivi del Comune di Ravanusa (AG), in collaborazione con: arch. L. Amico, ing. G.
Savarino (collaboratori: arch. L. Costagliola, arch. L. Salpietro)
193. Programma costruttivo, Comune di Valderice, localit Bonagia (TP), in collaborazione con: ing. G.Todaro, arch. A. Valerio
212

ELENCO DEI PIANI E DEI PROGETTI

194. Affidamento in concessione delle opere per il ripristino dellacquedotto di Scillato e per la sua alimentazione con acqua potabilizzata proveniente dallImera settentrionale (PA), in collaborazione con: ing. G. Curto, ing. P. Giardina, ing. V. Liguori, ing. G. Umilt
195. Progetto per il miglioramento della viabilit di penetrazione dal porto allabitato con una galleria carrabile di attraversamento del
Monte Falconiera, Ustica (PA), in collaborazione con: ing.S. Incorpora, ing. G. Umilt
196. Recupero e Ristrutturazione di Casa Notarbartolo nel Palazzo Lungarini, Palermo

scheda 2.23

197. Sistemazione della portineria di un edificio via G. Cimbali 44, Palermo

scheda 2.24

1990
198. Progetto di un edificio per uffici e magazzini a Bagheria (PA)

scheda 4.23

1991
199. Piano Regolatore Generale del Comune di Santa Ninfa (TP), in collaborazione con: arch. M. G. Di Stefano, arch. M. T. Lo Curto,
arch. A. Sinacori
200. Prescrizioni Esecutive del Piano Regolatore Generale e progetto di massima delle relative opere di urbanizzazione del Comune
di Santa Ninfa (TP)
201. Piano di Recupero degli insediamenti abusivi del Comune di Santa Ninfa (TP), in collaborazione con: arch. M. G. Di Stefano, arch.
M. T. Lo Curto, arch. A. Sinacori

1992
202. Piano Regolatore Generale del Comune di Grotte (AG)

1993
203. Piano Regolatore Generale del Comune di Racalmuto (AG), in collaborazione con arch. G. Perugini, arch. G. Di Fisco, ing. S. Di
Mino
204. Piano Regolatore Generale del Comune di Valderice (TP), in collaborazione con: ing. Todaro

1998
205. Rielaborazione del Piano Regolatore Generale del Comune di Valderice (TP)
206. Prescrizioni Esecutive del Piano Regolatore Generale del Comune di Valderice (TP)
213

LATTIVIT DI PIANIFICAzIONE E PROGETTAzIONE

2005
207. Concorso europeo per la progettazione di spazi pubblici: 5 piazze per Catania, Catania

214

scheda 1.07

ANTOLOGIA DEI PROGETTI

Lesame della vastissima produzione di Benedetto Colajanni, che ha abbracciato tutti i campi dellarchitettura, dellurbanistica e dellingegneria civile, con
sporadiche incursioni anche nel design ha consentito, attraverso il materiale rinvenuto in fase di catalogazione del suo archivio, di ripercorrere le tappe
della sua intensa operosit.
Allinizio della sua attivit professionale, nel periodo che va dai primi anni 50 alla fine degli anni 60 ha operato, allinterno della TPST (Tecning Progetti
Studio Tecnico) con i colleghi Ing. Giuseppe Mannino e Ing. Domenico Saladino soprattutto nel campo delledilizia privata progettando e dirigendo i lavori di costruzione di numerosi edifici, che costellano la citt di Palermo. Un loro esame rivela sempre unattenzione alle strutture, agli impaginati delle facciate ed ai dettagli, che si spingevano spesso fino alla progettazione degli arredi dei locali di portineria, che ancora oggi, a distanza di oltre mezzo secolo, fa s che molti di questi edifici possano decisamente discostarsi dalla categoria della corrente edilizia, presentando quasi sempre una spiccata individualit.
Nel decennio successivo ha, invece, esercitato maggiormente nel campo delledilizia residenziale pubblica progettando, in collaborazione, ma quasi
sempre con responsabilit di coordinamento, numerosi complessi di edilizia economico-popolare, realizzati in massima parte con limpiego di tecnologie industrializzate (quartiere Medaglie DOro, Sperone, Oreto, Borgo Nuovo, Bonagia a Palermo, Pirrera a Sciacca, Cavedone a Bologna), e per la progettazione dei quali era sempre attento anche ad aspetti di carattere sociologico, legati alla funzione dellabitare collettivo.
Negli stessi anni si dedicato contestualmente alla progettazione e spesso anche alla direzione dei lavori di molti edifici specialistici che abbracciano i
campi delledilizia ospedaliera, industriale, turistico-ricettiva e per uffici e di quella scolastica ed universitaria; infatti, proprio con la realizzazione del
Complesso Didattico universitario a servizio delle Facolt del Parco dOrlans che chiude la sua attivit di progettazione. Il Complesso Didattico, anche
se realizzato parzialmente ed in difformit allidea originaria, pu considerarsi comunque la sua opera architettonicamente pi significativa.
Per la maggior parte degli edifici oltre alla progettazione architettonica ha redatto i calcoli statici, in massima parte in cemento armato, tecnologia che
ben conosceva e della quale non gli sfuggivano le potenzialit espressive, come si evince chiaramente dalla realizzazione del serbatoio per la Farmedi,
ispirato, a suo stesso dire, a quello non realizzato da E. Torroja. Inoltre, la sua attenzione e competenza strutturale lo ha visto protagonista dei calcoli di
numerosi edifici tra i quali spicca quello progettato dai BBPR per la Amoroso Costruzioni in via della Regia Zecca.
Lelenco delle opere di Benedetto Colajanni stato redatto basandosi essenzialmente sul materiale del suo archivio, presente purtroppo solo per il periodo successivo al 1968; per il periodo precedente, invece, ci si basati sulla documentazione fotografica degli album presentati a vari concorsi universitari, in particolare quelli per la libera docenza, per il concorso di professore aggregato, per ordinario allAquila e per la costituzione dellalbo dei progettisti GESCAL.
Lelenco dei piani e dei progetti delle pagine precedenti segue un criterio cronologico, nel quale la data riportata , di norma, quella dellinizio della progettazione dellopera. In esso sono segnalati, inoltre, i riferimenti ai lavori per i quali stata redatta una scheda di approfondimento la cui numerazione
concepita in funzione della successiva antologia. Le schede sono, infatti, raccolte nel seguito in una antologia che suddivisa in quattro raggruppamenti per tipologie di lavori: concorsi di architettura; edilizia residenziale privata; edilizia residenziale pubblica ed edilizia specialistica (identificati rispettivamente con i numeri da 1 a 4).
In ciascuna sessione, ordinata cronologicamente, si scelto di approfondire i casi ritenuti maggiormente significativi e dei quali si aveva maggiore disponibilit di materiale, riportando, nella prima colonna la data, i nomi dei progettisti e, ove possibile, i nomi dei collaboratori, i committenti e limporto dei
lavori. Una bibliografia essenziale rimanda ad eventuali ulteriori approfondimenti; in essa si citano spesso le relazioni di progetto ed i preziosissimi album
che Benedetto Colajanni andava via via redigendo per presentarli ai concorsi cui partecipava. I titoli dei lavori selezionati per lantologia riportano lesat-

215

ta dicitura dellincarico conferitogli mentre nellelenco i titoli dei lavori sono stati semplificati col fine di uniformarli.
Il breve testo descrittivo delle opere, che non ha alcuna pretesa di completezza, esaustivit o commento critico, accompagnato da un ricco corpo di
apparati, disegni di progetto, schizzi, fotografie, tratti per lo pi dai faldoni relativi ai lavori.
Il materiale scelto per lillustrazione dellantologia in parte tratto dallArchivio Colajanni, attualmente in fase di riordino; tale archivio sar disponibile per
gli studiosi che vorranno approfondire un periodo significativo nello sviluppo edilizio ed urbanistico del territorio siciliano, quale quello che va dal dopoguerra agli anni Ottanta.

216

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

1.01 Palazzo della


Palermo (1954)

Regione,

1.02 Cassa Risparmio, Catania


(1959)

1.03 Quartiere IACP, Secondigliano (1964)

1.05 Aula bunker, Palermo (1980)

1.06 Manifattura Tabacchi, Comiso


(1987)

1.07 Piazze, Catania (2005)

1.04 Quartiere ZEN 2, Palermo


(1970)

217

218

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

1954
1.01 - ConCorso nazionale per il
nuovo palazzo della regione siCiliana a palermo
(secondo premio ex-aequo)
In collaborazione con: ing. O. Fatta, arch. P.
Gagliardo, ing. G. Mannino, ing. D. Saladino,
arch. N. Valenti
Commissione giudicatrice: L. Chiazzese
(Rettore dellUniversit di Palermo), G. Scaduto
(Sindaco di Palermo), G. Vaccaro, V. Ballio
Morpurgo, R. Marino, E. Castiglia, G. Caronia,
L. Epifanio (tecnici)
Bibliografia essenziale
Vaccaro G., Concorso nazionale per il palazzo
della Regione a Palermo, in L'Architettura, n.
4, 1955
Zevi B., La Regione senza tetto, (Concorso per
il palazzo della Regione Siciliana a Palermo), in
Cronache di Architettura, anno II, n. 35,
Agosto 1955
Oddo M., Architettura contemporanea in Sicilia,
Corrao Editore, Trapani, 2007
Bertorotta S., Bombardate Palermo!, Fotograf,
Palermo, 2008

Il concorso nazionale per il nuovo palazzo della


Regione a Palermo, bandito nel 1954 per riunire in un'unica sede gli uffici della presidenza e di
tutti gli assessorati del neonato Ente, chiude la
folta stagione di concorsi di architettura locali,
rimanendo, caso tutt'altro che isolato, inattuato.
L'area scelta per la sua ubicazione era sita nel
cuore della citt, ai margini del suo centro storico, di fronte all'ottocentesco Teatro Politeama,
dal quale era separato dallampia piazza
Castelnuovo.
L'area era ricca di emergenze architettoniche,
tra le quali spiccava l'ex Regio Ospizio di
Beneficenza di C. Giachery, danneggiato dai
bombardamenti bellici, per il quale si prevedeva
l'integrale demolizione. Non tanto questa circostanza, quanto piuttosto l'ubicazione dell'area,
cos baricentrica, fu fonte di accese polemiche,
che videro in prima linea Buno Zevi, il cui duris-

simo attacco, espresso chiaramente nelle sue


Cronache di Architettura, era rivolto tanto allo
spirito del progetto, che finiva immancabilmente
con il risolversi in un grattacielo (il volume complessivo da prevedersi era di trecentomila metri
cubi, il che, rapportato alla superficie a disposizione portava tutti i gruppi partecipanti al concorso all'unica soluzione possibile: un enorme
grattacielo per gli uffici e un corpo basso sulla
piazza Castelnuovo destinato alla Presidenza
della Regione - Figg. 1, 2).
Essenzialmente tre erano i motivi su cui verteva
la polemica: un enorme edificio, avrebbe certamente schiacciato le stratificate costruzioni della
zona circostante e in particolare avrebbe finito
col mortificare il vicino teatro Politeama; l'aumento esponenziale di traffico cui assisteva la
citt in quegli anni, sarebbe divenuto insostenibile per la zona a seguito dell'unificazione di tutti

Fig. 1. Pianta del piano secondo del progetto del gruppo


Colajanni
1

219

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 2. Veduta prospettica delledificio progettato dal gruppo


Colajanni inserito nel contesto di Piazza Castelnuovo

gli uffici; infine, la collocazione di un edificio cos


accentrato ed accentratore in prossimit di piazza Castelnuovo, avrebbe ulteriormente suggellato lo spostamento del centro della citt verso
nord, contribuendo all'ulteriore isolamento e
svuotamento del centro storico.
La commissione esaminatrice fu chiamata a giudicare un totale di sedici progetti, nonostante di
molto superiore fosse il numero di coloro che al
concorso avevano richiesto liscrizione.
Il primo premio fu assegnato al gruppo, G.
Bettoni, C. Keller, A. La Padula, E. La Padula,
M. Romano, F. Baggio; il secondo premio venne
attribuito ex-aequo a sette gruppi (Cascio,
Fiocchi, Tarpino; Del Bufalo, Biuso, Granone,
Incorpora; Rebecchini, Benedetti; Di Maria;

Colajanni, Fatta, Gagliardo, Mannino, Saladino,


Valenti; Rapisardi, Rapisardi; Ajroldi, Arcara,
Bonafede, Borghese, Calandra, Caracciolo,
Mazzullo, Pirrone).
Il progetto del gruppo Colajanni, classificatosi al
secondo posto ex-aequo, era costituito da una
serie di corpi prismatici di varia volumetria e giacitura, disposti a cingere un edificio alto centrale rispetto ai differenti blocchi.
In particolare, una stecca di dieci elevazioni,
con antistante pensilina aggettante, avrebbe
fronteggiato la piazza e fatto da contraltare al
volume del teatro (Fig. 3).
Mentre una serie di altri corpi prismatici di differenti altezze erano disposti a cingere ledificio
alto (Figg. 4, 5).

220

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 3. Archetipo di progetto: vista principale sulla piazza


Castelnuovo
Fig. 4. Archetipo di progetto: vista retrostante
Fig. 5. Spaccato assonometrico della zona del corpo a torre

I portici, che includevano lammezzato oltre al


piano terreno, avrebbero garantito lintera percorribilit pedonale interna ai blocchi edilizi. La
loro snellezza, che spingeva verso una certa
verticalit, veniva frenata dalla segmentazione
orizzontale presente in tutte le facciate.
Proprio la volumetria del complesso, estrema-

mente frazionata, secondo una logica rispondente alle differenti destinazioni duso dei corpi
di fabbrica, indusse, secondo lo stesso Zevi ad
impedire ... di attingere ad ununit plastica cos come il trattamento degli impaginati delle
facciate - serve scarsamente ad armonizzare in
un discorso continuo i frammenti allineati ...1.

