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TRA LAVA E MARE

Contributi all'archaiologhia di Catania

Atti del Convegno

a cura di

Maria Grazia Branciforti e Vincenzo La Rosa

Le Nove Muse Editrice


Volume stampato con il contributo di:

Regione Siciliana
Assessorato dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Dipartimento dei Beni Culturali e dell'Identità Siciliana
Servizio per i Beni Archeologici di Catania

Università degli Studi di Catania

Università degli Studi di Catania


Facoltà di Lettere e Filosofia

© 2010 Le Nove Muse Editrice - Tiziana Guerrera


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e_bonacini@hotmail.com

Tra lava e mare : contributi all'Archaiologhia di Catania : atti del convegno, Catania, ex
Monastero dei Benedettini, novembre 2007 / a cura di Maria Grazia Branciforti e Vincenzo
La Rosa. - Catania : Le nove muse, 2010.
ISBN 978-88-87820-46-1
1. Zone archeologiche - Catania - Atti di congressi.
I. Branciforti, Maria Grazia <1949->. II. La Rosa, Vincenzo <1941->.
937.8 CDD-21 SBN Pal0228924

CIP - Biblioteca centrale della Regione siciliana "Alberto Bombace"


SOMMARIO

Nota dei curatori ..................................................................................................................................... p. 11

Indirizzo di saluto di E. Iachello.............................................................................................................. » 12

Indirizzo di saluto di G. Campo.............................................................................................................. » 13

R. Cristofolini, Per una storia delle eruzioni etnee dalla Preistoria al Medioevo .................................. » 15

E.F. Castagnino Berlinghieri-C. Monaco, Paesaggio costiero e variazioni della linea di costa:
nuovi risultati interdisciplinari sul porto di Catania antica .................................................. » 27

F. Privitera, I disiecta membra delle età più antiche .......................................................................... » 45

S. Agodi, Testimonianze della Tarda Età del Rame dal vano 8 dell'ex monastero dei Benedettini ........... » 63

M. Cultraro, Imitazioni di forme egeo-micenee nel Bronzo medio a Catania? ....................................... » 73

D. Tanasi, Gli scavi di Monte San Paolillo e le presenze di tipo miceneo nel territorio di Catania ........... » 81

E. Ciliberto-F. Manuella, Analisi tramite spettroscopia FT-IR di un vago d’ambra proveniente dagli
scavi di Monte S. Paolillo (CT) ........................................................................................... » 95

M. Frasca, Il periodo protostorico e le prime fasi della colonia ................................................................. » 101

A. Pautasso, Santuari lungo le rotte: per una storicizzazione della stipe votiva
di piazza S. Francesco ........................................................................................................ » 109

S. Amari, Importazione e produzione a Κατάνη della ceramica calcidese non figurata ............................. » 119

M.G. Branciforti, Da Katane a Catina .......................................................................................... » 135

A. Marletta, L’edificio termale di piazza Dante .................................................................................. » 259

9
F. Tomasello, La viabilità suburbana in età imperiale ......................................................................... p. 289

E. Tortorici, Ulteriori osservazioni sulla topografia di Catania antica.................................................. » 319

A. Patané-D.Calì-D.Tanasi, Indagini archeologiche a Sant’Agata la Vetere e Sant’Agata al Carcere » 337

L. Arcifa, Da Agata al Liotru: la costruzione dell’identità urbana nell’alto medieovo............................. » 355

A. Taormina, Per una storia della città medievale e rinascimentale.......................................................... » 387

G. Pagnano, Ultra Catinam: il Teatro e il suo quartiere...................................................................... » 427

V. La Rosa, Considerazioni conclusive..................................................................................................... » 469

M.G. Branciforti-S. Rizza, Per una carta archeologica di Catania..................................................... » 489

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IMITAZIONI DI CERAMICA EGEO-MICENEA
NEL BRONZO MEDIO A CATANIA?

