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Bill Gates, un genio per imprenditore

Ecco l'uomo più ricco sulla terra, il più ingegnoso programmatore vivente ed il lungimirante
inventore del basic, del dos, del mouse, delle finestre, delle icone e del personal computer.
Wow! A dire il vero Gates non fu che un abile imprenditore del proprio e, più che altro,
dell'altrui talento.
L'idea di Bill fu dapprima quella di realizzare una versione di Basic per Altair , unendo la
semplicità d'uso di quel linguaggio simbolico alla competitività del nuovo calcolatore.
Tutto il lavoro fu purtroppo trafugato un anno più tardi dagli stessi compagni e distribuito
gratuitamente. Fu questa una delle prime azioni storiche degli Hacker, un evento che indusse
Bill a rilasciare una lettera aperta nella quale si evidenziava come la pratica della pirateria
scoraggiasse i programmatori, rendendo la loro fatica meno remunerativa. Una netta smentita
si sarebbe prospettata solo molto più tardi con il successo di Linux e dell'open Source.
Frattanto i guai continuarono a seguito della inaspettata decisione di Ed Roberts (proprietario di
Altair) di chiudere i battenti e darsi alla pediatria. La Pertec, azienda acquirente della Mits di
Roberts, tentò a questo punto di impadronirsi per vie legali dell'operato di Bill (il porting del
basic ed un sistema capace di far comunicare l'Altair con dischi esterni). I due vinsero la partita
e passarono alla IBM.
Siamo nel 1980, l'anno della diffusione del pc a suon di Sinclair zx81 e, successivamente, di
vic20 e commodore 64.
Vi starete chiedendo cosa spinse IBM ad assumere un misconosciuto hacker appena 25enne
per curare la progettazione di un nuovo sistema operativo?
Probabilmente l'influente mamma del suddetto giovincello, amica della massima carica direttiva
di Ibm, o almeno così di dice.
Frattanto la Apple si faceva strada a scapito dell'azienda concorrente, che accetto la proposta di
Gates, il quale avrebbe offerto un prodotto finito in tempi brevissimi.
In verità Bill agì d'astuzia comprando dalla Seattle Computers il Q-Dos (quick and dirt operative
system), sorta di catenaccio informatico che egli seppe rimaneggiare sino ad ottenere la forma
nota come Ms-Dos (Microsoft Dos).
In ultima analisi Gates applicò uno stratagemma contrattuale che gli consentì di "rivendere"
liberamente ad altri la licenza per il programma Q-Dos di Paterson, a sua volta copiato
illegittimamente dal Cp/m di Kildall. Incredibile!
Kildall reagì con tenacia fino alla morte nel 1984 ad opera di un gruppo di fanatici motociclisti
che non gradirono l'insegna "Harley" sul suo giubbotto.
Per Ibm, che aveva tentato di corromperlo con una somma di 800.000 dollari, fu una vera
liberazione.
Successivamente Gates sgambettò l'Ibm con una mossa abilissima e spregiudicata, investendo
il tutto per tutto sul proprio sistema operativo (Windows 3) e non su quello proposto da IBM
(OS/2).
Il resto è naturalmente storia. Una storia che finì per premiare i potenti e schiacciare coloro che
non disponevano di tanta liquidità ma solo di un gran talento. Tra gli altri "cadaveri" tecnologici
che Gates si è lasciato alle spalle, ricordiamo la Sinclair, la Atari e la Texas Instruments.
Il basic ed Altair 8800. Il Basic non fu frutto della creatività di Gates ma di John Kemeny e
Thomas Kurtz, un assistente di Einstein ed un suo collega, i quali,nel lontano 1964
(precisamente alle 2 del mattino del 4 maggio) eseguirono la prima applicazione "basica"
presso il Dartmouth College nel New Hampshire (USA). Il basic rappresentò il primo linguaggio
di programmazione "a misura d'uomo" che, sostituendo le fila di numeri del linguaggio
macchina con operatori logici in lingua inglese, consegnò ad un vasto numero di individui la
possibilità di intervenire in questioni fino a poco tempo prima riservate ad una strettissima
cerchia di esperti. Gates seppe coglierne la portata rivoluzionaria e le conseguenti possibilità
commerciali, soprattutto in rapporto alla commercializzazione di Altair 8800, il primo pc di un
certo successo realizzato dalla MITS di Ed Roberts.
Il primo pc. Anche l'invenzione del pc è da attribuire ad altri e non a Gates, più esattamente ad
un vietnamita che pubblicò in Francia un esoso e fallimentare apparecchio chiamato Micral
(1973).
Non ebbe alcun successo soprattutto per via del prezzo elevato, circa 3 milioni di lire attuali.
Ricordiamo che il calcolatore Altair della MITS divenne molto popolare tra gli Hacker di seconda
generazione, di cui lo stesso Gates faceva parte, anche in virtù del prezzo accessibile.
Il miracolo di Warren Buffett
L'incredibile ascesa di Warren Buffett è una delle storie del mondo della finanza che vale la
pena raccontare.

Cosa avrà mai fatto questo signore americano di 71 anni per diventare la Bibbia degli
investitori di tutto il mondo?

Semplice: mezzo secolo fa iniziò la sua carriera di investitore con circa 10 mila dollari. Oggi si
ritrova con una fortuna personale di 36 miliardi di dollari, al cambio circa 75 mila miliardi di
lire.

Ciò ne fa non solo il secondo uomo più ricco d'America e del mondo, dopo Bill Gates, ma anche
uno dei più grandi investitori in azioni di tutti i tempi.

Buffett si è sempre occupato dei suoi investimenti, senza mai fare altro. Ancora oggi vive in
Nebraska ad Ohama, la sua città natale, nella stessa casa che ha comprato nel lontano 1956.
Sembra che a parte l'amore per la Coca Cola, la bistecca e gli hamburger, non abbia molti altri
interessi.

Ha sempre avuto un'etica sul lavoro molto forte: non ha mai mirato tanto al suo personale
guadagno (ancora oggi Buffett reinveste nella sua holding, la Berkshire Hathaway, il 99% di
quello che guadagna) quanto a far crescere il denaro di quelli che lui chiama affettuosamente i
suoi "partners", che poi sono gli azionisti della sua società.

Ogni anno incontra i suoi soci. All'inizio i raduni si tenevano nella sua casa, oggi avvengono
negli stadi. Nei report annuali che manda ai suoi azionisti, spiega perché ha deciso di investire
in una società, quali sono i business che hanno garantito i ritorni più elevati e come si sono
comportanti i manager delle società di cui la holding detiene delle partecipazioni.

Vi chiederete quale sia il segreto di un successo così clamoroso e duraturo. Coma ha fatto,
Buffett, a fiutare gli investimenti giusti per decenni? La sua ricetta è semplice e ve la
raccontiamo nella news che affianca questo articolo.

Il segreto dei suoi investimenti. Warren Buffett ha sempre applicato poche, essenziali
regole.

• Ha investito in aziende che capiva, o perché era un diretto consumatore (come la Coca Cola)
o perché operavano in settori a lui familiari (ad esempio le assicurazioni per auto). Non ha mai
investito in società dell'alta tecnologia o del settore Internet perché ammette che, non
capendole, non è in grado di valutarne il potenziale.

• Ha sempre guardato al potenziale di crescita della società nel lungo periodo, considerando
ognuno dei suoi investimenti un impegno a lungo termine paragonabile a un matrimonio.

• Non si è mai limitato a valutare il business di una società, ma ha sempre prestato grande
attenzione alla competenza e soprattutto all'onestà del management. È una conditio sine qua
non affinché chi dirige la società pensi in primis a creare valore per gli azionisti e poi al proprio
guadagno.