Note
1 Zevi B., La Regione senza tetto, (Concorso per il palazzo
della Regione Siciliana a Palermo), in Cronache di
Architettura, anno II, n. 35, Agosto 1955.
5

221

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

1959
1.02 - CONCORsO PER LA sEDE CENTRALE
DELLA CAssA DI RIsPARmIO vITTORIO
EmANuELE PER LE PROvINCIE sICILIANE
A CATANIA
(quinto premio)
In collaborazione
Commissione giudicatrice: sen. prof. G.
Cusenza, L. La Ferlita (sindaco di Catania), ing.
G. Mastrogiacomo, prof. ing. arch. Caronia,
prof. V. Ziino ed altri
Bibliografia essenziale
Giornale dellIsola, In via SantEuplio la nuova
sede della Cassa di Risparmio V.E., 15.10.1954
Corriere di Sicilia, Sullarea del Turrisi
Colonna ledificio della Cassa di Risparmio V.E.,
15.10.1954
Margani G., Il centro cittadino di Catania,
Dipartimento di Architettura e Urbanistica
Universit degli Studi di Catania, Documenti,
n. 29, Enna, 2005

La Presidenza della Cassa Centrale di


Risparmio band nel 1958 un Concorso
Nazionale per la Sede Centrale della Cassa di
Risparmio per le Province Siciliane da realizzare a Catania. Larea scelta per lubicazione
dellIstituto era stata venduta dal Comune di
Catania alla Cassa di Risparmio Vittorio
Emanuele, il 14 ottobre del 1955, ed era occupata dallIstituto Magistrale Turrisi Colonna.
Ledificio, disegnato da Carlo Sada, fu demolito
nel 1960 proprio per far posto alla costruenda
sede centrale dellIstituto di Credito (Fig. 1).
Lalto numero dei progetti partecipanti, cinquanta in tutto, d lidea di un concorso accolto con
entusiasmo dai gruppi di professionisti partecipanti, non tutti locali, a vantaggio di unauspicabile diversificazione, fine ultimo di un concorso
nazionale.
La graduatoria redatta dalla commissione giudicatrice assegnava il primo premio al motto

Ergon formato dagli architetti napoletani Di


Salvo, Arenante e Fasino.
Furono, inoltre, premiati gli ulteriori quattro gruppi: secondo premio, ing. Spampinato e arch.
Ambra, gruppo catanese identificato col motto
Lo Scrigno; terzo premio, gruppo palermitano
composto dai professionisti archh. Pirrone,
Ghirlanda, Gul, Puletto e ing. Inzerillo, denominato col motto C.R.%; quarto premio arch.
Crisafulli, di Catania, motto Sirio; quinto premio, progetto redatto dalling. Romano
Tamburini, denominato col motto Il
Quadrilatrero.
Nonostante la graduatoria stilata, leffettiva realizzazione delledificio, seguita alla redazione
del progetto esecutivo da parte dellUfficio
Tecnico della Cassa, e poi realizzato dallIng.
Savagnone, si ispirava al progetto presentato
dal gruppo risultato secondo, piuttosto che a
quello vincitore.

Fig. 1. Planimetria di progetto del gruppo Colajanni


Fig. 2. Pianta del primo piano del progetto presentato dal
gruppo Colajanni
Fig. 3. Archetipo di progetto
3

222

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 4. Prospetto
Fig. 5. Archetipo di progetto: particolare della facciata
Fig. 6. Archetipo di progetto: vista dallalto
Fig. 7. Archetipo di progetto: particolare della copertura

Il progetto del gruppo Colajanni, classificatosi al


quinto posto, presentava una pianta costituita
da un quadrilatero con un lato sghembo, che
seguiva landamento delle strade ad esso limitrofe, con ampio cortile centrale parzialmente
coperto e parzialmente trattato come giardino
(Fig. 2). Lintero volume si sviluppava su quattro
elevazioni fuori terra che, raffrontate con lampia
lunghezza dei lati del quadrilatero, contribuivano
a dare un prevalente senso di orizzontalit,
accentuato dalle finestrature a nastro che si
susseguivano ininterrotte (Fig. 3). Su una parte
dellarea delledificio era realizzato un piano
interrato carrabile, presumibilmente da destinare a parcheggio.
La struttura delledificio, per quanto possibile in
uno studio di massima quale era per sua stessa
natura, risultava chiaramente denunciata e leggibile (Figg. 4, 5). Particolare era il gioco della
copertura di parte dellatrio centrale, che presentava una doppia serie di travi inclinate in
versi opposti luna rispetto alle due adiacenti, a
creare un interessante gioco prospettico e a
consentire unilluminazione naturale dallalto
(Figg. 6, 7). Questo corpo, quasi per intero pensato a doppia altezza, a meno di un ballatoio,
era adiacente su tre lati al corpo di fabbrica principale e si apriva sulla parte dellatrio rimasta
scoperta e pensata come giardino con una
parete interamente vetrata.

223

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

1964
1.03 - CONCORsO IsTITuTO ED AssETTO
PER LO svILuPPO DELLEDILIzIA sOCIALE
(IsEs) PER IL quARTIERE GEsCAL PILOTA
DI sECONDIGLIANO, NAPOLI
In collaborazione con: ing. U. Di Cristina (capogruppo responsabile) ing. G. Mannino, arch. L.
Natoli, ing. D. Saladino (coll. arch. F. Liberti,
arch D. Marino, arch. G. Vitale) (TPND&C)
Bibliografia essenziale
Red., Concorso nazionale ISES di selezione
progettisti sul tema di un quartiere a
Secondigliano, Napoli, in LArchitettura.
Cronache e Storia, n. 121, novembre 1965
Zevi B., Concorso per il quartiere di
Secondigliano. Quattrocento forme di citt
nuova. (8 agosto 1965), in Cronache di architettura, vol. VI, n. 582/692, Editori Laterza,
Bari-Roma, 1970
Di Cristina U., Design e architettura, Novecento,
Palermo, 2007

Il 10 giugno del 1965 scadeva il concorso bandito dallISES tra ingegneri ed architetti italiani,
per un progetto preliminare relativo ad una soluzione urbanistica ed edilizia di un intervento di
abitazioni economiche e popolari, da prevedere
nel piano di zona per la legge 167 del 1962,
nella citt di Napoli, in localit Secondigliano.
Il successo del concorso dal punto di vista della
partecipazione fu decretato dallaltissimo numero di gruppi partecipanti, quantificati in 397, che
avevano impegnato un totale di oltre duemila
professionisti.
Tale ampia partecipazione si giustifica oltre che
con limpegno da parte dellente banditore di
assegnare i lavori oltre che al gruppo vincitore
anche agli autori di ulteriori undici soluzioni giudicate migliori, con la grave crisi economica che
aveva colpito la nazione; la Gestione Case per
Lavoratori (GESCAL), nonostante avesse indetto un concorso per titoli di selezione di progettisti (a cui partecip anche Benedetto Colajanni),
continuava nella sua inattivit che costringeva
allimmobilit schiere di professionisti ricchi di

esperienze pregresse, prima tra tutte quella


svolta con lINA-Casa.
Sul concorso e sulleffettiva realizzazione si
scritto e si continua a scrivere parecchio e da
differenti punti di vista: sociologico, funzionale,
sociale, culturale, formale ed economico.
Per esigenze di sintesi si riportano i soli nomi dei
dodici gruppi vincitori ed una descrizione del
progetto del gruppo cui ader Colajanni.
I lavori della commissione vennero articolati in
tre fasi: la prima nella quale vennero selezionati 236 progetti ritenuti meritori in base alle loro
peculiarit; una seconda in cui vennero selezionati 27 progetti, ed infine unultima nella quale
venne decretata la graduatoria dei dodici progetti premiati.
Il primo premio fu assegnato al gruppo composto dai professionisti A. Bruschi, V. De Feo, F.
Gorio (capogruppo), P. Jacobelli, M. ManieriElia, E. Piroddi, E. Ricciardulli, S. Rossi, E.
Salzano, S. Musmeci; il secondo premio al gruppo L. Anversa (capogruppo), C. Saratti,G. Zani;
terzo premio A. Di Carlo (capogruppo); quarto

Fig. 1. Archetipo di progetto


1

224

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 2. Planimetria e profili di progetto

premio P. Barucci (capogruppo), U. Sacco; quinto A. Lambertucci; sesto V. Bacigalupi; settimo


C. DallOlio;ottavo G. Roisecco; nono P. Uliveti;
decimo P. Portoghesi; undicesimo L. De Rosa;
P.M. Lugli.
Larea scelta per il progetto pilota ricadente nella
zona di espansione nord di Napoli in localit
Scampia (compresa nelle frazioni di
Secondigliano e Piscinola) era di forma pressocch rettangolare (2.840 x 1.500 km), pianeggiante, fittamente boschiva e perfettamente
adatta alla destinazione residenziale.

Tra le varie possibilit sfruttate dai progettisti,


essenzialmente variabili tra i due differenti atteggiamenti estremi risoltisi in un blocco monolitico
compatto, di matrice razionalista, circondato dal
verde, ovvero in unorganizzazione sparsa di
svariati edifici modulari che si insinuavano nello
stesso verde, il progetto del gruppo cui ader B.
Colajanni opt per la seconda (Figg. 1, 2).
Il gruppo era composto dagli ingegneri della
Tecning Progetti, B. Colajanni, G. Mannino, D.
Saladino e dal capogruppo responsabile ing. U.
Di Cristina e dallarch. L. Natoli, che per locca-

225

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 3. Piante di un raggruppamento di edifici


Fig. 4. Edificio tipo: pianta piano tipo
Fig. 5. Edificio tipo: pianta delle coperture

sione si definirono col motto TPND&C.


Collaboratori esterni erano, inoltre, gli archh.
Liberti F., Marino B. e Vitale G..
Il progetto, che manteneva lorizzontalit del terreno e si snodava attraverso una serie di percorsi immersi nel verde, era costituito dalla composizione variamente orientata ed assemblata di

226

un blocco base, costituito da un corpo scala


centrale attorno al quale si potevano attestare
un massimo di quattro appartamenti aventi una
pianta quadrata con gli angoli smussati (Fig. 3).
Il blocco in tal modo era infinitamente ripetibile,
per altro con ampia possibilit di variazioni in
merito alla giacitura, a seconda che ai lati del

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 6. Distribuzione interna degli appartamenti delledificio


tipo
Fig. 7. Edificio tipo: prospetto

corpo scala si attestassero uno, due, tre o quattro appartamenti. Questa circostanza permetteva di rispondere precisamente allesigenza
espressa dal bando in merito allestendibilit
dellintervento.
Considerando un blocco completo quello costituito dallassemblaggio di quattro appartamenti,
questo aveva pianta cruciforme (Fig. 4), corpi di
fabbrica che variavano dalle tre alle cinque elevazioni fuori terra e coperture a padiglione con
un numero variabile di falde e un caratteristico
disegno curvilineo della linea di gronda, dal
sapore lievemente orientaleggiante (Fig. 5).
Gli alloggi potevano essere costituiti da cinque o
da sei vani, a secondo che dalla pianta quadrilatera sbordasse o meno un dentello. In
entrambi i casi si aveva una netta distinzione tra
la zona giorno posta nella immediate vicinanze

dellingresso e la zona notte, costituita rispettivamente da due o da tre camere da letto (Figg.
6, 7).

227

Lattivit di PiaNiFiCaZiONE E PrOgEttaZiONE

1970
1.04 - ConCorso nazionale bandito
dalloiaCPdiPalermoPerilquartiere da realizzare a Palermo zona
esPansionenordCardillo
(secondo premio ex-aequo)
in collaborazione con: arch. S. Lenci (capogruppo), arch. F. E. Leschiutta, arch. v. Martelli (coll.
arch. M. Costa, arch. g. Lo re)
Commissione giudicatrice: E. Barill (presidente
dello iaCP), ing S. Lupo (consiglio di amministrazione dello iaCP), avv. Messina
(assessorato regionale per lo Sviluppo
Economico), prof. E. detti di Firenze (in rappresentanza del Consiglio Nazionale degli
architetti), ing. ianora (Provveditore alle Opere
Pubbliche della Sicilia), prof. ghio (in rappresentanza dellistituto Nazionale di Urbanistica),
prof. g. Pollini (Facolt di architettura di
Palermo), prof. v. Ziino (Facolt di ingegneria di
Palermo), dott. g. raja (direttore dello iaCP),
ingg. Lo Monaco e Misuraca dello iaCP, archh.
v. Nicoletti, g. Samon e a. Mendini in rappresentanza delle riviste Urbanistica,
architettura e Casabella, ed infine alcuni
rappresentanti del giornale di Sicilia e del
giornale LOra
bibliografiaessenziale:
Cimino M., Al progetto Amoroso-Gregotti il
primo premio. Ecco come sar il nuovo Zen di
Cardillo, LOra, 8 marzo 1971
Lenci r. (a cura di), Sergio Lenci. Lopera architettonica 1950-2000, diagonale s.r.l., roma,
2000
Fig. 1. Tavola di progetto del gruppo Lenci ove si evidenziano i legami tra il quartiere ed il territorio

228

Lo iaCP di Palermo, nel gennaio del 1970,


band un concorso nazionale per la progettazione urbanistica del quartiere ZEN 2 per circa
12.000 abitanti, da realizzare a Palermo in localit Cardillo.
il bando richiamava le carenze dello stato urbanistico della citt e la delicata situazione dei luoghi, a ridosso del monte Pellegrino e del Parco
della Favorita, sollecitando ampi e liberi contributi per il superamento della problematica classica del quartiere e suggerendo assai, opportunamente, anche di derogare dalle norme di
Prg, ... ove si renda necessario ai fini di una
pi avanzata e moderna concezione urbanistica ...1.
Furono presentati diciassette progetti ispirati
alle pi diverse e contrastanti scuole urbanistiche e architettoniche, proposti da gruppi operanti nei maggiori centri culturali italiani, da
venezia a Napoli, a Palermo, non pochi dei quali
recanti firme di professionisti di fama nazionale.
Oltre il progetto del gruppo vincitore, composto
da v. gregotti, F. amoroso, F. Purini, S. Bisogni,
H. Matsui, altri sei progetti si classificarono tre
ex-aequo al secondo posto (il gruppo composto

da t. Cannarozzo, P. Culotta, a.M. Fundar, g.


