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Studio sulla natura duale dell’elettrone

Roberto Battaglia Francesco Conti

1 Obiettivo dell’esperienza
Dimostrare il comportamento corpuscolare e ondulatorio dell’elettrone tramite gli esperi-
menti di Thomson e di Davisson-Gremer.

2 Strumentazione usata
2.1 Esperimento di Thomson
1. Bulbo di vetro, contenente elio Bulbo di vetro
contenente elio Solenoide
2. Calotta fluorescente

3. Solenoide, avvolto intorno al bulbo


Calotta
4. Sorgente di elettroni Sorgente di fluorescente
elettroni
5. Generatore di tensione Traiettoria
degli elettroni
6. Voltmetro, con errore strumentale dello
0.08% della misura ±4 digit

2.2 Esperimento di Davisson Germer


1. Bulbo di vetro

2. Calotta fluorescente

3. Cristallo di grafite, a distanza L = 12.5 ± 0.2 cm Bulbo di vetro


dalla calotta.
La grafite è caratterizzata da due passi reticolari: Grafite
d1 = 0.213 nm, d2 = 0.123 nm

4. Sorgente di elettroni Sorgente di α


elettroni
5. Generatore di tensione
Traiettoria
6. Voltmetro degli elettroni

7. Righello, con precisione di 0.1 cm

8. Macchina fotografica (le foto scattate si trovano


in Appendice)

1
3 Metodo di acquisizione dei dati
3.1 Esperimento di Thomson
Per prima cosa, si è determinato il punto in cui gli elettroni sono soggetti alla d.d.p. e la
corrente che passa nel solenoide in modo da ottenere una deviazione del fascio di elettroni
lungo una traiettoria circolare di raggio R = 10.9 ± 0.1 cm. Questa si ottiene quando gli
elettroni arrivano sul bordo della calotta. In seguito sono iniziate le misurazioni. Non è
stato considerato l’errore nominale del voltmetro, perchè si è notato che i valori misurati
oscillavano in un range molto più ampio rispetto a tale valore. Per ogni misura, è stata quindi
presa una media della tensione e un errore corrispondente all’ampiezza di queste oscillazioni.
Purtroppo non è stato possibile fare uno studio su un intervallo più ampio di tensione, perchè
questa doveva essere tale da avere un’energia maggiore a quella di ionizzazione del gas (di
circa 80 Volt), in modo da poter visualizzare il moto degli elettroni. Inoltre doveva essere
minore di 120 Volt a causa di caratteristiche tecniche fornite dal costruttore.

3.2 Esperimento di Davisson-Germer


Per prima cosa, è stato misurato il diametro della calotta fluorescente D = 9.60 ± 0.05cm
con un righello. In seguito sono iniziate le misurazioni. Non è stato considerato l’errore
nominale del voltmetro, perchè si è notato che i valori misurati oscillavano in un range
molto più ampio rispetto a tale valore. Per ogni misura, è stata quindi presa una media
della tensione e un errore corrispondente all’ampiezza di queste oscillazioni. Per ogni misura
è stata scattata una foto del pattern di diffrazione, ed in seguito è stata fatta la proporzione
con il diametro della calotta per trovare il valore dei raggi.
Purtroppo non è stato possibile fare uno studio su un intervallo più ampio di tensione,
perchè diminuendo il voltaggio i picchi di interferenza costruttiva diventavano sempre meno
intensi al punto da rendere troppo difficile la determinazione del corrispondente raggio.

4 Analisi e discussione dei dati


4.1 Esperimento di Thomson
Sapendo che un elettrone in movimento di carica –e, massa m e velocità v in un campo
magnetico B uniforme e perpendicolare al moto della carica, subisce una forza centripeta

mv 2
F = evB =
R
Il campo magnetico, generato da un solenoide, è proporzionale alla corrente del solenoide
stesso:
B = kIH (k = 4.2 ± 0.1 mT A−1 )
L’energia cinetica dell’elettrone è univocamente determinata dal potenziale elettrostatico V:
1
eV = mv 2
2
Da ciò si ricava che V è lineare in B 2
1 e 2 2 1 e 2 2 2
V = R B = R k IH
2m 2m
Di conseguenza è stato fatto un grafico della tensione V in funzione di B 2 per poter
e
trovare il rapporto m . Nel realizzarlo sono state utilizzate le misure prese con il campo
magnetico sia positivo che negativo.

2
120

115

110
V (Volt)

105

100

95

90

85
7e-08 8e-08 9e-08 1e-07 1.1e-07
B2 (T 2)
Grafico 1 – Andamento lineare tra V e B 2 per la stima del rapporto e/m tramite il metodo
delle rette di massima e minima pendenza