massimo cultraro

La recente revisione dei principali complessi (van Wijngaarden 2005, pp. 410-412), invita
funerari del Bronzo Medio nel comprensorio di Si- ad una certa prudenza nel costruire facili e mec-
racusa (Alberti 2004; Id. 2006) offre nuovi spunti canici sincronismi, soprattutto quando uno dei
di riflessione sul problema della articolazione in- due elementi chiamati in causa è la ceramica
terna della cultura di Thapsos e sulla definizione egeo-micenea che, al di fuori del suo luogo di
degli indicatori crono-tipologici sui quali si fonda produzione e distribuzione, potrebbe essere ri-
tale sequenza. masta in uso per lunghi periodi in quanto bene
Una prima considerazione riguarda il siste- esotico. Nel caso specifico del contesto siciliano
ma di relazioni tra la ceramica locale e quella di e, in particolare nell’insediamento di Thapsos, è
fabbrica egeo-micenea trovata in associazione opportuno sottolineare che manca ancora oggi
con la prima. una correlazione tra la sequenza interna della
La questione non è solo di natura cronologica, necropoli e le serie stratigrafiche proposte per
ma di ordine metodologico: infatti, la presenza di l’abitato: una griglia di riferimento aiuterebbe a
ceramica di importazione all’interno di un com- comprendere in una visione più ampia i mec-
plesso chiuso non necessariamente si qualifica canismi di circolazione e i processi di durata
come un elemento di cross-dating in termini asso- della ceramica d’importazione egea, in linea con
luti. In questa prospettiva è sufficiente richiama- quanto è stato ricostruito per alcuni importan-
re il quadro emerso dallo studio del sacello del ti siti dell’Italia meridionale (Alberti-Bettelli
Bronzo Tardo localizzato presso il moderno 2005, spec. pp. 547-548).
aeroporto di Amman, in Giordania (Hankey Mettendo da parte, pertanto, il problema
1974). I nuovi saggi di scavo e la revisione della della costruzione di una cronologia relativa, che
stratigrafia hanno permesso di stabilire che l’edi- richiede altri parametri di verifica, uno degli elementi
ficio rimase in uso per un breve periodo duran- di un certo interesse emerso dalla rilettura delle ne-
te il quale erano stati impiegati vasi di fabbrica cropoli siracusane è certamente quello dell’origi-
egeo-cipriota del TE IIIA2-IIIB1, riferibili alla ne allogena di alcuni dei principali tipi che com-
fase di costruzione del complesso, insieme con pongono l’articolato repertorio della cultura di
altri prodotti di importazione dal Peloponneso Thapsos.
che addirittura risalirebbero al TE IIB, risultan- Il problema era stato sollevato anni addietro
do di fatto più antichi dei primi di almeno cento da W. Taylour (Taylour 1958, pp. 74-75) nel suo
o cento cinquant’anni (van Wijngaarden 2005, lavoro sui materiali micenei nel Mediterraneo
pp. 408-410). occidentale, in piena sintonia con certe interpre-
Il caso di Amman, ai quali si sono aggiun- tazioni proposte, negli stessi anni, da L. Bernabò
ti anche altri esempi sempre dall’area levantina Brea sulla presunta matrice egea di alcuni manu-