Laudicina, t. Marra; il gruppo di L. Benevolo, t.
giura Longo, M.L. Martines, C. Melograni; il
gruppo di v. Ugo, C. ajroldi) e tre ex-aequo al
terzo (il gruppo di U. di Cristina, g. Barsacchi,
a. Biagi, g. Ferrara, g. vitale; il gruppo di S.
Lenci, B. Colajanni, F.E. Leschiutta, v. Martelli; il
gruppo di L. Pellegrin, g. Carini, C. Cesana, t.
valle, g valle e S. Musmeci). tali progetti, infatti, anche se considerati meno adatti a risolvere i
problemi posti dal concorso, furono ritenuti rappresentativi di una precisa e diversa interpretazione del tema e recanti indicazioni di valori culturali di rilievo.
tra gli altri gruppi partecipanti ricordiamo quello
di L. Pisciotti, C. Manzo, d. rabitti, U. Siola ed il
gruppo composto da F. Lazzaro, a.r. gul, S.M.
inzerillo, P. Manno, r. Pirajno e F. Puletto.
il concorso costitu un momento di confronto per
gli architetti provenienti da ambiti culturali diversi, i quali, pur nel rispetto delle richieste del
bando, espressero, attraverso gli elaborati grafici e le relazioni, liberamente la loro idea di architettura, costituendo una casistica delle ideologie
del superamento del concetto di quartiere degli

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 2. Vista prospettica del quartiere

anni 50.
Alcuni progetti riflettevano, infatti, il linguaggio
architettonico tradizionale, mentre altri furono
apportatori di proposte innovative, contribuendo
allarricchimento dellideologia architettonica.
Il progetto per il nuovo quartiere proposto dal
gruppo di S. Lenci, B. Colajanni, F.S. Leschiutta
e V. Martelli, rientra tra quelli apportatori delle
nuove ideologie di quartiere a grande dimensione che organizza il territorio (Fig. 1). Il
nuovo rapporto architettura-territorio che anima
il progetto scardina la tradizionale disaggregazione delle funzioni in zone diverse e ricrea una
fruizione globale unitaria del costruito e della

natura*. La volont di uno stretto legame tra


costruito e natura si legge chiaramente sia nellimmersione degli edifici delle residenze in ampi
spazi a verde che nel mantenimento e trasformazione a parco dellagrumeto esistente.
Inoltre Il parco attrezzato salva la Favorita e
riporta lequilibrio urbanistico della Piana a livelli di civilt*.
Limpianto architettonico del quartiere scaturiva
... da una coerente strutturazione modulare che
insieme supporto e matrice dellorganismo formale e della nuova dimensione dellhabitat proposto* (Fig. 2).
Sei stecche di abitazioni, realizzate con corpi di

229

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 3. Planimetria di progetto

fabbrica rettilinei, intersecantisi ortogonalmente


tra loro definivano planimetricamente ... una
griglia a grande maglia a formare una gigantesca W2, che veniva a definire dei grandi spazi
quadrati attrezzati a verde pubblico ed ospitanti
alcuni servizi a livello di quartiere ed ai cui tre
vertici si sviluppavano tre piazze costituenti un
centro di servizi fruibili sia dagli abitanti del quartiere che dal resto della citt (Fig. 3).
La prima piazza ospitava i servizi rappresentativi, amministrativi e politici; la seconda la chiesa
ed i servizi culturali; la terza le attivit commerciali. Il centro dei servizi costituisce un polo di
attrazione a largo raggio integrando con la sua
dimensione e qualificazione le carenti strutture
attuali della citt*. In particolare, detto centro di
servizi era realizzato attraverso una serie di
corpi di fabbrica di 3-4 piani fuori terra concentrati e posti al limite dellasse stradale di circonvallazione proveniente da Palermo compren-

230

dente i servizi commerciali, amministrativi, culturali e ricreativi (negozi, banche, un ristorantecaff, uffici pubblici e privati, un ambulatorio, un
centro culturale con cinema-teatro, biblioteca,
sale riunioni, un centro sociale ed un centro di
gestione del territorio).
I servizi fruibili solo a livello di quartiere consistevano, invece, in edifici scolastici sparsi tra le
residenze per un totale di quattro scuole dellobbligo e quattro asili nido e scuole materne.
Infine, essendo il quartiere pensato come un
pezzo di citt, venne previsto anche un centro
scolastico a raggio territoriale al di fuori del complesso residenziale, comprendente scuole
secondarie superiori (Licei, Istituti Tecnici
Industriali, ecc.) per un totale di 1.000 studenti.
A caratterizzare architettonicamente il quartiere
contribuiva landamento altimetrico degradante
dei corpi di fabbrica delle residenze che presentavano un numero di piani maggiore in corri-

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 4. Spaccato prospettico ove si evidenziano i percorsi


carrabili e pedonali differenziati

spondenza delle piazze e via via degradante


verso la campagna ed il complesso edilizio esistente (ZEN 1). Inoltre alle estremit esterne
degli edifici residenziali in linea, in corrispondenza del minor numero di piani, vennero previsti
degli edifici a torre sia per motivazioni funzionali che architettoniche. Era necessario, infatti,

realizzare secondo le prescrizioni del bando


circa 30.000 vani con appartamenti di diversa
tipologia e dimensione per meglio rispondere
alle diverse richieste dellutenza. Dal punto di
vista architettonico questi edifici a torre avevano
la funzione di caratterizzare il quartiere rendendolo facilmente riconoscibile da lontano.

231

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 5. Prospettiva degli edifici residenziali da una delle tre


piazze

La scelta di edifici in linea ed a torre di notevole


altezza consentiva, inoltre, una riduzione della
superficie coperta ed un conseguente maggiore
spazio per i passaggi pedonali e per gli spazi a
verde.
Notevole importanza venne data nel progetto
anche alla differenziazione dei percorsi pedonali e carrabili. In particolare vennero previste strade carrabili tra le residenze, al di sotto delle

quali venivano realizzati due livelli di parcheggio, uno al di sopra ed uno al di sotto del piano
stradale. A circa cinque metri dal piano stradale,
sempre al di sotto delle residenze, veniva pensata una strada pedonale dalla quale, attraverso un sistema di ballatoi centrali, si accedeva
agli alloggi posti ai piani superiori ed a nuclei
scale-ascensori che collegavano le residenze
con le tre piazze dei servizi (Figg. 4-6).

232

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 6. Profili del quartiere

Note
* Tratto dagli elaborati grafici di progetto.
1 Bando nazionale di concorso, indetto dall'Istituto
Autonomo per le Case Popolari della provincia di Palermo,
per la progettazione urbanistica del quartiere Z.E.N. da realizzare in Palermo localit Cardillo (15.01.1970)
2 Lenci R. (a cura di), op. cit., 2000.
6

1980
1.05 - CONCORsO DI IDEE PER uNAuLA DI
PuBBLICA uDIENzA BANDITO DAL
mINIsTERO DEI LAvORI PuBBLICI,
PROvvEDITORATO ALLE OPERE PuBBLIChE DELLA sICILIA
In collaborazione con: arch. S. Lenci, arch. L.
Costagliola
1

Fig. 1. Vista dellarea di progetto, adiacente allesistente carcere dellUcciardone


Fig. 2. Vista dellarea dintervento di forma rettangolare
Fig. 3. Planimetria di progetto
2

233

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 4. Pianta del piano terra

Il concorso di idee per lAula di Pubblica


Udienza fu bandito dal Ministero dei Lavori
Pubblici. Provveditorato alle Opere Pubbliche
della Sicilia.
Larea indicata dal bando per ospitare lAula di
Pubblica Udienza era quella a ridosso dellesistente carcere dellUcciardone, compresa tra via
Remo Sandron e Piazza Carlo Giachery (Figg.
1, 2).
La particolare forma dellarea, stretta e lunga, fu
uno dei maggiori condizionamenti progettuali.
Secondo quanto riportato nella relazione di progetto, infatti, si trattava di un tema progettuale
complesso per diversi motivi: la forma del lotto
(Fig. 3), le interconnessioni delle esigenze,
dimensionali e funzionali in relazione al numero
ed alle varie figure presenti alle udienze, lestrema ristrettezza dei tempi a disposizione per la
realizzazione.
Proprio dallinterazione di esigenze, dovute alla
tipologia di opera da progettare, e vincoli, impo-

sti dal bando, nasce la soluzione proposta che


... si sviluppa attorno alle scelte progettuali relative allo spazio dellaula, vero cuore delledificio, per allargarsi agli ambienti che ospitano le
attivit accessorie ...*.
La soluzione proposta per la sala delle udienze
tendeva a soddisfare le complesse esigenze
della sala distinguendo in essa due spazi funzionali: lo spazio destinato al processo e quello per
il pubblico ed i giornalisti.
Per la zona del processo, volendo realizzare
uno spazio sostanzialmente eccentrico, viene
prescelta una forma ad esagono allungato che
prevede al centro una zona piana destinata agli
avvocati ed agli imputati disposti su due lati dellesagono, ... quasi ad emiciclo ...* su una gradinata; i gabbiotti dei detenuti, su due piani per
dimezzare la lunghezza del fronte interessato,
erano disposti lungo gli altri tre lati del perimetro
in posizione frontale e laterale rispetto ai giudici,
occupanti lultimo lato dellesagono (Fig. 4).

234

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 5. Sezione di progetto

La forma e la sistemazione ad anfiteatro della


zona destinata agli imputati a piede libero innesca la soluzione architettonica del secondo spazio, quello occupato da giornalisti e pubblico. A
differenza del primo questo uno spazio
sostanzialmente monodirezionale*. Tale zona
viene configurata ... secondo due falde piane
che riecheggiano lesagono dello spazio del processo ...* costituendone lideale prosecuzione,
pur rimanendo funzionalmente e figurativamente separate.
Tale conformazione degli spazi era stata dettata
secondo quanto si legge dalla relazione di progetto, anche dallidea che in futuro, terminata la
lotta alla mafia, lAula di Pubblica Udienza
potesse essere utilizzata come sede di manifestazioni culturali o sportive di ogni tipo.
A servizio della sala delle udienze, centrale
rispetto alla pianta stretta e lunga dellintero fabbricato, il progetto prevedeva unaltra serie di
spazi: una zona destinata ai magistrati, completamente isolata dal resto delledificio, comunicante solo con la sala udienze, comprendente
gli studi e gli ambienti di lavoro e la zona residenziale per leventuale permanenza degli stessi per alcuni giorni durante la formulazione del
giudizio; una sala riservata agli avvocati collocata al di sotto della gradinata della sala del pubblico (Fig. 5); due piccoli locali per i giornalisti
(salette stampa e postazioni per impianto di

telecamere); tre salette riservate a testimoni e


periti, in attesa di essere ascoltati, adiacenti agli
uffici reperti ed alla cancelleria in prossimit dellingresso al pubblico. Infine, era prevista una
zona per le forze dellordine, consistente in due
salette per la perquisizione ed un locale sufficientemente ampio per il soggiorno ed il riposo
del personale non direttamente impegnato.
Particolare cura venne posta nel progetto alla
creazione di accessi indipendenti per le varie
utenze contemporaneamente presenti.
Lingresso per gli avvocati dal lato sud-est, quello per i magistrati dal lato nord-est e lingresso
per il pubblico, pi ampio e rappresentativo, che
riprendeva nella forma esagonale del vestibolo
quella della sala delle udienze, sul lato sudovest. Il progetto prevedeva anche una dettagliata relazione sulla struttura portante in elementi di cemento armato prefabbricato ed elementi metallici e sulle finiture delledificio: La
struttura portante delledificio sar costituita da
pilastri-setto e muri di conglomerato cementizio
armato, prefabbricati o gettati in opera con procedimenti industrializzati ...* e travi principali
precompresse e prefabbricate collegate ai pilastri e ai muri con giunzioni metalliche.
Per i tre orizzontamenti (piano terra, piano intermedio e copertura) vennero previsti tre diversi
tipi di solaio. Per il piano terra e per il solaio
intermedio venne previsto un solaio prefabbrica-

235

LattivitdiPiaNiFiCaZiONEEPROgEttaZiONE

Fig. 6. Prospetti di progetto

to in conglomerato cementizio ... alleggerito e


retto, nella parte destinata agli imputati detenuti, da una struttura metallica collegata con quella principale in c.a -nelcasodelsolaiointermedio-rendere quanto pi esili possibile i sostegni
verticali dei gabbiotti, per non intralciare la visibilit ...*.Perlacopertura,invece,venneprevisto un solaio in tegoloni tt o pannelli piani
tubolari prefabbricati in conglomerato. Per le
gradinatedellasaladelpubblicovennepensata
una struttura con pannelli prefabbricati in c.a.
appoggiatisuscudidimuratura;perlefondazioni,acausadellecaratteristichedelterreno,vennero previsti pali; per i tamponamenti esterni

vennero pensati pannelli in c.a. o a getto con


casseforme industrializzate, lasciando esternamente in parte a faccia vista il conglomerato
bocciardatoedinpartecolorandoipannellicon
verniceabasediresinesintetiche.Perlaparte
basamentaledi80cmvenivaprevistounozoccolodimarmosiciliano(Fig.6).
Completavanoilprogettolinsiemedegliimpiantitecnologiciedisicurezzanecessariperilfunzionamentodelfabbricato(sistemidicontrolloa
mezzodicircuitotelevisivodimonitoraggiosia
perinternicheperesterni,limpiantoditrasmissione,dicondizionamento,elettrico,sonoroedi
sicurezza, ecc.).

Note
* Relazionediprogetto,1980.
6

1987
1.06 - CoNCorso NazioNale per il
reCuperoeleipotesifuNzioNalidellex MaNifattura tabaCChi e delle
aree adiaCeNti, Nel CoMuNe di
CoMiso,ragusa
incollaborazionecon:arch.L.Costagliola,ing.
E.Salafia
1

236

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Bibliografia essenziale
Saddemi G., Comiso in camicia nera, in AA.VV.,
Comiso viva, Edizioni Pro Loco, Comiso, 1976
Relazione illustrativa del dott. arch. Salvatore
Salerno rilievo locale dellex Manifattura tabacchi ed aree adiacenti del 20.05.1986

Il complesso dellex Reale Agenzia dei


Tabacchi viene edificato ai margini nord-est del
centro abitato di Comiso (lungo la direttrice di
via Umberto I e tangenzialmente alla vecchia
circonvallazione attuale via Gen. Girlando) nei
primi del Novecento, per volont del Ministro
delle Finanze prof. Angelo Majorana, con il precipuo obbiettivo di dare un ulteriore impulso
allantica industria del tabacco, gi fiorente nella
zona1. I lavori del plesso furono interrotti e poi
ripresi negli anni 1926-1927 e completati secondo un grande programma di rinascenza 2
elaborato dal deputato prof. Biagio Pace, nel
1940, a meno del muro di cinta esterno.
Ledificio, realizzato in muratura portante con
blocchi di pietra locale, presenta unarticolazione volumetrica fortemente caratterizzante:

costituito da un corpo centrale di due elevazioni


prospiciente la piazza Carlo Marx, destinato originariamente alla parte amministrativa del complesso e alla residenza del custode, che consente laccesso pedonale-carrabile al primo cortile (Figg. 1-3).
Landrone di ingresso, pavimentato con basole
in pietra locale, divide il piano terra in due parti
simmetriche, delle quali lala sinistra ospitava un
asilo nido gi in disuso allepoca del concorso e
lala destra, allora utilizzata come magazzino
comunale, contiene al suo interno la scala, realizzata in pietra locale e protetta da ringhiere in
ghisa che connette landrone stesso col piano
superiore. Questo piano ospitava la scuola
media annessa allIstituto Statale dArte di
Comiso. Le coperture del piano terra sono costi-

Fig. 1. Vista del prospetto principale


Fig. 2. Prospetto laterale con i due corpi di fabbrica
Fig. 3. Vista del cortile interno
Fig. 4. Particolare di una sala con capriate
Fig. 5. Schizzo di progetto
4

237

Lattivit di PiaNiFiCaZiONE E PrOgEttaZiONE

Fig. 6. Sezione dello stato di fatto delledificio

tuite da volte a padiglione, mentre quelle del


piano primo, anchesse a padiglione, hanno
sovrastante struttura di copertura costituita da
travi maestre in legno, correnti traversini e tavelle in laterizi forati completate da tegole del tipo
siciliano * (Figg. 4, 5).
dallandrone si accede al primo cortile, di circa
1.100 m2 e da questo ai tre corpi, simmetrici,
disposti a C dei quali il centrale, parallelo al
corpo di accesso, contiene un avancorpo nel
quale alloggiata la scala; i laterali, posti perpendicolarmente a questo, e destinati originariamente alla lavorazione del tabacco, oggi depositi, hanno solai di interpiano con travi in ferro su
pilastri in ghisa e copertura realizzata con
capriate in legno.
dal corpo centrale si accede al secondo cortile
delimitato da ulteriori due corpi e dal muro di
cinta (Fig. 6).
il recupero delledificio stato affrontato sotto
due aspetti: da un lato, lassegnazione al manufatto di nuove funzioni, che si scontra con
problematiche legate alla compatibilit con lessenza architettonica e tipologica delledificio *; dallaltra la ricerca di un appropriato

rapporto spaziale tra edificio e contesto.