• Si è concentrato su pochi titoli, per poter seguire meglio i suoi investimenti.

• Ha sempre investito in società leader nel proprio settore, dotate di un vantaggio competitivo
difficilmente imitabile dai concorrenti.

La filosofia di Warren Buffett. Sulla ricchezza personale: "Probabilmente voi penserete che
essere ricchi come me è una gran bella cosa, e vi dirò la verità… non è poi così brutto. Ma il
fatto è che dormo sullo stesso materasso su cui dormite voi e mangio gli stessi hamburger che
mangiate voi. Potete vivere altrettanto bene rispetto a come vivo io. Io magari vado a
mangiare da McDonald un po' più spesso perché ne sono il proprietario e quando esco da
questa sala, invece che in auto, torno a casa in jet privato".

Sulle cose importanti della vita: "Guadagnerete sicuramente abbastanza denaro nella vita, non
perdete tempo a preoccuparvi per questo. Le cose veramente importanti sono la salute e
l'amore. Il denaro aiuta un po' con la salute, ma non certo con l'amore, perché per essere
amati bisogna essere amabili e non ricchi".

Sul fare ciò che piace di più: "Non cambierei niente della mia vita. La mia professione di
investitore è esattamente quello che mi piace fare, con tutti i soldi che ho sarei poco saggio a
non fare quello che mi piace veramente. Penso che scegliere un lavoro oggi che non piace nella
speranza di averne uno che piace in futuro è come tenere da parte il sesso per quando si è
vecchi".

Tax manager, l'uomo che riduce le tasse


Ecco gli uomini delle tasse, quelli che sanno tutto in materia fiscale. Promossi da fiscalisti a
ricercati tax manager. E non è solo il nome ad essere cambiato. Il ruolo di un tax manager non
è più limitato all'assicurazione delle attività di compliance, a garantire cioè che tutti gli
adempimenti fiscali vengano rispettati.

Il valore aggiunto di un tax manager è nella sua capacità di ottimizzare la leva fiscale, cioè
minimizzare il carico complessivo del gruppo. Si devono scegliere le soluzioni più vantaggiose
dal punto di vista fiscale, ma anche quelle con le minori controindicazioni, che offrono cioè il
minor livello di rischio, sia per il presente, sia in una prospettiva di medio/lungo periodo. Ogni
azienda deve cercare di essere il più adempiente possibile senza però intralciare o peggio
ancora frenare la propria attività economica.
Per questo è necessaria se non indispensabile un'integrazione con gli altri settori dell'azienda in
cui il tax manager lavora.

Quella del tax manager non è infatti una semplice funzione di staff: la divisione fiscale è
sempre più integrata alla gestione ordinaria per evitare che la variabile fiscale diventi un limite
operativo. È importante quindi che il tax manager comprenda il business della società in cui
opera e non si limiti ad essere competente nel proprio settore, altrimenti tornerebbe ad essere
un grigio fiscalista alieno dalle problematiche globali della sua azienda.

La componente fiscale è oggi in grado di condizionare le scelte aziendali assumendo un ruolo


strategico nell'ambito della gestione e pianificazione finanziaria dell'azienda. In Italia in
particolar modo le norme fiscali cambiano alla velocità della luce e la regolamentazione è
incredibilmente farraginosa e complicata tanto da ripercuotersi sul costo finale del prodotto o
del servizio, e in alcuni casi ne impedisce addirittura il lancio. Il tax manager è quindi a stretto
contatto con il consiglio d'amministrazione e con le strategie aziendali.

Solo negli ultimi anni il ruolo dell'esperto di tasse ha cominciato ad essere apprezzato e
riconosciuto anche se le retribuzioni sono ancora distanti dai colleghi del marketing o della
finanza. Sono inoltre soltanto le aziende grandi, o medio-grandi che internalizzano la funzione
del tax manager che resta, nella maggior parte dei casi, un consulente esterno.

Come si diventa manager delle tasse? Tax manager non si nasce. Vediamo allora come ci si
diventa. Diventare responsabili fiscali di una grande azienda richiede prima di tutto un'ottima
preparazione. Si comincia da una laurea in giurisprudenza o economia e commercio. Ma il
pianeta tasse è davvero complesso, diventa quindi necessario sviluppare approfondite
conoscenze in materia di normativa civilistica e fiscale, un master in diritto tributario è perfetto!
Poi si comincia con la consulenza, meglio se in una delle grandi società di revisione dove si
possono imparare tecniche di contabilità e bilancio e soprattutto si impara a lavorare in team e
magari si ha anche la possibilità di lavorare all'estero e conoscere realtà diverse.

I conti in tasca al tax manager. I tax manager dicono di loro stessi che sono molto temuti
ma poco stimati. Lamentano retribuzioni decisamente inferiori ad esempio a quelle dei
responsabili marketing o finanza. Il tax manager di una grande azienda guadagna in media 200
milioni lordi all'anno, a questi va aggiunta la componente variabile che tra stock optino e premi
vari si aggira intorno al 20-30% dello stipendio base. Il peso del bonus sulla retribuzione
complessiva dipende dall'importanza che una società attribuisce alle attività di tax manager,
intese in senso globale, cioè non solo come funzione di garanzia del rispetto degli adempimenti
previsti dalla legge, ma anche come consulenza e supporto nelle scelte strategiche e come
ottimizzazione del carico fiscale.

J.P. Morgan: lo zio Paperone d'America


Aveva ragione Adam Smith? Può l'interesse individuale trasformarsi in benessere collettivo?
Ecco la storia di un uomo che dell'assunto smithiano ha fatto una filosofia di vita diventando un
grande protagonista della storia economica degli Stati Uniti. John Pierpont Morgan (1837-1913)
visse a lungo in Europa, studiò in Inghilterra ed in Svizzera e frequentò l'Università in
Germania, a Gottingen, dove si laureò nel 1856. Tornò in America nel 1859 e cominciò la sua
ascesa commerciando cotone.

A cavallo tra l' '800 e il '900 questo personaggio controverso e contraddittorio riuscì a
trasformarsi da semplice imprenditore a finanziere di successo, diventando uno degli uomini più
ricchi del mondo e il banchiere più importante in assoluto. Fu lui a risollevare le finanze degli
Stati Uniti, permettendo a un'intera nazione di uscire da una situazione di indebitamento per
entrare in una condizione di autosufficienza economica. Inoltre, grazie al suo straordinario fiuto
per gli affari nacquero in America compagnie come la General Electric e la U.S. Steel,
l'acciaieria più importante d'America, che ebbe un boom in occasione della costruzione della
grande rete ferroviaria che attraversa il Paese. Fu Morgan infatti a convincere i governi
dell'importanza di quel collegamento e fu lui a seguirne gran parte della costruzione.

Le titaniche ricchezze che accumulò nel corso della sua vita furono però non soltanto frutto di
una rara perspicacia affaristica ma anche di un approccio "smithiano" all' economia del Paese:
Morgan fu sempre convinto che quello che era un bene per lui si trasformasse in ricchezza per
il Paese. In un certo senso aveva ragione, la storia economica e finanziaria degli Stati Uniti
venne costantemente condizionata nel suo processo di crescita, dal suo personale tornaconto e
dal suo profitto. Verso la fine della sua vita si rese probabilmente conto della sterilità del
patrimonio accumulato e diventò un appassionato collezionista d'arte: raccolse quadri, sculture,
libri di impagabile bellezza e valore.