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Massimo Cultraro

fatti siciliani del Bronzo Antico (Bernabò Brea con becco a crivello destinato a diventare una
1958, pp. 109-110). Il caso della cultura di Thap- delle fogge più popolari nell’ambito del reperto-
sos risulta ancora più interessante perché offre rio ceramico del Bronzo Recente e Finale sicilia-
l’opportunità di mettere in relazione, all’interno no (Cultraro 2006).
di un articolato ordine di livelli, lo sviluppo del- Un nuovo contributo in tale direzione è of-
la ceramica locale con il repertorio dei prodotti ferto dalla revisione di un deposito di cerami-
egeo-micenei di importazione. che raccolto casualmente agli inizi degli anni ’70
Se per alcune fogge vascolari, quali ad esem- del secolo scorso nel centro storico di Catania
pio la pisside globulare su piede, è possibile e in seguito trasferito nei magazzini del Museo
rilevare la sopravvivenza di elementi più anti- di Adrano. Non si conosce con precisione l’area
chi risalenti all’età del Bronzo Antico (Alber- di rinvenimento, per la quale possediamo solo
ti 2004, pp. 108-109, tav. IV.11), per altri tipi la generica indicazione di alcune strade urbane
è lecito supporre la derivazione da modelli del (Via Ardizzone e Via S. Maddalena), localizzate
repertorio egeo-miceneo. In particolare, mi rife- sul versante sud-occidentale della collina dell’ex
risco alla brocca a corpo globoso schiacciato e monastero dei Benedettini. Tra i materiali di
collo distinto, presente nella tomba D di Thap- quest’area (Privitera, in questo volume), figura
sos, per la quale i confronti con esemplari della un gruppo di ceramiche riferibili alla cultura di
forma Furumark 25 (small globular jug/FS 114) Thapsos; in particolare, si segnala la porzione di
dal Peloponneso e da Rodi depongono a favore vasca e parete pertinente ad una forma aperta
di un’imitazione locale (Alberti 2004, pp. 128- che, per le caratteristiche morfologiche, merita
129, tav. IX,7). Altre possibili imitazioni in loco uno specifico approfondimento.
riguardano il tipo della ciotola su piede ad anello
e ansa a piastra bifida, presente nelle necropoli di Frammento di forma aperta, vasca a calotta, orlo
Thapsos e Cozzo del Pantano (Siracusa), foggia svasato, profilo lievemente concavo raccordato alla
per la quale sono stati evocati convincenti con- vasca mediante un carena poco accentuata. Superfi-
fronti nell’ambito della classe Base Ring I di Cipro cie lisciata e lustrata, color grigio dai riflessi argentei.
(Alberti 2005, pp. 344-345, tav. LXXIV, 1-2). Impasto grigio, ben cotto, con piccoli inclusi bianchi
Queste proposte di lettura offrono elementi e vulcanici. Modellata al tornio (?).
di assoluta novità e consentono di identificare i Dimensioni: h. 4 cm.; lg. 3 cm; diam. ricostruito 13,5
principali elementi caratterizzanti che qualifica- cm. (fig. 1).
no il repertorio ceramico della cultura di Thap-
sos: esisterebbe uno solido sostrato derivato Per un più corretto inquadramento del re-
dalle culture del Bronzo Antico, in particolare perto, occorre formulare alcune osservazioni di
quella di Castelluccio (Cultraro 1999), sostra- carattere generale sulle tecniche di manifattura
to sul quale si innesterebbe anche l’eredità delle e dell’esecuzione. Dal punto di vista del tratta-
ceramiche grigie della classe Rodì-Tindari-Valle- mento della superficie non sembrano esistere
lunga, tema sul quale L. Bernabò Brea aveva in- ostacoli nel collocare il frammento in oggetto
sistito nel tracciare gli antecedenti dell’orizzonte nell’ambito della tradizione ceramica del Bron-
di Thapsos (Bernabò Brea 1990, p. 20). Su que- zo Medio siciliano: sulla parete esterna si notano
sto livello locale si sarebbe sviluppato un secon- alcune leggere striature oblique probabilmente
do nucleo, che prende origine dalla circolazione ottenute dall’azione di levigatura (polishing) tesa a
delle ceramiche egeo-micenee e che, a sua vol- regolarizzare le superfici del vaso a pareti umide,
ta, avrebbe innescato meccanismi di ricezione e mediante un fascio di fibre vegetali o un panno.
riproduzione in loco di fogge vascolari estranee Questa tecnica di politura e il particolare co-
al patrimonio culturale isolano (La Rosa 2004, lore grigio dai riflessi argentei sulla superficie si
pp. 24-26). Uno dei casi più illuminanti è quello addicono coerentemente alla produzione della
dell’assimilazione e trasformazione della forma ceramica di Thapsos della Sicilia orientale: que-
Furumark 51 (FS 195), da cui deriverà l’askòs ste ultime, infatti, appaiono profondamente di-

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Imitazioni di ceramica egeo-micenea nel Bronzo Medio a Catania?

Fig. 1. Catania. Frammento di tazza a calotta, dal versante sud-occidentale della collina dell’ex monastero dei Benedettini.