i due aspetti, sempre presenti in un recupero, da
una parte sono correlati perch ogni uso
crea un particolare flusso di persone, cose,
informazioni che lega ledificio a tutto ci che lo
circonda - dallaltra sono distinti - perch ogni
manufatto edilizio presenta la propria specificit
legata ai materiali costituenti, alle forme e al
sistema distributivo *.
il gruppo Colajanni scelse di assegnare quale
destinazione duso alledificio una serie di nuove
funzioni che ne faccessero un concentratore
di attivit rivolte verso il futuro, ispirate ai bisogni
di una societ cha affida le sue prospettive di
sviluppo soprattutto ad un ulteriore elevamento
culturale dei suoi cittadini *. in particolare si
pens ad un servizio comunale di istruzione
avanzata, che si avvalesse di attrezzature per
video e audio conferenze, laboratori linguistici,
biblioteca, sala con workstation e sale per seminari, volto a favorire lo studio decentrato, soprattutto universitario. Si pens anche ad un istituto
per ledilizia residenziale, che avrebbe avuto il
compito di praticare ricerca teorica ed attivit
formativa volta al recupero dei valori, di indubbia

238

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 7. Profili degli edifici prospettanti su piazza Carlo Marx

qualit, delledilizia locale. Tale Istituto avrebbe


incluso al suo interno: un museo che raccogliesse i modelli da riproporre alla formazione culturale e tecnica delle nuove maestranze, una
biblioteca, un laboratorio, oltre a locali per lamministrazione.
Particolare attenzione venne data alla sistemazione del museo, che si avvaleva di uno spazio
interno esistente e di una di nuova configurazione ricavata nellala a due piani posta lungo la via
Toscanini. Per questa parte delledificio ci si
avvalse della struttura in ghisa che sorreggeva il
solaio di primo piano su travi a doppio T
accoppiate: travi e pilastri si mantenenevano,
mentre venivano svuotati i solai al fine di ottenere un ampio spazio che potesse ospitare una
raccolta di modelli tipici di elementi costruttivi in
pietra intagliata, montati nella posizione in cui si
troverebbero in un edificio reale. In tal modo
loggetto esposto un edificio incorporeo di cui
si sono materializzati soltanto gli elementi lapi-

dei * che la griglia lineare della struttura


metallica aiuta a tenere in situ.
La circostanza della realizzabilit per stralci rendeva il progetto appetibile anche da un punto di
vista pratico, poich ogni parte funzionale occupava corpi distinti delledificio, che potevano
essere realizzati nel seguente modo:
- sistemazione della piazza Carlo Marx;
- servizio comunale di istruzione avanzata;
- istituto per il recupero delledilizia residenziale
minore;
- sistemazione della piazza Majorana e creazione dellanfiteatro;
- costruzione delle due torri.
Ledificio dellex Manifattura era, allepoca del
concorso, delimitato dalla via Gen. Girlando,
piazza Angelo Majorana, via Toscanini e piazza
Carlo Marx (Fig. 7). Poich il concorso riguardava la sistemazione delle aree adiacenti oltre che
delledificio stesso, un attento studio fu effettuato sul contesto e, in particolare, sulle due piazze

239

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 8. Particolare del portale dingresso su piazza Carlo


Marx

che fronteggiano i prospetti lunghi delledificio.


Le due piazze presentavano, infatti, caratteristiche assai differenti: la piazza Carlo Marx, su cui
si affaccia il prospetto principale, era poco profonda e scarsamente definita, tanto da essere
paragonabile ad una strada a due carreggiate;
la piazza Majorana, retrostante, era pi ampia, a
forma di quadrilatero irregolare con dislivelli altimetrici significativi. I tipi edilizi circostanti ledificio presentavano una grande variet, che va
dalle case ad una elevazione che ancora conservano nei moduli compositivi e negli ornamenti tracce di antiche consuetudini e antiche figure,
a edifici moderni anonimi nella loro mancanza
di ogni coerenza figurativa nella loro totale
insensibilit allambiente e alla sua storia *. A
fronte di questo quadro cos variegato, il criterio fondamentale di progetto stato quello di
aprire ledificio verso lambiente che lo circonda
eliminando il muro di cinta e cercando di raccordare i dislivelli planimetrici con una gradualit in
modo da stabilire un legame visuale tra il centro
urbano e ledificio ed anche una maggiore fruibilit di questultimo *.
Per quanto riguarda la piazza Carlo Marx venne
proposta una soluzione radicale, delimitando la
piazza attraverso la creazione di una parete virtuale costituita da un colonnato gigante in pietra di Comiso posto davanti agli edifici (Fig. 8).
Questa nuova architettura dovr avere una tale
pregnanza formale nella sua essenzialit, nella
sua dimensione, nel suo richiamo a classici porticati antistanti edifici pubblici, da imporre la propria presenza come lunica che disegna, che
definisce un luogo urbano restituito a dignit di
piazza. Il porticato fascia tutto il perimetro della
piazza non occupato dalledificio da recuperare.
La posizione delle colonne stata studiata in
modo da non disturbare la vista di alcun edificio
circostante esistente. Per fissare definitivamente il valore di parete reale al piano virtuale definito dal colonnato, occorre aumentare il caratte-

re di figura, accentuando, per converso, il carattere di sfondo attribuito alle facciate delle
case*. Per questo motivo il gruppo di progettazione propose di uniformare i colori di tutti gli
edifici fronteggianti la piazza Carlo Marx con
una tinteggiatura dal tono smorzato. Il colonnato era completato da archi realizzati in corrispondenza del passaggio delle strade.
Per quanto riguarda la piazza Majorana, i forti
dislivelli che la separavano dalledificio costituirono lo spunto per la soluzione progettuale in cui
i piani intermedi diventavano gradoni e i ripiani
di una sorta di anfiteatro che partendo dalla
piazza degradavano dolcemente verso la quota
del cortile del fabbricato (Fig. 9). Percorsi pedonali, anchessi leggermente scoscesi, fasciavano il muro dorsale dallanfiteatro per attraversa-

240

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 9. Schizzo prospettico dellanfiteatro esterno

Note
* Relazione dello stato di fatto.
1 Tale agenzia aveva giurisdizione sulle coltivazioni di
Biscari, Chiaramente, Licodia, Modica, Noto, Ragusa,
Ragusa Ibla, Rosolini, Santa Croce , Scicli e Vittoria.
2 Saddemi G., Comiso in camicia nera, in Relazione illustrativa del dott. arch. Salvatore Salerno rilievo locale dellex
Manifattura tabacchi ed aree adiacenti del 20.05.1986.

re i due cortili del fabbricato e sboccare, riunificati, nella piazza Carlo Marx. Il raccordo tra
corpo di fabbrica e contesto veniva in questo
caso realizzato mediante il teatro-piazza che
funzionalmente si completava con un nuovo
corpo edilizio addossato al corridoio a due piani
che separava i cortili.
Il nuovo corpo a due piani conteneva un palcoscenico completo di ambiente soprastante
attrezzato per le necessit scenografiche.
Inoltre la differenza di quote venne sfruttata per
ricavare un parcheggio sotterraneo con accesso
dalla via Gen. Girlando, che potesse ospitare un
congruo numero di macchine e un terminal per
autocorriere. La realizzazione di questa autorimessa interferiva con la sistemazione del fronte
a monte della piazza stessa, assai eterogeneo.

Qui il gruppo di progettisti scelse di fare ricorso


ad un procedimento complementare a quello
adottato per la piazza Carlo Marx, progettando
degli oggetti collocati in posizione centrale: due
torri pseudo ottagone, che avrebbero dovuto
funzionare da attrattori visivi, capaci di distogliere lattenzione di un eventuale spettatore
dalla considerazione del fronte retrostante *.
La pseudo ottagonalit delle due torri, cos
come il disegno della pavimentazione in strie di
pietra di Comiso e campi riempiti di figure tradizionali e ciottoli in pietra calcarea o lavica, prendevano spunto dalla pianta irregolare della piazza avente una coppia di falsi punti di fuga. Le
due torri oltre alla funzione di attrattori visivi,
avevano quella di ospitare chioschi di servizio
per bar giornali e tabacchi ed altro.

241

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

2005
1.07 - CONCORsO EuROPEO PER LA PROGETTAzIONE DI sPAzI PuBBLICI: 5 PIAzzE
PER CATANIA
In collaborazione con: ing. G. Privitera
(Capogruppo), ing. R. Caponetto, ing. F.
Scarcipino, ing. S. Barbera, ing. F. Barbera, ing.
L. Fichera, ing. G. Lombardo, ing. I. Garra, ing.
A. Lo Faro, Lancietti Passaleva Giordo Associati
Architetti ed Ingegneri

Nel 2005 Benedetto Colajanni partecip ad un


concorso di idee a due fasi sul tema: Piazze
Botaniche - recupero di cinque piazze cittadine
bandito dallAmministrazione comunale di
Catania. I cinque spazi pubblici individuati
erano: piazza Michelangelo, piazza Montessori,
piazza S. Leone, piazza S. Maria di Ges e
piazza Spirito Santo.
Unitamente a S. Barbera, G. Lombardo e A. Lo
Faro (tutti operanti nel Dipartimento di
Architettura e Urbanistica dellUniversit di

Catania) e a F. Barbera, L. Fichera e G. Privitera


(Capogruppo) - dello Studio ERA Associati Benedetto Colajanni partecip alla prima fase
del concorso, formulando proposte relative alla
sistemazione di due delle cinque aree oggetto
del concorso: piazza Spirito Santo e piazza
Montessori.
Con la prima proposta, quella per piazza Spirito
Santo, venne affrontata la difficile ed oggi irrisolta situazione di creare un elemento urbano
capace di mediare il difficile rapporto tra la citt

Committente: Comune di Catania Assessorato


ai LL.PP. 4 Servizio Progettazione e realizzazione nuovo verde e arredo urbano della 5
direzione
In collaborazione con Istituto Nazionale di
Architettura - IN/ARCH Sicilia

Fig. 1. Delimitazione dellarea di intervento su piazza Spirito


Santo
Fig. 2. Schizzo prospettico della chiesa sulla piazza e dello
spazio antistante
Fig. 3. Foto di stato di fatto della chiesa sulla piazza
2

242

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - CONCORSI DI ARCHITETTURA

Fig. 4. Vista prospettica della sistemazione esterna di parte


della piazza Spirito Santo
Fig. 5. Resti dellacquedotto romano
Fig. 6. Disegno tridimensionale di una soluzione di studio
per piazza Montessori

settecentesca e le nuove realizzazioni conseguenti alla realizzazione del cosiddetto progetto di risanamento del vecchio quartiere S.
Berillo. Il progetto per piazza Spirito Santo,
anche se non selezionato per la partecipazione
alla seconda fase, consistente nellelaborazione
del progetto preliminare, venne segnalato dalla
commissione giudicatrice (tra cui ricordiamo gli
architetti C. Aymonino e L. Zevi) (Figg. 1-4).
La seconda proposta, riguardante piazza Maria

Montessori, traeva spunto dalla opportunit di


riunificare su un unico spazio pedonale le funzioni attualmente frammentate su spazi pedonali relativi alle emergenze presenti nella piazza
(una chiesa, due scuole, frammenti di archeologia di epoca romana) allo stato di fatto separate
dalla presenza di importanti sedi viarie destinate al traffico veicolare.
La creazione di questo qualificato spazio pedonale, senza interrompere importanti linee di traf-

243

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 7. Vista prospettica di una parte di piazza Montessori


Figg. 8, 9. Due disegni di studio riportanti rispettivamente la
soluzione progettuale con la riproposizione dellacquedotto
ad emiciclo e la soluzione a tre lati rettilinei
Fig. 10. Disegno di progetto del particolare dellacquedotto

fico veicolare, venne risolta con un attento studio della rete stradale della zona proponendo la
realizzazione di una importante direttrice di traffico, con andamento sud-nord, necessaria per
risolvere importanti problemi di viabilit di interesse urbano. Elemento caratterizzante il progetto per piazza Montessori stata la riproposizione dellacquedotto romano che originariamente portava le acque di S. Maria di Licodia e
di Valcorrente, di cui tre fornici sono ancora presenti.
10

244

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

2.01 Edificio in via G. Sciuti,


Palermo (1955)

2.02 Edificio in via E. Amari,


Palermo (1956)

2.03 Edificio in piazza Castelnuovo, Palermo (1957)

2.04 Edificio in via Imperatore


Federico, Palermo (1957)

2.05 Edificio in via Marchese Ugo,


Palermo (1960)

2.06 Edificio in via G. Mosca,


Palermo (1960)

2.07 Edificio in via E. Notarbartolo


(Lotti E, F), Palermo (1961)

2.08 Edificio in via E. Notarbartolo


(Lotti I, L), Palermo (1961)

2.09 Edificio in via A. De Gasperi,


Palermo (1961)

2.10 Edificio in viale Campania,


Palermo (1962)

2.11 Edificio in via degli Orti,


Palermo (1963)

2.12 Edificio in via R. Montuoro,


Palermo (1963)

2.13 Edificio in via Sciara, Palermo


(1964)

2.14 Edificio in via Sciara, Palermo


(1964)

2.15 Edificio in via L. da Vinci,


Palermo (1964)

2.16 Complesso edilizio I Fiori in


via A. De Gasperi, Palermo (1966)
245

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

246

2.17 Edificio in via della Regia


Zecca, Palermo (1967)

2.18. Villino tipo, lottizzazione di


Punta Pispisa, Trapani (1972)

2.19. Casa Colajanni a Scopello,


Trapani (1975)

2.20. Edificio in via G. La Masa,


Palermo (1975)

2.21. Casa Inglese in corso


Vittorio Emanuele, Palermo (1976)

2.22. Casa Sciortino nella Piana


dei Colli, Palermo (1977)

2.23. Casa Notarbartolo


nel
Palazzo Lungarini, Palermo (1989)

2.24. Portineria in via G. Cimbali


44, Palermo (1989)

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

1955
2.01 - Edificio pEr civilE abitazioNE di
20 appartamENti iN via G. Sciuti a
palErmo
Propriet: Giovanni Siviglia

Larea destinata ad accogliere ledificio si collocava lungo una via di collegamento tra i vecchi
ed i nuovi quartieri della citt, lattuale via E.
Restivo. Il complesso edilizio era del tipo definito dal regolamento integrativo vigente nella citt
di Palermo, nellattesa dellentrata in vigore del
PRG, edilizia a palazzine*.
Il fabbricato constava di un piano terra, sei piani
elevati e piano attico. Gli appartamenti, precisamente due per piano, erano progettati secondo
uno schema simmetrico, fatta eccezione per i
balconi e per linclinazione del prospetto principale, che avrebbe altrimenti assunto un aspetto
concavo. Ciascun piano era servito da un corpo
scala e due vani ascensore.
La costruzione ed in particolare le sue rifiniture
erano improntate alla massima semplicit ed
economia ed erano caratterizzate da ... struttura portante in c.a., tompagni e tramezzi in pietra
tufacea dellAspra, intonaci esterni uso Li Vigni,
davanzali in parte rivestiti a mosaico e serramenti esterni in legno* (Figg. 1-4).