J.P.Morgan oggi: una grande banca d'investimenti. Oggi "JP Morgan" è il nome di una
grande società finanziaria, punto cruciale nella circolazione del denaro; non solo, essa si occupa
di fornire rating, dare cioè valutazioni e giudizi sulle società quotate e non. I suoi rating sono
tra i più apprezzati ed attendibili del settore. Nel campo del risparmio gestito, la JP Morgan ha
sul mercato centinaia di fondi e sicav di diritto estero che investono in qualsiasi area geografica
del mondo ed in svariati settori specializzati. Tali servizi finanziari, vista l'importanza del nome,
vengono venduti anche in Italia dalle principali banche del nostro Paese. La banca d'affari JP
Morgan è anche sostenitrice, tramite investimenti propri, dello sviluppo economico di alcune
aree geografiche ad alto potenziale di crescita, come ad esempio l'Estremo Oriente. Per la
grande esperienza nel settore della finanza "totale" la JP Morgan vanta analisti e broker di
altissimo livello provenienti dalle maggiori università di economia del mondo.

Una nuova biografia per JP. Jean Strouse si avventura in una approfondita ricerca sulla vita
del banchiere e finanziere che ha aiutato l'America ad evitare un crack che poteva essere ben
più grave di quello del 1929. Strouse racconta di come Morgan abbia al tempo stesso colto
l'occasione per prendere il controllo della Borsa grazie ad una serie di prestiti in oro che
risanarono le finanze pubbliche. Strouse si sofferma sull'eclettica personalità di Morgan e sul
suo grande amore per l'arte, che lo portò, alla morte, a donare tutto il suo patrimonio artistico
al Metropolitan Museum di New York. La simpatia nei confronti del personaggio nasce proprio
da questa particolare caratteristica di Morgan, che ha sicuramente contribuito a renderlo più
amato.
La Morgan Library di New York. Dalla grande passione dell'eclettico J.P. Morgan per l'arte
ed il collezionismo, è nata la Morgan Library, tuttora importante punto di riferimento per la vita
culturale di New York. La Morgan Library era lo studio privato del grande banchiere, nel 1906
fu ristrutturata per accogliere ed esporre al pubblico i pezzi migliori della sua collezione privata
d'arte e libri rari. Oggi la Morgan Library è una vera e propria galleria che ospita mostre
permanenti e temporanee soprattutto di pittura e stampa antica. L'antico studio del grande
finanziere lascia davvero stupiti i visitatori: la sala di lettura è tappezzata di damasco rosso,
con scaffali in mogano che raccolgono rarissimi libri e manoscritti storici. Nulla è lasciato al
caso e perfino il soffitto è decorato da un affresco del XVI secolo, probabilmente realizzato da
un italiano.

Il naufragio scampato. La vita di Morgan sembra aver attraversato gli eventi più importanti e
famosi della storia americana tra '800 e '900. È stata una serie incredibile di coincidenze a
tenere lontano dal disastro del Titanic il facoltoso finanziere. Infatti, a causa di alcuni
contrattempi d'affari, non riuscì a salire a bordo il 15 aprile 1912, giorno del viaggio inaugurale.
A Morgan, uno dei finanziatori più importanti del Titanic, era stata naturalmente riservata la
migliore suite di bordo. Possiamo immaginare con quale disappunto fu costretto a cancellare la
prenotazione per un viaggio così importante a bordo del transatlantico di cui lui stesso aveva
reso possibile la costruzione. La fortuna sembrò baciarlo nuovamente e quel 15 aprile 1912
Morgan rimase con i piedi sulla terraferma.

Etna Valley: il silicio sotto il vulcano


La storia del successo di questo luogo comincia agli inizi degli anni '80. Siamo a Catania, una
città che sta cominciando a cambiare: non più solo boss, mafia e omicidi, ma una nuova voglia
di vita, cultura, tecnologia ed innovazione.

Scommettere su una realtà ancora così delicata, così in bilico tra passato oscuro e futuro
promettente, non deve essere stato facile neanche per chi coltivava sogni ambiziosi come
Pasquale Pistorio. Il sogno era quello di creare un'Etna Valley, far crescere proprio a Catania
uno dei poli tecnologici più avanzati del Paese. Fare insomma concorrenza ai grandi centri della
high technology. Un sogno che sembrò velleitario a molti e che invece è diventato realtà
nell'arco di poco più di un decennio, grazie ad una sorta di miscela positiva.
La new economy ha trasformato l'area attorno a Catania nella culla nazionale dell'hi-tech grazie
alla presenza di imprese italiane e straniere come Ibm, Jp Morgan, Ge Capital, Nokia, Alcatel,
Canon, Omnitel e St Microelectronics. E proprio la siciliana St Microelectronics di Pasquale
Pistorio sembra aver guidato la riscossa economica dell'isola.

Il primo insediamento di St Microelectronics nasce a Catania nel 1961. È una fabbrica di


transistor della Ates. Nel corso degli anni '60 e '70 Catania resterà per la Ates un'unità
esclusivamente produttiva, anche perché in quegli anni la Sgs Ates subì un pesante processo
involutivo e fu costretta ad abbandonare ogni ambizione di presenza multinazionale. Intanto il
personale a Catania cresceva a dismisura: 2000 unità. Arrivarono poi gli anni '80 e qualcosa
sembrò risvegliarsi: inizia l'opera di innovazione e rilancio dello stabilimento catanese. Ora il
cuore dello stabilimento passa dall'assemblaggio di componenti alla funzione tecnologicamente
avanzata di diffusione di chip su fette di silicio. Nasce l'attività di ricerca e sviluppo di prodotti
ad alto valore aggiunto, lo stabilimento di Catania si trasforma presto in un'unità integrata e
fortemente autonoma, diventa responsabile di ricerca, sviluppo, produzione e marketing a
livello mondiale per una vasta gamma di prodotti.

Nel 1995 si ha un'impennata di assunzioni ed attività, nel 1997 il sito di Catania è


all'avanguardia del processo tecnologico dei semiconduttori e conquistando il settimo posto
nella classifica mondiale dei produttori di chip.
L'ambizione è oggi quella di realizzare il più avanzato complesso manifatturiero ad altissima
tecnologia esistente in Europa e nel mondo. Detto fatto: a febbraio sono infatti partiti i lavori
per il nuovo impianto, denominato M6; l'investimento è di 1,5 miliardi di dollari (pari a circa
3mila miliardi di lire), nell'arco del quinquennio 2001-2005.
La ricerca e gli investimenti ad essa destinati hanno giocato un ruolo importante in questa
crescita tecnologica: l'investimento per la ricerca nello stabilimento catanese è pari all'1% delle
spese di ricerca industriale nell'intera nazione!

Il nuovo stabilimento impiegherà le tecnologie più avanzate oggi disponibili al mondo:


geometrie da 0,13 a 0,1 micron per processare fino a 9mila fette di silicio ogni settimana da
otto a dodici pollici (da 200 a 300 millimetri). Il Modulo 6 è destinato alla produzione di
memorie flash ed altre memorie non volatili (dispositivi a semiconduttori che non perdono il
contenuto di informazioni in mancanza di energia) di cui la ST è il secondo produttore
mondiale. "Con il modulo di Catania - ha detto Pasquale Pistorio - puntiamo a diventare primi,
conquistando nuove quote di mercato. Ogni investimento che abbiamo effettuato a Catania ha
confermato che questo è uno dei luoghi più interessanti al mondo per le industrie ad alta
tecnologia: per la disponibilità delle risorse umane, l'eccellente ruolo dell'Università e il
rapporto di collaborazione con gli enti locali".