verse da quelle della successiva fase del Bronzo visto di un qualche elemento di presa, mentre il
Recente, dove dominano colori maggiormente leggero rigonfiamento nella parte inferiore della
tendenti al rosso-camoscio, ottenuti con siste- vasca potrebbe concordare con la presenza di un
mi e temperatura di cottura differenti da quel- piede a basso anello o, comunque, di una base
li impiegati nella realizzazione delle ceramiche sagomata (fig. 1).
grigie. Nel caso del frammento da Catania, l’as- L’insieme di queste caratteristiche formali,
senza di variazioni cromatiche sulla superficie e allo stato attuale della documentazione, risul-
la colorazione omogenea dello spessore interno terebbe privo di confronti nel vasto panorama
depongono a favore di un certo livello tecno- del repertorio vascolare della cultura di Thapsos.
logico nell’esecuzione e nella cottura, che pre- Nella tomba 48 della necropoli eponima è docu-
vede l’impiego di forni chiusi con temperature mentata una varietà a vasca alquanto globulare
non inferiori a 900°C. Mi pare utile ricordare che con alto colletto distinto (Orsi 1895, col. 127,
queste caratteristiche si ritrovano in altre produ- fig. 39 in alto) (fig. 2.2). Anche l’esemplare dalla
zioni del Bronzo Medio dell’Italia meridionale tomba 1 di Molinello di Augusta (Orsi 1902, p.
(Cinquepalmi et al. 2003). 415, fig. 4, destra) (fig. 2.1) sembra discostarsi per
Dal punto di vista della foggiatura, lo spes- il profilo a vasca troncoconica e per l’orlo che, in
sore uniforme del vaso e la regolarità del rac- questo caso, appare rigido e rientrante.
cordo della vasca mediante una breve carena la- Il frammento di Catania, inoltre, non pre-
sciano intuire che il prodotto ceramico sia stato senta alcuna decorazione a fasci di linee incise
eseguito a mano e successivamente regolarizzato e, nonostante la modesta estensione della parete
mediante l’impiego della ruota. Questo sistema superstite, non ritengo che la vasca esterna fos-
di foggiatura risulta pienamente coerente con se provvista di decorazione, perché gli esemplari
il quadro emerso da un recente studio sulle ce- integri dalle necropoli siracusane presentano un
ramiche dall’insediamento dell’età del Bronzo sistema a linee oblique esteso sull’intera superfi-
Medio presso Monte San Paolillo-Canalicchio a cie esterna, dal colletto alla base (fig. 2.2).
Nord di Catania, dove è stato riscontrato l’im- Più in generale possiamo affermare che nei
piego di manufatti realizzati a mano e rifiniti al principali complessi del Bronzo Medio siciliano,
tornio (Tanasi 2008, p. 71, fig. 55a). sia in ambito domestico che funerario, emerge-
Per quel che riguarda gli aspetti tipologico- rebbe una certa variabilità morfologica e morfo-
formali, le dimensioni ridotte del frammento metrica del tipo della tazza o ciotola a vasca fon-
non permettono di stabilire se il vaso fosse prov- da: nei siti della regione siracusane e, in generale

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Massimo Cultraro

Fig. 2. Tazze a vasca fonda da contesti della cultura di Thapsos: 1. dalla tomba 1 di Molinello di Augusta (da Orsi 1902);
2. dalla tomba 48 di Thapsos (da Orsi 1895).