Fig. 1. Pianta piano tipo


Fig. 2. Prospetto su via Sciuti
Fig. 3. Foto storica del prospetto principale
Fig. 4. Particolare della pensilina di ingresso

Note.
* Dagli album dei titoli professionali presentati dal prof.
Benedetto Colajanni ai concorsi universitari.
2

247

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

1956
2.02 - proGEtto di uN Edificio pEr
appartamENti Ed uffici di propriEt
dEllEaSSicurazioNiGENEraliiNviaE.
amariapalErmo
Impresa: SOGENE

Ledificio fu realizzato nel dopoguerra, precisamente nel 1956 dallimpresa SOGENE, nellarea
della vecchia via del Porto, gravemente danneggiata durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale.
Il nuovo manufatto sorgeva immediatamente
alle spalle dei due edifici a torre, che costituiscono lingresso alla citt dalla via del Porto attraverso la via E. Amari, in unarea, a destinazione
prevalentemente residenziale.
Ledificio constava di un piano terreno destinato
a negozi, di un piano ammezzato dedicato alle
Assicurazioni Generali di cui visibile lo stemma e di sette piani elevati e piano attico destinati a civile abitazione (Fig. 1).
La soluzione planimetrica consisteva in un edificio ad L con il lato lungo, in cui era collocato
lingresso, disposto su via Gabriele Bonomo. Il
lato corto, prospiciente su via E. Amari si sviluppava in asse con le costruzioni pre-esistenti, allineandosi al profilo stradale; ci consentiva la
vista sul porto dal prospetto nord grazie allampio slargo determinato dalledificio della Camera
di Commercio, che sar successivamente
costruito, arretrato rispetto alla via E. Amari.
Sul fronte stradale si osserva la disposizione dei
balconi utilizzati sia per denunciare la diversa
destinazione dei piani, che per determinare sul
prospetto un gioco di pieni e vuoti (Fig. 2). A
coronamento delledificio si collocava un piano
arretrato con ampia terrazza scoperta (Fig. 3).

Fig. 1. Particolare dello stemma delle Assicurazioni Generali


affisso sul prospetto principale
Fig. 2. Foto del prospetto su via Amari
Fig. 3. Particolare dellultimo piano di coronamento delledificio
1

248

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

1957
2.03 - proGEtto di uN Edificio ad uSo
commErcialEErESidENzialEiNpiazza
caStElNuovoapalErmo
In collaborazione

Fig. 1. Planimetria generale


Fig. 2. Pianta del piano ammezzato
Fig. 3. Pianta dei piani superiori

Larea destinata ad accogliere questo edificio,


posta sul lato ovest del complesso di piazza
Castelnuovo, era fra le pi pregiate della citt,
affacciandosi sullo spazio che costituisce oggi il
baricentro funzionale di Palermo (Fig. 1).
Ledificio constava di due piani interrati destinati ad autorimessa, di un piano terreno, di tre
piani ammezzati destinati ad uffici e negozi, di
sei piani prospicienti sulla piazza e di quattro
sulla via Garzilli oltre piano attico, destinati ad
abitazione. Sulla piazza e sulla via Garzilli era
previsto un portico comprendente il piano terra e
il piano ammezzato; al piano terra, su piazza
Castelnuovo, era prevista una reception dalla
quale si poteva accedere al vano scala e ai vani
ascensore; tale distribuzione planimetrica veniva riproposta simmetricamente sul lato opposto,
in cui si configurava come via duscita.
Ai piani ammezzati i corpi scala e la corte interna delledificio formavano lelemento intorno al
quale venivano strutturati dei ballatoi che derterminavano una sorta di passeggiata, che consentiva laccesso ai vani adibiti a negozi.
I piani destinati ad abitazione erano suddivisi in
quattro appartamenti per piano, serviti dai due
corpi scala con ingresso indipendente sulla
Piazza Castelnuovo e sulla via Nicol Garzilli
(Figg. 2, 3).
Il piano tipo era strutturato in modo tale da ottenere appartamenti di quattro vani ciascuno; gli

249

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 4. Prospettiva delledificio dalla piazza Castelnuovo


Fig. 5. Prospetto su via Folengo

appartamenti erano prospicienti principalmente


sulla piazza Castelnuovo e sulla via Garzilli e la
carenza di balconi era compensata dallampiezza delle superfici vetrate.
Allesterno, sul fronte principale, ledificio si presentava come un volume compatto slanciato
dallaltezza del livello porticato (Fig. 4); differente era la situazione sul prospetto laterale poich
... ragioni di regolamento edilizio avevano
imposto la volumetria delledificio, frammentando eccessivamente le masse e le altezze sulle
vie Folengo e Guarino Amella ...* (Fig. 5).
Il manufatto si inseriva, infatti, in unarea caratterizza dalla presenza esclusiva di edilizia storica1, infrangendone, imponendosi come il primo
degli edifici moderni che rendono oggi la mede-

250

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 6. Prospetto su piazza Castelnuovo

Note
* Dagli album dei titoli professionali presentati dal prof.
Benedetto Colajanni ai concorsi universitari.
1 Il sito era quello occupato da villa Ingham-Whitaker.

2.04 - ProgettoedirezioNedeilavori
diuNedificiodicivileabitazioNecoN
30 aPPartameNti iN via imPeratore
federicoaPalermo
Propriet: Anonima Industriale Gestione
Imprese s.p.a. (AIGI)
Impresa: A. Cassina

Fig. 1. Prospetto su via Imperatore Federico

sima area variegata dal punto di vista costruttivo, lomogeneit architettonica (Fig. 6).
Ledificio era stato previsto in struttura portante
in c.a. con tompagnamenti in curtain wall di
alluminio anodizzato e montanti di acciaio e
... modulato in modo da consentire il libero
alternarsi di elementi pieni ed elementi vetrati ed
ottenere quindi la massima elasticit distributiva ...*.
Ledificio si distingueva proprio per la scelta di
caratterizzare il prospetto con limpiego di elementi standardizzati; scelta generalmente poco
diffusa nel panorama internazionale anche per
ragioni di tipo socio-politico.
Lintroduzione di processi industrializzati e standardizzati nelledilizia si scontrava, infatti, con
quella che allepoca pareva essere la vocazione
secondaria del settore edile: la lotta alla disoccupazione.

Larea designata per la realizzazione delledificio, sita in una via prevalentemente residenziale, fronteggiava una zona verde ed era caratterizzata dalla vista del monte Pellegrino.
Ledificio commissionato dallAnonima
Industriale Gestione Imprese s.p.a. (AIGI) e realizzato dallimpresa Cassina, su progetto redatto
da B. Colajanni in collaborazione con G.
Mannino e D. Saladino era composto da due
piani interrati destinati ad autorimessa, piano
terreno destinato a negozi, sette piani elevati ed
un piano attico, destinati tutti ad abitazioni per
un totale di 30 appartamenti.
La soluzione planimetrica, che articolava ledificio svincolandolo dallallineamento stradale, era
dettata sia dalla forma dellarea, costeggiante
sul lato Sud la linea ferroviaria Palermo-Porto,
sia dalla volont di migliorare, almeno per un
certo numero di appartamenti, la magnifica vista
del Monte Pellegrino* (Fig. 1).
Tale scelta trovava ulteriore ragione nellistanza
di spezzare il blocco edilizio che, se ... risolto
1

251

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 2. Pianta del piano tipo e prospetto su via Imperatore


Federico

con un corpo di fabbrica lineare, sarebbe risultato molto grande e pesantemente incombente
sulla strada*.
Il complesso edilizio constava di due ingressi
separati, ciascuno dei quali conduceva ad un
corpo scala. Ciascun corpo scala serviva due
appartamenti e, a partire dal piano secondo,
questi erano tutti dotati di doppio ingresso. Il
piano tipo presentava appartamenti di differenti
dimensione (trivani, quadrivani, pentavani ed
esavani) tutti dotati di salone doppio e di affacci
sulla via Imperatore Federico (Fig. 2).
Bench sia palese che si tratti di un unico com-

252

plesso edilizio, come lomogeneit nella scelta


delle coloriture e degli intonaci denunciava in
maniera inequivocabile, le due parti del prospetto principale venivano caratterizzate in maniera
differente probabilmente per conferire maggiore
forza alla scelta di svincolare ledificio dallasse
stradale. Il blocco che si sviluppava lungo questultimo presentava infatti un prospetto meno
complesso, privo di aggetti e caratterizzato dallalternarsi di pieni e vuoti, enfatizzato dai tompagni che apparivano quasi come dei pannelli
giustapposti. Al contrario il blocco inclinato sfruttava gli aggetti dei balconi per raccordarsi al

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 3. Particolare dei balconi aggettanti sul prospetto principale


Fig. 4. Balconi in costuzione
Fig. 5. Foto del prospetto principale in fase di costruzione
Fig. 6. Foto del retroprospetto in fase di costruzione

resto del corpo edilizio con maggiore fluidit


(Figg. 3, 4). Il retroprospetto, invece, veniva trattato uniformemente mediante lalternarsi di finestre e logge, poste in corrispondenza delle zone
di servizio degli appartamenti (Figg. 5-7).
Il manufatto constava di strutture portanti in c.a.,
tompagnamenti realizzati in forati di cotto e tramezzi in pietra tufacea dellAspra.
Il prospetto era definito da serramenti esterni
metallici, del tipo Profiltubo, e da intonaco
dipinto a ducotone di due differenti coloriture*.

Note
* Dagli album dei titoli professionali presentati dal prof.
Benedetto Colajanni ai concorsi universitari.
4

253

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 7. Particolare del prospetto principale

1960
2.05 - proGEttoEdirEzioNEdEilavori
diuNcomplESSoEdiliziodi28appartamENti, NEGozi Ed uffici iN via
marchESEuGoapalErmo
Propriet: G. Montalbano
Impresa: A. Catania

Fig. 1. Disegno di progetto del prospetto principale

254

Larea prevista per ledificio presentava un fronte piuttosto stretto ed era posta in posizione privilegiata. Essa fronteggiava infatti la villa
Garibaldi, sottomessa rispetto alla via Marchese
Ugo, e, al di l della via Libert, il magnifico
Giardino Inglese. Da qui la scelta di imperniare
gli appartamenti sulle stanze di soggiorno,
ampiamente vetrate con infissi a tutta altezza,
poste a fronte della via. La profondit dellarea
stata sfruttata costruendo un altro edificio, di
tono pi modesto, allinterno, ma prospiciente
sui giardini privati di alcuni istituti religiosi*.
Ledificio era composto da un piano seminterrato, un piano terra, un ammezzato, sei piani e
piano attico. Il complesso era strutturato per
piani tipo, i quali, come pu evincersi osservando il prospetto principale, si differenziavano per
le soluzioni relative agli esterni disposte secondo uno schema A-B-A (Fig. 1).
Ciascun piano era servito da due corpi scala e
da due ascensori che immettevano ai due
ingressi, principale e secondario, previsti per
ciascun appartamento. Gli appartamenti erano
particolarmente ampi, tutti dotati di tre camere
da letto, salone, sala da pranzo e studiolo per un
totale di sei vani oltre i servizi (Fig. 2).
La struttura portante era in c.a. con muratura di

tompagnamento e tramezzi in pietra tufacea


delle cave dellAspra.
Sul fronte stradale si osserva la successione di
balconi, composta secondo lo schema prima
accennato; il prospetto segnato dal telaio, che

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 2. Pianta del piano tipo


Fig. 3. Disegno di progetto del prospetto laterale
Fig. 4. Foto dellepoca del prospetto su via Marchese Ugo

risulta perfettamente leggibile grazie ad una


composizione di colori e materiali (Figg. 3, 4).
La realizzazione dei serramenti esterni, del tipo
Mixalum, fu affidata allimpresa Sculponia e il
rivestimento della facciata realizzato in Joo
Ceramica*.

Note
* Dagli album dei titoli professionali presentati dal prof.
Benedetto Colajanni ai concorsi universitari.
3

255

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

2.06 - proGEtto, dirEzioNE lavori E


calcolidiuNEdificiopErcivilEabitazioNE di 45 appartamENti iN via G.
moScaapalErmo
Impresa: G. Siviglia

Il lotto destinato alla realizzazione delledificio,


lodierno largo Siviglia, si trovava in prossimit
di corso Alberto Amedeo, in unarea compresa
tra questo e la via Imera (Figg. 1, 2).
Ledificio, articolato come un complesso a corte,
era dotato di tre corpi scala dai quali si poteva
accedere - come da piano tipo - a due o, nel
corpo lungo, tre appartamenti per piano.
Ledificio prevedeva in totale ... due piani
seminterrati destinati ad autorimessa, piano
terra e due piani elevati destinati ad uffici, quattro piani elevati e piano attico destinati ad abitazione* (Figg. 3, 4).
Allesterno i piani di abitazione aggettavano
... nettamente su quelli destinati a uffici, denunziando cos in modo evidente, la pluralit di
destinazione*.
Le strutture portanti in c.a. emergevano visibilmente sul prospetto su via Siviglia, in cui i volu-

mi pieni e vuoti si alternavano evidenziando la


particolare morfologia del manufatto dettata,
probabilmente, dallassetto degli edifici circostanti (Figg. 5-7).

Fig. 1. Planimetria generale


Fig. 2. Prospettiva del fronte sud
2

256

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 3. Pianta del piano terra


Fig. 4. Pianta del piano tipo
Fig. 5. Prospetto ovest
Fig. 6. Prospetto est
Fig. 7. Prospettiva del fronte occidentale

Note
* Dagli album dei titoli professionali presentati dal prof.
Benedetto Colajanni ai concorsi universitari.
7

257

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

1961
2.07 - proGEtto, dirEzioNi lavori E
calcolidiuNEdificiopErcivilEabitazioNE di 26 appartamENti iN via E.
Notarbartolo(oGGivialEoNardoda
viNci)apalErmo(lottiEEdf)
Impresa: Gravina & Catalano
Propriet: CUPANE

Ledificio, sito in via Torricelli, lungo il prolungamento di quello che era uno dei principali assi di
espansione di Palermo, la via Notarbartolo, fu
realizzato nellambito della lottizzazione
Cupane (Fig. 1). Il fondo li cammarelli, che
occupava una vasta area della contrada
Malaspina, era stato acquistato cos come la
villa settecentesca che vi sorgeva nella prima
met dellOttocento dalla famiglia Cupane che
ne era rimasta in possesso sino al 1960, anno in
cui venne presentato un piano di lottizzazione
per lintera zona1.
Il complesso, realizzato nel 1961 dalimpresa
Gravina & Catalano, era dotato di un piano interrato, destinato a garage, di un piano terreno,
destinato a negozi, di due piani destinati ad uffici, di otto piani elevati ed un piano attico desti-

Fig. 1. Planimetria generale


Fig. 2. Piante del piano terra, del piano tipo e del piano attico
2

258

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 3. Archetipo di progetto

nati ad abitazione.
Il progetto constava di un piano tipo costituito da
tre appartamenti serviti da due corpi scala e due
vani ascensore; ciascun appartamento era pertanto dotato di due ingressi del tutto indipendenti, uno principale accessibile dallascensore ed
uno secondario accessibile dal vano scala.
Il piano tipo prevedeva due tipologie di appartamenti, pentavani e quadrivani, tutti caratterizzati da affacci sia sullodierna via Torricelli che sul

retro delledificio (Fig. 2).