IH δIH B2 δB 2 V δV
−8 2 −8 2
(mA) (mA) (10 T ) (10 T ) (V olt) (V olt)
75.9 0.2 10.0 0.5 120.37 0.15
75.5 0.3 9.9 0.6 118.25 0.15
74.8 0.1 9.7 0.5 116.01 0.14
73.4 0.2 9.4 0.5 112.37 0.14
71.3 0.2 8.8 0.5 107.46 0.14
69.9 0.2 8.5 0.5 102.8 0.13
68.2 0.2 8.1 0.4 97.5 0.13
66.4 0.2 7.7 0.4 94.34 0.12
63.1 0.2 6.9 0.4 89.54 0.12
61.9 0.1 6.7 0.3 85.99 0.12
−67.7 0.5 8.0 0.3 89.89 0.12
−68.8 0.4 8.2 0.3 94.01 0.12
−71.1 0.2 8.8 0.4 98.39 0.13
−71.8 0.2 9.0 0.4 102.43 0.13
−72.1 0.2 9.0 0.4 105.92 0.14
−75.5 0.2 9.9 0.4 108.53 0.14
−76.8 0.2 10.3 0.4 110.27 0.14
−77.7 0.3 10.5 0.4 113.58 0.14
−78.3 0.2 10.7 0.5 115.26 0.14
−79.7 0.1 11.0 0.5 119.63 0.15

Tabella 1 – Misure della tensione e della corrente, e i corrispondenti valori di campo magne-
tico. Gli errori su V e su IH sono dati dall’errore strumentale, mentre quelli su
B 2 sono stati calcolati per propagazione

3
Dopo aver imposto il passaggio per l’origine sono state tracciate due rette di massima e mini-
ma pendenza che comprendessero tutte le barre d’errore al loro interno . E’ stato quindi cal-
colato il coefficiente angolare della retta media, considerando come errore la semidispersione
e
tra le due rette. In seguito è stato ricavato m calcolando l’errore per propagazione
e
= (1.99 ± 0.14) · 1011 Ckg −1
m

4.2 Esperimento di Davisson-Germer


Per misurare i raggi dei cerchi di diffrazione, sono stati contati i pixel corrispondenti. E’
stata quindi fatta la proporzione, convertendo la misura in centimetri, considerando che il
diametro della calotta fluorescente era stato misurato come D = 9.60 ± 0.05 cm. Per ogni
cerchio di diffrazione è stato misurato il suo raggio esterno e il suo raggio interno, ed è stata
poi calcolata la media e il corrispondente errore come semidispersione. A seguito di ciò, è
stato calcolato l’angolo α, cioè metà dell’apertura angolare del cerchio di diffrazione
r1,2
α1,2 = arctan
L
e il corrispondente errore per propagazione.
L’operazione è stata ripetuta per ogni campione, cioè per ogni foto del pattern di diffrazione.
I valori calcolati vengo riportati nella seguente tabella:

V δV r1 δr1 r2 δr2 α1 δα1 α2 δα2


(kV olt) (kV olt) (cm) (cm) (cm) (cm) (rad) (rad) (rad) (rad)
4.14 0.02 1.5 0.2 2.6 0.2 0.12 0.02 0.20 0.02
4.19 0.01 1.5 0.2 2.6 0.2 0.120 0.016 0.21 0.02
4.41 0.02 1.4 0.2 2.6 0.2 0.118 0.018 0.205 0.016
4.53 0.04 1.5 0.2 2.6 0.2 0.118 0.017 0.208 0.019
4.81 0.01 1.4 0.2 2.4 0.2 0.112 0.018 0.195 0.019

Tabella 2 – Valori dei raggi di diffrazione, e dei corrispondenti semiangoli di apertura, al va-
riare della tensione. Le grandezze con il pedice 1 e 2 si riferiscono rispettivamente
alle lunghezze reticolari d1 = 0.213 nm, d2 = 0.123 nm

Di seguito sono state calcolate le lunghezza d’onda corrispondenti tramite la condizione di


Bragg
d sin α = nλ
con n = 1, dato che era possibile vedere solo il primo picco di interferenza costruttiva.
Dopo avere calcolato queste lunghezze d’onda λ1 e λ2 e la media λ12 , sono state confrontate
con le corrispondenti lunghezze d’onda di De Broglie, calcolate come:
h h
λDB = =√
p 2meV
e il corrispondente errore per propagazione.

4
V δV λ12 δλ12 λDB δλDB
(kV olt) (kV olt) (nm) (nm) (nm) (nm)
4.14 0.02 0.026 0.003 0.019 06 0.000 05
4.19 0.01 0.025 0.003 0.018 95 0.000 02
4.41 0.02 0.025 0.003 0.018 47 0.000 04
4.53 0.04 0.025 0.003 0.018 22 0.000 08
4.81 0.01 0.024 0.003 0.017 68 0.000 02

Tabella 3 – Confronto tra le lunghezze d’onda sperimentali, e quelle teoriche di De Broglie. Si


nota che, nonostante i valori non siano compatibili tra loro, è comunque rispettato
l’andamento decrescente della lunghezza d’onda all’aumentare della tensione

5 Conclusione
e
Il rapporto m trovato non è molto accurato,
e
= (1.99 ± 0.14) · 1011 Ckg −1
m
dato che, rispetto al valore atteso 1.75, ha una variazione del 14%. Nonostante ciò, è
comunque stata dimostrata la natura corpuscolare dell’elettrone.
Per quanto riguarda l’esperimento di Davisson-Germer, è stato trovato che la lunghezza
d’onda calcolata tramite la condizione di Bragg è dello stesso ordine di grandezza di quella
di De Broglie.
Detto ciò, si può affermare che è stata dimostrata la natura corpuscolare e ondulatoria
dell’elettrone.

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6 Appendice
Di seguito si trovano le foto dei pattern di diffrazione al variare della tensione

V = 4.14 kV olt V = 4.19 kV olt

V = 4.41 kV olt V = 4.53 kV olt V = 4.81 kV olt