Alla St Microelectronics la parola d'ordine per essere concorrenziali è "usare il cervello",


soprattutto visto il patrimonio intellettuale della regione.

Pasquale Pistorio: creatività, ambizione ed intelligenza. Comincia nel 1963 con una
laurea in ingegneria ad indirizzo elettronico al Politecnico di Torino. Inizia la carriera
professionale come venditore di semiconduttori per un agente della Motorola di Torino, poi si
trasferisce a Milano.

Nel 1976 entra nella Motorola e, nel giugno 1970, è nominato direttore marketing per l'Europa.

Pistorio sale velocemente i gradini fino alle posizioni di vertice: direttore mondiale per il
marketing a Phoenix in Arizona, e vice presidente della Motorola Corporation. Nel novembre
1978 diventa direttore generale dell'International Semiconductor Division di Motorola e
responsabile per la progettazione, la produzione ed il marketing di tutte le aree al di fuori degli
Stati Uniti.

Nel maggio 1987 viene nominato presidente e Ceo (capo dell'ufficio esecutivo) della SGS-
THOMSON Microelectronics, la multinazionale di semiconduttori nata dalla fusione tra la SGS
italiana (Iri-Finmeccanica) e la francese Thomson Semiconducteurs (Thomson SA). È qui che
Pistorio dà il meglio di sé. "La persona - spiega Pistorio - viene anzitutto: se vuoi che gli altri ti
seguano, occorre che tu sappia stabilire con loro un rapporto diretto basato sul rispetto della
persona, delle sue competenze, del suo ruolo". Questa è la sua filosofia, una filosofia che ha
dato i suoi frutti.

L'ultima frontiera del silicio. Chip sempre più veloci e computer incredibilmente più potenti
grazie ad un laser al silicio che renderà concreto il sogno di realizzare microchip mille volte
migliori degli attuali e infinitamente piccoli, di dimensioni inimmaginabili. I ricercatori dicono
che presto saranno in grado di fabbricare un laser al silicio, questo vuol dire che sarà possibile
integrare laser e microprocessori in uno stesso chip. Per farla più difficile, sarà possibile
utilizzare al tempo stesso fotoni ed elettroni.

La Tatcher della finanza


Clara Furse è dal 1° febbraio di quest'anno la prima donna nella storia della Borsa Valori di
Londra ad occupare la prestigiosa carica di esecutivo principale. Sulle pagine dei quotidiani
sono apparsi titoli come "Una donna alla guida del club per soli gentiluomini".
Il posto era vacante dal settembre dell'anno precedente, da quando il vecchio capo Gavin
Casey si era ritirato dopo il fallimento della fusione con la Borsa di Francoforte.

Clara, nata in Canada da genitori olandesi, di spirito calvinista, ha sempre avuto un carattere
forte e pronto a raccogliere le sfide che la crescita professionale le presentava. Nell'ambiente è
stimata soprattutto per essere una donna di polso e affabile nello stesso tempo.
Malgrado la sua mancanza di esperienza all'interno del mercato borsistico, molti azionisti la
hanno descritta come altamente competente. Ma il suo compito non sarà facile: la Borsa di
Londra, pur essendo seconda solo a Wall Street, è ormai obsoleta e i cambiamenti da realizzare
sono tanti. Innanzitutto dovrà adeguarla alle nuove tecnologie, un compito che dovrebbe
rivelarsi abbastanza semplice per lei che conosce perfettamente il mondo dell'IT e dei media.
Obiettivo da raggiungere?
Rinforzare la potenza della Gran Bretagna nel commercio europeo. In particolare, contribuire a
forgiare una strategia vincente che sia di stimolo ad un'industria sempre più competitiva. Tra le
previsioni future anche la possibilità di un'associazione o persino una fusione con il Nasdaq
degli Stati Uniti.
Clara ha dunque il difficile compito di portare ordine all'interno di una confusa e vasta chiesa,
che mescola i mediatori domestici e le banche globali, ognuno con obiettivi diversi e spesso in
contrasto.

Chi è Clara Furse? Canadese di origine olandese, Clara Furse, 43 anni, madre di tre bambini,
ha una reputazione straordinaria. Da vent'anni nella City, ha fatto carriera discretamente. Ha
studiato alla London School of Economics. È stata vice-presidente del Liffe, London
International Finance Futures and Options Exchange dal '97 al '99, guidandolo con successo
attraverso una radicale rivoluzione tecnologica. Ma non è un'oscura tecnocrate. Famosa per
l'intelligenza tagliente come un rasoio, Furse è anche una che non ha paura di farsi dei nemici.
Soprannominata axe-woman, la donna con l'ascia, di teste ne ha tagliate parecchie. Da capo
esecutivo del Crédit Lyonnais Rouse, che si occupa degli strumenti finanziari derivati, ha
ringraziato e salutato il 60 per cento dello staff. Il suo coraggio e la sua durezza sono le qualità
indispensabili per un capo che dovrà sbarazzarsi degli interessi particolari delle fazioni
che.governano la Borsa di Old Broad Street. Clara parla cinque lingue: inglese, francese,
tedesco, spagnolo e olandese. Infine, il suo profilo internazionale soddisfa anche l'esigenza per
Londra di una mentalità meno insulare.

La borsa di Londra: 200 e più anni di storia! L'indirizzo storico del London Stock Exchange
è Old Broad Street. Ma la prima Borsa valori fu fondata in Threadneedle Street nel 1773. Prima
ancora, nel XVII e XVIII secolo, gli agenti di cambio si incontravano nei caffè della City. Fino al
1914 il London Stock Exchange fu il più grande del mondo; ora è il terzo dopo Tokyo e New
York. L'edificio, che risale al 1969, era la sede della frenetica sala degli scambi; nel 1986 le
procedure furono computerizzate e la sala perse la sua utilità. La galleria del pubblico rimase
aperta per un breve periodo e fu chiusa a seguito di un attentato terroristico mancato.
Purtroppo oggi l'edificio è chiuso al pubblico.

Ricchi e potenti con la new economy


In Italia la new economy tira ed è fonte di colossali affari, oltre che di qualche sonoro tonfo. Ma
al suo interno quali sono i settori che più conteranno nei prossimi anni? In altre parole, dove
conviene puntare per diventare protagonisti del business?

In cima alla lista ci sono certamente l'Umts e la "conversione" al web delle grandi aziende, ma
anche la fornitura dei ferri del mestiere, cioè hardware e software, è una strada che vale la
pena percorrere.

Iniziamo dall'Umts che, dopo aver dissanguato decine di mega imprese in tutta Europa, ha
tutte le carte in regola per trasformarsi in un forziere cui attingere ricavi a piene mani. Si
prevede che in futuro un gestore otterrà 10 lire da un minuto di traffico telefonico tradizionale
e ben 300 da un minuto di traffico di Umts, senza considerare le transazioni di commercio
elettronico e la pubblicità.

È presumibile che, se il nuovo servizio sfonderà, i top manager Umts saranno tra i più pagati e i
più potenti del mercato. La loro sfida sarà non solo di arrivare ai consumatori prima dei
concorrenti, ma di convincere gli italiani della convenienza del servizio. Nessun dubbio
sull'appeal dell'Internet mobile, ma i costi per gli utenti saranno considerevoli, per cui la
campagna pubblicitaria sarà assolutamente fondamentale.
Altro settore vincente sarà quello del trasferimento dalla old alla new economy dei grandi
colossi della finanza, dei trasporti, dell'energia, dei servizi. Chi riuscirà a rendersi protagonista
di questo colossale rinnovamento guadagnerà quasi certamente posizioni di vertice nella
gerarchia economica, potendo sfruttare le migliaia di miliardi che soprattutto i big del credito e
dell'editoria metteranno in gioco per arricchire la propria offerta.