Sul prospetto principale i pilastri costituivano gli
unici aggetti presenti, marcando chiaramente il
telaio, e i balconi risultavano del tutto incassati
nella facciata; lultimo piano, cos come il primo,
presentava un sistema di finestrature differente
rispetto al piano tipo; tale differenza era enfatizzata dalla presenza di lesene in c.a. che incorniciavano le aperture a formare una sorta di coronamento (Fig. 3).

Note
1

Chirco A., Di Liberto M., Via Notarbartolo ieri e oggi,


Flaccovio Dario, Palermo, 2000.
3

2.08 - proGEttodiuNEdificiopErcivilEabitazioNEiNviaE.Notarbartolo
apalErmo(lottiiEdl)

Ledificio, da collocarsi nellambito della lottizzazione Cupane, sorgeva a fronte di una larga
strada costituente lasse di uno dei principali
quartieri di espansione di Palermo1 (Fig. 1).
Il progetto prevedeva un piano interrato, destinato a garage, piano terreno destinato a negozi,
otto piani elevati e un piano attico destinati ad
abitazione. Il piano tipo comprendeva due
appartamenti, precisamente un pentavani e un
quadrivani.

Entrambe le tipologie di appartamenti, che si differenziavano sostanzialmente per un vano,


destinato a camera da letto, erano imperniate
sul doppio salone prospiciente sulla via
Notarbartolo (Fig. 2). Il complesso edilizio, costituito da due blocchi allineati sullasse stradale,
aveva due accessi separati, individuati da due
identiche pensiline in cemento armato, che conducevano ai corpi scala, ciascuno dei quali era
a servizio di due appartamenti (Fig. 3).

259

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 1. Lottizzazione dellisolato e planimetria generale


Fig. 2. Pianta del piano tipo e del piano attico
Fig. 3. Una delle due pensiline di accesso allo stabile in fase
di costruzione
Fig. 4. Prospetto su via Leonardo da Vinci

La notevole mole del complesso edilizio, imposta dal piano di lottizzazione, sugger la soluzione architettonica, tendente ad alleggerirla con
... un gioco di scatole reciprocamente interse-

260

catesi ...* (Figg. 4-6); questo gioco, enfatizzato


attraverso delle scelte cromatiche, risulta oggi
meno apprezzabile proprio a causa degli interventi che hanno interessato il prospetto, restituendolo in una riduttiva veste monocromatica.
Il manufatto presentava struttura portante in
c.a., murature di tompagnamento e tramezzi in
pietra tufacea dellAspra e serramenti esterni
metallici (Fig. 7).

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 5. Schizzo prospettico delledificio dalla via Leonardo da


Vinci
Fig. 6. Foto delledificio appena ultimato
Fig. 7. Foto delledificio in corso di costruzione

Note
* Dagli album dei titoli professionali presentati dal prof.
Benedetto Colajanni ai concorsi universitari.
1 Cfr. Chirco A., Di Liberto M., Via Notarbartolo ieri e oggi,
Flaccovio Dario, Palermo, 2000.
6

2.09 - proGEttodiuNEdificiopErcivilE abitazioNE di 46 appartamENti iN


viaiNaSSEalloStadio(aNGolotra
via G. Sciuti E via a. dE GaSpEri),
palErmo
Propriet: Societ Immobiliare G. 44

Larea destinata ad ospitare ledificio era posta


allangolo tra la via G. Sciuti, nel tratto oggi
denominato via Empedocle Restivo, che costituiva lasse longitudinale di penetrazione ovest
delle espansioni urbane di Palermo, e la via in
asse allo stadio, che a sua volta costituiva il
perno trasversale di uno dei pi importanti tra i

nuovi quartieri residenziali della citt (Fig. 1).


Proprio ... la particolare posizione dellarea giustifica laltezza delledificio piuttosto insolita nelledilizia residenziale palermitana*.
Ledificio constava di un piano interrato destinato a parcheggio, ... di un piano terra destinato a
negozi, di un primo piano destinato ad uffici e di

261

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 1. Planimetria di progetto


Fig. 2. Prospetto su via A. De Gasperi
Fig. 3. Pianta del piano tipo

Note
* Dagli album dei titoli professionali presentati dal prof.
Benedetto Colajanni ai concorsi universitari.

262

dieci piani destinati ad abitazione*. Ogni piano


comprendeva quattro appartamenti serviti da
due scale e quattro ascensori; le due chiostrine
fungevano in pianta da elementi divisori, scandendo le aree destinate agli appartamenti.
Questi erano di due tipi, trivani e quadrivani, e si
imperniavano sostanzialmente sullodierna via
A. De Gasperi e sulla via G. Sciuti; la parte interna delledificio era invece dedicata ai vani scala
e ai servizi degli appartamenti cos come i terrazzi interni, sui quali si affacciavano le cucine
ed i vani dedicati alla lavanderia. Sulla via Sciuti
e sul viale in asse allo Stadio i piani, dal secon-

do in su, aggettavano di un metro sui piani inferiori. La struttura portante era in cemento armato con tompagnamenti in mattoni pieni parzialmente a vista. Sulle due fronti principali veniva
... adottato un partito modulare per consentire
la massima elasticit distributiva ...*; il modulo
utilizzato, inserito nella maglia strutturale disegnata dai pilastri aggettanti, era a sua volta
composto di tre sottomoduli corrispondenti alla
dimensione di un infisso e consentiva pertanto
di tradurre la libert distributiva degli interni in
unequilibrata alternanza di superfici piene e trasparenti (Figg. 2, 3).

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

1962
2.10 - proGEtto, dirEzioNE lavori E
calcolidiuNEdificiopErcivilEabitazioNE di 46 appartamENti iN vialE
campaNiaapalErmo
In collaborazione: Tecning Progetti (ing. B.
Colajanni, ing. G. Mannino, ing. D. Saladino)
Impresa: Gravina e Catalano

Larea destinata ad accogliere il complesso edilizio, delimitata da viale Campania, via Brigata
Verona e via Sicilia, si affacciava sullo spazio
verde di villa Terrasi, in una zona a destinazione
prevalentemente residenziale allepoca non
ancora del tutto urbanizzata.
Il complesso si componeva di due edifici che si
differenziano non poco per altezza e morfologia.
In particolare il corpo basso, prospiciente su
via Brigata Verona e via Sicilia, era costituito da
un piano terreno e un ammezzato destinati ad
uffici e negozi e da otto piani, pi piano attico,
destinati ad abitazione; il corpo alto, prospiciente su viale Campania, era costituito, invece,
da un piano terreno e da un ammezzato destinati ad uffici e negozi e da undici piani, pi piano
attico, destinati ad abitazione.
Dal punto di vista planimetrico il complesso edilizio, posto allincrocio tra le due vie, si sviluppava seguendo per la parte alta lasse stradale di
viale Campania; mentre il corpo basso, su via
Brigata Verona, risultava svincolato dallasse
stradale del viale (Fig. 1).
Tali differenze erano probabilmente dovute alla
morfologia dellarea, un edificio troppo alto
sarebbe risultato eccessivamente pesante sulla
via Brigata Verona, che non offriva gli stessi

ampi spazi di viale Campania. Queste scelte


consentivano peraltro di calibrare maggiormente limponenza del blocco edilizio rispetto ad una
soluzione con un unico corpo di fabbrica.
Il piano tipo constava di due appartamenti per
ciascun corpo scala; nel corpo alto ogni appartamento era costituito da cinque vani pi servizi,
mentre in quello basso il numero dei vani si riduceva a quattro. Ciascun appartamento era dotato di due ingressi, uno principale - che conduceva al salone - e laltro che, al contrario, si apriva
sul lungo corridoio (Fig. 2).

Fig. 1. Pianta del piano terra inserita nel lotto trapezioidale


Fig. 2. Pianta del piano tipo
Fig. 3. Prospetto su viale Campania
1

263

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 4. Vista del corpo alto su viale Campania


Fig. 5. Archetipo di progetto

Anche in questo caso Benedetto Colajanni, sceglieva di denunciare la struttura valorizzandola e


sfruttandola nella composizione dei prospetti;
qui lo sviluppo verticale del corpo alto veniva
sottolineato dai pilastri che raccordavano il
piano attico, aggettante, con il resto delledificio
sino a raggiungere la copertura inclinata. Da
sottolineare, inoltre, la cura del dettaglio dei
balconi in successione verticale sul fronte di
viale Campania, allegeriti attraverso delle feritoie in numero via via cresecente dal basso verso
lalto. Le diverse tipologie di balconi (aggettanti
e non, rettangolari, esagonali, trapezoidali),
distinte a seconda della loro posizione, venivano inoltre utilizzate per mediare il passaggio dal
corpo lineare a quello inclinato conferendo maggiore fluidit al complesso edilizio (Figg. 3-5).

264

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

1963
2.11 - proGEtto, dirEzioNE lavori E
calcolidiuNEdificiopErcivilEabitazioNE di 22appartamENti iN via dEGli
ortiapalErmo
Impresa: Matranga

Fig. 1. Prospetto tipo gradinata


Fig. 2. Pianta del piano tipo e delle variazioni ai vari livelli

Il progetto riguardava la realizzazione di un edificio collocato nellarea compresa tra la via


Maggiore Toselli e la via Degli Orti, in prossimit della via Marchese di Villabianca; esso constava di un piano interrato, di un piano terreno
destinato a negozi e di sei piani, pi piano attico, destinati ad abitazione. Ledificio, che si
trova di fronte il palazzo dellINPS, veniva progettato per piani tipo, i quali constavano di tre
appartamenti, ciascuno dei quali costituito da
quattro vani pi servizi, e si differenziavano tra
di loro per soluzioni adottate nei balconi prospicienti su via Degli Orti. Unaltra variazione introdotta rispetto al piano tipo interessava il sesto
piano; questo, lungo il prospetto di via Maggiore
Toselli, presentava dei balconi meno aggettanti

che conferivano alledificio, insieme con il piano


attico e il torrino posto in corrispondenza del
corpo scala, quellaspetto caratterizzante tipo
gradinata (Figg. 1-4).

265

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Figg. 3, 4. Archetipo di progetto, vista delle due angolazioni


opposte

2.12 - proGEttodiuNEdificiorESidENzialEiNviar.moNtuoroapalErmo

266

Larea destinata alla realizzazione delledificio


era compresa tra lattuale via R. Montuoro e la
via G. Cosentino ed oggi caratterizzata da edilizia residenziale ed edilizia popolare di tipologia
bifamiliare.
Il manufatto realizzato presenta parecchie differenze rispetto al progetto, dal quale si discosta
principalmente per le soluzioni adottate negli
esterni.
Il complesso edilizio, che comprendeva due edifici con accesso indipendente disposti secondo
uno schema a T, era articolato per piani tipo e
prevedeva delle soluzioni differenti tra piani pari
e dispari (Fig. 1). Ledificio era composto, nella
prima stesura di progetto, da un piano terra
destinato a negozi e da sette piani pi piano attico destinati entrambi ad abitazione.
Di fatto laltezza delledificio stata ridotta eliminando un piano ed il prospetto notevolmente
modificato sostituendo la tipologia di balconi inizialmente prevista; lunico elemento a mantenere la collocazione originale era il corpo scala.
Questo risultava centrale rispetto alledificio, e si
inseriva nel blocco edilizio come un grosso volu-

me evidenziato dai brise-soleil in mattoni forati


di cotto (Fig. 2).
Il piano tipo, secondo quanto riscontrato nei
disegni di progetto, constava di tre appartamenti di diversa tipologia: trivani e pentavani. Gli
appartamenti costituiti da cinque vani erano
dotati di balconi sulla via R. Montuoro, i trivani,
al contrario, gravitavano interamente sul cortile
interno.
Ledificio prospiciente su via G. Cosentino era
composto invece, nella prima stesura del progetto, di un piano terra destinato a negozi e
magazzini e di nove piani destinati ad abitazione. Anche in questo caso il progetto ha subito
notevoli modifiche, sia da un punto di vista volumetrico (veniva infatti eliminato un piano) sia
relativamente ai prospetti, modificati come nelledificio su via Montuoro.
Il piano tipo era servito da due corpi scala ognuno dei quali conduceva a due appartamenti, di
tre vani ciascuno.
Le coperture di entrambi gli edifici, pensate a
falde, in fase realizzativa vennero sostituite con
coperture piane del tipo non praticabile.

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 1. Pianta dei due edifici collegati attreverso delle terrazze


Fig. 2. Prospetto su via G. Cosentino

267

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

1964
2.13 - proGEttodiuNEdificopErcivilE abitazioNE di 44 appartamENti iN
viaSciaraapalErmo
Propriet: Societ Antares s.p.a.

Ledificio per civile abitazione progettato nel


1964 era costituito da due corpi di fabbrica
disposti in linea lungo via Sciara (Fig. 1). Ogni
edificio era composto da un piano terreno destinato a negozi e da dieci piani destinati ad abitazione. Il piano tipo constava di due corpi scala
ciascuno dei quali era a servizio di due appartamenti quasi simmetrici nella distribuzione interna ed esterna rispetto al vano scala (Fig. 2).

Il prospetto principale era caratterizzato dai balconi ottagonali che, collegati verticalmente da
dei pilastrini, si configuravano come dei volumi
verticali, coronati da pensiline, giustapposti
alledificio (Fig. 3).
Limponenza del prospetto era mitigata attraverso lintroduzione di elementi di dettaglio che lo
caratterizzavano, quali le citate pensiline di
coronamento allultimo piano e i parapetti prefabbricati dei balconi in c.a., dalla particolare
forma ad H.