nella Sicilia orientale, sembra dominare il tipo a duzione della ceramica grigia tornita, nota in let-
vasca troncoconica oppure emisferica, con lab- teratura come ‘pseudominia’ e diffusa in contesti
bro non distinto e ansa a piastra sormontante del Bronzo Recente dell’Italia meridionale, abbia
(Adamo et al. 1999, fig. 7, 158-161; fig. 8, 162- strette affinità, morfologiche e tipologiche, con
164). Anche in area agrigentina (Madre Chiesa, le produzioni egeo-micenee, pur risultando in-
Licata) domina una certa variabilità morfologica, teramente fabbricata sul posto (Bettelli 2002,
che comprende il tipo a vasca emisferica e quello pp. 72-95).
a profilo dritto, generalmente privo di elementi Nel caso specifico del repertorio vascolare
di presa (Castellana 2000, p. 74, fig. 8b; p. 100, del Bronzo Recente della Sibaritide, la varietà
fig. 32). con orlo svasato e vasca poco fonda con breve
Alla luce di queste considerazioni, l’esame accenno di carena richiede un maggiore appro-
delle caratteristiche morfologiche della tazza ca- fondimento in virtù di una sua apparente anoma-
tanese porta a concludere che siamo in presenza lia nel sistema classificatorio. Il tipo, infatti, da
di un tipo che, allo stato attuale della documen- un lato rientrerebbe genericamente nell’ambito
tazione, non avrebbe confronti nel repertorio della vasta famiglia delle ciotole carenate d’impa-
tipologico del Bronzo Medio siciliano. Dobbia- sto fine diffuse in Italia meridionale nel corso del
mo, pertanto, estendere la nostra indagine ad al- Bronzo Recente, dall’altro, appartenendo ad una
tri ambiti culturali extra-insulari. produzione specializzata di chiara ispirazione
Il marcato arrotondamento dell’orlo estro- egea, potrebbe invece tradire un’origine esotica.
flesso e l’accenno ad una carena sono elementi Infatti, ad un più attento esame degli esemplari
che ricorrono in una specifica classe di ciotole della Sibaritide, emerge che le principali carat-
carenate, in argilla grigia tornita, diffuse in con- teristiche strutturali della forma, quali la vasca a
testi del Bronzo Recente 1 della Sibaritide. Gli calotta poco profonda, la base sagomata, il legge-
esemplari da Broglio di Trebisacce (Bergonzi- ro accenno di carena, sono i principali elementi
Cardarelli 1982a, p. 52, tav. 9.3; Bergonzi- formali che contraddistinguono l’ampia famiglia
Cardarelli 1982b, p. 28, tav. 7.11) (fig. 3.1-3), della ring-handled cup FS 237-238. Diffusa prin-
a cui si aggiungono anche le ciotole da Torre cipalmente nella Grecia continentale nel corso
Mordillo (Arancio et al. 2004, p. 182, fig. 3 in del TE IIIA2-B1 (Mountjoy 1999, pp. 383-385
alto a destra), indicano che siamo in presenza di e 412), sembra registrare una particolare popola-
una varietà vascolare di fattura specializzata che rità nelle regioni nord-occidentali del Pelopon-
rappresentava, anche se in misura minore rispet- neso, in particolare in Acaia e in Elide (Papa-
to alla tazza con ansa a nastro o a bastoncello dopoulos 1979, pp.119-121, fig. 270) (fig. 4.1-2).
sopraelevato, uno degli elementi costitutivi del Nelle produzioni del TE IIIA2 di questo
servizio da banchetto (Castagna 2004, fig. 2). comprensorio, le tazze di questa foggia posso-
È un dato saldamente acquisito che la pro- no essere ricondotte a due principali varietà,

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Imitazioni di ceramica egeo-micenea nel Bronzo Medio a Catania?

Fig. 3. Broglio di Trebisacce (Cosenza): tazze a vasca fonda nella classe grigia tornita (da Bergonzi-Cardarelli 1982 a-b),
scala 1:2.

Fig. 4. Esempi di ring-handled cups FS 237-238 dal Peloponneso nord-occidentale (da Papadopoulos 1979), non in scala.

una con accenno di carena e labbro everso (fig. do non solo gli aspetti morfologici (vasca poco
4.1), l’altra a vasca più globosa e colletto meno profonda, profilo con accenno di carena, ansa
distinto (fig. 4.2). La prima varietà è quella più sormontante ad anello), ma anche quelli tecnico-
vicina sul piano formale all’esemplare catanese e formali.
a quelli nella classe grigia tornita dell’Italia meri- Se questa proposta di correlazione cogliesse
dionale, mentre la seconda richiama in maniera nel segno, potremmo concludere che un sotti-
sorprendente la tazza dalla tomba 48 di Thapsos le filo rosso sembra legare una varietà di tazza
menzionata in precedenza (fig. 2.2). Mi sembra nella classe grigia tornita della Calabria ionica,
di un certo interesse sottolineare che le tazze l’esemplare dall’acropoli di Catania e la classe
dall’Acaia, nelle due varietà descritte, sono in ge- delle ring-handled cups FS 237-238 della Grecia
nere acrome e rivestite di un leggero ingobbio continentale.
di argilla chiara, mentre raramente risultano di- La serie di considerazioni che sono state
pinte. Le convergenze, dunque, tra le produzioni appena esposte potrebbe indurre ad ulteriori
del Peloponneso e quelle dell’Italia meridionale speculazioni, prima fra tutte quelle riguardanti il
e Sicilia sarebbero assai stringenti, coinvolgen- rapporto, nell’ambito della produzione siciliana