Già molti gruppi bancari hanno investito massicciamente, ma il più deve ancora arrivare,
considerando che gran parte della galassia assicurativa è ancora estranea a Internet e prima o
poi dovrà entrare in Rete. Non dimentichiamo, poi, che i colossi del settore automobilistico si
stanno "new economizzando" su larga scala. La Fiat, per esempio, fino al 2003 investirà quasi
500 miliardi.

I "padroni" del futuro. Chi è Vincenzo Novari? E il nome Mauro Sentinelli vi dice qualcosa?
Sono rispettivamente l'amministratore delegato di Andala, il consorzio che ha vinto una delle
concessioni Umts e che presto si chiamerà H3G Italia, e il direttore generale di Tim, incaricato
di seguire il lancio della telefonia di terza generazione. Sono tra i manager di cui sentiremo
molto parlare in un prossimo futuro, in quanto strateghi dei servizi iper tecnologici che ci
cambieranno la vita.

Ovvio che non siano gli unici, ma certamente sono tra i più influenti. Stesso discorso per chi
comanda le cosiddette Internet Bank: Alessandro Foti, patron della Fineco, e Ennio Doris, di
Mediolanum, sono ottimi rappresentanti di una schiera di "e-banchieri" destinati a contare in
modo crescente. Figure emergenti sono anche i responsabili del business on line per i giganti
dell'energia, tra cui Luigi Salvador (Agip) e Gadiel Toaff (Enichem).

Negli Usa stipendi da capogiro. Quasi 18 milioni di dollari a testa in un anno, più o meno 36
miliardi di lire. È quanto hanno incassato nel 1999, secondo un'analisi del quotidiano Usa
Today, i 200 manager meglio pagati d'America. Ma fra i top manager della new e della old
economy il divario è stato notevole: per i primi, infatti, la media è stata di 46 milioni di dollari
annui, per gli altri di "soli" 13 milioni.

In testa alla classifica, con sette esponenti fra i primi dieci, ci sono i capitani della nuova
economia. I più ricchi diventano di anno in anno sempre più giovani: quattro dei primi dieci,
infatti, hanno meno di 50 anni. A guidare la top ten dei paperoni è stato Timothy Koogle, il
capo del portale Internet Yahoo!, che ha battuto uno dei suoi più agguerriti concorrenti, Steve
Case, alla guida di America Online.

E-TREE, la "compagnia che non dorme mai"!


Da Srl a Spa con un aumento di capitale da 25 milioni di lire a più di 2,3 miliardi di lire. Questo
il risultato finanziario di una webcompany che, nata poco più di due anni fa, ha avuto una
crescita economica velocissima: dai 320 milioni di lire di fatturato dell'esercizio 1998, dopo solo
3 mesi dall'apertura, ai 3,2 miliardi di lire del 1999, fino ai circa 20 miliardi del 2000,
registrando così una crescita del 500% rispetto all'anno precedente.

Questa è la storia di un gruppo di persone giovani e entusiaste che della new economy hanno
fatto una filosofia di vita, e che sono riuscite ad applicare con successo l'innovazione
tecnologica all'interno del rigido mondo del business.

Nata a Treviso nel settembre del 1998, E-TREE realizza portali verticali e orizzontali
personalizzati ad alta innovazione tecnologica per il business to business e il business to
consumer. Andersen Consulting, Finmatica, Il Sole 24 Ore, sono solo alcuni nomi prestigiosi
della lista dei suoi clienti. Ma E-TREE è diversa dalle altre web agency si contraddistingue
immediatamente per il clima di informalità che regna in azienda. Il direttore dell'agenzia
Riccardo Donadon spiega di essere stato influenzato in questo senso dalla sua precedente
esperienza in Benetton, dove rigidità e gerarchie non erano di casa.

Dunque libertà e responsabilità (quasi) totale per i dipendenti di E-TREE, che sono trainati dalla
passione per tutto quello che odora di pc e guidati dall'aspettativa del premio finale. Alla fine
del 2000 la compagnia ha superato i 20 miliardi del budget annuo e il direttore ha regalato a
tutti 7 mensilità in più.

"No-sleeping company" è uno slogan che dimostra come il team sia sempre pronto a lavorare
sulle emergenze e a battere sul tempo tutti i concorrenti. Il fatto di vivere di corsa, sembra
divertire i giovani dipendenti dell'azienda che da appassionati di computer sono diventati dei
veri e propri maghi di Internet, grazie anche alla formazione e alle specializzazioni conquistate
negli Stati Uniti.

L'organizzazione del lavoro si basa su progetti, ognuno dei quali raccoglie un gruppo di lavoro
che sta insieme per sette, otto settimane al massimo, poi tutto deve essere online. E quando
parte un progetto tutte le energie sono dedicate all'obiettivo finale: niente orari e la vita privata
si trasferisce nell'ex fonderia ristrutturata di E-TREE, a partire da Donadon che pur avendo solo
33 anni è il più vecchio di tutti. Lavoro e vita privata si fondono sempre più in un intreccio
inscindibile. E ci chiediamo: ma l'espressione "tempo libero" ha ancora un qualche significato
per questi volontari della new economy?

L' originalità della sede. Il motivo sono i 150 dipendenti di cui almeno un terzo provenienti
da varie parti d'Italia quasi tutti under 30. Queste persone alloggiano in 14 appartamenti a
Treviso ma trascorrono molto tempo in azienda perché lo trovano divertente, e forse perché
ricostruirsi una vita in una nuova città è difficile ed è più facile legare con le persone con cui si
è più a contatto. E-TREE ha la sua sede operativa in quattro spazi open space (lofts) di più di
4000 mq dove lavorano tutti i dipendenti a seconda delle varie competenze tecniche e creative.
Il primo loft è anche il più vecchio, ha 700 mq che alle origini sembravano infiniti, ma poi lo
spazio un po' alla volta è stato occupato ed è venuto a mancare perché il personale aumentava
e anche le esigenze operative. Oggi è disseminato di scimmie: da quelle di peluche che
pendono dal soffitto a quelle disegnate nelle pareti. Il loft numero due è nato a luglio del 1999
ed è occupato da WEBANANA, la divisione grafica e creativa. C'è una pista polystil, letti a
castello, biliardo e calcetto balilla. Il terzo loft si chiama HEADQUARTERS, e si estende su 700
mq dedicati a coloro che ricoprono le diverse funzioni della struttura di E-TREE. C'è una
cantinetta, due tavoli da ping-pong, sedie colorate ovunque. Infine, l'ultimo loft è quello più
grande: 2000 mq open space che possono arrivare ad ospitare 192 posti di lavoro. Si tratta di
un vecchio bowling adesso ristrutturato. C'è un giardinetto Zen, una palestra, due calcetto
balilla, un soppalco Austin Power style, un bar e due piste da bowling in onore della vecchia
gestione.

Una nuova tecnica di recruiting. Al Bar Le colonne di Milano e alla Vineria Reggio di Campo
dei Fiori a Roma si sono presentati un gran numero di ragazzi esperti di Internet, pronti a dare
il proprio curriculum per entrare nella società trevigiana. L'invito a presentarsi in vineria è
arrivato sottoforma di email a tutte le persone che avevano risposto alle inserzioni di ricerca di
personale comparse sul sito di E-TREE. I tavolini dei bar sono stati occupati da ragazzi che
invece di parlare delle solite cose stavolta parlavano di Internet e delle loro esperienze
professionali. In questo modo "l'impresa-casa" è riuscita a destrutturate anche un altro dei
pilastri della old economy: il colloquio di lavoro formale e studiato, morte della spontaneità e
fonte di imbarazzo per molti giovani che cercano lavoro. Non solo. Ma l'attenzione per le risorse
umane ha dato ad E-TREE un turnover pari a zero e l'azienda vuole mantenere questo piccolo
record.