Fig. 1. Planimetria generale


Fig. 2. Prospetto principale
Fig. 3. Pianta del piano tipo
1

268

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

2.14 - ProgettodiuncomPlessoedilizioinviasciaraaPalermo

Il complesso edilizio progettato per la via Sciara


era costituito da tre edifici; due erano composti
da un piano terreno destinato a negozi e di dieci
piani destinati ad abitazione, il terzo constava
invece di un piano terreno destinato a negozi e
di nove piani destinati ad abitazione.
Ciascuno blocco, come previsto dal piano tipo,
era dotato di un corpo scala e due vani ascensore, di cui uno esterno, a servizio di due appartamenti. Il piano tipo constava quindi di sei
appartamenti, tutti costituiti da quattro vani pi
servizi.
Il prospetto principale era parzialmente svincolato rispetto allasse stradale e consentiva di

leggere lindipendenza dei diversi blocchi edilizi


che costituivano il complesso; i primi due blocchi erano, infatti, allineati lungo lasse stradale, il
terzo blocco, invece, era arretrato e, in parte,
inclinato rispetto al profilo stradale (Figg. 1, 2).

Fig. 1. Prospetto principale


Fig. 2. Pianta del piano tipo
2

2.15 - Progettodiunedificiodicivile
abitazione di 35 aPPartamenti in via
leonardo da vincia Palermo (lotto
d,isolatoc)
Propriet: Cupane

Fig. 1. Pianta del piano tipo

Ledificio, sito in via Leonardo Da Vinci, uno dei


principali assi di espansione di Palermo, fu realizzato nel 1964 nellambito della gi menzionata lottizzazione Cupane. Larea destinata ad
accogliere ledificio si collocava, infatti, lungo il
prolungamento della via Notarbartolo, nellex
fondo li Cammarelli, oggi una zona a destinazione prevalentemente residenziale1.
Il complesso edilizio, costituito da due edifici
contigui e sostanzialmente simmetrici, era dotato di un piano interrato, di un piano terra destinato a negozi e di nove piani destinati ad appartamenti. Il piano tipo (Fig. 1) era servito da due
corpi scala, ai quali si accedeva da due ingressi
separati ed evidenziati - come era consuetudine
del progettista - da due pensiline, ciascuno a
1

269

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 2. Prospetto principale

servizio di due appartamenti, per un totale di


quattro unit abitative per piano.
Gli appartamenti, del tipo trivani e quadrivani,
gravitavano di fatto sulla via Leonardo da Vinci;
la zona giorno era infatti concentrata sul fronte
principale e, al contrario, i servizi erano disposti
sul prospetto interno.
Il piano tipo presentava una serie di variazioni
sia di tipo planimetrico, che si traducevano, in
prospetto, in un gioco di volumi aggettanti, sia di
tipo distributivo, mediante lalternarsi di fasce di
pieni e vuoti. Il prospetto principale era segnato
dai volumi costituiti dalla successione verticale
dei balconi; la sensazione di osservare un unico
volume verticale giustapposto al prospetto era

enfatizzata dal raccordo in c.a. tra il balcone del


primo piano ed il piano terra, nonch dalla pensilina di coronamento posta allultimo piano.
Questi volumi verticali, accoppiati in gruppi di
due, dividevano il prospetto in tre blocchi; in corrispondenza di ciascun blocco si osservava, a
partire dal piano secondo, un altro volume giustapposto che si sviluppava sino allottavo
piano.
Linsieme del prospetto appariva sostanzialmente simmetrico, come di fatto era nel partito centrale, ma presentava delle piccole differenze
nella distribuzione dei balconi e nella fascia di
coronamento in cui si individuava unarea asimmetricamente protetta da brise-soleil (Fig. 2).

Note
1 Si vedano le schede 2.07 e 2.08 in questa stessa sezione
del volume.
2

270

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

1966
2.16 - proGEttoEdirEzioNElavoridEl
complESSoEdilizioifioritraviaa.
dEGaSpEriEvialEStraSburGo(lotti
bEc)
Propriet: Terrasi
In collaborazione con: Tecning Progetti (ing. B.
Colajanni, ing. G. Mannino, ing. D. Saladino)

Fig. 1. Foto dellintero complesso


Fig. 2. Edificio su viale Strasburgo

Il complesso edilizio, realizzato nellarea - di


propriet Terrasi - compresa tra lasse di espansione verso ovest di Palermo (viale Strasburgo)
e la via in asse allo stadio, lodierna via A. De
Gasperi, si trovava nel fulcro di quello che
sarebbe divenuto uno dei pi importanti tra i
nuovi quartieri residenziali della citt.
Il complesso si componeva di cinque edifici ed
era denominato I Fiori, traendo origine dai
nomi dei lotti: A (Azalea), B (Begonia), C
(Camelia), D (Dalia), E (Edelweiss) (Fig. 1).
Benedetto Colajanni cur, in qualit di componente della Tecning Progetti, la redazione del
progetto e, successivamente, si occup della
direzione dei lavori.
Sui lotti Begonia e Camelia veniva realizzato
ledificio di maggiori dimensioni, nonch il pi
complesso e curato nellaspetto della progettazione architettonica, posto proprio allincrocio tra
via A. De Gasperi e viale Strasburgo (Fig. 2).
Ledificio, che si sviluppava per otto livelli, si
configurava come un rettangolo con il lato lungo

posto parallelamente a viale Strasburgo e con


lingresso, sul lato corto, su via De Gasperi. Sul
prospetto interno due volumi cilindrici, i corpi
scala, emergevano dal corpo principale.
Le scale, di tipo elicoidale, di fatto non presentavano pianta circolare, ma si sviluppavano
secondo una figura geometrica composta da
due semicirconferenze traslate in modo da ottenere lo spazio necessario allo sviluppo delle
rampe e, al contempo, una maggiore armonia
nella volumetria esterna dalla quale si percepiva

271

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

una forma perfettamente circolare (Fig. 3).


Il progetto era costituito da piante tipo che proponevano diverse soluzioni, sia relativamente
alla distribuzione interna che circa la morfologia
esterna; gli appartamenti erano classificati a
seconda delle dimensioni in gruppi da sei, cinque e quattro vani ed erano tutti prospicienti,
almeno in parte, su viale Strasburgo (Fig. 4).
Lo sviluppo longitudinale delledificio era enfatizzato dalla particolare attenzione dedicata alla
progettazione dei prospetti; nel prospetto principale possibile individuare due soluzioni proposte per gli esterni: una con balconi semiesagonali (A) e laltra con balconi ottagonali (B). Le
due soluzioni si alternavano secondo uno schema del tipo AA-B-AA, in cui la tipologia A ripetuta due volte collegando i balconi con dei pilastrini formava quasi ununica e pi ampia fascia
marcapiano (Figg. 5-7). Alle fasce marcapiano,
che sottolineavano lo sviluppo longitudinale, si

Fig. 3. La scala circolare in corso di costruzione


Fig. 4. Pianta dellultimo piano e del piano tipo

272

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 5. Particolare del coronamento delledificio


Fig. 6. Prospetti su viale Strasburgo e su via A. De Gasperi

contrapponevano i pilastri, che segnavano il


prospetto lasciando emergere la struttura in un
complesso alternarsi di volumi, di pieni e di
vuoti, che si apprezzava particolarmente in corrispondenza dei cantonali. Qui il pilastro dangolo diveniva un elemento misuratore, oltre che
strutturale, rispetto al quale i volumi arretravano
o, al contrario si protendevano verso lo spazio
circostante. Sul prospetto principale un rivestimento esterno in mattonelle di gres, disposte
verticalmente, enfatizzava ulteriormente le differenze tra elementi portati e portanti.
Il prospetto interno invece, come gi accennato,
era segnato verticalmente dai volumi dei due
corpi scala; lo sviluppo dei due cilindri era caratterizzato da finestre, strette tipo feritoie, raggruppate in blocchi di tre, tra loro sfalsate a
seguire lo sviluppo della scala (Figg. 8, 9). In
corrispondenza delle aperture il volume cilindrico si apriva quasi a protendersi verso lesterno,
incorniciando le finestre. Sulla via Terrasi, parallela a via De Gasperi, il complesso degli edifici
B e C si raccordava, tramite terrazze di collegamento, ad un altro fiore, la Dalia, posto

ortogonalmente ad esso. Come gli altri edifici


del complesso, la Dalia presentava un linguaggio architettonico meno ricercato rispetto al
blocco delledificio Begonia e Camelia, che
indubbiamente costituisce il manufatto pi articolato del complesso edilizio I Fiori e forse una
delle opere architettonicamente pi significative
ed originali di Benedetto Colajanni.

273

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 7. Particolare dei balconi del prospetto laterale


Fig. 8. Particolare dei balconi dangolo
Fig. 9. Particolare dellaggetto della terrazza dellultimo
piano
Fig. 10. Impaginato del prospetto su viale Strasburgo
Fig. 11. Prospetto su via A. De Gasperi

10

274

11

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

1967
2.17 - CALCOLISTATICIDIUNEDIFICIOPER
CIVILE ABITAZIONE IN VIA DELLA ZECCA,
PALERmO
Progettisti: BBPR
Impresa: Amoroso Costruzioni S.p.A.

Il complesso edilizio, che constava di fatto di


due edifici, si collocava nel cuore della citt antica, tra piazza Marina e corso Vittorio Emanuele
ed era uno degli ultimi progetti realizzati a
Palermo dal gruppo BBPR1.
Il manufatto sorgeva su unarea occupata
precedentemente da un palazzo barocco quasi
del tutto distrutto dai bombardamenti del 1943,
la cui unica testimonianza superstite consisteva
in un portale e nella soprastante apertura con
balcone del piano nobile, scampati fortunatamente ai crolli. Il portale, conservato insieme
con la retrostante volta a crociera, veniva inglobato nel nuovo prospetto e costituiva laccesso
ad una corte interna sulla quale si affacciavano
gli ingressi allattuale archivio del professore La
Duca, allappartamento duplex2 di propriet di

U. Di Cristina, ed alla manica dove per alcuni


anni ebbe lo studio Benedetto Colajanni.
Da piazzetta Santo Spirito si accedeva invece
allautorimessa, al piano interrato, agli uffici del
piano terra e al secondo corpo scala.
Benedetto Colajanni si occup esclusivamente
dei calcoli statici del manufatto. La soluzione
strutturale adottata consisteva in una sorta di
parete autoportante costituita da pannelli modulari in c.a. di differenti dimensioni. Il corpo in via
della Zecca era infatti realizzato con una parete
esterna in c.a. assimilabile ad una serie di muri
sismici posti in successione e collegati dagli
architravi delle finestre e delle logge e da due
telai, di cui uno di spina formante la parete sul
cortile. Soluzione analoga si proponeva per la
parte di edificio su piazza Santo Spirito.

Fig. 1. Pianta del piano terra


Fig. 2. Prospetto su piazza Santo Spirito
Fig. 3. Particolare del nuovo prospetto con il portale preesistente

Note
1 Altre realizzazioni dei BBPR a Palermo sono ledificio del
Giornale di Sicilia (via A. Lincoln), quello della Banca
Commerciale (via M. Stabile) ed il negozio Randazzo (via R.
Settimo).
2 Cfr. Iannello M., Scolaro G., Palermo guida allarchitettura
del 900, Salvare Palermo, Palermo, 2009.
2

275

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

1972
2.18 - calcoli Statici pEr uN villiNo
tipo a duE ElEvazioNi NEllambito
dElla lottizzazioNE rESidENzialE di
puNtapiSpiSaaScopEllo,caStEllammarEdElGolfo,trapaNi

Fig. 1. Regolamento del complesso edilizio

Note
1

Regolamento del centro per vacanze nel golfo di


Castellammare Punta Pispisa, Scopello.

1975
2.19 - proGEttodiuNEdificiopErrESidENza StaGioNalE NEl comuNE di
caStEllammarE dEl Golfo, NEl coNdomiNio puNta piSpiSa (caSa
colajaNNiaScopEllo)
Committente: B. Colajanni, G. Costa Ragusa

276

Il progetto del Centro Residenziale di Punta


Pispisa prevedeva la realizzazione nel Comune
di Castellammare del Golfo di un complesso
destinato ad edilizia residenziale stagionale,
caratterizzato da particolare attenzione verso la
ricerca di ... ununit estetica di tipo mediterraneo ...1. Nel perseguire tale obiettivo fu preventivamente stilato un dettagliato regolamento
(Fig. 1), da sottoscrivere allatto di acquisto delle
aree edificabili, contenente sia delle indicazioni
circa la gestione degli spazi comuni sia una
sezione sulle Norme della edificabilit, interamente dedicata alle prescrizioni inerenti tipologia, tecniche costruttive e materiali per la realizzazione delle unit abitative. Il regolamento, nel
rispetto del Programma di Fabbricazione approvato dal Comune di Castellammare del Golfo,
introduceva una serie di restrizioni, quali il divieto di realizzare strutture oltre il pianterreno o con
tetto a falda, al fine di tutelare la panoramicit
del sito.
Per garantire una maggiore armonia nella morfologia dinsieme del complesso le prescrizioni
definivano dettagliatamente le tecniche costruttive consentite bandendo eventuali soluzioni
innovative (prefabbricati leggeri, strutture a
cupola in c.a.) ritenute, sebbene valide, non idonee al contesto ed indicando le caratteristiche
delle finiture e degli infissi esterni. Nellambito
della lottizzazione di Punta Pispisa venne realizzato un progetto tipo, curato nellaspetto strut-

turale da Benedetto Colajanni, il quale nella


prima versione presentava una struttura intelaiata ad una sola elevazione composta di tre
corpi sfalsati in altezza: un corpo centrale, con
copertura piana, e due corpi laterali, con copertura a falda inclinata. Nella sua versione definitiva il progetto, approvato con licenza del 1972,
presentava invece una struttura a due elevazioni (piano terra e seminterrato).
Di fatto furono parecchie le strutture sottoposte
successivamente a progetti di variante sia per
adeguare il progetto strutturale alle condizioni
orografiche specifiche del singolo lotto sia per
soddisfare al meglio le esigenze dei proprietari;
non ultima Casa Colajanni, residenza estiva di
Benedetto Colajanni, che si differenzia nettamente per i volumi e per i materiali usati dai progetti tipo.