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Massimo Cultraro

del Bronzo Medio e Recente, tra le ceramiche Non ci sono dunque, al momento, elementi
indigene d’impasto e le produzioni specializza- tali da giustificare la presenza, nell’ambito della
te di derivazione egea. La recente definizione, fase di Thapsos, di una produzione di ceramiche
sulla base di indagini archeometriche, di una grigie tornite che potrebbe in qualche maniera
classe italo-micenea (Jones-Levi-Bettelli 2005, essere accostata a quella della Sibaritide. Con-
pp. 540-541) presente tra le produzioni un tem- tatti diretti o mediati tra le due aree nel corso
po ritenute di importazione egea, è un dato di del Bronzo Medio e Recente sono certamente
grande rilevanza perché permette di allineare esistiti, ma devono essere meglio chiariti nelle
l’artigianato siciliano con le altre grandi attività dinamiche interne e nei tempi di sviluppo.
produttive dell’Italia meridionale, all’interno di Restano ancora aperti numerosi problemi,
quel complesso processo di osmosi, di scambio primo tra tutti quello della definizione dei cen-
di informazioni e forse anche di circolazione di tri di produzione, da cui si muovevano artigiani
specialisti itineranti che impiegavano modelli e specializzati nella manifattura di grandi conte-
tecnologie di origine elladica (D’Agata 2000; nitori per alimenti con decorazione a cordoni,
Tanasi 2005). accostabili ai tipi documentati nella Calabria
Pur in assenza di specifiche analisi di labo- ionica. La recente segnalazione di esemplari di
ratorio, i termini della questione risultano salda- questa classe nel villaggio di Portella, nell’isola di
mente definiti in una prospettiva archeologica: il Salina, in un contesto della cultura del Milazzese
sospetto è che una tale osmosi tra artigiani locali e in associazione con importazioni di ceramica
e coloro che si servivano di tecnologie specializ- egeo-micenea (Levi-Jones 2005, pp. 259-260),
zate possa andare al di là della semplice e mec- rafforza la ricostruzione di questo vasto circui-
canica imitazione di fogge vascolari mutuate dal to commerciale e, al tempo stesso, inviterebbe a
repertorio ceramico della Grecia micenea. togliere dall’isolamento un gruppo di frammen-
Il frammento proveniente dall’acropoli di ti pertinenti a pithoi di questa classe recuperati
Catania pone in termini molto chiari la possibili- anni addietro a Monte di Giove, presso Capo
tà che sia esistita nella Sicilia del Bronzo Medio e Tindari, e per lungo tempo negletti nella lette-
Recente una classe di ceramiche grigie rifinite al ratura paletnologica locale (Villari 1981, p. 30,
tornio che si affiancherebbe a quella delle dipin- fig. 5g.).
te egeo-micenee. L’esemplare siciliano, tuttavia, Se è vero che tra i pithoi cordonati del sito di
si discosta dalle produzioni tornite della Calabria Monte San Paolillo a Nord di Catania, nel quale è
per il notevole spessore della parete, che riman- segnalato anche un frammento di fabbrica egeo-
derebbe piuttosto alla tradizione figulina del micenea (Tanasi 2008, p. 32; Tanasi, in questo
Bronzo Medio siciliano. I contatti tra le due aree volume), è possibile riconoscere fogge vascolari
sono documentati dall’evidenza archeologica, specializzate, il manufatto dalla collina dei Be-
ma richiedono un approfondimento, anche alla nedettini di Catania non risulterebbe pertanto
luce del problema sollevato dalla circolazione a isolato, offrendo un ulteriore contributo al tema
vasto raggio di pithoi con decorazione a linee della frequentazione della costa ionica dell’isola
ondulate (Vagnetti 2003). da parte di genti elladiche.

Desidero esprimere un sentito ringraziamento alla dott.ssa M.G. Branciforti per avermi concesso di esaminare e studiare il materiale
in oggetto ed aver voluto ospitare, insieme con il prof. V. La Rosa, il presente contributo negli Atti del convegno. Ringrazio anche i
dott. F. Privitera e G. Alberti per i proficui scambi di opinione, mentre alla dott.ssa G. Lamagna va un gradito pensiero per le age-
volazioni nello studio dei reperti conservati nel Museo di Adrano. Il disegno e la foto 1 sono stati rielaborati dai sigg. O. Pulvirenti
e G. Fragalà del CNR-IBAM, Catania.

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Imitazioni di ceramica egeo-micenea nel Bronzo Medio a Catania?

Bibliografia

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Finito di stampare nel mese di settembre 2010
per conto de Le Nove Muse Editrice di Catania
presso lo stabilimento tipografico Priulla s.r.l. di Palermo