Richard Brenson, con una nonna così…


Compiuti i 99 anni, la nonna di Richard Branson gli scrisse per comunicargli che gli ultimi dieci
anni erano stati i migliori della sua vita. Del resto si vive una volta sola, tanto vale impegnarsi
al massimo per trarne tutte le soddisfazioni possibili. E sembra appunto che ai consigli della
simpatica vecchietta sia improntata tutta la vicenda personale del grande imprenditore inglese.

La lista di successi è appunto imbarazzante. La Virgin, casa discografica e compagnia aerea, è


da poco approdata sul web e può fregiarsi di 5500 famiglie londinesi che utilizzano la rete per
pagare la propria bolletta per gas e telefonia; una ulteriore vittoria. Questo benché per sua
stessa ammissione Branson fosse del tutto a digiuno di telematica e multimedialità avanzata.
Sul sito www.virgin.com Branson ha trasferito il proprio principio informatore ed ha raccolto
consensi unanimi da parte dei colleghi e del pubblico. Pare insomma che l'assenza di business
planning, l'antimetodo e l'estremo slancio creativo abbiano conferito alla compagnia britannica
quella flessibilità e quella dinamicità che manca a molte altre multinazionali statunitensi.

Ma le sorprese non finiscono qui. La carriera scolastica del piccolo Richard non fu brillantissima,
tutt'altro. Gli studi rappresentarono per lui un vero e proprio incubo ed il fallimento dei test di
intelligenza fu occasione di una certa mortificazione. In realtà questi strumenti erano incapaci
di cogliere lo spirito ambizioso e l'estro irrefrenabile che costituiscono i presupposti irrinunciabili
del successo. Ironicamente, proprio in quegli anni il talento di Branson iniziò a mostrarsi.

Tutto ebbe inizio con la pubblicazione del giornale scolastico che avrebbe dovuto centrare la
propria attenzione sugli studenti e sulla comunità, piuttosto che sulle questioni meramente
amministrative. Presto l'intraprendenza di Richard e del suo compagno Gems lo arricchirono di
interviste a rockstar e membri del parlamento, sponsorizzazioni di rilievo, tanto che la
pubblicazione amatoriale si trasformò presto in un vero e proprio successo editoriale. A dirla
tutta, senza il sovvenzionamento dei genitori i due ragazzi non sarebbero arrivati lontano. La
mamma di Richard investì nell'operazione 4 pounds (12000 lire circa) ed in un certo senso
l'enorme fortuna del figliolo prese le mosse da quelle 4 sterline.

Dopo l'incoraggiamento del preside (che confessò ai due studenti che a suo avviso sarebbero
potuti diventare indifferentemente criminali oppure milionari) Richard e soci si appropriarono di
un magazzino al piano superiore di un negozio di scarpe che avrebbero trasformato in un
negozio di dischi economici. Fu loro concesso di non pagare l'affitto dato che il traffico di
giovani acquirenti che sarebbe affluito al primo piano avrebbe ripagato il proprietario del
fastidio di dover rinunciare al magazzino superiore.

L'iniziativa avrebbe dovuto intitolarsi "slipped disc" (più o meno "dischi che precipitano") e fu
prontamente rinominata "Virgin" dato che tutti i soci erano praticamente vergini al mondo degli
affari. Si trattò di una fortunata coincidenza, dato che una compagnia aerea "dischi che
precipitano" sarebbe stata presumibilmente meno attraente di "Virgin airlines". Di lì i successi
si susseguirono a ritmo serratissimo: una compagnia discografica, una compagnia aerea,
transatlantici, hotel, fino alla celebre bibita "virgin cola". Non credevate fosse possibile? Spesso
l'entusiasmo riesce a fare grandi cose.

Virgin nel pallone. Lo Zeppelin rosso fuoco (una scelta sinceramente un po' inquietante)
avrebbe dovuto accogliere una folla di visitatori paganti desiderosi di ammirare la planimetria
del proprio giardino da una prospettiva diversa da quella consueta. Vuoi mettere da 300 metri
di altezza che piacere indicare ai parenti la siepe appena potata e la piscina in piastrelle
colorate? L'iniziativa fu di fatto realizzata e riscosse ovviamente un gran successo. Sul sito
www.virginballoonflights.com è possibile controllare la disponibilità dei posti e le tariffe (tutte
ovviamente andata e ritorno). Se non siete milionari non è un problema: per poter guadagnare
un proprio posto in cima al mondo bastano 450.000 lire.

Quando l'impresa non basta. Nel 1995, mentre la Virgin fatturava complessivamente introiti
per oltre un milione e mezzo di sterline, Branson già annoverava tra le proprie conquiste
imprenditoriali la catena dei Virgin Megastore, Virgin Atlantic Airlines, V2 Records e Virgin Net.
Meno noto è il coinvolgimento del business man britannico nel sovvenzionamento di molti
istituti no profit e servizi di assistenza tra cui l'Healthcare Foundation, che si batte contro la
diffusione del fumo tra i giovani in collaborazione con Parents Against Tobacco. Branson è
inoltre un fervente sportivo: è appassionatissimo di tennis, montagna e sport acquatici. Le sue
ambizioni in questo campo lo hanno spinto a solcare l'Atlantico a bordo del proprio pallone
aerostatico in compagnia del veterano Per Lindstrand alla conquista di un record battuto
solamente nel 1991. A sconfiggerlo fu invariabilmente lui stesso affrontando il Pacifico in un
viaggio di oltre seimila miglia. Un ulteriore primato riguarda la velocità con cui è stato in grado
di attraversare l'oceano sulla sua barca Virgin Atlantic Challenger 2. Attualmente si sta
accingendo a partecipare per la terza volta al Global Challenge ("giro del mondo") e siamo certi
ci regalerà un'altra fantastica vittoria.

Ottobre 1929: quando il mondo vacillò


Poche volte il mondo ha vacillato in maniera così preoccupante come negli anni tra il 1929 e il
1932. Quattro tremendi anni seguiti al crollo di Wall Street, la Borsa americana già allora
cardine delle relazioni finanziare del pianeta. Ma in cosa consistette la cosiddetta crisi del '29?
Le cause vanno cercate nel caos economico prodotto dalle devastazioni della prima guerra
mondiale, mai sanato completamente nel decennio successivo.
Su queste fragili fondamenta, la fiducia nelle banche cominciò a venir meno: la gente, temendo
che gli istituti di credito non fossero più capaci di onorare i pagamenti, iniziò a ritirare tutti i
risparmi. Si formarono file agli sportelli, lungo le strade, di persone e famiglie che andavano a
riprendersi i propri depositi per paura di perderli. Se già c'era il rischio di crisi, in tal modo essa
si determinò con certezza, perché le banche, a quel punto, effettivamente non ebbero più
capacità di solvenza.

La crisi esplose sotto forma di un fulmineo crollo dei prezzi, dapprima nel settore agricolo.
Nell'ottobre del '29 l'ondata raggiunse la Borsa di New York, travolgendo anche i valori
industriali e dilagando poi nel resto del mondo. Per mancanza di acquirenti il grano e il caffè
vennero gettati a tonnellate nei forni o nel mare, nel tentativo disperato di farne risalire il
prezzo, industrie di ogni tipo dovettero sospendere la produzione, lasciando sul lastrico milioni
di disoccupati. La paralisi dei commerci trascinò in rovina una quantità incalcolabile di imprese.