Nel 1975 Benedetto Colajanni progett allinterno del realizzando centro residenziale di Punta
Pispisa, la propria residenza stagionale sulla
base di un progetto tipo, realizzato per la lottizzazione di Punta Pispisa e curato nellaspetto
strutturale dallo stesso Benedetto Colajanni,
che progett una variante al lotto B26, di sua
propriet, caratterizzato da valori di pendenza
particolarmente elevate.
La stesura del progetto di variante, che mirava

principalmente ... alladattamento delledificio


sul terreno ...1 non si discostava comunque
dalle prescrizioni dettate nella sezione Norme
della edificabilit del regolamento stilato per il
centro residenziale Punta Pispisa2. Le condizioni del terreno ... particolarmente accidentato,
soprattutto nella parte sud (a monte) ...3 resero
necessario collocare ledificio trasversalmente
al lotto e procedere, conseguentemente, ad una
ridistribuzione degli spazi interni, atta a garanti-

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 1. Pianta del piano terra


Fig. 2. Prospetto nord

re unadeguata vista sul mare. La dimensione


maggiore delledificio risultava cos ... ruotata di
90 rispetto a quella precedentemente prevista,
per diminuire al massimo i movimenti di terra - e
suggeriva di modificare sia - gli sfalsamenti previsti dagli ambienti del progetto originario - che il
- tetto a falde, per diminuire lingombro visivo,
rispetto ai villini a monte ...4. Ledificio, come
previsto dal progetto di variante, constava di un
piano rialzato disposto su due livelli (sfalsati
assecondando landamento del terreno), nei
quali si collocavano la stanza da pranzo-soggiorno, prospiciente sulla terrazza rivolta a nord,
verso il mare, le tre camere da letto, la cucina ed
i servizi; il parziale piano seminterrato, determinato dalla conformazione del terreno, risultava
invece suddiviso in due vani adibiti rispettivamente a studio e magazzino (Fig. 1). Particolare
attenzione era stata posta alla collocazione dei
vani finestra. Peculiarit del manufatto era
appunto la diretta relazione con il mare; il salotto-soggiorno, cuore di Casa Colajanni, si prolungava cos, attraverso le grandi aperture, in
direzione della costa. Stessa attenzione veniva

riservata alle camere da letto nelle quali le finestrature erano collocate in modo tale da garantire la vista sul mare da ogni angolazione (Figg.
2-4).
La struttura era di tipo intelaiato con solai
misti in laterizio e conglomerato cementizio
armato ... Le tamponature erano costituite da
muratura a cassetta composta da uno strato
esterno di blocchetti di pomice dello spessore di

277

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 3. Immagine attuale del fabbricato


Fig. 4. Sezione del fabbricato
Fig. 5. Disegno del giardino progettato e non realizzato

Note
1 Relazione di variante allegata alla corrispondenza con il
Genio Civile di Trapani, protocollo 1.318/154 Palermo, 1975.
2 Si veda la scheda 2.18 nella stessa sezione di questo
volume.
3 Relazione di variante, op. cit..
4 Ibidem.
5 Relazione del progetto di variante al lotto B26, Casa
Colajanni a Scopello.

15 cm e malta cementizia, da uno strato isolante di polistirolo e da uno strato interno di pannelli in gesso5.
Negli anni successivi alla realizzazione del
manufatto Benedetto Colajanni, in qualit di proprietario, continu a curarne la manutenzione
occupandosi dei calcoli statici per il consolidamento delle fondazioni, resosi necessario a
seguito di cedimenti del terreno, e predisponendo un progetto per la sistemazione degli esterni.
Il progetto, testimonianza dei variegati interessi
di Benedetto Colajanni, purtroppo mai realizzato, prevedeva la piantumazione di essenze
arboree della macchia mediterranea, da collocarsi secondo uno schema preciso, atto ad
accompagnare il profilo scosceso del terreno
razionalizzandone al contempo la morfologia
attraverso una continua corrispondenza tra la
spazialit del manufatto, posto al centro dellarea, e gli esterni, adottando il lessico proprio
della vegetazione locale (Fig. 5). Il confine del
lotto, gi segnato dai cipressi, sarebbe stato
enfatizzato collocando degli alberi sempreverdi,
ulivi, alternati ad arbusti di mandorlo e alberi di
fico. Avvicinandosi progressivamente alla fabbrica la vegetazione si faceva via via pi discreta e
bassa; dal variegato frutteto - colmo di nocipesche, ciliegi, nespoli, meli e prugni - gli arbusti si
diradavano, ad eccezione di alcuni agrumi solitari e dei grandi pini marittimi preesistenti,
lasciando posto a pi discrete aiuole di fiori.
Larea su cui insisteva la casa doveva essere
delimitata sul confine ad est da una fascia di gelsomini e sul lato opposto da una fila di cipressi
sovrastata da un grande gelso. Di fronte al
manufatto, in direzione della costa, era previsto
un prato allinglese, che si interrompeva in corrispondenza della terrazza sul mare, a incorniciarne la vista; a partire da qui soltanto una
siepe di ginestre separava dai fichi dindia, posti
lungo il profilo del terreno, richiamando cos limmagine dei faraglioni di Scopello.

278

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

1975
2.20 - proGEttodiuNEdificiopErabitazioNiiNviaG.lamaSa,palErmo
In collaborazione con ing. F. Amoroso
Impresa: Amoroso Costruzioni s.p.a.

Ledificio, sito in via G. La Masa, in prossimit


della via Principe di Belmonte e di via M. Stabile,
consisteva in una struttura ad L il cui ... corpo
lineare fronteggiava la via La Masa1 mentre il
lato corto, o risvolto, dava su una intercapedine.
Il progetto era stato redatto in collaborazione
con ling. Franco Amoroso titolare dellomonima
impresa, con la quale Benedetto Colajanni
aveva costantemente collaborato, impegnata tra
gli anni 50 e 70 nella costruzione di innumerevoli edifici residenziali.
Ledificio constava di un piano cantinato, di un
piano terreno destinato a negozi ed uffici e sei
piani pi piano attico destinati a civile abitazione. Il progetto si articolava per piani tipo, ciascuno dei quali constava di sei appartamenti
serviti, a gruppi di tre, da un corpo scala ed un
ascensore.
Gli appartamenti presentavano tutti la medesima distribuzione interna: salone di ingresso,
due vani e servizi; ciascun appartamento era
dotato di due balconi (Fig. 1). Sul disegno del
prospetto principale sono chiaramente riconoscibili, in corrispondenza della superficie intera-

mente finestrata, i due corpi scala che si inseriscono nel complesso edilizio spezzandolo in tre
blocchi. Al settimo piano gli appartamenti erano
dotati di una scala interna che consentiva di
accedere al piano di copertura non calpestabile.
Le scale erano progettate impiegando lamiera
metallica pressopiegata, che poggiava ... su un
profilato HE incastrato nei muri dambito della
scala ...2; tali profilati risultavano visibili dallesterno cos come i controventi.
Il prospetto su via G. La Masa non presentava
aggetti ed era dominato dai volumi trasparenti
dei due corpi scala (Fig. 2).

Fig. 1. Pianta del piano tipo


Fig. 2. Prospetto su via La Masa

Note
1
2

Relazione di calcolo, Palermo, 1975.


Ibidem.
1

279

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

1976
2.21 - proGEtto di rEcupEro di caSa
iNGlESEiNcorSovittorioEmaNuElE,
palErmo
Impresa: Amoroso Costruzioni s.p.a.

Fig. 1. Pianta di uno degli alloggi ristrutturati

1977
2.22 - proGEttoEdirEzioNEdEilavori
dicaSaSciortiNo-rESidENzaNElla
piaNadEicolliiNviatommaSoNatalE
93G,palErmo
Committente: Salvatore Alfredo Sciortino e
Carolina Gugino
Impresa: Florio Costruzioni s.p.a., Palermo

280

Lattivit professionale di Benedetto Colajanni,


certamente incentrata su edilizia di nuova
costruzione e interventi su grande scala, comprendeva anche, sebbene limitatamente, alcuni
interventi di recupero edilizio e ristrutturazione.
Il progetto di recupero della Casa Inglese rientrava chiaramente in questa categoria; lintervento di recupero interessava una palazzina di
quattro piani sita in corso Vittorio Emanuele al
numero 52, nel tratto compreso tra piazza
Marina e Porta Felice, in pieno centro storico.
Sostanzialmente lintervento era finalizzato alla
realizzazione di un nuovo e pi funzionale corpo
scala che avrebbe poi consentito di recuperare
degli spazi e suddividere i cinque livelli su cui si
sviluppava la casa in appartamenti del tipo
duplex (Fig. 1).
Al piano terra lingombrante corpo scala veniva
demolito e sostituito con una scala del tipo a
chiocciola realizzando, accoppiando piano terra
e primo piano, il primo duplex; il secondo corpo
scala veniva a sua volta demolito e traslato per
gestire in maniera pi funzionale i vani a disposizione.
Allo spazio recuperato razionalizzando il vano
scala andava ad aggiungersi lintroduzione,
attraverso un gioco di quote e piani sfalsati, di
un ulteriore interpiano, realizzato al secondo liv-

ello. Il terzo piano manteneva lo status di appartamento simplex; al contrario il quarto veniva
collegato, tramite una scala a chiocciola, al
piano attico per il quale era previsto un ampliamento della superficie coperta.

Nel 1977 Benedetto Colajanni venne incaricato


dalla famiglia Sciortino della realizzazione di
una residenza unifamiliare nella Piana dei Colli,
localit Cardillo, in zona destinata a verde agricolo.
Venne redatta una prima versione di progetto,
per la cui realizzazione era stata rilasciata concessione dal Comune di Palermo il 20.05.1977,
che constava di due livelli, piano terra e primo
piano, entrambi destinati a uso residenziale. La
fabbrica si configurava come unampia villa a
corte, aperta sul lato sud. Al piano terra, nel
corpo centrale, che si sviluppava parallelamen-

te alla stradella condominiale, era collocato lingresso principale; da qui un disimpegno introduceva nella zona giorno, che occupava interamente il corpo centrale, costituito da un esagono irregolare, collegato al livello superiore da
una scala posta al centro.
Da questo blocco compatto sporgevano due
volumi triangolari, rispettivamente lingresso e il
vano cucina con lannessa terrazza coperta.
Lala est, un lungo corridoio che si sviluppava
ortogonalmente al corpo centrale, era dedicata
interamente alla zona notte, con camere disposte lungo il corridoio e dotate di terrazze indi-

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

Fig. 1. Pianta del piano terra

pendenti sullesterno.
Lala ovest, anchessa dedicata alla zona notte,
era inclinata di 45 rispetto al corpo centrale,
quasi a volere espandere lo spazio verde della
corte interna, su cui si sviluppava una terrazza a
raccordare i due corpi, est e centrale, con una
lunga passeggiata. Il primo piano constava di
soli due vani posti in corrispondenza del raccordo tra il corpo centrale e lala est della villa, la
restante superficie coperta era praticabile, ad
eccezione del volume triangolare dellingresso
che si presentava coperto con una falda inclinata.
Benedetto Colajanni, dopo aver curato la stesura del primo progetto, si occup anche della
redazione della variante, rilasciata nel 1979, e

della direzione dei lavori. Con la variante veniva


introdotto un piano cantinato, posto in corrispondenza del corpo centrale, adibito in parte a parcheggio e in parte destinato alla collocazione
dei locali tecnici (locale caldaia, vasche,
pompe). Al piano terra era prevista una rampa
per consentire laccesso carrabile al piano cantinato; la corte interna veniva enfatizzata sia
ampliando considerevolmente la superficie della
terrazza, sia incrementando la superficie delle
aperture; posto in asse con lingresso e lapertura centrale era lo scalone principale, che riproponeva specularmente la geometria esagonale
del corpo centrale (Fig. 1).
La netta separazione tra la zona giorno, compattata nel blocco esagonale, e la zona notte,

281

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Fig. 2. Prospetti
Fig. 3. Vista dellingresso
Fig. 4. Cartiglio delle fotografie

suddivisa nei due corpi laterali, non si proponeva soltanto dal punto di vista formale, ma veniva espressa anche nella tipologia strutturale dei
diversi corpi.
La zona centrale, che si sviluppava, come gi
detto, su tre livelli, si configurava come una
struttura intelaiata in c.a., i corpi laterali disposti

su un unico livello, al contrario, furono realizzati


in muratura portante.
A completare larticolata composizione vennero
previste e realizzate coperture variamente inclinate per il corpo centrale e coperture piane praticabili per le due ali laterali, che aumentano
ulteriormente gli spazi allaperto (Figg. 2-4).

282

ANTOLOGIA DEI PROGETTI - EDILIZIA RESIDENZIALE PRIVATA

1989
2.23 - rEcupEroEriStrutturazioNEdi
caSa Notarbartolo NEl palazzo
luNGariNiapalErmo
Propriet: Adelaide e Filippo Notarbartolo
Impresa: Amoroso costruzioni s.p.a.

Lappartamento, di propriet di Adelaide e


Filippo Notarbartolo, si collocava allinterno del
cinquecentesco Palazzo Lungarini (Fig. 1), nellomonima via, nel cuore del centro storico, nel
Mandamento Tribunali. Il sito, compreso tra
piazza Marina e la Chiesa di San Franscesco
dAssisi, era caratterizzato da unalta densit di
preesistenze storiche e, in particolare la via
Lungarini, caratterizzata da un andamento curvilineo, ... faceva parte del tessuto medioevale,
compatto e alveolato della citt antica, dove troviamo alcune residenze nobiliari rappresentative (Palazzo Malvagna Spedalotto, Palazzo
Mirto ecc.)1. Lintervento interessava quella
parte di Palazzo Lungarini non sottoposta a vincolo; lesclusione del vincolo era giustificata
dalla mancanza, nella parte interessata dai
lavori, delle caratteristiche architettoniche di
pregio proprie del resto delledificio. I lavori
riguardavano principalmente opere di manutenzione ordinaria e straordinaria; queste ultime
riguardavano soprattutto i solai, che versavano
in cattivo stato di conservazione e presentavano

segni di incipiente crollo. Pertanto lintervento fu


limitato essenzialmente alla parte strutturale,
senza che si apportassero modifiche sostanziali da un punto di vista distributivo (Figg. 2-4).

Fig. 1. Foto storica di Palazzo Lungarini


Fig. 2. Pianta del piano terra
Fig. 3. Pianta del piano primo
Fig. 4. Pianta dellultimo piano
1

283

LATTIVIT DI PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

2.24 - SiStEmazioNE portiNEria Edificioviacimbali,44

Benedetto Colajanni, oltre alla progettazione di


edilizia pubblica e privata era particolarmente
interessato alla progettazione degli interni e
degli arredi. Proprio in questa tipologia di lavori
si colloca il progetto di ristrutturazione della
portineria condominiale in via Cimbali n. 44.
Benedetto Colajanni si interess dell'intervento
sia in qualit di progettista che di direttore dei
lavori; questi ultimi prevedevano una nuova sistemazione dellandrone, che proponeva di svincolare gli spazi dal rigido assetto planimetrico
ad L con dei percorsi realizzati integrando univocamente gli elementi di arredo nellambito del
progetto. Particolare attenzione venne posta
nella scelta delle finiture; la pavimentazione
veniva realizzata con un rivestimento in marmo
bianco Crystal, marmo grigio Bardiglio e marmo

nero Marquinia da collocarsi secondo un disegno geometrico opportunamente studiato per sottolineare i percorsi da cui si potevano raggiungere gli appartamenti posti al piano terreno e i
vani scala e ascensore, cui si accedeva attraverso una porta vetrata. Veniva cos realizzata
una sorta di anticamera, nel quale erano collocati tutti i servizi comuni della portineria (cassette delle lettere, armadi), con il nuovo portone
di ingresso ruotato rispetto all'asse stradale; larmadio in legno Douglas occupava lintero
lato destro dellantingresso ed era progettato in
modo da dissimulare linclinazione del nuovo
percorso, che abbandonava loriginario andamento rettilineo, con delle riseghe riproposte
antisimmetrica