Il mondo non seppe reagire nel migliore dei modi. Non fu raro che, in preda al panico, i vari
paesi cercassero di salvare se stessi senza mirare ad una soluzione globale, come gli eventi
imponevano. Per cui una nazione poteva prendere delle contromisure senza considerarle in
rapporto ad altri stati, anzi spesso a loro discapito. Molti storici sono convinti che questa
incapacità di far fronte comune ad un flagello di portata così gigantesca sia uno dei presagi
della seconda guerra mondiale.

L'Italia sull'orlo del collasso. L'onda travolgente della crisi del '29 si abbatté anche
sull'Italia. Per salvare il salvabile il nostro paese ricorse alla deflazione della moneta, cioè al
ritiro della moneta circolante, con conseguente rivalutazione del potere di acquisto di quella
ancora in circolazione. Inoltre prese il via una politica autarchica, ossia uno sforzo nazionale
per essere autosufficienti. Ma gli effetti più pesanti si fecero sentire all'inizio del decennio
successivo. Nel 1932 la produzione industriale italiana scese al 60% di quella antecedente il
crollo di Wall Street, mentre la disoccupazione raddoppiava. Si faceva la coda per un posto di
spalatore di neve nelle città, chiudeva una fabbrica dopo l'altra, si arrivò alla distribuzione di
pane gratis. Le grandi industrie invocavano l'intervento pubblico, il mercato non c'era più. Era
opinione che dovesse essere lo Stato a comprare, a salvare, a ricostruire con il denaro dei
cittadini: col fascismo era finita l'epoca del liberismo.

Una piccola strada al centro del mondo. Wall Street è una piccola strada situata nel
Financial District, il quartiere finanziario di New York, nella parte meridionale di Manhattan.
Prende il nome da un muro (in inglese, wall) eretto dagli olandesi nel 1600 per difendere la loro
città dagli attacchi degli indiani. Nel 1792 alcuni uomini si incontrarono al 68 di Wall Street con
l'intento di scrivere le regole per la gestione del commercio dei titoli (Buttonwood Agreement).
La riunione diede origine alla Borsa Valori di New York, la più importante del mondo: il New
York Stock Exchange. L'edificio che ospita la Borsa risale al 1903. La strada è sede anche di
numerose banche americane e filiali di istituti internazionali. Anche per questo è affollatissima
durante i giorni lavorativi e quasi deserta di sera e nei festivi. Da decenni è universalmente
considerata il centro dell'alta finanza americana e mondiale, oltre che il simbolo della potenza
economica statunitense.

Wall Street è uno dei simboli di New York in quanto l'immagine tipica dei bagarini frenetici che
contrattano i titoli appare ogni giorno sugli schermi televisivi di tutto il mondo. L'andamento dei
mercati mondiali dipende proprio da quello che succede in questa piccola via di New York.
Renato Soru: "le idee valgono più dei quattrini"
Sanluri non è un paese qualsiasi nella storia sarda: ancora oggi si ricorda "Su Occidroxiu", lo
Scannatoio, dove nel 1409 gli Aragonesi sconfissero definitivamente i seguaci di Eleonora
D'Arborea. Siamo a 40 km da Cagliari ed è qui che Renato Soru nasce, il 6 agosto 1957.

A guardarlo sembra un uomo come tanti, dimostra meno dei suoi 43 anni e non ha per niente
l'aspetto di un grande imprenditore, quale in realtà ha dimostrato di essere.
La sua storia è improntata all'eclettismo ed allo spirito imprenditoriale fin dall'inizio. Già
durante gli studi a Milano restò affascinato dalle potenzialità della grande distribuzione ed aprì
in Sardegna uno dei primi supermercati con il quale ottenne subito un grande successo.

Con una laurea in Discipline Economiche e Sociali alla Bocconi inizia a lavorare in una delle
prime società operanti nel settore finanziario, poi passa CBI Merchant, la Compagnia Banche
Italiane. Non riesce però a trattenere il suo spirito imprenditoriale e nei primi anni '90 decide di
lasciare la società, dove guadagnava 350 milioni l'anno, per dedicarsi ad un'attività propria,
ancora nel settore della grande distribuzione. Torna così nella sua amata Sardegna e si dedica,
alla costruzione di centri commerciali in tutta l' isola. Ma non è ancora abbastanza per il
giovane Soru.

Nel 1995 Internet in Italia è poco più che all'inizio, ma Mr.Tiscali ancora una volta ne scorge le
potenzialità e tenta la strada: inizia ad operare nella Repubblica Ceca come Internet Service
Provider e in poco tempo, con una politica dei prezzi molto aggressiva ed una attività di
comunicazione originale e mirata si aggiudica il 45% del mercato Internet degli utenti dial-up e
una posizione di leadership anche nei servizi di accesso con linea dedicata e nei servizi Web.
Intanto in Italia viene liberalizzato il mercato delle telecomunicazioni, si aprono nuovi spazi e
Soru intuisce ancora le grandi prospettive del business: torna in Sardegna ed ha già in mente
Tiscali.

Tiscali s.p.a nasce nel giugno del 1997 e Soru ne è Presidente ed Amministratore Delegato.
Con il 1° gennaio 1998 Mr.Tiscali comincia ufficialmente la sua attività in Sardegna: come
operatore regionale offre ad aziende e privati prodotti e servizi per le telecomunicazioni basati
sulle più avanzate tecnologie: dai servizi di telefonia fissa fino al primo servizio di accesso a
Internet gratuito.

Il 1° novembre inizia la distribuzione dei servizi anche nei distretti di Milano e Roma. Il 26
novembre, sempre del 1998, Soru conclude l'accordo di venture capital con Kiwi I Ventura-
Serviços S.A., che entra nell'assetto azionario con il 10% attraverso un aumento di capitale.
Il 10 marzo 1999 ottiene la licenza ministeriale per l'offerta al pubblico di servizi di telefonia
vocale su tutto il territorio nazionale. Il 31 marzo, nasce TiscaliFreeNet, primo servizio di
connessione a Internet senza costo di abbonamento. Una vera rivoluzione per l'Italia ed anche
un fortissimo impulso alla diffusione della Rete delle reti è la sua Freelosophy, la filosofia del
libero accesso: "perché il bello di Internet è che non appartiene a nessuno e ogni persona
nuova che arriva in rete è un arricchimento per tutti".
Il 4 aprile, estende i servizi di telefonia all'intero territorio nazionale e riduce del 10% i costi
delle telefonate interurbane, presentando il listino più competitivo del mercato. Il 14 aprile del
1999, con gli abbonati raccolti esclusivamente su Milano, Roma e Sardegna, si posiziona tra i
primi Internet Service Provider del mercato.

Il 27 ottobre 1999, Tiscali s.p.a. viene quotata in borsa: un successo enorme: quasi 2 milioni di
azioni passate di mano in un solo giorno, titolo chiuso a 71,30 euro rispetto ai 46 del
collocamento con un balzo di oltre il 60 per cento. In pochi mesi capitalizza 30 mila miliardi,
quanto la Fiat.
Il primo dicembre 1999, Tiscali lancia ''Internet Piu'che gratis'': per ogni minuto di connessione
a Internet, è previsto un rimborso di 6 lire sotto forma di traffico telefonico.
Questa, dunque, la breve ed intensa storia del signor Soru, un uomo che ama rischiare e
soprattutto un uomo che ha saputo sfruttare la sua notevole lungimiranza imprenditoriale e
senza per questo rinunciare alla sua amata Sardegna.
Ma Tiscali cos'è? Il nome che Renato Soru ha scelto per la sua società non è certo un nome
di fantasia ma un tributo alla Sardegna. Tiscali è infatti il nome di un semi-sconosciuto villaggio
nuragico situato alle falde del Supramonte tra Oliena e Dorgali, in provincia di Nuoro. Siamo in
uno degli ambienti più spettacolari del Supramonte e dalla sommità del monte, il villaggio
Tiscali situato ad un'altitudine di 500 mt circa, domina la vallata del Lanaitho. L'insediamento
nuragico, che sembra risalire al periodo compreso tra il VI e il II sec. a.C., è situato all'interno
di una vasta dolina larga circa 150 metri, cioè di una grotta di cui purtroppo è crollata
parzialmente la volta. Purtroppo il villaggio è semidistrutto e in abbandono e a tutt'oggi non se
ne prevede il restauro e la custodia, nonostante la notorietà regalata dal signor Soru. E' visitato
da migliaia di persone all'anno, che sfidano coraggiosamente la fatica di circa tre ore di
cammino lungo tortuosi ed accidentati sentieri. È quello che Mr.Tiscali ha fatto il 9 giugno 1997,
giorno in cui ha fondato la società: un pellegrinaggio di tre ore con i suoi tre dipendenti,
qualche pastore e il gruppo di musica etnica Cordas e cannas le cui note allietano l'attesa sui
telefoni della Tiscali.

Freelosophy: la rete è di tutti! La Rete come risorsa che ha bisogno di tutti e di cui tutti
hanno bisogno. È questo il sogno di Soru, da sempre convinto della portata rivoluzionaria di
Internet e deciso a facilitarne l'accesso e l'utilizzo. Ecco dunque nascere la Freelosophy che ha
fatto diventare Internet gratis in Italia una realtà. Tiscali è stato il primo Internet Service
Provider a fornire l'accesso gratuito ai navigatori italiani. Era il 31 marzo 1999 e nasceva la
Freelosophy e lo stesso Soru la spiega: "perché il bello di Internet è che non appartiene a
nessuno e ogni persona nuova che arriva in rete è un arricchimento per tutti".
La moda dell'accesso al web senza abbonamento, partita dall'Inghilterra grazie a
Freeserve.co.uk, un sito di una catena di negozi di informatica che offre accessi gratuiti al web,
supera la Manica e dopo essersi affermata nel Nord Europa sbarca così in Italia, dove prende il
nome di Tiscali FreeNet e regala un accesso alla rete al costo di una telefonata urbana, una
casella di posta elettronica e tre Mb di spazio web per farsi il sito personale. Oggi ci sembra una
cosa normale, ma due anni fa sembrava un miraggio per tutti i navigatori poter risparmiare le
circa 300.000 lire dell'abbonamento al Provider!
Grazie a queste iniziative i navigatori italiani in pochi mesi si sono moltiplicati e hanno
cominciato a scoprire e ad amare Internet. Ma il bello sembra destinato a finire presto, negli
Stati Uniti, culla dell'accesso gratuito, sembra che i Provider stiano tornando indietro, tornando
a proporre accessi a pagamento. E in Italia cosa succederà? Cosa ci proporrà Mr.Tiscali?

La Borsa Valori in Italia


La Borsa è il mercato dove si realizzano affari di compravendita finanziaria. La Borsa è nata
dall'esigenza di concentrare tutte le operazioni finanziarie in un unico luogo, infatti la presenza
contemporanea di tutte le parti in causa facilita evidentemente lo svolgimento delle trattazioni.
Grazie soprattutto alle nuove tecnologie non è più necessario recarsi fisicamente al Palazzo
della Borsa, dal 1993 tutte le operazioni si svolgono in rete, attraverso il computer. Tutto ciò
che si compra o si vende in Borsa non ha più alcuna esistenza materiale: i vecchi certificati di
carta sono scomparsi, e la loro esistenza è racchiusa soltanto nella memoria dei computer.
Prima del 1996 esistevano in Italia 10 Borse Valori, sono state chiuse e tutti gli scambi sono
stati concentrati sulla sede operativa della Borsa valori di Milano che è così divenuta la Borsa
Italiana, nota come Piazza Affari.

Come dicevamo la Borsa Italiana S.p.a. organizza e gestisce i mercati mobiliari italiani. Tra le
sue competenze rientrano la definizione dell'organizzazione e del funzionamento dei mercati, la
disciplina dei requisiti e delle procedure di ammissione e permanenza sul mercato sia delle
società emittenti che degli operatori.

La Borsa Italiana S.p.a. vigila inoltre sulla gestione del mercato e sull'informativa societaria.
Svolge attività organizzative, produttive, commerciali e promozionali per assicurare sviluppo e
competitività dei mercati che gestisce. L'obiettivo è quello di massimizzare nel tempo la
possibilità di negoziare alle migliori condizioni di liquidità, trasparenza e competitività e di
sviluppare servizi ad elevato valore aggiunto per la comunità finanziaria, il tutto perseguendo
efficienza e redditività.
La Borsa Italiana è articolata nei seguenti comparti:
- mercato telematico azionario (MTA), nel quale si negoziano azioni, obbligazioni convertibili,
warrant, covered warrant e diritti di opzione;
- mercato ristretto nel quale vengono negoziati contratti di compravendita relativi ad azioni,
obbligazioni, warrant, diritti di opzione non ammessi alla quotazione ufficiale di borsa;
- nuovo mercato dove sono negoziate azioni di piccole società ma che hanno un alto potenziale
di crescita;
- mercato degli strumenti derivati (IDEM Italian Derivatives Market) nel quale vengono
negoziati contratti futures e contratti di opzione che hanno come attività sottostante strumenti
finanziari, tassi di interesse e relativi indici,
- mercato italiano telematico dei futures (MIF), qui vengono negoziati contratti futures sui titoli
di stato;
- mercato telematico delle obbligazioni e dei titoli di stato (MOT) nel quale si vengono negoziati
contratti di compravendita relativi ad obbligazioni diverse da quelle convertibili e titoli di stato.

Il Nuovo Mercato. Si tratta di un mercato dove vengono negoziate le azioni di società piccole
ma con buone possibilità di crescita.
Il Nuovo Mercato italiano offre vantaggi sia alle aziende, sia agli investitori. Infatti da una parte
le società, soprattutto di dimensioni medie e piccole, devono affrontare una procedura di
quotazione su questo mercato più semplice rispetto a quella del mercato principale.
Dall'altra l'investitore trova nel Nuovo Mercato la possibilità di impegnare somme di denaro
anche contenute (si può comprare anche una sola azione e non esistono lotti minimi come
invece avviene nel mercato principale) investendo in aziende appartenenti ai settori più
innovativi. Tutto ciò con le stesse garanzie di trasparenza che caratterizzano la borsa
tradizionale.

Quali requisiti per l'ammissione al mercato? Per essere quotate in Borsa le società devono
possedere requisiti relativi al patrimonio ed al reddito.

Per quanto riguarda il patrimonio netto, non deve essere inferiore ai 10 mld di lire, per le
società che svolgono attività bancaria e assicurativa e per le società e gli enti che le controllano
il limite è alzato ad un patrimonio superiore ai 50 mld di lire.

Veniamo ora alla redditività: i bilanci degli ultimi tre esercizi annuali devono essere in utile.
Deve essere positivo il risultato della gestione ordinaria per i medesimi esercizi. Gli stessi
requisiti di redditività devono riscontrarsi nella situazione economica consolidata del gruppo che
fa capo all'emittente.